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Regione Puglia

Regione Puglia

POR PUGLIA 2000 2006


Mis. 3.7 Formazione superiore Azione d.1) - Azione e)

Tesi Del Master P.I.T. 8.2


Manager delle Produzioni Ortovivaistiche

Sistema di coltivazione con pannelli galleggianti Applicabilit al Salento

RELATORE: PARDOSSI ALBERTO

BENEFICIARIO: LEOPIZZI LUCA

Sistema di coltivazione con pannelli galleggianti Applicabilit al Salento

Sommario

SOMMARIO
1 PREMESSA 2 IL FUORI SUOLO 2.1 Storia 2.2 Classificazione delle colture fuori suolo 2.3 Diffusione delle colture fuori suolo 2.4 Vantaggi e svantaggi delle colture fuori suolo 3 IL SISTEMA DI COLTIVAZIONE CON PANNELLI GALLEGGIANTI (FLOATING SYSTEM) 3.1 Ciclo produttivo 3.2 Principi generali del Floating System 3.3 La soluzione nutritiva 3.3.1 Gli elementi chimici ed i concimi 3.3.2 Lutilizzo dei concimi 3.3.3 Lossigeno 3.3.4 Sistema di ricircolo della soluzione con arieggiamento 3.3.5 Sistema di insufflazione forzata 3.3.6 Sistema con gorgogliamento 3.3.7 Sistema di esposizione allaria 3.3.8 Sistema con semiaeroponica 3.3.9 Scelta e composizione della soluzione nutritiva 3.3.10 Lacqua 3.4 Strategie di difesa parassitaria 3.5 Malattie fitosanitarie delle colture idroponiche a ciclo chiuso 4 APPLICABILITA DEL FLOATING SYSTEM AL SALENTO 4.1 Le imprese agricole 4.2 Condizioni climatiche 4.3 Sostenibilit ambientale 5 BIBLIOGRAFIA

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Premessa

1 PEMESSA

La diffusione delle coltivazioni in serra con la conseguente intensificazione colturale, nonch la necessit di produrre in situazioni improponibili per le tecniche agronomiche usuali, ha provocato la diffusione su larga scala della produzione vegetale fuori suolo. Gran parte dell'orticoltura viene ormai effettuata in serra, sempre pi spesso in modo specializzato con ripetizione della stessa coltura per pi anni. L'impossibilit di spostare l'intera struttura su terreni nuovi e la difficolt di effettuare rotazione all'interno delle serre stesse si riflettono sulla produttivit e sulla sanit della coltura, la disinfezione del terreno ( con prodotti chimici o mediante vapore) non sempre in grado di risolvere il problema della stanchezza del terreno. Le colture fuori suolo offrono la possibilit di svincolarsi dal terreno agrario e di gestire in modo ottimale le risorse idriche, di ottenere una qualit, intesa essenzialmente come pulizia, sanit e salubrit del prodotto, nettamente superiore rispetto alla coltura in piena terra: fornendo condizioni di crescita pi favorevoli le piante richiedono meno trattamenti con agrofarmaci, e lavorando sulla soluzione nutritiva possibile ottenere aspetto, sapidit e in alcuni casi contenuti nutrizionali superiori.

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Il fuori suolo

2 IL FUORI SUOLO

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Il fuori suolo

Con espressione fuori suolo si comprende la totalit delle tecniche di coltivazione che avvengono in assenza di terreno e nelle quali l'alimentazione idrica e minerale viene assicurata attraverso la somministrazione di una soluzione nutritiva in presenza o meno di un substrato di coltivazione come supporto per l'apparato radicale. In particolare tutte le tecniche di coltivazione fuori suolo, si possono suddividere in due grossi gruppi: le colture idroponiche e le colture su substrato. Il termine coltura idroponica deriva dal greco hydros (acqua) e ponos (lavoro) stando a significare che in queste tecniche la radice della pianta viene allevata in un mezzo liquido senza fare ricorso a substrati di nessun tipo, se non limitatamente alla fase propagativa. Le colture su substrato invece si caratterizzano per la presenza di un mezzo solido nel quale si sviluppa l'apparato radicale delle piante: il substrato pu essere di origine inorganica, inerte, come la sabbia o la ghiaia, oppure artificiale come la perlite o la lana di roccia , o di natura organica come la torba, la fibra di cocco ecc..

2.1 Storia

La tecnica della coltivazione fuori suolo ha radici molto antiche, gi gli egiziani, Babilonesi, Aztechi molti secoli prima della nascita di Cristo, avevano sperimentato la crescita di piante in acqua.

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Boyle (1666) fu il primo sperimentatore a tentare di far crescere le piante in fiale contenenti acqua: riuscendo a far ci, not che la crescita della pianta era correlata con un calo dell'acqua per cui dedusse che l'acqua si era "trasmutata" in sostanza vegetale. John Wooward (1699), inglese, coltivando piante in acqua di differente purezza aveva notato che quelle cresciute con acqua contenente del suolo crescevano meglio di quelle immerse in acqua distillata. Sachs (1860) e Knop (1861), due scienziati tedeschi possono essere ritenuti i fondatori dell'acquacoltura o nutricoltura; iniziarono a studiare gli elementi necessari alla crescita delle piante utilizzando acqua e sali in essa disciolti, dimostrando che una crescita normale di queste poteva essere raggiunta aggiungendo all'acqua sali contenenti azoto, fosforo, potassio, zolfo, calcio e magnesio. La prima applicazione su scala commerciale della coltura idroponica fu quella di William Frederick Gericke (1929), un fisiologo che lavorava alla California Agricultural Experimental Stationtecnica che utilizz un sistema di canalette contenenti una soluzione nutritiva, sulle quali veniva appoggiato un cannicciato contenente sabbia su cui erano trapiantate le giovani piantine da coltivare. Gli alti costi di investimento e i problemi di scarsa aerazione della soluzione nutritiva decretarono una scarsa diffusione a livello commerciale della tecnica. L'introduzione della plastica in agricoltura rinnov l'interesse per i sistemi idroponici, in quanto permise di abbassare fortemente i costi per la preparazione delle canalette. In seguito lintroduzione delluso di substrati di natura organica e luso della lana di roccia, una speciale forma di substrato inerte, port ad un reale successo commerciale della coltura fuori suolo.

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In Europa i primi impianti risalgono al 1963, e all'inizio degli anni '70 si ebbe una crescita dell'interesse per questi sistemi di coltivazione, soprattutto a causa dei crescenti costi per la sterilizzazione del terreno. A partire dagli anni 90, le tecniche di coltivazione fuori suolo sono aumentate considerevolmente grazie ad un uso massiccio della plastica sia come materiale per la fabbricazione delle canalette e letti di coltura, sia come materiale per lirrigazione.

2.2 Classificazione delle colture fuori suolo

Nell'ambito delle colture senza suolo, possiamo distinguere una moltitudine di tipologie con caratteristiche specifiche, suddivise in due grossi gruppi, idroponia e coltivazione in substrati (Fig. 2.1 e 2.3). Se la soluzione nutritiva dopo essere passata attraverso la coltivazione viene scaricata e se ne prepara una nuova, allora si parla di colture senza suolo a sistema aperto; se invece la soluzione, una volta utilizzata, viene raccolta, reintegrata e somministrata nuovamente siamo di fronte ad una coltura senza suolo a sistema chiuso. Il futuro delle coltivazioni senza suolo sembra essere quello di evolvere da sistemi aperti a sistemi chiusi, in modo da ridurre al minimo le dispersioni nell'ambiente. Alcuni studi hanno dimostrato che l'uso di sistemi chiusi rispetto a sistemi aperti pu portare ad un risparmio nel consumo di acqua del 30% in ortaggi da frutto e in rose, e ad una riduzione del consumo di fertilizzanti pari al 50% nella coltivazione di ortaggi da frutto e del 42% nel caso della rosa.

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SISTEMI DI COLTIVAZIONE FUORI SUOLO Soiless culture

CICLO APERTO

CICLO CHIUSO

SISTEMA DI COLTIVAZIONE CON SUBSTRATO Substrate culture

SISTEMA DI COLTIVAZIONE SENZA SUBSTRATO

CON SUBIRRIGAZIONE

CON SCORRIMENTO

MEZZO LIQUIDO STATICO Deep water culture

MEZZO LIQUIDO RICIRCOLANTE Deep recirculating water culture

IDROPONICA CON PANNELLI GALLEGGIANTI Foating system

AEROPONICA Aeroponics

FILM DI SOLUZIONE NUTRITIVA Nutrient film tecnique

CON TAPPETINO CAPILLARE

IN LETTO DI SABBIA

IN SACCO

IN VASO

SUB IRRIGAZIONE STATICA

Fig. 2.1 Classificazione delle tecniche di coltivazione fuori suolo pi diffuse distinte in funzione dellutilizzo del substrato; entrambe possono essere a ciclo aperto o chiuso. In evidenza la collocazione del sistema con pannelli galleggianti. 10

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Colture in substrati Caratteristiche Substrati Substrati Substrati Ebb organici e inerti e inerti e and irrigazione irrigazione irrigazione Flow medio Diffusione alto alto alto basso piante Prodotti ortaggi e ortaggi da ortaggi da in fiori recisi frutto, fiori frutto, fiori vaso perlite,pozTipo substrati torba lana di zolana, artorbe e roccia gilla perlite espansa medio medio medio Costi di alto basso basso alto investimento medio medio Costi di medio alto alto basso basso gestione Difficolt medio basso medio alto alto gestione basso irrigazione Difficolt medio medio basso medio alto gestione basso basso nutrienti Uso di acque si si no si-no saline Rischio di medio medio basso basso ipossia basso basso radicale medio medio Rischio di alte medio alto basso basso basso T Rischio di medio medio basso basso malattie basso basso radicali Produzione e alto alto alto alto qualit Problemi di basso medio alto alto basso smaltimento medio medio Capacit medio alto basso basso basso tampone

Idroponica N.F.T. Floating Aeroponica System basso ortaggi

medio basso basso ortaggi ortaggi da da foglia foglia assente assente medio alto medio alto

assente

basso basso

alto medio alto alto

assente assente medio alto no medio alto medio alto medio basso alto basso medio basso si-no medio alto medio basso medio alto medio alto basso

medio alto si basso medio alto basso medio alto basso assente

assente assente

Tab. 2.1 Caratteristiche delle principali tecniche di coltivazioni senza suolo suddivise in funzione dellutilizzo o meno del substrato.

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2.3 Diffusione delle colture fuori suolo

Le prime applicazioni pratiche del fuori suolo, con finalit commerciali, si sono concretizzate negli usa nel 1929 con la produzione di pomodoro in idroponica (Frederick Gerike). Dopo fasi pi o meno favorevoli al loro sviluppo, le colture idroponiche si sono evolute ed a partire dal 1970 che il fuori suolo si affermato per la produzione su larga scala di ortaggi freschi e piante ornamentali. Nel 1996, le colture idroponiche nel mondo si estendevano su circa 12.000 ha, pari allo 0,04 % della superficie protetta mondiale. Attualmente, su un totale delle aree destinate alle colture protette di circa 2 milioni di ha, si stima che gli ettari coltivati sotto serra con sistemi idroponici siano compresi tra 20.000 e 30.000, ovvero circa l 1,25%. La scarsa diffusione di questa tecnologia dovuta al fatto che occorrono investimenti iniziali maggiori rispetto ad un impianto tradizionale accompagnato dalla necessit di personale dotato di professionalit specifica sia nellimpianto che nella gestione. Di conseguenza, la coltura fuori suolo esprime il massimo delle sue potenzialit nei paesi dove maggiore la concentrazione di serre a media ed alta tecnologia. La quasi totalit delle colture fuori suolo si trova in Europa del nord con circa 12.000 ha., Olanda in testa con 5.000 ha e pi del 90% degli ortaggi coltivati in serra prodotto con tecniche fuori suolo, seguono Belgio, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Ma le troviamo sempre pi in espansione anche in Asia e nelle regioni del mediterraneo soprattutto Israele. Nel nostro Paese, le colture idroponiche si sono diffuse in ritardo rispetto ai paesi NordEuropei, perch erano ritenute troppo sofisticate e con aumenti della produzione e

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qualit non adeguati all'aumento dei costi di produzione rispetto alle tecniche tradizionali. Nel 1990 esistevano 2510 ha di colture fuori suolo in Olanda e circa 800 ha in Francia, mentre in Italia esistevano meno di 50 ha per lo pi concentrati in Sardegna. Nel 1996 gli ettari erano circa 400 interessati da coltivazioni senza suolo (in prevalenza rosa, pomodoro, gerbera e fragola) e successivamente, dopo una prima fase di giustificabile euforia, le superfici destinate allidroponia si sono stabilizzate intorno ai 1.000 ha, su oltre 30.000 di colture protette pari a circa il 4% dellintera superficie protetta italiana concentrati soprattutto in Sardegna, Campania, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia, Veneto, Toscana e, in misura minore, anche in Emilia-Romagna. Le tecniche pi utilizzate sono quelle che prevedono limpiego di un substrato organico o inerte per ortaggi e fiori recisi; una discreta diffusione ha avuto il Floating System che sta suscitando un nuovo interesse anche per le potenzialit offerte alle produzioni destinate alla IV gamma. Il ritardato decollo delle colture senza suolo in Italia da attribuirsi ad una serie di fattori. Innanzitutto, linizio di queste colture avvenuto sotto la spinta di ditte commerciali le quali hanno semplicemente trasferito il "know-how" dai paesi nordici ai paesi del Mediterraneo, senza tenere in considerazione le profonde differenze nelle condizioni climatiche e nella tipologia di acque esistenti fra questi gruppi di paesi. Un altro fattore che ha frenato lespansione delle colture senza suolo stata la mancanza di figure professionali con adeguata preparazione unito alla incapacit di alcuni operatori agricoli a gestire correttamente l'irrigazione e la nutrizione minerale di una coltivazione senza suolo. Spesso ci si affidati allimprovvisazione con conseguenti

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disastrosi insuccessi, alimentando l'idea diffusa che le colture fuori suolo siano tecniche sofisticate e rischiose dal punto di vista commerciale. Infine il maggior costo di impianto e di gestione delle colture senza suolo un altro dei motivi reali che ne hanno frenato l'espansione. Limpianto fuori suolo maggiormente diffuso rappresentato da una canaletta di polipropilene contenente il substrato, adeguatamente sagomata e inclinata con raccolta laterale o sottostante del drenato. Tuttavia negli ultimi anni si sono diffuse nuove soluzioni, come ad esempio la coltivazione a sacchi o in lastre di lana di roccia, affermatesi grazie al notevole risparmio di manodopera nella fase di posa in opera dellimpianto. Lespansione futura dellidroponica in Italia potr essere sostenuta solo dalla politica ambientale dei governi locali e centrali e dal mercato, attraverso una crescente domanda di prodotti di qualit. Inoltre, occorre anche promuovere di pi e meglio questa tecnologia colturale per far accettare al mercato i suoi prodotti, che qualcuno a torto considera di scarsa qualit ed addirittura tossici.

2.4 Vantaggi e svantaggi delle colture fuori suolo

I sistemi di coltivazione fuori suolo hanno costituito una vera e propria rivoluzione tecnologica nel settore produttivo orto-floricolo. Come ogni tecnica di coltivazione, anche il fuori suolo presenta aspetti positivi ed aspetti negativi, ma certamente i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi (Tab. 2).

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Svantaggi Maggiori costi economici nella Controllo razionale delle fasi colturali e realizzazione e gestione degli impianti dei fattori produttivi rispetto ai metodi tradizionali Cicli di produzione ridotti e continui Necessit di tecnici specializzati Smaltimento dei substrati utilizzati ed Semplicit della gestione del sistema ormai "esausti" ma contenenti ancora elementi nutritivi Diminuzione del numero degli Maggior uso di materiali difficili da operatori riciclare quale plastica Controllo maggiore sia del Necessit di disporre di acqua di buonaorganizzazione dell'azienda che della media qualit presenza dell'operatore Opportunit di automatizzare gran parte Possibilit di asfissia radicale delle operazioni colturali Incompatibilit con la coltivazione Ottimizzazione delle risorse irrigue biologica Necessit di porre particolare attenzione Riduzione dell'energia per modificare allo stato fitosanitario per evitare attacchi l'ambiente radicale di fitopatogeni (in particolare dell'apparato radicale) Uso efficiente dei concimi e migliore Diffidenza da parte del consumatore gestione della nutrizione della pianta Uniformit della crescita del prodotto Elevata qualit estrinseca (freschezza, croccantezza, uniformit del colore, assenza di ingiallimenti e imbrunimenti) Alta resa delle sementi, per mq. Maggiore durata del prodotto raccolto Disponibilit potenzialmente continua e distribuita su dodici mesi Standardizzazione (taglia, qualit organolettiche, ecc) Migliore controllo delle condizioni fitosanitarie Drastica riduzione degli attacchi parassitari a livello radicale Elevata qualit igienico-sanitaria basso livello della carica microbica e impurit Possibilit di ridurre la concentrazione dei nitrati alla fine del ciclo colturale Tab. 2.2 Riassunto dei numerosi vantaggi delle colture fuori suolo e degli svantaggi.

Vantaggi

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I vantaggi attribuibili al fuori suolo si riferiscono a tre aspetti sostanziali:

il ciclo colturale, la coltura, lambiente.

Rispetto al ciclo colturale, il fuori suolo risulta facilmente gestibile, sia in funzione delle operazioni colturali che dei tempi di produzione: in particolare, permette un notevole accorciamento dei cicli di coltivazione (almeno una settimana), consentendo un elevato numero di tagli in rapida successione sulla stessa superficie. Fondamentale richiesto un elevato grado di preparazione tecnica e teorica in modo da poter modificare velocemente i parametri al variare delle condizioni di coltura. La produzione che si ottiene uniforme, qualitativamente e di pezzatura, priva di malattie e impurit, con una concentrazione di nitrati non elevata. Occorre precisare per che lidroponica non compatibile con la filosofia e con le regole dellagricoltura biologica ed integrata. Alcune societ di certificazione hanno vietato esplicitamente questo metodo, che non permesso neanche da alcuni consorzi di coltivatori convenzionali. Generalmente le differenze fra prodotto convenzionale e prodotti idroponica non sono percettibili dai consumatori finali, ma alcuni elementi suggeriscono che questultimi potrebbero essere accettati con difficolt almeno da un certo tipo di mercato.

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Ci nonostante le colture fuori suolo sono compatibili con una agricoltura ecocompatibile risultando di impatto ambientale notevolmente ridotto rispetto alle metodologie tradizionali.

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3 IL SISTEMA DI COLTIVAZIONE CON PANNELLI GALLEGGIANTI


(Floating System)

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Per "Floating System" o sistema di coltivazione galleggiante (Floating Raft Technique) sintende un tipo di coltivazione fuori suolo, a ciclo chiuso, in cui le piante vengono coltivate su supporti posti a galleggiare in vasche impermeabilizzate contenenti la soluzione nutritiva. Il sistema dei pannelli galleggianti , tra le tecniche idroponiche, probabilmente il pi semplice dal punto di vista strettamente agronomico e gestionale. Rientra in quelle che vengono definite SAT (Static Aerated Technique), in cui la soluzione nutritiva non si muove ma viene ossigenata attraverso vari sistemi. In Italia, questa tecnica stata introdotta attraverso i primi studi condotti a partire dagli anni 70 dall'Universit di Pisa: tra le prime applicazioni, vi stata la produzione vivaistica di piantine di tabacco e poi successivamente impiegato anche per la coltivazione professionale di specie orticole da cespo (lattughe, radicchi, ecc.), taglio (lattughino, valeriana, ecc.), radice (ravanello, ecc.) ed aromatiche (basilico, erba cipollina, prezzemolo, menta, salvia, rucola, ecc.). Le caratteristiche di questo sistema di coltivazione lo rendono ideale per la produzione di referenze per la IV gamma: il prodotto presenta unelevata qualit intrinseca, intesa come pulizia, cio assenza di residui di terreno o sabbia, residui di agrofarmaci notevolmente ridotti, se non assenti; per quanto riguarda contenuto in nitrati, carica microbica, caratteristiche organolettiche e nutrizionali, il fatto di poter controllare in modo puntuale le condizioni ambientali e nutrizionali in coltivazione offre buone opportunit di ottimizzare tutti i parametri. Per la gran parte dei prodotti , inoltre, possibile garantire una buona costanza di fornitura, potenzialmente distribuita su 12 mesi, e sulla maggior standardizzazione del prodotto (Tab. 3.1).

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Il sistema di coltivazione con pannelli galleggianti

Specie Basilico Rucola Valeriana

Altezza Produz. Commerciale pianta (g/mq) (cm) 2475 4950 2450 24 16 9

Vigoria pianta (1-10) 9 9 7

Uniformit pianta (1-10) 10 9 9

Colore foglia Verde intenso scuro medio chiaro

Brillantezza foglia (1-10) 7 6 5 7

Lattughino 2750 13 9 8 a foglia liscia Lattughino 4400 13 9 8 a foglia riccia Vigoria, uniformit, brillantezza: 1= scarsa; 10 = elevata.

medio

Tab. 3.1 Coltivazione in Floating System di basilico, rucola, valeriana e lattughino da taglio (ciclo primaverile): dati produttivi, rilievi morfologici e qualitativi.

Gli investimenti iniziali sono sicuramente pi elevati rispetto ad una coltivazione su terreno, considerando lutilizzo di strutture pi complesse, ma a differenza degli impianti di coltivazione fuori suolo su substrato, presenta costi di realizzazione e gestione assai contenuti, grazie al limitato impiego di dispositivi meccanici e di controllo e correzione delle soluzioni nutritive, consente tempi rapidi di semina o trapianto e raccolta ed una elevata competitivit in termini di rese produttive e garantisce un sostanziale miglioramento della qualit (soprattutto in termini di pulizia ed omogeneit) e della quantit. La gestione della soluzione nutritiva rappresenta un elemento fondamentale per la riuscita di una coltivazione in Floating System, anche se, rispetto ad altri metodi fuori suolo, pu sembrare pi semplice. I criteri di formulazione sono gli stessi di una soluzione per la fertirrigazione, considerando come base analitica le sole caratteristiche dellacqua disponibile. I diversi valori di conducibilit elettrica EC richiesti sono quindi

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legati principalmente alla specie (la rucola tollera e richiede valori di EC pi alte rispetto alla lattuga ) e alla stagione (la EC viene mantenuta pi alta in inverno rispetto allestate). La stessa soluzione di base serve per pi cicli, salvo piccoli aggiustamenti (correzioni e reintegre). Il riutilizzo della stessa soluzione (ciclo chiuso) pone anche problemi di natura fitosanitaria, in particolare se le norme di prevenzione, intese come eliminazione delle possibili fonti dinfezione e buone pratiche di gestione (utilizzo di sementi sane, filtri di accesso dallesterno, eventuale separazione delle vasche delle zone di lavorazione, pulizia accurata dei pannelli e dellambiente di lavoro ecc.) non vengono osservate. Al momento, la disinfezione della soluzione (tramite UV o filtrazione lenta) possibile ma poco praticata. La presenza costante di grandi volumi di soluzione, coperti da uno strato di polistirolo con effetto isolante, permette di sfruttare leffetto di volano termico dellacqua. La temperatura della soluzione influenza sia la velocit di sviluppo delle piante che la disponibilit di ossigeno per le radici. Nellacqua pura, passando da 20 a 30 C lossigeno trattenuto cala da 9-10 ppm a 7 ppm. In parallelo, il tasso di respirazione delle radici raddoppia. Questo significa che il minor quantitativo di ossigeno a disposizione viene utilizzato molto pi rapidamente. Lavorando con soluzioni nutritive, inoltre, anche laumento della EC influisce negativamente sulla solubilit dellossigeno. Dal punto di vista organizzativo, va sottolineato il fatto che la tecnica prevede la movimentazione della coltura rispetto alloperatore. Per questo insieme di caratteristiche il Floating System si presenta come quello pi facilmente automatizzabile tra i sistemi fuori suolo. Le linee automatizzate attualmente disponibili sono quelle per la semina, la raccolta (i pannelli vengono trasportati da un

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nastro sotto la lama di taglio ad altezza regolabile, il prodotto pu uscire sfuso o predisposto per lincassettamento in piedi), la pulizia e il lavaggio dei pannelli. Come tutti i sistemi fuori suolo, richiede una preparazione tecnica pi completa e, in particolare, un tipo di gestione imprenditoriale dimpronta forse pi "industriale" che agricola nel senso stretto. La precisione della gestione e, in particolare, della programmazione, vista anche la successione rapida dei cicli, possono diventare fattori decisivi nella definizione dei bilanci aziendali e con opportune scelte imprenditoriali possibile ammortizzare i costi d'impianto con risparmi notevoli sui costi di esercizio.

3.1 Ciclo produttivo

Il ciclo produttivo standard prevede la semina, ormai del tutto meccanizzata (Fig 3.1), su pannelli di polistirolo dotati di una serie di fessure riempite con torba, perlite o vermiculite o loro miscugli.

Fig. 3.1 Macchina seminatrice per un impianto in Floating System.

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I supporti di coltivazione sono di svariati tipi (Fig.3.2):

contenitori alveolati in polistirolo, impiegati nel vivaismo, dotati di una serie di fessure a sezione tronco-conica ad alta densit oppure di numero ridotto ma a maggiore capienza;

specifici pannelli in polistirolo dotati, anzich di fori, di fessure in grado di alloggiare piccole quantit di substrato in cui vengono deposti i semi.

Fig. 3.2 Diversi tipi di pannelli, con fori ad alta densit, a densit ridotta ed a fessure.

I pannelli vengono tenuti in cella di germinazione per 24-72 ore, fino alla stesura delle foglie cotiledonari; in seguito vengono trasferiti nelle vasche di coltura contenenti la soluzione gi pronta. Per le specie da cespo, la semina viene effettuata in vivaio e le piantine vengono poi inserite direttamente nei fori del pannello. Le radici fuoriescono dai fori o dalle fessure appositi e si sviluppano nell'acqua, mentre le foglie crescono sopra il pannello, prive di qualsiasi residuo di terra (Fig. 3.3). Nei climi del Nord Italia per radicchi e insalate i cicli produttivi possono durare 2-3 settimane (semina-raccolta), alla fine del ciclo nella stessa vasca si depone un'altra

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batteria di pannelli seminati: tale brevit consente sia un maggior numero di cicli per superficie, sia una maggiore elasticit nell'offerta.

Fig. 3.3 Cicoria coltivata in Floating System, in evidenza lelevato sviluppo delle foglie e dellapparato radicale.

Le vasche di coltivazione, di varie misura e profondit (generalmente garantiscono almeno 20 cm di livello di soluzione) sono in gran parte allestite fuori terra con diversi tipi di materiali: muratura, pannelli preformati, tavole di legno, tubi (Fig.3.4). Tutte vengono in seguito impermeabilizzate con film plastici e dotate di dispositivi di controllo, di reintegro della soluzione e di ossigenazione, e riempite con soluzione nutritiva.

Muratura Terreno

Telo in polietilene

Fig. 3.4 Vasca di coltivazione, forma schematica a sinistra e in foto a destra.

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A completamento del ciclo, i pannelli vengono raccolti dalla vasca e, direttamente o con lausilio di un breve nastro trasportatore (Fig. 3.5), vengono convogliati nella macchina per il taglio; loperatore pu incassettare direttamente il prodotto appena raccolto.

Fig. 3.5 Nastro trasportatore per la raccolta meccanizzata; loperatore preleva i pannelli e li posiziona sul nastro trasportatore che li convoglia verso larea per il taglio.

Dopo lutilizzo, i pannelli vengono puliti dai residui, lavati e disinfettati in previsione del ciclo successivo (possono essere riutilizzati per diversi cicli). A differenza del ciclo aperto in cui la soluzione nutritiva dopo essere passata attraverso la coltivazione viene scaricata e se ne prepara una nuova, il sistema chiuso prevede il ricircolo della soluzione nutritiva, con un opportuno aggiustamento del pH e della conducibilit elettrica (EC) dopo essere stata disinfettata e ossigenata. Le componenti pi rilevanti di un tipico sistema a ciclo chiuso (Fig. 3.6) sono:

1. sorgente di acqua che pu essere un pozzo o un bacino di raccolta di acqua piovana; 2. filtri che impediscono il passaggio di detriti provenienti dal pozzo o alghe provenienti dal bacino di raccolta;

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3. pompe che prelevano lacqua dalla sorgente e la distribuiscono alla coltura, che fanno circolare la soluzione nutritiva ossigenandola e che allesaurimento della soluzione nutritiva svuotano le vasche; 4. fertirrigatore, non essenziale, costituito dai contenitori della soluzione nutritiva (da 1 a 3 a seconda delle disponibilit economiche), da pompe dosatrici, miscelatori, sonde di pH e EC nella vasca e da una centralina. Sulla base della misura in linea del pH e dellEC, o dellevapotraspirazione prepara la soluzione nutritiva e la distribuisce alla coltura; 5. eventualmente, limpianto di disinfezione che pu essere di tipologie diverse, per esempio a Raggi U.V..

MISCELATORE POMPA FILTRO FILTRO

SORGENTE DI ACQUA

Soluzione A KNO3 NH4 NO3 Fe chelato Ca(NO3)2

Soluzione B KH2PO4 K2SO4 microel. MgSO4

Soluzione C HNO3 o H3PO4 o H2SO4

CENTRALINA

SOLUZIONE NUTRITIVA
P P

RIDUTTORE DI PRESSIONE

pH-EC

TUBO DI VENTURI UV UV

pH-EC

VASCA

VASCA

Fig. 3.6 Sistema a ciclo chiuso in tutte le sue componenti (forma schematica). La soluzione nutritiva esausta pu essere recuperata, in diversi modi, oppure rilasciata nellambiente.

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3.2 Principi generali del Floating System

Due sono i principi fondamentali del Floating System:

una soluzione nutritiva equilibrata dal punto di vista chimico-nutrizionale; un ambiente radicale sano, poich la soluzione nutritiva ricircolante e l'assenza di una popolazione microbiologica in grado di contenere la virulenza dei patogeni determinano le condizioni per una rapida diffusione delle malattie a carico dellapparato radicale.

La prima condizione garantita, oltre che dalla scelta di un formula nutritiva adeguata, da un continuo monitoraggio e aggiustamento della soluzione essendo questo un sistema chiuso, le cui caratteristiche sono pi o meno rapidamente modificate dall'assorbimento idrico e minerale delle piante. La seconda condizione pu essere garantita da una serie di interventi preventivi, limpiego di materiale di propagazione sano e certificato (preparato in ambienti e in substrati privi di patogeni) ed il lavaggio e la disinfezione degli impianti e della serra alla fine di ogni coltura.

3.3 La soluzione nutritiva


3.3.1 Gli elementi chimici ed i concimi La crescita e lo sviluppo degli organismi vegetali subordinata alla presenza di alcuni

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elementi chimici che partecipano alla formazione delle complesse molecole biologiche e permettono l'ottimale funzionamento del complesso metabolismo vegetale. Gli elementi minerali possono essere classificati in essenziali, non sostituibili da altri elementi e non essenziali, comunque utili per un corretto sviluppo dellorganismo vegetale (Tab. 3.2). Gli elementi essenziali, a seconda della quantit di cui richiesto per la crescita possono essere suddivisi in macroelementi e microelementi.

Essenziali Non essenziali Macroelementi Microelementi C Fe Si H Mn Tw O Zn Gl N Cu As P B Al K Mo Na Ca F S Ni Mg Co Tab. 3.2 Elenco dei macroelementi, microelementi e degli elementi non essenziali.

C, H ed O non sono elementi fertilizzanti, cio non sono apportati con i concimi, essendo fissati dalla pianta attraverso le foglie con la fotosintesi clorofilliana, utilizzando lanidride carbonica atmosferica e lacqua assorbita dalle radici. I microelementi sono assorbiti dalle piante in quantit da 3 a 4 ordini di grandezza inferiori rispetto ai macroelementi ma sono egualmente necessari svolgendo la loro azione a basse concentrazioni e possono risultare tossici se presenti in dosi eccessive. Esistono anche elementi utili, ovvero non essenziali, come il sodio (Na), il silicio (Si), il

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cobalto (Co), utili cio per alcuni processi fisiologici ma non risultano indispensabili per la vita delle piante. Gli elementi minerali possono essere assorbiti anche dalle foglie, ma la quantit che pu essere assorbita attraverso questa via non sufficiente alla normale crescita delle piante, per cui la tecnica della concimazione fogliare pu essere utilizzata per integrare le concimazioni (soprattutto di azoto) al terreno o per correggere eventuali carenze a carico di organi particolari ( il caso del calcio somministrato ai frutti in via di accrescimento). Gli elementi minerali sono assorbiti dalle radici sotto forma di ioni (Tab. 3.3), occorre considerare che le forme ridotte sono pi solubili di quelle ossidate.

Elemento Azoto

Forma

N03NH4+ H2PO4- (pH<7) Fosforo HPO4-- (pH>7) Potassio K+ Calcio Ca2+ Magnesio Mg++ Solfo SO4-Fe++ Ferro Fe+++ * H2B03Boro HB03-Manganese Mn++ Zinco Zn++ Cu++ Rame Cu+ Molibdeno MoO4-Tab. 3.3 Forme chimiche di assorbimento degli elementi minerali.

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Inizialmente, i concimi idrosolubili avevano caratteristiche di purezza e di solubilit non eccellenti ma la successiva specializzazione dellindustria produttiva dei fertilizzanti ha creato e messo a disposizione degli operatori agricoli dei prodotti tecnici specifici di elevata purezza e solubilit. Nella costituzione della soluzione nutritiva essenziale conoscere dettagliatamente le particolarit di un concime idrosolubile. Le caratteristiche dei concimi sono identificabili da una serie di indicazioni tecniche:

contenuto dei nutrienti (formula o titolo); rapporto del contenuto tra NO3/NH4/Urea; presenza o no di Cloruri; specifica dei nutrienti in forma ionica; purezza (impurit ed insoluti); solubilit (g/l a 20C); pH (acidit o alcalinit); conducibilit elettrica (EC mS/cm a 1g/l a 25C); miscibilit e compatibilit con altri concimi.

Sulla confezione deve essere presente unetichetta di legge (Legge 748/84 e Reg. CE 2003/2003) che solo parzialmente, e non sempre in modo chiaro, riporta le caratteristiche del prodotto. Nel caso dei concimi NPK idrosolubili, infatti, non c in etichetta uninformazione chiara sui componenti utilizzati per la loro produzione. 3.3.2 Lutilizzo dei concimi

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Utilizzare i concimi semplici idrosolubili (sali puri) per preparare una soluzione nutritiva madre considerato lapproccio migliore per un contenimento dei costi, grazie al minore costo/unit fertilizzante del sale semplice rispetto al concime NPK idrosolubile. Un concime NPK idrosolubile come se fosse una soluzione nutritiva madre gia premiscelata a secco, con indubbi vantaggi di praticit e facilit duso. Nella realt della pratica quotidiana spesso si devono affrontare situazioni legate ad una manodopera scarsamente specializzata o al tempo limitato a disposizione

dellagricoltore per la preparazione delle miscele, che possono essere causa di errori nella preparazione della soluzione nutritiva. La semplicit duso ed il risparmio di manodopera e leventuale riduzione di possibili errori potrebbero far considerare il maggiore prezzo per unit fertilizzante accettabile e conveniente. Inoltre, bisogna considerare che spesso i concimi NPK idrosolubili contengono anche i microelementi necessari in forma chelata, che altrimenti si dovrebbero aggiungere se si preparasse la soluzione nutritiva con i concimi semplici. Lutilizzo dei concimi NPK idrosolubili quindi unalternativa vantaggiosa, occorre per fare alcune valutazioni importanti. E necessario tenere conto degli equilibri nutrizionali di ogni coltura, per poter calcolare ed adottare la formula NPK pi adatta rispetto allutilizzo dei concimi semplici. Si pu supporre di soddisfare lapporto totale di elementi nutritivi di unipotetica coltura, fornendo il Fosforo ed il Potassio necessario con un concime NPK a titolo azotato basso, e calcolando la quantit dellAzoto necessario da apportare con il

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concime lasciando uno spazio di manovra in relazione alleventuale correzione dei bicarbonati contenuti nellacqua dirrigazione con lutilizzo dellacido nitrico. Considerando che un concime NPK apporta anche Magnesio e microelementi, di conseguenza nel calcolo della soluzione nutritiva resta da soddisfare solo lapporto dellelemento Calcio per rispondere allesigenza di questo elemento per la coltura interessata. In questo caso, lanalisi dellacqua indica il contenuto in calcio e la necessit o meno di aggiungere calcio con un fertilizzante. Quindi si pu calcolare un apporto azotato, soddisfatto per circa il 50-70% della necessita colturale, con un fertilizzante NPK idrosolubile, e di apportare il restante 3050% , suddiviso tra lapporto di azoto nitrico fornito dallacido nitrico utilizzato per neutralizzare i bicarbonati e il nitrato di calcio per completare la fornitura di azoto nitrico e di soddisfare leventuale necessit di calcio. Se lanalisi chimica dellacqua indica un elevato contenuto di calcio e, di conseguenza, unelevata concentrazione di bicarbonati, non sar necessario ulteriore apporto di calcio, per cui potrebbe essere sufficiente lapporto azotato dellacido nitrico; di contro, se fosse necessario apportare ancora azoto, possibile utilizzare il nitrato ammonico 34,5%. Non bisogna dimenticare per, che il nitrato ammonico apporta il 50% di azoto in forma ammoniacale, e che in idroponica o in fuori suolo lo ione ammonio deve essere utilizzato con limitazione. 3.3.3 Lossigeno Lossigenazione della soluzione nutritiva, in un sistema in cui le radici si sviluppano costantemente in acqua, laddove la superficie di scambio rispetto al volume della soluzione piuttosto limitata, si rivela di fondamentale importanza, in particolare per

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alcune specie e soprattutto nei periodi pi caldi, in quanto la concentrazione di ossigeno nelle soluzioni nutritive diminuisce allaumentare delle temperature (Tab. 3.4). Durante i periodi pi caldi, per evitare fenomeni di asfissia radicale delle piante, si dovr pertanto provvedere allossigenazione delle vasche mantenendo il contenuto di ossigeno su valori compresi tra i 5 ed i 7 mg/litro.

Stagione Inverno Primavera Estate Autunno

T media aria (C) 11-12 20-24 24-28 18-20

T media soluzione (C) 12-15 20-22 26-28 15-20

O2 disciolto (mg/l) 5-6 4.5 1.5-2.5 3-4

Tab. 3.4 Intervallo di valori del contenuto di ossigeno e della temperatura media giornaliera di una soluzione nutritiva statica, non arieggiata, di 15 cm di profondit, registrati per una coltivazione in Floating System di rucola, nelle quattro stagioni dell'anno.

Infatti se possibile coltivare valerianella dinverno senza ossigenazione, va fatta molta attenzione alla rucola selvatica in estate. In condizioni normali di coltura, quando il livello di ossigeno disciolto nella soluzione scende sotto i 3 mg/l si rilevano i primi sintomi di ipossia con conseguente diminuzioni delle produzioni. Lossigenazione influenza anche la tipologia di coltura, poich la difficolt di aerazione cresce con l'aumentare del diametro della radice, questa tecnica usata quasi esclusivamente per la coltivazione di ortaggi da foglia, che richiedono tempi di coltivazione pi brevi rispetto a quelli di un ortaggio da frutto.

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Per l'arricchimento di ossigeno delle soluzioni nutritive si utilizzano svariati metodi in funzione della concentrazione di ossigeno richiesta dalla specie coltivata, dallampiezza delle vasche e dalla disponibilit di capitali. I sistemi per la gestione della soluzione nutritiva, dai controlli allossigenazione, alle reintegre e correzioni possono essere, infatti, computerizzati (centralizzati) o meno. Per la movimentazione delle soluzioni si consiglia limpiego di pompe a bassa pressione per evitare danni meccanici agli apparati radicali delle piante ed un eccessivo rimescolamento degli essudati solitamente depositati sul fondo delle vasche.

3.3.4 Sistema di ricircolo della soluzione con arieggiamento Il ricircolo di parte della soluzione avviene tramite una pompa (P) di portata modesta che muove la soluzione dalla vasca attraverso una tubazione su cui collocato un tubo di Venturi che aspira aria dallesterno (Fig. 3.7). Costituisce senza dubbio il sistema pi semplice di ossigenazione e commercialmente uno dei pi diffusi.

Fig. 3.7 Sistema di ricircolo con arieggiamento descrizione nel testo.

3.3.5 Sistema di insufflazione forzata Laria insufflata da un compressore (C) nelle tubature che corrono sulla base della vasca (Fig. 3.8). un sistema adatto per piccoli impianti (per lo pi a scopo di ricerca) e

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presenta lo svantaggio di avere una movimentazione della soluzione assai scarsa con la conseguente formazione di gradienti sia nel contenuto di ossigeno disciolto che nella concentrazione degli elementi nutritivi nella soluzione.

>[O2] C
>[EN]
Fig. 3.8 Sistema di insufflazione forzata descrizione nel testo.

Nel caso in cui la concentrazione di ossigeno disciolto non sia sufficiente, si ricorre allimmissione, sempre durante il ricircolo, di ossigeno puro in bombola.

3.3.6 Sistema con gorgogliamento La soluzione prelevata dalla vasca di coltivazione da una pompa (P) e fatta gorgogliare in una camera in modo da ossigenarsi, da qui, ritorna indietro (Fig. 3.9).

P
Fig. 3.9 Sistema con gorgogliamento descrizione nel testo.

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3.3.7 Sistema di esposizione allaria Limpianto costituito da due vasche collegate fra loro da una pompa (P). La soluzione viene ciclicamente spostata da una vasca all'altra permettendo la totale esposizione delle radici allaria (Fig. 3.10).

P
Fig. 3.10 Sistema di di esposizione allaria descrizione nel testo.

3.3.8 Sistema con semiaeroponica La soluzione prelevata dalla base della vasca da una pompa (P) e un sistema di nebulizzazione somministra in gocce finissime la soluzione nutritiva alle radici che sono esposte allaria non essendo totalmente immerse nella soluzione nutritiva (Fig. 3.11).

Fig. 3.11 Sistema con semiaeroponica descrizione nel testo.

3.3.9 Scelta e composizione della soluzione nutritiva Nel determinare una soluzione nutritiva o una corretta reintegrazione, di fondamentale importanza valutare le esigenze della coltura e stimare il tasso di crescita, questultimo

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dipendente non solo dalle caratteristiche genetiche ma anche dalle condizioni colturali ed ambientali. Lidea di una ricetta nutritiva specie-specifica non sembra avvalorata da dati sperimentali certi, difatti variazioni delle concentrazioni nutritive allinterno di un intervallo abbastanza grande non influiscono significativamente sulla crescita e sullo sviluppo delle piante, in virt della loro capacit di regolare il proprio stato nutrizionale (Fig. 3.5). Le specie vegetali hanno una notevole capacit di selezionare gli ioni minerali assorbiti in rapporti adeguati alle proprie esigenze. Daltra parte, occorre considerare che una soluzione universale deve avere rapporti precisi tra cationi ed anioni (Tab. 3.6).

Elemento Ortaggi da foglia N P K Ca Mg Na Cl N P K Ca Mg Na Cl

Ortaggi da frutto

min-max (mM) 2 25 0.2 3 1 10 16 0.2 3 5 10 5 10 2 20 0.2 3 2 12 28 0.2 4 5 30 5 30

Cationi Potassio Calcio Magnesio 45 eq 35 eq 20 eq

Anioni 60 Nitrati eq 5 Fosfati eq 35 Solfati eq

Tab. 3.6 Rapporto, in equivalenti, tra i cationi e tra gli anioni in una soluzione nutritiva.

Tab. 3.5 Concentrazione dei nutrienti tollerati in ortaggi da foglia e da frutto; valori minimi e massimi.

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Le soluzioni nutritive devono essere diversificate pi in base alle condizioni ambientali (ed eventualmente al sistema idroponico utilizzato) che in funzione delle specie coltivate; si possono tuttavia individuare tre tipi di formula nutritiva, che differiscono sostanzialmente per lazoto ed il potassio. Per le colture ortive da frutto (pomodoro, peperone, melanzana, zucca, zucchino, cetriolo, melone, cocomero) caratterizzate da alti tassi di crescita e da elevate produzioni le soluzioni nutritive presentano generalmente concentrazioni molto alte di N e di K. Negli ortaggi da foglia (lattuga, spinacio, cicoria, rucola, sedano), il cui accrescimento deve essere spinto al massimo per accorciare i cicli produttivi le concentrazioni di questi due elementi sono addirittura superiori (Tab. 3.7).

Unit Concentrazione di misura mmol/L 8,00 NO3 mmol/L 3,00 NH4 mmol/L 1,00 H2PO4 mmol/L 5,00 K mmol/L 2,00 Ca mmol/L 1,50 Mg mmol/L 3,00 SO4 0,71 K/(Ca+Mg) 27,3 % NH4/(NH4+NO3) 2,2/1,0/3,3 NPK N / P2O5 / K20 1,5 mS/cm EC Elemento Tab. 3.7 Esempio di soluzione nutritiva per rucola; i valori di N e K sono molto alti.

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Nel caso di colture con produzioni meno ingenti dal punto di vista quantitativo, le soluzioni hanno generalmente concentrazioni di elementi nutritivi decisamente inferiori rispetto alle precedenti, pur rimanendo sostanzialmente invariato il rapporto N - K. Di conseguenza, pi elevata la produzione di sostanza, come nel caso delle specie ortive pi comuni, maggiori sono le esigenze nutritive e pi facilmente possono insorgere degli squilibri nutrizionali. Nel caso di colture a tasso di crescita limitato, invece, la specificit della composizione della soluzione nutritiva decisamente meno importante e luso di formule standard trova maggiore fondamento. Occorre inoltre ricordare che, nel caso di un elevato accrescimento delle piante, lassorbimento radicale rende squilibrata la soluzione nutritiva in poco tempo, obbligando cos a compiere operazioni di reintegro e di rinnovo con maggiore frequenza. Nell elaborazione della soluzione nutritiva occorre considerare alcuni parametri.

Rapporto tra potassio e la somma di calcio e magnesio (espresso in meq/l), valore che deve essere alto in inverno (0,7-1,3) e basso in estate (0,3-0,5); ogni pianta, infatti, in periodi freddi, umidi e nuvolosi assorbe pi potassio e in periodi caldi, asciutti e soleggiati consuma maggiormente il calcio. Esso assume valori compresi tra 0,3 e 0,5 nello stadio giovanile e tra 0,7 e 1,0 in quello di maturazione, poich in fase di crescita, dopo la semina o il trapianto, le piante orticole assorbono pi calcio e magnesio (costruiscono il loro scheletro), mentre in fase di maturazione pi potassio.

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Rapporto in percentuale tra la componente ammoniacale (urea compresa) e lazoto totale. L ammonio d spinta vegetativa alla pianta e per questo in inverno, il suo valore relativo alto (il rapporto % compreso tra il 20 e il 30%), mentre in estate decisamente pi basso (il rapporto tra la componente ammoniacale e lazoto totale oscilla tra il 5 e il 10%); infine al trapianto il valore alto o basso a seconda che si voglia "spingere" o meno la piantina.

Rapporto in peso tra azoto, fosforo e potassio. Generalmente le piante nella fase iniziale desiderano un rapporto 1:1:1, che poi diviene 2:1:3 o 2:1:5.

La conducibilit elettrica "EC", espressa in mS/cm o dS/m, ovvero la capacit di una soluzione di trasmettere corrente elettrica o di condurre corrente elettrica.

Attraverso la conducibilit elettrica (EC) siamo in grado di misurare il contenuto degli ioni disciolti in quanto tra questi due parametri esiste una stretta relazione (una concentrazione salina pari ad 1 grammo per litro corrisponde ad un valore di EC di circa 1.4 mS/cm). La EC in realt non ha un significato fisiologico in quanto i vari ioni hanno un diverso effetto in funzione delle caratteristiche fisiche (carica e dimensione). Le soluzioni nutritive hanno generalmente i valori di pH e di EC compresi, rispettivamente, tra 5,5 e 6,5 e tra 1,5 3,5 mS/cm in relazione alla coltura e al ciclo vegetativo (Tab 3.9); inoltre, EC varia in funzione della concentrazione nutritiva e della qualit dellacqua utilizzata per la preparazione della soluzione.

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Fase del EC Concentrazione ciclo mS/cm min e max Ortaggi post1,5 1,0-1,8 trapianto da foglia 2,6 1,5-3,0 a regime post1,5 1,2-1,8 Ortaggi trapianto da 2,5 1,5-3,5 a regime frutto 2,0-4,0 maturazione 3,0 Tab. 3.9 Valori della EC delle soluzioni nutritive.

I cambiamenti nella EC e nella composizione della soluzione nutritiva avvengono perch la coltura non assorbe lacqua e gli ioni con lo stesso rapporto con cui essi sono combinati nella soluzione erogata alle piante; la cosiddetta concentrazione (apparente) di assorbimento (CA) diversa (di solito, inferiore) da quella della soluzione nutritiva. Cos, quando lacqua non particolarmente buona, la soluzione nutritiva ricircolata fin quando la sua composizione e la EC rimangono nei limiti considerati ottimali per una determinata specie, dopodich sostituita, almeno parzialmente (sistemi semi-chiusi). Dalla misura di EC non si ottiene una misura accurata dellassorbimento minerale; la lettura di EC dipende dalla concentrazione di tutti gli ioni (sia quelli nutritivi che quelli non essenziali e potenzialmente tossici come sodio e cloruro) e, poco tempo dopo la preparazione della soluzione, il valore di EC non pi correlato alla concentrazione nutritiva. Nella gestione della soluzione nutritiva con il fertirrigatore, in grado di effettuare la diluizione della soluzione madre concentrata, si pu organizzare un sistema di tre soluzioni concentrate (100 x) denominate stock (Tab. 3.10). Una volta preparate le tre soluzioni il sistema in grado di gestire il reintegro della soluzione in modo automatico.

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Alla praticit del sistema che permette, una volta tarato, in modo autonomo e automatizzato il controllo della soluzione, si contrappone lelevato costo di impianto e manutenzione delle apparecchiature non applicabili ad aziende di piccole dimensioni.

Soluzione nutritiva Stock A Nitrati di ammonio Nitrato di calcio -4-idrato Nitrato di potassio Fe-EDDHA Stock B Solfato di magnesio Fosfati 1-basico di potassio Nitrato di potassio Acido borico Solfato di manganese Solfato di zinco 7-idrato Solfato di rame Molibdato di sodio Stock acido Acido solforico (98%)

Ortaggi Ortaggi da foglia da frutto g/l 16.0 8.0 118.0 118.0 25.2 15.1 4 4

20.8 27.2 25.2 0.16 0.17 0.14 0.016 0.014 ml/l 2.55

20.8 27.2 15.1 0.16 0.17 0.14 0.016 0.014 2.5

Tab. 3.10 Concentrazione salina delle tre soluzioni stock in ortaggi da foglia e da frutto.

Nella preparazione delle soluzioni-stock occorre operare seguendo uno specifico procedimento, adottando precisi accorgimenti:

acidificare l'acqua fino a pH = 4.5 - 5.0; sciogliere i sali dei microelementi separatamente in 4-5 litri di acqua ed aggiungere successivamente la soluzione allo stock B;

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controllare ed aggiustare il pH su valori pari a 4.5 - 5.0; non utilizzare la stessa soluzione-stock per un tempo superiore a 5-6 settimane.

I microelementi Fe, B, Cu, Zn, Mo possono essere eventualmente apportati come composti chelati (EDTA). Se limpianto colturale non dotato di fertirrigatore, o meglio di una centralina provvista di sensori, durante il ciclo di coltivazione bisogna analizzare costantemente la soluzione nutritiva in modo da gestire la correzione ed il reintegro degli elementi. Si rendono necessarie, quindi, alcune operazioni molto semplici utilizzando strumenti elettronici specifici per il controllo di pH, EC e della concentrazione dei macronutrienti (in particolare azoto) e del cloruro di sodio. 3.3.10 Lacqua Nel determinare la soluzione concimante necessario valutare le caratteristiche dellacqua attraverso una sua analisi che comprenda lEC, il pH, i cationi (Ca, Mg, K, Na, NH4) e gli anioni (HCO3, SO4, NO3, Cl, PO4) in soluzione (Tab. 3.11); tali dati non sempre sono compresi nelle analisi di laboratorio e per questo sono da richiedere espressamente al momento della commissione. Se l'acqua di riserva, utilizzata per il reintegro delle perdite evapotraspiratorie della coltura, deriva da un impianto di desalinizzazione, risulter povera di sali minerali, in particolare di bicarbonati e carbonati che consentono di tamponare il pH della soluzione nutritiva. Occorre quindi aggiungere una certa quantit di bicarbonato di potassio, pari a 3 mmoli/l (0.3 g/l).

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Tipo Analisi Valore Unit di Misura Valore Unit di Misura 7,38 . . . pH 0,61 mS/cm 25C . . Conducibilit 27,1 F . . Durezza mg/l CO3 Assenti mmol/l CO3 Assenti Carbonati 261,3 mg/l HCO3 4,28 mmol/l HCO3 Bicarbonati 62,7 mg/l Ca 1,56 mmol/l Ca Calcio 27,3 mg/l Mg 1,12 mmol/l Mg Magnesio 14 mg/l Na 0,61 mmol/l Na Sodio 2,0 mg/l K 0,05 mmol/l K Potassio 18,8 mg/l Cl 0,54 mmol/l Cl Cloruri 0,03 mg/l H2PO4 < 0,01 mmol/l H2PO4 Fosfati 28,5 mg/l SO4 0,30 mmol/l SO4 Solfati 0,03 mg/l NH4 < 0,01 mmol/l NH4 Ammonio 8,8 mg/l NO3 0,14 mmol/l NO3 Nitrati 0,64 mg/l Fe 11,46 mol/l Fe Ferro 0,12 mg/l Zn 1,84 mol/l Zn Zinco 0,11 mg/l Mn 2,00 mol/l Mn Manganese 0,02 mg/l Cu 0,31 mol/l Cu Rame 0,21 mg/l B 19,43 mol/l B Boro Tab. 3.11 Analisi chimica di acque irrigue.

Per ottenere un certa disinfezione della soluzione nutritiva, possibile aggiungere alcune tavolette di ipoclorito di sodio, per una concentrazione di cloro attivo non superiore a 10 mg/l.

3.4 Strategie di difesa parassitaria

Uno dei principali fattori che sono alla base delladozione di sistemi di coltivazione in fuori suolo la necessit di risolvere i problemi fitopatologici di origine tellurica.

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Lutilizzo di substrati inerti o la loro assenza, riduce al minimo il rischio di attacchi di organismi patogeni alle radici, eliminando la necessit di interventi di sterilizzazione del terreno. Esistono tuttavia rischi legati allintroduzione accidentale di microrganismi nel sistema di coltivazione a ciclo chiuso. Una volta introdotti nel sistema di coltivazione, i patogeni sono favoriti da una serie di fattori quali la mancanza dell'azione di contenimento effettuata dalla microflora del terreno stesso, la presenza di elevata uniformit genetica dellospite, condizioni di temperatura, umidit e pH costanti e, soprattutto, la possibilit di diffusione rapida attraverso la soluzione circolante. La contemporanea presenza di tutti questi fattori rende elevatissimo il rischio di comparsa di epidemie che, se non controllate precocemente ed efficacemente, possono avere esiti devastanti per la coltura. Il pi importante metodo di lotta per le colture fuori suolo consiste nelladottare tutte le misure profilattiche volte ad impedire lingresso accidentale di un patogeno, o quantomeno a limitarne la diffusione nel sistema a ricircolo. Prima di iniziare un ciclo di coltivazione opportuno lavare accuratamente e disinfettare i contenitori delle soluzioni nutritive, rimuovere i residui delle piante, dei substrati rimasti nelle tubazioni e pulire o sostituire eventuali filtri. Dopo il lavaggio, l'impianto deve essere disinfettato facendo circolare per almeno 24 ore una soluzione di ipoclorito di sodio (2%) o di sali quaternari di ammonio (1%); l'impianto deve essere accuratamente lavato con acqua dopo la disinfezione. consigliabile provvedere anche al lavaggio e alla disinfezione (con ipoclorito) del pavimento e delle pareti della camera di coltivazione.

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Durante il ciclo colturale bene seguire scrupolosamente tutte le misure profilattiche, in grado di limitare i pericoli di infezioni, quali:

disinfestazione della serra, delle attrezzature e dei substrati da riutilizzare; isolamento della serra dallambiente esterno, attraverso luso di reti antiinsetto (spesso gli insetti sono dannosi in quanto vettori di gravi malattie);

mantenimento di un ambiente di coltivazione pulito e ordinato: ad esempio, rimuovere i residui vegetali prodotti con le potature verdi, tenere pulito il pavimento, prevedere una disinfezione delle calzature del personale allingresso nella serra;

utilizzo di materiale vegetale sano; ispezioni frequenti delle colture; rimozione e distruzione delle piantine infette; diagnosi rapida ed accurata dellagente patogeno; uso di variet resistenti.

In molte colture, soprattutto se a ciclo breve, ladozione di queste semplici misure pu ovviare alla mancata installazione di specifici sistemi di disinfezione della soluzione nutritiva ricircolante o allutilizzo di sostanze chimiche. Una volta che un patogeno entrato in un sistema di coltivazione fuori suolo, esistono una serie di strategie volte alla sua eliminazione, o quanto meno, a ridurne la presenza allinterno della soluzione circolante.

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La sterilizzazione pu avvenire con luso del calore, basandosi sulla possibilit di eliminare i differenti patogeni in seguito ad esposizione ad elevate temperature per un determinato periodo di tempo. Temperature di 90C per due minuti o di 85C per tre minuti sono in grado di eliminare tutti i patogeni, compresi i virus. Il metodo presenta alti costi di esercizio e pu determinare la precipitazione dei sali di calcio, in particolare il carbonato di calcio. Il passaggio lento della soluzione attraverso uno strato drenante costituito generalmente da sabbia a diverso grado di porosit un altro sistema di sterilizzazione che si caratterizza dal basso costo di impianto e di esercizio e da una soddisfacente capacit di eliminare i principali agenti fitopatogeni, senza apportare sostanziali modifiche ai parametri della soluzione. Gli inconvenienti sono legati principalmente ai bassi volumi di filtrazione consentiti (100-300 l/m2/h). Il metodo dei raggi U.V. si basa sullazione biocida delle radiazioni elettromagnetiche con lunghezza donda tra 200-280 nm che sono assorbite selettivamente dagli acidi nucleici (DNA, RNA) dei microrganismi con la conseguente loro inattivazione. La radiazione pu essere generata da diversi tipi di lampade, tra le quali sono molto diffuse quelle a vapori di mercurio a bassa pressione (lunghezza donda: 254 nm). Lazione nei confronti dei microrganismi legata allintensit, alla durata dellesposizione e alla qualit dellacqua. I costi di impianto e manutenzione non elevati, lassenza di sottoprodotti tossici, lampio spettro biocida, sono alcuni dei vantaggi legati alluso dei raggi U.V. Gli svantaggi sono legati alla necessit di disporre di acque prive di torbidit, per evitare elevati tempi di esposizione e allazione distruttiva dei raggi U.V. sui chelati di ferro, con conseguente comparsa di clorosi nelle piante.

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Luso di fungicidi sistemici per la lotta delle malattie, presenta accanto ad aspetti positivi, quali la possibilit di poter somministrare il principio attivo in maniera localizzata con diminuzione delle dosi, minori rischi per lambiente e per loperatore, degli svantaggi dovuti ai maggiori rischi di fitotossicit, alla possibilit di accumulo nel sistema di coltivazione e negli organi destinati al consumo fresco e al rischio di comparsa di resistenze ai diversi principi attivi utilizzati. Luso del cloro, sotto forma di ipoclorito (di sodio o di calcio) o in forma gassosa, pur avendo un ampio spettro biocida e una notevole economicit, non ha trovato una larga diffusione nel controllo delle malattie nei sistemi fuori suolo, essenzialmente per il rischio di fitotossicit e lelevato rischio di esposizione degli operatori nel caso di utilizzo in forma gassosa. Sempre di pi si stanno diffondendo metodologie biologiche; i principi della lotta biologica contro le malattie non si discostano da quelli validi per i sistemi tradizionali. Essi si basano sullazione antagonista di determinati microrganismi nei confronti di funghi e batteri fitopatogeni. Tale azione, generalmente dovuta alla maggiore capacit riproduttiva ed alla competizione per il substrato o per i siti di infezione degli antagonisti rispetto al patogeno, a processi di antibiosi e di micoparassitismo.

3.5 Malattie fitosanitarie delle colture idroponiche a ciclo chiuso

Le profonde modifiche dellhabitat di crescita delle piante in coltura idroponica, determinano differenti quadri fitopatologici, per eziologia ed evoluzione delle malattie, rispetto ai sistemi di coltivazione tradizionali.

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Se da un lato, infatti, si assiste ad una sostanziale riduzione del numero delle specie patogene rispetto alla coltivazione tradizionale in terra, la coltivazione fuori suolo pu far aumentare la gamma di ospiti di alcuni patogeni o pu addirittura selezionare per nuovi patogeni, mai segnalata su colture di pieno campo. Infine esiste una serie di patogeni radicali di minore o nessuna importanza in condizioni di campo che diventano distruttivi in colture allevate con tecniche fuori suolo (Tab. 3.12).

Specie patogena Ospite Colletotrichum coccodes Pomodoro F. oxysporum f. sp. lycopersici Pomodoro Funghi non zoosporici F. oxysporum f. sp. radicis-lycopersici Pomodoro F. oxysporum cucumerinum Cetriolo Clavibacter michiganensis Pomodoro Batteri Ralstonia solanacearum Pomodoro Phytophtora criptogea Pomodoro, Lattuga P. nicotianae Pomodoro Plasmopara lactucae-radicis Lattuga Pythium aphanidermatum Spinacio, Cetriolo P. debaryanum Lattuga, Pomodoro Funghi zoosporici P. dissotocum Spinacio, Lattuga P. intermedium Cetriolo P. irregulare Cetriolo, Lattuga P. myriotylum Lattuga P. sylvaticum Pomodoro Olpidium brassicae Lattuga Tab. 3.12 Elenco dei principali agenti fitopatogeni isolati da piante (ospiti) allevate con sistemi fuori suolo.

Le specie fungine pi frequentemente associate alla comparsa di malattie delle piante in sistemi fuori suolo sono ascrivibili agli Oomiceti, in particolare ai generi Pythium, Phytophthora, Plasmopara e Olpidium. Questi funghi sono caratterizzati dal possedere organi propagativi mobili, le zoospore, di diametro variabile tra 3 e 12m, formati

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allinterno di sporangi nelle radici infette. In presenza di condizioni ambientali favorevoli, la loro capacit riproduttiva e infettiva estremamente elevata, causando nel giro di pochi giorni la morte di tutte le piante. La corretta diagnosi degli agenti causali delle malattie delle piante costituisce un requisito essenziale per lottenimento di produzioni di qualit, consentendo di poter approntare con rapidit specifici metodi di lotta (Tab. 3.13). Lesigenza di poter disporre di metodi diagnostici rapidi ed efficaci molto sentita nel campo della gestione fitosanitaria delle colture fuori suolo dove vi un maggiore rischio di rapide e devastanti epidemie. Esistono diverse tecniche di laboratorio specifiche per lisolamento di agenti fitopatogeni (uso di piante trappola, allevamento su terreni selettivi), ma la variabilit dei caratteri morfologici su cui basata la loro identificazione determina talvolta lerronea classificazione degli isolati. La disponibilit di nuove e sempre pi sensibili tecniche biomolecolari ha contribuito al rapido sviluppo delle procedure di diagnostica fitopatologica di malattie fungine e batteriche. I requisiti di alcuni strumenti diagnostici (specificit, sensibilit, ripetitivit, e affidabilit, rapidit della risposta, possibilit di diagnosi multiple, diagnosi diretta da matrice vegetale o da substrato di coltivazione) ne rendono auspicabile il loro sempre maggiore utilizzo nel campo della gestione fitosanitaria delle colture fuori suolo. La corretta gestione fitosanitaria delle malattie dei sistemi idroponici a ciclo chiuso si realizza attraverso un approccio integrato che tenga conto delle specie patogene coinvolte, del rischio reale esistente, della efficacia e convenienza economica dei vari metodi di lotta.

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Diagnosi

Vantaggi Si basa su: facile osservazione diretta dei sintomi; accessibilit ed isolamento su substrati artificiali; esecuzione; coltura dei patogeni; costi contenuti. Classica identificazione in base a criteri morfologici, fisiologici e nutrizionali; saggio biologico. E basata sullanalisi dei profili basso costo; elettroforetici di proteine o esecuzione isoenzimi ottenuti da colture pure relativamente semplice. Biochimica di batteri e/o estratti fungini.

Principi

Svantaggi laboriosit e lunghezza dei tempi di esecuzione; difficolt di esecuzione in presenza di parassiti obbligati; bassa soglia di sensibilit. poco idonea per la diagnosi di parassiti obbligati; non utilizzabile per la diagnosi diretta da tessuti vegetali; difficile standardizzazione. scarsa specificit (sieri policlonali); incapacit di distinguere tra organismi vivi e morti; rischio di falsi positivi e falsi negativi soglia di sensibilit intermedia tra diagnosi classica e molecolare. costi elevati; rischio di falsi positivi e falsi negativi.

Sierologia

E basata sulla produzione di anticorpi specifici in grado di riconoscere e legarsi ai determinanti dellantigene (spore fungine, ife, estratti solubili, pareti cellulari batteriche, etc.).

basso costo (sieri policlonali); facilit e rapidit di esecuzione.

E basata sullanalisi degli acidi nucleici (DNA) mediante uso della reazione a catena della polimerasi (PCR) o mediante Molecolare ibridazione molecolare. Sfrutta la capacit del diagnostico di riconoscere sequenze specifiche del DNA dellorganismo fitopatogeno.

rapidit di esecuzione; elevata sensibilit e specificit; possibilit di diagnosi diretta da tessuto vegetale.

Tab. 3.13 Caratteristiche dei principali metodi di diagnosi.

La tendenza attuale verso metodi di lotta economici, con basso impatto ambientale e adattabili a impianti di dimensioni medio-piccole.

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4 APPLICABILITA DEL FLOATING SYSTEM AL SALENTO

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Nonostante il Salento vanti una tradizione agricola millenaria che dalla coltivazione dellolivo e della vite si poi evoluta nella produzione di ortaggi in pieno campo (patate, pomodoro, anguria) e in questi ultimi decenni fiori e ortaggi in serra, si prevede la lenta e continua discesa dellintero settore in coincidenza dellattuazione di una politica economica volta alla liberalizzazione del commercio. Tra le coltivazioni erbacee della provincia di Lecce (5 Censimento Generale dell'Agricoltura), la coltivazione degli ortaggi rappresenta quasi il 17% del totale della Produzione Lorda Vendibile provinciale. Nel 2000, il numero di aziende agricole presenti nel territorio salentino (provincia di Lecce) cresciuto rispetto al dato rilevato dal precedente censimento (Istat 1990) del 11% raggiungendo le 78.842 unit. Ci nonostante, la tendenza attuale rivolta totalmente allincremento del settore turistico, in funzione dellenorme bagaglio paesaggistico e naturale, escludendo, quasi con forza, il settore agricolo considerato poco redditizio e in contrasto con lo sviluppo eco-compatibile. Le colture fuori suolo, ed in particolare la coltivazione con il metodo dei pannelli galleggianti, offre sicuramente lopportunit di dare nuovo impulso alla produzione di ortaggi freschi. Tra gli elementi problematici che frenano lo sviluppo delle colture protette nel Salento si possono annoverare:

imprese agricole di ridotte dimensione, condizioni climatiche particolari,

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assenza di uno sviluppo eco-compatibile.

4.1 Le imprese agricole

Nel 2000, in riferimento al 5 Censimento Generale dell'Agricoltura, nella provincia di Lecce, si potuto notare che allincremento del numero delle aziende agricole corrisposta una diminuzione dei terreni a disposizione delle singole aziende che da una dimensione media di oltre 2,29 ha del 1990 hanno visto ridurre le dimensioni dei propri fondi ad appena 1,82 ha, cos che pi di 18.000 aziende hanno meno di due ettari di superficie (Tab. 4.1). Lestrema polverizzazione della maglia poderale, da sempre ha caratterizzato lassetto strutturale delle aziende del sistema agrario locale ed oggi subisce un ulteriore peggioramento.

Classi di superficie (in ettari) Meno di 1 Provincia di Lecce Puglia 44.056 173.082 1-2 2-5 5-10 2.890 10-20 1.280 20-50 596 50 e oltre 265 3467 Totale 78.672 352.510

18.181 11.404

73.027 58.038 23.397 12.995 8.504

Tab. 4.1 Aziende per classe di superficie in provincia di Lecce (Censimento generale dellAgricoltura 2000).

Altro elemento di non trascurabile rilevanza, legato alle dinamiche che caratterizzano i cambiamenti in atto nella struttura organizzativa delle aziende, rappresentato dalla contrazione avvenuta nel 2000 del numero di attivit che si avvalgono nello svolgimento dei lavori agricoli di manodopera salariata. Nel 1990 le aziende che

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impiegavano risorse costituite esclusivamente dai familiari erano circa 84%, nel 2000 il loro valore percentuale salito considerevolmente fino a raggiungere il 90% (Tab. 4.2).

Conduzione diretta del coltivatore: manodopera familiare extrafamiliare prevalente prevalente Provincia di Lecce Puglia 70274 309954 5.884 26.969 Totale 76.158 336.923

Tipo di conduzione Totale a colonia generale con parziaria salariati appoderata 2.451 15.404 55 152 78.672 352.510

Tab. 4.2 Aziende per forma di conduzione in provincia di Lecce (Censimento generale dellAgricoltura 2000).

Lutilizzo della tecnica colturale con pannelli galleggianti si presta a questa situazione socio-economica in quanto richiede una superficie di coltivazione ridotta a fronte di unelevata produttivit per metro quadrato. Inoltre, il personale richiesto non eccessivo, sfruttando totalmente le possibilit offerte dalla meccanizzazione, occorrono poche unit per gestire lintero impianto.

4.2 Condizioni climatiche

Uno dei problemi maggiori nell'area del Mediterraneo quello della scarsit di acqua, intesa sia come distribuzione nellarco dellanno che come qualit. Le colture fuori suolo aumentano l'efficienza nell'utilizzazione dell'acqua; nei sistemi aperti si possono utilizzare acque moderatamente saline, senza rischi di accumulo di sali nella zona radicale se si mantiene un adeguato percolato. Tuttavia, l'uso di questi sistemi

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incrementa i costi di produzione e causa inquinamento per le alte quantit di fertilizzanti e acqua che si disperdono nell'ambiente. L'uso di sistemi chiusi evita questi svantaggi, ma il grosso problema che ne limita l'espansione, che le radici possono subire stress salini da accumulo di ioni non essenziali (Na+, Cl-, B, Mn) quando si usano acque di scarsa qualit. La soluzione alla scarsit di acqua e alleccessiva salinit lutilizzo dellacqua piovana, di ottima qualit, che opportunamente raccolta, convogliata in vasche di accumulo e conservata pu essere poi utilizzata per la coltivazione (Fig. 4.1).

Riutilizzo

Fig. 4.1 Recupero dellacqua piovana in schema e vasca esterna di raccolta dellacqua piovana.

Tale ipotesi giustificata dallanalisi delle medie annuali delle precipitazioni nel Salento che parlano di circa 600 mm di pioggia precipitata (Fig. 4.2). La differenza climatica che esiste fra i paesi del nord-Europa, dove le colture fuori suolo sono maggiormente diffuse, e quelli del Bacino del Mediterraneo, determina la difficolt di sfruttare appieno la struttura protetta durante i mesi estivi a causa delle elevate temperature che si raggiungono.

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Fig. 4.2 Cartina dellandamento annuale delle precipitazioni nel Salento.

Nelle colture senza suolo, la riduzione del substrato a disposizione delle radici, fa s che anche l'apparato radicale sia facilmente esposto ad ampie oscillazioni termiche e durante le ore centrali della giornata, a temperature anche molto elevate (35-38C). Le colture senza suolo nell'ambiente mediterraneo risultano pertanto esposte a forti stress non solo a livello aereo ma anche a livello radicale, quest'ultimo abbastanza anormale rispetto alle condizioni naturali e quindi con maggior facilit, di sensibilit da parte delle piante. Per ovviare a questo inconveniente tutte le strutture serricole ormai sono concepite ad elevata cubatura unitaria con adeguata superficie apribile, costituendo una garanzia di maggiori possibilit di difesa contro il forte caldo. Inoltre si possono adottare sistemi pi efficienti come lutilizzo di pitture, di reti o teli che filtrano i raggi solari impedendo che questi colpiscano direttamente la coltura. La tinteggiatura delle superfici della serra, avviene mediante latte di calce che distribuito con le attrezzature comunemente usate per i trattamenti antiparassitari. Dalla maggiore o minore diluizione della soluzione dipende il grado di ombreggiamento,

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ottenuto, quindi, in maniera empirica. Linconveniente presentato da tale pratica che, in caso di piogge, occorre ripetere l'intervento. Per limitare tale inconveniente si pu aggiungere del collante, oppure fare ricorso a materiali diversi quali l'urea-fosfato o specifici smalti. In alternativa, si impiegano reti ombreggianti che, a seconda dei casi, vengono distese all'esterno o all'interno delle serre (Fig.4.3). Per raggiungere gli effetti voluti di abbattimento della temperatura a seconda delle esigenze delle varie colture e della fase colturale si impiegano reti con capacit di trattenuta dei 30-50 o 75%.

Fig. 4.3 Reti ombreggianti collocate allesterno delle serre durante la stagione estiva.

Un sistema completamente automatizzabile gestito da computer collegati a diverse centraline elettroniche permette lombreggiamento utilizzando teli coibentati posti allinterno della serra che si aprono e si chiudono in funzione delle variazioni climatiche registrate dai sensori (Fig. 4.4).

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Fig 4.4 Sistema di ombreggiamento mediante teli coibentati con gestione automatizzata in relazione alle condizioni ambientali esterne.

A tutto ci, si aggiunge leffetto isolante dei pannelli galleggianti che essendo in polistirolo, ottimo isolante termico, mantengono la temperatura della soluzione nutritiva ad un livello di certo inferiore rispetto allambiente circostante. Per il raffreddamento della soluzione nutritiva si possono adottare alcuni accorgimenti come vasche di coltivazioni interrate (Fig. 4.5) che consentono alla soluzione nutritiva di non essere soggetta agli sbalzi di temperatura dovuti al riscaldamento dellambiente serricolo nella stagione estiva.

> T < T Fig 4.5 Vasca di coltivazione interrata, forma schematica. La temperatura dellambiente di molto superiore a quella del terreno.

Si pu ipotizzare, inoltre, un sistema di raffreddamento del substrato a basso costo implementando un impianto di ricircolo della soluzione interrato, parallelo a quello convenzionale, che determina il raffreddamento della soluzione sfruttando la temperatura inferiore del terreno (Fig. 4.6).

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Fig. 4.6 Sistema di raffreddamento della soluzione nutritiva nella stagione estiva, forma schematica.

Queste soluzioni, del tutto ipotetiche, potrebbero essere oggetto di studio e sperimentazione al fine di determinare un ambiente ottimale di crescita per coltivazioni in Floating System da attuare nelle regioni salentine.

4.3 Sostenibilit ambientale

Nell'ultimo decennio, l'aumentata sensibilit per i problemi dell'ambiente e la presa di coscienza dell'importanza della propria salute da parte dell'opinione pubblica ha fatto nascere l'esigenza di una agricoltura pi rispettosa dell'ambiente e della tutela sanitaria sia degli operatori che dei consumatori come confermano le recenti leggi e regolamenti a livello italiano ed europeo. Il Floating System rientra nelle colture ad ampio input tecnologico, non richiede nessun tipo di diserbanti n agrofarmaci e il consumo dell'acqua in questo tipo di coltura molto basso; inoltre, gli elementi nutritivi non possono essere dilavati, pertanto non vi sono problemi di dispersione di nitrati nelle falde acquifere.

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I pannelli in polistirolo che vengono utilizzati per supporto della coltura vengono lavati, disinfettati per un riutilizzo di almeno 10 cicli alla fine possono essere riciclati come materiale base per i pannelli isolanti per l'edilizia. I substrati (torba, perlite, vermiculite) usati in minima parte, sono prodotti di origine naturale. Le macchine semina-taglia-lava sono dotate di motori non a scoppio, e tutti i sistemi di controllo e automazione sono alimentati elettricamente, con la possibilit concreta di rifornirsi di tale energia anche attraverso l'uso di pannelli solari. Il prodotto ottenibile con il sistema del Floating System qualitativamente e quantitativamente maggiore (pi cicli colturali che su terreno) risultano quindi ancora pi efficienti se vengono considerate non per unit di superficie ma per kg di prodotto. Da non sottovalutare inoltre, la creazione di un ambiente pi salutare per il personale e di un prodotto pi salutare per il consumatore. In definitiva questa tecnica di coltivazione si rivela assai redditizia e conforme alle normative atte alla tutela e al miglioramento dell'ambiente, oltre che idonea al risparmio idrico ed energetico. Il Salento una zona con un clima mite e caratterizzato quasi ogni giorno da una forte radiazione solare. Lirraggiamento totale annuale stimato intorno ai 1600-1700 kWh/m2 (Fig. 4.7), concentrate soprattutto nel periodo da marzo a settembre-ottobre.

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Fig. 4.7 Radiazione solare annuale in Puglia. Nel Salento la colorazione indica valori di 1700 KWh/m2.

Queste caratteristiche permettono lutilizzo di pannelli solari per produrre energia elettrica sufficiente a soddisfare i fabbisogni di un impianto serricolo con sistema di coltivazione con pannelli galleggianti. Una nota dolente rimane lo smaltimento delle soluzioni nutritive esauste ma ricche di elementi nutritivi che se accumulati nel terreno risultano tossici. La soluzione esausta pu essere smaltita tramite fertirrigazione se si dispone di superfici libere sufficienti a non determinare accumulo degli elementi chimici oppure si potrebbe ricorrere alla fitodepurazione. La fitodepurazione e levapotraspirazione rappresentano un trattamento di depurazione di tipo naturale che sfrutta la capacit delle piante di assorbire la parte acquosa del refluo e di degradare molte sostanze organiche. In realt la sua funzionalit si basa su un sistema ben pi complesso di processi biochimici che coinvolgono anche i microorgasnismi del terreno ed il biofilm prodottosi alla superficie del sistema drenante. La soluzione, eventualmente pretrattata, immessa nel comparto di fitodepurazione opportunamente dimensionato per un abbattimento del carico inquinante.

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Limpianto costituito da un bacino trapezoidale realizzato con teli in HDPE termosaldati sul posto (Fig. 4.8). Il fondo viene colmato per uno spessore di circa 40 cm., ma variabile in funzione del dimensionamento specifico, di materiale drenante generalmente costituito da ghiaia, allinterno del quale si inserisce il sistema di distribuzione della soluzione realizzato con tubazioni microfessurate di materiale plastico. Lo strato superficiale invece costituito dal terreno autoctono opportunamente selezionato in fase di cantiere.

Fig. 4.8 Fasi costruttive di un impianto di fitodepurazione: posa geomembrana, riempimento con ghiaia e terreno vegetale, piantumazione.

Alla superficie vengono piantumate varie specie di piante perenni erbacee ed arbustive opportunamente scelte tra quelle maggiormente igrofile, ricercando un giusto compromesso tra laspetto estetico e quello funzionale. Alluscita si prevede sempre un pozzetto munito di pompa per il rilancio delle acque di scarico qualora lo si ritenesse necessario.

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Fig. 4.9 Impianto di fitodepurazione, schema tridimensionale a destra e in sezione a sinistra: 1 Vasca IMHOFF, 2 Vasca di contenimento, 3 Vasca in CLS impermeabilizzata, 4 Vasca con pompa di ricircolo.

Si potrebbe ipotizzare uno studio di fattibilit dellintero sistema considerando inoltre lutilizzo della biomassa prodotta per generare calore da impiegare nel riscaldamento delle serre durante il periodo invernale.

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