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OPERA INCOMPIUTA CONTRO GIULIANO Tutte le Opere - versione italiana > Polemici > Opera incompiuta contro Giuliano

PREFAZIONE Contro gli eretici pelagiani, i quali dicono che Adamo sarebbe morto corporalmente anche se egli non avesse peccato e che il genere umano in lui non fu viziato - dal che segue che insistono nel sostenere che la morte e i morbi mortiferi e tutti i mali che vediamo sofferti anche dai bambini sarebbero esistiti pure nel paradiso, anche se nessuno avesse peccato -, io scrissi al conte Valerio un libro con il titolo Le nozze e la concupiscenza, perch avevo saputo essergli giunta la voce che i pelagiani ci accusavano di condannare le nozze. In sostanza, ragionando come mi stato possibile, ho distinto in quell'opera il bene delle nozze dal male della concupiscenza carnale, del quale fa buon uso la pudicizia coniugale. Dopo che l'illustre uomo ora ricordato ebbe ricevuto quel libro, mi mand in una cartella alcune sentenze stralciate da un'opera dell'eretico pelagiano Giuliano - dove con quattro libri gli parve bene di rispondere a quel mio unico libro che ho gi detto d'aver scritto su Le nozze e la concupiscenza -, inviatagli da persona a me sconosciuta, la quale cur di stralciarle come volle dal primo libro di Giuliano: e a queste sentenze il medesimo Valerio chiese che io rispondessi quanto prima. E avvenne che sotto il medesimo titolo io scrissi anche un secondo libro, contro il quale Giuliano replic scrivendo con eccessiva loquacit altri otto libri. E' a questi che ora rispondo riportando le sue parole e facendo seguire alle medesime la mia risposta punto per punto, come la confutazione di esse mi parso bene dovesse essere resa. Questo, dopo aver gi confutato sufficientemente e apertamente, appena vennero nelle mie mani, i suoi primi quattro libri con sei miei.

LIBRO PRIMO G. paga una sua promessa.

1. GIULIANO. Sebbene impedito dalle grandi angosce che, al vedere lo stato della Chiesa in questo tempo, mi mette dentro l'animo in parte l'indignazione e in parte la compassione, non avevo rinunziato tuttavia a tener fede alla mia promessa, a curare cio d'essere pure solvitore dopo essermi fatto debitore. Nei libri infatti che dettai per il nostro fratello vescovo Turbanzio, uomo di splendide virt, contro gli scritti di Agostino, promisi che, se qualche ostacolo non fosse intervenuto a impedirmi lo studio, avrei affrontato sollecitamente tutti gli argomenti di coloro che, condividendo la sentenza dei manichei, difendessero la " traduce " del peccato, ossia il male naturale: dal quale mio proposito mi hanno distolto finora varie necessit che non potevo deludere. AGOSTINO. Volesse il cielo che dopo quei tuoi scritti e dopo questi tuoi elogi con i quali dici Turbanzio uomo di splendide virt, lo imitassi nell'essersi liberato dal vostro errore! Quanto a quei tuoi libri, essi hanno ricevuto risposta e ti stato mostrato quali luminari cattolici, di chiarissima fama nel commentare le sante Scritture, tu tenti di offuscare con questa obbrobriosa calunnia, ossia chiamandoli manichei. Si lamenta G. di non aver potuto disporre di giudici equi. 2. GIUL. Ma appena fu lecito respirare, il mio proposito era di mantenere le mie promesse in termini brevi al massimo quanto l'avesse consentito la natura stessa della questione, se tu, beatissimo padre Floro, non avessi voluto che io entrassi di nuovo in un impegno pi laborioso. E poich tu conti tanto per reverenza di santit che io stimerei sacrilego prestare ai tuoi comandi un'obbedienza pigra, hai ottenuto con facilit che io estendessi a vie pi lunghe la brevit compendiosa che avevo scelta. Gradisci dunque l'opera intrapresa da me per tuo suggerimento. L'ho dedicata al tuo nome soprattutto con questo desiderio: che sotto il patrocinio di tanta autorit la mia penna scorresse pi sicura e pi ilare. Non fu dunque inopportuna la scelta che l'animo concep della brevit, perch in quei quattro libri la verit della fede cattolica, per la quale e con la quale ci guadagniamo l'odio di un mondo che traballa, armata tanto d'invitti ragionamenti quanto di testimonianze fornite dalla legge sacra, aveva stritolato quasi tutte le invenzioni dei manichei proferite contro di noi dalla bocca di Agostino e non sarebbe rimasto quasi pi nulla, se avessimo potuto valerci di giudici equi.

AG. Contro i tuoi quattro libri ne furono scritti sei da me. Dopo appunto che nei primi due ho esposto i testi dei maestri cattolici che tu fai manichei obiettando a me sotto questo crimine quello che essi impararono e insegnarono nella Chiesa cattolica -, ho contrapposto ciascuno degli altri quattro a ciascuno dei tuoi, confutando le tenebre della vostra eresia con la luce della verit cattolica, dal cui abbandono accecato tu sragioni e nei riguardi di una questione sulla quale non mai stata sollevata nella Chiesa del Cristo nessuna controversia, tu, come novello eretico, cerchi giudici equi, quasi che non possano sembrarti giudici equi se non quelli che tu abbia ingannati con il vostro errore. Ma quale giudice potrai trovare migliore di Ambrogio? Di lui dice il tuo maestro Pelagio che nemmeno un nemico ne ha osato riprendere la fede e il purissimo senso circa le Scritture. Riterrebbe forse dunque Ambrogio con il suo purissimo senso circa le Scritture il dogma dell'impurissimo Manicheo quando dice: Noi nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la nostra origine stessa 1? Tu piuttosto giudica ora con quanto impuro senso biasimi questo dogma cattolico e non indugiare a correggerti secondo il giudizio di Ambrogio. Sacra Scrittura e ragione vanno d'accordo. 3. GIUL. Avevo omesso tuttavia alcune testimonianze delle Scritture, con le quali costoro stimano che si possa provare qualcosa contro di noi, testimonianze che avevo promesso di spiegare successivamente per insegnare che le parole pi ambigue della legge, solite ad esser fatte proprie dai nostri nemici, non possono recare pregiudizio alla verit evidente e vanno intese in conformit a ci che confermato da testimonianze assolutissime della Scrittura santa e da inoppugnabile ragione. Poich, chiunque stima che per sanzione di legge divina si possa difendere ci che non si pu rivendicare per giustizia, costui apparisce da questo stesso fatto quanto sia interprete sprovveduto e profano della legge divina. AG. Piuttosto quello che dite voi, non si pu difendere per nessuna ragione di giustizia. Perch la miseria del genere umano, alla quale non vediamo scampare nessuno dalla nascita alla morte, non si addice al giusto giudizio dell'Onnipotente, se non esiste il peccato originale. Impossibile negare l'equit di Dio con testi biblici.

4. GIUL. Se infatti la legge divina madre e maestra di giustizia, l'equit di Dio si pu aiutare anche con i sussidi provenienti dalla legge divina, impugnare no. La natura delle cose dunque non consente all'ingiustizia di trovare un qualche appiglio nelle forze di quella Scrittura che ebbe questa sola ragione di esser promulgata: che si distruggesse l'iniquit con le sue testimonianze, con le sue istituzioni, con le sue minacce, con le sue punizioni. AG. Dalle testimonianze della Scrittura si dichiara che l'uomo stato fatto simile alla vanit, che i suoi giorni passano come ombra 2. Che nasca in tale vanit, lo mostra non solo la verace Scrittura che lo compiange, ma anche la laboriosa e affannosa cura che cerca di educarlo. Nelle istituzioni della Scrittura si legge che va offerto un sacrificio espiatorio anche per la nascita di un bambino 3. Nelle minacce della Scrittura si legge che era destinata a perdersi l'anima del bambino non circonciso nell'ottavo giorno 4. Nelle punizioni della Scrittura si legge il comando di uccidere anche i bambini i cui genitori avessero provocato Dio a tanta collera da essere condannati allo sterminio bellico 5. Bisogna spiegare i testi biblici che sembrano ambigui. 5. GIUL. Dunque con la legge di Dio non si pu far nulla contro Dio, autore della legge. La quale massima compendiosa basta certamente da sola ad escludere ogni obiezione che solita farsi dagli erranti. Noi per, per insegnare quanto sia ricca la verit a cui crediamo, siamo abituati a dare la luce delle nostre spiegazioni anche a quei passi delle Scritture che, con l'ambiguit dell'eloquio, velano l'intellezione del loro sentire, perch, poste in chiaro, posseggano la dignit della loro origine e non siano estromesse dalla loro sacra genealogia come bastarde o degeneri. AG. Siete voi anzi che con l'ambiguit delle vostre perverse discussioni tentate di oscurare le luci delle Sacre Scritture, rifulgenti della certezza della verit. Che cosa infatti pi luminoso di quanto ho detto or ora: L'uomo stato fatto simile alla vanit, i suoi giorni passano come un'ombra 6? Il che certamente non accadrebbe se l'uomo continuasse ad essere a somiglianza di Dio, come fu creato. Che cosa infatti pi luminoso di quanto si legge: Come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo 7? Che cosa pi luminoso delle parole: Chi mondo da ogni macchia? Nemmeno un bambino di un solo giorno di vita sulla terra 8, e di

moltissimi altri passi che voi con vana loquacit cercate d'impigliare nelle vostre tenebre e di stornare al vostro senso perverso? I testi biblici sono esatti, perch divini. 6. GIUL. Questo soltanto dunque pensavo d'ottenere ancora, secondo la nostra abitudine: liberare dalle interpretazioni dei traduciani le membra della legge divina che sottostavano a quell'onta, dimostrando che esse, essendo divine, erano giuste. AG. Con bocca offensiva chiami traduciani Cipriano, Ambrogio, Gregorio e tutti gli altri loro colleghi che confessano il peccato originale. Ma non c' da meravigliarsi che i nuovi eretici impongano un nuovo nome ai cattolici dai quali escono: l'hanno fatto anche altri quando se ne sono ugualmente usciti. G. giustifica la lunghezza di questa sua opera. 7. GIUL. Ma poich tu hai proposto insistentemente, anzi hai imposto con la tua patria potest che io replicassi al libro del trattatista " pno ", recentemente recato al conte Valerio dall'accolito dei peccati di Agostino, Alipio, per questo motivo la risposta mi si fatta pi lunga. AG. Gran " pna " per te questo disputante " pno ", e molto prima che voi nasceste fu preparato a gran " pna " della vostra eresia il " pno " Cipriano. Insulti di G. ad A. 8. GIUL.. Costui infatti ha dato ancora una volta del suo ingegno e della sua fede monumentali prove, che sono durissime a intendersi, difficilissime a spiegarsi, quasi orribili a udirsi, ma facilissime a confutarsi, degne di essere trafitte con la rabbia pi accesa e mandate allo sterminio dell'oblio per rispetto dell'onest. AG. Non giudicano come vuoi tu coloro che leggono. A. accusa G. di una nuova eresia. 9. GIUL. Il suo primo libro dunque, l'unico che finora sia stato pubblicato prima di questo, c'incrimina di essere nuovi eretici 9, perch ci opponiamo all'opinione la quale, a guisa di sepolcro

imbiancato, rivestito al di fuori secondo la sentenza del Vangelo d'immacolato candore, ma pieno all'interno di sporcizia e di putridume 10, con il pretesto di lodare il battesimo, vomita le sordidezze dei manichei e il peccato naturale per contaminare i sacramenti della Chiesa cattolica, finora puri. AG. Che siete nuovi eretici lo dimostra l'antica fede cattolica, che voi avete cominciato a combattere da poco tempo e che stata predicata da illustrissimi maestri vissuti prima di noi. Non poi necessario rispondere a tutte le tue accuse, le quali, pi che accuse, sono villanie, scagliate da te con sfacciataggine spudorata e con linguaggio rivoltante non solo contro di me, ma pure contro Ambrogio, Ilario, Gregorio, Cipriano e altri celeberrimi dottori della Chiesa. Sospetti di G. sul conte Valerio. 10. GIUL. Loda anche un personaggio potente per essersi opposto con la mole della sua dignit alle nostre petizioni, con le quali non reclamavamo nient'altro che si assegnassero giudici ad un affare tanto importante, perch gli atti risultanti surrettizi fossero piuttosto corretti che puniti da un nuovo esame, e per non averci permesso d'impetrare n tempo n luogo ad una discussione. Se quel personaggio, a cui dedica il libro, l'abbia fatto con la cattiveria che l'elogio attesta, sia lui stesso a giudicarlo. Quanto migliore tuttavia sia stata la nostra stima nei suoi riguardi lo manifesta l'inserzione onorifica del suo nome nel mio libro. Ma forse il libro di Agostino potrebbe contenere delle falsit sul suo patrono. Certo mostra fedelmente il desiderio di chi scrive: che si combatta con violenza feroce e con impotenza cieca contro la ragione, contro la fede, contro ogni santit di costumi e di dogmi. AG. Lungi dalle autorit cristiane dello Stato terreno dubitare dell'antica fede cattolica e offrire per questo ai suoi oppositori luogo e tempo per un esame. Piuttosto, sicure e fondate sulla fede cattolica, impongano a tali nemici della fede quali siete voi la disciplina della coercizione. Quello infatti che si fece per i donatisti lo costrinsero a fare le loro turbe violentissime, ignare di ci che era accaduto prima e bisognose di essere informate. Dall'avere simili turbe vi tenga lontani Dio, e comunque grazie a Dio non le avete. La sporca coscienza di A.

11. GIUL. Ci fatto nella prima parte del volume, passato alla distinzione delle nozze e della concupiscenza, come aveva promesso nel titolo, e in tutto il resto dell'opera ha dato prova della sua arte e abilit. Soffocato infatti da un'ultima necessit tra la negazione delle confessioni e la confessione delle negazioni, ha messo in luce quali travagli soffrisse la sua sporca coscienza. AG. Insolentisci quanto puoi! Quale insolente infatti non lo pu fare? Potevo tacere, ma ho scritto, perch si fa troppo tardi. 12. GIUL. Alla sua prima opera ho risposto dunque in quattro libri con la forza ispiratami dalla verit, dopo aver doverosamente premesso che avrei tralasciato e quanto non appariva importante nei riguardi del suo dogma e quanto poteva farmi accusare come chiacchierone, se avessi inseguito tutte le questioni pi stupide e vane. Bench, se mi fosse stato lecito osservare, come conveniva, questa regola di considerare non meritevoli nemmeno di confutazione le sue affermazioni apertamente sballate, sarebbero state da condannare con il disprezzo di un pubblico silenzio quasi tutte le sue invenzioni. Ma poich, con questo affrettarsi di tutti gli eventi verso il peggio - il che indizio che il mondo volge alla fine -, anche nella Chiesa di Dio ha preso il dominio la stoltezza e la corruzione, noi fungiamo da ambasciatori per il Cristo 11 e mettiamo virilmente tutte le nostre forze a difesa della religione cattolica, n ci dispiace di consegnare alle lettere i rimedi che abbiamo confezionati contro i veleni degli errori. AG. Voi siete stati partoriti dalla stoltezza e dalla corruzione, ma se la stoltezza e la corruzione avesse preso il dominio nella Chiesa, essa vi avrebbe tenuti certamente dentro di s. Appello ai lettori. 13. GIUL. Avevo senza dubbio dichiarato, come ho detto, che nella mia prima opera n avrei dissertato contro tutti i modi di difendere la " traduce ", n avrei replicato a tutte le affermazioni contenute in quel libro, ma avrei aggredito i punti in cui Agostino riponeva la sostanza e la forza del suo dogma. Che poi io abbia mantenuto fede a questa mia promessa lo riconoscer chiunque legga l'una e l'altra opera, fosse anche un lettore maldisposto, purch sia soltanto un lettore diligente. Ora io, sicuro dell'onest della mia coscienza, ed

esorto e pungolo il nostro nemico perch, caso mai credesse trascurata da me qualcuna delle sue argomentazioni che egli stesso giudichi di qualche importanza, la metta in tavola e mi convinca reo di paura e di dolo. AG. Non credo che tu abbia reputato di nessuna importanza i punti che hai omessi; bench, anche se concedessi che tu abbia reputato cos, non trover che sia cos il lettore, cattolico e intelligente, il quale, avuto tra mano quell'unico mio libro e avuti i tuoi quattro, li abbia letti diligentemente. Ho confutato tutto A. 14. GIUL. Certamente nell'esporre le testimonianze delle Scritture sono stato a volte pi lungo e a volte pi breve, ripromettendomi di farlo in modo esauriente nell'opera che seguir. Nessuna peraltro delle argomentazioni e delle proposizioni di Agostino rimasta qui senza confutazione; niente stato mantenuto da me diversamente da come l'avevo promesso. Delle sue fantasticherie ho dimostrato che molte sono false, molte sono stolte, molte sono sacrileghe. AG. Questo, s, lo dici, ma lo dici tu; chi legge e intende quello che legge, non lo dice, se non pelagiano. Nessuna arroganza. 15. GIUL. Per la quale nostra professione non dobbiamo temere d'essere accusati d'arroganza: non confessiamo infatti che la verit sia stata difesa dal mio ingegno, ma che l'insufficienza del nostro ingegno stata aiutata dalle forze della verit. AG. Avresti detto eliminata la tua insufficienza, se tu avessi voluto dire il vero. A. mi accusa prima di avermi letto. 16. GIUL. Poich dunque risulta che tutto stato adempiuto non diversamente da come ho detto, non finisce di stupirmi l'impudenza di un uomo che in questa sua recente opera accusa di falsit i miei libri e tuttavia dichiara che essi non gli erano venuti ancora tra le mani 12. E' duro certamente che l'abitudine di peccare produca l'amore del peccato, ma nulla pi duro di ci che estingue il pudore; il che, sebbene risultasse dall'abitudine della malvagit, tuttavia i

pericoli presenti l'hanno insegnato molto pi di quanto poteva immaginare ciascuno di noi. Quando infatti avrei creduto che la fronte del Numida fosse diventata tanto dura fino al punto di confessare in una sola opera e in un solo contesto l'uno e l'altro: e che io ho detto il falso e che egli non ha letto ci che io ho detto? AG. Se a farlo non sei stato tu, l'ha fatto colui che stralci dai tuoi libri le proposizioni che pens di dovere mandare al conte Valerio. Il che, non credendo io che l'avesse fatto mendacemente, attribuii allo scrittore quello che ho dovuto allo stralciatore. I tuoi libri appunto non li avevo letti ancora, ma i passi che costui aveva stralciati da essi li avevo letti. Se tu ti pensassi uomo, avvertendo la possibilit che ci sia potuto accadere, non cercheresti in questa occasione una calunnia tanto odiosa per me. Stralci rivelatori. 17. GIUL. Scrivendo infatti a Valerio e meravigliandosi che fosse studioso dei suoi libri, bench occupato dai sudori della vita militare, lo informa che gli erano state portate da Alipio alcune cartelle con questa soprascritta: Capitoli da un libro di Agostino, scritto da lui, contro i quali io ho stralciato da altri libri pochi testi. Qui vedo, continua Agostino, che colui che indirizz alla tua Prestanza cotesti scritti li volle stralciare da non so quali libri per questa causa, per quanto ne penso io: il desiderio di una risposta pi svelta che non facesse aspettare la tua istanza. Messomi poi a pensare quali siano cotesti libri, ho stimato d'individuarli in quelli che Giuliano menziona nella lettera mandata da lui a Roma e arrivata in copia nel medesimo tempo fino a me. In essa scrive appunto: Dicono pure che le nozze come si celebrano adesso non sono state istituite da Dio, e ci si legge in un libro di Agostino, contro il quale ho risposto ora con quattro libri. E dopo tali parole Agostino conclude di nuovo per proprio conto: Da questi libri, credo, sono stati fatti cotesti stralci. Perci sarebbe stato meglio forse che avessimo consacrato la nostra fatica a ribattere e confutare l'intera sua opera, sviluppata da lui in quattro volumi, se io pure non avessi voluto differire la mia risposta, come tu non hai differito l'invio degli scritti a cui rispondere 13. Qui dunque Agostino fa capire apertissimamente il suo sospetto che quegli estratti fossero stati raccolti alla rinfusa da una mia opera, ma ignorava i miei libri interi, ai quali tuttavia osa dire di aver potuto dare una risposta.

AG. Perch non dovevo osarlo, dal momento che non dovevo certamente dubitare che tu in quei libri avevi detto delle falsit? Contro la verit infatti non potresti dire nient'altro che falsit. N il mio animo mi ha ingannato: quei tuoi libri infatti li ho trovati poi, a leggerli, tali e quali avevo presentito che fossero prima di leggerli. Una lettera di G. a Roma. 18. GIUL. Accenna pure ad una lettera che dice indirizzata da me a Roma, ma dalle sue parole non siamo riusciti a capire di quale scritto parli 14. Mandai, s, su tali questioni, due lettere a Zosimo, vescovo allora di quella citt, ma in un tempo in cui non avevo ancora iniziato i libri. AG. Questa lettera non era per Zosimo, ma per sedurre coloro che a Roma potessero essere sedotti da tale suasione. Ma se non la riconosci, ecco, non sia tua. Magari non fossero tuoi nemmeno quei libri, ma fossero alieni da te, perch per essi non diventassi tu alieno dalla verit. G. accusa A. di leggerezza e di presunzione. 19. GIUL. Ma si valga pure dell'indicazione della lettera, dalla quale apprese o finse che io con quattro volumi avessi sviluppato la risposta contro i nuovi manichei, giacch disdegna di riconoscersi nei vecchi. Perch dunque non si cur di apprendere le nostre obiezioni? Perch non si premur di riconoscere con chi si sarebbe scontrato, ma, spinto da una leggerezza molto riprovevole, si butt in una lotta della massima importanza con gli occhi bendati come un andbata? Se ne giustifica dicendo d'aver voluto imitare con una risposta precipitosa la fretta del suo patrono nello spedirgli le schede. Come se non avesse potuto reclamare onestissimamente che gli fosse concesso del tempo per arrivare a leggere l'opera quando fosse stata pubblicata. E' disonesto tra persone erudite mancare di ponderatezza nello scrivere e metterti a combattere contro ci che non conosci per impazienza nel deliberare. Aggiungi che costui, mentre stava per muoverci l'accusa d'aver decurtato furbescamente i suoi testi, prestava fede a quegli estratti che sembrano messi insieme pi verosimilmente dalla sua falsit e malignit che non dalla sprovveduta semplicit di qualcuno dei nostri. Ma questo, per qualsiasi animo e per opera di qualsiasi autore sia accaduto, giova tuttavia a noi in due modi: perch ha

palesato ad un tempo e quanta leggerezza e quanta stoltezza si trovi in questo nemico della verit, il quale si convinto di non poter tacere anche quando non avrebbe dovuto parlare e per poche sentenze incomplete, stralciate pi che aggregate tra loro, e per giunta solo da un primo mio libro, crollato cos con le ossa rotte fino al punto da mobilitare contro di noi il risentimento del volgo con strilli davvero femminei. Il che apparir meglio negli sviluppi della nostra discussione. AG. Perch ti adiri con me che i tuoi libri mi siano potuti arrivare troppo tardi o che nel ricercarli non sia riuscito a trovarli celermente? Comunque riguardo al contenuto della cartella mandatami, di chiunque fosse e quale che fosse, perch non apparisse uno scritto invincibile, io potevo e dovevo assolutamente esaminarlo con occhi tutti aperti e non bendati, e confutarlo senza indugi. Anche se non avessi mai potuto trovare i tuoi libri, era necessario che le proposizioni sembrate importanti a chi credette di doverle mandare a un cos grosso personaggio, fossero confutate da me, per quanto potevo, perch nessuno rimanesse ingannato dalla loro lettura. Non mi obietteresti dunque quello che mi obietti, se non fossi tu piuttosto a parlare cos, ad occhi certamente chiusi, per non dire spenti. In nessun modo poi diresti che noi mobilitiamo il risentimento del volgo contro di voi, se tu non ignorassi che alle masse cristiane di ambo i sessi non nascosta la fede cattolica, che tenti di sovvertire. Soltanto i punti capitali. 20. GIUL. Tuttavia avverto che anche qui, come abbiamo fatto nell'opera precedente, non riferir tutte assolutamente le parole di Agostino, ma quei punti capitali che, una volta distrutti, trascinano nella rovina l'opinione del male naturale. AG. I punti omessi da te saranno forse raccolti da noi o da altri, perch apparisca per quale ragione tu li abbia omessi. G. non ha troncato i testi di A., questi invece i testi di G., senza confutarli. 21. GIUL. Sebbene questo risulti pienamente ottenuto con la prima opera, tuttavia, poich egli si proposto ora di confutare alcune proposizioni di un solo mio libro e mi accusa, come ho gi detto, di aver troncato in gran parte i suoi testi nel riferirli, dimostrer prima

che quanto egli riprende e non stato fatto da me ed stato fatto da lui sfacciatamente, ripetutamente, in questa medesima opera. Poi prover che alle stesse sentenze, concise e brevi che frammischia dai miei libri pubblicati contro di lui, ha tanto poco saputo opporre solide risposte che quelle mie verit rimangono illese e costui arriva a dare insegnamenti ancora pi chiaramente detestabili di quanto la nostra eloquenza aveva faticato a mettere in evidenza. AG. A questo ho gi risposto sopra. Omissioni di G. nel riferire il pensiero di A. 22. GIUL. Attoniti dunque, ascoltiamo che cosa abbia scritto contro di me. Dice: Dal mio libro, che ho mandato a te e che ti notissimo, ha preso questi punti e ha cercato di confutarli: " Vanno gridando astiosissimamente che noi condanniamo le nozze e l'opera divina con la quale Dio crea gli uomini da maschi e femmine, per il fatto che diciamo che quanti nascono da tale unione contraggono il peccato originale, e, quali che siano i genitori da cui nascono, non neghiamo che coloro che nascono siano ancora sotto il diavolo, se non rinascono nel Cristo " 15. Nel riferire queste mie parole costui ha omesso la testimonianza dell'Apostolo, che stata da me interposta e dalla cui grande mole costui si sentiva schiacciato. Io infatti, dopo aver detto che i nati contraggono il peccato originale, ho aggiunto: " Di quel peccato l'Apostolo scrive: "A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui" 16 ". Omesso, come abbiamo detto, questo testo, costui ha messo insieme tutte le altre proposizioni ricordate sopra. Egli sa infatti in quale senso il cuore dei fedeli cattolici sia solito intendere queste parole apostoliche omesse da lui e che, sebbene cos schiette e fulgide di luce, i nuovi eretici tentano di oscurare e di corrompere con interpretazioni tenebrose e tortuose. Poi ha inserito le altre mie parole, dove ho detto: " N si accorgono che, come non si pu scusare il male degli adultri e delle fornicazioni con il bene naturale che nasce da l, cos non si pu accusare il bene delle nozze per il male originale che se ne contrae. Infatti, come opera del diavolo il peccato, da qualsiasi parte lo contraggano i bambini, cos opera di Dio l'uomo, da chiunque nasca ". Anche qui ha omesso quei punti nei quali ha temuto di farsi sentire dagli orecchi dei cattolici. Infatti, prima di arrivare a quelle parole, pi sopra era

stato detto da noi cos: " Perch dunque noi diciamo questa verit che contenuta nell'antichissima e fermissima regola della fede cattolica, cotesti assertori di un dogma novello e perverso, i quali negano la presenza nei bambini d'ogni traccia di peccato da lavare con il lavacro della rigenerazione, per mancanza di fede o per mancanza di conoscenza ci calunniano come se condannassimo le nozze e come se dicessimo opera del diavolo l'opera di Dio, cio l'uomo che nasce dalle nozze " 17. Omesso dunque questo nostro brano, seguono le nostre parole riferite da lui, come stato scritto qui sopra 18. Fin quando persisterai, parlando cos, nell'ingannare la semplicit degli animi religiosi e degli animi ignari? Fino a quale confine si protender la tua sconfinata impudenza? Per nulla, nello scrivere tali errori, hai avvertito la censura dei dotti, per nulla la paura del futuro giudizio, per nulla gli stessi documenti monumentali delle Lettere? Non vedi che la tua fallacia gi stata scoperta ed tenuta prigioniera? Che cosa tu abbia scritto nella tua prima opera e che cosa nella seconda chi dei nostri pensi che lo ignori? Ho sentito infatti proprio il gusto e la convenienza di apostrofarti nei termini stessi con i quali l'eloquente console si scagli contro un parricida pubblico 19. AG. Fai bene a indicarci, caso mai non ce ne fossimo accorti, che hai preso e applicato queste parole dalle invettive di Cicerone, ma noi non temiamo Giuliano quando lo vediamo diventato tulliano, anzi piuttosto ci doliamo che sia diventato insano quando vediamo che ha perduto il senso cristiano. Che cosa infatti pi insano di negare ai bambini come medico il Cristo, dicendo che in essi non c' la malattia che egli venuto a sanare? Cicerone, inveendo contro un parricida della patria, difendeva la citt che il suo re Romolo aveva fondata raggruppando peccatori da ogni parte; tu invece, nei riguardi di tanti bambini che muoiono senza il sacro battesimo, e gridi che non hanno nessun peccato e non permetti che entrino nella Citt del Re ad immagine del quale sono stati creati. Reciproche accuse. 23. GIUL. Fingi che io abbia tralasciato una testimonianza dell'Apostolo, la quale n pu giovare a te, n stata saltata da me, ma inserita nell'ordine stesso che tu le avevi dato e, come ricordata fedelmente nel primo libro, cos commentata nel quarto, bench di corsa e brevemente 20. Non ho trascurato nemmeno di ricordare la Chiesa cattolica, che tu avevi ricordata con questo

preciso scopo: che gli ingannati da te abbandonassero la fede cattolica e godessero, miserabili, della denominazione cattolica. E per quanto in quelle tue parole non ci fosse nessuna forza di argomentazione, da me tuttavia il senso capitale delle tue proposizioni non stato proposto diversamente da come era stato disposto da te. Leggi i miei libri gi pubblicati e osservando la fedele sincerit della mia risposta, che tu accusi di frode, dichiara subito che io dico la verit; ma quanto a te, se la tua abitudine te lo permette, arrossisci. Ma ora che ti ho dimostrato reo di inescusabile falsit, che, sempre turpe, diventa tuttavia pi turpe ancora quando si arrampica sulla poltrona del censore e appioppa all'onest altrui la propria deformit, rispondi: che cosa apportano alle sentenze dei manichei o il nome della Chiesa o le parole dell'Apostolo da accusarne l'omissione con risentimento tanto grande? AG. Ho gi risposto pi sopra a questa tua calunnia con la quale mi rinfacci il falso per non aver riferito integralmente le tue parole. Ma ci che ha fatto quell'estrattore non me lo attribuiresti cos volentieri, se tu non volessi essere corruttore di coloro che leggono questi tuoi scritti. G. ascrive ogni peccato alla volont cattiva, non alla natura cattiva. 24. GIUL. Questa la grandissima differenza che c' sempre stata tra i manichei e i cattolici, questo il confine di vastissima dimensione che separa tra loro i dogmi delle persone pie e i dogmi delle persone empie, anzi questa l'enorme montagna che divide le nostre sentenze quasi con l'altezza del cielo sulla terra: noi ascriviamo ogni peccato alla volont cattiva, i manichei invece alla natura cattiva. I quali manichei, seguendo errori diversi, che sgorgano per dalla polla di cotesta sorgente, giungono per fatale conseguenza a pratiche sacrileghe e criminose; come al contrario i cattolici, movendo con una buona partenza e favoriti dal procedere su buone strade, sono portati al grado supremo della religione, che ragione e piet presidiano. Tu dunque, tentando di asserire il male naturale, hai usurpato con intento profano, ma con risultato nullo, la testimonianza dell'Apostolo, riguardo al quale io dimostro che non ha ritenuto nulla della sentenza che tu cerchi di dare ad intendere, con questo medesimo argomento di prescrizione: in modi contraddittori tra loro tu e lo riconosci cattolico e stimi che le sue parole suffraghino Manicheo.

AG. Se tu pensassi con cuore cristiano quali maestri cattolici asserisci suffragatori di Manicheo, maestri che nelle parole dell'Apostolo hanno inteso che i bambini contraggano il peccato originale, maestri che non lodano come sana, alla vostra maniera insana, la natura, ma le hanno piuttosto applicato la medicina cristiana per farla ritornare sana; se, dico, tu ci pensassi con cuore cristiano, ti vergogneresti, tremeresti, ammutoliresti. Tutte le eresie si appoggiano alle Sacre Scritture. 25. GIUL. Non hanno fatto forse lo stesso, per tradizione del loro eresiarca, Adimanto e Fausto - del quale parli come di un tuo precettore nei libri delle tue Confessioni 21 - rubando e tagliando o dai Vangeli o dalle Lettere degli Apostoli le sentenze pi oscure per patrocinare con l'autorit dei nomi un dogma sacrilego? Quantunque, perch parlo dei manichei? Tutte assolutamente le eresie arginano con frasi e con sentenze delle Scritture le proprie invenzioni, con le quali sono uscite dall'orbita della piet e della fede. AG. Costoro hanno tentato di volgere a favore del loro dogma sentenze oscure, voi con il vostro stesso dogma cercate di oscurare sentenze aperte. Che cosa infatti pi aperto di quello che dice l'Apostolo: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo, e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini 22? La quale verit se il medesimo Apostolo fosse costretto a provare, porterebbe a testimonianza la stessa miseria del genere umano, che comincia dai vagiti dei bambini e arriva fino ai gemiti dei decrepiti. In nessun modo infatti una miseria cos grave s'infliggerebbe sotto la cura dell'Onnipotente e del Giusto alla natura umana, se nei due progenitori non venisse cacciata fuori tutta quanta dalla felicit del paradiso in questa infelicit per il merito del peccato. Ma le Scritture rimangono fuori. 26. GIUL. Ci sar quindi forse per questo un dilemma: o si dimostreranno i Libri sacri autori di errori o la dignit delle Scritture espier i crimini di quanti si perdono? AG. Questo ditelo per voi. Dio giusto.

27. GIUL. Si estingua dunque la libidine di commenti indisciplinati. Si creda che le parole non fanno nulla contro la manifesta giustizia di Dio. Le quali parole se sono di persone cui si deve venerazione, si difendano con spiegazioni conformi all'equit divina. Se sono invece parole proferite da un autore che non da temere, si respingano anche senza spiegarle. Adesso dunque si discute del giusto giudizio di Dio, del quale si afferma: E' un Dio verace e senza malizia; giusto e retto il Signore Dio 23. E ancora: Giusto il Signore, ama le cose giuste; il suo sguardo si posa sulla equit 24. E ancora: Sono giusti tutti i tuoi comandamenti 25. Innumerevoli sono i luoghi che nei sacri Volumi esaltano l'equit divina, della quale del resto non ha mai dubitato nessuno n dei pagani n degli eretici, eccettuati i manichei e i traduciani. AG. Da questa equit viene sui figli di Adamo dal giorno in cui escono dal seno materno un giogo pesante 26, la cui assoluta iniquit asserisce chi nega il peccato originale. Dio necessariamente giusto. 28. GIUL. E' tanto insita infatti universalmente in tutti per dettato di natura la convinzione della giustizia di Dio da non essere dio chi non risulti non essere giusto. Quindi anche un uomo pu essere giusto, ma Dio non pu essere che giusto. AG. Dillo per te. Dio giudica giustissimamente. 29. GIUL. Il quale Dio, essendo quest'unico vero Dio a cui noi crediamo e che veneriamo nella Trinit, indubbiamente giustissimo verso tutti nel suo modo di giudicare. AG. Dillo per te e dimostra come sia giusto che nasca con tanto manifesta miseria o per tanto manifesta miseria chi non contrae il peccato originale. L'ingiustizia annullerebbe Dio. 30. GIUL. Non si pu pertanto dalle leggi di Dio provare e giustificare ci che risulta ingiusto, tanto che, se fosse possibile, verrebbe a mancare tutta l'autenticit della sua divinit. Dimostrer quindi che dalle sante Scritture ha conferma il dogma dell'ingiustizia

chi potr provare che possa essere privata della gloria della divinit la Trinit a cui crediamo. AG. Tu dici il vero, ma ditelo per voi che tramate di rapire al Cristo la gloria con la quale risana i piccoli. Inconciliabilit tra Dio e il peccato naturale. 31. GIUL. Poich ci non lo sostiene nessuna ragione e nessuna piet, una delle due: o insegna la possibilit e la giustizia che si imputi a chicchessia il peccato naturale o ritirati dalla contaminazione delle sante Scritture, dalle cui sentenze stimi sancito ci che sei costretto a confessare iniquo. AG. Sbagliate: voi piuttosto siete costretti a confessare iniquo il grave giogo che grava sui bambini, se essi, come non hanno nessun peccato proprio, cos non contraggono nessun peccato originale. A. peggiore di Manicheo. 32. GIUL. Se non prenderai n l'una n l'altra decisione e asserisci di credere a questo Dio, dalle cui istituzioni stimi protetta l'ingiustizia, sappi che sei un nuovo Manicheo molto peggiore dell'antico, avendo tu un tale Dio quale era quello che Manicheo ha descritto come nemico del suo Dio. AG. Voi infierite contro i bambini peggio dei manichei. Questi appunto vogliono che sia sanata nel piccolo per mezzo del Cristo almeno l'anima, che reputano una particella di Dio; voi al contrario, dicendo che il bambino non ha nessun male n nell'anima n nella carne, non permettete che venga sanato dal Cristo in nessuna parte. E voi, egregi predicatori, predicate cos Ges da negare che sia Ges dei bambini. Donde infatti abbia ricevuto questo nome leggetelo nel Vangelo 27 e non vogliate rinnegare il Salvatore impedendogli di salvare i piccoli. Roba da donne plebee. 33. GIUL. Quali ambiguit dunque, quali cuscini di bugie e di sciocchezze, come quelle che il profeta Ezechiele rinfaccia a Gerusalemme, rea di fornicazione 28, accosterai a me qui, perch vi riposino anime effeminate le quali, dopo aver mancato contro la

divinit stessa per manifesto sacrilegio, conservano i nomi dei misteri? Rimossi tutti i giuochi di prestigio, rimosse le caterve di donne plebee da te spesso invocate a tuo patrocinio, insegna che giusto ci che t'industri d'affermare per mezzo delle Scritture sante. AG. Le caterve di donne plebee che tu irridi conoscono la fede cattolica cos da confessare che il Salvatore salva i bambini, e per questo detestano l'errore dei pelagiani che lo negano. Non andiamo troppo per le lunghe! 34. GIUL. Perch dunque il discorso non dilaghi in infiniti volumi, si distingua qui e subito il genere, la specie, la differenza, il modo, la qualit delle cose di cui stiamo trattando, anzi ancora pi sollecitamente si dica se ci siano, donde siano, dove siano, che cosa meritino e da chi. In questo modo non si vagher a lungo per gli anfratti delle discussioni e apparir certo ci che da ritenere. AG. Per questo che contro un solo mio libro ne hai scritti otto: non hai voluto discutere a lungo con i tuoi compendi dialettici! Definizione della giustizia. 35. GIUL. Il discorso si aggira dunque ora attorno al Creatore e alla creatura, cio attorno a Dio e all'uomo: Dio giudica, l'uomo giudicato. Vediamo perci quale sia la natura della giustizia e della colpa. La giustizia, e come suol esser definita e come la possiamo intendere noi, la virt massima tra tutte le virt - se gli stoici ci consentono di preferire una virt ad un'altra -, che ha il compito di rendere diligentemente a ciascuno il suo senza frode, senza grazia. AG. Dimmi dunque per quale giustizia sia stato retribuito ai bambini il grave giogo di una miseria tanto grande e tanto manifesta; dimmi per quale giustizia un bambino sia adottato nel battesimo e un altro muoia senza questa adozione; per quale ragione non sia comune ad ambedue cotesto onore o l'esclusione da cotesto onore, essendo comune a loro la causa, sia buona che cattiva. Non lo dici, perch tu uomo pi pelagiano che cristiano non t'intendi n della grazia di Dio n della giustizia di Dio. La quadrua "giogalit": prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.

36. GIUL. Che se Zenone non mi consentir di chiamare virt massima la giustizia, perch egli sostiene tra le virt tale unione e unit da dire che dove ce n' una sola ci sono tutte e dove ne manca una sola mancano tutte, e virt vera la virt perfetta che si ottiene con questa quadrupla giogalit, anche in questo caso egli ci sar di moltissimo aiuto con l'insegnarci che n la prudenza, n la fortezza, n la temperanza possono definirsi senza la giustizia. Secondo la quale verit pure l'Ecclesiaste dichiara: Uno sbaglio solo annienta un grande bene 29. AG. Ascolta il medesimo Ecclesiaste che dice: Vanit delle vanit, tutto vanit. Quale utilit ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole 30, eccetera? E dimmi anche perch l'uomo sia diventato simile alla vanit 31, lui che stato fatto simile alla Verit. O forse ne eccettui i bambini, nei quali vediamo, con il crescere e con il migliorare, se vengono educati bene, decrescere la vanit cos grande con la quale sono nati, senza liberarsene totalmente se non quando tutti i giorni della vanit siano passati come un'ombra 32? L'origine della giustizia. 37. GIUL. Quindi questa augusta virt, calcolatrice dei meriti di ciascuno, brilla, s, ma a sprazzi, nelle opere della immagine di Dio, cio dell'anima umana, secondo la limitatezza della stessa creatura e secondo le sue forze, e invece in Dio stesso, che il creatore di tutte le cose che vengono dal nulla, rifulge con immenso e chiaro giro in eterno. L'origine della giustizia la divinit, l'et della giustizia l'eternit, e l'eternit ignara per ogni verso sia di finire sia d'aver cominciato. Come dunque il genere della giustizia - con il quale nome di genere nient'altro voglio intendere che l'origine - Dio, cos la specie della giustizia apparisce nella promulgazione delle leggi e negli effetti dei giudizi. AG. Se l'origine della giustizia Dio, come confessi, per quale ragione non confessi che da Dio che viene data all'uomo la giustizia e vuoi che la giustizia sia arbitrio della volont umana piuttosto che dono di Dio, cos da essere tu nel numero di coloro dei quali detto: Ignorando la giustizia da Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 33? Arrossite una buona volta, vi prego, e implorate la giustizia da Dio, che l'origine della giustizia, come siete stati costretti a confessare.

Differenza, modo, qualit della giustizia. 38. GIUL. Nella differenza poi della giustizia possiamo intendere non irragionevolmente la sua diversa applicazione secondo l'opportunit dei tempi. Per esempio nel Vecchio Testamento si comandava di offrire animali in sacrificio. Farlo apparteneva allora al rispetto della legge, ora al contrario serve all'autorit della giustizia il comando di evitarli, come allora serviva il comando di offrirli. Il modo poi o lo stato della giustizia consiste o nel fatto che non impone a nessuno pi di quello che comportano le sue forze o nel fatto che non reprime la misericordia. Per qualit della giustizia s'intende invece il dolce sapore che la giustizia ha per le anime pie. Indubbiamente dunque esiste la giustizia, senza la quale non esiste la divinit, e se non esistesse la giustizia, non esisterebbe Dio; ma Dio esiste e perci esiste senza dubbio la giustizia. Altro poi non che la virt capace di contenere tutto e di rendere a ciascuno il suo senza frode, senza grazia. Ma la giustizia si trova massimamente nel profondo della divinit. AG. Hai definito la giustizia la virt capace di contenere tutto e di rendere a ciascuno il suo senza frode, senza grazia. Per questo vediamo che essa corrispose senza frode il denaro a coloro che avevano lavorato tutto il giorno nell'opera della vigna: questo era piaciuto ad essi, questo aveva convenuto il padrone, per questa mercede non potevano negare d'essere stati ingaggiati 34. Ma dimmi, ti prego, a coloro che in quell'opera furono occupati un'ora soltanto come diede altrettanto senza grazia? O forse aveva perduto la giustizia? Frnati dunque piuttosto! La giustizia divina appunto non froda nessuno, ma la grazia divina dona molti benefici senza che siano meritati. Quanto poi alla ragione per cui doni a chi in un modo e a chi in un altro, vedi quello che tu aggiungi di seguito. Dici appunto benissimo che la giustizia si trova massimamente nel profondo della divinit. In tale profondo sta la spiegazione che non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia 35. In tale profondo sta il segreto perch quel bambino onorevolmente adottato per mezzo del lavacro della rigenerazione e l'altro lasciato alla ignominia di non essere ammesso al Regno, pur mancando da parte dell'arbitrio della volont il merito d'ambedue per l'una sorte e per l'altra. Miseria e misericordia.

39. GIUL. La giustizia poi merita la testimonianza, come dal suo autore, cos pure e dai buoni e dai cattivi, per il diritto che ha di beneficare i buoni e di condannare i cattivi. Quando per la giustizia consente per sua natura alla misericordia d'essere liberale verso coloro che non meritano nulla n di bene n di male, non ne rimane offesa in nessun modo, perch anche il fatto che Dio sia clemente verso la sua creatura, se nulla lo costringe alla severit, una grande dimensione della giustizia. AG. Considera almeno il nome di misericordia e vedi da dove sia stata chiamata cos. Che bisogno c' dunque di misericordia dove non c' nessuna miseria? Ora, se dite che nei bambini non esiste nessuna miseria, venite a negare che verso di essi si debba mostrare misericordia; se dite che c' qualche miseria, indicate in essi un merito cattivo. Infatti sotto un Dio giusto nessuno pu essere misero senza meritarlo. Ecco, due bambini dormono: uno di essi spira battezzato, l'altro spira non battezzato. Con quale di essi dici che Dio stato clemente? Se con uno solo, indica il merito cattivo dell'altro tu che neghi l'esistenza del peccato originale. Se con ambedue, indica un qualsiasi merito buono nel battezzato tu che neghi la grazia, non essendo qui di mezzo nessuna preferenza di persone, e dimmi anche, se puoi, perch non abbia voluto adottarli entrambi Dio, che certamente li ha creati entrambi a sua immagine. O forse Dio giusto cos da non essere onnipotente, se ha voluto e non ha potuto? Qui sicuro che a nessuno dei due bambini manc la volont, perch non attribuiate al merito della volont umana l'impedimento della potenza divina; in questo caso certamente a nessuno dei due Dio pu dire: Io ho voluto e tu non hai voluto. O se un infante non vuole perch piange quando si battezza, allora si abbandonino ambedue, perch ambedue piangendo mostrano di non volere. E tuttavia l'uno preso e l'altro abbandonato, perch grande la grazia di Dio ed verace la giustizia di Dio. Ma per quale ragione l'uno piuttosto che l'altro? E' un segreto degli imperscrutabili giudizi di Dio 36. Giustizia e compassione. 40. GIUL. Gli uomini infatti, che Dio ha creati perch ha voluto, nemmeno li condanna se non disprezzato da essi. Se Dio, non disprezzato dagli uomini, li fa migliori con la consacrazione del battesimo, egli da una parte non patisce nessun detrimento di giustizia e dall'altra si adorna della munificenza della compassione.

AG. Se Dio condanna solo dopo che stato disprezzato, dimmi che Dio disprezza la sua immagine solo dopo essere stato disprezzato da lei. Se non osi dirlo, dimmi perch mai Dio disprezzi quei bambini che non adotta e dai quali non lo troverai disprezzato se non li trovi presenti in Adamo, dove troverai ad un tempo che tutti dovrebbero essere disprezzati per giustizia, ma che non tutti sono disprezzati per ineffabile e imperscrutabile grazia. I deboli scelti da Dio. 41. GIUL. Dopo aver dunque spiegato le precedenti distinzioni sulla giustizia, discutiamo quale sia la definizione del peccato. Ci che cerchiamo mi offerto in verit abbondantemente dagli scritti tanto dei filosofi, quanto di coloro che sono stati cattolici. Ma temo che tu contesti e che, se io convocher il senato dei filosofi, tu accenda subito contro di noi i seggiolai e ogni sorta di popolino. AG. Sei oltraggioso verso i deboli del mondo che Dio ha scelti per confondere i forti 37. I deboli stessi confondono del resto coloro che confidano nella propria forza 38. E qui che dir: Siete voi? Mentre io taccio in modo assoluto, voi apparite, perch non tacete. G. o bugiardo o sfacciato. 42. GIUL. Vociferando con le femmine, con tutti i portatori, con i tribuni, per mezzo dei quali il tuo collega Alipio rec da poco tempo ottanta o pi cavalli carichi di tutta l'Africa. AG. Tu o calunni o non sai quello che dici, e perci parli cos o da bugiardo o da sfacciato. Chi pi malvagio di te, se ti sei inventato da te tutto questo? Chi pi stolto di te, se hai creduto a coloro che l'hanno inventato? Ma che tu l'abbia osato anche scrivere, n ti abbia preso il timore che i tuoi libri giungessero in quei luoghi che accolsero il mio collega Alipio dove pass o arriv per terra e per mare e dove non si possono leggere le tue fandonie senza irriderti o peggio senza detestarti, a quale non dico impudenza, ma demenza, pari? A. non disprezza i dotti. 43. GIUL. Tu non ti arrendi per nulla alle sentenze degli eruditi per aggiungere, come conviene al tuo modo d'intendere, l'affermazione dell'Apostolo che Dio ha dimostrata stolta la sapienza di questo

mondo 39. Quanto ai nostri scrittori, possono essere disprezzati da te senza timore, perch non riconosci ad essi nessuna autorit. AG. Sei tu che li disprezzi, perch al loro insegnamento sulla esistenza del peccato originale ti opponi tanto da incriminarli per giunta come manichei, facendo il nome mio e indicando costoro. Una definizione agostiniana del peccato. 44. GIUL. E allora? Mi arrender completamente a te e a questo punto rinunzier a tutti quelli che mi potrebbero aiutare, contentandomi della definizione che a indizio della bont della natura sfuggita dalla bocca della tua Onest, dopo che ti sei separato dai manichei. Nel libro dunque che ha per titolo Le due anime o Contro le due anime parli cos: Aspetta, lascia che prima definiamo il peccato. Il peccato la volont di commettere o di continuare ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi. Per quanto, se non libero, non si pu nemmeno dire che sia volont; ma ho preferito una definizione pi grossolana ad un'altra pi scrupolosa 40. AG. Qui stato definito il peccato che solamente peccato e non quello che anche pena del peccato. Quando si cercava l'origine del male, si doveva trattare appunto di quel peccato che fu commesso dal primo uomo prima d'ogni male dell'uomo. Ma tu o non puoi intendere o non vuoi. E' oro questa definizione di A. 45. GIUL. O lucente oro nello sterco! Che cosa di pi vero, che cosa di pi completo avrebbe potuto dire qualsiasi ortodosso? Tu affermi: Il peccato la volont di commettere o di continuare ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi 41. Lo dimostra l'Ecclesiastico dicendo: Dio da principio cre l'uomo e lo lasci in bala del suo proprio volere. Pose dinanzi a lui la vita e la morte, l'acqua e il fuoco; a ognuno sar dato ci che a lui piacer 42. E per mezzo di Isaia dice Dio: Se sarete docili e mi ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e non mi ascolterete, sarete divorati dalla spada 43. E l'Apostolo: Ritornate in voi come conviene, e non peccate 44. E altrove: Non vi fate illusioni; non ci si pu prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglier quello che avr seminato 45.

AG. Queste testimonianze valgono per la volont con la quale ciascuno fa quello che vuole, perch tale volont, se non si ha, si chieda a Colui che opera in noi anche il volere 46; se invece si ha, si compiano le opere della giustizia e si rendano grazie a Colui che ha suscitato tale volont. La volont il motore. 46. GIUL. La volont dunque il motore dell'animo che ha in suo diritto o di decorrere a sinistra per azioni deplorevoli o di tendere a destra per azioni eccelse. AG. Perch allora scritto: Non deviare n a destra n a sinistra Origine, specie, differenza, modo, qualit del peccato. 47. GIUL. Motore per dell'animo di colui che per l'et pu usare gi del giudizio della ragione e al quale, quando gli si mostra la punizione e la gloria o per il verso opposto il comodo e la volutt, si offre un aiuto e, per cos dire, un'opportunit, non si impone la necessit di un'alternativa. Questa volont dunque che sceglie alternativamente ha nel libero arbitrio l'origine della sua possibilit, ma riceve da s l'esistenza dello stesso agire, n c' volont in nessun modo prima che voglia, n pu volere prima di poter anche non volere, n ha le due scelte, cio il volere e il non volere, nella parte del peccato, prima che acquisti l'uso di ragione. Messi insieme questi elementi, apparisce verissima la tua definizione: Il peccato la volont di continuare o di commettere ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi 48. Ordunque risulta che questo peccato, del quale si messo in chiaro che non nulla al di fuori della volont, ha ricevuto il suo genere, ossia la sua stessa origine, dall'appetito proprio della persona. La specie del peccato si trova immediatamente in ciascuno di coloro che si dicono individui (atomi). La differenza poi sta e nella variet delle colpe e nelle modalit dei tempi. Il modo del peccato la stessa mancanza di modo (misura): perch, se il modo consiste nel servire chi devi servire, colui che trascura questo dovere pecca per trasgressione del modo vero. Qui tuttavia si potrebbe dire con sottigliezza che il modo del peccato sta nel fatto che nessuno manca pi di quanto pu; se infatti si pecca al di l delle forze si pecca con volont inefficace e questo stesso peccato ha potuto essere fatto solo con la volont. La qualit poi del peccato quella che manifesta
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l'amarezza che il vizio veicola con s o per sconvenienza o per sofferenza. Esiste dunque il peccato; perch, se non esistesse, nemmeno tu andresti dietro agli errori. Ma il peccato non altro che la volont deviante dal sentiero sul quale si deve mantenere e dal quale libero non deflettere. Il peccato poi viene dall'appetito di comportamenti non concessi, e non si trova altrove che in quella persona la quale ed ebbe la volont cattiva e pot non averla. AG. E' proprio ad Adamo che guardava quella nostra definizione che ti piaciuta, quando dicevo: Il peccato la volont di conservare o di conseguire ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi 49. Adamo appunto, quando pecc, non aveva dentro di s assolutamente nessun male che lo urgesse contro la sua volont ad operare il male e per cui potesse dire: Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio 50, e quindi peccando egli fece ci che la giustizia vietava e da cui gli sarebbe stato libero astenersi. Infatti per colui che dice: Io compio il male che non voglio non libero astenersene. E perci, se distingui queste tre realt e sai che altro il peccato, altro la pena del peccato, altro le due realt insieme, cio un tal peccato che sia per se stesso anche pena del peccato, allora capisci quale delle tre realt convenga a quella definizione, dove il peccato la volont di fare ci che la giustizia vieta e da cui sarebbe libero astenersi. In questo modo infatti stato definito il peccato, non la pena del peccato, non l'insieme delle due realt. Hanno poi questi generi anche le loro specie, delle quali sarebbe lungo ora discutere. Certo, se si cercano esempi di questi tre generi, ci si fa incontro in Adamo senza nessun nodo di controversia l'esempio del primo genere. Molti sono appunto i mali che gli uomini fanno e dai quali sarebbe per loro libero astenersi, ma per nessuno tanto libero quanto lo era per Adamo, che davanti al suo Dio, dal quale era stato creato retto, stava assolutamente puro da qualsiasi vizio. Un esempio del secondo genere, dove c' soltanto la pena del peccato, si ha nel male dove non si agisce sotto nessun aspetto, ma solamente si patisce, come quando chi ha peccato ucciso per il suo delitto o colpito da qualche altra pena corporale. Invece il terzo genere dove lo stesso peccato anche pena del peccato si pu cogliere in colui che dice: Io compio il male che non voglio. A questo terzo genere appartengono anche tutte le cattive azioni che si fanno per ignoranza, credendole non cattive o perfino credendole buone. Infatti la cecit del cuore, se non fosse un peccato, si rimprovererebbe ingiustamente e invece si rimprovera giustamente

dove si dice: Fariseo cieco! 51 e in tantissimi altri passi della parola di Dio. E per altro, se la medesima cecit non fosse pena del peccato, non si direbbe: La loro malizia li ha accecati 52. E se questo non venisse da un giudizio di Dio, non leggeremmo: Si offuschino i loro occhi perch non vedano, sfibra per sempre i loro fianchi 53. Ora, chi cieco nel cuore per sua volont, quando nessuno vuol essere cieco nemmeno nel corpo? Perci il peccato originale non appartiene n al peccato che abbiamo messo al primo posto, dove il peccato la volont di operare il male da cui libero astenersi: altrimenti il peccato originale non si troverebbe nei bambini che non hanno ancora l'uso dell'arbitrio della volont; n il peccato originale appartiene alla pena del peccato che abbiamo ricordata al secondo posto: ora infatti trattiamo del peccato e non della pena, che non peccato, bench segua per merito del peccato. La qual pena la patiscono, vero, anche i bambini, perch c' in loro un corpo morto per il peccato 54; tuttavia non peccato la stessa morte del corpo o qualsiasi altra sofferenza corporale. Ma appartiene il peccato originale a questo terzo genere, dove il peccato tale peccato da essere per se stesso anche pena del peccato. Il qual peccato originale gi presente, s, nei bambini quando nascono, ma comincia ad apparire in essi quando crescono e diventa necessaria a loro la sapienza, perch sono insipienti, e la continenza, perch bramano i mali. Tuttavia l'origine anche del peccato originale discende dalla volont di colui che ha peccato. Esisteva infatti Adamo e in lui esistevamo noi tutti; per Adamo ed in lui sono periti tutti 55. Per quale ragione A. insegna il peccato naturale? 48. GIUL. Il peccato poi merita e l'esecrazione da parte degli onesti e la legittima condanna da parte di quella giustizia, che qui tutta la causa della nostra discussione. Rimossi dunque tutti i sipari, porta finalmente alla piena luce la ragione per cui insegui l'esistenza del peccato naturale. Certamente nessuna delle conclusioni raccolte pi sopra stata falsa, n sulla lode della giustizia divina, n sulla definizione della colpa. Ebbene dimostra come queste due realt possano sussistere nei bambini: se non c' nessun peccato senza la volont, se non c' nessuna volont dove non c' l'esplicito esercizio della libert, se non c' libert dove non c' facolt di scelta per mezzo della ragione, per quale mostruosit si troverebbe il peccato nei bambini che non hanno l'uso di ragione? Perci n facolt di scelta, n quindi volont, n, poste queste

premesse irrefutabili, alcun peccato di sorta. Schiacciato dunque da questi massi, vediamo da che parte sei uscito fuori. Tu dici: I bambini non sono oppressi da nessun peccato proprio, ma sono oppressi da un peccato altrui 56. Non venuto ancora in luce il male di questo tuo modo di sentire. Noi infatti sospettiamo che tu abbia tirato fuori queste affermazioni in odio a qualcuno di cui, da oratore punico, volevi esprimere la malvagit. Presso qual giudice dunque un delitto esterno prese a gravare su una innocenza illibata? Chi stato quel nemico barbarico, cos crudele, cos truce, cos dimentico di Dio e della equit, da condannare gli innocenti come rei? Noi lodiamo in assoluto la tua genialit. Splende la tua erudizione. Non avresti potuto introdurre la maschera di non so quale giudice, ancora peggio di non so quale tiranno, degno dell'odio del genere umano, in altro miglior modo che giurando che egli non ha risparmiato non solo quelli che non avevano peccato, ma pure quelli che non avevano nemmeno potuto peccare. Suole appunto la buona coscienza di un animo sospettoso faticare a difendersi, per la paura di aver mancato, dato che la possibilit almeno di mancare l'aveva; ma assolutamente scagionato da colpa chi difeso dalla stessa impossibilit del fatto. Manifesta dunque chi cotesto giustiziere d'innocenti. Tu rispondendo: Dio, certo ci hai spaventato l'animo, ma poich appena credibile un sacrilegio cos enorme, noi rimaniamo incerti sul senso delle tue parole. Sappiamo infatti che il nome di Dio si pu usare ambiguamente: Ci sono molti di e molti signori, ma per noi c' un solo Dio, il Padre, dal quale proviene tutto, e un solo Signore, Ges Cristo, in virt del quale esistono tutte le cose 57. Quale Dio dunque metti sotto accusa? Tu, sacerdote religiosissimo e retore dottissimo, esali qui un fetore pi soffocante e orrido di quello della valle dell'Ansante e del pozzo dell'Averno 58, anzi qualcosa di pi scellerato di ci che aveva commesso in questi luoghi il culto degli idoli. Dio, tu dici, quello stesso che dimostra il suo amore verso di noi 59, quello stesso che ci ha amati e non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi 60; lui stesso giudica cos e lui stesso il persecutore dei nascenti, lui stesso consegna ai fuochi eterni per la loro cattiva volont i bambini che egli sa non aver potuto avere n volont buona n volont cattiva. Dopo dunque questa sentenza cos assurda, cos sacrilega, cos funesta, se disponessimo di giudici sani, non dovrei nient'altro ricavarne che la tua esecrazione. Infatti con giusta e lodevole severit stimerei indegno di discutere uno come te che ti sei tanto allontanato dalla religione, dalla erudizione,

perfino dai sentimenti comuni, da ritenere facinoroso il tuo Signore, come ha fatto appena qualche barbarie. AG. Non gran cosa che tu veda i bambini sprovvisti di volont propria per scegliere il bene o il male. Vorrei che tu vedessi quello che vide lo scrittore che, scrivendo agli Ebrei, dice che Levi, figlio d'Israele, era nei lombi del suo padre Abramo, quando questi pag le decime, e perci le pag anche Levi in Abramo 61. Se tu avessi per questo fatto occhio cristiano, vedresti con la fede, se non lo potessi vedere con l'intelligenza, che nei lombi di Adamo erano presenti tutti quelli che sarebbero nati da lui in forza della concupiscenza carnale; vedresti che dopo il peccato dal quale gli fu annunziata la sua nudit, egli la sent, la guard, la soffr con rossore, la copr. Per questo Ambrogio, mio dottore, lodato eccellentemente anche dalla bocca del tuo dottore, scrive: Ci che ancora pi grave che per questa sua interpretazione Adamo si cinse in quella parte del corpo dove avrebbe dovuto cingersi piuttosto con il frutto della castit. Si dice infatti che nei lombi, tenuti coperti da noi, risiedano certi semi della generazione. E quindi fece male Adamo a coprire con inutili foglie quella parte dove indicare non il frutto futuro della generazione, bens certi suoi peccati 62. Giustamente scrive anche quello che ho ricordato poco sopra: Esisteva Adamo ed in lui esistevamo noi tutti. Per Adamo e in lui sono periti tutti 63. Poich tu non vedi questa verit, abbai cieco contro di me; ma, checch tu dica contro di me, lo dici indubbiamente anche contro lo stesso Ambrogio. Dio voglia dunque che con lui mi sia comune il premio, cos come da te ricevo comune con lui l'oltraggio. Cos' che gridi e dici: Se disponessimo di giudici sani, non dovrei ricavare nient'altro che la tua esecrazione? Potrei forse agire verso di te con pi larghezza, con pi beneficenza, con pi liberalit di quanta ne mostro costituendo come giudice tra noi lo stesso personaggio sul quale abbiamo gi il giudizio del tuo dottore Pelagio? Ecco, presente colui che tra gli scrittori di lingua latina rifulse come un fiore stupendo, colui del quale nemmeno uno dei nemici ha osato criticare la fede e l'interpretazione purissima delle Scritture 64. Cos Pelagio ha giudicato Ambrogio. Che cosa dunque ha giudicato Ambrogio della causa che in discussione tra noi? Ho gi riportato pi sopra le sue sentenze sul peccato originale, prive di qualsiasi oscurit o ambiguit; ma, se fosse poco, ascolta ancora. Dice: Nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la nostra origine 65. Che rispondi a queste parole? Pelagio ha fatto di Ambrogio quelle splendide lodi, Ambrogio ha pronunciato

per me contro di te queste manifeste sentenze. Sii tu a criticare uno del quale il tuo maestro dice che nemmeno un nemico ha osato criticarlo. E tu che cerchi giudici sani nega che sia sano costui per confessarti insano in modo assoluto. Ma tu, uomo piissimo, t'indigni perch diciamo che i bambini non rinati, se muoiono prima dell'arbitrio della propria volont, sono condannati a causa di peccati altrui da Colui che mostra la sua carit verso di noi 66, da Colui che ci ha amati e non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi 67, quasi che di lui non si querelino ancora pi gravemente gli stolti e gli ignoranti che ti somigliano, i quali dicono: Perch mai Dio crea coloro dei quali ha previsto che sarebbero stati empi e meritevoli di condanna? Perch mai li fa poi vivere fino a che giungono ad una dannabile empiet, mentre li potrebbe togliere da questa vita prima che diventino tali, se egli ama le anime, se mostra la sua carit verso di noi, se non ha risparmiato il suo Figlio, ma l'ha dato per tutti noi? Se rispondiamo a costoro: O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? 68 Imperscrutabili sono i suoi giudizi 69, essi invece di quietarsi, si arrabbiano. Ma il Signore conosce i suoi 70. Se dunque vuoi valerti di giudici sani, ascolta un giudice sano particolarmente lodato dal tuo dottore. Egli dice: Esisteva Adamo ed in lui esistevamo noi tutti. Per Adamo ed in lui sono periti tutti 71. Ma tu dici: Per peccati altrui non sarebbero dovuti perire davvero! Sono peccati altrui, ma sono peccati paterni e quindi sono peccati anche nostri per diritto d'inseminazione e di germinazione. Chi libera da questa perdizione se non Colui che venuto a cercare ci che era perduto 72? In tutti quelli che libera abbracciamo dunque la misericordia, in quelli invece che non libera riconosciamo un giudizio certamente occultissimo, ma senza alcun dubbio giustissimo. A. a confronto di Manicheo. 49. GIUL. Che un dio della luce abbia combattuto con il principe delle tenebre l'ha inventato e l'ha creduto Manicheo, ed ha aggiunto che la sostanza del dio della luce tenuta prigioniera in questo orbe. Si sforza per di scusare tanta infelicit con la tinta della piet, affermando che quel dio ha combattuto come un buon cittadino per la patria, e perci ha gettato via le membra per non perdere i regni. Tu che avevi imparato questi insegnamenti, guarda quanto tu abbia progredito abbandonandoli almeno temporaneamente. Tu dici: Dio non soffr la necessit di una guerra, ma si lasci prendere dall'iniquit del giudizio, n sottost a

tenebrosi nemici, ma a crimini palesi; non ha infine spezzettato la sua sostanza, ma ha violato l'eterna giustizia. Chi sia per questo il peggiore di voi due lo lascio stimare agli altri. Comunque questo limpido: voi tornate ad una sola nefanda opinione. Infatti da una parte Manicheo appioppa al suo dio l'iniquit, quando annunzia che condanner nell'ultimo giorno le sue membra abbandonate da lui stesso; tu a tua volta asserisci l'infelicit di Dio, perch egli ha rovinato la gloria che gli era riconosciuta e perseguitando l'innocenza creata da lui ha perduto la giustizia per cui era santissimo. Tanto dunque a questo dio che tu porti sulla scena superiore il dio che aveva fantasticato il tuo maestro, quanto l'essere stato vinto in battaglia da un nemico pi scusabile che essere stato vinto da un vizio. AG. Se ti piace l'innocenza dei bambini, allontana da loro, se puoi, il giogo pesante che grava sui figli di Adamo dal giorno della loro nascita dal grembo materno 73. Ma reputo che la Scrittura, dove ci stato detto, conoscesse meglio di te che cosa fosse l'innocenza della creatura e che cosa fosse la giustizia del Creatore. Ora, chi non vede che, se i bambini avessero l'innocenza come la predichi tu, non ci sarebbe la giustizia da parte di Dio nel loro giogo pesante? Poich dunque nel loro giogo pesante c' la giustizia divina, non esiste in essi tale innocenza quale la predichi tu. A meno che a te, affannato in questa questione, non possa correre in qualche modo in soccorso un dio giusto, s, ma debole, il quale non pot correre in soccorso dalle sue immagini per impedire che fossero schiacciate innocenti dalla miseria di un grave giogo, e tu dica che lo volle certamente, essendo giusto, ma non lo pot, non essendo onnipotente, e tu esca da queste strettoie con la perdita del " capo " della fede, con la quale nel Simbolo confessiamo di credere prima di tutto in Dio Padre onnipotente. Quindi il tuo dio nei tanti e tanto grandi mali che i bambini patiscono perder o la giustizia o l'onnipotenza o la stessa cura delle vicende umane. Ma qualunque sia di queste affermazioni l'affermazione che farai, vedi quello che sarai. Il Dio dei Patriarchi, Profeti, Apostoli, primogeniti, martiri. 50. GIUL. Togliti dunque di mezzo alle Chiese con tale tuo dio. Non lui il Dio a cui hanno creduto i Patriarchi, a cui i Profeti, a cui gli Apostoli; il Dio in cui ha sperato e spera la Chiesa dei primogeniti iscritti nei cieli 74; non lui il Dio che la creatura ragionevole crede

suo giudice e che lo Spirito Santo preannuncia pronto a giudicare con giustizia a suo tempo. Nessun saggio avrebbe mai versato il suo sangue per un tale Signore: n infatti meritava l'affetto della dilezione cos da imporre l'onere di affrontare per lui la passione. Infine cotesto dio che tiri fuori, se esistesse da qualche parte, si dimostrerebbe un reo, non un dio, un giudicando dal mio vero Dio e non un giudice chiamato a giudicare al posto di Dio. Quindi, perch tu conosca i primi fondamenti della fede, il Dio nostro, il Dio della Chiesa cattolica, ignoto a noi nella sua sostanza e parimenti lontano dai nostri occhi; nessuno tra gli uomini l'ha mai visto n lo pu vedere 75; come eterno senza inizio, cos santo e giusto senza vizio; onnipotentissimo, giustissimo, misericordiosissimo; tutto e solo splendore di virt; creatore di tutte le cose che non esistevano, governatore delle cose che esistono, esaminatore nell'ultimo giorno di quanti sono e saranno e sono stati; rivoluzionatore della terra, del cielo e di tutti insieme gli elementi; rianimatore delle ceneri e restitutore dei corpi; realizzatore di tutti questi suddetti eventi per solo amore di giustizia. AG. Se tu onori il Dio dei Patriarchi, perch non credi che la circoncisione dell'ottavo giorno, comandata da Abramo, fu una prefigurazione della rigenerazione nel Cristo? Se tu infatti ci credessi, vedresti che l'anima di un bambino non circonciso nell'ottavo giorno 76 non avrebbe potuto giustamente essere eliminata dal suo popolo senza esser stata coinvolta in qualche peccato. Se tu onori il Dio dei Profeti, perch non credi in quello che Dio ha ripetuto tante volte per mezzo di loro: Castigher la colpa dei padri nei figli 77? Se tu onori il Dio degli apostoli, perch non credi che il corpo morto a causa del peccato 78? Se onori il Dio in cui ha sperato e spera la Chiesa dei primogeniti iscritti nei cieli 79, perch non credi che i bambini battezzandi sono liberati dal potere delle tenebre 80, dato che la Chiesa li essuffla e li esorcizza proprio perch sia espulsa da loro la potest delle tenebre? Quel Dio poi che la creatura ragionevole, presente nei santi e nei fedeli di lui, spera come giudice, leggi a noi quale terzo posto, oltre al regno per i buoni e al supplizio per i cattivi, abbia preparato e promesso ai tuoi innocenti non rigenerati. Come fai poi a dire che nessun saggio verserebbe il sangue per il Signore che noi onoriamo, se l'ha onorato e ha versato il suo sangue per lui il gloriosissimo Cipriano, che in questa discussione vi soffoca dicendo che il bambino nato carnalmente da Adamo contrae per la prima nativit il contagio dell'antica morte 81? Reo non vedi piuttosto te che bestemmi questo

Dio dei santi martiri? Tu dici che onori un Dio onnipotentissimo, giustissimo, misericordiosissimo, ma lui stesso l'onnipotentissimo che il giogo grave da cui sono schiacciati i figli di Adamo dal giorno della loro nascita 82, lo pu senza dubbio togliere, anzi far s che non siano assolutamente gravati da nessun giogo simile; ma lui stesso giustissimo e in nessun modo imporrebbe quel giogo o permetterebbe d'imporlo, se non trovasse nei bambini i peccati con i quali sono nati e il cui reato sciogliere nei rinati egli medesimo misericordiosissimo. Se dunque ti dilettasse la divina giustizia, vedresti certamente come venga da essa, incominciando non ingiustamente dai bambini, la miseria umana che nota a tutti e nella quale si trascorre questa vita dai primi pianti dei nascenti fino agli ultimi aneliti dei morenti, con la promessa della felicit solamente per i santi e per i fedeli, ma nell'altra vita. Per amore del vero Dio. 51. GIUL. Quindi per amore di questo mio Dio, che ogni creatura e santa Scrittura mi fa conoscere quale io lo credo, ho detto che farei meglio se non ti reputassi degno nemmeno di discutere per mezzo di libri. Ma poich a me principalmente stato imposto, da personaggi santi, confessori del nostro tempo, questo compito di esaminare che cosa abbiano di ponderatezza e di ragionevolezza i tuoi scritti, stato opportuno dimostrare prima di tutto che tu non credi a quel Dio che nella Chiesa dei cattolici stato sempre predicato e sar predicato fino alla fine, dovunque essa esister. AG. Sono stato io piuttosto a dimostrare che tu non hai dimostrato ci che dici d'aver dimostrato e, se non sei cieco ad oltranza, io ho evidenziato che credo a quel Dio che sempre stato predicato dalla Chiesa dei cattolici. Non sono nemico della grazia di Dio. 52. GIUL. Ma adesso esaminer per conseguenza logica con quali testimonianze tu tenti d'affermare ci che la fede delle persone pie sconfigge. Siccome per ho stabilito di replicare al tuo secondo libro, portato da Alipio, per non creare confusione nella serie della corrispondenza, resta ancora da rispondere a pochi punti, prima che il discorso arrivi a quella testimonianza dell'Apostolo, dalla quale ti sembra di essere protetto al massimo. A quelle tue parole dunque che ho gi riferite sopra tu aggiungi queste che seguono:

Pertanto nel brano da lui saltato gli ha fatto paura la nostra denuncia: " Negano la presenza nei bambini d'ogni traccia di peccato da lavare con il lavacro della rigenerazione " 83, perch la nostra denunzia trova consenzienti tutti i petti fedeli della Chiesa cattolica, richiama per cos dire a chiara voce la stessa fede tramandata e fondata fino dall'antichit e la solleva fortissimamente contro di loro. Tutti infatti corrono alla Chiesa con i loro bambini non per altro motivo che questo: il peccato originale tratto per la generazione della prima nativit si espii in essi per la rigenerazione della seconda nativit. Ritorna poi alle nostre parole precedenti e non so perch le ripeta: "Diciamo che quanti nascono da tale unione contraggono il peccato originale e di essi, quali che siano i genitori da cui nascono, non neghiamo che siano ancora sotto il diavolo, se non rinascono nel Cristo" 84. Queste nostre parole le aveva riportate anche poco prima. Poi soggiunge quello che abbiamo detto del Cristo: "Non volle nascere dalla medesima unione dei due sessi". Ma anche qui ha omesso ci che io ho messo: "Perch liberati per la sua grazia dal potere delle tenebre, siano trasferiti nel Regno di Colui che non volle nascere dalla medesima unione dei due sessi". Osserva ti prego, le nostre parole che ha evitate come nemico dichiarato della grazia di Dio, venuta per mezzo di Ges Cristo nostro Signore. Sa infatti che ingiustissimo ed empio al sommo grado escludere i piccoli da quella sentenza con cui l'Apostolo ha detto di Dio Padre: "Il quale ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto" 85. Per questo senza dubbio ha preferito omettere piuttosto che mettere coteste parole 86. O uomo impudente pi di tutti gli altri, sarei forse nemico della grazia di Dio io che nel mio primo libro, dal quale tu hai rapinato cotesti estratti, avulsi dal loro contesto, per cianciare qualcosa senza ragione, ho condannato con professione pura e piena la bocca tua, madida ancora dei misteri dei manichei, e la bocca dei tuoi? AG. Sei dunque deciso a ricorrere alle ingiurie per avere causa vinta? Dimmi di quali miei ti vanti d'aver condannato la bocca insieme alla mia. Sei pronto a dire: Dei tuoi manichei, ma da uomo maledico, non da uomo veridico. Io infatti e detesto i manichei con i loro ausiliari, tra i quali tu ambisci il principato, e redarguisco entrambi per mezzo della verit cattolica con l'aiuto e con il soccorso del Signore Dio nostro. Ma ti mostrer io i miei, che tu accusi in me tanto pi maliziosamente quanto pi astutamente. In questa causa infatti, dove si fa la questione del peccato originale,

per cui mi stimi degno degli oltraggi pi atroci chiamandomi manicheo, mio Cipriano, il quale, pur asserendo che il bambino non ha commesso nessun peccato, non ha tuttavia taciuto che ha contratto da Adamo il contagio del peccato con la sua prima nativit 87. Mio Ilario, il quale, commentando le parole del Salmo: Possa io vivere e darti lode 88, osserva: Non si sente vivo in questa vita colui che appunto aveva detto: "Ecco, nelle colpe sono stato concepito e nei peccati mi ha partorito mia madre" 89. Sa di essere nato sotto l'origine del peccato e sotto la legge del peccato 90. Mio Ambrogio, eccellentissimamente lodato dal tuo maestro. Egli dice: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, essendo viziata la nostra stessa origine, come hai letto nelle parole di Davide: "Ecco nelle colpe sono stato concepito e nei peccati mi ha partorito mia madre". Per questo era corpo di morte la carne di Paolo 91. Mio Gregorio, che parlando del battesimo dice: Venera la nativit che ti ha liberato dai vincoli della nativit terrena 92. Mio Basilio, che trattando del digiuno dice: Poich non digiunammo, decademmo dal paradiso. Diamoci al digiuno per ritornarci 93. Mio Giovanni Costantinopolitano, che dice: Adamo commise quel grande peccato e condann tutto insieme il genere umano 94. Tutti questi e tanti altri, che sentono come loro e che sarebbe lungo ricordare, sono miei: se li riconosci sono anche tuoi, ma per me dottori, per te bocciatori. Come hai fatto dunque a condannare la bocca mia e la bocca dei miei, quando sei piuttosto tu stesso ad essere condannato dalla bocca concordissima e veracissima di costoro che tu costati essere miei? E' mai possibile che a cotesti astri della Citt di Dio tu con mente tenebrosissima, con faccia impudentissima, con lingua procacissima osi rinfacciare il crimine di Manicheo? Se poi non osi, perch non osi di rinfacciarlo a me per nessun'altra ragione se non perch dico ci che dicono costoro, ai quali non osi rinfacciarlo? La grazia del battesimo necessaria anche ai bambini, ma non come vuole A. 53. GIUL. Io infatti in quel libro, dopo aver affermato essere Dio autore del cielo e della terra e di tutte le cose ivi contenute e quindi anche degli uomini, per i quali tutte le cose sono state fatte, ho posto la seguente successione di parole: Non mi sfugge - scrivo che mentre diciamo questo, si sentito il dovere di disseminare sul conto nostro che noi non reputiamo necessaria ai bambini la grazia del Cristo. Il che offende giustamente e fortemente le popolazioni

cristiane. Questo va bene, se tuttavia non ci ritenessero autori di tale tesi di per s sacrilega: in tal modo infatti non incorrerebbero nel crimine di credere il falso nei riguardi dei loro fratelli e si dimostrerebbero zelanti nell'amore della fede. Dobbiamo dunque munire questa posizione contro l'assalto della falsit e dobbiamo cucire la bocca degli oppositori con una breve confessione. Quindi noi riconosciamo tanto l'utilit della grazia battesimale a tutte le et da colpire con anatema eterno tutti coloro che non la reputano necessaria anche ai bambini. Ma noi crediamo sovrabbondante di doni spirituali questa grazia, la quale, pingue di molti benefici e degna di venerazione per le virt che l'adornano, con la sua efficacia, larga tanto di rimedi quanto di benefici, provvede da sola a tutte le specie di bisogni e a tutte le diversit di condizioni degli uomini. Essa, quando si applica, non necessario cambiarla secondo le diverse cause, perch da se stessa dispensa i suoi doni in corrispondenza alla capacit di coloro che accedono. Come infatti alle arti in genere non accade di subire anch'esse o detrimenti o incrementi secondo la diversit delle materie che prendono ad elaborare, ma rimanendo sempre le medesime e invariate, si ornano di molteplici effetti, cos anche "l'unica fede e l'unico battesimo" 95, per usare il linguaggio dell'Apostolo, si moltiplicano e si dilatano nei loro doni senza cambiare tuttavia negli ordini dei misteri. Ma questa grazia che lava le macchie dell'iniquit non avversa la giustizia, n fa i peccati ma ce ne purga; questa grazia che assolve i rei non calunnia gli innocenti. Il Cristo infatti, che redentore della sua creatura, accumula non larghezza continua i benefici attorno alla sua immagine e gli uomini che creandoli aveva fatto buoni li fa migliori rinnovandoli e adottandoli 96. Merita quindi l'esecrazione di tutti i buoni chi crede di dover negare ad alcuni questa grazia per la quale si d il perdono ai rei, l'illuminazione spirituale, l'adozione a figli di Dio, la cittadinanza della Gerusalemme celeste, la santificazione, la promozione a membra del Cristo e ai mortali il possesso del Regno dei cieli. AG. Di tutti questi benefici della grazia divina che hai ricordati quello che hai messo per primo, il perdono che per essa si d ai rei, tu non lo vuoi estendere ai bambini, perch neghi che traggano da Adamo un qualche reato. Per quale ragione allora Dio nega tutti gli altri benefici ai molti bambini che a quell'et muoiono senza questa grazia? Per quale ragione, chiedo, non si d a loro l'illuminazione spirituale, l'adozione a figli di Dio, la cittadinanza della Gerusalemme celeste, la santificazione, la promozione a membra

del Cristo, il possesso del Regno dei cieli? Questi doni, cos numerosi e cos necessari, li negherebbe a cos tante sue immagini, che non hanno secondo voi nessun peccato, un Dio che ha in mano il sommo potere, quando da questa beneficenza non sono impediti i bambini da volont contraria? Certamente per spazzare via da voi l'odiosit della diceria che voi neghiate ai bambini la grazia del battesimo, tu hai detto che merita l'esecrazione di tutti i buoni chi crede di dover negare a qualcuno cotesta grazia. Non la negherebbe dunque l'equit dell'onnipotente Dio agli innumerevoli bambini che muoiono senza di essa sotto la sua onnipotenza, se essi non meritassero nulla di male nel suo occulto giudizio. Tutti quelli che per grazia e non per debito sono liberati dalla condanna, dovuta a tutti i discendenti di Adamo, non si glorino nei propri meriti, ma nel Signore. Se voi dunque volete togliervi da dosso l'onta che vi ha resi detestabili per la Chiesa cattolica, lasciate che il Cristo sia Ges per i bambini. Non lo sar affatto, se ad essi non conferir quel beneficio a causa del quale ha ricevuto un tale nome, cio se non li salver dai loro peccati 97. Per sottrarvi dunque all'ostilit dei Cristiani, della quale vi lagnate, decidetevi a dire di cotesta grazia quello che ha detto il cattolico Gregorio, dotto e dottore: Venera la nativit, per la quale sei stato liberato dai vincoli della nativit terrena 98. In nessun modo dunque voi confessate l'appartenenza ai piccoli di questa grazia finch negate che essi per la nativit celeste siano liberati dai vincoli della nativit terrena. La grazia del battesimo uguale per tutti, ma diversi i suoi effetti nei singoli. 54. GIUL. Poich ho fatto la difesa delle verit ora esposte, per quanto lo comportava sul momento l'occasione presente, torniamo al punto da cui cominciata la nostra digressione, sempre pronti a parlare ulteriormente di questo stesso tema ogni volta che sar opportuno. Ecco con quanta luminosa confessione riprovai e coloro che negavano il battesimo ai bambini e voi che con il pregiudizio del battesimo osate macchiare la giustizia di Dio, protestando che io non ritengo altro che questo: i misteri istituiti vanno somministrati a tutte le et con le medesime parole con le quali sono stati tramandati, n devono essere mutati secondo la variet delle cause; ma il peccatore da cattivo diventa perfettamente buono, mentre l'innocente che non ha nessun male di volont propria da buono diventa migliore, cio ottimo, di modo che ambedue per la loro consacrazione passano certamente tra le membra del Cristo,

ma il peccatore colto nella vita cattiva, l'innocente nella natura buona. Il primo infatti ha corrotto con un cattivo comportamento l'innocenza che aveva ricevuta alla sua nascita, il secondo invece, senza lode e senza colpa da parte della sua volont, possiede solamente quello che ha ricevuto da Dio creatore e, pi che felice della sua limpida primavera, non ha potuto viziare la bont della sua semplicit, senza aver nessun merito dai suoi atti, ma conservando solamente quello di cui venuto in possesso per la degnazione del suo cos grande creatore. AG. Perch dunque su di lui un giogo pesante fin dal giorno della sua nascita dal grembo materno 99? Perch tanta corruttibilit del corpo da esserne appesantita la sua anima 100? Perch tanta ottusit di mente che la sua tardit debba istruirsi anche a suon di nerbate? Fino a quando, o Giuliano, sarai duro di cuore? Fino a quando amerai la vanit e cercherai la falsit 101, come fulcro della vostra eresia? Se nessuno avesse peccato, se la natura umana fosse rimasta nella innocenza in cui fu creata, l'uomo anche nel paradiso nascerebbe forse a questa miseria, per tacere d'altro? Anche i bambini sono . 55. GIUL. Quell'et dei bambini, come esalta la misericordia del Cristo se rinnovata, cio promossa in virt del mistero rinnovatore, cos prova l'iniquit del giudice e l'infamia della giustizia, se accusata o aggravata. AG. In riferimento a quale vecchiaia si dice rinnovata, mentre nuova per nascita? Labbra bugiarde sono coteste. Se vuoi riconoscere la vecchiaia in riferimento alla quale i bambini sono rinnovati dalla grazia cristiana, ascolta fedelmente quello che dice l'uomo di Dio, il vescovo di Autun, che fu una volta giudice con il vescovo romano Melchiade e condann l'eretico Donato. Costui infatti parlando del battesimo cristiano dichiara: Che esso sia dunque nella Chiesa la principale indulgenza non sfugge a nessuno. L deponiamo tutto il peso dell'antico peccato e distruggiamo le remote colpe della nostra ignoranza; l ci spogliamo pure dell'uomo vecchio con le sue congenite colpe 102. Non senti forse? Non le cattive azioni perpetrate successivamente, ma anche le colpe congenite dell'uomo vecchio. Che forse era manicheo quel Reticio? Come si fa dunque a non accusarvi di menzogna, quando dite che nella rigenerazione cristiana i bambini sono rinnovati, se non volete

riconoscere i mali che il peso dell'antico peccato ha resi congeniti nell'uomo vecchio? Se poi quell'et aggravata dimostra, come dici tu, l'iniquit del giudice, non forse aggravata dal giogo che pesa sui figli di Adamo? E tuttavia questo non rende iniquo Dio, e perci aggravata giustamente. Ma non c' nessun merito cattivo di questa et, se non c' il peccato originale. L'esorcismo dei battezzandi. 56. GIUL. Non dunque dall'unit del sacramento si dimostra rea l'infanzia, ma dalla verit del giudizio non si prova nient'altro che la sua innocenza. AG. Tu che credi di aver trovato perch l'infanzia si battezzi, spiega perch si esorcizzi. Certamente stata ritenuta grande e invincibile la sentenza del vostro fondatore Pelagio dove dice: Se il peccato di Adamo nuoce anche a coloro che non peccano, dunque anche la giustizia del Cristo giova pure a coloro che non credono 103. Che dite dunque dei bambini quando si battezzano? Credono o non credono? Se dite: " Non credono ", per quale ragione non giova ad essi, anche se non credono, la giustizia del Cristo per possedere il Regno dei cieli? Oppure, se giova ad essi, come siete costretti a confessare, allora il peccato di Adamo nuoce ad essi che non hanno ancora la volont di peccare, come la giustizia del Cristo giova ad essi che non hanno ancora la volont per credere. Se poi dite: " Credono per mezzo di altri ", cos hanno anche peccato a causa di un altro. E poich vero che credono per mezzo di altri - per questo infatti in tutta la Chiesa sono chiamati anche fedeli -, certamente vanno compresi in quell'affermazione del Signore: Ma chi non creder sar condannato 104. Saranno dunque condannati se non credono per mezzo di altri, non potendo credere da se stessi. Ma non potrebbero per nessuna ragione essere condannati giustamente, se non nascessero sotto il peccato e quindi sotto il potere del principe del peccato. E' per questo dunque che sono anche essufflati. Allontanate da loro la vostra vanit ingannatrice: lasciate che i bambini vadano a Ges 105, che salva il suo popolo nel quale sono compresi certamente anch'essi - dai suoi peccati 106. Nessuna contraddizione in Dio, se perdona i peccati propri e imputa i peccati altrui.

57. GIUL. Bench, ad indugiarmi nella spiegazione dello stato dei bambini me lo impone la conseguenza della ragione che non consente di separare realt congiunte per loro legge. Del resto sarebbe pi facile il danno dei nascenti, se non fosse compromessa da essi la stessa maest di Dio. Scusa quindi Dio e accusa il bambino: si insegni che giusto quanto fa colui che non pu essere Dio senza la giustizia ed ogni persona accetti il castigo. Ma ora, le realt che tu reputi congiunte senza sacrilegio, sono in forte contrasto reciproco tra loro. Dici infatti: dal momento che anche i bambini sono iniziati con i medesimi ed unici misteri con i quali sono iniziati gli idolatri e i parricidi, questa pu essere la prova che sono colpevoli tutti, e aggiungi un particolare ancora molto pi assurdo: l'istitutore del sacramento di cui trattiamo imputa ai bambini innocenti i peccati altrui. Questa la ripugnanza di cui dicevo: non sta nella natura delle cose che in un medesimo momento Dio sia cos misericordioso da condonare i peccati propri a chiunque li confessi e sia tanto crudele da imporre a chi innocente i peccati altrui. Di queste due affermazioni se concedi l'una, togli assolutamente l'altra. Se Dio dona venia ai rei, non calunnia gli innocenti; se calunnia gli innocenti, non perdoner mai ai colpevoli. AG. Sei tu piuttosto a giudicare ingiusto Dio, sembrandoti ingiusto che egli punisca nei figli i peccati dei padri: il che spesso e attesta di farlo con le parole e lo mostra con i fatti. Sei tu, ripeto, a giudicare ingiusto Dio, perch, vedendo sotto la sua onnipotente provvidenza i bambini schiacciati da un pesante giogo di miseria, sostieni che essi non hanno nessun peccato, accusando insieme e Dio e la Chiesa: Dio certamente, se sono gravati e afflitti senza che se lo meritino; la Chiesa, se si insufflano, bench siano fuori dal diritto del potere del diavolo. Dove hai sognato poi che noi equipariamo i peccati originali dei bambini ai peccati degli idolatri e dei parricidi? Tuttavia per la remissione dei peccati, di cui sono stati dotati i misteri, vera in tutti i peccati: nei pi gravi e nei meno gravi, nei pi numerosi e nei meno numerosi e in ciascuno di essi; ma dove i peccati sono nulli, come voi dite nei bambini, la remissione falsa. Sono poi altrui i peccati originali, perch in essi nullo l'arbitrio della nostra volont, cos tuttavia da risultare essi anche nostri a causa del contagio della origine. Cos' dunque quello che strilli e dici, che Dio non pu e rimettere ai grandi i peccati propri e imputare ai piccoli i peccati altrui? Non vuoi tener conto del fatto che solamente ai rinati nel Cristo li rimette gli uni e gli altri, ma ai non rinati nel Cristo non li rimette n gli uni n gli altri?

Anche gli stessi sacramenti della grazia divina sono infatti nascosti ai sapienti e agli intelligenti e rivelati ai piccoli 107. Oh, se tu fossi tra questi e non confidassi sulle tue forze come un grande, intenderesti sicuramente che ai bambini l'ingiustizia del primo uomo imputata per subire il castigo con lo stesso criterio con il quale quando sono stati rigenerati si imputata ad essi la giustizia del secondo uomo per ottenere il regno dei cieli, sebbene si costati che con la volont e con l'attivit personale non hanno imitato n Adamo nel male, n il Cristo nel bene. Osceno, maledico. 58. GIUL. Nulla dunque ho tralasciato nelle tue parole, per paura, come tu dici. Che cosa infatti avrei potuto temere nelle prove monumentali di un ingegno cos elegante, se non forse questo soltanto: l'orrore che soffro per l'assalto della tua oscenit? AG. Se tu pagassi queste ingiurie, ti direi prodigo. Sono gratis a tua disposizione, e perch non dovresti goderne, se ne pasci il tuo maledico animo? Una banda di malvagi quella che crede nel peccato originale? 59. GIUL. Per breve tempo dunque ascoltami contro le affermazioni che hai fatte. Non sono " petti fedeli " della Chiesa cattolica quelli che la tua denunzia convoca in causa, se contraddicono la piet e la ragione. E l'una e l'altra colpa commettono, perch n hanno una buona stima dell'equit di Dio, n intendono la sapienza e la ricchezza dei misteri che accusano. Non questa la fede fondata e tramandata dall'antichit. E' soltanto la fede delle bande dei malvagi, ispirata dal diavolo, propalata da Manicheo, celebrata da Marcione, da Fausto, da Adimanto e da tutti i loro satelliti, e vomitata da te stesso sull'Italia: il che ci fa gemere gravemente. AG. Con quale bocca, con quale faccia dici una banda di malvagi il consenso di tanti cattolici, che prima di noi furono dottori delle Chiese? Quasi per che, se nel concilio di vescovi, che non per motivi salutari, ma per iattanza, dite doversi radunare per le vostre questioni, sedessero i vescovi che ho ricordati sopra, per non citarne altri - quali Cipriano, Ilario, Ambrogio, Gregorio, Basilio, Giovanni Costantinopolitano - trovereste facilmente tra i vescovi di oggi alcuni che, lungi da poterli preferire, potreste equiparare a quelli nella dottrina ecclesiastica tramandata dall'antichit. Quando

dunque costoro contro di voi pronunziano sul peccato originale aperte e chiare sentenze, sia quelle riferite da me poco fa, sia tantissime altre, ardite forse voi chiamare " banda di malvagi " il consenso di costoro nella verit cattolica? E pensate come contraddire costoro e non piuttosto dove fuggire, se non volete consentire a loro? Ma poich hai detto che io ho vomitato sull'Italia quello che vi fa gemere, ti ributto in faccia il medesimo vescovo d'Italia Ambrogio, lodato dal tuo dottore. Dice: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, essendo viziata la nostra origine, come leggi in Davide: " Ecco, nelle colpe sono stato concepito e nei peccati mi ha partorito mia madre " 108. Per questo la carne di Paolo era corpo di morte, come si esprime egli stesso: " Chi mi liberer da questo corpo di morte? " 109. Ma la carne del Cristo ha condannato il peccato, che nascendo non ha sentito, che morendo ha crocifisso, perch nella nostra carne, dove prima c'era la sporcizia a causa del peccato, ci fosse la giustificazione mediante la grazia 110. Questa la fede che io dico fondata e tramandata dall'antichit. Tu contraddici e non ti accorgi a chi ti opponi. Puoi forse dire che ad Ambrogio fu ispirata dal diavolo? E' forse manicheo costui? E' costui forse Marcione, Fausto, Adimanto? Certamente no, ma molto dissimile e contrarissimo a loro. Te lo dica con certezza Pelagio chi costui. E' quello, proprio quello, di cui nemmeno un nemico ha osato riprovare la fede e il senso purissimo nelle Scritture. Che c', Giuliano? Dove ti vedi? Quello di cui nemmeno un nemico ha osato riprovare la fede, questa fede che aveva: la fede che tu riprovi tanto da attribuirla ad una banda di malvagi. Ecco, non la fede di malvagi, ma la fede di Ambrogio. Poich vera, poich sana, poich fondata e tramandata fin dall'antichit, come ho detto, questa anche la fede mia. Non io l'ho vomitata sull'Italia - il che vi fa gemere, dite - ma piuttosto da codesto vescovo d'Italia che la predicava e la insegnava, io ho ricevuto il lavacro della rigenerazione. Poich questa fede la fede cattolica, e tuttavia non la tua fede, tu dunque dove sei? Vedilo, ti prego, e torna. Ti giova vedere, non stravedere. Ti desideriamo ritornato, non rovinato. Consenso o contagio. 60. GIUL. Non c' niente di peccato nell'uomo, se non c' niente di volont personale o di consenso: in questo consente con me senza esitazione il genere umano, anche se ha una goccia appena di sapienza. Ora, tu concedi che nei bambini non c' stato niente di volont personale: non io, ma la ragione conclude che niente

dunque c' in essi di peccato. La ragione quindi per cui si portano alla Chiesa non assolutamente che siano infamati, anzi che infamino Dio; ma si portano perch lodino Dio, che protestano autore e dei beni naturali e dei doni spirituali. AG. Non si infamano i bambini quando si essufflano, ma si liberano dal potere delle tenebre; n infamano Dio, ma del medesimo Dio dal quale sono nati come creatore hanno bisogno come salvatore. Perci rinascendo sono trasferiti da Adamo al Cristo. Dove poi dici: Non c' niente di peccato nell'uomo, se non c' niente di volont personale o di consenso, diresti pi completamente il vero, se aggiungessi: O di contagio. Il peccato originale sarebbe imperdonabile. 61. GIUL. Il peccato originale poi, se si contrae per la generazione della prima nativit, pu condannare, s, le nozze istituite da Dio, ma non si pu togliere ai bambini, perch ci che congenito dura fino alla fine di colui che per l'efficacia dei princpi se lo porta dentro. AG. Non condanna le nozze, perch esse non ne sono la causa; ed tolto da quell'Onnipotente che pot nascere uomo anche senza di esso. E' tutto logico. 62. GIUL. Non ti muoviamo pertanto nessuna calunnia, se rischi di condannare le nozze e di dire opera del diavolo l'uomo che nasce da esse. N lo rinfacciamo in cattiva fede, n lo raccogliamo per ignoranza, ma intuiamo prontamente e semplicemente quale sia l'effetto delle sentenze conseguenziali. Mai infatti le nozze corporali sono senza mescolanza. Tu dici che quanti nascono da tale mescolanza appartengono al diavolo: senza dubbio dichiari che le nozze appartengono al diritto del demonio. AG. Diciamo noi forse che nel paradiso le nozze sarebbero potute essere senza mescolanza corporale, se nessuno avesse peccato? Ma non vi sarebbe stato il male, di cui adesso fa buon uso la pudicizia coniugale. Quel male viene poi dalla ferita che ha inferta l'astuzia diabolica. Per questo, si condanna come rea la propaggine dei mortali. Per questo, chi nasce sotto il principe dei peccatori, finch non rinasca nel Cristo, il quale non ebbe assolutamente

nessun peccato ed il solo che sciolga il nodo della morte, perch tra i mortali fu l'unico libero. Diabolica la natura umana. 63. GIUL. Dici che si trae il peccato dalla condizione della natura tu che vuoi che questo male sia dipeso dalla volont del primo uomo. Rimando per ora la risposta che ti dovr convincere che mentisci senza pudore. Ma per quanto spetta al punto presente, ne concludo, e credo alla sapienza che ragiona, che tu evidentemente senza esitazione definisca diabolica la natura. Perch, se nella natura o viene dalla natura ci per cui l'uomo posseduto dal diavolo, irrefutabilmente del diavolo ci per cui il diavolo ha potuto rivendicare a s l'immagine di Dio. Anzi non nemmeno immagine di Dio una natura che per nascita nel regno del diavolo. AG. Tu " credi ", ma alla stoltezza che suppone, non alla sapienza che ragiona. Lascia che i bambini siano liberati dal potere delle tenebre, perch siano trasferiti nel Regno del Cristo. Dicendo infatti che non hanno il contagio dell'antico delitto ed escludendoli cos dalla misericordia del Salvatore, che salva il suo popolo dai suoi peccati 111 e per questo stato chiamato Ges, non ottieni altro che su loro incomba l'ira di Dio, della quale parl Giobbe dicendo: L'uomo, nato da donna, breve di giorni e sazio d'ira, come un fiore spunta e avvizzisce, fugge come l'ombra e mai si ferma. Tu sopra un tale essere tieni aperti i tuoi occhi e lo chiami a giudizio presso di te? Chi pu infatti essere mondo da immondezze? Nemmeno uno, anche se la sua vita sulla terra fosse di un giorno soltanto 112. Ma evidentemente, uomo misericordioso come sei, hai compassione dell'immagine di Dio e temi di dire che nasca carnalmente sotto il peccato. O quanto crudele cotesta tua vana misericordia, che nega ai bambini la misericordia del loro Salvatore, il quale venuto a cercare ci che era perduto! 113. Per quelle immondezze dunque, senza le quali l'uomo di Dio dice che non c' nessuno, anche se di un giorno soltanto fosse la sua vita sulla terra, il diavolo rivendica a s l'immagine di Dio; non per la sostanza che Dio ha creata. La natura infatti stata viziata e non un vizio. Ma tu dici: Non nemmeno immagine di Dio una natura che per sua nascita nel regno del diavolo. Che replicheresti se un altro ti dicesse: Non immagine di Dio una natura che, senza esser rea di nessun peccato, non entra tuttavia nel Regno di Dio? Non vero che non avrai che cosa rispondere, se non vorrai rispondere vanamente? E

certo, l'uomo immagine di Dio, perch stato fatto a somiglianza di Dio 114. Per quale ragione dunque stato fatto simile anche ad un soffio vano, per cui i suoi giorni passano come un'ombra 115? Non vorrai infatti escludere i bambini da questo soffio vano, atteso che i loro giorni passano come un'ombra. Infine li escluderai anche forse dai viventi? Ascolta dunque colui che dice nel Salmo: Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te un nulla. Solo un soffio vano ogni uomo che vive 116. Ebbene, pur essendo ogni uomo che vive immagine di Dio, dimmi donde ogni uomo che vive sia anche un soffio vano. Ma che cosa sarai in grado di dire tu che non vuoi riconoscere che il primo fatto viene dalla creazione di Dio e che il secondo fatto accaduto per la condizione del peccato? Permettete, vi preghiamo, che l'uomo vivente, che stato fatto a somiglianza di Dio, sia liberato dal potere delle tenebre, sotto il quale diventato simile ad un soffio vano: ora sia liberato per provvisoriamente dall'obbligazione del reato, ma dopo questa vita corruttibile sia liberato definitivamente anche da ogni vanit. Faccia da imbroglione. 64. GIUL. Perci, se leggerai la mia opera, cesserai di meravigliarti che io sia ritornato alle tue parole che avevo gi riportate sopra. Avevo appunto promesso di dimostrare dai tuoi scritti come tu, tra l'empiet che avevi bevuta e l'ostilit che ne temevi, avevi detto ugualmente l'uno e l'altro: e quello che sono soliti asserire i cattolici, e quello che sono soliti asserire i manichei. Tale pertanto nel tuo scritto l'ordine delle parole, corrispondente al tuo capitolo, del quale adesso con faccia da imbroglione hai mentito che sia stato interpolato. So di aver fatto grandi promesse: dimostrare cio con i testi dell'avversario e che giusto che si condannino quanti negano essere gli uomini opera di Dio e che costui stesso che lo confessa non fa altro che confermare essere patrimonio del diavolo tutto quello che procede dalla fecondit delle nozze. Con questo metodo infatti l'opinione dei manichei sar distrutta anche per le leggi del suo patrocinio. Ma l'hanno messo in evidenza tutte le prime pagine del suo libro. Dice infatti che sono opera di Dio gli uomini che nascono dalle nozze, cio da maschi e femmine. Con la quale sentenza butta all'aria tutto quello che intendeva ottenere e consente con noi che diciamo empi quanti osano negare tale verit. Risolta dunque una parte. Mi resta da dimostrare che egli sostiene quanto aveva test impugnato. Detto ci, io sono ritornato di nuovo

sul passo del tuo capitolo dove avevi scritto: Diciamo che quanti nascono da tale unione contraggono il peccato originale, e di essi, quali che siano i genitori da cui nascono, non neghiamo che siano ancora sotto il diavolo, se non rinascono nel Cristo e, liberati per la sua grazia dal potere delle tenebre, sono trasferiti nel regno di Colui che non volle nascere dalla medesima unione dei due sessi 117. Perch dunque reputi sufficiente a poter essere scusato dall'errore dei manichei il fatto che hai osato inserire una sentenza, contro la quale lottavi con tutte le forze del tuo ingegno? Ci non serve a patrocinio del tuo errore, ma a testimonianza della tua singolare stoltezza nel credere, alla maniera di Callifonte, che virt e vizi, giustizia e iniquit in forza del tuo discorrere possano scendere a patti tra loro. Rispetto poi a quello che dice l'Apostolo: Ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto 118, leggi il quarto libro della mia opera e allora ti si far chiaro il pensiero del Maestro delle Genti. AG. Al tuo quarto libro stato risposto con il sesto dei nostri. Adesso ancora pi di prima io esorto a leggere quei tuoi libri e i miei coloro che vogliono sapere quanto tu in essi abbia deviato dalla verit e da quanta verit sia stato confutato. Riguardo poi al fascicolo nel quale furono riportati alcuni brani dei tuoi libri, sei libero d'imputare a me quello che fece chi lo mand alla persona che lo mand a me. Costui riport appunto in quel fascicolo ci che volle dalla tua opera e tralasci ci che volle; sul quale argomento ti ho gi risposto sopra brevemente e sufficientemente. Perch tenti di nasconderti con le tue oscurit contro le affermazioni esplicite dell'Apostolo? A lode di Dio egli dice: Ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto 119, e tu dici che ci stato detto da lui con esclusione dei bambini. Se dunque i piccoli non sono liberati dal potere delle tenebre, vuol dire che non sono morti; se non sono morti, vuol dire che non morto per loro il Cristo. Tu invece confessi che anche per loro morto il Cristo, e l'Apostolo dice lo stesso: Uno morto per tutti e quindi tutti sono morti 120. Questa conclusione dell'Apostolo inattaccabile e perci, poich morto anche per i bambini, logicamente anche i bambini sono morti. Ora, il Cristo morto per ridurre all'impotenza colui che della morte aveva il potere, cio il diavolo 121. Lascia pertanto che i bambini per vivere siano liberati dal potere delle tenebre. Che significa poi l'accusa che mi fai di seguire la prassi o l'errore di Callifonte, dicendo che io reputo di poter far scendere a patti fra loro virt e vizi, giustizia e iniquit in forza del mio discorrere?

Lungi certamente da me averlo nel cuore o persuaderlo con la parola; ma mi congratulo che tu abbia capito cos bene cotesto filosofo 122. Avendo egli infatti riposto il bene dell'uomo nella virt dell'animo e nel piacere del corpo, tu dici che ha voluto conciliare virt e vizi, e quindi, com'era conveniente, hai giudicato che vizio la brama della volutt carnale. E' dunque vizio la libidine che tu lodi. In qualche modo dunque la verit ha fatto capolino nei tuoi sentimenti cos che hai abbandonato per un poco la causa della tua protetta e hai detto ci che diciamo noi. Le nozze non sono solo un miscuglio di sessi. 65. GIUL. Ho dunque arguito e giustamente arguito fioca e fiacca variazione quella per cui era avvenuto che tu e premettessi di non condannare le nozze e, per la mescolanza di maschio e femmina, la quale evidentemente viene dalla creazione e dalla natura delle nozze, nella quale anzi soltanto - per quanto riguarda il nostro conflitto - c' la verit delle nozze, dicessi che gli uomini sono trascritti nei diritti del diavolo. AG. Se nella sola mescolanza di maschio e femmina c' la verit delle nozze, allora la medesima verit degli adultri e delle nozze, perch in ambedue i casi c' cotesta mescolanza di ambedue i sessi. Che se questa una madornale assurdit, vuol dire che non nella sola mescolanza di maschio e femmina c' la verit delle nozze, come tu deliri, sebbene senza di essa le nozze non possono propagare i figli. Ma ci sono altri beni che appartengono propriamente alle nozze e le distinguono dagli adultri, come la fede del letto coniugale e la cura di procreare figli ordinatamente e, massima differenza, il buon uso del male, ossia il buon uso della concupiscenza della carne, che un male di cui gli adlteri usano male. Primate della nazione pelagiana. 66. GIUL. La quale mescolanza ti sei sforzato di far credere cos esecrabile da voler far intendere che il Cristo, non per lo splendore di tale segno, ma per la condanna del congiungimento dei sessi, abbia voluto nascere da madre vergine. Che cosa dunque ha potuto mai dirsi da chiunque di pi improprio e di pi impudente di questo: hai come separato con questi vessilli due re in lotta tra loro per il possesso dell'umanit e i loro due regni cos da attribuire al diavolo

tutto quello che abbiano prodotto le nozze e a Dio quello soltanto che abbia partorito la Vergine? Che altro nei riguardi di Dio fecondatore della Vergine, e mostrarlo bisognosissimo per la mancanza di una sua parte e negare che il medesimo sia il creatore di coloro che provengono dalle nozze degli uomini? Ne tenga dunque l'autografo il lettore diligente delle tue parole e sappia che tu, discepolo fedele dei manichei e primate della nazione traduciana, altro non hai condannato che la mescolanza del legittimo coniugio. AG. Non hai i sensi allenati nel separare il bene dal male. La natura e la sostanza, sia degli uomini, sia degli angeli, buoni o cattivi, sussiste per creazione di Dio, ma ai vizi delle nature e delle sostanze, vizi che i manichei dicono essere nature e sostanze, mentre la verit nega che lo siano, Dio, giusto e onnipotente, permette di esistere per sua disposizione giudiziaria, e questi stessi vizi sono mali che non possono esistere se non venendo da nature buone e inerendo a nature buone. In potere poi del diavolo tutte le creature che gli sottostanno per giudizio di Dio, ci sono cos da non uscire dal potere di Dio, sotto il quale costituito il diavolo stesso. Poich dunque tutti gli angeli e tutti gli uomini sono sotto il potere di Dio, vana la tua loquacit con la quale dici che Dio e il diavolo si sono divisi tra loro i sudditi da avere ciascuno sotto la propria potest. Contro chi per tu vomiti coteste infamie di cui t'ingrassi, avvertilo per un istante. Ecco, presente il famoso Ambrogio: riguardo a ci contro cui inveisci vedi che cosa ti dica: Come avrebbe potuto essere giusto lui solo scrive in mezzo a tutta la generazione deviante, se non fosse stato minimamente tenuto dalla legge della generazione colpevole essendo nato dalla Vergine? 123 Ascolta ancora, ascolta e morditi la lingua proterva umiliando la fronte: Non varc infatti il coito virile le parti segrete della vulva verginale, ma un seme immacolato nell'utero inviolabile infuse lo Spirito Santo. Il solo infatti totalmente santo tra i nati da donna stato il Signore Ges, che per la novit di un patto senza macchia non sent i contagi della corruzione terrena e li respinse con maest celeste 124. Ti avvedi, vero, chi abbia detto ci che dico io? Ti avvedi contro chi tu dica tutto quello che dici contro di me? Se per questo io sono discepolo di Manicheo, lo anche lui. Ma non lo lui, che ha detto queste verit prima di noi; non lo dunque chiunque le dica. Ma eretico manifesto chiunque contraddica questo antico dogma cattolico.

Un corpo pieno di peccati. 67. GIUL. Ma passiamo subito agli altri punti. Scrivendo pertanto di me, dopo quelle tue parole che ho inserite sopra, aggiungi queste che seguono: Dopo queste parole mette quel nostro passo dove abbiamo detto: "Infatti questa vergognosa concupiscenza, che viene lodata senza un minimo di vergogna da cotesti svergognati, non esisterebbe se antecedentemente l'uomo non avesse peccato; le nozze viceversa esisterebbero anche se nessuno avesse peccato: avverrebbe appunto senza cotesto morbo nel corpo di quella vita l'inseminazione dei figli". Fino qui ha riferito costui le mie parole. Ha temuto infatti ci che io ho aggiunto: "Lo pu nel corpo di quella vita, che ora non pu avvenire senza cotesto morbo nel corpo di questa morte". E a questo punto, non a terminare, ma a troncare la mia sentenza in qualche modo, lo ha spaventato la famosa testimonianza dell'Apostolo dove dice: " Sono uno sventurato! Chi mi liberer da questo corpo di morte? La grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore " 125. Non esisteva infatti il corpo di questa morte nel paradiso prima del peccato, e per questo abbiamo detto: "Nel corpo di quella vita", che esisteva nel paradiso, "senza questo morbo si sarebbe potuta fare l'inseminazione dei figli, che ora non pu avvenire senza cotesto morbo nel corpo di questa morte" 126. Tu mantieni davvero e certo con particolare coerenza in questa tua opera, la tua consuetudine di non dire nulla di vero, dal momento che agisci contro la verit. Ma ai numerosi peccati della tua erudizione potrebbe bastare appena una moltitudine di correzioni. Perci qui osserver brevemente per ora che tu mentisci; io invece, e almeno dopo questa opera lo capirai, non sono avvezzo a mentire. Per te dunque rivendica tutto il possesso di questo vizio, perch tu possa udire dal Vangelo, e certo non ingiustamente, che tu sei bugiardo fin da principio come anche il tuo padre 127; o quello al cui dominio dici di essere appartenuto nascendo o l'altro secondario che ti inizi con eleganti sacramenti, che tuttavia non si possono nominare in mezzo a persone oneste. Tutto questo dunque io l'ho pubblicato nella mia prima opera e tu fingi che lo abbia omesso: e con quanta verit e luce di discussione sia stato provato lo potrai confessare tu stesso, se leggerai le penultime parti del mio primo volume. Non stata dunque troncata la tua sentenza, ma stata distrutta tutta intera con una valida risposta. Ma ora ascolta brevemente. Ci che l'Apostolo dice con queste parole: Sono uno sventurato! Chi mi liberer da questo corpo di morte? La grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro

Signore, non lo riferisce alla mortalit del nostro corpo, che la carne degli animali ha ricevuta per legge di natura, ma alla consuetudine di peccare. Dal quale reato dopo l'incarnazione del Cristo liberato per mezzo della nuova alleanza chiunque sia passato agli amori della virt. Ivi dunque, parlando in persona dei Giudei, che anche dopo l'interdizione della Legge sacra erravano per la cupidigia dei piaceri, mostra che in tale stato c' un un'unica soluzione: che credessero al Cristo. Paolo prescriveva i rimedi per i peccati futuri cos da concedere il perdono dei peccati passati. N incombeva sui rei con la minaccia del castigo, ma quanti accorrevano li accoglieva liberalissimamente al caldo del suo seno, senza soffocare i depressi dal terrore, ma rinfrancando con benignit i ravveduti. La quale benignit l'aveva sperimentata lui stesso che diceva: Questa parola sicura e degna di esser da tutti accolta: Cristo Ges venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia: perch Ges Cristo ha voluto dimostrare in me tutta la sua pazienza, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna 128. E perch tu intendessi che ci si riferisce alla vita cattiva degli uomini e non alla loro natura, con il rischio di credere che in relazione all'avvento del Cristo Paolo dichiarasse peccatori anche i bambini, dice: Ha voluto dimostrare in me tutta la sua pazienza. Ma la pazienza di Dio quella di cui parla ai Romani: Non riconosci che la bont di Dio ti spinge alla conversione? Tu per con la tua durezza e con il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell'ira 129. Si esercita dunque la pazienza di Dio quando lei aspetta non a breve termine la conversione umana. Nei bambini invece non pu apparire la pazienza divina. Se infatti esistessero dei peccati di natura che il Salvatore imputasse ai bambini, certo sarebbe falso dirlo paziente, ma con tutta certezza si direbbe crudele. Ma Dio non pu essere se non pio e giusto, e lo il mio Dio Ges Cristo, del quale hanno sperimentato la pazienza sia Paolo per lungo tempo persecutore, sia altri, in persona dei quali egli parla, attesi lungamente, sebbene liberati tardivamente. E perci dall'Apostolo condannata la vita degli uomini, non la loro natura. Raccomandando dunque ai Giudei questa grazia, perch la legge punisce i peccatori e non ha l'efficacia misericordiosa del battesimo, dove una breve confessione purga azioni delittuose, indica a loro il dovere di ricorrere al Cristo, d'implorare il soccorso di cotesta sua indulgenza e di avvertire che la legge morale minaccia sventure, la grazia invece efficacemente e prontamente medica. Corpo di morte

ha detto pertanto i peccati, non la carne. Se infatti avesse parlato della miseria delle membra, che tu stimi esserci capitata a causa del peccato, l'avrebbe chiamata pi esattamente morte del corpo che corpo di morte. Ma perch tu sappia che secondo la consuetudine delle Scritture i peccati si dicono membra, leggi [la Lettera] ai Colossesi dove l'Apostolo stesso dice: Mortificate le vostre membra terrene: la fornicazione, l'impurit e l'avarizia che una idolatria: cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate cos, quando la vostra vita era immersa in questi vizi 130. Ecco come chiama membra le azioni che dichiara peccati. Lo stesso corpo del peccato si ha qui nella [Lettera] ai Romani: Il nostro uomo vecchio stato crocifisso con lui, perch fosse distrutto il corpo del peccato e non fossimo pi schiavi del peccato 131. Nello stesso senso dunque esclama, impersonando i Giudei, come abbiamo detto: Sono uno sventurato! Chi mi liberer dal corpo di questa morte? 132 Ossia: Chi mi liberer dal reato dei miei peccati che ho commessi, mentre potevo evitarli, e che la severit della legge non condona, ma punisce? Chi mi potr affrancare da queste membra, cio da questi vizi che, imitando i cattivi, ho messi insieme cos da costruirmi un corpo pieno di peccato? Chi, dico? E, quasi colpito dalla voce della realt stessa, risponde: La grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore 133. La grazia di Dio che porta ai fedeli il dono della giustizia senza le opere, secondo quello che dice Davide: Beati coloro ai quali sono state rimesse le colpe e coperti i peccati. Beato l'uomo a cui il Signore non imputa il peccato 134. Dio dunque, che fa beato l'uomo, beato anche lui stesso, giustizia sempiterna, con la quale non condona se non il peccato che aveva il diritto d'imputare. Ma non avrebbe potuto avere il diritto d'imputarlo, se quegli a cui si imputa non l'avesse potuto anche evitare. Nessuno per pu evitare le realt naturali. Nessuno dunque pu assolutamente avere un peccato per necessit di natura. Basti averlo detto brevemente. AG. Ti sei ingegnato davvero con le tue disquisizioni a volgere al vostro senso le parole dell'Apostolo: Chi mi liberer dal corpo di questa morte? Ma che non lo potevi, lo vide meglio di te, colui che mand il fascicolo a quell'illustre personaggio. Egli perci, ricordando le mie parole, omise le tue, perch non si ridesse della tua aspettata e partorita risposta. Chi potrebbe infatti non ridere di una risposta, di cui non so se abbiate potuto convincervi, e tuttavia avete pensato di doverne convincere altri: l'Apostolo avrebbe impersonato il Giudeo che non ancora stabilito sotto la grazia del

Cristo e dice: Sono uno sventurato! Chi mi liberer dal corpo di questa morte? la grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore 135. Ma proprio vero che Giudeo e non ancora cristiano chi dice: La grazia di Dio mi liberer per mezzo di Ges Cristo nostro Signore? Ma lascio andare questo. Chi per potrebbe sopportare l'interpretazione che un uomo, parlando dei suoi peccati passati perch gli vengono rimessi per mezzo della grazia del Cristo che lo perdoni, dica: Chi mi liberer dal corpo di questa morte? quando apparisce limpidamente da dove sia giunto a queste parole? Ecco, le sue parole sono nei nostri orecchi: vediamo dunque se si confessi sventurato per quello che ha fatto volente o per quello che fa nolente. Grida costui: Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto io faccio 136. Grida: Non sono pi io che lo opero, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cio nella mia carne, non abita il bene; c' in me il desiderio del bene, ma non la capacit di attuarlo; infatti io non faccio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio 137. Non dice: " Ho fatto "; ma: Faccio. Non dice: " Non sono stato io che l'ho operato ", ma: Non sono pi io che lo opero. Non dice: " Ho agito "; ma: Agisco, e: " Non quello che voglio ", ma quello che non voglio. Infine gode secondo l'uomo interiore della dilezione della legge di Dio, ma vede nelle sue membra un'altra legge che muove guerra alla legge della sua mente, e da questa legge spinto non a fare il bene che vuole, ma a fare il male che non vuole. E' per questo che esclama: Sono uno sventurato! Chi mi liberer dal corpo di questa morte? 138 E tu contro la verit pi chiara chiudi gli occhi e spieghi il suo gemito non come patente a tutti, ma come piacente a te, commentando le parole: Chi mi liberer dal corpo di questa morte? nel senso: " Chi mi liberer dal reato dei peccati che ho commessi "? Costui dice: Il male che non voglio io faccio, e tu dici: <174 Che ho commessi ". Forse fino a tal punto delle persone che leggono questi scritti disperi che preferiscano ascoltare lui piuttosto che te e credere a lui piuttosto che a te? Lascia chiedere a costui la grazia di Dio non solo per essere assolto perch ha peccato, ma anche per essere aiutato a non peccare. Ed quello che fa in questo caso. Se dice: il male che non voglio, io faccio, non ha motivo di dire: Rimetti a noi i nostri debiti, ma di dire: Non c'indurre in tentazione 139. Come dice per l'apostolo Giacomo: Ciascuno tentato dalla propria concupiscenza che l'attrae e lo seduce 140. Questo il male di cui egli dice: So che in me, cio nella mia carne, non abita il bene 141. Questo male nel corpo di questa

morte. Questo male non esisteva nel paradiso prima del peccato, perch questa carne non era ancora il corpo di questa morte, alla quale si dir da ultimo: Dov', o morte, la tua vittoria? 142 Ma lo si dir quando questo corpo corruttibile si sar vestito d'incorruttibilit e questo corpo mortale si sar vestito d'immortalit 143. Per ora invece corpo di questa morte, perch il medesimo Apostolo ha detto: Il corpo morto a causa del peccato 144. Ascolta gli intenditori cattolici dell'Apostolo. Accogli, non le mie parole, ma quelle di coloro con i quali io accolgo le tue ingiurie. Ascolta non Pelagio, ma Ambrogio. Anche la carne di Paolo scrive era corpo di morte, come egli stesso attesta: " Chi mi liberer dal corpo di questa morte? " 145. Ascolta, non Celestio, ma Gregorio: Dentro di noi stessi, dice, siamo assaliti dai nostri vizi e dalle nostre passioni. Giorno e notte ci pungono gli speroni brucianti del corpo di questa bassezza e del corpo di questa morte, provocati dovunque, a volte segretamente, a volte anche palesemente, e innervositi dall'attrazione dei piaceri materiali, mentre questo fango schifoso nel quale ci troviamo esala con ogni abbondanza il fetore della sua lordura, e per giunta anche la legge del peccato, la quale nelle nostre membra, fa guerra alla legge dello spirito 146. Tu abbaiando a queste stelle della citt celeste scrivi: Corpo di morte ha detto i peccati, non la carne, e neghi che l'Apostolo abbia voluto riferirsi alla mortalit del nostro corpo, mortalit che la carne degli animali, cos ti esprimi, ha ricevuta per legge di natura. Tu infatti ritieni proprio quello che Pelagio nel processo palestinese condann con cuore finto: che cio Adamo fu creato mortale, di modo che sarebbe morto sia che peccasse, sia che non peccasse. E cos, opponendoti a questi personaggi e ad altri loro compagni nella fede sana, a tanti e a tanto grandi dottori, sei costretto a riempire il paradiso, anche se nessuno avesse peccato, del dolore delle partorienti, della fatica dei nascenti, dei gemiti dei languenti, dei funerali di quelli che muoiono, della mestizia di quelli che piangono. Che c' da meravigliarsi allora che siate andati fuori da questo paradiso che la Chiesa, quando quel paradiso, dal quale andarono fuori coloro che peccando ci mandarono in coteste miserie, lo avete fatto quale non osa immaginarlo, non dico nessuno dei Cristiani, ma nemmeno qualcuno degli uomini, se non un pazzo? La tua mamma bevitrice. 68. GIUL. Nella prima opera infatti la discussione stata pi ampia. Del resto nemmeno tu sei chiaro nel dire quale morte tu voglia far

intendere, quando dici che nel paradiso prima del peccato non c'era il corpo della morte, perch nei libri che dedicasti al nome di Marcellino hai confessato che Adamo fu creato mortale 147. Quanto all'affermazione aggiunta da te che l'istituto delle nozze un morbo, si pu accettare pacificamente, se lo dici soltanto dei tuoi genitori. Forse infatti puoi essere consapevole di qualche morbo occulto della tua mamma, della quale nei libri delle Confessioni hai informato che era stata chiamata, per usare la tua stessa parola, meribibula [bevitrice di vino] 148. Per il resto nel matrimonio dei santi e nel matrimonio di tutte le persone oneste non c' assolutamente nessun morbo. Perch anche l'Apostolo non concesse per rimedio un morbo, quando premuniva le persone della Chiesa dal morbo della fornicazione per mezzo dell'onest delle nozze. E come il modo di sentire dell'Apostolo abbia completamente ridotto a zero la tua sfrontatezza e il tuo dogma, mostrato nella penultima parte del mio primo volume, ed stato spiegato pure in tutto il corpo della risposta stessa, come ha suggerito l'opportunit dei contesti. AG. In nessun altro caso come in questo apparso cos evidente il tuo dolo e la tua coscienza condannata dalla scienza. Tu sai infatti, tu sai benissimo, perch tanto manifesto da non poterlo ignorare chi ha letto quei libri: tu sai che nei libri pubblicati da me per Marcellino io ho agito con forza contro la vostra eresia, che cominciava gi a sorgere allora, perch non si credesse che Adamo sarebbe morto, anche se non avesse peccato. Ma poich io lo dicevo mortale nel senso che poteva morire, atteso che avrebbe potuto peccare, tu a coloro che non hanno letto e forse non leggeranno quei libri hai voluto insinuare con velata insidia, caso mai leggessero questi tuoi scritti, che io abbia detto: Adamo fu creato mortale, di modo che sarebbe morto, sia che peccasse, sia che non peccasse. Di questo infatti si trattava con voi, qui sta tutta la controversia tra noi e voi: noi diciamo che Adamo, se non avesse peccato, non avrebbe sofferto la morte del corpo; voi invece dite che sarebbe ugualmente morto, tanto se avesse peccato, quanto se non avesse peccato. Perch dunque fingi d'ignorare quale morte io voglia fare intendere quando dico che nel paradiso prima del peccato non c'era il corpo della morte, mentre sai ci che ho fatto in quei libri e con quale esplicitezza e chiarezza l'ho fatto, spiegando che Dio non avrebbe detto al peccatore nel punirlo: Polvere sei e polvere tornerai 149 - e chi non intende che l'abbia detto della morte del corpo? - se Adamo avesse dovuto tornare in

polvere, cio morire, almeno con il corpo, anche senza aver commesso nessuna iniquit? A credere poi di dover insultare anche mia madre, che non ti ha fatto nulla di male e contro di te non ha mai avuto alcuna discussione, sei stato vinto dalla libidine della maldicenza, senza aver timore di quello che scritto: Neppure i maldicenti erediteranno il regno di Dio 150. Ma che c' da meravigliarsi se ti mostri nemico anche di lei, quando sei nemico della grazia di Dio, per la quale ho detto mia madre liberata da quel suo vizio di fanciullezza? Io al contrario tengo in onore i tuoi genitori come Cristiani cattolici e mi rallegro con essi che siano morti prima di vederti eretico. Quanto poi all'istituto delle nozze, noi non diciamo che sia un morbo, consistendo nel giacere insieme per procreare figli e non per saziare la libidine, che tu neghi sia un morbo, mentre confessi che contro di essa stato previsto il rimedio delle nozze. Certamente infatti perch non si pratichi la fornicazione, il rimedio delle nozze contraddice, si oppone, resiste alla libidine che tu lodi. Di modo che, se la libidine oltrepassa quel limite che le stato imposto per la procreazione dei figli, chi cede alla libidine nel coniuge pecchi almeno venialmente. Ai coniugi infatti parlava l'Apostolo quando, dopo aver detto: Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perch satana non vi tenti nei momenti di passione, soggiunge subito: Questo per vi dico per venia, non per comando 151. Di questo male pertanto la sola a far buon uso con l'intenzione di propagare la prole la pudicizia coniugale. A questo male si cede venialmente nel coniuge, quando si cede non per la prole, ma solo per la volutt carnale. A questo male si resiste per non soddisfare la bramosia di una volutt riprovevole. Questo male abita nel corpo di questa morte, ed per il suo muoversi inopportuno, anche quando manca il consenso della mente, che si dice: Io so che in me, cio nella mia carne, non abita il bene 152. Questo male non c'era nel corpo di quella vita, dove la libidine o non esisteva affatto perch obbedivano alla volont anche le membra genitali, o non si muoveva assolutamente mai contro l'arbitrio della volont. Di questo male, insorto improvvisamente, sentirono vergogna i progenitori 153, che prima di peccare erano nudi, ma non ne provavano vergogna 154. Di questo male hai sparso le lodi impudentemente anche con quei quattro libri tuoi, ai quali sono stato costretto a rispondere con sei libri miei. Ritorni al tuo passato manicheo.

69. GIUL. Ma per arrivare a tale confessione della miseria umana e della grazia divina, l'Apostolo aveva detto sopra: Nelle mie membra vedo un'altra legge che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato 155. Dopo tali parole ha esclamato: Chi mi liberer dal corpo di questa morte? La grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore 156. Risulta bene per le premesse poste da te che l'Apostolo ha soggiunto: Sono uno sventurato! Chi mi liberer dal corpo di questa morte? La grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore. Ma presentemente non facciamo la questione se l'Apostolo l'abbia detto, bens la questione con quale fede, con quale senso, con quale ragione l'abbia detto. Egli infatti chiamava legge insita nelle membra, ribelle ai santi consigli per consuetudine di cattive azioni e ancora agli inizi dell'emendamento, l'abitudine cattiva, che anche dagli eruditi del mondo si suol dire seconda natura. Poco prima infatti, chiamando in causa per rimproverarli coloro ai quali parlava, aveva detto: Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio della impurit e della iniquit a pro dell'iniquit, cos ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione 157. E per mostrare che non chiamava carne questo corpo che ha le sue radici nei semi, ma chiamava carne impropriamente i vizi, circa due capitoli dopo soggiunge: Quando eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte 158. Dice: Quando eravamo nella carne, quasi che al tempo in cui discuteva non fosse nella carne. Ma chi conosce le Scritture, riconosce questo genere di elocuzione. Perci dove la comunanza delle parole ingenera questione, si adoperi la regola della ragione per riportare sulla sua livella quanto sembri che si sia abbassato. Del resto, Fausto, vescovo dei manichei, tuo maestro, di questa testimonianza dell'Apostolo che soprattutto si avvale contro di noi, dicendo che con questi ragionamenti, della legge cio che abita nelle membra in opposizione al consiglio della mente, nient'altro stato significato da lui che la natura cattiva. Quindi niente di meno doveva essere fatto da te che intendere questo passo nel modo in cui viene esposto dai manichei, cos che, imboccando tu il medesimo vicolo storto di Fausto, la tua non sembra una discussione, ma una restituzione del passato. AG. Ti risponda non il manicheo Fausto, ma il cattolico Gregorio, dotto e dottore. Egli, non agli inizi dell'emendamento, come dici tu,

non chiamava legge insita nelle membra, ribelle ai santi consigli per abitudine di malvage azioni, la consuetudine cattiva, che anche dagli eruditi si suol dire seconda natura; ma la legge del peccato, che nelle nostre membra in guerra con la legge della mente l'attribuiva a questo nostro corpo mortale e terreno, scrivendo in modo pacifico ed aperto: La legge del peccato, che nelle nostre membra, muove guerra alla legge dello spirito, mentre si studia di rendere sua schiava l'immagine regale che sta dentro di noi, e di cedere alla legge del peccato come sue spoglie tutte le ricchezze che tale immagine ha versate in noi per il beneficio di quella divina e prima creazione. Perci, dice, forse qualcuno appena, governandosi con lunga e rigida filosofia e ritornando un poco alla volta alla nobilt della sua anima, potr richiamare e rivolgere a Dio la natura della luce che in lui, congiunta a questo umile e tenebroso loto. O almeno, agendo con il soccorso della misericordia di Dio, si richiamer ugualmente alla luce e al loto, se tuttavia con lunga e assidua meditazione si abitua a guardare sempre in alto e ad innalzare con freni ancora pi forti la materia che lo abbassa e lo appesantisce 159. Questo diceva il beato Gregorio, non agli inizi del suo emendamento, ma gi vescovo, volendo esporre o piuttosto, trattandosi di verit risapute, ricordare in quale e quanta lotta contro i vizi interni si trovino i santi a causa del corpo che aggrava l'anima. La quale lotta certamente non ci sarebbe stata in quel luogo di pace beata, cio nel paradiso delle sante delizie, se nessuno avesse peccato. Ivi infatti non ci sarebbe il corpo di questa morte, la cui corruttibilit aggrava l'anima, ma il corpo di quella vita, nella quale la carne non concupirebbe contro lo spirito cos da rendere necessario allo spirito di concupire contro la carne 160, ma la natura umana si allieterebbe della felice concordia di entrambi. Se dunque tu volessi espugnare e non aiutare i manichei, che introducono un'altra natura e sostanza del male, certamente non negheresti con quelli che ti hanno ingannato queste miserie della vita umana, che sono manifeste a tutti e cominciano dai bambini, ma con i fedeli cattolici e con i pi chiari dottori diresti da dove sia precipitata in esse la nostra natura, che all'origine fu istituita nella beatitudine. Il peccato originale una scusa originale. 70. GIUL. Riassumendo dunque quanto abbiamo fatto: n io ho defraudato i tuoi scritti, n tu hai apportato alcunch su cui, ben lungi dal provarlo con la testimonianza delle Scritture, abbia

riversato almeno uno sbiadito colore di piet. N l'Apostolo intese dire quello che tu pensi, n diversa era nel paradiso la condizione della mescolanza dei sessi da quella che si pratica adesso nei matrimoni o da quella di cui Dio ci ha fatto conoscere l'istituzione da parte sua, sia con la stessa creazione dei sessi e la qualit delle membra, sia con la ripetuta benedizione. Alla fine di tutto risplende questa verit: tutti coloro che sono ingannati da te, meritano pi indignazione che compassione, perch a scusa dei propri crimini che commettono per cattiva volont, infamano dietro tua istigazione la nativit per non correggere l'attivit. AG. Attivit pia in questa vita onorare Dio e per mezzo della sua grazia combattere contro i vizi interni e non cedere ad essi, quando eccitano e spingono a comportamenti illeciti, e chiedere con religiosa piet il perdono se si cede e l'aiuto divino per non cedere. Nel paradiso al contrario, se nessuno avesse peccato, non ci sarebbe l'attivit pia di espugnare i vizi, perch il permanere della felicit consisterebbe nel non avere vizi. Ma non indizio di persone che combattono fedelmente contro i vizi l'esaltazione impudente dei vizi che voi fate frequentemente. Ed proprio vero, o Giuliano, che Ambrogio quando diceva: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, essendo viziata la nostra stessa origine 161, o lo diceva dietro mia istigazione, o infamava la nativit per non correggere l'attivit? O forse Gregorio quando diceva: Venera la nativit che ti ha liberato dai vincoli della nativit terrena 162, o quando parlando del Cristo o parlando dello Spirito Santo diceva: Per mezzo di lui si cancellano le macchie della prima nativit, attraverso le quali noi siamo concepiti nelle iniquit e le nostre madri ci hanno generati nei delitti 163; o Ilario, quando diceva del re Davide: Sa di essere nato sotto l'origine del peccato e sotto la legge del peccato 164, costoro infamavano la nativit per non correggere l'attivit? Oserai forse convincere il tuo cuore che l'attivit dei pelagiani preferita all'attivit di costoro? Perdonate: non crederemmo mai che voi viviate meglio di loro, nemmeno se non amaste la concupiscenza della carne cos da volerla collocare anche nel paradiso prima del peccato, tale e quale si trova ad essere ora che concupisce contro lo spirito. Poich, se, come dici, Non era diversa la condizione nel paradiso della mescolanza dei sessi da quella che si pratica adesso nei matrimoni, vuol dire che c'era l anche prima del peccato la libidine della carne, senza la quale non possono attualmente mescolarsi i due sessi. Se dunque non volete che in quella beatitudine le membra genitali, non ancora pudende, nel compiere

la loro opera di seminare la prole, potessero obbedire senza libidine alla volont umana, torno ancora a domandarvi quale crediate fosse allora la medesima libidine. Certamente, quando era necessaria, seguiva la volont. Ma forse anche quando non era necessaria per la propagazione dei figli, stimolava tuttavia l'animo e lo spingeva o a tutti gli accoppiamenti condannabili o a tutti gli accoppiamenti veniali con il coniuge? Se infatti era tale e quale adesso, faceva senza dubbio cos, sia che le si resistesse per temperanza, sia che le si cedesse per intemperanza. E allora l'uomo era costretto o a servire alla libidine peccando o a contrastarla con intima guerra. La prima di queste ipotesi, se avete sensibilit umana, la sentite in disaccordo con l'onest; la seconda con la pace di quella felicit. Resta dunque che la libidine, se esisteva nel paradiso, era talmente sottomessa alla volont da non trarre al peccato la mente retta e quieta, n da provocarla al combattimento, e da non spingere n a peccare n a battagliare lo spirito che obbediva a Dio e godeva di Dio. E poich adesso la concupiscenza non cos, ma appetisce avidamente e non temperatamente gli stessi comportamenti leciti, in quelli poi illeciti o umilia lo spirito o concupisce contro lo spirito, riconoscete il male contratto dalla natura viziata nella sua integrit. Del qual male fa buon uso per l'ufficio di propagare la castit dei coniugi; dal qual male si trae il vincolo della colpa della generazione da sciogliere con la rigenerazione. L'iter del primo peccato. 71. GIUL. Ma basta su questo; ora affronter le questioni che seguono. Nel corpo dunque di questa morte, quale esso non era certamente nel paradiso prima del peccato, un'altra legge nelle nostre membra muove guerra alla legge della nostra mente, perch, anche quando non vogliamo, anche quando non acconsentiamo, n le offriamo le nostre membra per soddisfare ci che desidera, tuttavia abita nelle nostre membra e sollecita la mente che resiste e si oppone, provocando un conflitto, il quale, sebbene non sia condannabile in quanto non attua l'iniquit, tuttavia miserabile in quanto senza tranquillit 165. Che sia naturale la volutt di tutti i sensi lo insegna la testimonianza universale. Che poi questa volutt e concupiscenza sia esistita nel paradiso prima del peccato lo mette in evidenza il fatto che la via al delitto pass attraverso la concupiscenza, la quale dopo aver eccitato gli occhi con la bellezza del pomo accese anche il prurito della speranza di un giocondo sapore. Non pot quindi questa

concupiscenza, che pecca quando non tiene la sua misura ed invece una disposizione naturale e innocente quando sta nel limite della concessione, non pot, dico, essere frutto del peccato, perch si dice che essa fu occasione del peccato non certo per suo vizio, ma per vizio della volont. Leggi anche su questo argomento il mio secondo libro e troverai che quanto diciamo pu convincere anche il tuo animo. Riguardo poi a quello che hai esposto quasi con un pizzico di acume: la legge del peccato , s, nelle nostre membra, ma essa ha il peccato quando acconsentiamo e invece suscita soltanto lotta quando non acconsentiamo e manifesta la nostra miseria turbando la pace, quale persona prudente non si accorger che contraddittorio? Se infatti la legge del peccato, cio il peccato e la necessit del peccato, inserita nelle membra nostre per natura, che giova non prestarle il consenso, quando inevitabile subire il castigo per il fatto stesso della sua presenza? Oppure, se c', s, la legge del peccato, ma essa non pecca quando io non le acconsento, inestimabile allora la potenza della volont umana che, se l'assurdit ci consente di dire cos, costringe lo stesso peccato a non peccare. Ma si ritorna alla insostenibilit del tuo modo di parlare: perch se non pecca non nemmeno legge del peccato, se legge del peccato pecca; se poi pecca soltanto perch esiste, in che modo le si pu impedire di peccare dal momento che impossibile far s che il peccare si distacchi da lei? AG. Al tuo secondo libro ho risposto con il quarto dei miei e ho dimostrato che hai parlato a vuoto; ma giudichino i lettori se si debba risposta a chi arriva a tanta insania che, mentre confessa che il peccato un male, dice che la concupiscenza dei peccati un bene. E tuttavia siamo costretti a rispondere non volendo abbandonare le persone meno pronte d'intelligenza alle quali siano potuti arrivare questi libri. Che dunque quello che dici senza sapere quello che tu dica? Forse che anche nel paradiso, prima dei veleni del serpente malconsigliante, prima che la volont umana fosse corrotta da un discorso sacrilego, c'era gi la libidine di un cibo illecito? E, ancora pi intollerabile a sentirsi dire, provocava al male senza essere mala? E vedevano quegli esseri umani il frutto dell'albero proibito e la concupiscenza lo concupiva, ma, perch non lo mangiassero, la concupiscenza dello spirito lottava contro la concupiscenza della carne, e vivevano in quel luogo di tanta beatitudine senza possedere in se stessi la pace della mente e del corpo? Non siete dementi a tal punto da crederlo, non siete impudenti a tal punto da dirlo. Cercate allora di capire e non

vogliate frastornare con vana loquacit coloro che capiscono. La prima a muoversi fu la volont cattiva che credette al subdolo serpente, e la segu la concupiscenza cattiva che agogn il cibo illecito. Non ci fu dunque nel paradiso una qualsiasi cupidigia che si sia opposta ad una qualsiasi volont, ma piuttosto una cupidigia depravata si mise a servizio di una volont depravata. E quindi, sebbene fossero gi ambedue cattive, tuttavia fu la volont a condurre la cupidit e non la cupidit a condurre la volont; la cupidit non precedette la volont, n resist alla volont. Infine, se prima della consumazione del peccato, la volont si fosse rivoltata all'illecito operare, senza nessuna fatica si sarebbe sedata l'illecita cupidit. Parlando di questo il beato Ambrogio dice: La carne, ritornando alla fonte del suo vigore, riconosce la sua nutrice e, deposto l'ardire della ribellione, si aggioga all'arbitrio dell'anima che la governa. Tale era la carne nel momento in cui le fu concesso di abitare nei luoghi segreti del paradiso, prima che, infettata dal veleno del serpente pestifero, conoscesse la sacrilega fame e per golosit trascurasse il ricordo dei precetti divini, iscritti nei sensi dell'anima. Da qui tradizione che sia nato il peccato, facendogli da genitori il corpo e l'anima: mentre la natura del corpo tentata, l'anima sana compatisce malamente il corpo. Se l'anima avesse frenato l'ingordigia del corpo, l'origine del peccato sarebbe stata estinta sul nascere 166. Non vedi come Ambrogio, dottore cattolico e ricco di sapienza cristiana, ha gi chiamato fame sacrilega la stessa concupiscenza dell'illecito cibo, che tu asserisci innocente se non si lascia ad essa di fare quello che desidera? E tuttavia se l'anima, correggendo appunto la volont, avesse frenato cotesta ingordigia del corpo, sarebbe stata estinta sul nascere l'origine del peccato, come dice Ambrogio. Ma poich, per non aver represso l'appetito del cibo illecito, si arriv alla consumazione del peccato, non fu estinta l'origine del peccato, bens dilag nei posteri, e la discordia che ne segu tra la carne e lo spirito fu tanto grande da convertirsi in natura a causa della prevaricazione del primo uomo, come dice in un altro passo il medesimo dottore 167. Tu per contro tutto questo dici che a te insegna la testimonianza universale che naturale la volutt di tutti i sensi. Come se nel corpo, non di questa morte ma di quella vita, non potesse essere la volutt di tutti i sensi cos sufficiente alla natura da non esservi assolutamente concupiscenze illecite per somma concordia dell'animo e della carne verso i diritti della virt. Oh quanto grandemente sbagli tu nel congetturare dalla presente corruttibilit e infermit della natura le sante delizie del

paradiso e quella beatitudine! Altra era quell'immortalit dove l'uomo poteva non morire, altra l'attuale mortalit dove l'uomo non pu che morire, altra sar la somma immortalit dove l'uomo non potr morire. Che litighi della concupiscenza litigante, cio della legge che nelle membra alterca con la legge della mente? Si dice legge del peccato perch persuade ai peccati e li comanda, per cos dire; e si pecca senza scusanti se con la mente ci si mette a suo servizio. Si dice peccato perch stata causata dal peccato e appetisce di peccare. Il suo reato stato sciolto dalla rigenerazione, il suo conflitto stato lasciato in essere per esercitazione. E' un male chiaramente. Non con le forze della nostra volont, come credi tu, gli resistiamo, senza l'aiuto divino. Questo male va debellato, non va negato; lo dobbiamo sconfiggere, non difendere. Infine, se gli acconsenti riconosci che un male peccando, se gli resisti riconosci che un male lottando. La concupiscenza peccato per la sua stessa presenza. 72. GIUL. Oppure che giova la moderazione della concupiscenza, se l'accusa la sua stessa presenza? Vedi dunque dove si spingano i tuoi acumi! Primo a dire che la natura pecca senza la volont, e ci impossibile. Secondo a dire che la concupiscenza peccato e non pecca, cio che una medesima cosa e non . Infine a dire che la concupiscenza quando turba la pace miserabile, n punita per tanto crimine d'aver distrutto la quiete; quando invece porta a compimento una iniquit condannabile. Ma la legge del peccato, come per se stessa merita un castigo, cos scusa la volont dell'uomo. Perch una legge e costringente e naturale e mai desistente non pu certo essere vinta dalla volont, e nessuno reo di ci che non ha potuto evitare. Ma non pecca nemmeno la stessa legge del peccato, perch non ha potuto fare altro. Dio per ascrive a reato l'inevitabile, n a fare questo male cos grave costretto da qualcuno. Tutti assolti quindi, si trova in colpa Dio soltanto, che con strano ardire imputa agli altri la necessit, mentre egli fa il male senza necessit. Brava la tua sapienza, o nobilissimo disputatore, che con i passaggi della dialettica punica per raccomandare i doni hai rovinato i giudizi, per simulare la grazia hai rovesciato la giustizia, per infamare la natura hai incriminato il Creatore degli uomini, e l'hai incriminato tanto da far apparire il tuo Dio pi colpevole non solo di un qualche peccatore, ma della stessa legge del peccato. E dopo tutto questo rechi la pi volgare offesa a sacerdoti cattolici dicendo che negano la grazia del Cristo, del quale

difendono l'equit; noi lodiamo, s, la clemenza dei rimedi, ma salva rimanendo la giustizia delle leggi. AG. Magari riconoscessi i sacerdoti cattolici, che, molto tempo prima che voi cominciaste ad esistere, dissero che la natura umana stata viziata dalla concupiscenza della carne, concupiscente contro lo spirito, sebbene anche lo spirito concupisca contro la carne, concupiscenza intesa come legge del peccato che resiste alla legge dello spirito dopo il peccato commesso nel paradiso. Nessuno quindi nasce attualmente senza la concupiscenza. Contro di essa combatte lo spirito nei santi per vivere in maniera giusta, lottando contro di essa fino a quando non esister pi, una volta che sia stata ristabilita perfettamente la salute dell'uomo e riportata la carne all'accordo pi completo con lo spirito. Dice Ambrogio che per la prevaricazione del primo uomo il dissenso tra la carne e lo spirito si convertito in natura 168. Tale dissenso descritto da Cipriano, un punico nel quale, come penso, non osi canzonare la dialettica punica che hai canzonata in me, in questi termini: Tra la carne e lo spirito c' battaglia e scontro quotidiano per discordia reciproca, in modo che non facciamo le stesse azioni che vogliamo, cercando lo spirito i beni celesti e divini, concupendo la carne i beni terreni e mondani. Perci preghiamo che tra loro due si stabilisca la concordia per intervento e aiuto di Dio, perch, compiendosi la volont di Dio e nello spirito e nella carne, sia salva l'anima che per mezzo di Dio rinata. E' una verit che apertamente e manifestamente dichiara con la sua voce l'Apostolo dicendo: " La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne: queste cose si oppongono a vicenda, sicch voi non fate quello che vorreste " 169. Tale concordia tra la carne e lo spirito, che Cipriano ci esorta a desiderare e a chiedere con l'orazione al Signore, tu non ammetti che esistesse nemmeno nel paradiso prima del peccato. O se vi esisteva, per quale ragione non confessi che and perduta quando la natura rimase viziata per la prevaricazione del primo uomo, e alla beata pace dell'anima e del corpo successe una ben misera discordia? E ti indigni con noi come se recassimo offesa a sacerdoti cattolici, cio a voi, con il nostro ragionare, perch diciamo che negate la grazia del Cristo, mentre siete voi che nella maniera pi impudente e volgare offendete cotesti sacerdoti veramente cattolici con le parole che vomitate con furore sfrenato contro di me, perch seguo e difendo la fede di costoro. L'Apostolo dice: Camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare le concupiscenze della carne 170. Domando:

Perch le evoca se non esistono? Perch vieta di soddisfarle se sono buone? Ma spiega ancora quali concupiscenze siano, dicendo: La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne: queste cose si oppongono a vicenda, cosicch voi non fate quello che vorreste 171. A chi diceva: Non fate quello che vorreste? Lo diceva forse, secondo la vostra mirabile intelligenza, ai Giudei che non vivevano ancora sotto la legge del Cristo, e non a coloro ai quali aveva domandato: E' per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? 172 Dei fedeli cristiani diceva pertanto che non facevano quello che avrebbero voluto, concupiscendo la carne contro lo spirito. Per quale ragione questo, se non perch avrebbero voluto che la loro parte inferiore collimasse con la parte superiore, cio che la carne collimasse con lo spirito, e non riuscivano a fare quello che avrebbero voluto, e restava ad essi di non acconsentire a quel vizio e allo spirito restava di concupire contro la carne? Ma anche se fosse stato vero in essi quello che pensate voi, che per una cattiva abitudine vivessero malamente, pur senza volerlo, cos' che dici allora: La natura non pu peccare senza la volont, quando confessi che costoro peccavano senza volerlo? Per qual ragione poi la concupiscenza della carne sia stata detta peccato o legge del peccato, l'abbiamo gi detto sopra 173. Che se cosa buona non acconsentire alla concupiscenza per azioni illecite, certamente la concupiscenza per se stessa un male, perch fa concupire azioni illecite, anche se non si fanno per mancanza di consenso e per mancanza di effettuazione. Quanto poi ai giudizi di Dio, a sovvertirli siete voi che dite che le miserie del genere umano, le quali cominciano dai bambini, accadono senza nessun merito di peccato. N voi domandate il dono di Dio per non cadere in tentazione 174, cio per non peccare. Confidate infatti nella vostra forza, e una delle due: o la cecit non vi fa vedere o la stoltezza non vi fa dolere d'essere stati denunziati e condannati da quel Salmo santo 175. Ti ho risposto integralmente. 73. GIUL. Ma proseguiamo subito, passando alle nostre parole che per confutarle Agostino ha prese dalla prefazione. Scrive Agostino: Mi basta avere avvertito che costui si proposto di confutare i miei testi con questo metodo: interrompere in alcuni casi le mie sentenze togliendo le parti intermedie, decurtarle in altri casi non riferendo le parti estreme. E mi basta aver indicato sufficientemente la ragione per cui costui abbia fatto cos. Adesso

vediamo che cosa abbia opposto di suo alle affermazioni nostre, poste da lui come ha voluto. Fanno ormai seguito infatti le sue parole e prima, come accenna colui che ti ha mandato il fascicolo, questi ha trascritto una parte della prefazione, certamente di quei libri dai quali ha fatto i pochi stralci. Ecco il contenuto della prefazione: "Fratello beatissimo" scrive "dottori del nostro tempo e autori di una nefanda sedizione che ferve ancora hanno decretato di giungere ad infamare e a rovinare attraverso la distruzione di tutta la Chiesa uomini che li irritano con i loro studi, non comprendendo quanto onore abbiano conferito a personaggi la cui gloria hanno dimostrata indistruttibile, a meno che non si distrugga la religione cattolica. Se qualcuno infatti dice o che negli uomini esiste il libero arbitrio o che Dio il creatore di coloro che nascono, chiamato celestiano e pelagiano. Per non essere dunque chiamati eretici, diventano manichei, e per paura di una infamia falsa incorrono in un crimine vero, a guisa di quegli animali che per spingerli nelle reti si accerchiano da ogni parte con ventagli di penne: incapaci di ragionare, si cacciano dentro ad una morte sicura per una paura vana" 176. Conosco le mie parole, ma non riferite da te integralmente. E, sebbene la sostanza della controversia non stia in esse, perch fanno parte della prefazione, tuttavia, perch sia chiara la tua leggerezza, l'indirizzo beatissimo fratello non si trova in quel luogo, ma subito nella prima riga del libro. Ancora, dopo le parole: Ad infamare e a rovinare uomini che li irritano con i loro santi studi, ho aggiunto: Poich altra via non si offriva, hanno decretato di giungere attraverso la distruzione di tutta la Chiesa. Dopo di che ho detto pure: Il confessore del libero arbitrio e il confessore di Dio creatore chiamato celestiano e pelagiano. Spaventati da questo iniquo discorso, per togliersi di dosso un tale odioso nome, i semplici abbandonano anche la fede sana, pronti a credere senza ombra di dubbio e che negli uomini non esista il libero arbitrio e che Dio non sia il creatore di coloro che nascono, rinunziando cos ad ambedue le verit che prima avevano affermate. Ma tutto questo stato tralasciato da te. Dopo di che ci sono le parole che tu hai riportate: e non sar un'opera difficile provare quanto siano sicuramente vere e quanto inoppugnabili. N io dunque ho riportato alcunch di meno dalle tue parole, n tu hai riportato nemmeno il mio primo capitolo nell'ordine che io gli ho dato. Lo sottolineo proprio perch risulti la gravit dello scrittore punico.

AG. Colui che dai tuoi libri estrasse i brani che volle e li trasmise a leggere a chi volle, fu lui stesso a fare ci che tu imputi a me, n altro penso creda anche tu stesso. N difatti nel mio medesimo libro, contro il quale tu abbai, io ho premesso una introduzione per dire a quale fascicolo fossi stato spinto a rispondere. Ma tu vai in cerca di che cosa dire dileggiando, perch senti di non dire nulla di valido ragionando. Sebbene, anche in quelle mie parole che ora poni davanti a te per confutarle avresti potuto avvertire quello che io dico. Non avrei detto infatti: Non sta cos come parli tu, chiunque tu sii che l'hai detto 177, se fossi stato certo che eri stato tu a dirlo e non colui che mand a chi volle lo scritto che volle, e che io avevo intrapreso a confutare dopo che mi era stato trasmesso. Ma rendo grazie a Dio che all'intera tua opera, dalla quale costui scelse quello che volle e come gli piacque, io, con l'aiuto del Signore, ho risposto in tal modo da sbaragliare tutti i macchinamenti eretti da te, nuovo eretico, contro l'antichissima fede cattolica. Ti ho gi risposto. 74. GIUL. Ascoltiamo dunque come tu abbia replicato contro queste mie parole: Non sta cos come parli tu, chiunque tu sii che l'hai detto; non sta cos; molto inganni o mediti d'ingannare: noi non neghiamo il libero arbitrio, ma la Verit che dice: " Se il Figlio vi far liberi, sarete liberi davvero " 178. Questo Liberatore voi lo negate agli schiavi ai quali attribuite una falsa libert. Infatti, " uno schiavo di chi l'ha vinto " 179, come dice la Scrittura e nessuno, se non mediante la grazia del Liberatore, sciolto da questo vincolo di schiavit, da cui non immune nessun uomo. Appunto " a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui " 180. Amplissima la dignit del nostro compito, come sta a indicare sia la stessa considerazione e stima degli interessi che difendiamo, sia anche la vostra paura. Voi, combattendo contro il sangue dei nostri con profusione di denaro, con elargizione di eredit, con invio di cavalli, con sedizione di popoli, con corruzione di magistrati, per un verso vi vergognate di professare la vostra fede che noi aggrediamo, e per un altro verso ricorrete alle parole della nostra sentenza dalla quale avete deviato. AG. O calunni scientemente, se lo dici mentendo; o lo credi, non sapendo che dire, con persone che mentiscono. Ma ormai basti

quello che ho gi risposto per questi argomenti alla tua falsit o anche alla tua malignit 181. Non questione di appellativi. 75. GIUL. E' infatti tanto sacrilego ci che ha intrapreso la vergognosa prevaricazione di Babilonia da negare voi quanto obiettiamo noi, ed tanto santo ci che crediamo noi da desiderare voi di nascondervi alla sua ombra, pur con mente perversa. Infatti, nel cercare di esprimere tutto quello che era contenuto nelle membra sparse della vostra discussione e nel sintetizzare in breve la sostanza della questione per mettere in luce quanta e quale essa fosse senza fumo e nebbie, io ho detto che voi negate il libero arbitrio e la creazione divina di coloro che nascono, e che noi al contrario difendiamo ambedue queste verit. Per questo voi avete sollevato agli occhi di persone ignare un chiasso inutile di nomi di personaggi cattolici che si affaticano con noi a pro della fede cattolica difesa da noi. Sicch quanti temevano d'essere chiamati celestiani da voi abbandonavano la dignit della fede celestiale e quanti paventavano d'essere chiamati pelagiani da voi si precipitavano nel pelago dei manichei, ed ogni ignorante credeva di non potersi chiamare cristiano se i traduciani l'avessero chiamato pelagiano, mentre all'inverso i sapienti stabilivano che ognuno deve sostenere qualsiasi odiosit e ingiuria di nomi piuttosto che abbandonare la fede cattolica. Ma perch non ti glori nemmeno di questo modo di offendere come di un'invenzione del vostro ingegno, ricordatevi che noi siamo abituati a ricevere proprio da tutti gli eretici diversi appellativi. Nel sinodo di Rimini rifulse per fin troppo che cosa di scellerato possa ottenere presso animi plumbei o l'ambiguit di una parola o la minaccia di un nuovo vocabolo. Infatti quando sotto un imperatore ariano, un uomo di grande carattere e di sanissima fede, Atanasio, vescovo di Alessandria, si oppose quasi al mondo intero, caduto dalla fede degli Apostoli, e a tempi spietati, e fu per questo costretto all'esilio, di seicentocinquanta vescovi se ne trovarono appena sette, si racconta, ai quali fossero pi cari i precetti di Dio che quelli del re, che cio n approvarono la condanna di Atanasio, n rinnegarono la professione della Trinit. Ebbene, tutta quella moltitudine di vigliacchi, a parte il timore delle ingiustizie, fu ingannata soprattutto o dalla minaccia di un nome, ossia di essere chiamata atanasiana, o dall'astuzia dell'interrogazione.

AG. A chiamare atanasiani, oppure omousiani i cattolici sono gli ariani e non anche gli altri eretici. Voi invece, non solo dai cattolici, ma pure da eretici che non sono simili a voi e da eretici che dissentono da voi siete chiamati pelagiani, come gli ariani sono chiamati ariani non solo dalla Cattolica, ma anche dalle eresie. Al contrario voi soli date a noi l'appellativo di traduciani, come gli ariani l'appellativo di omousiani, come i donatisti l'appellativo di macariani, come i manichei l'appellativo di farisei, e come tutti gli altri eretici dnno a noi diversi appellativi. Voi, fabbbicatori di frodi. 76. GIUL. Infatti gli ariani che allora spadroneggiavano proposero: " Volete seguire l'omousios o il Cristo "? Costoro, quasi si trattasse di un personaggio ecclesiastico, risposero immediatamente che seguivano il Cristo e ripudiarono l'Omousios. E cos uscirono esultanti come se credessero al Cristo che avevano gi rinnegato negando che fosse omousios, ossia dell'unica sostanza del Padre. Altrettanto anche voi adesso, fabbricatori di frodi, atterrite gli orecchi delle persone ignare perch, se non vogliono essere asperse del nome di uomini che si affaticano a pro della fede, neghino e il libero arbitrio e la creazione divina degli uomini. Questa dunque risulta l'obiezione fatta da me in quel passo, e la presente discussione render palese quanto non l'abbia fatta falsamente. Tu rispondesti dunque in questo modo: Noi non neghiamo il libero arbitrio e nient'altro aggiungesti di tuo. Sarebbe stato logico che tu completassi senza tergiversazione la tua sentenza e, dopo aver premesso che non negavi la libert dell'arbitrio, aggiungessi: Ma confessiamo che la libert dell'arbitrio data da Dio rimane nella natura umana. AG. In che modo rimane la libert in coloro che per essere liberati dalla schiavit che li ha avvinti al peccato, vincitore su di loro, hanno bisogno della grazia divina, se non nel senso che sono liberi anch'essi, ma dalla giustizia, come dice l'Apostolo: Quando eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia 182? Cominciamo a discutere dalle definizioni e distinzioni. 77. GIUL. Con questo tuo discorrere avevi infatti compiuto qualcosa, contro cui se tu in seguito avessi parlato, saresti potuto

apparire troppo imprudente; se invece avessi parlato in modo coerente, saresti potuto apparire almeno in ritardo un poco pi corretto. Adesso al contrario dici che io inganno, mentre ci che ho obiettato lo provo per mezzo di te, e tu subito mentisci in ci che credi di aver messo in piedi sapientemente. Dici appunto: Noi non neghiamo il libero arbitrio e poi fai seguire la testimonianza del Vangelo: Se il Figlio vi far liberi, dice la Verit, sarete liberi davvero 183. Poich consta che ci in quel luogo non fu proferito dal Signore nostro Ges in riferimento al libero arbitrio, rimandando per poco l'esposizione di tale sentenza, spieghiamo con definizioni e con distinzioni che cosa ritenga ciascuno di noi due. Secondo appunto la disciplina di tutti i dotti, l'inizio di una discussione si deve prendere dalla definizione. AG. Allora gli Apostoli, che non presero gli inizi delle loro discussioni dalla definizione, non erano dotti? Eppure erano Dottori delle Genti e disprezzatori di quei tali dottori di cui ti piace vantarti. Tenterai certamente di travolgere alla tua sentenza la frase del Signore: Se il Figlio vi far liberi, sarete liberi davvero, ma come essa non ti segua apparir appena comincerai a tentarlo. La definizione della libert. 78. GIUL. Come dice Cicerone, ogni disputa che si faccia ragionando su un qualche argomento deve partire dalla definizione, perch si capisca di che cosa si discute 184. Anche noi dunque, come sopra abbiamo dissertato sulla definizione della giustizia e del peccato, adesso vediamo altres quale definizione competa alla libert dell'arbitrio, perch sia chiaro chi concordi con tale definizione e chi discordi da essa. La libert dell'arbitrio, con la quale l'uomo stato emancipato da Dio, consiste nella possibilit di commettere il peccato e di astenersi dal peccato. AG. Dici essere stato l'uomo emancipato da Dio e non tieni conto del fatto che con l'emancipato si agisce cos che egli non sia nella famiglia del padre. Il libero arbitrio l'arbitrio liberato. 79. GIUL. L'uomo infatti fu creato animale ragionevole, mortale, capace di virt e di vizio, in grado per possibilit concessagli o di osservare i comandamenti di Dio o di trasgredirli; in grado di rispettare il diritto della societ umana per il magistero della

natura, libero di fare volontariamente l'una o l'altra scelta: e in questo sta essenzialmente il peccato e la giustizia. Infatti quando l'uomo per sua virt a favore dei bisognosi spreme qualcosa o dalle fonti della sua misericordia o dalle mammelle della giustizia, a fare questo esteriormente gi quella stessa giustizia che una volont santa ha concepita e partorita interiormente. AG. Se la volont abbia concepito di suo la giustizia quanto si discute con voi che, ignorando la giustizia di Dio, volete stabilire la vostra 185. Certamente una volont santa concepisce la giustizia con una santa riflessione, della quale scritto: La buona riflessione ti custodir 186. Ma l'Apostolo dice: Non che da noi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacit viene da Dio 187. Se capite questo, capirete che nient'altro l'arbitrio lodevolmente libero se non l'arbitrio liberato da Dio per mezzo della sua grazia. L'interno e l'esterno della volont. 80. GIUL. Cos pure all'inverso, quando qualcuno stato o iniquo o crudele stabilendo di agire malamente a danno di altri, l'operazione con la quale nuoce ad altri esce fuori dalla nequizia che la cattiva volont ha seminata e generata dentro. Quando per manca alla forza della volont segreta la facolt di erompere fuori contro il prossimo, la natura della benignit o della malignit ha tuttavia ricevuto soddisfazione al di dentro della stessa e sola volont, che abbia fatto qualcosa o di buono o di cattivo, con non un breve impulso, ma con riflessione e desiderio. AG. Se, come capisci che la volont anche con il solo pensare pu dare compimento alla natura o della benignit o della malignit, allo stesso modo capisci ci che dice l'Apostolo parlando del pensare buono e santo, che noi non siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacit viene da Dio, potrai essere corretto e accogliere umile la grazia, di cui la superbia ti ha fatto nemico, perch tu vuoi essere tra quelli che confidano nella propria forza 188 e non tra quelli che dicono: Ti amo, o Signore, mia forza 189. Il pi libero Dio.

81. GIUL. E' buona dunque la possibilit e del bene e del male, perch poter fare il bene l'atrio della virt e poter fare il male testimonianza di libert. AG. Dunque non libero Dio, del quale detto: Non pu rinnegare se stesso 190, e del quale anche tu hai scritto: Dio non pu essere che giusto, e in un altro passo: Ma Dio non pu essere se non pio e giusto 191. Dopo il peccato originale la libert si ricupera per liberazione. 82. GIUL. Mette dunque l'uomo in grado di avere il proprio bene quella stessa dote che gli consente di poter fare il male. Perci tutta la pienezza della giustizia divina cos interessata con questa libert degli uomini che riconoscere l'una possibilit conoscerle ambedue. Ne consegue che le viola entrambe chi ne viola una. Si rispetti quindi anche la libert dell'arbitrio umano come si rispetta l'equit divina. Questo il modo d'intendere il libero arbitrio che ha soggiogato alla verit ecclesiastica e l'opinione dei fati e i calcoli dei Caldei e le fantasie dei manichei. Questo il modo d'intendere che, insieme a quelli ora enumerati, dimostra estranei al Cristo anche voi. La libert dell'arbitrio quindi la possibilit o di commettere il peccato o di evitarlo; possibilit che, immune da necessit cogente, ha naturalmente in suo diritto la scelta di seguire o la parte di coloro che risorgono, cio di seguire gli ardui e aspri sentieri delle virt, o le depressioni e le paludi delle volutt. AG. L'uomo, finch stette nella volont buona del libero arbitrio, non aveva bisogno della grazia che lo sollevasse, come se non potesse risorgere da se stesso. Adesso invece nella sua rovina libero dalla giustizia e schiavo del peccato, n pu essere schiavo della giustizia e libero dal dominio del peccato se non quando il Signore l'abbia liberato. La fortezza dei cristiani e dei pagani libert. 83. GIUL. Per concludere brevemente su tale argomento, la possibilit vigila su questo soltanto: che l'uomo non sia spinto da nessuno al peccato, o non sia distolto dal peccato per schiavit di volont. La quale volont che non possa essere fatta schiava, se non vuole arrendersi da se stessa, lo attesta la fortezza, i cui

muscoli si sono assiduamente coperti di gloria nel disprezzare i dolori e in mezzo ai pagani e in mezzo ai Cristiani. AG. E' proprio questo che fa la vostra eresia: voi aggiungete qui anche i pagani, perch non si creda che i Cristiani abbiano potuto fare o abbiano fatto con la grazia di Dio l'opera della pia fortezza, che propria dei Cristiani e non comune a Cristiani e pagani. Udite dunque e intendete bene: la fortezza dei pagani la fa l'ambizione mondana, la fortezza dei Cristiani la fa la carit divina, la quale stata riversata nei nostri cuori, non per mezzo dell'arbitrio della volont che viene da noi, ma per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato 192. In due modi ci libera Ges: perdonando e ispirando. 84. GIUL. Se dunque la libert dell'arbitrio, come ha fatto capire la ragione, caccia via le necessit, perch o buono o cattivo non sia nessuno che non abbia la libert del contrario, come mai tu o hai confessato il libero arbitrio, pronto ad usare una testimonianza tale che si addice agli schiavi, o hai introdotto tale testimonianza dopo aver confessato il libero arbitrio? Tu dici infatti: Noi non neghiamo il libero arbitrio, ma " se il Figlio vi far liberi ", dice la Verit, " sarete liberi davvero " 193. E' manifesto che in quel luogo il Cristo rivolgeva le sue parole ad una coscienza schiava, che denunziava non libera, ma esposta a quella giustizia che condanna i peccati commessi con libera volont. La quale sentenza, intendendola male o forse non intendendola dentro di te e tirandola qua contro la ripugnanza della sua natura, l'hai messa in un punto dove con tutto il suo senso letterale discorda dai tuoi ragionamenti. Accoppiando infatti le stesse parole: Ci che si libera schiavo, ci che schiavo non libero, ci che libero non schiavo. AG. Altro la remissione dei peccati nelle azioni fatte malamente, altro la carit che rende libero l'uomo di fare le buone azioni che sono da fare. In ambedue i modi il Cristo libera: perch e toglie l'iniquit perdonando e dona la carit ispirando. Smetti di cavillare. 85. GIUL. Confessa tu qui semplicemente quella che vuoi delle due sentenze e smetti di cavillare: o dichiari con noi che l'arbitrio libero e rimuovi la testimonianza che a suo tempo fu proferita congruamente, o, come in questi libri che hai mandati ora per mano

di Alipio a Bonifacio, dichiara che schiavo l'arbitrio che noi diciamo libero, e smetti di negare che sei manicheo. AG. Manicheo mescola follemente alla natura del suo Dio la sostanza immutabile del male, o piuttosto fa corruttibile la medesima natura di Dio e vuole che sia schiava sotto una natura a lui estranea. La fede cattolica afferma invece che la creatura umana, buona ma mutevole, stata mutata in peggio dalla sua volont e per questo, dopo che stata depravata e viziata la sua natura, tenuta come rea in condizione di schiavit, non sotto un'altra sostanza, ma sotto il suo peccato. Conseguentemente la nostra sentenza molto diversa da quella di Manicheo anche nei riguardi dello stesso liberatore. Manicheo infatti dice che il liberatore necessario per separare da noi la natura estranea; noi invece per ridare sanit e vita alla natura nostra. Mostra dunque, se puoi, che non sei un ausiliare di Manicheo tu che, non volendo attribuire alla nostra natura viziata dal peccato le miserie degli uomini, con le quali il genere umano consente senza dubbio di nascere perch senza dubbio le sente, fai s che Manicheo le attribuisca ad una natura estranea che si sia mescolata a noi. Noi seguiamo la dottrina del Dio maestro. 86. GIUL. Del resto coteste due realt che accoppi, libero e non libero, cio libero e schiavo, quanto alla situazione di cui si tratta, non le possono convenire; quanto poi a te, esse attestano la presenza in te di una stoltezza singolare, di una sfacciataggine nuova, di un'empiet vecchia. AG. Noi diciamo liberi di fare le opere di piet coloro ai quali l'Apostolo dice: Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino finale avete la vita eterna 194. Questo frutto di santificazione, che senza dubbio la carit con le sue opere, non lo possiamo avere in nessun modo da noi, ma lo abbiamo per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato 195. Dello stesso frutto parlava appunto il Dio maestro, quando ai tralci che rimangono in lui diceva: Senza di me non potete far nulla 196. Ma tu ci oltraggi per la presenza in noi di una stoltezza singolare, perch Dio per noi la nostra forza e non confidiamo nella forza nostra; per la presenza in noi di una sfacciataggine nuova, perch non lodiamo con la tua faccia la concupiscenza della carne per la quale la carne

concupisce contro lo spirito; per la presenza in noi di una empiet vecchia, perch contro la vostra perversit novizia difendiamo con il nostro lavoro, per quanto piccolo, gli antichi dogmi cattolici, insegnati da coloro che ressero prima di noi la Chiesa del Cristo nella sua grazia. Riconosci dunque in te la stoltezza, in te la sfacciataggine, in te l'empiet, non certo vecchia, ma nuova. Ges ci libera dai peccati gi fatti e dal farne altri. 87. GIUL. Ma tempo ormai che si discuta della sentenza evangelica. Scrive l'evangelista Giovanni: Diceva Ges a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verit e la verit vi far liberi 197. Cio il nostro Signore Ges parlava a persone che gli credevano: raccomandava che non godessero di nessuna nobilt mondana, n si rivendicassero la gloria di discendere dal seme di Abramo, si sforzassero e si studiassero di praticare le virt e di non essere schiavi di nessun peccato dopo la conoscenza del Cristo, per conservare la vera libert nella gioia della coscienza e per la speranza dei beni certi, cio eterni, essere sottratti alla cupidigia di tutti gli altri beni, che per la loro fragilit si dicono frequentemente beni vani e falsi. Allora, non comprendendo di quale libert avesse parlato Ges, i Giudei gli risposero: Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi? 198 Infatti in riferimento a molti contesti si pu parlare di libert: per esempio in questo passo in riferimento alla santit, come in riferimento alla risurrezione nell'Apostolo, dove dice che la creazione viene liberata dalla schiavit della corruzione per entrare nella libert della gloria dei figli di Dio 199. La libert che pi nota si dice in opposizione alla schiavit. Con il medesimo nome di libert s'indica pure la libert dell'arbitrio. Si distinguano dunque i contesti, perch realt molto diverse non si confondano per la comunanza di un nome. Qui dunque il Signore non dice che ha da essere liberata la libert dell'arbitrio, ma, rimanendo questa nella sua integrit, invita i Giudei perch accogliendo l'indulgenza si liberino dai reati e conquistino quella libert che presso Dio la massima libert, cominciando a non dovere pi nulla ai peccati. L'Evangelista prosegue: Ges rispose: In verit, in verit vi dico: ognuno che fa il peccato schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta per sempre; se dunque il Figlio vi far liberi, sarete liberi davvero 200.

AG. Nota che stato detto: Ognuno che fa il peccato. Non dice infatti: " Chi ha fatto "; dice: Chi fa. E tu non vuoi che Ges liberi gli uomini da questo male, non vuoi che in questo luogo egli ci prometta tale libert da non fare il peccato, ma ci liberi soltanto perch l'abbiamo fatto. Schiavi del peccato originale anche coloro che non peccano personalmente. 88. GIUL. Apertamente ha detto di quale schiavit parlasse. Dice: Ognuno che ha fatto il peccato schiavo del peccato 201. Ma quanto forte contro il vostro errore il fatto stesso di dire che non schiavo del peccato se non colui che ha fatto in propria persona il peccato, e che a nessuno si pu attaccare un peccato che non sia stato commesso in propria persona da colui di cui si tratta o con l'azione o almeno con la sola volont! Quanto inoltre dimostra che l'universalit del genere umano non pu essere gi ora posseduta dal diavolo il fatto che distingue tra schiavo e figlio, ossia tra giusto e ingiusto! Qui infatti il Cristo come separava se stesso, cos separava anche ciascuno dei santi dalla condizione degli schiavi. E di santi ne vissero anche prima dell'Antico Testamento e nell'Antico Testamento, e di essi egli dichiara che restano nella casa di suo Padre e godono alla sua mensa 202. Ma tutto questo genere esortatorio sarebbe stato adoperato inopportunamente se Ges non si fosse rivolto ad uomini di libero arbitrio. AG. Evidentemente si rivolge a coloro che in tanto fanno il peccato in quanto sono schiavi del peccato, perch, accogliendo la libert che promette, cessino di fare il peccato. Tanto regnava infatti il peccato nel loro corpo mortale che si sottomettevano ai suoi desideri e offrivano al peccato le loro membra come strumenti d'ingiustizia 203. Contro questo male dunque che li faceva peccare avevano bisogno della libert che Ges prometteva. Non dice infatti: " Ognuno che ha fatto ", ma dice: Ognuno che fa il peccato schiavo del peccato. Perch tenti di oscurare parole limpide con discussioni caliginose? Erompono per forza e anche contro la tua opposizione vincono con il loro fulgore le tue tenebre. Dice: Ognuno che fa il peccato schiavo del peccato. Senti dire: Che fa, e tu vuoi non esporre, ma supporre: " Che ha fatto ". Ascoltino dunque quelli a cui egli stesso apre la mente all'intelligenza delle Scritture, ascoltino: Ognuno che fa il peccato schiavo del peccato. E cerchino di ottenere la libert di non fare il peccato, gridando a

colui al quale si dice: Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male 204. Perch poi ti prendi gioco delle intelligenze tarde e spieghi le parole del Signore cos da insinuare che egli abbia detto che non schiavo del peccato se non chi l'abbia fatto personalmente da s? Tu agisci con frode: non ha detto questo. Infatti non dice: " Nessuno schiavo del peccato se non colui che ha fatto il peccato ", ma dice: Ognuno che fa il peccato schiavo del peccato. Sono infatti schiavi del peccato originale coloro che non fanno ancora il peccato in persona propria, e sono sciolti da tale vincolo di schiavit con la rigenerazione. Non dunque ognuno che schiavo del peccato fa il peccato, ma ognuno che fa il peccato schiavo del peccato; come non ogni animale cavallo, ma tuttavia ogni cavallo animale. Dov' la tua dialettica, di cui fosti solito andare tronfio? A te cos dotto e acuto perch sfuggono queste osservazioni? O se non ti sfuggono, perch trami insidie alle persone non dotte e tarde? Chi poi di noi dice che l'universalit degli uomini sia posseduta dal diavolo, mentre ci sono tante migliaia di santi che non sono posseduti dal diavolo? Ma diciamo che non sono posseduti dal diavolo soltanto quelli che rende liberi la grazia del Cristo, della quale voi siete nemici. Se infatti non combatteste contro questa grazia, ma la capiste, vedreste senza dubbio, liberati dalla medesima grazia del Cristo tutti i santi che anche prima dell'Antico Testamento e al tempo dell'Antico Testamento furono separati dalla condizione degli schiavi. La mia parola non trova posto in voi. 89. GIUL. Inoltre, perch tu capisca che non li rimprovera della natura, ma della vita, seguita a dire: So che siete discendenza di Abramo 205. Ecco per quale dignit di origine quelli si erano detti liberi, e Ges dimostra a quale schiavit siano ora soggetti dicendo: Cercate di uccidermi, perch la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal Padre vostro 206. AG. Che significa la frase: La mia parola non trova posto in voi, se nella natura, anche tale e quale adesso che ha bisogno di chi la liberi, trova gi posto la sua parola, anche senza che la sua grazia apra la mente, come l'apr agli Apostoli all'intelligenza delle Scritture 207 e come l'apr a quella commerciante di porpora di Titira per aderire alle parole di Paolo 208?

La paternit di Abramo e la paternit del diavolo. 90. GIUL. Osserva quanto sia diversa la condizione della natura da quella della volont. Ges non neg che la loro carne appartenesse alla discendenza di Abramo, ma svela a loro che, per la cattiveria della volont, erano passati ad avere come padre il diavolo, il quale per questo detto loro genitore, perch accusato di essere maestro di crimini. Dice: Gli risposero e gli dissero i Giudei: Il nostro padre Abramo. Rispose Ges: Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me che vi ho detto la verit udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro 209. Ti accorgi o no quali distinzioni faccia la Sapienza nelle sue parole? Nega che siano figli di Abramo quelli che sopra aveva detti figli di Abramo; ma, essendo diverso parlare della natura e parlare della volont, mostra che altro il procreatore di una carne innocente, altro il seduttore di una volont misera. AG. Incautamente tu dici la verit. Nel paradiso infatti il diavolo fu seduttore di una volont beata, che seducendola rese misera; adesso invece , come confessi tu, seduttore di una volont misera. Da questa miseria dunque - perch ora a causa della miseria la volont non sia sedotta pi facilmente di quanto lo fu allora per cadere nella miseria - non la libera se non Colui al quale tutta la Chiesa quotidianamente grida: Non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male 210. La libert del Figlio vale il perdono, non tocca il libero arbitrio. 91. GIUL. Qui dunque dove il Signore ha detto: Se il Figlio vi far liberi, sarete liberi davvero 211, ha promesso l'indulgenza ai rei che peccando non hanno perduto la libert dell'arbitrio, ma la coscienza della giustizia. Quanto al libero arbitrio, esso anche dopo i peccati pieno come lo stato prima dei peccati : tant' vero che per opera del libero arbitrio i pi rinunziano a vergogne occulte 212, e, buttate via le brutture delle scelleratezze, si adornano delle insegne delle virt. AG. Ascolta almeno te stesso dove dici 213 che stato scritto per la consuetudine dei peccati il testo: Non come voglio io agisco, ma quello che detesto io faccio 214. In che modo dunque libero

l'arbitrio dopo i peccati, dei quali, se non per la propaggine che non volete ammettere, certamente tuttavia per la consuetudine, la sola che voi, vinti e non convinti, concedete a questa situazione di necessit, ha perduto cos la libert che il suo gemito ferisce i vostri orecchi e vi fa abbassare la fronte quanto udite: Non come voglio io agisco; e: Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio io faccio 215? Giogo iniquo senza il peccato originale. 92. GIUL. Smetti dunque di farti empio - se tuttavia ti rimane qualche distinzione del bene e del male - esponendo cos le parole del Cristo da far apparire che egli abbia negato il libero arbitrio, senza la cui integrit non gli si pu salvare l'equit del giudizio che gli propria. AG. Anzi, proprio perch gli si salva l'equit del giudizio, addosso ai figli di Adamo dal giorno in cui escono dal seno materno gravita un giogo pesante 216, che sarebbe assolutamente iniquo, se gli uomini non contraessero il peccato originale, che ha reso l'uomo simile ad un soffio vano 217. Riconosci la grazia! 93. GIUL. Ascolta bene dove Ges indica la forza della libert umana: Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome lo ricevereste 218. E ugualmente: Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sar buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sar cattivo 219. Ancora: Se non volete credere a me, credete alle opere 220. E quello pi veemente di tutti gli altri testi dove dice che la sua intenzione stata impedita dalla volont umana: Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina i suoi pulcini sotto le sue ali, e non hai voluto! 221 Dopo di che non seguita: Ma li ho raccolti contro la tua volont, bens: La vostra casa vi sar lasciata deserta 222, per mostrare che essi sono puniti, s, giustamente per la loro cattiva condotta, ma non devono essere strappati per nessuna necessit alla propria intenzione. Cos infatti aveva parlato anche per bocca del Profeta: Se sarete docili e mi ascolterete, mangerete i frutti della terra; se vi ostinerete e non ascolterete, sarete divorati dalla spada 223. In che modo dunque tu non neghi il libero arbitrio, se

l'hai dichiarato non libero, non con il tuo linguaggio, ma con la testimonianza evangelica, intesa per a modo tuo? AG. Bisogna perdonare che in un problema molto oscuro t'inganni come uomo. Lungi da noi dire che l'uomo impedisca l'intenzione di Dio, il quale onnipotente e previdente di tutto. In questo argomento cos grande poco riflettono e non arrivano a riflettere sufficientemente quanti pensano che Dio voglia qualcosa e non lo possa perch glielo impedisce la debolezza dell'uomo. Come certo che Gerusalemme non volle che i suoi figli fossero raccolti da Ges, cos certo che Ges anche contro la volont di Gerusalemme ne raccolse di essi tutti quelli che volle. Dio infatti, come dice Ambrogio, suo uomo, chiama chi si degna di chiamare e fa religioso chi vuole 224. La Scrittura poi invita abitualmente la volont dell'uomo, perch, avvertito cos, senta quello che non ha e quello che non pu e nel suo bisogno chieda a Colui dal quale vengono tutti i beni. Se infatti sar esaudito nella petizione che a tutti noi comandato di fare: Non c'indurre in tentazione 225, certamente non sar ingannato da nessuna ignoranza e non sar vinto da nessuna cupidigia. Appunto per questo il Profeta disse: Se vi ostinerete e non mi ascolterete, sarete divorati dalla spada 226 etc., perch, avendo trovato in se stessi delle cupidit vincitrici, sapessero a chi dovevano chiedere l'aiuto per respingere il male. La frase poi: La vostra casa vi sar lasciata deserta 227 dettata dalla presenza sul posto di molti che Ges aveva giudicati, con giudizio occulto ma tuttavia giusto, degni d'indurimento e di abbandono. Perch se, come dici tu, l'uomo non dev'essere strappato per nessuna necessit alla propria intenzione, perch, ripeto, l'apostolo Paolo, ancora Saulo, fremente di stragi e assetato di sangue, strappato alla sua pessima intenzione da una violenta cecit corporale e da una voce terribile che veniva dall'alto, e dal persecutore prostrato a terra si rialza il futuro predicatore del Vangelo, da lui combattuto, predicatore pi infaticabile di tutti gli altri 228? Riconosci la grazia: chi in un modo chi in un altro, Dio chiama chi si degna di chiamare, e lo Spirito soffia dove vuole 229. Abbiamo perduto la libert paradisiaca. 94. GIUL. In quell'opera infatti che ho gi detta mandata da te a Roma recentemente manifesti con pi audacia il tuo sentire. Nel primo libro infatti, avendoti io ugualmente opposto la nostra obiezione che voi negate il libero arbitrio, tu da controversista

tenacissimo e sottilissimo disserti cos: Chi mai di noi poi direbbe che per il peccato del primo uomo sia sparito dal genere umano il libero arbitrio? Certo per il peccato spar la libert, ma la libert che esisteva nel paradiso di possedere la piena giustizia insieme alla immortalit. Per tale perdita la natura umana ha bisogno della grazia divina, secondo le parole del Signore nel suo Vangelo: " Se il Figlio vi far liberi, allora sarete liberi davvero " 230; liberi s'intende per poter vivere in modo buono e giusto. Infatti tanto vero che non sparito nel peccatore il libero arbitrio che proprio per mezzo di esso peccano gli uomini, specialmente tutti coloro che peccano con dilettazione e amore del peccato, piacendo ad essi quello che soddisfa la loro libidine. Per cui anche l'Apostolo scrive: " Quando eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia " 231. Ecco, si dichiara che non avrebbero potuto sottostare in nessun modo nemmeno alla schiavit del peccato se non in forza di un'altra libert. Liberi nei riguardi della giustizia non lo sono dunque se non in forza dell'arbitrio della volont, ma liberi dal peccato non lo diventano se non in forza della grazia del Salvatore. Per questo appunto l'ammirabile Dottore ha differenziato anche gli stessi vocaboli scrivendo: " Quando infatti eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglieste allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino la morte. Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna " 232. Ha detto liberi nei riguardi della giustizia, non liberati; dal peccato invece non ha detto liberi perch non lo attribuissero a s, ma con grande vigilanza ha preferito dire liberati, riferendosi alla famosa sentenza del Signore: " Se il Figlio vi far liberi, allora sarete liberi davvero ". Poich dunque i figli degli uomini non vivono bene se non dopo essere diventati figli di Dio, che pretesa quella di costui di attribuire al libero arbitrio il potere di vivere bene, quando tale potere non dato " se non dalla grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore " 233, come dice il Vangelo: " A quanti per lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio " 234? E parimenti di l a poco: Il potere dunque, dici, di diventare figli di Dio dato a coloro che credono in Ges. Il qual potere, se non dato da Dio, non si pu avere in nessun modo dal libero arbitrio, perch nel bene non sar nemmeno libero l'arbitrio che non sia stato liberato dal Liberatore; nel male invece ha libero l'arbitrio l'uomo che porta dentro di s la dilettazione della malizia, seminata da un impostore

occulto o manifesto, o assorbita per autosuggestione. Non dunque vero, come alcuni dicono, che noi diciamo e come costui osa per giunta scrivere, che "tutti sono costretti al peccato dalla necessit della loro carne", quasi che pecchino contro la propria volont. E' vero invece che quanti sono gi in et di disporre dell'arbitrio della propria mente e rimangono nel peccato per volont loro e da un peccato precipitano in un altro per volont loro. Ma la ragione per cui questa volont, libera nel male perch si diletta del male, non libera nel bene, sta nel fatto che non stata liberata. N pu l'uomo volere qualcosa di buono, se non aiutato da colui che non pu volere il male 235. In tutte queste tue parole da me riferite vedo il nome della grazia cos intrecciato con la negazione del libero arbitrio che, non tanto i mali evocati con gli appellativi del tuo modo di sentire possano essere rivendicati ai buoni, quanto la dignit dei nomi sia avvilita per l'aderenza dei tuoi dogmi. Con questi discorsi dunque non hai nobilitato te, ma hai deturpato gli stessi ornamenti. Noi tuttavia separiamo le realt che tu hai congiunte, perch la divinit della grazia, svincolata da sinistri collegamenti, non sia scossa dalla tua risposta e sia lodata dalla gravit dei cattolici, non dall'adulazione dei manichei. Noi pertanto professiamo una molteplice grazia del Cristo. Il primo suo dono che siamo stati fatti dal nulla. Il secondo la nostra superiorit, come sui viventi per il senso, cos sui senzienti per la ragione, la quale stata impressa nell'animo in tal modo da presentarsi come l'immagine del Creatore, e alla cui dignit guarda ugualmente la concessione della libert dell'arbitrio. Alla stessa grazia attribuiamo anche il continuo crescere dei benefici che non cessa di donarci. Per la stessa grazia Dio mand in aiuto la legge 236. All'ufficio della legge spettava di stimolare con insegnamenti di vario genere e d'incoraggiare con il suo invito il lume della ragione, che gli esempi della depravazione e la consuetudine dei vizi attutivano. Alla pienezza dunque di cotesta grazia, cio della benevolenza divina che diede origine alle cose, spett che il Verbo si facesse carne e abitasse in mezzo a noi 237. Dio infatti, chiedendo alla sua immagine il contraccambio dell'amore, rese manifesto come avesse fatto tutto per una inestimabile carit verso di noi, perch, pur in ritardo, riamassimo lui 238 che a dimostrazione del suo amore per noi non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi 239, con la promessa che, se avessimo voluto poi obbedire alla sua volont, ci avrebbe concesso di essere coeredi del suo Unigenito 240.

AG. O uomo pelagiano, la carit che vuole il bene, e la carit viene da Dio, non attraverso la lettera della legge, ma attraverso lo spirito della grazia. In questo la lettera di aiuto ai predestinati: comandando e non aiutando, essa ammonisce i deboli a ricorrere allo spirito della grazia. Cos fanno uso legittimo della legge coloro per i quali essa buona 241, ossia utile: altrimenti per essa la lettera uccide 242, perch comandando il bene e non donando la carit, che la sola a volere il bene, fa rei di trasgressione. Grazia e scienza. 95. GIUL. Questa grazia dunque, che nel battesimo non solo condona i peccati, ma insieme a tale beneficio d'indulgenza e promuove e adotta e consacra, questa grazia, dico, cambia il merito dei rei, non d origine al libero arbitrio, che riceviamo nel momento in cui siamo creati e che usiamo invece dal momento in cui acquistiamo il valore della differenza tra il bene e il male. Che pertanto a disposizione della buona volont ci siano innumerevoli specie di aiuto divino non lo neghiamo, ma in tal modo che per mezzo dei generi di aiuto o non sia ricostruita la libert dell'arbitrio, come se essa fosse andata distrutta, o si creda che, esclusa una volta la libert, incomba su ciascuno la necessit del bene o del male; al contrario ogni aiuto coopera con il libero arbitrio. AG. Se la grazia non previene la volont per suscitarla, ma coopera con la volont preesistente, in che modo vero che Dio a suscitare in voi anche il volere 243? In che modo la volont preparata dal Signore 244? In che modo da Dio la carit 245, che sola a volere il bene beatifico? Oppure, se la scienza della legge e delle parole di Dio a suscitare in noi la carit, sicch non per il dono di Dio, ma per l'arbitrio della nostra volont amiamo ci che alla scuola di Dio conosciamo nostro dovere di amare, in che modo un bene minore viene a noi da Dio e uno maggiore viene a noi da noi? Perch, senza che Dio ci faccia il dono della scienza, cio senza che Dio ci faccia scuola, noi non possiamo conoscere; invece senza che Dio ci faccia dono della carit, che sorpassa la scienza 246, noi possiamo amare. Ad avere questa " sapienza " non sono se non i pelagiani, nuovi eretici, nemici ad oltranza della grazia di Dio. Il peccato non muta la natura umana, ma la vizia.

96. GIUL. Questo libero arbitrio dunque, a causa del quale soltanto il Maestro delle Genti scrive che noi compariremo dinanzi al tribunale del Cristo, perch ciascuno riceva la ricompensa delle opere o buone o cattive compiute nella sua vita corporale 247, come lo riconoscono con certezza i cattolici, cos voi non solo con Manicheo, ma anche con Gioviniano, che tu osi buttarci addosso, lo negate in modo dissimile, si, ma con empiet simile. E perch questo si faccia pi chiaro, si ricorra all'esame delle distinzioni. Noi diciamo che per il peccato dell'uomo non cambia lo stato della natura, ma la qualit del merito, ossia anche in chi pecca la natura del libero arbitrio, con la quale pu desistere dal peccato, la medesima che in lui c' stata per poter deviare dalla giustizia. AG. Sappiamo che la ragione per cui dite che per il peccato dell'uomo non si cambia lo stato di natura che avete abbandonato la fede cattolica, la quale insegna che il primo uomo fu fatto in modo da non aver la necessit di morire e che per il peccato questo stato di natura si cambi talmente da essere necessario all'uomo di morire, fino al punto che anche a coloro che spiritualmente sono gi stati rigenerati e risuscitati l'Apostolo dice: Se il Cristo in voi, il vostro corpo morto, a causa del peccato, ma lo spirito vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Ges dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Ges Cristo dai morti dar la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi 248. In tanto ha detto appunto: Dar la vita anche ai vostri corpi mortali, e lo speriamo nella risurrezione della carne, in quanto aveva detto: Il vostro corpo morto a causa del peccato. E voi non volete che per il peccato si sia mutato lo stato di natura! Tuttavia per, essendo stato obiettato nel Concilio Palestinese a Pelagio di dire che i bambini nati da poco sono in quello stato in cui Adamo fu prima del peccato, egli neg di dirlo e lo condann 249. Se l'avesse fatto con cuore sincero, forse la vostra eresia sarebbe sparita gi allora o almeno lui sarebbe finalmente guarito da quella peste. Chiedo inoltre se la natura peccatrice sia esente da vizio: se ci assurdissimo, ha dunque un vizio; se ha un vizio, stata certamente viziata. In che modo dunque non stata mutata, se da sana che era stata viziata? Perci, anche escluso quel peccato del quale Giovanni Costantinopoliano dice: Adamo commise quel grande peccato e condann tutti in blocco 250, anche escluso, dico, questo peccato, dal quale la natura umana trae originalmente la condanna, in che modo si pu dire con saggezza che lo stato di natura non stato mutato in un uomo che afferma:

La legge spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ci che faccio: infatti non quello che voglio io faccio 251, e le altre parole simili, anche se questa mutazione non l'ha tratta in lui la condizione del nascere, ma come volete voi, l'ha contratta in lui la consuetudine del peccare? Non vi accorgete delle falsit della vostra affermazione: " Per il peccato dell'uomo non si cambia lo stato della natura, ma la qualit del merito "? A meno che non diciate che per il peccato non si cambia la natura, ma l'uomo. E questo cos' se non negare che l'uomo sia una natura? Quando mai direste questi spropositi, se pensaste con mente sana a quello che dite? Hai dato una sistemazione diversa alle medesime tesi dei manichei. 97. GIUL. Manicheo dice che la volont cattiva ispirata da quella natura che non pu volere il bene, la volont buona infusa da quella natura che non pu volere il male. In questo modo Manicheo sottopone a necessit le nature degli individui, sicch le volont personali non possono volere il contrario. Tra noi e Manicheo certamente c' un grande abisso. Vediamo ora quanto tu ti sia allontanato da lui. Dici che la volont libera, ma solamente per fare il male; non invece libera di desistere dal fare il male, se non le sia stata imposta la necessit di volere il bene da quella natura che non pu volere il male 252, per usare le tue parole. Definisci dunque che il genere umano con il libero arbitrio non fa altro che peccare, n altro pu fare. Con questo dichiari assolutamente che la natura umana brama sempre e solo ci che male e non pu volere il contrario. Invece la natura di Dio non pu volere il male, e perci se Dio non fa la natura cattiva degli uomini partecipe della propria necessit non ci pu essere nella natura umana bont di attivit. Dopo di che veda Dio se nel segreto del tuo cuore tu non ami Manicheo di un amore molto grande. E' certo tuttavia, per quanto apparisce dalla fratellanza germana dei dogmi, che non hai fatto assolutamente nient'altro che congegnare con ordine diverso le medesime tesi di Manicheo. AG. Volesse il cielo che tu distruggessi con forza Manicheo e non lo aiutassi con vergogna. Poich egli, pervertito da un eccesso d'insania, non dice che il principio del male costretto a fare il bene da un altro principio del bene, il quale non pu volere il male; ma dice che il principio del bene costretto a fare il male da quel

principio del male il quale non pu volere il bene, e quindi per una mostruosa pazzia Manicheo vuole che sia immutabile il principio del male e sia invece mutevole il principio del bene. Perci Manicheo certamente dice che la volont cattiva ispirata da quel principio che non pu volere il bene; ma non dice, come tu congetturi troppo benevolmente di lui, che la volont buona sia infusa dal quel principio che non pu volere il male. Poich Manicheo non crede che il principio del bene, il quale non pu volere il male, sia in nessun modo immutabile, e crede che al principio del bene sia ispirata la volont cattiva da quel principio che non pu volere il bene. E cos avviene che per il principio del male voglia il male il principio del bene, che Manicheo non vuole sia nient'altro che la natura di Dio. Tu dunque, negando che la natura umana sia stata viziata dal peccato del primo uomo, aiuti Manicheo ad attribuire al principio del male da lui inventato tutto quanto trova di male nella manifestissima miseria dei bambini. Inoltre, quando ti dispiace che l'uomo non possa volere il bene se non aiutato da Colui che non pu volere il male, non ti avvedi di contraddire Colui che dice: Senza di me non potete far nulla 253, e la Scrittura dove si legge: La volont preparata da Signore 254, e dove si legge: E' Dio infatti che suscita in noi anche il volere 255, e dove si legge: Dio dirige i passi dell'uomo e segue con amore il suo cammino 256? E qui io non mi meraviglio di nulla se non donde tu ti dica cristiano, sebbene tu contraddica queste cos numerose e cos chiare voci divine. Possiamo peccare anche dopo il battesimo. 98. GIUL. In una parte per ti unisci a Gioviniano: egli infatti nel secondo libro della sua opera dice che l'uomo battezzato non pu peccare, mentre prima del battesimo pu peccare e non peccare. Con te dunque egli pensa che dal momento del battesimo si imponga agli uomini la necessit del bene: il che altrettanto falso quanto che prima del battesimo ci sia negli uomini la necessit di fare il male, come pensi tu. Infatti quando tu dici: L'uomo non pu volere qualcosa di buono se non aiutato da Colui che non pu volere il male 257, vuoi appunto che l'uomo acquisti la possibilit di fare il bene partecipando alla grazia e alla natura buona, e dici comunque che ci pu avvenire dal momento del battesimo. Quindi a met strada tra l'empiet e la paura ti sei accompagnato alla combriccola di Gioviniano, ma non hai ancora abbandonato il lupanare di Manicheo. Tuttavia per tanto pi innocente di te Gioviniano, quanto di Gioviniano pi sacrilego Manicheo. Per

riassumere infatti pi brevemente tutto questo di cui abbiamo trattato, Manicheo dice: In tutti gli uomini pecca la natura delle tenebre, ispiratrice della volont cattiva e non pu fare altro. Tu dici: In tutti gli uomini pecca la natura infettata dalle tenebre del primo peccato e autrice per questo della volont cattiva, e non pu volere il bene. Gioviniano dice: E' certamente la volont degli uomini a peccare, ma fino al battesimo; dopo di esso invece non pu volere altro che il bene. I cattolici, ossia noi, diciamo: dall'inizio alla fine, anche prima del battesimo, la volont che senza nessuna coazione naturale pecca in ciascuno, ed essa nello stesso tempo che pecca ha la possibilit di recedere dal male e di fare il bene, perch si salvi la natura della libert. E' certo quindi che per nessuno di voi si salva la verit dei dogmi. Tuttavia, essendo voi venuti fuori da un unico principio di errore, sarebbe stato perfino meno disonesto se tu avessi accettato le conseguenze e, poich dici con Manicheo che si pecca per la natura cattiva, cio per la mancanza di libert, dicessi con il medesimo Manicheo che la natura non si pu in nessun modo mondare, e certo altrove lo affermi, ma aggiungessi la necessaria conseguenza: non le servono perci i sacramenti del battesimo. Oppure se asserisci con Gioviniano che dal tempo dell'accettazione della fede si imprimono buone cupidit, dicessi con il medesimo che anche prima del battesimo stata buona la natura, la quale, bench avesse la possibilit del male, tuttavia non ebbe la necessit del male, e perci, una volta che fu consacrata, arriv al bene verace. In questo modo infatti, pur contravvenendo alla ragione, non contravverresti tuttavia ai dogmi di coloro che segui. AG. Hai dimenticato che cosa sia quello che diciamo. Rammentalo, prego. Noi siamo quelli che contro le vostre proteste diciamo che anche ai giusti finch sono in questa vita non mancano motivi di dire nella loro orazione con sincerit rispetto a se stessi: Rimetti a noi i nostri debiti 258. Perch se dicono che sono senza peccato, ingannano se stessi e la verit non in loro 259. Cos' dunque quello che dici inconsistentemente: in una parte mi unisco a Gioviniano, dove asserisce che il battezzato non pu peccare? Dio ci guardi dall'essere talmente sordi e muti da non udire la voce dei battezzati o da non dire con essi: Rimetti a noi i nostri debiti. Dal momento poi che l'uomo comincia ad avere l'uso dell'arbitrio della volont pu e peccare e non peccare, per a non peccare non ci riesce se non aiutato da Colui che ha detto: Senza di me non potete far nulla 260; a peccare invece riesce con la propria volont, sia che

rimanga sedotto o da se stesso o da un altro seduttore, sia che venga aggiudicato come schiavo al peccato. Conosciamo poi uomini aiutati dallo Spirito di Dio a volere le cose di Dio prima del battesimo, come Cornelio 261, e alcuni non disposti a volerle nemmeno dopo il battesimo, come Simone Mago 262. I giudizi di Dio sono infatti come il grande abisso 263 e la sua grazia non viene dalle opere: altrimenti non sarebbe pi grazia 264. Smettila dunque d'insultarci con il nome di Manicheo e di Gioviniano: quali personaggi tu insulti in noi che, seguendoli, non possiamo negare il peccato originale, lo vedresti se tu avessi gli occhi, e taceresti se tu avessi un po' di faccia. Sei poi tanto calunnioso da dire che io ho affermato altrove che l'uomo non pu essere mondato dai peccati, quando io dico che lo pu tanto da essere condotto anche l dove, beatissimo, non possa peccare. La necessit del peccato. 99. GIUL. Ora invece, perfido contro tutti, dici che nella natura della carne stata introdotta la necessit del peccato. AG. Nega tu che l'Apostolo abbia detto: Quando eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia 265. Oppure, se non neghi che l'abbia detto, accusalo di non averlo detto bene. Se poi non osi negarlo, nega, se puoi, che coloro ai quali lo dice abbiano avuto nel male volont libera quando sono stati liberi nei riguardi della giustizia, o l'abbiano avuta libera nel bene quando sono stati sotto la schiavit del peccato, e osa dire che da questa schiavit si sono liberati da se stessi e non sono stati liberati per mezzo della grazia di Dio coloro a cui dice: Ora invece, liberati dal peccato, siete diventati schiavi della giustizia 266. Ma se dici che per mezzo della grazia di Dio sono stati liberati dal reato dei mali trascorsi e non dalla dominazione del peccato, che non lascia a nessuno di essere giusto, e dici che hanno potuto ottenere da se stessi con la loro volont che il peccato non dominasse su loro, e per questo non hanno avuto bisogno della grazia del Salvatore, dove metti colui che dice: Io non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio 267? Se infatti parla cos uno che si trova sotto la legge e non sotto la grazia, nega che costui gema sotto il grave peso della necessit, dichiaralo libero di vivere bene e di agire rettamente in forza dell'arbitrio della volont, bench ti gridi: Mentisci o ti sbagli; io faccio il male che non voglio. Se invece, come meglio intende Ambrogio, l'Apostolo, lo dice anche di se

stesso, nemmeno i giusti in questa vita hanno per fare il bene tanta libert di volont personale quanta ce ne sar in quella vita dove non si dir: Io faccio il male che non voglio. La libert non alternanza. 100. GIUL. Perduto il possesso dell'eternit - che del resto non consta abbia mai avuto in forza della sua nascita - incomberrebbe la volont di bramare costantemente la malvagit. E tu aggiungi: La volont che libera nel male, non libera nel bene. Indubbiamente con non minore professione di stupidit che di irreligiosit chiami libera la volont che dici non poter volere se non una cosa soltanto: il male. AG. Se non libero se non chi pu volere due cose, ossia e il bene e il male, non libero Dio, se non pu volere il male e del quale anche tu hai detto e con verit: Dio non pu essere che giusto 268. Cos dunque lodi Dio da togliergli la libert? O non devi piuttosto capire che una beata necessit quella per cui Dio non pu essere ingiusto?. Crolla la scena del peccato originale. 101. GIUL. Ma sebbene tu non ti regga da nessuna parte, lascio tuttavia al saggio lettore giudicare quale sia stato il tuo apporto. Concediamo che possa dirsi libera una volont che non pu volere il bene: ma tu asserisci che questa volont liberata nel battesimo. Domando io: in che modo liberata? Cos da essere costretta a volere sempre il bene e non poter volere il male? O cos da poterli bramare ambedue? Se qui rispondi: Da essere costretta a volere sempre il bene, conosci da te quanto tu sii giovinianista. Se al contrario rispondi: Come pu essere libera una volont se costretta a volere sempre il bene? io replico: In che modo prima si diceva volont libera, se era costretta a volere il male soltanto? Se dunque risponderai che dopo il battesimo la volont diventa libera in modo da poter e peccare e non peccare, con questa tua stessa risposta dichiarerai che l'arbitrio non era libero quando non poteva ambedue le cose. Da ogni parte ti chiudono i nodi del tuo modo di ragionare: l'arbitrio era libero prima del battesimo, aveva la facolt di fare il bene come aveva la facolt di fare il male, e tutta la scena del tuo dogma, con il quale vai persuadendo il male naturale, crolla.

AG. Chi legge trover che ti ho gi risposto pi sopra nei riguardi di Manicheo e di Gioviniano. Come poi tu faccia a dire che uno, la cui volont noi diciamo preparata dal Signore, diventi di cos buona volont da essere costretto a volere il bene - e Dio ci guardi dal dirlo! - lo veda la tua preclara intelligenza. Se infatti costretto, non vuole : e che pi assurdo del dire che vuole il bene senza volerlo? Anche sulla natura di Dio vedi quale sia il tuo modo di sentire, o uomo che dici l'uomo costretto a volere il bene se non pu volere il male. E' forse infatti costretto Dio a volere il bene, perch non pu volere il male, essendo assolutamente immutabile? Ma la natura umana, bench mutevole, buona, per quanto attiene al fatto della creazione: essa non solo stata fatta senza vizio, ma, anche adesso che cattiva a causa del vizio, capace del bene, e quindi buona. Questa sentenza vera sovverte l'insania falsa dei manichei. Nel battesimo poi i peccati sono rimessi tutti dalla grazia di Dio, per mezzo della quale l'uomo condotto allo stesso battesimo, dopo che Dio gli ha preparato la volont. E sono rimessi in tal modo che successivamente, sebbene il suo spirito concupisca contro la carne per non acconsentire alla iniquit, anche la carne tuttavia concupisce contro lo spirito, sicch l'uomo non fa quello che vorrebbe. Vuole infatti non avere nemmeno questa concupiscenza della carne, ma per ora non lo pu, e per questo geme ancora interiormente aspettando l'adozione, la redenzione del suo corpo 269, dove avere la carne in tal modo da non poter pi peccare. Attualmente dunque non solo pu peccare dopo il battesimo, ma inoltre poich, anche ben opponendosi alla concupiscenza della carne, qualche volta trascinata da essa al consenso e commette alcuni peccati, che sebbene veniali sono tuttavia peccati, ha sempre in questa vita motivo di dire: Rimetti a noi i nostri debiti 270. Anche questa verit cattolica rintuzza la falsit di Gioviniano. Ambedue le cose poi, ossia e ci che diciamo contro Manicheo e ci che diciamo contro Gioviniano, sbaragliano la vostra eresia e le vostre calunnie. Il premio di non poter peccare come gli angeli. 102. GIUL. Se poi prima del battesimo non stato libero di fare il bene e dopo il battesimo diventato libero in tal modo da non poter fare il male, mai ha davvero avuto a sua disposizione la libert dell'arbitrio, e questa la prova che prima ha peccato senza reato e dopo possiede la gloria senza cura di santit.

AG. Dunque nemmeno in Dio c' la libert dell'arbitrio, perch non pu fare il male, come non pu rinnegare se stesso 271. Il quale Dio anche a noi con quel premio supremo sta per elargire di non poter peccare, pari noi non certo a Dio stesso, ma tuttavia ai suoi angeli. Questo infatti si deve credere, che Dio dopo la caduta del diavolo abbia donato agli angeli per il merito della buona volont con la quale perseverarono nelle verit: che in seguito nessuno diventasse un nuovo diavolo a causa del libero arbitrio. Non costrizione, ma fruizione. 103. GIUL. Tirando la somma di tutto, eccoti dimostrato che il tuo dogma svanisce completamente: prometti di non negare il libero arbitrio e lo distruggi prima con la necessit del male e dopo con la necessit del bene. AG. Sei pronto a dire, come vedo, che a non poter peccare pressato da necessit Dio, il quale in realt n pu volere, n vuole poter peccare. Ma anzi, se deve dirsi necessit quella per cui necessario che qualcosa sia o avvenga, assolutamente beatissima la necessit per cui necessario vivere felicemente e in questo medesimo vivere non poter morire e non poter mutare in peggio. Di questa necessit, se pur si deve dire necessit anch'essa, gli angeli santi non hanno la costrizione, ma la fruizione. Per noi invece tale necessit futura e non presente. Non c'e peccato nelle cose. 104. GIUL. Ma tuttavia alla distruzione completa del tuo dogma giova che ci ricordiamo anche delle precedenti definizioni. Se il peccato non se non la volont di continuare o di commettere ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi, non si trova assolutamente nessun peccato nelle cose. AG. Cotesta definizione del peccato che soltanto peccato, non del peccato che anche pena del peccato, per la quale pena si perduta la libert di non peccare. Dal qual male non libera se non Dio, cui non solo diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti, bens pure: Non c'indurre in tentazione, ma liberaci dal male 272. Il peccato non pu trovarsi nel seme dell'uomo.

105. GIUL. Perch se la giustizia non imputa se non ci da cui libero astenersi e se prima del battesimo c' la necessit del male, non essendo la volont libera di fare il bene, come hai detto, e non potendo quindi fare altro che il male, la volont tenuta lontana dall'infamia del male in forza della stessa necessit che subisce, dal momento che non pu essere aggravata dalle sue azioni davanti a quella giustizia che non imputa se non il male da cui libero astenersi. Dopo il battesimo poi, se c' la necessit del bene, non ci pu essere davvero nessun peccato. Vedi tu dunque come ci che la ragione definisce peccato non possa trovarsi nei semi, quando gi secondo le tue definizioni non si trova nemmeno nei costumi. AG. Sbagli di grosso o pensando che non esiste nessuna necessit di peccare o non capendo che la necessit di peccare pena di quel peccato che fu commesso senza nessuna necessit di peccare. Se infatti non c' nessuna necessit di peccare - per non parlare della violenza di quel male che si contrae originalmente, perch voi non ne volete l'esistenza -, che cosa pativa, ti prego, colui che secondo il vostro modo di sentire era pressato da tanto male di cattiva consuetudine da dire: Io non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio 273? Inoltre io stimo che tu pensi quanto grande la fatica da fare nel corso della vita per imparare che cosa sia da bramare e che cosa sia da evitare. Coloro poi che non lo sanno patiscono la necessit di peccare per la stessa ignoranza del bene da bramare e del male da evitare. E' infatti nella necessit di peccare chi, non sapendo che cosa debba fare, fa ci che non deve. Per questo genere di mali si prega Dio dove si dice: Non ricordare i peccati della mia giovinezza e della mia ignoranza 274. Se le mancanze di questo genere non le imputasse il Dio giusto, non chiederebbe che gli fossero rimesse l'uomo fedele. E' per questo che anche il servo di Dio Giobbe dice: Hai sigillato in un sacco i miei peccati e hai tenuto conto di quello che ho commesso senza volerlo 275. Anche tu stesso nell'ultimo tuo libro di quei quattro che hai pubblicati contro uno solo mio, dici che dalle affezioni e dalle passioni dell'animo viene agli uomini un sentimento e un attaccamento cos forte da non potersi svellere in nessun modo o solo con grande sforzo 276. Pertanto chiunque pecca per una timidezza che non gli si pu togliere di dosso, come peccher se non per necessit? Ma che questi peccati provengano da quei peccati che furono commessi senza nessuna necessit voi lo concedete almeno nel caso di colui che dice: Io faccio il male che non voglio. Chi infatti, per patire cotesta necessit, non pressato

se non dalla consuetudine di peccare, senza dubbio prima che peccasse non era ancora pressato dalla necessit della consuetudine. E perci anche secondo voi la necessit di peccare, dalla quale non libero astenersi, pena di quel peccato da cui stato libero astenersi, quando non urgeva nessun peso di necessit. Perch dunque non credete che quel peccato, indicibilmente grave, del primo uomo sia valso a viziare la natura umana universale almeno tanto quanto vale adesso in un singolo uomo la seconda natura? Che sia infatti chiamata cos dai dotti la consuetudine ti sei creduto in dovere di rammentarcelo 277. Poich dunque e noi confessiamo la presenza negli uomini di quei peccati che si commettono non per necessit ma per volont, i quali sono i soli peccati dai quali libero astenersi, e d'altra parte il genere umano pieno di peccati che provengono dalla necessit dell'ignoranza o delle passioni, i quali non sono solamente peccati ma anche pene di peccati, come fai a dire che secondo le nostre definizioni il peccato non si trova neppure nei costumi? Ma udite ci che non volete udire! Da tutti i peccati, siano originali, siano morali, e dopo che sono stati fatti o perch non si facciano, non libera se non la grazia di Dio per mezzo di Ges Cristo Signore nostro, nel quale siamo stati rigenerati e dal quale abbiamo imparato a dire nella orazione non solo: Rimetti a noi i nostri debiti, perch cio abbiamo peccato, ma anche: Non ci indurre in tentazione 278, perch cio non pecchiamo. Si dimostra superfluo il battesimo di A., previsto solo per l'orgasmo dei genitali. 106. GIUL. Ma, consegnato all'animo del saggio lettore questo sommario della nostra discussione, esaminiamo che cosa del compito che gli stato assegnato realizzi il tuo battesimo, che tu dici previsto unicamente per l'orgasmo dei genitali. Il tuo battesimo confessa di espiare gli uomini dai peccati, ma quando si dibatte davanti alla giustizia la causa della volont, questa non si dichiara rea se non ha potuto volere diversamente. Cadendo poi l'odioso reato, gi caduta pure la pompa di chi perdona, perch non pu perdonare ci che non pu giustamente imputare. E cos il battesimo viene frustrato negli effetti della sua promessa, perch n trova i crimini la cui remissione gli meriti lode, n questo beneficio di sciogliere i vincoli del peccato gli fa acquistare dei debitori, non potendo convincere di cattiva volont coloro che sono al riparo nell'asilo della necessit: e per tutto questo il tuo

battesimo si dimostra superfluo. Ma poich non superflua la grazia che stata prevista dal Cristo, si ritenga giustificata la munificenza del battesimo, per mezzo del quale si convince di colpa la volont del peccatore, la quale certamente ha tanto potuto volere il bene quanto ha voluto il male. Tutta dunque svanita la fantasticheria della necessit, e quindi non c' nessun peccato che venga da condizione di natura, ma nella natura degli uomini rimane il libero arbitrio; il che, come lo neghi tu con Manicheo, cos lo confessiamo noi con gli Apostoli e con tutti i cattolici. AG. E' in necessit di peccare chi ignora la giustizia; ma, quando poi abbia conosciuto la giustizia, non gli si dovranno per questo perdonare i peccati che ha commessi per necessit d'ignoranza? Oppure, poich ha conosciuto ormai come deve vivere, dovr presumere che il vivere in modo giusto gli venga da se stesso e non da Dio, al quale si dice: Non c'indurre in tentazione 279? Non c' dunque sicurezza d'impunit nella necessit di peccare, ma che questa necessit non rechi danno lo dona Dio, al quale si dice: Cavami dalle mie necessit 280. Lo dona poi in due modi: e rimettendo l'iniquit commessa e aiutandoci a non cadere in tentazione. Ciascuno piuttosto tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce 281. E questa tua " protetta " ti tanto cara da ritenere di doverla lodare quando uno non trascinato da essa al consenso, quasi che non sia un male ci che spinge al male, se chi spinto non gli cede ma gli resiste. Sebbene tu, anche quando si acconsente alla concupiscenza, sostieni con grande vaniloquio che la colpa va data a chi caduto e non alla concupiscenza che l'ha spinto, a chi stato attratto e non alla concupiscenza che l'ha attratto, a chi rimasto sedotto e non alla concupiscenza che l'ha sedotto, evidentemente perch, come tu sentenzi, ha fatto uso cattivo di un bene: tu hai appunto uno spirito tanto cattivo da sembrarti buona la concupiscenza che fa concupire la carne contro lo spirito. Ma tu stimi di aver messo elegantemente in ridicolo la nostra sentenza sul battesimo, attribuendoci nella maniera pi bugiarda l'affermazione che il battesimo sia stato previsto solo per l'orgasmo dei genitali. Non diciamo questo, ma diciamo ci che voi tentate di distruggere con la vostra eresia nuova e perversa: per questo stato previsto da Dio l'aiuto di una seconda nativit spirituale, che Cristo ha stabilito di far avvenire in se stesso, perch coloro che nascono carnalmente da Adamo contraggono con la prima nativit il contagio della morte antica 282. Ecco che ho fatto uso delle parole del vescovo punico Cipriano,

contro il quale, bench martire, tu latri quando impugni la fondatissima fede della Chiesa, per la quale stato versato il suo sangue. Come infatti l'apostolo Paolo dice: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 283, ugualmente anche il vescovo Cipriano, esperto di questo Apostolo, ha confessato che quanti nascono carnalmente da Adamo contraggono con la prima nativit il contagio della morte antica. Cos' dunque questo tuo associarti ingannevolmente agli Apostoli e a tutti i cattolici, dal momento che in modo fraudolento contraddici l'Apostolo, ma in modo apertissimo contraddici un vescovo e martire nella sentenza che condivide con la Chiesa Cattolica orientale e occidentale?. Non diventiamo schiavi del peccato per natura. 107. GIUL. Certamente il commento che hai fatto dei testi dell'apostolo Paolo sarebbe da passare con una risata sotto silenzio, se non atterrisse gli ignari delle Scritture: Quando eravate sotto la schiavit del peccato, ha scritto l'Apostolo, eravate liberi nei riguardi della giustizia 284. Non poteva dire senza dubbio " liberati ", perch questo termine di liberazione si porta fuori convenientemente e appropriatamente quando l'uomo liberato da situazioni dannose. Ma liberi nei riguardi delle virt si possono dire coloro che stabiliscono di non dovere nulla alle virt. Libero dunque si pu dire e nei riguardi del bene e nei riguardi del male chi servendo all'uno si studia di non dovere nulla all'altro. Liberato invece non si pu dire se non dal male, perch questa parola di liberazione richiama di per s un'angoscia che si toglie. Che problema dunque si poteva muovere all'Apostolo in questo caso circa le sue parole, quando egli secondo lo stile universale ha detto liberi nei riguardi del bene e liberati nei riguardi del male? Quando eravate sotto la schiavit del peccato, dice, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate da cose di cui ora vi vergognate? 285 Ma perch tu non stimi che noi diventiamo schiavi del peccato per natura, ascolta il medesimo Apostolo che nel medesimo testo dice: Non sapete voi che se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia nell'obbedienza al peccato, sia nell'obbedienza alla giustizia? 286 Da voi stessi, dice, vi siete messi a servizio del peccato come schiavi per obbedirgli, perch tu capissi che egli imputa il peccato alla volont e non alla nativit. Per questo

soltanto dice dunque che erano liberi nei riguardi della giustizia, perch si erano rifiutati d'osservare i suoi precetti. AG. Se per questo soltanto stato detto che costoro erano liberi nei riguardi della giustizia perch si erano rifiutati d'osservare i suoi precetti, prima dunque che ricevessero i precetti della giustizia che rifiutavano d'osservare non erano liberi nei riguardi della giustizia e sotto la schiavit del peccato? Chi lo dir? Da questa necessit della schiavit dunque libera colui che non solo d i precetti per mezzo della legge, ma per mezzo dello Spirito dona anche la carit, per la cui dilettazione si vinca la dilettazione del peccato; altrimenti la necessit della schiavit persevera invitta e tiene sotto di s il suo schiavo. Perch uno schiavo di ci che l'ha vinto 287. Solo la libert di peccare. 108. GIUL. Inoltre aggiunge immediatamente che sono adesso schiavi della giustizia, cos come prima erano schiavi del peccato. Questo ti consente, se ti piace, di dirli liberi dal peccato ora che sono schiavi della giustizia, come sono stati detti da lui liberi nei riguardi della giustizia quando erano schiavi del peccato. Molto maldestramente dunque hai voluto calunniare la semplicit dell'Apostolo. N stato lui infatti a indicare con grande vigilanza ci che pensi tu, ma sei tu a vedere con occhi pieni di sonno ci che egli ha proferito. Congetturi appunto che egli abbia preferito dire liberati piuttosto che liberi, perch intendessimo che con la libert dell'arbitrio si pu certo agire male, ma non si pu agire bene. Ora, l'ordine stesso delle sue parole si oppone a te. Perch, se avesse pensato quello che pensi tu, cio che con la libert si pecca solamente, avrebbe dovuto dire: " Eravate liberi per il peccato "; non dire: Eravate liberi per la giustizia 288, perch fosse detto libero colui per il quale la stessa libert operava. Se infatti piace ponderare anche l'importanza dei casi, li dice liberi per questa giustizia, non li dice liberi da questa giustizia. Pi conseguentemente saremmo noi ad essere avvantaggiati da questa locuzione, se volessimo insistere su elementi tanto leggeri. Ma lungi questo da noi: intendiamo il senso dell'Apostolo e ci contentiamo della funzione di elocuzioni proferite con semplicit. Nient'altro ha detto il Maestro delle Genti se non questo: Eravate liberi, non eravate servi della giustizia; siete stati liberati, avete ricevuto il perdono dei peccati, rimanendo la libert dell'arbitrio, per mezzo

della quale hanno potuto obbedire e prima al peccato e dopo alla giustizia. AG. Viene da questo vostro modo di sentire ereticale, con cui dite che per mezzo della grazia non si fa liberazione dal peccato se non quando si riceve il perdono del peccato commesso, ma non anche perch il peccato non prevalga quando qualcuno attratto dalla propria concupiscenza ad acconsentire al peccato, che voi siete in contraddizione anche con le orazioni dei santi. Perch infatti si dice a Dio: Non c'indurre in tentazione 289, se in potere del nostro libero arbitrio, insito in noi per natura, che questo non avvenga? E perch mai l'Apostolo dice: Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male 290, se Dio non libera dai peccati se non dando venia dei peccati trascorsi? L'albero da cui il diavolo coglie i frutti. 109. GIUL. Inoltre l'Apostolo indica che cosa contenesse la sua esortazione premettendo: Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell'impurit e dell'iniquit a pro dell'iniquit, cos ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione. Quando infatti eravate sotto la schiavit del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia 291. Con logica assolutamente perfetta dice che sono stati liberi nei riguardi della giustizia quelli che aveva chiamati a tenere le loro membra in ogni santificazione. Ma poich su questo punto ci siamo fermati non poco per mostrare che certissimo quello che avevo detto 292, ossia che negherebbero il libero arbitrio le persone che fossero state spaventate dai vostri discorsi, e che sarebbero state spinte ad una vera rovina da una falsa paura, e che tu sei il principale negatore del libro arbitrio, ritorniamo a quel libro che stato destinato a Valerio, per provare che tu in un primo tempo hai negato la creazione da parte di Dio, ma ora in alcuni testi la neghi senz'altro e in altri testi ti esprimi molto pi sacrilegamente di quando l'avevi negata. E con quanta assolutezza tu abbia negato la creazione degli uomini da parte di Dio in quel tuo libro precedente certamente apparso a sufficienza nel corso della discussione. Hai detto appunto che il genere umano come un albero piantato dal diavolo, dal quale egli ha il diritto di cogliere il frutto 293, e molte altre espressioni che, usate da te come argomenti, cooperano a questo errore. Ma in questo secondo libro, sebbene tu persegua il

medesimo scopo con l'insieme del tuo dogma, tuttavia tenti di emendare la tua sentenza pi perniciosamente di quanto l'hai enunziata antecedentemente. AG. Se per te poco l'Apostolo che dice: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 294, Ambrogio, certamente non da manicheo, con il quale nome tu incrimini persone che sono tali di fede quale era stato lui, ma da cattolico ha compreso l'Apostolo e comprendendolo ha detto: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, essendo nel vizio la nostra stessa origine 295. Ecco da dove, come da un suo albero, il diavolo colse con diritto il frutto: non dalla natura che Dio cre, ma dal vizio che il diavolo stesso impiant. N infatti coloro che nascono sotto il peccato non possono essere se non sotto l'autore del peccato, se non rinascono nel Cristo. Non lasciatevi schiacciare dalla disperazione. 110. GIUL. Ma completiamo brevemente la risposta che si deve al tuo capitolo, gi riportato sopra da noi 296. Coerentemente e sinceramente pertanto rispondo: noi non rifiutiamo agli uomini la liberazione da parte del Signore Ges Cristo e li preveniamo perch, credendo a voi, non si lascino schiacciare dalla disperazione dell'emendazione e non si ritirino dalla erudizione del Cristo, quasi che egli imponga doveri di cui la natura dei mortali sarebbe incapace, appunto perch aggravata da un male congenito. AG. Ma anche la morte congenita e tuttavia da essa libera gli uomini colui che d la vita a chi vuole 297 e al quale devono ricorrere quelli che vogliono essere liberati dal male congenito. E perch lo facciano leggi nel Vangelo chi li attiri 298. Sono uomini da salvare anche i bambini. 111. GIUL. Corrano piuttosto a colui che grida: Il mio giogo dolce e il mio carico leggero 299; a colui che anche alla volont cattiva elargisce il perdono con inestimabile liberalit, e l'innocenza che crea buona la fa ancora migliore rinnovandola e adottandola. AG. Sono proprio uomini quegli stessi ai quali tu rifiuti il Liberatore, perch neghi la presenza in essi di un male dal quale abbiano bisogno d'essere liberati. In che modo dunque rispondi

coerentemente e sinceramente che non rifiutate agli uomini la liberazione da parte del Signore Ges Cristo, quando piuttosto operi pertinacemente e mentitamente perch non si creda che i bambini siano salvati da lui, come salva il suo popolo dai suoi peccati 300; e per questo apprendiamo, parlando cos il Vangelo, che stato chiamato Ges 301? Non potrete dunque insegnare che non rifiutate agli uomini la liberazione da parte del Cristo, perch non potete in nessun modo dimostrare che i bambini non siano uomini. Tutti gli uomini erano in Adamo, vinto senza combattere. 112. GIUL. Mi stupisce pertanto che tu abbia osato riportare il testo dove si dice: Uno schiavo di ci che l'ha vinto 302. Questo testo fa per noi nel modo pi manifesto, perch asseriamo che nessuno pu sottostare al diavolo se non stato superato da lui in combattimento per vile resa della sua volont. Non doveva invece essere adoperato da te, a cui si oppone fortemente, perch vuoi persuadere che sono nel regno del diavolo i nascenti, i quali senza propria volont non hanno potuto certamente n essere vinti n peccare. AG. I nascenti, dei quali dici che non hanno potuto n essere vinti n combattere, traggono origine da quell'uomo in cui tutti hanno peccato, e quell'uomo, ci che pi grave, fu vinto senza combattimento. C'era infatti Adamo e in lui eravamo noi tutti: per Adamo e in lui perirono tutti 303. Lasciate dunque che i bambini siano ritrovati da colui che venuto a cercare ci che era perduto 304. Altrimenti, essendo uomini anche i bambini, voi rifiutate assolutamente agli uomini la liberazione da parte di Ges, per quanto sia grande la loquacit con la quale credete di dovere coprire la crudelt di questo vostro errore. Misericordia e giustizia. 113. GIUL. E certamente perch ti sei accorto che questo testo vale moltissimo contro di te, quasi che tu fossi interrogato dal testo stesso cos: Per quale ragione dunque i bambini sono nel regno della potest avversa, se si crede alla Scrittura che uno schiavo di ci che l'ha vinto, e se consta che l'infanzia senza uso di ragione e di volont non ha potuto n combattere n cedere?, aggiungi: Appunto " a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti

hanno peccato in lui " 305. Dio dunque il creatore di quanti nascono, ma lo in tal modo che se ne vadano a finire nella condanna tutti quelli di cui Dio non sia stato liberatore facendoli rinascere. Dio stesso appunto stato paragonato ad un vasaio che " dalla medesima massa di creta fa secondo la sua misericordia un vaso per uso nobile e secondo la sua giustizia ne fa un altro per uso volgare " 306; al quale Dio la Chiesa canta: " Misericordia e giustizia " 307. Quello che tu dici, che a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo, con la quale testimonianza dell'Apostolo hai turbato il cuore di moltissime persone, persone tuttavia sprovvedute di erudizione, sebbene io abbia dimostrato brevemente nel quarto libro come sia da intendere 308, tuttavia con l'aiuto del Cristo lo esporr in modo pi pieno in quest'opera, cosicch nel secondo libro, tralasciate tutte le altre testimonianze, questo stesso passo apostolico si apra nel suo contesto in modo pienissimo. AG. All'esposizione che dici fatta brevemente da te nel tuo quarto libro ti stato risposto nel sesto dei nostri 309. Quanto poi a ci che prometti in quest'opera, quando comincerai a renderlo, apparir allora quanto tu sii vaniloquo. Affermazioni contraddittorie solo apparentemente. 114. GIUL. Qui per far presente in breve che questa testimonianza dell'Apostolo non ti pu suffragare per la conferma di quella tua sentenza, che tutta l'erudizione, tutta la ragione e la legge di Dio dimostrano iniquissima. Il lettore diligente faccia dunque attenzione a ci che hai dichiarato: Dio il creatore di uomini cattivi, e li crea tali che vadano assolutamente tutti alla dannazione senza nessun merito della loro propria volont. AG. Questo ci che ho detto: Dio fa la natura degli uomini, i quali sono cattivi per un vizio che Dio non ha fatto e dal quale Dio fa il bene anche se sono cattivi gli uomini che Dio fa, perch Dio li fa in quanto sono uomini e non in quanto sono cattivi. N infatti gli uomini nascerebbero come vasi volgari se non fossero cattivi, e tuttavia essi sono certamente buoni per la natura che Dio fa, ma sono cattivi per la presenza in loro di un vizio che il nemico ha inseminato, s, contro la natura, tuttavia dentro la natura, con la conseguenza che a causa di questo vizio fosse cattiva la natura, cio fosse cattivo l'uomo. Nessun male infatti pu esistere se non

esiste dentro qualche bene, perch il male non pu esistere se non dentro una qualche natura, e ogni natura in quanto natura un bene 310. Osservate diligentemente come si facciano affermazioni che sembrano contraddittorie tra loro, e non lo sono, purch tuttavia non abbiate perduto completamente gli occhi per il fumo di una superba contesa. Tutti i non battezzati soggiacciono al diavolo e alla condanna. 115. GIUL. E perch non ignorassimo di quale tempo tu parlassi, dichiari che da Adamo, il quale dici che da solo era tutti noi, fino alla fine coloro che non sono stati battezzati si trovano a soggiacere alla dannazione e al diavolo. Nella quale sentenza ti sforzi di curarti molto pi dannosamente di quanto ti sia ferito antecedentemente. Per rimuovere infatti la odiosit che rovinava su di te per la tua affermazione che il diavolo sia il creatore degli uomini, correggendoti confessi che Dio il loro creatore, ma creatore di tali uomini quali sono quelli che Manicheo ascrive al principe delle tenebre. AG. Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch nel vizio la stessa nostra nascita 311. Questo non l'ha detto l'immondo eretico Manicheo, ma il santo cattolico Ambrogio. Quanto poi a Manicheo, n dice buona ogni natura in quanto natura, n dice che si possa in qualche modo risanare e far diventare buona quella che egli chiama natura cattiva. Il che dice la fede cattolica della natura umana dei piccoli e dei grandi, sia contro i manichei, sia contro i pelagiani, gli uni e gli altri per malattie diverse, ma ugualmente malati. Anche i mostri sono creati dal Dio giusto. 116. GIUL. Per la verit infatti Manicheo, credendo che gli uomini siano cattivi per condizione di nascita, assegn ad essi come creatore uno che allontanasse dal Dio buono il crimine di un'opera cattiva. E poich aveva sbagliato nella definizione del peccato cos da crederlo naturale, mentre non pu essere che volontario, conseguentemente invent poi un cattivo artefice di una cattiva origine: pi religioso costui nei riguardi di Dio e pi irrispettoso verso la natura. Tu viceversa dici che gli uomini nascono, s, cattivi, ma che Dio il creatore di questi uomini cattivi: pi irrispettoso tu

verso Dio e pi riguardoso verso la natura; questa ha infatti a sua difesa la maest del suo Creatore, il Creatore al contrario a sua accusa ha la bruttezza della sua opera. AG. Accusa dunque Dio, se ti va, della bruttezza della sua opera, poich veramente alcuni corpi nascono cos brutti che certuni di essi per enorme deformit si dicono anche mostri. Non infatti un altro Dio, come finge Manicheo, n alcuni di inferiori, come sbaglia Platone, sono i creatori dei corpi, ma bens il Dio buono e giusto che fa pure tali corpi. Se li riporti al grave giogo che pesa sui figli di Adamo 312, non troverai n un Dio cattivo, come quello che Manicheo assegna alla fabbricazione dei corpi, n un Dio vinto dai mali, implicato e immischiato con essi, come Manicheo non teme di credere del Dio buono, ma evidentemente un Dio giusto, atteso il peccato originale, come il Dio che conosce la fede cattolica, dalla cui orbita ha deviato il vostro errore. N infatti se nessuno avesse peccato, corpi brutti e mostruosi sarebbero nati nel paradiso. Manicheo anche Paolo? 117. GIUL. Non hai temuto, o tristissimo uomo, di appioppare a Dio ci che per rimuoverlo da Dio Manicheo invent un altro creatore. Siete ambedue certamente nemici della verit, ma prima che arrivassi tu si credeva che non fosse possibile superare in empiet Manicheo. AG. Prima di me c'era Ambrogio, che non era manicheo; prima di lui Ilario e Gregorio; prima di loro Cipriano e tutti gli altri che sarebbe lungo ricordare e che non erano manichei. E tuttavia hanno insegnato alla Chiesa quello che hanno imparato nella Chiesa: i bambini traggono il peccato originale e si devono essufflare negli esorcismi per sottrarli al potere delle tenebre e trasferirli nel regno del loro Salvatore e Signore 313. Perch, se il Cristo morto anche per essi, come pure tu sei stato costretto a confessare, allora tutti sono morti e Ges morto per tutti 314, secondo le parole dell'Apostolo. Se anche lui manicheo, secondo le tue parole, che cosa sarai tu allora? Felicissimo di essere vituperato da A., accusatore di Dio. 118. GIUL. Tu per hai giustificato la tua sorella Sodoma 315, come dice il Profeta, e si creder assolto Manicheo se si confronta con le tue bestemmie. Io nel primo libro della mia opera mi ero vantato

d'essere lacerato da quella bocca dalla quale anche gli Apostoli avevano patito ingiuria; adesso invece mi spaventa la grandezza della mia felicit: sono vituperato da uno che incrimina Dio! AG. Sei vituperato da uno che con Ambrogio e con tutti gli altri suoi colleghi predica liberatore anche dei bambini il Cristo, che tu non solo incrimini come mentitore l dove dice di essere venuto a salvare e a cercare ci che era perduto 316, ma anche lo contraddici perch non cerchi egli i bambini da salvare. Parole fragili come il vetro. 119. GIUL. Donde mi venuto l'onore di tanto oltraggio? Nulla di simile avresti potuto arrecarmi con le tue lodi. Delle mie sentenze dici che sono da riprovare, ma delle opere di Dio dici che sono da condannare; di me dichiari che ragiono malamente, ma di Dio dichiari che crea malvagiamente; contro di me gridi che sono nell'assurdit, contro Dio che nella crudelt; di me asserisci che ignoro la legge, ma di Dio che ignora la giustizia; di me vociferi che non sono cattolico perch dico che il Cristo sollecita gli uomini che vuol salvare, ma di Dio giuri che crea gli uomini che vuol condannare e che non crea se non perch finiscano tutti nella dannazione. AG. Questo si pu dire anche della prescienza di Dio, che tuttavia non pu essere negata dai fedeli e penso nemmeno da voi. Oppure decidetevi a negare che Dio preconosca la futura condanna da parte sua di molti di quelli che crea, perch non sembri creare uomini da condannare; decidetevi a negare un fatto ancora pi misterioso e inscrutabile: Dio non rapisce da questa vita 317 perch la malizia non muti i loro sentimenti molti dei quali non pu ignorare che sarebbero stati cattivi. Date onore a Dio: alla profondit dei suoi giudizi ceda la tempesta rumorosa delle vostre parole, in apparenza nitide e acute, ma fragili come il vetro. E' sparita la speranza della salvezza. 120. GIUL. Tra te dunque e Manicheo, primo seminatore dei tuoi modi di sentire, vedo che per il progresso della tua erudizione si fatta una grande distanza. Egli infatti, bench abbia tirato fuori due princpi, ha lasciato tuttavia sussistere in parte la speranza della salvezza dicendo che il Dio buono contrarissimo all'iniquit e alla crudelt. Tu viceversa, parlando, s, di un unico Dio buono, ma

creatore lui stesso di uomini cattivi, come hai tolto di mezzo il rispetto dovuto alla divinit, cos hai tolto di mezzo radicalmente la speranza della salvezza. AG. I manichei fingono un Dio crudelmente debole, che ha lasciato contaminare e dilaniare la sua parte, la sua sostanza, le membra della sua natura dai suoi nemici, dai quali vedeva incombere su di s la devastazione. Voi invece, che non negate l'assoluta onnipotenza di Dio, lo volete far credere ingiusto nel grave giogo dei bambini, negando il peccato originale. Molto pi numerosi i condannandi dei salvandi. 121. GIUL. Non tale infatti da venire in soccorso dei rei, quando egli stesso che unico per il desiderio di creare miserie punisce anche coloro nei quali nient'altro riconosce che quanto ha fatto in loro lui stesso. AG. Riconosce in loro anche quanto non ha fatto lui stesso: il peccato appunto non lui che l'ha fatto. Un altro poi, vano quanto voi, potrebbe dire che Dio per il desiderio di creare miserie crea pure coloro dei quali non ha potuto ignorare la futura condanna da parte sua, incomparabilmente pi numerosi di quelli dei quali ha previsto la futura liberazione da parte sua. Nessuno cattivo per natura. 122. GIUL. Osservato dunque l'abisso della tua empiet, bench non si possa trovare nulla di pi profano, si mostrer tuttavia con un breve ragionamento quanto sia privo di qualsiasi forza quello che dici e che cosa si raccolga dalle tue costruzioni. Il Dio che ha voluto essere chiamato con questo nome, come si crede che sia onnipotentissimo, cos si crede giustissimo, delle quali doti se ne mancher una, nessuna delle due sar presente; come il creatore benignissimo degli uomini, cos l'estimatore giustissimo dei meriti; tutto quello che fa molto buono 318. Conseguentemente nessuno cattivo per natura, ma chiunque sia reo, ad accusarlo sono i suoi comportamenti e non i suoi esordi. AG. Perch dunque il grave giogo sopra gli esordi dei bambini sotto un Dio potentissimo e giustissimo? Conclusioni.

123. GIUL. Pertanto n esiste il male naturale, n Dio pu creare uomini rei, n pu collocare gli uomini nel regno del diavolo. Conclusioni di tutto questo: da una parte tu risulti seguace di Manicheo e anzi peggiore di Manicheo; dall'altra parte rifulsero senza il peccato l'ingresso dell'umanit, i frutti della fecondit sotto il diritto di Dio e non del diavolo, l'innocenza naturale. AG. Dunque anche Ambrogio, il quale ha detto: I bambini che sono stati battezzati sono riportati dalla malizia ai primordi della loro natura 319, risulta seguace di Manicheo, come tu affermi o insultando o infuriando. Sacramenti diversi secondo epoche diverse per la medesima salvezza. 124. GIUL. Assicurato tutto questo, osserva che cosa segua al tuo procedimento. Si sa che i Profeti, i Patriarchi, i Santi del Vecchio Testamento furono tutti privi del battesimo, ma, creati da Dio, rifulsero poi per le loro proprie virt: si dovrebbero credere dunque, contro la testimonianza della legge, sotto il regno del diavolo per esser consegnati agli eterni supplizi, perch tu dichiari tutti i discendenti di Adamo creati per la dannazione. AG. Anche gli stessi giusti dell'antichit li ha liberati la medesima grazia alla quale voi avete dichiarato guerra, sebbene abbiano fatto uso di sacramenti diversi secondo l'epoca. Perch credevano nei riguardi del Cristo ci che crediamo noi. Uno infatti Dio e uno il Mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Ges 320, il cui avvento di umilt ad essi fu preannunciato e a noi invece fu annunziato, ma l'avvento di clarit che avverr alla fine fu preannunziato e ad essi e a noi. Da parte loro dunque e da parte nostra unica la fede in quest'unico Mediatore, e medesimo lo spirito di fede tanto in loro quanto in noi, per cui l'Apostolo dice: Animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perci ho parlato, anche noi crediamo e perci parliamo 321. Ma donde questa fede venga, per non gloriarcene come se venisse da noi, ascoltiamolo dal medesimo Apostolo: Per la grazia siete stati salvati mediante la fede, e ci non viene da voi, ma dono di Dio 322. E in un altro passo: Pace ai fratelli e carit e fede da Dio Padre e dal Signore Ges Cristo 323. Finiranno nella condanna anche i non rigenerati.

125. GIUL. Se tu dirai questo sproposito, anche i tuoi patroni potranno confessare quanto apertamente tu sii manicheo. Se invece comprenderai che l'esercito cos grande del vero Re combatte contro la tua sentenza e che tu non puoi recare ad esso pregiudizio, rassgnati a constatare la distruzione di tutta la tua costruzione: e quindi non tutti da uno solo finiscono nella condanna 324, ma solamente coloro che dall'ultima fine saranno trovati ribelli alla volont di Dio senza pentimento e senza emendamento. AG. Aggiungi: anche i generati, se non sono stati rigenerati, perch in uno solo hanno peccato tutti 325. L'immagine dei vasi. 126. GIUL. Che poi Dio sia stato paragonato ad un vasaio che dalla medesima massa fa un vaso per uso nobile e un altro per uso volgare 326, non avrebbe dovuto essere davvero ricordato da te, perch, come da noi spiegato coerentemente, cos contrario a te totalmente; quando infatti si dice che gli uni sono fatti per usi nobili e gli altri per usi volgari, giova al senso dei cattolici, con il quale secondo la diversit della volont umana si sostiene anche il diverso esito dei vasi. AG. Ascolta Ambrogio che dice: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch nel vizio la nostra stessa nascita 327. Cos appunto intende con tutti gli altri suoi colleghi, discepoli, dottori, senza nessun dubbio cattolici, quanto stato scritto a proposito del peccato e della morte: entrato a causa di un solo uomo ed passato in tutti gli uomini 328. E devi capire che questa la massa da cui si fanno i vasi, sia di una specie, sia dell'altra. Perch, se di questa inscrutabile questione la soluzione fosse cotesta che tu ritieni secondo i meriti della volont, essa sarebbe tanto manifesta che nessuna sua difficolt spingerebbe l'Apostolo a dire: O uomo, chi sei tu per disputare con Dio? 329 Di personaggi infatti non ancora nati si trattava, dei quali non in dipendenza delle opere, ma secondo la propria volont, Dio ha amato l'uno e ha odiato l'altro: donde si arrivati a queste parole dove dire della medesima massa, dei diversi vasi, della libert del vasaio. Le insondabili vie del Signore.

127. GIUL. Tu poi, che sopra avevi detto che tutti se ne vanno alla dannazione, con che faccia hai posto la testimonianza dove si dichiara che uno va all'onore e un altro alla vergogna? AG. Ma la grazia libera dalla dannazione di tutta la massa coloro che libera, ed negando questa grazia che voi siete eretici. Per quanto infatti dipende dal merito dell'origine, tutti vanno alla dannazione a causa di uno solo 330. Per quanto invece concerne la grazia, che non data secondo i meriti, si dicono vasi di misericordia tutti coloro che sono liberati da cotesta dannazione, mentre su quelli che non sono liberati continua a incombere l'ira di Dio 331, proveniente da un suo giusto giudizio, che non per questo vituperabile perch imperscrutabile. E la ragione per cui si dicono vasi d'ira che anche di essi Dio fa buon uso per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso i vasi di misericordia 332. La pena infatti che Dio esige per sua giustizia da tutti gli altri la condona a cotesti per sua misericordia. E se tu stimi biasimevoli queste insondabili vie del Signore, ascolta: O uomo, chi sei tu per disputare con Dio? 333 Il vasaio di Paolo e il vasaio di A. 128. GIUL. Niente infatti tanto contraddittorio quanto dire tutti e non tutti. Tu dici che dal Dio vasaio tutti sono fatti per la dannazione, l'Apostolo dice che n tutti per la dannazione n tutti per l'onore: il che spiegher a suo luogo quale dignit abbia. Tuttavia nella stessa formulazione della sentenza risulta esserci tra voi una grande discordia: n il vasaio che plasma tutti i vasi per la dannazione il medesimo vasaio del quale Paolo dice che fabbrica alcuni vasi per uso nobile, n tu credi a quel vasaio di cui predica il meraviglioso Maestro, perch il tuo vasaio plasma tutti i vasi per la dannazione, il vasaio dell'Apostolo ne plasma moltissimi per la gloria. AG. Quando si dice che tutti a causa di uno solo vanno alla dannazione, si indica la stessa massa dalla quale il vasaio fa alcuni vasi per uso nobile, quelli cio che sono assunti alla grazia, e altri per uso volgare, quelli cio che sono lasciati a pagare il debito, perch i figli della grazia sappiano che a loro si condona un debito di cui non sarebbe ingiusta l'esazione, e perch cos non si glorino di se stessi, ma del Signore 334.

Il Dio di G. e il Dio di Paolo. 129. GIUL. E questo vorrei proprio averlo detto perch appaia subito che tu sei o di singolare ignoranza o di singolare impudenza nel fare uso, invece che di testi favorevoli a te, di altri che ti sono contrari. Del resto la piet e la ragione spiegheranno che il mio Dio non plasma nessuno per la vergogna. AG. Se il tuo Dio non plasma nessuno per la vergogna, non lo stesso Dio dell'apostolo Paolo. E' appunto del vero Dio che egli diceva: O uomo, chi sei tu per disputare con Dio? Oser forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasm: Perch mi hai fatto cos? Forse il vasaio non padrone dell'argilla per fare dalla medesima massa un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? 335 Ma tu evidentemente da grande maestro d'arte tiri fuori dalla fucina pelagiana un Dio pi buono che non fa nessun vaso per uso volgare. La previsione di Dio. 130. GIUL. Ma crea buona la sua immagine, cio tutti gli uomini, Dio che, quando sono stati demoliti dalla pravit delle passioni, desidera di riformarli con la generosit dei suoi rimedi. E' a lui che la Chiesa canta: Misericordia e giustizia 336, perch benigno verso coloro che non hanno peccato, e d'altra parte punisce con giusto giudizio coloro che, creati buoni da Dio, hanno peccato di propria volont e respinto i sussidi della sua misericordia. Questa misericordia dunque e questa giustizia canta la Chiesa dei cattolici; ma nulla di simile pu risuonare nella vostra, secondo la quale senza giustizia, senza giudizio, senza misericordia Dio, creatore di uomini cattivi, li plasma per punirli e li punisce perch egli stesso li ha plasmati da Adamo. AG. Certamente gi sopra ti stato risposto per tutte coteste tue affermazioni, tuttavia ascolta brevemente anche qui. Non rifiuta Dio il bene della sua formazione alla stirpe umana nemmeno dopo che stata condannata. Ma se ti dispiace che Dio crei coloro che condanna, contraddicilo, se puoi, perch non crei coloro dei quali senza dubbio ha previsto che saranno cattivi e che persevereranno fino alla fine nella loro cattiva volont e che per questo dovranno essere condannati. Oppure suggeriscigli, se ti pare, che le tante migliaia di bambini non battezzati, dei quali preconosce che

vivranno perdutamente e che per sua condanna andranno nel fuoco eterno con il diavolo, li rapisca da questa vita finch sono innocenti e buoni, e ottengano la vita eterna, se non nel suo regno, almeno in un qualche luogo di felicit secondaria, come quello che ha costruito per essi la vostra eresia. Altro ancora hai da suggerire come consigliere di Dio in favore dei suoi figli, da lui rigenerati, da lui adottati e da lui tuttavia previsti cattivi e condannandi; prima che arrivino ad una vita colpevole li privi della prosecuzione della vita stessa, e appartengano al suo Regno, non ai supplizi eterni. Poich infatti hai ritenuto odioso dire che Dio crea persone da condannare, pensa con quanta pi odiosit un altro vano alla pari di te potrebbe dire che Dio rigenera persone da condannare, mentre nel potere della sua onnipotenza sottrarle alle tentazioni di questa vita mortale, prima che diventino condannabili. Se invece non puoi dire cos, n contraddire Dio, n offrire il tuo consiglio alla sua sapienza - chi infatti ha mai potuto conoscere il pensiero del Signore o chi mai stato suo consigliere? 337 - smetti di portarci avanti un secondo vasaio che non plasma vasi per usi volgari e astieniti dal riprendere questo vasaio che li plasma, e riconosci te stesso, perch proprio per impedirti d'implicarti in questo sacrilegio l'Apostolo ti dice: O uomo, chi sei tu per disputare con Dio? 338 La grazia previene l'uomo. 131. GIUL. Ma si dimostri ormai la dignit della sentenza dell'Apostolo, perch non si creda che abbia sentito almeno nei riguardi di alcuni ci che tu hai stimato abbia sentito nei riguardi di tutti. L'apostolo Paolo pertanto, discutendo delle questioni dei Giudei che, tronfi della dignit della propria razza, disdegnavano che fossero equiparati a loro i fedeli provenienti dai pagani, esalta insieme la giustizia di Dio e la sua grazia, argomentando che alla munificenza di esse appartiene il duplice fatto: che prima la conoscenza della legge aveva nobilitato i Giudei e che in seguito la predicazione del Cristo aveva aggregato anche le genti. Unico infatti il creatore di ambedue i popoli, che giudicher alcuni per mezzo della legge, altri senza la legge, altri nella legge 339, perch non era il Dio dei Giudei solamente, ma anche dei gentili, e render a ciascuno il suo senza frode, senza grazia 340, cio senza nessuna preferenza di persona - e questo sta a significare il nome di grazia nella definizione della giustizia -. Egli giustamente condanna ed esclude dalla sua eredit coloro che vengono dal seme di Abramo, se vivono iniquamente, cos come pure i gentili sorpresi in uguale

condotta. Viceversa dona i gaudi eterni alle buone volont e alla vera fede e alla probit delle azioni di ambedue i popoli. Comprime dunque il Maestro delle Genti il tumore della superbia dei Giudei e mostra che la distanza non sta nei semi del genere umano, ma nei costumi, perch riconoscessero che nessun privilegio di circoncisione li avrebbe garantiti, se non avessero cercato d'essere fedeli, dal momento che Giacobbe ed Esa, concepiti da un'unica inseminazione e nati da un unico parto, subirono sorti troppo diverse secondo la diversit dei loro meriti. AG. Se tu seguissi la sapienza dell'Apostolo, non richiameresti i meriti di Giacobbe a questo punto dove dice che non fu amato a causa delle opere, per porre in evidenza la grazia che non data secondo i nostri meriti; altrimenti essa non sarebbe, con le sue parole, salario non calcolato come dono, ma calcolato come un debito 341. Con le quali parole cosa intende se non che la grazia non dovuta, ma gratuita? Questa grazia, pertanto, poneva in evidenza dove diceva: Quando essi ancora non erano nati e nulla avevano fatto di bene o di male - perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sulla elezione non in base alle opere, ma alla volont di colui che chiama -, le fu dichiarato: Il maggiore sar sottomesso al minore 342. Sono affermazioni chiare, che tu tenti di oscurare. Togli i tuoi fumi e guarda alla luce delle Scritture. La grazia appunto previene l'uomo, perch abbia la dilezione di Dio e con questa dilezione compia il bene. Il che mostra apertissimamente anche l'apostolo Giovanni dove afferma: Amiamolo perch egli ci ha amati per primo 343. Dunque non siamo amati perch l'abbiamo amato, ma lo dobbiamo amare perch siamo stati amati da lui. Esa e Giacobbe. 132. GIUL. Infatti Esa, profanatore e fornicatore che in cambio di una sola pietanza vendette la sua primogenitura, chiese la benedizione che aveva disprezzata e non l'ottenne, sebbene l'avesse richiesta con le lacrime. All'inverso Giacobbe, quieto, mite, obbediente ai precetti dei genitori, avidissimo di cose sante, fu promosso a tal punto che in mezzo al popolo santo Dio si diceva, come di Abramo e di Isacco, cos pure Dio di Giacobbe 344. Poich dunque a tutti era noto da esempi che Dio per suo giusto giudizio non nega alle buone disposizioni in qualsiasi gente la sua misericordia e non lascia invece per nulla alle cattive disposizioni di

proteggersi con la nobilt della stirpe, capissero i Giudei che non dovevano disprezzare la fede delle genti, perch, come non patrocina i crimini lo stemma israelitico, cos pure non nuoce in nessun modo alle virt l'origine pagana. Questo dunque tutto ci che l'Apostolo tratta in tale controversia. In alcuni punti tuttavia per curvare l'arroganza dei circoncisi ama indicare sotto il nome di grazia il solo potere di Dio. AG. Dunque per curvare l'arroganza dei circoncisi l'Apostolo mentisce sotto il nome di grazia, perch Dio eleggerebbe a causa delle opere e non a causa della grazia. Chi pu intendere cos se non un eretico, nemico della grazia e amico della superbia? Il Vaso di elezione e Predicatore della grazia, fatto tale dalla grazia stessa, grida che Giacobbe non fu amato per le sue opere, e tu rammenti le opere di Giacobbe per le quali sostieni sia stato amato, e nel fare cos stimi di contraddire me, mentre sei un nuovo anticristo e contraddici apertissimamente colui nel quale ha parlato il Cristo 345. Facendo quello che vuole Dio fa quello che deve. 133. GIUL. Ad essi che si gloriavano dell'osservanza delle cerimonie e delle vittime e per questo stimavano che le altre nazionalit, non consacrate in nessun modo dai riti della legge, n potessero n dovessero essere subito associate a loro nella medesima sorte, l'Apostolo intendeva dire che, anche se in quelle osservanze ci fosse stata la sostanza della giustizia, Dio aveva tuttavia in suo potere il diritto di fare qualche scambio di popoli per rigettare quelli che voleva rigettare e assumere quelli che voleva assumere. Alla quale interpretazione si risponde da parte dei Giudei che non si deve esigere pi nulla dalla volont dell'uomo, poich Dio usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole 346. Al che l'Apostolo replica: O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? 347 E riporta la testimonianza del profeta Isaia: Oser forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasm: Perch mi hai fatto cos? 348 Aggiunge poi di suo: Forse il vasaio non padrone dell'argilla, per fare dalla medesima massa di pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? 349 E il significato questo: Perch io ho insistito sulla volont di Dio e ho esposto l'autorit della sua grazia, dicendo che usa misericordia a chi la vuole usare, tu, o Giudeo, hai mosso calunnia contro di me quasi che la mia lode della volont di Dio e del suo potere comportasse l'eliminazione della sua giustizia, e poich ho detto che " Dio fa quello che vuole " hai argomentato che

non si deve chiedere pi nulla alla volont dell'uomo, se Dio fa tutto di sua volont; mentre la dignit della persona non ha lasciato luogo a questione. Se infatti avessi detto: " Dio fa quello che deve secondo le leggi della sua giustizia che giudica i meriti dei singoli ", non avresti certamente replicato nulla di quello che ora obietti. Adesso invece, perch ho detto: " Dio fa quello che vuole ", hai creduto che io abbia rubato qualcosa alla dignit della giustizia. Ambedue le affermazioni sono quindi identiche. Infatti quando dico di Dio: " Fa quello che vuole ", nient'altro dico se non: " Fa quello che deve ". So infatti che egli non vuole altro che quello che deve. Dove dunque la volont aderisce inseparabilmente all'equit, qualunque delle due io nominer, le ho indicate ambedue. AG. In qualsiasi modo tu dica che Dio fa quello che deve, la grazia non la deve a nessuno e a molti non rende il supplizio che deve alle loro opere cattive, ed elargisce la grazia che non deve a nessuna delle loro opere buone. Che doveva per esempio al medesimo Paolo, quando ancora da Saulo perseguitava la Chiesa? Non doveva forse il supplizio? Che l'abbia dunque prostrato a terra con una voce fatta discendere dal cielo, che l'abbia accecato, che l'abbia attratto con tanta violenza ad accogliere la fede che devastava 350, lo fece certamente secondo la grazia e non secondo un debito, perch fosse in quel resto del popolo di Israele del quale dice: Cos anche al presente c' un resto, conforme ad una elezione di grazia. E se lo per grazia, non lo per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia 351. Che doveva se non il supplizio anche a coloro ai quali dice: Io agisco non per riguardo a voi, gente di Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete disonorato tra le genti 352? Dice dunque che in mezzo ad essi fa il loro bene, ma per il suo nome che hanno profanato, non per loro stessi che lo hanno profanato: se volesse infatti agire tenendo conto di loro, renderebbe ad essi il debito supplizio e non donerebbe l'indebita grazia. Quello infatti che promette di fare perch facciano il bene, non perch erano buoni coloro che hanno disonorato il suo santo nome. Inoltre dice apertissimamente che essi avrebbero fatto il bene ma facendoglielo fare egli stesso. Dice appunto tra l'altro: Vi far vivere secondo i miei precetti e vi far osservare e mettere in pratica le mie leggi 353. Per queste opere certamente il salario calcolato come un debito: dovuto infatti il salario se le opere si fanno, ma la grazia che non si deve le precede perch le opere si facciano. Si deve, dir, un buon salario alle opere buone degli uomini, ma non si deve la grazia che trasforma gli stessi uomini da

cattivi in buoni. Infine tu che hai detto che Dio fa quello che deve e hai sventolato a testa alta i meriti umani, dimmi, ti prego, a quali meriti dei bambini debba Dio il Regno dei cieli. Forse dirai che lo deve alla propria grazia, con l'aiuto della quale essi sono rinati. Per la grazia infatti, dopo che l'hanno ricevuta, gi meritano d'entrare nel suo Regno; ma la grazia stessa che egli offre ai rigenerandi non la deve assolutamente a nessuno dei loro meriti. Per questo il vostro Pelagio, nel processo episcopale palestinese, fu costretto a condannare coloro che dicono che la grazia di Dio si d secondo i meriti nostri, per non essere condannato egli stesso: dove senza dubbio condann e te stesso e se stesso che non cessate di dirlo 354. Cotesta grazia, veramente grazia, cio gratuita e non dovuta a nessun merito precedente, ricordava l'Apostolo dove diceva: Quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male, perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione 355. Cotesta l'elezione di cui si dice pure: C' un resto conforme ad una elezione per grazia. E se lo per grazia, non lo per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia 356. Tant' vero che anche dopo aver detto: Perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione, soggiunge subito: Non in base alle opere, ma alla volont di colui che chiama, le fu dichiarato: Il maggiore sar sottomesso al minore 357. Contro questa tromba della verit tu strepiti e dici: Per curvare l'arroganza dei circoncisi l'apostolo Paolo ama indicare sotto il nome di grazia il solo potere di Dio. Nel qual caso che altro dici se non questo: Per curvare l'arroganza dei circoncisi l'Apostolo mentisce asserendo che Giacobbe non fu amato per le opere, mentre fu amato per le opere, cio perch era quieto, mite, obbediente ai precetti dei genitori, avidissimo di cose sante 358? N capisci che non fu amato perch era tale o perch sarebbe stato tale, ma divenne tale perch fu amato. Arrossisci: non mentisce l'Apostolo. Giacobbe non fu amato per le opere; ma, diletto per grazia 359, fu opportuno che la medesima grazia lo facesse abbondare di opere buone. Abbi piet della tua anima, non voler essere nemico di questa grazia! Insieme la grazia di Dio e la volont dell'uomo. Dio fa che l'uomo faccia. 134. GIUL. Dunque quella superbia, che voleva oziare e coprire con il colore della necessit la propria accidia per aver ragione di reclamare contro il Vangelo sull'accoglimento delle genti, si sente dire che, pur ammessa l'esattezza della tua interpretazione, tu

avresti dovuto supplicare Dio e non suscitare una sedizione. Con quelle parole rintuzza la nequizia di chi, adottando un parlare ambiguo, per questo cercava di attribuire a necessit divina la diversit dei meriti proveniente dalla qualit della volont, perch voleva asserire una di queste due necessit: o le genti non fossero ammesse a partecipare della promessa o, se ci fosse lecito a Dio, si estinguessero i compiti della libera volont. Ma poich ci non bastava all'impresa - da un tale maestro infatti come veniva esaltata l'autorit di Dio, cos non doveva essere lasciata indifesa la sua giustizia -, conseguentissimamente soggiunge che i vasi fatti per usi volgari e quelli fatti per usi nobili hanno questo trattamento dallo stipendio della propria volont: Se pertanto Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, gi pronti per la perdizione, e questo per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria, cio verso di noi che egli ha chiamati, non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani 360, che potremmo dire? Qui certamente risolve quello che il precedente conflitto aveva lasciato coperto: da Dio non si porta ira se non contro quei vasi che siano pronti per la perdizione e la gloria si dona ai vasi che siano stati preparati per essa. Da chi poi tali vasi vengano preparati a ricevere ci che abbiamo detto, l'ha manifestato il discorrere dello stesso Apostolo: In una grande casa, scrive, non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati ad usi nobili, altri ad usi pi spregevoli. Chi si manterr puro astenendosi da tali cose, sar un vaso nobile, santificato, utile al suo padrone, pronto per ogni opera buona 361. AG. Dunque i vasi si preparano da se stessi, cos che stato detto invano che Dio a predisporli alla gloria? Questo infatti quello che dici apertissimamente e non capisci che stato detto: Chi si manterr puro, per mettere in evidenza anche l'opera dell'uomo per mezzo della sua volont. Ma, o uomo ingrato, la volont preparata dal Signore 362. Perci sono vere ambedue le affermazioni: e che Dio prepara i vasi alla gloria e che i vasi si preparano anche da se stessi. Infatti Dio fa che l'uomo faccia, e Dio per primo ama l'uomo perch l'uomo ami Dio. Leggi il profeta Ezechiele, dal quale ho riferito sopra quello che mi sembrato sufficiente 363. Vi troverai anche queste parole: Dio fa che facciano secondo i suoi precetti gli uomini dei quali ha piet, non per i loro meriti, che ivi menziona come meriti cattivi, ma per il suo nome,

allo scopo che facendo Dio senza i meriti degli uomini che essi facciano secondo i suoi precetti comincino ad avere meriti di opere buone. Questa la grazia che voi negate: non la grazia che proviene dalle opere che si fanno, ma la grazia che proviene da Dio perch le opere si facciano. Ti basti che sia chiara la verit. 135. GIUL. Ecco l'ufficio della volont libera: Chi si manterr puro, dice, dal contagio dei vasi spregevoli - e con questo nome sono indicati i vizi -, sar un vaso nobile, santificato, utile al suo padrone, pronto per ogni opera buona 364. E' dunque con le loro scelte che questi vasi si preparano o all'ira o alla gloria. Ma in ambedue i casi Dio manifesta la sua potenza: o sfoderando la sua severit contro gli empi o elargendo la sua benedizione ai fedeli. Si pertanto fatto chiaro che questa sentenza dell'egregio precettore e non ha dato spago ai modi di sentire dei manichei e viceversa ha conseguentemente offerto a noi delle armi. AG. Perch calunni, perch incrimini, perch non presti attenzione chi e quali dottori della Chiesa tu incrimini? Ti rispondo con le parole non di un qualsiasi manicheo ma di Sant'Ambrogio: Dio chiama chi si degna di chiamare e fa religioso chi vuole 365. Questo lo fa Dio in verit, questo ha inteso Ambrogio nella verit delle divine Scritture, ma il giudizio per cui lo fa con alcuni e non con altri rimane occulto. Per questo detto all'uomo per mezzo di un uomo ma non dall'uomo: O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? Oser forse dire il vaso plasmato a colui che l'ha plasmato: "Perch mi hai fatto cos"? Forse il vasaio non padrone dell'argilla per fare dalla medesima massa di pasta un vaso nobile e uno per uso volgare? 366 Togli le tue foschie dalla serenit di queste parole, che indicano un giudizio di Dio certamente occulto, ma che per se stesse sono tanto chiare da non lasciarsi appannare e oscurare dalla tua caligine. Dio crea tutti gli uomini, ma non li salva tutti. 136. GIUL. Essa perci ti anche fortemente contraria, perch dice che non tutti sono plasmati per la dannazione, nella quale tu dichiari che vanno tutti a finire. Assurdissimamente poi sei solito argomentare cos: Ma non sono plasmati per la dannazione coloro che successivamente sono liberati, perch anche cos non pu essere d'accordo con te nemmeno la superficie del discorso

dell'Apostolo. Infatti tu quando dici: " Tutti sono creati per la dannazione in forza della legge del nascere, ma alcuni, bench pochissimi, sono liberati per mezzo dei misteri ", non asserisci quello che asserisce l'Apostolo, il quale non insegna solamente che alcuni sono liberati tra i condannati, ma insegna che non tutti sono plasmati per la dannazione, e invece alcuni per il disonore, altri per l'onore. AG. L'Apostolo dove ha detto: Da uno solo tutti alla condanna 367, ha indicato la stessa massa che fluisce da Adamo tutta viziata. Dove poi dice che da essa si fanno vasi per uso nobile, esalta la grazia con la quale Dio libera altres gli uomini che crea. Dove per dice che dalla massa si fanno vasi per uso volgare, mostra il giudizio per cui Dio crea, s, gli uomini e tuttavia non li libera. Il che anche voi siete costretti a confessare dei bambini, dei quali non potete certamente negare che una sola sia per tutti la massa, checch pensiate della sua qualit. Dalla quale massa riconoscete tuttavia che alcuni si adottano per il Regno di Dio, e concedete che questi sono senza dubbio vasi fatti per uso nobile, e altri invece non si adottano, e che questi siano vasi fatti per uso volgare, se non lo acconsentite intelligentemente, lo negate impudentemente. Infatti, anche se come volete questa non una pena di condanna, sar almeno un'ingiuria per l'immagine di Dio essere separata dal Regno di Dio. Ma voi, se negherete persistentemente quella grazia, dimostrerete di appartenere a questo giudizio di condanna, il quale sarebbe certamente ingiusto nei bambini, se non ci fosse in loro il peccato originale. Fumi, non fulmini. 137. GIUL. Come si fatto chiaro che l'Apostolo l'ha detto della condotta morale, cos apparisce quanto sia grande la penuria di testimonianze della Legge che ti fa soffrire. Tu contro i fulmini della ragione chiedi aiuto a queste sentenze, le quali ti disdegnano e sono anzi incapaci per loro natura di venirti in soccorso. AG. Contro l'affermazione dell'Apostolo che Dio dalla medesima massa fa un vaso per uso nobile e un vaso per uso volgare, e contro la mancata affermazione dell'Apostolo che altri vasi Dio faccia n per uso nobile n per uso volgare - affermazione che certamente non mancherebbe, se Paolo credesse dei bambini ci

che credete voi -, contro di lui dunque che tuona in nome di Dio la vostra ragione non ha fulmini, ma fumi. Paolo, Isaia, il Verbo fatto uomo. 138. GIUL. E queste discussioni sono state fatte appositamente nei riguardi della testimonianza dell'Apostolo. Ma in Isaia, dal quale Paolo ha preso questa sentenza, Dio tanto lontano dal distogliere la creatura ragionevole dalla considerazione del suo giudizio che, come aveva detto per mezzo del medesimo Profeta: Togliete il male dalle vostre azioni, imparate a fare il bene, soccorrete l'oppresso; su, venite e discutiamo, dice il Signore 368, cos anche qui, per non sembrare d'aver fatto qualcosa con il solo potere e non con la giustizia, si degna rivelare la ragione dei suoi ordinamenti. Infatti al popolo giudaico, afflitto nella prigionia, annunzia l'approssimarsi del tempo della liberazione, quando sarebbero ritornati nella propria terra, e schiude la causa sia delle angosce precedenti, sia delle gioie imminenti. Gioisca il cielo dall'alto, dice, e le nubi facciano piovere la giustizia, nasca dalla terra la misericordia e insieme sorga la giustizia. Io sono il Signore Dio che ti ha creato. Io so fare anche meglio. Ti ho plasmato come l'argilla di un vasaio. L'aratore ara forse la terra tutto il giorno? Dir forse la creta al vasaio: "Che fai? Non lavori? Non hai mani?". Dice forse la creta a chi l'ha plasmata: "Mi hai plasmata sapientemente"? Chi oser dire a un padre: "Che cosa generi"? O ad una donna: "Che cosa partorisci"? Cos dice il Signore Dio, il Santo d'Israele, colui che ha predisposto l'avvenire: Interrogatemi sui miei figli e sulle mie figlie e datemi ordini per le opere delle mie mani. Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l'uomo; io con le mie mani ho disteso i cieli e ho dato ordini a tutte le stelle. Io ho stimolato il re alla giustizia; spianer tutte le sue vie. Egli ricostruir la mia citt e rimander i miei deportati, senza denaro e senza regali, dice il Signore degli eserciti 369. AG. Se tu capissi le parole del Profeta, capiresti che il re di cui stato detto: Io ho stimolato il re alla giustizia; spianer tutte le sue vie 370, questo Mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Ges; ma lo capiresti cos com' da capire. N infatti oserai dire che egli sia stato fatto Figlio di Dio fin dall'inizio, cio dal seno della Vergine, per precedenti meriti di opere. Da quella medesima grazia dunque, dalla quale fu fatto buono quell'uomo fino dal suo inizio, da cattivi son fatti buoni gli uomini che sono membra di lui. Non trovate

infatti che cosa dire del Cristo secondo la sua umanit, cio secondo ci che il Verbo si fatto facendosi carne: perch colui che era Dio per un verso rimasto Dio, per un altro verso si fatto uomo, e perch questo stesso uomo non mai stato uomo cos da non essere l'unigenito Figlio di Dio a causa dell'unigenito Verbo. N infatti l'uomo Ges si procur d'essere l'unigenito Figlio di Dio con i meriti dei suoi comportamenti provenienti dalla sua propria volont: ma, come ha detto giustamente Ambrogio, si astenne da ogni delitto nella sua qualit di nato dallo Spirito 371. Altrimenti, secondo voi, ce ne sarebbero molti come lui, se l'avessero voluto essere, e che egli fosse unico nella sua qualit dipeso dal fatto che gli uomini non hanno voluto essere come lui. Se ponete attenzione con quanta empiet si dicano queste affermazioni o anche soltanto si credano con tacito pensiero, come riconoscete la natura dell'Unigenito: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio 372, cos pure riconoscete la grazia: Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi 373. Chiama dunque coloro che si degna di chiamare e fa religioso colui che vuole 374 lo stesso Dio che ha fatto unico Mediatore tra Dio e gli uomini l'uomo che volle, senza ombra di meriti precedenti da parte della volont umana. Dio giustifica la propria condotta. 139. GIUL. Il senso dunque contenuto in questo passo, per quanto spetta alla storia, che Dio fa al popolo questo discorso: Poich non per odio che vi ho consegnati alla cattivit, non nemmeno per dimenticanza del mio giudizio che ora vi ho tirati fuori dalla cattivit babilonica; ma, per quanto sta in me, io pronto a favorirvi con perseverante benevolenza, ho dovuto tuttavia per la mia giustizia e consegnarvi ai nemici quando avete peccato e ricrearvi e liberarvi dopo che siete stati oppressi. Come infatti un esperto contadino non si dedica sempre ad un solo lavoro cos da non fare altro che fendere i campi con gli aratri, ma prepara i terreni alla desiderata fertilit con opere varie, cos anch'io vario i generi dei miei interventi per poter adattare la vostra volont ai frutti della giustizia sia con afflizioni sia con consolazioni. Inoltre, perch intendiate con quanta equit agisco con voi, io potrei disprezzare secondo il mio potere i vostri borbottamenti e, come ad un vasaio non pu dire un suo vaso: " Che cosa hai fatto "?, cos anch'io potrei imporre a voi il peso del silenzio. Tuttavia contro questi esempi io vi provoco ad interrogarmi per i miei figli e per le mie

figlie, cio per voi e per le opere delle mie mani, perch impariate che io ho fatto tutto con giustizia e non ho fatto nulla con crudelt. AG. Tu dici quello che vuoi e non quello che ha detto Isaia: egli parla di grazia e tu parli contro la grazia. L'Incarnazione come esempio di grazia senza meriti. 140. GIUL. Tanto dal Profeta dunque quanto dall'Apostolo stato portato come esempio il vasaio perch non offrisse nient'altro che un punto di riferimento, senza giudicare tuttavia che gli uomini valgano presso Dio cos poco come l'argilla nel forno o nel tornio dei vasai. Portata a termine la spiegazione che abbiamo premessa, avvertiamo che secondo una versione recente c' altro che riluce nel medesimo passo. Stillate dice, cieli, dall'alto, e le nubi piovano il giusto; si apra la terra e germini il Salvatore e sorga insieme la giustizia. Io, il Signore, l'ho creato. Guai al vaso che discute con il suo vasaio, vaso tra gli altri vasi d'argilla. Dice forse la creta al suo vasaio: "Che fai"? Oppure: "L'opera tua senza mani"? 375 Con le quali parole, sebbene storicamente si esprima il re Ciro, tuttavia profeticamente si esprime l'incarnazione del Salvatore. E poich egli sarebbe nato da una vergine, si chiama in giudizio l'ostinazione dei Giudei e di tutti gli infedeli perch non si oppongano ai segni della fede. Dopo infatti aver premesso: Si apra la terra, germini il Salvatore e sorga insieme la giustizia, dice: Io, il Signore, l'ho creato. AG. Dimmi con quali opere abbia meritato questo l'uomo Cristo Ges e osa garrire per quale giustizia di Dio l'abbia meritato lui soltanto, o se non osi, confessa finalmente la grazia senza meriti, che non solo rimette all'uomo i suoi peccati, ma fa anche la giustizia nella natura umana per mezzo dello Spirito Santo. Non vero infatti che anche all'uomo Cristo la grazia abbia rimesso i peccati o che la grazia non l'abbia fatto tale da essere sempre buono fin dall'inizio, come fin dall'inizio sempre Figlio di Dio. Piuttosto, come quelli che nel deserto erano mortalmente malati per i morsi dei serpenti furono avvertiti di rivolgere lo sguardo per non morire al serpente che era stato innalzato come segno 376, cos coloro che sono avvelenati dalle vostre discussioni si devono avvertire di guardare al Cristo e di vedere nella giustizia di quell'uomo mediatore la grazia senza meriti, per espellere da s il veleno della vostra bocca. Inoltre nelle parole del Profeta, anche

secondo la recente versione che hai ricordata, dove il Cristo stato profetato con pi evidenza, non hai preso da essa a discutere se non il fatto che nacque da una Vergine, poich stato detto: Si apra la terra e germini il Salvatore, ma non hai voluto dire nulla della sua giustizia, che stata ugualmente preannunziata, bench tu abbia riportato le stesse parole profetiche: Stillate, cieli, dall'alto e le nubi piovano il giusto; si apra la terra e germini il Salvatore, e sorga insieme la giustizia. Dimmi: quale giusto hanno piovuto le nubi all'infuori del Cristo, che i Profeti e gli Apostoli hanno predicato e che nato dal seno stesso di una Vergine insieme con la giustizia? Tant' vero che dopo avere detto: Si apra la terra e germini il Salvatore, aggiunge subito: E sorga insieme la giustizia. Perci la grazia dalla quale sono fatti giusti gli uomini che rinascono nel Cristo la medesima grazia per la quale nasce il Cristo come uomo giusto. Com' dunque esempio di vita perch imitandolo agiamo con giustizia, cos pure esempio di grazia perch credendo in lui speriamo di essere fatti giusti per mezzo di lui dalla medesima fonte dalla quale stato fatto giusto lui stesso, che per opera di Dio diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perch, come sta scritto: "Chi si vanta, si vanti nel Signore" 377. Pertanto tutti quelli che avete morsicati con il vostro dente mortifero, rivolgano lo sguardo a questo Giusto e saranno sanati: cio credano di ricevere la giustizia dalla medesima fonte dalla quale ebbe la giustizia innata il Cristo, e quindi si vantino non nel loro arbitrio e non nel loro merito, ma nel Signore. Le opere buone seguono la grazia, non la precedono. 141. GIUL. Nel testo del Profeta la terra si apre al germe prima di accogliere il seme dalle mani del contadino; ci che si riscontra nel parto della Vergine, la quale con il dono di madre ha preceduto ed escluso l'ufficio di moglie. Dio onnipotente promette dunque quello che non era in uso e, prevedendo una moltitudine d'increduli, aggiunge: Guai al vaso che discute con il suo vasaio, vaso tra altri vasi d'argilla 378. Cio: Guai a coloro che, pur promettendolo Dio, sostengono l'impossibilit di una vergine a rimanere incinta e, bench costoro a loro volta vengano inseriti nelle viscere materne con i semi, istituiti da Dio, e tuttavia con l'intervento della potenza di Dio, affermano ostinatamente che dalla carne di una vergine non si sarebbe potuta costruire un'altra carne senza la collaborazione del maschio. Che voi dunque, o gente cocciuta, crediate sia stato impossibile per me fare questo e mi opponiate come prova

l'oggettiva difficolt intrinseca della realt, mentre consta che voi stessi siete stati fatti dalle mie mani, tale e quale come se la creta dicesse al suo vasaio che la lavora: " Non hai mani " nel momento stesso in cui le mani del vasaio stanno dandole forma di vaso. Cos dunque anche voi che indagate chi senza seme virile abbia dato il Figlio alla Vergine, sappiate che quel medesimo Dio che ha fatto voi dal seme. Ma ormai, poich la nostra spiegazione, bench in due forme diverse e tuttavia in ambedue pia e religiosa, stata in perfetta consonanza con le Sante Scritture, termini il primo libro, non senza tuttavia ammonire alla sua fine che Dio si creda autore dei nascenti, tutore degli innocenti, rimuneratore dei cattolici, punitore dei manichei. AG. Perch sappiano coloro che leggono con intelligenza in che modo tu abbia tentato di oscurare e di contorcere le parole apostoliche chiare e rette, devo rispondere al tuo ragionamento con il ragionamento medesimo dell'Apostolo. Volendo dunque il beato Paolo mostrare che quanto ha promesso, Dio ha pure il potere di realizzarlo - e qui si tratta massimamente della grazia di cui voi siete nemici; non infatti in potere degli uomini che Dio adempia le sue promesse, ma in potere di colui stesso che ha promesso -, volendo dunque dimostrarlo dice: Non pu venire meno la parola di Dio. Infatti non tutti i discendenti d'Israele sono Israele, n per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: In Isacco ti sar data una discendenza, cio non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa. Queste infatti sono le parole della promessa: Io verr in questo tempo e Sara avr un figlio 379. Tieni in mente i figli della promessa, perch chi ha promesso pure capace di mantenere 380. Dice: E non tutto, ma c' anche Rebecca che ebbe figli da un solo uomo, Isacco, nostro padre: quando essi ancora non erano nati e nulla avevano fatto di bene o di male perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sulla elezione non in base alle opere, ma alla volont di colui che chiama -, le fu dichiarato: Il maggiore sar sottomesso al minore 381. E qui tieni in mente l'elezione non in base alle opere, che in qualche modo ha spiegato un Profeta posteriore, al quale allude l'Apostolo soggiungendo: Come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esa 382. Qui si presenta una questione che potrebbe turbare coloro che non comprendono la profondit della grazia, e l'Apostolo proponendola a se stesso scrive: Che diremo dunque? C' forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente! 383 E per spiegarlo,

questo: No certamente, aggiunge: Egli infatti dice a Mos: User misericordia con chi vorr e avr piet di chi vorr averla. Quindi non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia 384. Se tu ne tenessi conto, non esalteresti contro la grazia i meriti della volont, quando senti dire: Non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia. Non Dio dunque us misericordia con Giacobbe, perch Giacobbe volle e si sforz, ma Giacobbe volle e si sforz perch Dio us misericordia. La volont infatti preparata dal Signore 385, e: Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo e segue con amore il suo cammino 386. Dopo, poich nei riguardi di Giacobbe si proferita questa sentenza generale: Non dipende dalla volont dell'uomo n dai suoi sforzi, ma da Dio che usa misericordia, si d pure l'esempio del Faraone in riferimento all'affermazione: Ho odiato Esa e si soggiunge: Dice infatti la Scrittura al Faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perch il mio nome sia proclamato in tutta la terra 387. Dopo di che si conclude rispetto ad ambedue: Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole 388; ma certamente usa misericordia secondo la grazia che si dona gratuitamente e non si rende ai meriti. Fare appunto dalla massa condannata un vaso per uso nobile una grazia manifesta; fare al contrario dalla massa condannata un vaso per uso volgare un giusto giudizio. Riferendo perci le parole di coloro a cui ci dispiace scrive: Mi potrai per dire: Ma allora perch ancora rimprovera? Chi pu infatti resistere al suo volere? E rintuzzandoli dice: O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? Oser forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasm: Perch mi hai fatto cos? Forse il vasaio non padrone dell'argilla per fare con la medesima massa di pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? 389 Vedi se non collima con le sue parole precedenti e se dissente dalle tue, tu che reputi che ci sia stato detto secondo i meriti delle volont, contro la sua esplicita affermazione: Quando essi ancora non erano nati e nulla avevano fatto di bene o di male - perch rimanesse fermo il disegno di Dio fondato sulla elezione non in base alle opere, ma alla volont di colui che chiama -, le fu detto: Il maggiore sar sottomesso al minore e contro la sua conclusione: Quindi non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia. N solamente contro queste asserzioni che precedono, ma altres contro le asserzioni che seguono. Dice appunto vasi di collera quelli gi completamente pronti alla perdizione: il che sarebbe ingiusto, se non ci fosse gi la massa

condannata per il fatto che tutti finiscono nella condanna a causa di uno solo; e dice vasi di misericordia quelli che egli ha predisposti alla gloria. Appunto alla misericordia gratuita e non dovuta compete di preparare dalla massa condannata vasi alla gloria, non solo tra i Giudei, come dice, ma anche tra i pagani. E per questo cita il testo del Profeta Osea: Chiamer mio popolo quello che non era mio popolo 390, e la dichiarazione di Isaia: Di Israele sar salvato solo il resto 391. Che poi fosse effetto della grazia di Dio la sopravvivenza di un tale resto lo insegna di seguito con le parole dello stesso Profeta: Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza 392. Dopo inculca che le genti hanno conquistato la giustizia per mezzo della fede e che al contrario Israele non l'ha conquistata, perch presumeva di conquistarla con le opere e non con la fede. La fede infatti ottiene ci che l'Apostolo dice poco dopo: Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato 393. Alla quale salvezza spetta che le opere siano buone e che la giustizia venga a noi da Dio e non da noi. Per questo nei riguardi di coloro che hanno urtato contro la pietra d'inciampo, perch ricercavano la giustizia non dalla fede, ma dalle opere, seguita a dire: Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera sale a Dio per la loro salvezza. Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poich ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 394. Quello assolutamente che state facendo anche voi: volete appunto stabilire la vostra giustizia alla quale Dio corrisponda con la sua grazia secondo i vostri meriti, n volete la precedenza della grazia di Dio che vi faccia avere la giustizia. Poi, seguendo il filo del ragionamento, Paolo arriva al passo dove dice: Io domando dunque: "Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo"? Impossibile! Anch'io sono Israelita, della discendenza di Abramo, dalla trib di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo popolo che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ci che dice la Scrittura nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? "Signore hanno ucciso i tuoi Profeti, hanno rovesciato i tuoi altari e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita". Cosa gli risponde per la voce divina? "Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal". Cos anche al presente c' un resto, conforme a una elezione per grazia. E se lo per grazia, non lo per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia 395. Vedi poi che cosa aggiunga. Scrive: Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava, ma lo hanno ottenuto invece gli

eletti 396. Ma vedi pi sopra quale elezione, dove dice: C' un resto conforme ad una elezione per grazia. E se lo per grazia, non lo per le opere. E mette questo in rapporto al punto di partenza di questa discussione: Quando essi ancora non erano nati e nulla avevano fatto di bene o di male, perch rimanesse fermo il disegno divino fondato sulla elezione non in base alle opere 397. Questa l'elezione per grazia e non per le opere, che fa vasi per uso nobile perch facciano opere buone: le opere buone seguono infatti la grazia e non la precedono, perch la grazia di Dio che ci fa fare le opere buone e ci distoglie dallo stabilire la nostra giustizia, ma fa s che in noi ci sia la giustizia di Dio, cio quella che Dio dona a noi. Gli altri invece sono stati accecati 398: questo il giudizio per cui si fanno i vasi per uso volgare. Per tale giudizio stato detto: Ho odiato Esa. Per tale giudizio stato detto anche al Faraone: Ti ho fatto sorgere per questo. Dal che apparisce che voi, intendendo cos o meglio non intendendo l'Apostolo, volete gloriarvi delle opere contro la grazia e volendo stabilire la vostra giustizia non siete sottomessi alla giustizia di Dio. Per quanto poi riguarda noi, predichiamo, s, che Dio l'autore dei bambini, ma non diamo ai bambini, che sono vasi della medesima massa, una collocazione intermedia, che non sia n dei vasi fatti per uso nobile n dei vasi fatti per uso volgare, come non l'ha data l'Apostolo. Il che facendo voi sfuggireste al giudizio di Dio, se poteste dimostrare che egli il punitore soltanto dei manichei e non di tutti gli eretici.

1 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13; cf. C. duas epp. Pelag. 4, 11, 29. 2 - Sal 143, 4. 3 - Cf. Lv 12, 6-8. 4 - Cf. Gn 17, 14. 5 - Cf. Gs 6, 21; 10, 32. 6 - Sal 143, 4. 7 - 1 Cor 15, 22. 8 - Gb 14, 4-5 (sec. LXX).

9 - Cf. De nupt. et concup. 1, 1. 10 - Cf. Mt 23, 27. 11 - 2 Cor 5, 20. 12 - Cf. De nupt. et concup. 2, 2. 13 - De nupt. et concup. 2, 2. 14 - Cf. De nupt. et concup. 2, 2. 15 - Cf. De nupt. et concup. 2, 2. 16 - Rm 5, 12. 17 - Cf. De nupt. et concup. 1, 1. 18 - De nupt. et concup. 2, 3s. 19 - Cf. CICERO, Catil. 1, 1. 20 - Cf. C. Iul. 6, 75. 21 - Cf. Confess. 5, 6-7. 13. 22 - Cf. Rm 5, 12. 23 - Dt 32, 4. 24 - Sal 10, 8. 25 - Sal 118, 172. 26 - Cf. Sir 40, 1. 27 - Cf. Mt 1, 21. 28 - Cf. Ezech 13, 18. 29 - Qo 9, 18. 30 - Qo 1, 2-3. 31 - Sal 143, 4.

32 - Cf. Sal 143, 4. 33 - Rm 10, 3. 34 - Cf. Mt 20, 1-10. 35 - Rm 9, 16. 36 - Rm 11, 33. 37 - Cf. 1 Cor 1, 27. 38 - Sal 48, 7. 39 - 1 Cor 1, 20. 40 - Cf. De duab. anim. 15. 41 - Ibidem. 42 - Sir 15, 14. 17-18. 43 - Is 1, 19-20. 44 - 1 Cor 15, 34. 45 - Gal 6, 7-8. 46 - Fil 2, 13. 47 - Prv 4, 27. 48 - De duab. anim. 15. 49 - Ibidem. 50 - Rm 7, 19. 51 - Mt 23, 26. 52 - Sap 2, 21. 53 - Sal 68, 24. 54 - Cf. Rm 8, 10.

55 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 56 - Cf. De nupt. et concup. 1, 22. 57 - 1 Cor 8, 5-6. 58 - Cf. VERG., Aen. 7, 565. 59 - Rm 5, 8. 60 - Rm 8, 32. 61 - Cf. Eb 7, 9-10. 62 - AMBROSIUS, De paradiso 13, 67. 63 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 64 - PELAGIUS, De lib. arb. 3. 65 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 66 - Rm 5, 8. 67 - Rm 8, 32. 68 - Rm 9, 20. 69 - Rm 11, 33. 70 - 2 Tm 2, 19. 71 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 72 - Lc 19, 10. 73 - Cf. Sir 40, 1. 74 - Cf. Eb 12, 23. 75 - 1 Tm 6, 16. 76 - Cf. Gn 17, 12-14. 77 - Es 34, 7; Ger 32, 18.

78 - Cf. Rm 8, 10. 79 - Cf. Eb 12, 23. 80 - Cf. Col 1, 13. 81 - Cf. CYPRIANUS, Ep. ad Fidum 64, 5. 82 - Cf. Sir 40, 1. 83 - De nupt. et concup. 1, 1. 84 - Ibidem. 85 - Col 1, 13. 86 - De nupt. et concup. 2, 4-5. 87 - CYPRIANUS, Ep. ad Fidum 64, 5. 88 - Sal 118, 175. 89 - Sal 50, 7. 90 - HILARIUS, In Sal 118, 175. 91 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 92 - GREGORIUS NAZ., Orat. in Christi Natalem 38, 17. 93 - BASILIUS, Serm. I de ieiunio 4. 94 - IOANNES CONSTANTINOP., Ep. ad Olymp. 3, 3. 95 - Ef 4, 5. 96 - C. Iul. 3, 8 ss. 97 - Cf. Mt 1, 21. 98 - GREGORIUS NAZ., Orat. in Christi Natalem 38, 17. 99 - Cf. Sir 40, 1. 100 - Cf. Sap 9, 15.

101 - Cf. Sal 4, 3. 102 - C. Iul. 1, 7. 103 - Cf. De pecc. mer.et rem. 3, 2. 104 - Mc 16, 16. 105 - Mc 10, 14; cf. Mt 19, 14; Lc 18, 16. 106 - Mt 1, 21. 107 - Cf. Mt 11, 25. 108 - Sal 50, 7. 109 - Rm 7, 24. 110 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 111 - Mt 1, 21. 112 - Gb 14, 1-5 (sec. LXX). 113 - Lc 19, 10. 114 - Cf. Gn 1, 26; 5, 1. 115 - Sal 143, 4. 116 - Sal 38, 6. 117 - De nupt. et concup. 1, 1. 118 - Col 1, 13. 119 - Ibidem. 120 - 2 Cor 5, 14. 121 - Eb 2, 14. 122 - Cf. CICERO, De fin. 2, 11, 34; 5, 25, 73; LACT., De falsa sap. 3, 7.

123 - AMBROSIUS, De Arca Noe 3, 7. 124 - AMBROSIUS, Lib II in Lc 2, 23. 56. 125 - Rm 7, 24-25. 126 - DE NUPT. ET CONCUP. 2, 6. 127 - Cf. Gv 8, 44. 128 - 1 Tm 1, 15-16. 129 - Rm 2, 4-5. 130 - Col 3, 5-7. 131 - Rm 6, 6. 132 - Rm 7, 24. 133 - Rm 7, 25. 134 - Sal 31, 1-2. 135 - Rm 7, 24-25. 136 - Rm 7, 15. 137 - Rm 7, 17-19. 138 - Rm 7, 24. 139 - Mt 6, 12-13. 140 - Gc 1, 14. 141 - Rm 7, 18. 142 - Cf. 1 Cor 15, 54-55. 143 - 1 Cor 15, 53-54. 144 - Rm 8, 10. 145 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13; Rm 7, 24.

146 - GREGORIUS NAZ., Orat. I de fuga sua 2, 9. 147 - Cf. De pecc. mer. et rem. 1, 3-4. 148 - Cf. Confess. 9, 18. 149 - Gn 3, 19. 150 - 1 Cor 6, 10. 151 - 1 Cor 7, 5-6. 152 - Rm 7, 18. 153 - Cf. Gn 3, 7. 154 - Cf. Gn 2, 25. 155 - Rm 7, 23. 156 - Rm 7, 24-25. 157 - Rm 6, 19. 158 - Rm 7, 5. 159 - GREGORIUS NAZ., Orat. I de fuga sua 2, 9. 160 - Cf. Gal 5, 17. 161 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 162 - GREGORIUS NAZ., Orat. in Natalem Domini 41, 14. 163 - GREGORIUS NAZ., Orat. in Pentecosten. 164 - HILARIUS, In Sal. 118, 75. 165 - De nupt. et concup. 2, 6. 166 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 142-143. 167 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 141. 168 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 141.

169 - Gal 5, 17; CYPRIANUS, De Orat. Dominica 16. 170 - Gal 5, 16. 171 - Gal 5, 17. 172 - Gal 3, 2. 173 - Cf. supra 71. 174 - Mt 26, 41. 175 - Cf. Sal 48, 7. 176 - De nupt. et concup. 2, 6-7. 177 - De nupt. et concup. 2, 8. 178 - Gv 8, 36. 179 - 2 Pt 2, 19. 180 - Rm 5, 12; De nupt. et concup. 2, 8. 181 - Cf. supra 42. 182 - Rm 6, 20. 183 - Gv 8, 36. 184 - CICERO, De officiis 1, 7. 185 - Cf. Rm 10, 3. 186 - Prv 2, 12 (sec. LXX). 187 - 2 Cor 3, 5. 188 - Sal 48, 7. 189 - Sal 17, 2. 190 - 2 Tm 2, 13. 191 - Cf. supra 28. 67.

192 - Rm 5, 5. 193 - Gv 8, 36. 194 - Rm 6, 22. 195 - Rm 5, 5. 196 - Gv 15, 5. 197 - Gv 8, 31-32. 198 - Gv 8, 33. 199 - Rm 8, 21. 200 - Gv 8, 34-36. 201 - Gv 8, 34. 202 - Cf. Lc 13, 28-29. 203 - Cf. Rm 6, 12-13. 17-19. 204 - Sal 118, 133. 205 - Gv 8, 37. 206 - Gv 8, 37-38. 207 - Cf. Lc 24, 27. 208 - Cf. At 16, 14. 209 - Gv 8, 39-41. 210 - Mt 6, 13. 211 - Gv 8, 36. 212 - Cf. 2 Cor 4, 2. 213 - Cf. supra 69. 214 - Rm 7, 15. 19.

215 - Rm 7, 19. 216 - Sir 40, 1. 217 - Sal 143, 4. 218 - Gv 5, 43. 219 - Mt 12, 33. 220 - Gv 10, 38. 221 - Mt 23, 37. 222 - Mt 23, 38. 223 - Is 1, 19-20. 224 - Cf. AMBROSIUS, In Luc. 7, 27. 225 - Mt 6, 13. 226 - Is 1, 20. 227 - Cf. At 9, 1. 228 - Cf. At 9, 4-5. 20. 229 - Gv 3, 8. 230 - Gv 8, 36. 231 - Rm 6, 20. 232 - Rm 6, 20-22. 233 - Rm 7, 25. 234 - Gv 1, 12; C. duas epp. Pelag. 1, 2, 4. 235 - C. duas epp. Pelag. 1, 6-7. 236 - Is 8, 20 (sec. LXX). 237 - Cf. Gv 1, 14.

238 - Cf. Rm 5, 8. 239 - Rm 8, 32. 240 - Cf. Rm 8, 17. 241 - Cf. 1 Tm 1, 8. 242 - Cf. 2 Cor 3, 6. 243 - Fil 2, 13. 244 - Prv 8, 35 (sec. LXX). 245 - 1 Gv 4, 7. 246 - Cf. Ef 3, 19. 247 - 2 Cor 5, 10. 248 - Rm 8, 10-11. 249 - Cf. De gestis Pelag. 11, 23-24. 250 - IOANNES CONSTANTINOP., Ep. ad Olymp. 3, 3. 251 - Rm 7, 14-15. 252 - C. duas epp. Pelag. 1, 7. 253 - Gv 15, 5. 254 - Prv 8, 35 (sec. LXX). 255 - Fil 2, 13. 256 - Sal 36, 23. 257 - C. duas epp. Pelag. 1, 7. 258 - Mt 6, 12. 259 - Cf. 1 Gv 1, 8. 260 - Gv 15, 5.

261 - Cf. At 10, 1-3. 262 - Cf. At 8, 9-13. 18-24. 263 - Sal 35, 7. 264 - Cf. Rm 11, 6. 265 - Rm 6, 20. 266 - Rm 6, 18. 267 - Rm 7, 19. 268 - Cf. supra 28. 269 - Cf. Rm 8, 23. 270 - Mt 6, 12. 271 - 2 Tm 2, 13. 272 - Mt 6, 12-13. 273 - Rm 7, 19. 274 - Sal 24, 7. 275 - Gb 14, 17 (sec. LXX). 276 - Cf. C. Iul. 6, 54. 277 - Cf. supra 69. 278 - Mt 6, 12-13. 279 - Mt 6, 13. 280 - Sal 24, 17. 281 - Gc 1, 14. 282 - Cf. CYPRIANUS, Ep. ad Fidum 64, 5. 283 - Rm 5, 12.

284 - Rm 6, 20. 285 - Rm 6, 21. 286 - Rm 6, 16. 287 - 2 Pt 2, 19. 288 - Rm 6, 20. 289 - Mt 6, 13. 290 - 2 Cor 13, 7. 291 - Rm 6, 19-20. 292 - Cf. supra 73. 293 - De nupt. et concup. 1, 26. 294 - Rm 5, 12. 295 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 296 - Cf. supra 74. 297 - Gv 5, 21. 298 - Cf. Gv 6, 44. 299 - Mt 11, 30. 300 - Cf. Lc 19, 10. 301 - Cf. Mt 1, 21. 302 - 2 Pt 2, 19. 303 - Cf. AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 304 - C. Lc 19, 10; Rm 5, 12. 305 - Rm 9, 21; De nupt. et concup. 2, 8. 306 - Sal 100, 1; De nupt. et concup. 2, 8.

307 - Cf. Is 45, 9. 308 - Cf. infra 2, 20. 309 - C. Iul. 6, 75. 310 - PROSPERUS, Excerpta 296. 8. 311 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 312 - Cf. Sir 40, 1. 313 - Cf. Col 1, 13. 314 - 2 Cor 5, 14-15. 315 - Cf. Ez 16, 48. 51. 55. 316 - Cf. Lc 19, 10. 317 - Cf. Sap 4, 11. 318 - Cf. Gn 1, 31. 319 - AMBROSIUS, In Luc. 1, 37. 320 - 1 Tm 2, 5. 321 - 2 Cor 4, 13. 322 - Ef 2, 8. 323 - Ef 6, 23. 324 - Cf. Rm 5, 16. 325 - Cf. Rm 5, 12. 326 - Rm 9, 21. 327 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 328 - Cf. Rm 5, 12. 329 - Rm 9, 20.

330 - Rm 5, 16. 331 - Gv 3, 36. 332 - Rm 9, 23. 333 - Rm 9, 20. 334 - Cf. 1 Cor 1, 31. 335 - Rm 9, 20-21; cf. Is 45, 9. 336 - Sal 100, 1. 337 - Rm 11, 34; cf. Is 40, 13. 338 - Rm 9, 20. 339 - Cf. Rm 2, 12; 3, 29-31. 340 - Cf. Rm 3, 29. 341 - Rm 4, 4. 342 - Rm 9, 11-12. 343 - 1 Gv 4, 19. 344 - Cf. Es 3, 6; Mt 22, 32; Eb 12, 16-17. 345 - Cf. 2 Cor 13, 3. 346 - Rm 9, 18. 347 - Rm 9, 20. 348 - Is 45, 9; Rm 9, 20. 349 - Rm 9, 21. 350 - Cf. At 9, 4. 8s. 351 - Rm 11, 5-6. 352 - Ez 36, 22.

353 - Ez 36, 27. 354 - Cf. De gestis Pelag. 13, 30. 355 - Rm 9, 11-12. 356 - Rm 11, 5-6. 357 - Rm 9, 12. 358 - Cf. supra 132. 359 - Rm 11, 6. 360 - Rm 9, 22-24. 361 - 2 Tm 2, 20-21. 362 - Prv 8, 35 (sec. LXX). 363 - Cf. supra 133. 364 - 2 Tm 2, 21. 365 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 27. 366 - Rm 9, 20-21. 367 - Rm 5, 16. 368 - Is 1, 16-18. 369 - Is 45, 8-13. 370 - Is 45, 13. 371 - AMBROSIUS, In Is.; cf. De nupt. et concup. 1, 40. 372 - Gv 1, 1. 373 - Gv 1, 14. 374 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 27. 375 - Is 45, 8-9.

376 - Cf. Nm 21, 6-9. 377 - 1 Cor 1, 30-31. 378 - Is 45, 9. 379 - Rm 9, 6-9. 380 - Rm 9, 10-13. 381 - Rm 9, 14. 382 - Rm 9, 15-16. 383 - Rm 9, 16. 384 - Ibidem. 385 - Prv 8, 35. 386 - Sal 36, 23. 387 - Rm 9, 13. 16-17. 388 - Rm 9, 18. 389 - Rm 9, 19-21. 390 - Rm 9, 24; Osea 1, 9. 391 - Is 10, 22; cf. Rm 11, 5. 392 - Is 1, 9. 393 - Rm 10, 13. 394 - Rm 10, 1-3. 395 - Rm 11, 1-6. 396 - Rm 11, 7. 397 - Rm 9, 11. 398 - Rm 11, 7.

LIBRO SECONDO I giudici desiderati da G. 1. GIULIANO. Questo sarebbe per noi un trattamento opportuno: o che potessimo difendere gli interessi della verit dinanzi a giudici eruditi, o che almeno, fin quando ci viene negato, non fossimo incalzati da tumulti di persone incompetenti. AGOSTINO. Tu certamente cerchi giudici di tale erudizione da non poter giudicare i tuoi insegnamenti, se non sono stati dotti e insigni nelle discipline liberali e inoltre non ignari del pensiero dei filosofi di questo mondo. Di tale erudizione era il nostro Ambrogio, dal quale, se non ne rifiuti il giudizio, non puoi dubitare d'essere stato giustissimamente condannato. Egli dice infatti: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch nel vizio la nostra stessa nascita 1, per dimostrare con queste sue parole la necessit per i bambini del Cristo Salvatore, cio di Ges. Poich lo contraddici, devi confessare che il tuo desiderio di avere giudici eruditi equivale al desiderio di non avere per vostri giudici dei giudici cristiani cattolici. Si toglie alla Chiesa il rispetto della ragione. 2. GIUL. E poich siamo danneggiati nell'innalzare a salvezza delle Chiese il trofeo che la prudenza dei " conoscitori " stava per assicurare alla buona causa con meravigliosi suffragi, almeno non valesse nulla di pi a nostra ignominia l'assenso del volgo. Delle due parti dunque della popolazione che ho dette, una ci gioverebbe e l'altra non ci nuocerebbe, se o la prima ottenesse il suo diritto o la seconda rispettasse il riserbo. Ma poich c' una grande confusione ed numerosissima la moltitudine degli stolti, si toglie alla Chiesa il timore della ragione, perch a vele spiegate navighi un dogma popolare. AG. Se questo che noi asseriamo un dogma popolare, allora non un dogma manicheo questo che tu perversamente impugni nelle popolazioni cristiane. Fai bene appunto a respingere nei suoi pochi seguaci la pazzia dei manichei, ma anche tu hai la tua pazzia: quella di volgere contro di noi, con l'accusa di manicheismo, quei popoli di cui rifiuti il giudizio; quasi che questi popoli, ingannati dalla tua loquacit, possano dire manicheo Ambrogio, dire manicheo Cipriano, i quali, anche in rapporto alla salvezza dei

bambini, insegnarono l'esistenza del peccato originale. Ora, i popoli non li fece tali Ambrogio ma li trov, non li fece ma li trov anche lo stesso Cipriano; li trov tali nella Chiesa anche tuo padre, quando fosti battezzato da bambino, come dicono 2. Infine i popoli cattolici li trovaste tali pure voi. Chettevi voi. Noi confessiamo che il nostro un dogma popolare, perch noi siamo il popolo di colui che fu chiamato Ges proprio per la ragione che salv il suo popolo dai suoi peccati 3. Dal quale popolo quando voi volete separare i bambini, finite con il separare piuttosto voi stessi. Il volgo stima migliore l'opinione della maggioranza. 3. GIUL. Cos, poco essendo permesso ai competenti e tutto invece agli incompetenti, per decreto di sedizioni stata cancellata dalle Chiese la censura delle virt e a noi davanti agli uomini del volgo nuoce l'aver rifiutato d'essere la porta dell'errore. Davanti agli uomini di quel volgo, dico, che, soppesando il merito di una sentenza dal suo successo, stima pi vera quella che vede piacere ai pi. AG. Che forse Manicheo piace ai pi? I manichei non sono forse e pochi e pessimi, come i parricidi? Non vogliate dunque gloriarvi d'essere pochi. E non vogliate dire, perch sarebbe ancora pi falso, che il nostro dogma piace ai pi e insieme accusarci del dogma di una detestabile minoranza. Cicerone e il Salmista. 4. GIUL. Tullio osserva contro Epicuro che le sue dottrine non sono proposte sottilmente con argomentazione manifesta, perch uomini di tal fatta ovviamente confessano che quelle dottrine piacciono a loro 4. Come in tutto, per un'abitudine perversa, pensano costoro che ci sia una testimonianza di sapienza. AG. Ma in questa sentenza Tullio fu vinto e stravinto da colui che dice: Lodate il Signore, popoli tutti; voi tutte nazioni dategli gloria 5. Le quali nazioni tu cerchi non d'istruirle veracemente, ma d'ingannarle, alcune, sottilmente e di aggiungerle al vostro piccolo numero, predicando la sottigliezza di pochi filosofi mondani e rimproverando noi di non proporre sottilmente le nostre dottrine, e per questo uomini di questa fatta ovviamente confessano che a loro piacciono le nostre dottrine. Di me tuttavia hai detto qualche volta che nulla faccio meglio che non farmi capire. Com' dunque che la

dottrina che io difendo piace alla moltitudine, se non perch questa moltitudine cattolica e ad essa giustamente dispiace la vostra eresia? Le anime libidinose seguono te che ami la libidine. 5. GIUL. Diletta infatti assolutamente le anime libidinose infamare tutto ci che stato dei santi in ogni tempo e in ogni luogo, per non essere castigate dagli esempi di opere illustri. AG. Dunque le anime libidinose corrono piuttosto dietro a te che lodi la libidine. Le anime caste infatti meritano lode espugnando ci che vituperando condannano. La volont umana pu volere il bene, ma dopo che Dio l'ha preparata. 6. GIUL. Diletta assolutamente tali anime e le conquide completamente mettere sotto accusa la debolezza della natura, dire che la carne soggetta a peccati congeniti, non collocare l'efficacia dell'emendamento nella volont umana, ma chiamare i crimini delle scelte uffici delle membra; essere questa la fede cattolica: confessare il libero arbitrio, ma perch con esso sia costretto l'uomo a fare il male e non possa volere il bene. AG. Perch ti adiri con noi che bramiamo l'efficacia dell'emendamento tanto pi sicuramente quanto pi fiduciosamente lo invochiamo dal Signore? Invano dilati la tua lingua gonfiata da voce superbiosa. Noi non vogliamo assolutamente, non vogliamo essere contati tra coloro che confidano nella propria forza 6. L'anima nostra ha sete di Dio 7 e dice a lui: Ti amo, Signore, mia forza 8. Pu infatti l'uomo volere il bene, ma la volont viene preparata dal Signore 9; al male invece la volont viziata si volge con libidine, e per questo la natura umana ha bisogno di essere risanata. Non si possono riversare i nostri peccati sulla necessit della carne. 7. GIUL. Dicono al contrario vani ed eretici i discorsi di quanti asseriscono che Dio, giusto, ha creato l'uomo libero di fare il bene e che in potere di ciascuno stare lontano dal male e risplendere per scelte virtuose, perch su quanti riversano le loro cattive azioni

sulla necessit della carne si conficchi la spina delle sollecitudini e delle paure. AG. Noi non diciamo vani ed eretici i discorsi di quanti asseriscono che Dio, giusto, ha creato l'uomo libero di fare il bene. Tale cre appunto Adamo, nel quale eravamo noi tutti. Ma, peccando, Adamo rovin se stesso e in s tutti gli altri. Attualmente perci non in potere dei figli dell'uomo d'esser liberati dal male, se la grazia di Dio non d a loro il potere di diventare figli di Dio 10. Per questo, non in quanti riversano le loro cattive azioni sulla necessit della carne, come dici tu, ma in quanti versano le loro suppliche a Dio per non essere indotti nelle tentazioni di cattive azioni si conficca la spina della sollecitudine e della paura di acconsentire alle vostre discussioni tanto superbe e tanto ingrate verso Dio. Ti risponde Ambrogio. 8. GIUL. Infine, in Chiese che possiedono grande onore e grande popolazione, si predica essere tanta la forza del peccato che la colpa, prima della formazione delle membra, prima dell'inizio e dell'arrivo dell'anima, volando sopra i semi appena gettati, invade l'intimo della madre, rende rei i nascituri e aspetta la sostanza precedendone la stessa nascita. La quale legge del peccato, abitando poi nelle membra, fa suo schiavo l'uomo e lo costringe a servire ai peccati, pi degno di misericordia nelle sue turpitudini che di castigo, poich quello che noi diciamo vizi di volont depravata, nella Chiesa da uomini e da donne e da grandi pontefici chiamato passione originale. AG. Ti risponde il grande pontefice Ambrogio, lodato in modo eccellente dalla bocca del vostro eresiarca, e dice: Malamente partor Eva, cos da lasciare alle donne l'eredit del parto e cos che ciascuno, impastato dalla volutt della concupiscenza, infuso negli organi genitali, coagulato in grumo di sangue, avvolto in panni, subisse il contagio dei peccati prima di bere al dono dello spirito della vita 11. Ha dunque bisogno, Giuliano, la natura umana della misericordia di Dio che la risani, non delle tue vane declamazioni che ne lodino la pretesa sanit. Accusa tu Ambrogio d'essere manicheo. 9. GIUL. Cos dunque questi prostituti degli immondissimi dogmi dei manichei provocano gli orecchi degli uditori.

AG. Incrimina Ambrogio d'essere manicheo, se ne hai il coraggio. Avverti contro quale personaggio tu dica quello che vuoi far apparire di dire contro di me, e se ti rimane o qualche timore di Dio o qualche pudore degli uomini, chtati. Quanto a me, mi conviene in compagnia di tali personaggi ascoltare non solo pazientemente, ma anche allegramente i tuoi oltraggi. Quanto invece a te, nello strapazzare tali personaggi devi avere vergogna dei giudizi umani e devi avere paura dei giudizi divini. L'ortica dei nostri nemici. 10. GIUL. Questa l'ortica che tormenta i nostri nemici d'ambedue i sessi e che mordeva, s, da tempo, per il vizio di una cattiva abitudine, ma si curava tuttavia con certi unguenti di salutari esortazioni. AG. Per le punture dell'ortica si sente prudere, ma solamente chi loda la libidine. Se invece per una cattiva abitudine, come dici tu nella tua sapienza, che l'uomo si lamenta gridando: Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio 12, confessate che almeno in lui la volont umana ha perduto le forze delle opere buone. E a lui, se non viene in soccorso la grazia divina, che giova l'eloquio copioso e ornato di qualsivoglia esortatore? Tanto pi onerosa per noi si fatta la difesa della verit. 11. GIUL. Ma presentemente, dopo che si cominciato ad offrire questa ortica come medicamento e al piacere si associata l'autorit, con la conseguenza che per consenso quasi universale baccanaleggiasse la turpitudine, robusta regina delle menti, espugnatrice dell'onest, invitta carceriera di tutti gli animi, per noi quanto pi onorevole tanto pi onerosa si fatta la causa di difendere la verit. Perch, contro popoli che vanno a precipizio e sono ostili ai loro rimedi, non vale molto la rarit di coloro che medicano con la parola. E allora? Dovremmo forse per la constatazione di tutto questo suonare la ritirata, vendicarci delle ingiurie con il silenzio e riderci dei naufragi altrui dal porto della coscienza? Ma a questa maldisposta indifferenza si oppone prima la benignit che dobbiamo al genere umano, poi la speranza e la fede che abbiamo nei riguardi di Dio. Il quale, oltre ad avere alleviato le rovine spesso disperate dei tempi, ha donato sempre tuttavia una ricompensa eterna alla perseveranza che vuole esercitata fino

all'ora della morte, anche se nell'immediato non venisse nessun effetto. AG. In che modo allevia Dio le rovine delle volont cattive - a causa delle quali certamente si biasimano i tempi, quando si biasimano giustamente -, se non suscitando nei cuori degli uomini le volont buone? Oppure le volont, se possono, si elevino da sole, come fate voi, che per tale folle sentenza siete diventati una grande rovina. Donde noi preghiamo per voi Dio e speriamo che si degni di esaudirci anche nei tuoi riguardi, come ci ha esauditi nei riguardi del fratello Turbanzio 13. Manteniamo le promesse. 12. GIUL. Contenti dunque di questo conforto della fede, attendiamo all'opera intrapresa e manteniamo le promesse delle discussioni, senza mettere in dubbio che la parte maggiore della ricompensa sta in questo: nell'esserci mantenuti saldi dentro il baluardo di quel dogma che, assalito dal livore di cos tanti, ma dall'errore di molti pi ancora, ha superato tuttavia tanto bene tutte le crisi da splendere invincibile nel possesso della vittoria. AG. Ti di da te stesso la palma contro tanti antistiti di Dio, che prima di noi nella Chiesa del Cristo impararono e insegnarono, bevendo e abbeverando alle fonti d'Israele, le verit che tu combatti 14. Questo che tu fai non risplendere nel possesso della vittoria, ma un mostruoso discendere nella cloaca di una odiosa appropriazione indebita. Risplendere appunto possedere. Ma come fai a risplendere nel possesso della vittoria tu che tenti d'imbrattare i dogmi cattolici, antichi e invitti? Tutto a favore del nostro dogma. 13. GIUL. Se infatti, come l'ha reso chiaro il discorso precedente e lo insegner il discorso susseguente, a suffragare questo dogma che noi difendiamo sta quanto ragione, quanto erudizione, quanto giustizia, quanto piet, quanto testimonianza di testi sacri, nient'altro ottengono i nostri nemici con tutti i loro sforzi se non di apparire i pi ignoranti davanti a tutti i dotti, i pi contumaci per tutti i santi, i pi irreligiosi contro Dio. AG. Ma tu dici falsit. Infatti n la ragione, n la sana erudizione, n la giustizia, n la piet, n le testimonianze sacre suffragano il

vostro dogma; anzi tutte queste forze, come giudicano coloro che intendono bene, sbaragliano il vostro dogma. La ragione appunto si accorge di poter giungere appena a qualcosa di vero per l'impedimento che trova nella tardit della natura; l'erudizione ha la pena della fatica nella medesima tardit della natura; la giustizia grida che lei non c'entra se sui figli di Adamo grava dal giorno della loro nascita dal grembo materno 15 un giogo pesante senza nessun merito di peccati; la piet implora l'aiuto divino contro questo male; le testimonianze sacre esortano l'animo umano a pregare cos. Invocano contro di noi il potere imperiale. 14. GIUL. E certamente che i traduciani non abbiano nulla da opporre alla forza della ragione che li stritola, lo dimostrano, alla pari degli altri loro scritti, ugualmente questi libri che stiamo confutando. Essi, indirizzati ad un militare - lo pu confessare egli stesso -, pi occupato da altri affari che dalle lettere, invocano contro di noi l'aiuto della impotenza e a favore di s in un modo e nell'altro si appoggiano ai plebisciti di plebi da nulla o rurali o teatrali, che nessuna storia registra da quale concilio siano stati promulgati. AG. Non invochiamo contro di voi l'aiuto della impotenza, ma piuttosto lodiamo l'intervento a vostro favore del potere cristiano, perch siate impediti dalla vostra sacrilega audacia. Avverti poi come tu faccia a dire rurali e teatrali Cipriano, Ambrogio e tanti loro compagni, dotti scribi nel regno di Dio. Imputare alla natura i peccati della volont. 15. GIUL. Non possiamo tuttavia assolutamente negare che piaccia moltissimo, come ho detto, alle turbe, ma a quelle spregevoli, imputare alla natura i delitti della volont e giustificare la licenza dei costumi con l'infamazione dei semi, di modo che nessuno pi s'impegni ad emendare quello che spera fatto in lui stesso da un altro. AG. Chi ti ha detto che sia un altro a fare il peccato di chi pecca? Anche l'Apostolo, il quale scrive: Non sono io a farlo, ma il peccato che abita in me, aggiungendo subito: Io so infatti che in me, cio nella mia carne, non abita il bene 16, mostra che gli appartiene tutto quello che , appartenendo anche la carne a lui che composto di carne e di spirito. E tuttavia tu non vuoi condividere con Ambrogio

la convinzione che il male della concupiscenza della carne contro lo spirito per la prevaricazione del primo uomo si cambiato in natura 17. Ma com' che tu, solito a intendere in queste parole dell'Apostolo espressa la violenza dell'abitudine cattiva, hai voluto dire adesso: Di modo che nessuno pi s'impegni ad emendare quello che sa fatto in lui stesso da un altro? Eppure tu vuoi che si emendi colui che dice: Non sono io a farlo, e vuoi che si emendi con le forze della volont personale, bench tu veda quanto sia inferma la volont di chi afferma: Non quello che io voglio io faccio 18. Almeno a costui, nel quale vedete crollato l'arbitrio della sua volont, permettete, vi prego, di chiedere l'aiuto divino. L'autorit non pu giustificare quello che la ragione condanna. 16. GIUL. Ma il patrocinio inefficace di una opinione cieca moltiplica i peccati, non li diminuisce. Questo prurito dunque di gente misera e volontariamente malata non sar in grado di portare nessun argomento valido contro la stessa ragione. Ma poich asseriscono che il peccato naturale confermato da alcuni passi delle Scritture e massimamente da alcune dichiarazioni dell'apostolo Paolo, delle quali ho rimandato la spiegazione al secondo volume, e poich adesso arrivato il momento di mantenere la promessa, prima di tutto, allo scopo che il lettore sia meglio informato, preciser brevemente il gi fatto e il da farsi. E' stato dunque mostrato che nulla si pu provare per mezzo delle Scritture sante che non abbia la garanzia della giustizia; perch, se nella legge di Dio si ha l'ideale perfetto della giustizia, vuol dire che la legge divina non lascia nessuno spazio alla nemica della giustizia, cio all'ingiustizia, e quindi non pu l'autorit giustificare quello che la ragione condanna. Dopo si mostrato che Dio ci noto attraverso le sue virt. Dobbiamo riconoscere dunque la sua giustizia come l'onnipotenza. Se ammettessimo in Dio la mancanza della giustizia, comincerebbe a traballare tutta la maest divina, essendo Dio talmente giusto che la dimostrazione dell'ingiustizia in Dio equivarrebbe alla dimostrazione della non esistenza di Dio. Si concluso che noi adoriamo nella Trinit un Dio giustissimo, ed apparso irrefutabilmente che da Dio non pu essere imputato ai bambini un peccato fatto da altri. AG. Perch non confessi che da un Dio giusto e onnipotente non poteva senza nessun merito di peccato essere addossato un giogo

pesante sui figli di Adamo fino dal giorno che escono dal grembo materno? Carne del peccato e carne somigliante alla carne del peccato. 17. GIUL. Ma come si discusso della definizione della giustizia, cos si discusso pure della natura del peccato, il quale apparso non essere altro che la volont cattiva, cui sarebbe stato libero astenersi da ci che aveva bramato illecitamente. AG. Questo precisamente il peccato del primo uomo, donde discese negli uomini l'origine del male. A lui, s, fu liberissimo astenersi da ci che aveva bramato illecitamente. Poich non esisteva ancora il vizio della concupiscenza della carne contro lo spirito, non diceva ancora: Io faccio quello che non voglio 19, e non aveva ancora la necessit di un qualche aiuto da parte della carne somigliante a quella del peccato, non trovandosi ancora nella carne del peccato. E' luminosissima l'assenza del peccato nei bambini. 18. GIUL. E questa la prova pi luminosa con la quale si dimostrata l'assenza del peccato nei bambini al momento di nascere: l'impossibilit di trovare in essi l'uso della volont. AG. E donde il grave giogo se non perch non hanno l'uso della volont cos da avere tuttavia il vincolo di una origine corrotta? Questo calunniatore. 19. GIUL. La negazione poi del libero arbitrio da parte di coloro che ammettono l'esistenza di peccati naturali, stata dimostrata con un limpido ragionamento. Lo ha negato, s, il Punico, non con parole sue per non avere meno peso, ma con un testo del Vangelo per essere pi autorevole, e noi, spiegando quel testo, lo abbiamo restituito alla dignit evangelica. Abbiamo pure liberato dai lacci di questo calunniatore un passo dell'apostolo Paolo e con la testimonianza di un Profeta abbiamo mostrato che modellatore di vasi buoni il nostro Dio, creatore di tutte le cose. AG. Ti stato risposto a suo luogo ed stato dimostrato quanto tu abbia deviato dalla verit.

La vittoria della verit. 20. GIUL. Questi dunque gli argomenti principali del primo libro. Uno qualsiasi di essi pi che sufficiente alla vittoria della verit. Tuttavia resta che esaminiamo diffusamente la sentenza del Maestro delle Genti dove dice che a causa di un solo uomo entr nel mondo il peccato 20. Con l'aiuto, se necessario, delle definizioni che abbiamo premesse e per provare che la ragione non ha mentito in nulla, ma un crimine d'ingiustizia imputare le scelte degli uni alle nascite degli altri, insegneremo con testimonianze della legge, sia in questo libro sia nel successivo, che questa ingiustizia, bench nessuno debba dubitare al riguardo, dispiace tuttavia a Dio ed proibita da lui. Da tutto questo discende necessariamente e che noi difendiamo nel modo pi giusto che nessuno nasce con il peccato, e che Dio non pu giudicare rei i nascenti, e che perci in ciascuno tanto integro il libero arbitrio quanto innocente la natura prima dell'uso della propria volont. AG. Parla e vediamo che cosa dirai sul testo dell'Apostolo con la medesima vanit di prima. Ribelli alla piet e alla ragione. 21. GIUL. Ribelli invece alla piet e alla ragione sono i manichei nel credere e alla esistenza del peccato prima del tempo della volont ci che la natura delle cose non consente -, e alla esistenza di un Dio che essi descrivono ingiusto, e nell'infamare le Pagine sante che citano per provare il crimine della divinit. Poich nessuna delle tre proposizioni pu dimostrarsi con la ragione, cio n l'esistenza del peccato senza la volont, n l'ingiustizia in Dio, n la perversit nella legge, essi soltanto restino dimostrati stolti, impudenti, empi. AG. Verggnati! Non era manicheo Ambrogio quando diceva che l'uomo subisce il contagio dei delitti prima di bere al dono dello spirito della vita 21. Ma anche questi delitti non sono sorti se non dalla volont, dalla quale traggono origine, e perci non c' ingiustizia in Dio che per questo ha posto sui nascenti un grave giogo, n c' perversit nella legge dove apprendiamo che ci verissimo; e lo vedreste anche voi stessi, se non aveste voi piuttosto occhi perversi. La Scrittura va spiegata con la Scrittura.

22. GIUL. Rimanga dunque fisso nell'animo del prudente lettore massimamente questo: in tutte le Scritture sacre contenuto solo ci che i cattolici intendono ad onore di Dio, come viene illustrato dalla luce di frequenti sentenze. Se in qualche luogo un'espressione troppo dura solleva una questione, certo senz'altro che l'autore di quel testo non ha inteso ci che ingiusto, ma deve interpretarsi secondo l'apertura che viene dalla evidenza della ragione e dallo splendore degli altri passi in cui non c' ambiguit. Riferiamo ormai dunque le parole del nostro interlocutore. In quel capitolo dei suoi scritti che aveva tirato fino al suo Dio plasmatore di peccatori e contro il quale abbiamo combattuto nel libro precedente, accenn appena senza impegno che a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo, ma non indugi nella spiegazione di quel testo. Invece, dopo aver dissertato a lungo contro quegli estratti che conferma essergli stati mandati, giunse a un testo dei miei libri e se lo obiett per confutarlo. Ma senza tenere conto degli interrogativi che gli venivano da essi, vol a quella sentenza dove l'Apostolo dice che a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo, e tent di esporre il contesto di quel passo secondo il suo dogma. Per questo io, omesso tutto il resto, mi affrettai a quella parte, perch, avendo promesso di risolvere tale problema nel secondo volume 22, e mantenessi fede alla promessa e mostrassi quale fosse il suo modo di argomentare, e non mi si credesse reo di frode, se avessi soppresso la sua spiegazione e riferito quella che noi riconosciamo cattolica. AG. L'interpretazione pelagiana tu stai per esporre, non quella cattolica. Cattolica quella che sostiene la giustizia di Dio in tante e tanto grandi sofferenze e pene dei bambini, che a nessuno di essi sarebbe stato equo in nessun modo far patire nel paradiso, se la natura umana non fosse stata viziata dal peccato e condannata secondo il suo merito. Adesso riporto le parole di A. 23. GIUL. Poich nella mia prima opera confuto la sentenza con la quale costui aveva detto: Come infatti il peccato sempre opera del diavolo, sia che i bambini lo traggano da una parte, sia che lo traggano da un'altra, cos l'uomo sempre opera di Dio, sia che nasca in un modo, sia che nasca in un altro 23, adesso riporto qui le parole come si trovano nella mia opera, dalla quale ne aveva sottratto la massima parte.

AG. Tanto vero questo tuo discorrere quanto vero che io abbia sottratto i tuoi testi, mentre invece colui che mi invi la sua cartella, stralci dalla tua opera quello che volle e come volle a suo arbitrio e giudizio. La verit ti ha tolto la licenza di divagare. 24. GIUL. L dunque io risposi cos: Tu tergiversi certamente, - te lo dico con pace del tuo magistero - ma devi capire che la verit ti ha tolto la licenza di divagare. Ecco infatti anche noi concordiamo pacificamente che il peccato opera della cattiva volont o opera del diavolo. Ma per quale via questo peccato viene a trovarsi in un bambino? Attraverso la volont? Ma in lui non c' stata nessuna volont. Attraverso la forma del corpo? Ma essa l'ha data Dio. Attraverso l'ingresso dell'anima? Ma non deve nulla al seme corporale l'anima che viene creata nuova da Dio. Attraverso le nozze? Ma le nozze appartengono all'attivit dei genitori e tu avevi premesso che essi non hanno peccato in questo loro atto. Se non l'avevi concesso con sincerit, come indica lo sviluppo del tuo discorso, allora sono da esecrarsi le nozze che hanno causato il male. Le nozze per non hanno una propria sostanza, ma stanno a indicare con il loro nome l'attivit delle persone: sono quindi giustamente da condannare i genitori che con la loro unione hanno causato il peccato. Perci non si pu pi dubitare: i coniugi sono destinati all'eterno supplizio, perch la loro opera ha portato il diavolo ad esercitare il suo dominio sugli uomini. Se lo concederai, perderai quanto finora sembrava che tu avessi ritenuto: avevi detto cio l'uomo opera di Dio. Poich appunto i figli hanno origine dall'unione dei corpi dei genitori, se attraverso l'origine si espande il male negli uomini, se attraverso il male si estende il diritto del diavolo sugli uomini, ne segue necessariamente che autore degli uomini il diavolo, dal quale viene l'origine dei figli 24. Dopo questo ho ripetuto di nuovo le tue stesse parole: Come infatti il peccato sempre opera del diavolo, sia che i bambini lo traggano da una parte, sia che lo traggano da un'altra, cos l'uomo sempre opera di Dio, sia che nasca in un modo, sia che nasca in un altro. E immediatamente sono insorto in questo modo: Quando ripenso alla tua timida voce con la quale dici che le nozze non sono un male, non posso considerare senza ridere cotesti altri tuoi discorsi. Se infatti credi che gli uomini siano creati da Dio e che i coniugi siano innocenti, nota come non possa stare che da essi si contragga il peccato originale. Certamente non pecca questo bambino che

nasce, non pecca chi l'ha generato, non pecca Dio che l'ha creato: attraverso quali incrinature fra tanti presdi d'innocenza immagini che sia entrato il peccato? AG. A queste tue parole basta la risposta che diedi dopo aver letto anche gli stessi tuoi libri 25. Ma qui pure ammonisco che piuttosto che te si deve ascoltare l'Apostolo, il quale indica non una incrinatura segreta, ma una porta apertissima, attraverso di cui il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos passato in tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 26. Quando comincerai a spiegare queste sue parole secondo la vostra opinione e non secondo la sua, allora apparir a quale rettilineo di verit tu contraddica con la tua tortuosissima loquacit. Non ho omesso ad arte quanto tu dici. 25. GIUL. Questo tratto dunque della mia precedente opera stato preso in esame da lui nel suo secondo libro, sebbene con qualche interpolazione 27. Ad arte infatti egli omette e la formazione del corpo da me ricordata e l'ingresso dell'anima, che tanto la ragione quanto l'autorit della legge sacra e della Chiesa cattolica confermano, come spero, creata nuova da Dio in ciascuno. AG. Chi legge i miei sei libri con i quali confutai i tuoi quattro, dal primo dei quali stralci quello che volle e come lo volle la persona a cui ho risposto in questo libro che tu adesso tenti inutilmente di attaccare con loquacissima vanit, trover che io ti ho risposto nel mio terzo libro in tal modo da vedere che non ho omesso ad arte quanto tu dici, ma che piuttosto quella persona, al cui fascicolo io rispondevo, non volle trasmettermelo dalla tua opera o per amore di brevit o per sua convinzione che non fosse pertinente al caso. Ti rimando all'Apostolo. 26. GIUL. Ha riportato ora di seguito le altre mie parole, sebbene variate da alcune sue riflessioni. Contro dunque queste mie obiezioni non ha escogitato nulla che mi colpisse. Ma dopo aver confessato per mancanza di argomenti l'esattezza delle mie conclusioni, dice che a tutto mi deve rispondere l'Apostolo, quando dichiara che a causa di un solo uomo il peccato entr in questo mondo. Quale persona erudita potrebbe ritenere che in questa circostanza abbia avuto la testa a posto uno che non ha capito o che avrebbe dovuto omettere i punti ai quali non poteva trovare

nulla da opporre o che avrebbe dovuto escogitare di tutto per rispondere alle mie obiezioni e confermare la sua risposta con le parole dell'Apostolo? AG. Ma dalle parole dell'Apostolo sei confutato meglio che dalle mie, e tuttavia non cedi nemmeno alle parole dell'Apostolo, ma preferisci pervertire anche quelle piuttosto che convertirti. Farai naufragio. 27. GIUL. Ho chiesto dunque con estremo rigore logico che insieme a me tutta l'erudizione indaghi per quale via il peccato, che opera di una volont cattiva e si dice opera del diavolo, si venisse a trovare nel bambino. Se a causa della volont: ma anche il nostro presente interlocutore confessa che nel bambino non c' stata nessuna volont. Se a causa delle nozze: ma che queste appartengano all'attivit dei genitori nessuno ne dubita, e costui aveva premesso che i genitori non hanno peccato per la loro unione 28. Oppure, se il disputante si era pentito di tale concessione, come indica il seguito della sua opera, confessasse che sono rei i genitori in quanto il loro incontro preparava al diavolo il regno sull'immagine di Dio. E rispettando i necessari passaggi dei ragionamenti, ho aggiunto che a causa del peccato originale si definisce il diavolo autore dei corpi: perch se per l'origine c' negli uomini il male del peccato, per il male del peccato c' sugli uomini il diritto del diavolo, e autore degli uomini il diavolo dal quale viene l'origine dei nascenti. E poich costui si era accorto che questi ragionamenti avrebbero chiuso i traduciani nell'antro dei manichei, io ho girato la chiave per offrire ai reclusi una via di scampo, e l'ho ammonito che se veramente credeva fatti da Dio gli uomini e se sinceramente confessava innocenti i coniugi, capisse l'impossibilit di contrarre da essi il peccato originale. Mi voglio ripetere: Certamente non pecca questo bambino che nasce, non pecca chi l'ha generato, non pecca Dio che l'ha creato: attraverso quali incrinature fra tanti presdi d'innocenza immagini che sia entrato il peccato? 29 Che cosa, prego, potevo fare di pi santo, di pi vero, di pi chiaro, di pi breve, di pi solido che proporre come suprema conclusione di tutto una quarta via dopo le tre che io avevo imboccato cedendo al nemico? Infatti, poich accade talvolta che con una prima via o con altre due se ne colleghi necessariamente una terza, per quale legge dopo che mi sono state concesse tre vie non sarebbe lecito imboccare una quarta via connessa con le altre?

E questo appunto nella seconda discussione, ma nella prima mi sono concesse cinque o pi vie e dopo di esse si tira una conclusione legittima e invitta. AG. Ecco quanto divaghi, temendo che le parole dell'Apostolo, se ascoltate senza i tuoi pregiudizi, ti condannino, come gi ti hanno condannato attraverso il giudizio della Chiesa cattolica. Ma scorazza dove vuoi, indugia quanto vuoi, moltiplica i tuoi giri per ogni verso che vuoi. Quando sar che la nave delle tue menzogne giunga alle medesime parole di verit, farai naufragio senza dubbio. Non c' nessuna incrinatura per l'ingresso del peccato nei bambini. 28. GIUL. Veniamo dunque subito a costui. Mi avevi concesso che il peccato opera della volont. Con logica immediata io potei dire: Nei bambini non c' nessuna volont che pecchi, e quindi nei bambini non c' peccato. Ma perch tu fossi pressato da pi testimoni, interrogai progressivamente per quale via questo peccato si trovasse nel bambino. Forse per via della volont? Con il tuo consenso conclusi che in lui non c' stata volont cosciente. Aggiunsi se forse il bambino avesse contratto la prima colpa attraverso i lineamenti delle membra. Ma tu avevi ammesso che essi sono formati da Dio e quindi sono buoni. Chiesi in terzo luogo se tu credessi che il reato fosse stato introdotto attraverso l'ingresso dell'anima. Ma risultava che l'anima nuova e non deve nulla ai semi. Mi indussi poi a sospettare, dato che non ti era rimasta altra ipotesi da fare in proposito, che tu forse chiamassi opera del diavolo le nozze, cio l'unione dei corpi. Ma dimostrai che le nozze appartengono all'attivit dei genitori, e anche tu eri d'accordo. Al termine dunque di tutti i ragionamenti riferiti sopra, la tua " traduce " asserviva al diavolo i coniugi che erano stati causa del peccato. Dopo tutto questo tirai la conclusione che si avvicinava a te, dicendo che tu credevi autore dei corpi il diavolo, al quale avevi attribuito l'opera dell'unione dei corpi, senza la quale non poteva esserci l'origine dei corpi. E certamente questa prima discussione ha mostrato la malattia che ti opprimeva, ma la seconda discussione ha provato, per quanto si riferisce a te, che tu sei un miserabile con tali convinzioni, e per quanto si riferisce ai cattolici, che essi sono invitti, suffragati anche dal timore che hanno di te. Se tu infatti concedi che gli uomini sono fatti da Dio e che i coniugi sono innocenti e che i bambini non hanno un'attivit

personale, da questi tre assunti si tratta l'irrefutabile conclusione che, non peccando chi nasce, non peccando chi ha generato, non peccando Dio che ha creato, non rimasta pi nessuna incrinatura attraverso la quale insegnare l'ingresso del peccato. Se dunque ti dispiace la conclusione che si colta, ritratta le tue concessioni e dichiara che ha peccato o chi gener o chi cre o chi nacque. Delle quali affermazioni la prima insana, la seconda manichea, la terza supermanichea: insano se dici che peccano i bambini, manicheo se accuserai i coniugi, supermanicheo se riterrai autore del peccato Dio. Ora, se tutte queste affermazioni sono tanto lontane dalla verit da avere tu paura ancora di confessarle liberamente, per quale impudenza, o uomo pi demente di tutti i dementi, persisti nel negare quanto stato dedotto da noi? AG. Quando arriverai alle parole dell'Apostolo, non vi troverai un'incrinatura, ma una porta spalancatissima, attraverso la quale il peccato entr nel mondo, e certamente tenterai di chiuderla, ma con tutta la tua loquacit sarai vinto dalla bocca dei bimbi e dei lattanti, i quali invece di essere lodati da te cercano piuttosto di essere salvati dal Cristo e con molto maggiore certezza, non per mezzo di tortuose discussioni, ma per mezzo di pianti privi di parole, contestano la loro miseria, che indubbiamente non avrebbero potuto avere in nessun modo nel paradiso, se fosse rimasta la rettitudine e la beatitudine del primo uomo. Quattro persone in causa. 29. GIUL. Qui in causa l'interesse di quattro persone: di Dio creatore, dei due genitori che prestano la materia all'opera di Dio, del bambino che nasce. Tu dici che in questo " coro " abita il peccato. Io domando da chi venga fatto il peccato: se da Dio, e lo neghi; se dal padre, e lo neghi ugualmente; se dalla madre, e lo neghi ancora; se dal bambino, e lo neghi. E non credi ancora alla validit della conclusione: non ci pu essere tra questi quattro il peccato, perch nessuno di questi quattro lo commette? AG. Che tu dica tutto quello che vuoi! Una buona volta arriverai alle parole dell'Apostolo e allora chiunque le ricorda attraverso i singoli passaggi di queste tue argomentazioni, che noi non vogliamo ripetere continuamente per non infastidire il lettore, ti risponder con il suo stesso ricordo.

Per quale via arriva il peccato nel bambino? 30. GIUL. Di che cosa vuoi convincerci o rileggendo le Scritture o nominando giudici esperti, tu che non puoi definire ancora il tuo modo di sentire? Che ti giova insegnare che Adamo pecc: fatto che io non nego assolutamente? Domandiamo per quale via, morto da tanti secoli Adamo, il peccato, per cui l'immagine di Dio passa nella giurisdizione del diavolo, venga a trovarsi nel bambino. AG. Perch mai nemmeno tu ammetti nel regno di Dio l'immagine di Dio, che secondo te non ha nessun merito di peccato? Perch mai il sangue, che dalla carne somigliante alla carne del peccato stato effuso in remissione dei peccati, si somministra in bevanda al bambino allo scopo che possa avere la vita, se il bambino non incorso nella morte per l'origine di nessun peccato? Se questo ti dispiace, nega apertamente il bambino Ges, nega apertamente che sia morto per i bambini il Cristo che morto uno per tutti, con la conseguenza dichiarata dall'Apostolo: Quindi tutti sono morti ed egli morto per tutti 30. Dichiara apertamente: Non sono morti i bambini, perch essi non hanno nessun peccato e non hanno bisogno per se stessi della morte del Cristo nella quale essere battezzati. Afferma ormai manifestamente quello che senti segretamente, tradendo abbastanza con la tua discussione il tuo modo di sentire. Afferma, dir, che i bambini inutilmente si fanno cristiani; ma sta' attento se tu debba dire cristiano te stesso. A noi la libert di contemplare l'innocenza dei bambini. 31. GIUL. Se [il peccato entra nel bambino] attraverso la mescolanza dei genitori, condanna le nozze con la tua confessione, come le condanni con la tua argomentazione, e risparmia a noi la fatica di dimostrare che tu sei manicheo. Se poi tu non osi dirlo e, contumace contro la ragione, inclini verso i " concumbenti ", cos da dire attraverso portenti di argomentazioni inaudite finora che la libidine diabolica e che essa, collocata nella sensibilit di coloro che si uniscono, causa di volutt per i genitori e di reato per i figli, certamente palesi la tua demenza e la tua sconcezza, ma ti prego di non essere cos arrogante da negare a noi la libert di contemplare ad onore di Dio l'innocenza dei nascenti, mentre a te lecito e lbito ad accusa di Dio esimere dal reato di libidine, come lo chiami, le membra dei " libidinanti ".

AG. Qualunque sia il prurito per il quale tu lodi la libidine, cio la concupiscenza della carne, l'apostolo Giovanni dice che essa non viene dal Padre ma dal mondo 31, e per questa libidine giustamente il diavolo si dice principe del mondo 32. Creatore infatti del mondo sappiamo che stato Dio. Di questo male dunque della concupiscenza della carne fa buon uso la pudicizia coniugale, e il reato di quel male della concupiscenza contratto dai nascenti lo scioglie la rigenerazione spirituale. Finch questo non sar il tuo modo di intendere, non sarai cattolico ma pelagiano, e contraddirai le Scritture sante, per quanto ti sembri di difenderle. Quanto a me, tutte le volte che mi dici manicheo per questa verit che contraddici, dici manicheo certamente anche colui che dice che l'uomo, infuso negli organi genitali e impastato dalla volutt della concupiscenza, subisce il contagio dei delitti prima di bere al dono dello spirito della vita 33. Ambrogio costui, o Giuliano. Ambrogio tu dici manicheo, o pazzo! La concupiscenza della carne la pianta del diavolo. 32. GIUL. Quando infatti dichiari che la concupiscenza della carne stata impiantata nell'uomo dal principe delle tenebre ed essa la pianta del diavolo che produce di suo il genere umano come un albero i suoi pomi, apparisce certamente in modo assoluto che tu non dici creatore degli uomini Dio ma il diavolo; dal quale dogma estremamente empio si condanna l'attivit dei coniugi, ossia la mescolanza dei genitali, e la carne tutta. AG. Non si condanna; ma non sia lodata da te quasi fosse sana, perch anche per tua confessione sia sanata dal suo Creatore e Salvatore. In coloro infatti nei quali non viene sanata sar condannata senza nessun dubbio. La vostra eresia fu condannata prima di nascere. 33. GIUL. Ma quando, dopo questo sacrilegio, aggiungi e dici che confessi essere veramente diabolica la volutt dei coniugi che generano e diabolico l'orgasmo dei genitali che si muovono, ma tuttavia non sono ree n le membra stesse che si muovono n i coniugi che sono affetti dalla volutt, e al loro posto accusi gli uomini novelli, cio l'opera grezza della divinit nei nascenti, certo non deponi nulla dell'empiet dei manichei, ma mostri tanta smania furiosa nell'agitare la testa da doverla pi logicamente giudicare

meritevole di consenso che d'amputazione, se della tua volont e della tua propensione in questa faccenda non parlasse e la ribellione di molti e la tua ostinazione e l'abbondanza delle Scritture. AG. Queste ingiurie le devo ascoltare senza indignazione in compagnia di quei dottori della Chiesa che l'ingresso del peccato nel mondo a causa di uno solo lo intendono cos come parla l'Apostolo retto e non come opina il perversissimo Giuliano. Tra loro, per tacere gli altri, ci sono l'afro Cipriano, il gallo Ilario, l'italo Ambrogio, il greco Gregorio. Da questi eruditissimi e prudentissimi giudici, tali e quali a quelli che tu con vana presunzione ti rammarichi di non trovare, la vostra eresia stata condannata prima che fosse nata. Al quarto libro di G. il sesto di A. 34. GIUL. Su questo argomento leggi anche il quarto libro della mia opera e capirai quanto tu blandisca il diavolo che dici tuo padre e la libidine tua madre, facendo le viste d'esserne l'incriminatore. AG. Ho letto anche il tuo quarto libro e ho risposto a tutto il suo contenuto con il sesto dei miei libri. Chi di noi abbia vinto lo giudichi il pio lettore di ambedue. Il peccato passato da Adamo nei suoi discendenti per imitazione. 35. GIUL. Ma vediamo ora le parole dell'Apostolo, del quale tu dici che mi risponde su quanto ho esposto sopra: A tutto questo gli ha risposto l'Apostolo, il quale non accusa n la volont del bambino che in lui non ancora appropriata a peccare, n le nozze che in quanto sono nozze hanno da Dio non solo l'istituzione ma anche la benedizione, n i genitori i quali in quanto genitori lecitamente e legittimamente sono coniugati tra loro per procreare figli, ma dice: " A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos passato in tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui " 34. Se ci costoro intendessero con orecchie e menti cattoliche, non avrebbero ribelli contro la fede e contro la grazia del Cristo i loro animi, n farebbero il vano tentativo di storcere al proprio senso eretico queste parole apostoliche cos lucide e cos manifeste, asserendo che esse vanno intese nel senso che Adamo fu il primo uomo a peccare e che in lui ha trovato

l'esempio di peccare chiunque ha voluto successivamente peccare, di modo che il peccato passasse in tutti non per generazione da quell'unico, ma per imitazione di quell'unico. Perch certamente se qui l'Apostolo avesse voluto far intendere l'imitazione, non avrebbe detto a causa di un solo uomo, ma piuttosto a causa del diavolo che il peccato entrato nel mondo ed passato in tutti gli uomini. Del diavolo appunto scritto: " Lo imitano coloro che gli appartengono " 35. Ma la ragione per cui ha detto: " A causa di un solo uomo ", certo di quell'uomo dal quale cominciata la generazione degli uomini, d'insegnare che il peccato originale passato in tutti attraverso la generazione 36. AG. Hai riferito le parole del mio libro e adesso spiega come si debbano intendere le parole dell'Apostolo riferite da me, perch sempre pi ti manifesti eretico, presentandoti come lodatore dei bambini per strappare ad essi il Salvatore. Tu abusi dell'ignoranza altrui. 36. GIUL. Che tu abusi dell'ignoranza dei tuoi favoreggiatori e ti nascondi dietro l'ambiguit delle parole lo capisce ogni persona erudita che abbia letto le nostre opere. Quanto al resto del volgo, del quale il Profeta dice a Dio: Tu tratti gli uomini come pesci del mare 37, esso rimane ingannato perch si accoda e, ignaro di salutari distinzioni, crede che si possa congiungere nella realt tutto quello che vede associato nelle parole. Ma che cosa sia logico, che cosa assurdo, che cosa ci porti a dedurre da certe premesse la legge inespugnabile e veneranda del discorrere, non lo giudicano se non le persone pi dotte e pi attente. AG. Giri ancora cercando i dialettici ed evitando i giudici ecclesiastici. Dimmi finalmente come si debbano prendere le parole: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo, intendendole tu evidentemente meglio di colui che ha scritto: Tutti muoiono in Adamo, perch " a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos passato in tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui " 38. Colpa di lui dunque la morte di tutti 39. E altrove il medesimo scrive: C'era Adamo e in lui eravamo noi tutti. Per Adamo e in lui perirono tutti 40. Ambrogio costui, non uno qualsiasi del volgo, la cui ignorante moltitudine, incapace di giudicare le tue discussioni, tu disprezzi con troppa alterigia e cattiveria. E' Ambrogio, ti dico, al

quale per nessun conto sei pari nelle stesse lettere secolari, di cui vai tanto orgoglioso. Per sapere poi quanto egli valga nelle lettere ecclesiastiche ascolta o leggi Pelagio, tuo dottore; e non voler amare un modo di sentire che sia alieno dal modo di sentire di un cos grande dottore come Ambrogio. Eccomi pronto ad ascoltarti ancora. 37. GIUL. E principalmente per questo, presi da piet per le Chiese che vanno in rovina, noi ci appelliamo all'esame di persone illustri per prudenza, perch apparisca non quello che si dice ma quello che si dice con ragione. Se infatti si discutesse sotto un tale concilio, non ti sarebbe certamente lecito affermare quello che avevi negato o negare quello che avevi affermato. Invece nel tuo libro, che non ha a correggerlo nessuna censura di pudore, tu fai liberamente un agglomerato e di quello che dicono i cattolici e di quello che dicono i manichei, contento di questa sola opinione: che si dica che hai risposto; ma quanto a pensare quale peso abbia la tua risposta e quale consistenza lo reputi perfino inopportuno. AG. Ti prego, spiega ormai come debba intendersi la dichiarazione: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 41. Perch ancora calunni, offendi, tergiversi? Se in un concilio, di cui sembra che tu desideri il giudizio, sedessero Cipriano, Ilario, Ambrogio, Gregorio, Basilio, Giovanni Costantinopolitano, per tacere di altri, oseresti forse cercare giudici pi dotti, pi prudenti, pi veraci? Essi gridano contro i vostri dogmi, essi con i loro scritti condannano i vostri scritti: che vuoi di pi? Ho gi dimostrato questo a sufficienza nel primo e nel secondo dei sei libri che ho pubblicati contro i tuoi quattro. Ma eccomi pronto ad ascoltarti ancora. Spiega subito in che senso si debba intendere che a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo. Confessi la tua insufficienza. 38. GIUL. Inoltre, accedendo senza indugio alle mie richieste e consapevole delle loro risultanze acquisite, confessi la tua insufficienza di fronte alle nostre conclusioni e dici che l'apostolo Paolo risolve tutte le nostre difficolt, e tuttavia lo citi in un testo dove concede quello che tu avevi gi ammesso. Dici infatti: L'Apostolo non accusa n la volont del bambino, che in lui non ancora appropriata a peccare 42: per la quale concessione gi

sicuro che nel bambino non ci pu essere nemmeno un qualche peccato, non consistendo il peccato, anche secondo la tua definizione, in altro che nella volont di compiere ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi. AG. Questa definizione vale per il peccato che non insieme anche pena del peccato. Infatti nel testo dove sostenete che ci sono le voci della cattiva consuetudine, e soffocate cos le voci del vostro dogma, dimmi, se osi, come sia libero per la volont umana astenersi dal male di cui detto: Non quello che voglio io faccio 43; o nega che sia male quello di cui si dice: Non faccio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio 44. Ma noi riconosciamo certamente che tale peccato pena del peccato e perci tale peccato da distinguersi dal peccato che la volont commette facendo quello da cui le sarebbe libero astenersi. Cerca di capire quello che dico e dimmi ormai per favore come sia da prendere l'affermazione: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 45. A confutare il peccato naturale basta la bont delle nozze. 39. GIUL. Se dunque l'Apostolo non accusa nel bambino la sua propria volont, che intende non essere nemmeno possibile, ben dichiara che in lui non apparisce nemmeno un segno di crimine, a giudizio soprattutto di una giustizia che non imputa il peccato se non quando libero astenersene. Ma non contento di aver concesso questo soltanto, aggiungi: N l'Apostolo accusa le nozze che in quanto sono nozze hanno da Dio non solo l'istituzione ma anche la benedizione 46. Il che potrebbe ugualmente bastare da s solo a confutare il peccato naturale. Perch se l'Apostolo sa, come sa, che non sono da accusare le nozze, alla cui celebrazione e funzione e struttura appartiene, accompagnata dalla volutt, l'unione dei sessi, istituita e benedetta da Dio, non pu germinare dalle nozze un possesso diabolico, n reo il frutto delle nozze, soprattutto al cospetto di quella giustizia che non imputa il peccato se non quando libero astenersene. AG. Non volere sospettare, ti prego, che l'unione dei coniugi fosse accompagnata nel paradiso da una volutt tale e quale la fa essere ora la libidine, che non insorge al cenno della volont e che, pur sempre meritevole di repressione, ma tuttavia inopportuna, sollecita anche l'animo dei santi. Non sia mai che da persone fedeli

e sagge si pensi tale la volutt del paradiso, tale la pace e la felicit di allora. I genitori non sono accusati da S. Paolo. 40. GIUL. Consideriamo anche il terzo punto, perch si veda la tua benignit nella facilit di accondiscendere: N l'Apostolo accusa i genitori, i quali in quanto genitori lecitamente e legittimamente sono coniugati tra loro per procreare figli 47. Soppesa quello che hai detto: i genitori in quanto genitori non sono accusati dall'Apostolo. Con questo dunque egli asserisce che in quanto genitori non possono fruttificare per il diavolo e che niente di essi in quanto genitori appartiene al diavolo. Ora, i figli in tanto appartengono ai genitori in quanto questi sono genitori. Quindi provato che i figli n sono rei, n sono sotto il regno del diavolo, n sono accusabili dal diavolo. Perch tutto questo che abbiamo detto si chiarisca ripetendolo: in tanto il congiungimento sessuale comunica con la prole in quanto coloro che sono coniugati diventano genitori; se invece vogliono commettere tra loro qualche sfrenatezza o perdersi tra illecite unioni adulterine, questo non pu toccare i figli, che nascono dalla vitalit dei semi e non dalla oscenit dei vizi. AG. Confessi forse ormai che anche tra i coniugi possono esserci delle sfrenatezze? Ecco quello che fa quella tua bella patrocinata! Ci infatti non avviene se non quando si cede ad essa, che senza nessuna necessit di seminare prole spinge alla sfrenatezza, ripresa anche da te, gli stessi coniugi, uniti per procreare figli. Della quale concupiscenza ti sei voluto fare lodatore tanto grande che nessuno ti crederebbe capace di esserne anche oppositore, dal momento che non hai sentito il rossore di lodarla cos da piacerti, senza vergogna, di collocarla anche nella beatitudine del paradiso. Nella natura viziata c' il bene e c' il male. 41. GIUL. Si trasmettono quindi ai figli non le turpitudini, ma i semi di coloro che li generano. Ora, la vitalit dei semi Dio che l'ha istituita e, come sei costretto a confessare, l'ha benedetta. AG. Ad istituire i semi stato Dio. Ma coloro che sanno distinguere nella natura viziata il suo bene dal suo male, cos da non giudicare che la natura sia un male n che il vizio sia una natura, sanno pure distinguere quale delle due realt spetti a Dio creare e quale spetti sanare. Ma voi non lo potete, finch siete pelagiani e non cattolici.

Dimmi ormai, ti prego, dimmi ormai in che modo debba intendersi che a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 48. La concupiscenza cambiata dopo il peccato. 42. GIUL. I figli quindi non sono rei nemmeno quando i genitori peccano nel generarli, perch in tanto appartengono ai loro figli in quanto sono genitori, e quindi in tanto i figli appartengono ai genitori in quanto sono figli. Alla natura appunto di coloro che generano compete evidentemente di comunicare i germi, non alla colpa. Se ci che la ragione dimostra tu dichiari che lo conferma anche l'Apostolo, giustamente noi, dietro il suo insegnamento, difendiamo che i peccati dei genitori non possono appartenere ai figli, dal momento che e l'Apostolo, chiaro di Spirito Santo, e noi illuminati dalla luce della ragione e tu oppresso dal peso della verit impugnata da te, concordemente e veracemente confessiamo che i genitori non sono rei in quanto genitori; in tanto poi appartengono ai figli in quanto sono genitori: quindi i figli in quanto sono figli, cio prima che facciano qualcosa per mezzo della propria volont, non possono essere rei. AG. Senza dubbio i genitori sono genitori generando e i figli sono figli nascendo; d'altra parte non un male n generare n nascere; entrambi appartengono alla istituzione di Dio e nel paradiso potevano farsi senza l'indecorosa libidine, se nessuno avesse peccato. Infatti la libidine, che adesso indecorosa, se non fosse nata dal peccato o non fosse stata viziata dal peccato, non sarebbe indecorosa, e non sarebbe esistita affatto e senza di essa le parti genitali avrebbero servito a coloro che avessero generato, come le mani servono a coloro che lavorano, o sarebbe stata cos ossequiente alla volont da non poterla sollecitare mai se non voleva. Che tale non sia adesso lo insegna la castit, la quale rintuzza i movimenti della libidine e nei coniugati perch o non commettano indecenze tra loro o non cadano in adultri, e in tutte le persone continenti perch non si avviliscano accondiscendendo ad essa. Ecco la concupiscenza dalla quale si trae il peccato originale. Ecco da quale libidine non volle nascere colui che venne non a portare un suo peccato, ma a portare via il nostro peccato. Questa struttura non potr mai essere scossa.

43. GIUL. Vadano adesso e ordiscano tutto quello che possono tutti gli ingegni d'ispirazione manichea, soffrano travagli di pensiero lunghi quanto vogliono; io lo prometto senza arroganza, ma scrupolosamente: questa struttura non potr mai essere scossa. AG. Quella che tu chiami struttura, per te una frana che ti ha oppresso tanto da costringerti a lodare la castit che espugni; se tuttavia c' in te una qualsiasi castit che ti faccia espugnare la libidine che lodi. Il male dei vizi e il bene della natura. 44. GIUL. Con quale fronte soggiungi dunque: Ma " a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos passato in tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 49 ", intendendolo cos da far dire all'Apostolo che da Adamo stato trasmesso ai posteri il peccato per generazione 50? Sopra avevi concesso che il Maestro delle Genti non accusa in nulla le nozze benedette da Dio; che nel nascente non esiste volont appropriata a peccare; che i genitori poi, in quanto sono genitori, si uniscono lecitamente e legittimamente tra loro per procreare figli; e quasi tu avessi detto tutto questo dormendo, aggiungi subito che si trasmette ai posteri per generazione un peccato. Se infatti generano in quanto sono genitori, se poi in quanto sono genitori si uniscono lecitamente e legittimamente tra loro, e questa unione non riprovata dall'Apostolo, essendo stata non solo istituita ma anche benedetta da Dio, con quale faccia, con quale legge, con quale fronte ti ostini a dire che la generazione causa di un reato, radice di crimini, serva del diavolo? AG. Ormai non so pi quante volte sono state fatte queste domande e quante volte stato risposto ad esse. Con il tuo multiloquio ti crei una cortina che ti impedisce di distinguere il male dei vizi dal bene della natura, e ripetendo fino ad un odioso fastidio le medesime idee con le medesime parole non dici ancora in che modo sia da prendere l'affermazione: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 51. Contraddizioni. 45. GIUL. Non merita dunque la generazione d'essere accusata dall'Apostolo ed posseduta dal diavolo; istituita da Dio ed

fonte di crimini; infine benedetta da Dio, come tu confessi, e accusata da te di essere una escrescenza diabolica. AG. Dio benedisse le nozze, non la concupiscenza carnale, che resiste allo spirito e che non esisteva prima del peccato. Al peccato invece, come nemmeno a quella concupiscenza che resiste allo spirito, Dio non diede la sua benedizione. Ora, quanto alle nozze che Dio benedisse, se non fosse stato commesso il peccato, dal quale stata viziata la natura, o si servirebbero esse delle membra genitali nella stessa maniera in cui noi ci serviamo delle altre membra che obbediscono alla volont senza nessuna libidine, o nelle nozze non ci sarebbe stata libidine indecorosa, perch essa non avrebbe mai resistito alla volont. Tale non davvero adesso e lo senti certamente anche tu quando dissenti da essa che sollecita e alletta. Le nozze tuttavia anche presentemente sono lodevoli, perch non causano questo male ma lo trovano negli uomini, e perch di questo male esse si servono bene con l'intenzione di generare, bench coloro che sono generati traggano di l il peccato originale, a causa del quale devono essere rigenerati. Interroghiamo anche l'Apostolo. 46. GIUL. Come la tua opera non abbia combinato nulla nei miei riguardi lo attesta la erudizione di tutti i letterati; quanto poi ti sforzi contro l'Apostolo e quanto insanisci contro Dio lo dimostra la contraddizione delle tue sentenze. Ma dopo aver chiarito ormai che non possono stare insieme realt che la natura oggettiva dissocia, interroghiamo anche l'Apostolo, perch non si creda presente nei suoi modi di sentire la barbarie che apparisce provata nelle tue sentenze. AG. Dimmi dunque almeno ora quello che rimandavi con tanti rigiri. Non per l'esempio, ma per la generazione. 47. GIUL. Sento dire dunque dall'Apostolo che a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos passato in tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 52. Rispetto a questo, tu insisti che ci non stato detto per l'esempio del peccato, ma per la generazione, e chiami eretici noi che riferiamo ci alla esemplarit, e ti credi aiutato da questa argomentazione: Certamente se l'Apostolo avesse voluto far intendere l'imitazione, non avrebbe detto che il peccato entrato e

passato in tutti gli uomini " a causa di un solo uomo ", ma a causa del diavolo. Del diavolo infatti scritto: " Lo imitano coloro che gli appartengono " 53. Ma la ragione per cui ha detto " a causa di un solo uomo ", certo di quell'uomo dal quale cominciata la generazione degli uomini, d'insegnare che il peccato originale ha camminato in tutti attraverso la generazione 54. Io al contrario vedo che l'Apostolo non ha proferito nulla che importasse l'infamazione della generazione umana, nulla che importasse la condanna dell'innocenza naturale, nulla che importasse l'incriminazione dell'opera di Dio. AG. Da un pezzo continui a dire " nulla " e quando cesserai di ripetere " nulla ", non dirai pi nulla. Chi potrebbe infatti non ridere di te nel vederti impegnato a convincere che non riguarda la generazione la frase dell'Apostolo: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo, perch lo stesso uomo non stato generato da un qualche uomo dal quale fossero generati tutti gli altri, e dite invece che riguarda l'esempio, perch l'esempio del peccato che i posteri potessero imitare non entrato nel mondo se non a causa di colui che pecc senza imitare nessun altro? Uno infatti pecc per primo. Ma che il primo non sia Adamo, bens il diavolo, quale cristiano lo ignora? Che altro dunque ti gradito all'infuori di questo: e non tacere e non dire nulla? Tu dimostri una grande ignoranza. 48. GIUL. Inoltre cercando di tirare una conclusione che le parole dell'Apostolo non avevano indicata di per s, soggiungi che per parlare d'imitazione avrebbe dovuto ricordare il diavolo; ma volendo che s'intendesse la generazione ha preferito dire l'uomo piuttosto che il diavolo. Io domando dunque quale sia stata per te l'occasione di questa opinione. Che c' infatti? Neghi forse che si pecchi per imitazione di uomini? Bench a questa verit non occorra l'attestazione assoluta delle Scritture, ascolta tuttavia Davide: Non imitare i malvagi, non invidiare coloro che fanno il male 55; non rincorrere chi prospera sulla sua strada 56. Del resto tutti gli scritti dell'Antico Testamento ammoniscono Israele a non imitare il culto degli stranieri. Quale necessit dunque costringeva l'Apostolo a nominare il diavolo piuttosto che l'uomo, se voleva intendere l'imitazione, sapendo che si pecca per imitazione e degli uomini e del demonio? Tu dunque o prova che non si possa peccare per imitazione degli uomini e prova che ci non si trova in nessun luogo

della legge, e afferma allora che il testo adatto alla tua opinione; oppure, se manifesto che per nessun'altra via i peccati hanno prevalso di pi che per l'imitazione dei vizi, allora tu dimostri una grande ignoranza nel concludere che l'Apostolo avrebbe certamente parlato del diavolo, se avesse voluto far intendere l'imitazione. AG. Non avevo gi detto che non avresti detto nulla tu, uomo loquacissimo nell'arte della eloquenza del nulla? Certamente esistono nel mondo peccati d'imitazione, quando gli uomini seguono gli esempi degli uomini che peccano. Tuttavia non attraverso gli uomini peccatori imitati da quanti li vogliono imitare che entrato nel mondo il peccato imitato da quanti peccano, bens attraverso colui che pecc per primo senza imitare nessuno. Costui il diavolo, imitato da tutti coloro che gli appartengono 57. Cos anche il peccato che non si commette imitando ma si contrae nascendo, entrato attraverso colui che per primo gener l'uomo. Non hai dunque detto nulla e non hai voluto tacere unicamente per ingannare tra i lettori alcuni e affaticarne altri. Il peccato d'imitazione entra nel mondo dal diavolo, il peccato di generazione da Adamo. 49. GIUL. Poich dunque risulta chiaro che parlare dell'imitazione di uomini cattivi non solo logico, ma anche necessario, ne segue che provvisoriamente questo tuo argomento giace con evidenza per terra. Quanto poi alla tua aggiunta, che del diavolo scritto: Lo imitano quelli che appartengono a lui 58, sono d'accordo anch'io che stato detto saggiamente dall'autore di quel libro, chiunque egli sia; ma a te non giova che si scriva che alcuni peccano per imitazione del diavolo, se non dimostri l'impossibilit di peccare per imitazione degli uomini. AG. La nostra questione non qui se si pecchi per imitazione degli uomini. Chi potrebbe infatti ignorare che si pecca anche per imitazione degli uomini? Ma la questione quale peccato sia entrato nel mondo a causa di un solo uomo: se quello che si commette imitando o quello che si contrae nascendo. Poich il primo, cio quello che si commette imitando, non entrato nel mondo se non a causa di colui che per primo senza imitare nessuno diede l'esempio di peccare a tutti gli altri che lo avrebbero imitato, ossia il diavolo; il secondo invece, cio quello da contrarre nascendo, non entrato nel mondo se non a causa dell'uomo che

senza essere stato generato da nessun altro uomo introdusse per primo l'inizio dell'origine per la generazione di tutti gli altri uomini. Costui Adamo. Sulla imitazione degli angeli e degli uomini renditi conto dunque che non dici nulla di pertinente alla nostra causa, ma solamente non hai voluto tacere. Discutiamo infatti non di un qualsiasi peccatore che abbia peccato nel mondo in un qualsiasi tempo, ma di quel peccatore a causa del quale il peccato entrato nel mondo; e qui se si cerca l'esempio d'imitazione si trova il diavolo, se il contagio della generazione si trova Adamo. Perci l'Apostolo, dicendo: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 59, volle che s'intendesse il peccato di generazione. Il peccato infatti d'imitazione non entrato nel mondo a causa di un solo uomo, ma a causa del diavolo. Tu con estrema ridicolezza. 50. GIUL. Infatti mentre si usa l'uno e l'altro modo di dire: talvolta che qualcuno invidia imitando il diavolo e talvolta che qualcuno si macchia d'invidia o di sordide colpe imitando un altro uomo, potendo anche il nome d'imitazione convenire all'uno e l'altro soggetto, ossia e all'uomo e al diavolo, tu con estrema ridicolezza hai voluto vaneggiare dicendo che attraverso l'idea d'imitazione non pot essere indicato Adamo. AG. Ma pu essere mai vero che il peccato sia entrato nel mondo a causa di un qualsiasi uomo che un altro imita peccando? Dimmi, se puoi, il significato delle parole: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini 60; pass o la morte o il peccato o meglio con la morte il peccato. Infatti il peccato che si commette per imitazione non entrato nel mondo se non a causa del diavolo, il quale fece per primo senza imitare nessuno ci che potessero fare gli altri imitando lui. Vocaboli omonimi. 51. GIUL. Corre il discorso ad altri argomenti, ma dobbiamo insistere ancora su questo punto per aiutare e l'intelligenza e la memoria del lettore con distinzioni per quanto possiamo brevi. Per la verit quasi in tutti i discorsi ci troviamo condizionati dalla presenza di vocaboli omonimi, che noi chiamiamo equivoci.

AG. Avevi promesso di sostenere l'intelligenza del lettore e parli di omonimi e di equivoci: in che modo dunque ti potranno intendere, almeno gli stessi pelagiani, se prima non sono mandati alle scuole dei dialettici, dovunque si possano trovare sulla terra, ad imparare queste distinzioni? O forse tu leggerai ed esporrai a loro anche le categorie di Aristotele, prima che essi leggano i tuoi libri? Perch non dovresti fare anche questo, o uomo ingegnosissimo, dal momento che nel tuo " ozio " sei pasciuto dai miseri che hai ingannati? C'e grande spazio per l'imitazione. 52. GIUL. Ma perch adesso il nostro discorso si tenga agli argomenti in discussione, la generazione si attribuisce propriamente ai sessi, l'imitazione invece sempre degli animi. Questa inclinazione dell'animo ad imitare possibilmente quello che vuole, accusa l'uomo o lo promuove, secondo la diversit delle situazioni. Cos avviene che nel bene gli si attribuisca l'imitazione e di Dio e degli Angeli e degli Apostoli. Di Dio: Siate perfetti, com' perfetto il Padre vostro celeste 61. Degli Angeli: Sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra 62. Degli Apostoli: Fatevi miei imitatori, come io lo sono del Cristo 63. Nel male invece l'uomo imita il diavolo, come scritto: Lo imitano coloro che gli appartengono 64. Gli uomini imitano anche gli uomini: Non assumete aria melanconica, come gli ipocriti che si sfigurano la faccia 65. Imitano gli animali, come si desume dall'avvertimento: Non siate come il cavallo e il mulo, privi d'intelligenza 66. Con queste parole dunque, tanto di persuasione quanto di dissuasione, si indica l'inclinazione ad imitare che certamente, se non potesse esistere, non si intimerebbe di evitarla. AG. Ma il peccato di imitazione, cio quello da commettere per l'imitazione, non entrato nel mondo se non a causa di colui che pecc senza imitare altri perch altri peccassero imitando lui. E non certamente Adamo costui, ma il diavolo. Infatti l'Apostolo, dicendo: E' entrato nel mondo 67, ha indicato l'inizio di questo peccato; ed manifesto che tale inizio non si ebbe a causa dell'uomo, ma a causa del diavolo, se vogliamo considerare il peccato imitato da coloro che peccano. Resta quindi che il peccato, che entr nel mondo a causa di un solo uomo, non si possa giustamente attribuire all'imitazione, ma alla generazione. Rendiamo volentieri grazie a Dio, perch tu, parlando contro il vostro errore, hai confessato, quasi folgorato dalla verit, che la

buona volont con la quale imitiamo i buoni non da attribuirsi alle forze del nostro libero arbitrio, ma all'aiuto di Dio, dal momento che hai dichiarato doversi non presumere da noi ma chiedere al Signore l'imitazione degli Angeli, spiegando in tal senso la petizione con la quale preghiamo: Sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra 68. Significati diversi dell'imitazione e della generazione. 53. GIUL. Ma come manifesto che il nome d'imitazione si adatta promiscuamente a situazioni diverse, cos la generazione indica in senso vero e proprio la sostanza che genera, in senso invece non proprio ma " abusivo " si applica ai fatti dello spirito. E tuttavia, poich quest'uso di parlare ormai invalso, e si riconosce quello che vuole indicare e non gli si lascia arrecare pregiudizio ai significati propri. Si dice dunque che il diavolo genera coloro che peccano, secondo quello che dichiara il Signore nel Vangelo: Voi avete per padre il diavolo 69. Con queste parole Ges ha detto il diavolo padre dei criminosi che egli accusava d'imitare la malvagit del diavolo; e tuttavia l'intelligenza al sicuro, perch con questo nome di padre n si attribuisce al diavolo il sesso, n a quegli uomini la sostanza aerea. Apparisca dunque subito quello che ne vogliamo dedurre. Se si giudicasse che l'uomo non imita mai un altro uomo in senso proprio e l'Apostolo avesse detto che tutti hanno peccato a causa di Adamo, io opporrei liberamente con le Scritture che l'Apostolo sarebbe da difendere nel senso che, come il Signore aveva detto padre il diavolo, il quale non poteva generare con la sua sostanza, cos l'Apostolo avrebbe scritto imitabile Adamo, perch non si attribuisse all'Apostolo un insegnamento contrario all'evidenza della ragione. AG. E' stato forse Adamo il primo ad essere imitabile nel peccato perch giustamente si dicesse entrato nel mondo a causa di lui il genere del peccato d'imitazione? Non fu il diavolo a costituirsi per primo come imitabile nel peccato? A causa dunque del diavolo l'Apostolo direbbe entrato nel mondo il peccato, se in quel passo volesse far intendere il peccato che commettessero altri per imitazione. Paolo propose Adamo per il peccato, il Cristo per la giustizia.

54. GIUL. Se per io raccogliessi i testi del Vangelo dove si parla in senso improprio, non varrebbero a sostenere questa opinione. Molto pi lontano l'Apostolo dall'aver dato occasione all'errore, se ha dichiarato, senza dire nulla d'improprio, che il primo uomo peccatore stato d'esempio ai peccatori di poi. AG. Non avrebbe dovuto dunque proporre questi due, uno per il peccato e l'altro per la giustizia, cio Adamo e il Cristo. Se infatti avesse posto Adamo come primo peccatore per il peccato che tutti gli altri hanno imitato, certamente come primo giusto da imitarsi da tutti gli altri per la giustizia non avrebbe messo il Cristo, ma Abele, essendo stato questi appunto il primo giusto, che non ha imitato nessun altro e che tutti dovrebbero imitare. L'Apostolo invece, sapendo quello che diceva, propose Adamo per il peccato e il Cristo per la giustizia, perch conosceva nell'uno l'iniziatore della generazione e nell'altro l'iniziatore della rigenerazione. Tu non hai abbattuto la mia costruzione. 55. GIUL. Balordissimamente perci tu hai argomentato che l'Apostolo se avesse voluto far intendere che il peccato passato per imitazione, avrebbe nominato piuttosto il diavolo che Adamo, mentre chiaro che il male, sia dell'uomo sia del diavolo, non pot passare se non per imitazione. Ma, abbattuta la tua costruzione, non tanto con le mie mani quanto con le mani della ragione stessa, ascolta che cosa sia adesso apportato da noi. AG. Coloro che leggeranno le parole dell'uno e dell'altro di noi due, sapranno giudicare che tu non hai abbattuto la mia costruzione e che tu contro la nostra struttura hai portato senza risultato le mani, non della sana ragione, ma della tua vana opinione. Adamo non bastava da solo alla generazione. 56. GIUL. L'Apostolo ha fatto capire di non aver detto che il peccato passato per la generazione, quando nominando l'uomo aggiunse: Uno solo. Uno infatti il principio della numerazione. E spiegando a causa di chi dicesse che era entrato il peccato, non solo l'ha nominato, ma l'ha anche enumerato: A causa di un solo uomo il peccato entrato in questo mondo 70. Ma quest'unico basta a proporre l'imitazione, non basta a comporre la generazione. Il peccato passato, bens per a causa di uno solo. E' chiaro che qui si accusa l'imitazione e non la generazione, che non si pu

compiere se non per mezzo di due. O tu quindi dimostri che la generazione avvenuta per mezzo del solo Adamo senza la donna e nemmeno questo del resto impossibile alla eleganza del tuo ingegno -, oppure vedendo che la generazione non si pu avere se non per mezzo di due, rassgnati, almeno tardivamente, a riconoscere che non stata accusata l'opera di due con il numero di uno solo: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo. Colui che ha detto: A causa di uno solo, non ha voluto che s'intendesse a causa di due. Che cercava, ti prego, il numero tra questi dogmi perch l'Apostolo nominasse con tanta cura non solo l'uomo, ma un solo uomo? Ma apparisce il cauto parlare di un'augusta intuizione: per rivelazione dello Spirito Santo l'Apostolo ha anticipato e disarmato gli errori dei nostri tempi. Perch appunto non gli si attribuisse di aver detto qualcosa contro il matrimonio istituito da Dio o contro la fecondit benedetta da Dio, al momento in cui il discorso gli chiedeva di rintracciare l'inizio del peccato, ha detto che il peccato passato in virt di un numero che non poteva convenire ai figli. E certamente avevano mancato tutti e due i primi uomini, che giustamente sono chiamati ambedue per i posteri " forma " del peccato. Perch dunque l'Apostolo non ha detto che il peccato passato a causa di due: il che sarebbe stato anche pi corrispondente alla verit storica? Ma non avrebbe potuto fare nulla di pi prudente. Vide che se avesse nominato i due che avevano dato inizio ed esempio di prevaricazione e se avesse affermato che a causa di loro passato il peccato, sarebbe stata spalancata l'occasione all'errore di credere che nominando i due l'Apostolo avesse condannato l'unione e la fecondit. Perci prudentissimamente ha preferito nominare uno solo, che per la generazione era un'indicazione insufficiente, ma per l'esempio era un segno abbondante, e ha preferito gravare la mano sull'imitazione accusandola e non riprendere la generazione enumerando i due. E per riassumere tutto in breve: la fecondit, istituita nei primi uomini, non si pu avere se non per mezzo di due; del peccato invece l'Apostolo dice che entrato, ma a causa di uno solo. AG. Avevo gi detto che tu non avresti detto nulla, e che sia cos chiaro perfino alle persone pi tarde. Ma mai vero che quanti peccano non imitano Eva o che non fu da lei che piuttosto prese inizio il peccato del genere umano? Com' scritto: Dalla donna ebbe inizio il peccato e per causa di lei noi tutti moriamo 71. Perch dunque non vuoi capire che l'Apostolo dice uno solo l'uomo a causa

del quale il peccato entrato nel mondo, proprio piuttosto per fare intendere non l'imitazione ma la generazione? Come infatti dalla donna fu l'inizio del peccato, cos dall'uomo l'inizio della generazione: infatti primo l'uomo a inseminare perch la donna partorisca. La ragione per cui il peccato entrato nel mondo a causa di un solo uomo 72 che entrato per mezzo del seme della generazione, che ricevuto dalla donna la fa concepire. E nascere in questo modo non lo volle colui che stato il solo a nascere senza peccato da una donna. A mala pena trattengo uno scroscio di risa. 57. GIUL. Irrefutabilmente si concluso che l'Apostolo indica che quel peccato fu trasportato ai posteri dai costumi e non dai semi. Avvediti dunque quanta falsit sia sgorgata dalla tua bocca: Ma la ragione per cui l'Apostolo ha detto: "A causa di un solo uomo" certo di quell'uomo da quale cominciata la generazione degli uomini - d'insegnare che il peccato originale ha camminato alla volta di tutti per mezzo della generazione 73, mentre la ragione per cui l'Apostolo dice: A causa di un solo uomo 74, proprio di non far credere che un peccato originale abbia camminato alla volta di tutti. Tanto scioccamente sragioni che a mala pena trattengo uno scroscio di risa quando ti sento dire che la generazione cominci da un solo uomo, mentre e la diversit dei sessi e la lectio divina attestano che la generazione sarebbe stata impossibile, se prima non fossero esistiti due esseri umani, cio l'uomo e la donna. AG. Coloro che leggono questa risposta, rileggano la mia risposta precedente o, se la ricordano bene, ridano dei deliramenti di questa. Potrei comunque dire che la ragione per cui l'Apostolo fa entrare il peccato nel mondo non a causa di due ma a causa di un solo uomo che sta scritto: I due saranno una sola carne 75, e il Signore dice conseguentemente: Cos che non sono pi due, ma una carne sola 76; soprattutto quando l'uomo aderisce alla moglie e si consuma il concubito. Ma dal concubito generata la prole, che contrae il peccato originale, propagandosi il vizio dal vizio e creando Dio la natura; la quale natura i coniugi, anche quando usano bene del vizio, non la possono tuttavia generare cos da poter essere senza il vizio. Il quale vizio lo espelle nei bambini, anche contro la volont di Giuliano, colui che nacque senza lo stesso vizio. Parli soltanto per la libidine della maldicenza.

58. GIUL. O se risponderai per caso - perch altrimenti non si regge il tuo dogma - che Adamo concep e partor da solo, quanto all'Apostolo, certo, nessuno dubita che non sia stato questo il suo modo di sentire; quanto poi a te, mostrerai tu che cosa abbia tu voluto che avvenisse al tuo sesso. AG. Non hai paura di quanto scritto: N i maldicenti erediteranno il regno di Dio 77? Tu infatti non pronunzieresti ingiurie che sono cos infami e non ti aiutano per nulla, se tu non parlassi per la libidine di essere maldicente. Saranno due uomini in un solo uomo? 59. GIUL. Ma omettiamo questi punti ed eliminiamo con le forze della ragione quanto in questo luogo apparisce poter essere dedotto da voi. Se dunque dirai che di questa unione stato scritto che i due diventano una sola carne e che in riferimento a questo fatto l'Apostolo ha scritto: A causa di un solo uomo 78, per indicare le membra dei generanti nell'atto di unirsi tra loro, ti risponder che anche questo vale contro la vostra empiet. Infatti non si dice: Saranno due uomini in un solo uomo, bens: Saranno due in una sola carne 79, per insegnare con il nome di " unit " che la volutt di coloro che si accoppiano e la libidine che afferrando la sensibilit sconcerta le membra e, come intese quel saggio Apostolo, tende ad ottenere una sola carne, stata istituita da Dio e inserita nei corpi prima del peccato. AG. Se nient'altro potesse far s che due siano in una sola carne all'infuori della libidine - la quale, tua pupilla, esattamente tale e quale come quella che tu lodi e riprovi, quella che riconosci pudenda e ami cos senza pudore, osi dotare anche del possesso del paradiso -, non potrebbero intendersi in nessun modo anche del Cristo e della Chiesa le parole: Saranno due in una sola carne. Non esorbiti infatti cos lontano dalla via della verit da avere il coraggio di attribuire questa libidine anche all'unione del Cristo e della Chiesa. Ebbene, se possono senza la libidine essere due in una sola carne il Cristo e la Chiesa, anche l'uomo e la donna, se nessuno avesse peccato, avrebbero potuto congiungersi non con la pudenda libidine, di cui arrossisce anche chi non arrossisce di lodarla, ma con la carit meritatamente lodanda ed essere due in una sola carne allo scopo di procreare figli. Perci il Signore quando dice: Cos che non sono pi due, ma una sola carne 80, non dice certo:

Non sono due carni; ma una sola carne. Che dunque si nega che siano due se non gli uomini? Come il Cristo e la Chiesa insieme non sono due Cristi, ma un solo Cristo. Onde anche a noi stato detto: Siete dunque il seme di Abramo 81, essendo stato detto di quel seme ad Abramo: E al tuo seme, che il Cristo 82. Confusione! 60. GIUL. E perci il diavolo non pu rivendicare nulla a s n dal piacere della libidine n dalla sua verecondia. AG. Perch parli di verecondia? Ti senti confuso a dire confusione? E tuttavia dici che la pudenda libidine esisteva anche prima del peccato in coloro dei quali la Scrittura attesta: Erano nudi e non ne sentivano confusione 83. Anche se solo la carne appartenesse alla propaggine. 61. GIUL. Ma tuttavia l'Apostolo, se qui avesse sentito qualcosa di simile, avrebbe detto che il peccato entrato a causa di una sola carne, non a causa di un solo uomo. Ora, attraverso la generazione, partecipa alla prole soltanto la sostanza della carne, perch non si trae l'anima dall'anima, ma la carne dalla carne; nel nome di uomo invece si indica in senso proprio e l'animo e il corpo. L'Apostolo quindi, nominando un solo uomo, n si riferito al fatto della fecondit, dove sapeva che non si comunica nient'altro all'infuori della sostanza della carne, n ha voluto far intendere i due, parlando di uno soltanto, per insegnare che il peccato passato per imitazione e non per generazione. AG. Che significano dunque le parole: Cos che non sono pi due, ma una sola carne 84, se non questo: Non sono due uomini, a causa dell'unit della carne? Quantunque anche la carne da sola potrebbe dirsi uomo, prendendo la parte per il tutto, come si dice: Il Verbo si fece carne 85, perch colui del quale stato detto, si fece uomo. Anche l'Apostolo quando diceva: Il nostro uomo esteriore si va disfacendo 86, credo che volesse intendere la carne. Per questo parliamo con propriet quando diciamo: Il sepolcro di un uomo, bench vi sia stata sepolta solo la carne. N sbagli la donna che disse: Hanno portato via il mio Signore dal sepolcro 87, bench ci fosse stata posta soltanto la carne. A parte dunque l'oscurissima questione nei riguardi dell'anima, si pot dire: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo 88, anche se solo la carne

appartenesse alla propaggine. A tutto questo fa' attenzione pertanto e vedi come tu non abbia detto nulla. Paolo non ebbe nessun sentore del peccato naturale. 62. GIUL. Qui ora, sebbene la verit abbia fatto la sua parte, ammonisco tuttavia il lettore a stare attento. In questo conflitto io ho dunque sacrificato moltissimo del mio diritto e, correndo dove mi aveva provocato la temerit dell'avversario, ho difeso talmente le certezze della sana fede che, sebbene fossero del Maestro delle Genti le parole delle quali credette di fare quell'uso il traduciano, risulterebbe non di meno che non ebbe nessun sentore del peccato naturale Paolo, il quale nominando l'uomo, ma uno solo, non avrebbe certamente incolpato la generazione del crimine, bens gli esempi. AG. Un esempio hai dato, ma di falsit in te stesso, perch, se l'Apostolo ponesse l'esempio del peccato da parte del primo uomo peccatore, cio da parte di Adamo, certamente porrebbe l'esempio della giustizia da parte del primo uomo giusto, cio da parte di Abele. Non passato il peccato, ma passata la morte. 63. GIUL. Risulta per che non delle parole dell'Apostolo l'ordine tenuto dal nostro nemico. Costui argomenta appunto cos: Se l'Apostolo avesse voluto far intendere l'imitazione, avrebbe detto che il peccato entrato e passa in tutti gli uomini, non " a causa di un solo uomo " 89, ma a causa del diavolo. Infatti del diavolo scritto: " Lo imitano coloro che gli appartengono " 90. Ma la ragione per cui ha detto: " A causa di un solo uomo ", certo di quell'uomo dal quale cominciata la generazione degli uomini, di insegnare che il peccato originale ha camminato alla volta di tutti per mezzo della generazione 91. In questo dunque mentisce: nell'affermare che il beato Paolo ha dichiarato che il peccato entrato nel mondo a causa di un solo uomo e che passato cos in tutti. Questo, dico, non c' nelle parole del Maestro delle Genti: egli appunto non ha affermato che passato il peccato, ma che passata la morte. Ecco dunque l'ordine delle parole: Come a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti uomini, che tutti peccarono in lui 92. Il sublime formatore della Chiesa ha soppesato quello che sentiva di dover dire. Dice: A

causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini. Aveva gi nominato la morte e il peccato. Perch nel parlare di ci che pass sent la necessit di separare la morte dalla comunione del peccato, cos da indicare tassativamente entrato, s, in questo mondo a causa di un solo uomo il peccato e per il peccato la morte, ma non passato in tutti gli uomini il peccato, bens passata la morte, inflitta certamente per la severit del giudizio divino, ultrice della prevaricazione, persecutrice non dei semi dei corpi, ma dei vizi dei costumi, se non perch Paolo ebbe cura di ammonire e di premunire che non gli si attribuisse d'aver prestato un qualche aiuto al vostro dogma? AG. E' vero, in quel luogo dove si dice: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini, sembra ambiguo che cosa si asserisca passato in tutti gli uomini: se il peccato, se la morte, se ambedue; ma quale sia di queste ipotesi la buona lo indica la realt stessa tanto aperta. Infatti, se non fosse passato il peccato, non ogni uomo nascerebbe con la legge del peccato che abita nelle membra. Se non fosse passata la morte, non morirebbero tutti gli uomini, per quanto si attiene alla presente condizione dei mortali. Nella frase poi dell'Apostolo: Nel quale tutti peccarono, non si intende se non in Adamo, nel quale dice pure che essi muoiono, perch non sarebbe stato giusto che passasse la pena senza la colpa. Da qualunque parte ti volti, non rivolterai in nessun modo le fondamenta della fede cattolica, soprattutto perch ti volti contro te stesso, dicendo ora che a passare non fu il peccato ma la morte, mentre sopra hai detto che la ragione per cui ha insistito non su due uomini ma su uno solo fu d'insegnare che il peccato pass per imitazione e non per generazione 93. Pass dunque con la morte il peccato. Cos' quel che ora dici: non pass il peccato, ma la morte? Quanta distanza tra te e Paolo. 64. GIUL. Quanta sia dunque la distanza tra te e Paolo intendilo. Egli dice: A causa di un solo uomo 94; tu dici: A causa di due, cio a causa della generazione. Egli dichiara che nel primo uomo ci fu la morte e il peccato, ma ai posteri pass la morte soltanto. Tu al contrario asserisci che e il peccato e la morte corsero alla volta di tutti.

AG. Gi si risposto. Rileggano coloro che vogliono quanto abbiamo detto sopra, per non ripetere invano tante volte le medesime risposte. Dite cose troppo diverse e contrarie. 65. GIUL. Impudentemente quindi ti ripari sotto l'ombra del suo nome, mentre dite cose troppo diverse e contrarie. Egli infatti accusa l'opera degli uomini, tu l'opera di Dio; egli le scelte dei delinquenti, tu l'innocenza e la vita dei nascenti; egli la volont degli uomini, tu la natura degli uomini. AG. Si risposto sopra a tutti questi punti: perci gi ride di te chi se ne ricorda. Chi invece non se ne ricorda, se rilegger le nostre risposte, si dorr di te, dopo aver certamente deriso queste tue vane risposte. Con Adamo entrarono nel mondo il peccato e la morte. 66. GIUL. Entr dunque secondo l'Apostolo a causa di un solo uomo il peccato nel mondo e per il peccato la morte, perch il mondo vide Adamo e reo e destinato alla condanna della morte eterna. La morte poi pass in tutti gli uomini, perch una medesima sentenza abbraccia anche tutti i prevaricatori dell'et successiva. Alla quale morte tuttavia non si permette d'infierire n contro i santi, n contro gli innocenti, ma dilaga in coloro che vede emulatori della prevaricazione 95. AG. Stai dicendo quello che fu contestato al vostro eresiarca Pelagio nel giudizio episcopale palestinese: Adamo fu fatto cos che sarebbe morto, sia che peccasse, sia che non peccasse. Questa morte infatti per la quale moriamo tutti e della quale detto: Dalla donna ebbe inizio il peccato e per causa di lei noi tutti moriamo 96, non vuoi che dal peccato sia passata in tutti originalmente per non essere costretto a confessare che anche il peccato pass insieme originalmente. Senti appunto quanto sarebbe iniquo che fosse passata la pena senza la colpa. Ma tuttavia la verit che tu tenti d'impugnare tanto cattolica che Pelagio, se non avesse condannato ci che gli contestavano, sarebbe uscito sicuramente condannato lui dal quel giudizio. La morte dunque, e questa per cui si separa lo spirito dal corpo e quella che detta seconda, per cui sar tormentato lo spirito insieme al corpo, per quanto concerne il merito del genere umano, pass in tutti gli uomini. Ma la grazia di

Dio per colui che venne ad eliminare il regno della morte morendo, tolse lo scettro alla morte con quella risurrezione della quale si ebbe in lui il primo esempio. Questo ritiene la fede cattolica, questo ritengono i giudici temuti da Pelagio, questo non ritengono gli eretici seminati da Pelagio. La prevaricazione di Adamo accusa i suoi imitatori. 67. GIUL. La quale prevaricazione, sebbene non sia diventata naturale, fu tuttavia " forma " del peccato, e quindi, sebbene non gravi sopra i nascenti, accusa tuttavia gli imitanti. AG. Ma se ti sei dimenticato del grave giogo che grava sui nascenti, noi non cessiamo di ricordartelo. La morte giudiziale o eterna dovuta a chi pecca volontariamente. 68. GIUL. La morte giudiziale invece pass, perch tutti peccarono in Adamo, ma per loro libera volont. E con questa parola tutti si indica nell'uso delle Scritture la moltitudine degli uomini, non la loro universalit. AG. Invano cerchi di storcere le parole diritte e di oscurare le parole chiare. Tutti peccarono in colui nel quale tutti muoiono. Costui Adamo: nel quale se i bambini non muoiono, nemmeno certamente risorgeranno nel Cristo. Ma poich, come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo 97, per questo coloro che vogliono stravolgere queste parole saranno stravolti essi stessi, rimanendo intatte queste parole. Il peccato originale non indicato da Paolo. 69. GIUL. Ma andiamo ora al seguito, perch, come si chiarito in gran parte, con quale dogma concordi l'Apostolo lo mostri egli negli sviluppi della sua sacra parola. Ma che altro indicano anche le successive parole dell'Apostolo? Dopo infatti il testo precedente aggiunse: " Fino alla legge c'era il peccato nel mondo ", ossia nemmeno la legge pot togliere il peccato. " Ma il peccato non poteva essere imputato quando mancava la legge " 98. C'era dunque il peccato, ma non era imputato, perch non si indicava il peccato da imputare, come infatti dice altrove: " Per mezzo della legge si ha la conoscenza del peccato " 99. Continua: " Ma la morte

regn da Adamo fino a Mos "; ossia, come aveva detto sopra, " fino alla legge ". Non fino a Mos nel senso che dopo non ci fosse il peccato, ma nel senso che nemmeno la legge data per mezzo di Mos pot togliere il regno della morte, la quale non regna certo se non mediante il peccato. Ora, il regno della morte consiste nel precipitare l'uomo mortale anche nella morte seconda che sempiterna. " Ma regn ". Su quali uomini regn? Risponde: " Anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale figura di colui che doveva venire " 100. Di quale personaggio che doveva venire se non del Cristo? E quale figura se non controfigura? Lo dice anche altrove: " Come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo " 101. Come il primo fatto si avverato in quell'uomo, cos il secondo fatto si avverer in quest'altro uomo: qui sta la figura. Ma questa figura non combacia su tutti i punti. Perci l'Apostolo continuando aggiunge: " Ma il dono di grazia non come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di pi la grazia di Dio e il dono concesso in considerazione di un solo uomo, Ges Cristo, abbond in molti " 102. Che vogliono dire le parole: " Molto di pi abbond in molti "? Significano: tutti coloro che vengono liberati per mezzo del Cristo, mentre a causa di Adamo muoiono temporalmente, per lo stesso Cristo invece vivranno senza fine 103. Nient'altro confessi indicato dai logici ragionamenti dell'Apostolo all'infuori del peccato originale, che noi abbiamo provato fino dalle sue prime parole non indicato da lui, perch aveva assegnato il passaggio del peccato ad un solo uomo e non a tutti e due i progenitori. AG. E' gi stato risposto e tu continui a parlare a vanvera. N c' da meravigliarsene. Non sai infatti ancora che cosa io abbia risposto. Sarai anche pi impudente quando lo saprai, se non vorrai abbandonare la vanit e abbracciare la verit. Ci che sparisce non naturale. 70. GIUL. Ma tuttavia c' da esaminare se ci che aveva tralasciato lo richiami almeno adesso. Dice: Fino alla legge c'era il peccato nel mondo 104. Tu dici che l'Apostolo volle che in tale peccato si intendesse il peccato naturale; io domando dunque perch, se c'era fino alla legge, abbia cessato di esistere dopo la legge. N infatti accondiscendo a intendere fino alla legge fino alla sua fine, piuttosto che fino al suo sorgere. Dalla mia parte sta la propriet

del linguaggio: ci che dice esistito fino alla legge mostra che non esiste pi dopo la legge, e tutto ci che con il tempo sparisce non era naturale. Quello dunque che stato infranto dalla censura della legge ed stato in gran parte estinto da essa che l'ha infranto, apparisce ricevuto dalla imitazione e non dalla generazione. AG. O intelligenza che non so dire se non eretica! Se dunque la legge tolse via il peccato, poich tu vuoi intendere cos il limite fino alla legge, venne dunque dalla legge la giustizia. Se la giustificazione viene dalla legge, il Cristo morto invano 105. Se invece la legge non tolse via il peccato cos da non farlo esistere pi, come prima avevi detto che avesse fatto e te ne sei pentito subito, ma tuttavia la legge infranse il peccato, come hai corretto dopo, e lo estinse in gran parte, ha mentito colui che ha scritto: La legge sopravvenne perch abbondasse la colpa 106. Ma poich egli dice la verit, tu non dici nulla, e tuttavia, senza dire nulla, lo contraddici con pertinacia eretica. Il peccato originale esiste anche dopo Ges? 71. GIUL. Ma perch non sembri che io qui ti tratti con troppa ostinatezza, accondiscendiamo che le parole fino alla legge 107 possano intendersi fino al Cristo: concedi dunque che dopo il Cristo non esiste questo peccato che tu dici originale. E come fai a dire che e nelle membra degli Apostoli e in tutti i battezzati e fino ad oggi dopo tanti secoli dalla venuta del Cristo rimane, vige, vive l'opera del diavolo, la pianta della potest avversaria, la legge del peccato? AG. Io non dico questo e tu non dici nulla. Altro il peccato, altro la concupiscenza del peccato, alla quale non consente chi per grazia di Dio non pecca. Quantunque anche la stessa concupiscenza del peccato si chiami peccato, perch stata fatta dal peccato. Come una qualsiasi scrittura si chiama mano di colui che l'ha fatta con la sua mano. Ma Ges, del quale scritto: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo 108, lui che dissolve con la rigenerazione il reato del peccato, contratto con la generazione; lui che donandoci lo Spirito fa s che il peccato non regni nel nostro corpo mortale in obbedienza alle sue brame 109; lui che con quotidiana indulgenza, per la quale diciamo quotidianamente: Rimetti a noi i nostri debiti 110, se la concupiscenza del peccato ha persuaso a compiere qualche male anche coloro che combattono

con buona resistenza, misericordioso lo distrugge; lui che rialza i penitenti travolti da grave rovina; lui che condurr e stabilir i regnanti l dove non si possa peccare pi in nessun modo, quando si dir: Dov' o morte, la tua vittoria? Dov', o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte il peccato 111. Ecco come toglie quell'Agnello di Dio il peccato del mondo, che la legge non ha potuto togliere. Il peccato originale non era imputato prima della legge. 72. GIUL. Ma vediamo anche il resto. Dice l'Apostolo: Il peccato non poteva essere imputato, quando mancava la legge 112. Dopo di che tu continui: C'era dunque, ma non era imputato, come l'Apostolo dice altrove: " Per mezzo della legge si ha la conoscenza del peccato " 113. Se dunque per mezzo della legge fu fatto conoscere il peccato e se il peccato della " traduce " non si imputava prima della legge, dimostra che esso stato imputato sotto la legge. Perch se la cognizione del peccato viene dalla legge, se prima della legge c' l'ignoranza del peccato, non si pu dubitare che questa sia stata la causa principale della promulgazione della legge: far conoscere e far evitare il peccato che prima era nascosto. AG. " Far conoscere ", dici bene e lo diciamo anche noi. " Far evitare " invece l'ha ottenuto non la legge ma la grazia, non la lettera ma lo spirito. La legge infatti subentr non perch si evitasse il peccato, ma perch abbondasse il peccato e sovrabbondasse la grazia, che e distruggesse il peccato fatto e provvedesse a non farlo fare. Provo ci che mi provochi a provare. 73. GIUL. Qui sia dunque il succo della controversia: prova che sotto la legge fu imputato a qualcuno il peccato originale, prova che stato insegnato, e io ammetter che l'Apostolo ha parlato di questo peccato. AG. Certamente io provo ci che mi provochi a provare, ma se voi vi coprite gli occhi davanti alle verit che non volete vedere e spandete la nebbia della contestazione perch non siano vedute dagli altri? Dalla legge fu comandata la circoncisione della carne 114, dalla quale non poteva essere meglio significato che per mezzo del Cristo, autore della rigenerazione, si toglie il peccato originale. Con

il prepuzio appunto nasce ogni uomo, come nasce con il peccato originale, e la legge comandava di circoncidere la carne nell'ottavo giorno, perch il Cristo risorse la domenica, che l'ottavo giorno dopo il settimo del sabato. E un uomo circonciso genera un bambino " prepuziato ", riproducendo nel bambino ci che ormai manca nel circonciso. Alla pari un battezzato, che stato sciolto dal reato dell'origine, lo riproduce tuttavia nel figlio che genera con la carne. Infine nella legge si trova scritto questo Salmo: Io nelle iniquit sono stato concepito e nei peccati mi nutr mia madre nel suo seno 115. Il che lo vedreste certamente, n osereste contraddire in qualcosa, se aveste occhi di fede simili a quelli di Cipriano e di Ambrogio e di tutti gli altri dottori della Chiesa, pari a loro. Non taci, perch ci vuoi stancare. 74. GIUL. Oppure, dal momento che ci non pu trovarsi nella legge, acquitati, o impudentissimo, nel riconoscere che l'Apostolo parla di quel peccato che si contrae con l'imitazione, che si commette con la volont, che si riprova con la ragione, che si manifesta con la legge, che si punisce con l'equit. AG. Di ogni peccato che si toglie per mezzo del Cristo stato detto: Fino alla legge c'era il peccato nel mondo 116, perch la legge non toglie n il peccato originale, n il peccato aggiunto, n il peccato che esisteva anche prima della legge, n il peccato che sovrabbond anche con il subentrare della legge. Ma quando dici che l'Apostolo parla di quel peccato che " si punisce con l'equit ", svgliati e accorgiti che l c' anche il peccato originale. Altrimenti infatti l'equit di Dio non imporrebbe un grave giogo anche agli stessi esordi dei bambini: un giogo che la nostra sollecitudine ricorda spesso per rompere la tua cervice, se non riuscir a piegarla. Che questo peccato infatti sia indicato anche dalla legge l'ho provato con il precetto della circoncisione. Se tu lo neghi, insegna per quale peccato suo proprio era eliminata dal suo popolo l'anima di un bambino che non fosse circonciso 117. Lo so: non lo insegni, ma nemmeno taci, volendoci stancare. Hai detto delle vanit. 75. GIUL. Del resto il peccato originale che voi fingete non pu nemmeno trasmettersi per mezzo di un solo uomo, perch la generazione si fa per mezzo di due persone.

AG. E' gi stato risposto. Leggi quello che io ho detto in proposito e troverai che tu hai detto delle vanit. Peccato originale e morte orginale. 76. GIUL. N il peccato originale pot mai esistere, se pu un giorno non esistere, perch gli elementi naturali perseverano dall'inizio della sostanza al suo termine. AG. Questo lo potresti dire anche della morte, perch anche con essa noi nasciamo: infatti il corpo morto a causa del peccato 118. Ma anche se non a causa del peccato, come voi vaneggiate, tuttavia senza dubbio noi nasciamo mortali, e nondimeno un bel giorno la morte e la mortalit non ci saranno pi, vivendo noi immortalmente. Come dunque la morte originale e tuttavia pot essere e pu non essere, rimanendo la nostra natura in una condizione migliore, cos anche il peccato originale e pot essere, contratto per generazione, e pu non essere, detratto per rigenerazione. La nascita non si comanda. 77. GIUL. N il peccato originale stato presentato, n pot essere presentato dalla legge, perch un legislatore non si spingerebbe mai a tanta pazzia da comandare a qualcuno: Non voler nascere cos o cos. E ci che non si pot convenientemente proibire, non si pu giustamente punire. AG. Non si comanda all'uomo in qual modo nascere, ma gli fu comandato in qual modo vivere, e viol il precetto. Dal qual genitore si deriva il peccato originale. Si comanda pure di circoncidere il bambino, sotto pena di condanna se non si circoncide: al bambino tuttavia non solo non si comanda nient'altro, ma nemmeno la circoncisione stessa. E quindi non si comanda certo ad un uomo in qual modo nascere, tuttavia non mondo da macchia nemmeno un infante la cui vita sulla terra sia di un giorno soltanto 119. Leggi queste parole del santo Giobbe e troverai che sei mendace, parlandoti uno che Dio disse uomo verace. Il reato del peccato originale la morte. 78. GIUL. E il peccato che esiste fino alla legge, si indica inesistente dopo la legge, si indica infine inesistente dopo il Cristo.

AG. Cos il reato di questo peccato si indica inesistente dopo l'abolizione dei peccati, alla stessa maniera della morte dopo la risurrezione della carne. Argomentazione e testimonianza. 79. GIUL. Quindi, secondo anche la tua argomentazione, il peccato originale un tempo non c' pi; secondo la testimonianza della verit, non c' stato mai. AG. Oh, se a non esserci foste voi, che contro la testimonianza della verit e dite e per giunta scrivete la testimonianza della vostra falsit! Definizione di un peccato. 80. GIUL. E per fissare nella memoria del lettore quello che abbiamo fatto: tu hai definito una volta e ottimamente che il peccato non altro che la volont di fare ci che la giustizia vieta e da cui libero astenersi. AG. E' gi stato risposto che questa la definizione di un peccato, non di quel peccato che sia anche pena del peccato 120. Dio non pu punire se non il peccato. 81. GIUL. La quale definizione ha pure aperto la strada ad intendere la giustizia di Dio, cos da pensare noi che non potrebbe sussistere affatto l'equit del giudizio divino, se non imputasse a peccato soltanto ci da cui sia libero di astenersi chi per questo viene punito. AG. Perch dunque sono puniti i bambini se non hanno nessun peccato di nessuna specie? Che forse l'onnipotente e giusto Dio non ha potuto tenere lontane da tanti innocenti queste pene ingiuste? Anche Paolo mi d ragione. 82. GIUL. Che poi il Maestro delle Genti, armando la ragione con il privilegio dell'autorit, abbia dichiarato che a causa di un solo uomo entr in questo mondo la colpa, e che con l'indicazione di un solo uomo egli abbia separato l'opera delle nozze, che non possono essere senza l'attivit di due, lo abbiamo messo in risalto, e la

ragione per cui dall'Apostolo stato nominato un uomo soltanto fu che nessuno osasse intendere i due progenitori. AG. E' gi stato risposto. A te piace garrire continuamente con parole vane. Furono in due a peccare. 83. GIUL. E per la verit io asserisco uno solo l'uomo che l'Apostolo dice uno solo, per insegnare che fu un vizio d'imitazione e non un vizio di generazione, molto pi conseguentemente del traduciano, che, nonostante l'indicazione di un solo uomo, del quale si dice sia stato il vestibolo del peccato, accosta ai semi un fatto della volont: il che la natura della realt non lo accetta. AG. Smetti di ripetere ci che abbiamo gi confutato. Perch ci costringi a dare continuamente le medesime risposte contro la tua tanta sapienza, con la quale credi che non si indichi la generazione dove si dice: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 121, per il fatto che la generazione avviene per mezzo di due persone e non per mezzo di un uomo soltanto, quasi che quel peccato, che voi non volete trasmesso per generazione ma per imitazione, l'abbia commesso uno solo? Se dunque anche quel peccato fu commesso da due, per quale ragione si dice: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo, se non per la ragione che non dalla donna concepiente e partoriente, ma dall'uomo seminante l'esordio della generazione, o per la ragione che i due non sono pi due quando per mezzo dell'amplesso divengono una carne sola? E' stata messa al sicuro la purezza della nostra fede. 84. GIUL. Dopo si venne anche alla legge fino al cui tempo l'Apostolo ha scritto che ebbe vigore il peccato, senza essere stato rivelato. Il quale tempo tu hai cercato di protrarlo fino alla fine della legge, non comprendendo la nullit della tua argomentazione, dal momento che ti dovremmo costringere a provare che questo peccato, di cui falsamente fai parlare Paolo e di cui asserisci il regno fino all'abolizione dell'Antico Testamento, o sia stato imputato o abbia potuto essere imputato sotto la legge. Oppure ti acquieteresti a concedere che non regna dopo il Cristo, perch la sentenza dell'Apostolo, almeno dopo essere stata piegata violentemente, fosse consona ai tuoi modi di sentire. Ma nessuna di queste prove

pu essere data da te. E' stata dunque messa al sicuro la purezza della nostra fede con la quale convengono e le regole della ragione e la dignit della giustizia e le generali certezze dell'Apostolo. AG. Che tu non dica nulla e lo dimostra la risposta che abbiamo gi data e lo dimostri tu stesso. Quello che l'Apostolo dice: Fino alla legge c'era peccato nel mondo 122, non vuole che s'intenda soltanto del peccato originale, ma di ogni peccato, e la ragione per cui il peccato ci fu fino alla legge che nemmeno la legge pot togliere il peccato. La frase fino alla legge appunto comprensiva della legge stessa. Come nel Vangelo detto: La somma di tutte le generazioni da Abramo fino a Davide di quattordici 123. Questo numero infatti non lascia fuori Davide, ma include anche lui. Come dunque quando sentiamo le quattordici generazioni fino a Davide, non eccettuiamo Davide ma computiamo anche lui, cos quando sentiamo: Fino alla legge c'era il peccato nel mondo, non dobbiamo lasciare fuori la legge, ma computarla anch'essa. Perch, come Davide non fuori dal numero che si dice arrivare fino a lui, cos la legge non fuori dalla permanenza del peccato che si dice essere stato fino ad essa. Pertanto il peccato che non pot essere portato via nemmeno dalla legge, bench santa e giusta e buona, non lo toglie nessuno all'infuori di colui del quale si dice: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo 124. Li toglie poi in tre modi: e rimettendo i peccati che sono stati fatti, dove si comprende anche il peccato originale; e aiutando perch non si facciano; e portando alla vita dove non potranno assolutamente essere fatti. Non ha detto: In molti pi abbond. 85. GIUL. Ma vediamo anche il resto. Dopo aver detto: Questa figura non combacia su tutti i punti, prosegui dicendo: Onde l'Apostolo aggiunse qui continuando: " Ma il dono di grazia non come la caduta. Se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di pi la grazia di Dio e il dono concesso in considerazione di un solo uomo, Ges Cristo, abbond in molti " 125. La quale sentenza la esponi cos: Che vogliono dire le parole: " Molto pi abbond "? Non significano se non questo: quanti sono liberati per mezzo del Cristo, mentre a causa di Adamo muoiono temporalmente, per lo stesso Cristo vivranno invece senza fine 126. L'Apostolo, sulla cui opinione c' conflitto tra noi, ha certamente dichiarato che per il conferimento della salvezza opera pi efficacemente e pi copiosamente la grazia del Salvatore che il

peccato di Adamo, per indicare che molto pi fortemente il Cristo giov e a pi giov, perch la sua grazia, per usare la sua stessa espressione, abbond in molti pi di quanto abbia nociuto la prevaricazione del primo uomo, che tu dici abbia legato il peccato ai semi. AG. Ha detto che molto di pi abbond, e non ha detto: In molti pi abbond; non ha detto cio che abbond in un numero pi grande di persone. Chi potrebbe infatti non vedere che nel genere umano sono pi numerosi quelli sui quali non abbond? Questo perch dai pi venisse l'indicazione di che cosa sarebbe dovuto per giusto giudizio all'intera massa, se lo Spirito non spirasse dove vuole, se Dio non chiamasse quelli che si degna chiamare, se Dio non facesse religioso chi egli vuole 127. Voi leggete l'Apostolo perversamente. 86. GIUL. Prova dunque che ci che ha inteso l'Apostolo collima con i vostri dogmi. AG. Si leggano le sue parole senza quella perversit di lettori quale c' in voi e non occorrer nessun'altra prova. Il peccato di Adamo avvelen la creazione divina. 87. GIUL. Se infatti Adamo, come dite voi, per il peccato naturale gener tutti alla condanna e dalle sue viscere diffuse nella prole tanto grande veleno da turbare nella natura dell'uomo tutte le istituzioni di Dio. AG. Quando uno spirito immondo vessa il bambino, ne affligge l'anima e il corpo, ne perverte i sensi e la sanit, non vero che turbata tutta la natura del bambino come l'ha istituita Dio? N di questo male tanto grande trovate in nessun modo il merito, se negate il peccato originale. Perch infatti non ti accorgi che qui, nella natura dell'uomo, a causa del veleno del diavolo, sono turbate tutte le istituzioni di Dio? Dimmi la colpa del bambino, dimmi il reato del neonato a cui toccano questi mali, tu che non vuoi prendere le parole dell'Apostolo come le prende la Chiesa cattolica da quando stata istituita e come confessa la stessa natura con i suoi mali tanto evidenti. E tuttavia, a ben considerare, non si turbano in nessun modo le istituzioni di Dio, perch egli costitu tutto prevedendo il futuro, n rende ai singoli tutto quello che

merita la creatura " apostatica ", ma disponendo tutto con misura, calcolo e peso 128 a nessuno fa soffrire alcunch di male senza che se lo meriti, sebbene nessuna singola persona patisca tanto quanto si deve alla massa universale. Dopo il peccato le nozze non possono esistere senza il dono del diavolo. 88. GIUL. Da non poter le nozze, che Dio aveva create, esistere senza il dono del diavolo, al quale dono tu fai appartenere la libidine sessuale; anzi, volando via quelle nozze che Dio aveva ordinate con l'onore della sua istituzione, costringesse e convincesse a credere opera del diavolo e non di Dio le nozze di ora, delle quali rimasto l'ordinamento con l'eccitazione dei genitali, con il pudore degli accoppiamenti, con il calore e con l'orgasmo delle membra, con la soddisfazione dei sensi, con l'iniquit dei nascenti. AG. Se distingui dalla bont delle nature il male dei vizi, che non pu esistere se non in qualche bene, n scuserai il diavolo, n accuserai Dio, n scuserai il male della libidine, n accuserai il bene delle nozze. Anche la libert crollata nell'uomo per il peccato. 89. GIUL. Da far crollare infine con la spinta di un solo peccato la stessa libert dell'arbitrio, con la conseguenza che nessuno successivamente avesse in potere di respingere i vecchi crimini con la elezione della virt, ma tutti fossero trascinati alla condanna dall'unico torrente di un'umanit sconvolta. AG. Perch non ti meravigli piuttosto che nell'intero genere umano fin dall'esordio della nascita ci sia tanta miseria da non poter nessuno diventare beato se non da misero, n da sfuggire a tutti i mali se non dopo questa vita colui al quale ci venga donato per grazia di Dio? Meravigliandoti di questo ti correggerai e conoscerai nell'afflizione non ingiusta del genere umano il giusto giudizio di Dio, poich a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo. I cocci di Adamo. 90. GIUL. Dir: se l'iniquit del primo uomo rovesci tutti questi mali sull'immagine di Dio, apparisce manifestamente troppo debole

nei suoi doni la grazia del Cristo, non avendo essa trovato nulla che rimediasse a mali cos numerosi ed enormi; o, se l'ha trovato, affermalo. Confrontiamo ora infatti i singoli mali con i singoli rimedi. Se al di fuori delle opere della volont Adamo ha sovvertito le istituzioni della stessa natura, nient'altro avrebbe dovuto fare il Cristo pi di questo: riparare i cocci di Adamo ricalcando esattamente le tracce della sua rovina. AG. Lo fa, ma non nel modo che vuoi tu. Chi infatti ha mai potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai stato suo consigliere? 129 Un esempio. 91. GIUL. Per esempio, far s che nelle nozze dei battezzati non si senta affatto la libidine, e far s che i genitali dei battezzati non si muovano alla stessa maniera in cui si muovono in tutte le altre genti. AG. Non dovrebbero dunque le donne battezzate partorire con dolore, poich questa, e non lo puoi negare, una pena di Eva peccatrice. Altri esempi. 92. GIUL. Infine dopo il dono della grazia receda il pudore da coloro che si accoppiano, n serpeggi per le loro membra una imitazione di quiete, n soffrano i sensi gli oneri della dolcezza; si restituisca infine ai battezzati il libero arbitrio, in modo che, espulsa la legge del peccato per mezzo della correzione della natura, tu confessi essere possibile ai mortali tanto il rifulgere dello splendore delle virt quanto il rabbrividire per le sordidezze dei vizi. Anzi in modo assoluto coloro che ricevono i sacramenti non dovrebbero essere pi nemmeno mortali. AG. E tuttavia, Giuliano, non ti vergogni di ammettere nel paradiso tali nozze da confessare in esse il pudore di coloro che si uniscono. Esisteva dunque qualcosa di cui aver pudore l dove nulla che non fosse da lodarsi aveva istituito il Creatore, che da lodarsi al di sopra di tutto? Ma chi pu sapere e dire questo se non chi non ha il pudore di lodare ci che suscita pudore?

La rimozione del peccato che ha causato la morte, deve abolire la morte. 93. GIUL. Se infatti la medicina combatte contro la piaga e la morte si dice avvenuta a causa del peccato, la rimozione del peccato deve operare l'abolizione della morte. AG. Certamente voi dite ancora che Adamo fu creato cos che sarebbe morto ugualmente, sia che peccasse sia che non peccasse. Ma nel dire questo vi ha gi condannati nel giudizio episcopale palestinese il vostro stesso maestro Pelagio, e non senza condannare se stesso poich non si corresse 130. Per non in questo secolo maligno che Dio beatifica i suoi, ai quali qui rimette i peccati e dona il pegno dello spirito della grazia. Per questo a coloro che anche dei mali di questo secolo, o dilettevoli o duri e aspri, in parte non fanno uso e in parte fanno buon uso, ha promesso il secolo futuro, dove non patiranno mali di nessun genere; dove sarebbero anche le nozze tali, quali avrebbero potuto essere in quel paradiso, se nessuno avesse peccato, tali da non esserci nulla di cui vergognarsi, ma allora le nozze non esisteranno pi nemmeno cos belle, perch cesser la stessa generazione, quando sar completo il numero dei beati, cui sono necessarie le nozze. Devi negare che nel sacramento del battesimo ci sia qualcosa di medicinale. 94. GIUL. Ebbene, poich risulta che ai corpi dei battezzati non viene nessuno dei benefici suddetti, e d'altra parte la verit pi chiara del sole ha mostrato che tutto non sarebbe potuto, cio non sarebbe dovuto, avvenire diversamente con questi modi della medicina, o devi confessare che i mali da noi enumerati sopra non accaddero per causa del peccato e quindi non sono stati delle ferite della natura, perch sia salva la ragione della grazia, in dipendenza della quale manifesto che la natura non fu rimossa dai suoi ordinamenti; oppure devi negare che ci sia qualcosa di medicinale nei misteri del Cristo, i quali di tanti morbi, come li chiami tu, non hanno potuto sanarne nemmeno uno. AG. Tutto il contrario: se voi viveste con mente sveglia, dovreste riconoscere quanto sia stato grande quel peccato che a causa di un solo uomo entr nel mondo e pass con la morte in tutti gli uomini, dal fatto stesso che anche i battezzati, pur rimosso il reato, non

sono sottratti a tutti i mali di questo secolo, con i quali nascono gli uomini, se non dopo questa vita, durante la quale necessario che ci esercitiamo ancora con l'esperienza dei mali, anche dopo che ci sono stati promessi i beni. Se infatti si rendesse subito alla fede la ricompensa, la fede non sarebbe pi nemmeno fede. Essa proprio perch attende fiduciosamente e pazientemente i beni promessi che non vede, tollera con animo pio i mali presenti che vede. Danni temporali e benefici eterni. 95. GIUL. Finora ho agito come se la forza dei doni e delle ferite, sebbene con effetti contrari, fosse tuttavia dall'Apostolo stimata pari. Ma cresce senza dubbio la sublimit della sana fede da noi difesa, quando si considera che Paolo, non solo non ha messo il malanno delle colpe al di sopra dei rimedi della grazia, ma anche pi copiosi ha giudicato i benefici a confronto dei danni. AG. E' vero: i danni dei rigenerati sono appunto temporali, i benefici invece saranno senza dubbio eterni. Ma i danni, che i neonati attestano piangendo, dite per quale merito sotto il giudice pi giusto e pi onnipotente s'infliggano a loro, se non contraggono nessun peccato. La grazia abbond di pi, non in pi. 96. GIUL. Avverta dunque il prudente lettore che cosa abbia concluso anche questa discussione. L'Apostolo ha detto che la donazione del Cristo abbond per la salvezza in persone pi numerose di quelle alle quali ha nociuto la colpa di Adamo. AG. Non ha detto questo, ma: Molto di pi la grazia abbond in molti 131. Cio: la grazia abbond di pi, non: abbond in pi. Ossia non abbond in persone pi numerose, come gi stato risposto 132. Tra te e Paolo c' tanta discordia. 97. GIUL. Per la quale colpa tu dici accaduti alla natura i disastri che abbiamo enumerati sopra e dei quali consta che nemmeno uno viene riparato in coloro che accedono ai sacramenti del Cristo, e quindi tu asserisci che l'iniquit del primo uomo ebbe nel rovinare molta pi forza di quanta ne ottiene la grazia del Cristo nel riparare.

Da questa conclusione stato reso chiaro che tra te e l'apostolo Paolo c' tanta discordia quanta tra i cattolici e i manichei. AG. La grazia del Cristo toglie il reato del peccato originale, ma questo reato invisibile lo toglie in modo invisibile. Rimette anche tutti i peccati che gli uomini hanno aggiunti al peccato originale vivendo malamente. Il giudizio di condanna viene appunto da un solo delitto, perch anche quel solo peccato che traggono i nascenti trae alla dannazione eterna se non rimesso. N tuttavia la grazia rimette questo solo peccato: altrimenti essa varrebbe quanto quel peccato. Ma insieme al peccato originale la grazia rimette pure tutti gli altri peccati, e quindi vale pi del peccato originale. Per questo scritto: Il giudizio parte da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione 133. La grazia dona altres che lo spirito concupisca contro la concupiscenza della carne, e se talvolta il fedele vinto venialmente in questa battaglia, la grazia gli rimette i debiti se dice l'orazione; e quando vinto condannabilmente gli d una penitenza ancora pi umile a cui tributare l'indulgenza. La grazia dona in ultimo e all'anima e al corpo la vita eterna, dove quali e quanti siano i beni chi lo potrebbe immaginare? In che modo dunque l'iniquit del primo uomo ha fatto pi danneggiamento che giovamento la bont del secondo uomo, cio del Cristo, quando il primo ha danneggiato temporalmente, il Cristo invece e aiuta temporalmente e libera e beatifica eternamente? Stando cos le cose, la nostra sentenza cattolica e non manichea, e quindi non neppure pelagiana perch cattolica. Si crede pi alla carezza che alla coerenza. 98. GIUL. Farei certo ottimamente a disprezzare la tua frivola spiegazione a questo testo e a passare sotto silenzio senza ribatterla, quasi troppo terra terra, se non temessi che si creda pi alla carezza che alla coerenza. Tu dunque parli in questo modo: Che vogliono dire le parole: " Molto di pi abbond " 134, se non che quanti sono liberati per mezzo del Cristo, mentre a causa di Adamo muoiono temporalmente, per mezzo dello stesso Cristo vivranno invece senza fine? 135 Dal quale modo di ragionare, se tu ne avvertissi la conseguenza, confesseresti abbattuta tutta la tua rocca, cio la " traduce ". Dici infatti che in tanto la grazia del Cristo abbond molto di pi in quanto per essa si conferisce la vita eterna, mentre per il peccato di Adamo si deve subire la corruzione

temporale. Se dunque nient'altro che la morte del corpo apport Adamo, contro il quale il Cristo con un beneficio ancora pi copioso confer la vita che dura senza fine, apparisce che non pass ai posteri il peccato di Adamo, ma la morte. AG. Quello che apparisce che per questo tu hai irriso o piuttosto hai finto d'irridere quanto io ho detto, perch a quelli che non ti capiscono tu sembrassi dire qualcosa, mentre non dicevi nulla. Prima di tutto perch io ho detto che Adamo ha nociuto con la morte temporale a quanti libera la grazia del Cristo: gli altri infatti che non libera per la verit di un giudizio occulto, s, ma giusto, sono colpiti dalla morte eterna, anche se muoiono da bambini. In che modo dunque apparisce di qui che non pass nei posteri il peccato di Adamo ma la morte, se non perch vuoi far credere a ci che strepitano le tue parole e non a ci che conseguente alle mie parole? In verit noi diciamo che la morte e il peccato passarono ambedue e gridiamo che ambedue si tolgono dal Cristo: cio il reato del peccato con la pienissima remissione dei peccati, la morte invece con la beatissima risurrezione dei santi. La quale non si d subito ai rigenerati, perch si eserciti la fede che spera ci che non vede; i fedeli infatti sono autentici fedeli quando ci che non si vede lo sperano e in se stessi e nei loro bambini. Ecco quello che noi diciamo, ecco quale verit cattolica voi contraddite. Ma pi contro voi stessi che contro la verit voi dite tutto ci che dite con le vostre discussioni eretiche. Non ci pu essere il peccato tradotto. 99. GIUL. Risulter poi per conseguenza logicissima che la morte perpetua, cio la pena sempiterna, non stata trasmessa a noi, e quindi non pu esistere il peccato della " traduce ". Perch infatti apparisca in breve quanto risulta doversi ritenere: l'Apostolo giudica i doni del Cristo superiori al peccato del primo uomo; tu per questo tuo peccato, cio per il peccato della " traduce ", dici che passata una sola morte o due morti? Se una sola morte, e precisamente quella corporale, come hai confessato qui, risulta che la grazia del Cristo supera il peccato del primo uomo e nessuno allora nasce peccatore; perch se, come hai detto sopra, il regno del peccato consiste nel fatto che l'uomo venga precipitato nella morte seconda, cio nella pena perpetua, e dici che ad opera di Adamo fu apportata solamente la morte del corpo, allora a causa di Adamo non si trasmette ai posteri n il peccato n la morte eterna.

AG. E' gi stato risposto: non dici nulla. Il regno del peccato infatti precipita anche nella morte eterna, se il peccato non rimesso per mezzo della grazia del Cristo, ma tuttavia non esisterebbe nemmeno questa morte temporale, se Adamo non avesse perduto per merito del peccato la possibilit di non morire. Tale morte temporale la minacci infatti Dio al peccatore dicendogli: Dalla terra tu vieni e alla terra tornerai 136. Questa morte si degn assumerla senza merito di peccato il Cristo, perch morendo di tale morte egli tornasse, s, alla terra, ma risorgendo levasse la terra al cielo e, distrutta cos la morte eterna, non volle togliere ai fedeli la morte temporale allo scopo preciso che contro di essa si esercitasse la fede della risurrezione nel combattimento di questa vita. Tu sei riprovato giustamente. 100. GIUL. Se invece dirai che a causa del peccato di Adamo diventata naturale l'iniquit e due morti ci sono cadute addosso, una eterna e l'altra temporale; ma per la grazia del Cristo l'una, ossia la morte perpetua, tolta episodicamente alla persona e non alla natura, e rimane invece la morte temporale, si convince di falsit l'Apostolo per aver detto che la grazia rec molto pi giovamento che nocumento il peccato 137. Ma l'Apostolo non si pu accusare e tu dunque sei giustamente riprovato. AG. Io ho detto che dall'unica risurrezione dei beati sono tolte ambedue le morti: e questa morte temporale perch l'anima non sia privata del suo corpo, e la morte eterna perch l'anima non sia appesantita o afflitta anche dal suo corpo. Per questa ragione poi la morte corporale lasciata temporaneamente ai fedeli: perch a causa di essa abbia giovamento la fede, cos come sar tolta la morte corporale ai rei perch sia un incremento di miseria il fatto di non separarsi dal proprio corpo. A coloro quindi, che sono rigenerati nel Cristo ed escono da questo secolo maligno, come a suoi eletti la grazia giova manifestamente pi di quanto abbia nociuto il peccato, che entr nel mondo a causa di un solo uomo e pass in tutti gli uomini con la morte. Quanto all'Apostolo quindi egli non si pu accusare perch ha detto il vero, ma quanto a te o non capisci o contro quello che capisci tenti con pertinacia eretica di asserire il falso. C' un merito cattivo fuori dalla volont.

101. GIUL. L'Apostolo ha detto che la grazia del Cristo abbond pi della colpa di Adamo. Da lui dunque non accusata la natura, non la generazione, non la fecondit, ma la volont, l'elezione del male, la pravit dei costumi. AG. Se non ha nociuto in nulla la generazione, non giova in nulla la rigenerazione; se non stata viziata la natura, i bambini non hanno nel Cristo il loro salvatore; se il merito cattivo e il merito buono dei singoli sono nella propria volont dei singoli, per quale merito il Cristo conferisce il regno di Dio ai bambini che non hanno usato della propria volont in nessuna delle due direzioni? Infine, poich l'Apostolo ha proposto due modelli, uno per il peccato, e non il diavolo ma Adamo; uno per la giustizia, e non Abele ma il Cristo, perch si riferisse non l'imitazione agli esempi ma la rigenerazione alla generazione, se Adamo non trascina il peccato negli uomini generati, il Cristo non dona la giustizia ai bambini rigenerati, perch i bambini non hanno fatto uso della propria libert n da generati, n da rigenerati. Andate ora, se volete, e gridate, se osate, che ai bambini non si dona la giustizia e che essi non avranno la giustizia quando abiteranno in quel Regno, dove, com' scritto, ci saranno cieli nuovi e terra nuova, nei quali avr stabile dimora la giustizia 138; oppure ubriacati dal vostro dogma fortissimo, delirate dicendo che in quel Regno i bambini avranno, s, la giustizia, ma per i meriti della propria volont, non per elargizione della grazia divina. Se non osate dirlo - voi infatti confessate che qui si guadagnano i meriti e l invece si rendono i premi -, perch esitate e non volete riconoscere che i bambini hanno potuto ricevere da Adamo il peccato senza meriti di propria volont cattiva, cos come riceveranno dal Cristo la giustizia senza meriti precedenti di loro volont buona? La tua fluttuazione. 102. GIUL. Perci, se la verit trova ancora qualche spazio nelle vicende umane e se il mondo non diventato tutto assolutamente sordo per lo strepito dell'iniquit, teste la ragione, teste la discussione, teste anche la fede dell'Apostolo e la sua stessa sentenza, confesser il mondo come pi che provato che tanta la differenza tra i traduciani e i cattolici quanta tra Paolo e Manicheo, quanta tra la sapienza e la stoltezza, quanta tra la ragione e l'insania, quanta tra la coerenza delle affermazioni e quella fluttuazione di cui tu, per una nuova lebbra, soffri a tal punto da

negare quasi nelle medesime righe ci che hai detto e da affermare ci che hai negato. AG. E' gi stato risposto. Ti prego, se non puoi dire alcunch, taci se puoi; ma il peggio che non puoi nemmeno questo. Un'eresia gi condannata non dev'essere riesaminata. 103. GIUL. Dice l'Apostolo: E non accaduto per la grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio infatti di condanna parte da uno solo, la grazia della giustificazione invece da molte cadute 139. Alle quali parole dell'Apostolo tu affianchi la tua esposizione che del seguente tenore: Da che uno solo se non da un solo delitto? Perch segue la frase: " La grazia invece da molti delitti ". Dicano costoro in che modo sia venuta da un solo delitto la condanna se non perch basta alla condanna anche il solo peccato originale che pass in tutti gli uomini. Al contrario in tanto la grazia della giustificazione ci libera da molti delitti in quanto essa non scioglie solamente quell'unico delitto, che si contrae originalmente, ma anche tutti gli altri delitti, che in ciascun uomo gli si aggiungono per atto di volont propria. " Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di pi quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Ges Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna, cos anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che d vita " 140. Dopo le quali parole dell'Apostolo, quasi tu avessi combinato qualcosa, parli di noi insultandoci cos: Rimangano ancora nella vanit della loro mente e dicano che quell'unico uomo non trasmise la propaggine del peccato, ma offr l'esempio del peccato. " Come dunque per la colpa di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna ", e non invece per le molte colpe proprie di ciascuno, se non perch, anche se ci fosse solo quel peccato, esso sarebbe idoneo a condurre alla condanna, pur non aggiunto nessuno degli altri, come quel solo conduce alla condanna i bambini che nascono da Adamo e muoiono prima che rinascano nel Cristo? Perch dunque [Giuliano] chiede a noi ci che non vuole ascoltare dall'Apostolo: per quale via il peccato venga a trovarsi nel bambino; se per la volont, se per le nozze, se per i genitori? Ecco, ascolti per quale via, ascolti per quale via il peccato si trovi nel bambino e taccia. Lo dice l'Apostolo: " Per la colpa di un solo uomo si riversata su tutti gli uomini la

condanna " 141. Sappiamo che certamente tu nulla temi di pi di una interrogazione che sia perscrutatrice del tuo animo e del tuo dogma. Di qui viene appunto che vi procuriate con tutte le ricchezze dalle autorit del mondo la negazione di un esame. Capite infatti che dovete agire con la forza, abbandonati come siete dell'aiuto della ragione. AG. Vuoi non aver da temere l'autorit? Fa' il bene 142. Ma non bene pronunziarsi contro il senso dell'Apostolo e pronunziare un senso eretico. Perch cerchi ancora l'esame, che gi stato fatto presso la Sede Apostolica; l'esame che inoltre gi stato fatto nel giudizio episcopale palestinese, dove Pelagio, inventore del vostro errore, sarebbe stato certamente condannato, se non avesse condannato cotesti vostri dogmi che tu difendi? Un'eresia dunque gi condannata dai vescovi non dev'essere ancora esaminata, ma dev'essere rintuzzata dalle autorit cristiane. La nostra arma migliore. 104. GIUL. Ma non varr presso le persone sagge la tua opinione tanto da poterti sottrarre tu, capo e causa di cotesti mali 143, di mezzo al conflitto facendo obiezioni all'Apostolo e da reputare che dev'essere bersaglio da ferire al posto tuo lui che, precettore e principe, la nostra arma migliore contro di voi. Perch dunque tu riconosca a rigore di logica quello che ti si deve dire: se tra me e te non esistesse nessun dissenso su questo punto, che l'Apostolo con il peccato naturale conferma il dogma dei manichei, allora a chi chiedesse chi il tuo capo, risponderesti logicamente: l'Apostolo. Ora invece, poich dalla mia parte sta l'inviolabile dignit del Maestro delle Genti, poich io non sopporto che dalla tua esposizione siano offese le sue parole, che io secondo la regola esplicita della ragione asserisco contrarie al vostro dogma stolto, impuro, empio; poich dimostro che l'Apostolo non ha detto nulla a favore del peccato naturale, per quale impudenza tu o vai insinuando che mi risponde in tua vece lui che non interrogato, perch non si dubita nemmeno un poco della sua sapienza, o vai vociferando che io non voglio ascoltare dall'Apostolo ci che detesto in te per la sanit d'intelligenza tramandataci dall'Apostolo? AG. Dopo le parole dell'Apostolo riportate da me, non avresti forse dovuto fare nient'altro che tacere! E tuttavia, nulla dicendo contro di esse, n dicendo qualcosa che vada nel loro senso, non taci con

me e tra l'altro lanci la voce che io sono il capo e la causa di cotesti mali, come se fossi stato io il primo o a credere nel peccato originale o a discutere della sua esistenza. Tanto ignoranti appunto stimi coloro che leggeranno queste tue affermazioni da non sapere che molti e chiari dottori della Chiesa prima di noi hanno inteso e hanno spiegato coteste parole dell'Apostolo nel senso stesso in cui le ha capite o credute tutta la Chiesa cattolica fin dal suo inizio. Se nelle parole di quei dottori ci sono dei mali, come voi non temete di dire, in che modo, ti prego, sono io il capo e la causa di cotesti mali, se non perch tu sei il capo di coteste calunnie che scagli rabbiosamente contro di me? Se infatti tu considerassi con cervello sano le miserie della vita umana, dai primi vagiti dell'infanzia fino agli ultimi gemiti dei moribondi, vedresti certamente che n io n tu, ma quell'Adamo stato il capo e la causa di cotesti mali. Il che non volendo vedere, gridi tu ad occhi chiusi e che giusto il giudizio di Dio e che non esiste il peccato originale. Le quali due affermazioni quanto siano fra loro contrarie te ne accorgeresti senza dubbio, non dico se tu non fossi il capo di cotesti mali perch certo non lo sei, ma se tu avessi un capo sano. E lo potresti avere se, mettendoti al seguito dei dottori cattolici, non avessi per tuo capo Pelagio. Avverto il lettore a stare attento. 105. GIUL. Si sprigioni dunque la forza dei tuoi argomenti. Dopo che Paolo disse che la grazia del Salvatore abbond nel riparare molto pi di quanto nel danneggiare abbond la prevaricazione del primo uomo, continua a dire: E non accaduto per la grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio di condanna part da uno solo, la grazia della giustificazione invece da molte cadute 144. Il quale peccato, unico e sufficiente alla condanna, tu sostieni che il peccato originale, il peccato cio che passa in tutti gli uomini. Alla grazia invece in tanto si attribuisce la giustificazione da molti delitti in quanto in essa non si scioglie solamente quell'unico delitto, che si contrae originalmente, ma anche tutti gli altri che in ciascun uomo gli si aggiungono per atto di volont propria 145. A conferma di ci argomenti poco dopo che, se l'Apostolo avesse detto ricevuto per imitazione questo unico delitto sufficiente alla condanna, avrebbe dovuto aggiungere che tutti gli uomini non vanno alla condanna a causa di un solo delitto, ma a causa dei molti delitti che ciascuno ha commessi con la propria volont. Nei quali ragionamenti, poich il discorso dell'Apostolo dev'essere liberato dai lacci dei manichei,

avverto il lettore a stare attento. Secondo dunque il nostro modo di sentire per cui si asserisce che la prima colpa offr il modello a coloro che peccano, tu affermi che l'Apostolo, come dice che la grazia produce la giustificazione da molti delitti, cos avrebbe dovuto dire ugualmente che la morte ha regnato a causa di molti peccati. Ebbene, con questo argomento tu combatti contro te stesso. Io dimostro infatti che secondo il tuo dogma l'Apostolo dichiara incongruentemente: La grazia invece della giustificazione da molte cadute, dopo aver detto: Il giudizio di condanna da un solo peccato. Per entrare infatti nel vostro territorio uscendo dai nostri confini: se la libert dell'arbitrio fu sovvertita dal primo peccato e se in tutto il genere umano rimase da allora in poi cos minorata che non le possibile fare se non il male soltanto e non ha in sua facolt la scelta alternativa di stare lontana dal male e di fare il bene, ma, oppressa dalla necessit del peccato, costretta ad obbedire all'appetenza dei crimini; se, corrotta ogni legge di giustizia, sono diventati naturali i peccati che erano volontari; se nelle membra dimora la legge del peccato, che con il pudore e con la giocondit delle nozze ha ricevuto in sorte la tirannia sull'uomo, immagine e opera di Dio; se la pianta del diavolo nasce nelle nostre viscere prima dell'anima e sul ritmo degli sviluppi naturali s'ingrandisce, frondeggia, si carica di frutti tossici; se, dir come voi dite, tutti questi mali li ha prodotti l'unica colpa del primo uomo, pi logico dire che il genere dei mortali va alla condanna a causa di un solo delitto che dire che la grazia libera da molti delitti, e si capisce come si possa dire ancora pi propriamente che questa grazia quelli che libera li libera da un solo delitto. Non altri peccati infatti si aggiungono per atto di volont propria se, frantumata la libert dell'arbitrio, esclusa l'onest del desiderio, ogni male lo fa la colpa del primo genitore, infestatrice dei semi. AG. Donde possibile che tu, intento a pervertire le parole dell'Apostolo, possa parlare in altro modo che non sia perverso? Senza dubbio infatti, quando a quel delitto, che la generazione contrae, accede l'uso della volont, che i bambini non hanno, in direzione di molte e varie cupidigie si eleva un albero di molti peccati; ma gi prima che ci avvenisse, anche quell'unico peccato portava alla condanna il bambino che finiva questa vita prima dell'uso della volont. Perch, se a un male gi grande e moltiplicato si deve una condanna maggiore, non per questo non si doveva nessuna condanna ad un male piccolo e non ancora moltiplicato. In che modo dunque la rigenerazione, che toglie un

male moltiplicato per l'uso della volont, non giova pi del danno che fece la generazione, la quale di questo male, bench grande e molteplice, contrasse l'inizio, non ancora tuttavia accresciuto e non ancora moltiplicato, che sarebbe rimasto solo senza nessuna proliferazione, se non accedeva nessun uso di volont ad aumentarlo e a moltiplicarlo? Ma la volont, prima che dall'intervento della grazia di Dio sia resa alla libert buona per operare la vera giustizia, da molte altre cause, oltre che dal vizio di origine, mossa o non mossa a peccare. Ne segue che tra le stesse persone empie, per le quali la grazia che giustifica l'empio non ancora intervenuta o non interverr mai, alcune peccano di pi e altre di meno. Dunque il giudizio di condanna parte da uno solo 146, nel senso che sono condannati anche coloro che hanno contratto per generazione quell'unico peccato. La grazia invece della giustificazione da molte cadute, perch la grazia toglie non solamente quel delitto con cui l'uomo nasce, ma ogni altro delitto che l'uso della volont abbia aggiunto a quel male. Questa riguardo alle parole apostoliche la verit cattolica che non depravi per mezzo di nessuna loquacit eretica, quanta che sia la prolissit della vanit e della loquacit con le quali ci metti a dura prova. Grazia terrena e grazia eterna. 106. GIUL. Perci, se autore di cos grandi mali il peccato naturale, la grazia del Cristo non opera la giustificazione condonando molti delitti, ma eseguisce l'iniziativa della benignit divina indulgendo a un solo peccato. Il che promettendo di fare, manterr fede alle sue promesse, se curer questi mali che si dicono indotti dalla ferita del peccato. Comunque, se anche dopo i rimedi apprestati dalla grazia, rimane ugualmente la medesima serie dei morbi diabolici, si deve gratitudine all'intenzione della grazia e si deve venia alla sua presunzione, perch a curare le pesti inserite nella natura venuta a mancare alla grazia la forza e non la volont. AG. E' gi stato risposto: intendi e taci. Altro il modo in cui la grazia fa combattere l'uomo e lo aiuta, altro il modo in cui la grazia conserva il vincitore nella pace eterna senza pi nessun nemico, n esterno n interno. Quella la faticosa milizia nel secolo presente, questa la beata quiete nel secolo futuro. Ma se tu in te stesso non fai la guerra contro i vizi carnali, arrossisci; se fai la guerra, taci.

Il peccato di Adamo danneggi lui solo. 107. GIUL. Che cosa abbiamo dunque combinato con questa discussione? Evidentemente che non c' concordanza tra il tuo modo di sentire e l'Apostolo. Infatti l'Apostolo dice che dalla liberalit della grazia sono condonati molti peccati, il tuo dogma invece asserisce che condonato un unico peccato naturale e che esso, chiamato da te legge del peccato, inocula in tutti gli uomini i desideri dell'iniquit. E' dunque assodato che tu accusi la natura che opera di Dio e l'Apostolo accusa la volont. Non avrebbe poi dovuto parlare diversamente da come ha parlato, dicendo che la condanna si pu avere da un solo peccato, sia perch quel primo uomo con un solo peccato diede l'esempio di peccare, sia perch come a lui una sola prevaricazione sovrabbond per la condanna, cos pure agli altri una sola colpa pu bastare per il reato. Tant' vero che l'Ecclesiaste dice: Uno sbaglio solo annienta molti beni 147, e Giacomo: Se osservi tutta la legge, ma ne trasgredisci anche un solo punto, diventi colpevole di tutto 148. AG. Dunque il peccato di Adamo danneggi lui solo e non anche il genere umano! Non sarai infatti assurdo fino al punto di dire che dal suo peccato furono o sono danneggiati gli uomini che non conoscono o non credono che Adamo sia esistito e che cosa abbia fatto. Perch, sebbene gli uomini imitino in qualcosa altri senza saperlo, saresti tuttavia troppo stupido a dire che sono danneggiati e diventano peccatori per un peccato che essi ignorano, fatto migliaia di anni prima, tranne che tu confessi che questo peccato passato in tutti per generazione. Quanto poi a coloro che dicono che il peccato di Adamo danneggi lui solo e non il genere umano, se Pelagio non li avesse condannati, sarebbe stato condannato lui dai suoi giudici, non certamente manichei. Una medicina efficacissima. 108. GIUL. Ma la grazia del Signore Ges Cristo non stata data cos da provvedere per singoli peccati, quasi per singole ferite, anche singoli rimedi d'indulgenza, e da offrire venia ai vari peccati con diversi battesimi. Essa invece, per il potere della sua efficacissima medicina, che si applica ai crimini, ossia alle opere della volont cattiva, soccorre cos universalmente da cancellare le diverse specie di reati con la forza di una sola consacrazione.

AG. In qualunque modo dica che stata data la grazia del Signore Ges Cristo, tu separi dalla grazia i bambini, perch neghi che siano salvati da essa. Voi cio, distinguendo a vostro arbitrio i vocaboli stessi, fate apparire pertinente ai bambini il Cristo per il regno dei cieli, dove concedete che possano entrare soltanto i battezzati, e fate apparire assolutamente estraneo invece ai bambini Ges, perch egli non opera in essi ci che lo fa chiamare Ges. A proposito infatti scritto: Lo chiamerai Ges, e subito spiega perch Ges: Egli infatti salver il suo popolo dai suoi peccati 149. Il che negando voi che avvenga nei bambini, li separate sia dal nome di Ges, sia dal suo popolo; e osate indignarvi che siate voi piuttosto separati dal medesimo popolo? Per quanto poi concerne i delitti volontari, come il giudizio manda alla condanna partendo da molti delitti, cos pure la grazia libera da molti delitti per la giustificazione. Perch dunque si dice: Il giudizio di condanna parte da uno solo, la grazia dalla giustificazione invece da molte cadute 150, se non perch in questo passo non si contrappone volont a volont, n imitazione ad imitazione, ma rigenerazione a generazione? Come infatti la generazione riceve il giudizio di condanna per un solo peccato, cos la rigenerazione dona la grazia della giustificazione da molte cadute. E' chiaro che cosa l'Apostolo abbia voluto far capire. Se voi aprirete le vostre orecchie ossequiose, chiuderete le vostre bocche litigiose. La storia sacra parla di un solo peccato di Adamo. 109. GIUL. Sapientemente dunque parlando di Adamo ha nominato un peccato soltanto, che volle far intendere " forma " della prevaricazione. La ragione, dir, per cui ne ha nominato uno soltanto e non molti, che sapeva contenuto nella storia della Legge un solo peccato di Adamo. Ha invece lodato che la grazia mandi da molti peccati alla giustificazione coloro che essa riempie di s, perch non nascesse il sospetto di un beneficio povero. E se avesse detto: La grazia da uno solo alla giustificazione, sarebbe sembrato che la grazia abolisse non tanto tutti i peccati quanto i singoli peccati uno per volta. Premettendo dunque un solo peccato ha salvato la verit storica; soggiungendo: Da molte cadute la grazia della giustificazione, ha celebrato la munificenza e l'abbondanza del mistero.

AG. Ma che bisogno c'era che parlasse di Adamo, quando celebrava la grazia del Cristo, se non perch da Adamo viene la generazione e dal Cristo la rigenerazione? Sei tu ad aiutare i manichei. 110. GIUL. La quale spiegazione com' in consonanza con la ragione, cos la vostra distruzione. In forza di essa infatti ti necessario confessare che l'Apostolo non ha parlato del peccato della " traduce " manichea in tutti i passi precedenti, quando nel menzionare la grazia ha indicato che molti peccati sono assolti da essa. AG. Sei tu ad aiutare i manichei, ai quali di spazio per tirare fuori un'altra natura cattiva, negando che la causa della miseria dei bambini sia nel male originale. La quale miseria certamente non l'avrebbero nel paradiso, se nascessero durante la permanenza in esso della rettitudine e della beatitudine della natura umana. Il peccato unico fu dello stesso genere degli altri peccati. 111. GIUL. Al genere infatti di questi peccati, dei quali tutti ricorda la molteplicit e la remissione per mezzo della grazia, ha mostrato di fare appartenere anche quel peccato unico di cui ha parlato precedentemente. Ora, tu sei d'accordo nell'identificare le molteplicit di questi peccati con la molteplicit dei peccati che si commettono da ciascun uomo con atti di propria volont. Anche dunque quell'unico peccato del medesimo genere. AG. Insieme con quell'unico peccato di Adamo dico che fanno moltitudine gli altri peccati, non per esclusione del peccato di Adamo. Ma anche quell'unico peccato di Adamo pu dirsi giustamente del medesimo genere degli altri peccati, se riferito alla sua origine, perch anch'esso proman dalla volont del primo uomo, quando il peccato di lui entr nel mondo e attravers tutti gli uomini. Il Cristo ha giovato pi di quanto abbia nociuto Adamo. 112. GIUL. Cos da intendere quell'unico peccato attratto da ciascuno per iniziativa della propria volont, e cos da accusare non gi la fecondit dei semi, ma la pravit dei desideri. Del resto, se avesse voluto far intendere quell'unico peccato originale,

certamente in seguito non avrebbe detto molti i peccati che egli attesta rimessi mediante la grazia. AG. Per quale ragione non l'avrebbe detto se non perch vogliono cos i pelagiani? Ma non lo vuole la verit, dalla quale redarguita la novit pelagiana e vinta la vanit pelagiana. I molti delitti infatti dai quali la grazia giustifica sono molti insieme a quell'unico peccato, da cui parte il giudizio di condanna, anche se non si aggiungono altri peccati. Cos dunque pot Adamo seminare un solo peccato nei generati e il Cristo invece rimetterne molti ai rigenerati, poich si dimostra che il Cristo ha giovato pi di quanto abbia nociuto Adamo. Attento il lettore alle conclusioni. 113. GIUL. E sebbene alla difesa della verit sopravanzino le argomentazioni gi fatte, tuttavia ammonisco il lettore ad essere attento alle conclusioni che tiriamo. Apparir, infatti, inconfutabilmente che in questi passi l'apostolo Paolo non ha discusso affatto della natura, ma della condotta dei mortali; cio opponendo tra loro diametralmente la forza della grazia del Cristo e la forza del primo peccato, mettendo a confronto gli effetti delle due forze, si industriato di dimostrare che il mistero del Cristo ha giovato pi di quanto abbia nociuto il peccato del primo uomo. Ora, abbiamo insegnato che ci non si pu sostenere nel senso della " traduce ". Come dunque i molti elementi che ha enumerati, cos dunque ha voluto che in modo speciale spettasse a lode della grazia l'osservazione in cui dice: Il giudizio di condanna parte da uno solo, la grazia della giustificazione invece da molte cadute 151. La quale osservazione il sostenitore del male naturale la spiega in questo modo: In tanto " da uno solo il giudizio di condanna " in quanto quell'unico peccato che si contrae per generazione basta da solo a condurre alla condanna, come vi conduce i bambini che nascono da Adamo se non rinascono nel Cristo, bench non ci siano altri peccati. " La grazia della giustificazione invece da molte cadute ", perch la grazia non rimette solamente quell'unico peccato che si trae originalmente, ma anche tutti gli altri che da ciascun uomo si aggiungono per iniziativa di volont propria 152. Ecco, hai confessato, bench con empiet manichea, che esiste, s, il peccato naturale, ma tuttavia uno solo, per il quale dici che devono essere condannati i nascenti.

AG. Colui che disse: Noi nasciamo tutti sotto il peccato 153, non era manicheo. Ma rispondi che cosa siate voi che tante immagini di Dio, senza merito di nessun peccato, le separate dal regno di Dio, negate che siano condannate dal giudizio di Dio e inventate due felicit eterne: una che sia dentro il regno di Dio e un'altra che sia fuori dal regno di Dio. Dite, vi prego: In quella felicit che fuori dal regno di Dio ci sar un re o non ci sar un re? Se non ci sar nessun re, sar certamente pi libera senza nessun re quella felicit. Se invece ci sar un re a regnare in essa chi sar re delle immagini di Dio se non un dio? Ora, se sar un dio, voi introducete un secondo dio, e date del manicheo a me? Che se a regnare come re in quella felicit sar lo stesso Dio di cui sono immagini quelle immagini, anche le stesse immagini di Dio saranno felici nel regno del loro vero Dio. E allora dove va a finire il testo: Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non pu entrare nel regno di Dio 154? Oppure una buona volta confessate voi finalmente che fuori dal regno di Dio saranno infelici i bambini non rinati. Dite dunque il merito di questa loro infelicit, voi che verbosi e litigiosi negate il peccato originale. Prova tu che il battesimo rimette anche ai bambini molti peccati. 114. GIUL. Prova dunque che nei bambini si compie quanto l'Apostolo ascrive alla grazia del Cristo: cio che essa opera la giustificazione da molti peccati, ossia elargisce la giustizia rimettendo molti peccati in una sola volta. Dunque o insegna che i bambini si caricano di molti peccati perch ti sia possibile convincere che anche per loro vale la lode fatta dall'Apostolo alla munificenza del Cristo, sicch risultino i bambini liberati da molti peccati, o confessa che Paolo non ha discusso per nulla sui bambini, per nulla sulla natura umana in quei passi, quando ha attestato che dalla liberalit della grazia sono rimessi i peccati che, anche per tuo consenso, non possono trovarsi nei nascenti. AG. Che questo di cui parli? Che quello che la tua vanit loquacissima ti fa rintronare nelle orecchie perch non vi entri la verit manifestissima? Senza dubbio, Ges che salva il suo popolo da una moltitudine di peccati, non tralascia di rimettere anche i singoli peccati originali dei bambini, perch nella medesima moltitudine ci sono anche gli stessi peccati originali.

Agli adulti sono perdonati dal battesimo molti peccati, ai bambini uno solo. 115. GIUL. La grazia della giustificazione, dice l'Apostolo, da molte cadute 155. Tu dici che i bambini non vanno soggetti a pi di un solo peccato. Vedi dunque che nella loro persona la lode della grazia zoppica, perch non trova i molti peccati per la cui remissione meriti di essere lodata. Perci il detto dell'apostolo Paolo: La grazia della giustificazione da molte cadute 156 si tradisce falsissimo nel caso dei bambini. Dove tenterai dunque di saltare fuori di qui? Senza dubbio stai per dire - manifest infatti il tuo pensiero il precedente tuo discorrere su questo argomento - che l'affermazione dell'Apostolo: La grazia della giustificazione da molte cadute 157, si avvera negli uomini di et perfetta che appariscono carichi di molti peccati per iniziativa della loro propria volont, mentre nei bambini la giustificazione non si compie da molti delitti, ma da uno solo. AG. Non ti ci voleva una grande intelligenza per capire che da questa giustificazione, che il Salvatore conferisce ai suoi con la remissione di molti peccati, siete voi piuttosto a sottrarre i bambini, ai quali sostenete che non pu essere rimesso nessun peccato; non siamo noi invece che, quando diciamo condannati tutti gli uomini a causa del peccato di uno solo, non eccettuiamo nessuna et, perch anche i maggiorenni hanno questo peccato, e ugualmente quando diciamo che la grazia giustifica da molti peccati, non eccettuiamo nondimeno nessuna et, poich colui che rimette molti peccati - con il nome di molti si intendono senza dubbio tutti -, certamente non ne omette nessuno, ossia n i molti dei peggiori peccatori, n i meno numerosi di alcuni uomini, n il singolo peccato dei bambini. Per vedere questo non vi ci voleva dunque una grande intelligenza, se l'invidia non vi facesse negare ai bambini il Cristo come medico e rifiutare assolutamente che egli sia Ges per essi con orrenda empiet, con strana cecit, con blasfema loquacit. Che cosa poi pi stolto di volere che la grazia del Cristo spetti solamente a coloro che hanno molti peccati? Con simile ragionamento appunto o piuttosto con simile accecamento dell'intelligenza voi sottraete a questa grazia non soltanto i bambini, che stimate non contrarre dall'origine nessun reato, ma tutti assolutamente quelli che non hanno molti peccati, dal momento che l'affermazione dell'Apostolo: La grazia della giustificazione invece da molte cadute 158, giudicate doversi intendere nel senso che a tale grazia non partecipi se non il peccatore a cui la grazia rimette molti peccati. Perci poich un

bambino non ha secondo voi nessun peccato, certamente quando sar cresciuto e avr gi cominciato a peccare, se commetter non dico pochi peccati ma forse uno soltanto ancora e verr al battesimo del Cristo, egli non parteciper in nessun modo a questa grazia, perch non giustificato da molti peccati ma da uno solo. Penso che la sordit del cuore non prevalga in voi fino a tal punto che non vi faccia arrossire questa cos grande assurdit. Ebbene, se partecipa a questa grazia anche il peccatore che riceve la remissione di un solo peccato, vuol dire che l'Apostolo con le parole: La grazia della giustificazione invece da molte cadute, ha voluto far intendere i peccati di tutto il popolo che giustificato per mezzo della grazia, avendo in esso alcuni molti peccati, altri meno, altri anche un singolo peccato: tutti insieme i peccati sono certamente molti. La grazia si conferisce ugualmente a tutti. 116. GIUL. Ma con tale spiegazione, in virt della quale non riuscirai n a pervertire il senso dell'Apostolo n a scansarlo, hai tuttavia perduto non solo il tuo prestigio, ma anche lo spauracchio di quel livore che infiammavi contro di noi. Andavi appunto gridando che abbiamo mancato gravemente contro la fede, noi che diciamo che la grazia del Cristo si deve senz'altro amministrare uniformemente, n si devono cambiare le parole e le istituzioni; ma essa conferisce ugualmente a quanti riempie di s i doni dell'adozione, della santificazione, della promozione; essa per non trova in reati univoci tutti quelli che vi accedono, ma coloro che hanno peccato con la propria volont, senza la cui opera non ci pu essere nessun peccato, li libera dal reato e da cattivi li fa buoni; gli innocenti invece, felici della loro prima et inoffuscata, non li accusa per nessuna opera di volont cattiva, di cui sa che non c' stata esperienza presso di loro. AG. O singolare demenza! E' disputare questo o vaneggiare? Nella miseria attestano piangendo di essere nati i bambini, ai quali tu non vuoi far avere nel Cristo il loro Ges, e li dici felici, e tuttavia non li ammetti nel suo regno. Dal quale regno, se tu lo amassi con carit cristiana, giudicheresti una grande miseria esserne esclusi. Si toglie autorit alla grazia.

117. GIUL. Ma da buoni li fa migliori. E tutti quelli che accoglie li innalza certamente fino all'unico colle della santificazione, ma non li trova tutti nella medesima palude dei vizi, bens alcuni li trova in stato d'innocenza, altri in desideri malvagi. Perch dunque noi diciamo questo che garantito dalla sanit della fede, dal presidio della ragione, dalla piet dell'intelligenza, perch diciamo questo che rende alla grazia del Cristo la giusta lode, n attribuisce a Dio nessun reato, tu dici che traballa l'autorit del sacramento e con acume pi ottuso di ogni pestello asserisci che si toglie autorit alla grazia, se non le si ascrive l'odiosa colpa della calunnia, se non perverte le regole della giustizia, se non addossa a coloro che sono privi di consapevolezza il crimine della coscienza altrui; e da ultimo tu dici che la grazia non ha nessuna efficacia, se si insegna che essa non opera in tutti uniformemente. AG. Perch hai creduto di dover paragonare ad un pestello non il mio acume, ma l'acume di tutti i controversisti cattolici, insieme ai quali ritengo non abbattuto ci che voi tentate invano di abbattere? O forse hai cominciato a sentire che vi stritola nella vostra fragilit? E tuttavia tu, con l'apparenza di difendere la giustizia di Dio, tenti di rovesciare il modo di sentire di tutta la Chiesa del Cristo sulla condanna dei bambini non rigenerati, non sei mai disposto a dire perch mai sia giusto, se non contraggono il peccato originale, il grave giogo che grava su loro. Non ti accorgi che siete voi invece a pervertire le regole della giustizia e proprio nel caso dell'onnipotente Dio, dal quale o sotto il quale fate irrogare questa pena senza alcun merito a innumerevoli migliaia di uomini di ogni ordine, ossia di immagini di Dio, dal giorno in cui escono dal grembo delle loro madri. Infine non sarai mai pronto a dire perch sia giusto che i bambini, morti senza battesimo per nessuna loro colpa e ordinariamente per nessuna colpa nemmeno dei loro cari, siano separati dai loro genitori e dai loro parenti cristiani e non siano ammessi nel regno di Dio, n siano contati tra i vasi fatti per uso nobile, come gli altri bambini battezzati, ma tra i vasi fatti per uso volgare - perch non esiste un terzo genere di vasi - senza meriti cattivi. Dispiace infatti alla vostra sapienza eretica ci che crede la fede cattolica: dopo che tutti a causa di uno solo hanno imboccato la strada della condanna, in alcuni si compie la misericordia della grazia, in altri rimane il giudizio della verit per le inscrutabili vie del Signore, che sono tutte misericordia e verit 159. Svanito sei tu.

118. GIUL. Tutto ci dunque che ti serviva ad adescare gli animi sordidi di stoltezza manifestamente svanito con questa tua spiegazione. Ag. Svanito sei ma tu, che non vuoi vedere o confessare che la remissione dei peccati appartiene anche a coloro che hanno un peccato soltanto. Nella quale grazia medicinale non rientrano i bambini, se non hanno nessun peccato. Voi li radiate empiamente dalla vita, perch negate ad essi il Salvatore. La grazia diversa secondo le diversit dei soggetti. 119. GIUL. Poich infatti l'Apostolo dichiara: La grazia della giustificazione invece da molte cadute 160, e tu dici che questo non si pu certo applicare ai bambini e che poi negli altri che sono di et perfetta si avvera soltanto perch a quell'unico peccato hanno aggiunto con atti volontari anche altri peccati, confessi senza dubbio che l'operazione della grazia diversa secondo la diversit di coloro che vi accedono. In coloro che usano appunto della iniziativa della propria volont, si offre alla grazia materia per gloriarsi, perch tira fuori da molti crimini alla giustificazione quelli che adotta; nei bambini invece, secondo te, la grazia, pi digiuna, pi angusta, pi esile, n con grande efficacia, n con idonea medicina, n con onest capace di salvare, n con sicurezza di pudore, si ripromette di cancellare quell'unico peccato, che non avrebbe dovuto nemmeno imputare, e da quell'unico peccato tenta di trasferire i bambini che libera alla giustificazione. Ag. Gi risposto. Dici molte volte le medesime menzogne, perch non trovi altro da dire. Quando dite che nessun peccato si deve imputare ai bambini, fate ingiusto Dio che ha imposto a loro un grave giogo dal giorno della loro nascita dal grembo materno 161. Tacesse pure la Scrittura, chi cos cieco di mente da non vedere che la miseria del genere umano comincia dai pianti dei bambini? Fate ingiusta anche la legge di Dio, che condanna l'anima di un infante non circonciso all'ottavo giorno 162. Vano altres giudicate il precetto che comanda di offrire un sacrificio per il peccato alla nascita di un bambino 163. Ora, se questo reato dell'origine lo denunzia la Scrittura santa e si denunzia da se stesso, anche questo peccato tra quei molti peccati dai quali giustifica la grazia che pure i bambini beatifica da questa miseria. E ci non avviene in questo secolo, che tutto intero Dio ha voluto penale per gli uomini

da quando mise i primi uomini fuori dalla felicit del paradiso, ma nel futuro secolo eterno da dove adesso il Cristo dona alle sue membra il pegno del santo Spirito 164. Gli effetti della grazia possono essere diversi. 120. GIUL. Hai confessato dunque che la grazia in un modo opera nei grandi e in un altro modo opera nei piccoli. N spazio alcuno puoi credere lasciato alla tua risposta, se tiri la conclusione che c', s, una grande distanza, ma nella remissione dei peccati; sebbene trovi un peccato solo, trova tuttavia un peccato da rimettere. Ma non fai un passo avanti con questa argomentazione, perch non ha importanza quale sia la specie dei diversi effetti che attribuisci all'unica grazia, comunque confessando che possono essere diversi. AG. Altro dire diversi gli effetti della grazia, perch anche la Scrittura santa dice multiforme la grazia di Dio 165, e altro negare la grazia della remissione dei peccati ai bambini e sostenere che essi, se non si sottraggono alla potest delle tenebre, sono esorcizzati e insufflati in modo menzognero nella Chiesa della verit, con grande ingiuria del Creatore, se non hanno bisogno dell'aiuto del Salvatore per essere sottratti alla potest dell'impostore. Nei bambini la grazia non ha il prestigio che le attribuisce Paolo. 121. GIUL. Io infatti mi contento che tu sia stato sospinto a concedermi che non a tutte le et possa in egual modo convenire ci che l'Apostolo ha insegnato della liberalit della grazia. Se qualche argomento hai portato per confermare che anche nella prima et dei neonati si eseguisce una remissione, tuttavia non hai negato che non si compia nei bambini ci per cui l'Apostolo ha dichiarato lodevole la grazia del Cristo. Infatti anteponendo in seguito la medicina del mistero al peccato del primo uomo, nel quale insegnava la presenza di una " forma " per i discendenti, l'Apostolo scrive: Il giudizio di condanna parte da un solo delitto, la grazia della giustificazione invece da molte cadute 166. L'effetto dunque che gli ha fatto preferire la grazia, ossia l'effetto della giustificazione da molti peccati, neppure secondo te risulta nei bambini e, sebbene con riluttanza, tu sei stato indotto a confessare che la grazia non si trova in modo eguale nelle et diverse.

AGO. Gi risposto. Tu parli a vanvera. E' gloriosa la grazia di Dio anche quando rimette a ciascuno il suo unico peccato, perch anche questi peccati unici appartengono a quella moltitudine di peccati dalla quale giustifica gli uomini colui che salva il suo popolo dai suoi peccati 167. Al quale popolo non appartenete meritatissimamente voi, perch a quel popolo non volete che appartengano i bambini. Tenta di dimostrare il peccato naturale. 122. GIUL. Dalla quale tua ammissione apparso che non esistita nessuna necessit di muovere calunnia alla natura umana per questa sola ragione di non attribuire alla grazia specialmente del battesimo effetti diversi secondo le et. Tolta questa fantasiosa persuasione, se hai un po' di energia, se un po' d'ingegno, se un po' di virt, tenta di dimostrare il peccato naturale, che vedi distrutto dalla ragione, dall'autorit, dalla equit. Da quale istinto sei stato ingannato a chiamare opera e pianta del diavolo la mescolanza dei corpi, istituita da Dio, e la volutt dei sessi, conciliatrice della stessa mescolanza, che, vigendo tanto negli uomini quanto negli animali, indica suo autore lo stesso Dio che indica creatore dei corpi? AG. Arrossisci: tu sei quel famoso cantore della libidine. Arrossisci, ti dico. La libidine, che a te piace tanto e contro la quale necessariamente combatte chi non vuole commettere peccato consentendo alle sue sollecitazioni, non esisteva nel paradiso prima del peccato. Ivi dunque o non si sentiva minimamente o non precedeva la volont razionale n la eccedeva. Diversa attualmente: lo sente in se stesso ogni uomo, e tu sei uomo. Reprimi la voglia di opporti e riconosci il vizio donde si trae il peccato originale. Questo vizio le nozze lo hanno trovato e non l'hanno introdotto negli uomini propagati da esse. Di questo vizio le nozze fanno uso per necessit, fanno buon uso con la castit, e perci non sono in nessun modo colpevoli. Questo vizio non un male nelle bestie, perch in esse la carne non ha desideri contrari allo spirito 168. Questo vizio negli uomini un male, che dev'essere sanato dalla bont divina e non lodato dalla vanit umana. I semi sono buoni per natura, ma i semi viziati propagano i vizi.

123. GIUL. Ma quale ragione ti ha indotto a ferire prima l'innocenza con un crimine altrui e a tentare poi di mescolare con i semi la vicenda dei desideri? AG. Tu fai sempre i medesimi discorsi con le medesime parole, ma sono senza dubbio vane le tue parole. Per natura buoni sono i semi, ma anche i semi si viziano e da semi viziati si propagano anche i vizi. Almeno lo stato dei corpi te lo insegni, molti dei quali, sebbene il loro creatore sia sommamente buono e immune da vizi, tuttavia nascono viziosi. E certamente se nessuno avesse peccato, nel paradiso non nascerebbero simili corpi. Sei tu calunniatore e cieco. 124. GIUL. La ragione di togliere al battesimo la verit della sua propria operazione? La ragione di ascrivere un crimine di patente iniquit a Dio, che tutto equit e non potrebbe essere Dio senza la giustizia? AG. Questo lo fate piuttosto voi: perch se i bambini sono gravati da un pesante giogo senza il merito di nessun peccato, iniquo Dio. Ma siccome egli non iniquo, sei tu calunniatore e cieco. Sarebbe ingiusto Dio, se nei bambini non punisse un peccato. 125. GIUL. Tanto patente dir, che questa specie d'ingiustizia, che tu mentitamente applichi ai suoi giudizi, egli stesso l'ha condannata con l'autorit della sua legge. AG. Nella sua legge scritto che sia radiata dal suo popolo l'anima del bambino non circonciso all'ottavo giorno 169. Per quale merito? Dillo, se puoi. Ma non lo puoi in nessun modo. E tuttavia non taci negando l'esistenza del peccato originale. Che necessit di tante tue bestemmie? 126. GIUL. Che necessit ci fu dunque di tante bestemmie, se necessaria non fu nemmeno la bestemmia a cui ti tenevi abbracciato? La quale non aveva certamente nessun valore e tuttavia sembrava quasi una tavola a cui aggrapparsi in un cos disastroso naufragio, e l'hai mollata, bench tardi, a muscoli stracciati. Perch infatti il discorso si chiarisca a forza di ripeterlo:

la ragione per cui ti si credeva un manicheo che le persone pi ignoranti dovevano tollerare, era il timore che l'efficacia della grazia del Cristo non sembrasse una sola in tutti. A questa conclusione tu sei arrivato adesso senza nostra costrizione, con gli sviluppi del tuo commento, dicendo che la sentenza dell'Apostolo: La grazia della giustificazione da molte cadute 170 pu, certo, essere vera per gli adulti, ma non pu essere vera per i bambini, ed invece nei bambini la grazia qualcosa di pi limitato, di pi debole, di pi povero. Il che, sebbene tu non lo pensi, tuttavia lo confessi come detto dall'Apostolo. AG. Si rilegga la risposta che ti stata data 171, per capire che tu non dici nulla e che tuttavia non sei capace di tacere, o uomo linguacciuto. La grazia giustifica da molti delitti, perch Ges salva il suo popolo dai suoi peccati. Nella medesima moltitudine dei peccati egli trova anche i peccati singoli dei bambini, come troverebbe nella medesima moltitudine, se non esistesse il peccato originale, anche i peccati singoli degli adulti che cominciassero appena a peccare. Ai quali, venendo al battesimo del Cristo, non si potrebbe davvero dire: Non potete essere battezzati subito, perch non avete ancora molti peccati; la grazia infatti giustifica da molti peccati. Risponderebbero appunto giustissimamente: Nella moltitudine dei delitti dai quali giustifica la grazia ci sono anche i singoli nostri delitti, e in questa moltitudine alcuni ne hanno parecchi, alcuni meno. I quali delitti con i nostri singoli fanno tutti insieme molti delitti. Adozione divina e remissione del peccato. 127. GIUL. Dunque anche secondo te l'effetto della grazia nell'adozione uguale per tutte le et; al contrario nella remissione dei peccati non c' per tutti la stessa misura. Ma finora mi sono comportato troppo parcamente e pazientemente. AG. Se parli cos tanto parlando parcamente da incalzare un solo libro mio, e neppure intero, con otto libri tuoi, troppo profusa e ridondante la tua parsimonia. Ma se finora ti sei comportato parcamente, perch gridando contro la verit in tanto tuo discorrere non sei stato parco nei riguardi della tua anima? Prima et ed et adulta.

128. GIUL. Cio mi sono contentato di provare con la precedente discussione che anche tu, mentre proprio su questo punto suscitavi la pi grande sollevazione contro di noi, dici che non risulta uniforme in tutti il modo della remissione dei peccati, cos che, anche ammesso che tu potessi persuadere dell'esistenza di quest'unico peccato naturale, apparirebbe tuttavia necessario dire che la condizione di quanti accedono alla grazia non sempre uguale e che l'affermazione dell'Apostolo: La grazia della giustificazione da molte cadute 172 vera solamente per l'et adulta e non anche invece nella prima et. AG. Secondo le tue ciance non si avvera nemmeno nell'et adulta, perch molti adulti hanno peccati singoli - pur non avendo secondo voi i peccati originali - e ad essi capita di venire al battesimo quando hanno appena cominciato a peccare. Alcuni hanno pochissimi peccati e comunque non molti peccati. Costoro dunque non parteciperanno a questa grazia del Cristo, perch essa giustifica da molti peccati che essi non hanno. Chi segue questo modo di sapere ineffabilmente insipiente. Riconosci che il Cristo giustifica da molti delitti e salva il suo popolo e intendendo che nella medesima moltitudine si possono computare i delitti di chiunque, siano pochi o siano singoli, non voler sottrarre la sorte dei bambini dalla sorte di questo popolo. Credi necessario anche a loro Ges, il quale non si chiama Ges se non perch salva dai suoi peccati il suo popolo 173, dove sono compresi certamente anche i bambini. La grazia sorpassa i delitti. 129. GIUL. Ma ora asserisco conseguentemente che l'Apostolo non ebbe nessun sospetto della " traduce " manichea: egli indica appunto che equivarrebbe a mancare gravemente di rispetto verso i misteri se questi si equiparassero in tutto e per tutto ai peccati, se cio la grazia non giovasse pi efficacemente di quanto abbia nociuto la " forma " della colpa. Dunque la massima dignit della fede cristiana il Maestro delle Genti la colloca nel fatto, da lui affermato, che la grazia sorpassa i delitti. Perci ebbe cura di preferire ai morbi antichi l'effetto della medicina. Ag. E' questa medicina che voi negate ai bambini, sostenendo con falsa e dannosa difesa la loro immunit dal peccato. Ma il loro Dio, che con la bocca dei bimbi e dei lattanti attesta la lode della sua

medicina, certamente riduce al silenzio anche voi che prestate ai bambini una difesa ostile, perch egli riduce al silenzio nemici e difensori. L'unico titolo della dignit della grazia battesimale. 130. GIUL. Questa stata per l'Apostolo la ragione di lodare la dignit della grazia, che le convenisse in tutto la sua dichiarazione: Il giudizio di condanna da uno solo, la grazia della giustificazione invece da molte cadute 174. Per quale licenza tu dunque defrauderai la grazia del Cristo di tale lode che l'Apostolo ha voluto tributarle, cos da gettare via l'unico titolo di dignit dal quale il Vaso di elezione ha voluto far riconoscere l'onore della grazia? AG. Questa grazia non giunge ai bambini, se essi, secondo voi, non sono legati da nessun delitto. Ma poich sono legati, certamente la grazia che giustifica la moltitudine dei suoi fedeli da molti delitti giunge a sanare anche l'unico delitto dei bambini, per ridurre al silenzio con la bocca dei bimbi la bocca dei nemici e dei difensori che li ingannano. Nei bambini la nullit dei peccati non meno vera della loro molteplicit. 131. GIUL. Egli disse: La grazia della giustificazione da molte cadute 175. Egli antepose l'abbondanza della medicina alla efficienza del peccato. Il quale senso concorda con il dogma dei cattolici, che intendono fatta la remissione dei peccati nelle persone dove possono trovarsi molte colpe, commesse evidentemente con atti di volont propria. In coloro invece nei quali non ci sono questi atti di volont propria, ossia nei bambini, non meno vera la nullit che la molteplicit dei peccati. AG. Nessuna medicina dunque del Salvatore spetta ai bambini e il Cristo non Ges per loro: e tu che dici questo osi chiamarti cristiano! Inoltre se, come dici in termini definitivi, la remissione dei peccati avviene nelle persone dove se ne possono trovare molti, poich interpreti in questo senso le parole dell'Apostolo: La grazia della giustificazione da molte cadute, non partecipano alla remissione dei peccati coloro che non hanno secondo voi il peccato originale e accedono al lavacro della rigenerazione con un singolo peccato o con pochi peccati? Guardate a quello che dite! E non vi vergognate? Non vi spaventate? Non vi chetate? Se poi le persone

che stanno cominciando a peccare e non hanno ancora molti peccati ricevono ugualmente la grazia che giustifica da molte cadute, perch non volete computare nelle medesime molte cadute anche le singole cadute dei peccatori di ogni genere, se non per escludere empiamente dalla remissione i bambini, con la conseguenza che incomba su di voi la rovina di una cos pessima perfidia da dire che dalla remissione dei peccati sono escluse anche le persone grandi che cominciano appena a peccare e non hanno ancora molti peccati, ma singoli peccati o pochi peccati? Paolo ha rafforzato la nostra opinione. 132. GIUL. L'Apostolo dunque dove antepose la grazia al peccato, rese pi valido il nostro dogma. AG. Rovesci piuttosto il vostro dogma, perch la grazia che antepose al peccato giustifica da molte colpe e perci, spettando ai piccoli insieme ai grandi, colui che rimette tutti i peccati di tutti i suoi, cio dei piccoli e dei grandi, non tralascia neppure uno dei piccoli. Molti delitti non li hanno i bambini. 133. GIUL. Tira fuori adesso l'Apostolo dove abbia equiparato la grazia al peccato: se la tua fede non capisce che i rimedi sono stati preferiti alle ferite, capisca almeno che non sono stati ridotti ad una piccolezza cos da non eccedere il confronto. Che se tu lo trovassi scritto in qualche parte, risulter tuttavia che Paolo aborrisce da questa sentenza. E perch il senso dell'Apostolo splenda tutto in sintesi, egli dice: La grazia della giustificazione da molte cadute 176. Ma molti delitti non li hanno, nemmeno secondo te, i bambini, i quali secondo l'Apostolo non hanno nessun delitto. AG. Molti delitti non li hanno, anche secondo te, coloro che hanno iniziato a peccare una prima volta, e tuttavia non puoi negare che essi quando vengono al battesimo partecipino di questa grazia che giustifica da molte cadute. Le molte cadute sono dunque quelle di tutto il popolo, dove sono compresi anche i bambini. Nel quale popolo della citt di Dio, quando vi arriva la grazia giustificante da molti delitti, essa vi trova e i molti delitti di alcuni e i pochi delitti di altri e i singoli delitti dei bambini; tutti insieme fanno certamente molti delitti e con la loro moltitudine rintuzzano le parole tue, molte e vane. Se al contrario i bambini non hanno secondo l'Apostolo,

come credi tu, nessun peccato, per quale ragione dunque secondo l'Apostolo sono morti? Poich anche secondo te il Cristo morto pure per loro: infatti uno morto per tutti, quindi tutti sono morti, ed egli morto per tutti 177. O Giuliano, questo non l'ha detto Agostino, ma l'Apostolo, anzi per mezzo del suo Apostolo l'ha detto lo stesso Cristo. Reprimiti da un parlare vano. Cedi a Dio. L'Apostolo non ha discusso qui dei bambini. 134. GIUL. Consta quindi che il Maestro delle Genti non ha discusso qui dei nascenti, ma di coloro che hanno gi l'uso del movimento della propria volont. AG. Digerisci l'indigestione della contestazione, svgliati e arriva a capire il delitto e di uno solo ed unico, del quale si dice: Se per la caduta di uno solo molti morirono 178; questi molti sono appunto gli stessi tutti dei quali altrove dice: Come tutti muoiono in Adamo 179, e troverai tra loro anche i bambini, perch per essi pure morto il Cristo, come tu riconosci. Dopo infatti avere detto che uno morto per tutti, l'Apostolo ne mostra immediatamente la conseguenza necessaria dicendo: Tutti dunque sono morti e per tutti morto 180. In che senso tutti condannati e tutti salvati? 135. GIUL. Ora per ci che l'Apostolo aggiunge: Come per la caduta di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna, cos pure per la giustizia di uno solo si riversa su tutti la giustificazione 181, porta a noi tanto aiuto quanto fragore muove contro il tuo dogma. Ponendo appunto in parti contrapposte la parola tutti senza che ci possa essere nessun legame tra loro, ci rimanda all'uso delle Scritture, perch capiamo che si suol dire tutti al posto di " molti ". E gi a prima vista c' nella parola tutti una grossa impropriet: come fanno infatti ad andare tutti alla giustificazione, se vanno tutti alla dannazione? O come fanno ad andare tutti alla pena, se tutti sono rapiti alla gloria? L'universalit di una parte elimina l'altra parte. AG. Dunque anche dove si dice: In lui peccarono tutti 182, sono da intendersi molti e non tutti? Se cos, sei costretto a dire che non hanno peccato per imitazione di quell'unico uomo tutti i peccatori, ma molti. Che se dirai che non hanno peccato tutti ma molti imitando Adamo, per la ragione che a peccare sono stati molti e non tutti, volendo intendere i bambini in coloro che non hanno

peccato, ti si risponder che non sono nemmeno morti i bambini in Adamo e quindi non morto per loro il Cristo, perch egli morto solamente per i morti, come grida l'Apostolo. In questo modo e andrai contro te stesso ed escluderai completamente dalla grazia del Cristo i bambini, per i quali dirai che il Cristo non morto. Conseguentemente negherai pure che essi si debbono battezzare nel Cristo. Infatti quanti siamo stati battezzati nel Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte 183; ma sono battezzati nella morte del Cristo quelli per i quali morto il Cristo. In nessun modo quindi escluderai i bambini dal peccato originale senza escluderli ugualmente dalla grazia del battesimo del Cristo. Nel giudicare poi contrarie tra loro le due verit, che tutti vanno alla dannazione per causa di Adamo e tutti ugualmente alla giustificazione per mezzo del Cristo, sbagli in modo assoluto. Nessuno infatti se non per causa di Adamo condotto alla condanna, dalla quale gli uomini sono liberati per mezzo del lavacro della rigenerazione, e nessuno liberato da questa condanna se non per mezzo del Cristo. La ragione dunque per cui si dicono tutti da una parte e tutti dall'altra parte che nessuno va alla condanna se non per causa del primo e nessuno va alla vita della rigenerazione se non per mezzo del secondo. Quindi l'universalit di una parte non elimina l'altra parte, perch di questi stessi che muoiono universalmente in Adamo il Cristo vivifica quelli che vuole. Pertanto non ti sembreranno contrarie tra loro le due verit, se tu non sei contrario a te stesso. Nessuno liberato se non da Ges. 136. GIUL. Ma che tu ti avveda anche qui quanto noi siamo difesi dall'Apostolo: dalla posizione di Ges che medica cerca d'intendere la posizione di Adamo che ferisce. Se il Cristo ha salvato tutti, bisogna supporre che anche Adamo abbia nociuto a tutti. AG. Ma mai vero che in tanto non vadano tutti alla condanna a causa di Adamo perch il Cristo libera da tale condanna quelli che vuole? Del quale Cristo in tanto si dice che libera anche lui tutti, perch nessuno liberato se non da lui, alla stessa maniera in cui si dice di lui che illumina ogni uomo 184, perch nessuno illumina l'uomo al di fuori di lui stesso. Adamo trasmette il peccato generando.

137. GIUL. Se il Cristo ha cambiato le funzioni dei genitali, si creda che Adamo li abbia pervertiti. Se il Cristo ha corretto qualcosa nei sensi della carne, alla colpa di Adamo si attribuisca di averli corrotti. Se il Cristo ha incamminato la medicina sulla via della propaggine, si dica che Adamo ha trasmesso il delitto per la via della generazione. AG. A queste insinuazioni si gi risposto, ma ascolta brevemente anche questa volta. Se tu fossi cristiano cattolico, ti apparirebbe e Adamo che trasmette il delitto generando e il Cristo che rimette il delitto rigenerando. Ma Adamo genera carnalmente, il Cristo rigenera spiritualmente. Non volere dunque cercare la propaggine della carne nell'uno e nell'altro. Che la propaggine della carne non abbia luogo nella rigenerazione spirituale un fatto a cui tu attendi se non contendi. Ma contro l'infermit della carne la grazia del Cristo ha impostato per ora la battaglia e dopo ne far la perfetta guarigione. Della quale guarigione futura e perpetua ci ha dato presentemente in pegno lo Spirito Santo 185, che riversa nei nostri cuori la carit 186, perch non ci vinca l'infermit della carne, lasciata provvisoriamente a sopravvivere per la nostra esercitazione. Fu macchiata la volont, non la nativit. 138. GIUL. Se al contrario, rimanendo tutti questi elementi nell'ordine che ricevono dalla natura, la volont senza costrizioni allettata alla fede con esortazioni, con segni, con esempi, con promesse o di premi o di pene, e se la volont risanata per mezzo di istituzioni, di misteri, di doni, non oppressa, ma aspettata, ma libera, ma provocata, apparisce, anche se tutto il mondo vi si oppone o ruggendo o infuriando, che ad essere macchiata per imitazione del peccato stata la volont e non la nativit di ciascuno. AG. Dovunque ti giri, non escluderai dai bambini il peccato originale, se non negando che essi siano morti. Se neghi che siano morti, negherai insieme che il Cristo sia morto per loro. Se poi, per non negare che il Cristo sia morto per loro, confesserai che i bambini sono morti, certamente non negherai che siano morti in Adamo. Oppure se non in Adamo, dove? Dillo.

Dio pu soccorrere chi non merita, non pu punire chi senza colpa. 139. GIUL. Riconosco d'essere stato eccessivamente mite. Sebbene infatti s'insegnasse che il Cristo, dal tempo della sua venuta, e ha sbarrato a tutti gli uomini la via della morte e ha donato ad essi la vita perpetua, cosicch dal giorno in cui il Verbo si fece carne 187, nessuno pi assolutamente o cadesse in peccato o temesse la pena per il peccato, questo tuttavia non era in contrasto con il trattamento fatto da Dio al primo peccato, trattamento che apparisce di una estrema liberalit, poich soccorrere coloro che non lo meritano Dio lo pu e lo suole fare con lode della sua clemenza; punire invece coloro che non peccano non lo pu fare senza il sovvertimento della giustizia. AG. Poich dunque i bambini sono stati puniti con un giogo pesante fino dal giorno della loro nascita dal grembo materno, riconosci la giustizia del giudice e confessa il peccato originale. Punire infatti coloro che non hanno il merito di nessun peccato, come lo ammetti anche tu stesso, non lo pu fare Dio senza il sovvertimento della giustizia. Distanza tra il secolo presente e il secolo futuro. 140. GIUL. Attendi dunque al risultato di tutta la nostra discussione. Se la grazia del Cristo e la colpa di Adamo si dovessero giudicare equivalenti in effetti contrapposti, cos da essere pari anche nel numero delle operazioni, pur operando in contrasto tra loro nel genere delle operazioni, si sarebbe dovuto insegnare che a quanti ha nociuto la colpa ad altrettanti ha giovato la grazia, perch risultasse sicura l'equit e la validit di quella pesatura con la quale venivano pesate. La medicina perci sarebbe dovuta intervenire assolutamente anche in quei luoghi e in quelle parti dove si era annidata la malattia: cio se l'antico crimine aveva rovinato qualcosa nei movimenti dei genitali, nei sensi di coloro che si accoppiano, nella oscenit delle membra, nella infelicit dei nascenti, la medicina avrebbe somministrato i corrispondenti rimedi cambiando la situazione provocata dai suddetti effetti. Altrimenti sarebbe stata una testimonianza grande di arte incapace e non giovevole a nulla il fatto e di non avere individuato il punto della malattia e di aver apprestato nel languore e nella corruzione della natura impiastri inerti.

AG. Si gi risposto, quando parlammo della distanza tra il secolo presente e il secolo futuro 188. Nel secolo presente infatti riceviamo per mezzo del pegno dello Spirito le forze e per combattere e per vincere. Nel secolo futuro invece, senza pi nessun nemico, n esterno n interno, godremo di una pace ineffabile e sempiterna. Chi dunque vuole avere ora tutte le condizioni che si dovranno avere allora, indica di non avere la fede. Colpa universale e medicina universale. 141. GIUL. Ma la verit mostra tra l'altro che, pur ammesso il giovamento alle operazioni e agli uomini mortali di una medicina effusa universalmente, anche a quelli che non l'avessero meritata con nessun desiderio e con nessuna intenzione, tuttavia non per questo avrebbe recato danno la colpa ai nascenti che non avessero potuto muovere verso di essa un cenno di assenso. E perci, anche se fosse uguale la valutazione della grazia e del peccato, era nondimeno chiaro che nemmeno allora l'equiparazione sarebbe arrivata a provare che ciascuno nasca reo. AG. In quel grave peso che opprime anche i bambini com' giusto Dio, se nessuno nasce reo? T'inganni o inganni gli altri. 142. GIUL. Ma ora, poich l'Apostolo non solo non ha posposto la grazia alla colpa, ma l'ha pure preposta ad essa dicendo che i benefici hanno sovrabbondato in molti pi di quanti i danni abbiano travolti, e poich invece l'opinione della " traduce " porta a valutare il danno del peccato molto maggiore del dono della grazia, irrefutabilmente dimostrato che nell'apostolo Paolo non si trova nulla che sappia di " traduce ", ma dalla sua sentenza sono stati ugualmente distrutti i traduciani insieme ai manichei, loro maestri. AG. Non ha detto l'apostolo Paolo che " i benefici hanno sovrabbondato in molti pi di quanti i danni abbiano travolti ". Non ha detto questo. Assolutamente ti inganni, se non sei tu stesso ad ingannare. Ha detto infatti che la grazia ha sovrabbondato di pi in molti, non che ha sovrabbondato in molti di pi; ma ha sovrabbondato di pi. A confronto infatti di quelli che periscono pochi sono quelli che si salvano; ma se non si confrontano con quelli che periscono sono molti anche coloro che si salvano. Voler per conoscere il consiglio di Dio perch mai quelli che periscono

siano pi di quelli che si salvano di molti, ma conoscerlo viceversa o di pochissimi o di nessuno assolutamente. Potrebbe poi l'Onnipotente non creare quelli dei quali con la sua prescienza di tutte le cose non pu ignorare che saranno cattivi, e non li creerebbe se non potesse, ottimo com', fare ottimo uso anche del fatto che i cattivi sono la maggioranza. Al quale proposito l'Apostolo ci ha dato un qualche insegnamento e cio: Dio nei vasi d'ira mostra la sua ira e potenza dopo averli sopportati con molta pazienza, e nei vasi di misericordia rende nota la ricchezza della sua gloria 189. Ma i pelagiani non vogliono credere che in un uomo solo stata viziata tutta la massa ed stata tutta condannata: dal quale vizio e dalla quale condanna soltanto la grazia che sana e che salva. Perch infatti il giusto sar salvo appena 190? Che forse Dio fa fatica a liberare il giusto? Non sia mai! Ma per indicare quanto giustamente sia stata condannata la natura, nemmeno l'Onnipotente stesso vuol liberare con facilit da tanto male. Per questo e sono agevoli i peccati ed faticosa la giustizia, meno che agli amanti. Ma la carit che fa questo tipo di amanti viene da Dio 191. Sono stato prolisso. 143. GIUL. Ma poich sono stato qui un po' troppo prolisso, passiamo ad altro. AG. Lo dici cos come se tu avessi l'intenzione di essere pi breve altrove, mentre vai cercando loquacissimamente il modo di soffiare le nebbie della vanit sulle limpidissime parole dell'Apostolo. Sante le pagine di Paolo. 144. GIUL. Ha detto poi su " tutti " la condanna per Adamo e su " tutti " la giustificazione della vita per Ges Cristo, bench certo il Cristo non trasferisca alla vita tutti coloro che muoiono in Adamo, ma ha detto " tutti " in una parte e " tutti " nell'altra parte perch, come senza Adamo nessuno va alla morte, cos senza il Cristo nessuno va alla vita. Come di un maestro di lettere che sia l'unico in una citt diciamo: Costui insegna qui le lettere a tutti, non perch tutti le apprendono, ma perch nessuno le apprende se non da lui. Quelli poi che ha detti " tutti ", li ha detti successivamente " molti ", indicando tuttavia i medesimi nei tutti e nei molti. " Come infatti per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti

peccatori, cos anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti " 192. Domandi ancora costui per quale via il peccato si trovi nel bambino. Gli rispondono le Pagine sante: " A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo " 193. Certamente che siano sante le pagine dell'Apostolo non per altro lo confessiamo se non perch, coerenti con la ragione, con la piet, con la fede, ci erudiscono e a credere che Dio d'inviolabile equit e a difendere la bont e l'onest delle sue opere e a rivendicare ai suoi precetti la moderazione, la prudenza, la giustizia. AG. La stessa equit di Dio ti convince nei bambini, perch una grande ingiustizia se sono oppressi da un grave giogo anche i bambini senza nessun merito e vincolo di peccato. Nei "tutti" devono intendersi i "molti" che hanno peccato per imitazione. 145. GIUL. E perci [ci erudiscono] a negare che possa chiunque essere condannato per il peccato di un altro, a negare che un qualche peccato passi ai posteri per condizione di natura, a credere e asserire che l'uomo generato dalla fecondit istituita da Dio in stato di libero arbitrio, da giuste leggi citato ad evitare tutto ci che male, a compiere tutto ci che bene, n a stimare che l'amore dei crimini e la loro necessit siano aderenti, come dite voi, alle cause della sua sostanza, ossia agli stessi semi; n ad accettare che una sentenza tanto stolta, tanto insana, tanto empia, perch evidentemente offensiva della natura, della ragione, di Dio, sia contenuta nel volume dell'Apostolo, per avere egli detto che a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e che in tutti gli uomini passata la morte 194. Poich l'Apostolo non ha lasciato che il suo pensiero rimanesse a lungo nell'equivoco aggiungendo che nei tutti detti da lui devono intendersi i molti che hanno peccato per imitazione e non per generazione 195. AG. Puoi dire che non tutte le genti furono promesse alla discendenza di Abramo dove fu detto: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti 196, per il fatto che le medesime genti le ha dette anche molte nel passo: Ti ho costituito padre di molte genti 197? Puoi dirlo, ripeto, e con il tuo vaniloquio contraddire anche in questo testo la Scrittura che preannunzia quanto vediamo compiersi nella realt, e impedire a noi d'intendere tutte le genti dove non stato promesso nient'altro che tutte le genti? Poich con

la tua dialettica insegni che tutte non sono state poste per tutte e non sono da intendersi tutte, ma molte, che non sono tutte. Per se dove si dicono molti certamente possibile non intendere tutti, tuttavia dove si dicono tutti e sono veramente tutti si dicono correttamente anche molti, perch si intende che gli stessi tutti non sono pochi. Per esempio quei santi, che fu impedito al fuoco ardente di bruciare, lodavano tutti Dio tra le fiamme innocue ed essi tuttavia erano pochi in tutti, poich erano tre 198. Che ha di forza la tua argomentazione con la quale non vuoi che i tutti s'intendano tutti, perch i medesimi sono stati detti molti? Senza dubbio coloro che sono veramente tutti si dicono talvolta anche molti, per distinguerli da quelli che sono tutti ma in tal modo da essere tuttavia pochi. Per esempio tutti i capelli di un uomo sono anche molti, invece le dita sono poche, anche se tutte. Imitatori o di Ges o di Adamo. 146. GIUL. Ha poi snodato tutto il suo pensiero che aveva espresso prima, dicendo: Come infatti per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, cos anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti 199, intendendo che, come nessuno merita i premi della virt all'infuori di chi tende ad essi, dopo tuttavia l'incarnazione del Cristo con l'imitazione della sua santit, cos nessuno deve ritenersi prevaricatore in Adamo all'infuori di chi ha peccato per imitazione del primo uomo nella trasgressione della legge che ha fatto conoscere il peccato. AG. Questo l'occulto e orrendo veleno della vostra eresia: voi volete che la grazia del Cristo stia nel suo esempio e non nel suo dono, dicendo che gli uomini diventano giusti per l'imitazione di lui e non per la somministrazione da parte di lui dello Spirito Santo che li induca ad imitarlo e che egli ha diffuso nel modo pi ricco sopra i suoi 200. E aggiungete per apparire svegli: Dopo tuttavia l'incarnazione del Cristo, evidentemente per gli antichi, che dite essere stati giusti senza la sua grazia, poich non ebbero il suo esempio. Che dunque, se anche dopo l'incarnazione del Cristo, senza aver udito ancora il Vangelo, alcuni tra gli uomini si fossero proposti gli esempi dei giusti precedenti e fossero vissuti nella giustizia? Che fate? Dove vi vedete? Non meritano cotesti in tal modo i premi della virt? Se dunque la giustizia viene dall'imitazione dei giusti, il Cristo morto invano 201; perch anche prima di lui ci furono giusti da poter essere imitati da coloro che

avessero voluto essere giusti. Che senso ha pure il fatto che l'Apostolo non dice: Siate imitatori del Cristo come lo sono anch'io, ma dice: Siate imitatori di me, come io a mia volta lo sono del Cristo 202? Ha voluto dunque essere per loro al posto del Cristo? Non vedete che mali vi inseguono quando, proponendo l'Apostolo l'accostamento di Adamo e del Cristo, voi volete opporre l'imitazione alla imitazione e non la rigenerazione alla generazione? La grazia arriva anche agli innocenti, non la colpa. 147. GIUL. Ma la grazia del Cristo arriva pure agli innocenti, ai quali non arriva la colpa di Adamo. Per questo ha inculcato attentamente: Molto di pi la grazia di Dio e il dono di un solo uomo, Ges Cristo, abbond in molti 203, perch la precedente equiparazione indichi l'imitazione da parte dell'et che fa uso della ragione in scelte opposte, e invece questa preferenza nella elargizione della grazia plauda agli innocenti consacrati e promossi. Stando cos le cose, devi sentire che l'Apostolo viene contro di te e non contro di me; devi riconoscere che porta le armi contro di te colui che sbaraglierebbe il dogma tuo e del tuo precettore Fausto, dal quale hai come ricevuto la prima mano di vernice, per mezzo di quest'unico testo, se mancassero tutti gli altri, dove dice che per la disobbedienza di uno solo molti e non tutti sono stati costituiti peccatori, e per l'obbedienza di uno solo non tutti ma molti sono stati costituiti giusti. Per suggerire infatti all'intelligenza del lettore quanto ripugni al tuo modo di sentire questo discorso, l'Apostolo dichiara che non tutti sono stati costituiti peccatori per colpa di Adamo e tu dici che per colpa di Adamo tutti assolutamente appartengono al diritto del diavolo a causa del peccato naturale. Non si pu dubitare: tra te e l'Apostolo lo scontro grande. AG. " Tutti " dice e i medesimi li dice " molti ". Dicendoli " molti " non nega che siano " tutti ", perch non sia contrario a se stesso, come cerca d'ingannare la vostra disonest o ingannata la vostra cecit. Poich infatti l'Apostolo ha usato ambedue i termini, e " tutti " e " molti ", io ho spiegato che questi due termini non si escludono tra loro, essendo stati detti anche " molti " gli stessi " tutti ", per la ragione che qualche volta si dicono tutti anche i pochi. Tu invece dicendo non tutti quelli che l'Apostolo ha detti " tutti ", senza dubbio ti dimostri contrario all'Apostolo. Apparisce evidente che i peccatori sono pi numerosi.

148. GIUL. Infatti mentre tu e Manicheo dite: Tutti sono peccatori per necessit naturale, l'Apostolo dichiara invece: Molti sono peccatori, e non tutti. Egli rimuove dai semi l'accusa che invece arma contro i costumi, e distrugge il peccato originale. E per ribadire questa stessa conclusione a cui siamo arrivati: l'Apostolo scrive chiaramente che si devono intendere molti i peccatori per la disobbedienza di Adamo e molti al contrario i giusti per l'obbedienza del Cristo, indicando egli che i giusti sono ben distinti dai criminosi. Tu con quale impudenza tenti di argomentare per provare da questi testi il peccato naturale? Quando infatti dici che tutti nascono criminosi per colpa di Adamo e che tutti appartengono per questo al diavolo, ma che alcuni poi sono liberati da tale condizione per mezzo del Cristo, non la pensi come la pensa l'Apostolo, il quale dice non che " tutti " per Adamo sono stati costituiti peccatori, ma " molti ". AG. Poich non contraddittorio, come abbiamo gi spiegato, che siano molti i medesimi che sono tutti, per questo l'Apostolo ha detto " tutti " i medesimi che aveva detti " molti "; non tutti invece non li dice l'Apostolo, ma li dici tu, e per questo contraddici l'Apostolo. Ma vero ci che dice l'Apostolo e dunque falso ci che dici tu. E quanto alla tua precedente precisazione 204 che l'Apostolo inculca attentamente: Molto di pi la grazia di Dio e il dono di un solo uomo, Ges Cristo, abbond in molti 205, dove vuoi far intendere che ha detto in molti, perch la sua grazia arriva ai bambini, ai quali non compete l'imitazione del primo uomo, o ti ha mentito un codice difettoso o mentisci tu stesso o sei stato ingannato da qualcuno che falso o fallace, oppure dalla dimenticanza. L'Apostolo infatti non dice: plures ma multos. Guarda il codice greco e troverai pollous non pleisous. Ha detto dunque che la grazia abbond molto di pi in molti, non in molti di pi, cio non in plures, come abbiamo gi spiegato. Poich se avesse detto in pi per i bambini compresi nella grazia e non compresi nella imitazione del primo uomo, avrebbe detto il falso e sarebbe simile a voi. Se infatti tutti gli imitatori del Cristo dopo la sua incarnazione, aggiungendo ad essi i bambini rigenerati, si mettono a confronto con i peccatori che voi volete far appartenere tutti per arbitrio della libert alla imitazione del primo uomo, dallo stesso Adamo fino a coloro che peccano volontariamente fino alla fine del secolo, appare evidentemente quali siano molto pi numerosi, al punto che voi siete vinti anche dalla vostra falsit.

Per l'obbedienza del Cristo alcuni ritornarono alla giustizia. 149. GIUL. Se egli infatti avesse sentito un poco alla stessa tua maniera, avrebbe dovuto senza dubbio dire: Per la disobbedienza di un solo uomo tutti furono costituiti peccatori, ma per l'obbedienza del Cristo alcuni di essi ritornarono alla giustizia. Cos infatti assolutamente avrebbe dovuto parlare, se avesse voluto far intendere ci che tu fantastichi. Ma insieme a questa sua sentenza non avrebbe potuto comunque fare l'altra affermazione che la grazia del Cristo ha giovato molto pi di quanto ha danneggiato l'iniquit di Adamo. Anche dunque se ignorassimo completamente in base a quale costume per la disobbedienza di un solo uomo molti si dicessero costituiti peccatori, rimarrebbe tuttavia assodato che non appartiene al peccato originale ci che l'Apostolo aveva inculcato come pertinente a molti e non a tutti. AG. Sui " molti " e sui " tutti " gi stato risposto. N che l'Apostolo abbia parlato come dici tu che avrebbe dovuto parlare per dire quello che diciamo noi, che meraviglia fa? Poich anche se avesse detto l'Apostolo, come volete voi, che per il peccato di uno solo furono costituiti peccatori molti, ma cos che i medesimi molti non possano equivalere a tutti, bens comprendano soltanto coloro che per imitazione del primo uomo hanno peccato con la propria volont, non ha detto l'Apostolo che per l'obbedienza del Cristo alcuni di questi sono stati giustificati: eppure vero. Che senso hanno dunque le tue parole: Se egli avesse sentito un poco alla vostra maniera, avrebbe dovuto dire: Per la disobbedienza di un solo uomo tutti furono costituiti peccatori, ma per l'obbedienza del Cristo alcuni di essi ritornarono alla giustizia? Quasi neghiate voi che tra i prevaricatori della legge, i soli peccatori che voi fate appartenere alla imitazione della prevaricazione di Adamo, alcuni siano stati convertiti alla giustizia per l'obbedienza del Cristo. Anche noi dunque possiamo replicare a voi: Se l'Apostolo avesse sentito un poco alla vostra maniera, avrebbe dovuto dire: Per la disobbedienza di uno solo molti certo e non tutti furono costituiti peccatori, ma anche tra questi alcuni ritornarono alla giustizia per mezzo del Cristo. Oppure se avesse sentito qualcosa di simile, parlerebbe molto pi apertamente, cos da dire: S, tra i Giudei per la disobbedienza di un solo uomo furono costituiti peccatori molti che, ricevuta la legge, peccarono con simile prevaricazione; ma anche tra questi l'obbedienza del Cristo ne giustific alcuni. Se egli non ha pregiudicato te non parlando come ho detto che avrebbe

dovuto parlare qualora sentisse come senti tu, non deve certo pregiudicare nemmeno me il fatto che non abbia parlato come tu dici che avrebbe dovuto parlare qualora sentisse come sento io. Poich dunque l'Apostolo ha parlato come gli parso di dover parlare, bisogna vedere chi di noi senta come lui: se io che dico vera la sua affermazione: Per la colpa di un solo uomo si riversata su tutti gli uomini la condanna 206, e vera l'altra affermazione: Per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori 207, poich non ripugna che i molti siano tutti e che i tutti siano molti; se tu che affermi: Dove dice molti sono molti e dove dice tutti non sono tutti. In che modo no e in che modo si. 150. GIUL. Spiattellata dunque o la tua impudenza o la tua imperizia che o non cura o non capace di spiegare ci che dice l'Apostolo, e dimostrato con la luce della stessa Verit, come il Cristo si chiamato da s 208, che nei ragionamenti dell'apostolo Paolo nulla collima con la demenza manichea, ossia con la vostra demenza, dedichiamoci adesso al commento, perch, come si dimostrato in che modo non si possa intendere Paolo, cos si chiarisca in che modo egli deve e pu essere inteso. AG. Sei tanto orfano di verit e non puoi trovare che dire contro le manifeste parole dell'Apostolo, che quanto in esse hanno inteso tanti santi e chiari dottori, i quali lo appresero e lo insegnarono nella Chiesa cattolica - infatti non potevano intendere diversamente parole cos manifeste e con un sano modo di sentire -, tu lo dici dottrina dei manichei; e che essi non siano stati manichei sei costretto a confessarlo, per quanto forte sia il veleno della peste pelagiana che ti fa insanire. La medicina del Cristo ha giovato ugualmente agli ebrei e ai pagani. 151. GIUL. Scrivendo dunque ai Romani in un tempo in cui era gi cominciata la mescolanza delle genti e le chiese perci si riempivano tanto di Giudei quanto di Gentili, compone insieme i dissensi tumultuosi dei due popoli, inculcando che scusare con l'ignoranza della legge la propria empiet, per cui avevano cambiato la gloria di Dio con immagini riprodotte di uomini e di uccelli e di quadrupedi e di serpenti, non lo potevano nemmeno le

genti, le quali per la forza innata della ragione avevano potuto conoscere, anche se non i riti del culto ebraico, Dio tuttavia dalle cose che ha fatte, rendendosi egli manifesto con le sue opere, mentre rimane segreto nella profondit della sua sostanza. Quanto poi alla probit della vita, la propria coscienza suggeriva a ciascuno la norma della legge, ossia di non fare al prossimo niente di ci che non volesse subire. E in tal modo dimostra, a buon diritto, che la profanit delle genti pu ritenersi colpevole, se non per la legge, almeno tuttavia per quella giustizia da cui stata stabilita la legge e secondo il cui giudizio coloro che hanno peccato senza la legge, periranno pure senza la legge. Ma quanto ai Giudei, dei quali si interessava di pi, poich grondavano di superbia nel disprezzare i pagani, rivendicando a s l'onore delle purificazioni e stimando per questo che la grazia del Cristo, la quale condona i peccati, non avesse giovato a loro quanto alle genti, dal momento che avevano evitato i peccati per l'istituzione della legge, con grandi e forti discussioni li strapazza, argomentando che ad essi con l'indulgenza delle colpe era stato elargito tanto di pi, avendo essi peccato senza nessuna ignoranza dopo gli avvertimenti della legge, e per questo convinto che essi erano stati rei e avrebbero potuto essere puniti severamente nel giusto giudizio di colui presso il quale coloro che hanno peccato nella legge saranno giudicati in nome della legge: Perch non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati 209. Con questo proposito dunque, discutendo per tutta la Lettera, e reprime la superbia dei Giudei e strappa ogni scusa alla vanit dei Gentili, cos da insegnare che ad ambedue i popoli ha giovato ugualmente la medicina del Cristo. AG. Questa medicina voi la negate ai bambini, che la legge stessa comandava di circoncidere nell'ottavo giorno, prefigurando la grazia di colui del quale il giorno della domenica, ossia il giorno ottavo dopo il settimo del sabato, fece conoscere la risurrezione. N sapete n volete prestare attenzione al fatto che un bambino, se muore senza la grazia del Cristo, destinato a perire, come detto che fosse eliminata dal suo popolo l'anima di un bambino non circonciso 210. Della quale eliminazione non potete trovare il merito, finch non dite che i bambini contraggono il peccato dell'origine. La circoncisione non fa giusti e la non circoncisione non fa peccatori.

152. GIUL. Il quale e ha perdonato le colpe della volont, da cui sarebbe stato libero astenersi, e ha concesso la gloria della beata eternit a coloro che si sono corretti con l'imitazione di lui, che era la forma e la norma delle virt. Sebbene dunque Paolo chiami a giudizio ambedue i popoli secondo il tempo e il diritto della sua Lettera, tuttavia nei passi di cui discutiamo viene alle mani assolutamente con gli Israeliti, i quali osavano arrivare a tale disprezzo per coloro che venivano dalla razza degli incirconcisi da affermare che non avevano potuto entrare in comunione con loro nemmeno con l'aiuto della fede. Contro la quale alterigia Paolo rievoca gli esordi della gente dei Giudei e indica nella stessa radice della circoncisione che il prepuzio non vale tanto o da fare ingiusti se rimane o da fare giusti se tolto. AG. Quando l'Apostolo dava cotesti insegnamenti non trattava della circoncisione o della incirconcisione, ma dei precetti della legge 211, tra i quali c' anche quello che dice: Non concupire 212, e l'ha ricordato anche lui stesso. Che tergiversate? Per primi perite, mentre annebbiate le idee degli imperiti. Non ti vergogni di commemorare questi eventi di grazia? 153. GIUL. Non dunque in virt della legge fu data ad Abramo la promessa di diventare erede del mondo, ma in virt della giustizia che viene dalla fede. Poich se diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa. La legge infatti provoca l'ira, al contrario dove non c' legge non c' nemmeno trasgressione. Eredi dunque per fede, perch ci sia per grazia e cos la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale padre di tutti noi come scritto: " Ti ho costituito padre di molti popoli ", davanti a Dio nel quale credette, che d vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono. Egli credette sperando contro ogni speranza e cos divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: " Cos sar la tua discendenza ". Egli non vacill nella fede, pur vedendo gi come morto il proprio corpo, essendo quasi centenario, e morto il seno di Sara. Per la promessa di Dio non esit con incredulit, ma si rafforz nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perch gli fu accreditato come giustizia 213.

AG. Di commemorare questi eventi non ti vergogni, tu che osteggi la grazia, in virt della quale si adempiono coteste promesse? Contro Dio infatti voi parlate dicendo: Siamo noi a fare ci che egli ha promesso di fare. In Isacco appunto, che fu promesso come figlio ad Abramo, furono prefigurati, non coloro che si fanno giusti da se stessi, ma coloro che Dio stesso avrebbe fatti giusti. In tal senso per mezzo del Profeta dice alla Chiesa universale: Io sono il Signore che faccio te 214. Per questo si chiamano anche figli della promessa, come apertissimamente dice l'Apostolo: Non pu venire meno la parola di Dio. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele, n tutti i discendenti di Abramo sono suoi figli. No. Ma: " In Isacco ti sar data una discendenza ", cio: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa 215. Ci che dunque Dio ha promesso, Dio lo fa. Tutto questo dunque, come edifica coloro che ripongono la loro speranza in Dio, cos rovina coloro che confidano nella propria forza 216, e perci, come edifica la fede cattolica, cos demolisce l'errore pelagiano. La volont delle genti fu preparata dal Signore con la sua grazia. 154. GIUL. Il quale brano quanto sia ostile alla vostra opinione nella sua interezza lo abbiamo dimostrato nella prima opera e ritorneremo a parlarne, se in qualche caso sar opportuno rievocarlo. Per il momento si avverta che la promessa fatta ad Abramo in premio della sua fede, dove si dice che costituito padre di molte genti, ha fatto capire due verit: n Abramo deve essere difeso come progenitore di un popolo soltanto, essendo stato preannunziato padre di molte genti; n egli ha ricevuto da solo la ricompensa della fede cos da pensare che escluda dalla partecipazione del premio gli altri che credono alla sua stessa maniera. Dice: Non soltanto per lui stato scritto che gli fu accreditato come giustizia, ma anche per noi, ai quali sar ugualmente accreditato; a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Ges Cristo nostro Signore, il quale stato messo a morte per i nostri peccati ed risuscitato per la nostra giustificazione 217. AG. Diteci, o vani gonfiatori e non difensori del libero arbitrio, che, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la vostra, non vi siete sottomessi alla giustizia di Dio 218, diteci, ripeto: se non

avessero voluto le genti credere e vivere rettamente, rimarrebbe inadempiuta la promessa fatta ad Abramo? No, dirai. Perch dunque Abramo in premio della sua fede conseguisse la dilatazione della sua discendenza, fu preparata dal Signore la volont delle genti, e che esse volessero ci che avrebbero potuto anche non volere stato fatto da Dio, il quale riguardo alle promesse che ha fatto ha pure il potere di mantenerle. I pagani ripetono la fede di Abramo. 155. GIUL. Se dunque Abramo fu designato ad essere testimonio della fede, quando aveva ancora il prepuzio, e in premio della sua fede consegu la dilatazione della sua discendenza, per quale regola tu, o Giudeo, chiede Paolo, reputi che siano esclusi dalla partecipazione della giustizia i Gentili, i quali ripetono la fede di Abramo credendo alle virt di Dio al pari di lui? AG. Parli bene contro di voi: perch certamente, se credono alle virt di Dio, non confidano come voi sulla propria virt per essere giustificati, cio per diventare giusti, ma sulla virt di colui che giustifica l'empio. Senza la legge i pagani non sono al rango di Abramo. 156. GIUL. Perch, chiede [Paolo], reputerai che senza le consacrazioni legali le nazioni non possano essere elevate al rango di Abramo, quando consta che la promessa fatta ad Abramo fu anteriore alla legge e non fu donata alle abluzioni, ma ai costumi? AG. Se questi costumi, che senza dubbio vuoi far intendere buoni, l'uomo, come reputate voi, se li fa da s, Dio li avrebbe dovuti predire con la sua prescienza e non promettere, perch in questa situazione non si dicesse di lui: Quanto aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento 219, ma si dicesse: Quanto aveva preconosciuto anche capace di preannunziarlo o capace anche di dimostrarlo. Quando al contrario gli uomini dicono: Ci che Dio ha promesso siamo noi a farlo, fanno potenti se stessi con insistenza e con arroganza fanno mentitore Dio. Sono figli di Abramo quelli che seguono la fede di Abramo. 157. GIUL. Se infatti diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa 220. Il

quale ragionamento, se non si intende bene, solleva una grandissima questione: senza alcun dubbio infatti dice provenienti dalla legge quelli che prima aveva detti provenienti dalla circoncisione e che conosceva arrogare tanto a se stessi da credere che all'infuori di loro nessun altro fosse assunto alla dignit della discendenza di Abramo. Da tutta la discussione aveva tirato questa conclusione: non soltanto coloro che vengono dalla circoncisione, ma anche coloro che, pur venendo dal prepuzio, hanno voluto seguire le orme della fede di Abramo, si considerassero non immeritatamente figli di Abramo. AG. Che sarebbe successo, se non avessero voluto? Sarebbe resa nulla la promessa?. Vi ammonisco di capire di quale grazia siate nemici negando che Dio a suscitare le volont negli animi degli uomini, non perch credano senza voler credere, il che sarebbe l'assurdit pi grossa che si dica, ma perch diventino volenti da non volenti. Non come fa un maestro umano insegnando ed esortando, minacciando e promettendo con la parola di Dio: ci farebbe inutilmente, se Dio non suscitasse nell'uomo anche il volere attraverso le sue inscrutabili vie. Quando infatti un maestro con le sue parole pianta e irriga, possiamo dire: L'uditore forse crede, forse non crede; ma quando Dio fa crescere 221, l'uditore crede e progredisce senza alcun dubbio. Ecco quanto ci corre tra la legge e la promessa, tra la lettera e lo spirito. Unici eredi non sono coloro che vengono dalla circoncisione. 158. GIUL. Dopo essersi dato dunque da fare prima perch intendessimo che non avevano potuto essere escluse dalla partecipazione della giustizia le genti, ma per mezzo della medesima fede esse sono contate con i figli della circoncisione nella stirpe di Abramo, adesso ha concluso che nessun circonciso appartiene alla promessa fatta ad Abramo: ma questo, se non si intende bene, ripugna assolutamente. Pertanto con le sue parole: Se infatti diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa 222, non ha evidentemente dichiarato quello che sembra, cio credere che nessuno dei Giudei diventi per mezzo della fede erede dell'antica promessa; ma manca un vocabolo, che l'intelligenza supplisce: gli unici eredi non sono coloro che vengono dalla circoncisione. Come se fosse stato detto in questo modo: Se infatti diventassero eredi solamente coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la

fede. Veramente infatti sembrerebbe escluso il prepuzio, se l'eredit della benedizione non giungesse a nessun altro all'infuori di coloro che provengono dalla circoncisione. Dobbiamo insomma intendere la consuetudine delle Scritture: non si nega subito ci che non si dice, perch per mezzo dell'intelligenza siano supplite le manchevolezze delle parole. AG. Capiscono cos quelli che non capiscono. Perch, vi prego, non badate che non sono eredi coloro che vengono dalla legge per la ragione che la legge provoca l'ira? Al contrario dove non c' la legge, non c' nemmeno trasgressione 223. La ragione invece per cui sono eredi coloro che vengono dalla promessa che Dio stesso porta a compimento ci che promette. Chi infatti crede di osservare i precetti della legge per mezzo dell'arbitrio della propria volont senza lo spirito della grazia, vuole stabilire una sua propria giustizia e non vuole accettare la giustizia di Dio. Perch infatti il medesimo Apostolo dice: Al fine di essere trovato nel Cristo non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede, cio con la giustizia che deriva da Dio 224? Perch dice sua la giustizia che deriva dalla legge e la respinge, ma non dice sua, bens derivante da Dio, la giustizia che deriva dalla fede? Non forse da Dio la legge? Chi potrebbe dire che non da Dio, se non un incredulo? Ma dice sua giustizia quella che deriva dalla legge, perch in essa l'uomo pensa che gli basti la legge per praticare i comandamenti divini, confidando nella propria forza. La giustizia invece che viene dalla fede la dice proveniente da Dio, perch Dio che d a ciascuno la sua misura di fede 225, e alla fede spetta di credere che Dio a suscitare in noi anche il volere 226, come lo suscitava in quella commerciante di porpora alla quale aveva aperto il cuore perch aderisse alle parole di Paolo 227. E per questo nemmeno gli stessi Giudei che credettero nel Cristo, tra i quali ci fu anche Paolo, devono dirsi in senso assoluto eredi che vengono dalla legge, ma piuttosto eredi che vengono dalla promessa. La ragione infatti per cui stato detto: In Isacco ti sar data una discendenza, che non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma i figli della promessa sono considerati come discendenza 228. Non sono eredi tutti i battezzati. 159. GIUL. Ha riassunto pertanto l'Apostolo la sua argomentazione in questo modo: Se altri non fossero eredi della benedizione al di fuori di coloro che vengono dalla legge, come risultava escluso il

prepuzio, cos era conseguente che non fosse privato della benedizione nessuno che venisse dalla legge; ossia: se cos tanto valeva la circoncisione da non valere nulla la fede senza la circoncisione, come le genti risultavano respinte, cos rimaneva provato che nessuno dei Giudei avrebbe mai potuto finire in perdizione. AG. Com'era conseguente, o grossolano dialettico? Com'era conseguente che non fosse privato della benedizione nessuno che veniva dalla legge, se altri non fossero eredi della benedizione all'infuori di coloro che vengono dalla legge? Forse per il fatto che nessuno erede se non a condizione che sia battezzato, sono eredi tutti coloro che sono battezzati? Ma mi premeva dirlo 229, non perch stia qui la questione controversa tra noi, bens per mostrare quanto acuto sia tu stesso che dici me pi ottuso di un pestello. Se fuori dalla legge nessuno fosse giusto. 160. GIUL. Siccome ora invece confessate che non sono eredi della benedizione coloro che prevaricano contro la legge, perch contro di essi la legge provoca l'ira, consta che quella promessa non spetta alla circoncisione, ma alla fede. Si distruggerebbe per la promessa, se fuori dalla legge nessuno fosse giusto, perch la legge, fatta conoscere quattrocentotrenta anni dopo la promessa 230, mostrerebbe e lo stesso Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i santi del tempo intermedio privi della benedizione, che non si sarebbe potuta conferire a nessuno senza la legge. AG. Al contrario si distruggerebbe la promessa, se qualcuno fosse giusto in forza della legge. Se infatti diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa, perch la legge provoca l'ira 231, essendo richiesta la grazia precisamente allo scopo di sfuggire all'ira di Dio. La legge provoca l'ira divina contro l'iniquit volontaria. 161. GIUL. Il che essendo manifestamente falso, sia perch sotto la legge i peccatori meritavano la pena, sia perch prima della legge la giustizia e la fede non sono state private dei frutti della loro rimunerazione, consta che la gloria di quella promessa non spetta alle carni tagliate dal ferro della circoncisione, bens alle menti illuminate dall'onest. Segue poi fulminea la sentenza contro la " traduce ": La legge infatti provoca l'ira; al contrario dove non c'

legge, non c' nemmeno trasgressione 232. Persuaditi dunque che la legge stata data ai concepiti, che la legge pu darsi ai neonati perch li possa accusare come rei di prevaricazione. Del resto con l'Apostolo, dal cui modo di sentire escludiamo qualsiasi atteggiamento irragionevole, noi crediamo che non c' prevaricazione in quell'et nella quale non pot esserci legge: infatti dove non c' legge, non c' nemmeno trasgressione. E la legge provoca l'ira, non per un suo vizio, ma per l'iniquit di coloro che antepongono i peccati alle virt. AG. Non c' dunque la legge del Cristo: Se uno non nasce da acqua e da spirito, non pu entrare nel regno di Dio 233? La quale legge tu vedi che riguarda anche i bambini. Ma tu piuttosto spiega: il bambino, la cui anima era eliminata dalla sua stirpe, se non si circoncideva nell'ottavo giorno 234, di quale prevaricazione era accusato per essere colpito da tale pena? Soltanto questo: senza peccare minimamente in se stesso, lo si riteneva reo di una trasgressione simile a quella di Adamo, nel quale tutti hanno peccato 235. Le quali parole apostoliche tanto chiare tu ti sforzi di oscurarle, tanto diritte tu ti sforzi di curvarle con ingente, s, ma vana fatica. Anche noi siamo giustificati quando crediamo. 162. GIUL. L'Apostolo dunque ha ritenuto che non soltanto per Abramo sia stato scritto che gli fu accreditato come giustizia 236, ma anche per noi, ai quali accreditato senza dubbio quando crediamo in Dio che ha risuscitato dai morti Ges Cristo, il quale, dice, stato messo a morte per i nostri peccati ed risuscitato per la nostra giustificazione 237. AG. Da questa grazia voi escludete i bambini che sostenete immuni da ogni delitto contratto dall'origine. Donde parte la conseguenza che non spetta a loro il beneficio per cui il Cristo stato messo a morte per i nostri peccati. E sentendo cos e dogmatizzando cos voi osate dirvi cristiani cattolici! Non ci macchiano i peccati altrui. 163. GIUL. Con quanto impeto inculca che presso Dio, giusto giudice, non nuocciono ad altri i peccati altrui [l'Apostolo] che, esaltando la morte del Cristo, enunzia con vigile attenzione che egli affront la morte per i nostri delitti, che erano molti, che erano

nostri, e non per un delitto e unico e altrui e di un uomo gi morto da tempo! AG. Certamente non si sbaglia a dire peccato altrui la disobbedienza di quell'uomo, perch noi, non ancora nati, non avevamo fatto ancora nulla di personale n in bene n in male. Ma poich in lui che disobbed, quando disobbed, c'eravamo tutti e poich il suo delitto fu tanto e tale da viziare l'universale natura umana - come basta a indicarlo la stessa miseria cos manifesta del genere umano - cotesto delitto altrui diventa nostro per l'inquinamento della successione. Perci un dottore cattolico, che intese bene l'Apostolo, ha detto: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la stessa nostra origine 238. Il quale modo d'intendere di Ambrogio e di altri suoi colleghi nella verit cattolica, se lo vorrete seguire, non sarete costretti ad escludere i bambini dal beneficio della morte di colui che fu messo a morte per i nostri peccati e mor uno per tutti 239. Dove l'Apostolo grida come conseguenza: Tutti quindi sono morti e per tutti egli morto 240, e voi reclamate: Non sono morti i bambini. Mettetevi a gridare anche la conseguenza. Dunque per i bambini non morto Ges, e vedete se a giacere morti non siate voi che ai bambini morti, perch non ritornino vivi, negate la morte del Cristo. Perch ad essi non si deve imputare, come pensate voi, il peccato di un uomo unico e morto gi da tempo. N fate attenzione che il primo uomo Adamo morto da tempo, cos tuttavia che il secondo uomo dopo di lui sia il Cristo, sebbene tra il primo e il secondo gli uomini siano nati a migliaia. Perci manifesto che appartiene ad Adamo ogni uomo che nasce da lui per la successione della propaggine, come appartiene al Cristo ogni uomo che rinasce in lui per elargizione di grazia. Perci avviene che i due uomini, il primo e il secondo, siano in qualche modo tutto il genere umano. O calunnioso! 164. GIUL. L'Apostolo dunque che dice molti i delitti, non sospetta nulla dell'unico peccato dei manichei, ossia del peccato della " traduce ". AG. Ma certamente, o uomo litigioso, molti sarebbero i delitti che avrebbero molti uomini, anche uno solo per ciascuno, di volont propria, se venissero al lavacro della rigenerazione subito dopo aver commesso il primo peccato, e tutti costoro, secondo cotesta tua,

non ragione, ma distorsione, voi li escludete da questa grazia che giustifica da molti delitti, perch non volete che partecipino ad essa tutti quegli uomini i cui delitti sono delitti singoli. Quanto molti di pi sono dunque, se aggiungiamo i peccati degli altri che ne abbiano pi o meno! Da tutti i quali peccati libera tuttavia cotesta grazia di cui si dice: Da molte cadute per la giustificazione 241. C'era infatti Adamo e in lui eravamo tutti noi. Per Adamo e in lui perirono tutti 242: l'ha detto Ambrogio, e non era manicheo, o calunnioso! Che i bambini con la loro prima nascita contraggono il contagio dell'antica morte lo dice Cipriano 243: e non era manicheo, o calunnioso! Che nel solo Adamo hanno peccato tutti lo dice Ilario 244: e non era manicheo, o calunnioso! La Chiesa nella quale essi impararono coteste verit non era manichea, o calunnioso; e poich era cattolica e continua ad essere cattolica, per questo non ha potuto sopportare voi che sentite contro coteste verit e le contestate; e per rimanere cattolica ha protetto l'infermit dei suoi bambini con la vostra condanna. Giustificazione e remissione dei peccati. 165. GIUL. Giustificati dunque per la fede, stiamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Ges Cristo. Per suo mezzo abbiamo anche ottenuto di accedere a questa grazia, nella quale ci troviamo, e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio 245. Voi, dice, che vi vedete concessa la giustificazione per mezzo del perdono dei peccati, tenete salda la vostra concordia e con sentimenti unanimi lodate i doni del Mediatore, per il quale stato concesso a noi di avere accesso a questa grazia, e coloro che la giustizia riteneva rei, poich rei non ci aveva fatti la natura ma la volont, li ha restituiti alla libert e li ha strappati alla punizione, e a noi, che temevamo gli eterni castighi, ha concesso di vantarci ora nella speranza della gloria di Dio. AG. Siete voi soli a ridurre il conferimento di cotesta giustificazione alla sola remissione dei peccati. Dio appunto giustifica l'empio non soltanto rimettendogli i mali che fa, ma anche donandogli la carit perch stia lontano dal male e faccia il bene per mezzo dello Spirito Santo 246, la cui continua somministrazione chiedeva l'Apostolo per coloro ai quali scriveva: Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male 247. Contro cotesta grazia voi fate guerra, e il risultato non che difendiate il libero arbitrio della volont con il vostro discorrere, ma lo inganniate con il vostro presumere.

E' gi un premio non peccare. 166. GIUL. Ma per esprimere pi intensamente la forza e la sicurezza di questa dottrina, l'Apostolo prosegue dicendo che cosa conferisca ai fedeli la filosofia cristiana: E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virt provata e la virt provata la speranza. La speranza poi non delude, perch l'amore di Dio stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato 248. Ossia: questi benefici non ci fanno solamente godere dell'ampiezza futura dei doni, ma gi attualmente, posti come siamo in mezzo all'ardore delle sofferenze, esultiamo nel possesso della virt stessa e ridiamo del furore dei persecutori, giudicando la crudelt degli empi pi una esercitazione della nostra pazienza che una perturbazione della nostra letizia, perch non solo ci asteniamo dal peccare per amore dei premi, ma stimiamo essere gi un premio questo nostro stesso non peccare. AG. Se un premio non peccare, chi lo d questo premio? Penso che non dirai: L'uomo se lo d da se stesso, bench a dirlo ti costringa la perversit della vostra eresia. Se dunque Dio che d all'uomo il premio di non peccare, vedo che si dovrebbe chiamare pi dono che premio, perch non sembri che lo abbiano preceduto dei meriti, avendo anche lo stesso Pelagio condannato quanti dicono che la grazia di Dio si d secondo i nostri meriti 249. In che modo poi si dia questo dono, cio il dono di non peccare, l'hai detto anche tu poco fa ricordando le parole dell'Apostolo: L'amore di Dio stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato 250. Perci nella filosofia cristiana vantarci nelle tribolazioni non una possibilit che venga da noi, perch anche questo lo abbiamo ricevuto; altrimenti all'uomo che se ne gloria come di un risultato che si regalato da s si dice: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto perch te ne vanti come se non l'avessi ricevuto? 251 E tuttavia ce ne vantiamo, non come se non lo avessimo ricevuto, ma ce ne vantiamo in colui che ce lo ha dato, perch chi si vanta si vanti nel Signore 252. Questa la grazia che la fede cattolica predica. Perch mai, ti prego, il vostro errore la combatte, dal momento che essa anche per bocca vostra vi convince? Caparra della beatitudine eterna la carit di Dio.

167. GIUL. Inoltre, quando osserviamo le promesse dei Testamenti, mettiamo assolutamente tutti i beni e i mali della vita presente tra le inezie, stimando la fedelt della promessa di Dio dalla grandezza della sua carit verso di noi. N infatti deluder la nostra speranza la frustrazione dei favori eterni, dal momento che teniamo come caparra della beatitudine futura la carit di Dio, che si riversata nei nostri cuori con lo Spirito Santo dato a noi 253: cio con i doni dello Spirito Santo Dio ha dato prova del suo amore verso il genere umano. AG. Tu non vuoi che tra questi doni ci sia anche il dono di non peccare, ma confidando nella tua virt 254 te lo vuoi dare da te stesso. Non ti arrabbiare, per favore, se ti ricordo: Maledetto ogni uomo che confida nell'uomo 255. Fedele Dio con i suoi fedeli. 168. GIUL. Render dunque Dio fedelmente ai suoi fedeli tutto ci che ha promesso a loro. AG. Render evidentemente anche questo: che siano fedeli, perch ad Abramo promise la fede delle genti e un grande fedele dice: Ottenni misericordia dal Signore per essere fedele 256. Ges mor per gli empi, non "anche" per gli empi. 169. GIUL. Infatti: Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, e per mezzo di lui ci ha consacrati con l'operazione dello Spirito Santo, senza dubbio ci ha donato tutto con lui 257. A che fine infatti il Cristo, mentre eravamo ancora peccatori, mor per gli empi nel tempo stabilito? 258 AG. Stai tirando in ballo testimonianze divine che sballano il vostro errore. Non detto infatti che il Cristo mor anche per gli empi, ma detto che mor per gli empi. Ma, come tu stesso hai confessato altrove, egli mor anche per i bambini, e tuttavia, non so con quale sfacciataggine, tu neghi che l'empiet del primo uomo sia passata in loro originalmente 259. In che modo dunque i bambini appartengono al Cristo, che mor per gli empi? Con quanta piet d'amore.

170. GIUL. A stento infatti uno muore per un giusto: qualcuno forse ha il coraggio di morire per una buona persona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi, perch, mentre eravamo ancora peccatori, il Cristo mor per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto pi ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio per mezzo del Signore nostro Ges Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione 260. Ci ha dichiarato con quanta piet d'amore abbia fatto tutto il Cristo, che si degn di morire per coloro che non meritavano nulla di buono. AG. Queste tue parole sono state modellate in modo da sembrare che tocchino anche i bambini, poich concedete che anch'essi sono tra coloro che non hanno meritato nulla di buono, confessando voi che non hanno fatto nulla di buono. Ma non ha parlato cos l'Apostolo, il quale ha detto che il Cristo mor per gli empi e per i peccatori. Invano dunque hai pensato di attenuare la grande misericordia del Cristo: egli infatti mor per coloro che avevano meriti cattivi, e voi da tanto beneficio escludete i bambini, perch li dite immuni. Ma il Cristo dice: Non sono i sani che hanno bisogno del medico 261, e dunque non hanno bisogno del Cristo i bambini, per i quali egli certamente, secondo voi, non Ges. Per coloro invece che hanno bisogno di lui, egli senza dubbio Ges. Ma allontanatevi, o malvagi! I bambini hanno bisogno, senza dubbio alcuno, del Cristo. Anch'essi dunque egli salva dai loro peccati, poich per questo egli ha ricevuto il nome di Ges nel testo dove l'angelo disse: Lo chiamerai Ges, perch salver il suo popolo dai suoi peccati 262. La carit e la fortezza di Ges sono ad un'altezza unica. 171. GIUL. Avevano appunto calpestato la ragione e la legge per amore dei crimini, andando dietro ai loro desideri, condannati dalla stessa coscienza, che ha la pi grande forza. Ma poich si sapeva che anche i Profeti avevano frequentemente dato splendido esempio di sprezzo della morte per la giustizia e si sapeva che moltissimi erano andati con animo sicuro incontro al pericolo per tutte le cause grandi e fulgide del fulgore della dignit insita in esse, nel timore che la singolarit della virt del Cristo non apparisse pi luminosa di tali esempi, l'Apostolo, per dimostrare

che la sua carit e la sua fortezza si sollevano ad una altezza unica, adoper il seguente argomento. Anch'io, sebbene sia raro, sebbene sia difficile, riconosco che alcuni hanno preferito morire per cause giuste e buone; ma per essi la dignit delle imprese, ossia lo splendore degli stessi valori per i quali avevano combattuto, temper il dolore dei pericoli. Il Cristo al contrario non ebbe nulla da amare nelle passioni degli empi e non si schif di lasciarsi appendere per coloro che si erano resi deformi volontariamente. Egli appare superiore a tutti in tutte le virt, perch, se pochi possono essergli pari nella sofferenza, nessuno pu essergli pari nella causa. Non disperiamo dunque minimamente della sua munificenza, perch, se egli mor per noi, quando eravamo ancora peccatori, tanto pi ora che siamo stati giustificati nel suo sangue, saremo per lui salvi dall'ira. AG. Non vogliate dunque escludere i bambini dal numero dei peccatori, se confessate che anche per loro mor il Cristo. A causa del solo Adamo l'inimicizia, per il solo Ges la riconciliazione. 172. GIUL. E dopo la riconciliazione che abbiamo meritato di avere con Dio, s'intende per opera del Mediatore, dobbiamo accogliere con il nostro animo i gaudi eterni e sperare non solo la salvezza, ma anche la gloria. AG. Nota, ti prego, il contesto che ha condotto l'Apostolo a parlare del primo uomo: trattava della riconciliazione, che anche tu attribuisci alla mediazione del Cristo, dalle inimicizie che avemmo con Dio. Ecco, vedi le parole dell'Apostolo: Giustificati dunque per la fede, stiamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Ges Cristo 263. E poco pi sotto: Se il Cristo infatti, mentre eravamo peccatori, mor per gli empi nel tempo stabilito 264. Finalmente poco dopo: Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perch, mentre eravamo ancora peccatori, il Cristo mor per noi. A maggior ragione ora, dopo che siamo stati giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui 265. Nota ancora quello che segue: Se infatti quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto pi dopo essere stati riconciliati saremo salvi nella sua vita 266. Questa riconciliazione su cui insiste tante volte, la mette anche da ultimo dicendo: Dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione 267, e poi conclude: Quindi,

come a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 268. Come dunque a causa di questo solo uomo l'inimicizia, cos per il solo Cristo la riconciliazione. Chiunque perci dice che i bambini sono immuni dal peccato che ha provocato l'inimicizia, nega per forza che essi abbiano parte nella riconciliazione della quale si fece mediatore il Cristo, e quindi li esclude pure dalla giustificazione che avviene nel sangue del Cristo, della cui effusione non fu ricordata da lui, quando raccomand di berlo, nessun'altra causa che la remissione dei peccati 269. La conseguenza che la morte del Cristo ai bambini che non hanno il peccato non giova affatto in nessun modo. Per essa infatti noi siamo stati riconciliati con Dio da nemici che eravamo: il che non erano secondo voi i bambini. Perch infatti in forza di tale riconciliazione morissimo al peccato nel quale stava la nostra inimicizia con Dio, quanti siamo stati battezzati nel Cristo, siamo stati tutti battezzati nella sua morte 270, come dice il medesimo Apostolo. Ma per giungere a queste parole si domanda prima: Noi che siamo gi morti al peccato, come potremo vivere ancora in esso? 271 E subito dopo, per dimostrare che siamo morti al peccato, chiede: O non sapete che quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte? 272 Dov' la libert e la fortezza del vostro animo? Perch temete di dire ci a cui non temete di aderire? Cio che non hanno bisogno di essere battezzati nel Cristo i bambini che voi dite esenti da qualsiasi peccato a cui debbano morire? Per il peccato di Adamo entr nel mondo la morte eterna. 173. GIUL. Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo, anche la morte entr con il peccato, e cos la morte dilag in tutti gli uomini, che tutti peccarono in lui 273. Per domare la superbia dei Giudei che non ritenevano il perdono dei peccati tanto necessario a s quanto ai Gentili, rivendicando essi la santit alla propria razza per la prerogativa della legge, si addentra nel morbo della condotta umana e ricerca la moltitudine dei peccatori nei tempi passati, perch l'autorit dell'antichit stessa metta in evidenza quanta dominazione abbia acquistato l'iniquit in questo mondo e quanto numerosi e letargici crimini, trasmessi dalle corrotte generazioni precedenti alle successive per le mani di una contagiosa imitazione, abbia spazzato via la grazia del Cristo. E perci fa menzione del primo uomo: non perch da lui aveva cominciato il peccato, risultando che la prima a peccare era stata la donna, ma perch per il privilegio del sesso aveva occupato la

cattedra del delitto. Per causa di lui dunque entr il peccato e con il peccato la morte; senza dubbio la morte che si minaccia ai peccatori, ossia la morte eterna. E cos la morte dilag in tutti gli uomini, che tutti peccarono in lui. Spalanc senza lasciare dubbi in che modo fosse dilagata questa morte nei posteri: evidentemente per imitazione e non per generazione. AG. Gi certamente ti stato risposto per quale ragione Paolo non ha nominato la donna, dalla quale ebbe inizio il peccato, ma l'uomo soltanto: o perch in lui era compresa anche lei per l'unit della carne, o perch comincia dall'uomo la generazione, attraverso la quale voleva indicare l'ingresso del peccato nel mondo. Ma voi, gente che dite che la morte consistente nel peccato pass nei posteri per imitazione e non per generazione, per quale ragione non dite apertamente che i bambini non devono essere battezzati nel Cristo Ges? Se infatti sono da battezzare nel Cristo, poich tutti coloro che sono battezzati nel Cristo sono battezzati nella sua morte, senza dubbio anche i bambini muoiono al peccato; con questo argomento appunto l'Apostolo ha provato che noi siamo morti al peccato: con l'argomento del nostro battesimo nella morte del Cristo. Dopo aver chiesto infatti: Se siamo gi morti al peccato, come potremmo vivere in esso? 274 Domanda immediatamente per indicarci morti al peccato: O non sapete che quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, tutti siamo stati battezzati nella sua morte? 275 Perci chi senza peccato non ha perch morire nel battesimo; ma chiunque quando battezzato non muore al peccato, non battezzato nella morte del Cristo e quindi non battezzato nel Cristo. Che tergiversate? Aprite liberamente gli inferi vostri, entrino liberamente da voi coloro che non vogliono i loro bambini morti nel peccato e non li vogliono rivivi nel battesimo. Non Adamo o il suo peccato, ma il fatto. 174. GIUL. Dopo che infatti aveva detto: In tutti gli uomini pass, aggiunse immediatamente: In quanto tutti peccarono. Queste ultime parole: In quanto tutti peccarono non significano se non questo: Perch tutti peccarono; secondo quella espressione davidica: In che [in quo] un giovane corregge la sua propria via? ossia: In che modo corregge la sua via? Nel custodire le tue parole 276. Dice che si corregge la via in ci che la corregge. Cos pure l'Apostolo ha detto che la morte dilag nel fatto che tutti peccarono con la propria volont. Non nel senso che il relativo in

quanto sembri indicare o Adamo o il suo peccato, ma nel senso che il relativo in quanto intende esprimere il fatto che tutti peccano. AG. Apri gli occhi! Tutti muoiono in Adamo, nel quale se non sono morti i bambini e non rinascono nel Cristo, perch mai con indegna simulazione correte al battesimo del Vivificatore e del Salvatore per portarci i bambini, di cui non volete la rinascita e la guarigione, gridando che sono vivi e sono sani? Il significato di "tutti". 175. GIUL. Che poi " tutti " si usi per " molti " lo attestano innumerevoli esempi delle Scritture, per esempio: Tutti traviarono, tutti si sono corrotti; e poco dopo: Divorano il mio popolo come pane 277. Da quei tutti, di cui aveva denunziata la cattiva condotta, indica che era separato il popolo. Nel Vangelo si racconta: E tutto il popolo urlava: " Crocifiggilo, crocifiggilo! " 278 e tuttavia l'universalit di tale popolo tutto non includeva n gli Apostoli, n Nicodemo, n le sante donne. Qui il medesimo Apostolo poco dopo chiama " molti " quelli che ora ha detti " tutti ". AG. A ci si gi risposto che i " molti " non contraddicono i " tutti ", perch gli stessi tutti non sono pochi ma molti. E sono verissime le parole del Salmo da te citate: Tutti traviarono, tutti sono corrotti. Effettivamente i figli degli uomini, che avevano tutti traviato, li ha distinti dai figli di Dio che non avevano traviato e venivano divorati. Dio infatti osservava i figli degli uomini e questi avevano tutti traviato; da loro sono stati evidentemente esclusi i figli di Dio. A questi figli degli uomini che erano tutti traviati apparteneva anche tutto quel popolo che gridava: Crocifiggilo, crocifiggilo! Al quale popolo non appartenevano appunto in nessun modo coloro che avevano gi creduto nel Cristo. Trati fuori da questo testo, se puoi: Uno morto per tutti, e abbi il coraggio di dire che non erano tutti morti coloro per i quali morto il Cristo, e l'Apostolo ti tapper subito la bocca e ti ricaccer in gola la sfrontatissima voce, mostrando la conseguenza della sua affermazione: Quindi tutti sono morti. Non lodare l'Apostolo, non lo spiegare in tal modo da non volerlo ascoltare quando dice: Uno morto per tutti, quindi tutti sono morti 279. In questi " tutti " dilag la morte insieme al peccato a causa di colui nel quale muoiono tutti, e qui sono compresi anche i bambini, perch pure per loro mor il Cristo, il quale morto per tutti, proprio perch tutti sono morti.

Comunque tu ragioni, comunque tergiversi, comunque tenti di sovvertire o di pervertire le parole dell'Apostolo, non dimostri l'immunit dei bambini dalla morte che sta nel peccato, poich non osi negare che il Cristo sia morto anche per loro. Moltissimi, non tutti. 176. GIUL. Apparisca dunque il risultato ottenuto da noi: l'Apostolo chiama tutti i moltissimi e li dice soggetti alla morte, perch hanno peccato con la propria volont. Quindi non accusa un crimine originale, ma un crimine volontario, e veramente nient'altro indicano le parole, se si tiene conto del credito e della propriet che hanno. Se infatti avesse creduto che un peccato fosse passato ai posteri per generazione, cio fosse stato scagliato da Adamo su coloro che non erano l, avrebbe dichiarato nella maniera pi falsa che tutti hanno peccato. AG. Ti potrei chiedere: In che modo hanno seguito l'esempio del peccato di Adamo i posteri che non furono l, n videro, n udirono, n credettero lo stesso suo peccato? Ma non te lo chiedo. Ci fu infatti Adamo e in lui siamo stati noi tutti. Per Adamo e in lui perirono tutti 280, perch in lui muoiono tutti. Ascolta l'Apostolo che parla apertissimamente e non ascoltare te stesso che ciarli tortuosissimamente. Il peccato un'attivit personale. 177. GIUL. Di ci infatti che uno solo fa e manda ad altri non si dice con esattezza che tutti l'abbiano fatto. Dunque o pass a loro il peccato ed essi non peccarono, o essi peccarono, e questa parola sta ad indicare un'attivit, e allora il peccato non pass ad essi se non esclusivamente per imitazione. AG. Se uno per la sua intemperanza prende la podagra e la trasmette ai figli, come spesso accade, non si dice giustamente che quel vizio passato dal genitore ai figli? Anch'essi hanno preso la podagra nel genitore, perch erano in lui quando egli la prese, ed erano cos, essi e lui, ancora un solo uomo; la presero dunque non per azione umana, ma per ragione seminale. Ci dunque che talvolta accade nelle malattie del corpo lo sapeva accaduto in quell'antico e grande peccato che vizi l'universale natura umana per colpa del primo e unico genitore l'Apostolo, il quale con lucidissima locuzione, che voi tentate di ottenebrare, diceva: A

causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e con il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini, che tutti peccarono in lui 281. Aveva appunto inteso esaltare la grazia del Cristo indicando in lui la " forma " opposta ad Adamo e contrapponendo al principe della generazione il principe della rigenerazione. L'inclusione di tutti gli uomini in Adamo suppone la "traduce" delle anime. 178. GIUL. Ci poi che hai creduto di opporre o in questo libro a cui adesso rispondo o nei libri che avevi scritto a Marcellino, dicendo, per usare le tue parole, che il peccato pass quando tutti gli uomini erano quell'unico uomo 282, senza difficolt la verit lo demolisce e lo espone allo scherno di ogni persona saggia. Infatti con tale argomentazione non si indica nient'altro all'infuori della tua empiet; una empiet, dico, per la quale credi che la " traduce " delle anime, gi condannata nell'insegnamento sacrilego di Tertulliano e di Marcione, sia come la " traduce " dei corpi: un'opinione talmente scellerata che, quando noi la rinfacciavamo a voi nell'Epistola che inviammo in Oriente, tu nei libri che ultimamente hai mandati a Bonifacio fai di tutto per stornarla da te, negando d'averla mai sostenuta. Scrivi infatti: Dicono poi che noi professiamo la " traduce " delle anime, e non so nei libri di chi lo abbiano letto 283, per giurare evidentemente che nulla di simile viene detto da te. Ebbene, perch la tua falsit emerga dal confronto delle tue parole, come fai a dire che la " traduce " delle anime, una opinione davvero sacrilega, esula dai tuoi modi di sentire, quando confessi che tutti gli uomini sono stati quell'unico uomo? Se infatti non credi che una parte dell'anima sia collegata con i semi, con quale faccia scrivi che tutti gli uomini sono stati quell'unico Adamo, quando l'uomo non pu certamente essere se non un corpo e un'anima insieme? AG. Tu pensi che non possa dirsi uomo il solo corpo dell'uomo, mentre sai che lo stesso unico Figlio di Dio, il Signore nostro Ges Cristo, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e fu sepolto, come confessa di credere tutta la sua Chiesa e come confessano molte eresie, tra le quali c' anche la vostra, e tuttavia soltanto il corpo del Cristo fu sepolto. Non doveva dunque secondo te l'unico Figlio di Dio, nostro Signore Ges Cristo, dirsi sepolto, poich non dal corpo soltanto, bens dal Verbo di Dio e dall'anima razionale e dal corpo risulta il Cristo, unico Figlio di Dio nostro Signore; ma la professione di fede,

arrivata a queste parole: Fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, avrebbe dovuto continuare cos: E il suo corpo fu sepolto. N dello stesso primo uomo di cui si tratta avrebbe dovuto dire la Scrittura: Dio plasm l'uomo come polvere della terra 284, perch solo il corpo dell'uomo viene dalla terra. Che inoltre lo stesso Dio ha sbagliato a dire all'uomo minacciandogli la morte: Terra sei e in terra tornerai 285, gridatelo, perch secondo la tua dottrina avrebbe dovuto dire piuttosto: Terra il tuo corpo e alla terra esso torner. Poich dunque c'era Adamo e in lui eravamo noi tutti 286, una verit che prima di noi i dottori cattolici impararono e insegnarono secondo le sante Scritture nella santa Chiesa, per questo io ho detto: Erano tutti quell'unico uomo, essendo gi anche quei due, maschio e femmina, non pi due ma una sola carne 287. E l'ho detto di tutti gli uomini generati, perch quando fu commesso il peccato essi erano tutti quell'uomo, non essendo stato ancora trasfuso nessuno da Adamo con il seme nel seno della madre; e certo i figli sono trasfusi dai maschi nelle femmine. Dunque, per quella parte che vuoi e per quanta parte tu vuoi, tutti coloro che sono nati da Adamo sono stati quell'unico Adamo, o secondo il corpo soltanto, o secondo ambedue le parti dell'uomo; il che confesso di non saperlo, e non mi vergogno, come voi, di confessare di non sapere ci che non so. Ci tuttavia che io non so non che di ogni uomo scritto: L'uomo quasi vanit, i suoi giorni come ombra che passa 288, per la ragione che anche altrove la medesima santa Scrittura dice: Solo tutta vanit ogni uomo che vive 289; il che non avverrebbe in un mondo creato dal giusto Dio, se non ci fosse il peccato originale. Quando Adamo pecc, erano gi due: lui e la moglie. 179. GIUL. Inoltre, anche se lo riferisci alla carne soltanto, nemmeno cos pu scusarsi questa fatuit del tuo modo d'intendere, per cui dici: Tutti erano quell'uno, perch in quel tempo in cui Adamo pecc erano gi due gli uomini e non uno solo, cio Adamo e la sua moglie. E dalla loro sostanza, non dalla loro colpa, il genere umano pullul come Dio aveva stabilito. AG. L'ho gi detto ed ecco lo dico di nuovo. Io ho detto: Tutti furono quell'uno coloro che Adamo avrebbe seminati, ossia generati. Principalmente dunque da quell'uno che li gener avrebbero tratto il peccato originale i nascenti. Eva invece - e furono due con l'aggiunta di lei - concep i figli che recep e fu seconda nel partorirli, bench nel peccare sia stata la prima. Perci

anche la santa Scrittura dice che i figli di Levi furono nei lombi del loro padre Abramo e che in lui pagarono le decime al sacerdote Melchisedech 290; leggi la Lettera agli Ebrei e correggi la tua lingua. Anche Abele ebbe la carne del peccato. 180. GIUL. Inoltre che al figlio Abele non abbia nociuto per nulla il peccato dei suoi genitori lo attesta la sua santit, celebrata da tutte le Scritture. AG. Perch dunque non Abele, che fu il primo giusto, propose l'Apostolo alla imitazione ma, trattando di due uomini dei quali uno mandava alla condanna e l'altro alla giustificazione, ha detto Adamo e il Cristo? Se poi Abele non aveva nelle sue membra la legge che muove guerra alla legge della mente 291, che egli, giusto com'era, debellava con lotta interiore, e se la sua carne non aveva desideri contrari allo spirito 292, per nulla gli aveva nociuto il peccato dei genitori. Ma chiunque dice che tale fu Abele, dica che egli non ebbe la carne del peccato, mentre certissimo che il Cristo Signore non avrebbe avuto una carne somigliante alla carne del peccato, se la carne di tutti gli altri uomini non fosse la carne del peccato. Tutto all'opposto Caino, pur generato dalla medesima natura. 181. GIUL. Tutto all'opposto Caino: invidioso, parricida, generato dalla medesima natura, non sospinto dalla medesima volont, devastato da un terrore che gli fa l'anima a pezzi. L'Apostolo dunque ha detto che il peccato entr in questo mondo a causa di uno solo e per il peccato la morte, e cos la morte pass in tutti gli uomini che peccarono; la quale sentenza, consona con il dogma cattolico, non presta a voi nessun aiuto. AG. Che la morte sia passata con il peccato l'Apostolo lo indica dicendo: E cos pass in tutti gli uomini 293. Per questo anche i bambini, quando vengono battezzati, sono strappati al potere delle tenebre. Altrimenti, con grande offesa di Dio, come abbiamo gi detto e come dovremo dire spesso, si esorcizza e si insuffla l'immagine di Dio, se nei bambini non si esorcizza e non si insuffla il principe del mondo, il quale buttato fuori, perch si stabilisca nei bambini l'abitazione dello Spirito Santo 294. Quanto poi al crimine di Caino, esso non appartiene al problema dell'origine, perch fu commesso dalla volont.

Abele opposto ad Adamo. 182. GIUL. La sentenza costruita infatti con parole che indicano il precedere di un esempio e il susseguire della scelta di chi imita l'esempio. AG. Ti gi stato detto: avrebbe dovuto dunque essergli opposto dall'altra parte Abele e non il Cristo. La colpa fu di due. 183. GIUL. Del resto, se avesse voluto indicare la generazione o infettata dal peccato o soggetta al peccato, non avrebbe detto che il peccato entr per colpa di un solo uomo, ma per colpa di due. AG. E' gi stato risposto. Nulla dici e tuttavia dici e dici, perch non puoi trovare che dire di giusto. Alle medesime affermazioni le medesime risposte. 184. GIUL. N avrebbe detto: In tanto pass la morte in quanto tutti peccarono 295. Ma avrebbe detto: In tanto pass la morte in quanto tutti discesero dalla volutt diabolica e dalla carne diabolica del primo uomo e della prima donna. E se l'avesse dichiarato l'Apostolo, non avrebbe rafforzato il vostro dogma, ma avrebbe causato il crollo di tutte le sue sentenze. Dunque la volont di coloro che peccano ed l'esempio del peccato che egli accusa, e per questo voi siete battuti e dalla ragione e da Paolo. AG. Dunque in Abele, primo uomo giusto, avrebbe dovuto porre l'esempio della giustificazione, come in Adamo, primo peccatore, credete che abbia posto l'esempio del peccato. Perch infatti dovrebbe rincrescere a noi di darti le medesime risposte, se tu non ti vergogni di ripetere inutilmente tante volte le medesime affermazioni? Peccato e prevaricazione. 185. GIUL. Fino alla legge infatti ci fu il peccato in questo mondo, ma il peccato non era imputato, perch mancava la legge; ma la morte regn da Adamo fino a Mos, anche su coloro che non peccarono, a somiglianza della prevaricazione di Adamo, il quale figura di colui che doveva venire 296. Distingue la qualit del peccato

con la diversit delle denominazioni, per indicare che altro il peccato e altro la prevaricazione, e in questo luogo vuol fare intendere soltanto che ogni prevaricazione senza dubbio peccato, ma non ogni peccato una prevaricazione. Il vocabolo di prevaricazione aumenta l'odiosit del peccato, e coloro che hanno trasgredito dei precetti sembrano pi rei di coloro che senza l'ammonimento da parte di una legge hanno mancato eludendo l'innata ragione. Prima dunque di quella legge che fu data per mezzo di Mos e fu messa in scritto, per imporre con la sua sanzione la forma delle azioni, che al popolo vivente sotto di essa non era lecito ignorare, in quel tempo intermedio tra Adamo e Mos, l'Apostolo accusa di peccato e non di prevaricazione i mortali che si erano variamente macchiati di prave passioni. >AG. Che cosa significano dunque le parole: La morte regn da Adamo fino a Mos, anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo? Comunque infatti dividiate il testo, si trova che l'Apostolo vi ha contraddetti. Se infatti dividerete cos: La morte regn anche su coloro che non peccarono, in che modo ci pu essere giusto se non a causa del peccato originale? Perci, quasi si chiedesse perch mai la morte aveva regnato anche su coloro che non avevano peccato, stata data la risposta: Per la somiglianza della prevaricazione di Adamo, cio non a causa dei loro propri peccati, ma poich quel prevaricatore di Adamo li gener simili a s, come hanno spiegato queste parole anche i dottori cattolici che vissero prima di noi. Sebbene infatti quel primo e unico peccato, che entr nel mondo a causa di un solo uomo, sia comune a tutti, e per questo si dice: Nel quale peccarono tutti, i bambini tuttavia non hanno peccati loro propri. E perci di essi si potuto dire con verit che non hanno peccato, ma la morte regn su di loro per la somiglianza, come si detto, della prevaricazione di Adamo. Se invece volete dividere cos: La morte regn da Adamo fino a Mos anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, nel senso che peccarono, s, ma non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, non trovate nessuno come volete voi, perch voi sostenete che quanti peccarono hanno peccato a somiglianza di Adamo, cio hanno seguito il suo esempio. E' stata chiusa dunque da tutte e due le parti la tana della piccola volpe; non ha per dove entrare a nascondersi o non ha per dove uscire e scappare, se era gi nascosta nella tana.

La paura della morte. 186. GIUL. Si deve intendere che quelli che non avevano ricevuto la legge, non avevano trasgredito dei precetti, ma dovevano essere considerati rei perch, trascurando la ragione, attestata in ciascuno dai suoi propri sentimenti, hanno violato il diritto della societ umana o del pudore, e quindi si dice che hanno peccato per vicendevole imitazione, s, non tuttavia per trasgressione di una legge, che non era stata ancora emanata. Fino alla legge dunque ci fu il peccato e non la prevaricazione, dopo la legge invece non solo il peccato, ma anche la prevaricazione. La morte poi che regn la morte eterna che Dio aveva minacciato d'infliggere ad Adamo se avesse peccato. Quindi quella morte dovuta al peccato, la morte penale, regn anche prima della legge su quelli che peccarono, come regn in mezzo ai sodomiti e a coloro che furono annientati al tempo del diluvio per la loro iniquit, pur tuttavia volontaria, o in altre epoche diverse; e dopo la legge regn in mezzo a coloro che trov rei di prevaricazione. AG. Poich non vuoi che sia penale se non la morte eterna, se non penale la morte che separa l'anima dal corpo, per quale ragione la teme la natura che tu lodi tanto da negare che sia stata viziata? Qual la causa per cui un bambino, appena comincia un poco ad uscire dall'infanzia, sente gi il terrore di essere ucciso? Per quale ragione non abbiamo per la morte la medesima proclivit sensibile che per il sonno? Perch sono ritenuti grandi coloro che non temono la morte ed essi sono tanto rari? Come mai anche colui che disse di bramare di sciogliersi da questa vita e di essere con il Cristo 297, non vuole tuttavia essere spogliato ma sopravvestito, perch ci che mortale sia assorbito dalla vita 298? Perch a Pietro fu detto nei riguardi della sua stessa fine gloriosa: Un altro ti cinger e ti porter dove tu non vuoi 299? Insomma, se ingiustificato il timore della morte, una pena lo stesso suo timore; se invece per legge di natura che l'anima non vuole essere separata dal corpo, la morte stessa una pena, sebbene la grazia divina la converta in un buon uso. Il principe della generazione e il principe della rigenerazione. 187. GIUL. Poich, essendo giudice quella giustizia che non imputa se non il peccato da cui libero astenersi, coloro che peccarono

senza la legge saranno giudicati senza la legge, e quelli che peccarono nella legge saranno giudicati con la legge 300. Ma le parole dell'Apostolo: La morte regn da Adamo fino a Mos anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo 301, fanno trasparire il suo modo di sentire: quello cio per cui definisce prevaricatori i Giudei che peccarono sotto la legge in modo simile ad Adamo, perch anche a quel primo uomo, sebbene non per mezzo di scritture, ma tuttavia oralmente, era stata intimata la legge di astenersi dal gustare di un albero, e questa fu una prova di obbedienza; mangiandone contro il precetto incorse nel crimine di prevaricazione. Dunque si dimostra che anche il popolo che pecc dopo la legge data per il ministero di Mos si rese colpevole di una delinquenza simile alla prevaricazione di Adamo, perch peccava per trasgressione di una legge, come lui. Coloro che invece peccarono nell'epoca di mezzo tra le due leggi, la prima data ma non scritta, la seconda data e scritta, non si indicano immuni dal peccato, ma si dice che non errarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, perch non avevano ricevuto la legge. AG. Dove neghi la somiglianza della prevaricazione di Adamo, ti convinci da te stesso che quanti peccarono senza la legge non sono rei per l'esempio del primo uomo: non fu dunque l'imitazione ma la generazione che fece passare la morte in tutti gli uomini a causa del peccato. Neppure infatti se questa morte, che entr nel mondo a causa del peccato del primo uomo, avesse saltato le epoche tanto lunghe che precedettero la legge e, per rispettare la somiglianza della prevaricazione di Adamo, cominciasse a serpeggiare dai Giudei che divennero prevaricatori della legge, si direbbe di essa: A causa di un solo uomo entr nel mondo e pass in tutti gli uomini 302. Chi infatti, non dico stolto ma appena fatuo, persuaderete che sia entrata a causa di un solo uomo e sia passata in tutti gli uomini una morte alla quale fate saltare tante genti e tanti secoli e, lasciando intatti tutti gli altri, sia arrivata a coloro che avevano ricevuto la legge, dicendo voi che la morte regn anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, ma peccarono senza prevaricazione perch senza legge? Non avete proprio nessun altro mezzo per correggere il vostro errore se non quello di ritornare alla fede cattolica, la quale al primo uomo, principe della generazione, oppone il secondo uomo, principe della rigenerazione. La fede dell'incarnazione futura.

188. GIUL. Il quale Adamo si dice " forma " di colui che doveva venire, cio del Cristo: ma " forma " in senso di opposizione, cos da credere il Cristo forma della giustizia, come Adamo forma del peccato. Ma come l'incarnazione del Cristo fu la forma della giustizia, non la prima forma bens la massima, perch anche prima che il Verbo si facesse carne, per mezzo di quella fede che si aveva in Dio, le virt rifulsero e nei Profeti e in molti altri santi, e venendo poi la pienezza dei tempi rifulse nel Cristo la norma esatta della giustizia, e colui che era stato predetto come Padre del secolo futuro spicc come rimuneratore tanto dei santi precedenti quanto anche dei santi susseguenti. AG. Riconosciamo la vostra eresia: Pelagio infatti dichiar che gli antichi non erano vissuti da giusti in forza della fede dell'incarnazione del Cristo, evidentemente perch il Cristo non era ancora venuto nella carne. Mentre non avrebbero certamente predetto l'incarnazione, se non l'avessero senza dubbio precedentemente creduta. Ma siete caduti in quest'assurdit perch difendete la possibilit della giustizia in forza della natura e della legge. Delle quali due affermazioni se una vera, qualunque sia delle due, allora il Cristo morto invano 303. Adamo la massima "forma" del peccato. 189. GIUL. Similmente anche sulla sponda opposta Adamo si dice forma del peccato, non la prima forma ma la massima. AG. Per quale ragione non la prima forma ma la massima? Dal momento che non neghi che sia la prima per l'esordio del genere umano, n trovi la ragione di dire che sia la massima, se non confessi che Adamo pecc tanto pi gravemente quanto pi grande era la facilit di non peccare in quel tempo quando la natura non era ancora viziata n la legge del peccato si ribellava nelle membra alla legge della mente. Con la quale pena nasce ogni uomo, perituro in eterno se non rinasce, perduto se non ricercato e ritrovato da colui che venne a cercare ci che era perduto 304. Perch la massima? 190. GIUL. Ma dico forma massima, non perch io disconosca che il diavolo stato reo ancora di pi, ma perch, cercando il principio istitutivo, pi opportunamente l'Apostolo fece menzione dell'uomo a cui ha guardato moltissimo la successiva umanit, piuttosto che far

menzione della sostanza aerea. Risultava per che nella stessa umanit la prima a peccare era stata la donna, ma, poich in tutto pi efficace e pi grande l'autorit dei padri, disse " forma " del peccato, non la persona dalla quale cominci il delitto, bens colui che per il prestigio del sesso virile si presenta come pi imitabile. Ti avvedi bene come la logica dell'intelligenza attesti la presenza in lei della verit. AG. Che l'Apostolo non abbia opposto l'imitazione alla imitazione ma la rigenerazione alla generazione lo dimostra la stessa " forma " del Cristo, che viene opposto al primo uomo come secondo uomo. Se dunque coloro che rinascono non partecipano alla giustizia del Cristo, coloro che nascono non partecipano al peccato di Adamo, e il Cristo non la " forma " contrapposta. Ma poich la " forma " contrapposta, come senza dubbio rinascendo passano alla giustizia del Cristo anche i bambini, bench incapaci di operare la giustizia, cos essi sono nati o nascono da Adamo con il passaggio in loro del peccato, bench non siano capaci di operare nemmeno il peccato. Riconosci la " forma " e non voler essere deforme per contraddizione. A somiglianza della prevaricazione di Adamo. 191. GIUL. Ora sappi intuire quanto discordino dalla tua spiegazione, alla pari di tutte le altre parole del medesimo passo, cos anche quelle in cui l'Apostolo afferma che la morte regn pure su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, il quale figura di colui che doveva venire 305. Se infatti parlasse del peccato naturale, di cui secondo te aveva detto: Nel quale peccarono tutti 306, chi sarebbero questi dei quali subito dopo asserisce che non risultano colpevoli, non solo nella prevaricazione di Adamo, ma nemmeno nella somiglianza con la sua colpa? AG. Ma a capire cos sei tu che non capisci; l'Apostolo invece ha fornito la ragione per cui la morte regn anche su coloro che non peccarono, aggiungendo e dicendo: A somiglianza della prevaricazione di Adamo, cio egli indica la ragione per cui regn la morte anche su coloro che non peccarono nel fatto che trassero dalla prevaricazione di Adamo una qualche forma di somiglianza. Di Adamo appunto si vestono coloro che nascono, come del Cristo si vestono coloro che rinascono.

Errare difformemente da Adamo. 192. GIUL. Scrive: Regn la morte anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo 307. Tu vedi che ha fatto una trasparente distinzione tra coloro che avevano errato conformemente ad Adamo e coloro che avevano errato difformemente da Adamo. AG. Se avevano errato difformemente, dov' dunque l'esempio della imitazione? Rendi la rigenerazione alla generazione e non l'imitazione alla imitazione, e troverai la forma che insegn l'Apostolo della verit, non la forma che finse Pelagio, inventore del vostro errore. Ognuno peccherebbe a somiglianza di Adamo, se esistesse il peccato naturale. 193. GIUL. La quale divisione non conviene al peccato naturale che, se esistesse, coinvolgerebbe tutti ugualmente senza eccezioni. Nessuno dunque ci sarebbe in cui non fosse questo male, e nessuno si troverebbe di cui poter dire con verit che non abbia peccato a somiglianza di quel peccato nella cui realt avrebbero peccato tutti. AG. Proprio ci che gridi a denti stretti vero ed contro di voi: tutti senza eccezioni coinvolge ugualmente il peccato originale; nessuno ci sarebbe in cui questo male non ci fosse, se non ci fosse a nostro soccorso la grazia divina per mezzo del Cristo. Che la morte infatti regnasse su coloro che non peccarono, cio non fecero dei peccati loro propri, lo merit la somiglianza della prevaricazione di Adamo, che figura di colui che doveva venire, ossia del Cristo. Come infatti coloro che nascono si rivestono del primo uomo, cos coloro che rinascono si rivestono del secondo uomo. Altri e altri. 194. GIUL. Ma l'Apostolo riassume e dichiara che altri sono coloro che peccarono come Adamo, altri coloro che la somiglianza della prevaricazione antica non spruzz nemmeno. E' perfettamente chiaro dunque: sono crimini dei costumi e non crimini dei semi. E per ripetere in breve le nostre acquisizioni: l'Apostolo insegna che il peccato entr a causa di un solo uomo: questo la ragione lo indica confacente con l'imitazione e non con la generazione, che opera di due.

AG. Quante volte dici le medesime cose e non dici nulla, n ti avvedi che se da questo testo fosse indicato l'inizio del peccato d'imitazione da parte del genere umano, il peccato piuttosto che a causa di uno solo si direbbe entrato nel mondo a causa di una sola; la quale pecc cos per prima, che la imit anche lo stesso suo marito. Ma poich voleva che s'intendesse la generazione e non l'imitazione, ha detto: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 308, o includendo ambedue nel singolare, perch stato affermato: Non sono dunque pi due 309, o portando principalmente l'attenzione su Adamo, dal quale inizia la generazione, perch precede l'inseminazione e la segue la concezione. Questi concetti li abbiamo gi detti spesso, ma alle tue ripetizioni non vogliamo tuttavia cedere, anche a costo di ripeterci pure noi, sebbene pi raramente. Cos pass la morte. 195. GIUL. Ha continuato: E cos la morte pass in tutti gli uomini 310. AG. Che significano le parole: Cos pass, se non: Nel modo in cui entr la morte, cio con il peccato o a causa del peccato? La morte inseguitrice delle colpe volontarie. 196. GIUL. Fece la distinzione, perch nessuno pensasse che a passare cos sia stato il peccato. La morte, che era gi stata messa in corsa per giusto giudizio, si presentasse come inseguitrice delle colpe da punire, trovate in ciascun peccatore per scelta di cattiva volont. Ha dunque indicato che da accusare non la natura, ma le scelte volontarie. AG. Invano ti giri e ti rigiri. Guarda Adamo e il Cristo. Adamo la " forma " del Cristo futuro. Non gli dunque conforme sulla sponda opposta il Cristo che travasa la sua propria giustizia nei bambini rinascenti, se Adamo non travasa il suo peccato nei bambini nascenti. Potessi tu almeno tacere. 197. GIUL. Soggiunse che la morte regn in tanto in quanto tutti peccarono 311; dal quale ragionamento non fu espressa la rovina di

chi nasce, ma l'opera di chi agisce. Diede pertanto la prova di riprovare la pravit e non di ferire l'innocenza. AG. In quell'uomo peccarono tutti, nel quale muoiono tutti, e la sua forma opposta colui nel quale tutti ricevono la vita: Ma come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo 312. Il che stato detto per questo: come la morte non sommerge nessuno se non a causa di Adamo, cos nessuno riemerge alla vita se non per mezzo del Cristo. Potessi almeno tacere, o uomo che non puoi dire nulla! Fino alla legge. 198. GIUL. Dopo di questo concluse che il peccato regn fino alla legge, indicando che il regno del peccato cadde quando fu emanata la legge. AG. Se dopo che fu emanata la legge cadde il regno del peccato, dunque per mezzo della legge che viene la giustizia. Se la giustificazione viene dalla legge, il Cristo dunque morto invano 313. Dell'Apostolo questa voce, non mia. Venite ormai allo scoperto, o nemici della croce del Cristo. Perch temete il grande popolo del Cristo e non temete il grande giudizio del Cristo? Dite apertamente: Potremmo essere giustificati dalla natura, potremmo essere giustificati dalla legge; invano morto il Cristo. Ma paventando la moltitudine cristiana sparate una parola pelagiana e a coloro che vi chiedono per quale ragione morto il Cristo, se ci fa giusti la natura o la legge, rispondete: Perch il medesimo risultato si ottenesse pi facilmente, come se comunque potesse ottenersi, sebbene pi difficilmente, sia per mezzo della natura, sia per mezzo della legge. Rispondi, o Cristo, vinci e convinci, grida: Senza di me non potete fare nulla 314, perch tacciano coloro che strillano: Bench pi difficilmente, tuttavia potremmo farcela anche senza di te. O, se non possono tacere, da s si conducano in luoghi occulti, perch non seducano altri. Per quale ragione dunque l'Apostolo ha detto: Fino alla legge infatti c'era il peccato nel mondo 315, se non perch a togliere il peccato non valse nemmeno la legge quando fu emanata, ma colui del quale stato detto: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo 316? Non la natura, non la legge.

199. GIUL. Ma la generazione che cominci da Adamo continua anche dopo la legge. La quale generazione, se fosse fonte di peccati e pianta del diavolo, come argomenti tu, certamente non fino alla legge avrebbe vigore questo crimine, ma dopo la legge e anche dopo il Cristo. E' dunque provato che il peccato di cui l'Apostolo dichiara la permanenza fino alla legge e l'impossibilit di permanere dopo la legge, un peccato di attivit e non di nativit. AG. Ecco apertamente dici che l'Apostolo non ha detto: Fino alla legge c'era il peccato nel mondo 317, per la ragione che nemmeno la legge pot togliere il peccato, ma perch il peccato non pot rimanere dopo la legge, n ti spaventa la voce di Dio in bocca dell'uomo di Dio che guardando al Cristo dice: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo 318. Che vaneggi? Che sragioni? Non la natura, non la legge, ma: Ecco colui che toglie il peccato del mondo, e osi dire che il regno del peccato cadde quando fu emanata la legge e che dopo la legge non pot rimanere il peccato, bench dica l'Apostolo: Se la giustificazione viene dalla legge, il Cristo morto invano 319; bench dica l'Apostolo: Nessuno giustificato dalla legge 320; bench dica l'Apostolo: La legge sopravvenne perch sovrabbondasse il peccato 321; bench dica l'Apostolo: Se fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato perch ai credenti la promessa venisse data in virt della fede in Ges Cristo 322? Se avete gli orecchi, tappatevi subito la bocca. Se volete aprire la bocca nel modo giusto, aprite prima gli orecchi alle voci divine. Ti ricorderai bene d'avere detto che la generazione cominci da Adamo, tu che sei solito dire che non cominci se non da due e che quindi l'Apostolo non volle riferirsi alla generazione in quel peccato che disse entrato nel mondo a causa di un solo uomo. Chi avrebbe creduto possibile da parte tua la dimenticanza di ci che tante volte avevi detto falso? Ma tuttavia l'hai dimenticato per dire una volta tanto il vero. Svgliati, ascolta almeno te stesso: da Adamo cominci la generazione e quindi attraverso la generazione entr il peccato, che entr nel mondo a causa di un solo uomo. Infatti tu hai detto: Ma la generazione, che cominci da Adamo, continua anche dopo la legge. Convenientemente quindi l'Apostolo pose un uomo soltanto per l'ingresso del peccato nel mondo, da contrarre per generazione, e non il diavolo, dal quale entr nel mondo quel peccato da derivare per imitazione.

Imputazione del peccato. 200. GIUL. Ma il peccato, ha detto, non pu essere imputato quando manca la legge 323; con la quale sentenza, come pure con tutti i suoi detti, elimina l'opinione della " traduce ". AG. Evidentemente quando manca la legge, non imputato il peccato, ma dagli uomini che ignorano gli inscrutabili giudizi di Dio. Infatti se Dio non imputa il peccato quando manca la legge, per quale mai giustizia di Dio coloro che hanno peccato senza la legge, periranno senza la legge 324? N prima n dopo la legge esiste mai il peccato naturale. 201. GIUL. Infatti se prima della legge non fu imputata la " traduce " del peccato e dopo la legge poi la " traduce " del peccato non ci fu, essa non ha mai assolutamente ottenuto il suo veleno per nuocere al genere umano. Prima della legge infatti non fu imputato il peccato naturale; sotto la legge esso non fu imputato, perch in nessun testo della legge s'insegna mai che esso sia stato o indicato o imputato. Appare dunque che prima della legge l'Apostolo colpisce il peccato della volont libera e dopo la legge la prevaricazione della volont altrettanto libera. AG. Se nella legge non si affaccia il peccato originale, per quale ragione dunque si dice nella legge che l'anima di un bambino non circonciso dentro l'ottavo giorno eliminata di mezzo al suo popolo 325? Perch alla nascita di un bambino si offriva un sacrificio di espiazione per il peccato 326? Ma via taci, per favore! Guarda il bambino che non parla ed imita chi non parla. Il peccato naturale un'invenzione manichea. 202. GIUL. Perci risulta che l'Apostolo non ha parlato per nulla del peccato della " traduce ", e sebbene fossero in gran copia per provare che l'Apostolo non ebbe mai nessun sentore del peccato naturale - che non pu esistere ed un'invenzione dei manichei -, tuttavia per sovrappi sottoline anche la distinzione per cui non tutti assolutamente gli uomini sono stati macchiati dalla prevaricazione di Adamo, dal momento che anche tra coloro sui quali regnava la morte per la loro iniquit se ne trovavano moltissimi che l'Apostolo insegnava estranei alla prevaricazione di Adamo.

AG. O uomo calunnioso, o uomo verboso! Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la stessa nostra origine 327. Chi l'ha detto non fu manicheo, ma, com' lodato dalla bocca del vostro maestro, rifulse tra gli scrittori ecclesiastici qual fiore di bellezza. Ma come fai a dire che non tutti furono macchiati dalla prevaricazione di Adamo e, peggio ancora, ad imputare all'Apostolo ci che dici insipientemente di sapere, bench egli dica: La morte regn da Adamo fino a Mos anche su quelli che non peccarono, volendo intendere i bambini che non hanno commesso nessun peccato personale, e bench aggiunga: A somiglianza della prevaricazione di Adamo 328, spiegando perch la morte abbia regnato sui bambini? Ne abbiamo gi parlato abbastanza nelle pagine precedenti. In che modo infatti sarebbe vero che a causa di un uomo solo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte 329, se la morte regn tuttavia su alcuni che non appartengono a questo peccato dell'unico uomo? Quelli infatti su cui regn la morte appartengono al peccato che la fece entrare; quelli invece che non appartengono al peccato che fece entrare la morte, per quale giusto giudizio appartengono alla morte? Ma non appartengono al peccato che entr nel mondo a causa di un solo uomo quelli che non peccarono a somiglianza della sua prevaricazione, come dicesti tu stesso: su di essi dunque non regn la morte. Che senso ha dunque il testo: La morte regn anche su coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, se non che la morte regn anche su coloro che non peccarono, perch non commisero peccati propri in nessun modo? Ma regn a somiglianza della prevaricazione di Adamo, perch, sebbene non abbiano commesso peccati propri in nessun modo, appartengono tuttavia al peccato che fece entrare la morte nel mondo, contraendo la somiglianza della prevaricazione, non perpetrando una prevaricazione con un peccato proprio, ma nascendo dal prevaricatore a causa del quale la natura umana stata tutta viziata. In Adamo non peccarono tutti: n i bambini n gli adulti. 203. GIUL. Vedi dunque se perfino a te debba rimanere dubbio ancora ci che noi diciamo, ossia che gli innocenti, prima dell'uso della propria volont, da pura opera di Dio, non hanno peccato in Adamo, quando per testimonianza dell'Apostolo si insegna che sono moltissimi anche tra gli iniqui coloro che non peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo.

AG. E' gi stato risposto. Bisogna che tu taccia. Non puoi infatti dire se non perversit, tentando di pervertire le parole dell'Apostolo. Egli ha detto infatti che anche su coloro che non peccarono, ossia sui bambini che non hanno peccati propri, regn tuttavia la morte per la somiglianza della prevaricazione di Adamo, che figura del futuro, perch travasa in essi il Cristo la giustizia come Adamo il peccato; cos il Cristo la vita, come Adamo la morte. Altrimenti saranno estraniati dalla forma del Cristo e non saranno Cristiani. Esattamente ci che sentite voi, ma che paventate di dire apertamente. Pi i salvati che i rovinati. 204. GIUL. Vediamo per anche il resto. Ma il dono di grazia non come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono molti, in molti di pi si rivers la grazia di Dio e il dono concesso per l'unico uomo Ges Cristo 330. Dice che superato il male del delitto dall'abbondanza della grazia e il numero di coloro che si salvano lo computa superiore al numero di coloro che asserisce perduti dalla prevaricazione. AG. L'abbiamo gi detto pi volte. Non ha scritto: In pi, ma ha scritto: in molti; n ha scritto: Su molti di pi, ma: Abbond di pi, perch avranno da vivere in eterno coloro nei quali passata la vita del Cristo e ai quali ha nociuto temporaneamente la morte, passando in essi a causa di Adamo. Ecco in che modo abbond su di essi la grazia molto pi del peccato. Falso in atto pubblico chi parla di peccato naturale. 205. GIUL. Se rivendichi la verit delle parole dell'Apostolo, n lo accusi sfacciatamente di menzogna, insegna in che modo questa sentenza non infligga la vergogna di un falso in atto pubblico a chi parla del peccato naturale. Infatti se esistesse il peccato originale, che facesse appartenere al diritto del diavolo tutta intera la natura umana in modo assoluto, quale spazio ci sarebbe per confrontare il numero delle parti, cio il numero di coloro che si salvano e il numero di coloro che si perdono? Nel Vangelo, per mostrare la rarit dei beati, il Signore ha detto: Quanto stretta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Quanto larga e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa! 331

AG. Questo che butta all'aria cotesta vostra opinione, proprio la pochezza di quelli che si salvano a confronto di quelli che si perdono 332: infatti senza questo confronto sono molti per se stessi anche quelli che si salvano, tanto che l'Apocalisse dice che nessuno potrebbe contare la loro moltitudine 333. Perci se Paolo non li avesse detti " molti ", ma li avesse detti di pi, noi non li potremmo dire meno numerosi, essendo plures un comparativo, supposto da voi e non posto dall'Apostolo. Ma nemmeno cos sfuggirete alla contraddizione. Quella vostra imitazione appunto, che vi sembra una vostra acuta invenzione contro la chiarissima verit delle parole apostoliche, di credere che non per generazione ma per imitazione appartengono tutti i peccatori al peccato del primo uomo, afferma che con la colpa di uno solo o per la colpa di uno solo periscono molti pi uomini di quanti sono liberati per la grazia dell'unico uomo Ges Cristo. Chi non vede infatti che i peccatori sono pi numerosi dei giusti? I quali peccatori, non alcuni ma tutti, non certo per generazione ma per imitazione, li fate tuttavia appartenere al delitto di uno solo. Ma sebbene non tutti i peccatori, bens solo i prevaricatori della legge diciate astretti dal peccato del primo uomo per il vincolo dell'imitazione, anche cos, da quando si predica la legge di Dio in mezzo a molte genti, quanto larga e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono i prevaricatori che entrano per essa! Quanto stretta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! Evidentemente a confronto dei molti che si perdono, anche sommando ai pochi che sono liberati pure i bambini che muoiono gi battezzati. In che modo dunque potrebbe dire l'Apostolo: Tanto maggiormente la grazia di Dio abbond in pi? Lo dite voi, non l'ha detto lui. Ma egli ha detto: Tanto di pi abbond in molti, perch, come si gi detto, anche coloro che si salvano, bench pochi in confronto di quelli che si perdono, sono per cos tanti, se non si confrontano con gli altri, da non poter essere contati da nessuno. Tanto pi poi su di essi abbonda la grazia, perch per la colpa di Adamo vivono la vita temporale, miseramente e mortalmente; invece per mezzo del Cristo avranno da vivere beatissimamente e senza fine. E' stata sconvolta la vostra invenzione, sia ormai finalmente raddrizzata la vostra intenzione. Numeri assoluti e numeri comparati. 206. GIUL. Ci appunto che vien detto " molti " e " pochi ", appartiene ad una quantit indeterminata, poich nella

comparazione reciproca che si trova o il molto o il poco. Confrontando dunque con la moltitudine di coloro che si perdono quelli che sono da salvare, il Signore ha chiamato pochi questi ultimi; e qui l'Apostolo, confrontando con quelli che avrebbero peccato alla maniera di Adamo coloro che salva la grazia del Cristo, dichiara che i primi sono molto di pi. AG. Non li dichiara , ma " molti ". Ha parlato in greco e ha detto: pollous, non pleisous. Leggi e taci. Dottori e decettori. 207. GIUL. Afferma dunque che ci concorda con il peccato dei manichei, cio con il peccato della " traduce ". AG. Dottori cattolici e non " decettori " manichei hanno detto che tutti peccarono in Adamo: coloro che hanno capito l'Apostolo hanno detto ci che voi negate contro l'Apostolo. Dunque anche voi siete " decettori ": anche voi infatti farneticate come i manichei, ma per diversa malattia. Verit e autorit di Paolo. 208. GIUL. Infatti se l'universalit degli uomini, sorta dalla fecondit umana, il peccato naturale l'ha trascritta nel regno del diavolo e si pensa che ne saranno liberati alcuni nell'estrema et del mondo per mezzo del Cristo, che verit c' o che autorit in un maestro il quale contro una testimonianza tanto chiara del mondo intero dice che le persone in cui ha sovrabbondato la giustizia sono pi di quelle in cui ha abbondato la colpa? Perch dunque gli si crede quando disserta di dogmi involuti, se mentisce su realt tanto perspicue? E poich sarebbe un sacrilegio sentire cos, ma a dirlo mi ha spinto il tuo dogma, la dignit dell'Apostolo stritoli la meschinit dei manichei. AG. Voi piuttosto v'industriate ad obnubilare verit perspicue, non solo non intendendo bene ci che ha detto l'Apostolo, ma anche mutandolo o interpolando ci che egli non ha detto. Egli infatti non ha detto: Pi, ma ha detto: Molti; i quali molti si trovano ad essere tuttavia pochi quando si confrontano con quelli che si perdono. O uomo calunnioso, sfacciato, verboso, questo ha detto l'Apostolo: quello che intese Ambrogio, che non era manicheo: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la nostra stessa

origine 334. Ascolta questo fiore di bellezza - come l'ha lodato il tuo maestro - e dal tuo cuore svelli coteste mostruose spine, che sono le orribili punte di un contendere riprovevole. Il mondo pieno di peccatori. 209. GIUL. Non mentisce l'Apostolo: dunque in pi abbond la grazia del Cristo che la colpa di Adamo, per l'imitazione del quale si detto che peccarono coloro che peccarono sotto la legge. Ma sotto la legge fino al Cristo a delinquere furono solamente i Giudei. Confronta tu dunque la sola nazione giudaica, quelli soltanto che vivevano sotto la legge in et adulta e che perci peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo, il quale pecc dopo avere ricevuto il divieto, con le migliaia di coloro che nella moltitudine delle genti chiamate per mezzo della predicazione del Vangelo sono stati salvati per la liberalit della grazia, e allora capirai che l'apostolo Paolo dichiar con verit che la grazia di Dio e il dono di Ges Cristo hanno raggiunto pi persone della societ dell'antica prevaricazione. AG. Poich risulta che l'Apostolo non ha detto: Pi, ma ha detto: Molti, crolla tutta la macchina di cotesta tua argomentazione. C' un'altra riserva: prevaricatori non risultano i soli Giudei, come piace a te, ma tutti coloro che diventano ancora pi colpevoli prevaricando contro la legge predicata con lo stesso Vangelo. Dei quali prevaricatori, assieme ai Giudei, cos pieno il mondo che a paragone di tutti cotesti sono pochi quelli che sono liberati, contandoci anche i bambini battezzati. Ho fatto questo calcolo anche nella risposta precedente. Evidentemente contro di voi che il Dottore delle Genti grida: Come tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo 335; i quali tutti non sono pochi, ma molti. E perci molti muoiono in Adamo e molti riceveranno la vita nel Cristo: ma sono di pi quelli che muoiono in Adamo di quelli che riceveranno la vita nel Cristo. In pi pertanto appartengono alla morte di Adamo e in meno alla vita del Cristo a paragone dei primi, ma anche di essi in senso assoluto la moltitudine tanta che nessuno la pu calcolare 336. Che senso ha dunque il testo: Tutti riceveranno la vita nel Cristo, se non che nessuno ricever la vita se non in lui? Del quale fatto ho posto ad immagine un maestro di lettere, unico in una citt, dal quale si dice che tutti apprendono in essa le lettere, non perch tutti le apprendano, ma perch nessuno le apprende se non da lui 337. Il quale modo di parlare non hai

tentato nemmeno di rifiutarlo, perch l'hai visto giustissimo e noto a tutti. La grazia medicina di molti mali. 210. GIUL. Spiegata la liberalit della grazia nella gran copia degli uomini salvati, l'Apostolo confronta il dono e il peccato, e con molta eleganza applica a lode del dono la virt di medicare molte ferite in una sola volta. E non come per un solo peccato, scrive, cos anche per il dono. AG. Ha detto: Per un solo peccante, e non ha detto: Per un solo peccato, cos da non poter intendere se non questo delitto di quell'unico peccante nel testo dove poi dice: Il giudizio per la condanna venne da un solo peccato 338. Il che voi certo non lo volete. Ma che intendete fare dal momento che l'ha detto l'Apostolo, anche se non lo volete voi? Correggetevi dunque: non avete qui infatti altro da dover fare. Il peccato di Adamo non un qualsiasi peccato. 211. GIUL. Infatti il giudizio per la condanna da un solo peccato, la grazia invece per la giustificazione da molti peccati 339, cio i peccati che sono gravi possono certamente bastare anche da singoli all'accusa e alla condanna dei rei. AG. Per quale ragione hai detto: " Peccati gravi ", ci che non ha detto l'Apostolo, se non perch hai visto che se un unico delitto leggero non basta alla condanna di cui parlava l'Apostolo? Dunque questo giudizio non viene da un qualunque peccato di un qualunque peccatore, ma il giudizio di condanna viene da quell'unico peccato commesso dall'unico peccante, ossia da Adamo. E volete ancora storcere le diritte parole dell'Apostolo per non raddrizzare le vostre parole che sono storte? Con un solo e rapido assalto. 212. GIUL. La grazia invece non si conferisce allo stesso modo, cos da ripetersi pi volte per essere applicata ugualmente ai singoli peccati, ma per l'unica volta che stata infusa, con un solo e rapido assalto della sua forza, distrugge i crimini diversi e numerosissimi. Per questo ha detto: Da molti peccati per la giustificazione 340, cio, liberati gli uomini da tante colpe, li conduce alla gloria della

giustificazione concessa. Non intende qui dunque l'unico peccato di Adamo, come sospetti tu, ma si serve del numero uno e molti per il solo scopo di lodare la grazia, perch non si ripetesse tante volte anche la grazia quante volte aveva peccato un qualunque mortale, quasi che ogni singolo battesimo non possa sanare se non ogni singolo peccato. AG. Parli di ci in tal modo da supporre che l'Apostolo abbia detto: La grazia invece una volta sola da molti peccati per la giustificazione. Non ha detto questo. Osserva ci che ha detto e correggi ci che hai detto. La grazia, ha detto, da molti peccati per la giustificazione. Che c'entra qui il fatto che nel battesimo si rimettano a ciascuno tutti i peccati insieme e in una sola volta? Non forse vero che anche quella condanna, alla quale conduce l'estremo giudizio, avviene senza dubbio in una sola volta per tutti i peccati che non sono stati rimessi? E anzi pi avviene in una sola volta la stessa condanna che in una volta sola la remissione dei peccati per mezzo della grazia del Cristo. Poich, se qualcuno ha peccato dopo il battesimo, i peccati non sono i medesimi, ma sono rimessi ai peccanti per mezzo della medesima grazia, non una volta sola, n sette volte, ma anche settanta volte sette 341. La medesima grazia rimette quotidianamente agli oranti anche i peccati quotidiani quando dicono: Rimetti a noi i nostri debiti, aggiungendo con sincerit: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori 342. Dunque quelli che la grazia libera dalla condanna essa li giustifica da molti peccati, sia che trovi singoli peccati in singoli peccatori, sia pochi peccati in alcuni, sia moltissimi peccati in altri, sia i peccati che si commettono prima del battesimo, sia i peccati che si commettono dopo il battesimo e che si riparano con la penitenza, con le orazioni, con le elemosine; tutti questi peccati infatti sono molti per se stessi ed da questi molti peccati che giustifica la grazia. La quale grazia se non soccorre, si va certamente alla condanna anche per un solo peccato; non un solo peccato commesso in proprio da chiunque, perch in questo luogo l'Apostolo non parla di esso; ma quel peccato che entr nel mondo a causa di un solo peccante. E' questo infatti che l'Apostolo ha espresso con la pi grande evidenza. N egli afferma ci che affermi tu: Non come per un solo peccato, quasi volendo far intendere un singolo peccato di ciascuno; ma afferma: Non come per un solo peccante 343. Apri gli occhi e leggi, e non voler sottoporre ai lettori, come se fossero ciechi, un testo per un altro.

Hai sostituito una parola. 213. GIUL. Ma questo cur di esprimere: Mentre i singoli peccati avevano inferto ferite letali a coloro che ne erano rei, questa grazia con una virt singolare e concessa in una sola volta ha salvato uomini trafitti innumerevoli volte. AG. Per un solo peccante 344, ha detto: dove s'intende Adamo. Non ha detto: Per un solo peccato, dove tu, cambiata e sostituita una parola, vuoi che s'intendano i singoli peccati dei singoli peccatori. Nessuno costretto alla morte, se non ha imitato Adamo nel peccare. 214. GIUL. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di pi quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo del solo Ges Cristo 345. Conferma conseguentemente ci che ha iniziato. Pose infatti due sentenze e vuole che concordi con entrambe ci che ha soggiunto alla fine. Dichiara infatti che la morte regna a causa di uno solo, il quale fu la forma del peccato e a somiglianza del quale prevaricano coloro che peccano sotto la legge, e dichiara che per mezzo di uno solo regnano nella vita tutti quelli che hanno ricevuto l'abbondanza della grazia: la quale grazia giova a coloro che imitano la virt. Dunque sull'uno che pecc non rimasta nessuna questione, perch l'aver soggiunto che regnano nella vita coloro che hanno ricevuto l'abbondanza della grazia ha risolto anche il caso del primo uomo: nessuno costretto alla morte all'infuori di chi abbia amato di seguire il suo esempio nel peccare. AG. Di chi nel peccare avr amato di seguire l'esempio? Evidentemente del primo uomo: costui infatti tu dici " forma " del peccato per la imitazione e non per la generazione. Perci, come dici tu: Nessuno costretto alla morte all'infuori di chi abbia amato di seguire il suo esempio nel peccare. Non sono dunque costretti alla morte coloro che non hanno peccato a somiglianza della sua prevaricazione, come tu pensi. Come mai dunque tu dici che la morte regn anche su coloro che peccarono, s, per libero arbitrio, ma non a somiglianza della prevaricazione di Adamo, avendo peccato senza la legge? Non peccarono pertanto per il suo esempio, perch coloro che non peccarono a somiglianza della sua

prevaricazione, non amarono di seguire il suo esempio nel peccare: quanto infatti sono estranei alla somiglianza con lui nel peccare, tanto sono estranei alla imitazione del suo esempio. Poich dunque anche su costoro regn la morte, che quello che dici: Nessuno costretto alla morte all'infuori di chi abbia amato di seguire il suo esempio nel peccare, l'esempio cio di colui che vuoi sia stato forma del peccato per l'imitazione? Ecco, non amarono il suo esempio nel peccato coloro che non peccarono a somiglianza della sua prevaricazione e nondimeno la morte regn anche su di essi. O vuoi forse ritornare alla verit cattolica e confessare che la morte regn anche su coloro che non peccarono, non avendo commesso peccati propri, ma subirono il regno della morte quasi per diritto ereditario di miseria per la somiglianza della prevaricazione di Adamo, dalla cui stirpe sono nati? Cos appunto intesero queste parole apostoliche i dottori della Chiesa, che videro impossibile intenderle in modo retto se non intendendo in esse l'origine del peccato di una successione inquinata. Per questo dissero che i bambini nati carnalmente secondo Adamo contraggono nella prima nativit il contagio della morte antica 346. N furono manichei, ma condannarono voi pelagiani in virt dello Spirito di Dio che parl per mezzo di loro. Bisogna esporre le parole dell'Autore sacro. 215. GIUL. Quanto poi alla vita nella quale avranno da regnare i santi, essa si insegna eterna: dunque anche la morte che segue alla iniquit volontaria si creda eterna. Come dunque per la colpa di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna, cos anche per la giustizia di uno solo si estende a tutti gli uomini la giustificazione della vita. Come infatti per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, cos pure per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti 347. Ogni perplessit risolta, una sfacciataggine diffondere la calunnia dell'universalit del peccato, molto scioccamente si cerca il nodo nel giunco. Dichiara l'Apostolo che non sono tutti, ma molti coloro che dalla disobbedienza del primo uomo hanno imparato a peccare, e che sono molti, non tutti, quelli che avrebbero conseguito la giustizia per l'obbedienza dell'altro. Nulla qui si tocca del sorgere della umanit e si mettono in pubblico i costumi di scelte diverse: la disobbedienza e l'obbedienza stanno a indicare l'operare delle scelte e non l'operare della generazione. Certo, se l'Apostolo avesse condiviso in qualcosa la tua " sapienza ", dove avrebbe egli dichiarato che tutti vanno alla

condanna nascendo e pochi alla vita credendo pi opportunamente che in questo luogo, dove c'era da tirare la somma della discussione? Avrebbe infatti dovuto dire: Come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, anzi non per la disobbedienza, ma come per la generazione del primo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, cos pure per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti. AG. Avrebbe dovuto dire piuttosto: Come molti per la loro disobbedienza sono stati costituiti peccatori, cos per la loro obbedienza molti saranno costituiti giusti. Oppure se avesse voluto in questo passo chiamare in causa l'imitazione che voi, ridotti in grandi angustie e pressati dall'incalzare della verit, credete d'aver trovato come via di uscita, avrebbe dovuto dire: Come per l'imitazione della disobbedienza di un solo uomo molti sono stati costituiti peccatori, cos pure per l'imitazione dell'obbedienza di un solo uomo molti saranno costituiti giusti. Ecco anch'io ho detto come avrebbe dovuto parlare l'Apostolo, se avesse voluto dire ci che dite voi; perch tu non reputi una grande impresa comporre delle parole secondo la nostra volont, invece di esporre la volont dell'autore nelle sue parole. Ha detto dunque che per la disobbedienza di un solo uomo, che egli sapeva principe della generazione, molti sono stati costituiti peccatori, perch da quella disobbedienza fu viziata la natura umana; e che per l'obbedienza di un solo uomo, che il principe della rigenerazione, molti sono costituiti giusti, perch la natura umana risanata dalla obbedienza di colui che si fece obbediente fino alla morte di croce, cosicch siano costituiti giusti per la sua grazia anche coloro che qui non hanno potuto essere giusti per la loro condotta, come quelli che spirano subito dopo il lavacro della rigenerazione, sia in et gi grande, sia in et infantile 348. Per tale ragione prefer usare il verbo al futuro e dire: Saranno costituiti, invece che: , perch i giusti avranno da vivere nell'eternit del secolo futuro nel possesso di quella giustizia che sar senza pi nessun peccato. Quando invece parlando dei peccatori non ha detto che , ma ha detto: Sono stati costituiti, ha espresso con il verbo al passato questo secolo che scorre via e dove la natura umana stata gi viziata. Ma sui " molti " che equivalgono a " tutti " ti gi stato sufficientemente risposto. Tu invece, riguardo a quelli che l'Apostolo ha detti tutti, non hai potuto dare nessuna spiegazione, ma solo contraddire dicendo: Non sono tutti. E a questo non ti avrebbe costretto nessuna necessit, se tu avessi preferito il modo di sentire cattolico

al modo di sentire pelagiano. La ragione infatti per cui i " tutti " si dicono anche " molti " di distinguerli da quelli che, pur essendo tutti, sono tuttavia pochi. Da Adamo il seme carnale. 216. GIUL. Se avesse tirato tale conclusione, avrebbe insegnato una sentenza non meno empia che inetta, perch avrebbe insegnato un paragone stoltissimo per se stesso nella diversa posizione delle persone, venendo a confronto fra loro realt dissimili, cio la natura e la volont, cos da porre dalla parte del male la necessit dei semi e dalla parte del bene la sola libert della scelta, anzi nemmeno pi la libert, non potendo la facolt di scegliere il bene e di evitare il male esprimere se stessa, se ci fosse stato il reato naturale. Dice dunque l'Apostolo, sapiente ed erudito dottore della Chiesa, che per la disobbedienza cominci ad esistere e pass il peccato e si moltiplica la giustizia. AG. Dov' la tua affermazione precedente: Non pass il peccato, ma la morte 349? Ecco dichiari adesso che per la suddetta disobbedienza di un solo uomo il peccato non solo cominci ad esistere, ma anche pass. Hai forse dimenticato che cosa tu abbia detto prima? C' da congratularsi con la tua dimenticanza che ti fa dire la verit. Infatti la tua impressione che nel confronto di parti contrarie non si debba porre da una parte la necessit del seme e dall'altra la scelta della volont, la troveresti stolta se vedessi che dalla parte del male quelli che appartengono al primo uomo hanno contratto il contagio del peccato per connessione di generazione senza la scelta della loro volont, alla stessa maniera in cui quei bambini che appartengono al secondo uomo, senza la scelta della loro volont per la pace della rigenerazione, diventano partecipi della giustizia. Se poi reclami da entrambi le parti il seme, ecco: come a causa di Adamo stato viziato il seme carnale, cos per mezzo del Cristo ha vigore un seme spirituale. Il quale seme ha insinuato a noi l'apostolo Giovanni dicendo: E non pu peccare, perch un seme divino dimora in lui 350. E ci apparir piuttosto nel futuro secolo buono, dove coloro che ci saranno non potranno peccare, e non in questo secolo maligno, dove anche coloro che appartengono al secolo futuro libero dai peccati hanno donde chiedere quotidianamente la venia dei peccati al Padre. E' chiaro, anche se non lo provo.

217. GIUL. Con questo distrugge l'opinione del peccato naturale e insegna che altre sono le condizioni della natura, altre le condizioni della volont. E perch questo modo di intendere non si attribuisca al nostro gusto pi che al dogma apostolico, ascoltiamo il seguito di questo testo. Scrive: Sopraggiunse poi la legge, perch abbondasse il peccato; ma dove abbond il peccato, sovrabbond la grazia, perch, come regn il peccato con la morte, cos regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Ges Cristo nostro Signore 351. Prova tu dunque in che modo il tuo peccato, cio il peccato della " traduce ", abbia cominciato ad abbondare dopo la legge, quali incrementi abbia ricevuto dopo il ministero di Mos. AG. Anzi prova tu in che modo, come hai detto sopra 352, il regno del peccato sia caduto dopo la promulgazione della legge, mentre l'Apostolo dice che, emanata la legge, il peccato abbond. Quanto a me, io provo ci che ho detto, perch chiaro, anche se non lo provo. Il peccato originale c'era senz'altro anche prima della legge, perch a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e con esso la morte pass attraverso tutti gli uomini 353. Era anche volontario, perch quanti peccarono senza la legge, periranno senza la legge 354. Sopraggiunse poi la legge, perch abbondasse il peccato 355; in quanto ai peccati di quelle specie che c'erano prima della legge si somm anche quel peccato che si chiama prevaricazione. Dove infatti non c' legge, non c' nemmeno trasgressione 356. Dove dunque per tutte queste specie di peccati abbond il peccato, sovrabbond la grazia 357, perch in coloro che appartengono alla grazia essa distrugge il reato di tutte queste specie di peccato e dona in pi che la dilettazione del peccato sia vinta dalla dilettazione della giustizia, e si giunga poi a quella vita dove non ci sar nessun peccato in nessun modo. Perch dunque non devono essere messe a confronto realt dissimili, come hai detto poco sopra, se cotesto confronto si fa per ragioni contrarie e da una parte si pone la generazione e dall'altra la rigenerazione, da una parte il regno della morte e dall'altra il regno della vita, da una parte l'abbondanza dei peccati e dall'altra la remissione dei peccati, dall'una la dilettazione del peccato per vizio di natura fino al male della consuetudine e dall'altra la lotta contro la concupiscenza della carne con l'aiuto dello Spirito Santo fino alla pace della vittoria che non avr da soffrire nessun nemico all'interno e nessun nemico all'esterno? Tieni queste verit, se vuoi essere sano, e non volere dimostrarti insano contro di esse, che appartengono alla dottrina sana.

In che modo dopo la legge mosaica abbonda il peccato naturale? 218. GIUL. Certamente tu sostieni che in questi testi l'Apostolo ha dissertato del peccato naturale. A questo scopo aveva detto sopra che il peccato era esistito fino alla legge perch s'intendesse che dopo la legge cess. Adesso invece del medesimo dice che dopo la legge cominci a crescere e abbondare. Che al modo cattolico d'intendere da noi seguito vadano bene ambedue le affermazioni lo abbiamo mostrato. Ma con quale impudenza si rivendica al tuo dogma che di un solo e medesimo peccato si dica prima che cess per la promulgazione della legge e ora si dica invece che aument! In che modo dunque dopo la legge abbonda il peccato naturale? Cominciarono forse i genitali a muoversi con pi prepotenza, perch sembri aumentata al tuo peccato la virulenza per aumenti e per novit di fremiti? O forse stata data ai nascenti la legge, che a loro, generati dalla libidine, definita diabolica da te, radice e frutto del peccato, intimasse di emendare ci che erano stati fatti e di correggere il comportamento avuto dai loro genitori nel generarli? Li costringesse infine a fare non fatto ci che era stato fatto e ad incorrere nel crimine di disobbedienza rifiutandosi essi evidentemente di ascoltare? Ma questo crimine non lo poteva imputare nessuna stoltezza e tanto meno una legge data da Dio. AG. Abbiamo forse detto da qualche parte che il peccato originale crebbe dopo la legge? O vogliamo farlo intendere dove l'Apostolo afferma: Sopraggiunse la legge, perch abbondasse il peccato 358? Abbond infatti, non perch crebbe la specie del peccato che c'era gi prima, ma perch ci fu l'accessione di un'altra specie di peccato che senza la legge non c'era, cio la prevaricazione, come abbiamo spiegato poco fa. Ma c' la concupiscenza della carne e la libidine dei genitali, contro la quale combatte la castit dei santi. Poich questa concupiscenza che ti piace tanto, con il suo stesso combattere contro il quale combatte anche la pudicizia coniugale, facendo buon uso di essa solo allo scopo di procreare figli e resistendo invece agli altri suoi movimenti, poich dunque questa concupiscenza con cotesto suo combattere tenti di ammetterla o di immetterla anche nella pace del paradiso, non ti proponi di entrare tu stesso nel paradiso. Per quanto protetta dalla tua difesa e adornata di lodi, essa o vizio o viziata, n senza ragione odiosa ai soldati del Cristo che la debellano. Con essa tu ti comprometti cos da dire che la combatti e da non vergognarti di

lodarla. La carne umana che nasce per mezzo di essa carne del peccato, e questa la ragione per cui non volle nascere per mezzo di essa colui che nacque in una carne somigliante alla carne del peccato 359 e quindi, bench in una carne vera, non tuttavia in una carne del peccato. Da questa concupiscenza, tua cliente, certo per te esageratamente bella, ma orribile per tutti i santi, si trae con la generazione il vincolo del peccato originale da sciogliersi soltanto con la rigenerazione. Il primo evento si comp per colpa di Adamo, il secondo evento si compie per mezzo del Cristo, il primo per colpa dell'uomo che fece entrare il peccato nel mondo, il secondo per mezzo di colui che toglie il peccato del mondo. Cos riconosce Adamo e il Cristo colui che passato da Adamo al Cristo. Nulla fu aggiunto dopo la legge al peccato naturale. 219. GIUL. Che cosa dunque stato aggiunto dopo la legge al peccato naturale, che nella legge non apparisce non solo proibito o condannato, ma nemmeno lievemente vituperato o debolmente indicato? AG. E' indicato anche nella legge, ma lo vedrete se a voi sar tolto il velo 360. Che altro infatti indica la condanna dell'anima del bambino non circonciso dentro l'ottavo giorno 361? Che altro indica l'ordine di offrire un sacrificio di espiazione per il peccato alla nascita di un infante 362? E l'ho gi ricordato sopra. Dio non diede la legge mosaica perch gli uomini diventassero peggiori. 220. GIUL. Certamente nemmeno tu farnetichi tanto da dire che la " traduce " del peccato divenne maggiore dopo la circoncisione. In che modo dunque dopo la legge abbond la " traduce ", che nella legge n si accusa n si affaccia? Ma cerca di vedere quanto ci sia consono con la sana intelligenza che ripone il peccato nella sola volont di chi delinque. Fino alla legge l'Apostolo dice che ci fu il peccato per far capire che dopo la legge ci fu la prevaricazione 363, la quale trasgredisce i precetti promulgati, e con questo genere di peccati, sopraggiungendo la legge, abbond il peccato, perch dalla prevaricazione crebbe la malizia del reato del peccato, e l'operato della cattiva volont, come prima della legge era peccato, cos dopo la legge cominci ad essere trasgressione, bench Dio non abbia emanato la legge con il proposito che i mortali diventassero

peggiori per la sanzione della legge. N infatti la legge peccato o causa di peccato, ma santo, giusto, buono il comandamento 364. Ma poich la pravit dei peccatori si fer con lo stesso ferro che la doveva curare e si oppose al progetto di Dio cos da rischiare l dove avrebbe dovuto sanare se stessa, l'Apostolo dice che dalla realt degli effetti sub ingiuria l'estimazione del consiglio divino, che aveva ispirato il dono della legge. E poich manc il profitto della emendazione umana, a cui aveva mirato il legislatore, ma in moltissimi si avver il contrario, dice che a tal punto si spinsero le brame dei peccatori da far sembrare che la legge non fosse stata emanata se non per far diventare gli improbi ancora pi improbi e per aggiungere al peccato la prevaricazione. AG. Tu dici tutto questo, perch non condividi il pensiero espresso dall'apostolo Paolo sul consiglio di Dio nel dare la legge e ti spingi da te a tali bestemmie da dire: " Sub ingiuria l'estimazione del consiglio divino, che aveva ispirato il dono della legge ". Quasi che sia accaduto altro di diverso da ci che Dio aveva pensato come futuro, n l'emanazione della legge abbia sortito l'effetto che il legislatore aveva inteso. Dio dunque che ha la prescienza di tutti gli avvenimenti futuri, fu ingannato, secondo la tua " sapienza ", dalla sua intenzione? Non ti avvedi che scritto: Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il consiglio del Signore resta saldo in eterno 365? Se dunque vuoi conoscere, per quanto possibile ad un uomo, con quale consiglio di Dio, onnipotente e onnisciente, sia stata emanata la legge, guarda a ci che dice l'Apostolo: Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustizia scaturirebbe davvero dalla legge 366. E come se domandassimo: Perch dunque fu data la legge? Risponde: La Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perch ai credenti la promessa venisse data in virt della fede in Ges Cristo 367. Ecco qual il consiglio della promulgazione della legge. Chi poi ignora che non per vizio della legge, ma degli uomini, il peccato abbond al sopraggiungere della legge? Ma questo vizio, per cui le cose proibite dilettano di pi e la legge diventa forza del peccato 368, non lo risana se non lo Spirito che d la vita e non la lettera che uccide. La quale lettera fu tuttavia utile a questo scopo: poich essa uccideva per via della prevaricazione, crescendo con la proibizione la cupidigia di peccare, fece ricercare lo Spirito vivificante e spinse ad implorare l'aiuto della grazia di Dio l'uomo che, fiducioso in modo letale nella propria forza, sotto la legge, bench santa e giusta e buona, veniva tuttavia meno e non bastava con le sue forze a

provvedere a se stesso per compiere le opere sante, giuste e buone. Nessuna delle parole apostoliche pu accordarsi con te. 221. GIUL. Giustamente dunque si dice che per questo genere abbond il delitto, che e prima della legge e dopo la legge commetteva la volont di ognuno, ma prima della legge volont peccatrice, dopo la legge volont anche prevaricatrice. Allora cresce e abbonda qualcosa quando riceve incrementi nel suo genere: come al peccato della volont libera si aggiunse dopo Mos il cumulo della trasgressione. Provenivano dal medesimo genere, bench in tempi diversi: ossia dalla volont cattiva che e prima della legge e dopo la legge pecc non per una insuperabile costrizione, ma per una vituperevole passione. Stando cos le cose, nessuna delle parole apostoliche pu accordarsi con te. Infatti n si insegna che al sopraggiungere della legge il peccato della " traduce " si fece pi copioso o pi grande, n si pu dire con verit che i peccati della volont li faccia abbondare quel peccato che non mostra di avere nessuna attinenza con la volont dei nascenti. Non abbond dunque dopo la legge un peccato che la legge non poteva n proibire, n punire. Ma dove abbond il peccato, sovrabbond la grazia, perch come il peccato regn con la morte, cos regni la grazia con la giustizia per la vita eterna 369. AG. Il peccato originale non crebbe certamente dopo la legge, ma tuttavia la legge trov anche questo peccato e ne signific l'abolizione con la circoncisione dei bambini. Come trov pure i peccati d'ignoranza, che non crebbero, nemmeno essi, con l'emanazione della legge, dal momento che anzi la stessa ignoranza diminu con l'inizio della scienza della legge. Ma il peccato, senza il quale non nasce nessuno, crebbe per accesso di volont, perch la concupiscenza originale attrae l'assenso di chi pecca. Ma il peccato abbond, ossia crebbe a dismisura, dopo che per mezzo della legge si ebbe la conoscenza del peccato e si cominci a peccare anche con la prevaricazione 370. Se volete guardare a tutto questo e acquietarvi alla verit, nessuna necessit vi potr costringere a contraddire l'Apostolo che grida apertamente: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini 371. Mentre infatti egli dice che pass in tutti, quando voi dite che non pass in tutti, che altro fate se non contraddire l'Apostolo? E se contraddite l'Apostolo, contraddite

certamente il Cristo. Perch dunque vi meravigliate che la Chiesa del Cristo abbia in abominio voi che con le vostre letali sentenze tentate di sottrarre i bambini infermi ai medicamenti salutari del Cristo? Dio volle afferrare con i benefici gli uomini che non aveva emendati con i precetti. 222. GIUL. Si apre l'Apostolo pi chiaramente in seguito e spiega che nella perdita della salvezza umana Dio, consigliato dall'abbondanza della sua misericordia, appront alla situazione disperata una medicina pi efficace del solito. Volle afferrare con i benefici quelli che non aveva emendati con i precetti, volle sollecitare la devozione per l'avvenire non imputando il passato. Avrebbero in seguito gli uomini atteso all'osservanza della giustizia, dopo averla raggiunta per la scorciatoia della fede. L'abbondanza dunque dei precedenti peccati reclam il soccorso di tanta abbondanza di misericordia, perch, se non fosse intervenuta una cos grande generosit di perdono, nessun altro rimedio avrebbe provveduto a mali tanto gravi. Ma in questa esaltazione della beneficenza divina l'Apostolo vide aperto lo spazio all'obiezione di coloro che potevano dire: Se regola che le vicende si giudichino dagli effetti e se il dilagare dei peccati impetr l'affluire della misericordia di Dio, bisogna insistere con i peccati perch non manchi l'ubert della grazia. Per ovviare ad una simile opinione scrive: Che diremo dunque? Continueremo nel peccato perch abbondi la grazia? E' assurdo. Noi che siamo morti al peccato, come potremo vivere ancora nel peccato? O non sapete che quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati dunque sepolti insieme a lui nella morte perch, come il Cristo risorse nella gloria del Padre, cos anche noi camminiamo in novit di vita 372. AG. Ma perch anche voi vi ricordate di coteste parole apostoliche, sar per questo mai vero che esse non soffochino voi e facciano dimenticare a noi quali ferme fondamenta della casa di Dio vi sforziate di abbattere? O uomo insano, l'Apostolo dopo aver detto: Se siamo morti al peccato, come potremo vivere ancora in esso?, aggiunge: O non sapete che quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte?, proprio per provare che i battezzati nel Cristo sono morti al peccato. Sei forse cos sordo da non udire coteste parole? Cos cieco da non vederle?

Confessa dunque morti al peccato i bambini battezzati, confessa finalmente il peccato originale: i bambini infatti non avevano altro peccato a cui morire. Oppure di' apertamente che non necessario battezzarli, o che quando si battezzano non si battezzano nel Cristo Ges o non si battezzano nella sua morte; e cancella se puoi le parole dell'Apostolo che dice: Quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte. Ebbene, se non puoi, come non puoi, cancellare queste parole, quando dunque senti quel quanti, non voler escludere da essi i bambini. Permetti al Cristo di essere il Ges anche dei piccoli, perch egli, non eccettuati i bambini, ma compresi anche i bambini, salva il suo popolo dai suoi peccati, e per questo fu detto dall'angelo: Lo chiamerai Ges 373. A quale peccato muoiono i bambini nel battesimo? 223. GIUL. Dice che noi morimmo al peccato gi nel momento in cui, per ricevere il dono della indulgenza, professammo di rinunziare al mondo e a tutti i peccati. Memori perci del dono, dice che dobbiamo vivere cos da apparire consepolti con il Cristo e da portare la sua risurrezione nella evidenza della santit. E come, dopo che risorse dai morti, egli non soffre pi infermit corporali e oltraggi, cos noi pure cerchiamo di essere invulnerabili a tutti i peccati e vizi. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio stato crocifisso con lui, perch fosse distrutto il corpo del peccato e noi non fossimo pi schiavi del peccato. Infatti chi morto, ormai libero dal peccato 374. Costringe i fedeli con un chiaro ragionamento: Se volete partecipare, dice, alla sua risurrezione, imitate anche la virt della sua morte, cos che, morti ai vizi, viviate nella virt; allora infatti sarete " consorti " in quella felicit, se avrete portato l'immagine della sua morte morendo ai peccati. Infatti il nostro uomo vecchio deve apparire affisso alla sua croce, perch egli distrugga il corpo del peccato, con la fortezza evidentemente della passione. Ma corpo del peccato Paolo, secondo il suo solito, chiama i vizi e non la sostanza della carne. Cos infatti seguita e dice: Perch sia distrutto il corpo del peccato e noi non siamo pi schiavi del peccato. Infatti chi morto, ormai libero dal peccato. AG. Comunque tu interpreti il corpo del peccato, non negherai che i bambini battezzati nel Cristo Ges siano morti al peccato, per non negare apertissimamente che essi siano stati battezzati nella morte

del Cristo Ges e quindi negare che siamo stati battezzati nel Cristo Ges. Quanti infatti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte 375. Di' dunque: a quale peccato essi muoiono, quando i bambini si battezzano nel Cristo Ges? Ma non avrai assolutamente niente da dire, se con tutta la Chiesa del Cristo non intendi e non rispondi: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini, che tutti peccarono in lui 376. Ecco a quale peccato muoiono i bambini, quando si battezzano nella morte del Cristo Ges. Vi prego, non siate come il cavallo e come il mulo privi d'intelligenza 377. Udite: Se siamo morti al peccato, come potremo vivere in esso? O non sapete che quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte? 378 Quanti dunque siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo morti al peccato, perch siamo stati battezzati nella sua morte. Udite: Quanti siamo stati battezzati. Non infatti i piccoli senza i grandi o i grandi senza i piccoli; bens quanti, cio e i piccoli e i grandi, siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte, e quindi siamo morti al peccato. Dunque, o dite apertamente che non necessario il battesimo del Cristo ai bambini, o dite a quale peccato muoiono i bambini quando si battezzano nel Cristo, o, perch non potete trovare nessun altro peccato, riconoscete una buona volta finalmente il peccato originale. Muore al peccato chi rinunzia al peccato. 224. GIUL. Evidentemente, poich parlava a persone viventi, diceva che anche a loro era stata conferita la giustizia per mezzo dei misteri. In che senso dunque afferma morto colui che stato giustificato, se non indicando senza nessuna ambiguit che qui chiama morte la rinunzia a peccare e adopera il nome di morte per indicare che i fedeli devono smettere di peccare, come i morti di agire? AG. O uomo litigioso, se in questo passo delle parole apostoliche si chiama morte la rinunzia, nel senso che muore al peccato chi rinunzia al peccato, ripensa in che modo nella Chiesa del Cristo, dove sei stato battezzato, si celebrano i misteri del battesimo e troverai che i bambini anche con la bocca di coloro che li presentano fanno la rinunzia, come con la bocca di coloro che li presentano fanno la loro professione di fede. Il che forse non si fa

pi presso di voi. Siete infatti cos progrediti in peggio da errare voi stessi e da indurre ad errare gli altri, consenzienti con voi che non deve fare la rinunzia il piccolo da battezzare, perch non ha contratto il peccato originale 379; o se deve rinunziare al peccato, dite a quale peccato e correggete finalmente il vostro errore. Una sola volta Ges morto per i nostri peccati. 225. GIUL. Se infatti siamo morti con il Cristo, crediamo che vivremo con il Cristo, sapendo che il Cristo risuscitato dai morti non muore pi; la morte non avr pi potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli mor al peccato una volta per tutte, ma ora invece che egli vive, vive per Dio. Cos anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio nel Cristo Ges 380. Dice: Come il Cristo, che una volta per sempre morto al peccato, cio morto una sola volta per i nostri peccati, non muore pi, ma vive nella gloria di Dio, cos voi pure: consideratevi morti al peccato per vivere e per servire solamente alle virt. AG. O meraviglioso commento! L'Apostolo dice che il Cristo morto al peccato, e tu dici: " Cio morto per i nostri peccati ". Dunque quando dice: Cos anche voi consideratevi morti al peccato, bisogna pensare che dica: Consideratevi morti per i vostri peccati? Non dice certamente questo in cotesto luogo, n tu intendi cos, ma li confessi morti al peccato nel senso che non vivano per il peccato. Indica dunque che anche il Cristo morto al peccato, perch l'Apostolo non abbia detto senza nesso logico: Cos anche voi. Per togliere infatti i nostri peccati morto, ma nondimeno morto al peccato, e questo in che modo lui che non ebbe assolutamente nessun peccato, n originale n proprio, se non perch la somiglianza ha preso il nome della realt di cui era la somiglianza? Sappiamo infatti che il Cristo venuto in una carne simile a quella del peccato 381, perch venuto in una carne vera, ma non come gli altri uomini nella carne del peccato. E' morto conseguentemente lui alla somiglianza del peccato, che portava nella carne mortale, e cos comp il mistero della nostra salvezza, perch noi morissimo al peccato, di cui egli portava la somiglianza. Per questo siamo battezzati nella sua morte, perch, come in lui avvenne una vera morte, cos in noi avviene una vera remissione di peccati. Ma qui ci sono anche i bambini, perch quanti siamo stati battezzati nel Cristo Ges, siamo stati battezzati nella sua morte 382. Non si battezzano infatti gli uomini nel Cristo cos da essere battezzati

alcuni nella sua morte e altri non nella sua morte, ma, come dice l'Apostolo nel quale parlava il Cristo stesso, tutti quelli che sono battezzati nel Cristo Ges, sono battezzati nella sua morte, e quindi tutti quelli che sono battezzati nel Cristo Ges, muoiono al peccato. Se tutti quelli che, per forza anche i bambini: ma a quale peccato muoiono i bambini? Si confessi finalmente, per favore, la generazione, perch non si sconfessi la rigenerazione; si confessi nei bambini la carne del peccato, perch non si neghi che anche per i bambini morta la carne somigliante alla carne del peccato. I genitori cristiani fanno il possibile per la crescita della coscienza nei battezzati. 226. GIUL. Dove dunque si accusa qui la natura? Dove s'incolpano gli esordi della sostanza umana? Dove si condanna l'orgasmo di chi genera? Pi della luce chiaro che la sola ad essere chiamata in giudizio dal Maestro delle Genti la volont, perch abdichi alle sue occulte vergogne 383 e avanzi a vita migliore correggendo le sue azioni. Ma riceva ormai la nostra esposizione la sua chiusura, n continui ancora ad interpretare in questi passi le dichiarazioni dell'Apostolo: ascoltiamo lui stesso che discute dei suoi modi di pensare. Alla fine del suo discutere apparir con chi egli sia consenziente nel dogma e nella fede. Noi appunto diciamo che l'Apostolo ha parlato del peccato della volont umana, la quale in ognuno che pecca; tu invece dici che ha parlato del peccato nel quale tu credi credendo a Fausto, un peccato che si trasmette per generazione ed ricevuto da tutti senza la loro volont. Le nostre dispute tacciano pertanto, se ci piace, e volendo io agire con moderazione, mettiamo da parte la dignit dell'Apostolo, la quale, anche se le sue parole fossero in tutto all'unisono con voi, basterebbe tuttavia a prescrivere che, atteso lo splendore del suo ufficio, egli non ha potuto sentire nulla di tanto mostruoso: c' ambiguit di locuzioni, non pravit di modi di sentire. A lui, uomo equilibrato di mente, sia concesso nella presente questione questo soltanto: fargli credito che egli abbia capito i propri scritti meglio di te. Non regni dunque, scrive, il peccato nel vostro corpo mortale cos da obbedirgli 384. Gi qui potrei dire che dalla testimonianza della sua esortazione provato che egli tratta dei peccati della volont, perch se questi peccati fossero mali naturali, si potrebbero difendere in nome della giustizia, piangere in ultimo in nome della misericordia, ma in nessun modo ci sarebbe l'ammonimento di evitarli. Infatti di qualsiasi male naturale, se ve

ne potesse essere qualcuno, questo sarebbe stato il male pi grande: l'insania di chiunque si fosse messo ad esigere l'impegno di evitare comportamenti imposti dalla natura. Ma l'Apostolo non prescrisse nulla che si possa giustamente riprovare. Pertanto indica il peccato della volont e lo inculca come peccato da doversi evitare. AG. Chi ignora che l'Apostolo non parla ai bambini, ma a coloro che sono in grado di capire le sue parole e di obbedire ai precetti con l'aiuto della grazia di Dio? Ma certamente i genitori anche con i loro figli si comportano cos che, secondo il crescere in loro dell'uso di ragione, sbocci in essi il frutto dell'obbedienza, perch non abbiano ricevuto invano la grazia di Dio, quando furono rigenerati ancora inconsapevoli. Ma tuttavia quella tua bella " pupilla ", che orribile per tutti coloro che la combattono, dico la concupiscenza della carne, per mezzo della quale ogni uomo nasce e con la quale ogni uomo nasce, questa concupiscenza della carne l'Apostolo comanda di frenarla 385, n le permette di regnare e le d il nome di peccato, perch e ha origine dal primo peccato e pecca chiunque acconsente ai suoi impulsi per comportamenti illeciti. La quale concupiscenza allora sar annullata in noi quando avremo un corpo immortale. Per quale ragione quindi, potendo limitarsi a dire: Non regni il peccato nel vostro corpo, ha aggiunto una parola e ha detto: Nel vostro corpo mortale 386, se non perch sperassimo che allora non esister pi cotesta concupiscenza, da lui chiamata peccato, quando non avremo pi un corpo mortale? Infatti di' a noi per quale ragione non ha scritto: Non ci sia il peccato nel vostro corpo mortale, ma ha scritto: Non regni, se non perch cotesta concupiscenza, la quale non pu esistere se non nella carne mortale, regna in coloro che acconsentono alle sue brame per commettere azioni cattive e che, dovunque li abbia allettati, vinti da lei, sono trascinati con maggiore impetuosit, proprio per la proibizione della legge, se non sono aiutati dalla grazia? In coloro invece che fanno secondo il dono di Dio quello che comandato, ossia non obbediscono ai movimenti e alle insistenze della concupiscenza, n mettono a sua disposizione come strumenti le membra, la concupiscenza c', s, ma non regna. Che ci sia lo prova poi il fatto che il male si brama, che non regni lo prova il fatto che esso non si fa, perch a vincere la dilettazione della giustizia. In che modo infatti ci sarebbe comandato di non obbedire alla concupiscenza, se essa non comandasse o non persuadesse? Ma in che modo lo potrebbe fare, se non fosse presente?

Tutto fatto quando la grazia ci ha lavati dai nostri peccati. 227. GIUL. Non offrite le vostre membra al peccato come strumenti di ingiustizia, ma offrite a Dio voi stessi come viventi ritornati dai morti e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non domina su di voi, poich non siete pi sotto la legge, ma sotto la grazia 387. Con tanta pi fedelt, dice, dovete servire a Dio, con quanta anche pi liberalit. Il peccato dominava appunto su di voi quando pendeva su di voi il castigo dei vostri reati; ma dopo che per la grazia avete conseguito i benefici di Dio e, deposti i pesi dei reati, avete respirato, dovete rendere grazie al Medico, avvertiti da un nobile pudore. AG. Tu secondo la vostra moda, che discende dal vostro errore, non riconosci la grazia se non nella remissione dei peccati: dopo di essa l'uomo per mezzo del libero arbitrio fabbrica da se stesso la sua giustizia. Ma non questo dice la Chiesa, la quale grida tutto ci che ha imparato dal suo buon Maestro: Non ci indurre in tentazione 388. Non questo dice l'Apostolo che dice: Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male 389. Non questo dice Ges che dice: Ho pregato per te, o Pietro, che non venga meno la tua fede 390. In questo modo infatti la grazia fa che non pecchiamo, e non lava in questo modo i peccati che abbiamo commessi. In ambedue i modi infatti aiuta la grazia: e rimettendo le azioni che abbiamo fatto malamente e aiutando perch evitiamo il male e facciamo il bene. Assurdo che si possa peccare tranquillamente sotto la grazia. 228. GIUL. Ma poich ritornava l'occasione della medesima obiezione affrontata sopra che, liberati dalla legge, provocatrice d'ira, potevano peccare sicuri sotto la benignit della grazia di Dio, aggiunse immediatamente: Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perch non siamo pi sotto la legge, ma sotto la grazia? E' assurdo. Non sapete che se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato, sia della obbedienza che conduce alla giustizia? 391 Crediamo ormai o no a lui quale sia il peccato di cui ha finora discusso la condizione? Di colui al quale, dice, vi offrite per obbedirgli come schiavi, siete schiavi: sia del peccato, sia della giustizia. Dov' qui dunque indicato dall'Apostolo quel peccato che prima dei tempi della volont, prima della scelta di coloro che

obbediscono, prima dell'et della scienza e coscienza, si finge volato sopra gli stessi semi? Un peccato che certamente non si pu trovare se non nei libri dei manichei. AG. Non sono libri dei manichei quelli dove si legge: Eravamo anche noi per natura meritevoli d'ira, come tutti gli altri 392: ci che voi adesso con una moda nuova, ma in modo sfacciato, lo interpretate dal greco cos da fare apparire che l'Apostolo non ha detto: Per natura, ma " assolutamente ", cio: Eravamo assolutamente meritevoli d'ira. E forse oserete emendare questo testo nei vostri codici: non volete infatti acquietarvi al fatto che, se quella testimonianza non fosse quanto pi vera tanto pi antica, non avrebbero questo testo tutti i codici latini. N tuttavia l'Apostolo non avrebbe dovuto ammonire di obbedire alla giustizia e non al peccato per la ragione che " noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, essendo viziata la stessa nostra origine " 393. Poich infatti il reato della generazione stato assolto dall'indulgenza della rigenerazione, si deve obbedire solo allo spirito della giustizia, al quale dobbiamo acconsentire, e non si deve obbedire alla concupiscenza della carne, contro la quale dobbiamo combattere. Cos certamente da ricordare che anche questa pia obbedienza dono di Dio, promessa da lui per mezzo del Profeta: Dar a loro un cuore capace di conoscermi e orecchi capaci di ascoltarmi 394; e questo che vuol dire se non capaci di obbedire? L'obbedienza suppone la volont. 229. GIUL. Del resto l'Apostolo mostra - ma se trova qualche credito negli uomini del nostro tempo - di non dire schiavi del peccato se non coloro che risultano avere obbedito al peccato con la propria volont, per la cui mutazione, della volont s'intende, cominciarono a servire alla giustizia. Ha dunque collocato in mezzo l'obbedienza ed ha imputato ad essa di avere scelto di obbedire sia prima ai vizi, sia dopo alle virt. AG. Coloro che confidano nella propria forza e saranno distrutti come voi. L'obbedienza a Dio grazia di Dio. 230. GIUL. Rendiamo grazie a Dio, dice, perch voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell'insegnamento che
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sono vani come voi,

vi stato trasmesso, e cos, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia 396. AG. O sordo, ascolta l'Apostolo che ringrazia Dio perch hanno obbedito di cuore alla sua dottrina, dal momento che non ha detto: Rendiamo grazie a Dio perch vi stata predicata la sua dottrina, ma: Perch avete obbedito. Non tutti infatti obbediscono al Vangelo 397, ma coloro ai quali dato di obbedire, come: A voi dato di conoscere il mistero del regno dei cieli, afferm il Signore, ma a loro non dato 398. Non avrebbero dunque obbedito con il cuore, cio con la volont, se la loro volont non fosse stata preparata dal Signore. Altrimenti l'Apostolo avrebbe ringraziato indebitamente Dio di ci, se Dio stesso non lo avesse fatto. Volont umana e Dio. 231. GIUL. La mutazione della volont ad obbedire di cuore, dice, vi ha liberati dal peccato e vi ha fatti aderire alla santit. AG. Ma questa la mutazione che viene dalla destra dell'Altissimo. Ascolta l'uomo di Dio che nel Salmo confessa questa grazia, e impara chi sia a mutare in meglio la volont dell'uomo. Si legge: E ho detto: ora incomincio; questa la mutazione della destra dell'Altissimo 399. Tu di tutto alla volont dell'uomo. 232. GIUL. Vi parlo " umano " a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell'impurit e dell'iniquit a pro dell'iniquit, cos ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione 400. O precettore pieno dello Spirito di Dio! O vaso veramente d'oro! O tromba che fa rimbombare non stridori spezzati, ma voci spiegate! Concilia credito al suo dire con la umanit della esortazione. AG. O ingannatore, pieno tu di spirito eretico, che di tutto alla volont dell'uomo contro colui che dice: Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? 401 O uomo pelagiano, l'Apostolo lo diceva piantando e irrigando, sapeva tuttavia che n chi pianta n chi irriga qualcosa, ma Dio che fa crescere 402. Non comandava soltanto, ma anche pregava Dio perch non facessero il male coloro ai quali predicava la parola di Dio. Lo dice infatti apertamente altrove: Noi preghiamo Dio che non facciate nulla di male 403.

Quanto basta al grado della vostra spiritualit. 233. GIUL. Perch infatti non sembrasse che comandasse all'uomo qualcosa di arduo e d'impervio, fa uso di una parola comune, cos da dire " umano ", cio facile, pratico, raddolcito da esempi. Non vi chiedo, dice, un impegno pari alle auguste realt, n, quanto pi grandi sono le ricchezze delle virt, tanto pi nuovi precetti io vi propongo per conquistarle: non vi infliggo nulla di fiero, non vi indico nulla che sia troppo difficile portare, perch, se vi comandassi qualcosa di simile in proporzione allo splendore della giustizia, voi, lamentando l'infermit della carne, opporreste di non poter sopportare una fatica continua. Pertanto vi sfido adesso con questa moderazione: date alle virt il medesimo impegno che deste prima ai crimini e, sebbene sia un'offesa per i comportamenti onesti l'essere messi alla pari dei comportamenti disonesti nell'appetibilit, tuttavia al grado di disciplina nella quale voi siete basta che seguiate la giustizia almeno con la medesima intensit con la quale avete seguito l'iniquit e l'impurit. AG. Questo tuttavia non lo faranno, se non si ribelleranno a quella tua famosa " pupilla ", che la concupiscenza della carne, con la robustezza della carit. Con la quale legge delle membra, sempre pronta a ribellarsi alla legge della mente, nasce ogni uomo, e per il suo legame ogni uomo reo se non rinasce, ed essa i mortali non la vincono con il loro spirito se non sono governati dallo Spirito di Dio: Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio 404. Andate ora e contro questa verit cristiana e apostolica sollevando il libero arbitrio fatelo precipitare, e confidate nella vostra forza, con il risultato non di levarvi in alto, ma di cadere in basso. La correzione umana si fa con la sovvenzione divina. 234. GIUL. Crediamo pertanto al Maestro delle Genti e rendiamogli testimonianza della sua verit. E' infatti " umano " davvero, come ha detto, il precetto dato da lui: la correzione della volont emendi i vizi della volont. AG. Ma questa correzione umana non si fa se non per protezione divina. Chi infatti corregge la volont dell'uomo se non Dio a cui si dice: Convertici, o Dio degli eserciti 405, e: Convertendoci, o Dio, tu ci ridonerai la vita 406? Il Signore infatti dirige i passi dell'uomo e

questi vorr seguire la via di Dio 407. Se invece i passi dell'uomo non sono diretti da Dio, l'uomo non vorr seguire la via di Dio, bench la legge gli comandi di volerla seguire. Fuggi i desideri giovanili. 235. GIUL. Ma com' umano questo che ha detto, cos se avesse pensato il contrario, non solo sarebbe disumano, non solo sarebbe fiero, ma anche ingiusto, e non solo ingiusto, ma anche insano, cos da rimproverare, pur sapendo che il peccato innato in noi, agli uomini del suo tempo i vizi di un parto antico e da comandare di astenersi da comportamenti che credeva congeniti e da prescrivermi minacciosamente di deporre i vizi che avevo cominciato a possedere, prima che l'anima entrasse nel mio corpo e prima che il corpo entrasse in questo mondo. AG. Non dunque innata la concupiscenza della carne o non comanda di astenersi da essa colui che dice: Contieni te stesso 408, e: Fuggi i desideri giovanili 409? Per quale ragione non ha detto: Fuggi i desideri volontari? La giovinezza appunto un nome di et, ma le et le ha la natura, non la volont, e quella concupiscenza trova la sua massima esca nell'et giovanile, mentre nell'infanzia la sua forza certamente sopita, come la forza della ragione, come la forza della stessa volont. Ma l'occhio cristiano e non l'occhio pelagiano sa discernere che cosa dall'istituzione del Creatore e che cosa dalla contaminazione del vizio prenda o contragga la natura, la quale loda Dio come creatore per il bene che possiede e ha bisogno del medesimo creatore come salvatore dal male che l'ha viziata. Quanto infatti al reato con il quale l'uomo nasce non c' altro che gli si comandi se non di rinascere. Autorit ed equit. 236. GIUL. Pi giusto sarebbe stato che quanti si studiava di emendare lo avessero esortato a soppesare ci che comandava e a sapere che il primo passo di una volont ferma la moderazione nel comandare. E' mancante di autorit la dottrina che non ha l'equit a sua difesa, ed piena di autorit la dottrina a cui rende testimonianza la bilancia della giustizia. E perci risulta che l'Apostolo, rispettabile educatore delle Chiese, pronto a rendere conto del suo magistero con saggezza, con equit, con umanit, non ha avuto nessun sentore del peccato naturale, ma ha

insegnato, come la natura esigeva, sia che noi non siamo stati servi dei vizi se non per la nostra volont, sia che noi con la medesima volont, se essa si corregge, possiamo servire alla giustizia. Ma poich finora sono stato occupato nella spiegazione di questo testo, a dimostrare che con le parole dell'apostolo Paolo non si possono prendere affatto le difese dei manichei, e poich dal contesto del suo discorrere apparsa potente la verit che egli applica attraverso tutto il corpo dei suoi scritti, abbia qui fine il secondo libro. Con il quale libro tuttavia necessario avvertire che ai traduciani non rimasto nulla all'infuori della loro sfacciataggine. Perch essi, che riconoscevano di non poter contare sull'aiuto della ragione, si rivendicavano una totale soddisfazione dai testi dell'Apostolo che sono stati spiegati. E poich si fatta luce che in essi non sta scritto nulla di deforme, nulla di difforme dalla santit e dalla ragione, appare evidente la caduta di una sentenza che stata fatta crollare sia dalla ragione con tante testimonianze delle Scritture, sia dalla religione dei cattolici che in Dio: sentenza che ormai non difesa pi dall'opinione basata su cotesto passo [di Paolo]. AG. Appare a tutti coloro che leggono con testa sana e con intelligenza queste pagine che tu nel molto tuo dire contro parole non pi mie che dell'Apostolo beato, non hai trovato nulla di buono da dire, e con il tortuoso strepito della tua loquacit hai voluto far apparire a quelli che non capiscono di aver detto qualcosa. Vogliate o non vogliate: A causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini 410. Che significa cos se non: a causa del peccato, non indipendentemente dal peccato? N infatti la morte passerebbe, se il peccato non la veicolasse: la morte segue e non precede il peccato. Dal peccato vengono tutte le miserie dei mortali a cominciare dal giorno della loro uscita dal grembo materno 411, come sta scritto. Le quali miserie dicendo voi che accadono ai bambini senza nessun peccato, siete voi veramente a fare ingiusto Dio, e siete voi ad aiutare orribilmente i manichei. Essi infatti, per non fare ingiusto Dio, queste miserie dei mortali fino dalla nativit le attribuiscono alla natura immutabile del male e ad una sostanza delle tenebre, che proviene da un principio diverso da Dio. I quali empi manichei e insieme voi stessi vince la fede cattolica, che attribuisce tutte coteste miserie al peccato che entr nel mondo dalla volont del primo uomo e che fu seguito anche dalla morte, la quale mettendo in fuga l'anima uccide il corpo: morte della quale

voi dite che sarebbe accaduta all'uomo per natura, anche se non avesse peccato. Donde segue che non solo di quella imperiosa libidine, di cui troppo vi dilettate, ma anche della molestissima febbre e di tutti gli altri innumerevoli morbi, da cui vediamo afflitti e uccisi i bambini, voi diciate che sarebbero esistiti nel paradiso, anche se nessuno avesse peccato, perch dite che i bambini li soffrono senza il merito di nessun peccato. Tenetevi alla larga per favore con le vostre lodi false e fatali, tenetevi alla larga dagli infanti e dai lattanti, che con crudele errore voi lodate come esenti da ogni male. D'accostarsi al Cristo liberatore non lo impedite ai bambini, bisognosi di liberazione. Che la misera natura, viziata dal primo uomo, sia sanata dal secondo uomo permettetelo, perch vinti, perch corretti.

1 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 2 - Cf. C. Iul. 1, 14. 3 - Cf. Mt 1, 21. 4 - Cf. CICERO, Tuscul. 4, 7. 5 - Sal 116, 1. 6 - Sal 48, 7. 7 - Cf. Sal 62, 2. 8 - Sal 17, 2. 9 - Prv 8, 35 (sec. LXX). 10 - Cf. Gv 1, 12. 11 - AMBROSIUS, Liber de Sacram. regen. 12 - Rm 7, 19. 13 - Cf. supra 1, 1. 14 - Cf. Sal 67, 27.

15 - Cf. Sir 40, 1. 16 - Rm 7, 17-18. 17 - Cf. AMBROSIUS, In Luc. 7, 141. 18 - Rm 7, 15. 19 - Ibidem. 20 - Cf. Rm 5, 12. 21 - Cf. AMBROSIUS, Liber de Sacram. regen. 22 - Cf. supra 1, 113. 23 - De nupt. et concup. 1, 1. 24 - De nupt. et concup. 2, 44-49. 25 - C. Iul. 3, 54. 57. 26 - Rm 5, 12. 27 - De nupt. et concup. 2, 44-49. 28 - De nupt. et concup. 2, 46. 29 - De nupt. et concup. 2, 47. 30 - 2 Cor 5, 14-15. 31 - Cf. 1 Gv 2, 16. 32 - Cf. Gv 12, 31; 14, 30. 33 - Cf. AMBROSIUS, Liber de Sacram. regen. 34 - Rm 5, 12. 35 - Sap 2, 25. 36 - De nupt. et concup. 2, 45. 37 - 1, 14.

38 - Rm 5, 12. 39 - AMBROSIUS, In Luc. 4, 67. 40 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 41 - Rm 5, 12. 42 - De nupt. et concup. 2, 45. 43 - Rm 7, 15. 44 - Rm 7, 19. 45 - Rm 5, 12. 46 - De nupt. et concup. 2, 45. 47 - Ibidem. 48 - Rm 5, 12. 49 - Ibidem. 50 - De nupt. et concup. 2, 45. 51 - Rm 5, 12. 52 - Ibidem. 53 - Sap 2, 25. 54 - De nupt. et concup. 2, 45. 55 - Sal 36, 1. 56 - Sal 36, 7. 57 - Sap 2, 25. 58 - Ibidem. 59 - Rm 5, 12. 60 - Ibidem.

61 - Mt 5, 48. 62 - Mt 6, 10. 63 - 1 Cor 11, 1. 64 - Sap 2, 25. 65 - Mt 6, 16. 66 - Sal 31, 9. 67 - Rm 5, 12. 68 - Mt 6, 10. 69 - Gv 8, 44. 70 - Rm 5, 12. 71 - Sir 25, 33. 72 - Rm 5, 12. 73 - De nupt. et concup. 2, 45. 74 - Rm 5, 12. 75 - Gn 2, 24. 76 - Mt 19, 6. 77 - 1 Cor 6, 10. 78 - Rm 5, 12. 79 - Gn 2, 24. 80 - Mt 19, 6. 81 - Gal 3, 29. 82 - Gal 3, 16. 83 - Gn 2, 25.

84 - Mt 19, 6. 85 - Gv 1, 14. 86 - 2 Cor 4, 16. 87 - Gv 20, 2. 13. 88 - Rm 5, 12. 89 - Ibidem. 90 - Sap 2, 25. 91 - De nupt. et concup. 2, 45. 92 - Rm 5, 12. 93 - Cf. supra 56. 61. 94 - Rm 5, 12. 95 - De gestis Pel. 23, 57. 96 - Sir 25, 33. 97 - 1 Cor 15, 22. 98 - Rm 5, 13. 99 - Rm 3, 20. 100 - Rm 5, 14. 101 - 1 Cor 15, 22. 102 - Rm 5, 15. 103 - De nupt. et concup. 2, 46. 104 - Rm 5, 13. 105 - Gal 2, 21. 106 - Rm 5, 20.

107 - Rm 5, 13. 108 - Gv 1, 29. 109 - Cf. Rm 6, 12. 110 - Mt 6, 12. 111 - 1 Cor 15, 55-56. 112 - Rm 5, 13. 113 - Rm 3, 20; De nupt. et concup. 2, 46. 114 - Cf. Gn 17, 11-14. 115 - Sal 50, 7. 116 - Rm 5, 13. 117 - Cf. Gn 17, 14. 118 - Rm 8, 10. 119 - Gb 14, 4-5. 120 - Cf. supra 1, 74. 121 - Rm 5, 12. 122 - Rm 5, 13. 123 - Mt 1, 17. 124 - Gv 1, 29. 125 - Rm 5, 15. 126 - De nupt. et concup. 2, 46. 127 - Cf. De pecc. mer. et rem. 1, 14; AMBROSIUS, In Luc. 7, 27. 128 - Cf. Sap 11, 21. 129 - Is 40, 13; Rm 11, 34.

130 - Cf. De gestis Pel. 23-24. 57. 131 - Rm 5, 15. 132 - Cf. De pecc. mer. et rem. 1, 14. 133 - Rm 5, 16. 134 - Rm 5, 15. 135 - De nupt. et concup. 2, 46. 136 - Gn 3, 19. 137 - Cf. Rm 5, 15. 138 - Cf. 2 Pt 3, 13. 139 - Rm 5, 16. 140 - Rm 5, 17-18; De nupt. et concup. 2, 46. 141 - De nupt. et concup. 2, 46. 142 - Rm 13, 3. 143 - VERGILIUS, Aen. 11, 361. 144 - Rm 5, 16. 145 - De nupt. et concup. 2, 46. 146 - Rm 5, 16. 147 - Qo 9, 18. 148 - Gc 2, 10. 149 - Mt 1, 21. 150 - Rm 5, 16. 151 - Ibidem. 152 - De nupt. et concup. 2, 46.

153 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 154 - Gv 3, 5. 155 - Rm 5, 16. 156 - Ibidem. 157 - Ibidem. 158 - Ibidem. 159 - Cf. Sal 24, 10. 160 - Rm 5, 16. 161 - Cf. Sir 40, 1. 162 - Cf. Gn 17, 14. 163 - Cf. Lv 12, 6. 164 - Cf. 2 Cor 1, 22. 165 - Cf. 1 Pt 4, 10. 166 - Rm 5, 16. 167 - Mt 1, 21. 168 - Gal 5, 17. 169 - Cf. Gn 17, 14. 170 - Rm 5, 16. 171 - Cf. supra 115. 172 - Rm 5, 16. 173 - Cf. Mt 1, 21. 174 - Rm 5, 16. 175 - Ibidem.

176 - Ibidem. 177 - 2 Cor 5, 14-15. 178 - Rm 5, 15. 179 - 1 Cor 15, 22. 180 - 2 Cor 5, 14-15. 181 - Rm 5, 18. 182 - Rm 5, 12. 183 - Rm 6, 3. 184 - Cf. Gv 1, 9. 185 - Cf. 2 Cor 5, 5. 186 - Cf. Rm 5, 5. 187 - Gv 1, 14. 188 - Cf. supra 93-94. 106. 189 - Cf. Rm 9, 22-23. 190 - Cf. 1 Pt 4, 18. 191 - Cf. 1 Gv 4, 7. 192 - Rm 5, 19. 193 - Rm 5, 12; De nupt. et concup. 2, 46-47. 194 - Cf. Rm 5, 12. 195 - Cf. Rm 5, 19. 196 - Gn 22, 18. 197 - Gn 17, 5. 198 - Cf. Dn 3, 49-51.

199 - Rm 5, 19. 200 - Cf. Fil 1, 19. 201 - Cf. Gal 2, 21. 202 - 1 Cor 11, 1. 203 - Rm 5, 15. 204 - Cf. supra 147. 205 - Rm 5, 15. 206 - Rm 5, 18. 207 - Rm 5, 19. 208 - Cf. Gv 14, 6. 209 - Rm 2, 13. 210 - Cf. Gn 17, 14. 211 - Cf. Rm 7, 5. 212 - Es 20, 17; Dt 5, 21. 213 - Rm 4, 13-22. 214 - Is 45, 8. 215 - Rm 9, 6-8. 216 - Sal 48, 7. 217 - Rm 4, 23-25. 218 - Cf. Rm 10, 3. 219 - Rm 4, 21. 220 - Rm 4, 14. 221 - Cf. 1 Cor 3, 8.

222 - Rm 4, 14. 223 - Rm 4, 15. 224 - Fil 3, 9. 225 - Cf. Rm 12, 3. 226 - Cf. Fil 2, 13. 227 - Cf. At 16, 14. 228 - Rm 9, 7-8. 229 - Cf. supra 117. 230 - Cf. Gal 3, 17. 231 - Rm 4, 14-15. 232 - Rm 4, 15. 233 - Gv 3, 5. 234 - Cf. Gn 17, 12-14. 235 - Rm 5, 12. 14. 236 - Cf. Rm 4, 23. 237 - Rm 4, 24-25. 238 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 239 - Rm 4, 25. 240 - 2 Cor 5, 14-15. 241 - Rm 5, 16. 242 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 243 - CYPRIANUS, Ep. 64, 5. 244 - Cf. HILARIUS, 1, 52.

245 - Rm 5, 1-2. 246 - Cf. Fil 1, 19. 247 - 2 Cor 13, 7. 248 - Rm 5, 3-5. 249 - De gestis Pel. 30. 250 - Rm 5, 5. 251 - 1 Cor 4, 7. 252 - 1 Cor 1, 31. 253 - Cf. Rm 5, 5. 254 - Cf. Sal 48, 7. 255 - Ger 17, 5. 256 - 1 Cor 7, 25. 257 - Rm 8, 32. 258 - Rm 5, 6. 259 - Cf. C. Iul. 3, 58. 260 - Rm 5, 7-11. 261 - Mt 9, 12. 262 - Mt 1, 21. 263 - Rm 5, 1. 264 - Rm 5, 6. 265 - Rm 5, 8-9. 266 - Rm 5, 10. 267 - Rm 5, 11.

268 - Rm 5, 12. 269 - Cf. Mt 26, 27-28. 270 - Rm 6, 3. 271 - Rm 6, 2. 272 - Ibidem. 273 - Rm 5, 12. 274 - Rm 6, 2. 275 - Rm 6, 3. 276 - Sal 118, 9. 277 - Sal 13, 3-4. 278 - Lc 23, 21; Mc 15, 13; cf. Mt 27, 33. 279 - 2 Cor 5, 14-15. 280 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 281 - Rm 5, 12. 282 - De pecc. mer. et rem. 1, 11. 283 - Cf. C. duas epp. Pelag. 3, 26. 284 - Gn 2, 7. 285 - Gn 3, 19. 286 - AMBROSIUS, In Luc. 7, 234. 287 - Cf. Mt 19, 6. 288 - Sal 143, 4. 289 - Sal 38, 6. 290 - Cf. Eb 7, 5. 9-10.

291 - Cf. Rm 7, 23. 292 - Cf. Gal 5, 17. 293 - Rm 5, 12. 294 - Cf. Gv 12, 31. 295 - Rm 5, 12. 296 - Rm 5, 13-14. 297 - Cf. Fil 1, 23. 298 - Cf. 2 Cor 5, 4. 299 - Gv 21, 18. 300 - Cf. Rm 2, 12. 301 - Rm 5, 14. 302 - Rm 5, 12. 303 - Gal 2, 21. 304 - Cf. Lc 19, 10. 305 - Rm 5, 14. 306 - Rm 5, 12. 307 - Rm 5, 14. 308 - Rm 5, 12. 309 - Mt 19, 6. 310 - Rm 5, 12. 311 - Ibidem. 312 - 1 Cor 15, 22. 313 - Gal 2, 21.

314 - Gv 15, 5. 315 - Rm 5, 13. 316 - Gv 1, 29. 317 - Rm 5, 13. 318 - Gv 1, 29. 319 - Gal 2, 21. 320 - Gal 3, 11. 321 - Rm 5, 20. 322 - Gal 3, 21-22. 323 - Rm 5, 13. 324 - Rm 2, 12. 325 - Cf. Gn 17, 12. 14. 326 - Cf. Lv 12, 6. 327 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 328 - Rm 5, 14. 329 - Rm 5, 12. 330 - Rm 5, 15. 331 - Mt 7, 13-14. 332 - Cf. Lc 13, 23-24. 333 - Cf. Ap 7, 9. 334 - AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3, 13. 335 - 1 Cor 15, 22. 336 - Cf. Ap 7, 9.

337 - Cf. De nupt. et concup. 2, 46. 338 - Rm 5, 16. 339 - Ibidem. 340 - Ibidem. 341 - Cf. Mt 18, 22. 342 - Mt 6, 12. 343 - Rm 5, 16. 344 - Ibidem. 345 - Rm 5, 17. 346 - Cf. CYPRIANUS, Ep. 64, 5. 347 - Rm 5, 18-19. 348 - Cf. Fil 2, 8. 349 - Cf. supra 63-64. 350 - 1 Gv 3, 9. 351 - Rm 5, 20-21. 352 - Cf. supra 198. 353 - Rm 5, 12. 354 - Rm 2, 12. 355 - Rm 5, 20. 356 - Rm 4, 15. 357 - Rm 5, 20. 358 - Ibidem. 359 - Cf. Rm 8, 3.

360 - Cf. 2 Cor 3, 16. 361 - Cf. Gn 17, 12. 14. 362 - Cf. Lv 12, 6. 363 - Cf. Rm 5, 13. 364 - Rm 7, 12. 365 - Prv 19, 21. 366 - Gal 3, 21. 367 - Gal 3, 22. 368 - Cf. 1 Cor 15, 56. 369 - Rm 5, 20-21. 370 - Cf. Rm 3, 20. 371 - Rm 5, 12. 372 - Rm 6, 1-4. 373 - Mt 1, 21. 374 - Rm 6, 5-7. 375 - Rm 6, 3. 376 - Rm 5, 12. 377 - Sal 31, 9. 378 - Rm 6, 3. 379 - Cf. 2 Tm 3, 13. 380 - Rm 6, 8-11. 381 - Cf. Rm 8, 3. 382 - Rm 6, 3.

383 - Cf. 2 Cor 4, 2. 384 - Rm 6, 12. 385 - Cf. 2 Cor 6, 1. 386 - Rm 6, 12. 387 - Rm 6, 13-14. 388 - Mt 6, 13. 389 - 2 Cor 13, 7. 390 - Lc 22, 32. 391 - Rm 6, 15-16. 392 - Ef 2, 3. 393 - Cf. AMBROSIUS, De paenitentia 1, 3. 394 - Ger 24, 7. 395 - Sal 48, 7. 396 - Rm 6, 17-18. 397 - Rm 10, 16. 398 - Mt 13, 11; cf. Mc 4, 11; Lc 8, 10. 399 - Sal 76, 11. 400 - Rm 6, 19. 401 - 1 Cor 4, 7. 402 - 1 Cor 3, 7. 403 - 2 Cor 13, 7. 404 - Rm 8, 14. 405 - Sal 79, 8.

406 - Sal 84, 7. 407 - Sal 36, 23. 408 - Sir 30, 24. 409 - 2 Tm 2, 22. 410 - Rm 5, 12. 411 - Sir 40, 1. LIBRO TERZO grave dover difendere la giustizia di Dio. 1. GIULIANO. Sarebbe stato necessario senza dubbio che presso il genere umano avesse vigore il rispetto di tutte le virt. Sarebbe stato necessario che si resistesse sempre ai crimini con animo sapiente e si meritasse il favore del Creatore con buone scelte. Degno sarebbe stato infine che, risultando questo primo e pi felice grado di continua devozione tanto raro quanto anche troppo arduo, si respingessero almeno i vizi lungamente covati e si ritornasse al presidio della emendazione e della penitenza. Sarebbe stato certamente necessario che il rispetto inviolabile di Dio si conservasse almeno in questo: non sorgesse per noi la necessit di rivendicare con tanta guerra la legge divina. Ma poich il furore di coloro che peccano si spinto tanto da costringerci a somme fatiche per insegnare che Dio giusto, confidando nell'aiuto della sua stessa giustizia, di cui dibattiamo la causa, adempiamo adesso le promesse fatte nel libro precedente. AGOSTINO. L'aiuto di Dio lo cerchi per la compilazione dei tuoi vani libri e non lo cerchi per la correzione dei tuoi perversi errori. Vorrei tuttavia che tu dicessi per quale ragione chiedi in quest'opera l'aiuto di Dio, se in potere del tuo libero arbitrio, sia fare quest'opera, sia non farla. O chiedi forse la disponibilit di quelle condizioni che non sono in tuo potere e senza le quali non si pu scrivere, come sono, per ometterne altre, lo stesso vitto e il tempo libero? Ma queste sono condizioni che quasi sempre Dio somministra a noi per mezzo delle volont altrui. Tu vedi dunque che quando chiedi l'aiuto per compilare i tuoi libri, chiedi all'onnipotente Dio di operare nelle volont degli uomini ci che ti di giovamento e non di

impedimento. Infatti se gli altri non ti vogliono somministrare il vitto e le spese congrue, se infine non vogliono smettere d'importunarti e di ostacolarti, non potrai scrivere o dettare cotesti tuoi libri. Speri dunque che l'aiuto di Dio faccia agire le volont delle persone tra le quali vivi cos che non ti manchi nulla di necessario. La volont infatti preparata da Dio 1: ci che voi non credete. Dunque o correggi subito il tuo dogma o per difenderlo smetti di chiedere l'aiuto divino. Definizione della giustizia. 2. GIUL. Poich nel primo volume era risultato da perspicue premesse che Dio tanto necessariamente giusto che, se si potesse provare non giusto, si dimostrerebbe che non Dio, e poich non era rimasto nessun dubbio su questa verit, si chiar pure che la giustizia non nient'altro che una virt la quale non giudica mai nulla iniquamente, non fa mai nulla iniquamente, ma rende a ciascuno il suo senza frode e senza grazia, cio senza preferenze personali. AG. Senza frode dici il vero, perch non sia punito chi non lo merita. Ma senza grazia se lo fosse la giustizia di Dio, mai il Cristo sarebbe morto per gli empi, cio per coloro che non meritavano nulla di buono e molto di cattivo; mai avrebbe adottato ad essere cittadini del suo regno i bambini dei quali non preesisteva n alcuna buona opera n alcuna buona volont, e nella medesima causa non avrebbe escluso dalla partecipazione del medesimo regno altri bambini colui che non giudica mai nulla iniquamente, non fa mai nulla iniquamente e rende a ciascuno il suo senza frode. Riconosci dunque vasi nobili per grazia i bambini che sono assunti al regno di Dio e vasi ignobili per condanna gli altri bambini che non sono assunti a quell'onore, e una buona volta finalmente, per non fare ingiusto Dio, confessa il peccato originale. Il peccato di Adamo condann la natura umana e tutti i suoi figli. 3. GIUL. Lo stile poi della virt della giustizia si dimostra nel non punire nessun suddito se non per quei delitti che si dimostrano commessi con volont libera. AG. Con volont libera fu commesso anche quel delitto di Adamo, nel quale fu condannata la natura umana, per la cui condanna

nascono soggetti a condanna gli uomini, se non rinascono in Colui che nacque non soggetto a condanna. Questo il dogma cristiano che volete sovvertire, ma siete voi ad essere sovvertiti, perch esso rimane in piedi. Adamo rovin tutti in se stesso. 4. GIUL. N darebbe Dio agli uomini precetti che sapesse non osservabili dalla loro natura, n giudicherebbe nessuno reo di azioni naturali. AG. Ma c'era Adamo e in lui siamo stati tutti noi 2, quando pecc cos da perdere in s tutti gli altri, e non sarebbero liberati dalla massa dei perduti se non quelli che volesse liberare colui che venne a cercare ci che era perduto 3. Divinit ed equit. 5. GIUL. N imputerebbe Dio agli uni i peccati degli altri, n per le iniquit dei genitori aggiudicherebbe ai castighi eterni i loro figli innocenti, che non avessero operato da s nulla o di bene o di male per essere indicati come imitatori dei crimini dei loro genitori 4. Dalle quali premesse risultava la certezza e dell'esistenza di Dio e della giustizia di Dio, rispetto al quale si era chiarito che, se operasse qualcosa di ingiusto, subirebbe tanto danno nella divinit quanto ne avesse patito nella equit. AG. Dici la verit e quindi nulla d'ingiusto opera Dio quando fa gravare un giogo pesante sui figli di Adamo dal giorno della loro nascita dal grembo materno. Il che sarebbe senza dubbio ingiusto, se non ci fosse il peccato originale. Sapienza pelagiana e sapienza ecclesiastica. 6. GIUL. Quantunque - o infelicit dell'errore umano! - troppo grande il dolore che mi scuote quando soppeso la natura stessa del nostro conflitto. Fu mai possibile che sorgesse questo dubbio e che avrebbe avuto bisogno di essere affermata questa causa: fu mai possibile, dico, che nelle Chiese che confessano di credere al Cristo si dubitasse se Dio giudichi giustamente, ossia ragionevolmente?

AG. Proprio perch di questo non si dubita scritto che un giogo grave sta sopra i figli di Adamo dal giorno della loro nascita dal grembo materno 5. N infatti la sapienza pelagiana migliore della sapienza ecclesiastica. Giustizia di Dio e peccato originale. 7. GIUL. Ma troppo mi sono dimenticato della lite di cui si tratta, preso dal rispetto stesso della realt. Mi meraviglio infatti che si sia potuto dubitare dell'equit di Dio quando noto che nelle sinagoghe dei traduciani non viene neanche il sospetto della sua equit. AG. Proprio perch non si dubita della equit di Dio, si crede giusto il grave giogo che pesa sul bambino, e proprio perch esso si crede giusto, non si crede che il bambino sia senza il peccato originale. Quindi nella Chiesa cattolica, dalla quale uscirono i pelagiani di mezzo a noi, non che non si dubiti per nulla della iniquit di Dio, come tu dici, ma piuttosto non si dubita per nulla della equit di Dio nella Chiesa dove si insegna e si dice 6 che nemmeno un bambino, la cui vita sia di un giorno soltanto sopra la terra, immune dalla macchia del peccato; e quindi nei mali che il bambino patisce, non si riconosce ingiusto Dio, ma giusto. Tanto peggio. 8. GIUL. Il che certamente tanto pi brutto, quanto scegliere il male pi grave che omettere il bene, quanto tendere alla falsit pi dannoso che dubitare della verit, quanto infine osare d'incriminare Dio pi sacrilego che non volerlo onorare. AG. Ma siete voi ad incriminare Dio, perch pur vedendo i bambini gravati per giudizio di Dio da un giogo pesante, negate tuttavia che abbiano un qualche peccato. Si potuto dubitare dell'esistenza di Dio, ma non della sua giustizia. 9. GIUL. Aveva detto, s, come attesta il profeta Davide, l'insensato in cuor suo: Dio non c' 7, ma non aveva detto che Dio esiste, s, ed tuttavia ingiusto. Con la voce di tutta la natura risuonava armoniosamente che la giustizia tanto inseparabile da Dio da essere pi facile trovare chi neghi la sua realt che non chi neghi la

sua equit. Pot esserci chi ritenne che Dio non esistesse, perch non lo vedeva; ma non si era mai trovato uno che dicesse iniquo l'essere che credeva Dio. AG. Proprio tu stesso sei stato trovato ad essere quel tale. Infatti a chi se non ad una simile persona dice il Salmo: Pensi iniquamente che io sia simile a te? 8 Ma i Cristiani cattolici, proprio perch sanno e che Dio c' e che Dio giusto, non possono avere dubbi: i nati degli uomini, se muoiono in et piccola non ancora rinati, sebbene siano immagini di Dio, non sono accolti nel regno di Dio, non tuttavia ingiustamente, ma per merito del peccato originale. I dottori della Chiesa. 10. GIUL. Dunque quel famoso " insensato " sembrava che si fosse fermato all'estremo dei crimini negando Dio. Ma a vincerlo si trovata con i suoi sacrilgi la nazione dei manichei e dei traduciani. AG. Sapendo quanto chiari e stimati Dottori della Chiesa del Cristo sul peccato originale e sulla giustizia di Dio abbiano creduto ci che credo io, abbiano insegnato ci che insegno io, abbiano difeso ci che difendo io, devo ascoltare le tue calunnie come se fossero lodi per me. Ingiusto che un reato si trasmetta con i semi. 11. GIUL. Ma per tornare al punto dove abbiamo deviato, si era chiarito che da colui che confessavamo vero Dio niente poteva esser fatto in giudizio che ripugnasse alla giustizia, e che quindi nemmeno per i peccati degli uni si ritenessero rei gli altri, chiunque fossero, e che perci non si condannasse affatto l'innocenza dei nascenti per l'iniquit dei genitori, perch era ingiusto che il reato si trasmettesse per mezzo dei semi. AG. Per quale ragione dunque sarebbe stato scritto: Il loro seme maledetto fin da principio 9? Non stato detto infatti nello stesso senso in cui si legge: Seme di Canaan e non di Giuda 10, dove si mostrato a quali persone si erano fatti simili e da quali persone avevano degenerato; ma ha detto maledetto il seme di quegli stessi uomini che voleva far intendere naturalmente cattivi, come lo sono tutti i figli di Adamo, dai quali per grazia si fanno i figli di Dio. Dove infatti si legge: Non ignoravi che la loro razza era perversa, che la loro malvagit era naturale e che non si sarebbe mai potuta

cambiare la loro mentalit, perch il loro seme era maledetto fin da principio 11, ritengo che sia accusata la natura e non l'imitazione, e la natura in che modo se non viziata dal peccato e non creata in tale stato nel primo uomo? Da quale principio dunque stato maledetto il seme, se non da quando a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo? Essi poi non potevano essere cambiati da se stessi, ma potevano esserlo da Dio, il quale tuttavia non li cambiava per un giudizio certamente giustissimo, bench occultissimo. Da questa massa infatti si sapeva mutato non in virt del proprio arbitrio, ma in virt della grazia di Dio, l'Apostolo quando diceva: Siamo stati anche noi per natura figli dell'ira, come tutti gli altri 12. Ognuno paga per il proprio peccato. 12. GIUL. Il che sebbene sia immerso in tanta luce da non trovarsi nulla o di pi sicuro o di pi vero, tuttavia avevo promesso di dimostrare con la testimonianza della legge divina questa stessa verit, cio che iniquissimo imputare le scelleratezze dei genitori ai loro figli nell'atto di nascere, e che Dio tanto avverso a questo da aver prescritto anche nella sua legge che nulla di simile perpetrasse la disonest dei giudici. Questa dunque la promessa alla quale mi sono obbligato: ma poich il mio secondo libro stato occupato dalla spiegazione delle sentenze dell'apostolo Paolo, tocca alle prime parti di questo volume mantenere fede alla mia promessa. Leggiamo dunque che nel Deuteronomio, nel catalogo dei precetti che ordinavano la vita e la condotta di quel popolo, fu comandato in modo assai esplicito da Dio anche questo. Perch infatti lo si possa intendere dai contesti tra i quali inserito, da quello che lo precede e da quello che lo segue: Non defrauderai, dice, il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nelle tue citt. Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perch egli povero e vi volge il desiderio; cos egli non grider contro di te al Signore e tu non sarai in peccato. Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, n si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sar messo a morte per il proprio peccato 13. AG. Questo l'ha detto dei figli gi nati e non dei figli condannati nel primo padre, in cui tutti peccarono e in cui tutti muoiono. E certamente diede questo precetto ai giudici che il padre non morisse per il figlio o il figlio per il padre, quando fosse risultato reo

solamente il padre o solamente il figlio. Del resto i suoi giudizi Dio, sia quando giudica da se stesso, sia quando giudica per mezzo di uomini ai quali d lo spirito profetico, non li ha vincolati a questa legge. N infatti quando, eccettuato No con i suoi, distrusse con il diluvio tutti gli altri, separ gli infanti che non avevano ancora imitato i loro genitori, o senza i loro bambini consum i Sodomiti quel fuoco famoso 14. Se lo avesse voluto, lo avrebbe potuto benissimo l'Onnipotente. Anche quell'Acar fu trovato unico trasgressore del precetto e tuttavia venne ucciso con i suoi figli e con le sue figlie 15. Che fu di tutte le citt espugnate dal medesimo condottiero Ges di Nun, uomo di Dio? Non furono uccisi tutti cos da non rimanere nessuno a respirare 16? I bambini dunque che avevano fatto di male? Non vero che subirono per giudizio divino la pena comune per i peccati dei loro genitori, dei quali non potevano essere ancora n consapevoli n imitatori? In un modo dunque giudica Dio e in un altro modo comanda che giudichi l'uomo, pur essendo Dio senza dubbio pi giusto dell'uomo. Queste riflessioni avresti dovuto fare prima, per non fermarti su esempi che non sono pertinenti alla nostra causa. Testi biblici contrastanti tra loro. 13. GIUL. Non lederai il diritto dello straniero, dell'orfano, della vedova. Non prenderai in pegno la veste della vedova, perch sei stato schiavo nella terra dell'Egitto e di l ti ha liberato il Signore tuo Dio; per questo ti comando di fare cos 17. Nell'istituire la forma di giudicare Dio ebbe subito cura di sancire che n i genitori fossero colpiti per la colpa dei figli, n i figli per la colpa dei genitori. Come principio dunque e soglia della giustizia, che ordinava di osservare nel giudizio, questo ha indicato: la parentela non danneggiasse gli innocenti e l'odio meritato da una persona non trascorresse nella sua stessa gente. Nella causa dunque delle azioni la giustizia separa quelli che la parentela unisce. Il che non farebbe certamente, se volont e seme fossero in una e medesima condizione o se l'opera dell'arbitrio passasse ai posteri mediante la fecondit. Abbastanza dunque e oltre abbiamo spiegato con questa sola testimonianza che cotesta tenebrosissima perversit di giudizio, abbracciata dal nuovo errore, polverizzata dall'autorit antica della legge scritta. La quale sentenza stata certamente cos pronunziata per la nostra causa da non aver lasciato nessuno spazio di dubbio.

AG. Ti resiste Dio, che ha detto nel libro del Levitico: Quelli di voi che sopravviveranno, scompariranno per i loro peccati e per i peccati dei loro padri 18. La forma dei processi. 14. GIUL. Stabilendo appunto Dio la forma da seguire nei processi, prescrisse che l'innocenza non fosse legata ai rischi della sua parentela e come separ il padre dal castigo del figlio che aveva peccato, cos separ il figlio dalla condanna del padre, mostrando sicuramente con il pari trattamento di ambedue le persone che tanto non possono passare ai figli i peccati dei genitori quanto non passano ai genitori i peccati dei figli. AG. Ti soffocano i bambini, dei quali tante volte si legge che sono stati uccisi non anche per i loro peccati, ma solo per i peccati dei genitori. Peccati che discendono e peccati che ascendono. 15. GIUL. Chi dunque contro questa sentenza dice che esiste la " traduce " del peccato, dica altres che esiste il riflusso del peccato: se i peccati discendono dai genitori ai figli, legittimo pensare che risalgono dai figli ai genitori. L'autorit della legge divina indica che non nuocciono ai figli i crimini dei genitori, cos come nemmeno i crimini dei figli ai genitori. AG. Nei giudizi umani non ha voluto l'autorit della legge divina che i figli paghino le pene per i loro genitori; non nei giudizi divini, dove Dio dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli 19. Dalla legge devi leggere le parole che vuoi, ma cos da pensare che ti toccher ascoltare dalla legge le parole che non vuoi. Della legge divina o tutto o nulla. 16. GIUL. Tentando dunque di andare contro questa sentenza, asserisca ugualmente che si faccia ci che stato ugualmente vietato di fare. La legge di Dio appunto pi facile poterla negare che emendare e, sebbene sia sacrilega la sua negazione, tuttavia pi sacrilega e pi assurda la sua correzione. Se infatti di due decreti della legge ne veneri uno e ne esecri l'altro, il decreto che accetti ti costringe ad obbedire contro voglia anche a quello che rifiuti, perch la dignit del primo che ti caro difende anche il

decreto che avversi, ed assurdissimo che qualcuno creda di venerare i precetti dei quali osa contestare una parte. Per cui si pu pi conseguentemente negare tutta la legge intera che correggerne una parte. Ma nessuno, se non un empio, tenter di correggere la legge. Dalle persone dunque religiose e sagge la legge accettata tutta ed lodata tutta. N certamente si turber qualcuno al vedere che nell'et del Nuovo Testamento cessato il rito dei vecchi sacrifici. Non la medesima la condizione delle virt e delle vittime: altra la perennit dei precetti e altra la temporaneit dei sacrifici. Tuttavia con la venuta del Cristo, che era prefigurato dalle vittime antiche, le istituzioni precedenti furono adempiute e non condannate. N infatti se ne predice l'esercizio ai loro tempi, ma con il subentrare della perfezione si acquietarono le promesse legate al compimento delle istituzioni. AG. Questo che c'entra? I peccati dei padri ha detto Dio che li avrebbe puniti nei figli, non i sacrifici. E sebbene anche i genitori possano imitare i loro figli cattivi, tuttavia non ha mai detto Dio: Punir i peccati dei figli nei padri, ma dovunque, e lo ha detto spesso 20, ha detto sempre: Dei padri nei figli, e qui mostra senza dubbio di perseguitare i vizi della generazione e non i vizi della imitazione. La giustizia perenne. 17. GIUL. I precetti invece che riguardano la piet, la fede, la giustizia, la santit, non solo non sono cessati, ma sono anzi aumentati. E questa legge della giustizia da custodire nei giudizi che abbiamo citato dal Deuteronomio, non si riferisce all'et delle cerimonie, ma alla perennit dei precetti, n scomparve insieme alla circoncisione, ma persevera insieme alla giustizia. AG. Ti gi stato detto che questi sono giudizi comandati agli uomini e non sono condizioni pregiudiziali imposte a Dio. In conclusione se un giudice umano dice: Punir le colpe dei padri nei figli, lo dice ingiustissimamente e contraddice il comando divino. Non per questo tuttavia o mendace o ingiusto Dio quando lo dice lui. Mos e A. 18. GIUL. E' assodato dunque: se si crede a Mos, per mezzo del quale parla Dio, pi che ad Agostino, per mezzo del quale parla

Manicheo, a causa dei peccati dei genitori non si ritengono rei per natura i figli. AG. Che io difenda contro di te quella fede che Dottori cattolici santi e chiari, vissuti prima di noi, impararono e insegnarono nella Chiesa cattolica, lo sai anche tu stesso. Ma poich, se tu osi lacerare quei dottori, non ti sopportano nemmeno i tuoi, per questo hai scelto me come unico bersaglio e, aggreditomi con la calunnia di un falso crimine, speri di persuadere gli altri come se io fossi una persona da sfuggire, perch si sfugga quella fede che vi condanna, se difesa. Te l'ho gi detto anche prima: quando per la difesa della fede cattolica ascolto le contumelie degli eretici, le prendo come lodi. Perch ti affanni a predicarci quello che sappiamo? Mos ha detto la verit, ma tu non dici nulla. Punir le colpe dei padri nei figli 21 non lo afferma un uomo, ma Dio; n che l'uomo lo faccia ha comandato Dio in questo luogo, ma ha indicato che cosa fa lui stesso. I peccati non passano. 19. GIUL. Ed assodato che i crimini dei generanti non passano ai posteri, bench nati da loro, cos come i crimini dei figli non passano ai genitori, che non hanno potuto davvero essere generati dai loro figli. Dunque non pu recare danno all'innocenza la sua nativit, cos come non pu nuocere la nativit quando non ha luogo. AG. Non puoi tuttavia negare che i genitori possano imitare i loro figli e che Dio non abbia mai detto: Punir le colpe dei figli nei padri. Quando dunque dice: Dei padri nei figli, non colpisce l'imitazione, ma la generazione. Non nel modo di quell'unico uomo nel quale fu cambiata in peggio la stessa natura umana, e a causa di ci sorse per l'uomo la necessit anche di morire. Ma tuttavia in qualche modo certe colpe dei padri, chiunque essi siano, sono punite nei figli, non a causa dell'imitazione, bens della generazione. Per questo non dice: Fino alla terza e quarta imitazione, ma dice: generazione 22, non volendolo voi certamente, ma tuttavia ascoltandolo anche voi, volenti o nolenti. Il traduciano A. 20. GIUL. La questione certamente finita, ma prego non di meno il lettore a seguire il mio prossimo ragionamento. Se esistesse

qualcuno che con libert di parole professasse la tesi che il traduciano Agostino tenta di costruire con il suo modo di argomentare, cos cio da dichiarare guerra alla legge di Dio, da disprezzare senza alcun ritegno la sentenza da noi proferita, da asserire in tutti i modi possibili la falsit di ambedue le norme che Dio ha voluto rispettare, da sgominare la sentenza di cui parliamo dall'uno e dall'altro lato, per quanto fosse in lui, costui avrebbe reputato in modo assoluto che tanto solita quanto debita la condanna dei genitori per i peccati dei figli e la condanna dei figli per i peccati dei genitori, tuttavia neppure un tizio cosiffatto potrebbe asserire, nemmeno secondo le sue opinioni, la " traduce " del peccato. Per quale ragione? Evidentemente per questa ragione: anche se risultasse falsa la sentenza della legge che testimonia l'impossibilit che siano reciprocamente colpiti tali rapporti di parentela dai crimini delle due parti, tuttavia rimaneva inconcusso che non esiste la " traduce " del peccato. Infatti lo stesso riflusso del reato dai genitori ai figli e dai figli ai genitori provava che non era stata la generazione a fare arrivare ai figli i peccati dei genitori, perch i peccati erano anche ritornati indietro dai figli ai genitori, e qui la causa non poteva essere la generazione. Apparisce dunque a questo punto il risultato che ho ottenuto: senza dubbio inviolabile l'autorit della legge divina e tale che gli argomenti dell'empiet non la possano distruggere; ma stato prescritto nella maniera pi decisa e pi assoluta dalla sua sanzione che opinione infame e perversione di giustizia, da cui aveva comandato energicamente di guardarsi, se i figli si pronunziassero rei per il peccato dei genitori. E per questo fulmine saltata in aria la struttura della " traduce ". Tuttavia per la fede che noi custodiamo protetta da cos grandi presdi di verit, che non la scuote nemmeno un'empiet capace di negare la legge di Dio. AG. Cerchi dove spaziare, non copioso per vagabonda loquacit, ma odioso a coloro che, attaccati alla realt, disprezzano le parole superflue. Sei vinto appunto dagli avversari che hai e ti proponi di vincere gli avversari che non hai. Chi infatti ti dice che sia falsa la norma di cui Dio ha voluto l'osservanza nei giudizi umani: non siano puniti n i figli per i padri, n i padri per i figli, quando gi padri e figli hanno le proprie cause pertinenti alla vita privata di ciascuno, che condotta separatamente? Nessuno si oppone o alla legge o a te che lo dici. Da parte tua non voler fare il sordo contro Dio che dice: Punir i peccati dei padri nei figli 23, e che, pur dicendolo assiduamente, non dice mai in nessun luogo che punisce i peccati

dei figli nei padri, perch tu intenda che egli attento non agli imitatori, ma ai genitori. Io mi acquieto alla legge di Dio. 21. GIUL. Ora dunque il discorso si volga direttamente al nostro interlocutore. Ti acquieti alla legge di Dio - per confessione in questo momento, perch sappiamo del resto che cosa tu faccia con le tue argomentazioni - o resisti? Se ti acquieti, viene meno il contendere; se resisti, viene meno il consentire. Se ti acquieti, estinta la perfidia dei traduciani; se resisti, rivelata la perfidia dei manichei. Purch resti fermo che l'opinione vostra e la legge di Dio non vanno in nessun modo d'accordo. AG. Io mi acquieto alla legge di Dio, ma non ti acquieti tu. Io non nego che non dev'essere condannato n il figlio per il padre, n il padre per il figlio, quando hanno le loro cause separate; ma tu non vuoi ascoltare nel Levitico: Scompariranno per i peccati dei loro padri 24, e nel libro dei Numeri: Castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione 25, e in Geremia: Fai subire la pena dell'iniquit dei padri ai loro figli dopo di essi 26. Queste e altre simili voci tu non le ascolti, a queste e a tali testimonianze della legge tu non ti acquieti, e tuttavia nel parlare e nel rinfacciare ai cattolici i manichei tu non ti quieti. Dio non sempre fa come comanda a noi di fare. 22. GIUL. A meno che tu non dica che Dio lo ha comandato, s, ma non fa come ha comandato e anzi fa il contrario di quello che ha comandato di fare. AG. Anche questo perch non avverti con quanta insipienza tu lo pensi? Fa Dio infatti qualche volta il contrario di quello che ha comandato di fare. N occorre che ricordi molti casi, per evitare lungaggini: ecco, dico quello che noto a tutti. Ha comandato all'uomo la divina Scrittura: Non ti lodi la tua bocca 27, n tuttavia si deve chiamare arrogante o superbo Dio che non cessa di lodare se stesso innumerevoli volte. E stando alla norma in esame, ho gi dimostrato sopra come Dio senza nessuna iniquit abbia fatto uccidere per i peccati dei genitori i loro bambini insieme con essi, bench abbia comandato all'uomo che giudica di non condannare i figli per i peccati dei padri. Se tu avessi l'avvertenza di questi fatti, non diresti quello che dici; o se hai l'avvertenza di questi fatti e dici

tuttavia quello che dici, abbi anche l'avvertenza che sono parole vane quelle che tu dici. Non l'ha potuto dire nemmeno Manicheo. 23. GIUL. Il che di quanta empiet sia, bench apparisca gi fortemente alla prima indicazione, tuttavia per la pace della stessa divinit di cui proteggiamo l'equit, vediamo almeno con un leggero esame quale sia la sua natura. A diventare dunque prevaricatore della sua legge Dio stesso c' costretto dalla necessit delle vicende che lo pressano o dalla sua incapacit? Oppure, poich non vera nessuna delle due ipotesi, costretto Dio dalla sola libidine di delinquere? Ma questo non l'ha potuto dire nemmeno Manicheo, e perci egli ha immaginato che il vostro dio abbia sofferto un grave combattimento. AG. Getti parole, ma sono realt quelle che ti comprimono. Non prevaricatore Dio della sua legge, quando come Dio fa in un modo e comanda all'uomo di fare come uomo in un altro modo. Diverso Dio nel giudicare da quello che nel legiferare. 24. GIUL. Se dunque n calamit, n incapacit, n libidine incombe su Dio perch prevarichi, com' possibile che nel giudicare distrugga quella forma di giustizia che ha raccomandato nel legiferare? Com' possibile anzi che infierisca, non contro cotesta giustizia ma contro la propria maest? Tanto grande appunto la potenza dell'equit che essa e riprova coloro che deviano da lei e non viene meno per nessuna autorit di coloro che fuggono da lei. Infine, se vuole che noi facciamo azioni giuste ed egli per conto suo fa ci che ingiusto, desidera farci apparire pi giusti di quanto lui stesso, anzi non pi giusti di lui, ma giusti noi e lui iniquo? AG. Cos' ci che dici, o uomo, che dici tante stupidaggini? Quanto pi eccelsa, tanto pi inscrutabile della giustizia umana la giustizia divina e tanto pi distante la giustizia divina da quella umana. Quale uomo giusto lascia infatti che si perpetri un delitto che ha il potere di impedire? Eppure Dio lascia commettere i delitti, bench egli sia incomparabilmente pi giusto di tutti i giusti e incomparabilmente pi grande di tutte le potest sia la sua potest. Pensa a questo e non voler confrontare tra loro come giudici gli uomini e Dio, del quale non si pu mettere in dubbio la giustizia,

nemmeno quando fa ci che sembra ingiusto agli uomini e fa ci che renderebbe ingiusto l'uomo se lo facesse. ingiusto giudicare reo ciascuno dei propri peccati? 25. GIUL. O forse giusto senz'altro ci che fa Dio stesso, imputando agli uni i peccati degli altri, e a noi comanda ci che ingiusto: giudicare ciascuno reo dei delitti della sua volont? AG. Leggi quanto ti stato risposto sopra e impara, se puoi, in che modo i peccati originali si intendano e altrui e nostri. Non altrui per la medesima causa che nostri: altrui infatti perch non li ha commessi ciascuno di noi nella sua vita, ma nostri perch c'era Adamo e in lui siamo stati noi tutti 28. Come pu essere Dio invidioso o crudele? 26. GIUL. E donde a Dio o tanta invidia o tanta malignit? E' invidia infatti se la ragione per cui ingann la sua creatura nel comandare fu che essa non tentasse d'imitare per quanto poteva le sue virt; ma malignit, anzi crudelt, se punisce i mortali per opere ingiuste che essi commettono obbedendo alla sua legge. AG. Gi sopra ho dimostrato che Dio fa giustamente alcune azioni che se le fa l'uomo le fa ingiustamente. Per esempio, anche delle ingiurie contro di lui Dio si vendica giustamente, ma agli uomini detto: Non vi fate giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambier, dice il Signore 29. A che serve la religione? 27. GIUL. O forse Dio non punisce - e lo fa senza dubbio prudentemente -, ma anche ricompensa i servi ossequienti ai suoi precetti, sebbene questi insegnino l'ingiustizia? E che ha giovato a Dio l'invidia, se anche facendo ingiustizie sono giunti i mortali l dove sarebbero arrivati pur osservando la giustizia? E mentre gli uomini, circuiti da Dio, non perdono nulla della loro felicit, Dio tuttavia si priva della coscienza e insieme dell'onore della benignit e della giustizia. Quanto sarebbe stato pi tollerabile sottrarre il collo degli uomini al giogo della professione della religione, piuttosto che orbitarli per vie tanto sconnesse e dannose!

AG. Vai dietro a te stesso senza dire nulla. Dalla giustizia umana discerni la giustizia divina e vedrai che Dio punisce giustamente i peccati dei padri nei loro figli. Il che tuttavia se lo usurpa l'uomo per s nel suo giudizio, egli ingiusto. Perch tu non esorbiti dalla via giusta, quando ascolti che i peccati dei padri sono puniti nei figli, queste due cose devi fare: devi non volere che Dio lo faccia, non devi volere che l'uomo lo faccia, altrimenti resisterai o alle testimonianze divine o alle leggi divine. La stessa legge divina ci obbliga a negare il peccato originale. 28. GIUL. Quindi, poich nemmeno dai suoi servi Dio lascia che si commetta nulla di simile a ci che tu asserisci perpetrato da lui stesso, palese che tu sei fuggito lontano dall'onore dovuto a Dio non meno che dalla ragione umana. E perci noi non siamo sedotti dall'errore pelagiano, come dici tu, ma siamo condotti dalla legge di Dio ad asserire che ingiusto imputare ai figli i crimini dei genitori. AG. Non una volta sola, ma pi che spesso Dio ha detto che castiga i peccati dei padri nei figli. In quei testi non ha detto certamente che castiga i peccati dei figli nei padri o dei fratelli nei fratelli o degli amici negli amici o dei cittadini nei cittadini o qualcosa di simile, perch sapessimo che quando parla in quel modo colpita la generazione e non la imitazione; il che potresti intendere anche tu nelle testimonianze divine, se non fossi impedito dall'errore pelagiano. La del peccato figlia dei manichei, madre degli agostiniani. 29. GIUL. La quale imputazione si deplora che l'abbia partorita prodigalmente in questo periodo la del peccato, figlia dei manichei e madre di voi. AG. Tu non ragioni, ma offendi e calunni. Rileggi gli antichi commentatori della parola divina e vedi che, non in questo tempo, bens molto prima di noi nelle parole dell'Apostolo stato inteso quello che egli ha detto apertissimamente, cio le parole: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini 30, riguardano la generazione, che la rigenerazione risana, e non riguardano l'imitazione, che voi avete piuttosto partorita in questo tempo. Perci la tempesta del vostro dogma novizio vi ha dispersi dalla faccia della Chiesa

cattolica, come la polvere che il vento disperde dalla faccia della terra 31. Il comportamento di Amazia. 30. GIUL. E' chiaro quindi che Dio ha comandato ci che noi asseriamo. E sebbene la genuinit della stessa sentenza, aperta e adatta ad ogni intelligenza, non abbia ammesso in s il neo di nessuna oscurit, tuttavia, perch tu non prenda a pretesto la tardit del nostro ingegno e non dica che non capiamo quanto stato comandato, insegniamo come sia stata intesa la legge anche con un'altra testimonianza, non pi di un precetto, ma di un'opera compiuta secondo il precetto. Leggiamo nel Quarto Libro dei Re riguardo ad Amazia, figlio di Joas, re di Giuda: Quando il regno fu saldamente nelle sue mani, mise a morte gli ufficiali che avevano assassinato suo padre, ma non uccise i loro figli, secondo la disposizione della legge del Signore, che prescrive: " Non si metteranno a morte i padri per i figli n i figli per i padri " 32. Tu vedi in che modo la fede della storia ha presentato la giustizia di quel re nel giudicare. Il quale, sebbene fosse devoto, poich tuttavia si narra che in alcune situazioni abbia zoppicato moralmente, a conferma del suo giudizio si aggiunta l'autorit della citazione della legge di Dio. Perch infatti quell'azione non avesse poco peso in considerazione di chi la faceva, si sottolinea che fu compiuta secondo la legge e la disposizione di Dio. AG. Questo modo di giudicare Dio ha voluto che fosse quello degli uomini, non il suo, perch egli ha detto: Punir i peccati dei padri nei figli 33. Il che fece anche per mezzo di un uomo, quando per mezzo di Ges di Nun uccise non solo Acar, ma pure i suoi figli 34, o quando per mezzo del medesimo condottiero del suo popolo, non certamente con ingiusta severit, condann tuttavia allo sterminio insieme ai loro genitori i figli dei Cananei, anche piccoli, che non avevano ancora imitato con i propri costumi i peccati dei loro genitori 35. Non voler dunque moltiplicare loquacemente e vanamente i tuoi scritti, ma attendi diligentemente a tutti gli scritti di Dio, perch ci che ritieni di avere aperto in una sola parte di essi non lo trovi chiuso contro di te in un'altra parte. Si deve credere alla legge divina e alla storia sacra.

31. GIUL. A due e a tre testimoni si suol credere anche contro il sangue di un uomo. Quanto pi per l'onore di Dio si creder a due testimoni sacri: alla legge contenuta nel Deuteronomio e alla storia che abbraccia i fatti dei re! In che modo Dio voleva che si facessero i giudizi l'ha prescritto egli stesso, in che modo doveva intendersi ci che aveva comandato lo attestano i giudizi celebrati secondo la sua legge. E ancora si dubita che non si possa provare con l'autorit delle Scritture la " traduce " del peccato? Sono certamente posizioni contrarie quelle per le quali si stanno combattendo battaglie tanto lunghe: cio la posizione difesa da voi e l'altra difesa da noi; e cos contrarie e incompatibili tra loro che voi combattete con la persecuzione e noi con la discussione, voi con il furore e noi con la ragione. Dunque l'una e l'altra parte concordano sul fatto che i punti della reciproca distanza e ripugnanza sono questi: per i peccati dei genitori si puniscono i figli e per i peccati dei genitori non si puniscono i figli; esiste un crimine naturale e non esiste un crimine naturale; che i peccati dei genitori si imputino ai figli prescritto dalla legge di Dio e che non si imputino i peccati dei genitori ai figli prescritto dalla legge di Dio. Che queste opinioni e sentenze che si guerreggiano tra loro non possano essere parimenti vere manifesto. Infatti anche le regole della discussione erudita indicano che, quando su tesi incerte nascono due opinioni, possono essere entrambe false e non possono essere entrambe vere. Il che pu avvenire senz'altro in specie diverse e delle quali si dice che hanno un punto intermedio; non avviene tuttavia nelle opinioni che sono contrarie tra loro, ma mancano di un punto intermedio. Sono regole note ai dialettici, ma spieghiamole con qualche esempio per il lettore inesperto di questa disciplina. AG. Cerchi cos affannosamente di che riempire i tuoi loquacissimi libri da metterti anche ad insegnare ai loro lettori la dialettica dove non ce n' bisogno, e non pensi come la Chiesa del Cristo butti via te come dialettico perch ti scorge eretico. Chi non capirebbe infatti che tu lo fai per rendere vana con un discorrere sapiente la croce del Cristo 36, che a favore di tutti coloro per i quali morto, compresi tra loro i bambini anche per tua confessione, ha versato il sangue in remissione dei peccati? Il colorito di Golia. 32. GIUL. Venga per esempio in questione che colorito abbia avuto Golia e uno sostenga che sia stato negro, un altro che sia stato

bianco 37; ciascuna di queste due opinioni diverse pu essere falsa, ma l'una e l'altra non pu essere vera. Non pu infatti essere vero che sia stato negro se stato sempre bianco, o che sia stato bianco se rimase negro in ogni sua et. Dunque queste due opinioni, che non possono essere vere entrambe, nello stesso tempo, possono essere false in questo modo: se il suo colorito non fu n bianco n nero, ma biondo o mediocremente temperato di bianco non compatto e di nero non profondo. E' pi facile dunque che realt diverse e contrarie si possano negare alla pari che approvare alla pari. Ma coteste realt contrarie che non hanno un punto intermedio, come per esempio il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, l'innocenza e la reit, come non possono coesistere insieme nello stesso tempo in una sola e medesima realt, cos necessario che, ammessa l'una, si neghi l'altra: ossia, come un precetto o un consiglio o un aiuto non pu essere contemporaneamente giusto e ingiusto, cos anche un uomo non pu essere contemporaneamente reo e innocente, buono e cattivo. AG. Nessuno cerca di che colorito sia stato Golia, ma tu cerchi di che colori avvolgerti da uomo versipelle per insidiare gli altri. Se cotesta dialettica che non ti edifica ma ti gonfia e ti rende buffone perch un po' spaccone, se questa dialettica, dico, secondo la quale uno non pu essere contemporaneamente buono e cattivo, si applica alle leggi della discussione cristiana, non pu un uomo essere contemporaneamente e buono per natura e cattivo per vizio. Eppure la verit grida che pu esserlo, n lo neghi, e contro la tua dialettica sei chiamato a produrti tu stesso come teste, poich, come la verit impone, di queste due realt, che non dubiti contrarie tra loro, una l'attribuisci al Creatore dell'uomo e l'altra alla volont dell'uomo. Arrossisca dunque la tua dialettica e, come tu dalla comunione, cos se ne vada anch'essa dalla discussione dei cattolici. Se tu invece vorrai rientrare, e ce lo auguriamo, rimanga fuori la dialettica. Amasia non poteva giudicare responsabilit occulte. 33. GIUL. Alla causa si applichino degli esempi. Che i peccati dei genitori si imputino ai figli e che i peccati dei genitori non si imputino ai figli sono due tesi contrarie che non si possono approvare entrambe come giuste a parit; ma se giustizia ritenere rea la prole dei generanti, necessario che sia un'ingiustizia non ritenere per i medesimi peccati rea la prole. E

come bene comandare giustamente, cos male ordinare qualcosa d'ingiusto. E sebbene una verit evidente diventi pi tenue a forza di ragionarci sopra, tuttavia, poich una causa posta al sicuro giova confermarla anche con i suffragi della legge divina, aggrappiamoci a questo testo, nel quale a chiunque si fermi con mente sana non sar lasciato di errare per i precipizi delle presenti questioni. Ti acquieti tu dunque, o annunziatore del male naturale, a riconoscere come prescritto dalla legge di Dio che nei peccati dei genitori non siano puniti i figli. Tu riconosci pure che questo precetto non fu inteso da quel popolo diversamente da come se ne difende ora da noi la debita osservanza. E quindi il re Amazia, obbedendo ai precetti di Dio, fren con lodevole moderazione lo sdegno da lui concepito per l'uccisione di suo padre e, messi a morte gli assassini di suo padre, risparmi tuttavia i loro figli, non per ignavia, ma per giustizia. E' lodato senz'altro Amazia e si dice che in questo si comport secondo la legge di Dio, si approva la sua obbedienza alla volont del Signore, ma tuttavia non si tace che fu offuscato da strascichi di idolatria e si nota che non imit la devozione del suo padre Davide 38. Egli, pur degenerando dalla santit della sua razza, tenne nel giudicare la giustizia voluta dalla legge divina: tanto valeva il rispetto dell'equit manifesta. Quale sia dunque il male che comporta la tua fede soppesalo: a Dio, che noi confessiamo eterno e pio e giusto, tu addebiti una iniquit come quella che non commise n la superbia di un re ammantato di porpora, n il dolore di un orfano. AG. Amazia era un uomo al quale non era lecito giudicare di responsabilit occulte che non poteva conoscere. Per questo nel suo giudizio osserv il precetto dato all'uomo di non uccidere i figli per il peccato dei loro genitori. Ma un peccato tanto grande da convertirsi in natura, il peccato che a causa di un solo uomo entr nel mondo, il peccato senza il quale non nasce nessun uomo, in che modo potrebbero gli uomini presumere di giudicarlo, dal momento che passato in tutti gli uomini con la morte, cos da essere per esso la morte compagna della sua pena fino alla perdizione eterna, meno che dove la divina grazia abbia risanato la generazione con la rigenerazione? Questo peccato dunque appartiene al giudizio di Dio e non al giudizio degli uomini, come molti altri fatti dei quali gli uomini non possono assolutamente giudicare. Perci altro il modo che Dio comand all'uomo nel giudicare genitori e figli che vivono gi le proprie vite separatamente, altro il modo in cui giudic egli stesso, quando secondo la sua inscrutabile giustizia condann

insieme alla sua stirpe la natura prevaricatrice, che egli conosceva nella sua radice, bench ancora non avesse pullulato nei suoi germogli, con il proposito di liberare da questa condanna quelli che voleva per mezzo di una grazia non meno inscrutabile. Quantunque anche ai figli gi viventi separatamente fece scontare i peccati dei padri separatamente viventi. Il che non volle che fosse lecito all'uomo nel giudicare, perch Dio stesso sa per quale ragione giustamente lo faccia quando lo fa; ma l'infermit umana non lo sa. O sordo, Dio che dice l'uno e l'altro. 34. GIUL. Ma per premere sul testo: risultato appunto che l'ingiustizia non pu attaccarsi a Dio; risultato pure che da Dio stesso stato prescritto che i peccati dei genitori non rechino danno ai figli. La stessa dignit di Dio legislatore assicura senz'altro l'ingiustizia di quello che egli proibisce. Ora, per agire con te in modo alquanto liberale, ti do facolt di rispondere: delle due opinioni che sopra ho messe faccia a faccia, cio che si imputino i peccati dei genitori ai figli o non si imputino, quale reputi che si debba ritenere giusta? Se dirai la tua, che vuoi consona pure all'ultimo giudizio, replico se reputi giusta o ingiusta la nostra che rimasta. Senza dubbio la dichiarerai iniqua. Ma questa che l'autorit della legge comanda di custodire. Tu vedi dunque che rimane necessariamente una sola di queste tre possibilit: o confessi ingiusta la legge di Dio, anzi accusi d'iniquit Dio stesso attraverso la legge; o ti rifugi nella dottrina dei tuoi maestri e dici che non fu emanata dal tuo Dio la legge data per mezzo di Mos; o, se non osi proferire nessuna di queste due affermazioni, confessi che la " traduce " del peccato si asserisce contro gli insegnamenti e i precetti della legge. N infatti il caso di credere che tu possa delirare cos tanto da dire che Dio tiene, s, la giustizia nei precetti, ma nei giudizi tiene l'iniquit; oppure, almeno secondo il vostro dogma, nei giudizi osserva la giustizia, ma nei precetti insegna l'iniquit. Il che, sebbene lo abbiamo trattato pi sopra, ora tuttavia lo abbiamo necessariamente ripetuto. AG. Odiosamente ripeti ci di cui oziosamente parli: hai tempo infatti di rigirare con loquacit sempre le medesime affermazioni che non puoi assicurare con verit, e dire senza " modo " quello che non sei in grado di provare in nessun modo. Vuoi infatti far apparire contrarie fra loro queste due proposizioni: sui figli ricadono i peccati dei padri e per i peccati dei padri non si devono punire i figli, quasi

che io dica la prima e Dio dica la seconda. O sordo, Dio che dice l'una e l'altra, e quindi sono giuste ambedue, perch le dice il Giusto. Ma perch tu capisca che Dio non ha parlato in modo contraddittorio, distingui secondo la diversit delle cause le persone dei giudici: Dio e l'uomo. Cos n incolperai Dio, bench punisca nei figli i peccati dei padri, n spingerai l'uomo a giudicare nello stesso modo. Ma tu queste due affermazioni, apparentemente contrarie tra loro, me le obietti con tanta prolissit e perplessit di discussione non per altra ragione che hai molte chiacchiere e poco senno. Per quale ragione? 35. GIUL. Ma se dirai che giusto sia ci che diciamo noi, sia ci che dite voi, ossia tanto quello che ha sancito la legge di Dio, quanto quello che ha mentito il manicheo e il traduciano, allora, frenando la potenza dell'evidenza della ragione, ti affrontiamo con pi benignit e mitezza. Per quale ragione dunque, se credete buono quello che diciamo e buono quello che dite, avete messo in subbuglio l'Italia intera con tante fazioni? Per quale ragione avete suscitato sedizioni a Roma con truppe mercenarie? Per quale ragione con i soldi dei poveri avete ingrassato quasi per tutta l'Africa torme di cavalli, che poi dietro la guida di Alipio avete destinati a tribuni e centurioni? Per quale ragione con eredit oblate da matrone avete corrotto le autorit secolari per far divampare contro di noi la paglia del furore pubblico? Per quale ragione avete dissipato la quiete delle Chiese? Per quale ragione avete macchiato con empiet di persecuzioni i tempi di un principe religioso, se da noi non si dice nulla di diverso da quello che anche tu sei costretto a confessare come buono? AG. Come sono falsi i crimini che rinfacci a noi, cos sono falsi i dogmi che inventate voi. Ma dite per quanto potete ogni sorta di male contro di noi, mentendo; noi ci limitiamo a difendere contro di voi la fede cristiana e cattolica. E che bisogno c' di restituirvi simili maledizioni e non credere piuttosto al Vangelo e godere che per coteste vostre falsissime maledizioni aumenti per noi la ricompensa nei cieli 39? In che modo poi, nella causa che trattiamo adesso, possiamo credere buono e ci che dite voi e ci che diciamo noi, se noi diciamo che Dio ha detto: Punir le colpe dei padri nei loro figli 40, mentre voi l'ordine dato da Dio al giudice umano di non punire nei figli le colpe dei padri lo lodate in tal modo da accusare

come nostra la punizione dei figli dichiarata da Dio e da disapprovarla come falsa e ingiusta: n in questo vi sentite litigiosi e calunniosi, non contro noi ma contro Dio? Tra i precetti di Dio e i suoi giudizi non ci pu essere contraddizione. 36. GIUL. Ma basti che io abbia usato fino a questo punto un linguaggio pi che mite. Ora invece lo splendore fiammeggiante della ragione fa vedere che tra cattivi e buoni, tra profani e sacri, tra pii ed empi, tra giusti e iniqui non c' nessuna comunione, e quindi tra i precetti e i giudizi di Dio non c' nessuna battaglia, ma contraddittorio imputare agli uni i peccati degli altri e comandare che i medesimi peccati non siano imputati. Poich, di queste due posizioni necessario che, concessa l'una, si rimuova l'altra, ossia se si insegna giusta l'una, si insegni iniqua l'altra. Ma nella legge di Dio stato prescritto che i peccati dei genitori non si imputino ai figli 41. Quindi per la medesima autorit il contrario di questo, ossia l'opinione della " traduce ", stato abbattuto dalle fondamenta insieme con i manichei. AG. A me rincresce dire tante volte la verit, a te invece non fa sentire vergogna dire tante volte la falsit. E' Dio che dice che egli punisce nei figli i peccati dei padri; che i peccati dei padri non li punisca nei figli lo dice Dio, s, ma lo dice all'uomo: l'uno e l'altro da approvarsi, perch l'uno e l'altro lo dice Dio. Distingui tra giudizi divini e giudizi umani. 37. GIUL. Ho spiegato che noi certamente non difendiamo nulla di diverso da quello che la ragione per prima indica come giustissimo, nulla di diverso da quello che anche Dio in secondo luogo conferma con la sua legge, nulla di diverso da quello che in terzo luogo stato fatto con lode dall'opera, come asserito da noi e comandato da Dio. E' altres inculcato che la vera giustizia quella che Dio ha mostrato di gradire anche comandando. E per questo risultato che la " traduce " manichea non trova nessun ammennicolo n da parte della ragione, n da parte delle testimonianze della legge. AG. I manichei dicono che esiste una natura cattiva da sempre senza inizio, e sostengono che da essa viene ogni male. Invece i cattolici, come voi non voleste essere, dicono che la natura umana stata creata buona, stata viziata dal peccato, ha bisogno del

Cristo come suo medico in tutti gli uomini dai bambini fino ai vecchi, perch per tutti egli mor e tutti quindi morirono 42. Dunque l'opinione dei manichei che bisogna separare il male dal bene, cos che il male sia fuori dal bene. Noi al contrario, sebbene con l'intelligenza separiamo il male dal bene, n crediamo che sia una qualche sostanza ci che si dice male, tuttavia non riteniamo che il male debba essere separato da coloro che sono liberati, cos che sia al di fuori di loro, ma sappiamo che da risanare in loro, perch il male non ci sia pi. I manichei dicono infatti che il male una sostanza cattiva, noi diciamo che il male il vizio di una sostanza buona, senza nessuna sostanza. Quanto ci corra avvertilo e smetti di negare ai bambini, bisognosi di essere guariti, il medico Cristo, perch non rimanga su di loro l'ira di Dio che dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli 43. Guarda chi lo ha detto: Dio, non Manicheo. Guarda chi ha detto: A causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verr anche la risurrezione dei morti: come infatti tutti muoiono in Adamo, cos tutti riceveranno la vita nel Cristo 44; un Apostolo del Cristo, non un discepolo di Manicheo. Guarda colui che ha detto: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato 45; un vescovo cattolico, non Manicheo o Pelagio o un eretico pelagiano. Poich il peccato di un'opera cattiva lo punisce anche l'uomo, ma il peccato di origine lo punisce solamente Dio, per questo mentre dichiara di punire nei figli i peccati dei padri, Dio tuttavia comanda all'uomo di non condannare anche i figli per i peccati dei padri. Distingui tra giudizi divini e umani e troverai che cotesti due comportamenti non sono contrari tra loro. Dio non giudica diversamente da come comanda di giudicare. 38. GIUL. Ma perch non esista per caso qualcuno tanto pignolo da volere che gli si dimostri con testimonianze evidenti che Dio non giudica diversamente da come ha comandato di giudicare - il che di una litigiosit riprovevole -, tuttavia poich le armi sono a disposizione della verit per ogni saziet di documentazione, non rincrescer di produrre a questo proposito i testi pi validi. Pieno pertanto di Spirito Santo il profeta Ezechiele parla cos: Mi fu rivolta questa parola dal Signore: Figlio dell'uomo, perch andate ripetendo nella terra d'Israele questo proverbio: I padri hanno mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati? Com' vero che io vivo, dice Adonai il Signore, non si dir pi questo proverbio in Israele. Perch tutte le anime sono mie: come l'anima del padre,

cos l'anima del figlio, tutte le anime sono mie. L'anima che pecca, lei ha da morire. Se uno giusto, se osserva il diritto e la giustizia, non mangia sulle alture, non alza gli occhi agli idoli della casa d'Israele, non disonora la moglie del suo prossimo, non si accosta ad una donna durante il suo stato d'impurit, non opprime nessuno, rende il pegno al debitore, non commette rapine, divide il pane con l'affamato e copre di vesti l'ignudo, non presta ad usura e non esige interesse, desiste dalla iniquit, pronunzia retto giudizio tra un uomo e l'altro, cammina nei miei precetti e osserva le mie leggi con fedelt, questi giusto e vivr, dice Adonai il Signore. Ma se uno ha generato un figlio violento e sanguinario, che commette dei peccati e non cammina nella via del giusto suo padre, mangia sulle montagne, disonora la donna del prossimo, opprime il povero e l'indigente, commette rapine e non restituisce il pegno, volge gli occhi agli idoli e compie cose abominevoli, presta ad usura ed esige gli interessi, costui non vivr di vita. Poich ha commesso tutte queste iniquit, costui morir di morte e dovr a se stesso la propria morte. Ma se uno ha generato un figlio che, pur vedendo tutti i peccati commessi da suo padre, timorato e non li imita, non mangia sulle alture e non leva gli occhi agli idoli di Israele, non disonora la donna del prossimo e non opprime nessuno, non trattiene il pegno e non commette rapina, d il pane all'affamato e copre di vesti l'ignudo, desiste dall'iniquit, non presta ad usura n ad interesse, osserva la giustizia e cammina nei miei precetti, costui non morir per le iniquit di suo padre, ma vivr di vita. Suo padre invece, che oppresse e derub il suo prossimo, che non ag bene in mezzo al mio popolo, morir per la sua iniquit. Voi dite: Perch il figlio non sconta l'iniquit del padre? Perch il figlio ag secondo giustizia e rettitudine, fu misericordioso, osserv tutti i miei comandamenti e li mise in pratica: per questo vivr di vita. L'anima che pecca lei che dovr morire. Il figlio non sconta l'iniquit del padre, n il padre l'iniquit del figlio. Al giusto sar accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagit. Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ha commessi, osserva tutti i miei comandamenti, agisce con giustizia e rettitudine, vivr di vita e non morir. Nessuna delle sue colpe commesse sar ricordata, ma egli vivr di vita per la giustizia che ha praticata. Ho forse piacere della morte del malvagio, dice Adonai il Signore, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette l'iniquit secondo tutti gli abomini che commette l'empio, non vivr. Tutte le opere giuste

fatte da lui saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui caduto e dei peccati da lui commessi egli morir. Voi dite: Non retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, o casa d'Israele: Non retta la mia condotta? E' la vostra che non retta. Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere iniquit, morir a causa del delitto commesso. E se l'iniquo desiste dall'iniquit che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si allontanato da tutte le sue colpe, egli vivr di vita e non morir. Eppure gli Israeliti vanno dicendo: Non retta la via del Signore. O popolo d'Israele, non retta la mia via o non piuttosto la vostra? Perci, o Israeliti, io giudicher ognuno di voi secondo la sua condotta, dice Adonai il Signore 46. AG. Questa per la bocca del profeta Ezechiele la promessa, che tu non intendi, del nuovo patto, dove Dio discerne i rigenerati dai generati secondo le loro proprie azioni, se sono gi nella maggiore et. Quelli infatti di cui dice: L'anima del padre mia e l'anima del figlio mia 47, conducono senza dubbio le loro vite separate. Se al contrario il figlio fosse ancora nei lombi di suo padre, come di Levi scritto che era nei lombi di Abramo, quando Abramo pag le decime a Melchisedech 48, allora non si potrebbe dire: L'anima del padre mia e l'anima del figlio mia, quando l'anima era certamente una sola. Il Profeta, velando il mistero da svelare a suo tempo, non ha nominato la rigenerazione con la quale ogni figlio dell'uomo passa da Adamo al Cristo, ma quello che non disse allora volle che fosse inteso in questo tempo, nel quale doveva essere tolto il velo a coloro che passano al Cristo. Poich infatti confessi d'essere cristiano, bench ti dimostri un anticristo macchinando di ottenere che il Cristo sia morto invano, ti chiedo se un uomo che fa tutte le buone opere che il profeta Ezechiele ricorda ripetendole pi volte, viva anche se non stato rigenerato. Se tu dici che vive, a te anticristo contraddice il Cristo e dice: Se non mangiate la mia carne e non bevete il mio sangue, non avrete la vita in voi 49, il quale cibo e la quale bevanda che spettino ai rigenerati tu sei costretto a riconoscerlo, lo voglia o non lo voglia. Ma, se schiacciato da tanta mole di autorit, risponderai che non vivr, qualora non sia stato rigenerato colui che avesse fatto tutte quelle buone azioni, rispondi quale sia la causa e vedi che si oppone alla generazione la rigenerazione e non alla imitazione l'imitazione nella contrapposizione che l'Apostolo fa di Adamo dalla parte del peccato al Cristo dalla parte della giustizia. Ma pi evidentemente ti mostrer che quanto hai ricordato dal profeta Ezechiele si riferisce

al nuovo patto dove si trova l'eredit dei rigenerati; non ora per; ma quando avrai detto tutto quello che secondo lo stile della tua loquacit intendi dire sulle stesse sue parole. Dio risponde agli ebrei con la sua autorit di Padre. 39. GIUL. Non ti sembra un facondo assertore dei suoi giudizi Dio, che con tanto numerose espressioni non solo ha giudicato, ma ha pure discusso della presente questione? Prevedendo esattamente gli errori dei nostri tempi, con la tanta luce e abbondanza delle sue parole, ha ottenuto giustamente e provvidenzialmente due risultati: il primo che nessuno fosse turbato da nessuna ambiguit delle questioni; il secondo, che non rimanesse nessuna tavola di salvezza a coloro che si fossero immersi in naufragi volontari. Parla ai Giudei che, vivendo in cattivit a causa delle loro scelleratezze, per rimuovere la odiosit della propria prevaricazione andavano dicendo che la cattivit era dovuta ai loro padri e non ai loro costumi, e li affronta con la sua autorit di Padre. Perch, dice, andate ripetendo questo proverbio: " I padri hanno mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati? ". Com' vero che io vivo, dice Adonai il Signore, non si dir pi questo proverbio in Israele. Perch tutte le anime sono mie: come l'anima del padre cos l'anima del figlio, tutte le anime sono mie. L'anima che pecca, lei ha da morire 50. AG. Quando afferma: Non si dir pi questo proverbio in Israele, mostra che si soleva dire: I padri hanno mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati. N rimprovera che si dicesse, ma promette un tempo in cui non si dir pi. Ma per quale ragione lo dicevano, se non perch sapevano che Dio aveva detto: Punir le colpe dei padri nei figli 51? In quel passo di Ezechiele Dio prometteva il nuovo patto. 40. GIUL. Per proporre a modello e per confermare l'equit del suo giudizio Dio ricorre ad un giuramento e aggiunge all'autorit del suo precetto l'autorit di una sua solenne attestazione. Comprese questo genere letterario l'Apostolo, che agli Ebrei spieg cos: Dio, volendo mostrare agli eredi della promessa l'irrevocabilit della sua decisione, interpose un giuramento, perch grazie a due atti immutabili, nei quali impossibile che Dio mentisca, noi avessimo un fortissimo incoraggiamento 52. AG. E in quel passo si prometteva il nuovo patto.

Il giuramento rende credibili anche gli uomini falsi. 41. GIUL. Da questi due atti dice dunque che si indica l'impossibilit di mentire da parte di Dio: la stessa sua promessa e la sua protesta di adempiere la sua promessa. Non che Dio senza tale protesta sia solito discorrere in maniera debole e dubbia, ma per accreditare la sua verit con strumenti importanti si serv di quel genere di locuzione che rende credibili anche gli uomini soliti a mentire. Con questa ponderatezza dunque Dio ammonisce e prescrive anche nella presente causa e che nessuno del popolo sospetti come vero ci che asseriscono i traduciani, e che ciascuno conosca che Dio non pu giudicare nel modo che detesta: Com' vero che io sono, dice Adonai il Signore, non si dir pi questo proverbio in Israele 53. AG. Non si dir pi in Israele lo diresti giustamente, se tu guardassi ai veri Israeliti rigenerati, tra i quali non si dir pi quel proverbio. Tra quelli infatti che non sono rigenerati si dice meritatamente, poich essi non sono Israele, stando a quanto l'Apostolo scrive ai Romani: Non tutti i discendenti d'Israele sono Israele 54, dove senza dubbio voleva far intendere i figli del nuovo patto, ossia i figli della promessa. Poi seguita: Ma in Isacco ti sar data una discendenza, cio non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati i figli della promessa 55. Il proverbio di Ezechiele ancora valido per i manichei. 42. GIUL. Che significa questa predizione: Non si dir pi, mentre fino ad oggi lo si asserisce con i tanto grandi sforzi dei manichei? Ma questa l'indicazione del testo: nessuno che del popolo d'Israele o che accoglie l'autorit di questa Scrittura, dopo la mia decisione oser accreditare qualcosa di simile. Perci chiunque persiste in quella opinione, n obbedisce a queste Lettere, n sar annoverato in quello che il vero Israele. AG. Se dunque Dio vuol far capire che dopo la sua affermazione nessuno avrebbe pi creduto questo, bisogna cercare per quale ragione prima di essa non fosse riprovevole credere che i peccati dei padri dovevano essere puniti anche nei figli. E se si cerca bene, si trover che per la generazione inquinata fu detto: Punir le colpe dei padri nei loro figli 56. Di qui nasce quel proverbio delle uve acerbe. Ma per la libera rigenerazione fu promesso il nuovo patto,

nel quale non lo si dir pi, perch alla eredit dannosa che viene da Adamo si rinunzia mediante la grazia del Cristo, quando si rinunzia a questo secolo, dove inevitabile che sui figli di Adamo gravi un giogo pesante, non certamente ingiusto, dal giorno della loro nascita dal seno della loro madre fino al giorno della loro sepoltura nel seno della madre comune 57. Perci i sacri misteri, anche con la rinunzia dei bambini, indicano sufficientemente che cosa si faccia. La propriet divina delle anime. 43. GIUL. Riprovata la falsit di quel proverbio, dopo che ha sancito la sentenza con la promulgazione e con la certificazione divina, si degna pure di palesare la ragione della sua giustizia, la ragione per cui non devono essere gravati i rapporti di parentela dei peccati altrui. Perch tutte le anime, dice, sono mie; come l'anima del padre, cos l'anima del figlio, tutte le anime sono mie. L'anima che pecca, lei ha da morire 58. Per quale ragione dunque fosse giustissima cotesta moderazione della sentenza lo indica pure con la propriet delle anime. AG. Cotesta propriet delle anime appartiene alle vite separate. Nessuno infatti pu rinascere se non nato. Ma per quale ragione Levi pag le decime, quando era nei lombi di Abramo, se non perch non era ancora avvenuta nei lombi di Abramo la propriet delle anime proprie? Nulla deve al seme l'anima. 44. GIUL. Poich, dice, l'anima del padre mia e l'anima del figlio mia - con la quale testimonianza, come con molte altre, si insegna che non deve nulla ai semi l'anima che Dio rivendica al proprio diritto -, iniquissimo e stolto, dice, che la mia propriet, che la mia immagine sia gravata da opere altrui. AG. Tu dunque separi la carne dal diritto di Dio, facendogli rivendicare al proprio diritto soltanto l'anima, e ti sei dimenticato che scritto: Come la donna deriva dall'uomo, cos anche l'uomo ha vita dalla donna, ma tutto proviene da Dio 59? Il che certamente stato detto o secondo la carne o secondo ambedue, non tuttavia secondo l'anima soltanto. Visto poi che ti piace mettere sulle labbra di Dio le parole: " E' iniquissimo e stolto che la mia propriet, che la mia immagine sia gravata da opere altrui ", perch non cerchi la

ragione per cui l'anima sia gravata giustamente dalla carne tratta dai genitori e gravata dalle stesse opere di Dio? Infatti un corpo corruttibile appesantisce l'anima 60. E penso che tu riconosca come opera di Dio anche il corpo corruttibile. Che cosa dunque ha fatto meritare all'immagine di Dio d'essere appesantita da un corpo corruttibile per essere impedita nella conoscenza della verit, se non esiste nessun peccato originale? Perch non fai dire a Dio anche questo: E' iniquissimo e stolto che la mia propriet, che la mia immagine, per mancanza di fede o per negligenza dei genitori o delle persone tra le quali vive o per qualsiasi necessit, esca dal corpo senza il battesimo e non sia ammessa nel mio regno, n abbia la vita, perch non ha mangiato la mia carne santa n ha bevuto il mio sangue 61? O forse contesterai pure questa sentenza del Cristo e griderai dicendo: Certo che vivr, anche senza aver mangiato la carne del Cristo e bevuto il suo sangue. Di chi questa voce se non di un anticristo? Va', di' cotesti errori, insegna cotesti errori. Ti ascoltino i cristiani, maschi e femmine. Ti ascoltino gli uomini corrotti di mente, reprobi circa la fede. Ti ascoltino, ti amino, ti onorino, ti pascano, ti vestano, ti abbiglino e seguendoti perduto si perdano anch'essi. Ma il Signore conosce chi sono i suoi 62, n c' da disperare neppure di voi, finch la sua pazienza si prodiga per voi. L'anima tutta spontaneit. 45. GIUL. All'anima io ho dato tale stato che nessuno le potesse nuocere dall'esterno contro la sua volont, ma spontaneamente scegliesse da s il peccato o la giustizia o il premio o il reato. AG. Lo si pu dire della prima natura dell'uomo, non di questa natura viziata e condannata. N infatti anche nel paradiso prima del peccato appesantiva l'anima un corpo corruttibile; oppure voi siete a tal punto corrotti di mente da osare di dire anche questo? Se non lo osate, dite come merit l'immagine di Dio d'essere appesantita da un corpo corruttibile, voi che non volete confessare con la Chiesa cattolica il carattere originale del peccato. Credo pi a Dio che a Manicheo. 46. GIUL. Ti sdegni con me perch credo pi a Dio che giura che non a Manicheo che congettura, il quale soprattutto non porta nessuna prova, non dico testimonianze di sana fede, ma almeno

argomenti di vigilante ingegno. Tali argomenti, sebbene non si possano mai trovare cos validi da poter abbattere le fondamenta della verit, tuttavia apporterebbero almeno sul momento, se si dicessero nel modo adatto, un certo conforto contro la vergogna della stoltezza. Persiste Dio nel fortificare giurando ci che aveva reso sacro comandando. Prosegue nel rendere piano anche per mezzo di esempi quanto ha sancito e dice che, se esistesse un uomo rispettoso con immacolata devozione di tutte le specie della giustizia e avesse generato costui un figlio che si attaccasse a costumi pestiferi e deviasse dalle orme paterne, non potrebbe giovare a lui per nulla la nobilt meritata dal padre con tanta cura di giustizia. Inversamente propone il caso del figlio di un padre peccatore, che con miglior consiglio rifugge dalle vie di suo padre, e dichiara che non gli nuoce per nulla l'iniquit del genitore. Mette sulla stessa linea la giustizia e il peccato, asserendo che i vizi dei generanti non camminano con i semi, cos come non possono camminare con i semi le virt, ma che tutte le anime appartengono alla sua giurisdizione: con il che si rivela sacrilego anche il tuo dire che le anime e i corpi dei nascenti sono appannaggio del diritto del diavolo. AG. Ti gi stato risposto: vana la tua verbosit. Tutto l'uomo, cio l'anima e il corpo, appartiene per la sua sostanza al diritto del Creatore; ma per il vizio, che non nessuna sostanza, stato mancipato al diavolo, tuttavia sotto la medesima potest del Creatore, sotto la quale costituito lo stesso diavolo. Non buona la tua causa. 47. GIUL. Asserita la giustizia del suo giudizio, viene subito ad accusare la vostra opinione in coloro che avevano idee simili: Voi dite: Perch il figlio non sconta l'iniquit del padre? Risponde: Perch l'anima che pecca, lei che deve morire. Il figlio non sconta l'iniquit del padre, n il padre l'iniquit del figlio. Al giusto sar accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagit 63. Chi di noi avrebbe mai potuto discutere di questo con tanta diligenza con quanta ne ha dissertato Dio per bocca del suo profeta distinguendo, confrontando, ripetendo? AG. E tuttavia, bench Dio lo abbia fatto, tu mescoli la tua loquacit alla tanta perspicuit delle sue parole, sapendo che non buona la tua causa.

Non possibile che Dio imputi ai nascenti i peccati di altri. 48. GIUL. Ma non contento di avere spiegato soltanto questo, a conferma di tale giustizia prende anche un altro argomento dalle opere della misericordia e dichiara che a quelle stesse persone che hanno peccato di spontanea volont, se si rifugiano nella penitenza e nell'emendazione, non nuocciono gli errori trascorsi. Dice: Se il malvagio si ritrae dalle iniquit che ha commesse e osserva i comandamenti, nessuna delle colpe commesse sar ricordata, ma egli vivr per la giustizia che ha praticata 64. Cio, essendo io in tal proposito di clemenza da indulgere anche i peccati propri a coloro che se ne sono corretti, com' possibile che io imputi ai nascenti i peccati altrui? O forse i fatti lasciano pensare che l'innocenza nel momento in cui creata sia rea presso di me, per il quale essa nella sua efficenza anche quando si recupera dopo che stata guastata? AG. Altra la causa dei penitenti, altra la causa dei nascenti. Infatti voi non trovate in nessun modo come dimostrare la giustizia di Dio se egli, pur non trovando nei nascenti nessun peccato, nondimeno li aggrava di un corpo corruttibile e per giunta di tante e di cos grandi calamit. Sono realmente innumerevoli i mali che soffrono i bambini: febbre, tosse, scabbia, dolori sparsi in tutte le membra, diarrea, vermi e altri mali da non potersi contare, provenienti dalla carne stessa; poi i moltissimi patimenti degli stessi trattamenti curativi delle malattie, e dall'esterno i colpi delle ferite, le piaghe delle percosse, le incursioni dei demoni. Ma voi, sapienti eretici, per non confessare il peccato originale, siete pronti a riempire il paradiso di tali fiori. Se infatti dite che nel paradiso non ci sarebbero stati questi mali, chiedo per quale ragione essi siano nei bambini, che non hanno, come sostenete voi, nessun peccato in nessun modo. Se invece non vi vergognate di dire che anche cotesti mali sarebbero stati nel paradiso, quali cristiani siate voi che bisogno c' che lo diciamo noi? Dio parla di persone adulte. 49. GIUL. Dispiacque ci ai cultori degli idoli, dispiace anche a voi la nostra fede, che vedete modellata su questa legge. Dissero dunque i profani: Non retta la via del Signore. Replica: Udite dunque, o popolo d'Israele. Non retta la mia via o non piuttosto la vostra? Perci io giudicher ognuno di voi secondo la sua condotta,

dice Adonai il Signore 65. Lo vedi o no da quali testimonianze siamo garantiti? Seguiamo forse indicazioni ambigue? Andiamo forse a caccia di parole vaghe? Difendiamo forse la fede con argomenti deboli o involuti? Noi esecriamo ci che Dio esecra, noi intendiamo ci che Dio spiega, noi ragioniamo su ci che Dio ha discusso, noi crediamo ci che Dio giura: Il figlio non sconta l'iniquit del padre, n il padre l'iniquit del figlio. Al giusto sar accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagit 66. In che modo prometta Dio di giudicare riluce: cio n peseranno sui figli i peccati dei genitori, n sui genitori i peccati dei figli, e per questo anche con le testimonianze delle Scritture risulta ci di cui non lasciava dubitare la ragione, ossia che Dio tiene nei suoi giudizi la stessa giustizia che ha tenuta nei suoi precetti. AG. Da qui almeno cerca di capire che Dio in questo passo ha parlato di quei padri e di quei figli che vivevano gi separatamente, ossia dal fatto che dopo aver detto: Il figlio non sconta l'iniquit del padre, n il padre l'iniquit del figlio, ha subito aggiunto: Al giusto sar accreditata la sua giustizia. E' mai possibile infatti in questo secolo dire di un bambino che a lui stesso accreditata la sua giustizia, dal momento che non pu vivere ancora per mezzo della sua propria vita n in modo giusto n in modo iniquo? Quanto dunque patisce di pene nella sua et, per quale merito lo patisce, se non ha tratto nessun merito dai genitori? Poich il giustissimo Dio non infligge a nessuno pene immeritate, n le lascia infliggere, non si potrebbe nemmeno dire che il bambino patisca i mali presenti per esercitare la virt, che non c' ancora affatto in lui. Ebbene, se pensi al secolo futuro che appartiene all'eredit del nuovo patto, anche dei bambini che muoiono nella loro stessa et si dice esattissimamente: Al giusto sar accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagit. Cos infatti si distinguer il generato dal rigenerato: questo vivr di vita nel regno dove abita la giustizia, quello invece morir di morte nel castigo dove tormentata l'iniquit. Ma quale la giustizia del rigenerato se non quella che passa in lui dal Cristo, nel quale tutti riceveranno la vita? E quale l'iniquit del generato se non quella che passa in lui da Adamo, nel quale tutti muoiono? La non ricaduta dei peccati paterni uguale per i figli grandi e per i piccoli.

50. GIUL. Ma perch tu eventualmente non voglia illudere gli orecchi dei pi semplici con tale cavillo da dire che Dio ha parlato qui di quanti sono di et perfetta, cio ha detto che i crimini dei genitori non recano danno a quei figli che con la santit delle loro opere hanno reso vano il male naturale, bisogna mostrare che non giova a nulla questa gherminella. A parte che Dio ha prescritto in maniera assoluta che l'iniquit dei genitori non condanni i figli innocenti, ma ciascuno sia chiamato a rispondere delle proprie iniquit - n su questo ha di che dubitare un animo fedele -, tuttavia per maneggiare di nuovo il cadavere della tua opinione, colpito da tanti fulmini della legge, in quale senso crederai tu da intendersi questo pronunziamento di Dio, che cio i delitti dei genitori non nuocciano ai figli adulti, cos come nemmeno ai figli nascenti? Solo forse nel senso che non si lascino nuocere ai figli gi grandi di et e operanti la giustizia, mentre i piccoli, prima che abbiano smaltito con la propria giustizia il veleno naturale, sono gravati dalla scelleratezza dei generanti, e cos accade ci che Dio per mezzo del profeta ha negato che sarebbe accaduto? AG. Anzi cos accade ci che Dio dice in un altro luogo: Punir le colpe dei padri nei figli 67. Poich infatti egli fa ambedue le dichiarazioni, cio che i peccati dei padri non toccano i figli e che punisce nei figli i peccati dei padri, non pu certo contraddirsi. Perci coloro che cercano in modo giusto come siano vere ambedue le dichiarazioni, arrivano a capire che una corrisponde alla generazione e l'altra alla rigenerazione. Tu, che perverti il tuo cuore, va' cauto con Dio, [cave illum], e non chiamerai cavillo la verit che ascolti. Soltanto la rigenerazione sottrae i bambini al peccato dei genitori. 51. GIUL. Ma a questo noi ci riferiamo: che ai bambini non nuocciano i peccati dei genitori. Confessa dunque che accade anche quell'altro fatto, il quale ha una pari importanza: il fatto cio che le giustizie dei genitori giovino ai loro figli e li santifichino; e solo si neghi che giovino ai figli che gi in et pi grande abbiano infranto con i propri crimini le giustizie natali. E cos, poich l'uno e l'altro fatto negato da Dio, l'uno spiegato e inculcato con l'esempio dell'altro - e tu questa negazione, vedendola contraria alle tue ragioni, sostieni che ha mentito nei bambini -, tu confuti con la condizione dei nascenti ambedue le parti della negazione. Quando

lo avrai fatto, avrai combinato due mali insieme: l'uno di opporti alla sentenza di Dio, l'altro di asserire che da un giusto nasce un giusto e da un criminoso nasce un criminoso. AG. La negazione del profeta io non dico che abbia mentito, ma dico che non stata capita da te. Egli ha profetato appunto la rigenerazione, che sola dona ai figli di estraniarsi dai peccati dei genitori, peccati che competono al giudizio di Dio e non al giudizio degli uomini. Tu invece, negando che la generazione contragga dai padri il contagio della morte antica, tenti di cancellare la causa stessa della rigenerazione. Sebbene infatti il lavacro della rigenerazione deterga tutto ci che trova di peccati, tuttavia gli altri peccati potrebbero essere riparati anche con la penitenza, come possono essere riparati in coloro che non lecito rigenerare di nuovo. Il peccato invece che si contrae con la generazione non si proscioglie se non con la rigenerazione. Il giusto dunque nasce da Dio e non dall'uomo, perch giusto diventa rinascendo e non nascendo, ed per questo che i giusti sono chiamati anche figli di Dio. Leggi il Vangelo: Non da sangue, n da volere di carne, n da volere di uomo, ma da Dio sono generati 68. Perch tenti di congiungere generi di realt molto diversi? Gli uomini nascono dalla carne degli uomini, rinascono dallo Spirito di Dio. Che c' dunque da meravigliarsi se, come dallo Spirito della giustizia l'uomo prende la giustizia, cos dalla carne del peccato trae il peccato originale? N infatti sarebbe venuto a liberarci l'Uomo che unico nella carne somigliante alla carne del peccato, se la carne di tutti noi non fosse carne del peccato. Poich dunque di questa grazia cristiana nemica la vostra eresia, osate voi meravigliarvi ancora e lamentarvi che la Chiesa del Cristo vi detesti? Non sai quello che tu dici. 52. GIUL. Se poi, non sostenendo lo strepito dei reclami della verit, tenti di fuggire altrove, cadrai in altre reti pi forti. Se per esempio dirai: La sentenza del profeta vera, s, ma nelle persone pi grandi, nelle quali dice che le parentele non sono gravate dalle reciproche colpe; nei bambini mentisce nella parte dove dice che essi non sono rei per le scelleratezze dei genitori, ma non mentisce nell'altra parte dove asserisce che essi non sono avvantaggiati in nessun modo dalle virt dei genitori, allora darai pubblica e turpissima dimostrazione di libidine non di discutere ma d'inventare, non di dialogo ma di monologo, non infine di uomo

sano ma di manicheo insano, se contro l'evidenza della ragione, contro l'onore di Dio, contro gli esempi, contro le testimonianze dei precetti, contro la chiarificazione dei giudizi, reputi che ti sia consentito rifiutare ci che ti aggrada rifiutare e accettare ci che ti diletta di accettare. AG. La sentenza del profeta non mentisce in nessuna parte; ma tu, non comprendendo quello che predice, per non dire che mentisci, certo per - e lo dico senza intenzione di offenderti - non sai quello che dici. Infatti anche ci che metti in bocca al Profeta: I figli non sono avvantaggiati in nessun modo dalle virt dei genitori, c' moltissima differenza sul modo e sul limite d'intenderlo. Negate forse infatti che i figli siano offerti alla madre Chiesa dalla fede dei genitori per essere rigenerati e ai ministri di Dio per essere battezzati? In che senso dunque i figli non sono avvantaggiati in nessun modo dalle virt dei genitori? Oserai dire che la fede cristiana non in nessun modo una virt? O non sono forse avvantaggiati dal momento che al regno di Dio non sono mandati altrimenti che dalla medesima rigenerazione? Anche negli stessi benefici temporali per quale ragione si dice ad Isacco: Te lo far per amore di Abramo, tuo padre 69? Per quale ragione anche Lot, figlio di un fratello di Abramo, aiutato dai meriti del suo zio, se i figli non sono in nessun modo avvantaggiati dalle virt dei genitori 70? Per quale ragione infine a causa dei peccati di Salomone diminuito il regno al suo figlio e per i buoni meriti di Davide non gli tolto tutto il regno, se i figli non risentono in nessun modo dei peccati dei genitori o non sono in nessun modo avvantaggiati dalle virt dei genitori 71? O uomo linguacciuto e non provveduto, sappi distinguere questi versanti. Qui vedi, se puoi, che cosa sia stato profetato per mezzo di Ezechiele 72. E' infatti allo scoperto che n un padre non rigenerato nuoce al figlio rigenerato per raggiungere la vita eterna, della quale detto: Vivr di vita; n un padre rigenerato giova per questo medesimo fine al figlio non rigenerato; n reciprocamente un figlio rigenerato giova al padre non rigenerato o un figlio non rigenerato nuoce al padre rigenerato, con il risultato che uno vivr di vita e l'altro morir di morte. Se poi questi versanti non li puoi vedere, per quale ragione non puoi nemmeno tacere? Con l'estro di Marcione.

53. GIUL. Chi sei tu che, concitato dall'estro di Marcione, irrompi a fare strage di equit? Chi sei tu che sotto la censura della tua lingua, imbrattata ancora dai misteri dei manichei, fai violenza tanto ai giudizi di Dio quanto ai suoi precetti? Nessuno mai lo ha intrapreso, senza averli prima negati. Tu dietro l'iniziativa di Manicheo ardirai spezzare il comandamento di Dio che, insieme alla fede dei Profeti nei loro scritti, hanno sigillato la ragione, l'equit, la piet, la verit, in una specie di processione di testimoni sacri. Ormai hai perduto e la santit dell'intelligenza e la bellezza della religione, se reputi che da questa sentenza che si trova presso Ezechiele la tua " traduce " o sia aiutata o non sia annientata. AG. Spazia una loquacit copiosa di povert, dove non si discerne la verit o dove anche se si discerne si disprezza la verit, nella quale non c' copia vanissima di parole, ma copia certissima di fatti. Altro la dirittura di un uomo veridico, altro la fraseggiatura elegante di un uomo maledico. Veridico il profeta con i figli e con i padri che vivono separatamente le loro vite; maledico sei tu, accusando con rabbia pelagiana di essere manichei i cattolici che intendono in modo giusto il profeta. Il medesimo Dio ha pi comportamenti. 54. GIUL. Al malvagio, dice, sar accreditata la sua malvagit. Io giudicher ognuno di voi secondo la sua condotta 73. Non moriranno i padri al posto dei figli, n i figli al posto dei genitori. L'anima che pecca, lei ha da morire; poich tutte le anime sono mie, giudicher ciascuno secondo le sue colpe 74. AG. Il Dio che dice questo lo stesso Dio che dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli 75. Se non intenderai in che modo sia vero l'uno e l'altro testo, non credere in nessun modo di avere inteso il profeta veridico, per quanto ti debba sopportare maledico nella tua loquacit. Non ingiusto Dio nel punire le colpe dei padri nei figli. 55. GIUL. Ecco a quale luce, a quale popolazione di sentenze, a quale dignit di giudizi e non teme di fare affronto e tenta di arrecare danno la tua " traduce ". Qui non c' dubbio che tu non senta la vergogna di dire ci che ormai sembra rimanere per ultimo; ossia rispondere che vera la sentenza del profeta, anzi di Dio per mezzo del profeta, di dire che insuperabile la ragione dei

saggi, che insegna ingiustissimo imputare ai figli i peccati dei genitori. AG. Arrossisci: ingiustissimo sei tu, perch colui che ha detto: Punir le colpe dei padri nei loro figli 76, non ingiusto. Un reato volontario ha contaminato tutti i semi umani. 56. GIUL. N ti vergogni di credere a questo: che per un reato di volont siano contaminati i semi di tutti gli uomini. Ma tuttavia credi che soltanto nel crimine di Adamo non valga questa giustizia, che i peccati dei genitori non si imputino ai figli, e che il suo peccato sia l'unico ad essere imputato a tutti. Di fronte alla quale affermazione non so che cosa fare prima di tutto: ridere, come esigono queste singolari stramberie? Ma la perdita di molti che voi ingannate, aspetta commiserazione e lacrime. Mi far mordere dunque da una grande tristezza? Ma le " magie " delle tue argomentazioni impongono lo sberleffo ad un animo per quanto mesto. AG. Di' ci che ti senti di dire, o egregio correttore, per la cui autorit si deve ritenere corruttore Ambrogio, del quale il tuo maestro Pelagio ha dichiarato che nemmeno un nemico os riprendere la fede e la purissima intellezione delle Scritture 77. Riprendilo tu: sei infatti nemico della croce del Cristo pi forte e pi potente che se tu fossi nemico di Ambrogio; sei pi audace nell'odiare la grazia di Dio che se tu odiassi quell'uomo di Dio. Riprendilo, dico, e irridilo scatenandoti, deploralo contristandoti: sei infatti capace con grande forza di eloquenza di piegare a urbanit la tua vanit e di trasfigurare in compatimento il tuo accanimento. Di' dunque che err mostruosamente, che farnetic infelicemente quel famoso personaggio ad affermare che la discordia tra la concupiscenza della carne e la concupiscenza dello spirito a causa della prevaricazione del primo uomo si convert in natura 78. Chi nasce infatti senza di essa da quando gli uomini cominciarono a nascere, nascendo cio dalla carne del peccato? Ma tu, acutissimo uomo, non credendo che quel peccato sia stato tale e tanto da poter mutare allora in questo male la stessa natura e da farla meritevole di condanna assieme alla stirpe per il merito di un'indicibile apostasia, tu ci che tutti gli uomini sobri sentono come un male e giudicano come un male, tu, ebbro del dogma pelagiano, asserisci che un bene. Con mirabile facondia infatti tu

sai ornare di lodi quella libidine che i santi accusano con gemiti, e assolutamente tale e quale esiste al presente, una libidine cio che si insinua in coloro che non vogliono e provoca a battaglia i cuori casti, la sai collocare nei parchi del paradiso, anche se nessuno vi avesse peccato, come un albero formoso e delizioso. Arrossisci, o beatitudine dei pelagiani, e vedi dove fuggire, poich i casti fuggono da te. Nelle medesime righe neghi ci che hai affermato. 57. GIUL. Chi potr infatti, se questo secolo avr un qualche avvenire, credere alle documentazioni letterarie che sia esistito un uomo capace di credere e di giurare che non naturale ci che naturale, che non proprio della generazione ci che proprio della generazione, che non appartiene alla condizione dei genitori ci che appartiene ad alcuni non per altra ragione che sono diventati genitori? Reputo che la generazione futura giudicher invenzioni queste affermazioni pi che opinioni sostenute da alcuni mortali. Queste sono le " nuotate ", le nausee, i vomiti che soffre la nazione e la fede di voi che dite: Non possono i peccati dei genitori discendere ai figli per natura, perch non si lega ai semi un fatto dell'arbitrio; ma il peccato di Adamo, che fu concepito dalla volont, passa per natura in tutti gli uomini, perch questo fatto dell'arbitrio fu collegato ai semi. Ancora: Dio non condanna i figli per i peccati dei genitori, perch sarebbe somma ingiustizia; ma Dio condanna i posteri di Adamo per il peccato dei genitori, senza che questa condanna si possa giustificare con nessuna giustizia. Infine: non appartiene alla condizione della generazione il fatto che diventino genitori coloro che sono coniugati: il che non per altro appartenne ad Adamo se non perch gener secondo la legge del coniugio. Tutto questo governare una rotta o nuotare? Questo vogare o avere le nausee del mal di mare? Questo mangiare cibo solido o vomitare in continuazione? Con i medesimi discorsi affermi ci che hai negato, nelle medesime righe neghi ci che hai affermato, e ti arrabbi perch noi non ci acquietiamo ad un uomo che, rotto da un grave morbo, non pu ritenere quello che ingerisce. AG. Lungi da noi il dire che Dio non punisce nei figli i peccati degli altri padri, quando la divina Scrittura tante volte e nominatamente attesta per quali peccati paterni e su quali figli sia trascorsa la vendetta, fino a notare che la vendetta di un certo peccato grave del re Acab Dio, perdonando il padre, la differ al suo figlio 79. Ma

quale sia il modo e quale sia la forma e la misura della giustizia divina, secondo cui sono puniti nei figli i peccati degli altri padri, chi lo pu indagare? Per questo Dio riserv a s tali giudizi, ma proib all'uomo che giudica di punire cos. Ma l'apostasia del primo uomo, nel quale era somma e non impedita da nessun vizio la libert della sua propria volont, fu un peccato tanto grande che per la rovina di esso la natura umana croll tutta intera. Lo sta a indicare la tanta miseria del genere umano, la quale dai primi lamenti dei bambini che vagiscono fino agli estremi ansiti di coloro che spirano cos nota a tutti che quanti la negano si prendono con tanto orribile e incredibile cecit una parte maggiore della miseria umana. Cos come fate voi, che ancora non temete di dire che Adamo fu fatto mortale in tal modo da esser destinato a morire sia che peccasse, sia che non peccasse, anche dopo il processo palestinese, dove Pelagio stesso condann voi perch lo dicevate 80. Ma continua come ti piace e incrimina di essere manichei gli stessi e tanti vescovi palestinesi. Grida che Pelagio cedette per un momento ai manichei per non essere condannato da loro. Riempi il paradiso dei pomi della libidine, e tanti e cos grandi mali che vediamo sofferti dai bambini, come se non fossero dolori penali, ma odori primaverili, diffondili su quei prati felici! E irridimi come un nuotante, mentre tu perisci in queste profondit che ti sommergono. Irridimi come uno che preso dalla nausea e dal vomito, mentre tu giaci morto e puzzi d'inquieta loquacit come di una putredine verminosa. Accusami come se affermassi ci che ho negato e negassi ci che ho affermato, mentre sei tu piuttosto ad avere fatto questo, come ho dimostrato nel tuo volume precedente; e che io non l'abbia fatto possono avvedersene i lettori e trovare con quanta falsit hai detto che l'ho fatto io. Di' che io sono rotto da un grave morbo e non posso ritenere ci che ingerisco, mentre tu hai perduto completamente lo spirito della vita e non sei in grado nemmeno d'ingerire i cibi che ti sono messi in bocca. Conflittualit non necessaria. 58. GIUL. Vedi certamente anche tu stesso che non una situazione degna di conflittualit. Tuttavia, per venire in soccorso delle menti incaute che a conforto della loro coscienza ferita abbracciano le opinioni pi grossolane e pi ligie ai cattivi costumi, ti interroghiamo se un reperto di tanta stoltezza l'abbia tu trovato in occasione di un qualche passo delle Scritture. Se dirai: A causa di un uomo solo il peccato entrato nel mondo 81, ti ammoniamo a

rileggere il precedente " libello " della presente opera. Se te lo ricorderai, non potrai usurpare questa testimonianza dell'Apostolo. AG. Noi piuttosto ammoniamo te a leggere lo stesso Apostolo e a vedere che quelle sue poche parole di cui trattiamo sono tanto manifeste contro di te da avere tu tentato invano, non con un " libello ", ma addirittura con un lunghissimo e loquacissimo libro, non di convertirle ma di pervertirle nella vostra eretica sentenza; non di chiarirle ma di oscurarle. Nel rito battesimale non si menziona la generazione infetta. 59. GIUL. Se poi dirai che una sola la forma del battesimo con la quale si consacrano uomini di et diversa, confesserai, anche se io taccio, che ivi non si fa nessuna menzione n della generazione infetta, n della carne diabolica, n di Adamo. Tuttavia a questo intendiamo rispondere pienamente a suo tempo, sebbene non abbia attinenza con la " traduce ". AG. Ove comincerai a rispondere, che cosa apparir ivi di te se non l'eretico che sei solito apparire? Almeno un solo testo. 60. GIUL. Una sola dunque contro tanta dignit di testi, contro la manifesta giustizia, contro l'evidenza della ragione, almeno una sola sentenza della legge tirala fuori, per dimostrare con essa che sei stato ingannato. E aggiungo questo perch, anche se ci fosse una sentenza che per ambiguit di parole si ritenesse dimostrativa di qualcosa di simile, tuttavia si sarebbe costretti dallo splendore e dal magistero delle altre sentenze a spiegarla cos come si addice alla giustizia. AG. Testimonianze divine certe e non ambigue si portano contro di voi, come gi da noi ne sono state portate molte 82; ma poich esse accusano le vostre tenebre, non sembrano luminose a voi e contro di esse, quelle che siano, se sono moleste a voi per i raggi della loro luce, voi chiudete il cuore, perch non sia fugata da esso la notte dell'errore. La tua opinione la nostra fede.

61. GIUL. Ma ora, visto che nemmeno una esigua occasione si trova per questa opinione nelle sante Scritture e viceversa la fede che noi custodiamo protetta dalle sue ragioni, non meno che da esempi e da testimonianze, sei pervaso da una ostinazione assolutamente funesta tu che ritieni con danno della legge, con danno della ragione, con danno della prudenza, con danno della giustizia, che si debba annuire ai sogni dei manichei. Ag. Con danno della legge tu non ascolti: Punir le colpe dei padri nei loro figli 83. Con danno della ragione tu non vedi che i mali patiti dai bambini, i quali non fecero in questa vita peccati propri in nessun modo, non hanno presso Dio cause giuste se non nei peccati della origine. Con danno della prudenza tu non ti trattieni dal proferire o dal difendere contro l'antichissimo fondamento della fede cattolica un dogma novizio per cui si nega il peccato originale. Con danno della giustizia tu sei cos iniquo da non temere di rinfacciare il contagio della peste manichea a tanti personaggi santi, figli e padri della Chiesa del Cristo, discepoli e dottori che vissero prima di noi, e alla stessa Chiesa cattolica, madre di tutti. Adamo e gli altri genitori. 62. GIUL. Attento tuttavia alla nostra argomentazione in questo senso. Anche se tu potessi provare che il peccato di Adamo imputato ai figli, consentiresti tuttavia che i crimini degli altri genitori non nuocciono alla loro prole. AG. Chi pu consentire a questo errore, se non chi non crede a Dio che dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli? Il peccato di un solo genitore. 63. GIUL. Era manifesto che non la generazione, ma un'altra qualsiasi causa faceva sembrare, presso tuttavia un giudice iniquo, soggetti i figli al peccato di un solo generante. AG. Apertissimamente tu dici iniquo Dio, il quale dice apertissimamente che punir nei figli i peccati dei padri. Tutta la fecondit inquinata.

64. GIUL. E avveniva che come l'estimazione del giudice era macchiata dalla condanna d'innocenti, cos lo stato della generazione era giustificato dagli esempi degli altri genitori. Se infatti la causa del " tramite ", se la causa del crimine si fosse fermata nell'operazione della fecondit, questa condizione inquinerebbe tutta la fecondit. AG. Punir le colpe dei padri nei loro figli 84: Dio lo grida. Poich dunque egli verace, tu esci dall'orbita della verit. Gli altri padri e il padre Adamo. 65. GIUL. Ma poich di una generazione non diversa appariva tuttavia diverso lo stato, riluceva in modo assoluto che anche in quel coniugio, al cui reato aveva partecipato la sua prole, la generazione non era stata viziata. AG. Sebbene non sia diversa la generazione quando da morituri nascono morituri, tuttavia l'affermazione dell'Apostolo: Il corpo morto a causa del peccato 85, non si riferisce agli altri padri, ma a quel padre che pecc con tanta empiet quanta noi non possiamo misurare ed estimare. Ma quanto grande l'abbia giudicata Dio lo abbiamo appreso da testimonianze abbastanza valide, cio sia dalla divina Scrittura, sia dalla stessa miseria del genere umano, quanto grande a causa del peccato di lui la scorgiamo resa alla sua propaggine per giudizio certamente non ingiusto di Dio noi che, essendo cristiani, non ammettiamo che anche nel paradiso, se nessuno avesse peccato, sarebbe stata presente, non dico la morte eterna e dell'anima e del corpo, ma nemmeno la morte temporale del corpo, n i tanti e cos grandi mali che i bambini vediamo soffrire. Nel caso invece degli altri padri, anche se fanno molti peccati, poich tuttavia peccano e con un'anima inferma e in un corpo corruttibile che appesantisce l'anima, due sono le osservazioni da fare: i loro peccati non rendono moritura la natura umana; i loro peccati sono puniti nei figli con un castigo molto diverso e molto minore, per occulto e giusto giudizio di colui che dispone tutto con misura e calcolo e peso 86, e dice non bugiardamente: Punir le colpe dei padri nei loro figli 87. certa la non esistenza della del peccato. 66. GIUL. Che dunque si fatto? Evidentemente che la non esistenza della " traduce " del peccato tanto certa che, se anche

insegnassi la punizione dei figli a causa del peccato di Adamo, risulterebbe tuttavia che i peccati non possono essere innati e che il crimine non pu camminare con il seme, atteso che ci non avviene per tua confessione in ogni fecondit, e che quindi i vizi, anche se si trasmettessero alle persone, non si mescolerebbero tuttavia alle concezioni. Ma ora, poich tra me e te c' consenso che il peccato dei genitori non pot passare ai figli se non per vizio e reato della generazione, e poich d'altra parte tra ragione, esempi e legge c' consenso nell'escludere che lo stato della generazione abbia potuto in alcun modo essere viziato, come confermi tu stesso, concedendo che all'infuori del caso di quei due genitori i peccati degli altri genitori non passano ai figli, la conclusione pi invitta questa: n la fecondit dei primi uomini stata corrotta dal diavolo, n possibile a nessun peccato coesistere con la nascita. AG. Non questo ti si dice; da te stesso ti dici ci che noi non diciamo. Anche i peccati degli altri padri sono puniti nei figli per giustizia divina e non per giustizia umana. Dio infatti sa quando e come farlo giustissimamente. L'uomo invece non lo sa e deve giudicare secondo la propria cognizione. Pu infatti sapere quando giudica - sebbene anche questo non sempre - un fatto di una qualsiasi persona, ma donde viene a conoscere i vincoli e la qualit dei vincoli in cui intricata la natura, dalla quale la persona sorta come natura di una natura? Ma che quell'unico peccato, per cui la natura umana fu mutata in necessit di morte basti alla condanna, anche se non esiste nessun altro peccato, nel caso che l'obbligazione della generazione non sia sciolta dalla rigenerazione: questo noi diciamo, anche se voi non lo volete udire; questo voi non lo vincete con la verit, anche se persistete a combatterlo con la loquacit. Tornate alla pietra solida della Cattolica. 67. GIUL. Si chiede dunque a noi per quale ragione non consentiamo all'esistenza del peccato naturale. Rispondiamo: perch non ha nessuna verosimiglianza e tanto meno nessuna verit, perch non ha nessun colore di giustizia e di piet, e perch fa sembrare che il diavolo sia il creatore degli uomini. AG. Lo fa sembrare certamente, ma a voi, non a coloro che sanno discernere il vizio dalla natura, bench il vizio sia nella natura. Leggi l'Epistola agli Ebrei e vedi che il cibo solido per coloro che

hanno i sensi esercitati a separare il bene dal male, e voi non li avete 88. Perci quando noi diciamo: L'uomo nasce con il vizio, voi reputate che diciamo il diavolo creatore dell'uomo, cos ciechi o litigiosi da non sapere o da non voler attendere nemmeno ai vizi corporali con i quali nascono alcuni: e se di questi vizi si chiedono a voi i meriti, non trovate dove rifugiarvi se non in un precipizio, finch non volete tornare alla pietra solida della Cattolica. Il peccato originale rende iniquo Dio. 68. GIUL. Perch affigge a Dio giudice un crimine di iniquit. AG. Questo lo fate voi, perch iniquo il grave giogo che pesa sui bambini, se non esiste nessun peccato originale. Voi sopprimete il libero arbitrio. 69. GIUL. Perch infrange e distrugge il libero arbitrio, che il principalissimo presidio di protezione della Chiesa del Cristo contro i diversi errori. AG. A sopprimere il libero arbitrio siete voi, perch gli negate la grazia di Dio che lo restituisca o lo aiuti. Capaci di virt, perch giustificabili da Dio. 70. GIUL. Dicendo che tutti gli uomini sono tanto incapaci di qualsiasi virt da essere ripieni di antichi crimini nelle stesse viscere materne. AG. In che modo diremmo che gli uomini sono giustificati dalla grazia, cio fatti giusti, se negassimo che siano capaci della virt? La forza del peccato originale. 71. GIUL. Delle quali scelleratezze tuttavia blateri che la forza non solo quella di respingere l'innocenza naturale, ma anche quella di costringere l'uomo poi per tutto il seguito della vita ad ogni sorta di vizi. AG. Per la grazia di Dio si attenua, per la grazia di Dio finisce la nostra necessit: nulla ha da fare qui la vostra loquacit. La legge del peccato vige in tutti.

72. GIUL. La quale legge del peccato tu giuri che rimase ed ebbe vigore anche nei Profeti e negli Apostoli, gi illustri per grande splendore di costumi e di prodigi, e pur dopo quella grazia dei misteri del Cristo, grazia che tu reputi di aiutare con tutte queste infamie del tuo dogma. AG. Quella tua pupilla della libidine, ossia la concupiscenza della carne che combatte contro la concupiscenza dello spirito, i Profeti e gli Apostoli la espugnavano con sincerit, perch non la decantavano. Altre ragioni contro il peccato originale. 73. GIUL. Perch soffoca gli sforzi di ogni specie di onest, perch consola e aumenta l'oscenit dei costumi con infamia per le opere di Dio, cio per la natura umana; perch tutti i comandamenti della legge li abbandona in bala del reato della impossibilit, ossia in bala della iniquit. AG. Colui che dice: Non quello che voglio, io faccio, ma quello che detesto 89, la possibilit della sua perfezione la ripone nella grazia di Dio contro di voi e non confida nella propria forza, per non essere vano come voi. Un'altra ragione. 74. GIUL. Perch non ha meno turpitudine che empiet, quando per le supreme testimonianze della sua asserzione si abbraccia al pudore dei genitali. AG. Non ci abbracciamo al pudore dei genitali, ma piuttosto riconosciamo da dove venga questo pudore, cosa che voi non volete riconoscere. Ascoltiamo infatti la manifestissima testimonianza della Scrittura 90, di fronte alla quale voi fate i sordi, mentre dovreste fare i muti. Chi infatti, ascoltando che quei primi uomini erano nudi e non ne provavano vergogna, potrebbe non vedere la causa che dopo il peccato li fece vergognare d'essere nudi e li sollecit a coprire con cinture di fortuna le membra di cui si vergognavano 91? Ma si trovato un uomo che tale libidine, da combattere per non peccare e vergognosa anche per gli svergognati, capace di ammetterla anche nel paradiso e anche se nessuno vi avesse peccato; un uomo capace di non vergognarsi nemmeno di cos grande e tanto sacrilega mostruosit nel dire coteste nefandezze. Ti

prego, se cotesta libidine, come sembra, ti mette dentro soltanto la molestia di resisterle, ma non produce nessuna volont, per quale ragione pensi che le si debba pagare un cos grande tributo di lode, bench falsa? Un altro perch. 75. GIUL. E perch, al posto di attestazioni sacre, si gonfia di incriminazioni di Dio. AG. Non forse dunque un'attestazione sacra quella che dice: Il corpo morto a causa del peccato 92? Ed una incriminazione di Dio e non una lode quella che dice: Dar la vita anche ai vostri corpi mortali 93? Penso che a dirlo non sia stato un incriminatore di Dio, ma un predicatore di Dio, pieno dello stesso Dio. E qui egli indica che Adamo non fu fatto tale e quale dite voi, cos da dover morire sia che peccasse, sia che non peccasse. Il perch dei precetti divini. 76. GIUL. Perch nei precetti di Dio ribadisce che c' una prepotenza tirannica. AG. Il precetto di Dio non tirannico, ma per osservarlo bisogna pregare Dio stesso: questo non volete voi, perch confidate nella vostra forza. Il perch dei giudizi divini. 77. GIUL. Nei giudizi di Dio una iniquit barbara. AG. Poich non iniquo il giudizio di Dio, per questo nella miseria del genere umano che comincia dai pianti dei bambini bisogna riconoscere il peccato originale. Il perch dei giuramenti divini. 78. GIUL. Nei giuramenti di Dio afferma che ci sia una falsit punica. AG. Che forse quando Dio dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli 94, parla in punico? I sogni manichei.

79. GIUL. Perch si basa, invece che su discussioni e su sillogismi, unicamente sui sogni e sul furore di Manicheo. AG. Non era Manicheo, n sognava, n era preso da furore sia colui che disse: Siamo stati anche noi per natura figli dell'ira, come tutti gli uomini 95, sia colui che disse: Noi uomini nasciamo tutti sotto il peccato, perch viziata la stessa nostra origine 96. Ho detto tutte le cause. 80. GIUL. Queste sono dunque le cause che ci accendono ad impugnare il male naturale, le cause che ci fanno disdegnare e disprezzare le consorterie dei perduti. AG. Il pio consenso di tanti e cos grandi Dottori cattolici non lo diresti in nessun modo una consorteria di perduti, se perduto non fossi tu. Non ci atterriscono. 81. GIUL. Le quali consorterie con il fragore di tutto il mondo non ci atterriscono niente di pi che se udissimo una risuonante selva di amaro lupino messa in subbuglio da porci immondi o da venti irruenti 97. AG. La Chiesa cattolica, diffusa in tutto l'orbe, la Chiesa che ebbe prudentemente orrore delle vostre facce, non una selva di lupini, ma volle essere sicura dai morsi lupini. Quello che crediamo. 82. GIUL. Dunque noi crediamo che Dio giusto e pio e verace, e riteniamo quindi che la sua legge non abbia comandato nulla d'impossibile, che le sue testimonianze non confermino nulla di falso, che i suoi giudizi non pronunzino nulla d'ingiusto; ma crediamo che Dio stesso il creatore degli uomini, e li crea esenti da qualsiasi crimine, pieni certamente d'innocenza naturale e capaci di virt volontarie. AG. Qual dunque la ragione per cui Dio non ammette alla sua vita la sua immagine, se non stata insufflata, se non stata esorcizzata, se non stata battezzata? E' cos che si rende la mercede all'innocenza? O piuttosto il reato, contratto per la

generazione e non rimesso per la rigenerazione, giustamente punito con la negazione della vita e con la morte conseguente? L'Apostolo appunto non detesterebbe gli estranei alla vita di Dio se non ci fosse in questo nessuna pena. O credere o capire.

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83. GIUL. A questo punto si deve scegliere per forza tra due possibilit: o credere che Dio sia tale e quale lo immagina il traduciano Manicheo o capire che tu, con quanti cedono alla sentenza della " traduce ", sei tale e quale a colui che l'onorato Dio combatte. Ma non pu esser Dio come lo sogna Manicheo, bens pio, giusto e vero, come lo venera tutta la santa Scrittura, tutta la legge e la nostra fede. Quindi il tuo dogma cosiffatto che, come si accetta con ingiuria di Dio, cos si distrugge con onore di Dio. AG. Se sentite che Dio pio, perch allontanate empiamente dai bambini il Salvatore, ossia Ges? Se sentite che Dio giusto, perch credete che il giogo grave sopra i bambini sia senza i meriti di nessun peccato? Se sentite che Dio verace, perch non gli credete quando dice: Punir le colpe dei padri nei loro figli 99? Gli appigli di una causa ormai morta. 84. GIUL. E' tempo che passiamo ad altro; ma la dignit della causa reclama da noi che manteniamo fede a quanto crediamo di avere omesso nel libro precedente. Il che per verit forse il prudente lettore lo riterr superfluo; tuttavia, poich risaputo che una causa ormai morta si attacca anche a leggeri appigli, vale la pena di togliere le consolazioni a coloro ai quali hai tolto le fortificazioni. AG. Poich hai cominciato a passare ad altro, dobbiamo dimostrare quello che promettemmo gi precedentemente: cio che la profezia di Ezechiele, dove si dice che i peccati dei padri non sono puniti nei figli, come i peccati dei figli non sono puniti nei padri, appartiene al preannunzio della rivelazione del nuovo patto. Dice infatti qualcosa di simile anche il profeta Geremia ed ivi illustra la ragione per cui lo si dice. Tra l'altro infatti Geremia dice: Ritorna, o vergine d'Israele; ritorna alle tue citt, tu che piangi. Fino a quando andrai vagando, o figlia ribelle? Il Signore ha creato per la salvezza una nuova piantagione e in questa salvezza gli uomini circoleranno. Il Signore dice: Nella terra di Giuda e nelle sue citt, quando metter fine alla

sua schiavit, s'innegger ancora: Benedetto il Signore sopra il suo monte giusto e santo. Vi abiteranno insieme Giuda e tutte le sue citt, gli agricoltori e i pastori. Poich inebrier ogni anima assetata e sazier ogni anima affamata. A questo punto mi sono destato e ho guardato; il mio sonno mi parve soave. Ecco verranno giorni, dice il Signore, nei quali seminer la casa d'Israele e la casa di Giuda con semenza di uomini e di bestiame. Allora, come vegliai su di essi per sradicare e demolire, cos veglier su di essi per edificare e piantare, dice il Signore. In quei giorni non diranno: " I padri mangiarono l'uva acerba e i denti si allegarono ai figli ". Ma morir ognuno per la propria iniquit e i denti si allegheranno a chi manger l'uva acerba 100. E' chiaro che ci si riferisce ai giorni della nuova piantagione, della quale parlava nel dire questo. E con la semenza di uomini e di bestiame, che Dio ha promesso di seminare, egli ci fa riconoscere in senso spirituale coloro che governano e coloro che sono governati. Ma poich era inveterata nel cuore del popolo la persuasione che nel vecchio patto era scritto: Punir le colpe dei padri nei loro figli 101, perch nessuno pensasse che la Scrittura di Dio si contraddice, per indicare pi apertamente che una norma spettava a un patto antico e l'altra norma al patto nuovo, ha subito soggiunto: Ecco verranno giorni, dice il Signore, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluder un'alleanza nuova. Non come l'alleanza che conclusi con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese dell'Egitto 102. Al patto antico appartiene dunque la generazione e al nuovo patto invece la rigenerazione. Quindi nel patto antico le colpe dei padri sono punite nei figli, nel patto nuovo invece, sciolto il vincolo della generazione in virt della rigenerazione, non si dice: I padri mangiarono l'uva acerba e i denti si allegarono ai figli; ma si dice: I denti si allegheranno a chi manger l'uva acerba 103, perch, non per il peccato di suo padre, ma per il suo peccato, se l'ha commesso, ciascuno morir. Viceversa tu non hai mostrato come la profezia che dice: Il figlio non sconta l'iniquit del padre 104, si concili con la Scrittura dove si legge: Punir le colpe dei padri nei loro figli. Queste affermazioni rimarranno appunto contrarie tra loro, se ognuna delle due non sar singolarmente riferita ai singoli " testamenti ", come ha mostrato evidentissimamente il profeta Geremia. Il peccato non entr per mezzo della generazione.

85. GIUL. Giunti dunque che fummo alla sentenza dell'apostolo Paolo 105, che il traduciano era stato solito mettere in vendita agli esperti delle Scritture: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 106, mostrai innanzi tutto con la testimonianza del medesimo testo che i traduciani erano stati rimossi dalla soglia di quel passo, quando il Maestro delle genti, riandando all'antichit del peccato, aveva collocato a custodia della generazione come fortissima guardia del corpo un numero definito, per prevenire che dicendo il peccato entrato nel mondo a causa di un solo uomo non aveva inteso riferirsi per nulla alla generazione, la quale non potrebbe esserci se non per mezzo di due. E sottolineai che era stata fatta la distinzione tra la commistione e il peccato dei progenitori dicendosi che il peccato era entrato, s, nel mondo, ma mediante quel numero che non poteva convenire ai feti. E in tutto il " libello " si provato sufficientemente che in quel passo non stata indicata la " natura " del peccato, bens la forma di un peccato che consisteva nella imitazione da parte dei prevaricatori succedutisi posteriormente e non di un peccato ricevuto per generazione. Ma poich nell'Epistola agli Ebrei troviamo detto dei Giudei: Sono nati da un uomo solo e per giunta gi segnato dalla morte 107, cio da Abramo, e poich anche sopra nella medesima Epistola si legge a proposito del Cristo: Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo 108, perch il traduciano non arraffi qualcuno di questi testi o simili, caso mai se ne possano trovare, e non argomenti che andato perduto qualcosa del peso della nostra risposta, nella quale abbiamo affermato che stato detto uno solo l'uomo per cui pass il peccato proprio per non fare intendere la generazione, dopo aver trovato che in questa Epistola la generazione stata indicata con il nome di un solo uomo, ho creduto di dover ritornare sull'argomento. Prego dunque il lettore a stare attento: in pi modi si distrugger infatti questa obiezione. Pertanto nel passo dove viene ricordato Abramo, inserita anche sua moglie Sara. Ecco appunto il testo come giace: Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbed partendo per un luogo che doveva ricevere in eredit, e part senza sapere dove andava. Per fede soggiorn nella terra promessa come in una regione straniera, abitando in tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Aspettava infatti la citt dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore Dio. Per fede anche Sara, sebbene gi sterile, ricevette la capacit di concepire il seme, bench fuori di et, avendo ritenuto fedele colui che lo aveva promesso. Per questo, da

un solo uomo e per giunta gi segnato dalla morte nacquero numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia che nella spiaggia del mare 109. Dopo averli dunque ricordati ambedue, Abramo e Sara, e dopo aver detto che essa era sterile per legge di vecchiaia, ma aveva ricevuto per fede la capacit di concepire il seme, ha con sicurezza soggiunto che da un solo uomo sarebbero nati popoli cos numerosi da esser paragonati alla moltitudine degli astri. Che dunque si mettesse in evidenza la copula dei genitori lo impose tanto la testimonianza dei fedeli, quanto la verit della storia. Che invece nell'esaltare la moltitudine propagatasi da quegli stessi due non si nominassero entrambi, ma si nominasse l'uomo soltanto, lo persuase a farlo l'arte dell'elogio. Voleva mostrare appunto quanto grandi meriti avesse avuto quella fede cos certa, dicendo che per virt di Dio si sarebbe propagata una moltitudine innumerevole e giudicando pi adeguato alla esaltazione dell'opera di Dio dirla procreata da uno solo invece che da due, tanto pi che nella maggiorazione della lode fatta nell'ultima parte del discorso non veniva a perderci nulla la storia, che aveva gi assicurata sopra facendo menzione di ambedue i coniugi. AG. Non so che cosa capisca chi non capisce che tu non dici nulla. Avevi detto che l'Apostolo disse: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 110, perch quell'uomo offr a tutti gli altri l'esempio di peccare. Hai scritto: Se in quel testo volesse far intendere la generazione, direbbe: A causa di due; non: " A causa di uno solo " 111. Mentre piuttosto, se volesse far intendere l'esempio, direbbe: A causa di una sola; non: A causa di uno solo, perch risulta che Eva offr l'esempio di peccare anche allo stesso suo marito. Ma poich con la generazione entr nel mondo un peccato che si doveva risanare soltanto con la rigenerazione, per questo disse: A causa di un solo uomo. Come infatti l'esempio del peccato umano cominci dalla donna, cos la generazione cominci dall'uomo; la concezione appunto che spetta alla donna preceduta senza dubbio di nessuno dalla inseminazione che spetta all'uomo. Ma ecco che stata trovata una testimonianza evidentissima o da te stesso o da un altro che forse l'ha obiettata, dove senza nessuna ambiguit si dicono nati da uno solo innumerevoli uomini, che per nascere hanno avuto certamente due genitori, un uomo e una donna. Ma stato detto: da uno solo nel modo pi giusto a causa dell'esordio della generazione che viene dal seme dell'uomo. Successivamente nel proporre lodevoli esempi di fede cominci dallo stesso Abele e dopo aver ricordato Abramo arriv a Sara.

Aveva evidentemente oltrepassato Abramo e parlava della sua moglie, e tuttavia, quando si venne a commemorare la generazione di un immenso popolo, ritorn ad Abramo, perch egli gener i figli che Sara partor. Se tu ci avessi riflettuto, come avresti dovuto, non bestemmieresti contro il fedele predicatore della fede che scrisse quell'Epistola e non lo diresti persuaso dall'arte dell'elogio. Persuaso a che? A mentire forse, asserendo nati da uno solo quelli che sono nati da due? Evidentemente giudicando ci pi adeguato all'esaltazione dell'opera di Dio, come stimi tu. Sbagli di grosso: non piace a Dio una falsa lode. Tu, s, sei solito offrirla volentieri alla libidine, ma molto dispiace alla verit la falsit. Infatti anche con la stessa libidine per quale ragione tu faccia non il lodatore, ma l'adulatore non lo so. Forse ti amer di pi per questo? Ti illudi assolutamente: essa non ama l'uomo, ma senz'altro lo stimola ad amare ci che non deve amare. Se poi un parlare non mendace ma verace che in un qualsiasi modo di parlare si dicano nati da uno solo, quelli che sono nati da due, perch mai pensi che dove stato scritto: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo, non si sia potuto insinuare la generazione per il fatto che essa avviene per mezzo di due e non di uno solo? Lo sanno tutti: genera o principalmente o primieramente l'uomo che semina; la donna invece o non genera ma partorisce o, se anche lo stesso parto si pu giustamente chiamare generazione, la donna concepisce prima dall'uomo generante e poi genera il feto che aveva concepito. Per questo, l'Apostolo, volendo far intendere entrato nel mondo con la generazione il peccato che il Cristo avrebbe lavato con la rigenerazione, ha detto: A causa di un solo uomo, perch fu l'uomo che allora gener o primieramente o principalmente. Soprattutto perch, come abbiamo gi detto e tu hai bisogno di sentirlo ripetere, se lo dicesse per l'inizio dell'esempio, direbbe: A causa di una sola, perch da Eva part nel genere umano il primo esempio di peccato, e preferirebbe omettere Adamo, sapendo che egli segu l'esempio della donna, cos da peccare anch'egli imitando lei. Il contesto diverso. 86. GIUL. Dunque nella Lettera agli Ebrei, dove il discorso verte sulla generazione, si dice che molti nacquero da uno solo; nella Lettera ai Romani invece, dove l'Apostolo parla del peccato, egli afferma che il peccato entr a causa di un solo uomo, e con questo numero ha insegnato assolutissimamente che non ha pensato per nulla alla generazione.

AG. Parlare cos contro l'evidenza dei fatti non , come pensi tu, una lodevole eloquenza, ma una incredibile impudenza. La mia remissivit. 87. GIUL. Dove poi si dice nei riguardi del Cristo: Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo 112, si pu intendere non di Adamo, ma di Dio, per virt del quale stato fatto il Cristo secondo la carne ed stato fatto tutto il genere umano. Quindi a demolire il concetto dell'Apostolo, quando disse che il peccato entr nel mondo a causa di un solo uomo, non pu dare nessun aiuto importante la somiglianza di altre parole. Rimanga tuttavia ben fisso nell'animo del prudente lettore quello che segue, perch intenda che io mi sono comportato finora con molta pi remissivit di quanto occorresse. Concediamo pure che moltissime testimonianze insegnino che la generazione, impossibile se non per mezzo di due, tuttavia solitamente si dica compiuta anche per mezzo di uno solo. Ma l'opinione della " traduce " non ne trarr nessun vantaggio. Per quale ragione? Evidentemente perch altre sono le affermazioni che si fanno in senso " abusivo " e altre le affermazioni che si fanno in senso proprio. Le affermazioni proprie distribuiscono dunque senza danno le loro appellazioni. Alle affermazioni che si fanno invece per usurpazione non si lascia che rechino i pregiudizi delle loro definizioni alle realt principali, ossia proprie. Tutto questo avviene senza colpa, quando per abuso diamo vocaboli alieni a realt sulle quali non c' nessuna ragione di dubitare. AG. Ma tu sei disposto a suscitare il dubbio anche su realt evidenti che siano contro di te. Inizio della generazione fu Adamo. 88. GIUL. Ma quando contro l'opinione di tutti si presenta una realt con un vocabolario il cui suono le presta ogni garanzia, si pecca gravemente se, avendo alla mano il suo nome proprio, si indica con il nome abusivo di una appellazione mendicata. Quando dunque si parla dei feti, poich nessuno dubita che ogni nato abbia due genitori e poich questo fatto non ha bisogno di testimonianza, non scomoder alla intellezione se dico che un tizio stato

generato da uno solo: questo mio modo di dire non indurr nessuno a pensare che sia potuto nascere o senza padre o senza madre. AG. Certamente ogni nato ha due genitori, ma perch nasca, l'uomo lo genera seminandolo e la donna lo partorisce mettendolo alla luce. Dal che ben chiaro a chi sia da attribuire la generazione o principalmente o primieramente, perch tu smetta di effondere le nebbie della loquacit su realt che stanno nella luce. Ma chi mai si esprime cos da dire che un tizio stato generato da uno solo? Chiunque sente parlare di generazione non pensa se non al padre, e soltanto il padre genera l'uomo seminandolo. Ma si soliti dire con ragione che sono stati generati da uno solo due o tre dei quali si potrebbe pensare che non abbiano il medesimo padre. Quando invece bisogna riferirsi al padre e alla madre, chi mai si dice nato da uno solo se non bugiardamente? Se per esempio manifesto che due camminarono o agirono assieme, dici forse senza mentire che a camminare o ad agire fu uno solo, per la ragione manifesta che erano in due? La tua menzogna non sar tanto pi sfacciata quanto pi spalancata? E' vero, si usa anche il numero singolare al posto del plurale nel linguaggio figurato, come nelle piaghe che percossero l'Egitto si dice rana e locusta al singolare, mentre furono molte 113. Se invece si dicesse una sola rana o una sola locusta, chi dubiterebbe che questa bugia sciocca sia tanto pi sciocca, quanto pi chiara quella verit? Smetti dunque di vendere cotesti fumi a gente ignorantissima di questi problemi. Che il peccato entr nel mondo a causa di un solo uomo capiscilo non come lo dici tu, ma come lo dice l'Apostolo. Il peccato appunto entr nel mondo a causa di un solo uomo 114, non precedente agli altri con l'esempio questo si direbbe della donna -, ma generante gli altri come principio, perch per primo semin ci che Eva concep e perch egli stesso gener ci che Eva partor. Allo stesso modo scritto: Abramo gener Isacco, Isacco gener Giacobbe 115, e questa locuzione persevera per tutte le successive generazioni. N stato detto: Abramo e Sara generarono Isacco; o: Isacco e Rebecca generarono Giacobbe. E quando fu necessario nominare le madri, l'Evangelista non afferma: Giuda e Tamar generarono Fares e Zara, ma afferma: Giuda gener da Tamar 116, e dovunque aggiunse anche le madri, attribu tuttavia la generazione ai padri, non dicendo: Costui e costei generarono lui, ma dicendo: Egli gener lui da lei. Da questo devi capire che quegli innumerevoli popoli si dicono generati da un solo Abramo nel senso che li gener da Sara egli soltanto. E' detto perci: A causa di un solo uomo il peccato

entr nel mondo 117, per far capire in quel caso l'inizio della generazione che parte dall'uomo, e non l'esempio per l'imitazione, che nel genere umano entr nel mondo a causa di una sola, piuttosto che a causa di uno solo. Il peccato originale non si finge, ma si dimostra. 89. GIUL. Quando poi si tratta del peccato che contro l'opinione di tutti e contro ogni ragione si finge innato. AG. Non contro l'opinione di tutti, n contro ogni ragione si finge il peccato originale, ma si dimostra contro il vostro errore con la testimonianza della Scrittura e con la testimonianza della stessa miseria del genere umano. Con propriet e con molta impropriet. 90. GIUL. Anche di questo peccato si dice con propriet che passato a causa di uno solo, se costui diede l'esempio di peccare; ma si dice con molta impropriet, se costui " ingener " nei discendenti quel peccato, perch allora non pot passare se non per mezzo di due. AG. Anzi: entr a causa di uno solo, perch da lui fu seminato ci che la donna partor; in lei invece ebbe la precedenza l'esempio che Adamo segu. Quel numero "uno" abusivamente inteso. 91. GIUL. Abbia dichiarato l'Apostolo che il peccato pass, ma per mezzo di uno solo; abbia indicato la verit che ci appartiene in senso proprio all'esempio: con intollerabile impudenza agisce il traduciano quando dice che quel numero, abusivamente impiegato, arriva fino a lui. AG. Che senso ha che tu cos spesso con un nome nuovo, usato calunniosamente, pensi di fare s che si abbandoni la verit dell'antichissimo dogma cattolico per lo spavento che incute la novit del nome? Che cosa non si pu deridere in questa maniera? Ma vanamente, non urbanamente. L'Apostolo infatti dice: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e per il peccato la morte, e cos pass in tutti gli uomini 118. Queste parole le accettiamo noi e voi. Se dunque siamo " traduciani " noi per il

peccato che dalla generazione stato tradotto a passare in tutti gli uomini, traduciani siete voi per il peccato che fingete essere stato tradotto dalla imitazione a passare in tutti gli uomini, e per primo apparso traduciano l'Apostolo, il quale, sia che abbia sentito com' chiaro che ha sentito, sia che abbia sentito ci che gli attribuite voi erroneamente, tuttavia, dicendo che il peccato entr nel mondo a causa di un solo uomo e dicendo che pass in tutti gli uomini, diede l'occasione a questo nome della " traduce ". Se viceversa il nome della " traduce " non conviene a queste parole dove si dice che a causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo e pass in tutti gli uomini, allora n a noi questo nome, n a voi, n all'Apostolo conviene, ma dirlo, rinfacciarlo, ripeterlo in modo continuo e odioso ben conviene chiaramente alla vostra " inezia ". Gli argomenti devono essere affidabili. 92. GIUL. Poich infatti una mostruosit inaudita che qualcuno, lasciando le parole proprie, tenti con parole abusive e ambigue d'inventare un dogma anche tollerabile, tuttavia nuovo, infinitamente pi orribile che Agostino cerchi di confermare affermazioni oscene e incriminatrici della giustizia di Dio con sentenze cos ancipiti da confessare che in senso proprio suonano contro di lui e in senso precario suonano a favore di lui. Chi mai tra gli eruditi si fiderebbe di un argomento che, portato in giudizio, fosse valutato dal suo avversario come uno schiavo nato in casa e da lui fosse considerato come uno schiavo fuggitivo e rubato? AG. Sul tema delle parole abusive e proprie fai tali ragionamenti da disprezzare i pochi che ti capiscono e ti trovano delirante, e da scegliere che ai molti che non ti capiscono sembri che tu dica qualcosa, mentre non dici nulla. Meglio dunque faccio io ad abbandonarti ai pochi dotti che anche senza la mia dimostrazione capiscono facilissimamente che non dici nulla, piuttosto che confutarti facendo ragionamenti che molti non capiscono, sebbene veri. Ma tuttavia nel testo: A causa di un solo uomo il peccato entr nel mondo 119, per l'autore della generazione e perci forma del futuro, e per l'autore della rigenerazione, le parole non sono abusive, ma proprie. vero che nacquero da un solo uomo.

93. GIUL. L'affermazione dunque posta nell'Epistola agli Ebrei: Da uno solo tutti gli uomini, la esige la lode di Dio, dopo tuttavia la menzione dei genitori. L'affermazione invece che si fa del Cristo: Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo 120 stata riferita a Dio. AG. Ancora di pi dopo la menzione dei genitori - soprattutto perch aveva gi oltrepassato il padre e stava parlando della madre - non doveva tralasciarsi la madre stessa, ma si sarebbe dovuto dire: Nacquero da due, riguardo a coloro che non erano nati da uno solo, bens da due, perch la lode di Dio fosse vera e non falsa. Se non che vero pure che nacquero da uno solo, n ci stato detto in senso abusivo, ma in senso proprio, per il padre, autore del seme, e non per accrescere con una menzogna la lode di Dio, come stimi tu. Dire appunto: L'ha fatto un uomo, riguardo a ci che hanno fatto due o pi uomini, pu essere una locuzione figurata. Ma se qualcuno dice fatto da uno solo ci che stato fatto da due, se l'autore del fatto non uno solo di quei due, o inganna o s'inganna, come abbiamo gi detto sopra della locusta e della rana. S. Paolo non alleato dei manichei. 94. GIUL. Cos infatti scrive l'Apostolo ai Corinzi: Come infatti la donna deriva dall'uomo, anche l'uomo ha la vita dalla donna, ma tutto proviene da Dio 121. In terzo luogo poi la ragione indica che, se pur mancasse l'uno e l'altro argomento che milita a nostro favore, tuttavia quella sentenza con la quale Paolo tocca la questione dell'entrata del peccato in questo mondo a causa di un solo uomo, non ha stipulato nessuna alleanza con i manichei. AG. Tu piuttosto dicendo questo mostri di essere alleato dei manichei. Che alleanza infatti ci pu essere tra l'Apostolo e Manicheo, se l'Apostolo dice: Il corpo morto a causa del peccato 122, e ci sbaraglia la vostra eresia, mentre Manicheo dice: Il corpo immutabilmente cattivo per la natura del male coeterna al bene? Parimente, se nel passo dove detto che il corpo morto a causa del peccato l'Apostolo dice: Colui che risuscit il Cristo dai morti, dar la vita anche ai vostri corpi mortali 123, mentre Manicheo dice che i corpi di carne non appartengono alla creazione del Dio buono, ma alla natura del male, n che il Cristo fu risuscitato dai morti, ma non mor? Voi dunque, che non siete manichei, ma che non siete nemmeno voi sani a causa di una peste

diversa, dite in che modo il corpo sia morto per il peccato, voi che asserite entrata nel mondo la morte del corpo non per il peccato di quell'uomo, ma per legge di natura. I corpi umani non sarebbero nati nel paradiso nelle condizioni attuali. 95. GIUL. E con questo resta inconcussa la nostra risposta: in quell'uomo unico non stata additata dall'Apostolo la natura viziata e corrotta dalla generazione, ma solamente la volont viziosa di coloro che peccano, rimanendo integra la natura. AG. E' mai possibile che voi siate cos ciechi o che accechiate gli uomini con le vostre caliginose discussioni da osare di negare che nascano corpi viziosi? Forse i corpi non appartengono alla natura umana? O forse, come dicono i manichei - alla cui demenza quanto aiuto diate, certo inconsapevolmente, non volete tuttavia avvertire e pensare -, l'anima buona tenuta mescolata ai corpi dalla gente delle tenebre? Dite dunque i meriti dei corpi viziosi, voi che dite che i bambini non traggono dai genitori nessun peccato. Ecco, i manichei dicono: A tal punto questa carne mortale appartiene non alla fabbrica di Dio, ma a quella della gente delle tenebre, che anche i corpi degli uomini, che voi presentate come fatti ad immagine di Dio, non solo nascono corruttibili e soggetti alla condizione della morte, ma spesso anche viziosi. Che cosa risponder ai manichei la vostra eresia se non che la natura umana, sebbene sotto Dio creatore e artefice, tuttavia tale che, anche se nessuno avesse peccato, i corpi degli uomini sarebbero nati anche nel paradiso nelle medesime condizioni di ora? O voce abominevole e riprovevole! Noi invece, poich non diciamo che nel paradiso sarebbero nati corpi umani, non solo corruttibili e costretti dalla necessit della morte, ma molti di essi per una svariatissima viziosit anche languidi, distorti, deformi, senza nessun peccato precedente da parte dei genitori, e poich coloro che lo dicono noi li giudichiamo degnissimi di anatema, noi, ripeto, non attribuiamo cotesti mali alla natura quale fu costruita fino dall'inizio, ma alla natura umana viziata successivamente per merito della iniquit, cos da distruggere e voi e i manichei con l'inconcussa e antica stabilit della fede cattolica. Il libro che A. destin a Valerio.

96. GIUL. Ma ritorniamo a quel libro che Agostino destin a Valerio e nel quale si propose di esaminare e di confutare soltanto alcune sentenze da uno solo dei miei libri. Per la verit nel primo " libello " della presente opera ero arrivato fino alle parole di Agostino dove, manifestando l'impudenza con la quale tentava di schivare l'odiosit di quella opinione di manicheismo, per non sembrare di attribuire al diavolo la creazione dell'uomo, ha dichiarato che Dio l'autore dei mali e che egli crea la sostanza umana di tal merito che riceve un reato prima di ricevere l'uso di ragione ed collocata nel regno del diavolo dalle mani del suo Creatore. AG. Chi discerne la natura dal vizio, non dice ci che dici tu; chi legge con intelligenza ci che dico, non pensa che io dica quel che non dico. Non c' un terzo genere di vasi. 97. GIUL. Dio un vasaio, dice Agostino, che fabbrica vasi d'ira e di perdizione 124. AG. Per quanto poco tu capisca in che modo Dio dalla medesima pasta faccia un vaso per l'onore e uno per il disonore 125, tuttavia li fa cos da non fare un terzo genere di vasi che non siano n per l'onore n per il disonore, quali voi volete che siano i bambini e ritenete che per l'immagine di Dio non un disonore non entrare nel regno di Dio. Lo stesso regno infatti lo amate cos poco da credere che il non esservi ammessi non sia nemmeno leggera ma nessuna pena. Dio prevede la condanna di coloro che si allontanano dalla fede. 98. GIUL. Ma tali vasi non sono costretti alla perdizione da un processo di libera volont, bens dal potere del loro plasmatore. AG. Non di tutti gli uomini puoi dire che Dio li costringa alla perdizione, ma di quelli che sono gi stati rigenerati come suoi figli, facendo vivere coloro di cui prevede l'allontanarsi dalla fede, mentre potrebbe rapirli da questa vita prima che la malvagit li cambi. Dogma mostruoso.

99. GIUL. E questa cos grande scelleratezza di un dogma mostruoso ha tentato Agostino di corroborarla con le sentenze dell'apostolo Paolo, che io ho esposto in tutto il loro contesto, e ho dimostrato che il profeta Isaia, dal quale risultava preso il paragone del vasaio, difende pienissimamente la causa della giustizia di Dio. AG. Che cosa hai dimostrato a coloro che leggono e intendono se non il tuo tentativo, tuttavia vano, di pervertire le parole dell'Apostolo con una eccessiva loquacit? Il secondo libro. 100. GIUL. Il secondo libro poi l'ho composto tutto con il commento dell'Apostolo in opposizione agli argomenti di Agostino, nella misura della facolt che mi stata fornita dalla verit. E adesso ritorniamo dunque a seguire l'ordine del suo libro. AG. Il secondo libro l'hai composto tutto non con il commento dell'Apostolo, ma con un vano combattimento contro di lui sotto la " professione " del commento, fornendoti le parole da dire la vanit e non la verit. Chi pelagiano e chi non lo . 101. GIUL. Quindi dopo aver obiettato un capitolo della breve prefazione della mia precedente opera per confutarlo e dopo avere introdotto il discorso sul suo Dio, " figulo " dei peccatori, se la prende con me, e con quanta logica e coerenza e verit lo faccia siano i suoi stessi ragionamenti a renderlo di pubblica ragione: Non pertanto, come parli tu ingannando te e gli altri, se qualcuno dice che negli uomini esiste il libero arbitrio o che Dio il creatore di coloro che nascono, chiamato celestiano o pelagiano: coteste medesime affermazioni le fa appunto anche la fede cattolica. Ma se qualcuno dice che per onorare rettamente Dio, senza bisogno dell'aiuto di lui stesso, c' negli uomini il libero arbitrio, e chiunque dice che Dio il creatore dei nascenti, ma in tale modo da negare che egli sia il redentore dei bambini dal potere del diavolo, costui chiamato celestiano e pelagiano. Che dunque ci sia negli uomini il libero arbitrio e che Dio sia il creatore dei nascenti lo diciamo gli uni e gli altri: non per questo che siete celestiani e pelagiani. Che invece ciascuno sia libero di fare il bene senza l'aiuto di Dio e che i bambini non siano liberati dal potere delle tenebre e trasferiti cos nel regno di Dio 126, questo siete voi a dirlo e per questo siete

celestiani e pelagiani 127. Che tu veramente nuoti nella palude della tua empiet e della tua paura l'ho mostrato frequentemente, n risulta che un lettore prudente avr dubbi a questo proposito. AG. Che tu non possa nemmeno nuotare, ma che affoghi, lo sanno gli altri che ti sanno eretico, perch nel medesimo naufragio tu hai perduto anche la sensibilit. Fuori dalla nostra societ si cade tra i manichei. 102. GIUL. E perci nel primo libro ho fatto palese, con la utilizzazione anche di quegli scritti che avevi mandato a Bonifacio, e che io non avevo mentito scrivendo che quanti si siano sottratti per odio alla nostra societ cadono negli abissi dei manichei, neganti il libero arbitrio e la creazione divina degli uomini; e che tu di quanto avevi tentato di respingere ti sei subito appropriato con dichiarazioni assolute 128. Ma tuttavia confessa tutto questo anche la tua risposta che ho riferita adesso. Hai detto infatti che fede cattolica quella che crede nel libero arbitrio e in Dio creatore dei nascenti. Ambedue queste tesi tra tutti gli eretici certo che le negano i manichei assieme a voi. AG. Da voi piuttosto sono aiutati i manichei - e non lo volete vedere -, i quali attribuiscono i tanti e tanto grandi mali che costatiamo patiti dai bambini non ai meriti dei peccati, ma alla gente delle tenebre. Voi infatti non avete dove rifugiarvi, quando vi domandano donde derivino cotesti mali. Poich noi invece riferiamo tutti questi mali al libero arbitrio umano, dal quale la natura umana stata viziata, dopo che era stata istituita buona, i manichei sono vinti assieme a voi dalla verit cattolica. Poni fine alla lotta con il silenzio. 103. GIUL. Ma poich della fede cattolica, di cui hai perduto la solida sostanza, assumi il nome soltanto come un leggero mantello, vuoi che noi crediamo ritenuto anche da te ci che confessano i cattolici, cio e l'esistenza negli uomini del libero arbitrio e la creazione da parte di Dio di coloro che nascono. Ma se questo stato dichiarato da te con semplicit e con sincerit, poni fine tu alla lotta con il silenzio, ritorni la fama degli accusatori a noi che ti abbiamo rinfacciato ci che hai distrutto con sicura negazione. A questa sentenza aggiungi questa dichiarazione soltanto: se si trover una setta, se si trover una discussione che tenti con

qualche argomento di demolire questa duplice confessione da te riconosciuta cattolica, dichiara o che non tua o che non sar ulteriormente difesa da te. Se poi ti aggrada difendere anche con una ricca discussione le verit che sei pronto a dire d'aver negato, esponi le definizioni del libero arbitrio e cingi i suoi confini con distinzioni assolute, come se fossero i suoi limiti. AG. Voi, nemici e difensori del libero arbitrio, lo soffocate nel difenderlo, perch non volete che sia riportato ai suoi limiti dalla bont del suo onnipotente e vero difensore. Alle opere di Dio non convengono opere viziose. 104. GIUL. Asserisci inoltre che Dio il creatore di tali uomini quali convengono alle mani e alla giustizia di lui! AG. O nuovi e stolti eretici! Se alle mani di Dio non convengono opere viziose, oserete sottrarre alle mani di Dio alcuni corpi umani che vedete nascere spesso viziosi? Per quale ragione dunque non confessate con la verit cattolica che stata viziata dall'arbitrio dell'uomo, che pecc nei primordi, la natura, dalla quale Dio fa ci che conviene non solo ad un artefice buono, ma anche ad un giudice giusto, perch i manichei non vi costringano ad attribuire i corpi umani ad un artefice maligno e ingiusto? Ti fingi cattolico. 105. GIUL. Dei quali doveri nulla certamente stato fatto da te; ma, dopo aver risposto che confessano il libero arbitrio i cattolici, nel cui numero fingi di essere, avanzasti subito una dichiarazione che togliesse via quanto sembrava che tu avessi concesso. Dichiari infatti: Ma se qualcuno dice che per onorare rettamente Dio c' negli uomini il libero arbitrio senza l'aiuto di lui stesso, costui chiamato pelagiano. E ugualmente: Diciamo che negli uomini c' il libero arbitrio. Voi dite per che libero ciascuno a compiere il bene 129. AG. Se in quel testo tu avessi aggiunto: Gli eretici dicono, bench io non abbia detto queste parole, non ti saresti allontanato tuttavia dalla mia sentenza. E' vero infatti che gli eretici dicono, ossia che voi stessi dite che ciascuno libero a compiere il bene senza l'aiuto di Dio. Ma la ragione per cui non ho letto in quel testo le parole: Senza l'aiuto di Dio, che in questa sentenza anche tu hai riferito

poco prima come parole mie, lo attribuisco, finch posso, piuttosto che a te ad un codice mendoso. Di' dunque il resto. Noi non escludiamo totalmente l'aiuto di Dio. 106. GIUL. Nel dichiarare infatti che noi diciamo che per esercitare il retto culto di Dio sufficiente a ciascuno, senza l'aiuto di Dio stesso, la libert dell'arbitrio, mentisci assolutamente. Poich il culto di Dio si intende infatti in molti modi: e nella custodia dei comandamenti, nella esecrazione dei vizi, nella semplicit della condotta e nell'ordine dei misteri e nella profondit dei dogmi, che la fede cristiana acquisisce sulla Trinit o sulla risurrezione e su altre simili verit, com' possibile che noi diciamo in confuso che senza l'aiuto di Dio il libero arbitrio sufficiente all'esercizio del culto di Dio, quando leggiamo nel Vangelo che il Signore dice: Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos piaciuto a te 130? Certamente la libert dell'arbitrio non avrebbe potuto trovare da s tutte queste verit contenute tanto nei dogmi quanto nei misteri, sebbene e che non si onorassero gli idoli e che non si disprezzasse Dio, che era noto come creatore del mondo stesso, lo avrebbe potuto insegnare la ragione naturale, come attesta il Maestro delle Genti 131. Non dunque ci che fingi tu diciamo o noi o qualcuno dei sapienti, ma noi affermiamo che creato da Dio con il libero arbitrio ed aiutato con innumerevoli specie di grazie divine l'uomo, perch gli sia possibile o l'osservare o il trasgredire i comandamenti di Dio. E questo dove noi difendiamo la presenza del libero arbitrio: di fronte a Dio che in modi tanto numerosi asserisce la sua benignit, cio comandando, benedicendo, santificando, coercendo, provocando, illuminando, ognuno, che usa gi della ragione, ha libera disponibilit o di osservare o di disprezzare la volont di Dio. AG. Tanti dici i modi in cui Dio ci aiuta, cio comandando, benedicendo, santificando, coercendo, provocando, illuminando e non dici: Donandoci la carit, mentre l'apostolo Giovanni dice: La carit da Dio 132. Per ci dice altres: Quale grande carit ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! 133 In questa carit, che data al cuore umano dallo spirito e non dalla lettera, si intende anche quel potere del quale nel suo Vangelo egli stesso dice: Ha dato a costoro il potere di diventare figli di Dio 134. Questo potere voi dite che proviene

all'uomo dall'uomo in forza del libero arbitrio, avendo voi lo spirito di questo mondo e non lo spirito che viene da Dio: e per questo voi ignorate i doni che Dio ci ha donato 135. Questa la ragione per cui non avete n la pace con la Chiesa, dalla quale siete usciti, n la carit che non riconoscete come dono di Dio, n la fede, perch siete eretici. Infatti scritto: Pace ai fratelli e carit e fede, non dall'umano libero arbitrio, ma da parte di Dio Padre e di Ges Cristo Signore 136. Se riconosci in queste parole il dogma apostolico, riconosci anche nelle tue parole di essere eretico. La libert umana dimostra l'equit divina. 107. GIUL. Non dunque senza l'aiuto di Dio noi crediamo idoneo il libero arbitrio a tale culto di Dio quale lo rendono gli iniziati con i misteri, ma confessiamo che la libert dell'arbitrio una ricca testimonianza dell'equit divina, cos da insegnare che, quando dovremo comparire dinanzi al tribunale del Cristo e ciascuno avr da ricevere quello che gli spetta per la vita vissuta nel corpo, secondo il bene o il male che ha fatto, non giudicher in nulla ingiustamente Dio, che non imputa a nessuno se non il peccato dal quale colui che per esso punito avrebbe anche potuto stare lontano. AG. Fai bene a suggerirmi che cosa devo dire contro di te. Certamente, come dice l'Apostolo, tutti dobbiamo comparire al tribunale del Cristo, perch ciascuno riceva secondo il bene o il male che ha fatto nella sua vita corporale 137. Escluderai forse da questa universalit i bambini? Di' dunque che cosa di buono abbiano fatto nel corpo con il proprio libero arbitrio perch ricevano il regno di Dio, che un bene cos grande; oppure che cosa abbiano fatto di male con la propria volont quei bambini che saranno esclusi da questa vita di Dio. Che se, com' inevitabile, confesserai che gli uni riceveranno la vita nel Cristo senza nessuna di quelle opere della libera volont che ciascuno compie per mezzo del corpo, per quale ragione non confessi che gli altri ricevono la morte in Adamo, giacch sai che Adamo la controfigura del Cristo futuro? O forse, chiusi gli occhi, aprirai la bocca per dire che agli uni ha giovato lo spirito della giustizia nel quale sono rinati e agli altri non ha nociuto la carne del peccato nella quale sono nati? Chi oser dirlo all'infuori di voi? Quanto poi agli uomini di et adulta, quando ascoltano o leggono che ciascuno ricever secondo le opere compiute nel corpo, non devono confidare nella forza della propria

volont, ma piuttosto pregare perch il Signore prepari a loro una tale volont da non cadere nella tentazione. Infatti la volont viene preparata dal Signore 138, e lo stesso Signore dice: Pregate per non cadere in tentazione 139, e l'Apostolo dichiara: Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male 140. Rendimi le mie parole. 108. GIUL. La tua prima sentenza dunque per la sua oscurit non giover a nulla, la seconda poi, con la quale ripeti che ammetti, s, il libero arbitrio, non tuttavia cos da credere che ognuno sia libero a fare il bene, ha messo a nudo tutte le tue viscere. AG. Mi costringi ormai ad attribuire a te ci che poc'anzi attribuivo ad un codice. Ecco infatti che ripeti la mia sentenza senza completarla con le parole mie che sono molto necessarie e a voi contrarie. Io ho detto infatti: " Non libero ognuno a fare il bene senza l'aiuto di Dio ". Tu invece dici che io ammetto, s, il libero arbitrio, non " tuttavia cos da credere che ognuno sia libero a fare il bene ", n aggiungi ci che ho aggiunto io: " Senza l'aiuto di Dio ". Non ti accuso di essere ladro, chiedo civilmente la restituzione di ci che mi stato tolto: rendimi le mie parole e non varranno nulla le tue. Dimostra di non negare il libero arbitrio. 109. GIUL. Ecco infatti, come facemmo nel primo libro, cos adesso noi ti costringiamo pressantemente a dimostrare come tu non abbia negato il libero arbitrio. Ma stia fisso nel nostro lettore questo punto: tu hai confessato il libero arbitrio e predichi ai cattolici che Dio il creatore dei nascenti: due verit che nessuno neg mai all'infuori di Manicheo. Ma, pur avendo ammesso noi entrambi di comune accordo queste verit, per n per te n per il tuo dogma rimane salda la libert dell'arbitrio: allora si conclude in modo assoluto che tu e il tuo dogma non ritenete nulla della fede cattolica. Interrogo dunque quale sia la forza o quale la definizione del libero arbitrio. Certamente nessun cambiamento di elementi naturali in potere del libero arbitrio. Nessuno infatti mut mai in s le funzioni dei sensi, cos per esempio da cogliere le voci con le narici o gli odori con gli orecchi; nessuno cambi la propriet del suo sesso; nessuno pot passare nella forma di un altro animale; nessuno con il libero arbitrio pot sostituire ai peli del suo corpo le

pellicce innate di altri corpi; nessuno rivendic a s secondo il suo gusto o la qualit o la quantit del corpo. Con questi esempi possiamo divagare attraverso tutti gli aspetti che riguardano questa condizione. Passiamo dunque dagli elementi naturali all'esame delle realt esterne. Chi ebbe mai nel diritto della sua volont la fecondit dei campi, chi la prosperit delle navigazioni, chi la nobilt e la ricchezza, chi la sicurezza della stessa nobilt, cos da confessare di avere effettuato la conquista o di questi o di simili risultati con la volont libera dall'intervento di Dio? Gli eventi naturali sono dunque portati sempre da leggi immutabili, gli aspetti esterni invece dalle incertezze dei casi. Dove sta quindi il libero arbitrio, per il quale gli uomini trascendono le bestie, per il quale sono stati fatti ad immagine di Dio, al quale soltanto si attiene la giustizia dell'esame divino? In che consiste, dico, questo libero arbitrio, il quale, com' certamente negato dai manichei, cos anche per tua confessione certamente ammesso dai cattolici? Indubbiamente esso sta nella possibilit dell'uomo o di buttare la sua volont in un crimine senza nessuna costrizione inevitabile di elementi naturali o di trattenere la sua volont dal crimine. AG. Trattenere la volont dal crimine lo stesso e nient'altro di diverso dal non cadere in tentazione. Ma se questo lo avessimo nel potere della nostra volont, non saremmo ammoniti a domandarlo al Signore con la preghiera. A chi dunque detto: Evita il male 141, detto evidentemente di trattenere dal crimine la