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2013 ITALIA ARITOCRAZIA

Laristocrazia contemporanea non molto dissimile da quella di antichi regimi e, come un tempo, quella modalit di governo di una comunit nella quale poche persone coalizzate , quelle che si autodefiniscono i migliori ( per eredit familiare o per censo ), controllano interamente lapparato pubblico e leconomia pubblica e privata. Questa forma di regime pu trasformarsi con facilit in qualcosa di ancora pi ristretto, vale a dire in oligarchia qualora il potere si concentri ulteriormente in ristretti ceti superprivilegiati e chiusi, in prevalenza per ragioni censitarie. Laristocrazia , tra le forme di governo pi diffuse in Europa in epoca moderna, quella che tende pi di ogni altra a ristabilizzarsi e va di pari passo con concezioni elitiste della societ e della sfera politica. Nella storia del nostro continente vi una continua tensione tra forme democratiche e forme aristocratiche, laddove la democrazia, in apparenza stabilizzata, risulta in realt soccombente. Laristocrazia si connota principalmente per la presenza di caste dominanti sullo Stato e sui poteri economico-finanziari, e per i pesanti vincoli posti alla mobilit sociale. Se ne percepisce sintomaticamente lavanzamento con laumento della c.d. forbice sociale, meglio ancora con lo slittamento in basso di tutti i ceti non aristocratici e con larroccamento coalizzato delle lites. Relativamente alla situazione attuale, i fatti dimostrano, oltre ogni ipocrita linguaggio e propaganda, che la struttura democratica ha lasciato il passo ad un regime pi tipicamente aristocratico, in parte censitario in parte ereditario. Una ristretta cerchia di migliori di diversi ambiti (finanza, politica, magistratura, giornali e nuovi media, alta burocrazia, lites professionali e accademiche) riceve in via esclusiva provvidenze economiche e tutela giuridica, concentrando illegittimamente ingenti patrimoni; mentre la stragrande parte della popolazione al contrario posta in una condizione sostanzialmente servile. Non si tratta pi di semplice disuguaglianza di risorse e opportunit, ma di discriminazione presupposta, operata su base economica o sociale. I riflessi sono molteplici. La sovranit geo-politica dello Stato abdicata e svenduta per ossequio agli interessi multinazionali degli aggregati aristocratico-industriali. La partecipazione politica residuata solo quella elettorale attiva usata e canalizzata attraverso il marketing elettorale per acquisire consenso, ulteriore forzoso finanziamento, e costruire unimmagine

falsamente democratica del diverso tipo di regime sostanzialmente vigente. I diritti umani, etici, politici, civili e civici, enunciati nelle forme, ma irrealizzati e irrealizzabili nella sostanza. Lhabitat urbano e gli spazi naturali sottoposti alle forme pi spregiudicate di sfruttamento, piegati anchessi in una logica distruttiva e di brevissimo termine alle esigenze di arricchimento di pochi. I servizi essenziali costosi, massificati e depauperati di ogni standard qualitativo. Limposizione fiscale spinta al limite della totalit del reddito procapite, utilizzata come forma di spregiudicata provvista e di finanziamento delle intraprese politiche o finanziarie delle caste dominanti. Il lavoro del singolo offerto in un mercato pressoch inesistente, se fortunosamente trovato, remunerato sotto i livelli di dignit umana e sopravvivenza. Il credito escluso e se esercitato, attuato attraverso lanatocismo e lusura. Listruzione pubblica di ogni livello depauperata della funzione primaria, usata come area sottosviluppata di stallo per le nuove generazioni. La previdenza per la vecchiaia letteralmente fatta evaporare. In altre parole un quadro istituzionale e politico artificiale, falsato dalla comunicazione di regime e dalle tecnologie asservite, solo apparentemente moderno e democratico, ma sul piano umanistico recessivo, impeditivo di ogni sviluppo della persona e della comunit, rozzamente arcaico. mb (Gi lab IT)