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LA POESIA PROVENZALE

La letteratura occitanica o letteratura provenzale si svilupp nel sud della Francia con una produzione di liriche prevalentemente amorose in lingua d'oc e si svolse parallelamente alla produzione letteraria in lingua d'oil che diede l'avvio alla letteratura francese. Essa nacque tra la fine del secolo XI e i primi due decenni del XIII secolo: dopo la crociata contro gli Albigesi e la pace di Parigi del 1229 conobbe un rapido tramonto. difficile individuare le origini della poesia lirica provenzale. nelle ricche e raffinate corti feudali, in un ambiente di costumi detti per questo cortesi e canta soprattutto l'amore secondo quel modello che verr teorizzato nel trattato De amore, scritto in prosa latina da Andrea Cappellano nella corte di Champagne verso il 1184. Nella lirica provenzale la donna amata viene rappresentata dai trovatori come castellana o signora (domina), l'amante come vassallo fedele, l'amore come servizio (omaggio e devozione assoluta). La base della poesia provenzale o trobadorica l'ideale dell'amor cortese (fin amor in occitano), il cui concetto base la mezura, cio la "misura", la distanza tra fuoco passionale e signorilit dei modi nel corteggiamento, o tra carnalit e realt dei fatti nel caso di un possibile adulterio. Gli elementi caratterizzanti lamor cortese sono : - il culto della donna, vista dallamante come un essere sublime, irraggiungibile, talora addirittura divino, degno di venerazione. - inferiorit delluomo rispetto alla donna amata. Lamante presta il suo omaggio alla donna, resta in umile adorazione di fronte a lei. - nella sua totale devozione, lamante non chiede nulla in cambio dei suoi servigi. Lamore perpetuamente inappagato. NON SI TRATTA DI AMORE SPIRITUALE O PLATONICO, ANZI, LAMORE SPESSO SENSUALE: MA IL POSSESSO DELLA DONNA IRRAGGIUNGIBILE. Luomo pu innamorarsi della donna senza averla mai vista, solo per fama, e adorarla da lontano. - lamore impossibile genere sofferenza, tormento ma anche gioia, una forma di ebbrezza ed esaltazione. - lesercizio di devozione alla donna ingentilisce lanimo, lo nobilita, lo purifica di ogni vilt o rozzezza. - si tratta di un amore adultero, che si svolge rigorosamente al di fuori del vincolo coniugale. Esso esige il segreto che tuteli lonore della donna; alla donna si pu alludere solo attraverso pseudonimi (Senal) per paura dei malparlieri che possono spargere dicerie. - lamore una passione esclusiva, totale, esaltante, dinanzi a cui tutto si svaluta, tanto che si parla di culto della donna e di religione dellamore. Nasce perci un conflitto tra amore e religione, tra culto per la donna e amore per Dio. La Chiesa condanna lamor cortese, come fonte di peccato e perdizione; a sua volta lamante cortese sente questo antagonismo insanabile coi princpi religiosi, e ne prova un senso di colpa. La pratica dell'amor cortese viene a svilupparsi nella vita di corte di quattro regioni: Aquitania, Provenza, Champagne e Borgogna, pressappoco al tempo della prima crociata (1099) dall'Aquitania, Eleonora port gli ideali dell'amor cortese prima alla corte di Francia, poi in Inghilterra, dove fu regina di due re. Sua figlia Maria, contessa di Champagne port il comportamento cortese alla corte del conte di Champagne. L'amor cortese trova la sua espressione nelle poesie liriche scritte dai trovatori, come Guglielmo IX, duca d'Aquitania (1071 1126), uno dei primi poeti trovatori, Bernart de Ventadorn (poesia amorosa), Arno Daniel (inventato la sestina lirica, scriveva trobar clus) e Bertran de Born (cantava le gesta cavalleresche). I poeti adottarono cos la terminologia del feudalesimo, dichiarandosi vassalli della donna e rivolgendosi a lei con l'appellativo lusinghiero di midons (mio signoren.b. al maschile), una specie di nome in codice in modo che il poeta non ne rivelasse il nome. Questo nuovo tipo di amore vedeva la nobilt non in base alla ricchezza e alla storia della famiglia, ma nel carattere e nelle azioni, e quindi faceva appello ai cavalieri pi poveri che vedevano cos una strada aperta per progredire. Poich a quel tempo il matrimonio aveva poco a che fare con l'amore, l'amor cortese era anche un modo per i nobili di esprimere l'amore non trovato nel loro matrimonio. Gli "amanti" nel contesto dell'amor cortese non facevano riferimento al sesso, ma piuttosto all'agire emotivo. Questi "amanti" avevano brevi appuntamenti in segreto, che si intensificavano mentalmente, ma mai fisicamente. Le regole dell'amor cortese vennero codificate in quell'opera altamente influente del tardo secolo XII che il De Amore di Andrea Cappellano.. E' un trattato scritto in latino e poi volgarizzato in toscano nel corso del XIV sec. E' stato condannato dalla Chiesa nel 1277. Gli aspetti fondamentali del trattato sono i seguenti: 1) il sentimento d'amore nasce solo nei cuori gentili e raffinati 2) la donna considerata un essere superiore, l'amante si rivolge a lei come il vassallo al suo signore 3) l'amore un sentimento che nobilita, che ingentilisce 4) nascono nuovi valori che l'amante deve possedere per piacere alla donna: la raffinatezza dei costumi, la liberalit, la magnanimit, la fedelt amorosa, la sensibilit e la delicatezza del sentire 5) l'amore pu e talora deve rimanere inappagato perch nella tensione verse l'oggetto amato che questo sentimento si raffina 6) l'amore extra-coniugale perch gli amanti si elargiscono ogni cosa per libera scelta, non per rispettare un contratto 7) l'amore deve rimanere segreto per evitare che nascano pettegolezzi, invidie e che lo sappia il marito geloso I poeti provenzali utilizzarono per la loro lirica una lingua poetica molto raffinata e influirono moltissimo su tutta la lirica d'arte delle altre nazioni e, in Italia, su tutta la lirica d'amore, dalla Scuola siciliana, allo stil novo e allo stesso Dante.

LA SCUOLA SICILIANA
La scuola siciliana si sviluppa a Palermo in Sicilia sotto l'imperatore intellettuale Federico II di Svevia (1196 - 1250) e dura fino alla battaglia di Benevento nel 1266 in cui muore suo figlio Manfredi e i Normani perdono Sicilia dagli Angi. Federico II, secondo molti storici, ha creato il primo stato moderno dEuropa, un stato centralizzato e ghibellino. Era un sovrano molto colto, conosceva il greco, il latino, larabo, tedesco, francese e italiano, ma anche la filosofia, la matematica e la letteratura. Ha fondato lUniversit di Napoli nel 1224. Nella sua corte erano radunati gli intellettuali della pi varia provenienza, per lo pi i poeti, tra i quali cera lo stesso Federico. E stato Dante a chiamare i poeti siciliani dellepoca la scuola siciliana nel De vulgaris eloquentia. Questa scuola crea la prima lingua letteraria italiana. Questa lingua deve moltissimo alla poesia provenzale in lingua d'oc. Scrivono nel siciliano volgare illustro usando molti latinismi e provenzalismi. Rifiutano di usare la lingua doc perch Federico II vuole rendere il proprio stato indipendente culturalmente. Dopo la battaglia di Benvento, i poeti siciliani si trasferiscono in Toscana dove le loro opere vengono toscanizzate e in questa forma esistono anche oggi. La toscanizzazione provoca la rima imperfetta, cio la rima siciliana (a.e. usu-amurusu diventa uso-amoroso). I poeti siciliani richiamano lesperienza provenzale. Il loro tema centrale lamore cortese. All'uomo cortese amare necessario e l'oggetto dell'amore una donna bella, onesta e gentile. Essa esige l'assoluta fedelt.L'amore era visto come un sentimento che avrebbe nobilitato l'uomo in quanto lo avrebbe liberato dai difetti volgari e ne avrebbe fatto una persona generosa, coraggiosa e virtuosa.In presenza della donna amata l'uomo innamorato dar segni evidenti della sua passione: tremer, balbetter e non riuscir ad esprimersi. In assenza della sua donna invece tutto per lui sar pianto e lacrime. Il difetto di questa poetica era di creare formule fisse che alla fine impacciavano il poeta rendendolo freddo e artificioso. Saranno Guido Cavalcanti e Dante Alighieri a dare nuova freschezza all'antico concetto dell'amor cortese.Mentre i siciliani non si discosteranno per niente dal loro modello, hanno il merito di aver creato una lingua armoniosa, astratta rispetto ai dialetti (volgari) da cui prende forma, la prima lingua letteraria italiana. I poeti principali della scuola siciliana furono i sovrani Federico II e suo figlio Enzio, Pier delle Vigna, Iacopo Da Lentini (, Rinaldo

d'Aquino, Odo delle Colonne, Rinaldo dAcquino, Giacomo Pugliese, Stefano Protonotaro.
I siciliani usano tre forme metriche: 1. 2. 3. canzone presa dalla lirica provenzale diventer la forma metrica seconda per popolarit (subito dopo il sonetto) della letterattura italiana fino a Leopardi. E composta da un numero variabile di strofestanze costitute dai versi endecassilabi e settenari. I siciliani mantengono la tecnica provenzale del riprendere allinizio di ogni stanza una o pi parole della fine della stanza precedente. canzonetta: diversa dalla canzone per la lunghezza dei versi e perch contiene i parti narrativi o dialoghi. sonetto: inventato dai siciliani, ha quattro strofe, due quartine e due terzine. La forma metrica preferita della poesia italiana. Linvenzione del sonetto e il merito principale della scuola siciliana.

LA SCUOLA TOSCANA
nata dopo la battaglia di Benevento nel 1266 quando i poeti sono rifuggiati nella Toscana che sul piano letterario assume il ruolo dalla Sicilia. Per qui non esiste la scuola, cio i poeti non sono radunati in un posto, come stato in Sicilia alla corte di Federico II, ma anzi esistono molti centri in cui fiorisce la produzione lirica: Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia, Siena e Arezzo. I poeti toscani operano in un contesto completamente diverso da quello in cui operavano i loro predecessori: non scrivono nellla corte sotto un monarca assoluto, ma nel comune organizzato liberalmente da una borghesia dalla quale i poeti toscani provengono. Riprendono i moduli espressivi e le forme metriche dai preovenzali e dei siciliani (per usano anche la ballata a differenza dei siciliani), ma ispirati dalla realt comunale introducono i temi completamente emarginati dai siciliani: la tematica morale, politica. I rappresentanti pi importanti sono: Guittone DArezzo, Chiaro Davanzati, Bonagiunta Orbiciani e Compiuta Donzella, la prima poetessa delle letteraatura italiana. La produzione di Guittone comprende le Lettere e le Rime, importanti documenti di una letteratura d'arte in lingua volgare che si modella sui pi noti esempi di arte oratoria e stilistica. La sua poesia di argomento amoroso e civile, poi in seguito alla conversione al cristianesimo, si dedica soprattutto ai temi morali e religiosi in cui viene condannata la politica dominata dalla corruzione a dalle lotte di fazione. Nella famosa canzone "Ahi lasso, or stagion de doler tanto" Guittone rammenta la rovina di Firenze dopo la battaglia di Montaperti. Nello sforzo di arricchire il linguaggio lui assorbe molte parole dialettali e termini di origine francese, provenzale e latina e cade spesso nell'oscuro e nell'astruso, fatto che gli viene rimproverato da Dante. Ha comunque il merito di allargare la tematica della poesia siciliana ad un contenuto civile. Probabilmente "colpa" di Dante se cos poco si parla dei poeti siculo-fiorentini, dal momento che il sommo poeta, bollando di municipalismo e selvatichezza stilistica tutto ci che avvenuto prima dello Stilnovo, ha praticamente cancellato la memoria di queste prime, importanti esperienze.

IL DOLCE STIL NUOVO


Il dolce stil novo, detto anche stilnovismo, un importante movimento poetico italiano che si sviluppato nella seconda met del Duecento. Corrente che segna l'inizio del secolo, il dolce stil novo influenzer parte della poesia italiana fino a Petrarca: diviene guida infatti di una profonda ricerca verso un'espressione raffinata e nobile dei propri pensieri, staccando la lingua dal volgare, portando la tradizione letteraria italiana verso l'ideale di un gesto ricercato e aulico. Nascono le rime nuove, una poesia che non ha pi al centro soltanto la sofferenza dell'amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali dell'amata. A confronto con le tendenze precedenti, come la scuola guittoniana o pi in generale la lirica toscana, la poetica stilnovista acquista un carattere qualitativo e intellettuale pi elevato: il regolare uso di metafore e simbolismi, cos come i duplici significati delle parole. Origine dell'espressione L'origine dell'espressione da rintracciare nella Divina Commedia di Dante Alighieri (Canto XXIV del Purgatorio): in essa infatti il rimatore guittoniano Bonagiunta Orbicciani da Lucca definisce la canzone dantesca Donne ch'avete intelletto d'amore con l'espressione 'dolce stil novo', distinguendola dalla produzione precedente (come quella del Notaro Jacopo da Lentini, di Guittone e sua), per il modo di penetrare interiormente luminoso e semplice, libero dal nodo dell'eccessivo formalismo stilistico (Guittone d'Arezzo). Poesia: "...Ma d s'i' veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando Donne ch'avete intelletto d'amore." E io a lui: "I'mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch'e' ditta dentro vo significando." "O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo che 'l Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo ch'i' odo!..." (Purg. XXIV, vv. 49-57) Il movimento Nasce a Bologna, e poi si sviluppa a Firenze, citt d'origine di quasi tutti i componenti del movimento stilnovistico, tra il 1280 ed il 1310 escludendo Cino da Pistoia e lo stesso Guinizzelli. Il manifesto di questa nuova corrente poetica la canzone di Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre amore; in questo componimento egli esplicita le caratteristiche della donna intesa dagli stilnovisti che poi sar il cardine della poesia stilnovista. La figura femminile evolve verso la figura donna-angelo, intermediaria tra uomo e Dio, capace di sublimare il desiderio maschile purch l'uomo possegga un cuore gentile, cio nobile d'animo; amore e cuore gentile finiscono cos con l'identificarsi totalmente. Questa teoria, avvalorata nel componimento da molteplici sillogismi, rimarr la base della poesia di Dante e di coloro che fecero parte dello Stil Novo, di generazione successiva, che vedranno in Guinizzelli e Alighieri i loro maestri. La corrente del "Dolce Stil Novo" segue e contrasta, grazie ad un approccio e ad una visione dell'amore del tutto innovativi, la precedente corrente letteraria dell'"amor cortese". Contro quest'ultima, infatti, introduceva nei testi riferimenti filosofici o morali o religiosi, tanto che autori contemporanei (Bonagiunta Orbicciani, ad esempio, in un noto sonetto indirizzato a Guido Guinizelli, "Voi che avete mutata la mainera") si lamentarono dell'oscurit e della "sottiglianza" delle poesie specificando che un tale registro poetico non avrebbe suscitato n interessi n adesioni nel mondo toscano; la critica era quella di aver unito la filosofia alla poesia. Guinizzelli risponder a Bonagiunta nel sonetto "Omo che saggio non corre leggero", in cui ricorda la vanit di giudizi espressi senza adeguata riflessione e conoscenza dei temi trattati; nello stesso testo approfitter per replicare la propria opinione: come i talenti naturali sono diversi per volont divina, cos legittimo che ci siano modi ed atteggiamenti diversi di poetare (Alberto Asor Rosa). Lo stile La novit dell'esperienza poetica dello "Stil Novo" risiede nella contestazione della poesia, nell'affermazione di una nuova concezione dell'amore e della donna e, soprattutto, in una nuova concezione stilistica. Rispetto ai canoni guittoniani di un raffinatissimo e difficile trobar clus, caratterizzato da oscurit e da ardue sperimentazioni stilistiche, lo Stilnovo rinnova il concetto di trobar leu, fondando uno stile poetico caratterizzato da rime dolci e piane, segnate da una profonda cantabilit del verso. Autori I principali autori di questa corrente letteraria sono quasi tutti toscani, e sono Guido Guinizzelli, considerato il precursore del movimento, Dante Alighieri, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Cino da Pistoia e Dino Frescobaldi. Di questi Dante e Cavalcanti hanno dato il maggior contributo, mentre Cino da Pistoia svolse l'importante ruolo di mediatore tra lo Stil Novo ed il primo Umanesimo, tanto che

nelle sue poesie si notano i primi tratti dell'antropocentrismo. Questi poeti appartenevano ad una cerchia ristretta di intellettuali, che di fatto costituivano un'aristocrazia, non di sangue, ma di nobilt d'animo: essi erano contraddistinti da un'aristocrazia culturale e spirituale. Erano tutti molto eruditi, e appartenevano all'alta borghesia universitaria. Il pubblico a cui si rivolgono una stretta cerchia di eletti, capaci di comprendere le loro produzioni: l'istruzione retorica, infatti, non era pi sufficiente a comprendere appieno tali poesie. Fortemente radicata in questi autori la concezione che per produrre poesie d'amore siano necessarie conoscenze scientifiche e teologiche: da qui la minor considerazione nei confronti dei guittoniani, non sempre dotati di tali conoscenze. Per tutte le sueimplicazioni filosofici e morali, la poesia stilnovistica destinata ad un pubblico ristretto, raffinato, cio ai fedeli damore. Il rapporto con la tradizione e le novit stilnovistiche La poetica stilnovistica mantiene molti elementi tradizionali: il manifestrsi damore attraverso gli occhi, lamore come servizio, la subordinanze dellamante allamata, le metafore tradizionali (amore che arde, il poeta che vive nel fuoco e ne consumato), i temi (lamore non ricambiato, la donna-schermo, ma introducono anche molte novit: donna angelo non solo bella come un angelo (come nella tradizione precedente), ma bella per la sua bellezza interiore. La donna smaterializzata e non pi descritta fisicamente: lei passa per la strada, rivolge un saluto o uno sguardo e scompare. Non pi chiamata a parlare con il poeta (il colloquio un topos molto frequente della lirica cortese) e tutti che la vedono, e non solo il poeta, rimangono stupiti per la sua bellezza divina. In quel modo i stilnovisti hanno concilliato lamore tra uomo e donna con letica cristiana. La donna un tramite tra luomo e Dio, un essere sovranaturale che opera beneficamente, a livello intellettuale, morale e religioso, sulluomo rendendolo migliore, purificandolo. Lei lodata nei componimenti poetici del gruppo per gli effetti positivi che suscita nel poeta e in tutti che la vedono, ma ci sono anche dei componimenti in cui il poeta sente langoscia, linferiorit per la straordinaria natura della donna. Cos Guido Guinizzelli nella sua canzone Al cor gentil rempaira sempre amore, immagina, nei versi finali, di potersi giustificare di fronte a Dio che lo interroga sul motivo per cui indirizz ad un essere umano le lodi e l'amore che a Lui e alla Madonna soltanto convengono; a tali domande egli si giustifica testimoniando l'angelicit della semblanza dell'amata: "Tenne d'angel semblanza / che fosse del tuo regno; / non me fu fallo, s'in lei posi amanza" (vv. 57-60), ossia "aveva l'aspetto (semblanza) di un angelo che appartenesse al tuo regno, non feci peccato (non me fu fallo) se posi in lei il mio amore (amanza)". dunque principalmente a partire dall'esperienza di Guido Guinizzelli, che si configura nella metaforica somiglianza tra la figura della donna e quella di un celeste messaggero, che il legame tra l'aspirazione amorosa terrena e quella divina diviene, soprattutto nella poetica dantesca successiva al periodo stilnovista ed alla morte di Beatrice, sempre pi saldo, arrivando ad affermare una reale identit metafisica della donna: un essere quasi ultraterreno, o intermediario tra Dio e l'uomo. Influssi filosofico-religiosi Scolastica medievale: il pensiero di San Tommaso D'Aquino, il misticismo di San Bonaventura, nonch le riflessioni di Aristotele lette attraverso l'interpretazione medievale del filosofo arabo Averro (la dottrina di Guido Cavalcanti sugli spiritelli di matrice averroistica). I vecchi valori della precedente cultura hanno ormai ceduto il passo di fronte alle nuove generazioni della civilt comunale, che si sentono nobili per una loro nobilt spirituale conquistata con l'esperienza, la vita, la meditazione e la dottrina e che si riassume in una nuova coscienza di aristocratica gentilezza d'animo e di mente.[1]