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Una nota sulla regalit sacra di Roberto dAngi alla luce della ricerca iconografica

Studi classici sulla regalit medievale hanno messo in evidenza come a partire dalle cosiddette riforma della Chiesa e lotta per le investiture le gerarchie ecclesiastiche abbiano, in un generale ripensamento dei precedenti rapporti di potere tra regno e sacerdozio, indotto le autorit civili ad un sostanziale ripensamento ideologico della loro concezione di s.1 Entro tale contesto il principio della regalit sacra (secondo la categoria del sacro formalizzata da Rudolf Otto) che pur si sempre prestato a conferire legittimit al potere regio medievale ed a creare, anche se solo in parte, quello che Max Weber ha definito nei termini di carisma del sovrano, ha subto un pesante attacco da parte della Chiesa nel periodo compreso tra il XII secolo e i primi anni del XIV (almeno
1 Sul concetto di regalit e sul rapporto tra regno e sacerdozio nel corso del Medioevo impossibile dare, in questa sede, una bibliografia esaustiva. Ci limitiamo pertanto a richiamare solamente alcuni testi: R. Folz, Lide dempire en Occident du Ve au XIVe sicle, Paris, Aubier, 1953; W. Ullmann, Principi di governo e politica nel Medioevo, ed. it., Bologna, Il Mulino, 1972; M. Bloch, I re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra, pref. di C. Ginzburg, Ricordo di Marc Bloch di L. Febvre, ed. it., Torino, Einaudi, 1973; E. Kantorowicz, I due corpi del Re. Lidea di regalit nella teologia politica medievale, intr. di A. Boureau, ed. it., Torino, Einaudi, 1989; J. Le Goff, San Luigi, ed. it., Torino, Einaudi, 1996; G. Tabacco, Le ideologie politiche del Medioevo, Torino, Einaudi, 2000; Per me reges regnant. La regalit sacra nellEuropa medievale, a cura di F. Cardini e M. Saltarelli, Rimini-Siena, il Cerchio-Cantagalli, 2002; G. M. Cantarella, Qualche idea sulla sacralit regale alla luce delle recenti ricerche: itinerari e interrogativi, Studi Medievali, s. III, XLIV, 2003, pp. 911-927; M. P. Alberzoni, Dalla regalit sacra al sacerdozio regale. Il difficile equilibrio tra papato e impero nella christianitas medievale, in Lequilibrio internazionale dagli antichi ai moderni, a cura di C. Bearzot-F. Landucci-G. Zecchini, Milano, 2005, pp. 85-123.

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cio sino allepoca della cattivit avignonese o quantomeno al pontificato di Giovanni XXII).2 Essa ha infatti cercato, con alterni risultati, di limitarlo in ogni modo o per lo meno di presentarlo come un qualcosa di fortemente subordinato allautorit del romano pontefice. Allinterno di tale linea interpretativa si inseriscono le seguenti considerazioni relative al concetto di regalit sacra nella teoria politica di Roberto dAngi (re di Sicilia dal 1309 al 1343) alla luce di una sistematica analisi delle sue raffigurazioni.3 A partire dal 1317 e soprattutto dagli anni Trenta del XIV secolo si assiste allinterno di queste ad una vera e propria esplosione di temi e soggetti di natura prettamente sacrale. In particolare vi incontriamo scene di benedizione divina del re ed unampia profusione di immagini di Cristo, della Vergine e di alcuni santi. Nello specifico di questi ultimi vi ricorrono soprattutto membri dellordine francescano (al quale, come noto, Roberto particolarmente legato) ed in special modo san Ludovico di Tolosa (costui, oltre che minorita, fratello maggiore del re e quindi vero e proprio santo dinastico in grado di dare particolare lustro a tutta la casata).4
2 Cfr. R. Otto, Il sacro. Lirrazionale nellidea del divino e la sua relazione al razionale, ed. it., Milano, Feltrinelli, 1966, in part. pp. 28-32; M. Weber, Economia e societ, ed. it., Milano, 1961, I, in part. p. 238. 3 Le immagini sono: Lello DOrvieto, Reali angioini e santi, affresco, 1333-1343. Napoli, Convento di Santa Chiara (Fig. 1); Simone Martini, San Ludovico di Tolosa incorona re Roberto, dipinto su tavola, 1317. Napoli, Museo di Capodimonte; Maestro di Giovanni Barrile, San Ludovico di Tolosa venerato dal re Roberto e dalla regina Sancia, tro delle dipinto su tavola, c. 1331-1332. Aix-en-Provence, Muse Granet (Fig. 2); Maes Tempere Francescane, Re Roberto e Sancia ai piedi del Cristo crocifisso, dipinto su tavola, 1329-1343, Collezione privata; Gisant di Roberto dAngi sul sepolcro provvisorio del re, scultura, 1343. Napoli, Convento di Santa Chiara; Giovanni e Pacio Bertini, Roberto dAngi in trono, gisant di Roberto dAngi, Roberto dAngi in gloria e Roberto dAngi in ginocchio di fronte alla Vergine, scultura, 1343-1345. Napoli, Chiesa del Convento di Santa Chiara, sepolcro di Roberto dAngi (Fig. 3); Cristoforo Orimina, Roberto in trono attorniato dalle Virt, miniatura, ante 1343. Louvain, Bibliotheek Faculteit Teologie, Ms. Lat. 1, Bibbia di Malines o di Nicol dAlife, fol. 3v (Fig. 4); e Roberto dAngi in trono, miniatura, cc. 1335-1336. Londra, British Library, Ms. 6.E.IX, Regia Carmina, fol. 10v. 4 Sulle caratteristiche iconografiche di queste raffigurazioni la letteratura particolarmente abbondante. Tra le opere pi significative ricordo solamente: F. Bologna, I pittori alla corte angioina di Napoli. E un riesame dellarte nellet fridericiana, Roma, Bozzi, 1969; P. Leone de Castris, Arte di corte nella Napoli angioina, Firenze, Cantini, 1986; A. Barbero, La propaganda di Roberto dAngi re di Napoli (1309-1343), in Le forme della propaganda politica nel Due e Trecento, a cura di P. Cammarosano, Atti

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Queste caratteristiche iconografiche vogliono evidentemente esprimere una legittimazione divina del potere regio ed una spiccata sacralit della persona del re. A conferma di ci possiamo notare come egli, secondo gli argomenti addotti dalla propaganda politica prodotta allinterno della corte e ben messi in evidenza dagli studi del Boyer, venga idealmente a rappresentare una sorta di figlio adottivo di Dio in terra il cui cuore , per cos dire, nelle mani del Signore e quindi sia in qualche modo in grado, illuminato dalla grazia celeste, di guidare rettamente i propri sudditi. In questo modo Roberto diviene una specie di intermediario tra Dio e gli uomini arrivando cos quasi a sfiorare lanalogia con il ruolo sacerdotale. Quel che ne consegue che, essendo lufficio regio da lui svolto istituito dalla divina Provvidenza, il suo potere non pu che necessariamente essere prettamente legittimo e sacro.5
del Convegno di Trieste, Trieste, 2-5 marzo 1993, Roma, cole Franaise de Rome, 1994, pp. 111-131; J. Gardner, Seated Kings, Sea-faring Saints and Heraldry: same themes in Angevin Iconography, in Ltat angevin. Pouvoir, culture et socit entre XIII et XIV sicle, Atti del Colloquio Internazionale, Roma-Napoli, 7-11 novembre 1995, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1998, pp. 115-126; C. De Mrindol, Lhraldique des princes angevins, in Les Princes angevins du XIII au XV sicle. Un destin europen, a cura di N. Y. Tonnerre e E. Verry, Atti delle Giornate di Studio dellUniversit dAngers e dellArchivio di Maine-et-Loire, Fontevrault, 15-16 giugno 2001, Rennes, Presses Universitaires de Rennes, 2003, pp. 277-310. Per un maggior approfondimento mi sia concesso rimandare alla mia tesi di dottorato: M. Vagnoni, Raffigurazioni regie ed ideologie politiche. I sovrani di Sicilia dal 1130 al 1343, Tesi di Dottorato in Storia Medievale, Universit degli Studi di Firenze, esame finale 2008, in part. pp. 124-148 e 161-162. 5 Su questi aspetti si veda: J. P. Boyer, La foi monarchique: royaume de Sicile et Provence (mi-XIII-mi-XIV sicle), in Le forme della propaganda politica cit., pp. 85110, in part. pp. 87-88 e p. 108; Idem, Ecce rex tuus. Le roi et le royaume dans les sermons de Robert de Naples, Revue Mabillon, n.s., VI, 1995, pp. 101-136, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 28, in part. p. 20; Idem, Les Baux et le modle royal. Une oraison funbre de Jean Regina de Naples (1334), Provence Historique, XLV, 1995, pp. 427-452, distribuito in formato digitale su www.retimedievali. it, pp. 18, passim; Idem, Prdication et tat napolitain dans la premire moiti du XIV sicle, in Ltat angevin cit., pp. 127-157, in part. pp. 147-149; Idem, Florence et lide monarchique. La prdication de Remigio dei Girolami sur les Angevins de Naples, in La Toscane et les Toscans autour de la Renaissance. Cadres de vie, socit, croyances. Mlanges offerts Charles-M. de La Roncire, Aix-en-Provence, 1999, pp. 363-376, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 8, in part. p. 6; Idem, Une thologie du droit. Les sermons juridiques du roi Robert de Naples et de Barthlemy de Capoue, in Saint-Denis et la royaut. tudes offertes Bernard Guene, Paris, Publications de la Sorbonne. Histoire Ancienne et Mdivale, 1999, pp. 647-659, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 9, in part. p. 8; Idem, De force au de gr. La Provence et ses rois de Sicile (milieu XIII sicle-milieu XIV sicle), in Les Princes angevins

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Le medesime concezioni ideologiche vengono sottolineate indirettamente anche da altre caratteristiche figurative. Infatti Roberto, di nuovo a partire dal 1317 e specialmente dagli anni Trenta del XIV secolo, spesso raffigurato in atto di devozione. Compare cio di piccole dimensioni mentre in ginocchio ai piedi del Cristo o di uno o pi santi e tiene le mani giunte in segno di preghiera. Ci dimostra una particolare piet e dedizione religiosa da parte dellAngioino e a quel che sappiamo questo un aspetto sul quale la sua propaganda, cos come quella dei suoi due predecessori, fa insistentemente leva (sovrano pio, ortodosso, molto cristiano e devoto sono appellativi che spesso descrivono sia Carlo I e Carlo II che Roberto).6 Ben si inserisce in un tale contesto di accentuato fervore religioso anche luso di farsi raffigurare nei due monumenti funebri (realizzati tra il 1343 ed il 1345) giacente a piedi nudi e rivestito del solo saio francescano. Cos facendo si vuole senzaltro sottolineare la spiccata umilt che fa parte integrante dellimmagine di sovrano particolarmente devoto che egli vuole dare di s. Cos, sebbene in maniera implicita, il re ammanta lesercizio della propria potestas civile ancora una volta di pi dellautorit legittimante che promana da Dio. Losservatore, insomma, recepisce un messaggio ben preciso: il regnum di un sovrano tanto cristiano e dedito al Signore non potr che essere completamente e perfettamente legittimo. Ma ancora non tutto. Dal 1335/1336 allesterno della corte e dal 1343/1345 anche allinterno (ma nel solo monumento funebre) nelle raffigurazioni dellAngioino si diffonde una nuova caratteristica figurativa. Da

cit., pp. 23-60, in part. p. 37 e 40; e M. Hbert, Le rgne de Robert dAnjou, in Les Princes angevins cit., pp. 99-116, in part. p. 110. 6 Sullimmagine degli angioini come sovrani particolarmente devoti si veda: G. Galasso, Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494), in Storia dItalia, a cura di G. Galasso, XV, 1, Torino, Utet, 1992, in part. pp. 170-171; Boyer, La foi monarchique cit., pp. 103-105; Idem, Une oraison funbre pour le roi Robert de Sicile, comte de Provence (1343), in De Provence et dailleurs. Mlanges offerts Nol Coulet, a cura di J. P. Boyer e F.X. Emmanuelli, Provence Historique, XLIX, gennaio-giugno 1999, fasc. 95-96, pp. 115-131, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 12, in part. pp. 4-5; S. Kelly, The New Salomon. Robert of Naples (1309-1343) and Fourteenth-Century Kingship, Leiden-Boston, Brill, 2003, in part. pp. 73-104.

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questo momento in poi la sua immagine sovente accompagnata dalle personificazioni delle virt cardinali e teologali e delle arti del trivio e del quadrivio in modo da esprimerne visivamente la sapienza e la saggezza. Quella di Roberto monarca dotto, erudito e giudizioso unopinione particolarmente diffusa tra i contemporanei ed alla quale la propaganda angioina fa appello con singolare insistenza. Si pensi a tal proposito al distico (cernite robertum regem virtute refertum) a lui dedicato dal Petrarca e scolpito sulla sua tomba monumentale o alliscrizione (rex robertus rex expertus in omni sciencia) che ne accompagna la figura nella miniatura del fol. 3v della cos detta Bibbia di Malines.7 Oppure ancora si tenga presente, a conferma della diffusione di tale giudizio anche allesterno della corte, la puntuale descrizione che di lui ci ha tramandato il Villani nella sua Cronica:
Questo re Ruberto fu il pi savio re che fosse tra cristiani gi sono cinquecento anni, e di senno naturale e di scienzia, grandissimo maestro in teologia, e sommo filosofo, e fu dolce signore e amorevole, e amichissimo del nostro comune di Firenze, e fu di tutte le virt dotato, se non che poi che cominci a invecchiare lavarizia il guastava, e in pi guise si stremava per la guerra chavea per racquistare la Cicilia, ma non bastava a tanto signore e cos savio comera in altre cose.8

A tal proposito si ponga in particolar modo attenzione anche al sermone pronunciato a Napoli da Bartolomeo da Capua nellagosto del 1309 per celebrarne lavvenuta incoronazione a re. L, tra i motivi per cui gli concessa la corona, si ricordano tra le altre cose anche la sua sapienza e le sue grandi virt. Il noto giurista infatti recita:
1) Fuit coronatus in uasis et alte sapientie, quia idem rex imbutus et doctus est profunde in Sacra Theologia que de Deo tractat et de diuinis. []

7 Sullimmagine di Roberto re saggio si veda soprattutto, e su tutto, il relativamente recente: Kelly, The New Solomon cit., pp. 1-21 e 242-305. 8 Giovanni Villani, Cronica di Giovanni Villani a miglior lezione ridotta collaiuto de testi a penna, Roma, Multigrafica, 1980 (ristampa delledizione di Firenze, 1823), VII, p. 33.

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2) Fuit etiam coronatus prefatus rex in uasis prompte et luminose scientie, quia in moralibus et logicalibus peritus et promptus est ac actus speculator. [] 3) Fuit similiter coronatus iam dictus dominus rex in uasis preclare ac aperte iustitie, quia ipse iustus est et iustitiam diligit in omnibus processibus et operationibus suis. [] 4) Fuit etiam coronatus rex ipse in uasis stabilis et mansuete constantie, quia in omnibus actibus et gestis suis constans et stabilis est sicut uirtuosus ad quem pertinet constanter et immobiliter operari, ut dicitur in II Ethicorum.9

A questo punto ci viene da chiedere: per quale motivo viene adottata questa nuova peculiarit iconografica e quale significato politico ad essa attribuibile? Certamente a prima vista saremmo tentati di ritenere che, mostrandosi come un sovrano virtuoso, Roberto voglia senza ombra di dubbio legittimare il suo accesso al trono attraverso le sue proprie qualit personali. Ma in realt ad unaltra autorit, legittimante e sacralizzante insieme, che si desidera far appello tramite questa novit figurativa. Sottolineando la propria saggezza e la propria sapienza lAngioino viene piuttosto esplicitamente ad auto-celebrarsi quale novello Salomone. A tal proposito risulta assai significativa lorazione funebre in onore del re pronunciata nel monastero di Santa Chiara in Napoli tra il gennaio ed il febbraio del 1343 dal domenicano Federico Franconi. Nel suo discorso il frate predicatore paragona senza mezzi termini Roberto al personaggio biblico proprio in virt della sua enorme sapienza:
Quis non admiraretur ejus sapientiam sive naturalem, sive moralem, sive medicinalem, sive legalem, sive gramaticalem, sive logicalem? Et breviter credo quod tempore suo mundus non habuit ita generalem

9 Per ledizione critica del testo del sermone si veda: J. P. Boyer, Parler du roi et pour le roi. Deux sermons de Barthlemy de Capoue, logothte du royaume de Sicile, Revue des Sciences Philosophiques et Thologiques, LXXIX, aprile 1995, fasc. 2, pp. 193-248, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 42, edizione del Sermon de Barthlemy de Capoue pour le couronnement du roi, pp. 31-37, in part. per il passo qui citato p. 33.

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sapientiem. Omnibus liberalibus artibus fuit sufficienter edoctus, et theologus magnus, unde potest dici de eo illud, Matth. XII: Ecce plus quam Salomon hic. [] Fuit sapientissimus in omnibus scientiis, in responsionibus, questionibus, sermonibus; Ecclesiastes 12: Cumque esset sapientissimus Ecclesiastes, docuit populum, et enarravit que fecerat, et investigans composuit parabolas multas, quesivit verba utilia, et scripsit sermones rectissimos et veritate plenos. Est ergo iste alter Salomon magnificatus non solum divitiis pecunie, sed sapientie et glorie; secundo Paralipomenon 9: Magnificatus est rex Salomon super omnes reges terre pre divitiis et gloria; omnes reges terre desiderabant videre faciem Salomonis, ut audirent sapientiam, quam dederat Deus in corde suo.10

Se dunque Roberto intende presentarsi in analogia con Salomone resta da capire quali implicazioni ci possa comportare dal punto di vista ideologico. Certamente cos facendo egli si rif esplicitamente allautorit di un rex et sacerdos biblico voluto ed istituito direttamente da Dio. Di conseguenza viene a riceve per il proprio potere non solamente una spiccata legittimit divina ma anche una forte sacert che fa della sua persona una specie di vicario di Dio sulla terra in grado di svolgere una funzione, assimilabile a quella sacerdotale, di mediatore tra lOnnipotente ed i propri sudditi. A questo punto lalone di santit che circonfonde questo re sembra divenire veramente incommensurabile. Effettivamente possiamo notare come tali princpi ricorrano con insistenza, come ha evidenziato il Boyer, nel pensiero politico di Roberto. In particolare sapienza e saggezza sono viste come virt a lui concesse direttamente da Dio ed in grado di permettergli, in quanto conoscitore del volere divino alla stregua di un profeta dellAntico Testamento, di dirigere il suo popolo per un retto cammino. In definitiva egli, re sapiente e saggio e quindi profeta, diviene una sorta di incarnazione di Davide e di Salo10 Su questa orazione si veda: Boyer, Une oraison funbre pour le roi Robert cit., passim. Per ledizione critica del testo si veda: Ivi, edizione dellOraison funbre du roi Robert par le dominicain Federico Franconi, pp. 10-12, in part. per il passo qui citato pp. 10-11.

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mone assumendo cos caratteri quasi clericali da rex et sacerdos e riuscendo a guadagnare unautorit e sopratutto una sacralit assolute.11 Ricapitoliamo. Abbiamo fin qui visto che alla base del modello iconografico adottato da parte di Roberto soprattutto a partire dagli anni Trenta del XIV secolo sta un chiaro tentativo di manifestare la provenienza divina del potere e la santit della figura regia. Per quale motivo proprio in questi anni si assiste ad un tale sviluppo ideologico? Da che cosa esso causato? Il problema della successione al trono, che si apre in maniera drammatica con la morte del principe Carlo (unico figlio di Roberto) il 9 novembre 1328, non sembra essere la risposta giusta al nostro quesito. Infatti le pretese immediatamente avanzate sia da Filippo di Taranto che soprattutto da Caroberto dUngheria (rispettivamente fratello e nipote del suddetto Roberto) contro la designazione della piccola Giovanna (primogenita del defunto Carlo) paiono essere gi pienamente rientrate, se non in occasione del suo riconoscimento formale il 4 novembre 1330, almeno nel 1332 e sicuramente risultano completamente sopite per il 26 settembre 1333 (quando viene celebrato a Napoli il matrimonio pacificatore tra questultima ed Andrea dUngheria, rampollo di Caroberto). Invece quello che caratterizza interamente tutto larco degli anni che qui ci interessa soprattutto il deterioramento dei rapporti tra il re di Napoli e la Santa Sede. Lindirizzo filo-ecclesiastico e filo-curiale degli Angi non va interpretato come un loro totale appiattimento nei confronti della politica papale. Motivi di scontro e contrasto (anche radicale) sono sempre pi o meno presenti ma proprio durante questi anni che si registra una definitiva divergenza tra le parti. Il raffreddamento dei rapporti con papa Giovanni XXII (in carica dal 1316 al 1334) inizia grosso modo nel 1323 in seguito alla promulgazione della costituzione Cum inter nonnullos. Con questa il pontefice

11 Su questi aspetti si veda: Boyer, La foi monarchique cit., pp. 108-109; Idem, Ecce rex tuus cit., p. 20; Idem, Parler du roi et pour le roi cit., pp. 21-24; Idem, Prdication et tat napolitain cit., pp. 149-150; Idem, Florence et lide monarchique cit., pp. 6-7; Idem, Une oraison funbre pour le roi Robert cit., pp. 7-8; Idem, Une thologie du droit cit., pp. 5-6; Kelly, The New Solomon cit., pp. 210-211 e 242-275.

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si esprime contro i francescani spirituali che invece godono della tutela regia allinterno del Regno in virt del favore in parte dello stesso Roberto e soprattutto della regina Sancia e del di lei fratello Filippo di Maiorca. La situazione precipita sul finire degli anni Venti e con linizio dei Trenta ed investe non solamente gli aspetti religiosi e dottrinali ma anche i rispettivi interessi politici. Tali dissonanze sono messe a nudo in occasione delle discese in Italia di Ludovico il Bavaro (1327-1329) e soprattutto di Giovanni di Boemia (13311333). Questultimo, in particolare, addirittura apertamente appoggiato dal papato, che cos viene a disconoscere completamente il ruolo politico svolto da Roberto in Italia, nel suo tentativo di formare un ampio potentato filo-pontificio nel nord della penisola. Inoltre, sempre negli stessi anni, si consuma la querelle relativa al passaggio, con il beneplacito del papa stesso, della contea di Provenza al regno francese. Infatti in seguito ad una nuova temporanea alleanza, fortemente voluta dalla Chiesa, tra Filippo VI re di Francia e Giovanni re di Boemia il primo viene investito del titolo di sovrano di Arles e di Vienne (cio di tutti i territori della riva sinistra del Rodano, compresa appunto quella Provenza che costituiva una delle province storiche della casata angioina). La situazione non migliora con Benedetto XII (papa dal 1335 al 1342) n tanto meno con Clemente VI (sul soglio pontificio dal 1342 al 1352) che proseguono con particolare alacrit la via tracciata dal loro predecessore sia sul piano politico che su quello religioso (in particolare si tengano presenti le azioni rivolte contro i dissidenti francescani ancora particolarmente presenti nella citt di Napoli e dal re difesi e protetti). A tutto ci si aggiunga la pacificazione anglo-imperiale e quella franco-imperiale, promosse e raggiunte dalla Santa Sede rispettivamente nel 1339 e nel 1341, alle quali Roberto si oppone con veemenza perch potenzialmente in grado di mettere il Regno ed i possedimenti angioini nel centro e nel nord Italia in una situazione particolarmente pericolosa e svantaggiosa. Ma si consideri anche lalleanza stipulata tra il papa ed i Visconti nel 1341. Evento questo che limita, ancora una volta di pi, linfluenza dellAngi

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nellAlta Italia. A tale data dunque la sua politica non risulta pi come prima agevolata e promossa dalla Chiesa ed egli riceve da questultima un sempre minore appoggio in sostegno degli interessi del Regno (esemplare in tal senso la gestione della questione della riconquista della Sicilia agli aragonesi). Si arriva cos ad un sempre maggiore ed inesorabile allontanamento tra le parti che sfocia addirittura, nel testamento eseguito da Roberto il 16 gennaio 1343 (ovvero quattro giorni prima della sua morte), nella categorica respinta di qualsiasi tutela pontificia in favore dellancora minorenne erede al trono Giovanna (e questo nonostante la condizione di feudo della Chiesa che caratterizza giuridicamente il Regno sin dalla sua prima formazione).12 Da quanto emerso ne consegue che gli anni in cui il nostro sovrano sviluppa una concezione sacralizzata della propria regalit coincidono perfettamente con un periodo di netta rottura con quella che da sempre era stata la tutrice del potere angioino nel Regno. Evidentemente, in un tale contesto, il re si sente pi libero di ammantare la sua autorit di una legittimit e soprattutto di una sacert che sono andate sbiadendo nei secoli in seguito allaffermazione dei princpi della teocrazia papale. Secondo questi ultimi infatti il papa rappresenta il vicario di Cristo sulla terra e di conseguenza detiene sia il potere spirituale che quello temporale in una vera e propria pienezza di potere (plenitudo potestatis) che gli permette di intervenire liberamente non solo allinterno della sfera religiosa ma anche di quella politica e di fare dellimperatore e di tutti i sovrani della cristianit una sorta di meri vicari papali e di braccia armate della Chiesa (venendo cos questultimi a perdere gran parte del loro prestigio e, nello specifico di quanto qui ci interessa, della loro sacralit).13

12 Su questi avvenimenti si veda: . G. Lonard, Gli angioini di Napoli, ed. it., Varese, dellOglio, 1967, in part. pp. 311-335 e 396-422; Galasso, Il Regno di Napoli cit., p. 23 e 60 e pp. 146-157; Barbero, La propaganda di Roberto cit., pp. 112-114; Kelly, The New Solomon cit., pp. 74-90. 13 Anche sui princpi della teocrazia papale la bibliografia sarebbe sterminata. In particolare si veda: W. Ullmann, Il papato nel Medioevo, ed. it., Roma-Bari, Laterza, 1987, in part. pp. 205-284; A. Paravicini Bagliani, Le Chiavi e la Tiara. Immagini e simboli del papato medievale, Roma, Viella, 1998, passim; C. Azzara, Il papato nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2006, in part. pp. 65-100.

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Ma fino a che punto Roberto si spinge per questa strada? Alcuni ulteriori elementi iconografici ci portano a delineare meglio il quadro e necessariamente a ridimensionarlo. Torniamo di nuovo alle sue raffigurazioni ed in particolare proprio a quelle dove egli compare al fianco di personaggi della sfera sacra (cio Cristo, la Madonna, i santi ecc.). Nonostante in questo modo intenda sacralizzare la sua persona a ben guardare pi di un dettaglio ci induce a ritenere che in verit egli si attesta su di un piano nettamente distinto da quello sacrale. Infatti possiamo notare come nelle varie immagini non compaiono mai non solo intenti cristomimetici ma neppure elementi in grado di assimilare il re ad una figura prettamente celeste: se Cristo ed i santi sono in genere disegnati con il volto di fronte o di trequarti e la testa circonfusa dallaureola ed inoltre hanno delle notevoli dimensioni fisiche, Roberto compare sempre di profilo, di piccola statura e non mai aureolato. Inoltre, a tal proposito, possiamo porre lattenzione anche su un altro aspetto che sembra particolarmente indicativo della volont di sottolineare le differenze di status che intercorrono tra i vari soggetti: la raffigurazione del volto dellAngioino con accentuati elementi ritrattistici (in pratica laffermazione di un qualcosa di molto vicino ad un ritratto di tipo moderno). Infatti egli, facendosi raffigurare come un individuo nella sua specificit ed unicit legata alle contingenze del mondo sublunare, viene ad evidenziare il suo carattere terreno, umano e mortale. Fatto che lo allontana certamente ancora di pi dallatemporale sfera del divino. A tal proposito si noti inoltre anche che il riferimento allautorit ultraterrena appare quantomeno sfumato ed assolutamente non preponderante. Infatti Roberto protagonista solamente di scene di benedizione divina (o addirittura di semplice devozione nei confronti di Cristo o dei santi) ma mai dinvestitura (tema figurativo che certamente manifesta assai pi esplicitamente la provenienza celeste del potere regio). Per concludere notiamo come tra le allegorie che lo accompagnano nella miniatura del fol. 3v della cos detta Bibbia di Malines insieme a quelle relative alle virt cristiane compaiono anche quelle inerenti ad alcune qualit cavalleresche e cortesi. Nellaggiunta di tale particolare leggiamo, sulla scorta di Ferdinando Bologna,

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un tentativo di celebrare Roberto come sovrano laico ispirato nel suo governo da unetica prettamente terrena.14 Questa peculiarit sembra proprio sintomatica dello slittamento della sua ideologia politica verso un piano pi prettamente temporale e di una netta separazione del suo potere da quello spirituale che si va qui sempre pi chiaramente delineando. Giunti a tal punto possiamo finalmente tracciare in maniera pi precisa il concetto di regalit del nostro sovrano ed a ragion veduta ridimensionare quanto emerso precedentemente. Infatti se indubbio che egli consideri la propria sovranit come derivante da Dio in realt questa origine non da ritenersi esplicita e diretta ma invece mediata e di conseguenza indiretta. Inoltre se sicuramente egli ritiene se stesso ammantato di una particolare sacert in grado di innalzarlo verso lOnnipotente ed i santi daltra parte essa risulta limitata e non sembrerebbe implicare anche unautorit nellambito spirituale e sacerdotale. Ne consegue che metafore come quelle di intermediario tra Dio ed il popolo, di vicario dellAltissimo sulla terra o di rex et sacerdos alla maniera biblica non possono essere a lui assolutamente applicate. Infatti la sua sovranit rimane sempre e comunque fortemente vincolata alla sfera temporale e la sua sacralit, per quanto egli adotti un linguaggio iconografico fortemente invischiato con lelemento religioso, assolutamente limitata. Insomma, per quanto Roberto cerchi di svincolarsi dalla tutela pontificia (ed in parte riesca nel suo intento) allinterno del suo pensiero politico forti rimangono le influenze delle teorie della teocrazia papale. Il rapporto filiale con la Chiesa ed il pontefice e la sottomissione ai princpi della ierocrazia sono aspetti che effettivamente caratterizzano da sempre, come ancora una volta stato messo in evidenza dal Boyer, lideologia del nostro sovrano.15 A tal proposito significativo , tra le altre cose, un passo della gi ricordata
14 Su tale interpretazione si veda: Bologna, I pittori alla corte angioina cit., pp. 355-356. 15 Su questo aspetto si veda: Boyer, Ecce rex tuus cit., p. 21; Idem, Les Baux et le modle royal cit., passim; Idem, Parler du roi et pour le roi cit., p. 20; Idem, Prdication et tat napolitain cit., p. 151; Idem, Florence et lide monarchique cit., p. 7; Idem, Une oraison funbre pour le roi Robert cit., p. 6 e pp. 8-9; Kelly, The New Solomon cit., pp. 104-119.

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orazione funebre dedicata a Roberto da Federico Franconi. Qui, nel delineare la figura del defunto, si insiste proprio sullobbedienza e la fedelt da egli costantemente dimostrata nei confronti della Chiesa:
Secundo ecce notat ejus subjectionem et obedientiam. Quis non diceret dominum nostrum regem Robertum subjectum fuisse et obedientem Ecclesie romane? cui tam prompte, tam fideliter in omnibus obedivit, sive subveniendo in debitis, sive defendendo armis, sive obediendo mandatis. Dicatur ergo de eo illud, Jo. 19: Mulier, id est Ecclesia que mollis est et pia, ecce filius tuus.16

Quanto la corte angioina sia rispettosa delle teorie della teocrazia papale gi simbolicamente manifestato nella cerimonia dincoronazione eseguita da papa Clemente V i primi di agosto del 1309 ad Avignone. Il rituale, che si basa sullOrdo coronationis imperiale XV B dovutamente modificato ed in tutto identico a quello utilizzato anche in occasione dellincoronamento di Carlo II, esprime infatti nelle sue varie componenti proprio la deferenza che Roberto mostra nei confronti della maest papale dalla quale deriva tutto il suo potere (si noti ad esempio come il rito sacralizzante dellunzione occupi un posto secondario nelleconomia del cerimoniale, come il sovrano di sovente sieda in una posizione inferiore rispetto a quella del pontefice e come, alla fine della liturgia, sia tenuto a svolgere nei suoi confronti la funzione dello scudiero).17 Queste ultime riflessioni teoriche sono inoltre chiaramente desumibili da un brano del precedentemente citato sermone di Bartolomeo da Capua pronunciato proprio in occasione dellinvestitura del re. Ivi si afferma senza mezzi termini che il papa il vicario di Cristo (Christi uicarius) e la sua autorit (cuius
16 Boyer, Une oraison funbre pour le roi Robert cit., edizione dellOraison funbre du roi Robert par le dominicain Federico Franconi, p. 11. 17 Sullo svolgimento della cerimonia dincoronazione e sullinterpretazione delle sue componenti rituali si veda: Boyer, La foi monarchique cit., pp. 86-89; Idem, Sacre et thocratie. Le cas des rois de Sicile Charles II (1289) et Robert (1309), Revue des Sciences Philosophiques et Thologiques, LXXXI, 1997, pp. 561-607, distribuito in formato digitale su www.retimedievali.it, pp. 33; Idem, De force au de gr cit., pp.40-42.

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auctoritas) supera qualsiasi altra (precellit omnes alias auctori tates et potestates) per il fatto di essergli stata concessa da Dio:
Precellens auctoritas coronantis describitur ex eo quod dicit: coronauit Aaron, quia sicut Aaron fuit de summis sacerdotibus, ut dicitur in Psalmo: Moyses et Aaron ex sacerdotibus eius, sic Christi uicarius romanus pontifex qui coronauit dictum regem dicitur summus sacerdos, sicut dicit Thomas in libello De regimine dominorum, et sicut Aaron uocatus fuit a Deo ut scribitur Hebre. V, sic et romanus pontifex a solo Deo uocatus habet iurisdictionem, ut dicit decretalis prima, De translatione, cuius auctoritas precellit omnes alias auctoritates et potestates ut dicit c. Cuncta per mundum, IX, q. ultima, et idem Thomas notat in eodem libello cap. XV.18

A questo punto ci potremmo chiedere: ma allora come sono spiegabili i riferimenti, che abbiamo chiaramente visto emergere nelliconografia di Roberto, alla provenienza divina del potere regio ed allidentificazione del sovrano con un rex et sacerdos detentore dellautorit sia temporale che spirituale? Questi non suonano fin troppo palesemente come una sfida nei confronti di quanto teorizzato dalla curia pontificia? Tali concetti, se pur effettivamente evocati, vengono nella realt amalgamati (oserei dire quasi addomesticati) allinterno di un contesto figurativo che come abbiamo ravvisato risente fortemente del pensiero ierocratico e dellattribuzione alla santa romana Chiesa della facolt di concedere qualsiasi sovranit politica (fatto che di conseguenza viene a vincolare strettamente qualsivoglia potere regio alla sola sfera del temporale a discapito di quella sacrale). Esplicite conferme in tal senso vengono ancora una volta da alcuni documenti redatti allinterno della corte. Si guardi ad esempio il gi citato sermone di Bartolomeo da Capua per lincoronazione del re (particolarmente significativo per quello che qui ci riguarda sebbene sia appunto un prodotto dei primissimi anni del suo regno). Nel seguente passo allazzardata allusione allincoronazione dellAngioino direttamente da parte di Dio (de manu Domini) si risponde immediatamente con il chiarire che questa da intendersi ad opera del sommo pontefice (uidelicet summi
18 Boyer, Parler du roi et pour le roi cit., edizione del Sermon de Barthlemy de Capoue pour le couronnement du roi, p. 31.

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pontificisi) e del suo potere e della sua autorit (de ipsius potestate et auctoritate):
Idem dominus noster rex habet ipsam dignitatem regiam maiore auctoritate et firmiore, optinens eam ex successione legitima et auctoritate uicarii Ihesu Christi; unde conuenienter potest dici de ipso quod accepit: diadema speciei de manu Domini, sicut scribitur Sapien. V. Dyadema speciei, id est pulcritudinis et decoris dignitas regni Sicilie. De manu Domini, uidelicet summi pontificis Christi uicarii, scilicet de ipsius potestate et auctoritate; manus enim frequenter secundum romanas leges pro potestate ponitur.19

Infine in questultimo brano se da una parte si paragona Roberto a Salomone dallaltra si chiarisce subito che comunque sia la sua sovranit non viene direttamente da Dio ma bens dalla santa madre Chiesa (scilicet sancta mater Ecclesia) o come a dire dal sommo pontefice (dictus summus pontifex):
Spectabilis iuuenis dominus Karolus, ipsius Sicilie primogenitus, dux Calabrie, ad gaudium nuntiat et iubilum exultationis in eterna, ad litteram proponendo quod scriptum est Canti. III: Egredimini filie Syon et uidete regem Salomonem in dyademate quo coronauit eum mater sua in die desponsationis illius et in die letitie cordis eius. [] Regem Salomonem, id est predictum regem Sicilie qui per quandam participationem potest dici Salomon ratione sue sapientie, ut supra tactum est. In diademate quo coronauit eum mater sua, scilicet sancta mater Ecclesia uel iam dictus summus pontifex qui est in Ecclesia et Ecclesia in ipso sicut in prelato, ut dicit c. Requisisti, Extra, De testamentis.20

In conclusione, da tutto quanto emerso da tale percorso iconografico, possiamo definire il tentativo di Roberto di creare una legittimazione divina del proprio potere ed una sacralizzazione della sua persona regia come incompiuto o riuscito solo a met. Se da una parte innegabile un impegno in tal senso dallaltra dobbiamo anche prendere atto del suo inesorabile fallimento e della limitazione a cui la sua sacralit rimane sottoposta. Mirko Vagnoni
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Ivi, p. 32. Ivi, p. 33.

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Fig. 1. Lello DOrvieto, Reali angioini e santi, affresco, 1333-1343. Napoli, Convento di Santa Chiara.

Fig. 2. Maestro di Giovanni Barrile, San Ludovico di Tolosa venerato dal re Roberto e dalla regina Sancia, dipinto su tavola, c. 1331-1332. Aix-en-Provence, Muse Granet.

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Fig. 3. Giovanni e Pacio Bertini, Roberto dAngi in trono, gisant di Roberto dAngi, Roberto dAngi in gloria e Roberto dAngi in ginocchio di fronte alla Vergine, scultura, 1343-1345. Napoli, Chiesa del Convento di Santa Chiara, sepolcro di Roberto dAngi.

Fig. 4. Cristoforo Orimina, Roberto in trono attorniato dalle Virt, miniatura, ante 1343. Louvain, Bibliotheek Faculteit Teologie, Ms. Lat. 1, Bibbia di Malines o di Nicol dAlife, fol. 3v.