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LA GENESI DIFESA CONTRO I MANICHEI Tutte le Opere - versione italiana > Esegetici > La Genesi difesa contro i Manichei

LA GENESI DIFESA CONTRO I MANICHEI LIBRO PRIMO Occorre confutare i manichei con argomenti chiari e linguaggio comune. 1. 1. Se i manichei scegliessero le persone per ingannarle, sceglieremmo anche noi le parole per confutarli. Ma poich essi, al contrario, da una parte raggiungono i dotti con i loro scritti e dall'altra i non istruiti con il loro errore, e anzi, quando promettono la verit, fanno ogni sforzo per allontanare [la gente] da essa, i loro errori devono essere confutati non gi con un linguaggio adorno e forbito ma con argomenti del tutto evidenti. Mi parso infatti giusto il parere espresso da alcuni uomini che sono degli autentici cristiani; essi, pur essendo versati nelle arti liberali, tuttavia, dopo aver letto gli altri nostri libri da noi pubblicati contro i manichei, hanno osservato che non sarebbero stati compresi affatto o solo difficilmente dalle persone non istruite. Essi quindi, con molta benevolenza, mi hanno consigliato di non abbandonare il modo di parlare comune se mi stava a cuore di estirpare dalla mente degli ignoranti quegli errori tanto funesti. Questo linguaggio comune e semplice infatti capito da tutti, mentre quell'altro non compreso dalle persone incolte. Perch sono da confutare le critiche dei manichei all'Antico Testamento. 1. 2. I manichei dunque sono soliti criticare le Scritture dell'Antico Testamento anche senza conoscerle e con le loro critiche prendere in giro e ingannare i nostri fedeli deboli e semplici che non sanno come controbatterli, in quanto non c' alcuna Scrittura che non possa essere facilmente criticata presso coloro che non la conoscono. Ma la divina provvidenza permette che esistano molti eretici con errori diversi affinch, quando ci scherniscono e

c'interrogano su argomenti che non conosciamo, almeno in questo modo ci scrolliamo di dosso l'indolenza e desideriamo di conoscere le Sacre Scritture. Ecco perch anche l'Apostolo dice: necessario che vi siano delle eresie, affinch si riconoscano tra voi quelli che sono di provata virt 1. Agli occhi di Dio sono infatti persone di provata virt coloro che sono in grado d'insegnare in modo retto, ma non possono essere riconosciuti dagli uomini se non quando insegnano, e non desiderano insegnare se non a coloro che lo richiedono. Molti per sono pigri a ricercare [la verit] se dalle difficolt che provano nelle discussioni con gli eretici e dagli scherni che ne ricevono non venissero - per cos dire - destati dal sonno e non si vergognassero della loro ignoranza e non si rendessero conto di correre pericolo proprio a causa della loro ignoranza. Se tali persone hanno una fede salda, non si arrendono agli eretici ma cercano accuratamente di sapere che cosa ribattere ad essi. Dio per non abbandona queste persone facendo in modo che chiedendo ottengano, cercando trovino e bussando venga loro aperto 2. Coloro invece che non hanno speranza di trovare nella dottrina cattolica la verit che cercano di conoscere, rimangono schiacciati dagli errori; se per continueranno a cercare con perseveranza, dopo gravi fatiche stanchi ed assetati, anzi quasi morti, torneranno alle stesse sorgenti da cui s'erano allontanati. Prima critica, al versetto 1 della Genesi: Che faceva Dio prima della creazione? 2. 3. I manichei dunque sono soliti fare le seguenti critiche al primo libro dell'Antico Testamento intitolato La Genesi. Quanto a ci che sta scritto: Nel principio Dio cre il cielo e la terra 3, essi ci rivolgono questa domanda: "In quale principio?", e ci fanno anche la seguente obiezione: "Se Dio cre il cielo e la terra al principio del tempo, che cosa faceva prima di creare il cielo e la terra? E perch decise all'improvviso di fare ci che non aveva fatto mai in precedenza nel corso dei tempi eterni?". A costoro noi rispondiamo che fu Dio a creare il cielo e la terra nel principio ma non al principio del tempo, ma in Cristo, essendo Egli col Padre il Verbo per mezzo del quale e nel quale stata creata ogni cosa 4. Nostro Signore Ges Cristo infatti, ai Giudei che gli chiedevano chi egli fosse, rispose: Io sono il Principio, lo stesso che sto parlando a voi 5. Ma anche se credessimo che Dio cre il cielo e la terra all'inizio del tempo, dobbiamo in ogni modo capire che prima dell'inizio del tempo il tempo non esisteva. Fu infatti Dio che cre i

tempi e perci, prima che creasse i tempi, i tempi non esistevano. Non possiamo dunque affermare che esistesse alcun tempo quando Dio non aveva creato ancor nulla. In qual modo infatti poteva esserci un tempo che Dio non aveva creato, dal momento che lui l'artefice di tutti i tempi? Se inoltre il tempo cominci ad esistere insieme col cielo e con la terra, non si pu trovare un tempo in cui Dio non aveva ancora creato il cielo e la terra. Quando poi si obietta: "Perch mai Dio decise all'improvviso?", si fa un'obiezione come se [prima] fossero passati dei tempi in cui Dio non aveva creato nulla. Non poteva infatti passare il tempo che Dio non aveva ancora creato, dal momento che non pu essere creatore dei tempi se non Colui che esiste prima della successione dei tempi. Certamente gli stessi manichei leggono, lodano e onorano l'apostolo Paolo ma, interpretando male le sue lettere, traggono in inganno molte persone. Ci dicano dunque che cosa vuol dire l'apostolo Paolo quando parla della conoscenza della verit conforme alla piet verso Dio e in vista della speranza della vita eterna, che il Dio che non mentisce ha promessa prima dei tempi eterni 6. Ora che cosa avrebbero potuto avere prima di loro i secoli eterni? Questo dovrebbero essere costretti a spiegarci costoro perch capiscano di non capire, quando a vanvera criticano ci che avrebbero dovuto indagare con diligenza. Si contesta che Dio stabil all'improvviso di creare il mondo. 2. 4. Supponiamo per che non dicano: "Come mai Dio decise all'improvviso di creare il cielo e la terra?", ma tolgano dalla frase l'avverbio "all'improvviso" e dicano soltanto: "Perch Dio decise di creare il cielo e la terra?". Noi infatti non diciamo che questo mondo coevo a Dio, poich l'eternit di questo mondo non la medesima di quella di Dio; certamente Dio fece il mondo e cos, con la stessa creatura che Dio fece, i tempi iniziarono ad essere, e perci sono detti tempi eterni. I tempi tuttavia non sono eterni com' eterno Dio, per il fatto che Dio esiste prima della successione dei tempi essendo lui l'artefice dei tempi; allo stesso modo che sono buone tutte le cose create da Dio, ma non sono buone com' buono Dio poich stato lui a crearle, mentre quelle sono state create. Dio per non le ha generate dal proprio essere affinch fossero ci che lui, ma le ha create dal nulla affinch non fossero uguali n a lui, dal quale sono state create, n al proprio Figlio per mezzo del quale sono state create, poich ci giusto. Se dunque costoro domanderanno: "Per qual motivo Dio decise di creare il cielo e la

terra?" si deve rispondere loro ch'essi, i quali desiderano conoscere la volont di Dio, imparino prima a conoscere il potere della volont umana. Essi infatti desiderano conoscere le cause della volont di Dio mentre la stessa volont di Dio la causa [efficiente] di tutto ci che esiste. Poich, se la volont di Dio ha una causa, questa qualcosa di antecedente alla sua volont, ma un'empiet credere una simile cosa. A chi dice: "Perch Dio cre il cielo e la terra?" occorre rispondere: "Perch lo volle". La volont di Dio infatti la causa della creazione del cielo e della terra, e perci la volont di Dio maggiore del cielo e della terra. Chi poi chiede: "Perch volle fare il cielo e la terra?" cerca qualcosa di pi grande della volont di Dio; nulla di pi grande pu infatti trovarsi. La temerit umana dunque si freni e non indaghi ci che non esiste, per evitare il pericolo di non trovare ci che esiste. Se per altro uno desidera conoscere la volont di Dio, deve diventare amico di lui poich, se uno volesse conoscere la volont di un altro, di cui non fosse amico, tutti si befferebbero della sua impudenza e stoltezza. Ma nessuno pu diventare amico di Dio se non mediante la purezza cristallina dei costumi [e la speciale virt] ch' il fine del precetto, di cui l'Apostolo dice: Lo scopo del precetto per la carit che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e dalla fede senza finzione 7; se costoro avessero questa virt, non sarebbero eretici. Si difende Gen 1, 2: La terra era invisibile, ecc. 3. 5. Quanto poi al secondo versetto del libro della Genesi: Ma la terra era invisibile e confusa 8, i manichei lo criticano dicendo: "In qual modo Iddio cre nel principio il cielo e la terra, se la terra era appunto invisibile e confusa?". In questo modo costoro, volendo criticare le Scritture divine prima di conoscerle, non comprendono neppure le cose pi evidenti. Che cosa infatti poteva dirsi di pi evidente di questa affermazione: Nel principio Dio cre il cielo e la terra, la terra per era invisibile e confusa? Essa vuol dire: "Nel principio Dio cre il cielo e la terra ma la terra stessa, creata da Dio, era invisibile e confusa, prima che Dio, con ordinata distinzione, disponesse le forme di tutte le cose al proprio posto e nelle sedi loro proprie, prima che ordinasse: Vi sia la luce, e: Vi sia il firmamento, e: Si radunino le acque, e: Appaia la terraferma 9, e tutto il resto che nel medesimo libro viene esposto per ordine nel modo che possano capirlo anche i bambini". Tutte queste cose contengono misteri si grandi che chiunque giunto a capirli

compiange la spudoratezza di tutti gli eretici, poich sono uomini, o se ne fa beffe poich sono superbi. La luce del sole e la luce di Dio. 3. 6. Nel medesimo libro subito dopo detto: E le tenebre erano sopra l'abisso 10. I manichei criticano questa frase col dire: "Era dunque nelle tenebre Dio prima di creare la luce?". Veramente nelle tenebre dell'ignoranza sono proprio essi, e perci non hanno un'idea della luce in cui regnava Dio prima di creare la luce di questa terra! Costoro infatti conoscono soltanto la luce che vedono con gli occhi del corpo. Ecco perch il sole di questa terra, che noi ugualmente vediamo non solo con gli animali pi grandi ma anche insieme con le mosche e con i vermiciattoli, essi lo adorano fino al punto di affermare ch'esso una particella della luce in cui abita Dio. Noi al contrario dobbiamo comprendere ch'esiste un'altra luce in cui abita Dio, dalla quale deriva la luce di cui nel Vangelo si legge: Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 11. La luce del sole di quaggi infatti non illumina l'uomo tutto intero, ma solo il corpo e gli occhi mortali dell'uomo, rispetto ai quali ci superano gli occhi delle aquile che si dice guardano il sole di questo mondo molto meglio di noi. Quell'altra luce invece non diletta gli occhi degli uccelli, i quali sono privi di ragione, ma il cuore puro di tutti coloro che credono in Dio e si staccano dall'amore delle cose visibili e temporali e si applicano ad adempiere i suoi comandamenti. Questa possibilit l'hanno tutti gli uomini purch lo vogliano, poich quella luce illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Le tenebre dunque erano sopra l'abisso prima che fosse creata la luce di questo mondo, della quale si parla in questo passo subito dopo. Si dimostra che le tenebre (Gen 1, 3) non sono nulla. 4. 7. Dio allora ordin: Vi sia la luce 12, poich ove non la luce vi sono le tenebre; non che le tenebre siano qualcosa di reale, ma chiamata "tenebra" la stessa assenza della luce. Allo stesso modo il silenzio non qualcosa di reale, ma si chiama "silenzio" la mancanza di rumore. Cos pure la "nudit" non qualcosa di reale, ma si chiama nudit lo stato d'un corpo non coperto da un vestito. Neanche il "vuoto" una cosa concreta, ma si chiama vuoto un luogo in cui non c' alcun oggetto materiale. Cos le tenebre non sono una cosa reale, ma viene chiamata "tenebra" la mancanza di

luce. Noi diciamo questo perch i manichei dicono sovente: "Come mai sull'abisso potevano regnare le tenebre prima che Dio creasse la luce? Chi le aveva create o generate? Oppure, se non le aveva create o generate nessuno, le tenebre erano eterne", come se le tenebre fossero qualche realt concreta, mentre - come stato detto - ha ricevuto questo nome l'assenza della luce. Ma poich i manichei, tratti in inganno dalle loro favole, credevano ci fosse una regione delle tenebre, in cui dimorano corpi con forme materiali e dotati d'anima, per questo pensano che le tenebre siano qualcosa di concreto, ma senza capire che noi abbiamo la sensazione delle tenebre solo quando non vediamo, allo stesso modo che non abbiamo la percezione del silenzio se non quando non avvertiamo dei suoni. Orbene, le tenebre non sono nulla come non nulla il silenzio. Come per costoro dicono che il popolo delle tenebre combatt contro la luce di Dio, cos anche un altro stolto potrebbe dire ugualmente che il popolo dei silenzi combatt contro la voce di Dio. Ma adesso noi non ci siamo assunti il compito di confutare e smentire tali menzogne. Per ora abbiamo stabilito, nella misura delle forze che il Signore si degner di accordarci, di difendere le affermazioni dell'Antico Testamento criticate da costoro e, a proposito di esse, dimostrare che contro la volont di Dio non ha alcun potere la cecit degli uomini. In che senso lo Spirito si portava sulle acque (Gen 1, 2). 4. 8. I manichei inoltre sono soliti criticare l'asserzione della Scrittura che dice: e lo Spirito di Dio si portava al di sopra delle acque 13, dicendo: "Era dunque forse l'acqua la dimora dello Spirito di Dio e conteneva forse lo Spirito di Dio?". Costoro tentano di stravolgere tutto con il loro spirito perverso, ma restano accecati dalla loro malizia. Quando infatti noi diciamo: "E sole si porta sopra la terra", vogliamo forse intendere con ci che il sole abita sulla terra e la terra contiene il sole? Tuttavia lo Spirito di Dio non si portava al di sopra delle acque allo stesso modo che il sole si porta sopra la terra, ma in modo diverso, compreso solo da pochi. Lo Spirito infatti non si portava al di sopra delle acque attraverso lo spazio come si porta il sole, bens mediante la potenza della sua invisibile, eccelsa superiorit. Ci dicano allora questi individui in qual modo sugli oggetti da costruire si porta la volont dell'artefice. Se per non comprendono queste cose umane e quotidiane, cerchino d'avere sentimenti di religioso rispetto verso Dio e di capire con animo sincero ci che non capiscono affinch, mentre

desiderano di abbattere con discorsi sacrileghi la verit che non sono capaci di vedere, la scure non torni indietro sulle loro gambe. La verit infatti non pu essere distrutta poich resta immutabile, ma i colpi di qualsiasi specie diretti contro di essa ricadono con violenza maggiore contro coloro che ardiscono abbattere ci che dovrebbero credere per meritare di capirlo. "Acqua" in questo passo indica la materia informe. 5. 9. Costoro poi sollevano quest'altra questione e con tono sprezzante ci domandano: "Donde proveniva l'acqua, al di sopra della quale si portava lo Spirito di Dio? Nelle righe precedenti dice forse la Scrittura che Dio aveva creato l'acqua"? Se costoro cercassero di comprendere la frase con spirito di fede, scoprirebbero come dev'essere intesa. Poich in questo passo l'acqua non chiamata cos in modo che sia intesa nel senso di quella che possiamo vedere e toccare adesso; allo stesso modo neppure la terra che nella Scrittura detta confusa e invisibile era tale e quale questa che ora pu vedersi e toccarsi. Quanto invece all'affermazione della Scrittura: Nel principio Dio cre il cielo e la terra 14, con l'espressione "cielo e terra" viene indicato tutto l'universo creato e ordinato da Dio. Queste realt sono denotate con un termine proprio di quelle visibili a causa della debolezza dei piccoli, che sono meno capaci di comprendere le realt invisibili. Da principio fu dunque creata la materia confusa e disordinata, affinch a partire da essa fossero fatte le cose ora distinte e formate; credo che ci i greci lo chiamino . Cos infatti anche in un altro passo della Scrittura, tra le lodi di Dio, leggiamo la frase: Tu che hai creato il mondo da una materia senza forma 15, o, come hanno altri manoscritti: da una materia invisibile. Con la materia informe, da lui creata, Dio cre l'universo. 6. 10. Ecco perch assolutamente conforme alla ragione credere che Dio cre tutto dal nulla poich, anche se tutte le cose con le loro forme particolari furono create a partire da questa materia, tuttavia questa stessa materia fu creata dal nulla assoluto. Noi infatti non dobbiamo assomigliare a siffatti individui i quali non credono che Dio onnipotente potesse creare qualcosa dal nulla in quanto vedono che gli artefici e gli operai di qualsiasi specie non possono costruire alcun oggetto se non hanno una materia con cui foggiare o fabbricare qualcosa. In realt, perch possa compiere la

sua opera, al carpentiere occorre il legname, all'argentiere l'argento, all'orefice l'oro, al vasaio l'argilla. Se infatti essi non si servono della materia con cui fanno un oggetto, non possono far nulla, in quanto non sono essi a creare la materia. Non certamente il carpentiere che crea il legno e cos dicasi di tutti gli altri di simil genere. Dio onnipotente, al contrario, non aveva bisogno di servirsi d'alcuna cosa non creata da lui per compiere ci che voleva. Poich, se per le cose che voleva creare gli fosse servita qualcosa ch'egli non aveva creato, non era onnipotente; ma credere una simile cosa un sacrilegio. Perch la materie informe chiamata terra invisibile, acqua, ecc. 7. 11. La materia informe che Dio aveva creata dal nulla fu dunque chiamata dapprima "cielo e terra" e [la Scrittura] dice: Nel principio Dio cre il cielo e la terra 16, non perch ci esistesse gi, ma perch poteva esistere, dato che [la Scrittura] dice pure che il cielo fu creato in seguito. Allo stesso modo che, se consideriamo il germe di un albero, potremmo dire che in esso sono le radici, il tronco, i rami, i frutti e le foglie, non perch vi siano gi, ma perch nasceranno da esso; cos [la Scrittura] dice: Nel principio Dio cre il cielo e la terra, cre cio come una specie di seme dei cielo e della terra, essendo ancora confusa la materia del cielo e della terra. Ma poich era certo che da quel seme doveva aver origine il cielo e la terra, la stessa materia chiamata precisamente "cielo e terra". Questo modo d'esprimersi lo usa anche il Signore allorch dice: Non vi chiamer pi servi, poich il servo non sa che cosa fa il suo padrone. Io invece vi ho chiamati amici, poich tutto ci ch'io ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi 17; non perch ci fosse gi avvenuto, ma perch sarebbe avvenuto con assoluta certezza. Infatti poco dopo dice loro: Ho ancora da dirvi molte cose, ma per ora non siete in grado di portarne il peso 18. Perch dunque aveva detto: Tutto ci che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi, se non perch sapeva che avrebbe fatto cos? Allo stesso modo pot essere chiamata "cielo e terra" la materia con cui ancora non era stato fatto il cielo e la terra, ma che tuttavia non doveva esser fatto con alcun altro elemento. Innumerevoli sono le espressioni di tal genere che si trovano nelle Sacre Scritture. Allo stesso modo avviene nel nostro parlare ordinario quando d'una cosa che speriamo si avverer con assoluta certezza noi diciamo: "Fa' conto che sia gi fatta".

7. 12. Oltre a ci questa materia ancora informe [la Scrittura] volle chiamarla anche "terra invisibile e caotica" perch, tra tutti gli elementi del mondo, la terra pare meno bella di tutti gli altri. La chiam, inoltre, "invisibile" per la sua oscurit e "caotica" per il suo stato informe. La stessa materia la chiama altres "acqua", al di sopra della quale si portava lo Spirito di Dio allo stesso modo che la volont dell'artefice si porta sugli oggetti da foggiare. Sebbene solo l'intelligenza di pochi sia capace d'intendere questo concetto, non so tuttavia se anche solo pochi possano esprimerlo con termini del linguaggio umano. Per conseguenza senza dubbio questa materia fu chiamata non illogicamente anche "acqua" poich tutte le cose che nascono sulla terra, sia gli animali che gli alberi o le erbe e cose dello stesso genere, cominciano a formarsi e a nutrirsi con sostanze liquide. Tutti i suddetti nomi, dunque, sia "cielo e terra", sia "terra invisibile e caotica", sia "abisso con le tenebre", sia "acqua al di sopra della quale si portava lo Spirito di Dio" son termini denotanti la materia informe, per far capire agli ignoranti una realt sconosciuta con vocaboli noti, e non gi con un solo vocabolo ma con molti perch, se fosse stato uno solo, non si credesse che si trattasse d'una cosa che si era soliti intendere con quel termine. Fu dunque chiamata "cielo e terra" perch da essa sarebbe derivato il cielo e la terra. Fu chiamata "terra invisibile e caotica", e "tenebre sopra l'abisso" per il fatto di essere informe, poich, essendo priva di forma, non poteva n vedersi n toccarsi neanche se ci fosse stato uno che vedesse e toccasse. Fu chiamata "acqua" perch si prestava facilmente e docilmente al potere dell'Artefice che lavorava, affinch mediante essa fossero formate tutte le cose. Con quei nomi dunque veniva denotata la materia invisibile e informe, a partire dalla quale Dio cre l'universo. Si confuta la calunnia dei manichei circa Gen 1, 4. 8. 13. Dio poi ordin: Vi sia la luce. E la luce fu fatta 19. I manichei son soliti criticare non questa frase ma quella seguente: E Dio vide che la luce buona 20. Essi infatti dicono: "Dio dunque non sapeva che cosa fosse la luce e non sapeva che cosa il bene". Sciagurati individui, ai quali dispiace che Dio si compiacque delle sue opere, sebbene vedano che cosa fa anche un artigiano - per esempio un falegname - per quanto a paragone della sapienza e potenza di Dio egli sia quasi un nulla, tuttavia sta lungamente a tagliare e a lavorare il legno, sgrossandolo con l'accetta e con l'ascia, o tornendolo e levigandolo sino a quando non sia condotto a

perfezione nella misura di cui capace secondo le regole dell'arte e nella misura che piace all'artefice che lo lavora. Da ci si dovrebbe forse dedurre ch'egli non conoscesse che cos' il bene per il fatto che gli piace l'opera da lui fatta? Tutt'altro! Lo conosceva ottimamente nell'intimo della sua anima, ove l'arte stessa pi bella degli oggetti costruiti con l'arte. Ma ci che l'artista vede interiormente rispetto all'arte lo manifesta esteriormente nell'opera, e un oggetto perfetto se piace all'artista che lo ha fatto. Vide dunque Dio che la luce buona. Con questa frase non si vuol far vedere che a Dio si rivel all'improvviso nel suo splendore un bene fino allora ignoto, ma che egli piacque in quanto perfetto. Che cosa volle insegnarci Cristo coi meravigliarsi e con altri simili sentimenti. 8. 14. Che sarebbe, se la Scrittura avesse detto: "Dio si meravigli che la luce buona"? Chiss quanto protesterebbero, quante discussioni rissose farebbero costoro! In realt la meraviglia suol derivare da fatti inattesi; eppure costoro leggono nel Vangelo - e lo lodano - che Ges Cristo si meravigli della fede di coloro che credevano 21. Ma chi mai aveva fatto nascere in quei tali la stessa fede, se non proprio lui che se ne meravigliava? Ma anche supposto che l'avesse suscitata un altro, perch mai si sarebbe meravigliato lui che ne aveva la prescienza? Se i manichei risolvono questo problema, potrebbero vedere che pu risolversi anche quell'altro. Se, al contrario, non lo risolvono, per qual motivo censurano queste cose ch'essi rifiutano come cose che non li riguardano, mentre non conoscono quelle che dovrebbero riguardarli? Orbene, il fatto che nostro Signore si meraviglia, sta a significare che siamo noi quelli che dobbiamo meravigliarci, poich siamo noi che abbiamo ancora bisogno di commuoverci come lui. Tutti i sentimenti consimili dei Signore sono dunque indizi non d'un animo turbato ma del Maestro che ci d un insegnamento. Di tal genere sono anche le espressioni dell'Antico Testamento che non mostrano la debolezza di Dio ma la sua condiscendenza alla nostra debolezza. In realt, di Dio non pu dirsi nulla in modo adeguato. La Scrittura tuttavia dice le verit che noi possiamo capire affinch veniamo educati [spiritualmente] e possiamo raggiungere le realt che non si possono esprimere con alcun linguaggio umano. In che senso Dio "separ la luce dalle tenebre" (Gen 1, 4-5).

9. 15. Dio poi separ la luce dalle tenebre e chiam giorno la luce e notte le tenebre 22. Qui la Scrittura non dice: "Dio fece le tenebre", poich le tenebre, come abbiamo detto pi sopra, sono l'assenza della luce; cionondimeno fu fatta la separazione tra la luce e le tenebre. Noi produciamo rumore col gridare, mentre produciamo silenzio non facendo rumore, poich il silenzio assenza di rumore e tuttavia distinguiamo con un senso speciale il rumore dal silenzio e chiamiamo rumore la prima cosa e silenzio la seconda. Allo stesso modo dunque che si ha ragione di dire che produciamo il silenzio, cos in molti passi delle Sacre Scritture si dice con ragione che Dio produce le tenebre per il fatto che non concede o sottrae la luce nei momenti e nei luoghi che vuole. Ora, tutto ci stato detto per aiutarci a capire. In quale lingua infatti Dio chiam giorno la luce e notte le tenebre? In quella ebraica o nella greca, nella lingua latina o in qualche altra? E cos, riguardo a tutte le cose alle quali diede un nome, si pu chiedere quale lingua us per denominarle. In Dio per c' solo pura intelligenza senza emissione di suoni n diversit di lingue. La Scrittura cionondimeno dice: chiam, cio "fece chiamare", perch distinse e ordin tutte le cose in modo che si potessero discernere e ricevere un nome. Ma solo in seguito e a suo luogo esamineremo se veramente si deve intendere cos l'espressione "Dio chiam", poich quanto pi riusciremo a penetrare le Scritture e ci familiarizziamo con esse, tanto pi diventano chiari i loro vari modi di esprimersi. Noi infatti ci esprimiamo dicendo cos: "Questa casa la costru quel padre di famiglia", cio "la fece costruire", e molte altre simili espressioni si trovano in tutti i libri delle Sacre Scritture. I giorni della creazione computati da un mattino all'altro (Gen 1, 5). 10. 16. E fu sera e fu mattina: il primo giorno 23. Anche a questo punto i manichei fanno una critica ingiusta poich pensano che la Scrittura si esprima in questo modo come se il giorno cominciasse dalla sera. Essi non capiscono che l'opera creatrice - l'opera cio con cui fu fatta la luce e la luce fu divisa dalle tenebre e la luce fu chiamata giorno e le tenebre notte - non capiscono dunque che tutta quanta quest'opera creatrice si riferisce al giorno; in seguito, dopo quest'opera, come se il giorno fosse finito, si fece sera. Ma siccome anche la notte fa parte del proprio giorno, la Scrittura non dice ch'era passato il primo giorno se non quando, passata anche la notte, spunt il mattino. Cos in seguito i restanti giorni vengono

computati da un mattino all'altro. Ora, quando spuntato il mattino ed passato il primo giorno, la seguente opera creatrice comincia dal mattino gi spuntato e, dopo la stessa opera, si fa sera e di poi mattina e passa il secondo giorno e cos di seguito passano tutti gli altri giorni. Come le acque furono divise dal firmamento (Gen 1, 6-8). 11. 17. Dio inoltre disse: Vi sia il firmamento nel mezzo delle acque e ci sia separazione tra le acque, e cos fu. E Dio fece il firmamento e separ le acque che sono al di sopra del firmamento e Dio vide che una cosa buona 24. Per quel ch'io ricordo, i manichei non hanno l'abitudine di criticare queste frasi. Tuttavia, per il fatto che le acque furono separate affinch le une fossero al di sopra del firmamento e le altre al di sotto del firmamento, poich dicevamo che la materia informe fu denotata col nome di acqua, credo che la materia corporea delle realt visibili fu separata da quella incorporea delle realt invisibili per mezzo del firmamento del cielo. Poich, pur essendo il cielo una realt materiale bellissima, tuttavia qualsiasi creatura invisibile supera perfino la stessa bellezza del cielo; pochi per capiscono che le creature invisibili sono al di sopra del cielo non per il posto che occupano, ma per la superiorit della loro natura; quantunque su questo argomento non si debba affermare nulla senza ragione perch oscuro e lontano dalla percezione sensibile dell'uomo, ma comunque stia la cosa la si deve credere prima di comprenderla. E fu sera e fu mattina: secondo giorno 25. D'ora in poi queste formule, che s'intervallano come un ritornello, sono da intendere e spiegare nel senso esposto pi sopra. L'ammassamento delle acque la stessa formazione delle acque (Gen 1, 9-10). 12. 18. E Dio disse: le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un sol luogo e appaia l'asciutto. E cos avvenne. E le acque ch'erano sotto il cielo si raccolsero in un sol luogo e apparve l'asciutto e Dio chiam terra l'asciutto e mare l'ammasso delle acque. E Dio vide ch' una cosa buona 26. A proposito di questo passo i manichei obiettano: "Se il tutto era pieno di acque, in qual modo queste potevano raccogliersi in un sol luogo?" Ma, come stato gi detto pi sopra, col nome di acqua denotata la materia, sulla quale si portava lo Spirito di Dio e con la quale Dio avrebbe formato tutte le

cose. Ora, al contrario, quando vien detto: L'acqua che sotto il cielo si raccolga in un sol luogo, viene detto affinch la materia corporale riceva la forma specifica propria delle acque visibili di questo nostro mondo. Proprio questo ammassarsi delle acque in un sol luogo la formazione delle acque di quaggi che noi tocchiamo e vediamo. Ogni forma infatti si dispone secondo la norma dell'unit. Inoltre, in qual senso deve intendersi l'espressione: Appaia l'asciutto, se non nel senso "che la materia riceva la sua forma visibile" che adesso possiede questa terra che noi vediamo e tocchiamo? Ci dunque ch'era chiamato "terra invisibile e caotica" denotava la confusione e l'oscurit della materia, e ci ch' chiamato "acqua", al di sopra della quale si portava lo Spirito di Dio, denotava a sua volta la medesima materia. Adesso, al contrario, Dio forma l'acqua e la terra del nostro mondo servendosi della materia ch'era chiamata con i medesimi nomi prima che ricevesse le forme che attualmente noi vediamo. Certamente si dice che nella lingua ebraica viene chiamata "mare" ogni massa di acque, siano esse salate che dolci. Perch la terra produce alberi infruttiferi ed erbe velenose (Gen 1, 11). 13. 19. E Dio ordin: la terra produca erbe commestibili dei campi che portino seme secondo la propria specie e la propria somiglianza, e alberi da frutto che producano frutti e abbiano in s il seme, ciascuno a propria somiglianza. E cos avvenne. La terra allora fece spuntare erbe commestibili aventi seme ciascuna secondo la propria specie, e alberi fruttiferi producenti frutti e aventi in s il seme ciascuno secondo la propria somiglianza e la propria specie sulla terra. E Dio vide che cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno 27. A questo punto i manichei sono soliti obiettare: "Se Dio fece nascere dalla terra l'erba commestibile e gli alberi fruttiferi, chi fece nascere tante piante erbacee spinose o velenose che non servono di nutrimento e tanti alberi che non producono alcun frutto?". A costoro si deve rispondere in modo che agli indegni non sia svelato alcun mistero e non sia mostrato loro per quale prefigurazione di realt future sono state dette tali espressioni. Si deve dire dunque che, a causa del peccato dell'uomo, la terra fu maledetta perch producesse spine e non perch a soffrire il castigo fosse essa che priva di sensazione, ma perch ponesse ognora sotto gli occhi degli uomini la colpa del peccato dell'uomo, affinch fossero ammoniti di allontanarsi una

buona volta dai peccati e tornare ad osservare i precetti di Dio. Le piante erbacee velenose invece sono state create per castigare o mettere alla prova i mortali, e tutto ci a causa del peccato, poich proprio dopo il peccato originale siamo diventati mortali. In verit gli uomini vengono scherniti mediante gli alberi infruttuosi affinch intendano quanto vergognoso stare nel campo di Dio, cio nella Chiesa, senza produrre il frutto di opere buone, e abbiano inoltre paura d'essere abbandonati da Dio per lo stesso motivo che anch'essi nei loro campi abbandonarono gli alberi infruttiferi e non li coltivano pi. La Scrittura dunque non dice che prima del peccato dell'uomo la terra producesse unicamente erbe nutritive e alberi fruttiferi; dopo il peccato invece noi vediamo nascere dalla terra molti vegetali irti di spine e infruttuosi, credo per il motivo gi detto. Ecco infatti le parole rivolte al primo uomo dopo che aveva peccato: Maledetto sia per te il suolo riguardo a tutte le tue opere, con dolore e con gemiti ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita, spine e rovi esso produrr per te e tu mangerai l'erba commestibile del tuo campo, col sudore del tuo volto mangerai il tuo pane fin a quando non tornerai nella terra da cui sei stato tratto, poich tu sei terra e in terra tornerai 28. Si risolvono le obiezioni a Gen 1, 14-19. 14. 20. Dio inoltre ordin: Siano astri nel firmamento, affinch splendano sopra la terra e distinguano il giorno dalla notte e servano da segnali per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento per illuminare la terra. E cos avvenne. E Dio cre due luminari: quello maggiore per iniziare il giorno e quello minore per iniziare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che una cosa buona. E fu sera e mattina: quarto giorno 29. A questo punto [i manichei] sollevano anzitutto la seguente questione: "In qual modo furono creati gli astri, ossia il sole, la luna e le stelle al quarto giorno? In qual modo i tre giorni precedenti poterono essere privi del sole, dal momento che noi adesso vediamo che il giorno si svolge dal sorgere del sole al suo tramonto, mentre per noi la notte risulta dall'assenza del sole quando questo dall'altra parte dei mondo torna verso Oriente?". A costoro rispondiamo: "Pu darsi che la durata di ciascuno dei tre giorni precedenti fosse compiuta come corrispondente a quella che impiega il sole nel suo giro, da quando spunta a Oriente fino a

quando torna di nuovo ad Oriente. Questo lungo periodo di tempo potrebbero percepirlo gli uomini anche se abitassero nelle spelonche, ove non potrebbero vedere il sole al suo sorgere e al suo tramonto. E cos si comprende che in tal modo ci sarebbe potuta essere questa durata di tempo anche senza il sole prima che il sole fosse creato e questo periodo si fosse compiuto in quei tre giorni durante ciascuno di essi". Noi risponderemmo dunque cos, se non fossimo dissuasi dalle parole del passo citato: E fu sera e fu mattina, cosa che ora non pu accadere senza il corso del giorno. Non ci resta dunque se non intendere che, almeno per ci che riguarda la stessa durata del tempo, la distinzione tra le opere fu denominata "sera" a causa della fine dell'opera portata a termine, e "mattina" a causa dell'inizio dell'opera avvenire, a somiglianza cio delle opere umane poich esse, per la maggior parte, cominciano la mattina e finiscono la sera. infatti abitudine delle Sacre Scritture di esprimere le realt divine con termini propri delle realt umane. Che significa: servono da segni per i tempi. 14. 21. In secondo luogo [i manichei] sollevano la questione del perch mai Dio, parlando degli astri, disse: Servano da segni per i tempi 30. " Forse perch - dicono essi - quei tre giorni poterono essere senza determinati periodi di tempo oppure non fanno parte di spazi particolari di tempo?" Ma la Scrittura dice: Servano da segni per i tempi, affinch mediante questi astri siano distinti i periodi di tempo e siano riconosciuti dagli uomini; e ci per la ragione che, se i tempi scorressero senz'essere distinti da nessuno dei momenti precisi che si osservano durante il moto degli astri, i tempi potrebbero, s, scorrere e passare, ma gli uomini non potrebbero accorgersene e distinguerli. Allo stesso modo, quando il giorno nuvoloso, scorrono bens le ore e compiono la loro durata ma non possono essere distinte ed osservate da noi. Che significa: fece il sole per dar inizio al giorno, ecc. 14. 22. Quanto all'altra frase: E Dio fece i due luminari: il maggiore per l'inizio del giorno e il minore per l'inizio della notte 31, la Scrittura la proferisce come se dicesse: "perch fosse a capo del giorno e a capo della notte". Il sole infatti non solo d inizio al giorno, ma lo fa anche trascorrere e lo conduce a termine; la luna, al contrario, ci si presenta talvolta a met o alla fine della notte; se dunque le notti, in cui si presenta, cos non hanno inizio da essa, in

qual senso fu creata per dare inizio alla notte? Se invece con inchoatio s'intende "il principio" e con "principio" s'intende "il dominio", chiaro che il sole ha il dominio durante il giorno, la luna lo ha durante la notte, poich anche allora appaiono le stelle, ma ciononostante essa le supera tutte in splendore e perci con tutta ragione si chiama loro sovrana. Si spiega la frase: e separino il giorno dalla notte. 14. 23. Quanto poi all'altra frase: E separino il giorno dalla notte 32, uno potrebbe fare una critica ingiusta dicendo: "In qual modo aveva Dio gi separato il giorno dalla notte, se quest'opera fatta dalle stelle il quarto giorno?", poich l'espressione: Separino il giorno dalla notte corrisponde press'a poco a quest'altra: "separino il giorno dalla notte in modo che il giorno sia posto sotto il potere del sole e la notte sotto il potere della luna e di tutte le altre stelle". C'era gi stata la separazione del sole e della luna, ma non ancora quella tra questi astri e le altre stelle in modo che ci fosse la certezza sul numero degli astri, quale di essi cio apparisse agli uomini durante il giorno e quale durante la notte. Col nome di "acqua" in Gen 1, 20-23 si denota l'aria umida e caliginosa. 15. 24. Dio inoltre ordin: Le acque producano rettili dotati d'anima vivente e uccelli che volino sopra la terra sotto il firmamento del cielo. E cos avvenne. Dio allora cre i grandi mostri marini e tutti gli animali e i rettili prodotti dalle acque secondo la specie di ciascuno di essi e ogni genere di volatili alati secondo la specie di ciascuno di essi. E Dio vide che sono cose buone e li benedisse dicendo: Crescete e moltiplicatevi e riempite le acque del mare, e gli uccelli si moltiplichino sulla terra. E fu sera e mattina: quinto giorno 33. Queste affermazioni i manichei sono soliti criticarle domandando - o piuttosto facendo un'obiezione maliziosa -: "Per qual motivo la Scrittura dice che sono nati dalle acque non solo gli animali che vivono nell'acqua ma anche quelli che volano nell'aria e tutti gli animali alati?". Ma tutti coloro che si sentono turbati da queste obiezioni devono sapere che la nostra aria nuvolosa ed umida, in cui volano gli uccelli, suole essere assimilata alle acque da persone assai dotte che si applicano diligentemente allo studio di questi fenomeni. L'aria infatti si condensa e diventa spessa a causa delle esalazioni e, per cos dire, delle evaporazioni del mare e della

terra e acquista in certo qual modo consistenza mediante la stessa umidit si da poter sostenere il volo degli uccelli. Ecco perch nelle notti serene cade anche la rugiada, le cui gocce al mattino si trovano sull'erba. Si dice per esempio che un monte della Macedonia, chiamato Olimpo, tanto alto che sulla vetta non si sente neppure il vento n si addensano le nubi, poich con la sua altitudine sovrasta tutta la massa della nostra atmosfera umida, in cui volano gli uccelli, e si dice che non ci volano nemmeno gli uccelli. Si dice che ci stato riferito da coloro che ogni anno avevano l'abitudine di salire sulla vetta del monte suddetto per farvi non so quali sacrifici e di tracciare nella polvere dei segni che l'anno successivo trovavano intatti. Ci non potrebbe accadere se quel posto fosse esposto al vento o alla pioggia. Siccome poi l'aria lass tanto rarefatta che non li faceva respirare, non potevano restarvi a lungo senza applicarsi delle spugne bagnate alle narici; costoro dunque dichiararono pure che non vi scorsero mai alcun uccello. Non senza ragione quindi la Scrittura del tutto veridica ricorda che dalle acque nacquero non solo i pesci e tutti gli altri animali acquatici, ma anche gli uccelli, poich questi possono volare attraverso questa nostra aria che si forma dalle evaporazioni del mare e della terra. Perch furono creati gli animali dannosi (Gen 1, 24 s.). 16. 25. Dio inoltre ordin: La terra produca animali viventi secondo ciascuna specie di quadrupedi, di serpenti, di bestie selvatiche della terra. E cos avvenne. Dio fece allora le bestie selvatiche della terra e animali da pascolo secondo la loro specie e tutti i rettili della terra secondo la loro specie. E Dio vide che sono una cosa buona 34. Anche qui i manichei sono soliti sollevare la seguente questione, dicendo: "Che bisogno c'era che Dio creasse tanti animali non solo nelle acque ma anche sulla terra, i quali non sono necessari agli uomini? Molti anzi sono dannosi e spaventosi". Quando per fanno queste obiezioni, non capiscono che tutte le cose sono belle per il loro creatore e artefice, che si serve di tutte per governare l'universo ch'egli domina con legge sovrana. Se per esempio nell'officina di un artigiano entra un incompetente, vi scorge molti strumenti di cui ignora l'uso e, se molto stupido, li giudica inutili. Se poi cadr distrattamente nella fucina o si ferir con uno strumento accuminato di ferro, maneggiandolo maldestramente, penser anche che vi sono arnesi pericolosi e dannosi. Cionondimeno l'artigiano, che ne conosce bene l'utilit, si burla

dell'ignoranza di quell'individuo e, senza curarsi delle sue parole insulse, prosegue senza sosta a lavorare assiduamente nella propria officina. Gli uomini tuttavia sono tanto stolti che, di fronte a una creatura mortale qual un artigiano, non osano criticare gli strumenti che non conoscono ma, appena li vedono, li stimano necessari e costruiti per determinati usi, mentre al contrario, a proposito di questo mondo di cui proclamato creatore e governatore Dio, osano criticare molte cose di cui ignorano la ragione e, a proposito delle opere e degli strumenti dell'Artefice onnipotente, desiderano apparire come esperti di ci che non sanno. Ogni cosa bella nella sua specie; gli animali so o utili o dannosi o inutili. 16. 26. Io, al contrario, confesso di non sapere perch sono stati creati i topi e le rane, ma capisco tuttavia che tutte le cose sono belle nella loro specie anche se, a causa dei nostri peccati, esse ci sembrano avverse. In verit io non posso considerare il corpo e le membra d'un essere vivente senza scoprirvi delle misure, delle proporzioni e un ordine che concorrono all'armonia dell'unit. Io non capisco d'onde derivino tutte queste propriet se non dalla suprema misura e proporzione e dal supremo ordine, che sussistono nella perfettissima, immutabile ed eterna essenza di Dio. Se cotesti individui assai loquaci ma assai stupidi la pensassero cos, non verrebbero a dar fastidio a noi ma, considerando da se stessi tutte le bellezze, sia le pi eccelse che le infime, darebbero lode a Dio creatore in ogni caso; siccome inoltre la ragione non si sente offesa per nulla se talora, per caso, si sente offeso il senso carnale, attribuirebbero ci non a un difetto delle cose stesse, ma ai difetti della nostra condizione mortale. Certamente tutti gli esseri viventi ci sono o utili o dannosi oppure sono inutili. Contro quelli utili i manichei non hanno nulla da dire. Quanto invece a quelli dannosi o servono per punirci o per mettere a prova la nostra virt o per incuterci paura, affinch cerchiamo di amare e desiderare non la vita presente, soggetta a molti pericoli e fatiche, ma un'altra migliore ov' perfetta sicurezza, e affinch ce la procuriamo con i meriti delle opere ispirate dalla fede. Al contrario, riguardo agli animali inutili, perch metterci a discutere? Se ti dispiace che non siano vantaggiosi, ti piaccia che non siano dannosi poich, anche se non sono necessari per la nostra casa, servono a completare la totalit dell'universo in cui viviamo, ch' molto pi grande della

nostra casa e molto migliore. Dio infatti governa l'universo molto meglio che non ciascuno di noi la propria casa. Srviti dunque di quelli utili, evita quelli dannosi, lascia da parte quelli inutili. Cionondimeno, quando vedi in tutti gli esseri le misure, le proporzioni e l'ordine, cercane il Creatore, poich non ne troverai alcun altro se non Colui nel quale somma misura somma proporzione e sommo ordine, cio Dio, di cui la Scrittura dice con assoluta verit: Ha disposto ogni cosa con misura, calcolo e peso 35. In tal modo troverai forse maggior vantaggio quando lodi Dio riguardo alla piccolezza di una formica anzich quando attraversi un fiume in groppa a un'alta bestia da soma. In che senso l'uomo stato creato a immagine di Dio secondo Gen 1, 26. 17. 27. E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza e abbia il dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutte le bestie domestiche su tutta la terra e su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra 36, con tutto il resto che dice la Scrittura fino alla sera e al mattino in cui si compie il sesto giorno 37. I manichei sono soliti polemizzare in modo particolare su questo tema, da chiacchieroni e ci scherniscono perch noi crediamo che l'uomo stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Essi infatti considerano solo la forma esteriore del nostro corpo e disgraziatamente ci domandano se Dio ha narici, denti, barba oltre gli organi interni e tutte le altre parti del corpo che sono necessarie a noi. Ma credere che Dio abbia tali cose ridicolo, anzi empio, e per questo negano che l'uomo fatto a immagine di Dio. A costoro rispondiamo che tali membra sono, per la verit, nominate non solo nei libri del Vecchio, ma anche del Nuovo Testamento, per lo pi quando si vuole dare un'idea di Dio ai semplici che ascoltano. In realt sono ricordati non solo gli occhi di Dio ma anche le orecchie, le labbra e i piedi; viene inoltre proclamato che il Figlio siede alla destra del Padre. Lo stesso Signore dice: Non giurate nel nome del cielo, poich la dimora di Dio, n per la terra, poich lo sgabello dei suoi piedi 38. Egli stesso parimenti diceva di scacciare i demoni col dito di Dio 39. Ma tutti coloro che intendono le Scritture nel senso spirituale, hanno imparato a intendere che questi termini non indicano membra corporee, ma potenze spirituali, come anche le corazze lo scudo, la spada e molte altre simili cose 40. Anzitutto dunque a cotesti eretici si deve dire con quale impudenza fanno empie insinuazioni a

proposito di quelle parole del Vecchio Testamento quando le medesime parole le vedono usate anche nel Nuovo, o forse essi non le vedono rimanendo accecati mentre discutono in modo litigioso. L'uomo immagine di Dio per l'anima, per cui supera tutti gli altri animali. 17. 28. Costoro tuttavia sappiano che in base alla dottrina cattolica i fedeli spirituali credono che Dio non circoscritto dalla forma del corpo e che quando la Scrittura afferma che l'uomo stato fatto ad immagine di Dio, lo afferma riguardo all'interiorit dell'uomo ov' la ragione e l'intelligenza. Grazie a queste facolt l'uomo esercita anche il suo dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, su tutte le bestie domestiche e su tutte le fiere, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Ecco qui, dopo aver detto: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, Dio soggiunge immediatamente: e abbia il dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo 41, ecc. per farci comprendere che la Scrittura afferma che l'uomo fatto a immagine di Dio non a causa del corpo, ma del potere per il quale superiore a tutte le bestie. Effettivamente tutti gli altri animali sono soggetti all'uomo non per via del corpo ma dell'intelligenza che noi abbiamo e di cui essi sono privi, sebbene anche il nostro corpo sia stato formato in modo da mostrare che noi siamo superiori alle bestie e perci simili a Dio; poich il corpo di tutti gli animali che vivono sia nell'acqua sia sulla terra o che volano nell'aria, proclive verso la terra e non eretto come il corpo dell'uomo. Questa caratteristica ci fa intendere che anche la nostra anima dev'essere protesa in alto verso le realt celesti, che sono soltanto un bene suo, cio quelle eterne, spirituali. Per conseguenza si capisce che l'uomo fatto ad immagine di Dio soprattutto per via dell'anima, come lo attesta anche la forma eretta del corpo. Anche dopo la condanna l'uomo pu soggiogare quasi tutte le bestie. 18. 29. Talvolta i manichei sono soliti dire anche: "In qual modo l'uomo ricevette il dominio sui pesci del mare e su gli uccelli del cielo, su tutte le bestie domestiche e su le belve, quando vediamo che gli uomini vengono uccisi da molte fiere e riceviamo danni dai volatili che vorremmo schivare o catturare e il pi delle volte non ci riusciamo? In qual modo abbiamo dunque ricevuto il dominio sugli

animali?". A questo proposito bisogna anzitutto dir loro che sbagliano di molto coloro i quali considerano l'uomo com'era dopo il peccato, allorch fu condannato alla mortalit della vita terrena e perse la perfezione con cui era stato creato a immagine di Dio. Ma anche dopo la condanna l'uomo ha tanta potenza da esercitare il dominio su un cos gran numero di animali poich, sebbene possa venire ucciso da molte belve per la fragilit del suo corpo, non pu essere soggiogato da nessuna di esse, mentre invece ne sottomette al suo dominio tante o, per dir meglio, quasi tutte. Se dunque l'uomo, anche dopo la condanna, conserva tanta potenza, che cosa dobbiamo pensare del regno promessogli dalla parola di Dio una volta che sar rinnovato e liberato? Come intendere in senso spirituale Gen 1, 28. 19. 30. Quanto a quest'altra frase della Scrittura: Li cre maschio e femmina e Dio li benedisse dicendo: Crescete, moltiplicatevi, procreate e riempite la terra 42, si pone del tutto giustamente la questione in qual senso debba intendersi l'unione del maschio e della femmina prima del peccato e prima di questa benedizione con cui Dio disse: Crescete, moltiplicatevi, procreate e riempite la terra. da intendersi in senso carnale o in senso spirituale? Senza dubbio ci lecito intenderla anche in senso spirituale in modo da ritenere che dopo il peccato fu, molto verosimilmente, trasformata in fecondit carnale. In precedenza infatti l'unione del maschio e della femmina era casta, corrispondente al fine dell'uomo che quello di dirigere, e a quello della donna ch' quello di ubbidire; oltre a ci la procreazione spirituale di gioie intelligibili e immortali riempiva la terra, cio dava vita al corpo e lo dominava, lo teneva talmente sottomesso che l'uomo non aveva a soffrire da parte di esso alcuna opposizione e alcuna molestia. Si deve credere cos per il fatto che non erano ancora nati i figli di questo mondo prima che i progenitori peccassero. In effetti i figli in questo mondo generano e sono generati come dice il Signore quando insegna che la generazione carnale dev'essere disprezzata in confronto della vita futura che a noi promessa 43. Che cos', allegoricamente, dominare sulle bestie (Gen 1, 28). 20. 31. Quando poi al comando rivolto ai progenitori: Dominate i pesci del mare, gli uccelli del cielo e tutti i rettili che strisciano sulla

terra 44, senza parlare della interpretazione secondo la quale chiaro che l'uomo pu dominare tutti questi animali con la ragione, lo si pu interpretare convenientemente anche in senso figurato, quello cio di tenere sotto il nostro dominio tutte le passioni e i moti dell'anima, che abbiamo simili a quelli di questi animali e di dominarli con la temperanza e la moderazione. Quando infatti questi moti non vengono dominati, insorgono e arrivano fino a divenire abitudini assai vergognose e ci trascinano attraverso piaceri diversi e funesti e ci rendono simili a ogni specie di bestie. Quando, al contrario, vengono regolati e assoggettati, diventano completamente mansueti e vivono in concordia con noi. Essi si nutrono insieme a noi della conoscenza dei pi salutari principi razionali, delle pi utili norme di morale e cos pure della vita eterna, come se si nutrissero d'erbe portanti il seme d'alberi fruttiferi e di piante verdeggianti. L'uomo inoltre vive felice e tranquillo quando tutti i suoi sentimenti vanno d'accordo con la ragione e con la verit, e allora si chiamano gioie, affetti santi, casti e buoni. Se al contrario non vanno d'accordo e non sono regolati accuratamente, lacerano l'anima, ne provocano l'intimo dissidio e rendono infelice la vita, e allora si chiamano turbamenti, capricci dei sensi e passioni funeste. Orbene, a proposito di tali sentimenti sregolati ci viene comandato di mortificarli in noi con ogni sforzo possibile fin a quando la morte non sar inghiottita per la vittoria 45. L'Apostolo infatti afferma: Ora, quelli che appartengono a Cristo, hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri 46. Ecco dunque che anche solo da questo fatto a ognuno dev'essere rammentato che le suddette cose non bisogna intenderle in senso materiale, dal fatto cio che nel libro della Genesi le verzure dei campi e gli alberi fruttiferi sono dati per nutrimento a ogni specie di bestie, a tutti gli uccelli e a tutti gli animali striscianti, mentre vediamo che i leoni, gli avvoltoi, gli sparvieri e le aquile si nutrono solo di carni e di cadaveri di altri animali uccisi da essi. La stessa cosa penso di alcuni animali che strisciano sulla terra, viventi in luoghi coperti di sabbia e deserti, dove non nascono n alberi n erbe. Perch in Gen 1, 31 si dice: molto buone. 21. 32. Non si deve per tralasciare con indifferenza di considerare attentamente la frase della Scrittura che dice: E Dio vide che tutte quante le cose che aveva fatte sono una cosa molto buona 47. Poich la Scrittura, trattando d'ogni singola opera, diceva soltanto:

E Dio vide ch' una cosa buona, mentre parlando di tutte le opere, non le bast dire buone, ma aggiunte altres molto. Se infatti si riscontra che ciascuna delle opere di Dio, quando vengono considerate dai saggi nella specie propria di ognuna di esse, ha delle misure, delle proporzioni e un ordine eccellenti, quanto pi eccellenti avranno queste propriet tutte le opere insieme, vale a dire tutto l'universo che, nel suo complesso, costituito da ciascuna di esse riunite in unit? Infatti ogni cosa bella, che risulta composta di parti, molto pi eccellente nella sua interezza che non nelle sue parti. Cos, se nel corpo umano lodiamo solo gli occhi, solo il naso, solo le guance o solo il capo, o solo le mani o solo i piedi (e cos dicasi di tutte le altre membra se sono belle e lodiamo ciascun membro in particolare), quanto pi da lodare l'intero corpo, al quale tutte le membra che, prese singolarmente sono tutte belle, conferiscono la propria bellezza? Per conseguenza una bella mano che veniva lodata anche separatamente non solo perderebbe anch'essa la sua bellezza, ma senza di essa sarebbero brutte tutte le altre membra. Tanto grande la forza e la potenza dell'integrit e dell'unit che anche molte cose, che sono buone, piacciono solo quando si riuniscono insieme e si compongono armoniosamente a formare un qualcosa di unitario. Il termine "universo" infatti deriva da quello di "unit". Se i manichei riflettessero a ci, esalterebbero Dio quale autore e creatore dell'universo, e ci che in una parte li urta per la condizione naturale della nostra mortalit, lo ricondurrebbero alla bellezza di tutto l'insieme della creazione e vedrebbero che Dio ha fatto tutte le cose non solo buone, ma anche molto buone. Poich anche un discorso ornato e ben ordinato, se consideriamo ognuna delle sillabe o delle lettere, che passano subito appena pronunciate, non vi troviamo che cosa piaccia o sia da lodare. Un discorso in effetti bello non a causa di ciascuna sillaba ma di tutte quante le sillabe. Il riposo di Dio al settimo giorno spiegato allegoricamente (Gen 2, 2). 22. 33. Vediamo ormai anche il passo della Scrittura che i manichei di solito scherniscono con un'impudenza maggiore della loro ignoranza, che cio Dio, dopo aver terminato la creazione del cielo e della terra e di tutte le altre cose che aveva fatte, nel settimo giorno cess da ogni sua opera e benedisse il settimo giorno e lo consacr, poich in esso aveva cessato da tutte le sue opere 48. Essi infatti dicono: "Che bisogno aveva Dio di riposarsi? Si era forse

affaticato e stancato nel far le opere compiute nei sei giorni?". Aggiungono anche la testimonianza del Signore che dice: Il Padre mio opera fino al presente 49. Con ci ingannano molti ignoranti ch'essi si sforzano di convincere che il Nuovo Testamento contrario all'Antico. Coloro per ai quali il Signore dice: Il Padre mio opera fino al presente, immaginavano il riposo di Dio in modo carnale, e, osservando il sabato in modo carnale, non capivano cosa volesse simboleggiare la realt indicata da quel giorno; allo stesso modo anche costoro, sebbene con disposizioni d'animo diversa, tuttavia ugualmente come quelli non capiscono il significato simbolico del sabato. Il sabato infatti non l'hanno compreso non solo quelli osservandolo materialmente ma altres costoro detestandolo grossolanamente. Ciascuno dunque deve accostarsi a Cristo perch gli venga rimosso il velo [dagli occhi], come dice l'Apostolo 50. Il velo in effetti viene rimosso allorch, tolto via il velame della similitudine e dell'allegoria, si manifesta la verit nella sua schiettezza, perch possa essere vista. Che cosa vuol dire: Dio ripos. 22. 34. Innanzitutto dunque riguardo a molti passi delle Sacre Scritture bisogna osservare e riconoscere la regola di detto modo di esprimersi. Che cos'altro infatti vuol simboleggiare la Sacra Scrittura, allorch dice che Dio si ripos da tutte le sue opere molto buone che aveva fatte, se non il nostro riposo ch'egli ci dar da tutte le opere buone, se anche noi avremo fatte delle opere buone? Conforme al medesimo modo di parlare anche l'Apostolo dice: Poich noi non sappiamo che cosa conveniente chiedere nella preghiera, ma lo stesso Spirito intercede per noi con gemiti ineffabili 51. In realt non che lo Spirito Santo gema come se avesse bisogno o si trovasse in qualche difficolt, lui che presso Dio intercede per i fedeli servi di Dio, ma lui che ci eccita a pregare quando gemiamo, e perci diciamo ch' lui a fare ci che facciamo noi per suo impulso. Cos la Scrittura dice anche: Il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se lo amate 52. Ora, egli permette che noi siamo messi alla prova non affinch sappia lui, al quale non nascosto nulla, ma per fare in modo che sappiamo noi quali progressi abbiamo fatti nell'amarlo. Conforme a questo stesso modo di esprimerci anche nostro Signore dice d'ignorare il giorno e l'ora della fine del mondo 53. Ora, che cosa pu esserci ch'egli ignori? Ma poich egli nascondeva ai suoi discepoli quel particolare per la loro utilit, disse d'ignorarlo poich, nascondendolo, faceva in

modo che lo ignorassero essi. Seguendo questa figura retorica il Signore disse anche che quel giorno era noto solo al Padre poich lo faceva conoscere al medesimo Figlio. Tenendo presente questa figura retorica molte questioni riguardanti le Sacre Scritture vengono risolte senz'alcuna difficolt da coloro i quali conoscono gi il genere di questo modo di parlare. Di tali modi di parlare abbonda anche il nostro linguaggio ordinario quando diciamo "lieto" il giorno per il fatto che ci rende lieti, e "pigro" il freddo 54 perch ci rende pigri, e "cieca" una fossa perch non la vediamo, e "forbita" la lingua che produce parole forbite; infine diciamo "tranquillo e senza alcuna molestia" il tempo in cui noi siamo tranquilli senza alcuna molestia. La Scrittura dunque dice che Dio si ripos da tutte le opere che aveva fatte molto buone, perch in lui riposeremo noi da tutte le nostre opere se ne avremo fatte di buone, poich le stesse nostre opere buone sono da attribuire a lui che chiama, comanda e mostra la via della verit, a lui che c'invita anche affinch abbiamo la volont e ci somministra le forze per compiere ci che ci comanda. L'infanzia del mondo, la prima delle sei et corrispondenti ai giorni genesiaci: da Adamo a No. 23. 35. 1a ET. Ma per qual ragione questo riposo assegnato al settimo giorno? Io penso che questo fatto debba considerarsi pi attentamente. Infatti percorrendo tutto il testo delle Sacre Scritture io vi scorgo in certo qual modo sei et destinate alle opere, et distinte tra loro, per cos dire, da limiti determinati, di modo che nella settimana si spera il riposo. Io vedo inoltre che queste medesime sei et assomigliano a questi sei giorni in cui furono compiute le opere che la Scrittura ricorda essere state fatte da Dio. Orbene, i primordi del genere umano, nei quali esso cominci a godere questa luce, sono con ragione paragonati al primo giorno, in cui Dio cre la luce. Quest'et pu essere considerata come l'infanzia di tutto lo stesso mondo che, in proporzione della sua grandezza, dobbiamo immaginare come un sol uomo, poich anche ciascun uomo, appena nasce ed esce alla luce, trascorre come sua prima et l'infanzia. Questa si estende da Adamo a No per dieci generazioni. Alla sera - diciamo cos - di questo giorno avviene il diluvio, poich anche la nostra infanzia viene cancellata dal diluvio della dimenticanza.

La seconda et del mondo, simile alla fanciullezza: da No ad Abramo. 23. 36. 2a ET. E al mattino comincia la seconda et, paragonabile alla fanciullezza, e si estende dai tempi di No fino ad Abramo per altre dieci generazioni. Essa inoltre a ragione si paragona al secondo giorno, in cui fu creato il firmamento in mezzo alle acque superiori e a quelle inferiori, poich anche l'arca in cui era No con i suoi familiari, era come un firmamento tra le acque sottostanti sulle quali stava a galla e quelle sovrastanti dalle quali veniva bagnata. Quest'et non viene cancellata dal diluvio poich neppure la nostra fanciullezza viene eliminata dalla memoria per via della dimenticanza. Noi infatti ci ricordiamo d'essere stati ragazzi, ma non ci ricordiamo d'essere stati bambini. La sera di questa et la confusione delle lingue avveratasi in coloro che costruivano la torre, la mattina seguente invece comincia da Adamo. Ma neppure questa seconda et gener il popolo di Dio, perch nemmeno la fanciullezza adatta a generare. La terza et dei mondo, simile all'adolescenza: da Abramo a Davide. 23. 37. 3a ET. Il mattino dunque comincia da Abramo e succede la terza epoca, paragonabile all'adolescenza. Essa pu inoltre esser paragonata al terzo giorno, in cui la terra fu separata dalle acque. Il popolo di Dio infatti fu separato da tutti i Gentili, i cui errori variabili e sballottati dalle vane dottrine dell'idolatria come da ogni sorta di venti sono bene denotati con il nome di "mare"; da questi errori dei Gentili, e da questi flutti del mondo fu dunque separato il popolo di Dio per opera di Abramo, come la terra apparve arida, assetata cio della pioggia dei comandamenti divini. Quel popolo, adorando l'unico Dio, come una terra irrigata, perch potesse produrre utili frutti, ricevette le Sacre Scritture e le profezie. Orbene quest'epoca era ormai in grado di generare il popolo di Dio, poich anche la terza et dell'uomo, cio l'adolescenza, pu aver gi dei figli. Ecco perch ad Abramo fu detto: Ti ho costituito padre di molti popoli e ti moltiplicher in modo straordinario e ti render padre di una moltitudine di nazioni e da te usciranno dei re. Io stabilir la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come un'alleanza eterna per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. A te alla tua discendenza dopo di te io dar in possesso perenne il paese in cui abiti, tutto il paese di

Canaan, e sar il loro Dio 55. Questa et si estende da Abramo fino a Davide per quattordici generazioni. La sera di essa rappresentata dai peccati del popolo con cui trasgredivano i comandamenti di Dio fino alla malvagit del pessimo re Saul. Quarta et, simile alla giovinezza: da Davide alla deportazione babilonese. 23. 38. 4a ET. Nel mattino seguente sorge il regno di Davide. Questa et simile alla giovinezza. In realt fra tutte le et regna sovrana la giovinezza ed il sicuro ornamento di tutte le et. Ecco perch giustamente paragonata al quarto giorno in cui furono creati gli astri nel firmamento del cielo. Ora, che cosa pu simboleggiare in modo pi evidente lo splendore d'un regno che la superiorit del sole? Lo splendore della luna invece rappresenta il popolo che ubbidisce al regno come la stessa sinagoga, e le stelle sono come i maggiorenti di essa e tutte queste realt hanno il loro fondamento nella stabilit del regno come nel firmamento. La sera, per cos dire, di questa et rappresentata dai peccati dei re, per causa dei quali quel popolo merit di vivere in cattivit ed essere ridotto in servit. Quinta et simile all'et matura: dalla cattivit babilonese a Ges Cristo. 23. 39. 5a ET. La mattina seguente raffigura la deportazione a Babilonia, quando il popolo [giudaico] fu messo nella condizione di vivere agiatamente nel riposo della cattivit straniera. Quest'et si estende fino alla venuta di nostro Signore Ges Cristo: questa la quinta et, che il declinare della giovinezza, verso la vecchiaia; non ancora vecchiaia, ma non pi giovinezza; l'et dell'anziano , poich da questi il "vecchio" non chiamato dai greci chiamato , ma . In realt quest'epoca and calando e spezzandosi per quanto riguarda il popolo giudaico dopo la solidit del regno, allo stesso modo che l'uomo dopo la giovinezza diventa vecchio. Quest'epoca poi viene giustamente paragonata al quinto giorno, in cui furono creati gli esseri viventi nelle acque e gli uccelli del cielo, dopo che quegli uomini cominciarono a vivere tra i pagani come in un mare e ad avere una sede insicura e instabile come gli uccelli che volano. Senza dubbio per c'erano l anche grandi cetacei, vale a dire quei grandi uomini che furono pi capaci di dominare le tempeste del mondo anzich essere servi in quella

cattivit, poich nessuna paura pot farli uscire dalla via retta per seguire il culto idolatrico. A questo proposito si deve tenere presente che Dio benedisse quegli animali dicendo: Crescete e moltiplicatevi e riempite le acque del mare e gli uccelli si moltiplichino sopra la terra 56 poich in realt il popolo giudaico, da quando fu disperso tra i popoli pagani, si moltiplic grandemente. Quella che possiamo chiamare la sera di questo giorno, cio di questa et, la moltiplicazione dei peccati tra il popolo dei Giudei, poich questi diventarono tanto ciechi da non esser capaci nemmeno di riconoscere il Signore Ges Cristo. La sesta et, in cui nasce l'uomo nuovo, simile alla vecchiaia. 23. 40. 6a ET. Il mattino seguente comincia dalla predicazione del Vangelo per opera di nostro Signore Ges Cristo e cos ha termine il quinto giorno; comincia il sesto, nel quale appare la senilit dell'uomo vecchio. In quest'et infatti s'indebol assai quel regno carnale allorch non solo fu abbattuto il tempio ma cessarono finanche gli stessi sacrifici, e adesso quel popolo, per quanto riguarda la potenza del proprio regno, trascina - per cos dire - lo stremo della propria vita. Tuttavia in questa et, come nella vecchiaia dell'uomo vecchio, nasce l'uomo nuovo che vive ormai in modo spirituale. Difatti nel sesto giorno Dio disse: Produca la terra esseri viventi 57; nel quinto invece aveva detto: Le acque producano, non gi esseri viventi, ma rettili d anime viventi 58; poich i rettili sono corpi, e quel popolo, come se si trovasse nel mare dei pagani, era ancora soggetto alla Legge a causa della circoncisione corporale e dei sacrifici. Dio, al contrario, chiama "viventi" queste anime in virt della vita per cui si comincia a desiderare le realt eterne. I serpenti dunque e il bestiame minuto prodotti dalla terra sono simbolo dei popoli che avrebbero creduto nel Vangelo. Di tali popoli Dio, a proposito di quel vassoio mostrato a Pietro negli Atti degli Apostoli, dice: Uccidi e mangia 59. Ma siccome Pietro aveva detto ch'erano cose immonde, gli fu risposto: Ci che stato purificato da Dio, tu non devi chiamarlo impuro 60. allora che viene creato l'uomo a immagine e somiglianza di Dio, allo stesso modo che in questa sesta et nasce nella carne nostro Signore, di cui il Profeta dice: Egli anche uomo ma chi lo riconoscer? 61. Inoltre, come quel giorno furono creati il maschio e la femmina, cos in questa et lo furono Cristo e la Chiesa. Oltre a ci in quel giorno l'uomo viene messo a dominare le bestie, i

serpenti e gli uccelli del cielo allo stesso modo che in questa et Cristo governa le anime che gli ubbidiscono, perch da lui fossero resi domestici e mansueti gli uomini dediti alle passioni carnali come le bestie o accecati dalla tenebrosa cecit come i serpenti o altezzosi per la superbia come gli uccelli. Inoltre, allo stesso modo che da quel giorno l'uomo e gli animali, che sono con lui, si nutrono di erbe aventi il seme, di alberi fruttiferi e d'erbe verdeggianti, cos in questa et l'uomo spirituale, chiunque buon servo di Cristo e lo imita meglio che pu, si nutre spiritualmente assieme allo stesso popolo con l'alimento delle Sacre Scritture e della legge di Dio, non solo per concepire la fecondit delle ragioni e degli insegnamenti, come se si cibasse d'erbe aventi il seme, ma anche per apprendere l'utilit dei costumi propri della vita umana, come se si cibasse di alberi fruttiferi, e anche per irrobustire la fede, la speranza e la carit, come se si cibasse d'erbe verdeggianti, vale a dire talmente rigogliose da non poter seccarsi a causa di alcuna cocente tribolazione. Ma l'uomo spirituale si nutre di questi alimenti per capire molte cose; l'uomo carnale invece, quello cio che ancora piccolo in Cristo, come un piccolo animale di Dio, se ne alimenta per credere molte cose che non ancora capace di capire; tutti per hanno i medesimi cibi. La sera della sesta et coincide col ritorno del Figlio dell'uomo sulla terra. 23. 41. 7a ET. Quella che potrebbe chiamarsi la sera di questa et - che Dio non voglia ci colga - se pur non gi cominciata, quella di cui il Signore dice: Quando verr il Figlio dell'uomo, trover forse la fede sulla terra? 62 A questa sera succeder il mattino, in cui verr il Signore nello splendore della sua eterna gloria. Allora con Cristo riposeranno da tutte le opere coloro ai quali stato detto: Siate perfetti come il Padre vostro celeste 63. Siffatte persone infatti compiono opere molto buone. Ebbene, dopo tali opere deve sperarsi il riposo nel settimo giorno, il quale non ha sera. Non si pu dunque affatto spiegare a parole in qual modo Dio fece e cre il cielo e la terra e tutte le creature da lui create. Ma questa esposizione che segue la successione dei giorni ci fa capire, per cos dire, la storia delle realt create in modo da tenere presente allo sguardo soprattutto la predicazione di quelle future. Perch le sei et del mondo sono disuguali.

24. 42. Qualcuno per potrebbe stupirsi che tra queste et del mondo noi notiamo che le prime due si estendono per dieci generazioni, mentre le tre seguenti risultano di quattordici generazioni ciascuna, la sesta al contrario non ha alcun determinato numero di generazioni 64. P, per facile vedere che anche in ciascun uomo le prime due et: l'infanzia e la fanciullezza, sono legate ai sensi del corpo i quali sono cinque: vista, udito, odorato, gusto e tatto. Il numero cinque poi pu venire raddoppiato, poich i sessi umani, da cui derivano quelle generazioni, sono due: il maschile e il femminile; se quindi - come ho detto - il numero cinque viene raddoppiato, forma il numero dieci. Orbene, a partire dall'adolescenza in poi, quando ormai la ragione comincia a dominare nell'uomo, si aggiunge ai cinque sensi la conoscenza e l'attivit con cui si governa e si dirige la vita e cos si arriva al numero sette. Questo numero, raddoppiato ugualmente a causa dei due sessi, risalta e si mostra evidente nelle quattordici generazioni delle tre et seguenti, quali sono quelle dell'adolescenza, della giovinezza e dell'et matura. L'et della vecchiaia, al contrario, allo stesso modo che in noi non circoscritta da nessun numero determinato di anni, ma tutto il tempo che ciascuno vivr dopo le precedenti cinque et viene attribuito alla vecchiaia, cos in quest'et del mondo non appaiono le generazioni perch rimanga occulto l'ultimo giorno, che il Signore mostr essere utile dovesse restare nascosto 65. Interpretazione anagogica dei sei giorni. 25. 43. Anche ciascuno di noi ha, per cos dire - rispetto alle opere buone e alla vita - questi sei giorni distinti, dopo i quali deve sperare il riposo. Nel primo giorno la luce della fede, allorch crede prima alle realt visibili, fede per la quale il Signore degn di mostrarsi materialmente. Nel secondo giorno egli ha, per cos dire, il solido fondamento della dottrina, per cui distingue le realt carnali da quelle spirituali come tra le acque inferiori e quelle superiori. Nel terzo, per poter produrre i frutti delle opere buone, separa il proprio spirito dai flutti funesti delle tentazioni carnali come la terraferma dal mare agitato affinch possa ormai dire: Con lo spirito mi assoggetto alla legge di Dio, ma con la carne mi assoggetto alla legge del peccato 66. Nel quarto giorno, in cui grazie al detto, saldo fondamento della dottrina produce e distingue le conoscenze spirituali, vede qual la verit immutabile che brilla nell'anima come il sole, e in qual modo l'anima diventa partecipe della

medesima verit e comunica ordine e bellezza al corpo allo stesso modo della luna che illumina la notte, e con tutti gli astri, vale a dire le conoscenze spirituali, sfavillano e risplendono nelle tenebre di questa vita come nella notte. Al quinto giorno l'uomo, divenuto pi forte grazie alla conoscenza di queste realt deve cominciare ad operare a vantaggio della comunit fraterna mediante le attivit di questo mondo oltremodo agitato, come nelle acque del mare; inoltre, con azioni pertinenti allo stesso mare, ossia alla vita terrena, deve produrre rettili di esseri viventi, vale a dire opere utili agli esseri viventi, e grandi cetacei, vale a dire azioni assai valide con cui si riesce a infrangere e a non temere i marosi del mondo, e deve produrre gli uccelli del cielo, vale a dire parole che proclamino le verit celesti. Nel sesto giorno poi deve produrre dalla terra animali viventi, deve cio con la stabilit del proprio spirito, in cui possiede i frutti spirituali, ossia i buoni pensieri, dirigere tutti i moti del proprio spirito affinch l'anima sia viva, cio soggetta alla ragione e alla giustizia e non alla temerit e al peccato. In tal modo deve diventare a immagine e a somiglianza di Dio anche l'uomo, maschio e femmina, cio intelligenza e azione, mediante l'unione dei quali riempia la terra di frutti spirituali, assoggetti cio la carne e tutto il resto ch' stato gi detto pi sopra a proposito della perfezione morale dell'uomo. A proposito poi di questi, diciamoli cos, "giorni" la sera consiste nello stesso compimento di ciascun'opera, e la mattina nell'inizio di quelle seguenti. Dopo le opere molto buone di questi cos detti sei "giorni" l'uomo deve sperare il riposo eterno e comprendere che cosa vuol dire: Dio si ripos da tutte le sue opere al settimo giorno 67, poich non solo a compiere in noi queste opere buone proprio lui che ci comanda di compierle, ma anche la Scrittura dice giustamente ch'egli si ripos perch sar proprio lui a darci il riposo dopo tutte queste opere. in realt, allo stesso modo che a ragione si dice ch' il padre di famiglia a costruire la casa, bench non lo faccia con il proprio lavoro ma con quello dei servi, cos a ragione si dice che si riposa dai lavori quando, dopo aver ultimata la costruzione, a coloro, cui dava ordini, permette di starsene in ozio a godere d'un gradito riposo.

1 - 1 Cor 11, 9. 2 - Cf. Mt 7, 7.

3 - Gn 1, 1. 4 - Cf. Gv 1, 1. 3. 5 - Gv 8, 25. 6 - Tt 1, 1-2. 7 - 1 Tm 1, 5. 8 - Gn 1, 2. 9 - Gn 1, 3. 6. 9. 10 - Gn 1, 2. 11 - Gv 1, 9. 12 - Gn 1, 3. 13 - Gn 1, 2. 14 - Gn 1, 1. 15 - Sap 11, 18. 16 - Gn 1, 1. 17 - Gv 15, 15. 18 - Gv 16, 12. 19 - Gn 1, 3. 20 - Gn 1, 4. 21 - Cf. Mt 8, 10. 22 - Gn 1, 4-5. 23 - Gn 1, 5. 24 - Gn 1, 6. 25 - Gn 1, 8.

26 - Gn 1, 9-10. 27 - Gn 1, 11-13. 28 - Gn 1, 17-19. 29 - Gn 1, 14-19. 30 - Gn 1, 14. 31 - Gn 1, 16. 32 - Gn 1, 18. 33 - Gn 1, 20-23. 34 - Gn 1, 24-25. 35 - Cf. Sap 11, 21. 36 - Gn 1, 26. 37 - Cf. Gn 1, 27-30. 38 - Mt 5, 34-35. 39 - Cf. Lc 11, 20. 40 - Cf. Ef 6, 16-17. 41 - Gn 1, 26. 42 - Gn 1, 27-28. 43 - Cf. Lc 20, 34-36. 44 - Gn 1, 28. 45 - Cf. 1 Cor 15, 54. 46 - Gal 5, 24. 47 - Gn 1, 31. 48 - Cf. Gn 2, 3.

49 - Gv 5, 17. 50 - Cf. 2 Cor 3, 16. 51 - Rm 8, 26. 52 - Dt 13, 3. 53 - Cf. Mt 24, 36. 54 - Cf. TIBULLO, Eleg. 1, 2, 28. 55 - Gn 17, 5-8. 56 - Gn 1, 22. 57 - Gn 1, 24. 58 - Gn 1, 20. 59 - At 10, 13. 60 - At 10, 15. 61 - Eb 2, 6. 62 - Lc 18, 8. 63 - Mt 5, 48. 64 - Mt 1, 1. 65 - Cf. Mt 24, 36. 66 - Rm 7, 25. 67 - Gn 2, 2. LA GENESI DIFESA CONTRO I MANICHEI LIBRO SECONDO Si trascrive il secondo capitolo della Genesi.

1. 1. Dopo l'enumerazione e l'esposizione dei fatti dei sette giorni la Scrittura inserisce una specie di conclusione e chiama "libro della creazione del cielo e della terra" tutto ci che aveva detto prima, pur essendo una piccola parte del libro, che per ha potuto giustamente esser chiamato cos poich in questi sette giorni rappresentata, per cos dire, una piccola immagine di tutto quanto il mondo, dal principio alla fine della sua creazione. In seguito comincia un racconto pi puntuale relativo all'uomo; tutto questo racconto per non viene esposto apertamente ma in senso figurato al fine di esercitare coloro che ricercano la verit e distoglierli dalle realt carnali, per rivolgerli a quelle spirituali. Ecco dunque come si esprime: Questo il libro della creazione del cielo e della terra, quando fu fatto il giorno in cui Dio cre il cielo e la terra e ogni specie di arbusti dei campi prima che fossero sopra la terra e ogni sorta di graminacee dei campi prima che germinassero. Dio infatti non aveva ancora fatto piovere sulla terra e non v'era uomo che la lavorasse. Ora, una sorgente sgorgava dalla terra e irrigava tutta la superficie della terra. Dio allora plasm l'uomo col fango della terra e soffi nel suo volto un alito vitale: cos l'uomo divenne un essere vivente. Dio allora piant il paradiso nell'Eden a Oriente e vi mise l'uomo ch'egli aveva plasmato. Dio poi fece spuntare ancora dalla terra ogni specie d'alberi belli a vedersi e buoni a mangiarsi, e in mezzo al paradiso piant l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva dall'Eden e irrigava il paradiso, d'onde si divideva formando quattro bracci. Il nome del primo Fison: esso scorre attorno a tutto il paese di Evilath, dove c' l'oro, e l'oro di questa terra assai pregiato; qui c' anche il carbonchio e la pietra onice. Il secondo fiume si chiama Geon: esso scorre intorno a tutto il paese dell'Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre verso l'Assiria. Il quarto fiume si chiama Eufrate. Il Signore Dio prese poi l'uomo ch'egli aveva fatto e lo mise nel paradiso, perch lo lavorasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando ad Adamo dicendogli: "Di tutti gli alberi del paradiso tu potrai mangiare, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non dovrete mangiarne, poich nel giorno che ne mangerete, morirete certamente. Il Signore poi disse: "Non bene che l'uomo sia solo; facciamogli un aiuto simile a lui". Condusse allora ad Adamo ogni sorta di bestiame minuto, di bestie selvatiche e di uccelli che volano nel cielo, che Dio aveva plasmati per vedere come li avrebbe chiamati, in qualunque modo Adamo chiam ognuno degli animali viventi, questo il suo nome. Adamo allora

impose il nome a tutte le bestie minute, a tutti gli uccelli del cielo, a tutte le bestie selvatiche, e come Adamo li chiam, cos si chiamano ancora fino ad oggi. Adamo per non aveva ancora un aiuto simile a lui. Allora Dio fece scendere in Adamo un sonno profondo, gli tolse una delle costole e riemp la cavit con la carne, e con la costola tolta ad Adamo form una donna e la condusse ad Adamo, per vedere come l'avrebbe chiamata. Adamo allora disse: "Adesso costei l'osso delle mie ossa e carne della mia carne. Essa sar chiamata "donna", poich stata tratta dal suo uomo; essa sar il mio aiuto. Per questo l'uomo lascer suo padre e sua madre e si unir a sua moglie e saranno due in una sola carne". Ora, entrambi Adamo e sua moglie, erano nudi, ma non ne sentivano vergogna 1. Il terzo capitolo della Genesi. 1. 2. Il serpente per era la pi astuta di tutte le bestie fatte dal Signore Dio ch'erano sulla terra. Il serpente chiese alla donna: "Per qual motivo vi disse Dio di non mangiare di nessun albero del paradiso?". Rispose la donna: "D'ogni sorta di alberi che sono nel paradiso potremo mangiarne, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al paradiso Dio ci ha detto di non mangiarne, n toccarlo per farci evitare la morte". Ma il serpente disse alla donna: " Voi non morirete affatto: anzi Dio sapeva che il giorno in cui lo mangerete, si apriranno i vostri occhi e sarete come gli di che conoscono il bene e il male". La donna vide allora che l'albero era buono da mangiare, piacevole agli occhi per vederlo e per acquistare conoscenza, prese del frutto dell'albero e ne mangi e ne diede a suo marito. Adamo lo prese e lo mangi. Allora si aprirono i loro occhi e si accorsero di essere nudi; presero delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture attorno ai fianchi. Avendo poi sentito la voce di Dio che passeggiava nel paradiso verso sera, Adamo e sua moglie si nascosero alla faccia del Signore Dio presso l'albero ch'era in mezzo al paradiso. Ma il Signore Dio chiam Adamo e gli chiese: "Dove sei?", e quello rispose: "Ho udito, Signore, la tua voce nel paradiso e ho avuto paura e mi sono nascosto perch sono nudo". Dio rispose: "Chi ti ha fatto conoscere d'esser nudo, se non il fatto d'aver mangiato dell'albero dal quale solo t'avevo proibito di mangiare?". Adamo rispose: "La donna che tu mi hai data, mi ha dato da mangiarne e io ne ho mangiato". Dio allora disse alla donna: "Perch hai fatto ci?". La donna rispose: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Il Signore Dio disse allora al serpente: "Poich hai fatto ci, tu sei maledetto pi di tutto il bestiame

minuto e pi di tutte le bestie selvatiche. Tu striscerai sul tuo petto e sul tuo ventre, e polvere mangerai tutti i giorni della tua vita. Io porr ostilit tra te e la donna, tra la stirpe tua e la stirpe di lei. Essa spier la tua testa e tu il suo calcagno". Alla donna poi disse: "Render assai numerose le tue sofferenze e i tuoi gemiti e partorirai figli con dolore. Verso tuo marito ti spinger la tua passione, ma egli avr il dominio su di te". Dio allora disse ad Adamo: "Poich hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero del quale solo ti avevo proibito di mangiare, maledetta la terra per quanto riguarda i tuoi lavori e nel dolore e nei gemiti ne trarrai cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi ti produrr e mangerai il tuo pane fino a quando non tornerai nella terra dalla quale sei stato tratto, poich sei terra e in terra tornerai". Adamo allora diede a sua moglie il nome di "Vita", poich la madre di tutti i viventi. Dio fece allora ad Adamo e a sua moglie tuniche di pelli e li vest, e disse: "Ecco, l'uomo diventato come uno di noi grazie alla conoscenza del bene e del male". Ora, perch Adamo non allungasse la mano all'albero della vita e ne mangiasse e cos vivesse per sempre, il Signore Dio lo scacci dal paradiso di delizie, affinch lavorasse la terra da cui era stato tratto. Quello poi, scacciato dal paradiso, fiss la sua dimora di fronte al paradiso di delizie, Dio per pose i cherubini e la spada di fiamma roteante per custodire la via dell'albero della vita 2. La Genesi non pu essere esposta alla lettera in tutti i passi. 2. 3. Se i manichei preferissero esaminare queste espressioni piene di significati misteriosi, non gi criticandole ed accusandole, ma cercando di capirle e accogliendole con rispetto, non sarebbero di certo manichei ma, se chiedessero, sarebbe loro dato e, se cercassero, troverebbero, e se bussassero, sarebbe loro aperto 3. In effetti, a proposito di questo racconto della Scrittura pongono pi quesiti coloro che cercano di sapere con religiosa diligenza che non codesti individui miserabili ed empi, con la differenza per che quelli cercano per trovare, costoro invece si preoccupano solo di non trovare quello che cercano. Tutto questo racconto della Scrittura dev'essere dunque esaminato anzitutto in senso conforme alla storia e in secondo luogo in senso profetico. Secondo la storia vengono narrati dei fatti compiuti, secondo la profezia invece vengono preannunciate delle realt future. Certo, se uno vorr intendere alla lettera tutto ci che dice la Scrittura, ossia non intenderlo diversamente dal significato letterale e potr evitare

bestemmie e affermare ogni cosa conforme alla fede cattolica, non solo non glielo si potr impedire, ma dovr essere stimato come una persona eccellente e molto lodevole per la sua capacit di comprendere. Pu darsi, al contrario, che non ci sia alcuna possibilit d'intendere le affermazioni della Scrittura in un senso conforme alla fede e in un modo degno di Dio, se non credendole presentate sotto forma simbolica ed enigmatica; in tal caso, poich abbiamo l'autorit degli Apostoli, dai quali vengono risolti tanti enigmi relativi ai libri dell'Antico Testamento, dovremo attenerci alla norma che teniamo davanti alla nostra mente, con l'aiuto di Colui che ci esorta a chiedere, a cercare e a bussare. Potremo in tal modo spiegare tutte queste realt simboliche riguardanti la storia e la profezia che il Signore si degner di rivelare per mezzo mio o per mezzo di altri. Che cosa significa la verzura dei campi in Gen 2, 5. 3. 4. Fu fatto dunque il giorno in cui Dio cre il cielo e la terra e ogni specie di arbusti della steppa prima che fossero sulla terra e ogni. sorta di graminacee della campagna 4. In precedenza sono contati sette giorni, ora invece si parla d'un solo giorno in cui Dio cre il cielo e la terra e ogni specie di cespugli della steppa e ogni specie di graminacee; sotto il nome di quest'ultimo giorno s'intende a ragione ch' indicato tutto quanto il tempo. Dio infatti cre tutto il tempo insieme con tutte le creature temporali, le creature cio visibili che sono indicate col nome di "cielo e terra". A ricercare, poi, ci deve spingere il fatto che, dopo aver nominato il giorno, che fu fatto, e il cielo e la terra, la Scrittura soggiunge anche gli arbusti della steppa e ogni sorta di erbe. Ecco qui: allorch la Scrittura dice: Nel principio Dio fece il cielo e la terra, non dice anche che fu fatta ogni specie di cespugli e ogni specie d'erbe dei campi; si legge infatti a chiare note che ogni specie di arbusti e d'erbe dei campi fu creata il terzo giorno. L'espressione della Scrittura: Nel principio Dio fece il cielo e la terra non si riferisce a nessuno dei sette giorni. La Scrittura infatti denotava, ancora con l'espressione "cielo e terra" la materia stessa, a partire dalla quale furono fatte tutte le cose, o per lo meno, con quell'espressione "cielo e terra" stabiliva solo un enunciato preliminare dell'insieme delle creature, dicendo: Nel principio Dio fece il cielo e la terra, e poi, passandole in rassegna singolarmente, lungo la successione ordinata dei giorni, com'era conveniente, espose le opere di Dio in vista della profezia da noi ricordata nel primo libro 5. Che cosa dunque significa il fatto che

adesso, dopo aver menzionato "il cielo e la terra", aggiunse i cespugli della steppa e le erbe e passa sotto silenzio tante cose che sono nel cielo e sulla terra oppure nel mare, se non che mediante i cespugli dei campi vuol farci intendere la creatura invisibile, com' l'anima? Nelle Scritture infatti il mondo suol essere chiamato "campo". Cos, anche il Signore in persona, esponendo la parabola del seme buono mescolato con la zizzania, dice: Il campo questo mondo 6. Chiama dunque cespugli dei campi la creatura spirituale e invisibile per esprimere il vigore della vita e col termine pabulum ("nutrimento") intendiamo giustamente la stessa cosa certamente a causa della vita. 3. 5. Quanto poi alla frase che la Scrittura aggiunge: prima che fossero sulla terra, viene intesa nel senso di "prima che l'anima peccasse", poich, essendo stata insozzata dalle passioni terrene, a ragione pu dirsi nata sulla terra ed essere sulla terra; ecco perch la Scrittura soggiunge: Dio infatti non aveva ancora fatto piovere sulla terra. Che significa: Dio non aveva ancora fatto piovere sulla terra (Gen 2, 5). 4. 5. Anche adesso infatti Dio crea i cespugli dei campi ma facendo piovere sulla terra; fa cio rinverdire le anime mediante la sua parola, ma li irriga con l'acqua delle "nubi", cio con le Scritture dei Profeti e degli Apostoli. A buon diritto poi sono chiamate nubi, poich queste parole che passano dopo essere state pronunciate e dopo aver percosso l'aria, sono una specie di nuvole, avvolte come sono da una certa, per cos dire, caligine, per il fatto che vi si aggiunge anche l'oscurit delle allegorie. Quando per con la spiegazione se ne spreme il significato, sulle persone che le intendono come si deve, viene versata, diciamo cos, la pioggia della verit. Questo per ancora non succedeva prima che l'anima peccasse, prima cio che sulla terra esistesse l'erba dei campi. Dio infatti non aveva ancora fatto piovere sulla terra n c'era uomo che la lavorasse 7. In realt all'agricoltura necessaria la pioggia delle nubi, delle quali stato gi detto. L'uomo poi cominci a coltivare la terra e ad aver bisogno delle nubi dopo il peccato. Prima del peccato, al contrario, avendo Dio gi creato gli arbusti dei campi e le erbe - termini questi che simboleggiano, come abbiamo gi detto, la creatura invisibile - la irrigava con la sorgente interiore, parlando cio alla sua intelligenza; in tal modo essa non riceveva le

parole solo esteriormente come una pioggia discendente dalle suddette nubi, ma veniva saziata con l'acqua sgorgante dalla sua propria sorgente, ossia dall'intimit del proprio spirito. La sorgente che irrigava la terra (Gen 2, 6) in senso allegorico. 5. 6. Una sorgente infatti - dice la Scrittura - sgorgava dalla terra e irrigava tutta la superficie della terra 8. Sgorgava naturalmente dalla terra di cui il Salmista dice: La mia speranza sei tu, la mia sorte sei tu nella terra dei viventi 9. Quando per l'anima veniva irrigata da questa sorgente, non aveva ancora gettato via l'intimo del proprio cuore a causa della superbia. Poich l'inizio della superbia dell'uomo allontanarsi da Dio 10. E poich, gonfiandosi per superbia verso l'esterno, non fu pi irrigato dalla sorgente intima, giustamente l'uomo viene schernito con le parole d'un profeta e gli viene detto: Perch mai s'insuperbisce chi terra e cenere? Nella sua vita infatti gett via il proprio intimo 11. Orbene, che cos'altro la superbia se non abbandonare l'intimo segreto della coscienza e desiderare d'apparire ci che non si ? Ecco perch, affannandosi ormai nella coltivazione della terra, l'uomo ha bisogno delle piogge cadute dalle nubi, cio dell'insegnamento impartito con parole umane, al fine di potere anche, in tal modo, rinverdire sottraendosi all'aridit e diventare di nuovo verzura dei campi. Ma volesse il cielo che accogliesse volentieri dalle stesse nubi anche la pioggia della verit! Poich per farla piovere nostro Signore si degn di assumere la nube della nostra carne, sparse la pioggia del santo Vangelo in larghissima abbondanza e promise altres che, se uno berr dell'acqua di lui, torner a quell'intima sorgente, per non cercare la pioggia al di fuori. Poich egli afferma: Diventer in lui sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna 12. questa - penso io - la sorgente che sgorgava dalla terra prima del peccato e irrigava tutta la superficie della terra, poich era interiore e non aveva bisogno dell'aiuto delle nubi. Dio infatti non aveva ancora fatto piovere sulla terra n v'era l'uomo che la coltivasse 13. Infatti, avendo detto: Dio non aveva ancora fatto piovere sulla terra, soggiunge anche la causa per cui non aveva ancora fatto piovere sulla terra: Poich non v'era l'uomo che la coltivasse. Ora, l'uomo cominci a coltivare la terra quando, dopo il peccato, fu scacciato dalla felicit che godeva nel paradiso. Cos, infatti, sta scritto: Il Signore Dio allora lo scacci dal paradiso di delizie, affinch coltivasse la terra dalla quale era anche stato tratto 14;

cosa questa ch'esamineremo a suo luogo 15. Ma io l'ho ricordata adesso perch comprendessimo che all'uomo che lavora nella terra, che cio si trova nell'aridit dei peccati, necessario - come la pioggia che cade dalle nubi - l'insegnamento divino impartito con parole umane. Questa scienza per sar annullata. Adesso infatti noi vediamo in modo confuso, come se andassimo cercando il vital nutrimento nell'oscurit, allora invece vedremo a faccia a faccia 16, quando tutta la superficie della nostra terra sar irrigata dalla sorgente interiore dell'acqua zampillante. Se infatti la sorgente, di cui sta scritto: Una sorgente inoltre sgorgava dalla terra ed irrigava tutta la superficie della terra 17 volessimo intenderla come una sorgente d'acqua visibile, non sarebbe verosimile che si fosse seccata solo quella che irrigava tutta la superficie della terra, dal momento che si trovavano tante sorgenti perenni sia di ruscelli che di fiumi per tutta la terra. Con quali vocaboli sono denotate le realt invisibili. 6. 7. Con queste poche frasi ci viene dunque indicata tutta la creazione prima del peccato commesso dall'anima. Infatti con l'espressione "cielo e terra" viene indicato tutto l'insieme delle creature visibili e, col termine "giorno", indicata tutta l'estensione del tempo, mentre con l'espressione "arbusti ed erbe dei campi" vengono indicate le creature invisibili, con quella di "sorgente che sgorgava ed irrigava tutta la superficie della terra" viene indicata la sovrabbondanza della verit che saziava l'anima prima del peccato. Questo "giorno", col quale termine abbiamo detto che viene indicato tutto quanto il tempo, ci mostra che non solo le creature visibili ma anche quelle invisibili possono avere la percezione del tempo. Questa cosa ci viene manifestata a proposito dell'anima che, a causa d'una cos gran variet delle sue passioni e della stessa caduta per cui diventata infelice, e a causa della redenzione per cui torna di nuovo a essere felice, si dimostra irrefutabilmente esser mutabile nel tempo. Ecco perch la Scrittura non dice soltanto: Dopo che fu fatto il giorno in cui Dio cre il cielo e la terra 18, frase con cui ci si vuol fare intendere la creatura visibile, ma soggiunge altres: gli arbusti e le erbe dei campi 19, frase con cui - l'abbiamo gi detto - viene simboleggiata la creatura invisibile a motivo del vigore e della vita, com' l'anima. La Scrittura inoltre dice: Dopo che fu fatto il giorno in cui Dio cre il cielo e la terra e ogni specie d arbusti e di erbe dei campi, per farci intendere, cos, che non solo la creatura visibile, ma anche quella

invisibile, ha rapporto col tempo a causa della mutabilit, poich immutabile solo Dio che esiste prima del tempo. Creazione dell'uomo col fango della terra. 7. 8. Dopo questo insegnamento relativo alla creazione di tutte le cose, tanto visibili che invisibili, e il beneficio universale della sorgente divina verso la creatura invisibile, vediamo che cosa la Scrittura voglia farci capire in modo speciale a proposito dell'uomo, insegnamento che interessa soprattutto noi. Innanzitutto il fatto che Dio plasm l'uomo col fango della terra 20 suole far sorgere il seguente quesito: "Di che specie era quel fango o qual materia indicata col termine "fango"?". Gli avversari dell'Antico Testamento, poich considerano tutto con occhio carnale e perci sbagliano sempre, sono soliti criticare aspramente il fatto che Dio plasm l'uomo col fango. Dicono infatti: "Perch mai Dio fece l'uomo col fango? Gli mancava forse una materia pi nobile e celeste, per formarlo tanto fragile e mortale con la sozzura della terra?". Costoro non capiscono innanzitutto in quanti sensi il termine "terra" o "acqua" usato nelle Scritture; il fango infatti una mescolanza di acqua e di terra. Orbene, noi diciamo che il corpo umano divenne fiacco, fragile e destinato alla morte solo dopo il peccato. Costoro infatti, riguardo al nostro corpo, hanno in orrore soltanto la condizione per cui esso soggetto alla morte, da noi meritata per castigo. Ora, anche se Dio fece l'uomo col fango di questa terra, quale cosa straordinaria tuttavia o difficile sarebbe stata per lui rendere il corpo dell'uomo tale da non esser soggetto alla corruzione, qualora l'uomo, osservando il precetto di Dio, non avesse voluto peccare? Noi infatti diciamo che la bellezza dello stesso cielo fu creata dal nulla o a partire dalla materia informe, poich crediamo che il Creatore onnipotente; che c' allora di strano se il corpo, fatto dall'Artefice onnipotente in modo che nessuna molestia, nessuna indigenza tormentasse l'uomo prima del peccato e non si decomponesse per causa di alcuna corruzione? Con il fango fu creato da Dio l'uomo intero o solo il corpo? 7. 9. quindi inutile discutere con quale materia Dio fece il corpo umano, ammesso tuttavia che in questo passo la Scrittura parli della formazione del corpo. lo so infatti che alcuni nostri esegeti la pensano cos; essi dicono che, dopo aver detto: Dio plasm l'uomo col fango della terra 21, la Scrittura non soggiunge: "a propria

immagine e somiglianza", perch ora si parla solo della formazione del corpo umano. Veniva invece indicato l'uomo interiore quando la Scrittura disse: Dio fece l'uomo a propria immagine e somiglianza 22. Ma forse possiamo anche intendere che pure in questo caso l'uomo fu fatto di corpo e di anima, in modo che con questa espressione si spieghi non l'inizio di una nuova opera, ma la ripresa pi accurata di quella indicata in precedenza. Se dunque come ho detto - in questo passo intendiamo che l'uomo fu fatto di corpo e di anima, non illogico che la stessa mistione ricevesse il nome di fango. Poich, allo stesso modo che l'acqua unisce insieme, cementa e tiene unita la terra quando, dalla mescolanza con questa, viene formato il suo fango, cos l'anima, vivificando la materia del corpo, la conforma in un'unit armonica e non permette che si corrompa e si dissolva. Che significa l'insufflazione dello spirito? 8. 10. La Scrittura prosegue dicendo: Dio allora infuse in lui il soffio vitale e l'uomo divenne un'anima vivente 23. Se il corpo era ancora solo, in questo passo dobbiamo intendere che l'anima fu unita al corpo. Essa era forse gi stata creata, ma era ancora nella bocca di Dio, cio nella verit e sapienza di lui, da cui tuttavia non si allontan come se fosse stata separata da un luogo, poich Dio non racchiuso in un luogo ma presente dappertutto. Si potrebbe anche supporre che l'anima fu creata allorch Dio infuse in quell'argilla plasmata da lui il soffio vitale, sicch quell'insufflazione indica la stessa operazione con cui Dio cre l'anima mediante lo spirito della propria potenza. Se, al contrario, l'uomo ch'era stato fatto, era gi corpo ed anima, con questa insufflazione fu aggiunta alla stessa anima la facolt di pensare e conoscere, quando l'uomo divenne un'anima vivente, non perch quell'insufflazione si fosse cambiata in un'anima vivente, ma perch rese vivente l'anima. Dobbiamo per intendere che l'uomo, il quale era diventato anima vivente, non era diventato ancora spirituale, ma era ancora animale. Divenne infatti spirituale quando, collocato nel paradiso, cio nella felicit, ricevette anche il precetto della perfezione, perch diventasse perfetto osservando la parola di Dio. Per conseguenza dopo ch'ebbe peccato, allontanandosi dal precetto di Dio, fu espulso dal paradiso, e rimase nello stato animale. Ecco perch portiamo in noi prima l'uomo animale tutti noi che siamo nati da lui dopo il peccato, fin quando non arriveremo a essere come l'Adamo spirituale, che nostro Signore Ges Cristo che non

commise peccato 24 e, da lui rigenerati e vivificati, saremo ricollocati nel paradiso ove il ladrone merit d'essere con lui il giorno in cui termin questa vita 25. Cos infatti dice l'Apostolo: Non ci fu prima il corpo spirituale, ma quello animale. Come sta scritto: Il primo uomo, Adamo, divenne un'anima vivente, ma l'ultimo Adamo costituito spirito vivificante 26. Che cos' lo spirito umano secondo la Scrittura. 8. 11. In conseguenza questo passo della Scrittura che dice: Dio infuse in lui il soffio vitale e l'uomo divenne un'anima vivente 27, dobbiamo interpretarlo in modo da non credere che quella chiamiamola cos - parte della natura di Dio si fosse cambiata nell'anima umana e in modo da esser costretti a dire che la natura di Dio mutevole, come affermano cotesti manichei i quali per riguardo al loro errore sono messi dalla verit con le spalle al muro. La superbia infatti, poich la madre di tutti gli eretici, per questo costoro hanno osato affermare che l'anima la natura di Dio. Costoro per vengono messi da noi alle strette col seguente argomento, quando diciamo: "La natura di Dio allora sbaglia, infelice e viene corrotta per il guasto causato dai vizi e pecca, oppure - come affermate voi - macchiata dalle turpitudini della natura contraria ad essa, e tutte le altre affermazioni di tal genere sulla natura di Dio, ch' un'empiet crederle". infatti evidente che stata creata dall'onnipotente Dio e pertanto non una parte di Dio n la natura di Dio, come attesta la Scrittura in un altro passo, l ove il Profeta dice: E colui che ha plasmato lo spirito per tutti. conosce ogni cosa 28. In un altro passo poi dice: Colui che ha formato lo spirito dell'uomo nel suo intimo 29. Da questi testi dunque si prova all'evidenza che lo spirito dell'uomo stato creato. Nelle Scritture poi viene chiamato "spirito dell'uomo" la facolt razionale della stessa anima, grazie alla quale differisce dagli animali bruti e li domina per legge di natura. Dello spirito cos dice l'Apostolo: Nessuno conosce ci che si trova nell'uomo se non lo spirito dell'uomo ch' in lui 30. Pu darsi per che pur ammettendo, in base ai testi della Scrittura, che l'anima stata creata, alcuni potrebbero affermare che lo spirito dell'uomo non stato creato e credere ch'esso della stessa natura di Dio e ritenere che una parte di Dio s'era cambiata in esso quando fu fatta quella insufflazione. Questa opinione rigettata allo stesso modo dalla sana dottrina, poich lo stesso spirito dell'uomo fa intendere chiaramente d'essere mutevole, dato che talora sbaglia, tal'altra invece pensa

ragionevolmente, cosa questa che non si pu assolutamente credere della natura di Dio. Non pu inoltre esserci un segno pi chiaro della superbia, del fatto cio che l'anima affermi d'essere della stessa sostanza di Dio, dal momento che geme ancora, oppressa com' da un cos gran peso di difetti e di miserie. Le delizie del paradiso in senso allegorico. 9. 12. Vediamo ormai adesso, che cos' propriamente la felicit dell'uomo simboleggiata col nome di "paradiso". Ora, siccome un riposo delizioso degli uomini si trova di solito in luoghi ombreggiati da alberi, e da Oriente si leva la luce per i nostri sensi corporei e si eleva il cielo ch' un corpo superiore e pi eccellente del nostro corpo, ecco perch con queste parole vengono esposte in senso allegorico anche le delizie spirituali che sono proprie della felicit, e il paradiso viene piantato a Oriente. Dobbiamo poi intendere le nostre gioie spirituali come simboleggiate in ogni albero bello per la vista dell'intelligenza e buono per il cibo incorruttibile, di cui si nutrono le anime beate; il Signore infatti dice: Procuratevi il cibo che non si corrompe 31, com' ogni riflessione, che il cibo dell'anima. A Oriente, luce di sapienza nell'Eden, cio nelle delizie immortali assaporabili dall'intelligenza. Si dice infatti che la parola "Eden", tradotta dall'ebraico in latino, significa "delizia" o "piacere", oppure "gioia". Ma la Scrittura la usa senza tradurla in modo che sembra indicare un luogo e rende, cos, pi allegorica la parola. Ogni specie poi di alberi spuntati dalla terra l'interpretiamo nel senso di gioia spirituale, che si eleva cio al di sopra della terra e non ricoperta e soffocata dai grovigli delle passioni terrene. L'albero della vita piantato in mezzo al paradiso invece simbolo della sapienza, grazie alla quale l'anima deve capire d'essere stata stabilita, per cos dire, al centro delle cose perch, sebbene abbia sotto di s tutta la natura corporea, comprenda tuttavia che al di sopra di s c' la natura di Dio, e non si volga n a destra arrogandosi ci ch'essa non , n a sinistra avendo sconsideratamente scarsa stima di ci ch'essa ; ecco ci che simboleggia l'albero della vita piantato nel mezzo del paradiso. L'albero della conoscenza del bene e del male invece simbolo della natura intermedia e dell'ordinata integrit dell'anima. In realt anche quell'albero era piantato in mezzo al paradiso e perci chiamato albero della conoscenza del bene e del male. Mi spiego: l'anima deve protendersi verso le realt che stanno davanti a lei, cio verso Dio, e dimenticare quelle che stanno dietro di lei 32, cio

verso i piaceri corporali; se invece si volger verso se stessa abbandonando Dio e vorr godere del proprio potere, come se Dio non esistesse, si gonfier di superbia che l'inizio di ogni peccato. Quando poi a questo peccato tiene dietro il castigo, l'anima impara per propria esperienza quale differenza corre tra il bene da essa abbandonato e il male in cui caduta. E ci sar per essa l'aver gustato il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Le viene dunque ingiunto di mangiare d'ogni albero del paradiso, ma di astenersi dall'albero in cui il discernimento del bene e del male, cio di non goderne mangiandone, per cos dire, in modo da non violare e corrompere l'ordinata integrit della propria natura. Senso allegorico dei quattro fiumi dei paradiso. 10. 13. Ora, un fiume scaturiva dall'Eden, cio dalle delizie, dai piaceri e dai pasti; questo fiume viene indicato dal Profeta nei Salmi allorch dice: Li disseti al torrente delle tue delizie 33; poich questo l'Eden che in latino si chiama voluptas cio "piacere". Esso si divide in quattro bracci e simboleggia le quattro virt cardinali, cio la prudenza, la fortezza, la temperanza e la giustizia. Si dice poi che il Fison sia il Gange, il Geon invece sia il Nilo, come si pu riscontrare anche nel profeta Geremia; ora per sono chiamati con altri nomi, allo stesso modo che ora si chiama Tevere il fiume che prima si chiamava Albula. Il Tigri e l'Eufrate, al contrario, conservano ancora adesso lo stesso nome; tuttavia, come ho detto, questi nomi simboleggiano virt dello spirito; ci indicato anche dal significato degli stessi nomi se si considera la lingua ebraica o siriaca. In questo modo Gerusalemme, sebbene sia una localit visibile della terra, tuttavia, in senso mistico, significa "citt della pace", e Sion, sebbene sia un colle sulla terra, tuttavia significa "contemplazione". Questo nome per altro nelle allegorie delle Scritture spesso usato in senso metaforico per indicare delle realt spirituali. Cos, quando il Signore parla di quel tale che scendeva da Gerusalemme a Gerico e fu lasciato dai briganti sulla strada ferito, malconcio e mezzo morto 34, ci costringe a intendere queste localit terrene proprio in senso spirituale, sebbene nel senso letterale si trovino sulla terra. I quattro fiumi rapportati allegoricamente alle quattro virt cardinali.

10. 14. La prudenza significa dunque la stessa contemplazione della verit che non pu essere espressa da nessun linguaggio umano, perch inesprimibile e, se uno volesse spiegarla a parole, potrebbe concepirla nella mente anzich esprimerla a parole; nel paradiso infatti anche l'Apostolo ud parole indicibili che a nessuno possibile ripetere 35. Questa prudenza percorre dunque la terra che possiede l'oro, il rubino e lo smeraldo, cio la regola del vivere che, purificata - per cos dire - coi fuoco da tutte le immondezze terrene, diventa splendente come l'oro pi fine. Questa prudenza possiede anche la verit, la quale non offuscata da nessuna falsit, come lo splendore del rubino non offuscato dalla notte; essa possiede ancora la vita eterna simboleggiata dal verde vivo dello smeraldo per il vivido splendore che non diminuisce giammai. Il fiume poi che gira intorno all'Etiopia, regione assai calda, anzi torrida, simbolo della fortezza ardente e operosa per lo zelo dell'attivit. Il terzo fiume, il Tigri, scorre in direzione dell'Assiria ed simbolo della temperanza che lotta contro il piacere che si oppone assai fortemente ai suggerimenti della prudenza; per questo motivo nelle Scritture gli Assiri sono nominati di solito come gli avversari. Quanto al quarto fiume la Scrittura non dice in direzione di quale regione scorre o quale terra percorre, poich la giustizia si estende a tutte le facolt dell'anima in quanto essa l'ordine e l'equilibrio dell'anima, per il quale si uniscono in perfetta armonia queste tre virt; la prima la prudenza, seconda la fortezza, terza la temperanza: in tutta questa unione e disposizione consiste la giustizia. Il lavoro dell'uomo nel paradiso; la donna fatta per aiuto dell'uomo. 11. 15. Riguardo al fatto che l'uomo fu messo nel paradiso perch lo lavorasse e lo custodisse, quel lavoro era pi onorevole che faticoso poich ben diverso il lavoro ch'era svolto nel paradiso da quello che si svolge sulla terra, lavoro questo al quale l'uomo fu condannato dopo il peccato. Che specie di lavoro fosse quello indicato dalle parole seguenti: per custodirlo. Infatti nella condizione tranquilla della felicit, in cui non c' la morte, tutta l'attivit consiste nel mantenere ci che si possiede. L'uomo ricevette anche il precetto del quale abbiamo parlato gi in precedenza 36. Dato che questo precetto si conclude con una frase che non si riferisce a una sola persona - la Scrittura infatti dice: Ma il giorno che ne mangerete, morrete di certo 37 - la stessa Scrittura

espone come fu fatta la donna e dice che fu fatta per aiuto dell'uomo, perch grazie all'unione spirituale producesse frutti spirituali, vale a dire le opere buone compiute a gloria di Dio quando l'uomo dirige e la donna ubbidisce, l'uomo guidato dalla sapienza e la donna dall'uomo. Capo dell'uomo infatti Cristo e capo della donna l'uomo 38. Per questo motivo Dio dice: Non sta bene che l'uomo sia da solo 39. Poich restava ancora da fare non solo che l'anima avesse il dominio sul corpo, in quanto il corpo tiene il posto di servo, ma anche che la ragione dell'uomo tenesse soggetta a se stessa la propria parte animale, con l'aiuto della quale potesse comandare al corpo. Come immagine di ci fu fatta la donna, che l'ordine della natura pone sotto il dominio dell'uomo, affinch quanto appare pi evidente nei due esseri umani, cio nel maschio e nella femmina, si possa considerare anche riguardo a un solo uomo: affinch cio lo spirito interiore, come facolt razionale dell'uomo, tenga soggiogato l'appetito sensibile dell'anima, grazie al quale noi operiamo con le membra del corpo, e con giusta legge imponga una norma al suo appetito che solo un suo aiuto, allo stesso modo che l'uomo deve guidare la donna e non permettere ch'essa abbia il dominio sull'uomo, poich quando ci succede, la famiglia sconvolta e infelice. 11. 16. Dapprima dunque Dio mostr all'uomo quanto fosse pi eccellente delle bestie e di tutti gli animali irrazionali e questo indicato dalla frase della Scrittura secondo cui Dio gli condusse tutti gli animali per vedere come li avrebbe chiamati e imponesse loro il nome. Da questo appare effettivamente chiaro che l'uomo superiore agli animali bruti proprio in virt della ragione per il fatto che soltanto la ragione, che giudica intorno ad essi, li pu distinguere e conoscerli distintamente per nome. Questa considerazione per ovvia; poich uno comprende subito di essere superiore alle bestie, mentre difficile la considerazione per cui uno comprende che in lui una cosa la facolt razionale che governa, e un'altra cosa la facolt animale ch' governata. Che significa allegoricamente Eva unita ad Adamo immerso nel sonno. 12. 16. Poich dunque l'uomo vede ci grazie a un discernimento interiore, io penso che questa visione interiore sia indicata col nome del sonno profondo fatto cadere da Dio in Adamo allorch fu fatta la donna per lui. Per vedere ci non c' bisogno dei nostri occhi

corporei, ma quanto pi uno si allontaner dalle realt visibili terrene per ritirarsi nell'intimo dell'intelligenza - questo significa per cos dire addormentarsi - tanto meglio e pi chiaramente lo vede. La stessa conoscenza con cui si comprende che in noi esiste una facolt che deve dominare con la ragione e una cosa diversa quella che deve ubbidire alla ragione; la stessa conoscenza dunque , per cos dire, l'atto con cui fu creata la donna tratta dalla costola dell'uomo per simboleggiare il legame esistente tra quei due elementi. Affinch per uno tenga ben soggetta a s la propria parte e diventi, per cos dire, una persona coniugata in se stesso, di modo che la carne non abbia desideri passionali contro lo spirito ma sia soggetta allo spirito, in modo cio che la concupiscenza carnale non contrasti con la ragione, ma cessi piuttosto d'esser carnale con l'ubbidire, ha bisogno della sapienza perfetta. Per il fatto che la contemplazione della sapienza interiore e occulta, lontanissima da ogni sensazione corporea, pu essere anch'essa indicata a ragione sotto il nome di "sonno". L'uomo infatti capo della donna nel modo pi ordinato allorquando capo dell'uomo Cristo, il quale la Sapienza di Dio 40. Significato mistico della donna tratta dalla costola d'Adamo. 12. 17. Certamente al posto della costola Dio rinchiuse della carne per farci intendere, con questo termine, il sentimento dell'amore con cui ciascuno ama la propria vita e non talmente insensibile da disprezzarla, poich ciascuno ama ci che protegge. In questo passo infatti il termine "carne" non usato per significare la concupiscenza carnale, ma piuttosto nel senso in cui un Profeta dice che Dio toglier dal suo popolo il cuore di pietra e gli dar un cuore di carne 41. In questo senso anche l'Apostolo dice: Non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori 42. Poich una cosa un'espressione in senso proprio e una cosa diversa un'espressione allegorica, qual quella che stiamo spiegando adesso. Perci, sebbene la donna visibile fosse stata fatta dapprima dal Signore Iddio traendola, secondo il senso letterario-storico, dal corpo dell'uomo, certamente fu fatta in questo modo non senza un motivo, ma per farci intendere un qualche significato mistico. Mancava forse del fango con cui potesse esser formata la donna? Oppure, se Dio avesse voluto, non avrebbe potuto togliere all'uomo la costola mentre dormiva, senza produrgli dolore? Sia dunque che queste parole siano dette in senso allegorico, o che siano state fatte con un senso allegorico, non senza motivo sono state dette o fatte

in questo senso; esse dunque sono certamente allegorie e azioni simboliche da interpretare e intendere sia in questo senso in cui si sforza [di farlo] la nostra pochezza, sia in un altro senso migliore alla stregua per della retta fede. Il matrimonio spirituale nell'uomo. 13. 18. L'uomo dunque chiam la sua donna come uno, che superiore, chiama un inferiore, e disse: Ora costei osso delle mie ossa e carne della mia carne 43. Ossa delle ossa per farci intendere, forse, la fortezza; carne della carne per farci intendere la temperanza. S'insegna infatti che queste due virt appartengono alla parte inferiore dell'anima governata dalla prudenza della ragione. Quanto alla frase seguente: Costei sar chiamata donna perch stata tratta dall'uomo 44, nella lingua latina non risulta affatto chiara questa derivazione e spiegazione del nome, poich non si riesce a scoprire quale somiglianza abbia il termine "donna" col nome "uomo". Si dice che invece nella lingua ebraica quel nome ha questo significato, come se si dicesse: Costei sar chiamata "virago" poich stata tratta dal proprio uomo. Difatti piuttosto "virago" o virgo che ha una somiglianza col nome vir, mentre il nome mulier non ha alcuna somiglianza; ma ci deriva - come ho gi detto - dalla differenza delle lingue. Significato profetico di Gen 2, 24. 13. 19. Quanto alla frase che Adamo soggiunse, e cio: L'uomo lascer il padre e la madre e si unir a sua moglie e saranno due in una sola carne 45, io non trovo in qual modo possa riferirsi alla storia, salvo che queste vicende succedono comunemente nel genere umano; ma la frase tutta una profezia, ricordata dall'Apostolo che dice: [La Scrittura dice:] Perci l'uomo lascer suo padre e sua madre e si unir a sua moglie e i due saranno una cosa sola. Questa una verit grande e misteriosa e io dico ch'essa in relazione a Cristo e alla Chiesa 46. Se i manichei, che ingannano molta gente servendosi delle lettere dell'Apostolo, leggessero ci senz'essere ciechi, capirebbero in qual senso debbono essere intese le Scritture dell'Antico Testamento e non oserebbero biasimare con parole sacrileghe ci che non sanno. Quanto al fatto che Adamo e sua moglie erano nudi e non ne provavano vergogna, simbolo della semplicit e purezza dell'anima. L'Apostolo infatti dice: Io vi ho chiamati per presentarvi a Cristo come una vergine casta,- temo

infatti che, come il serpente ingann Eva con la sua scaltrezza, cos i vostri pensieri si siano corrotti allontanadosi dalla semplicit e purezza che conduce a Cristo 47. Il serpente simbolo del diavolo. 14. 20. Il serpente invece simbolo del diavolo che certamente non era semplice. Per il fatto che, viene chiamato la pi accorta di tutte le bestie viene indicata allegoricamente la sua astuzia. La Scrittura per non dice che il serpente fosse nel paradiso ma ch'esso era tra le bestie create da Dio. Il paradiso infatti - come ho detto pi sopra 48 - simboleggiava la felicit di cui era privo il serpente perch era gi il diavolo, ed era gi decaduto dalla sua felicit in quanto non era rimasto saldo nella verit. Non dobbiamo nemmeno stupirci che pot parlare alla donna quando costei si trovava nel paradiso, mentre egli non c'era. Essa infatti non era nel paradiso per quanto riguarda la localit ma piuttosto per quanto si riferisce al sentimento della felicit. Oppure, anche se c' una localit siffatta, chiamata paradiso, in cui abitavano Adamo e sua moglie con il loro corpo, dobbiamo forse pensare che il diavolo si avvicinasse fisicamente alla donna? No di certo, ma le si avvicin con lo spirito, come dice l'Apostolo: Seguendo il principe delle potenze dell'aria, lo spirito che adesso agisce negli uomini ribelli 49. Appare dunque forse visibilmente oppure si avvicina, per cos dire, attraverso lo spazio fisico a coloro nei quali egli agisce? No di certo, ma in modi sorprendenti e per mezzo d'immaginazioni ispira loro tutto ci di cui capace. Queste sue ispirazioni sono respinte da coloro che affermano veracemente ci che afferma ugualmente l'Apostolo: Noi infatti non ignoriamo le sue macchinazioni 50. Orbene, in qual modo si avvicin a Giuda, quando lo persuase a tradire il Signore? Apparve a lui forse in un luogo oppure attraverso la vista? per certo che, come dice il Vangelo, il diavolo entr nel suo cuore 51. L'uomo tuttavia lo respinge se custodisce il paradiso. Dio infatti pose l'uomo nel paradiso per lavorarlo e custodirlo poich cos detto della Chiesa nel Cantico dei cantici: Giardino chiuso, sorgente sigillata 52, in cui certamente non ammesso il persuasore della perversit. Egli tuttavia inganna servendosi della donna, poich anche la nostra ragione non pu essere spinta ad acconsentire al peccato se non quando il piacere viene eccitato nella parte dell'anima che deve ubbidire alla ragione come alla sua guida.

Il peccato e la colpa. Il peccato il rifiuto d'assoggettarsi a Dio. 14. 21. Anche adesso rispetto a ciascuno di noi, quando cade in peccato, non avviene nient'altro se non quanto avvenne allora riguardo a quei tre esseri: il serpente, la donna e l'uomo. Ebbene, dapprima ha luogo la suggestione prodotta dall'immaginazione o dai sensi fisici mediante la vista o il tatto o l'udito o il gusto o l'odorato; se in seguito alla suggestione la nostra passione non sar spinta a peccare, verr respinta la macchinazione del serpente; se invece si lascer spingere a peccare, sar come se la donna fosse stata persuasa. Talvolta per la ragione raffrena e reprime virilmente anche la passione eccitata. Quando avviene ci, noi non cadiamo in peccato, ma dopo un po' di lotta veniamo premiati. Se invece la ragione acconsente e decide di fare ci a cui la spinge la passione, l'uomo viene espulso dalla felicit come se fosse scacciato dal paradiso. Il peccato e la nudit dell'uomo. 15. 22. Bisogna ora considerare attentamente in che modo il serpente persuase a commettere il peccato, poich ci soprattutto riguarda la nostra salvezza; questi avvenimenti infatti sono stati narrati dalla Scrittura appunto perch li evitassimo. Dopo che, al serpente, che le aveva chiesto che cosa era stato loro comandato, la donna aveva risposto, quello disse: Voi non morirete affatto; Dio anzi sapeva che il giorno che ne avreste mangiato si sarebbero aperti i vostri occhi e sareste diventati come di, conoscitori del bene e del male 53. Da queste parole si vede che il peccato fu persuaso eccitando la superbia. questo ci che vuol dire la frase: Sarete come di. Cos pure la frase: Dio anzi sapeva che il giorno che ne avreste mangiato si sarebbero aperti i vostri occhi, in che senso va intesa se non che furono persuasi di rifiutare di star sottomessi a Dio ma d'esser piuttosto padroni di se stessi facendo a meno del Signore per non osservare la sua legge, come se Dio fosse geloso che si governassero da se stessi senza sentir bisogno della sua luce interiore, bens servendosi della loro prudenza personale come dei loro propri occhi al fine di distinguere il bene dal male, cosa questa che Dio aveva proibito? Di questo dunque si lasciarono persuadere, di amare cio oltremisura il proprio potere, di voler essere uguali a Dio e di far cattivo uso, un uso cio contrario alla legge di Dio, della loro condizione intermedia - simile

al frutto dell'albero situato in mezzo al paradiso -, condizione per cui erano soggetti a Dio e tenevano sottomesso il proprio corpo; e in tal modo perderono ci che avevano ricevuto volendo appropriarsi ingiustamente di ci che non avevano ricevuto. La natura umana infatti non ha ricevuto la propriet d'esser felice grazie al proprio potere senz'esser governata da Dio, poich soltanto Dio pu esser felice grazie al suo proprio potere senz'essere governato da nessuno. 15. 23. La donna - dice la Scrittura - vide che l'albero era buono a mangiarsi e piacevole agli occhi per essere veduto e per acquistare conoscenza 54. In qual modo riusciva a vedere se aveva gli occhi chiusi? La Scrittura per dice cos per farci intendere che, dopo aver mangiato di quel frutto, ai progenitori si aprirono quegli occhi con cui si vedevano nudi e sentivano dispiacere di se stessi, cio gli occhi dell'astuzia, ai quali dispiace la semplicit. Quando infatti uno decade dalla luce interiore della verit, percepibile solo nella coscienza, non c' null'altro di cui la superbia desideri compiacersi se non d'imposture piene d'inganni. Di qui deriva anche l'ipocrisia per cui si reputano molto avveduti coloro che possono ingannare chi vogliono. La donna infatti ne diede a suo marito e ne mangiarono e i loro occhi - di cui si gi parlato - si aprirono; allora videro d'essere nudi ma con gli occhi perversi, ai quali sembrava vergogna la semplicit ch'era indicata col termine di nudit. Per questo, non essendo pi semplici, si fecero delle cinture con foglie di fico intorno ai fianchi per coprire in certo qual modo le loro parti vergognose, cio per nascondere la semplicit, di cui si vergognava ormai l'astuta superbia. Le foglie di fico invece sono simbolo di un certo qual prurito, se cos pu dirsi ragionevolmente riguardo a realt incorporee, prurito che l'anima prova in modi strani per il desiderio e il piacere di mentire. Ecco perch in latino si chiamano salsi cio "salaci" o "mordaci" coloro che sono soliti burlare. Nelle burle poi la finzione occupa il primo posto. Simbolismo dell'uomo che si nasconde, e di Dio che passeggia e interroga (Gen 3, 8 ss.). 16. 24. Quando pertanto Dio passeggiava nel paradiso verso sera 55, cio allorch andava appunto a giudicarli, ancor prima di dar loro il castigo, passeggiava nel paradiso, si muoveva cio, per cos dire, in loro la presenza di Dio, dal momento ch'essi non erano pi fermi nell'osservanza del suo precetto. Opportunamente poi la

Scrittura dice: verso sera, cio quando ormai il sole tramontava per loro, veniva cio tolta loro la luce interiore della verit; allora udirono la sua voce e si nascosero alla sua vista. Chi che si nasconde allo sguardo di Dio se non chi, dopo averlo abbandonato, ama ormai solo ci ch' suo? Gi infatti erano coperti dei veli della menzogna; chi dice il falso dice ci ch' suo 56. Ecco perch la Scrittura dice che si nascosero presso l'albero, ch'era in mezzo al paradiso, cio si nascosero presso se stessi ch'erano stati posti al centro delle cose, al di sotto di Dio e al di sopra degli esseri materiali. Si nascosero dunque presso di se stessi rimanendo turbati da funesti errori avendo abbandonato la luce della verit, luce che essi non erano. L'anima umana infatti pu essere partecipe della verit ma la verit autentica in persona Dio immutabile ch' al di sopra dell'anima. Colui dunque che si allontana dalla verit, ch' Dio, e si volge verso se stesso ed esulta non di Dio che lo guida e lo illumina ma dei propri moti come se fossero liberi, rimane ottenebrato dalla menzogna, poich chi dice il falso dice una cosa che proviene dal proprio essere e in tal modo si turba dimostrando la veridicit del detto del Profeta che dice: Entro di me turbata l'anima mia 57. Per questo viene allora interrogato Adamo, non perch Dio ignorasse dov'era, ma per costringerlo a confessare il peccato. Neppure nostro Signore Ges Cristo ignorava tante cose su cui faceva domande. Ora, Adamo, udita la voce di Dio, rispose di essersi nascosto perch era nudo. Egli rispose proprio con un errore assai funesto, come se Dio avesse potuto provare dispiacere che Adamo fosse nudo come lo aveva fatto lui stesso. invece caratteristico dell'errore il fatto che si creda faccia dispiacere anche a Dio ci che dispiace a uno qualunque di noi. Bisogna per intendere in un senso molto pi alto ci che dice il Signore: Chi ti ha fatto sapere che eri nudo se non perch hai mangiato dell'albero del quale soltanto ti avevo proibito di mangiare? 58. Era infatti nudo della simulazione ma rivestito della luce divina. Essendosi allontanato da questa e voltosi a se stesso - questo significava l'aver mangiato di quell'albero - s'accorse della propria nudit e prov dispiacere di non aver nulla di proprio. L'uomo rigetta le colpe sulla donna e questa sul serpente (Gen 3, 12). 17. 25. In seguito, proprio come suol fare la superbia, Adamo non accusa se stesso d'aver acconsentito alla donna, ma rigetta la propria colpa sulla donna e in tal modo, scaltramente, per cos dire,

con l'astuzia concepita dal miserabile, cerc d'imputare a Dio stesso il proprio peccato. Poich non disse: " stata la donna a darmi il frutto", ma: La donna che tu mi hai data 59. Nulla poi tanto abituale ai peccatori che cercare d'attribuire a Dio qualsiasi colpa di cui sono accusati, cosa questa che deriva dal sentimento della superbia. Poich l'uomo pecc volendo essere uguale a Dio, cio libero dal suo dominio come libero da ogni dominio Lui stesso, essendo il Signore di tutti, ma dato che non pot essere uguale a Lui nel potere supremo, essendo ormai caduto e giacendo abbattuto nel proprio peccato, cercherebbe di fare Dio uguale a se stesso; o meglio pretende dimostrare che fu Lui a peccare e ch'egli invece innocente. Anche la donna, allorch viene interrogata, rigetta la colpa sul serpente, come se l'uomo avesse ricevuto la moglie per ubbidire a lei e non piuttosto per renderla ubbidiente a s, o come se la donna non avesse potuto osservare il precetto di Dio anzich dare ascolto alle parole del serpente. Il castigo del serpente. 17. 26. Il serpente, infine, non viene interrogato ma viene castigato per primo perch non in grado di confessare il peccato n ha assolutamente la possibilit di scusarsi. La Scrittura non parla, adesso, della condanna del diavolo riservata al giudizio finale, della quale parla il Signore quando dice: Andate nel fuoco eterno preparato per il diavolo e gli angeli suoi 60, ma parla del suo castigo, per il quale dobbiamo guardarci da lui. Il suo castigo infatti consiste nell'avere in suo potere coloro che disprezzano i precetti di Dio. Ci viene spiegato dalle parole con cui pronunciata la condanna contro di lui; il suo castigo inoltre pi grave per il fatto che si rallegra di un potere tanto funesto lui che, prima di cadere, soleva godere della sublime verit in cui non restato saldo. Per questo motivo, al di sopra di lui sono poste le bestie, non riguardo al potere ma alla conservazione della propria natura, poich le bestie non hanno perso alcuna felicit celeste, che non avevano mai avuta ma continuano a vivere nella natura che hanno ricevuta. Dio dunque gli dice: Striscerai sul petto e sul ventre 61. Questo si nota, veramente, anche nella biscia, ma l'espressione trasferita allegoricamente da quell'essere animato visibile a questo nostro avversario. Con il termine "petto" infatti simboleggiata la superbia, poich l che domina la passione dell'ira; con il termine "ventre" invece simboleggiato il desiderio carnale essendo questa la parte che si percepisce pi molle nel corpo. E poich mediante

queste passioni il serpente striscia verso coloro ch' solito ingannare, perci la Scrittura dice: Striscerai sul petto e sul ventre. Come pu intendersi Gen 3, 14: mangerai terra. 18. 27. E mangerai la terra - detto - tutti i giorni della tua vita 62, cio tutti i giorni in cui eserciterai questo potere prima del castigo nell'ultimo giudizio: questa infatti sembra la vita di cui egli gode e si vanta. Mangerai la terra lo si pu dunque intendere in due sensi: cio o a te appartengono coloro che tu ingannerai con le passioni terrene, cio i peccatori simboleggiati dal termine "terra", oppure queste parole indicano un terzo genere di tentazione, cio la curiosit. Chi infatti mangia la terra penetra in luoghi profondi e tenebrosi ma tuttavia temporali e terreni. L'inimicizia tra Eva e il serpente. 18. 28. L'inimicizia per posta non tra il demonio e l'uomo, bens tra lui e la donna. Forse perch il demonio non inganna e non tenta gli uomini? , al contrario, evidente che li inganna. Forse perch egli non ingann proprio Adamo ma sua moglie? Forse non nemico di lui, ch'egli arriv ad ingannare per mezzo di sua moglie, soprattutto perch riguardo al futuro che Dio dice: Porr inimicizia tra te e la donna 63? Se poi si adduce il motivo che in seguito il diavolo non tent Adamo, si risponde che in seguito non tent nemmeno Eva. Perch dunque la Scrittura si esprime cos, se non perch in questo passo dimostrato chiaramente che non possiamo esser tentati dal diavolo che mediante la parte animale, la quale mostra, per cos dire, la rassomiglianza o l'esempio della donna - di cui abbiamo gi parlato a lungo pi sopra, in un solo stesso uomo? Quanto poi al fatto che venga anche posta inimicizia tra il seme del diavolo e quello della donna, con il "seme del diavolo" viene simboleggiata la perversa suggestione, col "seme della dorma" invece il frutto delle opere buone con cui resiste alla cattiva suggestione. Ecco perch il diavolo spia la pianta del piede della donna perch, se sdrucciola nel piacere illecito, la possa prendere allora in suo potere; essa invece spia il capo di lui per respingerlo proprio all'inizio della cattiva suggestione. I castighi inflitti alla donna. 19. 29. Riguardo al castigo della donna non si pone alcuna discussione, poich evidente ch'essa nelle avversit di questa vita

ha molti dolori e geme spesso; il fatto poi che partorisce i figli tra i dolori, sebbene si verifichi anche nella donna visibile di quaggi, tutta via la nostra considerazione deve applicarsi alla donna invisibile. Poich anche le femmine delle bestie partoriscono i figli con dolore, ma nel loro caso ci una condizione della natura mortale anzich un castigo dei peccato. Pu darsi dunque che nel caso delle creature umane femminili sia caratteristica del corpo mortale. Ma il grande castigo consiste nel fatto che a questa natura mortale dei corpi i progenitori arrivarono dallo stato d'immortalit. Un gran simbolismo tuttavia racchiuso in questa sentenza il seguente: non c' alcuna astinenza dalla volont carnale che in principio non comporti dolore fino a quando la consuetudine non venga piegata nella direzione migliore. Quando ci avviene, come se fosse nato un figlio, ossia il desiderio del cuore pronto a compiere le opere buone in virt dell'abitudine buona la quale, per nascere, ha dovuto combattere l'abitudine cattiva. Poich anche riguardo a quanto viene detto dopo il fatto del partorire: Tu ti rivolgerai verso tuo marito, ma egli ti dominer 64, non forse vero che molte, anzi quasi tutte le donne partoriscono in assenza dei loro mariti e dopo il parto non si voltano verso di essi? Le donne che per sono superbe e fanno da padrone sui loro mariti, perdono forse questo vizio dopo il parto in modo che i loro mariti abbiano il dominio su di esse? Tutt'altro! Al contrario credono che per il fatto d'essere madri sia aumentata in certo qual modo la loro dignit. Che vuol dire dunque che, dopo aver detto: Partorirai tra i dolori, Dio aggiunse: Ti rivolgerai verso tuo marito, ma egli ti dominer 65? Vuol dire solo che la parte dell'anima, ch' tutta presa dai piaceri carnali, allorch, volendo vincere una cattiva abitudine, sopporta difficolt e dolori e cos genera l'abitudine buona, tosto ubbidisce con maggior prudenza e diligenza alla ragione come al proprio marito. Ammaestrata poi, per cos dire, dagli stessi dolori, si rivolge alla ragione e volentieri si sottomette ai suoi comandi per non scivolare di nuovo in qualche altra funesta abitudine. Queste dunque, che sembrano maledizioni, sono dei precetti se noi non leggeremo in senso carnale le realt spirituali. La legge, infatti, spirituale 66. Il castigo irrogato all'uomo. 20. 30. Che cosa diremo, inoltre, della condanna pronunciata contro l'uomo? Si deve forse pensare che i ricchi, i quali si procurano con molta facilit il sostentamento e non coltivano la

terra, sono forse sfuggiti a questo castigo cos formulato: Maledetto sar per te il suolo riguardo a tutte le opere tue; con dolore e con gemiti ne trarrai il nutrimento per tutti i giorni della tua vita. Spine e rovi a te produrr e tu mangerai l'erba del tuo campo, col sudore del tuo volto mangerai il tuo pane finch non tornerai alla terra da cui sei stato tratto, perch tu sei terra e nella terra ritornerai 67? certo invece che nessuno sfuggir a questa sentenza. In realt per il fatto stesso che chiunque nato in questa vita ha difficolt a trovare la verit a causa del corpo corruttibile. Cos infatti dice Salomone: Un corpo corruttibile appesantisce l'anima, e un'abitazione terrestre aggrava la mente di molti pensieri 68. Questi sono i travagli e i dolori che l'uomo ha dalla terra; le spine e i rovi sono le fitte dolorose delle questioni intricate e le preoccupazioni per quanto si deve provvedere a sostentare la vita; se queste spine e rovi non vengono estirpati dal campo di Dio, per lo pi soffocano la parola perch rimanga senza frutto, come il Signore dice nel Vangelo 69. E poich la stessa verit necessariamente ci viene richiamata alla mente dai nostri occhi e dalle nostre orecchie ed difficile resistere alle immagini che per questi sensi entrano nell'anima - sebbene attraverso di essi entri anche il richiamo della verit - il volto di chi dunque in questa realt complicata non gronder sudore per mangiare il proprio pane? Noi soffriremo queste angustie penose tutti i giorni della nostra vita, cio della vita presente destinata a passare. Proprio cos detto a chi coltiver il proprio campo, poich soffrir queste difficolt fin quando non torner nella terra da cui stato tratto, vale a dire finch non terminer questa vita. Chi infatti coltiver questo campo nell'ultimo e arriver a procurarsi il proprio pane sia pur con pena, potr supportare questa fatica; ma dopo questa vita non sar pi necessario che soffra. Chi, al contrario, per caso non lo coltiver e permetter che sia soffocato dalle spine, avr in questa vita la maledizione della propria terra riguardo a tutti i suoi lavori e dopo questa avr o il fuoco purificatore o il castigo eterno. In tal modo nessuno sfugge questa sentenza ma occorre sforzarsi di sperimentarla almeno solo in questa vita. Perch Adamo dopo il peccato chiam Vita la moglie. 21. 31. Ma chi non si stupirebbe che Adamo, dopo il peccato e la condanna di Dio giudice, chiami "Vita" sua moglie perch fosse la madre dei viventi, dopo ch'essa aveva meritato la morte ed era stata destinata a partorire figli mortali, se non perch la Scrittura

considera come figli quei frutti [spirituali] dopo aver partorito i quali nei dolori si volger verso suo marito e questi la dominer? Di tali frutti abbiamo parlato pi sopra. Cos infatti essa vita e madre dei viventi poich la vita vissuta nei peccati di solito chiamata "morte" nelle Scritture, allo stesso modo che, secondo quanto dice l'Apostolo, la vedova che vive nel piacere morta 70. Leggiamo inoltre che la parola "morto" usata per indicare lo stesso peccato nel passo della Scrittura ove detto: Se uno si lava dopo aver toccato un morto e poi lo tocca di nuovo, che cosa gli giova quell'abluzione? Cos pure chi digiuna per i propri peccati e poi va e li commette di nuovo 71. Invece di "peccato" lo scrittore sacro usa la parola "morto", mentre dice "astinenza e digiuno dopo il peccato" come per dire "un lavacro", cio purificazione per il contatto con un morto; il tornare poi al peccato lo assimila al toccare di nuovo un morto. Perch dunque non dovrebbe chiamarsi "vita" la nostra parte animale che deve ubbidire alla ragione come al marito quando, in virt della stessa ragione, mediante la parola di vita concepisce il peso del ben vivere che sar partorito? E perch non dovrebbe chiamarsi "madre dei viventi", cio delle opere buone quando, col partorire l'astinenza, sia pure con dolori e gemiti, opponendosi alla cattiva abitudine, partorisce l'abitudine per le opere buone? A queste sono contrari i peccati che abbiamo dimostrato poter essere indicati con la parola "morto". Senso allegorico delle tuniche di pelle. 21. 32. D'altra parte tutti noi che siamo nati da Adamo siamo stati destinati dalla natura a pagarle il debito di subire la morte minacciata da Dio quando diede il precetto di non mangiare il frutto dell'albero. La morte era dunque simboleggiata nelle tuniche di pelle. I progenitori infatti si fecero delle cinture di fico attorno ai fianchi, e Dio fece loro tuniche di pelli, il che vuol dire ch'essi avevano desiderato il piacere di mentire abbandonando la bellezza della verit, e Dio cambi i loro corpi nell'attuale natura mortale della carne ove si nascondono cuori menzogneri. Non si pu infatti credere che possano nascondersi i pensieri nei corpi celesti, come si nascondono nei corpi terrestri, ma nello stesso modo che alcuni moti dell'animo appaiono nel volto e soprattutto negli occhi, cos non credo che nella trasparenza e semplicit dei corpi celesti possano nascondersi proprio tutti i moti dell'animo. Meriteranno quindi di abitare nel cielo e d'esser trasformati nella natura degli angeli coloro che anche in questa vita, pur potendo nascondere le

menzogne sotto tuniche di pelle, tuttavia le odiano e se ne guardano, spinti da ardentissimo amore per la verit, e coprono solo ci che quelli che li odono non potrebbero sopportare, ma senza dire alcuna menzogna. Verr infatti il tempo in cui nulla rester nascosto: poich non c' nulla di nascosto che non verr svelato 72. I progenitori poi restarono nel paradiso - sebbene soggetti alla sentenza di Dio che li aveva condannati - finch non si giunse alle tuniche di pelle, cio alla condizione mortale di questa vita. Con qual altro segno pi efficace poteva esser simboleggiata la morte che proviamo nel corpo se non con le pelli che si soliti staccare dagli animali morti? Quando pertanto l'uomo brama d'esser Dio contravvenendo al precetto, non per mezzo d'una legittima imitazione ma spinto da illecita superbia, viene abbassato fino alla condizione mortale delle bestie. 21. 33. Ecco perch la Sacra Scrittura per bocca di Dio si da beffe di lui e con questo scherno siamo ammoniti d'evitare la superbia con tutto il nostro impegno. Che significa: Adamo divenuto come uno di noi (Gen 3, 22). 22. 33. Ecco, Adamo diventato come uno di noi per la conoscenza del bene e del male 73. Questa espressione ambigua ha un senso ironico poich la frase: diventato come uno di noi si pu intendere in due sensi: o uno di noi come se anch'egli fosse Dio, e ci rientra nello scherno, o come si dice "uno di noi" [ex nobis] allo stesso modo ex-proconsole o ex-console di uno che non pi tale, perch sarebbe stato Dio anche Lui - sebbene non per natura ma per grazia del suo Creatore - se avesse voluto rimanere sotto il potere di lui. Ma rispetto a che cosa divenuto "come uno di noi?". Naturalmente rispetto alla conoscenza del bene e del male, di modo che, provandolo, impar per esperienza personale il male che Dio conosce in virt della propria sapienza, e mediante il suo castigo impar ch' inevitabile il dominio dell'Onnipotente, a cui non volle assoggettarsi quand'era felice e obbediente. Spiegazione allegorica dell'espulsione di Adamo dal paradiso. 22. 34. Allora, perch Adamo non stendesse la sua mano all'albero della vita e vivesse in eterno, Dio lo lasci andar via dal paradiso 74. Giustamente la Scrittura dice: lo lasci andare via, e non "lo

scacci", affinch apparisse ch'era stato spinto dallo stesso peso dei suoi peccati verso un altro luogo a lui confacente. La medesima sorte subisce di solito un malvagio quando comincia a vivere tra persone per bene se rifiuta di cambiarsi in meglio, dal peso della sua cattiva abitudine viene bandito dalla compagnia dei buoni, e quelli non lo scacciano contro la sua volont ma lo lasciano andare perch lo desidera lui. Quanto poi alla frase: perch Adamo non stendesse la sua mano all'albero della vita, anch'essa una espressione ambigua. Noi infatti ci esprimiamo allo stesso modo allorch diciamo: "Ti ammonisco affinch tu non torni a fare quanto hai fatto" desiderando certamente che non torni a farlo; diciamo ugualmente: "Ti ammonisco se mai tu non sia buono" desiderando naturalmente che lo sia, cio come se dicessimo: "Ti ammonisco poich non dispero che tu possa essere buono". In questo senso parla l'Apostolo: Se mai Dio conceda loro di pentirsi affinch riconoscano la verit 75. Pu dunque sembrare che l'uomo sia stato lasciato andare nei travagli di questa vita perch una buona volta stenda la mano verso l'albero della vita e viva in eterno. Ora l'allungare la mano simboleggia bene la croce, grazie alla quale si riacquista la vita eterna. D'altronde anche se intendiamo nel primo senso la frase: perch non stenda la mano e viva in eterno, non un castigo ingiusto che dopo il peccato sia impedito l'accesso alla sapienza, fintantoch, per la misericordia di Dio, al tempo dovuto non ritorni in vita chi era morto e non si ritrovi chi era perduto. L'uomo dunque fu lasciato andar via dal paradiso di delizie perch lavorasse la terra da cui era stato tratto, lavorasse cio nel corpo terrestre e, qualora ne fosse capace, ivi riponesse per s il merito di ritornarvi. Egli invece fiss la sua dimora di contro al paradiso nella miseria ch' naturalmente contraria alla felicit. lo penso infatti che col nome di paradiso simboleggiata la felicit. Significato simbolico dei Cherubini e della spada fiammeggiante di Gen 3,24. 23. 35. Dio poi pose i Cherubini e una spada fiammeggiante che roteava, la quale con un solo termine pu chiamarsi roteante, per custodire l'accesso all'albero della vita 76. Come sostengono coloro che hanno tradotto le parole ebraiche nelle Scritture, si dice che in latino la parola "Cherubim" vuol dire "pienezza della scienza". La spada fiammeggiante e roteante simboleggia le pene corporali, poich i tempi scorrono col movimento rotatorio del mondo; detta anche fiammeggiante poich ogni tribolazione in un certo qual

modo brucia. Ma una cosa venire bruciati per essere distrutti, un'altra per esser purificati, poich anche l'Apostolo dice: Chi riceve scandalo, senza ch'io mi senta bruciare? 77 Questo sentimento per lo purificava di pi perch proveniva dalla carit. Anche le tribolazioni che soffrono i giusti fari parte di questa spada fiammeggiante: Poich l'oro e l'argento si provano col fuoco, ma gli uomini bene accetti nel crogiuolo del dolore 78. E cos pure: La fornace prova le stoviglie del vasaio, ma gli uomini giusti sono provati dalla tentazione 79; Poich dunque Dio corregge chi ama e sferza chi riconosce per suo figlio 80, come dice l'Apostolo: Sapendo che la tribolazione produce la perseveranza e la perseveranza una virt provata 81, noi non solo leggiamo e ascoltiamo, ma dobbiamo anche credere che l'albero della vita custodito dalla sapienza della scienza e della spada fiammeggiante. Nessuno dunque pu giungere all'albero della vita se non attraverso queste due cose e cio: la sopportazione delle molestie e la pienezza della scienza. All'albero della vita si accede mediante la carit. 23. 36. Ora, quasi tutti coloro che cercano d'arrivare all'albero della vita, devono sopportare le molestie di questa vita, mentre sembra che non tutti acquistino la pienezza della scienza, sicch si pu dire che non tutti coloro che giungono all'albero della vita vi arrivino attraverso la pienezza della scienza, sebbene tutti sperimentino la sofferenza delle molestie, cio la spada fiammeggiante e roteante. Se per consideriamo ci che dice l'Apostolo, e cio: La carit quindi il pieno adempimento della legge 82, e vediamo che la carit si fonda sul duplice precetto: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente 83, e: Amerai il prossimo tuo come te stesso, poich da questi due precetti dipende tutta la Legge e i Profeti 84, comprenderemo senza dubbio che all'albero della vita si arriva non solo attraverso la spada fiammeggiante e roteante, cio attraverso la sopportazione delle molestie temporali, ma anche attraverso la pienezza della scienza, cio attraverso la carit, poich se non ho la carit - dice S. Paolo - non ho nulla 85. Adamo Cristo, Eva la Chiesa. 24. 37. In questo libro dunque io ho promesso di esaminare i fatti storici, cosa che credo di aver portato a termine ma ho pure promesso di considerare il senso profetico, cosa che adesso mi

resta da fare in poche parole. Una volta infatti fissata una prefigurazione evidente con la quale si possano determinare tutti gli altri, a mio avviso questo esame non c'intratterr a lungo. L'Apostolo infatti dice che una grande e misteriosa verit la seguente affermazione della Scrittura: Per questo l'uomo lascer suo padre e sua madre e si unir a sua moglie e i due formeranno una sola carne 86, e la interpreta soggiungendo: Io poi dico questo riferendomi al Cristo e alla Chiesa 87. Ci che dunque si avverato storicamente e alla lettera riguardo ad Adamo, si compiuto simbolicamente riguardo a Cristo che lasci il Padre poich disse: Io sono uscito dal Padre e sono venuto in questo mondo 88. Egli tuttavia non lasci il Padre allontanandosi da un luogo, poich Dio non contenuto in alcun luogo, n allontanandosi da Dio, cosa ch' propria del peccato, come abbandonano Dio gli apostati, bens mostrandosi agli uomini nella natura umana poich il Verbo si fece carne e dimor tra noi 89. Questo medesimo fatto non significa per un cambiamento della natura di Dio, ma l'assunzione della natura d'una persona inferiore, cio di quella umana. Questo significa anche la frase dell'Apostolo: Spogli se stesso 90, perch non si present agli uomini rivestito della gloria e della maest ch'egli possiede col Padre, per mostrarsi indulgente verso la debolezza di coloro che non avevano ancora il cuore puro con cui potesse vedersi il Verbo che in principio era con Dio 91. Che significa dunque ci che abbiamo detto: "lasci il Padre", se non: "lasci di manifestarsi agli uomini come con il Padre?". E cos pure egli abbandon la madre, cio la pratica religiosa antica e carnale della Sinagoga, ch'era sua madre per la sua discendenza dalla stirpe di Davide secondo la carne, e si un alla sua sposa, cio alla Chiesa affinch siano due in una sola carne. L'Apostolo infatti afferma ch'egli il capo della Chiesa e la Chiesa il suo corpo 92. Anch'egli dunque si addorment nel sonno della passione perch fosse formata sua sposa la Chiesa, sonno ch'egli canta per bocca di un Profeta dicendo: Io mi addormentai e presi sonno, ma mi svegliai perch mi sostenesse il Signore 93. La sua sposa, cio la Chiesa, fu dunque formata dal suo fianco, vale a dire dalla fede proveniente dalla passione e dal battesimo. Il suo fianco fu infatti trapassato dalla lancia e vers sangue ed acqua 94. Il Verbo di Dio divenne uomo - come ho detto poco prima - discendendo dalla stirpe di Davide secondo la carne 95, come dice l'Apostolo, cio - per cos dire - dal fango della terra, quando non c'era ancora alcun uomo che coltivasse la terra, poich nessun uomo ebbe rapporto sessuale

con la Vergine, dalla quale nato il Cristo. Una sorgente per sgorgava dal suolo ed irrigava tutta la faccia della terra 96. Per "faccia della terra" cio "splendore della terra" molto giustamente s'intende la madre del Signore, la Vergine Maria, irrigata dallo Spirito Santo, che nel Vangelo indicato col nome di "sorgente" e di "acqua" 97, affinch fosse - per cos dire - plasmato dal fango di tal genere l'Uomo che fu stabilito nel paradiso per ivi lavorare e custodirlo, che cio fu stabilito nella volont del Padre per adempierla e osservarla. Il serpente figura degli eretici e specialmente dei manichei. 25. 38. Ebbene, il precetto ch'egli ricevette, noi l'abbiamo ricevuto in lui poich ogni cristiano rappresenta la persona di Cristo, come dice il Signore stesso: Ci che avete fatto a uno dei pi piccoli di questi miei fratelli l'avete fatto a me 98. Volesse il cielo che noi godessimo - come ci stato comandato - d'ogni albero del paradiso ch' simbolo delle delizie spirituali! Il frutto dello spirito, invece, carit, gioia, pace, longanimit, benevolenza, bont, fedelt, mitezza, temperanza 99, come dice l'Apostolo. Volesse invece il cielo che non toccassimo l'albero della conoscenza del bene e del male piantato in mezzo al paradiso, non volessimo cio insuperbire della nostra natura, la quale - come abbiamo gi detto - sta in mezzo tra Dio e le creature inferiori; in questo modo noi c'inganneremmo e sperimenteremmo qual differenza ci sia tra la semplice fede cattolica e gl'inganni degli eretici! In tal modo infatti giungeremo a distinguere il bene dal male. Poich necessario - detto - che in mezzo a voi ci siano delle eresie, perch risultino manifesti tra voi quanti sono di provata virt 100. In effetti il serpente in senso profetico simboleggia il veleno degli eretici e soprattutto quello di cotesti manichei e di tutti quelli che avversano l'Antico Testamento. Io credo infatti che per mezzo di quel serpente non sia stato prefigurato con maggiore evidenza null'altro che questi individui, o meglio il dovere di evitarlo nella persona di costoro. Poich nessuno promette la conoscenza del bene e del male con maggior loquacit e millanteria di costoro che presumono di mostrare tale conoscenza nell'uomo stesso, come nell'albero piantato in mezzo al paradiso. Inoltre, anche riguardo alla frase della Scrittura: Sarete come di 101, quali altri individui affermano con pi sicumera di costoro che, sforzandosi con la loro superba perversione di persuadere altre persone, affermano che l'anima per natura la stessa sostanza di Dio? E ancora, l'aprirsi degli occhi carnali a chi si riferisce in modo

pi appropriato che a costoro i quali, abbandonata la luce interiore della conoscenza, obbligano ad adorare il sole che noi vediamo con gli occhi del corpo? Ma anche vero che tutti gli eretici in genere ingannano promettendo la conoscenza e rimproverano coloro ch'essi trovano essere credenti con semplicit e, poich persuadono a credere in realt assolutamente carnali, si sforzano d'indurli, per cos dire, ad aprire gli occhi carnali perch resti accecato l'occhio interiore. 26. 38. A costoro tuttavia dispiace anche il proprio corpo, non a causa della sua condizione mortale, da noi meritata come castigo per il peccato, ma in modo da negare che Dio il creatore dei corpi in quanto agli occhi aperti dispiace questa nudit. Menzogne dei manichei su Cristo, da essi chiamato mentitore. 26. 39. Nulla per simboleggia e bolla pi efficacemente costoro di ci che dice il serpente: Voi non morrete affatto, perch Dio sapeva che il giorno che ne aveste mangiato, si sarebbero aperti i vostri occhi 102. Costoro infatti credono che in quel serpente fosse Cristo e immaginano che quel precetto fu dato da un non so qual dio delle tenebre - cos affermano - come se volesse impedire agli uomini la conoscenza del bene e del male. Da questa opinione credo che siano anche nati non so quali Ofiti che - si dice - adorano il serpente invece di Cristo senza considerare quanto dice l'Apostolo: Io temo che, allo stesso modo che Eva fu sedotta dal serpente con la sua astuzia, cos si corrompano anche i vostri pensieri 103. Io dunque credo che costoro sono stati prefigurati da questa profezia. Ora, dalle parole di questo serpente viene sedotta la nostra concupiscenza e da questa viene ingannato Adamo, non Cristo, ma il cristiano. Se questi volesse osservare il precetto di Dio e vivere costantemente nella fede fino a quando non fosse capace di comprendere la verit, se cio lavorasse nel paradiso e custodisse i doni ricevuti, non arriverebbe a quella deformit di modo che, quando gli dispiace la carne come se fosse la propria nudit, deve procurarsi Piuttosto coperture carnali di menzogne, cio come una specie di foglie di fico per farsi una cintura ai fianchi. Costoro fanno cos allorch mentiscono a proposito di Cristo e proclamano ch' stato proprio lui a mentire e si nascondono - per cos dire - dal cospetto di Dio allontanandosi dalla sua verit per volgersi alle

menzogne come dice l'Apostolo: Non daranno pi ascolto alla verit e si volgeranno alle favole 104. Errori con cui gli eretici, raffigurati nel serpente, ingannano i credenti. 26. 40. Il serpente in verit l'errore degli eretici, l'errore che tenta la Chiesa e contro il quale l'Apostolo ripete l'ammonizione dicendo: Io temo che, allo stesso modo che il serpente sedusse Eva con la sua malizia, cos si corrompano anche i vostri pensieri 105; l'errore degli eretici dunque striscia sul petto e sul ventre e si nutre di terra. Esso infatti inganna solo i superbi che, arrogandosi ci che non sono, sono corrivi a credere che la natura del sommo Dio e quella dell'anima umana unica ed identica, oppure inganna coloro che sono involti nei desideri carnali e volentieri sentono dire che tutte le azioni lussuriose da essi compiute non le compiono essi ma la genia delle tenebre, oppure inganna i curiosi che hanno sentimenti terreni e indagano le realt spirituali con occhi terreni. Ci sar poi inimicizia tra il serpente e la donna, tra la stirpe di lui e quella della donna qualora questa partorisse dei figli sia pur nei dolori e si volgesse verso il marito per subire il dominio di lui. Poich allora si potr conoscere che il nostro essere non appartiene per una parte a Dio creatore e per un'altra alla stirpe delle tenebre, come affermano costoro, ma che, al contrario, deriva da Dio non solo la parte che nell'uomo ha il potere di governare, ma anche quella inferiore che dev'essere governata, come dice l'Apostolo: L'uomo non obbligato a coprirsi il capo, poich immagine e gloria di Dio; la donna invece gloria dell'uomo. L'uomo infatti non stato tratto dalla donna, ma la donna ch' stata tratta dall'uomo. L'uomo inoltre non stato creato per la donna, ma stata la donna ad essere creata per l'uomo. Per queste ragioni e anche a motivo degli angeli la donna deve portare un velo sul capo. Tuttavia di fronte al Signore la donna non esiste senza l'uomo n l'uomo senza la donna. Come infatti vero che la donna stata tratta dall'uomo, anche vero che ogni uomo nasce da una donna e che entrambi derivano da Dio 106. La caduta e il castigo di Adamo. 27. 41. Ora dunque Adamo dovr lavorare nel suo campo e, quanto al fatto che la terra produce spine e rovi, deve capire ch'esso non deriva dalla natura ma dal castigo e lo deve attribuire

non a un non so quale genia delle tenebre ma al giudizio di Dio, poich la norma della giustizia di dare a ciascuno il suo. suo dovere dare alla moglie il cibo celeste ricevuto dal suo capo ch' il Cristo; non deve ricevere da lei il cibo vietato, vale a dire gli inganni degli eretici accompagnati da solenni promesse di dare la conoscenza e, per cosi dire, la rivelazione delle realt occulte, per cui l'errore stesso diventa pi nascosto per riuscire ad ingannare. Poich il superbo desiderio degli eretici, avido di nuove esperienze, grida nel libro dei Proverbi, sotto le sembianze d'una donna, dicendo: Chi stolto venga da me 107, ed esorta i privi di senno dicendo: Mangiate volentieri il pane preso di nascosto e bevete l'acqua dolce furtiva 108. Quando tuttavia uno crede anche a questi inviti mosso dalla precedente passione di mentire, per cui crede che Cristo ha mentito, necessario che riceva per giudizio di Dio anche una tunica di pelle. Con questo nome, preso nel senso allegorico, mi pare venga indicata non la natura mortale del corpo ch' indicata nel senso letterale gi esposto, ma le rappresentazioni della fantasia prodotte dai sensi carnali che per legge divina accompagnano e coprono chi mentisce carnalmente; per questo motivo tale mentitore allontanato dal paradiso, cio dalla fede e dalla verit cattolica, destinato ad abitare nella parte opposta al paradiso, destinato cio a opporsi alla medesima fede. Costui potrebbe un giorno volgersi a Dio spinto dalla spada fiammeggiante, cio dalle tribolazioni temporali col riconoscere i propri peccati e col piangerli, accusando non pi una natura estranea che non esiste, ma se stesso al fine di meritare il perdono: in tal caso mediante la pienezza della scienza ch' la carit, amando cio Dio ch' immutabile al di sopra d'ogni cosa, amandolo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, e amando il prossimo come se stesso, potr arrivare all'albero della vita e vivere in eterno. Si riepilogano e si ribattono le singole calunnie dei manichei. 28. 42. Che cosa hanno dunque costoro da criticare in questi libri dell'Antico Testamento? Ci rivolgano pure delle domande com' loro costume e noi risponderemo come il Signore si degner di concederci. "Perch mai -dicono - Dio cre l'uomo dal momento che sapeva che avrebbe peccato?". Perch, anche per mezzo d'un peccatore, avrebbe potuto molte cose buone, ordinandolo secondo la norma della propria giustizia, e perch il suo peccato non avrebbe nociuto affatto a Dio: e inoltre sia perch, se non avesse

peccato, non ci sarebbe stata la morte, sia perch, per il fatto che commise il peccato, gli altri mortali si correggono considerando le conseguenze del suo peccato. Nulla infatti distoglie dal peccato gli uomini, come il pensiero della morte che tutti ci attende. "Dio dicono - avrebbe dovuto creare l'uomo incapace di peccare". Ma, al contrario, era l'uomo stesso che doveva impegnarsi a ci, perch era stato fatto in modo che, se non avesse voluto, non avrebbe peccato. "Non si sarebbe dovuto permettere - dicono - al diavolo di avvicinarsi alla moglie di Adamo". Al contrario; proprio lei non doveva permettere che le si avvicinasse il diavolo, poich era stata fatta in modo che, se non avesse voluto, non lo avrebbe lasciato avvicinare. "Non sarebbe dovuta esser fatta la donna" dicono; vale a dire: non avrebbe dovuto essere fatto un bene e un bene cos grande che l'Apostolo dice ch'essa la gloria dell'uomo e tutto proviene da Dio. I manichei domandano ancora: "Chi fece il diavolo?". Fu lui stesso a farsi diavolo, non essendo tale per natura ma lo diventato per aver peccato. "Dio - essi dicono - non avrebbe dovuto nemmeno crearlo, se sapeva che avrebbe peccato". Al contrario; perch non avrebbe dovuto crearlo, dal momento che in virt della propria giustizia e provvidenza riconduce sulla retta via molte persone servendosi della malvagit del diavolo? Non avete forse udito l'apostolo Paolo che dice: Li ho consegnati al potere di Satana perch imparino a non bestemmiare 109? Di se stesso inoltre dice: E perch non montassi in superbia a causa delle grandi rivelazioni che ho avuto, m' stato dato un pungiglione della carne, come un emissario di Satana che mi schiaffeggi 110. "Il diavolo dunque - dicono - buono perch utile?". Al contrario: egli cattivo in quanto diavolo, ma buono e onnipotente Dio il quale, servendosi anche della malvagit di lui, produce molti effetti giusti e buoni. Al diavolo infatti non viene imputato nient'altro che la propria volont con cui si sforza di compiere il male, non la provvidenza di Dio che agisce rettamente servendosi di lui. Si confutano gli errori dei manichei sulla natura di Dio e sulla natura umana. 29. 43. Infine, essendo la discussione tra noi e i manichei relativa alla religione e il problema della religione, sapere che cosa deve pensarsi di Dio con spirito di fede, poich essi non possono negare che il genere umano non si trova nell'infelicit derivante dei peccati, dicono che la natura di Dio nell'infelicit. Noi per lo neghiamo e diciamo invece che nell'infelicit si trova la natura che Dio fece dal

nulla e giunse a questa condizione non perch vi fosse stata costretta ma perch vi fu spinta dalla volont di peccare. Essi dicono che la natura di Dio viene indotta dallo stesso Dio a pentirsi dei suoi peccati. Noi lo neghiamo e diciamo invece che a pentirsi dei peccati la natura creata da Dio dopo ch'essa ha peccato. Essi dicono che la natura di Dio riceve il perdono dallo stesso Dio. Noi lo neghiamo e diciamo invece che il perdono dei peccati lo riceve la natura che Dio cre dal nulla, se torner al suo Dio allontanandosi dai propri peccati. Essi dicono che la natura di Dio necessariamente mutevole. Noi lo neghiamo ma diciamo che a cambiarsi per propria volont fu la natura che Dio cre dal nulla. Essi dicono che alla natura di Dio arrecano danno i peccati commessi da altri. Noi lo neghiamo ma diciamo che i peccati nuocciono solo alla natura che li commette. Noi inoltre affermiamo che Dio tanto buono, tanto giusto, tanto incorruttibile che non solo egli non pecca, ma non nuoce nemmeno a nessuno che non vorr peccare, e nemmeno nuoce a lui alcuno che vuol peccare. Essi dicono ch'esiste la natura del male, alla quale Dio stato costretto a credere una parte della propria natura per essere tormentata da quell'altra. Noi invece affermiamo che non esiste alcun male naturale, ma che tutte le nature sono buone, che lo stesso Dio la suprema natura e tutte le altre nature derivano da lui e che tutte sono buone in quanto esistono, poich Dio ha fatto molto buone tutte le cose, ordinate per nei loro distinti gradi in modo che una sia migliore di un'altra; in tal modo pieno d'ogni sorta di beni questo universo ch' per intero perfetto negli esseri, alcuni dei quali perfetti, altri invece imperfetti. L'autore e creatore di questo universo, Iddio, non cessa di governarlo con giusto ordinamento, poich egli fa tutto di propria volont e non subisce alcun male per necessit. Dato infatti che la sua volont superiore ad ogni necessit. Dato infatti che la sua volont superiore ad ogni cosa, Dio non subisce nulla da nessuna parte contro la propria volont. Questo dunque ci che affermano essi e ci che affermiamo noi: ciascuno per conseguenza scelga che cosa deve approvare. Io infatti - lo dir sinceramente al cospetto di Dio -, ho esposto ci che mi pareva giusto senza alcun desiderio di contesa, senza alcun dubbio sulla verit e senza alcun pregiudizio d'una spiegazione pi diligente.

1 - Gn 2, 4-25.

2 - Gn 3, 1, 24. 3 - Cf. Mt 7, 7. 4 - Gn 2, 5. 5 - Cf. lib. 1, 23-42. 6 - Mt 13, 38. 7 - Gn 2, 5. 8 - Gn 2, 6. 9 - Sal 141, 6. 10 - Sir 10, 14. 11 - Sir 10, 9-10. 12 - Gv 4, 14. 13 - Gn 2, 5. 14 - Gn 2, 2. 15 - Cf. cap. 22. 16 - Cf. 1 Cor 13, 8-12. 17 - Gn 2, 6. 18 - Gn 2, 4. 19 - Gn 2, 5. 20 - Cf. Gn 2, 7. 21 - Gn 2, 7. 22 - Gn 1, 27. 23 - Gn 2, 7. 24 - Cf. 1 Pt 2, 22.

25 - Cf. Lc 23, 43. 26 - 1 Cor 15, 46. 27 - Gn 2, 7. 28 - Sal 32, 15. 29 - Zc 12, 1. 30 - 1 Cor 2, 11. 31 - Gv 6, 27. 32 - Cf. Fil 3, 13. 33 - Sal 35, 9. 34 - Cf. Lc 10, 30. 35 - Cf. 2 Cor 12, 4. 36 - Cf. cap. 9. 37 - Gn 3, 4. 38 - 1 Cor 11, 3. 39 - Gn 2, 18. 40 - Cf. 1 Cor 1, 24. 41 - Cf. Ez 11, 19. 42 - 2 Cor 3, 3. 43 - Gn 2, 23. 44 - Gn 2, 22. 45 - Ef 5, 31. 46 - Ef 5, 32. 47 - 2 Cor 11, 2-3.

48 - Cf. cap. 9. 49 - Ef 2, 2. 50 - 2 Cor 2, 11. 51 - Cf. Lc 22, 3. 52 - Ct 4, 12. 53 - Gn 3, 4-5. 54 - Gn 3, 6. 55 - Cf. Gn 3, 8. 56 - Cf. Gv 8, 44. 57 - Sal 41, 7. 58 - Gn 3, 11. 59 - Gn 3, 12. 60 - Mt 25, 42. 61 - Gn 3, 14. 62 - Gn 3, 15. 63 - Gn 3, 15. 64 - Gn 3, 16. 65 - Gn 3, 16. 66 - Rm 7, 14. 67 - Gn 3, 17-19. 68 - Sap 9, 15. 69 - Cf. Mc 4, 18-19. 70 - 1 Tm 5, 6.

71 - Sir 34, 30-31. 72 - Mt 10, 26. 73 - Gn 3, 22. 74 - Gn 3, 23. 75 - 2 Tm 2, 25. 76 - Gn 3, 24. 77 - 2 Cor 11, 29. 78 - Sir 2, 5. 79 - Sir 27, 6. 80 - Eb 12, 6. 81 - Rm 5, 3-4. 82 - Rm 13, 10. 83 - Mt 22, 37. 84 - Mt 22, 40. 85 - 1 Cor 13, 2. 86 - Ef 5, 31. 87 - Ef 5, 32. 88 - Gv 16, 28. 89 - Gv 1, 14. 90 - Fil 2, 7. 91 - Cf. Gv 1, 1. 92 - Cf. Col 1, 18. 93 - Sal 3, 6.

94 - Cf. Gv 19, 34. 95 - Rm 1, 3. 96 - Gn 2, 6. 97 - Cf. Gv 7, 37-38. 98 - Mt 25, 40. 99 - Gal 5, 22-23. 100 - 1 Cor 11, 19. 101 - Gn 3, 5. 102 - Gn 3, 4-5. 103 - 2 Cor 11, 3. 104 - 2 Tm 4, 4. 105 - 2 Cor 11, 3. 106 - 1 Cor 11, 7-12. 107 - Prv 9, 16. 108 - Prv 9, 17. 109 - 1 Tm 1, 20. 110 - 2 Cor 12, 7.

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