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Intervista a Napoleone

Nel maggio del 1821 stato pubblicato un articolo su un quotidiano francese che riportava un dialogo con Napoleone Bonaparte quando era in esilio nell'isola di Sant'Elena. L'intervistatore ha posto alcuni quesiti sulla vita dell'imperatore, sulle sue imprese, le sue sconfitte e l'esilio Qui sotto vi riportiamo l'intervista. " 2 maggio 1821, Sant'Elena s Buongiorno sig. Bonaparte, sono Cyprien Dupuis e sono venuto qui per porle alcune domande sulla sua vita e se lei ce lo permette potremo anche pubblicarlo su un giornale cos i cittadini francesi sarebbero in grado di conoscere bene la vita del loro grande sovrano. - Sono molto grato che alqune persone siano ancora interessate sulla vita del loro vecchio monarca e perci risponder di buon grado alle domande. s La ringraziamo per la sua disponibilit. Ci parli dunque di quando nata, della sua famiglia e della sua infanzia. - Sono nato in Corsica ad Ajaccio nel 1769. La mia famiglia era molto numerosa e faceva parte della piccola nobit, nonostante ci io e i miei fratelli abbiamo conosciuto la miseria molto bene. Non ho avuto un'infanzia come le altre, perch preferivo giocare con i soldatini e perfezionare tecniche militari. s Ma come riuscita ad uscire dalla povert? - Onestamente fu la Rivoluzione Francese a salvarmi. Con le mie formidabili doti di soldato, la mia carriera militare fu fulminea: difatti a ventisette anni ero gi generale per aver cacciato i monarchici e gli inglesi da Talone. Per di pi ero anche amico di molti giacobini, come il fratello di Robespierre. Quando caddi in disgrazia per non mi persi d'animo e cominciai a frequentare i salotti dei "nuovi ricchi". L conobbi Josphine, vedova di un visconte e grazie a lei riuscii a incontrare molti politici tra cui anche un membro del direttorio. La sposai solo per l'interesse di essere famoso, ma non l'ho mai amata. s Racconti della campagna d'Italia? - A quel tempo nel Direttorio c'era anche Barras che mi offr il comando della spedizione d'Italia. Nel marzo del 1796 scesi in Italia con un esercito di 36 mila uomini. Brevemente, sgominai i Piemontesi e gli Austriaci. A maggio, mi impadronii di Milano. Dal Direttorio avevo la piena libert d'azione purch riempissi le casse dello Stato: in tre mesi mandai a Parigi 60 milioni di lire francesi e un abbondante quantit di opere d'arte italiane. Il mio scopo era quello di strappare la Penisla all'influenza degli Austriaci e renderla "vassalla" alla Francia. s Ma dopo ci fu la Campagna d' Egitto, spieghi anche quella. Tornato dalla spedizione in Italia ero pieno di gloria e potevo quindi impadronirmi del potere

ma il Direttorio mi affid ancora un'avventura militare: la Campagna d'Egitto. Era un paese dominato dall'Impero ottomano con un esercito molto abile e rius a riportare una sola vittoria, nella battaglia delle Piramidi. Ma undici giorni dopo l'ammiraglio inglese Horatio Nelson distrusse tutta la nostra flotta e quindi ci tolsero ogni possibilit di ritorno. Con la Seconda coalizione i nostri eserciti dovettero ritirasi dai territori appena conquistati. Sono riuscito a sfuggire dalla vigilanza inglese e tornare in Francia. s Quindi dopo tornata in Francia, cosa successo in seguito? - Sono tornato in patria nell'ottobre del 1799, il Direttorio tentava di screditarmi ma la mia popolarit rimaneva intatta. Il 10 novembre attuai un colpo di Stato: sciolsi il Direttorio e stabilii un Consolato, formato da tre persone che dur fino al 1804. Un mese dopo fu approvata la costituzione dell'anno VIII, in base alla cui diventavo Primo console per dieci anni. Un anno dopo un voto popolare sanciva che io ero il despota illuminato e che avrei attuato delle solide riforme. Non delusi le aspettative dei Francesi. Vennero riorganizzate la giustizia, le finanze, la polizia l'istruzione e l'amministrazione. Pi tardi indissi un secondo plebiscito per trasformare la mia carica in Consolato a vita. Mi preoccupai anche di rafforzare il mio potere e in politica interna misi a tacere ogni forma di opposizione. s Ci parli del periodo imperiale e della sconfitta a Trafalgar. - Nel maggio del 1804 mi autoproclamai imperatore dei Francesi e spartii il regno con la mia famiglia. Il mio esercito, la Grande Armata, era molto potente e ormai contava quasi un milione di uomini. Li conoscevo tutti per nome. Con loro collezionai una serie di vittorie,tra cui la pi importante fu quella di Austerlitz, nella quale mi sbarazzai in un solo colpo dell'esercito russo e austriaco. A Trafalgar, Nelson distrusse per la seconda volta la mia flotta, ma vi perse la vita. Allora proclamai il Blocco continentale del commercio con la Gran Bretagna. s Perch ha perso nella campagna di Russia? - Per completare il mio progetto imperiale avevo bisogno di un successore e dovevo conquistare la Russia. Il primo problema lo risolsi divorziando da mia moglie e sposando la figlia dell'imperatore d'Austria Maria Luisa. Cos ottenni l'erede e il riconoscimento della dinastia imperiale: infatti mi ero imparentato con gli Asburgo. La campagna di Russia inizi in primavera nel 1812 dopo che ebbi radunato un esercito di 600 mila uomini. Ero convinto che avrei vinto ma mi sbagliavo. Penso che i Russi sapevano di essere inferiori sul piano militare e non volevano combattere. Cos noi avanzavamo, ma loro si ritiravano bruciando e distruggendo ogni cosa: di conseguenza non trovavamo viveri e ricoveri e l'esercito si indeboliva. Quando giunsi a Mosca, si presentava deserta e in fiamme: era gi la fine di settembre. Sperai di negoziare la pace con lo zar Alessandro I e rimasi a Mosca ancora un mese. Ma quando decisi di ritirarmi fui sorpreso dal gelido inverno tipico di quella zona. Alla fine i resti dell'esercito furono attaccati dai Russi sul fiume Beresina e fummo facilmene sconfitti. s Ci spieghi come mai stato esiliato e cosa ha fatto dopo. - Quando tornai a Parigi, l'impero stava crollando sotto i colpi delle ribellioni dei popoli conquistati e delle coalizioni antifrancesi.

Nell'autunno del 1813 persi la battaglia di Lipsia contro gli Austriaci e i Prussi. I nemici poi accerchiarono Parigi e dopo aver abdicato mi esiliarono all'isola d'Elba. A febbraio fuggii e per 100 giorni tornai su trono della Francia. Ma la Gran Bretagna e la Prussia mi sconfissero definitivamente a Waterloo. Questa volta mi mandarono qui nell'isola di Sant'Elena. Spero di avervi dato abbastanza informazioni! s La ringraziamo ancora, arrivederci. Arrivederci anche a voi!

Tre giorno dopo questa converazione l'imperatore Napoleone Bonaparte morto lamentandosi di un forte mal di pancia, forse stato afflitto dalla stessa malattia di suo padre. Noi lo ricorderemo sempre come un grande imperatore."

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