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WORKING PAPER SERIES

La razionalit in Herbert Simon e le ambiguit tra behavioral economics ed economia cognitiva

Anna Spada

Dipartimento di Economia S. Cognetti de Martiis Centro di Studi sulla Storia e i Metodi dellEconomia Politica "Claudio Napoleoni" (CESMEP)

Working paper No. 06/2010

Universit di Torino

La razionalit in Herbert Simon e le ambiguit tra behavioral economics ed economia cognitiva Anna Spada (Universit del Piemonte Orientale)
Abstract Behavioral economics ed economia cognitiva sono due programmi di ricerca che emergono rispettivamente negli anni Ottanta e Novanta del Novecento. Entrambi, tuttavia, individuano le loro radici in contributi resi in periodi precedenti: un momento particolarmente importante viene individuato negli anni Cinquanta. Sebbene spesso le due espressioni vengono utilizzate indistintamente, tra i due programmi esistono delle differenze significative che riguardano le idee stesse di oggetto, metodo e significato delleconomia. Esistono anche alcuni importanti punti di contatto: alcuni riferimenti condivisi, e in particolare quello al lavoro di Simon; la rilevanza riconosciuta alla psicologia; le critiche alleconomia neoclassica; il metodo sperimentale. Questi punti di contatto generano tuttavia anche alcune ambiguit che rendono difficile la comprensione delle differenze, e della relazione che lega behavioral economics ed economia cognitiva. Il presente lavoro si sofferma sul riferimento a contributi comuni come causa di ambiguit, e in particolare su quello a Simon e ai suoi concetti di razionalit limitata e procedurale. Si mette in evidenza come linterpretazione del suo lavoro da parte della behavioral economics prima degli anni Ottanta, sia diversa da quella che divenuta dominante nel periodo successivo. Si mostra inoltre che le affinit con linterpretazione del pensiero di Simon da parte delleconomia cognitiva sono forti nel primo periodo della behavioral economics e pi deboli nel secondo.

1. Introduzione Behavioral economics ed economia cognitiva sono due programmi di ricerca che emergono rispettivamente negli anni Ottanta e Novanta del Novecento. Entrambi, tuttavia, individuano le loro radici in contributi resi in periodi precedenti: un momento particolarmente importante viene individuato negli anni Cinquanta. In questo periodo, infatti, il paradigma neoclassico ha subito una serie di critiche che, a differenza del passato, hanno avuto carattere esplicito e diretto. Non si trattato di adeguamenti della teoria alla realt quando si presentassero delle discrepanze forti, ma di critiche ai fondamenti stessi delleconomia, e in particolare al concetto economico di razionalit. I riferimenti principali sono Herbert Simon, Maurice Allais, e George Katona. Si tratta di lavori innovativi non solo per la metodologia utilizzata, quella empirico-sperimentale, ma anche per lintroduzione di alcuni strumenti concettuali nuovi. In particolare, l idea di razionalit limitata (Simon, 1947), quella di errore sistematico (Allais, 1953), la rilevanza di percezione, aspettative e motivazioni (Katona, 1951). Nel periodo che arriva fino alla fine degli anni Settanta, questi strumenti concettuali si sviluppano, portando allintroduzione dell idea di razionalit procedurale e di comportamento satisficing (Simon, 1976), a molti studi sulla natura e la tipologia dei bias, e sulla percezione e le aspettative (Kahneman e Tversky, 1979). Negli anni Ottanta vengono individuate una serie di convergenze tra questi contributi, e si arriva cos alla nascita di un programma di ricerca che li racchiude e li sistematizza, chiamato behavioral economics (Earl, 1988; Gilad, Kaish, 1986; Gilad, Kais, Loeb, 1984;). Successivamente, nel corso degli anni Novanta, alcuni economisti cominciano ad utilizzare lespressione economia cognitiva (Bierschenk B, Bierschenk I., 1986; Bourgine, 1997; Bourgine, Walliser, 1992; McCain,1992; North, 1996; Paquet, 1998; Rizzello, 1997; Viale, 1997). Molti di loro utilizzano tra i riferimenti anche quelli ai quali era stata ricondotta la nascita della behavioral economics. Leconomia cognitiva sar recepita spesso dalla comunit scientifica come unespressione diversa per indicare il programma di ricerca ormai noto come behavioral economics. Con il passare del tempo, entrambe le espressioni sono rimaste in uso. Sebbene spesso vengono ancora utilizzate indistintamente, tra i due programmi esistono delle differenze significative che riguardano le idee stesse di oggetto, metodo e significato delleconomia. Esistono anche alcuni importanti punti di contatto: alcuni riferimenti condivisi, e in particolare quello al lavoro di Simon; la rilevanza riconosciuta alla psicologia; le critiche alleconomia neoclassica; il metodo sperimentale. Questi punti di contatto generano tuttavia anche alcune ambiguit che rendono difficile la comprensione delle differenze e della relazione che lega

behavioral economics ed economia cognitiva. Sembra utile affrontare tali ambiguit, soprattutto considerando la crescente diffusione di questi programmi di ricerca. Un tentativo di confronto tra behavioral economics ed economia cognitiva pu essere realizzato attraverso un approfondimento degli elementi comuni che faccia emergere se, a quali condizioni, e in che misura essi divengono ambiguit. Tale confronto tuttavia presuppone unanalisi del problema della razionalit cos come esso emerge negli Cinquanta. Il principale elemento condiviso dai due programmi di ricerca la critica alla razionalit presupposta dai modelli economici (razionalit economica o assoluta), e lidea che essa non corrisponda a quella esibita dagli agenti nella realt (razionalit umana). possibile trovare il nucleo originario delle ambiguit attuali tra behavioral economics ed economia cognitiva proprio nella definizione della natura della razionalit umana. inoltre utile unanalisi dellevoluzione che, nel corso del tempo, ha interessato la behavioral economics: essa passata da una critica dura delleconomia neoclassica, alla attenuazione di alcune sue assunzioni; da unidea autentica di interdisciplinarit, ad una importazione di alcune idee maturate nellambito della psicologia e allesportazione dei metodi delleconomia alle altre scienze sociali. Quando leconomia cognitiva emerge come programma di ricerca definito (negli anni Novanta), essa si caratterizza per numerosi riferimenti a contributi riconosciuti come parte della behavioral economics. Considerati i profondi mutamenti che hanno caratterizzato questultima, diventa tuttavia fondamentale sottolineare che i riferimenti condivisi dalleconomia cognitiva riguardano il primo periodo della behavioral economics. Il presente lavoro si sofferma sul riferimento a contributi comuni come causa di ambiguit, e in particolare su quello a Simon e ai suoi concetti di razionalit limitata e procedurale. Si mette in evidenza come linterpretazione del suo lavoro da parte della behavioral economics prima degli anni Ottanta, sia diversa da quella che divenuta dominante nel periodo successivo. Si mostra inoltre che le affinit con linterpretazione del pensiero di Simon da parte delleconomia cognitiva sono forti nel primo periodo della behavioral economics e pi deboli nel secondo.

2. La razionalit economica negli anni Cinquanta A partire dagli anni Cinquanta, levidenza sperimentale mostra che il comportamento effettivo dei decisori smentisce la teoria della scelta razionale, anche nella formulazione della teoria dellutilit attesa.1 I soggetti esibiscono infatti un tipo di razionalit diverso rispetto a quello postulato dai modelli economici. Il riferimento principale al lavoro di Allais (1953). Nellesperimento di Allais, che stato successivamente ripreso e ripetuto pi volte, i soggetti coinvolti devono compiere due scelte tra alternative diverse2. La maggior parte dei soggetti coinvolti nellesperimento compie scelte non coerenti tra loro, invalidando la natura descrittiva della teoria dellutilit attesa, e in particolare il principio di invarianza3. Le reazioni degli economisti a questa evidenza sono varie, ma posso essere ricondotte a tre tipologie, ciascuna delle quali efficacemente rappresentabile attraverso il riferimento ad un
Una riflessione sulla relazione tra razionalit economica e razionalit umana avviene in seguito anche in merito alle scelte strategiche attraverso la verifica sperimentale dei risultati previsti dalla teoria dei giochi. Lesempio pi noto la differenza tra la soluzione teorica e quella sperimentale dellultimatum game. (Novarese, Rizzello, 2004) 2 Gli esiti delle varie alternative erano i seguenti. Per la prima scelta: A, certezza di guadagnare 100 franchi; B, probabilit 0,1 di guadagnare 500 franchi, probabilit 0,89 di guadagnare100 franchi, probabilit 0,01 di guadagnare 0. Per la seconda scelta: C, probabilit 0,11 di guadagnare 100 franchi, probabilit 0,89 di guadagnare 0; D, probabilit 0,1 di guadagnare 500 franchi, probabilit 0,9 di guadagnare 0. nella scelta 1 (tra A e B) la maggior parte delle persone (nella prima formulazione di Allais, nel 1952, il 82%) risponde A; nella scelta 2 (tra C e D) la maggior parte delle persone (nella prima formulazione di Allais, nel 1952, il 83%) risponde D. Ma, seguendo la teoria dellutilit attesa e indicando con U(x) lutilit (U) derivante ad un individuo dalla somma x, e ricordando che essa deve essere pesata sulla base della probabilit (p) che si ottenga la suddetta somma x, si ha che: nella scelta 1, A >B, dunque: 1*U(100)>0.10*U(500)+0.89*U(100)+0.01*U(0), ovvero 0.11*U(100)>0.10*U(500)+0.01*U(0); nella scelta 2: D > C, allora: 0.10*U(500)+0.90*U(0)>0.11*U(100)+0.89*U(0),ovvero:0.11*U(100)< 0.10*U(500)+0.01*U(0) . 3 Secondo il principio di invarianza, gli esiti di una scelta non dipendono dal modo in cui le alternative sono presentate.
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economista in particolare: Leonard Savage (1954), Milton Friedman (1953) ed Herbert Simon (1947, e seg.). Savage fornisce una soluzione del paradosso di Allais, basata sullipotesi (confermata solo in parte) che, se si propongono le stesse alternative di scelta utilizzate da Allais omogeneizzando gli intervalli di probabilit, i soggetti compiono scelte coerenti, e il paradosso non si genera. Lidea che sta alla base del suo ragionamento che gli errori compiuti dai soggetti sono legati al modo in cui le alternative vengono proposte. La soluzione di Savage pu dunque essere considerata come una conferma dellipotesi di Allais, intesa come anticipazione della prospect theory4 (Kahneman e Tversky, 1979). La reazione di Friedman si basa sulla teoria dellas if, secondo la quale i soggetti presenti sul mercato si comportano come se seguissero le leggi della massimizzazione, anche se di fatto non sono in grado di farlo. Egli dunque riconosce la differenza tra la razionalit economica e quella umana ma, a suo avviso, questa differenza non inficia la validit della teoria neoclassica della scelta. Essa si basa infatti, sulla capacit di prevedere i comportamenti degli agenti, indipendentemente da quella di descriverli correttamente. Nella prospettiva di Friedman, perch i limiti della razionalit non alterino limpostazione neoclassica necessario che si verifichino due condizioni. La prima legata la fatto che la teoria neoclassica pu prevedere correttamente solo comportamenti massimizzanti, per questa ragione, occorre postulare che sul mercato non siano presenti agenti che non massimizzano (i cui comportamenti non potrebbero essere previsti correttamente dalla teoria neoclassica), ma solo agenti che, anche se inconsapevolmente, massimizzano. Friedman risponde a questa necessit richiamandosi ad Alchian (1950), il cui lavoro alla base della teoria evoluzionista dellimpresa, che attribuisce al mercato la capacit di selezionare negativamente i comportamenti non massimizzanti. In questo modo sopravvivono solo agenti massimizzanti, i cui comportamenti possono essere previsti (anche se non descritti) efficacemente attraverso la teoria neoclassica. Cos, si genera quella che viene indicata e criticata come giustificazione evolutivo-adattiva della razionalit (Egidi, 2005). La seconda condizione accettare il presupposto che ci che rende valida una teoria sia il suo valore predittivo, indipendentemente da quello descrittivo. Simon sottolinea la differenza tra la razionalit economica e la razionalit umana attraverso il concetto di razionalit limitata. La sua analisi dei modi in cui i soggetti esprimono comportamenti razionali, anche se non in termini economici, si basa sul concetto di razionalit procedurale; le implicazioni per la teoria economica si basano sul criterio satisficing come strumento per spiegare in modo realistico le scelte umane, in sostituzione dellirrealistico criterio optimizing. Lanalisi di Simon sulla natura della razionalit umana e le sue conseguenze per leconomia saranno analizzate in modo pi diffuso nel paragrafo successivo. Sebbene con convinzioni opposte rispetto alla validit della teoria neoclassica, la posizione di Friedman presenta molte affinit con quella di Simon. Infatti, entrambi (a differenza di Savage): accettano la differenza incolmabile tra razionalit umana e razionalit economica; si pongono il problema della natura della razionalit umana; operano sul piano epistemologico; realizzano analisi che prendono avvio, e trovano supporto nella teoria dellimpresa. Simon e Friedman si differenziano per per il tipo di risposta dato al problema della razionalit. Le molte analogie rendono particolarmente interessante e utile il loro confronto. Esso pu infatti far emergere in modo chiaro quali sono gli aspetti della teoria della razionalit di Simon effettivamente innovativi rispetto alla teoria neoclassica.
La prospect theory contiene una critica al valore descrittivo della teoria dellutilit attesa, realizzata sulla base di risultati sperimentali. Per queste ragioni si colloca in linea con il paradosso di Allais (nota 2). La teoria mette in evidenza alcuni elementi che caratterizzano il comportamento dei soggetti in situazioni decisionali caratterizzate da rischio. In particolare, emerge: una maggiore avversione al rischio quando le opzioni di scelta sono prospettate in termini di vincite; la rilevanza del punto di partenza per la decisione; la tendenza ad attribuire pi valore alle perdite che alle vincite di stessa entit. (Novarese-Rizzello, 2004)
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3. Friedman e Simon su razionalit e ragionevolezza Simon definisce la razionalit limitata come unespressione () che si usa per designare una scelta razionale che prende in considerazione i limiti cognitivi del soggetto decisionale limiti della conoscenza e della capacit di calcolo (Simon, 1987a, pag. 25). Con il concetto di razionalit limitata, Simon solleva il problema della differenza tra razionalit economica e razionalit umana. Come si visto, il problema riconosciuto anche da Friedman. Come scrive lo stesso Simon, non sarebbe corretto presumere che la teoria economica dominante abbia completamente trascurato i limiti cognitivi delluomo. () Ci che distingue le teorie contemporanee della razionalit limitata da quelle deviazioni ad hoc o casuali dal modello dellutilit soggettiva che le prime insistono sul fatto che il modello della razionalit umana deve necessariamente derivare dallo studio empirico dettagliato e sistematico del comportamento umano nel processo di formazione delle decisioni in situazioni di laboratorio e nel mondo reale (1987b). Ci che differenzia la prospettiva di Simon da quella di Friedman (e pi in generale da quella neoclassica) la forte base empirica. Nellanalisi di Friedman, essa invece del tutto assente, ed sostituita dalla previsivit come criterio di valutazione delle teorie. Tuttavia, fino a questo punto, n la riflessione di Friedman n quella di Simon in grado di inficiare laltra: si potrebbe ipotizzare un impiego alternativo delle due teorie a seconda che lobiettivo sia quello di prevedere i comportamenti o di descriverli. La posizioni di Simon e Friedman diventano incompatibili quando essi si propongono di spiegare le ragioni e i modi in cui i soggetti, sebbene dotati di capacit cognitive limitate, assumono comportamenti altamente razionali, o ragionevoli (Simon, 1986). Friedman le spiega attraverso la selezione dei comportamenti razionali da parte del mercato (par.2). Simon propone la teoria della razionalit procedurale (Simon, 1976; 1978; 1982). Secondo Simon, la razionalit procedurale si differenzia dalla razionalit economica perch valuta la ragionevolezza dei comportamenti attraverso le procedure che li hanno generati, e non attraverso gli esiti oggettivi. Friedman di fatto non fornisce una risposta alla ragionevolezza dei comportamenti, dal momento che separa nettamente il comportamento effettivo dei decisori (descrizione) dagli strumenti utilizzati per analizzarlo (previsione). Simon, invece, elabora, sulla base di numerosi studi empirici (Cyert e March, 1963; Simon - Newell 1972) che mettono in luce la rilevanza del processo decisionale nella scelta finale, il concetto di razionalit procedurale. In particolare egli sviluppa dei modelli di problem solving e decision making, coerenti con lidea di mente emersa nelle scienze cognitive, attraverso i quali analizza il modo in cui gli individui risolvono i problemi, mediante la formulazione di euristiche (Rizzello, 1997). Da questo punto di vista, particolarmente efficace unanalogia utilizzata da Simon: La distinzione tra teorie sostanziali della razionalit (come la teoria dellutilit soggettiva) e teorie comportamentiste analoga alla distinzione tracciata nella linguistica tra teorie della competenza () e teorie della prestazione (). La teoria della competenza contraddistingue la grammatica di una lingua come un sistema di regole, senza sostenere che chi parla quella lingua grammaticalmente lo fa applicando quelle regole. Le teorie della prestazione tentano di cogliere i processi reali di produzione e di comprensione di un linguaggio. (1987b, pag. 29) Il confronto tra Simon e Friedman sulla ragionevolezza dei comportamenti determina differenze importanti anche nella definizione della stessa natura e del metodo della teoria economica. Infatti, mentre la razionalit limitata teoricamente compatibile con la massimizzazione (Simon, 1987a), la razionalit procedurale ne inficia lefficacia. Simon individua uno strumento alternativo e compatibile con lanalisi empirica delle procedure che portano alla scelta, e che definisce satisficing (Simon, 1956). Egli descrive le differenze tra i due strumenti scrivendo che quando un soggetto di decisione sceglie la migliore alternativa a disposizione (), si dice che ottimizza, mentre se sceglie unalternativa che soddisfa, o superiore a dei criteri specificati, pur non garantendo di essere unica o la miglior in alcun senso, si dice che soddisfa (Simon, 1987c, pag 37). Per la definizione del livello a cui collocare i criteri sui quali si basa la valutazione della

soddisfazione, Simon mutua dalla psicologia i livelli di aspirazione5, che mediante un meccanismo di feedback (par. 6) portano il soggetto a convergere verso livelli di criteri (o aspirazioni) che sono da lui raggiungibili. I livelli di aspirazione sono legati allambiente e suscettibili di cambiamenti. Il concetto di razionalit limitata e quello di razionalit procedurale si trovano dunque, nel pensiero di Simon, in un rapporto per cui, con il primo si intendono i numerosi limiti cognitivi che impediscono agli agenti economici la possibilit di comportarsi con modalit che si avvicinano alle previsioni della teoria neoclassica. Per razionalit procedurale si intende invece la descrizione delle dinamiche che costituiscono il processo decisionale e portano alla scelta. Simon dunque, parte dallelaborazione di uno strumento concettuale, che potrebbe in qualche modo essere considerato interscambiabile con la teoria dellutilit soggettiva attesa e compatibile con lo strumento della massimizzazione, ovvero la teoria della razionalit limitata. Linterscambiabilit deriva dal fatto che Simon, in un primo momento propone la teoria della razionalit limitata non come descrittiva del comportamento effettivo dei soggetti ma pi semplicemente come un possibile strumento concettuale. Successivamente per Simon giunge ad elaborare (1957), e poi ad esplicitare (1976), che la razionalit limitata, cos come da lui definita non solo uno strumento analitico ma soprattutto la descrizione effettiva dei limiti manifestati dai soggetti economici. Questa esplicitazione rafforzata dallelaborazione del concetto di razionalit procedurale che descrive, anche in questo caso in modo non solo teorico ma anche effettivo, il ruolo delle capacit limitate umane nel processo decisionale e nella determinazione e valutazione dellesito finale. Se si intende la razionalit limitata non solo come strumento concettuale ma anche come strumento descrittivo dei comportamenti economici effettivi, il suo legame con la razionalit procedurale e il criterio satisficing fortissimo. Questo rende difficile distinguere nel pensiero di Simon una pars destruens e una pars construens, visto che esse sono strettamente collegate. Rende ancora pi difficile considerare solo uno dei due concetti, o separarli dalla sostituzione del criterio maximizing con quello satisficing, come innumerevoli volte sottolineato dallo stesso Simon. La possibilit o meno di disgiungere i tre principali elementi introdotti da Simon centrale nelle differenze tra behavioral economics ed economia cognitiva (par 7), ma anche nella evoluzione che ha interessato la behavioral economics, nel corso del tempo (par 4).

4. Breve storia della behavioral economics La profonda evoluzione che ha caratterizzato la behavioral economics nel corso del tempo, rende difficile darne una definizione univoca: occorre considerare cosa essa rappresentava negli anni Ottanta, quando stata sistematizzata, e cosa rappresenta oggi. In un prospettiva che definisce la behavioral economics partendo dallesame delle condizioni teoriche che ne hanno reso possibile la nascita, Earl (1988) individua quattro scuole fondamentali che possono essere collocate allorigine della behavioral economics: la Carnegie School, alla quale appartiene Simon, che ha favorito la nascita della behavioral economics attraverso i contributi resi dai suoi esponenti su razionalit limitata, sostituzione del criterio di scelta optimizing con il criterio di scelta satisficing, utilizzo dello strumento delle simulazioni; University of Michigan, alla quale appartiene Katona, per i risultati ottenuti dai suoi esponenti nellambito della psicologia economica. Oltre a queste vengono incluse anche: University of Oxford, per gli studi sullincertezza e sugli aspetti del coordinamento delle attivit economiche legati allinformazione; University of Stirling per leclettismo che lha caratterizzata e che ha favorito la natura interdisciplinare che sta alla base della behavioral economics. Le quattro scuole individuate da Earl sono collocate alle origini della
Il meccanismo dei livelli di aspirazione funziona nel seguente modo: se il soggetto riesce senza difficolt a raggiungere la generazione di alternative di scelta che soddisfano le sue aspirazioni, il livello delle stesse si eleva gradualmente; se invece incontra difficolt a raggiungere la generazione di alternative soddisfacenti, abbassa altrettanto gradualmente il livello delle sue aspirazioni. (Simon, 1987c)
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behavioral economics anche da Gilad e Kaish, (1986), Sent (1998 a, 1998b, 2004). In particolare, nel lavoro di Sent (2004), intitolato Behavioral Economics: How Psychology Made Its (Limited) Way Back Into Economics, le quattro scuole sono collocate allinterno della old behavioral economics, in una suddivisione della (modern6) behavioral economics in tre periodi: la old behavioral economics, caratteristica degli anni Cinquanta e Sessanta, un periodo di transizione che caratterizza gli anni Settanta e Ottanta e la new behavioral economics che si afferma negli anni 90 ma affonda le sue radici nel periodo di transizione. Come anticipato, alla old behavioral economics appartengono i contributi resi dagli esponenti delle quattro scuole. Il periodo di transizione invece caratterizzato principalmente dai contributi di Daniel Kahneman e Amos Tversky . Al periodo di transizione appartiene anche Richard Thaler, che se per un verso ha collaborato con Kahneman, per altro verso ha influenzato esponenti della new behavioral economics (come Colin Camerer, Linda Babcock, Catherine Eckel, Gorge Loewenstein, Matthew Rabin). Un altro elemento che caratterizza il periodo di transizione listituzionalizzazione della behavioral economics attraverso la nascita di riviste specializzate e di associazioni e lorganizzazione di conferenze. Si tratta di un processo tuttaltro che semplice che ha visto una forte contrapposizione tra diversi punti di vista sulle caratteristiche della behavioral economics da istituzionalizzare, ma unaltrettanto decisa affermazione di una new behavioral economics pi vicina al mainstream rispetto alla old behavioral economics7. Un altro modo per descrivere la behavioral economics, e in tal modo agevolare anche la ricostruzione delle sue origini, quello di analizzarne le caratteristiche. In particolare, poich la behavioral economics nasce come critica dellapproccio mainstream, sembra particolarmente utile definirla attraverso un confronto con questultimo. Tomer (2007) sostiene che chi si propone il compito di definire la behavioral economics attraverso il confronto con il mainstream, simpegna in unoperazione simile a quella di collocare delle localit geografiche su una mappa. La definizione delle varie componenti dellapproccio behavioral non mmediata, e richiede una definizione delle stesse componenti. Tomer ne individua otto. Oltre ai contributi di Simon e Katona, fondamento stesso della behavioral economics: leconomia psicologica8, Harvey Liebenstein e la X-Efficency Theory9, George Akerlof e la Behavioral macroeconomics, leconomia evolutiva di Richard Nelson e Sidney Winter, la behavioral finance10, e leconomia sperimentale di Vernon Smith. Attraverso unanalisi di ciascuna di queste componenti dellapproccio behavioral si giunge alla composizione completa della mappa che ne descrive le relazioni con il mainstream, riassunte in una tabella (Tomer, 2007, pag. 476). Si evince con immediatezza la radicale distanza che separa i contributi di Herbert Simon da quelli appartenenti alla mainstream economics. Distanti dal mainstream appaiono anche i contributi di Gorge Katona, leconomia evolutiva e la behavioral macroeconomics di George Akerlof. Meno decise le collocazioni della psicologia economica, delleconomia sperimentale, della X-Efficency Theory e della behavioral finance. Anche questa ricostruzione, che parte dalla differenziazione tra mainstream economics e behavioral economics, conduce alla conclusione che, mentre la prima generazione di economisti behavioral si orientava verso una netta contrapposizione rispetto al mainstrem, le generazioni successive hanno reputato possibile e opportuno riavvicinarsi a tale approccio. Infatti, psicologia economica, economia sperimentale, X
Hosseini (2003) definisce modern behavioral economics la formulazione successiva agli anni Cinquanta, per sottolineare che sono individuabili radici precedenti (par. 7.2) 7 () the transition period ended in favor of efforts to strengthen mainstream economics by taking rationality as the yardstick as opposed to ones to develop an alternative squarely based on bounded rationality. (Sent, 2004, pag. 747) 8 Gli esponenti fondamentali della economia psicologica sono: Colin Camerer, Ernst Fehr, Daniel Kahneman, David Laibson, Gorge Loewenstein, Matthew Rabin e Richard Thaler (Tomer, 2007, pag. 470) 9 Per X-Efficency Theory si intende il contesto concettuale costruito da Leibenstein e dai suoi collaboratori per comprendere le ragioni dellefficienza subottimale che caratterizza le imprese. A questa tradizione di ricerca appartengono: Shlomo Maital, Morris Altman, Roger Frantz e John Tomer. (Tomer, 2007, pag. 471) 10 Tra gli studiosi impegnati nel campo della behavioral finance, Tomer considera Richard Tahler, Robert Shiller, Andrei Shleifer e Hersh Shefrin (pag. 474).
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Efficency Theory e behavioral finance sono componenti dellapproccio behavioral emerse non con le sue origini ma con la sua evoluzione, a partire dagli anni Settanta. Analizzando queste due prospettive emerge dunque, in entrambe, una differenza sostanziale tra la prima generazione di behavioral economists e le successive. La prima generazione si caratterizza per unopposizione radicale al mainstream, che viene meno con le generazioni successive che si orientano verso un riavvicinamento al mainstream. Questo processo riguarda prevalentemente, nelle ricostruzioni considerate, alcune delle componenti pi moderne della behavioral economics e, in particolare, la psicologia economica, leconomia sperimentale, la X-Efficiency Theory e la behavioral finance. La X-Efficiency Theory si colloca tra le componenti della behavioral economics pi vicine al mainstream in modo abbastanza chiaro: con lobiettivo di comprendere lorigine dellefficienza sotto-ottimale (X-inefficiency) che caratterizza generalmente le imprese, Leibenstein (1966, 1976) e i suoi successori evidenziano come il comportamento ottimizzante della propria utilit da parte dei singoli membri di unorganizzazione pu portare a situazioni sotto-ottimali per lorganizzazione stessa. La X-Efficiency Theory non abbandona lo strumento dellottimizzazione e impiega esclusivamente variabili quantitative. Leibenstein favorisce il riavvicinamento della behavioral economics al mainstream attraverso lanalisi di argomenti che ricadono nellambito della behavioral economics con strumenti neoclassici11. Nel caso della behavioral finance, la vicinanza ai metodi del mainstream considerata come frutto dellimpiego della psicologia economica, a sua volta caratterizzata, secondo la prospettiva di Tomer, da affinit metodologiche con il mainstream.

5. Quale behavioral economics? Alla luce di questa evoluzione possibile comprendere le ragioni che portano gli esponenti della old behavioral economics a definirla in modo molto diverso rispetto a quelli della new. Simon, descrivendo la behavioral economics, la definisce come un pleonasmo, dal momento che dal suo punto di vista impossibile pensare ad uneconomia che non tenga in considerazione i comportamenti effettivi degli agenti economici (Simon, 1987a). In questo modo, egli sottolinea come la peculiarit della behavioral economics risieda proprio nellanalisi empirica. A ci aggiunge per una forte critica degli strumenti delleconomia neoclassica. Se lempirismo casuale e la noncuranza nei confronti delle fonti disponibili di prove empiriche sono lo scandalo principale delleconomia contemporanea, altrettanto scandaloso mantenere delle credenze, centrali nella teoria standard che sono empiricamente false. Infatti, quando i ricercatori hanno iniziato ad esaminare, sul campo e in laboratorio, le assunzioni centrali della teoria standard non soltanto le assunzioni ausiliarie questa volta, ma il nucleo stesso della teoria si scoperto che esse non corrispondono ai fatti (). Il succo di queste scoperte che le persone semplicemente non massimizzano lutilit. Non hanno delle funzioni di utilit coerenti (). Sia le ipotesi ausiliarie che i postulati centrali delleconomia [neo]classica devono essere corretti sulla base di prove empiriche (Simon, 1989, pp. 277-280). Le scoperte alle quali Simon fa riferimento riguardano in particolare il fatto che i comportamenti effettivi non sono efficienti n massimizzanti, e che essi non generano in modo spontaneo lequilibrio del mercato (Simon, 1989) Nella new behavioral economics alcune idee sembrano profondamente mutate. Camerer e Loewenstein (2004) scrivono che essa si basa sulla psicologia per incrementare il realismo dellanalisi, ma che ci non implica un completo rifiuto dellapproccio neoclassico alleconomia basato sulla massimizzazione dellutilit, sullequilibrio e sullefficienza. Lapproccio neoclassico utile perch mette a disposizione degli economisti alcuni strumenti teorici che possono essere applicati almeno a tutte le forme di comportamento economico (ma spesso anche non economico).
11 Nelle parole di Tomer what Leibenstein appears to have done is to present his novel behavioural ideas in a language that is familiar to mainstream economics (Tomer, 2007, pag. 472).

La maggior parte dei lavori che ricadono nellambito della behavioral economics modificano una o due assunzioni della teoria standard per ottenere una maggiore aderenza ai principi psicologici. Spesso queste deviazioni non sono radicali perch esse attenuano assunzioni che non sono centrali nellapproccio neoclassico12. Un altro elemento utile per comprendere come lidea di behavioral economics si sia modificato nel tempo, che riguarda proprio lo strumento della massimizzazione, si trova nella ricostruzione delle radici della behavioral economics, realizzata da Earl (1988). Egli non include il contributo di Oliver Williamson, allievo di Simon, che anche attraverso lutilizzo del concetto di razionalit limitata da avvio allanalisi sui costi di transazione, definendolo come pseudo-behavioralist perch, sebbene accolga il concetto di razionalit limitata non abbandona lapproccio maximizing per quello satisficing13. Le stesse motivazioni sono alla base della vicinanza della X-Efficiency Theory alleconomia neoclassica (par 4). Confrontando le posizioni della old con quelle della new behaviorlal economics, risulta evidente come i criteri di definizione dellapproccio behavioral siano cambiati. Le differenze riguardano principalmente un modo diverso di guardare alleconomia neoclassica, ai suoi strumenti e ai suoi metodi: un modo che diventa nel tempo molto meno critico. In particolare, la massimizzazione considerata dai primi sistematizzatori (e dallo stesso Simon) uno strumento da abbandonare, e un criterio utile per collocare un lavoro nellambito neoclassico e non in quello della behavioral economics. Essa diventa successivamente uno strumento efficace, che non necessario abbandonare. La razionalit limitata e procedurale sono considerati in un primo momento come concetti che cambiano radicalmente leconomia. Successivamente, di esse rimane solo la razionalit limitata, isolata dagli altri concetti (Augier, 2003). Come si visto (par. 3), essa compatibile con la massimizzazione, quindi consente di salvare gran parte dellapproccio neoclassico, ma al tempo stesso reputata sufficiente per parlare di behavioral economics (diversamente da quanto ha fatto Earl con Williamson). Da questo punto di vista, anche Friedman potrebbe essere considerato un economista behavioral (par. 3). Forse si possono estendere a parte della new behavioral economics le considerazioni di Simon sulle timide (seppur importanti) critiche alleconomia neoclassica precedenti gli anni Cinquanta: egli paragona i loro autori a Lutero, che accett la Bibbia rifiutando il Papa (Simon, 1984 p. 158).

6. Leconomia cognitiva Leconomia cognitiva si basa su unanalisi interdisciplinare del problem-solving, della scelta, dei processi decisionali e del cambiamento. Essa riconosce una grande importanza alla psicologia, ma non solo ad essa: infatti lapproccio cognitivo si fonda su unanalisi dei processi cognitivi umani per spiegare i comportamenti economici, e la natura e levoluzione delle istituzioni e delle organizzazioni economiche in contesti caratterizzati da incertezza strutturale. (Rizzello, 2004)14.
Behavioral economics does not imply a wholesale rejection of the neoclassical approach to economics based on utility maximization, equilibrium and efficiency. The neoclassical approach is useful because it provides economists with a theoretical framework that can be applied to almost any form of economic (and even non economic) behavior (). Most of the papers [in behavioral economics] modify one or two assumptions in standard theory in the direction of a greater psychological realism. Often these departures are not radical at all because they relax simplifying assumptions that are not central to the economic approach (Camerer, Lowenstein, 2004, p. 3) 13 At first glance, the work of Oliver Williamson seems very likely to fi into the genuine behavioral category (). It may therefore come as a surprise when one discovers that Williamsons Thesis does not abandon notions of constrained maximization in favour of a satisficing analysis of what goes on inside firms (Earl, 1988, pag. 9). 14 Cognitive economics proposes an interdisciplinary approach to the study of human problem-solving, choice, decision-making and change. Going beyond the cognitive psychology, centred on individual behavior, the cognitive approach is an attempt to use an understanding of human cognitive processes to explain the nature and evolution of organizations and economic institutions, in a context characterised by structural uncertainty. (Rizzello, 2004, pag. 256).
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Una spiegazione dettagliata del significato dellespressione economia cognitiva fornita da Walliser e Topol (2007). Il termine economia viene ricondotto al coordinamento degli scambi e, pi in generale, agli effetti complessivi di relazioni multilaterali tra agenti eterogenei. Viene detta cognitiva perch i soggetti sono considerati come caratterizzati dalla capacit di processare le informazioni. I concetti chiave delleconomia cognitiva sono: razionalit limitata, razionalit procedurale, conoscenza e apprendimento. Essi sono frutto di unanalisi dei micro-fondamenti basata sulla psicologia cognitiva, sulla filosofia della mente e sulla neurobiologia; relazione tra il livello microeconomico e quello macroeconomico, anchessa analizzata alla luce delle scienze cognitive, e non solo della psicologia; il ruolo delle istituzioni, intese in chiave cognitiva, sociale, storica ed evolutiva. Leconomia cognitiva abbandona lo strumento concettuale dellhomo oeconomicus, considerato la fonte principale della separazione tra teoria e realt economica. Labbandono conseguenza del riconoscimento di differenze rilevanti tra luomo reale e quello economico. I limiti riguardano sia la natura della razionalit esibita rispetto a quella ipotizzata dalla teoria, sia la natura delle informazioni acquisite e del modo in cui esse sono utilizzate. Per quanto riguarda i limiti della razionalit, il riferimento principale a Simon, che ha introdotto il concetto di razionalit limitata, ormai diffuso in economia, quello di razionalit procedurale e il criterio satisficing. La razionalit limitata si connota principalmente in chiave psicologica. Tuttavia razionalit procedurale e criterio satisficing si connotano pi nettamente come concetti cognitivi. Essi nascono dallidea che la razionalit di una scelta non si definisce attraverso la sua coerenza logico-matematica, ma attraverso la capacit del suo esito di incontrate i livelli di aspirazione15, che sono legati allambiente e suscettibili di cambiamenti. Lanalisi dei limiti nelle informazioni procede lungo una linea diversa, ma arriva a conclusioni analoghe, e ugualmente connotate in chiave cognitiva. Il riferimento principale al contributo di Hayek (Hayek, 1937, 1945, 1953). Infatti, laffermazione della prospettiva cognitiva ha beneficiato, oltre che del contributo di Simon anche di quello di Hayek sullanalisi della relazione che intercorre tra il funzionamento della mente umana e levoluzione delle istituzioni (Rizzello, 1997). Tuttavia, mentre la componente cognitiva che caratterizza il pensiero di Simon stata considerata come uno dei fondamenti della (old) behavioral economics, nel caso di Hayek, la caratterizzazione in chiave cognitiva del suo contributo emersa solo successivamente come una base dellapproccio behavioral (Burczak, 1994; Gray, 1994) e non in modo unanime. In particolare, nella prospettiva di Hayek, il soggetto raccoglie le informazioni oggettive, presenti nellambiente (che sono limitate), e le trasforma in conoscenza soggettiva, sulla base delle proprie strutture cognitive pre-esistenti, che sono in parte individuali, legate alla propria esperienza, in parte condivise, legate allesperienza sociale. Lesperienza sociale, quando intergenerazionale detta cultura, e costituisce i contenuti della matrice istituzionale che struttura lambiente. Gli aspetti cognitivi che stanno alla base dei nuovi strumenti analitici introdotti in economia da Simon e da Hayek sono riconducibili, direttamente o indirettamente, al concetto di feedback cognitivo (o retroazione cognitiva), mutuato dalla cibernetica, e che rappresenta la risposta dellambiente ad un comportamento cognitivo di un soggetto: risposta che viene utilizzata dal soggetto per rapportarsi meglio allambiente16. La complementarit tra Hayek e Simon (Rizzello, 1997), fondamentale nella caratterizzazione del pensiero di Simon rispetto allinterpretazione
15 Concetto mutuato dalla psicologia cognitiva. 16 Doherty e Balzer (1988), spiegano il concetto di feedbak e le specificazioni del feedback cognitivo: While the term feedback (FB) has been used in a variety of ways in different disciplines, by definition it involves an environment that returns some measure of the output of a system back to the system that produced that output. The FB the allow to the system to compare its present state with ani deal state, to adjust itself in light of that comparison, and bring itself closer to that ideal state. For our purpose, the system is normally a person, but may sometimes be two or more people. () Cognitive feedback (CFB) [is]the return of some measure of the output of a persons cognitive processes, to help that person come to terms with th environment. (p. 164) Gli autori sottolineano anche la differenza tra il feedback cogntivo e lidea di feedback prevalente in psicologia, che andrebbe pi correttamente definito come meccanismo di rinforzo.

della behavioral economics. Tale complementarit, infatti, ne sottolinea la natura cognitiva e non solo psicologica, limportanza che egli attribuisce allanalisi empirica e non solo sperimentale, la differenza radicale rispetto alleconomia neoclassica e non solo la sua critica. Il soggetto che emerge dallanalisi cognitiva calato in un contesto e i suoi comportamenti possono essere compresi solo se analizzati allinterno di quel contesto. Le scelte e, pi in generale i comportamenti del soggetto sono legati alla sua soggettivit, ma anche al mondo al quale la soggettivit appartiene, e che la influenza. Di conseguenza, leconomia cognitiva distingue e collega il livello microeconomico con il livello macroeconomico: il secondo pensato tuttavia non come la semplice somma dei comportamenti individuali, ma come frutto degli effetti sociali che emergono dallinterazione. Le preferenze non sono stabili, invarianti, e rivelate in modo univoco attraverso le scelte, ma al tempo non sono nemmeno casuali o condizionate solo da meccanismi psicologici individuali (Walliser, Topol, 2007). Esse sono condizionate anche da meccanismi percettivi, dallambiente sociale e istituzionale, dallesperienza passata (diretta o indiretta), dalle norme sociali (attraverso incentivi e sanzioni materiali o immateriali17). Quindi esse sono individuali, ma al tempo stesso possibile individuare delle regolarit nelle preferenze dei soggetti, che sono accentuate dallo scambio, inteso in un senso pi ampio, allinterno del quale lo scambio economico solo una componente e non necessariamente la pi rilevante. La conseguenza che la comprensione dei fenomeni economici richiede oltre ad unanalisi attenta dei meccanismi psicologici che stanno alla base dei comportamenti economici, e dei processi di apprendimento18, anche unanalisi del contesto allinterno del quale il soggetto opera. Il contesto strutturato dalla presenza di istituzioni (Hodgson, 2006; North, 1991), necessarie per linterazione. Esso , per la natura stessa delluomo e delle istituzioni, in continua evoluzione (Hodgson, 2002; North, 1990; 2005). Di conseguenza leconomia cognitiva presenta forti affinit con listituzionalismo (North, 1996; Rizzello, 1997) e con leconomia evolutiva (Paquet, 1998; Pelikan, 2004; Rizzello, 2003; Walliser, 2008; Witt, 2003, 2006).

7. Origini e cause dellambiguit terminologica: i riferimenti condivisi e Simon Le principali ragioni che stanno alla base dellambiguit nella relazione attuale tra new behavioral economics ed economia cognitiva possono essere individuate nella condivisione di alcuni elementi. Si tratta di elementi strettamente collegati, ma distinguibili: la rilevanza riconosciuta alla psicologia per la comprensione di molti fenomeni economici, soprattutto quelli collegati alle scelte; lavversione alleconomia neoclassica, ai suoi metodi e ai suoi assunti; limpiego diffuso del metodo sperimentale; alcuni riferimenti agli stessi contributi, reputati rilevanti sia per luna sia per laltra. Questultimo elemento pu essere considerato come la principale fonte di ambiguit, dalla quale discendono le altre. In particolare, tra i diversi contributi condivisi da behavioral economics ed economia cognitiva, una grande fonte delle ambiguit che le legano pu essere individuata nel riferimento non univoco allanalisi della razionalit di Simon. I riferimenti condivisi da behavioral economics ed economia cognitiva costituiscono la principale fonte delle ambiguit tra i due programmi di ricerca. Considerando levoluzione della behavioral economics (par. 4), occorre distinguere tra old behavioral economics e new behavioral economics. Per questa ragione si confronter ciascuna di esse con leconomia cognitiva. 7.1. Old behavioral economics ed economia cognitiva Come gi visto (par. 4), per quanto riguarda i contributi che hanno reso possibile lemergere di
Sullinfluenza delle istituzioni sulle preferenze, si veda Hodgson (1993, 1998) La carenza di unanalisi cognitiva dei processi di apprendimento considerata una delle cause principali che generano lisolamento delleconomia rispetto alle altre discipline e la scarsa applicabilit dei suoi modelli (Di Biaggio, 2005)
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quella che sarebbe stata sistematizzata negli anni Ottanta come behavioral economics (e poi definita old behavioral economics), il riferimento alle quattro scuole individuate da Earl (1988)19: Carnegie School, University of Michigan, University of Oxford, University of Stirling (par. 4). Leconomia cognitiva nasce negli anni Novanta ma si richiama in modo significativo ad alcuni contributi degli anni Cinquanta, che ricadono dunque nel periodo in cui emerge la old behavioral economics, e sono condivisi con essa. Entrambe riconoscono unestrema rilevanza al lavoro di Simon, non solo in merito al concetto di razionalit limitata ma anche e soprattutto in merito al concetto di razionalit procedurale e al criterio satisficing. proprio linclusione integrale degli strumenti concettuali originari introdotti da Simon che rende possibile, a partire dagli anni Novanta, lindividuazione della complementarit con lanalisi di Hayek sulla relazione tra mente, istituzioni, conoscenza ed economia (par 6). Tra gli altri contributi sistematizzati nella old behavioral economics, il contributo di Katona in linea con lidea di economia cognitiva, per la rilevanza che essa riconosce alla psicologia, ma anche rispetto alla rilevanza del contesto in cui i soggetti operano. Nella parole di Katona, il punto di partenza della psicologia economica riguarda lanalisi empirica dei comportamenti in un determinato paese e in un determinato periodo.20 Luniversit di Oxford e di Stirling includono temi che sono centrali per leconomia cognitiva, come lincertezza, il ruolo della conoscenza e linterdisciplinarit. In particolare, Shackle, che Earl colloca tra gli autori della University of Oxford - il cui contributo stato fondamentale per la nascita della old behavioral economics - riconosciuto anche come appartenente alla tradizione delleconomia cognitiva (McCain, 1992). In particolare McCain sottolinea lo scetticismo si Shackle (1972) nei confronti dei fondamenti della teoria neoclassica, la sua chiara idea della rilevanza delle euristiche, la necessit per leconomia di tenere conto del contesto storico (elemento che Shackle riconosce a Marshall e a Keynes, ma non alla teoria economica allora prevalente). Brian Loasby dellUniversit di Stirling, altro riferimento richiamato da Earl nella ricostruzione delle old behavioral economics, ha contribuito in modo significativo agli sviluppi delleconomia cognitiva, in particolare su conoscenza, istituzioni ed evoluzione, e riferendosi spesso anche ad Hayek (Loasby, 2004, 2007). Leconomia cognitiva oltre alle radici degli anni Cinquanta, ne riconosce anche alcune pi remote. Marshall, che elabora un vero e proprio modello di mente (Raffaelli, 1994), sulla base del quale sviluppa idee affini a quelle che caratterizzano leconomia cognitiva e in particolare Simon e Hayek su apprendimento, organizzazioni, creativit processo decisionale, conoscenza, mente, routines, innovazione ed evoluzione (Loasby, 1999, 2004; Egidi, Rizzello, 2006). Menger, Commons, Veblen Knight e Coase (Rizzello, 2003; Egidi, Rizzello, 2003); Keynes (Carabelli, 1995; Marchionatti, 1999); Schumpeter, Reddeway, Boulding, Nelson e Winter, oltre al gi citato Shackle (McCain, 1992). Un percorso analogo riconosciuto per la old behavioral economics da (Gilad and Kaish, 1986), i quali richiamano Marshall, Commons, Veblen, Schumpeter. I punti di contatto tra economia cognitiva e old behavioral economics sono dunque numerosi sia per quanto riguarda limportanza degli anni Cinquanta come momento in cui emergono le basi per gli sviluppi successivi della behavioral economics e delleconomia cognitiva, sia per le radici precedenti. Non possibile trattare qui pi nel dettaglio i contenuti della tradizione cognitiva che precede gli anni Cinquanta. Tuttavia possibile sottolineare la sua importanza nel definire un percorso autonomo rispetto alleconomia neoclassica, che consente di pensare alleconomia cognitiva e alla old behavioral economics come programmi di ricerca per i quali la critica alleconomia neoclassica solo un elemento ma non necessariamente il pi caratterizzante.


Riferimento condiviso da Gilad e Kaish, (1986); Sent (1998 a, 1998b, 2004). consists of the empirical investigations of the behavior of businessmen and consumers in one country in one time. Generalization about economic behavior emerge gradually by comparing behavior observed under different circumstances (Katona, 1980, pag. 3).
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7.2. New behavioral economics ed economia cognitiva Come si visto (par. 5), la new behavioral economics, ancor prima che rispetto alleconomia cognitiva, mostra profonde differenze anche rispetto alla old behavioral economics. Dei riferimenti sistematizzati negli anni Ottanta, la behavioral economics mantiene principalmente quello a Katona e a Simon21. Ad essi si aggiunge, quello reso negli anni Ottanta da Kahneman e e Tversky, che diviene prevalente: il riferimento principale alla prospect theory. Per quanto riguarda il periodo precedente, Hosseini (2003) realizza uninteressante ricostruzione della behavioral economics nella quale mette in evidenza come quella che emerge a partire dagli anni Cinquanta andrebbe definita modern behavioral economics, dal momento che numerose matrici possono essere collocate in periodi precedenti. Le matrici sono grosso modo le stesse della old, tuttavia tra le fonti che egli utilizza non sono quelli che si possono definire new behavioral economists, ma il gi citato Gilad and Kaish (1986) che fa riferimento alla old e non alla new behavioral economics. La new behavioral economics si caratterizza per numerosi riferimenti alla Teoria dei sentimenti morali di Adam Smith (1759) e alle riflessioni di alcuni economisti come Pareto, Edgeworth e Keynes sulla relazione tra economia neoclassica e psicologia (Ashraf, Camerer, Loewenstein, 2007; Camerer e Loewenstein, 2004). Guardando alla situazione attuale, e confrontando dunque new behavioral economics ed economia cognitiva, il riferimento prevalente condiviso (e pi utilizzato) quello a Simon. Diventa dunque importante cercare di capire se esso sia un punto di contatto o una fonte di ambiguit. Si gi visto come lanalisi di Simon sulla razionalit sia stata interpretata dalla new behavioral economics (par 5) e dalleconomia cognitiva (par. 6). Diversamente dalleconomia cognitiva, lattuale behavioral economics ha recepito da Simon il concetto di razionalit limitata, ignorando quello di razionalit procedurale e di satisficing. Una valutazione di quale sia la strada migliore non tra gli obiettivi di questo lavoro, tuttavia possibile osservare che, alla luce del confronto tra Simon e Friedman (par 3), lasciare fuori razionalit procedurale e mantenere il criterio maximising, significa rimanere allinterno di unidea di economia simile a quella di Friedman. Un elemento che si pu aggiungere leffetto della grande rilevanza del lavoro di Kahneman e Tversky (1979). In particolare il riferimento alla rilettura del contributo di Simon, mediata proprio attraverso uninterpretazione particolare di Kahneman e Tversky. In riferimento al loro modo di sintetizzare psicologia ed economia, Camerer (1999) scrive che essi fanno riferimento ad una concezione di psicologia che preserva la possibilit di modellizzare la razionalit limitata, rendendo questo concetto trattabile con gli strumenti delleconomia neoclassica pi di quanto esso non lo sia nellallontanamento radicale proposto da Simon22. La stessa prospettiva condivisa da Camerer e Loewenstein, 2004; Rabin, 2002. Questa interpretazione, conferma la tendenza di gran parte della behavioral economics a mantenere il riferimento a Simon, ma anche limpianto neoclassico (Augier, 2003). certamente vero che lo stesso Simon mostra apprezzamento per il lavoro di Kahneman e Tversky. Esso pu motivarsi sicuramente con il pluralismo sostenuto e dimostrato da Simon in diverse circostanze (Augier, 2003), ma forse si pu aggiungere anche unaltra riflessione. Probabilmente, la stessa prospect theory assume un significato diverso se per cornice o prospetto si intende la serie di esiti possibili e le probabilit correlate, o se si intende, come Simon, una cornice abbastanza ampia da includere obiettivi, definizione della situazione, risorse di calcolo, e processi che generano la rappresentazione soggettiva del problema decisionale dellagente (Simon, 1986).


Oltre ai paradossi (Allais, 1953; Ellsberg, 1961; Markowitz, 1952), che qui sono considerati come il punto di partenza. 22 This sort of psychology provided a way to model bounded rationality which is more like standard economics than the more radical departure that Simon had in mind. And, generalizing, he writes that much of behavioral economics consists of trying to incorporate this kind of psychology into economics (Camerer, 1999)
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8. Osservazioni conclusive Behavioral economics ed economia cognitiva condividono diversi elementi. Il principale il riferimento agli anni Cinquanta, come periodo nel quale sono emerse le condizioni necessarie alla esplicitazione e sistematizzazione di punti di vista diversi rispetto a quello delleconomia neoclassica, che in modi in parte diversi erano presenti gi in precedenza. Il principale riferimento condiviso alla teoria della razionalit di Simon. Tuttavia esso soggetto a interpretazioni diverse. Nella sua formulazione attuale, la behavioral economics recepisce il concetto di razionalit limita, ma non quello di razionalit procedurale e satisficing, mantenendo, oltre ad un ampio uso dello strumento della massimizzazione, unidea di economia vicina a quella neoclassica, e unidea di razionalit alternativa ma compatibile con quella di Friedman. Leconomia cognitiva recepisce il contributo di Simon in modo pi completo, e individua alcune importanti complementarit con gli studi di Hayek sulla relazione tra mente, istituzioni e conoscenza. Essa, rifiutando unidea cumulativa degli sviluppi della teoria economica, critica leconomia neoclassica (o almeno la parte pi semplificata di essa), e si riallaccia ad una tradizione cognitiva che corre parallela. La diversa interpretazione di Simon alla base di altre similitudini che diventano ambiguit. Il riferimento alla psicologia importantissimo per entrambe. Tuttavia leconomia cognitiva, pi che come risultato dellapplicazione della psicologia alleconomia, si riconosce come frutto di un rapporto di scambio autentico e multilaterale tra le scienze cognitive (Bourgine, Nadal, 2004; North, 1996; Ross, 2005, Simon, Egidi e al., 1992), di cui Simon uno dei fondatori. Le critiche nei confronti delleconomia neoclassica sono un altro elemento condiviso, ma con alcune differenze: leconomia cognitiva si caratterizza per un allontanamento radicale e definitivo; la behavioral economics per una critica costante ma parziale. Il riferimento costante alleconomia neoclassica come punto di riferimento da utilizzare in chiave critica rende la behavioral economics difficilmente definibile senza un riferimento ad essa. Anche limpiego del metodo sperimentale un elemento condiviso, e anchesso tuttavia connotato da un utilizzo differente, sotto due punti di vista: allinterno delleconomia sperimentale possibile distinguere una economia cognitiva sperimentale, che ha le caratteristiche delleconomia cognitiva (Novarese, 2003); inoltre, leconomia cognitiva, come Simon, insiste oltre che sul metodo sperimentale, anche su quello empirico (che complementare a quello sperimentale nel consentire lanalisi di situazioni storiche e sociali reali e specifiche), e sulle simulazioni (che consentono di analizzare il rapporto soggetto ambiente, preservando leterogeneit). Tutti gli aspetti considerati sono innegabili punti di contatto tra behavioral economics ed economia cognitiva. Tuttavia esistono differenze importanti che, se trascurate, rendono quei punti di contatto delle ambiguit. Uno degli elementi che induce a trascurare, o a smarrire, le differenze levoluzione che ha caratterizzato la behavioral economics. La old behavioral economics (anni 5080) molto pi simile a quella che negli anni Novanta sar chiamata economia cognitiva che non alla new behavioral economics degli anni Novanta e Dieci. In questo contesto lintroduzione dellespressione economia cognitiva pu essere interpretata come la risposta alla necessit di indicare un percorso diverso rispetto a quello della behavioral economics, nello sviluppo dei contributi degli anni Cinquanta. Un percorso alternativo che vede lesclusione di alcuni metodi, concetti e prospettive della behavioral economics dellultimo periodo. Esso include invece altri elementi che costituiscono sviluppi diretti o indiretti di aspetti ai quali la old behavioral economics riconosceva rilevanza, ma che nei sui sviluppi sono stati progressivamente tralasciati. Di conseguenza parlare di analogie tra behavioral economics ed economia cognitiva ha un fondamento se ci si riferisce alla continuit rispetto alla old behavioral economics. Analogamente, se ci si riferisce alla new behavioral economics fondamentale sottolineare al tempo stesso analogie e differenze. Se non si ha chiara la differenza tra old e new behavioral economics si incorre in ambiguit.

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