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Lezione 2

Abbiamo detto che, accanto al corpo senza immagine, esistono delle immagini senza di non corpo. Tali immagini Questo Essa si sono qualificate questa

dallappellativo denominazione materiale,

immateriali. neutra. con

appellativo, oppone una

allaggettivo e propria

e fonda,

questultimo

vera

metafisica dellimmagine. In base a questa distinzione si sarebbe portati immediatamente a pensare che tutte le immagini siano immateriali, se potessimo astrarre dal loro supporto corporeo. (Proprio questo del resto era il presupposto che reggeva una famosa mostra esposta al Beauburg parigino e curata da un altrettanto famoso pensatore, linventore del postmoderno, JeanFranois Lyotard; Les Immateriaux , tenutasi esattamente dieci anni fa, nel 1985). Anzi, saremmo tentati di concludere che tutte le immagini, in quanto tali, siano incorporee. Merleau-Ponty ci ha gi, per, messo sullavviso, per cos dire, quando dice che il corpo pu essere paragonato non ad un oggetto, ma ad unopera darte. Rovesciando la sua affermazione potremmo

dire: lopera darte pu essere paragonata non ad un oggetto fisico, ma ad un corpo. Ma questo significherebbe che un oggetto fisico, materiale, sia qualcosa di diverso da un corpo. Materiale e corporeo sarebbero dunque due termini non sovrapponibili; di pi, anche immateriale e incorporeo sarebbero due termini non

sovrapponibili. Che significa tutto ci? Che ci si pu esprimere solo attraverso il corpo? E allora perch persino i pi radicali sostenitori di una simile teoria, cio i body artisti, hanno impiegato una tecnologia immateriale come il video, ed hanno prodotto immagini senza corpo? La difficolt questa volta risiede in una sovrapposizione linguistica e logica al tempo stesso. Non solo infatti non possibile sovrapporre ad uno ad uno i termini corpo e materia e i loro inversi, ma non si possono sovrapporre le coppie di termini materiale/immateriale e corporeo/incorporeo che da essi hanno origine. Il grande testo che ci viene in aiuto in questo caso Logica del senso (1969), uno dei pi importanti studi condotti da Gilles Deleuze, pensatore francese solitamente etichettato come poststrutturalista (etichetta in questo caso di comodo!), il cui debito con Merleau-Ponty sembra essere indiscutibile. Vista da vicino, il dualismo materiale/immateriale non ha nulla di nuovo. Esso, in verit si inscrive perfettamente nella metafisica classica, aristotelico-platonica, di cui echeggia i dualismi pi tradizionali, come corpo/anima, forma/contenuto,

sensibile/soprasensibile, e soprattutto essere/non-essere. Secondo questa tradizione, esiste una materia informe che verrebbe definita e identificata da un principio formale astratto. La forma

immateriale superiore alla materia, attuale o ideale, mentre la materia solo in potenza ed sensibile; in un certo senso, solo la forma veramente, la materia pi vicina al non-essere, possiede lessere solo in potenza. Ma dallunione delle due che

scaturiscono gli oggetti individuali che popolano il nostro mondo, opere darte incluse. Introducendo per in questo schema una gerarchia, se ne deduce che proprio le opere darte divengano portatrici di una specie di paradosso: esse infatti sono costrette ad incarnare un aspetto ideale in un determinato oggetto materiale. Molti secoli dopo, Hegel dir ancora che lopera darte un universale concreto, proprio per significare il dualismo insanabile che attanaglia larte come una contraddizione. Resta il fatto che, a livello di arti visive, la verit delle immagini risiede nel loro valore immateriale, non nel loro supporto materiale, e che per afferrarne il contenuto occorrerebbe fare astrazione da quel supporto, la materia soggiacente. Di avviso del tutto diverso Deleuze, che individua nel pensiero degli antichi stoici (attivi a partire dal 300 a.C. in Atene, con Zenone Stoico) una distinzione di carattere diverso. Ora, qual questa grande distinzione introdotta dagli stoici?

La distinzione passa tra: a) corpi e b) incorporei . Andiamo per


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ordine

vediamo

che

cosa

comporta

questa

distinzione.

Innanzitutto essa si oppone alla distinzione fra essere e non-essere, dunque non una distinzione ontologica; pertanto una distinzione meramente logica, legata al senso. Che cosa sono i corpi? a) I corpi: corpo tutto ci che esiste dicono gli Stoici. Ovvero, corpo tutto ci che patisce ma anche che agisce (tutti i corpi sono cause ), mentre lincorporeo non agisce n patisce. Quindi
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corporea lunica

sostanza soggiacente, ma fra i corpi occorre

anche annoverare tutte le qualit della sostanza. Al contrario, gli attributi sono incorporei: mentre infatti le propriet sono qualit espresse da aggettivi, gli attributi sono espressi da un verbo e non designano, come le propriet, uno stato della sostanza, ma un suo cambiamento ancora in divenire (gli stoici non dicono: lalbero verde; ma: verdeggia ). Dunque corporeo in generale lessere, e quindi tutte quelle realt che sono nel senso pi profondo; cio Dio, lEssere e la verit sono corpi. Ne consegue che i corpi e gli stati di cose hanno un solo tempo: il presente: essi infatti sono, ed esistono, ma non possiedono la determinazione dinamica del divenire. Deleuze parla dei corpi o stati di cose come di esseri; egli ricorda che in
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Deleuze ricorda il contributo di Brhier La thorie des incorporels dans lancien stocisme , Paris, 1928 alla ricostruzione del pensiero stoico: a ragione, poich lopera di Brhier ancora oggi ineguagliata.
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Lds, p.12.

Aristotele le categorie si dicono in funzione dellessere e la differenza passa nellessere, cio tra essere e non-essere. Ma nello stoicismo la differenza passa tra essere (corporeo) e incorporeo; dunque tra essere e qualcosa che sta fuori dallessere, eppure esiste (in qualche modo). Domanda: che cosa pu star fuori dallessere, senza finire nel non-essere? Qualcosa che per ora chiameremo extra-essere. E` evidente il tentativo di Deleuze di affermare una nuova logica oltre i corpi come oggetti fisici, sulle orme di Merleau-Ponty. Il problema diventa come uscire dai corpi ma anche, da un punto di vista pi generale, come uscire dalla dialettica materialistica e psicoanalitica, legata al problema della merce e del corpo. Daltra parte linsistenza sullincorporeo un tentativo di attraversare unintera concezione ontologica; questo sguardo oltre lEssere genera un cambiamento di vedute sullIdealismo (platonico o hegeliano). LEssere non pi la verit dellente, lIdea non pi il trascendente ma lextraessere, linsistenza di superficie, levento. Pi in generale possiamo dire che il senso, e la sua logica, sono legati alla nozione di incorporeo . Vediamo da vicino gli incorporei: b) Incorporei: cosa sono? Gli Stoici ammettono quattro incorporei: lesprimibile (ovvero il senso), il vuoto, il luogo, il tempo . Deleuze
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compie qui una riclassificazione degli incorporei che pu venire cos riassunta:
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lesprimibile

viene

sdoppiato,

per

cui,

assunto

Cos in Sesto Empirico; cfr. S.V.F. II, 117-20.

nellaccezione

linguistico-logica

il

senso,

in

accezione

extraontologica leffetto; o evento; il vuoto e il luogo vengono unificati nella trattazione della superficie; il tempo viene trattato a parte nella sua duplice concezione. Innanzitutto gli effetti. Se i corpi sono cause, gli incorporei sono effetti. Gli stoici rompono il legame deterministico causa-effetto; operano un clivaggio (termine geologico che significa sfaldatura o anche tendenza dei cristalli a fendersi secondo determinati piani) e rimandano le cause alle cause e gli effetti agli effetti. Le cause agiscono sulle cause e patiscono dalle cause: si collegano tra loro perch sono corporee e i corpi si mescolano tra loro (le cause sono causa di altre cause, allinfinito); gli effetti invece si collegano in senso logico e, anche, linguistico. Che cosa sono gli effetti, allora dato che non sono dei derivati dalle cause? Gli effetti non sono stati di cose, non sono statici. Anzi, gli effetti non sono. Gli effetti sono eventi. Per definizione, gli effetti non sono nellessere, dunque sono extra-essere, non esistono ma insistono o sussistono .
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Occorre infine ricordare per che non vi distanza radicale tra corpi e incorporei; questi ultimi insistono al limitare dei corpi, i corpi sono come frequentati, attraversati dagli incorporei, sono abitati
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D. qui strettamente filologico: la distinzione fra esistere e insistere infatti chiara ad esempio in SVF, II, 518 (cfr. Stoici antichi , a c. di M. Isnardi Parente, Torino, 1989, I, p.379; e Introd., p. 61, n.107), dove vien detto che il tempo incorporeo (Ain passato-futuro) non (esiste) ma (sussiste, insiste). [ = comincio ad essere, son pronto; in Arist. = accado; (medio di ) = sto, sto sotto; in Arist. = esisto. Cfr. PauliWyssowa, s.v.]

dal senso, dagli effetti e dagli eventi. Il corpo , come avevamo gi visto, il luogo del senso, un luogo espressivo; ma lespressione stessa qualcosa che tocca i corpi in tempi e modi diversi, non appartiene per essenza ai corpi, si limita a frequentarli in modo instabile. Del resto, senza i corpi, senza quellinsieme dei corpi che Merleau-Ponty chiamava la carne, non vi spazio perch

lincorporeo si manifesti. Che cosa possiamo trarre da questa inedita distinzione? Il dualismo che ci aveva fatto inizialmente opporre corpo e sua immagine ricalcando i classici dualismi metafisici, tra cui quello che distingue corpo da anima (o mente), in questa prospettiva viene meno. Limmagine diventa il senso del corpo, il suo senso incorporeo, levento che si sviluppa alla sua superficie. Consideriamo il famoso detto stoico: non: lalbero verde, ma: lalbero verdeggia; ci significa che le immagini non sono qualit inerenti ai corpi, n sono corpi esse stesse, ma sono degli eventi dinamici (come il verdeggiare) che hanno luogo al limite dei corpi. I corpi, dal canto loro, non sono pi un ostacolo alle immagini, ma il loro supporto ideale. Gli stoici del resto, un po come la filosofia zen e come, prima di loro, i filosofi cinici, usavano indicare il corpo come unevidenza destinata a scandalizzare, a metter fuori gioco ogni idealismo. Proprio come i bodyartisti, alla domanda del discepolo che cos la verit, essi rispondono indicando un pesce, o direttamente mettendolo nelle mani del discepolo. Umorismo

(arte dei corpi) che va contro lironia (arte socratica delle altezze metafisiche): si pensi alla famosa performance di Joseph Beuys intitolata: Insegnare larte a una lepre morta. La performance stessa come forma darte appare dunque in questa chiave nella sua verit filosofica: essa rappresenta appunto levento che si sprigiona alla frontiera dei corpi nella loro espressione apparentemente pi insensata e insignificante, il senso che si libera alla superficie del non-senso.