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VALERI CONSULENZA INDUSTRIALE

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DELL' INDUSTRIA E DELLE APPLICAZIONI DEL MAGNESIO E DELLE SUE LEGHE

A SPETTI SOCIOECONOMICI ED AMBIENTALI DELLO SVILUPPO


MECSPE Tecnologie per l'innovazione - Parma, 22 marzo 2013

Nello sviluppo di una nuova tecnologia, gli aspetti strettamente ingegneristici, scientifici o delle nuove quote di mercato che possono aprirsi non sono gli unici rilevanti. Negli ultimi trent'anni si cominciato a tener conto anche degli aspetti ambientali, della salute delle popolazioni e dei lavoratori coinvolti nel processo produttivo, dall'estrazione della materia prima al prodotto finito, allo smaltimento o riciclaggio di questo a fine vita. Da cinque secoli a questa parte, il progressivo processo di globalizzazione dei mercati ha fatto si che le merci e le materie prime compissero tragitti sempre pi lunghi dai luoghi di produzione, a quelli di trasformazione, a quelli di consumo, e, dopo il Secondo Conflitto Mondiale, divenuto naturale considerare che non fosse indispensabile la disponibilit di una certa risorsa in un certo paese, dato che sempre pi stato accettato - se non addirittura necessario all'equilibrio economico mondiale - che ci fossero uno o pi paesi a produrre una certa materia prima, ed altri a trasformarla ed a distribuirla sui mercati internazionali. Questo ha fatto si, ad esempio, che certe produzioni a basso valore aggiunto, con forte impatto ambientale, o pericolose, si siano spostate progressivamente dai paesi ad economia forte ai paesi ad economia debole dove, inoltre, la manodopera aveva un costo inferiore. Uno dei tanti effetti di questo stato che, in Europa in modo particolare, nel periodo compreso tra il 1945 ed il 1955, la fonte energetica e base dell'industria chimica organica sia divenuta quasi esclusivamente il petrolio, abbandonando le fonti tradizionali quali il carbone ed il legno. Passando cio da delle risorse abbondantemente disponibili sul territorio europeo, ma pi difficili e costose da lavorare, ad una che doveva essere pressoch completamente importata, ma che aveva un prezzo basso e dava alte rese nei vari prodotti con lavorazioni relativamente semplici. La stessa fonte idroelettrica fu fortemente penalizzata, nel suo sfruttamento, dal boom petrolifero.

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Per il petrolio le cose cambiarono improvvisamente con il succedersi di crisi mediorientali tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, che portarono ad una repentina scarsit di petrolio sui mercati internazionali ed a una crescita inarrestabile del suo prezzo. Con la chiusura del Canale di Suez (con le guerre arabo-israeliane tra il 1967 Guerra dei Sei Giorni - ed il 1975 ripresa del controllo del Canale da parte egiziana) il petrolio dovette essere trasportato su rotte lunghissime che circumnavigavano l'Africa, ed inizi la stagione delle superpetroliere, con capacit di carico tra le 70'000 e sino ad oltre le 100'000 t, che in alcuni incidenti produssero delle vere catastrofi ambientali. Ci port ad una ricerca urgente di nuove fonti: dapprima si ebbe una accelerazione dello sviluppo della fonte nucleare, poi del gas naturale, e quindi alle fonti definite rinnovabili. Tali fonti di energia rinnovabile hanno una caratteristica che ne giustifica l'adozione al di l del fattore ambientale: esse sono disponibili in maniera abbastanza ubiquitaria, ovvero la radiazione solare, il vento, l'energia gravitazionale delle masse d'acqua, le biomasse, i rifiuti. Circa la recente scelta dell'abbandono della produzione di energia nucleare da parte di alcuni paesi, pi che pesare su di essa l'incidente occorso durante un violento sisma all'impianto nucleare Fukushima nel 2011 (composta da reattori BWR, tecnologia insicura e gi obsoleta nel momento in cui l'impianto, nel 1971, entr in funzione), da pensare che abbia avuto non poca influenza il fatto che la produzione di uranio - e soprattutto il suo processo di arricchimento - siano monopolio di pochi paesi, e che, nel periodo 20002010, il prezzo del combustibile nucleare sui mercati internazionali sia lievitato di circa sette volte. da osservare che alcune fonti di energie alternative erano state abbandonate nel periodo 19451965 per la loro antieconomicit rispetto al petrolio: ad esempio a tutt'oggi l'energia elettrica fotovoltaica costa circa cinque volte rispetto a quella prodotta da fonti fossili, e circa due volte quella eolica. Si riconferma ancora che il rendersi energeticamente autonomi abbia pesato sulla scelta degli stati di cercare fonti energetiche alternative quanto e forse pi della preoccupazione per l'ambiente: riduzione della produzione energetica da fonti fossili e dall'energia nucleare (la cui disponibilit fortemente influenzata dai mercati e dalla situazione internazionale) e riorientamento verso lo sfruttamento intensivo dell'energia idroelettrica, da biomasse, fotovoltaica ed eolica, cio fonti pi costose (salvo quella idroelettrica), meno abbondanti, ma disponibili localmente. Processi analoghi sono avvenuti anche per altri comparti industriali, ma in questo casso, attualmente, possiamo osservarne ancora solo la prima fase, ovvero come detto - la delocalizzazione delle produzioni a basso valore aggiunto e potenzialmente pericolose per l'ambiente e la salute dai paesi ad economia forte verso paesi ad economia debole.

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Le produzioni di acciaio, ad esempio, sono state progressivamente lasciate a paesi terzi. Tra gli altri, gli Stati Uniti da anni hanno trasferito le industrie siderurgiche in Messico. Analogamente il grosso delle produzioni petrolchimiche, dagli anni '80, stato lasciato ai Paesi Arabi ed alla ex-Unione Sovietica, od all'India, ma comunque perlopi fuori dall'Europa Occidentale. Erano queste, appunto, produzioni a basso valore aggiunto e con un forte impatto ambientale, poco interessanti per gli investitori e di difficile gestione per lo Stato. In questo contesto stato pressoch naturale che ad esempio la Cina si sia impadronita di molte industrie di base, in particolare della metallurgia e delle produzioni chimiche. La Cina, da decenni, impegnata in una vera guerra economica, con l'obiettivo di uscire da una plurimillenaria povert e portarsi ad un livello di benessere economico pari all'Occidente, ottenuto il quale si render possibile la transizione verso un regime democratico. Essa uno dei pochi paesi al mondo ad avere ancora un capitalismo di stato ed una economia rigorosamente pianificata a livello centrale, e dunque pu permettersi investimenti enormi ed a lunghissimo termine. Essa, inoltre, ha investito molto sulla formazione, ed oggi pu contare su almeno 400'000 nuovi laureati in discipline tecniche ogni anno, che vanno a rafforzare lo sviluppo del comparto industriale. A fronte di questo, l'Occidente, negli ultimi decenni, andato incontro ad una veloce terziarizzazione, alla preclusione assoluta sotto la pressione delle dottrine neoliberiste - di qualunque intervento dello Stato sulla produzione e sulla pianificazione di questa, al predominio completo della finanza sull'economia e sulla produzione (nonch sulla politica), ad una rapida crescita del costo dell'energia (e sua scarsa disponibilit) e vincoli ambientali sempre pi rigorosi. Voglio anche ricordare quanto occorso in Italia ed in Germania negli anni '30, in correlazione ai drammatici avvenimenti politici che scuotevano in quegli anni l'Europa: in seguito all'embargo della Societ delle Nazioni, i due stati proclamarono l'autarchia. Questo da un lato port all'isolamento politico e culturale delle due nazioni, ma dall'altra, sotto la pressante necessit di svincolarsi dalla dipendenza dalle importazioni, condusse ad uno sviluppo tecnologico senza precedenti. Tra i prodotti di questo ricordiamo i processi di sintesi dei carburanti dal carbone (la Svizzera, nel 19391945, circondata dalla guerra, sintetizzer invece la benzina dal legno), lo sviluppo dei poliuretani, lo sviluppo dell'impiego di nuove fibre tessili sintetiche e naturali. Alla luce di quanto esposto, lo sviluppo della tecnologia del magnesio pu rappresentare oggi una opportunit molto importante per la ripresa dell'economia dell'Occidente e dell'Europa in particolare, ma anche per tutti i paesi in generale. 3/8

La scoperta del magnesio come elemento risale al 1755, da parte del chimico scozzese Joseph Black (Bordeaux 16/4/1728 Edimburgo 6/12/1799); nel 1808 il chimico inglese Sir Humphrey Davy (Penzance 17/12/1778 Ginevra, 29/5/1829) lo ottenne puro per elettrolisi; nel 1831 il chimico francese Antoine Alexandre Brutus Bussy (Marsiglia, 29/5/1794 Parigi, 1/2/1882) lo prepar come massa metallica compatta. Le sue prime applicazioni in forma di lega metallica risalgono invece all'incirca alla Prima Guerra Mondiale. Negli anni '30, ed in particolare durante la Seconda Guerra Mondiale, il suo impiego crebbe enormemente in relazione all'uso nelle costruzioni aeronautiche, per poi ridursi nuovamente a livelli minimi sino agli anni '80, in particolare perch il suo uso fu, di fatto, riservato al settore della difesa. Esso, pertanto, non pu definirsi un metallo nuovo per l'industria meccanica; in questo momento il magnesio pu contare su almeno 90 anni di storia tecnologica. E dal 1990 ad oggi la sua produzione mondiale cresciuta circa del 10% all'anno. Il magnesio, come noto, ha delle propriet chimiche, fisiche, meccaniche e metallurgiche molto simili a quelle dell'alluminio, elemento che lo segue immediatamente nella tavola periodica. A differenza di questo, per, esso molto pi leggero (1,738 kg/dm 3 contro i 2,7 kg/dm3 dell'alluminio), non anfotero (cio attaccato dagli acidi ma non dalle basi, come invece lo l'alluminio) anche se spiccatamente pi reattivo, e non tossico (anzi, uno degli elementi metallici pi importati per la vita), contrariamente all'alluminio; esso ha inoltre la propriet di non propagare le vibrazioni, con riduzione della rumorosit delle macchine realizzate con esso. Esso , pertanto, in una certa misura, intercambiabile con l'alluminio per le sue applicazioni tecnologiche, con considerevoli vantaggi per i consumi energetici, dato che se il risparmio di 1 kg di peso in una aeromobile comporta un consumo di 1 t di carburante in meno nell'arco di vita della stessa, anche nel settore automobilistico si pu pensare ad arrivare ad un consistente risparmio nei consumi per l'alleggerimento dei veicoli, conseguente ad un pi massiccio impiego delle leghe di magnesio al posto di quelle di alluminio e degli acciai. Volendo considerare il consumo energetico per la produzione rispettivamente del magnesio e dell'alluminio, per il primo di 20 kWh/kg per il processo per elettrolisi del cloruro di magnesio, e di 30 kWh/kg per il processo Pidgeon per via silicotermica, considerando un riscaldamento interamente elettrico; per l'alluminio ottenuto per via elettrolitica il consumo energetico di 25 kWh/kg. Pertanto l'impegno energetico connesso alla produzione quasi eguale per i due metalli. Altro fattore importante l'assenza di tossicit per il magnesio rispetto alla elevata tossicit dell'alluminio.

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Negli ultimi decenni lo sviluppo delle attivit industriali e dei consumi ha comportato una massiccia dispersione di metalli pesanti nell'ambiente, con l'effetto che ci troviamo davanti ad una crescita della loro concentrazione ovunque: nei terreni, nelle acque, persino negli alimenti. Essi, dunque, per quanto siano poco solubili allo stato metallico, per effetto delle lavorazioni, della corrosione ed erosione dei manufatti, lentamente, tendono a disperdersi nell'ambiente. L'alluminio non fa eccezione, anche perch pure esso un metallo piuttosto reattivo. Il magnesio, essendo privo di tossicit, annulla il rischio di effetti negativi in seguito alla sua dispersione nell'ambiente. Inoltre il suo stesso processo di produzione presenta un rischio ambientale molto minore che l'alluminio dove, nelle celle elettrolitiche, abbiamo lo sviluppo di quantitativi di fluoro che necessitano di perfezionati impianti di abbattimento. Alligato opportunamente, il magnesio pu acquistare propriet che superano i suoi limiti tradizionali: pu infatti divenire resistente alla corrosione e perdere la sua tipica infiammabilit allo stato fuso oppure in trucioli e particelle sottili. D'altra parte da ricordare che anche l'alluminio, se non alligato in modo particolare, facilmente soggetto alla corrosione ed i suoi trucioli si infiammano facilmente (cosa, d'altra parte, che comune a molti metalli, dato che anche i trucioli d'acciaio, in certe condizioni, possono avvampare). Gi normalmente, inoltre, il magnesio e le sue leghe presentano una resistenza meccanica a temperature elevate molto maggiore dell'alluminio, e questa pu essere aumentata ulteriormente con certi alliganti, tra cui le terre rare. Dal punto di vista economico, il magnesio, oggi, sui mercati ha un prezzo attorno ai 4 /kg, di poco superiore a quello dell'alluminio, che si quota tra i 2 e 3 /kg, molto fluttuante; ma, come abbiamo visto, il suo processo di produzione ha circa gli stessi costi e, come vedremo, la materia pri ma molto pi disponibile. Infatti gli stessi grossi gruppi industriali produttori di magnesio riconoscono che il suo prezzo potrebbe attestarsi agli stessi livelli od inferiori a fronte di uno sviluppo della sua produzione. Il magnesio inoltre perfettamente riciclabile come lo l'alluminio. Tramite opportuni processi, da scarti misti di leghe di magnesio si pu riottenere il magnesio puro, pi facilmente di quanto non lo si possa fare con l'alluminio. Se prendiamo la produzione mondiale di magnesio e di alluminio nell'anno 2010, vediamo che la prima stata di circa 1'085'000 t/anno, mentre la seconda stata di 44'100'000 t/anno, cio esattamente 40 volte maggiore: abbastanza evidente di come il prezzo del magnesio potrebbe, a fronte ad uno sviluppo della sua produzione (la minore disponibilit ne aumenta naturalmente il prezzo di mercato) scendere a livelli inferiori dell'alluminio. 5/8

Questo ci porta a parlare di un ulteriore aspetto particolarmente importante: la disponibilit di magnesio nel mondo. L'alluminio il 3 elemento pi abbondante nella crosta terrestre, in cui presente ad una concentrazione media dell' 8,1%. Ma esso presente in delle forme dalle quali non pu essere facilmente estratto: a titolo di esempio, non possiamo estrarre l'alluminio dalle argille. Pertanto, per la sua produzione siamo costretti a ricorrere alla bauxite (che contiene dal 48 al 64% di allumina, cio dal 25 al 33% di alluminio), e sono relativamente pochi i paesi che dispongono di giacimenti di questo minerale. Ad esempio, l'Italia era un forte produttore prima della Seconda Guerra Mondiale, ma stata poi penalizzata dalla perdita dell'Istria, dove si trovavano i giacimenti di bauxite. Questi i primi dieci produttori mondiali di alluminio (anno 2010): Cina Russia Canada Stati Uniti Australia Emirati Arabi India Brasile Barhain Norvegia 18'000'000 t/anno 4'000'000 t/anno 2'970'000 t/anno 1'990'000 t/anno 1'930'000 t/anno 1'800'000 t/anno 1'700'000 t/anno 1'410'000 t/anno 870'000 t/anno 800'000 t/anno

Per cui, questi dieci paesi detengono l' 80% della produzione mondiale di alluminio. In sintesi, per poter essere leader nella produzione di alluminio, o bisogna avere giacimenti di bauxite sul proprio territorio e disporre di elettricit, oppure essere in grado di approvvigionarsi in qualche modo di bauxite all'estero a buon prezzo ed avere elettricit a basso costo. Il magnesio un po' meno abbondante sulla crosta terrestre, anche se costituisce, complessivamente, una parte importante del pianeta. esso all' 8 posto per abbondanza, per un totale del 2,3% della crosta terrestre. Quali minerali, il magnesio si estrae dalla dolomia (carbonato doppio di calcio e magnesio, con un 13% di magnesio sulla dolomia pura) e dalla magnesite (carbonato di magnesio, con un contenuto in magnesio del 28% sulla magnesite pura), ma una terza fonte importantissima l'acqua del mare, che ne contiene in media l'1,37%. Pertanto la produzione di magnesio non una prerogativa esclusiva di quei paesi che dispongono sul territorio nazionale di giacimenti di dolomia e magnesite particolarmente pure, ma pu essere 6/8

prodotta facilmente da qualunque paese che si affacci sul mare (cio la maggior parte dei paesi del mondo), od anche da quelli che, pur non affacciandosi sul mare, dispongano di acque salmastre (ad esempio, queste accompagnano spesso il petrolio e costituiscono un serio problema per lo smaltimento) o di giacimenti di salgemma, dato che le une e gli altri generalmente hanno contenuti elevati di magnesio. L'uso di acqua di mare o di acque salmastre, inoltre, elimina il problema di dovere ricorrere a cave e miniere, con vantaggio ambientale e per la sicurezza e salute dei lavoratori e delle popolazioni. Questi i principali produttori mondiali di magnesio (anno 2010): Cina Russia Israele Kazakistan Brasile Ucraina Serbia 650'000 t/anno 40'000 t/anno 30'000 t/anno 20'000 t/anno 16'000 t/anno 2'000 t/anno 2'000 t/anno

Si rileva come la Cina abbia particolarmente scommesso sul magnesio: gli Stati Uniti, nel 1995, ne detenevano il 45% della produzione mondiale, scendendo nel 2010 al 7% della produzione mondiale; mentre la Cina, gi nel 2005, ne deteneva il 60% della produzione mondiale. Facendo un raffronto di queste quantit con com'era la produzione di alluminio nel 1965, gli Stati Uniti allora erano i primi produttori al mondo con 3'314'600 t/a (51% della produzione mondiale), mentre la Cina ne produceva 90'400 t/a (1,4% della produzione mondiale), su una produzione mondiale di 6'464'400 t/a. Abbiamo dunque avuto, tanto per l'alluminio che per il magnesio, una crescita di produzione per la Cina parallela alla diminuzione della produzione, e del peso sui mercati internazionali, degli Stati Uniti. Ancora, tornando al magnesio, si osserva di come negli Stati Uniti oggi esso si produca per l'elettrolisi del cloruro di magnesio fuso, mentre in Cina prevalga l'uso del processo Pidgeon, che parte dall'ossido di magnesio o dalla dolomia calcinata per riduzione con ferro-silicio (processo termico), da cui si ottiene del magnesio con un grado di purezza pi elevato. Concludendo, si osserva come con lo sviluppo della metallurgia del magnesio e della lavorazione delle sue leghe, qualunque paese, con considerevoli vantaggi energetici ed ambientali, pu diventare produttore delle leghe leggere necessarie alla sua economia, svincolandosi completamente dalla dipendenza dall'estero e dalle fluttuazioni dei mercati internazionali.

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Questo influisce positivamente tanto sulla bilancia dei pagamenti, quanto favorisce lo sviluppo dell'occupazione e dell'industria meccanica nazionale, dato che presumibile una diminuzione dei costi, sia per la riduzione delle spinte speculative che per la minore necessit di trasporti (la cui incidenza pu variare da 30 a 170 USD/t). Riducendo le necessit di trasporto dei minerali, del metallo e dei suoi semilavorati da un continente all'altro ne consegue anche un ulteriore, ovvio, vantaggio energetico ed ambientale.

Lugano, 18 marzo 2013

Gualtiero A.N. Valeri

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