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Il cervello umano composto da un enorme numero di cellule, chiamate neuroni: ce ne sono circa 100 miliardi.

. A loro volta tali cellule sono connesse le une alle altre secondo schemi specifici e molto complessi. Lorganizzazione del cervello quindi estremamente complicata, ma le sue componenti strutturali sono cellule, ovvero entit analoghe a quelle che si trovano in ogni altra parte del corpo. E tali cellule funzionano esattamente come in tutti gli altri organi del corpo, ma nel cervello linterazione produce qualcosa di straordinario: la visione, la memoria e tutte le altre funzioni mentali. Presi singolarmente, i neuroni non sono in grado di espletare alcuna funzione cognitiva, nemmeno la pi elementare. Non esistono neuroni in grado di vedere, di ricordare o di pensare. Non sono cio i singoli componenti a fare del cervello leccezionale organo che Lipotesi pi accreditata che le operazioni cognitive pi elementari, da cui poi discendono quelle pi complesse, siano il frutto delle interazioni dinamiche di insiemi neuronali o reti. Le cellule nervose sono elementi altamente specializzati nel captare e inviare messaggi.

La loro forma testimonia la vocazione di queste cellule alla comunicazione: dal corpo cellulare di ogni neurone si diparte un grandissimo numero di diramazioni lunghe e ramificate che gli consentono di entrare in contatto con molti altri neuroni. In media ciascun neurone comunica direttamente con circa 1000 altri neuroni: moltiplicando per il numero di cellule nervose, si pu stimare che nel cervello vi siano circa 100.000 miliardi di contatti.

Come comunicano i neuroni? Tramite segnali che, indipendentemente dal loro contenuto, sono tutti della stessa natura, ovvero sono segnali elettrici. Tutte le cellule del nostro organismo sono immerse in un liquido formato da acqua e sali, dal quale sono isolate grazie alla membrana cellulare che le circonda. Sia nel liquido esterno che in quello presente allinterno del neurone vi sono diversi tipi di molecole elettricamente cariche: gli ioni. Alcuni ioni hanno una carica positiva mentre altri hanno una carica negativa. In condizioni di riposo, ovvero quando la cellula non invia alcun messaggio ad altri neuroni, vi uno squilibrio nella distribuzione delle cariche elettriche fra i versanti esterno ed interno della membrana, tale che linterno del neurone elettricamente negativo rispetto allesterno. Questa differenza fissa viene detta potenziale di riposo. Larrivo di un messaggio provoca un flusso di ioni che modifica la differenza di potenziale tra i due versanti della membrana cellulare. Se tale differenza aumenta, ovvero se il potenziale diviene pi negativo, si dice che la membrana si iperpolarizza. Viceversa se la differenza di potenziale tra il versante interno ed esterno della membrana diminuisce, si dice che la membrana si depolarizza.

Tutte le nostre sensazioni, da quelle uditive a quelle tattili a quelle dolorose, dipendono da cellule specializzate a captare e tradurre le diverse energie degli stimoli in un unico linguaggio: i recettori. Esistono naturalmente recettori per le sensazioni dolorifiche, recettori per i segnali uditivi e cos via. Tecnicamente questo processo di conversione viene chiamato trasduzione. Una volta che le varie energie vengono tradotte, ci che viene fatto circolare nel cervello sempre lo stesso tipo di segnale elettrico. Ma allora perch non ci si confonde? Perch laroma di un vino non viene scambiato per una canzone? Ci dipende dalle connessioni che le cellule sensoriali stabiliscono con zone specifiche del cervello, ovvero la natura di un segnale sensoriale determinata dai legami che i recettori specializzati formano con le diverse aree cerebrali. Ad esempio larea visiva primaria riceve, attraverso diverse tappe, afferenze dalla retina ed elabora quindi sensazioni visive. In maniera analoga la corteccia uditiva primaria riceve afferenze dalla coclea, lorgano sensoriale che trasduce i suoni in impulsi elettrici, ed perci specializzata nellanalisi di sensazioni uditive.

Alcuni solchi sono particolarmente pronunciati e possono essere usati per delimitare i quattro lobi: temporale, occipitale, parietale e frontale. Il solco di Rolando separa il lobo frontale da quello parietale il solco di Silvio divide in due larea del linguaggio: nella parte inferiore troviamo il lobo temporale, in quella superiore il parietale e il frontale.

Il lobo temporale contiene il giro di Heschl, una struttura estremamente importante nella ricezione degli stimoli uditivi; sopra il giro di Heschl si trova il planum temporale, una struttura che si estende fino alla giuntura temporale tra il lobo temporale e quello parietale. Questa particolare area corticale (planum temporale) evidentemente, nella maggior parte degli esseri umani, pi ampia nellemisfero sinistro che in quello destro, ed considerata importante per il linguaggio come area di associazione secondaria A loro volta i lobi possono essere divisi in un gran numero di aree cerebrali ognuna delle quali specializzata per una certa funzione. Grazie a tutta una serie di osservazioni di ordine istologico, fisiologico e neuropsicologico, si usa dividere la corteccia cerebrale in aree che svolgono funzioni diverse: le aree primarie, le aree secondarie e le aree associative
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controlateralizzazione: lemisfero cerebrale sinistro controlla i movimenti volontari degli arti della parte destra e viceversa. Lemisfero sinistro processa le informazioni visive che provengono dal campo visivo destro e viceversa. Il corpo calloso permette ai due emisferi di scambiarsi le informazioni.

Nei i destrimani il linguaggio controllato dallemisfero cerebrale sinistro cos come per il 70% dei mancini mentre per circa un 15% dei mancini il linguaggio controllato dallemisfero cerebrale destro. Nel restante 15% dei mancini il linguaggio controllato da entrambi gli emisferi CIRCUITO FINE 1800: Wernicke somma i suoi dati a quelli di Broca e sviluppa una teoria (tuttora valida) per cui la corteccia occipitale il punto in cui le informazioni visive arrivano al cervello mentre larea temporale il punto in cui arrivano i dati acustici. Quando sentiamo parlare qualcuno o quando leggiamo qualcosa, linformazione arriva tramite specifici sistemi sensoriali ed condotta allarea di Wernicke dove viene trasformata in una sorta di codice neurale per parlare. Questo codice neutro per il linguaggio viene passato allarea di Broca tramite una sorta di percorso che viene definito fascicolo arcuato. In fine nellarea di Broca viene trasformato in linguaggio vero e proprio che pu essere articolato e parlato

Pulvermller : La corteccia formata da una serie di proiezioni afferenti (che portano dati sensoriali dallesterno verso linterno) ed efferenti (che portano le risposte a questi input dallinterno verso lesterno). Questi fasci di fibre raggiungono le/si dipartono dalle aree primarie. Tra le varie proiezioni, quelle che partono ed arrivano alle aree primarie deputate al linguaggio sono collocate nei lobi occipitali posteriori (area di Brodmann 17: input visivi), lobi temporali superiori (area 41: input acustici), lobi parietali anteriori (aree 1-3: input somatosensoriali) e lobi frontali posteriori (area 4: input motori) Inoltre, per quanto riguarda le proiezioni sensoriali e motorie, sappiamo che queste sono organizzate topograficamente, come possiamo vedere in figura

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Le connessioni intracorticali permettono di fondere le informazioni afferenti con quelle efferenti. Sappiamo che ci sono grossi fasci di fibre nel cervello che connettono

reciprocamente molte aree corticali e che ogni neurone della corteccia cerebrale pu essere legato tramite una serie di sinapsi ad ogni altro neurone corticale: da ci si suppone che la corteccia abbia proprio il ruolo di meccanismo di integrazione delle varie informazioni. Tutto ci avviene non per collegamenti diretti, in quanto le aree primarie che abbiamo visto in precedenza non sono collegate in modo diretto ma tramite una serie di passaggi neuronali intermedi

Le connessioni sinaptiche tra i neuroni possono essere modificate dalla loro stessa attivit. Si tratta di quello che stato definito apprendimento correlato. Donald Hebb (1949) postul che due cellule o sistemi di cellule che sono attivate ripetutamente nello stesso momento, tenderanno a diventare associate, cos che lattivit in una faciliter lattivit nellaltra. In pratica i neuroni che si attivano insieme rafforzano le loro reciproche connessioni, mentre i neuroni che si attivano indipendentemente luno dallaltro indeboliscono le loro connessioni.

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Friedemann Pulvermller cerca di dare una risposta neurobiologica al meccanismo di comprensione/produzione delle parole. La sua ottica, strettamente neuroscientifica, ci permette di analizzare la corteccia cerebrale e il suo funzionamento sulla base del fatto che le strutture anatomiche corticali sono correlate alle operazioni nelle quali sono coinvolte. Pulvermller sostiene, quindi, che la struttura anatomica corticale ci fornisce utili indizi sul lavoro che le varie aree della corteccia svolgono e pi in particolare in relazione ai compiti linguistici. La proposta del ricercatore si basa sullindividuazione di alcune reti

funzionali (functional webs) e pi in particolare di reti di parola (word webs) che costituiscono la base anatomica e funzionale del nostro linguaggio.

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Pulvermller sostiene che la semplice osservazione di un determinato oggetto crea una rete funzionale che diventa la rappresentazione corticale delloggetto stesso, dato che la rete costituita da collegamenti neurali forti che coinvolgono tutti i neuroni partecipi allo specifico processo innescato dalla visione delloggetto stesso. Lunione delle varie caratteristiche delloggetto (forma, colore, peso) si formerebbe nelle connessioni reciproche allinterno della rete funzionale, ovvero tra i neuroni distribuiti nella rete, inclusi quelle delle aree primarie. Il concetto relativo alloggetto, quindi, si formerebbe proprio come un ampio insieme di neuroni distribuito su un piccolo insieme di aree corticali, aree che servirebbero come siti di unione. Secondo lo stesso principio si costruisce anche la forma di parola, o meglio le reti che permettono la realizzazione di forme di parola.

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Dalla nascita, come sappiamo, il neonato esposto al linguaggio, ovvero a delle stimolazioni sonore che attivano (quando queste sono perfettamente formate e funzionanti) tutte quelle strutture deputate alla captazione del suono, al suo riconoscimento e conseguente alla sua memorizzazione.

Pertanto, nel momento della lallazione (6 mesi circa) il bambino comincia ad articolare tutta una serie di suoni che, a livello corticale, sono il risultato di unattivazione delle aree frontali inferiori, comprese la corteccia motoria inferiore e le aree prefrontali.

Questa articolazione, ovviamente, produce un suono che stimola lorecchio del bambino e a sua volta, a livello corticale, le aree del sistema uditivo comprese nel lobo temporale superiore.

Secondo il principio di apprendimento di Hebb, si forma, quindi, una rete che collega i neuroni responsabili dei movimenti specifici articolatori con i neuroni nel sistema corticale uditivo che vengono stimolati dallauto-produzione dei suoni linguistici.

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In

altre

parole,

si

forma

una

rete

funzionale

distribuita

lungo

la

corteccia

perisilviana, che comprende le aree frontali

inferiori e temporali superiori, quelle che

abbiamo visto essere le aree principali aree del linguaggio. Questo dato, inoltre, si collega ai recentissimi studi sui neuroni specchio, situati allinterno di unarea frontale corrispondente allarea di Broca, che si attiverebbero sia nella produzione che nella comprensione di parole, per il riconoscimento e la produzione dei gesti articolatori necessari alla formazione della parola stessa.

In questo modo si forma il circuito necessario per la processazione della forma fonologica di una parola. Con la lallazione si potrebbe formare quel meccanismo necessario alla ripetizione di parole. Possiamo supporre che il bambino, tramite lapprendimento correlato, si formi una rappresentazione uditiva delle parole; quindi una prima rete alla quale si aggiunge, grazie ai collegamenti sensomotori costituiti

dalla lallazione, la capacit di ripetere le parole immagazzinate nella rete precedente, e in questo modo si viene a costituire la rete funzionale collegata a quella determinata parola, o per dirla come Pulvermller, una word-related functional web.
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, infatti, nellimmediato periodo successivo alla lallazione che possiamo trovare con indicatori elettrofisiologici evolutivi, a livello corticale, delle tracce mnemoniche per i fonemi (Cheour et al. 1998 Ntnen et al. 1997), mentre a livello strettamente linguistico si attiva la capacit di ripetizione delle parole (Locke, 1993). Pertanto: 1. si forma una rappresentazione della parola udita grazie al principio

dellapprendimento correlato per il fatto che il bambino riceve un input uditivo continuo; 2. larticolazione della parola rende possibile, grazie al formarsi dei collegamenti

senso-motori che si sono formati con la lallazione, la co-attivazione di neuroni nelle aree del lobo frontale inferiore e temporale superiore; 3. tutto ci crea delle reti funzionali collegate alla parola (word-related functional

web) che si distribuiscono nella corteccia perisilviana.

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Pulvermller et al. (1997) e altri ricercatori (Miller, 1974; TallonBaudry & Bertrand, 1999;) sostengono che lesistenza delle reti funzionali pu essere individuata con misurazioni MEG. Dato che si tratta di grossi circuiti, la loro attivazione, tramite lascolto o la lettura di una parola, produrr dei riverberi individuabili con precisi ritmi alle alte frequenze, per contro, se il soggetto si trova a decodificare delle pseudo-parole sia ortograficamente che fonologicamente regolari, il circuito non si dovrebbe attivare e quindi non si dovrebbero rilevare frequenze. neppure ritmi alle alte

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Se poniamo che la forma di parola o, in termini linguistici, il significante, si possa collocare nelle aree perisilviane, possiamo anche supporre che i neuroni che

costituiscono la rete relativa al suo significato possono essere distribuiti nelle varie aree extra-silviane; pi precisamente in quelle aree che hanno a che fare con le

caratteristiche anche fisiche di quel determinato significato. Pulvermller rileva una prima differenza tra parole che hanno delle caratteristiche visive rispetto a parole azione. Pi nel dettaglio, del relativamente significato: se alla il localizzazione della dei parola neuroni un relativi oggetto alla che

processazione

referente

normalmente viene percepito tramite la modalit visiva, la rete include neuroni che si collocano nelle aree temporo-occipitali; se il referente della parola unazione o un oggetto che viene frequentemente manipolato, la processazione include anche i neuroni delle aree fronto-centrali. Ovviamente lesempio deve essere esteso anche alle altre modalit sensoriali (Pulvermller 1999b).

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Plasticit cerebrale

Sappiamo da vari studi che la mielinizzazione, la densit sinaptica, lo sviluppo dendritico, la massa cerebrale, la riorganizzazione di neuroni e sinapsi e lattivit elettrica cerebrale cambiano sistematicamente con let durante linfanzia (Conel 1939-1963; Holland et al.; Huttenlocher 1994; Thatcher 1994). Questi dati

evidenziano la forte plasticit del sistema nervoso durante il periodo evolutivo, sottoponendo, quindi, a revisione la visione classica delle cellule nervose che attribuisce allo sviluppo nervoso embrionale ed infantile un comportamento e una posizione rigidamente determinati dai fattori genetici. Queste variazioni anatomiche avvengono nel momento in cui il bambino sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti che riguardano le sue azioni, il linguaggio, la formazione di concetti, le interazioni sociali, le emozioni.

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Cosa avviene specificamente alle connessioni neurali cerebrali del bambino? Allinterno del cervello del bambino si assiste, sia a livello di neuroni che di rete, ad una sorta di competizione per la sopravvivenza e la crescita: i neuroni che ricevono deboli impulsi e quindi sono fragilmente attivati subiscono una sorta di potatura, quelli che invece risultano essere attivi vengono mantenuti; allo stesso modo le sinapsi (che formano la rete neurale) competono le une con le altre e subiscono lo stesso trattamentoChangeux e Danchin 1976; Huttenlocher 1994). Fischer e Rose (1994) sulla base di questi e di altri dati, concernenti rilevazioni di picchi di attivit cerebrale registrabili con lEEG, landamento del metabolismo del glucosio e gli aumenti della circonferenza della testa, propongono una complessa coordinazione tra levoluzione dei vari stadi cognitivi e la presenza di cicli di crescita cerebrale. In pratica, ciclicamente, possiamo notare cambiamenti a livello di struttura cerebrale, ogni volta che il bambino sta attraversando una fase di sviluppo cognitivo. Ad ogni livello di questo sviluppo, gli autori fanno un parallelo con la crescita di un nuovo tipo di rete neurale che facilita la costruzione di un sistema di controllo a quel determinato livello. La crescita della rete si evidenzia con discontinuit sia nella crescita cerebrale che nello sviluppo cognitivo.

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Questo ciclo di discontinuit consiste in una graduale riduzione delle nuove reti (si assiste ad una vera e propria potatura di neuroni) per la formazione di sistemi neurali efficienti, e nello stesso tempo, gli indici di crescita cerebrale diminuiscono lentamente mentre quelli di crescita cognitiva aumentano gradatamente. Quando le nuove reti si sono consolidate un altro tipo di rete, legata al successivo livello di sviluppo, comincia a crescere e ha inizio un altro ciclo di discontinuit. La parola cicli di discontinuit non deve per evocare limmagine di uno sviluppo che avviene per balzi: si tratta di uno sviluppo sincronico, tra una rete che viene potata ed una pi efficiente che si crea. Fischer e Rose hanno trovato le prove di ben 12 cicli di crescita che vanno dalla nascita ai 21 anni di et circa. Durante la prima infanzia la approssimativamente tra le 3-4, le Dopo un certo intervallo di tempo mesi ed infine a 4, 7, 11, 15 e 20 crescita cerebrale va incontro a 4 cicli: 7-8, le 10-11 e le 15-18 settimane. i cicli di crescita si ripresentano a 8, 12 e 20 anni.

A questi precisi momenti gli autori fanno corrispondere la nascita di precise abilit, come i riflessi, la lallazione, le prime parole, il primo livello di rappresentazione, ecc.

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