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Esoh Elam C'ERA UNA VOLTA, AL TEMPO DEGLI ANTENATI...

Enghinghila - wes Serie "SUSSIDI DIDATTICI" EDITRICE MISSIONARIA ITALIANA

Favole dei popoli bantu del Camerun Questa pubblicazione stata realizzata con il contributo della Comunit Europea DG XXII - Programma Socrates - Sottoprogramma Comenius - Progetti transnazionali di educazione interculturale e allo sviluppo sostenibile Comune di Pesaro (Italia) - Comune di Grenoble (Francia) - Comune d'Arlon (Belgi o) - Institut de Gographie Alpine Universit de Grenoble I - Fondation Universitair e Luxembourgeoise. Enghinghila - wes, che compare sotto il titolo nel frontespizio, la formula di ap ertura pronunciata da chi si appresta a raccontare una favola per richiamare l'a ttenzione degli ascoltatori. ESOH ELAM un bantu del Camerun. Ha conseguito il dottorato di ricerca in geografi a ed esperto di problematiche ambientali e dello sviluppo sostenibile. ricercato re universitario e consulente di Educazione Interculturale e allo Sviluppo Soste nibile presso molti Enti Locali. Si ringrazia la Dott.ssa Micheline Atanga Ekani e il CENTRE EDUCATIF DE BASTOS ( Yaound/Camerun) per il loro contributo nella validazione scientifica di queste fa vole.

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INDICE Presentazione (Rosanna Marchionni) Introduzione: Educare all'interculturalit e allo sviluppo sostenibile attraverso la comunicazione orale dell'Africa Nera Prima Parte FAVOLE

Perch la tartaruga vive negli ambienti umidi Scheda didattico-pedagogica La furba tartaruga Scheda didattico-pedagogica Perch Ngoa - il cinghiale non ha le corna? Scheda didattico-pedagogica Perch Wudu - la tartaruga cammina lentamente, guardando a destra e a sinistra? Scheda didattico-pedagogica Perch Nyama Bwaba - il serpente insegue sempre Pu - il topolino? Scheda didattico-pedagogica Perch Mbo - il cane a volte abbaia di notte? Scheda didattico-pedagogica Perch Isedu - la lepre fugge sempre a gambe levate? Scheda didattico-pedagogica Perch Modi - la luna riappare sempre? Scheda didattico-pedagogica La lepre, la iena e il leone Scheda didattico-pedagogica Muna Loba - il figlio di Dio Scheda didattico-pedagogica Perch il calao, uccello nero, ha le ali bianche? Scheda didattico-pedagogica Ewak - il gorilla, Sombo - lo scimpanz e Njou - la pantera Scheda didattico-pedagogica Kema - la scimmia salvata da Wudu - la tartaruga Scheda didattico-pedagogica Perch Dombi - l'ape non risponde pi ai saluti del rospo? Scheda didattico-pedagogica Seconda Parte ELEMENTI DELLE CULTURE NERE AFRICANE La concezione tridimensionale della vita nelle tradizioni dei neri africani Le grandi famiglie dei neri africani Perch nell'Africa Nera si usa dire "i morti non sono morti"? Un anziano che muore una biblioteca che brucia Essere un "buon antenato" nell'Africa Nera I riti della vita Il concetto di morte I bambini e la morte Il concetto di Dio Le culture nere africane tra feticismo, stregoni e guaritori Il baobab, simbolo di giustizia e di pace Le societ segrete Il totem

PRESENTAZIONE Questa raccolta di favole dei popoli bantu del Camerun nasce nel contesto del Pr ogetto Transnazionale di Educazione Interculturale realizzato nella scuola pesar ese. Ero assessore comunale quando, con il dott. Esoh Elam, dopo aver osservato l 'interesse con cui i bambini ascoltavano questi semplici racconti, decidemmo di progettarne la pubblicazione per favorirne la diffusione e la conoscenza. Si tra tta di testi brevi che, in maniera immediata, trascinano lettore e ascoltatore n ell'ambiente dell'Africa Nera favorendo la conoscenza degli elementi fondamental i delle culture africane. importante che l'Africa parli di s e la favola senza dubbio uno degli strumenti p i interessanti: gli animali, la foresta, la savana, il baobab, il fiume e numeros i altri elementi che caratterizzano l'ambiente africano sono i protagonisti di q uesti brevi racconti e l'ascoltatore, bambino o adulto, trascinato dentro quell' ambiente. Scompaiono quasi per incanto le barriere etniche, le paure e le precom prensioni create dal linguaggio colmo di stereotipi che ancora esiste nella cult ura italiana e di cui trasudano persino i libri scolastici. In questo ambiente d iverso che la favola bantu riesce a creare emerge lo stupore del bambino che si coinvolge in un dialogo serrato con il narratore. Proprio osservando il coinvolgimento e lo stupore dei bambini di una scuola pesa rese che, seduti a terra ai piedi di un baobab di gommapiuma, ascoltavano il dot t. Esoh Elam mentre narrava le favole, ci venne in mente di pubblicare questa rac colta di favole. L, su quel palco spoglio, lentamente la favola si animava, si ar ricchiva di danze, di musiche e canti e da quello spettacolo povero e spontaneo emergeva con forza un messaggio che genitori, educatori, autorit cittadine, amici di altre classi e di altre scuole potevano facilmente comprendere: la differenz a ricchezza; la narrazione, la musica, la danza fanno emergere con forza la dive rsit e la scuola deve fare di tutto perch la ricchezza delle diversit non solo sia valorizzata ma possa diventare anche "capitale" spendibile nelle citt, nei quarti eri, ovunque i giovani si incontrano. con questo desiderio che vogliamo diffondere questa raccolta di favole. Il desid erio pi grande che da questo libro, pian piano, escano bambini di ogni nazionalit e di ogni etnia che sanno giocare, cantare e danzare insieme e che le piazze, le strade del nostro paese si animino con progetti simpatici e fantastici che ries cano a coinvolgere nella narrazione anche gli uomini e le donne pi distratti e pi resistenti. ROSANNA MARCHIONNI

INTRODUZIONE Educare all'interculturalit e allo sviluppo sostenibile attraverso la comunicazio ne orale dell'Africa Nera L'educazione interculturale e allo sviluppo sostenibile, intesa come processo ed ucativo transdisciplinare e interdisciplinare, costituisce una risposta adeguata alle esigenze di una societ sempre pi multiculturale, a identit plurale. Educare a ll'interculturalit significa: - educare al riconoscimento e alla valorizzazione delle diversit culturali. In qu esto caso la diversit viene vissuta come elemento positivo, come ricchezza e non come inferiorit. Viene intesa come necessit della vita, un dato ineluttabile, un v alore per lo scambio e la crescita umana a livello antropoculturale, socioeconom ico e spazioecologico;

- avviare scambi interculturali con l'altro, con colui che diverso, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversit e delle identit. Questa la fase del riconos cimento dell'altro, l'inizio di un cammino verso la comunione e la collaborazion e, verso la necessaria interdipendenza e il riconoscimento che non esiste una ra zza bianca, non esiste una razza nera, ma una sola specie, quella umana; - presentare lo sviluppo come un processo che coinvolge in prima persona i diver si, gli uomini, le donne, le culture, le civilt. Non c' infatti sviluppo se non c' la consapevolezza dell'importanza di un determinato patrimonio culturale nel def inire e nell'elaborare lo sviluppo stesso. Tutto ci conduce a presentare lo svilu ppo come un processo dinamico, in grado di assicurare alle generazioni attuali i l soddisfacimento dei propri bisogni, in modo tale da lasciare alle generazioni future condizioni e risorse che consentano anche ad esse di soddisfare i loro bi sogni fondamentali. - capire di appartenere a un ambiente la cui gestione una dimensione importante dello sviluppo sostenibile e dell'interculturalit. Usare le favole africane come strumento per educare all'interculturalit e allo sv iluppo sostenibile significa riconoscere l'importanza del loro significato didat tico e socioculturale. Queste favole possono essere applicate a moltissime situa zioni e sono fonte di riflessione, di educazione etnica e geopolitica. Sono, ino ltre, patrimonio fondamentale delle culture dell'Africa Nera e consentono ai gio vani di imparare il linguaggio degli adulti della propria comunit e non solo. Ins ieme ai proverbi e agli indovinelli, esse fanno parte delle conoscenze necessari e per entrare nella famiglia degli adulti e ancora oggi, come nel passato, rappr esentano la saggezza tradizionale e sono indispensabili per affrontare discussio ni e dibattiti. Sono tramandate dagli antenati, poi dagli anziani considerati bi blioteche ambulanti secondo il ruolo socioculturale che ricoprono all'interno de lla comunit. Gli anziani, e specialmente i capi, ne conoscevano a centinaia e mostravano la l oro abilit in competizioni amichevoli, durante le quali facevano botta e risposta con i proverbi. I proverbi vengono usati prima e durante un discorso importante da fare in pubbl ico, ma non ci si preoccupa di spiegarli perch si presuppone che chi ascolta ne c onosca gi il significato. Ancora oggi, costituiscono il migliore divertimento dei bambini nei quartieri po polari delle grandi citt e in particolari zone rurali dell'Africa dove, di solito il venerd e il sabato sera, attorno al fuoco, o al chiaro di luna, dopo cena si incontrano per ascoltare le storie raccontate dagli anziani. Di solito, prima de ll'arrivo dell'anziano, i bambini si divertono a giocare agli indovinelli. In Af rica Nera segno di intelligenza e di buona maturazione conoscere e sapere rispon dere agli indovinelli, come pure saper spiegare i proverbi. Lo scambio tra le culture dell'Africa Nera e le culture di altri paesi deve prop rio nascere dal desiderio di scoprire come la saggezza viene insegnata ai giovan i, goccia a goccia, attraverso le favole, i proverbi e gli aforismi. La trasmiss ione orale dell'Africa Nera, verbale, melodica e strumentale, costituisce parte integrante della letteratura nera africana. Aprirsi a questa oralit, che include varie espressioni artistiche e nella quale indovinelli, favole, proverbi, leggen de e mitologia si intrecciano, pu essere una delle vie migliori per capire la plu ralit dell'Africa Nera. Il fascino di questa oralit sta nel fatto che coglie aspetti plurali dell'identit etnica, che ha un forte legame con la natura e fa eco ad una profonda spirituali t. A nostro avviso essa deve essere presa come chiave interpretativa per un dialo go interculturale. La trasmissione orale africana, ricca di insegnamento, pu cont ribuire notevolmente alla definizione di un nuovo approccio didattico intercultu

rale, che deve essere radicato nell'ambiente e che promuove una dimensione nuova dello sviluppo al plurale. Il modello didattico che si incentra su concetti chiave pu usare l'oralit nera afr icana per creare situazioni problematiche che richiedono soluzioni/spiegazioni. In questo caso, deve prevalere il metodo dell'insegnamento/apprendimento con la possibilit di approfondire gli aspetti culturali e non solo. La sequenza metodologica dello studio dell'oralit nera africana deve mettere in e videnza: - la delimitazione dell'ambiente in relazione ai concetti chiave; - l'individuazione degli elementi spaziali e lo studio del paesaggio geografico; - un confronto critico sul contenuto dell'elemento orale e il suo insegnamento. L'AUTORE

FAVOLE

PERCH LA TARTARUGA VIVE NEGLI AMBIENTI UMIDI Nella terra di Nguea - la strada, nella foresta dei Bonandjo, vivevano Nguila Ny ama - il leone, Wudu - la Tartaruga, e Mbo - il cane. I tre animali dicevano di essere amici e il loro motto era "Mulataco, Djongwane, Djabane", che significa: "Unit, Solidariet, Condivisione". Nguila Nyama - il leone era il pi giovane dei tre animali. La stagione secca si stava prolungando e Nguila Nyama, preoccupato per il futuro , aveva deciso di dedicarsi alla coltivazione di una piantagione di manghi, che lo avrebbero sfamato durante il periodo della siccit. Wudu - la tartaruga e Mbo - il cane preferirono invece passare il tempo a divert irsi, confidando nella solidariet di Nguila Nyama che certamente, pensavano, non avrebbe negato agli amici un po' del suo cibo durante il periodo della siccit. I giorni passavano, Nguila Nyama raccoglieva e mangiava i frutti del suo campo, mentre la terra diventava sempre pi arida e non spuntava pi nemmeno un filo d'erb a per la mancanza di pioggia. Wudu - la tartaruga e Mbo - il cane, non riuscendo pi a trovare cibo, chiesero ai uto a Nguila Nyama, ma questi rifiut di dar loro i frutti della sua piantagione, e i due, disperati, decisero allora di rubarglieli. Rivolgendosi a Mbo - il cane, Wudu - la tartaruga disse: - Carissimo amico, so che hai l'abitudine di abbaiare in continuazione, ma quand o saremo nella piantagione di Nguila Nyama non dovrai assolutamente abbaiare, ne mmeno se ti cadesse un mango sulla testa; se Nguila Nyama - il leone ci scopriss e, la pagheremmo cara! Mbo rispose: - Va bene amica mia, cercher di stare attento e di seguire il tuo suggerimento. I due amici fecero un primo tentativo e riuscirono a rubare diversi frutti del m ango; incoraggiati da questo successo, entrarono nel campo dell'amico una second a volta, e nuovamente l'impresa and a buon fine. E siccome il proverbio dice "non c' due senza tre", nell'arco di una settimana decisero di tornare per la terza v olta alla piantagione del leone. Nel frattempo Nguila Nyama - il leone si era accorto che da alcuni giorni i suoi manghi non producevano pi tanti frutti come prima, e cominci a sospettare dei due vicini di casa: aveva infatti notato che da quando si era dedicato alla coltiva zione della sua piantagione i due amici avevano diradato le visite e che, invece

di lavorare, andavano a zonzo tutto il giorno. Wudu - la tartaruga e Mbo - il cane decisero dunque di procedere per la terza sp edizione, e questa volta attrezzati alla grande, portando ciascuno con s due sacc hi e un coltello. Quel giorno faceva particolarmente caldo e il vento era talmente forte che, di t anto in tanto, qualche frutto cadeva a terra. Fin dalle sei del mattino Nguila Nyama - il leone si mise in attesa, nascosto di etro un baobab che si trovava a poche decine di metri dalla sua piantagione. Ave va deciso di acchiappare il ladro che avesse osato rubargli i manghi. Verso mezzogiorno Wudu - la tartaruga e Mbo - il cane giunsero alla piantagione e cominciarono a raccogliere i frutti, ma il leone non li vide perch, stanco di a spettare, si era addormentato all'ombra del baobab. In meno di dieci minuti i du e furfanti riempirono tutti i sacchi, ma proprio mentre stavano allontanandosi e cco che il vento fece cadere un mango sulla corazza della tartaruga. Questa trat tenne a fatica un grido di dolore, ma Mbo, vedendo le smorfie dell'amica, cominc i a ridere e a prenderla in giro. Il suo divertimento per fu assai breve perch poco dopo un grosso mango gli cadde sulla testa e, come previsto, cominci ad abbaiare a pi non posso: wooh, wooh... Nguila Nyama, svegliatosi di soprassalto, fece un balzo verso i due. Mbo - il ca ne, che era veloce, riusc a scappare, abbaiando; Wudu - la tartaruga, invece, che sapeva di essere molto pi lenta del leone, si nascose sotto una pianta di avocad o. Intanto Nguila Nyama si aggirava infuriato per la piantagione, cercando di recup erare almeno i sacchi che i due ladri avevano riempito con la refurtiva. In quel preciso momento un usignolo che aveva assistito alla scena cominci a cant are: O wasa pia, o wasa moukoko; o wasa pia, o wasa moukoko, "Sotto l'avocado, s otto il ceppo dell'avocado". Nguila Nyama - il leone, cercando di capire il significato di quel canto, si dir esse verso l'avocado e l trov la tartaruga: la agguant, la schiaffeggi e la gett nel suo carniere. Poi si avvi verso casa, piegato sotto il peso dei cinque sacchi: qu attro contenevano i frutti che i due ladri avevano tentato invano di sottrargli e uno era il suo carniere. Ma tutti quei sacchi erano davvero troppo pesanti! Nguila Nyama decise allora di fare pi viaggi: si accert che il carniere fosse ben chiuso per evitare che la tar taruga fuggisse, poi prese due dei quattro sacchi contenenti i manghi. Sarebbe t ornato poco dopo a riprendere il resto. Ma la furba Wudu approfitt del momento: fece un buco nel carniere con il coltello che aveva nascosto dentro la corazza, mise una pietra al proprio posto nel carn iere, lo richiuse con cura e se ne and. E siccome sapeva che il leone, non appena si fosse accorto della sua fuga, si sarebbe molto arrabbiato e l'avrebbe cercat a a casa, decise di andare a vivere nelle zone umide, che sono difficilmente acc essibili ai leoni. E cos fu: quando Nguila Nyama - il leone si accorse della scomparsa di Wudu - la tartaruga e trov la pietra al suo posto, and su tutte le furie e la cerc a casa, ma invano. Nguila Nyama non riusc pi a trovare Wudu. Fu proprio da quel giorno che il leone giur un odio mortale alla tartaruga. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Solidariet; Tolleranza; Foresta pluviale. Termini da decostruire: Trib, Primitivi, Selvaggi. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Cosa fa Nguila Nyama per vincere la fame? 3 - Qual stato il comportamento di Wudu e di Mbo nei confronti di Nguila Nyama?

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- I tre animali erano davvero buoni amici? Perch? - Se vi foste trovati al posto di Nguila Nyama, cosa avreste fatto a Wudu? - Come si comportato l'usignolo? Pu essere considerato un amico del leone? - Se vi foste trovati al posto del leone, come avreste fatto per trasportare i quattro sacchi e il carniere senza correre il rischio che Wudu scappasse? 8 - Immaginate che Wudu non sia scappata e sia finita a casa del leone: cosa sar ebbe potuto accadere l? Se foste stati al posto del leone, cosa avreste fatto? 9 - Quali sono, secondo voi, i valori fondamentali per una buona amicizia? Aspetti culturali ed ecologici La vita dell'uomo si svolge in un ambiente naturale e umano che il territorio. - In quale ambiente si svolge la favola? - Quali sono gli elementi della favola che vi fanno pensare a quell'ambiente? - Come immagini le stagioni in Africa? Confrontale con le stagioni in Europa ed elenca gli elementi simili e le diversit. Idee di approfondimento "Bonandjo" vuole dire "i figli di Njo" cio "i discendenti di Njo". Bonandjo un cl an che appartiene all'etnia dei Douala in Camerun. - Approfondire il concetto di etnia. - Raccogliere le immagini e le opinioni che i ragazzi hanno del termine "trib". - Decostruire il termine "trib". Tenere presente che si tratta di un termine che non esiste nelle lingue africane. Insistere sull'uso del termine "etnia", spiega ndo il suo significato a livello antropologico e mettendo in evidenza il concett o di identit. - Approfondire lo studio della foresta pluviale a livello della flora e della fa una, ossia della biodiversit. Approfondire l'importanza delle foreste, le consegu enze della loro scomparsa, e riflettere sui comportamenti da adottare per rispet tare le foreste e usare le loro ricchezze in modo sostenibile. Morale della favola Il racconto ha lo scopo di metterci in guardia dalla furbizia e dalla disonest ch e ci trascinano sulla via del male. Il racconto condanna i parassiti che pretendono di vivere alle spalle degli altr i, come il cane e la tartaruga. Nella vita importante imparare ad acquistare la propria autonomia. Non bisogna cercare di sfruttare gli altri, tentando, per ese mpio, di vivere alle loro spalle. Per essere veri amici occorre essere solidali, tolleranti, autonomi e responsabi li (essere S.T.A.R). La solidariet richiede di dare una mano a chi ha bisogno. Nella vita bisogna imparare ad affrontare le difficolt e a non lasciarsi influenz are dai cattivi esempi. Rubare un'azione malvagia. Chi lo fa non ama il suo pros simo e non pu definirsi un vero amico. I popoli Basa del Camerun dicono: "L'amicizia il rispetto reciproco".

LA FURBA TARTARUGA Molto tempo fa gli animali avevano il dono della parola. Un giorno della quinta luna della stagione secca, Wudu - la tartaruga, animale dalle mille idee, disse a Njo - l'elefante: - Caro Njo, fuori di dubbio che sei robusto e grande, ma sei veramente convinto di essere il pi forte? Njo - l'elefante rispose: - Ma sei diventata matta? Non mi fare arrabbiare, cara Wudu, ti ho sempre consid erata come una figlia! Ora come ti viene in mente di mettere in discussione la m ia forza? Sono io l'animale pi forte della savana. Wudu - la tartaruga disse a Njo - l'elefante: - Vuoi vedere invece che sono pi forte di te? Facciamo una gara! Sono certa che v

incer e ricordati, caro "forzuto pieno di zuppa", che " nella costruzione del muro che si riconosce il muratore" e che "piccolo non vuol dire malaticcio". Rispose Njo: - Va bene, piccola, accetto di gareggiare con te. Ma come ti venuta in mente un' idea simile? Come ti permetti di sfidarmi? Mi prendi in giro o fai sul serio? E sentiamo un po', che gara vorresti fare? Wudu rispose prontamente: - Io prenderti in giro? Ci mancherebbe altro! Voglio solo dire che in questo mom ento mi sento pi forte di te. Sono convinta di esserlo davvero. Tu sei grande, ma i tuoi piedi sono di argilla. Io sono pi forte di te e sappi che "l'acqua che co mpone il tuo corpo, basta per cucinare la tua carne". Njo - l'elefante, esasperato, cominci a urlare: - Basta! Basta cos! Come ti permetti di parlarmi in questo modo? Wudu disse: - Infuriati pure, se vuoi. Ma chi credi di essere? davvero incredibile che ti in furi davanti a me che sono l'essere pi saggio, pi bello, pi intelligente e pi forte della savana! Rispose Njo: - Basta! Facciamola finita! Gareggiamo! E Wudu, di rimando: - Ottimo, ora s che ragioni! Allora, disponiamoci sulle rive opposte del Tongwa b a bambe - fiume degli antenati, e il gioco consister nel tirare questa fune finch uno dei due non cadr in acqua. Cos dicendo, la tartaruga leg un'estremit della fune alla proboscide dell'elefante e aggiunse: - Vado dall'altra parte del fiume. Quando dir: Duta, duta, nama duta wa - via, vi a ti tirer, inizieremo a tirare. Wudu - la tartaruga si rec quindi sull'altra sponda, dove poco prima aveva propos to la stessa gara all'ippopotamo. Anche costui, irato per l'arroganza della tart aruga, aveva deciso di sfidarla. Wudu - la tartaruga infil un'estremit della fune nella bocca dell'ippopotamo e disse: - Ora aspetta che io torni dall'altra parte del fiume; quando dir: Duta, duta, na ma duta wa, inizieremo a tirare. La tartaruga se ne and. Giunta a met strada, in un punto in cui n l'elefante n l'ipp opotamo potevano vederla, annod tra loro le due estremit della fune, poi and sulla collina e cominci a gridare: - Duta, duta, nama duta wa! L'elefante e l'ippopotamo cominciarono a tirare e continuarono per circa tre ore senza spostarsi di un centimetro dalle loro posizioni. Quando Wudu - la tartaru ga vide che erano morti di stanchezza, grid "STOP!" e tagli la fune. Poi si rec dall'elefante e disse: - Credi ancora di essere il pi forte? Ora ti ho convinto che "piccolo non vuol di re malaticcio" e che "l'acqua che compone il tuo corpo basta per cucinare la tua carne"? Poi and dall'ippopotamo e gli disse la stessa cosa. La tartaruga, contenta di ess ersi imposta come l'animale pi forte della savana, se ne vantava ovunque con gli altri animali. Qualche tempo dopo l'elefante e l'ippopotamo si incontrarono ad una festa. L c'er a anche il leone che, in vena di confidenze, raccont loro come erano andate veram ente le cose. I due animali, resisi conto di aver gareggiato tra di loro, si ind ignarono per essere stati ingannati. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Rispetto. Analisi del testo 1 - In cosa consiste la gara tra Wudu e l'elefante, tra Wudu e l'ippopotamo? 2 - Chi ha vinto la gara e come?

3 - A vostro avviso l'elefante e l'ippopotamo sono stati leali? 4 - Come giudicate il comportamento di Wudu? 5 - Cosa significa: "Piccolo non vuol dire malaticcio"? " nella costruzione del muro che si riconosce il muratore"? "L'acqua che compone il tuo corpo, basta per cucinare la tua carne"? 6 - Wudu, nella favola, si considera il pi intelligente, il pi bello, il pi forte. Secondo voi questo vero? Perch? 7 - Nell'amicizia serve essere pi intelligente, pi bello e pi forte? 8 - Se foste stati l'elefante o l'ippopotamo, rendendovi conto che Wudu vi aveva preso in giro, cosa avreste fatto? 9 - Continuate la favola usando i concetti di solidariet e di tolleranza. Aspetti culturali ed ecologici - A vostro avviso, in quale ambiente si svolge la favola? Da quali elementi rius cite a dedurlo? - Gli abitanti di quell'ambiente, a volte, mangiano la carne dell'elefante, dell a scimmia, della tartaruga, ecc. Cosa pensate di loro? - Se doveste trovarvi in quell'ambiente, mangereste quella carne? Idee di approfondimento - Differenze tra la savana e la foresta a livello della fauna, della flora, dell a biodiversit, delle stagioni, delle piogge. - Le varie forme di savana. - Spiegare i seguenti proverbi: "Quando due elefanti lottano, a soffrirne l'erba". "Non si nasconde un cadavere di elefante sotto le foglie". "Per quanto pu crescere, l'elefante non toccher mai il cielo". Morale della favola La favola insegna che nella vita non si devono usare le proprie doti a danno deg li altri; occorre invece imparare a usarle a servizio degli altri. Le doti parti colari di ciascuno devono piuttosto concorrere alla formazione di un'amicizia se rena, felice, fatta di solidariet, di tolleranza, di autonomia e di responsabilit. Nell'amicizia, fondamentale il rispetto.

PERCH NGOA - IL CINGHIALE NON HA LE CORNA? In tempi molto remoti gli animali parlavano. In un piccolo villaggio della savan a al confine con la foresta dei piccoli uomini (pigmei) chiamata Dabo - casa com une, vivevano in pace tanti animali. Era una convivenza pacifica, da buoni amici . Ogni volta che si incontravano, gli animali amavano fermarsi a chiaccherare fr a loro. Tra Ngoa - il cinghiale e Wudu - la tartaruga c'era un'amicizia profonda. A quel tempo, nessun animale aveva le corna e tutti avevano una coda, eccetto Ke ma - la scimmia e Wudu - la tartaruga. Un giorno Wudu - la tartaruga decise di recarsi nel paese degli antenati per far si insegnare l'arte di fare le corna. Voleva regalarle a tutti gli animali del v illaggio, affinch potessero difendersi dai pericoli, in particolare dalla prepote nza dell'uomo. Wudu rest per due lune nel paese degli antenati e da loro impar le antiche tecnich e per la costruzione di corna adatte ai diversi tipi di animali. Dopo questo lungo periodo, Wudu torn al suo villaggio, accompagnata dallo stregon e della sua famiglia, come vuole la tradizione. Per prima cosa and a fare un sacr ificio nel bosco sacro - Ebongwa ba bambe, per ringraziare i buoni antenati dei loro insegnamenti. Secondo le leggi degli antenati, al sesto giorno dal suo ritorno, prima del tram

onto, Wudu - la tartaruga avrebbe dovuto convocare un'assemblea generale di tutt i gli animali. E cos fece, affidando al pappagallo, grande comunicatore, l'incari co di avvisare tutti. Era il primo giorno della stagione secca e il maestro Singui - il gatto suonava il tamburo degli antenati, accompagnato dalle grida e dalle invocazioni della sc immia. Era una bella giornata, e gli animali approfittarono della riunione per f arsi qualche risata e raccontarsi le ultime notizie. Nessuno mancava all'appunta mento che avrebbe dovuto cambiare la loro vita, da Pu - il topolino a Njo - l'ele fante. Verso la met della mattinata, quando il sole era gi alto sopra le loro teste, arri v Wudu - la tartaruga, tutta dipinta di bianco, con tante foglie sulla testa e tr ascinando un sacco dietro a s. Ad un tratto, il tamburo smise di suonare e il pappagallo si mise a cantare: - A Wudu, a Wudu, o ma sunga biso. A Wudu, a Wudu, wende musunguedi: "O tartarug a, o tartaruga, tu ci salverai. O tartaruga, o tartaruga, sei il nostro salvator e". Quando il pappagallo termin il suo canto, Ngoa - il cinghiale prese la parola e d isse: - Bowa ni ja te na - che lambo di. Bowa ni ja te na - che lambo di: "Se siamo tu tti qua, allora c' qualcosa. Se siamo tutti qua, allora c' qualcosa". Poi prosegu, dicendo: - Carissimi fratelli, se oggi siamo qui non per perdere tempo in questa bella gi ornata. E disse ancora, riferendosi agli insegnamenti che gli antenati avevano dato a Wu du - la tartaruga: - Dobbiamo essere grati agli antenati per il loro sostegno e la loro solidariet c on tutti noi. Senza i loro insegnamenti la nostra vita non sarebbe cos bella, e t utti noi sappiamo che "i morti non sono mai morti". Poi prese la parola Wudu - la tartaruga e cominci a cantare: - Tete sunga ba, tete sunga ba, ne nde muna ngo, ne nde muna ngo: "Signore salva mi, Signore salvami, sono tuo figlio, sono tuo figlio". E prosegu con questa preghiera: - Si Nyambe, Signore, Dio degli antenati, creatore dell'universo, che hai come s ervitori i nostri buoni antenati, salvaci. Noi non vogliamo pi essere uccisi dagl i uomini, vogliamo la pace. Vogliamo vivere in pace fra noi e con quelli che viv ono vicino al nostro villaggio. Gli uomini non ci rispettano, possiedono fucili, lance e sassi. Noi non abbiamo niente per difenderci. Non vogliamo fare la guer ra, vogliamo solo difenderci da chi taglia gli alberi e l'erba, da chi considera la nostra terra come la propria e ci tratta come esseri inferiori. Noi vogliamo solo giustizia, ed per questo che ti chiediamo di darci qualcosa che possa serv irci a fronteggiare la prepotenza degli uomini (bantu) che ci usano come merce d i scambio per i loro commerci. Tete-Nyambe, Dio onnipotente, tu che puoi far cad ere le tenebre sulla terra quando vuoi, ti chiediamo di aiutarci. Poi chiese agli altri animali di pregare con lei: - Tete sunga ba, tete sunga ba, ne nde muna ngo, ne nde muna ngo. E ancora: - S Tete-Nyambe, salvaci, s Tete-Nyambe, salvaci. Al termine di queste preghiere, Wudu - la tartaruga apr il suo sacco e appoggi a t erra le corna. Subito dopo, tutti gli animali, che si erano disposti in ordine s econdo il clan di appartenenza, iniziarono a scegliere il paio di corna pi adatto . Il primo a scegliere fu Njo - l'elefante, che prese le zanne e disse: - Lotteremo solo contro i nostri pari. Quando fu il turno del leone, del leopardo e di tutti gli altri animali con la c riniera, essi dichiararono: - Le corna sono pesanti. Ci difenderemo solo con le nostre forze. Abbiamo denti e unghie forti che ci aiuteranno. Ringraziamo comunque Wudu - la tartaruga per q uesta iniziativa che ci ha consentito di incontrarci e di prometterci solidariet contro gli uomini che non ci considerano esseri con pari diritti. Poi arrivarono le capre, le antilopi e le mucche, che presero corna adatte al lo

ro peso. Mentre tutti gli altri animali cercavano di sistemarsi sulla testa le loro corna personali, Ngoa - il cinghiale, grande amico di Wudu - la tartaruga, approfitt d ella bella stagione per recarsi nella sua piantagione e piantarvi qualche radice . Gli altri animali pensarono che, data la sua amicizia con Wudu, avesse gi scelt o le sue corna. Ma quando Ngoa torn dai campi, le corna erano gi finite. Ngoa - il cinghiale cominci a piangere e anche la sua amica Wudu - la tartaruga s i disper, e disse: - Amico mio, ti ho dimenticato. Ma dove ti eri cacciato? Ngoa rispose: - Mi sono allontanato un attimo per piantare alcune radici, ma ero tranquillo pe rch stavi distribuendo le corna tu, che sei mia amica. Allora Wudu - disse a Ngoa: - Mio caro amico, ricordati sempre che "nella vita non si possono mai seguire du e lepri alla volta". E per aiutare l'amico, Wudu - la tartaruga and a cercare due enormi denti canini appuntiti, che fiss sul grugno del cinghiale. da quel giorno che il cinghiale scava la terra con il grugno ed ancora alla rice rca delle sue corna. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Diversit; Uguaglianza; Clan; Religioni tradizionali af ricane. Termini da decostruire: Trib; Primitivi; Selvaggi; Animismo. Analisi del testo 1 - Qual era l'obiettivo dell'incontro? Perch? 2 - Chi ha preso l'iniziativa di quell'incontro? 3 - Cosa fa il cinghiale all'inizio dell'incontro? 4 - Cosa fa il gatto? 5 - Il cinghiale ha avuto come tutti le corna? Perch? 6 - Cosa fa Wudu per venire in aiuto a Ngoa? 7 - Cosa significa: "Nella vita, non bisogna mai seguire due lepri alla volta"? "I morti non sono morti"? Aspetti culturali ed ecologici La storia si svolge nella savana, al confine di una foresta dove vivono i piccol i uomini chiamati Pigmei. - Chi sono i Pigmei? - Dove vivono i Pigmei? - I Pigmei sono primitivi? Perch? - I Pigmei sono selvaggi? Perch? - I Pigmei sono uomini inferiori? Perch? - I Pigmei vivono nelle capanne? S No - I Pigmei vivono nelle case? S No - I Pigmei sono uguali a te? S No - I Pigmei sono diversi da te? S No Dove si svolge la storia, esiste un bosco sacro, si fa l'iniziazione, esiste un sacerdote di famiglia, si rispettano le regole degli antenati e Dio chiamato Lob a o Tet o Nyamb. - Come si chiama questa religione? - In che cosa uguale alla tua religione? - In che cosa diversa dalla tua religione? - Quale significato ha il bosco sacro per questa religione?

- Immaginate chi pu essere il sacerdote in quella religione. Il tamburo come strumento di comunicazione e di festa nell'Africa Nera. - Quando il tamburo diventa oggetto di comunicazione? - Quando il tamburo diventa oggetto di festa? - Esistono vari tipi di tamburo? - Come si fa un tamburo? - Chi autorizzato a fare il tamburo? Tutti oppure solo alcune persone? Idee di approfondimento Aspetti antropologici dell'Africa Nera (vedi Parte Seconda, p. 79 e ss.). - Distinzione tra i melanoafricani e i paleoafricani. Religioni tradizionali africane: - I principali aspetti religiosi - La vita e la religiosit tradizionale in Africa - Il ruolo della natura nella religione - Chi sono i buoni antenati? - Come si diventa un buon antenato? - Il rapporto tra le religioni tradizionali africane e le altre religioni. Morale della favola Il racconto insegna che l'unione fa la forza di una comunit e deve essere conquis tata ogni giorno attraverso atti di solidariet e di tolleranza. Inoltre, "volendo guadagnare troppo nella vita, si perde".

PERCH WUDU - LA TARTARUGA CAMMINA LENTAMENTE, GUARDANDO A DESTRA E A SINISTRA? Nguila Nyama - il leone e Wudu - la tartaruga spesso passeggiavano e giocavano i nsieme, divertendosi moltissimo. Ma un giorno una grande siccit colp il loro villaggio e non c'era pi cibo. Nguila Nyama inizi a dimagrire sempre pi, mentre Wudu non riusciva pi a fare lunghe passeggiate, perch la fame la rendeva sempre pi debole e incapace di sostenere il peso della sua spessa corazza. Un giorno, come di consueto, verso l'ora del tramonto Nguila Nyama - il leone e Wudu - la tartaruga si incontrarono presso il fiume Tongwa ba bambe, "il fiume d egli antenati", per dissetarsi insieme agli altri animali. Wudu, parlando con Nguila Nyama disse che la sua povera mamma non aveva cibo da tre giorni, e quindi era urgente trovare una soluzione. - Perch non uccidiamo e mangiamo le nostre madri? Non solo non abbiamo cibo per n oi, ma dobbiamo cercarne anche per loro. Con questa siccit, come possiamo sopravv ivere? Nguila Nyama accett la proposta di Wudu, ed insieme si consultarono sulla strateg ia da seguire. Wudu - la tartaruga aggiunse: - Amico mio, io non devo dimenticare ci che mio padre, in punto di morte, mi ha r accomandato: di non uccidere le mie prede nella valle del fiume. Dovr sempre ucci derle a monte, altrimenti una maledizione cadr su tutta la mia comunit. Pertanto, dovr portarmi a monte del fiume anche per uccidere mia madre. Al termine di questa conversazione, i due amici si diedero appuntamento per l'in domani mattina, al terzo canto del gallo. Ma prima di andarsene, Wudu disse a Ng uila Nyama: - Domani, quando vedrai le acque del fiume tingersi di rosso, saprai che ho ucci so mia madre. Allora anche tu ucciderai la tua. Il mattino seguente Wudu - la tartaruga and molto presto nella savana, raccolse d el fango e lo mise in un sacco, poi nascose sua madre sotto una roccia. Al terzo canto del gallo, "chicchirich, chicchirich", si rec come previsto a monte del Tong wa ba bambe e vers nel fiume un prodotto naturale che tinse di rosso le acque. Non appena Nguila Nyama - il leone vide scorrere l'acqua rossa, si convinse che

Wudu - la tartaruga aveva ucciso la madre. Allora chiam bruscamente la sua e le d isse: - Vieni qui, arrivato il tuo momento. Ormai sei vecchia e non sei pi in grado di fare niente, quindi devi morire. La madre, addolorata per queste dure parole, rispose: - Figlio mio, io ti ho insegnato a camminare, ti ho insegnato a usare le zanne. E adesso tu, invece di aiutarmi nella vecchiaia, vuoi uccidermi? Ricordati sempr e che per ci che stai facendo tutti gli animali ti disprezzeranno. Nguila Nyama si offese moltissimo per le parole della madre e, sopraffatto dalla rabbia, con una possente zampata la uccise. Poi mise il corpo della madre in un sacco e ritorn verso casa, dove aveva appuntamento con Wudu - la tartaruga per u n pranzo speciale. Come d'accordo, i due si incontrarono a casa di Nguila Nyama - il leone, ciascun o con il proprio sacco in mano, che misero a bollire in un grande recipiente dop o aver acceso il fuoco. A questo punto Wudu finse di addormentarsi per la stanchezza e Nguila Nyama pens che non era una cattiva idea quella di riposarsi un po' prima del pranzo, cos and a dormire anche lui. Poco dopo Wudu controll che Nguila Nyama stesse veramente dormendo, quindi si alz, and verso la pentola, sostitu il sacco che stava cuocendo con quello contenente i l fango, e inizi a mangiare. Dopo aver terminato il pasto, Wudu - la tartaruga si rannicchi nuovamente e finse di dormire. Poco dopo Nguila Nyama - il leone si svegli, pregustandosi un buon p ranzetto, ma la sua sorpresa fu grande quando trov solo del fango all'interno del sacco. Fuori di s dalla sorpresa, corse a svegliare Wudu - la tartaruga e le chi ese di andare a vedere che cosa strana era accaduta mentre dormivano. Fingendosi un po' infastidita, Wudu - la tartaruga gli chiese: - Perch mi svegli, che cosa sta succedendo? Nguila Nyama - il leone rispose: - successa una cosa terribile! Ho aperto il mio sacco e invece della carne ho tr ovato del fango! Ma come possibile? Wudu - la tartaruga finse di non credere alle parole dell'amico e disse di voler vedere con i propri occhi. Si avvicin alla pentola, la scoperchi ed esclam con gra nde stupore: - Dunque tua madre si trasformata in fango? Sembra incredibile, ma cos! Allora ve ro quello che dicono in giro, che tua madre una strega! Si trasformata in fango per punirti del tuo gesto. Wudu - la tartaruga promise a Nguila Nyama - il leone che non avrebbe raccontato a nessuno dell'accaduto, per rispetto alla loro amicizia. Poi la furbastra se n e torn a casa sua, contenta di aver fatto un buon pranzetto con la carne del leon e, mentre l'amico, pieno di vergogna, se ne and nella savana. Passarono i giorni e una mattina, mentre Nguila Nyama - il leone stava facendo i l suo solito giro nei territori di caccia, sent un rumore provenire da sotto una roccia. Si ferm ad ascoltare, poi si avvicin e con grande sorpresa scopr che si tra ttava di Wudu - la tartaruga, che si stava vantando con la madre di come fosse r iuscita a mangiare la carne di una vecchia leonessa. A queste parole, Nguila Nyama - il leone divent furioso e cerc di passare sotto la roccia per punire la tartaruga, ma l'entrata era troppo stretta per lui. Allora grid forte, perch Wudu potesse capire tutta la sua rabbia: - Ho capito tutto, maledetta! Sappi che da oggi in poi, se incontrer te o qualcun o della tua razza, gli dar una bella lezione! Da quel giorno Wudu - la tartaruga cammina lentamente, guardandosi a destra e a sinistra per verificare se nei dintorni si aggira Nguila Nyama. Quando lo vede i n lontananza, si nasconde all'interno della sua corazza, nella speranza di esser e scambiata per una pietra. Scheda didattico-pedagogica

Concetti chiave: Amicizia; Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Quale proposta fa Wudu a Nguila Nyama? 3 - Come reagisce Nguila Nyama a questa proposta di Wudu? 4 - Cosa dir Wudu a Nguila Nyama per convincerlo ad accettare la sua proposta? 5 - Cosa accade tra Nguila Nyama e sua madre, tra Wudu e sua madre? 6 - Cosa dice la madre di Nguila Nyama a suo figlio? 7 - Come reagisce Nguila Nyama alle parole di sua madre? 8 - Cosa accade a casa di Nguila Nyama? 9 - Cosa fa Wudu per tranquillizzare il leone? 10 - Come si separano i due? 11 - Cosa accadr dopo? E come reagisce Nguila Nyama? 12 - Cosa avresti fatto al posto di Nguila Nyama? 13 - Elencare le idee e le cose che fanno paura in questa storia. Assegnare a ci ascuna un colore. Come superare o sopportare queste paure? 14 - Individuare e disegnare le sequenze della favola e fare delle didascalie. 15 - Drammatizzare la favola anche attraverso il travestimento. 16 - Raccontate la favola a vostro modo, scegliendo musiche e rumori come sotto fondo alla storia. Aspetti culturali ed ecologici - In quale ambiente si svolge la favola? - Quali sono gli elementi della favola che vi fanno pensare a quell'ambiente? - Fate un inventario delle risorse presenti in quell'ambiente. - Confrontate il paesaggio di quell'ambiente e quello della vostra citt. Idee di approfondimento - Approfondire lo studio della savana a livello della flora e della fauna, ossia la biodiversit. Approfondire l'importanza della savana, le conseguenze della sua scomparsa, e riflettere sui comportamenti da adottare per rispettare la savana e usare le sue ricchezze in modo sostenibile. Morale della favola Il racconto ci mette ancora una volta in guardia dalla furbizia. Usare la propri a intelligenza per ingannare gli altri non corretto. La malvagit, prima o poi, pu ritorcersi su noi stessi. ci che accade alla tartaruga.

PERCH NYAMA BWABA - IL SERPENTE INSEGUE SEMPRE PU - IL TOPOLINO? Un tempo Nyama Bwaba - il serpente era un buon contadino e possedeva un grande c ampo di mais. Ngul - la lucertola faceva da custode alla sua piantagione. Pu - il topolino abitava vicino a Nyama Bwaba - il serpente, ma purtroppo era tor mentato dall'invidia che nutriva nei suoi confronti. Per questo, un giorno decis e di fargli un brutto scherzo e convoc tutta la sua famiglia al gran completo, fi gli e nipotini. Poi, passando davanti alla casa di Nyama Bwaba, gli comunic che s tavano andando a fare una visita di cortesia alla loro cara amica Mukong - la ran a, che era rimasta vittima di un incidente qualche giorno prima. Ma invece di recarsi da Mukong - la rana, Pu mise i suoi figli e nipotini tutti in fila, dal pi grande al pi piccolo, si pose in testa a tutti quanti e si diressero verso la piantagione di Nyama Bwaba - il serpente. Giunti alla piantagione, inc ontrarono Ngul - la lucertola, la quale mai avrebbe immaginato che Pu stesse archi tettando un brutto tiro ai danni di Nyama Bwaba. Tra s pens che il topolino, da bu on amico, doveva essersi recato alla piantagione con la sua famiglia per aiutare nella raccolta del mais, ma si stup che Nyama Bwaba avesse dimenticato di avvert irla che quel giorno sarebbe iniziato il raccolto.

Una volta entrati nella piantagione con il permesso della lucertola, tutti i top olini, con grande impegno, si misero a calpestare il campo di mais, devastandolo tutto. Di l a poco arriv Nyama Bwaba - il serpente, che come al solito si era recato nel campo per un giro di controllo, ed ebbe l'amara sorpresa di vedere i topolini di struggere le ultime spighe. Infuriato, cerc di acchiapparli e si mise ad inseguir e anche Ngul - la lucertola, credendola loro complice. La notizia dell'accaduto giunse all'orecchio di Mukong - la rana, che volle recar si a far visita all'amico Nyama Bwaba. Purtroppo, per, questi era ancora talmente pieno di rabbia che, non appena vide l'amica, si gett su di lei e la ingoi, convi nto che anche lei fosse complice dei malandrini che gli avevano distrutto il cam po di mais. Da quel giorno, il serpente alla ricerca del topolino e della lucertola e, se no n li trova, se la prende con la rana. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti? 2 - Cosa fa il topo? Vi sembra giusto? 3 - Quali sono le conseguenze del comportamento del topo? 4 - Come reagisce il serpente? Ha fatto bene? 5 - giusto ci che accaduto alla rana? 6 - Secondo voi la lucertola ha qualche colpa? 7 - Se vi foste trovati al posto del serpente, cosa avreste fatto? 8 - Sapreste individuare, nella nostra vita quotidiana, dei comportamenti simili a quelli del topo, della lucertola, del serpente e della rana? Questi comportam enti ci conducono alla pace? Perch? Morale della favola Sono tre gli elementi di carattere morale di questa favola: Mai fidarsi delle apparenze. Il serpente si fidato delle parole del topo e ha av uto, purtroppo, una cattiva sorpresa. Nella vita non bisogna essere invidiosi, n pettegoli. La malignit, prima o poi, si ritorce su noi stessi. La favola ci conferma che "il topo cresce tra i debiti" e questa non vita. importante non vivere sempre indebitati. L'uomo non deve cond urre la vita del topo che fatta di umiliazioni, di perdita di orgoglio, di accet tazione continua di situazioni svantaggiose. Bisogna avere un po' di pazienza nella vita, imparare ad ascoltare gli altri anc he quando una persona vittima di un inganno. Ascoltare gli altri ci consente, a volte, di risolvere meglio i nostri problemi, di non giudicare in fretta chiunqu e, come accaduto alla rana e alla lucertola che furono condannate dal serpente s enza neanche essere ascoltate.

PERCH MBO - IL CANE A VOLTE ABBAIA DI NOTTE? Tanto tempo fa, in un villaggio della foresta equatoriale, convivevano amichevol mente uomini ed animali. Il cane e il vampiro erano vicini di casa. Il cane parl ava e il vampiro aveva le fattezze di un uomo. La pace regnava tra gli uomini e gli animali, nel regno di Muna Moto - figlio dell'uomo. Il sovrano Muna Moto - figlio dell'uomo gioiva di questa convivenza pacifica e r ispettosa, e si vantava di regnare su un villaggio esemplare. Riceveva visite da ambasciatori di altri villaggi che volevano vedere con i propri occhi se ci che

si diceva in giro rispondeva a verit, e gli chiedevano consigli per realizzare la stessa armonia nei loro villaggi. A quell'epoca il vampiro era il medico chirurgo del villaggio. Succhiando il san gue ai malati, li guariva senza bisogno di operarli. Successivamente entr a far p arte di una setta segreta con altri uomini ed animali che gli conferirono il tot em, cio il potere di trasformarsi in animale durante la notte. Da quel momento, il vampiro cominci ad esercitare malamente la sua professione, f acendo morire uomini e animali, e per questo motivo fu trasformato definitivamen te in animale. Mbo - il cane si accorse delle malefatte notturne del vampiro e degli altri memb ri dell'associazione e allora le denunci al sovrano. Per vendicarsi, il vampiro l o priv della parola e gli lasci soltanto la possibilit di abbaiare. Per questo motivo, se di notte si sente un cane abbaiare insistentemente, si usa dire che "sta passando il vampiro", perch come "un uomo cade con la sua ombra", il vampiro rimasto animale e ha perso tutto il suo prestigio. Scheda didattico-pedagogica

Concetti chiave: Convivenza pacifica; Villaggio; Societ segreta; Totem. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti? 2 - Quale lavoro faceva il vampiro? Era un lavoro prestigioso? 3 - Cosa fece di negativo il vampiro per perdere la stima della popolazione? 4 - Cosa significa "un uomo cade con la sua ombra"? Aspetti culturali ed ecologici (Vedi Parte Seconda, p. 79 e ss.). - Qual la differenza tra il medico tradizionale e lo stregone? - Che cos' una societ segreta? - Che cos' un totem? Idee di approfondimento - Approfondire lo studio della societ tradizionale africana, delle societ segrete, dell'iniziazione giovanile e del totem. Fare uno studio di questi aspetti in re lazione allo sviluppo culturale, economico, sociale ed ecologico nell'Africa Ner a. Morale della favola Il racconto ci insegna che nella vita, volendo guadagnare troppo nel bene e nel male, si perde. Il vampiro, che era un personaggio chiave della societ, a un cert o momento ha voluto fare il doppio gioco, cio curare e allo stesso tempo uccidere . Si cos ritrovato nei guai. Il cane stato "la cicala che ha tradito con il suo s tridio". Ha pagato molto caro l'aver voluto salvare il suo popolo. Per ha fatto b ene, stato un bell'esempio per noi e il popolo deve essergli riconoscente.

PERCH ISEDU - LA LEPRE FUGGE SEMPRE A GAMBE LEVATE? Al tempo in cui Modi - la luna viveva con gli uomini e gli animali, aveva una vi ta particolarmente breve: infatti moriva e risorgeva nell'arco di poco tempo. Ne ssuno si spiegava come facesse, dal momento che a tutte le altre creature questo non succedeva. Ma Modi - la luna non voleva rivelare il suo segreto. Sui ritmi della nascita e della scomparsa della luna gli uomini regolavano i gio rni e le stagioni.

Un giorno, la luna decise di compiere un gesto di solidariet che consentisse agli uomini di vivere a lungo. Chiam quindi Isedu - la lepre e le svel il segreto dell a sua longevit: - Ora va' dagli uomini e di' loro che "come io muoio e ritorno in vita, cos loro potranno morire e resuscitare". Ma quando Isedu - la lepre arriv dagli uomini, disse: - Come io muoio e non ritorno in vita, cos voi dovete morire e non ritornerete in vita. Dopodich torn dalla luna, che le chiese: - Allora, che messaggio hai portato agli uomini? Isedu - la lepre rispose: - Ho detto loro: "Come io muoio e non ritorno in vita, cos voi dovete morire e no n ritornerete in vita". All'udire queste parole, la luna grid infuriata: - Tu hai detto questo? Delusa, prese un bastone e colp Isedu sulla bocca, che riport un bel taglio, e la lepre fugg a zampe levate, urlando: - La vita e la morte sono come scaglie di serpente, incastrate le une nelle altr e! Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Solidariet. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti? 2 - Cosa voleva fare Modi - la luna per gli uomini? 3 - Di chi si fidata Modi - la luna per aiutare gli uomini? 4 - Isedu - la lepre si comportata bene? Perch? 5 - Se voi vi foste trovati al posto di quell'animale cosa avreste dovuto fare? 6 - Se vi foste trovati al posto di Modi - la luna, cosa avreste fatto a Isedu? Aspetti culturali ed ecologici - Importanza della luna nelle tradizioni africane. Confronto con altre tradizion i. - Immaginate che una notte di venerd, con la luna piena, siete seduti con altri b ambini sotto il baobab in un villaggio del Camerun. Poi arriva un anziano chiama to Mussunguedi. Subito, per qualche secondo, c' un silenzio di tomba. Raccontate ci che accade in seguito. Idee di approfondimento - Approfondire lo studio del baobab come albero di pace. In quale ambiente si tr ova il baobab? A che cosa serve? Qual l'importanza socioculturale, economica e a mbientale del baobab? Morale della favola Il racconto ci insegna che per vivere bene nella nostra societ non consentito ven ire meno alla parola data. Come dicono i Douala, "un vero uomo preferisce la rov ina delle sue piantagioni che mancare alla parola data". La lepre non ha rispett ato l'impegno preso e non stata solidale con gli uomini, forse per timore che gl i uomini vivessero pi a lungo degli animali.

PERCH MODI - LA LUNA RIAPPARE SEMPRE? In un villaggio molto lontano chiamato Mundi Mwa ba bambe, "la terra degli anten

ati", viveva un vecchio di nome Nya Bona Bella, che era la massima autorit ed era chiamato da tutti "il saggio". Nya Bona Bella raccontava ai giovani del villaggio le storie dei loro antenati. Ogni mattina, al terzo canto del gallo, il vecchio accendeva la pipa sacra e inv ocava lo spirito degli antenati. Il fumo della pipa si alzava verso il cielo, me ntre Nya Bona Bella invocava Nyambe, Dio del cielo e della terra. Una notte, il chiarore della luna illumin la sagoma di un morto disteso a terra. Allora il vecchio chiam gli animali e disse loro: - Il nostro futuro dipende dalla vostra abilit. Chi si incarica di trasportare il morto e la luna sull'altra riva del fiume? Si fecero avanti due tartarughe: una aveva le zampe lunghe, l'altra le aveva cor te. L'anziano disse loro: - Avete il compito di salvarci. Ricordate: chi paziente fa cuocere una pietra fi no a quando ne ricava brodo. Per prima and la tartaruga con le zampe lunghe. Prese la luna e la port sulla riva opposta del fiume. Il vecchio saggio fece una risata compiaciuta e disse: - Proprio come immaginavo! Le pallottole per elefanti non vanno sprecate per una lepre. Fu poi il turno della tartaruga con le zampe corte. Questa cerc di trasportare il morto dall'altra parte del fiume, ma anneg. Allora il vecchio grid: - Gloria all'aquila, simbolo della comunit! Ma l'aquila non pu pretendere di soll evare l'elefante! per questo motivo che la luna riappare sempre e l'uomo morto non pu pi tornare in vita. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Anziano; Saggio; Diversit; Uguaglianza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti? 2 - Le due tartarughe sono uguali? Sono diverse? Perch? 3 - Cosa significa: "Le pallottole per elefanti non vanno sprecate per una lepre"? "Chi paziente, fa cuocere una pietra fino a quando ne ricava brodo"? "Gloria all'aquila, simbolo della comunit. Ma l'aquila non pu pretendere di sollev are l'elefante"? Aspetti culturali ed ecologici (vedi Parte Seconda, p. 79) - L'anziano nella civilt nera africana: "Un anziano che muore una biblioteca che brucia". Morale della favola Prima di prendere un impegno, assicurarsi di poterlo realizzare. Non bisogna far lo solamente perch anche gli altri lo fanno. "Quello che conviene a me non necess ariamente conviene a te". Ogni essere umano fatto a suo modo. Non serve imitare sempre gli altri.

LA LEPRE, LA IENA E IL LEONE In un villaggio sperduto nella savana viveva una comunit di animali. Il loro sovr ano era Nguila Nyama - il leone, che tutti gli animali chiamavano "Mutudu", cio " grande fratello".

Un giorno, Nguila Nyama si ammal gravemente. Tutti gli animali temevano per la vi ta del loro sovrano e si domandavano chi potesse sostituirlo degnamente a capo d ella comunit, che comprendeva esseri piccoli come Nguigui - la mosca e gigantesch i come Njo - l'elefante. Tutti gli animali si recarono al capezzale di Nguila Nyama - il leone, alcuni di loro portando dei regali, altri delle medicine. Ma tra tutti gli animali non si vedeva la lepre. Una sera - era gi la quinta luna di malattia di Nguila Nyama - arriv la iena e dis se al sovrano: - Mutudu - grande fratello, non ti sei accorto che da quando sei ammalato sono p assati a salutarti tutti gli animali della savana eccetto la lepre? Caro Mutudu, la lepre deve avere un piano in testa: sicuramente aspetta la tua morte per rub arti il trono, perch si sta vantando di possedere il tuo testamento. Secondo quan to racconta, tu l'avresti designata come tuo successore in quanto le riconosci i ntelligenza e bravura. Se non la punisci in maniera esemplare, anche gli altri a nimali si comporteranno come lei e allora saranno guai per la nostra comunit! Ai nostri nipotini lasceremmo in eredit un villaggio senza regole n valori, impoverit o, e dove regnano invidia e intolleranza. Nguila Nyama - il leone gli rispose: - Hai ragione, la lepre merita una punizione. Le infligger una pena esemplare, co s cesser di essere di cattivo esempio. Allora la iena incalz: - Mutudu, come "una sorgente lontana lascia morire di sete", far sapere alla lepr e che vuoi incontrarla per consegnarle lo scettro davanti a tutta la comunit. Cer tamente verr subito e cadr nella trappola. Ma il saggio sovrano rispose: - Non c' bisogno di farlo. Io so che non morir. Catturer io stesso quella maleducat a per darle una bella tirata d'orecchie. Proprio mentre il leone e la iena stavano parlando, la lepre giunse a salutare i l sovrano, ma rimase nascosta dietro la porta ad ascoltare la conversazione. Dec ise allora di mettere in atto un piano: uccise una mucca, ne prese le due cosce e la gobba, poi chiam tutti i suoi familiari e con essi si rec da Nguila Nyama. Da vanti al sovrano intonarono insieme questo canto: - Mutudu Hum, we nde Mutudu. Hum Hum. A Nguila Hum, we nde Mutudu. Hum Hum. E aggiunse: - Chi come Nguila Nyama - il leone pu regnare degnamente su questa comunit? Risposero i suoi: - Nessuno! - Chi come Nguila Nyama - il leone pu avere un regno cos lungo, pacifico e tollera nte? Risposero i suoi: - Nessuno! - Allora non ci puoi lasciare, Nguila Nyama. Tu sei il nostro "baobab che non de ve cadere". Sei l'inizio e la fine della nostra comunit, che non possiamo immagin are senza di te. Per dimostrarti la solidariet mia e della mia famiglia, ecco la medicina che ti potr guarire. Tu sai che mio padre era un grande guaritore. Egli mi ha insegnato le tecniche del suo mestiere e mi ha detto: "Quando il sovrano s tar male, aspetta la settima luna e poi consegnagli questa medicina che avrai pre parato con cura nella notte della sesta luna. Ma ricordati, non dovrai recarti d al sovrano prima della sesta luna!". Caro Nguila, per questo motivo non ti ho fa tto visita precedentemente. Io desidero che tu guarisca. Mangia subito questa ca rne condita con la medicina degli antenati e vedrai che tutto andr per il meglio. Nguila Nyama - il leone aveva molta fame e quindi mangi subito la carne che gli a veva portato la lepre, mentre questa ricominciava il canto assieme ai suoi famil iari. Dopo aver mangiato e bevuto, Nguila Nyama il leone cominci a sentirsi meglio. La settimana seguente, quando fu completamente guarito, il sovrano convoc un'assembl ea generale: ringrazi tutti gli animali per la loro solidariet ed elogi in particol are la bravura della lepre e della sua famiglia, che lo avevano guarito. La lepre e i suoi famigliari iniziarono allora a cantare: - Mutudu Hum, we nde Mutudu. Hum Hum.

A Nguila Hum, we nde Mutudu. Hum Hum. Tutti gli animali si unirono al canto, eccetto la iena che rest in disparte, molt o contrariata e dispiaciuta, perch Nguila Nyama il leone non le aveva rivolto nem meno una parola di ringraziamento. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Comunit; Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Cosa fa la iena contro la lepre? 3 - A vostro avviso, perch la iena se la prende con la lepre? 4 - Cosa significa: "Una sorgente lontana lascia morire di sete"? Aspetti culturali ed ecologici - La medicina tradizionale in Africa: vantaggi e svantaggi. - Il rapporto tra la medicina tradizionale e la medicina moderna in Africa Nera. Morale della favola Il racconto ci insegna che ognuno di noi vuole conservare la propria dignit. Per n on bisogna prendere in giro gli altri oppure essere invidiosi e pettegoli per ra ggiungere i nostri obiettivi personali. La malignit pu ritorcersi su noi stessi. L e calunnie escogitate per rendere gli altri colpevoli non sono giuste. Nella vit a si possono ottenere tante soddisfazioni lavorando con perseveranza e onest. "Ch i semina la pioggia, raccoglie la tempesta". L'amicizia si conquista con opere b uone, proprio come ha fatto, in questo caso, la lepre. MUNA LOBA - IL FIGLIO DI DIO Mulema era una donna buona di cuore, con un bel carattere, semplice, umile e mol to gentile. Si era sposata con un cacciatore chiamato Mussole Banana e aveva avu to cinque figli: il primo si chiamava Mondi, perch era nato di luned; il secondo S undi, perch era nato la domenica. Il terzo figlio era stato chiamato Modi perch er a nato durante la stagione secca, nel cuore della notte al chiaro di luna, mentr e Mulema ascoltava le storie del vecchio saggio Wase - la terra. Il quarto figli o, Muna Loba - il figlio di Dio, era nato nella foresta mentre Nguila Nyama - il leone stava inseguendo Mulema e suo marito: nella fuga Mulema era caduta a terr a e, gridando per il dolore, aveva dato alla luce il piccolo Muna Loba, che avev a ricevuto questo nome come ringraziamento a Loba - il Dio onnipotente, creatore di tutto. Il quinto figlio era una bambina, alla quale era stato dato il nome N dolo - Amore, perch la madre voleva ricordare l'amore che nutriva verso il marito , che tanto desiderava una figlia femmina. La coppia continuava a vivere in armonia. I figli crescevano bene e, come tutti i bambini, giocavano e facevano scherzi. Nel villaggio viveva anche un'anziana donna chiamata Bola to Ndje - tuttofare: e ra vedova e non aveva figli. Di lei si diceva che non aveva avuto figli perch era una strega e che avesse ucciso lei stessa suo marito. Si raccontava inoltre che , utilizzando la magia, rapiva i bambini per farli lavorare in schiavit in un ort o situato in un altro villaggio. Per questi motivi nessuno la frequentava. Anche a Muna Loba e ai suoi fratelli era stato detto di non andare mai a far vis ita a quella vecchia. Muna Loba aveva ormai dieci anni. Un giorno, quando ormai tutti i suoi familiari erano a lavorare nella piantagione, che distava tre chilometri dalla loro casa, si rec dalla vecchia. Giunto da lei, la salut e si present.

La vecchia fu molto contenta della visita e gli chiese: - Perch sei venuto da me? Chi ti ha mandato? Sono sempre da sola, perch tutti dico no che sono una strega. Tu non hai paura di me? Il bambino disse: - Perch mai dovrei avere paura di te? Se anche tu fossi una strega, non capisco p erch non dovrei stare in tua compagnia. Tu sei molto anziana: come fai a procurar ti l'acqua e la legna da ardere? Chi lava i tuoi vestiti? La vecchia rispose: - Figlio mio, impiego tre ore per andare alla sorgente che dista un chilometro d a questa casa, e siccome la gente ha paura di me, devo andarci la sera, quando o rmai gli altri sono rientrati nelle loro case. Legna non ne ho. La mia vita in q uesta terra molto dura e difficile. Che cosa avr mai commesso per meritarmi quest a maledizione? Allora Muna Loba disse: - Da oggi in poi mi impegno a portarti ogni mattina l'acqua della sorgente e anc he l'acqua del fiume, con la quale potrai lavarti. Ogni due giorni ti porter la l egna e laver anche i tuoi vestiti una volta alla settimana. L'anziana donna disse: - Mille grazie, piccolo amico. Ma come potrai fare tutto questo? Hai solo dieci anni! Cosa diranno i tuoi genitori, che quando mi vedono abbassano la testa e gu ardano a terra? Io ti ringrazio per aver pensato a me: sei proprio il figlio di Dio, come dice il tuo nome! Ma lascia perdere, ormai non mi resta molto tempo da vivere su questa terra. Il bambino disse ancora: - Da oggi in poi sar tuo figlio adottivo, puoi chiamarmi Muna Bola to Ndje - figl io di tuttofare. Quando torn a casa era ormai molto tardi, i suoi parenti erano gi tornati e lo cer cavano ovunque. Nessuno immaginava dove fosse andato e suo padre glielo chiese. Muna Loba rispose, mentendo: - Ero al fiume a pescare. La mattina seguente, per rispettare l'impegno con la vecchia, Muna Loba si rec mo lto presto alla sorgente: prese prima l'acqua per la vecchia, poi anche per la m adre. Mulema guard con sorpresa il figlio che stava crescendo. Ma questo era solo l'ini zio: Muna Loba dedicava met della mattina alla propria famiglia e l'altra met alla madre adottiva, che era molto contenta. Tutti nel villaggio avevano notato che l'anziana donna aveva ritrovato il sorriso, che era sempre pulita e in buono sta to, ma nessuno avrebbe mai immaginato che il cambiamento fosse dovuto all'intere ssamento del piccolo. Un giorno il bambino si ammal: la pancia gli faceva molto male e diventava ogni g iorno pi gonfia. La famiglia chiese aiuto a tutti, ma nessuno riusc a capire di qu ale malattia si trattasse. Tutti davano per scontata la sua morte imminente. Erano ormai passate sette lune da quando Muna Loba - il figlio di Dio si era amm alato e la vecchia, non vedendolo, decise di andare a trovarlo casa sua. Appena arriv di fronte alla casa, tutte le persone che sostavano fuori fuggirono e la ma dre del piccolo inizi a piangere, gridando: - Vattene, vattene, strega! Non venire a mangiare il mio piccolo, vattene via! Da tre giorni ormai Muna Loba non parlava e non si muoveva, ma trov la forza di g ridare: - No, mamma! Lascia che la mia madre adottiva si avvicini, sono contento di vede rla! Sua madre e i suoi fratelli, sorpresi, gli dissero: - Ma di chi stai parlando? Muna Loba rispose: - Sto parlando di Bola to Ndje. La sorpresa fu grande per tutti e, sebbene a malincuore, lasciarono entrare l'an ziana donna. Bola to Ndje si accert allora delle condizioni di salute del figlio adottivo, poi and a casa a prendergli una medicina. Non era passata nemmeno un'ora da quando la donna aveva somministrato la medicin a a Muna Loba, che il bambino era gi fuori casa a giocare come se non fosse mai s

tato ammalato. Quella sera Muna Loba and a dormire a casa della vecchia, con il permesso dei gen itori. E da quel giorno la donna divent l'amica pi cara della famiglia. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Famiglia; Amicizia; Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Chi era Muna Loba? Cosa significa Muna Loba in lingua Duala? 3 - Perch fu chiamato Muna Loba? 4 - Quanti fratelli e sorelle aveva Muna Loba? Come si chiamavano e perch? 5 - Chi era Bola to Ndje? Cosa significa in lingua Duala? 6 - Bola to Ndje era stimata nel villaggio? Perch? 7 - Cosa accadde tra Muna Loba e Bola to Ndje? 8 - Chi fece il primo passo? 9 - Cosa fa Muna Loba per conquistare la stima di Bola to Ndje? 10 - Cosa fa Bola to Ndje per dimostrare la sua stima a Muna Loba? 11 - Immaginate di essere al posto di Muna Loba: vi sareste comportati cos? Perch? 12 - Quale messaggio di vita ci d Muna Loba? Aspetti culturali - Studio della famiglia tradizionale africana. Morale della favola Questa favola ci richiama all'umilt, al rispetto degli anziani, alla solidariet tr a le generazioni. Chi impara a fare del bene non morir mai. Sar ricordato e, come si dice in Africa Nera, "si pu morire senza cessare di esistere". importante esse re gentili nell'animo, dedicandosi a fare del bene. PERCH IL CALAO, UCCELLO NERO, HA LE ALI BIANCHE? Molti anni fa in un villaggio della foresta gli uomini di carnagione scura, alti e belli, vivevano insieme agli animali. Sugli alberi viveva il calao, un uccell o di un bel colore bianco e celeste, antipatico a molti per la sua lingua pungen te. Un giorno il calao si rese conto che nel villaggio regnava la discordia tra gli uomini, quindi pens di utilizzare la propria intelligenza per trovare una soluzio ne. Decise allora di recarsi ogni mattina, al primo canto del gallo, sul grande baobab e da l osservare gli esseri umani. Cos decise e cos fece. Il calao not un uomo che camminava sempre da solo. Un giorno lo salut cos: - Salve, uomo dalla bocca che puzza! Ma l'uomo prosegu il cammino, senza rispondere. Poco dopo il calao vide altri due uomini che camminavano sempre insieme, e disse loro: - Salve, uomini capaci di provocare la morte a voi stessi! Anche questi, senza rispondergli, continuarono a camminare. Il calao vide allora tre persone che stavano quasi sempre insieme e le apostrof: - Salve, calunniatori! Nemmeno questi gli risposero, e continuarono a camminare. Fu la volta di un uomo che aveva tre amici. Il calao aveva notato che quell'uomo , quando doveva mangiare, cercava sempre di appartarsi con una scusa qualsiasi. Quando pass sotto il baobab, il calao lo chiam e gli disse: - Salve, uomo egoista che non merita di avere amici! Senza rispondere, l'uomo se ne and.

C'era un uomo pigro: non lavorava quasi mai e passava il tempo a raccontare barz ellette agli amici, che si divertivano e gli davano un po' del loro cibo. Il cal ao gli disse: - Salve, uomo pigro! Ogni adulatore vive alle spalle di chi lo ascolta. Ma anche il pigro se ne and senza rispondere. Infine, il calao vide passare una ragazza che sceglieva sempre gli amici in base alla loro condizione economica e alla loro bellezza. Le si rivolse quindi con q ueste parole: - Salve, ragazza superficiale e senza carattere! La ragazza prosegu il cammino, senza rispondere. Il giorno del grande mercato tutte queste persone si incontrarono dal venditore di vino di palma e si raccontarono degli strani incontri con il calao. Decisero allora di tornare tutti insieme sotto il baobab per chiedere all'uccello una spi egazione del suo comportamento. A loro si unirono molte altre persone che avevan o ascoltato il racconto. Purtroppo, per, pi che la curiosit fu il desiderio di vend etta a farli muovere! Arrivati sotto il baobab, trovarono il calao al suo solito posto. Quando vide ar rivare il gruppo, l'uccello cominci a cantare. Allora l'uomo pigro grid, rivolto al calao: - Ferma il tuo becco, sporco uccello! Ora devi darci una spiegazione per quanto hai detto stamattina! Il calao comment: - Allora questo che vi ha fatto arrabbiare? Ma io ho detto solo la verit, vi spie gher perch. Ho detto "uomo dalla bocca che puzza", perch un uomo che sta sempre da solo e non parla mai con nessuno avr ben presto un alito cattivo e la sua bocca puzzer. Ho detto "uomini capaci di provocare la morte a voi stessi" perch quando due uomi ni stanno sempre insieme ma non hanno relazioni con gli altri, in caso di litigi o nessuno li aiuter a riappacificarsi e quindi uno potrebbe uccidere l'altro. Ho detto "calunniatori" perch quando tre amici sono sempre insieme, se uno di lor o si allontana un attimo gli altri due parleranno male di lui. Ho detto "uomo egoista" perch chi ha amici e si nasconde per mangiare, rifiutando di condividere ci che ha, non merita di avere degli amici. Ho detto "uomo pigro, ogni adulatore vive alle spalle di chi l'ascolta", perch ne lla vita c' un tempo per chiacchierare e uno per lavorare. Non bello fare i furbi e vivere alle spalle degli altri. Ho detto "ragazza superficiale e senza carattere" per chi sceglie gli amici per interesse. Sappiate che la vera bellezza di una persona interiore. Quando il calao ebbe finito di parlare, quegli uomini senza valori umani, umilia ti dalle sue parole, lo acchiapparono e lo picchiarono con tutte le loro forze. Poi lo fecero rotolare nella cenere nera, trattenendolo forte per le ali, che pe r questo motivo rimasero bianche. da quel giorno che il calao ha perduto il suo bel colore bianco e celeste. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi il protagonista della favola? 2 - Di che cosa si rende conto il calao in quel villaggio? 3 - Cosa decide di fare? 4 - Dove va a stare al primo canto del gallo? 5 - Che cosa nota il calao? 6 - Cosa succede il giorno del mercato dal venditore di vino di palma? 7 - Quale spiegazione d il calao? 8 - Cosa accade, poi, al calao? 9 - Secondo voi, il giudizio del calao era giusto?

10 - Se foste stati tra le persone che il calao aveva interpellato, cosa avreste potuto fare? 11 - Se invece foste stati tra la folla che era presente mentre le vittime moral i del Calao gli chiedevano delle spiegazioni, cosa avreste fatto? 12 - Individuate e disegnate le sequenze della favola e fate delle didascalie. 13 - Drammatizzate la favola anche attraverso il travestimento. 14 - Raccontate la favola a modo vostro, scegliendo musiche e rumori come sottof ondo alla storia. Aspetti culturali ed ecologici - In quale ambiente si svolge la favola? - Quali sono gli elementi della favola che vi fanno pensare a quell'ambiente? - Cos' il vino di palma? Come si ottiene? Morale della favola Questo racconto ci fa riflettere sul significato dell'amicizia. Per essere amici come il filo e l'ago, servono importanti valori etici, affettivi e comportament ali. Come dicono i Douala, "quando l'uccello non conosce l'albero, non va a ripo sarvisi". Quindi per fare amicizia, occorre investire nella conoscenza reciproca , serve il rispetto, l'umilt, la capacit di ascoltare i consigli degli altri anche se sono sconosciuti, perch "capita a volte che il saggio sia consigliato da un p azzo". Tutto questo mancato agli uomini di questa favola.

EWAK - IL GORILLA, SOMBO - LO SCIMPANZ E NJOU - LA PANTERA Un giorno, Ewak - il gorilla, Njou - la pantera e Sombo - lo scimpanz si incontrar ono nella foresta dei Bonanton. Su proposta di Sombo - lo scimpanz, decisero di an dare a raccogliere un grappolo di noci di palma in un posto non lontano da l. Arrivati sotto l'albero, i tre dovevano decidere chi fra loro dovesse arrampicar si, perch le noci si trovavano ad oltre trenta metri di altezza. Dopo qualche inc ertezza, lo scimpanz prese la parola per primo e disse: - Non importa che vi scervelliate! Non sono forse io lo scalatore pi sicuro e vel oce della foresta? Disse allora Ewak - il gorilla: - Forza, vediamo se sei veramente cos bravo. Mostra alla pantera le tue doti ecce zionali! Pi veloce di una formica e con estrema disinvoltura, lo scimpanz arriv rapidamente in cima alla palma. Dal basso, gli altri due animali si stupirono della sua velo cit e si domandarono: - Come far a tagliare il grappolo, se non si portato un'ascia? Ma Sombo - lo scimpanz salt sul ramo della palma che sosteneva il grappolo di noci e con il suo peso lo fece cadere, gridando: - Prendete le noci! Subito il gorilla si fece avanti e, con il petto in fuori come un pugile, afferr i frutti. Njou - la pantera era meravigliata: non avrebbe mai immaginato tanta bravura da parte dei suoi compagni! Ora le noci si trovavano a terra, ma l'opera non era completata: bisognava sgusc iarle e non si trattava certamente di un lavoro facile. Mettendo in mostra le sue unghie lunghe e taglienti, la pantera disse allora: - Questo compito mio! In pochi secondi termin il lavoro alla perfezione e aggiunse, rivolgendosi ai com pagni: - Ora potete raccogliere le noci. Ma questi si accorsero che nessuno di loro aveva pensato di procurarsi dei conte nitori nei quali trasportarle. Di comune accordo, i tre decisero allora di separ arsi per andare a procurarseli e ritrovarsi poi nuovamente sotto la palma.

Fu allora che Sombo - lo scimpanz cominci a pensare fra s: - Da quando sono nato non ho mai visto nessuno sgusciare con tanta rapidit un gra ppolo di noci. Se Njou - la pantera cos abile con le noci, figuriamoci quello che potrebbe fare alle sue prede! Che unghie lunghe, mi fanno tanta paura! Se mi ca tturasse, riuscirebbe a farmi a pezzettini in pochissimi secondi. meglio rinunci are alle noci. vero che ho fame, ma devo salvarmi la vita. Non mi fido proprio d ella pantera, meglio non provare a dividere il cibo con lei e tornare a casa. Anche Ewak - il gorilla era pensieroso: - Non ho mai visto un animale con unghie tanto lunghe. Che paura! Mi viene il ba tticuore se penso a quanto tempo ho trascorso in compagnia di Njou - la pantera senza rendermi conto del pericolo che stavo correndo! Non ci penso proprio di to rnare a dividere le noci. E poi mi ha sconvolto anche la velocit di Sombo - lo sc impanz: pensavo di conoscerlo bene, ma in realt sottovalutavo la sua abilit. Fra i tre, sono io quello che corre i pericoli maggiori. Ora me ne vado a casa mia e.. . addio noci di palma! Anche Njou - la pantera, alquanto preoccupata, rifletteva tra s e s: - Pensavo di avere degli amici deboli, ma mi sbagliavo. A guardare la rapidit di Sombo - lo scimpanz e il petto di Ewak - il gorilla, grosso come quello di un pugi le, mi rendo conto che questi due potrebbero tendermi una trappola e ingannarmi. Ho visto molte cose nella mia vita, ma nulla di simile a quanto ho visto oggi! Meglio essere prudenti: che si dividano pure anche la mia parte di noci, io mi r itiro. Fu cos che il gorilla, lo scimpanz e la pantera abbandonarono le loro noci nella f oresta per paura delle migliori qualit degli altri. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Diversit; Responsabilit. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Dove sono e cosa devono fare? 3 - Quali azioni dello scimpanz e del gorilla stupiscono la pantera? 4 - Quale azione della pantera stupisce il gorilla e lo scimpanz? 5 - Cosa accade tra i tre animali? 6 - A vostro avviso questi tre animali sono davvero amici? Perch? 7 - Esiste una diversit tra questi animali? Se s, come viene vissuta? 8 - Immaginate di essere al posto dello scimpanz, poi al posto del gorilla e infi ne al posto della pantera. Come vi comportereste? Aspetti culturali Nella favola si parla della noce di palma. - Che cos'? - Dove si trova? - A che cosa serve la noce di palma? - C' una differenza tra noce di palma e noce di cocco? Idee di approfondimento Approfondire il concetto di diversit. La diversit ricchezza; non pu dividere, ma de ve unire. Morale della favola La favola ci richiama al rispetto e alla fiducia negli altri. Non c' amicizia sen za fiducia, senza rispetto. Ognuno di noi fatto a modo suo, con le sue capacit, l e sue doti personali che non devono essere viste come aspetti negativi che imped iscono il rispetto, la convivenza, l'amicizia. Non bisogna essere gelosi delle d oti particolari di un'altra persona. Ogni essere umano d, a suo modo, un contribu to insostituibile alla societ. Il fatto di avere qualit specifiche non deve creare

invidia, divisione, ma piuttosto unione per formare una famiglia serena, felice nel profondo rispetto delle diversit.

KEMA - LA SCIMMIA SALVATA DA WUDU - LA TARTARUGA Sapete perch "il vento soffia contro chi setaccia il miglio"? Ecco ci che hanno riferito i nostri antenati: la storia di Kema - la scimmia e di un leopardo. Il leopardo era solito aggirarsi per la foresta dei popoli Bodiman, dove cacciav a le sue prede. Purtroppo capitava spesso che ferisse o uccidesse cacciatori del villaggio. Questi decisero allora di tendere una trappola all'animale. La mattina presto i cacciatori scavarono una buca profonda sei metri e la ricopr irono con foglie secche, affinch il leopardo non potesse vedere la trappola, poi si nascosero dietro un cespuglio per fare la guardia. Dopo ore ed ore di attesa, il leopardo ancora non si vedeva. E non lo si vide per tutto il giorno. Il gior no seguente il leopardo, affamato, entr nella foresta e cadde nella buca che gli uomini avevano mimetizzato molto bene. Coperto di fango, il leopardo cominci a gr idare: - Aiuto! Aiutatemi ad uscire, non lasciatemi morire qui dentro! Pass di l un topo che chiese al predatore: - Che cosa ti successo? Il leopardo raccont l'accaduto al topo, che per pens dentro di s: "Se salvo questo a nimale feroce, rischio che poi lui, in due secondi, mi faccia fuori. Non posso r ischiare". Cos gli rispose dicendo: - Io vorrei veramente salvarti, ma come faccio? Sono troppo piccolo. Sai cosa ti dico? Adesso vado a chiamare Njo - l'elefante: lui, con le sue grosse zampe, pu tirarti fuori da quel buco profondo. Aspettami, faccio presto. Ma il topolino se ne and per i fatti suoi e non si fece pi vedere. Pass poi una lepre che, riconoscendo dal grido la voce del leopardo, pens: "Questo il leopardo! Se mi fermo, rischio di farmi divorare!", e prosegu per la sua stra da. Il terzo animale a passare di l fu il leone. Sent il grido del leopardo, si ferm ai bordi del pozzo e gli disse: - Sono contento che tu sia caduto in questa trappola. Tu sei mio rivale e senza di te in giro io potr essere pi tranquillo e avere pi cibo a disposizione. Non poss o proprio salvarti. Infine pass di l la scimmia che, alle grida del leopardo, disse: - Figlio del mio stesso padre, cosa posso fare per te? Rispose il leopardo: - Figlia di mio padre, sono caduto in questo pozzo prima ancora che il sole entr asse nella foresta. Ti prego, aiutami ad uscire di qua. Kema - la scimmia disse: - "Si pu facilmente guarire da una malattia, ma non altrettanto facilmente da un vizio". Ora tu sei cos umile perch ti senti in pericolo di vita. Vuoi forse farmi credere che sei cambiato? Quando mai prima d'ora hai visto una preda e l'hai las ciata andare via? Tu, leopardo, ti sentiresti di giurare cento volte che non sar ai pi un predatore feroce? Il leopardo giur, ma la scimmia gli disse: - "Le parole passano come il vento, mentre il male che si fa non finisce". Allora il leopardo, preso dalla disperazione, si mise a piangere, dicendo: - Ti prego, non abbandonarmi, Kema, figlia di mio padre. Abbi piet di me, non las ciarmi qua. Se mi farai uscire da questo pozzo, il mio progenitore firmer un patt o di amicizia a vita con tutta la tua famiglia. Finalmente, la scimmia decise di aiutare il leopardo: tagli un bastone lungo e lo cal nel pozzo, cos il leopardo pot arrampicarsi e uscire. Ma quello che segu non fu un gesto di ringraziamento. Gli occhi del leopardo divennero minacciosi e lasci arono trasparire un grande desiderio di caccia. La scimmia, impaurita, chiese al

leopardo: - Che succede, amico mio? Perch mi guardi cos? Non riuscirai proprio mai a liberar ti della tua cattiveria? Il leopardo prese la parola e disse: - Kema figlia di mio padre, non sai che "non perch mi hai salvato la vita che io devo a tutti i costi salvare la tua"? La poverina grid: - Cosa? Dunque tu mi vuoi mangiare? Rispose il leopardo: - Certo, ho fame. Non sapendo pi cosa fare, la scimmia si mise a piangere e disse al leopardo: - "Chi ha la pancia grossa non ha amici". In quel momento pass di l per caso l'antilope e la scimmia le chiese di fare da gi udice in quella storia. Dopo essersi messa a distanza dai due contendenti, l'ant ilope ascolt cosa era successo ma al termine del racconto, per paura di essere di vorata, diede ragione al leopardo e se ne and. Molti altri animali passarono di l, uno dopo l'altro: il gatto, il cane, la lepre . Ma tutti, inevitabilmente, per paura si comportarono come l'antilope. Infine arriv anche Wudu - la tartaruga. Anche lei ascolt il racconto della scimmia e del leopardo, dopodich propose ad entrambi di ricostruire i fatti, mettendosi ciascuno nel posto in cui era inizialmente. Il leopardo salt nel pozzo e Wudu - la tartaruga invit Kema - la scimmia a toglier e il bastone. Poi Wudu chiese al leopardo: - Eri davvero l quando Kema ti ha salvato? Rispose il leopardo: - Certamente! Allora Wudu - la tartaruga disse: - Bene, allora l rimani! E invit Kema - la scimmia a risalire sugli alberi, da dove la poverina prese a la nciare sassi contro il leopardo, dicendo: - "Se ami molto una cosa, la tua morte nelle sue mani". Poco dopo arrivarono i cacciatori del villaggio che avevano preparato la trappol a e, trovato il leopardo, lo uccisero. per questo che si dice: "il vento soffia sempre contro chi setaccia il miglio". Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Solidariet; Tolleranza. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Cosa faceva il leopardo nella foresta dei popoli di Bodiman? 3 - Cosa fecero gli abitanti per mettere fine al terrore causato dal leopardo? 4 - Come spieghereste il comportamento degli animali: il topo, la lepre, il leon e nei confronti del leopardo in difficolt? 5 - Come considerate l'intervento della scimmia? Il leopardo stato riconoscente verso di lei? 7 - Come giudicate l'intervento di Wudu? Il leopardo si salver? 8 - Immaginate che non sia venuta Wudu; cosa sarebbe accaduto alla scimmia? 9 - Immaginate che non sia venuta Wudu e che, mentre il leopardo vuole mangiare la scimmia, arrivino i cacciatori del villaggio di Bodiman. Cosa potrebbe accade re? 10 - Immaginate che arrivi Wudu, ma la pantera rifiuti la ricostruzione dei fatt i. Cosa potrebbe accadere? Aspetti culturali Spiegare i proverbi seguenti: "Si pu facilmente guarire di una malattia ma non di un vizio".

"Le parole passano come il vento mentre il male che si fa non finisce". "Se ami molto una cosa, la tua morte nelle sue mani". "Il vento ritorna sempre contro chi vaglia il miglio". Idee di approfondimento Analisi del concetto di villaggio, a livello geografico e antropologico. Differe nza tra villaggio e campagna, villaggio e paese. Descrizione di un villaggio, de lle attivit in un villaggio. Descrizione degli uomini che vivono in un villaggio. Morale della favola Il racconto insegna che bisogna essere sempre solidali con gli altri, anche quan do si tratta di persone a noi antipatiche, perch "nessuno pu schiacciare l'ascesso che ha sul dorso". Il nostro senso di responsabilit ci deve condurre a compiere atti concreti e leali perch non sappiamo cosa pu riservarci il futuro. E chi ricev e aiuto, deve esserne riconoscente.

PERCH DOMBI - L'APE NON RISPONDE PI AI SALUTI DEL ROSPO? vero che "la zuppa di verdura di ndol con i gamberetti unisce gli amici e i paren ti"? Molto tempo fa, nella zona delle foreste pluviali del Golfo di Guinea, tutti gli animali si recarono al fiume per dissetarsi. Era una bella giornata della stagi one secca e c'erano proprio tutti, sia quelli che strisciano che quelli che camm inano: Esaca Ngomba, Wudu, Nguila Nyama, Mbo, Singui, Kema, Sombo, Ko, Pu, Mbomo, Njo e tanti altri. Tutti erano accompagnati dalle loro famiglie, eccetto Dombi - l'ape e il rospo. Dombi - l'ape spieg agli altri animali che negli ultimi tempi lei e la sua famigl ia non avevano potuto recarsi presso il Tongwa Macom - "fiume degli amici" perch erano molto impegnate nella produzione del miele. Poi si sofferm a lungo a parlar e con il rospo, che invit a cena a casa sua per il giorno successivo. Il giorno seguente, il rospo si rec a casa dall'amica, non senza aver preparato d el vino di palma e dell'acqua di sorgente da portarle in dono. Quando arriv, Domb i stava seduta all'ingresso della sua abitazione e lui la salut dicendo: - Musango mu be na wa, "Che la pace sia con te, sorella". Rispose l'ape: - Na wa pe, "Anche con te". Dopo i saluti, l'ape invit il rospo a sedersi vicino a lei e i due amici iniziaro no a chiacchierare. Ad un tratto, l'ape disse: - Fratello, tu sei venuto qua anche per cenare con me. Non aspettiamo oltre, and iamo a mangiare. Mangiare fa bene alla salute e allora non perdiamo tempo, sedia moci a mangiare! Il rospo disse soltanto: - Hum, che buon odore! Sembra proprio buono! Dombi - l'ape comment: - Sai, cucinare mi riesce proprio bene, ma il merito anche dei nostri antenati c he mi hanno insegnato come fare. Da loro abbiamo imparato tante cose... Peccato che al giorno d'oggi i nostri piccoli non siano altrettanto disponibili ad impar are. Il rospo sospir: - Hai ragione, sorella. Io non riesco pi a tenere sotto controllo i miei figli, a llora ho deciso di fare proprio come facevano i nostri antenati. A chi non lavor a, non rispetta i familiari o le regole della comunit, non concedo favori, do poc o da mangiare e non concedo il permesso di uscire o di sposarsi. Dombi disse: - Cominciamo pure a mangiare. Come vuole la tradizione, mangeremo insieme nella zucca.

Il rospo port avanti la mano destra educatamente per prendere il cibo, ma l'ape l o ferm: - Hum, fratello, hai dimenticato di lavarti le mani. Non puoi mangiare co n le mani cos sporche! Aspetta un attimo, vado a prenderti dell'acqua. Ma dietro la casa di Dombi - l'ape non c'era pi acqua; allora, non volendo spreca re acqua potabile, Dombi disse: - Perch non fai un salto al piccolo marigot (zona paludosa) e ti lavi l? Dai, spic ciati! Il rospo segu il suggerimento dell'ape e rapidamente si rec alla palude per lavars i le mani. Intanto l'ape inizi a mangiare. Quando il rospo torn e fece per allungare la mano verso la zucca contenente il ci bo, ancora una volta l'ape esclam: - Hummm, ma la tua mano ancora pi sporca di prima! Non ti sei lavato? Con voce decisa il rospo rispose: - Certo che s! Dombi continu: - Forse non ti sei asciugato. Prendi questo pezzo di stoffa, torna a lavarti e p oi asciugati bene. Il rospo and ancora una volta verso il marigot, ma quando torn l'ape ripet la stess a scena e lo rimprover: - possibile che tu non sappia lavarti le mani? Non puoi mangiare con queste mani sporche! Dai, corri ancora a lavarti. Il rospo, contrariato, ripart nuovamente verso il marigot, ma questa volta con un passo un po' pi lento. Quando torn, l'ape aveva gi finito di mangiare. Fu allora c he cap che l'amica si era fatta beffe di lui e, deluso, torn a casa salutandola: - Finisci la giornata in pace, sorella. Passarono molti giorni e il rospo sentiva di aver imparato molto da quella serat a indimenticabile. Come sempre continuava a recarsi al "fiume degli amici" e ave va un saluto per tutti, compresa l'ape, che, nonostante il tiro mancino, era com unque un'amica. Un giorno, poich i suoi figli dovevano sposarsi, il rospo chiese a Dombi - l'ape di aiutarlo per i preparativi. Questa accett di buon grado e il giorno prima dell e nozze and a casa dall'amico al mattino presto. Quando il sole fu alto, si ferma rono per mangiare e allora l'ape cominci a ronzare: vrrrrrrouu, vrrrrrrouu... Disse il rospo: - Ah no, fratello mio, non riesco proprio a mangiare con questa musica. Ferma il tuo tamburo. Da noi vietato mangiare mentre suona il tamburo. Te ne prego, lasc ia la tua musica fuori e poi torna a mangiare. L'ape usc, poi rientr nella casa. Ma la musica continuava pi forte di prima: vrrrrr rrroooouuuuuuu, vrrrrrrrrooouuuuu... Il rospo disse ancora: - Ti ho gi detto che non posso mangiare con la musica. Lascia il tuo tamburo fuor i! L'ape usc ancora, ma quando rientr il rospo aveva gi finito di mangiare e addirittu ra aveva anche gi lavato la zucca. L'ape cap che il rospo le aveva reso lo scherzo e se ne torn a casa sua, continuan do a suonare il suo tamburo naturale. da quel giorno che l'ape non risponde pi al saluto del rospo. Scheda didattico-pedagogica Concetti chiave: Amicizia; Diversit. Analisi del testo 1 - Chi sono i protagonisti della favola? 2 - Dove si sono incontrati? 3 - Chi dei protagonisti invita l'altro a cena? 4 - Che cos'ha con s il rospo mentre va alla cena? 5 - Il rospo invitato a cena, alla fine manger? Perch?

7 - Cosa far il rospo per vendicarsi dell'ape? 8 - Si pu parlare di amicizia tra questi due animali? 9 - Fate emergere una diversit fondamentale tra i due protagonisti. Aspetti culturali Spiegare il proverbio seguente: "La zuppa di verdura di Ndol con i gamberetti, unisce gli amici ed i parenti". Morale della favola Dietro i protagonisti di questa favola, noi esseri umani ci riconosciamo. Abbiam o abitudini che non sempre promuovono l'amicizia. Se gli animali non sono in gra do di correggere le loro abitudini, noi esseri umani, invece, lo possiamo fare. Prima di tutto occorre accettare e riconoscere le diversit nell'amicizia. Diverso non vuole dire inferiore. necessario il rispetto verso tutti perch "ogni serpent e si muove a modo suo". Occorre la discrezione e una propria personalit nell'amic izia. necessario essere fieri di s stessi e dei propri amici.

Seconda Parte ELEMENTI DELLE CULTURE NERE AFRICANE La concezione tridimensionale della vita nelle tradizioni dei neri africani Il nero africano si rapporta alla vita in modo molto diverso dall'uomo occidenta le. Mentre quest'ultimo tende a concepire s stesso come un individuo isolato, il nero africano concepisce s stesso in maniera tridimensionale: l'"Io" intimamente legato sia ai nascituri che da lui prenderanno vita, che ai buoni antenati dai q uali egli stesso discende. La tridimensionalit esplicabile con la definizione di tre gruppi. Al primo gruppo appartengono le persone che hanno una vita biologica e spirituale nel presente: l"Io" che caratterizza l'uomo vivente e pensante. Il secondo gruppo formato dag li antenati, senza i quali non ci sarebbe vita sulla terra: essi costituiscono l 'anello di congiunzione tra presente e passato. Nel terzo gruppo si trovano i na scituri, che collegano il presente con il futuro. Queste tre componenti si ritrovano all'interno di tutte le etnie africane: la ma ncanza di una sola di queste, o lo squilibrio fra queste porterebbe ad un'instab ilit magico-religiosa dell'etnia stessa; ogni azione umana si svolge, infatti, su llo sfondo di questo schema atavico. L'incontro con i modelli culturali occidentali ha in parte rimosso alcuni di que sti valori, che per si ritrovano sempre, magari a livello inconscio, anche presso i neri assimilati. Le grandi famiglie dei neri africani Nell'Africa Nera si possono individuare due grandi ceppi: i neri paleoafricani e i neri melanoafricani. I paleoafricani sono considerati i primi occupanti del continente. Sono i discen denti e superstiti degli antichi popoli dell'Africa Nera e vivono in zone isolat e, nelle quali sono stati respinti da gruppi di conquistatori. A loro volta, si possono distinguere in tre gruppi: - I Pigmei, piccoli uomini della foresta equatoriale del Camerun, Gabon e Repubb lica Democratica del Congo (ex Zaire). In media, sono alti un metro e mezzo e vi vono di caccia e raccolta. - I Boscimani, di statura un po' pi alta dei Pigmei. Vivono di caccia e raccolta.

- Gli Ottentotti, provenienti probabilmente dall'unione fra i Boscimani e i prim i colonizzatori bianchi. Sono alti mediamente un metro e sessanta centimetri, so no allevatori nomadi e vivono prevalentemente nel deserto della Namibia. I melanoafricani costituiscono i 4/5 della popolazione nera dell'Africa e occupa no la maggior parte del continente a sud del Sahara. Sono suddivisi in quattro s ottogruppi (famiglie) principali: i Bantu, i Sudanesi, i Guineensi e i Nilotici. Ogni famiglia a sua volta composta da centinaia di etnie. - I Sudanesi sono molto alti, con il corpo atletico e slanciato; hanno la pelle molto scura, tendente al nero. Occupano la larga zona delle savane a sud del Sah ara: Senegal, Sudan, Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, Nord del Camerun. - I Nilotici si distinguono per l'alta statura, il corpo slanciato e delicati li neamenti del viso. Occupano vaste aree dell'Africa centro-orientale. - I Guineensi sono di corporatura robusta. Popolano le regioni forestali del Gol fo di Guinea, in particolare in Liberia, in alcune zone della Costa d'Avorio e n el Benin. - I Bantu provengono dalla regione del Ciad che fu probabilmente la loro culla d 'origine e occupano le aree situate ad est, a sud e al centro del continente. So no di corporatura robusta e la loro pelle pi chiara di quella degli altri gruppi. Queste grandi famiglie ricordano la suddivisione dell'Europa fra le popolazioni germaniche, latine, slave e celtiche. Perch nell'Africa Nera si usa dire "i morti non sono morti"? Nella concezione bantu, il munt - l'essere umano - non un'entit statica e definiti va, ma riceve da Nt - la forza universale - due vite: una vita biologica (buzima) e una vita spirituale (magara). Per ogni nero africano, la vita biologica e quella spirituale si evolvono grazie alla conoscenza che ricevono dalla comunit, dando vita alle fasi di crescita dal la fanciullezza all'et adulta e dall'et adulta alla vecchiaia. Quando la vita biol ogica si spegne, resta comunque quella spirituale e per questo motivo si usa dir e che "i morti non sono morti". I defunti continuano a vivere nella memoria e nel quotidiano di ogni africano; c ontinuano ad essere guida e aiuto. La loro vita spirituale si prolunga nei fiumi , nei campi, sulle montagne e in qualsiasi altra parte del territorio: prendendo una pietra dal luogo dove sono stati sepolti e portandola al villaggio, si cont inua ad averli accanto. "Un anziano che muore una biblioteca che brucia" Nelle tradizioni dei neri africani, la vecchiaia non rappresenta la fine della v ita: il passaggio alla vita della sapienza. La vecchiaia conseguenza dell'et: la perdita delle forze fisiche non consente pi di fare lavori pesanti e spesso l'anz iano deve appoggiarsi al proprio bastone per camminare; ogni tanto siede a fumar e il tabacco della sua pipa. L'anziano sempre rispettato e i giovani ascoltano volentieri i suoi consigli. La sua lunga vita lo rende depositario delle tradizioni, della cultura orale, e qu indi della sapienza del suo popolo. la biblioteca vivente del suo popolo. L'anzi ano un punto di riferimento per la comunit, e da questa riceve fiducia e rispetto . il saggio al quale rivolgersi per avere consigli e risolvere i problemi che la vita inevitabilmente presenta. In alcune comunit, l'anziano ha un'autorit sociale e politica, spirituale e ritual e. il sacerdote della famiglia e l'intermediario tra la famiglia e gli antenati, con i quali si dice sia in contatto diretto. La sapienza degli antenati abita i n lui e per questo motivo la comunit prega i buoni antenati di concedere lunga vi ta all'anziano. Per l'anziano, la parola un atto e proviene dal profondo. L'anziano-saggio non c hiacchierone, misura bene le sue parole ed interviene con giuste osservazioni al momento giusto. Il suo discorso preceduto e seguito dal silenzio della verit, de

l rispetto, della tolleranza e, soprattutto, della speranza. A maggior ragione s e l'anziano anche il re: la sua parola pu uccidere, dividere, ferire o salvare la vita. Per questi motivi non mette mai "il carro prima delle mucche" ed un uomo d'onore che preferisce "la rovina del suo campo piuttosto che quella della sua parola". Il suo parlare cadenzato, la voce bassa; il suo linguaggio dolce e profondo, pie no di proverbi. Il silenzio alternato alle parole consente la comprensione a tut ti coloro che ascoltano: questo il vero silenzio africano che unisce tutti i mem bri della comunit. Un proverbio akan dice: "La parola dell'anziano vale tanto oro quanto pesa". La famiglia, in primo luogo i figli, hanno il dovere di curare gli anziani, il c ui compito di istruire i giovani, consigliandoli durante i periodi di iniziazion e e nella preparazione al matrimonio. Essere un "buon antenato" nell'Africa Nera La vita di ogni essere umano dipende dagli antenati, che gliela trasmettono. Anc he dopo la morte, gli antenati mantengono un ruolo fondamentale nella vita della famiglia e del clan, all'interno dei quali sono considerati la massima autorit e l'espressione dell'Essere Supremo. Sono il cardine sul quale gira l'ordine del mondo, da essi dipende ci che l'uomo ha ed ; loro l'opera che ogni uomo continua s ulla terra. Dagli antenati dipende la vita di ogni essere umano (munt per i Bantu): concedono prosperit e benedizione a chi osserva le loro leggi e le loro tradizioni; agisco no negativamente sulla fertilit delle mogli e dei campi di coloro che non rispett ano le antiche leggi. Infatti, se una donna non riesce ad avere figli si pensa c he ci dipenda dal fatto che ha trascurato i suoi antenati. Allora offrir loro sacr ifici, guidata dall'anziano sacerdote della sua famiglia, che reciter: "Padre nostro, illustre personaggio della nostra famiglia che non cessi di aiuta rci e proteggerci, ecco che tua figlia ti chiede perdono e non ti ha dimenticato . stata lontana perch si sentiva male, ma rimane sempre tua figlia, ti vuole bene e ti rispetta tanto. Ora lei desidera un bambino, al quale dar il tuo cognome pe rch la tua presenza continui tra noi. Aiutala. Questa famiglia deve continuare a vivere dopo di noi, perci ci vogliono dei figli da educare secondo le regole dell a nostra comunit, come tu hai sempre voluto. Non lasciare tua figlia cos, nella tr istezza". Mentre parla, il sacerdote offre anche i sacrifici. E pu accadere che, qualche te mpo dopo, la donna riesca ad avere dei bambini. La vita "come una lama affilata; il manico siamo noi e la lama affilata l'antena to": non si pu fare niente senza il consenso degli antenati, cos come il manico se nza la lama affilata non pu tagliare. Quando la vita biologica (buzima per i Bantu) finisce, l'uomo continuer la sua vi ta spirituale nei paesi degli antenati; egli diventa un essere umano senza vita biologica: non vive pi, ma esiste ancora. L'antenato resta legato alla sua discen denza per sempre e, mediante la propria potenza vitale, fa di tutto perch la sua discendenza continui ad esistere. Il buon antenato non necessariamente un membro della famiglia, ma pu essere sempl icemente un membro dell'etnia. il modello di un uomo saggio, e quindi solo chi s i comporta bene in vita diventa un modello da ricordare. Gli antenati hanno quin di la dignit di maestri di vita, di garanti dell'ordine sociale grazie alla loro vita esemplare e di portatori di benefici per l'equilibrio della societ. I riti della vita Nella societ dell'Africa Nera, la vita di ogni essere umano cadenzata da quattro riti fondamentali per la spiritualit tradizionale: la nascita, la maturit, il matr imonio e la morte.

Il rito della nascita Alla nascita del fanciullo, i genitori celebrano il rito dell'imposizione del no me. Questo avviene sempre in presenza dei membri del clan. Il nome ha sempre un significato ben preciso e spesso lega il bambino ai propri antenati. Il rito della maturit L'iniziazione giovanile o scuola tradizionale Dall'epoca dell'infanzia (alba della vita) a quella della giovinezza (primavera della vita), il bambino frequenta la scuola tradizionale, o scuola dell'iniziazi one. Qui non ci sono banchi e lavagna: un recinto appartato, spesso lo stesso bo sco sacro. Durante questo periodo i maestri tradizionali, in genere gli anziani del clan, trasmettono ai giovani le leggi e le tradizioni degli antenati, i cost umi, le usanze e i segreti della comunit. I proverbi, il patrimonio culturale, il parlare, il rispetto per gli adulti, la conoscenza delle maschere della societ s egreta e il senso di responsabilit sono alcuni degli argomenti trattati durante i l percorso dell'iniziazione. I tempi dell'iniziazione sono precisi, ed essa avvi ene sempre separatamente per uomini e donne. I giovani vengono non solo istruiti, ma anche sottoposti ad una serie di prove e d allenati ad attivit assai varie legate alla loro comunit. Agli iniziati affidato un segreto che dovranno conservare per tutta la vita. Al giovane viene imposto anche un nuovo nome, prova della rinascita; le ragazze ven gono istruite sulla vita familiare, il matrimonio, il sesso, la cura dei figli, la medicina naturale e i lavori domestici. L'iniziazione costituisce una vera e propria seconda nascita, perch consente l'am missione alla societ degli adulti; ha lo scopo di dare alla persona una potenza m orale e mentale che determini la sua integrazione sociale e culturale nella comu nit in cui vive. Una grande festa notturna, alla quale tutti gli iniziati partecipano, costituisc e la conclusione dell'iniziazione. A questo punto il giovane entrato a far parte del gruppo degli adulti, dove imparer prima ad ascoltare, a fare domande, poi a prendere la parola. Solo al termine di questo secondo ciclo il giovane potr parte cipare al consiglio del villaggio e al consiglio dei saggi, esprimendo il propri o parere. Il rito del matrimonio Nelle societ africane, il matrimonio si svolge quando il giovane considerato matu ro dalla propria comunit. Le tappe per il conseguimento della maturit sono diverse per ogni etnia. In tutti i casi fondamentale la cerimonia della dote: consiste nel consegnare do ni simbolici che vengono richiesti dalla famiglia della futura sposa e la cui en tit dipende dalla sua nobilt o dal suo livello di istruzione. I doni servono a tut ta la famiglia, ai bambini, alle donne, agli uomini e agli antenati. Si usa dire che "la futura sposa non solo figlia dei genitori naturali, ma anche di tutta l a famiglia", perch tutti, direttamente o indirettamente, hanno contribuito alla s ua crescita. Questo anche il motivo per cui tutta la famiglia della sposa, compr esi gli antenati, deve essere felice delle nozze, che le porteranno tanti figli e la benedizione di tutti. Dopo il rito della dote si celebra il matrimonio tradizionale, che prevede il co ntratto siglato dalle due famiglie, accompagnato da un rituale celebrativo. da ricordare che, nelle tradizioni africane, non sempre la scelta del partner la sciata al cuore. Il matrimonio prima di tutto un affare che riguarda le due fami glie e l'intera parentela, ed esistono comunque regole precise che sopravvivono ancora oggi all'influsso culturale occidentale. Nei popoli bantu severamente vietata l'endogamia, quindi la sposa deve essere sc elta al di fuori della cerchia famigliare o parentale, in alcuni casi al di fuor i del proprio clan. In passato molti gruppi etnici accettavano solo matrimoni es ogamici. Oggi il contesto cambiato e si possono sposare donne appartenenti ad altre etnie nel rispetto delle loro tradizioni. I giovani scelgono sempre pi liberamente il proprio partner, a condizione che le famiglie acconsentano al matrimonio.

La poligamia ammessa e rimane, nella tradizione, una scelta dell'uomo. Oggi per g li obblighi del matrimonio poligamico risultano troppo onerosi dal punto di vist a economico, dato il diffondersi del consumismo anche in Africa e quindi queste forme stanno diminuendo. In Camerun la donna tutelata dal fatto che nel matrimon io civile esiste una clausola in cui si precisa se accetta o meno la poligamia. Il matrimonio tradizionale non ha un valore civile, quindi gli fanno seguito il matrimonio civile in municipio e il matrimonio cristiano per i cattolici e i pro testanti. I riti della morte Il defunto viene sepolto entro un tempo che varia all'interno delle diverse comu nit, anche secondo l'importanza che egli aveva all'interno della societ e in base al fatto che avesse figli lontani dal villaggio, perch al momento della sepoltura tutti devono essere presenti. Se una persona muore lontana dal proprio villaggio, il suo corpo vi viene ricond otto prima del funerale. Pur essendo momenti di grande tristezza, i funerali in Africa sono anche occasio ne di ringraziamento agli antenati, soprattutto quando il defunto ha raggiunto i l suo scopo all'interno della comunit, lasciando una famiglia forte, stabile e cu lturalmente rappresentativa. Gli adulti della comunit, in particolare quelli appartenenti alle societ segrete, celebrano riti in onore del defunto, ai quali seguono i riti dopo la sepoltura, come quelli del terzo, del settimo e del quarantesimo giorno. Il concetto di morte La morte pone fine all'esistenza terrena dell'individuo, ma ne rimane vivo il ri cordo nei parenti: in questo modo il defunto acquista una nuova vitalit, continua ndo ad agire nell'aldil. Se per in vita ha attentato al bene del gruppo, allora il suo ricordo verr distrutto. I defunti cattivi non saranno mai ammessi nella terr a degli antenati: fra questi sono compresi ad esempio gli stregoni che in vita h anno ferito degli innocenti servendosi della potenza mistica della comunit per sc opi malvagi e personali. Il misterioso mondo dei morti concepito come una copia di quello dei vivi, in cu i gli spiriti dei morti sono organizzati secondo lo status sociale che occupavan o al momento del trapasso. Secondo le credenze dei neri africani, i defunti restano spiritualmente vivi nel l'ambiente, come una specie di duplicato che sopravvive al corpo sepolto, in un mondo misterioso da dove pu incarnarsi in un membro della famiglia o in un animal e. Questo duplicato della persona resta comunque sempre unito alla propria ombra . Inoltre, viene in un certo qual modo negato il concetto di morte naturale, in quanto il decesso ha sempre una motivazione morale: il defunto non aveva recepit o il proprio dovere sulla terra, o non era stimato all'interno della comunit da p ersone detentrici degli spiriti negativi (stregoni), ecc. Spesso viene consultat o il guaritore (medico tradizionale) per conoscere la colpa e in ogni caso quest a ricerca permessa solo agli adulti. In molte comunit africane si dice "non lasciare i tuoi morti sotto la pioggia": u na vergogna non possedere neanche una piccola casa nel proprio villaggio, alla q uale i propri morti potranno tornare per trovare riposo. I bambini e la morte La realt della morte e tutti i riti ad essa collegati vengono gradualmente insegn ati ai bambini attraverso proverbi, favole e racconti del passato. La parola "mo rte" viene preferibilmente sostituita da altre immagini: "la zia partita", "il n onno non torna pi, sparito", "il fratello andato a trovare il nonno che ricordiam o sempre quando preghiamo Dio". Parlando della morte del re si usa dire: " caduto il grande baobab", oppure: "Il

re andato nel villaggio dei suoi defunti". Il concetto di Dio Molto stato scritto sulla fede africana: si parlato di animismo, di politeismo, ecc. In realt, queste generalizzazioni antropologiche e teologiche occidentali si allontanano spesso dalla realt religiosa africana, spesso considerata "arretrata e primitiva". In realt, i popoli africani sono monoteisti. Ogni etnia ha un proprio modo di rapportarsi con il Divino: Dio unico, pur esist endo molti agenti intermedi per giungere a Lui. Tra questi intermediari ci sono i quattro elementi fondamentali della natura, il fuoco, l'acqua, l'aria e la ter ra, oltre al fondatore dell'etnia, l'antenato della comunit. Ogni etnia dispone di proprie forme di culto e di formule rituali, che comprendo no preghiere, invocazioni, giuramenti, benedizioni, formule per parlare a Dio e con Dio che differiscono da quelle delle altre etnie. Il rito sempre comunitario . L'idea di Dio molto radicata nelle culture africane: parlare con questa entit sup rema che garantisce la vita biologica e spirituale di ogni uomo fa parte del quo tidiano. Si incontra spesso Dio anche nel linguaggio corrente, nei proverbi, nei nomi, nella danza e nella musica. Eppure, assente dal culto: per l'africano, il Dio del cielo e della terra cos lontano, cos in alto da non poter essere toccato dalle espressioni religiose degli uomini. Nelle religioni africane non si adora l'oggetto, ma l'uomo rivolge le sue preghi ere alla potenza che lo abita. Le culture nere africane tra feticismo, stregoni e guaritori I feticci I feticci non sono idoli e ad essi non vengono tributati onori divini. Sono semp licemente degli oggetti dotati di una carica vitale che proviene dall'ente sopra nnaturale che rappresentano. Sono importanti per la vita di ogni uomo: esistono feticci per i singoli, per la famiglia, per il clan e per la comunit. Lo stregone Generalmente lo stregone una persona odiata ed emarginata dalla comunit. Si ritie ne che comunichi con gli spiriti cattivi e possieda una forza occulta e malvagia ("magia nera") che usa per nuocere al prossimo. Invidioso della vita della comu nit, pu causare malattie e morte, provocare la sterilit nelle donne, mandare in rov ina i raccolti, ecc. Il suo spirito pu abbandonare temporaneamente il corpo, vaga re di notte, entrare nel corpo di animali e aizzarli contro gli uomini. Lo streg one pu abitare nella foresta, ma anche in luoghi affollati. Lo stregone sempre temuto, ma in alcune culture africane presente anche la figur a dello stregone buono, che pratica la "magia bianca" ed simile per alcuni aspet ti al guaritore. Il guaritore Al contrario dello stregone, il guaritore una figura sempre positiva, stimata e rispettata. Le sue prestazioni sono molteplici e il suo compito principale quell o di difendere il villaggio dagli spiriti che possono nuocergli; suo il compito di preservare i singoli e la comunit da sventure e disgrazie. Nelle sue mani i fe ticci sono mezzi efficaci contro la stregoneria, strumenti impiegati per propizi are gli spiriti, scoprire le cause della loro irritazione e renderli benevoli co n riti e cerimonie. All'interno della comunit, tutti ricorrono a lui come all'ind ovino che scopre la causa delle malattie e al medico che ne conosce le cure trad izionali e naturali. In alcune comunit, il guaritore presiede le cerimonie di iniziazione giovanile e spesso pratica la circoncisione.

Il baobab, simbolo di giustizia e di pace Il baobab un albero millenario che si trova soprattutto nelle aree a clima subtr opicale, quindi nella savana. Date le sue dimensioni e la sua robustezza, rappre senta, per le comunit che lo possiedono, il punto massimo di solidariet tra le gen erazioni. considerato il luogo del legame infinito fra il popolo e gli antenati, il luogo della comunione fra passato e presente. Il baobab un albero sacro, in quanto simbolo di longevit, sapienza e generosit; luogo di riposo degli avi e, in alcuni casi, luogo ideale per i sacrifici e le preghiere rivolti agli antenati. Sotto il baobab gli anziani amano passare il tempo, sorseggiando vino di palma e fumando la pipa, mentre narrano storie ai pi giovani. Questa la culla della comu nit. Guardando il baobab si impara a leggere i segni del tempo che passa, la cono scenza cosmica e l'identit culturale del popolo. Le societ segrete Le societ segrete sono associazioni presenti in tutte le etnie dell'Africa Nera. Operano nell'organizzazione delle comunit perch ricoprono ruoli religiosi e, a vol te, di politica tradizionale. Si occupano dell'iniziazione e degli aspetti magic o-religiosi e hanno la funzione di preservare il patrimonio comunitario, tramand ato oralmente di generazione in generazione. Il totem In alcune etnie nere africane si crede esistano persone in grado di sdoppiarsi, durante la notte, in un animale: pu essere un serpente, un leone o una pantera. L a persona non scompare, ma contemporaneamente si trasforma anche in animale. Si dice allora che queste persone hanno un totem. Possedere un totem significa aver e un grande potere. La comunit non vede queste persone di buon grado: chi ha il totem danneggia gli a ltri uomini, ne distrugge le piantagioni, ne mangia il raccolto o gli animali, e cc. Se, per errore, uno degli animali in cui l'uomo si sdoppiato viene ucciso, allor a anche l'uomo che possedeva il totem morir. Il totem prerogativa del maschio adulto: n i bambini, n le donne possono averlo.