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LA CAMERA OSCURA di Claudio Orlando

LA CAMERA OSCURA

di

Claudio Orlando

INDICE

Cosa ci serve per la Camera Oscura

3

Analizziamo un Ingranditore

4

Scegliamo il rivelatore

5

Carte da stampa

6

Rivelatori per carta

7

Stampa del Provino a Contatto

8

Mascheratura e Bruciatura

9

Stampe a Contrasto Differenziato

10

Stampe con Effetti Particolari

Solarizzazione - Effetto Sabattier

11

Stampa a Toni Alti

12

Cosa ci serve per la Camera Oscura

Iniziamo questo escursus sui componenti che servono per la C.O. con i componenti essenziali per lo sviluppo dei rulli.

La cosa più importante per lo sviluppo, oltre ai chimici, è sicuramente la Tank. Nel corso degli anni questo indispensabile accessorio, è stato costruito in modi e con materiali fra i più diversi: dalla plastica all'acciaio. E' stata inoltre prevista in diverse grandezze in modo da poter contenere da un solo rullo e fino a quattro rulli contemporaneamente. Per la mia esperienza ho trovato di estrema comodità una tank costruita dalla Paterson che contiene fino a due rulli anche se, com'è ovvio si può usare per svilupparne anche solo uno. Nel primo caso dovrà essere riempita con 600ml. di soluzione nel secondo ne bastano 300. E' costituita dalla tank vera e propria costruita in materiale plastico di ottima qualità per indeformabilità e durata nel tempo. Al suo interno vi è un cilindro allungato su cui vengono inserite la o le spirali costruite anch'esse di ottimo materiale plastico e che hanno due particolarità: sono autocaricanti, basta infatti infilare la coda della pellicola e muovere le due facce alternativamente per permettere alla pellicola di scorrere nelle scanalature fino a completo caricamento; sono inoltre smontabili: alla fine del processo basta infatti forzare un po' per dividerle in due permettendo così di accedere alla pellicola nel modo più semplice e meno pericoloso per la sua integrità. Sopra a questo viene poi inserito l'imbuto di immissione dei liquidi che serve anche da chiusura a prova di luce. L'imboccatura è ampia quanto la tank, quindi permette una veloce immissione delle soluzioni e un loro altrettanto rapido svuotamento. Già questo sarebbe sufficiente per stare tranquilli, ma per maggiore sicurezza è previsto un tappo a tenuta stagna che ci permetterà anche di poter fare in tutta tranquillità le inversioni della tank.

Oltre l'ingranditore di cui parleremo a parte ci servirà poi un marginatore la cui funzione oltre a quella di creare margini bianchi intorno alla foto trova come funzione principale quella di tenere ben steso il foglio

di carta per la stampa.

Altro utilissimo accessorio che viene spesso snobbato è il focometro. Questo piccolo accessorio serve per mettere a fuoco in modo perfetto la stampa da eseguire. E' costituito da una base che verrà poggiata sul piano di stampa che contiene al suo interno uno specchio che serve a rimandare l'immagine ad una lente posta all'interno dell'oculare. L'ingrandimento è tale da poter osservare e mettere perfettamente a fuoco

la grana del negativo. Unico accorgimento da non dimenticare è quello di fare la messa a fuoco su un

foglio bianco che abbia lo stesso spessore della carta che andremo ad utilizzare.

Per le altre cose non mi dilungherei troppo: serviranno come è ovvio tre vaschette in cui metteremo i liquidi per la stampa, di grandezza consona. Visti i prezzi di acquisto che sono abbastanza bassi vi consiglio di prendere tre serie di grandezze diverse: 18X24, 24X30, 40X50. Tre pinzette che consiglio siano di acciaio e con le punte rivestite in gomma, (segnate con colori diversi i manici in modo da usare sempre la stessa pinzetta per lo stesso liquido). Una lampada di sicurezza, la più comune è quella rossa, personalmente uso quella giallo- verde che mi consente una maggior visibilità. Questa dovrà essere posta ad almeno un metro dal piano di lavoro. Utile un esposimetro da stampa, che vi servirà per trovare, attraverso una sonda di cui è accessoriato, il giusto tempo di esposizione. Potrebbe servirvi, magari per le carte baritate: un essiccatore, ma visti i costi e gli ingombri io preferisco asciugare i cartoncini all'aria e

poi metterli sotto pressa di una pila di libri

e poi metterli sotto pressa di una pila di libri Per le carte politenate invece non

Per le carte politenate invece non c'è nessun problema.

Credo ci sia tutto e per il momento vi lascio

alla prossima.

Analizziamo un Ingranditore

e

Potrà sembrare anacronistico parlare oggi nell'era del computer, di un attrezzo che è rimasto solo nelle case di pochi affezionati ma tant'è per quei pochi che ancora volessero provare a stampare in proprio, soprattutto il B.N. le loro foto, traendone il massimo della soddisfazione, mi piacerebbe aiutarli nella scelta del pezzo più importante dell'attrezzatura di una C.O. l'ingranditore per l'appunto. Non c'è cosa migliore prima di tutto che descriverlo. La cosa che si nota per prima è senz'altro la testa che contiene il gruppo d'illuminazione, il porta negativi, il gruppo di messa a fuoco e quello per il sollevamento e l'abbassamento della stessa lungo la colonna, oltre al cassetto portafiltri in caso si usi carta a contrasto

variabile . La parte più importante della testa è senza meno il gruppo di illuminazione che possiamo dividere in due grandi famiglie: quello a condensatori e lampada opalina (di gran lunga il più diffuso fra gli amatori) per le sue caratteristiche di ottimo contrasto unito a una buona diffusione della luce e quello

a scatola miscelatrice e lampada alogena che ha dalla sua una maggior morbidezza e la particolarità di

riuscire per le sue caratteristiche a minimizzare polvere e graffi. La scelta di una o dell'altra dipende dai nostri gusti personali. Il gruppo di traslazione è di solito costituito da una manopola che fa scorre la testa lungo un binario dentato, nella scelta facciamo attenzione che questa sia in metallo! La testa è sorretta

da una colonna, di solito in metallo, che può avere sezione rotonda o rettangolare, non è importante la forma quanto la robustezza della stessa per avere minori vibrazioni possibili. Il tutto è attaccato a una base di solito bianca ma non lucida che ha una grandezza variabile a seconda della possibilità d'ingrandimento di tutto il complesso, unica avvertenza è che sia sufficentemente pesante e spessa. Cosa scegliere allora come compagno delle nostre sedute al buio? Senza dubbio il migliore che ci possiamo permettere, è una di quelle cose che se ben scelto ci accompagnerà per molti anni, se possibile di un formato superiore, nel senso che possa stampare anche il 6X6, non solo perchè potrebbe venirci utile ma anche per le sue doti di robustezza intrinseca. Al tutto dovremo poi accoppiare un obiettivo all'altezza delle ottiche da ripresa, sarebbe assurdo avere ottiche milionarie per la ripresa per poi rovinare tutto

nella stampa

il B.N. non servono). Le marche migliori in questo campo: Rodenstock (rodagon), Shneider (componon) e

Nikkor (EL-Nikkor). Spero che questi pochi appunti possano essere utili a qualcuno

che questi pochi appunti possano essere utili a qualcuno ! La scelta in questo caso DEVE

! La scelta in questo caso DEVE necessariamente cadere su ottiche a sei lenti (gli apo per

possano essere utili a qualcuno ! La scelta in questo caso DEVE necessariamente cadere su ottiche

Scegliamo il rivelatore

Forse a qualcuno di voi può far comodo avere qualche indicazione per orizzontarsi nella scelta del rivelatore da usare in base alla pellicola utilizzata o al tipo di trattamento da eseguire in base al risultato che si vuole ottenere.

Ammesso che si sia scelta la pellicola adatta oltre che alla nostra simpatia o abitudine anche al tipo di fotografia che si è voluto fare, ci si presenta ora il problema di svilupparla nel modo migliore e per far questo dobbiamo scegliere il rivelatore adatto. Detto questo, i rivelatori si dividono in diverse tipologie ognuna adatta a sviluppare al meglio un certo tipo di pellicola o per ottenere un certo tipo di risultato.

La prima, quella più usata, è sicuramente quella dei rivelatori cosiddetti: "normali", questi rivelatori sono adatti a sviluppare pellicole su cui abbiamo impresso fotografie che abbiano una "normale" scala tonale, quella compresa cioè fra i cinque e i sei diaframmi fra le basse e le alte luci, quando cioè il Campo di Luminanza del Soggetto (CLS) vada a coprire l'intervallo di Latitudine di Posa (LdP) più comune nelle normali pellicole.

I rappresentanti più famosi appartenenti a questa categoria sono senza dubbio il D76 Kodak sia

concentrato che diluito nella proporzione 1+1 oltre al sempre verde Rodinal nella concentrazione sia 1+25 che in quella 1+50.

La seconda categoria è quella degli sviluppi "compensatori".

I soggetti adatti a questi rivelatori sono quelli in cui la differenza del CLS è elevata, quelli cioè in cui la

differenza tra alte e basse luci è molto lontana. In questi casi l'uso di pellicole con sensibilità medie e basse è quasi d'obbligo e per ottenere quindi anche in questo caso un'elevata scala tonale è consigliabile esporre per una sensibilità inferiore di un terzo o anche della metà del valore nominale, si ricorre allora a questa tipologia di rivelatori che "compensano" appunto la riduzione dell'indice di esposizione. Oltre a questi pregi però vi è anche il rovescio della medaglia, i compensatori sono anche finegranulanti, riescono cioè a far apparire ancor meno, attraverso un processo chimico, la grana di pellicole, sembrerebbe un gran bella cosa, ma per far questo si ottiene un abbassamento generale del contrasto e una minor definizione. Appartengono questa categoria rivelatori famosissimi come il D23 Kodak, il T-Max sempre della Kodak come l'Ilford Perceptol alla diluizione 1+1 o 1+3 o il Fino S 31 Ornano e altri ovviamente.

Vi sono poi gli sviluppi "energici", come dice la parola hanno un impatto particolare sull'emulsione e sono

indicati per pellicole ad alta sensibilità sottoposte al tiraggio. La conseguenza nell'uso di questi rivelatori è una evidente compressione della scala tonale (aumento del contrasto) e un evidente aumento della

grana. Sono usati soprattutto per recuperare pellicole esposte intenzionalmente o meno per sensibilità superiori a quelle nominali o per fini creativi. Il più famoso tra questi rivelatori è senz'altro il Microfen, sia diluito che no, della Ilford

Ultima branca di rivelatori sono quelli ad "alta acutanza", come dice la parola servono ad avere il meglio dalle pellicole a bassa sensibilità e in cui i soggetti devono restituire i minimi dettagli anche con un evidente effetto bordo. Appartengono a questa categoria il Nucleol bf e il Fino ST33 diluito 1+1 della Ornano. Il Kodak D50 e il neofin blu della Tetenal.

Questi per sommi capi i rivelatori più diffusi e il loro impiego, sperando di essere stato utile a qualcuno.

Carte da stampa

A

gentile richiesta, parliamo un po' delle carte da stampa e dei ricelatori più comuni in commercio.

Si

può cominciare dicendo che le carte da stampa si dividono in due filoni molto diversi fra loro e con

caratteristiche tipiche di ogni filone con i loro pro e i loro contro.

La suddivisione è fatta in base al supporto su cui è steso il materiale sensibile:

vengono quindi chiamate politenate (RC-resin coated) quelle il cui supporto è costituito da un cartoncino

trattato con speciali resine che lo rendono impermeabile, e baritate (FB-fiber base) quelle il cui supporto

è costituito da un cartoncino che è costituito appunto di carta.

Le prime sono più economiche perchè lo strato di materiale sensibile è di minor spessore, hanno dalla loro una maggior facilità d'impiego: non si storcono sono refrattarie allo stappo, si lavano in fretta e si

asciugano in minor tempo.

Le seconde sono più ostiche nell'essere maneggiate, sono più delicate, devono avere un trattamento più

lungo e si devono lavare con moltissima acqua, dalla loro hanno una resa che è ancora superiore alle politenate, anche se il divario con il tempo si è andato via via assottigliando. Anche le carte, come le pellicole hanno una sensibilità ISO, questa varia nelle più comuni fra 25 e 125. Esistono e lo dico solo per dovere di cronaca, anche carte con sensibilità fra 200 e 500 ISO sono per fortuna, quasi introvabili, almeno sul mercato amatoriale. Se non è scritto espressamente sulla confezione è conveniente fare sullo stesso foglio la prima volta, un provino con tempi crescenti per capire quale sia il tempo che quella carta richiede per rendere un colore medio in un grigio medio. Le carte più comuni si trovano nei formati dal 10X15 al 50X60 anche se credo che avrete sempre a che fare con i formati canonici 18X24 o 24X30.

Ogni filone si suddivide poi in altre sottocategorie, sia in base al contrasto che in base alla superficie. Tutte le carte sono reperibili con contrasti che vanno dal N°0 al N°5. Lo zero è quella con contrasto meno marcato, il cinque quella con contrasto maggiore. Diciamo che un negativo ben bilanciato e con estesa gamma dovrebbe essere stampato senza molti interventi su una carta di gradazione 2. Da parecchi anni si trovano in commercio anche carte a contrasto variabile, queste carte hanno lo strato sensibile diviso in due parti distinte, il primo sensibile alla luce blu è quello che fornisce un contrasto

maggiore, quello sensibile alla luce verde contrasto minore. Indispensabili per questo tipo di carte i filtri

di contrasto (VC) che vanno dal giallo pallido all'arancio per i contrasti medio bassi mentre quelli della

scala magenta si utilizzeranno per i contrasti più alti. Questo tipo di filtri, che si usano inserendoli

nell'apposito cassetto portafiltri hanno numerazione dall' 0 al 5 compresi i mezzi toni. Questo tipo di carte sono state una una vera manna dal cielo, non solo perchè hanno permesso l'acquisto

di un solo pacco di carta per tutte le gradazioni, ma anche per un risvolto puramente tecnico: sullo stesso

foglio si possono applicare a zone diverse contrasti diversi con opportune mascherature.

Altra differenza dicevamo è data dalla superficie, che può essere lucida, semimatt e matt. Ognuno di voi potrà alla fine scegliere quella che più gli aggrada, anche se le superfici lucide di solito sono usate per foto di architettura soprattutto moderna mentre le semimatt trovano pi largo impiego nel reportage e la matt nei ritratti, ma ripeto ognuno sceglierà in base alle proprie preferenze.

ma ripeto ognuno sceglierà in base alle proprie preferenze. Ora basta perchè me so stufato Se
ma ripeto ognuno sceglierà in base alle proprie preferenze. Ora basta perchè me so stufato Se

Ora basta perchè me so stufato

Se vi va la prossima si parla dei rivelatori per carta e dei loro effetti sulle varie tipologie.

io e pure voi

Rivelatori per carta

Prima di passare in rassegna qualche rivelatore, almeno i più comuni, vorrei riprendere un attimo

l'argomento sulle caratteristiche delle carte perchè, purtroppo, ne ho dimenticata una molto importante:

la tonalità.

Sì perchè ogni tipo di carta che userete avrà una sua particolare tonalità caratteristica. Vi sono carte a

tono neutro, caldo o freddo. Le prime sono così chiamate perchè restituiscono in tutta la scala tonale una tonalità che non assume particolari "colorazioni" hanno infatti i bianchi che sono davvero bianchi e i neri che sono "solamente"

neri

che a stampa fatta vi porterà ad avere dei bianchi che sono più spostati verso colorazioni crema e i neri che sono più dei marroni molto scuri. Le carte a tono freddo per contro hanno la caratteristica di abere una sorte di dominante azzurrina che vi posrterà dei bianchi che hanno l'aspetto del ghiaccio e il nero che

anch'esso presenta questa dominante. La risposta più ovvia sembrerebbe essere quella: allora compro

carte a tono neutro che non sbaglio di sicuro

migliore, ma

talvolta una carta a tono caldo può aggiungere quel pizzico di "civetteria" in più che da alla foto un tocco

che altrimenti mancherebbe. E che dire dei panorami in B.N. (speriamo non mi legga Sergio

questo caso ad esempio, soprattuto se si tratta di paesaggi post-industriali, una carta a tono freddo vi

assicuro è il massimo

dovuto completare in modo migliore prima, per spiegare perchè talvolta è consigliabile usare un rivelatore per carta anzichè un altro.

senza alcuna aggiunta o dominante. Quelle a tono caldo sono invece caratterizzate da un supporto

e

in effetti a rigor di logica potrebbe essere la scelta

se

utilizzate per i giusti soggetti, mi vengono in mente, ritratti ambientati o still-life,

mi vengono in mente, ritratti ambientati o still-life, ) in . Ho dovuto fare questa corposa
mi vengono in mente, ritratti ambientati o still-life, ) in . Ho dovuto fare questa corposa

) in

. Ho dovuto fare questa corposa premessa, e di questo vi chiedo scusa, avrei

La grande famiglia dei rivelatori per carta infatti, si divide proprio in base alle caratteristiche di tonalità

che riescono a dare (o a correggere) alle carte che vengono loro sottoposte.

Vi

do un piccolissimo elenco di alcuni rivelatori tra i più diffusi con le loro caratteristiche:

In

casa Ornano troviamo

l'arcinoto NORMATON ST18, ha la caratteristica di non cambiare il tono della carta impiegata e offre una scala tonale estesissima, ottimo nei panorami e per i ritratti. della stessa casa ma con caratteristiche opposte c'è il MORBIDO S30, questo rivelatore come si evince dal nome, serve a stampare negativi molto contrastati avendo su di essi un relativo quanto apparente abbassamento del contrasto.

In casa Ilford troviamo il BROMOPHEN, adatto a carte a tonalità fredde, riesce a far slittare verso queste

tonalità carte neutre.

Il PQ UNIVERSAL invece ha la caratteristica di non far variare la tonalità alle carte neutre o fredde e di attenuare la caratteristica di quelle calde. Simile a quest'ultimo per le sue caratteristiche è il KODAK DEKTOL. Suo contrario il KODAK SEKEKTOL.

Un'altro che non si può dimenticare (almeno io non lo dimentico visto che è quello che uso NEUTOL. Anch'esso con caratteristiche che ben si abbinano a carte neutre e fredde.

In abbinamento con carte della stessa casa ha dei neri che se non si vedono di persona non sono

descrivibili

neri che se non si vedono di persona non sono descrivibili ) è l'AGFA Tutti i

) è l'AGFA

si vedono di persona non sono descrivibili ) è l'AGFA Tutti i rivelatori hanno un loro

Tutti i rivelatori hanno un loro rapporto di diluizione che va rispettato, una diluizione maggiore darà stampe sbiadite, una minore stampe troppo contrastate. In ogni caso inservibili.

Altra costante è il tempo di immersione, se un rivelatore agisce entro 60 secondi e l'immagine non è finita, è perfettamente inutile continuare a tenere la carta in immersione, tanto vale ripetere la stampa dando più tempo di accensione all'ingranditore. Al contrario se l'immagine sembra essere completa in

meno tempo non è consigliabile estrarla prima

nelle alte luci. Unica variazione per le carte baritate che devono subire un trattamento doppio (generalmente) a quello indicato dalla casa, mai comunque scendere sotto i due minuti, in quel momento quando l'immagine è completamente rivelata io ho l'abitudine di tenere in iommersione ancora per trenta secondi la stampa baritata, questo fa sì che i neri si approfondiscano ancor di più e che nelle alte luci compaiano meglioi particolari più minuti.

si

otterranno delle stampe prive o quasi di particolari

E ora andate a stampare che è ora.

particolari più minuti. si otterranno delle stampe prive o quasi di particolari E ora andate a

Stampa del Provino a Contatto

Come dice la definizione questa è una stampa che, in un unico foglio, racchiude tutte le foto del rullo appena sviluppato alla stessa grandezza del negativo, proprio perchè è su questo foglio che vengono poggiate a contatto le strisce del negativo sviluppato, ma andiamo con ordine.

Sarebbe meglio che per eseguire questa operazione ci dotassimo del "provinatore". Che cos'è? E' un attrezzo costituito da un piano, di solito di metallo, rivestito di morbida gommapiuma. A questo, a uno dei suoi lati, è incernierato un cristallo delle stesse dimensioni, su cui sono attaccate delle sottili strisce scure a distanze uguali in cui vengono inserite le strisce dei negativi che saranno preventivamente tagliate in modo che ognuna sia costituita da sei scatti, bisogna usare l'accortezza di far sì che la parte del supporto (più lucida) sia a contatto col cristallo. Fatto questo si spegna la luce bianca e alla luce della lampada di sicurezza si infila nell'apposita tasca del provinatore un foglio di carta sensibile della grandezza 24X30. Fatto questo si chiude il provinatore come una piccola pressa e si posiziona sotto l'ingranditore. Un piccolo consiglio: l'altezza della testa dell'ingranditore va posizionata molto più in alto di quello che sarebbe servito per stampare un 24X30 diciamo che la posizionerete come se doveste stampare un 40X50. Fatto questo sfocate la luce che ne esce. A cosa serve tutto questo? Serve a far sì che sul provinatore cada luce il più possibile morbida e meno angolata possibile per far sì che tra i contatti

centrali e quelli laterali non vi siano eccessive differenze di densità

laterali non vi siano eccessive differenze di densità La luce non deve esser filtrata da nessun

La luce non deve esser filtrata da nessun filtro di contrasto se usate carte variabili, se usate carta a gradazione fissa la migliore è quella di gradazione 2.

Le prime volte dovrete trovare il tempo giusto per far sì che i provini risultanti siano il più fedeli possibile alle stampe che poi andrete a fare. Ogni pellicola ha i suoi tempi di provinatura dati dalla differenza di colorazione, trasparenza e spessore del supporto. Una volta trovato il tempo giusto vi consiglio di appuntarvelo, tornerà utile la prossima volta.

Per darvi un'indicazione, io con pellicola Tri-X e lampada da 150 Watt dell'ingranditore lascio che il tempo

di esposizione arrivi a 3,5 secondi.

Una volta spento l'ingranditore, togliete il foglio dal provinatore e passate alle tre vaschette di rivelatore arresto e fissaggio come una qualsiasi stampa, un lavaggio di cinque minuti sarà sufficente se la carta è politenata.

Se non avete il provinatore e non volete acquistarlo, tutte le operazioni potranno comunque essere effettuate appoggiando sul piano di stampa il foglio di carta sensibile sul quale stenderete le sei strisce di negativo. Su tutto posizionerete una lastra di vetro di grandezza adeguata.

Il provino a contatto io lo inserisco nell'album portanegativi alla pagina di riferimento e mi permette di sapere con poco tempo cosa contiene quel foglio.

di sapere con poco tempo cosa contiene quel foglio. per l'attenzione e se avete domande, per

per l'attenzione e se avete domande, per quanto posso

sono qui.

di sapere con poco tempo cosa contiene quel foglio. per l'attenzione e se avete domande, per

Mascheratura e Bruciatura

Sono due tecniche cui difficilmente non dovrete ricorrere nello stampare un negativo. Il perchè è presto

ricorrere nello stampare un negativo. Il perchè è presto detto la LDP della carta da stampa

detto la LDP della carta da stampa è più ristretta di quella della pellicola

presenti sul negativo non vengano resi al meglio sulla stampa finita.

succede così che dettagli

Per fortuna il modo per rimediare c'è ed è pure divertente anche se ci vorrà un po' di pratica.

Vi capiterà stampando un negativo di trovare delle zone che sono venute troppo scure rispetto alla scala

che avevate previsualizzato, vuoi che sia un semi controluce, vuoi che sia l'ombra di una falda di un cappello, vuoi che il soggetto fosse posto troppo in ombra rispetto alla luce circostante, vi troverete insomma davanti ad una foto che in alcune sue parti è troppo chiusa. La prima cosa che si "deve" fare è controllare in controluce il negativo per assicurarsi che i dettagli che cercate siano presenti sul negativo

, se no hai voglia a mascherareche i dettagli che cercate siano presenti sul negativo non usciranno neanche se diventi Zorro Accertato

siano presenti sul negativo , se no hai voglia a mascherare non usciranno neanche se diventi
siano presenti sul negativo , se no hai voglia a mascherare non usciranno neanche se diventi

non usciranno neanche se diventi Zorro

Accertato che ci siano

si

può allora cercare di tirarli fuori dall'ombra eccessiva che li nasconde. Come fare?

E'

ovvio che si dovrà mascherare la porzione che ci interessa. Prima di dirvi il come è bene che io vi dica

per quanto tempo: l'esperienza ( e tanti fogli buttati) mi ha insegnato che non è conveniente che la mascheratura superi di un quarto il tempo totale di stampa, per esempio se occorrono dieci secondi per la stampa totale, la mascheratura non dovrà mai superare i due secondi e mezzo, pena una macchia sbiadita che sarà ben visibile nel contesto, ovviamente potrebbe servire meno, ma mai di più. Per mascherare è conveniente avere delle piccole maschere che potremo tranquillamente autocostruirci con del cartoncino nero tagliati in varie forme: rotondi, ovali, rettangolari, oltre che di diverse dimensioni. Per sorreggerli per il tempo necessario frapponendoli al fascio di luce io mi sono munito di una trantina di cm. di filo di ferro molto sottile sulla cui estremità ho cresto una sorta di anello in cui incastro la sagoma che ho scelto. Ponendo la mascherina sotto il fascio di luce dovremo darle un movimento di saliscendi che farà sì che il suo bordo sia talmente sfumato da non essere avvertibile.

Chissà cosa penseranno di me i fruitori dei programmi di fotoritocco!!! Vedendomi alle prese conil suo bordo sia talmente sfumato da non essere avvertibile. cartoncini e fil di ferro!:lol: Non

cartoncini e fil di ferro!:lol: Non oso immagimnarlo

con cartoncini e fil di ferro!:lol: Non oso immagimnarlo Comunque, tanto per completare passiamo alla tecnica

Comunque, tanto per completare passiamo alla tecnica opposta: quella della bruciatura. Ovviamente vi ricorreremo nel caso opposto alla prima quando cioè alcuni particolari nelle alte luci dovranno avere un surplus di esposizione per essere "tirati fuori" dall'esposizione completa. Per far questo potrete ricorrere o alle solite mascherine che stavolta dovranno essere dei cartoncini con dei fori di diversa grandezza e forma o molto più spesso e con maggior controllo, alle vostre mani facendo un po' come si fa con le

ombre cinesi. Nel caso delle bruciature non vi è un tempo limite si può arrivare tranquillamente anche al doppio dell'esposizione complessiva, capita spessissimo quando si vuol bruciare un cielo troppo bianco sulla stampa.

si vuol bruciare un cielo troppo bianco sulla stampa. Vi è poi un trucchetto che permetterà

Vi è poi un trucchetto che permetterà alle vostre stampe di paesaggio di acquistare un qualcosa in più,

che sarà invisibile ma che aiuterà a concentrare lo sguardo. E' la bruciatura dei bordi. Dopo aver stampato il vostro paesaggio in B.N. con una maschera ovale e facendo in modo che restino scoperti dalla sua ombra solo i bordi e gli spigoli aggiungete un paio di secondi di esposizione supplementare, muovendo come sempre la vostra maschera. Questo inavvertibile scurimento dei bordi della foto servirà, provare per credere, a far tornare indietro sulla stampa uno sguardo che potrebbe tendere ad uscire al di fuori.

Credo ci sia tutto, e comunque io sono sempre a disposizione.

uno sguardo che potrebbe tendere ad uscire al di fuori. Credo ci sia tutto, e comunque

Stampe a Contrasto Differenziato Continuiamo l'escursus sulle tecniche di stampa con questo capitoletto che, seppur breve, è importante per i suoi effetti sulla stampa finale. Alla base di questa tecnica vi sono ovviamente le carte a contrasto variabile ( che Dio le benedica!). Con questo tipo di carta è possibile, oltre che variare il contrasto complessivo della foto, fare anche interventi mirati e circoscritti per avere un contrasto diverso su zone più o meno grandi dello stesso fotogramma. Immaginate per esempio di avere una foto in cui, per il contrasto della scena, vi sia uno dei piani che può essere stampato con filtro 2. Alcuni particolari però, posti magari in secondo piano sono troppo spenti, privi di dettaglio e magari con i bianchi che tendono al grigio. In questo caso la stampa richiederebbe allora un filtro di gradazione 3 e 1/2, l'uso di questo portrebbe essere utile per pulire i bianchi, dare risalto ad alcuni particolari e far uscire meglio dei dettagli ma mal si accoppierebbe alla stampa del 1° piano. Non resta allora che mascherare la zona che ci interessa differenziare, con le mani o un cartoncino, procedere alla prima stampa con filtro 2 e poi, dopo aver cambiato il filtro di contrasto, rifare l'esposizione avendo però cura stavolta di mascherare la porzione già esposta. La cosa più difficoltosa è far sì che le due zone stampate con filtri differenti si fondano alla perfezione. Per far questo è "indispensabile" che sia durante la prima che la seconda esposizione la maschera usata sia alzata e abbassata alternativamente e con continuità. Le prime volte lo stacco sarà percettibile (è quasi inevitabile) con la pratica tutto diventerà più facile. La situazione più frequente in cui vi troverete ad usare questa tecnica sarà, secondo la mia esperienza, quella nella stampa dei paesaggi. In queste fotografie infatti si cerca sempre di esporre bene le ombre

per non perdere dettagli importanti

un cielo piuttosto slavato. Come fare? In alcuni casi la bruciatura pura e semplice della porzione di cielo che ci interessa potrebbe portare ad uno scurimento eccessivo del cielo con perdita di dettaglio nelle parti

scure delle nuvole. Si ricorrerà, anche in questo caso, ad una doppia esposizione per il cielo con filtro differente da quello impiegato per il resto. L'esperienza mi ha insegnato che in questo caso è meglio impiegare filtri con un contrasto minore. In pratica, dopo aver impresso sulla carta la porzione che andrà stampata a gradazione consona, si espone il cielo con un filtro di contrasto minore, se la prima

esposizione è stata fatta con filtro 2 e 1/2

gradazione 1 o 1 e1/2, questo farà sì che anche i dettagli scuri delle nubi siano visibili.

Per unire le due zone senza che lo stacco sia avvertibile, io uso un trucco che mi sono accorto facilita molto la cosa: ammettiamo che debba stampare un paesaggio che abbia il cielo che deve essere bruciato.

Io mi regolo così: trovata la giusta esposizione per la stampa, mettiamo sia 20 secondi, stampo la foto

per i venti secondi, avendo l'accortezza però di mascherare dopo il primo terzo di tempo (8 sec) la parte

di cielo che dovrò poi bruciare. Finita l'esposizione, cambio il filtro di contrasto con quello di gradazione 1

e riaccendo l'ingranditore mascherando la parte in cui non è compreso il cielo per altri 32 secondi. In questo modo ho ottenuto due cose importanti: lo stacco tra le due aree serà inavvertibile perchè una

prima esposizione aveva già impressionato in parte la carta, poi ho bruciato il cielo di uno stop (40 secondi complessivi) con un contrasto più basso.

la

conseguenza più ricorrente sarà di conseguenza quella di avere

il cielo lo stamperemo, magari bruciando, con filtro di

Allego un esempio di questa tecnica in cui ho usato proprio questo trucco e gli stessi tempi indicati.

con filtro di Allego un esempio di questa tecnica in cui ho usato proprio questo trucco

Solarizzazione - Effetto Sabattier

So benissimo che a parlare di queste cose siamo rimasti in tre: fante cavallo e Re ( scegliete voi chi fa il

cavallo

solo per curiosità, in tecniche che ancora possono dare soddisfazione a chi ama un po' di manualità. E quella della solarizzazione ( o effetto Sabattier) è veramente una delle più strane sia per l'effetto, sia per la difficile riproducibilità della stampa finale. Premetto che anch'io l'ho sperimentata solo una ventina di

volte e con risultati non sempre soddisfacenti

stata molta. Dunque si procede così. si diluisce del doppio il rivelatore che si usa normalmante, si espone la stampa per un tempo leggermente più corto del necessario (es. 9 sec se ne occorrono 12) passati i primi 5 sec. si estrae il foglio dal rivelatore lo si lascia sgocciolare lo si pone su un piano, poi gli avviciniamo una normale lampadine da 15 Watt ad una distanza di un metro, e la accendiamo per un'istante, ( nel senso che la accendiamo e la rispengiamo immediatamente). Quindi reimmergiamo il foglio nel rivelatore e

Quindi reimmergiamo il foglio nel rivelatore e ). Ma in questo modo cerco di attrarre qualche
Quindi reimmergiamo il foglio nel rivelatore e ). Ma in questo modo cerco di attrarre qualche

). Ma in questo modo cerco di attrarre qualche altro pazzo

che volesse cimentarsi, anche

ma quando mi è riuscita devo dire che la soddisfazione èattrarre qualche altro pazzo che volesse cimentarsi, anche finiamo la stampa, quindi arresto e fissaggio. Potrebbe

ma quando mi è riuscita devo dire che la soddisfazione è finiamo la stampa, quindi arresto

finiamo la stampa, quindi arresto e fissaggio. Potrebbe non essere riuscito

essere ricercato o in una seconda esposizione in luce bianca troppo lunga o ad una vicinanza della

lampadina troppo breve, vedremo allora i bianchi troppo grigi o addirittura un velo completo Se tutto va per il meglio allora noteremo le alterazioni più evidenti nelle zone dei bianchi e dei grigi con

un'inversione di tonalità davvero affascinante zone di diversa tonalità.

. Il perchè dovrebbe

zone di diversa tonalità. . Il perchè dovrebbe e delle sottili linee chiare dove ci sono

e delle sottili linee chiare dove ci sono i confini tra duezone di diversa tonalità. . Il perchè dovrebbe Un esempio che non è mio ma di

Un esempio che non è mio ma di un maestro della C.O. Sinceramente a me non ne sono venuti mai di così perfetti!

tra due Un esempio che non è mio ma di un maestro della C.O. Sinceramente a

Stampa a Toni Alti

Vorrei descrivere una tecnica di stampa che ben si adatta, in qualche caso, ai più svariati generi fotografici, anche se il suo campo preferito sono i ritratti lo still-life e i panorami: Si tratta della stampa a

toni alti (high-key per gli anglofoni

) Il suo fine ultimo è quello di eliminare quasi completamente i neri

profondi e di spostare verso i bianchi la scala tonale della stampa facendo fondere ed amalgamare nei limiti del possibile, tutte le tonalità dei grigi. Sarebbe bene che già in fase di ripresa si scegliesse di destinare quei negativi alla stampa a toni alti, così da mettere in atto quegli accorgimenti che poi ci

faciliteranno il compito

creare attraverso l'uso di filtri normalmente in commercio (fog). Utilizzare nello still-life una luce morbida

e avvolgente, o cercare di utilizzare luce riflessa da pannelli bianchi nel ritratto uniti a filtri diffusori da montare sull'obiettivo. Comunque sono adatti tutti quei negativi che hanno un contrasto baso o medio- basso. Per una buona stampa a toni alti è necessario usare una carta (o i filtri in caso di carte a contrasto variabile) di gradazione 0 o 1 possibilmente a superficie matt o semi-matt. Il rivelatore dovrà essere diluito a un rapporto doppio di quello normalmente usato e preferibilmente con una temperatura sui 18° anzichè i canonici 20°. Il tempo di immersione di solito si limita a due terzi di quello normale, ma è solo l'esperienza e l'occhio che vi dirà quando è il momento di estrarre la stampa dal liquido, a quel punto arresto, fissaggio lavaggio e asciugatura come da prassi. Per completare la discussione posso dire che esiste un rivelatore che è il Selectol Soft della Kodak che è molto indicato, sulla carta almeno, per questo particolare tipo di stampa ma dopo averlo provato, pur

riconoscendone le indiscutibili doti devo pur dire che i risultati non sono così diversi da quelli ottenibili con

il procedimento sopra descritto.

da quelli ottenibili con il procedimento sopra descritto. . Avere un paesaggio immerso nella nebbia è
da quelli ottenibili con il procedimento sopra descritto. . Avere un paesaggio immerso nella nebbia è

. Avere un paesaggio immerso nella nebbia è gia un buon inizio, ma la si può

Un piccolo esempio:

sopra descritto. . Avere un paesaggio immerso nella nebbia è gia un buon inizio, ma la