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SGUARDO DI FEDE SUL CORANO

UNIT D'ISPIRAZIONE BIBLICO-CORANICA

DEL DOTT. MARCEL HADDAD


Questo libro stato tradotto dall'autore dall'originale arabo. E indirizzato a tutti coloro che vogliono liberarsi dal giogo del fanatismo imposto da tradizioni religiose scadute e da pregiudizi arbitrari. E dedicato a tutti gli uomini di buona fede, assetati di verit e di giustizia, alla ricerca della fraternit. "Presentate le vostre prove, se siete sinceri." (Corano XXVII ; La Formica, 65)

DEDICATO

A MARIA VERGINE NOSTRA MADRE E MADRE DEL MESSIA

A FATIMA FIGLIA DI MAOMETTO "LA MADRE DEI CREDENTI"

AI CREDENTI INDIPENDENTI DI OGNI RELIGIONE E RAZZA

(Traduzione dall'arabo dell'autore)

Diritti d'autore riservati

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INTRODUZIONE
La maggior parte della gente crede che vi sia differenza fra il Corano e la Bibbia. Tuttavia l'ispirazione divina unica, sia nella Bibbia sia nel Corano. Dio, che ha ispirato la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, ha ispirato anche il Corano. Quest'ultimo attesta l'autenticit della Bibbia. La differenza non dunque nell'ispirazione ma nell'interpretazione. Dio dice nel Corano: "Voi che avete ricevuto il Libro (la Bibbia) credete a ci che Dio ha fatto discendere dal Cielo (il Corano) che conferma quello che presso di voi (la Bibbia)" (Corano IV; Le Donne, 50). Questo libro uno studio succinto del concetto autentico dell'Ispirazione divina. Invita ad aprirsi con fede all'ispirazione coranica e, attraverso questa, al Vangelo e alla Torah1, confermati dal Corano. E uno sguardo di fede sull'Ispirazione divina in generale per riunire i credenti per mezzo della scoperta dell'unit dell'ispirazione biblico-coranica. In effetti, il Corano conferma i suoi due predecessori, la Torah e il Vangelo e testimonia che Dio il solo ed unico ispiratore della Bibbia e del Corano: "Il nostro Dio e il vostro Uno e noi gli siamo sottomessi"2 (Corano XXIX; Ragno, 45). Tuttavia, noi vediamo che le confessioni religiose hanno diviso cristiani e musulmani a causa delle loro tradizioni ereditate di secolo in secolo. Questa divisione, dovuta a queste tradizioni umane, non si limitata alla comunit musulmana e cristiana, ma ha conquistato l'interno di queste comunit sorelle, separando cristiani da cristiani e musulmani da musulmani. E per questo che io prego il lettore di aprirsi con obiettivit al contenuto di questo libro elevandosi al di sopra della mentalit del rito al quale appartiene, oltrepassando ogni mentalit confessionale ristretta, perch lo scopo di questo studio liberarsi dallo spirito di congregazione confessionale e dal razzismo spirituale, inconsciamente infiltratosi in ognuno di noi. Possiamo liberarci da questo spirito malsano soltanto per mezzo della conoscenza di ci che Dio ha veramente rivelato nei suoi Libri ispirati. Solo questa conoscenza capace di liberarci dalle catene della tradizione e dai pregiudizi che ci fanno deviare dagli insegnamenti della Bibbia e del Corano. Queste tradizioni e questi pregiudizi sono passati, col tempo nel sangue della gente e si sono tramandati di padre in figlio, accettati senza che la loro autenticit o la loro appropriatezza fossero state discusse. Alcuni "credenti" vi si sono aggrappati al punto da uccidere ogni oppositore, considerando questi principi assolutamente intoccabili, senza nemmeno assicurarsi della loro veridicit. Noi abbiamo tutti sofferto di questa situazione, ignorando che queste tradizioni non avevano alcun fondamento divino. E dunque importante convincersi della necessit di ritornare alla Bibbia e al Corano per rendersi conto della falsit di queste dicerie sparse da certa gente per creare confusione come rivela il Corano: "E Lui che ti ha inviato il Libro (il Corano). Fra i versetti che lo compongono, alcuni sono fermamente stabiliti e contengono dei precetti: questi sono la base del libro, gli altri sono allegorici. Quelli che hanno tendenza all'errore nel loro cuore, si attaccheranno alle allegorie per seminare la discordia e per il desiderio di interpretarli; ma Dio solo ne conosce l'interpretazione . Gli uomini consolidati nella scienza, diranno : -Noi crediamo (al
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Il Corano impiega la parola "Torah"per linsieme dei Libri dellAntico Testamento. La parola "sottomessi"significa in arabo "musulmano". Islam significa sottomissione (a 3/67

Corano), tutto ci che esso racchiude viene da Dio. Solo gli uomini sensati riflettono-" (Corano III; Famiglia d'Imran, 5). Certi capi religiosi si sono arrogati il diritto di monopolizzare l'interpretazione dell'Ispirazione divina. Invece, l'interpretazione non monopolio di nessun uomo. Secondo il versetto sopracitato "Dio solo ne conosce l'interpretazione ", ed "Dio che guida" i suoi eletti, come dice ancora il Corano nel capitolo XLII; Il Consiglio, 52. In effetti, i sapienti religiosi ebrei si sono arrogati il diritto d'interpretare, essi soli, la Bibbia, impedendo ai credenti di applicare a Ges le profezie messianiche- tuttavia chiare- che vi si trovano. Alcuni capi religiosi e teologi cristiani monopolizzano ugualmente il diritto d'interpretare il Vangelo, rifiutando di applicare le profezie esplicite che vi si trovano per denunciare l'ingiusta entit israeliana, manifestamente presa di mira da quei profeti. Questo atteggiamento colpevole che una contro-testimonianza verso Ges dovuta alla solidariet dei Cristiani con Israele e con il sionismo internazionale, denunciati tuttavia da S.Giovanni, essendo lo Stato di Israele l'Anticristo che deve apparire. (1 Gv.2,22) Nello stesso modo, alcuni capi e sapienti musulmani monopolizzano il diritto d'interpretare il Corano in favore di una tradizione cristallizzata che fa comodo a loro. Essi espongono delle interpretazioni personali, non divine, che lasciano trasparire uno spirito fanatico e separatista. Ci facendo, impediscono agli uomini di comprendere i versetti coranici indipendentemente dalle loro ristrette concezioni, tanto lontane dall'Intenzione divina. Si fermano davanti ai versetti "allegorici" e li interpretano a loro favore "per seminare la discordia". Il Corano impone ai credenti di avvicinarsi ai soggetti sacri partendo dalla conoscenza dei "Libri luminosi ", poich Dio ha ispirato questi libri come guida. L'uomo non deve dunque seguire in maniera irrazionale ogni suggestione fatta per suscitare dissensi, senza ricorrere ad un "Libro luminoso", come raccomanda il Corano: "Vi sono degli uomini che discutono di Dio senza conoscenza; essi seguono ogni demone ribelleVi sono degli uomini che discutono di Dio senza conoscenza, senza essere guidati da un Libro luminoso" (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 3 e 8). Per questo, nella nostra discussione, noi abbiamo fatto ricorso a due libri luminosi : La Bibbia e il Corano, affinch la nostra fede non sia costruita sulle sabbie mobili delle dicerie che ci rendono "preda di ogni demone ribelle"e fanatico. Noi vogliamo costruire la nostra fede sulla roccia della conoscenza e della certezza. Allora noi fioriremo, perch saremo esposti ai raggi che si sprigionano dalla sorgente divina e non sottomessi alle favole e a tradizioni solamente umane. Queste sono fatte per condannarci, dato che non hanno alcuna base nei "Libri luminosi". Per questo motivo quelle sono state una sconfitta e hanno prodotto gli amari frutti della divisione tra fratelli. L'Intenzione divina, al contrario, di riunire i credenti per mezzo di un'ispirazione unica, non di dividerli a causa di tradizioni che essa disapprova. "Signore fa fiorire il mio cuore "dice il Corano (XX; lettere T.H., 26). Il cuore fiorisce soltanto se si libera dal giogo di una fede superficiale, frutto di tradizioni incartapecorite. Se aspiriamo alla salvezza, dobbiamo spogliarci di questa fede malsana, per abbracciare la fede reale, quella costruita sulla conoscenza dei "Libri luminosi". Questa conoscenza sar la nostra guida nelle nostre discussioni sulle questioni divine.

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Per comprendere la vera spiritualit dell'Islam dobbiamo prendere coscienza dell'abisso immenso che separa il Corano dalla maggior parte dei musulmani. Questo abisso uguagliato soltanto da quello che separa la Bibbia dalla maggioranza degli ebrei e dei cristiani. I responsabili di questo fossato sono i seguaci delle tradizioni rituali e del culto, preoccupati di salvaguardare un'eredit religiosa umana e un culto materiale, invece del culto "in spirito e in verit" voluto da Dio. (Gv. 4, 24). Il profeta Maometto ha detto nelle sue "Nobili Discussioni": "Verr un tempo per gli uomini in cui non rester del Corano che il suo schema e dell'Islam che il suo nome. Questi si proclamano seguaci dell'Islam e sono i pi lontani da esso". Il defunto Sceicco Mohamad Abdu disse anche a questo proposito : "Ci che noi vediamo ora dell'Islam, non l'Islam. Hanno mantenuto, delle opere dell'Islam, solo un'apparenza di preghiere, di digiuno, di pellegrinaggio e poche parole deviate in parte dal loro senso. La gente arrivata al ristagno che ho menzionato a causa delle eresie e delle leggende che hanno intaccato la loro religione e che essi considerano come religione. Che Dio ci preservi da quella gente e dalle loro calunnie su Dio e sulla Sua religione, perch tutto ci che si rimprovera oggi ai musulmani non appartiene affatto all'Islam : qualche cosa di diverso che viene chiamato Islam." (Tradotto dal suo libro :"L'Islam e il Cristianesimo".) Il Cristo, parimenti, ha posto la domanda ai suoi apostoli, parlando della fede alla fine dei tempi: "Il Figlio dell'uomo, quando verr, trover la fede sulla terra?" (Lc 18, 8). Egli ci avverte che l'amore di Dio sparir dal cuore di molti uomini a causa dell'ingiustizia e dall'empiet che prevarranno alla fine dei tempi (Mt 24, 12). Per questo Egli mise in guardia i credenti dicendo: "Non dicendomi : Signore Signore che entrerete nel regno dei cieli, ma facendo la volont del Padre Mio che nei Cieli. Molti (falsi credenti) mi diranno in quel giorno (vedendomi in collera contro di loro) : "Signore, Signore, non forse in tuo nome che noi abbiamo profetizzato? In tuo nome che abbiamo cacciato i demoni? In tuo nome che abbiamo fatto tanti miracoli? Allora io dir loro in faccia : -Non vi ho mai conosciuti ; allontanatevi da me, voi che commettete iniquit-". (Mt 7, 21-22). L'Apostolo Paolo certifica anch'egli, nelle sue lettere "che alla fine dei tempi sopraggiungeranno dei momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, senza cuoreavranno l'apparenza della piet ma ne disprezzeranno la forza". (2 Tm 3,1-5). Cosi, l'Ispirazione divina ci mette dappertutto in guardia contro le pratiche vane e superficiali alle quali sono attaccati molti credenti. Questi culti illusori sono sterili agli occhi del Giudice divino che non accorda la sua misericordia a causa di tali atti d'ispirazione pagana, ma si lascia colpire dalla bont, dall'amore e dallo sforzo che ci vede compiere per arrivare a conoscere la verit e a praticare la giustizia. Nell'Ispirazione evangelica, l'indice rivelatore della fede alla fine dei tempi l'apparizione di una "Bestia" annunciata dall'apostolo Giovanni nel libro dell'Apocalisse. Questa "Bestia", cio "l'Anticristo", l'incarnazione delle forze del male e dell'ingiustizia nel mondo. Essa appare in Palestina, fino al cuore di Gerusalemme (Ap 11, 2 e 20, 7-9), dove essa raduna le sue armate e i suoi sudditi "per la guerra"non per la pace. L'indice rivelatore della fede il grado di entusiasmo usato per combattere questa Bestia. Pi la fede grande, pi si accresce il discernimento spirituale per riconoscere l'identit di questo mostro e s'intensifica l'impegno a combatterlo a morte. Per contro, una fede vacillante o assente conduce l'uomo a sottomettersi alla Bestia, dicendo, davanti alla sua

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apparente potenza :"Chi uguaglia la Bestia ? Chi pu lottare contro di lei?" (Ap 13, 4). L'ispirazione evangelica annuncia ai credenti la buona novella della loro vittoria sulla Bestia, l'Anticristo. Io ho rivelato e dimostrato nel mio libro "L'Apocalisse smaschera l'Anticristo" che l'entit israeliana questa "Bestia"che ha riunito le sue truppe sioniste dai quattro angoli della terraper la guerrain Palestina. Lo Stato d'Israele, questo prodotto artificiale formato di tanti pezzi, costruito sul delitto e sul sangue, simbolizza l'ingiustizia e il male. Esso va, per, verso la sua rovina. I veri credenti, oggi, sono quelli che discernono l'identit della Bestia dell'Apocalisse e comprendono che in essa s'incarna "il male assoluto", secondo l'espressione dell'Imam Musa Sard, che aggiunge: "Collaborare con Israele un peccato". Ai nostri giorni i credenti sono quelli che si sollevano contro il nemico di Dio, il sionista insediato in Palestina occupandone tutto il territorio e facendo traboccare la sua ingiustizia fino al Libano del sud. La Bestia apocalittica la misura temibile per mezzo della quale Dio esamina il cuore dei credenti, per condannare coloro che collaborano con essa e benedire eternamente i cuori nobili e coraggiosi che la combattono con fede. L'unit fra tutti i credenti si opera, oggi, per mezzo della loro unione contro lo Stato di Israele, il nemico di Dio e del Suo Messia, Ges di Nazareth. Il combattimento contro lo Stato di Israele equivale ad un nuovo battesimo. Anche l'ispirazione coranica ha annunciato l'apparizione di una "Bestia"alla fine dei tempi: "Quando la sentenza pronunciata su di loro (i non credenti) sar presso ad essere eseguita, noi faremo uscire dalla terra una bestia che grider : -In verit gli uomini non hanno creduto fermamente nei nostri miracoli- " (Corano XXVII ; La Formica, 84). Questa la "Bestia" dell'Apocalisse. Maometto ha annunciato nelle sue "Nobili Discussioni" l'apparizione dell'Anticristo in Palestina, "riversandovisi da ogni luogo", come fu il caso degli ebrei. Il Profeta prosegue dicendo che essi attraverseranno il lago di Tiberiade e che questi "ciarlatani" inganneranno molti credenti. I veri credenti li combatterranno e trionferanno su di loro. Io ho dimostrato nel mio libro "l'Anticristo nell'Islam", la relazione tra questo "messia ciarlatano" con l'entit di Israele, sostenendo i miei argomenti per mezzo delle "Nobili Discussioni" raccolte nell'opera dello Sceicco Sobhi Saleh "Mahnal el Waridin". Molte false dottrine si sono infiltrate nelle fila dei credenti come tradizioni ferme e indiscutibili. Fra queste figurano : a) la pretesa - alla quale credono numerosi cristiani- che il Corano contraddica il Vangelo, b) la pretesa - alla quale credono molti musulmani - che il Vangelo sia falsificato e che ci sia una contraddizione fra i quattro Vangeli. Certi Musulmani non prestano fede al Vangelo con il pretesto che stato scritto dopo l'Ascensione di Cristo. Ignorano che la potenza dell'ispirazione di Dio non si limita n alla presenza fisica del Messia nel mondo, n a un tempo o a un luogo preciso. Tutte queste idee dimostrano l'ingenuit e l'infantilismo della gente capace di credere a tali frottole. Noi abbiamo voluto in questo studio, entrare nel mondo dell'ispirazione per la porta del Corano. Attraverso di esso, siamo arrivati alla Bibbia. In tal modo abbiamo scoperto l'unit dell'ispirazione biblico- coranica. Per questa ragione non comprendiamo perch coloro che credono in uno di questi due Libri combattano coloro che credono nell'altro. E illogico accettare l'uno senza l'altro.

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Il Corano il testo arabo della Bibbia


La trappola nella quale sono caduti cristiani e musulmani l'idea che la religione del Corano si opponga a quella della Bibbia. Il Corano non responsabile di questo equivoco. Al contrario, si presenta come un riassunto del messaggio biblico, ispirato a Maometto in "lingua araba chiara", indirizzato agli abitanti dell'Arabia, perch essi non avevano avuto - come i popoli della Bibbia - dei messaggeri divini per istruirli. Il Corano dice : - "Il Corano una rivelazione del Sovrano dell'Universo. Lo Spirito fedele l'ha fatto discendere (dal cielo) nel tuo cuore (o Maometto), affinch tu fossi uno degli apostoli in lingua araba chiara. Esso (Il Corano) si trova nei Libri (la Bibbia) dei primi (ebrei e cristiani ) " (Corano XXVI; I Poeti, 192-196). Si deve notare che l'ispirazione coranica si trova gi nella Bibbia che precede il Corano. Il Corano dunque non differisce dalla Bibbia poich emanazione della Bibbia. Esso differisce dalla Bibbia solo per il fatto che stato rivelato in "lingua araba chiara". - "Cos, abbiamo rivelato in arabo una Saggezza" (CoranoXIII; Il Tuono, 37) - "Noi ti abbiamo rivelato un Libro (il Corano) in lingua araba affinch tu ammonisca la madre dei villaggi (la Mecca) e i suoi dintorni". (Corano XLII; Il Consiglio, 5 ). - "Esso (il Corano) la verit venuta dal tuo Signore, affinch tu avvertissi un popolo che non ha avuto profeti prima di te e perch sia guidato sulla strada giusta". (Corano XXXII; L'Adorazione, 2). A dispetto di questi versetti chiari, certi fanatici desiderosi di convertire l'umanit ad un Islam integralista si alzano per "difendere" il Corano, proclamando che non solo per gli Arabi, ma per il mondo intero. Dovrebbero piuttosto riferirsi ai testi coranici la cui ispirazione indirizzata agli Arabi della "Madre dei villaggi". Tuttavia, ma con uno spirito ben differente, noi sosteniamo che il Corano effettivamente una luce per il mondo intero, poich il suo messaggio non altro che il messaggio biblico. Ci risulta dal versetto citato prima : "Esso (Il Corano) si trova nei Libri dei primi" (Corano XXVI, I Poeti, 196). Maometto, come ogni profeta, fu inviato come guida universale, al di l di ogni confessione religiosa odierna. La parola "Corano", in arabo, significa lettura, essendo quel libro santo una "lettura" araba della Bibbia, il cui originale in ebraico (per l'Antico Testamento) e in greco (per il Nuovo Testamento). Gli Arabi dell'epoca di Maometto ignoravano queste due lingue ; giustificavano la loro ignoranza della Bibbia con il pretesto dell'incapacit di leggerla. Sostenevano anche, orgogliosamente, che se avessero potuto prendere conoscenza del messaggio biblico, sarebbero stati - per la loro intelligenza superiore - pi eruditi degli ebrei e dei cristiani. Per tagliare corto con questi argomenti, Dio, dunque, ispir il Corano "in lingua araba chiara", informandoli del contenuto del "Libro dei primi". Infatti Dio dice: "Non direte pi : -Due popoli (gli Ebrei e i Cristiani) hanno ricevuto le Scritture prima di noi e noi eravamo incapaci di studiarle-. Non direte pi : -Se ci avesse inviato un libro saremmo stati pi illuminati di loro-. Una dichiarazione evidente (il Corano) dunque venuta a voi da parte del vostro Signore. Essa la direttiva e la prova della misericordia divina. Chi pi malvagio di colui che considera menzogna i segni di Dio e distoglie la mente da essi ? Noi puniremo coloro che si allontanano dai nostri segni con un supplizio doloroso, perch si sono allontanati dai nostri segni " (Corano VI; Il Gregge, 157-158).
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I versetti del Corano - che una traduzione araba della Bibbia - sono stati "modellati"con precisione, seguendo lo stile e la mentalit araba per essere meglio compresi dagli Arabi: "E un Libro (il Corano) i cui versetti sono stati modellati (o esposti) per formare un Corano (una lettura) arabo per gli uomini che hanno intelligenza. Non ti vien detto niente (Maometto) che non fosse stato detto agli inviati (biblici) tuoi predecessoriSe avessimo fatto di questo Corano un libro scritto in una lingua straniera, essi (gli Arabi) avrebbero detto :-Se almeno i versetti di questo libro fossero modellati in lingua straniera ed anche in lingua araba!- (al fine di comprenderli). Devi dire dunque (agli Arabi) : -Esso (il Corano in arabo) un orientamento e un rimedio per coloro che credono-". (Corano XLI; Versetti Esposti Chiaramente, 2 e 43-44). Nello stesso modo in cui il Corano una lettura biblica modellata per gli Arabi, questa opera tradotta dall'arabo dall'autore mira a presentare all'occidente il messaggio coranico modellato secondo la mentalit occidentale. Il Corano, essendo una lettura della Bibbia, non aggiunge niente di nuovo o di contrario a questa, poich Dio non rivela a Maometto "niente che non sia gi stato detto agli inviati, suoi predecessori", come si vede nei versetti sopra. Il Corano, pero`, non contiene tutto il messaggio biblico, perch Dio dice a Maometto : "Prima di te, Noi abbiamo mandato degli apostoli. Ti abbiamo raccontato la storia di qualcuno di loro e di altri non ti abbiamo detto niente".(Corano XL; Il Credente, 78). Gli apostoli, che sono menzionati nel Corano, lo sono anche nella Bibbia. E per questo che ho detto che il Corano si presenta esso stesso come un' ispirazione riassunta della Bibbia e dunque non ne differisce nella sua essenza. Per questo, quando ai tempi di Maometto certi musulmani domandarono ad alcuni cristiani di farsi musulmani, essi risposero che erano gi musulmani prima del Corano; la parola "Musulmano", infatti, significa in arabo sottomesso a Dio : "Coloro ai quali abbiamo dato il Libro (la Bibbia) prima di esso (il Corano) ci credono; quando glielo leggono, dicono : -Ci crediamo! E la verit (che viene) dal nostro Signore. Noi eravamo musulmani prima della sua venuta- Costoro riceveranno una doppia ricompensa" (Corano XXVIII; La Storia, 52 e 54). Notare l'espressione: "Noi eravamo musulmani prima della sua venuta" che significa che quei cristiani non esitarono a dichiararsi musulmani, ossia sottomessi a Dio, prima della rivelazione del Corano. L'atteggiamento del Corano e di Maometto di concedere una "doppia ricompensa" a quei credenti che, senza rinunciare al cristianesimo, si riconoscevano senza riserva tanto musulmani quanto cristiani. La conclusione logica che deriva da questi versetti che l'Islam, nell'ottica del Corano, solo un altro nome del cristianesimo. Questo confermato dal Corano stesso : "Egli (Dio) vi ha prescelti e non vi ha imposto nella religione che vi ha dato, nulla di gravoso ; essa era la religione del padre vostro Abramo ; Egli vi ha chiamati Muslim gi in passato e qui (nel Corano), affinch lApostolo (Maometto) sia testimone contro di voi e voi siate testimoni contro gli altri uomini "(Corano XXII; Pellegrinaggio, 77/78). Facendo visita a una societ sedicente musulmana, io fui coinvolto in una discussione nel corso della quale dissi : "Io sono musulmano da prima del Corano". Uno degli integralisti presenti si adiro e disse : "Queste parole sono bestemmie !". Io risposi : "La differenza fra il Corano e voi che voi giudicate le mie parole bestemmie mentre il Corano, al contrario, mi benedice perch le ho dette e mi d una doppia ricompensa". Questo solo uno dei molteplici esempi vissuti negli

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ambienti cosiddetti cristiani e musulmani. Queste esperienze mi hanno insegnato a discernere fra la vera fede e il fanatismo religioso. In testimonianza dell'unit dell'Islam e del Cristianesimo, citiamo questi esempi: - Il Corano considera musulmani3 gli apostoli di Ges venuti al mondo sette secoli prima di esso: "E quando rivelai agli apostoli: "Credete in Me e nel mio Messaggero" (Ges), risposero: "Noi crediamo e sii pure testimone che noi siamo musulmani"" (Corano V; La Tavola, 111). - Abramo, venuto ventisette secoli prima del Corano, viene da esso considerato come musulmano: "Abramo non era n ebreo, n nazareno (cristiano), ma era un vero musulmano (sottomesso)" (Corano III; La famiglia d'Imran, 60). - Il profeta Maometto dice nel Corano: "Io sono il primo dei musulmani" (Corano VI; Il Gregge, 163). L'interpretazione ufficiale riportata dal commento "Al Jalalein"4 spiega che Maometto il primo musulmano fra gli Arabi. Il Corano consola il cuore di ogni credente con i versetti sopracitati della sura XXVIII; Il Racconto, rivelando l'apertura dei cristiani dell'epoca al Corano e la doppia benedizione elargita dal Corano ad essi. Dove trovare, oggi, in un mondo reso fanatico dai diversi culti e riti, una pari grandezza d'animo, dall'una e dall'altra parte? Se un cristiano osasse affermare di essere un musulmano prima del Corano, susciterebbe contro di s la collera di moltissimi cristiani e musulmani tradizionalisti. Qui si vede l'abisso fra il disegno originale di Dio e le tradizioni umane deviate. Il Corano dice agli Arabi : "Non fate controversie contro i popoli del Libro (La Bibbia) se non con il migliore (degli argomenti) a meno che essi non siano degli uomini ingiusti. Dite loro : Noi crediamo a ci che ci stato inviato (Il Corano) come a ci che vi stato inviato (La Bibbia). Il nostro Dio e il Vostro Dio Uno e noi gli siamo musulmani (sottomessi)", (Corano XXIX; Il Ragno, 45). Il musulmano deve dunque credere nella Bibbia. Si deve sforzare senza sosta e con cuore puro a scoprire "il migliore degli argomenti" per sostenere questa fede. questa "la Via Retta" (Corano I; La Aprente il Libro, 5). Cristiano e musulmano sono due appellativi di una stessa verit. Infatti, essere cristiano significa testimoniare che Ges veramente il Messia . Il Corano attesta la stessa cosa. Essere musulmano significa abbandonarsi a Dio : questa la disposizione che deve avere ogni cristiano. Noi ci meravigliamo del comportamento di certi Arabi che escludono la Bibbia e la mettono fuori dalle loro frontiere. Ignorano forse che il Corano li condanna? Il Corano non predica un'altra religione e non rivela un altro Dio diverso da Colui che ha ispirato la Bibbia. Chi capace di comprendere questa semplice verit compie un passo da gigante nella Via di Dio. Alcuni pensano che il Corano dispensi dalla Bibbia e arrivano fino a disprezzarla. Altri dicono che sufficente la Bibbia e disdegnano il Corano. Gli uni e gli altri hanno i loro argomenti e i loro pretesti. Tutti cadono cos nella trappola del razzismo religioso, disubbidendo cos agli ordini di Dio in tutti i suoi Libri ispirati. Il Corano non ha mai preteso di sostituirsi alla Scritture bibliche e anzi avvicina ad esse il lettore ebreo o cristiano: "D alla gente del Libro (la Bibbia): -Voi non vi appoggerete mai a niente di solido finch non obbedirete alla Torah e al Vangelo-" (Corano V; La Tavola, 72). Il Corano spinge anche gli Arabi a conoscere la Bibbia ; Dio dice a Maometto :
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Questa parola viene tradotta ora come "sottomesso" ora come "rassegnato" Linterpretazione del Corano "Al ufficialmente Jalalein" ammesso dal mondo arabo e musulmano come fa 9/67

"Tu non sapevi cosa fosse il Libro (la Bibbia) n la fede; Noi abbiamo fatto una sorgente di luce con l'aiuto della quale guidiamo coloro che fra i nostri servi ci piace guidare" (Corano XLII; Il Consiglio, 52). Nonostante la testimonianza pi volte ripetuta del Corano in favore della Bibbia, molti dotti musulmani hanno interpretato i versetti del Corano senza ricorrere alla Bibbia. Per questo motivo le loro interpretazioni sono estranee allo spirito e alla logica dell'ispirazione divina e portano i germi della discordia e della separazione fra i credenti. L'ispirazione coranica si trova nei "Libri dei primi" e per conseguenza non isolata dall' ispirazione biblica. Il profeta Maometto ignorava "la Bibbia e la fede", Dio perci gli rivel il Corano, per istruirlo nel messaggio biblico in lingua araba. Ogni persona che legge la Bibbia e il Corano con obiettivit, senza pregiudizi, si rende conto della parit dei due messaggi e delle due ispirazioni e crescer in saggezza e perspicacia. Certe storie raccontate nella Bibbia si ritrovano nel Corano e il Corano riporta unicamente storie bibliche, dalla Creazione fino alla fine dei tempi, passando da No, da Abramo, dalle dodici trib, dalla rottura dell'alleanza da parte degli ebrei al Messia Ges, figlio di Maria. Perch dunque allontanarsi da uno di questi due Libri, dato che la Bibbia dona un accrescimento di luce, rischiarando l'ispirazione coranica? Un gran numero di persone discutono di religione e vi si dedicano con entusiasmo, ma questo entusiasmo ignorante non rischiarato dal contenuto dei Libri ispirati. Essi, in tal modo, si smarriscono nelle trappole del fanatismo. Un atteggiamento come questo un abominio agli occhi di Dio e dei suoi profeti. Chi vuole discutere di religione deve saper prendere distanza e consultare la Bibbia e il Corano da vicino, prima di lanciarsi in un dialogo che i fanatici trasformano in sfida e battaglia. L'ispirazione divina, al contrario, comanda di discutere "per mezzo del migliore" degli argomenti e dei comportamenti. Quanti responsabili della religione calpestano questo comandamento del Corano, ignorando i Libri e tenendosi lontani dall'ispirazione con il pretesto di rispettarla? In tal modo essi seminano la discordia tra i fratelli credenti. Seguendo questa riflessione, noi comprendiamo l'essenza dell'Islam partendo dalla definizione che ne d il Corano. La spogliamo cos delle sovrastrutture tradizionaliste - aggiunte come parassiti lungo il corso dei secoli e degli eventi - che hanno sfigurato la purezza dei suoi tratti. Noi abbiamo perfettamente capito che agli occhi del Corano il musulmano "colui che volge la sua faccia verso Dio e opera il bene. Costui ha afferrato un'ansa saldissima" (Corano XXXI; Luqman, 21). Tale l'essenza dell'Islam coranico. Ora, questo il bene che si fa girando la faccia verso la Bibbia, perch Dio vi si trova come nel Corano. Felici gli uomini che si abbandonano a Dio, leggendo i suoi Libri, anche se questi uomini fossero credenti di qualsiasi religione: "Hanno afferrato un'ansa saldissima". Bisogna dar rilievo al seguente fatto : gli Arabi prima di Maometto erano nell'impossibilit di studiare la Bibbia perch era scritta in ebraico e in greco. Oggi la Bibbia tradotta in arabo e in altre lingue comprese dagli arabi (come l'inglese). Essi quindi non hanno pi scuse per ignorarla. Nello spirito di ci che fu detto alle genti della Bibbia, noi diciamo oggi alle genti del Corano : "Non vi appoggerete a niente di solido finch non osserverete la Torah e il Vangelo" perch senza di loro non afferrerete lo Spirito divino nel Corano (Corano V; La Tavola, 72).

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La pienezza dello spirito coranico non si pu comprendere senza ricorrere alla Bibbia, che la sua sorgente. Noi crediamo che il Giudaismo della Torah, il Cristianesimo del Vangelo e l'Islam del Corano hanno una sola e unica sorgente. Non esitiamo a proclamare la nostra fede nell'Islam e nel suo nobile profeta, Maometto. Noi gli siamo pure riconoscenti di avere fortificato la nostra testimonianza verso Dio, il Messia e il Vangelo. Con questo studio, vogliamo inculcare senza compromessi lo spirito di mutua comprensione e di armonia fra i veri credenti di tutte le confessioni, spiegando l'accordo totale che c' fra la Bibbia e il Corano. I miei compagni ed io stesso, ben coscienti delle difficolt e delle persecuzioni alle quali andremo incontro da parte dei fanatici delle diverse confessioni, abbiamo nondimeno giurato di andare avanti con pazienza e determinazione. Nel nome di Dio noi andiamo avanti, trascurando tutte le interpretazioni strozzate e stiracchiate dei creatori di disordine. Ci siamo sforzati instancabilmente di trovare "il migliore degli argomenti" e non lo perderemo di vista, perch vogliamo soddisfare solo Dio e la nostra coscienza, camminando cos in questa "Via Retta" della salvezza spirituale. I credenti di tutte le confessioni che giungeranno a liberarsi di tutti i pregiudizi verso i Libri santi, scopriranno con gioia che sono figli di uno stesso Dio, che sono fratelli e amici, dopo aver creduto per tanto tempo di essere nemici mortali.

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CAPITOLO I
I principi dello studio
Il nostro studio sull'Ispirazione divina fondato sui seguenti principi immutabili: 1. 2. 3. 4. Il ritorno al testo coranico stesso. La ricerca del senso spirituale del testo. La pedagogia divina dell'ispirazione. L'unit dell'ispirazione.

Rispettando questi principi nello studio dell'ispirazione biblico-coranica, giungeremo a comprendere l'Intenzione divina per scoprire finalmente l'unit delle due ispirazioni.

1. Il ritorno al testo coranico.


Dio esige dai credenti la prudenza nella ricerca della verit spirituale. Egli domanda loro di appoggiarsi sempre sui libri ispirati e di ignorare le dicerie propagate dai creatori di disordini. Dio ci mette in guardia dicendo : "Vi sono degli uomini che discutono di Dio senza averne conoscenza, senza aver ricevuto nessuna direttiva, senza essere guidati da un Libro luminoso" (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 8 ). Il Libro luminoso al quale noi siamo ricorsi per comprendere lo spirito del Corano il Corano stesso; noi confermiamo i nostri argomenti per mezzo di quel Libro ispirato e per mezzo della Bibbia, allo scopo di manifestare l'unit che esiste fra i Libri ispirati. E noi di proposito non prestiamo nessuna attenzione alla vane proteste di coloro che si compiacciono di controversie superficiali, risparmiando cos il loro tempo e il nostro. Questa necessit di ricorrere a un Libro luminoso fu sentita dagli stessi apostoli del Messia, per convincere gli ebrei che Ges era veramente il Messia annunciato dai profeti dell'Antico Testamento. Infatti, l'ispirazione evangelica dice che gli ebrei che hanno creduto al Messia hanno : " accolto la Parola (annunciata dagli apostoli) con gioia, e scrutavano quotidianamente ci che era stato scritto nei Libri, allo scopo di assicurarsi dell'esattezza di ci che udivano". (At 17,11). Il Messia aveva agito nello stesso modo con i suoi Apostoli dopo la sua resurrezione : " Egli spiego loro, in tutte le Scritture, cominciando da Mos e passando per tutti i profeti, cio che si riferiva a Lui." (Lc 24,27). Il credente avveduto deve dunque costantemente riferirsi ai Libri luminosi se cerca una direzione sicura, per fondare la sua fede sulla conoscenza, secondo l'esempio degli apostoli, suoi predecessori.

2. La ricerca del senso spirituale del testo


Dio ci ha comandato di cercare sempre il senso spirituale dei testi ispirati e ci ha messo in guardia contro il trabocchetto dell'interpretazione letterale e ristretta, che fa deviare dall'Intenzione divina. L' ispirazione divina ha lo scopo di infiammare i nostri cuori e stimolare il nostro interesse per la vita spirituale eterna, che supera oltre misura la vita corporale. Per questo il Corano, dopo il

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Vangelo e la Torah, ci incita a diventare sensibili e ad aderire allo spirito attraverso la lettera. Il Corano dice : "Vi sono alcuni che servono Dio, ma alla lettera. Se tocca loro un bene, prendono coraggio, ma se tocca un male, cadono faccia a terra, perdendo questo mondo e l'altro. Ecco manifestamente i perdenti " (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 11). Ritroviamo il medesimo avvertimento nel Vangelo in uno stile differente : "La lettera uccide, lo Spirito vivifica." (2 Corinzi 3,6). Il Messia ci raccomanda di non capire l'ispirazione alla lettera e di non attardarci sul senso letterale, ma di elevarci verso l'Intenzione divina che si manifesta nelle parole profetiche, dicendo : "E lo Spirito che vivifica, la carne non serve a niente. Le Parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita ". (Gv 6, 63). Anche l'Antico Testamento ci invita a superare la lettera per raggiungere lo Spirito. Citiamo come esempio la circoncisione e il digiuno. Il profeta Geremia (VI secolo AC) disse : "Circoncidetevi per Jahv, tagliatevi il prepuzio del vostro cuore" (Ger 4, 4). Questo grande profeta aveva, dunque, capito che l'Intenzione divina nella circoncisione intendeva la purificazione del cuore, non l'asportazione del prepuzio : un atto spirituale, non fisico, per lavare l'anima dai pensieri e dalle tendenze impure. E perci che S. Paolo dice, sempre su questo argomento : "La circoncisione non significa niente, niente pi della non- circoncisione; quello che conta, osservare i comandamenti di Dio " (1 Cor 7,19). In effetti, coloro che osservano i comandamenti di Dio sono stati "circoncisi" con una circoncisione, non per mano di un uomo, ma che si esplica nell'intero spogliarsi del corpo carnale" (Col 2, 11). Tale la circoncisione spirituale per mano di Dio, per purificare l'anima con il pentimento e la grazia. Questa non pu essere paragonata alla circoncisione fisica, fatta da mano d'uomo, incapace di lavare l'anima dalle sozzure. La circoncisione, il digiuno, i sacrifici, il pellegrinaggio etc sono tutti dei simboli "allegorici" che evocano delle realt spirituali; fanno parte delle "allegorie" che devono essere interpretate spiritualmente, non letteralmente, come continuano a fare "quelli che hanno tendenza all'errore nel loro cuore, si attaccheranno alle allegorie per seminare la discordia e per il desiderio di interpretarli; ma Dio solo ne conosce l'interpretazione. Gli uomini consolidati nella scienza, diranno : -Noi crediamo, tutto ci che esso racchiude viene da Dio. Solo gli uomini sensati riflettono-" (Corano III; Famiglia d'Imran, 5). Il Corano rivela che l'interpretazione delle "allegorie" conosciuta solo da Dio. Come dunque alcuni osano interpretarle in una maniera e in uno stile che suscitano la zizzania e la divisione tra fratelli? Noi per non presentiamo un' interpretazione personale ma abbiamo fatto ricorso alla Parola di Dio nella Bibbia, e particolarmente nei libri del Vangelo. L abbiamo trovato l'interpretazione di Dio stesso concernenti le "allegorie" e ci dalla sua stessa "Parola deposta in Maria" (Corano IV; Le Donne, 169). La parola di Dio s'incarn in Lei per illuminare il mondo riguardo all'intenzione di Dio nella sua ispirazione. Questa Parola benedetta non sbaglia mai, supera e confonde ogni interpretazione umana. Solo "gli uomini sensati che riflettono", che sono aperti liberamente e senza costrizioni sull'insieme dell'ispirazione biblico-coranica, perverranno a istruirsi di questa Parola Divina. Tutti coloro che sono caduti nelle reti del fanatismo possono liberarsi di questa schiavit infernale se si lasciano guidare dalla Parola totale di Dio. Eviteranno cos il giudizio severo di Dio e glorificheranno allora la sua santa ispirazione biblico-coranica ripetendo con il Corano: "Ci crediamo, tutto ci che esso racchiude viene da Dio". Quanto al digiuno, il profeta Isaia (VIII secolo A.C.) l'aveva da tempo spiegato dicendo che l'Intenzione divina non mirava al bere e al mangiare, ma alle opere di giustizia. "Voi non sapete qual il digiuno che mi gradito? Oracolo del Signore Jahv ! Rompere le catene ingiuste, sciogliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare tutti i gioghi, dividere il tuo
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pane con l'affamato, accogliere i poveri senza tetto, vestire colui che vedi nudo e non allontanarti davanti a colui che carne della tua carne " (Is 58, 6-7). S, in effetti noi crediamo che il vero digiuno sia trattenere la lingua dalle parole vane, dalle calunnie che portano danno agli uomini; astenersi dal divorare i beni altrui. Questo il nutrimento dal quale bisogna astenersi, come aveva detto il Messia : "Ascoltate e comprendete : non ci che entra nella bocca a rendere l'uomo impuro, ma ci che esce dalla bocca e proviene dal cuore; questo rende l'uomo impuro. Dal cuore infatti, vengono disegni malvagi, omicidi, adulteri, stravizi, furti, false testimonianze, diffamazioni. Ecco le cose che rendono l'uomo inpuro. " (Mt 15, 10-20.) Il Corano, ispirato per confermare il Vangelo, conferma queste parole sconvolgenti del Messia. Infatti, nella sura della Famiglia d'Imran sono riportate le parole del Messia indirizzate agli ebrei: " Io sono venuto a voi con un Segno del vostro Signoreche conferma cio che si trova nella Torah e per rendervi lecito una parte di cio che vi era stato interdetto". ( Corano III; La Famiglia d'Imran, 44). I discepoli di Dio capirono che nessun cibo vietato n considerato impuro da Dio. La Torah e il Corano menzionano questi divieti solo per preparare al concetto del puro e dell'impuro nelle azioni e nei comportamenti umani, indirizzandosi a degli uomini che ignoravano Dio, il bene e il male. Per questa ragione, Dio ritorna su questo soggetto e chiarisce la sua intenzione sul puro e sull'impuro nella sura La Tavola, spiegando che: "Oggi, vi sono permesse le buone cose, il cibo di coloro a cui stato dato il Libro ( la Bibbia) lecito anche a voi, come i vostri alimenti sono leciti anche ad essi ". ( Corano V; La Tavola, 5). Dio conferma ancora questa Sua intenzione pi avanti nella stessa sura: " O voi che credete, non dichiarate proibito il cibo buono di cui Dio vi ha permesso luso. Non divenite trasgressori. Dio non ama i trasgressori. Mangiate cio che Dio vi ha concesso come lecito e buono" ( Corano V; La Tavola, 89-90). Bisogna costatare che questo comandamento si indirizza a coloro che credono, "O voi che credete", e non ai non credenti che trasgrediscono la volont di Dio, non praticandolo. Siamo di quelli che credono alle parole del Messia che ha dichiarato " lecito una parte di ci che era proibito" del cibo, come spiegato prima. Non siamo dei trasgressori. Noi crediamo anche in Maometto, il suo compagno di missione celeste, che fu inviato per confermare il Vangelo e le parole del Messia che vi si trovano. In virt di questa fede che la nostra, siamo decisi a non vietare ci che Dio dichiara lecito, perch Dio dice ancora nella sura La Tavola: " Non vi alcuna colpa per quelli che credono e fanno opere buone riguardo a cibi che abbiano preso, quando temono Dio, credono e praticano le opere buone..." ( Corano V ; La Tavola, 94). Fare il bene! E questo il puro che Dio prescrive. Fare il male! Ecco l'impuro che Dio proibisce. Cos nella sura VI; I Greggi, Dio chiede a Maometto di dire: " Venite, perch io reciti a voi cio che il vostro Signore vi ha proibito : non associate a Lui altri dei...Allontanatevi dai peccati abominevoliNon uccidete nessuno ingiustamente ; Dio ve lo ha proibitoEcco cio che Dio vi ha ordinato : non toccate le sostanze dellorfanoDate la misura esatta e il peso secondo giustiziaQuando pronunciate un giudizio siate giusti ; cio Dio vi comanda perch voi riflettiate. Sappiate che questo la mia Via Retta ; seguitela e non seguite altre vie" ( Corano VI; Il Gregge, 151-153).

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Da notare che non una questione di cibo puro e impuro in queste prescrizione divine della Via Retta. Bisogna dunque attualmente superare queste proibizioni culinarie e materiali, per mettere in pratica ci che il Messia dice nel Vangelo di Matteo e nella sura La Famiglia d'Imran. Solo un cuore maturato nella sana fede all'ascolto delle direttive di Dio giunge a liberarsi per lanciarsi nella "Via Retta" prescritta dal Corano. L'ispirazione coranica sottolinea anche che il digiuno consiste nell'astenersi dall'ascoltare discorsi menzogneri e dal divorare il denaro degli altri: "Coloro che Dio non avr purificato nel cuore saranno coperti d'obrobrio in questo mondo e soffriranno nell'altro un castigo terribile: Gli ascoltatori di menzogne e i divoratori del denaro illecito" (Corano V ; La Tavola, 40 e 46). Dio dice anche nel suo Libro Santo : "Non consumate fra voi le vostre sostanze in cose vane, n offritele ai giudici per appropiarveli e consumare parte delle sostanze degli altri ingiustamente, sapendo il peccato che commettete " (Corano II; La Vacca, 184). Da questi versetti appare chiaro che la purificazione voluta quella del cuore e il digiuno appare come il dovere di astenersi dall'ascoltare le menzogne e dal "mangiare" il denaro ingiustamente senza mai saziarsi e non di astenersi dal mangiare dei cibi materiali per un tempo limitato. Mos ha dato agli ebrei una legge, la Torah. Certuni testardi insistono anche ai nostri tempi a considerare questa legge alla lettera, rifiutando di aprirsi all'Intenzione divina. Questa preclusione li ha isolati da Dio ed il motivo principale del rifiuto di Ges come Messia da parte degli ebrei. Essi attendevano un Messia guerriero, un politico autoritario e un economista geniale. Invece il Messia venuto a parlare di pentimento, d'amore verso gli altri e non di combattimento armato, del disprezzo delle richezze, non della loro importanza. Inoltre ha spiegato il concetto spirituale dell'abluzione (purificazione fisica per mezzo dell'acqua), del digiuno, del riposo del sabato e della legge mosaica in generale. I giudei fanatici, per, si sono aggrappati alla lettera alla legge e non al suo spirito e perci hanno rifiutato di riconoscere quel Messia che li invitava a lavarsi alla sorgente delle acque spirituali, non materiali, ossia alle sorgenti del pentimento, le sole capaci di purificare il cuore dalle impurit reali. Ecco perch Dio ci invita, nel Corano, a un esame serio di coscienza. Questo giustifica o condanna ciascuno di noi. E riportato nella sura di Giona: " D loro : -Avete visto i beni che Dio ha fatto scendere sopra di voi ? Voi ne avete dichiarato alcuni leciti e altri illeciti-. D :-E Dio che vi ha permesso di dire queste cose o voi invece avete inventato questa menzogna contro Dio ? Cosa penseranno quelli che inventano le menzogne contro Dio il giorno della Resurrezione ? Dio dona grazie agli uomini, ma la maggior parte di essi non gli riconoscente." ( Corano X; Giona, 60-61). Questi versetti sconvolgenti rivelano che stato l'uomo, nella sua sciocchezza, che ha distinto "contro Dio", il permesso e il proibito. Quale sar la risposta di ognuno di noi a questa domanda fatta dal Corano ? E Dio che distingue fra ci che permesso e ci che proibito nei beni che Egli stesso ci dispensa o e lo spirito costretto dei cattivi credenti che attribuiscono questa menzogna a Dio? D'altronde e in ogni maniera, il Corano rivela che Dio libero di cancellare ci che Egli vuole nei Libri rivelati: " Un libro fu mandato per ogni epoca ben determinata. Dio cancella o conferma cio che Egli vuole. La madre del Libro si trova presso di Lui" .( Corano XIII; Il Tuono, 38-39.)

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Cos, abbiamo visto che il Messia ha dichiarato "mondi tutti gli alimenti" ( Mc 7,19). In seguito Dio, riferendosi a tutti gli animali, ripet a Pietro tre volte: "Ci che Dio ha purificato, tu, non chiamarlo pi profano" ( Att 10,15-16). Anche Paolo ha chiarito la questione sul puro e sull'impuro dicendo : " Non distruggere l'opera di Dio, per una questione di cibo. Tutto puro, sicuramente". ( Ro 14,21). Conferma ancora questa verit al suo discepolo Tito : "Tutto puro per i puri, ma per i contaminati e gli infedeli nulla puro, sono contaminate la loro mente e la loro coscienza. Dichiarano di conoscere Dio, ma Lo rinnegano con i fatti " ( Ti 1,15-16). Il conflitto fra l'interpretazione letterale e quella spirituale permanente. Dio non ci domanda di avere semplicemente fede nella Sua ispirazione, ma buona fede : cio quella che si sottomette alla Sua Intenzione. Dio spirito e desidera l'elevazione del nostro spirito. Senza ci noi non potremmo mai, qualsiasi cosa facessimo per purificare il corpo, elevarci verso Dio. L'abluzione fisica fa parte delle "allegorie" e non che il simbolo della necessit di una purificazione spirituale, ma incapace di produrla. Questa purificazione si ottiene tramite la fede e le opere buone. I credenti che cercano il senso spirituale dell'ispirazione raggiungeranno il sommo della vita spirituale; al contrario, coloro che si attaccano al significato letterale sono dei nani che "cadono a faccia in gi perdendo questo mondo e l'eternit." (Corano XXII; Il pellegrinaggio, 11). Come fa, dunque, il credente attaccato al significato letterale a non cadere "a faccia in gi ", confuso e sconvolto, quando due frasi della medesima ispirazione sono contradditorie?. In verit questa contraddizione solo apparente e resta sul piano letterale, ma questi stessi testi concordano sul piano spirituale e nell'Intenzione di Dio. Cos, elevarsi verso l'intenzione spirituale una necessit di salvezza, senza la quale si sommersi nella palude del significato letterale, impantanandosi nel fanatismo e nell'ignoranza, come il caso, ahim, di molta gente. Questa necessit di elevarsi verso l'Intenzione divina e il senso spirituale dei testi appare, in due passaggi sulla creazione, in apparenza dissimili : "Egli ha creato il cielo e la terra e tutto quanto si trova in essi nello spazio di sei giorni; poi si sedette sul Suo Trono." (Corano XXV; La Furquan, 60) (Furquan=Rivelazione) Qui si parla di una creazione in sei giorni. In un altro capitolo troviamo : "D loro : -Non credete voi in Colui che ha creato la terra in due giorni -". (Corano XLI; Versetti Esposti Chiaramente, 8). Le interpretazioni che si sforzano di conciliare la creazione in sei giorni con quella in due giorni sono comiche e fantasiose. Aggrovigliando vani ragionamenti sono oscure e non riescono a convincere l'uomo riflessivo, dotato di una mentalit matura e accorta. Si allontanano, cos, certamente dall'Intenzione di Dio nella Sua ispirazione. Anche nell'Antico Testamento si trovano due storie sulla creazione. Il primo racconto parla della creazione in sei giorni, dove Dio cre Adamo ed Eva il sesto giorno, dopo aver creato gli animali e le piante (Genesi 1). Il secondo racconto dice esattamente il contrario : Dio cre Adamo da principio e lo pose nel paradiso da solo, poi cre il resto degli animali e infine cre Eva da una costola di Adamo. Il racconto non fa menzione di nessun numero di giorni per la creazione (Gn 2). Dunque, c' contraddizione nell'ispirazione? No ! L'Ispirazione divina non si contraddice mai. Noi dobbiamo comprendere che Dio, per mezzo di questi racconti, vuole semplicemente rivelare all'uomo politeista l'esistenza di un Creatore unico. Questa semplice verit, da sola ha suscitato l'odio contro coloro che l'hanno predicata. Lo scopo dei testi, pero, di rivelare all'uomo la conoscenza dellunico Creatore e di mettere fine alla vana adorazione di idoli e al culto verso i molteplici dei della mitologia.

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Questo Dio unico, ci invita con la diversit dei racconti sulla creazione e le loro differenze letterali, a oltrepassare la lettera e ad elevarsi per raggiungere lo Spirito. L'importante non sapere come fu creato l'universo, ma sapere che c' un solo Dio creatore da adorare. Non si tratta di soddisfare una curiosit scientifica, ricercando nei testi sacri delle verit di ordine numerico (numero di giorni della creazione ecc) e temporale, ma di comprendere il messaggio spirituale: l'esistenza di un Dio unico e del modo di adorarLo. E proprio questo che l'ispirazione ci rivela.

3. La pedagogia divina nell'ispirazione.


Dio, come un padre verso i suoi figli, ha sempre fatto ricorso alla pedagogia nell'ispirazione per guidare i credenti, conducendoli gradualmente dal punto in cui si trovano fino alla maturit psicologica e spirituale dove Egli li vuole. Ogni credente accorto e perspicace constata che nel Corano Dio usa una pedagogia verso gli Arabi del VII secolo D.C. Questa stessa pedagogia fu applicata da Dio agli ebrei e ai cristiani nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Gli Arabi della penisola araba non conoscevano la vita spirituale a causa della loro ignoranza sulle verit divine rivelate. Prima dell'apparizione del profeta Maometto, essi adoravano a La Mecca pi di 360 idoli riuniti nella Qaba, monumento cubico che contiene la "Pietra Nera ", che gli Arabi credono discesa dal Cielo. Questi dei della mitologia araba mangiavano, si sposavano tra di loro e procreavano. Gli Arabi credevano dunque in una mitologia paragonabile a quella dei Greci prima della penetrazione del Cristianesimo in Europa. Non era possibile dare agli Arabi la pienezza della luce in un solo momento, a causa della loro lontananza totale dalla Verit divina. Nello stesso modo non possibile all'occhio umano, che sia rimasto per lungo tempo al buio, di aprirsi subito alla luce del sole senza esserne abbagliato, ossia accecato. Analogamente, occorreva dare gradualmente la Luce divina a costoro, che erano rimasti per tanto tempo nelle tenebre. Dio, secondo la sua abitudine, agisce con saggezza per rivelarsi agli Arabi, non solo "in lingua araba chiara," ma anche progressivamente. Fa come il maestro che istruisce il suo allievo a scuola, guidandolo attraverso le elementari e le medie fino al diploma di scuola superiore. Il Creatore aveva seguito questo stesso metodo con Abramo, Mos e gli ebrei della Torah, poi con i cristiani nel Vangelo, rivelando a poco a poco l'essenza del suo Essere unico e spirituale. Questa pedagogia si ritrova nel Corano, dove Dio rivela agli Arabi le verit bibliche con una finezza e una delicatezza infinite, come un padre che educhi suo figlio verso la maturit. Per spiegare questo, esporremo due esempi della pedagogia divina, uno sui sacrifici degli animali e l'altro sul matrimonio. I sacrifici Al tempo di Mos, gli ebrei erano corrotti in Egitto dall'idolatria. Adoravano gli dei egiziani e offrivano loro sacrifici su sacrifici. Per allontanarli da queste pratiche pagane alle quali si erano abituati durante pi di quattro secoli e per riavvicinarli gradatamente al Dio unico, Mos, nella Torah, diede loro un culto che consisteva in sacrifici fatti non agli dei egiziani, ma al Dio unico che essi avevano dimenticato. Lo scopo di questi sacrifici non era di accontentare Dio, ma di allontanare i giudei dall'adorazione degli idoli. Fu il primo che doveva avvicinarli alla vera adorazione.
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Mos non era capace n di annullare bruscamente e definitivamente la pratica dei sacrifici, n di convincere gli ebrei della loro incapacit ad ottenere la misericordia divina. Essi, a quei tempi, non potevano comprendere l'essenza del pentimento, che consiste nell'avvicinarsi a Dio col perdono e non con i sacrifici. Il secondo passo ebbe luogo pi di cinque secoli dopo la partenza degli ebrei, quando Dio ispir ai suoi profeti la vanit dei sacrifici e degli olocausti di animali, dichiarando che l'unico sacrificio gradito quello spirituale. La vera offerta che gradita a Dio un'anima pentita che si rassegna interamente alla Volont divina. Davide, il re profeta, si rivolge cos a Dio nel Salmo 51 (50): "Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la Tua lode; perch non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi" (Sal 51(50), 17-19). In un altro Salmo Dio dice ancora: "Manger forse la carne dei tori, berr forse il sangue dei capri? Offri a Dio un sacrificio di lode e sciogli all' Altissimo i tuoi voti; invocami nel giorno della sventura: ti salver e tu mi darai gloria" (Sal 50 (49), 13-15). Nella Bibbia, Dio dichiar per mezzo del profeta Geremia (VI secolo A.C) che Egli non aveva mai preteso sacrifici e olocausti, ma che desiderava che si seguissero i Suoi comandamenti. Infatti, Geremia cos dice agli ebrei : "Cos parla Yahv Sabaoth, il Dio di Israele : Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne ! Perch Io non ho detto niente, n prescritto nulla ai vostri padri, quando Io li feci uscire dall'Egitto, riguardo all'olocausto e al sacrificio. Ecco invece quello che ho ordinato loro : Ascoltate la mia voce e allora Io sar il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Seguite in tutto la via che Io vi prescrissi per la vostra felicit." (Gr 7,21-23). Anche il profeta Michea, nel secolo VIII A.C aveva denunciato la vanit dei sacrifici dicendo : "Ti hanno fatto sapere, o uomo, ci che bene, ci che Dio reclama da te : niente altro che di compiere azioni secondo giustizia, amare con tenerezza e camminare umilmente col tuo Dio" (Mi 6,6-8) Il Corano a sua volta ci invita a superare i sacrifici di animali e a comprendere la reale Intenzione di Dio: parlando dei sacrifici, dice: "Dio non si commuove n per la loro carne, n per il loro sangue, ma si commuove per la vostra devozione" (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 38)

A dispetto di ci, vediamo i "credenti" accorere a milioni versi quei luoghi di pellegrinaggio dove sono offerti un numero incalcolabile di montoni e d'altri animali a Dio che non commosso "n per la loro carne, n per il loro sangue". Questo costume pi di natura sociale, che non spirituale e mira molto spesso a soddisfare una societ ipocrita che disprezza ogni vera religiosit nella vita quotidiana. Il matrimonio Il matrimonio poligamico, presso gli Arabi dell'antichit era anarchico, allo stesso modo del divorzio. Dominato dal capriccio degli uomini e dai loro istinti, il matrimonio esponeva la donna alla pi grande insicurezza ed a molti pericoli, poich il divorzio era libero, la donna non riceveva nessuna indennit. Il ruolo indegno della donna negli Harem dell'Oriente arabo antico, non necessita di commento.

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Il Corano, in una prima tappa, riduce il numero delle mogli e mette una legge sul divorzio, in virt della quale l'uomo deve risarcire la donna divorziata. Il matrimonio limitato a quattro mogli legittime, a condizione tuttavia che il marito sappia essere giusto verso di loro, diversamente, ne deve sposare una sola. Qui appare la pedagogia divina, perch la limitazione del matrimonio in s una grande evoluzione per l'uomo arabo di quel tempo, evoluzione attraverso la quale erano gi passati i popoli della Bibbia. Il Corano dice : "Se voi temete d'essere ingiusti verso gli orfani, sposate poche donne: due, tre o quattro; ma se temete di essere (ingiusti verso di loro) sposatene una sola e assegnate alle donne (mogli) le loro doti di buon grado" (Corano IV; Le Donne, 3-4) Si noti che il primo versetto comincia con l'attirare l'attenzione sugli orfani, aprendo cos una via verso l'altruismo. Poi, parlando del matrimonio, il Corano non solo lo limita, ma impone altres all'uomo una dote da dare ad ogni sposa. Da una parte, questo fatto non incoraggia la poligamia, dallaltra innalza la posizione della donna esigendo che la dote la dia il marito, non la moglie, come si faceva da lungo tempo, anche nell'occidente cristiano. Il Corano permette alle mogli di rinunciare liberamente a questa dote, in favore del marito: "Assegnate alle donne le loro doti di buon grado e se esse preferiscono lasciarvene una parte, disponetene comodamente a vostro agio" (Corano IV; Le Donne, 4) Dopo aver limitato il matrimonio, il Corano raccomanda la monogamia. Riprendendo pi tardi lo stesso soggetto, esso presenta la monogamia come il solo mezzo per evitare ogni ingiustizia verso le mogli: "Voi non riuscirete mai ad essere giusti verso le vostre mogli, neanche se ci state attenti." (Corano IV; Le Donne, 128). E chiaro che Dio, con questo versetto, invita l'uomo alla monogamia. Dopo averlo progressivamente condotto dall'unione senza regola con la donna, passando attraverso il matrimonio condizionato all'uguaglianza verso le quattro mogli, Dio alla fine gli prescrive la monogamia perch non riuscir mai ad essere giusto verso pi mogli, "neanche se ci sta attento". Ogni credente sincero, che cerca di soddisfare Dio, e non i propri desideri, comprender questa pedagogia divina, se maturo nella fede. Cos, vediamo con quanta finezza e delicatezza il Creatore introduce la monogamia nella mentalit degli Arabi. Tuttavia, la prima impressione, che resta ancora predominante in molti musulmani, che la poligamia sia permessa dal Corano. In verit, solo tollerata, finch gli uomini non raggiungano una certa maturit psicologica e spirituale. Dio concede cos all'uomo, questa creatura ch'Egli sa tanto fragile, il tempo sufficiente di comprendere, con l'esperienza, l'importanza della monogamia nella vita spirituale e temporale. Osservando la societ araba moderna, constatiamo la riuscita del piano pedagogico di Dio nella pratica della monogamia. La grande maggioranza degli Arabi, oggi, ha una moglie sola e la poligamia biasimata. Parimenti, il divorzio disprezzato nella maggior parte delle famiglie arabe e costituisce in generale l'ultimo rimedio nei casi molto gravi e seri. Grande la differenza fra la societ islamica d'oggi e la societ preislamica, dopo il passaggio del soffio vivificante del Corano. Anche il Vangelo, adotta la stessa posizione pedagogica verso il matrimonio e il divorzio: i farisei che praticavano liberamente il divorzio, interrogarono il Messia a questo proposito, per metterlo alla prova: "E`permesso ripudiare (divorziare) la moglie per qualche motivo? Egli rispose : -Non avete letto che il Creatore, fin dal principio, li cre uomo e donna- e disse : -cos dunque l'uomo abbandoner suo padre e sua madre per vivere con sua moglie e saranno due in una sola carne? Cos essi non sono pi due, ma una sola carne. Ebbene ci che Dio ha unito, l'uomo
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non lo deve separare-. -Perch dunque-, gli chiesero, -Mos ha prescritto di dare alla moglie un atto di divorzio, quando la si ripudia?- E, rispose loro, - per la durezza del vostro cuore che Mos vi ha permesso di ripudiare le vostre moglie, ma in origine non fu cos " (Mt 19, 3-8 ). Bisogna sottolineare l' atteggiamento infastidito degli apostoli quando ascoltarono queste parole. Essi dissero : "Se questa la condizione dell'uomo verso la donna, non conviene sposarsi. Egli rispose: Non tutti comprendono questo linguaggio, ma solamente coloro ai quali concesso. Vi sono infatti degli eunuchi che sono nati cos dal seno della madre, degli eunuchi che sono divenuti tali per opera dell'uomo e degli eunuchi che si sono resi tali in vista del Regno dei Cieli. Comprenda chi puo comprendere !" (Mt 19, 10-12). Da questa storia risultano due fatti importanti: il primo che fu Mos a permettere di dare latto di divorzio, non Dio. Mos autorizz questo come un passo pedagogico, una concessione temporanea, a causa dell'immaturit psicologica degli uomini di quel tempo, concessione che bisognava superare, pi tardi, per ritornare allo stato d'origine come fu voluto da Dio e come l'ha spiegato il Messia. Gli ebrei si attaccarono al senso letterale, rifiutando di elevarsi fino all'Intenzione divina. Il secondo fatto da ricordare che il Messia, partendo dal discorso sul divorzio e sul matrimonio, arrivato pi lontano, lodando la castit di coloro "che si sono resi eunuchi da soli per possedere il Regno di Dio". Questa espressione non implica un' operazione chirurgica n un celibato perpetuo, ma un matrimonio improntato su sentimenti profondi e spirituali. Non si tratta pi di appagare gli istinti puramente sessuali, ma di dominarli, fino all'incontro con il compagno o la compagna scelti da Dio. Essi si fanno cos spiritualmente "eunuchi", che significa casti e fedeli nel matrimonio unico per tutta la vita. Anche il Corano parla di castit quando dice : "Coloro che non possono trovare un coniuge, vivano nella continenza finch Dio non li benefichi col suo favore (mandando lo sposo o la sposa)" (Corano XXIV; La Luce, 33). Gli Arabi, al tempo dell'anarchia, disprezzavano la continenza e la castit prematrimoniale. Questa virt era ignorata, ossia disprezzata al punto che quelli che la praticavano erano accusati di mancanza di virilit, come succede ancora oggi nei paesi cosiddetti cristiani. Gli insegnamenti coranici hanno portato buoni frutti nei cuori di molti Arabi. Il Corano l'ispiratore dell'evoluzione della societ islamica, anche se alcuni dei suoi insegnamenti sono rimasti infruttuosi presso parecchi musulmani che si sono chiusi al vero spirito coranico. Ugualmente, il Vangelo non ha portato i suoi frutti nel cuore dei molti cristiani che disprezzavano la castit e la santit del matrimonio.

4. L'unit dell'ispirazione.
L'ispirazione nella Bibbia e nel Corano unica. Essa proviene da un solo Dio che si rivelato Egli stesso, manifestando la sua esistenza nei Libri dell'Antico e del Nuovo Testamento e nel Corano. E ci che il Corano afferma, dicendo al popolo della Bibbia: "Il nostro Dio e il vostro Dio Uno e noi gli siamo sottomessi (musulmani )" (Corano XXIX; Il Ragno, 45).
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Da un unico Dio emana un'unica ispirazione immutabile e senza falsificazioni. Chi afferma il contrario un bestemmiatore. Per scoprire l'unit dell'ispirazione dei versetti biblici e coranici, bisogna superare le espressioni e gli stili letterali diversi per cogliere il significato profondo spirituale, penetrando cos nello Spirito di Dio. Compreso questo punto importante, potremo essere testimoni del monoteismo, perch non n logico, n conveniente, testimoniare l'esistenza di un solo Dio senza essere testimoni dell'unit dell'ispirazione. Certi fanatici cercano di dividere quest'ispirazione spargendo rumori che mirano a suscitare odio e contrasti. I principali rumori sono i seguenti: Il Corano non ispirato da Dio. Il Corano abolisce la Bibbia. Il Vangelo falsificato. Il Vangelo si contraddice a causa di pretese differenze fra i quattroVangeli,ecc

Queste calunnie non hanno alcun fondamento nel Corano. Molti studiosi onesti hanno denunciato questi rumori. Fra questi, il defunto Sceicco Mohamed Abdo, antico capo della moschea El-Azhar in Egitto. Egli certific pi di una volta l'autenticit del testo biblico. Per scoprire l'unit dell'ispirazione bisogna rispettare due principi: A) Ricollocare l'ispirazione nel suo contesto storico, geografico e sociale. B) Discutere per mezzo del "migliore" argomento, come dice il Corano. Le migliori interpretazioni del Corano sono quelle che confermano la Bibbia. Tale la "Via Retta" (Corano I; La Aprente il Libro, 5). Per contro, le interpretazioni coraniche che contraddicono lo spirito biblico devono essere respinte, perch sono in contraddizione con il Corano che proclama autentiche le Scritture bibliche apparse prima di lui ; queste false interpretazioni sono la strada tortuosa che prendono coloro "che, errando, attirano l'ira di Dio" (Corano I; La Aprente il Libro 7 ). A) Ricollocare l'ispirazione nel suo contesto. Per compredere un'ispirazione, sia biblica, sia coranica, bisogna conoscere il profeta al quale Dio ha ispirato il messaggio, la ragione per la quale questo messaggio stato dato e il suo contesto sociale e storico. Infatti, Dio dice nel Corano : "Tutti i nostri apostoli sono stati mandati parlando la lingua dei popoli ai quali essi predicavano, per rendersi comprensibili. (Corano XIV; Abramo, 4). Perci bisogna conoscere il popolo, il tempo, la lingua di ogni profeta e la societ in mezzo alla quale fu mandato, come pure il contesto storico, per comprendere la portata del messaggio ispirato. Nel caso del Corano l'ispirazione fu data nella penisola araba, per informare i suoi abitanti dell'esistenza di un Dio unico e dell'inesistenza dei lori dei mitologici. Il Corano annuncia agli Arabi che quello stesso Dio si era fatto conoscere precedentemente ai popoli della Bibbia e che tramite il Corano, si presenta Egli stesso a loro e gli presenta la Bibbia in "lingua" o "lettura araba chiara" perch essi seguano lo stesso cammino dei loro predecessori (ebrei e cristiani). "Dio vuole spiegarvi chiaramente le Sue volont e guidarvi nel cammino di coloro che vi hanno preceduto" (Corano IV, Le Donne, 31)
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Il cammino dellIslam dunque quello della Bibbia. Perci Dio invita gli Arabi a credere non solo nel Corano, ma anche nella Bibbia. Qui si manifesta l'unit dell'ispirazione. "Credete in Dio, nel suo apostolo (Maometto), nel Libro che gli ha mandato (Il Corano) e nelle Scritture discese prima di lui (La Torah e il Vangelo)" (Corano IV; Le Donne, 135). Credere nella Bibbia e nel Corano una condizione per la fede monoteista e per realizzare l'unificazione dell'ispirazione. Credendo nell'autenticit della Bibbia, noi scopriamo l'interpretazione corretta del Corano, dato che questo attesta l'autenticit della Bibbia. Come mai alcuni vogliono affermare che la Bibbia e in particolare i Vangeli sono falsi, mentre il Corano stesso afferma il contrario? Infatti il Corano dice: "Coloro ai quali abbiamo dato il Libro (La Bibbia) lo leggono correttamente e ci credono e quelli che non ci credono saranno votati alla perdizione " (Corano II; La Vacca, 115). La nostra fede nell'unit dell'Ispirazione divina e nella protezione di Dio ci impone una fede nella Bibbia e nel Corano che deriva da essa. I partigiani della falsificazione della Bibbia contraddicono il Corano. Infatti, come abbiamo visto, Dio dice: "Coloro che non ci crederanno saranno votati alla perdizione." (Corano II; La Vacca, 115). Noi vogliamo attirare l'attenzione del lettore sul fatto che il Corano testimonia in favore della lettura "corretta" del Vangelo, cio "come stato ispirato", secondo l'interpretazione coranica del "Jalalein". Il fatto che il profeta Maometto abbia sempre fatto ricorso a "coloro che leggono le Scritture" (la Bibbia) quando gli veniva qualche dubbio sulla sua missione, aumenta ancora la nostra fede. Dio stesso lo guidava verso "i popoli della Bibbia", dato che il Corano nota: "Se tu (o Maometto) sei nel dubbio su ci che ti stato inviato dall'Alto, interroga coloro che leggono le Scritture inviate prima di te. La verit da parte di Dio scesa su di te; non essere di coloro che dubitano" (Corano X ; Giona, 94). Noi abbiamo provato a limitarci al Corano nella nostra ricerca della Verit, ma esso ci invita e ci spinge a riferirci al Vangelo, dicendo : "D : O gente del Libro: Voi non vi appoggierete su niente, finch non osserverete la Torah e il Vangelo".(Corano V; La Tavola, 72). Partendo dalla testimonianza del Corano in favore della Bibbia ci siamo fissati lo scopo di manifestare l'unit dell'ispirazione in questi due Libri ispirati. Ci siamo sforzati senza sosta di trovare il punto d'incontro fra il Corano e la Bibbia e, grazie a Dio, ci siamo riusciti. B) La discussione per mezzo del "migliore degli argomenti" Nel corso del nostro studio, siamo giunti alla seguente conclusione: ogni interpretazione coranica contraria alla Bibbia si oppone allo spirito del Corano e deve essere scartata, poich il Corano viene per confermare la Bibbia e non per contraddirla. Esistono 15 versetti coranici che rivelano che il Corano stato ispirato per confermare la Bibbia ; di seguito 2 esempi: 1) " e credete in quello che rivelo (il Corano) che conferma la Rivelazione che presso di voi (la Bibbia)". (Corano II; La Vacca, 38. Vedere anche Corano II; La Vacca, 89, 91, 97, 101 nel testo inglese).

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2) "Egli ha fatto scendere a te, secondo verit, il Libro, confermando quello che Egli ha fatto scendere prima di esso (la Bibbia), ha fatto scendere la Torah e il Vangelo, prima del Corano, come guida per gli uomini". (Corano III; La Famiglia d'Imran, 2. Vedere anche Corano III; La Famiglia d'Imran, 81/ Corano IV; Le Donne, 47/ Corano V; La Tavola, 48/ Corano VI; Il gregge; 92/ Corano X; Giona, 37/ Corano XII; Giuseppe, 111/ Corano XXXV; Gli Angeli, 31/ Corano XLVI; Al-Ahqaf, 12,30). La nostra linea di condotta si ispira al comandamento coranico luminoso: "Non discutere se non per mezzo del migliore degli argomenti" (Corano XXIX ; Ragno, 45). Ora il "migliore" degli argomenti quello che dimostra che il Corano conferma la Bibbia e esso risiede nella scoperta dell'unit dell'ispirazione biblico-coranica. Tale la "Retta Via" degli eletti (Corano I; La Aprente il Libro, 5) e "l'Ansa Saldissima" (Corano II; La Vacca, 257). Inoltre, ci siamo sforzati di trattare i temi con la massima circospezione, per non cadere nella trappola delle controversie per mezzo del peggiore degli argomenti, come fanno molti. Questi sono responsabili dell'allontanamento di molte persone dal Corano a causa dei loro comportamenti insensati e fanatici. Essi sfigurano il vero volto e la purezza dell'Islam e si caricano della responsabilit del traviamento delle anime, della divisione dei gruppi. Questi dovranno rispondere del loro atteggiamento colpevole, nel Giorno del Giudizio, davanti al Trono di Dio, perch si sono lanciati nel cammino tortuoso che prendono coloro "che, errando, attirano l'ira di Dio" (Corano I; La Aprente il Libro, 7).

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Commenti:
Il Corano ripete il comandamento biblico rivolto alla gente della Bibbia, Giudei e Cristiani, per diffondere la conoscenza della Bibbia e non per seppellirla: "Dio ricevette il patto di quelli ai quali fu dato il Libro (la Bibbia) dicendo:- Voi dichiarerete esso apertamente agli uomini e non lo terrete nascosto. Essi lo gettarono dietro le loro spalle, lo vendettero per un prezzo meschino; pero' ben triste cio' che essi hanno acquistato-". (Corano III; La famiglia d'Imran, 184.) Le guide dei popoli della Bibbia hanno ignorato il comandamento di diffondere la Luce Divina contenuta in essa. Hanno tenuto questo Messaggio Divino ermeticamente nascosto, non spiegato, in modo tale che gli uomini credono senza capire il motivo della loro fede, n le profezie di cui addirittura ignorano l'esistenza. Il Corano certamente condanna queste guide, ebraiche e cristiane. Ad ogni modo, cosa dobbiamo pensare delle guide religiose islamiche e arabe, che fanno finta di credere nel Corano, e tuttavia hanno esiliato la Bibbia fuori dalle loro frontiere? Il Corano, pero', comanda esplicitamente "Voi dichiarerete esso apertamente agli uomini e non lo terrete nascosto", e dichiara che Dio maledice coloro che lo tengono nascosto: Sura II; La Vacca, 159: "Coloro che nascondono i segni chiari che abbiamo inviato, e anche la Guida, dopo cio' che abbiamo manifestato alla gente nel Libro, Dio li maledice e li maledicono coloro che (in giustizia) maledicono". Sura II; La Vacca, 174: "Coloro che tengono celata la rivelazione contenuta nel Libro e ottengono con cio' un vantaggio infimo, quelli non introducono nei loro ventri se non il fuoco; Dio non parler loro il giorno della Resurrezione, n li purificher e ad essi toccher un castigo doloroso". Ogni altro commento superfluo.

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CAPITOLO II
I punti di controversia
In questo capitolo esamineremo i punti di controversia pi importanti, oggetto di discussione fra le differenti confessioni. Queste affrontano, senza un sincero sforzo, la ricerca dell'unit dell'ispirazione biblico-coranica. Ci dispiace che si trovino dei responsabili religiosi che si affrettano a parlare delle verit rivelate senza conoscenza da parte loro, in maniera superficiale e infantile, sprovvisti di ogni pudore e di ogni maturit spirituale. I principali argomenti e pregiudizi ai quali fanno ricorso alcuni cristiani fanatici per rifiutare il Corano e il suo nobile Profeta, sono i seguenti: 1) Il Corano contraddice alcune verit evangeliche. 2) La vita di Maometto (poligamia e guerre) dimostra che egli non un profeta. Noi daremo le prove che il Corano non si oppone a nessuna delle dottrine evangeliche. Un gran numero di cristiani stato condotto a credere in questi errori a causa della falsa interpretazione presentata da certi musulmani di alcuni testi coranici. A partire dai principi d'interpretazione menzionati nel primo capitolo, scopriremo nelle pagine seguenti il pieno accordo e l'unit dell'ispirazione biblico-coranica. I cristiani perci non hanno alcuna ragione giustificabile di rifiutare il Corano, come i musulmani di disprezzare la Bibbia. In seguito, presenteremo la vita di Maometto a grandi linee, dimostrando che egli innocente di tutte le false accuse scagliate contro di lui. Abbiamo gi menzionato succintamente le ragioni che hanno allontanato molti cristiani dal Corano; ecco ora i punti salienti sui quali si appoggiano certi musulmani per attaccare il cristianesimo: 1. 2. 3. 4. 5. La Trinit, cio Dio Uno in Tre "Persone". Il titolo di Figlio di Dio attribuito al Messia. La divinit del Messia. La crocifissione e la messa a morte del Messia. La falsificazione della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento).

L'importante in questi argomenti sapere cosa ne dice l'ispirazione divina, perch la nostra discussione si appoggia su un "Libro luminoso", base solida, come consiglia il Corano. Se ritroveremo questi punti in un Libro ispirato, ci crederemo, se no li rigetteremo. Dopo aver risposto a ciascuno di questi punti, avremo, per questo fatto stesso, confutato gli argomenti presentati da certi cristiani per rifiutare il Corano. 1. La Trinit Dio si rivelato nell'Antico Testamento come l'unico Creatore, nessun altro dio fuori che Lui. Il Vangelo viene a confermare questa verit, aggiungendovi una sfumatura pi profonda. Dio unico, ma non isolato da Se stesso e solitario. In compagnia della Propria Persona, Egli si rivela Uno in Tre "Persone": Il Padre, la sua Parola ossia il Figlio e il suo Spirito. Infatti, San Giovanni dice al principio del suo Vangelo:
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"In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era al principio con Dio. Tutto fu fatto per mezzo di Lui e senza di Lui non fu fatto nullae il Verbo si fatto carne ed ha abitato fra di noi" (Gv 1, 1-14). Tali sono le parole dell'ispirazione evangelica. Esse ci fanno sapere che Dio ha una Parola, che Dio stesso. Dio e la sua Parola sono dunque una sola essenza, cos come l'uomo e la sua parola sono una sola persona. La Parola che si fatta carne Ges il Messia, conosciuto anche dal Corano come "La Parola di Dio". Nel Vangelo, il Messia ha raccomandato ai suoi apostoli di battezzare i credenti in Nome del Padre, del Figlio (la Parola di Dio) e dello Spirito Santo: "Andate dunque, fate dei discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli in Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19). Notate che il Messia non ha detto di battezzare nei Nomi al plurale, ma al singolare : nel Nome . Dio Unico e il Suo Nome menzionato al singolare non al plurale. Ogni credente conclude da queste parole che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, o in altre parole, Dio la Sua Parola il Suo Spirito. Il Messia, prima di lasciare questo mondo, vedendo i suoi apostoli tristi al pensiero di questa separazione, disse che avrebbe mandato loro lo Spirito Consolatore che L'avrebbe sostituto come Compagno permanente: "Io pregher il Padre ed Egli vi doner un altro Consolatore (lo Spirito Santo) perch sia con voi sempre : lo Spirito di Verit.Io non vi lascer orfani, torner da voi. " (Gv 14, 1618). I credenti compresero da queste parole che il Consolatore che doveva venire dopo l'Ascensione di Ges era lo Spirito di Dio, che anche lo Spirito di Ges: Dio Stesso. Per questo il Messia aveva detto : "Non vi lascer orfani, torner da voi.", vale a dire sotto forma del Suo Spirito Consolatore. Egli voleva far comprendere che questo Spirito e Egli Stesso sono uno. Per questo, il Messia riconosciuto dall'Islam come "la Parola di Dio" e "lo Spirito di Dio": "Il Messia Ges figlio di Maria l'apostolo di Dio e la sua Parola, ch'Egli deposit in Maria. Egli uno Spirito che viene da Dio" (Corano IV; Le Donne, 169). Certi credenti pensano che questo Spirito Consolatore promesso dal Messia ai suoi apostoli non sia altro che il profeta Maometto. Questa interpretazione, pero, in disaccordo con il Corano e il Vangelo. Infatti, l'ispirazione evangelica dice che dieci giorni prima della sua Ascensione, Ges mand lo Spirito Santo sugli apostoli e "tutti allora ripieni di Spirito Santo cominciarono a parlare in altre lingue." (Atti 2, 4). Questo versetto e altri versetti evangelici e coranici che riguardano lo Spirito Santo, non possono essere applicati al profeta Maometto. Inoltre, il Vangelo e il Corano rivelano che lo Spirito Santo si pos su Maria, la Vergine, affinch ella divenisse incinta del Messia: - "L'angelo rispose (a Maria) : lo Spirito Santo verr sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti prender sotto la Sua ombra" (Lc 1, 35) - "Il Messia Ges, figlio di Maria, l'apostolo di Dio e la Sua Parola ch'Egli depose in Maria. Egli uno Spirito da Dio ". (Corano IV ; Le Donne, 169) - "Noi inviammo verso di Lei (Maria) il nostro Spirito che si present a Lei sotto forma di una creatura umana perfetta". (Corano XIX ; Maria, 17)

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Questo Spirito non pu essere Maometto, che non era ancora nato. Questa falsa interpretazione senza fondamento nelle scritture, non pu dunque essere conservata. Nell'Antico-Testamento, Dio rivelo la Trinit in un modo che non fu compreso se non con la Rivelazione evangelica. Il libro della Genesi racconta l'apparizione di Dio ad Abramo sotto la forma di Tre Persone: "Yahv gli apparve alla Quercia di Mambre mentre egli era seduto all'entrata della tenda, nell'ora pi calda del giorno. Avendo levato gli occhi, ecco che egli vide Tre Persone che stavano in piedi davanti a lui; non appena Le vide, corse all'ingresso della tenda ad incontrarLi e si prostr a terra. Egli disse: Mio Signore, ti prego (al singolare), se ho trovato grazia davanti ai tuoi (al singolare) occhi, non voler passare vicino al tuo (al singolare) servo senza fermarti. Si porti un p d'acqua e vi (al plurale) laverete i piedi e poi vi stenderete sotto l'albero"(Gn 18, 1-51). Il fatto strano, in questa storia biblica, che Abramo parla a queste tre "Persone" ora al singolare, ora al plurale, e sembra sbalordito davanti a questa visione trinitaria di Dio. Molti cristiani, all'alba del Cristianesimo, fecero confusione fra la Trinit (un solo Dio in tre Persone ) e il Triteismo (tre dei). Nell'ispirazione Evangelica, Dio ci invita a discernere la Sua Parola e il Suo Spirito nella sua essenza divina. L'essere divino Dio, ovvero il Padre, la Parola che emana o nasce da Lui e in Lui (spiritualmente beninteso) il Figlio e la mentalit di Dio (il suo stato di Spirito) lo Spirito Santo. Questa "Parola" e questo "Spirito" sono la Parola e lo Spirito di Dio, non la parola e lo spirito di altri dei. Questo la Trinit: un solo Dio in tre "Persone", queste persone possono essere dinstinte, ma non separate. Certa gente si domanda perch tutte queste distinzioni e queste parole complicate. Rispondiamo: "E Dio che ha preso l'iniziativa di farsi conoscere, d'informarci di ci che Egli crede utile, a proposito del suo essere divino. Il nostro dovere di sforzarci di comprendere per riconoscere, infine, che non poi cos complicato come si pensa". Quanto al Triteismo una dottrina che differisce totalmente dalla Trinit, poich insegna l'esistenza di tre dei in tre persone divine differenti, nelle quali ciascun dio ha la propria essenza; come dire il dio del bene, il dio del male, e il dio del castigo, tutti e tre eterni e separati luno dallaltro. Questa, ben inteso, un'eresia condannata dagli apostoli, dai capi cristiani dei primi secoli e dal Corano. I Mormoni come anche alcune sette indiane credono nel triteismo. Certi giudei di mala fede combatterono il cristianesimo fin dagli inizi, dividendo i gruppi per mezzo di eresie, una delle quali il triteismo. Altre eresie sostenevano perfino che Maria, la madre del Messia, fosse una delle tre divinit. Questo triteismo, amalgama di cristianesimo corrotto e di paganesimo, si sparse nei primi secoli della nostra era. Per questo, il Corano condanna questa apostasia, dicendo: "E infedele colui che dice: Dio un terzo di tre (interpretazione di "Jalalein": "Dio uno di questi tre. Gli altri due sono Ges e sua madre. Una parte dei cristiani pensa questo") Non c' altro dio che il Dio unico." (Corano V; La tavola, 77) Considerate che solo una parte dei cristiani sono presi di mira nel Corano. Il Corano spiega ancora che i tre adorati da questa setta sono Dio, Ges e Maria: - "Dio domand: Oh Ges, figlio di Maria, hai tu mai detto agli uomini: prendete come dei mia madre, piuttosto che il Dio unico? Lodato sia tu, io non dico ci che non vero" (Corano V ; La Tavola, 116).

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- "O Popoli del Libro (la Bibbia); non passate i limiti della vostra religione: non dite di Dio nient'altro che ci che vero: il Messia, Ges, figlio di Maria, l'apostolo di Dio e la sua Parola, che Egli depose in Maria: Egli uno Spirito che viene da Dio. Credete dunque in Dio, ai suoi inviati e non dite che ve ne sono tre. (Dio, Ges e Maria come per Jalalein). Cessate (di dire ci ). Sar meglio per voi, giacch Dio uno solo. Che Egli sia lodato." (Corano IV; Le Donne, 169). Oggi, nessuna confessione cristiana crede che Maria sia una dea, n che Dio sia un terzo di tre. Queste parole sono eretiche. Il vangelo non ha mai insegnato che Dio un terzo di tre, poich non vi che un solo Dio, l'essenza del quale Dio, la sua Parola e il suo Spirito. Questo non significa tre dei, ma un Dio in tre "Persone". Tutti coloro che arrivano a distinguere la differenza fra Trinit e triteismo, dimostrano di aver raggiunto una grande maturit di riflessione. Ogni cristiano d'accordo con il Corano nel dire: "Infedele chi dice: Dio un terzo di tre. Non c' Dio, se non il Dio unico". (Corano V; La Tavola, 77). Nessun cristiano degno di questo nome pu dire tali parole eretiche. Al contrario deve reprimere questo genere di pensieri, perch Dio non n "terzo", n "secondo", n "primo" di tre: Dio uno e non vi altro dio, se non Lui. Che Egli sia lodato! Noi siamo tutti con il Corano per respingere il triteismo. Se il Corano avesse avuto l'intenzione di negare la Trinit, avrebbe detto : "Infedeli sono tutti coloro che dicono: Dio Uno in Tre". Che i cristiani sappiano dunque che il Corano non li accusa affatto di bestemmia a motivo della loro fede, n li prende di mira nei versetti citati prima. Che i musulmani sappiano anche questo del Corano e dei loro fratelli cristiani. Perch dunque questa repulsione reciproca, quando vi accordo fra le Sacre Scritture? Ecco uno chiarimento semplice sulla Trinit: l'uomo e la sua parola sono una medesima essenza, come lo sono l'uomo e il suo spirito. Dunque, l'uomo, la sua parola e il suo spirito sono una medesima essenza. In maniera simile, Dio, la sua Parola e il suo Spirito sono Uno. L'uomo che d la sua parola, d se stesso totalmente: la sua parola, il suo spirito e la sua anima. Come l'uomo, la sua parola e il suo spirito sono uno, anche Dio, la sua Parola e il suo Spirito sono uno. Aggiungendo l'uomo alla sua parola e al suo spirito, non si ottengono tre uomini ma un solo uomo nei suoi tre aspetti. Anche l'uomo dunque una trinit ed un' immagine ridotta della Trinit Divina. Non c' niente di strano in questo poich Dio cre l'uomo a Sua Immagine. Esiste nell'uomo un movimento spirituale vitale fra lui e s stesso: egli si consulta, esamina il suo spirito e s'interroga ragionando. A volte d'accordo con le proprie azioni, a volte le ripudia. L'uomo non isolato dal suo pensiero, a meno che non sia in conflitto con s stesso, colpito da malattie psicologiche che rendono schizofrenica la sua personalit e lasciano vedere i segni dello squilibrio. L'uomo una trinit, questo movimento spirituale che si nota in lui perfettamente in armonia in Dio. L'ispirazione evangelica ci ha insegnato che il Creatore Uno, ma non separato dalla sua Personalit. Aperto verso S Stesso, in compagnia della sua propria Persona, perfettamente in armonia e in pace con Se Stesso, pienamente cosciente del suo Essere. Dio si ama perch sa di essere la Bellezza senza imperfezione. Tutti coloro che meditano su Dio con purezza di cuore risentono dell'armonia infinita dell'Essere divino e scoprono il triplice movimento della Sua Essenza Unica infinitamente amabile. Dio, il Pensiero che Egli ha di S stesso e l'Amore del suo Essere perfetto, sono chiamati nel Vangelo: il Padre (Dio), il Figlio (la sua Parola ovvero il suo Pensiero in S stesso) e lo Spirito (l'ambiente d'amore nel quale immerso).
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Il Corano ci invita alla meditazione profonda sull'Essere divino, al fine di scoprire la sua Essenza. Coloro che rispondono all'appello spogliandosi totalmente di s arrivano a discernere fra Trinit e triteismo e compiono un passo psicologico e spirituale gigantesco, che li rende adatti ad unirsi eternamente a Dio, prendendo parte al suo Amore e alla sua Vita senza fine. 2. Il Messia e il suo titolo di Figlio di Dio Molti sono urtati dal titolo di "Figlio di Dio" attribuito a Ges, perch dicono che Dio non ha figli, come gli uomini. Ora, la qualit di Figlio di Dio legata al Messia significa che Egli non ha un padre umano. Alla domanda : "Chi la madre del Messia" ? La risposta "Maria", invece "chi il padre" ? La Bibbia e il Corano sono d'accordo nel dire che, poich nessun uomo ha conosciuto Maria, nessuno ha il diritto di arrogarsi la paternit fisica del Messia. Vangelo e Corano sono d'accordo nel riconoscere questo fatto. Tale l'intenzione del Vangelo nel dire che il Messia Figlio di Dio, poich Giuseppe era soltanto il padre adottivo. Questa verit confermata dall'Antico-Testamento e da molti profeti. Nel X secolo, prima della nostra era, Dio invi il profeta Nathan dal re Davide per annunciargli che sarebbe nato il Messia dalla sua discendenza. Dio dice a questo proposito: "Io sar per Lui un Padre ed Egli sar per Me un figlio" (2 Samuele 7, 14 ). Nell VIII secolo A.C. il profeta Isaia annunci : "Ecco, la fanciulla (vergine) incinta e partorir un figlio" (Is 7, 14). Queste profezie furono comprese solo con la nascita del Messia, Gesu, dalla giovane vergine Maria. Il Vangelo racconta che l'Angelo Gabriele annunci a Maria che essa avrebbe dato alla luce un figlio maschio. Essa si stup domandando:"Come pu accadere questo, se io non conosco nessun uomo? " L'Angelo le rispose: "Lo Spirito Santo verr su di te e la potenza dell'Altissimo ti prender sotto la Sua ombra; per questo motivo che l'essere santo che nascer da te sar chiamato Figlio di Dio " (Lc 1, 34-35). Bisogna esaminare attentamente le parole dell'angelo che rivela la ragione per la quale il Messia chiamato "Figlio di Dio", spiegando che lo "Spirito Santo" verr su Maria, " per questo motivo che Ges sar chiamato Figlio di Dio" non essendo figlio di nessun uomo. Il Vangelo di Matteo ci fa sapere che l'angelo, apparsogli in sogno, certific la verginit di Maria a Giuseppe che ne dubitava, dicendogli: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere nella tua casa Maria, la tua sposa, perch ci che generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorir un figlio e tu lo chiamerai con il nome di GesOra tutto questo avviene perch si compia quell'oracolo profetico del Signore: Ecco che la vergine concepir e partorir un figlio" (Mt 1, 20-23). Dio ispir questo fatto anche nel Corano, attestando la nascita miracolosa del Messia dalla vergine Maria per mezzo di un'azione divina, non umana: "Come, ella (Maria) rispose, avr un figlio? Nessun uomo mi si avvicinato e io non sono una dissoluta. Egli (l'angelo) rispose: accadr cos. Il tuo Signore ha detto: Questo facile per me. Questo sar il nostro Segno di fronte agli uomini e la prova della nostra

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misericordia. Il decreto gi stabilito. Essa divenne incinta del fanciullo e si ritir in luogo isolato." (Corano XIX; Maria, 20-23). Cos il Corano certific agli Arabi che la madre del Messia vergine, poich mise al mondo un figlio senza intervento umano, ma su iniziativa e intervento divino. Questo caso unico nella storia degli uomini ha valso al Messia, solo a Lui, il titolo di "Figlio di Dio", perch ogni altro uomo ha un padre e una madre. C' solo l'eccezione di Adamo: Ges aveva una madre mentre Adamo fu creato, dice la Bibbia, con del fango e della polvere. Adamo non ha n padre, n madre. Come comprendere allora ci che il Corano rivela nella sura dell'Unit di Dio: "Devi dire: Dio uno, il Dio eterno, non ha avuto figli e non stato generato. Egli non ha eguali". (Corano CXII; Il Culto Puro, 1-4). Nostra risposta: Queste parole sono indirizzate ai pagani de La Mecca a proposito dei loro dei mitologici, non ai cristiani a proposito del Messia. Infatti, questi pagani credevano che i loro dei mangiassero, si sposassero e generassero figli. Il Corano viene per dire a questi, che Dio non come i loro idoli, ma eterno, non generato, n genitore di un altro dio, con l'aiuto di una compagna, anchessa dea, che divida la sua divinit, come nella mitologia. Il Corano stesso ci spinge a spiegare questi versetti come l'abbiamo fatto perch rivela che Dio non ha delle compagne con le quali dorme per avere figli, come era il caso degli dei de La Mecca: "Il Creatore del cielo e della terra, come avrebbe dei figli, Lui che non ha compagna, che crea tutte le cose e sa tutto? " (Corano VI; Il Gregge, 101). Questo versetto coranico non mira a Ges ma a coloro che hanno "attribuito a Dio delle condivinit: i "djinns" (spiriti e dei mitologici arabi), ma Lui (Dio) che li ha creati! Gli hanno affibbiato dei figli e delle figlie (mitologici), senza sapere (che sono nell'errore)! Gloria a Lui! Egli pi grande di ci che descrivono!" (Coran VI; Il Gregge, 100). Per questa ragione, Maometto dice ancora nel Corano: "Se il misericordioso avesse un figlio, io sarei il primo ad adorarlo" (Corano XLIII; Ornamenti d'oro, 81). L'intenzione divina evidente in questi versetti mira ai figli dei "djinns", non al Messia nato dalla Parola del Dio unico del quale Maometto fu "il primo adoratore", essendo stato "il primo musulmano" della penisola araba come spiega il Corano. Era difficile per gli Arabi dellepoca preislamica comprendere le verit spirituali del Vangelo. Essi erano immersi nei piaceri dei sensi e nei ragionamenti semplici, al punto di credere che i loro dei si sposassero e avessero delle concubine come essi stessi e anche "dei figli e delle figlie" come lo rivela il capitolo "Il Bestiame". Il Corano viene a spiegare nella loro lingua e nella loro mentalit, mettendosi al loro livello, l'esistenza di un Dio unico che ha creato tutte le cose. Questo Dio non ha affatto bisogno di concubine per generare un figlio con un atto sessuale, poich la sua potenza spirituale tale che con una sola parola crea ci che vuole. Gli Arabi non erano preparati a comprendere e ad accettare una creazione fatta per ordine divino. Dio viene a presentare questo fatto attraverso il Corano e spiega loro la differenza fra il comportamento dei loro dei e quello dell' unico Dio creatore: "Dio non ha bisogno di avere dei figli (per mezzo di rapporti fisici come gli dei de La Mecca). Che Egli sia lodato ! Quando vuole una cosa dice : Sii ! Ed essa ." (Corano XIX; Maria, 36). Il Corano dice ancora nella sura "Le Schiere" : " Se Dio avesse voluto avere un figlio, avrebbe scelto, fra cio che Egli ha creato quel che voleva." ( Corano XXXIX; Le Schiere, 6 ).

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Ora, il Corano rivela che Dio ha scelto Maria allo scopo di avere un figlio: " Gli angeli dissero a Maria : "o Maria, Dio ti ha scelta in verit, ti ha resa pura e ti ha prescelta tra tutte le donne delluniverso." ( Corano III ; La Famiglia d'Imran, 37) " L'Angelo disse a Maria: "Sono solo l'inviato del tuo Signore, incaricato di dare a te un bimbo puro". Disse Maria : "Come avro io un bimbo se non mi ha toccato uomo ...?" Disse Gabriele : "Il Tuo Signore ha detto: questo per me facilee Noi faremo di Lui un Segno per gli uomini. Il decreto gi stabilito". Ella divenne incinta del fanciullo." ( Corano XIX; Maria, 19-22) E esattamente quello che successo con il Messia: il Corano testimonia, come abbiamo visto, che Dio ha scelto la Vergine Maria per creare, nel suo seno e, attraverso la Sua Parola, il Suo Messia benedetto. E li dunque, nel seno di Maria, che Dio dice al Messia "Sii !"ed Egli fu. Subito la Vergine scelta fu incinta della Parola di Dio, come rivela la sura "La Famiglia di Imran": "Gli angeli dissero a Maria: il Signore ti annuncia una sua Parola. Il suo nome il Messia" (Corano III ; La Famiglia d'Imran, 40). Cos, il Corano viene a confermare la rivelazione evangelica a proposito del Messia: " E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verit." ( Gv 1, 14). Spieghiamo infine quest'ultimo versetto coranico : "I giudei dicono : Uzair (Esdra) il figlio di Dio, e i Cristiani dicono: 'il Messia il figlio di Dio'; questo cio' che essi dicono con le loro bocche, imitando i detti di coloro che prima di loro non credettero; Dio li combatta! quanto vanno errati!" (Corano IX; Il Pentimento, 30) Dobbiamo comprendere questo versetto, considerando il fatto che il Corano conferma la Bibbia e non la contraddice mai. Comportarsi in un altro modo significa deviare verso il peggiore degli argomenti e non verso il migliore, che rappresenta la "Retta Via" prescritta dal Corano. In questa strada luminosa noi comprendiamo il versetto nel modo seguente. Essi dicono : "Il Messia il figlio di Dio, ma queste parole escono solo dalla loro bocca", cio' non radicato profondamente nei loro cuori e non ha un effetto positivo sul loro comportamento spirituale quotidiano. Continuano a vivere come pagani. Se queste parole provenissero dal profondo del loro cuore, essi avrebbero cambiato la loro vita. Invece, si comportano come i pagani politeisti. Ripetono, ahim, usando il nome del Messia, cio' che i pagani dicevano prima di loro riguardo i loro dei mitologici che generavano figli e figlie. Questi "perversi" sono in tutto come pagani e meriteranno la stessa condanna. Anche al giorno d'oggi, non possiamo che notare la decadenza morale della maggior parte dei cosiddetti Cristiani che dicono "il Messia il figlio di Dio con la loro bocca", ma si comportanocome figli del diavolo. Il Messia stesso ha denunciato con forza nel Vangelo questi falsi credenti : "Ipocriti, bene profeto' di voi Isaia, quando dice : 'Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore lontano da Me; vano il culto che essi mi rendono, impartendo insegnamenti che sono precetti di uomini" (Mt 15, 79). L'intenzione dell'ispirazione divina nel dare al Messia il titolo di "Figlio di Dio" dunque chiara: significa che Egli non ha padre umano. Questo il vero senso spirituale confermato dalla Bibbia e dal Corano. Chi vuole discutere in maniera fanatica, divide i credenti e ne porta intera la responsabilit davanti al Trono di Dio. Quanto a noi, ingaggiati sulla "Via Retta", abbiamo dimostrato, grazie alle Scritture, la vera Intenzione divina e l'unit dell'ispirazione, impiegando cos "il migliore " degli argomenti che unisce i credenti.

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3. La divinit del Messia Nessuno immaginava che Dio si potesse abbassare al punto di assumere la natura umana, per apparire in questo mondo e parlare all'uomo che Egli aveva creato, sotto forma umana, come Lui. L'essere umano, preda dell'orgoglio, rifiuta spesso di credere che la Maest divina si abbassi al livello dell'essere creato. Cosa dice l'ispirazione biblico-coranica a proposito dell'incarnazione divina? L'Antico Testamento prepara i credenti a questa verit in due tappe: nella prima tappa, la Torah rivela la verit sull'esistenza del Dio Unico ; nella seconda, Dio parla ai profeti del Messia che Egli stava per mandare, presentandolo con caratteristiche soprannaturali d'eccezione. Gli uomini prima della Bibbia, adoravano con paura e apprensione degli dei mitologici dittatori. Nella prima tappa, la Bibbia ci presenta un Dio unico, tenero, misericordioso, che perdona i peccati a chi si pente. (Es 34, 5-7). Egli apparso ad Abramo e gli ha parlato, anche a Mos e ai profeti, mentre gli uomini che adoravano gli idoli tremavano di paura davanti ai loro dei e si annientavano davanti ad essi per manifestare la loro sottomissione. Nella Bibbia, invece, Dio insegna agli uomini ad amarLo come un padre che veglia sui propri figli; nello stesso modo insegn loro a temerLo solo se erano ingiusti : "Yahv, Yahv, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedelt, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione" (Es 34, 5-7). Il Corano, dopo la Bibbia, conferma questa verit rivelando che "Dio buono e misericordioso". In una seconda tappa, Dio promette nella Bibbia d'inviare il Messia, come Segno della Sua misericordia, per strappare l'uomo all'inferno del fanatismo, dell'egoismo e dell'orgoglio. Egli annunci ai suoi profeti la venuta di un Messia umile, ma in questa umilit risiedeva la sua grandezza. Dio ha attribuito al Messia dei nomi simbolici che rivelano la sua vera natura divina e la sua personalit umana eccezionale. Isaia (VIII secoli A.C) dice a proposito: "Il Signore stesso vi dar un Segno: Ecco, la giovane ragazza (vergine) incinta, partorir un figlio e lo chiamer Emmanuele." (Is. 7, 14). Il nome "Emmanuele" significa: "Dio con noi". Cos, con il Messia, Dio stesso con noi. Isaia attribuisce a questo bambino altri nomi eccezionali: "Giacch un bambino nato, un figlio ci stato donato; Egli ha ricevuto il potere sulle spalle e lo chiamano Consigliere meraviglioso, Dio Forte, Padre Eterno, Principe della Pace". (Is 9, 5). Dio non ha mai dato il nome di "Dio Forte " e di "Padre Eterno" a un altro profeta. Nessun uomo ragionevole oserebbe portare questi nomi. Al contario, noi troviamo nel mondo musulmano dei nomi come: Abdallah, che significa "Schiavo di Dio", Abdulmassih, "Schiavo del Messia", Abdulnabbi, "Schiavo del Profeta". Per mezzo dei nomi divini dati al Messia, nell'Antico Testamento Dio rivela la Sua propria venuta nella Persona del Messia. La necessit dell'incarnazione di Dio appare nel grido che Isaia Gli rivolge, invitandoLo a venire Egli Stesso sulla Terra : "Ah! Se tu squarciassi i cieli e scendessi! " (Is. 63, 19). Altre profezie, specialmente quella del profeta Michea (VIII secolo A.C.) annunciano la nascit del Messia a Betlemme. Michea dice anche che le sue origini sono eterne:
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"E tu Betlemme Efrata, il pi piccolo fra i villaggi della Giudea, da te nascer colui che dovr regnare su Israele; le sue origini risalgono al tempo passato, al giorno dell'eternit." (Mi 5, 1). Come fa il Messia, nato 750 anni dopo Michea, ad avere origini eterne? Questa profezia non fu compresa finch non si comp. In effetti, Ges in una viva discussione con gli ebrei, dichiar : "In verit, in verit vi dico : prima che Abramo fosse, io Sono" (Gv 8, 58). Noi sappiamo che Abramo ha preceduto il Messia sulla terra di duemila anni. Come dunque pu affermare di esistere prima di Abramo, se non , come dice Michea, perch le sue origini sono eterne? Questa eternit appare ugualmente quando Ges, pregando apertamente davanti ai suoi apostoli, diceva a suo Padre: "Io ti ho glorificato sopra la terra. Ed ora, Padre, glorificami della gloria che avevo davanti a Te prima che esistesse il mondo " (Gv 17, 4-5). Il Messia si rivolge al Padre ad alta voce per insegnare con quale spirito ci si deve rivolgere a Dio, con tenerezza e delicatezza. Egli rivela ugualmente la sua essenza divina, Egli che esisteva presso Dio "prima che esistesse il mondo". Nell'ispirazione evangelica, molti versetti menzionano l'eternit dello Spirito del Messia, non del suo corpo umano, certamente, il quale, come ogni carne, fu creato nel mondo. Alcuni si stupiscono dell'incarnazione divina e si pongono delle domande con una mentalit totalmente materialista: "Se Dio si incarnato nel Messia, come poteva, dopo, dirigere il mondo e le stelle dal cielo?" Questa una visione ingenua, puerile e ristretta dell'Onnipotenza di Dio: Dio non ha bisogno di allontanarsi dal cielo per apparire sulla terra. Ai tempi nostri questo fatto pi comprensibile che nel passato: la psicologia, infatti, ha scoperto le potenze sconosciute e insospettabili dello spirito umano. Un uomo spirituale pu spostarsi con lo spirito e apparire a migliaia di chilometri lontano dal suo corpo. Nello stesso modo, alcune persone possono controllare a distanza il pensiero altrui, ossia influenzare a distanza individui e collettivit. Se tale la potenza dello spirito umano creato, che non ha ancora scoperto tutte le sue facolt, cosa possiamo dire dello Spirito Creatore, della cui Potenza non comprendiamo ancora l'estensione infinita? Dio pu, infatti, incarnarsi sulla terra senza per questo lasciare il Cielo. Quello che ci interessa nell'ispirazione non ci che ne dicono i propagatori della fede, ma ci che Dio ha rivelato ai suoi profeti. Noi crediamo al piano di Dio rivelato da Dio stesso, anche quando ci scandalizza la gente di fede materialista e di spirito ottuso che non riesce a comprendere i disegni divini. Cosa dice il Corano a proposito del Messia? Dice che Egli la Parola di Dio e il suo Spirito: "Gli angeli dissero a Maria: Dio t'annuncia una Parola che viene da Lui ; il suo nome il Messia, Ges figlio di Maria". (Corano III; La Famiglia d'Imran, 40). Notate che il nome di questa Parola divina "Ges il Messia " che significa che il Messia la Parola di Dio. Ora, la Parola di Dio continuamente con Lui, poich essenza divina, come rivelato nel Vangelo di San Giovanni: "In principio era il Verbo (la Parola) e il Verbo era con Dio e il Verbo era DioE il Verbo si fatto carne" (Gv 1, 1-14). Il Corano ci rivela che il Messia anche lo Spirito di Dio: "Il Messia, Ges, figlio di Maria, l'Inviato da Dio e la sua Parola depositata in Maria; Egli uno Spirito che viene da Dio." (Corano IV; Le Donne, 169).
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Dato che non possiamo separare la parola dalla persona, nello stesso modo non possiamo separarne lo spirito. La Parola di Dio Dio, lo Spirito di Dio anch'Egli Dio, la Trinit divina riferita dall'ispirazione evangelica. Alcuni discutono su questo soggetto ricorrendo ad argomenti futili, dicendo, per esempio, che vi sono dei capi religiosi che portano il nome di "Spirito di Dio" (Ruh Allah) senza avere per questo l'essenza divina. La risposta che tradizioni umane hanno attribuito agli uomini tali titoli; L'ispirazione divina non c'entra niente. I Libri celesti non hanno mai detto di un profeta, qualunque fosse la sua grandezza, che fosse la Parola o lo Spirito Di Dio. Qui appare il deviazionismo delle tradizioni umane e noi lo denunciamo. Dio ha impiegato i mezzi migliori per rivelare gradualmente agli Arabi la verit sulla natura del Messia, usando, secondo la sua abitudine, una saggia pedagogia. Chi desidera approfondire le verit ispirate, deve fare ricorso alla Bibbia. Deve leggerla armandosi dello Spirito di Dio, allo scopo di non interpretarla con uno spirito puramente umano o filosofico che celi le verit spirituali. L'importante non la semplice lettura dei Libri ispirati, ma lo spirito col quale questi Libri celesti vengono letti. Se il Corano non nega la divinit del Messia, come possiamo spiegare il seguente versetto?: "Hanno bestemmiato coloro che dicono: Dio il Messia, figlio di Maria. Ma non ha forse detto lo stesso Messia queste parole: O figli d'Israele, adorate Dio che il Mio Signore e il vostro Signore? Chiunque associa a Dio altri dei, Dio gli proibir l'entrata del paradiso e la sua dimora sar il fuoco". (Corano V; La Tavola, 76). Il Corano prende di mira qui una certa categoria di cristiani considerati come infedeli a causa delle loro malvage azioni. Notate che il versetto non dice : "Tutti coloro che dicono che Dio il Messia bestemmiano, ma "hanno bestemmiato coloro che dicono Dio il Messia", bisogna sapere, i cristiani conosciuti come coloro che dicono che "Dio il Messia". La frase va cosi interpretata : "i cristiani hanno bestemmiato". Perch hanno bestemmiato? Forse perch hanno detto: "Dio il Messia? Se tale fosse l'Intenzione divina, allora il versetto sarebbe stato ispirato in forma incontestabile, dissipando ogni malinteso, come: "Tutti coloro che dicono che Dio il Messia, bestemmiano" o ancora "quelli che dicono che Dio il Messia bestemmiano". Invece il Corano non considera tutti i cristiani come bestemmiatori. Al contrario, loda le virt di molti cristiani, pur sapendo che essi dicono: "Dio, il Messia". Dio ispir anche a Maometto i versetti seguenti: "Tu troverai che coloro che amano di pi i credenti (al Corano, i musulmani) sono quelli che dicono: siamo cristiani e questo perch essi hanno dei preti e dei monaci privi di ogni orgoglio".(Corano V; La Tavola, 85)

Si deve notare che queste preti e monaci credono che Dio il Messia, pertanto il Corano li loda. - "Coloro che hanno creduto, coloro che seguono la religione giudaica, i cristiani, i sabei e chiunque avr creduto in Dio e nel giudizio finale e avr praticato il bene, tutti questi riceveranno una ricompensa dal loro Signore; essi non hanno nulla da temere e non saranno afflitti". (Corano II; La Vacca, 59).

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- "Coloro ai quali noi abbiamo dato il Libro (La Bibbia) prima di Esso (Il Corano), ci credono e quando lo si legge, loro dicono : "Noi ci crediamo. E' la verit (che viene) dal nostro Dio. Noi eravamo musulmani (sottomessi a Dio ) prima di Esso! Costoro riceveranno una doppia ricompensa, perch soffrono con pazienza, perch respingono il male per mezzo del bene e sono generosi con quei beni che noi abbiamo loro accordati. Quando sentono un discorso frivolo, se ne allontanano" (Corano XXVIII; La Storia, 5255). Noi ne deduciamo che il Corano non condanna affatto globalmente quelli che dicono : "Dio il Messia" per aver detto queste parole. Altrimenti Dio avrebbe condannato in blocco tutti i cristiani. L'intenzione reale di Dio, in questi versetti, era di condannare una categoria di cristiani che, per le loro cattive azioni, hanno bestemmiato e sono diventati infedeli. Altri versetti coranici, nei quali Dio loda i cristiani fedeli in merito delle loro buone azioni, appoggiano questa interpretazione. Egli li tranquillizza dicendo : "Non hanno niente da temere e non saranno afflitti. Essi hanno in mezzo a loro dei sacerdoti e dei monaci esenti da ogni orgoglio" (Corano II ; La Vacca, 59 e Corano V ; La Tavola, 85). Il Corano distingue, dunque, fra due categorie di cristiani: quella che segue la Retta Via e quella che si smarrisce. Quest'ultima accusata dal Corano, a ragione, di essere costituita da bestemmiatori.

Il Corano dice: "Non tutti sono uguali ; vi sono, tra la gente del Libro, alcuni il cui animo retto, che recitano i versetti di Dio nella notte e si prostrano pregando. Essi credono in Dio e nellultimo Giorno ordinano cio che lodevole e proibiscono cio che riprovevole e gareggiano di zelo nel fare il bene ; quelli sono fra i buoni. Quello che fanno di bene non gli sar contestato, poich Dio conosce quelli che lo temono." ( Corano III; La Famiglia d'Imran, 109-111). "Una parte di coloro che hanno ricevute le Scritture vorebbe indurvi in errore; ma non fanno che cadere in errore essi stessi e non se ne accorgono". (Corano III; La Famiglia d'Imran, 62). "Fra quelli che hanno ricevuto le Scritture ve ne sono alcuni ai quali tu puoi affidare la somma di un talento (33 Kg d'oro ) e te lo restituiranno intatto e altri che non ti restituiranno nemmeno il deposito di un denaro, se non li costringi". (Corano III; La Famiglia d'Imran, 68). La distinzione fatta dal Corano fra le due categorie dei popoli del Libro messa in rilievo chiaramente da questi versetti. La categoria di quelli che sono nell' errore denunciata dal Corano, non a motivo della loro credenza nella divinit del Messia, ma a causa delle loro cattive azioni, specialmente del furto delle sostanze altrui. Poich il Corano loda una parte dei preti e dei monaci, mentre ne fustiga altri : "O voi che credete ! Un gran numero di dottori e di monaci mangia il denaro della gente ingiustamente." (Corano IX; Il Pentimento, 34). Ora "mangiare il denaro della gente" equivale, secondo l'ispirazione evangelica, all'idolatria. Ugualmente, ogni cattiva azione viene considerata nel Vangelo come idolatria. Cos, San Paolo dice:
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"Sappiatelo bene, n il fornicatore, n l'impudico, n il cupido -che un idolotra- hanno diritto all'eredit nel Regno del Messia e di Dio " (Ef 5, 5).

Ges, il Messia, ha detto : "Nessuno pu servire due padroni: o egli odier l'uno e amer l'altro, oppure si attaccher all'uno e disprezzer l'altro. Voi non potete servire Dio e il denaro" (Mt 6, 24). A dispetto di questo, molti cristiani sostengono di appartenere al Messia, mentre non sono in verit, che degli idolatri, poich hanno associato all'adorazione di Dio l'adorazione del denaro e dei piaceri. Non dunque strano che il Corano, dopo il Vangelo, denunci la categoria dei cristiani empi che dicono che Dio il Messia. Questi cristiani sono dunque accusati d'idolatria a causa del loro amore per il denaro e il piacere, e non perch dicono che Dio il Messia. Tale la nostra interpretazione. S, anche noi, insieme al Corano affermiamo : "Hanno bestemmiato coloro che dicono: Dio il Messia". Tuttavia, noi siamo fra coloro che dicono che Dio il Messia. Lo affermiamo senza inquietudine, confidando di "non aver nulla da temere e di non essere afflitti".(Corano II; La Vacca, 59). Sappiamo, infatti, che le nostre buone azioni ci classificheranno in mezzo ai benedetti, non in mezzo ai bestemmiatori. Tuttavia - e per essere ancor pi chiari- noi affermiamo: "Hanno bestemmiato coloro che hanno detto che Maometto il profeta di Dio". Per noi crediamo che Maometto un degno profeta di Dio. Speriamo di non essere cacciati a causa della nostre cattive azioni, in mezzo ai bestemmiatori. Molti di quelli che dicono che Maometto il profeta di Dio, si sono nei fatti allontanati dai principi e dai nobili comandamenti del Corano, respingendo lo spirito di apertura coranico. Essi sono schierati fra i bestemmiatori. Allo stesso modo, noi diciamo: "Hanno bestemmiato coloro che dicono che Mos profeta di Dio". Tuttavia noi crediamo che Mos profeta di Dio, ma denunciamo il sionismo e i suoi addetti criminali che dicono che Mos profeta di Dio. L'incarnazione divina risponde a una necessit assoluta, dato che l'umanit era immersa nella pi fitta tenebra. Gli stessi profeti non erano capaci di salvare l' uomo. Quest'incapacit traspare dalle parole del profeta Isaia : "Noi tutti eravamo smarriti" (Is 53, 6). Solo Dio non si smarrisce e solo Lui tale da liberare l'uomo dalle tenebre. Per questo: "Il Verbo si fatto carne ed ha abitato fra noi" (Gv 1, 14). Dio ha esaudito il grido straziante del profeta Isaia: "Ah! Se Tu squarciassi i Cieli e scendessi !" (Is 63, 19). 4. La crocifissione del Messia La Bibbia nell'Antico Testamento, annuncia che il Messia sar disprezzato e messo a morte dagli ebrei. Il profeta Isaia (VIII secoli A.C.) aveva detto a proposito del Messia:

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"Egli oggetto di disprezzo e rifiuto dell'umanit, uomo di dolore e visitato dalla sofferenza, egli veniva disprezzato e malconsiderato. Egli ha sopportato le nostre sofferenze e i nostri dolori, dai quali era oppresso. E noi lo giudicavamo castigato, colpito da Dio e umiliato. Egli stato trafitto a causa dei nostri peccati, schiacciato a causa dei nostri delitti. Su di Lui il castigo che rende la pace a noi, e noi siamo guariti grazie alle sue piaghe. Eravamo tutti smarriti come pecore e Dio ha fatto ricadere su di Lui i delitti di tutti noi. Orribilmente trattato, egli si umiliava, non apriva boccaE stato eliminato dalla terra dei viventi, per i nostri peccati stato colpito a morte. Hanno collocato la sua sepoltura in mezzo agli empi, mentre Egli non aveva mai fatto alcun torto, n proferito menzogna con la sua bocca. Dio si compiaciuto di schiacciarlo sotto la sofferenza. Se Egli offre la sua vita in espiazione, vedr la posterit, prolungher i suoi giorni e ci che piace a Yahv si compir per mezzo suo". (Is 53,1-10). Tale la descrizione fatta dall'Antico Testamento del dramma del Messia e della sua condanna a morte, otto secoli prima che si compisse. Se oggi dovessimo descrivere le sofferenze del Messia, non ci riusciremmo meglio di Isaia. Qual' il senso di questa profezia divina: "Egli stato trafitto per i nostri peccati. E tutti noi eravamo smarriti? ". Quali sono i peccati e da quale smarrimento furono presi gli ebrei? Si tratta del crimine del sionismo e del suo smarrimento. In effetti, lo spirito sionista s'infiltr nel popolo ebraico di secolo in secolo e questo spirito fu condannato con forza dai profeti dell'Antico Testamento e dal Messia. "Tutti eravamo smarriti" ha detto il profeta Isaia, e questo smarrimento risiede nella politicizzazione del giudaismo, che i sionisti vedono come religione e come Stato di Israele, ma che Dio ha voluto come fede e pentimento per tutta lumanit. Gli ebrei sionisti di oggi, seguono i passi dei loro antenati e si smarriscono nell'illusione del sionismo. Dopo aver occupato la Palestina, la maggior parte degli israeliani sogna ancora il Grande Israele, l'impero israeliano che si dovrebbe estendere dal Nilo all'Eufrate. Il dramma del Medio Oriente ha per causa il sionismo e riproduce nel XX secolo il dramma del Messia, che denunci il sionismo fino alla croce. Il male sionista aveva raggiunto anche gli apostoli di Ges. Essi attendevano - come tutti gli altri ebrei - un Messia militare che avrebbe dovuto mettersi alla testa di un movimento di liberazione, impegnandosi in una campagna espansionista violenta e armata contro i romani e i paesi vicini alla Palestina. Lo scopo di questo movimento messianico militare sarebbe stato la costituzione di un impero sionista. Questa la ragione per cui il Messia, invece di parlare loro di una gloria militare, li prepara gradualmente al pensiero della sua condanna a morte, sostituendo cos una visione spirituale di salvezza alle loro ambizioni politiche e razziste. Infatti, dopo la professione di fede nel Messia, fatta dagli Apostoli, Matteo aggiunge subito: "A cominciare da quel giorno Ges cominci a dimostrare agli apostoli che era necessario che Egli andasse a Gerusalemme, vi soffrisse molto ad opera degli anziani, dei gran sacerdoti e degli scribi, fosse condannato a morte e risuscitasse il terzo giorno" (Mt 16, 21). La reazione spontanea degli Apostoli fu di delusione; Pietro respinse questa visione non politica e si affrett a dire: "Dio te ne preservi, Signore ! No, questo non succeder affatto" (Mt 16, 22). Il Messia lo rimprover e continu a ripetere agli apostoli che era necessario che Egli fosse crocifisso e messo a morte.

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Lo spirito sionista aveva talmente invaso la mentalit ebraica che gli apostoli stessi provarono un'immensa difficolt a liberarsene. Il Vangelo ricorda che il Messia, anche dopo la sua morte e risurrezione, dovette apparire a due dei suoi discepoli per spiegare loro le profezie dell'Antico Testamento riguardanti le Sue sofferenze. Egli disse loro: "O spiriti senza intelligenza, lenti a credere tutto ci che hanno annunciato i profeti! Non bisognava dunque che il Messia sopportasse queste sofferenze, per entrare nella sua gloria? Iniziando da Mos e seguitando attraverso tutti i profeti, egli spiego loro quello cui alludevano le Scritture, ci che si riferiva a Lui". (Lc 24, 25-27). Il Messia entrato nella Sua gloria, gloria spirituale, non mondana e politica, per la porta del martirio. Il martirio per la giustizia , agli occhi di Dio, una gloria e una dignit, non una vergogna, come pensano certuni. Il Messia non ha affatto disprezzato il martirio e chiunque lo considera come una cosa disonorevole non guidato dallo Spirito Santo di Dio. Gli Apostoli impiegarono molto tempo a comprendere questa maniera di pensare ed alcuni avevano perfino vergogna di quello che San Paolo, nella sua lettera, chiama "lo scandalo della croce". (I Cor 1, 23). Molti hanno disprezzato Ges a causa della sua crocifissione. Gli apostoli, invece, non si sono vergognati per il modo in cui Egli morto, perch Egli, dopo la Sua resurrezione, ha spiegato loro il senso profondo della croce. Essi allora hanno compreso l'intenzione di Dio e la Sua sapienza e si sono rassegnati ad esse. San Paolo scrive nella prima lettera ai Corinzi 1, 23: "Noi predichiamo un Messia crocifisso, scandalo per gli ebrei e follia per i pagani". Dio ha voluto, con la morte del Messia, stabilire un criterio di fede per separare i veri credenti dai sionisti che rifiutarono di seguirlo a causa del loro attaccamento alla politica e alla gloria temporale. Il Corano fa allusione a questi ultimi, che, dopo aver creduto in Ges, come Messia sionista, rinunziarono a seguirlo dopo la sua morte, perch avevano compreso che Egli non avrebbe soddisfatto il loro sogno di dominio: "In mezzo alla Gente del Libro (gli ebrei), alcuni hanno voluto credere in lui (nel Messia) prima della sua morte e il giorno della Resurrezione Egli testimonier contro di loro" (Corano IV ; Le Donne, 157). Questo versetto dimostra chiaramente, che il Messia stato veramente messo a morte. Se tale fu l'attegiamento del popolo della Bibbia, di ebrei, scribi e farisei, gi iniziati alle profeziedavanti al Messia crocifisso, immaginiamo come, a maggior ragione, Dio doveva preparare gli Arabi di quei tempi, incapaci di assimilare questi fatti. Gli Arabi dellepoca preislamica non potevano concepire n accettare un Messia apparamente sconfitto, appeso a una croce e messo a morte da uomini - gli ebrei- che si pensava dovessero essere suoi sostenitori. Perch il Messia doveva essere messo a morte? Per abolire lo spirito sionista nella mentalit dei suoi seguaci. Essi, vedendo sulla croce Ges, che avevano creduto essere il Messia politico, compresero che il sionismo era un errore e un'illusione alla quale bisognava definitivamente rinunciare. Se il Messia non fosse stato crocifisso, i suoi discepoli non avrebbero compreso il loro errore e avrebbero continuato a domandargli di stabilire il regno sionista d'Israele. Per mezzo della croce, il Messia ha messo fine all' ideologia e alle speranze sioniste. Ges il Salvatore, perch salva coloro che credono in Lui, non solo dalle catene sioniste, ma anche da ogni simile ideale illusiorio, da ogni mentalit materialista, anche se questa si nasconde sotto un' apparenza religiosa, come il caso dell'Islam e del Cristianesimo politico e nazionalista. Ogni tentativo di politicizzare la religione, qualunque religione, un altro sionismo mascherato sotto un

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altro nome. Il Vaticano, proclamandosi "Stato" nel 1929, simile agli altri stati, caduto nella stessa trappola del sionismo. Come gi abbiamo detto, era impossibile per gli Arabi dei tempi preislamici comprendere il messaggio di un Messia in apparenza vinto. Per ci il Corano- da buon pedagogo- presenta loro gradualmente la Verit e i fatti del Vangelo. Bisogna anche tenere conto del fatto che, a quell'epoca, gli Arabi valutavano l'uomo per la sua forza fisica, la sua valenza e la sua bravura nel maneggiare la spada, non per qualit quali la tenerezza, l'umilt e il martirio per la Giustizia. Questa mentalit prevale ancora oggi in molte societ; moltissimi non hanno imparato niente dall'Ispirazione divina e continuano a disprezzare gli umili e quelli che usano la dolcezza, tranttandoli da deboli. Simili comportamenti caratterizzano lo spirito sionista, vinto da Ges su un'umile croce. Il Corano ha preparato gli Arabi con molto tatto e finezza a comprendere la saggezza del martirio del Messia. Ci pu essere scoperto solo dal ricercatore diligente e bene intenzionato. Giacch il Corano dice degli ebrei, condannandoli : "Essi hanno rotto l'Alleanza, hanno bestemmiato contro i Segni di Dio, hanno messo ingiustamente i profeti a morte. Hanno bestemmiato, inventando contro Maria delle calunnie atroci. Hanno detto: noi abbiamo messo a morte il Messia Ges, figlio di Maria, l'inviato di Dio. No: non l'hanno ucciso, non l'hanno crocifisso. Ma sembrato a loro di farlo Ma Dio l'ha fatto ascendere a s" (Corano IV ; Le Donne, 154-156). Alcuni credenti superficiali si affrettano a pensare che questi versetti coranici neghino la crocifissione e l'uccisione fisica del Messia. Trascinati dal loro entusiasmo, si lanciano in un attacco in regola contro il Vangelo, affermando che questo - poich racconta che Ges fu crocifisso- sia falsificato. Con le loro conclusioni affrettate, contraddicono il Corano, che dice di confermare il Vangelo. Prendendo le distanze per consultare con calma e senza fanatismo il Corano, avrebbero scoperto che esso parla - in un altro versetto- della messa a morte del Messia. Qui si vede l'importanza della ricerca dell'unit d'ispirazione e la necessit di un approfondimento dello studio coranico, per raggiungere l'intenzione divina. Cos, guidati da "un Libro luminoso", potremo evitare la trappola dell'interpretazione letterale, che allontana dall'intenzione divina. Il Corano stesso ci incoraggia a seguire questa via, con una dichiarazione franca sulla morte del Messia nella quale Ges Bambino dice: "La pace su di me nel giorno in cui nacqui, nel giorno in cui morr e nel giorno in cui sar resuscitato". (Corano XIX; Maria, 34). Il Corano parla dunque della morte del Messia e della sua risurrezione, confermando in questo il Vangelo. Alcuni credenti superficiali pensano che questi versetti riguardino il ritorno del Messia alla fine dei tempi. E solo allora che il Messia sar - secondo loro - messo a morte. L'ispirazione divina non fornisce alcun fondamento a queste elucubrazioni. Noi non comprendiamo affatto le ragioni per cui questi "credenti" accettino l'idea della morte del Messia alla fine dei tempi, mentre la rifiutino nella sua prima venuta. Il Corano menziona ugualmente la morte del Messia anche nei versetti seguenti, in cui Ges, parlando a Dio dopo la sua morte, dice a proposito degli ebrei che rinunciarono a Lui dopo la crocifissione: "Io ero testimone contro di loro quando vivevo in mezzo a loro. Poi, quando Tu mi hai fatto morire, sei stato Tu stesso testimone contro di loro e Tu sei Testimone di tutte le cose". (Corano V; La Tavola, 117). Abbiamo gi visto che il Corano condanna la gente del Libro (gli ebrei) che cessarono di credere in Ges dopo la sua morte:

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"Fra la gente del Libro (gli ebrei) alcuni hanno creduto in Lui (solo) prima della sua morte ed Egli il Giorno della Sua Resurrezione testimonier contro di loro" (Corano IV; Le Donne, 157 ). La morte del Messia anche riferita nel versetto seguente, che dice a proposito degli ebrei: "Essi (gli ebrei) hanno usato l'astuzia contro Ges (cio per ammazzarlo). Ma anche Dio ha usato l'astuzia e Dio il pi fine degli astuti. Giacch egli disse a Ges : Ti far subire la morte e poi Ti elever a Me; ti liberer dai bestemmiatori (cio dagli ebrei che ti rinnegano) ed elever quelli che ti hanno seguito al di sopra di quelli che non credono in Te, fino al Giorno della Risurrezione" (Corano III ; La Famiglia d'Imran, 47-48). Come conciliare i versetti coranici dove Dio Stesso annuncia l'uccisione di Ges e quelli dove Ges Stesso dichiara la Sua morte nel versetto 156 della sura Le Donne che dice: "Essi non l'hanno ucciso, non l'hanno crocifisso; ma ci sembrato ad essi"? L'Ispirazione coranica si contraddice? Certamente no. Coloro che si arrestano all'interpretazione letterale traballano e, come dice il Corano, a proposito di quelli che adorano Dio alla lettera: "essi, cadono con la testa a faccia in gi in questo mondo e nell'altro. Ecco manifestamente i perdenti" (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 11). Noi, elevandoci al livello dell'Intenzione divina nell'ispirazione, per comprenderne lo Spirito non solo la lettera, non vedremo, nel versetto 156 della sura Le Donne (Corano IV) una negazione della crocifissione e della morte fisica del Messia. L' Intenzione divina di farci comprendere che gli ebrei, mettendo a morte il Messia, non hanno messo fine al suo messaggio. "E solo sembrato ad essi" che uccidendolo avrebbero potuto fare abortire la sua missione appena nata; invece il suo messaggio, dopo la sua morte, si sparso come il fuoco fra la paglia, fino ai confini della terra. Gli ebrei temevano il messaggio del Messia che si opponeva al sionismo, ancor pi della sua persona. Ecco invece il suo messaggio, ch'essi avevano preso di mira nell'ucciderLo, si spande nel mondo, proprio a causa di questa crocifissione. Cos Dio, "il pi fine degli astuti", ha trionfato sull'astuzia degli ebrei. (Corano III ; La Famiglia d'Imran, 47- 48). Alcuni pensano che "l'astuzia" di Dio stata pi fine di quella degli ebrei nel senso che Egli abbia fatto ascendere il Messia a s evitandogli la morte. Questa interpretazione contraddice, pero, l'ispirazione biblico-coranica e perci non possiamo accettarla. Noi invece crediamo che "l'astuzia" di Dio abbia trionfato su quella degli ebrei, perch la morte del Messia stata la disfatta del sionismo. Dio, dopo la morte del Messia, L'ha fatto resuscitare e ascendere a s, mentre gli ebrei pensavano di averLo fatto precipitare nel pi profondo inferno. La vittoria divina sugli ebrei non si arresta con l'elevazione del Messia: il Creatore confonde ancora pi gli ebrei elevando eternamente al di sopra di essi, i discepoli del suo Messia: "Dio disse a Ges: Io innalzer quelli che ti hanno seguito al di sopra di quelli che non credono in te fino al giorno della risurrezione" (Corano III ; La Famiglia d'Imran, 48). Nessuna giustificazione pu essere concessa a chi nega la crocifissione del Messia con il pretesto di glorificarLo: il martirio per la causa di Dio, non una vergogna. Dio risponde nel Corano a tutti quelli che pensano di glorificarlo negando la sua crocifissione: "Rispondi loro (o Maometto): Chi potrebbe arrestare il braccio del Signore se volesse annientare il Messia, figlio di Maria, e sua madre, e tutti gli esseri della terra?" (Corano V ; La Tavola, 19). Ora, come abbiamo visto precedentemente, la Bibbia ci rivela tramite il profeta Isaia VIII secoli A.C. che Dio aveva gi deciso di annientare il Messia: " E stato eliminato dalla terra dei
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viventi, per i nostri peccati stato colpito a morte Dio si compiaciuto di schiacciarlo sotto la sofferenza". (Is 53,8-10) La nostra convinzione ferma: nessuno pu arrestare il braccio di Dio che agisce secondo il suo piano e la sua saggezza spesso incompresi dagli uomini. Dio ha veramente annientato fisicamente il Messia, come era stato profetizzato nell'Antico Testamento e come il Messia stesso ha fatto conoscere nel Vangelo. Il Corano non fa che testimoniarlo. Tuttavia, se Dio ha voluto annientare corporalmente il Messia, l'ha fatto allo scopo di glorificarlo spiritualmente. Ci si realizzer tramite la distruzione prossima e definitiva del sionismo incarnato oggi nello Stato d'Israele. Credere che il Messia non sia stato messo a morte equivale a credere in un Messia glorificato politicamente e materialmente. Questa un'altra forma di sionismo. Il Messia doveva passare attraverso la morte per cambiare la mentalit degli uomini di buona fede che erano caduti nelle trappole del materialismo. In seguito a queste riflessioni, si impone una conclusione semplice e veritiera: il credere nella crocifissione del Messia non contraddice il Corano, se i suoi versetti sono interpretati spiritualmente, secondo il nostro principo, valevole per tutti i Libri ispirati. Viceversa, la negazione della crocifissione del Messia spinge gli interpreti del Corano a cercare delle spiegazioni contorte per adattarle ai versetti coranici che parlano della sua condanna a morte. Essi finiscono, anzi, con il contraddire il Vangelo, invece che confermarlo, come lo vuole il Corano in cui dicono di credere. Questo comportamento colpevole non n "il migliore dei argomenti" n la "Via Retta" consigliata dal Corano. Morire martiri per Dio una gloria infinita : nessuno la potr rapire al Messia Ges, il primo dei martiri. Chi ha compreso questa verit smetter di voler allontanare dal Messia la vergogna della croce. Morire per Dio vivere eternamente, come rivela il Corano: "Non dite che quelli che sono stati uccisi sulla strada di Dio sono morti. No, essi vivono, ma voi non lo capite" (Corano II; La Vacca, 149). Il corano logico con s stesso: non considera i martiri di Dio morti, ma viventi. Perci, dato che rispetta i propri principi, non si ferma alla condanna a morte del Messia, ma, come martire, lo dichiara vivente in eterno. Gli ebrei non l'hanno fatto morire, perch Dio, "il pi fine degli astuti", l'ha fatto rivivere eternamente, ma essi "non lo capiscono". Il Corano dice anche, su questo punto: "Non crediate che coloro che sono stati uccisi sul sentiero di Dio siano morti : Essi vivono presso Dio, e ricevono da Lui il loro nutrimento." (Corano III; La Familia d'Imran, 163) Noi che crediamo nella crocifissione, morte e risurrezione del Messia, diciamo : "Il Messia vivente, essi non L'hanno ucciso, non L'hanno crocifisso, ma questo sembrato loro." 5. La Falsificazione della Bibbia

A) Le prove coraniche dell'autenticit della Bibbia Nel corso dei secoli, gli ebrei hanno sparso la voce della falsificazione della Bibbia e in particolare del Vangelo, per opera di alcuni cristiani. Il loro scopo era di convincere che i Libri dei Profeti, sui quali si appoggiano i cristiani per credere in Ges come il Messia, siano falsificati e che non esistevano nell'Antico Testamento - per lo meno nella forma presentata dai cristiani - Cio questi avrebbero manipolato i testi biblici per adattarli a Ges.

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Molti hanno creduto a questa calunnia e l'hanno propagata fino ai nostri giorni, disprezzando cos la Bibbia e in particolare il Vangelo. Certi Arabi arrivano al punto d'impedire che il Vangelo entri nei loro paesi e nelle loro case, mentre, paradossalmente, aprono le porte a libri e riviste immorali. Sostenere che la Bibbia sia falsificata un' eresia ispirata dal Diavolo che, come dice il Corano: "suggerisce i cattivi pensieri e soffia il male nel cuore degli uomini" (Corano CXIV; Gli Uomini, 5). Nel Corano non si trova nessun versetto che metta in guardia il credente dalle falsificazioni della Bibbia. Al contrario, il Corano dice che viene per autenticare la Bibbia, autenticherebbe forse un testo biblico falsificato? Come potrebbe il Corano mettere in guardia contro la Bibbia, dato che l'Ispirazione unica? Dio onnipotente per difendere la sua Ispirazione e non permette la falsificazione di un Libro che ha ispirato Egli stesso. Come potremmo, altrimenti, fare ricorso a un "Libro luminoso" che ci deve guidare nella Retta Via? E che riferimenti avremmo? Chi diffama la Bibbia, sostenendo che falsificata, diffama il Corano che ne certifica l'autenticit. Una delle differenze fondamentali fra l'ispirazione coranica e molti musulmani tradizionalisti sta nel fatto che il Corano autentica la Bibbia mentre essi la calunniano. Il Corano dice: "Coloro ai quali Noi (Dio) abbiamo dato il Libro (La Bibbia), Lo leggono correttamente. Essi vi credono e quelli che invece non credono sono votati alla perdizione". (Corano II; La Vacca, 115). La spiegazione data dal commento "Al- Jalalein" in arabo del Corano per l'espressione "Lo leggono correttamente" questa: "Ci significa che lo leggono come stato ispirato". Noi adottiamo questa interpretazione corretta che ha il merito di esprimere l'Intenzione del Signore. La testimonianza del Corano in favore dell'autenticit del Vecchio e del Nuovo Testamento rende inutile per noi ogni discussione. Ci domandiamo come alcuni possano sostenere di credere nel Corano, mentre affermano che la Bibbia sia falsificata. Calunniando la Bibbia, dimostrano di non credere nel Corano, nonostante il Corano dica esplicitamente riguardo alla Bibbia che: "Quelli che non ci credono sono votati alla perdizione". Il Corano, testimoniando il Vangelo, dice ancora: "Che i popoli del Vangelo giudichino secondo ci che Dio ha ispirato e quelli che non giudicano secondo ci che Dio ha ispirato sono infedeli" (Corano V ; La Tavola, 51). Il Corano, dunque, incita i popoli del Vangelo a giudicare in virt di ci che Dio ha ispirato in esso per guidarli, non forse questa attestazione coranica in favore del vangelo una testimonianza sicura della sua autenticit e del dovere di ricorrervi? Malgrado ci vi sono ebrei, musulmani e cristiani in gran numero che affermano il contrario. Quale sar il giudizio di Dio su questi "infedeli", come li qualifica il Corano? Coloro che sostengono che il Vangelo sia "falsificato" non manifestano certo una fede assoluta nel Corano, ma un cieco fanatismo. In realt, quegli individui nascondono sotto una maschera il loro odio per ogni Ispirazione divina. La stessa osservazione vale per coloro che disprezzano il Corano sotto il pretesto di credere nel Vangelo. Ogni musulmano che pensa che il Vangelo sia falsificato, contro il Corano. Ogni cristiano che combatte il Corano contro lo spirito evangelico. Chi ha veramente compreso lo spirito del Vangelo non pu che aderire al Corano.

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Il Corano si appoggia incessantemente sulla Bibbia come su una referenza sicura e fedele. Dio consiglia a Maometto di rivolgersi ai lettori della Bibbia, se dubita delle parole divine che gli sono ispirate: "Se tu dubiti di ci che ti stato inviato dall'Alto, interroga coloro che leggono le Scritture inviate prima di te" (CoranoX; Giona, 94). Noi saremmo felici di vedere ogni musulmano mettere in pratica lo spirito del Corano e ogni cristiano mettere in pratica lo spirito del Vangelo, per spezzare le catene del fanatismo che conduce alla perdizione. Che ogni musulmano dunque imiti il Profeta dell'Islam che ha sempre riempito il suo cuore di espressioni di religiosit e di rispetto per la Bibbia: "Noi (Dio) abbiamo ispirato la Torah, nella quale si trova la luce e la direttiva perch i profeti giudichino secondo il suo contenuto E sui loro passi Noi abbiamo mandato Ges, figlio di Maria, per confermare la Torah. Gli abbiamo dato il Vangelo che contiene la buona direzione e la luce ed esso conferma la Torah. Che i popoli del Vangelo giudichino secondo ci che Dio vi ha ispirato" (Corano V; La Tavola, 49-51 ). C' forse un solo versetto coranico che il credente nel Vangelo possa respingere con il pretesto che contrasti con il Vangelo? No. Non si trova nel Corano nessun versetto che contraddica il vangelo e i suoi insegnamenti, a condizione tuttavia che l'interpretazione prenda in considerazione il "Migliore degli Argomenti", cio quello che conferma il Vangelo e non quello che lo contraddice. Ogni interpretazione coranica contraria al Vangelo una falsa testimonianza rivolta contro il Corano. Noi siamo costernati davanti a quelli che presentano delle false interpretazioni coraniche e poi giustificano le loro affermazioni errate sostenendo che il Vangelo sia falsificato. Questa giustificazione pi condannabile dello stesso errore. Il Corano stesso denuncia e giudica costoro. Nello stesso modo, siamo costernati davanti a coloro che rifiutano il Corano con il pretesto che sia contrario al Vangelo. Quest'affermazione falsa, giacch il Corano attesta il Vangelo e lo conferma. Perch, dunque, respingerlo con un falso pretesto? Non , invece, pi onesto e pi semplice credere al Corano, dato che testimonia in favore del Vangelo? Il Corano dice ai popoli della Bibbia : "Voi che avete ricevuto il Libro (la Bibbia), credete a quello che Dio ha fatto discendere dal Cielo (il Corano)che conferma ci che presso di voi (la Bibbia)"(Corano IV;Le Donne,50) Per questo i popoli della Bibbia devono sforzarsi di cercare l'interpretazione coranica che conferma la Bibbia "che presso di loro". Se agiranno con amore e saggezza, giungeranno a riunire le file e a mettere fine all'odio confessionale.Il Corano indirizza ugualmente questo comando ai musulmani, dicendo : "O credenti ! Credete in Dio, nel suo apostolo (Maometto), nel Libro che Egli gli ha inviato (il Corano), nelle Scritture discese prima di lui (la Bibbia) . Colui che non crede in Dio, nei suoi Angeli, nei suoi Libri (l'Antico, il Nuovo Testamento e il Corano), nei suoi apostoli e nel giorno finale, in un errore abissale. (Corano IV; Le Donne, 135). Non tocca a noi giudicare quelli che non credono nei Libri Santi dell'Antico e del Nuovo Testamento nel loro testo attuale, n tocca a noi condannarli pi fermamente di quanto abbia dichiarato Dio stesso nel Corano con la frase "Sono in errore abissale". Noi esortiamo dunque a credere nel testo attuale della Bibbia, perch questo il testo che ha conosciuto il profeta Maometto. L'Ispirazione divina nel Corano designa appunto questo testo, perch le prove, anche scientifiche, della sua autenticit sono molteplici e distruggono ogni argomentazione contraria.

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Non esiste, invece, nessuna prova scientifica della falsificazione della Bibbia. Se una persona convinta di questa falsificazione arriver a presentare una prova scientifica di ci che sostiene, gliene sar molto grato e diventer suo discepolo.

B) Le prove scientifiche dell'autenticit della Bibbia Dio non ha ispirato la Bibbia per abbandonarla ai capricci e alle malizie degli uomini. Ecco le principali prove scientifiche - frutto dell'archeologia moderna - che, insieme al Corano, attestano l'autenticit della Bibbia: 1. I rotoli del "Mar Morto"scoperti nel 1947 a Qumran (vicino al Mar Morto) dimostrano l'autenticit dell'Antico Testamento. Risalgono a 200 anni A.C. 2. Il papiro "Ryland", del 125 D.C; contiene una parte del capitolo 18 del Vangelo di S. Giovanni. Esso concorda con il testo attuale. 3. I papiri chiamati "Chester Beatty", contenenti molte parti del Nuovo Testamento, sono del III secolo D.C. Questo testo concorda ugualmente con l' attuale e si trova nel Museo del Mitchigan (U.S.A). 4. La Bibbia detta "Vaticana" risalente al IV secolo D.C., contiene tutta la Bibbia in latino: si trova nel Museo del Vaticano. 5. La Bibbia detta "Sinaitica"- perch stata scoperta nel convento di Santa Caterina sul monte Sinai - che si trova nel British Museum. E la Bibbia in greco e risale anch'essa al IV secolo D.C. 6. Una prova logica dell'autenticit della Bibbia: le moltiplici confessioni cristiane hanno il medesimo testo biblico. Questo testo esiste in lingue differenti e concorda con i testi originali. 7. Molti dotti musulmani negano che la Bibbia sia falsificata. I principali sono i due grandi sceicchi (defunti ) ben conosciuti: Afghani e Mohammed Abdo. Secondo una favola diffusa da certi "credenti", il vangelo sarebbe stato assunto in Cielo insieme al Messia e non si troverebbe pi sulla terra. A queste persone noi rivolgiamo la seguente domanda : Quale parte di verit racchiudono questi discorsi, dato che il Corano dice di coloro che leggono la Bibbia "essi la leggono correttamente"? Ma come potrebbero leggerla correttamente, se non si trovasse pi sulla terra? Queste elucubrazioni sono ancora pi ridicole, perch il Corano raccomanda ai popoli del Vangelo di giudicare secondo ci che Dio ha ispirato in esso. Pu forse Dio, nel Corano, raccomandare di giudicare in base a un Libro che non esiste pi? Noi abbiamo dimostrato che il Corano una lettura araba della Bibbia che, al tempo del paganesimo arabo, esisteva solo in due lingue: l'ebraico e il greco. Questa una prova

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inconfutabile, sostenuta dalle scoperte dell'archeologia moderna, della presenza sulla terra della Bibbia in quell'epoca. Dunque non era stata elevata in Cielo insieme al Messia ! La tradizione musulmana riporta ugualmente nelle "Nobili Discussioni " del profeta Maometto5 un fatto d'importanza fondamentale: dopo l'apparizione a Maometto dell'Angelo Gabriele che gli annunciava la sua missione, il Profeta fu turbato. Egli lasci subito il suo luogo abituale di meditazione e raccont il fatto a Kadigia, sua moglie. Per tranquillizzarlo, essa lo accompagn direttamente a casa di Waraka ibn Nofal, cugino di Kadigia e zio di Maometto. Bokhari informa che Waraka era uno scriba arabo convertito al cristianesimo, che redigeva "il Vangelo in ebraico". La Bibbia esisteva dunque "sulla Terra ", ai tempi di Maometto, nella stessa penisola araba. Le prove scritturali presentate in questo paragrafo dimostrano l'autenticit della Bibbia e manifestano da un lato l'abisso immenso fra le parole del Corano e del suo Profeta che concernono la Bibbia e dall' altro le calunnie di certi credenti tradizionalisti. Da parte nostra, prestiamo fede alla testimonianza del Corano e del suo Profeta in favore della Bibbia; questa testimonianza ci basta. Alcuni credono che il Vangelo sia stato falsificato dopo l'ispirazione Coranica. Questo il peggiore degli argomenti e rivela una cattiva fede. Noi abbiamo presentato delle prove scientifiche inconfutabili circa l'autenticit del testo evangelico d'oggi, che identico a quello ispirato nel passato, prima di Maometto. Ed in favore di questo medesimo testo che il Corano rende testimonianza. 1) Il "vangelo" di Barnaba Molti musulmani credono nello pseudo-vangelo di Barnaba. Questo "vangelo" una parodia della vita del Messia, accettata disgraziatamente da molti musulmani. Ogni musulmano degno di questo nome non pu fare a meno di riggettare questo "vangelo", per la semplice ragione che Ges vi presentato non come il Messia, ma come il predecessore del Messia. Secondo questo "vangelo" menzognero, il Messia sarebbe Maometto. Ecco qui qualche estratto di questo "vangelo": "Il sacerdote disse a Ges: Alzati Ges, perch noi dobbiamo sapere di te chi tu sia; scritto nel Libro di Mos che Dio ci mander il Messia che ci informer riguardo la volont di Dio. Per questo ti prego di dirci la verit: sei tu il Messia che noi aspettiamo? Ges rispose: vero che Dio ci ha promesso questo, ma io non sono il Messia, perch Egli stato creato prima di me e verr dopo di me".(Cap. 96, 1-5) Il capitolo 97, 13-17 riporta allo stesso modo : "Il sacerdote disse a Ges: e come si chiamer il Messia? Ges rispose : Il nome del Messia ammirabile, perch Dio stesso gli ha dato un nome quando cre la sua anima e lo pose in una beatitudine celeste. Dio disse: aspetta, o Maometto! Il suo nome benedetto Maometto". Questi versetti sono in contraddizione flagrante con l'Ispirazione divina che nel Vangelo e nel Corano, che testimoniano entrambi che Ges veramente il Messia. Inoltre, Maometto non ha mai sostenuto di essere il Messia, n ha detto che Ges non lo fosse. Non ha mai dichiarato di essere stato creato prima di Ges. Gli insegnamenti del Corano sono contrari alle volgari mistificazioni del "vangelo" di Barnaba e confermano che Ges il vero Messia.

Queste discussioni - Hadith in arabo- sono riferite dallo studioso Bokhari 45/6

Lo scopo degli autori di questo "vangelo"- che nasconde male la mano sionista- era di suscitare una separazione fra i cristiani e i musulmani applicando il principio di "dividere per regnare". Essi hanno giocato sull'affetto dei musulmani per Maometto, presentandolo pi grande di Ges. I credenti superficiali sono caduti ciecamente in questa trappola senza afferrare la base del problema. Non hanno capito che negando il messianismo di Ges e attribuendolo a Maometto, si sono trasformati in testimoni avversi al messaggio del Corano a cui invece pretendono di appartenere. 2) Il Corano parla forse di falsificazione? I propagatori delle voci di falsificazione della Bibbia si appoggiano su alcunii versetti coranici. Dimenticano che il Corano si presenta come testimone della Bibbia. Noi menzioneremo alcuni versetti coranici ai quali si riferiscono i sostenitori della falsificazione e dimostreremo che l'intenzione del Corano denunciare coloro che falsificano non i versetti biblici, ma la loro interpretazione. Il Corano dice : - "Vorreste ora, o musulmani, che gli ebrei diventassero credenti a causa vostra? Un certo numero di questi tuttavia obbediva alla parola di Dio (La Bibbia), ma in seguito l'alterarono coscientemente, dopo averla compresa:" (Corano II ; La Vacca, 70). - "Coloro ai quali demmo il Libro lo conoscono come conoscono i propri figli ; invero, alcuni di essi tengono celata le verit, coscientemente". (Corano II; La Vacca, 141). Questi interpreti mal intenzionati alterarono volontariamente, con piena coscienza di causa, il senso dei versetti biblici, "dopo averli compresi". Si trattata di una falsificazione dell'interpretazione della parola di Dio. Altrove il Corano rivela anche : "Alcuni di loro distorcono le parole del Libro con la loro lingua, per farvi credere che ci che dicono si trovi nel Libro. Essi dicono : "Questo viene da Dio". Ma, quello non viene da Dio. Essi dicono coscientemente delle menzogne contro Dio (Corano III; La Famiglia d'Imran, 72). Notate che quelle persone "distorcono con la loro lingua", non falsificano i testi biblici. "Distorcendo con le loro lingue", presentano delle false interpretazioni - che fanno comodo a loro - per far credere che ci che dicono viene da Dio. "Ma questo non viene da Dio". Tale la nostra interpretazione dei versetti sopra citati, versetti che gente malintenzionata vuole "distorcere" per calunniare il Vangelo. Il Corano accusa specialmente gli ebrei di aver fatto ricorso a questa pratica: "Fra i giudei, alcuni distorcono il senso delle Parole (delle Scritture)" (Corano IV; Le Donne, 48). "Quelli che distorcono il senso delle parole "delle Scritture" le distorcono dal senso voluto da Dio, presentandone una falsa interpretazione. Il Corano dice ancora a questo proposito : "Essi (gli ebrei) hanno violato il patto concluso e noi li abbiamo maledetti. Noi abbiamo indurito il loro cuore. Essi spostano le parole delle Scritture dal loro posto e dimenticano una parte di ci che fu loro insegnato". (Corano V; La Tavola, 16) E chiaro che "la deviazione della parola" significa qui la falsa interpretazione dell'Intenzione divina. Il Corano accusa gli ebrei di questa pratica ingannevole e condannabile. Il Corano non il solo a denunciare gli scribi ebrei. Nell'Antico Testamento, il profeta Geremia insorge gi contro di loro per la medesima ragione: "Come potete dire: noi siamo saggi e abbiamo la legge di Yahv! Veramente la penna menzognera degli scribi l'ha cambiata in menzogna!". (Ger 8, 8).
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E importante meditare queste parole ispirate di Geremia per raggiungere l'Intenzione divina che vi espressa: Smascherare gli scribi ebrei che sfigurano il messaggio biblico con la loro falsa interpretazione. Noi abbiamo dimostrato che il testo biblico autentico. In altri termini, il testo attualmente nelle nostre mani corrisponde perfettamente al testo conosciuto prima di Cristo e dimostrato dai Rotoli del "Mar Morto". Questo il testo che hanno conosciuto il Messia e il profeta Maometto. Non vi si trova nessuna falsificazione. Nessuna mano umana pu falsificarlo, perch Dio, nella sua infinita saggezza, vuole che il testo intero dell'Ispirazione divina arrivi fino a noi. La ragione che Dio vuole informarci del suo piano di salvezza per l'umanit intera e dell'influenza nefasta dello spirito sionista sui capi e sugli scribi biblici. Gli scribi, in effetti, trascrivendo la Bibbia, hanno aggiunto, in favore del piano sionista, molti testi falsamente attribuiti a Dio, come ha sottolineato il Corano. Questi testi si trovano ancora ai nostri giorni nella Bibbia. Dio, nella sua saggezza, ha permesso che vi rimanessero per rivelare la mano sionista che li ha introdotti allo scopo di giustificare, nel nome di Dio, delle tradizioni umane non volute da Dio. Questi versetti sono altrettanti parassiti facilmente individuabili da ogni persona preparata. Ges non ha mancato di denunciare questi scribi e farisei colpevoli: "Perch trasgredite al comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?Voi avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti!" (Mt 15, 3-7). Bisogna dunque sottolineare che la Bibbia ci invita essa stessa a discernere fra l'Ispirazione divina e l'ispirazione sionista che in essa si trovano. Il credente non si deve allontanare dalla Bibbia a causa di questa infiltrazione sionista. Al contrario, questa deve incitare i cuori forti a scrutare la Bibbia per estrarne i tesori a dispetto degli ostacoli. Cos agirono Geremia, Ges e Maometto. Del resto, il rispetto del profeta Maometto verso la Bibbia una garanzia supplementare e sufficiente per tutti i musulmani che vogliano riccorervi. Giacch Dio dice a Maometto, nel Corano: "D loro (agli Arabi che disprezzavano la Bibbia): portate dunque un altro libro da parte di Dio che sia una guida migliore di quei due (La Torah e il Vangelo) e io lo seguir." (Corano XXVIII ; La Storia, 49.) Quale migliore testimonianza in favore della Bibbia si pu domandare a questo nobile profeta arabo. E chiaro che nel pensiero del Profeta dell'Islam la Bibbia davvero ispirata da Dio e vogliamo sottolinearlo: la Bibbia nel suo testo attuale proprio quel testo che Maometto aveva conosciuto. Nel versetto citato sopra, Dio ha reso Maometto apostolo non solo del Corano, ma anche della Bibbia, poich il Corano un'ispirazione araba della Bibbia. Questa la ragione per cui Dio, nel Corano, domanda a Maometto di non esigere dai popoli della Bibbia di fare ricorso a lui come giudice, perch essi hanno la parola di Dio nella Bibbia: "Ma come ti prenderanno come giudice, dato che essi hanno la Bibbia, dove sono racchiusi i precetti del Signore? Che i popoli del Vangelo giudichino secondo ci che Dio vi ha ispirato e quelli che non giudicano secondo ci che Dio ha ispirato, sono infedeli." (CoranoV; La Tavola, 49 e 51). Il profeta Maometto invita tutti i credenti arabi a seguire la via "di coloro che li hanno preceduti" nella fede, gli ebrei e i cristiani fedeli, maturi nelle Sorgenti spirituali della Bibbia. Il Corano dice: "Dio vuole spiegarvi chiaramente la sua volont e guidarvi nel cammino di quelli che vi hanno preceduto O credenti (arabi) ! Credete in Dio, nel suo apostolo (Maometto), nel
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Libro (il Corano) che Dio gli ha inviato e nel Libro (Bibbia) disceso prima di lui. Chi non crede in Dio, ai suoi angeli, ai suoi libri, ai suoi apostoli e all' ultimo giorno si trova in una profonda perdizione" (Corano IV; Le donne, 31 e 135). Tale il comandamento del Corano: credere non solo a Maometto e al Corano, ma anche alle Scritture ispirate da Dio prima del Corano : La Torah e il Vangelo nel loro testo attuale. Ogni vero credente, giudeo, cristiano o musulmano, non pu fare a meno di credere nella totalit dell'Ispirazione biblico-coranica. Che Dio Onnipotente riunisca gli eletti, tutti i cuori sinceri, tutti gli uomini di buona fede, intorno alla Sua Ispirazione biblico-coranica, una e indivisibile, affinch essi formino una sola comunit di fronte alle potenze del male che cercano di disgregarla.

6. La vita del profeta Maometto. Certi orientalisti rimproverano al profeta Maometto le sue numerose mogli e il gran numero delle guerre che Egli fece. I matrimoni di Maometto Uno dei rimproveri riguarda il matrimonio di Maometto con Zaynab, figlia di Jahsh. Zaynab era la moglie di Zaid, il figlio adottivo di Maometto. Dopo il suo divorzio, Maometto ha dovuto sposarla. I musulmani non fanno alcuno sforzo per presentare la spiegazione migliore di questo matrimonio. Quella che noi daremo pi avanti si adatta perfettamente al carattere e alla vita integra del profeta Maometto. In effetti, certe interpretazioni islamiche ufficiali di questo matrimonio hanno per conseguenza l'allontanamento degli orientalisti -e di molti cristiani- dal Corano e dal profeta Maometto. I dotti musulmani l'interpretano cos : "Dopo il matrimonio di Zaynab con Zayd, lo sguardo del Profeta si arrest su Zaynab e l'amore per lei invase il suo cuore".

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Questa spiegazione non n certa n definitiva; frutto di una mentalit particolare degli interpreti arabi dell'epoca. Ora, la ricerca dell'interpretazione resta aperta. Questo tipo di ricerca conosciuta nell'Islam soto il nome di "Ijtihad" che significa "sforzo", perch si tratta di sforzarsi di cercare la migliore interpretazione. E quello che noi abbiamo fatto e pensiamo di averla trovata. In seguito la spiegheremo, dopo avere esposto brevemente la vita del Profeta. Maometto nato nel 570 d.c., a La Mecca. E morto l'otto giugno del 632 D.C. Suo padre, Abdallah, mor qualche mese dopo la sua nascita e sua madre, Amena, mor quando egli aveva circa cinque anni. Orfano, fu preso in carico da suo nonno, Abd El-Mutalleb. Quest'ultimo mor tre anni dopo, lasciando Maometto alle cure di suo figlio, Abi Taleb, zio paterno di Maometto, che amava molto il Profeta per la rettitudine dei suoi costumi. Abi-Talib era padre di Ali, il cugino prediletto di Maometto e suo fedele amico per tutta la vita. Ali spos poi Fatima, figlia prediletta di Maometto. Abd-El Mutalleb, nonno di Maometto, era un notabile della famiglia di Bani-Hashim della trib di Qoraish di La Mecca. Aveva dieci figli, fra cui Aballah (padre di Maometto), Abi Taleb (zio che lo ospito e lo adotto). Hamza (che credette in Maometto), Abu-Lahab e Abu-Jahl (che lo combatterono entrambi). Amena, la madre di Maometto, era sorella di Waraka-Ibn-Nofal, del quale abbiamo gi parlato. Quest'ultimo era cugino di Khadija, la prima moglie di Maometto. Maometto pass la sua giovinezza a La Mecca e fu conosciuto per la sua integrit, la sua castit e la rettitudine dei suoi costumi. Amava l'isolamento e la meditazione e non condivideva con gli altri giovani della sua et il gusto per la vita mondana. Gli abitanti de La Mecca lo chiamavano "l'Onesto", (in arabo: "El Amin") a causa della sua fedelt e della sua onest. Il suo amore per la preghiera e la meditazione lo conducevano spesso nelle grotte delle montagne sovrastanti La Mecca, dovo egli fuggiva il tumulto della citt per approfondire la ricerca della spiritualit. Ci non gli impediva, per, di partecipare alla vita commerciale di La Mecca: si occupava delle carovane dei mercanti che transitavano fra lo Yemen e la Siria; era impiegato presso sua cugina Kadigia vedova di un ricco commerciante di La Mecca. Kadigia fu attirata dalla sua onest senza cedimenti e gli mand Abi Taleb (zio di Maometto) per parlagli di matrimonio. Maometto accett. Aveva allora 25 anni e Kadigia ne aveva 40. Il loro matrimonio fu felice fino alla fine. Essi ebber tre figli, morti in tenera et e quattro figlie: Rokaya, Zeinab, Om-Kalthoum e Fatima, la favorita di Maometto. Durante i suoi numerosi viaggi in Siria, Maometto conobbe molti monaci cristiani, fra cui il famoso monaco Bohaira al quale Maometto si leg con una profonda amicizia. Bohaira aveva ammirato l'alta moralit di Maometto e gli parlava spesso dei profeti e del Messia. Cos Dio preparava gi Maometto, a sua insaputa, a una grande missione. Quando l'anima di Maometto fu resa matura dalla contemplazione, all'et di 40 anni, il Cielo gli si manifest. L'Angelo Gabriele gli apparve mentre stava in solitudine in una grotta presso La Mecca chiamata "Harraa". Il Profeta, terminata la visione, corse inquieto dalla sua sposa Kadigia e le raccont il fatto. Lo riferiamo, cos come lo ha raccontato Bokhari : "Gabriele si present a me e mi disse: leggi (Da sottintendere: leggi la Bibbia). Io gli risposi: non so leggere -(Maometto era infatti analfabeta)-. L'Angelo mi prese e mi tenne coperto finch ritrovai la calma, poi mi disse. Leggi ! Io risposi: non so leggere. Egli mi prese, mi copr una seconda volta finch non ritrovai la calma e mi disse: leggi. Io risposi: non so leggere. Egli mi copr una terza volta e mi lasci andare dicendo: leggi in nome del tuo Dio

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che ha creato. Egli cre l'uomo dal sangue coagulato. Leggi, poich Dio generoso6. Il Profeta torn con queste parole impresse dentro di s e con il cuore tremante, presso Kadigia e le rifer tutto ci che era successo. Le disse: ho avuto paura per la mia persona." Questa fu la prima visione di Maometto. Egli trem come avevano tremato prima di lui Mos, Geremia, Daniele ed altri profeti. Kadigia decise di andare con Maometto a casa di Waraka-IbnNofal, suo cugino,che lo tranquillizz dicendogli che questo corrispondeva al messaggio di Mos, al messaggio biblico. Bokhari racconta la storia cos : "Maometto si rec dunque con Kadigia a casa di Waraka-Ibn-Nofal che era divenuto vecchio e cieco. Kadigia gli disse: cugino ascolta cio che tuo nipote (Maometto) desidera comunicarti. Waraka gli disse: nipote mio, cosa c'? Il Profeta allora lo inform della sua visione. Waraka gli disse: ma la Legge di Mos, che Dio ha fatto discendere su di te. Ah! Perch non posso restare in vita per partecipare a questa missione! Perch non posso rimanere in vita quando il popolo ti rinnegher! Il profeta Maometto esclam: mi rinnegher? Egli rispose: si! Nessuno pu donare ci che tu stai per donare senza avere dei nemici. Se ci mi sar concesso, io ti sosterr fino alla tua vittoria. Waraka non tard a morire". Cos Waraka conferm l'autenticit della visione, certificando che era un messaggio biblico. Il messaggio dunque uno e la missione la medesima. E importante che ci sia messo in rilievo. La profezia di Waraka si comp, perch gli abitanti di La Mecca e la trib di Qoraish, la trib principale della Mecca, combatterono selvaggiamente contro il Profeta. Da principio e per molto tempo, solo un piccolo gruppo aveva creduto in Maometto. Kadigia, sua moglie, fu la prima dei credenti. La nuova religione che cominciava a sorgere a La Mecca inquiet i mercanti di idoli e i potenti della citta, che esigevano tasse e approfittavano dei pellegrinaggi pagani che vi giungevano. La fede monoteista rappresentava un gran danno per i loro commerci, il loro potere e la loro egemonia. Essi si trasformarono perci in nemici giurati di Maometto e dei suoi discepoli e li perseguitarono fortemente. Il Profeta sopport coraggiosamente i penosi pesi della sua missione e seppe pazientare, bench ci gli costasse denaro e fatica. Rifiut di opporsi con le armi ai suoi nemici armati, astenendosi perfino dal portare una spada per difendersi. Consigli ai suoi discepoli di fuggire da La Mecca e di trasferirsi in Etiopia, paese cristiano. Dodici dei suoi discepoli si recarono dal Negus, l'imperatore d'Etiopia, che li accolse concedendo loro il diritto di rifugio e assicurando un soggiorno tranquillo. Per dieci anni Maometto sopport la persecuzione a La Mecca, predicandovi invano il monoteismo e non avendo intorno a s che un numero ristretto di fedeli. L'opposizione della trib Qoraish aumentava con violenza al punto di minacciare la vita di Maometto e dei suoi discepoli. Ci fu pi di un attentato contro la sua vita. Maometto dovette finalmente rassegnarsi a fuggire da La Mecca e si rec a Yathreb che in seguito prese il nome di "Al Medina", che in arabo significa "La Citt", cio La Citt del Profeta. In questa citta, numerosi seguaci lo proteggevano e solo gli ebrei della citt costituivano un minaccia per lui. Maometto aveva lasciato La Mecca segretamente, di notte e Al, suo cugino, si era sostituito a lui in casa e perfino nel letto, per simulare la sua presenza, salvandogli cosi la vita.

Questi versetti si trovano nel Corano XCVI; Il Sangue Coagulato, 1-3 50/6

Prima della fuga a Yathreb, due avvenimenti dolorosi colpirono Maometto: la morte dello zio che lo aveva protetto, Abu-Taleb, e quella della cara moglie Khadija, compagna fedele della sua vita, della sua missione e suo appoggio spirituale. Aveva sorretto la sua fede e gli aveva dato fiducia in s stesso. L'anno della morte di queste due persone care a Maometto fu detto "l'anno della tristezza". La gente della trib di Qoraish, spinta dal notabile Abi-Sifian, tent di corrompere Maometto. Essi mandarono una delegazione a suo zio Abi-Taleb, poco prima che morisse, quando era gi a letto malato, per ottenere il suo intervento su Moametto. Gli proposero denaro, gloria e perfino la corona reale, a condizione che rinunciasse al monoteismo. Gli dissero: "se tua intenzione predicare per ricavarne denaro, te lo daremo noi: metteremo insieme il nostro denaro, in modo che tu sia il pi ricco fra noi. Se desideri l'onore, ti eleggeremo come capo e niente si far senza il tuo consenso. Se vuoi il regno, ti faremo nostro re. Ma quanto al Dio unico: "No !" Ascoltando queste parole, il Profeta si attacc ancora di pi alla sua missione e disse: "Per Dio, anche se mi date il sole nella mano destra e la luna nella sinistra per farmi rinunciare a questo compito io non vi rinuncerei ". Alla morte di suo zio Abi-Taleb, che cercava di mitigare le questioni fra la gente di Qoraish e Maometto, la tensione arriv allestremo. Poco prima della sua fuga a Yathreb (Al Medina), Moametto visse il miracolo del "Viaggio Mistico" riferito nella sura XVII, detto "Il Viaggio Notturno ". Quest'esperienza mistica e storica molto importante nella vita di Maometto e dei suoi discepoli e costituisce una tappa decisiva della sua missione. In quella notte, Maometto era in casa di sua cugina Hind, sorella di Ali, figlio di AbiTaleb. Maometto vide l'Angelo Gabriele presentarsi a lui per portarlo in visione su un cavallo chiamato "Al Boraq" (fulmine) sul monte Sinai, l dove Dio parl a Mos. Poi lo port a Betlemme, culla del Messia e poi a Gerusalemme, nel luogo del Tempio. Da l lo innalz al Cielo, poi lo riport a Gerusalemme, dove egli riprese il suo cavallo, per tornare nella casa di sua cugina Hind. La sura incomincia cos : "Lode a Colui che ha trasportato durante la notte, il suo servitore dal sacro tempio di La Mecca, al lontano tempio di Gerusalemme, di cui Noi abbiamo benedetto il recinto per fargli vedere le nostre meraviglie" (Corano XVII; Trasport, 1). Gli abitanti di Qoraish si rifiutarono di credere a questa visione. Perfino molti dei suoi discepoli rifiutarono di prestargli fede e rinunciarono a seguirlo. Dopo questa esperienza, l'animosit a La Mecca aument ancora nei suoi riguardi e l'isolamento del Profeta divenne quasi totale. Il 24 Settembre 622, Maometto decise di fuggire da La Mecca per andare a Yathreb. Qui comincia il primo anno dell Hijra che significa fuga. Dopo la partenza, Maometto prese molte mogli, non per amore delle donne, come pensano molti cristiani, ma per unificare le trib arabe con dei legami di parentela. La prima sposa di Maometto fu Sawda, vedova di uno dei suoi dodici discepoli partito per l'Etiopia, per fuggire alla persecuzione. Sawda non era pi giovane ed era madre di parecchi bambini. Maometto la spos per riconoscenza, per proteggerla e per aiutarla a mantenere i bambini, perch ella e suo marito erano stati fra i suoi primi discepoli. Spos ugualmente anche Aysha, la figlia di uno dei suoi primi discepoli, Abu-Bakr, per rinforzare i legami con quest' amico intimo e fedele. Aysha aveva solo 7 anni, ma rimase nella casa di suo padre 2 anni, prima di far parte della casa del Profeta. Maometto spos anche Hafsa, figlia di Omar IbnEl-Khattab, il secondo dei 4 Califfi che gli succedettero dopo la morte. Sempre per la preoccupazione di unificare le tribu arabe, il Profeta diede in matrimonio le sue figlie a uomini scelti. Osman-Ibn-hafan, uno dei suoi fedeli discepoli, che divenne il terzo califfo, spos le sue figlie Rokaya e Om-Kalthoum. Al, suo cugino, spos Fatima, la figlia prediletta di
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Maometto. Egli poi diede sua figlia Zeinab in matrimonio a Khaled-Ibn-El-Walid, uno degli ufficiali nemici, che l'aveva vinto nella battaglia di Uhud, ma che in seguito divenne credente. Maometto a sua volta spos la zia di Khaled per rinforzare, per mezzo di legami matrimoniali, la comunit dei primi credenti. Maometto spos inoltre due donne di una certa et, Zaynab e Salma, perch erano vedove di due martiri caduti in combattimento. Quanto al matrimonio di Maometto con Zaynab, figlia di Jahsh, che prima era stata sposa del suo figlio adottivo Zayd, gli interpreti musulmani, a nostro avviso, fanno un errore presentando questo fatto come legame d'amore umano. Noi citiamo qui i versetti del Corano su questo argomento, aggiungendo il commento di "Jalalein"interpretazione ufficiale e generalmente ammessa che noi disapproviamo -. Poi presentiamo la nostra interpretazione che dimostra la nobilt dell'intenzione del Profeta nello sposare Zaynab. Il Corano dice a questo proposito: "Non conviene a un credente e ad una credente di seguire la propria scelta, se Dio e il suo apostolo hanno deciso diversamente. Chiunque disobbedisce a Dio e al suo apostolo in uno smarrimento manifesto ". (Corano XXXIII; I Confederati, 36). Spiegazione di "Jalalein": Questo versetto stato ispirato a proposito di Abdallah-Ibn-Jahsh e di sua sorella Zaynab. Il Profeta aveva intenzione di dare Zaynab come sposa a suo figlio adottivo Zayd. Quando, pero, arrivarono a casa del Profeta, Abdallah e Zaynab furono delusi apprendendo l'intenzione di Maometto, perch avevano creduto che egli stesso volesse sposare Zaynab e non che volesse darla a suo figlio adottivo. Tuttavia, si sottomisero al giudizio del Profeta quando Gli fu ispirato questo versetto: "Chiunque disobbedisce a Dio e al suo apostolo in uno smarrimento manifesto." (Corano XXXIII; I Confederati, 36). Interpretazione di "Jalalein" : Il Profeta fece sposare Zaynab a Zayd, ma in seguito il suo sgardo si ferm su di lei e il suo cuore s'infiamm d'amore per lei e Zayd la prese in odio. Egli disse al Profeta : "Voglio divorziare da lei". Il Profeta, invece, gli rispose: "Conserva la tua sposa presso di te". Interpretazione nostra : Il profeta Maometto non prov un amore passionale per Zaynab. Per questo, non volle che Zayd divorziasse, tanto pi che Maometto stesso aveva invitato Zaynab e suo fratello alla celebrazione del loro matrimonio. Questo matrimonio ebbe luogo, nonostante l'obiezione iniziale di Zaynab e di suo fratello. In seguito, l'intenzione di divorziare da parte dello sposo metteva il Profeta in un evidente imbarazzo ed esponeva Zaynab al disonore e all'infamia. La gente avrebbe detto: "Il figlio del Profeta l'ha ripudiata." Era come metterla al bando dalla societ con la conseguenza di uninimicizia fra Maometto e tutta la parentela di Jahsh. Non restava a Maometto che una via di uscita: sposare, a malincuore, Zaynab, affinch si dicesse: "Lha sposata il Profeta". Era un modo per elevarla di dignit invece che abbassarla. Maometto temeva tuttavia l'incompresione della societ: molti avrebbero detto che aveva sposato la moglie di suo figlio sedotto da lei. Questa fu la ragione per cui aveva insistito presso Zayd per impedire il divorzio. Zayd era uno schiavo, prima di conoscere Maometto. Questi lo liber prima di cominciare la sua missione e Zayd, poi, credette nell'Islam. Dunque, gli era stata accordata una doppia grazia: quella dell'affrancamento e quella della fede. Per questa ragione Dio, dopo il versetto 36, prosegue dicendo a Maometto:

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"Tu stai dicendo a quest'uomo (Zayd) che Dio ha gratificato (per mezzo dell'Islam) e che tu hai gratificato (per mezzo della liberazione): Conserva la tua sposa e abbi timor di Dio e tu nascondi nel tuo cuore ci che Dio vede." (Corano XXXIII; I Confederati, 37). Interpretazione di "Jalalein": "Tu nascondi nel tuo cuore" l'amore per Zaynab e l'intenzione di sposarla se Zayd la ripudia. Interpretazione nostra: Il Profeta non nasconde nel suo cuore l'amore per Zaynab, ma nasconde la sua preoccupazione, essendo cosciente della gravit della situazione, comprendendo che, in caso di divorzio da Zayd, sarebbe stato obbligato a sposarla egli stesso per non farle un disonore e che la gente avrebbe interpretato male il suo gesto: "E tu temi gli uomini (perch possono dire ch'egli ha sposato la moglie di suo figlio). E Dio, piuttosto che devi temere !". (Corano XXXIII; I Confederati, 37). Interpretazione di "Jalalein": Sposala dunque senza curarti dei discorsi della gente. Interpretazione nostra: Il Profeta deve agire saggiamente davanti a Dio, ignorando, in effetti, le parole della gente; egli deve modellare il suo comportamento in funzione del meglio e non cercare il modo di piacere alla gente, nemmeno se dovesse essere calunniato di avere sposato Zaynab per passione. Deve tener conto solo del giudizio di Dio che conosce la sua intenzione nascosta: sposare Zaynab per evitarle il disonore e per evitare che sorgano discordie fra gli Arabi. Questa interpretazione si armonizza con tutta la vita del Profeta, particolarmente con ci che concerne le motivazioni nobili e profonde dei suoi matrimoni. Le principali battaglie del profeta Maometto Ad Al Medina, la "Citt del Profeta", la "Citt Luminosa" come fu chiamata in seguito, Maometto aveva molti discepoli fra i quali le due trib "Al Aws" e "Al Khazraj". Come nemici aveva solo gli ebrei che si erano alleati con gli idolatri di La Mecca. E la ragione per la quale il Corano dice : "Tu constaterai che i pi grandi nemici di coloro che hanno creduto sono gli ebrei e gli idolatri di La Mecca e che quelli che amano di pi i credenti (nel Corano) sono coloro che dicono: noi siamo cristiani. Questo avviene perch essi hanno dei preti e dei monaci esenti da ogni orgoglio." (Corano V; La Tavola, 85). Dopo la fuga ad Al Medina, gli idolatri di La Mecca continuarono a combatterlo incitati dagli ebrei della citt. Il Profeta, fino a quel momento, si era rifiutato di portare armi, ma questa persecuzione lo obblig a ricorrervi, per legittima difesa. Aveva il dovere di difendere i suoi discepoli, la prima comunit di credenti, e la propria vita contro i nemici che attaccavano Al Medina. Essi avevano gi invaso le case dei credenti a La Mecca e li avevano costretti all'esilio. Il Corano allude a ci nel versetto seguente: "Coloro che sono stati ingiustamente cacciati dai loro focolari, solo perch hanno detto: Il nostro Signore il Dio unico." (Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 41). Per questa ragione Maometto decise che bisognava difendersi ad Al Medina. La legittima difesa non solo un diritto, ma anche un dovere. Dio autorizza, dunque, il suo Profeta a combattere: - "Dio ha permesso a quelli che hanno subito un'ingiustizia di combattere i loro nemici. Dio capace di dar loro la vittoria".(Corano XXII; Il Pellegrinaggio, 41).
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- "Combatteteli finch non vi sia piu opposizione e che il culto sia reso totalmente a Dio ." (Corano VIII; Il Bottino, 40) Prima di parlare delle battaglie, importante sottolineare che Maometto, secondo i versetti coranici citati, non prese mai l'iniziativa di una battaglia, ma si trov sempre in situazioni di difesa. In certe circostanze Maometto fu accusato di aver preso l'iniziativa, ma fu una provocazione del nemico, un combattimento che ne port a compimento un altro. 1) L'invasione di Badr Durante questa prima battaglia, i musulmani affrontarono, in numero di 300 solamente, gli idolatri di Qoraish di La Mecca, che erano 1000. Malgrado il loro numero ridotto, i musulmani trionfarono sugli idolatri e questo fu per loro una gran gioia e un grande segno. Questa battaglia ebbe luogo nell'anno II dell'Egira. 2) L'invasione di Uhud Gli idolatri della trib di Qoraish di La Mecca, incitati dagli ebrei di Al Medina, attaccarono Maometto a Uhud, un sobborgo di Al Medina. I Qoraishiti, appoggiati da un'alleanza segreta con gli ebrei, erano condotti dal capo dell'armata, Khaled-Ibn-El-Walid, che in seguito si convert all'Islam. Questa battaglia termin con la disfatta dei musulmani e con la morte di Hamza, lo zio prediletto di Maometto. Durante quest'invasione il Profeta si accorse dellalleanza segreta tra gli ebrei di Al Medina e gli idolatri di Qoraish e decise di porre fine alla potenza ebraica. 3) L'invasione delle "Trincee" Quest'invasione fu chiamata cos perch fu scavata una trincea intorno ad Al Medina, per impedire ai Qoraishiti di potervi entrare. Gli ebrei, di nuovo, esortarono gli idolatri di La Mecca a combattere contro i musulmani. Quelli di La Mecca accerchiarono, cos, Al Medina con un esercito considerevole: diecimila uomini. Maometto aveva al suo fianco un ex-guerriero persiano, Salmane. Egli era un militare cristiano, esperto nel combattimento. Egli consigli a Maometto di scavare una trincea attorno ad Al Medina e, infatti, i cavalli di La Mecca non riuscirono a invadere la citt. Questo salv Maometto e i suoi. Questa battaglia ebbe luogo nell'anno V dell'Egira. Quelli di La Mecca avevano creduto in una vittoria facile, invece furono bloccati nel deserto con il cibo che diminuiva e un freddo glaciale; perci furono costretti a ritirarsi. 4) L'invasione di Bani-Qorayza L'invasione del villaggio ebreo di Bani-Qorayza fece seguito alla guerra delle Trincee. Maometto aveva nel frattempo scoperto il complotto degli ebrei contro di lui e il loro ruolo determinante nell'invasione delle Trincee. Allora decise di combatterli. Gli ebrei erano fuggiti nel villaggio di Bani-Qorayza dove egli li attacc e li sconfisse. I sopravvissuti raggiunsero la citt di Khaybar, una fortezza ebraica, il loro ultimo rifugio nella penisola araba. Fu in questo luogo che si svolse l'ultimo combattimento di Maometto contro gli ebrei. Dopo l'invasione delle Trincee e di Bani-Qorayza, le posizioni dell'Islam nella penisola araba furono consolidate e Maometto conobbe un periodo di pace. Gli Arabi cominciarono a temerlo e cercarono di stabilire dei legami pacifici con lui.
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Il patto di Hudaybiyya Sei anni dopo la partenza del Profeta e dei suoi discepoli da La Mecca, questi ultimi vollero ritornarvi in pellegrinaggio. Il Profeta si mise alla testa di una marcia pacifica verso La Mecca. Si fermarono in un luogo nei dintorni di La Mecca, chiamato Hudaybiyya. La gente di Qoraish rifiut ai musulmani il permesso di entrare come pellegrini a La Mecca. Furono organizzate delle trattative che si conclusero con il patto di Hudaybiyya, in virt del quale fu proclamata una tregua di dieci anni. Questo patto permetteva ai musulmani di andare in pellegrinaggio a La Mecca l'anno seguente e per un periodo di tre giorni solamente. I pellegrini e Maometto, dunque, ritornarono tre settimane pi tardi ad Al Medina. Il patto di Hudaybiyya permise a Maometto di spargere il suo messaggio in tutta la penisola araba e contribu a diffondere il volto pacifico dell'islamismo. Un buon numero di Arabi abbracciarono la religione monoteista e si affiancarono al Profeta. In questo tempo l'alto ufficiale Khaled-Ibn-El-Walid, convertitosi allIslam, spos Zaynab, figlia del Profeta, dopo aver combattuto i musulmani a Uhud. A sua volta, Maometto spos Maymuna, la zia di Khaled, consolidando in tal modo l'unit fra di loro. Emissari di Maometto ai Re Poich la situazione nella penisola araba si era calmata, Maometto invi degli emissari con lettere ai principali sovrani, domandando loro di aderire alla sua fede e al suo messaggio. I re interpellati furono: Eracle, re bizantino, Serse, re dei persiani, il Negus di Etiopia e il capo della comunit copta dEgitto. Nel capitolo seguente riproduciamo il contenuto della lettera inviata al re Eracle. 5) L'invasione di Khaybar La pace si era estesa in tutta la penisola araba, non restava davanti a Maometto che una minaccia: gli ebrei ritiratisi a Khaybar. Un mese dopo la pace di Hudaybyya, Moametto usc, egli stesso, alla testa di unarmata musulmana e accerchi la citt e la fortezza. I musulmani si lanciarono valorosamente nella battaglia senza paura della morte e trionfarono dopo un combattimento accanito e selvaggio. Era il settimo anno dell' Egira (623 D.C.). Dieci anni dopo l'Egira, la luce dell 'Islam si era sparsa nella totalit della penisola araba, dove musulmani e cristiani vivevano in pace. Maometto fece un'entrata trionfale e pacifica a La Mecca senza incontrare resistenza. Entr per la porta della "Kaaba"e ne distrusse gli idoli. Pronunci allora queste parole : "D: la verit venuta e la menzogna svanita. La menzogna destinata a svanire" (Corano XVII; Viaggio Notturno, 83). Maometto perdon generosamente i suoi nemici - Abu Sifian e tutti quelli che avevano preso le armi contro di lui - e non cerc di vendicarsi. Il Profeta mor nell' undicesimo anno dell' Egira, nel 632 d.c, ad Al Medina, dove si trova attualmente la sua tomba. Aveva circa 60 anni.

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CAPITOLO III
I principali punti d'incontro fra il Corano e il Vangelo.
La principale testimonianza del Corano in favore del Vangelo l'attestato che Ges veramente il Messia. Se il Corano non avesse attestato questa Verit evangelica fondamentale, non sarebbe stato n sincero, n veritiero. Questa testimonianza ha offeso gli ebrei e ha suscitato il loro odio contro Maometto, tanto pi che il Corano si presenta come una conferma del Messaggio evangelico nella sua totalit. Ora, il Vangelo un Libro bandito dagli ebrei. Se il Corano avesse affermato che Ges non era il Messia, gli ebrei non avrebbero combattuto Maometto e ci avrebbe giustificato, ancor di piu, la loro attesa di un Messia sionista. Questo "Messia" sionista conosciuto nel Vangelo come l'Anticristo. Noi affronteremo questo argomento parlando del Messia. I principali punti d'incontro fra il Corano e il Vangelo sono i seguenti: 1) 2) 3) 4) Il Messia La Vergine Maria. La Tavola Celeste (l'Eucarestia). Lo Spirito.

1. Il Messia
La prima e grande Verit rivelata dal Corano agli Arabi l'esistenza di un solo Dio. La seconda grande Verit che Ges veramente il Messia inviato da Dio e annunciato dai profeti dell'Antico Testamento. Come abbiamo gi detto, fu la rivelazione di questa verit nel Corano che irrit gli ebrei e impedisce loro di aderire al Corano, perch allora essi dovrebbero rinunciare all'attesa di un Messia sionista. Di seguito i versetti coranici che attestano che Gesu' veramente il Messia: 1) "Ricorda pure, quando gli angeli dissero a Maria: -"O Mria, Dio ti annunzia il Suo Verbo, il cui nome sar il Messia, Gesu' figlio di Maria". (Corano III; La Famiglia d'Imran, 40 o 45). 2) "E per aver essi (gli Ebrei) detto; -in verit, noi uccidemmo il Messia, Gesu' figlio di Maria, l'apostolo di Dio-". (Corano IV; Le Donne, 156 o 157). 3) "O gente del Libro, non eccedete nella vostra religione, n dite, riguardo a Dio se non la verit, certo il Messia, Gesu', figlio di Maria, l'apostolo di Dio, il Suo verbo, che Egli getto' in Maria, e uno spirito, proveniente da Lui". (Corano IV; Le Donne, 169 o 171). 4) "Chi potrebbe opporsi minimamente a Dio, se Egli volesse annientare il Messia, figlio di Maria". (Corano V; La Tavola, 19 o 17).

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5) "Essi hanno preso i loro dottori e i loro monaci per loro signori, al posto di Dio e del Messia, figlio di Maria". (Corano IX; Il Pentimento, 31).
(N.B. Alcuni traduttori del Corano presentano una traduzione falsa del versetto sopra citato, invertendo le frasi, sfigurando cosi' completamente il suo significato autentico. Cosi' come sfortunatamente vengono spesso tradotti i versetti della Sura IX; Il Pentimento, 31: "Essi hanno preso i loro dottori e i loro monaci e il Messia, figlio di Maria, per loro signori, all'infuori di Dio", con l'intenzione di negare la divinit del Messia. Il testo arabo originale riporta, pero', le frasi nell'ordine in cui stato tradotto sopra, in favore della divinit di Gesu'. "Invero, alcuni di essi contorcono le parole del Libro, perch voi crediate che cio' che essi dicono faccia parte del Libro; esso invece non fa parte del Libro. Essi dicono : 'cio' viene da Dio', mentre non viene da Dio, e dicono , scientemente, una menzogna contro Dio" (Corano III ; La Famiglia d'Imran, 72). Da notare bene: sono gli ingannatori che "contorcono le parole del Libro" e non i testi che sono stati falsificati, n nel Corano, n nei Vangeli, come alcuni pretendono.)

Se gli ebrei accettassero il messianismo di Ges, non attenderebbero pi il loro Messia sionista e rinuncerebbero, di colpo, al sionismo e allo Stato d'Israele che incarna il sionismo. Gli ebrei hanno respinto Ges come Messia perch condannava la realizzazione di un'entit politica in nome del Giudaismo. Egli rifiut di essere re temporale di un regno israeliano, come ha rivelato San Giovanni nel suo Vangelo (Gv.6, 15), insegnando che il Regno di Dio dentro di noi (Lc.17, 20-21) e non all'esterno di noi, nel mondo politico, come credevano tutti gli ebrei del suo tempo e come credono ancora quelli di oggi. Dodici secoli prima di Ges, Gedeone aveva nello stesso modo rifiutato il regno (Giudici 8, 22). In seguito, il profeta Samuele aveva annunciato che Dio rigettava uno Stato israeliano (1 Sam.8). Gli ebrei, pero, da lungo tempo aspiravano a un'egemonia temporale per mezzo d'un regno israeliano. Essi rifiutavano i comandi di Dio e la sua volont proclamati per mezzo del profeta Samuele. (1 Sam.8, 19) Rifiutando la creazione di uno Stato israeliano, Ges rivela lo scopo spirituale, non politico, della religione ebraica e di ogni religione. Questo non esclude un'attivit politica da parte dei credenti. Al contrario preferibile che i credenti prendano le redini del potere, per instaurare delle riforme sociali e morali al servizio della societ. Politicizzare, pero, lo spirituale creando in nome della religione un nuovo stato, come vogliono gli ebrei, contrario al piano di Dio. Perch Dio per i credenti, ma lo stato per tutti, credenti e non credenti e, come dice il Corano :"Nessun obbligo nella religione" (Corano II; La Vacca, 257). La fede in Ges come Messia il sommo dell'insegnamento evangelico: - "Nessuno pu dire: "Ges Signore (cio il Messia ) se non sotto l'azione dello Spirito Santo." (I Co 12, 3). - "Chiunque crede che Ges il Messia, nato da Dio" (I Gv 5, 1). Il Messia stesso disse agli ebrei che complottavano contro di lui: "Se non credete che Io sono (il Messia), voi morrete nei vostri peccati" (Gv 8,24). Daltronde, l'ispirazione evangelica ci mette in guardia dall'apparizione del falso Messia sionista chiamato Anticristo, da S. Giovanni: "Voi avete sentito dire che deve venire un Anticristo. Egli nega che Ges sia il Cristo: eccolo, l'Anticristo." (1 Gv 2, 18-22). Noi sappiamo che solo gli ebrei increduli negano che Ges sia il Cristo, l'unico Messia di Dio. Cosa concludere riguardo queste parole evangeliche?

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Primo: Maometto, riconoscendo Ges come il Messia ispirato dallo Spirito Santo, ed nato da Dio. Secondo: coloro che negano che Ges sia il Messia, ossia gli ebrei, che lo rifiutano attendendo un altro Messia, formano insieme la persona morale dell'Anticristo. Insomma, lo Stato moderno d'Israele incarna le potenze dell'Anticristo. L'ispirazione evangelica rivela che Ges annienter Egli stesso l'Anticristo, quando costui apparir. Secondo S.Paolo (2 Tes 2, 3-12) l'avvento del Messia sar preceduto dall'apparizione dell'"Uomo Empio", del "Nemico" che Ges, il Messia, annienter con lo splendore della sua venuta. L'empiet annunciata da S.Paolo il comportamento sionista e razzista, dato che Dio universale e non razzista. L'"Uomo Empio", il "Figlio della Perdizione" e "il Nemico" di cui parla S.Paolo l'uomo sionista, nemico di Ges , di Dio e dell'umanit. La sua concretizzazione lo Stato anticristo d'Israele. Questo stato il cuore pulsante dello spirito del male che rifiuta Ges. Nel passato gli ebrei sionisti hanno lavorato segretamente per fondare lo Stato d'Israele. Ora, la fondazione di questo stato permette loro di agire apertamente e con pi potenza di prima per estendere la loro influenza. Oggi, questa potenza anticristiana armata da alleati che dicono di essere testimoni del Messia Ges. In questo consiste la seduzione della fine dei tempi predetta dal Vangelo. Il profeta Maometto ha parlato nelle sue "Nobili Discussioni" dell'apparizione di questa forza d'empiet, dicendo che l'Anticristo avr scritto sulla fronte tre lettere. "K.F.R". Queste lettere in arabo formano la parola "Kufr" che significa empiet o bestemmia. Nell'Ispirazione evangelica noi troviamo queste medesime bestemmie sulla fronte della "Bestia" dell'Apocalisse: "Io vidi una bestia scarlatta, coperta di parole blasfemesulla fronte aveva scritto un nome misterioso" (Ap 17, 3-5). Il profeta Maometto ha ugualmente fatto notare che quando apparir l'Anticristo, Ges e i suoi eletti si leveranno per combatterlo e distruggerlo. I discepoli di Ges, oggi, secondo l'intenzione dell'ispirazione e delle profezie divine, non sono i cristiani tradizionalisti che collaborano con Israele e lo sostengono. Questo sostegno cristiano a Israele stato ugualmente profetizzato, dato che, secondo il Vangelo, l'Anticristo seduttore riuscir a sedurre i falsi discepoli di Ges (Mt 24). Ai nostri giorni i veri credenti sono gli assetati di giustizia, che subiscono il peso dell'iniquit sionista, resistendo a Israele e al sionismo internazionale. Secondo le profezie evangeliche e quelle del profeta Maometto, lo Stato d'Israele sparir. La sua caduta sar il simbolo del fallimento del sionismo e di ogni mentalit materialistica equivalente. Da questo avvenimento molti comprenderanno che Ges veramente il Messia e che il suo regno ben stabilito sulla terra, secondo l'annuncio dei profeti.

2. La Vergine Maria
Il Corano contiene i versetti pi belli a proposito della Vergine Maria. Esso pone la Madre di Cristo al pi alto vertice della santit: "Gli angeli dissero: O Maria! Dio ti ha scelta, ti ha purificato da ogni impurit, ti ha eletta al di sopra delle donne dell'universo" (Corano III; La Famiglia d'Imran, 37). Questa testimonianza condanna gli ebrei che, come ha rivelato il Corano, hanno inventato contro Maria calunnie atroci (Corano IV; Le Donne, 155). Dio, nell'ispirazione coranica, attesta ci che ha ispirato nel Vangelo, a proposito di Maria:
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"Tu sei benedetta fra tutte le donne" (Lc 1, 42). Il Corano rivela ugualmente l'eccezionale purezza di Maria e la sua Immacolata Concezione, come pure quella di Ges. Nei versetti seguenti, la moglie d'Imran, cio la madre di Maria (la Famiglia d'Imran sono i genitori di Maria) dice: "Signore, io Ti ho consacrato in voto il frutto del mio seno: gradiscilo, perch Tu ascolti e conosci tutto. Quando essa ebbe partorito, disse: Signore, ho messo al mondo una figlia e l'ho chiamata Mariam (Maria), metto sotto la Tua protezione essa e la sua discendenza (Ges), affinch Tu li preservi dalle astuzie di Satana" (Corano III; La Famiglia d'Imran, 31) Dio ha ascoltato la preghiera della madre di Maria e ha esaudito il suo voto: Maria e Ges furono i soli protetti contro il demonio, come dichiara Maometto nelle sue "Nobili Discussioni " "Nessun uomo nasce senza che il diavolo lo tocchi fin dalla sua nascita ed egli grida a causa di questo tocco satanico, ad eccezione di Maria e di suo Figlio". Questo versetto delle "Nobili Discussioni" si trova nell'interpretazione di "Jalalein", dopo il versetto 31 della sura La Famiglia d'Imran. Queste parole, accettate da tutto il mondo musulmano, sono un riconoscimento dell'Immacolata Concezione di Maria. A questo proposito il profeta Maometto ci insegna che ogni uomo, compresi i profeti e egli stesso, nascono con questa tara, ad eccezione dell'Immacolata Maria e, naturalmente, di suo Figlio.

3. La Tavola Celeste
Il Corano ci rivela che Dio fece discendere dal Cielo una "Tavola" imbandita per nutrire gli apostoli di Ges, il Messia. Questo cibo celeste un punto comune fra la Bibbia e il Corano, ignorato dalla maggioranza dei credenti. Si tratta della comunione al Corpo e al Sangue del Messia, Tavola spirituale di Dio. Infatti, il Corano riporta con pedagogia, sotto una forma simbolica e condensata, l'ultima Cena di Pasqua che Ges ebbe con i suoi apostoli e nel corso del quale istitu la Cena spirituale tramite il Suo Corpo e il Suo Sangue. Questo fatto raccontato nel Corano in un modo pedagogico, ma sottile, rispettando l'ignoranza del mondo arabo dell'epoca nei confronti del Vangelo. Troviamo questo fatto raccontato nella sura La Tavola: "Gli apostoli dissero: O Ges, figlio di Maria, pu il tuo Signore farci discendere dal Cielo una Tavola (imbandita)? Egli rispose: temete Dio, se siete credenti. Essi dissero: ne vorremmo mangiare e tranquillizzare i nostri cuori e sapere che Tu ci hai predicato la verit e ne saremo testimoni (testimoni della Tavola). Ges, figlio di Maria, disse: O Dio nostro Signore, f discendere su di noi una Tavola (imbandita) dal Cielo. Che sia per noi una festa, per il primo e per l'ultimo dei nostri, e un Segno da parte tua e nutrici, Tu sei il pi generoso dei dispensatori. Dio disse: Io la faccio discendere sopra di voi, ma guai a chi, fra di voi, sar incredulo. Io gli far allora patire una sofferenza che non ho mai fatto subire a qualcuno nel mondo" (Corano V; La Tavola, 112-115). Di quale Tavola (imbandita) discesa dal Cielo si tratta? Conoscere il vero senso di unimportanza capitale, perch gli apostoli hanno promesso di "esserne testimoni". Inoltre, questa testimonianza si deve estendere fino all'ultimo credente sulla Terra, perch Ges la chiede a Dio e sar "una festa per il primo e per l'ultimo fra di noi". Allora Dio la fece discendere, minacciando gli increduli del pi duro castigo. Certi interpreti hanno visto in questa Tavola un nutrimento materiale a base di pesce. Hanno confuso fra il miracolo materiale della moltiplicazione dei pani e dei pesci riportato dal Vangelo (Gv 6) ed operato da Ges e il miracolo del Cibo spirituale, quello della Tavola spirituale "che discende dal Cielo" rivelato dal Corano.

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Il Vangelo riporta al capitolo 6 di S.Giovanni le parole del Messia a proposito di questo Cibo spirituale. Egli aveva detto che "la sua carne e il suo sangue" erano cibo e bevanda spirituali che donavano "la Vita Eterna" ai credenti. Molti dei suoi discepoli, ascoltando queste parole, le trovarono "troppo forti" e si allontanarono da Lui (Gv 6, 60-66). Gli ebrei, dopo secoli di preparazione, non poterono comprendere Ges. Molti cosiddetti cristiani, ancora oggi, non capiscono il senso profondo di queste parole. Come si poteva, dunque, spiegare questo Pasto Spirituale, questa Tavola imbandita agli Arabi della penisola araba che ignoravano tutto della Bibbia? Il Corano doveva perci presentare questo fatto con allusioni e parabole, allo scopo di suscitare negli Arabi, desiderosi di verit, una santa curiosit, che li spingesse alla ricerca nel Vangelo del senso profondo di questo messaggio. L, troveranno la pienezza della luce sul mistero della Tavola coranica che scende dal Cielo. Alcuni interpreti pretendono che questa Tavola imbandita non sia ancora stata inviata da Dio. Ci non corrisponde alle parole del Corano: Dio dice "La faccio discendere sopra di voi", Dio l'ha dunque gi fatta discendere sugli apostoli nel passato, minacciando perfino che gli increduli sarebbero stati puniti come non mai. Inoltre, Ges la domand a Dio perch ne potessero testimoniare "il primo e l'ultimo" dei credenti. I primi apostoli vi avevano, dunque, gi partecipato. Deve rimanere fino alla fine dei tempi, perch possano testimoniare anche gli ultimi credenti sulla Terra. Il Messia ha dato agli apostoli questa "Tavola" imbandita che discende dal Cielo. Essa quel Pane di vita che discende anche esso dal Cielo (Gv 6, 32-36). Ges ha dato questo Pane del Cielo un anno dopo averne parlato. Questo fatto accaduto durante l'ultima Cena di Pasqua che Egli ebbe con i suoi apostoli, quando, prendendo del pane, lo diede loro dicendo "Prendete e mangiate questo il mio Corpo". Poi prese il calice lo diede loro dicendo: "Bevetene tutti, questo il mio Sangue, il Sangue della Nuova Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati." (Mt 26, 26-29). Gli apostoli compresero, allora, e i credenti dopo di loro, come il Messia si diede loro sotto forma di cibo e bevanda. Il Cibo, la Tavola imbandita, che il Messia offre ai "primi e agli ultimi" credenti lo Spirito Santo che dimora nel cuore dei credenti tramite questo Pane che mangiano e questo Vino che bevono. Questa Bevanda celeste e divina quella menzionata ancora nel Corano nella sura LXXXIII; I non riempienti la misura. Coloro che ne bevono sono i puri, gli eletti da Dio, coloro che rifiutano di berlo sono i dannati: "I puri saranno fra delizie; adagiati sui letti elevati, staranno a guardare attorno, ravviserai sui loro volti lo splendore della felicit, verr dato loro da bere del Vino sigillato, il cui sigillo sar di muschio; qui devono entrare in competizione gli aspiranti alla felicit! LAcqua mescolata in esso sar quella di Tasnim, una sorgente (celeste) dalla quale berranno gli avvicinati (da Dio). I malvagi (coloro che rifiutano di berne) si burlano di quelli che credono " (Corano LXXXIII; I non riempienti la misura, 22-29). Il Corano, offrendo ai credenti questo "Vino sigillato", testimonia in favore delle parole di Ges nel Vangelo di Giovanni a proposito del pane sigillato, il cibo marcato da Dio, che discende dal Cielo, Ges stesso, "perch su di Lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo" (Gv 6, 27). Ricordiamo ci che Ges dice nella sura La Tavola (imbandita): "O Dio, nostro Signore, f discendere su di noi una Tavola (imbandita) dal Cielo. Che sia per noi una festa per il primo e per l'ultimo dei nostri." (Corano V; La Tavola, 114). Questo significa che la Tavola discesa dal Cielo non fu solo per gli apostoli; continua a scendere ogni giorno e in tutti luoghi, per essere una festa "per il primo per l'ultimo", dunque per i credenti di tutti i luoghi e di tutti i tempi, fino all'ultimo credente, fino al giorno della Resurrezione. Essa
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testimonier eternamente davanti a Dio in favore di coloro che avranno testimoniato per Essa sulla Terra. La Tavola imbandita e questo vino celeste che discendono dal Cielo hanno per scopo separare l'umanit in due: da una parte gli eletti di Dio, coloro che si nutrono di questa Tavola e, dall'altra, i dannati che rifiutano di nutrirsene e si burlano di coloro che ci credono. Infine, bisogna segnalare un fatto importantissimo da sapere: il divino Corano incita il credente alla competizione, alla gara verso questo Vino misterioso e vivificante che discende dal Cielo (Corano LXXXIII; I non riempienti la misura, 26). Questo differisce totalmente delle bevande alcoliche del mondo di quaggi. Che tutti quelli che rifiutano questo Vino divino, si armino piuttosto di saggezza. Che coloro che si burlano dei credenti che si precipitano a questo vino in "competizione", si ravvisino, prima che sia, per loro, troppo tardi.

4. Lo Spirito
Il mondo islamico ha dello "Spirito" solo una nozione indefinita. Questa parola ritorna spesso nel Corano senza che la sua essenza sia chiarificata. Cos, i credenti sono portati a chiedersi cosa significhi esattamente questespressione. Troviamo nella sura XVII, Trasport : "Ti chiedono a proposito dello Spirito. Di: lo Spirito affare del mio Signore, voi non avete ricevuto (nel Corano) che poca scienza" (Corano XVII; Trasport, 87). E secondo una saggezza divina, che il Corano nasconde ai musulmani, ci che lo Spirito. Dio ha voluto che la sua rivelazione coranica fosse una porta aperta e un passaggio verso la Bibbia, come ha voluto che il Corano fosse un testimone attestando la veridicit della rivelazione biblica, come spiegato prima. Nel Corano, la questione dello Spirito uguale a quello della "Tavola (imbandita)" che Dio fece discendere dal Cielo sui suoi apostoli: il credente pu capire il suo significato, solo ricorrendo alla Bibbia. Infatti, il Corano stesso incita il credente a consultare la Bibbia e la gente della Bibbia. Leggiamo nella sura "Giona": "Se dunque dubiti di cio che noi abbiamo fatto scendere sopra di te, interroga coloro che leggono il Libro ( la Bibbia) prima di te. Certamente la Verit venuta a te dal tuo Signore. Non dubitare dunque" (Corano X; Giona, 94). Il Corano apparve dunque come un passaggio verso la Bibbia. In Essa i credenti trovano il chiarimento di ci che stato parzialmente rivelato nel Corano. Quest'ultimo infatti dice chiaramente che offre agli Arabi, ignoranti all'epoca, solamente una parte della scienza, cio "poca scienza" il complemento della quale si trova nella Bibbia: "Voi non avete ricevuto (nel Corano) che poca scienza." (Corano XVII; Trasport, 87). Coloro che denigrano la Bibbia, fanno parte di "coloro che dubitano" (Corano X; Giona, 94). Ma il credente, che si vuole aperto all'insieme della Rivelazione divina, trover nella Rivelazione biblica la risposta al significato della parola "Spirito": lo Spirito Santo di Dio, Dio stesso, che mand il suo Spirito eterno ai profeti, da Abramo in poi, e si incarnato nel seno della Vergine Maria, come Dio ha rivelato nella Bibbia e nel Corano. Infatti, il vangelo riporta: "Allora Maria disse all'angelo: "Come possibile? Non conosco uomo?" Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scender su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprir con la Sua ombra; perci Colui che nascer sar dunque santo e chiamato Figlio di Dio." (Lc 1, 34-35). Cos leggiamo anche nel Corano:
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- "Il Messia, figlio di Maria lInviato di Dio e la Sua Parola deposta in Maria e uno Spirito proveniente da Lui." (Corano IV; Le Donne, 169). - "Poi Maria prese per nascondersi da essi un velo e Noi le inviammo il Nostro Spirito che prese in essa in tutto la forma di un uomo perfetto." (Corano XIX; Maria, 17). D'altronde, quando gli inviati dal profeta Maometto si presentarono davanti al Negus per spiegargli gli insegnamenti del Profeta Maometto, Jaafar Ibn-Abi-Taleb rispose che Ges " il servitore di Dio, il suo inviato, il suo Spirito e la sua Parola deposta nella Vergine Maria".

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CAPITOLO IV
Invito alla riflessione
Quest'ultimo capitolo invita il lettore a riflettere su due punti: 1. La lettera d'invito alla fede indirizzata da Maometto all'imperatore Eracle. 2. L'accoglienza riservata dal Negus d'Etiopia ai musulmani venuti presso di lui, dopo la loro fuga da La Mecca.

1. La lettera a Eracle
Ecco la traduzione di questa lettera. "In nome di Dio misericordioso. Da Maometto, servitore di Dio, a Eracle, Grande Re dei Bizantini. Salute a coloro che seguono la buona direzione. Ora io t'invito a ricevere il messaggio dell'Islam. Accetta l'Islam: sarai salvo e Dio ti dar una doppia ricompensa. Se tu rifiuti, l'empiet degli ariani sar su di te. O popoli del Libro, venite, discutiamo e siamo d'accordo sul fatto che noi adoriamo un solo Dio, senza associargli niente altro e senza proclamare fra di noi dei signori, eccetto Dio. Se voi accettate, dite: "Testimoniate che siamo musulmani". Due punti ci interessano in questa lettera: A) La doppia ricompensa Il profeta Maometto dice a Eracle: Dio ti dar una "doppia ricompensa". Il Profeta ripete qui questa doppia ricompensa promessa da Dio ai cristiani che avevano proclamato la loro fede nell'islam, dicendo: "Noi siamo musulmani prima di Lui (Il Corano)". Dio risponde loro, nel Corano: "Essi riceveranno una doppia ricompensa". (Corano XXVIII; La Storia, 53-54). La prima ricompensa deriva dalla loro fede nel Messia e nel Vangelo, la seconda risulta dalla loro fede nel Corano che testimonia in favore della Bibbia e del Vangelo. Quale deve essere l'atteggiamento dei cristiani d'oggi che credono nel Vangelo e nel Corano? Secondo il profeta Maometto - e contrariamente al parere di molti musulmani tradizionalisti - essi non devono rinunciare ad alcun insegnamento evangelico, poich Maometto domanda loro solo di dire: "Noi siamo musulmani" (cio sottomessi a Dio ). Secondo la sura La Storia, citata sopra, essi erano gi musulmani, sottomessi a Dio, prima del Corano. Quando il Negus d'Etiopia, in compagnia dei patriarchi copti, ascolt per la prima volta il messaggio musulmano, i patriarchi dissero: "Ma queste parole vengono dalla medesima sorgente delle parole del nostro Signore Ges, il Messia". Parimenti, il Corano insegna che l'Islam esisteva prima della rivelazione coranica: "Ges si accorse ben presto dell'infedelt (degli ebrei). Egli grid: "Chi mi assister nel sentiero di Dio? Gli apostoli risposero: "Siamo noi che ti aiuteremo nel sentiero di Dio e tu testimonirai che noi siamo musulmani (sottomessi)." (Corano III; La Famiglia d'Imran, 45).

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Dio dice, anche, in un altro versetto : "Io ho detto agli apostoli: Credete in me e nel mio inviato (Ges). Essi risposero: Noi crediamo e Tu sei testimone che noi siamo musulmani" (Corano V; La Tavola, 111). Cos, nel concetto coranico gli apostoli di Ges erano gi musulmani prima dell'Islam, e chiunque crede che Ges il Messia gi musulmano, gi "sottomesso" a Dio accettando il Vangelo. Dopo la venuta del profeta Maometto confermando il Vangelo, coloro che negano Maometto negano il Vangelo, e coloro che credono in Maometto testimoniano con lui l'autenticit del Vangelo e ottengono una "doppia ricompensa". Allo stesso modo, colui che crede nel Corano e in Maometto, se si sottomette al Vangelo nel suo testo attuale, ne testimone con il Corano. Se, per, rinnega il Vangelo, diventa un falso testimone del Vangelo e del Corano e l'empiet degli ariani sar su di lui. B) L'empiet degli ariani Il secondo punto degno di interesse in questa lettera la menzione dell'empiet "ariana", conosciuta in occidente col nome di "arianesimo". L'arianesimo apparve ad Alessandria nel III secolo D.C. Un prete cristiano di nome Ario neg la divinit del Messia ed ebbe molti discepoli, conosciuti con il nome di Ariani (da non confondere con la razza ariana). Il concilio di Nicea tenutosi nel 325 D.C. condann l'arianesimo. Questa eresia, ben conosciuta nella storia del Cristianesimo, persistette lungo tempo dopo il concilio. Si sparse in oriente fino al tempo del profeta Maometto e anche in seguito. Quando menziona questa empiet, Maometto dimostra una saggezza e un'intelligenza che colpiscono ogni spirito avveduto, giacch il Profeta dimostra cos, a partire dal suo ambiente arabo e desertico, che le decisioni del concilio di Nicea, che condannava l'arianesimo, sono giustificate ed egli le approva pienamente. Questa empiet era la negazione della Divinit di Ges e della Trinit Divina. Non forse, da parte di Maometto, un riconoscimento implicito di queste due Verit divine?

2. Il rifugio dei musulmani in Etiopia


I musulmani si rifugiarono in Etiopia in due gruppi successivi. Quando il primo gruppo arriv in Etiopia, la trib di Bani-Qoraish de La Mecca, feroce nemica di Maometto, invi due messaggeri, Amru-Ibn-El-Ass - che in seguito divenne musulmano - e Abdallah-Ibn-Abi-Rabiah, con regali preziosi da offrire al Negus "Ahmassa", reclamando l'estradizione dei rifugiati musulmani, accusati di essere malintenzionati, d'aver abbandonato la religione del loro popolo e di opporsi alla religione del Negus. Questa gente, secondo i messaggeri di Qoraish, avevano inventato una religione nuova, sconosciuta, contraria a quella del Negus e degli Arabi. Il Negus rifiut di consegnare i rifugiati prima di averli ascoltati. Uno di essi, chiamato Giafar IbnAbi-Taleb prese parola in presenza del Negus e dei patriarchi etiopici: "O Re, noi eravamo un popolo ignorante che adorava gli idoli, finch Dio non ha inviato un Profeta di cui noi conosciamo l'origine, l'onest e la fedelt. Egli ci ha insegnato a credere in Dio e ad adorarlo". Il Negus rispose : "Puoi leggerci un testo scritto da quest'uomo, da parte di Dio? " Giafar rispose : "Si" e gli recit tutto il capitolo coranico di Maria fino al versetto dove Ges dice: "Pace su di me nel giorno in cui nacqui, nel giorno in cui morir e nel giorno in cui verr risuscitato." (Corano XIX; Maria, 34).
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Quando i patriarchi udirono quel versetto dissero: "ma queste parole provengono della stessa sorgente delle parole del nostro Signore Ges il Messia !". Il Negus lo conferm, dicendo ai due messaggeri: "Le parole di questa gente e le parole di Mos derivano della stessa sorgente. Partite ! In nome di Dio, io non vi consegner questa gente." I due messaggeri non rinunciarono affatto al loro progetto. Ritornarono dal Negus per dire: "I musulmani fanno dei brutti discorsi su Ges, Figlio di Maria. Mandali a cercare e interrogali a questo proposito". Quando essi furono arrivati davanti al Negus, Giafar gli rispose:"noi diciamo ci che il nostro Profeta ci ha insegnato: Ges il servitore di Dio e il suo Inviato, il suo Spirito e la sua Parola, inviato alla Vergine Maria." Questi musulmani avevano compreso, dunque, che Ges solo era lo Spirito e la Parola di Dio. Quando il Negus ascolt ci, prese il bastone e disegn una linea per terra dicendo: "fra noi e voi non c' che questa linea di separazione". Se il Negus avesse conosciuto personalmente Maometto e avesse ascoltato gli insegnamenti dalla sua stessa bocca, e se i due messaggeri di La Mecca non avessero avvelenato l'atmosfera, il Negus non avrebbe certamente tracciato quella linea fra i credenti. Il profeta Maometto non ha mai immaginato n voluto una simile linea di separazione. Non era forse stato ispirato egli stesso, il Profeta, a dire ai popoli del Libro: "Il nostro Dio e il vostro Dio uno." (Corano XXIX; Il Ragno, 45). Dov' dunque, nella mentalit di Maometto, questa linea? Non esiste. E tempo ormai, per tutti i credenti maturi nella fede, di superare le linee e gli ostacoli artificiali creati dal fanatismo umano, nel corso dei secoli. E venuto il momento in cui il credente ritrovi e abbracci il fratello credente. Non ci sono pi musulmani, non ci sono piu cristiani. Siamo tutti musulmani, siamo tutti cristiani a condizione tuttavia di superare la lettera per abbracciarci nello Spirito e nell'Intenzione di Dio. "Giudichiamo da noi stessi ci che giusto" come lo raccomanda il Messia (Lc 12,57). Ci la "Via Retta" del Corano. Dobbiamo essere credenti indipendenti.

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CONCLUSIONE
Perch ho chiamato questo libro "Sguardo di fede sul Corano"? La ragione semplice: agli occhi degli uomini io sono cristiano e, a loro parere, un cristiano non crede nel Corano. Tuttavia, il mio cristianesimo pi fedele all'Islam di quanto non lo siano parecchi musulmani. Il Corano e il suo degno profeta Maometto testimoniano in mio favore e mi concedono una doppia ricompensa. Il Corano, come la Bibbia, non monopolio di nessuno. E un'ispirazione divina indirizzata a tutti coloro che amano la vita spirituale e aspirano a sublimare i loro pensieri per sedere accanto al Creatore e vivere eternamente del suo Respiro vivificante e della sua compagnia. Io credo in Dio, in Abramo, in Ges, il Messia di Dio e in Maometto, il profeta di Dio. Sono un credente indipendente. Io non sono n ebreo, n cristiano, n musulmano. Sono, per, ebreo, cristiano e musulmano. Perch io credo che esistano solo due comunit e che non ve ne sia una terza: la comunit dei credenti benedetti e la comunit dei fanatici esclusi appartenenti a tutti i popoli, nazioni e religioni. Anzi, concludo con questo versetto coranico luminoso: "Ci sono fra le genti del Libro" -della quale faccio parte- "delle persone che credono in Dio, a ci che vi stato rivelato (il Corano) e a ci che stato rivelato a loro (la Bibbia). Umili davanti a Dio, non hanno venduto a poco prezzo i Segni di Dio, coloro hanno la loro ricompensa presso il loro Signore" (Corano III; La Famiglia d'Imram, 198 e 199).

Un credente indipendente: Dr. Marcel Haddad

Prima stampa: 13 ottobre 1984 Beirut - Libano Seconda stampa: 8 Dicembre 2000

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INDICE GENERALE
INTRODUZIONE .....................................................................................................................................................................3 IL CORANO UN TESTO ARABO DELLA BIBBIA .......................................................................................................................7 CAPITOLO I............................................................................................................................................................................12 I PRINCIPI DELLO STUDIO .......................................................................................................................................................12 1. IL RITORNO AL TESTO CORANICO. .....................................................................................................................................12 2. LA RICERCA DEL SENSO SPIRITUALE DEL TESTO ...............................................................................................................12 3. LA PEDAGOGIA DIVINA NELL'ISPIRAZIONE........................................................................................................................17 I sacrifici............................................................................................................................................................................17 Il matrimonio .....................................................................................................................................................................18 4. L'UNIT DELL'ISPIRAZIONE................................................................................................................................................20 A) Ricollocare l'ispirazione nel suo contesto. ..................................................................................................................21 B) La discussione per mezzo del "migliore degli argomenti"..........................................................................................22 CAPITOLO II ..........................................................................................................................................................................24 I PUNTI DI CONTROVERSIA .....................................................................................................................................................24 1. La Trinit.......................................................................................................................................................................24 2. Il Cristo e il suo titolo di Figlio di Dio.........................................................................................................................28 3. La divinit del Messia ...................................................................................................................................................30 4. La crocifissione del Messia...........................................................................................................................................35 5. La Falsificazione della Bibbia......................................................................................................................................40
A) Le prove coraniche dell'autenticit della Bibbia .........................................................................................................................40 B) Le prove scientifiche dell'autenticit della Bibbia ......................................................................................................................42 1) Il "vangelo"di Barnaba.........................................................................................................................................................43 2) Il Corano parla forse di falsificazione? ...............................................................................................................................44

6. La vita del profeta Maometto........................................................................................................................................46


I matrimoni di Maometto...................................................................................................................................................................46 Le principale battaglie del profeta Maometto...................................................................................................................................51 1) L'invasione di Badr ..............................................................................................................................................................52 2) L'invasione di Uhud. ............................................................................................................................................................52 3) L'invasione delle "trincee"...................................................................................................................................................52 4) L'invasione di Bani-Qorayza. ..............................................................................................................................................52 Il patto di Hudaybiyya ..............................................................................................................................................................53 Emissari di Maometto ai Re .....................................................................................................................................................53 5) L'invasione di Khaybar ........................................................................................................................................................53

CAPITOLO III ........................................................................................................................................................................54 I PRINCIPALI PUNTI D'INCONTRO FRA IL CORANO E IL VANGELO..........................................................................................54 1. IL MESSIA.......................................................................................................................................................................54 2. LA VERGINE MARIA ......................................................................................................................................................56 3. LA TAVOLA (CELESTE ).................................................................................................................................................56 4. LO SPIRITO .....................................................................................................................................................................58 CAPITOLO IV.........................................................................................................................................................................60 INVITO ALLA REFLESSIONE ....................................................................................................................................................60 1. LA LETTERA A ERACLE ..................................................................................................................................................60 A) La doppia ricompensa ..........................................................................................................................................60 B) L'empiet degli ariani...........................................................................................................................................61 2. IL RIFUGIO DEI MUSULMANI IN ETIOPIA ........................................................................................................................61 CONCLUSIONE......................................................................................................................................................................63 INDICE GENERALE .............................................................................................................................................................64

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