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Teoria marginalista della distribuzione del reddito

Enrico Bellino Maggio 2008 1 Funzioni di oerta di capitale e lavoro richiami

Nelle lezioni sulla concorrenza perfetta si ` e visto come si determinano i prezzi dei beni. Per ciascun bene si ha da un lato una funzione di domanda collettiva, ottenuta aggregando le funzioni individuali di domanda del bene stesso. Dallaltro lato si ha una funzione di oerta collettiva di breve o di lungo periodo. La loro intersezione determina, al tempo stesso, la quantit` a scambiata del bene e il suo prezzo di equilibrio (vedi gura 1).
p 6 D S p 6 D

p 0 y Breve periodo

p - y

y Lungo periodo

- y

Figura 1: Equilibrio sul mercato di un bene La determinazione delle remunerazione dei fattori produttivi capitale e lavoro, cio` e il saggio di interesse e il salario unitario, viene spiegata sulla base della stessa logica domanda-oerta. I consumatori oriranno i fattori produttivi, mentre le imprese li domanderanno. Si ` e visto che dal problema di scelta intertemporale si ottiene una funzione individuale di oerta di risparmio, che, salvo eccezioni, ` e una funzione crescente del saggio di interesse e che indichiamo con si (r) (vedi gura 2). Aggregando le funzioni individuali si ottiene la funzione di oerta di risparmio totale o collettiva:
I

S (r) =
i=1

si (r).

Escludendo i casi eccezionali si ottiene una curva crescente (vedi gura 3). Dal problema di scelta fra consumo e tempo libero si ottiene una funzione individuale di oerta di lavoro, che, salvo eccezioni, ` e crescente rispetto al salario unitario, s ( w ) (vedi gura 4). i

r 6

r 6

0 caso normale

- si

0 caso eccezionale

- si

Figura 2: Funzione individuale di oerta di risparmio

r 6

0 caso normale

- S

Figura 3: Funzione di oerta di risparmio collettiva


w 6 w 6

0 caso normale

s i

0 caso eccezionale

s i

Figura 4: Funzione individuale di oerta di lavoro Aggregando queste funzioni individuali si ottiene la funzione di oerta di lavoro totale o collettiva
I

L (w) =
i=1

s i (w ).

Escludendo ancora i casi eccezionali si ottiene una curva crescente (vedi gura 5).

w 6

0 caso normale

- Ls

Figura 5: Funzione di oerta di lavoro collettiva

Funzioni di domanda di capitale e lavoro

Passiamo ora alla costruzione delle funzioni di domanda dei fattori. Esse si ottengono dalla soluzione del problema della scelta della combinazione dei fattori che minimizza il costo di produzione di un dato livello di prodotto, y . Unimpresa che vuole minimizzare il costo di produzione di un dato livello y di prodotto deve risolvere il seguente problema: min C = rK + wL s.v. F (K, L) = y .
K,L

(1)

Prima di risolvere tale problema sono necessarie due osservazioni. ` necessario precisare il signicato della variabile K , qui usata per indicare E limpiego di capitale. Il termine capitale in economia si riferisce normalmente ai mezzi di produzione prodotti, cio` e allinsieme dei mezzi di produzione che sono frutto di attivit` a produttiva precedente, a dierenza di lavoro e terra, che sono mezzi di produzione non prodotti ma disponibili in natura; sono capitale, per esempio, i macchinari impiegati, gli stabili allinterno dei quali si svolge lattivit` a produttiva, i materiali di consumo utilizzati (es. il carburante per un autocarro, la carta e il toner per un negozio che produce fotocopie), etc. La singola variabile K si riferisce a questo insieme eterogeneo di mezzi di produzione; essa va dunque intesa come il valore di tale insieme, non essendo logicamente possibile sommare le quantit` a impiegate di beni diversi (capannoni impiegati + litri di benzina!). Il concepire la variabile K in valore apre alcuni problemi di ordine logico che la teoria non ` e stata in grado di risolvere in maniera soddisfacente. Senza entrare nel dettaglio si segnala che il problema principale si pone quando lottica dellanalisi viene spostata dal livello della singola impresa a quella dellintero sistema: infatti mentre per la singola impresa ha senso supporre, grazie alla solita ipotesi di concorrenza perfetta, che i prezzi dei beni capitale impiegati siano dati dallesterno, quando si passa allintero sistema i salari e il saggio di interesse e i prezzi di tutti i beni prodotti, inclusi quelli usati come beni capitale, sono unincognita da determinare. Ci si trova pertanto nella situazione in cui per determinare i prezzi dei beni, i salari e il saggio di interesse bisogna conoscere il valore del capitale impiegato in

ciascuna impresa; tuttavia per conoscere tale valore ` e necessario gi` a conoscere i prezzi dei beni capitale, che ` e parte di ci` o che la teoria deve determinare.1 La variabile r ` e stata usata nellanalisi delle scelte di consumo intertemporali per indicare il saggio di interesse. Ora qui viene usata per indicare il prezzo unitario del capitale. Ci` o si spiega osservando che lacquisizione del capitale necessario per portare avanti lattivit` a produttiva da parte di unimpresa richiede limmobilizzazione di potere dacquisto nei diversi beni capitale che vengono impiegati. Supponiamo che essi siano tutti innitamente durevoli nel tempo, unipotesi questa molto restrittiva, ma accettabile in prima approssimazione per alcuni beni capitale (un capannone, per esempio, ` e un bene capitale che pu` o durare e rimanere ugualmente ecientefatto salvo lo svolgimento di alcune opere di manutenzione, che in prima approssimazione possono essere trascurateper tutta la durata della vita di unimpresa). I costi che unimpresa sostiene per limpiego di beni capitale innitamente durevoli sono solo quelli relativi agli interessi da pagare a chi ha nanziato lacquisto o da imputare ugualmente ai costi dellimpresa se tale acquisto ` e stato fatto con fondi propri dellimpresa; tale imputazione allattivit` a produttiva rappresenta il costo opportunit` a derivante dal mancato guadagno di non aver potuto impiegare tali fondi in attivit` a alternative. Limporto corrispondente al valore del bene capitale non ` e invece da imputare allattivit` a produttiva, essendo il bene innitamente durevole. in quanto alla ne di tale attivit` a il bene innitamente durevole ` e disponibile per altre destinazioni economiche (per esempio, il capannone di prima pu` o essere attato o venduto). Il costo da imputare allattivit` a produttiva in esame sar` a rK , dove r ` e il costo di una unit` a di capitale (cio` e un euro, visto che in K il capitale ` e misurato in valore). Per i beni capitale circolante, quelli cio` e che che durano un solo periodo, in quanto si distruggono integralmente nel processo produttivo (per esempio, il carburante per far funzionare un autocarro, la carta e il toner per le fotocopie, etc.). il costo da imputare allattivit` a produttiva sar` a 1 + r per ogni unit` a (ogni euro) di capitale circolante impiegato. Una situazione intermedia si avrebbe per tutti quei beni capitale che non hanno vita innita, ma che durano comunque per pi` u periodi produttivi. In tal caso il costo da imputare allattivit` a produttiva sar` a + r per ciascuna unit` a (ogni euro) di capitale investito, dove (0, 1) indica la quota di ammortamento del capitale riferita al singolo periodo (per es. se un capitale dura dieci periodi, sar` a allincirca pari a 1/10.) Nella realt` a di unimpresa saranno impiegati beni capitale con diverse durate, da quelli innitamente durevoli a quelli circolanti. Dovremmo avere quindi una specicazione complessa dei diversi beni capitale e dei diversi proli di ammortamento. La scelta di indicare il costo del capitale con il termine rK nellespressione contabile del costo corrisponde quindi a ipotizzare, implicitamente, che tutti i beni capitale impiegati abbiano vita innita; ` e unipotesi semplicatrice, che pu` o essere accettata in prima approssimazione. Come noto le condizioni per individuare la combinazione ottimale E sono: SMST(K, L) = r/w F (K, L) = y .
1

(2a) (2b)

Ulteriori approfondimenti di tali problemi esulano dagli scopi del corso introduttivo di Economia politica; essi trovano spazio in testi pi` u avanzati o nel corso di Analisi economica.

(2) ` e un sistema di due equazioni in due incognite, K ed L, e tre parametri, r, w e y . Le sue soluzioni, K ed L , sarannno pertanto funzioni di questi parametri, K = K d (r, w, y ) e L = Ld (r, w, y ). (3)

Se r, w e y anzich e essere considerati parametri dati vengono considerate come variabili, sebbene non sotto il controllo dellimpresa, le (3) indicano, per ogni possibile prezzo dei fattori (e per ogni possibile livello dato di prodotto), le quantit` a di capitale e di lavoro che limpresa desidera acquisire al ne di minimizzare il costo di produzione di y . Esse pertanto sono chiamate funzioni di domanda condizionate di capitale e di lavoro. Laggettivo condizionate deriva dal fatto che in esse compare, tra gli argomenti, la quantit` a da produrre del bene: le (3) indicano pertanto la domanda dei fattori condizionatamente alla produzione di y unit` a di prodotto. ` E possibile vericare che landamento delle funzioni di domanda ottenute ` e quello tipico per tali funzioni (cio` e decrescente rispetto al corrispondente prezzo del fattore). Supponiamo inizialmente che vari il prezzo del capitale, r, e che restino costanti il prezzo del lavoro, w, e la quantit` a di bene che si vuole produrre, y . Per ssare le idee supponiamo che r aumenti, per esempio da r1 a r2 e da r2 a r3 ; ci` o signica che il capitale si rincara rispetto al lavoro; ragionando in termini analitico-geometrici (si veda il graco superiore della gura (6)) si vede che un aumento di r agisce solo sul secondo membro della (2a); esso rende gli isocosti pi` u inclinati (pi` u ripidi); lisoquanto invece rimane invariato. Il nuovo punto di equilibrio2 non potr` a che trovarsi lungo lo stesso isoquanto ma spostato pi` u in alto e pi` u a sinistra. Ci` o signica che laumento di r implica una riduzione dellimpiego di K e un aumento dellimpiego di L. Dal punto di vista economico possiamo spiegare ci` o dicendo che il rincaro del capitale rispetto al lavoro d` a luogo al cosiddetto eetto di sostituzione, in base al quale limpresa sostituisce il fattore rincarato con quello ribassato. Riportando su altro un graco (si veda il graco inferiore della gura 6) i tre valori assegnati a r e i tre corrispondenti valori di K si osserva che essi si dispongono lungo una curva decrescente (questultima si ottiene facendo assumere a r tutti gli (inniti) valori positivi). La funzione di domanda di capitale ` e pertanto decrescente rispetto al prezzo del capitale. Eetto analogo si avrebbe se si avesse un aumento di w con r e y costanti: tale aumento causerebbe una riduzione dellimpiego di lavoro (vedi gura 7). A seguito dellaumento del prezzo del lavoro rispetto al capitale limpresa sostituisce il fattore rincarato con quello ribassato. La funzione di domanda di lavoro ` e pertanto decrescente rispetto al prezzo del lavoro.

Equilibrio sul mercato dei fattori Distribuzione del reddito

Siamo ora in grado di mostrare come dallequilibrio sul mercato dei fattori emerge la teoria marginalista o neoclassica della distribuzione del reddito. Aronteremo tutta lanalisi seguendo il metodo dellequilibrio parziale: si considera cio` e lequilibrio su un mercato alla volta, e non si considerano le interazioni fra i vari mercati. Iniziamo dal mercato dei capitali. Si ` e appena visto come si ottiene la funzione di domanda di capitale da parte di unimpresa. Aggregando tra imprese (i sar` a
Per semplicit` a supporremo di avere a che fare con ottimi interni, sia prima che dopo la variazione del prezzo.
2

L 6 r1 < r2 < r3 K1 > K2 > K3 B B B E3 L3 ..... . B . . B . c. B . c . B c . . B c .E2 P . ..................... P L2 . . BPc .c . P B P . . Pc PP E1 . . . B . cPP . P F (K, L) = y L1 ............................................ . PP c . B . . . . P . . . c - K P O B C M K1 B M B K2 3 0 K . . . C B B . . . 3 2 1 r r r . w. w. w . . . . . . r . . . 6. . .

. . . . . . . . . . . . r3 ..... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . r2 ..................... . . . . . . . . . . . . . . . . . . r1 ............................................ K d = K d (r, w, y ) . . . . . . . . . . . . - K . . . K3 K2 K1

Figura 6: Eetti di una variazione di r Funzione di domanda di capitale


L 6 L 6 B B w1 < w2 < w3 L1 > L2 > L3 B E1 L1 .................................................................................................. L1 ......... . . B . . . . B . . c. B . c . . . . c . B . c B . . E 2 P .................................................................................................. . . ........................... . P L2 L2 . . P . . BPc Ld = Ld (r, w, y ) P c . . . . B . Pc . . . PP E3 . . . . P . . . . B c P .P . L3 .................................................................................................. L3 ................................................ . . . . PP c . B . F (K, L) = y . . . . . . P . . . . . . B c - w P O C K M B M B K K K w w w 3 2 1 1 2 3 0 0 B C B r r r w w w 3 1 2

Figura 7: Eetti di una variazione di w Curva di domanda di lavoro. lindice che identica la singola impresa) si ottenere la curva di domanda di capitale totale o collettiva:
J

K (r) =
j =1

d Kj (r, , )

(4)

(si ` e volutamente tralasciato di indicare la dipendenza del capitale domandato da ciascuna impresa dal salario unitario e dalla quantit` a di bene prodotto in vista del

fatto che, come si ` e detto, si svolge unanalisi di equilibrio parziale). ` E necessaria a questo punto una precisazione. La quantit` a di capitale indicata nelle funzioni di domanda delle singole imprese, K d (r, , ), dovendo entrare come argomento nella funzione di produzione, indica lintera quantit` a di capitale che deve essere presente in esse per supportare lattivit` a produttiva. Considerando che il capitale ` e un fattore produttivo che in gran parte rimane da un periodo produttivo allaltro, fatto salvo quella parte che si deteriora da un periodo allaltro (lammortamento), ciascuna impresa domanda eettivamente sul mercato soltanto la quantit` a di capitale che deve essere aggiunta a quella che rimane dopo il periodo produttivo; potremmo denire tale quantit` a con il termine investimento lordo (lordo in quanto contiene anche lammortamento del capitale investito oltre che il suo eventuale incremento per permettere lespansione della produzione). In maniera molto rudimentale potremmo ottenere la funzione di domanda di investimento semplicemente sottraendo dalla quantit` a totale di capitale richiesto dalle imprese per la produzione, indicato dalla (4), la quantit` a di capitale gi` a investito in esse, indicata dalla costante : K I (r) = K d (r) K. La curva di oerta di risparmio e di domanda di capitale individuano la congurazione di equilibrio del mercato dei capitali: la loro intersezione individua la quantit` a di risparmi e di investimenti di equilibrio, S = I , e il saggio di interesse di equilibrio, r (vedi gura 8).
r 6 I (r) S (r)

I = S

- K

Figura 8: Equilibrio nel mercato del capitale In modo analogo la curva di oerta di lavoro e la curva di domanda di lavoro individuano la congurazione di equilibrio del mercato dei lavoro: la loro intersezione individua il livello di impiego della forza lavoro in equilibrio, L , e il salario unitario di equilibrio, w (vedi gura 9). Sono necessarie ora due osservazioni. a) In corrispondenza delle congurazioni di equilibrio appena viste si verica, ovviamente, la piena occupazione dei fattori; questa propriet` a` e particolarmente rilevante se riferita al mercato del lavoro. b) Se un mercato si dovesse trovare al di fuori della congurazione di equilibrio si sviluppano allinterno di esso delle forze che sono in grado di riportarlo verso la congurazione di equilibrio, con un processo di auto-aggiustamento analogo a quello visto per il mercato dei beni. Supponiamo, per esempio, che

w 6 Ld (w) Ls (w)

w d
0 L L

- L s

Figura 9: Equilibrio nel mercato del lavoro il salario unitario si trovi al livello w > w ; in tal caso si manifesta un eccesso s d L ; i lavoratori che al salario w di oerta, pari a L vorrebbero lavorare e si trovano disoccupati saranno disposti a orire la loro forza lavoro a un salario unitario minore; in tal modo tutti i lavoratori gi` a impiegati, per mantenere il posto di lavoro, dovranno accettare una riduzione del salario; essa far` a cos` ridurre loerta di lavoro e aumentare la domanda: le quantit` a domandate e oerte si muovono cos` entrambe nella direzione dellequilibrio. Tale processo continuer` a no a quando la posizione di equilibrio non sar` a raggiunta.

Signicato economico delle variabili distributive nellequilibrio concorrenziale

` signicativa linterpretazione economica che si pu` E o dare ai valori assunti dalle variabili distributive in corrispondenza dellequilibrio per quelle imprese che operano in un regime di concorrenza perfetta sia sul mercato dei fattori che sul mercato del prodotto che producono e vendono. Partiamo dalle condizioni (2) che caratterizzano in una singola impresa la combinazione di impiego dei fattori che minimizza il costo di produzione di un dato livello di prodotto; in particolare osserviamo che, poich e si PMgK dL dimostra che dK y= SMST = PMg , la (2a) pu` o essere ri-espressa nella forma y
L

r w = = , PMgK PMgL

(2a )

dove indica il valore comune delle due frazioni indicate nella (2a ). Ragionando in termini discreti le produttivit` a marginali dei due fattori possono essere espresse rispettivamente dai rapporti yK /K ( PMgK ) e yL /L( PMgL ), dove yK indica la variazione di prodotto conseguente alla sola variazione K del capitale impiegato (ferma restando la quantit` a impiegata di lavoro) e yL indica la variazione di prodotto conseguente alla sola variazione L del lavoro impiegato (ferma restando la quantit` a impiegata di capitale). La (2a ) diventa perci` o rK wL = = . (2a ) yK yL Ma se i rapporti
r K yK

w L yL

sono fra loro uguali e sono uguali a allora anche il

rapporto fra la somma dei numeratori e la somma dei numeratori sar` a pari a , cio` e3 rK + wL = . yK + yL (2a )

La frazione a primo membro di (2a ) ha per` o un signicato economico rilevante, che ci permetter` a di dare un signicato al parametro : le grandezze K e L sono le variazioni di capitale e lavoro che danno luogo, rispettivamente alle variazioni di prodotto yK e yL , rispettivamente. Il numeratore a primo membro della (2a ) indica pertanto la variazione che subisce il costo totale, CT , quando il prodotto viene fatto variare di un ammontare totale pari a y = yK + yL ; il rapporto a primo membro della (2a ) ` e pertanto il costo marginale, e quindi possiamo scrivere CT = . y (2a )

Il parametro presente nella (2a ) ` e dunque il costo marginale.4 Tenendo conto


3

Si supponga, in generale, che

numeratori e i denominatori, cio` e cio` e ottenuto che

a c ad b = d ; in tal caso c = b ; la frazione ottenuta sommando a(1+ d a+ ad b) a+c b o essere riscritta nella forma b+d = b 1+ d = a b+d , pu` b ; si ( )
b

i ` e

a c a+c = = . b d b+d

Questo risultato ` e anche ottenibile in maniera pi` u rigorosa. Conviene dapprima risolvere il problema di minimizzazione del costo di produzione di un dato livello di prodotto utilizzando il metodo dei moltiplicatori di Lagrange. Le condizioni di primo ordine ottenute dalla lagrangiana associata al problema (1), L(K, L, ) = rK + wL + [ y F (K, L)]. sono L =0: K L =0: L L =0: F , K F w= , L r= F (K, L) = y . (5a) (5b) (5c)

Si osservi che dividendo la (5a) per la (5b) e considerando (5c) si ottiene il sistema (2): i due metodi di soluzione, quello geometrico e quello analitico, coincidono dunque. Consideriamo ora leetto sul costo totale di una variazione innitesimale del livello dato della quantit` a prodotta, pari a dy . Calcoliamo a tale scopo la derivata rispetto a y del costo totale, la cui espressione contabile ` e data da CT = rK + wL. Teniamo inoltre conto di come devono variare le quantit` a impiegate dei fattori dK dL in modo che esse continuino a rispettare le condizioni di ottimalit` a (5). Si ha dCT dy = r dy + w dy . Tenendo conto delle condizioni di ottimalit` a (5a) e (5b) si ha dCT F dK F dL = + = dy K dy L dy F dK F dL + K dy L dy . (6)

Daltra parte derivando totalmente ambo i membri di (5c) si ha dy = F F dK + dL K L F dK F dL + = 1. K dy L dy (7)

Sostituendo la (7) nella (6) si ha dCT = , dy che ` e quanto si voleva dimostrare. (2a )

che in corrispondenza dellequilibrio di concorrenza perfetta il produttore uguaglia r w il costo marginale al prezzo le uguaglianze (2a ) diventano PMg = PMg = p, dalle K L quali si ottiene p PMgK = r e p PMgL = w. (8) Le (8) esprimono il contenuto della teoria marginalista della distribuzione del reddito: in un equilibrio di concorrenza perfetta limprenditore spinge limpiego di ciascun fattore no al punto in cui il valore del suo prodotto marginale uguaglia la remunerazione unitaria. In questo modo ciascuna delle unit` a di fattore impiegata, che presa singolarmente pu` o sempre essere vista come lunit` a marginale, cio` e lultima impiegata, quella che ha contribuito a produrre lultimo incremento di prodotto, cio` e PMgK o PMgL , riceve una remunerazione esattamente uguale al valore (viene moltiplicata per il prezzo del prodotto) di ci` o che questa unit` a di fattore impiegato ha prodotto. Linterazione fra domanda e oerta dei fattori, cio` e il mercato, fa s` che si determinino delle remunerazioni giuste per ciascuno dei fattori di produzione: esattamente pari al contributo che ciascuna di esse ha dato al valore della produzione. Le uguaglianze (8) possono essere rappresentate gracamente: tenendo conto del fatto che normalmente la produttivit` a marginale di un fattore ` e una funzione decrescente della quantit` a di fattore impiegata, cio` e la produttivit` a marginale del capitale ` e una funzione decrescente della quantit` a di capitale impiegato e la produttivit` a marginale del lavoro ` e una funzione decrescente della quantit` a di lavoro impiegata, si rappresentano sullo stesso graco, per ciascun fattore, la sua produttivit` a marginale in valore, cio` e p PMgK (K ) per il capitale e p PMgL (L) per il lavoro, e la data remunerazione del fattore stesso (cfr. gura 10). Dalla gura 10 si vede infatti che,
r 6 p PMgK (Kj ) w 6 p PMgL (L)

Kj 1 Kj Kj + 1

Figura 10: Uguaglianze fra il valore del prodotto marginale di un fattore e la sua remunerazione volendo massimizzare il protto, non avrebbe senso per limprenditore fermarsi a un impiego di fattore in corrispondenza del quale il valore di ci` o che produrrebbe una sua ulteriore dose impiegata (il prodotto marginale in valore del fattore) fosse superiore alla remunerazione che deve essere pagata a tale dose: non avrebbe senso fermarsi, ad esempio, in un livello di impiego di capitale pari a K 1 (o di lavoro pari a L 1), in quanto il valore dellincremento di prodotto generato da ununit` a aggiuntiva, p PMgK (K 1) (o p PMgL (L 1)), ` e inferiore a ci` o che limprenditore deve pagare per acquisire tale dose di fattore, cio` e r (o w nel caso del lavoro). Discorso analogo e contrario si potrebbe fare se limpiego di capitale fosse K + 1 (o

L j 1 L j Lj + 1

r 0

- Kj

- L

di lavoro L + 1): in quel caso converrebbe ridurre limpiego del fattore. Il punto di equilibrio ` e pertanto rappresentato da K (o da L ), dove, appunto, sono vericate le (8).