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Girls like butterflies need no excuse

38 Quando Gianni si rec a far visita al suo amico Stefano, volontario presso il kibbutz Ruhama, non lontano dalla cittadina di Ashkelon, trov l'ambiente eccitato ed in frenetico movimento: dopo cinque mesi passati vivendo insieme, di l a qualche giorno, Mettha se ne sarebbe andata e tutti si stavano dando da fare al meglio di loro stessi, per preparare la sua festa d'addio. Infatti ciascun volontario si prodigava come meglio sapeva e poteva per portare il proprio contributo e far s che la tradizionale festa che si svolge nei kibbutz ogni volta che un amico se ne va, fosse ricordata. Stefano il milanese, robusto, dalla folta barba e con gli spessi occhiali da miope, essendo quello liquido, (ad alta gradazione), fra i tre stati della materia, quello a lui pi congeniale, si era procurato ben 20 bottiglie di scadente ma efficace vodka israeliana. Jean Pierre che lavorava in "irrigation" e passava le sue giornate a sistemare gli impianti idrici d'irrigazione, in giro tra le varie piantagioni di verdure e frutta, aveva portato al volunteer's pub, una cassa per ognuna delle frutta coltivate a Ruhama, infatti in un angolo, erano impilati parecchi variopinti contenitori in PVC, contenenti banane, pompelmi, arance, kiwi, fichi ed uva. Michelle e Roberta che lavoravano nelle cucine del kibbutz, si

39 erano espresse nella produzione di diverse torte con tanto di creme varie ed in una gigantesca crostata guarnita di frutta. Origami, fiori secchi ed animali stilizzati, fatti con fogli di carta colorata, ripiegata ad arte varie volte, pendevano dal soffitto, appesi con invisibili fili di nylon, quasi a voler testimoniare con la loro presenza che nel gruppo c'era anche un rappresentante del Paese del Sol Levante. All'ombra di un ulivo millenario, appena fuori dal pub, Mario con la sua chitarra, Ray coi bongos e Davina con la sua voce calda e sensuale, provavano i vari brani musicali che "dal vivo", avrebbero allietato la serata. Tra tutto questo fervore di preparativi, la meno eccitata e felice sembrava proprio la festeggiata, Mettha infatti se ne stava in disparte e sembrava per niente allegra; Gianni la not ed avvicinatosi, le domand scherzosamente in israeliano: -Makkarah metullah? (Che ti succede verginella?)- Lei gli si butt al collo con impeto, lo abbracci e singhiozzando lo sospinse verso la porta, fuori dal pub, dove diede libero sfogo alla sua tristezza e tra le lacrime prese a raccontargli che era andata, circa una settimana prima, nell'ufficio di Carmela, la responsabile dei volontari, per dirle che era stufa di lavorare in "children house",

40 con tutti quei bambini vocianti che non capivano n parlavano la sua lingua, che pur bisticciando di continuo tra di loro, erano sempre, automaticamente, coalizzati contro di lei quando si trattava di renderle la vita pi difficile. Carmela, forse urtata dalle sue lamentele sui bambini del kibbutz, le aveva risposto che era solo quello, al momento, il lavoro disponibile per lei e che se non le andava bene, poteva sempre cambiare kibbutz. Presa da un impeto d'ira, Mettha le aveva chiesto di prepararle i suoi documenti, poich intendeva andarsene. Quando un paio di giorni dopo le era stato comunicato che poteva passare in ufficio per ritirarli, tutte le sue contraddizioni, aspettative e desideri le erano piombati addosso, pi opprimenti che mai: lei voleva s andarsene da Ruhama ma non voleva ancora ritornare in Danimarca, voleva ancora viaggiare, visitare e conoscere la Palestina, ma non aveva una base, un luogo dove appoggiarsi per far ci. Il sole del tramonto disegnava al suolo ombre arabescate ed il leggero venticello serale che cominciava ad alzarsi, spandeva all'intorno un dolce sentore di vaniglia. Si sedettero sotto quell'ombra maculata e cominciarono a farsi le coccole. Quando si rialzarono, la notte tropicale era scesa repentina e migliaia di stelle brillavano nel cielo come tante perle, lasciate cadere da un dio spensierato e noncurante, su d'un manto di

41 velluto blu. Gianni particolarmente incline all'altruismo, specie nei momenti d'intimit, aveva promesso a Mettha che la avrebbe aiutata e lei aveva il viso di una bimba, alla quale, dopo la perdita della sua bambola preferita, era stato regalato un mieloso cucciolo di Bobtail. La festa fu un successo strepitoso, tutti erano su di giri e pur tra i gusti pi disparati di quell'eterogeneo ma affiatato gruppo, ognuno aveva trovato motivo per una seppur effimera felicit. Michelle e Jean Pierre avevano ballato come forsennati per buona parte della notte ed ora giacevano abbracciati sul loro letto. Susumo, piccolo uomo dall'energia inimmaginabile, parlava concitatamente in giapponese ad un grande fico d'India che annuiva benevolo, mosso dalla brezza notturna, incitandolo cos a continuare nel suo vaniloquio, incurante od ignaro del fatto che il fico non gli avrebbe mai dato risposta, in quanto era d'India e non aveva studiato alcuna lingua straniera. Ray e Davina dormivano nel loro letto; erano una delle pi belle coppie che Gianni avesse mai conosciuto: Ray era un ragazzo affascinante, capelli a spazzola biondo-platino, occhi azzurro acquamarina ed una corta barbetta su d'un viso sempre abbronzato; Davina, pi alta di statura di Ray, portava su due gambe affusolate un fisico mozzafiato ed un viso dall'espressione

42 intrigante che per effetto del sole si riempiva di lentiggini, mentre la sua chioma leonina assumeva un riflesso fulvo. Gianni aveva molto apprezzato quando un giorno, senz'alcuna particolare ricorrenza, aveva disegnato su d'un foglio di carta un suo ritratto, molto simpatico e realistico e glielo aveva regalato cantandogli: -We'll meet again, don't know where, don't know when but J know we'll meet again some sunny day...Gianni e Mettha fecero l'amore con una dolcezza che lui neppure si ricordava di possedere, lei era cos fragile ed indifesa che pur stimolando una certa componente erotica della sua personalit, lo induceva pi a proteggerla che a possederla, con quel variabile grado di brutalit e d'azione, cui era solito dare libero sfogo, durante i suoi rapporti sessuali. Il giorno dopo, di buon'ora Gianni e Mettha salutarono tutti gli amici e si recarono a Ruhama Junction e dopo una breve attesa salirono sul bus che li avrebbe portati a Tel Aviv. Durante il viaggio, Mettha che s'era un po' rimessa dal torpore malinconico che l'avvolgeva, chiese a Gianni di farle un tatuaggio: le sarebbe molto piaciuto, spieg, un bel gabbiano in volo, tatuato sul pancino. Gianni acconsent anche se un po' a malincuore, non gli era mai piaciuto lasciare la propria "firma" sul corpo di qualcuno che poi l'avrebbe portata per tutta la vita.

43 Arrivati al Central Bus Station di Tel Aviv, prima di salire sul prossimo bus in partenza per Gerusalemme, Gianni si rec a comprare dell'inchiostro di china nero, lasciando l'amica danese a sistemare le sue valige nell'ampio bagagliaio del bus. Il viaggio fu breve, infatti il vecchio moshav di Be'er Yakov, da pochi anni trasformato a tutti gli effetti in una cittadina, dista solo una ventina di chilometri da Tel Aviv, solo alcuni chilometri dopo l'aereoporto internazionale di Lod. Il bus effettu la sua fermata lungo la superstrada e Gianni e Mettha scesero con altre tre persone e si incamminarono lungo la strada laterale che porta in centro del paese. Una delle due donne che in compagnia d'un ragazzetto erano scese e che sicuramente tornavano dal mercato, date le sporte che portavano con loro, chiese a Mettha, con un fluente inglese, se per caso andavano a visitare il vecchio moshav, ma Gianni s'intromise a sproposito, dicendo che stavano andando a far visita ad un caro amico: -Il rabbino Raphi Shapiro, gran brava persona!- puntualizz. Gli occhi delle due donne, all'udire il nome cambiarono espressione e presero a scrutare i due "forestieri" con una luce di sospetto. Il dialogo mor l e per i restanti trecento metri che le separavano dalle loro case, le due donne non profferirono ulteriore parola. Gianni, nella sua ingenuit, non si rendeva conto che tutte le belle qualit che lui

44 conosceva di Raphi, erano motivo se non di vero e proprio astio, almeno di forte diffidenza, da parte degli abitanti della zona, prevalentemente ortodossi, nei confronti del suo amico. Raphi infatti, era una persona che pur con le sue debolezze umane, metteva veramente in pratica nella vita di tutti i giorni, le raccomandazioni che Dio, tramite i suoi profeti aveva fatto al Suo popolo prediletto. Alla sua tavola si potevano trovare, seduti fianco a fianco, un musulmano ed un ebreo e di fronte un cinese ed un americano, unici requisiti richiesti, erano l'aver fame ed il mettere almeno momentaneamente da parte, se non proprio risolvere, odi razziali, religiosi o politici, qualunque divergenza insomma, che potesse in qualche modo snaturare il senso di sacralit e di fratellanza che lui dava al fatto di sedersi attorno ad uno stesso desco. Gianni era stato molte volte a casa sua e vi aveva conosciuto le persone pi disparate, ma tutte erano accomunate da una sorta di ricerca interiore di pace ed armonia e sicuramente con la sua benevolenza, saggezza e tranquillit, Raphi era un potente catalizzatore nelle reazioni di chimica-umana che servivano per ottenerle. La strada fiancheggiata da ambedue i lati da graziosi giardinetti, circondati da un basso steccato di legno dipinto di bianco; le casette al loro interno sono pressoch tutte uguali,

45 essendo state appunto costruite nell'ambito di un moshav e quando qualche anno prima, i residenti originari si erano trasferiti in un nuovo insediamento costruito in Galilea, i nuovi arrivati non s'erano dati la minima pena abitazioni. I nuovi abitanti dell'antico moshav di Be'er Yakov, erano tutti ebrei ortodossi, strettamente osservanti della Thor e delle tradizioni: solo cibi rigorosamente kosher, rispetto totale del digiuno e della completa astensione da ogni attivit durante lo "yom shabbat" (il sabato); alle ragazze, raggiunta l'et della pubert, vengono rasati i capelli e per tutta la vita, porteranno una parrucca; le gonne sono sempre portate lunghe, abbondantemente sotto il ginocchio. Gianni stava spiegando a Mettha queste ed altre particolarit, quando arrivarono di fronte alla villetta di Raphi e furono quasi investiti dalla foga con cui questi usc di casa: cappello Borsalino calcato in testa, giacca sbottonata e camicia rigorosamente bianca, ancor mezza fuori dai pantaloni, Raphi, come sempre in ritardo, stava correndo a prendere il bus per Gerusalemme, nonostante questo salut Gianni col solito calore, baciandolo sulle guance ed esibendosi poi in un teatrale inchino di fronte a Mettha; li esort ad entrare ed a sentirsi a casa loro, lui sarebbe stato via per circa una settimana, se nel frattempo, per nel diversificare le proprie

46 caso fossero andati via, non dovevano far altro che lasciare la chiave appesa ad un rametto della bouganvillea che ricopriva buona parte della facciata della casa. Un altro abbraccio di commiato e corse via. Gianni e Mettha entrarono in casa. Anche se l'ordine non era una delle cose a cui Raphi badasse molto, la pulizia e l'igiene erano totali: i vetri delle finestre brillavano, la cucina era immacolata e nel lavello d'inox ci si poteva specchiare. Sul divano alcuni vestiti infilati negli appendini e buttati l'uno sull'altro, spiegavano con quanta fretta Raphi avesse scelto come vestirsi. Il Jerusalem Post giaceva aperto al centro del grande tavolo in noce macassato, di fianco ad un bicchiere, pieno a met di caff turco. Gianni sollev il bicchiere, era ancora caldo, lo offerse a Mettha che lo rifiut, lo annus e se lo bevette, poi preso da improvvisa fame, si dedic alla cucina, mentre Mettha decise di togliersi di dosso la polvere ed il sudore del viaggio e dopo aver domandato dov'era la doccia, vi s'infil. Gianni trov nel frigorifero delle zucchine e delle cipolle, le affett e le mise a friggere in una padella , prese 4 uova, le aperse e le scodell in un'insalatiera, le stava salando quando con la coda dell'occhio vide qualcosa che lo raggel: Mettha, dopo essersi fatta la doccia e contemporaneamente lavati i vestiti che aveva

47 indosso, nuda dalla cintola in su e con un piccolo asciugamani stretto attorno ai fianchi, aveva imboccato la porta ed era uscita in giardino, -Ehi you! what the hell are you fucking doing!? are you crazy!? Siamo in un quartiere ultraortodosso, dove le donne vanno a letto vestite e tu te ne vai in giro per il giardino mezza nuda come se fossi a Christiania nel centro di Copenaghen?!?Mettha strabuzz gli occhi e con una smorfia da ingenua ragazzina prese a spiegargli che non credeva di aver fatto nulla di male, stava solo stendendo ad asciugare i panni che aveva appena lavato... Gianni si rese conto dell'abisso incolmabile che c'era tra il suo background culturale e quello degli abitanti del luogo in cui si trovavano, rinunci a tentare ogni spiegazione e tronc la discussione: -Ok, ok, J don't want to discuss about this matter, just don't forget that we are in a very religious place and you can't show up if you are not properly dressed ok!?-. Quel che restava del giorno pass tranquillamente senza ulteriori scossoni: Gianni, qualche ora dopo, raccolse la biancheria asciutta, evitando cos che Mettha si facesse nuovamente vedere in giro poco vestita, poi ricordatosi che lei voleva un tatuaggio, le precluse ogni possibilit di commettere imprudenze, la chiam in camera da letto, tir le tende e per un paio d'ore la tenne impegnata "battendole" il tatuaggio che tanto voleva. -Almeno,- si disse Gianni, -finch la

48 tengo impegnata, non mi potr combinare altri casini 'sta nipote dei fiori.Il mattino dopo Gianni doveva tornare a Tel Aviv, Raphi sarebbe rientrato entro un paio di giorni e come d'accordo con lui, avrebbe fatto del suo meglio per aiutare Mettha e trovarle una sistemazione, male che andasse, Mettha si sarebbe potuta fermare per un po' a casa sua. Mentre Gianni si dilungava in una lista di raccomandazioni e di consigli, Mettha non riusc a trattenere le lacrime ma Gianni che aveva passato la vita tra stimolanti incontri e dolorose separazioni, le diede un bacio su una guancia ed un buffetto sull'altra dicendole: -Take care of yourself! Be happy and don't make anymore bullshit in this house ok! Raphi will help you to find a new kibbutz or a place to stay. Bye.Pochi minuti dopo era in strada; durante la notte era caduta una leggera pioggia, l'aria era tersa e pi fresca del solito. L'odore di terra bagnata si mischiava con l'infinita variet di profumi che emanavano le piante fiorite dei giardini, resi ancor pi volatili dal primo sole del mattino. Gianni sotto un leggero film protettivo di cinismo che la Vita gli aveva depositato sull'animo, era di indole dolce e romantica ed ogni qualvolta si trovava a vibrare all'unisono con la Natura, ne gioiva ma provava subito dopo un

49 misto di senso di colpa e di rammarico per gli altri 5 miliardi d'individui che magari in quello stesso istante erano alle prese con le guerre, la fame, il lavoro, la famiglia, la suocera e via via fino al pi piccolo problema o fisima che impediva loro di assaporare delle gioie cos naturali, cos gratuite eppur cos benefiche e corroboranti per lo spirito. Subito dopo scacci i pensieri molesti: -Beh, se mi trovo qui ad assaporare il vecchio Eden, vorr dire che oggi tocca a me noh!? magari domani ci sar qualcun altro al posto mio!- Gianni aveva una filosofia di vita del tutto personale che per lo aiutava ad affrontare i problemi della vita, perch lo portava ad assaporare senza riserve le cose belle e piacevoli, senza peraltro farne dei miti o dei beni insostituibili, semplicemente, cos come accettava i momenti neri come l'altra faccia della stessa medaglia: una parte integrante del TUTTO. Molte volte durante la sua pur breve vita, si era reso intimamente conto che un essere umano non pu gioire a fondo per il "bello" se non ha mai provato come sia il "brutto", -Per il semplice motivo che gli mancano i termini di paragone; il dolore serve a rendere degnamente merito ed onore alla gioia, cui non bisogna mai fare l'abitudine o dare per scontata e perenne; neppure i dadi del giocatore d'azzardo sono cos "aleatori" quanto i fatti della Vita.-

50 Mentre Gianni concedeva un po' di libert ai suoi pensieri ed alle speculazioni partorite involontariamente dal suo cervello, il paesaggio scorreva veloce fuori dal finestrino del rosso bus della EGGED che era riuscito a prendere "al volo" non lontano dalla casa di Raphi. Nella direzione opposta, invece, il traffico era molto pi lento, essendo venerd, dai posti di lavoro nei campi e nelle fabbriche attorno a Tel Aviv, la gente sciamava per recarsi a passare lo "Yom Shabbat" magari a Gerusalemme, in compagnia di tutta la famiglia. Arrivato a Tel Aviv, Gianni s'incammin verso casa, ma avrebbe percorso tutta la strada di corsa, se avesse immaginato chi avrebbe trovato ad attenderlo davanti alla sua porta. Salendo le scale una voce famigliare lo apostrof: -Hol hermano! Que pasa?- Gianni alz la testa sorpreso: -Oh che piacere vederti, Gabriel, io sto bene e tu?- Un lungo abbraccio blocc ogni ulteriore parola, esprimendo chiaramente l'affetto che li univa. Gianni e Gabriel avevano condiviso un appartamento in Ashkelon per quasi un anno, vivendo insieme diverse avventure, fino a quando un giorno, per motivi famigliari, Gabriel era dovuto tornare a Buenos Aires, dov'era nato e dove ancora risiedevano alcuni dei suoi fratelli. Ora, dopo parecchi mesi, avendo sistemato tutto in patria, era tornato, aveva "mucha pasta" (molti soldi), cos spieg al

51 suo amico prediletto che non a caso chiamava "fratello" e non vedeva l'ora d'andare a fare un bel viaggio con lui. Sistemarono alla veloce i bagagli di Gabriel in casa di Gianni che butt a sua volta, in un angolo della cucina, lo zainetto con cui era solito viaggiare quando si recava fuori citt ed uscirono nuovamente in strada per recarsi a mangiare. Giunti nei pressi dell'Afridar Commercial Centre, i due amici entrarono in un piccolo ristorante che erano soliti frequentare anche prima della partenza di Gabriel. La padrona, una vecchia ebrea marocchina, li riconobbe subito e dopo averli salutati ed aver loro chiesto se tutto andava bene, indic un tavolo per due posto vicino alla vetrata, dalla quale si godeva un'ampia visuale di una delle strade pi pittoreshe e frequentate di Tel Aviv. Gabriel e Gianni ordinarono rispettivamente "shashlik" (agnello grigliato con pomodori e cipolle) e "koosa" (melanzane al forno ripiene di riso speziato) e dopo che ne ebbero mangiato ciascuno mezza porzione, si scambiarono il piatto e terminarono il pasto. Un paio di birre Maccabee innaffiarono le loro gole, rese arse pi dal fitto chiacchierare che dalle abbondanti spezie contenute nei cibi. Dopo il caff ed un bicchiere di Arak (liquore simile alla Sambuca), i due amici che durante il pasto avevano stretto un patto e fondato una sorta di societ, pagarono ed uscirono in

52 strada per terminare di metter a punto alcuni dettagli del piano, al riparo da possibili orecchie indiscrete. Dopo che ne ebbero discusso, sviscerato e compreso anche il pi piccolo particolare e si furono accordati sui vari passaggi del progetto, vi fu l'approvazione unanime e si pass alla fase esecutiva. Gianni entr nel centro commerciale che vendeva praticamente di tutto e ne usc poco dopo con un grosso thermos di plastica rivestito di polistirolo espanso, molto usato in quelle zone sub-desertiche per conservarvi l'acqua necessaria per un giorno di duro lavoro nei campi o per alcuni giorni di viaggio. Gabriel invece, dopo aver solennemente promesso che non ne avrebbe assaggiata neanche una goccia, compr 5 bottiglie di Arak e 5 bottiglie di Vodka israeliana. Il resto della giornata fu impiegato nell'acquisto di alcuni altri particolari necessari e, al riparo da occhi indiscreti, nell'appartamento di Gianni, nel compiere alcune "prove tecniche di riempimento". Due giorni dopo, la mattina del 14 giugno 1984, i due amici, bardati in tutto punto come due perfetti trekkers, al C.B.S. di Tel Aviv, salivano sul bus che li avrebbe portati ad Eilat. Guardando fuori dal finestrino, le piantagioni di cotone si susseguono agli agrumeti senza soluzione di continuit fino a pochi chilometri dopo il kibbutz Re'im, poi, l'occhio allenato nota

53 le differenze, quasi impercettibili, che fanno presagire l'avvicinarsi di una zona desertica: l'opera agricola dell'uomo cede sempre pi il posto a spazi non coltivati, i fichi d'India e le acacie sono gli unici appartenenti al regno vegetale che qui riescono a svilupparsi: i primi perch immagazzinano nelle loro piatte e carnose foglie ingenti quantitativi d'acqua, le seconde perch hanno trasformato buona parte delle loro foglie in lunghe, acuminate spine legnose, impedendo cos l'evaporazione della linfa ed allontanando gli animali erbivori che potrebbero cibarsene. Le loro radici sono comunque alla spasmodica ricerca d'acqua e si spingono anche per 20 metri nel sottosuolo per trovarla. Il deserto del Negev si spinge verso nord fino a pochi chilometri prima della citt di Ashkelon, verso est, fatte salve alcune piantagioni di cotone, faticosamente tenute in vita grazie all'ingegno umano, arriva fino alle alture che recano sulla loro sommit la biblica citt di Masada e che poi s'inabissano in quella che la pi profonda depressione naturale del pianeta: il bacino del Mar Morto, situato a circa 400 metri sotto il livello del mare. Verso ovest il deserto del Negev limitato dall'estrema propaggine sud-orientale del Mar Mediterraneo, mentre verso sud si arresta pochi chilometri prima della citt di Eilat, sul Mar

54 Rosso. Al suo interno, oltre a pochi gruppi di beduini che trovano il loro punto di aggregazione e centro di scambi nella cittadina di Be'er Sheva, c' solo la centrale nucleare di Dimona, accusata dai confinanti paesi arabi di non produrre solo elettricit, ma di condurre avanzati studi ed esperimenti sull'impiego non propriamente pacifico dell'atomo, motivo di non poche tensioni nel difficile equilibrio politico dell'area e causa del dispiego da parte israeliana, di un poco visibile ma avanzato ed efficientissimo sistema difensivo. Pochi chilometri prima di Eilat, il paesaggio torna timidamente a colorarsi di verde, i palmizi ed i campi coltivati di alcuni kibbutz scacciano prepotentemente la monocromia arsa dal sole di questo paesaggio per altro molto suggestivo. La strada statale prende a scendere, dapprima impercettibilmente, poi letteralmente sprofondando in una gola di ocra rossastra ed ecco finalmente dopo un ultima curva, un anfiteatro naturale nel quale s'incunea il territorio israeliano. La moderna citt di Eilat, piccola quanto a dimensioni, ma dotata anche di un efficiente aeroporto internazionale, adagiata alla sommit del braccio orientale della Y disegnata dal Mar Rosso che qui chiamato Golfo di Eilat. Un paio di chilometri pi ad est, dopo alcune file di reticolati, gli abitanti della cittadina di Aqaba, in Giordania, possono leggere

55 sulle carte geografiche che la loro citt si affaccia sul Golfo di Aqaba... mah! geografia politica... Le due citt hanno pressapoco la stessa architettura, le stesse dimensioni, godono dello stesso splendido mare, del medesimo sole; i loro abitanti svolgono all'incirca, con pi o meno efficienza, i medesimi lavori, incentrati ed alcune idee li dividono... Il bus arriv in fondo all'ultima discesa, svolt a destra e percorse gli ultimi 200 metri in leggera salita, prima di fermarsi sulla destra, nella piazzetta della stazione centrale. I due amici lasciarono buona parte dei bagagli al deposito della stazione e dedicarono il resto della giornata all'ozio: sole e bagni in quello che mondialmente riconosciuto come il "paradiso dei sub". Questo mare, poco profondo e dalla acque limpidissime, incuneato tra due dei maggiori deserti del mondo: il deserto egiziano che fa parte del Sahara ed il deserto dell'Arabia Saudita, a conseguenza di ci la sua acqua veramente calda, tanto da potercisi tranquillamente addormentare, sdraiati sulla battigia e lambiti dalle sue onde, senza provare il bench minimo senso di freddo. La fauna che vi abita, vista la pesca condotta ancora con sul turismo che qui abbonda per dodici mesi all'anno, solo un reticolato, la religione

56 sistemi e ritmi artigianali, estremamente confidente; Gianni, la prima volta che fece il bagno nel Mar Rosso, era in acqua ad una decina di metri dalla riva, stava rilassandosi facendo il "morto", quando fu scosso da un improvviso bruciore ad un fianco e spaventatissimo ne individu la causa in un paio di squali, grossi almeno quanto lui che gli nuotavano attorno, uno di loro, sfregandogli il fianco con la sua pelle simile alla carta vetrata, lo aveva abraso fin quasi a farlo sanguinare. Con quale batticuore e con quanta fretta s'era subito diretto verso la riva, solo per sentirsi poi quasi schernire da un vecchio pescatore che da poco lontano aveva assistito alla scena e dal quale lui era corso a far vedere il fianco sanguinante: -Come on man! they have so many fishes to eat! They won't eat a bloody hard meat like yours!!- Gianni l'aveva guardato "storto" rispondendogli seccato: -Ah!? Ok! meno male che non sono di loro gusto! Per, porca puttana! m'ha quasi scorticato un fianco quel dannato rotolo di carta smeriglio vivente!!Il giorno dopo il loro arrivo ad Eilat, Gabriel e Gianni si svegliarono all'alba e dopo una nutriente colazione a base di uova fritte col bacon e fette di pane passate nell'uovo sbattuto, fritte e ricoperte di miele, si recarono a prelevare quanto avevano depositato alla stazione degli autobus e con passo deciso, si

57 avviarono verso la frontiera egiziana, situata verso sud ad un paio di chilometri fuori da Eilat. Passati senz'alcun problema i controlli israeliani, condotti con efficienza ma, almeno per quanto riguarda l'uscita dallo stato, senza particolare scrupolo, i due amici si misero in attesa del bus che, attraverso la "terra di nessuno", li avrebbe portati al posto di frontiera egiziano. Dopo un'oretta di attesa, passata piacevolmente, giocando a "shesh-besh" (back-gammon, gioco da tavolo, originario della Persia molto popolare in pressoch tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, specie dalla parte sudorientale), il bus arriv e dopo che ebbe raggiunto un certo numero di persone a bordo, part. Pochi chilometri dopo, apparve, al fondo di una ripida discesa, il posto di frontiera egiziano ed i due amici furono subito sottoposti all'impatto con la forte differenza culturale che fa di due popoli che pur provengono dallo stesso ceppo semitico, due entit completamente avulse: 4 militari presidiavano il posto di frontiera egiziano, uno con la camicia fuori dai pantaloni, l'altro con un paio di ciabatte ai piedi, uno armato di kalashnikov, l'altro con un vecchio Enfield inglese, risalente alla seconda guerra mondiale; mentre tre di loro si affannavano intorno agli zaini per perquisirli, il pi alto di grado poneva ai due amici le solite domande di

58 rito: -Qual' il motivo di questa visita in Egitto? Quanto tempo vi fermerete in Egitto? Avete parenti che risiedono in Israele o che comunque detengono passaporto israeliano? Sapete che in un paese musulmano proibito importare alcolici e materiale pornografico? ecc. ecc. Mentre Gabriel rispondeva in modo appropriato alle varie domande, Gianni, consumato attore, s'asciug col dorso della mano un inesistente sudore dalla fronte, sbuff sonoramente per il caldo, peraltro sopportabilissimo, fece la "faccia assetata" e chinatosi, afferr la tanica piena della potente miscela alcolica preparata a Tel Aviv, tolse il tappo e ne bevve due lunghe sorsate, fece la "faccia dissetata" e soddisfatta ed allungando il braccio che teneva la tanica, la offerse cerimoniosamente ad una delle guardie, poi all'altra e poi all'altra ancora, ben sapendo, in cuor suo che ognuno di loro sarebbe morto di sete, piuttosto di bere acqua israeliana, poi pass la tanica a Gabriel che disgustato, fece la "faccia assetata", bevve, fece la "faccia dissetata", chiuse la tanica e l'appoggi sul pavimento. Le formalit doganali erano finite, i due salutarono educatamente in arabo ed uscirono dall'ufficio, attraversarono la strada polverosa e salirono sull'autobus parcheggiato poco pi avanti che sarebbe partito solo quando avesse raggiunto un certo numero di

59 passeggeri. Appena salito a bordo, Gabriel si guard attorno e sbott a denti stretti: -Hijo de puta! Maldido italiano! Quiere matarme?!? Perch m'hai fatto bere quello schifo?! C' mancato poco che m'andasse di traverso e mi mettessi a tossire, cos ora invece di essere qui ad aspettare di partire per Nuweiba su d'un bus puzzolente, saremmo gi partiti per le carceri del Cairo o di chiss dove, a bordo d'una "camioneta" puzzolente!! Perro que eres!!-Ehh quante storie per un po' d'acqua! credevo che avessi sete nh!? ad essere gentili vedi che bei ringraziamenti, a 'sto mondo!rispose Gianni con fare offeso, mentre tutti e due scoppiavano in una fragorosa risata. L'amicizia che li univa era molto forte ed era dovuta oltrech ad un'indubbia simpatia ed all'aver comuni interessi, anche dall'aver condiviso molte avventure, dense di paure, tensioni e rischi che per permettevano loro di capirsi con uno sguardo o dalla semplice inflessione data nel pronunciare una frase. Quando dopo un viaggio d'un paio d'ore, su una strada dissestata ma dispensatrice di panorami mozzafiato, arrivarono a Nuweiba, il sole stava tramontando e sicuramente chi per primo aveva chiamato "Rosso" questo mare, doveva esserci arrivato al tramonto o... all'alba. Infatti il Mar Rosso disposto lungo l'asse

60 meridiano del pianeta ed all'alba il sole sorgendo, rifrange i suoi raggi dall'arenaria rossa della catena montana del Sinai al mare che assume cos mille cangianti sfumature di rosso, dal cremisi al viola, dal rosa all'indaco; allo stesso modo fa al tramonto, quando a rifrangersi sulle sue acque sono le montagne della Giordania e dell'Arabia Saudita che sono disposte lungo le sue sponde orientali ed hanno evidentemente, conformazione di quelle egiziane. Scesi dal bus Gianni e Gabriel si diressero verso la spiaggia, percorrendo il sentiero pietroso che fra le palme arriva al piccolo villaggio. Capanne col tetto di foglie e casupole di legno costituivano, oltre ad un piccolo bazar, ad un vecchio hangar militare adibito a forno per il pane e ad una stazione di polizia, unica costruzione in muratura, tutto quanto tradiva la presenza di esseri umani, il resto era semplicemente "Pura Natura" Gianni raccatt da un bidone della spazzatura, appena fuori dal bazar, una bottiglia vuota d'acqua di Evian, unica marca disponibile d'acqua da bere; si fermarono all'ombra di un gruppo di palme e la riempirono con una parte del contenuto della tanica, poi si diressero a destra, lungo la battigia, verso una delle ultime capanne del villaggio. Ahmed, accoccolato sulla sabbia, stava accendendo il fuoco, al la stessa struttura e

61 riparo di alcuni mattoni di terracotta, alz il viso e li vide arrivare, un bagliore bianchissimo si sprigion dalle sue labbra, allorch il sole del tramonto colp il suo sorriso, s'alz in piedi di scatto, port la mano destra sul cuore, prima di fronte a Gabriel e poi di fronte a Gianni e li abbracc di slancio, baciandoli su entrambe le guance: -Keif-hallah rhali sadikin? (Come state cari amici?)Gabriel e Gianni risposero in coro: -Hallah kef-kefaq! Ahmed al rhali. (Va benissimo! Caro Ahmed.)- Gianni gli porse la bottiglia augurandogli: -Sakhah! (Salute!)-. Dopo che tutti e tre ebbero bevuto, si sedettero sulla sabbia tiepida di fronte alla casa e presero a raccontarsi le ultime avventure capitate ad ognuno di loro. Quando anche il pi futile avvenimento fu discusso e sviscerato, Ahmed cominci a costruire un "bhong"; questa, infatti, la normale procedura in uso presso alcune popolazioni non ancora schiave del "dio orologio", ogniqualvolta qualcuno decide di farsi una fumata. Un sistema che manderebbe in tilt qualsiasi frenetico occidentale ma che non scompose per nulla i due amici ospiti, ormai totalmente calati nel "modus operandi beduinis". Ahmed si alz e lentamente si stir con metodo tutto il corpo: le dita delle mani e le mani stesse, le spalle, facendo poi roteare il capo di 180 per alcune volte. Prese 3 bicchieri ed and a lavarli nel mare pochi metri pi avanti, torn e li depose su una pietra

62 piatta che stava sulla sabbia. Pose un pentolino d'alluminio, nel quale aveva versato dell'acqua spillata da una bottiglia di Evian, sulla brace che ardeva tra le pietre di un rudimentale focolaio. Prese 3 sigarette, le tost sulla brace e le apr facendone cadere il contenuto dentro un mezzo guscio di noce di cocco, miscelandolo poi con un pezzetto di hashish che era comparso, come per magia, tra le sue dita. Gianni e Gabriel osservavano in religioso silenzio, poich il volto di Ahmed aveva assunto un'espressione ieratica che lo faceva somigliare ad un derviscio, ad un antico sacerdote intento ad officiare un misterioso rito. L'acqua nel pentolino aveva preso a bollire ed Ahmed vi lasci cadere dentro tre cucchiaini di th scurissimo, presi da una scatoletta che stava sopra uno scaffale, nella veranda di casa. Prese dal medesimo scaffale un pezzo di bamb del diametro di un dito e della lunghezza di una trentina di centimetri e lo infil in un foro che aveva praticato a met del collo di una bottiglia di plastica, contenente una spanna d'acqua. Depose il tutto sulla sabbia ed afferrato il pentolino del th, dall'in piedi lo vers nei tre bicchieri posti sulla pietra piatta, senza farne cadere una sola goccia, con un movimento ampio ed ammortizzato del braccio. Zuccher abbondantemente e porse i bicchieri ai suoi due ospiti. Il th venne subito bevuto, caldissimo, infatti questo l'unico

63 modo per combattere efficacemente l'arsura dei luoghi desertici. I tre amici, dopo aver fumato l'"aperitivo", mangiarono con le mani i pesciolini che Ahmed aveva pescato al mattino e fritto pochi minuti prima, dopo averli puliti e lavati nell'acqua di mare che conferiva loro una sapidit perfetta ed un profumo imbattibile. Dopo la frugale ma pi che soddisfacente cena, i tre bevvero un sorso della "bumba" che era stata donata ad Ahmed, poi si accomodarono nei rispettivi sacchi a pelo per trascorrere la notte. -Lie-la tov!- s'augurarono reciprocamente in israeliano e si addormentarono sotto stelle cos grandi che si potevano toccare, bastava allungare un braccio fuori dal sacco a pelo per sentire il loro freddo calore. Quando le prime luci dell'alba rischiaravano appena le cime delle montagne giordane sull'altra sponda del Mar Rosso, Ahmed si alz, prepar e bevve il suo th e senza fare rumore alcuno, per non disturbare i due soci che ancora dormivano, part. Un paio d'ore pi tardi Gabriel e Gianni si svegliarono e non vedendolo, pensarono che fosse andato a pescare e prepararono la loro colazione. Alle nove del mattino, il sole gi picchia ferocemente sulle sponde del Mar Rosso, ma all'ombra di una grande palma si pu avvertire la leggera brezza che spira dal mare e dopo alcune

64 partite a back-gammon, sia Gabriel che Gianni non avrebbero avuto difficolt alcuna nell'affermare che l'Eden era stato creato proprio da quelle parti. Passarono alcune ore ed alzando gli occhi, Gabriel vide ad un centinaio di metri di distanza che Ahmed stava tornando, altroch pesci! Stava tornando con alcuni cammelli!!! -Gran brutte bestie i cammelli!- pens Gabriel, -La proverbiale testardaggine del mulo, al loro confronto, passa per la pi totale remissivit e poi sputano e mordono! lasciano dei lividi che durano settimane! D'altra parte, in queste zone sono assolutamente indispensabili per chi voglia spostarsi agilmente ed in tutta sicurezza, per cui... -Benvenuti i cammelli!-. Ahmed spieg loro, scendendo da una delle "navi del deserto", che aveva portato con s, di essersi recato da un suo cugino, in un villaggio lontano una decina di chilometri, che glieli aveva prestati. Il resto della giornata pass sistemando gli ultimi particolari della missione in programma per il giorno dopo. La notte fu assolutamente riposante ed alle 04.00 del mattino, dopo una sostanziosa colazione, i tre amici partirono alla volta del Gebel Musa, luogo della mitica consegna da parte di Dio, delle Tavole della Legge, al vecchio Mos.

65 Il viaggio fu massacrante e solo la calma e la perizia di Ahmed, permisero di portarlo a termine senza feriti o "cammellicidi" ad opera dei due "occidentali". Dopo una quindicina di chilometri di assoluto deserto sabbioso, popolato solo da qualche raro eloderma dalla grassa coda che spaventato dall'arrivo dei cammelli, correva goffamente a nascondersi dietro ad un cactus, la pista prende a salire e la sabbia giallastra cede il posto a desolate e taglienti pietraie che permangono immutate e monotone ancora per una cinquantina di chilometri, fino al Gebel el Musa. Fortunatamente per Gabriel e Gianni, il viaggio termin circa 30 chlometri prima, lungo le pendici del Gebel el Gharbi, luogo della per niente mitica ma non per questo meno importante, almeno per Gabriel e Gianni, consegna da parte di Adel di circa 2 chili di ottimo hashish egiziano, in cambio dei circa 10 litri del forte alcool israeliano. Erano le tre del pomeriggio, quando dopo il th che sanciva la piena soddisfazione delle parti per la transazione appena avvenuta, Ahmed ed i suoi due amici salutarono Adel e la sua gente e partirono per il viaggio di ritorno. Come per l'andata, anche il viaggio di ritorno fu compiuto senza particolari preoccupazioni, se si tralasciano le molestie arrecate alla pace ed al silenzio millenari dei luoghi attraversati, dalle urla sporadiche di Gabriel all'indirizzo del suo recalcitrante cammello:

66 -Quiero matarle a este cabron! Joder!!(Voglio ammazzarlo questo caprone! Mannaggia!!)-. Verso la mezzanotte, estremamente stanchi ma vittoriosi, Gabriel e Gianni erano "in salvo" nella capanna di Ahmed a Nuweiba. Gianni si risvegli per primo il mattino dopo, levatosi a sedere, rest affascinato a contemplare il paesaggio di fronte a s: oltre il mare, dietro le basse montagne dell'Arabia Saudita, il sole cominciava a rischiarare il cielo con la sua luce rosata, mentre Venere, per niente a soggezione al cospetto di vere stelle, spandeva all'intorno una fredda luce metallica. Gianni usc dal sacco a pelo e percorse una decina di metri in direzione del mare, vi entr e quando l'acqua raggiunse le sue ginocchia, prese a lavarsi la faccia ed i denti, poi torn sulla spiaggia e prepar il th. Quando fu pronto, lo port ai suoi due amici e li svegli. Poi prese il grosso coltello di Ahmed, lo mise sui tizzoni ardenti e ve lo lasci fino a quando termin di bere il suo th. Ritrasse dalla brace rovente la lama e con essa tagli un discreto pezzo di hashish che incart accuratamente e ripose da una parte; tutto il resto lo ridusse in pezzi di una decina di centimetri per due dita di spessore. Li infil uno per uno dentro ai preservativi che aveva comprato prima di lasciare Ashkelon e dopo averne spremuto fuori tutta l'aria, ne leg l'imboccatura, (che sarebbe certamente

67 pi appropriato chiamare l'incazzatura, ma non si pu...), con un doppio nodo. Quando ebbe finito tutto l'hashish, erano avanzati due preservativi, li prese e mentre li riponeva nel portafoglio, il suo pensiero vol a Mettha e dolcemente disse loro che presto avrebbero avuto modo di espletare la loro reale, legittima funzione. Si mise a ridere al pensiero che non aveva mai chiesto ad un inglese se conosceva la ragione per cui i francesi chiamino i preservativi "capot anglais"... mah!?...filologia politica... Fiss con la colla tutti i preservativi sul fondo del grande thermos che era servito per introdurre in Egitto la potente "bumba" israeliana e quando questa fu asciutta, lo riemp per circa di acqua, alla quale miscel un litro di sciroppo di tamarindo che la scur al punto da non permetter la visione del fondo del thermos, seppur aprendone il grosso coperchio a vite. In tutta l'operazione che dur un paio di ore, fu assistito ed aiutato con assoluta sinergia, in un silenzio degno d'una sala operatoria, dagli altri due partecipanti alla missione. Per finire, prese il pezzo di hashish che aveva incartato e messo da una parte e lo porse a braccio teso ad Ahmed dicendogli: -Shukran sadik! (Grazie amico!)- Ahmed prese il regalo e prontamente rispose: -La shukran, Allah uagib! (Nessun ringraziamento, Allah lo vuole!)-. Alle 11,00 dello stesso mattino, dopo i saluti e la promessa di

68 tornare presto in un clima pi da vacanza e meno da business, Gianni e Gabriel partirono col bus alla volta di Taba Border, la frontiera con Israele. Il viaggio pass senza molte parole, nessuno dei due fece nulla per nascondere la tensione che portava dentro; solo quando, dopo aver passato senza problemi i controlli egiziani, in fondo alla leggera discesa che il bus stava iniziando a percorrere, apparve la frontiera israeliana, Gabriel parl: -Hermano si nos cojen, vamos a salir viejos da la carcel de "Abu Kebir"! (Fratello se ci beccano usciamo vecchi dal carcere di Abu Kebir (nomignolo di un grande e conosciuto carcere situato nei pressi di Tel Aviv)- Gianni per tutta risposta ringhi a basso volume: -Shut up your bloody mouth man!! Don't even think about it!!! (Chiudi quella bocca di merda!! Non ci devi neanche pensare!!!)-...............................................

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