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Corte Suprema di Cassazione

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ItalGiureWeb ­ 10/03/09 13:00:30
BISIGNANO@g08t
Provvedimento del 17/07/2003 Prima Sezione  

Numero del Ricorso:  25337/94 

Presidente:  Mr   C.L.   Rozakis.  


Caso: CRAXI contro ITALIA.  

Sentenza 

Riferimento al file originario ­ CASO CRAXI contro ITALIA.pdf 

Violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione, 
in   quanto   lo   Stato   italiano   non   ha   assicurato   la   custodia   dei   verbali   delle 
conversazioni telefoniche intercettate, né condotto in seguito una indagine effettiva 
sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche ed in 
ragione che le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della 
lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate. 

Violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione in 
quanto lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni 
telefoniche né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste 
comunicazioni   private   sono   state   rese   pubbliche   sulla   stampa,
●   Violazione   dell’articolo   8   (diritto   al   rispetto   della   vita   privata)   della 
Convenzione in ragione che le autorità italiane non hanno rispettato le procedure 
legali   prima  della   lettura   dei   verbali   delle   conversazioni   telefoniche   intercettate,
●  La   Corte  liquida  un’equa  soddisfazione   per   il   danno  morale   nella   misura   di  
duemila   euro   per   ogni   erede   del   ricorrente   .
(La sentenza esiste solo in inglese)

RIASSUNTO   DELLA   SENTENZA  


1.   Principali   fatti
Il   ricorrente,   Benedetto   Craxi   era   un   cittadino   italiano   nato   nel   1934.   Egli   fu 
segretario del Partito Socialista italiano (PSI) dal 1976 al 1993 e Primo ministro 
della Repubblica italiana dal 1983 al 1987. Egli è vissuto ad Hammamet (Tunisia) 
dal 1994 fino alla sua morte, in data 19 gennaio 2000. La sua vedova Anna Maria 
Moncini Craxi, come i suoi due figli, Stefania e Vittorio Craxi, hanno precisato che 
essi   desideravano   portare   a   termine   la   presente   procedura.
A decorrere dal maggio 1994, il sig. Craxi, venne fatto oggetto di procedimenti 
penali   nell’ambito   dell’operazione   condotta   in   Italia   e   denominata   <<mani 
pulite>>. Il ricorrente fu accusato di corruzione , di aver ricevuto delle bustarelle, di 
occultamento di incassi fraudolenti e di finanziamento illegale dei partiti politici. Il 
ricorrente non compariva nel dibattimento. Con delle sentenze del 29 luglio e 7 
dicembre 1994, egli fu  condannato in  contumacia  ad  una  pena  di reclusione.  Il 
pubblico ministero ottenne una ordinanza al fine di intercettare le conversazioni 
telefoniche dell’interessato tra l’Italia ed il suo domicilio. Un servizio specializzato 
della polizia italiana intercettò le sue chiamate telefoniche tra il 20 luglio ed il 3 
ottobre   1995.
Nel corso d’una udienza tenutasi il 29 settembre 1995 nel processo intentato dalla 
società Metropolitana Milanese, il pubblico ministero consegnò al cancelliere del 
Tribunale i verbali delle conversazioni telefoniche intercettate e chiese che fossero 
acquisite come prove a carico del sig. Craxi. L’accusa procedette in seguito alla 
lettura   di   un   certo   numero   di   estratti   durante   il   processo.   Il   tenore   di   alcune 
conversazioni   telefoniche   così   come   il   nome   degli   interlocutori   del   sig.   Craxi 
furono in seguito pubblicati dalla stampa. Infine, il tribunal di Milano decise di non 
utilizzare   le   informazioni   raccolte   attraverso   le   conversazioni   intercettate.
Il 16 aprile 1996, il sig. Craxi fu condannato alla pena della reclusione di otto anni e 
tre mesi ed una multa di 150 milioni di lire italiane (77 468 euro circa). Il 24 luglio 
1998, la corte d’appello di Milano ridusse la sua pena della reclusione a quattro 
anni   e   sei   mesi.
2.   Procedura   e   composizione   della   Corte
Il ricorso è stato presentato alla Commissione europea dei Diritti dell’Uomo il 16 
giugno   1994   ed   assegnato   alla   Corte   il   1°   novembre   1998.   E’   stato   dichiarato 
parzialmente   ricevibile   il   7   dicembre   2000.  
La   sentenza   è   stata   emessa   da   una   Camera   composta   da   7   giudici.
Christos   Rozakis   (Greco),   presidente,
Peer   Lorenzen   (Danese),
Giovanni   Bonello   (Maltese),
Nina   Vajić   (Croato),
Snejana   Botoucharova   (Bulgaro),
Vladimiro   Zagrebelsky   (Italiano),
Elisabeth   Steiner   (Austriaca),   giudici,
3.   Riassunto   della   sentenza
Doglianze  
Il ricorrente deduceva che la pubblicazione di conversazioni telefoniche di carattere 
privato intercettate aveva violato gli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata), 
14   (divieto   di   discriminazione)   e   18   (limite   all’applicazione   delle   restrizioni   ai 
diritti) della Convenzione. Egli denunciava segnatamente la decisione del pubblico 
ministero di consegnare al cancelliere del tribunale i verbali di tali conversazioni.
Decisione   della   Corte
Articolo   8   della   Convenzione  
La   Corte   europea   dei   Diritti   dell’Uomo   osserva   che   alcune   conversazioni   rese 
pubbliche dalla stampa rivestivano un carattere strettamente privato e non avevano 
che   modesta   oppure   alcuna   attinenza,   con   le   accuse   penali   rivolte   contro   il 
ricorrente. Secondo la Corte, non sussisterebbe alcuna esigenza sociale imperativa 
di pubblicarli. Per determinare se l’ingerenza denunziata potesse essere attribuita 
allo   Stato   e   dunque   impegnare   la   responsabilità   dell’Italia   davanti   agli   organi 
giurisdizionali   della   Convenzione,   la   Corte   osserva   che   i   giornali   che   avevano 
pubblicato   gli   estratti   erano   privati   e   che   il   ricorrente   non   ha   dedotto   che   essi 
avrebbero   potuto   in   qualche   modo   trovarsi   sotto   il   controllo   delle   autorità 
pubbliche.
La Corte conclude che la divulgazione delle conversazioni da parte della stampa 
non è stata la conseguenza diretta di un atto del pubblico ministero ma è risultata 
probabilmente da una disfunzione della cancelleria del tribunale o dall’ottenimento 
delle informazioni da parte della stampa attraverso una delle parti del processo o 
dei  loro avvocati.  La  Corte considera che competeva al  Governo  di fornire una 
spiegazione plausibile quanto al modo in cui queste informazioni sono giunte nella 
disponibilità dei mezzi di informazione e che ciò non ha fatto. Non vi sono state 
indagini sulle circostanze in cui i giornalisti hanno ottenuto i verbali. Pertanto, il 
Governo non ha assolto alla sua obbligazione di garantire al sig. Craxi il diritto al 
rispetto   della   vita   privata.
Trattandosi della lettura di conversazioni intercettate, nel corso dell’udienza del 29 
settembre   1995,   la  Corte  ritiene   che   le  autorità   italiane  non   hanno  osservato   le 
procedure legali. Non vi è stata una udienza preliminare nel corso della quale le 
parti ed il giudice avrebbero potuto escludere i brani delle conversazioni intercettate 
sprovviste di attinenza con il procedimento giudiziario e così fornire una garanzia 
importante quanto al diritto enunciato nell’articolo 8. L’ingerenza non era dunque 
prevista   dalla   legge.   L’interpretazione   fornita   dal   tribunale   di   Milano   circa   la 
legislazione interna giungeva a riconsocere l’assenza delle garanzie per proteggere 
il   diritto   previsto   nell’articolo   8   della   Convenzione.   Questa   interpretazione 
sollevava   gravi   preoccupazioni   quanto   al   rispetto   da   parte   dello   Stato   del   suo 
obbligo   di   assicurare   la   protezione   effettiva   di   questi   diritti.
La Corte ritiene che non vi sia luogo per esaminare le doglianze sotto il profilo 
degli   articoli   14   e   18   della   Convenzione.
Il giudice Zagrebelsky ha espresso una opinione in parte dissenziente il cui testo si 
trova   annesso   alla   sentenza.  
(Traduzione   non   ufficiale   del   comunicato   stampa   a   cura   dell’avv.   Maurizio   de 
Stefano della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell'Uomo) 

Riferimenti normativi:  Conv. Eur. Dir. Uomo art. 8,   Legge 04/08/1955 num. 848 


art. 8