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DALLA TERAPIA FAMILIARE ALLA SISTEMICA Umberta Telfener psicologa clinica, docente alla Scuola di Specializzazione in Psicologia della

Salute, Universit La Sapienza, Roma Domanda importante quella che si pone la rivista Connessioni, la centralit o meno della teoria dei sistemi nel lavoro clinico di quegli psicologi e psicoterapeuti che si definiscono e si sono definiti per anni sistemici. Domanda importante in quanto sempre meno si parla della teoria dei sistemi e alcuni autori, tra cui Lynn Hoffman (1990) e Mara Selvini Palazzoli (tra gli altri 1996) hanno addirittura ricusato tale teoria come marginale rispetto alla prassi in corso, come non pi necessaria cornice di riferimento se non addirittura fuorviante. Quando e perch si persa limportanza di questa teoria di riferimento? 1. Con lespandersi del riferimento sempre pi allargato alla teoria dei sistemi in tanti ambiti diversi si persa la specificit nostra: la trasversalit dei saperi e la connessione tra contesti e figure professionali, il riferimento ad un paradigma bio-psico-sociale diventato molto frequente e rimanda a pratiche apparentemente comuni, ad una griglia che pu sembrare condivisa e condivisibile, ad un modello che sembra ormai entrato nella prassi comune, di dominio pubblico. Questo non sempre vero. Se da una parte la psicoterapia familiare e lottica sistemica fanno ormai parte dellestablishment, dallaltra la teoria generale dei sistemi non assolutamente un paradigma di riferimento condiviso, n tantomeno viene utilizzato in maniera corretta dai molti che si definiscono tali. Dietro questa definizione si nascondono molte differenze e alcune nefandezze: chi si definisce sistemico non sempre ha compiuto quella rivoluzione cognitiva che noi sistemici sappiamo essere necessaria per non descrivere in maniera lineare, determinista e semplicistica gli eventi. Chi si definisce sistemico non sempre si include nel processo di osservazione come colui/colei che attraverso la scelta di cosa portare in primo piano determina ci che si va a considerare; non sempre applica la circolarit come modalit di raccolta e elaborazione delle informazioni; non sempre si riferisce ad una complessit multifattoriale quanto piuttosto ad uninferenza causale linearmente semplice; n si avvale di concetti dinamici ed evolutivi. 2. Con lemergere di un paradigma relazionale nella psicologia in generale, vedi tra gli altri lambito psicoanalitico e la neuropsichiatria infantile, i sistemici sono stati scippati di una specificit: quando la loro privilegiata attenzione alle relazioni diventata dominio della scienza psicologica non solo i sistemici non hanno rivendicato limprimatur rispetto ad alcune loro idee originali ma hanno permesso che li si scippasse di un loro expertise e raramente sono intervenuti nel dibattito relazionale, dicendo la loro. Cos la maggior parte degli psicologi infantili, per fare solo un esempio, nella loro elaborazione di un paradigma relazionale dello sviluppo hanno fatto riferimento ad autori psicoanalitici piuttosto che citare la vasta letteratura sistemica sullargomento; cos i sistemici non sono intervenuti tempestivamente per contribuire ad un ampliamento dellottica relazionale dalla diade alla triade. 3. Con la perdita di una specificit di lavoro su pi generazioni radunate assieme e con il contaminarsi del setting - non vedere pi necessariamente tutta la famiglia in un setting condiviso e specifico, con lo specchio, la registrazione e il gruppo di super-parivisori ( ragioni di tempo, organizzative ed economiche rispetto alla difficolt di utilizzare non tanto lo specchio quanto il gruppo dietro lo specchio) si persa una prassi molto identificatoria. I clinici sistemici hanno iniziato a vedere anche individui, hanno abbandonato la priorit delle famiglie a favore della poliedricit degli interventi; hanno cio abbandonato la psicoterapia familiare a favore di interventi in contesti vari, pur sempre nel rispetto di una cornice sistemica. Si tratta di un dato di fatto per il quale abbiamo gi addotto ragioni organizzative ed economiche, dato di fatto che rispetta la tendenza ad un processo di similizzazione/omolo= gazione tra loro delle psicoterapie. Si rischia per in questo modo di considerare intercambiabili terapeuti di coppia o di famiglia che hanno training diversi, per esempio un

cognitivo e laltro sistemico, come se lavere un training sistemico non costituisse un valore aggiunto rispetto al gestire situazioni complesse e trigenerazionali; cos ogni modello di psicoterapia ha ampliato le sue opzioni e propone interventi di coppia e di famiglia, cos come noi sistemici vediamo gli individui, senza che venga meno la coerenza con il paradigma di riferimento oltre che con gli insegnamenti dei padri fondatori del modello specifico. (Solo il riferimento alla sistemica permette di non semplificare la realt e il setting con lo specchio rimane un valido strumento per permettere la polifonia e rispettare la complessit). 4. I sistemici hanno anche abbandonato due ambiti di lavoro loro peculiari in cui negli anni delle prime sperimentazioni avevano ottenuto notevoli riconoscimenti e risultati: larea infantile e gli psicotici - i disturbi psichiatrici gravi. Rispetto ai bambini gi nel 1994 Andolfi (AA.VV.1994) segnalava la perdita dellabitudine ad utilizzare i bambini come risorsa in seduta sia considerando i genitori come gli interlocutori privilegiati rispetto ai problemi dei bambini, che diventano cos semplici oggetti di osservazione tenuti fuori dalla porta, sia tenendoli fuori da situazioni familiari scabrose quali la depressione di un genitore, la crisi di coppia o altro. Sempre rispetto ai bambini sempre pi le strutture pubbliche hanno preso in carico i minori, ma si sa, gli operatori delle strutture pubbliche molto fanno e troppo poco condividono le loro riflessioni teoriche attraverso pubblicazioni. La rivista Terapia Familiare nella revisione degli anni 1987-97 individua articoli scritti sulla rivista rispetto ad adolescenza e bambini / terapia familiare. Una minoranza sono gli articoli clinici su una psicopatologia conclamata, moltissimi articoli trattano labuso, la violenza sessuale, il maltrattamento, perch il focus dei finanziamenti e linteresse sociale sembra confluito su queste patologie estreme. Rispetto alla psicosi si considera molto spesso la teoria del doppio legame (Bateson) come una teoria storica non pi attuale: lapproccio biomedico alle psicosi ha scoraggiato molti clinici dal vedere le famiglie. Lesigenza che gli interventi nei casi di schizofrenia debbano essere multipli (medico-farmacologico, psicoterapeutico e riabilitativo in quanto sono implicati fattori biologici, psico-sociali e relazionali) unevoluzione rispetto allidea forse ingenua (e assolutamente poco sistemica) che un terapeuta familiare bastasse per intervenire e favorire un cambiamento in una situazione multifattoriale o che la famiglia da sola costituisse il fattore eziopatogenico delle psicosi. Questa dicotomia tra lattenzione ai fattori di rischio biologici e lattenzione al contesto familiare andrebbe superata: niente impedisce che ci sia un case managment ad orientamento sistemico che coordini ed integri tra loro i diversi interventi e dia loro un significato unitario. 5. Con lemergenza alla met degli anni ottanta di un modello ermeneutico, narrativo, postmoderno fortemente influenzato dal costruzionismo sociale si instaurato un clima diffuso a favore di una interpretazione che concentri la sua attenzione sul potere, sulla cultura condivisa e sul linguaggio. Si perso/rifiutato il riferimento ad una meta-teoria sistemica sostituita da una costruzione della realt che si concentra sul livello individuale e macro sociale escludendo la famiglia come livello di attenzione intermedio (Minuchin 1999 sostiene che viene persa lidea sistemica che i membri familiari co-costruiscono il significato e che uno pu osservarli nel processo di costruzione delle storie individuali e familiari.) Lermeneutica propone unipotesi debole che ha introdotto una attenzione generica per le conversazioni, il linguaggio e la relazionalit nel rapporto terapeutico nel qui e ora. Lattenzione alla conversazione e allinterpretazione ha proposto un idioma comune, una metafora trasversale nuova per descrivere tra laltro ci che accade in psicoterapia: come se si trattasse di una cornice che potesse scalzare la precedente, di una scelta o/o anzich una complementariet di punti di vista. 6. Il modello delluomo si va sempre pi specificando e i riferimenti teorici che si utilizzano in clinica vanno altamente cognitivizzandosi. Si rischia cos di mettere in secondo piano limportanza della teoria generale dei sistemi, della lettura dei contesti, dei pattern che connettono a favore di una focalizzazione sulla mente, sul mentale e sulla costruzione dellidentit. E chiaro alla maggior parte che i due punti di vista sono complementari, quello

che avvenuto che si data per scontata lattenzione ai contesti e alla relazionalit in favore di una attenzione sempre pi puntuale alle fabbricazioni cognitive, intellettuali tra le persone. Una attenzione alla mente che sempre pi individua la psicologia corrente. Questa attenzione alla mente e alle teorie sulla mente ci ha a volte pure fatto sentire inferiori, noi sistemici che non abbiamo costruito una teoria precipua in tal senso, che non facciamo riferimento al mentale. Come se questo fosse vero! Per Bateson anche una lacrima un fatto mentale! Ugualmente, troppo spesso si pensata la teoria dei sistemi come una teoria comportamentale che si occupa delle azioni pi che delle persone nella loro danza relazionale, fatta di comportamenti, idee, emozioni, presupposti, conversazioni, 7. Un altro treno perso da noi sistemici la validazione delle ipotesi relazionali, la sperimentazione clinica, oltre che lintenzione di sottoporre a valutazione un trattamento. I contributi sistemici alla ricerca sono scarsi come numero e come qualit. Lipotesi di Agnetti, Barbato (1996) che manchino ipotesi psicopatologiche che propongano modelli intermedi (tra le premesse epistemologiche e la pratica terapeutica) che siano clinicamente operazionalizzate e possano essere sottoposte a verifica. Cos forse proprio limprinting che abbiamo avuto che ci fa rifiutare la ricerca di inferenze causali tra ci che facciamo e gli esiti. Se questo stato un atteggiamento che ci si potuti permettere nella fase pionieristica del modello (anni 50-60), da tempo arrivata lora di mostrare alla comunit scientifica i risultati delle nostre teorie e della nostra operativit. La risposta che intendo dare alla domanda che stata posta non ha comunque indugi: la teoria dei sistemi ha un valore ancora incommensurabile, anzi acquista un valore sempre pi grande mano a mano che se ne comprende la portata. Pi passa il tempo e meglio riusciamo a utilizzare il pensiero di Bateson: negli anni 60-70 era riconosciuto come importante ma veniva poi semplificato o assunto in dosi omeopatiche, quasi non ci fossero le parole per esplicitare appieno le sue idee, quasi che la cornice di riferimento condivisa e il clima culturale non permettessero innovazioni e si tentasse di tradurre il nuovo secondo schemi conosciuti e gi utilizzati1. Oggi e gi negli anni novanta il pensiero di Bateson sembra apprezzato in maniera pi completa e approfondita; sembra che i tempi siano maturi per comprendere appieno le sue proposte e per mettere in pratica i suoi suggerimenti. Rispondo quindi che la Teoria dei sistemi costituisce a mio parere una cornice fondamentale per i clinici che vi si vogliono accostare. Intendo per la teoria sistemica come teoria trasversale, come griglia per leggere gli eventi pi che come modello terapeutico familiare2 o come lente per comprendere il modo in cui la famiglia funziona. Mi allontanerei peraltro dalla limitata attenzione alle famiglie e al contesto familiare, dal rigore quasi bigotto nellapplicare le procedure della terapia familiare per considerare la teoria dei sistemi una cornice metateorica allinterno della quale includere altre teorie per leggere gli eventi (quali per esempio la teoria dellattaccamento, il focus ermeneutico sulle narrazioni, etc.), per considerare quindi la capacit di pensare in termini sistemici nelle procedure cliniche complesse dei contesti allargati. Intesa in questo senso, si tratta di una griglia che consente lo sviluppo di strategie specifiche per problematiche specifiche, che da per scontata lepistemologia (sistemica appunto, appresa ab inizio) per prestare attenzione allaccuratezza con cui sono definite le procedure di intervento a breve e lungo termine, pi o meno codificate e di efficacia controllabile.

Gi Pragmatica della Comunicazione Umana stato un libro rivoluzionario: se guardiamo la sua bibliografia senzaltro ancora al passo coi tempi e per gli anni 70 degna di nota; i suoi contenuti invece sono invece ancora intrisi di un serpeggiante meccanicismo che non era riuscito a riscattarsi ai tempi in cui il libro venne scritto e che ora riguardiamo attraverso una lettura critica. 2 Ricordiamoci che anche Bateson era contrario allidea di focalizzare un modello di intervento terapeutico afavore dellottica sistemica come cornice per leggere gli eventi.

Le differenze che fanno una differenza Perch ritengo cos importante la teoria dei sistemi? Quali sono i suoi capisaldi, le differenze che fanno una differenza? Pensare in termini sistemici significa occuparsi delle relazioni, della struttura e dell interdipendenza tra elementi anzich degli attributi e delle caratteristiche degli oggetti. Non si tratta di una teoria esplicativa ma di una cornice per osservare e comprendere il mondo, cio per descrivere le connessioni tra le sue parti e i processi complessi allinterno delle organizzazioni. Se utilizziamo Bateson sfruttando appieno lo spirito che ci ha proposto e riflettendo sulle operazioni che ci ha indicato perdiamo, ed a volte un bene, la divisione per discipline e possiamo rintracciare delle operazioni trasversali alle discipline, comuni ad esse. Lottica sistemica ha permesso di affrontare la conoscenza da una posizione partecipata, di rispettarne le radici radicate in un sentimento del mondo, di proporre unetica del conoscere coerente con lessere parte dei contesti di cui si tratta, interessata alle regole di composizione e allinterazione tra parti. Bateson ha utilizzato lottica sistemica3 come una modalit per osservare, come un atteggiamento conoscitivo che lo ha portato ad una presa di posizione forte di fronte alla conoscenza, ad una epistemologia con la E maiuscola. (dalla sua presa di posizione derivano poi la sua attenzione costante alla verit sacra delle relazioni, lattenzione al pattern che connette, la rivalutazione dei significati che emergono dallinterazione tra individui, lintreccio tra cognitivo e sociale, lagire per storie). Tutte le proposte di Bateson si rifanno ai dettami della sistemica, se pur da lui espresse in maniera interlocutoria e non definitiva: il modo di osservare, di porsi di fronte al mondo, di proporre un atteggiamento conoscitivo nel superare una visione dicotomica (soggetto-oggetto, biologiacultura, pensieroazione, individuo-societ), nel fondere il macro con il microscopico (la danza di parti interagenti), nel ricercare la coerenza tra azioni e nellusare la riflessione/ricorsivit come strumento di conoscenza (che interrompe la pretesa immorale di avere controllo su un modo di essere dipendente dal fatto che siamo in vita, come ben sostiene Sergio Manghi). Che implicazioni ha quindi il lavoro di Bateson per la clinica? Ma non solo, che implicazioni ha il lavoro di Bateson per un medico, uno psicologo, unassistente sociale, un insegnante, un politico, un ecologo, un assessore alle pratiche della salute? Proponendo una lettura trasversale dei lavori di Bateson potremmo ragionare sulle operazioni comuni ad una operativit coerente con i presupposti della complessit; riprenderemo quindi brevemente le operazioni sunnominate per approfondire le loro implicazioni. Superare una visione dicotomica ha significato fondare una nuova epistemologia basata sulla complementariet dei punti di vista. Ha significato anche non separare losservatore da ci che viene osservato, con tutte le conseguenze del caso. Se siamo noi a costruire le lenti attraverso le quali vediamo il mondo e quindi a fare emergere una realt piuttosto che unaltra, la distinzione tra individuo e ambiente, tra paziente e clinico, tra alunno come discente e maestro come insegnante, cos come la scelta di tracciare un confine attorno alla famiglia, allindividuo, alla coppia, la scelta di somministrare farmaci al membro malato oppure a quello sano, di sottolineare gli aspetti patologici di una situazione oppure i punti di forza, la scelta di prestare attenzione alle idee, alle emozioni, allinconscio e ai sogni o a tutti questi elementi insieme diventano scelte soggettive e arbitrarie, giustificate da teorie ed idiosincrasie personali che faranno emergere un mondo piuttosto che un altro. Operare valutazioni razionali, per esempio, senza tener conto che la razionalit uno degli aspetti di una personalit, significa operare una semplificazione, rischiando linganno e rischiando di perdere la ricchezza dellintreccio. Il rischio diventa quello di credere ad una realt data, oggettivamente organizzata, senza tener conto della nostra partecipazione alla sua costruzione

Tralascio per problemi di spazio la relazione tra sistemica e cibernetica, e mi rifaccio ad una Tgs totalmente embricata dalle idee cibernetiche che sono sorte nello stesso periodo e che hanno influenzato pesantemente la Tgs e ne sono state influenzate.

e senza tener conto del fatto che altri osservatori potranno cogliere altri differenti aspetti di quella stessa realt, arricchendola. Fondere il macro con il micro, contestualizzare e complessificare, significa osservare un evento singolo da noi fatto emergere rispetto ad uno sfondo e connetterlo con il pattern organizzativo che lo sottende. Significa una attenzione costante e contemporanea allevento e allo sfondo da cui si staglia, alla costruzione interattiva e sociale delle situazioni, quasi non fosse possibile rintracciare una vita individuale e isolata a favore di una vita sempre plurale, connessa agli altri: determinata e determinante ci che accade attorno. Pu un paziente essere diagnosticato per alcune caratteristiche singole (i sintomi) senza rischiare una comprensione limitata? Non sar invece pi utile tener conto delle sue parti sane, delle risorse oltre che dei rapporti patologici allinterno della sua famiglia; e si pu valutare la sua famiglia solamente oppure bisogna anche riflettere sul rapporto con il clinico e listituzione in cui il clinico opera? E quanto necessario contestualizzare il comportamento del paziente allinterno di una storia pi ampia, che coinvolga anche la cultura di cui intrisa quella famiglia e il rapporto tra la cultura della famiglia e il contesto in cui vive, in una visione frattalica per cui nel micro come nel macro rintracciamo un pattern comune. Il significato emerge nel dialogo in una scambio tra micro e macro strutture. Ricercare la coerenza tra azioni, significa uscire da una causalit stretta in cui un evento ne determina un altro; implica limpossibilit di assumere un luogo privilegiato di osservazione dal quale ricercare questo determinismo stretto. Qual il rapporto tra ci che accaduto in una seduta terapeutica, e quello che sta succedendo nel servizio di riferimento? Ogni comportamento problematico solo il risultato di un impasse nel sistema, oppure pu essere considerato anche e contemporaneamente una manovra per introdurre mutamento nel sistema? Pensiamo ad un bambino che viene inviato dalla scuola in un Servizio preposto allInfanzia e a come la struttura possa rinforzare e amplificare il suo ruolo patologico, appellandosi o meno alle parti sane della persona. La delega che la struttura chiede, le informazioni che vengono richieste solamente ai genitori, la non partecipazione di questi ai dubbi diagnostici, lassenza di collaborazione con lagenzia inviante, il ruolo irraggiungibile di unici esperti. non fanno altro che accentuare loggettivizzazione della situazione, la designazione di patologia, la deresponsabilizzazione della scuola e del minore rispetto ai suoi comportamenti, offrendo un punto di vista limitato e limitante, comunque in negativo. Degli aspetti evolutivi, della coerenza tra dati tra loro apparentemente scollegati si dovranno invece occupare gli psicologi che si rifanno ad una metateoria sistemica perch in questottica i sintomi non sono solo accadimenti negativi ma si pu rintracciare una coerenza adattativa tra gli eventi che accadono, anche se infausti. Viene cos a cadere la dicotomia tra aspetti sani e patologici di un individuo, viene a cadere la separazione tra sintomi in un individuo e situazione allargata, tra intervento su una persona e intervento su un contesto, etc. La conoscenza come com-prensione, (cum prehendere, prendere, contenere, includere, insieme) significa dare spazio alla relazione con laltro e derivare la conoscenza dal dialogo con laltro. Significa sfidare la tendenza a credere alle spiegazioni che diamo per prestare attenzione alle relazioni, fare domande anzich dare risposte, significa essere pi attenti alla relazionalit che ai contenuti. Chi domanda sa di non sapere, chi domanda disponibile ad apprendere dal suo interlocutore e a mettersi in rapporto con lui/lei, questi a sua volta apprende dalla domanda fattagli e dalla risposta che offre; nel rispondere (se la domanda sufficientemente interessante e imprevedibile) dovr fra laltro uscire dal proprio copione usuale, quindi illuminare altri/nuovi aspetti di s, della relazione e delloggetto di argomento. Domandare significa porsi in una situazione di sospensione, aprire a nuove possibilit, entrare nella relazione. Domandare come disponibilit a danzare, come dialogo4.
Sempre tante parole, tante domande? Potremmo spezzare una lancia a favore del silenzio e dellattesa, che fanno parte dello stare con (com-prendere). Non solo parole quindi, non troppe parole perch anche nel silenzio lemozione pu manifestarsi come linguaggio del corpo (lacrime, sorriso, una postura)
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Utilizzare la ricorsivit, la riflessione, la cura della partecipazione soggettiva nellessere parte di una realt pi grande. Questa ricorsivit tra cosa vediamo e come organizziamo ci che vediamo non pu prescindere da una posizione autoriflessiva: qual la relazione che si costruita tra ci che vedo e le categorie che utilizzo per scegliere figura e sfondo? Come si costruita la mia teoria, la mia comprensione? Le domande che il clinico si deve porre sono molteplici. E' importante capire come e su cosa costruiamo le nostre piste e come operiamo dallinterno del nostro processo di conoscenza. Le nostre ipotesi possono risultare pi o meno evolutive oppure omeostatiche, coerenti col sistema oppure dissonanti, significative oppure dissonanti. E importante non sposare le proprie ipotesi, considerarle parziali e limitate, temporalmente valide se coerenti con la conversazione in atto. Il processo clinico diventa quindi il frutto delle scelte effettuate, delle vie percorse. Solo se il clinico in grado di riflettere sulla propria modalit generale di diagnosticare e di scegliere nello specifico della singola situazione dintervento - di diagnosticare sulla diagnosi effettuata, di scegliere sulle scelte possibili - si pu parlare a nostro giudizio di una piena responsabilit terapeutica, intesa come capacit di rispondere con coscienza del proprio operare, nel rapporto tra conoscenza e possibilit. Operare nellambito del sociale come nella psicoterapia significa comunque mettere in moto processi ricorsivi in cui tutte le parti sono embricate fra loro, sono in relazione e non c una parte totalmente indipendente nella formazione di un sistema terapeutico che si definisca complesso. Si tratta di un processo che fa venire in mente il funzionamento di una candela, per cui le particelle di cera sempre differenti si combinano con lossigeno dellaria per cui la fiamma non cresce e non cala troppo, ma si auto-organizza a partire dai suggerimenti che sono contenuti nella forma dello stoppino, nella forma della candela e nel processo del bruciare stesso; le particelle di cera determinano la fiamma, ma a loro volta le particelle di cera sono determinate dalla fiamma. Utilizzare un modello centrato pi sulle risorse che sul deficit, modello evolutivo e processuale anzich regolato dal mantenimento dello status quo. Essendosi la Teoria del Sistemi allontanata gi ai suoi inizi da concetti quali la diagnosi e dallattenzione precipua per la psicopatologia abbiamo mantenuto nel tempo questo rifiuto della descrizione diagnostica come elemento definitorio dellintervento. Lallontanamento da un modello medico ha permesso di parlare insieme alle famiglie e agli individui un linguaggio della competenza e di fondare la nostra operativit sulle risorse di ciascun individuo oltre che sugli aspetti evolutivi delle situazioni. Questo ha fatto s che non separassimo i sintomi dallattenzione alla persona in toto; che potessimo definire un sintomo psicotico come confusione, che definissimo le persone e i problemi presentati in maniera diversa dalla psichiatria ufficiale

Pensare sistemico Pensare sistemico significa pensare complesso, temporalizzare, contestualizzare, fare ipotesi anzich offrire interpretazioni Non possiamo non citare von Foerster che propone una modalit di pensare sistemico da affiancare allusuale modalit di fare scienza, modalit assolutamente irrinunciabile in quanto condivisa socialmente: Ci dovrebbero essere due modi di vedere, di pensare complementari tra loro, due modalit di osservare e pensare - sostiene von Foerster - una quella propria della scienza che viene da ski divido, che propone anche un metodologia definita, (attualmente troppo spesso pensato con la S maiuscola) e poi un modo complementare di pensare e osservare che la sistemica che viene da sun, metto insieme, in modo che le diverse parti divise, tutte insieme formino un intero. Se scegli di dividere fai scienza, se, invece, ti occupi della complementarit, allora puoi entrare in un paradigma sistemico, in modo che una logica rappresenti laltra, e che in ognuna si specchi la complementarit,

lembricazione. In questo modo ognuna delle due modalit rappresenta e definisce laltra. Gi la Teoria Generale dei Sistemi si era posta come obiettivo quello di non suddividere le cose, le osservazioni, ma di collegarle tra loro e considerarle in coro. Il punto di forza del lavoro in
PREMESSE SISTEMICHE La mente non racchiusa tra le orecchie Il mondo in cui viviamo costruito dalle persone che comunicano tra loro nel linguaggio che usano e nel sistema sociale che formano comunicando La realt, la mente e lindividuo sono aggregati di parti interagenti I fenomeni sono complessi e non riducibili La realt come costruzione sociale, come emergenza da unoperazione di distinzione costruita nel linguaggio e avvallata dal consenso Losservazione implica la scelta dei fenomeni da considerare in primo piano e quelli che vanno nello sfondo Per descrivere i processi privilegiare metafore informative: le informazioni sono differenze che creano una differenza Privilegiare metafore processuali, il processo il mezzo, lobiettivo La punteggiatura degli eventi, ci che scegliamo di vedere, determinato da come guardiamo Losservatore parte del sistema e prodotto del sistema Losservatore non si posiziona allesterno- non neutrale - non osserva da un luogo privilegiato Dai sistemi osservati ai sistemi osservanti: siamo parte della definizione, del mantenimento e della dissoluzione del problema che un sistema porta Abbandono di unottica dualistica, o/o a favore della complementariet: doppie descrizioni, complementariet dei punti di vista come garanzia di complessit Conoscere la conoscenza: la nostra comprensione di un universo deriva dalla riflessione sulle operazioni che lo hanno fatto emergere, dallaver fatto una distinzione Sistemi di concettualizzazione interconnessi ai sistemi di valori, le premesse determinano ci che si vede, i sistemi di riferimento categoriale influenzano gli accadimenti; il ruolo dei pre-giudizi, le aspettative, obbligano alla capacit di riflettere sulle proprie rappresentazioni Non spiegazioni ma ipotizzazione, descrivere costruire, dalle rappresentazioni alle approssimazioni Non scomporre vedere le cose assieme, ricerca dei pattern di collegamento Conoscenza come rapporto tra forma e processo Conoscenza come processo di contestualizzazione, di collegamento nello spazio Conoscenza come introduzione del tempo e della processualit Conoscenza come storicizzazione, considerare passato, presente e futuro Soggetto eticamente responsabile delle scelte osservative che compie, costruzione di una realt come processo etico ed estetico, Il rischio dellautoreferenzialit, riflettere sui concetti che utilizziamo al fine di falsificare anzich verificare le nostre idee Conoscere la conoscenza - sapere di sapere, sapere di non sapere, La conoscenza come processo affettivo cognitivo e relazionale, La conoscenza come processo complementare allinterno di una comunit Posizione ontogenetica non ontologica, pensare in termini evolutivi oltre che processuali I sistemi non sono a priori dati in natura La saggezza sistemica: i sistemi si auto-regolano, auto-producono, auto-correggono, auto-mantengono, autoguariscono Non sono i sistemi a dare origine ai problemi ma si creano sistemi linguistici che condividono un problema (sistemi determinati dal problema) La costruzione di un cervello cibernetico, lavoro di gruppo per non morire di incertezze e di certezze, la condivisione di pi voci per affrontare la complessit Attenzione alla circolarit, ai feedbackwards e feedforward Pensiero e azione indissolubili, Uso dei diversi tempi soggettivi, culturali. Attenzione al linguaggio: il linguaggio come costruttore di realt Ogni sistema agisce contemporaneamente forze omeostatiche e forze evolutive, cambiamento e stabilit sono processi complementari Scienza e sistemica come modalit di approccio al reale .

fisica, invece, proprio quello della suddivisione, per cui se io non capisco il tutto posso suddividere le parti e capirne alcune anche se non ho capito lintero. Per parlare di scienza, di arte o anche del tempo, il soggetto si trova di fronte a una scelta; pu usare il modello scientifico con il suo modo di organizzare i dati: realizzare una ricerca, mettere alla prova una teoria, tentare di falsificarla, ideare modelli, scartare ipotesi; pu anche scegliere la prassi sistemica che si fonda sul dialogo, su una modalit tipica di attenzione alle relazioni umane che restituisce la scienza al suo dominio originario, al dialogo umano.() La sistemica interessata alle regole di composizione. Si occupa soprattutto dellinterazione tra le parti. () Propongo di considerare la sistemica come una posizione, un modo per osservare, un atteggiamento conoscitivo. Operare una distinzione scientifico, vedere la complementarit sistemico. In questottica i concetti si embricano attraverso la mutua definizione di s e dellaltro. Non necessario scegliere luno o laltro approccio ; dobbiamo utilizzare contemporaneamente le due logiche per potere avere una maggiore profondit di campo. (Telfener, Casadio 2002)

CHE PROCESSO INSTAURIAMO COME SISTEMICI? Un processo sociale, che attraverso la riflessione comune possa far emergere capacit che permettono lo sviluppo di potenzialit e un ripensamento organizzativo. La costruzione del noi plurimo(Ingrosso) Un processo performativo, non informativo, in quanto le conoscenze sono rese presenti attraverso lazione, lagire, linterazione, il dare strumenti Un processo dialogico, in cui si utilizzino le differenze (competenze, posizioni gerarchiche, conoscenze, gender, posizioni politiche, religiose.) per cui diventa importante sapersi relazionare e saper ascoltare, cio saper entrare e mantenere un dialogo Un processo partecipativo, in cui viene valutata la trasparenza sia degli obiettivi che degli strumenti e conta il potere definitorio nel costruire concetti e categorie, nel discutere i risultati, le tappe e determinare il corso del processo. Partecipativo anche perch nei gruppi importante non azzerare quello che troviamo ma valorizzare il sapere di base, il sapere dellaltro. Un processo evolutivo, basato sulla costruzione di storie autocorrettive che scorrono nel tempo Processo decostruttivo delle premesse e di messa in discussione delle soluzioni fin ora tentate per cui la definizione e la ridefinizione diventano costanti della narrazione Un processo costruttivo, in quanto a partire dalle risorse presenti si tenta di lavorare alla costruzione di una realt possibile, alla co-creazione di processi possibili Un processo coevolutivo, basato sul costante feedback, in quanto restituire e rivalutare diventano strumenti importanti e i concetti che emergono sono inerenti al tipo di rappresentazioni messe in gioco da tutte le persone presenti Un processo positivo, basato sulle risorse (non sugli aspetti deficitari e sulle mancanze), in quanto sono le risorse dei contesti e i punti di forza delle persone ad essere utilizzati e messi in campo Un processo collaborativo, non gerarchico, basato sulla convinzione che si nella stessa barca animati da uno scopo comune .. .

COME CI DEFINIAMO COME OPERATORI SISTEMICI?

Non esperti, in quanto non accettiamo la delega (siamo esperti del cambiamento, gli utenti sono esperti della loro vita) Consulenti, ermeneuti, stimolatori di conversazioni e accadimenti Politically correct, prestiamo infatti attenzione ai nostri valori (gender, sex, bias) Rispettosi: non ci presentiamo con unidea preconcetta degli stili di vita o degli standard di salute, sappiamo valorizzare laltro e riconoscere la sua specificit Curiosi: proponiamo un sapere interrogativo Responsabili: proponiamo un rapporto paritario ma asimmetrico in cui il cambiamento e il miglioramento dipendono da noi Attenti: sappiamo ascoltare Facilitatori: risolvere significa creare nuove alternative Irriverenti e curiosi, in quanto non crediamo mai ad una versione statica della realt clinica ma facciamo emergere ipotesi e colleghiamo dati
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Quali sono gli spigoli che emergono da un lavoro sistemico? Lattenzione alle learning organizations E stato Bateson a suggerirci il metodo del confronto in cui si combinano informazioni di genere diverso provenienti da sorgenti differenti, appunto per acquisire profondit di campo; stato Bateson a parlare di mente cibernetica, della necessit che pi menti, pi teste si unissero e si affiancassero - ciascuna con le proprie semplificazioni - al fine di raggiungere la complessit, intesa come emergenza a seguito dellaffiancamento di pi visioni lineari. Bateson ha messo le basi per ragionare in termini di contesti di apprendimento, in cui avviene un processo interattivo, una danza di parti interagenti per cui lunit evolutiva non pi lindividuo (paziente, alunno, operatore, soggetto sociale) ma lorganizzazione nel suo ambiente. Learning organization, contesti di apprendimento, infatti una metafora sistemica per descrivere un contesto in cui si condivide un punto di vista comune ai partecipanti di quel contesto; si condividono cio 1- le premesse, 2- alcune pratiche per conversazioni e azioni, 3la capacit di considerare e operare sul flusso di vita come sistema, e 4- conseguentemente un percorso di riflessione e apprendimento. Si tratta della proposta di un passo ulteriore oltre lattenzione al rapporto tra paziente e clinico e tra allievo e insegnante per coinvolgere il gruppo pi vasto che li include e studiare i processi che il gruppo stesso mette in moto nei contesti in cui hanno luogo. Se fino ad ora abbiamo ritenuto una prassi corrente, rispettosa della complessit, combinare le informazioni che derivano dallanalisi dei processi con quelle che derivano dalle interazioni che emergono dai processi, attualmente non sembra sufficiente una analisi multipla dei dati; non sembra neppure sufficiente che un operatore unico si occupi di situazioni cliniche ad alta complessit sociale. Le patologie psichiatriche sempre meno possono venire gestite da un unico personaggio, dietro ad una scrivania, di un contesto privato. La psicoterapia pu benissimo costituire un utile, a volte indispensabile, intervento rispetto ad un progetto integrato che venga gestito da una quipe coordinata e organizzata a quello scopo. Di fronte a situazioni cliniche e sociali complesse (oltre che complicate) sembra importante la presenza di pi figure di riferimento, di pi professionalit, oltre che di varie personalit umane ciascuna con le proprie competenze e le proprie mansioni che ragionino e intervengano assieme e in maniera coordinata allinterno di un contesto che diventi contenitore delle

situazioni stesse. Allinterno di un gruppo strutturato le persone sono in rapporto reciproco stretto: il comportamento, le idee di ciascuno costituiscono informazione per gli altri, ciascun partecipante introduce informazioni che producono la possibilit di nuove connessioni e nuove idee. Sto proponendo un modello clinico basato sui vincoli e le possibilit, un modello attento alla psicologia di rete, alla psicologia di collegamento e alla collaborazione tra figure professionali. Sto proponendo la costituzione di uno spazio fra (pazienti, operatori di specialit diverse, parenti, nuove conoscenze) e di uno spazio fra valori e idee, vecchie e nuove convinzioni sui quali diventa indispensabile riflettere, rispetto ai quali diventa indispensabile stare. Solo la complessit dei contesti pubblici permette a mio parere di avvicinarsi alla complessit delle situazioni estreme (migranti, barboni, situazioni psichiatriche gravi, abusi) e la complessit dei servizi data dalla interazione/integrazione tra le diverse figure professionali che vi lavorano, dai ruoli differenti, dalle pi professionalit, dalle diverse lenti per leggere ci che viene portato e dalla storia nel tempo dei rapporti tra tutte queste persone. La progettualit comune di una quipe permette di costruire un codice concettuale e linguistico condiviso, con procedure in comune ed obiettivi espliciti negoziati assieme e coordinati tra le diverse figure. La costruzione di un setting operativo condiviso, di un massimo comune multiplo (valore aggiunto) nellaffrontare i vincoli e le possibilit del contesto. Diventa a questo proposito interessante domandarsi come un Servizio, un gruppo, una quipe possano costituirsi come una learning organization. Perch questo avvenga sembra necessaria la disponibilit: 1-a riconoscersi come gruppo, 2- a lavorare insieme per conoscere le premesse di ciascuno e far emergere quelle del gruppo in toto, 3- a fidarsi reciprocamente uno dellaltro, esplicitando e salvaguardando le proprie differenze, 4- ad abbandonare una visione burocratica e gerarchica dei ruoli per condividere una progettualit; 5- a coinvolgere, a volte, un osservatore esterno (supervisore) che raccolga la storia del gruppo e funga da contenitore e da stimolo del lavoro collettivo. Si tratta altres (6) di superare limpermeabilit operativa tra i diversi spazi/servizi: proporre momenti di incontro, stimolare una riflessione sullintegrazione dei percorsi, istituire una figura di collegamento che favorisca il dialogo tra servizi che operano in maniera diversa. Per fare questo necessaria (7) una maggiore coerenza/trasparenza nelle procedure dei servizi stessi; (8) lintroduzione del tempo: uscire cio da una staticit ripetitiva per cui le procedure rimangono identiche nel tempo; necessaria anche (9) una attenta analisi delle collusioni tra richieste dellutenza, definizioni culturali dei problemi e risposte del gruppo di lavoro. Il vantaggio risulta la messa in comune, la complessificazione dei processi operativi e di pensiero che pu portare ad apprendimento e crescita. La condizione necessaria e non sufficiente perch si costituisca un vero e proprio gruppo di lavoro (Bion 1962) diventa che lquipe stessa funzioni come contenitore e che cambi loggetto di intervento, che lattenzione si sposti dallutente al rapporto tra utente e gruppo; che si sposti il focus dellattenzione dalle singole figure professionali alla relazione tra queste, considerandole coinvolte tutte in un processo co-evolutivo. Un gruppo di lavoro didattico, una sala operatoria, un pronto soccorso, una unit di intervento psichiatrico, un servizio per lalcolismo o per i disturbi alimentari possono venire organizzati da una complessa articolazione di strategie operative che possono diventare strumenti finalizzati allevoluzione e allapprendimento dei singoli componenti e del gruppo in toto; questo a patto che siano coordinati tra loro, che acquistino cio significato nella loro relazionalit e che siano organizzati attraverso un processo stocastico di tentativi ed errori. Lattenzione al rischio del rischio iatrogeno Se una psicoterapia guarisce, pu anche far male! Se un operatore si considera esterno al campo di osservazione, un perturbatore esperto portatore di tecniche e conoscenze, ha senso parlare di errori e di empasse, del rischio che un dato intervento produca danni. Nei casi in cui invece il clinico si sente parte integrante del processo della cura diventa molto importante

domandarsi se i propri interventi favoriscano o meno levoluzione naturale del sistema, se invece la ostacolino, facendo diventare il clinico colui/colei che interrompe un flusso naturale, rende la situazione immobile e se stesso un dottor-omeostata; se lempasse sia cio evolutiva o un grave disturbo al processo in atto. Il rischio iatrogeno non considerato quindi solo come il risultato di un errore o di empasse, operazioni di primo livello sul sistema; si tende invece a considerare il rischio del rischio iatrogeno come operazione di secondo livello: non il non fare errori ma la possibilit di correggere gli errori fatti. Il rischio che la terapia faccia male considerato come un problema epistemologico in quanto si tratta di un problema nel rapporto tra premesse e contesti di significato. C un rischio di autovalidazione tale per cui il clinico perde la sua capacit di esplorare, la sua autorevolezza, la neutralit, col risultato di assimilare le nuove informazioni alle mappe che gi si hanno in testa (impossibilit di venir perturbato e di perturbare). Connettere il concetto di epistemologia con quello di rischio iatrogeno significa parlare delle operazioni (fatte o non fatte) che portano ad un empasse e delle operazioni sulle operazioni necessarie per accorgersi dellempasse e decidere se intervenire o meno per annullarlo. Significa indagare su come le nostre teorie/azioni e le nostre distinzioni ed interventi abbiano contribuito a creare una certa realt terapeutica e non unaltra, evidenziare cio le operazioni che ci hanno portato a costruire proprio quel determinato processo e quella realt terapeutica. Questo implica occuparci di come noi abbiamo costruito noi stessi come clinici, i nostri utenti come simili o differenti da noi, bloccati oppure impegnati in un processo evolutivo, la situazione clinica come risolvibile oppure insolubile. Sempre e comunque un atteggiamento etico In psicologia clinica non possibile evitare questioni etiche, in quanto fanno parte della dinamica del quotidiano. Questo ancora pi vero se, seguendo i principi della sistemica, non ci occupiamo di individui o famiglie ma di processi mentali e ci consideriamo costruttori di realt e parte del processo che mettiamo in atto. Letica una pratica che si evince dalle azioni, non coercizione morale, non la disposizione a fare azioni giuste e usare i giusti ragionamenti al fine di vivere una buona vita, e neppure la ricerca astratta di universali che possano coincidere con il bene; non implica lapplicazione di regole e principi n lagire per abitudine. Von Foerster (1990) sostiene che per parlare di etica bisogna superare i codici morali per dichiarare i quali necessario considerarsi esterni al campo di osservazione. Lontologia come loggettivit - ci dice in maniera provocatoria - sono usate come uscite di sicurezza per quelli che desiderano rinunciare alla loro libert di scelta. Chi sceglie ha lobbligo di pensare alle sue scelte. Il proprio atteggiamento etico cio definito attraverso la posizione epistemologica e attraverso luso del linguaggio e delle scelte compiute. Ogni intervento clinico mette in moto dei processi che possono essere pi o meno eticamente corretti. In unottica di costruzione della realt i fatti che emergono nella situazione clinica non sono indipendenti dalle scelte che sono state fatte e dal processo che emerso, influenzato anche dalle premesse del clinico. Il clinico ha pertanto una serie di responsabilit che iniziano con la decisione se proporre la terapia o meno e con la scelta di chi includere nel suo dominio di analisi. Continuano nel cosa considerare normalit, chi considerare paziente, chi considerare esperto.... Lo strumento per comportarsi, agire e pensare in maniera etica la riflessivit, una consapevolezza intelligente delle operazioni attraverso le quali sia i clinici che gli utenti assemblano il mondo esperienziale e fanno emergere proprio quel processo e non un altro. Il clinico non pu non venire coinvolto dai valori che le spiegazioni contengono e non pu non essere ritenuto responsabile di quanto accade negli incontri, in quanto socialmente definito come colui/colei che deve aiutare e che per questo viene retribuito. Per questo, per il ruolo sociale e condiviso, per laspettativa sociale che sia lesperto del cambiamento e che

possa aiutare le persone che gli/le si rivolgono, diventa ancor pi necessario evidenziare e ampliare il discorso sulletica. Attualmente il discorso sulletica verte sui processi che favoriscono o ostacolano la costruzione/ creazione di significati condivisi. Diventa imprescindibile chiedersi come sia meglio far emergere una workable reality (una realt terapeutica su cui sia possibile intervenire); come non diventare dottor omeostata; come non rischiare il rischio iatrogeno; come non colludere con il sistema o con lindividuo, come lavorare senza imporre i propri valori. Come si manifesta allora latteggiamento etico? Attraverso le nostre azioni e il nostro linguaggio nel contesto relazionale della consulenza, attraverso la capacit di aumentare il numero delle opzioni per i nostri utenti anzich limitare il numero delle possibilit. Consideriamo etico il sentimento del rispetto da parte del clinico, che consta nella capacit di provare curiosit nei confronti della storia unica del paziente o della situazione su cui si interviene, nel rispetto dellunicit appunto, nella valorizzazione sia dei punti di forza che di debolezza delle persone e delle loro narrazioni. Consideriamo etica la competenza del clinico, il suo know how, la sua attenzione alle categorie che ha utilizzato, la riflessivit che mette in atto rispetto ai suoi stessi processi di decodifica della realt. La capacit di monitorare la propria collocazione nel sistema al fine di compiere aggiustamenti per ottenere ci che collettivamente si desidera. Consideriamo nel dominio etico la capacit di assumersi la responsabilit del processo: la responsabilit della costruzione della co-costruzione, della evoluzione della co-evoluzione, della creazione della co-creazione, come scrive Cingolani (1994). La capacit di costituirsi come costante e costruirsi con laltro, in un dialogo che conferma lesistenza dei partecipanti. Anche la capacit di assumersi la responsabilit di se stessi - conoscenza e aggiornamento da una parte, protezione di s, dei propri bisogni, dei tempi privati dallaltra - implica una attenzione alletica. Consideriamo importante la capacit di tenere in considerazione il rapporto tra sacro (quel agire in cui le nostre azioni non sono consapevolmente guidate da alcuno scopo) e profano (che viceversa reso efficace dalluso della finalit cosciente), cio tra azioni finalizzate e progettate e azioni improvvisate e creative. E che dire della capacit di ricomporre le connessioni tra informazioni, tra mente e corpo e tra questi e il contesto; come tacere della sensibilit alle strutture che connettono? Conclusioni Per concludere possiamo affermare che molti hanno utilizzato la Teoria dei Sistemi estrapolando elementi diversi in base al periodo storico, alla disciplina di riferimento e alle loro conoscenze specifiche. Lhanno utilizzata come uno spunto, un suggeritore di impressioni, come un avvallo per dare pi peso al pensiero, come un lente referente per sentirsi giustificati. Il rischio stato spesso quello di evidenziare alcuni aspetti singoli della teoria, di focalizzare lattenzione su alcuni aspetti tralasciandone la totale complessit, per poi piegare le ipotesi ad hoc agli scopi espositivi, isolando una parte dal tutto e rischiando di congelare una processualit che la teoria richiedeva fosse in costante divenire. Ciascuna disciplina ha utilizzato la Tgs per i suoi scopi, rischiando di perdere lo spirito batesoniano in toto5. Il rischio grande infatti quello di fare solo un riferimento nominale alla Tgs per poi continuare a trattare gli eventi utilizzando griglie riduzioniste. Possiamo cos intendere la teoria del caos in senso riduzionista o sistemico; pensare la psicologia della salute, la psicosomatica, solo per fare un esempio, fedeli allottica sistemica oppure seguendo ipotesi

Mi viene in mente la metafora che Bateson utilizzava: ho una collezione di conchiglie, sono sparse su tutte le spiagge del mondo; mi sembra che possiamo ugualmente utilizzare le sue conchiglie non per isolare ma per connettere pensieri ed idee, discipline e ambiti professionali.

deterministe e semplificatorie, cos fare un intervento in un contesto rispettosi o meno della sua complessit. Perch fare riferimento alla Teoria dei sistemi non deve essere una moda e neppure un riferimento generico ma un valore aggiunto che deriva da una scelta soggettiva!

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