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G. W. F.

Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Prefazione Secondo il mio modo di vedere che dovr giustificarsi soltanto merc lesposizione del sistema stesso, tutto dipende dallintendere e dallesprimere il vero non come sostanza, ma altrettanto decisamente come soggetto [...] La sostanza viva bens lessere il quale in verit Soggetto, o, ci che poi lo stesso, lessere che in verit effettuale, ma soltanto in quanto la sostanza il movimento del porre se stesso, o in quanto essa la mediazione del divenir-altro-da-s con se stesso. Come soggetto essa la pura negativit semplice, ed , proprio per ci, la scissione del semplice in due parti, o la duplicazione opponente; questa, a sua volta, la negazione di questa diversit indifferente e della sua opposizione; soltanto questa ricostituentesi eguaglianza o la riflessione entro lesser-altro in se stesso, non ununit originaria come tale, n ununit immediata come tale, il vero. Il vero il divenire di se stesso, il circolo che presuppone e ha allinizio la propria fine come proprio fine, e che solo mediante lattuazione e la propria fine effettuale. [] Che il vero sia effettuale solo come sistema, e che la sostanza sia essenzialmente Soggetto, ci espresso in quella rappresentazione che enuncia lAssoluto come Spirito, elevatissimo concetto appartenente alla et nuova e alla sua religione. Soltanto lo spirituale leffettuale; esso e: lessenza o ci che in s; ci che ha riferimento e determinatezza, lesser-altro e lesser-per-s; e ci che in quella determinatezza e nel suo esser fuori di s resta in se stesso; ossia esso in s e per s. Ma questo essere in s e per s da prima per noi o in s, la sostanza spirituale. Esso deve essere ci anche per se stesso, deve essere il sapere dello spirito e il sapere di se stesso come spirito, ossia deve essere come oggetto di se stesso e, nel medesimo tempo, deve essere immediatamente anche come oggetto tolto e in se stesso riflesso. Questo oggetto per s soltanto per noi, in quanto mediante lui stesso vien creato il suo spirituale contenuto; ma in quanto loggetto medesimo per s anche per se stesso, ecco che questa autocreazione, il puro concetto, in pari tempo lelemento oggettivo, dove esso ha il suo essere determinato; per tal modo nel suo essere determinato esso per se stesso oggetto in s riflesso. Lo spirito che si sa cos sviluppato come spirito, la scienza. Questa ne la realt effettuale, ed quel regno che esso si costruisce nel suo proprio elemento. Fenomenologia dello spirito, vol. I, pp. 12, 14. Il vero lintiero. Ma lintiero soltanto lessenza che si completa mediante il suo sviluppo. DellAssoluto devesi dire che esso essenzialmente Resultato, che solo alla fine ci che in verit; e proprio in ci consiste la sua natura, nellessere effettualit, soggetto o divenir-se-stesso. Per quanto possa sembrare contraddittorio che lAssoluto sia da concepire essenzialmente come resultato, basta tuttavia riflettere alquanto per rendersi capaci di questa parvenza di contraddizione. Il cominciamento, il principio o lAssoluto, come da prima e immediatamente viene enunciato, solo lUniversale. Se io dico: tutti gli animali, queste parole non potranno mai valere come una zoologia; con altrettanta evidenza balza agli occhi che le parole divino, assoluto, eterno, ecc. non esprimono ci che quivi contenuto; e tali parole in effetto non esprimono che lintuizione, intesa come limmediato. Ci che pi di tali parole, e sia pure il passaggio a una sola proposizione, contiene un divenir-altro che deve venire ripreso, ossia una mediazione. Fenomenologia dello spirito, vol. I, pp. 15-16. Lindividuo particolare lo spirito non compiuto: una figura concreta, in tutto il cui essere determinato domina una sola determinatezza, e nella quale le altre sono presenti soltanto con tratti sfumati. Nello spirito che sta pi su di un altro, la concreta esistenza inferiore decaduta a momento impalpabile; ci che prima era la cosa stessa, non che una traccia; la sua figura velata

e divenuta una semplice ombreggiatura. Lindividuo percorre questo suo passato, la cui sostanza quello spirito che sta pi su, proprio come colui che sul punto di avventurarsi in una scienza superiore percorre le cognizioni preparatorie, gi in lui da lungo tempo implicite, per rendersi presente il loro contenuto; e le rievoca senza che quivi indugi il suo interesse. Il singolo deve ripercorrere i gradi di formazione dello spirito universale, anche secondo il contenuto, ma come figure dallo spirito gi deposte, come gradi di una via gi tracciata e spianata. Similmente noi, osservando come nel campo conoscitivo ci che in precedenti et teneva allerta lo spirito degli adulti ora abbassato a cognizioni, esercitazioni e fin giochi da ragazzi, riconosceremo nel progresso pedagogico, quasi in proiezione, la storia della civilt. Tale esistenza passata propriet acquisita allo spirito universale; spirito che costituisce la sostanza dellindividuo e, apparendogli esteriormente, costituisce cos la sua natura inorganica. Mettendoci per questo riguardo dallangolo visuale dellindividuo, la cultura consiste nella conquista di ci chegli trova davanti a s, consiste nel consumare la sua natura inorganica e nellappropriarsela. Ma ci pu venire considerato anche dalla parte dello spirito universale, in quanto esso sostanza; in tal caso questa si d la propria autocoscienza e produce in se stessa il proprio divenire e la propria riflessione. La scienza, come presenta questo movimento formativo nel dettaglio del suo processo e nella sua necessit, cos presenta nella figurazione a lui propria ci che gi disceso a momento e propriet dello spirito. Meta la chiara penetrazione dello spirito in ci che il sapere. Linsofferenza pretende limpossibile, vale a dire il raggiungimento della meta senza i mezzi. Da un lato bisogna sopportare la lunghezza di questitinerario, ch ciascun momento necessario; dallaltro lato occorre soffermarsi presso ciascun momento, giacch ciascuno di per s unintera figura individuale; cos ciascun momento vien considerato assoluto, proprio perch la sua determinatezza vien riguardata come un intiero o come un concreto, o come lintiero nella peculiarit di questa determinazione. Poich non solo la sostanza dellindividuo, ma addirittura lo Spirito del mondo ha avuto la pazienza di percorrere queste forme in tutta lestensione del tempo, e di prender su di s limmane fatica della storia universale per riplasmare quindi in ciascuna forma, per quanto questa lo comportasse, il totale contenuto di se stesso; e poich lo Spirito del mondo non avrebbe potuto attingere la coscienza di s con minore fatica, evidente che, secondo la cosa stessa, lindividuo non potr arrivare a comprendere la sua sostanza attraverso un cammino pi breve; tuttavia ha dinanzi a s una fatica pi lieve, perch tutto ci in s gi consummatum est: il contenuto gi leffettualit affievolita nella possibilit, limmediatezza gi forzata, la figurazione gi ridotta alla sua abbreviazione, alla semplice determinazione di pensiero. Essendo il contenuto di gi un pensato, esso propriet della sostanza; non pi lesserci deve venir volto nella forma dellesser-in-s [an sich]; anzi ci ch in s che deve venir volto nella forma dellesser-per-s; ci ch in s, non pi meramente originario n calato nellesserci, ma piuttosto ridotto gi a memoria. Fenomenologia dello spirito, vol. I, pp. 22-24. Frattanto se la tema di cadere in errore insinua sfiducia nella scienza bisogna vedere come mai, per contro, in questa diffidenza non si debba insinuare una diffidenza e non sabbia a temere che una tale paura di errare non sia gi essa stessa lerrore. In effetti una tale paura presuppone come verit qualcosa, anzi molto presuppone che lAssoluto se ne stia da una parte e il conoscere dallaltra, per s separato dallAssoluto, pur essendo qualcosa di reale; ovverosia presuppone che il conoscere, il quale fuori dellAssoluto indubbiamente anche fuori della verit, sia poi tuttavia veridico: assunzione per cui ci che si chiama paura dellerrore si fa invece piuttosto conoscere come paura della verit. Questa conseguenza risulta dal fatto che lAssoluto solo vero, o il Vero solo assoluto.

Nel momento del suo sorgere la scienza essa stessa apparenza ma la scienza deve liberarsi di questa parvenza [La Fenomenologia dello Spirito], da questo punto di vista, pu venire considerata come litinerario della coscienza naturale, la quale urge verso il vero sapere; o come litinerario dellanima percorrente la serie delle sue figurazioni quali stazioni prescrittele dalla sua natura perch si rischiari a spirito e, mediante la piena esperienza di se stessa, giunga alla conoscenza di ci che essa in s stessa. Fenomenologia dello Spirito, Introduzione, pp. 66-69 Hegel. La figura servo-padrone Il Signore la coscienza che per s; ma non pi soltanto il concetto della coscienza per s, anzi coscienza che per s, la quale con s mediata da unaltra coscienza, cio da una coscienza tale, alla cui essenza appartiene di essere sintetizzata con un essere indipendente o con la cosalit in generale. Il signore si rapporta a questi due momenti: a una cosa come tale, alloggetto, cio, dellappetito; e alla coscienza cui essenziale la cosalit. E mentre egli come concetto dellautocoscienza immediato rapporto dellesser-per-s, pur essendo in pari tempo b) come mediazione o come esser-per-s che per s soltanto mediante un altro, si rapporta a) immediatamente ad ambedue, e b) mediatamente a ciascheduno mediante laltro. Il signore si rapporta al servo mediatamente attraverso lindipendente essere, ch proprio a questo legato il servo; questa la sua catena, dalla quale egli non poteva astrarre nella lotta; e perci si mostr dipendente, avendo egli la sua indipendenza nella cosalit. Ma il signore la potenza che sovrasta a questo essere; giacch egli mostr infatti che nella lotta questo essere gli valeva come un negativo. Siccome il signore la potenza che domina lessere, mentre questo essere la potenza che pesa sullaltro individuo, cos, data questa disposizione sillogistica, il signore ha sotto di s questo altro individuo. Parimenti, il signore si rapporta alla cosa in guisa mediata, attraverso il servo; anche il servo, in quanto autocoscienza in generale, si riferisce negativamente alla cosa e la toglie; ma per lui la cosa in pari tempo indipendente; epper, col suo negarla, non potr mai distruggerla completamente; il servo pu soltanto trasformarla col suo lavoro. Invece, per tale mediazione il rapporto immediato diviene al signore la pura negazione della cosa stessa: ossia il godimento. Ci che non riusc allappetito, riesce a questatto del godere: esaurire la cosa e acquetarsi nel godimento. Non pot riuscire allappetito per lindipendenza della cosa; ma il signore che ha introdotto il servo tra la cosa e se stesso, si conchiude cos con la dipendenza della cosa, e puramente la gode. Peraltro il lato dellindipendenza della cosa egli lo abbandona al servo che la elabora. In questi due momenti per il signore si viene attuando il suo esserriconosciuto da unaltra coscienza; questa infatti si pone in essi momenti come qualcosa di inessenziale; si pone una volta nella elaborazione della cosa, e unaltra volta nella dipendenza di un essere determinato; in entrambi i momenti quella coscienza non pu padroneggiare lessere e arrivare allassoluta negazione. Qui dunque presente il momento del riconoscere per cui laltra coscienza, togliendosi come esser-per-s, fa ci stesso che la prima fa verso di lei; ed similmente presente laltro momento, che loperare della seconda coscienza loperare proprio della prima; perch ci che fa il servo propriamente il fare del padrone. A questultimo soltanto lesser-per-s, soltanto lessenza; egli la pura potenza negativa per cui la cosa non niente; ed dunque il puro, essenziale operare in questa relazione; il servo peraltro non un operare puro, s bene un operare essenziale. Ma al vero e proprio riconoscere manca ancora il momento pel quale il signore fa verso laltro individuo ci che fa verso se stesso, e pel quale il servo fa verso di s ci che fa verso laltro. Col che si prodotto un riconoscimento unilaterale e ineguale. La coscienza inessenziale quindi per il signore loggetto costituente la verit della certezza di se stesso. chiaro per che tale oggetto non corrisponde al suo concetto; , anzi, chiaro che

proprio l dove il signore ha trovato il suo compimento, gli divenuta tuttaltra cosa che una coscienza indipendente; non una tale coscienza per lui, ma piuttosto la coscienza dipendente; egli non dunque certo dellesser-per-s come verit, anzi la sua verit piuttosto la coscienza inessenziale e linessenziale operare di essa medesima. La verit della coscienza indipendente , di conseguenza, la coscienza servile. Questa da prima appare bens fuori di s e non come la verit dellautocoscienza. Ma come la signoria mostr che la propria assenza linverso di ci che la signoria stessa vuol essere, cos la servit, nel proprio compimento, diventer piuttosto il contrario di ci chessa immediatamente; essa andr in se stessa come coscienza riconcentrata in s, e si volger nellindipendenza vera.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Autocoscienza, pp. 159-161

Hegel. La coscienza infelice Hegel descrive la figura della coscienza individuale come coscienza scissa e di questa scissione essa rappresenta la parte inessenziale. La coscienza della contraddizione fra finito ed infinito implica la coscienza dellin-s e dellaltro-da- s, cio il concetto dello Spirito che ormai entrato nella sfera dellesistenza. La conciliazione della coscienza con s stessa, della sua parte trasmutabile con quella intrasmutabile, sar poi opera dello Spirito.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Autocoscienza

Questa coscienza infelice in s scissa cos costituita che, essendo tale contraddizione della sua essenza una coscienza, la sua prima coscienza deve sempre avere insieme anche laltra; e in tal modo, mentre essa ritiene di aver conseguita la vittoria e la quiete, deve immediatamente venir cacciata da ciascuna delle due coscienze. Ma il suo vero ritorno in se stessa o la sua conciliazione con s, rappresenta il concetto dello spirito che, ormai vitale, entrato nella sfera dellesistenza: e ci perch essa come coscienza indivisa nel medesimo tempo coscienza duplicata; essa lintuirsi di unautocoscienza in unaltra; essa stessa luna e laltra autocoscienza, e lunit di entrambe le anche la sua essenza; ma essa per s non ancora questa essenza medesima, non ancora lunit di entrambe le autocoscienze. La coscienza trasmutabile. Essendo essa da prima solo lunit immediata di entrambe le coscienze, ma non essendo entrambe queste coscienze per lei lo stesso; per lei anzi essendo, quelle due, coscienze opposte; luna, quella semplice e intrasmutabile, le lessenza; mentre laltra, quella che si trasmuta per molte guise, le lInessenziale. Entrambe son per essa essenze reciprocamente estranee; essa stessa, essendo la coscienza di questa contraddizione, si pone dal lato della coscienza trasmutabile ed a se stessa lInessenziale. Ma come coscienza della permanenza o dellessenza semplice deve procedere a liberarsi dallInessenziale, vale a dire a liberare s da se stessa. Infatti, sebbene per s sia soltanto coscienza trasmutabile, e sebbene la coscienza intrasmutabile le sia un estraneo, tuttavia essa stessa coscienza semplice e quindi intrasmutabile; coscienza di cui essa consapevole come di sua essenza; ma in tal guisa chessa, per s, ancora una volta non questa essenza. Perci la posizione chessa d a quelle due non pu costituire una loro reciproca indifferenza, ossia una indifferenza di se stessa di fronte allIntrasmutabile. Anzi essa stessa immediatamente quelle due coscienze; e per lei il rapporto di entrambe come rapporto dellessenza alla non-essenza, cos che la non-essenza debba venir tolta. Ma mentre le due coscienze le sono nello stesso tempo essenziali e contraddittorie, essa soltanto il movimento contraddittorio, nel quale il contrario non giunge alla calma nel proprio contrario, anzi si riproduce in quello nuovamente come contrario.