Sei sulla pagina 1di 217

UNIVERSIT DEGLI STUDI DI TORINO

FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA


CORSO DI LAUREA IN LETTERE MODERNE
A.A. 2001/2002







TESI DI LAUREA








LA RE1E 1OPOAOMAS1ICA COME FORMA DI
RAPPRESEA1AZIOAE DEL 1ERRI1ORIO: IL CASO DI
SOLOMIAC, AL1A JALLE RIPARIA









Relatore: Prof.ssa Paola SERENO



Candidato: Stefano DELFINO
N matricola: 9605350

INDICE




INTRODUZIONE p. 1

Capitolo 1: IL QUADRO FONDIARIO p. 15
1.1: MorIologia Iondiaria p. 15
1.2: Sintassi Iondiaria p. 27

Capitolo 2: L`INSEDIAMENTO p. 40

Capitolo 3: I NOMI E LE COSE p. 64

Capitolo 4: LA RETE TOPONOMASTICA p. 106
4.1: Relazioni diacroniche p. 106
4.2: Relazioni sincroniche p. 119

Capitolo 5: CONSIDERAZIONI SUL MAS p. 129

CONCLUSIONI p. 143

REPERTORIO DEI TOPONIMI p. 149

BIBLIOGRAFIA p. 210
1
INTRODUZIONE


Denominare un luogo signiIica appropriarsi di esso dal punto di vista
cognitivo; dare il nome ad un oggetto, un Ienomeno, permette di riconoscere
indeIinitamente quell`oggetto, quel Ienomeno come particolare. Il designatore
compendia in un concetto le caratteristiche proprie della cosa che nomina, la
isola, la evidenzia e la trasIorma nell`emblema di un luogo. Quest`ultimo, nel
rapporto con l`aspetto che lo caratterizza, assume pertanto un`identita precisa,
al limite inequivocabile: diventa un punto di riIerimento certo nello spazio.
L`attore territoriale, ossia il gruppo sociale che attribuisce i nomi,
semantizzando l`universo empirico, ne assume un controllo di tipo simbolico
1
.
I designatori Iondano in sostanza una vera e propria mappa mentale della quale
e depositaria la comunita che conosce il codice di interpretazione: un codice
dunque prettamente linguistico, preciso e limitato, che puo essere tramandato
per tradizione orale e in tal modo istituisce la ricorsivita dell`agire comunitario.
Si crea insomma un`identita tra il territorio e la societa che l`ha plasmato, la
quale si riconosce continuamente appunto attraverso il territorio, narrandolo.
I toponimi sono dunque prodotti sociali, utili alla comunita al Iine di attivare
le pratiche che consentono il soddisIacimento dei bisogni primari: nutrirsi,
ripararsi, riprodursi.
L`atto denominativo sempliIica la realta tramite una sua rappresentazione,
che, in quanto tale, non puo essere neutra; al contrario, riIlette necessariamente
le aspettative che la societa ha nei conIronti del proprio territorio. Analizzare
un gruppo di toponimi non signiIica pertanto Iornire un quadro geograIico
Iisico di una porzione della superIicie terrestre. Il risultato di un`indagine di
tale tipo sara invece la ricostruzione delle relazioni che una societa ha
instaurato col proprio territorio e, in deIinitiva, del sistema di reperimento
spaziale elaborato da quella societa.
L`atto denominativo, nella misura in cui consente di riconoscere un tratto di
superIicie terrestre come un luogo, costituisce un Iatto eminentemente
geograIico; tuttavia non sono numerose le ricerche, particolarmente in Italia,
che hanno esaminato i toponimi secondo tale prospettiva.

1
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria geografica della complessita, Milano 1988, pp. 79-93.
2
I nomi di luogo hanno rappresentato piu spesso l`oggetto di studio delle
discipline linguistiche, che perseguono in primis un`interpretazione
ricostruttiva, ossia con l`obiettivo di risalire all`etimologia e al signiIicato
originario del nome, per poi tracciarne l`evoluzione morIologica e semantica.
Sebbene gli apporti delle discipline linguistiche non debbano aIIatto essere
disconosciuti, l`analisi geograIica diIIerisce nettamente da essi, poiche
considera il nome di luogo quale veicolo del rapporto tra la societa e il
territorio e intende analizzare il nome non come Iatto irrelato, bensi all`interno
di quel rapporto
2
.
In una certa misura dunque l`approccio linguistico e l`approccio geograIico
risultano complementari, e in eIIetti nell`ultimo secolo di storia delle due
discipline non sono mancate proposte di collaborazione in campo
toponomastico, risoltesi tuttavia spesso in un nulla di Iatto.
Gia alla Iine del XIX secolo in eIIetti la comunita geograIica italiana
dibatteva sulla necessita degli studi toponomastici al Iine di una migliore
comprensione del territorio italiano. Era quella l`epoca postunitaria, durante la
quale l`Istituto GeograIico Militare stava intraprendendo l`opera di
uniIormazione e arricchimento della cartograIia nazionale; per Iornire una
rappresentazione completa del territorio italiano apparve allora necessario
aIIiancare ai rilevamenti topograIici una raccolta dei nomi di luogo.
Nel terzo Congresso GeograIico italiano, svoltosi a Firenze nel 1898, si
tenne un primo bilancio delle ricerche onomastiche, che cominciarono a
conIigurarsi come tema Iondamentale per lo studio di medie e piccole aree. In
quell`occasione Cesare Battisti
3
riconobbe che le indagini sui nomi propri
locali attinenti a Ienomeni Iisici ed antropogeograIici erano poche e
Irammentarie e non avevano raggiunto una dimensione territoriale regionale.
Nel suo intervento il Battisti Iorni anche alcune indicazioni metodologiche,
attribuendo importanza all`elemento Iilologico e ritenendo indispensabile che il
ricercatore Iosse residente nella regione da studiare e svolgesse le inchieste sul

2
CIr. D. MORENO, Dal documento al terreno. Storia e archeologia dei sistemi agro-silvo-
pastorali, Bologna 1990, p. 185: E assurdo sottovalutare gli apporti delle scienze linguistiche,
ma e anche chiaro che l`impiego che si potra Iare della terminologia storica dovra diIIerire dal
tipo di interpretazione 'storico-evolutiva o 'ricostruttiva sino ad oggi implicito in quelle
indagini.
3
C. BATTISTI, Intorno ad una raccolta di termini locali attinenti ai fenomeni fisici ed
antropogeografici da ini:iarsi nelle singole regioni dialettali dItalia, in 'Atti del III
Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1898), Firenze 1899, pp. 348-349.
3
terreno in equipe. Egli tuttavia seguiva le tendenze coeve della geograIia,
poiche riservava un rilievo preminente alla sIera morIogenetica, con l`obiettivo
di giungere alla coniazione di termini scientiIici a partire dall`individuazione
delle voci dialettali. Lo scopo Iinale delle ricerche doveva essere inIatti quello
di compilare un glossario ragionato delle voci geograIiche dialettali.
Nello stesso Congresso il Ricchieri
4
Iocalizzo l`attenzione sulle Ionti
necessarie alle indagini toponomastiche geograIiche; ne evidenzio tre tipi: le
mappe catastali, le schede del Censimento e le carte dell`Istituto GeograIico
Militare. Egli dimostro l`utilita di incrociare le Ionti, applicandole alla
correzione di alcuni nomi di luogo errati sulle cartine topograIiche IGM.
Pochi anni dopo, nel V Congresso GeograIico di Napoli, il Ricchieri dovette
constatare che il bilancio delle ricerche di toponomastica continuava ad essere
scarno
5
; egli dunque sottolineo la proIicuita della collaborazione
interdisciplinare tra glottologi e geograIi e propose la costituzione di un
organismo nazionale di coordinamento, che aIIidasse la raccolta dei nomi agli
Enti locali e agli studiosi di storia municipale.
Negli stessi anni il Revelli, con i suoi studi sulla Contea di Modica in
Sicilia
6
, impresse un taglio piu storico a tale Iilone di ricerche. L`indirizzo
esplicitato dal Revelli era maturato nel corso del Congresso Internazionale di
Scienze Storiche, svoltosi a Roma nel 1903 con la partecipazione di Paul Vidal
de La Blache. Da quel Congresso emersero in particolare due indicazioni di
metodo. Da un lato si tento di eliminare l`ostacolo rappresentato dai limiti
amministrativi del territorio italiano, che Ialsavano la prospettiva spaziale della
ricerca; a tale scopo si propose di Iar riIerimento, per le indagini
toponomastiche, ad entita spaziali omogenee per vicende storiche, al cui
interno cogliere nomi di signiIicato Iisico e sociale. Dall`altro lato si evidenzio
l`utilita della consultazione delle Ionti storiche, archivistiche, diplomatiche e
Iolcloriche.

4
G. RICCHIERI, Saggio di corre:ione dei nomi locali sulle carte topografiche dellIstituto
Geografico Militare, per quanto riguarda la Sicilia occidentale e meridionale, in 'Atti del III
Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1898), Firenze 1899, vol II, pp. 642-654.
5
G. RICCHIERI, Sui me::i per provvedere alla corre:ione toponomastica delle nostre carte
topografiche, in 'Atti del V Congresso GeograIico Italiano (Napoli 1904), Napoli 1905, vol.
II, pp. 281-285.
6
P. REVELLI, Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, la Contea di Modica, in
'Bollettino della Societa GeograIica Italiana, VI, 1905, pp. 609-619.
4
La prospettiva storica prese il sopravvento per alcuni anni; essa non
concerneva tanto l`evoluzione dei termini geograIici in rapporto al territorio
designato, quanto la delimitazione di sezioni temporali al Iine di studiare
insiemi di toponimi coevi. Ad esempio il Santoli propose la compilazione di un
repertorio medievale attraverso una serie di monograIie
7
.
Nel giro di pochi anni tuttavia la prospettiva si modiIico nuovamente: la
Commissione Toponomastica sostenuta dal governo italiano inIatti non ebbe
una caratterizzazione geograIica, essendo composta in maggior misura da
glottologi. Essa arrivo in pochi anni a raccogliere un patrimonio di quasi
40.000 voci riguardanti 194 Comuni, in prevalenza dell`Italia settentrionale
8
.
Negli anni `60 le ricerche di toponomastica geograIica ricevettero un nuovo
Iorte impulso in ambito ligure, da parte di Gaetano Ferro. Egli nel corso del
decennio sposto la sua attenzione dall`analisi della distribuzione spaziale dei
nomi dialettali all`analisi del loro spessore diacronico in rapporto alle vicende
del popolamento umano. Cio che emerse dal suo percorso, in sostanza, Iu la
concezione del toponimo come prodotto storico-sociale.
Nel 1963 il Ferro indico un preciso indirizzo metodologico: esso consisteva
nello spoglio delle schede IGM, i cui risultati si sarebbero dovuti veriIicare in
un secondo momento sul terreno allo scopo di individuare le aree dialettali in
cui insistono i toponimi; si tratta di un criterio di ricerca costruito su una base
geograIico-linguistica.
Inoltre il Ferro attribuiva importanza alla ricerca archivistica per risalire al
signiIicato dialettale dei singoli termini e riteneva utili i riscontri con analoghi
studi relativi ad altre regioni, specialmente limitroIe, dai quali potevano
scaturire inIormazioni sull`estensione delle aree geograIico-dialettali
9
.
L`anno successivo, nella prolusione tenuta durante l`inaugurazione
dell`anno accademico 1964 dell`Universita di Genova, il Ferro si concentro
sull`interesse che le ricerche toponomastiche rivestono nell`ambito della
geograIia umana e storica
10
. I toponimi inIatti attestano si la presenza e la

7
Q. SANTOLI, Per un repertorio di toponomastica medievale dItalia, in 'Atti del VIII
Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1921), Firenze 1922, vol. III, pp. 134-135.
8
E. DE CHAURAND, Circa la raccolta del materiale toponomastico italiano (con particolare
cenno alla Sardegna), in 'Atti XII Congresso GeograIico Italiano (Cagliari 1934), Cagliari
1935, vol. II, pp. 19-23.
9
G. FERRO, Per uno studio geografico della toponomastica ligure, in 'Annali di Ricerche e
Studi di GeograIia, XIX, 1963, pp. 1-9.
10
G. FERRO, Terra, uomini e nomi della Liguria, Genova 1966.
5
diIIusione di determinati Ienomeni, ma soprattutto la coscienza che ne hanno
gli uomini; l`oggetto geograIico, del resto, e riconosciuto con un termine
dialettale che si trasIorma in toponimo allorquando acquista un particolare
interesse per un gruppo umano, il quale stabilisce un conIronto, esprime un
giudizio secondo i propri criteri e Iinalita. Sotto tale punto di vista la
toponomastica (tutta la toponomastica e non solo quella geograIica) e una
testimonianza della presenza dell`uomo, in un certo spazio, attraverso il
tempo
11
. Da cio discende l`interesse geograIico storico verso i nomi di luogo,
che si puo concretare attraverso due direttrici di indagine: lo sviluppo
dell`insediamento da un lato e l`evoluzione delle opere di sIruttamento e
valorizzazione delle risorse dall`altro; se Iosse possibile disporre di tutti i
toponimi di una regione e ricostruirne la stratiIicazione cronologica,
risulterebbero immensamente agevolate le indagini sulle vicende storiche di
quel territorio
12
.
Il Ferro Iorni nella prolusione anche un excursus sulla toponomastica ligure,
proponendone la classiIicazione in serie di nomi riguardanti gli aspetti di
geograIia Iisica e umana: morIologia, litologia, idrologia, vegetazione,
agricoltura, pastorizia, insediamenti, proprieta comuni e limiti amministrativi,
viabilita.
Tuttavia l`opera esempliIicativa in cui il Ferro raccolse i lavori di alcuni dei
suoi allievi
13
non sembra valorizzare tutte le intuizioni teoriche espresse negli
anni precedenti. Le ricerche da un lato seguono le indicazioni di metodo
avanzate dal curatore nella premessa al volume: si dedicano ad aree molto
ristrette, a scala comunale (S. Olcese, Cairo Montenotte, Diano S. Pietro), per
ottenere un risultato approIondito; recuperano i toponimi contemporanei e li
conIrontano con quelli dei secoli precedenti attraverso indagini archivistiche, in
particolare su carte medievali e catasti, per accertare la sopravvivenza di Iorme
dialettali e signiIicati locali
14
.
Dall`altro lato i lavori si limitano a classiIicare i nomi di luogo in due
macrocategorie, ambiente naturale e sedi e attivita umane; dal punto di vista

11
ID., Terra, uomini e nomi, op. cit., p. 10.
12
ID., Terra, uomini e nomi, op. cit., p. 10.
13
M.A. BONAVERA et alii, Contributi alla toponomastica ligure di interesse geografico, G.
FERRO (a cura di), Genova 1968.
14
G. FERRO, Premessa, nel vol. G. FERRO (a cura di), Contributi alla toponomastica, op.
cit., pp. 7-9.
6
diacronico non analizzano le dinamiche evolutive di signiIicante e signiIicato,
bensi si limitano ad osservare la persistenza di un nome nel tempo e la
possibilita di una relazione tra un nome e una Iase di popolamento del
territorio.
Sul Iinire degli anni `60 anche Osvaldo Baldacci si conIronto col tema dei
rapporti tra toponomastica e geograIia, riprendendo l`idea del glossario dei
termini geograIici italiani, avanzata settanta anni prima dal Battisti. Baldacci
propose di adottare un metro piu ampio nell`accoglimento delle voci dialettali,
che a suo avviso avrebbero dovuto riguardare sia il versante geograIico Iisico
sia il versante geograIico antropico, ed essere comprese tanto in un momento
dato quanto nella loro evoluzione e involuzione
15
.
Secondo il Baldacci era necessaria la collaborazione tra geograIo e linguista,
che avrebbe dovuto avere i suoi cardini nella trascrizione Ionetica e nella
documentazione storica del signiIicato. Nondimeno, a causa in primo luogo del
tempo considerevole richiesto da un simile percorso, il glossario nazionale non
trovo compimento. Cosi nel 1975 il geograIo comunico che si sarebbe
proceduto alla pubblicazione dei risultati per regioni amministrative o gruppi di
regioni
16
.
In meno di un decennio Iurono pubblicate cinque monograIie della collana,
inerenti Molise, Basilicata, Umbria, Liguria e Lazio
17
. Poi il progetto si arresto
deIinitivamente.
Nella preIazione alla prima ricerca il Baldacci traccio i limiti euristici del
piano di lavoro, tentando la sintesi delle due prospettive, quella storica e quella
geograIico-linguistica, emerse durante il quasi secolare dibattito sul glossario
nazionale: da un lato, secondo il preIatore, la toponomastica oIIre una
stratiIicazione storica, proiettata nelle vicende dei secoli
18
; dall`altro lato lo
studio geograIico si conIigura quale completamento esegetico rispetto alle
indagini Iilologiche. Tuttavia, come sottolineo Baldacci stesso, la collana si

15
O. BALDACCI, Toponomastica e geografia in Italia, in 'Cultura e Scuola, VIII 1968, p.
176.
16
O. BALDACCI, Il glossario dei termini geografici dialettali della regione italiana, in 'Atti
del XXII Congresso GeograIico Italiano (Salerno 1975), Napoli 1977, vol. III, pp. 307-309.
17
G. DE VECCHIS, Territorio e termini geografici dialettali nel Molise, Roma 1978; G.
ARENA, Territorio e termini geografici dialettali nella Basilicata, Roma 1979; A. MELELLI,
Territorio e termini geografici dialettali nellUmbria, Roma 1982; G. GIORDANO, Territorio
e termini geografici dialettali nella Liguria, Roma 1983; S. CONTI, Territorio e termini
geografici dialettali nel La:io, Roma 1984.
18
O. BALDACCI, Prefa:ione a G. DE VECCHIS, Territorio e termini geografici dialettali nel
Molise, Roma 1978, p. VI.
7
presenta col solo taglio geograIico, poiche la collaborazione tra geograIi e
linguisti, che doveva esserne la base, non si pote realizzare
19
.
Le monograIie regionali utilizzano le Ionti gia indicate dal Ricchieri
all`inizio del secolo, ossia le Tavole Censuarie, le mappe catastali e le carte
topograIiche. La struttura bipartita comprende una prima parte in cui vengono
costruite e intepretate alcune serie toponomastiche e una seconda parte
organizzata nella Iorma di glossario Iilologico. Secondo tale via gli studi della
collana non rinunciano ad individuare la Irequenza e l`area di dominio di
ciascun termine dialettale e nello stesso tempo assumono un`ampiezza visuale
di tipo storico che mira a ricostruire la storia del paesaggio Iino alle Iorme con
cui si presenta in eta contemporanea.
Un`impostazione analoga e stata adottata da Domenico Trischitta per il suo
studio, esterno alla collana curata dal Baldacci, ma anch`esso risalente alla
prima meta degli anni 80, sui paesaggi della Sicilia orientale espressi dai
termini geograIici dialettali
20
.
La maggior parte delle ricerche di toponomastica geograIica realizzate a
partire dagli anni `60, accanto alla direttrice geograIico-linguistica
accentuarono la direttrice storica; in tal senso ripresero alcuni degli
insegnamenti di inizio 900, ad esempio quelli del Revelli.
L`attenzione per l`evoluzione dei paesaggi appare in eIIetti un elemento
Iondante sia dei lavori di Ferro e dei suoi allievi sia delle monograIie regionali
curate dal Baldacci. Tali opere tuttavia analizzano e rilevano le modiIiche
territoriali laddove esse vengono riIlesse nei cambiamenti della toponomastica;
conIrontano cioe i nomi riIeriti allo stesso luogo, ma risalenti ad epoche
diverse, reperiti in documenti ora antichi ora moderni e contemporanei. Si
Iocalizzano dunque sull`evoluzione del paesaggio secondo le Iorme con cui e
inscritto nei nomi.
Talvolta invece i tempi di evoluzione di un luogo risultano diversi dai tempi
del suo nome; tendenzialmente inIatti le Iorme territoriali si modiIicano piu
velocemente dei toponimi, che tendono a persistere lungamente. Percio non e
paciIico che un toponimo rappresenti il paesaggio ad esso coevo: un nome
attestato in un catasto contemporaneo puo riIlettere un elemento territoriale
medievale, cosi come un nome reperito in un consegnamento puo riIerirsi ai

19
ID., Prefa:ione a G. DE VECCHIS, Territorio e termini geografici, op. cit., p. VIII.
20
D. TRISCHITTA, Toponimi e paesaggio nella Sicilia orientale, Napoli 1983.
8
primi secoli dell`era cristiana. Dunque i toponimi riscontrati sul medesimo
documento sono dotati di diIIerenti temporalita, che un`indagine geograIico-
storica puo tentare di stabilire: dall`analisi di nomi apparentemente coevi
emergera pertanto lo spessore storico del territorio.
Accanto all`analisi dell`evoluzione paesaggistica cosi come appare nei
cambiamenti toponomastici e dunque possibile tentare anche l`analisi dei
cambiamenti territoriali in rapporto all`inerzia dei nomi. In questo secondo
caso si accentua l`aspetto diacronico, che nel primo caso e limitato
dall`obiettivo, che conserva tracce della teoria possibilista, di ricostruire il
paesaggio esistente in una data epoca.
D`altro canto le ricerche citate interpretano i toponimi in prevalenza
singolarmente, per ricavarne indicazioni sui componenti del territorio; solo tra
questi ultimi instaurano relazioni sincroniche. Non indagano invece l`insieme
di toponimi in quanto sistema.
Eppure i nomi di luogo istituiscono una griglia interpretativa, che una
societa applica ad uno spazio: sono dunque simboli che il gruppo umano e in
grado di codiIicare e trasmettere, costituiscono, come si e accennato in
precedenza, un vero e proprio codice linguistico che, in quanto tale, e costruito
su un insieme di relazioni tra segni.
Il sistema toponomastico e di conseguenza un prodotto in tutto e per tutto
sociale: analizzarlo signiIica non soltanto ottenere la descrizione di un territorio
e della coscienza che ne hanno gli abitanti, come evidenzia ad esempio Ferro
21
;
signiIica anche ricostruire almeno in parte le azioni che la comunita intende
attuare sul suo territorio, l`organizzazione che vuole Iornire ad esso per
appropriarsene come spazio vissuto e per sIruttarlo al Iine di soddisIare le
proprie esigenze
22
.

21
CIr. G. FERRO, Terra, uomini e nomi, op. cit., p. 10.
22
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques et representation de lespace villageois. Quelques
exemples dans les vallees occitanes des Alpes italiennes, in Collected Papers presented at The
Permanent European ConIerence Ior the Study oI the Rural Landscape (Roskilde 1979),
Copenhagen 1981, pp. 129-134. La representation de l`espace qu`on deduit du systeme
toponymique se Ionde sur la conscience progressive de l`espace et sur sa matrise, espace
conu comme cadre de vie, lieu de pratiques et experiences (ivi, p. 132). L`autrice sperimenta
l`analisi geograIica storica della rete toponomastica di Inverso Porte, comune della Val
Chisone. Conclude: Le reseau toponymique se revele alors un systeme symbolique de
representation de l`espace, enracine en tant que symbole dans la memoire collective, ou il
produit un systeme de categorisation de l`espace, qui joue son rle non dans l`organisation
objective du territoire, mais dans les comportements spatiaux (ivi, p. 132).
9
Tra la seconda meta degli anni `80 e la prima meta degli anni `90 sembra
poter aprire nuove prospettive in tal senso, pur non aIIrontando le
problematiche legate all`interpretazione geograIica dei toponimi, la
teorizzazione della complessita in geograIia, elaborata da Angelo Turco. Lo
studioso da un lato considera la denominazione come il primo atto geograIico
dell`uomo, un atto cognitivo
23
; dall`altro lato perviene ad una deIinizione di
struttura geograIica che appare applicabile anche ai sistemi toponomastici.
La struttura geograIica, cosi come deIinita da Turco, e inIatti un insieme di
nodi organizzati in una rete di rapporti orientati all`esecuzione di un
programma
24
; i nodi possono essere sia arteIatti simbolici sia arteIatti materiali.
Cio signiIica che la rete mette in relazione sia i risultati della reiIicazione sia i
risultati della denominazione: una struttura ad esempio puo essere costituita
dalle relazioni tra le dimore di un villaggio o dalle relazioni tra le destinazioni
d`uso del suolo all`interno di un azienda agricola o, ancora, dai rapporti tra i
nomi di luogo che realizzano un sistema toponomastico.
Turco stesso e i suoi allievi tuttavia non hanno esplorato quest`ultima
possibilita. Il geograIo ha tentato una veriIica empirica della teoria
applicandola allo studio della territorializzazione in Senegal
25
. Il lavoro si
preoccupa di tracciare la storia dei processi di produzione del territorio; la
regione analizzata e molto vasta ed ospita etnie diIIerenti, ciascuna con una
propria cultura e un proprio codice di comunicazione che, sebbene si sia
uniIormato nel corso del tempo a causa di Ienomeni di acculturazione,
mantiene tratti propri. Cio si riIlette nella molteplicita e diversita dei sistemi
toponomastici, per cui risulta assai arduo raggruppare gli insiemi di designatori
in un`unica struttura.
Neppure Luigi GaIIuri, allievo di Turco, pur limitando localmente la scala
della sua ricerca, intraprende un`indagine sui toponimi. Lo studio di GaIIuri ha
per oggetto l`agire territoriale dell`Ospedale Maggiore di Milano
26
su una

23
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., pp. 79-93.
24
CIr. ID., Jerso una teoria, op. cit., p. 113.
25
A. TURCO, Geografie della complessita in Africa. Interpretando il Senegal, Milano 1986.
26
L. GAFFURI, Trasfigura:ioni della pieta. Lagire territoriale dellOspedale Maggiore di
Milano tra Sette e Ottocento, Milano 1996. L`autore analizza le strategie economiche e
territoriali messe in opera dall`Ospedale nella pianura irrigua lombarda, concentrando
l`attenzione su due proprieta terriere: Fallavecchia nel Lodigiano e Bertonico nel Milanese. Il
periodo prescelto, circa 1775-1814, coincide con una Iase di trasIormazione in senso
capitalistico dell`agricoltura irrigua.
10
porzione di territorio limitata, cosi come emerge dalla cartograIia elaborata
dall`Ente medesimo.
Le mappe topograIiche conservate nell`archivio storico dell`Ospedale in
eIIetti compendiano, nei toponimi e nella dichiarazione degli usi del suolo,
l`atto denominativo. Cio nonostante il ricercatore, dopo aver catalogato sia i
toponimi sia i termini agrari, procede nell`analisi solo dei secondi
27
; i primi
sembrano venire considerati come il teatro della ricerca piu che parte della
ricerca stessa.
Circa vent`anni or sono e stata Paola Sereno la prima ricercatrice ad
allontanarsi dall`analisi geograIica Iocalizzata sui singoli toponimi, per
sperimentare invece l`indagine delle relazioni tra i nomi di luogo
28
. Fu quella
probabilmente la prima volta in cui l`indagine geograIica recise decisamente i
legami con la prospettiva ricostruttiva propria della linguistica per promuovere
l`interpretazione attraverso gli strumenti della geograIia storica. L`obiettivo del
lavoro e inIatti ricostruire un sistema toponomastico per comprendere la
dinamica storica della rete dei nomi di luogo e attraverso di essa interpretare la
morIogenesi del territorio.
La storia territoriale e inIatti inscritta nella memoria collettiva grazie al
codice toponomastico. Quest`ultimo in eIIetti si presenta come il Irutto della
cristallizzazione di termini risalenti ad epoche diverse, che tuttavia
permangono nel tempo, perche perdono il loro senso originario per passare a
signiIicare un luogo. L`identita tra nome e luogo istituisce dunque il toponimo,
che Iunziona in base a tale rapporto identitario e non invece in base alla
relazione tra signiIicante e signiIicato.
In una rete toponomastica possono pertanto convivere nomi concreti e nomi
astratti, il cui signiIicato inattuale va proiettato nelle eta precedenti; di
conseguenza e possibile tracciare la storia del territorio partendo da un unico

27
GaIIuri annovera i nomi di luogo tra i designatori reIerenziali e la terminologia inerente gli
usi del suolo tra i designatori perIormativi (cIr. L. GAFFURI, Trasfigura:ioni della pieta, op.
cit., pp. 171-212). La denominazione reIerenziale ha lo scopo di istituire un riIerimento sulla
superIicie terrestre, grazie al quale il soggetto si situa, cioe conosce e comunica la propria
posizione relativa. La denominazione perIormativa e il Irutto di una sperimentazione, compatta
e veicola un sapere tecnico-strumentale, risultato e condizione di una prassi (cIr. A. TURCO,
Jerso una teoria, op. cit., pp. 84-93). Tuttavia un toponimo puo risultare sia reIerenziale che
perIormativo, ossia puo essere il Irutto di una sperimentazione e nello stesso tempo consentire
l`orientamento; e il caso ad esempio di Brusada di Sopra e Brusada di Sotto situati nei
possedimenti dell`Ospedale Maggiore (cIr. capitolo 3 nel presente studio), che GaIIuri
considera soltanto reIerenziali (cIr. L. GAFFURI, Trasfigura:ioni della pieta, op. cit., p. 186).
28
P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit.
11
sistema, cogliendolo laddove si presenta con maggiore completezza: nei
consegnamenti e nei catasti, che registrano i microtoponimi elaborati da una
comunita per il proprio territorio e di solito ne consentono la localizzazione.
Al Iine di delimitare la rete dei rapporti tra i nomi ad un unico codice
linguistico e culturale
29
, e necessario dunque ritagliare il campo di studio
secondo una scala locale. A nostro avviso e opportuno limitarsi alla scala della
comunita soggetto del processo di denominazione. Cio comporta due vantaggi:
da un lato permette di condurre un`esame approIondito sul terreno; dall`altro
lato, soprattutto, i catasti e le consegne di terre della comunita costituiscono le
uniche Ionti che restituiscono la rete toponomastica e che consentono di
datarne non lo stadio di origine, ma lo stadio di utilizzo
30
.
Nella presente ricerca abbiamo perseguito tale direttrice: l`oggetto di studio
e inIatti il territorio di Solomiac colto attraverso la rappresentazione Iornita dal
sistema toponomastico
31
. La Ionte principale e costituita dal consegnamento di
terre del 1686
32
.
Solomiac e attualmente una Irazione di Cesana Torinese, alla quale e stato
aggregato per legge nel 1928. Situato sulla destra orograIica dell`Alta Valle
della Dora Riparia, il territorio del villaggio occupa buona parte del versante
occidentale del monte Fraiteve.
Nel 1686 la valle di Cesana aIIeriva all`ambito amministrativo del DelIinato
e, all`interno di esso, del ballivatus Brianonesii, suddiviso a sua volta in
cinque circoscrizioni dette escartons: Brianon, Queyras, Oulx, Val Chisone,
CasteldelIino. L`area cesanese rientrava precisamente nell`escarton di Oulx
33
.

29
Turco del resto sostiene che i nomi devono racchiudere inIormazioni, permettere
l`elaborazione e la trasmissione di inIormazioni; realizzano cioe una comunicazione, che e
possibile solo se i nomi sottostanno a determinati codici, accessibili ad una determinata
comunita di parlanti (cIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., p. 83). Una rete
toponomastica, a nostro avviso, risulta di conseguenza tanto estesa quanto la societa che l`ha
prodotta.
30
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 130. L`autrice studia il territorio di
Inverso Porte cosi come appare dai toponimi registrati sul catasto del 1786. Esplicita la
direttrice di ricerca, che procede dalla raccolta sistematica dei dati catastali alla loro
interpretazione attraverso lessici, dizionari dialettali, studi di toponomastica, ricognizioni sul
terreno, con l`obiettivo di Iornire una lettura geograIica della rete dei nomi di luogo.
31
Il territorio da noi studiato e investito da due processi di territorializzazione, uno
autocentrato e uno eterocentrato. L`uno e attuato dalla comunita di Solomiac, l`altro dalla
politica delIinale. Il secondo pero si compie su maglie territoriali piu ampie e sovrasta il primo,
non lasciando pressoche alcuna traccia nella microtoponomastica a scala catastale. CIr. A.
TURCO, Jerso una teoria, op. cit., pp. 144-145.
32
ASC, Archivio del Catasto, Solomiac, Catasto, 1686.
33
L`escarton di Oulx comprendeva 21 comunita: Chiomonte, Exilles, Salbertrand, Oulx, Sauze
d`Oulx, Savoulx, Beaulard, Millaures, Bardonecchia, Rochemolles, Melezet, Desertes, Fenils,
12
Alla Iine del XVII secolo il DelIinato costituiva parte integrante del regno di
Francia, che lo acquisi dal DelIino Umberto II alla meta del XIV secolo per
perderlo deIinitivamente nel 1713, quando il trattato di Utrecht ne impose la
cessione a Vittorio Amedeo II di Savoia
34
.
Il catasto redatto nel 1686 e attualmente depositato nell`Archivio Storico di
Cesana Torinese. Presenta un ottimo stato di conservazione, superiore a quello
dei catasti storici elaborati per le altre attuali Irazioni di Cesana; pertanto
comporta pochi problemi di lettura. Scritto in Irancese, serba tratti linguistici
occitani soprattutto nei toponimi, che talvolta vengono comunque trascritti
secondo la Ionetica Irancese.
Il catasto venne compilato per aggiornare il vecchio parcellario, che
probabilmente va identiIicato con quello risalente al 1580-1595 di cui
l`Archivio Storico custodisce pochi Iogli quasi illeggibili
35
. Il nuovo registro Iu
redatto dal notaio Antoine Bouvier, sulla base dei sopralluoghi condotti nel
periodo di germinazione dei raccolti. Il documento, il cui Iine e stabilire i
criteri di pagamento delle imposte al regno in rapporto alla terra posseduta,
venne poi sottoposto alla veriIica dei consegnatari e inIine Iu approvato
dall`assemblea comunitaria.
Il catasto e composto secondo il seguente criterio per ciascuno dei 134
proprietari censiti: ad una rubrica col nome del proprietario segue l`elenco
delle parcelle da lui consegnate, contrassegnate con una numerazione
progressiva, che riparte da uno per il proprietario successivo. Di ogni pezza e
indicata la localizzazione attraverso il toponimo, la destinazione d`uso, i
conIini
36
, la superIicie e il valore Iiscale.
Il registro e accompagnato da un secondo volume, il Livre de mesuration
generale
37
, redatto anch`esso nel 1686. In esso, oltre alle inIormazioni gia
riportate nel catasto vero e proprio, e reperibile anche il disegno del perimetro

Solomiac, Mollieres, Cesana, Champla du Col, Bousson, Rollieres, Sauza di Cesana e Thures.
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario ed i contratti agrari nella vita delle comunita
subalpine del periodo intermedio, Torino 1982, pp. 40-41.
34
CIr. L. PATRIA, Il Delfinato di qua dai monti. LAlta Jalle della Dora Riparia dallXI al
XJIII secolo, nel vol. P. MOLTENI (a cura di), San Restituto del 'Gran Sau:e` nel Delfinato
di qua dai monti, Torino 1996, pp. 29-103.
35
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Finanze, V, 2, Parcellario, 1580-1595.
36
I conIini vengono indicati riportando per ogni punto cardinale (a partire da levant, per
proseguire in senso orario: midv, couchant e minuit) il nome del proprietario della parcella
attigua oppure l`elemento naturale o antropico che costituisce il limite (corso d`acqua, sentiero,
roccia e cosi via).
37
ASC, Archivio del Catasto, Solomiac, Livre de mesuration generale, 1686.
13
di ogni parcella, tracciato cercando di rispettare la Iorma della parcella stessa. I
disegni delle pezze pero non sono in rapporto di scala gli uni con gli altri
38
.
SIruttando le inIormazioni custodite nei due volumi ci e stato possibile
ricostruire con buona precisione l`areale di ciascun toponimo, attraverso un
procedimento molto lungo e laborioso, preliminare alla ricerca. Abbiamo
inIatti disegnato su Iogli di carta ogni appezzamento, combinandolo con quelli
circostanti Iino ad ottenere il raggruppamento di tutte le parcelle identiIicate
dallo stesso nome.
L`accostamento in un secondo tempo dei disegni dei singoli areali, attuato
sulla base dei conIini tra le pezze, ci ha consentito di individuare i luoghi
contigui e di ricomporre quindi su carta l`insieme territoriale di Solomiac. Esso
e stato inIine localizzato sul terreno prendendo come punti di riIerimento sicuri
i tre agglomerati di dimore ancora oggi esistenti
39
.
La Iase iniziale della ricerca e stata pero di tipo linguistico, poiche si e
trattato dapprima di deciIrare un sistema simbolico di reperimento, per provare
successivamente a descrivere l`organizzazione agro-silvo-pastorale codiIicata
nei toponimi
40
. La ricostruzione dell`etimo dei nomi di luogo e stata pertanto
considerata alla stregua di un recupero di materiale archeologico
41
, che si e
voluto poi catalogare e interpretare da un punto di vista spaziale.
La Iorma e il signiIicato dei nomi sono stati stabiliti servendosi di dizionari
panromanzi, Irancesi, occitani, dialettali e di studi di toponomastica. Talvolta
tuttavia, come si e detto, il signiIicato del nome non corrisponde alla realta
della cosa designata; pertanto, per risalire al rapporto tra il nome e l`oggetto
cosi come si conIigurava nel 1686, si e rivelato necessario procedere per
congetture suIIragate da ricerche geograIiche, non disgiunte da sopralluoghi sul
terreno e dal conIronto con ulteriori documenti d`archivio inerenti Solomiac.

38
Il lato in alto corrisponde all`Est. Su ciascun lato della parcella e trascritta la misura della
lunghezza.
39
In determinati casi il catasto non Iornisce suIIicienti elementi per localizzare con certezza
un`area; attraverso qualche congettura siamo tuttavia riusciti a situare tali aree con un margine
di errore che ci pare contenuto (cIr. capitolo 3).
40
CIr. D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., p. 39: La toponomastica e una Ionte
essa stessa per lo studio dei termini e dei sistemi agro-silvo-pastorali, e piu in generale, dei
sistemi locali di attivazione delle risorse.
41
La metaIora dei toponimi quali materiale archeologico appartiene a Diego Moreno, il quale
evidenzia l`analogo valore a Iini di ricerca dei materiali di superIicie (ad esempio Irammenti
ceramici) e della microtoponomastica desunta a scala catastale o raccolta da Ionti orali. CIr. D.
MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., p. 39.
14
A seconda del loro signiIicato i toponimi sono stati poi inseriti in serie
toponomastiche, riguardanti tanto gli elementi dell`ambiente naturale quanto
quelli relativi alle pratiche di attivazione delle risorse e all`insediamento.
Il percorso da noi condotto ha permesso di non limitarsi all`interpretazione
di una serie di Iatti spaziali connessi all`organizzazione del territorio in un dato
momento; l`analisi linguistica ha al contrario evidenziato alcune dinamiche
storiche, oIIuscate all`interno di Iorme toponomastiche nel XVII secolo ormai
cristallizzate, che hanno investito il territorio generando uno spessore
semantico in parte recuperabile attraverso l`indagine geograIica. Ci riIeriamo
qui sia al processo evolutivo tracciato nel quarto capitolo, dal Iondo gallo-
romano al villaggio seicentesco, sia all`interpretazione del termine mas
condotta nel quinto capitolo.
L`insieme delle relazioni sincroniche e diacroniche tra i nomi di luogo
consente di tracciare l`organizzazione del territorio cosi come e Iissata nella
griglia interpretativa elaborata e tramandata dalla comunita di Solomiac. Il
riscontro con il quadro territoriale eIIettivo del 1686 ci e Iornito dal catasto,
che cataloga e traduce in categorie Iiscali gli usi del suolo e le tipologie di
insediamento. Tali categorie sono compendiate in una nomenclatura tecnica, i
cosiddetti designatori perIormativi: si tratta dunque di nomi, che veicolano
sapere geograIico. Pertanto ci pare possibile adottare anche per essi un metodo
di indagine che parte dal signiIicante per illustrarne il signiIicato, ovvero
l`oggetto denominato.
Tanto per i toponimi quanto per i termini inerenti le destinazioni d`uso e
l`insediamento, dunque, il percorso procede dal nome al concetto in esso
racchiuso all`organizzazione, cognitiva e pratica, del territorio. Secondo tale
procedimento riteniamo di poter recuperare almeno una parte della narrazione
custodita nel catasto e di contribuire localmente, certo in piccola misura, alla
conoscenza di un sistema agrario storico.






15
CAPITOLO 1


IL QUADRO FONDIARIO

Per quadro Iondiario intendiamo con Georges Durand a la Iois l`espace
agricole structure par le parcellaire et l`organisation de l`exploitation
(regroupement et agencement des parcelles)
42
. Il quadro Iondiario si rivela
dunque come uno dei Irutti piu visibili del processo di reiIicazione e di
strutturazione
43
che una societa agrosilvopastorale attua sul territorio; e
un`opera tendente all`equilibrio ma mai deIinitiva, un oggetto su cui si esplica
l`agire comunitario ma anche il teatro di quello stesso agire. Da questo punto di
vista l`analisi del parcellare e della sua organizzazione e Iondamentale per
circoscrivere il campo della presente ricerca
44
.
Sulla scorta di Durand, che paragona il quadro Iondiario ad una metaIorica
grammatica
45
, chiameremo 'MorIologia Iondiaria (Morphologie Ionciere)
l`analisi del parcellare e 'Sintassi Iondiaria (Syntaxe Ionciere) l`analisi
dell`organizzazione aziendale e della relazione tra colture a Iini produttivi e
riproduttivi.


1.1 Morfologia fondiaria.

Per ottenere una descrizione del parcellare di Solomiac
46
e necessario
analizzare le categorie catastali inerenti gli usi del suolo e interpretare il
signiIicato in esse cristallizzato.

42
G. DURAND, Jin, vigne et vignerons en lvonnais et beaufolais, Lyon 1979, p. 235.
43
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., pp. 93-134.
44
La comprensione del sistema agrosilvopastorale subisce una limitazione per il Iatto che non
vengono esaminati gli usi comunitari delle risorse. Cio avviene per due motivi: da un lato
nell`archivio storico di Cesana Torinese, alla sezione Solomiac non abbiamo reperito
documenti inerenti gli usi civici; dall`altro lato il nostro lavoro si concentra sull`analisi dei dati
custoditi nel catasto del 1686, il quale, in quanto documento Iiscale, registra soltanto i beni in
possesso ai consegnatari.
45
G. DURAND, Jin, vigne, op. cit., p. 235.
46
Trascriviamo i toponimi secondo la Iorma presentata dal catasto, anche quando si conosce la
Iorma attuale. Cio e utile per rapportare tutti i nomi di luogo allo stesso periodo storico e
linguistico, quello in cui sono stati trascritti sulle pagine del catasto. Soltanto quando ci
riIeriamo all`intero comune oggetto di studio riportiamo il nome che attualmente lo identiIica:
Solomiac.
16
La superIicie agraria utilizzata (SAU) copre 304 ettari, su una superIicie
totale registrata nel catasto di 307 ettari
47
. La SAU e suddivisa secondo dieci
destinazioni d`uso, che spesso troviamo associate tra loro nello stesso
appezzamento: seminativo, prato, orto, incolto, achanser, canapale, Irutteto,
cavolaia, ontaneto, prave.


Tabella 1. Comparazione tra gli usi della S.A.U.

DESTINAZIONE
D`USO
SUPERFICIE
in ettari
NUMERO
PARCELLE
SUPERFICIE MEDIA
PARCELLE in are
DI S.A.U.
OCCUPATA
prato 121,74715 527 23,102 40
seminativo 118,7209 1004 11,826 39
prato-seminativo 26,65013 79 33,734 8,77
prato-achanser 10,06192 16 62,887 3,3
prato-seminativo-
incolto
5,95605 5 119,12
*
1,96
prato-incolto 5,14226 15 34,282 1,69
achanser 4,20255 8 52,532 1,38
seminativo-incolto 1,9740 15 13,16 0,65
prave 1,20021 7 17,146 0,39
pre saigne-achanser 1,1140 1 111,40 0,37
seminativo-prato-
achanser
1,07818 1 107,818 0,35
prave-seminativo-incolto 0,97875 1 97,875 0,32
incolto 0,88985 8 11,123 0,3
prato-canapale 0,7778 5 15,556 0,25
orto 0,46612 26 1,793 0,15
Irutteto 0,3981 6 6,635 0,13
seminativo-prave 0,36924 1 36,924 0,12
achanser-ontaneto 0,34644 1 34,644 0,1
prato-ontaneto 0,26544 4 6,636 0,09
pre saigne-seminativo 0,28283 1 28,283 0,09
prato-orto 0,24473 5 4,895 0,08
cavolaia 0,18386 18 1,021 0,06
prave-prato 0,19734 1 19,734 0,06

47
Il catasto riporta la dimensione delle parcelle secondo l`unita di misura allora vigente in
DelIinato, ossia la tesa, equivalente a 1,949036 metri. CIr. A. MARTINI, Manuale di
metrologia ossia misure, pesi e monete in uso attualmente e anticamente presso tutti i popoli,
Torino 1883, p. 156. CIr. anche L. EUSEBIO, Compendio di metrologia universale e
vocabolario metrologico, Torino 1899, p. 76: Tesa Irancese 1,949 m (unita Iondamentale
delle misure di lunghezza in Francia prima della introduzione del sistema metrico decimale),
cioe prima del 1840. Trascriviamo le misure gia trasIormate in ettari o are.
*
La media in questo caso e poco signiIicativa, perche nell`area del toponimo Rafassieras
insistono due parcelle che, sommate, rappresentano oltre i due terzi della superIicie con
destinazione prato-seminativo-incolto: valgono rispettivamente 2,61 ha e 1,97 ha.
17
canapale 0,15765 6 2,627 0,05
ontaneto 0,1227 2 6,135 0,04
prato-Irutteto 0,13457 2 6,728 0,04
seminativo-orto 0,13675 2 6,838 0,04
seminativo-ontaneto 0,10484 1 10,484 0,03
seminativo-cavolaia 0,03495 3 1,165 0,01
orto-Irutteto 0,03039 1 3,039 0,01
orto-canapale 0,02013 1 2,013 0,006
canapale-seminativo 0,01757 1 1,757 0,005
cavolaia-prato 0,00874 1 0,874 0,002



GraIico 1. Percentuale di S.A.U. occupata dalle destinazioni d`uso.

1 2 3 4 5 6 7 8


1) Prato
2) Seminativo
3) Prato-seminativo
4) Prato-achanser
5) Prato-seminativo-incolto
6) Prato-incolto
7) Achanser
8) Altro (destinazioni che non superano l`1)


18
I contadini di Solomiac destinano una vasta porzione di terreno a terre e a
pre, che, sommati, occupano il 79 della superIicie agraria
48
.
Nella categoria terre sono racchiuse le colture cerealicole, di cui il catasto
speciIica poco e solo per via indiretta.
Sappiamo che alla Iine del XVII secolo a Solomiac si coltivava la segale,
perche il registro censisce presso l`insediamento di Outagne la presenza di un
seglier, ovvero un magazzino per la segale, proprieta di Julien Cossul. E noto
che questo cereale matura in breve tempo e sopporta bene gli abbassamenti di
temperatura, potendo cosi essere coltivato nelle regioni montane dove il
Irumento vegeta con diIIicolta.
E ipotizzabile anche la presenza dell`orzo, che predilige i suoli Iertili e
soIIici, specialmente calcarei; in eIIetti l`alta valle della Dora e compresa nella
zona di aIIioramento dei calcescisti, che sono rocce metamorIiche scistose,
Iormate da livelli prevalentemente calcitici alternati con altri a silicati. Les
aIIleurements de calcschistes, qui sont si etendus, portent une epaisse tranche
de decomposition qui oIIre une terre proIonde, riche en elements mineraux
varies
49
.
Probabilmente era coltivata altresi l`avena, se e vero che nelle comunita
delle valli di Cesana, intorno al 1740 (quindi mezzo secolo dopo la stesura del
catasto), spesso le nevicate precoci impediscono il regolare raccolto appunto di
avena, oltre che di orzo e segale primaverile
50
.
Le parcelle a seminativo sono le piu numerose (oltre 1000), anche se i prati
occupano una superIicie maggiore: circa 121 ettari. Il dato purtroppo non e
suIIiciente per dedurre il carico di bestiame e per valutare di conseguenza il
peso dell`allevamento nell`economia locale
51
.

48
CIr. graIico 1, p. 17.
49
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales. Le Jersant Piemontais, Grenoble 1952, tomo
VI, p. 401. I calcescisti provengono dal metamorIismo di calcari argillosi e argille calcaree; si
sIaldano Iacilmente per la disposizione a piani paralleli dei minerali (cIr. ivi, pp. 29-34).
50
CIr. P. SERENO, Ecologv and Marginal Lands, a Former Phase of Retreat of Settlement
and Agricultural Limits in the Western Italian Alps, nel vol. B. K. ROBERTS and R. E.
GLASSCOCK (a cura di), Jillages, Fields and Frontiers. Studies in European Rural
Settlement in the Medieval and Earlv Modern Periods, OxIord 1983, pp. 307-316. CIr. anche
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit, pp. 413-414; secondo il geograIo Irancese
la segale e stata l`alimento di base in tutta la Valle della Dora a monte di Chiomonte; secondi
ad essa Iurono l`orzo e l`avena, utilizzati entrambi per l`alimentazione degli animali e l`orzo
anche largamente nella dieta umana.
51
CIr. P. SERENO, Sur les svstemes agraires originaux des Alpes Piemontaises. Observations
de geographie historique, 'Le Globe. Bulletin et Memoires de la Societe de Geographie de
Geneve (125), pp. 235-243. L`autore rileva che i catasti del XVIII e i consegnamenti del XVII
19
Riscontriamo due parcelle in cui e presente il pre saigne. Il termine saigne,
diIIuso in tutta l`area a patois provenzale, signiIica pantano, acquitrino
52
. Il
prato acquitrinoso del nostro caso e probabilmente da intendersi come situato
in una lieve depressione del terreno caratterizzata da ritenzione idrica.
La voce saigne certamente non e da intendersi nel senso di marcita; per
l`attuazione di quest`ultima e inIatti necessaria la presenza di risorgive e inoltre
il terreno deve essere pianeggiante, aIIinche lo scorrimento continuo dell`acqua
non ne provochi il dilavamento. L`eIIetto del pre saigne potrebbe nondimeno
richiamare in qualche misura quello della marcita, ossia il prolungamento
dell`attivita vegetativa e il conseguente aumento del numero di sIalci d`erba
53
.
Il catasto individua un ulteriore modo per attivare le risorse Ioraggere e lo
cataloga come prave. Il termine, che deIinisce poche parcelle
54
, indica
probabilmente un prato di cattiva qualita, ossia un prato che Iornisce meno
tagli o da un Ioraggio di qualita inIeriore
55
.
Le uniche colture arboree registrate su terre private sono il Irutteto e
l`ontaneto. Il primo si trova tanto in monocoltura (6 casi) quanto in parcelle
promiscue (in 2 casi col prato e in 1 con l`orto); gli ontani sono registrati 2
volte in monocoltura, 4 in consociazione col prato e 1 col seminativo.
La coltura promiscua e limitata a Solomiac a queste poche occorrenze; a
nostro avviso cio avviene essenzialmente per tre motivi: innanzitutto la

secolo mostrano la tendenza diIIusa a realizzare il nucleo colturale TP (cosi e nel nostro caso,
cIr. 1.2), che si esplica in modelli diIIerenti a seconda che la coltura assiale sia il seminativo
o il prato. Laddove avviene uno spostamento dell`asse da T a P, questo non sarebbe dovuto ad
una specializzazione verso l`allevamento, che non e conIermata dalle Ionti: Par exemple la
Statistique Generale de 1752 enregistre dans la plupart des communautes alpines une charge
limitee de betail ovin et bovin. D`autre part les pres et pturages de l`outfield soutenaient
assez souvent l`alpage d`ete du betail provenant de grandes Iermes de la plaine (et mme des
regions Iranaises limitrophes, malgre les interdictions), activite qui permettait de produire soit
de l`argent, soit de l`engrais (ivi, pp.236-237). In tal modo non e nemmeno necessaria una
ricca provvista di Ioraggio per l`inverno, poiche parte del bestiame in quel periodo stabula in
pianura.
52
CIr. Repertorio die toponimi, scheda 106.
53
CIr. E. SERENI, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari 1962, p. 130. Le marcite sono
menzionate gia nel XIII secolo in Piemonte e Lombardia, in zone di pianura; prevedono lo
scorrimento continuo dell`acqua al Iine di impedire l`arresto dell`attivita vegetativa in inverno.
54
CIr. tabella 1, p. 16.
55
F. MISTRAL, Lou Tresor dou Felibrige ou Dictionnaire Provenal-Franais, Osnabrck
1966 (ristampa edizione 1879-1886) s.v. PRADAS riporta grande prato, o prato di cattiva
qualita. La prima deIinizione nel nostro caso Ia diIIicolta, perche le parcelle denominate prave
non sono piu grandi rispetto a quelle chiamate pre. CIr. comunque anche P. FENELON,
Jocabulaire de geographie agraire, Gap 1970, s.v. PRADE: s.I. en langue occitane, pre, ou
succession de pres de grande etendue; c`est le Ieminin de pra. A Solomiac 8 prave su 9 si
riscontrano oltre i 1650 metri di altitudine.
20
promiscuita ha le sue basi nel contratto di mezzadria
56
, che non risulta presente
in eta medievale e moderna nell`Alta Valle di Susa
57
. In secondo luogo, cosi
come descritta da Desplanques, essa coinvolge la vite, che a Solomiac nel 1686
e assente, in associazione con l`albero tutore e una coltura erbacea
58
. InIine nel
nostro caso la silvicoltura (e in generale le attivita silvopastorali) ci appare
rientrare nell`ambito degli usi comunitari, come risulta dal Iatto che non viene
considerata dal catasto a Iini Iiscali se non nelle attestazioni dei pochi ontaneti
e Irutteti.
L`orticoltura contempla prevedibilmente gli orti e in modo meno scontato le
cavolaie, che come monocoltura occupano 18 pezze per una superIicie di 18
are, 3 volte compaiono in associazione col seminativo e una volta col prato
59
.
Presso l`insediamento di Sollomiac si riscontra l`unica rabiere o
appezzamento coltivato a rape: si trova sul retro dell`abitazione di Jean Peyret
Iu Michel e costituisce con essa un`unica parcella catastale.
Invece nel nucleo abitato piu alto, Outagne, rintracciamo un ort ou fardin
(sola occasione in cui e citato fardin) dove il proprietario, Claude Orgeas Iu
Claude, tiene le sue arnie con le mouches a miel: unico caso di apicoltura.
Reperiamo inoltre orti associati nella stessa parcella con seminativo,
canapale e prato
60
. Anche i canapali possono apparire in monocoltura (in 6
casi) oppure associati a prato, arativo e appunto orto. Riscontriamo dunque con
una certa Irequenza la consociazione di due colture erbacee o di ortaggi e
colture erbacee.

56
CIr. H. DESPLANQUES, Il paesaggio rurale della coltura promiscua in Italia, 'Rivista
GeograIica Italiana, 1959 (66), pp. 29-64. Secondo l`autore la base della coltura promiscua
sarebbe da ricercare da un lato nel contratto di mezzadria e dall`altro lato nella protezione
Iornita dagli alberi contro i geli tardivi e i calori estivi eccessivi. Per questi motivi tale tipo
agrario caratterizzerebbe in primo luogo il paesaggio rurale del Nord Italia e in particolare la
regione mediterranea umida a tendenza continentale. La coltura promiscua e l`espressione di
un`occupazione intensiva del suolo.Costituisce una policoltura verticale che Ia guadagnare
spazio (ivi, p. 54); e questo un eIIetto importante nelle aree di diIIusione della mezzadria,
poiche il mezzadro e vincolato ad un contratto che prevede una corresponsione al concedente
legata alla quantita di produzione. I contratti piu diIIusi in Alta Valle di Susa contemplano
invece un canone Iisso, indipendente dalle oscillazioni periodiche del raccolto.
57
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario ed i contratti agrari nella vita delle comunita
subalpine del periodo intermedio, Torino 1982, in partic. pp. 70-72. L`autrice elenca Ira i
contratti diIIusi lungo l`alta Dora l`enIiteusi, il livello, l`albergamentum, l`affictamentum,
l`accensamentum e l`ad medium complactum (cIr. capitolo 5).
58
CIr. H. DESPLANQUES, Il paesaggio rurale, op. cit.
59
Per alcune ipotesi sulla presenza massiccia dei cavoli cIr. 1.2.
60
CIr. tabella 1, p. 16.
21
Se consideriamo tutte le parcelle miste, anche quelle del tipo prato-
seminativo
61
, notiamo che in media esse sono grandi circa il doppio rispetto
alle parcelle a monocoltura: 34,3 are contro 15,4 are.
Rilevando un analogo rapporto nella regione di Lione, Georges Durand
suppone che le pezze miste siano raggruppamenti di colture nei quali un`antica
separazione e successivamente sIumata grazie a Ienomeni di ricomposizione
Iondiaria
62
. L`ipotesi potrebbe essere valida anche per Solomiac; una conIerma
in proposito proviene dall`achanser.
E questa una categoria catastale che, all`interno della Iormula Iissa con la
quale il registro descrive le parcelle, occupa lo spazio della destinazione d`uso.
Sembra trattarsi, pero, non di un tipo di coltivazione, bensi di un tipo di
contratto agrario.
E vero che il Mistral deIinisce ACHANO come lisiere d`un champ
63
,
ma questo signiIicato non sembra applicabile al nostro caso. InIatti ci troviamo
di Ironte a intere parcelle ad achanser, con superIici medie superiori a quelle di
ogni altra destinazione d`uso: 52,5 are.
Sembra piu appropriato Iar risalire il termine ad ACCENSAMENTUM
64
, un
contratto agrario diIIuso nel Medioevo, secondo il quale il concessionario di un
Iondo ne aveva il pieno godimento dietro corresponsione di un censo in natura
o denaro. A diIIerenza dell`enIiteusi, l`accensamentum tendeva in origine ad
avere una durata limitata; poi, nei rapporti giuridici medievali, si e venuto a
conIondere con l`enIiteusi stessa
65
. Accensamentum, enIiteusi ed altri contratti
godettero di grande vitalita Iino alla Iine del XVIII secolo nell`Alta Valle di
Susa, perche i dominii alpini del DelIinato e sabaudi erano prevalentemente

61
CIr. tabella 1, p. 16.
62
CIr. G. DURAND, Jin, vigne, op. cit., in particolare p. 243. L`autore considera parcelle
miste del tipo seminativo-vigna, seminativo-vigna-bosco, ma anche seminativo-prato. Si
domanda se esse esistano in quanto Irutto di dissodamenti parziali (ad esempio un bosco
divenuto bosco piu arativo) o in quanto tentativo di valorizzazione della terra. Nota tuttavia che
le parcelle miste sono piu estese rispetto a quelle a monocoltura; conclude ipotizzando una
divisione antica sIumata a causa di ricomposizioni Iondiarie.
63
F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., I, 442, s.v. ACHANO. CIr. anche P. FENELON,
Jocabulaire, op. cit., s.v. ACHAINTRER: v.t. Mener patre le betail sur le bord des champs,
sur les chaintres couverts d`herbe e ivi, s.v. CHAINTRE, s.m. Bande de terre situee au bout
des sillons, ou tournent les attelages ou les tracteurs; dans les regions bocageres, c`est une
bande de pre en bordure de la haie, ou le betail pture et se repose a l`ombre des arbres.Le
mme mot sert a designer un chemin, une bordure a la lisiere d`un bois, un creux a l`extremite
d`un champ pour recueillir les eaux, une pture reservee et entouree d`une clture.
64
CIr. P. FENELON, Jocabulaire, op. cit., s.v. ACCENSER: v.t. Du radical CENS. Donner
une tenure a bail emphyteotique contre un cens.
65
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit., pp. 71-72.
22
terre di allodii e la natura del suolo (impervio, pietroso vicino ai corsi d`acqua
e scarsissimo sui Iianchi delle montagne, dotato di eccessiva o scarsa ritenzione
idrica) spingeva verso patti agrari che Iornissero una rendita sicura al
concedente, lasciando liberta di azione al concessionario
66
. L`accensamentum e
i contratti simili hanno condiviso la tendenza a diventare perpetui: ecco il
motivo per cui compaiono a Iianco degli allodii sui catasti, documenti ai quali
interessa il possesso de facto della terra
67
.
A suIIragare, per Solomiac, ACCENSAMENTUM come etimo di achanser
concorre anche il Iatto che 26 parcelle appunto ad achanser su 29 si trovano
oltre i 1650 metri, quindi ad un`altitudine dove le avverse condizioni
climatiche rendevano piu diIIicile ottenere raccolti regolari: la scelta di avere
un canone Iisso dovette pertanto apparire la migliore ai proprietari di quei
terreni.
Si oppone invece a questa interpretazione il Iatto che 14 parcelle siano
registrate come pre et achanser; tuttavia, se e vero che il contratto di
accensamentum si e evoluto verso Iorme di concessione deIinitive, tanto da
essere avvicinato alle terre allodiali per i Iini catastali, allora appare anche
possibile che, causa Ienomeni di ricomposizione Iondiaria
68
, due appezzamenti
con diverso status si siano Iusi, a Iini pratici e Iiscali, in un`unica tenuta, pur
conservando una distinzione giuridica.

66
EAD., Il regime fondiario, op. cit., pp. 70-74. La netta prevalenza degli allodii in DelIinato e
dovuta in primo luogo alle numerose Iranchigie concesse alle comunita rurali, soprattutto negli
anni 1330-1343: Il pagamento di una cospicua somma di denaro una tantum.rappresentava
il riscatto deIinitivo dalle prestazioni Ieudali sia in denaro sia in natura (ivi, p. 49).
Aggiungiamo noi che il desiderio del proprietario di avere un rapporto piu aleatorio con le sue
terre potrebbe essere stato dettato anche da un peggioramento delle condizioni climatiche (per
il quale vedasi infra).
67
CIr. EAD., Il regime fondiario, op. cit. CIr. anche P. DUFOURNET, Une communaute
agraire secrete et organise son territoire a Bassv (Province de Genevois, Haute-Savoie).
Contribution a la connaissance du pavsage historique, Paris 1975. L`autore Irancese rileva per
il villaggio di Bassy che la plus grande partie des biens de la seigneurie etait donnee aux
paysans, soit en location perpetuelle, emphytheose ou albergements, moyennant une redevance
annuelle appelee servis et une autre perue a chaque changement de tenancier appelee laod,
soit en location au moyen de baux a duree variable; ces baux etaient dits accenses ou amodies
(ivi, p. 414). Il contratto di accensamentum dunque si ritrova anche laddove non prevale il
franc alleu, bensi una signoria, da non intendersi comme une circonscription
geographique.Elle constituait un ensemble de droits sur les terres et sur les individus, sources
de redevances diverses (ivi, pp. 408-409). In modo equiparabile all`Alta Valle della Dora,
les seigneurs ont donc, pour une grande part de leur domaine, preIere toucher des revenus
Iixes plutt que de Iaire valoir eux-mmes. La tendance generale Iaisait que le noble conservait
l`exploitation directe d`une petite etendue de terre (ivi, p. 413). Quale tappa avanzata del
processo, sul catasto di Bassy del 1730 les terres qui leur (ai censes, nota nostra) Iurent jadis
accensees par le seigneur, Iigurerent dorenavant a leur nom sur la tabelle (ivi, p. 430).
68
CIr. le ipotesi di Durand discusse a p. 21. Va notato che le parcelle pre et achanser hanno
dimensioni pressoche triple rispetto alle parcelle a solo pre: 63 are contro 23 (tabella 1, p. 16).
23
Anche lherme, l`incolto
69
, e contemplato nel registro come destinazione
d`uso del suolo. La categoria pone alcuni problemi di interpretazione; appare
necessario pertanto analizzare tre possibili signiIicati: herme potrebbe
equivalere al maggese della rotazione colturale, oppure potrebbe avere il senso
di fachere climatique o ancora il senso di terra abbandonata.
Su 134 persone censite nel catasto solo 32 hanno parcelle del tutto o in parte
a herme. Una di esse (Bernardine Orgeas) e moglie di un altro proprietario
(Antoine Fazy), che ha a sua volta degli incolti, e con lui gestisce un`unica
azienda; un`altra (Anne Cossul) e sorella di un consegnatario (Jean) che
detiene anch`egli dell`herme, col quale Iorma una sola azienda
70
. Di
conseguenza il numero di proprieta con incolto scende a 30.
Ben 9 tra le 10 piu grandi proprieta si spartiscono 17 incolti: rinunciano
Iorse a sIruttare del tutto superIici molto vaste. Un herme appartiene a
Margueritte Cossul, sposata ad un certo Jacques Roux, il quale non compare
nel catasto: e probabilmente un Iorestiero ed ha il centro Iunzionale della sua
azienda non a Solomiac; si puo ipotizzare che preIerisca lasciare incolto un
terreno (aIIerente alla dote della moglie) lontano e meno Iacilmente
raggiungibile.
Tra le piccole e medie aziende solo 6 su 21 detengono parcelle a herme. Per
contro, entrambe le microproprieta conservano una porzione incolta, ma esse
appartengono a due donne, una delle quali probabilmente e una vedova, mentre
l`altra vive con la dote o una Irazione di eredita.
Insomma, il lasciare incolte porzioni di terra non e a Solomiac una pratica
generalizzata; al contrario, risulta limitata a pochi proprietari. Appare causata
innanzitutto dalla diIIicolta a sIruttare tutta la superIicie aziendale, o perche
troppo vasta o per mancanza di Iorza lavoro o perche alcune parcelle sono
troppo distanti
71
.
Nel catasto herme non sembra equivalere al maggese della rotazione
colturale, peraltro diIIusa nelle valli alpine piemontesi, dove le choix de

69
J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes
(Brianonnais et vallees Jaudoises) et en particulier du Quevras, Grenoble-Paris 1877.
HERME: s.m., terre inculte, lieu desert.
70
Per un`analisi piu dettagliata dell`organizzazione aziendale si rimanda a 1.2.
71
Alcune espressioni usate nel catasto potrebbero essere rivelative in tal senso. Antoine Fazy
ha une terre.y ayant dans icelle un herme et clapier, dove si mette in correlazione l`incolto
con un suolo pietroso: viene lasciata incolta dapprima una terra poco Iertile. Jean Ailhaud Iu
Michel ha un herme avec un peu de pre. Pierre Brun ha une piece de terre.y ayant une
bonne partie d`herme.
24
l`assolement biennal seigle/jachere ou de l`assolement triennal seigle/avoine ou
orge/jachere, est impose surtout par des phenomenes ecologiques, climatiques,
pedologiques, topographiques
72
. A Solomiac la Iunzione del maggese nella
rotazione era in parte assunta da altre tecniche di preparazione del terreno
agricolo, in primo luogo dalle tecniche del Iuoco: cosi sembrerebbero rivelare
due toponimi, Issards e Bru:as. Il primo rimanda al procedimento
dell`essartage, nel quale si alterna un periodo Iorestale di 10-20 anni ad un
avvicendamento di 4 o 5 raccolti, dopo che la vegetazione e stata bruciata a feu
courant. Il secondo toponimo rinvia probabilmente al brulage a feu courant,
tecnica piu semplice riguardante le aree cespugliose
73
.
E immaginabile che non sia mancata la fachere climatique imposta dalle
condizioni climatiche, ma nemmeno questo pare essere il signiIicato di herme:
la categoria catastale inIatti non riguarda tutti i proprietari e nello stesso tempo
indica uno status della parcella, mentre la fachere climatique era impiegata in
modo generalizzato e concerneva un periodo del calendario agricolo
74
.
Ci sembra dunque di poter tornare con piu certezza alla prima ipotesi: il
termine herme identiIica la terra abbandonata per un tempo piu o meno lungo,
perche non sarebbe stato conveniente coltivarla. D`altronde il peggioramento
climatico in quegli anni costrinse molti contadini residenti in montagna a

72
P. SERENO, Les assolements biennal et triennal en Piemont aux XJIII-XIX siecle. Theories,
pratiques et terminologies, nel vol. C. CHRISTIANS-J. CLAUDE (a cura di), Recherches de
Geographie rurale. Hommage au Professeur Frans Dussart, Liege 1979, pp. 357-368 (cIr. in
particolare pp. 362-364). Secondo l`autrice a inizio XVIII secolo la fachere e diIIusa in tutto il
Piemonte ad eccezione di due aree: il Canavese, dove nel ciclo triennale il maggese e sostituito
dal mais, non in qualita di coltura migliorante ma per ragioni di sopravvivenza (per
l`insuccesso di questa rotazione, a inizio 800 torna la fachere in avvicendamenti quadriennali);
alcune isole intorno a Mondovi, dove si alternano Irumento e piante miglioranti, soprattutto il
triIoglio.
73
CIr. F. SIGAUT, Lagriculture et le feu. Role et place du feu dans les techniques de
preparation du champ de lancienne agriculture europeenne, Paris-La Haye 1975, p. 109. Il
signiIicato dei toponimi sara approIondito nel corso del terzo capitolo.
74
Il 1686, anno di compilazione del catasto, e situato al centro della cosiddetta Piccola Eta
Glaciale. Tra XVII e XVIII secolo si veriIico un abbassamento medio della temperatura di 1,5
C, le precipitazioni aumentarono del 50, ma il maggiore problema per l`agricoltura Iu
rappresentato dalla permanenza della neve al suolo Iino a 7 mesi. Cio determino l`accorciarsi
del periodo vegetativo, con il rischio correlato di perdere il raccolto a causa di nevicate precoci,
tardo-estive. A 1300 metri di altitudine i cereali dovevano restare nel suolo 11 mesi, a 1600
metri anche 14. Nelle valli di Cesana, intorno al 1740, le nevicate precoci spesso impedirono il
regolare raccolto di avena, orzo e segale primaverile, perche il periodo vegetativo era minore
dei 5 mesi necessari alla maturazione; in ogni caso le rese Iurono molto basse (anche 1 a 2 in
rapporto alla semenza). Per coltivare i cereali a 1500-1600 metri Iu dunque necessaria la
fachere climatique, che prevede la semina autunnale anticipata a Iine luglio e il raccolto
posposto tra Iine agosto e Iine settembre dell`anno successivo. Il periodo tra settembre e luglio
e dedicato alla preparazione del terreno. CIr. P. SERENO, Ecologv and Marginal Lands, art.
cit.
25
migrazioni altimetriche, con conseguente abbandono degli insediamenti alle
quote piu elevate e concentrazione nei villaggi ad altitudine inIeriore; il che per
il nostro caso potrebbe tradursi in spostamenti verso il nucleo di Sollomiac, ma
anche verso le vicine Cesana e Oulx, situate su ampi e soleggiati Iondovalle, da
dove talvolta i contadini sarebbero tornati a coltivare le loro proprieta in
altitudine
75
.
Eppure i vincoli climatici devono essere stati meno stretti a Solomiac che
altrove. Va inIatti notato che le parcelle catastate si spingono da circa 1200
metri sul livello del mare a circa 2100 metri e gli insediamenti permanenti
persistono tra i 1600 e i 1650 metri di altitudine. Inoltre gli incolti non sono
concentrati nella parte alta del versante: solo 18 su 43 si trovano oltre i 1600
metri. Tra XVII e XVIII secolo raramente il limite dei cereali oltrepassava
quella quota
76
.
Indubbiamente il comune gode di una buona insolazione durante tutto
l`anno, grazie all`esposizione a Ovest, con alcuni tratti rivolti a Sud-Ovest. La
pendenza non eccessiva del versante, che si addolcisce grosso modo tra le
isoipse dei 1600 e dei 1800 metri per poi inerpicarsi maggiormente verso la
cima del monte Fraiteve, permette ai raggi solari di raggiungere buona parte
della Iascia coltivata alcune ore prima di mezzogiorno per circa meta dell`anno.
La Piccola Eta Glaciale non risparmia comunque questa porzione di Alta
Valle della Dora: oltre i 1800 metri si riscontrano solo piu parcelle a prato o ad
achanser; il seminativo si spinge si Iino a tale altitudine, ma soltanto sulla parte
Nord (verso Oulx) del versante, dove il pendio e particolarmente dolce ed e
esposto a Sud-Ovest. Sul lato Sud del versante, il piu ripido e rivolto
nettamente a Ovest, i cereali raggiungono a Iatica i 1700 metri e li superano

75
CIr. EAD., Ecologv and Marginal Lands, art. cit., p. 314: In that period a zone oI marginal
land was shaped at or above the new climatic limit oI cultivation: the Iields were temporarily
exploited, about one or two years in every ten, and prepared on common land by burning
(campi roncati), con il Iuoco, come appare talvolta nel nostro caso di studio. Il toponimo
Maison Neufve riportato sul registro potrebbe rivelare una migrazione altimetrica: se qui ci
Iossero case, sarebbero le piu alte di Solomiac, a circa 1650 metri di quota, conIinanti con
Outagne; ma a Maison Neufve il catasto registra solo coltivazioni. E possibile che qui siano
state costruite le abitazioni piu recenti in un periodo di espansione demograIica; esse, causa la
quota elevata, sarebbero state abbandonate per prime in un seguente periodo di contrazione
(CIr. capitoli 3 e 4). Un analogo Ienomeno di innalzamento e abbassamento dei limiti
altitudinali delle abitazioni permanenti si riscontra ad esempio a Rora, Val Pellice, posticipato
pero di un secolo per ragioni storiche, quali le persecuzioni religiose contro la minoranza
valdese (ivi, p. 312).
76
CIr. EAD., Ecologv and Marginal Lands, art. cit, p. 310. L`autrice ammette eccezioni al
limite altimetrico di 1600 metri dovute a microclimi locali.
26
appena in quattro occasioni: si tratta di parcelle conIinanti, delle quali una sola
e una vera e propria pezza di seminativo; un`altra e per cosi dire un Iazzoletto
di terra (une petiolle terre secondo il catasto); le restanti due sono vaste
estensioni dove una porzione di arativo convive con una a prato e una a incolto
(pre terre et herme secondo il registro, dicitura che non permette di capire
quale destinazione d`uso occupa piu spazio)
77
. Certamente la fachere
climatique ha contribuito alla sopravvivenza della cerealicoltura alle altitudini
elevate.
La buona esposizione di Solomiac potrebbe aver Iavorito la permanenza
degli ontani Iino a 1400-1500 metri, mentre di norma il loro habitat non supera
l`isoipsa dei 1000 metri. Anche l`espansione degli alberi da Irutta appare una
conseguenza dell`insolazione; in eIIetti, sebbene quasi tutti i Irutteti insistano
attorno all`abitato di Sollomiac, riscontriamo una coltura promiscua prato-
Irutteto oltre i 1600 metri di altitudine, vicino ad un ediIicio di Outagne
78
.
Se, come e lecito aspettarsi, gli orti sono concentrati nei pressi dei tre nuclei
insediativi
79
, diversa e la localizzazione per i canapali e le cavolaie, che
sembrano avere un`area di elezione nei luoghi designati come Pre de la Coste
ou Cartier e Pra Claus
80
. E questa, purtroppo, l`area piu diIIicile da
localizzare; probabilmente si trova intorno ai 1700 metri, sul lato settentrionale
del versante, ossia quello meglio esposto verso Sud-Ovest. Qui si disegna un
parcellare minuto, nel quale si alternano pezze a cavoli con altre a canapa e
pezze promiscue. Le due destinazioni non esauriscono l`intero areale dei
toponimi, ma ne occupano una buona Ietta senza soluzione di continuita
81
.

77
In generale il seminativo decresce con l`altitudine, occupando solo un quinto degli
appezzamenti oltre i 1600 metri.
78
Il Irutteto insiste a Cognettas. Alla luce di questa presenza, il toponimo e Iorse riconducibile
al latino COTONEUM (cotogna, Irutto; cIr. Repertorio dei toponimi, scheda 30) e si potrebbe
tradurre come 'Cotogneta. In tal caso potrebbe rappresentare il relitto di una distrettuazione
toponomastica piu antica, nata sotto condizioni climatiche piu miti; cIr. capitoli 3 e 4. Alla luce
di queste considerazioni si puo Iorse ipotizzare che in un`epoca precedente al catasto gli
ontaneti e i Irutteti Iossero piu estesi.
79
45 orti su 71 sono censiti insieme alle abitazioni limitroIe, poiche insistono sulla loro stessa
parcella, creando cosi un`unita ben individuata. I restanti 26 orti costituiscono appezzamenti a
se stanti. Contiamo 38 colture di ortaggi presso Outagne (1647 metri), 15 presso Collombieras
(1512 metri), 18 a Sollomiac (1379 metri). Le 2 pezze a seminativo piu orto sono presso
Collombieras. L`associazione prato-orto e in 4 casi su 5 situata vicino a Outagne; in un caso
vicino a Sollomiac. L`unica parcella a orto piu canapale e invece nel Iondovalle, a Plan.
80
CIr. schede 16, 27, 39 nel Repertorio dei toponimi.
81
A Pra Claus insistono 6 seminativi, 2 seminativo-cavolaia, 2 cavolaie, 1 prave, 1 prato, 1
seminativo-prato. Nella`area Cartier di Pre de la Coste insistono 4 canapali, 7 cavolaie, 4
prato-canapale, 2 seminativo-prato, 1 prato. Cavoli e canapa occupano parcelle conIinanti tra
loro, a cavallo tra Pra Claus e Cartier. Qui contiamo 4 canapali su 6 registrati nel catasto e 4
27
Abbiamo dunque parcelle ampie in media 1,6 are
82
, soleggiate, ospitanti due
colture che richiedono abbondante concimazione; esse sono circondate dal beal
pourteur, il principale canale di irrigazione del versante
83
.
Il toponimo Pra Claus sembra indicare una zona con parcelle chiuse, per
proteggere le colture oltre che dal bestiame anche dal vento, dal Ireddo e dal
dilavamento, con la collaborazione del canale di irrigazione
84
. L`adiacente
Cartier riporta ad una misura agraria piccola, equivalente a un quarto del
sestiere
85
. In eIIetti le parcelle che insistono sul toponimo hanno una superIicie
media di appena 2,26 are: un parcellare minuto Iissato nel nome, destinato a
colture esigenti e non estensive. Sia la toponomastica sia la sistemazione
agraria spingono a interpretare questa area come un luogo da tempo eletto alla
coltivazione dei cavoli e della canapa.
Nei pressi dell`area compare il toponimo Clot de la Chauliere, che
identiIica un luogo dove alla data del catasto sono presenti solo tre prati
86
; il
nome pero rivela la precedente presenza dei cavoli e di conseguenza
contribuisce a conIermare la supposizione che la zona Iosse destinata a tale tipo
di coltura gia in epoche piu antiche.


1.2 Sintassi fondiaria.

La societe rurale, en presence d`un immense puzzle de parcelles, pratique
un jeu subtil que la combinatoire met parIaitement en lumiere.pour tenter

prato-canapale su 5; contiamo 9 cavolaie su 18 e 2 seminativo-cavolaia su 3. Altre 3 cavolaie
sono a Pra Margail, toponimo limitroIo all`abitato di Outagne che comprende in tutto 4
appezzamenti.
82
Escludiamo dal calcolo il prato-canapale di Julien Cossul, molto vasto (70,37 are), perche
Ialserebbe la media; e inIatti probabile che la porzione a prato sia molto superiore rispetto a
quella a canapa; i prati inIatti a Solomiac sono grandi in media 23 are, i canapali 2,6 are (cIr.
tabella 1 p. 16). La parcella di Julien Cossul, pur essendo limitroIa alle altre con la stessa
destinazione, si trova non a Cartier ma a Pre de la Coste, un luogo che ospita appezzamenti di
dimensioni maggiori.
83
E arduo seguire il percorso del beal pourteur, perche esso viene citato solo laddove traccia il
conIine di una parcella. Quello di Cartier e Pra Claus appare pero l`unico caso in cui il canale
lambisce tutte le parcelle.
84
Per Ironteggiare le piogge e le alluvioni della Piccola Eta Glaciale, tra 600 e 700 si sono
moltiplicati i terrazzamenti, i muretti e le opere idrauliche contro il vento e il dilavamento; in
particolare in Val Maira nel XVII secolo sono stati costruiti degli enclos come protezione
climatica. CIr. P. SERENO, Ecologv and Marginal Lands, art. cit., p. 310.
85
CIr. Repertorio die toponimi, scheda 16. F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. QUARTO
considera il cartier una misura agraria localmente variabile: essa equivarrebbe a circa 5 are in
Languedoc, a 9 are in Rouergue.
86
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 25 e cap. 3 e 4.
28
d`atteindre, au moins pour une part non negligeable des proprietaires, des
equilibres plus adequats, une autonomie plus grande, un revenu moins
mediocre
87
. Il metodo delle combinazioni colturali elaborato da Georges
Durand
88
risulta Iondamentale nella nostra ricerca per comprendere verso quale
equilibrio tende la comunita di Solomiac alla Iine del 1600.
Prendiamo in considerazione 54 aziende
89
; esse attuano 21 diverse
combinazioni colturali, che, nella loro totalita, Iormano la struttura Iondiaria di
insieme del comune (cIr. tabella 2, p. 29)
90
.


87
G. DURAND, Jin, vigne, op. cit., pp. 291-292.
88
ID., Jin, vigne op. cit., pp. 264-266. Puo essere utile riassumere il procedimento con le
parole di Durand: La 'combinaison culturale designe l`association au sein d`une exploitation
des diverses categories de parcelles aIIectees a une production determinee. En ventilant
chaque exploitation en Ionction de la combinaison qu`elle realise, on obtient una classiIication
qui permet de calculer des Irequences. En ordonnant, selon un ordre decroissant des
Irequences, les combinaisons recensees a une periode donnee on peut deIinir deux structures:
1) La structure dominante: combinaisons dont la Irequence cumulative permet d`atteindre et le
cas echeant de depasser 50 des unites agricoles. 2) La structure d`ensemble: ensemble des
combinaisons dont la Irequence depasse 1. InIine, come in una molecola chimica, si
possono individuare il nucleo e l`asse della struttura e le loro derivazioni, che avvengono per:
satellisation: adjonction d`un ou plusieurs elements a la combinaison radicale. Substitution:
remplacement de l`element non-axial dans la combinaison radicale par un tiers element.
Alteration: remplacement de l`element axial de la combinaison radicale. Inversion:
remplacement des deux elements de la combinaison radicale. Tale metodo appare necessario
per non limitare l`analisi del sistema Iondiario ai due approcci classici: la classiIicazione delle
aziende agricole solo in base alla dimensione; la classiIicazione di un territorio attraverso la sua
coltura tipica. Nel primo caso non si tiene conto delle diverse tipologie di coltura, che possono
Iornire rese diverse a Ironte di pari estensioni aziendali; nel secondo caso si tende ad
uniIormare un sistema riIerendolo ad una sola caratteristica (ivi, p. 264).
89
Abbiamo basato i calcoli per le 'combinazioni colturali su 54 aziende agricole e non sui
134 proprietari censiti nel catasto del 1686. Sono state escluse innanzitutto le proprieta Ioranee,
ossia le parcelle appartenenti a persone che hanno la porzione maggiore e il centro Iunzionale
della loro azienda non nel comune di Solomiac. Non abbiamo conteggiato le parcelle aIIerenti
a compagnie e conIraternite religiose, quali la 'ConIrairie du St. Esprit, che seguono altre
logiche economiche rispetto a quelle di una Iamiglia contadina (per un inquadramento del
problema cIr. A. TORRE, Il consumo di devo:ioni. rituali e potere nelle campagne piemontesi
nella prima meta del Settecento, in Quaderni storici, XX, n. 58, pp. 181-223; per la
ConIraternita dello Spirito Santo in DelIinato cIr. M. A. BENEDETTO, Ricerche sugli
ordinamenti dei domini del Delfinato nellAlta Jalle di Susa, Torino 1953, pp. 64-66).
Abbiamo accorpato nella medesima azienda le pezze appartenenti ad un uomo e quelle
appartenenti a sua moglie, ma verosimilmente portate in dote sotto il tetto coniugale. Tale
scelta non appare arbitraria: inIatti il catasto, nella descrizione dei rapporti conIinari, speciIica
se una parcella Ia parte di una dote. Inoltre tra le proprieta attribuite alle mogli
(nell`intestazione di ogni persona censita, il registro segnala i rapporti coniugali e Iiliali) non
compaiono ediIici, ovvero centri Iunzionali dell`azienda agricola; cio si veriIica, sembra di
poter arguire, perche quelle proprieta costituivano la dote che la donna portava al marito
quando si spostava a casa di quest`ultimo (residenza virilocale). InIine abbiamo sommato in
alcuni casi le parcelle di un proprietario con quelle dei suoi Iigli, laddove questi Iigli non
possiedono in proprio degli ediIici e dunque devono per Iorza Iare riIerimento alle strutture
insediative appartenenti a qualcun altro.
90
Durand, essendo la sua area di ricerca molto ampia, considera 1307 proprieta, percio
riscontra anche combinazioni marginali, con Irequenza inIeriore all`1 (G. DURAND, vin,
vigne, op. cit., p. 267). Questo a noi non capita, poiche il campione su cui abbiamo basato i
calcoli e molto basso.
29
Tabella 2. Combinazioni colturali e loro Irequenza nelle aziende di Solomiac.



COMBINAZIONE
COLTURALE
(eIIettivo agricolo)
*

FREQUENZA
( e numero di volte in cui compare la
combinazione)
SPO 14,8 (8)
SP 9,26 (5)
SPOI 9,26 (5)
SPOCI 9,26 (5)
SPC 7,4 (4)
SPOCa 7,4 (4)
SPI 5,56 (3)
SPIOn 5,56 (3)
SPOC 3,7 (2)
SPCF 3,7 (2)
SPCa 3,7 (2)
SPICa 3,7 (2)
SPOCaCI 1,85 (1)
SPCaCI 1,85 (1)
SPCI 1,85 (1)
SPCCaF 1,85 (1)
SPOICaF 1,85 (1)
SPCIF 1,85 (1)
SPIF 1,85 (1)
SPOIF 1,85 (1)
SPOIOn 1,85 (1)


C cavolaia
Ca canapale
F Irutteto
I incolto

*
Abbiamo escluso dall`eIIettivo agricolo, e quindi dalle combinazioni colturali, tutti quegli orti
compresi in una medesima parcella con gli ediIici. Lo stesso Ia Durand (G. DURAND, Jin,
vigne, op. cit.), che considera l`unita insediamento piu giardino o orto come la combinazione
0, la quale, sommata alle altre, da l`eIIettivo totale di un`azienda. Nel caso di Solomiac in
eIIetti l`orto e spesso legato all`insediamento, costituendo per cosi dire una piccola Ionte di
alimenti sulla porta di casa; in questo senso ne sono sprovviste solo 6 Iamiglie su 54. Abbiamo
comunque valutato opportuno Iar rientrare gli orti nelle combinazioni colturali laddove essi si
presentano scissi dalle abitazioni e costituiscono una precisa scelta colturale. E da notare che le
parcelle a solo orto appaiono in media piu grandi rispetto a quelle ediIicio-orto:
- Sollomiac: superIicie media ediIici 1,603 are; sup. media ediIicio-orto 2,418 are. Si puo
ipotizzare che gli orti su queste ultime parcelle siano in media di 0,815 are. Sup. media parcelle
a solo orto 1,79 are.
- Collombieras: sup. media ediIici 2,043 are; sup. media ediIicio-orto 2,972 are. Si puo
ipotizzare che gli orti su queste ultime parcelle siano in media di 0,929 are. Sup. media parcelle
a solo orto 2,206 are.
- Outagne: sup. media ediIici 1,397 are; sup. media ediIicio-orto 2,45 are. E ipotizzabile
che gli orti su queste ultime parcelle siano in media di 1,053 are. Sup. media parcelle a solo
orto 1,427 are.
30
O orto
On ontaneto
P prato
S seminativo



GraIico 2. Struttura delle combinazioni colturali.


satellizzazione combinazione radicale satellizzazione

SP

SP

SP

SP

SP

SP


Legame nucleare
Legame assiale



Le combinazioni sono composte da destinazioni d`uso, le quali pero non
compaiono mai tutte insieme nella stessa azienda; le singole proprieta
associano un numero di colture variabile tra 2 e 6. E dunque assente la
monocoltura, ma anche la policoltura e limitata: le aziende che si organizzano
su 6 diversi usi del suolo sono appena 2 su 54. Inoltre solo 5 proprietari
suddividono le loro parcelle secondo due usi, il seminativo e il prato; e netta la
prevalenza degli abbinamenti di 3, 4, 5 colture, i quali riguardano 47 aziende
su 54.
La struttura dominante, che raggruppa le combinazioni colturali piu
Irequenti (nel nostro caso si riIerisce al 57,38 delle aziende), riIlette questa
situazione: 12 combinazioni con 3 colture, 9 con 4 colture e 5 rispettivamente
31
con 2 e 5 colture
91
. Prima di poter avanzare qualche ipotesi sul motivo per cui i
contadini di Solomiac preIerivano diIIerenziare le proprie produzioni su tre o
quattro Ironti, e necessario proseguire l`analisi dei dati sulla base del
procedimento di Durand.
In tutte le combinazioni compaiono il seminativo e il prato, che quindi
costituiscono nello stesso tempo il nucleo e l`asse sul quale Ia perno il sistema
Iondiario
92
. Sono queste le due scelte costantemente attuate dai contadini di
Solomiac; il catasto non registra combinazioni colturali che variano il nucleo e
l`asse del sistema: non si riscontrano Ienomeni di sostituzione, alterazione e
inversione. Va ricordato, inoltre, che seminativo e prato, sommati, occupano il
79 della superIicie agraria utilizzata, oltre 240 ettari.
Si puo concludere che, almeno nel penultimo decennio del 600, seminativo
e prato costituiscono la base solida dell`organizzazione Iondiaria. Purtroppo
mancano altre documentazioni catastali di eta antica con le quali conIrontare i
dati raccolti per veriIicare se il nucleo colturale si e mantenuto costante o e
variato nel tempo, e per quali cause
93
.
Si e detto che raramente un proprietario si limita alle due scelte colturali del
nucleo. Piu spesso vi aggiunge una o piu destinazioni d`uso, tramite la

91
CIr. tabella 2, p. 29 e graIico 2, p. 30.
92
L`esempio portato da Durand presenta un nucleo Iormato da terra piu vigneto e un asse
costituito dal vigneto, che rappresenta il trait dunion tra tutte le combinazioni della struttura
d`insieme. L`autore veriIica la presenza costante della satellizzazione, quella rara della
sostituzione e dell`alterazione e inIine la presenza eccezionale della derivazione. Puo cosi
concludere che la struttura risulta Ilessibile, ma con dei limiti, dettati dalla necessita di obeir a
la loi commune del sistema (G. DURAND, Jin, vigne, op. cit., p. 276). Nel nostro caso il
sistema Iondiario mostra una Iissita molto maggiore, come risulta dal Iatto che nessuna
combinazione rinuncia ai due elementi del nucleo.
93
Durand, per la regione da lui studiata, ha potuto consultare documenti del XVI, XVII, XVIII
secolo e di conseguenza condurre un`analisi diacronica (ID., Jin, vigne, op. cit., pp. 283-289).
Ha notato una tendenza alla complessita, ossia all`abbandono progressivo della monocoltura in
Iavore della pluricoltura; pero questo processo non avrebbe comportato, secondo l`autore,
cambiamenti a livello di nucleo (TV), bensi un arricchimento del ventaglio colturale
attraverso satellizzazioni: il prato si sarebbe aggiunto con elevata Irequenza alle combinazioni,
avanzando a scapito del bosco. Prato e bosco inizialmente sarebbero stati marginali, perche
deIinissant una association peu desiderable dans la mesure probablement ou une telle
exploitation ne produisant ni vin, ni ble ne saurait nourrir son exploitant (ivi, p. 270). Il ritiro
del bosco e l`estensione del prato sarebbero invece un signe de deIrichement repris au XVIII
siecle (ivi, p. 286). La situazione Iondiaria di Solomiac non sembra riconducibile a questa
ipotesi; inIatti si contestualizza nel climax della piccola eta glaciale, che ha provocato, a partire
dalla seconda meta del 1600, la riduzione del periodo vegetativo e quindi l`abbassamento dei
limiti altitudinali delle coltivazioni (cIr. P. SERENO, Ecologv and Marginal Lands, art. cit., p.
311). E dunque probabile che gli arativi registrati dal catasto siano inIeriori in numero ed
estensione rispetto a quelli presenti solo 50 anni prima, soprattutto alle quote piu elevate. Se
nel 1686 SP e ancora la combinazione radicale, e plausibile pensare che lo Iosse anche in
un`epoca precedente, quando la cerealicoltura non aveva ancora subito le costrizioni
climatiche.
32
satellizzazione. Accanto a SP compare in primo luogo l`orto, poi l`incolto; un
terzo delle combinazioni prevede la cavolaia, numeri inIeriori riguardano il
canapale, il Irutteto e l`ontaneto
94
.


Tabella 3. Frequenza delle colture.

COLTURA NUMERO DI COMBINAZIONI
IN CUI SI RISCONTRA
orto 28
incolto 26
cavolaia 18
canapale 12
Irutteto 7
Ontaneto 4



Le combinazioni prevalenti constano di 3, 4 e, in minor misura, 5 elementi:
se gli elementi sono 3, Ira di essi non rientrano gli alberi da Irutto e gli ontani;
se sono 4 o 5, si associano Ira di loro secondo ogni possibile abbinamento,
tranne l`ontaneto che non si trova mai con cavolaie, canapali e Irutteti.
Insomma, le colture arboree non sattellizzano il nucleo se non in sequenze
cumulative, accanto ad altre colture. Si deve probabilmente dedurre che esse
Iossero marginali, destinate solo all`autoconsumo.
Un proprietario preIeriva scegliere, almeno come prima satellizzazione a
partire dal nucleo, una delle altre destinazioni d`uso. La scelta era
plausibilmente dettata da ragioni legate non soltanto alla sussistenza, ma anche
al mercato. Durand, per l`oggetto delle sue ricerche, Iormula la seguente
ipotesi: La Irequence d`une combinaison est proportionnelle a la place qu`y
tiennent les elements donnant annuellement un produit consommable
95
.

94
CIr. graIico 2, p. 30 e tabella 3, p. 32.
95
G. DURAND, Jin, vigne op. cit., p. 279. L`autore chiosa l`ipotesi con quello che deIinisce
un constat de bon sens: chaque exploitation dans sa constitution est d`abord commandee par
l`imperatiI de la subsistance. Questa constatazione Iorse non e suIIiciente a spiegare le
33
L`ipotesi puo essere plausibile, nel nostro caso, per i canapali, presenti in
quantita non eccezionale, in un quinto delle aziende: la canapa e in eIIetti
pianta annua necessaria per Iabbricare cordame e tessuti.
Anche gli orti, che Iorniscono produzioni annuali su terreni concimati
abbondantemente, sono destinati all`autoconsumo. Il compito di rispondere alle
esigenze di sussistenza tuttavia e Iorse assolto dagli orti legati all`unita
abitativa, presenti in 48 aziende su 54. Ci sono pero molte altre parcelle
coltivate a ortaggi, che rientrano nelle scelte colturali di 28 proprietari. Non
solo: gli orti compaiono in 4 delle 6 combinazioni piu Irequenti. Tale
diIIusione puo signiIicare che gli ortaggi avessero uno sbocco sul mercato
locale.
Lo sbocco commerciale appare ancora piu probabile per le cavolaie. La
coltivazione dei cavoli doveva rivestire una certa importanza, se si e sentita la
necessita di deIinire per essa un`autonoma categoria catastale. Le cavolaie
compaiono in 18 aziende; in 4 casi costituiscono l`unica satellizzazione rispetto
al nucleo seminativoprato.
Riteniamo che i contadini di Solomiac, o almeno una parte di essi, abbiano
tentato di specializzarsi in una determinata produzione per il commercio,
Iavoriti dal Iatto di trovarsi in una zona strategica da questo punto di vista. Il
comune inIatti e situato a meno di un`ora a piedi da Cesana e Oulx, dove si
tenevano costantemente due mercati di discreta importanza. I mercati locali,
sviluppatisi da quell`unica iniziale Iiera annuale che si teneva Iin dal secolo XI
nei prati che circondavano la prevostura ulcense, garantivano, a Oulx e a
Cesana, un controllo limitato ma prezioso dei Ilussi commerciali regionali che
Iacevano conIluire su quelle terre molti prodotti del Piemonte centro-
meridionale e della Provenza
96
. Inoltre, appena al di la del Monginevro, la
citta di Brianon ospitava ogni anno tre grandi Iiere, ciascuna della durata di
alcuni giorni, a settembre, ottobre e durante la Pentecoste.
Se la tendenza e eIIettivamente quella di diversiIicare gli usi del suolo per
soddisIare le richieste e della sussistenza e del commercio, tale tendenza

Irequenze combinatorie a Solomiac : l`elevato numero di cavolaie, che in 4 casi rappresentano
anche l`unica satellizzazione, potrebbe rivelare un tentativo di produrre risorse per il
commercio e non per la mera sussistenza. I cavoli dovettero rappresentare una coltura
importante a Solomiac, dal momento che goderono di un`apposita categoria catastale, invece di
essere inglobati nella categoria orto.
96
L. PATRIA, Il Delfinato di qua dai monti, op. cit., pp. 29-103.
34
potrebbe investire in primis le proprieta di maggiori dimensioni. Per veriIicare
l`ipotesi e necessario dividere preliminarmente le aziende in classi d`ampiezza,
per poi conIrontarne l`estensione con il ventaglio colturale proposto.
Per Solomiac, in ragione dei rapporti tra le superIici delle aziende, possiamo
riconoscere cinque classi: micro, piccola, media, grande e macroproprieta
97

(cIr. tabella 4, p. 34).


Tabella 4. Classi di ampiezza delle aziende.

PROPRIETARI AZIENDA ESTENSIONE
in ha
CLASSE
D`AMPIEZZA
Marie Orgeas Iu Claude 0,6173 micro
Marie Guiguet 1,30318 micro
Pierre Brun 1,50156 piccola
Franois Peyret e sua sorella Catherine 1,8705 piccola
Jean Fazy di Michel e Franoise Blanchet
*
1,87506 piccola
Michel Fazy di Michel 1,89814 piccola
Claude Margail e Margueritte Ailhaud 2,0098 piccola
Claude Orgeas Iu Claude 2,02967 piccola
Marie Peyret 2,21695 piccola
Antoine Cossul Iu Resteun 2,33557 piccola
Restitut Orgeas Iu Claude 2,57366 piccola
Jacques Margail e Jeanne Ailhaud 2,6216 piccola
Franois Cossul con i Iigli Michel, Restitut e Noel 2,6916 piccola
Antoine et Sebastien Gallice 2,70547 piccola
Antoinette Poncet 2,7262 piccola
Antoine e Joseph Orgeas con le sorelle Anne
e Franoise 2,74023 piccola
Franois Cibour 3,07834 piccola
Antoine Peyret Iu Michel 3,16685 piccola
Barthelemy e Jean Peyret e sorelle 3,3054 piccola
Jean Roux Iu Jacques 3,3739 piccola
Jean, Anne e Catherine Cossul 3,41313 piccola
Jean Peyret e Franoise Peyret 3,41745 piccola
Pierre Cossul Iu Jean 3,48803 piccola
Antoine Brun Iu Jean 3,70624 media
Jean, Joseph e Jacques Cibour con la madre
Marie Brun 3,76487 media

97
Questi gli intervalli per ogni classe: micro: 1,5 ha; piccola: tra 1,5 e 3,5 ha; media: tra 3,5 e
6 ha; grande: tra 6 e 9,5 ha; macro: ~ 9,5 ha. Gli intervalli non sono regolari; ci e sembrato
opportuno Iissarli sui valori appena menzionati, perche intorno a quei valori si interrompe il
continuum delle superIici aziendali, che crescono in modo abbastanza progressivo all`interno
delle classi d`ampiezza.
*
Dove non e speciIicato il grado di parentela, si tratta di mogli.
35
Michel Peyret Iu Michel e Elisabeau 3,80143 media
Jean Pierre Garciel 3,93342 media
Michel Garciel e Margueritte Orgeas 4,0598 media
Jean e Michel Cossul e sorelle 4,33058 media
Jean Roux Iu Jean 4,4 media
Restitut Peyret Iu Restitut e Marie Cossul 4,4301 media
Jacques Garciel e Margueritte Cossul 4,676 media
Jean Pierre Brun Iu Antoine 4,94444 media
Jean Peyret Ieu Michel 5,01114 media
Julien Cossul di Nicolas e Margueritte Margail 5,08652 media
Henry des Henris con i Iigli Michel, Claude, Joseph
e sorelle e la moglie di Michel, Marie Peyret 5,09015 media
Julien Cossul Iu Jean 5,46595 media
Antoine Ailhaud Iu Jean e Jeanne Ailhaud 5,51426 media
Antoine Fazy e Bernardine Orgeas 5,56443 media
Laurens Cibour e Jeanne Peyret 5,8051 media
Nicolas Cossul Iu Jean 5,89494 media
Michel Brun 6,19775 grande
Jean Cossul Iu Jean 6,35778 grande
Pierre Orgeas 6,60677 grande
Laurens Collomb 7,24225 grande
Jean Margail 7,29587 grande
Hoirs de Michel Cossul 7,39805 grande
Laurens Peyret 7,5429 grande
Michel Ailhaud Iu Jean 7,75696 grande
Paul Brun e Margueritte Margail 9,10534 grande
Michel Ailhaud Iu Guillaume 11,05106 macro
Jean Ailhaud Iu Michel 11,63454 macro
Claude e Antoine Ailhaud con Marie loro nipote 16,1432 macro
Denis Orgeas 19,1297 macro














36
GraIico 2. Frequenza delle classi di ampiezza.

0
5
10
15
20
25
1 2 3 4 5
cIassi di ampiezza
f
r
e
q
u
e
n
z
a


1 micro
2 piccola
3 media
4 grande
5 macro



Come si nota dalla tabella 3 e dal graIico 2, le microproprieta e le
macroproprieta sono poco rappresentate, a Iavore soprattutto delle piccole e
medie, che, sommate, costituiscono piu del doppio delle aziende. Tra i
proprietari compaiono anche donne, ma in misura molto bassa (appena 4) e
detentrici di estensioni sempre inIeriori ai 3 ettari.
In particolare le due microproprieta sono appannaggio Iemminile. Una di
esse appartiene a Marie Orgeas, che risulta sorella di altri due agricoltori,
Restitut e Claude Orgeas Iu Claude, entrambi tenutari di un`azienda piccola. Si
puo Iorse ipotizzare una tenuta originaria di dimensioni medie (la somma delle
tre parti ammonta a 5,22 ha), Irazionata Ira tre Iratelli ereditieri. Se Iosse cosi,
Marie avrebbe ricevuto un terzo di cio che e spettato a Claude e un quarto di
cio che e spettato a Restitut. Le terre della donna potrebbero costituire una
dote.
37
L`altra microproprieta appartiene a Marie Guiguet. Il catasto non dice nulla
sui suoi rapporti di parentela, ma Iorse qualche deduzione e possibile.
Innanzitutto il cognome Guiguet non compare altre volte. Nel registro un
cognome e attestato un`unica volta solo se si riIerisce a Iorestieri, che hanno
una o alcune parcelle a Solomiac; invece i proprietari locali hanno cognomi che
si ripetono: i vari Ailhaud, Peyret, Orgeas, Cossul, per citare i piu diIIusi. E
ipotizzabile che Marie Guiguet sia di origini Iorestiere, si sia sposata con un
indigeno e, una volta rimasta vedova, abbia ereditato alcune delle proprieta
appartenute al marito. Un`altra donna, Marie Peyret, dimostra che quest`ultimo
passaggio ereditario e possibile. Di costei il catasto esplica che si tratta della
vedova di Michel Margail; la Peyret risulta titolare di un`azienda piccola.
Sulla quarta e ultima donna, Antoinette Poncet (azienda piccola), il catasto
non speciIica nulla; registra pero un Pierre Poncet, proprietario di appena 4
parcelle Ira le quali non e compresa alcuna abitazione. E probabile che
intercorra qualche rapporto Ira Antoinette e Pierre e Ira i loro appezzamenti.
Le altre 50 aziende, e tutte quelle oltre i 3 ettari, Ianno riIerimento a Iigure
maschili. Dallo spoglio delle combinazioni colturali non risulta che le proprieta
piu estese gestiscano un ventaglio di colture superiore
98
.


Tabella 5. Numero di colture in rapporto alle classi d`ampiezza.

CLASSE
D`AMPIEZZA
NUMERO DI COLTURE
NELLE COMBINAZIONI
micro 2, 4
piccola 2, 3, 4, 5
media 3, 4, 5, 6
grande 2, 3, 4, 5
macro 5, 6


Dalla tabella appare evidente come non ci sia un rapporto proporzionale tra
dimensione dell`azienda e quantita di usi del suolo. Solo le macroproprieta

98
CIr. tabella 5, p. 37.
38
presentano una varieta mai inIeriore alle 5 destinazioni. La tendenza a
diIIerenziare le coltivazioni appare comunque generalizzata
99
.
Solo gli ontaneti sono assenti nelle tenute al di sotto dei 5 ettari e mezzo e al
di sopra dei 7 ettari e mezzo; questa assenza potrebbe essere dettata,
banalmente, dal Iatto che la coltivazione degli ontani e poco diIIusa a
Solomiac. Le altre destinazioni d`uso sono distribuite uniIormemente nelle
cinque classi e la loro varieta non e direttamente proporzionale alla dimensione
dell`azienda.
EsempliIichiamo conIrontando 5 proprieta di diverse estensioni. L`azienda
piccola di Jacques Margail e sua moglie e il doppio della microazienda di
Marie Guiguet, pero e meno varia per quanto concerne l`uso del suolo: solo
prato e arativo, contro prato, arativo, incolto e orto. Cosi l`azienda grande di
Jean Margail supera di oltre 3 ettari quella media di Jean Roux, ma dispone di
colture meno variegate: e pur vero che e presente il Irutteto, tuttavia mancano
la cavolaia e il canapale. L`azienda di Denis Orgeas, la piu estesa registrata nel
catasto, si diIIerenzia dalle altre non tanto per le varieta colturali (ci sono prato,
seminativo, orto, canapale, Irutteto, incolto, ma manca la cavolaia), quanto per
le estensioni di terreno a queste adibite: si vedano ad esempio i prati distribuiti
su 33 pezze per oltre 12 ettari contro gli 11 appezzamenti a prato per 2,5 ettari
di Jean Margail.
Durand, nel suo studio sui vignaioli del Lyonnais e del Beaujolais, tenta
un`ulteriore ipotesi: se ci sono combinazioni con Irequenze molto deboli, esse
potrebbero rivelare la volonta di sIuggire al modello comune per ricercare un
proIitto maggiore
100
. L`ipotesi e suggestiva, ma non sembra trovare riscontro
nel catasto di Solomiac. L`autore inIatti legge in quest`ottica alcune
combinazioni nelle quali l`elemento non assiale del nucleo (il seminativo) e
stato sostituito con prato o bosco. Nel nostro caso il nucleo colturale non
subisce mai mutamenti e le combinazioni che si veriIicano una sola volta non

99
Durand riscontra invece un rapporto tra dimensione dell`azienda e numero di elementi della
combinazione: Au Iur et a mesure que la combinaison s`enrichit, la dimension
augmente.Chaque adjonction d`un element entrane une croissance de la superIicie de l`ordre
1 Iois e demi a 2 Iois et demi (G. DURAND, Jin, vigne op. cit., pp. 277-279).
100
La Iaiblesse de la Irequence d`une combinaison suggere une volonte d`echapper au modele
commun, elle est le signe d`une recherche originale, un signe d`innovation economique peut
tre (ID., Jin, vigne, op. cit., p. 280). L`autore interpreta alla luce di questa ipotesi le
combinazioni vigna-prato, vigna-bosco, vigna-prato-bosco, presenti in alcune tra le aziende
piccole, i cui proprietari avrebbero pensato: Convertissons nos champs en ptures et en
vignes. La vigne mieux soignee, mieux Iumee, et le lait et le Iromage par-dessus le marche
(ivi, p. 281).
39
presentano qualita colturali che non si trovino secondo diversi abbinamenti in
altre combinazioni e in ogni classe d`ampiezza. Le stesse cavolaie, che
potrebbero rappresentare una specializzazione per il mercato, sono diIIuse
tanto nelle aziende di pochi ettari quanto in quelle di dimensioni superiori.
Parrebbe un`anomalia, in questo senso, la quantita di terreno lasciata ai
cavoli da Claude e Antoine Ailhaud: 3,65 are, oltre il triplo rispetto alla
superIicie media, che ammonta a poco piu di 1 ara. L`anomalia viene smentita
se si nota che le proprieta di Claude e Antoine, seconde solo a quelle di Denis
Orgeas, sono anch`esse piu del triplo rispetto alla media delle superIici
aziendali: circa 16 ettari contro i 4,7 ettari della media. Gli Ailhaud, in
deIinitiva, destinano piu terra ai cavoli non tanto per sIruttare Iino in Iondo una
risorsa commerciale quanto, semplicemente, perche hanno piu terra a
disposizione. Se quella dei cavoli e una produzione specializzata, lo e del
comune e non di qualche singolo agricoltore.

La morIologia e la sintassi Iondiaria non sono altro che i risultati
rispettivamente della reiIicazione e della strutturazione: da un lato notiamo
inIatti la produzione di territorio Iinalizzata allo sIruttamento in primo luogo
agricolo del suolo; dall`altro lato sono individuabili le relazioni tra gli arteIatti
dell`agrosistema all`interno di ogni azienda, le quali rispondono allo scopo di
produzione e riproduzione Iamiliare.
La struttura, interpretata secondo il modello di Durand, ci appare
multistabile, ossia puo assumere uno spettro di stati deIiniti dalle combinazioni
tra gli arteIatti e le relazioni
101
. In altri termini, ogni azienda attua una propria
combinazione colturale in rapporto alle esigenze Iunzionali, attraverso una
selezione degli usi del suolo e delle satellizzazioni rispetto al nucleo di colture.
La plasticita della struttura e tuttavia limitata dalla Iissita del nucleo
seminativo-prato, che e alla base di ciascuna organizzazione aziendale.






101
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., p.122.
40
CAPITOLO 2


L`INSEDIAMENTO

L`insediamento costituisce insieme al quadro Iondiario il risultato, sempre
tendente ad un proprio equilibrio, del processo di reiIicazione
102
attuato da una
comunita sul territorio. Le dimore, nella loro varieta tipologica e architettonica,
rappresentano altrettanti oggetti che una societa ha costruito al Iine di
soddisIare il bisogno di abitare.
Inoltre le relazioni Iunzionali tra i tipi di dimore, sommate alle relazioni tra
gli insediamenti, ad esempio tra sede permanente e sede temporanea,
realizzano una componente del processo di strutturazione
103
. Tali relazioni
appaiono in particolar modo leggibili su un territorio alpino, dove si esplicano
a scala locale in rapporto all`altitudine e alle conseguenti variazioni climatiche:
ci riIeriamo in primo luogo al legame dell`insediamento con la monticazione
del bestiame e con i limiti altitudinali delle colture.
Cio nonostante la geograIia storica non ha ancora prodotto una sintesi degli
studi sull`insediamento nella regione alpina occidentale; si reperiscono soltanto
analisi a scala locale o ricerche a scala piu ampia Iocalizzate su singole
questioni legate all`insediamento nella montagna piemontese. Pertanto risulta
tuttora insuperata la summa degli studi geograIici sulla dimora rurale italiana
curata da Barbieri e Gambi
104
oltre trent`anni or sono. L`opera riassume un
trentennio di ricerche regionali e Iunge da compendio per una collana che nel
1970 annoverava ventotto volumi. Tra di essi non comparivano lavori relativi
al Piemonte, che all`epoca constavano solo di appunti e IotograIie; a quanto ci

102
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., in partic. pp. 93-134.
103
Ibidem.
104
G. BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970. L`opera non
vuole essere una classiIicazione tipologica delle dimore rurali, bensi pone l`attenzione sulla
Iunzione e il signiIicato storico e sociale della casa come parte dell`ambiente naturale: La casa
e elemento di un contesto economico e di una struttura sociale, entro cui soprattutto va
studiata (ivi, p. 2). Barbieri e Gambi assumono la direzione della collana Iondata da Renato
Biasutti nel 1938; il Gambi, nel tracciare un bilancio storiograIico del contributo dato dal
Biasutti (L. GAMBI, Renato Biasutti e la ricerca sopra le dimore rurali in Italia, nel vol. G.
BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp. 3-14),
individua una serie di Iasi nell`opera di quest`ultimo, approdate ad una sintesi tra
l`orientamento etnograIico e l`orientamento economico. Tale sintesi, appena accennata dal
Biasutti ma poi Iondamentale in alcuni volumi della collana, e rappresentata dall`approccio
storico.
41
risulta, quegli appunti non sono mai stati pubblicati in un`opera sistematica. La
sintesi curata da Gambi e Barbieri tuttavia tiene conto di essi
105
e Iornisce
quindi strumenti per indagini ulteriori sulla dimora alpina occidentale.
Tuttora resta altresi insuperato il contributo di Raoul Blanchard, che negli
anni `50 ha dedicato un corposo volume della sua opera sulle Alpi Occidentali
al versante piemontese
106
. Egli pone attenzione in particolar modo alla
relazione tra i modi dell`abitare e l`ambiente naturale; si soIIerma in primo
luogo sulla dislocazione dell`insediamento e sulle caratteristiche delle dimore
in rapporto ai bisogni delle comunita, ai materiali costruttivi e agli inIlussi
culturali
107
.
Poche ricerche di geograIia storica hanno tentato di comprendere alcuni
aspetti dell`insediamento nelle Alpi Occidentali attraverso l`interpretazione
della terminologia dialettale. Tale e stato il tentativo condotto da Lina Iori alla
Iine degli anni `50 per i termini relativi alle abitazioni pastorali di montagna
108
.
Il lavoro della Iori ci appare tuttavia viziato nel metodo: ella inIatti basa la sua
indagine sulla nomenclautra, dialettale o trascritta in italiano, che compare
sulle carte dell`Istituto GeograIico Militare. Dalle maglie troppo larghe della
ricerca sIuggono pertanto i signiIicati locali di alcune voci e la loro dettagliata
distribuzione geograIica, come dimostra per un particolare settore alpino Paola
Sereno. Costei in anni recenti ha condotto un`analisi geograIica sui termini
fourest, mas e cha:al limitatamente alle Valli Valdesi
109
. La Sereno, Iondando
la sua indagine principalmente sui documenti catastali, ha potuto dimostrare la
caratterizzazione valdese dell`insediamento chiamato fourest e la sua esistenza
anche in aree dove scarseggiano le attestazioni toponomastiche; entrambi i
risultati non sarebbero stati possibili in una ricerca basata sulla registrazione
terminologica dalla cartograIia attuale a grande scala
110
.

105
CIr. G. BARBIERI - L. GAMBI, La casa rurale in Italia, op. cit., pp. 1-2. Tra i volumi
della collana manca quello relativo al Piemonte. Sebbene le ricerche siano state Iinanziate nel
1952, nel 1970 si era giunti solo ad una raccolta di appunti e IotograIie. Nell`opera riassuntiva
si e pero Iatto tesoro di tutto il materiale raccolto, anche se non pubblicato.
106
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit.
107
ID., Les Alpes Occidentales, op. cit., pp. 484-492.
108
L. IORI, Considera:ioni sulla diffusione di alcuni termini relativi agli insediamenti umani
nelle Alpi Piemontesi, in 'Rivista GeograIica Italiana, 1959 (66), pp. 264-281.
109
P. SERENO, Fourest, mas, cha:al. Considera:ioni di geografia storica sullinsediamento
agro-pastorale nelle Jalli Jaldesi, nel vol. Maria Mautone (a cura di), Giornata di studio in
onore di Mario Fondi, Napoli 1997, pp. 399-420.
110
EAD., Fourest, mas, cha:al, loc. cit., p. 403.
42
Il catasto seicentesco di Solomiac conserva una ricca nomenclatura relativa
ai tipi di dimore: non ci riIeriamo qui soltanto alle categorie catastali, ma anche
ad alcuni toponimi. L`interpretazione della terminologia, non disgiunta dalla
localizzazione degli insediamenti sul versante, permette di Iornire un
contributo locale alla geograIia delle sedi. Il metodo linguistico non appare
tuttavia suIIiciente per comprendere le dinamiche geograIiche legate
all`abitazione, ossia i processi di reiIicazione e di strutturazione attuati in
risposta a determinate esigenze. Le Iorme dell`abitare sono inIatti il prodotto di
una comunita alpina ad economia agrosilvopastorale; devono dunque essere
comprese in relazione a quell`ambiente e a quell`economia.

In riIerimento alle Alpi Occidentali italiane Raoul Blanchard scrive: Nous
sommes en pays de pullulement de hameaux
111
. Anche il comune di Solomiac
segue tale tendenza; si distribuisce inIatti in tre nuclei insediativi, Sollomiac,
Collombieras e Outagne.
Sollomiac, il piu basso in quota, e sito intorno ai 1379 metri di altitudine;
Collombieras, l`intermedio, intorno ai 1512 metri; Outagne, il piu alto in
quota, intorno ai 1647 metri. Si veriIica cosi un`equidistanza tra il primo e il
secondo e tra il secondo e il terzo insediamento, separati in entrambi i casi da
circa 130 metri di dislivello, equivalenti ad un quarto d`ora di cammino.
Sollomiac e Outagne risultano centrati rispetto ad un asse Ovest-Est (ossia
parallelo al versante), mentre Collombieras e decentrato verso Nord.
Sollomiac e Collombieras si presentano come agglomerati compatti di
ediIici. Outagne invece appare divisa in due nuclei a breve distanza tra loro,
quello piu a Nord a quota altimetrica leggermente inIeriore, l`altro piu a Sud e
ad altitudine superiore. I due nuclei sono separati da alcuni prati e orti e dalla
cappella di Sant`Anna, che sorge a meta strada.
Sollomiac, l`agglomerato a quota piu bassa, si eleva di 150 metri sul livello
del Iondovalle, che pure per un tratto e inglobato nel territorio del comune. Gli
abitanti hanno preIerito una localizzazione distante dalla principale via di
comunicazione, lo chemin roval
112
che corre non lontano dal Iiume Dora,

111
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 485.
112
CIr. M. A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit., p. 101: il cammino reale per tutto il
Medioevo e l`Eta Moderna e stata la strada piu importante della vallata; metteva in
comunicazione tutti i centri con i valichi. Su di essa il dominus superior aveva la giurisdizione
43
probabilmente perche temevano le esondazioni del corso d`acqua e il Ienomeno
dell`inversione di temperatura
113
. Del resto l`esposizione del versante a Ovest
dona un`insolazione migliore lungo il dolce declivio piuttosto che
nell`incassato Iondovalle.
La maggior concentrazione di abitazioni non si riscontra tuttavia a
Sollomiac, bensi nell`hameau piu alto in quota, Outagne, che riteniamo
soggetto nelle epoche precedenti alla compilazione del catasto a due Ienomeni
successivi: un incremento demograIico con conseguente sviluppo insediativo,
seguito da un decremento e da un abbandono delle abitazioni ad altitudini
superiori.
La nostra ipotesi trova il riscontro piu evidente nel toponimo Maison
Neufve, localizzabile nell`immediato Nord-Est di Outagne. L`etimologia
rimanda alla presenza di dimore di recente costruzione; il catasto al contrario
registra nell`area soltanto appezzamenti coltivati. Il contrasto tra signiIicante e
signiIicato del 1686 rivela una dinamica demograIica dapprima ascendente e
poi discendente, che deve essere messa senza dubbio in relazione con la
dinamica climatica: l`abbassamento di temperatura e la prolungata permanenza
della neve al suolo che caratterizzano la Piccola Eta Glaciale avrebbero cioe
provocato un abbandono degli insediamenti alle quote piu elevate, sorti per
ultimi su terre annesse dall`outfield all`infield per allentare la pressione
demograIica
114
.
Outagne tuttavia nel 1686 conserva ancora il carattere che deve aver assunto
durante la Iase di espansione demograIica: ci appare il Irutto
dell`interpenetrazione tra l`insediamento temporaneo e il villaggio stabile.
Outagne non puo essere considerato un agglomerato di dimore temporanee,
poiche molti ediIici appartengono a persone prive di abitazioni a Sollomiac e
Collombieras; inoltre le tipologie abitative sono assimilabili a quelle di un
nucleo permanente.
La dimora temporanea di mezza stagione, secondo la classiIicazione
proposta dal Pracchi nel tentativo di Iornire una descrizione valida per tutto

di tutti i reati commessi. Il cammino reale veniva riattato dagli abitanti dei comuni per mezzo
di corvees dirette dagli uIIiciali delIinali.
113
Secondo Blanchard le valli alpine occidentali presentano pochi insediamenti sul Iondovalle,
perche on redoute l`inversion de temperature et plus encore les ecarts de la riviere (cIr. R.
BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 486).
114
CIr. 1.1.
44
l`arco alpino, e del tipo stalla-Iienile con la presenza talvolta della cucina se
l`uso diventa continuo dalla primavera all`autunno
115
. L`alpeggio estivo invece
mostra un aspetto piu complesso, poiche deve ospitare il pastore per alcuni
mesi lontano dalla sede stabile: nel suo tipo piu semplice, descritto dal Pracchi
a scala sovraregionale, la casera comprende la stalla, la cucina che spesso
coincide con il vano per la lavorazione del latte, un locale per la conservazione
dei latticini. Non sempre e presente una stanza per il riposo notturno e non si
riscontra il Iienile, perche il bestiame consuma in loco l`erba dei pascoli
116
.
A Outagne tuttavia notiamo la presenza, che in seguito analizzeremo, di
dimore complesse e anche di abitazioni prive di locali accessori. Inoltre
Outagne e sovrastata da un`area ancora destinata al parcellare agrario (che
necessita di Iienili e granai), oltre la quale si estendono i pascoli.
Outagne appare dunque un insediamento permanente, al pari di
Collombieras e Sollomiac; tuttavia nell`etimologia del toponimo e nella
terminologia con cui il catasto indica alcune dimore si conservano tracce di un
insediamento di mezza stagione. Sulla scorta di Raoul Blanchard, il quale nota
in alcune aree delle Alpi Occidentali italiane una zona di interpenetrazione tra i
villaggi permanenti e quella che egli chiama la montagnette agro-pastorale,
ossia la tappa intermedia tra la stazione invernale e l`alpeggio
117
, riteniamo che
Outagne a Iine 600 costituisca la Iusione ormai compiuta tra una sede
temporanea e un insediamento stabile.

115
R. PRACCHI, Dimore temporanee della piccola proprieta nelle Alpi, nel vol. G.
BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp. 339-346.
Secondo l`autore la dimora temporanea puo essere costituita al limite dal solo Iienile se e molto
vicina alla sede invernale. Gli scopi di tale tipo di dimora sono: ospitare il bestiame di proprieta
durante mesi ancora troppo Ireddi per lasciarlo all`aperto; Iungere da Iienile sussidiario rispetto
a quello del villaggio, dove attingere quando e esaurito il Iieno accantonato nella sede
invernale, durante la salita verso l`alpe o al rientro autunnale. Secondo il Pracchi i maggiori
addensamenti di stalle-Iienili sono localizzabili tra 900 e 1500 metri di altitudine.
116
CIr. R. PRACCHI, Dimore della proprieta pastorale alpina, nel vol. G. BARBIERI - L.
GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp. 291-298. Il Pracchi riassume nel
termine casera il tipo della dimora d`alpeggio, di solito a pianta rettangolare e ad un unico
piano, ma talvolta piu complessa Iino a comprendere due ediIici separati (uno dei quali adibito
alla conservazione dei Iormaggi) una stalla per suini e un recinto per ovini. Di norma la stalla
serve solo da ricovero per il bestiame giovane, malato o gravido e anche, grazie ad un assito, da
dormitorio per i pastori. Pracchi calcola un`altimetria media dell`alpeggio di 1600-1800 metri,
al centro dei pascoli.
117
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 467: La montagnette.est un sejour
d`activites mixtes; on y cultive aux abords des constructions;.on y Iait pturer les btes aux
environs... Il geograIo Irancese ad esempio calcola a 1453 metri l`altitudine media degli
abitati temporanei a Sampeyre e considera: Ainsi cette zone des montagnettes est-elle en
interpenetration avec celle des hameaux permanents, l`un de ceux-ci, a Sampeyre, atteignant
1520 m.;.aux epoques de poussees de peuplement, de nombreuses montagnettes sont
devenues des hameaux (ibidem).
45
La voce outagne in eIIetti signiIica altura, ma anche grangia
118
, ossia dimora
del tipo stalla-Iienile, dotata cioe della caratteristica tipica delle dimore
temporanee.
Nell`analizzare i tipi di dimore elencati in tabella
119
troveremo non pochi
riscontri alla nostra ipotesi.


Tabella 6. Tipi e Irequenze delle dimore.

N presenze a
Sollomiac (1379 m)
N presenze a
Collombieras (1512
m)
N presenze a
Outagne (1647 m)
bastiment 1 7
bastiment con
passages e
plassages
18 21
bastiment
contenente
Iienile e stalla
1
bastiment
contenente
Iienile e stalla,
con
una cucina,
passages e
plassages
1
bastiment
contenente
maison, stalla,
Iienile
1
cantina 1
cantina o
magazzino
per segale
1
cha:al 5 1
cha:al con
passages
e plassages
2
cha:al detto
granaio
1
edifice 3
edifice con
passages
e plassages
6 12 1

118
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 84.
119
CIr. tabella 6, p. 45.
46
edifice
vulgairement
lestre con
passages e
plassages, un
granaio
e cha:al
1
Iucina con
passages
e plassages
2
granaio 1 2
granaio e
cucina con
passages e
plassages
1
macelleria 1
maison 6
maison con
passages e
plassages
1 2
maison
contenente
cucina e stalla
1
maison e
cha:al
1
maison stalla
Iienile
1
stalla e Iienile 1 2
voute con
plassage
1


Il tipo di dimora che compare piu volte come categoria catastale e il
bastiment: lo riscontriamo 51 volte, delle quali 31 a Outagne, 19 a Sollomiac e
una a Serret. Il termine, indicante in Irancese ogni costruzione che serve ad
alloggiare persone, animali, oggetti
120
, appare generico; per tre volte chi ha
compilato il catasto sente la necessita di speciIicare che cosa contiene
(bastiment contenant grange et estable; bastiment contenant grange et
estable avec une cuisine; bastiment contenant maison, estable, grange).
Eppure la categoria, quando e utilizzata senza speciIicazioni, non sembra
presupporre l`assenza di stalla, Iienile e abitazione; inIatti molti proprietari

120
CIr. ad es. E. LITTRE, Dictionnaire de la langue franaise, Paris 1958, s.v. BTIMENT:
Toute construction servant a loger soit hommes, soit btes, soit choses.
47
possiedono come dimora solo un bastiment
121
. Cio signiIica che esso
costituisce la loro unita di abitazione e azienda agricola e quindi e presumibile
che contenga tanto la parte abitativa quanto quella Iunzionale.
I tre casi in cui il registro elenca i componenti del bastiment riguardano
Outagne e hanno in comune il Iatto di annoverare stalla e Iienile. Riteniamo
che in questi casi il bastiment non rappresentasse in origine un`unita
abitazione-azienda; l`abitazione e i locali accessori sono stati costruiti
probabilmente in tempi diversi e nel 1686 apparivano giustapposti in
costruzioni unitarie
122
.
L`estensore del catasto ha rilevato non solo il tipo di struttura, ma anche la
sua articolazione Iunzionale, Iorse perche essa e inconsueta a Solomiac. Noi
pensiamo che sia una conseguenza della trasIormazione di Outagne da
insediamento di mezza stagione a insediamento stabile: le tre costruzioni
giustapposte si situano inIatti tutte nel nucleo a quota superiore e non sono
invece presenti ad altitudini inIeriori, regno dell`insediamento permanente da
piu lungo tempo. Se la nostra ipotesi e Iondata, allora si deve immaginare
l`ediIicazione dapprima di stalla e Iienile e in un periodo successivo
dell`abitazione
123
.

121
CIr. tabella 7, p. 58.
122
R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpina, nel vol. G. BARBIERI - L.
GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp. 77-114. L`autore tra le dimore
di tipo unitario annovera la costruzione con abitazione e rustico giustapposti. Essa e composta
da due parti indipendenti con muro intermedio in comune; siccome le due parti sono separate,
la pianta non sempre e quadrilatera. Spesso il tetto e a due spioventi a livelli diversi.
L`abitazione comprende cucina, camere, vani di soggiorno, cantina, locale per prodotti di
allevamento. Il rustico ospita al piano terreno la stalla, talvolta il porcile e la concimaia, al
piano superiore il Iienile, spesso la legnaia e uno spazio per i lavori.
123
CIr. una dinamica insediativa simile in T. SCLAFERT, Cultures en Haute-Provence.
Deboisements et paturages au Moven Age, Paris 1959, pp. 100-101. Therese SclaIert, per
spiegare il ripopolamento della Haute-Provence dopo la meta del XV secolo, ipotizza, accanto
e oltre all`acquisizione legale di boschi e terre concesse in enIiteusi, anche un`occupazione
spontanea di aree deserte, secondo la seguente modalita: i pastori costruiscono sui pascoli des
cabanes de bois couvertes de paille ou de gents, pour mettre leurs btes a l`abri; i contadini
raggiungono i pastori e mettono a coltura una porzione di terra, presso la quale sorgono grange
e poi les bastides avec leurs toits de tuiles, leurs Iours; queste si circondano di colture e
diventano dimore deIinitive. CIr. anche D. MORENO, La coloni::a:ione dei Boschi
dOvada nei secoli XJI-XJII, 'Quaderni Storici, XXIV, 1973, pp. 977-1006. Moreno,
Iacendo riIerimento alle pagine della SclaIert, enuclea in questo modo la colonizzazione dei
boschi d`Ovada nel XVII secolo: Nel paesaggio agrario della prima meta del XVII secolo la
'cassina non rappresenta piu soltanto un annesso.nella maggioranza dei casi ha assunto
Iunzioni abitative, mentre la 'casa, abitazione per eccellenza nel XVI secolo, diminuisce
drasticamente la sua presenza (ivi, p. 994). Nel nostro caso, in due occorrenze su tre (quelle
riguardanti Restitut Orgeas e Barthelemy e Jean Peyret) chi possiede il bastiment non ha altre
dimore. Nel terzo caso, quello di Denis Orgeas, il quale possiede altre 6 dimore, il bastiment
contiene grangia e stalla e non ha Iunzioni abitative.
48
Il bastiment risulta in deIinitiva una dimora unitaria, che puo presentarsi
Iormata sia da costruzioni giustapposte sia da piani sovrapposti
124
.
La categoria edifice appare talvolta come sinonimo di bastiment. E ad
esempio il caso di Magdelaine Collomb, vedova di Restitut Peyret; costei e
proprietaria di due sole parcelle, entrambe a Collombieras. Su di una insiste un
ediIice tenant a la voye et a l`ort de la registrante a midy, sull`altra un orto
situato au devant de son bastiment: cio che in una circostanza e deIinito
edifice nell`altra e considerato bastiment. Tuttavia se ledifice Iosse
assimilabile in tutto e per tutto al bastiment, il catasto non utilizzerebbe due
categorie diIIerenti.
Indubbiamente i due tipi condividono alcune caratteristiche: anche ledifice
costituisce un`unita di abitazione e azienda agricola, poiche molti registranti
possiedono appunto un edifice come unica dimora
125
. Sebbene il Littre
deIinisca per la lingua Irancese l`edifice come un grand btiment, a Solomiac
tra i due generi di dimora non riscontriamo alcuna diIIerenza nelle
dimensioni
126
.
Gli edifices sono concentrati a Collombieras, dove 15 dimore su 16
appartengono a tale categoria
127
. Dieci individui dell`agglomerato intermedio,
proprietari di 12 edifices, non hanno dimore altrove.
Solo in una circostanza il catasto Iornisce una deIinizione speciIica per un
edifice. Jean Cossul Iu Restitut possiede a Sollomiac un bastiment che conIina
sul lato Nord con un ediIice vulgairement l`estre, un grenier chazal et ort. La
voce estre ha questa unica attestazione in tutto il catasto. Secondo Fenelon il
termine puo avere due diversi signiIicati: al singolare designa dans la maison
du vigneron beaujolais, la galerie couverte situee au devant du premier tage et
sur laquelle s`ouvrent les principales pieces de l`habitation; al plurale invece

124
CIr. R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpina, art. cit., pp. 85-90. L`autore
distingue lungo l`arco alpino due tipi di dimore: le dimore complesse, con parte abitativa e
parte Iunzionale separate e talvolta distanti, e le dimore unitarie. Queste ultime possono
apparire non solo composte da costruzioni giustapposte, ma anche Iormate da parti
sovrapposte: in tal caso si strutturano spesso in pianterreno (con stalla e eventualmente porcile,
pollaio e ripostigli), primo piano (con cucina e locali accessori), secondo piano (con le camere)
e sottotetto (con Iienile, legnaia e talvolta deposito di castagne); spesso la cucina si trova al
piano terra accanto alla stalla e la dimora presenta solo due piani.
125
Ad esempio Pierre Brun, proprietario di un`azienda piccola articolata su seminativo, prato,
orto e incolto possiede solo un edifice, cosi come Antoine Brun Iu Jean, proprietario di
un`azienda media, articolata su seminativo, prato incolto.
126
CIr. E. LITTRE, Dictionnaire de la langue franaise, op. cit., s.v. EDIFICE.
127
Gli altri edifices si trovano a Sollomiac (7) e a Outagne (1); cIr. tabella 6, p. 45.
49
les tres ou atres, du latin EXTERA, choses externes, designent ce qui est a
l`exterieur; c`est la disposition des diverses parties da la Ierme
128
. La seconda
deIinizione sembra applicabile al nostro edifice, che appare dunque come un
locale attiguo al bastiment, di raccordo tra quest`ultimo e la parte Iunzionale
della dimora. Forse si tratta in questo caso di una struttura particolare, per
questo motivo deIinita dal catasto; la spiegazione quindi non e estendibile ad
altri edifices.
Proprio l`assenza di ulteriori speciIicazioni ci spinge a considerare l`edifice
come una dimora unitaria che, a diIIerenza del bastiment, non puo essere
Iormata da costruzioni giustapposte. L`edifice rientra pertanto a nostro avviso
nella classe delle dimore a piani sovrapposti. Si riscontra a Sollomiac e in
misura maggiore a Collombieras, ma e quasi assente a Outagne, perche il
nucleo piu alto si e sviluppato a partire da dimore temporanee, dunque
principalmente per giustapposizione di costruzioni.
La categoria maison identiIica la dimora con sole Iunzioni abitative
129
. Cio
trova conIerma nel Iatto che tutte le persone che possiedono questo tipo di
abitazione, tranne una, hanno anche altre costruzioni piu complesse, soprattutto
bastiments
130
.
Alcune speciIicazioni riportate sul catasto laddove la dimora si presenta piu
composita, Iorniscono un ulteriore elemento per identiIicare la maison con
l`abitazione tout court.
In soli due casi il registro descrive la maison. Franois Cibour possiede a
Outagne une maison estable grange: la dimora deve essere probabilmente
considerata Iormata da una parte abitativa e da una parte Iunzionale
giustapposte
131
. E questa una nuova conIerma all`ipotesi che l`agglomerato di
Outagne sia nato come temporaneo per poi trasIormarsi in permanente.
Discende dall`ipotesi la deduzione che sia stata ediIicata prima la parte
Iunzionale e in un periodo posteriore la sezione abitativa.
Claude Margail ha una maison a Sollomiac e una maison contenant cuisine
et estable a Outagne. In questo caso sembra che il registro evidenzi una

128
P. FENELON, Jocabulaire, op. cit., s.v. TRE.
129
Su 12 maisons, 11 si situano a Outagne e una a Sollomiac. CIr. tabella 6, p. 45.
130
CIr. tabella 7, p. 58.
131
CIr. R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpina, art. cit., pp. 85-90.
50
mancanza: si tratta si di una casa, ma questa non ha vani per il riposo
notturno
132
.
Anche nel caso di Marie Orgeas Iu Claude riscontriamo la maison accanto
ad un'altra costruzione nella stessa parcella. La donna detiene come unica sede,
a Outagne, une maison et chazal
133
.
Nel catasto lo cha:al e menzionato 12 volte. La categoria catastale potrebbe
in questi casi non corrispondere ad un tipo di dimora, bensi ad una struttura
economica e sociale complessa. Tale inIatti appare il signiIicato di cha:al nelle
non lontane Valli Valdesi, come dimostra Paola Sereno
134
. Tuttavia il glossario
approntato per il patois delle Alpi Cozie da Chabrand e Rochas d`Aiglun
deIinisce il termine cha:al maison en ruine
135
. L`analisi terminologica,
basata sulla ricognizione delle occorrenze della categoria nel catasto, ci appare
necessaria per deIinire lo cha:al nell`area circoscritta di Solomiac.
Lo cha:al nelle Valli Valdesi e consegnato in un`unica pezza, tuttavia la
grande parcella che lo compone costituisce una unita agronomica, Iormata da
un insieme di ediIici, un orto, un prato, uno o due seminativi, spesso un residuo
del bosco da cui lo cha:al e di norma ricavato.L`unitarieta di questo insieme
e sancita e sottolineata da una buissonata, cioe da una recinzione viva
136
.
L`incasato dello cha:al si presenta come una dimora del tipo stalla-Iienile, al
quale si aggiunge un recinto all`aperto per delimitare il pascolo delle capre,
un`abitazione, una crotta, l`orto, una corte e un`aira per battere i grani
137
.
Nel catasto di Solomiac lo cha:al solo talvolta presenta caratteristiche simili
a quelle di area valdese. In cinque casi lo cha:al corrisponde alla parcella

132
Probabilmente la cucina serviva principalmente alla lavorazione del latte; il proprietario,
quando necessario, dormiva nella stalla. CIr. R. PRACCHI, Dimore temporanee della piccola
proprieta, art. cit. L`autore annovera tra le dimore di mezza stagione piu conIortevoli quelle
composte da stalla-Iienile piu cucina giustapposta. CIr. anche R. PRACCHI, Dimore della
proprieta pastorale alpina, art. cit., dove si evidenzia che nelle casere spesso il pastore
dormiva nella stalla, di solito in un assito sotto il tetto.
133
La congiunzione, assente nella altre due descrizioni, ci porta a supporre che in questa
circostanza la maison non sia giustapposta ad un`altra costruzione, bensi separata da essa
sebbene in coabitazione sulla stessa pezza.
134
P. SERENO, Fourest, mas, cha:al, loc. cit. L`autrice conIronta il fourest e lo cha:al cosi
come si conIigurano nelle Valli Valdesi. Essi si presentano analoghi per struttura e Iunzione
ma diversi per regime giuridico, poiche il primo appartiene ai beni indivisi della comunita, il
secondo ai beni indivisi di lignaggio. Entrambi non vanno semplicemente identiIicati con le
dimore di mezza stagione, bensi organizzano un`economia pastorale complessa, inerente con
buona probabilita alle tappe estive della transumanza alpina.
135
J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit., s.v.
CHAZAL.
136
CIr. P. SERENO, Fourest, mas, cha:al, loc. cit., pp. 410-411.
137
Ibidem.
51
consegnata e non mostra dimensioni superiori a quelle di un bastiment o di un
edifice
138
. In due circostanze la parcella, di dimensioni piccole (0,7 are e 1,8
are), e composta da uno cha:al piu un orto; anche per lo cha:al si ripete
dunque l`associazione di dimora e coltura orticola nella stessa pezza, che a
Solomiac riguarda 45 orti su 71.
Gli cha:aux sono concentrati quasi tutti (9 su 12) nell`abitato di Sollomiac.
L`agglomerato subi un incendio devastante esattamente trent`anni prima che
Iosse redatto il catasto
139
. Pochi decenni dopo, l`hameau potrebbe aver
conservato alcuni segni di quella sciagura; molte abitazioni potrebbero non
essere state piu ricostruite. Ipotizziamo che gli cha:aux siano da identiIicare
con quelle abitazioni, secondo la deIinizione di case in rovina Iornita dallo
Chabrand-Rochas. E presumibile di conseguenza che molte di tali dimore
abbiano perso le Iunzioni abitative per conservare la Iunzione di magazzino,
deposito. Sembra da interpretare in questo senso la parcella con cha:al
consegnata da Michel Ailhaud Iu Guilhaume; costui possiede una terre et
chazal dit grenier in Sollomiac, di non grandi dimensioni (2,8 are). La pezza,
per quanto piccola, costituisce un`unita di seminativo e cha:al; quest`ultimo e
considerato l`equivalente di un granaio, ha appunto la Iunzione di magazzino.
Altre tre occorrenze del termine cha:al sembrano conIermare la nostra
prospettiva interpretativa. Marie Orgeas Iu Claude ha a Outagne una maison
et chazal present ort di appena 1,2 are. Jean Cossul Iu Restitut registra a
Sollomiac una parcella piu articolata: ampia 6,3 are, comprende l`estre, un
granaio, uno cha:al e un orto. Michel Ailhaud Iu Guilhaume detiene a
Rougieras, un`area compresa tra Sollomiac e Outagne, una parcella con prato e
seminativo avec un chazal au coin, con una superIicie di 26,7 are.
Nelle tre circostanze appena menzionate l`unita catastale risulta composita.
Nondimeno lo cha:al si presenta come una dimora di tipo Iunzionale. Marie
Orgeas ha inIatti sulla stessa pezza una costruzione con Iunzioni abitative; in
questo caso lo cha:al appare addirittura diroccato, se e vero che l`area da esso
perimetrata e utilizzata a present come orto. Jean Cossul possiede accanto

138
Ad esempio Jacques Margail consegna a Sollomiac uno cha:al da 0,6 are e un edifice da 1,1
are. Michel Ailhaud Iu Jean consegna, sempre a Sollomiac, uno cha:al da 1,9 are e un
bastiment da 1,8 are.
139
La Revisione dei Fuochi redatta nel 1699 e attualmente depositata negli Archivi dell`Isere a
Grenoble, enumere l`incendie total de Solomiac en 1656, come riporta nella sua opera il
Blanchard (cIr. R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 487).
52
allo cha:al una pezza sulla quale insiste un bastiment. Lo cha:al di Michel
Ailhaud, il quale possiede abitazioni sia a Sollomiac sia a Outagne, e invece
l`unico ediIicio nella zona di Rougieras: si tratta presumibilmente di un
granaio, sito all`interno di un vasto appezzamento coltivato.
Una attestazione del termine apre tuttavia altre prospettive interpretative:
Jean Margail consegna a Sollomiac un verger avec un chazal au milieu, che
si estende per 12 are; costui non possiede ulteriori dimore. Cio signiIica che
quasi sicuramente Jean Margail abita nello cha:al. Lo cha:al a Solomiac
svolge dunque in primo luogo la Iunzione di rustico, ma talvolta puo anche
costituire un`abitazione.
Lo cha:al delle Valli Valdesi rinvia ai diritti d`uso di terre concesse a
comunita Iamiliari: e una struttura agraria connessa ad un lignaggio
140
. Ora, il
catasto di Solomiac registra tutti gli cha:al come beni privati, legati ad un
unico proprietario. In un caso tuttavia, descrivendo i conIini di una pezza ad
orto, indica a Est la presenza di uno cha:al indiviso, senza speciIicare chi sono
i possessori. Dove pero il catasto registra quello cha:al, ne attribuisce la
proprieta ad un solo individuo, Michel Ailhaud Iu Jean. Soltanto in una
circostanza quindi, e solo per via indiretta, veniamo a conoscenza del Iatto che
quel tipo di dimora puo appartenere a piu membri di una stessa Iamiglia. Non
possiamo di conseguenza escludere che una struttura analoga a quella
riscontrata nelle Valli Valdesi sia presente in Alta Valle di Susa; essa, se ci
Iosse, sarebbe comunque occultata dal catasto, che per sua natura comprende
solo le terre allodiali
141
.

140
P. SERENO, Fourest, mas, cha:al, loc. cit.
141
La Sereno rileva la possibilita che una struttura complessa come lo cha:al rimanga occultata
nei consegnamenti e nel catasto geometrico-particellare (cIr. P.SERENO, Fourest, mas, cha:al,
loc. cit.): Nella consegna del 1697.gli cha:aux sono accuratamente occultati nell`allodio,
categoria nella quale presumibilmente Iiniranno per essere Iittiziamente dissimulati anche in
seguito, in virtu della loro appartenenza a 'communautes patrimoniales, rendendone diIIicile
il riconoscimento nella documentazione. Continueranno pero probabilmente in gran parte a
mantenere la loro caratteristica di terre comuni 'lignageres, come testimonia la regola
dell`indivisione a cui, con poche eccezioni, gli cha:aux sembrano soggetti (ivi, pp. 416-417).
Il catasto geometrico-particellare per sua natura non e in grado di rilevare, se non con notevoli
Iorzature del suo impianto descrittivo, strutture che appartengono alla categoria degli usi
multipli del suolo e diventa cosi spesso, grazie al suo potere di omologazioone, uno strumento
di occultamento di Iorme storiche di organizzazione e uso del territorio, non assimilabili alle
categorie monocolturali su cui si Ionda il criterio di deIinizione di parcella catastale.L`unico
caso in cui lo cha:al non e reso irriconoscibile nel rilevamento si ha quando esso e
classiIicabile in una sola classe di valore e al tempo stesso e usato da una sola Iamiglia o anche
da piu segmenti di lignaggio, ma in Iorma indivisa (ivi, pp. 414-415).
53
Il catasto segnala altri tre casi di indivisione: uno riguarda un edifice e gli
altri due altrettanti bastiments. L`edifice e consegnato da Jacques Margail;
descrivendo una dimora ad esso conIinante il catasto rivela che l`edifice e
indiviso tra Jacques e i suoi Iratelli Augustin e Margirite, i quali hanno proprie
parcelle ma nessuna dimora.
Uno dei due bastiments, consegnato da Antoine et Joseph Orgeas, e detto
indiviso tra loro e le loro sorelle Franoise e Anne, che possiedono
appezzamenti di terreno ma non insediamenti.
L`altro bastiment risulta rubricato come indivis, ma il numero
progressivo che gli e assegnato dimostra che esso rientra tra le parcelle
consegnate da Pierre Orgeas. Il catasto insomma rivela che il bastiment e
indiviso tra alcuni membri della Iamiglia Orgeas, ma non speciIica quali.
Le mancate divisioni concernono tre diverse categorie di dimore, lo cha:al,
ledifice e il bastiment; non riteniamo pertanto di doverle collegare a strutture
di lignaggio occultate nel catasto, bensi a processi ereditari.
La proprieta comune di alcune dimore ci permette di comprendere
l`organizzazione dei tre villaggi. Essi tendono a strutturarsi inIatti in gruppi di
dimore appartenenti a proprietari con lo stesso cognome, spesso attigue o
vicine ma non conIinanti, talvolta giustapposte sotto un unico tetto. I rami di
uno stesso lignaggio tendono a risiedere vicino soprattutto a Outagne, in
misura minore a Collombieras e Sollomiac.
Nel nucleo di Outagne ad altitudine superiore notiamo il blocco di 9
parcelle adiacenti con dimora appartenenti agli Orgeas, tra le quali compare
quella indivisa. Due dimore, rispettivamente di Denis e di Claude Orgeas,
hanno in comune la muraille mitovenne
142
, ossia appoggiano da un lato sulla
stessa parete. Nel medesimo nucleo riscontriamo un gruppo di case dei
Guercier. Nella parte di Outagne a quota inIeriore si evidenziano i
raggruppamenti dei Peyret, dei Cossul, dei Fazy e degli Ailhaud. A
Collombieras troviamo solo due piccoli agglomerati di Cossul e di Peyret. A
Sollomiac inIine risultano due grandi gruppi, degli Ailhaud e dei Cossul, e due
gruppi piu piccoli, dei Peyret e dei Margail.

142
La muraille mitovenne e nominata questa sola volta nel catasto: connota la presenza di
almeno una coppia di abitazioni giustapposte.
54
DuIournet dimostra per Bassy, comunita dell`Alta Savoia, che tali
agglomerati si Iormano a causa dei processi ereditari
143
. Anche a Solomiac i
raggruppamenti di dimore sembrano denotare l`esistenza di divisioni ereditarie:
la maggior parte delle costruzioni e inIatti registrata nel catasto come bene di
un singolo proprietario. Laddove invece non e possibile suddividere un ediIicio
tra gli eredi, vengono ediIicate nuove dimore che si conIormano al principio
della divisione (come dimostra la muraille mitovenne che separa le abitazioni
adiacenti di Denis e Claude Orgeas).
Le rare Iorme di indivisione riIlettono probabilmente la presenza sporadica
dell`istituto del maggiorascato: in eIIetti in due circostanze su quattro la dimora
e consegnata da uno o due Iratelli maschi, che dunque ne sono i proprietari,
sebbene sia abitata anche da altri Iratelli.

Alcune costruzioni registrate nel catasto appartengono alla tipologia del
rustico
144
, comprendono cioe soltanto la parte Iunzionale: ci riIeriamo alle
strutture del tipo stalla-Iienile, ai granai, alla voute, alle crottes.
In tre sole circostanze la struttura stalla-Iienile costituisce parcella a se.
Antoinette Poncet ha a Outagne una maison e, non conIinante con essa ma
nelle immediate vicinanze, una costruzione del tipo stalla-Iienile: la Poncet
possiede pertanto una dimora complessa, con la parte Iunzionale separata dalla
parte abitativa
145
.
Jean Roux Iu Jean e Jean Pierre Garciel sono proprietari ciascuno di una
dimora temporanea. Jean Roux detiene a Sollomiac una dimora con Iunzioni
piu articolate, un edifice, e inoltre possiede una struttura stalla-Iienile a
Outagne. Jean Pierre Garciel ha l`abitazione permanente a Outagne, dove

143
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 511-516. Il semble que nous
pouvons souponner quel a ete le processus de Iormation de ces grappes de maisons. C`est
l`ouvre de Ireres co-partageants. On divise d`abord la maison du pere, si elle se prte a un tel
depeage. Lorsque c`est insuIIisant, on construit des maisons qui sont plus ou moins inspirees
de cette conIormation. Utiliser des mitoyens est economiques (ivi, p. 511). Accanto a questo
diIIuso procedimento DuIournet constata talvolta, soprattutto per Iamiglie con pochi membri e
scarse proprieta, il prevalere del maggiorascato: il padre designa per testamento uno o piu
successori maschi; gli altri Iigli vengono indennizzati sia dal padre sia dal nuovo proprietario
secondo modalita Iissate dal testatore.
144
Roberto Pracchi distingue le dimore in abitazioni e rustici, o parti Iunzionali: secondo la
classiIicazione che il Pracchi riprende da Renato Biasutti, alcune dimore sono composte solo
dalla parte abitativa, altre solo dalla parte Iunzionale, altre ancora da entrambe le parti disposte
in modi diIIerenti (dimore unitarie e dimore complesse). CIr. R. PRACCHI, La dimora della
piccola proprieta alpina, art. cit., in partic. p. 85.
145
CIr. R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpine, art. cit., pp. 90-93.
55
dichiara una maison e un bastiment; a Sollomiac invece e proprietario di una
stalla-Iienile e, alla sua sinistra ma su parcelle separate, di un granaio con
cucina.
I granai si trovano in egual misura a Sollomiac e Outagne
146
. Essi
costituiscono un elemento della dimora complessa, stando alla classiIicazione
del Pracchi. Il loro numero esiguo rispetto alle proprieta censite, cosi come
quello altrettanto basso delle stalle-Iienili, dimostra che a Solomiac prevale la
dimora di tipo unitario, descritta da categorie catastali quali bastiment o edifice,
che comprendono appunto granaio, stalla e Iienile in un`unica sede.
Michel Ailhaud Iu Guilhaume possiede a Sollomiac, non conIinante col suo
bastiment, una crotte, una cantina o vano seminterrato adibito di solito alla
custodia dei latticini
147
. Anche Julien Cossul ha una cantina, a Outagne,
deIinita crotte ou seglier: cio signiIica che la crotte era utilizzata talvolta come
magazzino per la segale.
Le due sole attestazioni del termine crotte come categoria catastale non
escludono aIIatto la presenza piu diIIusa di vani seminterrati; essi sono
compresi nelle dimore unitarie, come rivela il catasto in una circostanza.
Franois e Catherine Peyret Iu Barthelemy consegnano a Outagne un bastiment
con un passaggio
148
antistante; sotto il passaggio insiste una parte della crotte
di Jean Pierre Garciel. Ora, Garciel a Outagne possiede solo una maison e un
bastiment e la prima si trova davanti alla dimora dei Peyret. Evidentemente il
vano seminterrato appartiene alla struttura dell`abitazione.
La categoria voute e attestata una sola volta nel catasto: indica un rustico di
Outagne, appartenente a Jean Roux Iu Jean. Secondo Corrado Grassi, il
termine vouto designa in patois occitano la stalla, cosi come i termini stabi e
estabi. In alcune localita vouto rappresenterebbe il termine occitano in
opposizione al piemontese stala; in altre localita le due voci patois vouto e
stabi (o estabi) si diIIerenzierebbero per una diversa specializzazione

146
CIr. tabella 6, p. 45.
147
CIr. R. PRACCHI, Dimore della proprieta pastorale alpina, art. cit. L`autore descrive il
crottin come un locale spesso chiuso e seminterrato, per la conservazione dei prodotti caseari;
esso puo essere compreso nella casera o costituire un ediIicio a se stante, spesso ha piccole
Iinestrelle e talvolta e attraversato da un ruscello che accresce la Irescura.
148
A 69 costruzioni su 107 il catasto attribuisce sulla medesima parcella i passages et
plassages, ovvero i diritti di passaggio e plateatico. Essi riguardano 40 bastiments, 20 edifices,
3 maisons, 2 cha:aux, 2 Iucine, 1 granaio con cucina, 1 voute.
56
semantica: la prima indicherebbe un ediIicio in muratura, la seconda un
ediIicio in legno
149
.
Nel catasto di Solomiac la stalla e nominata solo se non e inglobata nella
struttura dell`abitazione ed e indicata col termine estable; la voce voute
potrebbe nondimeno designare un esempio di stalla in muratura, per rapporto
alle stalle in legno. Ipotizziamo cioe che laddove la stalla e separata
dall`abitazione, essa sia costruita in legno, tranne nel caso della voute
150
.
Solomiac in eIIetti appartiene all`area dell`Alta Valle di Susa caratterizzata
dalla dimora lignea. Per accennare una descrizione dei materiali costruttivi e
opportuno riIerirsi alla ripartizione tra le aree con prevalenza del legno e le
aree con prevalenza della pietra tracciata dal Blanchard
151
piuttosto che a
quella piu generica disegnata dal Pracchi
152
. Quest`ultimo considera gli ediIici
di tipo ligneo presenti dall`imbocco dell`Alta Valle (Chiomonte) Iino alla valle
della Ripa (Cesana, Thures).
Blanchard invece annota dettagliatamente come gli elementi in legno
comincino a comparire solo sui versanti, non sul Iondovalle, all`altezza delle
attuali Irazioni di Cesana Torinese: Fenils, Mollieres e appunto Solomiac.
L`architettura lignea diventa preponderante alla testata della valle, presso
l`attuale conIine con la Francia. Cio dimostrerebbe, secondo Blanchard, la
provenienza d`oltralpe della dimora lignea: essa sarebbe cioe la dimora tipica
del Queyras, che avrebbe travalicato, grazie alle relazioni tra le genti dei due
versanti alpini, nell`Alta Valle di Susa e alla testata della Val Chisone
(Sestrieres, gli agglomerati piu elevati di Pragelato)
153
.

149
Jouto indicherebbe la stalla in muratura per opposizione a stabi ad esempio in Valle Macra,
a Serre d`Elva, e in Valle Varaita, a Fontanile di Bellino e a Frassino. CIr. C. GRASSI,
Correnti e contrasti di lingua e cultura nelle Jalli Cisalpine di parlata proven:ale e franco-
proven:ale (parte I. le Jalli del Cuneese e del Salu::ese), Torino 1958, pp. 103, 122, 168.
150
Il registro censisce anche due forges e una bouchevere. Le forges, o Iucine da Iabbro, si
trovano entrambe a Sollomiac e denotano la presenza di un`attivita artigianale. La bouchevere,
la macelleria, appartiene a Restitut Orgeas ed e situata ad Outagne, ossia nel nucleo abitato piu
vicino ai pascoli d`altura.
151
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., pp. 488-489.
152
R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpina, art. cit., pp. 95-98. Secondo
l`autore, che basa le sue considerazioni sulle tesi del Blanchard, la casa in legno non e tipica
delle zone boscose. L`arte del legno si sarebbe diIIusa dopo l`arte muraria introdotta nelle Alpi
dai romani. Al contrario della pietra, impiegata perche reperibile in loco, il legno sarebbe stato
utilizzato per inIlussi culturali, germanici nelle Alpi Orientali e queyrassini in Alta Valle di
Susa.
153
CIr. R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit. L`aval de la Doire est voue a la
pierre et aux lauzes.De mme a Oulx, a Bardonneche, au bourg de Cesanne.Peu a peu vers
l`amont, a Fenils, Solomiac, Mollieres, on voit apparatre quelques amples pignons de bois
brun; a Rollieres, a Champlas du Col, le bois garnit la moitie de la construction, y compris le
57
A Solomiac in eIIetti ediIici interamente in pietra e col tetto in lose
convivono ancora oggi con altri caratterizzati da elementi in legno. I secondi
spiccano nei tre nuclei insediativi in mezzo ai primi, nettamente piu diIIusi.
Risalta ad esempio la grande e decorata dimora Cossul nell`attuale Solomiac,
che ci risulta coincida con l`agglomerato dei Cossul ricostruibile dal catasto,
sulla quale campeggia una meridiana con la data 1870; la costruzione si
sviluppa su quattro piani e presenta al secondo e al quarto dei ballatoi in legno,
ancora al secondo e al terzo un loggiato con balaustra in legno, sebbene per il
tetto adotti una copertura in lose.
Nell`hameau di Collombieras (oggi chiamato Colombiere) e visibile almeno
un`abitazione in pietra con il Iienile in legno e la copertura a scandole. Anche a
Outagne (oggi Autagne) uno degli ediIici all`estremita meridionale del nucleo
abitato presenta Iienile in legno e tetto a scandole
154
.

Il numero di ediIici non risulta proporzionale alla dimensione della
proprieta. Ad esempio alcune aziende grandi, come quella di Michel Brun,
hanno un solo bastiment quale centro Iunzionale; al contrario l`azienda piccola
di Antoine e Sebastien Gallice dispone di un bastiment e di una maison,
entrambi a Outagne
155
. Solo le quattro aziende di maggiori dimensioni
spiccano nel loro insieme per numero di dimore, ma anche al loro interno le
quantita variano tra gli estremi di Jean Ailhaud Iu Michel (un edifice e un
bastiment) e Denis Orgeas (5 bastiment, uno cha:al e un granaio).
Di Ironte ad un proliIerare di unita abitative analogo a quello che concerne
le macroproprieta di Solomiac, Paul DuIournet per il villaggio di Bassy
Iormula e lascia sospese due domande: Les proprietaires de deux ou trois
maisons (qui sont toujours de vrais laboureurs) laissent-ils vides celles qu`ils
n`habitent pas, ou les louent-ils aux non proprietaires qui ont laisse la marque
de leur passage dans les registres paroissiaux? Ces maisons supplementaires

toit; a Sauze de Cesanne, a Thures, on decouvre le type queyrassin, la haute carcasse de bois
meublee de balcons qui ecrase un humble soubassement de pierre. Or Salbertrand, Oulx, Sauze
d`Oulx, ou regne la massive contruction de pierre, ont 41, 46, 43 de leur superIicie en Iorts,
contre 17 a Sauze de Cesanne; l`emploi du bois crot avec sa rareIaction (ivi, p. 488).
154
La case tuttora utilizzate tendono a sostituire le scandole o le lose con la copertura in
lamiera.
155
In media le proprieta micro e piccole possiedono 1,5 dimore ciascuna; le proprieta medie e
grandi possiedono 1,9 dimore ciascuna. Le macroproprieta possiedono in media 5 dimore. CIr.
tabella 4, p. 34 e tabella 7, p. 58.
58
correspondent-elles a une periode de plus grande peuplement? Il est diIIicile de
choisir entre ces deux hypotheses
156
.


Tabella 7. Distribuzione delle dimore in rapporto ai proprietari.

SOLLOMIAC COLLOMBIERAS OUTAGNE
Pierre Cossul
Iu Jean
bastiment
cha:al

Nicolas Cossul
Iu Jean
bastiment
Franois Cossul
Iu Restitut
bastiment
Michel Peyret
Iu Michel
bastiment
Antoine Peyret bastiment
Jean Peyret Iu
Michel
bastiment
Antoine et Joseph
Orgeas
bastiment
Jacques Margail cha:al
edifice

Margiritte Cossul
moglie di Jacques
Roux
cha:al
Michel Ailhaud Iu
Jean
cha:al
bastiment

Jean Roux
Iu Jacques
cha:al
edifice

Jean Margail cha:al
Jean Cossul
Iu Restitut
estre con granaio,
cha:al
bastiment

Magdelaine
Collomb
vedova di Restitut
Peyret
edifice
Jean Pierre Brun Iu
Antoine
edifice
Laurens Collomb edifice
edifice

Antoine Cossul Iu
Restitut
edifice
Hoirs de Michel
Cossul
(un bastiment a
edifice

156
P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 506.
59
Serret)
Jean e Michel
Cossul
e sorelle
edifice
edifice

Pierre Brun edifice
Marie Guiguet edifice
Antoine Brun Iu
Jean
edifice
Antoine Ailhaud Iu
Jean
edifice
Jean, Joseph e
Jacques
Cibour Iu Jean
edifice
Antoine Brun Iu
Jean Pierre
bastiment
Nicolas Cossul Iu
Julien
bastiment
Jeanne Peyret di
Antoine
bastiment
Michel Brun bastiment
Pierre Orgeas bastiment
maison
bastiment
Marie Peyret
vedova di Michel
Margail
bastiment
Laurens Peyret bastiment
maison
Claude Orgeas Iu
Claude
bastiment
Antoine e Sebastien
Gallice
bastiment
maison
Franois e
Catherine
Peyret Iu
Barthelemy
bastiment
Henry des Henris,
Iigli e nuora
bastiment bastiment
Michel Garciel e
Moglie
bastiment bastiment
Paul Brun bastiment bastiment
Restitut Peyret
Iu Restitut
bastiment
granaio
bastiment
Julien Cossul Iu
Jean
bastiment bastiment
bastiment
Jean Cossul Iu Jean bastiment bastiment
Jacques Garciel bastiment bastiment
maison
Jean Ailhaud Iu
Michel
edifice bastiment
60
Antoine Fazy
Iils Michel
edifice bastiment
Michel Fazy
Iils Michel
Iucina bastiment
Claude e Antoine
Ailhaud e Marie
loro nipote
edifice
bastiment
Iucina
cha:al bastiment
Franoise Peyret
moglie di Jean
Peyret
edifice bastiment
Barthelemy e Jean
Peyret e sorelle
bastiment contenente maison,
stalla e Iienile
Denis Orgeas bastiment
cha:al
bastiment contenente stalla e
Iienile
bastiment
bastiment
bastiment
granaio
Julien Cossul e
Sorelle
cantina o seglier
Michel Ailhaud
Iu Guilhaume
(uno cha:al a
Rougieras)
cantina
bastiment
cha:al detto granaio
edifice
granaio
Restitut Orgeas macelleria
bastiment contenente Iienile e
stalla con una cucina
Jeanne Peyret
moglie
di Laurens Cibour
maison
bastiment
Antoinette Poncet maison
stalla-Iienile
Jean Pierre Garciel granaio e cucina
stalla-Iienile
maison
bastiment
Claude Margail maison maison contenente cucina e stalla
Marie Orgeas Iu
Claude
maison e cha:al
Franois Cibour edifice maison, stalla, Iienile
Jean Roux
Iu Jean
edifice voute
stalla-Iienile




L`esistenza di alcune Iorme di insediamento a Solomiac si riscontra solo
nella toponomastica. Nel catasto in eIIetti non risultano attestazioni di dimore
negli areali dei toponimi Pre de la Grange, Las Mollinas, Mas:age e Clot du
Mas. Tuttavia i primi due nomi designano il luogo a partire dalle costruzioni
61
che esso ospita
157
, il primo e l`ultimo nome identiIicano attualmente aree sulle
quali sono presenti ruderi
158
.
Su Pre de la Grange, toponimo tuttora segnalato sulla carta, insistono
attualmente 5 ediIici in pietra, diroccati. Il nome di luogo in eIIetti presuppone
la presenza di granges, ossia di Iienili e ricoveri per attrezzi
159
. Il primo rudere
che oggi si incontra provenendo da Collombieras (l`attuale Colombiere) reca la
data 1903; il toponimo pero induce a retrodatare la presenza di ediIici, che
presumibilmente risale ad un periodo anteriore al 1686.
Alla data del catasto l`areale del toponimo era parcellizzato in 34 pezze a
prato e una a seminativo, per una superIicie di 9,4 ettari. Situato a circa 1600
metri di altitudine, risulta decentrato rispetto ai due nuclei abitati di
Collombieras e Outagne; si trova inIatti quasi al conIine col comune di Oulx, a
circa 20 minuti a piedi da Collombieras.
Forse proprio la posizione decentrata e la vasta superIicie prativa hanno reso
necessari uno o piu Iienili dove depositare il Ioraggio Ialciato in loco
160
. A Pre
de la Grange non sarebbe stato invece necessario ediIicare dimore con Iunzioni
piu articolate, poiche l`area non si situa a grande distanza dagli insediamenti
stabili. Cio non esclude la possibilita che in periodi di maggiore carico
demograIico nella zona siano stati costruiti nuovi ediIici dotati di Iunzioni
abitative.
Eppure il catasto non registra alcuna dimora sull`area del toponimo; cio
signiIica che le granges quasi sicuramente presenti non costituivano proprieta

157
I toponimi Clot du Mas e Mas:age indicano non soltanto la presenza di dimore, bensi
racchiudono un signiIicato piu complesso, che potrebbe rinviare a Iorme di distrettuazione del
territorio. Se ne trattera pertanto in un apposito capitolo, il quinto.
158
Altri due ruderi si trovano attualmente a 1825 metri di altitudine, sull`areale di Pre de la
Fonde, toponimo che coincide con il Pra de la Fond del catasto. Anche in questo caso il
registro seicentesco non contempla alcun ediIicio; in eIIetti su uno dei ruderi si legge la data
1832. Potrebbe trattarsi di costruzioni posteriori alla stesura del catasto, oppure di dimore
temporanee del tipo stalla-Iienile usate collettivamente.
159
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 61. CIr. anche L. IORI, Considera:ioni sulla diffusione
di alcuni termini, art. cit., p. 272: Con la voce grangia si designa, in alcuni tratti delle Alpi
Cozie e Graie, il territorio dei prati e dei pascoli dal tipo di costruzione cui appartengono.
Propriamente inIatti il termine grangia indicava soltanto il sito destinato a battervi il grano o il
ricovero di biade e prodotti agricoli. Non riteniamo che nel comune oggetto del nostro studio
grange indichi anche il prato oltre l`ediIicio che vi sorge; se cosi Iosse, il toponimo
costituirebbe una tautologia, impensabile in quanto entrambi i termini che lo compongono nel
1686 erano vivi nel parlato.
160
CIr. R. PRACCHI, Dimore temporanee della piccola proprieta, art. cit. L`autore considera
dimore temporanee anche quelle costruzioni che sorgono su prati o pascoli vicini alla sede
permanente. Tali costruzioni si presenterebbero come semplici Iienili per la custodia del
Ioraggio che non trova posto nel rustico invernale. Secondo il Pracchi in Valle di Susa le
dimore temporanee si chiamano appunto grangia, oppure casa o preisa.
62
privata. Se ne deve dedurre che Iossero annoverate tra i beni appartenenti alla
comunita e che quindi venissero utilizzate collettivamente.
Il toponimo Las Mollinas indica con tutta evidenza la presenza di mulini
161
;
e localizzabile a Sud-Ovest di Outagne, in un`area divisa in 25 parcelle a
seminativo e attraversata da un corso d`acqua. I mulini tuttavia sul catasto non
risultano, poiche non costituiscono proprieta privata; appartengono alla
Comunita di Solomiac, che li concede in aIIitto al migliore oIIerente. Cosi si
evince dai contratti d`aIIitto
162
, dei quali il piu antico depositato nell`archivio
storico di Cesana Torinese risale al 1739, cioe circa 50 anni dopo la stesura del
catasto, quando ormai l`Alta Valle di Susa era passata sotto dominio sabaudo.
Il contratto del 1739, stipulato tra il Consiglio della Comunita e l`aIIittuario
Pierre Garciel Iu Jean Pierre
163
, non indica la localizzazione dei mulini e non
ne speciIica il numero, pur riportando il termine sempre al plurale
164
. Descrive
pero sommariamente il contenuto degli ediIici: essi custodiscono una macina di
Ierro e ospitano nella volta un giaciglio (deIinito mechant) per il mugnaio
165
.

L`analisi delle categorie catastali e di alcuni toponimi relativi
all`insediamento ci permette di delineare le Iorme e i modi dell`abitare presenti
a Solomiac.
Il processo di reiIicazione attuato dalla comunita ha condotto a due insiemi
di dimore, le stabili e le temporanee. Tra le dimore stabili prevalgono
nettamente quelle unitarie, con parte abitativa e parte Iunzionale sovrapposte
oppure giustapposte: il secondo caso rivela due Iasi successive di costruzione,

161
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 80.
162
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Finanze, VIII, 1, Affitto mulini, 1739-1922. Qui
sono depositati anche i contratti del 1840 e del 1922.
163
Pierre Garciel e probabilmente il Iiglio dello Jean Pierre Garciel censito nel catasto del
1686.
164
Negli anni 1840 e 1922 il contratto porta il termine al singolare: e ipotizzabile che il numero
di mulini sia stato ridotto.
165
La Iormula di aIIitto elaborata nel 1739, di cui si dice che segue l`antico costume, prevede
una serie di clausole: il contratto ha durata annuale (nel 1840 e nel 1922 la durata e triennale);
l`aIIittuario deve Iornire alla Comunita dix setiers, trois cartiers de ble seigle; agli operai che
riparano i sentieri il mugnaio deve distribuire, se gli viene Iatta richiesta, un`emina di vino con
del pane e del Iormaggio (toume). Deve inoltre Iornire ai mulini la legna da ardere e i setacci
per la Iarina (les tamis pour buteler la Iarine). In caso di piccole riparazioni ai mulini la
Comunita provvede a pagare gli operai, ma il mugnaio deve provvedere al vitto. I gravi danni,
ad esempio nel caso in cui il torrente debordi, vengono riparati a spese della Comunita. Chi
Iruisce del mulino deve dare all`aIIittuario una mondure, cioe una macinata (quantita di
cereale che si puo macinare in una volta) per ogni sacco di cinque emine. Pierre Garciel, allo
scadere dell`anno, e chiamato a rendere alla Comunita i mulini en bon etat. CIr. ASC,
Archivio del Comune di Solomiac, Finanze, VIII, 1, Affitto mulini, 1739-1922.
63
l`ultima delle quali ci e apparsa legata all`espansione altitudinale
dell`insediamento in connessione con una crescita demograIica. Accanto alle
case private, i nomi di luogo consentono di individuare alcuni ediIici
appartenenti alla comunita, mulini e stalle-Iienili.
Le singole dimore sono situate all`interno di una rete di rapporti, ossia
Iormano una struttura, parte essa stessa della struttura piu ampia costituita dalle
relazioni sociali
166
. Le case inIatti sorgono quasi tutte in tre agglomerati
localizzati ad altitudini diverse e all`interno di essi si raggruppano in insiemi
deIiniti: rappresentano cioe il riIlesso sul territorio dei rapporti parentali.
Le dimore appartenenti ad uno stesso proprietario inoltre si pongono in
relazione tra loro e rispetto al territorio, per cui ogni consegnatario non
possiede solo costruzioni a uso temporaneo; spesso ha almeno una dimora
stabile e una temporanea, se non due o piu dimore stabili. Tale relazione
tuttavia e legata alle esigenze dell`economia agropastorale di ogni azienda
piuttosto che all`altitudine, poiche in alcune circostanze e piu alta in quota la
sede stabile, in altre e piu alta la sede temporanea
167
.
I medesimi bisogni Iunzionali determinano il rapporto tra l`insediamento
sparso e i tre agglomerati: i Iienili di Pre de la Grange sono sorti
probabilmente per rispondere all`esigenza di evitare il trasporto della
Iienagione dall`area decentrata ai nuclei permanenti. Riteniamo che siano stati
costruiti per lo stesso motivo lo cha:al a Rougieras di proprieta di Michel
Ailhaud Iu Guilhaume e il bastiment a Serret appartenente agli eredi di Michel
Cossul.









166
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., pp. 106-107.
167
Ad esempio Jean Roux Iu Jean possiede un edifice a Sollomiac e una stalla-Iienile e una
voute a Outagne; al contrario Jean Pierre Garciel possiede una maison e un bastiment a
Outagne e un granaio con cucina a Sollomiac.
64
CAPITOLO 3


I NOMI E LE COSE

Nel processo di produzione del territorio un ruolo primario e svolto dalla
denominazione. Una comunita nomina porzioni di spazio vissuto con termini
prelevati dal linguaggio comune, allo scopo di creare un sistema di reperimento
e di determinare concettualmente lo spazio
168
.
I toponimi pertanto non risultano mai neutri, ma sempre correlati alle
intenzioni verso il territorio di chi li elabora
169
. Il sistema toponomastico
appare dunque come una parte della cultura locale, una stratiIicazione della
tradizione orale. Attraverso di esso le piccole comunita rivelano alcuni aspetti
della loro storia geograIica altrimenti non recuperabili, perche privi di qualsiasi
sistemazione in Iorma scritta
170
.
Compito del ricercatore e risalire dal nome di luogo alle pratiche di
attivazione e controllo delle risorse ambientali che hanno determinato il nome
stesso. Il risultato dell`indagine non dovra pero essere la ricostruzione di un
sistema toponomastico che eternizzi la cultura contadina, bensi la
comprensione della dinamica storica secondo la quale una societa ha prodotto
il suo territorio
171
. Il sistema toponomastico in eIIetti si mostra come il Irutto di
stratiIicazioni successive: talvolta ad esempio muta il rapporto parola-oggetto e
il nome permane nonostante non riIletta piu le caratteristiche che il luogo aveva
quando e stato denominato. Ci troviamo cosi di Ironte ad una sIasatura tra il
signiIicato antico e la realta coeva all`epoca studiata.
L`interpretazione geograIica si conIigura in deIinitiva come un lavoro di
deciIrazione di un materiale che puo essere deIinito archeologico, con
l`obiettivo di ricostruire alcuni aspetti di storia dell`insediamento e delle
pratiche agro-silvo-pastorali locali
172
.

168
CIr. A. TURCO, Jerso una teoria, op. cit., pp. 79-93.
169
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 86.
170
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., pp. 129-134.
171
EAD., Svstemes toponvmiques, loc. cit., pp. 129-134. L`analisi della rete toponomastica e
delle dinamiche storiche che in essa aIIiorano e delegata al quarto capitolo.
172
D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., pp. 38-41.
65
La deciIrazione dei toponimi registrati in un catasto non puo essere
disgiunta da un`analisi linguistica
173
dei termini, da un`osservazione
cartograIica e da sopralluoghi diretti sul terreno
174
. Applicando tale metodo
abbiamo cercato di costruire serie toponomastiche la cui interpretazione
permette di individuare gli elementi, le pratiche, l`organizzazione territoriale
sulle quali si Ionda il sistema di reperimento a Solomiac
175
. Abbiamo cosi
ordinato i toponimi nelle seguenti categorie
176
: ambiente naturale, modi di
attivazione delle risorse, Iorma e organizzazione del parcellare, misure,
costruzioni, materiali da costruzione, aree adiacenti ai nuclei abitati, toponimi
derivanti da antroponimi, toponimi che segnalano usi e pratiche collettive,
viabilita.


Ambiente naturale
Ricevono una denominazione quegli elementi naturali che risaltano rispetto
all`ambiente circostante e quelli che condizionano l`attivita umana. Gli
elementi Iisici non sono inIatti neutri, bensi vengono caricati di una precisa
Iunzione, quella di punti di orientamento sul territorio
177
.

173
Per l`etimologia e un`analisi piu prettamente linguistica dei toponimi si rimanda qui una
volta per tutte al Repertorio dei toponimi in appendice al volume. In questo e nel successivo
capitolo si Ia riIerimento agli etimi solo laddove le ipotesi interpretative lo rendono necessario.
Per ogni toponimo citato e comunque necessario consultare la scheda corrispondente nel
Repertorio.
174
Attualmente il territorio di Solomiac appare come un`alternanza di boschi e ampie distese
prative. Il villaggio ci risulta abitato solo stagionalmente; i coltivi sono spariti. La varieta negli
usi del suolo di tre secoli oro sono si e ormai ridotta a questo quadro, che noi ci siamo limitati
ad abbozzare. Quando elenchiamo le destinazioni d`uso presenti sull`areale di un toponimo ci
riIeriamo dunque sempre alla sistemazione agraria del 1686.
175
Laddove le ipotesi non trovano conIerme documentarie, il ne Iaut pas torturer les
toponymes, car ils risquent de dire ce que l`on souhaite et ce peut tre loin de la verite. Nous
avons le droit de ne pas savoir, mais non celui d`inventer (P. DUFOURNET, Une
communaute, op. cit., p. 88). Un solo toponimo, tuttavia, ci pare oscuro: si tratta di Quiellon,
per il quale non siamo in grado di avanzare alcuna ipotesi. L`areale cosi chiamato conIina a Est
con Poullieras e a Sud con Fontane. Ha una superIicie di 5,5 ettari e comprende 20 prati, 6
seminativi, 3 seminativo-prato, 2 prato-ontaneto, 1 prato-incolto.
176
Alcuni toponimi sono ascrivibili a piu categorie, poiche il loro signiIicato e incerto ed e
arduo scegliere una delle possibili opzioni, oppure per il Iatto che sono Iormati da un binomio e
quindi veicolano due diversi signiIicati (in quest`ultimo caso, nell`elenco dei toponimi inseriti
in una data categoria si e preIerito chiudere tra parentesi tonde i signiIicanti la cui illustrazione
e demandata ad altri insiemi).
177
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 132 : Les biotopes deviennent des
objects lies a l`experience de la vie quotidienne en entrent dans le cycle de production
justement parce que, mme la ou ils ne se rapportent pas a l`activite agro-pastorale, ils sont
charges de Ionctions precises, de delimitation et d`orientation.
66
Per Solomiac tale insieme di toponimi si puo dividere in cinque
sottoinsiemi, che si riIeriscono alla posizione di un`area rispetto al sole, alla
morIologia, alla presenza di acqua, alla pedologia e alla presenza di animali
selvatici.

Posizione rispetto al sole
Adroit
Enversein
Salludes
Adreit d`Eyral
Envers de la Balmette
Envers du Grand Champ
Las Sagnas a l`envers

I toponimi dell`elenco possono essere ulteriormente divisi in due gruppi:
uno racchiude i designatori che connotano la posizione assoluta di un`area
rispetto al sole; l`altro comprende i designatori che segnalano una posizione
relativa.
Al primo gruppo appartengono Adroit, Enversein e Salludes.
Adroit designa 15 seminativi che godono di un`ottima esposizione al sole,
essendo rivolti verso Sud-Ovest (l`area di 1,8 ettari si trova appena a monte
dell`abitato di Collombieras).
Anche Salludes indica una zona ben esposta al sole
178
. Il toponimo designa
un`area rivolta a Sud-Ovest, dove insistono 20 pezze di seminativo (oltre a 10
di prato), nonostante un`altitudine compresa tra 1750 e 1800 metri.
Gli abitanti di Solomiac hanno dunque utilizzato due termini diversi per
indicare analoghe condizioni sussistenti in diIIerenti localita: cio e certamente
avvenuto per evitare una conIusione all`interno del sistema di reperimento
spaziale.
Enversen segnala una zona in ombra del versante. Essa inIatti, a ridosso di
Gaillardieras, si trova alla testata di un combal, dunque in un luogo incassato e

178
REW 7555 rinvia al termine Irancese e provenzale salut, che signiIica rivolto bene al sole.
CIr. W. MEYER-LBKE, Romanisches Etvmologisches Wrterbuch, Heidelberg, 1935, s.v.
SALUS.
67
poco esposto al sole. Ampio 1,2 ettari, Enversen ospita tre prati e un
seminativo.
Al secondo gruppo appartengono quei toponimi che evidenziano
un`insolazione Iavorevole o sIavorevole di alcuni luoghi in rapporto ai luoghi
adiacenti.
L`Adreit dEvral designa una superIicie di 73 are divisa in otto seminativi
localizzabile sul Iondovalle. Indica la porzione piu soleggiata di Evral .
L`Envers de la Balmette da il nome ad un appezzamento al conIine con
l`area di Las Mollinas, piu in ombra rispetto ai due seminativi di Balmette. Lo
stesso rapporto reciproco sussiste tra l`Envers du Grand Champ, che designa
una sola parcella, e Grand Champ.
Las Saignas a lEnvers indica due pezze interne alla piu vasta area di Las
Saignas, rivolte maggiormente verso Nord rispetto alle zone limitroIe.

MorIologia
Bajsse
Balmette
Chapel
Combette
Costasse
Coste (de Berard)
Coste (de Besson)
Coste Rouge
Clot du Tour
Croz
Garde
Gardiolle
Gorgeas
Gros Serre
Mureugne
Plan
(Pre de la) Coste
Serre
Serre de la Garde
68
Serre (du Clottas)
Serret

I nomi qui raggruppati sono stati assunti nel sistema toponomastico in
quanto indicano particolari conIigurazioni geomorIologiche, che spezzano la
continuita del versante: alture, depressioni, prominenze rocciose. Tali luoghi,
oltre a rappresentare validi punti di riIerimento nello spazio, consentono una
serie di pratiche antropiche, ossia ripararsi, scrutare l`ambiente circostante,
coltivare in modo altamente produttivo grazie all`apporto humico e solare. Uno
dei toponimi, Gorgeas, segnala invece un limite per le attivita agropastorali, un
elemento verso il quale prestare attenzione.
Il termine Bafsse indica un lieve abbassamento del terreno. A Solomiac
designa due diversi gruppi di parcelle: un prato situato all`interno dell`areale di
Gaillardieras e tre coltivi localizzati al centro dell`area di Serrets.
Balmette signiIica piccola grotta, antro, usato spesso come riparo dai
pastori. Nel nostro caso da il nome a due appezzamenti a circa 1500 metri di
quota, conIinanti con Las Mollinas e probabilmente situati nei pressi di un
riparo sotto roccia.
Piu dubbio e il signiIicato di Chapel: il termine secondo lo Chabrand-
Rochas signiIica cappello
179
. A Solomiac il toponimo designa un`area coltiva
ampia 1,6 ettari, localizzabile in corrispondenza di un ampio dosso erboso ad
Est dell`abitato di Sollomiac. Ipotizziamo pertanto che il termine sia stato
applicato dalla comunita a quel dosso, che poteva ricordare la Iorma di un
cappello. Il toponimo in sostanza e dovuto alla conIigurazione morIologica del
luogo che designa.
Cro: indica una depressione del terreno piu accentuata della baisse
180
. Un
tal genere di avvallamento custodisce un terreno particolarmente Iertile, in
quanto Iavorisce il deposito dello strato humico del suolo. Il toponimo designa
al singolare un seminativo nell`areale di Lauset (Lauset Cime Cro:; Cime e
dovuto al Iatto che la pezza e la piu alta in quota dell`areale di Lauset) e un
prato nell`area di Oche. Nella Iorma plurale aux Cro: il toponimo identiIica
una superIicie di 4,2 ettari suddivisa in 34 parcelle destinate tutte ad arativo;

179
CIr. J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit.,
s.v. CHAPEL. CIr. anche Repertorio dei toponimi, scheda 21.
180
CIr. ID., Patois des Alpes Cottiennes, op. cit., s.v. BAISSE.
69
l`elevata Iertilita della terra viene dunque sIruttata pienamente destinando la
zona alla cerealicoltura.
Il toponimo Combette indica una valletta incassata localizzabile tra
Gaillardieras e Cogneittas, dove insistono tre appezzamenti. Ad Ovest di essi
la depressione diventa piu stretta e scoscesa (il catasto la deIinisce combal),
quindi non piu coltivabile.
A Solomiac sono numerosi i toponimi Iormati dal denotativo Coste
181
piu un
determinativo che li distingue l`uno dall`altro. Abbiamo due casi in cui coste e
connotata attraverso un antroponimo: Coste de Berard, ad alta quota, dove
insistono 7 prati, e Coste de Besson, poco sopra l`abitato di Collombieras, dove
si situano 6 seminativi.
Coste Rouge invece e connotata in base al colore del suolo, mentre il
toponimo Pre de la Coste precisa la destinazione d`uso del pendio. InIine la
Costasse, con desinenza accrescitiva
182
, indica una china vasta, probabilmente
piu ampia delle 60 are catastate, poiche altrimenti l`accrescitivo non sarebbe
giustiIicato nei conIronti ad esempio della Coste de Berard, parcellizzata per
4,8 ettari.
Risalendo la Costasse si giunge a Clot du Tour, luogo di conIine tra
Solomiac e Oulx. L`area di Clot du Tour rappresenta in eIIetti un vero e
proprio limite Iisico, come rimarca il nome stesso. Tour indica inIatti un
cambio di direzione del pendio (dal Irancese torner, cambiare di posizione, di
direzione). Il toponimo designa un tratto in Ialsopiano compreso tra la costa
rivolta a Solomiac e la costa rivolta a Oulx. L`area e divisa in 12 prati,
posizionati in Iila dal basso verso l`alto per sIruttare i vantaggi oIIerti dalla
conIigurazione geomorIologica.
A valle di Clot du Tour il contraIIorte degrada; la toponomastica rileva il
mutamento nelle Iorme del rilievo e denomina l`area Serret, ossia poggetto,
piccola sommita allungata. L`areale del toponimo e ampio 10,8 ettari;
comprende soprattutto prati (4 ha), poi 5 pezze a seminativo, due achanser e un
ontaneto.

181
Coste deIinisce un pendio uniIorme, che pero si distingue dall`andamento generale del
versante. CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 39.
182
La desinenza puo anche avere senso peggiorativo. Non ci pare tuttavia che tale signiIicato
riguardi il nostro caso, poiche il luogo detto Costasse risulta ampio, non accidentato; il declivio
inIatti non e molto ripido e si inerpica in modo uniIorme. CIr. Repertorio dei toponimi, scheda
38.
70
Il termine serre appare produttivo nel sistema toponomastico di Solomiac:
accompagnato da attributi o speciIicazioni individua molte delle prominenze
che rendono discontinuo l`andamento del versante. Serre da il nome a 11
arativi a Sud-Est dell`abitato di Sollomiac. Gros Serre individua un ampio
poggio a Sud-Est di Cro:, dove insistono 4 coltivi. Serre du Clottas designa
un`elevazione all`interno dell`areale di Clottas; lo stesso signiIicato ha Serre de
la Garde.
I termini garde e gardiolle indicano alture dalle quali si gode di ampia
visuale. A Solomiac questo signiIicato sembra valido per il toponimo Garde,
che da il nome ad un`area tra i 1700 e i 1800 metri di quota, da cui un uomo
puo dominare con lo sguardo il versante su cui si trova e il versante opposto
Iino quasi al Iondovalle. Meno comprensibile e Gardiolle, che individua una
zona a quota piu bassa (a Nord-Ovest di Collombieras) e piu aIIossata; e
ipotizzabile che la Iorma diminutiva segnali proprio una zona di vedetta piu
bassa rispetto a Garde
183
.
Il toponimo Gorgeas designa una terra a valle della Joulpiere (a Ovest di
Sollomiac) e un prato a Sud-Ovest di Rafassieras. In eIIetti entrambi gli
appezzamenti prendono il nome dalla gola scavata dal torrente presso la quale
sorgono.
Plan segnala nel comune di Solomiac un`area pianeggiante situata nel
Iondovalle e limitata ad Ovest dal Iiume. Ampia 7 ettari, la zona e suddivisa in
38 appezzamenti, dei quali 28 a prato (per quasi 6 ha).
Mureugne sembra indicare un rigonIiamento di terra provocato dallo
scivolamento del suolo lungo un pendio. Assumendo per valido questo
signiIicato sebbene rimanga qualche incertezza circa l`etimologia, si puo
avanzare un`ipotesi sul motivo per cui nell`areale del toponimo insistono solo
seminativi: la migrazione obliqua degli elementi solubili e colloidali, provocata
dall`acqua, avrebbe determinato un arricchimento del suolo e dunque un grado
di Iertilita particolarmente elevato.



183
Forse bisogna attibuire a Gardiolle il senso di cippo destinato a marcare un limite o di
pascolo riservato e custodito (l`area e divisa in 7 prati, 5 arativi e 1 incolto), seguendo due
deIinizioni dello Chabrand-Rochas (cIr. J.A. CHABRAND - A. DE ROCHAS D`AIGLUN,
Patois des Alpes Cottiennes, op. cit., s.v. GARDETTE, GARDIOLE). Tuttavia non abbiamo
reperito tracce di cippi e nemmeno indizi che suIIragassero il signiIicato di pascolo custodito.
71
Presenza di acqua. Il gruppo di toponimi individua la dislocazione degli apporti
idrici naturali.

(Clot de) Laux
EnIernet
Fontanettas
Fontannete
(Pra) Sec
Sagnas
Sagne Molle
Saigne

Clot de Laux indicava la presenza di un lago. Tuttavia Dino Gribaudi, nella
sua monograIia sul Piemonte, non annovera alcuno specchio lacustre sui pendii
della valle di Cesana. Riteniamo quindi che il lago evidenziato nel toponimo
siano uno di quei piccoli e sparsi laghi alpini di origine glaciale, situati sul
Iondo dei circhi o su lembi di alti terrazzi, che lo stesso Gribaudi considera
numerosi in val di Susa
184
. Oggi in eIIetti, all`incirca in corrispondenza del
luogo in cui e localizzabile il toponimo, intorno ai 1900 metri di altitudine, e
visibile una depressione di modeste dimensioni colma d`acqua.
Dove si situa l`areale del toponimo Fontanettas, a circa 1850 metri di
altitudine, la tavoletta IGM riporta una sorgente non perenne. E probabile che il
luogo abbia preso il nome da questa e, considerato il numero plurale, da altre
sorgenti vicine.
Fontannete, al singolare, indica un`unica terra all`estremita Sud-Est di
Legue. Considerata l`analoga Iorma dei toponimi Fontanettas e Fontannete, e
pensabile che anche in questo secondo caso il nome sia dovuto alla presenza di
una sorgente.
Sagne Molle, Saigne e Sagnas designano tre aree caratterizzate da ritenzione
idrica, molto probabilmente a causa di una presenza maggiore della
componente argillosa nel suolo, unita ad una minore inclinazione del pendio.
Sagne Molle si distingue dai due nomi di luogo consimili per il Iatto di
rimarcare tramite l`attributo una superiore quantita d`acqua ristagnante. L`area,

184
CIr. D. GRIBAUDI, Piemonte e Jal dAosta, Torino 1966, pp. 119-121.
72
situata tra i due nuclei di Outagne, e coltivata quasi interamente a prato (14
parcelle su 16): il ristagno dell`acqua viene sIruttato per prolungare l`attivita
vegetativa e ottenere piu sIalci di erba
185
.

Pedologia. Due toponimi rinviano alla composizione, uno alla tessitura e un
altro al proIilo del suolo.

(Coste) Rouge
Gravieras
(Pra du) Clapier
Rougieras

Rougieras indica un`ampia area (poco meno di 7 ha) localizzabile tra gli
hameaux di Sollomiac e Outagne. Secondo Fenelon il termine designa terre
argilo-calcaire de teinte rouge a cause de l`oxyde de Ier qu`elle contient
186
.
Coste Rouge identiIica un`area a Sud-Est di Rougieras, che ha
probabilmente la stessa composizione del suolo, ma si trova su una china; dove
il pendio cambia direzione riscontriamo due parcelle chiamate Rougieras
autrement Coste Rouge. La netta prevalenza di seminativi (42 su 54 parcelle) e
la presenza di tre cavolaie vanno certamente poste in relazione con la Iertilita
data dalla composizione del suolo.
Il toponimo Gravieras designa una zona a valle della strada reale,
caratterizzata da terreno ghiaioso poiche situata nel letto di esondazione del
Iiume Dora.
Pra du Clapier indica un prato ai margini del quale sorgono cumuli di pietre
estratte dal terreno. Il toponimo, che deIinisce 4 parcelle localizzate a circa
1800 metri di quota, rivela la presenza di uno scarso orizzonte humico, sotto il
quale aIIiora un orizzonte caratterizzato da rocce disgregate, che e necessario
estrarre per sIruttare il suolo dal punto di vista agricolo.


185
Anche a Saigne prevalgono i prati (3 parcelle, piu un incolto); invece a Las Sagnas
prevalgono i seminativi (11, contro 7 prati e un incolto). In quest`ultimo caso il plurale induce
a pensare alla presenza di piu luoghi ad alta ritenzione idrica, Ira i quali sarebbero state
impiantate le coltivazioni.
186
P. FENELON, Jocabulaire, op. cit., s.v. ROUGERON. La componente argillosa deve
essere accentuata laddove una parcella e destinata a pre saigne.
73
Fauna
Voulpiere
Reynardiere

Il toponimo Joulpiere rinvia probabilmente alla presenza di tane di volpe. E
piu incerto che anche il toponimo Revnardiere abbia il medesimo signiIicato,
sebbene Mistral consideri i due termini sinonimi
187
.
Joulpiere designa un`area di un ettaro immediatamente a Ovest dell`abitato
di Sollomiac, oggi boscosa. Alla data del catasto qui insistevano 10 seminativi
e 4 prati. Revnardiere da il nome ad un prato circondato dalle rocce a Sud e a
Ovest e situato nella parte superiore dell`area chiamata Gaillardiere. Il
toponimo potrebbe non signIicare volpe, bensi derivare dall`antroponimo
Revnard
188
e quindi rappresentare il relitto di un sistema toponomastico piu
antico, coevo all`esistenza sul territorio di Solomiac di una Iamiglia Revnard,
che alla data del catasto non e attestata per via documentaria.


Modi di attivazione delle risorse
Una lunga serie di toponimi si riIerisce direttamente alle pratiche di
sIruttamento delle risorse
189
. Attraverso la denominazione, la comunita di
Solomiac localizza alcune aree destinate a pratiche silvicolturali, rende
immediatamente individuabili le risorse idriche e situa sul territorio alcune
tecniche e sistemazioni agrarie e agropastorali.


Pratiche selvicolturali. Nessuna delle essenze arboree e arbustive che hanno
Iornito il loro nome ad un luogo costituisce la destinazione d`uso di una
parcella. E allora probabile che le pratiche selvicolturali abbiano interessato in
ogni caso la collettivita e non i singoli proprietari. Alberi e arbusti, curati

187
CIr. F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. REINARDIERO e s.v. VOUPIHIERO.
188
CIr. i nomi di luogo derivanti da antroponimi; Repertorio dei toponimi, scheda 100.
189
CIr. D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., p. 32: Sono le pratiche agro-silvo-
pastorali (o piu complessivamente di attivazione) che intervengono sulle risorse ambientali
nello stesso tempo in cui le deIiniscono; le limitano Iisicamente, le conIigurano in sistemi
locali, generano un preciso signiIicato economico sociale, il che spesso si traduce
nell`attribuzione di un nome: nome geograIico o toponimo.
74
mediante taglio e allevo, sono stati sIruttati in due modi: da un lato attraverso
attivita di legnatico, dall`altro attraverso attivita di colletta dei Irutti.

Bletonnee
Boysonnas
Cogneittas
Genebreas
Palmier
Playe
Prunareis
Sauzet

Bletonnee individua la presenza di un bosco di larici a circa 1450 metri di
altitudine, tra le zone di Cro: a Nord e di Las Sagnas a Sud. La denominazione
di Bletonnee e data dunque ad un`area a quota abbastanza bassa, alla quale
solitamente il larice compare in associazione con altre essenze Iorestali. Cio
induce a ipotizzare che nel nostro caso il toponimo segnali l`eccezione di un
lariceto puro, come tale Irutto di pratiche selvicolturali.
Il lariceto non risulta tra le destinazioni d`uso delle parcelle catastate
190
; e
presumibile pertanto che sorgesse accanto alle pezze coltivate alle quali ha
Iornito il nome e che Iosse soggetto a sIruttamento collettivo.
Un`ipotesi analoga si puo avanzare per l`area di Sau:et. Il toponimo indica
la presenza di un saliceto; la risorsa non e contemplata tra i beni allodiali
191
,
percio riteniamo che Iosse soggetta a selvicoltura collettiva.
Oggetti di una pratica di colletta
192
erano quasi sicuramente le macchie di
ginepri che hanno Iornito il toponimo Genebreas. Il nome designa due diverse
aree: una e localizzata nelle estreme propaggini meridionali di Solomiac, al
conIine con Mollieres, e ospita due prati, l`altra e situata all`interno della
regione Prunareis e comprende due coltivi.

190
Sull`areale del toponimo (1,6 ha) insistono 9 seminativi e un prato.
191
Sull`area di Sau:et (1,6 ha) compaiono13 seminativi e 2 prati.
192
CIr. D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., p. 224: L`economia e l`attivita di
colletta non ha nelle agricolture storiche, in regime consuetudinario, la caratteristica di
appropriazione individuale, ripetuta, della vegetazione 'spontanea.Si tratta invece di
pratiche perIettamente inserite, riconosciute e regolamentate nell`insieme degli usi collettivi.
75
Il termine bovsonnas signiIica macchia di cespugli e si riIerisce, secondo
Fenelon
193
, ad un sistema di allevo e taglio degli alberi da Irutto a siepe bassa.
A Solomiac l`area cosi chiamata e localizzabile a 1550-1600 metri di quota, a
Sud-Ovest di Outagne; vi insistono 13 parcelle
194
per 2,8 ettari. E probabile che
il toponimo identiIichi la presenza di cespugli sIruttati in primo luogo
attraverso pratiche di colletta. Non sembra trattarsi di siepi utilizzate come
chiudende degli appezzamenti, poiche il catasto, che nomina sempre gli
elementi che Iungono da conIine tra le pezze, in questa circostanza non
contempla bovsonnas
195
.
Il toponimo Plave denomina 9 parcelle
196
che occupano una superIicie di 67
are. Il termine signiIica siepe viva, chiudenda. L`area di Plave, situata a Ovest
del nucleo piu basso di Outagne, conIina a Sud con l`areale di Bovsonnas:
riscontriamo cosi una Iascia a valle dell`abitato caratterizzata da arbusti, i quali
vengono sIruttati dalla comunita per integrare la produzione agricola con la
colletta e Iorse per proteggere gli appezzamenti. Il catasto tuttavia non Iornisce
elementi che conIermino la presenza di pezze chiuse da recinzioni vive.
Cogneittas, Prunareis e Palmier segnalano l`esistenza della coltivazione di
alberi da Irutta; il primo toponimo tuttavia indica un`area dove i Irutteti nel
1686 sono in gran parte spariti.
Il termine cogneittas deriva dal latino COTONEUM, cotogna; il numero
plurale rivela la presenza di molti alberi da Irutta; nondimeno nella zona alla
Iine del XVII secolo sussisteva solo un piccolo Irutteto
197
. Bisogna pertanto
dedurre una sistemazione agraria precedente a quella contemplata dal catasto,
della quale sono rimaste tracce nella toponomastica
198
.
L`areale di Prunareis, molto vasto (5,8 ha), occupa buona parte dello spazio
compreso tra i tre hameaux. Prunareis indica un luogo piantato a susini o a
pruni
199
; tuttavia il catasto non individua nella zona alcun albero, bensi 36

193
CIr. P. FENELON, Jocabulaire, s.v. BUISSON.
194
Il registro annovera a Bovsonnas 2 parcelle a prato, 6 a seminativo, 3 a prato-seminativo, 2 a
prato e incolto.
195
Altrove il catasto dichiara in eIIetti la presenza bovsonnas: solo in due casi, uno a Salludes e
uno a Rabiere esse compaiono quali elementi divisori tra due pezze. In un caso a Plave e in
uno a Traverse sono situate all`interno della parcella.
196
Le 9 parcelle sono ripartite in 5 prati, 3 seminativi e 1 orto.
197
Il resto dell`area, ampia 2 ettari, ospita 3 prati e 5 seminativi.
198
Il toponimo, localizzabile a Sud del nucleo piu elevato di Outagne, serba molto
probabilmente il ricordo di condizioni climatiche piu Iavorevoli. CIr. 1.1.
199
Forse il nome segnala la presenza di un arbusto spinoso citato dal Blanchard, dai cui Irutti si
ricavava un olio. CIr. R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 425 : La haute
76
seminativi e 6 prati. Noi riteniamo allora che si possano prospettare due
ipotesi: i pruni o susini insistono ai margini delle parcelle o dell`area coltivata e
per questo non compaiono tra i beni allodiali, oppure il toponimo riIlette una
sistemazione agraria precedente il registro, Iavorita da un clima piu mite, come
nel caso di Cogneittas.
Palmier identiIica un`area poco a monte di Sollomiac dove insistono 14
coltivi. Il termine segnala la presenza di meli
200
, i quali tuttavia non sono
registrati nel catasto; pertanto ci pare opportuno riproporre le due ipotesi
appena avanzate: i meli potrebbero esistere ancora a Iine 600, ma appartenere
alla comunita, ovvero il toponimo ne conserva la memoria sebbene essi si siano
estinti.

Risorse idriche. Nell`insieme degli elementi naturali abbiamo annoverato i
toponimi che rivelano la presenza di sorgenti e bacini idrici naturali; qui invece
elenchiamo i nomi che segnalano un preciso intervento umano volto a
incanalare e custodire l`acqua per scopi agricoli e pastorali.
Talvolta l`atto umano si pone l`obiettivo di convogliare l`acqua su
determinate aree; talvolta invece la comunita sembra avere scelto di lasciare
alcune zone senza irrigazione.

Bachasset
Chanallette
EnIernet
Fontane
(Pra de) la Fond
(Pra) Sec
(Pre de) la Fountaine

Chanallette indica una piccola area (45 are) a circa 1400 metri di quota, a
Nord-Ovest dell`abitato di Collombieras, suddivisa in 8 parcelle. Il toponimo
segnala evidentemente la presenza di una piccola condotta d`acqua, non
contemplata nel catasto.

Doire s`etait Iait une specialite de la Iabrication d`huile de marmotte, extraite du noyau d`un
arbuste epineux, le prunier de Brianon.
200
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 85.
77
La serie dei derivati da FONS e FONTANA rivela la presenza di risorse
idriche dislocate sul territorio, che crediamo possibile attribuire all`intervento
antropico. InIatti abbiamo notato in precedenza che toponimi quali Fontanettas
identiIicano luoghi presso i quali ancora oggi si trovano Iontanili. Al contrario i
nomi del tipo Fountaine non si localizzano in corrispondenza di sorgenti
naturali; di conseguenza essi rivelano la presenza di manuIatti.
La Fontane denomina una zona estesa per un ettaro e mezzo
201
, che ha il suo
conIine meridionale nei pressi del ruscello oggi chiamato ruisseau de la
Grande Cote.
Pre de la Fountaine designa 4 parcelle delle quali 3 a prato-seminativo e
una a prato, situate a circa 1550 metri di quota a Sud di Clots. La regione
riceve il nome a causa della presenza di una Iontana. Lo stesso accade nel caso
di Pra de la Fond, ad un` altitudine di circa 1800 metri, dove l`origine
antropica della Ionte appare dimostrabile: qui inIatti il catasto segnala il
passaggio delle acque del beal pourteur, il principale canale di irrigazione del
versante, dal quale la Ionte trae origine.
Bachasset deIinisce 15 seminativi, che dovettero essere situati vicino ad un
bacino di raccolta delle acque, del quale pero non abbiamo reperito tracce.
L`area e localizzabile all`estremita Nord-occidentale del territorio di Solomiac,
quasi sul Iondovalle.
Bachas in patois provenzale alpino signiIica anche abbeveratoio per il
bestiame. Ci pare proprio questa l`accezione da attribuire al toponimo, poiche
esso designa un`area limitroIa ad uno dei sentieri percorsi dalle mandrie che
salivano all`alpeggio. Bachasset dunque individua una tappa della
monticazione; gli animali in sosta venivano ospitati su terreni limitroIi ai
seminativi oppure sui seminativi stessi nell`anno di fachere climatique.
Accanto ai toponimi che segnalano un`elevata presenza di acqua, ne
riscontriamo due che al contrario sottolineano scarsita idrica: Enfernet e Pra
Sec.
Secondo il Mistral il nome enfernet indica in provenzale un luogo arido,
esposto al vento
202
. Noi riteniamo che a Solomiac il termine assuma un senso

201
Fontane comprende 16 seminativi 10 prati, 3 cavolaie e un orto; le ultime sono colture
esigenti, e la loro presenza si spiega proprio considerando le possibilita irrigue dell`area,
adiacente ad una Iontana.
202
F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. INFERNET.
78
relativo, ossia che designi un insieme di parcelle piu aride in rapporto alle altre
presenti sul territorio, in quanto non irrigue.
L`areale di Enfernet e situato quasi a Iondovalle, quindi in una zona di
accumulo dell`orizzonte humico dilavato sul pendio, soggetta inoltre ad
inversione di temperatura e ad una conseguente accentuazione dell`umidita
rispetto alla porzione superiore del pendio. Non puo trattarsi dunque di una
zona arida.
A Sud di Enfernet riscontriamo il toponimo Pra Sec; Mistral ritiene che pra
sec in provenzale abbia il senso di prato che non e irrigato se non dalla
pioggia
203
. E dunque probabile che l`intera zona designata dai toponimi
Enfernet e Pra Sec sia da considerarsi non irrigua
204
. Una conIerma si riceve da
un gruppo di pezze localizzate tra le aree dei due toponimi, le quali assumono
entrambi i nomi (Pra Sec ou Enfernet), che quindi ci appaiono sinonimi: lo
stesso signiIicato viene veicolato da due diversi signiIicanti molto
probabilmente per rendere piu precisa la rete toponomastica. Una regione
molto ampia (9,1 ha) e insomma divisa in due aree ciascuna con un proprio
nome al Iine di rendere piu puntuale il sistema di reperimento.

Usi del suolo. Alcuni luoghi sono stati individuati e denominati in base alla
loro destinazione produttiva. Il sistema toponomastico ha creato cioe una sorta
di identiIicazione tra il luogo e il suo impiego. Tuttavia talvolta l`identita
risulta essere solo un ricordo, perche il territorio ha subito un`evoluzione che i
toponimi, lenti al mutamento, non hanno registrato.

Champ (de Besson)
Champ (Queyra)
(Clot de) la Chauliere
(Grand) Champ
(Grand) Pre e (Rajassieras ou) Grand Pre
Lentet
Pra (Claus)

203
F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. PRAT.
204
In eIIetti qui il catasto non menziona alcun canale irriguo. Sia a Enfernet che a Pra Sec
prevalgono i seminativi: a Enfernet ne riscontriamo 19, contro 2 prati e 1 incolto; a Pra Sec 11,
contro 8 prati e 2 incolti.
79
Pra (de Bonnet)
Pra (de la Fond)
Pra de l`Ort
Pra de Pavie
Pra (Long)
Pra (Margail)
Pra (Sec)
Pras (Meyers)
Pra Veil
Pre (de la Coste)
Pre (de la Grange)
Pre (du Four)
Pres (Chambeyrons)
Rabieras
Vigne

Clot de la Chauliere, Rabieras e Jigne rivelano l`esistenza di coltivazioni
rispettivamente di cavoli, rape e viti. Nel 1686 le parcelle cosi designate sono
tuttavia destinate a prato (a Clot de la Chauliere e a Jigne) e a seminativo (a
Rabieras).
Jigne identiIica una piccola area (28 are) alle spalle delle dimore di
Sollomiac. L`altitudine di 1400 metri non poteva permettere la coltivazione
della vigna alla data del catasto. Nondimeno in un`epoca caratterizzata da
condizioni climatiche piu miti la zona dovette apparire appropriata per piantare
i vigneti; essa inIatti si situa su un dosso oggi erboso, che gode di un`ottima
insolazione
205
. L`estensione ridotta dell`area tuttavia induce a pensare che la
superIicie vitata non abbia mai raggiunto dimensioni ragguardevoli e sia servita
soprattutto ad un consumo Iamiliare.
Clot
206
de la Chauliere e Rabieras sono localizzabili nei pressi dell`areale
chiamato Cartier; molte delle pezze in cui si suddivide quest`ultimo sono
coltivate a cavoli. I due toponimi quindi conIermano quanto si e dimostrato nel

205
Oggi in Valle di Susa i vigneti si spingono al massimo ad un`altitudine di 1100 metri. CIr.
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 284. Nella Valle della Dora les ceps se
haussent a la plus Iorte altitude atteinte a notre connaissance dans les Alpes piemontaises :
1100 m. sur l`Adret d`Exilles.
206
Per la voce Clot cIr. il successivo sottoinsieme, inerente alle sistemazioni agrarie.
80
primo capitolo, ossia che l`area a Nord-Est del territorio di Solomiac doveva
essere una zona di elezione di colture esigenti, legate alla disponibilita di
ingrassi e di irrigazione e ad una costante protezione
207
.
Come negli ultimi tre casi esaminati, altri nomi di luogo serbano la memoria
di usi del suolo non piu operanti e percio consentono di intravvedere gli
elementi di un paesaggio agrario precedente. Cosi avviene per alcuni toponimi
Iormati da Pra e Champ piu un attributo o un determinativo.
I composti sulla base di champ (Champ Quevra, Champ de Besson e Grand
Champ) identiIicano aree destinate in buona parte a seminativi. Riteniamo pero
che il termine champ non indichi solo la destinazione cerealicola, bensi anche
un`unita colturale. I tre toponimi invitano in eIIetti ad un`interpretazione in tal
senso: Champ Quevra rimanda ad un`unita vicanale poi suddivisa in piu
parcelle; Champ de Besson associa l`unita agraria al suo proprietario; Grand
Champ
208
sembra prendere il nome da un`unita di notevoli dimensioni, non piu
operante nel 1686, quando l`area si estendeva appena per 90 are ed era divisa
in 6 coltivi.
Pres Chambevrons, Pra de Bonnet, Pra de la Fond, Pras Mevers, Pre de la
Coste, Pre de la Grange, Pre du Four come pure il Grand Pre sito nel piu
grande areale Rafassieras (deIinito Rafassieras ou Grand Pre per distinguerlo
da un`altra zona chiamata Grand Pre) mostrano in eIIetti una netta prevalenza
di prati. Lo stesso vale per Pra de lOrt
209
, Pra de Pavie
210
e Pra Jeil
211
.

207
CIr. 1.1. Clot de la Chauliere individua una superIicie di 83,6 are; Rabieras da il nome a 7
parcelle che si estendono per 28 are.
208
DuIournet in eIIetti nota che a Bassy il toponimo Grand Champ deIinisce un`unita agraria.
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute agraire, op. cit., p. 379 : Quant au Grand Champ, il
est loti en vingt parcelles qui appartiennent toutes a des membres de la Iamille Servex.On
imagine la concession de l`ensemble de ce champ a l`anctre de la Iamille. Nel nostro caso, a
diIIerenza di Bassy, l`unita originaria nel 1686 risulterebbe smembrata tra cinque Iamiglie
diverse.
209
Il toponimo rivela una doppia destinazione d`uso; in eIIetti nell`area insistono 5 prati, ma
anche 2 orti e 1 cavolaia. La speciIicazione sta ad indicare non solo la presenza di orti, ma
anche il rapporto di contiguita con gli orti di Outagne. Pra de lOrt e inIatti situabile tra i due
nuclei dell` hameau.
210
Pavie deriva probabilmente dal prelatino *PABELLUM, che ha dato nel latino classico
pabulum, pascolo; in tal caso il toponimo indicherebbe un`area prativa che e stata adibita a
pascolo. Questa interpretazione appare suIIragata dalla localizzazione dell`area, poco a Ovest
di Outagne. Se Outagne nacque come stazione temporanea di mezza stagione, allora dovette
essere circondata almeno in origine da luoghi dove il bestiame era lasciato pascolare in attesa
di salire all`alpeggio estivo.
211
Si tratta di una zona interna alla piu vasta area chiamata Pras Mevers (il catasto porta le
diciture Pra Jeil ou Pras Mevers e Pras Mevers autrement Pra Jeil); per veil si intende un
prato in cui non sono state rinnovate le essenze Ioraggere, per cui ha subito un processo di
degradazione, durante il quale le specie originarie sono state sostituite da specie dotate di piu
modeste caratteristiche qualitative e produttive. Il toponimo Pras Mevers identiIica un`area
81
Hanno invece destinazioni diverse rispetto a quella esplicitata nel nome Pra
Claus, Grand Pre, Pra Long, Pra Margail e Pra Sec
212
.
I toponimi Roullas e Lentet indentiIicano due distese occupate da altrettante
essenze Ioraggere.
Roullas, termine che indica secondo Mistral la veronica dei boschi
213
, una
Ioraggera Irequente nei prati e nei pascoli alpini, a Solomiac e diventato
toponimo per individuare un`area ricca di questa essenza. L`area del toponimo
e localizzabile a Nord di Coste Rouge; ampia 2,6 ettari, secondo i dati catastali
risulta in eIIetti ricca di prati, che si contano in numero di nove, ma comprende
anche 4 seminativi e un incolto.
Lentet signiIica erba medica; il toponimo designa due prati ad alta quota al
conIine con Mollieres (e possibile che altre parcelle contigue con lo stesso
nome siano registrate sul catasto di quest`ultimo villaggio), che ospitano
presumibilmente questa ottima specie Ioraggera.

Tecniche e sistemazioni agrarie. Abbiamo deciso di inserire nel medesimo
gruppo le tecniche e le sistemazioni perche entrambe concernono direttamente
le pratiche agropastorali e perseguono il medesimo scopo, ossia sIruttare le
risorse in modo il piu possibile ottimale.

Brouas
Bruzas
214

Chauchiart
Clot (de Graviere)
Clot (de la Chauliere)
Clot (de Laux)
Clot (de l`Oche)
Clot (de Paul)

ampia 11 ettari, situata nelle estreme propaggini Sud-orientali del territorio di Solomiac, al
conIine con Mollieres. L`area e suddivisa in 38 parcelle, delle quali 35 appartengono a
proprietari Iorestieri, con le seguenti destinazioni: 33 prati, 7 seminativi, 2 seminativo piu
prato, 3 ontaneti, 1 prave.
212
Pra Claus ha 6 seminativi, 2 cavolaia-seminativo, 2 cavolaie, 1 prato-seminativo, 1 prato, 1
prave. Grand Pre ha 15 seminativi, 13 prati, 2 seminativo-prato, 2 canapali. Pra Long ha 22
seminativi, 14 prati, 6 seminativo-prato, 1 incolto. Pra Margail ha 3 cavolaie e 1 prato. Pra Sec
ha 20 seminativi, 8 prati, 2 incolti, 1 seminativo-prato, 1 seminativo-incolto.
213
CIr. F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. ROULA.
214
Si rimanda l`interpretazione al sottoinsieme successivo, ove sono raggruppati i toponimi che
segnalano Iasi di dissodamento.
82
Clot (des Bruns)
Clot (du Mas)
Clot (du Tour)
Clots
Clottas
Eyral
Issards
215

Oche
(Pra) Claus
Routans
Routte
Souchas
Veyres

Le sistemazioni agrarie riguardano essenzialmente terrazzamenti e
recinzioni.
Il toponimo Brouas indica la presenza di scarpate a Iorte pendenza, erbose o
alberate, tra due campi coltivati. Tali scarpate possono essere naturali, Irutto di
scoscendimenti, o artiIiciali, costruite per terrazzare il terreno ed evitare un
eccessivo dilavamento. In riIerimento a Solomiac propendiamo per la seconda
accezione; inIatti il toponimo identiIica un`area situata su un tratto ripido del
versante, quasi al conIine con i territori di Dezertes e Oulx. Nella zona di
Brouas insistono 8 coltivi (sei dei quali considerati a Bachasset ou Brouas,
evidentemente una porzione di Bachasset caratterizzata dalla presenza di
scarpate); su una pendenza elevata la loro sussistenza sembra in eIIetti legata
alla costruzione e al mantenimento di terrazzamenti
216
.

215
Idem.
216
Lo Chabrand-Rochas distingue tra brouas e broue: il primo termine designerebbe scarpate
piu ampie rispetto a quelle deIinite dal secondo (cIr. J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS
D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit., s.v. BROUAS). Nel catasto di Solomiac
riscontriamo, oltre al toponimo Brouas, anche la voce broue, indicante il limite di alcune
parcelle: talvolta broue indica un ripa naturale (a Chambevrons e a Cognets si ha la broue du
ruisseau), talvolta una scarpata costruita dall`uomo (a Serrets e a Traverse ou Rabiere).
Laddove il termine e stato assunto come toponimo, cio e avvenuto probabilmente perche quel
luogo e caratterizzato da ripe piu evidenti, perche piu ampie, piu numerose, Irutto del lavoro
umano. Sul territorio di Solomiac sono tuttora visibili i resti di alcuni muretti di contenimento,
non pero in corrispondenza dell`antico areale di Brouas, dove la vegetazione rigogliosa oggi ne
copre le tracce.
83
I nomi di luogo costituiti da Clot piu un determinativo che li diIIerenzia
l`uno dall`altro nel sistema toponomastico, sembrano evidenziare la presenza di
pianori coltivati e perimetrati da terrapieni
217
. Cio e evidente nel caso di Clot
du Mas
218
, toponimo tuttora indicato sulla tavoletta IGM, che attualmente si
mostra come area piatta, a Iorma quadrangolare, sostenuta sul lato a valle da un
terrapieno
219
e circondata da un muro a secco del quale sono visibili alcuni
resti. Qui su una superIicie di circa 1,3 ettari insistono 14 seminativi.
Riguardo agli altri toponimi composti a partire da Clot non sono state
reperite ne nel catasto ne sul terreno inIormazioni atte a conIermare la presenza
di luoghi piani e delimitati. Sembra pero plausibile ritenere che all`interno di
un unico sistema linguistico a medesimo signiIicante corrisponda medesimo
signiIicato
220
.
Anche Clots quindi serba lo stesso senso; il plurale indica la presenza di piu
appezzamenti circoscritti e separati l`uno dall`altro, mentre negli altri casi si
suppone un unico spazio perimetrato diviso internamente. A Clots,
localizzabile a Ovest di Pre de la Grange, sono situati 22 prati e 3 arativi su
una superIicie vasta, ammontante a 5,5 ettari.
Il toponimo Pra Claus presenta un`etimologia trasparente: a diIIerenza di
clot, claus non indica spazi piani delimitati da ciglioni e terrazzamenti, bensi
superIici chiuse circondate da muretti o da altri elementi separatori. Cosi in
eIIetti si presenta l`areale di Pra Claus, il quale e circondato a Est, Sud e Ovest
dal beal pourteur e a Nord dal sentiero. Il luogo e localizzabile nella parte
nord-orientale del versante; l`uso delle parcelle, adibite in gran parte alla

217
Secondo il Fenelon clot in dialetto provenzale s`applique a un espace plat e cultive,
encadree de pentes; c`est donc un replat ou un plateau cultive. CIr. P. FENELON,
Jocabulaire, op. cit., s.v. CLOT. Nel codice Gouthier redatto a Mentoulles (Fenestrelle) il
termine clotus sembra utilizzato col senso di spazio chiuso e coltivato; cIr. M. DE GREGORI-
P. TETTI, Codice Gouthier. trascri:ione degli atti in latino, Seminario interdisciplinare
Filologia romanza-GeograIia, Torino a.a. 1980-1981, Glossario s. v. CLOTUS.
218
Per il termine Mas cIr. il quinto capitolo.
219
Blanchard spiega in riIerimento alle Alpi Occidentali Italiane la tecnica di costruzione dei
terrazzamenti: On decomposait la pente par une serie de murettes sur lesquelles on
rassemblait une terre a peu pres vegetale (cIr. P. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op.
cit., p. 417).
220
Per Clot du Tour si puo Iorse dedurre che le parcelle siano piatte dal Iatto che esse si situano
una sopra l`altra in direzione Ovest-Est sul dosso di un contraIIorte montuoso: sorgono quindi
probabilmente all`interno di un sistema di terrazzamenti. Clot de Graviere, Clot de Paul, Clot
de lOche, Clot de Laux e Clot des Bruns identiIicano luoghi interni ad altre aree, dalle quali si
diIIerenziano presumibilmente per la peculiarita di essere piani e chiusi. Il primo toponimo da
il nome ad un seminativo sito in Evral; l`ultimo ad un prato sito in Pra Jeil; gli altri a prati
localizzati in Oche.
84
coltivazione dei cavoli, sIrutta in eIIetti i vantaggi dettati dall`elevata
disponibilita di acqua
221
.
La sistemazione agraria del territorio di Solomiac previde anche due ampi
spazi vacui, adibiti a pratiche comunitarie; il processo denominativo li
evidenzia attraverso i designatori perIormativi Chauchiart e Evral.
Il termine chauchiart indica l`aia, lo spazio incolto attorno ad una dimora
rurale utilizzato per trebbiare i cereali. A Solomiac il toponimo Chauchiart e
localizzabile immediatamente a settentrione dell`abitato di Collombieras; da il
nome a 5 parcelle di coltivi, una a prato-seminativo e una a prato-incolto, per
una superIicie di 1,2 ettari.
L`area identiIicata come Chauchiart e molto ampia per essere o essere stata
in epoche precedenti adibita esclusivamente ad aia. Noi pertanto riteniamo che
il toponimo individuasse sia lo spazio destinato alla trebbiatura sia alcune
parcelle coltivate ad esso limitroIe. Chauchiart inoltre e adiacente non ad una
dimora isolata, ma ad un hameau; di conseguenza pensiamo che l`aia Iosse
adibita ad un uso comunitario piuttosto che privato.
Il termine evral presenta piu signiIicati possibili; procedendo per congetture
si puo pero giungere a quello piu plausibile nel nostro caso di studio.
Il toponimo Evral identiIica un`area di Iondovalle, lambita dalla rotabile
reale, ampia 1,4 ettari, suddivisa in 7 coltivi e due prati. La zona e distante da
ogni dimora, dunque va escluso che indichi un`aia antistante un`abitazione. E
piu plausibile che Evral designi un`area della selva comunale
222
disboscata e
destinata a carbonaia.

221
Il rapporto tra il luogo e la coltura in esso ospitata e stato trattato in modo piu approIondito
in 1.1.
222
Secondo il Serra anche i derivati da AREALIA (Ira i quali evral) risalgono agli ultimi secoli
dell`eta romana. Sarebbero plurali collettivi Iormati sul singolare di (pettia) arealis e
denoterebbero un`avvenuta divisione della selva comune in pezze uniIormi. Tale datazione del
toponimo non esclude l`utilizzo dell`area come carbonaia nel 1686; questo utilizzo ha
comunque di sicuro comportato una specializzazione semantica del termine (area per carbonaia
e non piu area della selva comunale disboscata e divisa). CIr. G. SERRA, Contributo
toponomastico alla teoria della continuita nel Medioevo delle comunita rurali romane e
preromane dellItalia superiore, Spoleto 1991 (ristampa anastatica dell`edizione Cluj 1931),
pp. 31-38. La Sereno individua nel Catasto Antico (1786) di Inverso Porte (Val Chisone) i
due toponimi Afral e Afral del Frate, che avrebbero assunto ciascuno una diversa
specializzazione semantica. Il primo inIatti indicherebbe uno spazio vacuo al centro del
villaggio di Turina; il secondo, piu alto in quota, ricorderebbe les charbonnieres qui etaient
amenagees dans les bois pour la cuisson du charbon. CIr. P. SERENO, Svstemes
toponvmiques, loc. cit., pp. 130-131.
85
Clottas rinvia ad una tecnica colturale piuttosto che ad una sistemazione
agraria
223
. Il termine inIatti puo indicare, secondo il Mistral, le Iossette scavate
nella terra per seminare i cereali. Tale pratica agraria e eIIettivamente diIIusa a
Iine 600 a Solomiac, secondo quanto riporta il Blanchard
224
. E allora alquanto
probabile che sia stata adottata sulle 28 parcelle di Clottas, tutte destinate a
seminativi. Considerata l`ampia superIicie adibita a cerealicoltura (3,4 ettari),
riteniamo che proprio quest`area abbia preso il nome dalla tecnica di semina
per il Iatto che qui essa era impiegata senza soluzione di continuita su scala
decisamente ampia.

Toponimi che segnalano Iasi di dissodamento
Bruzas
Issards
Oche
Routans
Routte
Souchas

I nomi qui raggruppati costituiscono la memoria storica di almeno due
periodi e due azioni che videro come protagonisti da un lato la comunita,
dall`altro i singoli individui: nel primo la comunita tento di intensiIicare lo
sIruttamento agropastorale del proprio territorio, nel secondo alcuni proprietari
cercarono di estendere le coltivazioni su pezze che avevano momentaneamente
abbandonato.

223
Anche il termine clot come clotta puo signiIicare cavita (cIr. Repertorio dei toponimi,
schede 28 e 29); nel nostro caso pero cio non appare possibile, perche altrimenti non si
spiegherebbe l`esigenza di dare due nomi diversi ad aree limitroIe quali Clots e Clottas: i due
luoghi si diIIerenziano evidentemente per qualche caratteristica, che per Clottas pensiamo sia
l`utilizzo di buchi per la semina.
224
Voit-on des communes dont les pentes sont vraiment aisees, comme Solomiac de la haute
Doire, declarer en 1699 qu`on cultive a la pioche et porte a dos le Iumier et recoltes (R.
BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., p. 419. Il geograIo Irancese ricava il dato
dalla Revisione dei Fuochi redatta nel 1699 e attualmente depositata negli Archivi dell`Isere a
Grenoble). Il Blanchard non esclude, ma considera molto limitato, nelle Alpi Piemontesi l`uso
dell`aratro: Il Iallait pour l`utiliser un ensemble de conditions Iavorables pas toujours aise a
realiser : des pentes pas trop declives, des champs suIisamment vastes.La houe etait donc
l`instrument le plus utilise : le sol, Iouille plus proIond, voyait s`accrotre sa Iertilite (ibidem).
86
Oche signiIica terra Iertile e lavorabile. Nel 1686 il vasto areale di Oche
(10,7 ha) e occupato interamente da prati
225
; inIatti si situa intorno ai 1900
metri di quota, dove in condizioni climatiche rigide era pressoche impossibile
la coltivazione di cereali. La deIinizione di terra Iertile e lavorabile data alla
zona si riIerisce dunque ad un`epoca con clima piu mite, ossia ad un periodo
precedente di almeno un secolo il catasto
226
.
Uno sIasamento temporale e di conseguenza evidente nella dizione Oche ou
Jevres, con la quale si indicano 5 prati. Il termine Jevres indica terreno
incolto, abbandonato; eppure l`area che porta tale nome e situata all`interno di
Oche. E palese l`impossibilita che i due toponimi siano entrati
contemporaneamente nel sistema di reperimento spaziale, poiche deIiniscono
con concetti opposti il medesimo luogo
227
.
Routte e Routans indicano terre nuovamente dissodate o terre convertite da
prato a seminativo. A Solomiac i due toponimi individuano tre diverse aree,
comprese negli ambiti di altrettante regioni identiIicate da un proprio nome:
Routte designa un coltivo a Sud-Est di Salludes e un altro coltivo all`interno di
Rougieras; Routans designa due prati appartenenti all`area di Genebreas.
Risultano in deIinitiva quattro appezzamenti circoscritti interni ad areali piu
vasti, che, secondo il nome loro attribuito, sono stati nuovamente dissodati.
Ora, sappiamo che nei periodi di clima sIavorevole come quelli attraversati a
Iine 600 gli agricoltori tendevano a rinunciare alla coltivazione di alcune terre
sui versanti alpini per concentrarsi sulle pezze di Iondovalle. Talvolta tuttavia
essi tornavano, a seconda delle esigenze di sostentamento, a dissodare e
seminare i terreni in alta quota
228
. Per tale motivo ci pare corretto considerare i
toponimi Routte e Routans di Iormazione poco precedente se non quasi coeva
alla compilazione del catasto
229
.
I toponimi Issards e Bru:as segnalano invece una Iase piu antica di
dissodamento, attuata tramite le tecniche del Iuoco.

225
La categoria achanser, che si riIerisce al contratto di accensamentum, in questo caso
probabilmente nasconde la destinazione a prato delle parcelle.
226
Oltre alle considerazioni di climatologia anche un dato linguistico porta a retrodatare Oche
rispetto al 1686. Il toponimo e trascritto sul registro nella Iorma Loche, con agglutinazione
dell`articolo, probabile conseguenza del Iatto che il termine non era piu comunemente usato nel
parlato e quindi non Iacilmente ricostruibile nella sua Iorma corretta.
227
E arduo stabilire quale dei due toponimi e piu antico, poiche le aree di Oche ou Jevres e di
Oche contemplano le stesse destinazioni d`uso e non risultano incolte.
228
CIr. 1.1.
229
In Routans il modo participio presente probabilmente indica proprio l`incipiente
conversione dei due prati di Genebreas in coltivi.
87
Issards rinvia alla pratica dell`essartage, che prevede il taglio di aree
boscose e il successivo incendio del legno in loco, con l`obiettivo di Iertilizzare
il terreno
230
. Il toponimo allora rammenta un avvenuto essartage; sul suo
areale, localizzabile a Nord-Est di Outagne ad un`altitudine di 1650-1700
metri, insistono 27 coltivi ed un prato, per un`ampia superIicie di 4,5 ettari.
Bru:as signiIica bruciato superIicialmente. Il toponimo ricorda la tecnica del
brulage a feu courant, una pratica che riguarda i cespuglieti e le brughiere: con
un incendio appunto superIiciale si libera il terreno dalle erbe inIestanti
231
.
L`areale di Bru:as, localizzabile quasi sul Iondovalle al conIine col
territorio di Dezertes, comprende solo coltivi (12) su una superIicie di un
ettaro. L`utilizzo del brulage a feu courant e episodico: nel caso di Solomiac
puo essere stato dettato dalla necessita di mettere a coltura nuove terre per Iar
Ironte ad un accrescimento della pressione demograIica.
La Iissazione dei toponimi Issards e Bru:as va pertanto Iatta risalire ad un
periodo di incremento della popolazione, che porto come prima conseguenza la
necessita di ottimizzare lo sIruttamento delle risorse presenti sul territorio. Le
tecniche di dissodamento col Iuoco sono dunque indici di un`intensiIicazione
delle attivita agricole.
Riteniamo che il medesimo processo sia veicolato dal nome di luogo
Souchas
232
. Il termine souche designa il pedale, il ceppo dell`albero; il
toponimo percio potrebbe indicare la Iase successiva all`essartage

230
Il legno si brucia a feu courant. Talvolta ci si limita alla scalvatura degli alberi e alla
bruciatura dei rami bassi e della corteccia. CIr. F. SIGAUT, Lagriculture et le feu, op. cit., p.
176: Il y a deux regions bien determinees ou essartage a ete employe jusqu`a l`epoque
contemporaine dans le sens strict de deIrichement temporaire suivi de brlage : l`Ardenne, et
l`est du domaine occitan; Dans les Alpes dauphinoises, l`essartage etait courant au 17
e

siecle. Il semble avoir disparu dans le courant du 18
e
(ivi, p. 192). Questi gli eIIetti del Iuoco,
secondo Franois Sigaut: 1 Destruction des obstacles physiques a la culture: bois, vegetaux
coriaces, gazon, paille et chaume, etc.; destruction des parasites et adventices nuisibles aux
plantes cultivees. 2 Correction de l`acidite du sol, notamment dans les deIrichements de Iort,
de lande, de tourbiere. 3 Liberation d`elements Iertilisants dans les cendres; activation de
l`humus chauIIe, conduisant a une liberation plus rapide de l`azote. 4 Amelioration de la
structure des sols argileux lourds, par modiIications physico-chimiques des collodes qui en
sont responsables ; et peut-tre amelioration de la granulometrie. 5 Liberation de potasse,
provenant de celle que renIerment les silicates de certains mineraux Ieldspathiques et argileux
(cIr. ID., Lagriculture et le feu, op. cit., p. 109).
231
CIr. ID., Lagriculture et le feu, op. cit.
232
Souchas da il nome ad un`area di 1,2 ettari che comprende 7 seminativi e un prato e si situa
a circa 1350 metri di altitudine, a Sud di Pra Sec.
88
propriamente detto, quella di messa a coltura del terreno mentre la vegetazione
arborea riprende a crescere
233
.

Pratiche pastorali. Le regioni seguenti si localizzano lungo i sentieri della
monticazione e rappresentano altrettante tappe compiute dalle mandrie durante
la salita e la discesa dall`alpeggio. Ciascun toponimo tramanda un elemento
dell`organizzazione pastorale: l`abbeveratoio, il Ioraggio, i luoghi di sosta della
mezza stagione.

Bachasset
234

Rajassieras
Rastelliere
Serrets

Il toponimo Rafassieras pone alcuni problemi nella spiegazione
etimologica
235
e di conseguenza qualche diIIicolta nel comprendere il
signiIicato geograIico. Il nome di luogo designa un`area ad alta quota (intorno
ai 2100 metri), ai conIini sud-orientali del territorio di Solomiac; la regione
comprende 39 prati e 2 incolti. Si tratta dell`area parcellizzata piu vasta del
catasto, quasi 21 ettari.
Sulla base dei dati catastali proponiamo qui due ipotesi, la seconda delle
quali ci appare piu attendibile.
Rafassieras, con desinenza plurale collettiva, potrebbe essersi Iormato sul
provenzale rafo, che signiIica pedale d`albero. In tal caso ci troveremmo di
Ironte ad un caso di avvenuto essartage o di abbattimento del bosco.
L`interpretazione piu plausibile nel nostro caso e pero quella che Ia derivare
Rafassieras dal provenzale rafas, che signiIica grande gregge o mandria.
Considerata l`altitudine dell`area e la sua destinazione prativa, il toponimo

233
CIr. D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit., pp. 201-204. L`autore illustra in
questo modo il ronco sulle pendici del monte Penna (Appennino Ligure): vengono tagliati i
Iaggi e si appicca il Iuoco all`area; per due o tre anni si coltivano i cereali, mentre i Iaggi
crescono emettendo polloni dalle radici rimaste nel suolo. Il Iuoco servirebbe, secondo
l`autore, anche a ritardare la marcescenza della ceppaia madre, impedendo che si estenda alle
radici. La tecnica del ronco permetterebbe di associare la coltivazione temporanea alla
produzione selvicolturale commercializzata.
234
CIr. il sottoinsieme riguardante le risorse idriche, p. 76.
235
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 97.
89
avrebbe potuto indicare un`area di sosta delle mandrie durante la salita ai
luoghi piu alti della monticazione e durante la discesa a valle.
Non va tuttavia esclusa la possibilita di una sovrapposizione semantica:
l`area inIatti potrebbe essere stata dapprima disboscata per lasciare spazio al
pascolo del bestiame.
Il toponimo Rastelliere ha un etimo trasparente, eppure pone anch`esso non
pochi problemi di interpretazione. IdentiIica un`area a Sud-Est dell`abitato di
Collombieras e a valle di Chambevrons, ampia 63,6 are, dove insistono 6
seminativi. Non sembra possibile che il luogo prenda il nome da un attrezzo
agricolo, il rastrello, il cui uso non e ovviamente limitato a questa zona. Il
nome potrebbe indicare la presenza di un cancelletto a Iorma di steccato, il che
Iarebbe presupporre l`esistenza di appezzamenti chiusi; a questa ipotesi Ia
diIIicolta il Iatto che i toponimi indicanti parcelle chiuse sono deIiniti a
Solomiac con i termini claus e clot. Forse e piu plausibile rinviare alla presenza
nella zona di un`intelaiatura appoggiata a terra, atta a contenere il Iieno per il
pasto del bestiame. Si tratterebbe di una greppia all`aperto, situata nei pressi di
un insediamento permanente, in una zona presumibilmente dotata di un recinto
provvisorio dove le mandrie vengono ammassate alla partenza e al ritorno
dall`estivazione
236
.
A questo signiIicato si avvicina il toponimo Serrets, che non pare avere lo
stesso senso dei suoi omoIoni Serre e Serret.
In eIIetti Serrets e localizzabile immediatamente a Nord-Est del nucleo
inIeriore di Outagne, dove non si rilevano contraIIorti montuosi; inoltre il
toponimo ha numero plurale, il che implicherebbe almeno due sommita
allungate.
Considerata la sua localizzazione limitroIa ad un nucleo di interpenetrazione
tra l`insediamento stagionale e l`insediamento permanente, riteniamo di poter
interpretare il toponimo Serrets quale indice della presenza di recinti per il
bestiame. InIatti secondo lo Chabrand-Rochas
237
il termine serre puo anche
indicare un luogo dove si rinchiudono le greggi o le mandrie; del resto la
custodia del bestiame in recinti mobili piuttosto che in stalle e tipica delle

236
L`area detta Rastelliere si situa in eIIetti nei pressi di uno dei percorsi che conducono il
bestiame all`alpeggio. CIr. 4.2.
237
CIr. J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit.,
s.v. SERRE e s.v. SERRET, SERRAS.
90
stazioni di mezza stagione e di estivazione
238
. I recinti trattengono gli animali
su una determinata porzione di terreno, che in questo modo viene concimata
intensivamente col letame. Periodicamente la recinzione viene spostata per
concentrare altrove la concimazione
239
.
Rastelliere e Serrets individuano due aree vicine tra loro, separate solo da
alcune parcelle di Chambevrons. Gli areali di tutti e tre i toponimi appena
menzionati sono destinati interamente a seminativo
240
, occupano buona parte
dello spazio tra gli abitati di Collombieras e Outagne e sono lambiti da un
sentiero per il passaggio del bestiame, che unisce i due hameaux. Istituiscono
pertanto una zona adibita ad attivita integrate di agricoltura e pastorizia:
probabilmente ogni anno, a rotazione, i seminativi lasciati in fachere
climatique, ospitando il bestiame al pascolo, beneIiciavano di una
concimazione intensiva.


Morfologia agraria
Alcuni toponimi registrano l`esistenza di una particolare Iorma delle
parcelle; solo in un caso pero, quello di Barre, il signiIicato del toponimo
corrisponde alla realta del 1686. Nelle altre due circostanze il nome conserva il
ricordo della morIologia agraria antica, ovvero della prima divisione parcellare,
risalente con buona probabilita alla spartizione di terre comuni
241
.

Barre
(Champ) Queyra
Cognets

La voce Barre designa 9 parcelle, 4 delle quali sono situate nell`areale del
toponimo Issards e 5 nell`areale limitroIo di Maison Neufve. Sei di queste

238
CIr. R. PRACCHI, Dimore della proprieta pastorale alpina, art. cit.
239
Lo cha:al delle Valli Valdesi, classiIicabile come dimora stagionale di tipo stalla-Iienile,
prevede tra gli altri elementi anche un recinto con la Iunzione di custodire le capre e
concentrare la concimazione. Tale sistema permette la presenza non episodica del seminativo.
CIr. P. SERENO, Fourest, mas, cha:al, loc. cit., pp. 410-412.
240
A Serrets insistono 25 parcelle di seminativo su una superIicie di 3,6 ettari.
241
Tali toponimi ineriscono anche l`organizzazione territoriale antica, per cui ne tratteremo a
proposito del successivo sottoinsieme.
91
parcelle hanno Iorma allungata; il termine barre secondo lo Chabrand-Rochas
signiIica proprio pezza di terra stretta, piu lunga che larga
242
.
E arduo risalire ai motivi per cui tali appezzamenti hanno questa Iorma. Cio
puo essere Iorse dovuto a divisioni ereditarie; in eIIetti la maggior parte delle
parcelle appartiene a due sole Iamiglie imparentate: quattro sono di membri
della Iamiglia Cossul, tre di membri della Iamiglia Peyret
243
. E possibile
pertanto che appezzamenti di dimensioni maggiori siano stati Irazionati in
porzioni uguali tra loro, concesse in eredita a tutti i discendenti. Tale
interpretazione e in eIIetti in linea con l`ipotesi elaborata a proposito delle
suddivisioni ereditarie delle dimore
244
.


Organizzazione territoriale antica
L`insieme custodisce signiIicati non piu concreti alla Iine del XVII secolo;
riIlette dunque un`organizzazione territoriale piu antica, se non due Iasi
territorializzanti successive: una di espansione dei conIini del territorio e una di
suddivisione interna degli spazi comunitari o del fundus gallo-romano. Risulta
tuttavia arduo proporre una datazione relativamente precisa delle due Iasi: la
prima andra collocata in epoca tardo-romana, la seconda intorno alla Iine del
primo millennio
245
.

Chambeyrons
(Pres) Chambeyrons
Champ Queyra
Cognets
Estre
Prayas
Preysas


242
CIr. J.A. CHABRAND-A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit.,
s.v. BARRO.
243
E diIIicile risalire al grado di parentela attraverso il catasto; si nota pero che due Cossul,
Jean e Julien, sono Iratelli e che Marie Cossul ha sposato Restitut Peyret.
244
CIr. capitolo 2.
245
CIr. capitolo 5.
92
Chambevrons e Pres Chambevrons individuano due aree diIIerenti, la prima
a Sud-Est dell`abitato di Collombieras, la seconda ad Ovest di Pre de la
Grange. Come rivela il toponimo stesso, la seconda zona e adibita interamente
a prato, con l`unica eccezione di una pezza a prato-seminativo; Chambevrons
invece comprende 33 seminativi. Il termine dal quale hanno preso il nome
entrambi i luoghi sembra un composto di champ piu souberain, col senso di
campo in posizione superiore
246
.
I due luoghi quindi sembrano rientrare in una organizzazione del territorio
che li deIinisce in rapporto ad altri luoghi. Ora, Chambevrons e eIIettivamente
sopra ad un hameau, sebbene si situi al di sotto di altri luoghi; Pres
Chambevrons al contrario e sotto le dimore di Pre de la Grange e ad
un`altitudine di circa 1500 metri, basso in quota rispetto a molte altre localita
del territorio di Solomiac.
Il signiIicato dei toponimi e comprensibile solo riIerendolo ad una
distrettuazione antica, precedente anche alla Iase di crescita demograIica alla
quale si riIeriscono quei nomi di luogo che segnalano la messa a coltura di terre
site a quote superiori (ad esempio Oche).
Un`interpretazione analoga a quella Iornita per Chambevrons permette di
comprendere il toponimo Estre. Il termine signiIica localita, parti esterne. Il
nome pero designa un`area circondata da altre zone aIIerenti al catasto di
Solomiac. E dunque presumibile che Estre si riIerisca ad un sistema
toponomastico piu antico, quando il comune di Solomiac non si estendeva
verso Nord-Ovest al di la dell`areale chiamato appunto Estre
247
.
Il toponimo Champ Quevra e da Iar risalire presumibilmente al latino
CAMPUS QUADRATUM. Il luogo deve il nome probabilmente al tipo
originario di suddivisione del parcellare.
Il toponimo individua uno degli areali piu vasti di Solomiac (5,6 ettari),
situato verso il Iondovalle: inIatti lambisce a Ovest la strada reale e conIina a
Nord e Nord-Ovest con le parcelle del catasto di Dezertes.

246
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 18.
247
L`agglutinazione dell`articolo (il toponimo sul catasto e scritto Lestre) sembra dimostrare
che il nome nel 1686 non e piu riconosciuto dalla parlata quotidiana e che quindi si e Iissato
come toponimo molto tempo addietro.
93
Le pezze consegnate nel 1686 hanno Iorma e dimensioni varie
248
, ma si
possono supporre in un periodo precedente parcelle piu regolari. Ci autorizza a
Iormulare questa ipotesi l`interpretazione che il Serra Iornisce per alcuni
toponimi dell`Italia settentrionale, tra i quali quelli derivati da QUADRUS e
voci aIIini. Tali toponimi designerebbero scacchieri di appezzamenti uniIormi,
quadrati, Irutto delle suddivisioni delle communia in parcelle concesse a titolo
precario temporaneo e personale o deIinitivo, operate dall`assemblea
medievale dei vicini per Iar Ironte all`aumento demograIico e al bisogno di
nuove terre.
Il nostro Champ Quevra conserva allora il ricordo di una partizione non piu
leggibile sul terreno alla data del catasto, presumibilmente a causa di
alienazioni e divisioni successive degli appezzamenti.
Il toponimo Cognets, derivante dal latino CNUS
249
, sembra rimandare
inequivocabilmente alla Iorma delle parcelle. Sulla scorta di cio che il Serra
ipotizza a scala italiana si deve presupporre, come per Champ Quevra,
un`organizzazione del parcellare piu antica, conseguente alla suddivisione del
vicanum in uno scacchiere di appezzamenti uniIormi
250
.
Tracce di suddivisione del vicano emergono anche dai toponimi Pravas e
Prevsas, che rivelano una riorganizzazione interna al territorio.
Pravas indica una localita a cavallo tra le aree di Gaillardieras e Bois de
lOutagne, ad un`altitudine di circa 1850 metri
251
. Secondo il Serra il termine
prave (del quale pravas e la Iorma occitana) va Iatto risalire al latino
PRATALIA. I nomi di luogo derivati da voci con desinenza in alia, -ilia e
ora si Ianno risalire agli ultimi secoli dell`eta romana. Costituiscono plurali
collettivi Iormati sul singolare di, ad esempio, (pettia) pratalis, per indicare
aggregati di pettiae o sortes di uniIorme misura e condizione agraria, nel caso
di prave destinate a prato. Tali Iormazioni linguistiche rappresentano, secondo

248
Ad esempio due parcelle di Pierre Cossul Iu Jean sono rettangolari e una di Iorma
irregolare; la parcella di Jacques Margail e trapezoidale; quelle di Michel Peyret sono in tre
casi rettangolari e in un caso di Iorma irregolare. Le dimensioni variano all`interno dei due
estremi di 3,6 are e 53 are.
249
Cognets e localizzabile alle propaggini meridionali di Solomiac, intorno ai 1500 metri di
altitudine; ospita 33 seminativi.
250
CIr. G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 29-31.
251
La zona, ampia poco meno di un ettaro, comprende 3 prati e un achanser.
94
il Serra, attestazioni indubbie dell`originaria proprieta comune da cui sono state
ricavate le pezze
252
.
Il nome Prevsas identiIica un`area grande, di circa 3,6 ettari, localizzata a
valle di Collombieras e divisa in 28 coltivi. Per il termine il Serra ipotizza, con
particolare attenzione alle valli di lingua Iranco-provenzale, la derivazione da
PREHENSAE, ossia da uno dei designatori con cui erano indicate le parcelle
ottenute dalla suddivisione del vicano
253
. Noi riteniamo che il toponimo vada
Iatto risalire all`epoca basso-medievale, quando in molte aree montane si
ricorse alle presaglie sulle terre comuni per Iar Ironte ad un incremento
demograIico
254
.


Misure
Cartier
La Seyteira, Las Seyteiras
Legue

Il termine cartier deriva dal latino QUARTUS e designa una misura agraria
equivalente, secondo Mistral, ad una superIicie compresa tra 5 e 9 are
255
. In
eIIetti, come si e illustrato nel primo capitolo, il toponimo Cartier identiIica
un`area caratterizzata da un parcellare minuto e destinata alla data del catasto a
colture esigenti e non estensive quali i cavoli e la canapa.
La sextarata, voce di derivazione basso-latina, e una misura di superIicie
equivalente alla distesa di terreno che si puo seminare con un sestiere di grano.
A Solomiac due toponimi sono riconducibili a sextarata: uno, il singolare La
Sevteira, identiIica un seminativo alle spalle dell`abitato di Sollomiac; l`altro, il
plurale Las Sevteiras, individua un seminativo presso Outagne.

252
G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 31-38.
253
Gli altri sono sortes, portiones, partitae, lotti, datae, tocchi. PREHENSAE ad Alpette
avrebbe dato esito Preisa (attestato nel 1754), a Busano Prevsas (attestato nel 1582) ecc. CIr.
G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 27-29.
254
CIr. D. MORENO, La coloni::a:ione, op. cit., p. 982. Le presaglie Iatte nei secoli
precedenti il XV hanno rappresentato uno degli strumenti di ripopolamento dell`Appennino
Ligure, secondo quanto nota Diego Moreno a proposito del Bosco di Savona: Le tradizionali
presaglie Iatte da molte comunita del Ponente nei propri beni comuni.sono prese di possesso
temporanee diversamente regolamentate per colture, seminativi, soprattutto ad esaurimento
della Iertilita dell`appezzamento.
255
CIr. F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. QUARTO. Il cartier e anche una misura per
cereali equivalente al quarto di un sestiere.
95
La Benedetto
256
calcola per Chiomonte nel XVIII secolo che una sextarata
corrisponde a 400 tese, cioe circa 15 are. I toponimi riscontrati a Solomiac
rispondono con buona approssimazione a tale equivalenza: La Sevteira si
estende su 459,5 tese (17,4 are); Las Sevteras si estende su una superIicie piu
che doppia, 1014 tese (38,5 are)
257
: il plurale e allora giustiIicato dalla
dimensione corrispondente a circa due sextaratae.
Il toponimo Legue richiama l`unita di misura della lega, equivalente per la
Provenza a 3000 tese (poco meno di 6 chilometri)
258
. Legue designa un`area
localizzabile poco sopra il Iondovalle, conIinante a Nord con Champ Quevra.
Tale area non misura 3000 tese ne sul lato perpendicolare al pendio ne su
quello parallelo
259
. Circa la distanza di una lega separa pero Legue, lambita dal
chemin roval, dall`abitato di Cesana Torinese
260
. Sembra possibile supporre
che un cippo (del quale pero non abbiamo reperito tracce) sistemato sul ciglio
della rotabile per segnalare tale distanza abbia dato il nome all`area.

Costruzioni
Clot du Mas
CorIassier
Fournet
Las Mollinas
Maszage
Maysonnace
Mayson NeuIve
Outagne
Pre de la Grange
Pre du Four

256
M. A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit., p. 68.
257
Molte altre parcelle rispondono a questo ordine di grandezza, eppure il termine Sevteira e
stato produttivo solo negli immediati dintorni di due hameaux. Forse cio e dovuto al Iatto che
qui si e dovuto colmare un vuoto di denominazione. In eIIetti le aree limitroIe ai nuclei abitati
vengono designate dal catasto solo in rapporto ad essi: dessus lOutagne, au devant de
Collombieras e cosi via (cIr. la categoria delle aree adiacenti ai nuclei abitati, p. 98).
258
F. MISTRAL, Lou Tresor, op. cit., s.v. LEGO.
259
Nemmeno l`intero territorio catastato di Solomiac corrisponde a queste misure.
260
Sull`odierna carrozzabile la distanza e calcolabile in circa 5 chilometri e mezzo. L`antico
cammino reale seguiva con buona approssimazione il tracciato della strada statale attuale, che
si snoda lungo il Iondovalle.
96
St. Roc
261


Nelle aree designate dai toponimi sopra elencati, escluso Outagne, il catasto
non registra alcun ediIicio. Cio puo essersi veriIicato per due motivi: le dimore
non sono di proprieta privata (e questo ad esempio il caso di Las Mollinas) o
non esistono piu pur essendosi conservato il nome derivato dalla loro presenza
(e il caso di Mavson Neufve).
Mavsonnace identiIica una zona contigua ai conIini meridionali dell`abitato
di Outagne. Il nome sembrerebbe segnalare la presenza di una casa grande o in
rovina, eppure sull`areale del toponimo insistono solo 6 seminativi. Bisogna
probabilmente dedurre l`esistenza di una dimora all`epoca della Iissazione del
toponimo, la quale puo essere stata successivamente abbandonata.
Fournet designa quattro parcelle a seminativo limitroIe a Mavsonnace; il
nome segnala la presenza nelle vicinanze di un piccolo Iorno, non registrato nel
catasto perche di uso collettivo. Una genesi analoga ha avuto il toponimo Pre
du Four, che da il nome a quattro parcelle localizzate tra i due nuclei di
Outagne: il prato viene connotato dalla vicinanza di un Iorno, anch`esso non
contemplato nel catasto.
Corfassier identiIica 5 parcelle
262
a Ovest di Pre de la Grange. Il toponimo
e avvicinabile al latino *CURTIFICIUM, per il quale il Serra congettura il
signiIicato di area di costruzione dei cortiferi aedificii
263
. Ci troveremmo
dunque di Ironte ad un relitto della distrettuazione romana.
Alla data del catasto sull`area di Corfassier non insistono dimore, ma cio
non esclude che nei secoli precedenti esse Iossero presenti. Le costruzioni
potrebbero essere poi state distrutte in una Iase di riorganizzazione del
territorio seguente al disIacimento del modello curtense. Il toponimo non e

261
Di Mavson Neufve si e parlato nel primo capitolo; di Outagne, Pre de la Grange e di Las
Mollinas si e parlato nel secondo capitolo; di Clot du Mas e di Mas:age si parlera nel quinto
capitolo. La parcella chiamata St. Roc si situa nei pressi dell`omonima cappella interna al piu
grande areale di Joulleane.
262
L`area di Corfassier si estende su 48,6 are, suddivise in 3 parcelle a prato, 1 a prato piu
seminativo e 1 incolto.
263
CIr. G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 64-67. A cominciare almeno
dall`eta tardo romana l`unita di un gruppo gentilizio trovo la sua espressione materiale nella
salda unita di un vasto aggregato di ediIici rustici, abitato da piu Iamiglie dello stesso ceppo,
raccolte sotto l`autorita di un capo per lo sIruttamento in comune di un proprio territorio. Tale
aggregato assunse, tra gli altri, il nome di curtificium, che identiIicherebbe l`area di costruzione
della curtis.
97
pero scomparso a causa dell`inerzia a cui sono soggetti i nomi di luogo
all`interno del sistema di reperimento.


Materiali da costruzione
Due toponimi, Bois de lOutagne e Lauset, si riIeriscono al legno e alla
pietra in quanto materiali da costruzione.
Secondo i dati catastali l`area designata come Bois de lOutagne risulta
Iormata da 11 coltivi. E pero deducibile la presenza di un bosco, non catastato
perche bene non allodiale: cio viene rivelato non solo dal toponimo
264
, ma
anche dal Iatto che quattro appezzamenti sono attraversati da un sentiero,
assente nelle zone piu alte in quota, per il passaggio dei Iusti d`albero
265
.
Il tracciato inizia quindi dal Bois de lOutagne e si dirige all`abitato di
Outagne; grazie alle precisazioni del catasto e del resto possibile seguire il
tragitto dei Iusti, i quali attraversano sei parcelle site nell`area chiamata Marcel
per giungere nella parte alta dell`abitato, all`incirca nel luogo detto Chambe de
Bois. Quest`ultimo toponimo, che secondo il catasto designa un solo
seminativo, potrebbe essere inteso alla luce del percorso dei tronchi come il
luogo dove sorge una baracca
266
per la custodia del legname (non censita
perche di uso collettivo).
Il legno, come si e constatato nel secondo capitolo, a Solomiac era utilizzato
nell`edilizia, in particolar modo per costruire i Iienili sovrapposti alle abitazioni
e per alcuni tetti a scandole.
Il toponimo Lauset segnala un luogo di reperimento delle lose, le pietre
piatte e sottili utilizzate per coprire le dimore. L`area del toponimo e
localizzabile a circa 1750 metri di altitudine; su di essa insistono cinque
seminativi, per una superIicie totale di appena 38 are. Ad una quota altimetrica
di circa 100-150 metri superiore sono oggi visibili cumuli di pietra, estratti dal
suolo per renderlo coltivabile. Un`intera zona era dunque caratterizzata da
aIIioramenti di rocce scistose che ostacolavano l`agricoltura. Gli abitanti di

264
Bois de lOutagne non puo avere il signiIicato di bosco conIinante con l` hameau di
Outagne, poiche i due luoghi sono separati dall`areale di Marcel. Il toponimo sembra dunque
da intendersi nel senso di bosco al servizio di Outagne, ed inIatti il legno e diretto proprio al
nucleo abitato.
265
Il catasto descrive cosi il sentiero: Le passage des pieces d`haute Iustaye avec les vaches
hors le temps de Iruicts.
266
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 17.
98
Solomiac trasIormarono l`impedimento in risorsa, recuperando le rocce per un
uso edile.


Aree adiacenti ai nuclei abitati
La maggior parte dei luoghi contigui agli agglomerati di Outagne e
Collombieras non possiede un proprio nome, bensi viene riconosciuta e
connotata per il Iatto di situarsi nelle immediate vicinanze dell`insediamento.

Au derriere de la petitte Outagne
Au dessous de Collombieras
Au dessus de Collombieras
Au dessus de l`Outagne
Au devant de Collombieras
Au devant de l`Outagne
267


Si tratta di luoghi molto conosciuti, appartenenti all`orizzonte visivo degli
abitanti degli hameaux e continuamente attraversati per raggiungere gli
appezzamenti coltivati. La rete toponomastica organizza lo spazio in un
sistema simbolico di reperimento dal quale sono esclusi i luoghi di cui si ha
esperienza continua
268
e che nello stesso tempo rappresentano una soglia, un
passaggio tra l`interno (il nucleo di dimore) e l`esterno (il territorio oggetto di
pratiche di attivazione delle risorse).


Nomi di luogo derivanti da antroponimi
Nel catasto i toponimi derivati da antroponimi sono molto numerosi,
precisamente 25; i nomi di persona rappresentano quindi uno degli elementi

267
Devant signiIica dalla parte Sud; Dessus a monte; Dessous a valle; Derriere a Nord. Au
Derriere de la petitte Outagne si situano 2 prati; au devant de lOutagne 2 seminativi; au
dessus de lOutagne 7 prati e un orto; au dessous de Collombieras 20 seminativi e 8 orti; au
devant de Collombieras 5 arativi, un canapale e 2 prati; au dessus de Collombieras 11 arativi, 2
prati e un orto.
268
La Sereno rileva un`analoga assenza di denominazione per i luoghi piu conosciuti del
territorio di Inverso Porte (Val Chisone): Restent sans nom les lieux entourant immediatement
les hameaux ou ceux qui se trouvent aux limites extrmes du territoire, c`est-a-dire les lieux
tres connus et inconnus, les lieux tres voisins et lointains (CIr. P. SERENO, Svstemes
toponvmiques, loc. cit., p. 132).
99
piu Iecondi nella Iormazione dei nomi di luogo.
In base alla loro origine tali nomi si possono dividere in due classi: da un
lato riscontriamo antroponimi medievali e tardo-medievali, che appaiono
spesso come speciIicazioni di termini quali pra, champ, coste, clot; dall`altro
lato rileviamo nomi di persona che paiono aIIondare le loro radici nell`eta
romana e si presentano talvolta con la desinenza a signiIicato collettivo -aria.

Toponimi derivanti da antroponimi medievali
Artaut
Bertoumiou
Brunicard
(Clot de) Paul
(Clot des) Bruns
Collombe
Collombieras
269

(Coste de e Champ de) Besson
(Coste de) Berard
Girardel
Guisolle
Joulleane
Marcel
(Pra de) Bonnet
(Pra de) Charles
(Pra) Margail
(Pras) Meyers
Reymondin
Reynardiere
Vazonne

269 Il nome di luogo Collombieras, pur presentando la desinenza a signiIicato collettivo, ha
un`origine medievale piuttosto che tardo-romana, se e vero che il toponimo Collombe,
anch`esso di origine antroponimica, aIIonda le sue radici nel Medioevo. La desinenza potrebbe
dunque essere stata ricalcata sul modello dei toponimi piu antichi (cIr. il sottoinsieme
successivo), dei quali si percepiva il signiIicato collettivo (i beni della Iamiglia Collomb).
Entrambi gli antroponimi rimandano alla presenza della stirpe dei Collomb. Due registranti con
tale cognome possiedono ancora abitazioni a Collombieras: una, Magdellaine, detiene un
edifice e un orto; l`altro, Laurens Collomb, due edifices e un orto compresi in una grande
azienda. Essi appaiono come i superstiti di un lignaggio che in epoche precedenti doveva
essere piu numeroso e ricco di proprieta.
100

Alcuni gruppi di appezzamenti hanno assunto il nome della persona o della
Iamiglia che li ha coltivati in un passato piu o meno recente rispetto al catasto.
Il toponimo si e poi conservato nell` uso collettivo, tanto da apparire sul
registro anche se l`area da esso designata nel Irattempo ha cambiato proprieta.
In eIIetti in nessuna circostanza all`area di un toponimo corrisponde la
proprieta di un omonimo possessore
270
.
Sulla scorta dello studio che Maria Ada Benedetto ha condotto sul regime
Iondiario delle comunita delIinali nel Medioevo
271
, si puo tracciare per
Solomiac la dinamica di Iormazione di questo insieme di toponimi.
Da un lato gli allodii, Iondamento del regime Iondiario in DelIinato,
comportano un legame duraturo tra proprietario e proprieta, che viene sancito
anche dal punto di vista toponomastico. Dall`altro lato i contratti agrari
medioevali, in primo luogo l`enIiteusi, ma anche le concessioni a tempo
determinato che vanno assimilandosi all`enIiteusi stessa (vedasi
l`accensamentum, 1.1), tendono ad avere una durata illimitata, al punto di
occultarsi sul catasto tra i beni allodiali. In tal modo il Iondo in concessione
rimane legato per lungo tempo al concessionario e ai suoi successori; in
conseguenza di cio il Iondo viene designato ed indicato col nome di chi ne
detiene il possesso eIIettivo
272
.
I toponimi, una volta adottati nell`uso comune come punti di riIerimento
nello spazio, per questo stesso motivo si conservano anche quando vengono a
mancare le cause che ne hanno determinato la Iormazione
273
.
A Solomiac nella maggior parte dei casi i nomi di luogo conservano il
genere maschile del patronimico; tuttavia in quattro circostanze, Ja:onne,
Joulleane, Collombe e Guisolle, l`antroponimo subisce l`attrazione del

270
Nel catasto compaiono registranti con cognome Brun, Collomb, Besson e Margail. Ad
esempio pero a Collombe non riscontriamo registranti con cognome Collomb, a Pra Margail la
Iamiglia Margail non ha proprieta, la parcella di Clot des Bruns e posseduta da Laurens Cabus.
271
M. A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit.
272
CIr. EAD., Il regime fondiario, op. cit., pp. 95-96: Solo in casi eccezionali si perverra alla
soppressione eIIettiva del vincolo che lega il contadino al podere che coltiva; non si trattera
piu, e vero, di un vincolo legale, ma i manentes possono ormai considerarsi di Iatto come
coloni perpetui del Iondo di cui si tramandano il godimento di padre in Iiglio per una lunga
serie di generazioni e che in un numero inIinito di atti di alienazione, successione, divisione,
Iinisce per essere designato col nome del colono stesso.
273
DuIournet sottolinea l`elevata mobilita delle Iamiglie in opposizione all`inerzia dei
toponimi; per un comune limitroIo a Bassy, Desingy, calcola che spariscano in media 28
Iamiglie al secolo, una ogni tre anni e mezzo (P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp.
154-155).
101
Iemminile piece e assume la Iorma di un attributo. Il nome viene tramandato in
questa qualiIica, sottointendendo il sostantivo piece
274
.

Toponimi derivanti da antroponimi di eta tardo romana o romano-germanica
Conil
Gaillardieras
Pellieras
Poullieras
(Praye de) la Gallie
Sollomiac

Secondo il Serra
275
, con la disgregazione dell`unita politica nel tardo
periodo imperiale romano, nella suddivisione amministrativa del territorio
vengono e prevalere i gruppi etnici e gentilizi. Cio si noterebbe dal Iatto che i
nomi uIIiciali attribuiti ai luoghi dalla res publica sono sostituiti da toponimi
Iormati sulla base dei titoli appunto etnici o gentilizi.
Tale riIorma della nomenclatura si diIIonderebbe dalle civitates ai centri
minori, ai Ieudi e alle villae. ProliIererebbero dunque i nomi di Ieudi, casae,
casales, curtes, massae, montes, possessiones, terrae, villae derivanti dall`uso
vivo delle Iorme plurali del nomen gentilicium, del cognome e del nomen
singulare.
Quella appena indicata ci appare la giusta chiave per interpretare i toponimi
Sollomiac, Conil e Prave de la Gallie, che sembrano derivare rispettivamente
dall`antroponimo latino Solemnius piu suIIisso -acum o dal nome d`uomo
gallo-romano Sollumniacus
276
, dall`antroponimo gallo-romano Connilius e dal
cognome tardo-romano Gallio
277
.

274
Ipotizziamo che le Iorme originarie siano state: la piece di Ja:on, la piece di Julien o di
Jules; la piece des Collomb; la piece di Gui:ou o di Guisol. In modo analogo il Serra spiega a
scala panromanza l`origine di alcuni toponimi al Iemminile Iormatisi in epoca tardo romana;
essi avrebbero desinenze in (i)anicas, -(i)acas, -iscas, per accordarsi con le voci sottintese
portiones, locas, sortes. L`autore esempliIica con un nome assonante rispetto al Joulleane
rilevato a Solomiac: Jullianges (Haute-Loire) deriverebbe da portiones Julianicas. CIr. G.
SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 145-146.
275
CIr. G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 92-93.
276
Nel Gers (Midi-Pyrenees) esiste oggi la citta di Solomiac. Nel Tarn (Midi-Pyrenees) e
diIIuso il cognome Solomiac. La citta di Selongey era citata come in villa Solemniaco nell`850
(cIr. Repertorio dei toponimi, scheda 114).
277
Il Serra rileva in Valle di Susa l`esistenza del cognome Gallio, che, attraverso la Iorma
Gallionis attestata nel Testamentum Abbonis rectoris del 739, avrebbe dato come esito
Giaglione, attuale comune della Bassa Valle di Susa. CIr. G. SERRA, Contributo
102
Gli altri toponimi del`elenco rivelano nella desinenza -ieras un`origine
probabilmente tardo-romana. Il Serra in eIIetti dimostra che, in area gallo-
romanza italiana, l`unita consortile del gruppo gentilizio si maniIesta anche
attraverso Iormazioni onomastiche Ioggiate sul nome del capostipite o del
casato con l`aggiunta di desinenze a signiIicato collettivo. Il nome gentilizio si
sarebbe poi trasmesso al podere in qualita di attestazione del legame Ira la terra
e il gruppo che la possedeva
278
.
Nel nostro caso e stata produttiva la desinenza -aria, che unita al nome
latino Pollius avrebbe dato Pollieras (talvolta e scritto Poullieras), unita al
nome Gallardus avrebbe portato a Gaillardieras
279
, unita al cognome Pellor
avrebbe Iormato Pellieras
280
.


Toponimi che segnalano usi e pratiche collettivi
Chappellieras
Freirie
Pra du Commun

Freirie da il nome ad un`unica parcella di sei are, circondata da un ruscello
e da terre comuni, localizzabile a Sud-Ovest del territorio di Solomiac. Il
toponimo rimanda ai signiIicati di corporazione, Iraterna; e avvicinabile al
Irancese antico freresche che indicherebbe, secondo il Serra, un consorzio di
Iamiglie del medesimo lignaggio, ossia quella struttura sociale ed economica

toponomastico, op. cit., p. 124. Prave de la Gallie indica un`unica parcella di 36,7 are, per la
quale non e speciIicata la destinazione d`uso; il catasto Iornisce la localizzazione precisa
dell`appezzamento: Salludes ou au pied de l`Oche appelle entre eux la Praye de la Gallie. Il
genere Iemminile sarebbe dovuto all`attrazione di Prave.
278
CIr. G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 73-74: L`unita inscindibile Ira la
terra ed il gruppo gentilizio che la possiede in comune viene espressa dalla trasmissione di quel
nome di casato alla terra o podere su cui si e stabilito il gruppo gentilizio, allo stesso modo che
si trasmetteva al casale il nome di casato del gruppo gentilizio che vi aveva stabilito la dimora
in comune e vi godeva in comune il possesso indiviso delle terre attigue.
279
Il toponimo e localizzabile intorno alle isoipse dei 1800-1900 metri. Cio rende inapplicabile
al nostro caso la deIinizione che Fenelon Iornisce per GAILLARD: Ce terme qualiIie des
arbres Iruitiers a croissance rapide (cIr. P.FENELON, Jocabulaire, op. cit., s.v.
GAILLARD).
280
Poullieras si estende per 5,4 ha e ospita 11 parcelle prative, 1 seminativo, 5 parcelle a prato-
seminativo e una a prato-seminativo-incolto. Pellieras si estende su 3,1 ha e comprende 36
seminativi e un prato-seminativo. Gaillardieras occupa 12,4 ha, suddivisi tra 47 parcelle a
prato, 14 a seminativo, 2 a prato-seminativo, 1 prato-achanser, 1 achanser e 1 prave-prato.
103
medioevale chiamata vicinia. La vicinia organizzerebbe un uso collettivo delle
risorse Iondato sulla proprieta comune delle terre
281
.
Ora, la parcella designata Freirie e piccola ed e proprieta privata di Henry
des Henris. Se ne deve desumere che o l`uso consorziato e occultato dal catasto
dove vengono registrate solo parcelle allodiali o, piu probabilmente, nel 1686
non sussistono piu le condizioni per organizzare il parcellare secondo la
vicinia. Il toponimo sarebbe dunque sopravissuto come documento di un`antica
struttura.
Pra du Commun designa una parcella a prato situata all`interno dell`area
chiamata Poullieras. La parcella, di 34 are, e proprieta privata di Antoine
Ailhaud Iu Jean. Si puo ipotizzare un caso analogo a quello di Freirie: antiche
terre comuni sono state successivamente alienate. Come relitto
dell`organizzazione precedente resta il toponimo, che pero copre un`area
limitata e tende ad essere sostituito da un altro nome
282
.
Il nome Chappellieras deIinisce un gruppo di terre
283
appartenenti ad una
cappella. Riteniamo pertanto che il toponimo segnali un rapporto di proprieta
tra gli appezzamenti che designa e una delle cappelle presenti sul territorio di
Solomiac. I 25 coltivi localizzati a Nord di Issards a circa 1650 metri di
altitudine sarebbero dunque legati ad una cappellania
284
.
La situazione giuridica deIinita dal toponimo tuttavia non sembra riIlettere
quella delle terre catastate, che appartengono a singoli proprietari. Altrove al
contrario il registro segnala se le pezze sono possedute da cappelle o sodalizi
devozionali
285
. Cio nonostante siamo propensi a ritenere non antico il
toponimo, poiche la diIIusione capillare delle pratiche devozionali e dei piccoli

281
G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit., pp. 59-63.
282
Il toponimo Pra du Commun tende ad essere sostituito da Poullieras non perche risulta
incomprensibile ai membri della comunita di Solomiac (semmai e Poullieras ad essere
incomprensibile), bensi perche e dotato di un signiIicato trasparente, ma non piu aderente alla
realta.
283
Il plurale collettivo -aria indica un insieme unitario.
284
Le cappellanie si costituiscono attraverso lasciti successivi. I beni vengono destinati al
mantenimento del luogo di culto, alla celebrazione di messe e al sostentamento del legato. Un
alto numero di lasciti porta all`arricchimento della cappellania e al prestigio di coloro che
esercitano le Iunzioni di patronato (lignaggi o conIraternite e compagnie religiose). Il risvolto
politico locale e accompagnato da un risvolto economico: le cappellanie godono di parziale
esenzione Iiscale. CIr. A. TORRE, Le visite pastorali. Altari, famiglie, devo:ioni, nel vol. G.
GALANTE GARRONE, S. LOMBARDINI, A. TORRE (a cura di), Jalli monregalesi. arte,
societa, devo:ioni, Mondovi 1985, pp. 148-187.
285
La conIraternita del Santo Spirito ha parcelle a Poullieras, Plan, Estre, Champ Quevra e
Bertaumiou; la cappella del Santo Rosario ha un prato a Gravieras; la cappella di Sant`Anna ha
un seminativo a Saigne molle; les sieurs choristes de Sollomiac hanno un coltivo a Bertoumiou.
104
ediIici di culto beneIiciari di lasciti e posteriore al Concilio di Trento del 1545-
1563.


Viabilit
Fourchas
Traverse

Fourchas identiIica una parcella di prato, interna al toponimo di Iondovalle
Plan, che insiste la dove la strada reale si biIorca. Quest`ultima inIatti, proprio
all`altezza di Plan, si divide in vieux chemin roval e nouveau chemin roval, il
primo dei quali percorre un tracciato piu alto in quota.
Il toponimo Traverse indica due diverse aree, accomunate dal Iatto di
disporsi trasversalmente rispetto al versante. Un`area segue la direttrice Nord-
Ovest/Sud-Est; e arduo localizzarla precisamente, ma sembra che sia situabile
intorno ai 1750 metri di altitudine e che conIini a Sud con le parcelle di Garde
(una parcella e denominata Garde ou Traverse). L`areale del toponimo e
aIIiancato a Est per tutta la sua lunghezza da un sentiero.
La seconda zona chiamata Traverse si trova nella parte mediana del
versante, sul lato Nord, e unisce Mureugne con Clottas.
Il toponimo potrebbe signiIicare, oltre che cammino obliquo, anche pendio
trasversale. Il primo senso appare piu appropriato per l`area a quota piu alta,
aIIiancata appunto da un sentiero; per il toponimo a quota altimetrica inIeriore
la scelta tra i due signiIicati risulta piu ardua, poiche il registro non attesta qui
alcun tragitto: il nome potrebbe in eIIetti essere dovuto alla posizione delle
parcelle, trasversali rispetto all`andamento del versante.

Ciascun nome appartiene al sistema toponomastico nella misura in cui si
riIerisce alle pratiche di produzione e riproduzione sociale. Gli stessi nomi che
designano elementi dell`ambiente naturale sono assunti dal sistema solo se
indicano aspetti della morIologia, della pedologia, dell`idrologia utili a
padroneggiare lo spazio e a localizzare le zone piu Iavorevoli all`espletamento
di determinate Iunzioni.
105
I toponimi localizzano le sedi di alcune pratiche agrosilvopastorali,
individuano le risorse idriche, tramandano l`organizzazione del parcellare,
indicano la presenza e il tipo di insediamento. Molti nomi di luogo rinviano ad
organizzazioni territoriali precedenti il catasto.
Analizzando questa messe di dati si e tentato di Iornire un`esegesi dei
singoli designatori che compongono il sistema toponomastico di Solomiac, al
Iine di porre in relazione i signiIicanti con i signiIicati e gli oggetti geograIici
da essi designati.
Nel prossimo capitolo, complementare al presente, intendiamo invece
Iornire un`interpretazione geostorica della maglia di rappresentazione
territoriale generata dal processo denominativo.






















106
CAPITOLO 4


LA RETE TOPONOMASTICA

Il sistema toponomastico si conIigura come una rete di relazioni tra nomi di
luogo, al Iine di descrivere un territorio. Per tale motivo le relazioni ci
appaiono di tipo sincronico. In realta attraverso l`analisi storico-etimologica e
possibile evidenziare una temporalita interna al sistema; si notano cioe tra i
nomi numerosi relitti di distrettuazioni precedenti, rimasti parte integrante del
sistema non solo perche radicati nella memoria collettiva e nella tradizione
orale
286
, ma anche perche Iunzionali alla maglia di reperimento spaziale.
A Solomiac le relazioni sincroniche risultano costruite su toponimi risalenti
ad almeno tre diverse epoche storiche; molti di essi non corrispondono piu alle
conIigurazioni morIologiche e alle pratiche agropastorali del 1686. Ci
permettono pero di abbozzare una dinamica storica del territorio. Altri nomi
rispettano invece la realta che designano.
Entrambi gli insiemi di toponimi, che deIiniamo rispettivamente astratti e
concreti
287
, concorrono a determinare concettualmente lo spazio
organizzandosi su due livelli: il regionale, che concerne maglie territoriali piu
estese, e il subregionale. I nomi concreti tendono a costituire il primo livello,
quelli astratti il secondo, senza che peraltro la specializzazione Iunzionale sia
cosi netta.


4.1 Relazioni diacroniche.

Il sistema toponomastico adottato dal catasto sembra derivare da tre diverse
Iasi di denominazione. In base alle analisi compiute nel capitolo precedente si
distinguono una serie toponomastica di origine tardo-romana e alto-medievale,
una serie basso-medievale e una serie coeva al documento
288
.

286
CIr. P. SERENO, Svstemes toponomvques, op. cit.
287
Ibidem.
288
Le tre serie sono state costruite in base ai seguenti criteri: la prima e la seconda racchiudono
i toponimi di origine rispettivamente tardo-romana e basso-medievale, il cui signiIicato non
risulta piu inscritto nel territorio alla data del catasto. La terza serie al contrario comprende i
107
Il sistema denominativo mostra quindi al suo interno tre livelli in relazione
diacronica. E arduo stabilire per essi una cronologia precisa, in quanto la
stratiIicazione dei toponimi non e il Irutto di colonizzazioni successive,
ciascuna delle quali con un proprio bagaglio linguistico e culturale che ha
trovato riIlesso nella ridenominazione del territorio
289
.
Pur nell`incertezza della datazione i tre livelli permettono di abbozzare una
dinamica storica inerente i conIini e la struttura agraria del territorio di
Solomiac.

Toponimi tardo-romani e alto-medievali
Brunicard
Chambeyrons
Champ Queyra
Cognets
Conil
CorIassier
Estre
Gaillardieras
Pellieras
Poullieras
Prayas
Praye de la Gallie
Pres Chambeyrons

nomi di luogo il cui signiIicato coincide con la struttura reale del territorio del 1686, anche se
la loro origine potrebbe risalire ad epoche molto precedenti. L`epoca di origine non va intesa
come eta del nome o della sua radice, bensi come periodo di Iissazione del toponimo.
DuIournet sottolinea che non si cessa brutalmente di servirsi di una lingua, per cui ad esempio
una voce celtica ha potuto Iissarsi in qualita di toponimo all`epoca romana, una voce latina o
germanica ha potuto Iissarsi nel Medioevo. CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit.,
p. 86.
289
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 129 : Les noms de lieux ne sont
souvent que des indices tres approximatiIs dans l`etude de l`habitat rural.Cela se veriIie
particulierement la ou la stratiIication toponymique n`est pas le resultat de phases bien connues
d`une colonisation venant l`exterieure, correspondant a une stratiIication chronologique du
peuplement, mais constitue le resultat d`evenements locaux de la vie quotidienne. CIr. per
contro A. TURCO, Geografie della complessita in Africa. Interpretando il Senegal, Milano
1986. Secondo l`autore, ogni qualvolta muta l`attore territoriale in seguito ai processi di
colonizzazione, il territorio subisce una ridenominazione: il nuovo attore inIatti non e in grado
di riconoscere il sistema di reperimento nello spazio elaborato dal suo predecessore e se in
parte lo e, attua comunque la ridenominazione come una delle Iorme per incidere sul territorio
la propria supremazia. Cio e particolarmente evidente, nell`ambito delle ricerche di Turco,
durante la colonizzazione europea del Senegal, equivalente al quarto processo di
territorializzazione del Paese aIricano, dopo il basico, l`islamico e il mercantile.
108
Quiellon
Sollomiac

Toponimi basso-medievali
Artaut
Bertoumiou
Bruzas
Chappellieras
Chauchiart
Clot de la Chauliere
Clot de Paul
Clot des Bruns
Cogneittas
Collombe
Collombieras
Coste de Berard
Coste de e Champ de Besson
Freirie
Girardel
Grand Champ
Grand Pre
Guisolle
Issards
Joulleane
Marcel
Maszage
Maison NeuIve
Maysonnace
Oche
Outagne
Palmier
Pra de Bonnet
Pra de Charles
Pra du Commun
109
Pra Long
Pra Margail
Pra Sec
Pras Meyers
Preysas
Prunareis
Rabieras
Reymondin
Vazonne
Veyres
Vigne

Toponimi coevi al catasto
Adroit
Au dessous, au dessus, au devant de Collombieras
Au dessus, au devant de l`Outagne
Bachasset
Bajsse
Balmette
Barre
Bletonnee
Bois de l`Outagne
Boysonnas
Brouas
Cartier
Chanallette
Chapel
Clot de Graviere
Clot de Laux
Clot du Mas
Clot du Tour
Clots
Clottas
Combette
110
Costasse
Coste Rouge
Croz
EnIernet
Enversein
Fontanettas
Fontannete
Fountaine
Fourchas
Fournet
Garde
Gardiolle
Genebreas
Gorgeas
(Rajassieras ou) Grand Pre
Gravieras
Gros Serre
L`adreit de l`Eyral
L`envers de la Balmette
L`envers du Grand Champ
La Saignas a l`envers
Lauset
Legue
Lentet
Mollinas
Mureugne
Plan
Playe
Pra Claus
Pra de l`ort
Pra de la Fond
Pra de Pavie
Pra du Clapier
Pra Veil
111
Pre de la Coste
Pre de la Fountaine
Pre de la Grange
Pre du Four
Rajassieras
Ratelliere
Reynardiere
Rougieras
Roullas
Routans
Routte
Sagnas
Sagne molle
Saigne
Salludes
Sauzet
Serre
Serre de la Garde
Serre du Clottas
Serret
Serrets
Seyteira, Seyteiras
Souchas
St. Roc
Traverse
Voulpiere

Le tre serie toponomastiche mostrano la tendenza all`espansione del territorio
di Solomiac.
L`insieme dei nomi che si Ianno risalire all`epoca tardo-romana sembra
riIlettere in particolar modo la Iase di divisione e spartizione delle terre comuni
appartenenti al vicus gallo-romano. Fanno parte dell`insieme inIatti quei
toponimi che conservano tracce delle assegnazioni viritarie dell`agro vicano,
ossia i nomi indicanti la Iorma delle parcelle (Pravas, Champ Quevra e
112
Cognets) e i nomi che identiIicano un gruppo di terre con il gruppo gentilizio
che le possiede (ad esempio Gaillardieras e Pellieras).
Alcuni nomi di luogo permettono di risalire ai conIini del vicus dal quale si
suppone sia iniziata la Iase di espansione. Tali conIini non superavano
probabilmente l`altitudine di 1600-1650 metri, come rivela il toponimo
Chambevrons, che e in eIIetti il piu alto in quota tra quelli di datazione piu
antica. Sul lato settentrionale il limite e evidenziato dai nomi Pres
Chambevrons a Nord-Est e Estre a Nord-Ovest. A Occidente il territorio Iorse
lambiva gia il Iondovalle; cio appare sicuro in epoca alto-medievale, poiche qui
insiste il toponimo Champ Quevra. Sul lato meridionale il conIine era dato
probabilmente dalle aree chiamate Sollomiac
290
e Cognets.
Il secondo insieme di toponimi, che abbiamo deIinito in modo
approssimativo basso-medievale, mostra un`espansione del territorio verso
monte e in parte verso Meridione e un`intensiIicazione nello sIruttamento delle
risorse. Essa si rivela nei toponimi che indicano la messa a coltura di nuove
terre. Facciamo risalire a questa Iase inIatti Issards, Bru:as, Oche e molti dei
nomi Iormati a partire da antroponimi. Anche questi ultimi sembrano segnalare
una presa di possesso e una messa a coltura di terre da parte di una Iamiglia o
un lignaggio. Gli antroponimi sottolineano la dilatazione dei conIini verso Sud
(Pras Mevers e Bertoumiou) e in parte verso Est (Coste de Besson, Marcel).
L`espansione verso monte rappresenta presumibilmente l`eIIetto del periodo
di clima Iavorevole compreso grosso modo tra il 1350 e il 1600. A questo
periodo dunque si deve probabilmente Iar risalire la maggior parte dei nomi di
luogo che compongono il secondo insieme.
Le temperature piu elevate hanno permesso non solo il dissodamento di
terre alte in quota, ma anche la coltura di essenze normalmente conIinate ad
altitudini inIeriori. E il caso della vite come rivela il toponimo Jigne e Iorse di
determinati alberi da Irutta, come evidenzierebbero Cogneittas e Prunareis.
In quei 250 anni potrebbe essersi sviluppata anche la specializzazione nella
coltura dei cavoli e delle rape, varieta orticole molto esigenti, delle quali la
prima sembra aver mantenuto una discreta produzione ancora a Iine 600.

290
Si suppone che il toponimo Sollomiac indicasse un insediamento del vicus e Iorse anche un
gruppo di terre da esso dipendenti. CIr G. SERRA, Contributo toponomastico, op. cit. e
capitolo 3. DuIournet constata la maggiore conservativita dei toponimi che designano i
capoluoghi dei comuni e i villaggi (P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 87).
113
Si suppone che i Iavori climatici abbiano contribuito alla crescita
demograIica, evidenziata indirettamente ad esempio dal toponimo Prevsas, che
indica la presa di possesso temporanea di terre comuni in seguito al bisogno di
coltivi.
La crescita della popolazione contempla tra le sue conseguenze l`estensione
dei limiti insediativi, come rivela in primo luogo il toponimo Maison Neufve,
che indica la presenza di dimore oltre Outagne. Da cio sembra di poter dedurre
che in quello stesso periodo giunge a conclusione il processo che trasIorma
Outagne da sede temporanea a insediamento permanente, come risposta alla
pressione demograIica.
In epoca medievale si Iorma il territorio di Solomiac di cui si trova riscontro
nel catasto. I conIini settentrionale e occidentale sono determinati dalla
morIologia: il primo coincide con un contraIIorte montuoso, il secondo
probabilmente con il Iondovalle e il Iiume Dora. Entrambi non paiono mutare
dall`eta tardo-romana al 1600. Sul lato orientale il parcellare agrario sembra
espandersi durante il Medioevo Iino a 2000-2100 metri.
Il conIine meridionale risulta il piu mobile: durante l`Eta di Mezzo sembra
si sia spostato, nella parte piu a monte, dal rio Rafassieras ai prati situati a Sud
dello stesso rio
291
.
Il terzo insieme di designatori comprende per la maggior parte toponimi
inerenti l`ambiente naturale: essi, pur possedendo un signiIicato vivo e
riconosciuto nel 1686, probabilmente risalgono a epoche precedenti. La
decisione di riunirli nell`insieme di nomi coevi al catasto e dettata dal Iatto che
essi si riIeriscono ad un sistema concreto di reperimento nello spazio. Al
contrario i nomi di luogo dei primi due gruppi ormai non sono che termini di
reperimento astratti.
I conIini del territorio non si sono piu dilatati; piuttosto, stando alle analisi
del capitolo precedente, leggiamo nei toponimi un tentativo di contrastare i
rigori climatici. I toponimi Routte e Routans palesano il Ienomeno di
l`abbandono di parte degli appezzamenti in quota, alternato ad un ritorno
periodico alla coltivazione.
Altri cambiamenti si possono evidenziare conIrontando i toponimi basso-
medievali con le destinazioni d`uso registrate nel 1686. Negli areali dei

291
CIr. 4.2.
114
toponimi Pra Claus, Grand Pre, Pra Long, Pra Margail e Pra Sec alla data del
catasto non prevalgono piu i prati, bensi i seminativi, tranne a Pra Margail
dove dominano le cavolaie
292
.
Si suppone che la sostituzione colturale sia avvenuta anch`essa per
contrastare i vincoli climatici. Le aree menzionate si localizzano inIatti tutte
tranne una al di sotto dei limiti altitudinali della cerealicoltura: Grand Pre e a
Nord dell`abitato di Sollomiac; Pra Long e a Nord delle abitazioni di
Collombieras; Pra Sec si situa ad un livello di poco superiore al Iondovalle;
Pra Margail e a ridosso delle dimore di Outagne. Solo Pra Claus si trova
intorno ai 1700 metri, pero nella porzione Nord-Est del versante, caratterizzata
da un`ottima insolazione. Si puo dunque ipotizzare che i tenutari di Solomiac
abbiano concentrato la cerealicoltura laddove era possibile ottenere buone rese,
riunendo di conseguenza i prati nella parte superiore del versante, dove e lecito
aspettarsi che Iossero comunque gia prevalenti.
Altre sostituzioni nelle colture sono evidenziate dalla mancata
corrispondenza tra signiIicante e signiIicato per i toponimi Jigne, Rabieras e
Cogneittas.
Un percorso evolutivo nell`organizzazione del territorio sembra trasparire
anche dai toponimi Grand Pre, Pra Long, Rafassieras ou Grand Pre e Grand
Champ. Le grandi dimensioni Iissate nell`attributo sono ancora valide a Iine
XVII secolo per le aree dei primi due toponimi, ampie rispettivamente 3 ettari e
7,1 ettari. Rafassieras ou Grand Pre presenta una dimensione media rispetto
alle aree catastate (1,5 ettari). Grand Champ invece ha una superIicie di sole 90
are. Le quattro zone sono parcellizzate e nessuna di esse appartiene a membri
di un unico lignaggio.
Bisogna dunque presupporre in un periodo precedente la presenza di un
elemento uniIicante, che Iacesse percepire quelle aree omogenee al loro interno
a tal punto da identiIicarle con un nome. Per Grand Pre e Pra Long l`elemento
uniIicante potrebbe essere stato la destinazione d`uso a prato, non piu rispettata
a Iine 600. Per Grand Champ si potrebbe sia pensare alla destinazione

292
Cio dimostra la diversa scala temporale dei mutamenti della struttura agraria rispetto ai
mutamenti del sistema toponomastico. Un caso analogo e quello riscontrato dalla Sereno a
Inverso Porte, dove ai nomi composti da pre, champ, fardin, cheneviere ecc. piu un attributo
non corrisponde quella speciIica destinazione d`uso. La mancata coincidenza tra signiIicante e
signiIicato costituirebbe la conIirmation d`agregations territoriales plus anciennes; cIr. P.
SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 131.
115
cerealicola, ancora operante, sia alla dimensione dell`area, la quale si sarebbe
pero ridotta successivamente alla Iissazione del nome.
Il Grand Pre che identiIica una porzione di Rafassieras non puo essere cosi
denominato per la destinazione prativa, poiche essa non lo diIIerenzia
dall`areale piu grande in cui si trova, il quale e quasi interamente prativo.
Ipotizziamo pertanto che il toponimo indicasse perlomeno in origine un
raggruppamento di terre sotto un unico proprietario.
Se questa supposizione Iosse conIermata potrebbe valere anche per gli altri
tre toponimi: essi allora segnalerebbero ciascuno una proprieta agraria,
successivamente soggetta a divisioni e alienazioni. Le parcelle registrate
mostrerebbero le avvenute divisioni, mentre i toponimi rivelerebbero l`unita
originaria
293
.

In taluni casi le doppie denominazioni che il catasto attribuisce ad alcune
parcelle lasciano intravvedere un processo storico. Riteniamo che questi casi
siano il Irutto di una ridenominazione non completamente riuscita, attraverso la
quale la comunita ha aIIiancato un nuovo nome ad uno di cui non percepiva piu
il signiIicato oppure ha certiIicato un avvenuto mutamento.
Il Iatto che l`antico toponimo venga aIIiancato dal nuovo ma non sparisca,
dimostra la conservativita del sistema di denominazione, che e radicato nella
memoria collettiva e tramandato in toto in quanto su di esso si basa la
coscienza dello spazio vissuto
294
.



293
DuIournet riscontra a Bassy i toponimi Grand Clos, Grand Champ e Grand Pre; l`autore
ritiene che l`origine del toponimo sia da attribuire alla presenza di grandi unita agrarie
appartenenti alle signorie locali. Grand Clos ospiterebbe ancora nel 1730 due grandi parcelle
del signore di Chtel; alla stessa data il signore di Montadreit e il signore di Dons avrebbero
rispettivamente una parcella grande e una piccola a Grand Pre. Grand Champ invece
risulterebbe diviso in 20 pezze, appartenenti tutte a membri della Iamiglia Servex: a partire da
questo dato DuIournet ipotizza la concession de l`ensemble de ce champ a l`anctre de la
Iamille, sans pouvoir dire a quelle epoque. Il ricercatore Irancese conclude ritenendo le aree
suddette quali antiche possessioni signorili a poco a poco smembrate e vendute. CIr. P.
DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 379-380. Per quanto riguarda il nostro oggetto
di studio, non abbiamo elementi suIIicienti a Iormulare ipotesi sui primi proprietari delle unita
agrarie.
294
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 131. L`autrice nota che il Catasto
Antico a Inverso Porte registra talvolta due nomi per uno stesso luogo e interpreta la doppia
denominazione come un tentativo di risemantizzazione incompiuto: il secondo nome non
sarebbe riuscito a sostituire il primo, bensi solo ad aIIiancarvisi, perche il primo nome era
radicato nella tradizione orale e nella memoria collettiva.
116
Tentativi di ridenominazione
Bois de l`Outagne ou Prayas e Gaillardieras ou Prayas
Brunicard ou Preysas
Champ Queyra ou Vazonne
Conil ou Rougieras
Coutasse ou CorIassier, CorIassier ou Pre de la Grange
Croz ou Artaut
Gaillardieras ou Reynardiere
Girardel ou Maison NeuIve, Traverse ou Maison NeuIve
Maszage ou Plan
Oche ou Veyres
Pellieras ou Maysonnace
Playe ou Pra de Bonnet
Poullieras ou Pra du Commun
Roullas ou Guisolle

Pravas, di origine tardo-romana, designa un`area a cavallo di Gaillardieras
e Bois de lOutagne; questi due toponimi, piu recenti, l`hanno inglobata senza
cancellarne il nome.
Brunicard ou Prevsas indica nel 1686 un`area interna a Prevsas. Si ipotizza
che quest`ultimo toponimo sia stato esteso a Brunicard in seguito a presaglie
Iatte in quella zona
295
.
Gli antroponimi Ja:onne, Artaut e Bonnet, i quali non segnalavano piu
un`identita tra terra e proprietario, sono stati parzialmente sostituiti
rispettivamente da Champ Quevra, Cro: e Plave.
Conil da il nome a tre pezze, due delle quali sono dette Rougieras ou Conil.
Forse l`antroponimo gallo-romano, del quale si percepiva il Ialso signiIicato di
coniglio
296
, veniva considerato irrelato rispetto alla realta; per tale ragione
sarebbe stato inglobato dal toponimo Rougieras, rispondente ad evidenti
caratteristiche pedologiche.
Se Iosse dimostrabile che Corfassier ha origini latine e indica l`area di
costruzione di una curtis, allora si potrebbe ritenere che l`antico toponimo non
piu compreso sia stato sostituito da nomi con signiIicato trasparente. Coutasse

295
CIr. Capitolo 3.
296
CIr. Repertorio dei toponimi, scheda 36.
117
e Pre de la Grange avrebbero cioe inglobato ciascuno una porzione del
precedente areale di Corfassier. Quest`ultimo nome si sarebbe conservato sia
nella doppia denominazione sia per designare una piccola area tra Coutasse e
Pre de la Grange.
Per Girardel ou Maison Neufve e Traverse ou Maison Neufve ipotizziamo
che due zone gia chiamate Girardel e Traverse abbiano assunto il secondo
nome quando su quel terreno sono state costruite delle nuove dimore.
Il toponimo Mas:age indica un unico appezzamento, ma il termine rimanda
ad un elemento di organizzazione del territorio e quindi ad un`area piu vasta di
una parcella. Riteniamo a tal proposito di poter avanzare due ipotesi, la
seconda delle quali ci pare piu suggestiva.
Secondo la prima tale elemento, inerente il territorio di Solomiac, potrebbe
non essere piu operante nel momento in cui il toponimo Plan ha esteso il suo
areale su Mas:age. L`appezzamento pero appartiene ad un Iorestiero, Laurens
Cibour di Dezertes, e si situa in eIIetti al conIine con quel comune: cio Iarebbe
ritenere che Mas:age ou Plan identiIichi l`estrema propaggine di una
distrettuazione il cui nucleo si situa a Dezertes. Secondo questa seconda ipotesi
ci troveremmo di Ironte ad un`organizzazione territoriale diversa rispetto a
quella per comuni, sovrapposta ad essa e presumibilmente piu antica
297
.
La coppia Oche ou Jevres e sicuramente conseguenza di una
ridenominazione; altrimenti non sarebbe spiegabile l`abbinamento di due
termini con senso opposto: Oche signiIica terra dissodata, Jevres signiIica terra
incolta. E pero arduo stabilire quale dei due toponimi precede l`altro, poiche
l`area da essi designata non e incolta, ma nello stesso tempo, essendo alta in
quota, non appare possibile che sia stata dissodata in un`epoca di poco
antecedente il catasto.
Nel capitolo precedente si e dedotto che Pellieras e Poullieras sono
toponimi di origine tardo-romana. Qui si suppone che Pellieras ou
Mavsonnace e Poullieras ou Pra du Commun siano il Irutto di una
ridenominazione di parte delle due aree, attuata attraverso due voci con
signiIicato piu trasparente. Nel primo caso, Pellieras ou Mavsonnace, una zona
e stata rideIinita a partire dalla presenza di una grande dimora o di una dimora
in rovina, della quale non c`e traccia nel catasto. Nel secondo caso, Poullieras

297
Nel quinto capitolo cercheremo di Iornire una risposta a scala locale ai molti interrogativi
posti dal termine mas e dai suoi derivati.
118
ou Pra du Commun, un`area e stata individuata in quanto distesa prativa
comunale; alla data del catasto pero l`appezzamento cosi chiamato costituisce
proprieta privata, dunque anche la risemantizzazione non risponde piu alla
realta.
Il termine Guisolle compare nel catasto solo in coppia con Roullas, per
designare una parcella. Si presume che un`area in origine piu vasta, chiamata
col nome del suo possessore, sia stata smembrata e alienata. L`antico nome,
privo di una ragion d`essere, sarebbe sopravvissuto solo per una pezza,
aIIiancato da Roullas. Il toponimo piu recente si mostra perIettamente coerente
in un sistema toponomastico che ha lo scopo di permettere l`orientamento e di
padroneggiare lo spazio: Roullas inIatti localizza la nicchia vegetativa di una
specie Ioraggera, ovvero costituisce un nodo della rete che situa sul territorio le
risorse e le pratiche agro-silvo-pastorali.
Per Gaillardieras ou Revnardiere si puo pensare ad una ridenominazione
solo se si interpreta il secondo termine del binomio come antroponimo. Allora
si avrebbero due toponimi indicanti entrambi gli appezzamenti a partire dai
loro proprietari: ad un certo Gallardus sarebbe succeduto su quelle terre un
Revnard
298
. Se invece Revnardiere indica la presenza di tane di volpe, allora
non si tratta di ridenominazione: in questo caso la toponomastica
suddividerebbe un`area vasta quale Gaillardieras in localita piu piccole
circoscritte da proprie peculiarita.

L`analisi della dinamica storica ha evidenziato nel sistema toponomastico la
presenza di due componenti, una concreta e una astratta: per molti nomi di
luogo inIatti il signiIicante e il signiIicato coincidono; gli altri nomi invece
continuano ad essere utilizzati nel 1686 in quanto maglie di un tessuto in se
conchiuso, anche se non corrispondono piu alla struttura reale del territorio
299
.

298
Il passaggio di proprieta avrebbe provocato un cambiamento del patronimico, secondo un
procedimento che DuIournet considera tipico per Bassy; nel comune savoiardo le dimore
isolate abitate in modo permanente verrebbero battezzate chez un tel, sostituendo il
patronimico ad ogni mutamento dei proprietari. CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op.
cit., pp. 154-155.
299
Secondo DuIournet gli abitanti di un territorio denominano i luoghi in Iunzione dei bisogni
della vita quotidiana, con il solo scopo di collocarsi; non Iormulano astrazioni (cIr. P.
DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 86). I toponimi pero si cristallizzano in un
sistema che, tramandato all`interno della comunita locale, permette di identiIicare un luogo con
un nome, indipendentemente dalla percezione che si ha del signiIicato del nome stesso. CIr. P.
SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 132: La Iorme d`abstraction la plus
proIonde.est celle qu`expriment les habitants de Inverso Porte en acceptant tel quel ou peu
119
La componente concreta e quella astratta comunque si situano nel sistema su
uno stesso piano, costituito dalle relazioni sincroniche.


4.2 Relazioni sincroniche.

Le relazioni sincroniche creano una maglia Iormata da regioni contigue e
delimitata dai conIini del territorio di Solomiac, che possiamo tracciare sulla
base dei dati documentari in nostro possesso.
La regione che prende il nome dal suo capoluogo, appunto Sollomiac,
ricorda la Iorma del triangolo: a Ovest si spinge Iino al Iiume Dora; a Nord un
contraIIorte, la cui importanza geograIica locale e segnalata dai toponimi
attigui Serret e Clot du Tour, divide Solomiac da Oulx e risale il versante verso
Sud-Est Iino alla cima del monte Fraiteve
300
.
Dal Fraiteve Iino al Iondovalle, grosso modo all`altezza del rio oggi
chiamato de la Grande Cote, corre il conIine tra Solomiac e Mollieres, che per
un lungo tratto non coincide con aspetti morIologici rilevanti. Questa e stata la
causa di secolari diatribe tra le due comunita limitroIe. Si ha notizia di vertenze
datate dal 1620 in avanti, culminate nella Reconnaissance et plantement des
limites
301
del 1786 e poi riprese nel 1864 sulla base di quello stesso documento.
La Reconnaissance ci consente di stabilire in modo sicuro una porzione dei
conIini di Solomiac che altrimenti sarebbe stata di diIIicile localizzazione,
poiche attraversa terre comuni; inoltre essa rappresenta l`unica via per situare
con precisione i toponimi Rafassieras, Lentet, Gaillardieras e Pras Mevers.
Nell`agosto del 1786 i rappresentanti di Solomiac e di Mollieres Iissano la
linea divisoria Ira le due comunita, attraverso la veriIica sul terreno e la
sistemazione di cippi conIinari. Ritengono cosi di dirimere l`annosa questione
cha altri prima di loro avevano tentato di risolvere sans succes, en divers
temps
302
. In particolare risulta oggetto di contesa la parte superiore del

modiIie le systeme toponymique mis en place bien des siecles auparavant, encore dans la
deuxieme moitie du 18me siecle.
300
Le parcelle di Solomiac conIinano a Ovest con quelle di Dezertes, a Nord ancora con quelle
di Dezertes e in misura maggiore di Oulx, a Sud con quelle di Mollieres, a Sud-Ovest con
quelle di Fenils.
301
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Cause liti conIlitti, Amministrazione, 2, 7,
Jerten:a tra il Comune di Solomiac e la Comunita di Mollieres, 1620-1864.
302
Ibidem.
120
conIine, che attraversa i communaux, bois et paturages de Fraires estives
303
;
piu in basso, all`incirca al di sotto dei 1850 metri di altitudine, la demarcazione
segue il ruscello de la Grande Cote.
Il conIine sembra cominciare dalla cima del monte, laddove possiede
pascoli anche la comunita di Cesana, con la quale Mollieres ha stabilito i limiti
territoriali piantando due croci nel 1683
304
. Da qui prosegue en droite ligne
Iino a una serra chiamata la Grande Replatte ou Jerdilion, dove e stato posto
un cippo, e poi verso un rilievo situato tra il ruscello di Regeassieras (sul
catasto trascritto come Rafassieras
305
) sulla destra e il ruscello de la Selle sulla
sinistra. La linea di demarcazione trova un altro approdo su una grosse pierre
plate, sulla quale viene incisa a Meridione una M (Mollieres) e a Settentrione
una S (Solomiac). Lo stesso avviene su un`altra pietra di dimensioni inIeriori,
distante circa 150 metri dal ruscello di Rageassieras e circa 100 metri dal
ruscello de la Selle. Da qui il limite si sposta leggermente verso Sud,
intercettando il ruscello de la Selle all`altezza delle prese d`acqua destinate
all`irrigazione dei prati di Lentet e di Gaillardieras
306
. Per un tratto il letto del
ruscello Iunge da demarcazione, Iinche non incrocia il sentiero al di sopra dei
prati detti de Saint Jean. Allora proprio il sentiero marca il conIine, che torna
verso Nord per circa 100 metri, Iino ad incontrare il ruscello di Rageassieras. Il

303
Ibidem. Con questa aIIermazione il documento consente di intravvedere la locale
organizzazione pastorale d`alpeggio, che non e oggetto del presente lavoro in quanto concerne
gli usi civici. Il monte in eIIetti prende il nome proprio dall`attivita pastorale che si svolge alle
sue pendici; il toponimo Fraiteve registrato attualmente sulla carta deriva dal nome Fraires
estives che la Reconnaissance attribuisce alla parte sommitale del versante. I boschi e i pascoli
ad alta quota ineriscono alle comunaglie e sono teatro dell`estivazione del bestiame. La
monticazione nell`alta Valle di Cesana ci pare assumere criteri sovraIamigliari: le Iamiglie
appartenenti al medesimo lignaggio si organizzavano in Iraterne e nel periodo d`alpeggio
riunivano le rispettive mandrie, aIIidandone la conduzione ad alcuni esponenti del loro
lignaggio. Per l`area di Cesana non sembra quindi valere cio che Blanchard aIIerma per le Alpi
Occidentali Piemontesi: Tous ces deplacements et sejours du betail sont eIIectues par les
soins et sous la surveillance du proprietaire des animaux.La paysan y satisIait son
individualisme (R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales, op. cit., pp. 468-469).
304
Par le haut de la montagne, ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Cause liti conIlitti,
Amministrazione, 2, 7, Jerten:a tra il Comune di Solomiac e la Comunita di Mollieres, 1620-
1864.
305
Spesso i corsi d`acqua prendono il nome del principale o del primo luogo attraversato (cIr.
P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 85); nel nostro caso Rafassieras, situabile
intorno ai 2100 metri di altitudine, appare il primo luogo attraversato.
306
Au dessous de la prise du beal de Lentet, au dessus de celle du beal de Gaillardieras
voisines l`une a l`autre (ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Cause liti conIlitti,
Amministrazione, 2, 7, Jerten:a tra il Comune di Solomiac e la Comunita di Mollieres, 1620-
1864). La precisazione ci permette di localizzare le aree di Gaillardieras e di Lentet intorno ai
1800-1900 metri di altitudine, contigue al ruscello. Lentet sicuramente si situa a Sud di
Gaillardieras, poiche sappiamo dal catasto che la prima e non la seconda area conIina con le
parcelle di Mollieres.
121
limite segue quest`ultimo Iin quasi alla conIluenza con il ruscello de la Selle e
poi si sposta nuovamente verso Sud per inglobare i Pras Mevers
307
.
A questo punto, a meta versante, termina la ricognizione
308
. Cio non
signiIica necessariamente che piu a valle i conIini siano paciIici; riteniamo che
la veriIica abbia visto impegnate le due comunita in quanto si riIeriva ai limiti
delle terre comuni. Alle quote inIeriori, dove almeno per Solomiac abbiamo
riscontrato un`altissima densita di allodii, probabilmente le vertenze
coinvolgevano i singoli proprietari.
La rete toponomastica, cosi come e registrata sul catasto, tratteggia
un`organizzazione agropastorale all`interno del territorio appena delimitato.
I tre hameaux rappresentano altrettanti centri Iunzionali attorno ai quali si
disegna il paesaggio, piu composito nei casi di Sollomiac e Outagne, piu
semplice nel caso di Collombieras.
A Nord-Ovest di Sollomiac si localizza una vasta area prativa, che solo in
parte trova riIlesso nella toponomastica: solo in un caso, inIatti, la destinazione
a prato Iornisce il nome alla regione Grand Pre.
A Sud-Est dell`abitato prevalgono i seminativi. La bipartizione delle
destinazioni operante nel 1686 appare una sempliIicazione dell`organizzazione
agropastorale custodita dai nomi di luogo, di origine piu antica. Notiamo inIatti
su un poggio alle spalle degli ediIici le regioni Jigne e Palmier e poco a Nord-
Est la regione Prunareis. A ridosso dell`abitato, a Sud-Ovest, Fountaine
segnala la presenza di risorse idriche. Si conIigura insomma un paesaggio che
Iornisce a breve raggio dall`hameau Ioraggio e cereali, uva e Irutta, nonche
acqua.
L`areale di Prunareis si spinge verso Nord-Est Iino a Collombieras. Tale
nucleo abitato insiste al centro di un`area a carattere quasi esclusivamente
cerealicolo, il quale deve essersi accentuato nel corso del tempo. InIatti la zona
di Pra Long, a Nord-Ovest, segnala una destinazione d`uso non piu operante
alla Iine del XVII secolo, quando prevalgono i seminativi. Il toponimo

307
Essi si localizzano quindi tra i 1800 e i 1900 metri di quota.
308
Malgrado la Reconnaissance si concluda considerando la demarcazione Iissata une Iois
pour toutes, nel 1864 la lite si riapre. Nel maggio di quell`anno la comunita di Solomiac
accusa quella di Mollieres di avere abbattuto di nascosto 18 larici sul proprio territorio; poco
tempo dopo propone una nuova ricognizione dei conIini. Mollieres accetta. Viene riaccertata e
considerata valida la linea di demarcazione Iissata nel 1786 (ASC, Archivio del Comune di
Solomiac, Cause liti conIlitti, Amministrazione, 2, 7, Jerten:a tra il Comune di Solomiac e la
Comunita di Mollieres, 1620-1864).
122
Chauchiart, adiacente alle dimore sul lato Nord, rivela pero che la vocazione
cerealicola dell`area e precedente al catasto: indica uno spazio comunitario
utilizzato per la trebbiatura dei cereali.
La superIicie a seminativo a Sud-Est di Collombieras, che si spinge Iino
all`abitato di Outagne, e un luogo di integrazione tra la pratica agricola e quella
pastorale se e vero, come si e dimostrato nel precedente capitolo, che i
toponimi li localizzabili, Ratelliere e Serrets, indicano la presenza di recinti per
la stabulazione all`aperto del bestiame e la conseguente concentrazione del
concime su aree circoscritte.
Nel paesaggio mostrato dai toponimi e dalle destinazioni d`uso del suolo,
Outagne rivela il suo carattere di luogo di interpenetrazione tra insediamento
temporaneo e insediamento permanente. La seconda connotazione deve essersi
aggiunta alla prima: sembrano deporre a Iavore di tale ipotesi i toponimi
Mavson Neufve e Issards, situati a Nord e in parte a monte dell`abitato. Issards
in particolar modo segnala la messa a coltura di nuove terre, quasi certamente
un eIIetto della trasIormazione di Outagne in stazione permanente
309
.
L`hameau si conIigura cosi come il centro di un`area destinata in parte alla
cerealicoltura e in misura maggiore alla produzione di Ioraggio, segnalata dai
toponimi Pra de Bonnet e Pra de Pavie a valle dell`abitato e Pra de lOrt
situato tra i due nuclei di Outagne. Pra de lOrt peraltro rivela una doppia
destinazione d`uso, che trova in eIIetti riscontro nel catasto: ai prati si
aIIiancano gli orti.
Il paesaggio che circonda l`abitato appare il risultato di un`organizzazione
agropastorale complessa, nella quale, accanto a seminativi, prati e orti
dovettero sussistere in un periodo antecedente il 1686 anche alcuni Irutteti,
come sembra segnalare il toponimo Cogneittas localizzato a Sud di Outagne.
L`hameau rappresentava anche un luogo di transito delle mandrie lungo la
via dell`alpeggio e un luogo di raccordo tra due dei percorsi che conducevano
alla monticazione.

309
CIr. T. SCLAFERT, Cultures en Haute-Provence, op. cit., pp. 100-101. Secondo l`autrice il
ripopolamento delle alture della Haute Provence dopo il 1450 sarebbe avvenuto in due Iasi
immediatamente successive: durante la prima i pastori avrebbero occupato territori deserti
portando le loro greggi al pascolo; in un secondo momento i contadini li avrebbero raggiunti,
mettendo a coltura una parte delle terre alte. Alle grange si sarebbero aggiunte dimore piu
complesse, deIinitive, circondate da terre. La SclaIert considera questo ripopolamento come il
Irutto di uno spostamento di singoli pastori e agricoltori in cerca di terreni nuovi.
123
Dall`analisi del catasto si evince la presenza di tre sentieri pastorali
310
, che
attraversavano il territorio di Solomiac rispettivamente sul lato settentrionale
del versante, al centro e sul lato meridionale, per conIluire ai pascoli comuni di
altitudine. Lungo lo sviluppo di questi percorsi alcuni toponimi indicano
l`esistenza di luoghi di sosta temporanea o prolungata del bestiame e dei
pastori.
La drave piu a Nord si inerpica dal Iondovalle, all`altezza della regione
chiamata Champ Quevra. Presumibilmente era utilizzata del bestiame non
stanziale a Solomiac, poiche e l`unico percorso che origina dal chemin roval e
non da un agglomerato di dimore.
L`area di Bachasset, appena superiore a Champ Quevra, segnala la presenza
di un abbeveratoio, un punto di raccolta per le mandrie. Da qui il sentiero
prosegue verso altitudini superiori
311
, lambendo le regioni Pres Chambevrons e
Pre de la Grange: i due toponimi segnalano in eIIetti la presenza di risorse
Ioraggere lungo il percorso e l`esistenza di Iienili dove immagazzinarle,
probabilmente per Iruirne durante la salita e la discesa dall`alpeggio.
Dall`abitato di Collombieras, al centro del territorio, ha origine un altro
percorso, che conduceva all`estivazione il bestiame qui custodito. Il registro ci
permette di seguirne il cammino solo Iino ai 1700 metri di altitudine; nelle
regioni parcellizzate piu alte in quota non compaiono tracce del sentiero, che
probabilmente devia verso Nord per congiungersi con la prima drave, il cui
tracciato a quella altitudine non e distante.
Nei pressi del sentiero centrale, tra gli abitati di Collombieras e Outagne,
insiste, come si e detto, un ampio spazio pastorale connotato quale luogo di
raccolta del bestiame nella mezza stagione.
Il terzo percorso parte dal nucleo di Sollomiac; radunava le mandrie che qui
svernavano e le conduceva ai pascoli oltre i 2000 metri di quota, costeggiando
per tutto il tragitto il conIine meridionale del territorio. Alla quota di 1650

310
Il catasto chiama draves i sentieri tracciati dal passaggio del bestiame. CIr. J.-A.
CHABRAND A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes Cottiennes, op. cit., s.v.
DRAYE: Endroit par lequel les paysans Iont couler le bois le long du penchant d`une
montagne. Sentier conduisant aux pturages. Sentier Iraye par les troupeaux et les chamois.
311
Il catasto permette di seguire il tracciato del sentiero solo Iino a circa 1800 metri di
altitudine, ossia dove terminano le parcelle catastate.
124
metri lambisce le dimore di Outagne
312
e raccoglie gli animali da qui
provenienti.
Il toponimo Balmette, a mezza via tra Sollomiac e Outagne, segnala la
presenza di un riparo sotto roccia lungo il percorso.
Prima di raggiungere i pascoli comuni la drave attraversa una vasta zona
prativa parcellizzata, situata tra 1800 e 2100 metri di altitudine. In eIIetti i
toponimi connotano tale spazio come luogo di produzione Ioraggera: Pras
Mevers e Lentet, al conIine con Mollieres, indicano rispettivamente la
destinazione prativa del suolo e l`essenza erbacea; a monte di essi Rafassieras
segnala un`area di raduno delle mandrie
313
.
Accanto ai percorsi del bestiame e individuabile grazie alla toponomastica il
cammino di una parte del legname, quella proveniente dal Bois de lOutagne. Il
legno li tagliato, a circa 1800 metri di altitudine, era impiegato probabilmente
come materiale di costruzione a Outagne
314
dove, una volta giunto attraverso
Marcel, veniva depositato nel luogo detto Chambe de Bois
315
.

Il sistema toponomastico, al Iine di permettere un reperimento il piu preciso
e puntuale possibile delle risorse, si struttura in due livelli di denominazione:
un livello regionale e un livello subregionale. Il primo livello concerne la
distrettuazione del territorio in aree piu o meno ampie, che nel loro insieme
coprono l`intero comune di Solomiac: di esso si e Iinora parlato nel presente
paragraIo. Il secondo livello invece riguarda un`ulteriore distrettuazione,
interna alle regioni del primo livello.
La suddivisione subregionale prende in riIerimento essenzialmente le
caratteristiche proprie della microregione oppure l`unita territoriale precedente.
Tale livello di denominazione permette di situare sul territorio con una
precisione pressoche assoluta singole parcelle o insiemi di parcelle: ecco
perche interessa in particolar modo gli areali piu ampi
316
, ciascuno dei quali

312
L`abitato di Outagne risulta Iungere da raccordo tra la drave che origina da Collombieras e
quella che origina da Sollomiac.
313
Rafassieras e una vasta regione prativa; a monte di essa insistono solo comunaglie.
314
CIr. Capitolo 2.
315
CIr. Capitolo 3.
316
Per le aree piu estese la denominazione regionale da sola concede di situare gli
appezzamenti in modo approssimativo. E necessaria percio una distrettuazione interna, che
sIrutta l`eterogeneita di una vasta superIicie: Rafassieras (20,8 ha) ospita le aree di Gourgeas e
Grand Pre (quest`ultimo toponimo si distingue dal Grand Pre a Nord di Sollomiac, per il Iatto
di appartenere non al livello regionale, bensi a quello subregionale); Oche (19 ha) e articolata
125
presenta una propria articolazione toponomastica, sebbene sia spesso inerente
anche agli areali meno estesi.
Laddove si riIerisce alle caratteristiche della microregione, la
subregionalizzazione permette di localizzare puntualmente determinate
conIigurazioni morIologiche e determinate pratiche antropiche. Ad esempio se
una pezza e chiamata Serre du Clottas, cio signiIica che essa insiste su un
poggio nell`ambito di Clottas; in modo analogo, quando due parcelle vengono
considerate a Genebreas ou Routans, signiIica che appartengono all`area di
Genebreas e inoltre costituiscono una zona di recente dissodamento.
In taluni casi i toponimi subregionali si riIeriscono ad una distrettuazione
antecedente quella che ha Iissato i toponimi regionali. Il loro elenco coincide
con quello delle doppie denominazioni dovute a risemantizzazioni non riuscite,
illustrate nel paragraIo precedente. Si tratta di una coincidenza signiIicativa: se
inIatti la ridenominazione si Iosse compiuta, sarebbe venuto a mancare il
livello toponomastico subregionale. Invece la sopravvivenza di alcuni tratti di
una distrettuazione piu antica permette una rete toponomastica piu Iitta e di
conseguenza piu precisa; si potrebbe pertanto sostenere che la ridenominazione
e volutamente incompiuta
317
. E vero che in questo modo le microregioni sono
indicate da signiIicanti il cui signiIicato non coincide piu con la realta, ma e
altrettanto vero, come si e dimostrato, che la comunita e in grado di utilizzare
un sistema di reperimento in parte astratto. La comunita inIatti ha elaborato e
maneggia un sistema che, in quanto tale, tende ad essere compiuto in se e
identiIica in modo biunivoco un luogo con un simbolo (il nome),
indipendentemente dal signiIicato del simbolo stesso.

internamente in Pra de Charles, Clot de Paul, Pra du Clapier, Jevres, Clot de lOche, Cro: de
lOche, Clot de Laux; Pras Mevers (13 ha) comprende le subregioni Pra Jeil e Clot des Bruns;
Gaillardiere (12,6 ha) comprende la Baifsse, Revnardiere, Pravas, Enversen; Plan (8 ha)
comprende Fourchas e Mas:age; Rougieras (7,3 ha) ha le due subregioni Pied de Rogieras e
Routte; Prunareis (6 ha) comprende Genebreas; Champ Quevra (5,8 ha) ospita Ja:onne.
317
A Solomiac non si e veriIicato, se non nel caso di Rafassieras ou Grand Pre, cio che sembra
avvenuto a Inverso Porte: li in un discreto numero di casi due toponimi identici designavano
luoghi diIIerenti (probabilmente cio avvenne perche al momento della denominazione i due
luoghi appartenevano a territori diversi); per risolvere l`ambiguita uno dei due luoghi ha
ricevuto un secondo nome, che pero non e riuscito a cancellare il precedente, radicato nella
memoria collettiva e nella tradizione orale. Nel Catasto Antico si riscontrano quindi i due
toponimi aIIiancati (cIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 131). Nel contesto di
Solomiac i tentativi di ridenominazione appaiono dovuti alla percezione di una mancata
corrispondenza tra signiIicante e signiIicato; il toponimo piu antico vede ristretto il suo areale,
ma non scompare non solo perche e radicato nella memoria collettiva, bensi anche perche
assume un nuovo ruolo, quello di toponimo subregionale.
126
Si e preIerito considerare la rete toponomastica come tendente alla
compiutezza piuttosto che compiuta, poiche essa sembra conservare alcuni
margini di ambiguita. Il sistema non e inIatti costruito per regioni conIinanti
circoscritte l`una dall`altra, ciascuna con un proprio toponimo identiIicativo; al
contrario, sovente le parcelle di conIine Ira due aree assumono i nomi di
entrambe
318
. Cio non sembra signiIicare che quelle parcelle conservano le
peculiarita di entrambe le regioni: l`ipotesi puo apparire valida ad esempio per
l`appezzamento Clots ou Pre de la Grange, che potrebbe trovarsi a Clots e
avere le caratteristiche di luogo pianeggiante e chiuso e nello stesso tempo
conIerire gli sIalci d`erba nei Iienili situati in Pre de la Grange.
L`ipotesi cade pero di Ironte ad altri esempi, quali Pellieras ou Balmette e
Plan ou Joulleane: in questi due casi se le pezze Iossero rispettivamente
adiacente ad un riparo roccioso la prima e in un luogo pianeggiante la seconda,
basterebbe questa caratteristica e il nome corrispondente ad identiIicarle.
Invece esse sono identiIicate anche da due antroponimi, Joulleane e Pellieras,
che non designano piu nel 1686 delle proprieta unitarie: sono ormai nomi
astratti. Gli abitanti di Solomiac dunque non stabiliscono la pertinenza certa di
quelle parcelle ad una regione piuttosto che all`altra.
Ne consegue che quando essi deIiniscono con due nomi un appezzamento di
conIine, cio non avviene per evidenziarne l`appartenenza contemporanea a due
unita con speciIiche caratteristiche, bensi avviene per la diIIicolta a stabilirne la
regione di riIerimento
319
.


318
Ad esempio al conIine tra Prunareis e Prevsas 5 parcelle vengono considerate a Prunareis
ou Prevsas; tra Pra Long e Chauchiart una parcella e detta Pra Long ou Chauchiart; tra Legue
e Champ Quevra una pezza e chiamata Legue ou Champ Quevra.
319
CIr. anche ad esempio Pre de Pavie ou Revmondin, Plave ou Collombe. La Sereno riscontra
a Inverso Porte una simile sovrapposizione di areali; secondo l`autrice essa e l`eIIetto di una
riorganizzazione territoriale, durante la quale si e costituita una delle due aree parzialmente
sovrapposte: C`est le cas par exemple de l`aire d`extension de Blefnati, qui a son extension
maximum dans la region homonyme, mais qui s`etale aussi quelque peu dans la region
Gardallinera (cIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., pp.131-132). Per Solomiac
e pero arduo stabilire se e avvenuta un`analoga riorganizzazione, poiche in alcuni casi i
toponimi sovrapposti sono stati Iatti risalire al medesimo periodo di Iissazione, senza del resto
poter determinare una datazione precisa (ad esempio Garde ou Lauset e Plan ou Enfernet).
Anche se la distrettuazione Iosse stata riorganizzata, cio non escluderebbe che le parcelle
situate nelle aree di sovrapposizione conservano un`appartenenza regionale incerta.
127
Il sistema toponomastico ordina concettualmente il territorio secondo
relazioni strette, dislocate su due livelli, con l`obiettivo di organizzare i
comportamenti spaziali e le intenzioni verso lo spazio
320
.
Dai singoli nomi e dai rapporti tra loro emerge uno spazio da percorrere con
le mandrie e con il legname, uno spazio da abitare e da sIruttare. Il territorio,
cosi come e riIlesso dai nomi di luogo, si sviluppa in verticale ma anche in
senso orizzontale, o meglio circolare
321
. Attorno ai tre nuclei abitati inIatti si
evidenzia una sorta di circonIerenza, entro la quale e localizzata la maggiore
varieta di risorse agropastorali a breve raggio dalle dimore degli abitanti.
Le tre circonIerenze sono pero lambite e intersecate dalla direttrice verticale,
quella che segue i percorsi delle mandrie verso la monticazione. Lo
spostamento da valle a monte condiziona l`organizzazione dell`abitato, che in
parte risponde ai ritmi della bassa, media e alta stagione. Il sistema
toponomastico rivela quindi una rete di rapporti inscindibili tra i modi
dell`abitare, le pratiche agricole e pastorali e il territorio che li ospita e che ne e
plasmato.















320
La toponomastica di ogni area ha una propria logica interna, secondo la deIinizione di
Diego Moreno, legata alle strutture della societa rurale che ha adottato il sistema
toponomastico come rete di orientamento e reperimento stesa su di un territorio di cui deve
controllare risorse e diritti di accesso (cIr. D. MORENO, Dal documento al terreno, op. cit.,
p. 39).
321
CIr. graIico 3, p 128.
128


































129
CAPITOLO 5


CONSIDERAZIONI SUL MAS

Da alcuni decenni la storiograIia e approdata ad un signiIicato ampiamente
condiviso per il termine basso latino mansus. La deIinizione accettata in modo
unanime considera il mansus come une habitation rurale d`un homme libre,
colon ou serI, avec Ionds de terre, comprenant champs, pres, bois, parIois
vigne; concede par le seigneur moyennant certaines charges et que le tenancier
explotait avec sa Iamille; il constituait ainsi un domaine plus ou moins etendu
ayant ses limites particulieres
322
.
Tra gli storici sono invece tuttora dibattuti il problema dell`origine del
sistema dei mansi e il problema dell`esaurirsi di tale Iorma di organizzazione
agraria; quest`ultimo risulta il piu importante ai Iini della nostra ricerca.
Le radici del sistema appaiono aIIondare nel fundus gallo-romano, un`unita
territoriale sIruttata a proIitto di un solo padrone (dominus o signore). L`eta
carolingia avrebbe ereditato l`organizzazione agraria precedente, che si sarebbe
diIIusa a scala dell`impero. Nell`azienda si distinguevano la riserva del
padrone o mansus indominicatus, i beni comuni e il lotto del colono o
manso
323
.
Col declinare dell`epoca carolingia anche il sistema agrario Iondato sul
manso sembra aver cominciato ad eclissarsi. Su questo punto pero non tutti gli
storici si mostrano concordi. In anni recenti, ad esempio, Yoshiki Morimoto ha
tentato di rovesciare l`opinione diIIusa che i mansi Irazionati e i mansi
sovrappopolati Iossero il segno della decadenza del sistema. Secondo
Morimoto al contrario il mansus sopravvisse almeno per tutto l`Alto
Medioevo
324
.

322
CH. MARTEAUX, Repertoire des noms de lieux de larrondissement dAnnecv dapres le
cadastre de 1730, Annecy 1935, pp. 6-7. CIr. sul versante italiano E. SERENI, Storia del
paesaggio agrario italiano, op. cit., pp. 86-87: per l`autore il sistema dei mansi prevale nelle
grandi signoria terriere a partire dall`eta carolingia; i mansi sarebbero unita poderali adeguate
alla capacita lavorativa di una Iamiglia colonica e di una coppia di buoi all`aratro.
323
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 480-484.
324
Y. MORIMOTO, Sur les manses surpeuples ou fractionnaire dans le polvptvque de Prm .
phenomenes marginaux ou signes de decadence?, nel vol. E. MORNET (a cura di),
Campagnes medievales. lhomme et son espace. Etudes offertes a Robert Fossier, Parigi 1995,
pp. 409-423. Morimoto analizza il polittico renano dell`893, dove si rivelano numerosi i mansi
130
Correlato al problema della Iine e quello della persistenza di Iorme piu o
meno direttamente riconducibili al manso. Cio che non si e ancora giunti a
determinare e se il manso, una volta esaurita la sua spinta propulsiva, abbia
proseguito la sua esistenza come relitto all`interno di un`organizzazione
territoriale successiva.
Gli storici e i geograIi storici si sono divisi sull`interpretazione corretta del
termine mas che compare in molti consegnamenti e catasti dell`Eta Moderna
(Ira di essi il Catasto savoiardo del 1730 e il catasto di Solomiac del 1686,
oggetto del presente lavoro). Le ipotesi in merito sono riducibili a due: una
sostiene che il mas e l`erede del mansus alto medievale; l`altra nega tale
rapporto di discendenza.
Tra i Iautori dell`ipotesi della sopravvivenza del manso e Paul Guichonnet,
secondo il quale almeno in Savoia l`antica divisione del suolo era viva nella
memoria, sebbene non Iosse piu presente nella vita amministrativa. Per tale
motivo i catastatori, sulla scorta degli inIormatori locali, avrebbero preso il mas
come base d`agrimensura per redigere il catasto del 1730
325
.
Anche Paul DuIournet e stato inizialmente un sostenitore dell`ipotesi
dell`eredita diretta. Proseguendo gli studi sull`Alta Savoia egli giunge dopo un
decennio a conclusioni opposte: Le mas du cadastre de 1730 n`est pas
l`heritier du manse. Ce n`est pas autre chose, sous reserve d`approIondissement
dans d`autres communes, qu`un simple lieu-dit
326
. Il termine mas non
designerebbe che un settore di territorio identiIicato da un toponimo.

Irazionati e i mansi sovrappopolati. I primi equivalgono alla meta di un manso e rappresentano
un`ulteriore suddivisione della grande proprieta; i secondi ospitano piu Iamiglie, che lavorano
la medesima unita poderale. L`autore conclude che i due tipi, presenti in piena eta carolingia,
non vanno interpretati come il Irutto della decadenza, bensi come il Irutto della vitalita del
sistema: essi sarebbero le tappe non tanto della decomposizione quanto della Iormazione del
manso. Se in epoca piu tarda si incontrano dunque dei mansi Irazionati, cio non basta per
aIIermare che il sistema si sta ormai eclissando.
325
Per Guichonnet i mas sarebbero blocchi di parcelle che appaiono come la sopravvivenza dei
mansi, le prime cellule d`exploitation e de Iixation de la population. I mas precederebbero il
catasto di almeno tre o quattro secoli, travalicherebbero i limiti comunali e porterebbero nomi
con etimologia romana o germanica. Avrebbero dimensione variabile ma raramente inIeriore ai
3 ettari, per cui sembrano rappresentare un`unita aziendale elementare, secondo la deIinizione
classica di mansus. CIr. P. GUICHONNET, Le cadastre savovard de 1738 et son utilisation
pour les recherches dhistoire et de geographie sociales, 'Revue de geographie alpine,
XLIII,1955, (2), pp. 254-298 (cIr. in particolare per il mas pp. 294-296).
326
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 492.
131
Nell`attesa di un`indagine risolutiva non si puo che concludere con la
considerazione di Paola Sereno: Il mas resta tuttora uno dei problemi piu
diIIicili da aggredire di tutta la geograIia storica
327
.
Senza ovviamente la pretesa di dirimere la questione, cercheremo di Iornire
un contributo se non altro descrittivo, basandoci sulle occorrenze del termine
mas nel catasto di Solomiac.

Nel registro del 1686 il termine mas e attestato soltanto 15 volte. In due
circostanze contribuisce a Iormare un toponimo; nelle altre compare all`interno
della descrizione dei beni consegnati.
Il toponimo Clot du Mas appartiene al livello toponomastico regionale
328
; e
tuttora segnalato sulla tavoletta IGM, perche identiIica due dimore attualmente
diroccate, situate a 1690 metri di altitudine. Clot du Mas e in eIIetti
localizzabile anche per la Iine del 600 intorno a tale altitudine, circa 900 metri
a Nord del nucleo superiore di Outagne. Oggi la zona appare come un pianoro
di Iorma quadrangolare, sostenuto da terrazzamenti sul lato a valle e in parte
sul lato a Meridione. All`epoca del catasto doveva presentarsi con un aspetto
simile, se si Ia Iede alla prima voce del toponimo, Clot. Nel 1686 l`area si
estendeva per 1,3 ettari e ospitava 14 seminativi, ripartiti Ira nove proprietari:

Tabella 8. Proprietari di parcelle a Clot du Mas.

PEYRET FAZY GARCIEL ORGEAS
Michel Iu Michel: 1
pezza

Antoine Iu Michel: 1
pezza

Jean Iu Michel: 3
pezze

Barthelemy e Jean e
sorelle: 1 pezza

Franois e Catherine
Iu Barthelemy: 3 pezze
Antoine di
Michel: 1 pezza

Michel di
Michel:1 pezza
Jacques: 2
pezze
Pierre: 1
pezza

327
P. SERENO, Fourest, mas, cha:al, loc. cit., p. 413.
328
CIr. 4.2.
132
Ben 9 delle 14 parcelle appartengono a persone con cognome Peyret; i primi
tre sono sicuramente Iratelli, mentre per gli altri non si conoscono legami di
parentela. E un Iatto pero che la maggior parte delle parcelle in Clot du Mas
(0,75 ha su 1,3 ha) siano possedute da membri di un unico lignaggio.
Il termine mas e attestato solo un`altra volta come toponimo: ci riIeriamo a
Mas:age ou Plan, toponimo di livello subregionale
329
che identiIica un prato.
La parcella appartiene a Laurens Cibour di Dezertes e si trova in un`area in
eIIetti conIinante col territorio di Dezertes.
Le restanti occorrenze di mas sono riscontrabili all`interno delle descrizioni
di alcune parcelle; la qualiIica di mas non viene attribuita alla parcella
descritta, bensi ad un luogo limitroIo ad essa.
A Chapel Claude e Antoine Ailhaud e la loro nipote Marie possiedono
une terre tenant.a la terre des Registrans du mas de Bertoumiou.
A Chappellieras Antoine Fazy di Michel possiede un seminativo
lambito a Nord dal passage pour le service du mas de Chappellieras;
accanto, suo Iratello Michel ha una parcella con prato-seminativo-
incolto dans laquelle piece est le passage pour le service du mas de
Chappellieras.
A Sau:et Franois Cibour possiede un seminativo tenant aux hoirs de
Jean Cibour du mas de Chappellieras.
A Fournet Margueritte Orgeas moglie di Michel Garciel possiede une
terre dans laquelle est le passage pour le service du mas de Pellieras.
A Mavsonnace Franoise Peyret moglie di Jean Peyret ha un
seminativo lambito da un viottolo che a minuit doit le passage pour le
mas di Pellieras.
A Las Mollinas Julien Cossul e sorelle hanno due seminativi contigui,
entrambi conIinanti a Nord con una parcella du mas de las Pellieras,
appartenente a Margueritte Orgeas moglie di Michel Garciel. Laurens
Peyret possiede un seminativo conIinante a Nord con quello di
Bernardine Orgeas moglie di Antoine Fazy du mas de Pellieras; la
parcella di Bernardine e adiacente a quella di Margueritte.

329
CIr. 4.2.
133
Laurens Collomb detiene a Pra Long une piece pre et un peu de terre
au pied.a minuit dans laquelle passe le viol pour aller au mas de la
Grange.
Margueritte Margail moglie di Paul Brun e Bernardine Orgeas moglie
di Antoine Fazy possiedono ciascuna un seminativo a Bertoumiou
conIinante a Est con la stessa parcella di Jean Pierre Garciel du mas de
Rougieras. Ancora a Bertoumiou i Coristi di Solomiac e Fenils hanno
un coltivo tenant a Claude e Antoine Ailhaud du mas de Rougieras a
levant.
A Maison Neufve Denis Orgeas detiene un coltivo conIinante a Ovest
con un altro di sua proprieta du mas des Serrets.

Il termine mas compare quindi in riIerimento ad un numero limitato di
luoghi: Bertoumiou, Chappellieras, Pellieras, Pre de la Grange, Rougieras e
Serrets. Solo Bertoumiou e Rougieras sono tra loro conIinanti; entrambi,
insieme a Pellieras, si situano tra gli abitati di Sollomiac e Outagne. Accanto a
quest`ultimo nucleo si localizza Serrets, rispetto al quale Chappellieras si trova
a Nord-Est. Pre de la Grange e l`unico areale distante dagli agglomerati di
dimore, circa un chilometro a Nord del nucleo inIeriore di Outagne.
Nel capitolo precedente abbiamo Iatto risalire i sei toponimi ad epoche
diverse: Pellieras ci e parso alto-medievale, Bertoumiou basso-medievale, gli
altri coevi al catasto
330
.
Mai la parcella che si sta descrivendo e considerata appartenente ad un
mas. Nei casi, rari rispetto al numero di pezze consegnate, in cui e citata la
voce mas, non sembra che essa sia riIerita ad un singolo appezzamento, ma ad
un`area: secondo la Iormula piu ripetuta si nomina inIatti una parcella
conIinante, aggiungendo che essa appartiene ad un certo mas. I mas di
Chappellieras e di Pellieras vengono raggiunti attraverso una strada di
servizio
331
.

Nel catasto annoveriamo sei aree che talvolta vengono considerate dei mas,
piu due toponimi composti con la voce mas. Riscontriamo dunque otto zone

330
CIr. 4.1.
331
L`accesso al mas di Chappellieras e situato tra le pezze di Antoine e Michel Fazy, in
riIerimento alle quali e menzionato, e le pezze contigue appartenenti all`areale di Sau:et.
134
ben delimitate e deIinite da un field name. Tale considerazione non e pero
suIIiciente per stabilire se si tratta di eredita degli antichi mansi. Questi ultimi,
secondo Maria Ada Benedetto, erano diIIusi durante il Medioevo in tutta l`Alta
Valle di Susa, dove tuttora sarebbe ancora in uso talvolta quella antica
distrettuazione
332
.
La Benedetto traccia l`equivalenza, senza dimostrazione, tra mansus e mas,
per cui il secondo non sarebbe altro che la continuazione del primo; sulla base
del catasto di Solomiac e assai arduo avallare tale tesi.
Se si accetta un`originaria divisione del territorio in mansi e insieme si
accoglie la deIinizione di manso quale unita poderale in grado di Iornire il
sostentamento ad una Iamiglia colonica, allora e necessario tenere in conto la
natura del territorio. Solomiac e situato su un pendio, il versante occidentale
del monte Fraiteve; lungo la direttrice Nord-Sud ospita aree molto assolate e
altre piu incassate e quindi in ombra. Una divisione in mansi che volesse
garantire a ciascun massaro la sussistenza, dovrebbe essere condizionata da
quei parametri, correlati alle variazioni di temperatura in relazione
all`altitudine, alla Iertilita del suolo in rapporto allo strato humico.
Il risultato, in deIinitiva, avrebbe dovuto presentarsi non molto dissimile da
quello che DuIournet riscontra per Bassy: non blocchi compatti d`exploitation,
bensi parcelle separate l`una dall`altra sebbene aIIerenti alla stessa unita
aziendale. I massari abiterebbero in agglomerati di dimore, ciascuno
corrispondente ad un gruppo di mansi
333
; i nuclei abitati che Iormano l`odierna
Irazione di Cesana Torinese potrebbero in eIIetti essere stati connessi ad
un`organizzazione per mansi.

332
La Benedetto riscontra nella Val Susa medievale la divisione classica della grande proprieta
in pars dominica, coltivata dai servi sotto la diretta sorveglianza del proprietario, e pars
massaricia, data da condurre a economia separata con l`obbligo di determinati canoni e
concessioni. Il mansus o mas ha una parte di primo piano nel regime della proprieta, e non
solo altomedievale; nelle vendite, nelle donazioni, in tutte le transazioni, viene sempre
nominato si da poter essere considerato come una vera e propria unita agraria, come lo e ancora
tutt`oggi nel Trentino Alto Adige; del pari, e ancora assai usato nella Val di Susa. CIr. M.A.
BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit., in partic. pp. 13-14.
333
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 480-484. In un territorio a Bassy e in
uno a Veytrens, i quali appaiono nati da un dominio primitivo, si riscontrerebbe la mancanza di
unita aziendali delimitate da un perimetro rigido; le aree che vengono riconosciute come mansi
si compenetrano. Cio sarebbe dovuto ad una suddivisione originaria eseguita sulla base della
natura ineguale delle terre, della Iertilita, dei microclimi. I massari avrebbero abitato in villaggi
corrispondenti ciascuno ad uno dei due territori.
135
Il rilievo montano depone dunque a sIavore di una divisione del territorio in
unita compatte. Per contro, i luoghi che sul catasto vengono chiamati mas
appaiono come insiemi di parcelle contigue.
Nemmeno le dimensioni dei blocchi di parcelle appaiono suIIicienti a
dimostrare una derivazione dal manso. Paul Guichonnet ha calcolato che i mas
registrati nel Catasto savoiardo del 1730, pur essendo di dimensioni variabili,
scendono raramente sotto i 3 ettari, un`estensione che egli considera suIIiciente
ad una azienda agricola Iamiliare
334
; in eIIetti alcuni dei luoghi considerati mas
a Solomiac occupano superIici non dissimili
335
, il che potrebbe avvalorare
l`ipotesi che essi siano derivati dai mansi. La supposizione non viene smentita
dalle dimensioni medie delle aziende consegnate nel 1686 (circa 5 ettari), ma
non sembra reggere il conIronto con le considerazioni precedenti sulla
necessita di suddividere le unita poderali in piu parcelle distanti (del resto e
proprio quello che si veriIica all`interno delle proprieta catastate).
Ad allontanare il mas dal mansus sembrano contribuire anche alcuni
aspetti linguistici. Da un lato, piu generale, il signiIicato di unita poderale
sembra sia stato ereditato dal termine tecnico feu; dall`altro lato la parola mas,
cosi come appare nel catasto di Solomiac, sembra uscita dalla bocca dei
consegnatari piuttosto che dalla penna degli agrimensori.
Il feu o Iuoco e un`unita di misura Iiscale molto diIIusa nel Medioevo;
identiIica, come illustra DuIournet, una o piu Iamiglie riunite sotto lo stesso
tetto, che sIruttano lo stesso dominio e pagano le imposte signorili,
ecclesiastiche e piu tardi statali sulla base della terra posseduta. E il feu,
secondo DuIournet, il vero ereditiero del manso, poiche coincide con lo stesso
tipo di Iamiglia patriarcale che era alla base dell`organizzazione per mansi. Il
Iuoco era indicato nei documenti Iiscali medievali col nome del capoIamiglia,
il successore della precedente Iigura del massaro
336
.

334
P. GUICHONNET, Le cadastre savovard, art. cit.
335
Pre de la Grange occupa 9 ha; Rougieras 7,3 ha; Chappellieras 3,7 ha; Serrets 3,6 ha;
Bertoumiou 1,7 ha; Clot du Mas 1,3 ha; Mas:age 0,7 ha.
336
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 486-487: Au XIV siecle, dans les
reconnaissances dont nous disposons, pour Bassy et Chtel, les redevances, tailles, dmes,
servis, sont speciIies dus par des individus, cheIs de Ieu, et non par des domaines. La Iiscalite
ne connaissait alors que le Ieu. Piu tardi, sostiene ancora l`autore, comparve l`espressione
Iaisant Ieu: per comodita, cioe, venne Iissata una somma IorIettaria da pagare per comune,
ripartita in un numero Iisso di Iuochi, che poteva variare a lungo termine in rapporto alla
situazione economica.
136
Ora, come precisa la Benedetto, i comuni dell`Escarton di Oulx, tra i quali
e annoverato Solomiac, durante il Basso Medioevo pagavano le imposte
proprio per Iuochi
337
. Anche a Solomiac, dunque, e molto probabile che il feu
individuato attraverso il nome del capoIamiglia, e non il mas, all`epoca
rappresentasse l`unita aziendale. Del resto nel 1686 gli abitanti consegnano
parcelle sparse, che trovano la loro unita proprio nella Iigura del consegnatario
e non in un raggruppamento di pezze contigue.
Il termine mas sul registro non appare come una voce tecnica inserita dagli
agrimensori; risulta piuttosto un elemento che i consegnatari hanno utilizzato
per descrivere alcune parcelle. Se si trattasse di un termine tecnico esso
comparirebbe molto piu spesso di 15 volte, o perlomeno sarebbe attestato ogni
qualvolta si cita una parcella appartenente alle aree di Bertoumiou,
Chappellieras, Pellieras, Pre de la Grange, Rougieras e Serrets. Cio invece
non avviene.
Possiamo pero immaginare che cosa e successo. I consegnatari, convocati
per Iar registrare le proprie parcelle, indicavano il nome del luogo in cui erano
situate e ne descrivevano i conIini. Alcuni di essi durante la descrizione
citavano la parola mas, che di conseguenza veniva riportata sul catasto
338
. In
pochi nominarono il mas probabilmente perche, una volta individuato un certo
toponimo, doveva apparire ovvio che esso coincidesse con un mas, ossia un
distretto; oppure, viceversa, perche in pochi serbavano memoria di una piu
antica distrettuazione ormai abbandonata e persistente solo piu nei field names
Clot du Mas e Mas:age. Pensiamo tuttavia di poter escludere la seconda
opzione, poiche in quattro casi sul catasto si nomina un passaggio di accesso al
mas: se il mas nel 1686 e dotato di un proprio accesso, cio signiIica che esso e
una realta ancora ben individuata e operante.
In una circostanza il termine mas ha persistito in area linguistica occitana
almeno Iino al XV secolo, con un campo semantico che origina da quello di
mansus per poi specializzarsi in un signiIicato piu ristretto: le Iorme mas,

337
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit.
338
Un procedimento simile sembra sia avvenuto a Bassy: DuIournet precisa che il catasto del
1730 Iu redatto sulla base delle indicazioni Iornite da quattro persone del luogo, tre delle quali
analIabete, ma tutte con una conoscenza del territorio Iormatasi sull`osservazione e la
tradizione. Costoro, secondo il ricercatore, conoscono i toponimi in Iunzione della loro
necessita, che e quella di orientarsi, non e di ordine Iiscale. Di conseguenza gli inIormatori
nominano i mas nel senso di territori identiIicati da un nome e non nel senso di unita Iiscali.
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 457-460.
137
capmas designerebbero il centro Iunzionale del manso, l`area dove sorgono le
dimore. Secondo Robert Fossier la specializzazione semantica si nota gia nei
polittici del IX secolo e nei consegnamenti del X e XI secolo, che non
impiegherebbero piu i termini carolingi nel loro senso antico: manso, hide, hufe
non rappresentano piu le dipendenze di una grande proprieta, costrette a
determinati servizi. On ne nous parle plus que de quartiers, et si meix ou mas
arrive sous la plume du scribe c`est une parcelle btie, sans plus
339
.
Per Jean-Loup Abbe, in riIerimento alla bastia di Saint-Denis nella regione
di Carcassonne, il termine campmas presente in un consegnamento del 1490,
orthographie aussi capmas ou cammas, est derive de CAPUT MANSI et
designe la partie principale d`un manse divise ou disperse et sur laquelle etait
la maison des tenanciers
340
.
Se le aree per le quali compare la voce mas nel catasto di Solomiac
ospitassero dimore o tracce di dimore, allora le si potrebbe ritenere i centri
Iunzionali di un antico manso.
A Bertoumiou, Chappellieras, Serrets e Pellieras non abbiamo riscontrato
alcun tipo di ediIicio. A Rougieras nel 1686 sorge un cha:al
341
; a Pre de la
Grange il catasto non registra alcuna dimora, pero il toponimo sembra rivelare
la presenza di stalle-Iienili ed in eIIetti attualmente sul luogo insistono alcune
costruzioni
342
. Questi ultimi due areali sono pero talmente ampi che non

339
CIr. R. FOSSIER, Pavsans dOccident (XIe-XIJe siecles), Parigi 1984, p. 153. Lo storico
traccia per il manso due evoluzioni dipendenti da due diverse serie di circostanze : da un lato
la ou le capmas reste compact, la ou la vigne, le complant, l`olivier inclinent a des parcelles
massives, la ou la Iamille reste Iortement coherente, la ou les progres techniques s`arrtent a
mi-chemin.breI dans les zones meridionales, triomphent les parcelles carrees, les quaderni,
les aiole d`Italie et de Provence (ivi, pp. 133-134). Dall`altra parte lo smembramento del
manso, plus Iacile certainement la ou le manse se composait de lapins disperses, a pu avoir de
multiples causes: une dislocation du groupe Iamilial, des progres agraires permettant de
produire autant sur une surIace reduite, una pression demographique provoquant un
surpeulpement (ivi, pp. 153-154).
340
CIr. J-L. ABBE, Lamenagement de lespace. le parcellaire rurale de la bastide de Saint-
Denis (Aude), nel vol. E. MORNET (a cura di), Campagnes medievales. lhomme et son
espace. Etudes offertes a Robert Fossier, Parigi 1995, pp. 103-119. L`autore studia la bastia
ediIicata nel XIII secolo secondo uno schema spaziale razionale, come immagine di un potere
politico Iorte in un`area dove si era appena aIIermata la monarchia centralistica in seguito alla
crociata contro gli albigesi. Abbe evidenzia pero una territorializzazione sottostante che risale
all`Alto Medioevo e si mostra in alcuni tratti del parcellare che ricordano una struttura per
mansi, la cui memoria permane almeno Iino al consegnamento del 1490.
341
CIr. capitolo 2.
342
CIr. capitolo 2.
138
sembra opportuno considerarli come gli appezzamenti con dimora a cui Iaceva
capo un manso
343
.
Clot du Mas e Mas:age al contrario hanno dimensioni piccole,
rispettivamente 1,3 e 0,7 ettari, piu paragonabili a quelle di un caput mansi
344
.
Sull`areale del primo toponimo insistono oggi due ruderi, che non sono indicati
sul catasto del 1686; purtroppo non ci e stato possibile datarli. Nemmeno a
Mas:age il registro segnala ediIici, ma cio non esclude che ci Iossero stati in
un`epoca precedente: non bisogna dimenticare inIatti che il nome di luogo si
situa a livello subregionale nella rete toponomastica; potrebbe dunque essere il
relitto di una precedente maglia territoriale
345
.
Sappiamo inoltre che i toponimi tendono in generale a permanere in quanto
componenti di un sistema radicato nella memoria e nella tradizione
comunitaria; in particolare risultano conservativi quei nomi che indicano
elementi topograIici importanti e soprattutto luoghi ediIicati e abitati
346
.
InIine a Clot du Mas e registrata un`elevata concentrazione di proprieta dei
Peyret; esse potrebbero rappresentare il nucleo, conservatosi nel tempo, di una
piu ampia unita poderale gestita dal lignaggio. Un simile raggruppamento di
parcelle appartenenti al medesimo lignaggio non si veriIica in nessun altro
toponimo al quale e attribuito il connotato di mas.
Riteniamo pertanto di poter Iondare su questi dati l`ipotesi che il termine
mas, cosi come si presenta nel catasto di Iine 600, nasconde due signiIicati
diversi, uno valido per i toponimi Clot du Mas e Mas:age, l`altro valido per le
occorrenze situate in un contesto descrittivo.
I due toponimi, a nostro avviso, identiIicano non un antico manso, che su
un versante alpino avrebbe potuto diIIicilmente presentarsi come un blocco di
appezzamenti limitroIi, bensi il suo centro Iunzionale. Il termine mas si e
conservato e si e Iissato in un toponimo solo in queste due circostanze proprio

343
DuIournet ricorda che e stata calcolata una dimensione media dei mansi nell`XI secolo pari
a 13-16 ettari (cIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., p. 482). Fossier stima che
all`inizio del XIII secolo per la sopravvivenza di una Iamiglia occorrevano da 4 a 6 ettari (cIr.
R. FOSSIER, Pavsans, op. cit., p. 154). L`azienda media a Solomiac oscilla tra questi ultimi
due valori. Tutto cio dimostra che Rougieras e Pre de la Grange hanno una superIicie piu
vicina a quella di un manso che a quella del caput mansi.
344
I dizionari di provenzale e di patois occitano alpino da noi consultati (il Mistral, lo
Chabrand-Rochas) deIiniscon mas e il derivato mas:age in primo luogo come insieme di
ediIici, cascina, abitazione, ricovero (cIr. Repertorio dei toponimi, schede 75 e 76).
345
CIr. capitolo 4.
346
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 471-473.
139
perche in una certa epoca comincio a designare un ediIicio o un gruppo di
ediIici.
Le aree deIinite coi nomi di Bertoumiou, Chappellieras, Pellieras, Pre de
la Grange, Rougieras e Serrets e indicate anche come mas non rappresentano
le eredita di antichi mansi e nemmeno unita Iiscali, bensi alcune delle regioni
delimitate e denominate nelle quali e organizzato il territorio di Solomiac. I
mansi, come si e detto, non sarebbero potuti apparire come agglomerati di
parcelle; i mas invece si presentano sotto tale aspetto, sono, per usare le parole
di DuIournet, dei semplici lieux-dit
347
.
Solo 6 toponimi su oltre 120 vengono pero considerati mas e ciascuno di
essi viene nominato ben poche volte con la dicitura mas de. Cio
probabilmente non signiIica che gli altri toponimi non identiIicassero anch`essi
dei mas; e piu probabile che i consegnatari percepissero come ovvio il Iatto che
ogni nome designava un mas, una regione e quindi lasciassero il termine
sottointeso. Del resto nel catasto non si trova mai scritto 'il villaggio di
Sollomiac, 'l`abitato di Collombieras, poiche gli abitanti ritenevano
l`inIormazione non necessaria: erano suIIicienti i due toponimi per identiIicare
i due hameaux.

Probabilmente le tracce degli antichi mansi devono essere cercate nella
toponomastica: non solo nei nomi di luogo in tal senso piu trasparenti, come
Clot du Mas e Mas:age, ma anche in altri nomi che appaiono rinviare a unita
agrarie precedenti il catasto e poi smembrate. Ci limitiamo qui a individuare
alcune direttrici di indagine.
Ci riIeriamo in prima istanza ai toponimi derivati da antroponimi
348
; essi
sanciscono un rapporto di sIruttamento tra un`area e un gruppo Iamiliare,
deIiniscono un`identita tra la terra e il suo possessore. Ecco perche, in linea
generale, e possibile che un antroponimo riveli la presenza di un antico manso.
Talvolta in eIIetti puo capitare che i manentes conservino il possesso di un
podere anche dopo l`esaurirsi del regime curtense, attraverso altri tipi di
contratto come l`enIiteusi; il Iondo cosi si tramanda di generazione in

347
Ivi, p. 492.
348
CIr. Capitolo 3.
140
generazione Iino ad essere denominato e riconosciuto col nome del
tenutario
349
.
L`equivalenza tra l`antroponimo e l`origine curtense della regione che esso
deIinisce non e pero Iacilmente accertabile e non e sempre valida; almeno due
motivi tendono a negarla.
Innanzitutto i toponimi derivati da nomi di persona sono quelli che mutano
piu rapidamente, al ritmo delle successioni di Iamiglie diverse sulla medesima
proprieta
350
. In seconda istanza nell`Alta Valle di Susa si diIIusero
precocemente, ad avviso della Benedetto, alcuni tipi di contratto agrario
alternativi al manso: l`enIiteusi perpetua, l`ad medium complanctum
351
, i
contratti a tempo determinato che tendono a diventare perpetui come
l`accensamentum
352
. Non va inoltre dimenticato che l`escarton dOulx era terra
d`allodii, molto diIIusi in particolare a partire dagli anni 1330-1343, quando il
DelIino Umberto II concesse un`ampia serie di Carte di Iranchigia
353
. I nomi di
Iamiglia possono identiIicare dunque non solo i mansi, ma anche unita poderali
di altra origine; queste ultime potrebbero aver smembrato o sostituito i primi.
Ai due motivi si aggiunge un terzo inerente la regione di Solomiac: qui i
toponimi di derivazione antroponimica individuano aree compatte, mentre in
precedenza si e sostenuto che in zone montuose i mansi avrebbero dovuto
essere costituiti da parcelle disperse.
Supponiamo invece che i mansi alle pendici del monte Fraiteve potessero
apparire come blocchi compatti; in tal caso la maggior parte degli antroponimi
registrati nel 1686 non corrisponde ad antichi poderi curtensi, poiche non
supera l`estensione minima in grado di Iornire il sostentamento ad una

349
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit., pp 95-96.
350
CIr. P. DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 488-491. L`autore individua a Bassy
due mas di proprieta non signorile, chiamati che: Billion e che: Servex. Ebbene, DuIournet
riesce a datarli in modo sicuro: i due insiemi parcellari risultano posteriori al XVII secolo (Ivi,
p. 462).
351
Secondo la Benedetto l`ad medium complanctum Iu molto diIIuso in Alta Valle di Susa;
prevedeva la concessione di un Iondo sterile che il concessionario si impegnava a dissodare e
coltivare a patto di renderne, generalmente dopo cinque o sette anni, la meta al concedente. Il
contratto rappresenterebbe un`evoluzione dell`enIiteusi. CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime
fondiario, op. cit., p. 70.
352
Nel primo capitolo ( 1.2) abbiamo cercato di dimostrare proprio come l`accensamentum si
sia trasIormato in un possesso deIinitivo della terra, sancito dalla presenza nel catasto, un
documento al quale interessa, a scopo Iiscale, chi detiene gli appezzamenti di Iatto e non di
diritto.
353
CIr. M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario, op. cit.
141
Iamiglia, stimabile tra i 4 e i 6 ettari
354
. Altri, non molti, in eIIetti raggiungono
o oltrepassano tale soglia
355
: Pras Mevers e Gaillardieras presentano una
superIicie talmente ampia da Iar supporre che, se in una certa epoca essi
appartenevano ad un solo tenutario, la loro unita sia stata costruita tramite
transazioni, alienazioni, successioni.
Poullieras, Coste de Berard e Marcel rispecchiano invece le dimensioni di
un manso, ma cio ovviamente non e suIIiciente per considerarli gli ereditieri di
un`antica organizzazione Iondiaria. Gli areali dei toponimi inIatti nel tempo
possono allargarsi o contrarsi, i toponimi talvolta cambiano parzialmente di
sito
356
.
E piu opportuno dunque ipotizzare che in alcuni casi gli antroponimi
identiIichino non un manso primitivo, ma una parte piu o meno grande di esso,
o al limite tramandino il ricordo di un`organizzazione Iondiaria ormai occultata
e diIIicile da recuperare.
Alcuni autori hanno proposto di cercare i relitti dei mansi in quei toponimi
che denotano un processo di divisione della terra
357
. Nel caso di Solomiac
segnaliamo i toponimi Cartier, Champ Quevra e Cognets. Di nuovo per
vedervi una discendenza diretta dagli antichi mansi bisogna presupporre che le
unita poderali originarie Iossero composte da blocchi di parcelle contigue: cio
potrebbe valere per Champ Quevra e per Cognets, ampi rispettivamente 5,6
ettari e 3,7 ettari; Cartier invece nel 1686 ammonta appena a 0,6 ettari.
Anche in tale circostanza tuttavia si potrebbe essere di Ironte ad areali piu o
meno estesi rispetto all`epoca di Iissazione del toponimo, oppure al cospetto di
porzioni di mansi successivamente parcellizzate.


354
Tale e la dimensione media di un podere in grado di sostentare una Iamiglia nel XIII secolo,
secondo Robert Fossier (cIr. nota 21) e tale e anche la dimensione media delle superIici
aziendali a Solomiac nel 1686. Qui riscontriamo solo due proprieta inIeriori ad 1,5 ettari, che
appartengono a due donne (cIr. 1.2). Alcuni antroponimi invece Iorniscono il proprio nome
ad areali ben inIeriori al mezzo ettaro, come ad esempio Artaut (10,7 are) e Pra Margail (14
are).
355
Pras Mevers si estende per 12,6 ha; Gaillardieras per 12,4 ha; Poullieras arriva a 5,4 ha;
Coste de Berard a 4,8 ha; Marcel a 4,3 ha.
356
CIr. P DUFOURNET, Une communaute, op. cit., pp. 85 e 471.
357
CIr. ad esempio R. GRAND, Lagriculture au Moven ge de la fin de lempire romain au
XJIe siecle, Paris 1950, citato in CIr. P DUFOURNET, Une communaute, op. cit. Secondo
Grand quando il manso comincia a smembrarsi nell`XI secolo, appaiono unita piu piccole,
come la cartairata o carteria (ivi, p. 84).
142
In conclusione, ne il mas ne le regioni di cui si e appena discusso ci
appaiono, in riIerimento a Solomiac, come gli eredi diretti di un sistema di
organizzazione Iondiaria per mansi. Abbiamo avanzato ipotesi e raccolto
indizi, probabilmente abbiamo rintracciato alcuni relitti assai incompleti.
L`antica distrettuazione ci appare pero smembrata, occultata al di sotto di altre
territorializzazioni, in buona parte irrecuperabile.










































143
CONCLUSIONI


Con la nostra ricerca crediamo di aver dimostrato le potenzialita geograIiche
dei catasti storici non solo laddove esse sono piu Iacilmente leggibili, ossia
negli usi del suolo e nella localizzazione delle parcelle, ma anche dove e
necessario un lavoro preliminare di interpretazione linguistica: e questo il caso
dei toponimi, che condensano in un nome una porzione di sapere geograIico.
L`approccio Iilologico ci ha permesso di comprendere il rapporto tra
signiIicanti e signiIicati, e poi l`interpretazione geograIica dei nomi e degli
oggetti da loro designati ci ha consentito di coniugare il processo denominativo
con l`organizzazione territoriale di Solomiac. I designatori con i quali la
comunita ha trasIormato lo spazio in luogo sono inIatti prima di tutto elementi
geograIici, non tanto nel senso di indicatori dell`organizzazione obiettiva del
territorio, quanto nel senso di orientatori dei comportamenti spaziali
358
.
L`atto denominativo certamente non avviene una volta per tutte; cio vale
anche per territori che non hanno subito vere e proprie colonizzazioni e
conseguenti rivoluzioni nel sapere e nella volonta geograIica. E il caso di
Solomiac, dove la comunita ha continuato a produrre e utilizzare il territorio;
gli oltre cento toponimi registrati nel catasto del 1686 costituiscono il Irutto di
piu Iasi denominative succedutesi nel tempo, in un arco cronologico compreso
tra l`epoca tardo-romana ed un`epoca quasi coeva al documento Iiscale.
Gli atti di designazione risultano conseguenti ai cambiamenti di proprieta
della terra, alle modiIiche dell`organizzazione del parcellare, all`estensione
territoriale del villaggio, alla crescita demograIica, alla messa a coltura di
nuove terre e all`alienazione di beni comunitari: ci riIeriamo, nell`ordine, agli
antroponimi e a toponimi quali Champ Quevra, Chambevrons, Maison Neufve,
Issards, Prevsas.
Nel continuo processo di denominazione e assai probabile che alcuni field
names siano stati lentamente sostituiti da altri e siano stati dimenticati dalla
comunita, perduti per i ricercatori. Il loro posto e stato plausibilmente preso da
nuovi nomi piu Iunzionali all`evoluzione del paesaggio, dunque piu coerenti
rispetto alla realta di una data epoca. Alla Iine del XVII secolo ad esempio il

358
CIr. P. SERENO, Svstemes toponvmiques, loc. cit., p. 132.
144
toponimo Routans dimostra tale possibilita: il nome si e adeguato alla cosa,
ossia un appezzamento rimesso a coltura viene designato con un termine che
indica il nuovo dissodamento. Si tratta in sostanza di un adattamento della rete
toponomastica al paesaggio, che tuttavia, almeno per Solomiac, ci pare
avvenga raramente perche, in ultima analisi, non e necessaria.
Notiamo in eIIetti nella nostra Ionte principale non pochi nomi di luogo che
nel 1686 conservavano solo piu un signiIicato astratto, come alcuni toponimi
che indicavano usi del suolo non piu operanti (ad esempio Grand Pre) e molti
antroponimi che non rispondevano piu al nome dei proprietari delle parcelle
(ad esempio Poullieras e Pras Mevers).
I toponimi permangono a lungo, anche quando non sussistono piu le
condizioni che li hanno determinati, perche cristallizzandosi come nomi propri
mutano il loro senso: nati come signiIicanti che veicolano un signiIicato, si
trasIormano in simboli di un luogo; al nome in sostanza non corrisponde tanto
un concetto quanto un preciso tratto della superIicie terrestre. Appare allora
chiaro che un toponimo assolve la sua Iunzione non per cio che signiIica, ma
perche Iornisce un`identita ad un luogo.
Il rapporto identitario tra nome e luogo tuttavia non e cosi perIetto nella
realta, come risulta con tutta evidenza dall`analisi dei field names di Solomiac.
Si riscontrano inIatti con una certa Irequenza doppie denominazioni per gruppi
di parcelle, le quali non appaiono dettate dall`esigenza di condensare nel nome
piu caratteristiche presenti nella stessa area. Si tratta invece di zone di conIine
tra gli areali di due toponimi, che hanno ricevuto il nome da entrambi: l`unica
ipotesi plausibile e che cio sia avvenuto per la diIIicolta a stabilire in modo
univoco la regione di appartenenza di quelle aree. Il sistema toponomastico,
come del resto ogni prodotto sociale, risulta dunque parziale e perIettibile.
In alcune circostanze pero il sistema Iunziona proprio grazie al Iatto che i
toponimi si sono svincolati dall`hic et nunc e sono diventati simboli di un
luogo. Ci riIeriamo a quei casi di doppia denominazione che servono a
ritagliare porzioni di territorio piu piccole all`interno di grandi aree. In queste
occorrenze quasi sempre uno dei nomi che compongono il doppio designatore
possiede un signiIicato astratto, senza reIerenti reali (cio vale ad esempio per
Artaut in Cro: ou Artaut e per Conil in Conil ou Rougieras). Esso tuttavia non
viene cancellato dal secondo nome, bensi mantenuto, perche risulta Iunzionale
145
all`orientamento sul territorio, che cosi diviene piu preciso. In tal modo inIatti
si costituisce una maglia di rappresentazione territoriale piu Iitta, divisa in due
livelli di distrettuazione: il livello regionale e il livello subregionale.
La rete toponomastica in deIinitiva tende ad essere il piu possibile puntuale
e compiuta, tende all`univocita, per cui ad ogni luogo corrisponde un nome:
ecco il motivo per cui la si puo considerare un vero e proprio sistema. Il
sistema tuttavia vive solo in rapporto al territorio che rappresenta, e
paragonabile ad una griglia interpretativa stesa sul territorio; i suoi conIini
coincidono con i limiti spaziali della comunita che lo ha elaborato.
I nodi della rete, i toponimi, assolvono due Iunzioni: istituiscono punti di
riIerimento per collocarsi nello spazio e costituiscono criteri orientativi per lo
sIruttamento delle risorse agro-silvo-pastorali.
Tutti i toponimi rappresentano per deIinizione punti di riIerimento, ma tale
caratteristica e particolarmente evidente per quei nomi che designano
conIigurazioni geomorIologiche rilevanti, come ad esempio per Solomiac serre
e derivati, coste e derivati, Bafisse, Combette. Essendo tutti i nomi, anche
quelli che indicano elementi naturali, attribuiti in rapporto alle esigenze umane,
sovente i termini riIeriti a rilievi sono caricati di connotati antropici: Garde per
esempio da il nome ad un luogo non semplicemente perche e elevato, bensi
perche avendo tale qualita permette un`ampia visuale sul versante.
I toponimi inoltre orientano lo sIruttamento del territorio: cio avviene sia
direttamente, Iornendo precise indicazioni sulle destinazioni d`uso del suolo e
sulle tecniche e sistemazioni agrarie, sia indirettamente, attraverso la
localizzazione di risorse idriche, la designazione della composizione del suolo
e il riIerimento all`esposizione al sole.
Nomi come Pra Long, Roullas, Grand Champ, Jigne, Clot de la Chauliere
situano una determinata coltura su una data porzione di superIicie terrestre
adatta ad accoglierla; altri nomi, quali Bru:as, Cro:, Issards, Clots, Pra Claus,
ricordano pratiche speciIiche impiegate in un preciso luogo; il designatore in
questi casi condensa e tramanda dunque un sapere volto al razionale
sIruttamento del suolo. Ad esempio Pra Claus, insieme al contiguo Cartier,
deIinisce un`area delimitata e riparata (in questa circostanza dal canale di
irrigazione), Iormata da appezzamenti di dimensioni ridotte: una zona adatta ad
146
orticoltura intensiva, e inIatti le parcelle sono li destinate prevalentemente ai
cavoli.
Talvolta per cause Iisiche o sociali si spezza il rapporto tra il nome e il suo
signiIicato, per cui ad esempio Jigne nel 1686 individuava una distesa prativa
e a Clot de la Chauliere non si coltivavano piu cavoli. Tuttavia il nome serba
memoria di un uso in modo che, nel momento in cui si ripresentassero
condizioni Iavorevoli, esso potrebbe essere recuperato.
Toponimi come Fontanettas, Rougieras, Adreit individuano da un lato
speciIiche caratteristiche sul versante, dall`altro Iorniscono indicazioni indirette
sui modi e i luoghi per attuare le pratiche di sIruttamento delle risorse. Per
esempio Rougieras designa un terreno argillo-calcareo di tinta rossa. Cio che
interessa alla comunita non e tanto la composizione del suolo di per se, quanto
il Iatto che essa determina una notevole Iertilita del suolo; non a caso nell`area
di Rougieras prevalgono nettamente i seminativi. L`areale di Adreit e invece
interamente destinato a seminativi; il toponimo inIatti indica un`area che, pur
trovandosi intorno ai 1600 metri di altitudine, e ben esposta al sole e quindi
puo accogliere i cereali.
Posti in relazione tra di loro, i nomi istituiscono rapporti tra luoghi e tra
pratiche di attivazione delle risorse territoriali. I toponimi evidenziano per
esempio i nodi principali dei percorsi pastorali: se un allevatore intraprende la
salita all`alpeggio dal Iondovalle, sa che attraversando la porzione
settentrionale di Solomiac incontrera dapprima un abbeveratoio per le proprie
mandrie, perche lungo il percorso insiste un luogo chiamato Bachasset; sa che
successivamente potra trovare un riparo e Ioraggio per il bestiame, poiche la
drave lambisce il Pre de la Grange.
Una relazione piu complessa, che lega attivita agricole, pastorali e modi
dell`abitare, concerne gli hameaux di Collombieras e di Outagne con i luoghi a
loro attigui. Toponimi come Adreit, Chambevrons e Chauchiart rivelano la
vocazione cerealicola di Collombieras. La cerealicoltura risulta tuttavia legata
alla pastorizia nella misura in cui le pezze si avvalgono della concimazione in
loco da parte del bestiame, che sappiamo essere attuata grazie ai toponimi
Rastelliere e Serrets. Essi designano due aree che in eIIetti si localizzano lungo
un percorso pastorale, il quale unisce Collombieras a Outagne e poi prosegue
verso gli alpeggi. Outagne appare il trait dunion tra un`area di elezione
147
agricola e una di elezione pastorale: il nome e le caratteristiche
dell`insediamento denotano, come abbiamo dimostrato nel secondo capitolo, i
tratti tipici di una sede di mezza stagione, poi trasIormatasi in permanente; i
luoghi contigui, Pra de Pavie in particolare, indicano la presenza di prati
probabilmente originati da pascoli.
Quanto e stato detto Iinora dimostra la proIonda interdipendenza tra il
sistema toponomastico e l`organizzazione agropastorale, per cui l`uno e
determinato dall`altra e viceversa. L`azione denominativa e l`azione reiIicativa
sono inoltre pensabili solo in rapporto al territorio di Solomiac: entrambe si
sviluppano in relazione alla geomorIologia, all`esposizione al sole, allo
sviluppo altitudinale, alle qualita pedologiche di quello speciIico versante
alpino. Cio vale non soltanto, come e ovvio, per la concentrazione di prati e
seminativi in rapporto alla quota, ma anche per l`insistenza elevata delle
cavolaie, la localizzazione di una buona parte delle attivita orticole nel settore
nordorientale e la presenza dei seminativi Iino a 1800 metri di altitudine.
L`organizzazione agropastorale a sua volta e il Irutto delle connessioni tra
quadro Iondiario e insediamento. Le tipologie insediative, stabili e temporanee,
si pongono inIatti in relazione allo sviluppo delle singole proprieta agrarie: di
norma ad una dimora a quota piu bassa ne corrisponde un`altra a quota
superiore. Possono risultare entrambe di tipo permanente, oppure una stabile e
una temporanea; esse comunque non si situano in una relazione rigida con
l`altitudine, ma piuttosto in rapporto alle esigenze di localizzazione delle
aziende: talvolta inIatti la sede temporanea si situa a quota inIeriore rispetto
alla sede stabile, il centro Iunzionale dell`exploitation.
Le molteplici reti di relazioni sono al contempo causa ed eIIetto del genere
di vita intrapreso dalla comunita di Solomiac. La loro sovrapposizione nel
tempo e nello spazio ha generato uno spessore semantico che talvolta ci pare
recuperabile, altre volte perduto per sempre. Qualche volta, Iorse, solo
occultato; il tentativo di tracciare la dinamica morIogenetica risulta comunque
arduo, in parte compromesso. Puo arrecare qualche vantaggio il metodo di
isolare un singolo problema di toponomastica geograIica; cio permette
un`analisi diacronica e sincronica piu puntuale e proIonda. E la strada che
abbiamo tentato nel quinto capitolo, cercando di individuare il signiIicato e
l`origine geostorica del termine mas. I risultati raggiunti, ossia che mas
148
equivarrebbe ad un distretto territoriale piuttosto che ad un antico manso, ci
appaiono in ogni caso parziali, Irutto di congetture che dovrebbero essere
veriIicate, o IalsiIicate, per mezzo di altre ricerche a scala locale, possibilmente
aventi come oggetto i territori contermini a Solomiac.
Al di la dei limiti propri di questo genere di ricerche, la prospettiva
geostorica applicata alla toponomastica costituisce a nostro parere un valido
metodo per ricostruire un sistema agro-pastorale storico, non per trasIormarlo
in un modello eternizzato, ma per coglierne la sua vitalita nel tempo.
L`area su cui si muove la comunita di Solomiac e uno spazio vissuto,
caricato di istanze ed esigenze; un territorio prodotto e sIruttato per secoli,
percorso in senso verticale e orizzontale, riorganizzato piu volte. I toponimi ne
rappresentano, almeno in parte, la storia geograIica.

































149
REPERTORIO DEI TOPONIMI


Avvertenza.

Il seguente repertorio toponomastico e complementare al corpo centrale
della tesi; si Iornisce cioe qui la ricostruzione etimologica e semantica dei
toponimi attestati sul catasto seicentesco di Solomiac, per i quali si e data
un`interpretazione geograIica in particolar modo nei capitoli 3 e 4.
Il repertorio nondimeno costituisce la base, ancorche non lo scopo,
dell`intero lavoro, poiche senza una ricerca linguistica preliminare non sarebbe
stato possibile indagare la denominazione, il rapporto tra signiIicanti e
signiIicati, come un atto territorializzante.
Per renderne agevole la consultazione, esso e organizzato in schede,
ciascuna delle quali corrisponde ad uno dei 122 lemmi ricavati dal catasto. I
lemmi vengono evidenziati nell`intestazione della scheda, secondo un ordine
che procede dalla variante attestata piu volte a quella attestata meno volte; essi
sono inseriti nell`espressione toponomastica in cui li si riscontra (ad esempio
Pra de Bonnet, Brunicard ou Prevsas): la parte di toponimo che non si esamina
nella scheda viene racchiusa tra parentesi tonde.
Ogni lemma e analizzato secondo una struttura Iissa: all`interpretazione
etimologica segue la spiegazione semantica e la ricerca della conIerma locale,
sul territorio di Solomiac, all`ipotesi generale. InIine, al Iondo di ogni scheda
vengono elencate le espressioni toponomastiche secondarie in cui compare il
lemma discusso.
Per rendere piu snella l`esposizione sono stati qui adottati dei criteri di
citazione bibliograIica diIIerenti rispetto al resto della tesi: invece di riportarli
nelle note a pie` di pagina, si e preIerito inIatti inserire nel corpo del testo il
nome dell`autore, o la sigla con la quale e conosciuta l`opera, e la data di
pubblicazione di quest`ultima, seguiti dal rimando al toponimo che viene
discusso. Per i dizionari in piu volumi si riporta anche il numero appunto del
volume.
Le Ionti alle quali si rinvia sono citate secondo un ordine che procede dal
generale al particolare, ossia dai dizionari panromanzi alle ricerche su ambiti
territoriali piu ristretti, inerenti la Val Thuras e l`antico comune di Mentoulles.
150
Queste ultime due ricerche sono tra le poche che hanno aIIrontato la
toponomastica dell`Alta Valle della Dora e dell`Alta Val Chisone; esse non
sono mai state pubblicate e divulgate, poiche costituiscono il risultato
dattiloscritto rispettivamente di una tesi di laurea e di un seminario
interdisciplinare di geograIia e Iilologia romanza.





























151

1- (EN L`) ADROIT, (A L`) ADREIT, (L`) ADROICT,
(A L`) ADRIET, (AUX) ADROITS, (LES) ADREIS
La lettura e la conseguente interpretazione del toponimo possono apparire
controverse. Sul catasto si trova inIatti scritto la Droit, la Dreit ecc., ma
anche in un caso aux Adroits e in un altro caso des Adreis: le due Iorme,
con A- e con D-, identiIicano la medesima area e sono da ricondurre allo stesso
toponimo; lo si evince dal registro, laddove esso elenca le parcelle possedute
da Claude e Antoine Ailhaud e dalla loro nipote Marie. Il documento riporta
l`appezzamento che costoro hanno en la Droit e in immediata successione un
altro appezzamento che si trova au dit lieu des Adreis, quindi nella stessa
area del precedente.
Il toponimo va dunque inteso secondo la Iorma Adroit ecc.; allora
l`etimologia diventa trasparente. Secondo Dauzat 1963 (s.v. ADRETS) il nome
risale inIatti al lat. AD DIRECTUM, di Ironte a, e signiIica rivolto a
mezzogiorno, esposto a Sud, indiritto (cIr. anche REW 2648, s.v. DRCTUS).
Dauzat 1963 e TdF I, 34 notano come Adret, Adreit, Adrech sia un nome di
luogo diIIuso nel DelIinato. Chabrand 1877, s.v. ENDROIT, ADREIT,
ADRECH aggiunge che non necessariamente il nome indica un luogo esposto
a Sud; puo anche indicare quella sponda della valle che e meglio esposta al
sole.
Nel nostro caso la localizzazione del toponimo, sopra Collombieras in una
porzione di versante che volge a Sud-Ovest, conIerma la proposta etimologica.

- L`ADREIT DE L`EYRAL (Per Evral v. n 44): il toponimo identiIica una
zona nella parte bassa del versante, che si diIIerenzia dall`area detta Evral
per la sua migliore esposizione al sole.



2- (AU) BACHASSET
Bachasset e un derivato diminutivo del termine medio-latino
BACHASSIUM, registrato in Du Cange I, 512, col signiIicato di aquarium,
aquae receptaculum.
152
Tutti i derivati gallo-romanzi di BACHASSIUM alludono ad un
avvallamento, naturale o artiIiciale, o a un recipiente appositamente costruito
per trattenere o contenere acqua o altre sostanze.
CIr. FEW (I, 197), che s.v. BACCA, *BACCUS riporta, Ira l`altro, l`antico
provenzale bachas, mastello scavato nel tronco di un solo ceppo di legno, nel
quale si raccoglieva il siero e nel quale si dava da bere alle mucche e ad altri
animali (H.-Alpes), o bacino di una Iontana (Digne, B.-Alpes) e bachas usato
nel Queyras a indicare un tronco d`albero tagliato che serve da bacino per una
Iontana. Cosi anche Dauzat 1982, s.v. BACHAS e BACHAT.
TdF I, 202, s. v. BACHAS, BACHAT aggiunge il signiIicato di ricettacolo
dove si gettano le sciacquature, cloaca, stagno, guazzo, pozza, luogo basso e
pieno di sporcizia. Chabrand 1877, s.v. BACHAS, precisa che puo trattarsi di
un bacino naturale, una depressione di terreno che trattiene l`acqua.
Il cod. Gouthier registra BACHASSETUM, diminutivo derivante da
BACHASSIUM come il nostro toponimo, col signiIicato di ricettacolo
d`acqua, abbeveratoio.
Bachasset, localizzabile nel settore Nord-Ovest del comune, segnalava
probabilmente la presenza di abbeveratoi per animali.

- BACHASSET OU BROUAS (v. n 12): zona di sovrapposizione tra
l`areale di Bachasset e l`areale di Brouas.
- BACHASSET OU BRUZAS (v. n 15): zona di sovrapposizione tra i due
areali.



3- BAIJSSE, BAISSE
Il nome indica chiaramente un luogo basso rispetto ai circostanti, una
depressione. FEW (I, 272) s.v. *BASSIARE registra, tra i derivati, l`antico
Irancese baisse, valle, strada incavata; Queyras baicho, bassoIondo,
depressione di terreno; Barcellonette baissa, parte abbassata, inIeriore di una
cresta di montagna; moderno provenzale baisso, luogo basso, piana.
CIr. TdF (I, 210) s.v. BAISSO e Chabrand 1877, s.v. BASSE: quest`ultimo
spiega che la basse e una depressione meno accentuata del cros (v. n 40).
153
Il cod. Gouthier registra un`accezione piu speciIica, s.v. BESSA: baissa
nome indicante un lieve abbassamento del terreno adibito a pascolo. CIr.
anche Jal Thuras (18 p. 12), s.v. BAISA (L), dove si sostiene che il
toponimo e Irequente nel Sud della Francia.
Anche nel nostro caso il toponimo, nelle due diverse Iorme, indicava
un`area, interna ad un luogo piu vasto, Gaillardiere a la Baifsse a Sud-Est
(nonostante la Iorma denominativa porti a pensare il contrario, le pezze di
Baifsse sono chiaramente localizzate all`interno dell`area di Gaillardiere) e la
Baisse des Serrets poco sopra Outagne, caratterizzata da una depressione del
terreno (v. n 52 e n 112).



4- BALMETTAS, BALMETTE
Il toponimo, presente due sole volte (una per Iorma), e diminutivo di Balma,
termine che indica una grotta, un riparo sotto la roccia. Secondo REW 921,
deriva dalla voce ligure o celtica *BALMA. E di altro avviso Dauzat 1963,
che, s.v. BALMA, ipotizza la derivazione da una base pre-indoeuropea BAL-,
col senso di pendio scosceso, altura, poi grotta.
Secondo Chabrand 1877 (s.v. BALMETTE) la parola e molto Irequente in
tutte le Alpi.
Il toponimo e localizzabile a Sud-Est del versante; probabilmente qui
trovavano riparo i pastori.

- (L` ENVERS) DE LA BALMETTE (v. n 42)
- PELLIERAS OU BALMETTE (per Pellieras v. n 88): area di
sovrapposizione tra le regioni di Pellieras e Balmette.



5- BARRE
Il toponimo nel nostro caso e riconducibile a *BARRA (FEW I, 255), nel
senso di oggetto a Iorma allungata, barriera, piuttosto che alla Iorma gallica e
154
pregallica BARR- (Dauzat 1963 e 1982, entrambi s. v. BAR), indicante una
sommita, un`altura.
FEW, Ibid., presenta, Ira gli altri, questi derivati: antico provenzale barre,
pertica, barriera, linea; moderno Irancese barre e delIinese barra, barra;
Barcellonette barra, cornice o Iianco di una roccia a picco, montagna di Iorma
allungata; Queyras barro, pezza di terra stretta, piu lunga che larga.
CIr. Chabrand 1877, che spiega BARRE (s.v.) come montagna di Iorma
allungata, rimandando a BARR- ; spiega BARRO (s.v.) come pezza di terra
stretta, piu lunga che larga. A questa seconda deIinizione riporta la
toponomastica della Val Thuras; cIr. Jal Thuras, 22 p. 15: Bara e la Iorma pl.
di Bar, che puo essere una sbarra di legno o di Ierro, ma, nel nostro caso, un
appezzamento di terreno rettangolare, disposto in senso trasversale, secondo la
direzione della valle ed in genere molto piu lungo che largo.
Questo sembra essere il signiIicato del toponimo anche nel nostro caso;
inIatti su nove parcelle denominate in questo modo, ben sei risultano lunghe e
strette. Per contro, il toponimo non e localizzato su una sommita.
Il toponimo Barre nel catasto di Solomiac non e mai attestato da solo, ma
sempre nella doppia denominazione Issards ou Barre e Maison neufve ou
Barre, che identiIicano due zone conIinanti tra loro. Cio signiIica che a cavallo
degli areali dei due toponimi Issards (per Issards v. n 65) e Maison neufve
(per Maison neufve v. n 72) insisteva una zona caratterizzata da una
particolare Iorma degli appezzamenti.



6- (COSTE DE) BERARD (per Coste v. n 38)
Berard e chiaramente un antroponimo, probabilmente di origine germanica.
Il nome Berard e in eIIetti diIIuso nella regione linguistica occitana (cIr. TdF
I, 267, s.v. BERARD). A Solomiac, tuttavia, alla Iine del XVII secolo non e
attestata nessuna persona con tale cognome.




155
7- (EN) BERTOUMIOU, (EN) BERTALMIOU, (EN) BERTHOUMIOU
Il toponimo compare la maggior parte delle volte (diciassette su venti) nella
Iorma Bertoumiou. Discende dall`antroponimo Bartholomaeus, continuazione
latina del greco Bartholomaios.



8- (COSTE DE) BESSON, (CHAMP DE) BESSON (per Coste v. n 38)
Besson e un antroponimo; persone con questo cognome sono in eIIetti
attestate a Solomiac nel 1686. Probabilmente Besson ha origine come
soprannome, col signiIicato di gemello, dal latino *BSSUS, doppio biIorcuto
(cIr. FEW I, 383; Dauzat 1963, s.v. BESSON; Chabrand 1877, s.v.
BESSOUN).
Champ de Besson designa un seminativo, plausibilmente situato in luogo
piu pianeggiante, limitroIo all`area di Coste de Besson.



9- (A LA) BLETONNEE, (A LA) BLETTONEE, (A LA) BLETTONNEE, (A
LA) BLETONEE
Il toponimo compare per un uguale numero di volte (tre) nelle prime tre
Iorme; due volte nella terza Iorma.
Il nome proviene dal termine basso latino BLETONATA, silva novellis
arboribus ex maxime quercubus consita (Du Cange I, 679, s.v.). Nel nostro
caso sembrano preIeribili le deIinizioni Iornite da TdF e Chabrand 1877. Il
primo (I, 301, s.v. BLETOUNADO), spiega BLETOUNADO come bosco
appena piantato e BLETOUNET come bosco di larici. Lo Chabrand deIinisce
BLETONNET (s.v.) come bosco di larici e nota che il termine appare
specialmente nel Brianonnais e nelle limitroIe valli piemontesi.
In eIIetti sul versante da noi studiato sono presenti larici nei pressi di
Bletonnee, che e localizzabile a circa 1400 m, tra Cro: e Las Saignas. Inoltre
la tavoletta IGM (Carta d`Italia, F. 66 I N.O.) riporta il toponimo Bletonea sul
versante opposto, a S-O di Cesana, presso Sagnalonga, in una zona dove la
stessa carta segnala la presenza di larici.
156
10- (PRA DE) BONNET
Riteniamo che il toponimo derivi dal cognome BONNET, ad avviso del
Dauzat risalente al nome d`uomo galloromano BONITUS (cIr. Dauzat 1963,
s.v. BONNET); non ci pare invece possibile Iarlo risalire all`omonimo
copricapo, poiche designa una zona che non presenta alcuna conIormazione
morIologica che possa ricordare un berretto (cIr. Dauzat 1982, s.v. BONNET).
A Solomiac non e pero attestata nessuna persona col cognome Bonnet. Per
questo motivo del resto il toponimo compare solo nella Iorma Pra de Bonnet
ou Plave (per Plave v. n 90), la quale rivela un tentativo di ridenominazione,
attuato perche il primo nome non corrispondeva piu alla realta (cIr. capitolo 4).



11- (LAS) BOYSONNAS, (LAS) BOISSONNAS, (AUX) BOYSSONNAS
Bovsonnas (e simili) sembra da Iar risalire al latino BXUS, bosso, che ha
dato in antico e medio Irancese bois, bouis e in antico provenzale bois (cIr.
FEW I, 666, s.v. BXUS). Il toponimo signiIicherebbe luogo pieno di bossi o,
piu in generale, di cespugli. CIr. alcuni derivati citati da FEW I, 666: moderno
provenzale bouisso, macchia di bosso; antico Irancese boisson, luogo piantato a
bossi; Aveyron bouvssas, piantagione di bosso.
Si puo ipotizzare, alternativamente, una derivazione dal germanico *BOSK-
(FEW I, 447), che ha dato in antico Irancese bos(c), Ioresta. Da questo etimo
provengono l`antico Irancese bo(u)isson e i provenzali boison, bouissoun e
bouissounado, col signiIicato di piccolo bosco, macchia, siepe viva; l`antico
provenzale boisonada nel senso di macchia di cespugli, sbarramento Iormato
da rami spinosi.
Chabrand 1877, s.v. BOUISSONAS, propende per la prima etimologia:
gros buisson, lieu rempli de buissons. Boissona (Brianonnais). Du BUXUS,
lat..
Per Fenelon 1970, BUISSON (s.v.) indica in orticoltura un sistema di allevo
e taglio degli alberi da Irutto a siepe bassa; prima del XVIII secolo il termine
sarebbe sinonimo di boschetto o di bocage e solo successivamente passerebbe
a designare un arbusto spinoso.
157
Quest`ultimo potrebbe essere il nostro caso. In corrispondenza del toponimo
il catasto registra solo seminativi e prati, probabilmente perche le siepi vive
sono soggette ad uso comunitario.



12- BROUAS
Brouas deriva dalla voce gallica *BRGA (cIr. REW 1323 e FEW I, 555),
col signiIicato di riva, sponda, bordo di un Iiume, di un campo.
TdF (I, 377), s.v. BROUA, aggiunge ai precedenti il senso di pendio incolto
che separa due campi sul versante di una montagna. CIr. anche TdF I, 378:
BROUAS, BROUASSO: grand talus boise et gazonne, berge; hallier,
broussailles.
CIr. Chabrand 1877, s.v. BROUE (scarpata, piccola costa, spazio incolto e a
pendenza Iorte che separa due campi sul versante di una montagna) e s.v.
BROUAS (scarpata piu vasta della BROUE).
Jal Thuras (41 p. 27) registra il toponimo Broua d lAiga, individuandolo
quale sponda incolta di un torrente.
Brouas da il nome ad una zona coltivata nella parte bassa di Bachasset,
localizzata su un pendio molto ripido; al Iine di un uso agricolo era pertanto
Iondamentale costruire qualche terrazzamento.

- BACHASSET OU BROUAS (v. n 2)



13- BRUNICARD (OU PREYSAS) (per Prevsas v. n 93)
Per il toponimo non abbiamo riscontrato alcuna spiegazione etimologica
convincente. Ci sembra pertanto di poter avanzare un`unica ipotesi plausibile,
ossia di considerare Brunicard un cognome, derivato da BRUN. Secondo TdF
(I, 387, s.v. BRUN) la voce brun, dal latino BRUNUS, che indica il colore
bruno, costituisce in eIIetti anche un cognome provenzale.


158
14- (PRA VEIL OU CLOT DES) BRUNS (per Pra Jeil v. n 119)
Bruns e nome di Iamiglia diIIuso nella regione occitana; deriva dal latino
tardo BRUNUS, germanico *BRN. CIr. TdF I, 387, s.v. BRUN.



15- (LA) BRUZAS, (LAS) BRUZAS
Bru:as deriva molto probabilmente dal basso lat. BRUXARE, nel senso di
Du Cange, I, 763: ustulare, incendere, amburere. Il termine indica un luogo
bruciato o incendiato appositamente per poi essere messo a coltura.
CIr. Chabrand 1877, che traduce il verbo BRUZAR (s.v.) con l`italiano
bruciare. CIr. anche Pons 1973, il quale s.v. BRZAR riporta: nome di
luogo col signiIicato di terra dissodata col Iuoco. Con Pons 1973 concorda il
cod. Gouthier (p. 48): BRUSATAE: n. brusa luoghi devastati dal fuoco o
incendiati appositamente in cui e stata bruciata completamente la
vegeta:ione.

- BACHASSET OU BRUZAS (v. n 2)



16- (PRE DE LA COSTE OU) CARTIER (per Coste v. n 39)
Cartier discende dal latino QUARTUS, che indica la quarta porzione di un
tutto ed ha dato in Irancese quartier e in antico provenzale cartier. Questi due
termini designano anche un blocco di pietra squadrata.
Alcuni derivati identiIicano misure per i cereali: ad esempio antico
provenzale cartiera; Queyras quartiero; Tarn cartieiro. L`antico provenzale
cartairada deIinisce piu genericamente una misura agraria. Il medio Irancese
quarteron da il nome ad una distesa di terra che si semina con una quarta di
grano (cIr. FEW II, 1422, s.v. QUARTUS).
Secondo TdF II, 668, QUARTIE e QUARTO (sotto le rispettive voci)
indicano nei dialetti alpini una piccola misura per i cereali, equivalente al
quarto di un sestiere e alla meta dell`emina.
159
Cartier identiIica un`area interna al piu vasto toponimo Pre de la Coste,
costituita da parcelle piccole (in media 2,26 are), coltivate per la maggior parte
a canapa e a cavoli. Il nome si riIerisce dunque alle piccole dimensioni delle
parcelle, adibite a colture orticole esigenti.



17- CHAMBE DE BOIS
Chambe deriva dal basso latino CAMBO (cIr. Du Cange, II, 43), col
signiIicato di campo.
A Solomiac il toponimo Chambe de Bois designa un luogo, una superIicie
scoperta, dove veniva accatastato e custodito il legname; inIatti proprio
nell`area del toponimo termina il sentiero adibito al trasporto del legno, che
comincia a quota piu alta nella zona chiamata Bois de lOutagne.



18- CHAMBEYRONS, CHAMBEIRONS
La Iorma Chambeirons compare soltanto sei volte su trentatre. Il toponimo
appare un composto delle voci basso latine CAMBO (cIr. Du Cange, II, 43) e
SPRNUS (cIr. REW 8457), col signiIicato di campo in posizione
superiore.
Non e invece possibile per Solomiac Iar derivare il toponimo dal gallico
*CAMBO- (altura arrotondata) piu suIIisso -AR-IONE (cIr. Dauzat 1982, s.v.
CHAMBEYRON), poiche l`area designata dal toponimo non si localizza su
un`altura, bensi a circa meta del versante montano.
Il nome di luogo e registrato anche in Jal Thuras (88, p. 52) con lo stesso
signiIicato che noi gli attribuiamo.
Il senso di Chambevrons induce a supporre che il termine si sia Iormato in
un`epoca in cui gli appezzamenti da esso designati rappresentavano l`estremita
piu elevata del territorio di Solomiac.

- PRES CHAMBEYRONS: il toponimo indica un`area piu a Nord rispetto a
Chambevrons, caratterizzata dalla destinazione d`uso prativa, la quale,
160
assunta nella nomenclatura toponomastica, viene dunque a costituire
l`elemento di distinzione tra i due nomi di luogo.

- RASTELLIERE OU CHAMBEYRONS (per Rastelliere v. n 98): zona di
sovrapposizione tra le aree dei due toponimi.



19- CHAMP QUEYRA
Champ Quevra risale a CAMPUS QUADRATUM e indica la Iorma
originaria delle parcelle nell`area cosi designata; secondo Serra 1931 (pp. 29-
31), inIatti, i toponimi derivati dal latino QUADRUS e da termini aIIini
segnalano la suddivisione parcellare del vicanum risalente all`Alto Medioevo.
Quevras non ci pare invece riconducibile al signiIicato di pietra squadrata,
al quale rimandano sia il FEW sia Dauzat 1982 sia TdF. Il primo (FEW II,
1400, s.v. QUADRUS) e il secondo (Dauzat 1982, s.v. CAIRE) traducono
l`antico provenzale cavre con pietra squadrata; TdF (II, 671, s.v. QUEIRAS)
attribuisce alla voce il senso di grossa pietra quadrata, blocco di pietre.
A Solomiac tuttavia il toponimo designa una vasta area coltivata; l`aggettivo
derivante da QUADRUS si riIerisce all`insieme di seminativi e non alla
presenza di pietre e rocce.

- CHAMP QUEYRA OU VAZONNE (per Ja:onne v. n 118): la doppia
denominazione identiIica due parcelle interne all`areale di Champ Quevra.
- LEGUE OU CHAMP QUEYRA (per Legue v. n 69): area di
sovrapposizione tra i due toponimi.



20- (LA) CHANALLETTE
Il toponimo e da ricondurre al lat. CANLIS, che signiIica letto normale di
un Iiume, condotta d`acqua (FEW II, 168).
161
Il diminutivo e presente come toponimo ad esempio nei dipartimenti del
Doubs e del Rodano nelle Iorme rispettivamente di Chenalotte e Chenelette
(Dauzat 1963, s.v. CHENALOTTE).
In area occitana TdF I, 528 registra i sostantivi Iemminili CHANALETO,
CHANARETO, derivati da CHANAU, che nelle Alpi designerebbero una
piccola condotta d`acqua, un rivolo.
Il glossario al cod. Gouthier (p. 49) traduce CHANALHI con CIANAIL
canale ma anche valletta alpina oppure con CHENAL grosse grondaie
scavate in tronchi di larice.
Nel caso di Solomiac il nome Chanallette potrebbe derivare da un canale
scavato per irrigare i campi, del quale tuttavia il catasto non conserva traccia.



21- CHAPEL, CHAPPEL
La Iorma Chapel e piu diIIusa, essendo attestata nove volte su dodici.
Il termine secondo il Du Cange (II, 124) deriva dal basso latino CAPELLUS
e signiIica cappello, copricapo. Tale etimologia e sostenuta anche da Dauzat
1963 (s.v. CHAPEAU), da TdF (I, 457, s.v. CAPEU) e da Chabrand 1877 (s.v.
CHAPEL).
Risulta tuttavia non Iacile applicare tale signiIicato al nostro toponimo
Chapel. Riteniamo che il nome debba intendersi quale metaIora utilizzata per
indicare la conIigurazione morIologica di un tratto di versante, poiche l`area
chiamata Chapel e localizzabile in corrispondenza di un`ampia gibbosita del
terreno.



22- CHAPPELLIERAS
Chappellieras deve essere ricondotto molto probabilmente al composto di
latino CAPPLLA (REW 1644) piu la desinenza a signiIicato collettivo -ARIA
(cIr. Serra 1931, p. 78). Secondo tale proposta etimologica il toponimo
indicherebbe un insieme di appezzamenti legati tramite lasciti e donazioni ad
una cappella o centro devozionale.
162
CIr. TdF I, 457 (s.v. CAPELLO); secondo il Mistral nella regione occitana
sarebbero diIIusi i termini capello e chapello, col signiIicato di cappella.



23- (L`OCHE OU PRA DE) CHARLES (per Oche v. n 82)
Charles e chiaramente un antroponimo (cIr. TdF I, 529, s.v. CHARLE).



24- CHAUCHIART
Chauchiart deriva dal latino CALCARE, che signiIica calpestare, pigiare,
pesare su qualcosa. In lingua provenzale il verbo ha assunto anche il senso di
trebbiare e talvolta e passato ad indicare anche il luogo in cui si svolge tale
azione, l`aia.
Ad esempio FEW II, 538, s.v. CALCARE, registra antico provenzale
calcar, schiacciare, sgranellare il grano; dialetto di Lalle chaouchar,
schiacciare il grano sotto i piedi dei cavalli, azione che a Barcellonette si dice
choouchar; provenzale. caouquo, medio delIinatese tsawtsve, basso delIinatese
cauquie, azione di sgranellare il grano; tempo in cui si schiacciano i grani;
medio delIinatese tsawtsevro, basso delIinatese cauquieiro, aia, spazio incolto
attorno ad una casa rurale.
CIr. anche Chabrand 1877, s.v. CHAUCHAR e TdF I, 538, s.v.
CHAUCHA.
Il senso di aia, spazio incolto in cui si trebbiano i cereali, sembra il piu
appropriato per il toponimo registrato nel catasto di Solomiac, poiche esso
individua una zona adiacente al nucleo abitato di Collombieras, il quale e in
eIIetti circondato da numerose aree adibite a cerealicoltura.

- PRA LONG OU CHAUCHIART (per Pra Long v. n 71): zona di
sovrapposizione tra i due areali.



163
25- (CLOT DE LA) CHAULIERE (per Clot v. n 29)
Chauliere e chiaramente un derivato del latino CAULIS, cavolo, con
suIIisso -ARIA; signiIica dunque cavolaia, campo piantato a cavoli (cIr.
Dauzat 1963, s.v. CAULIERES e TdF I, 502, s.v. CAULIERO). Questo
ortaggio alla Iine del XVII secolo era in eIIetti ampiamente coltivato a
Solomiac.



26- (L`OCHE OU PRA DU) CLAPIER (per Oche v. n 82)
Clapier discende dalla voce prelatina KLAPPA, pietra, placca rocciosa (cIr.
FEW II, 735, s.v. KLAPPA). Il termine, con suIIisso -ARIUM, puo designare
un cumulo di pietre, un terreno pietroso, un ammasso di ciottoli estratti dai
campi (cIr. Dauzat 1963, s.v. CLAPIERS, secondo il quale la voce e molto
produttiva nella toponomastica occitana e Iranco-provenzale; TdF I, 565, s.v.
CLAPIE; Chabrand 1877, s.v. CLAPIER).
Pra du Clapier designa a Solomiac una zona interna all`areale di Oche dove
tuttora sono visibili cumuli di pietre, estratte dai campi per renderli coltivabili.



27- (PRA) CLAUS, (PRA) CLAUX
Il toponimo e attestato sette volte nella Iorma (Pra) Claus e sei volte nella
Iorma (Pra) Claux. Origina in modo evidente dal latino CLAUSUS, chiuso
(cIr. FEW II, 755, s.v. CLAUSUS). In Irancese e nei dialetti del DelIinato le
Iorme claus e clos designano terreni coltivati delimitati da muri, siepi,
chiudende, Iossati (cIr. Chabrand 1877, s.v. CLAUS).
L`area denominata Pra Claus a Solomiac risulta in eIIetti perimetrata da un
canale di irrigazione.





164
28- CLOTTAS, CLOTAS
Riscontriamo il toponimo quindici volte con la consonante dentale geminata
e quindici con la consonante scempia.
Clottas deriva dal gallico KLOTTON, che in antico provenzale ha dato esito
maschile clot (v. n 29) ed esito Iemminile, come nel presente caso, clota. Il
termine al genere Iemminile signiIica buca, Iossa, inIossamento nella terra (cIr.
FEW II, 796, s.v. KLOTTON).
CIr. Dauzat 1963, s.v. CLOTTE, il quale precisa che la voce e stata molto
produttiva in toponomastica, sebbene soprattutto nella Iorma maschile.
CIr. TdF I, 573, s.v. CLOTO, che riporta i signiIicati di cava, grande
depressione, serbatoio, china. Il Mistral annota che la voce puo indicare i
piccoli buchi scavati nella terra per seminare i cereali (cIr. TdF I, 573, s.v.
CLOT, CLOS).
Sul territorio da noi studiato, Clottas indica un`area adibita a cerealicoltura;
riteniamo pertanto che il luogo assuma il nome dal tipo di tecnica seminativa
adottata. Sappiamo inIatti che il metodo di scavare Iossette nel terreno per la
semina era praticato a Solomiac.

- SERRE DU CLOTTAS (per Serre v. n 110): tale toponimo designa
un`unica parcella che insiste nell`area di Clottas ed e caratterizzata dal Iatto
di trovarsi in corrispondenza di una lieve sopraelevazione del terreno.



29- CLOTS
Clots deriva, come il Iemminile Clottas (v. n 28), dal gallico KLOTTON;
indica un luogo piatto, a superIicie uniIorme, un piccolo altopiano, spesso
delimitato da un muro o da una siepe (cIr. FEW II, 796, s.v. KLOTTON).
CIr. Dauzat 1963, s.v. CLOTTE; cIr. Dauzat 1982, s.v. CLOT; cIr. TdF I,
573, s.v. CLOT, CHIOT; cIr. Chabrand 1877, s.v. CLOT.
A Solomiac la voce clot e stata molto produttiva nel Iormare nomi di luogo.
Talvolta il nome e composto da clot piu un determinativo (v. n 14, 25, 68, 75,
86, 116); nella presente occorrenza, invece, il sistema toponomastico ha
165
adottato la Iorma plurale, per indicare l`esistenza nella stessa area di piu luoghi
pianeggianti.
Il toponimo designa luoghi la cui superIicie e stata appiattita mediante la
costruzione di muretti di sostegno; essi attualmente sono ancora visibili in
taluni casi, come per esempio nell`areale di Clot du Mas.

- CLOTS OU PRE DE LA GRANGE (per Pre de la Grange v. n 61): area
di sovrapposizione tra i due areali.



30- COGNEITTAS, COGNETTAS, COGNETAS
Prevale la Iorma Cogneittas, che compare cinque volte; Cognettas e
Cognetas sono attestate ciascuna una volta.
Il toponimo deriva molto probabilmente dal latino COTNEUM, cotogna,
con suIIisso collettivo -ETA (cIr. Dauzat 1963, s.v. COGNERS). I suIIissi
collettivi sono stati in eIIetti produttivi a Solomiac, poiche hanno contribuito a
Iormare molti toponimi: talvolta indicano una distesa di terra appartenente ad
una sola Iamiglia od aIIerente ad un manuIatto territoriale (ad esempio
Pellieras, Mollinas), talvolta segnalano la cospicua diIIusione di un elemento o
di un Ienomeno su un luogo (ad esempio Gravieras).
Nel presente caso il toponimo identiIica un`area con la sua destinazione
d`uso; il catasto del 1686 registra inIatti nella zona un Irutteto, Iorse un relitto
di distese maggiori piantate ad alberi da Irutta.
La presenza di un Irutteto porta invece ad escludere la derivazione di
Cogneittas da CNUS, che a Solomiac ha dato esito Cognets, Cognes (v. n
31).



31- COGNETS, COGNES
La Iorma Cognes e attestata nove volte su trentuno. Il toponimo, con Iorma
diminutiva, deve essere Iatto risalire al latino CNUS, che signiIica cuneo,
166
angolo acuto, ma anche angolo di una terra, parcella di terreno a Iorma di
triangolo, contraIIorte di un rilievo.
Dall`etimo latino originano Irancese coignet, piccolo angolo, angolo di una
terra; antico provenzale conhet; alto delIinatese cugnet; Barcellonette cougnet
(CIr. FEW II, 1530, s.v. CNUS).
CIr. Chabrand 1877, s.v. COGNET, il quale riporta il signiIicato di parcella
di terreno in Iorma di angolo o di triangolo, o situata in un aIIossamento, in un
luogo solitario.
Il nome di luogo si riscontra anche in Val Thuras; cIr. Jal Thuras 116, 66,
dove e riportato secondo la graIia COUNHT e viene considerato allusivo alla
Iorma del terreno.
A Solomiac l`area di Cognets non si localizza su un contraIIorte del rilievo;
risulta pertanto piu probabile che il toponimo, il quale del resto ha numero
plurale, identiIicasse la Iorma originaria delle parcelle, che tuttavia nel 1686
non erano piu triangolari.



32- COLLOMBE
Il luogo chiamato Collombe prende il nome dalla Iamiglia Collomb,
residente a Solomiac alla Iine del XVII secolo. Ci appare questa l`unica origine
plausibile del toponimo, che non sembra poter rimandare alla presenza di
colombi o piccioni, dei quali non abbiamo reperito alcuna traccia (cIr. Dauzat
1963, s.v. COLLEMIERS). Deve essere escluso anche un possibile senso
metaIorico del termine, che in alcuni luoghi designa un picco roccioso con una
Iorma che ricorda quella di un uccello (cIr. Dauzat 1982, s.v. COLOMP).
CIr. Jal Thuras 119, p. 68, che registra il toponimo Couroumba, pero non
riesce a proporre, per sua stessa ammissione, un`etimologia convincente:
ipotizza inIatti un composto di COUR- (derivato da COL piu ATORIU,
canalone, colatoio) e COMBA, salvo poi precisare che la zona chiamata
Couroumba non si presta a tale ipotesi, poiche designa prati non ripidi.
Nel nostro caso la Iorma Iemminile Collombe va intesa come attributo del
sottointeso piece: il luogo ha conservato dunque il nome della Iamiglia che lo
167
possedeva anticamente, sebbene nel 1686 nessun Collomb detenga
appezzamenti in quella zona.

- PLAYE OU COLLOMBE (v. n 90): individua un`area di Collombe
caratterizzata dalla presenza di siepi.
- SAGNE MOLLE OU COLLOMBE (per Sagne e Molle v. n 106 e 79):
zona di sovrapposizione tra i due areali.



33- COLLOMBIERAS
Collombieras deriva come Collombe (v. n 32) dal cognome Collomb;
inoltre presenta suIIisso collettivo -ARIA. Il toponimo identiIica un nucleo
abitato del territorio di Solomiac dove la Iamiglia Collomb risiedeva ancora a
Iine 600 e possedeva tre dimore.
A Collombieras non risulta alcuna piccionaia o torre colombaria, per cui
non ci pare possibile Iar risalire il toponimo al latino COLUMBARIUM, nel
senso di allevamento di piccioni (cIr. Dauzat, s.v. COLLEMIERS).

- PRUNAREIS COLLOMBIERAS (per Prunareis v. n 94): area di conIine
tra Prunareis e Collombieras.



34- COMBETTE
Combette e chiaramente un derivato diminutivo del gallico CMBA (cIr.
FEW II, 1524, s.v. CMBA), che signiIica depressione a Iorma di valle stretta
e proIonda, vallone, canalone tra le rocce, gola stretta. Il termine e molto
diIIuso nelle Alpi, nel Massiccio Centrale e in tutto il Mezzogiorno della
Francia (cIr. Dauzat 1982, s.v. COMBE).
CIr. TdF I, 609, s.v. COUMBO e COUMBETO; cIr. Chabrand 1877, s.v.
COUMBE e COMBETTE.
168
A Solomiac l`areale del toponimo e localizzabile in corrispondenza di una
depressione del versante, che in quel tratto di pendio e lieve, ma procedendo
verso il Iondovalle si accentua diventando una vera e propria gola.



35- (POULLIERAS OU PRA DU) COMMUN (per Poullieras v. n 91)
Commun deriva dal latino COMMNIS e indica i beni posseduti in comune
dagli abitanti di un villaggio (cIr. Dauzat 1963, s.v. COMMENAILES).
A Solomiac il toponimo compare solo nella doppia denominazione
Poullieras ou Pra du Commun e designa un unico appezzamento: si deve
pertanto dedurre che beni originariamente comunitari siano stati poi smembrati
e privatizzati; il toponimo, eliminata la sua ragion d`essere, e stato in parte
sostituito.



36- CONIL
Conil puo essere Iatto risalire al latino CNCLUS oppure
all`antroponimo galloromano *CONNILIUS (dal gallico CONNOS). Il primo
etimo in antico provenzale ha dato in eIIetti esito conilh, conil, cioe coniglio
(cIr. FEW II, 1539, s.v. CNCLUS); tuttavia nel nostro caso il nome di
luogo risale ad un sistema toponomastico precedente a quello registrato nel
catasto del 1686 e designa una zona che e stata successivamente ridenominata:
alla Iine del XVII secolo essa si chiama inIatti Rougieras, oppure Rougieras ou
Conil. Il numero singolare del toponimo porta del resto ad escludere che esso
indichi una cospicua presenza di conigli o di cunicoli scavati nel terreno; essi
inIatti sarebbero stati prontamente eliminati per rendere coltivabile la
superIicie e quindi non avrebbero potuto persistere in modo duraturo al punto
di Iornire un`identita al luogo
In conseguenza di tutto cio, nel terzo capitolo abbiamo ipotizzato che il
toponimo derivasse dall`antroponimo e indicasse i possedimenti di un certo
Connilius; successivi mutamenti della proprieta avrebbero in parte cancellato la
memoria del primo proprietario. Il sistema toponomastico avrebbe pertanto
169
cercato di adeguare il nome al luogo, ovvero il signiIicante al signiIicato,
mutando la denominazione (cIr. capitoli 3 e 4).

- CONIL OU ROUGIERAS (per Rougieras v. n 102)



37- CORFASSIER, CORFACIER
La Iorma Corfacier e attestata una sola volta nella doppia denominazione La
Coutasse ou Corfacier, che designa un` unica parcella.
Riteniamo che il toponimo possa essere Iatto risalire al latino
*CURTIFICIUM, termine che indica l`area di costruzione dei cortiferi aedificii
di una curtis (cIr. Serra 1931, p. 67).
CIr. ad esempio il toponimo Corfelix, che identiIica un luogo nella regione
Irancese della Marne: secondo Dauzat 1963, esso risulta un composto del
latino CRTEM piu l`antroponimo latino FELIX; nel 1110 il nome della
localita sarebbe attestato nella Iorma Curtis Felix (cIr. Dauzat 1963, s.v.
CORFELIX).
Non ci pare invece possibile ricondurre Corfassier alla radice
preindoeuropea *COR- (variante di *CAR-, roccia), col signiIicato di altura,
scoscendimento (cIr. Dauzat 1963, s.v. COREN), poiche a Solomiac il
toponimo identiIica una porzione di versante priva di conIigurazioni
morIologiche accidentate.
Il toponimo pertanto sarebbe di origine molto antica, tardo-romana;
sull`areale da esso designato nel 1686 non insisteva alcuna dimora, sebbene a
breve distanza sorgessero le grange che davano il nome all`area Pre de la
Grange. In assenza di dati probanti appare impossibile dimostrare che quelle
costruzioni nei secoli precedenti costituissero il centro Iunzionale di una curtis
e che con l`esaurimento del modello curtense si Iosse modiIicato il sistema
toponomastico, tanto da portare ad una mancata coincidenza tra i nomi e le
cose. D`altra parte non si puo escludere che nell`areale di Corfassier ci Iossero
in epoca antica ediIici poi distrutti.

170
- LA COUTASSE OU CORFACIER (per Coutasse v. n 38): indica una
parcella di Corfassier situata alle pendici di una china.



38- COSTASSE, COUTASSE
La Iorma Coutasse compare solo nella doppia denominazione La Coutasse
ou Corfacier (v. n 37).
Il toponimo costituisce la Iorma accrescitiva o peggiorativa di COSTE o
COSTO, voce derivata dal latino CSTA, che signiIica terreno in notevole
pendenza, pendio di una montagna, china (cIr. FEW II, 1245, s.v. CSTA;
Dauzat 1963, s.v. COSTA). Costasse assume pertanto il senso di grande o
cattiva costa (cIr. TdF I, 656, s.v. COUSTASSO; Chabrand 1877, s.v.
COUSTIAS).
A Solomiac vi sono piu luoghi denominati a partire dalla base COSTA;
perche si distinguano l`uno dall`altro sono accompagnati da una desinenza o da
un determinativo (v. anche n 6, 8, 39 e 101). Nel caso di Costasse riteniamo
che la desinenza debba essere considerata accrescitiva piuttosto che
peggiorativa, poiche il pendio cosi designato e vasto, ma non accidentato.

- LA COUTASSE OU CORFACIER (v. n 37)



39- (PRE DE LA) COSTE
Coste discende dal latino CSTA, che signiIica terreno in notevole
pendenza, pendio di una montagna, china (v. n 38).
L`area di Pre de la Coste e localizzabile su un pendio che presenta
andamento diverso rispetto a quello generale del versante.





171
40- CROZ, CROS, CROX, CROTS
Prevale nettamente la Iorma Cro:, che si riscontra ventisette volte; le altre
tre Iorme occorrono rispettivamente cinque, due e una volta.
Cro: deve essere probabilmente Iatto risalire al gallico *KRSU (cIr. FEW
II, 1362, s.v. *KRSU), attraverso il basso latino CROSUM (cIr. Du Cange,
II, 627, s.v. CROSUM); indica un luogo inIossato, leggermente piu basso del
terreno circostante.
CIr. Dauzat 1963, s.v. CROS; TdF I, 677, s.v. CROS, secondo il quale in
DelIinato il termine designa anche un basso Iondo lavorabile e Chabrand 1877,
s.v. CROS.
L`areale di Cro: a Solomiac e destinato interamente a seminativo: cio
probabilmente e dovuto proprio alla elevata Iertilita della depressione, dove si
accumula l`humus.

- LAUSET CIME CROZ (per Lauset v. n 67): designa l`appezzamento piu
alto in quota dell`areale di Lauset, caratterizzato da una depressione.



41- ENFERNET
Il toponimo e con tutta evidenza un derivato diminutivo della voce latina
cristiana INFERNUM, inIerno, spesso usato come metaIora per designare
luoghi sterili, aridi, battuti dal vento (cIr. Dauzat 1982, s.v. INFERNET). CIr.
TdF II, 134, s.v. INFERNET; Chabrand 1877, s.v. INFERNET.
A Solomiac il toponimo individua un luogo poco piu in quota rispetto al
Iondovalle, di accesso non diIIicile e certamente non piu arido delle zone
contigue; pertanto riteniamo che il nome sia dovuto al Iatto che l`area non
Iosse irrigua.

- PRA SEC OU ENFERNET: la doppia denominazione identiIica una zona
di sovrapposizione tra gli areali di Pra Sec e Enfernet (per Pra Sec v. n
109).
- PLAN OU ENFERNET (per Plan v. n 89): zona di sovrapposizione tra gli
areali dei due toponimi.
172
42- ENVERSEN, ENVERSEIN, ENVERS
Il termine va Iatto risalire senza dubbio al latino NVRSUS (FEW IV, 790,
s.v. NVRSUS); indica la parte di una valle esposta a Nord, il versante
settentrionale, il luogo meno soleggiato. CIr. TdF I, 955, s.v. ENVERS ; TdF
II, 149, s.v. IVERSEN; Chabrand 1877, s.v. ENVERS.
A Solomiac, nelle Iorme Enversen, Enversein il toponimo designa la
porzione piu in ombra dell`areale di Gaillardieras (v. n 52), a ridosso di una
gola. Nella Iorma Envers il nome e attestato in tre circostanze e individua la
zona piu Iredda delle aree chiamate rispettivamente Balmette (v. n 4), Grand
Champ (v. n 59) e Las Sagnas (v. n 106).



43- ESTRE
Estre deriva probabilmente dal latino EXTERA, parti esterne (cIr. Dauzat
1963, s.v. LESTRE, il quale propone la derivazione appunto da EXTERA,
serbando pero qualche dubbio).
Secondo Fenelon 1970 (s.v. TRE), al plurale les tres il termine designa
cio che e all`esterno di qualcosa; anche per Fenelon la voce deriva dal latino
EXTERA.
L`areale denominato Estre nel 1686 non risulta ai margini del territorio di
Solomiac, ma inglobato da altre aree. E pero ipotizzabile che in epoche
precedenti il territorio del villaggio Iosse meno esteso e terminasse proprio in
corrispondenza di Estre (cIr. capitolo 4).



44- EYRAL
Risulta abbastanza Iacile risalire all`etimo di Evral; e piu arduo invece
stabilire il signiIicato del toponimo nel caso speciIico di Solomiac.
Evral deve essere ricondotto al latino AREALIS (cIr. FEW I, 135, s.v.
AREALIS); il termine puo indicare l`aia, lo spazio vacuo attorno ad
un`abitazione, in medio Irancese anche una terra in Iase di dissodamento (cIr.
173
FEW I, 135), un`area della selva comunale disboscata e destinata talora a
carbonaia (cIr. Serra 1931, p. 31). CIr. anche TdF I, 847, s.v. EIRAU.
La zona chiamata Evral a Solomiac e distante da ogni dimora, dunque
sembra sia da escludere il senso di aia che circonda un`abitazione. Non risulta
proponibile nemmeno il signiIicato di terra dissodata, che appare troppo
generico per poter identiIicare un luogo particolare. Ci pare pertanto piu
plausibile riIerire il toponimo ad un`area disboscata della selva comunale.

- L`ADREIT DE L`EYRAL (v. n 1)
- EYRAL OU CLOT DE GRAVIERE (per Clot e Graviere v. n 29 e 62):
zona pianeggiante al conIine tra Evral e Graviere.
- PLAN OU EYRAL (per Plan v. n 89): zona di conIine tra i due areali.



45- (PRA DE LA) FOND
Fond si presenta con genere Iemminile, come rivela l`articolo; pertanto va
Iatto risalire al latino FONS, Ionte, sorgente (cIr. FEW III, 694, s.v. FONS) e
non al latino FNDUS, Iondo, inIossamento, luogo inIossato (cIr. FEW III,
869, s.v. FNDUS).
CIr. Dauzat 1963, che spiega il toponimo BELFONDS (s.v.) come un
composto dell`aggettivo bel piu il sostantivo derivato da FONS. CIr. Dauzat
1982, s.v. FONT; TdF I, 1151, s.v. FONT.
Sul territorio da noi studiato non abbiamo tuttavia rintracciato tale sorgente
in corrispondenza dell`areale di Pre de la Fond.



46- FONTANETTAS, FONTANNETTAS, FONTANETAS, FONTANNETE
Le quattro Iorme sono derivati diminutivi del latino FONTNA, che
signiIica acqua che proviene da una Ionte, sorgente, sorgiva (cIr. FEW II, 696,
s.v. FONTNA). Il termine ha dato origine a molti nomi di luogo (cIr. Dauzat
1963, s.v. FONTAINS).
174
Sul territorio di Solomiac si riscontrano due toponimi derivati da
FONTNA: il plurale Fontanettas (e varianti) designa un`area ad alta quota
dove in eIIetti la carta topograIica IGM localizza alcune sorgive; il singolare
Fontannete identiIica invece una parcella a bassa quota, dove tuttavia non
abbiamo riscontrato sorgenti.

- SALLUDES OU FONTANETTAS (per Salludes v. n 107): zona di
sovrapposizione tra i due areali.
- L`OCHE OU FONTANETTAS (per Oche v. n 82): zona di
sovrapposizione.



47- FOUNTANE, FONTANNE, FONTANE, FOUNTAINE
Fountane e varianti, come il precedente Fontanettas e varianti, deriva dal
latino FONTNA (v. n 46).
La voce a Solomiac compare in due toponimi: Fountane e simili
identiIicano un`area vicina all`abitato di Sollomiac lambita da un corso
d`acqua; Pre de la Fountaine designa un prato che prende il nome da una
vicina sorgente.

- VOULPIERE OU FONTANE (per Joulpiere v. n 122): al conIine tra
Joulpiere e Fountane.
- PRE DE LA FOUNTAINE OU CLOTS (per Clots v. n 29): zona di
conIine tra le aree dei due toponimi.



48- (PRE DU) FOUR
Four deriva dal latino FRNUS, Iorno (cIr. FEW III, 902, s.v. FRNUS). Il
termine puo designare sia i Iorni per la cottura del pane sia Iorni a calce presso
Iornaci (cIr. Dauzat 1963, s.v. FOURS; TdF I, 1163, s.v. FOUR).
175
A Solomiac il toponimo indica una zona prativa contigua al nucleo abitato
di Outagne, che prende il nome dalla vicina presenza di un Iorno per la cottura
del pane.

- PRE DU FOUR OU SAGNE MOLLE (per Sagne Molle v. n 79): zona di
conIine tra le due aree.



49- FOURCHAS
Fourchas deve essere Iatto risalire al latino FRCA, Iorca. I derivati dalla
voce latina hanno assunto in antico Irancese (fourc) e in antico provenzale
(forc) anche il signiIicato di incrocio di cammini, biIorcazione (cIr. Dauzat
1963, s.v. FORS). CIr. TdF I, 1164, s.v. FOURCAT; Chabrand 1877, s.v.
FOURCHO.
Il toponimo a Solomiac e attestato solo nella doppia denominazione Plan ou
Fourchas e designa un appezzamento situato in corrispondenza della
biIorcazione tra la vecchia e la nuova strada reale.



50- FOURNET
Fournet e un derivato diminutivo del latino FRNUS, Iorno (cIr. FEW III,
902). CIr. TdF I, 1167, s.v. FOURNET, il quale attribuisce al termine anche i
sensi di stuIa, campana in ghisa per la cucina.
A Solomiac il toponimo identiIica un`area limitroIa alle dimore di Outagne;
riteniamo che essa prendesse il nome da un piccolo Iorno che probabilmente si
situava nei suoi pressi, sebbene oggi non ne abbiamo trovato traccia.



51- FREIRIE
Il toponimo deve essere Iatto risalire al latino FRATRIA (da FRATER,
Iratello) e non al latino FRAXNUS, Irassino. InIatti gli esiti di FRAXNUS
176
(cIr. FEW III, 771, s.v. FRAXNUS) nelle regioni piu vicine all`Alta Valle
della Dora sono rappresentati da voci come fraiche (Queyras) e fraise (Hautes-
Alpes, Drme).
Nel XVII secolo nella valle di Cesana e attestato il termine fraire, frairie,
utilizzato per designare i consorzi Iamiliari tramite i quali si organizzavano le
attivita d`alpeggio (cIr. capitolo 4).
Pertanto Freirie, come sostiene TdF I, 1179 (s.v. FREIRIE), signiIica
conIraternita, corporazione, Iraternita. CIr. Chabrand 1877, s.v. FRAIRE.



52- GAILLARDIERAS, GAILLARDIERE
Prevale nettamente la desinenza occitana di Gaillardieras, poiche la
desinenza Irancese -ere e attestata soltanto venticinque volte su sessantacinque.
Il toponimo deriva dal basso latino GALLARDUS, gagliardo (cIr. Dauzat
1963, s.v. GAILLARD), che discende dal gallico *GALIA, Iorza, vigore (cIr.
FEW IV, 30, s.v. *GALIA) e puo avere valore di antroponimo.
Nel nostro caso Gaillardieras sembra in eIIetti originare proprio dal nome
di persona (cIr. Dauzat 1963, s.v. GAILLARD) piuttosto che avere valore di
aggettivo qualiIicante piante a crescita rapida (cIr. Fenelon 1970, s.v.
GAILLARD). InIatti il toponimo designa un`area ad una quota superiore ai
2000 metri, dove il periodo vegetativo e molto lungo.
Riteniamo dunque che Gaillardieras, con desinenza collettiva, indicasse
all`epoca della sua Iissazione la distesa di terra appartenente ad un certo
Gallardus.

- GAILLARDIERE A LA BAJSSE (v. n 3)
- GAILLARDIERE OU REYNARDIERE (v. n 100): area interna a
Gaillardiere.
- GAILLARDIERE OU LAS PRAYAS (v. n 92)
- GAILLARDIERE OU ENVERSEIN (v. n 42)



177
53- (PRAYE DE) LA GALLIE (per Prave v. n 92)
Risulta arduo risalire all`etimo di Gallie. L`ipotesi piu plausibile, perche si
riscontra in numerose Iormazioni toponomastiche di Solomiac, e quella che
riconduce Gallie al cognome galloromanzo GALLIO, presente in valle di Susa
(cIr. Serra 1931, pp. 123-124, il quale Ia risalire a GALLIO il nome del paese
Giaglione). Il genere Iemminile puo essere dovuto all`attrazione di prave,
secondo un procedimento che si e gia constatato per altri nomi di luogo (v. ad
es. Collombe al n 32).
Si possono Iormulare altre due ipotesi, che tuttavia ci paiono improbabili.
La prima rinvia al gallico *GALIA, Iorza, vigore (cIr. FEW IV, 30, s.v.
*GALIA); e pero diIIicile che tale signiIicato sia stato applicato ad un`area
come Prave de la Gallie, che si localizza ad alta quota, dove la vegetazione
subisce un rallentamento della propria attivita a causa del clima.
La seconda ipotesi e che il termine Gallie derivi dalla base preindoeuropea
*GAL-, variante di *CAL-, pietra. Tuttavia la base *GAL- ha dato origine ad
toponimi che identiIicano picchi, coni montagnosi (cIr. Dauzat 1982, s.v.
*GAL-); tale senso non e applicabile all`area del territorio di Solomiac, che e
una superIicie prativa situata a meta versante.



54- (LA) GARDE
Garde signiIica guardia, ma anche luogo da cui si puo osservare, dunque
luogo elevato. Secondo Dauzat 1963 (s.v. GARDE) il termine discende dal
germanico WART, guardia, torre di guardia, Iortezza ed e stato latinizzato
sotto le Iorme WARDA, WARDIA. E nome di luogo diIIuso in tutta la Francia
e attribuito a molte alture (cIr. anche Dauzat 1982, s.v. GARDE).
TdF II, 24, deIinisce GARDI (s.v.) come guardia, azione di guardare, ma
anche sorveglianza, protezione, diIesa, impedimento, luogo elevato, da dove si
puo osservare, collina che domina un paese; contrassegno di conIine in
DelIinato.
Garde si trova nella parte alta del versante, a monte di Issards. Da questa
zona si gode di un`ampia visuale sul versante opposto, sul proprio e Iino quasi
al Iondovalle.
178

- GARDE OU TRAVERSE (per Traverse v. n 117): zona di
sovrapposizione tra i due areali.
- GARDE OU GIRARDEL (per Girardel v. n 57): zona di
sovrapposizione.
- GARDE OU LAUSET (per Lauset v. n 67): zona di sovrapposizione.
- SERRE DE LA GARDE (per Serre v. n 110): una sola parcella nella
stessa zona di Garde; con buona probabilita identiIica il vero e proprio
punto di osservazione, caratterizzato da una piccola altura a dorso d`asino
(appunto una serra).



55- (LA) GARDIOLLE
Gardiolle e diminutivo di Garde (v. n 54): signiIica piccola altura, oppure
vedetta e cippo destinato a segnare un conIine. Dauzat 1963, s.v. GARDE,
segnala il toponimo, con suIIisso diminutivo -EOLA, Lagardiolle nel Tarn (nel
1277 scritto Gardiola).
CIr. TdF II, 24, s.v. GARDIOLO e Chabrand 1877, s.v. GARDETTE,
GARDIOLE.
Il toponimo e localizzabile nella parte media del versante, a Nord e a Ovest
di Pra Long, dove non si nota nessuna piccola altura e dunque nemmeno un
posto di vedetta.



56- (AUX) GENEBREAS
Genebreas signiIica gineprai, piante di ginepro; deriva dal latino
JNPRUS (cIr. FEW V, 74). CIr. TdF II, 45, s.v. GENEBRE e s.v.
GENEBRIE; Chabrand 1877, s.v. GENEBRE. Jal Thuras (155, p. 88) censisce
il toponimo GENEBREA.
Il toponimo e situato al conIine con i comuni di Mollieres e di Fenils; il
catasto non registra ginepri, che dunque probabilmente crescono su terre
comuni.
179

- GENEBREAS OU ROUTANS (v. n 104)
- PRUNAREIS OU GENEBREAS (per Prunareis v. n 94): nome di due
parcelle interne al toponimo Prunareis, plausibilmente caratterizzate dalla
presenza di ginepri.



57- (EN) GIRARDEL
Il toponimo deriva da un antroponimo di origine germanica; cIr. TdF (II,
55), che considera GIRARD un nome d`uomo e anche un nome di Iamiglia
della Francia meridionale, i cui diminutivi sarebbero Girardet, Girardin,
Girardoun. Secondo TdF il nome deriva dal germanico GERHARD, che ha
dato in basso latino GIRARDUS.
L`antroponimo non e presente tra le persone registrate nel catasto.

- GIRARDEL OU MAISON NEUFVE (per Maison Neufve v. n 72): zona
di sovrapposizione tra i due areali.
- GARDE OU GIRARDEL (v. n 54)



58- (LAS) GORGEAS, (LE) GOURGEAS
Gorgeas indica una gola di Iiume o di montagna; va Iatto risalire alla radice
del latino GRGS,-TIS (cIr FEW IV, 330), che ha dato in basso latino la
Iorma maschile *GURGUS (Dauzat 1982, s.v. GOUR) e la Iorma Iemminile
GRGA (REW 3921). Gli esiti della parola latina designano in primis
(secondo FEW IV, 330) una condotta per l`acqua della Iontana o del mulino:
vedasi l`antico provenzale gorga (I.), e gorgo nelle Alpi Marittime. Indicano
pero anche un gorgo, un punto proIondo in un corso d`acqua, un inIossamento
di Iiume.
Con suIIisso peggiorativo il termine segnala una gola grande, erta, scoscesa,
un abisso d`acqua spaventoso (cIr. TdF II, 73 s.v. GOURGAS; TdF II, 74 s.v.
GOURJAS; Chabrand 1877 s.v. GOURGEASSE).
180
TdF registra il termine GORGO (II, 73, s.v.) presente nei dialetti alpini, che
signiIica gola di montagna, apertura per la quale si entra nelle valli e nei
valloni; valle stretta.
Il toponimo e localizzabile in una zona nella quale il rio de la Grande Cote
aIIronta un tratto molto ripido e incassato.

- RAJASSIERAS DICT LE GOURGEAS (per Rafassieras v. n 97):
parcella nella parte alta del versante, dove l`area di Rafassieras va ad
inIossarsi verso il ruscello.



59- GRAND CHAMP
E del tutto evidente che il toponimo deriva dal latino GRANDIS piu latino
CAMPUS e indica una vasta distesa cerealicola; cIr. FEW II, 156, s.v.
CAMPUS e Dauzat 1963, s.v. GRANDCHAMP.
A Solomiac nel 1686 l`area chiamata Grand Champ si presentava con
dimensioni ridotte (meno di un ettaro), rispetto a quelle che dovette avere avuto
all`epoca di Iissazione del toponimo.

- L`ENVERS DU GRAND CHAMP (v. n 42)



60- GRAND PRE, GRAND PRA
Prevale la desinenza Irancese in -e, che compare ventuno volte su trentuno.
Il toponimo e chiaramente un derivato di latino GRANDIS piu latino
PRTUM (cIr. REW 6732); designa un`ampia distesa prativa.
A Solomiac il toponimo da il nome a due diversi luoghi: uno vicino
all`abitato di Sollomiac, l`altro interno all`areale di Rafassieras (per
Rafassieras v. n 97).



181
61- (PRE DE LA) GRANGE
Grange deve essere ricondotto a *GRANICA, derivato dal basso latino
GRANEA (da GRANUM, grano; cIr. FEW IV, 225, s.v. *GRANICA); il
termine designa una dimora di tipo stalla-Iienile, talvolta anche adibita al
ricovero degli uomini. CIr. Dauzat 1982, s.v. GRANGE; Chabrand 1877, s.v.
GRANGE, il quale deIinisce questo tipo di costruzione come un ediIicio
isolato.
Nell`areale di Pre de la Grange sussistono tuttora alcune dimore disabitate.

- AUX CLOTS OU PRE DE LA GRANGE (v. n 29)
- EN CORFACIER OU PRE DE LA GRANGE (v. n 37)



62- GRAVIERAS, GRAVIERES
Il toponimo, per il quale prevale la desinenza occitana, risale alla voce
*GRAVA, sasso, ciottolo, che secondo FEW (IV, 254, s.v. *GRAVA) e di
orgine gallica, secondo Dauzat 1963 (s.v. GRAUVES) e di origine
genericamente prelatina.
La voce, col suIIisso -ARIA, indica un luogo ghiaioso, il greto di un Iiume,
un`area di accumulo dei ciottoli: cIr. TdF II, 91, s.v. GRAVIERO; Chabrand
1877, s.v. GRAVE, GRAVIERE.
L`area chiamata Gravieras e localizzabile a Solomiac, sulla sponda destra
del Iiume Dora, dunque in una zona di accumulo della ghiaia trasportata dal
corso d`acqua.

- LA GRAVIERE OU EYRAL (per Evral v. n 44): al singolare, individua
una singola parcella situata in zona ghiaiosa e al conIine con Evral.
- EYRAL OU CLOT DE GRAVIERE (per Clot v. n 29): terreno situato
nella zone di Gravieras, al conIine con Evral, probabilmente pianeggiante.




182
63- GUISOLLE
Riteniamo che il toponimo derivi dall`antroponimo GUISOL, GUIZOL,
diIIuso in area occitana (cIr. TdF II, 113, s.v. GUIZOU). Il genere Iemminile e
dovuto alla concordanza con il sostantivo sottointeso piece, come si e gia
rilevato in precedenti casi (v. ad esempio Collombe, n 32).
Il toponimo e attestato una sola volta, nella doppia denominazione Roullas
ou Guisolle (per Roullas v. n 103).



64- HARTAUT, ARTAUT
Il toponimo e attestato una volta nella prima Iorma e una volta nella seconda
Iorma. Hartaut e Artaut vanno ricondotti al nome d`uomo e di Iamiglia
ARTAUD che, sebbene non Iosse presente nel 1686 a Solomiac, era attestato
nei territori contigui (cIr. TdF I, 144, s.v. ARTAUD).



65- (AUX) ISSARDS, (AUX) EYSSARDS
Il toponimo compare nella Iorma Evssards solo due volte su ventiquattro.
Issards, Evssards indica una precisa tecnica agraria, l`essartage, che prevede
l`abbattimento degli alberi e il dissodamento del terreno col Iuoco (cIr. capitolo
3).
Secondo FEW III, 318 deriva da *EXSARTUM, a sua volta da Iar risalire
al verbo lat. SARIRE, col senso di spaccare, sarchiare. CIr. ivi l`esempio: Ir.
Essart, lieu deIriche, Ionds cultive provenant d`un recent deIrichement.
Con FEW concorda Dauzat 1963, che s.v. ESSARDS nota come il
toponimo sia molto diIIuso nel Nord della Francia e in DelIinato.
TdF I, 851 (s. v. EISSART) considera il termine un derivato dal basso lat.
EXARTUM, ESSERTUM, ESSARTUM, col signiIicato di terreno che e stato
dissodato, sterpato, dal quale sono state sradicate e tagliate le sterpaglie, bosco
nuovamente dissodato, luogo dissodato; terra incolta che puo o deve essere
dissodata, maggese; ma anche Iossa scavata da un torrente.
183
CIr. Chabrand 1877, s.v. ISSART; cIr. cod. Gouthier (p. 53):
EYSERTARE: vb. essartare estirpare gli alberi nel bosco e mettere la terra a
coltura, dissodare.
In corrispondenza del toponimo oggi sono visibili radure e zone prative,
probabilmente in passato disboscate, dissodate e messe a coltura.
- ISSARDS OU BARRE (v. n 5)



66- JOULLEANE, JULIANNE, JULIANE
Prevale la Iorma Joulleane, che compare quattro volte su sette. Il toponimo
rinvia all`antroponimo latino JULIANUS, da JULIUS (cIr. Dauzat 1963, s.v.
JUILLENAY; TdF II, 169, s.v. JULIANO). Il genere Iemminile e dovuto
all`accordo con il sostantivo sottointeso piece.

- PLAN OU JOULLEANE (per Plan v. n 66): zona al conIine tra i due
areali.



67- LAUSET
Il termine lauset puo rappresentare l`esito sia dell`etimo gallico *LAUSA,
pietra piatta che serve a coprire le case, lastra (cIr. FEW V, 211, s.v. *LAUSA)
sia dell`etimo latino LACUS, lago (cIr. FEW V, 525, s.v. LACUS).
Per Solomiac pero deve essere esclusa la seconda proposta etimologica:
inIatti l`area chiamata Lauset e localizzabile su una porzione del versante
caratterizzata da molti aIIioramenti rocciosi: risulta pertanto alquanto probabile
che il toponimo indicasse una zona dove erano reperibili le lastre usate nella
costruzione dei tetti.
CIr. TdF II, 194, s.v. LAUSO; Chabrand 1877, s.v. LAUZE.

- LA TRAVERSE OU LAUSET (per Traverse v. n 117): area di
sovrapposizione tra i due toponimi.
- LAUSET OU RABEYRIERS (v. n 96): zona di sovrapposizione.
184
- LAUSET CIME CROZ (v. n 40)
- SALLUDES OU LAUSET (per Salludes v. n 107): area di
sovrapposizione.



68- (L`OCHE OU CLOT DE) LAUX (per Oche v. n 82; per Clot v. n 29)
Laux deriva dal latino LACUS, lago. La tradizione locale della voce latina
ha in eIIetti portato nella regione occitana esiti simili a quello registrato a
Solomiac. CIr. ad esempio FEW V, 525, s.v. LACUS: antico delIinatese laus,
los, lo, lau; dialetto alpino delIinatese law; Queyras laus; Villar Pellice laus.
Nel luogo in cui si localizza il toponimo e oggi presente una piccola
depressione di terreno colma d`acqua, il che conIerma la proposta etimologica
e porta invece ad escludere la derivazione di Laux da *LAUSA (pietra piatta,
lastra).
CIr. per contro Dauzat 1963, s.v. LAUX-MONTAUX, che spiega il nome
LAUX come un derivato appunto di *LAUSA, per il Iatto che nella localita
della Drme cosi denominata non si riscontrerebbero specchi lacustri.



69- LEGUE
Il toponimo deve essere ricondotto all`unita di misura di lunghezza della
lega (latino LEGA), che in Provenza equivale secondo Mistral a 3000 tese,
ossia circa 6 chilometri (cIr. TdF II, 199, s.v. LEGO; Chabrand 1877, s.v.
LEGO).
Legue da il nome ad un`area di Iondovalle che dista circa una lega da
Cesana Torinese, secondo il calcolo eseguito sul tracciato dell`attuale
carrozzabile. Tale distanza, Iorse un tempo segnalata da un cippo, potrebbe
essere alla base del nome dato al luogo.

- LEGUE OU CHAMP QUEYRA (v. n 19)


185
70- LENTET
Il termine puo essere rinviato a lente, lento che, secondo il Mistral, deriva
dal latino LENS, LENTIS, lente, lenticchia. In area occitana il termine indicava
anche l`erba medica (cIr. TdF II, 240, s.v. LENTE).
Il signiIicato di estensione di erba medica appare appropriato per il
toponimo di Solomiac, poiche esso designa due prati.



71- (PRA) LONG, PRALONG
La Iorma Pralong compare otto volte su quarantatre. Il toponimo signiIica
chiaramente prato lungo, di Iorma allungata, dal latino LNGUM (cIr. Dauzat
1963, s.v. LONGAVESNES).

- PRA LONG OU CHAUCHIART (v. n 24)



72- (LA) MAISON NEUFVE, (LA) MAYSONNEUFVAS
La Iorma Mavsonneufvas compare una volta sola su nove. Il toponimo e da Iar
risalire a MANSIO, che in lat. classico indicava il trattenersi, il rimanere in un
certo luogo, passando poi a signiIicare, col Irancese e il provenzale maison,
btiment servant de logis, d`habitation, de demeure (FEW VI, II, 234).
Secondo Dauzat 1963 (s.v. MAISONS) il termine lat. MANSIO deIiniva il
ricovero di tappa su una via romana, ma Iu poi usato per designare una casa
importante, un castello (cosi TdF II, 251, s.v. MAISO).
Dauzat 1963 (s.v. MAISONS) inoltre riIerisce che, quando e toponimo,
Maison e di solito seguito da un determinativo, costituito dal nome del
proprietario, da un dettaglio topograIico, da un epiteto descrittivo.
TdF II, 312, s. v. MEISOUN nota che in Provenza Orientale e nelle Alpi il
termine e presente spesso come nome di luogo nella Iorma Maisonneuve.
Dal catasto non risultano insediamenti in muratura in corrispondenza del
toponimo Maison neufve. Nondimeno il toponimo e localizzabile a Nord Est
del nucleo abitato di Outagne, laddove oggi sono visibili grandi ammassi di
186
pietre. Se ne puo dedurre che in un momento di espansione demograIica siano
state costruite nuove abitazioni ad un`altitudine piu elevata rispetto alle altre;
proprio a causa della loro posizione molto alta e delle conseguenti restrizioni
climatiche, queste case sarebbero state abbandonate per prime non appena
Iosse diminuita la popolazione.

- MAYSON NEUFVE OU BARRE (v. n 5)
- MAISON NEUFVE OU GIRARDEL (v. n 57)
- TRAVERSE OU MAISON NEUFVE (per Traverse v. n 117): zona di
sovrapposizione tra i due areali.



73- MARCEL
Il toponimo deve essere Iatto risalire all`antroponimo latino MARCELLUS
(cIr. Dauzat 1963, s.v. MARCELLAZ).



74- (PRA) MARGAIL
Il toponimo deve essere ricondotto al cognome Margail, che e ampiamente
attestato a Solomiac nel XVII secolo. Risulta probabile che il cognome derivi
dalla voce preromanza *MARGALIO-, che signiIica loglio, avena selvatica
(cIr. FEW VI, 323, s.v. *MARGALIO; TdF II, 277, s.v. MARGAI).



75- (CLOT DU) MAS (per Clot v. n 29)
Il termine mas dal punto di vista etimologico deve essere ricondotto al latino
MANSUS, che designava, nell`organizzazione agraria curtense, un`unita
poderale, un insieme di appezzamenti occupati e coltivati da un solo locatario.
CIr. Dauzat 1963 (s.v. MAS) e Chabrand 1877 (s.v. MAS).
Dal punto di vista semantico, il signiIicato di mas non appare invece
riconducibile a quello di MANSUS; mas, come si e tentato di dimostrare nel
187
quinto capitolo, sembra indicare piuttosto un distretto precisamente individuato
da un nome, oppure talvolta il centro Iunzionale dell`antico mansus (cIr. TdF
II, 288, s.v. MAS, che Iornisce anche il signiIicato di abitazione rurale,
masseria, cascina).



76- MASZAGE (OU PLAN) (per Plan v. n 89)
Mas:age origina dalla radice MAS, derivante dal basso-latino MANSUS (v.
n 75); il termine designa un gruppo di cascine, i casali di campagna. (cIr. TdF
II, 288, s.v. MASAGE). Per Fenelon 1970 (s.v. MASAGE) il termine e diIIuso
come nome di luogo in Alta Provenza, dove identiIica agglomerati di due o tre
dimore.
A Solomiac, come si e dimostrato nel capitolo 5, Mas:age, nome attribuito
ad un unico appezzamento, probabilmente indicava il centro Iunzionale di un
antico manso, del quale alla Iine del XVII secolo non era rimasta che la traccia
toponomastica.



77- (LA) MAYSONNACE
Il toponimo ha la stessa origine etimologica di Maison neufve (v. n 77). Il
suIIisso dispregiativo indicherebbe una casaccia; cIr. FEW VI, II, 234, che s.v.
MANSIO porta ad esempio i derivati provenzale alpino meifounasso e
bearnese mavsounasse, entrambi col signiIicato di grande maison, vilaine
maison.
Dal catasto non risultano insediamenti a Mavsonnace; il toponimo
comunque identiIica un`area a seminativo inserita tra le abitazioni della parte
meridionale di Outagne, quindi continua alle dimore .

- PELLIERAS OU MAYSONNACE (per Pellieras v. n 88): area di
sovrapposizione dei due areali.


188
78- (PRAS) MEYERS
Il termine mever potrebbe ricondursi sia ad una misura per i cereali
equivalente a un ottavo del sestiere (cIr. TdF II, 336, s.v. MIEGIERO, secondo
il quale la voce deriva dal basso latino MEGERIUS) sia al cognome di origine
germanica Mever (TdF II, 333, s.v. MEYER).
Si noti pero che Mevers appare a Solomiac come attributo concordato con il
plurale Pras, cosa che succede altre volte, come abbiamo dimostrato, in
presenza di antroponimi. Inoltre i toponimi in cui compare Pra nel nostro
oggetto di studio sono accompagnati da un determinativo costituito da un
antroponimo o da una caratteristica del prato o da un elemento qualiIicante che
sorge nei pressi; il determinativo non e invece mai rappresentato da un`unita di
misura. InIine l`unita di misura ci sembra troppo piccola per misurare superIici
prative quali quelle ospitate nell`areale, che ammontano in media a 27 are.
Di conseguenza riteniamo piu plausibile l`origine onomastica del nome di
luogo. A questa seconda ipotesi tuttavia Ia Iorza il Iatto che il nome Mever e di
origine germanica e risulta diIIuso soprattutto in Alsazia e Lorena (cIr. Morlet
1991, s.v. MEYER: si tratta di un cognome israelita derivante dall`ebraico
MEIR, brillante luminoso, oppure di un nome proprio derivato dal latino
MAJOR, col senso di Iattore, mezzadro). A Solomiac non sono attestate
Iamiglie con tale cognome.

- PRA VEIL OU PRAS MEYERS (per Pra Jeil v. n 119): area interna a
Pras Mevers.



79- (SAGNE) MOLLE, (SAIGNE) MOLLE (per Sagne v. n 106)
Molle deriva dal latino MLLIS e signiIica, oltre che molle, anche
acquitrino, terreno paludoso (cIr. FEW VI, 49, s.v. MLLIS).
CIr. Dauzat 1963, s.v. MOLLES; TdF II, 349, s.v. MOLO; Chabrand 1877,
s.v. MOLLE.
Il toponimo Sagne Molle designa pertanto un`area particolarmente satura
d`acqua, in rapporto agli altri toponimi composti da Sagne, i quali indicano
zone con una percentuale inIeriore di ritenzione idrica.
189

- SAGNE MOLLE OU COLLOMBE (v. n 32)



80- (LAS) MOLLINAS, (LAS) MOULLINAS, (LAS) MOULINAS
Il toponimo risale al latino MOLINUM (da MOLRE), mulino, macchina
per macinare il grano, ediIicio dove si trova tale macchina. La voce latina
annovera tra i suoi derivati il medio Irancese molinasse e l`antico provenzale
molinar, entrambi col senso di sito dove sorge il mulino (cIr. FEW VI, 37, s.v.
MOLINUM).
CIr. Dauzat 1963, s.v. MOULINS. CIr. TdF II, 358, s.v. MOULINAS, che
riporta i signiIicati di grosso mulino, vecchio mulino, mulino in rovina.
Il toponimo designa la zona di Solomiac dove sorgono i mulini che, stando
alla deIinizione del Mistral, potrebbero essere di grandi dimensioni.
Certamente non sono vecchi e in rovina, poiche, come si evince dai documenti
(cIr. capitolo 2), alla Iine del 600 risultano in piena Iunzione.



81- (LA) MUREUGNE, (LA) MURUEGNE , (LA) MURENGNE
Il toponimo e presente nove volte nella Iorma Mureugne, quattro volte nella
Iorma Muruegne e una sola volta nella Iorma Murengne.
L`etimologia e incerta. Se le graIie del catasto potessero essere intese come
Murengne (ma eu ed ue, presenti nella sillaba tonica rispettivamente in
Mureugne e Muruegne Iarebbero pensare ad un dittongo da O aperta) si
potrebbe pensare a una derivazione dalla voce prelatina *MRR- muso,
grugno, che per metaIora sarebbe applicata alle rocce con Iorma di muso. Con
l`aggiunta del suIIisso -ENA il termine passerebbe quindi a signiIicare
ammasso di rocce (cIr. l`italiano morena), ma anche pendio nei campi,
rigonIiamento di terra all`orlo inIeriore di un campo.
FEW VI, II, 231 s.v. MRR registra inIatti antico provenzale morre muso,
grugno; Isere mur muso, ma anche antico provenzale more roccia prominente,
medio delIinatese e H.-Alpes moure punta arrotondata, picco, sommita,
190
provenzale moderno mourre, poggio e prominenza arrotondata di montagna.
Per i derivati in -ENA riporta Ira gli altri: Franca Contea mouraine (I.), pendio
nei campi, morena; Sav. morana, pendio, scarpa; Leschaux (Alta Savoia)
morn, rigonIiamento che si Iorma all`orlo inIeriore di un campo in pendenza
in seguito allo scivolamento della terra; Vaux morraina, monticello di pietre
nella parte bassa di un campo in pendenza; medio delIinatese mureno,
monticello, piccolo poggio; Vinzelles (Puy-de-Dome) muoona, Iascia di terra
al bordo dei ruscelli. In piemontese morena, terriccio.
Col FEW concorda Dauzat 1982, che s.v. MOURRE rimanda al prelatino
*MRR-, muso, considerato come appellativo applicato per metaIora alle
rocce a Iorma di muso. Il Dauzat riporta poi, come FEW, i derivati con suIIisso
-ENA, Ira i quali il provenzale mourreno, ammasso di rocce.
Il toponimo Mureugne e localizzabile nella parte bassa del versante, su un
pendio abbastanza scosceso; appare dunque probabile che stia ad indicare la
presenza di rigonIiamenti del terreno, causati dalla terra scivolata lungo il
versante.



82- OCHE
Oche puo derivare sia da LCA sia da *SCA, voci tra le quali e avvenuta
una sovrapposizione semantica: inIatti entrambe, secondo Chabrand 1877 (s.v.
OCHE) nel Medioevo designavano una terra lavorabile circondata da Iossati o
talvolta un giardino.
*SCA, di origine preromanza, signiIica tacca, intaglio, incisione e puo
dunque indicare anche i segni del dissodamento (cIr. FEW VII, 431, s.v.
*SCA); LCA, di origine gallica, ha il senso di terra lavorabile o terra
lavorata, anche terra di buona qualita, terreno produttivo (cIr. FEW VII, 339,
s.v. LCA).
Per Chabrand 1877 (s.v. OCHE) il nome Oche si applica a un gran numero
di luoghi dissodati da molto tempo. Tale in eIIetti potrebbe essere il caso del
toponimo di Solomiac, che identiIica un`area ad alta quota destinata a prati
dove nel 1686, a causa delle condizioni climatiche sIavorevoli, non era piu
191
possibile praticare la cerealicoltura; gli ultimi dissodamenti in quell`area
risalirebbero pertanto ad almeno un secolo prima.

- CLOT DE L`OCHE (per Clot v. n 29): designa un`area pianeggiante
all`interno di Oche.
- L`OCHE AU CLOT DE LAUX (v. n 68)
- L`OCHE OU CLOT DE PAUL (per Paul v. n 86): area pianeggiante
interna a Oche.
- L`OCHE OU FONTANETTAS (v. n 46)
- L`OCHE OU PRA DE CHARLES (v. n 23)
- L`OCHE OU PRA DU CLAPIER (v. n 26)
- L`OCHE OU VEYRES (v. n 120)



83- (PRA DE) L`ORT
Ort deriva dal latino HORTUS e signiIica giardino, orto, piccolo pezzo di
terra (cIr. TdF II, 428, s.v. ORT; Chabrand 1877, s.v. HORT).
Pra de lOrt a Solomiac designa un`area situata tra i due nuclei abitati che
compongono Outagne, sulla quale insistono alcuni orti: una presenza molto
prevedibile accanto alle dimore.



84- (L`) OUTAGNE, (L`) AUTAGNE, (L`) AUTAIGNE
Nel catasto il toponimo e quasi sempre reso come Loutagne, Lautagne ecc.,
ma la L iniziale deve rappresentare l`articolo, unito al nome per agglutinazione:
si veda inIatti La petitte Outagne.
Il toponimo e presente quarantadue volte nella Iorma Outagne, trentuno
volte nella Iorma Autagne e otto nella Iorma Autaigne. L`attuale carta
topograIica IGM riporta la Iorma Autagne.
Outagne, Autagne e un derivato del lat. ALTUS, che ha assunto il
signiIicato di altura, luogo elevato, ma anche parte alta della casa: cIr. FEW (I,
192
78), che s.v. ALTUS elenca Ira l`altro i derivati antico-Irancese hautage, altura,
il delIinese autano, grangia, parte alta della casa, l`alverniate autao.
CIr. Dauzat (1982) s.v. AUTANE. CIr. TdF (I, 185), che s.v. AUTANO,
AUTAGNO, da al termine il valore di grangia, parte alta della casa nel
DelIinato.
Il toponimo designa il nucleo abitato piu alto tra i tre presenti nel catasto,
che alla Iine del 600 costituisce un insediamento permanente e tuttavia
conserva alcune tracce dell`origine temporanea. Pertanto Outagne si puo
tradurre con grangia, ossia la dimora di mezza stagione composta
essenzialmente da stalla e Iienile (cIr. capitolo 2).

- AU DEVANT DE L`OUTAGNE (sul lato Sud di Outagne)
- AU DESSUS DE L`OUTAGNE (sul lato Nord-Est di Outagne)
- LA PETITTE OUTAGNE (compresa nel nucleo piu a Nord di Outagne)
- AU DERRIERE DE LA PETITTE OUTAGNE
- BOIS DE L`OUTAGNE, BOIS DE L`OUTAIGNE : il nome indica un`area
boscosa a Sud-Est rispetto al nucleo abitato, separata da quest`ultimo dal
luogo detto Marcel. Il toponimo compare nove volte nella prima Iorma e
solo due nella seconda.
- BOIS DE L`OUTAGNE OU PRAYAS (v. n 92)



85- PALMIER
Palmier puo essere Iatto risalire sia al latino PMUM, Irutto, mela (cIr.
REW 6645) sia al basso latino PALMA, misura di peso o di lunghezza o
PALMARE, misurare a palmi (cIr. Du Cange VI, 120, s.v. PALMA e s.v.
PALMARE) sia, inIine, al latino PALMA, palma, che ha dato in occitano
palme e il derivato palmier (cIr. FEW VII, 514, s.v. PALMA).
Riteniamo tuttavia che per Solomiac si possa escludere la derivazione
dall`unita di misura, poiche PALMA equivale in Occitania come unita di peso
a circa 270 grammi e come unita di lunghezza a circa 25 centimetri (cIr. Du
Cange VI, 120, s.v. PALMA). Si tratta dunque di una misura per superIici e
quantita piccole, che non ci pare possibile sia servita a stimare, delimitare e
193
denominare un`area ampia 2 ettari, costituita da parcelle estese in media su
14,3 are. Inoltre la misura di lunghezza e superIicie utilizzata nella Valle Di
Cesana in eta Moderna era la tesa, non il palmo.
Riteniamo anche poco plausibile il signiIicato di palma, poiche, come e
ovvio, tali alberi non possono sopravvivere in ambiente alpino; nemmeno ci
pare applicabile il senso metaIorico, come simbolo religioso, poiche il
toponimo identiIica un`area coltivata sulla quale non abbiamo riscontrato
nessuna traccia di pratiche o ediIici devozionali.
Pertanto consideriamo piu plausibile che Palmier rappresenti l`equivalente
del Irancese pommier, melo (cIr. TdF II, 616, s.v. POUMIE).
CIr. Jal Thuras 207, 118, dove il toponimo Poumie viene interpretato come
la Iorma plurale di poumi, melo.



86- (L` OCHE OU CLOT DE) PAUL (per Oche v. n 82; per Clot v. n 29)
Paul origina con tutta evidenza dall`antroponimo latino PULUS.



87- (PRA DE) PAVIE
Pavie deve essere ricondotto probabilmente al latino PABULUM, pascolo,
seguendo l`etimologia che Dauzat 1982 ricostruisce per PAVEOUS (s.v.): egli
sostiene, pur con qualche riserva, che il toponimo, registrato nella regione delle
Hautes-Alpes, debba risalire al prelatino *PABELLUM, che ha dato esito
PABULUM nel latino classico.
A Solomiac l`area di Pre de Pavie e destinata principalmente a prato ed e
localizzabile vicino ad Outagne, un insediamento originariamente temporaneo
(cIr. capitolo 2), sorto in seguito alla colonizzazione dei pascoli d`altura.
Pertanto e plausibile che il toponimo indichi un`antica area di pascolo.

- PRE DE PAVIE OU REYMONDIN (per Revmondin v. n 99): zona di
sovrapposizione degli areali di Pre de Pavie e di Revmondin.
-
194
88- (LAS) PELLIERAS
Pellieras appare un composto di *PELLI, PELLOR piu la desinenza a senso
collettivo -ARIA. *PELLI e un nome etnico, probabilmente originario del
territorio subalpino piemontese: esso, come altri, e passato dal gruppo Iamiliare
ad indicare il territorio appartenente al gruppo stesso, secondo l`espressione
vicus o possessio Pellorum. Da qui ha origine il cognome medievale Pellor
nella Iorma irrigidita del genitivo plurale (cIr. Serra 1931, pp. 108-113).
Nel nostro caso il toponimo designa pertanto un antico possedimento del
lignaggio dei Pellor, non piu attestato a Solomiac nel XVII secolo.

- PELLIERAS OU BALMETTE (v. n 4)
- PELLIERAS OU MAYSONNACE (v. n 77)



89- PLAN
Plan discende chiaramente dal latino PLNUM, piano, pianoro (cIr. Dauzat
1982, s.v. PLAN). Secondo Chabrand 1877, il termine puo indicare anche un
tratto orizzontale sul Iianco o sulla cima di una montagna ed essere in questa
accezione usato come sinonimo di Clot (cIr. Chabrand 1877, s.v. CLOT e s.v.
PLAN).
A Solomiac l`area di Plan e localizzabile sul Iondovalle, dunque con tutta
evidenza in una zona pianeggiante.

- PLAN OU ENFERNET (v. n 41)
- PLAN OU EYRAL (v. n 44)
- PLAN OU FOURCHAS (v. n 49)
- PLAN OU JOULLEANE (v. n 66)
- MASZAGE OU PLAN (v. n 76)





195
90- PLAYE
Secondo Mistral il termine deriva dal latino PLEXUS, participio del verbo
PLECTRE, intrecciare, intessere. Plave designerebbe pertanto una siepe, una
siepe viva, una chiudenda (cIr. TdF II, 588, s.v. PLAIS, PLAI).
Il signiIicato ci sembra applicabile al nostro caso, poiche nell`area
denominata Plave il catasto registra la presenza di alcune siepi.

- PRA DE BONNET OU PLAYE (v. n 10)
- PLAYE OU COLLOMBE (v. n 32)



91- POULLIERAS, POLLIERAS
La Iorma Pollieras compare una sola volta su diciotto. Non ci pare possibile
Iar risalire il toponimo al latino PLLUS, pollo (cIr. FEW IX, 535, s.v.
PLLUS); riteniamo invece corretta la derivazione dall`antroponimo latino
POLLIO (cIr. Dauzat 1963, s.v. POLLIONNAY).
Il toponimo, con suIIisso collettivo, indica quindi il territorio
originariamente posseduto dalla Iamiglia discendente dal capostipite Pollio.
Alla Iine del 600 a Solomiac non sono piu attestati cognomi simili.

- POULLIERAS OU QUIELLON (per Quiellon v. n 95): zona di
sovrapposizione tra gli areali dei due toponimi.



92- (LAS) PRAYAS
Pravas, Iemminile plurale come mostra l`articolo, e probabilmente
accentato sulla prima a, non sembra riportabile come il masch. sing. TdF II,
635 PRADAS grande prato, prato di cattiva qualita, al basso lat.
PRADASSA che secondo Du Cange VI, 445 valeva pratorum series, bensi al
basso lat. PRADA, registrato sempre in Du Cange ibid. col medesimo
signiIicato.
196
Il toponimo nel catasto compare solo quattro volte e sempre in doppia
denominazione: Bois de lOutagne ou Pravas; Gaillardiere dict las Pravas,
Gaillardiere cime Pravas, Gaillardiere Pravas (v. n 84 e 52). I quattro luoghi
designati in questo modo sono conIinanti tra loro; cio Ia pensare ad un`area, a
cavallo tra Bois de lOutagne e Gaillardiere, caratterizzata da un grande prato,
probabilmente di qualita inIeriore rispetto ai prati limitroIi: inIatti nel catasto il
termine prave che potrebbe essere la Iorma singolare, Irancesizzata, di
pravas indica la destinazione d`uso di alcuni appezzamenti alle quote piu
alte, che si distinguono dalle parcelle deIinite a pre non per le loro maggiori
dimensioni ma appunto per la qualita.



93- (AUX) PREYSAS, (A LAS) PREISAS
La variante Preisas compare sei volte su ventidue. Il termine risale al basso
latino PREHENSA, che indicava le parcelle ricavate dalle terre di uso
comunitario; la voce ha dato ad esempio gli esiti Preisa, attestato nel 1754 ad
Alpette e Prevsas, attestato nel 1582 a Busano (cIr. Serra 1931, pp. 27-29). Le
presaglie costituivano prese di possesso temporanee o deIinitive del vicano.
A Solomiac, secondo quanto e attestato dal catasto del 1686, le parcelle
soggette a presaglie sono state privatizzate in modo deIinitivo. Il loro status
precedente e ricordato dal toponimo.

- BRUNICARD OU PREYSAS (v. n 13)
- PRUNAREIS OU PREYSAS (per Prunareis v. n 94): zona di
sovrapposizione tra i due areali.



94- PRUNAREIS, PRUNAREYS
La Iorma Prunarevs e attestata nove volte su quarantasei. Il toponimo deve
essere Iatto risalire al basso latino PRUNARIUS, pruno (cIr. Du Cange VI,
549, s.v. PRUNARIUS), che origina dal latino classico PRNUM, pruno,
prugna (cIr. FEW IX, 493, s.v. PRNUM).
197
Prunareis indica dunque un`area di diIIusione di pruni (cIr. TdF II, 660, s.v.
PRUNAREDO, il quale riconduce la voce al basso latino PRUNARETUM; cIr.
Chabrand 1877, s.v. PRUNIER).
Nel catasto di Solomiac non sono citati questi alberi da Irutta;
probabilmente essi sono presenti, pero sono soggetti ad uso comunitario.

- PRUNAREIS COLLOMBIERAS (v. n 33)
- PRUNAREIS OU GENEBREAS (v. n 56)
- PRUNAREIS OU PREYSAS (v. n 93)
- PRUNAREIS OU ROULLAS (per Roullas v. n 103): area di
sovrapposizione tra i due areali.



95- QUIELLON, QUEILLON, QUILLON, QUEYLLON
Il toponimo compare ventuno volte nella Iorma Quiellon, nove nella Iorma
Queillon, una volta rispettivamente come Quillon e Quevllon.
L`etimologia e il signiIicato purtroppo ci rimangono oscuri: nessuna delle
tre ipotesi che si possono avanzare, inIatti, ci appare appropriata.
Quiellon non puo derivare dalla voce di Iormazione romanza QUIOULAR,
gridare, utilizzato anche come metaIora per indicare il rumore di un corso
d`acqua, con la quale Dauzat 1982 spiega il nome del torrente QUIOULE
(s.v.): l`areale di Solomiac non risulta attraversato da alcun torrente.
Quiellon non puo discendere nemmeno dal bretone KIL, che signiIica
dosso, cresta, (cIr. Dauzat 1963, s.v. QUILLY) poiche l`area che designa e
localizzabile su un tratto uniIorme di pendio a Nord dell`abitato di Sollomiac.
InIine nemmeno il preindoeuropeo *CARIUM, roccia, dal quale
discenderebbe l`antico provenzale queir, pietra (cIr. Dauzat 1963, s.v. QUIE),
ci sembra appropriato, poiche l`areale di Quiellon era nel 1686 una distesa di
coltivi ed e oggi un vasto prato.

- POULLIERAS OU QUIELLON (v. n 91)


198
96- (LAS) RABIERAS, RABEYRIERS
La Iorma Rabevriers compare solo nel caso di Lauset ou Rabevriers, che
identiIica un appezzamento contiguo a quelli chiamati Rabieras (v. n 67).
Il toponimo deriva dal latino RAPUM, rapa (cIr. FEW X, 69, s.v. RAPUM)
e indica una superIicie coltivata a rape. CIr. TdF II, 682, s.v. RABIERO,
campo di rape; Chabrand 1877, s.v. RABIERE, RABEYRIERE, luogo
Iavorevole alla coltivazione delle rape.
A Solomiac Rabieras designa alcune parcelle non destinate ad orticoltura;
nondimeno e pensabile che in precedenza esse Iossero coltivate a rape, poiche
si localizzano in un`area che ospita colture esigenti e inoltre, in un altro luogo
del territorio era eIIettivamente presente nel 1686 una rabiere.

- TRAVERSE OU RABIERE (per Traverse v. n 117): zona di
sovrapposizione tra i due areali.



97- RAJASSIERAS
Rafassieras, con desinenza plurale collettiva, potrebbe essersi Iormato sulla
base di tre diversi etimi.
Il primo, che ci pare il piu plausibile, e il provenzale RAJAS, che signiIica
grande gregge o mandria (cIr. TdF II, 690, s.v. RAJAS). Considerata
l`altitudine dell`area e la sua destinazione prativa, il toponimo designa inIatti
molto probabilmente un`area di pascolo delle mandrie durante la salita ai
luoghi piu alti della monticazione e durante la discesa a valle.
Rafassieras meno probabilmente e un composto del provenzale rafo, che
signiIica pedale d`albero, dal latino RADIX (cIr. TdF II, 690, s.v. RAJO). Se
cosi Iosse, ci troveremmo di Ironte ad un caso di avvenuto essartage o di
abbattimento del bosco, dei quali tuttavia non abbiamo reperito tracce.
Quasi sicuramente si deve escludere la derivazione dal celtico RICA o
RIGA, che ha dato le Iorme raie, rave (in provenzale rega), le quali indicano il
solco tracciato con l`aratro (cIr. Fenelon 1970, s.v. RAIE); l`aratro inIatti e
raramente impiegato sui Iianchi montuosi e nell`Alta Valle della Dora in epoca
moderna gli si preIeriva la zappa.
199
- RAJASSIERAS DICT LE GOURGEAS (v. n 58)
- RAJASSIERAS OU GRAND PRE (v. n 60)



98- (LA) RASTELLIERE
Rastelliere discende dal latino RASTELLUS, rastrello (cIr. FEW X, 94, s.v.
RASTELLUS) e signiIica rastrelliera.
Il termine potrebbe riIerirsi a tre Iatti diIIerenti: potrebbe designare una
greppia all`aperto, un cancello a Iorma di steccato, la cresta dentellata di un
monte. L`ultimo senso, metaIorico, nel nostro caso deve essere sicuramente
escluso, poiche il toponimo individua un`area a meta versante. Nemmeno il
signiIicato di cancello ci pare appropriato, perche presupporrebbe l`esistenza di
appezzamenti chiusi, mentre i toponimi indicanti parcelle chiuse sono
localizzati lontano dalla Rastelliere e si presentano nelle Iorme claus e clot.
Ci sembra invece molto probabile l`esistenza di un`intelaiatura appoggiata a
terra, atta a contenere il Iieno per il pasto del bestiame, poiche l`areale del
toponimo e lambito da uno dei percorsi compiuti dal bestiame.

- RASTELLIERE OU CHAMBEYRONS (v. n 18)



99- REYMONDIN, REIMONDIN
Revmondin e il derivato diminutivo dell`antroponimo di origine germanica
RAIMONDO, composto da RAGIN, consiglio e *MUNDA-, protezione,
diIIuso in Italia, Francia e Penisola Iberica (De Felice 1978, s.v. RAIMONDI).

- PRE DE PAVIE OU REYMONDIN (v. n 87)





200
100- REYNARDIERE
Il toponimo puo essere ricondotto a due diIIerenti signiIicati, senza che
peraltro appaia possibile accreditare l`uno o l`altro attraverso dati documentari.
Revnardiere, con suIIisso -ARIA, sicuramente deriva dall`antroponimo
REYNARD, RENARD. Tale nome pero nell`uso comune, a partire dal
Medioevo, ha assunto una nuova specializzazione semantica: inIatti da nome
proprio e diventato soprannome e poi nome comune per designare la volpe (cIr.
TdF II, 745, s.v. REINARDIERO). Nello stesso tempo Revnard ha mantenuto
anche il senso originario, come nome di persona (cIr. TdF II, 745, s.v.
REINARD).
Pertanto il toponimo Revnardiere puo indicare tanto la presenza di tane di
volpe, un luogo in cui sono presenti tali mammiIeri, quanto i possedimenti di
una certa Iamiglia Revnard, la quale tuttavia non e attestata a Solomiac alla
Iine del XVII secolo.

- GAILLARDIERE OU REYNARDIERE (v. n 52)



101- (COSTE) ROUGE (per Coste v. n 39)
L`attributo rouge e dovuto alla colorazione del suolo, conseguente alla
composizione del terreno; si tratta cioe di terra argillo-calcarea, di tinta rossa a
causa dell`ossido di Ierro che contiene (Fenelon 1970, s.v. ROUGERON). CIr.
Dauzat 1982, s.v. ROUGE.
V. anche n 102, dove e catalogato il toponimo Rougieras, che designa
un`area attigua a quella di Coste Rouge; le due zone si diIIerenziano perche la
seconda si localizza su una china, la prima su un tratto di pendio che segue
l`andamento generale del versante.

- ROUGIERAS AUTREMENT COSTE ROUGE (per Rougieras v. n 102):
zona di sovrapposizione tra i due areali.



201
102- ROUGIERAS, ROGIERAS
La Iorma Rogieras e attestata sedici volte su quarantacinque. La voce,
derivante dal latino RUBEUS, designa la terra argillo-calcarea di tinta rossa a
causa dell`ossido di Ierro in essa contenuto (cIr. Fenelon 1970, s.v.
ROUGERON).
CIr. TdF II, 805, s.v. ROUGEIRAS.

- AU PIED DE ROUGIERAS: dal latino PES, PDE (cIr. REW 6439), il
termine indica il tratto a quota inIeriore dell`areale di Rougieras.
- ROUGIERAS AUTREMENT COSTE ROUGE (v. n 101)
- ROUGIERAS OU CONIL (v. n 36)
- ROUGIERAS OU LA ROUTTE (per Routte v. n 105): designa una
parcella interna a Rougieras.



103- ROULLAS
Probabilmente Roullas signiIica veronica dei boschi, un`essenza Ioraggera
(cIr. TdF II, 807, s.v. ROULA, ROULLA); non siamo tuttavia riusciti a risalire
all`etimo del termine.
In eIIetti il toponimo a Solomiac identiIica un`area a netta prevalenza di
prati.

- ROULLAS OU GUISOLLE (v. n 63)
- ROULLAS OU PRUNAREYS (v. n 94)



104- ROUTANS
Routans deriva molto probabilmente dal latino RUPTUS e indica una terra
in Iase di nuovo dissodamento (cIr. Chabrand 1877, s.v. ROUTE).
Il toponimo e attestato a Solomiac solo nella doppia denominazione
Genebreas ou Routans, con la quale la comunita indicava presumibilmente
un`area di Genebreas che si stava dissodando.
202
105- (LA) ROUTTE
Il toponimo, come il precedente, deriva dal latino RUPTUS e designa una
terra nuovamente dissodata. Sicuramente non signiIica strada (Irancese route),
perche in corrispondenza dell`areale di Routte non passa alcun sentiero ne
carrareccia.
CIr. TdF II, 820, s.v. ROUTO; Chabrand 1877, s.v. ROUTE.

- ROUGIERAS OU LA ROUTTE (v. n 102)



106- SAGNE, SAIGNE, (LAS) SAIGNAS, (AUX) SAGNAS
Il termine compare nelle quattro Iorme, le quali concorrono a Iormare piu
nomi di luogo sul territorio di Solomiac.
La voce secondo il FEW (XI, 71, s.v. *SAGNA) deve essere Iatta risalire al
gallico *SAGNA, pantano, acquitrino; secondo REW 7577, invece, deriva dal
basso latino SAGNA, SANIA, con medesimo signiIicato, che a sua volta
discende dal latino SANIES, sangue corrotto, marcio.
Nei dialetti alpini delIinatesi sagne e simili deIiniscono un pantano, un prato
acquitrinoso, caratterizzato da eccessiva ritenzione idrica. Il plurale sagnas
indica di conseguenza un insieme di piu luoghi paludosi (cIr. TdF II, 833, s.v.
SAGNAS e s.v. SAGNO).
A Solomiac si riscontrano i toponimi Las Saignas (con una parcella detta
Las Saignas a lEnvers), La Sagne e Sagne Molle (v. n 79).



107- (AUX) SALLUDES
Il toponimo discende dal latino SALUS, SALTE (Irancese e provenzale
salut) e indica un`area ben rivolta al sole (cIr. REW 7555).
CIr. Jal Thuras 7, p. 5, che registra il toponimo Saldde e lo localizza in
corrispondenza di una distesa di pascoli che gode di una buona esposizione al
sole.
203
In eIIetti anche a Solomiac Salludes designa un`area assolata, poiche si
localizza su un pendio abbastanza dolce, esposto a Ovest e in parte a Sud-
Ovest.

- SALLUDES OU FONTANETTAS (v. n 46)
- SALLUDES OU LAUSET (v. n 67)



108- SAUZET
Sau:et discende dal latino SALX, salice (antico Irancese sau:; cIr. FEW
XI, 100, s.v. SALX). Col suIIisso collettivo -ETUM, indica un luogo piantato
a salici (cIr. Dauzat 1963, s.v. SALICE). CIr. Chabrand 1877, s.v. SAUZE.
In corrispondenza dell`areale del toponimo a Solomiac il catasto non
registra alcun salice; gli alberi probabilmente sono soggetti a sIruttamento
comunitario.



109- (PRA) SEC
Pra Sec, dal latino SICCUS, secco, indica un prato non irriguo, che non e
irrigato se non dalla pioggia (cIr. TdF II, 636, s.v. PRAT).
Il toponimo identiIica un`area conIinante con quella di Enfernet, nome che
ha il medesimo signiIicato; nella parte bassa del versante si conIigura pertanto
una zona coltivata non irrigua.

- PRA SEC OU ENFERNET (v. n 41)



110- (AU) SERRE
Serre deve essere ricondotto al latino SRRA, sega, che secondo il FEW
(XI, 524, s.v. SRRA) e passato ad indicare sia la cresta dentellata di una
montagna sia una sommita, un poggio. Dauzat 1982 (s.v. SERRE) invece
204
distingue tra il maschile e il Iemminile del termine, che si presentano entrambi
nella Iorma serre: il genere maschile indicherebbe una sommita allungata, il
Iemminile designerebbe una cresta dentellata. CIr. TdF II, 884, s.v. SERRE;
Chabrand 1877, s.v. SERRE.
Il toponimo, di genere maschile, a Solomiac indica in eIIetti un contraIIorte
montuoso con Iorme dolci.

- GROS SERRE: il toponimo designa un luogo diverso da Serre
caratterizzato da un poggio piu pronunciato.



111- SERRET
Serret costituisce il diminutivo di Serre (v. n 110) e indica dunque una
lieve altura. CIr. TdF II, 884, s.v. SERRET; Chabrand 1877, s.v. SERRET.



112- SERRETS
Il toponimo Serrets, di numero plurale, non indica la presenza di una serie di
collinette, poiche si localizza su un`area a pendio abbastanza uniIorme, con una
depressione al suo interno.
Il toponimo appare pertanto il diminutivo plurale di SERRE, termine che
indica il luogo dove si rinchiudono le greggi o le mandrie (cIr. Chabrand 1877,
s.v. SERRE e s.v. SERRET, quest`ultimo tradotto come luogo chiuso).
Serrets da in eIIetti il nome ad un`area limitroIa all`abitato di Outagne, che
conserva alcuni tratti tipici degli insediamenti pastorali di mezza stagione,
lambita da uno dei percorsi della monticazione. Risulta dunque plausibile che
in tale zona sorgessero recinti per la custodia del bestiame.

- LA BAISSE DES SERRETS (v. n 3)



205
113- (A LA) SEYTEIRA, (LAS) SEYTEIRAS
Il termine deriva dal basso latino SECTORATA o SEXTARATA e designa
una misura agraria; deIinisce la superIicie equivalente al terreno che si puo
seminare con un sestiere di grano oppure la superIicie che si puo Ialciare in un
giorno.
CIr. Du Cange VII, 391, s.v. SECTORATA: quantum unus sector per diem
secare potest de prato. CIr. Du Cange VII, 463, s.v. SEXTARATA: modus
agri, ager certis sementis sextariorum numeri capax, tametsi ad silvestres et
pratenses terras vox postmodum translata.
TdF (II, 887, s.v. SESTIE) considera il sestiere una misura per i cereali
equivalente a 6 decalitri (a Arles), variabile secondo le regioni. CIr. anche TdF
II, 887, che deIinisce la SESTEIRADO (s.v.) come il contenuto di un sestiere e
come una distesa di terreno che si puo seminare con un sestiere di grano; valuta
che la sesteirado del DelIinato contenesse 900 tese quadrate.
CIr. Jal Thuras (289 p. 153), dove e presente il toponimo SITIRA, unita di
misura di superIicie.
Nel nostro caso Sevteira e Sevteiras designano ciascuno un solo
appezzamento: il primo si trova alle spalle delle case di Sollomiac, il secondo
presso le abitazioni di Outagne. Sono all`incirca uno la meta dell`altro e non si
discostano molto dall`ordine di grandezza di 900 tese calcolato da TdF: l`uno,
denominato con il termine al singolare, e ampio 459,5 tese, l`altro, denominato
con la voce al plurale, 1014 tese. Probabilmente, quindi, entrambi alludono ad
una distesa di terreno che si puo seminare con un sestiere (il toponimo al
singolare) e con due sestieri (il toponimo al plurale).



114- SOLLOMIAC, SOLLAMIAC
Il toponimo, che designa l`intero territorio e il suo capoluogo, va Iatto
risalire ad uno dei seguenti antroponimi: il gallo-romano SOLLUMNIACUS o
il latino SOLEMNIUS piu suIIisso -ACUM. Secondo quanto riporta Dauzat
1963 (s.v. SELONGEY), toponimi con tale derivazione risalgono almeno
all`epoca alto-medievale: la citta di Soulanger, inIatti, nell`850 era indicata
come in villa Sollemniaco.
206
Il nome, nella Iorma Solomiac, identiIica ancora oggi il territorio dell`Alta
Valle della Dora catastato nel 1686; come cognome e diIIuso nella regione
Irancese del Tarn e come nome di citta e presente nel Gers (Midi-Pvrenees
Irancesi).



115- (LAS) SOUCHAS
Il toponimo rimanda a cio che rimane di un albero tagliato: il ceppo e le
radici.
Il termine deriva dal basso latino SOCA, SOCCA, SOQUA, che signiIica
stipes, truncus (Du Cange VII, 503).
Dauzat 1963 registra il nome di luogo Souche (s.v.) nell`Ardeche, nel senso
appunto di ceppo, pedale, ma applicato estensivamente ad un intero bosco.
CIr. TdF II, 906, s.v. SOUCO e Chabrand 1877 s.v. SOUCHE: quest`ultimo
speciIica che il termine indica si la parte di un albero che resta Iissata al suolo
quando l`albero e tagliato, ma anche il luogo dove c`era un bosco e dove
restano ancora dei ceppi.
Oggi l`area designata come Souchas e caratterizzata da un`alternanza di
alberi e radure; cio non esclude che in passato qui insistesse un bosco poi
eliminato.



116- (CLOT DU) TOUR (per Clot v. n 29)
La localizzazione dell`area del toponimo sullo spartiacque tra il versante
occidentale e il versante nord-occidentale del monte Fraiteve, coincidente con
il conIine seicentesco tra i comuni di Solomiac e Oulx, chiarisce sia l`origine
sia il senso del nome Tour: esso deriva dal latino TRNARE, che signiIica
avere un movimento circolare, cambiare di posizione, di direzione (cIr. FEW,
XIII, 46, s.v. TRNARE). In eIIetti questo e cio che avviene al pendio in
corrispondenza di Clot du Tour.
Dobbiamo escludere invece la derivazione dal latino TURRIS (cIr. Dauzat
1963, s.v. TOUR), poiche non sussistono torri; nemmeno il senso metaIorico di
207
altura con l`aspetto di torre e possibile, poiche l`areale e localizzabile in
corrispondenza di un contraIIorte a Iorma allungata.



117- (LA) TRAVERSE
Traverse discende dal latino TRANSVRSUS, participio perIetto di
TRANSVRTRE. Il verbo latino ha Iornito l`esito traversa (I.) in antico
provenzale e l`esito traverse in medio e moderno Irancese, entrambi col
signiIicato di via obliqua, scorciatoia (cIr. FEW XIII, 222).
Secondo Dauzat 1982 (s.v. TRAVERS), il termine, che designa una distesa
in larghezza, un tragitto, e da rinviare al latino TRANSVERSUM, deverbale di
TRANSVERSARE, attraversare. In medio delIinatese TRAVE(RS)
signiIicherebbe pendio, montagna scoscesa.
CIr. anche Dauzat 1963, s.v. TRAVERSERES; TdF II, 1031, s.v.
TRAVERS e TdF II, 1031, s.v. TRAVERSO; Chabrand 1877, s.v.
TRAVERSIER.
A Solomiac il nome Traverse identiIica due diverse aree, una nella parte
alta e una nella parte media del versante. Probabilmente entrambi i toponimi
sottolineano la presenza di un tragitto obliquo.

- TRAVERSE OU CLOTTAS (v. n 28)
- TRAVERSE OU LAUSET (v. n 67)
- TRAVERSE OU RABIERE, TRAVERSE OU RABIERAS (v. n 96)



118- (CHAMP QUEYRA OU) VAZONNE (per Champ Quevra v. n 19)
Per Ja:onne non abbiamo rintracciato nelle opere consultate alcuna
etimologia plausibile. Riteniamo pero con buona certezza che il toponimo
derivi dal cognome VAZON, tuttora presente nell`Alta Valle della Dora; come
cognome e attestato ad esempio a Chiomonte, come nome di luogo designa un
agglomerato di abitazioni localizzato sul versante orientale del monte
Cotolivier.
208
La Iorma Iemminile registrata a Solomiac e dovuta molto probabilmente al
passaggio del termine dalla Iunzione di complemento alla Iunzione di attributo,
sottointeso piece: la piece de Ja:on e cioe diventata la piece Ja:onne. Casi
analoghi si riscontrano in eIIetti per altri nomi di luogo derivati da
antroponimi.



119- (PRA) VEIL (OU PRAS MEYERS) (per Mevers v. n 78)
Jeil deriva dal latino VTLUS, diminutivo di VTUS, vecchio, che esiste
da molto tempo; cIr. FEW XIV, 360, s.v. VTLUS, il quale riporta gli esiti
delIinatesi vevl, vievl. CIr. anche TdF II, 1119, s.v. VIEI.
A Solomiac il toponimo identiIica un`area prativa interna all`areale di Pras
Mevers; probabilmente l`aggettivo veil deIinisce un prato in cui non sono state
rinnovate le essenze Ioraggere, che percio ha subito un processo di
degradazione.

- PRA VEIL OU CLOT DES BRUNS (v. n 14)



120- (L`OCHE OU) VEYRES (v. n 82)
Il toponimo Jevres appare un derivato della voce latina VTUS, antico,
usato, che esiste da molto tempo (cIr. FEW XIV, 364, s.v. VTUS), col
signiIicato di terra non dissodata, terreno sterile. CIr. alcuni esempi registrati
da FEW XIV, 364: Drme vvero; La Grave (Hautes-Alpes) vaire, prato che
non e stato Ialciato; Var veire, terra non dissodata; medi dialetti alpini del
DelIinato veiro, vvre agg., incolto, coperto di cespugli; dialetti alpini del
DelIinato vvreto (I.), piccolo maggese.
CIr. Chabrand 1877, s.v. VEYRE: terre inculte, vaine, abandonnee. Jaure,
vorages in bas Dauphinois.
Nel nostro caso Jevres da il nome a cinque parcelle a prato interne al piu
vasto areale chiamato Oche; non sembra quindi che identiIichi un terreno di per
209
se sterile. E piu probabile piuttosto che il nome sia stato attribuito per contrasto
proprio con Oche, che indica terra Iertile e Iacilmente lavorabile.



121- (LA) VIGNE
Jigne deriva chiaramente dal latino VNEA, terreno piantato a vigna, che ha
dato tra gli altri gli esiti: Irancese vigne; antico delIinatese vigni; antico
provenzale vinha, vinna (cIr. FEW XIV, 471). CIr. anche TdF II, 1121, s.v.
VIGNO.
Il toponimo da il nome ad una zona appena a monte dell`abitato di Solomiac;
qui il catasto rubrica quattro parcelle a prato e nessun vigneto. E ipotizzabile
che le condizioni climatiche avverse abbiano costretto a mutare la destinazione
d`uso, ma la toponomastica, piu conservatrice, non abbia registrato il
cambiamento.



122- (LA) VOULPIERE
Joulpiere va Iatto risalire al latino VLPS, volpe, che in antico provenzale
ha dato volp; valdostano vulp e a Pragelato voulp (FEW XIV, 645, s.v.
VLPS).
TdF II, 1142 deIinisce tana di volpe il termine VOUPIHIERO (s.v.) e le sue
varianti VOUPIHEIRO, VOUPILHEIRO.
L`areale Joulpiere si trova appena a valle dell`abitato di Solomiac e si
spinge a Sud Iin nella conca del ruscello. Oggi e un`area boscosa.

- VOULPIERE OU FONTANE (v. n 47)









210
BIBLIOGRAFIA


Fonti.

ASC
359
, Archivio del Catasto, Solomiac, Catasto, 1686
ASC, Archivio del Catasto, Solomiac, Livre de mesuration generale, 1686
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Amministrazione, VIII, 7, Jerten:a
tra il Comune di Solomiac e la Comunita di Mollieres, 1620-1864
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Finanze, I, 1, Affitto mulini, 1739
ASC, Archivio del Comune di Solomiac, Finanze, V, 2, Parcellario, 1580-
1595


Opere.

J.-L. ABBE, Lamenagement de lespace. le parcellaire rurale de la bastide de
Saint-Denis (Aude), nel vol. E. MORNET (a cura di), Campagnes medievales.
lhomme et son espace. Etudes offertes a Robert Fossier, Paris 1995, pp. 103-
119
G. ARENA, Territorio e termini geografici dialettali nella Basilicata, Roma
1979
O. BALDACCI, Toponomastica e geografia in Italia, in 'Cultura e Scuola,
VIII, 1968, p. 176
O. BALDACCI, Il glossario dei termini geografici dialettali della regione
italiana, in 'Atti del XXII Congresso GeograIico Italiano (Salerno 1975),
Napoli 1977, vol. III, pp. 307-309
C. BATTISTI, Intorno ad una raccolta di termini locali attinenti ai fenomeni
fisici ed antropogeografici da ini:iarsi nelle singole regioni dialettali dItalia,
in 'Atti del III Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1898), Firenze 1899,
pp. 348-349
M.A. BENEDETTO, Ricerche sugli ordinamenti dei domini del Delfinato
nellAlta Jalle di Susa, Torino 1953

359
ASC e l`acronimo di Archivio Storico di Cesana Torinese.
211
M.A. BENEDETTO, Il regime fondiario ed i contratti agrari nella vita delle
comunita subalpine del periodo intermedio, Torino 1982
R. BLANCHARD, Les Alpes Occidentales. Le Jersant Piemontais, tomo VI,
Grenoble 1952
M.A. BONAVERA et alii, Contributi alla toponomastica ligure di interesse
geografico, G. FERRO (a cura di), Genova 1968
J.A. CHABRAND - A. DE ROCHAS D`AIGLUN, Patois des Alpes
Cottiennes (Brianonnais et vallees Jaudoises) et en particulier du Quevras,
Grenoble et Paris 1877
S. CONTI, Territorio e termini geografici dialettali nel La:io, Roma 1984
A. DAUZAT - C. ROSTAING, Dictionnaire des noms de lieux de France,
Paris 1963
A. DAUZAT - G. DESLANDES - C. ROSTAING, Dictionnaire etvmologique
des noms de rivieres et de montagnes en France, Paris 1982
E. DE CHAURAND, Circa la raccolta del materiale toponomastico italiano
(con particolare cenno alla Sardegna), in 'Atti XII Congresso GeograIico
Italiano (Cagliari 1934), Cagliari 1935, vol. II, pp. 19-23
E. DE FELICE, Di:ionario dei cognomi italiani, Milano 1978
M. DE GREGORI - P. TETTI, Codice Gouthier. trascri:ione degli atti in
latino, testo dattiloscritto del Seminario interdisciplinare Filologia romanza-
GeograIia, Torino a.a. 1980-1981
H. DESPLANQUES, Il paesaggio rurale della coltura promiscua in Italia,
'Rivista GeograIica Italiana, 1959 (66), pp. 29-64
G. DE VECCHIS, Territorio e termini geografici dialettali nel Molise, Roma
1978
C. DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Niort, 1883-1887
P. DUFOURNET, Une communaute agraire secrete et organise son territoire
a Bassv (Province de Genevois, Haute-Savoie). Contribution a la connaissance
du pavsage historique, Paris 1975
G. DURAND, Jin, vigne et vignerons en lvonnais et beaufolais, Lyon 1979
L. EUSEBIO, Compendio di metrologia universale e vocabolario metrologico,
Torino 1899
P. FENELON, Jocabulaire de geographie agraire, Gap 1970
212
G. FERRO, Per uno studio geografico della toponomastica ligure, in 'Annali
di Ricerche e Studi di GeograIia, XIX, 1963, pp. 1-9
G. FERRO, Terra, uomini e nomi della Liguria, Genova 1966
R. FOSSIER, Pavsans dOccident (XIe-XIJe siecles), Paris 1984
L. GAFFURI, Trasfigura:ioni della pieta. Lagire territoriale dellOspedale
Maggiore di Milano tra Sette e Ottocento, Milano 1996
L. GAMBI, Renato Biasutti e la ricerca sopra le dimore rurali in Italia, nel
vol. G. BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze
1970, pp. 3-14
G. GIORDANO, Territorio e termini geografici dialettali nella Liguria, Roma
1983
R. GRAND, Lagriculture au Moven ge de la fin de lempire romain au XJIe
siecle, Paris 1950
C. GRASSI, Correnti e contrasti di lingua e cultura nelle Jalli Cisalpine di
parlata proven:ale e franco-proven:ale (parte I. le Jalli dei Cuneese e del
Salu::ese), Torino 1958
D. GRIBAUDI, Piemonte e Jal dAosta, Torino 1966
P. GUICHONNET, Le cadastre savovard de 1730 et son utilisation pour les
recherches dhistoire et de geographie sociales, 'Revue de geographie alpine,
XLIII, 1955 (2), pp. 254-298
L. IORI, Considera:ioni sulla diffusione di alcuni termini relativi agli
insediamenti umani nelle Alpi Piemontesi, in 'Rivista GeograIica Italiana,
1959 (66), pp. 264-281
E. LITTRE, Dictionnaire de la langue franaise, Paris 1958
C. MARTEAUX, Repertoire des noms de lieux de larrondissement dAnnecv
dapres le cadastre de 1730, Annecy 1935
A. MARTINI, Manuale di metrologia ossia misure, pesi e monete in uso
attualmente e anticamente presso tutti i popoli, Torino 1883
A. MELELLI, Territorio e termini geografici dialettali nellUmbria, Roma
1982
P. MEYER, Documents linguistiques du Midi de la France (Ain, Basses-Alpes,
Hautes-Alpes, Alpes-Maritimes), Paris 1909
W. MEYER-LBKE, Romanisches Etvmologisches Wrterbuch, Heidelberg,
1935
213
F. MISTRAL, Lou Tresor dou Felibrige ou Dictionnaire Provenal-Franais,
Osnabrck 1966 (ristampa edizione 1879-1886)
D. MORENO, La coloni::a:ione dei Boschi dOvada nei secoli XJI-XJII, in
'Quaderni Storici, XXIV, 1973, pp. 977-1006
D. MORENO, Dal documento al terreno. Storia e archeologia dei sistemi
agro-silvo-pastorali, Bologna 1990
Y. MORIMOTO, Sur les manses surpeuples ou fractionnaire dans le
polvptvque de Prm . phenomenes marginaux ou signes de decadence?, nel
vol. E. MORNET (a cura di), Campagnes medievales. lhomme et son espace.
Etudes offertes a Robert Fossier, Paris 1995, pp. 409-423
M. T. MORLET, Dictionnaire Etvmologique des Noms de Famille, Parigi 1991
L. PATRIA, Il Delfinato di qua dai monti. LAlta Jalle della Dora Riparia
dallXI al XJIII secolo, nel vol. P. MOLTENI (a cura di), San Restituto del
'Gran Sau:e` nel Delfinato di qua dai monti, Torino 1996, pp. 29-103
T.G. PONS, Di:ionario del dialetto valdese della Jal Germanasca (Torino),
Torre Pellice, 1973
R. PRACCHI, Dimore della proprieta pastorale alpina, nel vol. G. BARBIERI
- L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp. 291-298
R. PRACCHI, Dimore temporanee della piccola proprieta nelle Alpi, nel vol.
G. BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970,
pp. 339-346
R. PRACCHI, La dimora della piccola proprieta alpina, nel vol. G.
BARBIERI - L. GAMBI (a cura di), La casa rurale in Italia, Firenze 1970, pp.
77-114
P. REVELLI, Contributo al glossario dei nomi territoriali italiani, la Contea
di Modica, in 'Bollettino della Societa GeograIica Italiana, VI, 1905, pp. 609-
619
G. RICCHIERI, Saggio di corre:ione dei nomi locali sulle carte topografiche
dellIstituto Geografico Militare, per quanto riguarda la Sicilia occidentale e
meridionale, in 'Atti del III Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1898),
Firenze 1899, vol II, pp. 642-654
G. RICCHIERI, Sui me::i per provvedere alla corre:ione toponomastica delle
nostre carte topografiche, in 'Atti del V Congresso GeograIico Italiano
(Napoli 1904), Napoli 1905, vol. II, pp. 281-285
214
Q. SANTOLI, Per un repertorio di toponomastica medievale dItalia, in 'Atti
del VIII Congresso GeograIico Italiano (Firenze 1921), Firenze 1922, vol. III,
pp. 134-135
T. SCLAFERT, Cultures en Haute-Provence. Deboisements et paturages au
Moven Age, Paris 1959
E. SERENI, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari 1962
P. SERENO, Les assolements biennal et triennal en Piemont aux XJIII-XIX
siecle. Theories, pratiques et terminologies, nel vol. C. CHRISTIANS-J.
CLAUDE (a cura di), Recherches de Geographie rurale. Hommage au
Professeur Frans Dussart, Liege 1979, pp. 357-368
P. SERENO, Svstemes toponvmiques et representation de lespace villageois.
Quelques exemples dans les vallees occitanes des Alpes italiennes, in Collected
Papers presented at The Permanent European ConIerence Ior the Study oI the
Rural Landscape (Roskilde 1979), Copenhagen 1981, pp. 129-134
P. SERENO, Ecologv and Marginal Lands, a Former Phase of Retreat of
Settlement and Agricultural Limits in the Western Italian Alps, nel vol. B. K.
ROBERTS and R. E. GLASSCOCK (a cura di), Jillages, Fields and Frontiers.
Studies in European Rural Settlement in the Medieval and Earlv Modern
Periods, OxIord 1983, pp. 307-316
P. SERENO, Fourest, mas, cha:al. Considera:ioni di geografia storica
sullinsediamento agro-pastorale nelle Jalli Jaldesi, nel vol. Maria Mautone
(a cura di), Giornata di studio in onore di Mario Fondi, Napoli 1997, pp. 399-
420
P. SERENO, Sur les svstemes agraires originaux des Alpes Piemontaises.
Observations de geographie historique, in 'Le Globe. Bulletin et Memoires de
la Societe de Geographie de Geneve (125), pp. 235-243
G. SERRA, Contributo toponomastico alla teoria della continuita nel
Medioevo delle comunita rurali romane e preromane dellItalia superiore,
Spoleto 1991 (ristampa anastatica dell`edizione Cluj 1931)
F. SIGAUT, Lagriculture et le feu. Role et place du feu dans les techniques de
preparation du champ de lancienne agriculture europeenne, Paris-La Haye
1975
215
A. TORRE, Il consumo di devo:ioni. rituali e potere nelle campagne
piemontesi nella prima meta del Settecento, in 'Quaderni storici, XX, (58),
pp. 181-223
A. TORRE, Le visite pastorali. Altari, famiglie, devo:ioni, nel vol. G.
GALANTE GARRONE, S. LOMBARDINI, A. TORRE (a cura di), Jalli
monregalesi. arte, societa, devo:ioni, Mondovi 1985, pp. 148-187
D. TRISCHITTA, Toponimi e paesaggio nella Sicilia orientale, Napoli 1983
A. TURCO, Geografie della complessita in Africa. Interpretando il Senegal,
Milano 1986
A. TURCO, Jerso una teoria geografica della complessita, Milano 1988
A. VIGITELLO, La toponomastica del Comune di Cesana Torinese. bassa Jal
Thuras, tesi di laurea dattiloscritta sostenuta alla Facolta di Lettere e FilosoIia
dell`Universita degli Studi di Torino, a.a. 1982-1983
W. VON WARTBURG, Fran:sisches Etvmologisches Wrterbuch, Bonn,
Klopp, 1928 ss., Leipzig-Berlin, Teubner, 1934-40, Basel, Helbig-Lichtenhahn,
poi Zbinden, 1944 ss