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Paco Ignacio Taibo II Qualche nuvola

Traduzione: Gloria Corica Titolo originale: Algunas nubes 1992 by Metrolibri/Granata Press - Bologna

Nota dell'Autore
Quando, nel 1803, Sherlock Holmes mor per la prima volta, migliaia di lettere di protesta inondarono la redazione di Strand Magazine, convincendo Conan Doyle a tirar fuori il suo personaggio dalle cataratte di Reichenbach, un po' umido ma vivo. La morte di Belascoarn, nel 1981, ha provocato soltanto due telefonate minacciose e anonime, oltre a un centinaio d'isolate proteste di amici e conoscenti casuali raccolte nell'arco di circa cinque anni. Se ne deduce questo: a) che Holmes era molto pi popolare di Belascoarn; b) che in Messico la gente muore con maggior facilit, e ci si abitua pi facilmente alla loro assenza; c) che, se bisogna far rivivere Hctor, devo farlo sotto la mia responsabilit e senza aspettare che arrivino postini con borse gonfie di lettere. Per gli interessati alle cronologie, la storia qui narrata pu essere collocata dopo quanto accade in Dias de combate (1975) e Cosa Fcil (1976) e prima di No habr final feliz (1981), pertanto questo romanzo aggiunge nuovi dati alla saga di Belascoarn (che sar interamente pubblicata dall'Editore italiano in questa collana), senza alterarne il finale.

PIT II

Questo romanzo dedicato all'amica Liliana, che dovrebbe vivere dalle parti di Cordova, all'amico Jorge Castaneda, che sta in un barrio a sud del DF, e a Hctor Rodrguez, rintanato in qualche covo nel Tabasco. La rosa della sifilide fiorisce nelle strade. Mike Gold Niente come sembra. Justin Playfair a Mildred Watson

Capitolo 1
Ti conosco cos bene, che ti posso presentare. Victor Manuel Seduto sull'ultima sedia, sotto l'ultima palma, beveva birra e ripuliva dalla sabbia un mucchietto di conchiglie. Dalla capanna vicina, dove un uomo in camicia verde limone lavava bicchieri in un secchio, giungeva la musica di un bolero malinconico. L'aveva scorta di lontano, riconoscendola mano a mano che si avvicinava, dopo la curva della statale, mentre percorreva il tratto di sabbia spianato dai camion. Affond lo sguardo fra le conchiglie e port il boccale di birra alle labbra, fino a vuotarlo. Non c'erano problemi con sua sorella, nessuna lite in corso; ma con Elisa arrivavano le novit, e lui era stanco, svogliato, arruffato, trasandato, voglioso di birra, innamorato del bolero e cullato dal rumore delle onde. Aveva la sua palma solitaria, i tramonti, e qualche nuvola pacioccona in cielo. Anche se gli occhi si nascondevano, le orecchie registravano il rumore del motore che si avvicinava, e qualcosa

gli sugger che le vacanze che aveva preso da se stesso stavano per terminare. Elisa diminu la velocit e lui alz la testa dalle conchiglie e sorrise con le labbra e con l'unico occhio buono. Lei manovr la moto a motore spento e la sistem a una decina di metri da lui. Era senza casco; l'aveva legato dietro con la borsa, e portava un fazzoletto rosso al collo. Pens che era tipico di Elisa lasciare che fazzoletto e capelli ondeggiassero al vento mentre la moto percorreva gli ultimi metri sulla spiaggia. Fratellino, ti ho scoperto a grattarti la pancia sotto l'ultima palma della spiaggia. Pensavo di trovarti proprio cos... C' qualche nuvola fece Hctor, tanto per dire qualcosa. Per i miei gusti sono poche, negli ultimi cento chilometri mi sono cotta al sole rispose lei, e si avvicin per farsi abbracciare dal fratello. Hctor la strinse forte. Elisa sicuramente portava con s qualcosa in pi del proprio calore e della camicia bagnata di sudore sotto il sole maligno di Sinaloa, ma in fondo non gli importava troppo.

Altre due, ingegnere? chiese il barista che li osservava incuriosito. Altre quattro, Marcial rispose Hctor, spuntando dai capelli di Elisa che stranamente non odoravano di nessun shampoo al limone n di qualsiasi altro sapore dell'infanzia. Elisa si liber dalla stretta, tolse i capelli dal viso e si lasci cadere su una sedia. il posto pi bello del mondo disse. Il secondo posto pi bello del mondo la corresse Hctor, sedendosi su una sedia di metallo che affond un po' nella sabbia. Perch non questo? No, il pi bel posto del mondo a mezz'ora da qui. Davvero, fratellino? e rest silenziosa a guardare il mare, sperando di poter prendere a prestito un po' di quella calma che avvertiva in lui. Era arrivata con i suoi 140 chilometri all'ora dopo mezza giornata di viaggio e un mucchio di giravolte nel cervello. Il cameriere, che tutti chiamavano "Stellina", usc da dietro un bancone di legno, li raggiunse con le birre e le appoggi sul tavolino facendo tintinnare le bottiglie. Il calore del pomeriggio appann il vetro ghiacciato. Il mare sonnecchiava, la luce

cominciava a cambiare. Due nuvole immobili, sopra di loro, parevano inchiodate al cielo. Bene, comincia a raccontare, non so niente di niente fece Elisa. Mah... non c' poi molto. Lavoro per una cooperativa di pescatori, a Puerto Guayaba, a due chilometri da qui; ho fatto il disegno della rete fognaria. Mi sono rimesso a studiare, pi che a lavorare. Non ricordavo che l'ingegneria servisse anche per fare fogne e scoli. Nel tempo libero passeggio sulla spiaggia. Sono l'ingegnere solitario, qualcosa come il cavaliere solitario, ma disarmato... Nient'altro. A met tra l'ingegnere di fabbrica e il detective. E pi solitario delle due cose insieme. Non uccidi nessuno, non rubi a nessuno. Lavori con della gente, ti danno il buongiorno alla mattina, parli con loro. Non devi niente a nessuno. Va bene, cos. Hctor la guard con l'occhio buono. L'altro, immobile nell'orbita solcata dalla cicatrice, non guardava niente, ma sembrava fisso sul mare e sui gabbiani. Non usi la benda, qui disse Elisa. Hctor port la mano sopra l'occhio morto, di vetro, per sentirlo, e con le dita percorse la cicatrice.

una rottura di palle, ci entra la sabbia e comincia a lacrimare... Perch poi te lo racconto, mah! Sono storie per spaventare i bambini. Come quelle dei vecchi che alla sera si tolgono la dentiera e la mettono dentro un bicchiere, e nel mezzo di un incubo la dentiera salta fuori e li morde al collo. Che cose orribili racconti. E tu? Come sta Carlos? Come hai fatto a trovarmi? Il tuo padrone di casa nel DF (1), il Mago, mi ha dato un indirizzo, ha detto che gli avevi chiesto di mandarti dei libri. Sono stata indecisa per una settimana, e alla fine ho preso la moto, e in due giorni, zac! Non era poi tanto difficile trovarti... No, pensavo... Si guardarono. Lei gli prese la mano e la strinse un attimo, poi la ritir, afferr una birra e la fece tintinnare contro quella di lui. Hctor, sei mesi, una settimana e due giorni prima aveva ucciso un uomo. Non gli importava poi molto. Non aveva un gran rispetto per la vita degli altri, e il tipo si meritava di morire. Per, nel mezzo della sparatoria, una pallottola si era conficcata nella testa di un bambino di otto anni. Il bambino non era morto, ma era rimasto per sempre come un automa. Hctor si era convinto che la pallottola non fosse stata sparata

da lui, ma dall'altro, doveva per forza essere stato l'altro. Nessuno l'aveva messo in relazione con la sparatoria. Il morto si era portato con s nel cimitero di Dolores il nome e le generalit. Era definitivamente uscito di scena. Ma Hctor aveva saputo del bambino, e una volta era perfino entrato all'ospedale per cercare di vederlo; arrivato fino alla stanza, era rimasto a guardare a lungo quel corpicino coperto di bende, quegli occhi vitrei. La notte stessa aveva lasciato la citt senza meta. Era una storia semplice. Quando uno non pu fuggire da se stesso, se ne va dalla casa, dalla citt, dal paese. E bisogna correre perch l'ombra non lo raggiunga... Elisa gli riport alla mente lo sguardo vuoto di quel bambino dietro la tenda a ossigeno. Che c', sorellina? Vieni a vedere come sto, a strapparmi al mio ritiro spirituale... Sei preoccupata? Scommetto che pensi che avresti fatto meglio a parcheggiare la moto nella spiaggia prima di questa, farti un bel bagno, e lasciarmi in pace. Lo sguardo di Elisa s'indur. La musica ricominci. Era un bolero eseguito al piano e cantato da Manzanero, lo stesso che gli aveva fatto compagnia in quegli ultimi mesi.

Mi d fastidio la tua autocompassione. L'annuso da lontano. La conosco a memoria, sono un'esperta. La mia vita fatta cos, mi caccio nelle situazioni e mi sento colpevole di tutto quello che faccio. E poi ricomincio di nuovo. Non ti ricordi pi come sono fatta? Certo che mi dispiace di essere venuta qui. Bene, siamo in famiglia e senza guardarla le prese la mano. Qui comunque ci si pu abbronzare. Ho con me dei libri e la foto di un fidanzatino delle elementari che non vedo da venticinque anni. E cassette di Roy Brown. Lo conosci? Mi sono portata un manuale per imparare a suonare il flauto. Puttana miseria! Ho scordato il flauto... E non ho fretta. Ho una settimana intera per decidere se raccontarti o no perch sono venuta fin qui. Che te ne pare? Hctor alz la testa e guard la palma. Trenta metri sopra di lui doveva soffiare un po' di vento, perch le foglie si stavano muovendo leggermente. Disse soltanto: Che libri hai? Mi sono gi letto la storia delle crociate di Runciman tre volte. Non ci si pu fidare del Mago. Neanche un libro giallo mi ha mandato. E qui non ci sono librerie... e neanche giornali.

Hctor non aspett la risposta, e assunse un'aria spensierata, anche se sapeva che non avrebbe ingannato Elisa. Neppure la routine stabilita con la piccola comunit riusc a fargli dimenticare il motivo della presenza di Elisa. Hctor a tratti pensava che tutto fosse gi stato deciso nel momento in cui aveva visto la sua moto spuntare da dietro la curva. E che il resto era l'inevitabile attesa per accettare il ritorno a casa. In certi momenti si convinceva di poter ignorare il richiamo della foresta, e trasformarsi in uno Zanna Bianca addomesticato dalla solitudine. Si domandava se esistesse un destino oppure no, e intanto quella settimana passava. Scopr che Elisa si divertiva ad ascoltare i dischi di Aznavour e trascorse pomeriggi interi impacciato per quel mieloso messaggio romantico, guardando crescere l'erba e un albero di lill. Camminava per il paese, si scolava birre e parlava con Elisa dei ricordi d'infanzia e di un viaggio ad Acapulco che avevano fatto da bambini. E riprese anche a guardarsi nello specchio del bagno. Il sintomo definitivo fu il suo abbandono delle birre per tornare alle Pepsi e alle gazzose. L'astinenza dall'alcol era collegata al ritorno: la birra era un lusso della solitudine. Cos,

un venerd, pur sapendo che rimanevano ancora quattro giorni alla scadenza, prov ad arrendersi. Forza, sorellina, racconta e si sedette per terra di fronte a Elisa, che stava leggendo sul divano un libro di poesie di Luis Rogelio Nogueiras. Elisa alz gli occhi dal libro e sorrise. Hai ancora quattro giorni. Perch questa fretta? Non fare la finta tonta. Lo sai che quando hai detto che mi davi una settimana di tempo, da quel momento avevo gi perso. Non voglio sentirmi in colpa. Hai visto bene che non ti ho fatto pressione, vero? A ciascuno le sue colpe. La mia quella di essermi venuto a seppellire qui, e la tua quella di essere venuta a dissotterrarmi. Quattro giorni ancora, fratellino. La tua solo curiosit. Fra quattro giorni potrei accettare qualsiasi cosa. Ora invece posso ancora difendermi dalle tue pazzie. E' cos assurdo quello che sto per dirti, che meglio lasciar passare ancora un paio di giorni. O vuoi che resti senza vacanze?

Facciamo domani pomeriggio. Qualunque cosa sia. Che accetti o no quello che mi proporrai, rimarremo qui ancora un giorno in pi. Va bene disse Elisa, e cinicamente riprese a rileggere le sue poesie. La riunione si tenne sulla spiaggia. Elisa aveva preso la moto, ed Hctor l'aveva raggiunta camminando. Come d'accordo, si erano trovati al tramonto. Un sole da cartolina si stava sciogliendo all'orizzonte, le onde s'infrangevano sulla spiaggia con un rumore melodico. Elisa indossava un costume bianco e, quando usc dall'acqua, Hctor si accorse della cicatrice di un'operazione di appendicite. Guard quel corpo bagnato che brillava sotto il sole e gli piacque. Affond il viso nella sabbia per sfuggire la tentazione dell'incesto e si ritrov a pensare all'incesto. L'idea si dissolse poco a poco assieme alla sabbia che scivolava tra le dita. C'era una brezza leggera, giusto per non smentire i venditori di paradisi, che li descrivevano proprio cos: palme, soli rossi che si scioglievano nell'acqua, un vento leggero che alleggeriva la pelle dal calore del giorno.

Elisa annod sopra il costume un pareo giallo canarino, e pos un bacio sui capelli del fratello. Hctor alz la testa e ricambi con un sorriso. Hctor Belascoarn Shayne aveva due cognomi esotici, una laurea in ingegneria conseguita all'Universit Nazionale, un occhio in meno, trentacinque anni, una ex moglie, una ex amante, due fratelli, un completo di cotone che sembrava quello di un antropologo sociale sul campo di lavoro piuttosto che di un detective, una pistola calibro trentotto chiusa in una cassetto nel suo ufficio a Citt del Messico, l'andatura un po' zoppa per una ferita alla gamba destra, una qualifica d'investigatore privato ottenuta con un corso per corrispondenza, una marcata preferenza per le bibite, le spremute di limone, le insalate di granchio, alcuni racconti di Hemingway (i primi e gli ultimi) e la musica bossa nova. I suoi eroi preferiti erano Justin Playfair, Michele Strogoff, John Reed, Buenaventura Durruti, Capablanca e Zorro. Sapeva di non potere andare molto lontano con un cimitero di eroi come quelli. Dormiva meno di sei ore a notte, gli piaceva il rumore soave che fanno le idee nel mettersi in ordine, e aveva passato gli ultimi cinque anni sopportando il peso di una stanchezza

senza motivo apparente, che richiamava alla memoria i tempi delle passioni stupide e degli amori scemi, atteggiamenti che allora sembravano eccitanti. Non aveva un alto concetto di se stesso, ma conosceva e rispettava la propria testardaggine. Tutto questo potrebbe spiegare, se non fosse che le spiegazioni non servono a niente, perch continu a giocare con la sabbia fino a fare un buco regolare, dove cerc di seppellire il morto dei sei mesi prima e il bambino ferito. Elisa aspett che la sabbia intorno al buco fosse completamente spianata e poi s'incammin con Hctor verso la casa, preparandosi a raccontare la sua storia, senza permettere che il ronfare del mare li intorpidisse.

Capitolo 2
Nessuna ricchezza innocente. Eduardo Galeano Senza girarci tanto attorno, te la riporto come me l'hanno raccontata. C'erano una volta tre fratelli cominci Elisa uno studiava al liceo con me e si sposato Ana, la mia amica. Ti ricordi di Ana? Anita l'orfanella. Hctor fece cenno di s. Anita, una rossa vivacissima che al liceo era famosa perch conosceva tre lingue; quella che ogni tanto Elisa si portava a casa a pranzo, che sapeva fare i cruciverba e si sedeva con il vecchio Belascoaran a dargli una mano, sotto lo sguardo stupito di tutta la famiglia. Ana, che nelle notti d'internato leggeva il vocabolario. Non aveva altra maniera per ricordare quell'adolescente dai capelli rossi con un tascapane pieno di strane cose che pesavano come piombo, che leggeva i racconti cinesi di Malraux (e che Hctor, per testardaggine, non aveva accettato in prestito in quei giorni, per poi leggerli anni dopo, pentendosi di esserseli persi prima).

Bene, Ana. E allora? Allora, uno si spos con Ana e se ne andarono tutti e due negli Stati Uniti a studiare medicina. Gli altri fratelli si dedicarono a spendere i soldi del padre. E un giorno il marito di Anita ricevette una chiamata, torn di corsa nel DF e si ritrov con il padre morto da tre giorni. Niente di anormale. Un semplice attacco di cuore. Ma i suoi due fratelli erano messi quasi peggio del padre. Uno venne trovato crivellato di colpi a casa sua, l'altro se ne stava seduto in poltrona davanti al padre morto, completamente fuori di testa. Senza parlare, muto. ancora cos. Credo sia in un manicomio del DF. No, a Cuernavaca, ma comunque fa lo stesso. Sono due mesi che non parla, niente di niente. E tutto successo il giorno del funerale del padre. E poi? Che altro c'? Questo solo l'inizio disse Elisa, sperando che Hctor si facesse prendere dalla storia: tre fratelli, uno medico la cui unica particolarit era l'essersi sposato la rossa Anita, l'altro ammazzato a revolverate, il terzo completamente rincoglionito seduto di fronte al cadavere del vecchio. E poi?

Seduti nel giardino della casetta, a duecento metri dal mare, Hctor si era sistemato una Pepsi-Cola di fronte, sul tavolo; Elisa se n'era procurate altre due, come a sottolineare che la storia sarebbe stata lunga, che ci voleva tutta la capacit deduttiva del fratello stimolata dalle Pepsi. Hctor, che non credeva nel raziocinio, non si era procurato neppure un quaderno di appunti. Ascoltava in silenzio, aspettando di capire da dove cominciare, un indirizzo, un angolo di strada dove iniziare il percorso che l'avrebbe portato a infilarsi nella vita di altra gente, nella morte di altra gente, nei fantasmi di altra gente. Comunque la si vedesse, era solo un problema di vie, strade, parchi, camminate, chiacchiere. Hctor conosceva un unico metodo d'indagine. Mettersi nel vivo della storia, fisicamente, finch la storia non fosse diventata la sua storia. E cos cominci a immaginarsi le strade di Cuernavaca che circondavano il manicomio, e l'idea non lo attir per niente. Poi Anita e il marito visitarono il fratello deficiente, consultarono altri medici, e non riuscirono a risolvere nulla. Lui rimaneva chiuso in se stesso, assente, e secondo il parere dei medici se n'era andato per sempre. E la polizia si convinse che si fosse trattato di una rapina... ce n'erano state parecchie

ultimamente... che il fratello probabilmente aveva cercato di fare resistenza e lo avevano ucciso, e che l'altro, nonostante avesse visto tutto, non poteva raccontare niente, niente di niente. E qui finiva la storia. Hctor si ripromise di non fare altre domande. Elisa voleva raccontare a modo suo, e decise di non intervenire. Allora, Anita e il marito ritornarono negli Stati Uniti... Dove? chiese Hctor venendo meno alla sua promessa. Dove che? Dove se ne tornarono! S. A New York, lavoravano in una clinica per malattie renali dell'universit. Bene fece Hctor, pensando che New York fosse molto meglio di Cuernavaca. Ed erano da una settimana a New York, quando arrivarono le carte dell'avvocato, i conti bancari e i documenti dell'eredit. E per poco non svengono dal colpo. Il vecchio, il padre del marito di Anita, era padrone di alcuni mobilifici nel centro, tre mobilifici; e suo marito, di Anita, pensava che qualche lira il vecchio dovesse tenerla, perch a casa sua non era mai mancato niente e ce n'era anche per viaggiare, regalare

macchine ai figli, universit private, cose del genere, ma non immaginava che la faccenda fosse cos grossa. Il vecchio aveva settanta milioni di pesos in valori, sette in un conto personale, altri venticinque in una seconda banca, e un mucchio di propriet. Una casa a Guadalajara, un'altra a Guaymas, una fabbrica per imbottigliare bibite a Puebla. Un bel po' di soldi. E un quantitativo notevole di partecipazioni in varie attivit di cui i figli erano completamente all'oscuro. Una cassetta di sicurezza in una banca, una in un'altra banca e un'altra cassetta ancora. Barche a Mazatln. Boutiques di vestiti a Monterrey. Tutta roba fine, negozi ben avviati. Allora il marito di Anita ritorna nel DF a farsi carico della fortuna ricevuta, richiedere un documento d'invalidit mentale per il fratello chiuso in manicomio, e ottenere i permessi per aprire le cassette di sicurezza. E rientra dieci giorni dopo a New York. Ne passano altri due, e zac, lo accoltellano a Manhattan nell'atrio del palazzo dove viveva. Totale, che dei fratelli e del padre non ne restava uno vivo. E l'Anita, quando si rende conto della situazione, si spaventa sul serio, lei. Hctor si ricord all'improvviso che Elisa e la sua amica Anita si chiudevano in camera a fumare di nascosto e cantavano le canzoni di Joan Baez con la chitarra, e lui si

lamentava che non riusciva a studiare, ma loro niente, dure. Chi suonava la chitarra? Chi suonava la chitarra? Elisa si ferm a guardarlo. Mentre Hctor sorrideva per l'assurdit della domanda, dopo una pausa rispose: Io. Anita cantava meglio, ma non sapeva suonare. Come ti venuto in mente? Dovevo essere idiota completo se invece di cantare con voi le canzoni di Joan Baez me la passavo infilandomi in testa tutta quella merda sull'analisi del suolo. Qui siamo d'accordo. Eri idiota completo. E che ha fatto Anita? Ha cercato di conoscere qualcun altro della famiglia, per scoprire che non esisteva pi nessuno. Era rimasta solo lei. Nessun lontano parente. Si ritrovata in una grande casa a Polanco (2), con ancora le macchie di sangue sulla moquette e la camera chiusa dov'era morto il vecchio col suo semplice attacco di cuore. Si rinchiusa l dentro e vi rimasta a pensare che non era successo niente, che doveva solo aspettare un po' e sarebbe arrivato qualcuno a svegliarla da quell'incubo per portarla al cinema a vedere un film di cowboy e a mangiare pop corn.

E chi arrivato? L'avvocato di famiglia. Un ragazzo abbastanza giovane... per avvisarla che diventata miliardaria, per offrirsi di mettere ordine a tutto quel casino di eredit e che... Insomma, Anita si infilata in un hotel della Colonia Roma, sola con se stessa. Poi ha preso l'elenco del telefono e ha cominciato a cercare i vecchi amici di dieci anni prima. E cos, per caso, ha trovato me. La Colonia Roma, un hotel. Questa idea gli piaceva pi di Cuernavaca o New York. Dove ti ha trovato? Ero a casa di pap e mamma che pagavo la signora delle pulizie e sceglievo qualche libro da leggere. E allora? Che vuole Anita da me? No, aspetta, non ancora finita fece Elisa. Poi si alz e si avvi al bagno. Hctor fin la prima Pepsi con una lunga sorsata e accese una sigaretta, dopo aver compresso il tabacco battendola sul tavolo. Le Delicados senza filtro, ultimamente, erano piene di tronchi, di rami d'albero; bisognava scuoterle, prima di fumarle, per togliere tutta l'immondizia. Hctor guard la sigaretta prima di accenderla, aspettandosi che bruciasse come la pipa della pace.

Improvvisamente un'idea gli attravers la testa: Elisa... Hanno ucciso Anita? Quasi rispose una voce spenta da dietro la porta del bagno. Merda, tutto era cos complicato. Sufficientemente complicato perch la storia lo catturasse, ipnotizzandolo, ma non gli piaceva l'idea di Anita morta. Per partire gli occorreva calore, e lo voleva da qualcuno vivo. Era stanco di amore per i cadaveri di altre storie. Elisa usc dal bagno asciugandosi le mani col suo pareo e prosegu il racconto. Quasi, per poco non la uccidono, ma questo viene dopo. Prima ci siamo viste, abbiamo mangiato insieme, e tutto andato nel migliore dei modi. La poverina sembrava una sonnambula. Un pomeriggio chiama e mi racconta che aveva appena visto l'avvocato e che doveva parlare con me. Vado al suo hotel, e mi dice che l'avvocato, abbastanza agitato, senza tanti complimenti l'aveva avvisata che avrebbe potuto disporre di qualche milione, ma che la fortuna accumulata non si poteva toccare, che doveva parlare col signor Melgar, il signor Arturo Melgar. E il giorno seguente l'hanno quasi ammazzata... Il Topo disse Hctor.

Proprio lui, il Topo rispose Elisa. Il tuo amico d'infanzia. Porca puttana... disse Hctor, e lasci che la sigaretta gli si spegnesse fra le dita.

Capitolo 3
Scorrono troppe cose in primo piano e non sappiamo niente di quel che succede dietro. Heinrich Boll Elisa era ripartita in mattinata, ed Hctor avvert la sua mancanza. Come se fosse aumentata la vibrazione nell'aria e la quiete se ne fosse andata. Durante l'ultima settimana, la presenza di Elisa aveva reso il tempo immobile, dolciastro. Ora era tornata la fretta. Era la citt che tornava a riempire l'aria, il ritorno a Citt del Messico che entrava dalle finestre, pensava, mentre mangiava uova con pancetta nella terrazza della casa, contemplando il mare. "Rimpianger tutto questo." Questo era il mare. Per non pensare troppo agli addii, prepar la sua valigia in meno di mezz'ora, riemp tre scatoloni con le cose a cui non dava nessuna importanza e che si sarebbero potute perdere in qualunque stazione di corriere, e usc camminando per il paese a salutare la banda di amici, la signora del negozio di alimentari,

il padrone del cinema dove si proiettava un solo film alla settimana per i grandi e uno alla domenica per i bambini. Non pass per il molo, a quell'ora nessuno di quelli che conosceva si sarebbe trovato l, e si limit a fare un salto all' impresa di costruzioni per ritirare l'assegno dell'ultima settimana e avvisare che se ne doveva andare. Di fronte alle proteste della segretaria che voleva trattenerlo perlomeno fino all'arrivo del capo, us la scusa della morte del nonno e dell'eredit da ritirare. Restitu la chiave della macchina che ogni tanto la cooperativa gli prestava e senza voltarsi salut il mare. Hctor poteva trascorrere parecchie ore senza pensare, senza rimuginare, eliminando il bisogno d'imbastire qualche idea. Si limitava a viaggiare con la testa in divagazioni, per colorarle con immagini, uccelli, farfalle, ricordi, sogni. E rimase cos per sedici ore, dal momento in cui aveva abbandonato l'ultima palma di Puerto Guayaba a quando sal con l'ascensore fino alla porta del suo ufficio. Davanti alla targa dello studio in comune (Belascoarn Shayne - Detective. Gilberto Gomez Letras - Idraulico. Gallo Villareal - Esperto di drenaggio in profondit. Carlos Vargas -

Tappezziere) sostava un grassone malvestito che Hctor ricordava vagamente. Era ora! Quando lavorano qui? Non ancora arrivato nessuno? domand Hctor umilmente. No. Hctor apr con le sue chiavi e spinse la porta a vetri. L'odore di chiuso lo colp in faccia. Sopra la sua scrivania campeggiava una poltrona lilla sventrata, su cui sicuramente Carlos stava lavorando. Rivide con affetto la parete dove le foto di Zapata e i ritagli di giornale si erano mescolati alle foto di Valenzuela e agli articoli di Ovaciones. Qualcuno aveva dipinto col gessetto un aereo sul pavimento di legno. Il Gallo, probabilmente il Gallo in un eccesso di lirismo. Si accomodi disse Hctor al grassone. qui per l'idraulico o per il tappezziere? Vengo per il fottuto investigatore. Lei crede che per un idraulico o un tappezziere sarei stato qui ad aspettare? Capo, nostro grande capo! Non era pi vita senza di te! ulul Carlos Vargas sulla porta, precipitandosi a stringere solennemente la mano di Belascoarn. Da quando te ne sei

andato non si sono pi viste n donnine con le tette al vento n vecchiette accoltellate con le budella di fuori. Era diventato tutto cos noioso. L'investigatore sono io disse Hctor rivolto al tipo, mentre abbracciava il tappezziere. Mia moglie una gran puttana esord l'uomo, e, dopo aver scacciato una mosca dalla tavola con una mano che sembrava un guantone da baseball, si ferm a fissare Hctor negli occhi. E come fa ad asserire questo? domand lui molto serio, riconoscendolo come don Gaspar, il padrone di una panineria a mezzo isolato dagli uffici di via Donato Guerra. Tutti i soldi che le passo li butta in mutande rosa e reggipetti con le trine, e quando sta con me non li usa. Sar timida, la sua signora azzard Carlos il tappezziere da un angolo della stanza, mentre tentava di concentrarsi su una poltrona da manager in cuoio nero completamente sbudellata. Macch timida. una gran puttana, mia moglie. Ma non ne ha le prove, don Gaspar disse Hctor compiacente.

No. per questo che mi rivolgo a lei, perch lo verifichi e io possa farla a pezzi. che., don Gaspar... farfugli Hctor. Io la pago. Costi quel che costi. Hctor s'accorse che l'uomo era sul punto di piangere mentre estraeva dalla tasca posteriore dei pantaloni una bottiglietta di brandy. Senta, don Gaspar riattacc Carlos lei non si preoccupi, scopriremo la verit e non le faremo spendere molto... Don Gaspar guard il tappezziere, che sorrise mostrando i denti incapsulati. Questo signore il suo aiutante? S, a volte mi aiuta rispose Hctor lanciando un'occhiata di traverso a Carlos che aveva congelato il sorriso. Bene, basta con le ciance disse don Gaspar. Lasci sul tavolo ventimila pesos aggiunse Carlos. Don Gaspar infil la mano in tasca e tir fuori un rotolo di banconote stropicciate e sudate; cominci a contarle mentre le stirava. Il nome di sua moglie e l'indirizzo chiese Hctor.

Amalia, si chiama Amalia, quella vacca, e viviamo nella Colonia Moderna. Le scrivo l'indirizzo... Ma io sono nella panineria tutto il giorno, per questo diventata cos puttana. L'uomo annot su di un pezzo di giornale sul tavolo i dati e si alz senza dire nient'altro. Si diresse verso la porta come se caricasse il peso della moglie sulle spalle, e con delicatezza la richiuse. E ora chi ci va a verificare se la moglie di don Gaspar troia o no? E se poi lo , chi glielo dice? Tu? Guarda in che casino ci siamo infilati. Appena arrivato e gi sono dentro un'altra rogna. Ho gi un caso per le mani, non posso perder tempo nei negozi di biancheria o nei supermercati spiando la signora che si compra le mutande! Lascialo a me, capo! disse Carlos molto serio avvicinandosi alla scrivania. Prese i ventimila pesos tutti da mille e li divise in due mazzette. Afferr il pezzo di giornale e, dopo aver rivolto al detective un largo sorriso, usc senza guardarlo pi in faccia. In fondo, Hctor era soddisfatto. Aveva la stessa curiosit di don Gaspar di sapere se dona Amalia era o non era puttana, o perch si comprasse biancheria intima che poi non usava col marito. La vita era met curiosit e met compromesso. E il

compromesso consisteva nell'impedire che don Gaspar la massacrasse di botte. Hctor pensava che tutti avessero diritto di essere puttanissimi, se questo non rovinava troppo la vita degli altri. E cos acconsent che Carlos uscisse in missione esplorativa e s'intasc i diecimila pesos. Se la signora risultava innocente, con i diecimila pesos le avrebbe regalato un bel completo reggiseno, calze e mutandine a fiori. Mise il denaro nel portafoglio, si diresse alla cassaforte, prese la pistola e la fondina; fece un autografo apocrifo sul poster del grosso Valenzuela per Gilberto, l'altro compagno d'ufficio, e usc diretto all'ospedale. Pioveva. Erano gli ultimi giorni di febbraio, e pioveva. Ogni volta che la rivedeva, quella citt appariva sempre pi ostile coi propri figli. Hctor aveva raccolto in autobus la conversazione di due passeggeri che si lamentavano delle malattie virali che si prendono respirando: virus mutanti ovunque nell'aria inquinata della capitale; e pioggia spessa che insudiciava la biancheria stesa dalle massaie nelle terrazze. Alz il collo della giacca e cammin pi in fretta. Era questa la citt che lo stava aspettando. La stessa citt di sempre. Un po' carogna, come buona parte dei suoi abitanti. Calcol male un

salto e infil il piede in una pozzanghera. Non pot impedirsi di sorridere. Era un modo per dargli il benvenuto. La televisione nella stanza dell'ospedale di Anita era accesa, ma lei non l'ascoltava e non la degnava di uno sguardo neppure di tanto in tanto. Le serviva per non rimanere sola con se stessa per troppo tempo. Hctor conosceva questo tipo di rapporto con il televisore. L'aveva vissuto quando suo padre si era ammalato gravemente. E per questo, nonostante la pubblicit dei lubrificanti per motore lo infastidisse, non la spense. Anita sembrava moribonda. Le braccia pallide su lenzuola di un biancore eccessivo. Sui polsi spiccavano lividi scuri. Il mento era infiammato dai punti di sutura. I capelli rossi abbandonati sopra 0 cuscino. Se la scena fosse stata allestita per suscitare solidariet e simpatia, era ben riuscita. Hctor s'iscrisse immediatamente al club degli ammiratori e protettori di Anita. Sapeva che era stata picchiata con un pugno di ferro, violentata e abbandonata per strada sanguinante in un giorno di pioggia come quello. Cos' successo, piccola pel di carota, sembri una malata dei film le disse, per poi distogliere lo sguardo verso le gocce di pioggia che picchiavano contro il vetro della finestra.

Ecco il mio detective... Chi lo avrebbe mai immaginato? Ho sempre pensato che tu fossi un ritardato. Questo perch mi vedevi dal basso. Quando ti ho conosciuto ero alta meno di uno e sessanta. E ora? Beh, ora dopo le botte che mi han dato devo misurare suppergi uno e cinquanta. E non disse pi niente perch si mise a piangere con dei lacrimoni da far invidia alla pioggia. Di, piccola, non fare cos. Anita continu a piangere senza pudore, senza cercare di nascondere il viso con le mani, immobile. Hctor fiss con l'occhio buono il televisore e colp un paio di volte col pugno la porta del bagno. Se per cacciarsi in una storia gli era necessaria soprattutto la curiosit, per continuare bisognava che gli altri ce lo spingessero fino alla fine, o che masticasse tra i denti un bel po' di odio. E questo non gli mancava. Se un giorno avesse incontrato quelli che avevano conciato Anita in quel modo, li avrebbe fatti a pezzi.

Anita lo guardava tra le lacrime, e l'investigatore non poteva distogliere lo sguardo da lei. Hctor non aveva certo bisogno di alimentare il proprio odio fissando quegli occhi verdi, eppure, non sapeva che fare. Siediti disse Anita con la voce ridotta al sussurro di un moribondo. Hctor cerc una sedia e trov solo una poltrona ingombra di mazzi di rose, in un angolino accanto alla finestra. Siediti qui, scemo disse Anita con l'abbozzo di un sorriso negli occhi pieni di lacrime. Hctor si avvicin al letto, accarezz il viso della ragazza con la mano che sentiva ruvida e incapace di trasmettere affetto, e si sedette al suo fianco. Capisci come sto, vero? Hctor assent. Sei l'unico con cui ne parlo. A Elisa l'ho appena accennato, non potevo... A te lo racconto, lo voglio raccontare e poi dimenticarlo per sempre... Per sempre. Non capitato a me, ma a qualcun'altra. successo cinque giorni fa... Erano nascosti nella mia stanza d'albergo quando sono arrivata. Appena aperta la porta, si sono lanciati su di me. Faceva quasi

buio, ma si potevano vedere, perch la stanza al secondo piano con vista sulla strada e c'era un lampione. Quello che mi aveva trascinato dentro la stanza mi ha preso per i capelli. Deve aver tirato per un bel po', perch quando sono stata ritrovata mi sanguinava la testa e non c'erano ferite. Tirava e gridava: Brutta puttana, te ne devi andare da qui. Te ne vai subito. Un altro ha acceso la lampada al lato del letto. Io ho gridato, e un altro ancora, che era seduto sulla poltrona, si alzato e mi ha picchiato con uno di questi cosi che si mettono nelle mani, di ferro, in faccia. Ho gridato fino a soffocare e non potevo parlare. Dal terrore non riuscivo a dire niente. Cercavo di respirare, ma l'aria non entrava, stavo soffocando di paura. Quello che mi tirava i capelli, uno biondo con la faccia piena di acne, cicatrici e pustole infette, mi ha spinto per terra. L'altro, quello con il pugno di ferro, mi ha preso a calci e ho sentito rompersi le costole, ma questo mi ha aiutato, perch ho potuto prendere aria e respirare. Era piccolo, forte, molto forte, muscoloso come Chelo. Ti ricordi Chelo? L'autista delle tue vicine di Coyoacn. Cos, tarchiato, piccolo, capelli neri e ricci, molto elegante, con i baffi folti. Questo mi ha riempito di calci e poi si messo a ridere. Zitta, scema, diceva. E io cercavo di calmarmi e di respirare.

Il biondo sfregiato mi si butta addosso e mi strappa i vestiti. Mentre mi violentavano, avevo la maglia sulla testa e mi erano rimasti la cintura della gonna, i calzini e una scarpa. E m'insultavano. L'altro stato sempre zitto. Parlava solo per dire che me ne dovevo andare da Citt del Messico, che di soldi ne avevo a sufficienza e dovevo scomparire subito. E poi mi ha mostrato una quantit di fogli, tanti, mi ha trascinato alla scrivania di fronte allo specchio, mi ha messo una penna in mano e ha detto: firmalo o crepi. Solo cos: firmalo o crepi. Ricordo che mi sono guardata allo specchio senza riconoscermi. Poi ho fatto una firma, non era la mia, ma un'altra. Non per fare l'eroina, non credere, niente di tutto questo. Semplicemente perch avevo scordato la mia. Avevo dimenticato chi ero. Poi lo stesso ha chiamato qualcuno al telefono e ha detto solo: Abbiamo finito, ed stato zitto ad ascoltare, mentre il piccoletto tirava fuori un coltello e mi tagliuzzava le cosce, e io ho gridato di nuovo, e il biondo mi ha ributtato per terra e mi ha messo in bocca... Mi ha messo in bocca un brandello del mio reggiseno, pieno di sangue. E poi non so pi niente, perch se ne sono andati; io volevo solo questo, che se ne andassero. Mi sono risvegliata per strada quando due venditori di giornali mi hanno sollevato per

togliermi dalla pioggia, e poi ho visto le luci dell'ambulanza, e non ricordo pi niente. Anita rest in silenzio. Il suo sguardo si spost verso la finestra. L'hai raccontato. Ora puoi scordarlo per sempre disse Hctor. Non vero. S che puoi. In una settimana ti riprenderai e il giorno che ti faranno uscire ce ne andremo a ballare. Tu non sai ballare. In una settimana posso imparare. Ho tanta paura. Perch non te ne vai? E dove? A New York? Nella casa dove morto Luis? Dove, senn? Con chi? Con chi me ne vado? chiese Anita, e le lacrime ripresero a scendere. Sono sola, qui. A volte viene Elisa, ma ho paura anche per lei, che le possa succedere qualcosa... Ti trovo le balie pi in gamba di tutto il Messico, non preoccuparti. Per il tempo che te ne starai qui avrai i guardiani migliori. Quanti soldi hai?

Tanti. Stavo sistemando le carte dell'eredit. L'avvocato mi ha messo in conto qualcosa come cinque milioni di pesos prima che succedesse tutto questo. Fammi un assegno da cinquantamila. Con la firma buona? Con la firma buona, piccolina. E con questo che ci paghi? I tuoi nuovi guardiani. E tu quanto vuoi? Il mio lavoro gratis. Dimmi solo cosa vuoi esattamente. Voglio sapere cos' successo. Chi ha ucciso Luis e i suoi fratelli. E chi mi ha fatto tutto questo. Faremo qualcosa di pi che saperlo disse Hctor, e si sent terribilmente autosuffciente e a buon mercato. Ma non cambi la parola data. Guard fuori. Continuava a piovere. Puoi chiedere che mettano un letto in pi nella camera? Stasera dormo qui. Anita annu. Ana? Sei ancora sveglia? chiese Hctor nel buio. S. Vuoi che accenda?

No... racconta. Com'erano i fratelli? Pancho, il maggiore, era un povero coglione, quello che hanno ucciso a revolverate. Mi fa un certo effetto dirlo adesso che l'hanno ammazzato, ma a volte glielo dicevo anche in faccia. Parlava della gente come se fosse stata roba di sua propriet. La sua macchina, il suo amico, il suo cameriere, il suo muratore, il suo biglietto d'aereo. Studiava architettura, ma era fuori corso. Tipo allegro, molto orgoglioso, elegante, un cocco di pap. La madre era morta parecchio tempo prima. Ho sempre pensato che il vecchio avesse una seconda casa perch ogni tanto spariva senza render conto a nessuno. La famiglia era di Guadalajara, almeno quella della madre. Il vecchio era stato gerente di un grande magazzino, non ricordo se il Salinas y Rocha o il Palacio de Hierro, l che ha conosciuto sua moglie. Luis non mi ha quasi mai parlato di lei. Non la ricordava. Luis era un tipo geniale. Sempre di buonumore, sempre con la voglia di fare cose nuove. Sempre disposto a regalare parte del suo tempo agli altri. Non andava d'accordo col padre e con Pancho. Luis era il secondo dei figli, aveva trent'anni, ci siamo sposati due anni fa e siamo andati negli Stati Uniti a prendere la specializzazione. La verit che Luis se ne voleva andare per non dover continuare a frequentare la

sua famiglia. Gente squallida... E io? Che far adesso? Io non voglio i soldi di quella famiglia. Non voglio niente. E il terzo fratello, quello che sta in clinica? Alberto era il pi tonto dei tre. Sognava un giardino botanico per coltivare e vendere fiori come Matsumoto. Credo fosse omosessuale. Timido. Passava il tempo guardando la televisione. Guidava bene la macchina, faceva da autista al padre, aveva smesso di studiare dopo il liceo. Non era cattivo, semplicemente gli mancava qualcosa nel cervello. Luis non ti aveva mai parlato degli affari del padre? Io sapevo solo che possedeva dei mobilifici. Ma Luis, alla fine, ne sapeva quanto me. Quando, a New York, ci arriv la lettera dell'avvocato, per poco non gli schizzavano gli occhi fuori dalle orbite. Non ci capiva niente. Diceva che doveva esserci un errore, da dove mai suo padre poteva aver tirato fuori cos tanti soldi... Non ricordo altro che ti possa servire, Hctor, niente e nessuno. Che so, un qualche amico di famiglia, una parola in pi del vecchio Costa, qualcosa che Luis possa avermi detto. Niente. Niente di niente. Te lo giuro. Dove vivevano? In una casa isolata nella zona di Polanco. Avevano una cameriera, che quando siamo tornati a Citt del Messico non

abbiamo potuto rivedere, e una ragazza che lavava la biancheria. Elisa ha preso tutte le mie cose dall'hotel, lei ti pu dare le chiavi di casa. Una cameriera... Dona Concha, la governante di famiglia, quella che aveva allevato i bambini. Credo che sia mezza morta dalla paura. La polizia l'ha interrogata, ma l'omicidio di Pancho avvenuto nel suo giorno libero. Luis ha parlato con lei e non riuscito a tirarle fuori niente. Va' tu a sapere dove sar adesso... Alberto l'hai visto? L'ho visto in ospedale. Non parla, non guarda nessuno. Che pena, povero ragazzo. Luis ha cercato di farlo uscire dallo stato di shock, ma i medici gli hanno detto che non serviva a niente, che lo stava torturando inutilmente; che non sarebbe mai pi tornato normale. A proposito, devo ricordarmi di pagare la retta della clinica. Non vorrei che... Hctor non aveva pi domande da fare. Si accese una sigaretta e rest in silenzio. Sai una cosa, Hctor? Cosa? tutto come un incubo. Senza senso e spaventoso. Hctor assent col capo, ma Anita non lo poteva vedere.

Capitolo 4
La storia del Topo come la conosceva Hctor e altre cose che non sapeva di lui
Sar stato perch in quegli anni Hctor non si voltava mai a guardare le file di dietro, o perch non c'era niente di particolare in quel viso da pesce lesso del ragazzo vestito con un completo grigio e azzurro che sembrava ereditato da qualche fratello maggiore e che gli ricadeva addosso senza grazia; o perch Melgar non apriva mai bocca in classe e, per quel che ne sapeva, neppure fuori. Il caso volle che in quel noiosissimo terzo anno d'ingegneria, dove avevano diviso aule, docenti e compagni di corso, Hctor lasciasse passare inosservato quel personaggio fin quasi alla fine dell'anno. Solo quando mancavano tre settimane agli esami semestrali, un giorno, dopo aver chiesto permesso al professore di turno, sfilarono sulla pedana i candidati della "Lista Superamento", e fra gli ultimi della fila c'era Melgar, con la sua faccia da cane triste e gli occhi da cernia bollita coperti da spessi occhiali scuri

che si era tolto solo una volta per asciugare il sudore. Hctor e tanti altri, anche se avevano riconosciuto il compagno di corso, non lasciarono che questo influenzasse il loro voto, anche perch il suo gruppo stravinse sugli opachi candidati del PC, il cui linguaggio da democrazia universitaria suonava piuttosto stonato in quegli anni di apatia. Cos, anche se non super l'anno, Melgar si butt nella mischia. E non tornarono pi a dividere aule, laboratori, corsi. Melgar continu a essere un punto oscuro per Hctor. Faceva parte del gruppo che si ubriacava all'entrata dei corridoi nella parte sinistra dell'edificio principale. Era di quelli che spuntavano con vestito e cravatta nuovi e poi passeggiavano per la facolt senza un apparente motivo. A poco a poco prese a emanare un'aria di autorit. Qualche volta erano giunte a Hctor notizie su quello strano personaggio: si diceva che avesse capeggiato un'orda di picchiatori nell'assalto alla facolt di Scienze per impedire la proiezione di Otto e mezzo di Fellini, considerato "amorale"; che spacciasse marijuana, cosa quantomeno anomala in quegli anni precedenti il '68, dove il concetto massimo di droga erano due benzedrine col Bacardi; si diceva pure, del buon Melgar, che si facesse pagare per i suoi

servizi (mai chiari, ma legati al gangsterismo universitario in ascesa) da un funzionario del rettorato della UNAM (3). Nei mesi precedenti la nascita del Movimento Studentesco, Melgar acquist una certa fama e il suo soprannome "il Topo" sal di tre punti nella scala della popolarit universitaria. Si diceva di lui che avesse capeggiato uno sciopero in un liceo per cacciare via un preside, che ricevesse soldi dal PRI (4), che facesse estorsioni a quelli che entravano in zona universitaria, che girasse armato di pistola e coltello. Hctor l'aveva rivisto un paio di volte, in un'assemblea dalla quale venne sbattuto fuori e dove ritorn coi suoi scagnozzi lanciando bombe di ammoniaca che dispersero la riunione; e l'altra, che ricordava con chiarezza dopo tanti anni, fu quella volta che Hctor passeggiava nel parco dietro la facolt, pensando di portare dei fiori a una certa Marisa per fare pace. Il Topo era buttato sull'erba, gli occhiali rotti stretti nella mano, e grossi lacrimoni che gli bagnavano le guance. Hctor si era avvicinato e lo aveva aiutato a rialzarsi. Grazie, fratello, ne avanzi una, aveva detto il Topo, tirando su col naso. Hctor, senza rispondere, lo aveva trascinato verso la zona universitaria, e l'altro, preoccupato che qualcuno potesse vederli, si era staccato dal suo braccio bruscamente. Anni pi

tardi non sarebbe riuscito a ricordare il viso di quella Marisa, ma gli occhi miopi del Topo e i suoi lacrimoni non li avrebbe pi dimenticati. Per due o tre natali di seguito continu ad arrivare a casa di Hctor una cesta monumentale con un biglietto che portava solo la firma di Arturo Melgar. E iniziarono le prese in giro di Elisa, che rinfacciava a Hctor la sospetta amicizia con il gangster studente. Personalmente non l'avrebbe mai pi rivisto, e lo sguardo impaurito del Topo sarebbe tornato a Hctor solo grazie alle foto dei giornali parecchi anni dopo, quando, mentre cercava di sciogliere un'assemblea del movimento del '68, qualcuno gli aveva ficcato una pallottola nel fegato. Nella seconda serie di foto portava un numero sul petto ed era accusato di aver organizzato la guerriglia urbana. In entrambe le occasioni, Hctor, abbandonando il giornale per qualche secondo, aveva pensato che la vita in Messico fosse un mistero degno di avere una sua propria religione. Questo era tutto quello che Hctor sapeva, un riassunto della biografia del Topo, senza toccare gli intricati legami politici che Arturo Melgar aveva allacciato in quegli anni caldi.

Hctor non sapeva che il Topo, all'et di vent'anni, aveva scoperto una maniera di vivere nella quale rischio e fedelt avevano come ricompensa l'ascesa in un'invisibile ma onnipresente scala che portava al centro del potere. Hctor non sapeva che il Topo aveva imparato a giocare un gioco le cui regole cambiavano di continuo e che obbligava i suoi giocatori a mutare pelle con lo stesso ritmo, offrendo fedelt, perpetuando crimini e creando un potere col quale interagire, scambiare favori, negoziare. Per prima cosa aveva assicurato la propria sottomissione e il proprio viscerale anticomunismo alle autorit universitarie, ma l'intuizione e le buone compagnie gli avevano insegnato che non si doveva essere servitore di un solo padrone, per non finire burocrate o caporale. Organizz in prima persona un'impresa di estorsioni ai danni dei venditori ambulanti nell'area occidentale del comprensorio universitario. In quei giorni il Topo impar ad essere forte e servile al tempo stesso, despota e umile a seconda del momento, a dosare azioni di crudelt e generosit. Perch dimostrare di avere le palle anch'esso un fatto di elasticit. Impar a sciogliere la lingua, per fare da intermediario fra chi cercava servizi e i rozzi esecutori, e per mantenere unite le bande vagabonde.

A poco a poco si era staccato dal sottobosco dei piccoli malviventi e aveva cominciato a legarsi con quella fonte di potere che, anche se si presentava nebulosa ai suoi occhi miopi, era quella dove si materializzava lo stato messicano: un funzionario del dipartimento del DF, un segretario della facolt di Legge, un dirigente priista dei quartieri sud, un comandante della polizia judicial, in sostanza, lo Stato messicano. Fedele al suo credo di servire ma non dipendere, aveva trovato nel traffico di marijuana una fonte di risorse economiche fondamentali per acquisire potere nelle bande, col dato certo che in cambio dei servizi prestati le autorit universitarie avrebbero chiuso gli occhi con una benda spessa. L'ascesa della sinistra nell'universit a partire dal '66 offr al Topo opportunit di lavoro in quantit: attaccare le elezioni studentesche, irrompere nei cineclub creando terrore, disperdere scioperi, sequestrare professori, vendere informazioni, favorire sommosse per appoggiare un gruppo di funzionari opposto a un altro. Mescol le sue imprese a pagamento con gli interessi privati, come il furto di cento macchine da scrivere nei depositi d'intendenza della citt universitaria, o l'apertura di un bordello vicino a Desierto de los Leones.

Il movimento del '68 offr al Topo momenti di gloria effimera. Giunse a incontrarsi col prefetto di Citt del Messico, convogliando attraverso le proprie mani una buona quantit di denaro verso i gruppi di gangster che cercavano di disperdere la prima ondata del Movimento Studentesco; ma nonostante i buoni propositi fu travolto da una mobilitazione di centinaia di migliaia di studenti, e i suoi sforzi non servirono a granch. Provoc qualche assemblea, distrusse auto in un garage durante una manifestazione di massa e vendette informazioni alla polizia, che gi ne aveva tante da non sapere che farsene. Esasperato, quel settembre prov a disperdere un "mitin" al Politecnico, ma venne colpito da una pallottola mentre cercava di aprirsi un varco fino al microfono con una spranga di ferro in mano. Il Topo, abbandonato da amici e nemici, visse la fine del movimento del '68 nell'anonimato di una clinica privata di Toluca e scopr a ventott'anni di essere solo. Le provocazioni ricominciarono all'universit nel '69. Ma il Topo non era l a riscuotere fama e fortuna, perch aveva accettato un impiego speciale nella Polizia Federale. E a quel punto non erano pi giochetti con gli studenti, ora passavano tra le sue mani biglietti

di grosso taglio, avendo agito da copertura in un paio di rapine in banca. Possedeva un arsenale di mitragliette e pistole, case affittate e una nuova parlantina sinistrorsa che conquist qualche disorientato. La "guerriglia" mise a segno tre colpi: due rapine in banca e il sequestro di un politico col beneplacito della polizia. Reclut sedici ragazzi, dei quali undici furono spinti dal Topo in una missione suicida e i cadaveri restarono l come prova. Per, per un cambio della guardia nell'apparato politico, la "guerriglia" fu smantellata con grande ostentazione di mezzi, foto sui giornali e dispiegamento di pattuglie, dagli stessi che l'avevano creata. Il Topo protest, e per aver dimenticato un solo attimo chi era al potere, si prese un calcio di fucile in bocca e perse qualche dente. Pass sei mesi a Lecumberri, dove puntualmente qualcuno versava del denaro sul suo conto bancario, e usc dal carcere con molto meno clamore di quando c'era entrato. Nel 1972 l'universit non era pi un affare, e il Topo raschi nell'immondezzaio dei suoi ricordi dove aveva visto luccicare oro. Reclut vecchi complici, organizz un'impresa di guardaspalle per funzionari di seconda categoria: sottosegretari di stato, deputati priisti; invest il denaro in appartamenti, si

avvicin al traffico di droga pesante e ne usc in fretta, convinto che fosse gi propriet di qualcun altro e che c'era da bruciarsi le mani. Ritrov, nella nuova amministrazione che sarebbe durata sei anni, le relazioni, gli uomini chiave, i lavori sporchi. Dalla sua c'era il fatto che stava sempre dentro al sistema, anche se ai margini; forse risultava pi remunerativo, ma anche pi rischioso. A met degli anni '70 scopr la sua miniera d'oro. E si mise al lavoro per svuotarla.

Capitolo 5
Raramente si pu ascoltare alla radio ci che si desidera. Bisogna accenderla e accontentarsi di quello che c'. Luis Hernndez Che aspetto ho? Le sembra che stia bene? Me la sto facendo addosso dalla paura, scusi l'espressione, addosso dalla paura, amico. una settimana che non riesco a dormire, passo il tempo a guardarmi dietro le spalle per vedere se mi seguono. Non voglio saperne pi niente. Sono stato l'avvocato del signor Costa, e basta. Ero l'avvocato di un coglione qualsiasi che aveva tre mobilifci. Non sapevo niente dei suoi affari, e non voglio saperne niente. Ho fatto in maniera che arrivassero nel conto della signora Anita i soldi che doveva avere. E basta. Hctor l'osservava attentamente. L'avvocato si agitava mentre parlava, muoveva le mani, alzava le sopracciglia, batteva i piedi, si grattava le spalle. Non mi vuole capire, avvocato. Non voglio che faccia niente di nuovo. N che si metta in qualche guaio per noi.

Voglio solo che mi dica chi le ha passato il messaggio e cosa diceva esattamente... esattamente, per non sbagliarmi. L'ho gi detto alla signora Anita... penseranno che lei... La frase rimase sospesa nello spazio di quell'ufficio dove campeggiava un diploma di laurea datato 1960, dietro cui il giovane avvocato nascondeva la merda che lui era con il sorriso infantile del giovane laureato. Solo il messaggio ripet Hctor. Da parte di chi e cosa diceva. Nient'altro, e me ne vado tranquillo per la stessa porta dalla quale sono entrato. Quale messaggio? rispose l'avvocato grattandosi il mento. Hctor raccolse la saliva e la sput con forza sulla camicia dell'avvocato dall'altra parte della scrivania. L'uomo indietreggi cercando di evitare lo sputo, ma riusc solo a deviarlo e atterr sulla giacca invece che al centro della cravatta. Che diavolo le piglia? Il messaggio. Voglio sapere chi le ha dato il messaggio, cosa diceva esattamente e perch si sta cagando addosso. Sono venuti in due, mi hanno puntato una pistola in faccia e hanno detto: Il Topo dice che il denaro non della

ragazza, il signor Costa l'aveva solo in custodia. Avvisala, metti cinque milioni di pesos nel suo conto, e lascia perdere tutto il resto. Questo hanno detto, e basta. Io ho riferito la stessa cosa alla signora. Che cazzo vuole lei da me, adesso? Quindi lei non rappresenta pi la famiglia Costa. Bene, allora infili tutti i documenti in una busta e li invii a Vallina & Associati disse Hctor, e lasci sulla scrivania un biglietto col nome e l'indirizzo dell'amministratore. Poi si avvi verso la porta e lasci l'avvocato a pulirsi la giacca. Dopo il primo incontro si riavvicin lentamente alla citt. La metropoli gli entrava dai piedi e dagli occhi, ed Hctor la percorreva e la guardava. Era quella di sempre. Non c'era nessun dubbio. Continuava a deteriorarsi, a sfaldarsi, a corrompersi, ma era la stessa. Attravers parchi e strade, pass per vicoli zeppi d'immondizia, scavalc siepi, entr nelle piccole rivendite alimentari a bere una bibita e a comprare sigarette, mangi tacos in piedi, s'infil in una libreria e ne usc con due gialli di Chester Himes, la Storia della conquista del Nilo e tutti i romanzi di fantascienza di Alfred Bester che riusc a trovare, spese duemila pesos in barattoli di conserva in un supermercato; passeggi per Tacubaya, Escandn, Mixcoac,

sprofondando nella calca della gente, stordito dai suoni dei negozi di dischi e dal traffico. Cammin guardandosi in giro finch i piedi non gli si cucinarono nei calzini e l'occhio buono cominci a piangere. Si arrese e si consider accolto dal DF. Non era chiaro se la citt poteva considerarsi una casa, ma, se qualche luogo avesse avuto per lui il diritto di chiamarsi casa, poteva essere solo quello. Con il rincontro, evapor la nostalgia per l'ultima palma in fondo alla spiaggia... Era pronto. Entr in ufficio, si tolse le scarpe e si butt sulla poltrona sventrata. Sembrava che Carlos il tappezziere avesse deciso che non valeva la pena perdere tempo con quel mobile color lilla, lasciando che, col passare dei giorni, si trasformasse in un reperto da cui molle e imbottiture schizzavano fuori nei punti meno prevedibili. Quando accese la prima sigaretta inizi a piovere. La pioggia colpiva i vetri e faceva da sfondo al suo rimuginare. Perch tutti quei casini? Il denaro era sporco, soldi neri, e interessavano al Topo. Forse, dietro ai delitti di casa Costa, c'era proprio lui, che non voleva muovere quel denaro, accumulato senza fatica, incassando tangenti, architettando

truffe, facendo lavori sporchi, favori e corruzione e sangue versato senza alcun problema. I soldi erano del Topo, nel codice messicano gli appartenevano, o a lui direttamente o a uno dei tanti gregari che sguazzavano nella cloaca del potere... Perch infilarsi in quella storia, allora? Proteggere Anita, tirarla fuori, mettere distanza di chilometri fra lei e il marciume... Per la prima volta dopo tanto tempo la curiosit non lo stimolava, non lo spingeva ad andare avanti. Non c'era neppure la dose di vendetta in nome dei morti, dei vivi, o dell'ideale di come avrebbe dovuto essere questa nazione, come tante volte gli era successo in altre storie. Tutt'al pi, la voglia di fare a pezzettini i violentatori di Anita, semplici esecutori di volont altrui, piccoli ingranaggi di una macchina sporca. Poteva spingere, aprire varchi, mettersi nella storia per scoprire frodi, corruzione, soldi in abbondanza, e lasciare per strada in po' di pelle, o tutta la pelle e le ossa, e finire per trasformarsi da cacciatore in preda. Era questo che voleva? Sapeva che se anche fosse arrivato alla fine, avrebbe trovato un muro che impediva di raggiungere la giustizia. Un muro di situazioni costruite, compromessi, scrivanie, forze, modi d'essere, complicit che abbracciavano l'ultimo angolo di mondo fino ai vertici del potere. Carlos, suo fratello, avrebbe potuto dirgli le

stesse cose che lui diceva a se stesso, ma ottenendo altre risposte, perch aveva quella forza che lo avrebbe spinto fino alla fine; anche se Carlos avrebbe detto che quella non era la fine, che aveva semplicemente tolto un po' di terra sotto alle unghie del potere... Era stanco. Non si poteva cominciare una guerra con quel senso di sconfitta addosso, e anche cos Hctor pens che non aveva nessun altro posto dove andare, nessun altro lavoro, o angolo dove rintanarsi. Si avvicin scalzo al telefono, cercando di evitare che la sporcizia del pavimento gli si conficcasse nei piedi, per avvisare i guardaspalle di Anita e fare altre due chiamate che lo avrebbero infilato in una storia che, anche senza volerlo, stava diventando la sua. Che ne pensi delle tue balie?le chiese mentre apriva la porta per far entrare nella stanza Angelo II e Orrore. Erano un po' rovinati, le cicatrici in faccia lasciavano presupporre che i due lottatori avessero visto tempi migliori, e quel passo lento e la fiacchezza dei loro movimenti dicevano chiaramente che non ci sarebbe stato mai pi nessun ring disposto ad accettarli. Ma anche cos, i volti duri, i corpi imponenti, i muscoli che s'intravedevano da sotto le giacche, le mani enormi, facevano un certo effetto.

Anita, ti presento Angelo II e Orrore, due miei amici. Angelo stato campione dei pesi massimi nel '62 per sei mesi. Cinque, signorina. ... E Orrore ha vinto la sfida con Demonio Blu. I due sorrisero. Anita non sapeva se scomparire sotto le lenzuola o chiedere ai due lottatori, il cui peso complessivo doveva aggirarsi sui 200 chili, che le cantassero una ninna nanna. Sono miei amici e ti garantisco che nessuno che tu non voglia entrer da questa porta disse Hctor divertito dal contrasto fra la piccola rossa esangue e la fiera presenza dei suoi compagni, che, un po' imbarazzati, cercavano un angolo della stanza per rendersi meno invadenti. E sanno giocare a domino e alle carte, e Angelo bravo anche con gli scacchi. Angelo sorrise mostrando una bocca piena di ferro, per i pezzi metallici che avevano sostituito gli originali. Anita abbozz un debole sorriso. Signor Angelo, signor... Mi chiami pure Orrore, signorina. Io so a malapena giocare a canasta e anche piuttosto male...

Impareremo, non si preoccupi rispose Orrore, soddisfatto che la situazione si presentasse migliore di quanto si aspettava. Hctor abbracci con un'occhiata la sua squadra e si sent orgoglioso. Se lo lasciavano fare, era in grado di mettere insieme la fauna nazionale pi originale di qualsiasi romanzo poliziesco. Doveva far presto, recuperare il tempo perduto fra mille dubbi. Mezz'ora dopo, Hctor entrava nello studio dei contabili Vallina & Associati, che poi era uno solo, e chiese la situazione sulle finanze della famiglia Costa. Vallina, vestito con una giacca lucida ai gomiti, bench alla parete dell'ufficio fosse appesa una sua foto che lo ritraeva con la regina d'Inghilterra (in verit la foto non era sua, ma di un tipo che gli somigliava), mostr a Hctor una busta sopra la scrivania. Ci ho studiato sopra un paio d'ore. Con questo siamo sei a quattro. A favore tuo o mio? Mio, non fare il furbo, Hctor. Bene, te ne devo due.

Vallina assent solennemente, prese un fazzoletto e si soffi rumorosamente il naso. Nei baffi restarono filamenti di moccio. Era chiaro che, nonostante le migliori intenzioni, non gli restava altro da fare che aspettare la rivoluzione socialista per trionfare nella vita. Posso chiederti in cambio due indagini di cui ho bisogno? domand. Hctor si diresse verso il piccolo frigorifero in un angolo della stanza. Preferirei di no, amico. Nella storia in cui mi sono infilato non posso permettermi il lusso di disperdermi, e gi ne ho un'altra, oltre a questa. Nel frigo c'era mezzo salame, la luce spenta, e un'unica bibita aperta e sgasata, ma anche cos, dopo averla scossa per comprovarne l'et, Hctor ci si attacc e ne bevve un sorso. A parte questa pazzia che hai per le mani, ti sei infilato in qualcos'altro? chiese Vallina grattandosi la pancia sopra la canottiera, fra due bottoni della camicia. Un'altra che ti piacerebbe molto. Questioni di biancheria intima del Palacio de Hierro... Ehi, a proposito di biancheria, la tua canottiera dei Dallas Cowboy? Come lo sai?

Hctor usc dall'ufficio con la busta nella quale Vallina aveva messo il suo minuzioso rapporto, e salut con un: Te ne devo due. Per leggere comodamente scelse una conferenza di Hctor Mercado su "Le origini dell'articolo 123" nel centro culturale Reforma. Seduto nell'ultimo banco, senza fare minimamente caso al conferenziere, studi i tre fogli battuti a macchina che Vallina gli aveva consegnato. La scelta di quella sorta di ufficio decentrato non era stata arbitraria. Una volta cacciatosi nella storia, doveva rompere con le abitudini per evitare di essere un facile bersaglio, come il personaggio di un romanzo di Ross McDonald che aveva letto tempo addietro, un bersaglio mobile, tanto mobile come solo poteva essere un abitante del DF dotato d'immaginazione. Mentre l'avvocato si dilungava nella storia del congresso costituente del '17, Hctor s'immergeva nella storia finanziaria di Costa. Il contabile aveva riempito di punti interrogativi tutti i passaggi oscuri, che erano tanti. La storia poteva riassumersi cos: dal novembre del 1977, Costa il mobiliere aveva preso a maneggiare denaro contante dieci o venti volte maggiore delle sue normali entrate. Aveva intestato il denaro a suo nome e lo aveva investito in differenti imprese. Pareva che il suo

problema fosse trovare come far fruttare il denaro che si ritrovava tra le mani. La logica degli investimenti, secondo Vallina, era casuale; inizialmente aveva investito con la mentalit del mobiliere: negozi vari, una boutique. Attivit autosufficienti e semplici, piccoli guadagni, piccole spese. In seguito comparvero acquisti d'oro, argento e gioielli. Poi una compagnia aerea commerciale, due battelli da pesca, una fabbrica per imbottigliare bibite. Tutto da solo, senza soci. Le entrate della crescente rete d'affari venivano reinvestite quasi immediatamente. All'improvviso, il mobiliere Costa aveva denaro, oro, argento, gioielli e titoli per pi di 200 milioni di pesos. Tutto in appena un anno e cinque mesi. Qualcosa si chiariva, l'attacco di cuore sicuramente era stato causato dal maneggiare tutta quell'assurda accozzaglia di affari che andava da una pasticceria della Zona Rosa a quindici milioni di pesos in oro in una cassetta di sicurezza. Vallina si domandava al margine: Dove sono i libri contabili?. Era stato ricostruito tutto da frammenti, da atti notarili, ricevute di acquisto e vendite, e appunti vari. Un'altra nota a pi pagina confermava che Costa era stato nel '77 e nel '78 un colossale evasore d'imposte.

Bene, era denaro sporco. Di una persona sola o di un gruppo. Passato nelle mani di Costa con irregolarit. Le somme da investire variavano da uno a dieci milioni al mese. La scelta della provincia aveva una logica: Guadalajara, Monterrey, il Nordest, Puebla, e le diciotto attivit o imprese che si trovavano fuori dalla capitale risiedevano in quelle tre citt. Il rapporto tra gli investimenti, il denaro contante e i valori in oro o gioielli era legata a terzi. Sembrava un modo per darsi una copertura. Un ultimo dato: c'erano entrate, ma non uscite. Quelli che avevano usato Costa come banchiere non gli avevano mai richiesto indietro il denaro. Il viaggio a Cuernavaca fu inutile, ed Hctor lo sapeva ancor prima di andarci. Era solo per vedere la faccia di Alberto Costa. Per quindici minuti il detective e il figlio minore dei Costa si guardarono senza parlare. Hctor fum un paio di sigarette, parl col medico e lasci il manicomio. Un taxi, e ancora la corriera che si divor la strada per arrivare a Citt del Messico. Non era rimasto nulla di quelle ore, neppure la commiserazione. Solo estraneit, lontananza. Alberto stava da un'altra parte ed Hctor non aveva argomenti per opinare se

quel lato fosse migliore o peggiore del mondo che il ragazzo di venticinque anni aveva abbandonato. Scuriva quando arriv in citt, prese un taxi e dette due indirizzi falsi prima di azzardarsi a chiedere che lo lasciassero davanti a un edifcio nella Colonia Napoles. Suon il campanello due o tre volte, e stava gi pensando dove poter passare la notte, quando la portinaia che tornava con un sacchetto di paste gli apr il portone, sorrise e gli consegn un biglietto. La signorina andata a Tequesquitendo, a sciare. partita un mese fa, ma ha lasciato questo per lei. Lei Hctor, no? S, certo, adesso la ricordo, signor Hctor... La frase era laconica: Siamo pari: quando si cerca qualcuno, proprio il momento in cui non lo si trova. Me l'hai insegnato tu, amico! Io. Usando la stessa carta, scrisse nella parte di dietro una risposta altrettanto lapidaria: Non pensare sia venuto a cercarti. Io. La mise nella busta e la consegn alla portinaia, che lo scrutava immaginando la sua delusione.

Ma non era delusione, era solitudine, nuda e cruda. Cos andavano le cose. A volte si ha uria spalla su cui piangere, e a volte no. Se uno non concede la sua, quando si desidera una spalla giusto che scompaia. Senza rendersene conto, si accorse di essere salito sopra un taxi collettivo a sei incroci da casa sua, e a tarda sera rientrava nel suo appartamento nonostante tutte le autoraccomandazioni di non commettere idiozie. La cappa di polvere non era troppo spessa. Non c'era la desolazione che s'immaginava, e quasi si sent defraudato. Dopo sette mesi pensava di ritrovare le rovine del suo appartamento, ma era evidente che aveva un aspetto molto peggiore quando lui lo abitava. Nessun vestito per terra, i libri tutti al loro posto, la polvere era regolarmente distribuita e non ammucchiata, come quando vuotava i portacenere per terra. Nessun disco in giro senza copertina, perfino il letto era fatto. Merda! Erano quattro anni che non aveva visto il letto rifatto. Sentendosi un fantasma, si avvicin al telefono. Un messaggio registrato avvisava che il servizio era sospeso. Era un gesto di gentilezza della compagnia dei telefoni, che informava chi non pagava e i suoi conoscenti che l'apparecchio era fuori servizio; era un gesto di doppia gentilezza, perch

restava la possibilit di parlare con la voce registrata, se uno fosse stato sufficientemente abile da mettere le parole al momento giusto: Ci dispiace comunicarle... /Ciao, bella figa, quanto tempo senza vederti... /... momentaneamente sospeso... / Sospeso ci avrai il culo, bella mia... / (Silenzio) / Ci dispiace... / No, non ti dispiacere per me.... E riattacc. La pazzia non si riconosceva da queste piccole stranezze. La pazzia era qualcosa di molto pi sofisticato. Pazzia era preparare una cena per due quando si vive soli. E questo stava facendo, quando il campanello della porta suon. Era cos contento che apr sorridendo ai suoi probabili assassini, e anche se ne avevano tutto l'aspetto, non spararono, limitandosi a restituire il sorriso e a informarlo che un vecchio conoscente voleva vederlo.

Capitolo 6
Non colpa tua, e non colpa di nessuno. Cos sono uscite le carte. Doc Holliday in OK Corral di L. Uris Non c'era intimidazione nei gesti dei due gorilla mentre l'auto imboccava il Circuito Interiore e risaliva il labirinto di strade di San Miguel Chapultepec. Stavano compiendo il solito lavoro di messaggeri-autisti. Hctor si tranquillizz solo quando, con l'avambraccio, riusc a sentirsi la pistola. L'auto si ferm di fronte a un terreno incolto. L'autista e il suo compagno scesero dalla macchina e aspettarono che Hctor uscisse dallo sportello posteriore. Poi, senza minimamente preoccuparsi di lui, attraversarono il terreno illuminato da un lampione solitario, fino alla parete di una casa, dove c'era una scala a chiocciola che portava direttamente al solaio. Alla fine della scala, un uomo sulla cinquantina dalle maniere spicce lo perquis, togliendogli la pistola davanti ai suoi due accompagnatori impassibili.

Questa la tengo io, giovanotto disse con tono gentile; quindi, dopo averla gettata sopra una sedia di metallo, scomparve. L'autista lo guid per i tetti attraverso un labirinto di stenditoi e bombole del gas, spinse una porticina metallica da cui entrarono in casa. Scesero per una scala di legno che si allargava giungendo al primo piano, alle cui pareti erano appese dozzinali riproduzioni di Modigliani e Van Gogh. Passarono in un grande salone al pianterreno, dove i mobili erano ricoperti da drappi bianchi, e la casa dava l'impressione d'essere disabitata. Da una porta, che poteva essere della cucina, usc un cameriere in uniforme con un vassoio pieno di piatti e bicchieri. L'autista gli indic una delle poltrone. Si pu sedere qui, il dottore la ricever subito. Hctor si lasci cadere sul drappo bianco che copriva la poltrona, e aspett. Venga pure, ingegnere Belascoarn disse la voce del Topo da dietro una porta scorrevole. Hctor si alz e l'apr. Nella stanza quasi in penombra, dietro una scrivania ingombra di ritagli di giornale, fatture, fogli con lo stemma del PRI e appunti su biglietti da visita, seduto su una poltrona da

manager di cuoio nero, c'era il Topo. Sopra la scrivania, stranamente, nessun telefono. Siedi, amico, per favore disse il Topo, la cui miopia era peggiorata rispetto ai ricordi di Hctor, tanto che aveva cambiato i suoi occhiali con due grosse lenti dalla montatura di plastica nera. I tratti erano pi marcati, la mandibola sporgeva un po', il naso si era inclinato in avanti, i capelli in testa erano radi, non aveva baffi n barba, anche se lasciava che le basette crescessero pi del normale. In complesso dava l'impressione di un adulto infantile e malaticcio. Quasi mi ero scordato di te. Sei della mia generazione, no? Siamo stati compagni nella Facolt, o sbaglio? Hctor annu. Lo sapevo. Questo assurdo cognome che ti ritrovi non me lo sarei potuto dimenticare. E tu? Sei arrivato alla fine, vero? Ti sei laureato? Sicuramente. Tu eri di quelli che promettevano, caro mio. Che bei tempi, quelli dell'universit. Hctor annu ancora. Ti ho mandato a chiamare fece il Topo guardando da un'altra parte perch mi sono detto che questo Belascoarn doveva essere il mio vecchio compagno, il mio... E dico: come no? Sicuro che ci capiremo al volo, vero?

Hctor continu ad annuire. Ah, i vecchi tempi!... Era tutto pi facile... E il Topo rest in silenzio ad aspettare una risposta, di Hctor o di qualche voce interiore che probabilmente gli parlava la notte rimproverandolo per i peccati, complimentandosi per i suoi successi, o magari dandogli buoni consigli, perch i figli di puttana hanno sempre una voce interiore che li aiuta. Poi riprese: Di' alla ragazzina per la quale lavori che i soldi non sono suoi. E non erano neppure del vecchio, n dei suoi figli... Diciamo che lui semplicemente li custodiva, d'accordo? Ascolta, se uno fa il banchiere non si pu appropriare del denaro dei suoi risparmiatori, questa pura e semplice economia. Ha gi avuto la sua parte, e anche qualcosa in pi, mi pare. E se le abbiamo dato di pi, va anche bene, perch sono compresi i servizi del banchiere. Ecco, diciamo cos... D'accordo, diciamo cos. E poi? lo interruppe Hctor. Niente, siamo a posto. Lei si prende la sua parte e non muove tutto il resto. Di questo me ne incarico io, lei non deve fare assolutamente niente. Mi metto d'accordo col suo avvocato, senza problemi, senza tasse, tutto tranquillamente.

E i morti? chiese Hctor guardando negli occhi il Topo. A te cosa preoccupa di pi, i soldi o i morti? Perch qui in Messico, amico, ci sono solo due cose: o i soldi, o i conti da saldare. Tanti morti mi devono, tanti morti io faccio, e siamo pari. Ma tu che c'entri coi morti? Erano dei bastardi. E uno morto per cause naturali. E in pi, non sono neanche morti miei, non rispondo per quelli, prenditela con chi li ha ammazzati. E chi sarebbe? Altri. Altri che pensano che quel denaro sia il loro... Il Topo scoppi a ridere. E ci si mettono anche le vedove... Senti, ingegnere, esci da questa storia. Non il tuo denaro, non la tua donna, non la tua banca, non sono tuoi i morti. E neanche miei. Io m'incarico dei soldi, e lascia che loro se la vedano con me; per questo mi pagano, i padroni del denaro, perch tutto risulti a posto e senza problemi. Chiaro? E a chi chiedo il conto? In Messico? Alla Vergine di Guadalupe! A chi altri? esclam il Topo. Da una tasca tir fuori un fazzoletto sporco e si soffi il naso, molto delicatamente.

Dunque, vediamo di fare il punto della situazione, per non dimenticare niente disse Hctor sorridendo. Il signor Costa era il banchiere di un mucchio di denaro sporco che apparteneva a qualcuno che sta pagando te. Diciamo il signor X. Bene, il signor Costa muore e il signor X rivuole i suoi soldi. I figli del signor Costa muoiono e il signor X continua a chiedere i suoi soldi, ma intanto il signor Z fa fuori i figli del signor Costa perch anche lui vuole quel denaro. E tu vuoi che la vedova dell'ultimo figlio di Costa se ne vada dal Messico e lasci i soldi. Tu stai lavorando per il signor X, ma risulta che quelli che lavorano per il signor Z, anche loro vogliono che la vedova se ne vada... Basta con le cazzate, ingegnere. Siccome siamo stati compagni, ti ho invitato a fare due chiacchiere e ti ho dato un messaggio: tu fuori dalla storia, lei fuori, e che si accontenti dei soldi avuti. E tutto a posto. E i morti? domand ancora Hctor alzandosi in piedi. Quali morti, quali? ribatt il Topo lanciando un'occhiata verso le tende.

Hctor usc senza che il Topo lo degnasse di uno sguardo. L'autista, che stava leggendo una rivista di automobilismo, si alz dalla poltrona per accompagnarlo. Fernando! grid la voce acuta del Topo dall'interno dell'ufficio. Il tipo gli rivolse un gesto di scusa ed entr nella stanza. Hctor prese la rivista e cerc di leggerne l'indice, ma le parole del Topo giungevano chiare dalla porta scorrevole aperta. Accompagna l'ingegnere dove vuole, e poi andate a fare l'altra cosa che vi ho detto. Sono stato chiaro? Non fate cazzate. Che sembri un incidente, qualcuno che gli venuto addosso mentre attraversava, una macchina che gli ha dato un colpo, una rapina per portare via il portafogli. Per attenzione a non farlo fuori, quel coglione di scrittore: voglio solo che lo togliate fuori dalla circolazione per qualche giorno, una settimana, un mese, non di pi. Non ammazzatelo... E soprattutto che non si accorga che gli state dietro, deve sembrare un incidente... Niente stronzate, eh? Hctor si chiese se il Topo avesse parlato a voce alta per farsi sentire e confermare che si sentiva assolto, assolto da un potere che poteva uccidere, mettersi nella vita altrui e

distruggerla, un potere che non rispondeva a nessuna regola se non a quella della giungla in cui si era trasformata la sua citt. L'autista ricomparve sulla porta e sorrise. A sua disposizione, ingegnere. Rifecero in senso inverso lo strano tragitto che avevano percorso per entrare, gli fu restituita la pistola e si diressero verso l'automobile, dove il secondo gorilla stava aspettando. Dove la portiamo, ingegnere? Dove siete diretti, voi? Potete lasciarmi per strada. No, ci dica dove la dobbiamo accompagnare rispose cerimonioso l'autista. che non voglio tornarmene a casa, voglio pensare e fare una passeggiata. sempre cos quando si parla col dottore, vero? Ha tante cose da dire alla gente... E scusi se m'intrometto... disse l'autista sfoderando saggezza da gangster. Bene, noi andiamo vicino a dove l'abbiamo prelevata, una colonia pi in l. Invece che alla Roma, alla Condesa. Senti, e se lo facessimo domani? difficile che quello esca di casa adesso fece l'altro pistolero, ignorando Hctor. No, meglio aspettarlo da stasera. Se non esce, ci fermiamo sotto casa.

Sei scemo? Tutta la notte? Torniamo domattina, non essere coglione. Scusi, ingegnere, dove abbiamo detto? chiese l'autista. La macchina sbuc sulla Benjamin Franklin e deceler al semaforo di Satllo, prima di continuare per Nuevo Leon. Mi lasci alla panetteria all'angolo, per favore. Si ferm nel punto indicato da Hctor e poi ripart accelerando. Hctor cerc disperatamente un taxi. Se non superavano il semaforo di Nuevo Leon, li avrebbe potuti seguire e avvertire la vittima. Non ebbe fortuna. Entr nella panetteria quando l'auto era ormai sparita dalla sua vista e cerc nella sua agendina il telefono di UnomasUno. Redazione. Vorrei parlare con Marciano Torres, signorina. Provo a cercarlo, ma credo sia uscito. Silenzio. Nella strada le luci al neon si riflettevano nelle pozzanghere creando quell'atmosfera fantasmagorica che lui detestava. La citt era spettrale, a quell'ora. Torreeees! Hctor. Chi?

Hctor Belascoarn. Ma che sorpresa! Sono anni che non ti sento. Credevo te ne fossi andato da questo mondo. Ho bisogno di un favore, compare, un favore urgente. Vorrei sapere chi lo scrittore che vive alla Condesa, e che pu avere dei problemi... dei problemi per aver fatto un'indagine, qualcosa del genere... Puttanaccia, che cose mi vieni a chiedere! Come faccio io a sapere tutto questo? Perch ti serve uno scrittore? Gli vuoi raccontare le tue memorie? Raccontale a me. Tu sei una nota di cronaca nera per un giornale di ultima, altro che romanzo, figlio mio. Non so neanche se la vorrebbero pubblicata in questo giornale, sai che se la tirano da raffinati. Tu sei pi adatto per La Prensa... Aspetta, vado a parlare con Garda Junco, lui conosce un po' di scrittori... Hctor contava i secondi che passavano. Chiunque fosse, che avesse letto o meno un suo romanzo, doveva arrivare a lui prima dei pistoleri del Topo per avvisarlo. Il colto della redazione dice che gli scrittori alla Colonia Condesa sono due, Jos Emilio Pacheco e Paco Ignacio, che vive alla Etla. Dev'essere il secondo, perch scrive racconti gialli. amico di tuo fratello Carlos.

Hctor riattacc senza neppure ringraziare. Il telefono di Carlos era occupato. Riprov ancora. Carlos? Ti sembra la voce di un uomo? Marina! In persona. Chi parla?... Hctor! Miracolo, miracolo... Dove sei? Poi te lo spiego. C' Carlos? Sta dormendo. Te lo sveglio. Ora fa sieste da sette, nove ore. Pensi che se una si sbaglia a scegliere, glielo cambiano con qualcun altro? Non c' granch da scegliere, in giro; ci sarei io, ma sono peggio. Come non detto. Aspetta... La voce di Carlos arriv impastata. Fratello, per cosa ti servo?

Capitolo 7
Io credevo che la gente pensasse queste cose solo nei romanzi. Nazim Hikmet Sei il fratello di Carlos? Passa, amico disse lo scrittore tendendogli la mano e interrompendo la stretta quasi immediatamente, come se qualcos'altro gli avesse attraversato la testa. Doveva avere la stessa et dell'investigatore, anche se erano molto diversi. Lo scrittore pesava settantotto chili e gli dava fastidio che lo chiamassero "Ciccio". Era alto meno di un metro e settanta, con un ciuffo sugli occhi che spostava di continuo; portava occhiali con montatura dorata sul naso lungo che sporgeva da un paio di baffi, folti e malcurati. Quando apr la porta, aveva un bicchiere di Coca-Cola in una mano e una sigaretta nell'altra, che si port alla bocca per poter salutare. Bicchiere e sigaretta gli ruotavano eternamente attorno, come se fossero un prolungamento delle sue mani, e cos l'avrebbe sempre ricordato Hctor. Con uno sguardo sfuggente che,

fissando il volto dell'interlocutore, sembrava seguire invece il filo dei propri pensieri. Accomodati disse mentre entrava in una sala piena di scaffali e toglieva una vecchia giacca e alcuni fogli da una poltrona bianca. Carlos ha detto che mi devi raccontare qualcosa di molto importante. E mi ha colpito, visto che Carlos non usa mai un tono cos solenne. Hctor prese fiato e raccont la storia. Cerc di ripetere le parole esatte del Topo. Quando termin, lo scrittore gli porse il suo pacchetto di sigarette e gli avvicin un bicchiere piuttosto sporco perch si versasse della Coca-Cola dalla bottiglia familiare. Mi hanno fottuto disse. Non credo. Sei avvisato, basta solo che te ne vai di qui per un po'. E poi il Topo stato chiaro, ha detto ai suoi scagnozzi che non ti facessero tanto male, solo toglierti di torno per un mesetto. Se te ne vai da solo, credo che... Consolazione di merda. Mi hanno fottuto. Sanno a cosa sto lavorando e non mi permetteranno di continuare. Se me ne vado ho perso, e se non me ne vado mi fanno perdere loro. Se siamo messi cos, allora ho perso anch'io, sono allo scoperto disse l'investigatore sorridendo. Il suo sguardo

correva tra i libri cercando d'indovinarne l'ordine, l'argomento, un qualche metodo nella disposizione. Per tu non hai una figlia di sei anni! Hctor lo guard sorpreso. Lo scrittore chin la testa su un portacenere pieno di cicche. Tutta tua? E la madre? E' a Lisbona, quella scema. Tu non scrivi, vero? No, tu hai lo stile del protagonista, non dell'autore... successo che questo coglione che sono si innamorato della moglie dell'ambasciatore delle Filippine, e zac!, nata una bambina. E la signora ambasciatrice ha avuto questa figlia di nascosto, mi ha lasciato la bambina e se n' tornata con suo marito, trasferito tutto contento con le sue corna a Lisbona. La bambina vive qui? Posso vederla? chiese Hctor. Ci mancava anche questa e, con il bicchiere in una mano e la sigaretta nell'altra, lo accompagn lungo un corridoio labirintico, fino a una stanza dalle pareti bianche dove dormiva una bambina avvolta in un camicione da notte. E' bella, vero? Come si chiama? chiese Hctor guardando la bambina dai tratti asiatici che si ciucciava il dito.

Fiore di Perla, come il personaggio di Salgari, il capo dei guerriglieri filippini. Per qui in famiglia la puoi chiamare "Ragnetto". Hctor e lo scrittore rifecero il percorso in senso inverso. Lo scrittore si diresse al giradischi, tentenn un attimo e torn a sedersi nella poltrona, di spalle alla scrivania piena di cartelline, foto, libri, pennarelli, fogli... Di che anno sei? Del '49, e tu? Anch'io, febbraio... No, io gennaio, dell'11... Allora sono di un mese pi grande di te disse lo scrittore. Sei fottuto, da ora in avanti dammi del lei. E lei, in che cosa si cacciato perch il Topo le sguinzagliasse dietro i suoi cani? A forza d'insistere... Io racconto la mia, e tu mi racconti la tua, Ok? Bene, fammi dare un sorso... Guarda che la mia storia abbastanza squallida, non ti servir per un racconto. nata con la trama scontata. Lo scrittore scomparve nell'altra stanza per cercare da bere. Hctor si guard intorno. A un lato della scrivania, sul muro,

c'era un cartello: "Non ti sposare con una donna che lascia i pennarelli senza tappo", le copertine incorniciate di tre romanzi polizieschi, la foto di uno sciopero. Nello scaffale pi vicino, tutto Mailer, Walrauff, Dos Passos, John Reed, Carleton Beals, Rodolfo Walsh, Thordyke, Thompson. Qualche nome conosciuto e altri che per lui restavano un mistero. Si ripromise di approfondire appena ne avesse avuto il tempo. Ecco la Coca, comincia la storia. Un certo signor Costa, che ha tre figli e di mestiere fa il mobiliere, un giorno muore... inizi Belascoarn con la sensazione di stare raccontando Cappuccetto Rosso. Durante il racconto, lo scrittore rimase immobile cercando di non interrompere Hctor. Accese due sigarette, una dietro l'altra, grattandosi la testa ogni tanto. L'investigatore cerc di raccontare la storia con precisione, studiando le reazioni dello scrittore. Era evidente, dalla tensione che gli si leggeva in volto, che voleva esprimere il suo punto di vista su quello che gli stava raccontando, anche se cercava di stare al proprio posto. E questo quanto. tutto molto chiaro. Come dici tu sono soldi neri, per come si fa a sapere chi c' dietro? Il Topo ha le sue

ragioni e non solo, gli altri sono quelli che violentano e ammazzano. Che potrai mai fare, tu? Devo parlare con Anita, raccontarle tutto e poi... Che paese di merda. Siamo tutti fottuti. E tu? La mia storia simile, con la differenza che io sono un coglione. Comincia con un fatto terribile: quattordici morti riaffiorano da uno scarico fognario. Crivellati, mezzi nudi, torturati. Non uno o due, quattordici. I giornali dicevano stronzate su stronzate. L'etichetta degli slip di uno di loro era venezuelana. Ho cominciato a seguire la storia sulla stampa. Perch? Per curiosit, perch non credevo fosse la verit quella che sbandieravano tutti i giorni ad alta voce. Al posto del Padre Nostro, noi atei del DF ci svegliamo con un'altra litania; aiutami fratello a uscire da questa fogna in cui mi hai impantanato, proteggimi dall'accozzaglia di carogne che vogliono saldarmi il conto, salvami dalla legge e dalle sue guardie. Non ci crederai, ma pi leggevo e pi mi sentivo dentro la storia... Poi compare la madre di uno di questi quattordici, una donna umile che poteva essere la signora che vende tacos qui all'angolo. Racconta che suo figlio era tassista, che non aveva niente a che fare con gli altri tredici, che stava lavorando. E per chi lavorava? Per certi

ragazzi simpatici che gli affittavano il taxi a ore. Stranieri? Forse nel senso di veracruzani, certo non del DF. Una dichiarazione della polizia mi fa scattare la scintilla. Diceva che poteva trattarsi di un regolamento di conti fra guerriglieri sudamericani, salvadoregni, colombiani. Mi sono detto: una cortina di fumo, una cortina di merda. Sono stati loro, i poliziotti. Il brutto della storia che i morti non appartenevano a nessuno, non erano nessuno, non avevano un nome. Ho riguardato tutte le notizie dei giornali e mi sono detto: non ci sono dubbi. lui il responsabile, il vicecapo della polizia judicial che compariva sui giornali un giorno s e uno no a dire stronzate. lui che li ha assassinati. Dovresti vedere le sue foto. Quel tipo deve aver ucciso la madre a colpi di biberon. Il comandante Saavedra: un rubino al dito indice e una pietra al posto del cuore. E tu come fai a esserne cos sicuro? Per le foto apparse su Por Esto. Lo sguardo carico di disprezzo per il genere umano e in particolare per il messicano, visto che quello che gli sta pi vicino. Ero sicuro fosse lui. Mi mancava il motivo, ma non era difficile trovarlo. Colombiani, droga, cocaina, una rete che portava negli Stati Uniti passando per il Messico. Il tipo li aveva scoperti,

uccisi, e si era appropriato del bottino, che poteva essere sui dieci, venti milioni. I contatti per cambiare la droga in dollari non dovevano certo mancare a lui che era della polizia. Aveva tutto in mano, gli mancava solo di inventarsi una storia credibile. Ma io ne volevo sapere di pi, e siccome ero in vacanza dal lavoro universitario, ho cominciato ad andarmene in giro a parlare con la mamma del tassista, a cercare negli alberghi di quart'ordine e poi in quelli di terza, in quelli di seconda, finch ho trovato l'albergo giusto. Ho pescato due puttane amiche dei colombiani. Ho preso appuntamento con un amico che lavora agli Affari Esteri per cercare i nomi dei colombiani che erano entrati nel paese un mese prima degli omicidi. E li ho trovati. Sono andato all'ambasciata colombiana, ho passato dieci giorni a spulciare la cronaca nera dei giornali di l, che poi sembra la stessa di quelli di qui. E c'erano i nomi di due di loro. Ho trovato una macchina presa a noleggio che un poliziotto aveva restituito una settimana dopo il delitto con una scusa idiota, e ho parlato con un cameriere che aveva visto il vicecapo della polizia parlare con due colombiani in un ristorante sulla strada per Toluca. Come vedi, era facile. E stavo lavorando su tutto questo quando sei

arrivato tu, e dici che o mi ficco in culo tutto o mi fanno a pezzi. Il Topo che c'entra, secondo te? Ne so quanto te, su di lui. Evidentemente il messaggero. Irregolare. Lavora da fuori per quelli che ci sono dentro. E il libro? Che libro? Arrivato a questo punto mi sono scordato del libro. Lo scrittore si ferm a guardare la notte dalla finestra. Non viene voglia di scappare da qui? Di scomparire... Prima di questa pazzia stavo scrivendo un articolo su di un amico mio e due suoi conoscenti che sono rimasti bruciati nella fabbrica dove lavoravano, e gli operai hanno fatto uno sciopero per avere i guanti e l'attrezzatura di sicurezza e li hanno cacciati via tutti. Per qualche minuto fumarono in silenzio, pensando ognuno alla propria storia personale. Perch non te ne vai? E tu perch non te ne vai?

Io, perch sono testardo. La violenza mi sconcerta, mi disorienta, ma non mi paralizza rispose Hctor, sorpreso dalle proprie parole. No, a me paralizza. Tutto meno il culo, visto che mi sciolgo in merda disse lo scrittore, orgoglioso della sua confessione. Sono un messicano pauroso. Paura ce l'abbiamo tutti. Io molta... Saranno qui sotto? Dovrebbero esserci. Una Datsun nera, con la targa dello stato di Mxico. Lo scrittore continu a guardare dalla finestra.Mi piace questa strada. Di mattina ci sono perfino i passeri... Ah, ecco la Datsun. Vuoi che andiamo a farci due chiacchiere? chiese Hctor. Come? Vieni e vedrai. Hai benzina? Ho la faccia da distributore della Pemex? Trovami qualcosa che faccia fuoco. Ho del liquido per accendini. Mezza lattina. Che cavolo vuoi fare?

Com' che diceva Kaliman in quei programmi alla radio? Serenit e pazienza. Ma questa dovevo dirla io, investigatore. Mi hai fregato la battuta. Lascia la luce accesa, finch non la spegni non si preoccuperanno. Non controllano neppure chi entra. Io sono entrato con una signora e i suoi bambini. Quelli del terzo. Se si accorgono che qualcuno esce e vedono la luce accesa, forse daranno solo un'occhiata alla porta che si apre. Dov' la macchina? Quasi sotto il portone, nel marciapiede di fronte. C' una maniera per uscire da qui che non sia la porta principale? No. Aspetta, per, come no?! Per la finestra di Elias che d sulla Benjamin Hill. Belascoarn e lo scrittore scavalcarono la finestra dello stupefatto vicino, e restarono un attimo immobili, accucciati sotto la finestra. Aspetta qui disse Hctor, e scivol tra le automobili parcheggiate. La strada era buia. Qualche faro di auto all'angolo, e la luce di un paio di finestre accese; fu facile

sgusciare fra le ombre e strisciare fino alla Datsun. "Dove sar il motore, davanti o dietro?", si chiese. "Davanti", decise. E senza che i due pistoleri addormentati se ne rendessero conto, sparse il liquido incendiario sulla parte posteriore dell'auto. Prese il suo accendino e lo avvicin al punto dove aveva versato il liquido. La fiammata per poco non lo accec. Spaventato, si butt all'indietro ed estrasse la pistola. Ma se Hctor si era spaventato, i due tipi all'interno dell'auto fecero un salto incredibile. La fiammata, anche se era solo sulla carrozzeria, spandeva lingue di fuoco altissime. Soffiateci e vediamo se si spegne esord l'investigatore mostrando la canna della pistola ai due. Che delusione, ingegnere, pensavo fosse una persona a modo fece l'autista, che aveva stile. Questo figlio di puttana ci lascia senza macchina disse l'altro. Era un bel fuoco in crescendo, perch il liquido scendeva per i fianchi dell'auto avvolgendola di fiamme. Le pistole per terra, e cominciate a soffiare. Non uno scherzo. Porca puttana, che bel fal hai fatto disse lo scrittore avvicinandosi, mentre con la coda dell'occhio osservava i due

posare le pistole sull'asfalto tenendole delicatamente con due dita. Poi il fuoco si spense. Qualche vicino alle finestre applaud. Guardate, signori, questo lo scrittore che stavate cercando, e lui gi vi conosce e sa chi vi sta dando gli ordini; di modo che ora la questione cambia. meglio che torniate dal Topo e gli diciate di lasciar perdere disse Hctor. Una gomma cominci a sgonfiarsi producendo un piccolo sibilo. La vernice dell'automobile stava formando bolle che scoppiando lanciavano frammenti da tutte le parti. Al dottore non piacer questo scherzo. Pazienza, amico, cos la vita sospir Hctor, afferrando le due pistole da terra e passandone una allo scrittore. Poi si avviarono verso la casa. Com' venuto? Non cos bene come nei romanzi, ma hai ottenuto un bell'effetto, direi. La fiammata stata superba. Me ne compro una cassa intera, di quelle lattine per accendini. Comprane una anche per me concluse Hctor sorridendo.

Capitolo 8
Ho trent'anni. I miei capelli cominciano a imbiancare. Ma non sono stanco. Ernest Toller Al quinto giorno d'indagine sulla storia della famiglia Costa, Hctor era sconcertato. Tutto era stato inutile. E cosa aveva ottenuto? Anita era sotto sorveglianza in un ospedale. Lui si era calato di nuovo nella vita di citt, anche se con cautela. Aveva riparato il suo giradischi e si era rimpossessato della casa, trascorrendo una notte nera. E si trovava a un punto morto. Si era svegliato zuppo di sudore, con le lenzuola arrotolate intorno al corpo come una mummia, i muscoli del braccio sinistro tesi e indolenziti, la mandibola contratta e la respirazione affannosa. Era tornato alla citt dei suoi incubi e di nuovo faceva fatica ad abbandonare il sogno: un sogno corposo che si aggrappava a lui per trascinarlo in fondo all'inferno pubblico e privato di Hctor Belascoarn Shayne.

In cucina trov delle bibite. Ne stapp una e torn in camera sostenendosi con l'altra mano i pantaloni del pigiama. Mentre fumava, ripensava alla conversazione col Topo. Mezz'ora dopo chiam al telefono lo scrittore. Tutto bene? Come diceva quello che cadeva da un palazzo di trenta piani superando il quattordicesimo: per adesso, vado che una meraviglia... Sono uscito a far spesa e sto giocando con mia figlia. Ancora non so esattamente cosa fare. Sono nelle tue stesse condizioni. La tua amica all'ospedale come sta? Fra un po' vado a trovarla. Credo mi metter a scrivere qualcosa, e poi preparer un pranzetto da re. Ok. Ah, il libro di Mailer mi piaciuto molto. Vero? Te l'avevo detto. Si diresse verso il centro della citt sulle tracce del passato e ripet una sequela di domande in tutti e tre i mobilifici Costa. Stava cercando una relazione tra il padrone e qualcuno, prima dell'agosto del 1977, una connessione, una relazione d'amicizia poi trasformatasi in rapporto di lavoro, un incontro che aveva

fatto di Costa il banchiere di qualcuno che non poteva usare il Banco de Mxico o quello di Comercio. Non era malavita, perch la malavita aveva un sistema tutto suo. Era qualcuno del Governo, del potere, qualcuno che improvvisamente aveva cominciato ad avere un'enorme quantit di denaro senza sufficiente forza per muoverlo o per custodirlo. Qualcuno che doveva tenere il denaro ben nascosto perch i suoi capi, i suoi colleghi, i superiori, non se ne accorgessero. Qualcuno che poteva passare un momento al mobilificio e lasciare un pacchetto coi soldi. Questo era il primo obiettivo da raggiungere; il secondo era rintracciare il libro contabile, che, stando alle informazioni di Vallina, poteva essere un libretto alto dieci centimetri o tre tomi da enciclopedia, dove si registrava la provenienza del denaro. Se aveva qualche possibilit di saperne di pi sulla prima questione, non ne aveva nessuna per quanto riguardava la seconda. Il libro doveva essere sparito dalla casa di Costa il giorno dell'omicidio del figlio. Probabilmente il libro, e non il figlio, era stata la ragione della visita degli assassini. A Hctor non mancava n testardaggine n volont. Parl con tre incaricati del mobilificio, sette rappresentanti, un garzone, tre autisti, per ritrovarsi con niente di concreto in

mano. Uomo positivo, Hctor si convinse di aver comunque imparato un sacco di cose sul mestiere di mobiliere, e lasci 0 centro della citt. Mi venuta un'idea in metro. E tu, forse, puoi aiutarmi. Anita lo guard incuriosita. Orrore aveva avuto la delicatezza di disporre dei fiori sul comodino. Angelo aveva trovato una chitarra, e pizzicava il "giro di do" per accompagnare dei boleros che cantava molto bene, con voce fremente. Hctor chiese ai due lottatori che li lasciassero soli qualche minuto e si lanci in una sconnessa elucubrazione. Non pu essere una relazione accidentale e neppure una relazione commerciale. Nessuno distribuisce milioni cos, anche se ha la massima fiducia; e per di pi milioni al nero senza ricevuta. Dev'essere un rapporto pi solido di un'amicizia. O un'amicizia forte, tenace, qualcosa di pi che un favore o un bicchiere di tanto in tanto. Un legame di parentela. Un padrino, un fratello... Pensaci bene, che parenti stretti aveva tuo suocero? Non aveva fratelli. E non ho conosciuto mai nessuno, cugino o altro. Era vedovo da un sacco di tempo. Amici non ne ho mai visti, ma non che io possa sapere tutto. Non mi

piaceva n lui n la sua casa. Luis e io non passavamo molto tempo col vecchio. Solo al compleanno, il cenone di Natale, e basta. Chi era presente al cenone di Natale? Nessuno. A parte i fratelli, la governante e il padre. Regali? Anita, cerca di ricordare: arrivavano regali? S. Grandi ceste, suppongo di fornitori o di clienti. Ma niente di particolare... Porca miseria, da qualche cavolo di parte dovevano pur venire imprec Hctor. Cos'hai scoperto? chiese Anita. Ben poco. Che a partire dall'agosto del '76 il vecchio aveva cominciato a lavorare come banchiere sotterraneo per una sola persona o per un gruppo; sembrerebbe che dietro al denaro ci siano due gruppi differenti, quello del Topo e un altro. Per lo meno questa la versione del Topo. Hai parlato con lui? S. Dice che devi prenderti i cinque milioni e andartene, che dobbiamo lasciare tutto cos com', che i soldi non sono tuoi. E Luis?

Anch'io gli ho fatto la stessa domanda. E la risposta stata che i morti sono morti. Non possiamo andare alla polizia? Parlare coi giornali? Fare uno scandalo? Alla polizia proprio non saprei che andarci a fare. Secondo un'inchiesta dell'Ansa fatta da Guzman il settantasei per cento dei delitti ha origine proprio dalla polizia. Il Topo viene associato al vicecapo della polizia judicial, un certo comandante Saavedra, e chiss con quanti altri ancora. Potrebbero essere poliziotti anche quelli che ti hanno fatto tutto questo. I giornali, se non abbiamo qualcosa di pi, non vedo che interesse potrebbero averne. In Messico non si pu fare niente, allora? chiese Anita. Non era una domanda stupida. Hctor esit prima di rispondere. Posso insistere. Continuare. Vorresti? Se te ne vai e lasci tutto cos, suppongo di poter continuarerispose il detective.Per cocciutaggine. Tanto qui non si gioca pi a vincere. Si gioca a sopravvivere e a continuare a dar fastidio.

Sopra i suoi cuscini, Anita emise un lungo sospiro. La cicatrice nel mento sembrava meno infiammata. E com' la compagnia? Sono incredibili, dolci, gentili. Sembrerebbe impossibile con quelle facce. Sono due persone straordinarie. E onesti, non hanno mai vinto un combattimento senza patteggiarlo prima. Se la lotta fosse stato uno sport serio, sarebbero stati due grandi lottatori. Mi sento di nuovo bambina, con loro qui. Signorina, un caffettino? Vuole che le aggiusti il cuscino? Le spegniamo il televisore? E sono molto discreti. S'infilano nel bagno uno alla volta e ne escono con dei pigiami viola o verdi, incredibili, di una taglia o due pi piccoli. Nei lettini che sono riusciti a procurarsi dormono coi piedi di fuori... No, guarda, sono un numero. I medici non li sopportano, ma non si azzardano a dire niente. E quando ti fanno uscire? Se voglio, domani stesso. Anche se devo stare in assoluto riposo ancora per una settimana. Hai visto Elisa? passata ieri e ha chiesto di te. Mi ha detto di dirti che se non la chiami ti cava l'occhio buono.

Oggi la cerco... E accendendo una sigaretta salut con un gesto della mano. Ciao, piccolina. Ci vediamo, investigatore. Sostava sulla porta dell'ospedale pensando a dove andare, quando lo raggiunse Orrore ansimando. Capo Belas, la signorina vuol sapere se il cognome che le hai detto era Saavedra... S, Saavedra. Allora torna subito su. Ana era in piedi, con la vestaglia addosso, quando Hctor e Orrore entrarono nella stanza. Scusami... Ma ho la testa fuori uso, devono essere stati i colpi. Luis si chiama.... di cognome faceva Costa Saavedra. Era il cognome della madre. Sua madre aveva un fratello che io non ho mai visto, perch non frequentava la casa, o la frequentava senza che io l'avessi mai visto. Mi sono ricordata di lui per il cognome. Che tonta sono diventata. Mangi con Elisa in un ristorante cinese fra Insurgentes e Hamburgo, perch doveva farsi consegnare le chiavi della casa Costa in Polanco; lei lo sgrid per non essersi mai fatto vivo e riusc a strappargli un riassunto scarno della storia. Hctor, che

era un pessimo narratore, cercava di concentrarsi sulla carne in salsa di pesce per non pensare a quello che avrebbe potuto trovare nella casa di Polanco. E lo scrittore? Sta bene. L'ho lasciato a casa sua contento, stanotte. Ieri sera ho letto due suoi libri. Un romanzo giallo e un libro sullo sciopero delle donne a Monterrey. E com'? Non male. Non credo vincer mai il Nobel, ma a me piace rispose Elisa sorridendo. Si sentiva forse in debito con lui? Lei lo aveva infilato in questa storia. Lo aveva strappato alle sue palme e trascinato nel DF. Doveva forse ringraziarlo? Come l'hai vista Anita? Tu la conosci meglio di me chiese Hctor per interrompere il filo dei propri pensieri. Si sta riprendendo. I due tipi che le hai messo a fianco sono eccezionali. Sono amici. Grandi, vero? E sono veri lottatori, o tutta scena? Vuoi sapere se picchiano sul serio o fanno finta? S...

meglio che nessuno si avvicini ad Anita. Una volta, scherzando, Orrore con una manata mi ha rotto una costola. Mi sento in soggezione con loro. Incutono un certo rispetto. Perch non chiedi un autografo? A loro piacerebbe... Angelo e Orrore si trovano bene con lei. Quando me ne sono andato, Angelo ha detto che non mi dovevo preoccupare, che lei stava meglio. Anita risveglia istinti paterni anche in un campione di lotta libera. In tutti, a parte quelli che l'hanno violentata e quasi ammazzata aggiunse Elisa. Scese dall'autobus di fronte al Sanatorio Spagnolo e compr l'edizione pomeridiana di Ultimas Noticias, buttando un'occhiata ai titoli: " Un altro campo di petrolio nel golfo di Messico", "Sospeso lo sciopero al Monte di Piet"... e se lo infil in tasca. Cammin per un paio d'isolati fino al cuore di Polanco per la Calle Lamartine. Minacciava di piovere. La casa era incastrata fra due palazzi. Un casermone con un microscopico giardino di fronte, un garage aperto con due altalene di ferro verso il fondo, ricordo dell'infanzia dei tre bambini. Prov la chiave ed entr al primo colpo. Percorse le

stanze cercando il salone dell'omicidio e lo trov quasi subito. La macchia era ancora ben visibile sulla moquette. Poi cerc la camera del vecchio. Doveva essere quella di fronte. Un letto con le gambe di legno lavorato, uscito sicuramente dal mobilificio Costa. Si avvicin al com e rovist nei cassetti. Trov una scatola di legno piena di vecchie carte e foto. Rovesci il contenuto sopra il letto e cominci a guardarle una a una finch non trov quelle che cercava. Una serie di foto da un matrimonio anni '50. La donna in bianco, il mobiliere in grigio perla. E alla destra degli sposi un ragazzo di vent'anni coi capelli impomatati e un vestito nuovo fiammante; poteva essere lui o il tipo di meno di trent'anni, quello dal viso magro e torvo che appariva in parecchie foto; oppure il tipo con gli occhiali che sorrideva in quasi tutte, abbracciando la sposa e lo sposo. Mise le foto in tasca e usc in strada. Aveva ripreso a piovere. Polanco era in bala delle auto, i marciapiedi erano deserti. In autobus, sulla via del ritorno, tir fuori il giornale. E l, a pagina 3, la foto del Topo, con la testa piegata sulla sua scrivania. Sotto, il titolo diceva: "Arturo Melgar assassinato nel suo ufficio". C'era una breve cronaca delle malefatte del Topo,

col racconto della signora addetta alle pulizie degli uffici dei Servizi di Consulenza Nazionale, che lo aveva trovato alla mattina presto con un colpo di pistola in fronte, sparato a bruciapelo. Come si era potuto raggirare il sofisticato sistema di sicurezza, che obbligava a salire e scendere da quelle scale? Lo avevano assassinato di notte, qualche ora dopo il colloquio con Hctor. Povero Topino. Credeva che il sistema fosse suo, e invece il sistema era arrivato e gli aveva sparso le cervella sul muro. Quindi gli uomini del signor Z esistevano veramente. Cosa aveva detto il Topo? I morti? Quali morti? Bene, adesso lui era uno di quelli. Guarda queste foto e dimmi se riconosci qualcuno chiese Hctor a bruciapelo. Di che anni sono? Almeno di quindici o venti anni fa. Venticinque. Fammi vedere le foto, papi fece la bambina. Tieni, Flor, ma non le rovinare, che sono del signore... che un detective. poliziotto? No, detective democratico. Come alla televisione?

Forse quella dell'Albania, figlia mia. Porta due coche, per favore... Questo, questo qui, con venti, venticinque anni di pi, Saavedra. Porca... quasi non si riconosce, perch qui proprio un ragazzino, di diciotto-vent'anni anni, ora un quarantacinquenne mezzo pelato con la pappagorgia. Guarda anche tu, perch non ci siano dubbi. E prese da uno scaffale quattro o cinque riviste, le scorse rapidamente e si ferm su di una copia di PorEsto dove la foto di Saavedra campeggiava a colori in copertina. Hctor confront le fotografie. La stessa persona. Ma molto diversa, maltrattata dalla vita, peggiore. Chi sono i due di questa foto, detective? Sono le foto del matrimonio del mobiliere Costa con la signorina Saavedra, venticinque anni fa. Andale, l sta il nocciolo... Lo scrittore si tolse gli occhiali, and alla macchina da scrivere, si sedette e prese a battere furiosamente sui tasti una mezza dozzina di parole. Scusami, ma mi venuto in mente come finire una frase...

Hctor osservava la bambina tornare dalla cucina trasportando pericolosamente una bottiglia di Coca-Cola familiare e tre bicchieri, uno grande di plastica rossa. Ti stanno per cadere la avvis Hctor. No, impossibile, ormai superallenata rispose suo padre. Sono abituata disse lei, guardando il detective uscito dalla televisione albanese. Ho una notizia in pi. Hctor gli pass il giornale stropicciato. Posso andare in bagno? Accompagnalo, Flor, non vorrei si perdesse Hctor segu la bambina che saltellava per il corridoio. Far l'atleta olimpionica disse aprendogli la porta del bagno. Anch'io, per l'anno prossimo, quest'anno non hanno ammesso gli storpi rispose Belascoarn, mentre cercava qualcosa per asciugarsi la testa e il collo della camicia fradicio di pioggia. Quando torn nello studio, lo scrittore stava richiudendo il giornale. Si diresse a un tavolino basso circondato da poltrone e vers la Coca-Cola nei tre bicchieri.

Stavo pensando di far le valigie e andare a finire il mio romanzo in Australia. Ora che faccio? Devo essere contento o comincio a preoccuparmi sul serio? Non so, suppongo sia meglio che te ne vada a scrivere in Australia, perch il Topo non prendeva decisioni, o ne prendeva poche. I compiti pi importanti gli arrivavano dall'alto. In pi, se c'entra il vice capo della polizia, sai come finisce. Chi gli avr fatto la pelle? Vai a sapere. Pu darsi 0 padrone del denaro di Costa. C' troppa grana di mezzo, e se cominciano a contendersela ce ne saranno pi d'uno di morti. Cos'hai in mano? Un triangolo che congiunge il Topo defunto e il mio comandante Saavedra con la famiglia Costa. Forse il tuo romanzo migliore del mio. No, ho qualcosa di pi. Ho una relazione fra un uomo che poteva tenere il denaro e un altro che aveva abbastanza fiducia in lui per consegnarglielo. Ho in mano quello che stavo cercando. La domanda era: perch Costa, perch un coglione di mobiliere qualsiasi? La risposta : erano cognati! E poi?

Di chi era il denaro? Da dove proveniva? Chi ha ucciso i figli di Costa? Perch non lo chiedi a Saavedra? Perch non glielo chiedi tu da parte mia? Mi sa che se continuiamo in questa storia, ci faranno fuori tutti e due concluse lo scrittore. Seduti davanti alla tavola sotto la finestra, guardavano la pioggia cadere. Questo paese ammazza, Hctor disse lo scrittore mentre si tormentava il naso. Uccide in molti modi. Per corruzione, per noia, per fame, per coglionaggine, per disoccupazione, per freddo, per le pallottole vaganti... Non ho nessun problema a lanciarmi contro questo sistema. Ma non cos, come se fossimo in un western. Non come sempre, porca miseria. Questi ultimi tredici anni li ho passati lottando. Sono stato prima nel movimento del '68, sono passato dentro un partito di sinistra, mi sono messo nel sindacalismo, ho lavorato con gli operai nelle fabbriche, organizzato sindacati, fatto riviste, volantini, ho rinunciato a un mucchio d'impieghi, non ho mai fatto un soldo, mai lavorato per il PRI, non devo niente a nessuno, o quasi, non ho mai ucciso nessuno, se ho fregato qualcuno stato per irresponsabilit e non per bastardaggine o

per corruzione, non ho mai preso del denaro per non fare quello in cui credevo, ho lavorato in un mare di stronzate, e ho sempre cercato di farlo come meglio potevo. Non voglio morire cos. Anzi, non voglio morire in nessun modo. Pu darsi che quando arriver la mia ora, sar come per qualsiasi persona normale. Non mi voglio arrendere alla violenza, Hctor, ma non sono disposto a fare la guerra da solo. Chi sono, io: Jane Fonda? Queste guerre non si vincono e non si combattono. Lo scrittore spiana la sua macchina da scrivere contro il vicecapo della polizia giudiziaria, e dall'altra parte rispondono pistole, fucili, mitra, cannoni, bazooka e altra merda. Dov' il gusto? Se il tipo della tintoria qui sotto mi racconta che hanno cacciato via il figlio dal posto di lavoro e non vogliono pagargli la liquidazione che gli spetta per legge, mi viene naturale dargli una mano; se posso scrivere la verit e trovo chi me la pubblica, la scrivo! Perdio se lo faccio... per tutto qui! Continuarono a guardar fuori, a fumare e a scolare CocaCola come due diabetici che avevano fatto un patto suicida. Ascolta, vecchio Paco cominci Hctor spegnendo la sua ultima sigaretta nel portacenere di latta. Io, come investigatore, pura merda. L'unica cosa certa che, non

sapendo scrivere storie, m'infilo in quelle degli altri. Io, da solo, contro il sistema... Sono cinque anni che affino la mira, e con la 38 a dieci metri non prendo un elefante. Sono sciancato, quando piove zoppico, ieri mi sono accorto che si vedono i primi capelli bianchi, sono pi solo di un cane di strada, e se non fosse per i miei fratelli non avrei nessuno da cui andare a piangere. E non piango mai. Mi incazzo come te, mi ci consumo pensando a come ridotta questa nazione. Sono messicano come chiunque. per questo che ormai credo soltanto che si possa sopravvivere e continuare a dare fastidio. A me il '68 passato sopra la testa, e quando me ne sono accorto c'erano i carri armati all'universit. Ho letto il Che a trent'anni, e solo perch una volta sono rimasto chiuso in una casa dove non c'era altro da leggere. Ho studiato ingegneria per costruire ponti, chiese, fognature, centri sportivi e sono finito come un coglione alla General Electric. Cosa mi dici, adesso? Faccio l'investigatore perch mi piace la gente... Abbassa la tele, Flor grid lo scrittore, e poi chiese: Non vuoi provare la Coca col limone? favolosa!

Capitolo 9
Non credo nella malvagit dell'uomo; credo commetta aberrazioni per mancanza di fantasia, per pigrizia di cuore. E. Toller Un figlio di puttana un figlio di puttana, e ti conviene non dimenticarlo mai. Carlos Lopez Il venditore di auto usate Jacinto Saavedra aveva ventidue anni, s'impomatava di brillantina e vestiva giacca e cravatta sul posto di lavoro e anche fuori; e si era affezionato alle puttane di Guadalajara. Per questo aveva accettato di commerciare in auto di seconda mano che due poliziotti dello stato di Jalisco gli facevano arrivare in gran quantit, senza che il padrone dell'officina se ne accorgesse. Lui vi applicava le targhe di auto demolite, toglieva, aggiungeva, pagava gli amici, e ci ricavava cinque o diecimila pesos al mese di extra, da bruciare in vizi.

La storia del comandante Jacinto Saavedra come la sapeva solo lui

Non una storia molto complicata. Un giorno accett di accompagnare i suoi amici a dare una lezioncina a un tipo che doveva dei soldi a uno di loro. E si divert. Gli era piaciuto guardare quell'uomo sanguinante e balbettante che chiedeva perdono in ginocchio, supplicandolo. L'unica cosa negativa di quella prima volta fu che sporc di sangue il completo e non ci fu tintoria in grado di smacchiarglielo. A poco a poco, i lavori di "accompagnatore" si fecero sempre pi frequenti e Jacinto Saavedra acquist una certa fama, nell'ambiente, di uomo tutto d'un pezzo, che per pochi soldi picchiava sodo e bene. Una volta, un paio di poliziotti lo accompagnarono a Durango, a stanare tre tizi che avevano rapito un allevatore. Il sequestrato era morto e i sequestratori offrirono met del bottino, ma Saavedra e i suoi compari decisero che la met era poco e tirarono addosso a quei miserabili. Saavedra aveva un fucile in mano, lo punt ai testicoli del primo che gli capit davanti e spar. Il tipo ci mise sei ore a morire, dissanguandosi lentamente. Non c'era pi via di ritorno, e Saavedra non l'avrebbe vista neppure se fosse stata sotto i suoi occhi. Fece il guardaspalle per un governatore, guadagn parecchio denaro, apr un negozio di elettrodomestici che poi fall per menefreghismo, entr nella polizia judicial, compr due

cavalli da corsa che faceva gareggiare nelle feste di paese e contrabband stereo con certi amici della polizia di Tijuana. Una vita variegata, come dice qualcuno. E pass i giorni aspettando il "buon colpo", una "buona soffiata", un "buon padrino" che lo togliesse dalle piccole truffe della Seconda Divisione. Non c'era scelta, non poteva aspettare la pensione. Si spos con la figlia di un commerciante spagnolo perch gli pulisse la casa e gli facesse due figli maschi, e continu a frequentare i bordelli nei dintorni di Guadalajara. La fortuna giunse quando la polizia federale lo recluto per compiere operazioni di caccia ai guerriglieri urbani, che avevano un'organizzazione ramificata tra Guadalajara, Monterrey e Citt del Messico. Divenuto capoccia del gruppo, tortur, assassin donne, bambini e parenti vicini e lontani, rub i frigoriferi dalle case dei guerriglieri, scov i bottini degli assalti alle banche, consegnandone met ai superiori di fronte ai fotografi dei giornali, e dividendone l'altra met coi complici senza farsi fotografare. E un giorno, entrando in un palazzo nella capitale alla ricerca dei fratelli di un certo Ruiz, gli mollarono una scarica di M16 che lo mand all'ospedale per due mesi con un polmone perforato, a morire di paura nelle notti solitarie. Guar dalla paura facendo saltare le cervella alla sorella sedicenne di

Ruiz. E proprio in quel periodo la fortuna gli sorrise. Lo misero di guardia davanti a un hotel nel centro di Guadalajara con la sua squadra, per un'operazione destinata a intercettare un carico di coca. La storia aveva avuto un seguito; due emissari gringos si erano rifiutati di pagare la quota al capo della judicial di Michoacn, questi avevano fatto una soffiata ai colleghi di Jalisco, che al principio si erano accordati coi narcotrafficanti. Ma quelli di Sinaloa si erano portati dietro altri federali che non erano nell'affare. Quelli di Jalisco patteggiarono con i trafficanti americani per vendere un terzo della partita a due spacciatori di Guadalajara che volevano aprirsi uno spazio in una zona gi occupata, e quindi su questi ultimi due si sarebbe scaricato tutto, nonostante avessero gi cercato di coprirsi le spalle con un amico banchiere parente del sindaco, cosa che rischiava di far scoppiare una guerra fra poliziotti statali e locali; di modo che si raggiunse un accordo nel bar affinch la met della terza parte rimanesse libera, e che solo uno dell'altra banda sarebbe caduto, assieme a un cameriere dell'albergo che spacciava per conto suo, cosa che comunque veniva considerata nell'ambiente un peccato mortale. Dunque, piuttosto semplice. Per tutto questo movimento aveva impegnato per molte ore i partecipanti

all'operazione, finendo con una sbornia in un bordello a tre isolati dall'hotel dove si sarebbe scatenato il disastro. Insomma, quando tutta la faccenda prese l'avvio, ci scapp qualche pallottola di troppo, e soltanto il gruppo di Saavedra aveva un quadro completo della situazione, anche se non si capiva bene che stesse succedendo. Cos, una parte dei poliziotti prese a sparare raffiche nella stanza sbagliata, arrestarono un tipo che non era quello stabilito con la coca che non era quella pattuita, e Saavedra si ritrov nel pieno della notte con tre chili di cocaina tra le mani senza che nessuno gliene chiedesse conto. E poco pi tardi scopr che la coca apriva molte porte e anche finestre. Con quella, aggiunta al suo curriculum, arriv a Citt del Messico per legarsi al nuovo capo della polizia judicial che aveva appena iniziato i sei anni di mandato. Nel catalogo di miserie che l'ex venditore di auto usate aveva messo assieme, le regole emergevano con perfetta chiarezza: servile coi forti e carogna coi deboli; non infilare le mani senza prima aver verificato a chi appartiene la tasca; avere molti amici e moltissimi quasi-amici; fottere il distratto, picchiare duro e picchiare due volte; essere sempre disponibile; vendere al socio migliore; parlare lasciando intendere che si sa gi tutto; non fallire, e, in caso di fallimento, mescolare lo scenario quanto

basta a far risultare la propria estraneit; essere sveglio ma senza esagerare; tenersi a freno con le donne altrui; dividere sempre con gli altri i guadagni; sopravvivere calpestando coglioni, crani, mani, sangue. Nel 1976 era un uomo arrivato, e decise di fermarsi. Era giunto il momento di mettere in piedi un giro d'affari in proprio in cui non ci fosse da dividere con troppa gente. E se nella faccenda dei narcos colombiani non avesse passato la met a quelli pi in alto e la met della met a quelli pi in basso, allora, anzich la quarta parte, si sarebbe potuto tenere tutto. Una volta decisa questa soluzione, il suo ufficio venne rinnovato con una moquette color malva, lo mandarono a seguire un corso di perfezionamento nella polizia di Indianapolis, e cominci a comprarsi un gran numero di cravatte italiane.

Capitolo 10
Mi colato a picco il cuore John Reed Erano presenti i becchini del cimitero, Hctor e un vecchietto sulla sedia a rotelle che si riparava con un ombrello nero. La cerimonia dur meno di dieci minuti. Il Topo, nella sua bara di legno grigio, venne sepolto nella terra umida. Hctor spinse la sedia a rotelle del vecchio fino all'uscita del cimitero per scoprire che era lo zio del Topo, un vecchio solo al mondo, al quale il nipote passava una pensione. Non c'era nessun altro. Il Topo se n'era andato com'era venuto. Se i buddisti avessero avuto ragione si sarebbe reincarnato nella stessa persona, avrebbe rifatto le stesse cose, ottenendone ancora una volta in cambio una pallottola in fronte. Hctor non si azzard a tornare negli uffici della Colonia San Miguel Chapultepec, dove si era recato un paio di giorni prima, n tantomeno a cercare l'autista e il suo degno socio. Il

cielo continuava a sputare una pioggerella fina. Segno che il diluvio non era una frottola pronosticata da qualche mago azteco, ma il giusto destino di Citt del Messico. Allora, o non ? I sospetti di don Gaspar... Don Gaspar arriva a casa la sera tardi e dorme come un ghiro, poi si sveglia alle sei della mattina, anzi verso le cinque e mezzo, e torna al lavoro. E tu come lo sai? domand Hctor al tappezziere che aveva le occhiaie peste. Ho fatto delle indagini, da vero investigatore. E la biancheria intima, era vero? Ha mutandine rosa, con reggicalze di pizzo e reggiseni coi buchetti per far vedere i capezzoli... E anche questo lo hai scoperto da investigatore? No, aspetta, fammi pensare una scusa migliore... Sei rimasto di guardia ai panni stesi. S, ecco, proprio cos. Mi sa che dobbiamo restituire quel denaro o raccontare una bugia pietosa... o troviamo un avvocato e una scorta per la signora... Tu non sei sposato, vero? Grazie a Dio... Ecco, questa la tua occasione...

Il tappezziere infil in fretta la porta, mentre Hctor gridava: Lascia i soldi, almeno, sei senza ritegno! Ma io ho solo controllato se era o non era una puttana rispose il tappezziere fermandosi sulla soglia. E allora? Non lo era, visto che non si fatta pagare. Il telefono prese a squillare, mentre Carlos Vargas abbandonava l'ufficio. Belascoaran. Pronto? Parla Vallina. Ho fatto tutto quello che mi hai chiesto. C' una maniera per bloccare e un'altra per sbloccare, ma ho bisogno dei permessi del tribunale e di un po' di soldi per un giudice testamentario compiacente. Il primo sistema non mi piace un granch, se avvio la cosa non c' possibilit di muovere quel denaro per almeno cinquant'anni. Da quando ho iniziato a interessarmi alla faccenda, mi hanno fatto un sacco di domande. Ho detto che stavo lavorando per conto dell'UNICEF e si sono infastiditi. denaro sporco, puzza. Questo sicuro. Ma tu, Vallina, hai fatto un lavoro da vero professionista.. Lo sarei se avessi un briciolo di fortuna in pi nelle cose. Per esempio ieri sera sono stato invitato a cena da certi

amici per cercare di ottenere un posto di lavoro in una compagnia americana, ma ho bevuto cos tanto che a met della serata ho vomitato sul vestito della padrona di casa. Credo che la mia sia una maledizione azteca. Hctor riattacc. Dopo il funerale aveva passato la mattina nell'emeroteca della Ciudadela per cercare una relazione tra i fatti di quei giorni e le date dei versamenti nel conto di Costa, i suoi movimenti in denaro contante. Si sentiva, come il tappezziere, un vero investigatore. Aveva messo assieme uno scatolone di appunti. In una citt dominata dal "va bene anche cos", dunque di fronte all'assoluta inutilit di cercare di fare le cose nel migliore dei modi, una citt dove le apparenze erano pi efficaci dei fatti, in cui il "che me ne frega" era l'abituale risposta a qualsiasi truffa e raggiro, fare le cose bene risultava enormemente gratificante. Era per questo che si sentiva un vero detective, o forse perch aveva perso la fiducia nella buona sorte............... Con la giacca sgualcita e il suo miglior sorriso, Hctor and incontro ad Anita sulla porta dell'ospedale, accompagnata da Angelo e da Orrore. Te la consegniamo, capo. Ora che vuoi che facciamo? Ci hai pagato cinque giorni in pi disse Angelo.

Andate a casa. Riposate, mangiate, cambiatevi, salutate mogli e bambini e ci vediamo stasera a casa mia. Piccola, se troviamo dove lasciare questa borsa ti porto a ballare come ti avevo promesso. Gli occhi verdi della rossa brillarono.Avrei giurato che non sapevi ballare. Non so perch ho questo ricordo; e a guardarti camminare sono sicura che non hai ancora imparato. E che ne sai, tu, come cammino io? Ti ho visto dalla finestra mentre attraversavi la strada. Anita era vestita di verde, il colore preferito dalle rosse. Le ferite esterne parevano in gran parte rimarginate. E adesso dove vado a vivere? Per ora a casa mia, ho bisogno di parlarti a lungo per decidere se fare una certa cosa, farne un'altra o non fare niente. Il vero capo sei tu, io sono solo un tuo impiegato. Ma non ti fai pagare. Quindi non posso darti ordini. Saresti pi contenta se mi pagassi? S. Allora pagami. Un milione di pesos. Sei completamente matta, piccolina. Un milione quando sar finito tutto. Pi le spese.

Va bene, ma la cena e il ballo li offro io. Ah, andiamo anche a cena? S, al banchetto dell'ambulante sotto casa, quando avremo finito di ballare. Dici sul serio, mi porti a ballare? Certamente. Sono una frana, ma mantengo le promesse. Peccato mi faccia male una gamba, abbia due costole rotte e, se balleremo guancia a guancia, rischi di cadermi la mandibola, visto che non ancora andata a posto. Io sono sciancato, quando ballo zoppico, e non verr mai ammesso nella squadra di ginnastica olimpica. E questo che c'entra? No, niente, stavo pensando ai discorsi con un'amica mezza filippina. Hctor prese la borsa e le porse il braccio. Nella migliore tradizione del romanticismo anni '60, una rossa vestita di verde e un investigatore con una borsa in mano, in un pomeriggio in cui minacciava ancora di piovere, attraversarono il parco Espana. Il posto sembrava tranquillo, ma sapevano che la loro presenza sfidava i bambini kamikaze in bicicletta, che stavano passeggiando a fianco di gelatai potenziali violentatori di

donne, di un autista d'autobus scolastico che, se fosse nato a Las Vegas, ora sarebbe spacciatore professionista, di una signora che tornava dalla messa e che se nel 1956 avesse seguito il suo istinto, sarebbe diventata la regina delle puttane di Tamaulipas; due adolescenti che erano senza dubbio venditori di marijuana, un poliziotto di quartiere nato a Leon e che aveva ucciso la madre col pestacarne, due funzionari pubblici che accettavano la tangente per permettere l'allacciamento dell'acqua; la mamma di Toro Seduto che la miseria aveva condannato a vendere semi di zucca, ma che di notte preparava filtri d'amore e pozioni di morte. Schivarono pattinatori assassini, che solo per mancanza di mezzi economici non avevano sistemato lame affilate ai bordi dei loro pattini, sfiorarono un cespuglio di peonie che nascondeva un nido di famigerate api africane, guardarono un distratto chitarrista che strimpellava sulle prime note dell'inno anarchico Figli del popolo e intanto sognava di lanciare bombe multicolori, e uscirono da quel parco che emanava pace e tranquillit. Si resero conto di tutto senza dare importanza a niente, arrancando per le ferite, ascoltandosi mano nella mano e lasciando alle spalle un parco pieno di pericoli alle cinque e mezza del pomeriggio, in un giorno che minacciava pioggia.

Il Mago Merlino stava trafficando attorno a una vecchia radio a valvole, quando vide arrivare Hctor tenendo per mano una rossa. Monsieur Belascoaran disse molto compito. Ehi, Mago... non mi hai mandato i libri che ti avevo chiesto... Chi pu trovare un libro in quel casino che la tua biblioteca? Sei dunque tornato da quel buco di paese dove ti eri sepolto? Il Mago era il padrone migliore del DF, il pi gentile coi suoi inquilini, l'unico che metteva le lettere sotto la porta, ed era un genio incompreso dell'elettronica. Sono arrivato da un po' di giorni. Ieri ho dormito qui. Senti Mago, chi ha pulito la casa? Ho dato io una pulitina... Non ti preoccupare, l'ho fatto per il mio appartamento. Le prime gocce di pioggia cominciarono a cadere sui vasi dell'entrata. Torna a piovere... Mago, ti presento Anita, un'amica. Signorina, un piacere. Merlin Gutirrez, a sua disposizione.

Piacere. Sono sei giorni che piove. Ieri ci sono state inondazioni nella zona sud, e sulla tangenziale auto capottate e incidenti; basta, non se ne pu pi, non dovrebbe piovere cos in febbraio. Chiss se smetter, prima o poi... No, Mago, sta cominciando il diluvio. Hai da parte la tua barchetta? Quando Hctor e Anita salirono le scale, uno scroscio di pioggia si stava abbattendo pesantemente sul giardino. Dove posso appendere le mie radiografie? chiese Anita, mentre Hctor si trascinava in cucina in cerca di una bibita e a mettere l'acqua sul fuoco per il t. In bagno, o sopra al letto. Ho sempre desiderato avere una radiografia da sistemare accanto a una stampa di Paul Klee. Lo dico perch se dovessi stare parecchio tempo qui da te... Ehi disse Hctor, spuntando dalla porta della cucina stai scherzando con quelle radiografie, o che? E' una metafora, stupido. No, che mi hai fatto ricordare che sei dottoressa. Quasi specializzata in nefrologia. Per tu non bevi, quindi posso servirti a ben poco.

Hctor arriv con la tazza del t e la bibita e appoggi il tutto per terra sulla moquette. Poi accese il giradischi. Che vuoi ascoltare? Ieri l'ho pure aggiustato. Hai Young forever di Joan Baez? Figurati se ce l'hai... Scommettiamo di s? E l'investigatore si mise a trafficare con la pila dei dischi. Sui vetri della finestra le gocce di pioggia ricamavano strani disegni. Scendeva la sera. Anita cerc un cuscino e si sedette per terra. Bevve il suo t lentamente. Joan Baez stava dicendo con la sua voce suadente: May god bless and keepyou away, may your wishes all come true. Hctor, in piedi al centro della stanza, guardava soddisfatto la piccola rossa. Ancora non ci credo. Che sono viva, che la vita torni a essere una canzone che mi piace e una stanza accogliente mentre fuori piove. Questo film l'ho gi visto. Non farti illusioni. La morte del Topo e la guerra che si stanno facendo li ha tenuti per un po' lontani, ma se continuiamo a ficcare il naso nei loro affari, torneranno alla carica.

Mi daranno almeno un pomeriggio di tregua. E spero che, quando succeder, ci siano con me i tuoi amici lottatori... Chi quella gente, Hctor? Chi sono? Stai comoda? Torno subito disse l'investigatore, e si spost in cucina a cercare il suo quaderno di appunti nella tasca della giacca. Torn con uno sgabello e si sedette davanti a lei. Quello che non so lo immagino. Le cose potrebbero non essere andate proprio cos, ma il quadro generale che conta, e questo... mi taglio le palle se non come te lo racconto: un ex sergente, ex poliziotto del Barapem dello stato di Mxico, chiamato Manuel Reyes, si trasform nel 1977 nel rapinatore di banche pi famoso di tutta la Repubblica. Vai a sapere perch, forse si era stufato dei pochi spiccioli che raccoglieva come poliziotto, o forse perch aveva guardato troppa televisione, fatto sta che, con l'addestramento nella polizia, cominci ad assaltare banche, mitra alla mano. Lo identificarono, credo, fin dalla prima volta, o dalla seconda, perch agiva a volto scoperto, con uno o due complici e un autista. Ho una lista infinita di banche rapinate: Comermex ad Arboledas, Nacional de Mexico di Satelite, Banco Internacional a Naucalpan, Banco de Comercio a Ciudad Azteca... Ora, se ci hai fatto caso, le prime banche erano tutte fuori del DF, o nella periferia; poi

inizi a farne in citt: Banco de Comercio nella Nuevo Leon, Nacional de Mxico nella Colonia Roma, e via di seguito. Rapinava cos di frequente che sembrava volesse stabilire un record. Non meno di una al mese. Sempre tre o quattro complici con a capo Reyes. Non si fecero scrupoli a uccidere i guardiani, una segretaria che si era messa a urlare e un testimone. Nel '77 fu deciso di dare la caccia a Reyes, che i giornali definirono il nemico pubblico numero uno, passando la patata bollente direttamente nelle mani del vice capo della polizia judicial, comandante Saavedra. Questa l'unica cosa che ti raccontano i giornali, ma non tanto difficile indovinare quello che successe poi. Reyes e il comandante s'intesero a meraviglia. E qui entra in gioco il mobiliere Costa. Suo cognato Saavedra lo and a trovare un giorno al mobilificio e gli offr di custodire del denaro per lui. Da un lato abbiamo i bottini delle rapine e dall'altro i movimenti di tuo suocero. Fai attenzione ai dati e guarda se coincidono: nel dicembre del '77 la banda di Reyes assalta una banca nell'Avenida Toluca, uccidono una guardia di sorveglianza come se niente fosse, entrando e riempiendola di piombo, e se ne vanno con un bottino di due milioni e mezzo di pesos; il 13 dicembre tuo suocero compra

due boutique nella Zona Rosa e una a Monterrey, e versa in un conto bancario 175 mila pesos. Totale: due milioni e 350 mila pesos. E ce ne sono parecchie altre: rapina a una banca di Insurgentes Sur il 17 gennaio 1978, per un bottino di un milione e mezzo di pesos. Il 19, il signor Costa compra oro per un milione e 300 mila pesos e lo deposita in un cassetta di sicurezza... Da una parte Reyes che svuotava banche, in mezzo Saavedra che faceva le parti e custodiva il denaro della banda, e dall'altra il mobiliere Costa che fungeva da banchiere. Ci sono altre quindici coincidenze. E se non quadra tutto al millesimo solo perch il denaro a volte tardava ad arrivare o la banda ne spendeva una parte in case, armi, auto e puttane; o perch tuo suocero ne metteva via un po' per comprare un'attivit. Se non fosse per alcuni dettagli o perch mi mancano dei dati sulle cassette di sicurezza, quadrerebbe al centesimo. E tutto sarebbe continuato ad andare liscio e tranquillo, se nel dicembre del '78 non fossero successi due fatti imprevisti: il primo che Reyes venne catturato durante una rapina per un errore stupido, un poliziotto ferito gli spar a una gamba e i suoi compagni lo lasciarono a terra. Ora ancora in carcere. Il secondo che il banchiere Costa muore d'infarto. A partire da questo momento

posso solo immaginare cosa sia successo dopo. La banda di Reyes, rimasta senza capo, rivuole i suoi soldi per scappare. Saavedra non ha il controllo diretto del bottino, non pu agire solo. Devi pensare che si tratta di 200 milioni di pesos da dividere fra cinque persone: Reyes in carcere, Saavedra negli uffici della polizia judicial e gli altri ricercati. Ecco che in qualche modo si mettono in mezzo i figli di Costa. stato Saavedra o i complici di Reyes? Vai a sapere... Volevano che quelli firmassero per muovere gli investimenti e i depositi. Forse il figlio maggiore, se era come racconti tu, avr voluto fare il furbo e giocare con quel denaro. Il caso vuole che uno lo fanno fuori, e l'altro lo spaventano in maniera tale che rimane scemo per sempre. Prova a pensare all'esasperazione dei tipi. Due anni di rapine, tutto organizzato fin nei minimi dettagli, e poi se ne muore il banchiere. Non possono pi toccare quei soldi. Poi arriva Luis. Non so cosa sia successo a questo punto. Se a New York sia stato per un'assurda coincidenza o l'abbiano fatto uccidere da qualcuno. E questo qualcuno potrebbe essere solo Saavedra, gli altri non ce li vedo proprio a New York come gangster. In ogni modo sembra tutta una pazzia, perch per mettere le mani su quel denaro hanno bisogno di un erede. Saavedra non si pu esporre, mette in moto il Topo perch ti

faccia pressione e si possa sbloccare il denaro. Ma gli altri hanno fretta e ti saltano addosso, ti fanno firmare quelle carte in bianco. Chiss poi cosa volevano ottenere, pi facile assaltare una banca che farsi dare legalmente il denaro di un'eredit che passa tre padroni... Perdono il controllo. Fanno fuori il Topo... E siamo arrivati fin qui. Hctor bevve un lungo sorso della sua bibita. C' ancora qualcosa perch tutti i nodi tornino al pettine. I soldi rapinati furono investiti in maniera differente. Tuo suocero non riusciva a far fronte a tutto: fra gestire tre mobilifici e muovere una fortuna di 200 milioni di pesos c' la sua differenza; intanto, parte del bottino fu investita in provincia. Perch solo in quattro zone del paese? Una a Guadalajara, la citt di Saavedra, e anche della madre di tuo marito. Un'altra a Monterrey, la terza nel Nordest, la quarta a Puebla, da dove viene Reyes. Un'altra cosa: ho la descrizione di due complici di Reyes. Uno di loro ha un soprannome: John Lennon, biondo, con la faccia butterata, sgraziato, uno e ottanta di statura. L'altro un poliziotto del Barapem, sempre attaccato a Reyes, Luis Ramos; ho la sua foto, guarda... lui il piccoletto, quello che ti dicevo assomigliava a Chelo... E adesso che me ne faccio di tutto questo?

Che si pu fare? chiese Anita. Nel giradischi che Hctor aveva riparato non funzionava il braccio automatico, e la puntina si era fermata sull'ultimo solco del disco. Dobbiamo guardarci dai compari di Reyes e sperare che Saavedra non sappia che conosciamo i suoi legami con tutta la storia. Questo ci che mi preoccupa di pi. Ho parlato con Vallina: ha escogitato un sistema per bloccare il denaro con un pretesto testamentario. Puoi liberartene, in modo che non ci sia pi nessuna ragione di perseguitarti per riaverlo. E a chi lo do? Non ne ho idea, pensaci sopra un attimo. E non possiamo raccontare tutto? Non sono sicuro che possa servire a qualcosa. Ci sono state denunce sui giornali contro quasi tutti i comandanti della polizia di Citt del Messico, alcune riviste sono arrivate a organizzare vere e proprie campagne, e non successo niente, assolutamente niente. Con la stampa non credo si possa fare granch. E non riesco a immaginare noi due che andiamo a denunciare alla procura tutto questo. Faremmo ridere e verremmo additati come coglioni.

Mi viene voglia di spostare tutti i mobili contro la porta e poi nasconderci sotto il letto disse la rossa. Lo possiamo fare anche sopra il letto rispose Hctor e quasi immediatamente si pent, davanti allo sguardo di Anita che lo fissava. Poi, senza dire una parola, lei si diresse verso il bagno. Hctor sollev la puntina del giradischi, volt il disco, e la voce di Joan Baez torn a competere con la pioggia che batteva sui vetri. Che diavolo stava facendo? Un favore a se stesso? Un gesto di redenzione per Anita a cui avevano ucciso il marito, e violentata dopo averla pestata a sangue? O faceva sul serio, perch la piccola rossa aveva fascino, e lui voleva innamorarsene o se n'era gi innamorato? Hctor aveva letto da qualche parte le parole di un poeta equadoriano: Si pu far male anche per solitudine, per paura o per stanchezza. Non gli piaceva quello che aveva detto. Si avvicin al bagno pronto a chiedere scusa e scorse Anita nuda davanti allo specchio. Quasi nuda, perch una garza con cerotto copriva una buona parte della sua gamba sinistra, e sotto il seno una fasciatura di cinque centimetri di altezza le avvolgeva la vita.

Mi stavo guardando, chiedendomi se ero pronta sospir, mentre due lacrimoni scendevano gi dalle guance. Vieni qui. Sono una bestia, piccolina disse Hctor, e la abbracci delicatamente; poi appoggi la guancia sopra la sua testa e la circond con le braccia. Ana si strinse contro di lui. Hctor la copr con un asciugamano, e poi se ne pent perch poteva anche essere sporco, la sollev in braccio e la port sul letto rimboccandole le coperte. Mentre si dirigeva verso la sala, per fare un po' di autocritica in solitudine, la voce di Ana lo costrinse a fermarsi. Ora mantieni quello che hai promesso, stupido... Il campanello della porta lo salv, e corse ad aprire ai lottatori che lo venivano a liberare da un momento imbarazzante. Anita, con una risatina che cancellava le lacrime precedenti, lo guard allontanarsi. Apr la porta con un cordiale sorriso, e un pugno in bocca lo costrinse a rendersi conto, per la seconda volta quel pomeriggio, che poteva sbagliarsi.

Capitolo 11
Molti perseguitati perdono la capacit di riconoscere i propri errori. Bertolt Brecht Il colpo lo aveva mandato a sbattere contro lo sgabello in mezzo alla stanza. Cerc la pistola, ma la fondina era vuota, l'aveva lasciata con la giacca in cucina. Quando il piccoletto gli assest un calcio tra le costole, si spost di lato e grid dentro la propria testa ad Anita che non uscisse dalla camera. Buono, bastardo disse il biondo con la faccia butterata. Un terzo personaggio che indossava un completo grigio troppo grande e spianava un'automatica 45 entr e poi richiuse la porta con cautela. Dove l'hai lasciata? A casa sua. Guarda com' sveglio, sa gi di chi stiamo parlando. Bene, cos non perdiamo tempo. In quale casa?

Hctor stava guardando la bocca dell'automatica, e il biondo gli sferr un secondo calcio nel fianco. Si accartocci come un sacco, facendo un rumore sordo e trattenendo un grido. In quale casa, coglione? Quella di Polanco... Non vero, perch l non c' nessuno. Dove l'hai lasciata? Il piccoletto lo prese per la giacca e lo sollev dal suolo, per dargli uno schiaffo in faccia che lo mand di nuovo a terra. Guarda, socio, hai esagerato! Gli hai cavato un occhio. Quello basso si avvicin e gli strinse la faccia con le mani. Poi scoppi a ridere. Dev'essere di vetro, non ci sono ferite e la cicatrice vecchia. Rimettiglielo, cos ci vede meglio disse il tipo che era rimasto sulla porta. Che ti ha raccontato il Topo di noi? chiese quello tarchiato, mentre gli consegnava l'occhio con una smorfia di ribrezzo. Hctor lanci l'occhio in un angolo.Chi siete?chiese per guadagnare tempo.

Il biondo si avvicin, prese lo sgabello e lo rimise in piedi, si sedette e con la punta dello stivale assest un colpetto contro il piede di Hctor. Cosa ti ha detto il Topo? Sicuramente che i soldi non erano i nostri e che li avresti dovuti consegnare a lui... Hctor si ritrov a stringere un pezzo di moquette nel pugno contratto. Pens che Anita sarebbe potuta scivolare dalla camera alla cucina e prendere la pistola, ma doveva aspettare che loro guardassero dal lato del giradischi. Si rialz e barcoll verso lo stereo. Il piccoletto gli tagli la strada. Due cose vogliamo sapere da te. Dov' lei, e cosa ti ha detto il Topo? Vedi, sono cose semplici. Poi gli scaric due pugni nello stomaco in rapida successione. Hctor sent chiudersi la trachea. Cadde ancora a terra cercando d'infilare aria nei polmoni. Anita non sarebbe mai pi potuta arrivare fino alla cucina. Bruciagli i piedi, come a Cuauhtmoc (5) disse il biondo ridendo forte. Hctor emise un ruggito quando riusc a immettere aria, boccheggi e si appoggi allo sgabello. Il piccoletto gli afferr un piede e cominci a tirare per la scarpa. Guarda, ha un calzino bucato, lo stronzo.

Hctor sferr un calcio alla gamba dello sgabello, il biondo si spost quando vide il piede che si lanciava contro di lui, e and a cadere sul giradischi. Hctor fece solo in tempo a vedere il sangue che usciva dalla bocca del tipo che un attimo dopo gli restitu il calcio continuando a tenerlo per un piede. Dagliele davvero, stavolta disse l'uomo dal vestito grigio con l'automatica in mano, e subito dopo si volt di scatto perch la porta si era aperta; ma la sua reazione fu lenta. Una mano s'introdusse nello spazio aperto colpendolo con un ferro da stiro sul polso. Lanci un grido mentre la pistola cadeva a terra. Apparve il Mago, col ferro in una mano e le chiavi nell'altra. Il piccoletto cerc di afferrare la pistola alla cintura, ma cos facendo lasci andare il piede di Hctor, che ne approfitt per spingerlo da terra verso la porta con un calcio, giusto per farlo cadere fra le braccia di Angelo, che stava entrando. Hctor gir la testa appena in tempo per scorgere il biondo che avanzava verso di lui con un coltello. Una mano enorme si appoggi delicatamente sulla sua spalla e lo mise da parte. Orrore si protese verso il biondo, che cominci a retrocedere muovendo il coltello a piccoli scatti. Orrore tir una sforbiciata per aria. Con un piede colp il braccio che

sosteneva il coltello e con l'altro colp l'uomo al mento. John Lennon venne scaraventato all'indietro. Hctor alle sue spalle sent il crac del collo del piccoletto sotto la pressione della presa "Nelson" che gli stava applicando Angelo. Il Mago controllava col ferro in una mano e la pistola nell'altra l'uomo dal vestito grigio svenuto sul pavimento. Lo butto, Hctor? chiese Orrore, che teneva il biondo sospeso per aria e lo trasportava verso la finestra. Buttalo. Il lottatore sosteneva per la cintura e la camicia il tipo che scalciava e gridava mentre si avvicinavano alla finestra. Dovresti aprirmela, Hctor. Da un vetro non ci passa. Hctor si avvicin e la apr. Sentiva sapore di sangue in bocca. Io non ho visto niente disse il Mago alle loro spalle. Il biondo urlava, sospeso nel vuoto. Rimettilo dentro, fratello. Orrore scagli l'uomo contro il muro, come se fosse una bambola di pezza. Il corpo si schiant con un rumore secco, facendo cadere una foto in cornice della nave del padre di Hctor. L'investigatore avanz due passi e si lasci cadere tra le braccia del lottatore. Poi si diresse barcollando verso il

corridoio. Anita, con gli occhi sbarrati dal terrore, mordeva il cuscino per non urlare. Quando Hctor le pass una mano sulle spalle nude, cominci a gridare. Volevo fare qualcosa, ma non ho potuto. Te lo giuro, Hctor, ci ho provato, ma non sono riuscita a far niente per aiutarti. Non mi potevo muovere! finito tutto. Vestiti, Ana. Quando sent la sirena della prima pattuglia, Hctor telefon a Marciano Torres, il giornalista, che arriv con un fotografo esattamente cinque minuti dopo che i poliziotti erano entrati in casa pistola alla mano. Anita era stata manciata in tutta fretta a casa del Mago, e i tre assalitori erano per terra: il biondo svenuto, cos come lo aveva lasciato Orrore dopo averlo lanciato contro la parete, il piccoletto dai capelli ricci morto, con il collo spezzato, e l'uomo dal vestito grigio, rannicchiato in un angolo, che gemeva sostenendosi con l'altra mano il polso rotto. I poliziotti chiamarono un'altra pattuglia e questa un'altra ancora. Il vicinato s'incurios alla vista delle luci lampeggianti. Il fotografo del giornale UnomasUno cominci a scattar foto col flash. Hctor si lav il viso e cerc una benda per tapparsi l'occhio. Zoppicava pi del solito.

Portate via questi due, e mettete il cadavere sull'ambulanza disse il sergente che aveva preso in pugno la situazione, controllando la casa e raccogliendo le due pistole e il coltello da terra; Hctor gli aveva spiegato che quelli erano i componenti della banda di Reyes venuti a casa sua per ucciderlo, ma per caso erano arrivati... Il poliziotto lo aveva lasciato a met del discorso ed era sceso per andare alla sua auto. Dieci minuti dopo, mentre Hctor e i due lottatori stavano bevendo qualcosa in cucina con Torres, era ricomparso. Il comandante Saavedra vuole parlare con lei disse. Amico, non te ne andare per nessuna ragione. Ti racconter il resto disse rivolto a Torres. Viaggiarono con la pattuglia a sirene spiegate, seguiti dall'auto dei giornalisti e da una seconda pattuglia con i due rapinatori. La citt sotto la pioggia sembrava pi irreale del solito. Saavedra era seduto dietro una scrivania di metallo. Era un uomo nervoso, con un tic che gli faceva muovere il lato sinistro della bocca. Di pelle chiara, mezzo calvo ma con i capelli pi lunghi del normale ai lati della testa, gli occhi azzurri e freddi,

grasso per il suo metro e sessantacinque di statura. Portava un vestito scuro e una camicia bianca, e dalla giacca aperta lasciava intravedere una pistola nella fondina. Posso complimentarmi con lei? disse porgendo la mano inanellata. Hctor alz la mano destra sostenendola con la sinistra. Scusi, ma devo essermi rotto qualche osso durante la colluttazione rispose guardandolo fisso. Ah, se l'avesse detto, era meglio passare a dare un'occhiata alla sua mano prima di venire qui. Non era poi cos urgente. Io volevo solo... L'investigatore si lasci cadere sulla sedia. Intorno gironzolavano Torres, il fotografo e i due lottatori. Qualche poliziotto guardava la scena. Altri due fotografi, probabilmente di guardia o al servizio delle relazioni pubbliche della polizia judicial, spararono i loro flash catturando un comandante Saavedra sorridente e un investigatore afflosciato su di una sedia. Abbiamo cercato di catturare quegli uomini per mesi. Sono i resti di una banda che aveva messo in crisi l'intero sistema bancario e il cui capo da tempo in carcere diceva il comandante, come se si trovasse di fronte a un microfono.

E ora questo colpo di fortuna ce li consegna in mano. Voglio, a nome degli agenti che erano stati assegnati a questa indagine, ringraziare pubblicamente i signori e segnalare il valore civile dimostrato. Torres fingeva di prendere nota, i fotografi continuavano a scattare. Siete attesi per firmare le vostre dichiarazioni disse Saavedra, e, dopo aver guardato intensamente l'investigatore, usc dalla stanza. Che sta succedendo? chiese Torres a Belascoarn. Succede che nella merda fino al collo. Saavedra? E chi senn?

Capitolo 12
L'uomo che si nutre del suo cuore si avvelena. Sab Hctor svegli Elisa alle quattro di mattina nella vecchia casa di famiglia a Coyoacn. Non era andato l per vedere la sorella, ma per recuperare la 22 di suo padre, che il vecchio, morendo, aveva lasciato assieme alle carte e ai libri della biblioteca. Era questa la seconda volta che faceva un viaggio sentimentale alla ricerca della pistola. Elisa, con un camicione bianco che toccava per terra, lo accompagn silenziosa fino alla biblioteca, dove campeggiava un ritratto del padre con l'uniforme della marina mercantile spagnola. Hctor apr la custodia di cuoio ed estrasse l'arma, la soppes e si lasci cadere all'indietro nella poltrona. Appoggiandosi, gli sfugg un grido soffocato. Che hai? Ho preso un calcio in una coscia, due pugni nello stomaco, mi hanno fatto volare l'occhio di vetro, schiaffeggiato

e rifilato un paio di calci nelle costole, e alla fine un figlio di puttana mi voleva pure stringere la mano. tutto qui disse, per pentirsi quasi subito di aver parlato tanto. Scusami, fratello, non mi sono resa conto di cosa significasse per te infilarti in quella storia. No, andata bene. Non con te che ce l'ho, con... e si ferm a pensare con chi ce l'aveva. Di sicuro con Saavedra. Quel tic alla bocca gli tornava in mente di continuo: un'immagine nitida, quasi cinematografica. Ma ce l'aveva soprattutto con la violenza, per la paura, per il terrore di Anita. Vuoi qualcosa da bere? chiese Elisa sconsolata. Due aspirine e un bicchiere di latte. Non era quello che diceva sempre la mamma? La biblioteca era in penombra. Elisa aveva spento la luce centrale, lasciando accese solo le due lampadine del paralume che il vecchio aveva sempre tenuto sulla scrivania. Mi far fuori. Quel figlio di puttana mi far fuori... Chi, Hctor? Che hai fatto? Perch ti ho infilato in questa storia... Elisa si port una mano ai capelli e cerc di tirarli indietro con un gesto nervoso. Basta, ora; se continui a lamentarti mi chiudo come un'ostrica e non mi riapre neanche il Padreterno. La frase

risuon nella stanza: non erano parole di Hctor, ma del padre. Potevo morire anche una settimana fa, investito da una bicicletta sulla spiaggia dove mi hai trovato. Dieci giorni fa, solo dieci giorni fa... ripet Elisa angustiata. Lasciami un po' solo, Elisa. Lasciami un po' solo, perch sono a pezzi e ho bisogno di riprendermi. Quando ho guardato Saavedra, ho visto nei suoi occhi la mia condanna a morte. E Anita? Sta bene. a casa del Mago, coi due lottatori. Non credo succeder niente, stanotte. Non con lei che se la prenderanno, con me, l'ho letto negli occhi di quel bastardo. Elisa studi il fratello attentamente. Era pallido, una smorfia di dolore attraversava lo sguardo febbricitante. Rimase in piedi, a fianco della poltrona senza sapere che fare. Come se stesse vegliando un morto. Sorellina, per favore, vai a dormire. Ho bisogno di pensare un momento. Devo escogitare un sistema per farlo a pezzi cos piccoli che non si possano rimontare. Non dev'essere poi tanto difficile. Anche lui a quest'ora non star dormendo. Si rigirer nel letto o in una poltrona pensando che

la terra comincia a franargli sotto i piedi. Che se montano uno scandalo, i suoi capi lo lasceranno nella merda, o faranno qualcos'altro, gli apriranno la testa con un cacciavite. Quello che si punisce non il delitto, ma la coglionata di farsi scoprire. Queste sono le loro regole, e lui le sta violando. Neanche il comandante Saavedra questa notte dormir disse Hctor, e sulla sua bocca si disegn un sorriso che spavent Elisa ancora di pi. Che posso fare per te, fratellino? Portami una Coca con limone. Hctor si mise a ridere davanti all'occhiata indagatrice del fratello Carlos. Sicuramente quei due stavano parlando di lui. Allung le gambe sulla poltrona e spost la coperta che sua sorella gli aveva appoggiato addosso. Alla fine lui era riuscito a dormire, ma dalle occhiaie di lei s'indovinava che aveva passato il resto della notte a guardarlo, sentendosi in colpa. "Non dovevo venire qui. Elisa non ha colpa", si disse l'investigatore, e si prepar con uno sbadiglio ad ascoltare il sermone del fratello.

Hai una visione borghese della vita gli disse Carlos dopo aver ascoltato tutta la storia.Una visione da squallido ceto medio di fronte alla violenza del sistema. Hctor si era ripreso, aveva bevuto una spremuta d'arancia e mangiato uova al prosciutto. Dopo aver telefonato al Mago, per sentirsi confermare che Anita stava bene, sentiva che la vita era tornata a scorrere nelle sue vene. Quello che mi ha fottuto che il tipo mi voleva dar la mano, e io da puttana sono stato sul punto di stringergliela. Questa la cosa che mi fa star pi male, dentro. No, aspetta. Di sbagliato c' il tuo modo di vedere la faccenda. Pensi che la citt si stia disintegrando, che i gangster siano al potere. Beh, s, ma non da adesso. Da sempre. Forse adesso sono solo pi violenti. Ci sono pi gorilla che mai in questo paese. Ogni funzionario grande o piccolo ha una quarantina di tirapiedi sguinzagliati per le strade con le loro auto, che magari chiudono una strada al traffico per permettere alla sorella del presidente di fare colazione nel tal posto. Quando si ubriacano, uccidono il cugino perch giocando gli partito un colpo, distruggono il primo che capita solo perch sul Periferico non si spostato in tempo al loro passaggio. Certo. La polizia nel DF una cloaca in grande stile, perch ci

sono parecchi soldi che girano. Sai cosa fa l'inoffensivo poliziotto in moto che ti ha chiesto trecento pesos perch sei passato col rosso? Ne consegna 1500 o duemila a fine giornata al sergente, perch questo gli ha procurato un buon posto in zona, e se si rifiuta lo manda a pulire i cessi. lui che paga la riparazione della sua motocicletta, perch se la porta nell'officina della prefettura gli rubano perfino le candele e rimane a piedi, ed costretto a uscire con solo otto litri nel serbatoio invece dei dodici, perch gli altri quattro che gli verrebbero di diritto se li ruba un maggiore d'accordo col capo; paga un fondo pensionistico e un'assicurazione sulla vita che non esiste. Il suo sergente consegna venticinquemila pesos al capozona, che a sua volta controlla il mercato delle targhe e prende una commissione ogni volta che le ritira. Sai come passano in rivista la delegazione i capi di zona? Con una busta in mano. Presente! E i soldi cadono nella busta. Il capo della polizia incasser ogni giorno qualche mezzo milione di pesos. Almeno due agenti sono destinati unicamente a incassare... Ecco come funziona il sistema, altro che mancia da trecento pesos. Devi arrivare in alto, se vuoi fare qualcosa.

Carletto, non fare tanti giri di parole. Credo a tutto quello che mi dici, per o trovo un modo per fermare Saavedra o verrai al mio funerale. Mettici un po' di filosofia, fratello disse Carlos, accendendosi una sigaretta. Devi solo trovare una fessura. La borghesia lo sta usando, lo tiene vincolato, e se d fastidio lo butta nella spazzatura. Devi fare in maniera che se ne sbarazzi. L'unica cosa che mi venuta in mente non serve. La cosa pi semplice. Raccogliere tutto e portarlo ai giornalisti. Qualcuno si muover. Torres ha detto che pu riunire tutti i capiredattori di giornali e riviste stranieri perch ci sia pi pressione; ma la storia che ho in mano non si sostiene da sola. Io so che tutto vero, Torres sa che vera. Saavedra sa che vera, ma non ci sono le prove. Se non fossero arrivate le pattuglie, avrei tirato fuori ai rapinatori dove tenevano il libro mastro di Costa, ma arrivati a questo punto, anche se lo avessero avuto loro, adesso ce l'ha Saavedra ben custodito nella sua cassaforte. Non posso fotterlo su questo. Posso togliergli il motivo per fottere Anita o me. Lei pu bloccare quel denaro. Regalarlo all'UNICEF come aveva consigliato Vallina, o ai guerriglieri honduregni.

Salvadoregni. Se vuoi, non difficile. S, a loro. Ma a Saavedra non potr far niente. Prendi un aereo. Abbiamo ancora i soldi che ci ha lasciato nostro padre. Non li abbiamo mai usati. Prendi un aereo tu, e uno Anita disse Elisa che aveva per un attimo smesso di mordersi le unghie. Se vuoi, inforco la moto e ti accompagno di nuovo alla tua spiaggia. Non si pu tornare indietro, sorellina.

Capitolo 13
Da quale morto ho preso vita io che sento le sue ossa nelle mie Roberto Fernandez Retamar Aspett che la piccola rossa sparisse inghiottita dalla scala mobile. E poi gironzol per l'aeroporto finch non vide decollare l'aereo della KLM, come un giocattolo rilucente e assordante. Hctor pensava che i finali sono brutali, solo gli inizi hanno grazia. I finali sono tagli senza stile, senza tempo extra per protestare sugli sviluppi delle situazioni. Poi cammin fino alla metropolitana. Avvertiva alle spalle gli sguardi dei suoi inseguitori, ma non si prese il disturbo di liberarsi di loro. Lo pedinavano da lontano, e lui sentiva il peso di quegli occhi che non avrebbe mai visto di fronte. Cammin per Bucareli evitando le biciclette acrobatiche dei venditori di giornali. Arrivando all'entrata del palazzo in Donato Guerra, dove c'era il suo ufficio, scorse don Gaspar, quello della panineria, che entrava nell'ascensore, e rinunci.

Torn a casa passeggiando, senza fretta di arrivare da nessuna parte. I pezzi di vetro del quadro, con la nave su cui suo padre aveva navigato, erano ancora sparsi sulla moquette. Li raccolse dentro un giornale e riappese la fotografia. Poi si lasci cadere sul letto. Che stava aspettando? Il denaro era bloccato. Torres non aveva nessun interesse a raccontare la storia senza qualche prova che legasse Saavedra ai banditi o al denaro di Costa. Anita, a diecimila metri di altitudine, era al sicuro. Aveva rinunciato all'eredit e nessuno avrebbe potuto metterci le mani, a parte l'Istituto per le Ricerche sul Cancro, che alla fine era stato l'unico beneficiario. Che cosa stava aspettando Saavedra? Hctor tir fuori la pistola e si mise a giocare col caricatore. Estrasse le pallottole una a una, poi le torn a infilare. Suon il telefono. Fratello, morto. O si ammazzato o lo hanno eliminato con un finto incidente d'auto sulla strada per Queretaro. Chi? Saavedra? S. Ma morto anche lo scrittore. Tutti e due. Si sono uccisi o li hanno ammazzati insieme. Un incidente d'auto.

Hanno dato la notizia oggi pomeriggio alla televisione. Andavano sulla stessa auto a pi di cento chilometri all'ora e si sono schiantati contro un camion... Questo dicono, poi chiss come andata fece Carlos. Insieme? S. Solo loro due nell'auto. Non si meritava di morire con quel figlio di puttana disse Hctor, e riattacc. Due giorni dopo, un laconico telegramma giunto in ritardo fu fatto scivolare sotto la porta dell'appartamento di Belascoaran, mentre lui si stava preparando un brodino di dado. Il testo diceva: VADO A PARLARGLI. PACO IGNACIO. Quando uscirono dal cimitero di Dolores, Elisa alz gli occhi al cielo e rallent la camminata di Hctor prendendolo sotto braccio. Sedici giorni prima, lei aveva guardato quel cielo attraverso le palme, e sembrava un cielo diverso. Guarda che nuvole, piover forte. Saranno nuvole piene di merda disse Hctor, continuando a tenere lo sguardo sul selciato.

Note

1. DF: Distrito Federal, abbreviazione con cui gli abitanti di Citt del Messico chiamano la capitale. 2. Polanco: quartiere esclusivo della capitale, abitato dai ceti alti. 3. UNAM: Universidad Nacionl Autonoma de Mexico, il pi grande ateneo del Paese. 4. PRI: Partido Revolucionario Institucional, da oltre sessantanni ininterrottamente al governo. 5. Cuauhtmoc: il re azteco a cui gli spagnoli bruciarono i piedi per farsi rivelare dove fosse nascosto il tesoro del Regno.