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DUE CONCEZIONI DI SCIENZA A CONFRONTO


di Alberto Strumia

P REMESSA
Questo contributo vorrebbe realizzare, pur nei limiti di brevit che necessario rispettare, un confronto fra due epistemologie: quella della scienza moderna o galileiana e quella delle scienze medioevali, nellinquadramento aritstotelicotomista. Tale confronto anzitutto possibile, dal momento che il tipo di scienza che si svilupper come paradigmatico nellambito scienza moderna, si trova compreso come un caso particolare nel quadro epistemologico aristotelicotomista; in secondo luogo esso non ha un interesse puramente storico, in quanto, sembra poter costituire una strada privilegiata per offrire quegli strumenti di indagine che sono indispensabili per formulare una scienza adeguata delluomo. Se nella scienza medioevale alcuni aspetti cosmologici sono senzaltro stati superati dalla scienza moderna, altri aspetti, in un primo tempo rifiutati a causa di una contrapposzione ideologica fra medio evo e modernit, attendono ancora di essere ricuperati, e possono essere sistematizzati con profitto, acquistando piena dignit scientifica. Si otterrebbe in questo modo il duplice vantaggio di ampliare lorizzonte della scienza moderna e di riformulare in termini attuali conquiste preziose e insostituibili del pensiero antico, oggi divenuti inintelligibili a causa di qualche fraintendimento filosofico. Il primo passo di questa indagine consister, allora, nellesaminare sommariamente, che cosa si intenda per scienza (speculativa) nellepistemologia aristotelicotomista e come, storicamente, si siano create le premesse per il costituirsi della scienza galileiana. Il secondo passo si limiter ad accennare ad alcuni problemi inerenti i fondamenti della scienza moderna che coinvolgono il suo rapporto di dipendenza da ci che viene chiamato genericamente metafisica. Il terzo passo indicher qualche prospettiva per una ricerca.

1 . E VOLUZIONE DELLA NOZIONE DI SCIENZA


Che cosa si deve intendere per scienza? E in che senso questa parola stata impiegata prima del sorgere della scienza moderna, e che significato, invece, ha acquistato a partire dal costituirsi della scienza galileiana.Ci serviamo, per orientarici, di alcune considerazioni svolte in proposito da J. Maritain:
Quale idea farci della scienza in generale, presa secondo la formalimite che lo spirito ha di mira quando ha coscienza di sforzarsi verso quello che gli uomini chiamano sapere? Lidea che Aristotele e gli antichi se ne facevano molto differente da quella che che se ne fanno i moderni, giacch per costoro la dignit eminente delle scienze sperimentali, scienze positive, scienze della natura, scienze dei fenomeni, o come dir si voglia, che attrae in s la nozione di scienza; mentre per gli antichi la dignit eminente della metafisica ad orientare tale nozione. Bisogna, dunque, guardarsi dallapplicare cos com e senza precauzioni, la nozione aristotelicotomista di scienza a tutto limmenso materiale noetico che i nostri contemporanei sono soliti chiamare col nome di scienza: si incorrerebbe nei pi gravi errori. Tuttavia per gli antichi e per i moderni, in ci concordi, il tipo di scienza pi chiara, pi perfezionata, e

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pi perfettamente a nostra portata, fornito dalle matematiche; e si pu pensare che a condizione, non dico di essere corretta e adattata, bens suffcientemente approfondita ed epurata, la teoria intellettualisticocritica o realisticocritica della scienza, i cui principi sono stati stabiliti dai metafisici antichi e medievali, la sola che ci dia un mezzo per veder chiaro nei problemi epistemologici, divenuti ai giorni nostri un vero caos. Come, dunque, definire la scienza in generale e secondo il suo tipo ideale? Noi diremo che la scienza una conoscenza di modo perfetto, pi precisamente una conoscenza in cui, sotto la costrizione della evidenza, lo spirito assegna le ragioni dessere delle cose, giacch lo spirito non soddisfatto che quando attinge non solo una cosa, un dato qualsiasi, ma anche ci che fonda quel dato nellessere e nellintelligibilit. Cognitio certa per causas dicevano gli antichi, conoscenza per dimostrazione (o, in altre parole, mediatamente evidente) e conoscenza esplicativa.1

Per gli antichi


Per gli antichi, poi le scienze si dividevano in due categorie: a) le scienze della spiegazione o deduttive (metafisica, matematica); b) le scienze della constatazione o induttive (scienze empiriche naturali) Si pu ritenere che sia per gli antichi come per i moderni la scienza sia una conoscenza di tipo dimostrativo e come tale esplicativo, perch riconduce a principi noti, delle conoscenze la cui causa resterebbe altrimenti sconosciuta. Inoltre sia per gli antichi come per i moderni una scienza necessita di fondamenti, cio di punti di partenza che non possono essere dimostrati dalla stessa scienza che li assume come punti di partenza, e devono essere perci dimostrati nellambito di una scienza pi universale, perch pi astratta. Ora, nel quadro delle discipline filosofiche antiche le scienze erano orgnaizzate gerarchicamente secondo i differenti gradi di astrazione, per cui
ogni disciplina superiore regolatrice rispetto a quelle inferiori nel senso che fornisce ad essa i fondamenti dai quali partire per sviluppare le sue deduzioni e spiegazioni dimostrative la metafisica, poich considera le supreme ragioni dessere, sar dunque la scienza regolatrice per eccellenza: scientia rectrix. Ma anche la matematica una scienza deduttiva, una scienza del propter quid: essa tender quindi a regolare le parti inferiori del sapere, se non usurpare il campo della metafisica stessa.2

Per i moderni
Per i moderni continua a valere la distinzione precedente, ma, a differenza degli antichi, ci che ha avuto una particolare enfasi stata
la grande scoperta dei tempi moderni, preparata dai dottori parigini del XIV secolo e da Leonardo da Vinci, attuata da Descartes e da Galilei () della possibilit di una scienza universale della natura sensibile, informata non dalla filosofia, ma delle matematiche; alludiamo alla scienza fisicomatematica. Questa scoperta ha suscitato grandi errori metafisici, nella misura in cui si creduto che essa apportasse una vera filosofia della natura. In se stessa, da un punto di vista epistemologico, una scoperta ammirevole, cui possiamo assegnare facilmente il suo posto nel sistema delle scienze. una scientia media, i cui esempi tipo, erano presso gli antichi, lottica geometrica e lastronomia: una scienza intermedia, a cavallo tra la matematica e la scienza empirica della natura, una scienza cui il reale fisico fornisce la

1 J. Maritain, Distinguere per unire. I gradi del sapere, Morcelliana, pp.44-45. 2 J. Maritain, ibidem, p.65.

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materia in virt delle misurazioni che vi possiamo raccogliere, ma il cui oggetto formale e il cui procedimento di concettualizzazione restano matematici: intendiamo dire una scienza materialmente fisica e formalmente matematica.3

Per scienza galileiana intendiamo questo tipo di scienza:4 essa caratterizzata dal fatto che assume come scientia rectrix cio come scienza deduttiva, mediante la quale formulare le definizioni e dedurre le spiegazioni dei dati dellesperienza, la matematica e non una teoria di tipo metafisico o comunque filosofico. Ci ha due conseguenze dal punto di vista del potere conoscitivo della scienza moderna: a) la matematica considera la realt cogliendola sotto laspetto della materia intelligibile: in quanto intelligibile la realt corporea viene colta non nelle sue connotazioni individuali, ma nelle sue connotazioni universali e astratte(al secondo grado di astrazione) , e questo rende molto potente nel fare previsioni la scienza moderna di tipo fisicomatematico, in quanto le sue leggi sono formulate come principi universali; in quanto materia la realt corporea viene colta non tanto come ente corporeo sostanziale ma sotto laspetto della quantit
astrattivamente separata e ipostatizzata nella materia intelligibile.5

La matematica poi stabilisce delle relazioni fra le quantit, mediante uguaglianze, disuguaglianze, equazioni, ecc. In una prospettiva aristotelicotomista si pu rilevare come la realt, cos come viene colta da una scienza di tipo galileiano, conosciuta sotto gli aspetti della quantit e della relazione, aspetti che sono importanti, ma accidentali per rapporto alla sostanza e non esaurienti dellente. Una facile tentazione, quando si considera la scienza galileiana come lunico tipo di scienza del reale, possibile, consiste allora nel pensare loggetto, conosciuto in termini di quantit e relazione, attribuendo a queste caratteristiche accidentali una sorta di carattere sostanziale, come se loggetto si esaurisse in ci che di esso la scienza matematizzata pu conoscere. Si tende allora a fare della matematica un sostituto della metafisica, della quale il pensiero non pu fare a meno, riducendo lessere come tale a quantit e relazione. quanto tende a verificarsi nel pensiero filosofico contemporaneo che si ispira direttamente alla scienza moderna. b) per quanto riguarda il modo di osservare la realt, la scienza moderna pu interrogare la realt solamente in quanto caratterizzata dalla quantit e dalla relazione e come tale, in quanto materiale e misurabile, e in quanto capace di interazioni che modificano delle quantit misurabili.

3 ibidem. 4 Se le scienze medie di tipo fisicomatematico erano note fin dall antichit, la novit della sciezna galileiana consistita, principalmente, nell estensione del campo di applicazione di questo tipo di scienza all intero universo corporeo, dall astronomia alla fisica del mondo sublunare: Mentre la forma di conoscenza del tipo scientia media non era nuova, l applicazione dei principi della matematica all intero dominio della natura fu una novit apportata dal XVII secolo. La possibilit di una simile applicazione fu intravista da uomini come Roberto Grossatesta e Ruggero Bacone gi nel XII secolo. Gli soforzi iniziali furono compiuti con la scoperta della dinamica e della cinematica del XIV secolo. E l unificazione della fisica celeste con quella terrestre fu realizzata nel XVII secolo con il principio d inerzia. La niova scienza fisica era una meccanica unificata in cui i principi matematici erano applicati all intero dominio della realt fisica. Cio a dire, la scientia media conosciuta dagli antichi come astronomoia fu allora estesa fino ad includere anche la meccanica terrestre. Noi abbiamo chiamato poi questa forma estesa di conoscenza della natura fisica moderna, la struttura e il metodo della quale fisicomatematico, cio la sicentia media nel senso in cui il termine usato da Tomamso, J.A. Wesheipl, The validity and value of natural philosophy, in Atti del Congresso Internazionale Tommaso d Aquino nel suo VII centenario, Ed. Domenicane Italiane, vol.IX, p.265. 5 T. Tyn, Metafisica della sostanza. Partecipazione e analog)ia entis, Edizioni Studio Domenicano, p.133.

Osservazione e matematizzazione
La storiografia delle scienze ha posto spesso laccento sulla denominazione di sperimentale attribuita al metodo galileiano,6 enfatizzando ad esempio il ruolo di un Francesco Bacone, sperimentatore, nella formazione dellidea di scienza moderna e lasciando intendere che tale scienza si differenzierebbe da quella antica, in particolare da quella aristotelica che lha immediatamente preceduta, per il suo carattere di scienza dellosservazione, in contrapposzione con il carattere non sperimentale, aprioristico della scienza aristorelica.7 In realt la storiografia delle scienze pi accurata ha dovuto rifiutare questo luogo comune, rovesciando quasi le parti e rilevando come la novit della scienza galileiana non consista tanto nel metodo dellosservazione in quanto anche Aristotele si bas sullesperienza e cos pure quel grande naturalista medioevale che fu Alberto Magno quanto sulla matemaitzzazione dellespriemento e dellipotesi esplicativa; matematizzazione che al tempo di Galileo si realizz anzitutto come geometrizzazione della scienza.
Il modo in cui Galileo concepisce un metodo scientifico corretto implica una predominanza della ragione sulla semplice esperienza, la sostituizione di modelli ideali (matematici) ad una realt empiricamente conosciuta, il primato della teoria sui fatti Un metodo in cui la teoria matematica determina la struttura stessa della ricerca speirmentale, o per riprendere i termini stessi di Galileo, un metodo che utilizza il linguaggio matematico (geometrico) per formulare le proprie domande alla natura e per interpretarne le risposte.8

Platonismo e aristotelismo nella scienza


Questa opzione per il modello ideale, che in questo caso rappresentato dalliperuranio delle idee matematiche, a scapito dellosservazione non matematizzata, ma pi qualitativa del metodo aristotelico, operata da Galileo, viene visto dagli storici del pensiero scientifco, in particolare da A. Koyr, come una chiara vittoria del platonismo sullaristotelismo, almeno per come queste due scuole di pensiero vennero intese dal medio evo della scolastica fino a Galileo.
Se tu reclami per la matematica uno stato superiore, se per lo pi le attribuisci un valore reale e una posizione dominante nella fisica, sei platonico. Se invece vedi nella matematica una scienza astratta che ha perci un valore

6 Per intenderci indicher con questo appellativo il metodo della scienza moderna, fondata sul modello epistemologico della fisicamatematica. 7 Alcuni studiosi hanno messo in rilievo la funzione dell osservazione e dell esperienza nella nuova scienza della natura. verissimo, naturalmente che esse sono le caratteristiche pi notevoli della scienza moderna. Senza dubbio negli scritti di Galileo si trovano innumerevoli richiami all osservazione e all esperienza, e l ironia amara contro coloro che non credono ai prorpi occhi perch hanno visto cose contrarie all insegnamento delle autorit o, peggio, che (come il Cremonini) non volevano guardare nel telescopio di Galileo per timore di vedere qualcosa in contraddizione con le loro teorie e credenze tradizionali. evidente che Galileo dall avere costruito un telescopio, e averci guardato dentro, dall avere accuratamente osservato la luna e i pianeti, scoperto i satelliti di Giove, fu spinto a dare un colpo violento all astornomia e cosmologia del suo tempo. Non si deve dimenticare inoltre che l osservazione e l esperienza, in quanto esperienza del senso comune, in senso bruto, non ebbe una funzione importante o, se l ebbe, questa fu negativa, fu cio di ostacolo nella costruzione della scienza moderna. La fisica di Aristotele, e anche pi quella dei Nominalisti parigini, di Buridano e di Nicola Orasmo, come stato osservato da Tannery e Duhem, era molto pi prossima all esperienza del senso comune che quella di Galileo e Cartesio. Ebbe una funzione positiva importante per solo pi tardi non l esperienza, ma l esperimento. L esperimento il metodico interrogare la nautra, che presuppone e richiede un linguaggio in cui formulare le domande e un vocabolario che ci permetta di leggere e interpretare le risposte. Secondo Galileo, com noto, dobbiamo parlare alla Natura e ricevere le risposte in curve, cerchi, triangoli, in linguaggio matematico o pi precisamente geometrico non nel linguaggio del senso comune o in quello dei simboli, A. Koyr, Introduzione a Platone, Vallecchi, pp.140-141. 8 A. Koyr, tudes d Histoire de la pense scientifique, Gallimard, p.83.

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minore di quelle fisica e metafiisca che trattano dellessere reale, se in particolare affermi che la fisica non ha bisogno di altra base che lesperienza e deve essere costruita direttamente sulla percezione, che la matematica deve accontentarsi di una parte secondaria e sussidiaria, sei un aristotelico. In questo dibattito non si pone in discussione la certezza neppure gli aristotelici avrebbero dubitato della certezza delle dimostrazioni geometriche ma lEssere; e neppure luso della matematica nella scienza fisica nemmeno gli aristotelici avrebbero mai negato il nostro diritto di misurare ci che misurabile e contare ci che numerabile bens la struttura della scienza e quindi la struttura dellEssere. () evidente che per i discepoli di Galileo, come per i suoi contemporanei e predecessori, matematica significa platonismo. () Il Dialogo e i Discorsi 9 ci narrano la storia della scoperta o meglio della riscoperta del linguaggio parlato dalla Natura. Ci spiegano la maniera di interrogarla, cio contengono la teoria di quella ricerca sperimetnale in cui la formulaizone dei postulati e la deduzione delle loro conseguenze precede e guida losservazione. Questa poi, almeno per Galileo, una prova di fatto. La nuova scienza per lui una prova sperimentale del paltonismo.10

Se vero che lo sviluppo effettivo del metodo galileiano trova le sue maggiori realizzazioni nelleopoca moderna, altrettanto vero che la rivalit tra la visione aristotelica e quella platonica ben antecedente ed ha conosciuto il suo acme nel periodo della scolastica medievale.11 La diversit di impostazione identificabile, storicamente, nelle due scuole di pensiero, la francescana di chiara accentuazione platonica e quella domenicana, aristotelica. Geograficamente vediamo localizzate in maniera emergente le due linee di tendenza soprattutto a Parigi per il filone teologico, a Bologna per quello del diritto e a Oxford per il filone scientifico matematico.
Il contirbuto inglese alla storia dellalta scolastica equilibra quello francese. Soprattutto nellordine francescano vi furono molti studiosi di nazionalit inglese. () Qui specialmente a Oxford si form una scuola con caratteristiche proprie. Fondatore della celebrit scientifica delluniversit di Oxford fu Roberto Grossatesta, colui che fra laltro ci introdusse i francescani. () A differneza dei dotti parigini egli diede grande sviluppo alle scienze del quadrivio, specialmente alla matematica. () Tra i francescani inglesi quello che divent pi celebre fu Ruggero Bacone (1214-92). Cresciuto sotto linfluenza di Grossatesta, Adamo Marsh, Tommaso di York ed altri dotti di Oxford, Ruggero Bacone non divent professore, forse non fu neppure sacerdote. Dal pensiero speculativo egli si volse alle indagini enciclopediche nel campo della matematica, delle scienze naturali e della sociologia. Coltiv la scienza positiva per se tessa, ma anche per porla al servizio della teologia. Indipendente e ostinato, dotato di profonda intuizione e di acume critico, nella sua opera letteraria egli svilupp dei concetti, che hanno importanza nella storia dello spirito non tanto per se stessi, quanto per la loro forza stimolante.12

Se dal punto di vista della teologia la prevalenza fu ottenuta dalla scuola aristotelica grazie allopera di Alberto Magno e principalmente di Tommaso dAquino la cui dottrina pi tardi, soprattuto con il concilio di Trento, sar fatta in buona parte propria dalla Chiesa e questo le garantir una continuit fino ai nostri giorni per quanto riguarda il filone delle scienze della natura la prevalenza fu, invece, nettamente platonica. Nella diversit di impostazione tra il metodo aristotelico del domenicano Alberto Magno e quello platonicomatematico del

9 Koyr si riferisce qui al Dialogo sui mlassimi sistemi e ai Discorsi e dimostraizoni sopra due nuove scienze di Galileo. 10 A. Koyr, Introduzione a Platone, op. cit. pp.160, 163, 167. 11 Un ampio quadro della storia del pensiero e delle scuole del XIII secolo offerto da E. Gilson nell VIII capitolo de La filosofia nel Modioevo, La nuova Italia. 12 AA.VV. Storia della chiesa, diretta da H. Jedin, Jaca Book, vol.V/1, p.367.

6 francescano Ruggero Bacone, fu questultimo a prevalere, nello sviluppo che pi tardi la scienza ebbe attraverso Copernico, Keplero, Galileo, Cartesio e Newton.13 Cos si esprimeva Ruggero Bacone a proposito della matematica:
Ora nella matematica ci possibile giungere ad una verit completa senza errore e ad una certezza universale senza ombra di dubbio, poich ad essa conviene procedere per dimostrazioni a priori, per causas proprias e necessarie. E la dimostrazione, si sa, porta alla verit. () Soltanto nella matematica ci sono dimostrazioni nel vero senso della parola per causa proprias; e perci soltanto nellambito e in virt della matematica luomo pu giungere alla verirt. () Perci nella sola matematica si raggiunge la certezza piena. Per la qual cosa risulta che se nelle altre scienze vogliamo, com nostro dovere, arrivare ad una certezza che escluda ogni dubbio, e ad una verit, che escluda ogni errore, necessario che la matematica diventi il fondamento del nostro conoscere, in quanto da essa preparati possiamo giungere alla piena certezza e alla verit anche nelle altre scienze14

Va sottolineato che anche gli aristotelici avevano riconosciuto un ruolo priviligiato alla matematica, considerata la forma di conoscenza pi confacente allintelletto umano nella sua condizione terrena; avevano compreso senza difficolt la possibilit e il ruolo delle scienze medie come lastornomia, lottica geometrica (perspectiva), la teoria musicale, materialmente fisiche e formalmente matematiche, come spiega il ben noto testo di Tommaso dAquino del commento al De Trinitate di Boezio:15
Ci sono tre categorie di scienze per quanto riguarda gli oggetti della fisica e della matematica: Quelle della prima categoria sono puramente fisiche: esse considerano le propriet delle realt naturali come tali e sono la fisica, la scienza agraria, ecc. Quelle della seconda categoria sono puramente matematiche: esse si occupano delle quantit come tali, come la geometria si occupa dellestensione e laritmetica del numero. Quelle della terza categoria sono intermedie, dal momento che applicano i principi della matematica alle realt naturali, e sono la musica, lastornomia, ecc. Esse sono pi vicine alle matematiche, perch nella loro considerazione

13 Si pu vedere in proposito R. Mathes, L iniziatore di una scienza universale, in Sant Alberto Magno, l uomo e il pensatore, Massimo, pp.41-58. 14 R. Bacone, Opus Maius, traduzione italiana in A.A. V.V. Grande antologia filosofica, ed. Marzorati, vol.IV, pp.1299-1300. Le rivalit di scuola dovettero pesare non poco nel modo con cui i rappresentanti delle due tendenze si considerarono; basti pensare alla poca stima che Ruggero Bacone ebbere per Alberto e per Tommaso, espressa senza mezzi termini dalle parole seguenti: Alberto mai studi filosofia, n la sent spiegare nelle scuole, n si iscrisse in una scuola superiore prima di essere teologo, e nemmeno pot essere istruito nel suo Ordine, perch proprio lui il primo maestro di filosofia fra essi, e proprio lui insegn agli altri: perci quello che sa l ha appreso da s. () Poich non aveva fondamenti, non essendosi istruito n esercitato nell ascoltare le lezioni, nell impararle e nel disputare, inevitabile che egli non consoca le scienze divenute in voga. () Inoltre non conoscendo egli l ottica e in verit egli non ne sa nulla, come non ne sanno nulla molti dei soliti studenti, impossibile che conosca qualche cosa di veramente interessante nel campo dele scienze naturali: allo stesso modo non pu gloriarsi (e queste cose sono pi grandi delle altre) di un trattato, come quello di cui io parlai, sulle scienze sperimentali, sull alchimia, sulle matematiche. Se non conosce quello che da meno non pu certo conoscere quello che da pi, ibidem, p.1331. 15 Si veda in proposito anche il commento ai Secondi Analitici, Libro I, Lettura XLI: Alcune scienze sono puramente matematiche: esse astraggono mediante la ragione dalla materia sensibile, come la geometria e l aritmetica; altre sono scienze medie: esse applicano i principi matematici alla materia sensibile, come l ottica geometrica applica i principi della geometria al raggio visuale e la musica applica i principi dell aritmetica ai suoni sensibili. Come osserva puntualmente J.A. Weisheipl: Tommaso ammette che vi sono forme di conoscenza matematica che studiano la materia e il moto, quali l astronomia, la meccanica, l ottica e persino la musicologia. Queste scienze egli le chiama mediae, in quanto dipendono dalla matematica pura per i principi di cui si servono e dalle scienze naturali per i dati su cui lavorano. Tommaso, a quanto pare, l unico filosofo medievale che abbia usato l espressione scientiae mediae in questo senso.() Egli comprese molto bene la natura della matematica applicata, almeno per quanto concerne la sua struttura filosofica, Tommaso d Aquino. Vita, pensiero, opere, Jaca Book, p.142.

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ci che fisico gioca il ruolo di materia, mentre ci che matematico gioca il ruolo di forma; cos la musica non considera i suoni in quanto sono suoni, ma in quanto stanno in una proporzione numerica; similmente le altre scienze di questo tipo. Di conseguenza conducono delle dimostrazioni riguardanti gli oggetti fisici, ma con metodi matematici. E cos nulla impedisce loro di trattare della materia sensibile, in quanto sono scienze di tipo fisico; nel contempo sono scienze astratte in quanto matematizzate.16

Non solo ma Tommaso considerava la matematica anche la scienza pi certa e pi esplicativa:


Si dice che la matematica procede esplicativamente (disciplinabiliter) non perch essa sia la sola a farlo, ma perch lo fa in modo speciale. Se imparare apprendere la scienza da un altro, allora diciamo che procediamo esplicativamente quando il nostro processo di spiegazione tale da condurre ad una conoscenza certa, che chiamiamo scienza. E questo avviene proprio nelle scienze matematiche. Avendo una collocazione intermedia tra la fisica e la teologia, la matematica ha un grado di certezza maggiore di entrambe. () Per il fatto che la fisica si occupa della materia, il suo modo di consocere legato a pi fattori, cio alla considerazione della materia in rapporto alla forma, alla disposizione dei materiali e alle loro propriet, conseguenti la forma nella materia. La conoscenza sempre pi difficoltosa l dove occorre considerare pi fattori in gioco. ()17

E questa considerazione non meraviglia il lettore moderno che sa bene come la matematica proceda nella sua dimostrazione per via formale, senza dover tener conto di altre informazioni relative agli enti sui quali lavora.
Inoltre il procedimento matematico pi certo di quello teologico, perch le entit di cui si occupa la teologia, sono pi lontane dai sensi, dai quali la nostra conoscenza trae origine, sia relativamente alle sostanze separate alla cui conoscenza le informazioni ricavate dai sensi sono insufficienti, sia relativamente alle propriet che sono comuni a tutti gli enti, che sono le pi universali e quindi sono le pi lontane dai particolari che cadono sotto i sensi. Gli enti matematici invece, come linea, figura, numero, ecc. cadono sotto i sensi, e sono soggetti a rappresentazione. Lintelligenza umana che deve far ricorso alle rappresentazioni (phantasmata), li coglie pi facilmente e con maggior grado di certezza delle nozioni maggiormente astratte di essenza di una sostanza, di potenza e atto, ecc.18

Questa seconda considerazione lascia invece generalmente disorientato il lettore moderno, specialmente se matematico, abituato a volte inconsapevolmente, a misconoscere lorigine empirica e astrattiva delle nozioni comprese quelle matematiche anche le pi eleaborate delle quali hanno, alla loro origine, nozioni pi elementrai, astratte dallesperienza sensisbile, e richiedono, per essere pensate, una rappresentazione (phantasma) legata ad oggetti materiali conosciuti dai sensi e portato a concepire gli enti matematici, come platonicamente esistenti in un mondo ideale immateriale e conosciuti mediante intuizione diretta.19

16 Commento al De Trinitate di Boezio, Lettura II, questione I, art.3, risposta alla sesta obiezione. 17 ibidem, questione II, art.1, risposta alla seconda domanda. Si veda anche la lettura citata sopra del commento ai Secondi Analitici. 18 ibidem. 19 noto come Einstein fosse profondamente meravigliato dalla sorprendente possibilit di accordo che susiste tra le toerie matematiche elaborate dalla fisica e i risultati sperimentali: La cosa pi incomprensibile del mondo che esso sia comprensibile (citazione da Fisica e realt, riportata in A. Einseint scienziato e filosofo, a cura di P. A. Schilpp, Boringhieri, p.233). Si capisce come questa armonia prestabilita, come lui stesso la chiama rifacendosi a Leibniz, lo dovesse stupire essendo guidato da una concezione spinoziana della realt; stupisce meno in una visione aristotelicotomista che concepisce nozioni matemartiche come sempre, in qualche modo legate mediante un processo astrtattivo, alla realt materiale dei corpi. Ma presso i matematici moderni bisogna tornare a Lobacevskij per trovare un metodo di definizione delle grandezze geometriche che parta dal contatto tra i corpi, paragonabile al modo con cui Aristotele definiva lo spazio. Egli inizia il suo trattato con queste considerazioni: 1. Il contatto costituisce l attributo caratteristico dei corpi; ad esso i corpi debbono il nome di corpi geometrici, non appena noi teniamo fissa l attenzione su questa propriet, e non consideriamo invece tutte le altre propriet, siano esse essenziali o accidentali. () In questo modo noi possiamo concepire tutti i corpi della natura come parti di un unico corpo globale, che noi chiamiamo spazio, Nuovi principi della geometria, Boringhieri, p.73.

8 Il lettore moderno rimarr forse sorpreso anche nel riscontrare come uno dei grandi fondatori delle geometrie non euclidee, quale fu Lobacevskij, sostiene invece addirttura che:
Tutti i principi matematici, che si pensi di derivare dalla sola ragione, indipendentemente dagli oggetti del mondo, rimangono inutili per la matematica e spesso anzi non sono da essa confermati.20

Ma pur conoscendo e comprendendo il ruolo delle scienze matematizzate i rappresentanti della scuola aristotelicotomista non erano per questo arrivati a quel giudizio esplictiamente negativo nei confronti delle discipline non matematizzate che troviamo anzitutto in Ruggero Bacone e nel pensiero posteriore. Sembra che non sia stata compresa la lezione sullanalogia del vero e che, per questo, venga esclusa la possibilit di giungere ad un certo grado di scientificit per una via diversa da quella matematica. Questa non comprensione dellanalogia, imputabile in buona parte al nominalismo della tarda scolastica, riducendo lente allessere in senso univoco, sembra aver favorito anche la riduzione del modello di scienza alla scienza certa per eccellenza, quale la matematica e alle sue applicazioni quali sono le scienze medie matematizzate. La maggior attenzione rivolta agli aspetti che con maggiore certezza possono essere conosciuti, ha condotto ad un crescente atteggiamento agnostico prima e scettico poi, nei confronti di quegli aspetti della realt che possono essere conosciuti con minore grado di certezza. Attraverso Scoto lente divenuto fondamentalmente univoco in ci che di esso si pu conoscere con certezza, e ci che ancora vi fosse di analogo nellente sarebbe inconoscibile e quindi viene trattato, di fatto, come se non esistesse.21 Con Occam il problema si sposta dal piano dellente a quello del concetto e del nome, cio dal piano della metafisica a quello della logica, disciplina certamente pi dominabile della metafisica.22
Per Occam il sistema dei concetti si svolge, diremmo, in piena autonomia dalla realt; sebbene il concetto non abbia perso del tutto i contatti con la realt, in quanto segno naturale delle cose, tuttavia non si pu pi affermare propriamente che la riveli: la significa infatti, ma non la esprime nella sua intimit metafisica. La corrispondenza fra l essere e il pensiero tutta affidata a quel rapporto naturale che si stabilisce fra il segno e la cosa significata: il realismo classico ridotto, come si vede, a un filo tenuissimo, che si spezzer del tutto agl iinizi del pensiero moderno. Dalla posizione occamistica al soggettivismo moderno non c che un passo brevissimo.23

Travisata lanalogia si riduce di fatto la partecipazione dellente al solo legame tra segno e significato. Si viene ad aprire cos una crescente distanza tra la realt in s e la realt pensata: la logica stessa da strumento ordinato alla conoscenza della realt tende a chiudersi in se stessa. Di conseguenza ci che non pu essere conosciuto con totale certezza stato collocato, di fatto, in secondo piano, fino a perdere definitivamente di importanza. La partenza da ci che noto quoad nos non pi stata utilizzata per ricavarne, per analogia, qualche conoscenza di ci che noto quoad se, e meno noto per noi, ma stata utilizzata per fermarsi a considerare ci che pi immediato per noi. Ha acquistato, cos sempre pi rilievo laspetto soggettivo del conoscere su quello oggettivo, gradualmente sostituito con ci che viene oggettivato dal

20 Testo riportato nell introduzione ai Nuovi principi della geometria, op. cit., p.36. 21 L ente univoco a tutti, ma ai concetti non semplicemente semplici univoco quanto alla quiddit, mentre ai concetti semplicemente semplici univoco in quanto determinabile o denominabile, e non in quanto predicato di essi quidditativamente, perch ci include contraddizione, G. Duns Scoto, Ordinatio I, d.3, traduzione italiana in A.A. V.V. Grande antologia filosofica, op. cit., vol.IV, p.1374. utile leggere l intero n.2 dedicato all univocit dell ente. 22 Si veda anche AA.VV. Storia della chiesa, op. cit., vol.V/2, pp.65-78. 23 E. Bettoni, La soclasitica postomistica: Guglielemo di Occam, in AA. VV. Grande antologia filosofica, op. cit., vol.IV, p.1422.

9 soggetto conoscente. Inoltre laccento viene posto sullindividuale, sul singolare che vengono considerati lunico dato reale, mentre luniversale ridotto a puro ente di ragione, a puro nome. Questo modo di guardare la realt prepara la strada al moderno empirismo inglese da una parte, e allidealismo dallaltra. Mentre la linea di pensiero aristotelicotomista non esclude una scienza come la fisica matematica, anche se non la esalta in modo particolare, la linea platonicogalileiana si trovata, di fatto, ad escludere ogni altra forma di scienza che non fosse quella empiricomatematica e questa autolimitazione costituisce oggi un impedimento di principio allo sviluppo di una scienza delluomo che possa considerarsi adeguata al suo oggetto.24

2 . A LCUNI PROBLEMI DELLEPISTEMOLOGIA CONTEMPORANEA a. Rapporto scienzametafisica


Gli epistemologi contemporanei, sviluppando una dettaglaita critica del neopositivismo, riconoscono che la scienza nel suo fondarsi e nel suo svilupparsi inscindibilmente legata ad un elemento filosofico o metafisico, pur dando a questo termine un significato molto generico e indefinito. Di fronte a questo contributo metafisico indispensabile per garantire i fondamenti della scienza e linterpretazione delle teorie si danno fondamentalmente due atteggiamenti: il primo preoccupato del problema della demarcazione (si pensi ad autori come Popper o Bachelard) cerca di identificare un criterio per distinguere lelemento scientifico da quello metafisico che ritenuto un ostacolo al progresso della scienza; il secondo ritiene non necessaria o addirittura dannosa tale distinzione (Koyr, Kuhn, Lakatos, Feyerabend) in quanto lelemento metafisico unimpalcatura necessaria alla costruzione delledificio scientifico. Va sottolineato poi che ci che viene posto sempre in evidenza, da questi autori, lelemento di discontinuit fra le conscezioni filosofiche che accompagnano le differenti teorie e i differenti modi di progettare e interpretare gli esperimenti (linguaggi osservativi). Tuttavia bisognerebbe, per correttezza, non limitarsi a mettere in evidenza gli elementi di discontinuit, ma cercare di identificare anche gli elementi di continuit presenti nel pensiero scientifico, non solo nellambito della scienza normale (Kuhn), ma anche nel passaggio da un paradigma ad un altro, i quali vengono invece sottovalutati o addirittura negati. Il fatto che vi siano mutamenti di concezione e di interpretazione, anche rilevanti, non autorizza ad escludere, per principio, che vi siano elementi comuni. questa metafisica comune che viene esclusa per principio, ma tale principio pu anche non essere adottato. Daltra parte cos come gli epistemologicontemporanei tendono a escludere una metafisica comune, gli storici della logica possono essere portati, seguendo la stessa linea di comportamento, ad escludere lunit della logca.25 .

24 Ad esempio, osserva ancora Koyr: impossibile dare una deduzione matematica della qualit. E sappiamo bene che Galileo, come Cartesio un po pi tardi e per la stessa ragione, fu costretto a rinunziare alla nozione di qualit, a dichiararla soggettiva, a bandirla dal regno della natura. Il che allo stesso tempo significa che fu costretto a rinunciare alla percezione dei sensi come fonte di conoscenza e a dichiarare che la conoscenza intellettuale e aprioristica la nostra base e l unico mezzo per conoscere l essenza della realt, Introduzione a Platone, op. cit. pp.162. Ci si riferisce qui, evidentemente a quegli apsetti della qualit che sono irriducibili alla quantit e non alla possibilit di misurare l intensit della qualit. 25 Come osserva a questo proposito Bochenski: Si potrebbe quindi ricavare l impressione che la storia della logica ponga in evidenza un relativismo nelle dottrine logiche, cio che si sia di fronte alla nascita di logiche diverse. Noi non abbiamo per parlato di logiche diverse, bens di diverse forme di un unica logica Questo modo di esprimersi stato adottato per motivi speculativi, precisamente perch l esistenza di molti sistemi di logica non fornisce alcuna dimostrazione del fatto che la logica sia relativa. C inoltre una base empirica per parlare di una logica. La storia ci

10 Anche nei confronti della metafisica non si pu escludere a priori che vi sia ununit fondamentale.

b. Realismo e strumentalismo
Non compito della filosofia delle scienze dare una risposta al problema della critica della conoscenza, se si possa fondare il realismo gnoseologico o se bisogna rassegnarsi ad una qualche forma di agnosticismo o addirittura di scetticismo; quello che comunque interessante rilevare come, sia lanalisi storica (Koyr), sia lanalisi metodologica (Popper, Feyerabend), tendano a constatare che uninterpretazione in senso realista delle teorie scientifiche da riconoscere come quella pi utile anche al progredire delle scienza, in quanto pi ricca di contenuto empirico e quindi pi falsificabile. Certamente questo non significa che tutte le teorie scientifiche siano interpretabili in senso realista, perch non tutte le teorie sono state costruite essendo guidati da una visione realista della scienza. La meccanica quantistica, nellattuale formulazione, (come gi fu lastronomia tolemaica) per esempio, non si accorda facilmente con una visione realista e richiede di essere in qualche modo completata (Einstein) o rifondata a questo scopo o ritrovata come conseguenza di una meccanica pi generale, come ad esempio la meccanica classica non lineare. Essa si presenta, nella forma attuale, piuttosto come uno strumento di calcolo (Bohr), cos come lastronomia tolemaica era considerata nel medio evo solo come uno strumentomatematico per il calcolo della posizione dei pianeti, capace di salvare i fenomeni e non una spiegazione fisica che descrivesse la dinamica in base alla quale i pianeti effettivamente si muovono.26 Il problema di riconsocere un contenuto di verit, ovvero la qualifica di spiegazione fisica ad una teoria matematica applicata alla natura piuttosto che ad unaltra, che pur salva i fenomeni sembra in un certo senso eccedere le forze della fisicamatematica e chiedere lintervento di una disciplina non matematizzata, quale classicamente era la filosofia della natura, la quale considerando gli aspetti entitativi delloggetto permetta di dare fondamento e collocazione anche allo schema quantitativorelazionale della descrizione galileiana delloggetto stesso. In questo senso alcune teorie fisicomatematiche si presentano come puri strumenti di calcolo, funzionanti come strumenti, ma inverosimili dal punto di vista metafisico, mentre altre appaiono avere un maggior contenuto di verit, cio, oltre ad essere funzionanti dal punto di vista del calcolo dei fenomeni risultano essere aderenti ad una descrizione ontologica della natura, o come si diceva anticamente esse non sono puramente matematiche, ma sono genuinamente fisiche.

c. Matematizzazione e univocit del linguaggio


anche il caso di osservare come, se si escludono autori come Bachelard e Koyr, che riconoscono esplicitamente il ruolo della matematica nella scienza galileiana, altri autori non sembrano richiedere espressamente alla scienza la necessit della matematizzazione: Popper, infatti, insiste particolarmente sulla condizione della falsificabilit di una teoria per poter essere

mostra infatti non soltanto l emergere di nuovi problemi e leggi, ma anche, e forse ci che sorprende pi di tutto, il ricorrere persistente dello stesso insieme di problemi logici, La logica formale, vol.I, Dai presocratici a Leibniz, Einaudi, p.28. 26 A questo proposito san Tommaso rileva come l astronomia tolemaica non sia da ritenere necessariamente la vera e unica spiegazione dei moti planetari e non esclude che in futuro possa essere trovata una spiegazione diversa da quella degli antichi astronomi: Le ipotesi alle quali essi sono giunti, non sono necessariamente vere; anche se sembra che, ammesse tali ipotesi, esse siano risolutive, non c bisogno di dire che esse sono vere: perch pu darsi che le osservazioni astronomiche si possono descrivere in un altro modo non ancora afferrato dagli uomini. Comunque Aristotele si serve di queste ipotesi sulle propriet dei moti come fossero vere, Commento al De coelo di Aristotele, Libro I, lettura 17, n.2.

11 considerata sicentifica (non metafisica), Kuhn insiste sul ruolo del paradigma, Feyerabend dichiara che ogni ideologia va bene come scienza. Tutto questo sembra concedere ad ogni disciplina dimostrativa, dotata di un contenuto empirico controllabile almeno in alcune conseguenze delle sue ipotesi (controllo indiretto), la possibilit di essere qualificata come scienza. Tuttavia, linsistenza sul carattere non normativo dellepistemologia, lascia intendere che lindagine svolta dagli autori si riferisce alla scienza come si di fatto sviluppata,27 cio alla scienza galileiana, il carattere matematico della quale fuori discussione. Il privilegio della matematica legato simultanemante al carattere dimostrativo dei suoi procedimenti e alla univocit delle nozioni di cui si serve, grazie alla quale i contenuti empirici possono essere formulati con precisione assoluta, rendendo cos pi significative le procedure di controllo. Tuttavia, in linea di principio, neppure lepistemologia di questi autori esclude, di per s, una scienza non matematizzata. E questo perch
il dedurre logicoformale molto pi ampio del calcolare matematico. Limportanza di queste osservazioni risiede nel fatto che esse ci mostrano come, indubbiamente, utilizzando misura e quantit, equazioni e calcolo, si sta nel rigore, ma come nello stesso tempo, non sia obbligatorio passare per questa strada al fine di restare nellambito del rigore.28

Non solo ma, di per s, non viene esclusa neppure una scienza che impieghi nozioni analoghe, purch siano soddisfatte due condizioni: sia possibile formulare una teoria formalmente rigorosa dellanalogia; le teorie di questa scienza possano essere controllate attraverso le loro conseguenze in un ambito di esperienza che la teoria stessa in grado di definire e alla quale offre gli strumenti per accedere.

3 . P ROSPETTIVE PER UNA RICERCA


Dal confronto fra la concezione glalileiana, o moderna della scienza, che esclude le forme di scientificit ad essa non omogenee, e quella aristotelicotomistache comprende invece in s anche la moderna forma di scientificit come una della possibili rationes scientificae, si pu comprendere come la parola chiave, di cui occorre studiare la storia, per interpretare levoluzione del pensiero che ha portato dalla razionalit aristotelicotomista a quella moderna, sia la parola analogia, prima fraintesa dal nominalismo e poi successivamente soppressa per far posto alla parola moderna dialettica.29 Eppure sembra ormai chiaro che limpostazione univocista delle scienze matematizzate non permette una dilatazione della ratio scientifica moderna alla comprensione delle esperienze pi profonde delluomo e neppure consente una fondazione adeguata delle stesse scienze della natura e delle matematiche. Una ripresa di indagine, dal punto di vista logico e linguistico, sulla teoria dellanalogia, in termini che possano essere considerati anche modernamente scientifici sembrerebbe quanto mai auspicabile. Sembra del tutto ovvio, almeno a chi abituato a lavorare con unimpostazione aristotelico tomista, che senza analogia non si fa metafisica (e tantomeno teologia). Daltra parte la dottrina dellanalogia, se non trova una formulazione rigorosa non sembra afferrabile allinterno di un metodo scientifico e pu sembrare pi un compromesso linguistico che copre delle possibili

27 Dove troviamo di fatto questo schema particolarmente ben applicato e riuscito? Certamente, nel campo delle scienze fisicomatematiche, E. Agazzi, Analogicit dezl concetto di scienza. Il problema del rigore e dell oggettivit nelle scienze umane, in Epistemologia e scienze umane, Massimo, p.67. 28 ibidem, p.65. 29 Si veda a questo proposito l ampio studio di P. T. Tyn, Metafisica della sostanza, op. cit.

12 contraddizioni, che non uno strumento adatto a condurre delle dimostrazioni. Occorre, dunque, formulare una teoria assiomatica dellanalogia. Non questo il luogo per affrontare sistematicamente questo problema,30 quanto per porre alcune questioni e aprire piste in tal senso, sfruttando sia le informazioni che sul termine analogia ci vengono indirettamente dalle scienze moderne, sia le ricerche nel campo della logica matematica concernenti la teoria di tipi, lisomorfismo e la struttura del linguaggio.

Analogia e scienza galileiana


Nellambito della scienza galileiana non compare mai ufficialmente la parola analogia, in quanto il linguaggio matematico del quale tali scienze si servono non prevede la definizione e luso di tale nozione in senso tecnico. Tuttavia lanalogia trova una sua applicazione di fatto, anche se tacita, sia con una funzione euristica, cio come un aiuto nella costruzione di nuove teorie scientifiche, sia con una funzione ermeneutica, cio in vista dellinterpretazione delle teorie. Dato luso informale che se ne fa essa non necessita, in questo senso, di una definizione rigorosa e ci si accontenta di parlare di analogie fra fenomeni e teorie nel senso in cui si pu parlare di analogie nel linguaggio comune. Si tratta di un termine ereditato da una tradizione antica e che ormai sta a significare che sussiste una qualche somiglianza tra due fenomeni o due teorie, che pu essere precisata.

Funzione euristica dellanalogia


Questa somiglianza sta alla base della possibilit di costruire modelli per la descrizione di certi dati dellesperienza. In particolare lanalogia, cos intesa, pu suggerire modelli che potremmo chiamare materiali, cio riguardanti la struttura fisica dei corpi da descrivere, o modelli formali, cio riguardanti le leggi matematiche atte a descrivere e spiegare determinati fenomeni. a) Analogie materiali Servono a descrivere le propriet di un fenomeno di cui non si conosce la struttura costitutiva (per esempio gli atomi) ipotizzando una somiglianza con oggetti conosciuti (ad esempio delle sferette rigide ed elastiche), per i quali si conoscono le leggi fisiche che ne regolano il comportamento. Si dice in questo caso che si proposto un modello per il fenomeno da descrivere (nellesempio il modello delle sfere rigide per descrivere il comportamento degli atomi in un gas).
Nelle analogie del primo tipo, un sistema di elementi che possiedono certe propriet gi note, di cui si suppone siano relazionate in modo conosciuto come viene enunciato da un gruppo di leggi del sistema, vien preso a modello della costruzione della teoria di un secondo sistema. Questultimo pu differire da quello iniziale soltanto per il fatto di contenere un insieme pi vasto di elementi, aventi tutti propriet simili a quelle del modello. () Le varie teorie atomistiche della materia illustrano lutilizzazione di questo tipo di analogia. Le ipotesi fondamentali della teoria cinetica dei gas, per esempio, sono costituite sul modello delle leggi consociute per i moti di sfere elastiche macroscopiche, come le palle da biliardo.31

30 Per una trattazione storicosistematica del problema dell analogia si pu vedere utilmente l opera di p. T. Tyn pi volte citata. 31 E. Nagel, La struttura della scienza. Problemi di logica nella spiegazione scientifica, Feltrinelli, p.118.

13 La relazione di somiglianza tra il modello e il fenomeno supposta a livello della struttura degli elementi costitutivi, in modo da potersi attendere una somiglianza anche nel comportamento, e potere utilizzare, entro certi limiti, le stesse leggi matematiche per il fenomeno da descrivere e per il modello. b) Analogie formali Nel caso di analogie formali non si ricerca un modello a livello della struttura fisica dei costituenti un certo oggetto, ma si punta direttamente alle equazioni matematiche che sembrano adatte a descrivere adeguatamente certe leggi fenomenologiche, senza fare ipotesi sulla struttura materiale che da tali leggi deve essere governata.
Nel secondo tipo di analogia, cio nelle analogie formali, il sistema che serve da modello per la costruzione di una teoria costituito da qualche struttura familiare di relazioni astratte, piuttosto che () da un insieme pi o meno visualizzabile di elementi che siano tra loro in relazione gi nota.32

Questo modo di procedere meno naturale per chi non abituato a rappresentarsi le cose in termini matematici, mentre del tutto ovvio per il fisicomatematico che tende, a sostituire nella sua mente, loggetto fisico con le equazioni matematiche che ne governano il comportamento. In questo caso la somiglianza si colloca a livello delle equazioni matematiche che sono le stesse per due fenomeni di natura completamente diversa, dei quali luno pi noto, perch gi stato studiato a lungo, e laltro meno noto e viene spiegato prendendo le equazioni che governano il primo come modello per il secondo. In certi casi lidentit formale delle equazioni, pur con uninterpretazione fisica completamente differente dei simboli matematici conduce alla costruzione di nuove teorie che difficilmente sarebbero state trovate senza laiuto di una tale analogia formale. Lesempio pi clamoroso la meccanica ondulatoria, lequazione di Schrdinger che governa la quale, stata ottenuta attraverso lanalogia fra le equazioni dellottica geometrica e quelle della meccanica analitica classica.33 importante sottolieneare come, nella scienza galileiana, lanalogia si presenta come un somiglianza di struttura, o in senso materiale o in senso formale, dove la parte materiale giocata dalloggetto fisico e la parte formale dalla legge matematica che ne governa il comportamento.

Funzione ermeneutica dellanalogia


Luso dellanalogia nella fisica ha anche un risvolto ermeneutico, cio aiuta ad interpretare e a spiegare il fenomeno per il quale si adottato un certo modello, in quanto svolge la funzione di ricondurre un fenomeno meno noto ad uno pi noto.
Una teoria che sia articolata alla luce di un modello familiare assomiglia sotto importanti apsetti alle leggi o alle teorie che, per ipotesi, valgono per il modello stesso; () In effetti, per alcuni scienziati lesistenza di una simile analogia diventata un requisito esplicito e indispensabile perch una spiegazione teorica di leggi sperimentali sia soddisfacentie. Reciprocamente, anche se una nuova teoria orgnaizza sistematicamente un gran numero di fatti sperimentali, talvolta la mancanza di una marcata analogia tra la teoria e qualche modello familiare vien data come ragione per laffermazione che la nuova teoria non offre una spiegazione realmente soddisfacente di quei fatti. ()

32 ibidem. 33 cfr. ancora Nagel, op. cit., pp.119-120, nota 5.

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Pi recentemente, un noto fisico [P.W. Bridgman] ha sostenuto che una teoria, di cui non si possono fornire modelli visualizzabili, vale quanto una per cui siano disponibili tali modelli, purch entrambe ci permettano ugualmente bene di fronteggiare problemi sperimentali; egli ha inoltre messo in luce come da questultimo punto di vista il formalismo matematico della corrente teoria quantistica, per il quale non si conosce alcun modello soddisfacente di questo tipo, insolitamente produttivo. Tuttavia egli prendeva pure atto dello sgradevole senso di vuoto condiviso da molti fisici di fronte al fatto che la teoria quantistica non offre spiegazione dei fatti sperimentali sensazione che egli attribuisce alle circostanze che non possiamo costruire per questa teoria alcun modello fisico in cui il gioco reciproco degli elementi ci [sia] gi cos familiare da poterlo accettare senza che esiga una spiegazione.34

Analogia e matematiche
Se nellambito della fisica lanalogia non entra in gioco se non come suggerimento metodologico esterno per la costruzione e linterpretazione delle teorie, lanalogia formale gioca un ruolo molto simile nellinvenzione di nuove strutture matematiche basate su modelli pi semplici dei quali si ricerca una generalizzazione che conservi alcune propriet formali, pur non entrando come gi nella fisica a far parte direttamente di alcuna definizione di enti matematici.
La matematica impiega spesso tali modelli formali per sviluppare qualche sua nuova branca. Un semplice esempio offerto dal modo in cui sono enunciate in algebra le regole per eseguire operazioni con esponenti frazionari e negativi, rogole specificate in modo che le leggi per operare con tali esponenti siano formalmente le stesse che per esponenti interi positivi. 35

Quello che importante, allora, tenere presente il fatto che in fisica come in matematica lanalogia, cos come la si intende nel linguaggio comune, non entra in gioco direttamente come elemento interno al sistema della scienza, ma pu giocare un ruolo in vista della costruzione e dellinterpretazione della scienza. vero che la matematica conosce, nella sua struttura interna, delle corrispondenze biunivoche tra elementi di insiemi distinti (isomorfismi, omemomorfismi, diffeomorfismi, ecc.), ma non si tratta di analogie, quanto di identit (o equivalenze) di struttura. Per cui dal punto di vista di certe propriet di struttura tali insiemi sono indistinguibili luno dallaltro per la teoria e si dice che uno di tali insiemi rappresenta un modello per la struttura considerata.

Logica e analogia
Ma trattando di logica il discorso sullanalogia si presenta invece come interno alla logica stessa; al pi pu essere accantonato, o escluso, per timore di antinomie, come dopo Russell, hanno fatto tendenzialmente i logici matematici moderni. Qui ci limitiamo a tracciare sommariamente linsorgere del discorso sullanalogia seguendo il tracciato proposto da J.M. Bochenski, che ci aiuta a stabilire un raccordo fra la logica di Aristotele e di san Tommaso e i sistemi formali moderni.

Analogia di proporzione
Egli comincia col farci osservare come, in Aristotele, il problema dellanalogia nasce nel momento in cui egli deve prendere in considerazione il

34 ibidem, p.122-123. 35 ibidem, p.118.

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problema della classe universale. Egli lo risolse con una brillante intuizione, sebbene, come ora sappiamo con laiuto di una dimostrazione imperfetta. Il passo relativo si trova nel terzo libro della Metafisica: Non possibile che lessere o lunit siano un singolo genere di oggetti. infatti necessario che in ogni genere le differenze abbiano ognuna essere e unit; per impossibile predicare le specie del genere, o il genere senza le sue specie, delle proprie differenze. Se quindi lessere o lunit fossero un genere, nessuna differenza avrebbe essere o unit (B3, 998b 22-27). La linea di pensiero espressa da Aristotele in questa formula molto condensata la seguente: 1) Per ogni A : se A un genere, allora c (almeno) un B che la differenza specifica di A; 2) per ogni A e B: se B la differenza specifica di A, allora non: B A. Supponiamo ora che: 3) c un genere onnicomprenisvo V; di esso sarebbe vero che: 4) per ogni B: B un V. Poich V un genere, esso deve avere, per 1), una differenza; chiamiamola D. Di questa D, da una parte, per 4), sarebbe vero che D V, dallaltra, per 2), che D non V. Scaturisce cos una contraddizione, e quindi almeno una delle premesse deve essere falsa. Poich Aristotele ritiene che 1) e 2) siano vere, deve perci respingere la supposizione che ci sia un genere onnicomprensivo, 3): non c alcun summum genus. Abbiamo qui il fondamento della dottrina scolastica dellanalogia e il primo germe di una teoria dei tipi. La dimostrazione imperfetta: infatti, D V non falsa ma priva di senso. Senza dubbio, per, ci troviamo dinanzi a unidea che merita di essere chiamata brillante intuizione.36

In termini insiemistici diremmo che il problema dellanalogia di proporzione insorge l dove entrano in gioco insiemi che includono se stessi, come la classe universale o insieme di tutti gli insiemi; e di conseguenza l dove si utilizzano, nel linguaggio, dei nomi che denotano (attribuzione) classi cos fatte: ente identificando la classe universale, identifica una classe autoinclusiva. Tali classi sono state escluse dalla teoria degli insiemi di Russell, in quanto alcune di esse sono contraddittorie. possbile eliminare questo tipo di contraddizioni facendo ricorso ad una teoria dei tipi, cio classificando gli insiemi secondo un ordine: gli elementi semplici che non sono insiemi, ma appartengono ad insiemi, gli insiemi di ordine uno che sono insiemi di elementi semplici, gli insiemi di ordine due che sono insiemi i cui elementi sono insiemi di ordine uno, e cos via. In questo senso un nome si pu ritenere analogo quando pu designare una propriet comune alle classi di tipo diverso che si ottengono partendo dagli stessi elementi semplici. La classificazione dei tipi per le classi ha naturalmente una corrispondente ed equivalente classificazione per le proposizioni, in quanto una proposizione definisce sempre (intensivamente) il corrispondente insieme di quei termini per i quali la proposzione vera. Cos si caratterizzano come proposizioni elementari o del primo ordine quelle i cui termini non sono a loro volta delle proposizioni, come proposizioni del secondo ordine le proposizioni i cui termini sono proposizioni del primo ordine, e cos via.

Analogia di proporzionalit
Seguendo lidea di Bochenski possiamo giungere a dare una formulazione dellanalogia di proporzionalit, cos come san Tommaso la presenta, in termini di logica simbolica, ricorrendo allisomorfismo fra classi di tipo differente.

36 J.M. Bochenski, La logica formale, op. cit., vol.I, p.77.

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Nello stato attuale della ricerca sfortunatamente impossibile presentare la teoria scolastica del significato con una qualche speranza di rendere giustizia anche soltanto ai suoi elementi essenziali. Tuttavia, tratteremo unulteriore importante questione in questo campo, cio, la teoria dellanalogia. Essa ha unimportanza diretta per la logica formale ed stata studiata abbastanza bene. Un unico testo di Tommaso dAquino sar sufficiente: Nulla pu essere predicato univocamente di Dio e delle creature, perch in ogni predicazione univoca il senso [ratio ] del nome comune a entrambe le cose di cui il nome predicato univocamente e tuttavia non si pu dire che ci che predicato di Dio e delle creature predicato in modo puramente equivoco Si deve perci dire che il nome della saggezza predicato della saggezza di Dio e delle nostre n in modo puramente univoco n in modo puramente equivoco, ma secondo lanalogia, il che signfiica propriamente: secondo una proporzione. Ma la conformit [convenientia ] secondo una proposizione pu essere duplice, e quindi bisogna tener conto di una duplice comunanza di analogia. C infatti una conformit tra le cose stesse che stanno tra di loro in una certa proporzione in quanto hanno una determianta distanza, o qualche altra relazione [habitudinem] luna allaltra, ad esempio [il numero] 2 con lunit, in quanto 2 ne il doppio. Talvolta, per, teniamo anche conto di una conformit fra due cose fra cui non c una mutua proporzione, ma piuttosto c una somiglianza fra due proporzioni; ad esempio, 6 conforme a 4 perch, come 6 il doppio di 3, cos 4 il doppio di 2. La prima conformit quindi conformit di proporzione, mentre la seconda lo di proporzionalit. quindi secondo il primo tipo di conformit che troviamo che qualche cosa predicata analogamente di due cose luna delle quali ha una relazione con laltra, come lessere predicato della sostanza e dellaccidente a causa della relazione che la sostanza e laccidente hanno [luna con l altro], e la salute peredicata dellorina e degli animali, perch lorina ha qualche relazione con la salute degli animali. Talvolta, invece, la predicazione fatta secondo il secondo tipo di conformit, come ad esempio quando il nome di vista predicato sia della vista corporea sia dellintelletto, perch come la vista nellocchio, cos lintelletto nella mente (De Veritate, q.2, art.2 c). Questo forse il pi chiaro dei molti testi in cui Tommaso dAquino parla dellanalogia. Esso stato fin troppo spesso interpretato male, ma merita una discussione abbastanza accurata da parte dello storico della logica per la sua grande importanza storica e sistematica. Attiriamo perci lattenzione sui seguenti punti: Questo testo tratta esplicitamente di un problema semantico Tommaso parla di nomi ed degno di nota il fatto che egli stesso, come il suo miglior commentatore Caetano, consideri quasi sempre lanalogia dei nomi. Naturalmente non ha in mente semplici voci, ma parole dotate di significato, in accordo con luso scolastico illustrato in precedenza. Ora, il nostro testo parla di tre classi di nomi: univoci, equivoci e analoghi. Gli ultimi sono a mezza via fra i primi due. La classe dei nomi analoghi si divide in due sottoclassi: quelli analoghi secondo una proporzione, e quelli analoghi secondo una proporzionalit. Entrambe queste divisioni hanno la loro origine in Aristotele, ma le frettolose indicazioni dellEtica Nocomachea sono qui sviluppate in una dottrina logica sistematica. Mentre la dottrina tomistica della prima classe di nomi qui interessante soltanto come tentativo di formalizzare le regole del loro uso, la teoria della sconda classe, cio dei nomi analoghi secondo proporzionalit, non niente di meno che una prima formulazione della nozione di isomorfia. Che le cose stiano cos lo si pu vedere nel modo seguente: Notiamo innanzitutto che secondo il testo un nome analogo del secondo tipo fa sempre riferimento a una relazione o a relata definiti da una relazione. certo che in una tale analogia qualche cosa di assoluto anche implicato da ciascuno dei soggetti, ma esso diverso nei due casi, e sotto questo aspetto il nome equivoco. La comunanza di riferimento sussiste soltanto rispetto a certe relazioni. Non si tratta per di ununica relazione, bens di due relazioni simili. Questo punto esplicito nel testo, soltanto che lesempio (6:3 = 4:2) fuorviante perch in questo caso le due relazioni sono identiche. Che Tommaso non pensasse a ci dimostrato dalle applicazioni, prima nel dominio delle creature (vista : occhio intelletto : mente), poi in Dio (essere divino : Dio essere creato : creatura). Lidea direttrice quindi quella di una relazione di similarit fra due relazioni. Questa relazione fra relazioni tale da permettere linferenza da ci che sappiamo delluna a qualche cosa riguardante laltra, sebbene nello stesso tempo si abbia laffermazione: non possiamo sapere che cosa Dio. Lapparente contraddizione scompare quando ci si rende conto che si ha a che fare con lisomorfia. essa permette infatti di trasferire qualche cosa da una relazione a unaltra senza che si venga a sapere alcunch dei relata. Luso di un esempio matematico degno di nota, tanto pi che tratto dall unica funzione algebrica allora conosciuta. Ci non deve essere spiegato soltanto con lorigine matematica della dottrina dellanalogia in Aristotele, ma forse anche con una brillante intuizione da parte dellAquinate che suppose oscuramente di star stabilendo una tesi

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sulla struttura. In ogni caso, il testo della massima importanza storica, in quanto la prima indicazione di uno studio della struttura, che doveva diventare una delle caratteristiche principali della scienza moderna.37

Secondo questo schema abbiamo due classi A e B tra gli elementi di ciascuna delle quali si pu stabilire una relazione: P tra gli elementi di A e Q tra gli elementi di B. Inoltre tra gli elementi di A e gli elementi di B si pu stabilire una corrispondenza biunivoca S in modo tale che se tra gli elementi x, y di A sussiste la relazione P, tra i corrispondenti elementi Sx, Sy di B sussista la relazione Q. Allora la relazione S prende il nome di isomorfismo tra le classi A e B. Questa corrispondenza tra due strutture ben nota anche in matematica, essendo A e B due classi dello stesso tipo: in questo caso P e Q si interpretano come due rappresentazioni della stessa relazione, luna tra gli elementi della classe A e laltra tra gli elementi della classe B. In questo caso non c analogia fra le due relazioni P e Q, ma identit. il caso della proporzione tra numeri: la relazione di rapporto tra numeri: la stessa. Quando invece le due classi A e B sono di tipo diverso, allora le due relazioni non sono interpretabili come due rappresentazioni di ununica relazione, ma come due relazioni analoghe.38 Non il caso di addentrarci oltre nellanalisi di questo tentativo di confronto fra unimpostazione antica come quella di Tommaso dAquino e le ricerche della pi recente logica simbolica; rimane il fatto che questa area, in buona parte ancora inesplorata, sembra poter portare contributi notevoli sia nel senso di una maggior comprensione della profondit del pensiero medioevale, sia nel senso di offrire uno statuto di scientificit a discipline alle quali, nei tempi moderni, stato sistematicamente negato.

37 J.M. Bochenski, La logica formale, op. cit., vol.I, pp.237-238. Per chiarezza terminologica va osservato che nella traduzione stato impiegato il termine isomorfia, mentre spesso si prefersice in italiano isomorfismo, termine di uso frequente anche in matematica. 38 Una formulazione tecnica dell analogia di proporzionalit in termini di isomorfismo tra relazioni proposta in J.M. Bochenski, La logica della religione, Ubaldini, Appendice VI, p.122 e sgg.