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PONTIFICIA UNIVERSIT GREGORIANA

FACOLT DI FILOSOFIA

LA VIA DEI FENOMENI DE LACTION (1893) DI BLONDEL

verso unantropologia integrale

Elaborato per il seminario FS2325 Lantropologia di M. Blondel e J. Wrsinski, dalla miseria allintegrit delluomo presentato al Prof. P. Marc Leclerc s.j. dallo studente don Giuseppe Agr (152332)

Anno Accademico 2004/2005

...perch non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre
1Cor 12, 25

INTRODUZIONE

LA VIA DEI FENOMENI DE LACTION (1893) DI BLONDEL


NEL CONTESTO GENERALE DEL SEMINARIO
Laccostamento di Maurice Blondel, teorico della filosofia dellazione, con p. Joseph Wrsinski, testimone e difensore della miseria, nel tentativo di trovare gli elementi per unantropologia integrale, ci d occasione di soffermarci sullo studio della terza parte de lAction (1893) del filosofo di Aix. Giova ricordare che Blondel procede nella sua ricerca assumendo come principali presupposti metodologici la critica radicale (per la quale niente scontato tranne la necessit di agire), la ritorsione (che impone di condividere le posizioni contrarie per mostrarne linfondatezza), il metodo dei residui (che giunge ad una sola conclusione scartando via via le altre). In tal modo, dopo aver mostrato il fallimento del duplice tentativo di negare con il dilettantismo il problema dellazione (I parte) e di risolverlo con il pessimismo nel nulla (II parte) si giunge ad affermare che si agisce perch si vuole qualcosa. Si tratta a questo punto di stabilire dove si debba cercare questo qualcosa e cosa di fatto esso sia. Stando al modo comune di pensare, il qualcosa che si sta cercando va individuato nellambito naturale, ossia nella sensazione e nella conoscenza, nella concatenazione dei fatti e degli atti e nella loro comprensione, nella vita sensibile e nella scienza. Lindagine filosofica, muovendosi nel solo ambito naturale e procedendo, in esso, dalla sfera sensibile a quella scientifica, sociale e morale, ha il compito di verificare se effettivamente loggetto voluto e ricercato nei fenomeni e nei fatti naturali sia autosufficiente. Superando lingenuit pre-filosofica con lanalisi del pensiero, in un processo in cui lapparente necessit dei fatti rivela una pi profonda attivit volontaria, si pone cos il problema ultimativo del rapporto nellazione tra la volont volente e la volont voluta, nel quale soltanto si pu stabilire se alluomo bastino veramente se stesso e la natura o se sia piuttosto necessario il rimando a qualcosa di ulteriore.1

Cfr. M. BLONDEL, LAzione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della prassi , edizione italiana a cura di Sergio Sorrentino, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1997 2, pp. 128-130.
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A questo dedicata la III parte de l Action, come lasciano bene intendere il titolo Il fenomeno dellazione e il sottotitolo Si cerca di definire lazione con la sola scienza e di circoscriverla nellordine naturale . In essa Blondel propone un percorso scandito in cinque tappe, che vanno dalla confutazione del positivismo e dal superamento delle scienze nellazione (I tappa) al dispiegamento dellazione dallindividuo alle forme pi complesse della vita sociale e morale (III IV V tappa), dopo aver chiarito il rapporto tra l autonomia e leteronomia dellazione stessa, nel rapporto tra il determinismo e la libert della coscienza (II tappa). Il punto di partenza dunque la cosa sensibile, quella pi accessibile e immediata, nella quale si rivela subito lincoerenza tra la dimensione soggettiva e quella oggettiva. Nasce cos lesigenza di un approfondimento di ordine scientifico, il quale per mette in luce lincoerenza dei metodi delle scienze, incapaci di coniugare lomogeneit quantitativa delle formule con leterogeneit qualitativa dellesperienza. Ne segue che la scienza da sola non pu bastare a spiegare lazione, ma ha bisogno di fare riferimento allatto di coscienza dello scienziato nella sua azione scientifica (I tappa). Si rende necessaria a questo punto lanalisi della struttura di questa coscienza, la quale rivela laspetto libero e volontario dellazione, pur nella sua spontaneit e in un determinismo antecedente e conseguente, da mettere in equazione con la libert. Lazione si manifesta cos come lattuazione dei contenuti precisi nei quali, a sua volta, si concretizza la volont (II tappa). Si deve quindi studiare lazione come il luogo dellincarnazione della volont in scelte concrete, attraverso la vittoria sulle resistenze dellorganismo, il quale tende invece alla separazione. Proprio lo sforzo e il sacrificio, guidati dallintenzione unificatrice, consolidano tanto la volont quanto la personalit (III tappa). Lindividuo, che incarna nel suo organismo unintenzione pi profonda, diventa a sua volta segno per gli altri individui e invito alla coazione, intesa tanto nel senso di azione comune quanto in quello di costrizione. Bisogna pertanto studiare la cooperazione, soffermandosi in particolare sullinfluenza e sulla responsabilit esercitate sugli altri agenti (IV tappa). Lunione delle volont distinte in una sorta di sforzo e di lavoro comuni tende, ad un livello successivo, a formare una volont unica, per cui si profila lesigenza di considerare le forme collettive e comunitarie della famiglia, della
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patria

dellumanit.

questa

esigenza

legata

quella

di

trovare

unespressione comune di natura morale e un fondamento assoluto di natura metafisica. In questo tentativo si prospettano tanto il rischio della chiusura idolatrica, per la quale luomo erroneamente crede di poter bastare a se stesso, quanto lesigenza dellapertura al trascendente, per la quale egli cerca il suo compimento in Dio (V tappa).2 Chiarite le linee principali dellesposizione, occorre adesso inoltrarsi in esse e considerarle pi da vicino, per poi tentare uno sguardo complessivo da cui trarre le conclusioni per una visione antropologica integrale.

Cfr. P. HENRICI, Maurice Blondel (1861-1949) e la filosofia dellazione , in E. CORETH ed altri (edd.), La filosofia cristiana nei secc. XIX e XX. Vol. I , ed. italiana a cura di Gaspare Mura e Giorgio Penzo, Citt Nuova, Roma 1994, pp. 598-602.
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CAPITOLO 1

CONFUTAZIONE DEL POSITIVISMO E SUPERAMENTO DELLE SCIENZE NELLAZIONE


Lo spirito moderno, che trova la sua espressione pi tipica nel Positivismo, pretende di poter comprendere e definire luomo e il mondo a partire dai soli dati della scienza e dai suoi metodi apparentemente incontrovertibili. Si pretende, cio, di poter spiegare i fenomeni con la semplice constatazione dei fatti e con la loro concatenazione, senza fare ricorso ad una causa esterna e trascendente. Tale ambizione, di per s alquanto allettante, si dimostra per del tutto inconsistente, poich fermandosi al solo ordine naturale si contraddice espressamente il bisogno di infinito, riproponendo ancora una volta lo scacco tra la volont volente e la volont voluta. Per mostrare tale infondatezza occorre provare a condividere ci che gi in partenza si considera lerrore, ossia la pretesa di conferire consistenza e sufficienza al fenomeno, per constatare alla fine che il fallimento di questa via richiede il suo superamento.3 Gi la sensazione, che ad una prima istanza sembra coincidere con la realt, si rivela di per s inconsistente. Mentre si pretende, infatti, che il percepito sia totalmente soggettivo, si avverte lesigenza che esso sia al contempo esterno ed estraneo al soggetto percipiente, per garantirne la veridicit e la continuit della percezione. a questo punto, per tentare di risolvere lincoerenza tra il soggettivo e loggettivo della sensazione, che nasce lesigenza dellapprofondimento e dunque della scienza. Ma occorre distinguere, a riguardo, due diverse prospettive. Quando si riconosce che limpressione sensibile non coincide perfettamente con la realt, la quale resta nascosta, nasce il desiderio speculativo, come testimoniano le dispute filosofiche del passato, e si riesce a mantenere separate le scienze esatte da quelle sperimentali, il calcolo dalla natura, senza la pretesa di possedere e di governare i fenomeni mediante le formule e la realt attraverso i fenomeni.

Cfr. M. BLONDEL, op. cit., pp. 135-136.


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Quando invece si crede che la realt sia tale e quale la presentano la sensazione e le scienze positive, secondo lo spirito positivista moderno, il desiderio speculativo resta sopito e lambito delle scienze esatte si confonde con quello delle scienze sperimentali, il calcolo con la natura, con lambizione di risolvere ogni enigma e di fornire risposte esaustive ad ogni esigenza pratica e speculativa. In questa seconda prospettiva lignoto non pi linconoscibile, il misterioso, il non accessibile, il trascendente, ma diventa il non ancora conosciuto, sempre immanente, che prima o poi sar comunque portato allevidenza.4 Occorre pertanto smascherare lerrore intrinseco della mentalit positivista, mostrando che tanto le scienze esatte, matematiche e deduttive quanto quelle empiriche, sperimentali e induttive non sussistono di per se stesse n possono bastare. Occorre mostrare, cio, che tanto nella loro nascita quanto nel loro sviluppo e nel loro compimento, tanto nel loro statuto proprio quanto nei loro rapporti, esse richiedono un di pi che, pur restando loro immanente, le trascende e le supera. Considerate nel loro statuto proprio, le scienze esatte pretendono arbitrariamente concreto, di di restare fissate, nellideale di a rendere loro pur riferendosi della costantemente con realt sulla al gestire forme qualitativamente conto molteplici formule

quantitativamente Le scienze

restandole percezione

completamente estranee, attraverso la produzione fittizia di sintesi ideali. sperimentali, volta, basandosi immediata, vorrebbero procedere ad unanalisi reale altrettanto fittizia per trovare nel caos sensibile un ordine e delle leggi, unendo arbitrariamente misura e qualit, teorie e dati, leggi e fatti, simboli e realt, attraverso le matematizzazioni della fisica e le quantizzazioni della chimica. Anche nei loro mutui rapporti le scienze esatte e quelle sperimentali si rivelano incoerenti e parallele: a causa del carattere ideale, astratto e trascendente delle prime e del carattere reale, concreto e descrittivo delle seconde; a motivo dellomogeneit e della continuit nella discontinuit ricercate dalle une e delleterogeneit e della discontinuit nella continuit perseguite dalle altre; per il concatenamento e la generalit astratta delle matematiche e per la precisione e lindividualit definita dellesperienza.
4

Cfr. ibidem, pp. 137-142.


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Questo sguardo sulle scienze al loro interno e nei loro rapporti basta per rendersi conto della loro insufficienza e imperfezione. Esse hanno senso solo se considerate luna come funzione dellaltra e a condizione di postulare unazione mediatrice, precisamente lazione dell Homo industriosus, che permetta ed attui la loro sussistenza, la loro coesione e la loro efficacia.5 Blondel insiste su questo in modo molto evidente: la scienza non pu limitarsi alla scienza6, perch n lesperienza pu offrirci il mero astratto, n il calcolo il vero concreto 7, da cui la necessit di unazione che fornisca a ognuna delle scienze quello che le manca dellaltra8. Il qualcosa che stiamo cercando va cos al di l della scienza e dei fenomeni esterni da essa studiati. Sar ancora un fenomeno, ma si tratter di un fenomeno interno, quello della coscienza, che ribadir il limite della scienza, ma che al contempo ne costituir e ne riveler la potenza, questa potenza senza confini in questa debolezza senza rimedio9. Tale fenomeno interno della coscienza altro non se non la soggettivit, intesa come principio di coesione e di unit, la cui nozione pu e deve essere ricavata sia dal di fuori, ossia a partire dalla conoscenza oggettiva che essa rende possibile, sia dal di dentro, cio direttamente in se stessa. Considerata dal di fuori, la soggettivit , da una parte, il principio di unit ideale con cui le scienze esatte colgono la molteplicit reale e rapportano il tutto e le parti; dallaltra, la funzione sintetica e simbolica dellunit reale con cui le scienze sperimentali rapportano il centro interno e la pluralit esterna. Per considerarla dal di dentro occorre passare dalla nozione cos posseduta alla coscienza stessa che se ne ha, quale residuo dello scarto degli altri fenomeni di cui si occupano le scienze positive e mediante lesperienza interna del suo emergere, dando preminenza allatto stesso dellemergere pi che al fatto compiuto dellessere emersa. Con questa intenzione, guardandosi dal rischio di oggettivare indebitamente il soggettivo, si deve pervenire alla costituzione di una vera e propria scienza soggettiva dellazione, che studi la coscienza come atto, ossia il fatto stesso di volere pi che loggetto effettivamente voluto. 10
5 6 7 8 9 10

Cfr. ibidem, pp. 143-179. Ibidem, p. 170. Ibidem, p. 171. Ibidem, p. 173. Ibidem, p. 178. Cfr. ibidem, pp. 180-196.
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CAPITOLO 2

AUTONOMIA ED ETERONOMIA DELLAZIONE


NEL RAPPORTO TRA IL DETERMINISMO E LA LIBERT DELLA COSCIENZA
Una scienza soggettiva dellazione deve assumere come obiettivo principale il tentativo di mettere in luce il principio che nel fenomeno interno e soggettivo della coscienza condizione di possibilit delle scienze positive e della conoscenza dei loro fenomeni oggettivi ed esterni muova ad agire. Essa deve distinguersi dalle altre forme della scienza per loriginalit del metodo: deve infatti procedere non secondo la staticit dellintelletto ma secondo la dinamicit della volont. In tal modo la scienza dellazione, facendo riferimento allintero dinamismo della vita interiore e sfuggendo alla tentazione di considerare un solo aspetto o un singolo momento di essa, incontra dapprima la spontaneit e il determinismo come aspetti necessari di una possibile fatalit che le si imporrebbe automaticamente e, studiandoli, li supera, individuando la causa pi profonda dellazione nel desiderio e scoprendo la sua condizione necessaria nella libert.11 Ci che nel dinamismo della vita interiore a prima vista sembra dare ragione del determinismo linsieme delle forze oscure, delle energie diffuse, delle tendenze elementari che costituiscono i moventi inconsci dellazione. Ma uno sguardo pi approfondito rivela che, eludendo lipotesi di un meccanicismo incontrollabile, la soggettivit opera organizzando e finalizzando le forze brute, trasformando i moventi in motivi, ossia in principi efficaci e consapevoli di azione, in fini coscienti da realizzare. Di fatto moventi e motivi stanno tra di loro in una situazione dialettica, per cui i moventi devono diventare motivi, assumendo la forma di fini, e i motivi devono diventare a loro volta moventi, per superarsi e proiettarsi verso fini ulteriori. In tal modo lazione, nellatto stesso del suo concepimento, si snoda attraverso una tensione tra la consapevolezza degli atti precedenti e lidea di atti ulteriori, passando per latto attuale che completa gli uni e prepara gli altri, trasformandosi da causa finale in causa motrice.
11

Cfr. ibidem, pp. 197-198.


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Anche i singoli motivi consci dellazione, perch non si riducano a semplici impulsi spontanei o ad abitudini meccaniche, non si presentano mai da soli, bens con i loro contrari, in una sorta di opposizione di sintesi antagonistiche. Tali sistemi in conflitto costituiscono la possibilit di atti differenti e, per contrasto o inibizione, ne precisano via via uno soltanto, escludendo, pur senza distruggerli, gli opposti. La coscienza, dunque, procede deliberando tra diversi motivi messi a confronto. Questo si rende possibile attraverso la ragione, che la capacit di contenere i diversi contrari in una sintesi superiore, e la riflessione, che consiste nel mettere in rapporto e nelloperare la discriminazione delle diverse parti in contrasto tra loro. Ripercorrendo in maniera riflessa il processo del concepimento dellazione, la coscienza scopre cos che in realt essa stessa a rendere necessario ci che credeva dovesse condizionarla e determinarla. Dallesperienza del determinismo, in altre parole, la coscienza ricava la consapevolezza della libert, condizione di unazione scelta e voluta autonomamente, e dellinfinito, vera causa efficiente e finale di ogni azione volontaria.12 La dinamica che, dallapparire dei motivi contrastanti riuniti nellunit organica superiore, porta allazione mostra infatti alla coscienza il suo potere sulle tendenze parziali che la rendono possibile e che tuttavia essa trascende. Ci chiaro soprattutto nel dispotismo che essa esercita sulla lotta intestina dei motivi, facendo vincere quello pi debole, il quale per natura soccomberebbe sotto gli impulsi di quelli pi forti, e facendo perdere questi ultimi, i quali per forza di cosa risulterebbero vincenti. In questo si manifesta la forza delliniziativa volontaria, che va ben oltre la semplice concessione, per quanto voluta essa sia. Ed proprio la consapevolezza della preminenza della determinazione cosciente sul determinismo antecedente che rende ragione alla coscienza del suo essere assoluta e infinita rispetto alle sue stesse condizioni determinate; questa esperienza pratica della coscienza ingenua che, meglio della dimostrazione scientifica, la rivela capace di nuove decisioni da attuare e di ulteriori finalit da perseguire.

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Cfr. ibidem, pp. 199-209.


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In tutto questo processo il determinismo antecedente si rivelato condizione della libert, per cui si deve ritenere che entrambi determinismo e libert coesistessero nella coscienza, anche se come fenomeni eterogenei. Non tuttavia necessario conoscere a fondo le cause efficienti e antecedenti della decisione, come se fossero esse la ragione decisiva stessa, quanto piuttosto quelle finali e trascendenti, in quanto la coscienza, una volta scoperta la sua libert, non pu che farne uso, necessariamente, perch scegliere di non usarne sarebbe scegliere ugualmente e usarne ipso facto. In tal modo, guardando in maniera riflessa la sua spontaneit iniziale, essa sempre protesa in avanti, disposta a scelte successive, mai soffermandosi sul suo passato se non per orientare meglio il suo futuro. La volont libera si trova allora, nella riflessione, sia come principio e movente dellazione sia come fine da raggiungere tramite lazione stessa. Ma necessario un chiarimento a riguardo. Per un verso, considerare la libert un motivo non significa affermare che essa sussista in maniera indistinta assieme e accanto a tutti gli altri motivi particolari, bens che esiste in quanto si incarna in ciascuno di essi. Per un altro verso, pensarla come fine non vuol dire ricercarla in quanto tale, poich resterebbe un ideale irraggiungibile, ma resa reale nellessere che si sta cercando. Nelluno e nellaltro caso la libert non si distingue dalluso che se ne fa, n la si pu trattare come un oggetto al pari degli altri, pena lulteriore allontanamento della volont voluta dalla volont volente, in quanto ci che si vorrebbe non si potrebbe volerlo e si otterrebbe comunque in modo sempre parziale. Volendo, al contrario, che il volere si adegui a se stesso, che si diventi ci che non si ancora, si ribadisce la necessit di non fermarsi allautonomia del dovere (ci che costituisce lerrore del formalismo morale), ma di superarla nelleteronomia di una legge che proponga una sintesi sempre pi adeguata tra il volontario e il voluto. Si introduce cos il senso della legge morale, che mostra il fine trascendente della libert attuale, e il senso delle sue norme, che garantiscono il perfezionamento della vita interiore, impedendo che ci si vincoli ad uno stadio ancora imperfetto di essa.

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Attraverso lo sforzo e il sacrificio del dovere, imprescindibile richiamo a nuovi dinamismi di superamento di se stessi, leteronomia della legge morale diventa cos il compimento indispensabile e necessario dellautonomia della volont. Leteronomia, infatti, nonostante la sua forma imperativa ed esterna, non entra in conflitto con lautonomia interna se si comprende che, anzi, procede da essa e ad essa riconduce, riaffermandola. La coscienza si ritrova cos tra un determinismo antecedente e uno conseguente e tuttavia conserva il suo essere volontario, ritrovando in se stessa la ragione sufficiente della sua scelta e assumendo ancora una volta la necessit come condizione della libert. Ma lambito del dovere, per quanto riconciliato con i desideri pi intimi, resta ancora al piano dellintenzione, per cui occorre che questultima, in quanto motivo, si traduca nellazione concreta operando il passaggio dalla potenza allatto, si realizzi nella vita personale e sociale e finalmente ritorni, compiuta e chiarita, alla coscienza, per ricominciare il suo percorso e svilupparsi ulteriormente.13

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Cfr. ibidem, pp. 210-237.


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CAPITOLO 3

DISPIEGAMENTO DELLAZIONE DALLINDIVIDUO


ALLE FORME PI COMPLESSE DELLA VITA SOCIALE E MORALE
Come la conoscenza del determinismo che precede lazione porta alla luce il dinamismo volontario, autonomo ed eteronomo ad un tempo, della volont, cos unanalisi del determinismo che segue lazione stessa deve a questo punto svelarne, attraverso lespansione e il suo progressivo prodotto, il contenuto, per tentare una risposta ulteriore alla domanda iniziale sul qualcosa che motiva lagire umano. Si deve dunque provare ad individuare i mezzi che la volont, cercando di realizzare pienamente se stessa, suscita spontaneamente e necessariamente, scartando ogni variabile e superando ogni resistenza, per trovare la forma perfetta a cui aspira e per adeguare ultimamente il volere, lessere e il fare. Questo processo, per cui il soggetto si espande progressivamente nelloggetto, mentre conduce la coscienza verso lignoto che la trascende e che alla fine sar chiamata a scegliere di accogliere o rifiutare, conferma il valore oggettivo della conoscenza delle cose, che essa dovr via via incontrare e penetrare.14

La vita individuale delluomo


La prima istanza, a met strada fra linterno e lesterno, fra il soggettivo e loggettivo, nella quale la volont si imbatte il corpo. Esso affiora alla coscienza attraverso un processo alquanto complesso, in parte consapevole e in parte inconscio, che labitudine fa cogliere come un atto unico indistinto ma del quale la riflessione mette in luce i vari stadi, dalla produzione delle idee alla loro realizzazione nellazione. Attraverso una sorta di fisiologia dellazione si delinea il percorso attraverso il quale la soggettivit, articolando cause finali e operazioni organiche, matura il sentimento del corpo condizione necessaria perch lintenzione si compia avvertito ad un tempo come ostacolo che oppone resistenza e strumento che consente lespansione, come appartenente al soggetto ma non identificabile perfettamente con esso.
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Cfr. ibidem, pp. 239-244.


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proprio la resistenza corporea che, da una parte, rende ragione della sproporzione tra ci che idealmente voluto e ci che realmente fatto, dallaltra, rivela la possibilit e la necessit di uno stadio ulteriore per una nuova conquista. Il corpo, dapprima incontrato come pura passivit e resistenza, si scopre cos reintegrato nella coscienza e ordinato allo scopo morale del progressivo riappropriamento di s, rivelando man mano alla vita interiore ci che le manca per realizzare ci che vuole. La sofferenza della fatica organica, infatti, data dal contrasto doloroso tra la percezione esterna di ci che si sta facendo e il riemergere delle energie interne, scartate ma non eliminate nella decisione, e in tal modo diventa la via principale per scoprire un volere pi profondo e non ancora realizzato. 15 Le tendenze e i desideri opposti allintenzione che tenta di realizzarsi nellazione, una volta repressi ma non del tutto soppressi dalla volont, tendono a coalizzarsi e ad imporsi con forza non pi soltanto difensiva ma offensiva, come una vera e propria rivolta di ribelli. Si innesca in tal modo una sorta di sdoppiamento della volont, che pu portare o allindecisione o, peggio, ad un nuovo processo per cui, quasi inconsciamente, dal non fare ci che si vuole si giunge a fare ci che non si vuole, acconsentendo alla consapevolezza di aver agito contrariamente al volere iniziale, e addirittura a volere ci che non si voleva allinizio, per uno strano e incoerente inganno. Ci dovuto sia al fatto che il soggetto tende a giustificare ci che ha fatto, anche se non lo voleva, sia alla forza e al carattere razionale che comunque le potenze ostili rivestono per il fatto stesso di essere state vagliate, anche se poi scartate, dalla ragione. In tal modo si attribuisce indebitamente allatto irrazionale (perch contrario allintenzione iniziale), una ragione e una volont contrarie che indeboliscono e sostituiscono quelle precedenti. , questo, il caso limite della passione, che assolutizza un movente fra gli altri, facendone il tutto a cui sacrificare il resto, e che, subordinando la volont, conferisce al soggetto la convinzione e la presunzione dellautosufficienza e dellassolutezza.

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Cfr. ibidem, pp. 245-258.


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Tale potenza assoluta della ragione, che riesce a rompere lequilibrio della coscienza, dividere il volere e sottomettere la libert, si mostra con pi evidenza nellipnosi, in cui un comando imposto artificialmente dallesterno in uno stato di incoscienza e di irresponsabilit assolute, concentra tutte le forze vitali su un movente unico, mettendo a tacere completamente tutti gli altri. Questo processo, per, lungi dal riaffermare in maniera incontestabile il determinismo, rivela ulteriormente la complessit dellazione, ribadisce il suo carattere razionale e richiede una costante ricerca di equilibrio tra le forze interne per affermare, stabilizzandola di volta in volta, la volont.16 proprio la coesione di queste forze, ottenuta attraverso la cooperazione tra le funzioni organiche e quelle psichiche, tra le membra e i pensieri, che produce lunit della quale si costituisce e vive lorganismo. In tal modo lazione svolge un ruolo sintetico e cementificante dellindividuo, che lo sforzo doloroso, pi che scoraggiare o indebolire, incrementa e rafforza, in vista di una integrit e di unorganizzazione maggiori. quel vinculum substantiale che Leibniz aveva avanzato come ipotesi senza dargli un contenuto preciso e che, consentendo la solidariet tra la vita fisica e quella psichica, forma la persona come anima incarnata e corpo animato. Oltre a questo valore fondativo della persona, lazione ne consente anche lo sviluppo: ne plasma il carattere, organizzandone le forze e regolandone le reazioni; ne rivela le profondit, proiettandole al di fuori e verificandone la realizzazione; le consente il salto dal voluto al volontario, incoraggiandola a volere anche ci che non riusciva ancora a volere; la spinge alliniziativa sui moti contrastanti delle potenze interne opposte, senza aspettare che siano esse ad insorgere e a sottometterla prima di potervi far fronte. Agendo, dunque, la vita diffusa del soggetto si concentra sempre di pi e questo, mentre favorisce il progressivo possesso di s, conferisce un sentimento di piacere allazione stessa che, da un lato, ne conferma e ne ricompensa lo sforzo, dallaltro, la incoraggia e la stimola a sempre nuovi movimenti volontari, soprattutto quando la passivit ricompare. In particolare, mostrandosi sempre inconclusa, lazione fa presente alla persona la necessit di non fermarsi e di continuare ad agire, per non lasciarsi sopraffare.17
16 17

Cfr. ibidem, pp. 259-275. Cfr. ibidem, pp. 276-296.


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La vita sociale delluomo


Il soggetto, rendendosi conto della sproporzione tra lazione realizzata e la causa efficiente che lha determinata e scoprendosi pertanto insufficiente e incapace di bastare a se stesso, spinto a cercare la causa finale del suo agire in un oltre rispetto a s. Capisce, cio, che non pu realizzarsi da solo e che deve rivolgersi agli altri per trovare in loro ci che gli manca. La volont si espande, in tal modo, dallindividuo alla societ e, analogamente, la sua azione da individuale diventa sociale, superando la tendenza innata dellegoismo e aprendosi alla prospettiva del dono, cos come accade nel caso di ogni bambino che diventa persona solo quando si rapporta agli altri in modo pi maturo. Rispondendo allinquietudine pi profonda prodotta dal suo scompenso interno, la volont sembra cos costretta a rinunciare a se stessa, dando luogo ad un nuovo determinismo; ma proprio in questo sta la sua forza e la sua vittoria, in quanto in questa nuova espansione e nella sua conseguente pi estesa sinergia si prospetta un nuovo e inaspettato arricchimento. La prima espansione del soggetto al di fuori di s si realizza gi nel segno che esprime la sua azione, la quale, a sua volta, costituisce il segno della sua vita soggettiva. Agendo, dunque, si realizza questo rimando di segni e si imprime la propria impronta personale nel mondo circostante. Tali segni, per quanto siano sensibili, non devono per considerarsi alla stregua degli altri fenomeni materiali che costituiscono loggetto delle scienze positive, ma devono cogliersi nel loro valore spirituale, come portatori dellaspirazione pi profonda dellindividuo il quale tramite essi si manifesta allesterno e come operatori della sintesi e della sinergia tra la vita individuale e lambiente esterno in cui essa inserita. Il segno dellazione, in altre parole, da una parte, contiene lintenzione della volont e i suoi desideri pi intimi in cerca di crescita e di compimento, dallaltra, li esprime in un universo considerato a suo completo servizio e in una causalit esteriore che diventa un tuttuno con quella interiore, attraverso la collaborazione con gli altri agenti che popolano il mondo circostante. Ma come allinterno dellindividuo stesso la volont in espansione trova forze alleate e antagonistiche, anche al suo esterno egli incontra complici e

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rivali, e qua come l occorre mantenersi fedeli gli uni e sottomettere gli altri nella coazione, ossia nel concorso delle operazioni dei diversi agenti. Ci a cui la coazione tende, al di l di uno scopo preciso e concreto, di adeguare il mondo circostante al soggetto, ponendo questultimo come causa finale rispetto alla quale ogni apparente fine che ci si propone di perseguire non che causa efficiente e mezzo. E questa ricerca di s, per quella segreta dinamica individuata gi nellorganismo, pu avvenire solo attraverso la concorrenza di potenze contrarie, cosicch il soggetto tende per sua natura a costringere gli altri e ad asservirli alla sua volont. La coazione assume pertanto sia il senso di azione comune sia quello di costrizione, perch nella sintesi di questi due movimenti si realizzi il desiderio di autoaffermazione, sotteso ad ogni singolo scopo apparente.18 Ma questo possibile solo se si suppone coinvolta nellazione del soggetto agente unaltra soggettivit simile alla sua, capace di cogliere lo stimolo provocato dal segno della sua azione compiuta, di condividere il suo stesso fine (che diventa pertanto comune) e di orientare la propria volont e le proprie forze verso le sue. Solo attraverso lincontro e la condivisione della finalit interna ed esterna, della causa efficiente e finale, si rendono infatti possibili una complicit e una reciprocit che siano davvero efficaci e che rispondano alle esigenze pi nascoste, cos come al livello dellorganismo le varie parti di cui esso risulta composto sono unite e collaborano in virt della medesima finalit condivisa. In questo dinamismo esterno luomo diventa cos vincolo universale su cui si fonda la solidariet e la coesione dei rapporti interpersonali, allo stesso modo in cui nel suo dinamismo interno la sua azione costituisce il vincolo della sua stessa individualit.19 Ma in questa pretesa di universalit ogni fine perseguito mediante la coazione, divenendo un prodotto nuovo ed indipendente dai suoi antecedenti, si spinge sempre pi oltre e la stessa finalit si apre ad una prospettiva sempre pi estesa, al di l dellagente, dei suoi cooperatori e delle circostanze precise che lavevano definita precedentemente.

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Cfr. ibidem, pp. 297-309. Cfr. ibidem, pp. 310-322.


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Ogni azione tende, per questa via, da una parte, a penetrare le coscienze, attraverso ci che di pi generico e di impersonale (al di l, dunque, delle sue forme determinate) c in ogni atto umano e, dallaltra, ad esercitare un influsso che funga ad un tempo da esempio e da impulso. Tale influsso non si limita a fornire una semplice rappresentazione esteriore n a trasmettere la sola intenzione contingente dellazione, ma agisce intimamente nella coscienza alla quale si rivolge e le dischiude una imprevedibile primitiva. In tal modo la volont giunge ad una nuova espansione di s che, superando nella cooperazione lesigenza della coazione, vive ormai della virtualit universale destinata a passare man mano allatto, come testimoniano gli sviluppi sorprendenti delle grandi invenzioni e opere dellumanit, a partire dalle intuizioni geniali e dalle intenzioni precise dei loro ideatori e autori specifici. Condizioni di questa espansione della volont sono pertanto, da una parte, linflusso dellazione personale, che richiede attenzione, responsabilit, chiarezza e completezza per evitare quanto pi possibile le possibilit di fraintendimento, dallaltra, la spontaneit delle scelte degli altri, che devono mantenersi pienamente attivi e assumersi le proprie responsabilit per garantire una cooperazione pi efficace e fruttuosa. A questo punto nasce inevitabilmente lesigenza di una unit pi profonda, di una sinergia pi solida, di una comunione reale, costituita da una volont comune ed espressa nei dinamismi della societ, che preceda la stessa cooperazione e che, anzi, la fondi.20 Allinterno della vita sociale, ad ogni livello della sua espansione, lelemento tipico che crea la novit lincontro con laltro inteso come soggetto e fine e non pi come oggetto e mezzo, come valore da accogliere e non pi come strumento da asservire, sulla base di una comunanza di vita e di energie e non pi di fatti esteriori. Tale incontro pu avvenire solo a delle condizioni precise: nella logica dellamore disinteressato, che sottomette legoismo allaltruismo; nellapertura allaltro come mistero incomunicabile, che lo fa cogliere ad un tempo uguale e novit di fini, attraverso linterpretazione dellintenzione

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Cfr. ibidem, pp. 323-341.


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diverso da s, nellaspirazione ad un fine comune e superiore ad entrambi, che esige e permette il riconoscimento e il rispetto reciproci. E si tratta ancora di un movimento ad un tempo necessario, in quanto risponde ad una esigenza propria della natura, e libero, in quanto voluto. Il punto di partenza di questa nuova espansione della volont va dunque cercato nellaspirazione allaltro per quello che in s e nella soddisfazione che lamore dellaltro in grado di produrre. Di fatto, per quanto si intraveda in questo primo dinamismo sociale una specie di altruismo, bisogna riconoscere piuttosto un egoismo biunivoco, un doppio amor proprio e un interesse reciproco, che tuttavia costituiscono gi un superamento dellegoismo, dellamor proprio e dellinteresse solitari del singolo individuo. Lunione che ne viene fuori non esente dallo sforzo della conquista e, una volta ottenuta, essa esige immediatamente unassolutizzazione dellamato e dellintimit con lui, una progressiva separazione da tutto il resto per formare un tuttuno in s e la garanzia di un vincolo che ne assicuri la stabilit e ne sancisca lindissolubilit. Ma il tutto del vincolo matrimoniale e coniugale cos ottenuto solo provvisorio e deve completarsi con la generazione del figlio, il quale costituisce il frutto dellamore, ne esprime il fine e ne sigilla la promessa di indissolubilit che la sola unit dei coniugi non era in grado di assicurare. In questo modo si costituisce la famiglia, che il vero fine dellamore e che funge da base e da modello delle societ pi ampie e successive. proprio dalla consapevolezza di appartenere ad una famiglia che nasce la coscienza di un gruppo pi esteso, la patria, formata da altre famiglie ma trascendente la famiglia stessa e irriducibile ad un suo semplice prolungamento. Questa seconda societ costituisce, infatti, una sintesi omogenea del tutto nuova, motivata da una nuova volont comune che si estende per ritrovarsi; sancisce una sinergia di vite che va al di l dei vari fattori esterni e contingenti dellambiente, del clima, dei costumi e di quantaltro; crea una comunione che, mettendo insieme le diversit molteplici, diventa fonte di arricchimento comune. Ci che lega i singoli membri di una patria un sentimento di orgoglio e un senso di appartenenza naturale e spontaneo, individuabile nel cosiddetto
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patriottismo, che costituisce una sfida per la storia, chiamata ad individuare proprio il carattere distintivo e originale di ogni identit nazionale. In seno alla patria, poi, le varie associazioni che la compongono ulteriormente e che fanno quasi da tramite tra la sua totalit e ogni suo singolo membro, hanno il compito di concentrare la molteplicit in modo tale che essa diventi un mezzo a disposizione di ciascun individuo, considerato sempre come fine. Si tratta, in particolare, della giustizia sociale e dellorganizzazione politica, le quali, mostrando il loro carattere sempre relativo e ribadendo la centralit e la superiorit dei rapporti interpersonali che esse intendono regolare, garantiscono la solidariet dello Stato con ogni cittadino e promuovono la crescita armonica dellintero organismo sociale e di ogni sua minima parte. Nella progressiva espansione della volont, per, la patria, pur mantenendo inalterata la sua specificit, costituisce un livello da superare ulteriormente nellumanit, cos come avviene del resto per la famiglia allinterno di essa. A fondare questo nuovo stadio ancora una volta un sentimento tipico, ossia una solidariet pi estesa che accomuna tutti gli uomini al di l dei confini di una nazione e che li ingloba come in ununica famiglia di dimensioni sorprendenti. Lidea di umanit, praticamente assente nellantichit (ad eccezione del solo popolo ebraico con la sua tipica conformazione religiosa e la sua imprescindibile missione profetica), piuttosto recente e si fonda nel riconoscimento dellaltro come uomo e non solo come compatriota o concittadino. Tale idea costituisce inoltre un motivo di speranza per un futuro che man mano sapr e dovr costruire la pace, difendere luguaglianza e promuovere la fraternit, consentendo e favorendo un incontro sempre pi leale fra gli uomini e attento soprattutto agli ultimi.21

La vita morale delluomo

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Cfr. ibidem, pp. 343-377.


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Ma anche lumanit, a sua volta, non pu costituire lo stadio definitivo della volont e deve aprirsi alluniversalit e alla generalit, per le quali gli uomini diventano sempre pi disinteressati e pi aperti allincontro con laltro. Si entra cos nella sfera della moralit naturale, che supera la socialit per promuoverla, sottomettendo legoismo e lutilitarismo di ogni azione volontaria e sostituendo il criterio personale del sistema totale del mondo al freddo calcolo della condotta individuale. Una prima sfera della moralit trova la sua ragion dessere e i suoi oggetti nella natura stessa e pu essere pertanto definita morale naturalistica. Essa vive di due movimenti, uno a posteriori a partire dal contesto circostante e uno a priori dalla volont interna. Seguendo il primo movimento, la morale naturalistica trova i suoi criteri nelle situazioni concrete della vita, le quali li contengono gi nel loro determinismo. In tal senso le norme morali non sono altro che dei postulati ricavati induttivamente dallesperienza (e non deduttivamente da concezioni astratte), finalizzati a interpretare i fatti. Esse, dunque, regolano la societ a partire dalla societ stessa, attraverso principi scaturiti dalle azioni umane e consolidate dalla tradizione. Il secondo movimento della morale naturalistica deriva invece la sua forza da un fine trascendente le stesse situazioni, che si impone come dovere e che regola lesperienza, anzich lasciarsi regolare da essa. Le norme morali derivano cos da un progressivo disinteressamento ai fatti per entrare sempre pi nel determinismo universale e trovarvi dei motivi di azione ideali. Ma in tal modo ci si spinge inevitabilmente oltre luniverso reale, verso un mondo ideale, e la morale naturalistica cede a questo punto il passo alla morale metafisica, il cui compito di elaborare delle nozioni universali per regolare i fatti, i sentimenti e la condotta, ma a prescindere dalla loro esperienza concreta. Nessuna idea metafisica, per, pu fare a meno di partire dal reale, in quanto il pensiero elabora sempre i suoi prodotti in rapporto al mondo dei fenomeni; e tuttavia le nozioni cos prodotte superano la vita stessa, ponendosi in una prospettiva di totalit e di universalit e costituendo unaspirazione da perseguire pi che una realt da possedere o gi posseduta. Anche lordine ideale, nella costituzione della morale metafisica, altrettanto imprescindibile, in quanto si pone oltre quello reale dei fatti per
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manifestare alla volont il suo volere pi intimo e vero. N si pu tralasciare lordine pratico, che deve superare i due precedenti per connettere luniversalit astratta alla prassi concreta, la filosofia alla vita, e indicare quanto ancora si deve fare oltre il gi realizzato, orientando cos la volont verso il suo fine. La metafisica, manifestando nelle sue idee con pi chiarezza il fine trascendente dellordine reale al quale lazione orientata, ossia ci che la volont vuole ancora e che non ha ancora ottenuto, apre la strada ad un ulteriore sbocco della morale, ossia alla cosiddetta morale morale, oltre la morale naturale e razionale che la preparano. Si tratta del tentativo della volont di cercare la sua ragion dessere oltre la realt, in se stessa e anche oltre se stessa, perch la sua azione sia morale in senso autentico e pieno. In questo sforzo essa scopre che il dovere che motiva lazione da cercarsi non pi nei fatti concreti o nelle idee dellintelletto, ma nel mistero impenetrabile di una sintesi tra il reale e lideale, che soltanto lazione in grado di attraversare per trovare certezze sempre pi stabili. Il fine morale preposto ad orientare la condotta consiste cos nella stessa volont che, agendo, cerca di riappropriarsi di se stessa. La verit morale e gli annessi doveri, in tal senso, altro non sono se non gli stessi fenomeni prodotti via via nella vita dallespansione progressiva della volont e si impongono pertanto come conseguenze dellanelito volontario e non come suo principio. In questo modo nella legge morale il carattere eteronomo riconducibile allo stesso concatenamento delle conquiste della volont e si pone chiaramente a servizio, difesa e incremento del carattere autonomo. 22

La pretesa delluomo di bastare a se stesso


Nellintenzione di determinare le condizioni dellattivit morale, ripercorrendo le tappe successive dellespansione volontaria a partire dallo slancio infinito avvertito in se stesso, luomo si imbatte nella sua irriducibile incompiutezza e nella sua incapacit di trovare in se stesso o nei fenomeni via via incontrati un assoluto capace di soddisfarlo pienamente.

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Cfr. ibidem, pp. 378-404.


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Se, per un verso, questa consapevolezza dovrebbe (o potrebbe) fargli postulare lesistenza del divino, completamente altro rispetto al reale e pi reale di esso stesso, per un altro verso pu (anzi, nella logica del determinismo, deve) farlo cedere alla tentazione di percorrere una via pi breve e meno faticosa: restare nellambito dei fenomeni e attribuire arbitrariamente a qualcuno di essi un carattere assoluto e infinito. Nasce in tal modo lazione superstiziosa, che proietta il desiderio del mistero, avvertito fin nelle profondit dellessere umano, in un idolo, con la pretesa di poterlo possedere e utilizzare. Ma proprio questo tentativo percorso fino in fondo, rivelandosi del tutto inconsistente e infruttuoso, deve (e stavolta non soltanto pu) fare rinascere in lui il bisogno di una ricerca ulteriore, che approdi alla fine nellUnico Necessario, veramente trascendente, Dio. Inappagata dai fatti che ha progressivamente prodotti e incontrati con la sua volont e la sua azione, per una tentazione inevitabile luomo concentra ci che resta del suo desiderio pi profondo in un oggetto reale, in modo da fargli prendere un corpo e da poter riconoscere e adorare in esso un dio alle sue complete dipendenze. E poich riconosce che ogni suo atto virtualmente portatore di questo infinito, egli estende a ciascuno di essi, a tutti gli ambiti della sua vita e alla sua condotta listinto superstizioso, ritualizzando, per adorarlo e controllarlo, ogni aspetto della sua esistenza individuale, sociale e morale. In questa prospettiva egli comincia gi dalla sua stessa azione, di per s incompleta e imperfetta, idealizzandola e ritenendola capace di appagarlo cos com, come se fosse il desiderio a doversi misurare con essa e non viceversa. Lo stesso meccanismo idolatrico luomo proietta in ogni stadio progressivo della vita sociale, dallamore alla famiglia alla patria allumanit, e in ogni sua opera, dalla scienza allarte alla metafisica e alla morale, illudendosi sempre allo stesso modo di poter scambiare fenomeni imperfetti e contingenti per sostanze piene e assolute. Anche coloro che, in nome di un nuovo misticismo, professano espressamente di non credere in niente e si ritengono pertanto indenni dalla tentazione superstiziosa, in pratica cadono in una forma di superstizione ancora pi subdola e sottile, facendo di se stessi loggetto del loro culto idolatrico.
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Pretendendo di agire sempre senza nessuna regola e di godere della stessa vanit e sufficienza dei propri atti, essi celebrano di fatto lassolutezza della propria azione e, continuando a guardarsi dal rischio dellidolatria, cadono in una pura autolatria. Smascherare lassurdit di ogni sforzo di questo genere, ribadendo linsufficienza dellintero ordine naturale e limpossibilit umana di soddisfare il bisogno di infinito che ad ogni tentativo fallito riemerge con tutta la sua forza, significa in concreto risvegliare nella coscienza infatuata e sopita la possibilit e lattesa del divino. Solo in questo modo luomo pu scoprire e condividere la necessit di non fermarsi ai fenomeni ma di inoltrarsi nella via dellEssere, lultima che resta ormai aperta, essendosi precluse via via tutte le altre. Soltanto in essa il desiderio potr finalmente compiersi e la volont voluta adeguarsi definitivamente alla volont volente.23

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Cfr. ibidem, pp. 405-422.


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CAPITOLO 4

SGUARDO DINSIEME SULLOPERA DI BLONDEL


La trattazione precedente, seppur limitata ad una sola parte de l Action, la quale, a sua volta, solo una parte dellintera opera di Blondel (e per di pi quella iniziale, che si completer man mano, soprattutto con la ripresa nella Trilogia nel 1937), permette tuttavia di individuare e focalizzare alcuni elementi distintivi ed essenziali della filosofia blondeliana. Ci che emerge gi a prima vista la prospettiva eminentemente esistenziale: tutto parte dallesistenza concreta e ad essa intende fare ritorno 24, anche quando si apre alla trascendenza. Questultima, infatti, per quanto superi luomo e lintero ordine naturale, gi inscritta nel fondo stesso del cuore umano, in termini di desiderio e di aspirazione, di fine e di esigenza di completamento. In questa prospettiva esistenziale tutto si concentra attorno al dinamismo stesso della vita, colto nel suo aspetto drammatico, ossia in una tensione incolmabile data da una inadeguazione di fondo: tra la certezza avvertita come bisogno e la relativit sperimentata come realt, tra una volont che cerca linfinito (volont volente) e una che si ferma nel concreto (volont voluta), tra un desiderio che si pone al principio come ispirazione motrice e fatti concreti che gli si oppongono sul piano reale, tra la facolt intellettiva che esige una verit quanto pi possibile certa e definitiva e quella volitiva e affettiva che non si accontenta mai di ci che trova e aspira ad andare sempre oltre. 25 Punto nodale di questa tensione drammatica, che ne scandisce ogni movimento, lazione, il semplice fatto di agire, primordiale ed evidente certezza oltre la quale tutto deve essere messo in discussione, prima ed incontrovertibile testimonianza di un essere tutto da scoprire e verificare, vero vincolo sostanziale che incarna il desiderio sempre eccedente nelle scelte necessariamente concrete e che, in fin dei conti, decide delleternit. 26 Ed proprio seguendo il percorso dellazione volontaria, dal suo fiorire ad ogni fase del suo dispiegamento libero e necessario al tempo stesso, che si
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La prospettiva esistenziale nella quale Blondel si muove non si riduce, tuttavia, a quella esistenzialista, che fa precedere assolutamente lazione allessere. Cfr. A. FABRIZIANI, Maurice Blondel e la filosofia come ricerca aperta , in Giornale di Metafisica, 28, gennaio-febbraio 1973, pp. 45-46 e 56; J. LACROIX, Blondel et la dialectique du Dsir, in Revue philosophique de Louvain, 71, novembre 1973, pp. 684-685. Cfr. M. BLONDEL, op. cit., p. 65.
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mette in luce lesistenza umana, se ne chiarisce il senso e se ne dischiude il cammino, secondo la domanda che apre l Action: La vita umana ha o non ha un senso? E luomo ha un destino?27. Attraverso lespansione dellazione e, in essa e tramite essa, della volont, le varie dimensioni individuale, sociale, umana, morale, religiosa delluomo emergono progressivamente, snodandosi dalla stessa spontaneit soggettiva in cui determinismo e libert si implicano a vicenda, alternandosi in movimenti ad un tempo centrifughi e centripeti, concentrandosi in punti darrivo acquisiti e gi divenuti nuovi punti di partenza. Questo procedimento fenomenico, volto a conoscere, nella descrizione dei fatti cos come si presentano, le loro relazioni interne e normative, permette di elaborare una visione integrale delluomo, su un piano puramente teorico che deve continuamente essere supportato dallimprescindibile esperienza del reale.28 Anche il metodo seguito non pu prescindere dalluomo integralmente preso e sar un metodo dimmanenza: presupponendo l epoch, ossia la messa tra parentesi di ogni affermazione ontologica e di qualsiasi ambizione speculativa, bisogna procedere attraverso il movimento stesso della vita per sviluppare, da un punto di vista soggettivamente critico e senza ricorso ad una filosofia separata per il fenomeno religioso, la serie dei fenomeni interni ed esterni delluomo per metterne in luce le condizioni. 29 E questo metodo, per quanto nella prima Action non sia ancora esplicitamente definito, vi chiaramente sottinteso nellesigenza di comprensione, assimilazione e mediazione di tutto ci che esterno; esigenza che solo il soggetto pu compiere e che sola pu motivare lazione 30: Niente agisce su di noi o tramite noi che non sia veramente soggettivo, che non sia stato digerito, vivificato, organizzato in noi stessi31. La filosofia blondeliana d luogo cos ad unantropologia integrale e nel contempo implicita, condivisa da tutti, perch tutti vi siamo necessariamente e obbligatoriamente tirati in causa e compromessi, e risolta da ciascuno a modo
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30 31

Ibidem. Cfr. P. HENRICI, op. cit., pp. 595-596. Cfr. R. VIRGOULAY, La mthode dimmanence dans LAction de 1893, in M.-J. COUTAGNE (ed.), Laction. Une dialectique du salut. Colloque du centenaire (Aix-en-Provence, marzo 1993), Beauchesne, Paris 1994, pp. 46-48. Cfr. ibidem, pp. 52-53. Cfr. M. BLONDEL, op. cit., p. 199.
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proprio, con i propri atti prima ancora che con il proprio pensiero e facendosi carico delle proprie responsabilit. E in tal modo due strade convergono e si integrano a vicenda: quella diretta, che ognuno deve intraprendere per il fatto stesso di dover agire e che si risolve nella pratica stessa dellazione; quella indiretta, di competenza del filosofo, che deve condurre allelaborazione di una vera e propria scienza dellazione e che tuttavia non pu prescindere dalla prima.32 Le conclusioni a cui questo duplice cammino man mano arriver, per, per i presupposti contenuti nellessenza stessa delluomo, per quella dialettica inconciliabile tra pensiero, amore e volont, per quel desiderio originario e insopprimibile del cuore, non possono e non devono mai considerarsi esaustive una volta per tutte n possono permettersi di arenarsi in una dottrina statica, chiusa ed astratta, ma devono rimettersi sempre in una condizione di ricerca aperta, dinamica e infinita, pronta ad ampliarsi ulteriormente nella concretezza vitale della verit totale a cui si anela.33 Costruendo, nello scacco tra la volont volente e la volont voluta, tra il Desiderio e i desideri, una filosofia dellinsufficienza e dellincompiutezza, si riveleranno cos in tutta la loro forza linsufficienza e lincompiutezza tanto delluomo quanto della filosofia e questa sar la condizione necessaria per lapertura ad una rivelazione soprannaturale.34 Ultimamente, poi, lazione trover il suo compimento nellamore, unico strumento della conoscenza perfetta e risposta ultimativa sullessere. proprio questo compimento che si gioca in ogni scelta e in ogni atto libero, come se anche in quelli apparentemente pi insignificanti ci si trovasse davanti allUnico Necessario e si decidesse gi della propria vita o della propria morte. La necessaria conclusione del cammino dellazione attende pertanto la sua verifica decisiva in un amore che sa incarnarsi nella concretezza dellincontro con laltro e soprattutto con quello che, pur condividendo in tutto la stessa umanit, rischia di rimanerne deprivato per le condizioni inumane in cui costretto a vivere.35

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33 34 35

Cfr. M. LECLERC, Il destino umano nella luce di Blondel, traduzione italiana di Hilva Martorana, Cittadella Editrice, Assisi 2000, pp. 130-133. Cfr. A. FABRIZIANI, op. cit., pp. 51-53. Cfr. J. LACROIX, op. cit., p. 689. Cfr. M. LECLERC, op. cit., pp. 191-194.
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CONCLUSIONE

DALLA MISERIA ALLINTEGRIT DELLUOMO


Attraverso la sua espansione spontanea e volontaria, lazione ha chiarito la sua funzione copulativa e sintetica. Oltre ad unire le varie dimensioni del singolo individuo, essa mette insieme e mantiene uniti tutti gli individui in seno alle societ sempre pi ampie che esige e costituisce. Questo movimento, se inizialmente sembra dettato dallesigenza egoistica di ritrovare in fondo se stessi e di asservire ai propri bisogni gli altri, progressivamente si scopre motivato dallamore disinteressato e sincero. E qui si prospettano il rischio di una lacerazione irrimediabile e la sfida di una irrinunciabile integrazione. Il rischio pu essere duplice: da una parte, quello di scartare dal vincolo sociale dellazione egoistica i pi poveri, che meno possono contribuire ai bisogni degli altri e che pi pesano sui loro disegni; dallaltra, quello di soggiogarli ingiustamente in una coazione altrettanto egoistica, che pretende di imporre la propria volont su chi per mancanza di mezzi adeguati non riesce a difendersi e non ha altra via di scampo che subire passivamente. Anche la sfida pu essere duplice: per un verso, quella di esigere nel vincolo sociale dellazione amante i pi poveri, che sono uomini a pieno titolo come gli altri e che se mancassero lascerebbero un vuoto inaccettabile nellumanit, come in un mosaico in cui mancasse anche una sola tessera; dallaltro, quella di coinvolgerli giustamente in una cooperazione altrettanto amante, che mira a ridare dignit e potenza a chi per mancanza di solidariet dovuta ne stato privato. Accanto ai rischi e alle sfide del cammino dellazione nellordine naturale si profila inoltre, nel suo compimento nellordine soprannaturale, la prospettiva dellamore, che sola permette di giungere a Dio come termine di ogni aspirazione umana. E se, mettendo per un attimo da parte il discorso filosofico, lasciamo parlare la Parola rivelata, sentiamo che Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ci che ne mancava, perch non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro onorato, tutte le
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membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte (1Cor 12, 24b-27). Tuttavia, per una strana logica contraria al buon senso e insensibile allanelito pi profondo del cuore umano, la Parola rivelata viene messa a tacere e la sfida soccombe al rischio, sicch il popolo della miseria viene relegato in angoli sempre pi angusti, non di rado abilmente camuffati perch non inquietino ad oltranza, e il dramma della ferita inflitta alla famiglia umana continua inesorabilmente a perpetrarsi, solitamente nellindifferenza pi sconcertante perch non turbi pi di tanto. In Les pauvres, rencontre du vrai Dieu36 p. Joseph Wrsinski racconta una delle innumerevoli storie di famiglie della miseria, che testimoniano quanto questo atteggiamento sia diffuso, anche se poco evidente. la storia degli Armand, storia nata dallincontro di due cammini di miseria. Lei, Rene, costretta fin da bambina a guadagnarsi la vita con i suoi piccoli servizi in casa della nonna, non potendo essere mantenuta dai suoi genitori e privata pertanto anche dellistruzione scolastica; lei, costretta fin da ragazzina a guadagnare la vita anche ai suoi genitori con i lavori da grande alle dipendenze di un fattore che si arroga anche il diritto di abusarne; lei, costretta anche in et matura ad acquistarsi unesistenza, una qualsiasi, con un matrimonio non voluto e sofferto, ma necessario; lei, costretta in tutto questo a sopravvivere tra una madre possessiva, un marito ubriaco e sei figli di cui cinque dati per necessit al brefotrofio. Lui, tienne, dolce ma un po scemo a causa dellincesto della sua giovane madre; lui, affidato da piccolo alle cure di un fattore per trovarsi da vivere; lui, licenziato da ragazzino per le sue malsane condizioni di salute; lui, partito per la guerra e finito prigioniero; lui, ulteriormente provato da un esaurimento nervoso e da una bronchite cronica. E in entrambi, in lei rimasta vedova e in lui rimasto celibe, il desiderio insopprimibile di provarci ancora una volta, di riuscire a costruirsi una vita e un futuro su quel residuo di dignit e di possibilit che ancora resta in loro. Ci credono, lo vogliono, lo scelgono, lo fanno. Ma la storia si ripete: nello sfratto dalla piccola mansarda presa in affitto, a causa della nascita di una figlia che sembra ingombrare troppo; nella
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Cfr. J. WRSINSKI, Les pauvres, rencontre du vrai Dieu, Cerf, Alenon 1986, pp. 43-49.
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convivenza necessaria e infernale con i genitori di lei, che chiedono di essere ospitati nella loro baracca demergenza; nella tragedia della secondogenita, che muore per una imperdonabile distrazione del nonno ubriaco; nella perdita della patria potest sugli altri due figli, che vengono pertanto affidati allassistenza sociale. E quando, pur nello stremo delle forze, i due tentano limpossibile con un altro figlio, la situazione precipita e affonda del tutto: lei diventa estremamente possessiva, anche perch guadagna di pi; lui si sente completamente messo da parte, anche perch costretto alle faccende di casa. Lamore, che sembrava lultimo appiglio rimasto, la miseria lha sconfitto. La riflessione di Blondel ci aiuta a far luce sui dinamismi che hanno determinato questo fallimento. Anzitutto, laltro rimasto strumento e non diventato valore: Rene con il suo asservimento alla nonna, ai genitori, al primo marito; tienne con il suo rifiuto iniziale per le malattie e con quello finale per linutilit. La coazione non ha ceduto il passo alla cooperazione e questa non ha preparato un incontro pi vero. Il complemento che ciascuno ha cercato nellaltro col matrimonio non ha avuto la conferma e il sigillo dei figli: una morta, due sottratti, lultimo ossessivamente ingabbiato. N lapertura alle societ pi grandi andata in porto, per questo difetto nella societ pi piccola fondante le altre. Ci che pi sconvolge nella storia degli Armand pertanto la mancanza delle condizioni non solo esterne (laccoglienza dei pi poveri da parte dei ricchi), ma anche interne (la pacificazione dei pi poveri con se stessi) dellaffrancamento. Proprio tale mancanza soffoca lo slancio necessario per affermare nel determinismo la libert e per costruire le basi della rivalsa. Resta solo da chiedersi se la storia possa finire cos, con la sconfitta di un amore che sembrava ci stesse riuscendo e con la vittoria di una miseria che diventata anti-carit37. E in effetti la storia non finisce cos 38. Rene ed tienne continuano a vivere insieme, anche quando non ce ne sarebbe pi il bisogno ed il motivo; lultimo figlio sembra dire che lesigenza del perdono non finita, anche quando sono finite le parole da dirsi; e sembra voler far di tutto per ricostruire
37 38

Cfr. ibidem, p. 50. Cfr. ibidem, pp. 52-57.


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nei genitori il loro perduto essere padre e madre e, in quanto tali, anche marito e moglie. E poi il gesto, muto ma eloquente pi di infinite parole, di Rene che si fa a piedi una strada lunga 14 chilometri per andare a trovare tienne ricoverato in ospedale, portandogli, nellunica cosa trovata a casa, una mela, il dono pi prezioso possibile. La forza dellamore alla fine ce lha fatta, e questa vittoria consacrata dal ritorno a casa di Ginette, figlia del primo matrimonio di Rene, che tienne ama come sua vera figlia, anche se di fatto non lo , e che accoglie come un dono, anche se malata e talvolta insopportabile. Certo, non mancheranno le ricadute, anche le pi drastiche; non mancheranno le liti, le percosse, i fallimenti pi o meno evidenti; ma ci che cos man mano si saputo ricostruire a fatica, con maggiore impegno sar ulteriormente conservato. Cominciando il racconto della storia, p. Wresinski premette che si tratta di una di quelle che non si raccontano 39, perch ha troppo di sensazionale e ci che troppo sensazionale rischia di non essere preso sul serio e di non lasciare il segno. Ma il segno, come ci ha insegnato Blondel, il segno di ogni azione, di ogni storia concreta, il primo passaggio, inevitabile, perch il cammino della volont cominci la sua espansione fuori di s. Non raccontare storie come questa significa lasciarle nella loro estrema povert. E purtroppo questo succede pi di quanto sembri. Di storie come quella degli Armand ne scorrono a fiumi, forse nemmeno troppo lontano da noi, forse nelle nostre stesse citt, nei nostri stessi palazzi, nei nostri stessi pianerottoli. Di queste storie concrete, fatte di carne e di sentimenti, intrise di miseria e di vergogna, segnate da dignit infrante e da diritti inoppugnabili, dovremmo farci carico, fosse anche solo raccontandole perch lascino il segno, quel segno decisivo. E invece a volte, forse anche troppo spesso, forse sempre, la poca sensibilit e la mancanza di attenzione ci impediscono finanche di vederle.

39

Cfr. ibidem, p. 44.


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BIBLIOGRAFIA

BLONDEL MAURICE, LAzione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della prassi, edizione italiana a cura di Sergio Sorrentino, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 19972 FABRIZIANI ANNA, Maurice Blondel e la filosofia come ricerca aperta , in Giornale di Metafisica, 28, gennaio-febbraio 1973, pp. 45-58 HENRICI PETER, Maurice Blondel (1861-1949) e la filosofia dellazione , in CORETH EMERICH ed altri (edd.), La filosofia cristiana nei secc. XIX e XX. Vol. I , ed. italiana a cura di Gaspare Mura e Giorgio Penzo, Citt Nuova, Roma 1994, pp.588-632 LACROIX JEAN, Blondel et la dialectique du Dsir , in Revue philosophique de Louvain, 71, novembre 1973, pp. 681-697 LECLERC MARC, Il destino umano nella luce di Blondel , traduzione italiana di Hilva Martorana, Cittadella Editrice, Assisi 2000 VIRGOULAY REN, La mthode dimmanence dans LAction de 1893 , in COUTAGNE MARIE-JEANNE (ed.), Laction. Une dialectique du salut. Colloque du centenaire (Aix-en-Provence, marzo 1993), Beauchesne, Paris 1994, pp. 43-65 WRSINSKI JOSEPH, Les pauvres, rencontre du vrai Dieu, Cerf, Alenon 1986

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INDICE

INTRODUZIONE........................................................................................................................ 4

La via dei fenomeni de lAction (1893) di Blondel.......................4 nel contesto generale del seminario .........................................4
CAPITOLO 1............................................................................................................................ 7

Confutazione del positivismo......................................................7 e superamento delle scienze nellazione....................................7


CAPITOLO 2.......................................................................................................................... 11

Autonomia ed eteronomia dellazione......................................11 nel rapporto tra il determinismo e la libert della coscienza....11
CAPITOLO 3.......................................................................................................................... 15

Dispiegamento dellazione dallindividuo.................................15 alle forme pi complesse della vita sociale e morale...............15
La vita individuale delluomo................................................................15 La vita sociale delluomo.......................................................................18 La vita morale delluomo.......................................................................22 La pretesa delluomo di bastare a se stesso.........................................24
CAPITOLO 4.......................................................................................................................... 27

Sguardo dinsieme sullopera di Blondel...................................27


CONCLUSIONE....................................................................................................................... 30

Dalla miseria allintegrit delluomo.........................................30 Bibliografia............................................................................... 34 Indice....................................................................................... 35

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