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In questo libro Emanuele Severino, tn ensetore che ha elaborato un Thode orginainamo df itendere © [Btorpretare la storia eolusione Ast pensioo occidentale, propone Ae nuova letora dium atore a Diinotl ana anche fra pi fran esi ~ dela fetteretaree della cu al: Giacomo Leopard infets pur aanove: Panel ea mal pet i tempo, non hento into la ‘randensa del suo peniro Co, con aes cater, GP che tala ‘non ne intuirono la portataepocale. Emanvele Severin, invece, con un rigoroto © approfendite esame dei {est leoperdiant seavath parola per parole, dimostra (come ha ga fatto per Eschilo con le sua taduzione UstrOreatea con la succesiva me- ‘itasione de 1! giogo) che Giacomo ‘Leopard! siato non solo un orgi- nalisimo e. grandisimo,pensatore sma colu! che ha aperto le streda a {tutto il pensiero contemporaneo. By proprio per la tua stature, non fu ‘al veramente ascoltatoe, soprat- ttt, veramente compreso anche da er approd to flltente dale tecnico ‘agniiche sort « progressives) © tre consatato che layer dak ‘ech camaro enola lava, lo tai lia, alla Fulda consapevo. Ienza che # proprio il nile ~ de ci tutto proviene nex ttto stoma Siar’ ne ono, dove ia a pb ori stant sulono [gun gion, Come alferme Seve: fino wa granderaa del pensiero di ‘Leopard sta nel modo determinato in ca eseo intende Tintrecelo del nulla e della poesia alla fie dell'eta della teenie. Sela iv ocldenta- le vuole essere coerente alla propria, ‘econ, dove riconoscere che la ro: ‘ria lovofia la looted Leopar- 4 Liautenticn filoofia dell Oec- dente, nella sua essenza e nol su0 i gon potato, oa ard». Questa anche fe pet Emancele Severna quelle ‘dell Occidente storia. dll'aliena lone esenciale e quindl Leopardi, ‘come Bechilo,& grande maestro del nichilinmo, sauyons vee, uno del maga pls orginal petaator contenpo: fuel, taut fe 1920. Autoe ‘oper fondamentall,tadote inv Sh ingue, come Le suture on Terie f1S88) Stadio fosfe dela ras (1960), Beense de nisi Er (15), li ebttart del tempo (ore), Destine dela neces (sen) “ poristaio"mancato 980) 2a‘tekdeneafondamentale dl neato tempo 108) Togs. ‘ile origin dela ragione: Esco ‘Gotoy te plat premo Riza tw 1960 A Gere ea Dio Le sto- do, nllt Ze i ata bs ibaaia moderna, nlf Incerpre a radatone dell Oreste rch nlf 86 La lon conte: ‘orance n'88 Antlope so renal Le floofiafatura. Emanuele Severino Il nulla e la poesia Alla fine dell’eta della tecnica: Leopardi Rizzoli Proprieta laterari rivera SOMMARIO © 1000 RCS Reel Lb Spy Milena ISBN $6-17.59733-5 Prime edison: atsre 1280 Prefazione I LEOPARD! E I GRECI 1. I fuoco annientante 2. TLfuoco di Argo 3, «Scinillanti sovrar 4. Eschiloe Leopardi 5, Tevoleano ardente> «nod quasi di stelle» 1. Eternita dl divenire 2. Eradito e Leopardi 3, «Perpetuo crcuito» 4. Stratone e Leopardi 5. Lrevidenza del divenire 6, « Spazio infinite dell’ eternith», materia, fuoce 1. «Tuttoenullas 2. In che senso tutto& nulla 1” 37 37 3B 3, Non 8 contadsione ad aflermare che le sose possono non essere 4, La folla delYOccidente 5: Sulla linea pid avanzata della coscienza che !'Occi- dente pud avere di se sesso 6, «Solido nulla» T ILNULLA E IL DOLORE 1, IL pensiero di Leopardi come paradigma dell'atera- ione del pitt anico pensieroflosofico 2. I frammento 82 di Brachito 3, IL efanciullo invitio» 4. Carattere ideale dello spazié e del tempo 5. Carattere ideale dell'nfnitoedell'eernita 1, Tl gioco della natura e P«ordine naturales: due sen- sidella «natura» 2, ..elore complementarieta : 3. Tlspensiero> di pagina 56 4 Linfelicc ei nulla 5. Il dolore nel pensiero preontlogico e ontologin LVINFELICETA E11 PRINCIMIODINON CONTRADDIZIONE. 1. Liuomo come essere contraddittorio 2. La ecosa» «corrotta totalmente» 3. La negazione del prinéipio di non contraddizione 4 Lraffermazione dellimmortalta per evitare la ne~ {gazione del principio di non contraddizione 5,-La negazione limitata del principio di'non contrad dizione a s ” 8 0 0 a 5 33 33 37 58) 59 6 61 oe 8 “4 n 6 IIL NATURA E RAGIONE 1. Tnnaturalitd del pensiero e contraddizione >, Lisilluione» evita la contraddizione; Ia natura co- sme volonta di esere 3. Ripresa: Ie illusoni evitano la ediscordanza assolu- tay; la «saviezza della natura; Vinnaturalitd del pensiero 1. Lo-spiritos il «corpo», la vert delle cose 2. Lhunit di verti efeicita ela fede nel divenire 3. «Verissima pazzia» 1, «Dolore antco» e «dolore mederno» 2. Infect aocidemtale einfeliia sostanziale 3. Conferma: alla radice della differenza tra dolore antico e moderno IV. ESISTENZA E POESIA” 1. Tesistema della natura» 2 Leesstenza vuole se stessa 3, «Amer proprio» e «amor del piacere» 4. TIfondamentodell'angoscia LareuicrrA mepossiane 1, La felctd P'simmaginaria» 2 La felicith& impossible» (P 165-83, 4192, 4477) 13. La «superiorita» degli antichi ss 0 n n B ™ 16 16 n 8 at Bt 82 2 83 85 85 86 7 Liinfinito Tnulla ela poesia «io nel pensier mi fingo .» Liinfinito e la poe Licaura di prosperit» Y, LA «COSA PIU SPIRITUALE» ELA «COSA PIU MATERIALE> 1 LUPINETA MATERIALE ‘Ancora sul carattreillusorio delVinfinito Lisinfinita materiale» ela «materia» Sentimento della nllita e amor proprio testo di P179-80 In che senso il sentimento del nulla &«oonseguenza ‘mmediata enecessaria dell angoscia 1. P179-80 come retifie di P 106-07 2. Tl desderio del'nfinito non consente di alfermare laspiritualita dell anima 3. Spiritualit del sentimento e materaltl della ragio- 4. Finiteza e spazio-temporalita sensible della «ma QUANDO‘ DISPERA «IL RITORNO DELLE ILLUSION 1. I superamento del platonismo di P 106-07 2 L'anima riceve vita» 3. Naturalita (P 106-07) el nulla 4, Tearattere materiale della ragione in P 106-07 5. La«malattia d’animo» aturaltd del sentimento 88 88 88 » 91 98 98 10 102 102 103 104 105 107 107 109 110 10 VLLANOIA, 1, Tleprincipiow le econseguenze» necessare del si= stema della natura 2, Le «conseguenze fondamentali» 3, La noia non @ una conseguenza necessaria 4. Yapparire del nulla 1. Onnipresenza della noia 2. La eforzas del riferimento al nulla 3, «La passione pi contrariaelontana alla natura» 4. Tl nulla nellesistenza» 1. Tdentia e differenza dellessre e del nulla: Ia di- rmensione intermedia della noia . 2, La conoscenza filosfica ela noia 3. Thearatterestorico della noi 4, «Natura assluta> e «natura corrotta VIL OPERA DEL GENIO 1, La «radioe vigorosissima» dell'llusione 2, alo sapeva, perché oggidl non si pud non sapere, ‘ma quasi come non sapessi» 3, La volontd di non esistere @ volont di 4, Mesto di P 259-61 istere LVUNIONE DELLA VERITA BDELLANON VERITA 1, Ricever vita dalla forza con cui s sent la morte di tute le ease 2, La verta implica Villusione ns us 16 nT ng 120 120 121 12 126 126 126 rd 128 129 135 135 136 437 138 141 ut 12 3. Rovesciamento dell'argomento contro scettico 4 I prevaler sulla no 5. In che senso quel che «uccide anima» «apre il 6, Ripresa del § 4 1, Lécinnalzarsi» dell’anima 2 «Lo spettacolo della nullita» «par che ingrandisea VPanima .. la innalai ¢ la soddisfacca .. della pro- pria disperazione»; «il piacere dell’annientamen- to»: Leopardi e Nietzsche 3. Lillusione delleterno 1. sch’eterno io mi credei» 2 Iperir delle illusion edell’esistenza 3. «Ben seato»:illusione permane Pusima volta e 'eternitd non deta | VILLA DIALETTICA 1. Poesia e filosofia 2. Natura eragione come «contra 3. Laragione non pud signorare» «il potio dela na turas:il esto di P 1834-35, 4. Inseparabiita di ragione e «esperienza» dellerrore 2, La dialetica in Hegel in Leopardi 3. I rapportoa Platone 143 144 145 146 148 148 149 150 152 152 153 158 155 1 139 160 161 162 166 168 165 167 1. Tl egodimento» dell’dea € la emoderna sapienza » 2. In che senso la ragione determina il contraddirsi della naeura 3. Asimmetria dl rapporto tra ragione e natura IX. LA FILOSOFIA 1, Due definizioni oppost della filosofia 2. Separazione di filosofia e poesia, e filosofia moder- 3. In che senso la filosfia&, insieme, «nobile» ¢ «dot- trina della scelleraggine ragionata 4, Nota a P 125 1, Lancia e Pegoisme 2. Il principe moderno e i «buon» principi 3. La filosoia come dottrina della volonta di potenza 4. Filosofia, rivoluzione, inazione LDeULTRAFILOSOFIA ‘ 1. T1futuro dell Occidente 2. Leta dei lumi e Y= ultrailosof 3. Dalternativa X. IL CULMINE DELLA PARABOLA (CIVILTA DELLA TEOWICA EAORIENTAMENTO 1. La civiltd della tecnica e il fallimento della ragione moderna 2. Liniperserutablitd del «gioco» del divenire 3, Laragione ¢ Pannientamento del «genere» 168 168 169 m1 175 175 176 7 19 180 180 182 183 184 186 186 188 189 193 193 195 196 LAPARABOLA DELLOCCIDENTE 198 1. Ripresa: Pautoannientamento della volonta di po- tenia 198 2, La parabola verso il nulla ei suo culmine 199 3. Palinodia e La ginesta:il paradiso della teenica 200 4 Continua del pensiero di Leopardi 201 sreewica 203 1. Ripresa: Vawento della ragione ¢ lo scontro delle illusions 203 2, Nullite caratere matematico dellesistente: in che senso la volonta di potenza si serve della ragione 205, 3, Lressenza nascosta dela flosfia moderna 206 4. Il pensiero di Leopardi e Vessenza della filosfia contemporanea 207 5, « Ragione pura» e paradiso della tecnica 208 6. La materatica, il nulla il paradiso della tecnica 210 XL ILLUME LpTENEDRE ELALUCE 5215, 1, Vangelo di Giovanni, 11, 19 25 2. Pascale Leopardi 216 3. ec chi lui segue 217 ‘TENEAREELUCE-FORMASTORICADELLORORAPPORTO. 218 1. H | Ih xcolpo docchio» e la «padronanza sulla nas ura XVI. ALLA FINE DELL'ETA DELLA TECNICA 1, eI lumi ecoessivie 2. Labbe» 292 292 293 298 299 299 301 302 305 305 307 310 310 31 313 ai 316 sit 318 323 323 324 3. < 5 Ripresa: Porroe antico e Vorrre del genio In parte>: La ginesira, vv. 78,150 “LULTIMO QUASI RIFUGIO DELLA NATURA 1. Dalla separazioneallunith di poesia efilesofia 2, «Veriti»e «inganno> della poesia 3, Liinganno intelleuale» €'singanno fantastico» 44. Linfinto come contenuto e come forma della poesia, 5 I «oommercio oi sensi» «dle clesti» 1 2 3 4 5 6 2 Liceraltamento> ela verita >. Lannientamento della ginestra a potenca della ginestra pense df Lepr TOedene Leopardi, Nietesche, Schopea Eiclile,ladene dla sens dela poesia genio ela Parola ultraflosfia il «colpo d'eechio» del genio 325 326 327 330 330 332 333 334 336 338 338 339 341 3a 343 345 346 U nulla ela poesia Alla fine delet della tecnica: Leopardi PREFAZIONE Titolo € sottttalo di questo volume sono simmetrici a quelli dium altro mio libro: II giogo, Alle orgini della ragione: Exchilo (Adelphi, 1989). La simmetria @ nelle cose. Nella Prefasione de Ul giogo si dice: « Questo libro non ¢ un saggio intorne aun antieo ‘poeta greco, e nemmeno intorno a un filosofo — anche se Eschilp uno dei pid grandi pensatori de’ Occidente, Insieme a pochi, eli apre il sentiero lungo il quale ormai cammina tutta la terra ‘Losi pud chiamare it "Sentero della Notte” (Parmenide, fr. 1, v 11), perehé in esso si dispiega Pessenza stessa dell Errore, La sgrandezza di tale esenza sfugge alle civltiche he sono domina- te. Sfugge anche la grandezza del suo inizio — anche la grandez- za del pensiero di Esch, quind Anche di questo nuovo libro si pud dire che non 2 un saggio intorno a Leopardi e nemmeno intorne a uno dei pi grandi pen- satori mederni. Certo, nonostante le rivalutazion, si continua a jignorare che Leopardi # uno dei pit. grandi pensatori dell’Occi- dente. Ma soprattutto si perde di vista che egliapre 'ultimo trat- 4 del «sentiero della Notte», e vede dove il setiero conduce. AP- Punto per questo egli sta ealla fine dell’ della tecnica», L’ulti- ‘mo tratto @ Vet della tecnica. Leopardi non solo il primo pen- satore dell’eta della tecnica, eapre la strada poi perorsa da tutta 1a filosofia contemporanea, ma vede il futuro estenziale dell Occ dente: Papprossimarsi dl paradiso della eivilta della tet ‘evitabiltd del suo fallimento, Attraverso il suo pensiero, !Oci 9 Prine dente scorge il senso del proprio movimento storico, ¢ dove ess0 fondue, Appunto al senso ¢ alle possbilita del paradiso della tecnica si rivolge un altro mio libro, La filsofia futura, Rizzoli 1989 (cf. soprattutio Parte T- IV), che, insieme a Il giogo,coxi= tuisee il punto di riferimento il presupposto immediato di que- ste pagine. Solee a "Ma proprio per queste ragioni si pud dire che questo Ii on facia slo che lsiar pariare Leopard. Ce 8 bisgno. Non lo si & mai veramente ascltato. Schopenhauer, Wagner, ‘Nietzsche sanno di trovarsi di fronte a un genio. Ma quando Nietzsche, che ha un‘influenca decisiva nella cultura contempe- rane, srive che Leopardi &il maggior prosatore del seclo,o «il fillogo ideale», contrbuisce in modo determinante a nascondé ne la grandeaza filosofica — della quale Nietasche & profonds mente debitore. In modo analogo, quando De Sanctis ritiene che il pensicro di Leopardi sia sostanzialmente identico a quello di Schopenhauer, e ne esprima anzi in modo pit pregnante la so- stanza, egli non fa altro che cancellare la filasfia di Leopard, la fasparire. Perla cultura marxista si tratta di una filosfia auten- ticamente rvoluzionaria; eppure anche questa rivalutazione del ppensiero di Leopardi ha contribuito a ridurne il peso e il sigaifi- ‘ato, perché lo considera pur sempre nel contesto della flosfia ‘ontemporanea, in cai domina il pensiero di Marx; 0 lo ricondu- ce alla ilsofa e alla cultura delilluminisma: non ci si avvede che & proprio il pensiero di Leopardi ad aver costituito, in modo sotterraneo ma decisivo, tale contesto ¢ ad aver voltato le spalle alla tradizione del?’ Occidente © a quanto di essa rimane nella ‘tessa flosofia moderna. Non si ascota il grande dialogo di Leo- ppardi con Fntera civltae cultura dell Occidentee con il futuro sesso dell Occidente. Pascal, Rousseau, Schiller, lo stesso Scho- ‘penhauer sono ancora rivolti al passato. Leopardi apre invece la srada percorsa poi dalla cultura contemporanea, Indica la dire- ione essenziale della strada. ‘i continua oggi a parlare del «pensiero poetantes di Holder. lin e di Heidegger. Anche Hlderlin, come Leopardi, dialoga in {grande con i Greci; ma anche lui guarda al passat, spera che gli ‘DE fuggiti abbiano a rtornare. Leopardi, mezzo secolo prima di ‘Nietaache, sa che gli D8i non sono dei fuggjtvi, ma dei mort. Tl 2» Pres contenuo del suo pensiero poctante 2 extensiakmentedvero © Tinted posae ilo apr Tukina posi dl oro, alain dele dela tenia Sigora anche Ia grandezaflofica di Esch. Ela cosa anche pit rave. Isieme a pct alr, el ape il amino del- TOecidene: Pensa per primo che la veri numb i rine dia del dolore proveatodllnnietamento della vita, Leopard, per primo, pena hel erat appuno Panictament deli Wine dle owe che gin non pub esr ret el dolore La verti dlore. Bil watt fondamentale dell iosta cone temporanea «La veri come redo soggog dvi ange Sante del mondo, Queso gogo ¢ cb ches adie della dene chiama "agione" Pe, FOcsidente orth ibrar dl gi Ma ance la iberavon al gigo, come pose di eo, $Stmanen in rapport al senso grec dl vente, cot del dle: re che angoca ll gogo, cy Pefcione), Il penser di Let ard a prima epestone dla volona tear al fog ¢ Gals cninandlfneitblta tale erzine Ape, apne to Telnet del seme dela Nove» Lira da gogo, i aiveniredomina. Il lla da lato proviene en cut tuto ‘tora ~ damina, Dopo il flimento di ut «rimed, la poe. Si rimane limo redo, «ulm quasi sifagion La gran: dea del pensieo di Leopard sane modo determina nu eso intende ine del nla e dela poesia alla fine dele della tenia. Se Ta uth ecidentale aol enere erent alla propria exenza, deve ricooscere che la prope fsa la fae fon dt Leopard, Vutec sel dell Occidenc, nella sua fssenz eels pi igorosaepoente silupo, alti Leopard Se ci si awicina al signifeato pit! profondo della nostra civil- 1, non si pub dunque perdere di vista il rapporto essenziale che ‘unise insieme divide Eschilo e Leopardi. Se si continua a igno- tare evento siraordinario, cot il senso del «nulla» che il pensie- ro green a per la prima volta testimoniato, non solo non $1 com pprende che cosa siano la «tragedia» aticae il «pessimismo» di ‘Leopardi, ma non si riesce a scorgere quel che pid conta: anima dell Occidence: la dominazione del nulla sullintero sviluppo del- lanostra diva. a “Pont 1 pensiero che si mantiene libero, adi fuori di questa domi nazione, non pud non scendere nella profonda grandezza dei rmaestri del nulla Questo @ il primo dei due velumi che intendono rivolgers al caraitere decisivo del pensiezo di Leopardi in relazione al presen- tee al futuro dell'etA della tecnica. Mostra la configurazione di fondo dei tem; e solo in aleuni tet, soprattuto gli ultim ei pri- imi, profondamente solidali — giacché unit rigorosa e potente, Ta continvita profonda del pensiero di Leopardi @ stata esa tessa ignorata. Al volume successvo, il compito di portare alla Luce gli sviluppi fondamental. Primavera 1990 eri Ponsier’ di aria fila ela eterature (lo Zibl- bone) faccio iferimentoalledisone Le Mennier, 1930-32, «cos pure per FE pistolarn (1925); pri et, a Oper ra cura di Sergio Slmi, Riccardo Ricard Editre, Milano- I LEOPARDI E I GRECI L DOLORE E LA VERITA, mmagine ¢ parte della natura — dice il Canto — il vuleano ineombe minaccioso. «.. formidabil monte / sterminator Vese- vo.» E formidable (spaventevole) perché stermina, «annulla Lcorrore> scaturisce dalla vsione e dallattesa dell'annien- tamento: ai pied del monte giace lo «scheletro» di Pompei, e la natura pud «annichilare in tuto» la stirpedell'uomo. ‘Anita minacia el fase annienante diventa ancora angosciosa: E nell oror della secret note per li vaeui teats, per li tempi deforms e per le rote «ase one parti pipet cna, Ropero pag ara agi, corre il bagor della funeres ava, che i lontan per lembre roseggia ei loch intorno intorno tinge. | La gineie oil fore del deri, 20088) Sono i teat i templi, le case del’antca cit distruta, Nella notte, corre attraverso le rovine il bagliore della lava che rosseg~ . a Leper es Gs gia da lontano, Attraversa la cit morta, come una flaccola che ‘agit in vuoi palazzi. La luce del fuooo, sul Vesuvio, @ il segno della sventura che Jnoombe sull'uomo. Tl fuoco spegne Ia vita, produce le tenebre della noti. Appunto per questo la notte @ esecreta», cio’ (oltre ‘che imperserutabile) separate dalla vita, 2 tervocopraKco 1 Fuoco si accende nella notte anche sul monte Aracneo, da ‘ui &sovrastata la ct di Argo. Cosi, nel Prologo dell’Orestea di Exchilo, Da cima a cima, scavalcando mari ¢ tere, il segnale della fiamma giunge ad Argo per annunziare che Troia & stata vinta ‘Un fuoco di gicia — sembra. Nella note, lo vede per prima la sentinella che da gran tempo lo attende, veliando sul tetto del palazzo degli Atcidi: «Oh! Benvenuta amma della notte! che fai splendere la luce del giorno e preannunei danze in Argo e dance, sprigionate da queso portent, Ah! Ah! griderd 'annuncio alla sposa di Agamennone perché balei dal leo e lanei per questo fuoco un urlo di goia nella casas (Agamennone, w. 21-29) ‘Ma @ un fucco ambiguo. Non solo perché é il bagliore delle fiamme che dstruggono la ctta vinta: Agamennone, Veoe vinei- tore, giunge ad Argo ed @ uciso dalla sposa. ‘Anche il fuoco che splende su Argo & lava funerea; il suo boagliore si aggira come una flaccolasinisira nel palazzo degli Atrial, Nellattesa del segnale del fuoco, dal suo duro leto «di rina ‘emai visitato dai sogni la sentinlla ha eimparato a conoscere il ‘oncilio notturno degli astri, scintillani sovrani che portano ai ‘mortali inverno e estate, stelle che sorgonoe tramontano raggian- tinell cere» (wy. £7) * fe, ES, Itrpretsine « radusione del Oreo di Eu, Rizal, 1985p, Bpeie p17 % Rioters \ 3. .scnvthiLawr sovsants£ ODI QUASI DISTELLE- Ma quando il fuoea mostra apertamente la propria natura liserurtva,diversa forma assume Vattesa di es... Espesso / itrmeschino in sul tt delVotelvillerecco, alla vagante/ aura fiacendo tutta notte insonne / ebalzando pi vote, explora il eor- 50 / del temuto bell, ches rivera /dallnesuro grembo / su Farenosodorso..» (La ginestra, vv. 248-55). E quando lo vede appresearsi desta la mogle ei fig per fuggire(w. 258-62). ‘Anche Leopardi, la note, i porta alle falde del vuleano e se- endo sl eflutoindurato» dela lava i vlge alle stelle: Seren in quest rive, the, delat, a bravo ‘ese tora, «per che onde, Seagate la mena ands ‘eae dal ao iammegiar ltl, tle onan fe speech, ATrmaze od scale in giro per lo vba sere bela il mond. io 138-66) Ma Ie stelle non sono pid «scintllanti sovranis, luei divine ‘che dispensano i tempo ai moriali, ma enodi quai di stelle» (v 176), che sembrano «nebbia »(v. 177), «un punto / di luce nebu- Joga (wv. 182-83), per quanto smisuratisiano di grandezza edi ‘numero: destnati anch'essial niente in cui tute le coe ritor- ‘Nella note, alla sentnella di Argo giunge la corsa dei fuochi acces via via sui picchi dellIda, del Macsto, del Citerone e infi- ne sul monte Aratneo. Ora il fuoeo si mostra sulla cima del Ve- ‘Ma per Eschild la corsa dei fuochi annientanti & sovrastata € sguidata da costellazioni divine, che salvano il mortale dall'ango- sciae gi consentono di sopportare il dolore. 7 pare Gat 4.esomLo Lzoranot Anche se all'intera cultura otcidentale sfugge la grandezea e i significa autentic del pensiero filosfico di Eschilo, Eschilo, per la prima volta nella storia del'Occidente, pensa in modo tsplicta che la veri 2 il rimedib del dolore — il «dolore» e la sveritd»,intesi nel signficato che il pensiero greco, sin dal suo inizio,assegna per la prima volta a queste due parole" Tnsieme a pochi altri, Eschilo apre il sentiero lungo il quale ‘cammina ormai tuta la Terra. Leopardi apre Pultimo tatto del sentiero: quello dove ci si al- lontana sempre pid da tuto eid che la tradizione dell’ Ocidente ‘ha costruito ungo il proprio cammino; ma dove, insieme, si rima- ne pit fedeli alla direzione originaria del sentiero — quello dove pit ci si allontana dalla «veritA» che i primi pensator grec, € ddunque anche Eschilo, portano alla luce; ma dove pit sirimane Fedeli al senso del «dolore» che, anche qui per Ia prima volta, & stato da es indicate. ultimo trato del cammino aperto dai Greci td della tec- nica. Leopardi @ il primo pensatore dell’ della tecnica e insie- ime @ i pensatore del compimento di questa eta. Non solo pensa. per la prima volta in modo esplicito, al'niio dellet della tecni- a; che Ia «vert» non pud essere il rimedio'del «dolore», ma pensa la condizione dell uomo quale dovra apparire al compi ‘mento del tenttivo di porre la scienzae la tecnica come rimedio™ del dolore», ‘Anche Leopardi ha avuto in sorte il mancato riconoscimento della grandeaza del suo pensiero flesfico. La sua precocta spe- culativa eguaglia quella di Schelling. Cero, rispetto ai Grec, ut i pensatori dell'Occidente — anche Schelling, Kant, Leopardi; an- che Galileo e Einstein — sono epigoni. Ma Leopardi @ il grande epigono che, mezzo secolo prima di Nietzsche, sta alla svolta che conduce fuer della tradizione della nostra civitd; non s limita ad csservare per primo il eurvarsi della strada il primo di caloro che produconollacurvatura evede dove esta conduce. i each, procedend da one tradacone dl Ore it aie ce apa nel ees Alcoa lero Ele ih 1963. 2B Me etseia S.auevovensoanpenres * Un legame essenziale unisce Leopardi ad Eschilo, anche se Leopardi, a sua volta ignora la grandezza filosofica di Eschilo: ‘non scorge che proprio Esch il primo a stabilie quell unione ai veritd¢ felicia, che per Leopardi il tratto comune di «poco ‘meno che tut i filsoflantichi e moderni»' — il tratto che gli appare come il loro errore fondamentale. Egi si contrappone ad Eschilo, inseguendo le grandi tracce che il Greco ha lasciato die- {ro di sé, in tuto il pensierofilosofio. Non vede chi le ha lasciate rede anz che 'infelcta a cui Bscilo si iferisce sia priva di ‘conformito somiglianza allinfeicta degli spettator:? «Gli antichi tragici non volleo altro che por sotto gli occhi e Vimmaginazione degli spetatori quasi un voleano ardente o altro tale terrible fenomeno o singolariti della natura, che niente ha a ‘che fare con quelli che lo riguardano [osia con gli spetatoril» (P 3485-86). Eppure il «volcano ardente» che Eschilo mostra agli spettatori il vuleano con cui tut gli uomini hanno a che fare: & il divenire del mondo. Elo stesso Leopardi, nel suo ulimo gran- de Canto il evoleano ardente> — il «formidabil monte / ster~ tor Vesevo» — che mette dinanzi agli cchi per mostrare la candizione dell'uomo, Vinfelicta con cui tutti hanno a che fae, ‘Compie cot lo stesso gesio degli antichi tragic, , come loro, non per separare, ma per identificare il dolore a eu si rivolge la poe- sia il dolore real de’ uome, + Dialog dé Timandr «di Beane, Opera acura Serio Soni, Ree ‘ode Rt Eton 956, Tome SE Disp pre. "Per are lfc al ieteratra dra po P3486, ‘Le Monnir, Fira, 930.98. EC ) 1, IL DIVENIRE, 1. BVRRNITA DEL DIVENIRE 1 Canto del gle sitvesine, dopo aver det che sg pare deifuniver ae infateabence sla mors, con salle dine eer mirhlese che Punter stesso, anche se» pre maverariflrse, ccotnuamente invechias, termina eon que- Se parce « Tempo verry che esto univero, cla natura medes- tea oarhspenta ae modo che gran eo ed iper Aimane fro maraviglios mt ce aro fost in lire fi, non rsa og ego faa ala; parimente dl mondo Sere dlninie cee alana lee enon tara pre un vs; ma un slenzio no, e una quit asc ta enpiranno lo spazoimmenso, Coll queso areano mire E spaventoto deleitenza universal, inna di see dich torino silegur perderas> Oper, p17) Lapardi anna con queste parle: «Questa ® concusione posca, non isan, Parlandofisofcamente, Vessenza che Fanon &comincnta oon ava mai fine» (pp. 67-78) ‘Gancusone pocicas significa, per Leopard, conlusione svagansindefinitay, biognos d eterminazine- La deter ‘cong iwoinaferma che Fvesitenza» che non mal inco- tmincta non ati maine Atle eiteneaszennaaltronde Tp ses pas ale del Cnt, quando pata dl «allenio mux dove dala squie altsima» che eempiranno To spazi ime 0 ‘menso»: sono i silenzio e la quiete relatviai suoni ai moti di {questo univers, giacché questo universo& stato preceduto e sard seguito da infiniti altri univers, L'cesitenza che non @ mai incominciata e non ayra mai fine @ il divenire infnito della natura, Ia enatura ognor verde» (La ‘ginesra, v.292).A differenca degli universi che, nonostante illo ‘ro ringiovanire a primavera, continuamente invecchiano® fino a perie, la natura é sempre verde, non c'é mai per essa un'ultima primavera. La «natura @ il citcola infnito dei circolifniti in ‘i ogni universo 0 mondo consiste ’ 2. ERACLITO LEOPARD! I frammento 30 di Eracito & contenuto negli Stromata di Clemente Alessandrino e, parzialmente, nel De animae procrea- ‘one di Plutarco — seittori che Leopardi conosce presto e a fon- doe che sono tra colaro che pi ci hanno tramandato di Eradlite, 1 frammento dice: «Il Adsmos, lo stesso per tut, nessuno degli dt lo fece né de- eli uomini, ma sempre era, ed ¢ sara Fuoco semprevivo, che con misura s'accende e con misura si spegne». In Clemente, che porta il frammento nella sua forma pitt ampia, il testo non dice ‘questo Aésmos», come Plutareo, ma appunto, in modo pit ade- rente al senso del frammento, «il Aésmors). Il kérmes, «fuoco semprevivo», ¢la physic (ela phjois ama celars», dice il fram- mento 123 di Eradlito);¢ «pkjsis»& tradotto dai latini con Ia pa rola «natura». La physis&Vesistenza del «fuoco semprevivo» che non ® mai incominciato ¢ non avra mai fine, e che si accende e si spegne * ‘Producend e dstruggendo mondi e cose, in un eieolo infinite — ‘che per la prima volta viene pensato da Anassimandro e che ‘mane al centro del pi antico pensiero greeo. L'aternanza infin ta di produzione e distruzione dei mondi — dellaccendersie d lo spegnersi de fuoco semprevivo — @ Peterno sopraggiungere. rnuovi mondi dopo la 1 dei veech, infinito rinverdire della natura, nw Laperies ct Leopard non conte In prima rata. dei frammeni Eracito,pableaa de Schlecriather nel 807, ma conse la mae parte eet del anh desogralhy su qual ha avr ‘ato Schiiermacher. (Oe a Clemente e Plutarc, Leopard co tosce Dngene Laer, Clerone, Senet, esa, Marea Ate ‘aio, Petri, Ses Empiricn Pollo, Apull, ‘Tertallano, Eratide Ponto, e conse Sita, Srabone, Galena, enorno, Macrobio, Gregorio Nazianzeno, Arnal, Columells, Galeno, Gel «Simmace, Clean, Cripp, Gaz, so, alt ncra). In generale consce gran parte del ey di qual Her- mann Dil € poi Walther Keane desumeranao 1 famment proweralide ‘Nels signet fondamenae la enatura» di Leopard ha ira een della phi: Molo pina di Nieto, Leo- ard a tornare pit anio penser de Gre 3. arenreTvocincurto+ Anche Puniverso in cui vive 'womo, come ognuno degli infi= nit univers, ® un ciclo, un «circuito> (fnito) di preduzione € distruzione. Nel Dialoge della Natura edi un Islandese, la Natu ra dice: «La vita di questo universo ¢ un perpetuo circuito di produ- zone ¢ distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ci scheduna serve continuamenteall’altra, ed alla conservazione del ‘mondo; il quale sempre che cessasse o 'una o Patra di loro, ver- rebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risuterebbe in suo ddanno se fose in lu cosa aleuna libera da patimento» (Opere, p.534). Ea Natura sta parlando innanzitutto di «ques universo», il cui circuito & «perpetuo» sino a che, per il suo continuo invec chiare, eso stesso perisce. Ma, implictamente, la Natura parla anche di se stessa come cireolo senza fine dei cieoli che finisoono — nel qual caso «quest'universo> non indica uno tra gl altri, ma lo «spazio immenso» da cui tuti sono prodot tutti sono distrutti (ein questo senso si pub alloraaccogliere Ia le- 2 ione di Plutarco del frammento 30 di Eraclto, Ia quale dice ap- punto «questo késmor>). Die che la «conservazione del mondo richiede il «perpetuo circuito di preduzione e distrusione» significa che cd che i on- serva bil divenire —e quind il «patimento>,il dolore. Il dive re 8 infatt il procesto in cui tolo tec’ produione di cose nuove ce distruzione di quelle vecchi, e solo se c® distruzione delle veethie &@ produzione delle nuove. ‘Se questo processo il divenire di uno degli infnief univers, Al acireuto» in cui esio consist & «perpetuor sino ache ess ses” $0, inveechiando, persee; se tale proceso @ invece il divenre del- Ja Natura sess, il ecireuito» in cui esto consist ¢allora avolu- tamente eperpetuo», ed @ «esistenza che mai non ® incomincia- ta [e che} non avra mai fine». 4. STRATONEE LEOPARDI Liecernita del divenire @ leterita della natura, cid della pists. La natura 2il«perpetuo cireuito di produzione e distru- ione». Arstoele interpreta la phir dei primi pensatori greci ‘come «materia», fle (Met., 983 6 93g). Riconvergendo verso i primi pensatori grec, Stratone di Lampsaco, dscepolo i Teofraso nel Peripat, concepisce quindl la physi come materia. Ma si tratta, appunto, della «materia a aristoelica, che diferisce da tute le determinazioni del ‘mondo e che peralio le costtuscee le sorregge: la physis @I'ser- sere» (ousia, dice Aristtele, Met, ibid., 9) «che permane al di sotion (hypomencise ibid, 9-10) di esse ed& «phsis sempre sal- var (phhyjsis aietsozoméne, ibid, 13). Sempre talva dal niente, a diferenza delle determnazion| del mondo, he vengono ute prodottee distrutte. Nel De natura deorum (I, 38), Cicerone rifersce che per Stratone «ogni forza divina risiede nella natura, che possiede le ‘cause del nascere, dl crescere e del venir meno, ma manca di ‘ogni senso e forma» (omnem vim divinam i natura sitam esse “eanse, quae cousas gignendi, augendi, minuendi habeatted ca- 3 Lepr Gri ' reat omni sensu et figura). La natura la forza’ ‘re distrugge le determinazioni del mondo (e quindi non & una determinazione), ‘Nel Frammento apocrifo di Straone di Lampsaco, Leopardi fa proprio il pensiero di Siratone, elo prolunga. Si trata della presenza, nel pensiero di Leopardi, della pid anticafilosofia gre- ‘a, raggiuntaattraverso Aristotele. Tin questo testo, Leopardi non dice che la materia 2 divina, sma le atfribuise il atto fondamentale del divino — eternit: ‘enjuno incominciamento ebbe, iota dire che ella per sua pro- pria forza ab eterno» (Opere, I, p. 619); «nin segno di caducita 1é di mortaltd si scuopre nella materia universalment, e per® riun sogno che ella sia cominciata, né che ad essere le bisognasse ‘pur le bisogni alcuna causa o forza fuori di sé» (iid); essa & sdurazione eterna (p. 620). Le «cose> 0 «creature» «materiali» «periscono tute ed han- no fine, cos come tute elberoincominciamento>: e sono i diver- Si modi di essere della materia», «caduchi e passeggeri», (p. 619). Costtuiscono il « mondo» e sono «formati> dalla materia, che cha in 2 per natura una o pi forze sue proprie,che Vagita- ‘noe muovono in diversissime guise continuamente» (bid). “Aristotle dice appunto che per «la maggior parte dei primi filoofi» Ia materia & «cid i cui tuti gli essenti sono [format] e da cui dapprima esi si generano e in cui da ultimo si corrompo- now (Met, 983 b 6-9), ed & il loro «elemento» (stockton) & «principio» (arch, ibid, 10-11). Gli eesseni» sono i «modi di sere della materia». 5, vevipeNza DEL vena In questo testo, Leopardi afferma inoltre che il divenire della materia & il contenuto del «vedere (p. 619), ossia una verith di ‘ci, per la sua evidenza, «noi siamo certi» (bid). «Dal vedere ‘che Ie cose materiali crescono ¢ diminuiscono ¢all'ltimo si dis- solvono>, si sconchiude» che ese, «non sono per sé né ab eterno» (id non & in forea di se stesse, «per sé», che esse sono; e, non es ea sendo ab eterno», exse sono precedute¢ segute dal loro non sere). Tale conchisione & un'sargomentazione: «noi siamo cer quella [argomentazione] essenvera» (ibid), perché,innanzituto, noi siamo ceri della verta della sua premessa: il dvenire delle ‘A partre dai Grec,e lungo tutta la storia dell Occidente, la fede nel divenre delle cose & considerata come Vevidenza origina- ria, Noi lo «vediamo», dice Leopardi; «noi siamo cert». I senso del divenire che per la prima volta, e una volta per ttt, i Greci portano alla luc il divenie come seaturite dal niente e ritorna- re dal niente. I gallo silvestre dice: «Pare che Pessere delle case abba per suo proprio ed nico abbietto{cio8 scopo] il mori [eil morte dellessere delle cose @ il loro annullari). Non potendo merire quel che non era, perei dal nulla scaturirono le cose che sono» (Opere, I, pp 615-16). Ma il contesto rende inequivocabile il sgnificato di quel sparere»:é50 indea il mostrars i c® che per POccidente& Te- \idenza orignaria: Ia ereazione e annientamento delle cose (cereature») 6. espazi INFINITO DELL ETERNITAs, MATERIA, FUOCO Sino a che Vannientamento (e la creazione) riguarda «le creature individu» e noni loro =generi» ¢ «specie», il mondo a cui tall creature appartengono permane; eis Vien meno € rienta quando anche quel «generi> e «specie» le loro «relazio- ni» vengono annientati (Oper, I, p- 620). Cos, sono predotiedistrutis infiniti mond nellospazio in- finito dela eternita» (bd), cob della materia, la quale &appun- too «spazio immenso» — come dice il gallo silvestre — che «un silensio nude e una quiet alissima, empieranno» quando la vi- ‘adel nostro universo «sara spenta» (Oper, I, p. 617) Lo spegnimento, peraliro, che si pud pensare dovuto al sepa- rarsie allntanarsi dele parti dal centro degli astri(Opere, I, pp. 621-22), ¢ anche V'nfiammarsi dei pianeti, che, dsgregati,prec- pitano nel sole e nelle alreselle. Ma questa congettura serve 20- ey Leper ess pratt arichiamare che il uo content eo alcuna comm acd Fomiglinne, bere oelfanimo qua foo; cod grea cave bare tht qual alfernarone dover lla fine queso presente mondo pari Ui fone (Frummento speci Salone di Lanpsoc, Epersls 022. “Anna planet ele stelle ele free terme dla materia produrranno esnieserann infin alt ond La race au. ‘ele del cmatralimos i Lear oo di materiale st tent, ma i piano peso det Gres, quale appre Sando lo guarda con gl oti i Aviat, Ma, trea ot Gree al sso grec del vive i pesiro di Leopard fag allesence che domina Vincero oiuppo dla cae del inealura dell Gccidente m. ILNULLA |. erurtoewuLta. Liafermazione della nuit delle cone compare malto presto negli seit di Leopardi: prima del 1820. Alla fine della pagina 72: dei Pensiert il testo indica Vessenziae: «Tuo & nulla al mondo, anche a mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma pid qanguillo, io stesso certamente in un'ara pid quieta conascerd la vanita ¢ Virragionevolezzg ¢ Vimmaginario. Misero me, @ vano, @un nulla anche quesio mio dolore, che in un cero tempo passerd ¢ sannullery lasciandomi in un, veto universal ein unindolena treble che mi fark incapace anche ai dalermi. Tuto las dtl sak sine» (P 2936) — i emodt ai exer, gl arent — sono nulla, Ma che sebso pub aver af fermazione che e cose esistenti sono nulla? Le seas sistent» proprio in quanto son cose sistent, non sono un nulla. ‘Lo scsso Leopard, in una riflesione del 10 luglio 1823, seri ve che este non possono essere «cose da nulla» (P2936) —un'e- spressione, questulima, cheno significa «cose senza importan- za», ma «case nulle». Il testo prosegue infttidicendo: «E. chi potrébe chiamare un nulla la miracolosa estupenda opera della natura, ¢ limmensa egualmente che artificiosissima macchina © role dei miondi, benché a noi per verted in sostanza mlla ser- vaPs (P2936-37). " : a7 : . Leper Get Eppure Leopardi afferma che «tutto nulla» — e tale af- ermaaione riorre continuamente ¢ in vari modi nelle sue pa- sine 2. INCHESENSOTUTTORNULLA 1 chiarimenio del senso di questa affermasione avviene, el «pensero» di pagina 72, attravers a iflessione sulla nulla di auellapariolare cosa esistente che @ la disperazione ei dolore: ‘vane, ¢ un mlla anche questo mio dolore, che in un ero tem po paserdes'anuller» La seconda parte i questa frase si presenta come una propo- sizione relativa, che sembraindicare una semplice,per quanta i levante¢ diffusa, propret del dolore (Go il suo passare ¢ an- nullarsi dopo un certo tempo, xin un certo tempo). Tutava, la proposizionerelativa esplica — giutfica, mativa — la prop one rina ina ere anche) il aoe & ul, La ase ice dunque vane, € un mlla anche il dolore, perché anch’eso, dopo un certo tempo pasa est annul Ti dolore e ogni cosa esistente sono nulla perché si annullan, Giot dventano nulla e, dventti null, sone lla. Le coe stenierano state etorneranno ad essere null; ma, in quest loro csserlo state ed esserlo in futur, rono nulla. «Tutto & nulla», perché tute si aula e «dal nulla scaturiscono le cose che sono > (Cantico det gato silvestre, Opere, I, pp. 613-16) «tuto», coe {util «mod essere» dela natura. Le ose existent sono nulla perché il divenire apartiene alla loro cstnza, ‘Raramente il pensiero oocidentale si porta ad wna trasparen- za eguagliabile a questo pass di Leopardi. Si rata della traspa ‘enza del linguaggio che esprime cid che per l'Occidente &Pevic denza suprema: Fesistenaa del divenire, cot dello seaturire dal nulla ede ritrnarv, da parte delle «cose existenti». Questa tra- sparenza estrema mostra la grandezza extrema del pensiero ‘Leopardi ey insieme, la fedelt estrema di questo pensiero all’ senza dell'Occidente. Che le «cose essen» (le «cose che sono) a siano nulla 2 Vevidenaa originaria, appunto perché & Vevidenza del divenire. 3. NON CONTRADDIZIONE AD AFFERMARE In quanto agli orchi del Occidente & evidenza originara, la nullitd delle cose esisteni (cio® del «realex, P99) non @ contrad- dizione — non appare, a quegli occhi, come contraddizione. ‘Nel grande tratato sulla saceta,cosituito dalle pagine serit- te tra i 25 e il 30 outobre 1823 (P 3773-3810), si dice che le ‘, e che egli presenta appunto come eid che, se fesse regato renderebe impossible il discorrere (ouk an efe ~. ligos, tenon esisteretbe discorso», Met., 1006 a 22-23), ¢ quindi come 8 che, se si vuole continuare a discorrere, impedisce di conside- rare la contraddizione come qualcosa di esistent. ‘La natura, per Leopardi, @ Vesistenza stesa, € quindi il ‘ragionamento assoluto «impedisce di supporre» che le «con- {raddizioni» esstano «nella natura. « Contraddizioni evident sime e formalissime» sono quelle che si mostrano esplicitamente ‘eformalmente come contraddizioni. ‘Per Leopardi — come per V'intero pensiero dell'Oxcidente — alfermare che le «cose existent» sono nulla non & una «contrad- dizione evidentissima e formalissima» — anai &Vevidenza origi- naria di cui non & possibile dubitare. «Nessuna cosa @ assoluta- mente necesaria, cit nono’ ragione assoluta perch’ella non posta non essere» (P 1341, corsivo mio) — ossia non possa essere tun nulla w * fo epee La cragione assoluta» & appunt il «ragionamento assoluto» da cui le «contraddizioni evidentissime e formalissime(..] sono escluse». Non esiste dunque una «ragione assoluta» — dice i e- sto — in base a cu si debba pensare che le ease non poston non essere. (B cio possibile — anzi &necessario — pensare che le co- Se possono non essere, cot essere niente.) L'affermazione che luna cosa pud non essere non &cioé una contraddizione. Non existe, dice appunto Kant (Dialettica trascendentale, L. If, cap. IIT, sez. quarta) alcun «conceto di una cosa che, se fosse negata con tutti suoi predicati [se cot se ne negasse I's senza}, si lascia dietro una contraddizionew;ossia impossible pensare che «il predicato dellesstenza non si possa negare senza ‘ontraddizione» (bi) Dire che ogni cosa pud non essere (prie ‘ma, dopo, invece di essere) significa dire appunto che ogni cosa pb essere inesistente, pub essere cioé un nulla. 4. usrouua DeLoceIDENTE I matvo peri quale aermazine che cose sno mula realeesend un nulla», P99) non per Leopard uns scored Gisioneeidenstima ¢Toomaliina,@she te oe sono ula perch soo sale omerannn od esr lasing ache sno east on sono nla (2 chi porte chamare un nll Ie cose, sine lant che ee sno?) sone ll ne loro passat nel lar taro Th penser dlPOccdenteridene non eer contadino: ze, pero no afferma che lc, itn che ce on (quan de ese son) sone llama affera cel oe Sono lla quan denon sno ancora e quando an sore i dei «modi di essere» della materia ("eesse: reo delle cose) non & «necesarios,onia®fondato sul nulla. E ‘ero che la materia dele cose precist ad esse ed 8 cera, ma la thatera bil «silencio nudo> ela «quiet altsima> dele cose: in «sta, fe cose, in quanto «modi di estere> non hanno voce né via: tece evita delle cose vengono crate dal nulla dale «forse» della materia. “Tal forse non agiaco in bate a un modell presistente — a Ailferenza del demiurgo platonic, che produce, mando guar- dando le idee, Quindis «modi di essere» (le cose) son 8 prodotti ale forze della materia, ma il principio de loro comteauto (ssa, 2 Ae ella loro modalita) & il nulla. Non agendo i alean mo- dello preesistent, quest forze non sono altro che il puro divenire della materia, il puro processo che crea e annulla le case (ele creature materiali», si dice appunto nel Frammento apocrifo di ‘Stratone di Lampsaco). I «silenzio nudo» e la «quite alts i nulla dele cose, cot lo «spazio immenso» e vuoto da cut il venire procede ein cu ritorna. Nel pensiero di Leopardi la cit ca alla dotrina di Platone sta al fondamento del'affermazione che tuto nulla e che le cose sono crete e annientate dalle forze della materia, "1 ILNULLA E IL DOLORE 1. LINNOCENZA DEL DIVENIRE 41. CPENSIFRO DI LEOPARD! COME FARADICMA DELUALTERAZIONE. DE. F10 ANTICO PENSIERO FILOSOFICO ‘Ma proprio il conceto che Ia materia ‘agisce senza modeli, producendo dal nulla tutte le cose (¢ tutte annientandole), deter- nina nel pensiero di Leopardi quella stssaalterazione del sige ficato originario del pit antico pensierofilosofico, che si ripresen- tera pid tardi nella filosofia contemporanea, in’ Nietzsche e s0- praitutto in Heidegger: Ia convinzione che il pit antico pensiero {reco intenda il divenire come «innocenza », dove tutio cd che ac= fade @ «senza perché». Il pensiero di Leopardi @ il paradigma di (questa interpretazione. Tfati, dire che «il primo principio delle cose @ il nulla» cequivale a dire che «un primo ed universale principio delle cose 0 zon esistené mai fu, 0, se esste oesisté, non lo possiamo in niun ‘modo conoscere, non avendo nai né potendo avere il menomo dato per giudicare delle cose avanti Ie cose e conoscerle al di la del pu- Fo fato reale» (P 1341-42). Il «puro fatto reale» non pud essere Feondotto ad una dimensione preesistente, che ne sia il «princi pis: Te cose sono un + puro fatto» senza perché: non si pud cono- Scere nulla delle cose, prima che si presenti il puro fatto della loro "Ma questo non 2 il senso che il pit antco pensiero greco at- tribuise alaccadere delle cose. Leopardi guarda a questo pen- ” Ait dere siero con gli ooci di Arisotele, ma opera anche una radicale i= dduzione di cid che tali occhi gli consentono di vedere — lo stesso tipo di riduzione poi compiuto da Nietziche e da Heidegger. Per i primi pensatori greci il Tutto @ un circolo di produzione e di struzione; ma non tutti punt del cieolo sono omogenei il creo- 1 incomincia da un punto privilegiato, che contiene originaria- ‘mente in sé ¢ in cu ritornano tut gli altri punti de circalo, «secondo necessta», come dicono Anassimandro ed Eraclito. 1 punto priviegiato del circlo & Verché, il principio di tate le cose del mondo — la physic. E Yarché il modello conforme- mente al quale tuto si genera e tutto i corrompe. L'essenza delle ‘cose precsiste nell’aché: in questo senso, il principio delle cose rnon & il nulla, ma, appunt, la dimensione in cui esse esistono originariamente. A’provenire dal nulla e a ritornarvi la singola- rit, Vindvidualita, 1a specifica dele cote, non la loro essenza Relativamente a quest'ultima, la conoscenaa delParché, consente ai «giudicare delle cose avanti le core e conoscerle al di a del pur +o fatto reale». Il platonismo sta alle origin del pensiero grec. 2. aremenesroseDIERACLTO Ma sono proprio i trati del platonismo che Leopardi (come poi Nietzsche e Heidegger) toglie dal volte del pid antico pensie- togreco Ses canellane que at il rammemo 52 Era to diventa Vndicazione inente del senso essenziale del Tao llframmentodiee “aién & un Fanciullo che si tastulla(paieén) € gicca cl ta voliere:ilregno di un fanciullo», Sel frammento viene latcato nel contest che autenticamen- te gi compete 'aién di cu esso parla pud essere specail tempo ‘in cui 'uomo non sa ascoltare la veritas che il suo @i exegno di un fanciullo»:ilframmento 70 chiama appunto «trasulli di bim- iv le «opinioni» — dosdsmata — degli uomini, ossia cid che ess ppensano quando non ascoltano la verita dl Légor. Ma tutto cam- bia se, nella cancllazione de platonismo delle origin, si intende Vain del frammento 52 come Vessere stesso, nella sia totalita, . “ inne ee eaia come Vacadiment sto del Tuto, uind si ten che Tan nom indice che per Eracto i tempo dla non vert, vuln sess verde esacre Th queso seco fan, Vaccadimeno di tite le cove dl rondo € un fanculo che goa, Un fancillo che goa cl wvo- reso spe, om apn un mda ci dispone i pez sul tavalire,dsacendo ogni vet le com Einacont che eg va va via frmando utleando in sempre ‘uove cmbinasionii peed ui gl dspone peri su gee. ‘a piss la «natura ognor verdes) che prodcee estroge le cove del mondo un fanulo che ios al avolee rego di un fanillo, Le ombinazin! ee ea forma sus tavoliere soto | mond. Non appena lia oonigurato ba configura Te Gove che ex onengono,aempiend propio capri dia {lspencealriment lvoe le part che ess ha dso (Ivece i done peal sl tava, Tanillo po serie di use ¢ alte oe bel gener per inalzarecotrutont che atomigiano Some palaz atterrandole non append le ha compiute econ fuel material conruendone di uve) BuuneraNcnuionwrrtos Leopardi pud aver intravist il frammento 52 di Eraclt,leg- gent il Pandang di Cement Alesanio, dove ig dt fanciullo @ deuo «divinos (I, 5), 0 pub addirittura aver lito le Refutationes di Ippolito (IX, 9,4, che riportano inegralmente il fSrammento. T versi 154-172 della Palinodia lo rispecchiano co- ‘munque nel modo pid chiaro — rispecchiano, appunto, il volto che esso assume quando ne siano cancellat i eattidel‘platoni- ‘mmo, Suonano cos! Quale un fanciullo, con: A foglolni ea fuse, in forma ‘0d tempioo di torre od palazzo, ‘un edifici rinalza;e come prima fornitoil mira, ad atterrarlo veto, 0 | ata dre perch li ses lui fuse e fog per noo lavoro son di mene fon natura ogni opra sua, quantungue ako arco cintemplat, non prima ‘ede perf, cha isfrlaimprende, Te par scat dispensando alte E tndarno a preservarsesteso of alo dal gin reo In a agin gl chien tternament, i mortal seme acorre mile vidi oprandoin mile puse Con dova man! che, oa fore in ont, Ia hatura crude, fancalla nit, il sue capri ademple senza oss dinruggend formand® si rasta, va pari congne a Faldia nel 1835, un anno meta, quas alla ine dla via ate che principio di tat ecome 2 mula wen orate Prien darant esta te del 1821; mat due test sono exenialmente sala perché Solon quanti peincpio delle coe il lla i ereho ele produc le dstge € un € {fat I loro relazione il ov co-esitre(ofntema);oaia non 2 epistme, non #la solonth i «giudiare delle cove avanti le co- Sete di sconoscerle ad a del puro fatto reales (P 1341-42), Prima eindipendentemente dal eostuiesii tale ato, Tn ogni sua forma, ana o moderna, epi-siéme sata sopra» Vaccadimento de prt fates precede, pre Senso imi table el eterno al quale ogn fatto deve adeguari conosce incon {toverdbilmenteFerenza delle cove prima che ese producano ‘emaniferno,anticpa il divenire” . Leopardi non usa quai tai la parla cpistime, ma ifia, conoe «dannosisszn al Yerom Tamar di sistema, dove «i parti- i essi partiolari, dalla quale il sistema ‘dovea derivare ed a cui doveva esso accomedarsi Allora le cose si travisano, i rapport si sognano, si considerano i particalari in quell'aspetto solo che favorisce il sistema, insomma le cose ser= Oe ES, Legge ca, Adelphi, 1979, 3 ‘ono al sistema e non il sistema alle ense, come dovretb'esere (P 948), LL'samor di sistema 2 Vessenza stata dellepistime, Negare ‘hei «particolari» debbano «accomodarsi»(adeguarsi) al sistema «prima della considerazione di esi», cit prima del loro effettivo ranifetari, significa negare che si posta «giudicare delle cose ‘vent le cose, ‘Non pudcsistere una veriti incontrovertible che preceda 'e- sperienza, la quale & esperienza del divenire: proprio perché le ‘cose provengono dal nulla, non @ possibile giudicare delle cose avant le cose. B il tema specific ¢ fondamentale che sara svilup- ‘pato da tuta la flosfia contemporanea e che Leopardi porta per primo alla luce. Le cose che noi conosciamo formano certamente un esiste- ‘mas, perché Ia loro conoscenza non ? un insieme di «verita parti- colar staceate ¢ indipendenti Puna dallaltra» (P 946) — € Leopardi considera posiivamente, nei grandi pensatori moderni (Ga Caresio a Kant, da Locke a Rousseau), la volont di cestrui= re un sistema (ibid), Tutavia il rifiuo di «giudicare delle cose avant le cose» & negazione non solo della forma antica, ma anche ella forma moderna dellepistéme. Si tratta del rifiuto di ogni veri assoluta, immutable, eterna, definitiva. Le cose che cono- stiamo formano un sistema, ma esse possono ¢ sarebbero potute non essere, i loro principio €il null, la loro produzionee distrue ione i « gioco» arbitrario della natura, Il vuleano de La gine- stra Virmagine di questo gioco. « Ignara dell womo, dei tempi, ei regni, che vengono e vanno, «sta natura ognor verde» . 2s LORO COMPLEMENTARIETA Le «miserie extreme dello stato mortale» (Palinadia, 182-83, Opere, p. 140) provengono dal gio» della natura, di cui uomo tena invano di difendersi (ibid, ve. 165-207). La natura Eecrudele» (ibid, v. 170). Colpiace anche gl animal (anh esi sono distri dal vulcano); lononostante gh animali poston es- sere felic: «senza grandin€ singoarie vivi pacer, ma con una 7 Dobe ana dd le felicia e contentezea sempre, pid nieno, uguale e temperata» (P 536) — quella flict che precede lacoscenca ein cui anche I'uo- ‘mo pud trovarsi quando vive enel/°ordine naturale», come gli animali ‘Ma proprio perché I'sordine naturale» @ ordine, V'sordine naturale» non @ la «natura» in quanto «materia» che precede e i distingue da ogni ordine, eategoria, determinazione; eordine naturale» non @la «natura» come «spazio infnito della eter te, edurazione eterna della materia, gioco del fanciulloinvitto, ‘phi da cui provengono tuti gli ordinamenti che incominciano fed hanno fine, e quindi anche I'«ordine naturale del «sistema delle cose che noi conosciamo Tniaialmente, Leopardi usa la parola «natura» per indicare Veordine naturale» del mondo in exi I'uomo vive. (La pagina $6 ei Pensiert, dove compare Vespressione «ordine naturales, & probabilmente del 1819.) Inizialmente, Leopardi pensa la «natu- as in questo tens, ossia come la configurazione della vita che precede il pensiero (una precedenza dunque diversa da quella ella materia rispetto agli ordinamenti che essa produce) e della {quale Rousseau pud dire (la sua alfermazione & citata appunto alla pagina 56 dei Pensiers)che «tout horame qui pense est un {tre cor-"rompu» Successivamente, Leopardi pensa che il mondo in eui l'uome vive @ solo uno degi infiniti mondi che nascono e muciono,creati ceannientati dal «gioco» della «naturas, La «natura» che gioca & al di fuori di ogni cordine» e di ogni «sistema: sia perché goa, tla perché il suo gioco @ eterno, mentre ogni ordine (quindi anche eordine naturale» del mondo in ei vive Puomo) incomincia e fi ‘Tuttavia Leopardi non shbandona (come generalmente si ri- tiene) il suo modo iniziale di concepire Ia natura per Sostenerne ‘uno diverso, ma inscrive il senso, che inizialmente ha per lui la natura, in un senso pid ampio; oglie cioé a quel senso iniziale la pretesa di esprimere la forma originaria della totalita delVesere, ima insieme conserva quel senso allinterno del senso pid ampio ¢ > pit originaria: ‘Quando nel luglio 1821 Leopardi srive che il principio dl lecase, e di Dio stesso, il nulla (P 1341) quello sviluppo si & 55 8A compiut, Tutte le cose e Dio stesso sono «giocati» dalla ‘natura, cio’ dalle «forge eterne della materia» del divenire le forge che «agitano» continuamente Jo xspazio infinite dell’ teenth, Tute le cose e Dio stesso sono creat dal nullaeannien- tal, Giacehé lo stesso rapporto tale cose e Dio (i rapporo sulla cuibase attrbuiamo a Dio in «somo grado tuto cid che m0 ge dichiamo peresione», P 1342) si castituse sltanto nel esstema delle ose che nol eonesciama, vale a dire in uno slo de sistem possbill»(P 1542) che seturscono dal niente vi itornano, ‘Quando invece — nel grande gruppo di «pensier» del 1820, dove Leopard si confroma ol eristanesimo e non & ancora com= pars il conceto, peraltro abbandonata pochi msi dopo, che Dio laytotait del porbile ela forza capace di produrre infiniti rmondi possi (P 1619-25, 3 seuembre 1821) — si dee che «la natura lo seso che Dio» (P 393), law natura» @intesa non o> te principio i ogni mondo possibile, ma come la forma origina- Fa in queso senso come la radi il principio dell’sordinena- {urale» quindi come eid che in seguit apparea Leopard come il principio di uno solo (i nostro) de sister posi. Paersino elle pagine dei Pensieri del 3 seuembre dl 1821, nelle quali Leopard ritene che non sia necesario abbandonare Ta concezioneeriniana di Dio (vio non credo che le mie oxserva- oni circa la flit ogni assole debbano distruggereFidea di Dio», P1619; «cost resta in pied uta la regione», P 1621), Taffermanine della posit (ch di posit si ata) di un «Essere onnipotente» che «sussste da € ab eterno» reste pur Sempre unita alla tesi che enulla & assluco né quindi necessa- rion, scché quell’Esscre pub sussintere «ab eterno», «bench, ausolutamente parlando, non sia necesario» (P 1620). “Anche Dio, «assolutamente parlando», non énecesario it pud.non essere, pub esere niente, sete potutorimanere nien- te: «Tsomma, il principio delle cose, edi Dio stesso, i nulla Giaeché nessna cosa ¢ dunque nemmeno Dio] ®asslutamente necessaria,coé non vt rapione assluta, perch'lla‘non possa non essere» (P1341, 18 lug 1821. 56 Del err ale 3. mLapietego.orbacina 7 Anche se sondine naturale» pud dstrgere la vt, in tale dine pu ester vita flice.In eo, le distusion! sone =divr- din accidental, ma non sostanziali in natura» ibid), Ma no} ‘non siamo piii «capaci di questa felicita da che abbiamo conesciu- toil vo dele core ele illusion ei nent di questi sess pincer natural, del che non dovevame neppur sospetare: "Tout homme Gi pense ex un re eorrompu’ ice t Rousseau, enol samo BA all> (P56). Riportamo qui per intro il «pensiero» di pagina 56 (stso probabilmente nel 1819), che ha unimporana deckiva nella Eluppe del pensiero di Leopard ‘Com’ costansssimoe indivi iit di ut gl exer la cra df eonservare la propria exstenza, cos! non & dibbio che ‘quail compimento dk questa non sia Peserne cotento,¢ Yor daria o non soddisfartene non sia un principio contredattorn it ‘quale non pub stare in natura ello meno in quellesere il al «costantissimo eindivisbile stint ai ttt gl essere: wla cura di conservare la propria exstenza» (id), a volont di salvarsi dal niente. Il eompimento» di ‘ale cura evoloma& Fesere «conten» della propria esstenaa (ibid) La wsoomtentezzadelsistenzas, prodatia dal pensiero, 2 quindi «un principio conradditori, il quale non pub stare in natura» (bid), Leaomo che pensa ioe un essere contraddittorio, che ‘non pub stare in natura» Lespressione «in natura» unise in sé Mantca espresione dela fiesta medievae, in rerum natura, e Vindicaione dello ‘stato» (corde -wstato naturale») che precede il pesiero. 1a ‘rerum natura — cee nella dimension che compete alle cose in ‘Quanto realmente esitenti — non pub esstere un esere una rer 6 contraddittoria. Un essere che pensa «non pud stare in natura, ‘on pud esistere. Ma essere che pensa — ed 2 infelice — esiste; ¢ 'uomo. ‘Lruomo & un essere contraddittorio. Luomo & un essere cost scontento della propria esstenza che «giunge a troncarla volonta- amente> (ibid) 2.14 008A sCORROTTA TOTALMENTE® Se ese contradditorio este, ese altra part il principio 4 non eantradizione non pub essere negato (il principio stesso della nostra ragione.. impedise di suppare [le eontradizio~ ni nella natura», P3784), e dungue essere contraddttorio non Ub sister, si deve ammattere ce, nel'uomo, la natura va ine tonto a una corrizione totale. « Ogi uomo che penta & un esse- rece si 8 corrtto». Vuomo forma una dimensine che & divers dalla natura rerum e dove sla natura alterata> (P 56) Nel'vomo «tana a scontentezzadel’sstenca, che non so- lo si oppone alstinto della conservazione di lei, ma giunge a troncarla volontariamente, cosa diametralmente contara al co- stume dict li all ese e che non pad stare in natura se non ‘orrota totalmente» (id), Lespresione «corota totalmente» Siriferisce «cosas, Ma la «cosa» la escontenezza dll enza», in quanto cata giunge a woncare volontariamente esi- senza. Questa «cosa» @ una eosa — res —~ conradattora,per- ché 2 un estere¢, insieme, @ la negazione delfessere. E quindi ton pud essere in rerum natura (enon pud stare in natura») sca pud quindiesistere come «cosa. corotta totalmente» (re corsmpu) in ea «la natura alerata>. ‘Ma per quanto aerata, Ia natura, in quella «cosa», perma ze: nella «cosa» umana si apre la dimensione dove impossible “existe. L'vomo @ Vesstenca dellimpessibile. Al di ai «tutti gli Slt esti», este un essere in eal principio di non contradi- Zone & negate, Linteno di non negare i principio di non con- traddisione conduce il pensiero di Leopardi ad aflermare che a ini it princi nn crane Puomo @la dimersione limitata dell’esere, nella quale il prinei- pio di non contraddizione restanegato 3. LANBGAZIONE DEL PRINCIIO DINON CONTRADDIZIONE 1 coneto di scorruzione ella natura» modo in cui Leo par alferma implicamene in questo periodo, quanto poi dirk ‘esplicitamente: che I'uomo (¢ anzi ogni vivente) é il luogo reale in all principio di non contraddicone rea nego ef einai {dente e fal», Cinque ani dopo, in un contest pid ampio,par- in della «contraddiione evdente¢ innegatile nelPordne dll cone endl modo deferens, coaradiiionexparenteile; xa fen pe men vera mero rede da non ptr a pga ‘re, s¢ non negando (giusta il mio sistema) ogni verita o falsita as- toluta, e rinanziand in cero mado ance al principio di cogni- Zone on pte idem smal eve et non ese» (P4129, 56 aprile 1825). Qui contest &pid‘ampio, perch oi iferisce alFinfelic- {0 i cog anmale» — Ia senabili delvivente exendo una an ticipaione di quella sensi totalmente dipiegta cin cata che il pensero, "Ancora pl epic la iflesione del 3 giugno 1824, dove si alfcrma ce ori istered cove dela eistenaa univer faler pub core spigato solo dicendo che sono fnsufcenti ed anche fal non sol la estensone, la porta ele free, ma pi tipi sess fondamental della nostra ragione. Pr esmpi quel rin, etrpato il quale cade oga! nostro dicaro e apna Trento ed ogni meta proposiione, cla fac intend poterne fare e concepire dei veri, dico quel principio Non pud una cosa’ insieme essere e non essere, pare [ciot si mostra] assolutamente {alto quando si consderino le conraddizionipalpabili che sono ‘in natura» (P 4099). L’«essere [I’esistere] effettivamente, ¢ il non peter alcan modo exer elie» (id) &appunto la pit «palpa- Biles dele contraddison che esistono in natura» 4, UAPPERMUAZIONE DELLIMMORTALITA FER EVITARE LA NEGAZIONE Ma prima di giungere alla critica del prinepio i non con- traddisione — eampiuta quasi neg sts anni in cui Hegel i= Awe slesenza di tale principio —, Leopardi averatentato sia pre per un tempo brevissimo, unvalra va di scita dalla con- {raddisione in ut Yuomo consist: una via usta che non fini- sce col rbaire la conraddizione, alfermando Psesisienza» delia ‘contraddsione all interno della dimension della vita (sevidente fontraddizione della natura», P4100), ma tenta di tgliere la ‘contraddsione astegnando all'womo un canteso pit ampio di quellodelavitatemporale. Che il desiderio di esstere © i esere flic sia un istnto snaturale» che non pud essere smentito dalla morte e che quindi implica «Vimmortalid dll'anima» & un argomentolargamente alfuso nella cultura flosfiea tradiionale. Ma per Leopardi Veinnaturale non & semplicemente uno stato diverso da quello. naturale, ma 2 i contadditors, e Vesistere ed essere inflict (sconce delsistenaa») appuntoqualeoss di contradditoro. Gif nella pagina 40 dei Pensieré (un testo che dunque rsale probabimente al 1819) si dice che «ripugna alle leggi che si os- fervano seguitecostanemente in tute le opee della natura chev Sun animale, questi pid perfewo di tut, ana il padrone di tutti gh altri di questo intro glebo, il quale racchiuda in se tna sostansile inflict e una specie di contradizine olla nia clsenza.¢ una contradizione formal col desdero di esistere ingenit in ui come in tut gli snimali,anaiproporziontamente ae eco 2 Ta questo paso le «legi> seguit eastantemente» non sono sempicemente la generalta del fatto che le eesti. sono felci o quasi» (iid), la quale generaliarichiede che anche Puomo sia {lice. La legge fondamentale della natura che non pub essere ‘ontraddizione nella natura. B sul fondamento di questa legge ‘he anche Tvome deve essere felce — visto che Vinfeica dele sista @contraddisione: (Le «leggi che si osservano seguteco- Santemente in tutte le oper della natura» sono appuntoV'ade- {guazione della natura a quella legge fondamentale) 66 inhi princi d non conrad Ma se lo «spazio temporale» (ibid) in cui Yuomo &infelice fosse lo spazi totale dell'uomo, la contraddizione essterebbe nel- Ta natura. Dunque lo «spazio temporale» @inscrtto in uno spa- Zio pid ampio, dove Puomo riesce ad essere felice,€ cok dove la Sua esistenzaottiene il suo «compimentos (ibid). L'impossbilita 4 accetare la econtraddizione formale» «dimostra che la nostra ‘sistenza non &finita dentro questo spazio temporale come quella dei brut» (iid). «Una delle grandi prove delimmortalitadel- anima &» appunto «la inflicia delluomo paragonato alle be- ‘tie che sono flii o quasi flici» (ibid). E prima ancora, alla pagina 29 aveva deto: « Tuto 2 0 pud cexsercontento di se stesso, eccetto Tome, il che mosira che la sua fxstenza non ai limita a questo mondo, come quella dellaltreco- se. Quando ome @ disperat, si uccide. « L'uciders delluo- ‘mo una gran prova della sua imimortalit» (P40) 5. tA NPOAZIONE LIMITATA DEL FRINCIFIODINOX CONTRADDIZIONE Sullinfelicta come «prova della nostra immortalith» Leo- pardi ritorna anche nella pagina 44. Ma gia le pagine 50-51 par- lano del «dolore» che sorge dal passare delle cose, ¢ paragonano i passato alla «profonda quiete ¢ al silenzio della notte» (che preparano il «silenzio nudo» ela «quiet atissima» del Cantico el gallo silvestre). E dicono che'il pit solido piacere di questa vita é il piacer vano delle ilusioni». Vano,cio® null. Sta aff rando il tema della nullita di tutte le cose, € quindi anche del Nella stessa pagina 51 2 indicata Yalternativa essenziale: ‘«Pod mai stare che i non esisere sia assolutamente meglio ad un ‘essere che esistere? Ora tol aocadrebbe appuntoall'uomo senza ‘una vita futura». Ormal il cammino irreversible: tuto ¢ vano, nullo, perché tuto pass, si annienta nella «profonda quiete ¢si- lenzio della notte»; quindi non existe «vita futura; quind Pinfe= lictd delluomo & insuperable (lo «spazio temporale» @ il suo spazio totale); quindi per «un essere & assolutamente meglio non esistere che esistere. Proprio perché V'nfelictd & determinata dalla visione del null, sarebbe stato meglio per I'vomo rimanere “ Mite nulla, come dice il Sileno, ¢ non essendo questo ormai pid poss bile, il meglio @ritomare al pit presto nel nulla (a meno che la {forza con eu viene peneato cid che 2 meglio per Puomo non trat- tenga ancora per un poco nell’essere — cf. eap. VII). TL suicidio non @ pit «una gran prova dellimmortalita, ma della contraddivtoriet dell’ omo. La pagina 56 dei Pensier, dice appunto che V'nflicita del Paomo, prodota dal peasiero, un «principio contraddittorio; i quale non pud stare in natura». Ma ora la contraddittrieta del- Paomo non &toltaaffermando che lo «spazio temporale » non @ lo spazio totale dell'uomo, e cot che 'anima 2 immortale:V'nflici 1? prodotta dal pensiero, che ennosce i vo delle cose ele illu- sionte il niente». Il pensiero non & qualeosa di immortal, ma @ VPoechio che vede la morte di tutte le cose. La contraddizione non 2 toltaaffermando Vimmorslit& del pensiero, ma é allontaniata, affermando che il pensiero (homme qui pense) — e Vinfelicita che eseo produce — 2 un «essere che si &corroto ¢ in cui ela natura @ alterata». La contraddizione eorrompe la natura, ma riesce egualmente ad esistere. Altera la natura, nel senso che fapre una dimensione dove limpossbile esiste. ILtentativo di salvare il principio di non contraddizioneaffer- ‘mando V'immorcalith dell’anima, si consuma in un tempo brevis simo efallisee perché si fa innanai in tutta la sua forza, il princ- pio che tuto si annienta ed esce dal niente. Il pensiero che pensa II divenire delle cose tra il niente e il niente #la everith» ed 2 il nucleo che resise alla contraddizione — @ la fede fondamentale dell‘Occidente —; e tutavia questo nucleo richiede che la con traddizione prenda piede ed abbia real in quella dimensione i miata dell’ssere che 8 costituitadall'uomo. La fede nel divenire e nella nientia delle cose — la fede che appare ase stessa come verti — richiede la limitazione e la ne- {gazione del principio di non contraddizione; ma tale implicazione @ awertta, nel pensiero di Leopardi, come un sintomo non della ‘deboleaza ma della forza e della insopprimibilta di tale fede. ri NATURA E RAGIONE, 1. LA«SAVIEZZA» DELLA NATURA 1. IWWATURALITA DEL PENSIERO E CONTRADDIZIONE Ma solo nel 1824 i Pensierirenderanno esplicita la «falsta» del principio divnon contraddizione. Nel frattempo, il caratere ‘rinnaturale> del pensiero si presenta come qualeosa che tenta di ‘onvivere con T'affermazione assoluia del principio di non con- twaddizione. ‘Della nullitd delle cose, svelata dal pensiero, «noi nen dove- ‘vamo neppur sospettare» (P 56). Per non dare vita a un «prinei~ pio contraddittorio» che «non pud stare in natura», ci per non ‘orrompere la propria natura 'uomo non avrebbe dovuto sapere. ‘Sapendo, il sue essere diventa una contraddizione cio® una «cosa ‘he non pud stare in natura se non corotta totalmente » ibid.) Ge dunque un secondo modo di stare in natura, che & appunto quello di essere come natura «corrotta totalmente, ossia come ‘contraddizione. Bil modo di essere del pensiro e della civil. Tl fon sapere evita la contraddizione-corruzione. 2. LeILLUSIONE» EVITA LA CONTRADDIZIONE, {LA NATURA COME VOLONTA DIESSERE do Yuomo esce dallo stato ferino e diventa costienza, Villusione» della coscienza 2 la condizione fondamentale per tare che 'uomo sia contraddizione e natura corrtia. Appunto oo Nar reine Eset tin ng ai het clam dap en eg eras mn tam le naa dao rebbe la piil misera e barbara cosa». Miseria € barbarie sono gli rc en Ee oan ag Ls rn oe Yee, fara eae ates ae eat sere let ep is sear ram pane ca uae lam, oo el seine dene cat puma deal pene Sette ane noes erase eg ens i deat eg erate torn, Par cede are eae tae gd Esiste ¢ vive (i due termini, insieme a «essere», qui sono si- once asm os coe mm ‘se stessa. eee ate (ciot morte), perché solo provvisoria- sean la Gu Perl em ae ; 23. RIPRESA LE ILLUSION! EVITANO LA «DISCORDANZA ASSOLUTAs ‘LA -SAVIEZZA» DELLA NATURALTNNATURALITA DEL, FENSTERO «Bssere, morte, sono termini contradditori» (did). It pen- seroma aml delaenatras — cod delewere, dls. stenza, dell vita delle cose — e quindi preduce Vinfelicita coe il Aesiderio di morire, produce un essere che &insieme morte. 0 Ma un «grandis desiderios 2 forea e potenaa della vo- Joh (oe dla via) anche quando ® (a prin esendo ucla de poe 8) quinidellepra da ei dominata(equeia testa ey P 56), Tale manera & ela sola nena emia e uta lo Invera» (103) Non pi prota dalton, Perea le cote non hanno né pro neopets te ane eee Stanans, senza sleuna=penest»esral n'a eine n Ragone pais appunto, nel modo pid compivio, quel «pensiero» che nell'womo ‘orrompe la natura ¢ la rende contradditora, « Lugubre cogni lone» (P 103), «funesta e universal: & conoscenza inflice «¢ tuttavia la sola vera, La verith & vedere «dapperttt il nulla e il ‘oto, ela vanita delle cure umane e dei desieri e delle speranze ai tute le illusioni inereni alla vita, per modo che senza esse ron vita» (bid). Spesso, dice il reso, si passa «di salto» dalla prima alla terza maniera di vedere le cose, «senza toccare la se- fonda» (ibid). Cio’ Leopardi considera qui la poesia — gli ‘oomini di genio ¢ sensibili» — come separata dalla Filosofia. Ma dopo pochi mesi sari preprio il tema del «genio» a portare alla Luce Ia loro unit 2, LUNITA DIVERITAEPELICITAE LA FEDENEL DIVENIRE Diventa invece completamente esplicito, in questo pensiero del gennaio 1820 (Leopardi ha 21 anni) il tema della dissociazio- re di veritae felicia. Si tratta del ema (poi largamentesviluppa- toda Leopardi) che & conseguenza necessaria del tema della nul- Tit di tut gli extent e in cui per la prima volta il pensiero occ dentale oltepassa consay te litera tradizione dll'Occi- dent, per la quale la verit@ il fondamento della felicia 'Exchilo, per la prima volta nel pensiero occidentale, pensa che la verit (nel significao essenaiale che questa parola assume agli inizi del pensero filosofico — la veri come epistéme) & il ‘rimedio» al dolore’ La veitd i rimedio al dolore, perché mo- tera incontrovertibilmente che la sostanza di tutti gli essenti @ tterna, «sempre salva» dal niente (Aristotele, Metaph. 9836 13). I divenire (lo sporgere dal niente e il rtornarvi) travolge sota togli aspeti accidental e individual degli essent. La sua impre- vediblita riguarda accidental. In questo modo, il divenire del- TFessente, che peraltro & per il pensiero greco l'sevidenza» origi- naria e incontrovertible, diventa un fenomeno marginale: nella 2B Ma I'sevidenza» del divenire (la fede in tale «evidenza») reagisce alla propria emarginazione e vanificazione e distrugge cid che la vanifica ed emargina — distrugge ogni eterno ed ogni immutable della tradizione occidentale! 1 pensiero di Leopardi si trova all'nizo di questa distruzio- nee insieme la porta 2 compimento — in modo anche pit radica- le delle forme di dstruzione degli immutabilicosruite dal pen- sero contemporaneo, Nel pensiero di Leopardi la fede nell+evi- denza» del divenire diventa, per la prima volta nella storia del~ VOccident, radicalmentefedele ase stessa, perehé distrugge ra- dicalmente ogni immutable osia tutto cid che emargina e vani- fica il divenire. La fede nell'sevidenza- del divenie acquista una intensitd che non aveva mai avuto: con estrema potenzatestimo- nia cid che per essa € la visbilith pura, la luce piena dove appare ‘che Fannientamento non distrugge (e la ereazione non produce) semplicemente gli aspetti accidental individuali, ma la sostan- 2a siessa lintera consistenza dellessente, Testimonia il nulla verissimo e certissimo delle cose» (P 103). 3. .vrissia razzie Ma se la verita cevidente» 21a nullita degli esent ela prov- visorieta dl loro emengere dal niente, @ inevitable che la cono- scenza della verita produca Pinfelictdestrema, La sragiones, in ‘ul appare la verita del divenie, & «incapace di farci non dico fe- liei ma meno infelici» (ibid). Invece di condurre Duomo alla ssaviezea> (ossa a eid che sembra interamente consistere =nel- V'uso intero della ragione-, cio’ nell'usare interamente la ragio- ne), la ragione lo rende »pazzo assolutamente». La =saviezea che possa giovare in questa vita... [2] pid vicina alla natura che alla ragione» (P 104); giacché la «saviezza»&Villusone, che di- stoglie lo sguardo dalla verta. «La ragione pura e senza mesco- lanza» con cid che distrae dalla ragione e la fa dimenticare & ‘Ot, BS, Gli eit’ del tempo, cit; Lege e ca, it; La flash foc ae u Ragone epi fot msi per su aura ante neces pe SOG TO SH Sosa nel comers cel enti ‘tonne ese le, oi ranean dp ogee deo anaes Sr Ser qa em sor Suen tubby feds ql cen camo Taco fh Hos daoatine una dmencane,Ingulet ota. torn al ragone = 10) ef aaron dla Tene mena sasaki 20 eee ia he omenton vee: Malo et Sires lanes evra pss lid) 1m, LE FORME STORICHE DEL DOLORE, part sconce ch «i pete fle pd thon on leietatepte me tam, Oper Ip 66) Sulahee dpe oe echelon ieee aces (isSipre prin ora qual eee lore enn Dlg os cha as ae fea prt tae capt t ca vec # cmcainene eergeco fees weenie quello ontlogio il pensiero che ancora ignore leno stebuito is oot grea la seater getie eee iti uta a ee a pnd esr pone gulch pane lnvrth cee sen ee Fora alten (2°69) lo saerene tail ee antes quello moderno. a Sere ce pine non enh dag anh come ener amet dt nr nD metal, nor oo fae Fuso in quien ta aie en [ee seadotanenes = apres 2 ect nthe tc $640), cps Tame in aro Hele aaa oe ‘ial eta on eas PTD Le hed eae salts qui sata, prima dl sprenoe «come male ‘eatismanca aprenden, ea et lara ton nse 76 Lefora rice aire gli antchi, non & «un sognos (ibid), reale. Proprio per questo il dolore che edsi effetivamente patiscono (calamita, ingiust tmalattie) & «un dolore senza medicina» (ibid.: colpisce lin yo, non Vessenza dell'vomo, ¢ quind, rispeto allessenza, ¢ac- cédentae e, come accidental, immedicabile. 2, rwPeLicrTA ACCIDENTALE EINFELICITA SOSTANZIALE. ‘Ma peril pensiero greco, a partire da Eschilo, Yessenza ela sosianza dell'uomo non & colpita dal dolore perché essa & vera mente eterna; mentre individual e Vacidentale& copito da un dolore che & «senza medicina » perché 2 Vindividuale e l'acciden- tale ad essere travolto getato el niente. I! rapporto tra Pinfeli- itd accidentale degl: atichi) ¢ V'nfeicth sostanziale (dei mo- derni) rispecthia il rapport tra il divenire accdentale (degli an- tichi)e il divenire sstanziale (dei modern. La felicia sostan- ziale degli antichi si fonda sulleternitd del sostanza o essenza del Tuto, I « pensiero» delle pagine 76-79, dove appunto viene rilevata| la edifferenza» trail dolore anticoe quello moderno, si trova tra le riflessioni di pagina 56 (clr. 1, u, 3) e quelle delle pagine 102-04 (cfr. IU, 1, 4), nelle quali compare il tema che il «pensie to» produce infect (e dunque «questa nostra etd» 2 etd del- infect) e che quindi la «ragione a differenza di quanto cre- deil sapere tradizionale,¢incapace di rendere feicio meno infe- ‘appunto perché essa @conoscenza del «nulla verissimo © certisimo delle cose», Prima di «questa nostra et la ragione pub essere il fondamento della felicia, perché la veriti non & il bulla delle cose, ma eterita della loro essenza ‘Tn questa prospettiva, allora, si deve dire che il dolore antco ron & dato semplicemente dalla sua individualita accidental © “senza medicina» (@ che eso 2 un dolore «disperato»), ma dal- Fincapacia del individuo di rendersi conto che il suo &, appunt, dolore individuale e accidentale rspetto alla sua essenza fice % dato dallincapacisd delindividuo di essere filosofo ¢ di com- ” Nore ereine prendere che I'annientamento travolge la sua individualita¢ aci- ‘dentalita, non la sua essenza eterna. Nalle pagine 76-79 il rapporco tra inflict accidentale ei feliita sostanziale rispecchia il rapport tea divenie accidentale € divenire sostanziale, ma non sfruta esplictamente, nella deter- minazione della differenza tra dolore antco e dolore moderno, tema che daltra parte va preparandosi nelle pagine 56.¢ 102-04 3. CONFERMA: ALLA RADICE DELLA BIFFERENZA TRA 11 26 marzo 1820 Leopardi scrive comungue che «una delle ‘gran cagioni del cangiamento nella natura del dlore antio mes- 50 [in rapporto] col modern, @ilerstianesimo, che ha solenne- ‘mente dichiaraa e stbiita, © per oo dice ativata, la massima della certa infelicta ¢ nullita della vita umana» (P 105). Nel di- cembre 1820 Leopardi ritornera ampiamente sul problema del Fapporto col crstianesimo; ma intanto @ chiaro che alla radice ella differenca ira il dolore antio e il dolore modemo sta la ne- fazione, negli antichi,e I'affermazione, nei moderni (guidati dal cristianesimo) della «cera infeictde nullitd dela vita umana Solo che, in quesultimo test, «gli antichi» sono Vantica smitologia 8 che Ia negazione antica della nulita delle cose non @ considerata nella forma che esta assumé in quanto «ragio- ‘ne umana» (P 103) — quella ragione che, nel pensiero greco, pone I'ternith dea sostanza essenziale del ‘Tutto e quindi si po- ‘ne come fondamento della «saviezza» (ibid) e della felicia —, ma nella forma che tale negazione astume nel mito, dove la vita appare agli antchi come «cosa degna delle loro cure, visto che «li stessi Da, seoondo la loo mitologia, sinteressavano sl gran- ddemente alle cose umane per se stsse ¢ non ip relazione ad un avenire, erano animati dalle sesse passion’ nostre, serctavano particolarmente le nosre stesse ati (la musica, la poesia ec), € ‘nsomma si occupavano intieramente delle stese case di eui noi i ‘cccupiamo> (P 105). Iv ESISTENZA E POESIA 1, LAVOLONTA DI ESSERE «La natura delle cote porta implica] .. che niente sia eter- noe (P 166). Tale natura &Vesistenza delle cose. I! nulla él fon~ damento dellesistensa. Tutto cd che existe sarebbe potuto non tsistre, Alla sua radice esistenza é liber assluta "Anche quando identifica la natura e Dio, Leopardi intende Dio come potenzainfinitae infinitamentelibera ci come asso- Tut assenza di limite nel proceaso in cui le cose vengono alles stenza sorgendo dal niente — quel’assenza assoluta di limite che invece non & possibile con Taffermazione platonica delle forme fterne e imamutabil, modeliassoluti di tutte le cose. L’sistenza delle cose & senza perché. Ma da che existono, le cose che conosciamo formano un sordine naturale» (P 56), la natura si realizza come «sistema», il-esisema della natura» (P 53, 181 e passim; in P 51 si parla el «sistema della natura umana»), dove i «fenomeni> sono ‘ conseguenca .. derivata necessariamente» dai principii (P 181). [La necessith 2 ipotetica, dipende dalla pura fattualit dllesi- sere. [Lesistenza stesa 2 il principio del «sistema della natura» delle cose (bid). L’sesistenza» implica necessariamente '«amo- te delPesisienza~ — ciot amor proprio», la volonta di esstere (in P 3813 dir} appunto che un essere che non sia velona di a1 ae pte stere & qualeosa di contraddittrio) —; amore dellesistenza plica a sua volta, nei viventi «amore del piacere; e quest'ul- timo implica, nell'domo,V'eamore dellinfinito» (P 182). 2, RSISTENZA WUOLESE STESSA Liannientamento ¢ la nullitd dellesistenza ® angosciante € gettanellinfelicit perché Pesistenza vuole se stessa. Se non vo- esse se stessa, se fosse «separata dal suo volere, non si angosce- rebbe del proprio annientamento e della propria nulla, Gia in P 182 Leopardi rileva la contraddittoretd di quella separazione, anche se ne ammette la possblita al di fuori della «nostra ma- niera di concepire le cose» (cid del «sistema delle cose che cono- sciamo>): «1a nostra maniera di eoncepir le cose appena ci per- ‘mete d'intendere come una osa che 2 non ami di essere, parendo che il contrario di questo amore sarebbe come una contraddizione collesistenza > (P 182). In quanto Peamore dellesstenza & amore «della conserva~ ione di lei [coe dllesistenza]e di se stesso» (P 182) Tesistenza ron solo volonta di esistere, ma volontd di volere, «amor pro- prio», cioé, appunto, amore dellamore, Gia quest rferimento a 562 un movimento cicolare infinite. Pud essere troncato solo dal- Pannientamento del'sistenza: «solamente termina con la vita» (P 165). Lresstenza vuole se stesa non fino a un certo punto, ma ‘lire ogni limite, Non pone un fimite al suo volersi, ma si vuole ilimjtatament, infinitamente. E perché Pesistenza 2 un volersi infinito che essa @ angoscia infinita per Vannientamento infinite ¢ Vinfinita nullita di suo Gd che esa tenta di trattenere presso di sé. 2 una conseguenza immediata dell’ mor proprio, perché chi si ama naturalmente &determinato a de- 2 . Lava dere Siderars i bene, che 2 tut7uno col piacere, a volrs piutosto in tno stato di godimento che in uno Sato indifferent 0 penso, a woere il megtio dell'sstenza, cht Veistenza piacevole, invece el peggi o del mediocre» (P 182) Tiepiacere» — cot il sbenes, cit la wfelicta» (P 166) & ‘tutte le cose che Tuomo desdera (P 178): tte le ease deside= ‘ate, in quanto desderate. Tutte le cose desiderate sono la seta sistenza in quanto voluta. Il desderio del piacere «aon ba limi tes: @una tendenza eingenitao congenitacllesistenza» ¢«ter- sina con la vita» (P 165). ‘Voleno se ses, Vesistenza si vuole infntament;e piché IU pacer esistenza sess in quanto voluta,sistena dsidera {afinitament il piacere Desidrareinfinitamente il piacere & de~ Siderio del piacere ifinito, «desidero del piacere» (ibid), ‘quind &insoddlafarone per ogni piacere provato ‘gai piacere provato (come ogni essente) & finite, ecirco= serio» «per durata» e »perestensione» (P 165-67). In ogni Pacer ttenuto apparel mllit del «piacere astra eilimita- fo» che Pesistenzadesdera. «Seni un vuoto nellanima » (bid) esstenza sete nel piacere che essa prova edi nulla deine rito che essa vuol essere. Rispeto al «esideroillmitatow, il piae Gere otemsto non & «una picela ma. una somma inferiorith al desiderio» (P 166-67) e la «somma inferior» & la nulith di ‘quel desiderio. Appunto per quexo «tutti piaceridebbonoesse- emis di dispiacere»(P 167). 4-tuFonpanenro BELA“ANOOSCIA U desdrio del piacere che & o stesso voles delfesistenza —osia a essa vont di potena) il fondamento si deo acl paragrafo precedente, delfangoatia per la uli dele cove EE anges i «dolerssy non ® sao «raiocinia» (P 108), ma ssenimento >. Allniio della pagina 165 x dice appunto che i desiderio del piacere il fondament, la wcagione da ul «pro- viene il sentiment dela mullite le ose ‘Ora, Pangoscia la dsperaione per la nl delle cose si B Erinn pons preducono solo eon la conorenza di tale nllit (cio col «pensi- fos, laeragione» la filsfia). Tale conosoeza il fondamen- to autentio dell'angoscia. Ma ale conoscenza produce angosria © Aisperazine solo perché chi conoee Ia nulit dele cose, e dune ‘que la propria mullita,¢Pesistenza, cid il voler essere, il voler essere sali dal niente St che, in queso diverso senso, la volont Aiesisere@ il fondamento, cot Ia condzione della produziene elfangosca Il voleresistere, in quanto tale, non produce Ia conoscenza della verith (Go la concienza della nlite sere). Tale cono- Scena &infat il fondamento del sft dell'esistenza; e quid il toler esistere non pob predurre il rifiuodelesistenza produzione saree la realizzazione dl «principio cantradditto- Flos, esia della contraddttorieta che non pub easere qualoza di reale — «non pud stare in natura», P 56) Il voler essere, in «quanto tale (Got in quanto «natura») produc, all'oppost,I=il- Isione», ostia la «distruzione> elas dimenticanza> della versa (P 104). Batra parte & solo perch esistenza&voont di esi- stere di essere salva dal nulla che la conoscenaa della nullita deesistente produce a disperazine eangosia 1a volont i esistere &ecagione» del «sentimento della nul- liad tute le eose» (P 165), perch Vesstenza, pur non produ= endo la conoscenza dela verthe angoscia,dventa il oggetio dela conoscenza e dell angosca, in seguitoaliruzione in essa della coscenza, del peniero, della ragione — Virruzioe che la salteras ela rende eeorrota totalmente» (P 56). T senso in ei la volona di sister (+amor proprio») fonda (@ ecagione») i sentimento della nulla dellxsere & dunque die ‘vers dal sens in cui la conoscenza della veri fonda tle sen mento. u, LA FELICIA IMPOSSIBILE, 1. LAPELICTTAE LiMMenciNantas Poiché &infiito, il desiderio del piacere & il fondamento an- che dell’ Ierel cov col nel immagine, dala quale evra la speranza le ilusion e.» (ibid). Lesistenza otiene la propria ingfinicanellimmaginari; , poiché la felicita & «soddisfazione» (P 4191-92, 4477), ossia dottenere id che a ian pene ‘come «la flict umana non possa consstere se non nella imma- ginazione e nelle illusion» (P 167). 2. «tA FELICTTABIMPOSSIILE- (443 492.447 Aldi fuori dellimmaginazione e delVillusione «la feicta& di sua natura impossible in un ente che ami se ses, sopra ogni cosa. Un amor di se steso che non pud cesare e che non ha li- ‘it, ¢ incompatbile cola contentezza, calla soddsfazione. Qua- lunque sia il bene di cui goda un vivene, gli desiderera sempre tun ben maggiore, perché il suo amor proprio non cesserd,e per- ché quel bene, per grande che sia, sari sempre limitato,eil suo amor proprio non pub aver limite. Per amabile che sia il vostro Stato, voi amerete voi stesto pid che esso stato, quindi voi deside- rerete uno stato migliore. Quindi non sarete mai content, mai in ‘uno stato di soddisfazione, i perfetto amore del vostro modo di cessere, di perfetta compiacenza di sso. Quindi non sarete mai non pete esser felice (30 agosto 1826, Bologna), né in questo mondo, né in un altro» (P4192). cdo TE il 30 marzo 1829 Leopardi scrive: «la felcitd si pud onni- namente definire ¢ far consistere nella contentezza del proprio stato: perché qualunque massimo grado di ben essere, del quale i vivente non fosse soddistatt, non sarebbe flicit, né vero ben es- sere; e viceversa, qualunque minimo grado di bene, del quale il vivente fosse pago, sarebbe uno stato perfettamente conveniente alla sua natura, ¢felice. Ora la contentezza del proprio moto di tesere ¢ incompatbile con 'amor proprio, come ho dimostrato; perche il vivente si desidera sempre per necesita un esser miglo- fe, un maggior grado di bene. Ecco come la felicta 2 impossible in natura, ¢ per natura sua» (P4477, corsivo mio). ‘La congruenza con i «pensieri» 165-83, di nove anni prima, 2 piena (c Leopardi ne 2 pienamente contapevoe: la contentezz2, scrive nel 1828, 8 incompatible con Pamer proprio, «come ho di- ‘mostrato», P4477), Lait inpsie 3. La.surmmionrTA.peots arent 1 crimediow(P 193) alangosca ea dolore non & dungue I conoscenza della verti ma Timmaginazioe © Tilasione, «La Superior degli antic sopra t moder’ in ordne alia feliie (168) deriva dal loro ignerare La veri ot lanl dele co- se. «La conizone del vero, cit dei limite definizon elle cove il conoseena della Fnteza dele cose), creoserive immagine. one» (i); magi anti, come gh igoran | fancul con- Siderano immaginario come verte qundi, quand oi solevano alla rifssion floss, devono port a vert come rimedi al- Tangoscia al dolore. Peres infnto@ rele quindi anche i pincer, «sehbene neanche gli antehi Ii trovatero infiniti», ricewono alla Toro ‘immaginazone un'estensione qua ilimitatas ei wom Yona seontent della ain genere» (cori mi). “Anche in quesepagine li ante sono ft mod di vivere © i pensare (nan fist e eso che precedono « questa no- stra etd, consapevole dela nit del exenti, Inet sla tain geere»& Tavita come gener, coe come esenza,sostanza delle cose la quale, pert primi pensatr grec ® sempre salvar dal niet ed infiita—~ ese ne pd quind esere content Nella aia sapienza del Grey a contenteza dela vita in senere»corrsponde cio llcacidentalit» del dolore, oni alla paca del egenere> di ibrar ald sopra del divenire «del do- lore — si che piacere a ean'eensone qua limitata lasea for di sé solani piacere acidentale dei gi indvidu por sono restar pri quando sono coli dai dolor acdentall Trateggiameno, si deo, che viene per ia prima volta alla luce con Excl. tut, LA POESTA 1-vuvensrro Ma, appunto, quando si conosce la verit, sconosciuta agit antici, si comprende che Vinfinito ® immaginario, non reale. I reale finito, mostra ben presto i propri limit edelude. Nallimmaginazione, Pinginito 2 visto «da lontano» — i tie~ ne lontano dalla fect dai ben, dai piacer fini, che, essendo reali, sono sempre in qualche modo vicini, quindi percepibil quindi deludents ‘Tenendosi lontano dal deludente, apparendo all'sanima» (che Vesistenza animata, viva, che si vuole) come «ignoto»,cioé come qualcosa «ch’ella non pud abbracciare» (P 170), Tnfinito non delude, Pignoto appare «pit bello del noto» e quindi é prefe- rito anche dalla poesia, che, insieme al cuore (P 170, 442) 8 lit forma pid alta dellimmaginazione edellllusione (ibid). 2 NULLAELAOESIA Nel pensiero di Leopardi "implicazione esenziale di poesia, senatura» (volonta di esistere) ¢ illusione & costantemente affer- ‘mata; ma non rimane identica la portata delVllusione poetica. O anche: la portata delVillusione poetica @diversa a seconda che la a apenas poesia sia eoncepita come separata o come unita alla filosofia. Ne Laginestra, la poesia € unita alla filsofia, In questi penser del luglio 1820, la poesia @consideraa invec nella sua separazione dalla flosotia — e a poesia sess di Leopardi in questo periodo, tende a mantenersi separata dalla ragione filosofica. In questa separazione, équindi innanzitutto il contenuto della poesia ad es- sere illusone. I! contenuto& Vinfnito; e Finfinto & Vimmagina- rio, illusorio, ‘Ma infinito& anche le forma poetical modo in cui il conte- nto vien deto, a forza »(P 136) del dire poetic, che slleva al Ai sopra della fntezza delesstenza e delle forme razionali del dire. Quando la poesia di Leopardi assumer& come content la ‘erit, clot La ullitadelleser, il suo eantenuto non sar Vinfinito, Vllusoro e "immaginario,etuttvia Vinfinito, ¢ dun- que Vllusion, continuera ad essere la forma del dire poetco. ‘Linfinia della forma del dre poetico@il punto pid alto al quale Vesistenza dell'uomo pud giungere nel suo tentatvo di sllevarsi Al di sopra del nulla I nulla a peria sono i termini esenzialt dela dialetticadelleistenza, che sta per presentars epensieri> delle pagine 213-17 (agosto 1820), sull'nsop- primi dll'llusione, sono uno dei primi passi decisvi in «questa direzione. Ma gia P 136, del 24 giugno, che considerere- ‘mo qui avant (§ 5) vi si era incamminato. Ma nei «pensieri» del rmese precedente (P 165-82 sono del 12-23 luglio) la poesia & con- siderata ancora nella sua separazione dalla filosofiae dalla verie 18, e quindi come il die in cui non solo la forma, ma anche il contenuto@ilusorio, perché &infinito 3. toe PeNSTER MI FINGO.+ Le forze della poesia «immergono lanima [e V'anima «s'an- ‘nega in un abisso di penseriindeterminat, de’ quali non sa ve- dere il fondo né i eontorni» e appunto per questo este «sano cos dolei» (P 170) sina fon cul tra questa immensit s'annega lp fl naufeagarm’ doe in questo mare» Lsabisso» deindeterminato e dellifinito — che «non esi- ste nel reale, ma solo nellimmaginazione; € le illusion sole ce lo possono rappresentare» (bid_) — spinge anche al rifiuto di tutto {8 che limita il sentir, si che «Ianima .. vedendo la bella natu- ra, ama che Vocchio si spazi quanto @ possbile» (ibid). E se a volte esa «desidera una vedutaristrettae confinata in certi modi, ‘come nelle stuazioni romantiches (P 171), @perché la ristrettez- 1a dello spazio abbracciato dal’ occhio sollecitaI'anima a immagi nnare quello che esta non vede — e che «quell'abero, quella sie- pe, quella tore gli asconde» (bid.) — ead errare «in uno spa- 2 immaginario» e infinito, dave «i figura cose che non potreb- bee se lo sguardo non fete limitato da quell’'albero, quella tore, quella sepe ‘e questa sepe che da tanta parte 4ellultimo orizaante il guarde exclude ~~ interminati spazi di da quella sovrumani files, e profondissima quiete i nel penser mi fingo Cinfiito, 2.7) Gia questi spaaie slenzi e quiete sono qualeosa che Pimma- ‘ginazione si «finge». Questa terea persona del verbo «fingere» fompare al verso 79 dellastesura iniziale di Alla primavera, 0 dell favole antche e, come lo stesso Leopardi annota (Opere, I, pp. 213), significa «forma», «foggia». In genere si ritiene che {questo sia anche il sgnifcato del «mi fingo del verso 7 de L’in- finite. Ma il «pensiero» che «forma» e «foggia» @ Vimmagina- ‘ione — il pensiero che vede la verita (la nullith delle cose) non ‘forma e non «foggia», ossia non produce il proprio contenuto, mma lo scorge —, € limmaginazione & illusione, © dunque fin- ‘Tuttavia, Vannotazione di Leopardi al «finge» di Alla pri- mavera riguarda anche, ¢ in modo essenziae, il «mi fingo» de Liinfinito eopratatto per 6 che Vannotazioneesclude implicita- - 0 Lapeeis mente: che il fingere»sigifchiedissimulares,«ingannares € . Queso dire, in cui parla illusione, rimane all interno di cess; che illusion, rivolgendos a s,s vede come «pesiero», ‘ma non pud vedersi come pensiero che dissimul, inganna,illude 4. vinriNtToELAOESIA Se. difficile non sentir nel «mi fingow il senso dellimmagi- nare— seco efingeren, qui il eoggiare il «formare>, mma él foggaree formare in cai innanaitutt consise Vimmagi- nare —, agi ech dellusione il proprio immaginare non pd apparre come legato alllusione alla finzione. Il «pensero> che oltrepasta la iepe ¢ irmmagina (si «finge») spaz,slenz, {quiet Infinit (che tut insieme sono I's infinito silensio») prean- Shunda anzi erapecthia cid che anche quest ido presenta co- tela stuazione autenticae come la veri il rapporo eon Vine nto eterno; oma preannuncia e rispechia il -pensero» che lerepasa i finite «s'annega nell'simmensti del'eterna>, Clot fa naufragio nel «mare> dell'infinito (la non eternita essendo propria det finite). E comeil vento Senza questa vor vo cmparand,¢ ni wen Teter, Clemore Ragin ela presente vias ell awn dle ott 97 reps 1 due punti dopo «. L'sinfinito si Tenzio» si fa innanai (ossia gia esso viene, «mi sovvien») ¢, lungi dal! essere finzione,& comparabile alla voc del vento. Ela eomparazione — il rapporto dove entrambi i comparatt anno sullostesio piano, sl che Puno (Vnfinito silencio) non pud ‘essere illusorio e'altr (la voce del vento) reat — siallarga in- finitamente perché & 'nfinito stesso che viene innanzi nel «pen- sero» («...€ mi sovvien V'eterno») — Vinfinito e il suo rapporto cal fnito che muore. E proprio perché 2 Tinfinito a invadere il ‘pensiero», il «pensiero» ne & cicondato, esi fa dolce naufragio, iiventa eso stesso «un abisso di pensiei indeterminati» (P 170). 5. LAURA DI PROSPERITAL Lillusione mostra, nlVidilio, la doloezza del dissolversi del finito nelinfinito; rende accessibile il godimento dell'nfinite € dalleterno. ‘Appunto per questo, «la poesia malinconica ¢ sentimentale 2 tun respira dell’ anima» (P 136). «La malinconia i sentimentale rmoderno ec, pereid appunto sono cos) dol, perché immergono anima jn un abisso di pensiri indeterminat; de” quali non sa vedere il fondo né i contorni» (P 170). Questa riflessione sulla poesia possibile perché, stando nella verita, si mantiene al fort delillusione poetca, vedeV'lluione come illusione. Dialtra parte, eimmaginazione> ¢ la «sensbilita malinconi cea» hanno «forza (P 136) — il erespiro delVanima» non 2 fat ‘coro —, solo se existe «un'aura di prosperith » e un «vigor da ‘mo che non pub stare senza un erepuscolo, un raggio, un barlume i allegrezza (ibid). La «malinconia», che il sentimento mo- demo, deriva dalla verita (P 109), & presentimento della verita, 2 Lepoon {quindi si muove in direzione opposta a quella del «dimentican- 2a del vero, dalla quale sola pub nascere allegrezza> (ibid). La ‘malinconia, come tale, non & eun respro dell'anima> e non & ‘edolce», ma nella «poesia malinconica»I'anima respira perché Vimmaginazione «ha forza e ha forza la sessasensbilitamalin- conica che non si lastia risuechiare dal nulla (cio dalla verita da ‘ui la malinconia proviene),e se guarda verso di esso («le morte stagion») guarda con «forza» e in «un’aura di prosperitd» econ ‘cun vigor d’animo che non pud stare senza un crepuscolo, un ‘agaio, un barlume di allegrezza». ‘Ma é gia implicito in questo discorso che lo stesso pensierofi- losofico, che non &dimenticanza, ma conoscenza della vit, pud avere quell«aura di prosperitA> quel «igor d'animo» — quel crepuscolo, raggio, barlume di allegrezza — che gli consente di ‘essere il pensiero del nulla (cf. § 2). v LA.«COSA PIU SPIRITUALE» ELA «COSA PIU MATERIALE> 1. LINFINITA MATERIALE, Licanima umana» @ edesidetio infinito» (P 166) e quindi sdesiderio delV'infinito» (P 171). Ma tutto questo non ha pid nulla a che vedere con la prospettiva degli erittorireligios ‘ (P 181). Tutte le ‘ose si annientano, sono nulla; quindi gli slanci dell'uomo verso TTinfinito e eterno (+e mi sowvien V'eterno») «appartengono ve- ramente alle illusion» (sid). La natura impedisce la «fatale e sensible evidenzay della ‘ull edellsnnientamento degli essen distrac dalla «sensibile ce palpobile .. vanith dele core», allontana dalla cerczza e dal sentimento vivo della nullitA delle cose» (P 140-41) — e in que- sto senso la natura ¢ «misericordiosa» (ibid, «gran miserior- dias della natura, P 167) —; etutavia Pevidenza sensible e pal- pabil, la certezzae il entimento vivo del niente e dellannienta- ‘mento della «vita coe evidentemente nulla» (P 141) sono ineli- ‘minabli. L'evidenza del divenie, cot della finitezza dell'essere, ineliminabile €quingi il desiderio deni sione @ilcongiungimento del finito all'infnito eall’eterno ¢ Vim- ‘mortalita di una vita futura, ” Lax i pints an pirates 2. LMINFINTTAMATERIALE: ELA:MATERIA® Linfinied della inlinazione deluome al pacer {quind lp sto desidero infnto delfinfinita)® uninfnita materiale» (P'179), «Materale» significa che esse anche nel ebrativs ma Dolch Famer del placere» @ veonseguenaa lnunediata e neces fia» delfamor proprior, clot dela woot con cl esitenza ‘uote re stesa (Got vuole fa propria seonserazione»e sauss- Senza P 167, 182), 'samar del piaceres non esis solo nelluo- ‘mo e nel brat, ma in og existente. St che tre che amor del Dacere cuvifinit materiale» sigufica che esa preven in forma diversa, in tutto id che existe Licser «materia» ¢tnnanaituto Pesser ei che &pretene in tutto quel che este. Quindi «il nome di materia abbracia tito Guelo che cade o pub cadee sto | nose seni tute quello che Tot conosco, e che noi posiamo conoscee e concepire» (P 4207) Il termine smateriay indica qui la ult, lafintezza il diver, fa precariet, inflici di ato cid che este — eq Gila vlonta dellesistenza di savarsi dl nulla. Lo sspisor, pertant,¢Isiiente che pretend di pari ald sopra dl questa ondiionedesitenza in quanto tale. La rade dello sprituae lismo il platonismo (ft. ad es. P 1613-19): tert delle dee 2 appuntail mantener al di fori eal di sopra del diveize del tonto, idea ®laradice dello sprit, ‘Leser materia, da parte delle core, i loro ester nulla © aquindi él voer non easel Ia matriacosttulsce la slit del ‘talido nulla sia perehé& il modo in cl le ose permangono prowisoriamente nllesisenz, sa prché€lavlonta di non es fer nulla (L’amer proprio, i oer se teat, € amore «della pro- ria conervasione nersaro alla susistenea delle cose>, P16? = pecesario ob alloro mantenes al fuori del niente). 23, SINTIMENTO DELLA NULLITA E AMOR PROPRIO Tepensiero» 179-80 appunto che la «cosa pid materiale 2 Veamor proprio e della propria 98 efit male conservazione». L'amor proprio, la volont di essere e di volere, Aefnise la parola «materia» ‘Ma questo testo dice anche che il sentimento della nullita delle cose — che si sviluppa can il «progresso della filosfia», clot con la cognizione .. della vanita delle cose e della infeicita tumana» (P78), e che quindi& «un senimento non naturale nel= Puomo» (P 179), come, © a maggior ragione, ¢«innaturale» la + cogniione della nostra miseria» (P 79) — @ «una conseguenza immediaia e necessaria .. della cixa pitt materiale che sia negli csserivivent, cot dllamor proprio e della propria conservazio- ne, di quella cosa che abbiamo affato comune coi bruie che, per quanto pessiamo comprendere, pud parer propria in certo modo ai tutte le cose esstenti» (P 180) 4.uvtesropiprees Quill testo, non facile, dice che «quel sentimento» @ «conse- ‘guenaa immediata.e necestaria»dell'amor proprio. Si tratta del *sentimento della nulliti delle cose», menzionato nel testo alcune righe prima. Inoltre, il testo sesso rinvia alle pagine 106-07 “B oppetun averlo dna integralment: inf del inna wom i piacere & uni materiale, e non sene pod dedur mula i ‘rand odinfnto i aor e'anima sata, pn quello ches pose a a Sore dei brut nei qual nature cena lo sesame nll seo gra, ‘reno conseguena inmedata¢ ocean dell sor prope cme spies uc set. Quid! alls pb dedure im queso pareslre dalla nconsone suse alent e dl eniment dla null delle cove; sentmeio non ‘atrale nella, che perc non nova nelle beste, come neanehe nell we ‘no primiiva, ef @ ato da Srertane aiden ches natura non vies. El dese dl pare endo ura congue dela pont ies Pr, pera oo infinite ecmpapno inseparable el eistena cose l pene, tam {Spabserireadinasaela spiralis mana qa a Demare. Ans nile come quel sentiment che pares pris luna Bit priate dt'anio noo (ll p. T0607), ta una comcgecne nme ‘lata oeraat cl ona coniione preen,dela cov pt materi che a eg ener vient delPamor prep e ela propria conserione, ‘ella cont ce alamo aflao comune eo bru e che, per Quast Posse % Lec ia spinal pi matrils che, senza possi sentiment Tnolie, il gruppo di pensieri delle pagine 165-83 si apre con Vaffermazione della dipendenza di tale sentiment dall'amor pro- prio («il sentimento della nullitd di tute le case. proviene da luna cagione semplicissima, ¢ pid materiale che spirituale», 165, cit V'amor di piacere che &«conseguenza immediatadells- mor proprio», P 182); e il passo di pagina 180, ponendo «quel sentimento» come «conseguenza immediata e necessria» dell’2- ‘mor proprio, rbadisce appunte la dipendenza di tale sentimento dallamar proprio, ltd di equivoce, si riferiscono appunto a tale 5. INCHESENS0 1. SENTIMENT DEL NULLA scONSEOUENZA Ma proprio in quest righe a die che tale semtimento non & cu ein et pul il oon naturale nl wo, P19). Quind eso non pb sere sense: fueron mmediata €neseeardel'anor proprio, nllo sesso ‘Src incl amor dl pare una consegencammedata fc near del'amor propos (P 182) enn dia dipen- Aenea di quel sentiment dlamor proprio & divers dal so dela dipendenas delTamor de piaere dall'amor propo. sen. Siento lanl inetd deli vita droge fs ese ‘amprendere, pu parer propria in cero md drut le cose sistent Cer ‘mente on Cla wens amar re es amor el via. Quo pills ‘ld cheba immaginarone nora eonepre sn er nin, ‘he anna nen pos Baracarecagone yrs prea iin eine Quan: {edi a questa acl la quae ¢indendente dia inciaznge a pace, ¢ av in ati ela satus dl dare oon dared [tno roe (ue aot al desde infinite — 9nclinaione infin pace —, che non? “atlases ed¢ ncesuranent conse aleatensa, ma ll maginaon, ‘he concep Finite el pincee ifn: anche ve pl nanan Shane ome deaderiodel'innta ~ camoredeinfisiay,P 182 ~ psa eure Senza immaginavione, gic asc quanto pea prvare in fore dela ‘stra grandezn Io et me creda cela ata Pia posta inn sla mee pr la esta felt temporale, cheno pteva sare senza gut fi: 2" mere che questa acl grandis hel fancl, rs, gare afar ec quindcongetroe mi parben vrai, ce eis anche nel 100 Lif arile stenza¢ quindiconrasta la volont delxstenza di sopravivere (osia contastaVaror propria). E, in quanto contrastane Psi- Stenaa non pub essere prodoto desta, cot nome @ dell'amor proprio: quando nulsordine naturale» irompe il senimento (el pensiero) del Ila (¢Titrusione€cconto natura», Got inderivabl dll ) — che la «sostanza>, cit il soggetto the wconcepisce» € «esperimenta® il sentimento della nullitd del- la materia, non ® materia e quindi non & sottoposto all'annienta- ‘mento, non oppresso dalla nullitd della materia, 2. a pestmento DELLINFINTTO NON CONSENTE DI AFFERMARE. A SPIRITUALITA DELLANIMA, ‘Come appare dal « pensiero> delle pagine 179-61 (edallinte- ro gruppo delle pagine 165483) questa «sostanza» & «anima ‘mana. Ma, si vist, queste pagine mostrano come « quel sen- timentor — il sentimento della nullita delle cose —, «che pare a prima giunt [ioe a prima vista) la cosa pid spiritual dell’snima hostra (vedi p. 106-07), sia una conseguenza immediata e neces- ‘aria, nella nostra condizione presente (dove tale sentimento ha fatto irruzione nell'sordine naturale», della cosa pitt materiale nd del?amor proprio» (P 180), L'xanima umana»— che & Fesstenaa stesa dell'uomo, in quanto vuole se stessa,ossia @ ani ‘mata — @ la «cota pi materiale “Appunto per questo, dal desiderio infinito dell'nfinito © del piacere infinito, che compete necessariamenteallesistenza, «non Tene pud dedur nulla di grande o di infinto in favore dell'anima ‘umana®, non si pud «dimostare la spiitualta dell'anima um fav: quel desiderio «tanto pud servire» a dimostrare tale spiri- twalith «quanto la facolt’ di pensare» (P 180), die niente sterile, che quella sosianen che lo concep Io sperimen di a akra tie Beret sere ltd ote ees ensle maternal uppone ‘Sleudamente uns Task etre comprngee gp dnt diver © ‘Scar ou que fl come part emer nla materia? Eno co qu Sn pate diss ches conepos calla ragine, perce infat a ragine# la ReBipt materle esata noe lesue operon! materialise eae fea pre saute gui ode nc la marina le (Ep setument ingen propio el no nono che fa sentir a nuit Sele cs inipendenemeste dll aon, e per peso che questa Prva fhe pil ores mandetando i parte nara dei anno, La nate ron & ‘ateral come ragine (P0601) 103 Lave pi pial i mates E che serva niente &confermato dall: Anz, con cu inizia la frase succesiva (6 confront il exo di P 179-80, riportato in 1, 4, nota fuori teso), dove si dice che quel sentimento & espressione della «cosa pili materiale» —; che il testo dice: il desiderio del piacere infinito non serve a niente a chi yuole in base ad essa di- mostrare la spiitualitd dellanima; ani il sentimento del nulla & espressione della «cosa pit materiale», a dfferenza di quanto si dice ale pagine 106-07 dei Penser. 5. srnrTUALITA DEL sENTIMERVTOE MATERIALIPA DELLA RAGIONE id non toglie che, pur estendo il soggeto (Ia «sostanza) di ‘quel sentimento» la cosa pit materiale», rion si debha conti- rnuare a dire che il sentimento, e quindi «quel sentimento» sia ‘quello che wha di pit spirtuale nell vomo» (P 181): il sent mento, € «quel sentimento», &sentito ¢ vssuto dalla «cosa pit ‘materiales erutavia esto @ la «cosa pit sprituale» (ibid), Essere la «cosa pit spirituale» significa cio? esrere sentimen- 10, ossa cid che &senttoevissuto dalla «cosa pit materiale», Infati lo «spirito» @ilrivolgersiall’eerno e ainfinito; ma {questo rivolgersi non & verita — a differenza di quanto invece ‘pensa il platonismo e Vinteratradizione filosofica occidentale, ma ¢ illusione, immaginazione; e il sentimento ¢ appunto la forma fondamentale dell illusionee dellimmaginazione. E il sentimento @ illusione — i passaggio, si incominei a mettere in rilievo questo tema descritto — anche quando & il sen- timento del nulla: in questo caso, «se questo sentimento& vivo, la sua forza, ela sua vivacita prevale nell’animo ... alla [sulla] nullitd della cosa che fa sentiree V'anima riceve vita, se non altro ppasseggiera, dalla stessa forza con cui sente la morte perpetua delle cose © sua propria» (P 261): anche in questo eas il sent ‘mento 2 Tillusione di sottrarsi alla nulitache caso ses fa sen re (Ma quo ea ot mare in suo con pari lare atenzione. Proprio perché lo espirito» & il rvelgers allinfnito e all’ terno (e quingi il sentimento — cio Fillusorietd di quel rivolger- 104 Lassitepiores 1 —2 a eco pit sprituale»), proprio per questo «none casa pitt materiale ei ragone> (P81) In rapport allafinito e Jifetero,infti la ragione& exenzaimente un edisirugeee> (iid) asrgge i solgers!alinfinse alte, dstrugge Gobi etiment, La sragiones non & a fone della nostra grandezzaecagio ne della sr superior sopra gh alt animal (bid) — non TiNfendamento dela sgrandessa» che arte Puome allt nian — one ne roc ohn es Gru isroggere quelo che Pha d pid spistuale nl oro, per Ee non et cosa pi spiritiale del sentiment, né pid materiale della raging, gach rasacinio & unoperaione matematica Sellntis emeteralizae eometiaa aoe fe noon pi ‘state (Bid) ; ‘Sela cosa pi spiritual 2 vlgers (lure) lafinto © aufecro a scosa pi materiale fa coxienes dell itz, Timateta ¢ cdc dl coef ebcena Snel, appt, fa ragione conse a ragione — la ccogixone del vero» dstrugge Vinfnito © eer, sarosiveTmmagnane™ (168), oma rende dex {teminat vance le nodon pit arate (ifirito®appusto la pitastrata il pacere che st desidra «placer strato e Fitton, P 165) en questo eno, le smaterialiaae gromenti= 2s ona leriduceaformee igure nite aa ‘Matra & dtermiatetae ntezza, La maiematca,co- ine saena di quel eo desernnato che il mumero, un spe {bela smatematcns in cl consi la ragione (cap. XIV) ome cgnaione de ero, cit di Hii edetniioni dle cose® 8). 4. INITEZZABSPAZIO-TEMPORALITA SENSIBILE DELLA sMATERIA® ae na oe a te oa Slaten c peat 105 ce pi pila pis matriee coxa pi materiale @esistenca ina ecduca che vole ets: essere la cora pit mater sigfica eee essen ot caus chi nit Ela ragine@ a corm pid material, appusio perch & Tn conoacenea della caduidh ese dl eienr, “atari «materia» (od chiar che in mae cd ca sh a parlando Inert come detcrminasine del ten, nena con La materia indteminataed eterna del Pravymento puro elt, 4) non un semplice inonine i sintezza> Conngenas, silt). Dicendo che Pano proprio (at Tesi stena, in quant oli di enere ed vale) a scoapima- trials i eto deermina nel sss pl aia, Peers teri; ma cb che 8 con determinato non fun vt enantio, ma Ta materia come enitenaa tenable, corpore,space-emporal {Questo tigo di esitena ¢ Pie fora exstenan a copore 2a senabilid a spazio-temporalich sono crater eg ope {dela fetes, contngenzs emul dele one: Ditech Faroe Proprio la con id materiale sgificn che earatre sense, ‘orporo, pase ermporae dll cove hala sua forma pl atin. Ie nel/amor propria: Il materialiemo ~e empirisno che gt cones una delle conseguenze pil rigoroe della ee nel- Fesiena del dvenie (Quero non implis che lo «aprtuale» — e quind Finfinito eto sa qualeoan di asslutament inesitentee rived Signet, ma ee esse come cetera dellimmaginazione ie intra, mediante a quale Tesistensa materiale elfuomo role se setae rite a spraviere este nevomo una fac immaginatia [edala quale derivno la sperane, le ison, ol quale pu conrpr le cote enon son, eau modo in {le ene real on sono (P 167. Le owe che on sono» sono Sppunt le coe non material, eco sista mt, QUANDO SI DISPERA “IL RITORNO DELLE ILLUSIONI» 1. 1 SUPERAMENTO DEL PLATONIBMO DIP 10607 1 gruppo di di pagina 106-07 del 15 aprile dello stesso anno (2 stato integralmente riportato nelPultima nota fuori te ‘so),ecioé che la «sostanza che «concepisce» «sperimenta> il ‘sentimento della nullith delle cose non pud «essere nella mate- ria» — Vimpossilsi che «la materia senta esi dolgae si disperi della sua propria nullita». Una tematica, questa, che come appa~ re esplitamente nel «pensiero> delle pagine 179-81 mirava a ‘dedurre» qualcosa «di grande o d'nfinito in favore dell'anima ‘umana», cio intendeva edimostrare la spiritwaliti dellanima ‘umana +e quindi «una vita futura®, afiancandosi agli «serivori religiosi», per i quali gli «slanci verso un infinito che non com- prendiamo», i «sentimenti» ¢ «cose tali che appartengono vera- ‘mente alle illusion’ » formano «una dell principal prove di una vita faturas (P 181). "Al fondamento della conclusione di P 106-07 agisce il princi- pio platonico che la efacolta di sentire edi conoscere oggeti di natura diversae contraria» a quella delle «cose che si misurano oi sensi — le «cose sensbili e materiali» — non pub «essere nella materia» (P 106.07). E tale facolt & presupposta dallo _gtesso «entire la nullita di rtte le cose sensible material: la 107 Lace ia inl lo i matries nulliti della esistenzn materiale pd essere conoscut sol in e> fazone alla non mult di una estenza non materia Gl dive reel finito pessono essere not come tai sol in rlaion alli mutable alfinfint) Questa implicasionesemantica®mantensta anche dai 165-83 del luglio, ma cade i principio platonico che Ia presenza el conoscer, del immtabilee dll infin implicit faratere non materiale della ssostanas che ha la facta di e- feruare tale conosenza. Il erattere fino materiale, cng Ia nut dllesistenea, equindi delPesistenza umana ¢Pocrden- 22 oiginara che on pub esere smentita da alan ragionamen- tor direche evident a nulta dl esistenea Gulla versio € certsimo delle cose, P 103, serie Leopard nel genio dl 1820; alla fine di giugno di quelPanno parla della vita cos cvdentemente nulla una fate e ens evdenza, questa, P UAi), signin che & evidente ed per cui Vesistene nla i ‘arattere materiale dlfitenza, Nessun rgionarmento pb pe Seite alla negazione di questa caratire a presenen nel consere ene senie, delteroe dlline finito—~ pra necesariamene richest dalla presen del ca dco, det into del nulla non pud dungue «serie a dimo- Stare Ia spiritual deena umana (P 180) Tale presenza 2m prodatodellimmaginarione (ona dela facath dl sconce pire le case che non sono»), eVimmaginazione sua volt pro- Ct dll scons pid materials (coe essen in quanto wle Sesitsa), ed sao ateggiament che consente al essenza max terialedel'uomo di sopravivere. > 2, -vavmnicsveviras Dialtra parte, il platonismo delle pagine 106-07 anticipa lo schema di una tematicaessenziale (gi comparsa nelle considera- oni precedenti— cr. 1, 3). La si pub esprimere,dicendo che chi prova vivament efortement il sentimento della merte ¢ del nulla riceve vita da eso [Nel epensiero» 106-07 anima «riceve» da quest «sensii- 108 und pee it oa dete ition lissimo sentimento dolorosssimo» la vita futura — nel senso s 2 visto, che chi lo prova ‘non pud essere materia, ossia & un'esi- senza sottratta a imiti della materia ‘Nel «pensiero» 261 (4 ottobre 1820) si dice che «I'anima ri- ceve vita, non altro passeggiera, dalla stessa forza con cu sente Tamorte perpetua delle cote e sua propria»: non riceve la vita Fu- ‘ura, ma la vita terresire, « passeggiera. 3. NATURALITA (0647 EDVNATURALITA i ie a cea eine co Boh id eine ote er ee Fa i eT tel ge E la logica di P 106-07 a richiedere che tale sentimento sia vad te sii ew ise ema oes ee te oe eae ei ee em ice er a tie oc at i apse como rene oe in oe aca Gilat each wns enim es shel de re 6, a makina nas ae ene ee est 1 an dg eae me 107 pee 109 cei pute om pid marie 4, LOARATTERE MATERIALE DELLA RAGIONEIN Pee Non al punt, ttavia, che in eso non compaia il tema dl caratere materiale dela rao: a ragine al pts tenaleche sustain oi ele sue operaniol materiale ¢ mmatematiche st potrebero ature i qulehe mo anche alla materia» La spiritual dellanima umana, cob, ¢provata dal Sentiment ). Pertanto, «il desiderio del piacere dviene una pena, ¢ una specie di travaglio abituale dell'anima» (P 172), 5b che ogci 16 item lat laane asopmento dell anima & piaeole: vin, bac, of te, cccuparon! quotidian sraggona dl desierio infin de Pacer Edt piaceole gn itrsioe che elempie» anima Feat rpmo eal eateror, ad esempi la dsraztne precarata tal mervions eases immagine un ore che non tom dsm esi, ‘Cassopiment dlfanima ¢ fe draco’ che Is rempona (occupa, meravgia, nov singolrt) In imergos in ono stupor ce eps dl desde & quid « ac Tenomirtqualasa i deerato (tute le cse che wo des tera sono pacer, P78) 3. LANOIA NON BUNA CONSEGUENZA NECESSARIA Ma quando manca cid che riempie Vanima ¢ la distrae dal esiderioinfnito, quando 'eistenza umana vede che quanto essa ‘ttiene non cid che essa vuole ¢ che nessun piatere e nessun be- ne a soddisfa(¢, proprio perché il piacere @ tutto eid che I'uomo desidera, piacere & anche la «visti» (ibid), la evita occupata, laboriosa, domestica», P 173), allora Puomo affonda nella sancia», «La noia non @ altro che una mancanza di piacere, che & elemento della nostra esistenza [cot la costtuisce) di cosa che i distragga dal desiderarlo»(P 174). I desiderio inginto si trova davanti al «vuoto», cio’ al'assenza, alla nienttd di cid che ess0 vole ‘«Se non [ci] fosse la tendenza imperiosa dell'uomo al piacere soto qualunque forma, la noia, questaffezione tanto comune, tanto frequente e tanto aborrita, non essterebbe» (P 174). D'al- tra parte, che venga a mancare ed che riempie edistrac Panima ron é umla conseguenza necestaria del «principio» del esistema interno della natura»: la noia non appartiene all's ordine natura le», 21 «male» delle womo moderno » (che «2 quasi seonosciuto al primitivo, eco negli animal», P175). nm 4. LAPPARIRE DEL NULLA Poiché si fa avanti quando limmaginazione ¢ le illusioni di- Jeguano, la noiaseaturisce dalla manifestazione della verita delle ‘ose, dalla conoscenza del vero, e quindi pub sorgere ovunque ta- Te conoscenza venga alla luce. E quando il «desiderio ingen ‘ompagno inseparabile dell'esistenza .. non ésoddisftto, non ine gannato, non mitigato, non addormentato» —e appare ia verita del mondo —, la noia uecide (ibid). Lecorrore™ ¢ la «ripugnanza per essa ¢ sorrore del vuoto» (bid), La noia non é quind il «timore i pericoli, i mali, | dolo- ri, Je minacce della natura «affeionano maggiormente ala vita (ibid), rendono vivi, mentre la noia@ il desiderio infnito di vita in quanto rimane nudo senza difese dase stesso, «non .. soddi- sfatto, non ingannato, non mitigato, non addormentato> — al co- spetto della nulliti della vita, e quindi vuoto della pienezza di vi ta che esso pur vorrebhe essere e ottenere. «La noia# il desiderio ella elicit, lasciato, per cod dir, puro» (P 3715), «senza infeli- Gti, né felicia pestiva» (P 3879), la «mancanza e Peassenza» delle quali & «immancabilmente e immediatamente «riempita» da essa (P 3880): il «voto» lasciato dalla felicithe dalla infelic- {8 (cot non solo dalle illusion dellmmaginario, ma dalla sessa infelicia che scaturisce dalla visione autentica della verita) & riempito dalla noia, ossia riconosciuto da essa che & «il vuoto stewo dell'animo umano» (P 3714). Tale vuat il puro appari- re della vita per cid che essa veramente &: nulla, desiderio vano della felici, Se la noia non solo non & la vita soccupata o dvertita», ma rnemmeno «male né dolore particolare», eta «la semplice vita snamente sentita, provata, conosciuta, pienamente presente al- 3dividuo, ed occupantelo» (P 4043). Vuota della pienezza della P vita, essa & pienamente vuota, solianto presenza della verita della vita, pura presenza;il nulla occupa Panima, «solide nulla». La vita 2 il desiderio della felicia (Vesistenza che vuole se stessa e si vuole felice, non limitata) ed & «semplice» quando il desiderio dell felicia & «lasciato puro»; essa & «pienamente sen- tita» quando & puramente sentita, cio quando le illusioni e la stessa infect non la mascherano, V'animo si svuota e nel vuoto m dell’animo appare il nulla ¢ la vanitA del desiderio. La pienezza del sentrla, provarla,conoscerla, la loro purezza e verti. « Pie- ramente presente allindividuo»: puro apparire del «male» (ibid) in cai la vita consist; il male costtuito dalVessere, osia dall'cssere in balia del nulla. La nui della vita «occupa pie- nnamente lindividuo, lo sruota e non rimane altro che Papparire el nulla. “La noia corre immancabilmente e immediatamente a riem= pire qualungue vuotolasciato dal piacere o dispiacer cosi detto~ e«Vassenza dell'uno ¢ dellalto @ noia per sua natura, «man ‘cando ess, 2 la noia necessariamente», «posta tal mancanza & posta la noia (P 3880), cot il «desderio di felcith lasciato pu- +o, senza inflict, né fliita positiva» (P 3875). La noia & ap- punto questo la:carlo puro, e il lasciarlo puro # Ia «presenza» della «semplice vita» il «sentimento della vita» (P 3876), V'ap- parire della vita in quanto tale, cot come desiderio di feicta che : : u.«PIGLIA> E «MADRE DEL NULLA» 1 ONNIPRESENZA DELLA NOM Dalia parte la nia, in quanto la presenza dela vitae della sua null, @ pis o meno explicit ed intensa: + quanto pid, ‘quando meno senatile» (P 3876), clad non vien mai meno, «¢ continua, evomo v sstufato fino dal primo itant della sua vita, non Poserea enon se n'avvede esprseamente, ma non perd men vera» (ibid), caia ® aempre in qualche modo senile: se In enoia» @ sentire la vita, si pud dire che «uomo si anncia € senteil so nulla ogns momento (P 2221, 3 dicembre 1821, cors- vor). ‘Ma quando il sentiment della vita «osservas la vita € «se ne awvede espressamente>, la noia si presenta nella sua purezza e ‘el so signifiato pik proprio, ed di pochi» (P 141, 27 giugno 1820, dove si menzion il Tasto come uno di costoro} +E ome, che in uno stato ordinario bene speso, ana fore i pia del tempo, appena si avede di detta pena fossa dificimente Sitrova nella forma terminale della nia) nell'ato el piacere se ze avvede sempre o quasi sempre, ma non sempre Fosterva né ha campo di porvi mente ben di rad atrbuisce alla sua vera ca- sionee ne conosce la vera natura fossa ben di radositrova nella forma pura della forma terminale dela ois di radissimo poi né in quel punto, né mai o chet rifleta sul suostatod'allor in qual- che alo tempo, oche mai non lo consider ee, rimontaal prince 0 sFiesrematr dae, ‘po egeneraliza ec. [ssi realizza la comprensioneflosfia della ‘ial, nel qual cao epliritroverebbe quelle universliegrandi ve- td che noi andiamo osservando edichiarando, che niuno forse ancora ha bene osservate, ointeramente echiaramente comprese € ‘concepute (P3878, 13 novembre 1823), 2. LA+FORZA DEL RIFERIMENTO ALNULLA (Quando perd la noia giunge alla propria piena trasparenza ¢ al proprio estremo dispiegamenta, nella cascienza filosofica, la forta di tale coscienza pud avere una vitae un essere che prevalgo- no sulla morte e sul nulla che tale coscienza fa conoscere (P 259- 60, 6 ote 1820). Il tema che lo stesso riferimento al nulla pud avere una forza che si oppone al nulla culmina, nel pensiero di Leopardi, nella considerazione della forza della visione poeticofi- losofica del nulla, ma ha anche una portata generale, che siriferi- see ad ogni forma di forza che quel rferimento pud assumere Se Ia noia é il vuoto lasciato nell'uomo dalla percezione che oggetto del suo desiderio infinite & niente, ed & niente non solo ‘ogni bene, finite transeunte, che eg riesca a ottenere, ma anche Tossteso dolore per la nullita di eutte le cose («2 vano, ® un nulla anche questo dolore, che in certo tempo passera es’annullera, la- sciandomi in un voto universalee in un'indolenza teribile che mi fara incapace anche di dolermi», P73, — il vuoto e Vindolenza della noa),ealtra parte la forza del dolore, sino a che permane, vita, qualcosa di pieno, una positivita che si oppone al vuoto © alnulia ‘Tanto che quando il dolore sopraggiunge si meno infelici ¢ la noia si allontana: «Nella mia somma noia e soraggimento in- tiero della vita, talvoltariconfortato alquanio ¢ alleggerito, io metteva a piangere la sorte umana ¢ la miseria del mondo. Io r fletevaallora: To piango perché sono pi lito. Ecos & che allora l nulla delle cose pure mi lasciava forza d'addolorarmi, e quando jo lo sentiva maggiormente e ne era pieno non mi lsciava il vigo- redidolermenes (P 84). ‘Quando il nulla delle cose & semtto in modo tale che Puomo nm | ‘ene 2 pienoe (in questultimo pasto, «sentre maggiormente> il ‘nulla signifiea appunto vederlo senza alcun velo, quindi essere ‘spieni»), il nulla non lasciaalcun «vigore» e aleuna forza di do- Tersene —e il nulla cla cia soffocano Vesistenza, e il nulla che salfoca & «solida nulla» (+io mi sentiva come sfTocare, conside- randoc sentendo che tutto nulla, solido nulla», P85). ‘Ma sil nulla e la noialasciano la loro presa, si pud piangere la sorte comune ¢ la miseria del mondo e rendersi conto che si piange perché si & pit Tieti. Lo stesso dolersi ¢ angosciarsi del nulla, proprio perehé sono forme di vita, sono illusione immagi- hazione: non perché non ci sia motivo di dolersi della vita, ma per i vigoree la forza he in qualche misura competono pur sempre al dolore del nulla, e perché essere della forza e del vigore di tale dolore & par sempre illusione e immaginazione che, sino a che riescono a sostenersi, non sanno di esserlo. Lo stesso dalersie an- gosciarsi del nulla, proprio in quanto forme di vita sono immagi- hazione illusione che distolgono dalla visione senza veli della nulla delle cose; e quindi la natura, quale si costtuiee nel suo ‘interno sistema tenta di salvare P'uomo dalla noia anche «colla {mmaginazione che Ise. 'uomo] occupa anche del nulla». Indi= sgiungbile dalla verti — dalla vision della nullta del Tutto — Ta noia & qualcosa di innaturale che la natura (Vesistenza) com- batte con ogni mezzo. 3, LAFASHONEPIO CONTRARIA LONTANA ALLA NATURA® Al «male formidabile della noia» (P 175) 2 dunque preferibi- Je qualunque dolore ¢ qualsasi altro male (+anche il dolore che nasee dalla noia e dal sentimento della vanit delle coe & pit tol- lerabileassaiche la stessa noia», P 72, appunto perche lo sesso ‘dolore per la noia ha una postvita ed una forma di vita che so- no del tutto assenti nel «vuoto miserevole» della noia, cio? nel puro apparie del nulla che rende incapactpersino di doers, in ‘apaci i quel «dolor positivo>, P 174, che va distinto dal dolore ‘egativo in cui consist il sentirsi«solfocare» dalla noia il soff- camento di ogni forma di vita). il male estremo, Vsistere al co im Fieve ema dels spetto del nulla, non dissimulato da alcun velo — del nulla che 2 Vessenza dj tute Te ease in quanto escono dal nulla ev ritornano. La noia& lo stesso sentimento conoscenza della nuit delle cose, considerato in rapporto al'incapacit dele cose, proprio perché nule, di soddisfare il desidero infinito delexistenza e di distrarre V'uomo da esso, Nel’xistenza, il divenire infinito delle cose (i loro infinito annientarsi) ¢inseguito, per essere arrestao, dal divenire infinito del desderio illusoro. Volere Vinfinito e Ve- terno significa voler abrogare Vannientamento. Liifinito diveni- re del desderio 2 tanto pit illusorio quanto pit il desiderato & preda, nel proceso del suo annientamento infinito, della caducitd del nulla. Lesistenza 2 Pintreccio del divenireinfinito del dei derio e del divenire infinito di id che viene desiderato, dea nientamento della speranza ¢ dell’annientamento di cid in cui la speranza era stata riposta, Quando I'uomo continua ad esstere, ma cadono in lui tute le speranze¢ le illusion dellimmaginazione e quindi svanisce ogni piacere — quando appare puramente ¢ pienamente la nulltd delle cose —, il desiderioaffonda nella noia,diventa noia, perché ‘non vede piti nulla di desiderable. Llesistenza non vuole pid se ‘tessa: si relizea quel disacco «contraddittorio» dell'esistenza da se stessa, che «non pud stare in natura.» (P 164). ‘A tut mal «anche i pid erudeli ed estremi, anche la mor- te», «la natura ha provveduto a tutti ha misto del bene, anzi ne Tha fatto risultare, Pha congiunto allessenza loro; a tutti i mali, dice, fuorehé alla noia» (P 2219-20). Questa « proveidenzay del la natura @ la necessia che ogni male sia una forma di vita, € dunque un «bene», che appunto per questo ® «congiunto alles senza» del male. Ma la noia &assenza di ogni vitae di ogni po- sitvie, quindi@ il nulla steseo («la pura noia, il puro nulla», P 198) il nulla in quanto appare e si mantiene nella dimensione negativa del semplice apparire (ache, per questo lato la noia & ‘figia della nullitd», P1815 — lapparire&«figlio» di cd che in ‘ato si fa innanai — come, peraliro & «madre del nulla», (bid), perché vanifica ogni sforzo della vita di rapportarsi postinamente al nulla). B «la passione pi contraria elontana alla natura» (P_ 2220) e allesistenza, perché & Vassenza della natura e delesi- ns 4 sILRULLA NELUESISTENZA E tuttavia @ 'assenza dell'esistenza nellesstenza, giacehé per quanto negativo possa essere il puro apparire del nulla, 'appari- rede nulla non @il nulla, ma, appunto,¢ il nulla nelPesistenza: «la morte nella vita. a morte sensible {il nulla che s fa sentire, che appare, @ presente, il nulla nellesstenza [clot Pesstenza, cstituita dal nulla i cui Vesistenza si ridota ad essere i sem- plice apparire ela semplice presenza]>: la contraddizione della ‘oia; la contraddirione @I'esistenca stessa del »sentimento [o ap- parite] di esso [cio del nulla) e della nulita di id che 2 di que- Bll steso [tale sentimento appunto} che la concepisce e sentee in (ui sussste» (P2220) Il sentimento della nullita di tutto & cio insieme il sentimen- to della propria nullita (della nullitd «di quegl stesso» che «la concepisce e sente>, ossia ne @ apparire) — e tale sentimento ‘= susiste» nella nullita che esso concepisce e sent, ha il suo esse- reed existere in ext, perché @il puro awvertirla, ne 8 il puro ap- parire, e Pavvertie e l'apparire hanno sussstenza solo per eid che in ess @ avvertito ed appare:esistenza é nel mull, cosi come il nulla &nellesistenza. (Oppure — se il soggetto di esussste» & il nulla el'sin cui» i rifersce a «sentimento» —: il nulla «susti- ste nel sentimento» nello stesso senso in cui si dice che «la morte nella vitas, «il nulla nellesistenza ».) La emorte ¢ nulla vero» @la noia (ibid), non «le mort edie struzioni corporal», che sono etrasformazioni di sostanze», il cui «fine non @ la morce, ma la vita perpetua della gran matchina naturale» (P 2220-21), ciob del sistema della natura nel quale Paomo si trva a vivere ‘La «vita perpetua» del sistema ® la sua volonta di esisere (iacché lo stesso sistema naturale in cui 'uamo vive & una forma i esisenza), ¢, certamente, questa volontd @ illusoria, perché ressuna esistenza 2 eterna; ma tale esistenza nasconde a se stssa, quindi anche al'uomo, Villusorie della propria volonta di vita Perpetua, e alVinterno dell'llusione «le morte distruzioni corpo ali» non appaiono per quello che sono veramente, cio? non sono la mortee [il] nulla vero», La vera morte e il vero nulla sono la noia, cid il loro apparire nell'esstenza, 'evento «contro natura m4 Fiesta deals per cui la volonth diester si trova contraddittoriamente unita Bla conotcenaa della mult di ogni esistenaa ‘La noia la situazione in cu si presenta nel modo pi radica~ le esremo Mcinnatuale cogniione della nesta miseria» (P 79); ioe las contradzione frmale col desiderio di essere inge- nitos in ogni essere (P 40) — la situazione per la quale a natura non ha aleun rimedio (P 2219-20) eche quindi tena in ogni mo- dod tener nascosta 1m LA FILOSOFIA E LA NOIA | IDENTITA EDIFFERENZA DELUESSERE EDEL NULLA La noia staal culmine dell'angotcia, quando si trova in quel- la fase o dimensione intermedia (ctr. 11) che non 2 pi it senti- re, prevalente nella vita dell'uomo, che ancora non sosserva> € ron si xawvede espressamente» della pena della vita, e non @ an- ora ta conoscenca filosotca di tale osservare ed espresso avveder- si, ma 2, appunto, questo esservare ed esplicito avvedersi della pena e della nullith della vita Si produce, allora, 'saffogamento che nasce dalla certezza € dal sentimento vivo della nullita di tutte le ose e della impossibi- lit di essere felice a questo mondo e dalla immensita del vuoto che si sete nell'anima» (P 140.— un «pensiero», questo, che pur non menzionando la parola «noia», Leopardi pone, nell'/n- dice del mio Zibaldone di pensier, sotto la voce « Noia») "Anche nel «pensiero» di pagina 140-41, ddicato a quella fa- se intermedia della noia, si dice che tale eaffogamento» nel nulla ‘enon & paragonabile» a qualsiasi altro dolore, disperazione, sventura, che possono si far desiderare la morte, 0 far morire», ‘ma ognuno di esi «pieno di vita» (ibid), mentre 'affogamento nella noia «é tutto morte» (ibid), non possiede nemmeno la vie vvezza che i sentimento del nulla’ pud avere. E la stessa morte, prodota dalla sventura, «2 cosapid viva» della morte totale in 16 Lafont mie cui consiste la noia © che «& pitt sepolerale, senz‘azione, senza ‘movimento, senza calore e quasi senza dolore» (P 141). ‘Quasi senza dolore, perché la noia@il punto in cui Vessere & identi al nulla — la morte nella vita», eil nulla nellesisten- za» (P 2220) — e tuttavia, insieme, dilferisce dal nulla, ed & in {qualche modo dolore, «passione» (P 3714-15). «La mancanza ogni passione. noia, la qual & pur passione» (P 3714). IL nulla invade Puoeo, cid il sentimento del nulla, ma non sino al ‘punto che, mentre 'uomo sente il nulla, questo senire rimanga annullato, La «certezza» e il esentimento vivo della nullit di tute le cose — la «fatale e sensible evidenza» che rende «sensi- bile e palpabile la vanitA delle cose» (P'141), il sentimento evi- dente della morte — @ la forma di vita che spinge al punto dove vitae morte, essere e nulla sitoceano esi rendosi distinti — il punto della noia, cit del'espressione estre- ‘ma del «principio contraddittorio» — qual &, appunt, il senti- ‘mento dela propria nullit esstenza in quanto sentimento del- Ta propria nulliti — che «non pud stare in natura se non [come cosa] corrota totalmente» (P 56). 2. LACONOSCENZA FILOSOFICA ELA NOIA Proprio perché ¢ la «condizione dell'anima» che, nella vita non filosofica, soorge con pit chiarezza la verita del'sistenza, la ‘eragionevolissima, anzi la sola ragionevole» — «pur es+ sendo contrarissima, anz la pid drittamente contraria alla natu- ra (P 141). Che tale condizione sia «ragionevolssima, anzi la sola ragionevole», non significa che ess, in quanto tale, conosea Ia propria ragionevolezza, cio sappia attribuire la pena delle stenza «alla sua vera cagione> ¢ ne conosca «la vera natura, rmediante la riflssone filosfica che erimonta al principio e ge- neralizza», porendosi di fronte alle «universali e grandi verta che niuno forse ancora ha bene osservate» (P 3878). Nella di- rmenrione non floofca, la noia ? la sola condizione ragionevole € costituisce il punto pit alto della «innaturale cognizione della nostra miseria, € quindi, anche alinterno di tale dimensione, & ar lanes ‘di pochi» (P 141), sebene sia «cos frequente nelluomo mo- ddernorispetoall'uomo primitivo (P 175). ‘Ma, appunto al di sopra della noia, ca coscienza fiosofica ella nullita delle cose. Se in tle coscienza si considera eslusiva- mente ci che essa mostra («chi si fissaste nella considerazione © nel sentimento continuo del nulla verssimo ¢certissimo delle co- se», P 103), essa@ «font immediata e per sua natura di assoluta ‘enecessaria pazzia (ibid). Ma per quant la cosienzafilosof- asia «ragione pura e senza mescolanza> (ibid) equindi un pa- +0 mettere in luce il contenuto che essa mostra, esta @ pur sempre lun ato postvo, cio essere, vita, la eui forza pub prevalere sulla morte totale che essa fa conoscere (P 259-62). La condizione per- ché questo accada @ T'unione della filosofia e della poesia (cr cap. VITD. 3. eARATTERE sToRicoDELLA NOM 1 dolore € la disperazione che nasce dalle grandi passion’ e illusion’ e da qualungue sventura della vita, non & paragonabile all'afogamento che nasce dalla certezza e dal tentimento vivo della nullita di tutte le cose» (P 140), cot Ia noia. Non solo ogni dolore diverso dalla noia «® pieno di vita», mente la noia +8 tut- tomorte» — non solo quel dolore si mantiene con forza nellese- re, mentre la noia si lascia invadere dal nulla —, ma quel dolore, 2 iflerenza della noia, non guarda e non scorge il nulla come nulla, si mantiene al di fuori della «certeza »e della «evidenzar della nullita di tute le cose, ‘Anche quel dolore 2 un nulla — perché anch'esso& destinato ad annularsi,sporge provvisoriamente al di fuori del nulla —, ‘ma non vede il nulla come nulla. Guardando le cose, quel dolore vede sil nulla, ma non lo vede come nulla, ma come cose, come radici del suo dolesi. Esso non & Pangocia estrema ('«oppres sione smisurata» del’ vantaggi dalla loro riflessione sulla verta (P 214-15). 136 ‘apace del'lasone seine ieaeiarmonack Sie ecoeeeeest aera node aetna cetes 7 ‘L«seguaci» della ragione «la danno vinta alla natura sores gape ety na oe me sai ae aragonite ieernae oa gotiek ieee pecans a Hare eeealecstacts eaten kar a ee ar even i an 1 ca oe me re mec a ar 3. LA VOLONTA DINON ESISTERE VOLONTA DI SISTERE oe ext cine visoe da veri sion svi it anole etre rennet Sea) ental xe ona loroe te seat ig) role on ere es aie ome“ 137 Liner dil genio oo een <5 vedere infliilmente di propria mane ela raza nostra eee ce tone oma incaicomiaela nar era des Sets della verita. a A.aresropi rset Nella oz once illusion’ dela natura sono smatcherate 8 proeneilusne dla maura, non slo pert ose coh for ini i ton at nit dele oni tale gusta concen per conseguir sn anagto itwore P 213-19), ma anche erate nie eae spt che pi we tao ama sai sete tayo lo pases dala ses faa con ee morte» (P 261). anh 7 T primo capovero del «pensero» dele pagine 259.42 (4 ‘ottobre 1820) dice: ee Fiano quest di popri oped genio, che, quando an- she tappresemin al vio a nut dle eae, gard sce mosrin evidentemente fccano sete Msc Ifeice alata, quando ance exrimano I pi teil apenas, 138 Lanprovanes del'utone ‘uttavia ad un animo grande, che si trovi anche in uno stato di stremo abbattimento, disinganno, nullita,noia ¢ seoraggiamento ella vita o nelle pit acerbe e mortifee disgraie (sia che appar- tengano alle alee forti passion, sa a qualunque altra cosa), ser- ‘ono sempre di consolazione riaccendono Ventusiasmo; € non tratando né rappresetando alo hela more I (ma @ alto Drobabile che invece di «le» si debba leggere «gli», coe «allani- Ino grande», glacthé, ecluso che «le» si riferisca al precedente “vita, anche da eschidere che «le» siriferisca a «morte» — & ‘da escludere che il testo intenda dire che le opere di genio rendo- to alla morte () quella vita che a morte () aveva perduta; men- ite il senso torna, se si legge che quelle opere restituiscono all’a- rimo grande quella vita che esso aveva perduta nelle «mortfere ‘isgrarie» —e il femminile« perduras, come quasi sempre acca~ de nella prosa di Leopardi, ¢ concordato con «vita» non con il ‘pronome maschile sotinteso) rendono,almeno momentaneamen- fe, quella vita che aveva perduta. B, cos quello che veduto nella real delle cose accorae uecide 'anima, veduto nell'imitazione 0 in qualungue altro modo nelle opere di genio (come per esempio nella lirica, che non @ propriamente imitazione) apre il euore © avviva, Tant, siocome l'autre che descriveva esentiva cos for- femente il vano delle illusion, pur conservava un gran fondo dil Tusione, € ne dava una gran prova col descrivere cost studiosa~ mente fa loro vanit (vedi pp. 214-215), nello stesso modo il lt- tore, quantungue disingannato ¢ per se stesso e per Ia letura, pur étratto dall'autore in quello stesso ingannoe ilusione naseo- Sta ne’ pil intimi recssi dlVanimo ch’eghi provava, Elo stesso fcononcere Virreparabile vanith e falsitl di ogni bello e di ogni (grande & una certa bellezza e grandezza che riempie anima, Guando questa conoscenza si trova nelle opere di genio, Elo stes- fb spettaglo della nullita& una cosa in questeopere, che par che Ingrandiseal'anima del letore, la innalzi la soddistacia di se Stes € della propria disperazione (gran cosa ¢ certa madre di piacere e di entusiasmo e magistraleeffeto della poesia, quando ‘Bunge a fare che il letore acquisti maggior concetto di se e delle fue disgrazie e del suo stato abbattimento e annichilamento di spirito) Oltraccid il sentimento del nulla @ il sentimento di una osa morta e mortiera, Ma se questo sentimento é vivo, come nel 139 per genie cat od [cit quando opera di genio & cea dal grande], la sua vivacita prevale nell’animo ce id Gattis chef sentir Tanima eve va, oe nn ave pas seggicra, dalla stessa forza con ct te la mor ea i tent la mote perptun dle Siren propia Cc non pects le ogee gan r,s ri ce inshiserdiatgimanene © deve naturale pea spre lo temo mula. Questa indifeenza¢ ingens trios dalla deta letra o contemplcone di natal opera geil @ ‘deen alla nulla dele eee quests la prepa eago nedel = ‘che ho detto» (P 259-61). a colar dalled sel eh egvno si ifericono appunto.a questo testo. as 1 LUNIONE DELLA VERITA E DELLA NON VERITA 1. RICEVER VITA DALLA FORZA CON GUISISENTELA MORTE DITUTTELE ost 1 testo qui sopra riportato si riferisce alle «opere di genio» € alla condisione che esse determinano nell'uomo, Sono le opere ‘ella poesia e della flosofia; osia quelle che «rappresentano al Shore quelle che «dimostrano evidentemente> la nulita delle ‘hee Minevitaile inflict della vita. Ma sono le «opere di ge- no», in quanto si presentano in un «animo grande, cot capace Ai comprendere il «genio». i “Anche quando & = genia del bello» il «genio» & Ya capaci di scongere la verita (P 1189, sg.) — € quindi Leopardi pub unifi- Tercie forme del genio e dire: «I genio del bello, come il genio {della verthe della flosfia» (bid). Le opere di genio che st pre entano in un animo grande possono essere anche opera di que~ Sanimo, Leopardi considera se stesso in questa situazione e Par~ {a appuno di «quelle universlic grandi vertA che noi andiamo cosservando ¢ dichiarando (P 3878, corsivo mio). “Mail tratto decisivo di P 259-61 @ il principio che quando le opere di genio, in cui sono esprese nel modo pitt perentorio La ‘uli e Pinfliia della vit (¢ in quanto capace di so ‘erih i genio & sempre expressone della nut einfliit della Vita) ai presentano in un animo grande, seppur immerso nel’an- xg eatrema della noia, esse danno «consolazione>, ¢ riaccen~ Pentusiasmor. ut pera del eis Lanimo grand, che pur s oi nlle pit smoriere tice (F259) — do nela morte neat comsiae Inia eb ‘marc ml vere (F220), quand angle oper dre i eno non tata non rappresnta sal cela artes (P 260, reve comolsione ex scene i etusasme pth coc A srendon, amen momestaneaments quella che ser perdutae(P 260) ell stato deste eaten, dings to, nla oi ¢soragiamentos(P 259) nea trove La forza (i genio) dela stone dela more de craere more Ain omits ch sch talevisne a pur una a teeta ll re sy ai nan ‘quando & poesia (che riesce a dare, a chi si rivolge ad essa, «un ‘maggior concetto» di sé, ossia i i rpm ga zon rine SSS Cra a et ne ace Sores amchnee tmiy 720) Ise vitalita («vivacité ») di tale sentimento « preval anime .. rt Tania dl coche felt sees Panis en Pe esse ting ne in a Sr ae a 2. LAVERITA mapLica LILLusione Lefora vat del seine dl mallee ela morte un sen vi ed eaten Sin ano she que send ee Sent sunise sin tanto che sPannd rave sas al en iment dele more gue sninenoln=rempies cae te stat aml qin ccontlaie¢ awa dalle ‘oor a alfa dl ano elimina ctr. Teuecrasione nels prima parents sateen nt prima protege dl ene pata 102 soe die ri dala non eth Mata yrs —In concen che ut nulla — 8 conte uted qulsemtineto 9 he oo ete salva dal alla onli pa ensasnoeilusone.D'alra parte la oz de tentimeroe dla von dela vert aon alo cela bere sear dal eno da limi che idan la pureza del Neder el sem avers Tale forea ®t pur mostrar Sella vest quale non Fapparie del nll inca consi ls toiano este genio dela oa la conoscenen pti ies fea de vot che appar del lla lascia elfanimo non € tural yt, ma pens igre). Dung il pu as Enzo mosars del ver implicsnecestaramente Tilsine “epic che a cosines (ePeaimas&appunt la csinzs, awh ene) in eu Ta vert pnt contl perma nereneliasione ‘Dacap: no nel senso cela ver — ta lit tte eco seine, na elses che ilsione non eompare nem ‘Sinan wove quand veri mnt modo autentn Liluson insiperabieintramontaie persia ce mo sive enon afonda nella nia rane nl- ruhaone. Luo non vive alo che eligonee illus 1 P 216) la religion csendoappant la forma pi invete Tau ifs deifiusone, Liston non stance nemmeno ‘undo la vers mostra con estes fre, eon extrema pu ‘Kaan An Ta ver penta dal eno dungue manifesta ela Soucotana purse, ralfrs ilsione 3, ROVESCIAMENTO DELLARGOMENTO CONTROLOSCETTICO In questo ordine di riflession, il pensiero di Leopardi porta alla luce una sorta di rovessiamento dellargomento contro lo scetticn. ‘Questo argomento dice che la negazione della come verita — che la verith 2 intrascendibile, non pub essere nnegata. Leopardi dice che la negazione del'illusione si pone ome illusione; la negazione della non veriti si pone come non vert 3 perdi Ma ale rovesiament on intend esr simmetia nnan- ‘io perce aver — elie Fanestameno dll ee we ideraae cetera incntroverie (© ln fede inca delete), incontronee ¢dungue la egacone ‘non veritd e del!'illusione. 7 Manan In secondo luo, perthé mentrenellargomento contro vet angus dla weil none cme ery nl ess She atrBulsr valor i ver al propio contenuto (oi nen see fra ene nein a rt a ise nella vert), invce nel rvecnment i ale arfomento, come Fluto de Leopards neasone deli non veil = one cme on veri, nel tent ce la vert (che sien ferma come veri € ten divena il propio oppast) rimane uni alla non vet del. Tilsine non risa dtolveraea sacar da esa quin: 4. propre a egsone dla non vert on pone Imenon ver, ma rsa unt alla on vera, Super che la eae one della on veri cna vertd—# eg lla non vert ton porta dungue alla negscone della very non porta Gat 2 negate la null ditt le cose lant ¢ Fannertamento {uo €Vevidenza orginatn digo penstore dll cident (Meni sapere che a negsione dell er ¢ cos legta al ‘eri da por esta sea come veri porta alla negazione della negzione della vei) 4. ILPREVALERESULLANOTA Lefora con cis sent fs mort ei mula dll crv € exer Polke che tno aver lo smascraments dele tn! sulla via esl ese a wa eer alse. ce ai lune ata hse oe nec Hament hielo sea dla eri cos dal thon ela ver lta dl gong ¢ pre alla scene eee line vera dela lt ee se (uid ance ucla coche atoll vione) vanimas sven proprio eter proprio ware alenere equa avert rev Tem Quando apport dela alvopr de genio atoren¢ M4 min dla ie dln ith 42a vita al sentimento della morte ¢ del nulla, la vitalita di questo fentimento «prevale nell’animo .. alla (sulla) nullita della cosa che (essa fa senire» (P 261). [Nel «pensiero» delle pagine 259-62, questa nullita@ la muli- ta in quanto sentita, os @sostanzialmente la noia, Subito dopo il paso ora richiamato, il testo ilevainfati che «effet della co- ggizione del gran nulla» 2 «V'ndifferenza e Iinsensbilita» che fale cognizione produce («inspira») relativamente al nulla stesso {sopra lo stesso nulla»), E tale indiferenca e insensibiita & la ‘morte c nulla vero» della nia, affogamento che «® tutto mor~ ten, morte «pid sepolerale» di quella a cui tuti i mortal vanno incontro,¢ «senza azione, senza movimento, senza calore ¢ quasi senza dolore» (P 141): indifferenza ¢ insensbili, appunto, di Fonte al nulla stesso. Liesistenza & indifferente e insensibile ri spetto al nulla, perehé il nulla & esso stesso nelVesistenza, € la sorte nella vita. L'angoscia peril nulla richiede allesstenza una forza che essa in quanto ?invasa dal nulla non pub possedere. ‘Ma Pindifferenza e insensbilita della noia «® rimossa» dalla ‘econtemplazione» dell opera del genio, che «ci rende senibili al la nullitd delle cose» 5, INCHESENS QUEL CHE-UCCIDE UANILON® [Appunto per questi testo avevadetto prima (all'nizio della pagine 260): re ool quello che veduto nella reali delle cose ac- fora e ucide Vanima, vedio nellmitazioneo in qualungse al- {ro modo nelle opere di genio (come per esempio nella lirica, che ton épropriamenteimitazione) apr il cuore erawiva>. Gi che vedio c «nella realth dele cooe»e «elie opere dt genion la mort, inevitable inflict dela vita, la nlita dele fove, che il testo ha appenafinito di menzionare. Proprio per {questo — cit proprio perehé quello che & veto nell realth delle cose lo stew di Quel che & veduto nelle oper del genio, quel che& vedio nelle opere del genio non & qualosa di real. ‘Kazi la real dele cose, vista nella sua vert. Ma, propio per Ms Lipo eis ‘questo, eso non & Ia semplicerealta delle cose, quale & veduta al i fuori della poesia e della filosoia, Quello che, «veduto nella reals delle cose acoorae ucide I ima» @ i nulla ela morte in quanto appaiono (sono vedi) nel- ‘la noia — e, propriamente, nella neia in quanto non ancora dive ruta oggetto dell riflessione ilosofia (P 3878), quindi nella no- iain quanto angoscia estrema (+oppressione smisurata», P 141), ‘La noia, in quanto non ancora compresa dalla filosofia e dalla poesia e dungue in quanto si mantiene anche al di fuori di ‘ogni opera del genio — @ la semplice vsione della «realta delle ‘cose che «2ccora e uccide Panima». I! nulla (la morte, nfeici= 18), veduto in quella semplicevisine della realta delle cose, che & Ta na, «accora e uccde l'animav;invece «apre il cuore e rawi- va», quando sia veduto nellopera del genio cod nella verita — che? juella vsione, ma che con quella visione non appare fino ache Ia noia non sia divenuta oggetto della filosofia © della poes La «cognizione del gran nulla», che ha come effeto la noia indfferenza ¢ insensblita») non ® dungue la conoscenza del gran nulla che, svelata dal genio, si realizea nella verit elibera dalla noia. La cognizione del nulla, da cui si produce la noia, la conoscenza del nulla che sta alla base e costituisce la natura cor= rutta dell'uomo. In questa conoscenza & certamente presente il ‘contenuto dela veritd (ela natura alla cui base sta questa cogni ione & corrota, appunto perch in tale cognizione ¢ presente il ‘ontenuto della verti), ma non @ presente la fondazione di tale contenuto, non @ presente la fondazione filosoica che mostra la vert come verti — dove Pessenza di questa fondazione la po- sizione delPevidenza originaria e della certezea indubitabile del divenire della nullit di tate le cose. 6. ntenesa DEL 64 Dunque, dicendo che il sentimento de nulla, rafforzato dal- opera del genio, «prevate nelPanimo .. alla nullta della cosa che [tale sentimento} fa sentire, il testo intende affermare che la M6 noe dla eri dala on eit ss ic an pr lie one seaming mn on Pe enero wistful au ani sastren cee bee se al ain aap ma il redder mt cee Cae serge lyse ars at inet we ie 20 cre cnr soe Sr cane tego Sua eae tig a k 1m, L'ILLUSIONE COME RIMEDIO Per inter tricone losin i rimeio contro Fangoca deltannintamento dei ena conven vera (inet 1e)dlEnere inna ed eee, Per lpia vt na el tur cident penser Leopard aferma consapelmen: ted un ate che i venire del een i foro ure aa ula €vtrnare) implica necenariaeteFnessenea dog sere inutile ed eo, dla, hei imei con Tange 15 daannintamenco deg exe € on la conmsrnea vee, mala jorze (it a purcan) dla conocenna ver in eulapare Trnienamento ela nul ut geen timedo ero angen provesta dala vione del mull intent ques Tins &innanaitto — a & gi ievato — la purezea dela veri ela ne Ma ance la pote on cuore el genio coprie la prez della vert el inguaggio. Ene Eri verbeve di que duc primi spt nelf-anmas ‘Ani ques alimo & asp che pi hace rll pagine 259.42 (calle page 21317) dl Pens le oper del genio Sono sconalason,racendon Ventsasnon tentone ftv tao, che & vedo ene cape ileum ean scempie Tangs «par ee ingrandaca Vania del etre aan a teddacin dl estes 8 ime come ris Leeemento coral di ute que espresion’ il salvar deter a sop del mala e dell ftena, verso Peter, {Tport nla dmenstnedlfeterna, La sta roma ed aumenta, Gib pocnia Veasteca, Vessre dell vo. L'anima s inmal- Sa Silonolza ald sopra dl nulla (elo stesso sptaclo della Tilia par che ingrandisca Vania ye la innate), ct si Sater ide es, Dall vert, expres dal genio, I'anima Fieve, 8, «omens tancamences (P24) i vita ~ una vta«passeggeray (P 261) ‘aa in questo passgsiero momento anima sent al di o- pra dl paar, sens eema Sein quel momento passer Fenima i sence passegpera equlnds peda del nulla, tal sen- til non diferreibe dll petal della nul» ld sopra Ad qual, ivece, Pana si sinnaen» in compagnia él genio € Sona soddvata ds tessa 2, «Lo sPETTACOLO DELLA NULLITA- -PARCHE INGRANDISCA LANIMA {LA INNALZIELA SODDISFACOIA.. DELLA PROPRIA DISPERAZIONE Sudisfasioe € conslaione om provengono infa dalla vison dl nll, fm quanto vane de lly dalla forza © “Fa la vend ula ce sono afore aid le vsone ma proprio per queso iron da es, poi Soho In press dlla wea ela visone, m0 reer nek Pane ‘Non ci pub etre sodifasioe, consolazione, piacere eden usa perl propia lit I eonosenza della prea malli- 1b produc nfl, csperaione, dlr, angpcia. = Fsee noi Meda serve Nite, neeulno paragrafo del Crepsclo Se it Veter piacere del vere — quel piacere che Cotnprende in s anche tf pncre del aniertament My 2p pura trata aun piacere etermn dela «volo vive fa Kevan dla propria nesaurita» (a vlowa di ‘tre eden la prope curt alta ons rllegrer- iy oel piacere delfannentameno non 6 senive cero, ta n= M9 i . per tn nientabile € nullo — se Pannientamento fosse anche e gli appa- risse come il suo annientamento —, non sarebbe piacere. Nietsche crede ancora nell’Bterno (cioé nel piacere eterno 4dalannientamento); Leopardi sa gid che non vi nulla di eterno, © sa che questo sapere, uttavia, non pd tepararsi dall'llusione di esere eterni. (+ Lo stesso spettacoo della nullita.. par che in- sgrandisca Panima .. a innalie la soddisfaccia di se sessa e del- la propria disperazione »,) ‘La conoscenza della propria nulla soddisfa, entusiasma consola, in modo efimero, per la forza vitalita che essa riceve quando la veritd& svelata ed espressa dall'opera del genio. Tale forza porta Vanima al di sopra del nulla al quale Vania pur si vede consegnata: anima sail proprio nulla; id nonostante si in- nalza a di sopra di eso, nell'etrno, («lo sapeva.., ma quasi co- ‘me non sapessis, P 214), le si xapre il cuore» — Gee il euore ‘sce dal finito,dalleffimero in cui era rinchiuso —, @soddisfata di se stesea(+€ della propria disperazione» — non della dispera- zione in quanto tale, ma del mode in eui anch'essa si mostra nel linguaggio del genio). ‘Tn questa situazione ha cid che esta vuole avere, quind 2 fli- ela Felctaessendo appunto la «contentezza del proprio stato (B 4477): felice di quella felicia che, daltronde, la conoscenza vera de’annientamento e della nullitl del tutto vede impossible, € che dunque si costtuisce solo se ci si sentesottrat alla nullitd del tutto e csi senteeterni — ossia cs illude 3. viuLustone DELL'ETERNO Giacché, se la vert essenziale efondamentale&Ia nulita di tutte le cose («T'infinita vanita del tutto»), V'ilusione essenziale e fondamentale 2 credersi eterni. In tutta la tradizione flosfica dell’Occidente Puomo si erede eterno innanzitutto perché si rico- nosce nel Dio eterno che contiene in sf Vessenza di tute le cose € Ja salva dal nulla che dstrugge Peffettivitae specifi delle cose del mondo. La forma fondamentale della fede nel ioumortalita ello spirito umano @ Ia fede nel sstenza dello Spirito divin, 150 ioe cme ines Per Vintera traizione filosfea dell’ Ocidene, a conescenza vera (Pepitéme) del esistenza dell Essere immutable ed eterno ‘salva dallangoscia che scatarisce dalla visione della nul delle cose L'etern salva dal angscia. Il rimedio coniro Vangosia & eterno. E quest rest fermo anche per Leopard. Slo che elt cominca a pensae, prtandos lela tradione ilosoficade- TOscidente, che eterno non 8 contenuto della conoscenza vera, ma dllillusione che accompagna la forza con cut il genio vede la illusione rende fli, perché, essenzialmente, fa credere di cexsereeteri, (B infatti Ia forza dela veritd «par che ingrandisca, anima ., la innalzie la soddistacia di se stssa»: «pare, non tanto non solo a chi osserva la cosa dallesterno, ma innanzitut- toall’anima stesta che si sente innalzata ed eterna.) Ci che sal- va dallangoscia non é la veriti, ma Villusione (sah infinita vani= 18 del vero», P 69) — infati la verti non vede Veterno, ma il ‘nulla —j ma sia la verta della tradizion, sia Villuione hanno lo stesso contenuto — eterno 1v, ASESTESSO Lillusione essenziale 2 eredersi eter anche quando illu: sione non & prodotta dallopera del genio, ma da altro — come amore. «.. Pei Vinganno estremo, / ch’eterno io mi credel .» (Ase stesso, w.2-3, Oper, I, p. 128) Onpoenige nt, Sa Oe eT assim, seni, Pe pe ce Segperiects aoe ame fame tae a ee papa leet ESCMEOTE EE craptnnn Eee eae nt Ae te, la natura, ilbrutto ee pl a La critica ritiene che si tratti, appunto, dell'inganno, cioé del- Villusione in cui consste amore. Quantio il poeta ama, erede 182 «ternal suo amore, Crede che la propria anima amant sia eter- ta. Lillusioe si ered eterna (enon si senteillsione Po illuso sicrede eterno ‘Quando Miganno delillusoneperise,persce anche Io ik tso, Quel «chYeternoio mi credei» ha appunto un duplice sens: dice, certo, e primariamente, che il poeta ha ereduto eterno lin ganno; ma, anche, che eg, proprio perché ha ereduo eterno il fu ingann, 18 creduto eterno, (+E.T'om d'eternita sarroga il ‘autos, dice vero 296 de La ginesra). 2. mpentne DELLE ILLUSIONIE DELL-SISTENZA Dialea parte, il canto si el perie: nan solo perisce Is luppa, allargando la dimensione ganno estremo-, ma ogni ingan in noi di cari inganni, ‘non che la speme, il desderio& spent (ret) Linganno dell’amore # eestremon, sia nel senso che & Pulti- smo e, svanendo, si porta via tutti gli altri, sia nel senso che race ciude in sé Vessenzae il culmine del'illusion: la ede nella pro- pria eternita, La speranza e il desiderio che formano il gontenuto 4ellinganno sono appunto la speranza e il desiderio di ingannar- illudera;eIillusione @ credere di ottenere il desiderato,so- prattutto quel desiderato che @ Vinginito e Veterno (ela natura delle cose porta [richiede, implica] che tutto esista limitatamen- tes, P 165, ¢ «porta ancora che niente sia eterno», P 166, — i che significa che V'llusione, prodota dalla sessa «natura delle cote», &illusione delleterno e delVinfinite). ‘Ma esistenza & desiderioeillusione, lo spegnersi del desi derioe dell'llusone # lo spegnersi dellesistenza: in modo espic toil canto parla dello spegnersi dllsinganno estremo> e dello spegnersi dello esistente: identifica i due movimenti 153 pert oie 3, sBENSRNTOW LTLLUSIONE PERMANE, Tuttavia il canto non riesce a parlare del proprio essersi spento; né pud riuscirv, perehé il canto spento & il canto inesi- sente, Il olo del canto (composto probabilmente nel 1833) & A se sero. L'eig» del poeta parla a se stesso — al proprio cuore. ‘Ma che oosa @ rimasto di quello? E perito ogni inganno, ogni desiderio & spento, © ogni speranza. L’esistenza & spenta Dellsiox del poeta ® rimasio il poeta, cot i] canto, Vintensitd € la forza del canto, Pintensitie a forza del sentimento del nua, Vintensitie la forza che il sentiment del nulla riceve dalPopera el poet ‘Ben sento» (v, 3): & sentito il perire; ed 2 sentito «bene il sentire non @ senza vita € vuoto, ma @ un sentir «bene», intensa- mentee fortemente, come si addice al sentire che €rafforzato dal- TVopera del genio, «Ben sento»:&sentito il perre (s... Peri. / Peni, Ben sento»), lo spegnersi: «...ben sento, /. / &spento>. La rima esprime e rispecchia nella dimensione del suono la rima 4el senso: lo spegnersi (Vannientamento) dell inganno, del desi- derio, dello, appare nel canto del genio e quindi & «ben sentito». Ti canto del genio rafforza il sentimento del nulla; ma cos rafforzato esso apre un luogo al di sopra del nulla edell'annien- tamento, dove il cuore si apre e ravviva, entusiasmo toca il su- blime, 'anima sinnalza e ingrandisce e «rieve vita, se non altro passeggiera, dalla stessa forea con cui sente la morte perpetua delle cose e sua propria» (P 261). E proprio perché il perre dell’ inganno estremo» & ben sen tito, questo sentre@ illusione irriducbile e viva, ossiaé ingan- ‘no autenticamente estremo, che, vivo, forma Vorizzonte estremo allnterno del quale & veduto e sentito il perire di tutto, Innal- ‘zandosi al i sopra del nulla, Vorizzonte estremo del canto 1 {ganno estremo in cui loriazonte si crede eterno — ein cui stenza, che pur & sentita come tuta perduta, si mantiene al di so- pra del proprio annichilamento e ancora una volta silude di es- sere eterna. 184 4. SUULTIMA VOLTA“ UETERNITA NON DETTA s.. Dispera / ultima volta ..» (vv. 1-12), Il canto indica la situazione limite, perché a se stesso che il canto dice: «Dispera ultima volta. Lo spegnimento del desiderio, infati & ben sent to, Resta la dsperazione ben sentia (Ia disperazione per 'sama- ro», la encia» il «nulla», il «fango»). Cioé rest i canto. Ma il canto dice a se stesto di disperare «T'ultima volta» (dopo non ci sara proprio pit nulla dell'sio»). Crede di essere eterno — e id nonostante sta davanti a sé per ultima volta, cioé si vede tran- seunte, non elerno. Questo é possibile, perché il canto si innalza Al i sopra del suo stesso annientamento,ed 2 in questo suo star alto sopra il proprio nulla che esto si sente eterno. Ma la sua ‘ternita non & deta, non compare in cid che il eanto dice. Il canto —Lcantore — dice il proprio annientamento imminente (e90 si vede — vede il proprio disperare — per «ultima volta»). Ma, appunto, icendo il proprio annientamento sinnalza al di sopra diessoevllude in silenzio, di essere eterno. Th-canto si rvolge a chi fo canta, al suo cuore «stanco tuto 2 perito, anche ogni desiderio, Resta il cuore, come visione del nulla. Ma la verita di questa visone & data dai canto. B nel canto che essa & vera. I canto ascota la vert. Rivelgendosi alla visione vera del nulla il canto sirivolge quindi «a se stesso». E. dice: : Os poserai per sempre, ‘Del cuore edel suo palpitare («.. Asai / palpitasti..»)&ri- ‘mast il canto, e il canto si appresta a sua volta a morire. Dice a se stesso: «tacqueta omai. Dispera / Vultima volta ..» : canta per Pltima volta la tua disperazione. Il canto non dice — la sua Serietd non gli pud far dire — di exter qualeasa di separato dal cuore, qualcosa che sopravviva all'utima disperazione del cuore Proprio perché il canto ascolta la verita, non pub dle tuto que- ito, E tuttavia, dicendo il proprio apprestarsi alla morte — di- tendo che il dieperaze per ultima volta @ il suo dsperare — il canto sente la forza del suo dire, si innalza al di sopra di cb che 18 Lape genio ‘e30 dice e, nl silenzio del’autentico «inganno estremo» — nel- vu Vinganno estremo non detto, nelVllusione non detta —, avwerte LA DIALETTICA |a propria eterna, 4 Tl canto dice a se stesso: «.. Omai dsprezza / tes». Il canto ron da pretivm, valore ase stesso, nessun valore, né pesitivo né 7 rnegativo, appunto perché ogni desiderio ¢spento il dare valore, come il togierevalore, sono un'espressione del desiderio. Il eanto dice di non porre pit in relazione al valore nemmeno se stesso ¢ 1d che esto mostra, in quanto vero: Ia enatura®, il ebrutto po- tero, Peinfinita vanita del tuto». Ma nel suo non detto sentirsi eterno esso si apprezza ed & soddisfatio di se stesso — giacché, ancora una volta, nel canto del genio «lo stesso spettacolo della nullita par che ingrandisea V'anima ... la innalzie la sod sfaccia di se stssae della propria disperazione »(P 260). ‘Se veramente fssero rimast soltanto la nei e il disprezzo canto non riauonerebbe, non esisterebbe. Anche quando vede il proprio nulla, la poesia & un «respiro del'anima>, un'saura di prosperita» (P 136) in cui Panima si sent, senza dirlo — anzi icendo Pepposto —, salva dal nulla. : Ie bat! Leal etengeee nae eT 1. LA RAGIONE COME «ESPERIENZA> DELL'ERRORE < La poesia ea fist sono entrambe de! par, quasi le som sith dlfumano spirit, le pid neil ele pi ii fact a cui Possa applicarsi lngegoo umano> (P 3383, 8 settembre 1823); Fle due pi nob pi diffi epi rare, ani straordinari, fc colt la poesia el ilsota» (P3388). Sno le vere ihe del ge no “ll genio, da cui prinipalmente pende e nase Ia faa poten classi (id) Sela poesia cerca» bello la iloia il ver, cad Ia cosa pid conraria al bello» (P 3382), atv, in quanto ese 20. no levee igie del genio, dot della capaci di cogliee il vero Senso del mondo, ese sono ele acl fe iain tra lor, tanto Chel vero poeta sommamentedisoso ad exscr gran filet, ¢ i yer filosno ad exer gran poeta» (P 338283) Flslae poe- Sia sono ee faa epi afin ta loo», inseme, vero & sla tows pid contaria del belo, Questo pone perce, quando ia poesia ¢ opera dl genio, ilcontenuo dela poesia mona la v= rit co a lit tute le cove, mente la forea del opera poe- tice oni a forma della poesia ( anche della filosofia In quanto opera del genic) «® una cera belleza egrandezza ce rempie anima» (P 260) Pesiema illusion incu Puomo 3 sexe salvo dal nulla, (La forma dela poesia — nellezea i centro dt ieorma —& quind il earatee pein la natura la = pro- 190 ped daa poesia crepe a naturaproprieh ibe lo», P3382.) 7 at Tel appaniee al dinensone dla nature ai se il vero aq del rane a a gan ¢ matron tie uns seni cotrapesons base oan cre fereéaln rapeseed gone aac sees Le gan void erent eerie nl metic tel pln non scamprone won per ua eta te dla pons (23589) Vena una oma dal Iie; tuts Oe ine mona ini, indent, Sfggeveles(P 257), Nel porn nfo pub cer epere tout grinder quo bd on cpancapas cle iv, ‘quan edt primis delnges a pen a ‘leva lfmmagnsones E38 2. NATURA ERAGIONE COME che & «il poetco della natura, da GuelP=altra» (P 1835) che & la natura come materia, ossia la na- fra in quanto essa & il ragionevole il calcolato» (ibid). Sepa- rato dal «poetico» il «caleolatos, nella natura, non & pit) nem- ‘meno un ealelato. ‘Coloro che fannofilsofia (Leopardi pensa soprattuto alla losofiatedesea, P 1835-36, 1850-58), «non conoscendo altra esi stenza nella natura che il ragionevol,ilcaleolato ec. (osia Ia na~ tura in quanto oggetto della moderna scienzafisico-matematica] € libero da ogni passion, illusone, sentimento, .. errano a ogni trattoe allingrots, ragionando colla pit squsitaesattezza» (P 1835.36); provano cola possibile evidenza cose falsissime» (P. 1833) ‘Separando Isimpoetico» («il caleolato») dal «poetico», esti ignorano la stesa natura dellimpoetio, «ignerano la massima parte. delle stesse cose che trattano, per impoetiche chee se~ Bor (P1836). La natura un « sistema» (P 1834-35), € «il poe tico nelleffttive sistema della natura & legato assolutamente a tutto» (P 1836), Come «la ragione ha bisogno dellimmaginazio- ‘nee delle illusion’ hella dstrugge-, cos «1a geometria € Valge- bra [hanno bisogno] della poesia» (P 1839), 2. LADIALETTICA IN HEGELEIN LEOPARD La ragione esenzialmente legataall'llusione,¢ iolata di- ‘venta essa stesa illusion; la conoscenza della verita @ legata es- senzialmente alla conoscenza dellerrore, ¢ isolata diventa essa stessa errore. Sembrano, alla lttera, i teoremi fondamentali del metodo dialettco. Leopardi si rivolge ad essi nei primi giorn del- ottobre 1821. Ha 23 anni, L’Enciclopedia dele scienzefilosoi- che in compendio ® apparsa da 4 anni. Ma Hegel & in quel tem- ‘po completamente sconosciutoin Italia. “Tuttava il pensiero di Leopardi non 2.un portasi per pro- 165 prio conto nella dimensione in cui gi i trove il pensier hegelia~ ho in Leopard il senso della daletien & esenzialmente divero, da quelo di Hegel. Tale diversi & uno dei erat fondamentalt che fa di Leopard il primo flosofo «contemporaneo» che quin- Alo porta oltre Hegel. «Primos, non solo in senso cronclogico, rma perehé apre la strada e la mantiene potentemente aperta Schopenhauer, Wagner, Nietzsche, Gentile ne hanno intravisto Ja profondita — anche se i Penserivengono public soo ne 1898, dl Canduce (La Commissioneincaricata delledizionedescrive cos i ma- noserit: «Ena mele di ben 4526 face lunghee large mezza- namente, tute vergate di man delPautore, Puna sritura apes fia, sempre compatta, eguale, aecurata,eoreta» [dalla Pree Zione di Giosue Carducci ai Pensir, Laccuratezea dimostra Tiimportanza che Leopard aurbuisce quexto suo libro gigante seo, alVnterno del quale continua a muoters. I 14 ouobre 1827, a Firenze, eit termina Vindice, che si ifersce alle pagine 1. 4295 — un lavoro che presuppone una persistent conencenza analtca di tutta Popera — che proseguirh per altre 231 pagine fino al dicembre 1832 —, la sua perdurante atualit nella co- seienza di Leopard.) : ‘Nel metodo dialeticohegeliano Vimplcasione dei cntrari reciproca: non sl la ragione essenzialmentelegata alla natura, sma anche la natura ®essenialment legata alla ragione. Ani, lo Sviluppo dellidea eonduce necesaramente alla natura ¢ loa Tupp della natura conducenecessariamente all spirit ella ra- sione. La natura si sviluppa necesariamente nella egione,per= he la natura, senza la ragione, coe isolata dalla ragione, of con- traddie. La Fagione, come ragioneassolua, il oglimento della ‘otalit delle contraddizioni del into, quindi anche della natura in quanto determinazione finita. “Anche nel penser di Leopardi la natura (il suo sistema) & i finite, ma la natura si contraddie proprio perehé sorge in essa la ragione. La ragione non togle la contraddizion, ma la produ- ce. Per Hegel a natura si contradice se on ?ragione; per Leo: pardi la natura si contraddice se @ragione. Contraddicendosi, la Datura pats nar, ma non nel suo oppose, ame per Hege: la contraddizione introdatia nella natura dala ragione valtera» la - 16 pss aive natura, la fa diventare, nel'uomo, (P231). ; Tia sapiensa santa», ql, appunto quella della tradiione filoeten; quella smoverna> ¢ la sapienca che Leopard ritiene apace di dstuggere Vantin e che consist nel cnosere Ia nul- Ti delle cove Lenpardi apr la trad a vn nuovo modo di pen- sare,ma riten che Tinnovazione sia gi precontenuta nell ilo- fof moderna: « Cartsi, Galileo, Newton, Locke ma non la f- lovfia tedesa] hanno veramente mutato la faci alla ilosofia+ (P1857). 2, Wee sts0 LA RAGIONE DETERMINA T-CONTRADDIRS! DELLA NATURA Alfermando che la natura si contraddice perché @ ragione, Leopardi non intende dire che la ragione sia, ese, contraddizio- ne, erore, non veri: la ragione é la vision dellesistenzae dela pullith delPesistenaa — la nullith che compete all'esistente in {quanto ess0 un provvisorio emergere dal nulla —,e per intero DPensiero occidentale, quindi anche per il pensiero di Leopardi, 169 ( tadattin tale vision @la veri originariamente evident eincontrovertbi- le —Pevidenza del divenire. E vero che la ragione tradizionale innalza eterno al di sopra 4ell'esistenza del dvenire, mente per il pensiero contemporaneo a partre da Leopardi —Vesistenza del divenire implica ine- sistenza di ogni eterno edi ogni immutable, che la ragione non hha pid come contenuto eterno, Nimmutabile e Vinfinito; ma nel ppensierocontemporanco la ragione permane come experienz, vi sone evidente e incontrovertible del divenre dellesente e quin- Ai della strutura che compete al’esente in quanto esto diviene. Tl esistema della natura» di cui parla Leopardi ® appunto ill ‘modo in eui egli interpreta tale struttura. La natura — il dive- niente — 2 cid che veduto nella visione in cu la ragione consi- ste: «chi non conosce la natura non sa nulla [la natura é coe il ‘ontenuto totale del sapere} € non pud ragionare [la ragione ha od come contenuto la natura)» (P 1835) (e «la ragione e 'womo non impara se non per Vesperienza, P 1838). Falla struttura delVessente che diviene compete la tua incontraddittorietd. Come per Platone, Aristotele e Pintero pensiero occidentale, per Leo- pardi (ma, abbiamo gid incominciato a rilevarlo, il pensiero di Leopardi avra in proposito un'evoluzione decisiva) il principio 44 non contraddizione &, originariamente, la legge fondamentale dela rape, secondo ci si cotta natura, insieme dle [Laffermazione che la natura si contradice perché sorge in essa la ragione, non significa dunque che il contraddirs della na- tura sia determinato dal contenuto della ragione, ma che & deter- rinato dal fatto, dall'accadere della ragione, atolutamente gra- tuito, senza perché. La ragione ac-cade, & qualcosa di «acciden- tale», «nato da circostanze accidentalis (P 180, dove quest ul ‘ma espressione @s} immediatamente riferita al «sentimento della nulla delle cose», ma la ragione 8 appunto questo sentimente in {quanto si costituisce come verta orginariamente evident), Ne Vesistenza (ossia nella natura), accade il sentimento della nullita delfesistenza, ela ragione # la forma pit compiuta di tale senti- mento. Liesistenca stesa ¢ un accadere — proprio perché «la natura delle cose porta. che niente sa eterno» (P 166) —, che ha come 17 . Dili inmate easnmatrce fondamento il nulla («il principio delle cose, ¢ di Dio stesso, & nulla», P 1341). Lesstenaa@ilesistema della natura», ma il six stema accade, esce dal nulla (ossia 8 giocao a «capriccio» dal “fanciullo invito>, cot dalle «forge eierne» del divenire da cui fscono e sono distruti i mondi infiniti e, tra questi il nostro, il ‘sistema della natura»), 3. ASIMOMETRIA DEL RAPPORTO TRA RAGIONE E NATURA Alla natura, che ®aceadiment, aceae di esereragione — Vaceadere dela ragione non appartene al «sistema» osia alla foal dei nest neces secondo ci si costtuice la nara, E Trariecasione esenviale dl ssitema» t Timplicazione di esi Stenz,vlont dl existre(quind di pacee, dinfnito,lsio~ ze Tillers del sistena. Tl content della ragione appunto {questa aeelanione Quin la ragione dipende ed eegataesenialmente» al- Villasone, perce la pd negare solo fcendoneesprienzay men tre saisema dela natura® non &exenzalmente legato alls Cadimento della ragione, non ipende da eso — anche se slo nella ragion eso appare nella sua vert. L'implicazioe di rx fone nature ¢asinmetrica a ragione implica necessariamente {etonoscenea Vesperiena della natora, ed implica la natura Come terreno («fondarmenta») i el esa regione acca; mala natura non implica exsensilmente, ma acidentalment il pro- prio eserconocita dala raion. La ragione «ha bisogno de Fimmaginazionee dele isin! cella dstrugge> (P 1839), tladdove Fimmaginazionee il senimento on hanno aun bis sno dela raione> (P 1859), hanno anzi bisogno dla sua in Pergo, ee av dence a he tera ne nemiche per esena, Tuna dipende o ¥lgataesenaialment al Tala, ome fo son ut contari; enn pub considera una isolatament dalla (P1842), i texto prosegue cos: «O pit testo non si pub conidrar la ragione stacratament dalla natura (bend al contra), perché Is ragione, sebene nec, & pote mm | | | : | | Lettie rior alla natura e da Ii dipendente, ea in lei sola il fondamen-, to el soggeto della sua esstenza e del suo modo di exere> (bid) la natura é Ia base ei terreno (efondamentos), il sxtrato (soggetion) su cui la ragione, accadendo e svelandolo, viene a Cadere. Cadendo sul proprio fondamento e unendosi ad exo, a ragione lo corrompe perch introduce nella vont di exietere, Git i ude, la volo anon lluders quind! di non eit. re. Questa volona di esisteree di lluders ce insieme vont Anon illudersie di non esistere; ® appunto il contraddrs della natura quando essa Bragione. ‘Un contraddisiche si svluppa a sua volta in un sistema di contradzion,e innanztuto nela contraddisione per Ia quale la sessa fora’ con cui la ragione distrugge la natura ® natura: + Limpoteaz ¢ la conraidizione che invlve in se ¢ introduce nel?anm e nell ordine delle cose umane la ragione,. ] per far arandi effet dis progress ha bsogno di quelle state dispo- Sizioni natural hela dstrugge on’ strut, Pimmaginazione ell senimento» (P 1858). Poiché la ragione éIegaa esezialmente alla natura, non ci pod eserefilesofia senza persia. B quindi «indispensible» che fun vero e peret filosofo» — equesta qualita @ la pid rara e strana che si possa concepite» — «sia sommmo e perfeto poeta; ‘ma non gi per ragionar da poeta; anzi per csaminare da fred simo ragonatoree ealesatorec® che il ola ardenissimo poeta [pub conoscere. I filsofo non &perftto sgl non & che ilosoo e Se impiega la sua vitae se stesso al solo perfesionamento ella sua filosoia, della sua ragione, al puro ritrovamento del vero, che pur unico e puro fine del perfeto fiesta. La ragione ha biso- {go dellimmaginazion e del illusion cella distrugge i vero del flo; il sostanzialedell'apparene; Vnsensibilita ka pid per~ feta dela sensi la pid vive il ghiaeio del fun; a pazienza deimpasienza; Vimpotenza dela somma potenza il pico so el rads gamete alr ela pra ee ( 1839). Ix LA FILOSOFIA | NOBILTA E EGOISMO DELLA FILOSOFIA 1. pur DeriNiZioNTopPosTE DELLA FILOSOFLA [Nel setiembre del 1823 Leopardi serive: «Le due pitt nobili, pdt

La rgione 1 pr far grand fee dedi progressi ba bic sogna dt quel ce dispention! natural cela disrugge om ‘Bh, Vimmaginasion ei sentmemo» Gb). Questa la im Lafont contraddizione — o meglio, questo un aspito della contradd- one — che la ragone introduce nell wom. La ragione ha biso- 00 di cid che esa ditrugge:immaginazioneesentimento, Ma le ituson sono immaginazionee sentiment, evceversa; el bel. tom il ebuono>, le svete, la sgiuscta, la smagnanint» (4 cui si parla nella pagina 125 dei Peni, qui sopra riportata) sono «pure ilusiol ey «fantannesetanaeiumagariew (bid) Distruggendoimmaginazionee sentimeno, a ragione, come tale, Isolata in se stesea,cistrugge tute quest illusion, ¢ dunque ¢ ineitabilmente«dotrina della seelleraggine raglonaa (hid), asia di cb che dal punto di vata delle uson! &seleraggines eegaimos “Per far grandi effet edecsi progress (P 1858) — cot per avere Ia grande potenza — Ia apne ha tutava bisogno See dre fat la ragone & «impotensa» (P1839), La vera e supre- 1a filosia¢lacontemplazione dellimpotenza, La vision della pula tte sn gun ques seine ape visione della loro easensialeimpotenc: Fimpotenaa di fronte al nulla che leannienta. La potenea& la salvenza dal nulla, La fomma potenza # Veternit «Limpotenea tha bisogne) della fomma potenea> (ibid), perché la Fagione ha bisogne delim Imaginadione e delle illsion etella disrugges (bid). La som. ta potenzadel’cternita&illsione Mala grande filosfia—la obit Laesommita deo spi- suman, pers ni —grandie fama el il 2a la ravi e consol dunque, in esta, la tessa poten della “Gone desl eimpoen dl at vo sind soma. Inente potent ed eternt Gonnipotenza ed eternity la cl unica pata € illusone);€ Psocchiata onnipotntee (P 1851) (Foc. ‘Bauch per Lepr anc cp mi he gar tio dela natures)? * Quando ha ma un deco gato sl gran sistema dll cove uvechate cnniptente eg sia rivet un grande everament enna vgrt dla Satara oun grande ed unverale rere?» (P 1850-5) «I eds ia Sempre tree apie alia ei; ado alferana con mane robusta (> 1858) «Esquando un edeso vale specular parlare in rand, arceare da se ueoo tn gran sistema are ura grade lnsovazone in fla in qualche prt spect dia, ardaco creche ep erainaramente deta» (P1859) 1 . Nokia apie del oa ‘Tuttava Villusione e la potenza di cui la grande filosofia ha bisogno, ® anche cid che Ia ragione distrugge. In questa e per {questa distruzione, considerarla come tal, la filostia «dourina della scelleraggine ragionata>: il contenuio di tale dowrina & la sscelleraggine», I'segoismo». Quanto al contenuto, considerato in 9 stesso, eparatamente dalla forma, «la perfezione della filo- sofia non 8. altro che egoismo», (P 2253) . ‘Legoismo & infatt conseguenza necessaria dell’samor pro- prios (P 892), cot della volonta con cui esistenza vuole se stessa ‘e vuole salvarsi dal nulla, distruggendo id che la ostacoa. A-woranrus TL epensiero» di pagina 125, sopra riportato (§ 1), parlando della «filosofia indipendente dalla religione» come «dottrina dl Ia scelleraggine ragionata non intende proporre la dipendenza della Filosofia dalla religione: per la religione (che qui e prece- dentemente@ intesa da Leopard come crstianesimo) il buono, la virta, la giustizia non sono illusioni; mente tli essi sono per la vera flosofia: «fantasmi ¢ sostanze immaginarie». La filosofia scopre questa «vert che la natura aveva nascosa sotto un pro- fondissimo arcano>. Se dunque la filesofia non sirende dipen- dente dala religione, cot dall'lusione che sosituisce le vert sence della foi con quelle erivlten — se floia ‘non impedisce a se stessa di essere conoscenza autentica della ve- Fitde non si lascia avvolgere dallillusione — allora al contenuto della Filosofia appartiene 1a conoscenza che «il vero partito in {questo mondo & essere un perfetto egoista». 1 LA RAGIONE MODERNA, LtaNoMELECoIs«o Lo stato affeaivo pid adeguato alla veri, cid alla nuit del tuto, é la noia.E lo stato affetivo — peculiae delle moderna, — in cu affetvcd® ridota al minimo e quindi & insieme inat- Livtde impotenza assoluta, mort vera e totale. Ma la veritd pud apparire anche nelluomo che vive € che ‘dunque, per la presenza del piacere, del dolore e della dstrazione dal desiderio del piacere (occupazioni, lavoro, divertimenti), si mantiene al di fuori della noi Quando la coscienza della verti, cot la filosofia, si trova in ‘questa seconda situazione, la filosofia, quanto al suo contenuto ‘onsiderato isolatamente (cfr. 1, 2) & «egoismo», ossia cascienza che Ia volonta di esstere ¢ di godere — il desiderio infinito di piacere — non @ limitata da alcuna legge immutabile ed eterna, che abbia il carattere delld verti cioé non deve adeguarsi ad al cna «idea». I valori della morale, le idee immmutabili ed eterne — bonta, virtd, giustizia, bellezea, magnanimita, amore —, in base ai quali la cultura tradizionale pone limiti allegoismo (P. 271-72). Tl filosofo moderno .. 2} necessariamente egoista, € uindi malvagio» (P 2294). Nel filosofo modern la vert & iso lata dalla poesia ¢dalfllusone;e il contenuto della verith& iso lato dalla forma, consstente nella forza, grandezza e magnanimi= 1 con cui il contenuto viene conosciuto (ef. 2). 180 Lavage med Laffermazione del’egoismo del filosofo moderno non va se- pparata dalla tesi che la noia® una «condizione dell'anima .. rac Gionevolissima, anzi la sola ragionevole» (P 141). Se la noia in ‘quanto condizione «ragionevolissima» é lo stato affetivo pid ade~ {guato alla verti, es0 # insieme assolutaitazione e impotenza. Il “filosofo moderniow & «necessariamente egoista € quindi malva- {Gio» quando non affonda nella noia,cioé velativamente a quella Condizione dell'anima in cui & presente la soddisfazione (illuso- fla) del desiderio infinto del piacere, o in cui tale desiderio & ‘ingannato», emitigato», eaddormentato® (Ia noia essendo ap- punto il «desiderioingenito e compagno inseparable dellesisten- 2a, che in quel tempo [nel tempo della noia, appunto] non & sod- fato, non ingannate, non mitigato, non addormentato», PAT). Relatioamente a questa condizione, la «perfezione» della fi losofia non &. altro che egoisms» (P 2293); e poiché la flosofia ‘moderna 2 «perfeta» concscenza della veri (thid.) — «giacché niente di falso le possiamo imputare» (P 2295) —, la filosofia ‘moderna, relatvamente 2 quella condizione, & essenzialmente ‘egoismo ¢ malvagita, ossia cid che dal punto di vista del'illusione ‘morale & egoismo e malvagita. Prfetiamente separata dalle ilu sioni, la perfettavertafilosofica, quale ®reperiile nella filosofia moderna in quanto dstrugge le illusion della tradizione, & per- Fett egoismo. : ‘ (bid) ‘Quando la «vera eperfeionatafilosfia»guida i princi i ren «degen, malvagie tiranni. Questa affermazione non pub etere un ghudiaio morale fondato sulla vert, giaoché& proprio la co= nostenza della verit a rendereegoist i carattere negativo del- Tegoismo & tle solo dl punto di vista de valori moral, cot del- Pillusione ot dela natura. E-tuttavia a conoscenca della verita che rend egos &laco- noscenza «astrata» dela verti, operat da cloro che «on co- noscendo atraesistenza nella natura che il ragionamento il cal- cata ec. libero da ogni passione, illusion, sentimento.» erra~ ‘no a ogni tratto allingrosso,ragionando ella pi squiita esat- Esprimendo Vesensa della tradizione acidentale, Platone 1mosta che si ree prinepi non pratcano la vera ilasfia non & possibile la «cessazione det mali» la «flit negli Stati nel fenere umano e negli individui» (Cintas, 473 dee). Eaprimendo Tessenza del pensieo contemporaneo — al dia i og tentativo ompiuio per eluderia —, Leopard mostra che i mali eVinfelic- {2 nel Sati el genere umano e negli individu & prodotadal- Ia'vera e perftafilosofiae cit dalla filosfia moderna, la quale produce «queso elfeto.. non in quanto modern, main quanto Nera e perfezionata flsaia» (ibid), osia in quanto pura cono- senza della writ La conoscenza della flosfia rende «buoni» i principe i privai» (eMareantonio, Augusto, Giuliano, ex»), quando la Filosofia non ¢ «vera e perfezionata», ma simperteta,(P 2292, 95; 2245-46), mezzafilosafia» (P 520-22), osia quando «Ie- : 182 ‘goisme ha una base meno salda» (P 2294) ¢ la conoscenza della ‘erita& ancora unita ale illusions, Ma la «mezza ilosofia» ¢ la ont» che ne consegue non costtuiscano una dimensione che si ‘rovi pit vicina allunit dialettica di flosfiae poesia, di quanto non si trovi la filosfia separata dalla poesia e dallillusione: la smezza filosfia» solo il tentative falito di separare la filsofia dalla poesia e dallillusione e, appunto, &filosofia «imperfeta», 3-LAFILOSOFIA COME DOTTRINA DELLA VOLONTA DI FOTENZA [Nel suo signifiato pit generale, Vegoismo &o stesso amor proprio: «lo stato di egoismo puro, equindi il puro odio verso al- ‘ul, che ne segue essenzialmente, @lo stato naturale» (P 2438), Nel’ suo significato specfico, invece, Vegoismo si distingue dal- Peamor proprio» (P 3291-97). « Oggi (ossia nella civiltd guidata dalla flosofia moderna] non pud sceglire il cammino della viet se nan il pazzo il timido e vile oil debote e misero» (P 978). Ma amor proprio, al quale 'egoismo & fondamentalmente identco,¢Vesistenza stessa, cot la volont di esistere equindi di prevalere sugli altri sulle cose che ostacolano Vesistenza. L’a- ‘mor proprio & volontd di potenza. Dire che «la ragione ha biso~ {gro delPimmaginazione¢ dll illusion» come «Vimpotenza del Ta somma potenza» (P 1835), significa innanzitutto che la ragio- rne-vede la «somma potenza' dellsistenza, vede V'sistenza in ‘quanto volont di essere somma potenza;e che, vedendo insieme iT carattere illusoio della velontd di potenza, la ragione 2 impo- tenza: eonoscendo Vessenziale impotenza della volontA di poten- 23, la ragionelascia nellimpotenza La vera potenza salva veramente dal nulla; quando si vede Vimpossbilita di questa salvezza, si vede Vessenaiale impotenza dellesistenza e della potenza. Ma nellepoca in cui tale visione non affonda ancora lesistenza nella noia,e la volont di potenza riesce a sopravvivere la yisione dellimpotenza, («la vera eperfe~ ionata filosofia»), sapendo che la volontA di potenza non deve commisurarsi ad aleuna legge morale eterna, non condanna la volontl di potenza, si trova unita ad essa, ¢ «dotrina» della vo- 183

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