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Letteratura Cristiana Antica di Gherardo Fabretti

Riassunto del testo "Storia della letteratura cristiana antica". Nel testo viene trattata l'attivit letteraria dalle origini al III sec., il periodo che va dall'epoca costantiniana alla crisi del mondo antico, e la separazione tra oriente e occidente dal quinto al settimo secolo.

Universit: Facolt: Esame: Docente: Titolo del libro: Autore del libro: Editore: Anno pubblicazione:

Universit degli Studi di Catania Lettere e Filosofia Letteratura Cristiana Antica Grazia Rapisarda Storia della letteratura cristiana antica Manilo Simonetti - Emanuela Prinzivalli EDB 2008

Gherardo Fabretti

Sezione Appunti

1. La letteratura di Paolo di Tarso


Paolo di Tarso era di famiglia genuinamente ebraica, fariseo e rigorosamente osservante. Studi col famoso rabbino Gamaliele. Partecip alla prima persecuzione degli ellenisti. Non possiamo dare una intepretazione unilaterale di Paolo, cio non possiamo n passare sopra il Paolo giudeo osservante di Luca n sopra il Paolo greco. Paolo era di Tarso, nella greca Cilicia, quindi la sua lingua era il greco prima dell'aramaico e la sua formazione prima di tutto ellenistica, tant' vero che quando cita le Scritture lo fa tramite la Bibbia dei Settanta. Paolo era anche cittadino romano. Non conosce il Ges terreno ma il Ge celeste, nel famoso episodio di Damasco (avvenuto forse nel 33) e da allora si convince che la salvezza non poteva venire dall'osservanza della legge mosaica ma dalla fede in Cristo morto e risorto. Nel 47 48 inizia la sua attivit apostolica sostenendo che l'offesa fatta a Dio da Adamo stata cancellata col sacrificio vittorioso di Ges. Ma Paolo non ha mai smesso di meditare sulla salvezza del popolo ebraico e il rifiuto del suo popolo per la figura di Cristo come Messia sempre stata per lui un problema angoscioso. Paolo dice che Dio non ha ritirato l'antica alleanza ma la salvezza viene ora dalla fede in Cristo e se gli ebrei rimangono il popolo eletto, rimangono l'Israele secondo la carne, mentre i cristiani sono l'Israele di Dio (lettera ai Galati). Paolo sosterr molti altri scontri come spiega Luca negli Atti degli Apostoli: con Pietro sul problema dei rapporti rituali (la comunione della tavola) con i pagani; nel Concilio di Gerusalemme (49?) dove si affronter il problema della libert dei pagani dalla legge mosaica. Nel 52 Paolo si trovava a Corinto. A Corinto l'esigenza di predicare il messaggio evangelico lo porta a scrivere una lettera alla piccola comunit apostolica di Tessalonica. Questa lettera il pi antico documento cristiano giunto sino a noi. Difficilmente possiamo pensare che esso sia il primo documento assoluto della cristianit ma legittimamente possiamo affermare che prima di esso non devono essere stati molti n molto pi elaborati gli scritti eventualmente precedenti poich ancora la diffusione del messaggio evangelico non implicava l'uso massiccio del canale scritto. La predicazione si svolgeva tra giudei e pagani tramite la lingua orale, prima aramaica e poi greca e del resto la disputa coi giudei non implicava tanto un uso retorico della fonte scritta quanto una discussione verbale delle profezie veterotestamentarie. Ma con Paolo l'esigenza di mantenersi in contatto con le comunit che istituiva nel corso dei suoi viaggi da una parte, e il bisogno di lasciare una tradizione scritta affidabile man mano che il messaggio verbale di Cristo andava scemando nel corso degli anni, si cominciarono a creare delle embrionali raccolte di detti e fatti del Signore. Noi non conosciamo nulla di queste prime raccolte ma esse fornirono il materiale che poi man mano amplificato port alla formazione dei Vangeli canonici e dei vangeli apocrifi. La polemica coi pagani sull'osservanza cristiana delle pratiche veterotestamentarie, cos come volevano i giudei, furono alla base delle prime infuocate polemiche e delle cosiddette Grandi Lettere di Paolo: nella Lettera ai Romani e nella Lettera ai Galati, Paolo col suo stile secco e pieno di pathos sostiene che la salvezza proviene dalla fede in Cristo, mediante il battesimo, mentre la legge mosaica d solo la coscienza del peccato senza salvare l'anima. Nella Prima e Seconda Lettera ai Corinzi, Paolo dice per che ci non implica non rispettare i grandi imperativi morali dell'AT. Nella Lettera ai Colossessi e in quella agli Efesini, Paolo affronta il tema della realizzazione del mistero divini grazie all'unione di giudei e pagani nel grande corpo della chiesa.

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2. I vangeli come opere teologiche


I Vangeli non sono da considerare come vite di Ges o come opere di storia ma come opere di teologia, che devono testimoniare e confessare la fede della comunit in Ges di Nazaret Messia e Figlio di Dio. Il Ges dei Vangeli non dunque la figura che apparve agli abitanti di Palestina durante la sua vicenda terrena, il Ges secondo la carne, ma la figura di Ges come stata compresa dai discepoli nella fede dopo la risurrezione, il Ges secondo lo spirito. Questo lavoro di rielaborazione e distinzione prende pi o meno forma tra il 60 e il 90 nei vangeli di Marco, Matteo e Luca. L'ipotesi delle due fonti, per quanto non ancora esauriente, sembra oggi la spiegazione pi attendibile sulla genesi dei vangeli sinottici: tutto Marco presente in Luca e Matteo (ipotizzando la derivazione di Luca e Matteo da Marco indipendentemente l'uno dall'altro) mentre ci che non compare in Marco ed invece comune in Matteo e Luca deriverebbe da una cosiddetta Fonte Q che sarebbe costituita da una serie di detti (logia) di Ges. Infine sia Matteo sia Luca hanno fatto riferimento ad altre fonti. Al di l dei tratti individuali i tre vangeli condensano l'attivit di Ges in uno schema comune molto semplice: preannuncio della missione da parte di Giovanni Battista, battesimo di Ges nel Giordano ad opera di Giovanni Battista, attivit evangelizzatrice di Ges in Galilea, viaggio a Gersualemme, arresto, processo, passione, morte, resurrezione e apparizione ai discepoli. Tutti e tre sostituiscono al Messia restauratore del Regno di Davide, il Messia che salver tutto il mondo. Marco il pi elementare e di tono pi popolare anche per forma e modo di raccontare. Vede in Ges il taumaturgo benefico che tiene celata la sua dignit messianica in funzione della resurrezione. Matteo partecipa di questa convinzione e anche lui sottolinea l'attivit taumaturgica di Ges, ma il suo Ges soprattutto un rabbi, un dottore della legge, che interpreta la legge e forte della sua autorit la completa. Siamo in un ambito tradizionalista che se da una parte condanna i giudei che hanno messo a morte Gesm dall'altra non accetta il rifiuto paolino della legge e cerca di trovare nella legge il messaggio di salvezza professato da Ges. Luca si indirizza ai pagani convertiti, come lui, mentre la sua impostazione paolina lo rende meno permeabile ai richiami ebraici e pi sensible ai risvolti pi socialmente significativi del messaggio di Ges. Ges un nabi, un profeta salvatore che rivendica la libert dei figli di Dio sanando i mali del corpo ma ancora di pi quelli dell'anima. Luca a differenza di Marco e Matteo sente ormai la seconda venuta di Cristo come una realt ormai appartenente ad un futuro indefinito. Luca scrive anche gli Atti degli Apostoli. Sono fondamentali per la nostra conoscenza del cristianesimo antico perch anche se non possiamo considerarli come fonte storiografica in senso stretto (perch la intenzione principale sempre teologica) ci trasmettono l'immagine della chiesa di Luca (80) e ci forniscono una serie di dati preziosi sulla predicazione di Paolo e sulla comunit primitiva di Gerusalemme.

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3. Le pastorali e il corpus Giovanneo


Negli Atti degli Apostoli, Luca mette in bocca a Paolo la profezia secondo la quale dopo la sua partenza, sedicenti professori cercheranno di insegnare dottrine perverse che rovineranno il messaggio della Chiesa. Fu cos che in un ambiente arroventato, fatto di scontri tra missionari giudeocristiani e integralisti paolini, si avvert l'esigenza di irrigidire l'organizzazione interna delle comunit istituendo una regolare gerarchia imperniata sull'autorit del vescovo assistito da presbiteri e diaconi. Tra la fine del I secolo e l'inizio del secondo, un ignoto discepolo di Paolo ricorre all'espediente della pseudoepigrafia, facendo circolare a nome di Paolo delle lettere che poi prenderanno il nome di Pastorali: 1 e 2 a Timoteo e la lettera a Tito. Si aggiungono poi le cosiddette Lettere Cattoliche: I e II lettera di Pietro, Lettera di Giacomo e Lettera di Giuda. Da non dimenticare anche la Lettera agli Ebrei. Nel complesso di queste opere pseudoepigrafe, fa spicco un corpus di scritti di diverso genere collegati tra loro dalla comune attribuzione all'apostolo Giovanni, e anch'esse risalenti alla fine del I secolo inizio del II. Parliamo della 1, 2 e 3 lettera di Giovanni, del Vangelo e dell'Apocalisse. I rapporti di queste opere non sono facilmente decifrabili ma si pu ipotizzare un ambiente cristiano in qualche modo connesso col nome e l'autorit dell'apostolo Giovanni, una parte di tale ambiente che era di tendenza maggiormente giudaizzante rispetto all'altra, di tradizione paolina. Una tendenza giudaizzante fortemente visibile nell'Apocalisse, e lo stesso genere escatologico era tipico del giudaismo tra II sec. a.C. E II sec. d.C. Il genere apocalittico era caratterizzato da rivelazioni a mezzo di visioni comunicate da un essere soprannaturale mediatore ad un personaggio umano, e avente per oggetto soprattutto, anche se non esclusivamente, le vicende catastrofiche degli ultimi tempi del mondo. L'Apocalisse giovannea si conclude col trionfo di Cristo sulle potenze avversarie e l'instaurazione in terra della nuova Gerusalemme. L'opera scritta in un greco approssimativo e pieno di semitismi e non di facile interpretazione per i numerosi contenuti simbolici. L'autore delle tre lettere si definisce l'Anziano e riflette una crisi interna alla comunit e provocata da una parte di essa che nega la realt della passione di Cristo, ritenuta incompatibile con l'affermazione della sua divinit, il cosiddetto docetismo, che sar combattuta gi nel Vangelo di Giovanni. Il Vangelo di Giovanni si riferisce al Cristo come il Logos fatto carne. Anche il tono differente dai sinottici perch grave, ieratico, da rivelazione iniziatica.Ma l'immagine di Ges che emerge dal quarto Vangelo molto diversa da quella dei Sinottici cos che la ricerca moderna sul Ges storico fa distinzione tra il Ges dei Sinottici e il Ges di Giovanni, considerando quello di Giovanni il meno storicamente attendibile. La ragione della differenza del vangelo di Giovanni sta non tanto nella sua distanza storica (dato che un frammento di papiro contenente dei brani risale al 130) quanto nella sua natura teologica. Questo Giovanni certamente un teologo di alto livello, pi dei precedenti evangelisti, e non vuole raccontare la vicenda del Ges storico ma la fede e l'interpretazione della sua persona cos come circolavano nella sua comunit, giudaica. Il vangelo di Giovanni non mostra grande interesse n per gli aspetti escatologici n per i contenuti etici della predicazione, punta la sua attenzione sulla riflessione teologica sulla figur di Ges divino.

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4. Le testimonianze del canone neotestamentario: le lettere di Paolo


Sono le Lettere di Paolo, nella loro stesura definitiva, le pi antiche testimonianze del canone neotestamentario. Sono lettere che esprimono la necessit di istruire, correggere e confortare sulla dottrina cristiana. Esse, dunque, rappresentano il momento del consolidamento della comunit, non la sua fondazione. Delle Tredici lettere di Paolo solo Sette sono da attribuire effettivamente a Paolo: - I lettera ai Tessalonicesi = tratta principalmente del problema della parusa. - Lettera ai Filippesi = Dove Paolo tratta del fatto che Ges non si vanta della sua uguaglianza con Dio ma utilizza il suo status per redimere l'umanit. - Lettera ai Galati = dove tratta del problema dell'imposizione ai pagani convertiti della Scrittura e dell'Israele secondo la carne dell'Israele secondo lo spirito. - Le due Lettere ai Corinzi - La lettera a Filemone - La lettera ai Romani. Dopo le lettere di Paolo si aggiungono i quattro Vangeli, nell'ordine Marco, Luca, Matteo e Giovanni. - le lettere di Paolo non autentiche o discusse: II lettera ai Tessalonicesi, agli Efesini, ai Colossesi, I e II lettera a Timoteo, a Tito, le ultime tre chiamate anche Lettere pastorali. Le lettere pastorali insegnano soprattutto una serie di regole di condotta e rappresentano una chiesa ormai abbastanza organizzata. - Lettere Cattoliche: I e II lettera di Pietro, di Giacomo, di Giuda, I, II e III lettera di Giovanni. - Lettera agli Ebrei - Atti degli Apostoli. Sono fondamentali per la nostra conoscenza del cristianesimo antico perch anche se non possiamo considerarli come fonte storiografica in senso stretto (perch la intenzione principale sempre teologica) ci trasmettono l'immagine della chiesa di Luca (80) e ci forniscono una serie di dati preziosi sulla predicazione di Paolo e sulla comunit primitiva di Gerusalemme. - Apocalisse. l'unico testo neotestamentario che riprende la tradizione apocalittica giudaica (che nella Torah troviamo nel Libro di Daniele e a cui l'Apocalisse si ispira) e si caratterizza per la sua concezione drammatica della storia, un teatro perenne di scontri tra giusti e peccatori, immagine dello scontro celeste tra Dio e Satana. anche il testo che pone le basi del conflitto tra credenti e potere politico romano, dato che si parla delle due bestie (potere politico e religioso) che perseguita i santi.

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5. Gli scritti trattatisti e apocrifi


Iniziamo dalla Didach, ossia Dottrina dei dodici apostoli. Esso un manuale breve, contenente norme di valore morale, liturgico e disciplinare, composto forse in Siria per venire incontro a quella esigenza di normalizzazione della vita della comunit cui si accennato. La fede in Ges Cristo si inserisce nel testo in un ordine mentale prettamente giudaico, dove la nuova fede sentita in comunit col giudaismo. Il riferimento agli apostoli voleva essere un attribuzione di legittimit vincolante. In effetti tutte le produzioni precettive che seguiranno vanteranno tutte in qualche maniera una concessione, un imprimatur apostolico. Un posto a s stante merita la lettera attribuita a Barnaba, il missionario di cui si parla tanto negli Atti. Il testo anonimo, forse di origine alessandrina, e presenta in apertura e chiusura le caratteristiche formule epistolari, ma di fatti si presenta come un vero trattato. La Lettera di Barnaba sviluppa importanti temi dottrinali, pi importante dei quali quello dell'interpretazione della legge giudaica alla luce della morte e della risurrezione di Cristo. Barnaba estremizza la posizione paolina negando all'AT qualsiasi significato letterale e materiale che gli ebrei sostenevano, attribuendogli solo quello spirituale di prefigurazione cristologica. Paolo aveva gi ridotto a typoi (prefigurazioni) di giudei e cristiani i figli di Abramo, Ismaele ed Isacco ma ora il procedimento viene dilatato: per esempio la distensione delle braccia di Mos simbolo della croce di Cristo. Passiamo ora ai cosiddetti apocrifi. Anzitutto apocrifo non sinonimo di eretico o di falso. Con apocrifo si dovrebbe intendere uno scritto non canonico, in seguito alla formazione del canone neotestamentario, anche se non tutto ci che non canonico pu definirsi apocrifo. Approfondiamo il discorso. Possiamo definire apocrifi solo quegli scritti che non sono diventati canonici ma per la loro forma letteraria e per l'autorit dottrinale che rivendicano appaiono in concorrenza con i testi canonici. Il fenomeno degli apocrifi nasce dalla variet e dalla flessibilit della tradizione apostolica nei riguardi di Ges, che essendo all'inizio orali, erano suscettibili di cambiamenti pi o meno vasti. Un esempio del genere quello del papiro Egerton 2, fine del II secolo, che contiene quattro episodi evangelici in una forma leggermente diversa da quella dei vangeli canonici.Il fenomeno si amplia quando nascono testi dottrinali dotati di una certa autorit. La Chiesa non ha ancora adottato una forma canonica cos gruppi cristiani di orientamenti diversi possiedono forme orientate di un medesimo scritto. Prendiamo come esempio il Vangelo di Matteo. I Padri della Chiesa citano molti testi usati da gruppi giudeo cristiani di Siria che appaiono in stretto rapporto con questo Vangelo: lo Judaicon, il Vangelo secondo gli Ebrei, il Vangelo dei Nazareni, il Vangelo degli Ebioniti. Conosciamo poco questi scritti ma una considerazione la possiamo fare: vi sono stati certamente in Siria dei gruppi giudeo cristiani che utilizzano e rielaborano ai propri fini il Vangelo di Matteo, o apportando semplicemente delle varianti, o sviluppando ed elaborando alcuni episodi in chiave apologetica, correggendo il testo con tagli e ampliamenti che esprimono il punto di vista teologico del proprio gruppo. Dagli inizi del secondo secolo questi gruppi rielaborano anche gli altri tre vangeli.

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6. La letteratura Apocrifa
Un altro caso quello del Vangelo di Tommaso, una raccolta di 114 detti di Ges scoperta nella biblioteca gnostica di Nag Hammad, Alto Egitto. Sembra che anche questo Vangelo sia passato per redazioni successive, utilizzando e rielaborando i detti contenuti nei quattro Vangeli Canonici in una forma letteraria simile alla cosiddetta Fonte Q. Il Vangelo di Pietro proviene anch'esso dalla chiesa di Siria ma non possiamo darne una valutazione compiuta.Dal II secolo avanzato per inizia a formarsi un vero e proprio canone ed proprio questa formazione ad aumentare la produzione di testi apocrifi. Proprio il tentativo di ottenere, infatti, un riconoscimento canonico, generava molta letteratura apocrifa, di forma letteraria ugualmente avanzata. Proprio il fatto che molti di questi testi vengano attribuiti a personaggi di origine apostolica (Pietro, Giovanni, Paolo, Filippo) esprimono la volont di entrare in concorrenza con i testi canonici, affermando nuove rivelazioni di Cristo. Ci sono poi quegli scritti apocrifi che nascono dal desiderio popolare di conoscere, di raccontare episodi pi numerosi e suggestivi della vita dei propri eroi, abbellendo con caratteri novellistici i dati, originariamente molto sobri, della tradizione apostolica. Nascono cos gli Atti di Pietro, di Giovanni, di Andrea e di Tommaso. Come si form il canone neotestamentario? Non chiaro. Non una decisione della gerarchia ecclesiastica che indica autorevolmente i testi canonici. la logica stessa dello sviluppo della tradizione che porta all'affermazione di un corpus di testi normativi; gli scritti che appaiono autentici testimoni della tradizione. anche vero che il moltiplicarsi di testi che pretendono di avere autorit dottrinale, obbliga la Chiesa a operare una selezione. Marcione e il suo tentativo di dare un suo corpus di testi normativi sar probabilmente stata la molla decisiva. Alla fine del II secolo ci sono due importanti testimonianze che ci forniscono l'elenco dei libri considerati canonici: - L'Adversus Haereses di Ireneo di Lione. Composto tra il 180 e il 190 cita, anche se non li definisce ancora come Nuovo Testamento: i Quattro Vangeli, le Tredici lettere di Paolo, gli Atti degli Apostoli, la I lettera di Pietro, I e II lettera di Giovanni, Apocalisse, Lettera agli Ebrei e Pastore di Erma. - Il Frammento Muratoriano, forse di Ippolito, scoperto nel 1740 da Ludovico Muratori. Qui si citano: i Quattro Vangeli, le Tredici lettere di Paolo, gli Atti degli Apostoli, I e II lettera di Giovanni, Apocalisse, Apocalisse di Pietro (seppur con qualche riserva).Non esplicitano i criteri dell'accoglimento dei testi ma lasciano chiaramente intendere che sono quelli che corrispondono all'autenticit della tradizione apostolica accolta universalmente dalla Chiesa, quella tradizione di cui poi parleremo con Ireneo e Tertulliano: la regula fidei.

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7. Le caratteristiche dello gnosticismo


Col nome di eresie ed eretici i cristiani indicarono fin dagli inizi del II secolo le deformazioni dottrinali che ritenenevano incompatibili con la retta fede e coloro che la professavano e che, come tali, se perseveravano, venivano allontanati dalla comunit. In greco airesis non ha una connotazione negativa ma indica solamente la scelta. Solo a partire dalla fine del II secolo si pu parlare di una dottrina ortodossa ormai costituita nelle sue linee essenziali Lo gnosticismo una forma di religione dualistica che pone al suo centro la conoscenza (la gnosi) del mondo e dell'uomo, ottenuta attraverso una rivelazione divina. - Harnack dice che lo gnosticismo una forma di ellenizzazione acuta del cristianesimo; una eresia. Nata in seno al cristianesimo, deriva dall'incontro del messaggio cristiano con la cultura greca a partire dal secondo quarto del secondo secolo. - Bousset e Reitzenstein sostengono, invece, che esso sia un fenomeno solo parzialmente legato al cristianesimo. Non di eresia cristiana si tratta ma di un fenomeno di storia delle religioni sviluppatosi in Oriente, mediato dal giudaismo, in una forma che pescava dalla mitologia iranica e diffusosi poi in Occidente dove sar influenzato da elementi filosofici della Grecia. Fino al 1945 lo gnosticismo era conosciuto solo sulla base delle notizie e dagli estratti contenuti nelle confutazioni dei Padri della Chiesa, in particolare dall'Adversus Haereses di Ireneo di Lione e dalla Refutatio omnium haeraesium di Ippolito di Roma. Nel 1945 si scopre a Nag Hammadi una intera biblioteca gnostica in copto che per non sembra avere modificato radicalmente la valutazione della natura e delle origini del movimento gnostico, dato che purtroppo risalgono alla seconda met del II secolo, non dicendo dunque nulla a proposito di una ipotetica gnosi precristiana. Ireneo ed Ippolito dicono che lo gnosticismo risale a Simon Mago, il personaggio di cui parlano gli Atti degli Apostoli. Ireneo parla anche di un altro gnostico importante, Saturnino, di cui sappiamo solo che oper ad Antiochia nella prima met del II secolo. Dice Ireneo che la sua dottrina consiste in una interpretazione della Genesi in chiave dualistica. C' poi un altro famoso scritto gnostico, l'Apocrifo di Giovanni che parla di Iadalboth, il dio dei Giudei di Saturnino, identico a Saclas, il diavolo. Caino e Abele nascono dall'unione di Iadalboth con Eva. La Genesi quindi, dicono gli gnostici, non come la interpretano gli Ebrei ma come gli gnostici illuminati la rileggono esotericamente. Parliamo poi del cosiddetto Gnosticismo Cristiano. Si sviluppa ad Alessandria con Basilide, Valentino e i testi come la Ipostasi degli Arconti e L'origine del mondo (che un grande dramma cosmologico fondato sulla intepretazione esotetica di Genesi 1 - 6), ritrovati a Nag Hammadi. Basilide si alimenta del pensiero greco e in particolare del platonismo medio, affermando la trascendenza assoluta di Dio, che non esiste dunque. Insiste poi sul processo di degradazione del divino, da cui deriva, per emanazione, tutta la realt spirituale.

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8. La scuola gnostica Valentiniana


Arriva poi lo gnosticismo di Valentino, di cui si sa poco. Pare che sia nato ad Alessandria, che sia stato cacciato da Roma e che abbia fondato una scuola divisa in ramo occidentale (Tolomeo ed Eracleone) e ramo orientale (Teodoto e Marco). Siamo qui ad una evoluzione della dottrina gnostica che da reinterpretazione in chiave dualistica ed esoterica della Genesi intrisa di neoplatonismo, assume caratteri pi definiti. Ed con questo stadio che si misurano gli eresiologi cristiani come Tertullaino, Ireneo eccetera. Quali sono le carreristiche della scuola valentiniana,che non l'unica scuola gnostica evoluta? - Un profondo senso di estraneit dal mondo; il desiderio di allontanarsene per recuperare la loro natura perduta. Lo gnostico si sente radicalmente straniero, gettato in un universo materiale che non accetta. convinto di appartenere ad un altro mondo, un mondo divino, da cui decaduto alle origini e la cui conoscenza possiede per mezzo di una rivelazione. - Una concezione dualistica del mondo secondo cui, per effetto di un dramma cosmico originario che ha degradato o disintegrato la realt celeste, ha dato vita ad uno scontro tra la potenza divina suprema e le potenze inferiori contrapposte. Cos il pleroma, lo spirito celeste dell'uomo, finito in balia del creatore del mondo materiale, dove ora giace prigioniero del corpo e in mano alle potenze del male. La salvezza arriva con la gnosi della propria natura divina, che estranea a questo mondo materiale. Non una conoscenza razionale ma rivelata, da un redentore celese, agli uomini eletti. Il redentore celeste non Ges terreno ma il Cristo ultraterreno proveniente dall'alto, che morto solo apparentemente, doceticamente. Tra i testi conosciuti attraverso i polemisti cristiani due almeno meritano di essere specificamente ricordati. La lettera di Tolomeo a Flora, che uno scritto di propaganda particolarmente curato sotto l'aspetto formale, e che tratta dell'interpretazione della legge mosaica, considerata opera del Demiurgo, il dio inferiore contrapposto al Dio Sommo che Cristo ha rivelato nel NT. Il Commento a Giovanni di Origene che per confutare le dottrine gnostiche utilizza numerosi frammenti di un'opera omonima di Eracleone, altro discepolo di Valentino oltre a Tolomeo. Eracleone crea la pi antica opera di esegesi biblica che conosciamo in ambiente cristiano. Vi domina l'interpretazione di tipo allegorico, finalizzata alla dimostrazione, tramite il racconto evangelico, dei principali punti dottrinali dello gnosticismo: distinzione tra Demiurgo dell'AT e Dio Sommo del NT; distinzione degli uomini in spirituali, psichici e ilici (materiali).

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9. La diffusione del marcionismo


Altra importante eresia fu il marcionismo, una forma esasperata di paolinismo. Marcione sostiene che c' un contrasto insanabile tra antico e nuovo testamento. Le sue idee erano pericolose per una coabitazione pacifica delle due religioni e viene allontanato dall'Asia, finendo a Roma dove finanzia la comunit cristiana con 200.000 sesterzi. Cerdone gli trasmette una cultura accentuatamente gnostica. Nel 144 viene cacciato da Roma e fonda una serie di chiese marcioniste che per lungo tempo daranno noie. Ma qual il messaggio di Marcione? Non possediamo testi suoi e ci che sappiamo lo prendiamo dalla letteratura polemica contro di lui, Tertulliano e l'Adversus Marcionem. Il contrasto tra legge mosaica che esige la giustizia e legge vangelica che esige la grazia sono inconciliabili. Il Dio degli ebrei un dio inferiore, un demiurgo creatore e giusto che ha dispensato una Legge severa e crudele. Il Dio vero si rivelato con Cristo, ed un Dio salvatore e buono che ha mandato il Cristo a salvare l'umanit e liberarla dalla Legge. La morte in croce era voluta dal Dio buono ma non era prevista dalla Torah e questo accentua la condanna. Secondo Marcione l'unico ad avere avvertito questo contrasto stato Paolo, e le sue Lettere, quelle che sottolineano maggiormente la novit del Vangelo rispetto alla Legge, che devono formare l'ossatura portante del Nuovo Testamento. Secondo von Harnack Marcione non uno gnostico ma il pi coerente interprete di Paolo, che con le sue antitesi di Legge e grazia, Legge e vangelo, anticiperebbe la riforma protestante. Non molti la pensavano come lui e i teorici cristiani, per evitare strappi, dovevano formulare una teologia della storia che facesse fronte allo stesso tempo alle obiezioni dei giudei e di Marcione, che conservasse l'essenziale della tradizione giudaica e la novit della rivelazione cristiana. Ci pensa Giustino che scrive un Contro Marcione che noi non possediamo, ma la soluzione gi presente nel Dialogo con Trifone. Il Dio della Torah il creatore del mondo e signore della storia, Dio di giudei e cristiani. La Scrittura contiene la sua rivelazione ma il valore della Scrittura essenzialmente quello di annunciare Cristo. I Montanisti infine. Hanno una caratterizzazione sicuramente pi polemica e politica. La data ufficiale di formazione del movimento montanista probabilmente quella indicata da Eusebio, tra il 171 e il 172. Conosciamo male il montanismo originario, perch i suoi scritti erano spesso sotto forma di oracoli di leader raccolti da seguaci come testi ispirati, e sono andati quasi completamente perduti. Pare che nasca da un certo Montano, un profeta frigio che predicava assieme a due donne di nome Priscilla e Massimilla. Il montanismo sembra un revival dell'entusiasmo apocalittico. Si presenta come una nuova profezia che prende spunto dall'Apocalisse di Giovanni quando parla di Ges che promette di inviare il Parclito (lo Spirito Santo). In nome di ci sancisce che la fine del mondo vicina e invita i suoi seguaci a riunirsi nella valle di Pepuza. Il montanismo considerato non tanto un movimento dottrinale ed eretico quanto ascetico e profetico, protestatario nei confronti di una Chiesa sempre pi secolarizzata.

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10. Le accuse alla letteratura apologetica


- Accuse filosofico religiose, nate in nome della difesa dei valori tradizionali della romanit. Troviamo dunque Luciano, Epitteto e Galeno. - Accuse sociali religiose, nate sulla base di pi concrete preoccupazioni di ordine politico. Troviamo qui Plinio il giovane, Svetonio e Tacito. Epitteto critica la mancanza di paura della morte dei cristiani, enumerando varie categorie di persone che nutrono lo stesso sentimento: bambini, pazzi, depressi, filosofi stoici. I cristiani per non hanno paura della morte solo per abitudine e non per un ponderato ragionamento. Luciano ne parla a proposito della morte di Peregrino, un filosofo considerato da Luciano un ciarlatano, che dopo essere stato cristiano per un po', si fa cinico e per dimostrare il suo disprezzo verso la morte si getta nel fuoco a Olimpia. I fratelli cristiani che lo vanno a trovare sono dei creduloni e dei fanatici che non temono la morte. Galeno infine ammira la loro moralit, la loro continenza, ma batte anche lui sulla credulit e l'assenza di paura dalla morte. Plinio, Tacito e Svetonio concordano sul fatto che il cristianesimo sia SUPERSTITIO, ovvero non faccia parte del mos maiorum, sia una manifestazione di fanatismo e non sia riconosciuta dall'autorit. Il cristianesimo anche religio PRAVA, EXITIABILIS, NOVA e MALEFICA. Plinio scrivendo a Traiano nel 112, quando Plinio era governatore della Bitinia, chiede istruzioni all'imperatore su come comportarsi con questi cristiani, che non sa davvero per quale reato condannarli. Tacito a proposito dell'incendio di Nerone pur giustificando i cristiani lascia intendere che essi si sono comunque macchiati di FLAGITIA (infamie) per il loro odium humani generis.Svetonio accusa anche di magia e non vede per niente di buon occhio questa religio nova, nova e dunque senza tradizione. Ormai nel II secolo i cristiani sentono il bisogno di giustificarsi dalle continue accuse rivolte a loro. Con l'imperatore Marco Aurelio la repressione si fa ancora pi dura. Aurelio, nonostante l'immagine che ha lasciato ai posteri, non ha alcuna simpatia per i cristiani, anzi nutre una profonda antipatia per loro. A differenza di Galeno ed Epitteto, rispettivamente suo medico e suo maestro di filosofia, vede la totale assenza di paura della morte dei cristiani senza alcuna bonariet, giudicandola teatrale e leggera. Ma non da vedere tanto in questo il motivo della loro persecuzione quanto nel progressivo allontamento della popolazione romana dal servizio militare, proprio in un momento in cui i barbari premevano ai confini dell'impero. Questa parataxis, come viene definito l'atteggiamento di opposizione frontale alla leva, risulta naturalmente particolarmente odioso nei cristiani. Giustino muore nel 165. Policarpo nel 166 o 167 a Smirne. Come reagiscono i cristiani?

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11. La reazione dei cristiani alle persecuzioni


Aumentano la produzione di scritti apologetici che cercando di convincere i romani della loro assoluta lealt. Risale a questo momento la famosa Apologia di Melitone, il vescovo di Sardi che in questo scritto sostiene la comunanza di destino della Chiesa e dell'Impero, provvidenziale quest'ultimo anche per la salvezza della Chiesa. Troviamo poi la famosa Supplica di Atenagora di Atene che desidera provare l'equilibrio e la lealt dei cristiani. Atenagora mostra tutta la sua fiducia nella ragione impostando un dialogo moderato e posato che termina appoggiando l'idea della successione dinastica, che poi in effetti si avverer con Commodo. Il terzo famoso scritto, anonimo, A Diogneto, che pur contenendo una delle pi forti affermazioni dell'estraneit dei cristiani nei confronti del mondo, appare contraddistinto da un atteggiamento di sostanziale lealt di fronte all'impero: i cristiani partecipano a tutto come cittadini; obbediscono alle leggi stabilite; mantengono il mondo; Dio gli ha dato un posto cos nobile che non loro lecito sottrarvisi. Fioriscono gli Gli Atti dei Martiri. Sono di due tipi: o in forma di verbali dei processi condotti contro i cristiani dai magistrati romani, come gli Atti di Giustino; o in forma di lettere inviate da una chiesa all'altra per raccontare le vicende drammatiche della persecuzione come il Martirio di Policarpo. Sono accomunati dall'idea del martirio senza paura, come un evento di salvezza, un dono di grazia, una liturgia sacra. I martiri con la loro idea di regno celeste, con le loro risposte ai magistrati che gli chiedevano nome, nazione e cittadinanza, liquidati con un laconico christianum sum, possiamo considerarli come un vero e proprio primo schieramento militare antimperiale che suscitava le preoccupazioni dell'imperatore. Gli apologisti iniziano a confrontarsi con i pagani in discorsi anche letterariamente ambiziosi. Distinguiamo dunque l'apologetica greca di Aristide, Giustino, Taziano, Atenagora e Teofilo. Preparati neoplatonicamente e generalmente in campo filosofico. Sono attenti agli aspetti culturali del confronto coi pagani anche se alcuni assunsero un atteggiamento di condanna e ripulsa della cultura greca, specialmente della filosofia e della retorica (Taziano e Teofilo) mentre altri vedevano punti di contatto, ad esempio nella dottrina del Logos (Giustino, Atenagora). Aristide di Atene scrive alla fine dell'impero di Adriano e la sua Apologia non opera di grande profondit. una preziosa polemica contro la divinizzazione degli elementi e delle credenze politeistiche dei pagani, sostenendo che i cristiani possseggono una idea di Dio pi razionale e una vita morale pi elevata dei giudei e dei greco romani.

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12. L'Adversus Haereses di Ireneo


Tra gli scritti antieretici spunta come il pi importante l'Adversus Haereses di Ireneo. Ireneo combatte su due fronti: - Il problema del montanismo. Era necessaria anche una presa di posizione contro molti vescovi montanisti. Il montanismo aveva suscitato notevole fascino sulle chiese d'Asia, per la loro sostanziale ortodossia, per l'entusiasmo profetico, per l'intransigenza morale. I maggiori vescovi del tempo temevano una degenerazione settaria del montanismo, che del resto suscitava numerose proteste dell'impero romano. - Il problema dello gnosticismo. Era certamente il problema pi importante. I seguaci degli gnostici dilagavano oramai dappertutto. La confutazione pi organica e completa e organica dello gnosticismo viene proprio da Ireneo da Lione. Ireneo nasce a Smirne nel 130 e la sua confutazione anti gnostica si compie tra il 180 e il 190 con i suoi cinque libri del suo Adversus Haereses. Fu allievo di Policarpo, vescovo quattordecimano messo a morte da Marco Aurelio. La teologia di Ireneo conserva molti elementi asiatiche (come l'accettazione della tesi millenaristica) ma l'orientamento della sua teologia tipicamente romano. L'importanza di Ireneo sicuramente in particolare nella dottrina antignostica, soprattutto valentiniana, che lo porta a fondare la prima vera teologia della storia del pensiero cristiano, dando una vistosa accentuazione a tutti quegli elementi teologici di carattere istituzionale (canone neotestamentario, tradizione ecclesiastica, poteri episcopali, primato romano) che saranno l'ossatura della nascente Chiesa cattolica. Ireneo comincia prendendo spunto dalla polemica antimarcione sul problema dell'unit di Dio e della continuit dei testamenti. Un unico Dio regge e governa il mondo, accompagnandolo dalla creazione all'incarnazione di Cristo attraverso le tappe dei due testamenti. Il vecchio testamento + una preparazione all'avvento di Cristo. Cristo non ha abolito la Legge ma l'ha completata.La polemica si sposta poi sugli pneumatici, che affermavano che con venuta di Cristo e il dono dello Spirito Santo l'uomo ha raggiunto la perfezione finale. Ireneo nega, dicendo che il processo dell'uomo terminer quando l'uomo sar a totale somiglianza di Dio. Dopo l'incarnazione, infatti, lo Spirito Santo continua a guidare l'uomo verso la perfezione finale, con una crescita tranquilla nel tempo della Chiesa. Prima dell'avvento del regno di Dio, ci saranno mille anni di regno di Cristo durante i quali i giusti si abitueranno a comprendere Dio. La polemica contro i valentiniani parte dal proclama di identit di Ges con Cristo. La redenzione opera del Verbo fatto carne, che quello stesso Ges Cristo che ha patito, morto ed risorto, Figlio di Dio divenuto Figlio dell'uomo. I valentiniani, dice Ireneo, scindono le due nature di Cristo perch sono ostili nei confronti della realt materiale, che invece cosa buona. Il mondo creato da Dio e non dal demiurgo. La carne non viene abbandonata ma salvata con lo spirito. Ireneo ringrazia infine i romani. Sotto Commodo i cristiani possono viaggiare in tutta serenit e senza alcun timore. Quindi l'Impero buono per i cristiani, non pu essere l'Anticristo. La teologia di Ireneo costituisce gi il primo tentativo in grande di sistemazione organica del pensiero cristiano, la prima vera apparizione di una teologia cattolica che si preoccupa del semplice fedele pi che dell'intellettuale. Ireneo afferma due principi fondamentali per la lettura e l'interpretazione della Scrittura: il rispetto dei testi nella loro unit materiale e l'esigenza di una lettura d carattere ecclesiale. Questo non fanno

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marcioniti e valentiniani, che preferiscono tagliare a loro piacimento i libri dei due testamenti e cambiare a loro piacimento ci che salvano.

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13. La dottrina di Ippolito


Sono i vescovi a custodire e garantire il deposito della dottrina perch sono i vescovi che con la successione degli apostoli ne hanno ereditato il dono della verit. La chiesa di Roma possiede poi una antichit particolarmente eminente perch proviene da Pietro e Paolo. questa la prima base teologica per le pretese di Roma sulle altre chiese. All'epoca di Ireneo le Chiese hanno ormai una solida organizzazione, con delle liste episcopali che testimoniano la diretta discendenza di un vescovo da un determinato apostolo. Addirittura la Chiesa Romana nel 190 col vescovo Vittore vorr imporre anche alle chiese d'Asia la nuova interpretazione della Pasqua, che sancir la rottura definitiva col giudaismo. Al nome di Ippolito legato al Contro Noeto e all'inizio della letteratura esegetica d'osservanza cattolica. Ippolito maturato in Asia Minore, probabilmente a Smirne, nel clima di entusiasmo apocalittico della fine del II secolo. Dunque i suoi primi problemi sono esegetici e sono puntati sui libri che trattano la fine del mondo: il Libro di Daniene e l'Apocalisse di Giovanni. Ippolito,a differenza di Ireneo, riconosce nei romani la bestia che sale dal mare e vede in cristiani e romani due eserciti contrapposti, uno secondo la potenza di Satana e l'altro secondo la potenza di Dio. Quando compare il monarchianismo, Ippolito prende a cuore il problema trinitario e scrive il Contra Noetum dove sostiene la concezione della divinit non monarchica ma economica (cio in tre unit distinte). La persona di Ges Cristo. Chi era e quale era il suo rapporto col padre? Giustino e Teofilo avevano intelligentemente sistemato la faccenda ispirandosi al prologo del Vangelo di Giovanni, identificando Ges con il Logos. Il Logos era prima immanente (endiatheos) al Padre; poi viene proferito dal padre (prophorikos) all'atto della creazione. Cristo era dunque il Logos, il verbo, proferito e incarnato tramite Maria. Ma questo non risolveva i problemi dell'unit divina e del rapporto del Figlio e dello Spirito Santo col Padre.

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14. Le soluzioni monarchiane all'unit divina


Alla fine del II secolo vengono date due soluzioni, entrambe definite MONARCHIANE ma che in realt sono antitetiche. - Monarchianismo dinamistico, detto anche Adozionismo. L'adozionsimo porta alle estreme conseguenze la posizione subordazionistica degli apologisti. Teodoto sosteneva che Ges era soltanto un uomo sul quale il battesimo aveva fatto s che scendesse la forza di Dio elevandolo al rango di figlio adottivo. Si salvava dunque l'unit divina sacrificando la divinit di Ges e vedendolo solo come un figlio adottivo. Posizione razionalistica che rifiuta l'incarnazione, fu accolta solo dai ceti pi intellettuali e condannata dal vescovo Vittore. - Monarchianismo modalistico, detto anche Modalismo. Ebbe una diffusione molto pi vasta ed la vera forma di monarchianismo. La gente semplice rifuggiva le soluzioni troppo intellettuali (Logos, Adozionismo) e non accettava comunque di rinunciare alla divinit di Ges. Noeto, un cristiano di Smirne, sembra l'ideatore di una nuova soluzione, che conosciamo solo perch Ippolito ne parla nel Contra Noetum e nella Refutatio omnium haeresium. Noeto affermava con forza la divinit di Ges e salvava l'unit di Dio riducendo il Padre e il Figlio a forme, a modi di essere, della divinit, quindi Dio stesso aveva sofferto sulla croce. Epigono e Cleomene, suoi discepoli, portarono il modalismo a Roma, sostenuto anche da un certo Prassea, di cui parla Tertulliano nel suo Adversus Praxean. Il modalismo non considera lo Spirito Santo, dato che Ippolito lo accusa di bestemmiare contro lo Spirito Santo e si impegna a difendere il trinitarismo. Una dottrina certamente pi vicina ai ceti popolari e che per questo ebbe molta diffusione. Attenuava per molto la paradossalit del vivere cristiano e il contrasto ideologico col mondo romano. In quanto agli scritti omiletici Giustino ce ne parla molto nella sua Apologia. L'intensa vita comunitaria dei cristiani si incentrava nella liturgia soprattutto quella eucaristica: consacrazione del pane e del vino che avveniva tra canti, preghiere, letture bibliche e relativa spiegazione (ossia l'omelia). I canti erano ripresi in parte dall'AT, soprattutto dai Salmi, ma in parte venivano improvvisati ed facile immaginare che l'improvvisazione potesse esemplarsi sui moduli tipici di quelle poesie di origine semitica che pur tradotte in greco erano molto singolari. Ben poco di queste improvvisazioni sar messo per iscritto. Ricordiamo le Odi di Salomone che ci sono giunte in traduzione siriaca ma pare che siano di origine greca. I temi centrali sono l'incarnazione, la passione e la risurrezione del Logos, suggestivamente proposti in forma allusiva e di non facile decifrazione in un'atmosfera di simbolismo misticheggiante che arieggia il tono del vangelo di Giovanni e di certa letteratura gnostica. Ci sono giunte anche due omelie: una di Melitone di Sardi e una anonima chiamata In sanctun Pascha. Siamo ancora in ambiente asiatico tra la seconda met del II e il III secolo, in una temperie ancora fortemente giudaizzante. La Pasqua cristiana infatti viene ancora celebrata al modo dei giudei con la lettura del canto 12 dell'Esodo che spiega l'istituzione della Pasqua. Melitone insiste nel significare la nuova Pasqua cristiana con Cristo agnello di Dio. Le due omelie hanno una prosa studiatissima, in cui si alternano passi prosastici e passi che articolano il discorso in forma fortemente scandita e ritmata, con sequenze di cola di breve estensione, tra loro connessi con assonanze e figure retoriche di ogni genere. L'alternanza vuole isolare le parti ritmate per darle pi rilievo. L'impressione globale quella di un grande decoro formale

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voluto allo scopo di mettere in rilievo la nobilt della materia trattata e il significato singolare della liturgia pasquale nell'ambito del culto cristiano. La convergenza fra i due testi fa capire che non ci troviamo davanti all'iniziativa di un solo personaggio ma ad una forma espressiva tradizionale in quell'ambiente, destinata a scomparire col declino delle fortune giudaiche nella cristianit asiatica.

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15. Il cristianesimo ad Alessandria


L'AMBIENTE. Alessandria inizia a spiccare con la fine del II secolo. Non c'era stata una missione paolina in Egitto cos che ad Alessandria era sempre rimasta atttiva una numerosa e influente comunit giudaica, ormai profondamente ellenizzata, che aveva portato molto avanti il progetto di rendere tra loro reciprocamente compatibili giudaismo ed ellenismo. Lo strumento fondamentale di questa iniziativa fu l'applicazione del metodo allegorico, cos come lo avevano messo a punto gli stoici, all'AT, tramite parametri e concetti dedotti dalla filosofia greca, soprattutto platonica e stoica. In questo modo vicende storiche e norme legali dell'AT venivano assunte, al di l del significato letterale, come simboli astorici delle fondamentali realt cosmologiche e psicologiche. Questo metodo di ricerca fu portato avanti da Filone d'Alessandria (I sec. d.C.) e i suoi lavori esercitarono molta influenza in ambito dottrinale ed esegetico nella comunit cristiana di Alessandria.

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16. Il cristianesimo di Clemente


Ad Alessandria la cultura gnostica era molto forte e aveva dato i natali a Basilide, Valentino, Tolomeo ed Eracleone. Gli gnostici si facevano depositari di un sapere superiore a quello dei cristiani semplici, pi impegnativo sotto l'aspetto intellettuale ed ascetico e si imposero negli ambienti pi alti della comunit cristiana. La reazione cattolica arriv nell'ultima parte del II secolo con Panteno prima e Clemente e Origene poi. Di Clemente sappiamo poco. Era nato ad Atene da famiglia pagana intorno al 150. Da adulto si converte al cristianesimo e giunge ad Alessandria alla fine del secolo. Svolge qui attivit di maestro privato fino alla persecuzione di Settimio Severo che lo costringe a rifugiarsi in Asia Minore dove muore intorno al 215. Clemente batte gli gnostici sul loro campo e d ampio spazio alla filosofia greca, soprattutto platonica. La sua prima opera non una apologia ma un protrettico, cio un'esortazione alla vita virtuosa nello stile della tradizione aristotelica. Ha un andamento costruttivo e poco polemico. Affronta certo i temi principali dell'apologetica cristiana (critica alla religione pagana,limiti della cultura greca, crudelt delle persecuzioni) ma lo fa con un tono di tranquilla superiorit, invitando a considerare il cristianesimo come la realizzazione pi perfetta della tradizionale aspirazione greca alla conoscenza e alla cultura. La seconda opera di Clemente il Pedagogo. la presentazione della morale cristiana sotto la guida di Cristo. Cristo il Logos inviato da Dio, punto principale dell'orientamento morale. Clemente vuole dare ai suoi lettori, di solito di buona estrazione sociale e culturale, una direttiva sicura su tutti i mille problemi della esistenza quotidiana. Offre cos molteplici consigli su come comportarsi in tutti i momenti e tutti gli aspetti della vita di ogni giorno. Clemente il primo ad affrontare il problema della compatibilit tra messaggio evangelico e ricchezza, risolvendolo nel senso che non la ricchezza in s in contrasto con quel messaggio ma solo il suo cattivo uso. Gli Stromati (Tappezzerie) sono la sua opera pi importante. Il coronamento ideale dei due libri precedenti. Clemente qui affronta una serie di questioni che sono una concreta introduzione a quella che egli vuole presentare come la vera gnosi cristiana: l'approfondimento dei temi della fede da parte del cristiano perfetto, gnostico. Il vero gnostico si distingue per il fatto che non gonfio della sua stessa scienza e non eretico. Questo libro enuclea i due aspetti pi caratteristici del pensiero di Clemente: - preparazione notevolissima nel campo della cultura profana, in particolare della filosofia stoica, tenuta in altissima considerazione e ritenuta un vero e proprio avviamento al Vangelo. Proclama dunque il connubio tra fede cristiana e filosofia greca. - Padronanza assoluta della Sacra Scrittura che con lui si apre all'applicazione sistematica del metodo allegorico. Il rapporto tra i due Testamenti tramite allegoria importante perch l'espressione simbolica e coperta, non accessibile agli ignoranti e agli indegni, l'unica valida. Clemente fonde senza ordine l'interpretazione tipologica ormai tradizionale in ambito cristiano (ad es. Isacco figura di Cristo) con l'interpretazione cosmologica e psicologica di tipo filoniano.

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17. La dottrina di Origene


Origene un pensatore di tempra molto pi dura. Uno dei pi grandi teologi di tutti i tempi. Conosciamo bene la sua vita perch Eusebio era un suo grande ammiratore e nel VI libro della sua Storia Ecclesiastica me da ampie notizie. Nasce verso il 185 ad Alessandria, da famiglia cristiana. Il padre Leonida era stato martirizzato durante la persecuzione di Settimio Severo e in questa occasione il diciottenne Origene scrisse per lui una esortazione al martirio. Il vescovo Demetrio lo chiam a dirigere il catecumenato che divise in due livelli: il pi elementare lo affid all'amico Eracla, mentre il pi avanzato lo tenne per s. Nasce cos la prima vera Scuola Superiore di Alessandria. Origene con un sotterfugio fu escluso dal didaskaleion proprio per opera del geloso vescovo Demetrio e si trasferisce in Cesarea di Palestina dove apre una nuova scuola. Sar torturato nel 250 durante la persecuzione di Decio, ma sopravviver. Morir nel 253. Riconosciuto da ammiratori e avversari come grandissimo teologo, bisogna innanzitutto liberarsi dal clich che lo vuole un platonista autore del De principiis, primo trattato di filosofia cristiana. Origene soprattutto un interprete della Bibbia e si forma esegeticamente sul testo sacro: lui a collazionare il testo ebraico e le versioni greche dell'Antico Testamento per verificare la traduzione greca dei Settanta che era considerata la versione ufficiale dei cristiani. Origene dispone su sei colonne (hexapla) il testo ebraico, la trascrizione greca, la versione di Aquila, di Simmaco, dei Settanta e di Teodozione, inserendo un obels o un asterisco per segnalare i passi che i Settanta avevano aggiunto o tolto. Origene ha soprattutto svolto un lavoro immane di predicatore e commentatore della Scrittura. Possediamo solo una piccola parte delle sue Omelie e dei suoi Commentari, spesso in traduzione latina, che testimoniano lo sforzo di offire una spiegazione della Bibbia a tutti i livelli. Origene distingue infatti due livelli della Scrittura: il letterale e lo spirituale. Pur adottando un allegorismo a volte eccessivo che gli sar rimproverato, il suo merito quello di avere liberato la Scrittura dagli eccessi del letteralismo, del fondamentalismo diremmo oggi, giudaico e marcionita. Con Origene, anche se la Bibbia perde parte della concreta storicit giudaica, diventa comunque quel grande poema cristologico e morale che alimenter per secoli la spiritualit cristiana dei secoli successivi. Origene interpreta tutta la creazione in senso spirituale ed questo il punto che lo accomuna maggiormente ai platonisti, che comunque utilizza. La realt materiale sembra a Origene una immensa figura che rinvia perennemente ad una realt superiore. Origene contribuisce anche al fondamento della teologia trinitaria. Afferma con grande vigore la concezione economica ma non usa il termine prosopon ma hypostasis, che svincola la generazione del Verbo dal momento della creazione cui l'aveva legata la riflessione degli apologisti, mantenendone la subordinazione al Padre (il Verbo sempre un secondo dio) ma affermandone chiaramente l'eternit. Origene non presta particolare attenzione ai rapporti coi romani.Nel Per Arxn Origene distingue tra dati elementari di fede e problemi aperti, gli uni da approfondire, gli altri da indagare liberamente. Ripropone cos il problema dei due livelli. Tutto il libro pi orientato alla ricerca pi che all'affermazione apodittica. In quest'opera tratta dell'unicit e incorporeit di Dio, dell'attivit cosmologica e soteriologica del Logos divino; dell'articolazione trinitaria delle divinit; delle creature razionali, di angeli, uomini e demoni; del rapporto anima corpo nell'uomo; del libero arbitrio; della Sacra Scrittura e dei corretti modi dell'esegesi. Variano gli argomenti ma non il suo modo di lavorare, sempre

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puntato a non fermarsi al dato ovvio ed elementare ma al punto in cui ogni argomento diventa stimolante, quasi ascetico, per il ricercatore.Origene sosteneva con forza la coesistenza in Dio di bont e giustizia, e l'efficacia nell'uomo del libero arbitrio. Contestava cos lo gnosticismo nella sua distinzione tra Demiurgo e Dio Sommo e tra uomini materiali e spirituali. DOPO ORIGENE. Poco si sa delle lettere cristiane in Oriente dopo la met del III secolo. Di Dionigi d'Alessandria sappiamo ben poco e l'unica cosa di cui siamo a conoscenza dello scontro tra l'eccessivo allegorismo di Origene e personaggi come Metodio d'Olimpo che pur rispettandolo e e seguendolo contestavano i suoi eccessi.

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18. Gli inizi delle lettere cristiane in Occidente


A ROMA. In Occidente il cristianesimo si diffuse in ritardo, data la maggiore distanza dai centri di irradiazione. Eccezione fatta, naturalmente, per Roma. La prima conseguenza fu che la prevalente matrice orientale del cristianesimo fece s anche anche in Occidente i cristiani si esprimessero in greco. In greco erano scritte la lettera di Clemente, il Pastore di Erma. Sotto Marco Aurelio due importanti testi agiografici: il racconto epistolare delle violenze subite dai cristiani di Lione e Vienne e alcuni Atti, da cui apprendiamo del martirio dell'apologista Giustino. Negli anni 30 sempre in greco si esprime lo Pseudo Ippolito, autore dell'Elenchos, una vasta opera di contenuto eresiologico che fonte preziosa per le notizie su molte sette gnostiche. La fede dello Pseudo Ippolito, che professava la divinit di Cristo come Logos di Dio personalmente distinto dal Padre e a lui subordinato, gli valsero le accuse di diteismo; a Roma era molto forte all'epoca la confessione monarchiana. L'unico rappresentante significativo nella Roma cristiana della seconda met del III secolo fu Novaziano, che per primo adott il latino. La comunit romana si latinizz tra la fine del II secolo e la prima met del III secolo. IN AFRICA. In Africa la latinizzazione della chiesa era stata molto pi sollecita. Non sappiamo se i missionari che importarono a Cartagine e altrove la nuova fede provenissero da Roma o dall'Oriente ma certo che verso la fine del II secolo la lingua ufficiale era quella latina. All'inizio di questa attivit letteraria possiamo ipotizzare la traduzione, dal greco, della Sacra Scrittura, o forse solo dal NT, dato che per l'AT, avevano gi provveduto gli ebrei. Sappiamo ben poco di queste antiche versioni latine del testo sacro, la cui pedissequa fedelt al testo greco sembra quasi fare sistematica violenza alla norme della corretta latinit sotto l'aspetto lessicale e sintattico. Restiamo in ambiente popolare con gli Acta dei martiri scillitani che hanno una trama semplice e uno scarno dettato di tono protocollare. Contrastano molto con la Passio di Perpetua, Felicita e altri, di qualche anno successiva. Alla base c'era un resoconto autobiografico di Perpetua in carcere e poi integrato da altri dati. Ne risulta un racconto ampio e mosso, ricco di svariati dettagli, pervaso di intensa drammaticit e di toccante pathos, tutto unito dalla fortissima personalit della protagonista. La coeva letteratura latina pagana non offriva altrettanti fulgidi esempi. In Africa dobbiamo segnalare due caratteristiche importanti in merito alla latinizzazione: 1.l'impegno apologetico 2.l'accuratezza formale Africani furono Tertulliano, Arnobio, Cipriano e Minucio. Tutti sono accomunati dalla ricerca della bella forma, dell'effetto millimetricamente calcolato, quasi a voler strappare al lettore il plauso.

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19. Gli scritti di Tertulliano


Tertulliano era uno scrittore africano di Cartagine che ha numerose affinit con Ippolito. Sar uno dei pi tenaci difensori delle violenze romane sui cristiani e nel suo famoso Apologetico difender con veemenza il cristianesimo dalle accuse dei pagani, inaugurando la letteratura cristiana di origine latina. Tertulliano l'uomo del paradosso, dell'esagerazione, dell'originalit a tutti i costi, della sottigliezza polemica e dell'estremismo radicale. Le argomentazioni di Tertulliano sono di origine giuridica e contestano ai romani la sostanziale illegalit della loro legislazione religiosa. Confuta pesantemente la lettera di Plinio a Traiano. Alla critica di essere contro i valori pi sacri del mos maiorum, risultando dunque improduttivi e infruttuosi, Tertulliano risponde appellandosi alla verit e alla moralit della religione cristiana che impedisce loro di partecipare alla vita pubblica. Se la societ romana si aprisse ai valori cristiani, i cristiani prenderebbero parte alla vita civile. Ma per Tertulliano gran parte delle attivit pubbliche sono intrise di idolatria e nel De Spaectaculis giudica immorali, osceni e idolatrici i giochi. La veritas al di sopra della consuetudo. Se la legge sbagliata si modifica. Si scaglia anche contro le eresie, forte di una tradizione ormai consolidata. Nel De praescriptione haereticorum invita anzi a prescrivere gli eretici perch solo nella Chiesa Cattolica stata trasmessa la vera dottrina. Confuta cos le dottrine eretiche e scrive contro il marcionismo il gi citato Adversus Marcionem tra il 207 e il 212, che per non appare molto originale e si serve degli scritti di autori precedenti come il Dialogo con Trifone di Giustino o l'Adversus Haereses di Ireneo. Sul piano teologico Tertulliano difende strenuamente il Logos e non rifiuta innovazioni audaci per la costruzione del dogma trinitario. Nell'Adversus Praxean insiste sulla pluralit delle persone divine, introducendo quei termini di trinitas e persona che avranno tanto successo in futuro, ed lui a esprimere al meglio la teoria del dogma trinitario: una substantia, tres personae. Ma Tertulliano simile a Ippolito nella sua condanna di una Chiesa ormai secolarizzata e troppo incline ai patteggiamenti col mondo. Nell'ultima parte della sua vita, proprio per questo, probabilmente aderir al movimento montanista scagliandosi contro il lassismo chiesastico su argomenti delicati come il servizio militare (De Corona), le seconde nozze (De monogamia), la fuga in seguito a persecuzione (De fuga in persecutione).

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20. Gli scritti di Cipriano


Cipriano si caratterizz invece per l'equilibrio attento, la misura meditata, la centralit sapiente, doti indispensabili ad un uomo di governo quale fu. Si tenne lontano da discussioni troppo dottrinali per aderire al dato scritturistico (Testimonia ad Quirinum). Le circostanze lo vollero alla testa della chiesa di Cartagine in momenti difficilissimi, tra peste, carestie, persecuzioni e contrasti violenti. Il problema principale della Chiesa era come comportarsi con gli abiuratori durante le persecuzioni di Decio e Valeriano. Si distinguevano in: - sacrificati = avevano senza dubbio sacrificato - thurificati = avevano solo bruciato incenso - libellatici = si erano solo procurati il certificato C'erano poi quelli che pur non avendo abiurato non avevano patito le torture e c'erano quelli che invece l'avevano patita (i confessores) e pretendevano una parte significativa nel decidere la riammissione dei caduti. A Cartagine Cipriano nel 251 dice che i sacrificati potevano essere riammessi solo se erano in pericolo di vita. Le altre due categorie erano riammesse dopo un piccolo atto di penitenza. Ricordiamo infine Commodiano, primo poeta cristiano di lingua latina. Restano di lui un poema didascalico in esametri, in due libri, l'Instructiones, e un Carmen apologeticum, o de duobus populis, in esametri (anche se il senso della metrica quasi totalmente perduto in favore del ritmo), che riassume contro giudei e pagani il senso della storia. Insiste molto sulla prossima fine del mondo, prima della quale si mostrer un popolo nascosto che vincer i malvagi.

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21. Lattanzio e la storiografia cristiana


Durante il III secolo la religione cristiana si diffuse ampiamente anche nelle regioni pi occidentali, cos che il rapporto dialettico che l'impero intratteneva con essa mut profondamente, e da una politica coercitiva o permissiva, abbandonata agli umori delle folle o all'imperatore di turno, si pass, dopo Diocleziano e le guerre per il potere, con Costantino, ad una politica di aperto favore. La novit pi importante in questo senso fu sicuramente la nascita della storiografia cristiana. Il periodo di pace che si era aperto diede ai cristiani la sensazione della vittoria definitiva, mentre contribuiva ad accantonare il problema della fine futura e invitava a riflettere sul passato,a ripercorrere le fasi della lunga lotta, per rilevarne tempi e modi e rendere ragione della conclusione vittoriosa. In questo senso si impegnarono Lattanzio ed Eusebio di Cesarea, rispettivamente per l'Occidente e l'Oriente. Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (Africa 250 Treviri 327) era il tipico esponente di una certa intelluttualit pagana che si sentiva attratta dal cristianesimo per esigenze soprattutto di rigore morale e perci avvertiva pressantemente l'urgenza del confronto con la morale e la cultura pagane. Da qui deriva l'impegno in ambito apologetico, un impegno che si adegua ai tempi nuovi e si caratterizza dunque per l'evidente ambizione di affrontare la problematica ormai tradizionale con ampiezza ed esaustivit mai prima sperimentate, in forza anche di una capacit di scrittura ineccepibile nell'adesione al modulo stilistico tradizionale di stampo ciceroniano. Egli ancora strettamente legato a schemi argomentativi e teorici della cultura classica, in particolare neoplatonica. Il suo stile comunque fluente e l'argomentare stringente e segue sempre un preciso filo logico, come vogliono i dettami della retorica. Ma la formazione cristiana di Lattanzio aveva troppe lacune perch potesse fare fronte in modo adeguato all'ambizioso progetto: approssimazione dottrinale, scarsa sensibilit scritturistica, residui arcaizzanti. Le cose migliori Lattanzio le d nella trattazione di temi morali, dove la filosofia classica (anche se Lattanzio ne rilevava i limiti) armonizzava bene con la tradizione evangelica nella comune esaltazione della giustizia, la virt per eccellenza, raggiungibile solo in connubio con la sapienza, nella religione cristiana. Nel De mortibus persecutorum Lattanzio riflette storicamente sul passato giudicando positivamente la sua opera rispetto ai precedenti di Minucio, Tertulliano e Cipriano, giudicati insufficienti per vari motivi. Il De mortibus non ha ancora finalit apologetiche ma il suo taglio di carattere storico e nonostante le inesattezze e le grossolane forzature (come quella che vuole che solo gli imperatori cattivi abbiano perseguitato i cristiani e che siano stati giustamente puniti), va comunque apprezzata la sua tendenza ad analizzare in maniera pi riflessiva il rapporto con l'impero. Eusebio di Cesarea (Palestina 265 340) nei suoi scritti ha meno riuscita stilistica di Lattanzio ma siamo comunque ad un altro livello, in forza della sua ottima preparazione filologica, filosofica e scritturistica. Sent molto il problema di convivenza tra le due culture e orient la sua riflessione soprattutto in senso apologetico, per replicare alle accuse di Porfirio. E qui apriamo una parentesi su Porfirio

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22. La polemica di Porfirio - 270 Filosofo neoplatonico e allievo di Plotino: Porfirio di Tiro nel 270 compone un'opera in quindici libri intitolata Contro i cristiani. Non conosciamo l'opera come si deve perch Costantino una decina d'anni dopo l'Editto di Milano (313) lo fa distruggere (e Teodosio II un secolo pi tardi conferma la condanna). questo il primo caso di proscrizione di uno scritto anticristiano da parte dello Stato. Ci che sappiamo lo prendiamo da estratti di Girolamo ed Eusebio e dalla confutazione di Macario di Magnesia. Non sappiamo quasi nulla dunque, ma da quel poco chiara sia la virulenza dell'attacco sia il carattere della critica. Ma la polemica di Porfirio diversa da quella di Celso. Non ci sono motivazioni politiche nel suo attacco, solo religiose. Sono in gioco due concezioni del mondo anche se la concezione di Porfirio meno organica di quella di Celso. Quella di Porfirio una religione che riflette un'epoca in crisi; un sistema dottrinario pieno di tensioni e contraddizioni, tra ansia di razionalit ed eccessi di superstizione, tra acribia filologica e ingenuit superstiziose. Ha per una grande conoscenza del cristianesimo: ha letto sicuramente Vecchio e Nuovo Testamento e forse stato catecumeno. Manca per qualsiasi intenzione di comprendere l'avversario. La sua critica malevola e il tono pi utilizzato il sarcasmo. Le critiche di Porfirio sono simili a quelle di Celso. ancora una volta il neoplatonismo che si scontra con il cristianesimo. Porfirio non comprende il disprezzo del mondo, la presunzione di essere i soli salvati, l'origine rozza della gran parte di loro; erano aspetti assolutamente inconciliabili con le idee plotiniane. Il monoteismo cristiano non ha senso, perch Dio, se governa, governa suoi simili quindi devono esserci dei suoi simili, altre divinit. Il monoteismo cristiano un politeismo mascherato perch accanto a Dio pone gli angeli come esseri divini. L'incarnazione del figlio di Dio altrettanto assurda. Se i cristiani accusano i pagani di credere che nelle statue abitino le divinit, pi folle pensare che la divinit abiti nel seno della vergine Maria. E poi non si capische perch l'incarnazione del figlio di Dio sia avvenuta cos tardivamente. E come si pu pensare che un Figlio di Dio possa soffrire? inconcepibile anche l'escatologia cristiana concepita da Paolo, perch assurdo credere nella risurrezione dei morti e nella fine del mondo; se anche scomparisse la terra non potrebbe scomparire il cielo. Inconcepibili poi sono i comportamenti e i riti dei cristiani sono del resto immorali e ripugnanti. Se la salvezza riservata ai peccatori, i peccatori sono migliori? E il battesimo? Non concepibile che una sola abluzione elimini per sempre ogni turpitudine. Ci sono poi le critiche ai fondatori del cristianesimo, dei poveracci saltimbanchi che si arricchivano ai danni dei p creduli. Pietro ha rinnegato tre volte il maestro e Paolo ancora peggio con le sue affermazioni contraddittorie sul valore della legge mosaica, sulla natura della verginit e del matrimonio, sulla liceit e illiceit dei cibi. Ci sono poi le critiche alle Scritture. Porfirio doveva avere condotto una serrata critica dell'Antico Testamento. Sappiamo che considerava la Torah un insieme di favole. Girolamo in effetti dimostra come il Libro di Daniele non risalga a Nabucodonosor ma a Antioco Epifane e quindi le sue profezie erano solo ex eventu. Analoga critica al Nuovo Testamento dove gli evangelisti vengono considerati confusionari e privi di competenza storica. Non ci si pu mascherare dietro le allegorie continua. Una critica cos capillare e serrata diede vita al filone delle Quaestiones et responsiones di scrittori che avvertita la pericolosit delle teorie di Porfirio scrissero decine di libri, oggi perduti, per confutarle.

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23. La sensibilit storica di Eusebio


Eusebio cos crea i 15 libri della Preparazione evangelica e i 20 libri della Dimostrazione evangelica. In questo imponente complesso Eusebio si propone di presentare il rapporto della religione cristiana con la filosofia pagana e la tradizione giudaistica sulla base di un continuo riferimento alle fonti, sia filosofiche sia scritturistiche sia storiche, al fine di dimostrare che la religione cristiana rappresenta l'espressione della pi perfetta razionalit nell'ambito della pratica religiosa e dall'altro lato la completa realizzazione della rivelazione diretta di Dio agli uomini. La sensibilit storica di Eusebio d il massimo nella Storia ecclesiastica. La condizione di privilegio che Costantino dona alla religione cristiana secondo Eusebio la testimonianza definitiva della vittoria finale della verit cristiana contro l'errore delle potenze demoniache pagane. Eusebio abbagliato da Costantino, tanto da sembrargli quasi il prototipo del monarca cristiano, immagine del Logos Divino, colui che ha inaugurato l'unione di stato e chiesa, il tempo della pace prefigurato dalle parole messianiche. Eusebio consapevole di scrivere un'opera del tutto nuova cos all'inizio delinea i limiti della materia trattata: successioni episcopali, persecuzioni, eresie, contrasti coi giudei, personaggi che si sono illustrati con l'azione e con gli scritti. L'opera mostra una vastissima conoscenza della precedente letteratura cristiana, cui Eusebio aveva accesso soprattutto nella biblioteca origeniana di Cesarea, che riporta spesso in ampie citazione dirette. Nonostante le approssimazioni e carenze, con il suo ripiegarsi a tracciare la storia del tertium genus, dopo quello dei giudei e dei pagani, e col suo inserimento nella trama della storia di tutta l'umanit, di cuil il genus cristiano il coronamento, apre la strada a quella concezione totalizzante e tipicamente cristiana della storia del mondo vista come storia della salvezza dell'uomo peccatore per volere e opera di Cristo. La sua Storia ecclesiastica sar un modello durevolissimo. Aggiungiamo che la sensibilit storica eusebiana fa s che si avverta anche in ambito esegetico con esiti di grande significato. Nonostante fosse un grande ammiratore di Origene egli rimase estraneo alla sua spiritualit concentrandosi sull'interesse filologico, valorizzando questo aspetto nella Bibbia. La sua esegesi dell'AT (Commenti a Isaia e ai Salmi) non esclude completamente l'allegorismo ma lo tempera con il letteralismo, inaugurando una stagione di letteratura esegetica molto florida in area siropalestinese.

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24. L'importanza del genere agiografico


A partire da Costantino, il mutato rapporto di forze rese supeflua la difesa dei cristiani in favore della liceit della loro religione e concentr l'interesse apologetico sul piano specificamente religioso e anche su quello culturale, specialmente nelle confutazioni anti porfiriane. Assume quindi grande importanza il genere agiografico, in conseguenza e in funzione dell'ingigantirsi del culto dei martiri fino agli eccessi pi plateali. Dagli scarni resoconti processuali che caratterizzavano gran parte dei primi Acta dei martiri, non pi in grado di soddisfare le aspettative e le richieste di folle sempre pi fanatizzate, che insieme alle reliquie dei martiri pretendevano su di loro notizie dettagliate e meravigliose, assolutamente eccedenti i metri del consuetudinario e dell'abituale della vita quotidiana. Nascono dunque, accanto a false reliquie, atti di martiri confezionati ad hoc, dove si leggono mirabolanti racconti di supplizi atroci, miracoli strepitosi, discorsi intrepidi che trasformano un umile confessore di Cristo in un eroe da epopea (le cosiddette Passioni epiche) e dove impossibile tirare fuori, da questo profluvio di invenzioni, un minimo di tradizione attendibile. I tempi per cambiano e la figura del martire inizia a non coincidere pi con gli eventi della contemporaneit. Un nuovo modello di santit cos si affianca a quello del martirio: parliamo di quello del confessore, colui che non confessa la fede di Cristo col sacrificio cruento ma con quello quotidiano di una vita asceticamente impegnata nella solitudine o al servizio della comunit. I nuovi modelli sono dunque quelli del santo vescovo o del santo eremita. Nascono due autentici best seller dell'epoca: la Vita di Antonio scritta da Atanasio e la Vita di Martino scritta da Sulpicio Severo. Attirava moltissimo la comunit anche la figura del monaco, che in quella ascesi spinta al limite dell'umana sopportazione e spesso, soprattutto in Siria, accompagnata da manifestazioni di eccentricit pi che discutibili, ravvisava il modello di perfezione cristiana. Da qui la spinta a mettere per iscritto raccolte di detti e aneddoti di monaci famosi (Historia Lausiaca, Vitae Patrum) e a proporre regole per frenare gli eccessi di un movimento sempre pi incontrollabile (regole di Pacomio e di Basilio). Per le donne fu creata una letteratura che esaltava l'ideale verginale, la sacralit del matrimonio e la vita continente.

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25. La diffusione dell'omelia


Fu vistosa la trasformazione dell'oratoria. Dall'omelia esclusivamente di argomento esegetico nel II e III secolo, pur continuamente rappresentata nel IV secolo da uomini come Basilio, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo, si passa ad un apparato oratorio pi vasto, come pi vaste si fanno le occasioni di predicare. L'omelia si fa pi accurata e pur rifiutando sulla carta l'utilizzo dei lenocini della retorica tradizionale, si continuava sempre in quella direzione. La dilatazione pressocch indiscriminata della comunit spinse nell'imposizione di norme omiletiche di forte impegno retorico che oltre alle classiche funzioni didascaliche avevano ora un forte contenuto parenetico, ad uso di ascoltatori che non dovevanon solo essere istruiti ma pi generalmente spinti a partecipare. Per una parenetica corretta era necessario acquisire un'eloquenza particolare, cos che le omelie divennero vere e proprie performance concluse con rituali applausi. I greci avevano sempre tenuto in grande considerazione il bel dire e non un caso che i tre letterati d'Oriente pi famosi siano anche i tre pi grandi oratori: Basilio, Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo. chiaro che nell'imporsi di questa nuova moda l'aspirazione al successo mondano ha avuto la sua parte.

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26. I contrasti della chiesa d'Egitto - IV sec. ALESSANDRIA CRISTIANA NEL IV SECOLO. A partire dagli inizi del IV secolo la chiesa d'Egitto fu turbata profondamente da una serie di contrasti, in particolare da: - Lo scisma meliziano. Nato dall'opposizione di Melizio, vescovo di Assiut (Lycopolis), al potere assoluto dell'allora patriarca Pietro I (300-311). La posizione di Melizio trov ampi consensi soprattutto nella Tebaide, tanto che in quell'area i monasteri meliziani sopravvissero fino all'epoca della conquista araba. L'opposizione sottendeva la polemica tra la lingua copta e quella greca: il copto lottava contro l'egemonia linguistica greca. - L'arianesimo. Sosteneva che la natura divina del Logos fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito. Ario non negava la Trinit ma subordinava il Figlio al Padre, negandone la consustanzialit che sar poi formulata nel Concilio di Nicea nel famoso credo niceno costantinopolitano. Per Ario, quindi, Ges era una sorta di semidio, non identificabile con Dio stesso. Queste accanitissime polemiche imposero un approfondimento radicale dei concetti e dei termini delle dottrine teologiche tradizionali, favorirono senza dubbio lo sviluppo della letteratura di questo tipo, anche se la violenza dei contrasti rovinarono il dialogo. Il monachesimo aveva avviato per giunta una chiusura culturale. Molti monaci erano infatti di bassa estrazione sociale, ed erano programmaticamente ostili alla paideia greca. Cos all'inizio del IV secolo la scuola alessandrina di impostazione origeniana appre in uno stato di declino che diventer definitivo dopo Didimo. Va detto tuttavia che certe acquisizioni non si persero mai perch entrate nella tradizione ed Alessandria fu l'unica a non commettere orrori filologici ed ermeneutici come il mai esistito Ebione come fondatore degli Ebioniti, a differenza di molti centri dell'Oriente e dell'Occidente.

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27. La biografia monastica di Atanasio di Alessandria


Atanasio di Alessandria (295 373). Autore della Vita di Antonio, inaugur il genere della biografia monastica. Mostra poco interesse per la ricerca di dati biografici affidabili a beneficio della tradizione, presenta il monaco come colui che persegue in grado eroico l'ideale della rinuncia del mondo e ai suoi allettamenti, anche culturali, a beneficio di una rigida ascesi; esteriorizzazione delle tentazioni e delle difficolt in cui il monaco incorre, soprattutto sesso e superbia, personalizzandole nella figura del diavolo, avversario quotidiano di Antonio, che lo assale nei modi pi vari. Quest'opera fisser definitivamente il genere della biografia monastica. Atanasio rileva nella vita di Antonio anche la perfetta ortodossia, sottolineandone l'impegno antiariano. Proprio la strenua lotta all'arianesimo fu la missione del quarantennale episcopato di Atanasio e il motivo dei suoi cinque alternanti esili. Atanasio divide la sua polemica antiariana in due grandi parti - Opere d'argomento dottrinale: Discorsi contro gli ariani; I sinodi. Contengono le discussioni dei theologoumena in contrasto, senza alcuna puntualizzazione di carattere storico. - Opere d'argomento storico: le tre Apologie, La Storia degli Ariani. Contengono ricchissimi dati concernenti i fatti di Atanasio e di altri protagonisti della lotta antiariana, corredati di ampie documentazioni ufficiali. Entrambi i gruppi fanno parte degli hypomnemata, ma in due filoni distinti, e le norme di ciascun genere vengono rigidamente rispettate. Atanasio sar colui che dar forma al credo niceno costantinopolitano.

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28. Didimo, teologo cattolico - 313/398 DIDIMO. Didimo il cieco (313 398) fu un teologo cattolico, un eremita, nonch uno dei capi della scuola catechetica di Alessandria d'Egitto nel IV secolo. I riferimenti culturali di Didimo furono principalmente Origene e Atanasio. Da Origene trasse l'attaccamento alla Scrittura come fonte primaria della cultura cristiana e la teoria ermeneutica impostata sulla concezione platonica della realt divisa in due livelli. Da Atanasio, che lo volle alla guida della sua scuola, accett la dottrina trinitatria fortemente unitiva e fu fedele ad essa anche nella polemica contro i Padri Cappadoci quando essi formularono una teoria compromissoria che risolse a livello dottrinale la polemica ariana. In Oriente Teodosio era infatti un fervente credente del nicenismo cos, dopo il trionfo ariano sotto Valente e la stasi di Graziano, il credo niceno torna in auge. Un ritorno mediato e completato dall'operato di questi tre grandi vescovi cappadoci: Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa e Basilio di Cesarea. Con loro il credo niceno si perfeziona: la consustanzialit viene allargata a tutte e tre le persone e lo Spirito Santo viene tenuto in maggiore considerazione, soprattuto grazie all'operato di Basilio che si era adoperato a definire la nuova pneumatologia pubblicando nel 374 un trattato Sullo Spirito Santo. Gli atti furono firmati il 9 luglio e Teodosio li ratific il 30 luglio. Sostanzialmente nasceva la formula riammodernata del credo niceno costantinopolitano, modificata e arricchita con le aggiunte sullo Spirito Santo. Vengono riproposte, nelle prime due parti, le definizioni relative al Padre e al Figlio, generato ma non creato da Padre; consustanziale col Padre; incarnatosi per opera dello Spirito Santo. Nella terza parte, nuova, si definisce la divinit dello Spirito Santo, che Signore, procede dal Padre (non una sostanza del Figlio come dicevano i Macedoniani) e col Padre e il Figlio adorato e glorificato. La cecit lo tenne fuori dai guai delle lotte tra il patriarca e i suoi avversari. La pubblicazione dei papiri di Tura ci permette di apprezzare la maestria esegetica di Didimo, che tutti rispettavano, compreso il turbolento Girolamo. I suoi scritti ci immettono nella pratica quotidiana dell'insegnamento scolastico con una immediatezza altrimenti preclusa al semplice lettore, poich i resoconti stenografici delle lezioni sui Salmi e L'Ecclesiaste riportano anche gli interventi dei discepoli, che interrompono spesso il discorso del maestro trasformandolo in dialogo. Dall'altro lato ci mette a contatto con un esegeta la cui fedelt alla scuola sembra a volte incrinarsi a causa dell'urgenza polemica allora in corso. In ambiente antiocheno, infatti, come vedremo tra poco, i principi esegetici allegorici erano aspramente criticati in nome di una fedelt maggiore alla letterariet del testo. In certi momenti l'esegesi didimiana sembra fare qualche concessione agli avversari: notiamo affermazioni teoriche contro l'uso indiscriminato dell'allegoria, largo spazio all'esegesi letterale nell'interpretazione di Giobbe, predilezione nell'Ecclesiaste per una esegesi morale ma non necessariamente allegorica. Didimo rimane comunque un fedele origeniano.

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29. La Cappadocia e Gregiorio di Nissa


La Cappadocia fu sempre una zona culturalmente arretrata. Oggi nell'attuale Turchia, prima che questa zona fosse illuminata dall'operato di Basilio di Cesarea, Gregorio Nazianzeno e Gregorio di Nissa, nel IV secolo era a tendenza fortemente ariana. Originari della Cappadocia erano infatti sia Asterio, teorico della prima generazione ariana, sia Eunomio, leader indiscusso della terza. Durante la seconda generazione furono vescovi ariani Gregorio e Giorgio. La Cappadocia cristiana fu unificata dottrinalmente dai tre Cappdoci, legati da rapporti di parentela e amicizia, cresciuti in famiglie altolocate e con una profonda coscienza della religione cristiana, un cristianesimo colto che accettava tutto ci che c'era di valido nell'ellenismo senza sfigurare le linee portanti del messaggio cristiano, in una sintesi che sarebbe rimasta paradigmatica per un millennio nella cristianit orientale. Leader era certamente Basilio di Cesarea. Fu Basilio a proporre la sintesi mediatrice capace di contemperare al meglio nella trinit, l'esigenza dell'unit e della distinzione affermando una sola natura (o sostanza, in greco ousa) divina articolata in tre ipostasi, cio in tre entit personali sussistenti. In ambito esegetico ebbe un atteggiamento ugualmente mediano, sensibile ai diritti della lettera del testo sacro ma aperto, nell'interpretazione dei Salmi, quando era opportuno, all'allegoria. I suoi scritti di argomento esegetico costituiscono una parte importante di ci che rimasto della sua produzione omiletica (Omelie sull'Esamerone, sui Salmi), e diretta espressione del suo impegno pastorale, che pur varia nei contenuti fu sempre modello di oratoria colta, in cui le tendenze asiane tipiche dell'oratoria del tempo (la cosiddetta Seconda Sofistica) sono messe a frutto con sapienza anche se costantemente subordinate ad un superiore senso di moderazione e armonia, ch fa di Basilio il rappresentante pi di rilievo del classicismo cristiano. Gregorio di Nazianzo era caratterialmente ipersensibile e psicologicamente fragile. Rappresent nel trio soprattutto l'esigenza letteraria, portato, quale fu, sia alla ricerca dell'applauso come al ripiegamento interiore nell'effusione poetica, valida quando tocca l'elemento autobiografico. Nell'attivit politica non fu di grande aiuto a Basilio contro gli ariani ma la sua ricca sensibilit e la sua meditazione lo aiutarono a formulare una riflessione dottrinale di eccezionale sicurezza sia in argomento trinitario (nei Discorsi teologici) sia in argomento cristologico in senso stretto (Lettere a Cledonio contro l'apollinarismo). aperto alla tradizione classica senza remore, neppure verso la retorica tradizionale. Il suo stile puro, di sfrenato asianismo nella ricerca dell'effetto; aderisce totalmente ai modelli retorici classici; conosce benissimo sia gli autori greci sia la Sacra Scrittura, e la simbiosi tra tradizione classica e cristiana in lui cos spontanea che le sue sono tra le pagine pi spesse e sentite della storia cristiana.Gregorio di Nissa era come Gregorio di Nazianzo inetto nella politica e meno portato dei due nel bello scrivere, ma fu il pi approfondito nello studio filosofico e ci gli consent di procedere in ambito dottrinale sia nel solco di Basilio sia in modo autonomo, con opere come Contro Eunomio e Contro Apollinare. Era pi sensibile dei due alla filosofia platonica e ne fece supporto. Fu un origeniano convinto. Interpret il rapporto tra Logos e anima nella tensione ascendente che porta l'una al cospetto dell'altro, in un progresso che stante l'infinit e dunque l'inesauribilit di Dio, senza fine (epectasi) e proprio in questo tendere a Dio senza fine l'anima raggiunge la sua pace. Gregorio acclimata definitivamente il concetto plotiniano dell'infinit di Dio nel cristianesimo.

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30. I Cappadoci e l'origenismo


SIGNIFICATO CULTURALE. I Cappadoci portarono avanti l'origenismo ma in un contesto ormai profondamente cambiato. Con Origene l'incontro tra messaggio cristiano e cultura greca era stato accidentato e difficile, e il messaggio veniva adeguato alle richieste del greco colto, e quasi esclusivamente a scopo speculativo. Al tempo dei Cappdoci la situazione molto mutata e il cristianesimo si avviava a diventare religione di stato. Il problema era ora diverso: vivere il cristianesimo con assoluta sincerit senza rinunciare a ci che di bello e nobile aveva prodotto la civilt greca, sfatare il mito giulianeo, porfiriano e celsico dell'incompatibilit tra la fede irrazionale dei cristiani e la loro visione antimondana e il razionalismo greco con la sua visione ottimistica del mondo. L'ambiente elevato da cui provenivano e col quale rimasero sempre in contatto tramite moltissimi tramiti rendeva i tre Cappdoci particolarmente sensibili a questa esigenza, armonizzando raffinatezza letteraria e ardua speculazione filosofica, tenendo contatti con illustri intelletuali pagani come Libano e Temistio, dimostrando la compatibilit tra cristianesimo e paganesimo. La loro rigida intransigenza, specie in Basilio, li portava a criticare ogni forma di ingiustizia nelle loro omelie (sesta, settima, ottava) senza renderli sordi al richiamo della civilt classica. La loro adesione al cristianesimo tra l'altro si manifest nella forma tradizionalmente pi ostile allo spirito greco: il monachesimo. Basilio fu colui che diede una regola e tutti e tre compresero che l'ideale monastico non doveva identificarsi con gli eccessi ascetici e che il rifiuto del mondo non doveva tradursi nell'ignoranza totale. L'ideale monastico non solo non era incompatibile con certi valori essenziali della tradizione greca ma sa addirittura trarre frutto dall'amor Dei intellectualis, che della tradizione greca costituisce una delle conquiste pi alte.

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31. L'ambiente Antiocheno e Apollinare


Ad Antiochia le idee di Origene, pur avendo incontrato fervidi consensi, suscitarono soprattutto aperti contrasti. La sua impostazione teologica , imperniata sulla dottrina di Cristo, Logos Figlio di Dio, personalmene sussistente in posizione subordinata rispetto al Padre, urtava contro le tendenze monarchiane che ad Antiochia erano largamente diffuse. Gli antiocheni inoltre consideravano l'allegorizzazione diffusa in ambito esegetico e la larga apertura culturale come concessioni eccessive alla filosofia greca. Eusebio di Emesa, discepolo di Eusebio di Cesarea, accentu l'interpretazione letterale del testo sacro a detrimento di quello allegorico. L'ambiente antiocheno, gi profondamente diviso, ampli il suo divario con lo scisma ariano, che ad Antiochia aveva uno dei suoi centri propulsivi e determin una lunga serie di indirizzi intermedi tra quello unitivo di Atanasio e quello radicalmente ariano seguito dagli origeniani pi estremisti.Ad Antiochia abbiamo alla met del IV secolo Apollinare di Laodicea. Aveva una personalit esuberante che assieme alla contrastata vicenda che lo riguarder, incideranno a fondo sugli ulteriori contrasti dell'epoca. Se nell'indirizzo ermeneutico Apollinare seguiva una linea prevalentemente letteralista, e si inseriva senza difficolt nella tendenza l ormai prevalente; certo residui di sapore arcaico (materialismo, millenarismo) non vi suscitavano particolare scandalo. Uguale cosa non avvenne in merito alla dottrina cristologica da lui professata. Apollinare per assicurare il significato soteriologico dell'incarnazione di Cristo (cio che solo il Logos autenticamente divino ha potuto redimere l'uomo dal peccato morendo in croce per lui) accentu la tendenza unitiva di tradizione alessandrina e subordin in Cristo la natura umana rispetto a quella divina, al punto da negare totalmente in lui il nous, l'anima razionale, sostituendola con il Logos (era il Logos e non il nous a governare il corpo) e parl di una sola natura del Logos incarnata, quella divina.Erano posizioni che poco scandalizzavano i neoplatonisti alessandrini ma che urt particolarmente gli antiocheni, nel cui ambiente si professava una dottrina cristologica che poneva fortemente l'accento sulla componente umana del composto teandrico, accento fortemente irrobustito dalla recente controversia ariana.L'opposizione ad Apollinare fu portatata avanti da Diodoro di Tarso e dal suo discepolo Teodoro di Mopsuestia. L'opposizione dei due fu vincente perch l'estremismo di Apollinare fu avversato anche dai Cappdoci Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa, giungendo infine alla condanna al Concilio di Costantinopoli del 381, dove si stabil l'integrit, anima e corpo, dell'umanit di Cristo. Nonostante ci rimasero in piedi tutti i presupposti che avevano provocato la polemica e nacque una polemica tra gli alessandrini, che pur evitando i radicalismi di Apollinare avevano conservato l'esigenza di fondo di salvare in primis l'unit di Cristo, e gli antiocheni, che condizionati dal loro antiapollinarismo, sembravano metterla a rischio, affermando due nature di Cristo integre e complete in un unico soggetto senza le dovute spiegazioni.Diodoro e Teodoro furono concordi anche nella teoria e nella prassi esegetica. In Diodoro additiamo il vero iniziatore dell'esegesi antiochena, intesa come programmatica chiusura all'interpretazione allegorica della Scrittura di tipo origenista, a beneficio dell'apprezzamento letterale del testo biblico. I due pensavano che l'allegorismo alesandrino concedesse troppo alla ratio interpretandi che troppe eredit aveva dai filosofi greci, e sopprimeva la realt storica del testo biblico a beneficio di fantasie spiritualiste del tutto arbitrarie. Ma gli antiocheni avevano ragione in minima parte.Gli antiocheni smettono di fare letture prefigurative del VT e tendono a considerare conchiusa in s l'economia

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veterotestamentaria. Teodoro in particolare rileva lo stacco, pi che la continuit, tra AT e NT: l'AT ha conosciuto soltanto il Dio unico e ha annunciato profeticamente il Messia promesso a Israele soltanto nella sua forma umana; il NT ha rivelato l'articolazione trinitaria di questo Dio unico e perci la divinit di Cristo, ed entrambe sarebbero state rivelate agli uomini solo dalla predicazione del Figlio di Dio incarnato e dei suoi apostoli.

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32. Epifanio di Salamina e la ocntroversia origeniana


EPIFANIO E LA CONTROVERSIA ORIGENIANA. Epifanio di Salamina non solo partecip attivamente di persona agli ultimi strascichi della controversia ariana, scrivendo l'Ancorato, ma si dedic anche alla polemica contro Apollinare, scrivendo una vasta opera di contenuto eresiologico dal titolo Panarion, un documento molto utile per la documentazione, a volte preziosa, che esibisce come elemento di prova. Ma il suo impegno pi forte fu quello dedicato ai danni della dottrina origenista, che risuscit, soprattutto in area palestinese, vecchi focolari. Lo zelo di Epifanio si spiega soprattutto con la constatazione che l'opera origeniana stava esercitando un influsso assai crescente nell'ambiente del monachesimo d'Egitto e di Palestina. Il monachesimo infatti avvertiva ora una esigenza non solo di ascesi ma anche di riflessione sull'ascesi, cercando una dottrina spirituale che li potesse indirizzare meglio all'unione con Dio. Non una guida qualunque ma un sapiente. A quel tempo l'unico autore cristiano che potesse venire incontro alle loro esigenze era Origene, la cui mistica di tipo platonico, impostata sul distacco dell'anima dai beni e dagli affetti terreni si incontrava con l'istanza fondamentale di ogni ideale monastico. Fu cos che Origene divenne l'autore di questi monaci. Contribu ad accrescere la fortuna di Origene in ambito monastico Evagrio Pontico, un allievo dei Cappdoci trapiantato nel monachesimo in Egitto che scrisse il Praktiks, che lo destin a diventare l'autore preferito del monachesimo orientale. Evagrio fu un origeniano convinto e in alcuni suoi scritti, come i Problemi Gnostici, sembra, ma non dimostrato, che professi l'annullamento dell'individualit dell'anima umana nel Logos come risultato della deificazione dell'uomo.

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33. L'esegesi di Giovanni Crisostomo


GIOVANNI CRISOSTOMO. Giovanni il risultato di due esperienze molto diverse: l'esperienza monastica durata qualche anno nella solitudine del deserto di Siria e l'educazione classica di primissimo ordine che aveva ricevuto in giovent. Fu poi chiamato all'impegno pastorale, come presbitero ad Antiochia, e come vescovo a Costantinopoli infine. Questo sovrapporsi di esperienze cos diverse produsse in Giovanni un singolare impasto nel senso che seppure in lui il rifiuto della filosofia greca totale, considerata addirittura morta e sepolta, egli fa comunque utilizzo larghissimo della tradizione classica nel senso della forma espressiva, assumendo tutta quella strumentazione retorica che pure tante volte era stata in passato deplorata come incompatibile con la semplicit del messaggio cristiano. L'impegno di Giovanni in effetti si tradusse in una intensissima attivit omiletica, in massima parte di argomento esegetico. La sua esegesi di tipo antiocheno ma rispetto a Diodoro e Teodoro ha maggiore attenzione per la tematica cristologica; antiochena pure la sua impostazione dottrinale ma in entrambi i casi Giovanni evita di proposito le prese di posizione polemiche a beneficio dei dati pi tradizionali e universalmente accettati. Perch? Perch in Giovanni l'esigenza preponderante quella pastorale. Nella sua pastoralit il Crisostomo, fedele al suo appellativo, sfoggia una eloquenza asiana di grande effetto che si accompagna all'istintiva capacit di aderire appieno alle attese e alle richieste dell'uditorio, con una efficacia ecezionale nella mozione degli effetti, mirando non tanto ad impressionare quanto a commuovere i fedeli, spingendoli ad una maggiore severit nell'impegno alla vita cristiana. Le tensioni dottrinali dell'epoca misero Giovanni in condizione di fare sfoggio di tutta la sua bravura ma la sua intransigenza e la sua scarsa tolleranza per i potenti, finirono purtroppo per condannarlo alla morte e all'esilio, lasciandoci comunque il significato di una esperiena singolare di oratoria destinata ad apparire da subito esemplare.

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34. L'attivit letteraria in Occidente


Tra la met del III secolo e la met del IV, il ritardo culturale dell'Occidente cristiano si accentua. La chiusura culturale determinata da Callisto e l'assenza di contrasti dottrinali avevano significato una decisa contrazione dell'attivit letteraria. Per trovare uno scrittore cristiano a Roma bisogner aspettare la met del IV secolo, con Mario Vittorino, che fu un africano trapiantato a Roma, retore illustre convertito al cristianesimo in tarda et ma la cui attivit letteraria d'argomento cristiano sembra per molti versi estranea all'ambiente e alla tradizione. Per incontrarne un altro dobbiamo aspettare la fine del IV secolo col cosiddetto Ambrosiaster. L'unico letterato cristiano attivo nella prima met del IV secolo Firmico Materno ma significativamente non si occuper di temi apologetici. In Africa sono terminati i temi di Cipriano e Tertulliano e nella seconda met del III secolo sembra gi ristagnare. All'inizio del IV secolo la regione fu scossa dallo scisma donatista ma si determin un clima di conflittualit di basso livello culturale che non riusc a dare vita ad un apprezzabile produzione letteraria, nonostante le eccezioni di Ottato per i cattolici e Parmeniano e Ticonio per i donatisti. Nascono solo alcune opere attribuite falsamente a Cipriano che nella loro incapacit di esprimersi secondo le norme corrette della latinit dimostrano come la raffinatezza formale di poche eccezioni non deve essere presa come metro culturale di un ambiente letterario tutto sommato mediocre. Fu la controversia ariana a mettere fine a questo stato di letargo. A partire dal IV secolo invest tutto l'Occidente costringendolo ad un accelerato aggiornamento dottrinale. Ilario di Poitiers con il suo De trinitate colmer di un balzo tutto il ritardo accumulato dall'Occidente: il suo esilio in Asia Minore lo mise a contatto con ambienti orientali particolarmente interessati al dibattito teologico e lo mise in condizione di entrare nel vivo del contesto dottrinale allora pi progredito. Ilario opera una sintesi di ampio respiro che tiene conto di tutte le diverse esigenze in contrasto, interpretando la tradizionale dialettica trinitaria (unit di natura e distinzione di persone) in linea con i pi recenti esiti del dibattito teologico che allora si svolgeva in Oriente. Una fitta schiera di comprimari, tra cui Potamio di Lisbona, Gregorio di Elvira, Febadio di Augen e Faustino, riuscirono a portare l'Occidente allo stesso piano culturale dell'Oriente. In ambito esegetico il ritardo dell'Occidente era particolarmente vistoso. Non c'era qui l'usanza di spiegare in modo sistematico l'AT in riunioni infrasettimanali come si faceva in molte citt dell'Occidente, forse perch qui il rapporto con le scuole filosofiche meno solido. Fatto sta che fino a Vittorino di Petovio e Reticio di Autun non abbiamo notizia di scritti specificamente dedicati all'interpretazione sistematica del testo biblico. Il primo vero iniziatore fu Ilario di Poitiers, ancora lui, che in Oriente aveva familiarizzato con l'esegesi origeniana. Gli echi della polemica tra allegoristi e letteralisti in Occidente arrivarono molto smorzati, prevalendo nettamente il modo allegorista sia nell'esegesi dell'AT sia in quella del NT. La loro una interpretazione incentrata sulla riflessione cristologica dell'AT e perci dedicata all'evidenziazione della continuit tra i due testi.La forma esegetica fu soprattutto quella dell'omelia e quella del commentario alla maniera di Origene. Era molto forte l'aderenza ai modelli greci. Posto a parte merita l'africano Ticonio e il suo Liber Regularum che il primo trattato di ermeneutica biblica scritto in Occidente. Si proponeva di facilitare la comprensione spirituale del testo sacro, presentando alcune caratteristiche strutture compositive di cui la Scrittura capace per indirizzare al suo senso pi profondo. L'unico esegeta di tendenza esplicitamente letteralista fu Giuliano di Eclano, avversario di Agostino, che si

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form su Diodoro e Teodoro. La sua esegesi lascia spazio minimo all'interpretazione cristologica, come i due antiocheni. Grande fortuna ha anche l'esegesi paolina che essendo gi tutta incentrata sulla riflessione cristologica non concedeva esegesi di tipo allegorico, tanto che lo stesso Origene si limit a qualche forzato allegorismo.

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35. La dsiffusione della letteratura cristiana


Il contatto che Ilario ebbe in Oriente con gli scritti di Origene signific anche la sua adesione allo spiritualismo platonico che nella Roma cristiana ebbe un altro importante rappresentante in Mario Vittorino, platonista anche prima della conversione in quanto frequentatore di Plotino, Porfirio e altri platonisti pagani. Nel IV secolo in Italia il platonismo andava per la maggiore e lo stesso Ambrogio si era formato su Filone, Origene e Plotino. Mario Vittorino ha avuto il grande merito di divulgare, traducendole in latino, le opere di Porfirio e Plotino, in un'epoca in cui il greco in Italia andava sempre pi perdendosi. Ma dato che il contributo culturale delle lettere latine era ancora basso, erano molto pi diffuse le traduzioni di grandi autori di lingua greca piuttosto che opere originali in lingua latina di scrittori coevi a Vittorino. Traduttori illustri furono Girolamo e Rufino. L'attivit letteraria si svolgeva in ambiti molto ristretti perch, nonostante la diffusione crescente del cristianesimo, l'assetto sociale successivo alla grande crisi del III secolo aveva distrutto la classe media e ristretto il gi esiguo livello di alfabetizzazione quasi solo agli ambienti pi elevati socialmente. A questo per non fa seguito un calo della qualit retorica degli scritti, anzi, viene potenziata dalla ripresa classicista. Ilario aveva uno stile sostenuto e grave con un periodare molto complesso; Ambrogio un andamento ad ampie volute di tradizione ciceroniana. Tutti e due sono accomunati dalla ricerca dell'espressione curata e preziosa. Fu proprio in questi ambienti di elevata condizione sociale che il monachesimo occidentale trov la sua prima apprezzabile diffusione. Furono molti gli aristocratici che disgustati dal calo morale del mondo politico del V secolo cercarono rifugio nella meditazione monastica o all'ascesi nel proprio ambiente. Questo monachesimo non intendeva rinunciare ai benefici della cultura e perci nutr anche una fioritura letteraria: la Vita di Martino di Sulpicio Severo, gli scritti sulla verginit di Ambrogio, gli scritti di Pelagio. Fiorisce il genere del trattato morale che trova in quest'epoca la sua realizzazione pi compiuta con il De officiis ministrorum Dei di Ambrogio, adattamento in chiave cristiana dell'omonima opera di Cicerone. Il genere epistolare anche diffusissimo, quello che meglio coniugava impegno pastorale e ambizione letteraria. Fu in questo genere, oltre che nella poesia, che trionf Paolino di Nola (al secolo Ponzio Anicio Meropio Paolino), il pi tipico esponente di una aristocrazia sinceramente cristiana che rinunciava alle ricchezze pur coltivando l'amore del bello scrivere e dell'intrattenimento epistolare fine a s stesso, residuo di un mondo antico.

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36. La diffusione della poesia cristiana in occidente


Vertice di questa attivit fu la poesia, che fu coltivata pi in Occidente che in Oriente. La fioritura della poesia cristiana fu legata indissolubilmente all'analoga fioritura di quella profana, come mostra il classicismo tradizionale dei metri impiegati, a volte di tono popolare (i dimetri giambici di Ambrogio) ma pi spesso di tono alto (esametri, metri oraziani di Ilario, Paolino, Prudenzio eccetera). Nella poesia inestricabile il legame tra intento pastorale ed evidenti ambizioni di carattere letterario. Esempio ne la parafrasi biblica di Giovenco o Sedulio che pur rispettando la finalit comunitaria di rendere familiari ai fedeli i contenuti biblici, che fino ad allora molti non apprezzavano per il latino barbarico in cui erano scritte, realizzano la traduzione nel solco della tradizione virgiliana e ovidiana, creando un prodotto letterario con tutti i crismi. Altra testimonianza il tentativo (giudicato malignamente vano da Girolamo) di Ilario di Poitiers di familiarizzare i suoi sprovveduti fedeli con una innologia densamente dottrinale. Se l'innologia ilariana fallisce, quella di Ambrogio riesce nel suo scopo, adattando una metrica pi elementare ad un contenuto pur sempre didascalico ma meno ostico, e presentato in forma elegante ma accessibile. Il successo fu forte e il genere di inno ambrosiano diede origine ad un genere poetico che si sarebbe continuato per gran parte del Medioevo. Anche Prudenzio compose sobri inni ambrosiani ma con destinazione non pi immediatamente ecclesiale e di livello modesto. Con lui siamo nell'ambito tradizionale della poesia concepita come effusione di sentimenti personali, sinceramente cristiani, espressi in forma elegantemente letteraria. Metri vari, dimensioni ampie e argomenti vari: invettiva politica, poemetto morale di tono allegorizzante; in tutte comunque sotteso l'impegno morale e l'apparato pesantemente retorico. Unici generi bassi, altrettanto importanti, furono la letteratura agiografica martiriale e i cosiddetti Itineraria che rappresentavano i diari di viaggio dei pellegrini che si dirigevano in Terra Santa, ad esempio quello di Egeria.

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37. L'impegno cristiano di Girolamo


GIROLAMO. Sofronio Eusebio Girolamo (Stridone Dalmazia 347 Betlemme 420) Girolamo vive con molta sofferenza il contrasto tra le lettere classiche, da lui molto amate, e l'impegno cristiano integrale che lo porter poi ad abbracciare la vita monastica. Sar per lui un dissidio lacerante che, culminato nella celebre visione del deserto di Calcide, non salder mai del tutto e che trover parziale risarcimento solo nello studio, sempre pi totalizzante, della Scrittura. La sua fragilit psichica trovava sfogo da una parte nella ricerca ascetica e nella coscienza granitica della sua superiorit intellettuale, dall'altra nella ricerca di questa affermazione nel contatto con ambienti ristretti di uomini e donne tra i quali il suo desiderio di primeggiare trovava soddisfazione. Il suo battesimo di fuoco con le lettere cristiane fu nel segno di Origene ed Eusebio ma i suoi commentarii a Paolo e all'Ecclesiaste, frutto di un frettoloso approccio, non produssero molto di pi di una parafrasi delle corrispondenti pagine origeniane. Ma poco a poco egli trov un nuovo modo di valorizzare quelle lettere, in maniera pi filologica. Ne deriv il suo progetto di tradurre direttamente dall'ebraico l'AT e dall'altra la messa a punto di un tipo di commentario esegetico pi consono, diverso, sia dal modello alessandrino sia dal modello antiocheno. In risposta al latino approssimativo del V secolo di cui si parlava a proposito di Ambrogio, papa Damasio incaric Girolamo di rivedere e migliorare la traduzione latina dei vangeli sulla base dell'originale greco. Fu questa revisione che gli fece capire l'importanza della necessit di risalire al testo originale della Scrittura, quindi all'ebraico nel caso dell'AT. Girolamo pubblicizz in svariati modi la sua conoscenza dell'ebraico ma molti oggi sostengono che egli ne avesse una mediocre conoscenza e che buona parte del suo lavoro derivava dalle traduzioni di Aquila e Simmaco, pi letterali di quelle dei Settanta. Ma anche cos ridimensionata quell'iniziativa si presentava eccezionale in un mondo come quello latino che allora dimostrava scarsi interessi filologici. Per quanto approssimativa e imperfetta possa apparire allo studioso moderno, la tradizione di Girolamo va apprezzata proprio per il suo sforzo filologico di andare alla fonte primaria saltando il filtro del greco. Girolamo sosteneva che i diritti dell'interpretazione letterale dovessero essere rispettati pi di quanto usualmente si avvertiva nelle pagine di Origene e Didimo. In effetti i lavori di Girolamo tradiscono pi che altro un tentativo di contemperare esigenze letterali e allegoriche,omogeneizzandole in un complesso ben bilanciato.

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38. La vita scetica e monastica di Girolamo


Ma lo studio della Scrittura non fu l'unico impegno di Girolamo nel campo delle lettere. I suoi ideali di vita ascetica e monastica gli imponevano svariati impegni di carattere letterario, sia per dirigere e confortare chi si rivolgeva a lui come guida spirituale, sia per controbattere agli attacchi che prendevano di mira questo ideale. Era pur sprovvisto di apprezzabili capacit speculative ma aveva una fortissima verve polemica che rivers in scritti svariatissimi. Indimenticabile la sua rottura con Origene. Il problema venne sollevato prima da Epifanio di Salamina, che inizi a predicare l'antiorigenismo a Gerusalemme, scontrandosi violentemente col vescovo Giovanni, origenista convinto. In Palestina si scontreranno gli amicissimi Girolamo e Rufino. Girolamo, che era stato a lungo ammiratore e traduttore di Origene, alla venuta di Atarbio, con una virata ancora oggi inspiegabile, forse motivabile con la sua paura di non apparire pi il solido difensore dell'ortodossia, Girolamo si schiera con la fazione antiorigenista. Una sua improvvida traduzione in latino di una lettera di Epifanio di Salamina, nella quale si attaccavano Giovanni e Rufino, che egli non pens potesse giungere nelle mani dei due, sanc la rottura definitiva con l'amico e con il vescovo di Gerusalemme. Dopo i viaggi a Roma di Rufino e uno scambio pesante di trattati e lettere, comprese le versioni Girolamiane e Rufine del Trattato sui princpi, la contesa dilag. Il nuovo papa Anastasio (399 402) spos le tesi origeniste e Rufino invi una breve Apologia ad Anastasium dove giustificava le sue traduzioni di Origene e confermava la sua ortodossia, e poi una Apologia contra Hyeronymum, dove rispondeve alle accuse di Girolamo e ne criticava il voltafaccia, ricordando quanto fosse stato Girolamo un ammiratore di Origene. Girolamo replica nel 401 con una Apologia contra Rufinum che la pi violenta degli scritti di Girolamo. Giustifica il suo origenismo e rovescia le accuse di Rufino con tecniche di indubbia abilit. Porter avanti la sua polemica anche quando Rufino dimostrer di voler lasciar perdere e non lo risparmier di insulti anche dopo la morte. La forma epistolare sicuramente quella dove Girolamo d il meglio di s e il suo epistolario quanto di pi bello ci abbia lasciato l'antichit cristiana, dove c' tutto Girolamo, dal polemista al consolatore, dall'asceta all'esegeta, in uno stile colorato e brillante indimenticabile e modellizzante. Ricordiamo infine i suoi interessi storici con il De viris illustribus che pur nella sua scarsit di dati testimonia nelle sue biografie degli antichi l'interesse ancora vivo per uno scambio proficuo tra antichit classica e cristianesimo.

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39. L'oriente cristiano dopo Teodosio


UNO SGUARDO D'INSIEME. Alla morte di Teodosio, l'Oriente cristiano si avvier ad una storia religiosa sempre pi complessa, di aspri scontri ecclesiastici e politici, di divisioni e di lacerazioni. Ci saranno due importanti concili (a Efeso nel 431 e a Calcedonia nel 451) che getteranno le fondamenta della nuova mappa confessionale, e separazioni tra chiese copte e siriache contro la chiesa grecofona e calcedoniana di Costantinopoli. Le chiese maggiori sono Alessandria, Costantinopoli e Antiochia. Tra Alessandria e Antiochia si aprir una feroce ostilit a causa del nestorianesimo, destinata a proseguire senza soluzione di continuit in quella monofisita. Ad Alessandria il declino della scuola sancisce il crollo culturale della citt e la diffusione dei contrasti dottrinali trovano larga espressione nella produzione letteraria in lingua copta come riaffermazione della propria identit. Ad Antiochia la situazione letteraria era pi florida ma la crisi nestoriana e monofisita ebbe ripercussioni ancora pi dannose e dovette subire la concorrenze della lingua siriaca.

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40. Sinesio vescovo di Cirene, 410

SINESIO. Nel 410 la comunit cristiana di Cirene elesse vescovo questo ricco e stimato laico che si era fatto notare per alcuni provvedimenti a favore della cittadinanza tartassata dalle tasse e dai predoni del deserto. Non era una novit che si eleggesse un laico ai pi alti vertici del clero saltando tutta la gerarchia ma in questo caso l'anomalia era particolare perch Sinesio non era manco cristiano, bens pagano. Sinesio si mostr molto disponibile e solerte nel venire incontro alle esigenze dei cittadini ma non era disposto a convertirsi. Nel contesto di una produzione letteraria non di secondo piano, tra cui epistolari e scritti di vari argomenti filosofici, spiccano alcuni inni di argomento specificamente cristiano accanto ad altri di contenuto platonico, scritti secondo i canoni della metrica classica e nello stilizzato dialetto dorico letterario: vi troviamo l'esaltazione del Figlio della Vergine, l'adorazione dei Magi, la discesa di Cristo nell'Ade, la glorificazione della Trinit. L'aspetto pi sorprendente di questi inni che furono composti quasi tutti prima della conversione e dell'elezione episcopale, che dimostra come egli padroneggiasse gi alcuni temi fondamentali della dottrina cristiana e di essere parecchio avanti nell'interpretazione cristiana del platonismo e in quella platonica del cristianesimo: la triade neoplatonica Uno Nous Anima del mondo coincideva con la Trinit cristiana. Egli stato considerato un demichretien in senso positivo.

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41. Cirillo successore di Teofilo


CIRILLO. Successore dello zio Teofilo come vescovo di Alessandria e protagonista della lotta nestoriana. Nestorio era un monaco di Siria legato dottrinalmente alla scuola di Antiochia, discepolo di Teodoro di Mopsuestia e in potenziale disaccordo con la scuola teologica di Alessandria. La sua polemica nasce sul termine theotkos ossia madre di Dio, attribuito alla Vergine Maria. In questo termine, dice Nestorio, insito il rischio di attribuire alla natura divina nascita e morte, capacit di soffrire e mutarsi, e dunque il rischio di dissimulare deviazioni di stampo ariano o apollinarista. Il vocabolo era preniceno e fino ad allora era stato adottato senza sospetti.A Nestorio Cirillo obiett che se Cristo Dio, la Vergine che l'ha partorito non pu non essere la madre di Dio. Fu convocato un Sinodo a Roma nel 430 e il papa condann le tesi nestoriane senza probabilmente averne piena consapevolezza. Cirillo divulg la sua posizione in dodici proposizioni o anatematismi e siccome Nestorio non ritrattava le proprie tesi, Teodosio II organizz il concilio di Efeso, fissandolo al 7 giugno del 431. Si contrapponevano le seguenti due tesi: - Tesi nestoriana monofisita: Ges possiede due nature distinte congiunte (non unite) moralmente. Maria madre di Ges non Madre di Dio. Il verbo divino non si incarnato e morto sulla croce. - Tesi cirilliana difisita: Ges possiede natura umana e divina, secondo la formula, da lui inventata dell unione ipostatica per una terminologia che radicalizza due posizioni in realt n contrastanti n molto lontane l'una dall'altra. Le tesi cirilliane pur coerenti nelle linee di fondo presentano scompensi vari di natura terminologica, a seconda dei contesti poltici in cui il patriarca ebbe a operare. Fu notevole la sua attivit esegetica dove egli risent molto pi che in Didimo gli effetti della contrapposizione con gli antiocheni nel senso che moder grandemente la componente allegorizzante dell'interpretazione dell'AT o comunque vi affianc un forte interesse storico, come nel Commento a Isaia e nel Commento ai Profeti Minori. Nel Commento a Giovanni torna per prepotentemente l'alessandrinismo. Cirillo l'esempio dell'esegeta che fa coesistere pragmatismo e tradizione senza troppa preoccupazione per i princpi teorici di fronte alle esigenze primarie della prassi, ma non al punto da non salvare un residuo di coerenza. NESTORIO E TEODORETO. Di Nestorio si gi parlato prima. Teodoreto di Cirro fu grande nemico politico di Cirillo ma rappresenta il suo alter ego. Antiocheno, come Cirillo aveva temperato il suo alessandrinismo con l'antiochenismo, cos far al contrario Teodoretto, specie nella sua esegesi sul Cantico dei Cantici, smentendo il suo conterraneo Teodoro che vi vedeva solo una collana di canti d'amore profano.

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42. La diffusione del canto liturgico in ambiente monastico


Dato che nella Chiesa Antica il compito principale dell'attivit letteraria era quello didascalico e pratico, nonostante la decadenza degli importantissimi centri di Alessandria e Antiochia, l'attivit letteraria non si estinse. Vero che la qualit delle opere prodotte tra il V e il VII secolo molto pi bassa rispetto a quelle prodotte tra il III e il IV ma si continua tuttavia a scrivere. Segnaliamo un'ampia produzione poetica finalizzata al canto liturgico che ha i suoi risultati migliori nel cosiddetto kontakion (il tipo di componimento pi diffuso) e nell'opera di Romano il Melode, che fu attivo nella prima met del VI secolo. L'ambiente monastico ancora in fermento e rappresenta comunque la manifestazione pi importante della cristianit orientale, anche in ambito culturale. Quello egiziano ci appare molto modesto e si esprime soprattutto in copto. In Siria, soprattutto in Palestina, il livello medio senza dubbio pi alto e la lingua greca rimane ancora concorrente con quella siriaca. Soprattutto nestoriani e monofisiti si esprimono in copto e siriaco, in odio al difisismo dell'Impero Bizantino. Parlando di monofisiti parliamo di Severo di Antiochia che fu tra i pi importanti teologi attivi tra il V e il VI secolo. Era monaco a Gaza e fu patriarca di Antochia per qualche anno. Era un grande predicatore, cos come testimoniano le sue Omelie cattedrali, e difendeva strenuamente il monofisismo di ascendenza cirilliana (Contro l'empio grammatico). Era capace di sfruttare benissimo tutte le sottigliezze della lingua e infarcisce i suoi libri con una marea di citazioni, soprattutto da Atanasio e Cirillo. Suo avversario fu Leonzio di Bisanzio, che scrisse un Contro nestoriani ed eutichiani. Lo scritto dimostra ancora una volta quanto rarefatto si sia fatto ormai il discorso teologico, quanto miri all'argomentazione sottile, che sostituisce la densit del pensiero e in cui i grandi temi della politica sembrano ormai estenuati. La medesima ripetitivit la troviamo anche nella produzione esegetica, con l'aggravante che manca quell'adesione ai temi di scottante attualit che in qualche modo rivitalizzava la letteratura dottrinale di cui parlavamo prima. Sorgono soprattutto le cosiddette Catene Esegetiche che sono raccolte di passi esegetici di commento alla Sacra Scrittura, messe insieme collazionando commentatori antichi in modo da formare per ogni passo un ventaglio di interpretazioni diverse. Infine i Commentari all'Apocalisse di Ecumenio ed Andrea di Cesarea che costituiscono il primo tentativo di commento di questo testo in Oriente.

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43. La diffusione della letteratura apoftegmatica


SCRITTI AGIOGRAFICI ED ASCETICI. Gli scritti di cui abbiamo parlato fino ad ora sono da attribuire ad ambiente monastico non tanto per gli argomenti quanto per il fatto che i loro autori erano monaci. Ora invece tratteremo di opere di argomento monastico. In Oriente l'agiografia non aveva mai lasciato che i particolari pi romanzati impedissero una reale aderenza ai fatti realmente accaduti. Sono dunque testi che non infirmano il valore documentario intrinseco, e sono importanti per farci conoscere nei dettagli la controversia origeniana che scoppi nei monasteri del VI secolo. Continua anche la letteratura apoftegmatica. Apoftegma (o apotegma) deriva dal greco apophthnghesthai che significa "enunciare una sentenza". La parola, quindi, assume il significato di "detto", "sentenza", "massima" e si usa per una frase o sentenza di tipo aforistico che reca in estrema sintesi una verit profonda ed al contempo stringente. Il capolavoro del genere in questo periodo il Prato Spirituale di Giovanni Mosco, un monaco attivo in molte parti della Palestina, dell'Egitto e della Siria. Il suo Prato Spirituale una racolta di 300 aneddoti coi quali ha voluto rappresentare al lettore e all'ascoltatore il modo di operare e vivere dei monaci egiziani, tramite gli argomenti pi vari, dall'evento miracoloso alla felice sentenza. La spiritualit monastica si avvere in maniera pi profonda in altri scritti come quelli di Barsanufio o Giovanni Climaco e la sua Scala del Paradiso, che come recita il titolo vuole essere una guida per il monaco nell'ascesa alla perfezione cristiana: trenta scalini corrispondenti a trenta discorsi che devono portare il monaco fino alla esychia (la pace spirituale) e all'apatheia, il distacco completo da ogni realt mondana e corporea che permette il dialogo con Dio e il raggiungimento del paradiso in terra.

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44. Gli scritti dello pseudo Dionigi


LO PSEUDO DIONIGI. Non si ancora riusciti a dare una identit a questo scrittore che ha utilizzato il nome di Dionigi l'Areopagita (che era stato addirittura in rapporto con Paolo di Tarso) per dibattere argomenti di teologia mistica. Il corpus di scritti attribuiti a questo falso Dionigi comprendono ben quattro trattati e undici lettere, confezionando una raccolta mirata a dare una visione organica della teologia mistica, dunque della capacit dell'uomo di conoscere Dio e di partecipare di lui, oltre ai limiti di questo rapporto. Il discorso di Dionigi si articola in tre momenti: stabilit (mon), progressione (proodos) e conversione e ritorno (epistroph). La stabilit appartiene solo a Dio, ed per questo assolutamente trascendente ed inconoscibile; questo Dio, che qui chiama Tearchia, concepito trinitariamente solo in parte un omaggio alla dottrina ufficiale della chiesa. La progressione consiste nella produzione di esseri viventi come effetto della sovrabbondanza dell'amore divino. Il ritorno a Dio un ritorno individuale ma viene mediato dalla gerarchia ecclesiastica e da quella angelica. Il procedimento anagogico tramite il quale l'intelligenza dell'uomo si innalza per tornare a Dio si appoggia sulla dialettica dei simboli e delle idee perch sia la Scrittura sia la liturgia sono pervase di espressioni e gesti che al di l del dato letterale evocano la chiave per accedere alla trascendenza. Questo esercizio intellettuale e ascetico viene affinato fin quando l'intelligenza arriva nell'estasi all'esperienza ineffabile dell'incontro con Dio.

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45. L'attivit di Massimo il confessore


MASSIMO IL CONFESSORE. Lo Pseudo Dionigi ebbe effetti anche su Massimo il Confessore, appartenente alla prima met del VII secolo. In lui ritroviamo i temi principali dell'ascesa a Dio e dell'unione con lui ma stavolta sono trattati in maniera pi sottile e raffinata, di grande forza dialettica. Massimo si caratterizza soprattutto per la sua piena e appassionata partecipazione, coronata dal martirio, all'ultima fase della controversia, detta monotelita. Si propose una formula di compromesso che parlava di due nature racchiuse in una sola volont del Cristo incarnato. La formula non fu accettata n dai monofisiti radicali n dai difisiti intransigenti come Massimo che consideravano questa formula lesiva dell'integrit umana di Cristo perch due nature non possono che avere due volont, non una sola. Sostenne vivacemente la sua tesu anche in un dibattito del 645 a Cartagine e per questo fu condannato e punito. Questa affermazione dell'integrit dell'umanit di Cristo non solo l'argomento principale della posizione da lui difesa ma si inserisce organicamente in una concezione globale del mondo e dell'uomo considerati nel rapporto con Dio. A differenza di Dionigi, dove Cristo incarnato non ha un ruolo centrale, qui il centro del mondo e della storia perch nella sua incarnazione si attuata la sintesi suprema tra Dio e la realt finita; in lui si sono risolte le divisioni nate dalla corruzione e dal peccato che avevano allontanato il creato da Dio. Massimo ha sentito molto l'influenza di Origene ma in maniera dialettica. Non ha accettato l'ipotesi origeniana di un peccato iniziale che avrebbe allontanato dal riposo in Dio le creature razionali e di conseguenza dato inizio al ciclo delle generazioni al fine del loro graduale recupero. Alla formula origeniana stasis kinesis genesis, sostituisce quella genesis kinesis stasis, sottolineando nel movimento il necessario tramite per cui il creato raggiunge la quiete in Dio tramite Cristo. Massimo l'ultimo rappresentante della letteratura patristica orientale dotato di autentica originalit.

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46. L'originalit di Agostino


Agostino nasce a Tagaste, attuale Algeria, nel 354. Muore a Ippona, Algeria, nel 430. Rispetto all'irruento Girolamo, Agostino scarseggiava di sensibilit filologica ma sovrastava Girolamo per capacit speculativa. La sua straripante originalit costitu un unicum nell'intero arco della letteratura latina. Aveva un carattere esuberante e dubbioso circa la via da scegliere, insoddisftto sia della superficiale institutio cristiana ricevuta in Africa sia delle velleit intellettuali sia del manicheismo accademico. Dal contatto col platonismo e Ambrogio divenne un fervente campione dell'ortodossia cattolica. Il suo diretto contatto con la vita ecclesiale africana lo metteva a contatto con una attivit religiosa di routine, divisa tra la cura esasperante di fedeli di modestissimo livello morale e la polemica con i donatisti, incapaci di comprendere la profondit delle obiezioni agostiniane. Proprio questa sua inarrivabilit di pensiero da una parte lo costrinsero ad un isolamento intellettuale esposto alla tentazione dell'autocompiacimento, dall'altra gli assicur per tempo una autorit che in Africa era illimitata, e che coniugandosi con una attivit pastorale pressoch senza interruzioni, lo consegn ai posteri come la principale fonte di luce dottrinale. In Africa promosse un'azione di risveglio pastorale e culturale i cui frutti di l a poco si sarebbero visti durante l'invasione vandala. Parliamo ora dell'opera agostiniana. Al centro del lavoro agostiniano c'era la predicazione accentrata soprattutto nella spiegazione della Sacra Scrittura, sia con finalit esegetica sia con finalit parenetica. La sua attivit predicativa fu subito apprezzata anche al di l dei confini africani. Parlare in pubblico si addiceva molto al suo carattere esuberante e la sua abilit dialettica, se da una parte gli era molto utile, dall'altra spesso lo ostacolava, costringendosi a moderare le sue evoluzioni oratorie per un pubblico spesso di scarso livello intellettuale, rammaricandosi segretamente della sua impossibilit di recarsi presso uditori pi elevati come quelli romani e ravennati. Agostino propose una catechesi differenziata a seconda del pubblico nel suo de catechizandibus rudibus, ma nella prassi abituale comunque arriv ad un tipo di scrittura che bilanciava il linguaggio tra impreziosimenti non eccessivi e chiarezza dottrinale. Quanto alla ratio esegetica, Agostino all'inizio fu un fervente origenista e sulla traccia di Ambrogio analizz l'AT in chiave allegorica, anche se poi nel de Genesi ad litteram moder un po' l'allegorismo a favore della letteralit. Pur rimanendo sempre un esegeta legato all'origenismo, fu il primo a chiedersi intelligentemente quando fosse necessario adottare una ipotesi allegoristica e quando una letterale, mettendo per iscritto le sue riflessioni in quello che poi diventer il De Doctrina Christiana. La sua sicuramente la disquizione semiotica pi importante e completa dell'antichit e diventer lo strumento di base per l'apprendimento scolastico delle norme di retorica.

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47. La posizione di Agostino sulla polemica contro le eresie


Come si comport Agostino in merito alla polemica contro le eresie vecchie e nuove? La riflessione agostiniana molto particolare. Sar sempre forte in lui l'idea di un unico Dio, trinitariamente articolato, creatore reggitore e giudice del mondo e dell'uomo, ma questa trinit non va cercata fuori ma dentro ognuno (De trinitate, De magistro). Ma proprio la coscienza di questa presenza interiore ha acuito in Agostino il senso dell'indegnit dell'uomo, passando cos da un giovanile entusiasmo positivo platonizzante, rivendicativo del libero arbitrio e della sua capacit di fare coscientemente del bene, al pessimismo della maturit che vede l'uomo incapace di fare del bene e salvabile solo per merito della grazia divina che cadr su pochi eletti secondo i criteri imperscrutabili del giudizio di Dio. Le sue opere pi famose rimangono naturalmente le Confessiones e il De Civitate Dei. Nelle Confessiones l'originalit agostiniana sta nell'avere sviluppato il senso dell'interiorit del rapporto dell'uomo con Dio fino a proporre un dialogo tra s e Dio che tutto svolto in chiave di risonanza interiore della presenza di Dio dentro di s, avvertito come referente sempre presente, anche se in diverso modo, sia nella meditazione filosofica, sia nella riflessione esegeticam sia nella confessione della propria vita passata. L'introspezione spesso raggiunge volte di virtuosismo assoluto l dove presenta stati d'animo liminali, in bilico tra sensazioni diverse, ad esempio quando descrive il conflitto della coscienza co contesa tra la facile adesione agli istinti animali dell'uomo intruppato nella massa e la percezione che l'io individuale ha del male che compie. Il De Civitate Dei una lunga riflessione sulla Chiesa, pura e impura, imposta dallo scontro con i donatisti alla luce della tragica risonanza del sacco di Roma del 410. In Agostino matura una concezione del rapporto sacro profano, chiesa mondo (vale a dire impero) che lo distacca del tutto dall'ottimistica convinzione che chiesa e stato si compenetrino realizzando il disegno provvidenziale di Dio in ordine al destino del mondo. Agostino invece convinto che tra le due citt non ci possa essere contatto perch nulla hanno in comune n per finalit n per origine, dunque nemmeno per destino. Applicando lo schema platonico della mutabilit (temporale) e della immutabilit (eterna) Agostino sostiene che la citt terrena tutta immersa nella mutabilit mentre la chiesa, pur inserita nella mutabilit, destinata all'eternit. Possono esserci momenti di contatto ma non mutano le cose.

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48. La teologia Africana


Lo scontro tra i Vandali di fede ariana e gli africani di fede cattolica fu molto pi violento che in altre regioni dell'occidente pur invase da barbari di fede ariana. Proprio intorno al contrasto di fede si polarizz l'ostilit tra invasori e invasi, cos che cattolicit divenne sinonimo di romanit e le dimensioni politica e religiosa del dissidio finirono per unirsi inestricabilmente. L'Africa del V secolo fu un'Africa dottrinalmente pi forte e resistente delle coeve Gallia e Italia, perch forgiate dalla forte personalit e dall'indottrinamento di Agostino. I barbari qui impattarono contro un clero ben preparato che proprio nel rinnovato contrasto dottrinale trov nuove occasioni di crescita. La violenza delle persecuzioni di Genserico riecheggiano negli scritti di Quodvultdeus, che con l'efficacia di uno stile di tempra e influsso tipicamente agostiniani diede corposa espressione al senso di angustia di quel periodo. Vittore di Vita diede la stessa immagine qualche anno dopo, con la persecuzione di Unerico. L'opera di Vittore di Vita una sorta di documento polemico che mischia documentazione storica di prima mano a lamenti lirici di forte vis romana. Vittore voleva soprattuto dare una testimonianza della triste epoca in cui si trovava. In appendice fornisce il Liber fidei catholicae, il documento dottrinale che i vescovi cattolici presentarono nel 484 al colloquio voluto da Unerico tra esponenti cattolici e ariani, che si concluse con l'esilio dei secondi. Questi teologi africani sono perfettamente aggiornati anche in merito alla controversia cristologica in Oriente e riescono a integrare tra loro i due temi. Questa capacit si avverte in Vigilio di Tapso e in Fulgenzio di Ruspe, che fu il maggiore teologo africano alla morte di Agostino. Fu vescovo e difensore della posizione agostiniana ed ebbe dibattiti dottrinali con il re Trasamundo. Alla conquista bizantina, i problemi cristologici divennero di primaria importanza e la politica di apertura di Giustiniano nei confronti dei monofisiti trov in Africa fortissime ostilit. Facondo di Ermiane fu in prima linea e difese dall'accusa di nestorianesimo Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro e Iba di Edessa. Facondo mostra una raccolta di documenti storici imponenti per quantit e mostra una rara capacit di comprendere storicamente le articolazioni di un contenzioso dottrinale che si trascinava da tre secoli. In poesia emerge il nome di Draconzio, che scrive il De Laudibus Dei, composto mentre languiva in carcere per ordine del re Guntamundo. La sua poesia la solita esegesi biblica perifrastica in senso poetico che per mostra ampia padronanza della tecnica versificatoria e buona conoscenza della tradizione classica. Ricordiamo anche Romulea. Sono documenti importanti che dimostrano come sotto i regni di Trasamundo e Guntamundo fiorissero attivit letterarie laiche mentre in ogni altro posto fioriva solo quella dei clerici.

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49. Le personalit pi importanti in Italia

ITALIA. In Italia al tempo degli Ostrogoti sono soprattuto tre le personalit pi importanti. - Severino Boezio. Magister officiorum per Teodorico fino all'ingiusta condanna che lo port alla morte, Boezio stato un filosofo di massima importanza. In lui la sintesi tra cristianesimo e platonismo pende a favore del secondo, qualificando una esperienza religiosa e culturale assolutamente unica nel VI secolo. Boezio si impose per la sua cultura filosofica e la sua conoscenza del greco, che cerc di diffondere in Italia tramite varie traduzioni, come quella di Porfirio. La sua opera pi importante il De consolatione philosophiae, che scrisse durante la prigionia a conforto del male presente e a consolazione della morte che lo attendeva. un dialogo tra Boezio e la Filosofia alleggerito da inserti poetici. Con Filosofia Boezio discute i principali problemi che affliggono l'uomo e il suo destino: il male, la provvidenza, l'incomprensibilit della condizione umana e del giudizio di Dio. - Aurelio Cassiodoro. Sostitu Boezio nelle mansioni di magister officiorum salvo poi ritirarsi a Vivario, in Calabria, dove apr un monastero dedito allo sviluppo e alla conservazione della cultura. Fu storiografo (Storia dei Goti), filosofo (Sull'anima), esegeta (Esposizione dei Salmi), organizzatore di vita monastica (Istituzioni), grammatico e insegnante (Sull'ortografia). Fu un vasto ma dilettantistico conoscitore che rispondeva ad una cultura manualistica che risentiva soprattutto dell'urgenza di formare cultura in un deserto come quello italiano del VI secolo. - Papa Gregorio Magno. Fu vescovo di Roma dal 590 al 604 quando l'imminente invasione longobarda aveva contribuito a peggiorare la situazione politica in Italia. Fu un grande esegeta allegorista ma non legato alla tradizione precedente. Si batt per rieducare l'Italia in crisi.

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50. La fioritura letteraria dela Gallia -Vsec. Nei primi decenni del V secolo la Gallia gode di una grande fioritura letteraria, espressione di una aristocrazia molto forte di proprietari terrieri le cui ambizioni culturali trovano riscontro e fondamento in una organizzazione scolastica ottimale. La classe dirigente ormai completamente conquistata alla chiesa cattolica e trova un eccellente propagandista in Martino di Tours e nei monasteri di Marsiglia e Lerino. Tra la fine del V secolo e l'inizio del VI i danni si fanno ingenti ma rimangono a tenere alta la bandiera della cultura due personaggi: Avito di Vienne e Cesario di Arles. Avito il tipico esemplare di vescovo di famiglia nobile, ancora legato alla tradizione quanto a formazione culturale, e poco interessato, sotto questo aspetto, alle esigenze dei suoi fedeli. Si esprimer infatti sempre in maniera molto aulica, come faceva agli inizi del V secolo Sidonio Apollinare. Cesario invece si preoccup molto di operare a beneficio dei suoi fedeli, anche culturalmente. Ne avvertir dolorosamente lo scadimento e il suo insegnamento pastorale non prescindeva mai da un minimo di istruzione negli ascoltatori. Egli si dedic al massimo alla predicazione ma cercando di realizzarla in modo da riuscire pienamente comprensibile ad un uditorio ormai di infimo livello. Abbasser molto il tono, con forma semplicissime, ricche di similitudini, di quesiti e in forma prevalentemente paratattica. Sfrutta il materiale di Agostino e le sue prediche erano sempre molto visive. Il suo omeliario ci avvicina come nessun altro al vivere quotidiano della gente comune di allora. La letteratura agiografica era molto diffusa in Gallia ma non nel modo martiristico dell'Italia ma nel genere biografico avente per oggetto vescovi e monaci di acclarata santit. Distinguiamo una prima fase di buon livello di cui esempio la Vita di Onorato, fondatore del monastero di Lerino, scritta dal suo discepolo Ilario o la Vita di Cesario di Arles scritta dai suoi discepoli e importante soprattutto per la documentazione storiografica; e una seconda fase dove il tono letterario scade di molto e aumenta nella quantit. Sono vite incentrate soprattutto in senso politico che parlano di vescovi che sono costretti a fare le veci del potere temporale rendendo accetta al popolo una classe dirigente che insieme politica ed ecclesiastica. Infine Gregorio di Tours e la sua Historia Francorum. Questa la storia dei franchi come storia delle ambizioni, dei successi e delle catastrofi, nonch delle nefandezze compiute dai re di quella che ormai si poteva chiamare Francia e dei nobili che li attorniavano. Gregorio conosce bene questo mondo e ne ha sperimentato le carenze in senso morale e di dignit umana; non si fa dunque alcuna illusione e ne racconta le vicende colme di dolore e di orrore, con apparente distacco. Difetta a volte in grammatica ma ha la grande capacit di far rivivere drammaticamente agli occhi di chi legge le passioni e le illusioni degli uomini. Un racconto spesso freddo e aggiacciante che presenta in tutta la loro vis tragica gli eventi pi dramamtici e dolorosi di cui fu testimone.

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51. L'attivit letteraria spagnola IV - V sec.


SPAGNA. In Spagna tra la fine del IV secolo e l'inizio del V c'era stata una certa attivit letteraria ma non paragonabile a quella della coeva Gallia. Dopo le invasioni barbariche mentre in Gallia le lettere decadono rapidamente, in Spagna abbiamo il processo inverso. Nel VI secolo si avverte una certa crescita culturale dato che cominciano ad essere attive alcune scuole episcopali e monastiche, si beneficia dell'influsso della acculturata Africa agostiniana, i visigoti si romanizzano rapidamente e il consolidarsi del loro dominio d stabilit al paese. I visigoti erano ariani ma cui l'opposizione non si tradusse in maniera violenta come fu in Africa tranne sotto Leovigildo, ma per motivi pi politici che schiettamente religiosi. Cos la chiesa pot lavorare senza difficolt anche in campo letterario e la separazione dal potere politico la rendeva immune alle gravi ingerenze che si erano manifestate in Gallia. Un segno dell'incipiente rinascita delle lettere nella Spagna del VI secolo dato dalla rinascita dell'esegesi con il Commento al Cantico di Giusto di Uriel e il Commento all'Apocalisse di Apringio di Beja. Sono due opere che non brillano per originalit ma lo stesso impegno testimonia un significativo interesse incoraggiante per l'epoca. La personalit pi importante per quella di Martino di Braga. Dotato di cultura molto elevata per l'epoca (conosceva il greco e la filosofia) adatta la sua penna ai vari livelli socio culturali che si erano formati in Spagna. Isidoro di Siviglia infine con le sue Etymologiarum Libri XX, nella prima met del VII secolo, eccelle su tutti, non solo per l'immensa operosit sviluppata nei campi pi diversi (dottrinale, esegetico, storico, monastico) ma soprattutto per l'ampiezza del disegno unitario che riunisce tutti questi campi. La sua opera ha carattere veramente enciclopedico e abbraccia tutti i campi del sapere. L'etimologia in lui si fonda con l'esegesi: nell'etimologia si trova infatti sia il significato letterale che quello originario, profondo, sublimando davvero la grammatica come struttura di pensiero.

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Indice
1. La letteratura di Paolo di Tarso 2. I vangeli come opere teologiche 3. Le pastorali e il corpus Giovanneo 4. Le testimonianze del canone neotestamentario: le lettere di Paolo 5. Gli scritti trattatisti e apocrifi 6. La letteratura Apocrifa 7. Le caratteristiche dello gnosticismo 8. La scuola gnostica Valentiniana 9. La diffusione del marcionismo 10. Le accuse alla letteratura apologetica 11. La reazione dei cristiani alle persecuzioni 12. L'Adversus Haereses di Ireneo 13. La dottrina di Ippolito 14. Le soluzioni monarchiane all'unit divina 15. Il cristianesimo ad Alessandria 16. Il cristianesimo di Clemente 17. La dottrina di Origene 18. Gli inizi delle lettere cristiane in Occidente 19. Gli scritti di Tertulliano 20. Gli scritti di Cipriano 21. Lattanzio e la storiografia cristiana 22. La polemica di Porfirio - 270 23. La sensibilit storica di Eusebio 24. L'importanza del genere agiografico 25. La diffusione dell'omelia 26. I contrasti della chiesa d'Egitto - IV sec. 27. La biografia monastica di Atanasio di Alessandria 28. Didimo, teologo cattolico - 313/398 29. La Cappadocia e Gregiorio di Nissa 30. I Cappadoci e l'origenismo 31. L'ambiente Antiocheno e Apollinare 32. Epifanio di Salamina e la ocntroversia origeniana 33. L'esegesi di Giovanni Crisostomo 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 14 15 17 18 19 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 36 37

34. L'attivit letteraria in Occidente 35. La dsiffusione della letteratura cristiana 36. La diffusione della poesia cristiana in occidente 37. L'impegno cristiano di Girolamo 38. La vita scetica e monastica di Girolamo 39. L'oriente cristiano dopo Teodosio 40. Sinesio vescovo di Cirene, 410 41. Cirillo successore di Teofilo 42. La diffusione del canto liturgico in ambiente monastico 43. La diffusione della letteratura apoftegmatica 44. Gli scritti dello pseudo Dionigi 45. L'attivit di Massimo il confessore 46. L'originalit di Agostino 47. La posizione di Agostino sulla polemica contro le eresie 48. La teologia Africana 49. Le personalit pi importanti in Italia 50. La fioritura letteraria dela Gallia -Vsec. 51. L'attivit letteraria spagnola IV - V sec.

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