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Alessitimia e rischio suicidario in pazienti affetti da schizofrenia: risultati preliminari di uno studio trasversale

Alexithymia and suicide risk among patients with schizophrenia: preliminary findings of a cross-sectional study
VIVIANA MARASCO1, DOMENICO DE BERARDIS1,2, NICOLA SERRONI1, DANIELA CAMPANELLA1, TIZIANO ACCIAVATTI1,2, MARIO CALTABIANO1, LUIGI OLIVIERI1, GABRIELLA RAPINI1, ALESSANDRA CICCONETTI3, ALESSANDRO CARANO4, RAFFAELLA LA ROVERE5, GIUSEPPE DI IORIO2, FRANCESCO SAVERIO MOSCHETTA1, MASSIMO DI GIANNANTONIO2
Dipartimento di Salute Mentale, Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, Ospedale Civile G. Mazzini, ASL Teramo 2 Dipartimento di Neuroscienze e Imaging, Universit G. DAnnunzio, Chieti 3 Dipartimento Salute Mentale, Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, Ospedale Civile S. Liberatore, Atri (TE) 4 Dipartimento Salute Mentale, Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, Ospedale Civile C. G. Mazzoni, Ascoli Piceno 5 Istituto Psicoriabilitativo S. Francesco, Vasto Marina (CH)
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RIASSUNTO. Obiettivo. Lo scopo del presente studio stato quello di valutare la prevalenza dellalessitimia, i suoi correlati psicopatologici e il rischio suicidario in un campione di pazienti con diagnosi, secondo il DSM-IV, di schizofrenia paranoide. Metodi. A tal fine stato valutato un campione di 60 soggetti (30 maschi e 30 femmine) affetti da schizofrenia paranoide testati con le seguenti scale di valutazione: Toronto Alexithymia Scale (TAS-20), Scale for the Assessment of Negative Symptoms (SANS), Scale for the Assessment of Positive Symptoms (SAPS), Calgary Depression Scale for Schizophrenia (CDSS), Scale for Suicidal Ideation (SSI) e State-Trait Anxiety Inventory (STAI). Risultati. Sono risultati positivi alla TAS-20 (punteggi 61), quindi alessitimici, 22 soggetti pari al 36,7% del campione. Il confronto tra soggetti alessitimici e non ha mostrato che i primi avevano una maggiore presenza di sintomi negativi, di ideazione suicidaria e di sintomi depressivi rispetto ai soggetti non alessitimici. I risultati di una regressione lineare con il punteggio alla SSI come variabile dipendente e tutte le altre variabili come indipendenti ha mostrato che la presenza di sintomi depressivi unitamente allincapacit a identificare e descrivere i sentimenti erano predittivi di maggiore rischio suicidario. Conclusioni. Lalessitimia in schizofrenia sembra essere correlata allaumentato rischio suicidario e alla presenza di sintomi depressivi indipendentemente dalla concomitanza di sintomi positivi o negativi. In ogni caso, i risultati sono preliminari e le limitazioni dello studio devono essere considerate. PAROLE CHIAVE: alessitimia, schizofrenia, suicidio, depressione.

SUMMARY. Objective. The aim of the present study was to evaluate the prevalence of alexithymia and its relationships with psychopathological features and suicide risk in a sample of adult patients with a DSM-IV diagnosis of paranoid schizophrenia. Methods. A mixed male-female sample of 60 subjects (30 males and 30 females) was evaluated with the following rating scales: Toronto Alexithymia Scale (TAS-20), Scale for the Assessment of Negative Symptoms (SANS), Scale for the Assessment of Positive Symptoms (SAPS), Calgary Depression Scale for Schizophrenia (CDSS), Scale for Suicidal Ideation (SSI), State-Trait Anxiety Inventory (STAI). Results. 22 subjects (36.7%) were categorized as alexithymic (TAS-20 scores 61). Alexithymics showed more severe negative and depressive symptoms and increased suicide risk than non alexithymics. However, the results of a linear regression with SSI score as dependent variable showed that Difficulty in Identifying and Describing Feelings dimensions of TAS-20 and higher CDSS scores were significantly associated with higher scores on the Scale for Suicide Ideation. Conclusions. The presence of alexithymia in schizophrenia may be related to higher risk of suicide ideation and more severe depressive symptoms, independently by the severity of positive and negative symptoms. However, results are preliminary and limitations must be considered. KEY WORDS: alexithymia, schizophrenia, suicide, depression.
E-mail: dodebera@aliceposta.it

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INTRODUZIONE La prevalenza nel corso della vita di schizofrenia dell1% e le persone affette sono esposte a un aumentato rischio di suicidio, comportamenti violenti, abuso di sostanze, ma anche di malattie mediche con un aumento del tasso di mortalit fino a 2-3 volte rispetto alla popolazione generale (1,2). stato suggerito che i deficit della schizofrenia hanno soprattutto a che fare con la cognizione sociale, rappresentata dalla capacit di pensare e quindi agire in maniera adeguata nellambito delle interazioni sociali (3); la cognizione sociale, che il prodotto dellintelligenza sociale, rappresentata dalla capacit di comprendere, predire e rispondere in maniera appropriata ai pensieri (ivi incluse le attribuzioni e le intenzioni), ai sentimenti e al verosimile comportamento di s e degli altri in contesti sociali diversi e spesso non familiari (4). Lalessitimia dunque considerabile come un altro importante aspetto della cognizione sociale (5). Il termine alessitimia, di derivazione greca, significa letteralmente mancanza di parole per le emozioni (6). Il concetto di alessitimia stato formulato per descrivere quelle persone che presentano disturbi della sfera affettivo-cognitiva che influiscono sulla capacit di comunicare i propri sentimenti (7). Lincapacit di identificare ed elaborare i propri sentimenti si associa a una tendenza a manifestare somaticamente le emozioni e a minimizzarne le componenti affettive (8). Questi soggetti, di conseguenza, tendono ad avere unamplificazione somatosensoriale e attribuiscono (in maniera anomala) le sensazioni somatiche a possibili sintomi di una grave malattia fisica (9,10). La coscienza delle emozioni come segnali potenziali di accadimenti interiori, cos come lidentificazione delle sensazioni somatiche come concomitanti somatiche delle emozioni, dipende, in larga misura, dal modo in cui le informazioni sono elaborate dal sistema nervoso centrale (11,12). Il costrutto dellalessitimia si compone di quattro importanti caratteristiche: 1. difficolt nellidentificare i sentimenti e nel distinguerli dalle sensazioni corporee che si accompagnano allattivazione emotiva; 2. difficolt nel descrivere agli altri i propri sentimenti; 3. processi immaginativi limitati, evidenziati dalla povert delle fantasie; 4. stile cognitivo legato allo stimolo e orientato allesterno (13,14). stato inoltre dimostrato che, nella popolazione adulta, lalessitimia risulta essere un tratto relativamente stabile nel tempo, indipendentemente dalle eventuali condizioni psicopatologiche concomitanti (15).

Lalessitimia stata correlata in diversi studi alla presenza di disturbi psichiatrici (16-20) ed stato dimostrato che pu costituire fattore predisponente allinsorgenza di sintomi depressivi (21-23). Inoltre, alcuni lavori hanno messo in evidenza che la presenza di alessitimia pu essere correlata allo sviluppo di ideazione suicidaria (24) e/o a veri e propri tentativi di suicidio anche in pazienti con solo disturbi dansia (13), probabilmente per la maggiore vulnerabilit depressiva dei soggetti alessitimici rispetto ai non alessitimici (20) e la minore risposta alle terapie (25). Tuttavia, relativamente pochi studi hanno indagato le relazioni tra la schizofrenia e lalessitimia (26-29) e dunque lo scopo del presente studio stato quello di valutare la prevalenza dellalessitimia, i suoi correlati psicopatologici e il rischio suicidario in un campione di pazienti con diagnosi secondo il DSM-IV di schizofrenia paranoide. MATERIALI E METODI
In questo studio sono stati valutati 60 soggetti (30 maschi e 30 femmine) affetti da schizofrenia. I criteri di inclusione erano: et compresa tra 18 e 45 anni; diagnosi secondo DSM-IV di schizofrenia paranoide; nessun ricovero in ambiente ospedaliero e nessun episodio psicotico acuto nei precedenti 6 mesi dallinizio dello studio; regime di trattamento stabile da almeno 6 mesi; ritardo mentale; uso di sostanze. Sono state impiegate le seguenti scale di valutazione: Toronto Alexithymia Scale (TAS-20); Scale for the Assessment of Negative Symptoms (SANS); Scale for the Assessment of Positive Symptoms (SAPS); Calgary Depression Scale for Schizophrenia (CDSS); Scale for Suicidal Ideation (SSI); State-Trait Anxiety Inventory (STAI). La versione italiana della TAS-20 (30,31) stata impiegata per valutare lalessitimia. Consiste di 20 item a cui viene risposto su una scala Likert a 5 punti ed suddivisa in 3 fattori congruenti con il costrutto di alessitimia: fattore 1: difficolt a identificare i propri sentimenti e a distinguerli dalle sensazioni fisiche delle emozioni, Difficulty in Identifying Feelings (DIF); fattore 2: difficolt a esprimere i propri sentimenti, Difficulty in Describing Feelings (DDF); fattore 3: pensiero orientato allesterno, Externally Oriented Thinking (EOT). Il range dei punteggi va da 20 a 100 e sono stati stabiliti empiricamente punteggi di cut-off (un punteggio 61 considerato positivo per alessitimia) (32). Nel nostro lavoro, lalfa di Cronbach per la TAS-20 totale stata 0,87, mostrando unottima consistenza interna.

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La SANS e la SAPS sono state impiegate per la valutazione clinica dei sintomi della schizofrenia (33). La SANS composta da 25 item suddivisi in 5 sotto-scale: Piattezza o Ottundimento affettivo, Alogia, Abulia/Apatia, Anedonia/Asocialit e Attenzione; la SAPS composta, invece, da 34 item con 4 sotto-scale: Allucinazioni, Deliri, Anomalie del comportamento e Disturbi formali positivi del pensiero. Ciascun item valutato su di una scala a 5 punti (assente, incerto, lieve, moderato, marcato, grave). Nel nostro lavoro, lalfa di Cronbach stata 0,93 per la SANS e 0,92 per la SAPS. La CDSS (34) si dimostrata uno strumento valido ed affidabile per la valutazione della gravit dei sintomi depressivi nei soggetti schizofrenici, sia in fase di remissione che di ricaduta, indipendentemente dai sintomi negativi, positivi ed extrapiramidali. La CDSS una scala di eterovalutazione, semistrutturata, composta da nove item. Ogni item contiene le domande per lintervista ed i punti di riferimento per lattribuzione del punteggio. Gli item sono valutati su una scala a 4 punti dove 0=assente e 3=grave. Il punteggio totale pu andare da 0 a 27; un punteggio di 5 pu indicare il rischio della presenza di una depressione maggiore. Nel nostro lavoro, lalfa di Cronbach stata 0, 91. La SSI (35) composta da 19 item che esplorano limportanza dei pensieri di suicidio, le loro caratteristiche e latteggiamento del soggetto nei loro confronti, il desiderio di morte, il desiderio di suicidarsi e, se presenti, i dettagli del progetto suicidario; i deterrenti interni nei confronti del suicidio, la sensazione soggettiva della capacit di controllare le spinte suicidarie. Nella valutazione sono comprese anche le minacce di suicidio espresse verbalmente o con il comportamento. Gli item sono valutati su di una scala a 3 punti (da 0 a 2), in base alla gravit del sintomo o del comportamento espresso in ciascun item. Il punteggio totale pu oscillare, perci, tra 0 e 38. Nel nostro lavoro, lalfa di Cronbach stata 0,90. La STAI (36) si articola in due sotto-scale, la STAI TAnxiety Scale e la STAI S-Anxiety Scale, che esplorano, rispettivamente, lansia-tratto e lansia-stato. Nel nostro lavoro, lalfa di Cronbach stata 0,88 per la STAI-S e 0,93 per la STAI-T.

presente studio sono state computate mediante le correlazioni parziali controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza. stata anche condotta una regressione lineare con il punteggio alla SSI come variabile dipendente e tutte le altre variabili come indipendenti. La qualit del modello di regressione stata anche testata usando il coefficiente di Durbin-Watson (un valore tra 0 e 4 indica la quantit di auto-correlazione allinterno del modello con un valore ottimale di 2,0). La significativit statistica stata posta per valori di p0,05. Tutti i test erano a 2-code (two-tailed). I valori sono espressi, salvo diversamente indicato, come Media DS.

I risultati del campione totale sono esposti in Tabella 1. Sono risultati positivi alla TAS-20 (punteggi 61), quindi alessitimici, 22 soggetti pari al 36,7% del campione. Il confronto tra soggetti alessitimici e non (controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza) (Tabella 2) ha mostrato che questi ultimi avevano una maggiore presenza di ideazione suicidaria e sintomi depressivi rispetto ai soggetti non alessitimici (punteggi pi alti alla SSI e alla CDSS, per entrambe

RISULTATI

Tabella 1. Caratteristiche cliniche del campione esaminato (n=60) Et (anni) Sesso (M/F) Durata di malattia (anni) Et di esordio (anni) Scolarit media (anni) Tipo di terapia (n) Antipsicotici 33,2 8,1 30/30 8,5 5,4 24,3 9,1 14,1 3,3 clozapina (26), risperidone (21), aripiprazolo (10), olanzapina (7), amisulpiride (4),quetiapina (2) mirtazapina (8), escitalopram (6) acido valproico (13), carbamazepina (2) lorazepam (18), alprazolam (10), delorazepam (5) 22,3 6,4 17,5 3,4 20,1 7,5 59,9 12,6

Analisi statistica
Sono state calcolate le misure di statistica descrittiva (Media, Deviazione Standard [DS] e percentuali). Lanalisi dei dati categoriali stata effettuata mediante il test esatto di Fisher, mentre le comparazioni tra alessitimici e non sono state valutate mediante lanalisi della covarianza (ANCOVA), controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza (covariate). stato inoltre calcolato leffect size per le variabili dimensionali (Cohens d) allo scopo di ottenere una migliore valutazione delle differenze statisticamente significative tra gruppi. Per convenzione una d di Cohen 0,80 denota un effetto grande, 0,50 un effetto medio e 0,20 un piccolo effetto. Le correlazioni tra la TAS-20 (e sottoscale) e le altre scale impiegate nel

Antidepressivi Stabilizzanti dellumore Benzodiazepine TAS-20 DIF TAS-20 DDF TAS-20 EOT TAS Totale

Positivi alla TAS-20 (n,%) 22 (36,7%)

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Tabella 2. Confronto tra soggetti alessitimici (punteggio totale alla TAS-20 61) e non per quanto riguarda le variabili in esame (n=60) (ANCOVA controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza). NS=Non Significativo Alessitimici (n=22 36,7%) SANS punteggio totale SAPS punteggio totale CDSS SSI STAI-S STAI-T 10,8 4,7 10,8 2,4 17,7 6,0 6,3 3,2 48,5 9,3 50,0 6,7 Non alessitimici (n=38 63,3%) 8,4 5,8 9,6 2,5 6,5 3,1 2,1 1,2 48,3 8,1 48,8 6,3 Statistica ANCOVA (df=1, 59) F=5,2 p=0,05 NS F=23,3 p<0,001 F=24,7 p<0,001 NS NS Effect size (d di Cohen) 0,45 2,35 1,74 -

p<0,001). Alla SANS, gli alessitimici hanno mostrato una tendenza maggiore alla presenza di sintomi negativi (p=0,05). Daltro canto gli alessitimici non hanno mostrato una tendenza maggiore alla presenza di sintomi positivi rispetto ai non alessitimici (non differenze statisticamente significative alla SAPS totale). Lanalisi delleffect size ha mostrato una grande ampiezza delleffetto per quasi tutte le variabili statisticamente significative esaminate (CDSS e SSI) a eccezione della SANS (effetto piccolo). Le correlazioni parziali tra la TAS-20 (e sottoscale) e le altre variabili in esame, controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza, hanno mostrato correlazioni statisticamente significative tra la SSI/CDSS e la TAS-20 (Tabella 3). Correlazioni pi deboli sono state trovate tra il punteggio totale alla TAS-20 e la scala SAPS (p<0,05) e tra questultima e la sottoscala EOT della TAS-20 (p<0,01). I risultati della regressione lineare con il punteggio alla SSI come variabile dipendente e tutte le altre variabili come indipendenti hanno mostrato che la pre-

senza di sintomi depressivi unitamente allincapacit a identificare e descrivere i sentimenti siano predittivi di maggiore rischio suicidario nel campione di pazienti da noi esaminato, indipendentemente dai sintomi positivi o negativi (Tabella 4). In questa analisi, i valori r2 hanno mostrato buona accuratezza nella predittivit rendendo conto dell84% della varianza della SSI. In aggiunta, il coefficiente di Durbin-Watson era 2,210 (vicino alloptimum 2,0) e i residui standardizzati risultavano distribuiti in modo normale. DISCUSSIONE Al momento, il presente studio stato lunico a studiare le interrelazioni tra alessitimia e rischio suicidario in un campione di pazienti schizofrenici. La prevalenza dellalessitimia nella schizofrenia risultata essere molto pi alta (36,7%), a giudicare dai nostri risultati, rispetto a quella riportata da studi sulla popolazione generale e simile a quella riscontrata in altri studi su

Tabella 3. Correlazioni parziali tra la TAS-20 (e sottoscale) e le altre variabili in esame controllando per et, sesso, durata di malattia ed et di insorgenza ATAS-20 SANS punteggio totale SAPS punteggio totale CDSS SSI STAI-S STAI-T * p<0,001 ** p<0,01 *** p0,05 0,154 (***) -0,104 0,430 (*) 0,584 (*) -0,126 -0,138 DIF 0,110 -0,131 0,353 (*) 0,717 (*) -0,112 -0,117 DDF 0,133 0,122 0,325 (*) 0,637 (*) -0,117 -0,121 EOT 0,191 (**) 0,129 0,132 0,117 -0,099 -0,141

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Alessitimia e rischio suicidario in pazienti affetti da schizofrenia: risultati preliminari di uno studio trasversale
Tabella 4. Regressione lineare con il punteggio alla SSI come variabile dipendente e tutte le altre variabili (sia demografiche che cliniche) come indipendenti Coefficiente non standardizzato B Costante CDSS DIF DDF 47,64 0,37 1,11 0,69 SE 9,74 0,09 0,22 0,22 Coefficiente standardizzato Beta 0,12 0,24 0,11 4,89 3,98 4,98 3,11 <0,001 <0,001 <0,001 0,002 t P Intervallo di confidenza al 95% per B Limite inferiore 28,48 0,19 0,67 0,25 Limite superiore 66,79 0,55 1,55 1,13

Coefficiente di Durbin-Watson 2.210; r2=0.84; F=10,23 df=10 p<0.001.

pazienti con altri disturbi psichiatrici o affetti da schizofrenia (37,38). I risultati del presente studio, anche se preliminari, potrebbero costituire un contributo al chiarimento nel campo delle relazioni reciproche tra alessitimia, rischio suicidario e psicopatologia della schizofrenia e sembrano in accordo con le evidenze fornite dalla letteratura internazionale sullargomento, confermando lipotesi che i tratti alessitimici, seppur aspecifici, possano essere legati, in qualche modo, soprattutto allaumentato rischio suicidario e ai vissuti depressivi (39,40). Come gi peraltro dimostrato in studi precedenti, lalessitimia dunque potrebbe essere di per s un fattore di rischio di suicidio (41) oppure costituire il terreno predisponente su cui possono insorgere sintomi depressivi o un vero e proprio disturbo dellumore che a sua volta pu aumentare il rischio suicidario (23). infatti stato ampiamente dimostrato che in pazienti con diagnosi clinica di schizofrenia, la concomitante diagnosi secondo il DSM-IV di un disturbo dellumore aumenta il rischio suicidario di pi di tre volte (42). Poich i soggetti alessitimici da noi esaminati hanno mostrato una maggiore gravit della sintomatologia depressiva, anche possibile ipotizzare che, nel nostro studio, lalessitimia possa essere considerata una variabile stato-dipendente. Ci sembra in accordo con quanto emerso dallo studio di Maggini et al. (43) condotto su 76 schizofrenici cronici in cui lincapacit di identificazione e verbalizzazione delle emozioni si correlava alla derealizzazione e ai sintomi depressivi misurati con la CDSS. Un dato interessante emerso dal nostro studio che, sebbene i soggetti alessitimici presentassero sintomi negativi pi gravi rispetto ai non alessitimici, la statistica era solo debolmente significativa cos come lampiezza delleffetto risultava essere piccola. Inoltre, le correlazioni parziali hanno mostrato solo relativa-

mente deboli correlazioni con il punteggio totale alla scala TAS-20 e la sottoscala EOT, mentre lanalisi della regressione lineare multipla non ha mostrato influenze dei sintomi negativi sul rischio suicidario. Questo dato mostra come lalessitimia potrebbe presentare solo lievi sovrapposizioni con i sintomi negativi non inquadrandosi dunque come allinterno degli stessi, ma come costrutto funzionalmente separato che condivide per alcune caratteristiche con la dimensione negativa. I nostri risultati sono dunque in accordo con quelli emersi da uno studio condotto da Todarello et al. nel 2005 (44), i quali hanno mostrato che, in un campione di 29 soggetti affetti da schizofrenia valutati nel corso di un anno, lalessitimia non era correlata ai sintomi negativi, avanzando dunque lipotesi che essa un costrutto separato e indipendente dalla schizofrenia. per da sottolineare che alcune caratteristiche centrali della sindrome negativa della schizofrenia (appiattimento affettivo, alogia) sono clinicamente simili alla manifestazione comportamentale dellalessitimia, come il deficit nellidentificazione e verbalizzazione dei sentimenti, la difficolt nel processare cognitivamente gli aspetti individuali delle emozioni, lassenza di coinvolgimento emotivo, il deficit nel distinguere e manifestare le espressioni mimiche (45-47). Stanghellini e Ricca (20) hanno dimostrato che lalessitimia era significativamente associata ai sintomi non paranoidi della schizofrenia e hanno avanzato addirittura lipotesi che essa potrebbe essere un prerequisito per lo sviluppo di sintomi negativi. In effetti questi autori, in linea con quanto suggerito anche da vant Wout et al. (29), ipotizzano che il deficit delle capacit linguistiche (linguaggio ricettivo ed espressivo) e il pensiero orientato allesterno impedirebbero la trasformazione in sintomi positivi dei sintomi di base che si manifesterebbero invece come sintomi negativi comportamentali (20,48).

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Un altro risultato interessante emerso dal nostro studio che la sotto-scala EOT della TAS-20 (pensiero orientato verso lesterno) sembra essere una variabile completamente indipendente dai sintomi depressivi e dal rischio suicidario, pur essendo correlata alla gravit dei sintomi negativi. Questo uno dei principali risultati del nostro studio. Il pensiero orientato verso lesterno corrisponde alla pense operatoire, un concetto lanciato da ricercatori francesi negli anni 60. Le principali caratteristiche della pense operatoire erano uno stile utilitaristico del pensiero e una cospicua assenza di fantasie. In seguito Sifneos (49) propose questo concetto come uno dei principali elementi quando introdusse il termine alessitimia. Sembra che il pensiero orientato verso lesterno possa essere descritto come un tratto della personalit che non cambia facilmente con lumore, in contrasto con gli altri due fattori della TAS-20 (DIF e DDF) che mutano con il grado di depressione e quindi riflettono i cambiamenti nellumore come messo in evidenza da Honkalampi et al. (50). CONCLUSIONI I risultati del presente studio sono soltanto preliminari e vi sono diverse limitazioni che vanno considerate. Una prima limitazione rappresentata dal campione relativamente piccolo esaminato, quindi dovrebbero essere condotti studi su campioni pi ampi di pazienti al fine di poter generalizzare i risultati alla popolazione generale di pazienti schizofrenici. Unaltra limitazione risiede nella natura stessa della scala di valutazione usata per lalessitimia: si tratta di una scala di autovalutazione molto comoda da usare negli studi clinici, ma con tutti i difetti di questo tipo di scale per quanto riguarda lattendibilit e linfluenza dello stato mentale al momento della compilazione. Futuri studi con una scala valutata dallosservatore dovrebbero garantire una migliore comprensione dei risultati. Inoltre, lo studio stato trasversale e, pertanto, mancano dati di follow-up: non stato dunque possibile valutare gli effetti di strategie di prevenzione e/o del trattamento della schizofrenia sullalessitimia e lideazione suicidaria. Non inoltre al momento chiaro, in mancanza di dati longitudinali, se il tratto alessitimico possa essere stabile nel tempo. Riconoscimenti
Il presente studio stato presentato in forma ridotta sotto forma di poster e premiato per il valore scientifico al congresso Lesordio psicotico tenutosi a Teramo il 25-26 giugno 2010.

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Alessitimia e rischio suicidario in pazienti affetti da schizofrenia: risultati preliminari di uno studio trasversale
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