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40/2003

La teoria della mente allargata (prima parte).


di Giuseppe Fichera
Molte teorie e approcci si rifanno pi o meno consapevolmente alle epistemologie e filosofie di riferimento diverse, che hanno origine nel modo di rappresentare la realt e nel modo in cui luomo crea i propri strumenti di conoscenza. Tutte le scienze delluomo dallantropologia, alla psicologia, alleconomia al management, risentono in maniera pi o meno consapevole di queste premesse.

Giuseppe Fichera

Prima Parte Intervista con Riccardo Manzotti Coscienza, Realt e Arcobaleni. (Seconda Parte prossimo numero) (Baby Robot, Comunicazione, Emozioni e Coleotteri). Premessa Tutte le scienze delluomo, dallantropologia alla psicologia, Dalleconomia al management, risentono - in modo pi o meno consapevole - di premesse epistemologie e filosofiche che influenzano in maniera importante i risultati dei loro studi. Queste hanno origine nel modo di rappresentare la realt e influiscono sul metodo con il quale il ricercatore costruisce i propri strumenti di conoscenza. Palomar si occupato pi volte di queste zone di confine, toccando argomenti quali complessit, organizzazione, comunicazione, nuove tecniche formative, e altro ancora. Gli studi sulla filosofia della mente aprono oggi pi che mai - nuovi spazi di riflessione e di contaminazione. Se definire cos una mente e come funziona un problema per la psicologia e per scienze cognitive, che di essa si occupano in maniera specifica, ancora pi complicato tentare di replicare artificialmente la mente. Non solo perch loggetto di indagine si presta a innumerevoli interpretazioni tra loro contrastanti, ma perch questoperazione implica uno sforzo tecnologico e metodologico estremamente complesso. Mente, corpo, coscienza, soggetto, oggetto, emozione ecc. sono concetti che hanno rilanciato sfide intellettuali formidabili agli uomini del ventesimo secolo in un processo di ricerca iniziato con Cartesio, Galileo, Locke. Lintelligenza artificiale pare ritrovarsi fra le mani un oggetto che per quasi un secolo ingegneri, psicologi, filosofi hanno cercato, per vari motivi, di eliminare dal proprio campo di studi: la coscienza. Questa pare invece essere, oggi, un elemento irrinunciabile per chi vuole cercare di replicare e comprendere in qualche modo la mente umana. Equesto largomento principe del bel libro di Riccardo Manzotti[1] e Vincenzo Tagliasco[2] dal titolo stimolante: Coscienza e Realt, una teoria per costruttori di menti e cervelli, edito da il Mulino, 2000. Manzotti e Tagliasco sono bio-ingegneri del Laboratorio Integrato di Robotica Avanzata del DIST di Genova. Nel tentativo di chiarire le basi epistemologiche per la comprensione della Coscienza operano una revisione dei fondamenti epistemologici e filosofici del nostro modo di conoscere la realt. Essi propongono una nuova teoria della mente la Teoria della Mente Allargata (TMA) - nel tentativo di oltrepassare dualismi che la storia del pensiero ha creato e che oggi paiono essere pi di impaccio che di utilit alla comprensione della coscienza.

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La TMA si basa sul concetto di evento cosciente, legato allOnfene, ovvero la relazione intenzionale che identifica in maniera unitaria la realt. Onfene la sintesi di ontos (esistere), phenomenon (rappresentare), episteme (essere in relazione con). La filosofia, la psicologia, la sociologia, la pedagogia paiono nel loro sviluppo avere indagato tutte e tre le modalit gnoseologiche, privilegiandone sempre qualcuna a scapito dellaltra. La TMA e la teoria dellonfene si propongono proprio di eliminare queste separazioni, per unificarle in un nuovo punto di vista pi moderno, coerentemente con le nuove scoperte tecnologiche e neurologiche. Secondo Manzotti e Tagliasco forse giunto il momento di una rivoluzione nei modi di intendere allinterno delle scienze cognitive - fenomeni come Mente e Realt. Questa teoria pu essere considerata la necessaria premessa per un ambizioso progetto: la creazione di Menti Artificiali attraverso la costruzione di Robot antropomorfi. Questa volta si riparte dalla coscienza. La macchina in questione che sta prendendo vita nei laboratori del LIRA LAB, diretti da Giulio Sandini, nasce da un progetto di Giorgio Metta che si definisce il pap del piccolo Robot, il Baby Bot. Baby Bot un Robot di cinque anni che e apprende e sviluppa le proprie capacit. Di questo e di altre cose parleremo con Riccardo Manzotti, ingegnere e filosofo. La Teoria della Mente Allargata (TMA): intervista con Riccardo Manzotti Coscienza, Realt e Arcobaleni. Lincontro con Riccardo Manzotti avviene nel suo ufficio. Scaffali pieni di libri e pacchi di fotocopie di articoli, non ci sono spazi liberi ed anche la sedia sulla quale mi accingo a sedermi e occupata da una serie di saggi filosofici Penrose, Dennett, Varela. La scenografia come nei migliori film del genere, il costruttore di Robot agisce in un ambiente simile alle botteghe di un artigiano rinascimentale e discute come un filosofo metafisico. Dottor Manzotti, come mai lesigenza di un libro sulla coscienza? Nel libro proponiamo una teoria della coscienza o consciousness, vale a dire della coscienza come consapevolezza di se stessi, del proprio pensiero e del mondo. Altro il discorso sulla coscienza morale o etica. Si tratta di quellaspetto della nostra esperienza fenomenica che contraddistingue il nostro esserci come persone, ogni volta che osserviamo un oggetto, che assaporiamo una vivanda prelibata o ragioniamo su problemi complessi o matematici. In ognuno di questi casi facciamo unesperienza cosciente. La psicologia scientifica, lintelligenza Artificiale, la stessa filosofia da Wittgenstain in poi hanno messo da parte questo problema non interessandosene in maniera programmatica, per analizzare altri fenomeni quali il linguaggio o il comportamento, nel tentativo di spiegare la mente senza ricorrere al concetto di coscienza, ritenendolo di volta in volta: un falso problema, un problema troppo complesso, o

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un epifenomeno che pu essere tralasciato poich non interferisce con lo studio delle funzioni della mente. La Teoria della mente allargata non si accontenta allora di riconoscere o riprodurre comportamenti ancorch complesi: si tratta di rivolgersi verso nuove tecnologie? Gi nel settecento si costruivano automi in grado di emulare alcune movenze umane, oggi abbiamo robot molto sofisticati. Tuttavia, il problema non nellhardware, ma nel soft-ware. Non si tratta pi a nostro avviso di sviluppare tecnologie, ma di capire come farle funzionare. Replicare il comportamento non sufficiente a riprodurre un essere cosciente di quel comportamento, cio ad individuare unattivit mentale. Si tratta allora di modificare gli obiettivi della ricerca? Noi siamo senza dubbio qualche cosa di diverso dal semplice agire, perch in noi vi la capacit di sentire di percepire di pensare. Gi Aristotele aveva categorizzato luomo nella sua capacit di provare sensazioni e di pensare. I filosofi nel corso delle loro ricerche hanno definito questa capacit in vari modi (intenzionalit, abautness, capacit semantica, rappresentazione) ma essa realizza semplicemente il fatto che il mondo che costituisce il contenuto della nostra esperienza si impone a noi e a noi si prensenta. Questo un fatto non contemplabile allinterno di una la visione del mondo meccanicista e riduzionista, anzi crea delle contraddizioni. Per il riduzionista, il mondo costituito da oggetti separati e distinti ognuno sufficiente a se stesso. Come possiamo allora avere unesperienza autentica cio di qualcosa di altro da noi? La coscienza ha inoltre un contenuto soggettivo, tuttavia la scienza studia programmaticamente solo gli enti oggettivi, questo fatto crea un paradosso al quale difficile, in questi termini, dare una soluzione. Un approccio di questo tipo ci mette di fronte ad un limite delle nostre possibilit di conoscere, dovuto ad una sorta di inadeguatezza delle premesse e di una carenza di strumenti concettuali pi che di tecnologie. Qual la via di uscita? La via duscita in questi casi non mai il frutto di una scoperta straordinaria di dati mancanti o di un esperimento originale particolarmente riuscito, ma di una revisione dei principi. (Si pensi in fisica alla teoria della relativit, o alla meccanica quantistica.) Lorientamento scientifico classico ha indicato le entit oggettive come principio esplicativo dogmaticamente imposto, a cui tutto deve essere ridotto. In questo caso la realt solo costituita da oggetti, in ultima analisi oggetti fisici. Ma siccome i soggetti non sono oggetti fisici statici lunica soluzione stata quella di ridurre i soggetti ai loro comportamenti, cio ridurli a ci che essi fanno.

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La modalit del soggetto una modalit dellessere non solo comportamenti. Essere e fare sono secondo la TMA due cose distinte.

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agire

In questo senso lesperienza del soggetto unesperienza dellessere, e in quanto tale una modalit elementare della realt che non pu essere ridotta ad altro. Insomma non possiamo ridurre il soggetto allosservazione del suo comportamento. Allo stesso modo non possiamo pensare di poter ricostruire una mente artificiale solamente cercando di simulare il comportamento degli esseri umani. In che cosa consiste questa modalit elementare del soggetto e della sua coscienza di essere: dalla nostra cultura, dalla nostro sistema cognitivo struttura fisica, dal nostro DNA? Da tutte e tre le cose. Certamente dal nostro sistema cognitivo e dalla nostra ontogenesi, cio dalla nostra storia individuale e dalla storia della nostra specie. Quando noi facciamo esperienza della realt, ritroviamo nella nostra esperienza empirica tre momenti fondamentali: lunit, la rappresentazione e la relazione con. Di qualunque oggetto noi facciamo esperienza ne abbiamo una rappresentazione unitaria. Anche se spostiamo la nostra attenzione su un particolare di quelloggetto, il nostro sistema percettivo ne focalizza una parte ma questultima rimane pur sempre unesperienza unitaria. Daltro canto la rappresentazione delloggetto che abbiamo frutto di questo principio unitario al quale non possiamo sfuggire, il che anche il modo in cui noi e il nostro sistema cognitivo e il nostro apprendimento si relaziona con esso. Ad esempio se noi camminiamo su una spiaggia e osserviamo un gruppo di sassi a forma di cuore, diventa difficile sostenere che la forma osservata frutto dellinterazione fra il nostro sistema cognitivo e gli oggetti esterni. Tuttavia questo evento inscindibile dalla relazione reciproca che si instaura fra soggetto e oggetto e dalla rappresentazione unitaria che il soggetto ne fa. Allo stesso modo possiamo osservare un sasso o i singoli sassi. Ecco che levento in quanto accade, ma accade in quanto relazione fra un osservatore e un oggetto esterno. Il cuore esiste o esiste solo in quanto relazione con losservatore? Bisogna fare attenzione a non confondere la rappresentazione come qualche cosa che sta dentro il cervello di chi osserva (lantico problema mente-corpo). Per la TMA, il singolo evento che si caratterizza gi di per s un processo e ha quindi una sua realt ontologica. Si tratta di un processo di causazione reciproca o co-causazione. Il punto di arrivo non sono gli oggetti del mondo le cose in s, ma i processi, che determinano laccadere di determinati eventi.

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Immaginiamo di osservare un fenomeno come ad esempio larcobaleno. Le teorie della coscienza classiche osserverebbero di trovarsi di fronte a tre elementi: il soggetto che osserva, lesperienza fenomenica (arcobaleno) e larcobaleno come fenomeno fisico.

Un arcobaleno esiste da solo senza nessuno che lo osservi? Tuttavia cosa permette a un cervello fatto di neuroni che interpretano segnali elettrici provenienti dai sensi di appropriarsi di qualche cosa che altro da s esteso nello spazio? Un processo interpretativo del cervello stesso. Questo fatto che la vulgata scientifica ci suggerisce essere un processo verificabile, invece, per la scienza stessa, non lo affatto. Le stesse neurofisiologia e medicina hanno affinato strumenti sofisticatissimi tali da poter osservare le reazioni chimico-elettriche che avvengono nel cervello di un soggetto in stato di veglia cosciente e attivo, senza tuttavia poter dire nulla di definitivo sulla capacit della mente di rappresentare un oggetto ad essa esterno. Come possono oggetto rappresentato e rappresentazione costituire unesperienza reale resta in approccio dualistico un mistero. Si potrebbe dire che siamo ancora allinterno della dicotomia cartesiana fra res cogitans e res extensa? In questo modo Cartesio cre lo spazio della possibilit di una conoscenza scientifica e oggettiva, ma chiude quello dello studio della mente in quanto entit non riducibile alla sola realt materiale. Inoltre pare ritenere un surrogato della materia la rappresentazione che la mente fa della materia. Cos oggi diventa difficile giustificare un fenomeno come larcobaleno da un punto di vista percettivo:

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Possiamo dire che esso un insieme fittissimo di goccioline in particolari condizioni vengono colpite da fotoni provenienti dal sole. Ma leffetto per un osservatore un fenomeno unitario e stabile nel tempo e nello spazio che noi chiamiamo arcobaleno. Noi ci muoviamo e larcobaleno si muove con noi, confermando la sua stabilit. Ragionando in maniera dualistica ci che sta accadendo pare essere pi unallucinazione, un miraggio di un fenomeno che non dovrebbe essere altro che: luce riflessa secondo le leggi dellottica da goccioline separate in momenti separati. La nostra esperienza invece quella di una presenza costante dai magnifici colori che ci segue nel nostro viaggio (se la nuvola abbastanza grande).Quale delle due cose reale? Se usciamo da un pensiero dualistico che ha origine in Cartesio e in Galieleo, che distingue mente e corpo; il primo mondo dei soggetti (res cogitans), dal secondo mondo degli oggetti (res extensa) che possono essere misurati e controllati oggettivamente, ecco che si apre un nuovo spazio fenomenico che ci fa affermare che quellevento accaduto in quanto interazione fra due eventi (fenomeno fisico e osservatore) che si determina come risultato di questo processo. Secondo la TMA ci di cui ha senso parlare solo questo processo, larcobaleno questinterazione. Senza un soggetto cosciente in grado di intenzionare larcobaleno il fenomeno non si sarebbe mai verificato. Ci non vuol dire che l in cielo non esiste nulla, ma al contrario semplicemente che non ha senso parlare di qualcosa che non pu essere osservato. Poich ci che osservato linscindibile relazione che si determina fra osservato e osservatore. Non si pu secondo la TMA dividere questunit. Altrettanto infruttuoso sarebbe dividere questa unit dellatto di osservare/osservato/osservatore. Ma questo non potrebbe dipendere esclusivamente dalle caratteristiche cognitive dellosservatore? Certo le caratteristiche del sistema percettivo dellosservatore del modo in cui si e sviluppato ed evoluto sono anchesse importanti in questo processo. Facciamo lesempio dei prosopagnosiaci, cio coloro i quali per una patologia della percezione non sono in grado di riconoscere i volti. Essi vedono le caratteristiche del volto perfettamente, tuttavia il volto come unit per loro un mistero. Insomma anche il volto della persona nota per loro un volto qualunque. Unesperienza simile la facciamo quando camminiamo in una folla i volti delle persone non hanno unidentit perch non sono oggetto della nostra attenzione. Ci che si definisce, infatti, una folla anonima. Immaginiamo che si avvicini un vecchio amico, che noi non vedevamo da tanto tempo, e il suo volto diventa improvvisamente, nella folla, un evento specifico fra

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eventi, per lappunto anonimi. Ne prendiamo quindi coscienza e quellevento si realizza in quel momento e in quel processo di interazione. Ebbene quel volto frutto sia della nostra filogenesi (in questo caso della capacit della specie di riconoscere i volti) sia della nostra ontogenesi, in altre parole al fatto che la nostra mente nella sua storia individuale ha memorizzato e appreso quel determinato volto che diventa un evento significativo. Viceversa possiamo affermare che se tutti gli abitanti della terra fossero colpiti da propopagnosia, i volti probabilmente non esisterebbero pi. Coscienza e realt sono parte dello stesso processo, cos come soggetto e oggetto, cos come il volto e la mente che lo osserva. Tutto ci compatibile con una visione scientifica attuale del mondo? La dissoluzione della dicotomia soggetto-oggetto, certamente compatibile con i paradigmi scientifici contemporanei. Ad esempio in fisica non corretto parlare di un fenomeno se non viene in qualche modo misurato o osservato e senza laccurata descrizione delle condizioni nel quale viene osservato. Non solo, la natura degli eventi elementari come nella meccanica quantistica (come ad esempio il principio di indeterminazione di Eisemberg) hanno senso solo se induciamo le particelle a produrre degli effetti interagendo con altre particelle. Tutto ci compatibile con la TMA, che come la fisica giudica senza senso una qualsiasi ipotesi sulla realt che non sia di natura relazionale, che in fisica si traduce appunto con un atto di misurazione. Perch la Teoria - si dice - della Mente Allargata? In questo senso la Teoria della Mente Allargata: poich la mente cosciente (intesa come la porzione della realt che corrisponde al soggetto) nel suo processo di interazione con gli oggetti del mondo allargata agli oggetti che rappresenta, non pi qualche cosa di separato da essi. Essa coincide queste eventi e non una parte separata dalluniverso che cerca di rappresentare. I sistemi cognitivi delluomo, nella loro interazione col mondo sono particolarmente abili nel determinare lesistenza di un numero elevato di oggetti. Possiamo suppore che via via che gli esseri viventi diventano meno complessi probabilmente la loro percezione della realt meno ricca, subisce invece unamplificazione esponenziale nel caso dei primati o degli esseri umani (che hanno ad esempio quasi in esclusiva la possibilit di percepire i volti). Voler definire gli oggetti del mondo nel loro essere ontologicamente indipendentementi da chi li osserva, eludendo quel mix di caratteristiche filogenetiche e ontogenetiche che la mente, risultata unimpresa molto ardua che porta il ricercatore verso una serie di paradossi insolubili. Ritornando allarcobaleno esso uno di questi processi una cosa che capita, un evento che accade, e il suo accadere legato indissolubilmente alla relazione con il suo osservatore.

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Allo stesso modo ogni esperienza della realt parimenti: esistenza, rappresentazione e relazione- con. LA TMA da una definizione unitaria di questultima tripartizione dellesperienza cosciente della realt, in cosa consiste? Come ipotizza la TMA, per gli esempi riportati sopra, il costituente ultimo della materia ha una natura relazionale. Per la scienza stessa, come ad esempio in fisica, leffetto dellesperimento inscindibile dallatto dellosservazione. Siamo di fronte ad un evento che ci riporta ancora una volta alla stessa esperienza descritta nei casi precedenti. Cos per arcobaleni, volti, sassi sulla spiaggia, particelle subnucleari, lesperienza si traduce sempre con questi tre aspetti indivisibili. Il considerarli in maniera distinta e separata semplicemente errato. Da qui la descrizione della natura ultima di questa realt che noi abbiamo definito onfene: sintesi di ontos (lesistente); Phenomenon (lesperienza fenomenica soggettiva); Episteme (il dominio della conoscenza oggettiva). Lonfene il costituente ultimo della realt, non da intendersi come somma dei tre suddetti aspetti, piuttosto qualcosa dal quale essi hanno origine.

Possiamo al limite considerare pragmaticamente tre modi per conoscere uno stesso oggetto che, tuttavia, manifesta queste tre caratteristiche in maniera intrinsecamente unitaria. Uno delle conseguenze di questo approccio che i domini epistemici, ontologici e fenomenici devono derivare da unorigine comune: laccadere degli eventi. Possiamo immaginare cos laccadere dellarcobaleno (che sempre sintesi di un atto di osservazione, osservato, osservante - fig.1 - ) che possa essere proiettata secondo tre schemi interpretativi - Figura 2 -.

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Ecco che larcobaleno si manifesta come struttura (arcobaleno) sul piano fenomenico, come insieme di goccioline sul piano ontologico, e come relazione tra eventi sul piano epistemico. Se la realt non pu che manifestarsi in questi suoi tre aspetti di unit (osservato); rappresentazione (rappresentato) ed essere in relazione con (osservazione) si pu che concludere che questi tre aspetti corrispondano ad un principio pi basilare che abbiamo appunto chiamato onfene. Considerazioni La promessa lanciata negli anni 50 di replicare luomo nel suo essere soggetto e nel suo essere pensante non ha ancora raggiunto il suo obiettivo essenziale. Il rovescio della medaglia stato fornire lumanit di una tecnologia informatica della quale non possiamo pi fare a meno e che risolve innumerevoli problemi migliorando indubbiamente la nostra qualit di vita. Non solo, queste scienze hanno fornito strumenti e metafore di conoscenza molto potenti che hanno inevitabilmente contaminato e dato respiro a campi limitrofi. Si pensi ad esempio allinfluenza delle scoperte del cibernetico Norbert Wiener (con il concetto di il feed-back) nel campo della psicologia della comunicazione di cui abbiamo parlato pi volte in questa rubrica. Possiamo ancora citare altri teorici e costruttori di macchine intelligenti come Von Neumann, Von Foerster, Fodor, Turing, che hanno influito non poco nella costruzione di teorie della complessit, dellorganizzazione e delle psicologie cognitive. La contaminazione di idee e campi con le intuizioni sulla filosofia del linguaggio e della mente di Wittgenstein, di Russel, di Whithead che hanno influito non poco nello sviluppo della psicologia individuale e dei gruppi e delle interazioni sociali (si pensi ad esempio allopera di Bateson e di Watzlawick). Lintelligenza artificiale per non raggiunge il suo obiettivo nonostante, la potenza dei calcolatori moderni era impensabile trenta quaranta anni fa. Oggi abbiamo sistemi esperti, robot, P.C. dalle dimensioni ridottissime, non gli obiettivi che i loro creatori si erano dati. La sfida quindi ancora aperta ed una sfida importante, per certi aspetti la pi affascinante: luomo che cerca di comprendere se stesso la propria psiche, replicarne la complessit e la struttura per diventare creatore di menti. Questa teoria propone inoltre anche alcuni aspetti detti controffattuali, cio legati alla possibilit di verificare la correttezza delle ipotesi. Alcuni di semplice verifica, altri pi complessi come il riscontro delle ipotesi attraverso la costruzione di una mente artificiale in via di sviluppo dal nome di Baby Bot; propone inoltre interessanti ipotesi per una teoria della comunicazione e della percezione di cui parleremo nel prossimo numero di Ticonzero.

[1] Ricardo Manzotti e Vincenzo Tagliasco, Bioingegneri, lavorano presso il LIRALAB di Genova, sulle tematiche dello sviluppo e dellapprendimento in Robot Antropomorfi, con particolare riferimento allingegneria della conoscenza. [2] http://manzotti.lira.dist.unige.it/

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[3] http://www.dist.unige.it/DIST/MDIST/vtagliasco.html

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