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Racconti | Italia | 4 Lug 2008 | 22:37 La finestra sul cortile Racconto di Andrea Camilleri "La finestra sul cortile",

il racconto in dodici puntate che Andrea Camilleri ha regalato ai lettori di Agrigentonotizie.it. Negli articoli di approfondimento t rovate oltre alla prefazione anche tutte le dodici puntate del racconto che ha c ome protagonista il commissario Montalbano. Buona lettura. Sommario La finestra sul cortile Racconto di Andrea Camilleri 1 La finestra sul cortile Prefazione. 3 La finestra sul cortile Prima puntata. 4 La finestra sul cortile Seconda puntata. 6 La finestra sul cortile Terza puntata. 8 La finestra sul cortile Quarta puntata. 10 La finestra sul cortile Quinta puntata. 12 La finestra sul cortile Sesta puntata. 14 La finestra sul cortile Settima puntata. 16 La finestra sul cortile Ottava puntata. 18 La finestra sul cortile Nona puntata. 20 La finestra sul cortile Decima puntata. 22 La finestra sul cortile Undicesima puntata. 24 La finestra sul cortile Dodicesima puntata. 26 Cultura | Italia | 4 Lug 2008 | 22:38 La finestra sul cortile Prefazione Ho scritto questo racconto, che oggi Agrigentonotizie.it comincia a pubblicare, il cui titolo, "La Finestra sul cortile", vuole essere un esplicito omaggio a Hi tchcock, per aiutare la diffusione di un giornaletto di quartiere, "Il Nasone di Prati", fatto da un gruppo di giovani miei amici. Tra parentesi, con "nasone" s i intende la fontanella stradale che dispensa acqua fresca ai passanti e che det ta cos per la particolare forma del rubinetto. Ritenni dunque indispensabile ambi entare la vicenda proprio nel quartiere Prati, dove abito da oltre cinquant'anni , fingendo una trasferta romana di Montalbano al quale un amico che deve assenta rsi da Roma cede il suo appartamento da scapolo. Appartamento la cui cucina ha u na finestra che si apre su un grandissimo cortile. Il cortile che ho descritto q uello che per anni ho visto da una finestra di casa mia. Naturalmente, gli abita nti degli appartamenti che danno nel cortile del mio racconto sono assolutamente di fantasia, non hanno nessun rapporto con coloro che vi abitano nella realt. Mi divertiva l'idea di mettere il mio commissario di fronte a un paesaggio per lui inconsueto. Egli infatti abituato a vivere a Marinella, in una villetta singola

, avendo difronte a s la spiaggia e il mare. Un cortile popoloso per lui una novi t assoluta e una fonte di continuo interesse. Come nel film di Hitchcock egli si trova a spiare, anche involontariamente, la vita degli altri. Quale occasione mi gliore con un uomo che ha l'istinto della caccia, come diceva Hammett? Il respir o narrativo di questo racconto per me alquanto nuovo: infatti c'era la necessit d i una scansione per capitoletti ognuno dei quali non doveva superare le due-tre cartelle. Ho fatto una certa fatica perch, narrativamente, ho il respiro pi lungo, ma spero di esserci riuscito lo stesso. Comunque sia, buona lettura. Andrea Cam illeri Cultura | Italia | 4 Lug 2008 | 22:38 La finestra sul cortile Prima puntata "Il signor Questore l'aspetta. La introduco subito" - disse a Montalbano il capo di gabinetto Lattes e prosegu: "Tutto bene in famiglia?". Quello s'era amminchia to, da anni e anni, che Montalbano era maritato e patre di figli. Lui, le prime volte, aviva circato di dirgli che non sulo non aviva n mogliere n figli, ma che e ra macari orfano di patre e di matre. Non c'era stato verso. Ogni volta la stiss a dimanna. E un bel jorno il commissario s'era arrinnuto e gli aviva risposto ch e a casa, ringrazianno la Madonna, godivano tutti di bona saluti. L'aggiunta del ringrazio alla Madonna ce l'aviva mittuta pirch era un modo consueto di diri di Lattes e aviva pinsato che la cosa gli potiva fare piaciri. E quindi macari stav olta la risposta fu quella di sempri: "Tutti bene, ringraziando la Madonna". L'a ltro per lo tali tanticchia dubitoso. "Che c' Montalbano?". "Perch?". "Ma non so, ho sentito nella sua voce come un...". Certo che aveva sintuto qualichi cosa nella so voci. Era arragatata, squasi da raffreddori, pirch aviva passato mezza nuttat a assittato supra la verandina della so casa di Marinella a sbacantarisi tri qua rti di una buttiglia di whisky nella spiranza che gli calava il sonno. Ma non po tiva diri a Lattes la virit. "Ci ha indovinato. Lei molto perspicace. Sono un poc hino preoccupato". "Di che?". "Il mio pi piccolo ha la rosolia". E di subito si p int d'aviri ditto una simili minchiata sullenne. In primisi, pirch ora, con i vacc ini, non c'era cchi nisciun picciliddro che si pigliava la rosolia e in secundisi pirch l'ultima volta gli aviva contato che il figlio cchi nico stava dando la mat urit. Ma Lattes non ci fici caso. "Non si preoccupi, tipica malattia infantile. P asser, ringraziando la Madonna". Tuppuli alla porta dell'ufficio del Questore, la rapr a mezzo, ci infil la testa dintra, disse qualichi cosa, ritir la testa, rapr de l tutto la porta, si fici di lato per lassarlo passare. "Si accomodi". Aspitt che il commissario fosse trasuto e doppo gli chiu la porta alle spalli. "Buongiorno" - salut Montalbano. Bonetti-Alderighi, il Questore, gli fici un gesto con la man o senza isare l'occhi dalle carte che stava liggenno. Quel gesto vago potiva avi re diverse interpretazioni. Potiva assignificari tanto "bongiorno" quanto "venga avanti"; tanto "resti l" quanto "venga a sedersi"; tanto "mi fa piaciri vederla" quanto "vattela a pilgliari in quel posto". Opt di fari cinco passi e assittarsi nella seggia che c'era davanti alla scrivania. Con Bonetto-Alderighi non si pot iva proprio diri che annassero d'amori e d'accordo. Ogni vota che viniva chiamat o alla questura di Montelusa, per un verso o per l'altro sinni tornava a Vigta co l sangue amaro. Mentri il questore continuava a leggiri le carte, Montalbano si spi quali sbaglio potiva aviri fatto per essiri stato convocato di prima matina " Urgentevolissimamenti" come gli aviva ditto Catarella. Si fici un esame di cusce nzia che manco in punto di morti e arriv alla conclusioni che non aviva nenti di nenti da rimproverarsi. Ma la conclusioni, invece di tranquillizzarlo, lo squiet. Non era possibile che uno fosse assolutamente 'nnucenti. Almeno il piccato orig inale, quello doviva avercelo. E dunque macari lui aviva fatto un qualiche sbagl io del quale non si rinniva conto. Ma quali? Cap che se si mittiva a ragiunari su lla colpa e il piccato, capace che arrischiava di cadiri in un problema metafisi co. Addecise che abbisognava obbligare il questore a parlari senza perdiri altro tempo. Tussiculi forti, Bonetti-Alderighi finalmente is l'occhi e lo tali come se non l'aviva mai viduto prima. "Ah, lei, Montalbano". "Agli ordini signor Questor e". "Volevo dirle che mi hanno telefonato da Roma. Dal Ministero. Lei stato pres

celto". Cultura | Italia | 5 Lug 2008 | 00:51 La finestra sul cortile Seconda puntata Riassunto della prima puntata. Il commissario Montalbano convocato dal questore Bonetti-Alderighi. Nell'attesa, cerca di immaginare il motivo della chiamata, ma tutti i ragionamenti non fanno altro che aumentare la sua preoccupazione. Cosa aveva combinato per essere conv ocato dal questore urgintevolissimamenti? Finalmente Bonetti-Alderighi lo riceve , ma il colloquio invece di svelare la motivazione della sua chiamata, aggiunge sconcerto. "Volevo dirle che mi hanno telefonato da Roma. Dal Ministero. Lei sta to prescelto". Seconda puntata. Montalbano, prima ancora di sapiri per cosa era stato prescelto, si sint arrizzar i i capilli 'n testa. Pirch era proprio la stissa parola, prescelto, a farlo suda ri friddo. Nella Bibbia, essiri prescelto viniva sempri a significari che prima o doppo morivi ammazzato in nome di Dio. Oggi come oggi, essiri prescelto non av iva cchi questo significato letale, ma quanno 'na voci anonima ti diciva al tilef ono: "Lei stato prescelto..." era sempri o per truffarti come un picciliddro o p er fariti spenniri 'na muntagna di soldi convincennoti ad accattare cose di cui non avivi nisciun bisogno. "Per cosa?" - arrinisc a spiare con un filo di voci. " Per seguire un corso d'aggiornamento". "Non sarebbe meglio farmi seguire un cors o d'annottamento?". Bonetti-Alderighi lo talo 'mparpagliato. "Che cavolo dice?". "Ma signor questore, io ho cinquantasei anni! Tra qualche anno me ne devo andare in pensione! Che m'aggiorno a fare? Prescelgano qualcuno pi picciotto di me". "L 'ho fatto presente a chi di dovere". "Emb?". "Vogliono lei. Non riesco a capire p erch, ma pare che ci tengano molto. Il corso si terr a Roma e durer dieci giorni. I nizia il primo febbraio. Alle dieci e trenta di gioved 1, al Ministero, si presen ti al dottor Trevisan". "E in commissariato chi resta?". "Come chi resta? Il dot tor Augello, no? O si ritiene cos indispensabile che secondo lei sarebbe meglio c hiudere il commissariato in attesa del suo ritorno? Vada, vada". Sinni scinn vers o Vigata con la testa china di pinseri uno cchi nivuro dell'altro. Che jorno era? Il vintinovi era! Epperci gli arristavano tri jorni scarsi prima della partenza. E come partiva? Col treno o con l'aereo? In treno avrebbi passato 'na nuttatazz a ad arramazzarisi dintra a un letto scommodo e duro senza potiri pigliari sonno . Il dottor Trevisan di sicuro si sarebbe scantato a vidirisi presentare un cata fero ambulante. E in aereo sarebbe stato pejo. Certo, avrebbe sparagnato tempo m a in compenso il nirbuso che gli faceva viniri il viaggiari a decimila metri d'a ltizza era, come risultato, l'equivalente priciso 'ntifico di 'na nuttata persa. Appena misi pedi dintra al commissariato, Catarella si spirit agitato: "Ah, dott ori dottori! Ah dottori! D voti l'acchiam il dottori Treppisano dal Ministerio di Roma! Dice che cosa uggentevoli ass! Il nummaro internevole lass! Che fazzo? L'acc hiamo?". Doviva essiri Trevisan. "Chiamalo e passamelo in ufficio". "Montalbano? Sono Trevisan, il questore le avr comunicato che...". "So tutto. Sar lei il capo corso?". "Io? No. Io sono il coordinatore. Capo corso sar un egregio collega belg a. Antonin Verdez. E' un corso d'aggiornamento europeo, capisce? Ci sono frances i, spagnoli, tedeschi... tutti. Le telefono per farle, a nome di Verdez, una pre cisa richiesta. Porti con s la felpa". Stramm. E quanno mai aviva avuto 'na felpa? E quanno mai si era mittuta in vita so 'na felpa? E a che potiva serviri 'na fe lpa a uno che faciva un corso d'aggiornamento per poliziotti? "Sa - prosegu Trevi san - Verdez, che ama vivere all'aria aperta, intende farvi fare lunghe passeggi ate di primo mattino". Ora mi sparo a un pedi e po' dico che m' scasciata la pist ola mentre la puliziavo - pinz Montalbano. Quella era l'unica soluzione possibile , non ne vidiva altre. Si sintiva annichiluto. Lui la matina presto semmai natav a, non sinni annava boschi boschi come un fauno con la felpa 'nzemmula a tedesch

i, francisi, greci, spagnoli... E po' sarebbiro stati sicuramenti tutti cchi picc iotti di lui e quindi, doppo d orate di corsa campestre, avrebbiro dovuto rianima rlo con la respirazione bocca a bocca inveci d'ascutari quello che diciva quel m allitto di Verdez. "Allora l'aspetto giorno 1, d'accordo? Un attimo che le passo un amico". "Montalbano? Sono Gianni Viola, come stai? Sono contento di sentirti ". Gianni! Avivano fatto 'nzemmula il corso nella P.S. Ed erano addivintati amic i. Ogni tanto si telefonavano. Beh, se c'era macari Gianni nel corso, le cose ca ngiavano tanticchia. "Partecipi pure tu al corso?" - gli spi. "No, io purtroppo n on ci sar. Devo andare fuori Roma per una quindicina di giorni". "Ah" - fici Mont albano sdilluso. E po' addimann: "Senti Gianni, potresti consigliarmi un albergo che...". "Guarda che previsto che dormite in alloggi assegnati dal Ministero". E chisto sulo ci ammancava! Macari li facivano dormiri a tutti in una camerata e la matina all'alba l'arrisbigliavano con la trumma! "Ma se vuoi - prosegu Gianni - puoi andare a dormire a casa mia". "Porti con te tua moglie?". "Quale moglie? Sono scapolo. L'appartamento piccolo, ma comodo. Lascio le chiavi a Trevisan. E' in via Oslavia. Nei paraggi ci sono ristoranti ottimi. Vedrai, ti ci troverai b enissimo". Cultura | Italia | 12 Lug 2008 | 00:06 La finestra sul cortile Terza puntata Riassunto seconda puntata Il questore svela al commissario il motivo della sua convocazione a Roma: un cor so d'aggiornamento al Ministero. In commissariato, Montalbano chiama il coordina tore del corso, il dottor Trevisan, e viene a sapere che sar tenuto da un collega belga, Antonin Verdez, e sar frequentato da poliziotti di tutta Europa. Trevisan gli fa un'unica richiesta: "Porti con s la felpa", in previsione delle lunghe pa sseggiate mattutine alle quali lo coinvolger Verdez. Gianni, un suo vecchio amico , si rende disponibile a lasciargli le chiavi del suo appartamento in via Oslavi a... Terza puntata Alla trattoria da Enzo arriv con una facci da d novembiro. Tanto che appena che lo vitti comparire, Enzo s'appagn. "Che fu, dottore? Successe cosa?". Arrispunn murm urianno: "Rotture di cabasisi, Enzo". "Dottore, haiu 'na pasta al nivuro di sicc ia che fa arrisbigliare i morti". "Portamela, vediamo se capace di fari arrisbig liare macari a mia". "Ma vossia sino a prova contraria non morto". "Picca ci man ca" fici Montalbano pisanno a come si sarebbe sintuto doppo 'na longa passiata m attutina agli ordini di Verdez. Alla prima furchittata di pasta, cap che non sare bbe arrinisciuto a mangiarisilla. Si sintiva la vucca dello stomaco stringiuta d a un pugno di ferro, non ci sarebe potuta passare 'na spingula. "Che fa, non le piace?" gli spi Enzo a mit tra lo sdilluso e il minazzoso. "Mi piace, ma non ho pi titto". "Allura veramente morto " fu il commento di Enzo. Nisc dalla trattoria sen za aviri mangiato nenti. Epperci non c'era nicissit della solita passiata digestiv a e meditativa fino alla punta del molo. Sinni torn in ufficio. Catarella s'appre occup a vidirisillo davanti doppo manco mezzora che era nisciuto. "Dottori, ma ci and a mangiare?". "Certo". "E como fici a fari accuss di prescia?". "Mi sono fatt o mettere tutto in un unico piatto, la pasta al nivuro di siccia, tre triglie fr itte, un bicchiere di vino, uno d'acqua e il caf". Catarella fici 'na facci stram mata e scuncirtata. "Tutto insieme insiemato?". "Certo. Tanto nella panza tutto l'insieme non s'insiema?". Catarella lo tali ammammaloccuto e non replic. Doppo ma nco cinco minuti ch'era assittato tras Fazio. "Un tentativo d'omicidio ci fu. Ora ora telefonarono. Hanno sparato a un avvocato che si chiama Fillic Cesare. Mentr i sinni stava tornando alla so casa. L'hanno pigliato a una spalla, allo spitale di Montelusa. Viene?". "Dove?". "Io direi di cominciare interrogando l'avvocato ". "Va bene, vacci", "E vossia?". "Io che c'entro?". "Come che c'entra? Vossia n on il dirigente di questo commissariato?". "Fazio, m'ha chiamato il questore per

dirmi che sono stato prescelto". "A vossia?" spi Fazio ammaravigliato. Montalban o s'irrit. Pirch tanta maraviglia? Che era un rottame? 'Na pezza di pedi? "Perch, s econdo tia non sono digno di esssere prescelto?". "Ma certo, dottore, vossia deg nissimo. Ma a fare cosa?". "A seguire un corso d'aggiornamento a Roma". Fu allor a che Fazio accap il motivo del malumore di Montalbano. Lassare la casa di Marine lla, non farisi la solita natata quanno che gli spirciava, non mangiarisi le tri glie di Enzo... Pejo di 'na quaresima! Si sus. "La facenna dell'avvocato la vado a dire al dottor Augello". "Bravo, se ne occupi lui". Pass il doppopranzo senza a viri n forza n gana di fari nenti. A un certo momento non ce la fici cchi, gli amma ncava l'aria, nisc dal commissariato e sinni torn a Marinella. Arriv che il sole pr incipiava a tramontare. S'assitt sulla verandina. A ponente il cielo era tingiuto di un rosso-arancione che stingeva supra il mari. Si sint tanticchia racconsolat o, il nirbuso c'era sempre, ma era addiventato sopportabile. Ann in bagno, si spo gli, s'infil il costume, dalla verandina scinn supra la pilaja. La rina era ancora cavuda. Ma era 'ngannevoli, pirch l'acqua del mari era fridda. Doppo una decina d i vrazzate, il malumore principi a svaporare. Quanno torn a riva, avvirt che la nat ata gli aviva fatto smorcare il pititto. Rapr speranzoso il frigorifero e ci attr ov un piatto funnuto che traboccava di caponatina. Ringrazi mentalmente Adelina. P ani e caponata, il meglio mangiare. Doppo stetti a fumare assittato nella verand ina. Non pinsava a nenti, taliava il colore del mari che cangiava mentre che la notti avanzava. Squill il telefono. Si sus di malavoglia per annare a rispondere. Era Livia. "Come stai?". "Bene, proprio bene" arrispunn. "E' una serata magnifica . Vorrei che tu fossi qua con me". "Salvo - fici Livia strammata dalle ultime in consuete parole - ma ti senti veramente bene?". "S, il fatto che stamattina mi ha chiamato il questore per dirmi che devo andare a Roma a seguire un corso d'aggi ornamento e la cosa mi ha fatto diventare nervoso. Ma poi passata". "Lo credo be ne! Per te andare a Roma come andare sulle alpi bavaresi!". "A proposito, dov' ch e si vendono le felpe?". "Dovunque. Le trovi anche nei mercatini. Perch lo vuoi s apere?". "Ne devo comprare una". "Per chi?". "Come per chi? Per me". "Oddiooddio oddio!" fici Livia principianno a ridiri. "Che ti piglia?". "Non ti ci vedo con una felpa. Oddiooddio! Saresti buffissimo!". Montalbano principi ad arraggiarsi. "Perch, secondo te non ci ho il fisico?". "Ma via, Salvo, basta che ti guardi all o specchio!". Fin a sciarriatina sullenne. Cultura | Italia | 18 Lug 2008 | 23:32 La finestra sul cortile Quarta puntata Riassunto terza puntata Ancora di malumore per la notizia del corso d'aggiorname nto a Roma, Montalbano si reca a pranzo. Ma neanche i gustosi manicaretti di Enz o riescono a fargli tornare il buonumore. Non avendo n la forza n la voglia di far e niente se ne torna a Marinella. Una bella nuotata al tramonto quello che ci vu ole per ritrovare l'appetito. Dopo essersi gustato la cena lasciatagli da Adelin a, Montalbano riceve la telefonata di Livia, la quale, saputo dell'imminente via ggio a Roma del commissario e dell'esigenza di portarsi dietro una felpa per le lunghe passeggiate mattutine, non pu fare a meno di scoppiare a ridere. I due com inciano a litigare... Quarta puntata Addecise di partiri in aereo. Non se la sintiva di farisi tutte q uelle ore di treno, stinnicchiato supra a un letto di centimetri 35 x 10 nel qua li a ogniminimo movimento arrischiavi di catafotterti 'n terra. Appena susuto, a nn all'agenzia per farisi il biglietto. Da Punta Raisi l'aereo partiva alle setti e mezza del matino e ti dovivi prisintari un'orata prima della partenza. Il che viniva a significari partirisi da Vigata alle quattro e mezza del matino. Datos i che partiva per servizio e non per commodit so, chiam a Gallo e gli disse che lo doviva accompagnari. "Quanto ci metti da qui a Punta Raisi?". "Un'orata, dottor e!". "E senza curriri come a Indianapolis?". "Un'orata e mezza". "Allora domani a matino alle cinco mi vieni a pigliare a Marinella". Mezzora di sonno guadagnat a. Doppo un d orate che stava in officio a firmare carte, tras Fazio. "Dottore, or a ora mi telefon Mineo". Era un compagno di corso, simpatico, che era vinuto ad a

ttrovare ad Augello. Sinni era partuto per Roma quella matina stissa con l'aereo che il jorno appresso avrebbi dovuto pigliari Montalbano. "Che voleva?". "S'era scordato in casa di Augello 'na busta di fotografie. Dice se gliela pu portare l ei a Roma". "Va bene, fattela dare da Augello... non in ufficio?". "Nonsi, ancor a non arrivato". "Recuperate 'sta busta entro stasira che me la metto in valigia ". "Il dottor Mineo ancora scantato era". "Pirch?". "Hanno avuto un viaggio laido ass. Dice che hanno incontrato vuoti d'aria che pariva sprufunnavano senza potir i cchi sollevarsi". Appena che Fazio fu nisciuto dalla cammara, cominci a consider ari seriamente se era propio il caso di pigliari l'aereo. Capace che quella era stata 'na specie di prova ginirali per una caduta definitiva. Va a sapiri come s e la pensano gli aerei! Nisc dal commissariato e ann nuovamenti all'agenzia. "Vorr ei cambiare questo biglietto" fici, pruiennolo alla picciotta graziosa che stava darr al banco. "Parte con un altro volo?". "No, voglio andarci in treno". "Allor a io questo glielo rimborso, ma per fare un altro biglietto si rivolga alla mia collega". Maria! Quant'era laida e 'ntipatica la picciotta che s'occupava dei bi glietti dei treni! Le disse quello che addisidirava. "Mi scusi, non ho capito be ne. Ma lei quando deve essere a Roma?". "Domani mattina al massimo alle 11". "Al lora sarebbe dovuto partire stasera col treno delle 20.30 da Palermo". "Che sign ifica sarebbe dovuto?". "Quel treno solo cuccette e vetture letto". "Emb?". "E' t utto occupato". "E io ora cosa faccio?". "Doveva pensarci prima!" fici la 'ntipa tica col tono di una profissoressa di scola che ti sta futtenno in matematica. " Venga qui da me" gli disse 'na terza picciotta che si era pigliata di piet. Monta lbano si spost. "Vogliamo provare se trovo una cabina?". E perch no? Se non aviva scelta, partire col papore era l'unica. Fu accuss che Gallo quella sira stissa lo port alla banchina del porto di Palermo. Acchian sulla navi, la gabina era nica e stritta ma passabile, mangi discretamente al self-service, passi per un'orata sul ponte, si ann a coricare, si misi a leggiri, po', a picca a picca, cullato dal m ari, s'addrummisc. A Napoli fici a tempo a pigliare il treno e alle deci e mezzo s'attrov a Roma. Alle unnici e un quarto era al ministero. "Hai portato la felpa? " fu la prima dimanna che gli fici Trevisan. A malgrado che faciva cavudo, Monta lbano rabbrivid. Cultura | Italia | 26 Lug 2008 | 09:09 La finestra sul cortile Quinta puntata Riassunto della quarta puntata L