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PARTE PRIMA

DIRITTO, ORDINAMENTO GIURIDICO E STATO


CAPITOLO 1 IL DIRITTO (NORMA E ORDINAMENTO GIURIDICO)
Il diritto si presenta come un insieme di regole dirette a disciplinare il comportamento delluomo nella societ . Le norme sociali sono regole del dover essere, le leggi naturali sono regole dellessere (descrivono quello che ). Il diritto dello Stato, proprio per la sua maggior forza dovuta allautorit preminente dellente sociale che lo esprime, il fenomeno giuridico pi rilevante e prevalente. Le funzioni del diritto sono: repressione dei comportamenti socialmente dannosi diritto penale allocazione di beni e servizi a favore degli individui e della societ diritto civile disciplina delle istituzioni e delle distribuzione dei poteri (allocazione dei poteri pubblici) diritto processuale. Caratteri della norma giuridica: generalit: applicabile a tutti coloro che si trovino nella situazione disciplinata dalla norma; astrattezza: esprime una volont preliminare disciplina situazioni che potranno verificarsi; novit: deve innovare lordinamento, o disciplinando situazioni prima non considerate o modificando una precedente disciplina; esteriorit: oggetto della sua disciplina lazione esterna del soggetto (il suo agire); interdipendenza: crea uninterdipendenza tra posizioni di vantaggio e di svantaggio; imperativit: contiene un precetto la cui attuazione garantita da un meccanismo sanzionatorio. Teoria normativa: nellordinamento giuridico dalla norma fondamentale si giunge al comando concreto in una disposizione gradualistica di rigorosa correlazione tra norme sopra e sottoordinate (Scuola viennese). Teoria istituzionale: un ordinamento non si risolve solo di norme: il diritto innanzitutto assetto della collettivit e la norma solo la manifestazione di tale assetto. Alle due teorie si preferisce la tesi secondo cui lorganizzazione sociale traduce nelle norme e nellordinamento le proprie finalit e le scelte che compie di fronte a problemi storici. Esistono una pluralit di ordinamenti giuridici, dati dalla pluralit degli Stati. Ma per accertare la reale esistenza di un ordinamento si deve verificare leffettivit, ovvero la vigenza delle norme da esso poste. Il diritto privato il diritto degli interessi particolari, che sono trattati come interessi disponibili bisogni, esigenze, finalit, valori dei quali gli stessi interessati possono decidere, in certi limiti, se e come cercare la soddisfazione o accettare il sacrificio. Il diritto pubblico il diritto degli interessi generali, e quindi sono diritti indisponibili sia da un singolo interessato che da un gruppo di interessati essi riguardano infatti tutta la collettivit e perci la loro concreta realizzazione sono affidati alla pubblica autorit. Il diritto pubblico si divide in diritto interno e internazionale. Il diritto pubblico interno si distingue in diritto costituzionale, amministrativo, penale, processuale (civile, penale e amministrativo), ecclesiastico, tributario, delleconomia, etc.

CAPITOLO 2 LE FONTI DEL DIRITTO SEZIONE I : LE FONTI DEL DIRITTO IN GENERALE La norma giuridica prodotta da atti o fatti considerati idonei a porre regole di comportamento, costitutive del diritto oggettivo: tali fatti o atti sono definiti fonti del diritto. Le fonti-fatto sono collegate alla ripetitivit di comportamenti o allassunzione di determinati accadimenti o situazioni quali fatti idonei a determinare regole di comportamento obbligatori e per tutti i consociati, dando vita a un diritto non volontario appunto perch derivante da fatti e non da atti. Le fonti-atto, invece, sono manifestazioni volontarie dei soggetti cui riconosciuta la competenza a dettare regole di comportamento e in quanto tali si traducono in documenti, produttivi di norme giuridiche che, adottati secondo le procedure prescritte, hanno la forza ad essi attribuita dallordinamento. Ogni ordinamento riconosce le proprie fonti legali. Le fonti-fatto: - la consuetudine : perch una consuetudine si formi si richiede un comportamento ripetuto nel tempo tali da indicare una relativa stabilit e uniformit (condizione oggettiva), e che tali comportamenti siano tenuti dai soggetti con il convincimento di conformarsi a una regola giuridica(condizione soggettiva). Solitamente la consuetudine regole materia non disciplinata dal diritto scritto, oppure funge da conferma del diritto scritto esistente. - la necessit : si richiede una necessit straordinaria da non poter essere soddisfatta con le procedure formali, di situazioni non prevedibili e non disciplinabili a priori, che trovano nella necessit straordinaria la loro giustificazione e la loro fonte (stato dassedio, eventi bellici..). - il rinvio a fonti di altri ordinamenti : perch lefficacia delle norme internazionale si dispieghi anche nellordinamento interno, necessario un atto di esecuzione da parte dello Stato oppure un rinvio alla fonte internazionale, che pu essere rinvio mobile (efficacia anche alle disposizioni che nel tempo la norma produrr) oppure rinvio recettizio (efficacia alla sola legge) Le fonti-atto nellordinamento italiano, secondo la disposizione gerarchica: - Costituzione e leggi equiparate (leggi di revisione cost. e leggi costituzionali).Fonte costituente - Legge ordinaria e atti equiparati (decreti legislativi, decreti legge, referendum abrogativo) - Regolamenti interni degli organi costituzionali (due Camere, presidenza Repub.,Corte costituz.) - Regolamenti statali (decreti del presidente della Repubblica o decreti ministeriali) - Fonti di ordinamenti territoriali minori: leggi regionali, regolamenti regionali, statuti - Disposizioni normative della Comunit Europea abilitate ad operare nel nostro ordinamento I problemi di antinomia tra le fonti possono essere risolti attraverso due criteri : Criterio gerarchico : non tutte le norme hanno la stessa forza giuridica, essendovene alcune sovraordinate. In certi casi va combinato con il criterio di competenza. Criterio cronologico : si fonda sul principio che tra pi fonti o norme pariordinate prevale, in caso di contrasto, quella pi recente. Riserva di legge : stabilita dalla Costituzione. Una certa materia pu essere regolata solo dalla legge o da atto di grado pari o sovraordinato : pu essere assoluta (lintera materia regolata dalla legge) o relativa (la disciplina ulteriore pu essere posta da fonti subordinate) Preferenza di legge : se la legge disciplina anche materie non coperte dalla legge, essa prevale su qualsiasi disciplina subordinata gi eventualmente esistente e preclude ladozione di disposizioni secondarie in contrasto con la disciplina legislativa. Principio di legalit : lesercizio di autorit amministrativa deve trovare sia il proprio limite negativo sia il proprio fondamento positivo in una previa norma di legge. Le fonti di produzione pongono le norme di comportamento costitutive del diritto oggettivo. Le fonti sulla produzione disciplinano i procedimenti delle fonti di produzione, indicando chi competente ad adottarle e i modi della loro adozione. SEZIONE II : FORMAZIONE ED EFFICACIA DELLE FONTI
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Le fonti entrano in vigore dopo la promulgazione o emanazione seguita dalla pubblicazione nelle forme previste dallordinamento e dal decorso di un periodo di tempo definito vacatio legis, alla cui scadenza latto normativo diverr obbligatorio. Le leggi e gli ordinamenti divengono infatti obbligatori nel quindicesimo giorno successivo a quello della loro pubblicazione, salvo che sia altrimenti disposto. Con lentrata in vigore la legge acquista efficacia. Efficacia in relazione al tempo : la legge non dispone che per lavvenire e dunque non pu avere di regola efficacia retroattiva. Efficacia in relazione allo spazio : pu variare in relazione allente al quale le fonti appartengono. Efficacia in relazione ai soggetti : la legge applicabile a tutti coloro che sono soggetti alla sovranit dello stato, o che sono residenti sul territorio o cittadini dello Stato. Leggi eccezionali . disposizioni dettate per disciplinare situazioni che derogano alla generalit della disciplina e in termini che non ammettono ripetitivit, come invece avviene per le leggi speciali. SEZIONE III : LINTERPRETAZIONE DELLE FONTI ATTO : Per interpretare le norme giuridiche si ricorre a : Interpretazione letterale : deve risultare dalla rilevanza testuale dei vocaboli e dalla loro connessione che pu modificarne la dinamica. Interpretazione sistematica: si mira a ricostruire non tanto la volont del legislatore, quanto la volont della legge, che si oggettivata nel testo normativo e va interpretata per quello che , ma partendo dal presupposto che sia conforme al sistema giuridico. Spesso, collegandole alla presumibile volont della legge, si effettuano interpretazioni estensive o restrittive. Analogia legis : si basa sul principio logico che se il legislatore avesse dovuto regolare una data fattispecie nata successivamente alladozione di una certa disposizione normativa, lo avrebbe fatto basandosi sulle stesse idee che lo avevano spinto a disciplinare casi analoghi o simili. Analogia iuris : quando non si pu ricorrere ai casi analoghi, possibile far riferimento ai principi generali dellordinamento giuridico. SEZIONE IV: LABROGAZIONE DELLA LEGGE : La legge destinata a produrre norme giuridiche fino a che resti efficace. Lefficacia pu cessare per scadenza del termine (legge ad tempus), per dichiarazione di illegittimit costituzionale, o per abrogazione finalit di far cessare lefficacia della legge precedente. Secondo l art. 15 delle Preleggi pu esserci : - abrogazione esplicita, cio espressamente dichiarata dalla dichiarazione posteriore che fa venir meno la vigenza e lefficacia della legge anteriore. E indispensabile per leggi speciali; - abrogazione implicita, per lincompatibilit tra le disposizioni nuove e le precedenti o perch la nuova legge disciplina interamente la materia regolata da legge anteriore

CAPITOLO 3
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LO STATO E U SUOI ELEMENTI COSTITUTIVI


SEZIONE I: CONCETTI GENERALI Lo Stato, ordinamento giuridico pi rilevante, pu essere costituito da una collettivit stabilmente stanziata su un territorio e fornito di una sovranit (difesa allesterno e ordine interno). il solo ente ad essere contemporaneamente ente politico, territoriale, sovrano. Stato come ente politico: pu assumere a contenuto della propria azione tutte le finalit che storicamente ritenga opportuno assumere (politicit = libert dei fini). Tutti gli Stati hanno in generale il fine comune di sopravvivere, e ogni Stato ha poi finalit particolari: il punto che differenzia la politicit degli enti territoriali infrastatali dalla Stato che questultimo sovrano dunque originario, mentre gli altri enti sono derivati dunque solo autonomi. SEZIONE II: GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLO STATO Elementi costitutivi dello Stato: popolo, territorio, sovranit. POPOLO: del popolo fanno parte soltanto coloro che hanno con lo Stato un rapporto di cittadinanza, che conferisce alla persona diritti e doveri. La cittadinanza si pu acquistare: al momento della nascita: jus sanguinis per discendenza da genitore/i cittadini (usato in Italia) jus soli per nascita sul territorio dello Stato da genitori ignoti o apolidi (utilizzato in Italia in via sussidiaria) successivamente alla nascita: per il verificarsi di situazioni previste dalla legge juris communicatio per lesistenza di particolari condizioni: come in caso di matrimonio,straniero adottato da italiano, etc. naturalizzazione per concessione da parte dello Stato: come in caso di straniero da 10 anni in Italia, apolide da 5 anni in Italia, cittadino della CE da 4 anni in Italia , etc. Il riacquisto della cittadinanza precluso per chi la abbia perduta per indegnit e cio per chi abbia servito senza esservi obbligato uno Stato estero in guerra con lItalia. La cittadinanza italiana pu essere perduta: per volont del cittadino ad es. quando egli si sia stabilito allestero per statuizione di legge ad es. per indegnit escluso che la perdita di cittadinanza possa essere determinata da motivi politici. Cittadinanza europea secondo il trattato di Maastricht chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro possiede anche la cittadinanza dellUnione europea. Popolazione ( da popolo): complesso delle persone che si trovano stabilmente sul territorio dello Stato, indipendentemente dal possesso della cittadinanza. Sono compresi stranieri e apolidi residenti, sono esclusi i cittadini residenti allestero. Nazione ( da popolo): collettivit che si caratterizza per la comunanza di lingua, tradizioni, religione, cultura e simili, indipendentemente dallappartenenza a uno Stato. Le minoranze nazionali sono ampiamente tutelate. Non sempre nazione e popolo coincidono: esistono casi di Stati plurinazionali (come lo Stato elvetico, i cui cittadini hanno almeno 3 nazionalit, italiana, francese e tedesca) e nazioni divise fra pi Stati (come la Jugoslavia, dove i cittadini hanno nazionalit serba, croata, slovena, macedone e albanese). Il possesso della cittadinanza non legato alla residenza sul territorio dal 1989 esiste una anagrafe dei cittadini italiani residenti allestero (A.I.R.E).

TERRITORIO: quella parte della superficie terrestre che entra a costituire un certo Stato storico e gli coessenziale costituendone sia lo spazio indispensabile sia la sfera di validit e di efficacia del proprio ordinamento e del proprio imperio. Elementi costitutivi del territorio: Terraferma: porzione di superficie terrestre che delimitata dai confini, siano naturali (fiumi, mari, catene montuose,), siano stabiliti mediante accori internazionali. Mare territoriale: costituito dalla fascia di mare lungo le coste che corrisponde alle esigenza di vita e di difesa della comunit statale e sulla quale lo Stato esercita la propria sovranit (tra le 3 e le 12 miglia marine). Al di l dei limiti del mare territoriale il mare considerato libero (principio della libert dei mari) sul quale ogni Stato ha lo stesso diritto a trarne tutte le utilit che il mare pu offrire. Piattaforma continentale: il sottosuolo marino attiguo alla terraferma, ma fuori del mare territoriale, sul quale gli Stati costieri rivendicano la propria sovranit ai fini di sfruttamento. Zona economica esclusiva: zona nella quale tutte le risorse economiche della zona, fino al limite di 200 miglia marine dalla costa, sono di pertinenza dello Stato costiero, rimanendo salvo il diritto degli altri Stati di navigazione, di sorvolo, di posa di cavi sottomarini e di oleodotti e di quantaltro consentito dai legittimi usi internazionali. Soprasuolo: lo spazio aereo soprastante il territorio statale, comprendendo sia la terraferma sia il mare territoriale. La sovranit sul soprasuolo so estende fino al limite max di utilizzazione. Sottosuolo: anche per le profondit, la sovranit si estende fino al limite max di utilizzazione nei confini terrestri e del mare territoriale. Extraterritorialit: vengono sottratte alla potest di impero delle Stato una o pi porzioni, per lo pi di limitatissima estensione, della terraferma costituente il territorio statale (ad esempio la Santa Sede, le sedi diplomatiche, veicoli situati nello Stato che battono bandiera). Ultraterritorialit: lo Stato pu esercitare potere di imperio su porzioni di terraferma siti al di fuori del proprio territorio (reciproco della extraterritorialit). SOVRANIT: la supremazia nei confronti di ogni altro ente esterno, che si concreta nellaffermazione delloriginariet dellordinamento giuridico e della sua indipendenza. Loriginariet una caratteristica giuridica, nel senso che ogni ordinamento statale, in quanto sovrano, si autolegittima, cio trova in s medesimo la giustificazione giuridica della sua esistenza e del suo potere. Lindipendenza significa che ogni Stato, in quanto sovrano, non pu essere subordinato ad altri ordinamenti e, nel suo ambito, gode del diritto di esclusione degli altri. La sovranit dello Stato pu tuttavia spettare allo Stato inteso come Statogoverno e in Italia, Stato repubblicano, secondo lart. 1 della Cost., la sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione (non solo nel titolo, ma anche nellesercizio) esercizio delle scelte politiche del corpo elettorale attraverso la forma rappresentativa. Le scelte del corpo elettorale sono la forma di gran lunga oggi prevalente nellesercizio della sovranit popolare. SEZIONE III: LE FORME DI STATO La forma di Stato si riferisce alla reciproca posizione degli elementi costitutivi dello Stato (popolo, territorio e potere sovrano), ponendo quindi lattenzione sulle finalit. La forma di governo indica la distribuzione del potere tra gli organo costituzionali dello Stato e la loro reciproca posizione, concentrandosi sui mezzi per raggiungere le finalit. Le forme di Stato attraverso levoluzione storica: Stato o regime patrimoniale (ordinamento feudale): lorganizzazione del potere di natura privatistica, il titolare del potere rivendica come facenti parte del proprio patrimonio le terre assoggettate al suo potere e gli uomini che le coltivano, manca cio il carattere della politicit 5

non si prefigge il raggiungimento di interessi generali, ma solo la difesa di interessi di carattere patrimoniale e privatistico. Stato assoluto (Principati, Comuni, Signorie): lordine sociale fondato sul principio della potest assoluta sovrana e della gerarchia il sovrano si eleva sulla collettivit, escludendo qualsiasi frazionamento dei poteri. Stato di polizia (monarchie illuminate, tardo Settecento): il sovrano sempre pi funzionario dello Stato, il primo suddito. Finalit dello Stato curare i fini di benessere collettivo, considerato un dovere del sovrano, concedendo libert terriera e facendo giustizia amministrativa. Stato liberale (800): emerge il ceto borghese, la legittimazione del potere statale si basa sulla derivativit dei cittadini, ora liberi si va verso la democrazia contemporanea (supremazia della legge). Tra il 1789 e il 1848 si va affermando una nuova forma di Stato, incentrata soprattutto sulle teorie che avevano generato la rivoluzione francese Stato moderno. Caratteristiche dello Stato moderno: Costituzionalit (dalla dichiarazione dei diritti e delluomo e del cittadino del 1789): la garanzia dei diritti e la separazione dei poteri sono il contenuto minimo di questa forma di Stato. Giuridicit: lo Stato si sottopone al diritto e di questo ne assicura losservanza in riguardo a se medesimo, per mezzo di apposite istituzioni debbono esistere libert individuali e meccanismi per la loro protezione. Rappresentativit: esprime la partecipazione dei cittadini alla formazione della volont dello Stato la legge espressione della volont generale. Almeno uno degli organi costituzionali dello Stato deve essere rappresentativo della volont popolare, cio deve essere liberamente eletto. Si presuppone dunque la libera scelta da parte dei rappresentati (cittadini) dei loro rappresentanti. Democraticit: assicura regole indispensabili quali il principio di maggioranza (chi ha il diritto di scegliere e far prevalere la propria scelta) e il rispetto dei diritti delle minoranze (protezione del diritto delle minoranze di divenire maggioranza). La democraticit dello Stato pu attuarsi nella democrazia diretta, in cui i cittadini partecipano alle scelte dello Stato mediante votazione diretta (referendum o plebiscito) non molto utilizzata, o nella democrazia rappresentativa, in cui i cittadini eleggono i loro rappresentanti e sono questi ad adottare le necessarie decisioni nellambito delle assemblee rappresentative ( di regola utilizzata). Lo Stato moderno non pu garantirsi a garantire le libert e ad assicurare il metodo democratico, dovendo invece, operare incisivamente sui rapporti sociali. Forme di Stato: Monarchia: il potere del capo dello Stato deriva immediatamente dalla Costituzione. Repubblica: il potere rimesso alla scelta o alla decisione di un organo incaricato rappresentativit del capo dello Stato. Stato unitario: esiste un solo ordinamento giuridico sovrano (derivato) un solo popolo, un solo territorio, un solo potere sovrano. Stato composto o federale: incontro fra ordinamenti sovrani dal quale nasce un nuovo ordinamento giuridico sovrano somma dei popoli e dei territori degli Stati membri, mentre il potere sovrano si esercita nellambito delle competenze che sono conferite alla Stato dalla costituzione federale. Ogni Stato membro conserva i proprio elementi costitutivi ed esercita la propria sovranit nei limiti delle competenze attribuitegli.

PARTE TERZA
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LA COSTITUZIONE LE VICENDE COSTITUZIONALI ITALIANE


CAPITOLO 1 LA COSTITUZIONE: TEORIE GENERALI
Al vertice delle fonti, la Costituzione si trova in posizione primaria, per quanto riguarda i contenuti, e in essa si riassumono i principi fondamentali, organizzativi e finalistici della comunit statale (art. 134,138 e 139 della Cost.). La Costituzione il complesso di norme, anche non scritte, per le quali uno Stato quello che in un determinato contesto storico. La Costituzione coessenziale allo Stato la Costituzione si pone con lo stesso porsi dello Stato e lo Stato non pu non averla. La Costituzione una legge fondamentale che presenta un contenuto legato a scelte politiche e finalit precise da perseguire; la Costituzione nasce con la rivoluzione francese del 1789 con un contenuto minimo corrispondente alle ideologie liberali del momento fondate sulla protezione dei diritti individuali e sulla separazione dei poteri. La Costituzione un documento di grande rilevanza sul piano giuridico formale (cio lorganizzazione dello Stato) e su quello politico ( traduce in norma giuridica le idealit politiche che ispirano i suoi estensori). Costituzioni bilancio: traduco in norma positiva un movimento politico gi realizzato che trova in tale documento disposizioni sanzione e forza giuridica. Costituzioni programma: pur fissando gli obiettivi da raggiungere sono da completare mediante successivi interventi normativi. Costituzioni consuetudinarie: complesso di regole consuetudinarie. Costituzioni scritte: le pi sicure in quanto documenti scritti (le pi diffuse). Anche in queste presente la consuetudine che colma le lacune o modifica il tenore delle disposizioni scritte. Costituzioni flessibili: quando,nella scala gerarchica delle fonti normative,le leggi fondamentali si trovano in una posizione pariordinata alla legge ordinaria statale qualsiasi legge ordinaria pu modificare la Costituzione (Inghilterra, Statuto Albertino). Costituzione rigida: quando si pone al vertice delle fonti normative (forza formale superiore) per derogarla o abrogarla sono necessarie speciali procedure previste dalla stessa Costituzione. Tale tipologia maggiormente garantita contro eventuali mutamenti volute da maggioranze contingenti o casuali maggiore stabilit (art. 138 della Cost.). Costituzioni concesse: documenti che il sovrano adottava autolimitando il suo potere assoluto, senza lintervento, almeno formale, della volont popolare (nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale). Costituzioni votate: deliberate da assemblee rappresentative, per lo pi appositamente elette, definite assemblee costituenti (sono le pi diffuse oggi). Costituzione formale: complesso delle fonti normative di grado costituzionale (si presuppone una gerarchia fra fonti ordinarie e fonti costituzionali e si tiene conto soltanto della diversa forza delle singole fonti prescindendo da ogni considerazione contenutistica). Costituzione materiale: fanno parte tutte quelle norme che attengono a materia avente natura costituzionale, o che in un determinato contesto storico-politico si ritengano cos essenziali alla definizione dello Stato da considerarsi parte della Costituzione. Materia costituzionale: da comprendersi tutto quanto attiene allorganizzazione essenziale degli organi costituzionali dello Stato (necessari alla sua esistenza), nonch i rapporti fra tali organi, i quali concorrono a definire sia la forma dello Stato sia la forma del Governo e le disposizioni sulla produzione 7

normativa almeno di grado primario; comprende anche tutto quanto attiene alla posizione dei cittadini nellambito dello Stato, con particolare riferimento ai diritti e ai doveri dei cittadini.

CAPITOLO 2 CENNI DI STORIA COSTITUZIONALE ITALIANA


SEZIONE I: LO STATUTO Dal punto di vista giuridico formale, lo Stato italiano sorge con la legge n.4671 del 17 marzo 1861, che attribuisce al sovrano il titolo di Re dItalia: si trattata di una graduale incorporazione dei vari Stati con province annesse al Regno di Sardegna, che mantenne la sua continuit assumendo la denominazione di Regno dItalia. Lo Statuto Albertino la Costituzione che Carlo Alberto concesse nel 1848, nel contesto della ventata rivoluzionaria che sconvolse i residui assolutismi europei in quegli anni, ispirata ai principi di separazione dei poteri e delluguaglianza dei sudditi: legge fondamentale, perpetua e irrevocabile della monarchia, concessa dal sovrano. Il principio monarchico si associava a quello rappresentativo, anche se la rappresentativit, espressa dalla Camera dei Deputati, era inizialmente assai circoscritta. Lo Statuto era la Costituzione flessibile, e dimostr una notevole capacit di adattamento adeguandosi con relativa facilit ai mutamenti politici del periodo 1848 1922: sorto come Costituzione del Regno di Sardegna, divenne senza difficolt Cost. del Regno dItalia; da regime politico a partecipazione popolare ristretta sopport il progressivo allargamento al suffragio di sempre pi ampie masse popolari; legato a un principio di discriminazione dei culti acattolici nei confronti della religione cattolica, consent laffermarsi delleguaglianza fra i culti e la separazione fra Stato e Chiesa. Levoluzione storica venne bruscamente interrotta dallavvento al potere del fascismo. Sotto un profilo formale, il passaggio al fascismo avvenuto nella legalit statuaria, anche se a partire dal 1925 inizi una azione di demolizione degli istituti costituzionali qualificanti del regime che si era realizzato limitazione e abolizione delle principali libert, soppressione del carattere rappresentativo dello Stato, eliminazione delleguaglianza fra i cittadini attraverso discriminazioni razziali. Il fascismo cadde fra il 25 luglio 1943 quando Mussolini perse il posto di Capo del Governo. SEZIONE II: VERSO LA NUOVA COSTITUZIONE Con la caduta del fascismo inizi un processo di rinnovamento istituzionale che si incentr nella scelta repubblicana e nella approvazione di una nuova Costituzione. il cosiddetto periodo transitorio (25 luglio 1943 1 gennaio 1948), in cui si distinguono quattro fasi: dalla caduta del fascismo (25 luglio 1943) allannuncio dellarmistizio con gli alleati (8 settembre 1943) sono detti i 45 giorni del Governo Badoglio durante i quali, mentre sul piano internazionale si continuano le trattative per fa cessare la guerra del nostro Paese, sul piano interno il Re cerca di addossare al fascismo ogni responsabilit del regime autoritario, permettendo alla monarchia di non essere coinvolta nel crollo del regime; dallarmistizio fino alla presa di Roma da parte degli alleati (4 giugno 1944) e che caratterizzata soprattutto dal duro contrasto fra il Re Vittorio Emanuele III e i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale che, ritenendo il Re responsabile del periodo autoritario, chiedevano lelezione di unAssemblea costituente per decidere delle nuove istituzioni del Paese tali rivendicazioni portarono al Patto di Salerno, in cui i partiti del C.N.L. accettavano di collaborare con la monarchia fino alla fine della guerra a patto poi di eleggere la desiderata Assemblea costituente; dalla presa di Roma al referendum istituzionale con lelezione dellAssemblea costituente (2 giugno 1946). Vittorio Emanuele, in accordo con il C.N.L., nomina il figlio principe Umberto luogotenente generale del Regno, con il compito di provvedere a tutti gli affari dellamministrazione e

allesercizio di tutte le prerogative regie, firmando i reali decreti nomina irrevocabile che trasferisce tutti i poteri al principe. La tregua istituzionale fu violata in due casi dalla monarchia fino al referendum istituzionale in cui il popolo scelse la repubblica (invece della monarchia), 2 giugno 1946 (data di nascita della repubblica) 16 giugno 1946 la Corte di cassazione, riunita a Montecitorio nella sala della Lupa, proclam ufficialmente la Repubblica con conseguente espulsione dei Savoia dal Paese; dalla prima riunione dellAssemblea costituente (25 giugno 1946) fino al 1 gennaio 1948 con lentrata in vigore della nuova Costituzione compito dellAssemblea costituente fu quello di redigere e di deliberare la nuova costituzione. La redazione del progetto di costituzione fu affidata a una commissione di 75 deputati detta Commissione dei 75 o Commissione Ruini.

SEZIONE III: LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA La Costituzione si compone di 139 articoli e XVIII disposizioni finali e transitorie. Comprende un nucleo di principi fondamentali (art. 1 12) e due parti: diritti e doveri dei cittadini (art. 13 54): si divide in 4 titoli, rapporti civili, rapporti etico-sociali, rapporti economici, rapporti politici; allordinamento della Repubblica ( art. 55 139): si divide in 6 titoli, il parlamento, il presidente della Repubblica, il governo, la magistratura, le regioni, le province, i comuni, le garanzie costituzionali. Le disposizioni finali e transitorie comprendono norme destinate a completare il testo costituzionale o di efficacia limitata nel tempo. Si pu affermare che le caratteristiche della Costituzione italiana sono: rigidit: non assoluta, bens attenuata, nel senso che possibile modificarla, ma solo con un progetto aggravato, e solo per alcuni aspetti; lunghezza: si occupa cio di argomenti di cui non tutte le costituzioni si occupano; programmaticit: vengono stabiliti obiettivi e scelte di fondo da seguire. Esistono norme, da molti criticate, che impegnano il legislatore futuro, e che impongono una tavola di principi e valori anche per lavvenire; apertura: molte norme hanno infatti un carattere generico, che riflettono il carattere compromissorio. Per quanto attiene al disegno generale e alle scelte principali operate dai costituenti la Costituzione fu frutto di un compromesso tra i partiti popolari antifascisti (D.C., P.C.I., P.S.I.) costitutivi dellAssemblea costituente, e riflette cos unispirazione di tipo cattolico marxista, ma anche di tipo liberale. Sebbene la Costituzione scatur da un compromesso e un accordo, essi furono realizzati nel segno dellequilibrio senza creare fratture. La Costituzione ha costituito un punto di incontro fra le maggiori forze popolari (che influenzarono la sua redazione soprattutto nella parte dedicata ai diritti e ai principi fondamentali), ponendo le premesse per una forte spinta innovativa della societ nazionale e il fatto che fu approvata da una larga maggioranza testimonia il fatto che tale compromesso fu un frutto scaturito dal pensiero di tutti gli italiani in quel momento. Si verific comunque una costante lentezza nellattuazione delle disposizioni. La Costituzione traduceva in norme positive le aspirazioni di libert che avevano animato la lotta contro il fascismo e il totalitarismo, facendo spazio al pluralismo politico e sociale e allapertura sul piano internazionale per favorire la pace e la giustizia fra le Nazioni. La Costituzione fissa obiettivi il cui raggiungimento deve essere realizzato mediante legislazione ordinaria. A seguito dei dibattiti sulla revisione costituzionale venne presentata una proposta di legge costituzionale che venne definitivamente approvata il 22 gennaio 1997 e promulgata come legge costituzionale il 24 gennaio 1997. Tale legge ha isituito una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali composta di 70 parlamentari (35 deputati e 35 senatori) nominati dai presedenti delle 9

Camere su designazione dei presidenti dei gruppi, rispettando la proporzione esistente fra i gruppi medesimi. Tale Commissione aveva il compito di esaminare in sede referente i progetti di legge costituzionale ad essa assegnati e soprattutto di redigere un progetto di legge di riforma della parte II della Costituzione in particolare in materia di forma di Stato, forma di governo e bicameralismo, sistema delle garanzie. Questo progetto di revisione provoc per opposizioni politiche, restando di fatto bloccato.

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PARTE QUARTA

LORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA


CAPITOLO 1 TEORIE GENERALI. LE FORME DI GOVERNO
Le forme di governo indicano il diverso assetto che si instaura tra gli organi titolari della potest suprema e segnatamente tra capo dello Stato, Governo, Parlamento e ordine giudiziario. Per lo studio delle forme di governo realizzate nello Stato moderno importante la teoria della separazione dei poteri elaborata nella met del 700 da Montesquieu (uno degli ispiratori della rivoluzione francese e del costituzionalismo postrivoluzionario) nel libro Esprit des lois: egli mirava a fondare una formula di buon governo, ma soprattutto a garantire la libert Perch non si abusi del potere bisogna che, per la stessa disposizione delle cose, il potere limiti il potere, cio attribuire i poteri a organi portatori di principi politici diversi e potenzialmente contrastanti. La novit introdotta da Montesquieu che egli non si arresta alla constatazione dellesistenza di tre funzioni (come era gi successo spesso in passato, come nel Medioevo), ma che le tre funzioni vengano attribuite a organi distinti, in potenziale contrapposizione dialettica fra loro le funzioni fondamentali dello Stato, fare leggi, darvi esecuzione, giudicare i crimini e le controversie, devono essere attribuite a organi distinti. La concentrazione dei poteri in un solo organo, come nei regimi assoluti, era la causa degli abusi dellantico regime. Le forme di governo che si realizzano nello Stato moderno e contemporaneo di democrazia classica possono ridursi a quattro tipi principali: forma di governo costituzionale puro: caratterizzata da una rigida distinzione fra potere legislativo (parlamento), cui compete esclusivamente la formazione delle leggi, ed esecutivo (governo), cui compete solo, o quasi, lattivit amministrativa. Si presenta cos la separazione dei potere e anche la rigorosa indipendenza fra loro, sicch il governo non ha bisogno del consenso del parlamento per formarsi e sopravvivere, e il parlamento non pu essere condizionato o influenzato dallindirizzo politico del governo. Il monarca tuttavia pu scegliere i ministri e sovrintende al loro operato (lesecutivo risponde al sovrano), il parlamento introduce una cornice di leggi che il sovrano deve rispettare (governo dualista di re e parlamento). Nella variante detta cancellariato, verso il monarca responsabile solo il capo del governo (cancelliere), mentre i ministri sono responsabili verso questultimo forma peculiare realizzatasi in Germania (1850 1918), resa possibile dalla forte personalit del cancelliere Bismark che domina la scena prussiana per quasi trentanni (1861 1890). forma di governo convenzionale o assembleare: concentrazione di tutto il potere politico nellassemblea elettiva, per un criterio astratto di maggior democrazia. Realizza di fatto una confusione dei poteri che la rende irrealizzabile al di l di situazioni particolari o limitate nel tempo. forma di governo presidenziale: la sua attuazione pi riuscita si avuta negli Stati Uniti dAmerica. La Costituzione americana (risale al 1787) separa nettamente, almeno in teoria, legislativo (Congresso = Camera dei rappresentanti + Senato) ed esecutivo (preseidente federale e segretari di Stato) eletti entrambi dal popolo, evitando al massimo ogni forma di collegamento. Lesecutivo non ha neanche il potere di iniziativa legislativa in senso proprio. Il potere esecutivo non dipende dal Congresso n nel momento della nomina, n nel corso della sua attivit, non essendo prevista alcuna interferenza formalmente rilevante del Congresso nellesercizio del potere di governo. 11

Al presidente dato il potere di influire sulla legislazione con il veto delle leggi e con la possibilit di segnalare i provvedimenti che ritiene necessari e convenienti, ma anche il Congresso ha importanti strumenti di pressione sullesecutivo, sia mediante lapprovazione degli stanziamenti di bilancio, sia mediante il consenso del Senato alla nomina degli alti funzionari e alla ratifica dei trattati internazionali, sia infine mediante la procedura dellimpeachment, cio della sottoposizione del presidente a giudizio penale. semi-presidenzialismo: sistema di governo nel quale i presidente della Repubblica eletto a suffragio universale e dispone di importanti prerogative, riconosciutegli dalla Costituzione a titolo personale (a met tra presidenzialismo puro e parlamentarismo): Francia della V Repubblica, Austria, Finlandia, Islanda, Portogallo, Repubblica tedesca di Weimar (1925-1933). Si evidenziano ambiguit nel caso di conflitto (disaccordi) fra presidente e parlamento, caso che pu portare alla paralisi del primo o alla espropriazione dei poteri parlamentari in Francia il sistema funziona solo per il fair play dei contendenti (Jospin e Chirac). forma di governo parlamentare: si fonda pi sulla collaborazione che non sulla contrapposizione dei poteri. Legislativo ed esecutivo sono affidati a corpi diversi, espressione di principi politici diversi, ma si condizionano reciprocamente attraverso la fiducia di cui lesecutivo deve godere da parte del legislativo (con lobbligo di dimettersi in caso di sfiducia), e attraverso il potere attribuito allesecutivo (e per esso il capo dello Stato) di sciogliere il parlamento.

Forma di governo in Italia: lo Statuto albertino non precisava la forma di governo adottata, ma fin da subito il governo si evolse in senso parlamentare, fino al periodo autoritario. Con la caduta del fascismo, dopo aver valutato di introdurre il sistema presidenziale, si adott un nuovo sistema parlamentare, razionalizzato. I capisaldi del sistema adottato nella Costituzione del 1948 sono: la separazione dei poteri, intesa per non in termini rigoristici, come confermato dalla possibilit che il Governo eserciti, come eccezione e con molte cautele, attivit normativa di grado legislativo (decreti legge e decreti legislativi); la responsabilit del governo di fronte alle Camere e la possibilit che queste costringano il governo alle dimissioni mediante apposita mozione di sfiducia (art. 94 della Cost.); la facolt di sciogliere le camere attribuita al Capo dello Stato in ipotesi non testualmente previste ma derivanti dalla logica del sistema; posizione di imparzialit assegnata al Capo dello Stato che esercita i suoi poteri non come capo dellesecutivo ma in attuazione di un indirizzo costituzionale che non coincide, almeno necessariamente, con lindirizzo di maggioranza; lindipendenza funzionale e organizzativa del potere giudiziario, garantita da un organo apposito, il Consiglio superiore della magistratura; il controllo di costituzionalit delle leggi, conseguente alla rigidit della Costituzione, attribuito a un nuovo giudice speciale, la Corte costituzionale.

CAPITOLO 2
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IL PARLAMENTO
SEZIONE I: LA STRUTTURA Il Parlamento espressione diretta della volont e della sovranit popolare si presenta in posizione di primato fra gli organi costituzionali dello Stato. Nella scelta dellorganizzazione del Parlamento si preferito il bicameralismo (scartando il monocameralismo). Una volta scelto il bicameralismo doveva precisarsi il ruolo delle due Camere potendo ipotizzarsi parit di posizione (bicameralismo perfetto) o disparit, cio preminenza di una delle due Camere (bicameralismo imperfetto). Nel nostro ordinamento si assiste al cosiddetto bicameralismo perfetto, in cui le due Camere hanno assoluta identit di funzioni e di poteri, seppure con qualche correttivo si assistito a numerose critiche per le inutili duplicazioni delle Camere, che daltra parte garantisce una maggiore ponderazione delle scelte legislative. Nel nostro sistema vigente il Parlamento si compone della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Entrambe le Camere sono elette, oggi, per 5 anni e tale periodo, intercorrente tra lelezione di una Camera e il suo scioglimento (anche se anticipato) viene detto legislatura (art. 60 Cost.). La durata della legislatura pu essere prorogata solo in caso di guerra e mediante legge formale, mentre la fine anticipata della legislatura pu essere disposta dal Presidente della Repubblica mediante scioglimento delle Camere o di una sola di esse (art. 88 della Cost.). La Camera dei Deputati eletta a suffragio universale e diretto. composta da 630 deputati. Sono eleggibili a deputati tutti i cittadini elettori che abbiano compiuto il 25anno di et nel giorno delle elezioni; sono elettori della Camera coloro che hanno il diritto di voto (cio tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la maggiore et) ai sensi dellart. 48 della Costituzione. Per le elezioni della Camera, il territorio nazionale attualmente diviso in 26 circoscrizioni. A ciascuna di esse attribuito un numero di deputati determinato dividendo il numero degli abitanti della Repubblica (dato dallultimo censimento) per 630 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ciascuna circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei pi alti resti. Il Senato della Repubblica eletto, secondo la Costituzione, a base regionale. Il numero dei senatori elettivi 315. Ogni Regione ha almeno 7 senatori, salvo il Molise che ne ha 2 e la Valle dAosta che ne ha 1. La ripartizione fra i seggi si effettua in proporzione alla popolazione delle singole Regioni (data dallultimo censimento) sulla base dei quozienti interi e dei pi alti resti. Sono eleggibili a senatori tutti i cittadini elettori che abbiano compiuto nel giorno delle elezioni il 40anno di et. Sono elettori del Senato tutti i cittadini elettori che abbiano compiuto il 25anno di et. Accanto ai senatori elettivi si hanno senatori di diritto e a vita, e senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica. Sono senatori di diritto a vita coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Repubblica. Il presidente della Repubblica pu nominare senatori a vita 5 cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico, letterario. Ineleggibilit: quando il candidato, attuale o potenziale, si trovi in una situazione, prevista dalla legge, per la quale non pu essere eletto; qualora vi sia egualmente la candidatura, e il candidato venga eletto, lelezione invalida e priva di efficacia (art. 65 Cost.). Cause di ineleggibilit nellordinamento vigente: coloro che ricoprano determinate cariche o uffici di natura burocratica, per non influenzare eventualmente lelettorato; tutti i magistrati (tranne quelli presso le giurisdizioni superiori) delle circoscrizioni sottoposte, in tutto o in parte, alla giurisdizione degli uffici ai quali si sono trovati assegnati nei sei mesi precedenti la candidatura, per non impedire limparzialit nellesercizio della funzione giurisdizionale; 13

coloro che ricoprano uffici presso governi esteri tanto in Italia quanto allestero, questa causa operante solo quando il candidato ricopra lufficio allatto dellaccettazione della candidatura; mira ad evitare possibili interessi tra lo Stato italiano e quelli degli altri stati; coloro che per la posizione ricoperta in societ o imprese private che abbiano rapporti di affari con lo Stato si presume non potrebbero, se eletti parlamentari, esercitare il loro mandato con sufficienti garanzie per linteresse pubblico.

Incompatibilit: quando il deputato o senatore si trovi in una situazione per la quale, se vuole conservare la carica che stata validamente assunta, deve rinunziare ad altra carica, incompatibile, con quella parlamentare (art. 65 Cost.). Sono cause di incompatibilit (previste dalla Costituzione): quando si ha la carica di deputato e ci si candida per la carica di senatore (e viceversa), art. 65; la carica di deputato o senatore con quella di Presidente della Repubblica, art. 84; la carica di deputato o senatore con quella di componente del Consiglio superiore della Magistratura o della Corte costituzionale (art. 104 e 135); la carica di deputato o senatore con quella di consigliere regionale, art. 122. La ratio di tali disposizioni risiede nella presunzione che il parlamentare non possa svolgere con il dovuto impegno due o pi incarichi, oppure che la contemporanea posizione di membro del Parlamento e di dirigente, amministratore o consulente di aziende, societ o enti che abbiano rapporti con lo Stato, possa compromettere la necessaria obiettivit del parlamentare nellesercizio delle sue funzioni. I membri del Parlamento non possono neppure ricoprire cariche o uffici in enti pubblici o privati per designazione del Governo o di organi dellamministrazione dello Stato. In questo caso la ratio risiede nellopportunit sia di evitare che il parlamentare possa ottenere gli incarichi in forza dellautorit che gli deriva dalla sua posizione, sia di evitare che il Governo o lamministrazione statale possano limitare lobiettivit e la libert della funzione del parlamentare con tali incarichi. Lincompatibilit pu essere originaria o sopravvenuta qualora la situazione che la determina non esista al momento dellelezione, o si verifichi successivamente. La presenza di una causa di incompatibilit pone il deputato o senatore nella necessit di optare per il mandato parlamentare o per la carica di quello incompatibile. La formazione e il funzionamento delle Camere sono ovviamente condizionati dal sistema elettorale adottato, che pu essere uninominale o plurinominale, maggioritario o proporzionale: sistemi uninominali: il territorio diviso in collegi e in ogni collegio si presenta un solo candidato per simbolo o per gruppo politico, e lelettore pu scegliere uno solo dei candidati; sistemi plurinominali: i candidati si presentano candidati in liste, nelle quali spesso prescritto un minimo e talora un massimo di candidature, e lelettore sceglie non la persona ma la lista, pur potendo esprimere una o pi preferenze tra i candidati della lista; sistemi maggioritari: possono essere plurinominali o uninominali; i seggi sono attribuiti al candidato, o alla lista, che abbia riportato il maggior numero di voti; sistemi proporzionali: sono necessariamente plurinominali; i seggi sono ripartiti fra le diverse liste in competizione in proporzione ai voti ottenuti. Nella realt esistono numerose varianti a seconda delle combinazioni dei vari sistemi. La differenza fra i diversi sistemi che: quello maggioritario corrisponde alla finalit di assicurare, in societ omogenee, il pi efficiente funzionamento del sistema, che conduce a un sostanziale bipartitismo con leliminazione a livello parlamentare, di qualsiasi altro raggruppamento che non partecipi con i due pi forti, con un conseguente affievolimento della capacit rappresentativa dellAssemblea eletta; quello proporzionale consente, soprattutto in societ divise in una pluralit di forze politiche, una pi articolata rappresentanza e dunque un maggior livello di democrazia. 14

In Italia si sono affermati nel corso del tempo sistemi maggioritari e sistemi proporzionali. Ripristinata la democrazia dopo il regime fascista ritorn il sistema proporzionale. In questo caso lAssemblea costituente prefer non inserire nella Costituzione disposizioni in materia di sistemi elettorali, limitandosi a prescrivere il suffragio universale e diretto. La decisione era volta ad evitare di impegnare le future Camere costringendole a una revisione della Costituzione nel caso che volessero in avvenire adottare un altro sistema. Infatti con la crescente instabilit politica, si sent lesigenza di una revisione del sistema elettorale: con la riforma del 1993 decisa dagli italiani con un referendum popolare si introdusse tanto per la Camera quanto per il Senato un meccanismo di votazione a turno unico con attribuzione di 3/4 dei seggi con sistema maggioritario e del restante quarto con sistema proporzionale. Lelezione del Senato della Repubblica, sulla base della riforma del 1993, avviene mediante un sistema elettorale di tipo maggioritario uninominale con parziale recupero proporzionale dei voti non utilizzati, a livello regionale: ad ogni regione viene assegnato un numero di seggi in ragione della popolazione residente quale risulta dallultimo censimento, tenendo conto che nessuna regione pu avere meno di 7 seggi, con leccezione della Valle dAosta che ne ha 1 e del Molise che ne ha 2 (art. 57 Cost.); i seggi attribuiti ad ogni regione vengono assegnati per i 3/4 ad altrettanti collegi uninominali, con leccezione della Valle dAosta costituita da un solo collegio uninominale e del Molise ripartito in 2 collegi uninominali; il restante quarto dei seggi viene ripartito proporzionalmente nellambito di ogni circoscrizione regionale fra i gruppi di candidati concorrenti nei collegi uninominali. Ai fini dellelezione uninominale, vengono costituiti in ogni Regione tanti collegi quanti sono i seggi uninominali assegnati. In ogni collegio si presentano singoli candidati quali, se intendono partecipare al riparto proporzionale dei seggi residui, debbono collegarsi per gruppi che comprendono un numero di candidati non inferiore a 3 e non superiore al numero dei collegi della Regione. Allelezione dei senatori partecipano gli elettori che hanno compiuto il 25 anno di et. Chiuse le votazioni ed effettuato lo spoglio delle schede, viene proclamato eletto per ciascun collegio il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. Per lassegnazione dei seggi residui (1/4) da attribuirsi con sistema proporzionale, lufficio regionale procede: alla determinazione della cifra elettorale di ciascun gruppo di candidati nei collegi uninominali, detratti i voti dei candidati gi proclamati eletti (c.d. scorporo); alla determinazione della cifra individuale dei singoli candidati data dalla percentuale dei voti validi ottenuti in rapporto ai voti validi espressi nel collegio; allassegnazione dei seggi spettanti ad ogni gruppo dividendo la cifra elettorale di ogni gruppo successivamente per uno, due, tre, ecc sino alla concorrenza dei senatori da eleggere e scegliendo quindi tra i quozienti cos ottenuti i pi alti in numero uguale ai senatori da eleggere, con conseguente assegnazione dei seggi ai gruppi in corrispondenza dei quozienti (metodo dHondt e delle divisioni successive); a proclamare eletti i candidati di ogni gruppo che abbiano conseguito la pi alta cifra individuale. Lelezione della Camera dei Deputati stata profondamente modificata dalla 1.4 agosto 1993, introducendo un sistema molto simile a quello adottato per lelezione del Senato e quindi con una combinazione del metodo uninominale maggioritario con quello proporzionale per lassegnazione dei seggi residui. Il territorio del paese viene ripartito in 26 circoscrizioni elettorali pi la Valle dAosta, e ad ognuna di esse viene assegnato un numero di seggi in ragione della popolazione residente quale risulta dallultimo censimento. 15

Nellambito delle singole circoscrizioni si procede alla ripartizione dei 3/4 dei seggi in altrettanti collegi uninominali, mentre il restante quarto attribuito in ragione proporzionale mediante riparto fra liste concorrenti. A tal fine: vengono costituiti in ogni circoscrizione tanti collegi quanti sono i seggi da assegnarsi con metodo uninominale; in ogni collegio si presentano singoli candidati i quali si collegano a liste concorrenti per lassegnazione dei seggi da attribuirsi con metodo proporzionale; ogni candidato pu collegarsi con pi liste fino a un massimo di 5; in ogni circoscrizione, si presentano liste formate da un numero di candidati non superiore a 1/3 dei seggi assegnati in ragione proporzionale. Tendendo conto di tali seggi, le liste proporzionali non potranno essere composte da pi di 4 candidati. Allelezione dei deputati partecipano tutti gli elettori iscritti nelle liste elettorali. Sono eleggibili , salvo le cause di ineleggibilit, gli elettori che abbiano compiuto il 25 anno entro il giorno delle elezioni. Le votazioni si effettuano in un solo giorno. Ogni elettore utilizza due schede, una per la votazione del candidato nel collegio uninominale, laltra per la votazione della lista per lassegnazione dei seggi a livello circoscrizionale. Esaurite le votazioni si procede alla spoglio delle schede e viene proclamato eletto a livello circoscrizionale, in ciascun collegio uninominale, il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. Si passa quindi a livello nazionale e lUfficio centrale nazionale: determina la cifra nazionale di ogni lista, risultante dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali; esclude le liste che non abbiano riportato sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi (clausola di sbarramento); procede al riparto delle restanti liste dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale con un sistema proporzionale puro; eventuali seggi residui sono assegnati alle liste con maggiori resti; distribuisce nelle singole circoscrizioni i seggi assegnati alle varie liste attribuendo a ciascuna lista tanti seggi quanti quozienti circoscrizionali interi essa ha conseguito in quella circoscrizione. Gli Uffici circoscrizionali o quelli regionali procedono, sulla base dei conteggi effettuati, a proclamare lelezione dei deputati e dei senatori. Tale proclamazione, che determina subito uno status giuridico peculiare comportando lassunzione delle funzioni, non ha per efficacia definitiva essendo subordinata al risultato della cosiddetta verifica dei poteri, o come chiamata nella Costituzione (art. 66): giudizio dei titoli di ammissione attribuita alle stesse Assemblee. La durata delle Camere nel nostro ordinamento di 5 anni, ai sensi dellart. 60 Cost. Il periodo di durata in carica di una Camera correntemente definito legislatura. La durata della legislatura pu essere prorogata solo in caso di guerra e mediante legge formale, mentre la fine anticipata della legislatura pu essere disposta dal presidente della Repubblica mediante scioglimento delle Camere o di una sola di esse (art.88 Cost.). Si osserva che mentre le prime quattro legislature repubblicane hanno avuto la prevista durata di 5 anni, a partire dalla V legislatura si sono succeduti ben 8 scioglimenti anticipati delle Camere, sintomo e conseguenza dellinstabilit politica del nostro Paese. Divieto di mandato operativo: la libert delle scelte del parlamentare non pu essere limitata in alcun modo, n da parte degli elettori che lo hanno votato n da parte del partito di appartenenza, che potrebbero aspettarsi dal proprio rappresentante determinati comportamenti. Ad ogni modo il parlamentare responsabile, non solo nei confronti dei propri elettori, ma di tutto il corpo elettorale, e il partito, se tradito dal parlamentare, pu emettere sanzioni punitive o censure verso di lui, che tuttavia non lo privano dello status di parlamentare. Prerogative e immunit dei parlamentari: con la legge costituzionale 29 ottobre 1993 stato sostituito lart.68 Cost. e sono stati modificati i diritti dei parlamentari i parlamentari sono 16

insindacabili per le opinioni espresse ed i voti dati nellesercizio delle proprie funzioni, ed necessaria lautorizzazione della Camera di appartenenza per le perquisizioni personali o domiciliari, per gli arresti o altre privazioni della libert personale, per mantenere in detenzione un parlamentare, per sottoporlo ad intercettazioni, qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza (non pi richiesta per la sottoposizione a procedimento penale). Indennit parlamentari: secondo lart.69 Cost. i membri del Parlamento ricevono unindennit stabilita dalla legge, diretta a garantire il libero svolgimento del mandato, che comprende il rimborso delle spese di segreteria e di rappresentanza. Essa determinata dagli uffici di presidenza delle Assemblee in misura tale che non superi il trattamento complessivo dei presidenti della Sezione della Corte di Cassazione. SEZIONE II: LORGANIZZAZIONE Lorganizzazione interna delle Camere (e del Parlamento in seduta comune) nonch le procedure per il loro funzionamento sono in parte disciplinate dalla stessa Costituzione (art.64 e 72) ed in parte dai regolamenti parlamentari cui la Costituzione rinvia. La Costituzione repubblicana stabilisce (art. 64) che ciascuna Camera adotta il proprio regolamento interno a maggioranza assoluta dei suoi componenti, mentre lart. 72 Cost. riserva ai regolamenti delle Camere la disciplina del procedimento legislativo, fatte salve, le sole disposizioni direttamente dettate dalla Costituzione i regolamenti parlamentari si pongono quindi in posizione subordinata alla sola Costituzione e a loro favore fissata una riserva che non potrebbe essere violata con disposizioni di legge ordinaria. Gli attuali regolamenti delle Camere sono stati adottati nel febbraio del 1971 e sono entrati in vigore, entrambi, il 1maggio di tale anno. Con tali regolamenti, successivamente modificati in vari punti, sono state introdotte importanti innovazioni nella procedura parlamentare, il cui significato investe la complessiva posizione delle Camere nel nostro ordinamento e spiega una rilevante influenza sulla stessa concreta articolazione del sistema di governo, confermando limportanza di questa fonte normativa. I regolamenti delle Camere prescrivono la loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, facendo tra laltro decorrere da tale pubblicazione la vacatio per la loro entrata in vigore. ORGANIZZAZIONE INTERNA DELLE CAMERE: gli organi La Costituzione si limita (art. 63) a stabilire che ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e lufficio di Presidenza. Maggiori dettagli sono forniti necessariamente dai regolamenti parlamentari i quali indicano gli organi delle Assemblee e ne stabiliscono modalit di costituzione. In sintesi, ogni Camera ha: un presidente eletto dagli appartenenti alla singola Assemblea con modalit diverse fra Camera e Senato. La rilevanza del presidente si evidenzia sia nei momenti dellorganizzazione del lavoro dellAssemblea, sia nella garanzia del corretto funzionamento delle assemblee, dei loro organi e nella tutela della posizione di ciascuno dei componenti. Il presidente non ha pi solo funzioni di direzione dei lavori, ma anche funzioni di direzione politica il suo ruolo quindi di natura super partes e proprio per questo non pu votare. 4 vice presidenti, 3 questori e 8 segretari. Un ufficio di presidenza (definito Consiglio di presidenza al Senato) del quale fanno parte il presidente dellAssemblea, che lo presiede, i vice presidenti, i questori e i segretari. Gruppi di parlamentari costituiti in base alle dichiarazioni rese dai singoli senatori o deputati. Per la costituzione di un gruppo parlamentare al Senato sono necessari almeno 10 senatori, mentre alla Camera almeno 20 deputati. I deputati o i senatori che non aderiscono ad alcun gruppo sono iscritti automaticamente al cosiddetto gruppo misto. Le giunte (per il regolamento, per le elezioni e per le immunit parlamentari e per la biblioteca al Senato; per il regolamento, per le elezioni, per le autorizzazioni di cui allart. 68 Cost., alla Camera).

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Si tratta di organi a carattere permanente le cui funzioni principali risultano dalla loro stessa denominazione. Le giunte sono nominate dal Presidente dellAssemblea il quale formalmente libero di seguire i criteri che ritiene preferibili salvo qualche eccezione. Le commissioni permanenti. Costituite in ogni Camera con competenze legislative, di controllo politico e conoscitive (13 sia alla Camera che al Senato). La ripartizione di senatori e deputati nelle diverse commissioni deve ispirasi allesigenza di rispettare, in proporzione, la composizione delle Assemblee. I regolamenti di entrambe le Camere ammettono la possibilit di costituire le commissioni speciali ove ne occorra la necessit. Esistono commissioni permanenti bicamerali, composte da deputati e senatori, come la commissione per le questioni regionali, la commissione per lindirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il Comitato bicamerale per la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica.

IL FUNZIONAMENTO DELLE CAMERE Sul funzionamento numerose disposizioni si ritrovano nella stessa Costituzione, tuttavia molto ampia lautonomia delle Camere stesse ovviamente espressa attraverso i regolamenti parlamentari. In quanto organi collegiali, alle Camere, si applicano i principi generali che disciplinano il funzionamento dei collegi. Il periodo che intercorre fra linsediamento delle Camere e la loro scadenza (per fine del mandato o per scioglimento anticipato) si denomina legislatura, e la sua durata, per Costituzione, di 5 anni. Lultima legislatura iniziata con le legislazioni del 1996 (attualmente in corso) ed identificata come XIII legislatura repubblicana. Nellambito della legislatura non si parla pi di sessioni, periodi di effettivo lavoro delle Assemblee, con eccezione della sessione parlamentare di bilancio, ma esistono solo periodi di seduta delle Camere, peraltro di notevole durata, cosicch pu dirsi che le Camere sono di fatto in attivit per tutto il corso della legislatura. Convocazione delle Camere La convocazione delle sedute delle Camere spetta sempre al presidente, che vi procede mediante apposito avviso e con la diramazione dellordine del giorno. Le sedute delle Camere possono essere ordinarie o straordinarie. In via ordinaria (art. 62 Cost.) le Camere riuniscono il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre. In via straordinaria, ogni Camera si riunisce per iniziativa del suo presidente o del presidente della Repubblica o di 1/3 dei suoi componenti (non ha potere di convocazione il Governo) la convocazione in via straordinaria di una Camera provoca lautomatica convocazione anche dellaltra. Deliberazioni Secondo lart. 64 della Cost. le deliberazioni (e non le sedute!) di ciascuna Camera non sono valide se non presente la maggioranza dei loro componenti e se non sono adottate a maggioranza dei presenti. Tanto alla Camera che al Senato, le votazioni possono avvenire a scrutinio palese o a scrutinio segreto e la maggioranza normale prescritta dalla Costituzione per le deliberazioni parlamentari la maggioranza semplice (50% pi uno dei presenti). Per quanto riguarda la Camera sono considerati validi e presenti solo favorevoli e contrari, e non gli astenuti; mentre il regolamento del Senato afferma che tutti i senatori, siano favorevoli, contrari o astenuti, siano da ritenersi validi e presenti.

Programmazione dei lavori delle Camere I lavori delle Camere sono organizzati secondo programmi che si articolano su alcuni momenti essenziali tra i quali i contatti fra i presidenti delle Camere con il Governo e la formazione del programma cui provvede la conferenza dei capigruppo. Se tale programma adottato allunanimit dalla conferenza dei presidenti dei gruppi diviene impegnativo dopo la comunicazione allassemblea e alle commissioni 18

permanenti: lAssemblea pu comunque, al termine di ogni seduta, apportare le necessarie modificazioni allordine dei lavori gi stabilito. Seduta comune delle Camere Lart 65 della Costituzione stabilisce che il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ma aggiunge che il Parlamento pu riunirsi anche in seduta comune dei membri delle due Camere e deliberare autonomamente. Tale ipotesi prevista solo nei casi tassativamente previsti dalla Costituzione ed un suo ampliamento sarebbe possibile solo mediante legge costituzionale. Il presidente, lufficio di presidenza, il regolamento e la sede del Parlamento in seduta comune sono quelli della Camera dei deputati. SEZIONE III: LE FUNZIONI 1) LA FUNZIONE LEGISLATIVA La funzione dello Stato costituzionale che si considera prevalente nellattivit del Parlamento la funzione legislativa, cio la deliberazione delle leggi. Nei tempi passati, ma anche fino ai secoli XIII e XIV, la legge era la volont stessa del sovrano, mentre lassemblea rappresentativa non aveva ingerenza sul punto e la sua funzione principale consisteva nel consentire la tassazione. Successivamente il potere legislativo ancora del re, ma condizionato dalla assemblee: con il tempo la vera volont legislativa si concentra nel Parlamento, e al sovrano spetta ancora un potere formale sanzionatorio. Il movimento rivoluzionario francese rivendica, attraverso il principio della separazione dei poteri, la competenza legislativa del Parlamento, diretta espressione della volont generale e quindi abilitato a esprimere con la legge tale volont generale. La nostra Costituzione stabilisce che la funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere, statuendo che la legge in senso formale risultato della concorde approvazione delle due assemblee parlamentari, caratterizzata da un particolare procedimento formale e da una apposita forma differenziata. Accanto alla funzione legislativa le Camere hanno anche poteri di controllo e di indirizzo. Caratteristiche delle leggi: le leggi sono fonti a competenza residuale, destinate a disciplinare le materie che la Costituzione non ha riservato a se stessa o ad altre fonti, e destinate a rispettare i regolamenti regionali e quelli parlamentari. Altri limiti incontrati dalla legge sono la riserva di legge, che le impone di regolare una data materia, e lirretrottivit, secondo il principio che le leggi ordinarie non sono efficaci nei casi avvenuti nel periodo a loro precedenti. Solitamente le leggi presentano caratteri di generalit e astrattezza, tuttavia possono anche essere lesatto contrario, ovvero puntuali e concrete: prendono cos il nome di provvedimento. La legge inoltre caratterizzata dalla cosiddetta forza legge, che si traduce in: idoneit ad abrogare leggi precedenti; capacit di resistere allabrogazione di fonti successive sottoordinate. Leggi speciali: esprimono un rapporto con unaltra fonte, quando un rapporto generale/speciale, e ammettono ripetitivit. Leggi eccezionali: disposizioni dettate per disciplinare situazioni che derogano alla generalit e che quindi non ammettono ripetitivit. Leggi temporanee: leggi la cui efficacia nel tempo circoscritta dalla legge stessa, o indicando un termine, o un evento al cui verificarsi perderanno efficacia. Derogano al principio secondo cui lefficacia dovrebbe cessare solo in seguito ad abrogazione o dichiarazione di illegittimit. FASE DI INIZIATIVA LEGISLATIVA La legge formale ordinaria si pone come la fattispecie conclusiva di un complesso procedimento giuridico articolato nelle fasi instaurativa, preparatoria, costitutiva, integrativa dellefficacia del provvedimento legislativo. 19

La fase instaurativa: quella che attiva il procedimento, dando lavvio alle ulteriori procedure necessarie a giungere alla emanazione della legge. Iniziativa legislativa: la prima fase la formulazione della legge. Secondo lart. 71 della Cost. il potere di iniziativa spetta al Governo, al popolo, al Consiglio nazionale delleconomia e del lavoro, a ogni consiglio regionale e ai Comuni. Le proposte (o testi) presentati dal Governo sono detti disegni di legge, mentre tutti gli altri vengono chiamate proposte di legge. Quando ci si riferisce alla ipotesi generale di iniziativa legislativa si parla di progetti di legge. La presentazione dei disegni di legge da parte del Governo da luogo a un subprocedimento che si articola in 4 momenti: presentazione di uno schema di disegno di legge da parte di uno o pi ministri; deliberazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri; autorizzazione da parte del presidente della Repubblica alla presentazione del disegno; presentazione a una delle Camere del disegno di legge accompagnato dal decreto presidenziale di autorizzazione. Nel caso di proposte di legge di iniziativa parlamentare ogni deputato e senatore pu presentarne seguono procedure molto pi rapide. Le proposte di legge di iniziativa popolare devono essere sottoscritte da almeno 50 mila elettori per la Camera dei deputati, accompagnate da accompagnate da una relazione che ne illustri le finalit e le norme. Liniziativa di proposte di legge del C.N.E.L. (Consiglio nazionale delleconomia e del lavoro) devono riferirsi a questioni di economia e lavoro. Liniziativa regionale prevista dallart. 121 della Cost. che ne attribuisce lesercizio ai Consigli regionali circoscritta a materie di diretto interesse regionale. Liniziativa legislativa spetta ai Comuni nel caso di mutamento di circoscrizioni provinciali o istituzione di nuove province nellambito della stessa Regione. La Costituzione stabilisce che liniziativa legislativa pu essere attribuita anche ad altri organi o enti, purch ci avvenga con legge costituzionale. N.B: i progetti di legge possono essere presentati indifferentemente a una delle due Camere, ad eccezione di senatori e deputati che sono vincolati alla camera di appartenenza. FASE ISTRUTTORIA (O DESAME) Dopo la presentazione del progetto di legge, si inizia la fase di esame e di eventuale approvazione di esso, che pu svolgersi, secondo la Costituzione, con 3 diverse procedure: Procedura normale (art.72 Cost.): composta da 2 fasi 1) esame da parte di una delle Commissioni permanenti in sede referente (fase preparatoria), 2) esame e deliberazione da parte della Camera (fase costitutiva). Secondo questo schema, una delle Commissioni permanenti, ricevuto il progetto da una delle Camere, lo discute, formula nel caso un testo modificato e riferisce alla Camera. Successivamente, la Camera procede alla discussione del progetto e a votazione a scrutinio palese che avviene prima articolo per articolo e poi sul testo complessivo. In caso di approvazione, la proposta di legge viene trasmessa allaltra Camera mediante messaggio del Presidente e dopo, eventualmente, dalla seconda Camera al Governo, sempre con messaggio, per la promulgazione da parte del Capo dello Stato. Procedure semplificate: Commissioni in sede deliberante ( o in sede legislativa): la Commissione investita dellesame del progetto in sede legislativa, procede a votazione prima articolo per articolo e poi con votazione sul testo finale, e si limita a riferire alla Camera. Fino allapprovazione definitiva da parte della Commissione, la Camera ha il potere di riappropriarsi del procedimento. Per alcune materie escluso il procedimento in esame, ma ammesso solo il procedimento ordinario: si tratta di disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di 20

delegazione legislativa, di autorizzazione di ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi (art. 72 Cost.). Commissioni in sede dirigente: il potere della Commissione pi marcato rispetto al procedimento ordinario, ma meno marcato rispetto alla prima procedura semplificata. Alla Commissione competente assegnato il potere di formulare gli articoli in un disegno di legge e di approvare gli articoli, riservando alla Camera lapprovazione finale del progetto, o al Senato la votazione finale con sole dichiarazioni di voto. Anche questo procedimento non ammesso per tutti i disegni di legge.

FASE DI DELIBERAZIONE Ogni progetto di legge, per divenire legge perfetta, deve essere approvato nellidentico testo da entrambe le Camere (bicameralismo perfetto). In alcuni casi pu accadere che il testo di un progetto approvato da una Camera non trovi il consenso dellaltra Camera. Pu accadere : a)che la seconda Camera non passi allesame del progetto, cio che lo insabbi; b) che la seconda Camera respinga il progetto votando il non passaggio agli articoli o bocciandolo nella votazione finale; c) che lo modifichi, introducendo emendamenti al testo approvato dalla prima Camera. In questultima ipotesi il testo emendato deve tornare alla prima Camera perch questa valuti le modificazioni apportate e le accolga (nel qual caso si realizzato il consenso sul medesimo testo e il progetto diventa legge), le respinga (e il progetto cade) o introduca ulteriori modificazioni (nei limiti consentiti dai regolamenti, cio attinenti agli emendamenti adottati) e in questo caso il progetto torna alla Camera precedente. Questi passaggi, chiamati navette, si concludono con laccordo delle due Camere sullo stesso testo o con labbandono del progetto. Alla fine della legislatura tutti i progetti di legge giacenti dinanzi alle Camere decadono. Per fare in modo che non decadano anche i progetti prossimi allapprovazione si ricorre al principio della continuit legislativa: la decadenza dei progetti pendenti alla fine della legislatura non assoluta. FASE DI PROMULGAZIONE Approvata dalle due Camere nello stesso testo, la legge esiste ed perfetta. Non per ancora in grado di spiegare gli effetti che le sono propri. Il procedimento legislativo si conclude, infatti, con la promulgazione del testo deliberato cui segue la pubblicazione e la vacatio legis. Solo dopo il compimento di tali atti e il trascorrere della vacatio legis la legge entra in vigore. La promulgazione latto con il quale il capo dello Stato attesta solennemente che un certo testo stato approvato quale legge e ne ordina la pubblicazione e losservanza, in qualit di supremo garante della costituzionalit dellordinamento. La promulgazione atto dovuto, ma il presidente della Repubblica, qualora non ritenga di procedere alla promulgazione, pu rinviare la legge alle Camere, con messaggio motivato, per chiedere una nuova deliberazione: rinvio presidenziale unico strumento che ha il capo dello Stato per intervenire nel procedimento legislativo. Tale atto si inquadra nelle procedure di controllo mediante richiesta di riesame. Il rinvio presidenziale riapre il procedimento legislativo; la legge rinviata deve essere riesaminata dalle Camere secondo le procedure consuete, e quindi sottoposta a votazione articolo per articolo. Le Camere non sono tenute a riesaminare la legge rinviata, e questo quello che accade spesso per non creare contrasti fra Parlamento e capo dello Stato. Qualora la legge sia riapprovata, con o senza le modifiche proposte dal presidente, essa deve essere promulgata; cio il presidente non pu opporre ulteriori remore allesercizio di un atto che diviene obbligatorio. Pu discutersi sulla possibilit di rinvio, qualora le Camere abbiano riapprovato la legge, ma in un testo diverso da quello originario e senza adeguarsi alle richieste del presidente. FASE DI PUBBLICAZIONE E DI VACATIO LEGIS 21

La legge promulgata non entra ancora in vigore, essa infatti deve essere conosciuta dai soggetti cui destinata e a tal fine ne prescritta la pubblicazione. Con lapprovazione delle due Camere la legge esistente nellordinamento parlamentare, con la promulgazione viene ad esistere nellambito dellorganizzazione costituzionale, mentre solo con la pubblicazione diventa efficace per lordinamento generale dello Stato. La pubblicazione si effettua subito dopo la promulgazione, ed il testo inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana e lannuncio della pubblicazione (e pure il testo) nella Gazzetta ufficiale della Repubblica. Lentrata in vigore prevista per il 15 giorno (in genere) dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Per questioni di urgenza o di conoscibilit il periodo di vacatio legis pu essere ridotto o prolungato. Dopo essere entrata in vigore, la legge destinata ad essere vigente fino a che non si verifichi una situazione che ne faccia venire meno la vigenza. Quando la vigenza di una legge sia esplicitamente subordinata alla durata di una particolare situazione, alla scadenza di una data o al verificarsi di un determinato avvenimento si parla di leggi ad tempus. La legge pu perdere efficacia anche in caso di dichiarazione di illegittimit costituzionale. La legge pu anche perdere vigenza a seguito di abrogazione esplicita o implicita. La Costituzione prevede un meccanismo di abrogazione della legge attraverso la partecipazione popolare (principio della sovranit del popolo): referendum abrogativo, cio unapposita consultazione popolare per conoscere se una legge, o una sua parte, deve essere abrogata o no. La Costituzione (art. 75) ammette il referendum abrogativo per tutte quelle leggi e quegli atti aventi valore di legge, ad eccezione per le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia, di indulto e di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali. La richiesta per indire il referendum deve provenire da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali. Per fare in modo che il referendum produca labrogazione necessario: a) che abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e b) che la proposta abrogativa abbia ottenuto la maggioranza dei voti validamente espressi. Le richieste per il referendum vanno depositate tra il 1 gennaio e il 30 settembre di ciascun anno presso la Cancelleria della Corte di Cassazione; sullammissibilit del referendum decide poi la Corte Costituzionale entro il 20 gennaio con sentenza da pubblicarsi entro il 10 febbraio. Se il giudizio della Corte nel senso dellammissibilit, il presidente della Repubblica indice con proprio decreto il referendum, fissandone la data in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Se i risultati del referendum sono favorevoli allabrogazione, il presidente della Repubblica dichiara, con proprio decreto, lavvenuta abrogazione del testo legislativo sottoposto a referendum, avviando la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e labrogazione decorre dal giorno successivo alla pubblicazione. Qualora, invece, il referendum dia risultato contrario allabrogazione, ne data notizia e non pu proporsi nuova domanda per sottoporre a referendum lo stesso testo prima di 5 anni. Egualmente data notizia sulla Gazzetta Ufficiale delleventuale invalidit della consultazione per mancata partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto. Possibili riforme del referendum: nel corso degli anni la Corte Costituzionale ha sempre pi richiesto la necessit che la formulazione dei quesiti da sottoporre a referendum sia semplice e chiara. Il ricorso ai referendum non deve comunque rivelarsi eccessivo, e in futuro si pu ipotizzare laumento del numero minimo di firme necessario per la richiesta, e una pi precisa definizione delle condizioni di ammissibilit dei referendum. Bisognerebbe inoltre tutelare maggiormente i sostenitori del no, evitando che le posizioni di chi contrario allabrogazione non siano conosciute apertamente dagli elettori, e introdurre una diminuzione del numero minimo dei votanti oggi richiesto per la validit della consultazione referendaria. Si anche teorizzata una revisione pi ampia, con lintroduzione di referendum consultivi e deliberativi, con i quali gli elettori non sarebbero chiamati a dire cosa non vogliono, ma cosa vogliono, dando dunque al referendum un valore positivo, che potrebbe cos coinvolgere maggiormente i cittadini. 22

Posizione gerarchica del referendum: lopinione prevalente che la disposizione contenuta nel risultato del referendum un frammento di norma, destinato a saldarsi con quella abrogata. Cos resta il problema della peculiare forza giuridica del referendum, cio se tale da impedire alle Camere di adottare con legge ordinaria un testo identico o almeno analogo a quello abrogato, frustando cos la decisione popolare. Da un punto di vista formale la decisione popolare dovrebbe ritenersi fornita della forza di legge (ordinaria) con la conseguenza che non potrebbe attribuirsi ad essa la capacit di resistenza nei confronti degli atti equiordinati e cos, in particolare, nei confronti della legge formale. La caratteristica del referendum di essere fonte del tutto atipica e unica: la volont popolare deve prevalere per un principio organizzativo essenziale del sistema, giuridicamente rilevante e vincolante, e pregiudica le eventuali deliberazioni che le Camere volessero adottare sulla stessa materia. Si pu dire che lespressione popolare diretta priva, almeno temporaneamente, le Camere dello stesso potere di decidere sullargomento gi deciso dal popolo. Referendum di indirizzo: nel 1989 si deciso di sottoporre a voto consultivo popolare lidea di trasformare le Comunit europee in vera Unione, con Governo, Parlamento e Costituzione propri e a tal fine si indetto un apposito referendum. Il referendum pu definirsi consultivo perch si richiede un consiglio, o meglio un indirizzo, con un contenuto doveroso assai pi vincolante di un semplice parere, destinato certamente ad assumere un notevole valore politico (rafforzato dall88,1% a favore del si), ma privo della forza tipica delle direttive. 2) LA FUNZIONE DI CONTROLLO Le funzioni di controllo e di indirizzo hanno acquistato, e stanno progressivamente acquistando, un rilievo crescente accentuazione della specializzazione. Il controllo di maggior rilevanza quello che le Camere esercitano nei rapporti con il Governo attraverso i vari aspetti in cui si concreta la constatazione della presenza, o della mancanza, del rapporto fiduciario. Negli atti e nelle procedure attraverso le quali le Camere concedono o negano la fiducia si riscontra una procedura di controllo il cui momento valutativo si incentra sul dibattito parlamentare e il cui momento sanzionatorio si manifesta nella concessione o nel rifiuto della fiducia, in conformit allo schema generale dei procedimenti organizzatori dei controlli giuridici. Lattivit di controllo delle Camere sul Governo e sulla Pubblica Amministrazione in generale si attua attraverso i seguenti strumenti ispettivi: Interrogazione: consiste nella semplice domanda, rivolta per iscritto, per sapere se un fatto sia vero, se alcuna informazione sia giunta al Governo o sia esatta, se il Governo intenda comunicare alla Camere (o al Senato) documenti o notizie, o abbia preso o stia per prendere alcun provvedimento su un oggetto determinato. Linterrogazione pu essere: a risposta orale, quindi il Governo risponde durante la seduta stabilita a termini di regolamento e linterrogante pu replicare per dichiarare se sia stato o no soddisfatto; a risposta scritta, quindi il Governo fornisce la risposta entro 20 giorni ed essa inserita nel resoconto stenografico della seduta in cui annunziata; Linterrogazione pi uno strumento conoscitivo che non ispettivo in senso proprio. Secondo la procedura question time, introdotta nel 1983, ogni mercoled di norma la seduta dedicata alla discussione di interrogazioni a risposta immediata, cio domande al Governo, con limiti di tempo estremamente limitati (1 minuto per linterrogante, 3 minuti per la risposta del Governo e 2 minuti per la replica dellinterrogante). Va aggiunto che interrogazioni a risposta immediata possono oggi rivolgersi anche in commissione. Interpellanza: consiste nella domanda, risposta per iscritto, per conoscere i motivi o gli intendimenti della condotta del Governo in questioni che riguardino determinati aspetti della sua politica. Linterpellante, nel giorno fissato a termini di regolamento, ha il diritto di svolgere linterpellanza e, dopo le dichiarazioni del Governo, pu esporre le ragioni per le quali sia rimasto o no soddisfatto. 23