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Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura (Mc 16, 15) Se qualcuno si vergogner di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergogner di lui quando ritorner nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. (Lc 9, 26).

Disegno di Sergio Toppi

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Festeggiamo oggi lentrata messianica di Ges a Gerusalemme; in ricordo del suo trionfo, benediciamo le palme e leggiamo il racconto della sua passione e della sua morte. il profeta Isaia con il suo terzo cantico sul servo sofferente di Iahv che ci prepara ad ascoltare questo passo del Vangelo. La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della nostra missione di cristiani. Non pu esistere un servo coerente di Ges se non con il suo fardello, come ci ricorda il salmo di oggi. Ma nella sofferenza risiede la vittoria. Egli spogli se stesso, assumendo la condizione di servo, umili se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano lantico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: Per questo Dio lha esaltato al di sopra di tutto. Lintera gloria del servo di Iahv nello spogliarsi completamente, nellabbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale : Per questo. Lelevazione divina di Cristo nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidariet con noi, in particolare con i pi deboli e i pi provati. Poich la divinit lamore. E lamore si manifestato con pi forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre. Dopo queste parole egli rese lo spirito, e noi ci inginocchiamo - secondo la liturgia della messa - e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dir al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?

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+ Dal vangelo secondo Luca (Lc 19,28-40) Benedetto colui che viene nel nome del Signore. In quel tempo, Ges camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Btfage e a Betnia, presso il monte detto degli Ulivi, invi due discepoli dicendo: Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: Perch lo slegate?, risponderete cos: Il Signore ne ha bisogno. Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: Perch slegate il puledro?. Essi risposero: Il Signore ne ha bisogno. Lo condussero allora da Ges; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Ges. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominci a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cieloe gloria nel pi alto dei cieli!. Alcuni farisei tra la folla gli dissero: Maestro, rimprovera i tuoi discepoli. Ma egli rispose: Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre.

Lo spettacolo della Croce E' uno spettacolo, dice Luca nel suo Vangelo. S, lo spettacolo dell'amore. Quello vero. Quello che lascia senza fiato. L'unico per il quale si pu morire. O morirne. E' la spettacolo della passione, quella di Ges per me, per te. S, caro amico, Ges appassionato di te. Tu sei la Sua passione. E' lo spettacolo del Figlio di Dio che svela nella sua nudit crocifissa il vero volto di Dio. Nessun effetto speciale, nessuna flotta di angeli soccorritori, nessuna controfigura. Lui nudo, straziato, scarnificato la trascrizione pi vera del volto di Dio. Quell'uomo appeso alla croce, abbandonato e tradito il nostro Dio. Prima di andare avanti, mi chiedo e ti chiedo, se davvero lo vogliamo un Dio cos. Un Dio senza bacchetta magica, che si china sui piedi zozzi dei suoi discepoli e li lava con cura, un Dio che consegna la sua memoria nel fragile gesto del pane spezzato, che non toglie il dolore ma lo condivide, che non ci salva dalla morte ma nella morte, che perdona e persino giustifica i suoi assassini, che muore abbandonato da tutti i suoi amici, che nella solitudine pi totale e straziante non maledice ma consegna il suo spirito al Padre. Sicuri, cari amici? Lo vogliamo un davvero un Dio cos? Eccolo. Il Rabb condannato a morte per bestemmia sale al Calvario. Il suo corpo gi distrutto dai colpi dilanianti del flagello e ora, sulle sue spalle scavate a carne viva, viene gettata la trave della Croce. Sale attraverso la folla distratta del mercato di Gerusalemme, folla infastidita da quel macabro corteo. Forse qualcuno di loro aveva gridato "Osanna al figlio di Davide"... Ma ora no, non pi. Povero Ges, ha fatto propria una brutta fine, doveva stare pi attento, pi furbo, pi cauto. Peccato, davvero. Dicono che stato uno dei suoi a tradirlo... Ges sale, il peso della Croce e della solitudine lo schiacciano. Cade. Si rialza.

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Da sotto la corona di spine scruta i curiosi sulla via del Calvario, cerca qualcuno dei suoi amici, dei dodici. Non sono passate nemmeno ventiquattrore da quando la presa sicura delle mani del maestro ha inciso un sigillo d'amore sui loro piedi. Ancora se lo vedono in ginocchio, davanti a ciascuno di loro, uno per uno. Pure per Giuda, il traditore. Ma ora la paura e la delusione sono troppo forti. Loro si aspettavano altro, attendevano una rivelazione potente, una presa di possesso trionfale della capitale terrena del Regno di Dio, e invece... Invece Ges schiatta sotto la Croce. Cade, ancora. Questa volta si rialza a fatica. Il legno troppo pesante, le ferite sulla schiena bruciano come il fuoco. Il Rabb non ce la fa pi. "Deve arrivare vivo in cima al Calvario", si dicono i soldati. Ed l'ignaro Simone di Cirene a farne le spese. Nessun amico ha alleggerito la salita del maestro. Nessuno dei suoi ha prestato le spalle, le hanno girate. E basta. Il Cireneo, di ritorno dai campi, caricato della croce. Ges barcolla. Sale. Ogni passo uno strappo. Ci siamo. Il corteo arrivato in cima, sul luogo detto Cranio. Ges terra. I polsi schiacciati sulla trave. Per la prima volta il falegname Ges dalla parte del legno. Conosce il rumore del martello sui chiodi, ma non il tonfo sordo e straziante della carne. Su quel legno finisce il cammino del Rabb. "Salva te stesso" gridano i capi, i soldati e uno dei malfattori. "Salta gi, forza! Sorprendici con uno dei tuoi bei miracoli! Non sei forse il salvatore? Allora salvati e crederemo in te! Coraggio, cosa aspetti! Non hai detto che il Padre ti ha mandato, che tu sei il Cristo? Dove sono gli angeli di Dio? Perch non vengono a salvarti?" Ma la logica di Ges un'altra. Non salvandosi che dona salvezza, non facendo piazza pulita dei suoi avversari che svela la sua potenza, non con un colpo di scena finale che rende evidente la sua regalit. No, non lo stile di Ges. Lui sulla Croce ci rimane. E' perdendosi che dona salvezza, con la sua impotenza che svela la sua forza, rimanendo appeso alla croce che svela la nuova regalit dell'amore. Ora siamo alla fine. Ogni respiro una frustata. L'ultima parola per il Padre, a Lui il Figlio riconsegna lo Spirito. E poi il silenzio. Tutti gli occhi sono puntati su di Lui. Poi verranno, lo porteranno via di corsa per metterlo nel sepolcro che il coraggioso Giuseppe d'Arimatea metter a disposizione per Ges. Le donne si organizzeranno per preparare il suo corpo alla sepoltura. I dodici si sprangheranno nel loro rifugio, paurosi e codardi. I cuori di tutti i discepoli del Rabb di Nazareth saranno invasi dal dolore, dalla tristezza e dalla delusione. E' andata ancora cos: il forte ha vinto, il debole ha perso. La solita storia. Dovevamo aspettarcelo. Chiuderanno il sepolcro e seppelliranno pure tutte le speranze che Ges aveva acceso nei loro cuori. Un fuoco inutile. Ma i discepoli ancora non sanno. Ascoltano il silenzio e pensano che sia la fine. Invece no, quel silenzio quello prima della tempesta, il silenzio che precede l'esplosione. L'Amore non pu stare a marcire in un sepolcro. L'Amore, quello di Ges, lo far esplodere. E sar Pasqua.

Santa domenica delle Palme!!! don Roberto Seregni

Facciamo festa e leggiamo la Passione; non sono due cose contrastanti, perch se facciamo festa proprio perch Ges accetta di sottomettersi alla Passione, prendendo cos sulle sue spalle tanti pesi che altrimenti avremo dovuto continuare a portare noi. Facciamo festa anche perch sottomettendosi alla morte liberamente, da protagonista e non da vittima, Ges ci apre alla speranza che esiste qualcosa che pi forte della morte. Per fare una festa, non basta avere gente, spazi, vini e bevande. Una festa riesce se il risultato di un lavoro che ha creato qualche cosa di nuovo. Ges ha lavorato tanto, e questa festa se l' meritata.

"Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa' che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione". Amen.

C' un uomo che tiene appeso in salotto, nel posto d'onore, uno strano oggetto. Se qualcuno gli chiede il perch di quella stranezza racconta: Il nonno, una volta mi accompagn al parco. Era un gelido pomeriggio d'inverno. Il nonno mi seguiva e sorrideva, ma sentiva un peso. Il suo cuore era malato, gi molto malandato. Volli andare verso lo stagno. Era tutto ghiacciato, compatto! "Dovrebbe essere magnifico poter pattinare", urlai, "vorrei provare a rotolarmi e scivolare sul ghiaccio almeno una volta!". Il nonno era preoccupato. Nel momento in cui scesi sul ghiaccio, il nonno disse: "Stai attento...". Troppo tardi. Il ghiaccio non teneva e urlando caddi dentro. Tremando, il nonno spezz un ramo e lo allung verso di me. Mi attaccai e lui tir con tutte le sue forze fino a estrarmi dal crepaccio di ghiaccio. Piangevo e tremavo. Mi fecero bene un bagno caldo e il letto, ma per il nonno questo avvenimento fu troppo faticoso, troppo emozionante. Un violento attacco cardiaco lo port via nella notte. Il nostro dolore fu enorme. Io corsi allo stagno e ricuperai il pezzo di legno. con quello che il nonno ha salvato la mia vita, e ha perso la sua! Fino a che vivr, star sulla parete come segno del suo amore per me! . Per questo i cristiani tengono nelle loro case un pezzo di legno a forma di croce

GESU' CRISTO SI OFFRE AL PADRE; muore per essere la nostra vita in terra, mediante la grazia, e mediante la gloria, in paradiso. Sii benedetto, o Ges Cristo, sacerdote e ostia. In te c' salvezza, risurrezione e vita (VH, q. XII).

Disegno di Sergio Toppi

(*)La risurrezione non passata, la risurrezione ci ha raggiunti ed afferrati. Ad essa, cio al Signore risorto, ci aggrappiamo e sappiamo che Lui ci tiene saldamente anche quando le nostre mani si indeboliscono. Ci aggrappiamo alla sua mano, e cos teniamo le mani anche gli uni degli altri, diventiamo un unico soggetto, non soltanto una cosa sola. Io, ma non pi io (cfr Gal 2,20): questa la formula dell'esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo. Io, ma non pi io: se viviamo in questo modo, trasformiamo il mondo. la formula di contrasto con tutte le ideologie della violenza e il programma che s'oppone alla corruzione ed all'aspirazione al potere e al possesso. Benedetto XVI Omelia nella Veglia Pasquale, 15.4.2006

Passione intensit, esserci dentro e non sottrarsi. Vivo intensamente il gioved santo: l'amore, il dono, la condivisione. Vivo intensamente il venerd santo: il dolore, l'abbandono, la ferita. Vivo intensamente il sabato santo: il rialzarsi, la luce, la forza. In ogni cosa ci sar dentro e tutte le cose saranno dentro di me.