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Ecologisti creazionisti o evoluzionisti?

Lungi da me l’idea di voler contribuire ad una tesi piuttosto che ad un’altra su una questione, quella
concernente l’origine della vita sulla Terra, che tanto fa discutere, soprattutto in Nordamerica.
Eppure, non è una questione dalla quale gli ecologisti possano esimersi, perché va alla radice
della vita stessa su questo nostro pianeta, vita che noi ecologisti intendiamo proteggere e
assicurare alle prossime generazioni.

Riassumendo, i creazionisti sono coloro che credono che la vita sia stata creata da un’intelligenza
superiore e, in qualche modo, continui ad essere creata, mentre gli evoluzionisti, da Lamarck in
poi, con l’apporto decisivo di Darwin, sono convinti che la vita si sia evoluta dalle forme più
primitive fino a quelle più complesse, compreso l’essere umano. Esiste anche una versione che
combina le due tesi, ma che viene contestata sia dagli uni che dagli altri. Al momento attuale, la
tesi evoluzionista è quella che fa più “tendenza” all’interno del mondo scientifico, per quanto vi
siano molti biologi, zoologi, paleontologi e anatomisti che ammettono che credere nella tesi
evoluzionista sia tanto un atto di fede quanto quella di credere nel creazionismo. In effetti, non
potendo in alcun modo dimostrare tramite una sperimentazione, osservazione o reperti la tesi
dell’evoluzione, molti scienziati rigorosi restano dell’idea che quella dell’evoluzione rimane una
teoria ancora da dimostrare*. Esistono anche scienziati che protendono verso la tesi creazionista
semplicemente perché ritengono entrambi un atto di fede, ma almeno credere nella creazione non
contrasta con le proprie convinzioni religiose.

Come si pongono gli ecologisti su una questione così fondamentale? Si potrebbe semplicemente
dividerli tra ecologisti credenti ed ecologisti agnostici, ma sarebbe troppo semplicistico. Infatti, per
un ecologista entrano in campo altri fattori, di ordine filosofico, che esulano dalla questione di fede.
Personalmente credo che credere in una o nell’altra tesi sia, in effetti, un atto di fede. Ciò pone le
due tesi sullo stesso piano morale e già questo fa gridare all’anatema i sostenitori dell’una e
dell’altra. Partendo da questo assioma, entrano in gioco fondamenti etici che creano non pochi
conflitti all’interno del movimento ecologista. Da una parte, gli ecologisti evoluzionisti affermano
che l’ambiente vada preservato proprio perché l’attività umana metterebbe in pericolo la selezione
naturale delle specie, mettendo così a repentaglio la biodiversità. Gli estremisti difensori di tale tesi
arrivano a dire che l’unica specie in grado di distruggere la vita sulla Terra sia quella umana.
Pertanto, o cambia l’atteggiamento degli umani verso la natura o essa porterà inevitabilmente alla
fine della vita sul nostro pianeta, similmente a quanto, secondo alcuni scienziati, è accaduto sul
pianeta Marte. Dall’altra parte, gli ecologisti creazionisti sono dell’avviso che l’umanità, grazie
magari alla guida di un’entità superiore, sarà infine capace di ravvedersi e ritornare sui binari
dell’armonia con l’ambiente circostante, così come ha saputo fare nei millenni precedenti, traendo
magari spunto proprio dalle sensazionali scoperte tecnologiche di quest’ultimo secolo.
Credo però che vi siano anche altre implicazioni. La tesi evoluzionista è nata durante la prima
metà dell’Ottocento, cioè durante il periodo del più sfrenato liberismo. Introducendo la tesi della
selezione naturale delle specie, si è data una giustificazione scientifica a quella che ora tutti
definiscono “darwinismo sociale”. Insomma, diverrebbe scientificamente corretto che la persona
socialmente ed economicamente più debole debba soccombere davanti alla prepotenza del più
furbo. La legge della giungla verrebbe così adattata alla società umana. Non sono in pochi coloro
che, proprio in virtù della morale scientifica, giustificano il proprio operato, ponendosi in cima alla
piramide sociale, similmente ai predatori che si pongono in cima alla piramide alimentare. Vi è però
un aspetto ancora più inquietante e sinistro che fa capo agli evoluzionisti.

Dai tempi di Darwin in poi, si è vieppiù sviluppata la tesi razzista per la quale esiste, sulla Terra,
una razza superiore alle altre. In breve tempo si sono creati antagonismi basati non solo su
questioni prettamente biologiche, ma anche di stampo religioso, filosofico o di popolo, cultura. Ciò
ha giustificato il colonialismo e la supposta superiorità della razza bianca, ma anche il sionismo, il
comunismo e, infine, il nazismo, che è l’esempio più abominevole di quanto la scienza possa
essere rivolta, tramite la politica, contro l’umanità stessa. Il nazismo ha portato alle estreme
conseguenze l’eugenetica, una delle applicazioni più sciagurate del pensiero scientifico.
Eugenetica, termine coniato dall’inglese Francis Galton a fine Ottocento, significa: “la produzione
di una buona progenie attraverso il miglioramento delle qualità ereditarie”. Galton auspicava il
mantenimento della purezza razziale attraverso la sterilizzazione forzata dei soggetti “difettosi”.
L’idea non era nuova, fu già enunciata da Thomas Malthus e Herbert Spencer agli inizi del secolo.
Purtroppo l’eugenetica non è morta con il nazismo (sempre che lo si possa considerare morto)
essa sopravvive tuttora, anche perché trova numerosi sostenitori negli Stati Uniti. Già oltre un
secolo fa, lo stato dell’Indiana rese obbligatoria la sterilizzazione dei malati di mente e entro il
1917, in quindici stati americani era legale sterilizzare gli epilettici, i ritardati e i criminali incalliti.
L’ideologia dell’eugentica è talmente radicata nell’establishment britannico e americano che ancora
oggi i matrimoni avvengono quasi unicamente tra le grandi famiglie, proprio per mantenere la
“purezza” razziale. Ciò non è circoscritto all’aristocrazia britannica, infatti, se ripercorriamo l’albero
genealogico dell’attuale presidente Bush vedremo cognomi famosi come i Rockefeller e i
Harriman, famiglie che per generazioni hanno fatto il bello e cattivo tempo negli USA. Lo stesso
padre dell’attuale presidente, quando era capo della CIA, propose un certo William Draper quale
amministratore del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite. William Draper non era altro che il
figlio del famigerato generale Draper, amico del padre Prescott Bush che allora era senatore del
Connecticut, che fu liquidato da Roosevelt perché amico anche di Adolf Hitler. Il Programma di
sviluppo delle Nazioni Unite è un’organizzazione legata alla Banca mondiale ed è incaricata della
supervisione del programma del controllo dell’esplosione demografica nei paesi poveri. E’ da
notare che la creazione di bidonvilles ai margini delle metropoli, dove le popolazioni vivessero in
condizioni indecenti, rientrava tra i progetti dei primi eugenetisti già nell’Ottocento.
Per quanto estremo, l’esempio dell’eugentica dimostra quanto sia pericoloso ritenere accettabile
una tesi unicamente perché essa si ammanta di scientificità. Molti detrattori del creazionismo la
liquidano semplicemente perché anti-scientifica. Abbiamo però potuto costatare che il tempo e
persino l’approfondimento scientifico giocano a sfavore degli evoluzionisti. C’è chi è interessato a
spostare la diatriba nel campo religioso, di modo che si eviti di affrontare il problema in maniera più
concreta. Credo che gli ecologisti, proprio perché si situano in maniera distaccata e privata nei
confronti della religione, possano giocare un ruolo in prima linea sulla questione che riguarda
l’origine della vita. Quella stessa vita che è al centro degli scopi e la ragion d’essere degli
ecologisti. Porre al centro della discussione le implicazioni politiche, sociali, ambientali ed
economiche della questione permetterà, se non un dibattito più sereno, almeno più concreto su
come affrontarla, smussandone così gli spigoli più controversi e pericolosi per l’esistenza della vita
su questo pianeta.

* Molti di noi hanno letto sulle farfalle punteggiate, i fringuelli di Darwin, i vari alberi della vita sulla Terra, la
similarità degli embrioni, ecc., ma nessuno di questi esempi ha retto davanti a recenti studi più approfonditi.
Sia le farfalle, sia i famosi fringuelli sono ibridi, non specie, che tendono a cambiare colorazione o forma del
becco persino di fronte a cambiamenti stagionali in maniera simile alla muta del pelo di certi mammiferi.
L’albero della vita di Darwin non dimostra che l’attuale moltitudine di specie derivi da una singola forma di
vita anzi, “l’esplosione” di specie durante il periodo Cambriano è in aperto contrasto con questa tesi. I famosi
embrioni di Haeckel, presi da Darwin quale esempio, si sono dimostrati dei clamorosi falsi, grazie a recenti
studi embriologici. Modificazioni genetiche forzate su circa 2000 generazioni di moscerini della frutta non
sono riuscite a creare una nuova specie.