Sei sulla pagina 1di 42

- Cenni Teorici Scienza delle Costruzioni -

(Pratic`o Andrea)
24 marzo 2003
Indice
1 Convenzioni sulle Caratteristiche di Sollecitazione 3
2 Equazioni Indenite di Equilibrio di Cauchy 4
3 Vincoli Esterni e Molteplicit`a 6
4 Carico distribuito Triangolare 8
4.1 Metodo del Baricentro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
4.2 Metodo della Funicolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
4.3 Calcolo del momento ettente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
5 Carico distribuito Trapezoidale 12
5.1 Metodo del Baricento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
5.2 Metodo della Funicolare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
5.3 Calcolo del momento ettente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
6 Proiezioni di Carichi distribuiti 15
7 Centri assoluti e Relativi di Istantanea Rotazione 18
8 Analisi della Tensione 19
8.1 Equazioni Indenite di Equilibrio di Cauchy . . . . . . . . . . . . . . . . 19
8.2 Tensioni Principali e direzioni principali della Tensione . . . . . . . . . . 20
8.3 Equazioni al Contorno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
9 Geometria della Deformazione 22
9.1 Condizione per la Rigidezza del Moto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
10 Equazioni di Congruenza o di Saint-Venant 25
11 Equazioni di Vincolo 26
12 Materiali Elastici ed Omogenei 27
12.1 Lavoro Elementare delle Forze Elastiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
12.2 Energia Potenziale Elastica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
13 Materiali Isotropi 29
13.1 Coeciente di Dilatazione Cubica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
13.2 Energia Potenziale Elastica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
14 Riepilogo Equazioni 31
15 Problema di Saint-Venant 32
1
INDICE 2
16 Metodo Semi-inverso 34
16.1 Sforzo Normale Semplice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
17 Equazioni della Linea Elastica 35
17.1 Linea elastica in presenza di discontinuit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
17.1.1 DISCONTINUIT
`
A DEL TAGLIO . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
17.1.2 DISCONTINUIT
`
A DEL MOMENTO . . . . . . . . . . . . . . . 37
17.1.3 DISCONTINUIT
`
A DEL CARICO . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
17.1.4 DISCONTINUIT
`
A DI VINCOLO . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
18 Equazioni di Muller-Breslau 39
18.1 Travature Reticolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
18.2 Caso di una sola incognita Iperstatica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
18.3 Caso di due incognite Iperstatiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
Capitolo 1
Convenzioni sulle Caratteristiche
di Sollecitazione
- Convenzioni sui segni delle C.d.S. -
Notare che il Momento Flettente positivo `e sempre tale da tirare le bre tese,
queste ultime stanno sempre a destra dellosservatore che percorre la linea dasse della
trave in direzione delle z positive.
- Determinazione delle Fibre Tese -
3
Capitolo 2
Equazioni Indenite di Equilibrio
di Cauchy
Si ricavano le equazioni che descrivono lequilibrio di una trave con raggio di curvatura
r, soggetta a carichi distribuiti:
- Trave curva -
Equilibrio lungo lasse x:
N cos
_
d
2
_
T sin
_
d
2
_
+p ds (T +dT) sin
_
d
2
_
+ (N +dN) cos
_
d
2
_
= 0
Equilibrio lungo lasse y:
T cos
_
d
2
_
N sin
_
d
2
_
q ds (T +dT) cos
_
d
2
_
(N +dN) sin
_
d
2
_
= 0
Equilibrio del Momento:
N r + (N +dN)r +M (M +dM) +m ds +p r ds = 0
4
CAPITOLO 2. EQUAZIONI INDEFINITE DI EQUILIBRIO DI CAUCHY 5
Considerando un angolo innitesimo d, si pu`o porre:
cos
_
d
2
_
1 sin
_
d
2
_

d
2
da cui, considerando che d =
ds
r
:
N T
d
2
+p ds T
d
2
+N +dN = 0
dN
ds
=
T
r
p (Eq.asse x)
Analogamente per lequilibrio lungo lasse y:
dT
ds
=
_
N
r
+q
_
(Eq.asse y)
Per lequilibrio al Momento:
dM
ds
= T +m
Si osservi che, quando r , ovvero la trave tende ad essere rettilinea, si abbia:
- Equazioni Indenite di Equilibrio -
dN
ds
= p
dT
ds
= q
dM
ds
= T +m
Capitolo 3
Vincoli Esterni e Molteplicit`a
Simbolo Denominazione
Prestazioni
Statiche
Prestazioni
Dinamiche
Molteplicit`a
CERNIERA
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=2
PENDOLO
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=1
BIPENDOLO
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=2
6
CAPITOLO 3. VINCOLI ESTERNI E MOLTEPLICIT
`
A 7
Simbolo Denominazione
Prestazioni
Statiche
Prestazioni
Dinamiche
Molteplicit`a
CARRELLO
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=1
PENDOLO
IMPRO-
-PRIO
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=1
INCASTRO
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=3
INCASTRO
SCORRE-
-VOLE
H = 0
V = 0
M = 0
dx
A
= 0
dy
A
= 0
d = 0
m=2
Capitolo 4
Carico distribuito Triangolare
Sia dato un carico distribuito triangolare indicato in gura:
Figura 1 - Carico Distribuito Triangolare
Lo scopo della presente trattazione `e quello di determinare la risultante di tale carico
ed il corrispondente punto di applicazione.
Esistono vari metodi per tali determinazioni, qui ne verranno esposti due:
4.1 Metodo del Baricentro
La risultante del carico distribuito vale:
Q =
_
l
0
q(x)dx
mentre il punto di applicazione ha ascissa pari a quella del baricentro della supercie
triangolare.
Per determinare le coordinate del baricentro di una supercie qualsiasi si adottano le
formule:
x
G
=
_ _
A
xdA
A
y
G
=
_ _
A
ydA
A
8
CAPITOLO 4. CARICO DISTRIBUITO TRIANGOLARE 9
Se la supercie in esame pu`o essere scomposta in n superci, ciascuna delle quali ha
coordinate baricentriche x
Gi
y
Gi
, allora le coordinate del baricentro della supercie
totale, sono date da:
x
G
=

n
i=1
x
Gi
A
i

n
i=1
A
i
y
G
=

n
i=1
y
Gi
A
i

n
i=1
A
i
Nel caso di supercie triangolare, `e risaputo che lascissa del baricentro `e posta a
2
3
l; a
scopo dimostrativo si calcola comunque tale ascissa applicando il metodo suddetto:
dA = y dx y =
h
l
x dA =
h
l
xdx
A =
h l
2
x
G
=
_
l
0
h
l
x
2
dx
hl
2
=
h
l
_
x
3
3
_
l
0
hl
2
=
2
3
l C.V.D.
4.2 Metodo della Funicolare
Lequazione del carico unitario, `e:q(x) =
h
l
x da cui si deduce che la risultante vale:
Q =
_
l
0
q(x)dx =
_
l
0
h
l
xdx =
h
l
_
x
2
2
_
l
0
=
h l
2
2l

Q =
h l
2
Per determinare il punto di applicazione di tale risultante, si fa ricorso alla denizione
di Funicolare, per la quale, vale la relazione:
y

=
q(x)
H
dove y(x) `e la funzione che esprime la Funicolare, ed H `e la minima distanza della
poligonale dal Polo.
Figura 2 - Funicolare e Tangenti
CAPITOLO 4. CARICO DISTRIBUITO TRIANGOLARE 10
Dalla precedente relazione, deriva:
y

=
h x
l H
y

=
h x
2
2l H
+C
1
y =
h x
3
6l H
+C
1
x +C
2
Le condizioni al contorno sono:
_
y(0) = 0
y(l) = 0
da cui si ricavano le costanti C
1
e C
2
:
C
2
= 0
C
1
=
h l
6H
Le rette r
1
ed r
2
tangenti la funicolare, hanno rispettivamente equazione:
r
1
: y =
hl
6H
x
r
2
: y =
hl
3H
x +
hl
2
3H
dalle quali si ricava lascissa del punto di intersezione:
x
m
=
2
3
l
4.3 Calcolo del momento ettente
Dato il solito carico distribuito triangolare, si intende ricavare lespressione del momento
ettente al variare dellascissa curvilinea presa coincidente con la linea dasse della trave.
E risaputo (e facilmente dimostrabile) che, dato un carico distribuito q(x), il momento
ettente in un generico punto di ascissa x, `e dato da:
M(x) =
_
x
0
q() (x )d
quindi
M(x) =
_
x
0
h
l
(x )d =
_
x
0
h x
l
d +
_
x
0
h
l

2
d
Risolvendo, si ottiene:
M(x) =
h x
3
6l
CAPITOLO 4. CARICO DISTRIBUITO TRIANGOLARE 11
Possibili casi di Carico Triangolare
Distribuzione Momento Flettente
M(z) =
p
0
z
2
(z3L)
6L
M(z) =
p
0
z
2
(z3L)
6L
M(z) =
p
0
z
3
6L
M(z) =
p
0
z
3
6L
Capitolo 5
Carico distribuito Trapezoidale
Sia dato un carico distribuito trapezoidare indicato in gura:
Figura 3 - Carico Distribuito Trapezoidale
Lo scopo `e quello di determinare la risultante di tale carico ed il corrispondente punto
di applicazione,ed in seguito lespressione del momento ettente al variare dellascissa
curvilinea coincidente con lasse della trave.
Anche in questo caso verranno esposti i due metodi visti precedentemente:
5.1 Metodo del Baricento
La supercie trapezoidale pu`o essere scomposta in un triangolo ed un rettangolo, i cui
baricentri hanno ascissa rispettivamente: x
G1
=
2
3
a x
G2
=
a
2
, quindi il baricentro della
supercie complessiva `e dato da:
x
G
=
x
G1
A
1
+x
G2
A
2
A
1
+A
2
=
2
3
a
(cb)a
2
+
a
2
ab
(cb)a
2
+ab
=
(2c +b)a
3(b +c)
12
CAPITOLO 5. CARICO DISTRIBUITO TRAPEZOIDALE 13
5.2 Metodo della Funicolare
Il carico distribuito in esame ha equazione
q(x) = b + tan() x
Per quanto esposto precedentemente, lequazione della funicolare `e data da:
y

=
b + tan() x
H
dalla quale, integrando, si ottiene:
y(x) =
tan()
6H
x
3

b
2H
x
2
+C
1
x +C
2
Figura 4 - Funicolare e Tangenti
Imponendo le solite condizioni al contorno:
_
y(0) = 0
y(a) = 0
si ottengono i valori delle costanti C
1
e C
2
, che valgono rispettivamente:
C
1
=
tan() a
2
6H
+
a b
2H
C
2
= 0
Avendo:
_
y

(0) =
tan()a
2
6H
+
ab
2H
= C
1
y

(a) =
tan()a
2
3H

ab
2H
si ricavano le equazioni delle rette tangenti la funicolare:
r
1
: y =
_
tan()a
2
6H
+
ab
2H
_
x
r
2
: y =
_
tan()a
2
3H
+
ab
2H
_
x +
tan()a
3
3H
+
a
2
b
2H
CAPITOLO 5. CARICO DISTRIBUITO TRAPEZOIDALE 14
Il punto di intersezione di tali rette (ottenibile risolvendo il sistema), ha ascissa pari a:
x
m
=
1
3

2a tan() + 3b
tan() a + 2b
a
oppure, sapendo che tan() =
cb
a
x
m
=
1
3

2c +b
c +b
a
La risultante della distribuzione di carico, vale banalmente:
Q =
1
2
(b +c)a
dove a ha le dimensioni di una lunghezza, mentre b e c hanno le dimensioni di una Forza
per unit`a di lunghezza.
5.3 Calcolo del momento ettente
Per quanto detto al capitolo precedente:
M(x) =
_
x
0
q()(x)d =
_
x
0
b xd
_
x
0
b d +
_
x
0
x tan() d
_
x
0
tan()
2
d
M(x) = bx
2

b
2
x
2
+
tan()
2
x
3

tan()
3
x
3
M(x) =
b
2
x
2
+
tan()
6
x
3
Ricordando ancora una volta che tan() =
cb
a
, si ottiene:
M(x) =
c b
6a
x
3
+
b
2
x
2
Capitolo 6
Proiezioni di Carichi distribuiti
Sia data la seguente trave soggetta ai carichi distribuiti indicati:
- Carico distribuito sulle proiezioni
i carichi q
x
e q
y
rappresentano i carichi, non direttamente applicati alla trave, ma
quelli applicati alle proiezioni, rispetto agli assi x e y, della trave.
La risultante del carico q
x
applicata alla proiezione verticale della trave, vale:
Q
x
= q
x
l sin()
mentre quella del carico q
y
applicata alla proiezione orizzontale, vale:
Q
y
= q
y
l cos()
La risultante Q
x
deve essere, naturalmente, applicata alla trave e pu`o essere considerata
come la risultante di un carico distribuito agente sulla trave stessa, di intensit`a:
Q
x
l
= q

x
= q
x
sin()
15
CAPITOLO 6. PROIEZIONI DI CARICHI DISTRIBUITI 16
- Carico distribuito equivalente lungo x -
Analogamente per quanto riguarda il carico Q
y
:
q

y
= q
y
cos()
- Carico distribuito equivalente lungo y -
Si ottengono, cos`, le componenti normale q
o
e tangenziale q
t
del carico dis-
tribuito complessivo applicato lungo la linea dasse della trave:
CAPITOLO 6. PROIEZIONI DI CARICHI DISTRIBUITI 17
- Carico distribuito equivalente lungo la trave -
q
0
= q

x
sin() +q

y
cos() q
0
= q
x
sin
2
() +q
y
cos
2
()
q
t
= q

x
cos() q

y
sin() q
t
= (q
x
q
y
) sin() cos()
Osservazione 1 Si osservi che, nel caso in cui q
x
= q
y
= q si abbia:
q
0
= q q
t
= 0
indipendentemente dallangolo .
Capitolo 7
Centri assoluti e Relativi di
Istantanea Rotazione
Quelle che seguono sono le condizioni anch`e un sistema piano di corpi rigidi sia labile.
Teorema 1 (Primo Teorema delle Catene Cinematiche) I centri delle rotazioni
assolute di due elementi di un sistema rigido piano, e il centro della rotazione relativa,
sono allineati.
(S labile) ((i), (k), (ik) allineati)
Teorema 2 (Secondo Teorema delle Catene Cinematiche) I centri delle rotazioni
relative di tre elementi sono allineati.
Il vericarsi di entrambe le due precedenti condizioni, assicurano la la-
bilit`a di un sistema composto da pi` u corpi rigidi
Teorema 3 (Teorema di Eulero) Ogni spostamento del corpo rigido pu`o essere as-
similato ad una rotazione intorno ad un punto C detto centro di istantanea rotazione
Assoluto.
Ai ni della determinazione dei centri di istantanea rotazione assoluti o relativi,
occorre tenere presente che:
a) i vincoli doppi esterni permettono di individuare i centri assoluti dei tronchi ad
essi inerenti, mentre quelli interni consentono di individuare i centri relativi dei
tratti in essi concorrenti; in entrambi i casi i vincoli doppi ssano il centro.
b) i vincoli semplici, invece, ssano la retta su cui devono trovarsi i centri (assoluti o
relativi)
Da quanto detto segue che:
1. La Cerniera ssa in essa il centro assoluto e/o relativo.
2. il Bipendolo ssa il centro (assoluto e/o relativo) nel punto improprio degli assi
dei pendoli.
3. Il Pendolo Improprio impone il centro (ass. e/o relat.) in qualsiasi punto improprio
del piano. (Continua )
4. Il Carrello impone che il centro (ass. e/o relat.) appartenga alla retta ortogonale
al piano di scorrimento.
5. Il Pendolo impone che il centro (ass. e/o relat.) si trovi sul suo asse.
18
Capitolo 8
Analisi della Tensione
Denizione 1 Tensione Totale La classe dei corpi di Cauchy `e denita mediante le due
seguenti relazioni:

t
n
= lim
A0

R
A
lim
A0


M
A
= 0
dove

t
n
= Tensione Totale,

R Risultante delle forze applicate sulla supercie A,



M =
Momento risultante su A.
Per A tendente a 0, la tensione tende ad assumere un valore puntuale allinterno
della sezione di un solido. Il vettore

t
n
applicato in un punto P, pu`o essere scomposto
lungo le componenti rispetto ad un sistema di riferimento, considerando il piano passante
per P.
La componente normale al piano considerato viene indicata con , mentre le componenti
giacenti su tale piano con , e denominate rispettivamente: componente normale e
tangenziale.
Fissato un sistema di riferimento nello spazio, si hanno tre piani ortogonali agli assi del
sistema passanti per P, di conseguenza si hanno le 9 possibili componenti del vettore
tensione totale:

x

xy

xz
Piano ortogonale ad x

yx

y

yz
Piano ortogonale ad y

zx

zy

z
Piano ortogonale a z
Osservazione 2 Si dimostra che le componenti tangenziali reciproche della tensione
sono, fra loro, uguali,ovvero:
xy
=
yx

xz
=
zx

yz
=
zy
8.1 Equazioni Indenite di Equilibrio di Cauchy
Siano date le componenti della tensione totale, e siano X,Y e Z le componenti della
forza peso per unit`a di volume, rispetto ai corrispondenti assi.
Imponendo la condizione di equilibrio ad un parallelogramma innitesimo di lati dx,dy,dz,
19
CAPITOLO 8. ANALISI DELLA TENSIONE 20
si ottengono le equazioni, dette indenite di equilibrio di Cauchy:
_

x
x
+
xy
y
+

xz
z
+X = 0
yx
x
+
y
y
+
yz
z
+Y = 0

zx
x
+

zy
y
+

z
z
+Z = 0
Si pu`o anche scrivere, in forma compatta:

ik
i
+Y
k
= 0 (i, k = 1, 2, 3)
dove si intende, per esempio:
1 = x 2 = y 3 = z
11
=
1
=
x

13
=
xz
ecc.
Consideriamo una supercie obliqua rispetto agli assi coordinati, e sia n il vettore
normale a tale supercie, e sia inoltre m una retta giacente dul piano della supercie
considerata, si ha che la componente normale del vettore tensione totale che giace su un
elemento si supercie qualsiasi `e dato da:

n
=

ik

ik
n
i
n
k
dove n
1
= n
x
, n
2
= n
y
, n
3
= n
z
sono i coseni direttori del vettore n. Analogamente per
le componenti tangenziali, si ha:

nm
=

ik

ik
n
i
m
k
dove m
1
= m
x
, m
2
= m
y
, m
3
= m
z
sono i coseni direttori della retta m.
8.2 Tensioni Principali e direzioni principali della Tensione
Denizione 2 (Tensore degli Sforzi) Si denisce Tensore degli sforzi il seguente
tensore:
T =
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_

x

xy

xz

yx

y

yz

zx

zy

z
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
La Matrice T `e simmetrica (infatti
ik
=
ki
) quindi `e simile ad una matrice diagonale
T
p
=
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
S
1
0 0
0 S
2
0
0 0 S
3
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
I termini S
1
,S
2
ed S
3
, che costituiscono gli autovalori di T, si dicono Tensioni
Principali. Gli autovettori (normalizzati,associati ai rispettivi autovalori) di T costitu-
iscono i versori del nuovo sistema di riferimento, i cui assi prendono il nome di Direzioni
Principali della Tensione.
CAPITOLO 8. ANALISI DELLA TENSIONE 21
Osservazione 3 Si noti come, rispetto al nuovo sistema di riferimento, le Tensioni
Tangenziali siano nulle!
Si possono vericare i seguenti casi:
a) S
1
= S
2
= S
3
allora nel punto considerato esiste una sola terna di assi principali
della tensione.
b) S
1
= S
2
(oppure S
1
= S
3
) allora tutte le direzioni giacenti sul piano individuato
dagli assi principali 1 e 2 (oppure 1 e 3) sono direzioni principali della tensione.
c) S
1
= S
2
= S
3
, allora tutte le direzioni possibili sono principali della tensione.
Denizione 3 (Curve Isostatiche) Si chiamano curve isostatiche tutte quelle curve
in ogni punto delle quali, la tangente `e una direzione Principale di Tensione.
8.3 Equazioni al Contorno
Se lelemento di supercie di normale n appartiene al contorno del solido, sulla quale
agisce una forza per unit`a di supercie, di componenti f
x
,f
y
,f
z
, le equazioni che regolano
lequilibrio del tetaedro elementare sono:
_
_
_

x
n
x
+
xy
n
y
+
xz
n
z
= f
x

yx
n
x
+
y
n
y
+
yz
n
z
= f
y

zx
n
x
+
zy
n
y
+
z
n
z
= f
z
(Si ricordi che
xy
=
yx

xz
=
zx

yz
=
zy
)
Osservazione 4 Se consideriamo un elemento di supercie di contorno, sul quale non
agiscono forze, e si prondono gli assi di riferimento in maniera tale che

i = n (con

i =versore dellasse x, e quindi n


x
= 1,n
y
= n
z
= 0); le equazioni di equilibrio al
contorno divenano:
_
_
_

x
= 0

yx
= 0

zx
= 0
Si noti che, essendo
xy
=
xz
= 0, si ha che n `e una direzione principale della tensione;
equindi si conclude che in ogni supercie in cui il contorno `e scarico, tutte le
direzioni ad essa normali sono principali.
Capitolo 9
Geometria della Deformazione
Sia data la bra di un certo materiale, soggetto a trazione modesta
1
, e sia lasse della
bra coincidente con lasse z. Se si indica con U(z) la funzione che regola lo spostamento
di un generico punto della bra, di ascissa z,in seguito alla deformazione, si denisce:
=
U(z)
z
Dilatazione Lineare
Figura 5 - Dilatazione Lineare
Se la funzione U(z) `e lineare, e si ha che U(0) = 0 e U(l) = l, ovvero U(z) =
l
l
z; si
ha:
=
l
l
Le deformazioni di un corpo avvengono, in generale, lungo tutte le direzioni, quindi
si avr`a:

U(x) =
_
U
x
(x, y, z); U
y
(x, y, z); U
z
(x, y, z)
_
conseguentemente, si avranno le componenti di deformazione lineare e gli scorrimenti
angolari espressi dalle seguenti relazioni:

x
=
U
x
x

y
=
U
y
y

z
=
U
z
z

xy
=
U
x
y
+
U
y
x

yz
=
U
y
z
+
U
z
y

zx
=
U
z
x
+
U
x
z
Le precedenti relazioni sono valide sotto le ipotesi che
1
cio`e tale da non produrre la rottura della bra stessa
22
CAPITOLO 9. GEOMETRIA DELLA DEFORMAZIONE 23
La deformazione non compia bruschi salti.
Gli spostamenti siano piccoli, ovvero: dati due punti A e B ed una curva che
li congiunge, tutta contenuta nel solido, lo spostamento relativo l
AB
tra i due
punti sia trascurabile rispetto alla lunghezza della curva l
AB
.
La condizione necessaia e suciente anch`e siano vericate le due precedenti con-
dizioni `e che le derivate prime di U
x
,U
y
ed U
z
siano ovunque piccole nel corpo, ovvero
molto minori dellunit`a. Tutto ci`o costituisce la Teoria Innitesima.
Denizione 4 (Tensore di Deformazione) Si denisce Tensore di Deformazione
il seguente tensore:
E =
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_

x

xy

xz

yx

y

yz

zx

zy

z
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
(Anche in questo caso
xy
=
yx
. . .
Il coeciente di dilatazione lineare, rispetto ad una direzione generica n di coseni
direttori n
x
,n
y
,n
z
, vale:

n
=

ik

ik
n
i
n
k
analogamente lo scorrimento angolare di due elementi inizialmente ortogonali, di coseni
direttori rispettivamente n
i
ed
k
, `e dato da:

n
=

ik

ik
n
i

k
Il generico coeciente di dilatazione lineare (o scorrimento angolare), pu`o essere
rappresentato nel modo seguente:

ik
=
1
2
_
U
i
k
+
U
k
i
_
se i = k
ik
=
ik
Analogamente a quanto detto per le Tensioni Principali e Direzioni Principali di
Tensione, si pu`o ripetere per le deformazioni, e si ha che E `e simile ad una matrice
Diagonale:
E
p
=
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
e
1
0 0
0 e
2
0
0 0 e
3
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
dove gli e
i
sono gli autovalori di E
Denizione 5 (Coeciente di dilatazione Cubica) E una grandezza adimension-
ale, che esprime la variazione relativa di volume che il solido subisce in seguito ad una
deformazione; esso `e denito nel seguente modo:
=
dV
1
dV
0
dV
0
Si dimostra che:
= div

U =

i
U
i
i
=

i
ovvero
=
x
+
y
+
z
= e
1
+e
2
+e
3
CAPITOLO 9. GEOMETRIA DELLA DEFORMAZIONE 24
9.1 Condizione per la Rigidezza del Moto
Condizione Necessaria e Suciente anch`e un corpo si muova di Puro Moto Rigido (non
subisca, quindi, deformazioni) `e:

n
= 0 Direzione in qualunque punto del corpo
da essa discende:
U
i
k
+
U
k
i
= 0
Capitolo 10
Equazioni di Congruenza o di
Saint-Venant
Anch`e una deformazione sia conciliabile, ovvero sia priva di Compenetrazioni, Lacer-
azioni o Creazione di Materia, devono valere le seguenti relazioni:
_

x
y
2
+

2

y
x
2
=

2

xy
xy

2
y
z
2
+

2
z
y
2
=

2
yz
yz

z
x
2
+

2

x
z
2
=

2

zx
zx
_

xy
xz
+

2

xz
xy


2

yz
x
2
= 2

2
x
yz

yz
yx
+

2

yx
yz


2

zx
y
2
= 2

y
zx

zx
zy
+

2
zy
zx


2
xy
z
2
= 2

2
z
xy
Esse sono note come Equazioni di Congruenza o di Saint-Venant
25
Capitolo 11
Equazioni di Vincolo
Esistono tre possibili modalit`a di Vincolo:
1. Punto vincolato a rimanere sso.
2. Punto vincolato a muoversi su una curva ssa.
3. Punto vincolato a muoversi su una supercie ssa.
Sia f(x, y, z) = 0 lequazione di una supercie sulla quale il punto `e vincolato a
muoversi, e sia

U il vettore spostamento che il punto pu`o subire; la condizione di vincolo
si esprime mediante:

k
f(x)
k
U
k
= 0
o anche

U gradf(x) = 0
In generale, date tre superci di vincolo f
1
(x) f
2
(x) f
3
(x), deve risultare:

k
f
s
(x)
k
U
k
= 0 (s = 1, 2, 3)
o anche

U gradf
s
(x) = 0 (s = 1, 2, 3)
26
Capitolo 12
Materiali Elastici ed Omogenei
Se si fa lipotesi che il materiale in esame sia Elastico ed Omogeneo, si ha una corrispon-
denza lineare fra
ik
e
ik
, data da:
[T] = [A] [E] Legge di Hooke Generalizzata
che, risultando
ik
=
ki

ik
=
ki
, si pu`o scrivere:
_

xy

xz

yz

z
_

_
=
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
a
11
a
12
a
13
a
14
a
15
a
16
a
21
a
22
a
23
a
24
a
25
a
26
a
31
a
32
a
33
a
34
a
35
a
36
a
41
a
42
a
43
a
44
a
45
a
46
a
51
a
52
a
53
a
54
a
55
a
56
a
61
a
62
a
63
a
64
a
65
a
66
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_

xy

xz

yz

z
_

_
Si ammette che |A| = 0 e quindi per ogni
ik
esiste uno ed un solo valore di
ik
.
12.1 Lavoro Elementare delle Forze Elastiche
Siano
ik
gli incrementi subiti dalle componenti di deformazione, in seguito alla de-
formazione stessa; si denisce Lavoro delle Forze Elastiche per unit`a di volume la
seguente espressione:
=

ik

ik

ik
12.2 Energia Potenziale Elastica
Se si ammette che il campo di forze elastiche sia conservativo, allora esiste una funzione
potenziale tale che il lavoro delle forze elastiche, in seguito ad una deformazione, sia
dato dalla dierenza fra il valore nale e quello iniziale di tale funzione che prende il
nome, appunto, di Energia Potenziale Elastica.
Si dimostra che, data la funzione potenziale:

0
=
1
2

ik

ik

ik
27
CAPITOLO 12. MATERIALI ELASTICI ED OMOGENEI 28
Se si ammette che allo stato iniziale (precedente la deformazione), corrisonda un energia
potenziale nulla, si ha:
=
1
2

ik

ik

ik
(12.1)
Si osservi che tale energia `e intesa come Densit`a di Energia,ovvero:energia per unit`a di
volume Si pu`o dimostrare che valgono le seguenti relazioni:
(
ik
)

ik
=
ik
(12.2)
(
ik
)

ik
=
ik
(12.3)
Le quali caratterizzano i Materiali Iperelastici o di Green.
Capitolo 13
Materiali Isotropi
Sotto lipotesi di isotropia del materiale (tale ipotesi si aggiunge a quelle di materiale
elastico ed omogeneo), gli elementi distinti della matrice dei coecienti (A) relativa alla
legge di Hooke generalizzata, si riducono a tre:
_

xy

xz

yz
_

_
=
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
1
E

1
mE

1
mE
0 0 0

1
mE
1
E

1
mE
0 0 0

1
mE

1
mE
1
E
0 0 0
0 0 0
1
G
0 0
0 0 0 0
1
G
0
0 0 0 0 0
1
G
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_

xy

xz

yz
_

_
ovvero, svolgendo i prodotti:
_

x
=
1
E
_

y+z
m
_

xy
=
xy
G

y
=
1
E
_

x+z
m
_

xz
=
xz
G

z
=
1
E
_

x+y
m
_

yz
=
yz
G
Denominate Equazioni blablabla, ed i vari parametri sono:
E = Modulo di Elasticit`a normale o di Young
G = Modulo di Elasticit`a Tangenziale
1
m
= = Coeciente di Contrazione Laterale o di Poisson
Si pu`o dimostrare che i tre parametri summensionati non sono totalmente indipendenti,
ma sono legati dalle seguenti relazioni:
G =
m
2(m+ 1)
E =
E
2(1 +)
dove vale sempre: 1 < <
1
2
Osservazione 5 Dalle precedenti relazioni si dimostra banalmente che: direzioni prin-
cipali di tensione, sono anche principali di deformazione e viceversa.
29
CAPITOLO 13. MATERIALI ISOTROPI 30
13.1 Coeciente di Dilatazione Cubica
Si `e visto a suo tempo che =
x
+
y
+
z
; sotto lipotesi di Isotropia, si ottiene:
=
_
1 2
E
_

k
In un materiale Elastico, Omegeneo ed Isotropo, il coeciente di dilatazione cubica
`e proporzionale alla sommatoria delle componenti di Tensione Normali
13.2 Energia Potenziale Elastica
Per i materiali Elastici, Omogenei ed Isotropi, lespressione della Densit`a di Energia
Potenziale Elastica diviene:
=
1
2E
(
2
x
+
2
y
+
2
z
)
1
m E
(
x

y
+
x

z
+
y

z
) +
1
G
(
2
xy
+
2
xz
+
2
yz
)
Capitolo 14
Riepilogo Equazioni
Le equazioni che governano il problema dellElasticit`a Lineare, per i materiali elastici,
omogenei ed isotropi, sono: Equazioni indenite di equilibrio di Cauchy:
a)
_

x
x
+

xy
y
+

xz
z
+X = 0
yx
x
+
y
y
+
yz
z
+Y = 0
zx
x
+
zy
y
+
z
z
+Z = 0
Equazioni di Saint-Venant (di cui solo tre risultano linearmente indipendenti):
b)
_

x
y
2
+

2
y
x
2
=

2
xy
xy

y
z
2
+

2

z
y
2
=

2

yz
yz

z
x
2
+

2

x
z
2
=

2
zx
zx
_

xy
xz
+

2

xz
xy


2

yz
x
2
= 2

x
yz

yz
yx
+

2

yx
yz


2

zx
y
2
= 2

y
zx

zx
zy
+

2

zy
zx


2

xy
z
2
= 2

2
z
xy
Equazioni di Equilibrio al contorno:
c)
_
_
_

x
n
x
+
xy
n
y
+
xz
n
z
= f
x

yx
n
x
+
y
n
y
+
yz
n
z
= f
y

zx
n
x
+
zy
n
y
+
z
n
z
= f
z
(Si ricordi che
xy
=
yx

xz
=
zx

yz
=
zy
)
Equazioni di Vincolo:
d)

k
f
s
(x)
k
U
k
= 0 (s = 1, 2, 3)
Legami Costitutivi:
e)
_

x
=
1
E
_


y
+
z
m
_

xy
=

xy
G

y
=
1
E
_

x+z
m
_

xz
=
xz
G

z
=
1
E
_

x+y
m
_

yz
=
yz
G
Legame fra Componenti di deformazione e spostamenti:

ik
=
1
2
_
U
i
k
+
U
k
i
_
31
Capitolo 15
Problema di Saint-Venant
Ipotesi:
Solido Prismatico, Linearmente Elastico, Omogeneo ed Isotropo.
Sezione trasversale compatta (non sottile).
Forze di Volume e di Supercie (sulla supercie laterale del prisma) nulle.
Distribuzioni di pressioni con legge arbitraria sulle basi, tali da costituire un
sistema equilibrato.
Figura 6 - Ipotesi di Saint-Venant
Sotto queste ipotesi, le equazioni precedenti diventano:
_

x
x
+
xy
y
+

xz
z
= 0
yx
x
+
y
y
+
yz
z
= 0
zx
x
+

zy
y
+
z
z
= 0
32
CAPITOLO 15. PROBLEMA DI SAINT-VENANT 33
_
_
_

zx
= p
x

zy
= p
y

z
= p
z
per z = 0
_
_
_

zx
= p

zy
= p

z
= p

z
per z = l
_
_
_

x
n
x
+
xy
n
y
= 0

yx
n
x
+
y
n
y
= 0

zx
n
x
+
zy
n
y
= 0
Mentre restano immutate:
e)
_

x
=
1
E
_


y
+
z
m
_

xy
=

xy
G

y
=
1
E
_


x
+
z
m
_

xz
=

xz
G

z
=
1
E
_


x
+
y
m
_

yz
=

yz
G

ik
=
1
2
_
U
i
k
+
U
k
i
_
Capitolo 16
Metodo Semi-inverso
Se sulle precedenti equazioni si fanno le ulteriori ipotesi:

x
=
y
=
xy
= 0 (=
yx
)
il problema si semplica notevolmente, e si ha:
_

_
xz
z
= 0
yz
z
= 0

xz
x
+

yz
y
+

z
z
= 0

x
=
y
=

z

z
=
1
E

z

zx
n
x
+
zy
n
y
= 0
16.1 Sforzo Normale Semplice
Si ha quando p
x
= p

x
= p
y
= p

y
= 0 p
z
, p

z
= 0. Si ottiene:

xz
=
yz
=
xy
= 0
xy
=
yz
=
xz
= 0
Se p
z
`e costante su tutta la supercie,allora:
N =
_
A
p
z
dA = p
z
A
34
Capitolo 17
Equazioni della Linea Elastica
=
N
EA
K =
1
r
=
M
x
EJ
x
=
T
y
GA
= q
M
z
GJ
p
= Fattore di Taglio J
p
= Momento di inerzia polare = J
x
+J
y
q = Fattore di Torsione
dN
dz
= q
z
dM
x
dz
= T
y
+m
x
dT
y
dz
= q
y
dM
z
dz
= m
z
dU
z
= dz =
N
EA
dz d
x
= Kdz =
M
x
EJ
x
dz
dU
(T)
y
= dz =
T
y
GA
dz d = dz = q
M
z
GJ
p
dz
dU
(M)
y
=
x
dz U
y
= U
(T)
y
+U
(M)
y
dU
z
dz
=
x
+
dU
y
dz
=
d
x
dz
= K =
1
r
d
dz
=
d
4
U
y
dz
4
=
1
EJ
x
_
q
y

dm
x
dz
_


GA
d
2
q
y
dz
2
(TAGLIO E FLESSIONE)
d
2
U
z
dz
2
=
1
EA
q
z
(TRAZIONE)
d
2

dz
2
=
q
GJ
p
m
z
(TORSIONE)
35
CAPITOLO 17. EQUAZIONI DELLA LINEA ELASTICA 36
SE SI PONE q
Z
= m
X
= m
Z
= 0, si ha:
d
4
U
y
dz
4
=
q
y
EJ
x


GA
d
2
q
y
dz
2
d
2
U
z
dz
2
= 0
d
2

dz
2
= 0
SE SI TRASCURANO LE DEFORMAZIONI DA TAGLIO,SI HA:
d
4
U
y
dz
4
=
q
y
EJ
x

d
2
U
y
dz
2
=
M
x
EJ
x
17.1 Linea elastica in presenza di discontinuit`a
Lintegrazione della
d
4
Uy
dz
4
=
qy
EJ
`e sovente resa pi` u complicata a causa della presenza di
discontinuit`a. In tali casi si possono seguire sostanzialmente due strade, quella delluso
delle funzioni di singolarit`a, ovvero quella della suddivisione dellintervallo dintegrazione
in tratti in cui le funzioni in gioco siano continue.
Va preliminarmente osservato che ne la funzione U ne la sua derivata prima U

possono
presentare discontinuit`a. Infatti, nel primo caso, si avrebbero rotture con traslazione
di una parte di trave rispetto allaltra in direzione ortogonale allasse della stessa trave
e, nel secondo caso, si avrebbero delle cuspidi, ossia una medesima sezione ruoterebbe
diversamente a seconda che appartenga ad una porzione di trave od allaltra immedi-
atamente contigua.
In realt`a va tuttavia osservato che le discontinuit`a in U ed U

si possono avere in pre-


senza di particolari sconnessioni interne del tipo T = 0 (glifo) ed M = 0 (cerniera).
In generale le discontinuit`a possono viceversa interessare le derivate seconde, terze e
quarte della funzione U. Tali discontinuit`a si vericano sia in presenza di discontinu-
it`a nella rigidezza essionale EJ, sia in presenza di discontinuit`a nel diagramma del
momento ettente M(z), sia in quello del taglio T(z) sia nel carico p(z), come risulta
evidente dalle relazioni:
EJU

= M(z)
(EJU

= T(z)
(EJU

= q
y
Cause di discontinuit`a possono perci`o essere:
1. variazioni brusche di sezione
2. variazioni brusche nel carico ripartito q
y
3. coppie concentrate
4. forze concentrate
In tutti questi casi si pu`o procedere suddividendo lintervallo di integrazione in tratti
in cui le funzioni in gioco siano continue, tenendo tuttavia presente che, oltre alle con-
dizioni al contorno, occorre considerare le condizioni di raccordo fra un tratto e laltro.
Le condizioni di raccordo devono garantire sia il rispetto sia delle condizioni di continuit`a
di sia di quelle di discontinuit`a. Illustriamo questo concetto con alcuni esempi.
CAPITOLO 17. EQUAZIONI DELLA LINEA ELASTICA 37
17.1.1 DISCONTINUIT
`
A DEL TAGLIO
La presenza della forza concentrata F d`a luogo ad una discontinuit`a nel taglio T nella
sezione in cui `e applicata la stessa forza. Occorre perci`o dividere lintervallo 0 z l
in due intervalli e ricercare in ognuno di essi la linea elastica ossia le funzioni:
U
1
= U(z) per0 z a
U
2
= U(z) per0 z b
Questa determinazione richiede 4 + 4 = 8 costanti di integrazione e quindi alle 4
condizioni imposte dai vincoli in A e B, occorre aggiungere le 4 condizioni di raccordo
come qui descritto nella seguente gura.
Condizioni
Geometriche:
U
1
= U
2
U

1
= U

2
Condizioni
Statiche:
(EJU

2
)

= (EJU

1
)

F
EJU

1
= EJU

2
- Discontinuit`a del Taglio -
17.1.2 DISCONTINUIT
`
A DEL MOMENTO
Condizioni
Geometriche:
U
1
= U
2
U

1
= U

2
Condizioni
Statiche:
(EJU

2
)

= (EJU

1
)

EJU

2
= EJU

1
M
- Discontinuit`a del Momento -
CAPITOLO 17. EQUAZIONI DELLA LINEA ELASTICA 38
17.1.3 DISCONTINUIT
`
A DEL CARICO
Condizioni
Geometriche:
U
1
= U
2
U

1
= U

2
Condizioni
Statiche:
(EJU

2
)

= (EJU

1
)

EJU

1
= EJU

2
- Discontinuit`a del Carico -
17.1.4 DISCONTINUIT
`
A DI VINCOLO
Condizioni
Geometriche:
U
1
= U
2
Condizioni
Statiche:
(EJU

2
)

= (EJU

1
)

EJU

1
= 0
- Discontinuit`a di Vincolo -
Capitolo 18
Equazioni di Muller-Breslau
Atte alla risoluzioni delle strutture Iperstatiche

i
=
i0
+
ia
+
n

k=1

ik
X
k

i
= Spostamento relativo eettivo che le sconnessioni compiono in dir. X
i

i0
= Spostamento rel. tra le facce della sconnessione in dir. X
i
prodotto dai carichi esterni

ia
= Sp.rel.dovuto alle autotensioni o dilatazioni termiche

ik
= sp.rel.prodotto da X
k
Se la sconnessione avviene in una sezione priva di distorsioni ANELASTICHE, allora:

i
= 0
Per ogni tratto di travatura, si ha:

ia
=
ic
+
it
=
_

v
C
i
c

w
m
i

_
+
__
z
N
i
t
0
dz +
_
z
M
i
t
h
dz
_

i0
=
_
z
N
i
N
0
EA
dz +
_
z
M
i
M
0
EJ
dz +
_
z

T
i
T
0
GA
dz

ik
=
_
z
N
i
N
k
EA
dz +
_
z
M
i
M
k
EJ
dz +
_
z

T
i
T
k
GA
dz
Per considerarre i valori globali, i termini suddetti vanno sommati tra loro per ogni trave
facente parte della struttura.
Caratteristiche agenti nel sist. principale, dovute ai SOLI carichi ES-
TERNI:
N
0
, M
0
, T
0
Caratteristiche agenti nel sist. principale, dovute alla SOLA X
k
:
N
k
, M
k
, T
k
Caratteristiche di Sollecitazione Complessive:
N = N
0
+
n

k=1
N
k
X
k
M = M
0
+
n

k=1
M
k
X
k
T = T
0
+
n

k=1
T
k
X
k
39
CAPITOLO 18. EQUAZIONI DI MULLER-BRESLAU 40
18.1 Travature Reticolari

ia
=

v
C
i
c +

a
S
i
t
0
l

i0
=
a

i=1
S
i
S
0
p
i

ik
=
a

i=1
S
i
S
k
p
i
p
i
=
l
i
EA
i
= Coe. di deformabilit`a o estensibilit`a della i-esima asta
S
i
= Sforzo Normale della i-esima asta
18.2 Caso di una sola incognita Iperstatica
Nel caso si abbia a che fare con un sistema una volta iperstatico (o una volta staticamente
indeterminato), il sistema di equazioni si riduce ad una sola equazione nellincognita X
1
:

1
=

10
+

1a
+

11
X
1
= 0
dove

10
=
_
s
M
0
M
1
EJ
ds +
_
s
N
0
N
1
EA
ds +
_
s

T
0
T
1
GA
ds

11
=
_
s
M
2
1
EJ
ds +
_
s
N
2
1
EA
ds +
_
s

T
2
1
GA
ds

1a
=
1c
+
1t
=
_

v
C
1
c

w
m
1

_
+
__
z
N
1
t
0
dz +
_
z
M
1
t
h
dz
_
v = numero di cedimenti anelastici traslazionali; w = n.di cedimenti anelastici ro-
tazionali.
Per risolvere, quindi, questo genere di problema `e suciente costruire la seguente tabella:
M
0
M
1
M
0
M
1
M
2
1
N
0
N
1
N
0
N
1
N
2
1
T
0
T
1
T
0
T
1
T
2
1
Tratto AB - - - - - - - - - - - -
Tratto BC - - - - - - - - - - - -
Tratto CD - - - - - - - - - - - -
... - - - - - - - - - - - -
Il calcolo delle caratteristiche di sollecitazione va esteso a tutta la struttura. Si noti
che essa viene suddivisa in tratti semplici (Tratto AB,Tratto BC, ecc.).
N.B. i vari coecienti dellequazione
10
,
11
ecc. cos` come sono stai riportati
sono relativi ad un solo tratto del sistema in esame.Va da se che i coecienti
che compaiono nellequazione, si ottengono sommando i vari termini tratto
per tratto:

10
=

10
(con r=numero di tratti del sistema)
CAPITOLO 18. EQUAZIONI DI MULLER-BRESLAU 41
18.3 Caso di due incognite Iperstatiche
Nel caso si abbia a che fare con un sistema due volte iperstatico (o due volte staticamente
indeterminato), il sistema di equazioni si riduce ad un sistema di due quazioni in due
incognite X
1
ed X
2
:

1
=

10
+

1a
+

11
X
1
+

12
X
2
= 0

2
=

20
+

2a
+

21
X
1
+

22
X
2
= 0
dove

10
=
_
s
M
0
M
1
EJ
ds +
_
s
N
0
N
1
EA
ds +
_
s

T
0
T
1
GA
ds

1a
=
1c
+
1t
=
_

v
C
1
c

w
m
1

_
+
__
z
N
1
t
0
dz +
_
z
M
1
t
h
dz
_

11
=
_
s
M
2
1
EJ
ds +
_
s
N
2
1
EA
ds +
_
s

T
2
1
GA
ds

12
=
_
s
M
1
M
2
EJ
ds +
_
s
N
1
N
2
EA
ds +
_
s

T
1
T
2
GA
ds

20
=
_
s
M
0
M
2
EJ
ds +
_
s
N
0
N
2
EA
ds +
_
s

T
0
T
2
GA
ds

2a
=
2c
+
2t
=
_

v
C
2
c

w
m
2

_
+
__
z
N
2
t
0
dz +
_
z
M
2
t
h
dz
_

21
=
12
=
_
s
M
1
M
2
EJ
ds +
_
s
N
1
N
2
EA
ds +
_
s

T
1
T
2
GA
ds

22
=
_
s
M
2
2
EJ
ds +
_
s
N
2
2
EA
ds +
_
s

T
2
2
GA
ds
E necessario estendere la tabella precedente, aggiungendo la seguente:
M
2
M
0
M
2
M
1
M
2
M
2
2
N
2
N
0
N
2
N
1
N
2
N
2
2
T
2
T
0
T
2
T
1
T
2
T
2
2
Tratto AB - - - - - - - - - - - -
Tratto BC - - - - - - - - - - - -
Tratto CD - - - - - - - - - - - -
... - - - - - - - - - - - -
I vari intervalli di integrazione si impongono uguali alla lunghezza del tratto corrispon-
dente: se si deve calcolare lintegrale relativo al tratto AB che ha lunghezza l, lintervallo
di integrazione sar`a [0, l].
_
l
0
...
...
ds
Anche in questo caso, per ottenere i coecienti delle equazioni del sistema
`e necessario eettuare la sommatoria estesa a tutti tratti della struttura:

10
=

10