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Trasformare per conservare Oltre il centrostorico E.

Formato 22 marzo 2013

La tesi che trattare di recupero del centro storico a Casoria, cos come negli altri comuni della prima espansione densa di Napoli, una questione che necessita un generale cambio di paradigma:abbandonare ogni convinzione predefinita e mettere persino in discussione gli stessi concetti di recupero e centro storico.

Lhinterland napoletano fornisce un campo di sperimentazione estremo anche se in verit esportabile a tanti altri casi italiani (anche se meno eclatanti).

Milano, schema radiocentrico di crescita

Ci che oggi possiamo osservare pu essere inteso come una conseguenza di come la citt si sviluppata nellItalia del dopoguerra.

Intendo sottolineare innanzitutto come i centri storici dellhinterland napoletano vivano ai nostri giorni una condizione di singolare marginalizzazione: costituiscono una sorta di periferia interna della citt metropolitana.

Si pu parlare di un rapportoparassitario: le agglomerazioni moderne che hanno utilizzato larmatura urbana (cio le strade, gli edifici pubblici, la cultura) dei vecchi paesi per gemmare ai suoi bordi, si sono infine rese indipendenti da queste vecchi centri che ora stanno collassando. Proprio come nei distretti centrali della rustbelt americana, dove i vecchi downtown sono in profonda crisi.

Casoria centro storico: vendesi, immobiliare.it

Detroit, Usa

Le agglomerazioni moderne che hanno utilizzato larmatura urbana (cio le strade, gli edifici pubblici, la cultura) dei vecchi paesi per gemmare ai suoi bordi, si sono infine rese indipendenti sempre pi dai centri da cui sono nate

Prima conseguenza. Si pu descrivere larea metropolitana come un insieme di anelli urbani, ciambelle con il centro vuoto, mentre la vera citt sui bordi (edge city), nelle superstrade che solcano la campagna, nei parcheggi e nelle hall dei multisala, nelle passeggiate degli outlet, lungo le strade-mercato della vecchia periferia.

Seconda conseguenza. I centri storici che si vorrebbe recuperare non hanno in realt niente pi di centrale se non come vaga propriet posizionale rispetto alle agglomerazioni urbane moderne pi dense

Voglio sottolineare che questa condizione, inedita anche se da tempo se ne possono rintracciare le tracce, impone di interrogarsi prioritariamente sul senso di alcune scelte, prima ancora di applicare le tecniche che lurbanistica moderna, in particolare quella italiana hanno codificato per il recupero dei centri storici. Queste tecniche, di cui il Puc 2008 fornisce un didascalico campionario (classificazione storica degli edifici, classificazione in base al loro tipo, stato di conservazione, ecc.) restano valide ma in una situazione come quella in oggetto difficilmente possono essere sufficienti.

Nella condizione odierna, nellarea di Napoli, si tratta di proporre alcune scelte radicali pur se fondate nella tradizione culturale della conservazione.

I metodi e le tecniche per recuperare i centri storici sono state sostanzialmente elaborate e codificate nel 900. Tuttavia nella storia della loro definizione c un passaggio fondamentale, databile tra la fine dei 60 e linizio dei 70: lintroduzione del concetto di conservazione integrata.

Fino alla Carta di Amsterdam (1975) le Carte del Restauro (a partire da quella di Atene del 1933) assumono lesperienza ottocentesca di risanamento delle citt come modello: vengono tutelati i monumenti e la citt storica diventa centro di quella moderna per mezzo di adeguamenti igienici e sventramenti atti a rendere compatibile il vecchio tessuto urbano alle nuove esigenze di mobilit, congestione funzionale e di traffici. Lo stesso Prg di Casoria (19721980) risente di questimpostazione culturale che dissolve a tal punto il tessuto storico nelloramai gi avvenuta espansione moderna (a macchia dolio intorno alla porzione storica) da classificarlo solo in minima parte come zona A.

La conservazione integrata, applicata con successo a Bologna (Piano di recupero del centro storico di Bologna: 1968-1972 ) e poi in tante altre citt italiane (Brescia, Modena, Reggio Emilia, ecc.) e non solo, che tutto il tessuto dinteresse, non va restaurato il monumento ma salvaguardato lambiente storico nel suo complesso.

Questa posizione si finora concretizzata in tecniche e metodi per intervenire sul tessuto storico, proponendone, attraverso delle riduzioni e classificazioni, diversi gradi di conservazione, fino alla indicazione, ad esempio contenuta nel Puc del 2008, di: interventi conservativi dell'edificato dalle origini fino alla prima met del XX secolo e leliminazione delle superfetazioni successive e dei volumi incongrui. Vista la situazione di diffuso degrado dei nostri centri storici degrado a tratti emergenziale anche dal punto di vista sociale - non solo questa posizione cos posta sembra velleitaria ma infine, ridotta a tecnica pura svilisce il senso stesso del concetto di conservazione integrata che come accennavo mira alla salvaguardia o al ripristino dellambiente storico.

Si tratta di accentuare ancora di pi il concetto di conservazione integrata. Ragionando paradossalmente : 1) pi sulla trasformazione che sulla conservazione 2) pi sulla rigenerazione che sul recupero

In questa logica la prima condizione che il centro storico smetta di essere tale: la citt storica diventa una parte tra le altre della citt, evitando, ad esempio, che i traffici tra i vari quartieri periferici convergano e transitino in essa.

Non sufficiente vincolare tutto ci che ha avuto origini prima del 1950.

C invece bisogno dipotizzare una riforma complessiva del sistema urbano che, attraverso progressive trasformazioni liberi il paese antico, allontanando la corona di cemento che oggi gravita sui suoi bordi, realizzando una struttura viaria del tutto indipendente dagli antichi tracciati che dovrebbero tornare ad essere pedonali tout-court.

Insomma: recuperare il centro storico vuol dire argomentare due paradossi: 1) Superare la nozione stessa di centro storico; 2) Trasformare intensivamente la citt moderna della prima espansione, densa e parassitaria, dei 50/60/70. Questa la citt che costituisce il vero problema, dove la congestione e la bassa qualit della vita rendono tutto pi complicato. E un problema italiano in generale, anche se eclatante nelle aree metropolitane del Sud.

Mougins, France

Diverso ci che accaduto in altre parti dEuropa dove non sempre la citt moderna cresciuta per inerzia intorno a quella antica.

Urbino: rapporto tra i collegi universitari (G. De Carlo) e la citt antica

Una considerazione finale riguarda il ruolo che, in condizioni di crisi economica e di marginalizzazione del centro potrebbe aprire le porte a significativi interventi a guida pubblica anche mediante acquisizione temporaneo o meno dinteri settori pi degradati.

Classificazione tipologica e Peep attuativi nel Piano di recupero del centro storico di Bologna

Mentre si studiano le strategie e gli interventi sul periodo medio-lungo, si pu lavorare da subito alla definizione di un nuovo livello di percorsi urbani che utilizza i cortili, gli androni e le pertinenze come porosit degli incontri, come accadeva nella civilt agricola.

L. Benevolo (capogruppo), Puc di Viciano (2012)

Si pu provare a segnare una svolta, aumentando lestensione delle zone a traffico limitato, favorendo luso pubblico delle piazze, cercando spazi abbandonati da utilizzare per eventi temporanei e nuovi usi, anche prevedendo qualcosa di simile a quanto lUfficio pianificazione sta realizzando lungo la circumvallazione esterna, un giardinopiazza:.

Parallelamente al lavoro su ci che sui suoi bordi (trasformazione di lungo periodo), bisogna ripartire dal suolo, dalla terra, dai percorsi, dai possibili orti e piazze che da subito si pu pensare di realizzare, insieme agli abitanti, alle scuole e perch no, agli artisti del Museo di arte contemporanea.

Perugia, percorso urbano