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Chi ha paura della matematica? Linsegnante o lallievo?

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Chi ha paura della matematica? Linsegnante o lallievo?


Maffucci featured-left, formazione dic 13

Venerd 10 dicembre durante la passeggiata di rientro verso casa dopo la lunghissima giornata di lavoro incominciata alle 8:10 e conclusa alle 18, incomincio a pensare a ci che ho condiviso con i colleghi. Pensiero che mi gira per la mente da tutta la giornata: sar mica che tutta la scuola ha paura della matematica? Avvertimento per il lettore: In questo post non troverete soluzioni, ma alcune riflessioni che ho fatto durante i 30 minuti di passeggiata che mi hanno condotto da scuola a casa dopo la lunga riunione, a cui ho preso parte, di un gruppo di docenti e non docenti che venerd scorso si riunito presso il mio istituto per discutere, fuori dallorario di servizio, del malessere didattico e organizzativo che si avverte cercando di individuare possibili soluzioni Queste le premesse della riunione:

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malumori personali fuori dalla sala si parla solo di didattica e organizzazione Cosa centra la matematica con il malessere della scuola? Vedo i saperi matematici dei miei studenti come una cartina di tornasole, un modo per comprendere lentropia esistente nel sistema scuola. Per chi pensa che sia solo un pretesto per scrivere un post per il Carnevale della Matematica rispondo: S! Ma come sempre questi momenti sono utili per focalizzare e porsi delle domande. Il problema didattico principale, per me che insegno laboratorio di elettronica, non la paura della matematica questa la seconda causa di insuccesso dei miei allievi, ma lassenza di motivazione nello studio. Gli studenti giungono allistituto professionale perch ultima spiaggia, il professionale ormai il luogo che accetta chi ha fallito in altre scuole per causa propria o per insegnanti che non sono riusciti ad instaurare un rapporto educativo con lallievo. Se gi scarsa la voglia di studiare, figuriamoci quanto grande sar la motivazione nellimparare la matematica! Certo che la matematica spaventa non poco. Una delle risposte pi tristi che ho ricevuto da un mio studente in merito alla paura della matematica mi capitata qualche giorno fa, durante la correzione di una relazione di elettronica, ho corretto alcuni errori gravi di matematica e alla mia domanda: Perch non studi matematica? Lui mi risponde: durante le lezioni tutti quei simboli sono per me cose astruse che mi mettono angoscia e la paura pi grande quando il Prof. mi interroga ed io non so rispondere, mi sento ridicolo di fronte ai miei compagni. La matematica la odio! oppure durante un compito in classe vedo uno studente con una penna mezza rotta tutta mangiucchiata ridotta ai minimi termini difficile da tenere tra le mani ed io chiedo: ma scusa quella che usi una penna? Prendi la mia altrimenti rischi di non riuscire a scrivere lo studente: no Prof. lo sa bene a me piace lelettronica e che con la matematica e le formule mi incasino, questa penna la uso come portafortuna dalla prima superiore. Una bella sconfitta non trovate? Studenti gi poco motivati convinti di non potercela fare e rassegnati a causa dei ripetuti fallimenti degli anni precedenti. E non lunico caso. Ho sempre pensato che linsegnante nella sua attivit anche, nel bene e nel male, un rivoluzionario nel senso che rivoluziona il modo di guardare il mondo dellallievo e per questo motivo pu modificare radicalmente il contributo che gli allievi, futuri lavoratori, potranno dare alla societ. Ma questo rivoluzionario sa proprio farla la rivoluzione? Detta cos, dopo aver riletto dieci volte le frasi sopra, sembra anche una bella cosa, che pu riempire di

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collega: ma come pensate che riescano a capire lelettronica se alla mia domanda: quanto fa 2 elevato alla terza? ti rispondono 6 perch alcuni si ostinano a moltiplicare base ed esponente!!! Ho spiegato pi e pi volte ma con alcuni non c proprio niente da fare! Non voglio pi preoccuparmi! e poi mi obbligano a fare corsi di recupero di una settimana che dovrebbero aiutare allievi che non ne vogliono sapere! e poi devo preoccuparmi anche dei problemi familiari degli studenti, perch si pretende che io sia anche genitore dei miei allievi. e per giunta la prossima settimana in collegio docenti si dovr parlare dello spot pubblicitario sul progetto di valutazione degli insegnati ma che vadano al diavolo tanta rabbia, si parte dal problema matematico e si giunge ad altri problemi. Per un po, dopo aver ascoltato i discorsi del collega, sono rimasto interdetto (come direbbe il mio ex professore di informatica: mi trovo in uno stato di deadlock mentale) e poi durante la mia passeggiata di rientro a casa ho incominciato ad usare il setaccio della ragione. Nelle frasi del collega, sono concentrati una serie di malumori causati dallo stato in cui si trova la nostra scuola, ne cito alcuni tra i pi noti: assenza di formazione permanente per i docenti; supporto psicologico per allievi e insegnanti scarso o nullo; mancanza di denaro e quindi di strumenti per il miglioramento della didattica ed il recupero; dirigenza che si allontana dalla didattica . . . aggiungete voi altro Ma voglio concentrarmi solo sul modo di fare didattica, anche della didattica della matematica. In generale ho notato che molti colleghi intervengono direttamente su chi ha pi difficolt ma questi interventi non producono effetti soddisfacenti, per assurdo li aumentano: si ripetono pi e pi volte gli argomenti, si correggono gli errori e tutto ci sembra aumentare la distanza formativa tra i bravi e chi ha difficolt. ma se lo studente continua a sbagliare cosa si fa? Si spiega unaltra volta e si spera che cos capisca. Nota la parola sperare ricorre tantissimo nel vocabolario del personale della scuola, forse perch il fatalismo fa parte della nostra cultura (tristezza) Ci fa si che i bravi si convincono sempre di pi che lo studio della matematica non ha necessit di uno studio particolare: sufficiente stare attenti in classe alla prima spiegazione,
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e se far errori tanto non saranno pi gravi di quelli fatti dai compagni di classe a cui il Prof. concede pi tempo. disordine, disordine e ancora disordine. Non mi sembra un approccio scientifico al problema. Il diavoletto: Caro Michele pensavi che si imparasse per passione! Ed invece sempre per quel misero voto. Illuso! Bisognerebbe indagare sul modo di far didattica. Nella matematica, probabilmente pi che in altre discipline, vi un problema di linguaggio, cio lallievo non abituato a tradurre un problema dal linguaggio naturale a quello matematico e inoltre non riesce ad astrarre, tutti problemi che riscontro giornalmente quando cerco di tradurre un problema fisico nella realizzazione di dispositivi elettronici/robotici. Emblematico stata lo scorso mese quando mi ostinavo nel far capire ad alcuni il concetto di periodicit e frequenza e che la frequenza linverso del periodo ecc dopo alcuni esempi, brillantemente e in modo originale lunica ragazza della classe ha esordito dicendo: ma Prof. come il ciclo per noi donne e periodico con frequenza mensile ed il suo compagno di banco: speriamo altrimenti son problemi! grande risata generale, ma il significato fisico/matematico rimasto impresso nella mente degli allievi. Ecco perch il linguaggio che si adotta in classe importantissimo, ma ancor pi importante usare esempi pratici, della vita di ogni giorno, nella spiegazione matematica, altrimenti saranno sempre segni astrusi sulla lavagna. Lerrore matematico poi visto in maniera differente dallallievo e dallinsegnante: Lallievo lo vive come catastrofe, dopo aver usato una serie di formule per risolvere una rete elettrica, quel maledetto logaritmo ti mette lo sgambetto e la sufficienza si volatilizza. Il docente come comodit quei colleghi che si ostinano ad usare la calcolatrice per valutare medie quanti ne conosco che nella fretta di togliersi un problema, la correzione dei compiti, si limitano ad usare in modo freddo e non ragionato la matematica. Ed io ripenso alle parole della mia professoressa di matematica: Michele ricordati che la comprensione degli errori che fai in matematica la cosa pi importante per me, non pensare al risultato. Mi sembra di vivere in una situazione in cui sia linsegnanti che gli studenti non siano disposti ad assumersi responsabilit e rischi nel capire ci che fanno, si accontentano dei pi sicuri e comodi compromessi delle risposte corrette, si arriva, matematicamente,
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dellattivazione dei processi di apprendimento, poi se gli allievi continuano a sbagliare si abbassano le pretese del docente e si fanno domande pi semplici: non posso mica bocciare met della classe! Quindi anche linsegnante ha paura degli errori della matematica e li previene abbassando il livello delle richieste eliminando le domande troppo difficili! Ma allora hanno tutti paura della matematica! Mannaggia, quanti problemi sulla valutazione! Bisognerebbe avere tanti momenti periodici di confronto e ricerca fatta tra colleghi della stessa scuola, purtroppo leventuale attivit di pseudo-innovazione si materializza nel progetto che quasi sempre diventa una scatola chiusa fonte di denaro per pochi e che solo raramente diventa pratica condivisa. Nella migliore delle situazioni la pratica sperimentata la si introduce nel POF, ma finisce solo li. La passeggiata giunta al termine, ma devo riflettere nella prossima camminata su un paio di cose: ripensare alla valutazione; pensare sempre di pi ad esempi pratici da sottoporre agli studenti , in modo che possano far scaturire curiosit ed interesse per giungere alla consapevolezza che la matematica non fa paura. Per dare motivo di riflessione in primis a me vado a riguardare il post: accendere la lampadina del pensiero educativo, sul mio blog personale. Ma che bello sarebbe poter usare questi filmati durante un collegio docenti, in modo che momenti burocratici che si riducono alcune volte a semplici alzate di mano, possano diventare anche brevi momenti di formazionesi lo so fantascuola Ma in ogni caso la cosa pi importante condividereBuona visione. Sir Ken Robinson, Changing education paradigms (11 minuti) Jeff Jarvis Ted (17 minuti) Dan Meyer, Math class needs a makeover (12 minuti) Sugata Mitra, The child-driven education (17 minuti) New Brunswick Department of Education, 21st Century Education in New Brunswick, Canada (6 minuti) Clay Shirky, How cognitive surplus will change the world (13 minuti) Charles Leadbeater, on innovation (19 minuti) Chris Anderson, How web video powers global innovation (19 minuti)

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7 comments

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1. annarita / 13 dicembre 2010 Pregnante, significativo, Miche. Hai toccato vari punti nevralgici. Bravissimo! Mi ritrovo perfettamente nelle tue considerazioni. Unaltra perla per il Carnevale della matematica. Grazie infinite. annarita Reply

2. Paola / 27 gennaio 2011 Ho segnalato il tuo post al termine di questo mio: http://spicchidilimone.blogspot.com/2011/01/incubo-matematica.html ciao!! Reply

3. Maffucci / 29 gennaio 2011 Grazie Paola per la citazione sul tuo Blog. Vedo che i problemi sono simili ad ogni livello di istruzione e come sempre ci che potrebbe risolvere maggior formazione e confronto tra gli insegnanti. Con i miei nuovi allievi di terza superiore, ogni anno faccio un minimo di ricerca e domando sempre: ti fa paura la matematica? Se si da quanto tempo e perch? nella maggior parte dei casi: ne ho paura da sempre perch mi fa sentire ignorante o risposte simili, qundi il da sempre vuol dire dalle elementari fino ai primi anni delle superiori. Ci evidenzia gravi errori di metoto a tutti i livelli a cui bisognerebbe porre rimedio. Ricordo una bella frase di una cara amica maestra: si possono odiare le frazioni se ti limiti alla semplice spiegazione matematica, ma se parli di porzioni di torte al cioccolato tutto diventa pi dolce e pieno di bellezza. Forse sar banale, ma la capacit pi grande che trovo manchi in molti docenti proprio la costruzione della relazione tra la formula e la realt di ogni giorno. Ancora grazie. Saluti.

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4. alessio / 26 febbraio 2011 ah la matematica, per me e sempre rimasta un mistero, avevo la classica docente 50enne zitella acidissima che se non ti prendeva di buon occhio fin dall inizio, non avevi speranza di ottenere alcuna formazione. E dire che la matematica ha pure il suo fascino, logico e razionale, il fascino di una materia astratta e pure cosi oggettiva, permeante la vita, il linguaggio della natura, ma purtroppo in Italia si sa che il primo problema della scuola sono i docenti. Reply

5. romano / 30 giugno 2011 la materia che preferisci?.. Sistemi.. questanno ho tappato un buco in istituto insegnando Sistemi in una terza iti mecc., era la prima volta che insegnavo questa materia per alcuni mesi un crescendo di problemi di automazione di varia complessit che si risolvono con la Logica..lalgebra primitiva di boole.. espressioni logichesemplificazioni..tavole di verit -excel- freeware applicativi di simulazione come mmlogic, un crescendo di difficolt dove gli allievi si sono tutti messi alla prova applicando strategie e ricavandone evidente soddisfazione. Il collega di matematica che usciva demoralizzato lora prima della mia, lasciava una classe demotivata, stanca rassegnata a non capire nulla. Colpa dei programmi obsoleti e dei metodi con i quali si insegna oggi questa materia. Perch la matematica si fa solo con i voti, e non si concedono errori? una visione olimpica che premia solo i primi (che spesso applicano in modo troppo meccanico i metodi risolutivi). Quale finalitdeve avere matematica riferite nostra societ? meglio ruffini, tartaglia,differenza di cubi, divisione tra polinomi o le matrici e il loro calcolo utilizzando magari i potenti mezzi forniti dal foglio elettronico? Quale di questi argomenti ha maggiore applicabilit nei diversi settori che interessano il99% delle persone? E di statistica? niente ? mai si arriva nelle superiori ad analizzare in modo intuitivo i fenomeni di vario tipo applicando gli strumenti disponibili che rendono rapido il processo lasciando enormi spazi alla discussione/comprensione dei risultati ottenuti. Sono gli insegnanti ad avere paura a cambiare registro vado in pensione contento Reply

6. Ruben / 27 dicembre 2011 Salve. Sono un ex insegnante di laboratorio di elettronica. Prima di insegnare ho lavorato in una ditta di automazioni industriali . E l ho visto per la prima volta una persona che APPLICAVA la matematica. Da allora ho avuto il sospetto che la matematica dovesse essere insegnata partendo dalla realt, per aiutare a risolvere

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Quando i miei studenti uscivano dallora di matematica mezzi addormentati e frustrati, alla mia domanda di come si potesse applicare lintegrale al mondo reale mi rispondevano (tutti, senza alcuna eccezione) che non ne avevano la minima idea. Naturalmente anche la prof di matematica non sapeva che per misurare la quantit di acqua erogata dallacquedotto si potesse fare uso di sensori di portata ed integrarne le misure eccetera. La mia sensazione che la soluzione a tutto ci sia lelaborare lo studio della matematica partendo da problemi reali, senza pretendere che qualcuno impari regole a memoria (qualsiasi professionista ha sempre accesso ai suoi testi di riferimento e non vedo perch agli studenti non debba esser permesso di usare il libro di testo nella soluzione di problemi). Solo allora vi sar pace in terra agli studenti di buona volont Reply

7. stefano / 17 gennaio 2012 sono d accordo con questo ultimo post.I matematici che nel corso dei secoli hanno trovato leggi e soluzioni ai molteplici aspetti e problemi della matematica l hanno fatto spesso con finalit del tutto pratiche e l analisi e lo studio di problemi relativi alla matematica pura hanno trovato con il proggredire della tecnologia riscontri e applicazioni nella pratica. Nemmeno io capisco, (da ex studente frustrato di un istituto tecnico industriale e da pap attento all apprendimento della figlia) il totale scollamento della materia e , in molti casi, dei metodi didattici da quello che stato ed una delle principali spinte al progresso culturale, intellettuale e tecnologico dell uomo . Reply

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