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Sergio Cesaratto L idea di Europa fra utopia realismo e lotta 5 08 2011 commenti (2)

Senza un'azione forte la rottura dell'Ume pu essere questione di settimane. La Bce deve intervenire e la sinistra darsi da fare. Subito. In Italia, i giovani potrebbero occupare le sedi europee per ascoltare lezioni di economisti critici 1. Nella disciplina delle relazioni internazionali si scontrano tradizionalmente due impostazioni: quella liberale e quella realista questultima assai composita al suo interno include la tradizione del realismo politico di Tucidide, Machiavelli e Hobbes, ma anche mercantilisti e nazionalisti economici. Include in senso lato anche i marxisti, i quali per oscillano fra il nazionalismo e il cosmopolitismo. Cosmopoliti sono i liberali per i quali c una potenziale armonia fra le nazioni sorretta dai vantaggi reciproci nel commercio internazionale. I realisti politici sono invece scettici circa i vantaggi del commercio internazionale in presenza di paesi a diverso stadio di sviluppo, in particolare i paesi pi arretrati hanno bisogno di proteggere le proprie industrie nascenti. Ma anche a stadi pi avanzati, la lotta per la conquista dei mercati esteri necessari a smaltire il sovrappi interno feroce. Una visione solidaristica delle relazioni internazionali proviene invero anche dalla tradizione marxista: se questa enfatizza da un lato il conflitto inter-imperialista, daltro canto vede la convergenza degli interessi delle diverse classi lavoratrici nazionali (quindi conflitto fra capitali ma solidariet del lavoro). Uno spunto nella direzione della cooperazione viene anche dal keynesismo internazionale, laddove questo individua nelladozione di politiche fiscali e monetarie coordinate di sostegno alla domanda un motivo di fruttuosa cooperazione fra le nazioni. Lanalisi economica eterodossa ci suggerisce tuttavia che la teoria dei vantaggi reciproci dal commercio internazionale sui cui si basa il solidarismo liberale sbagliata. Ci sembra tuttavia di poter affermare che la storia abbia dato torto anche allinternazionalismo proletario e al keynesismo internazionale. Cominciando da questultimo, la sua epoca doro stata la cosiddetta golden age del capitalismo (gli anni 1950 e 1960), quando la competizione sovietica ha indotto gli Stati uniti a una leadership volta a far crescere in maniera coordinata i paesi del blocco occidentale. Il keynesismo internazionale tuttavia identificato da alcuni paesi in particolare dalla Germania come sinonimo di inflazione e di indisciplina sociale. Il comportamento della Germania tipicamente mercantilista: il keynesismo altrui le fa comodo perch sostiene le esportazioni tedesche; al contempo una banca centrale volta al controllo dei salari e il coinvolgimento dei sindacati nel modello mercantilista conducono a disciplina sociale e moderazione salariale necessari a conservare i vantaggi competitivi. Quanto alla solidariet di classe a livello internazionale, difficile citare dei casi concreti. Nei fatti le stesse rivoluzioni socialiste si sono in genere accompagnate a movimenti di emancipazione nazionale, mentre le classi lavoratrici dei paesi pi avanzati hanno identificato i loro interessi con quelli dellindustria nazionale, persino quando lhanno contestata con lotte dure. Il realismo politico ci conduce dunque a guardare con sospetto allidea della solidariet internazionale basata sulla convergenza degli interessi delle classi lavoratrici nazionali attorno a un progetto di keynesismo internazionale: le classi lavoratrici dei paesi del nord Europa sono, per esempio, partecipi a modelli definibili di social-democrazia mercantilista. Il realismo politico ci conduce cos a guardare con un certo scetticismo alleuropeismo che da sempre prevalso nella sinistra italiana.

2. La ragione di fondo per cui i paesi della periferia europea hanno aderito al progetto della moneta unica, come ci sembra Rossana Rossanda abbia efficacemente sottolineato, stato nellidea di accelerare in tal modo, sotto la frusta della concorrenza coi paesi centrali, la propria modernizzazione smantellando posizioni di potere e privilegio, individuate soprattutto nei sindacati, ritenuti il vero freno alla crescita, questo anche da parte degli pseudo-riformisti che allignano nel centro-sinistra. Senza naturalmente voler difendere in tutto i sindacati italiani che spesso proteggono situazioni di lassismo, e altre volte oscillano fra estremismo e servilismo non era certo questa una diagnosi giusta: ogni ipotesi seriamente riformista non pu prescindere da sindacati forti e unitari. Lerrore che si compiuto inoltre che processi di modernizzazione sono possibili in ambiti di crescita economica al costo di un po di inflazione e non in climi deflazionistici in cui pi esasperato larroccamento nella difesa dei privilegi e in cui, comunque, mancano le risorse per la modernizzazione. E lEuropa ci ha portato poca o nulla crescita e mentre il potere dei sindacati si ridotto ulteriormente, le vere posizioni di privilegio non sono state intaccate, anzi malaffare e malapolitica si sono diffusi ancor di pi. Insomma, lEuropa non va vista e indicata come elemento salvifico: non lo perch essa una collezione di paesi con interessi che possono anche convergere per certi aspetti, ma che sono confliggenti per altri e in cui, comunque, per ora impossibile pensare a elementi di solidariet. E neppure ci si deve adagiare sullidea di unEuropa progressista e di sinistra (e keynesiana), un Europa che non esiste nei fatti poich gli interessi delle classi lavoratrici dei paesi core, per non parlare di quelli del capitale, non sono i medesimi di quelle della periferia. Tutto questo non significa che la sinistra non debba lottare per unEuropa diversa. Significa solo che lo deve fare facendo leva non sulle utopie moraleggianti, ma facendo forza dalle contingenze storiche. La sconfitta del nazismo e la guerra fredda condussero a un processo di integrazione della Germania con i grandi paesi dellEuropa sud-occidentale, contro la tendenza storica di quel paese verso oriente. Si tratta di vedere se nel corso di questa crisi sar questa tendenza storica a riaffermarsi di nuovo, come sembra. I governi dellEuropa sud-occidentale ritennero dopo la caduta del muro che l'Ume avrebbe vincolato la Germania alla scelta occidentale. Fu un calcolo folle: l'Ume un surrogato di un sistema aureo (gold standard). In quel sistema la quantit di moneta dipende, diciamo, dalla quantit d'oro prodotta dalle miniere sudafricane. dunque una semplice abdicazione collettiva alla sovranit monetaria e alla possibilit di aggiustamenti della competitivit relativa dei paesi via tassi di cambio. Ci sta, non sorprendentemente, accelerando la disgregazione dellEuropa per come la conosciamo e non conducendo a maggiore unit! 3. La situazione in cui sta scivolando lEuropa ogni giorno pi drammatica e in assenza di unazione forte la rottura dellunione monetaria pu essere questione di settimane. Il costo del debito pubblico italiano i famosi spread, gli scarti fra i tassi di interesse pagati dallo stato italiano e quelli pagati dalla Germania salito a livelli inimmaginabili solo poche settimane fa, dimostrando linutilit della manovra. Le manovre imposte ai paesi periferici si rivelano infatti la classica fatica di Sisifo: minano crescita e stabilit sociale e da ultimo il bilancio pubblico. Come convengono tutti gli osservatori pi avveduti, c una istituzione di cui tutti i paesi sovrani si sono dotati dalla fine del XIX secolo per fronteggiare queste contingenze: la banca centrale. Dunque solo un intervento fermo della Banca centrale europea (Bce) potr fermare e invertire la tendenza al rialzo dei tassi di interesse sui debiti sovrani di Italia e Spagna. Purtroppo lultimo accordo europeo del 21 luglio ha ulteriormente esentato la Bce dalloperare in questo senso (v.

http://politicaeconomiablog.blogspot.com). Ottimisticamente riteniamo che, a meno di voler affossare leuro nel giro di qualche settimana, la Bce dovr intervenire. Se questo avvenisse in misura adeguata, e si potesse ricominciare a respirare normalmente, ci si potr rimboccare le maniche per raddrizzare questa Europa e questa Italia. Un serio intervento della Bce sarebbe un passaggio epocale in quanto significherebbe che lEuropa decide di avere una banca sovrana, e questo sarebbe un passo politico reale verso una maggiore unit. Per i tedeschi vedere lerede della amata Bundesbank finanziare il debito italiano sarebbe uno shock. Ma preferirebbero una irrimediabile rottura dellUme? Una sinistra italiana pi realistica e consapevole deve mettere i partiti socialisti europei spalle al muro, e comunque attrezzarsi a ogni evenienza che non sia la lenta morte di questo paese a colpi di manovre. indispensabile che da settembre la sinistra dia luogo a forme di mobilitazione, in primo luogo dei giovani, non in chiave anti-europea, ma per una Europa diversa, unEuropa del pieno impiego. Perch non cominciare a occupare le rappresentanze dellUnione europea in Italia con lezioni tenute dagli economisti critici?

e se l'Italia uscisse dall'Euro?


Marco Sabato, 13 Agosto 2011 15:28:07 Interessante articolo. Su una cosa ho dei dubbi. Credo che la BCE non interverr ad aiutare lItalia nel modo prospettato dallautore dellarticolo. Come si evidenziava dallUME in poi non ci sono stati vantaggi in Italia, chi si avvantaggiata solo la Germania mercantilista. A mio parere, una Europa cos completamente da riformare occorrerebbe una politica economica unica, rivedere i patti di stabilit, la mission della BCE, ridare sovranit al parlamento europeo e toglierla ad organi non eletti quali BCE, Commissione e Consiglio, ecc. ecc. In pratica tutte cose che i tecnocrati europei non applicheranno. Quindi chiedo ad un esperto, cosa succederebbe tecnicamente se lItalia tornasse indietro di 40 anni? Se avesse una moneta svalutata per rilanciare domanda interna ed esportazioni? Se ritornasse a controllare una banca centrale? Se intervenisse nei settori strategici industriali e finanziari? Se controllasse il proprio debito pubblico attraverso la banca centrale evitando di prendere in prestito sui mercati finanziari? In pratica, si potrebbe attuare una politica come quella giapponese, con debito pubblico alto, ma intervento pesante dello Stato? Grazie e complimenti per il sito. Concordo con un altro lettore sullunificazione con il Manifesto.

L'idea (fallimentare) di Europa (dei mercati)...


Harken Venerd, 12 Agosto 2011 15:07:02 Molto bello, quest'articolo di Cesaratto. Solo un dubbio: ma perch questo dibattito l'avete "chiuso" qui, nelle (quasi) segrete stanze di sbilanciamoci, invece di lasciarlo l, nelle stanze aperte del manifesto? Secondo: non sarebbe ora che tutta questa galassia di siti (a cominciare dal manifesto) diventasse un unico spazio di dibattito, seriamente moderato, ma aperto davvero a contributi "fattivi" e "progettuali"?

Altrimenti, le cose continuiamo sempre a raccontarcele fra noi: con quale utilit politica, non si sa... ;)

topia e realismo nella politica economica europea


Sergio Cesaratto - 15 Febbraio 2011
Pubblichiamo contestualmente un commento di Guido Montani allarticolo E noi faremo come Schroeder di Sergio Cesaratto ed una replica di questultimo.

Nel suo contributo Montani sostiene che lEuropa soffra di un grave squilibrio istituzionale, denunziato dai federalisti europei, dove solo il pilastro monetario stato creato. Prefigura in luogo unEuropa pi simile alla Germania, ma non troppo, dove scompaia la la distinzione tra paesi forti e deboli. Allo scopo, propone che un (rafforzato) Parlamento europeo e la Commissione contino su un bilancio almeno pari al 3,5-4,5% del PIL . Per venire incontro alle buone ragioni tedesche volte a sostenere alcuni vincoli di austerit per evitare che la finanza internazionale metta in pericolo lUnione monetaria, e per sostenere col dovuto orgoglio il progetto alternativo, i partiti progressisti dovrebbero farsi portatori di misure serie per la riduzione del debito pubblico. Sebbene, infine, non esistono criteri teorici condivisi per stabilire quando un debito pubblico diventa sostenibile questi criteri esistono nella prassi e sono stati resi espliciti dagli attacchi della speculazione finanziaria a paesi come la Spagna e lIrlanda che pure rispettavano i parametri di Maastricht. Larticolo di Montani esprime un sentire europeista e rigorista diffusi nella sinistra italiana. Pur apprezzando alcuni spunti dellargomentazione in particolare lidea di un pi ampio budget europeo - non nascondiamo un dissenso di fondo nellimpostazione e nei contenuti. a) Per cominciare, la struttura istituzionale Europea non un frutto casuale, ma dellidea che mercati dei beni e del lavoro liberalizzati, accompagnati da una politica monetaria ereditata dalla Bundesbank e dalla rinuncia alla politica fiscale, avrebbero assicurato una crescita non inflazionistica. Come tale modello abbia ben servito il modello economico tedesco e accentuato gli squilibri europei abbiamo gi molte volte spiegato su questa rivista. b) Questa struttura sarebbe idealmente modificabile, sebbene in una maniera pi complessa di quanto delineato da Montani, ci comportando in particolare la rinuncia da parte della Germania di alcuni tratti fondamentali della propria

costituzione economica. Il realismo politico nei riguardi della economica tedesca ci induce a essere pessimisti al riguardo. [1]

costituzione

c) Montani pare invece paradossalmente ottimista sulla Germanizzazione dellEuropa (Di fatto, il governo tedesco sta diventando il governo dellUE. Se in futuro si proceder in questa direzione si costruir unEuropa tedesca), che per rifiuta in quanto non una buona soluzione per i cittadini europei. In verit se le cose fossero cos semplici, tutti i cittadini europei accetterebbero qualche sacrificio per poter assomigliare a quel paese! Sfortunatamente, invece, la realizzazione di comportamenti tedeschi attraverso dosi massicce di deflazione mission impossibile: societ pi efficienti si possono solo realizzare in un contesto di crescita e non di progressivo immiserimento sociale. Inoltre, come acutamente sottolineato, lossessione sul recupero delle competitivit nazionali come soluzione dei problemi delleurozona, condiviso dalla Merkel come dalla Commissione, dimostra che essi tentano di guidare leurozona come se fosse una piccola isola off-shore). d) Montani appare sottoscrivere la tesi che un progetto alternativo comunque comporti il rientro del debito pubblico nei paesi periferici (non ci pare meritevole di discussione lidea ci venga fatto per orgoglio nazionale). Il concetto di sostenibilit arbitrario, come Montani ammette e come sostenuto nellappello degli economisti sulla stabilizzazione del debito pubblico. [2] La sostenibilit dei debiti pubblici dipende naturalmente dalla politica monetaria adottata. Se questa accomodante nel senso di minimizzare lonere del debito, la sostenibilit assicurata. La BCE ha ampie possibilit di farlo, se i governi Europei volessero (purtroppo sembra ammettersi per le banche quello che considerato anatema per il settore pubblico).[3] Perch dunque imporre sui paesi pi indebitati politiche fiscali deflazionistiche che solo aggraverebbero la situazione nazionale, europea e globale, come sostenuto nella lettera degli economisti?[4] Misure, destinate peraltro allinsuccesso come Montani ammette per il caso Greco. Che fare, dunque? Intanto si devono prendere le distanze dalle utopie federaliste - che trovano peraltro i loro fondamenti economici nelle medesime ideologie del laissez-faire portate a sostegno dellEuropa com - a favore di una visione realistica delle relazioni fra paesi e della complessa relazione fra conflitto distributivo e accordi economici internazionali. Su questa base, la proposta di progetti economici alternativi al disegno esistente strumento di lotta politica purch non si ritenga che la soluzione risieda in quello che definisco idealismo keynesiano (sebbene Montani sembri talvolta lontano persino da questo), basti ricordare che il rifiuto del keynesismo larticolo 1 della costituzione economica tedesca. A fronte di conflitti economici che hanno radici storiche profonde non esistono facili soluzioni, e lunica indicazione quella di fronteggiare tale realt consapevoli degli interessi nazionali. Spinelli no, per favore.

[1] Al riguardo si veda la critica alle posizioni di Carlo Panico, per alcuni versi simili a quelle di Montani, in Cesaratto. [2] Che il debito di alcuni paesi periferici sia sotto attacco pur essendo nei parametri di Maastricht non dimostra nulla: in quei paesi il sistema privato a essere fortemente indebitato, con la possibilit che esso vada a gravare sulle finanze pubbliche. [3] Purtroppo Montani nel suo pi ampio contributo a cui rimanda sottoscrive in pieno lo statuto corrente della BCE definito un solido pilastro, ritenendo che lausterit fiscale sia necessaria per evitare una nuova crisi, una posizione ben in linea con le contrazioni fiscali espansive di Alesina. [4] La lettera datata 15 giugno 2010 era indirizzata al Presidente Napolitano. E sfuggito ai pi che pochi giorni dopo il Presidente ha affermato: Il tema che si sta tuttavia imponendo al centro delle preoccupazioni comuni a larga parte della comunit internazionale - insieme con quello del concreto raggiungimento di adeguati obbiettivi di consolidamento dei bilanci pubblici - il tema del contestuale rilancio della crescita economica. I due punti appaiono abbinati in tutte le formulazioni dei pi recenti documenti, innanzitutto dellUnione Europea ; il secondo non pu essere posto trascurando il primo, ma la combinazione risulta controversa e difficile. Essa dipende anche dallapporto che ad una ripresa europea ancora flebile verr dato da qualcuna tra le maggiori economie dellUnione, se non ci si preoccuper troppo del rafforzamento delle finanze e della competitivit del proprio paese ; e dipender, una positiva combinazione tra risanamento finanziario e crescita economica, dagli specifici contenuti della manovra di stabilizzazione in paesi come il nostro.