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PREFAZIONE IMPERO - TONI NEGRI, MICHAEL HARDT

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PREFAZIONE IMPERO - TONI NEGRI, MICHAEL HARDT

LImpero si materializza sotto i nostri occhi. Nel corso degli ultimi decenni, con labolizione dei regimi coloniali e ancor pi velocemente dopo il crollo definitivo delle barriere sovietiche di fronte al mercato del mondo occidentale, abbiamo assistito ad una irresistibile e irreversibile mondializzazione degli scambi economici e culturali. Accanto al mercato mondiale ed ai circuiti mondiali di produzione sono sorti un ordine mondiale, una logica e una struttura nuova del potere in breve, una nuova forma di sovranit. LImpero il soggetto politico che regola effettivamente gli scambi mondiali, il potere sovrano che governa il mondo. Molti sostengono che la mondializzazione della produzione e degli scambi capitalistici significa che le relazioni economiche sono divenute pi indipendenti dal controllo politico, dunque che la sovranit politica in declino. Alcuni celebrano questa nuova era come la liberazione delleconomia capitalista dalle restrizioni e dalle distorsioni che le forze politiche le avevano imposto; altri, al contrario, la deplorano poich essa chiude le vie istituzionali attraverso cui lavoratori e cittadini potevano influenzare o contestare la logica fredda del profitto capitalistico. E vero che, con lavanzare del processo di mondializzazione, la sovranit degli Stati-nazione, pur restando largamente effettiva, progressivamente declinata. I fattori primari della produzione e degli scambi - denaro, tecnologia, personale e merci - attraversano le frontiere con una facilit crescente; ne segue che lo Statonazione ha sempre meno potere per regolare quei flussi e imporre la sua autorit sulleconomia. Anche gli Stati-nazione dominanti non devono essere pi considerati come delle autorit supreme e sovrane, sia allesterno delle proprie frontiere che allinterno di esse. Ad ogni modo, il declino della sovranit degli Stati-nazione non significa che la sovranit sia in declino in quanto tale. Per tutto il corso delle trasformazioni contemporanee, i controlli politici, le funzioni statali e i meccanismi regolatori hanno continuato a regolare il campo della produzione e degli scambi economici e sociali. La nostra ipotesi fondamentale che la sovranit ha acquisito una forma nuova, composta di una serie di organismi nazionali e sovranazionali uniti sotto una logica unica di governo. Questa nuova forma mondiale di sovranit ci che noi chiamiamo lImpero. La sovranit declinante degli Statinazione e la loro incapacit crescente a regolare gli scambi economici e culturali sono, infatti, i primi sintomi dellavvento dellImpero.

La sovranit degli Stati-nazione stata la pietra angolare dell' imperialismo che le potenze europee hanno costruito nel corso dellepoca moderna. Con "Impero", ogni volta, noi intendiamo qualche cosa di assolutamente differente dall"imperialismo". Le frontiere definite dal sistema moderno degli Stati-nazione sono state fondamentali per il colonialismo dellEuropa e per la sua espansione economica: le frontiere territoriali della nazione delimitavano il centro della potenza a partire dal quale si esercitava il potere sui territori esteri, grazie ad un sistema di canali e di ostacoli che facilitavano e bloccavano alternativamente i flussi della produzione e della circolazione. Limperialismo era veramente una estensione della sovranit degli Stati-nazione europei al di l delle loro frontiere. Finalmente, quasi tutti i territori del mondo potevano essere divisi e ripartiti, e la carta del mondo poteva essere codificata in colori europei: rosso per i territori britannici, blu per i francesi, verde per i portoghesi, e via di seguito. Laddove la sovranit moderna prendeva radici, essa edificava un Leviatano che dominava la sua sfera (domaine) sociale e imponeva delle frontiere territoriali gerarchiche, ad un tempo per controllare poliziescamente (policirement) la purezza della propria identit e per escludere tutto ci che era altro.

Il passaggio allImpero sorge dal crepuscolo della sovranit moderna. Al contrario dellimperialismo, lImpero non stabilisce dei centri territoriali di potere e non si appoggia su delle frontiere o su delle barriere fisse. E un apparato decentralizzato e deterritorializzato di governo, che integra progressivamente lo spazio del mondo intero allinterno delle frontiere aperte ed in perpetua espansione. LImpero gestisce delle identit ibride, delle gerarchie flessibili e degli scambi plurali modulando le sue reti di comando. I colori nazionali distinti della carta imperialista del mondo si sono mescolati nellarcobaleno mondiale dellImpero.

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La trasformazione della geografia imperialista moderna del globo e la realizzazione del mercato mondiale segnano una traslazione (transfert) nel modo capitalista di produzione. Pi importante: le divisioni spaziali tra i tre "mondi" (il primo, il secondo e il terzo, o "tiers"), si sono imbrogliate al punto che si trova continuamente il primo nel terzo, il terzo nel primo, e il secondo quasi pi da nessuna parte. Il capitale sembra aver a che fare con un mondo senza capo - cio un mondo definito da regimi complicati e nuovi di differenziazione e di omogeneizzazione, di deterritorializzazione e di riterritorializzazione. La determinazione dei percorsi e dei limiti di questi nuovi flussi mondiali si accompagnata ad una trasformazione degli stessi processi dominanti di produzione; ne risulta che il ruolo del lavoro industriale in fabbrica (usine) si ridotto e si data la priorit al lavoro di comunicazione, di cooperazione e di relazione. Nella postmodernizzazione delleconomia mondiale, la creazione di ricchezza tende al sovrappi verso ci che noi chiameremo la produzione biopolitica, ossia la produzione della vita sociale stessa nella quale leconomia, la politica e la cultura coincidono sempre pi e si investono mutuamente.

Molti situano lautorit suprema che supervisiona il processo di mondializzazione e il nuovo ordine mondiale negli Stati Uniti. I loro partigiani celebrano essi come il leader mondiale e la sola superpotenza; i loro detrattori li denunciano come un oppressore imperialista. Queste due percezioni riposano sullidea che gli Stati Uniti abbiano semplicemente rivestito il mantello della potenza mondiale che le nazioni europee avevano lasciato cadere. Se il XIX secolo era stato un secolo inglese, il XX sar stato quello dellAmerica del Nord; come a dire che se la modernit era europea, la postmodernit americana. Il carico pi pesante che i critici possono far valere che gli Stati Uniti ripetono nei fatti le pratiche degli antichi imperialisti europei; i loro partigiani celebrano al contrario gli Stati Uniti come il leader mondiale pi efficace e pi benevolo, rettificando quello che gli Europei avevano sciupato (gach). Gli Stati Uniti non costituiscono il centro di un progetto imperialista; e, in effetti, nessuno Stato-nazione pu farlo oggi. Limperialismo finito. Nessuna nazione sar oramai potenza mondiale come le nazioni dellEuropa moderna sono state.

Gli Stati Uniti occupano senzaltro una posizione privilegiata nellImpero, ma questo privilegio non deriva dalle loro somiglianze con le antiche potenze imperialiste europee, ma dalle loro differenze. Queste differenze sono molto chiaramente identificabili concentrandosi sui fondamenti propriamente imperiali - non imperialisti - della Costituzione degli Stati Uniti; con "costituzione", noi intendiamo allo stesso tempo la Costituzione formale, ossia il documento scritto con i suoi diversi emendamenti e arsenali legislativi, e la costituzione materiale, ossia la formazione e riformazione costante della composizione delle forze sociali. Thomas Jefferson, gli autori del Federalista e gli altri ideologi fondatori degli Stati Uniti sono tutti stati ispirati dal modello imperiale antico; essi credevano di creare, sullaltra riva dellAtlantico, un nuovo impero dalle frontiere aperte, in perpetua espansione, in cui il potere sarebbe stato effettivamente distribuito in rete. Questa teoria imperiale sopravvissuta e maturata attraverso la storia della Costituzione degli Stati Uniti ed essa si presenta oggi a scala mondiale nella sua forma pienamente dispiegata.

Dobbiamo sottolineare che noi non impieghiamo qui "Impero" come una "metafora" - ci che esigerebbe una dimostrazione delle rassomiglianze tra lordine mondiale e gli imperi di Roma, della Cina, delle Americhe, ecc. - ma piuttosto come un concetto, il che esige fondamentalmente un approccio teorico. Il concetto di Impero caratterizzato fondamentalmente da una assenza di frontiere: il governo dellImpero non ha limiti. Prima di ogni cosa, dunque, il concetto di Impero pone in principio un regime che ingloba la totalit dello spazio in cui dirige effettivamente il mondo "civilizzato" nel suo insieme. Nessuna frontiera territoriale limita il suo regno. In secondo luogo, il concetto di Impero si presenta esso stesso non come un regime storico che trae la sua origine da una conquista, ma piuttosto come un ordine che sospende effettivamente il corso della storia e fissa di l lo stato presente degli affari per leternit. Secondo il punto di vista dellImpero, la maniera in cui le cose saranno sempre e la maniera in cui esse erano pensate da tutta leternit. In altri termini, lImpero presenta il suo potere non come un momento transitorio nel flusso della storia, ma come un regime senza frontiere temporali, dunque in questo senso fuori della storia o alla fine della storia. In terzo luogo, il potere dellImpero funziona a tutti i livelli dellordine sociale, discendendo sino alle profondit del mondo sociale. Non solamente lImpero gestisce un territorio ed una popolazione, ma esso crea anche il mondo reale che esso abita. Non contento di regolare le

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interazioni umane, esso cerca anche di regolare direttamente la natura umana. Loggetto del suo potere la vita sociale nella sua integralit, di modo che lImpero rappresenta in effetti la forma paradigmatica del biopotere. Infine, sebbene la pratica dellImpero si bagni continuamente nel sangue, il concetto di Impero sempre dedicato alla pace - una pace perpetua e universale, al di fuori della storia.

LImpero cui siamo di fronte dispone di enormi poteri di oppressione e di distruzione - ma questo fatto non deve in alcuna maniera darci la nostalgia delle antiche forme di dominazione. Il passaggio allImpero e i suoi processi di globalizzazione offrono in effetti delle nuove possibilit alle forze di liberazione. La mondializzazione, naturalmente, non una cosa unica e i molteplici processi che noi identifichiamo come tali non sono n unificati n univoci. Il nostro scopo politico - diremo noi - non semplicemente di resistere a questi processi, ma di riorganizzarli e di riorientarli a dei nuovi fini. Le forze creatrici della moltitudine che sostiene lImpero sono del tutto capaci di costruire un controImpero, ossia una organizzazione politica di ricambio degli scambi e dei flussi mondiali. Le lotte miranti a contestare e a sovvertire lImpero, altrettanto di quelle destinate a costruire una reale soluzione di rimpiazzo, si svolgeranno cos sul terreno imperiale medesimo - e infatti, delle lotte nuove di questo genere hanno gi cominciato ad emergere. Attraverso queste lotte e altre come quelle, la moltitudine dovr inventare delle nuove forme democratiche ed un nuovo potere costituente che, un giorno, ci condurr attraverso e al di l dellImpero.

La genealogia che seguiremo nella nostra analisi del passaggio dallimperialismo allImpero sar prima europea, poi euroamericana, non perch noi pensiamo che quelle regioni siano le fonti privilegiate o esclusive delle idee nuove e dellinnovazione storica, ma semplicemente perch questa stata la via geografica dominante seguendo la quale le teorie e le pratiche che animano oggi lImpero si sono sviluppate - in armonia, come noi cercheremo di mostrare, con levoluzione del modo capitalista di produzione. Dal momento in cui la genealogia dellImpero , in questo senso, eurocentrica, i suoi poteri attuali non sono limitati ad alcuna regione. Le logiche del potere che hanno avuto, in un senso, la loro origine in Europa e negli Stati Uniti, investono al presente le pratiche di dominazione nel mondo intero. Pi importante: le forze che contestano lImpero e che prefigurano effettivamente una societ mondiale di sostituzione non sono esse stesse limitate ad una regione geografica. La geografia di questi poteri di sostituzione - la nuova cartografia - attende sempre di essere scritta - o piuttosto, in realt, essa attualmente in corso di scrittura da (attraverso) le resistenze, le lotte e i desideri della moltitudine.

Scrivendo questo libro, abbiamo cercato di applicare meglio che potevamo un approccio largamente interdisciplinare. Il nostro proposito mira ad essere egualmente filosofico e storico, culturale ed economico, politico ed antropologico. Per una parte, il nostro obiettivo di studio esige questa vasta interdisciplinariet, poich nellImpero, le frontiere che avrebbero giustificato un approccio disciplinare stretto sono sempre meno numerose. Per esempio, in questo mondo imperiale, leconomista ha bisogno di una conoscenza elementare della produzione culturale per comprendere leconomia; allo stesso modo, la critica culturale ha bisogno di una conoscenza elementare dei processi economici per comprendere la cultura. E unesigenza consustanziale al nostro progetto. Ci che noi speriamo aver apportato come contributo, in questo libro, un quadro teorico generale ed una cassetta degli attrezzi di concetti per teorizzare ed agire allo stesso tempo in e contro lImpero.

Come per la maggior parte dei grossi libri, questo pu essere letto in molte maniere differenti. Dalla prima allultima pagina e vice versa, per frammenti, come un gioco infantile (jeu de marelle) , o per corrispondenze. I capitoli della prima parte introducono la problematica generale dellImpero. Nella sezione centrale del libro (seconda e terza parte), noi esponiamo la storia dei passaggi dalla modernit alla postmodernit, o ancora, effettivamente, dallimperialismo allImpero. La seconda parte espone questo passaggio dal punto di vista delle idee e della cultura, dellinizio del periodo moderno ai nostri giorni; il filo rosso che corre attraverso questa parte la genealogia del concetto di sovranit. La terza parte racconta lo stesso passaggio dal punto di vista della produzione, questo termine essendo inteso in modo molto largo, che va dalla produzione economica alla produzione del soggetto. Questo racconto abbraccia un periodo pi piccolo e si concentra essenzialmente sulle

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trasformazioni della produzione capitalistica dalla fine del XIX secolo ai nostri giorni. La seconda e la terza parte sono strutturate in maniera parallela: le prime sezioni di ogni parte trattano la fase moderna dellimperialismo; le sezioni mediane, dei meccanismi del passaggio; le sezioni finali analizzano il nostro mondo postmoderno che quello dellImpero.

Abbiamo strutturato il libro in questa maniera al fine di accentuare limportanza del passaggio dal reame delle idee a quello delle della produzione. LIntermezzo tra la seconda e la terza parte funziona come una cerniera che articola il movimento da un punto di vista allaltro. Noi pensiamo che questo dislocamento del punto di vista funzioni un po come, in Marx, il passaggio del Capitale in cui lautore ci invita a lasciare la sfera agitata e rumorosa dello scambio ed a scendere negli antri nascosti della produzione. Il regno della produzione si situa laddove le ineguaglianze si manifestano chiaramente e, inoltre, dove nascono le resistenze e le soluzioni di ricambio pi efficaci al potere dellImpero. Nella quarta parte, infine, noi cerchiamo di identificare queste soluzioni di ricambio che definiscono oggi le linee di un movimento che oltrepassa lImpero.

Questo libro stato cominciato subito dopo la guerra del Golfo e termina prima dellinizio della guerra del Kossovo. Il lettore dovr situare largomento nel punto intermedio tra questi due avvenimenti chiave che segnano ledificazione dellImpero. Nota: Da www.altremappe.org"

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