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voce TOTALITARISMO in Dizionario di Politica UTET

Luso di T. per designare, con una connotazione fortemente derogatoria, tutte o alcune dittature monopartitiche fasciste o comuniste, si generalizz soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Nello stesso periodo furono formulate le teorie pi compiute del T., quella di Hannah Arendt (The Origin of Totalitarianism, 1951), e quella di Carl J. Friedrich e Zbigniew K. Brzezinski (Totalitarian Dictatorship and Autocracy, 1956). Secondo H. Arendt il T. una forma di dominio radicalmente nuova, perch non si limita a distruggere le capacit politiche delluomo, isolandolo in rapporto alla vita pubblica, come facevano le vecchie tirannie e i vecchi dispotismi; ma tende a distruggere anche i gruppi e le istituzioni che formano il tessuto delle relazioni private delluomo, estraniandolo cos dal mondo e privandolo fin del proprio io. In questo senso, il fine del T. la trasformazione della natura umana, la conversione degli uomini in fasci di reazione intercambiabili e tale fine perseguito mediante una combinazione, specificamente totalitaria, di ideologia e di terrore. Lideologia totalitaria pretende di spiegare con certezza assoluta e in modo totale il corso della storia; diventa perci indipendente da ogni esperienza o accertamento fattuale; e costruisce un mondo fittizio e logicamente coerente, dal quale derivano direttive dazione la cui legittimit garantita dalla conformit con la legge dellevoluzione storica. Questa logica coattiva dellideologia, persi tutti i contatti col mondo reale, tende alla fine a mettere in ombra lo stesso contenuto ideologico, e a generare un movimento arbitrario e permanente. Il terrore totalitario, a sua volta, serve per tradurre in realt il mondo fittizio della ideologia, a confermarla tanto nel suo contenuto quanto - soprattutto - nella sua logica deformata. Esso colpisce, infatti, non solo i nemici reali (ci che avviene nella fase dellinstaurazione del regime); ma anche e tipicamente i nemici oggettivi, la cui identit definita dallorientamento politicoideologico del governo, anzich da un loro desiderio di rovesciarlo; e nella fase pi estrema colpisce anche vittime scelte completamente a caso. Il terrore totale, che irreggimenta le masse di individui isolati e le sostiene in un mondo che per esse diventato un deserto, diventa perci uno strumento permanente di governo, e costituisce lessenza stessa del T.; mentre la logica deduttiva e coercitiva dellideologia ne il principio di azione, cio il principio che lo fa muovere. Sul piano organizzativo, lazione dellideologia e del terrore si esprime nel partito unico, le cui formazioni di lite coltivano una credenza fanatica nellideologia e la propagano incessantemente, e le cui organizzazioni funzionali operano la sincronizzazione ideologica di tutti i tipi di gruppi e di istituzioni sociali e la politicizzazione delle aree anche pi remote dalla politica (come lo sport e le attivit di tempo libero); e nella polizia segreta, la cui tecnica operativa trasforma lintera societ in un sistema di spionaggio onnipresente, in cui ogni persona pu essere un agente della polizia e tutti si sentono sotto costante sorveglianza. Il regime totalitario non ha per una struttura monolitica. V invece una moltiplicazione e una sovrapposizione di uffici e di competenze dellamministrazione statale, del partito e della polizia segreta, che danno luogo a un confuso intrico organizzativo, contraddistinto da una tipica assenza di struttura. Questa assenza di struttura si accorda con il movimento e limprevedibilit che sono propri del regime totalitario e che fanno capo alla volont assoluta del dittatore, il quale sempre in grado di far fluttuare il centro del potere totalitario dalluna allaltra gerarchia. La volont del capo la legge del partito, e lintera organizzazione partitica non ha altro scopo che quello di realizzarla. Il capo il depositano dellideologia: lui solo pu interpretarla o correggerla. Anche la polizia segreta, il cui prestigio straordinariamente accresciuto rispetto a quello di cui godeva nei vecchi regimi autoritari, ha per un minore potere effettivo, perch del tutto soggetta al volere del capo, al quale soltanto spetta di decidere chi sar il prossimo nemico potenziale o oggettivo. Secondo questa interpretazione la personalizzazione del potere dunque un aspetto cruciale dei regimi totalitari. Tuttavia, lArendt non ne fa esplicitamente un terzo pilastro della nozione di T. (accanto al terrore e allideologia), probabilmente per non turbare la compattezza della sua concezione essenzialisticoteleologica del fenomeno, che appare di conseguenza alquanto caricata. La seconda teoria classica, quella di Carl J. Friedrich e di Zbigniew K. Brzezinski, definisce il T. in base ai tratti caratteristici che si possono riscontrare nellorganizzazione dei regimi totalitari. Secondo questa impostazione il regime totalitario risulta dallunione dei sei caratteri seguenti: 1. una ideologia ufficiale, che riguarda tutti gli aspetti dellattivit e dellesistenza delluomo, che tutti i membri della societ debbono abbracciare, e che critica in modo radicale lo stato delle cose esistente e guida la lotta per la sua trasformazione; 2. un partito unico di massa guidato tipicamente da un dittatore, strutturato in modo gerarchico, con una posizione di superiorit o di commistione con lorganizzazione burocratica dello Stato, composto da una piccola percentuale della popolazione, di cui una parte nutre una fede appassionata e incrollabile nellideologia ed disposta a qualsiasi attivit per propagarla e per attuarla; 3. un sistema di terrorismo poliziesco, che appoggia e nello stesso tempo controlla il partito, mette a frutto la scienza moderna e specialmente la psicologia scientifica, ed diretto in modo caratteristico non solo contro i nemici plausibili del regime, ma anche contro classi della popolazione scelte arbitrariamente;

4. un monopolio tendenzialmente assoluto, nelle mani del partito e basato sulla tecnologia moderna, della direzione di tutti i mezzi di comunicazione di massa, come la stampa, la radio, il cinema; 5. un monopolio tendenzialmente assoluto, nelle mani del partito e basato sulla tecnologia moderna, di tutti gli strumenti della lotta armata; 6. un controllo e una direzione centrale di tutta leconomia attraverso la coordinazione burocratica delle unit produttive prima indipendenti. La dirompente combinazione di propaganda e di terrore, resa possibile dalluso della tecnologia moderna e della moderna organizzazione di massa, conferisce ai regimi totalitari una forza di penetrazione e di mobilitazione della societ qualitativamente nuova rispetto a qualsiasi regime autoritario o dispotico del passato, e li rende perci un fenomeno politico storicamente unico. Tra linterpretazione della Arendt e quella di Friedrich e Brzezinski vi sono differenze notevoli. Menzioner solo le principali. Anzitutto, diverso il modo di accostarsi al tema: lArendt cerca di determinare il fine essenziale del T., che individua nella trasformazione della natura umana, con la riduzione degli uomini in automi assolutamente obbedienti, e intorno a questo fine ordina tutti gli altri aspetti del fenomeno; Friedrich e Brzezinski, al contrario, non riconoscono alcun fine essenziale o connaturato del T., ma si limitano a descrivere una sindrome totalitaria, cio linsieme dei tratti caratteristici dei regimi totalitari. In secondo luogo, nella interpretazione di Friedrich e Brzezinski manca, almeno in parte, lenfasi posta dalla Arendt sulla personalizzazione del potere totalitario, sul ruolo cruciale del capo, che stringe nelle sue mani le fila dellideologia, del terrore e dellintera organizzazione totalitaria. Questa seconda differenza collegata, in grado considerevole, con una terza, che riguarda lambito di applicazione della nozione di T.: per lArendt sono totalitarie soltanto la Germania hitleriana (e dal 1938 in poi) e la Russia staliniana (dal 1930 in poi); per Friedrich e Brzezinski sono totalitari, oltre al regime nazista e a quello sovietico, quello fascista italiano, quello comunista cinese e i regimi comunisti dellest europeo. Ma vi sono anche delle concordanze altrettanto notevoli. In primo luogo, sia lArendt sia Friedrich e Brzezinski vedono nel T. una forma di dominio politico nuova, perch capace di conseguire un grado di penetrazione e di mobilitazione della societ che non ha precedenti nei regimi conosciuti del passato, e rappresenta in questa direzione un vero e proprio salto di qualit. In secondo luogo, le due interpretazioni concordano nellidentificare tre aspetti centrali del regime totalitario in una ideologia ufficiale, nel terrore poliziesco e in un partito unico di massa. La polizia segreta, che lArendt aggiungerebbe a questo elenco sul piano istituzionale, e il controllo monopolistico dei mezzi di comunicazione e degli strumenti della violenza, nonch la direzione centrale delleconomia, che aggiungerebbero Friedrich e Brzezinski, possono considerarsi, almeno entro certi limiti, come ulteriori specificazioni, che non intaccano la centralit dellideologia, del terrore e del partito unico. In questo senso, si potrebbe dire in linea generale che il regime totalitario fa venir meno la distinzione tradizionale tra Stato, o meglio apparato politico, e societ, per mezzo dello strumento organizzativo del partito unico di massa, che pienamente malleabile e pilotabile dal vertice del regime, e distrugge o intacca il potere e sconvolge il comportamento regolare e prevedibile dei corpi organizzati dello Stato (burocrazia, esercito, magistratura); e per mezzo del concomitante impiego combinato dellindottrinamento ideologico e del terrore, nelle forme rese possibili dalla tecnologia moderna, che consentono di penetrare e di politicizzare tutte le cellule del tessuto sociale. Dallepoca della presentazione delle due teorie sopra ricordate si infatti manifestata la tendenza a riprodurre questi tre aspetti del T., sia pure con diverse formulazioni e accentuazioni, da parte di molti degli autori che hanno trattato largomento. Ma intanto, a partire dallinizio degli anni 60, e per certi aspetti da prima ancora, si sono andate delineando anche delle correnti di revisione delle teorie classiche del T., che hanno attaccato in tre direzioni: quella dellassunto della novit storica del T.; quella dellassunto della similarit tra T. fascista e T. comunista; quella dellestensione del concetto di T. a tutti i regimi comunisti e alla stessa URSS poststaliniana. Queste revisioni hanno dimostrato unefficacia crescente nelle tre direzioni indicate. [] Riprendendo e riassumendo i punti pi efficaci delle teorie e delle revisioni critiche del T., che ho esposto in precedenza, credo che il fenomeno possa essere descritto sinteticamente sulla base della sua natura specifica, degli elementi costitutivi che contribuiscono a formarlo, e delle condizioni che lo hanno reso possibile nel nostro tempo. La natura specifica del T. deve essere ravvisata in un carattere largamente riconosciuto nella letteratura, e che richiamato dalla parola stessa: la penetrazione e la mobilitazione totale del corpo sociale, con la distruzione di ogni linea stabile di distinzione tra lapparato politico e la societ. importante sottolineare il legame tra il grado estremo della penetrazione e il grado estremo della mobilitazione, poich lazione totalitaria penetra la societ anche nelle sue cellule pi riposte proprio in quanto la coinvolge interamente in un movimento politico permanente. Gli elementi costitutivi del T. sono lideologia, il partito unico, il dittatore, il terrore. Lideologia totalitaria fornisce una spiegazione indiscutibile del corso storico, una critica radicale della situazione esistente e una guida per la sua trasformazione altrettanto radicale; e, indirizzando lazione verso uno scopo sostantivo (la supremazia della razza eletta o la societ comunista), anzich verso degli istituti o delle forme giuridiche, giustifica un movimento continuo verso quel fine e la distruzione o la strumentalizzazione di qualsiasi istituzione e dello stesso ordinamento giuridico. Il partito unico, animato dallideologia, si contrappone e si sovrappone allorganizzazione dello Stato, sconvolgendone

lautorit e il comportamento regolare e prevedibile; e politicizza i pi diversi gruppi e le pi diverse attivit sociali, minandone le lealt e i criteri di comportamento per subordinarli ai principi e agli imperativi ideologici. Il dittatore totalitario esercita un potere assoluto sopra lorganizzazione del regime, facendo fluttuare le gerarchie a suo piacimento, e sopra lideologia, della cui interpretazione e applicazione il depositario esclusivo; e con la sua volont arbitraria, le sue tattiche mutevoli per conservare il potere personale, e limpatto dei tratti caratteristici della sua personalit, garantisce e intensifica al massimo limprevedibilit e il movimento incessante dellazione totalitaria. Il terrore totalitario, che sprigionato congiuntamente dal movimento di trasformazione radicale imposto dallideologia e dalla logica della personalizzazione del potere, inibisce ogni opposizione e anche le critiche pi tenui, e genera coercitivamente ladesione e il sostegno attivo delle masse al regime e al capo personale. Le condizioni che hanno reso possibile il T. sono la formazione della societ industriale di massa, la persistenza di unarena mondiale divisa, e lo sviluppo della tecnologia moderna. Da un lato, limpatto dellindustrializzazione nelle grandi societ moderne, nel quadro di unarena mondiale insicura e minacciosa, permette e favorisce la combinazione di penetrazione e di mobilitazione totale del corpo sociale. Dallaltro lato, limpatto dello sviluppo tecnologico sopra gli strumenti della violenza, i mezzi di comunicazione, le tecniche organizzative e quelle di sorveglianza e di controllo, consentono un grado massimo di penetrazionemobilitazione monopolistica della societ, che non ha precedenti nella storia. La dirompente dinamica della politica totalitaria si realizzata finora nelle fasi dello sviluppo pi intenso del dominio staliniano in Russia e di quello hitleriano in Germania. A questo proposito converr rammentare due punti: il primo, che discende direttamente dallaffermazione precedente, che il concetto di T. non pu applicarsi a tutti i regimi comunisti, n a tutti i regimi fascisti; il secondo che dal fatto che il T. si attuato in un sistema fascista e in uno comunista non si pu derivare la conclusione di una fondamentale similarit di fascismo e comunismo. (M. STOPPINO)

H. Arendt, La banalit del male recensione


Nel suo libro La banalit del male Hannah Arendt vede, dietro il tenente colonnello Adolf Eichmann, incaricato della pianificazione logistica della soluzione finale, la normalit della persona comune e, dietro questo modello di normalit, alcune contraddizioni intrinseche della storia e della cultura moderna. Inviata nellaprile 1961 a Gerusalemme dal giornale The New Yorker per seguire il processo ad Eichmann (rapito nel suo rifugio in Argentina nel maggio 60 da agenti israeliani, condannato e giustiziato il 31 maggio 1962) Hannah Arendt si rese subito conto che limpianto del processo era studiato essenzialmente al fine di ricordare al mondo la pratica dello sterminio degli ebrei e per far s che crescesse la vergogna in chi se ne era reso complice ed in chi aveva assistito inerte. Nel processo cera anche lintento di mostrare al mondo che la tradizionale remissivit degli ebrei, quella per cui, da ultimo, si lasciavano guidare docilmente ai luoghi dellesecuzione, era ormai superata dalleroismo del nuovo Israele (p. 19), che nel 1961 aveva gi combattuto e vinto due guerre (nel 48 e nel 56) contro i Paesi arabi. In questo quadro, la parte riservata allimputato Eichmann era la parte del mostro: secondo latto daccusa egli aveva agito non solo di proposito, ma anche per bassi motivi e ben sapendo che le sue azioni erano criminose (p. 33). La condotta di Eichmann, tuttavia, smentisce il ruolo che gli si vuole assegnare: se alla fine lex SS si dichiara non colpevole nel senso dellatto daccusa (p. 29), durante lintero processo aveva manifestato la convinzione di non essere nel fondo dellanimo un individuo sordido e indegno, e, quanto alla consapevolezza, disse che sicuramente non si sarebbe sentito la coscienza a posto se non avesse fatto ci che gli veniva ordinato - trasportare milioni di uomini, donne e bambini verso la morte - con grande zelo e cronometrica precisione (p. 33). Addirittura, ascoltando le sue deposizioni, Hannah Arendt si convinse che limputato Eichmann non si poteva neppure dire che fosse animato da folle odio per gli ebrei, da un fanatico antisemitismo, o che un indottrinamento di questo tipo avesse provocato in lui una deformazione mentale. Personalmente, egli non aveva mai avuto nulla contro gli ebrei (p. 34). In tutto questo, Eichmann non fu creduto, perch i giudici da alcune occasionali menzogne preferirono concludere che egli era fondamentalmente un bugiardo - e cos trascurarono il pi importante problema morale ed anche giuridico di tutto il caso (p. 34). Il problema morale a cui accenna qui la Arendt pu essere introdotto da due domande: come possibile trasportare milioni di uomini, donne e bambini verso la morte senza il minimo odio personale, anzi con lo stesso zelo e la stessa cronometrica precisione che si userebbero per un normale altro mestiere? E come pu dirsi ed essere effettivamente normale una persona che agisce in questo modo?1 I giudici, insomma, ecco il problema trascurato, rifiutarono per principio che una persona comune normale, non svanita, n indottrinata n cinica potesse essere a tal punto incapace di distinguere il bene dal male. (p. 34). Se si fosse
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Sulla normalit di Eichmann, il libro riporta queste testimonianze: una mezza dozzina di psichiatri lo aveva dichiarato normale, e uno di questi, si dice, aveva esclamato addirittura: Pi normale di quello che sono io dopo averlo visitato, mentre un altro aveva trovato che la sua psicologia, tutto il suo atteggiamento verso la moglie e i figli, verso la madre, il padre, i fratelli, le sorelle, gli amici era non solo normale, ma ideale; e infine anche il cappellano che lo visit regolarmente in carcere (...) assicur a tutti che Eichmann aveva idee quanto mai positive (pp. 33-34).

accettata, dando spazio allevidenza, la possibilit che il male possa essere compiuto con la stessa banalit ed ovviet con cui si eseguono, per esempio, le operazioni meccaniche di un determinato lavoro, si sarebbe aperta unulteriore serie di domande inquietanti: da dove viene una persona capace di agire in questo modo? Quale cultura la permea, su quali radici si fonda? A quali condizioni una persona banalmente buona pu degradarsi in una persona banalmente malvagia? Con tutte queste domande si cimenta il libro di Hannah Arendt, e le risposte, spesso disseminate fra la variet dei dati storici riportati e commentati, riguardano direttamente il rapporto tra il totalitarismo e la modernit. Il terreno generativo di persone come Eichmann, persone per le quali normale e banale tanto una condotta corretta quanto una condotta riprovevole, purch luna o laltra vengano richieste da unautorit, costituito in ultima analisi dalla corruzione di alcune idee forza della cultura moderna, lidea della progettualit politica e quella della soggettivit. Per iniziare dalla prima delle idee menzionate, si pu notare come sia una conquista della cultura moderna il fatto che gli uomini possano aggregarsi e convivere in base a progetti liberamente e responsabilmente elaborati, progetti che, realizzandosi ed interagendo, costituiscono poi la storia. Machiavelli, tra il XV ed il XVI secolo, stato il primo autore dellEuropa moderna a sottolineare limportanza della progettualit politica ma opponendola, col nome di virt, al corso impensato delle cose, alla fortuna, ne ha contestualmente sottolineato il carattere drammatico: il progetto politico deve strutturalmente misurarsi con una realt nel migliore dei casi opaca, nel peggiore dei casi ostile, e non pu mai esimersi dal mettere in conto fatiche, mediazioni, sconfitte. Al contrario, una progettualit politica impazzita, scartato, per colpevole semplificazione, il drammatico contatto con il mondo cos com, tende a ricostruire della realt unimmagine addomesticata, confacente alle esigenze di unideologia e finalizzata ad una soddisfazione artificiale delle masse: cos la Arendt rileva unatmosfera di sistematica menzogna con cui la societ tedesca di 80 milioni di persone si era protetta dalla realt (p. 60). Eichmann, permeato da una ideologia che rendeva un dovere la tutela della razza ariana per mezzo delle persecuzioni degli ebrei, ha rimosso ogni altro elemento della realt che avrebbe potuto essere in antitesi con limperativo ideologico, fino a ritenere lo sterminio degli ebrei un fatto tanto necessario da non dover neppure essere dissimulato, e la Arendt addebita appunto a quel clima di sistematica menzogna la stupefacente disposizione di Eichmann, sia in Argentina che in Gerusalemme, ad ammettere i propri crimini (p. 60). Questa corruzione della progettualit politica moderna nei totalitarismi stata messa in luce anche da Jacob Talmon2, che nota come il dottrinario messianico non accetta il difficile confronto della realt in tutti i suoi fattori, ma si limita a tracciarne un abbozzo a matita, da cancellare e ridisegnare in dipendenza dallimperativo ideologico. Lalterazione della progettualit politica era stata comunque studiata dalla stessa Hannah Arendt alcuni anni prima del processo a Eichmann nel saggio3 Le origini del totalitarismo, pubblicato nel 1951. Qui, rimarcando il legame tra ideologia e totalitarismo, osservava tra laltro che il pensiero ideologico diventa indipendente da ogni esperienza, che non pu comunicargli nulla di nuovo, neppure se si tratta di un fatto appena accaduto. Emancipatosi cos dalla realt percepita coi cinque sensi, esso insiste su una realt pi vera che nascosta dietro le cose percettibili, dominandole tutte. E pi avanti, anticipando teoricamente quello che avrebbe poi visto dieci anni dopo a Gerusalemme, scrive: il suddito ideale del regime totalitario non il nazista convinto o il comunista convinto, ma lindividuo per il quale la distinzione fra realt e finzione, fra vero e falso non esiste pi. Se quindi i totalitarismi si affermano con una semplificazione della progettualit politica, che lascia cadere il confronto con la realt oggettiva per costruirsene una propria, perch molte persone accettano questa menzogna con tanta persuasione e tanto zelo da esserne interamente determinate? La risposta a questa domanda ci porta ad affrontare brevemente la corruzione di unaltra idea forza della cultura moderna, quella della soggettivit. Nel mondo moderno il soggetto umano, entrata in crisi la concezione provvidenzialistica medievale, che lo poneva in una posizione centrale nella realt, si trovato in una condizione di estraneit nel mondo e ha dovuto riconquistare con le sue sole forze quella centralit che precedentemente gli era elargita dal disegno divino. Ancora Machiavelli rappresenta in modo molto vivido i problemi della soggettivit umana in un mondo ostile, attraverso il gi citato binomio virt-fortuna. A fine 700 poi, Kant evidenzier il dramma di un soggetto umano che riscontra la realt difforme dalle proprie attese, muta alle domande pi profonde della ragione, che vorrebbe attestate dallevidenza lesistenza di Dio, di un senso ultimo del mondo e di unanima immortale, e recalcitrante a conformarsi agli ideali razionali. Tra Machiavelli e Kant, tra il 500 e il 700 inoltrato, si attuano poi lassolutismo e, a seguito di questo, la societ borghese, nella quale il soggetto umano ancora, concretamente, messo di fronte al suo isolamento dagli altri e spesso alla sua impotenza nei confronti delle grandi forze politiche ed economiche. Se quindi la fondazione di una soggettivit autonoma e responsabile uno dei punti qualificanti della modernit, nella stessa modernit si palesano la fatica e lestraneazione che da subito assalgono questo soggetto umano autonomo e lo accompagnano fino al nostro secolo. Ancora una volta, il totalitarismo rappresenta una via di fuga da
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Jacob Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, (1952). trad. it. Bologna, Il Mulino 1967, p. 188. Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, (1951), trad. it., Milano, Comunit 1989, con unintroduzione di Alberto Martinelli. Tutte le citazioni sono state tratte dal cap. XIII, Ideologia e terrore p. 644 e segg..
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una situazione per molti insostenibile: quel che prepara cos bene gli uomini moderni al dominio totalitario lestraneazione che da esperienza limite, usualmente subita in certe condizioni sociali marginali come la vecchiaia, diventata unesperienza quotidiana di masse crescenti del nostro secolo. Linesorabile processo in cui il totalitarismo inserisce le masse da esso organizzate appare come unevasione suicida da questa realt. Ancora una volta, queste parole del saggio del 51 sul totalitarismo anticipano le successive constatazioni di Hannah Arendt a Gerusalemme: nellideologia nazista Eichmann ha trovato il modo di difendersi da una realt altrimenti ostile, di crearsi un mondo a parte di certezze che lo tutelano dal confronto doloroso con lesistente e gli assegnano un compito ben definito, di cui egli, al pari di molti altri, fedele esecutore: quanto pi lo si ascoltava, tanto pi era evidente che la sua incapacit di esprimersi era strettamente legata ad unincapacit di pensare, cio di pensare dal punto di vista di qualcun altro. Comunicare con lui era impossibile, non perch mentiva, ma perch le parole e la presenza degli altri, e quindi la realt in quanto tale, non lo toccavano (p. 57). Nella lettura di Hannah Arendt, quindi, il totalitarismo diventa una via patologica per superare la fatica del soggetto moderno impegnato, allinterno di una cornice di desolante immanentismo, in un confronto senza garanzie con la realt ed in progetti politici che mettono rischiosamente alla prova la sua responsabilit. La problematicit della cultura moderna, cui il totalitarismo vorrebbe portare un rimedio che risulta peggiore del male, consiste in conclusione nellaver scommesso su di una soggettivit presuntuosamente emancipatasi dalla trascendenza e quindi in cerca di un impossibile appagamento nella sola dimensione storica.

I campi: oriente, occidente, modernit

La gente non sapeva cosa stava facendo, l'ultimo dell'anno del 1899, mentre celebrava con giubilo la nascita del nuovo secolo. Era come se stesse salutando la pioggia, non sapendo che non sarebbe cessata fin quando i fiumi si fossero sollevati dal loro letto e avessero trasformato i prati in laghi, e "le acque si levarono quindici cubiti sopra le montagne". Non sapeva che l'acqua non sarebbe venuta un giorno soltanto, ma sarebbe cresciuta gradualmente con gli anni. Non sospettava che il Signore fosse stanco, in questo ventesimo secolo. Bevve al Diluvio. Cos scriveva Hans Habe, riflettendo col vantaggio del senno di poi sul momento in cui nacque il nostro secolo; lo stesso secolo che, al limite opposto, Hobsbawm doveva descrivere come "et degli estremi". In realt ci sono stati parecchi estremi che questo secolo ha raggiunto o a cui giunto pericolosamente vicino. Tuttavia, penso che il pi estremo tra i pensieri ed eventi estremi sia stata la sorpresa: la pioggia che porta la vita trasformatasi inaspettatamente nell'inondazione che tutto distrugge, correnti fresche e lucenti che si uniscono in un fango scuro e torbido, una esuberante fiducia che si ritrae in una soffocante disperazione, solo per dissolversi, alla fine, come suggerisce Jean Baudrillard, in "uno stato di totale illusione", con nulla, aggiungiamo, che lo distingua dallo stato di totale disillusione... Sorpresa, per l'appunto. Pochi altri secoli furono accolti con maggiore ottimismo o giubilo. Alla fin fine sembr che la storia facesse il gioco dell'umanit. Sembr che lo sforzo moderno di "fondare sulla terra un ordine umano in cui prevalessero libert e felicit, senza alcun aiuto trascendentale o sovrannaturale, un ordine interamente umano", si dimostrasse un rischio che pagava, pronto a dar corso alla propria promessa. L'abilit umana a migliorare il destino umano era infinita, nessuna sofferenza era incurabile, nessun problema senza una soluzione. La quantit poteva adesso trasformarsi in qualit; piccoli miglioramenti qui e l concentrano lo splendore della nuova et gloriosa. Si poteva rendere il mondo perfetto, non solo migliore; non soltanto ricacciare gli avamposti del male, ma insieme bruciare i suoi covi; non solo rendere pi sano il genere umano, ma cancellare la malattia e i suoi veicoli una volta per tutte. E tutto questo sforzando all'estremo la saggezza umana, esercitando le umane abilit, radunando la forza umana e scegliendo la giusta strategia di azione. Dacci i mezzi e il potere di usarli e dimostreremo di cosa l'umanit capace... C' sempre una occasione per un nuovo inizio. Questo nuovo inizio accadde che venisse chiamato rivoluzione. Non ci sarebbe scopo nel desiderare e nel fare una rivoluzione se non perch si crede che il benessere dell'umanit in mani umane, e che metterla in pratica dipende soltanto dall'avere un piano e le persone giuste. Le rivoluzioni non sfidano questa credenza; al contrario, costituiscono i pi stomachevoli tributi alla convinzione che si possa instaurare sulla terra un ordine nuovo e migliore, e che un tale ordine possa servire a creare ordine... Fare le cose rapidamente, e anche radicalmente: questo il senso del potere. Potere l'abilit a realizzare qualcosa malgrado tutte le resistenze che si possano incontrare. Potere un attributo misurato dall'abilit di superare o ignorare altri poteri o il potere di altri. Nessuna meraviglia che in un'epoca di ordine nuovo e realizzato dall'uomo il potere ricopra il ruolo un tempo assegnato alla bacchetta magica o alla pia prece. La felicit perfetta doveva realizzarsi attraverso l'ordine perfetto, e l'ordine perfetto doveva essere il risultato del potere. Il livello di potere necessario si misurava con la misura dell'obiettivo. Felicit totale richiedeva ordine totale, e ordine totale aveva bisogno di potere totale. Per quanto il nostro secolo cominciasse con la speranza di completare il lavoro che la civilt moderna aveva cominciato a compiere, e con la determinazione di affrettare il completamento, la sorpresa che si doveva determinare in coloro che celebravano il suo arrivo, sembra, col senno di poi, sorprendente essa stessa... Considerata la traiettoria che essa segu e l'impazienza che spron i suoi movimenti, non

poteva che esasperare al massimo le contraddizioni che perseguitavano il "progetto moderno" dall'inizio - e cos esibire drammaticamente il potenziale di crudelt e inumanit che esse contenevano. Gli orrori del ventesimo secolo derivano dai tentativi pratici di creare la felicit, l'ordine di cui la felicit aveva bisogno, e il potere, totale, necessario a instaurare quell'ordine. I tentativi erano nuovi. Le idee nel cui nome ogni tentativo venne fatto non lo erano. Gli orrori del nostro secolo furono mostruosi, forse mutanti, ma anche frutto totalmente legittimo del romanzo moderno con il suo ordine perfetto e fatto dall'uomo. I tentativi furono parecchi, e ancora non ne abbiamo visto la fine. Il nostro secolo ne stato densamente riempito fino al prossimo millennio - e sembra essersi fissato per perdere in ulteriori tentativi il suo morboso ed eterno interesse. Gli echi indistinti della determinazione moderna a rendere il mondo pulito, chiaro, dinamico, trasparente e abbastanza ordinato per la felicit umana, si riverberano nell'attuale epidemia di "pulizia etnica" - dalla Bosnia al Ruanda e dalle paludi dell'Iraq alle foreste pluviali di Timor Orientale. Essi si sentono distintamente anche nell'odierna passione per il rimpatrio degli immigrati, per pi polizia e perfezionate prigioni automatizzate, per sentenze pi pesanti e regimi carcerari pi duri, per la criminalizzazione dei problemi sociali e l'incarcerazione degli elementi "socialmente indesiderabili". Due tentativi spiccano per la loro assoluta grandezza, e per aver dato simultaneamente la pi piena e pura espressione al sogno con il quale generarono e fissarono il modello su cui ogni ulteriore frutto di quel sogno doveva venir misurato. Si tratta, evidentemente, degli esperimenti nazista e comunista con la loro abolizione, una volta per tutte, del disordine, dell'insicurezza, della contingenza e dell'incertezza dell'umana esistenza. I due tentativi pi audaci di raddrizzare insieme natura e storia, ebbero successo per i loro errori e difetti, stabilirono un nuovo spazio e tempo umani. Nel loro notevole e illuminante libro, che riassume una ponderosa ricerca sugli uffici di programmazione e organizzazione del nazismo, Gotz Aly e Susanne Heim suggeriscono che la storia dell'avventura nazista, disegnando una nuova mappa politica, etnica e sociale d'Europa, documenta il legame intimo tra "la politica di modernizzazione e la politica di distruzione". I conquistatori nazisti erano determinati a imporre al continente europeo "nuove strutture politiche, economiche, sociali, e farlo nel tempo pi breve". Questa intenzione, naturalmente, voleva dire che gli "accidenti" della posizione delle nazioni e dei loro legami con le ricchezze naturali o le riserve di lavoro dovevano essere trascurati, come ogni accidente. Ogni tipo di popolo accadde che venisse assegnato dalla storia al luogo sbagliato; per altri popoli non solo il territorio presente, ma nessun altro sarebbe stato quello giusto, dal momento che la loro presenza non aveva evidentemente alcuno scopo utile o era addirittura assolutamente dannosa al piano generale. Alcuni popoli, quindi, dovevano venir trasferiti sotto chiave e ammassati in altre localit dove avrebbero potuto essere usati con maggior beneficio; certi altri, inutili e inutilizzabili, dovevano essere "eliminati fisicamente" in modo da far posto a quelli utili. Ufficiali delle SS, impiegati, assistenti scientifici, economisti e ingegneri si mostrarono affascinati dai nuovi spazi conquistati e dalle loro possibilit apparentemente inesauribili, cos come erano affascinati dalla grandezza dei compiti.... LEuropa orientale era per loro un unico terreno da coltivare, unificare, ricostruire... Se antropologi, medici e biologi concepivano la segregazione e lannientamento degli esseri considerati inferiori sulla base di criteri razzisti e di produttivit, come un metodo scientifico per migliorare lumanit - ovvero per risanare il corpo popolare - allo stesso modo economisti, agronomi e architetti erano convinti di dover lavorare per risanare la struttura sociale nelle regioni sottosviluppate della Germania e dellEuropa orientale. Il gruppo, come i pensatori fedeli allo spirito moderno continuano a ricordarci, "maggiore che la somma delle sue parti". Umanit pi grande della somma degli uomini. Fedele allo spirito moderno, il "miglioramento dell'umanit" in linguaggio nazista non si traduceva in miglioramento di ognuno dei membri dell'umanit. Al contrario: come ripeterono senza sosta i biologi, medici, agronomi nazisti, sempre in sintonia col pensiero moderno, per migliorare la qualit della specie occorre distruggere, o almeno impedire che si riproducano, tutti gli individui considerati dall'allevatore inferiori dal punto di vista dell'utilit designata a essere ottenuta dalle specie. Elevare la misura dell'insieme significa sbarazzarsi delle parti sottomisura. Claude Dorner ci invita a "considerare i nazisti anche come cittadini che, proprio come gli altri cittadini venuti prima e dopo di loro, hanno cercato di dare una risposta alle domande della societ" - e cos accade che la "questione sociale" fin per essere vista attraverso occhi moderni come un problema di differenze tra esseri buoni e esseri abietti, un problema di progettare trattamenti diversi per i primi e per i secondi, un problema di disinnescare o neutralizzare i pericoli nei secondi in modo che i primi potessero prosperare e svilupparsi pienamente. La nostra civilt europea non si ferm a tracciare una linea tra utili e inutili, o utili e dannosi; in aggiunta costru un mondo in cui ci fosse spazio solo per gli utili, e si eliminassero gli inutili e i dannosi nel corso della sua costruzione. Nel ventesimo secolo la nostra civilt moderna ha acquistato abbastanza fiducia, e soprattutto sufficienti mezzi tecnologici e scientifici, per estendere questo principio strategico alla ristesura della mappa della societ come un tutto e, all'occasione, del mondo come un tutto. Gli stermini di massa del ventesimo secolo erano esercizi di distruzione creativa; concepiti come salutari operazioni chirurgiche e perpetrati nel corso della pavimentazione di una strada verso una societ perfetta, armoniosa, libera da conflitti.

L'esperimento nazista fu intrapreso proprio nel cuore della civilt europea, dentro la serra della scienza e dellarte europea - nel luogo che pi d'ogni altro si avvicinava al perenne sogno moderno della "Casa di Salomone" di Francis Bacon. Nel frattempo, alla periferia della modernit europea, osservando il centro con un misto di soggezione e invidia, era posto in essere un altro esperimento, quello comunista, con la speranza di "raggiungere e superare" qualsiasi cosa l'Europa avesse raggiunto nella sua storia moderna. Qui il sentimento umiliante dell'"essere lasciati indietro" aggiunse urgenza alle ambizioni modernizzatrici. C'era bisogno di scorciatoie, si dovevano condensare i costi altrove distribuiti per decenni e secoli, solo una generazione doveva soffrire ci che in altri luoghi avevano sopportato molte generazioni, ma la diminuzione della miseria doveva essere pagata con un incremento della sofferenza. Per i giardini fiorenti del futuro, la presente generazione non era nient'altro che concime. Nessun sacrificio era troppo per un fine cos nobile - si dovevano spaccare le montagne con la dinamite o costruirle artificialmente, disboscare vecchie foreste per piantarne di nuove, deviare i fiumi o fermare il loro corso, e la gente doveva venir trasportata dai luoghi in cui abitava per caso verso luoghi dovevano abitare secondo il progetto del giardiniere. E ad ogni modo gli inferiori, nedobrokacestvennie, dovevano essere resi inoffensivi o completamente distrutti - perch non si adattavano all'immagine del futuro, o covavano idee diverse di una buona societ o non erano affidabili nella sottomissione dei loro desideri alle regole del nuovo ordine. La formula di legittimazione della distruzione amministrata dai comunisti differiva dal massacro gestito dai nazisti. Se il piano nazista prevedeva che certuni venissero uccisi per ci che erano e non potevano fare a meno di essere, il modello comunista di costruzione del nuovo ordine richiedeva che le persone venissero assassinate per ci che fanno o pensano (la gente destinata al massacro era neblagonadeznie, inaffidabile, di cui non ci si pu fidare...). Ma l'assunto di fondo era lo stesso in entrambi i casi: certa gente merita di vivere e altre vite sono indegne; l'idoneit o l'inidoneit al mondo in costruzione costituiva la differenza tra le due categorie. A entrambi i casi si applica la descrizione dei governanti totalitari fatta da Hannah Arendt: "La loro fiducia nell'onnipotenza umana, la loro convinzione che tutto si pu fare attraverso l'organizzazione, li spinge a esperimenti che l'immaginazione umana pu aver descritto ma che mai l'attivit umana ha certamente realizzato". Occorre notare che una delle principali ragioni per cui i governanti totalitari gi al potere o in via di esserlo non vennero fermati abbastanza presto nella loro strada, ma al contrario ottennero l'appoggio e non di rado l'entusiastica ammirazione delle pi illustri menti del tempo, fu che la fiducia e la convinzione di cui parla Hannah Arendt, essi la condividevano con il "pensiero progressista" della loro epoca. Il sogno dello spirito moderno quello di una societ perfetta, una societ purificata dalla debolezza umana ancora esistente - e la principale tra queste debolezze sono gli umani deboli, gli umani non pronti a graffiare quando li si misura con lo standard di potenziale umano che vuole la Ragione e i suoi portavoce. I visionari nazisti e comunisti erano agli avamposti della modernit; andavano baldanzosamente dove ad altri umani mancava il fegato e la fibra, anche se non necessariamente la volont, di andare. I movimenti fascisti erano impazienti di definirsi soprattutto nei termini della prontezza per l'azione; tutte le idee erano utilizzabili, e in quantit - ci che mancava, e a cui i rivoluzionari nazisti o comunisti cercarono rumorosamente di provvedere, era il coraggio di agire in base a esse. Della Shoah, Cynthia Ozick ha scritto che fu il gesto di un artista che toglie una macchia da un quadro altrimenti perfetto. La macchia era un certo popolo che non si adattava al modello dell'universo perfetto. La sua distruzione fu una distruzione creativa, quanto la distruzione delle erbacce un atto creativo nell'obiettivo di dare bellezza a un giardino. Nel caso di Hitler, il disegno era quello di una societ pura per razza. Nel caso di Lenin il disegno era quello di una societ pura per classe. In gioco, in entrambi i casi, era un universo esteticamente soddisfacente, trasparente, omogeneo, purificato di ogni bruttezza disarmoniosa, ripulito di ogni carattere arretrato, non educabile e intoccabile. Ma questo era precisamente il tipo di universo sognato e promesso dai filosofi dell'Illuminismo - che essi speravano fosse perseguito dai despoti che essi cercavano di illuminare. Un regno della ragione, l'ultimo esercizio del potere umano sulla natura, l'ultima esibizione dell'infinit potenzialit umana... Come hanno mostrato Gotz Aly e Susanne Heim, il massacro degli ebrei d'Europa pu essere pienamente compreso solo come parte integrante di un tentativo pi ampio di creare una nuova Europa, meglio strutturata e organizzata di prima. Una visione che richiedeva trasferimenti massicci di popolazione, che per caso abitava sempre dove non doveva o dove era indesiderata dal momento che non vi si traeva alcuna utilit... Questo, sottolineano con enfasi gli autori, era in tutto e per tutto uno sforzo di modernizzazione, dal momento che il suo fine ultimo era di "distruggere la diversit premoderna e introdurre il nuovo ordine" - un compito che richiedeva in egual misura trasferimento, omogeneizzazione, mobilitazione. E' facile, anche se imperdonabile, dimenticare che il famoso Ufficio IVD4 guidato da Eichmann, venne creato nel dicembre 1939 per occuparsi non solo del trasferimento degli ebrei, ma anche di quello di polacchi, francesi, lussemburghesi, serbi, croati e sloveni. Il secolo che sta terminando ha arricchito il nostro linguaggio con due termini pregnanti: lager e genocidio. I campi nazisti e comunisti - i campi di concentramento, i campi di lavoro coatto, i campi di sterminio di massa - erano degli enormi laboratori per esperimenti in cui si doveva rispondere alla seguente domanda pratica: fino a che punto ci si pu spingere nel curare e potare la natura umana notoriamente inaffidabile, fallace, imprevedibile? Erano inoltre luoghi dove mettere alla prova e sperimentare il

mondo irregimentato e strettamente controllato concepito dalle menti totalitarie. Diversamente da molte altre imprese di crudelt di massa che segnano la storia umana, i campi erano crudelt con uno scopo, mezzi per raggiungere un fine. I campi - insensati sotto ogni altro punto di vista - avevano una loro sinistra razionalit. I campi erano strumenti per l'obiettivo, i mezzi salutari per un fine disgustoso, designati ad assolvere tre funzioni. La prima che erano banco di prova in cui le nuove inaudite capacit di dominio e controllo venivano esplorate e sperimentate. La seconda che erano scuole in cui si addestrava l'inaudita prontezza a commettere atrocit su esseri umani comuni. La terza che erano spade sospese sul capo di quelli rimasti dall'altra parte del reticolato, in modo da far loro apprendere non solo che il loro dissenso non sarebbe stato tollerato, ma anche che il loro consenso non era richiesto, e che ben poco dipendeva dalla loro scelta di protestare oppure applaudire. I campi erano distillati di un'essenza altrove diluita, condensati di dominio totalitario e suo corollario, l'uomo come essere superfluo, difficile o impossibile da raggiungere altrove in una forma pura. I campi erano modelli e impronte per la societ totalitaria, quel sogno moderno di ordine totale, dominio e controllo a casaccio, depurato dalle ultime vestigia di quella ostinata e imprevedibile libert umana, spontaneit e imprevedibilit che lo teneva a freno. I campi erano il banco di prova di societ governate come campi di concentramento. Ecco come Ryszard Kapuscinski, il pi infaticabile e acuto tra i corrispondenti di guerra che scrivevano dagli odierni campi di battaglia dell'oppressione e della libert, ha descritto nel libro Imperium la sua esperienza d'ingresso in Unione Sovietica attraverso la Transiberiana: Fili spinati, fili spinati - questo ci che si vede per primo... Alla prima occhiata questa barriera dentata, rapace, sembra senza senso e irreale; chi potrebbe oltrepassarla se deserti innevati si stendono a vista d'occhio, senza sentieri, gente, con la neve spessa due metri che non ci si pu camminare - eppure questo filo vuole dirti qualcosa, darti un messaggio. Che : prendi nota, stai attraversando il confine con un altro mondo. Da qui non potrai sfuggire. E' un mondo di seriet mortale, comando e obbedienza. Impara ad ascoltare, impara l'umilt, impara a occupare il minor spazio possibile. La cosa migliore che fai ci che devi fare. La cosa migliore che stai tranquillo. La cosa migliore che non fai domande. Questo particolare filo spinato di cui ha scritto Kapuscinski stato infine smantellato - come successo allo stato totalitario che l'ha costruito. Ma parla ancora, continua a inviare messaggi a chiunque ha voglia di ascoltare. E il messaggio : non c' societ ordinata senza paura e umiliazione, non c' dominio umano sul mondo senza calpestare la dignit umana e sterminare la libert umana, non c' lotta contro l'indisciplinata contingenza della condizione umana che non renda alla fine superfluo l'uomo. Nei campi non stata sottoposta a verifica solo la tollerabilit umana. Ma anche la praticabilit del grande progetto moderno dell'ultimo ordine umano, che la verifica ha mostrato essere, inevitabilmente, un ordine inumano. Nei campi quel progetto ha trovato la sua reductio ad absurdum, ma anche il suo experimentum crucis. In verit il mondo trasparente, ordinato, controllato, ripulito di sorprese e contingenza, era tutto tranne che un sogno moderno. Era un altro il sogno della libert umana - non la libert delle specie umane, che permette di divorare la natura con i suoi vincoli e gli individui umani con le loro miserie, ma la libert di uomini e donne come sono e desiderano essere e vorrebbero diventare se fosse loro data la possibilit. Ci che molti hanno sospettato da sempre e la maggior parte di noi sa oggi, che non c' modo di realizzare insieme entrambi i sogni. E oggi non sono molti in giro gli entusiasti del sogno di un ordine progettato e amministrato dallo stato. Sembriamo esserci riconciliati con l'incurabile disordine del mondo; o siamo troppo occupati a cacciare l'esca della societ consumistica e cos non abbiamo tempo per pensare ai suoi pericoli; o non abbiamo il fegato e la fibra di combatterla anche se volessimo o potessimo prestarle attenzione. Ci non vuol dire necessariamente che l'et dei lager e del genocidio giunta alla fine. Nel 1975, l'esercito indonesiano occup i vicini territori di Timor Orientale. Da allora "un terzo della popolazione stata massacrata. Interi villaggi sono stati distrutti da truppe dedite a stupri, torture e mutilazioni indiscriminate". La risposta del mondo occidentale, civilizzato? La nostra risposta? "Gli Stati Uniti hanno perdonato l'invasione chiedendo solo che si aspettasse fino a dopo la visita ufficiale del Presidente Ford, l'Australia ha firmato trattati commerciali col regime di Giacarta per sfruttare i giacimenti petroliferi di Timor Orientale, e la Gran Bretagna ha rifornito la dittatura militare indonesiana di una vasta quantit di armi, inclusi gli aerei necessari a bombardare le comunit civili. Interrogato sulla posizione britannica, l'ex ministro della Difesa Alan Clark ha risposto: Davvero non perdo il mio tempo con ci che un gruppo di stranieri sta facendo ad un altro". Questo si poteva leggere sul Guardian del 22 febbraio 1994 - venti anni dopo l'inizio del genocidio della popolazione di Timor Orientale. Non sappiamo se le truppe che torturarono, mutilarono e uccisero lo fecero per un odio profondo che nutrivano verso il popolo conquistato, o solo perch quello era il compito dei comandanti di comandare e dei soldati di eseguire. Ci che sappiamo che il ministro del paese che ha venduto alle truppe gli aerei per compiere il lavoro di sterminio non ha provato alcuna emozione, eccetto, forse, la soddisfazione di un affare andato in porto. Dal momento che il ministro in questione apparteneva al partito che gli elettori britannici hanno rieletto tre volte al potere da quando gli aerei sono stati consegnati e usati, e dal momento che recentemente egli ha compiuto uno spettacolare e applaudito ritorno - possiamo supporre che gli elettori, cos come il ministro che hanno votato, non hanno perso tempo con ci che un gruppo di stranieri ha fatto a un altro. Ci su cui

possiamo ancora scommettere tranquillamente che gli abitanti di Timor Orientale sono stati sterminati perch la casa che i governanti indonesiani volevano costruire non aveva posto per loro, e poteva essere costruita solo se gli abitanti di Timor Orientale fossero stati distrutti; possiamo dire che la distruzione della popolazione di Timor Orientale stata - per i governanti indonesiani - un atto di creazione. "Tra il 1960 e il 1979 - scrive Helen Fein nel suo compendio sui genocidi contemporanei - vi furono probabilmente almeno una dozzina di genocidi e di massacri etnici - tra cui i curdi in Iraq, i meridionali del Sudan, i tutsi in Rwanda, gli hutu in Burundi, i cinesi... in Indonesia, gli hindie altri bengalesi nel Pakistan orientale, gli Ache in Paraguay, molti popoli in Uganda...". Alcuni di noi hanno sentito di alcuni di questi casi, altri non ne hanno mai sentito parlare. Pochi di noi hanno fatto qualcosa per fermarli o per portare in tribunale i responsabili. Ci di cui tutti possiamo essere certi, se solo ci facciamo caso, che i nostri governi, per il nostro bene - tenere aperte le nostre fabbriche e salvare i nostri lavori fornirono le armi e i proiettili e i gas letali che permisero agli assassini di fare il loro lavoro. In ogni genocidio le vittime sono uccise non per ci che hanno fatto, ma per ci che sono; con ancora maggiore precisione, per ci che esse, essendo ci che sono, possono diventare; o per ci che esse, essendo ci che sono, possono non diventare. Nulla di tutto ci che le vittime designate possono fare o non fare influenza la sentenza di morte - e questo include la loro scelta tra sottomissione o militanza, resa o resistenza. Chi la vittima e cosa sono le vittime un problema che spetta ai carnefici di decidere. In una sintetica definizione di Chalk e Jonassohn, "genocidio una forma di uccisione di massa unilaterale in cui uno stato o un'altra autorit decide di distruggere un gruppo, che definito nella sua appartenenza da chi perpetra il massacro". Prima che i massacratori acquistino potere sulla vita delle loro vittime, devono aver acquisito il potere sulla loro definizione. E' quello il primo ed essenziale potere che rende a priori irrilevante ogni cosa che le vittime gi predefinite come indegne di vivere possono fare o astenersi dal fare. Il genocidio inizia con la classificazione e si realizza come uccisione di categoria. Diversamente dai nemici in guerra, le vittime del genocidio non hanno personificazione, come il genere di soggetti che possono essere giudicati in base alle loro azioni. Non hanno personificazione neppure nel senso di essere colpevoli o peccatori. Il loro unico e sufficiente crimine di essere stati classificati in una categoria definita come criminale o malata senza rimedio. In ultima istanza sono colpevoli di essere accusati. Questo carattere rigidamente da monologo del genocidio, questa risoluta confisca di ogni dialogo, questa prefabbricata asimmetria di relazione, questa unilateralit di paternit e di rappresentazione cos suggerisco - l'aspetto costitutivo pi decisivo di ogni genocidio. E, al contrario, non si pu concepire il genocidio, e tantomeno attuarlo, se la struttura di relazione non , in un modo o nell'altro, del tipo a monologo. E questo perfino nella nostra relativamente piccola e postmoderna parte del globo, dove gli stati hanno evitato le visioni del loro passato totalitario e hanno abbandonato, o sono stati costretti ad abbandonare, le speranze di ricorrere ancora una volta a un atteggiamento da monologo, dove gli sforzi di fare-ordine e tenere-ordine e la coercizione che li accompagna - un tempo riassunti e monopolizzati dallo stato sovrano e dai suoi agenti - sono adesso sempre pi deregolati, privatizzati, dispersi, ridotti. "Le soluzioni totalitarie - cos ci ha ammonito Hannah Arendt - possono sopravvivere alla caduta dei regimi totalitari nella forma di forti tentazioni che si presenteranno ogni volta che sembri impossibile alleviare la miseria politica, sociale o economica in un modo degno dell'uomo". Attorno pieno di miseria e ancor pi ve ne sar in un mondo sempre pi popolato e inquinato, che scarsegger di risorse e di domanda di mani e menti di uomini come produttori. Almeno il dieci per cento di adulti nella parte ricca del mondo (o ogni terzo, come sostiene qualche osservatore; noi viviamo gi, sostengono, in una societ dei due terzi e considerato l'attuale schema di cambiamento raggiungeremo la societ di un terzo in trent'anni circa) attualmente superfluo - non forza lavoro potenziale n potenziale cliente di centri commerciali. Se il classico stato-nazione era abituato a polarizzare la societ tra membri a pieno titolo della comunit nazionale/politica e stranieri privati dei diritti di cittadinanza, il mercato, che fa proprio l'obiettivo dell'integrazione, polarizza la societ tra consumatori a pieno titolo, soggetti ai suoi poteri seduttivi, e consumatori invalidi, o non-consumatori, incapaci di abboccare all'esca e cos, dal punto di vista del mercato, del tutto inutili e superflui. Per dirla bruscamente, i derelitti del passato erano non-produttori, mentre quelli di oggi sono i non-consumatori. La "sottoclasse" che ha sostituito "l'esercito della manodopera di riserva", i disoccupati e i poveri di ieri, non marginalizzata dalle sue posizioni sfavorite all'interno dei produttori, ma dall'esilio dalla categoria dei consumatori. Incapace di rispondere agli stimoli del mercato nel modo in cui tali stimoli devono essere suscitati, questa gente non pu essere tenuta a bada con i metodi impiegati dalle forze del mercato. Per questa gente, gli antiquati e verificati metodi di una politica coercitiva e di criminalizzazione sono applicati dallo stato nella sua perenne capacit di guardiano della "legge e ordine". Sarebbe sciocco e irresponsabile minimizzare, date le circostanze, le tentazioni di "soluzioni totalitarie", sempre forti quando alcuni umani sono dichiarati in esubero o costretti a condizioni superflue - per quanto con ogni probabilit le soluzioni di tipo totalitario si nasconderanno sotto altri nomi pi digeribili. Sarebbe ingenuo supporre che il governo democratico della maggioranza sia di per s sufficiente a garantire che la tentazione di soluzioni totalitarie sar rifiutata.

In tempi in cui larghe maggioranze di donne e uomini dei paesi ricchi sono integrati con la seduzione, le pubbliche relazioni e la pubblicit piuttosto che con norme imposte, sorveglianza e addestramento, repressione di chi al margine, chi sfugge la rete di lusinghe o incapace di scalarla, diventa un inevitabile complemento di seduzione: il modo sperimentato per manipolare chi non pu essere sedotto, il severo promemoria per tutti coloro che sono esclusi dal seducente gioco del consumatore, che il prezzo da pagare, se non si vuole pagare quello dell'angoscia di una vita-mercato, la resa della libert personale. In un recente studio dal significativo sottotitolo "Verso i gulag modello occidentale", il criminologo norvegese Nils Christie ha dimostrato persuasivamente "la capacit per la moderna societ industriale di istituzionalizzare larghi segmenti di popolazione", manifestata, tra l'altro, dalla solida crescita della popolazione delle carceri. Negli Usa nel 1986 il 26% di maschi neri che avevano abbandonato la scuola erano in prigione; il numero da allora cresciuto e continua a crescere rapidamente. E' ovvio che le prigioni delle societ liberal-democratiche non sono i lager delle societ totalitarie. Ma la tendenza a criminalizzare qualsiasi cosa sia definita "disordine sociale" o "patologia sociale", con la concomitante separazione, incarcerazione, interdizione politica e sociale e privazione dei diritti civili dei veri o presunti colpevoli della patologia, in larga misura una "soluzione totalitaria senza uno stato totalitario" - e lo stile del "problem-solving" che essa favorisce ha pi a che fare di quanto vorremmo ammettere con la "inclinazione totalitaria" o con i tentativi totalitari apparentemente endemici nella modernit. Occorre ripetere che sarebbe prematuro scrivere i necrologi dei "classici" lager himmleriani o staliniani. Quei campi erano una invenzione moderna anche quando erano usati al servizio di movimenti antimoderni. I campi, insieme alle armi elettronicamente guidate, alle macchine succhia benzina e alle telecamere e ai registratori, rimarranno con ogni probabilit tra i moderni accessori pi rumorosamente richiesti e avidamente afferrati dalle societ esposte alle pressioni della modernizzazione - anche tra quelle di loro che sono in rivolta contro altre moderne invenzioni come l'habeas corpus, la libert di parola o il governo parlamentare, e deridono le libert individuali e la tolleranza per gli altri come sintomi di empiet e degenerazione. Malgrado tutta la nostra saggezza retrospettiva post-moderna viviamo e vivremo ancora in un mondo essenzialmente moderno e che si modernizza, le cui terrificanti e spesso sinistre capacit sono diventate forse pi visibili e meglio comprese, pur se non sono scomparse per questo motivo. I lager sono parte di questo mondo moderno. Bisogna ancora dimostrare che non ne sono una parte integrale e irremovibile. (Z YGMUNT B AUMAN IN M. FLORES (A CURA DI),

NAZISMO,

FASCISMO, COMUNISMO.

DEL CONVEGNO

"L'ESPERIENZA

TOTALITARIA DEL

TOTALITARISMI A XX

CONFRONTO , SECOLO".

BRUNO MONDADORI, MILANO 1998. ATTI PONTIGNANO 28/9-1/10/1997)