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Dario Gentili Una crisi italiana.

Alla radice della teoria dell'autonomia del politico Sommario: La questione dellautonomia del politico esplode in Italia nel corso degli anni Settanta e rientra nel dibattito se attribuire il primato o allorganizzazione o allautonomia, e cio o al luogo del conflitto (Tronti, Cacciari) o alla soggettivit antagonista (Negri). Tuttavia, ci che queste posizioni hanno in comune il fatto di poter essere comprese allinterno di un dispositivo della crisi.

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Dentro e contro: Tronti

Per limitare la questione dellautonomia del politico nella tradizione filosofico-politica italiana a tre autori (Mario Tronti, Antonio Negri e Massimo Cacciari) e a un arco di tempo determinato (gli anni Settanta), prendo lo spunto iniziale da Operai e capitale. Mi riferisco in particolare al punto in cui Tronti passa dallanalisi operaista del rapporto economico classe operaia-capitale alla proposta politica. Innanzitutto, egli prende criticamente le distanze anzi rovescia il paradigma gramsciano (fatto proprio a suo modo da Togliatti) per la conquista dellegemonia politica da parte della classe operaia: il passaggio politico da compiere non tanto quello dalla classe operaia al popolo, ma, viceversa, dal popolo alla classe operaia. Lo scopo quello di definire lorganizzazione politica operaia, il partito di parte operaia. Tronti scrive:
Come far funzionare il popolo dentro la classe operaia problema tuttora reale della rivoluzione in Italia. Non certo per conquistare la maggioranza democratica nel parlamento borghese, ma per costruire un blocco politico di forze sociali, da usare come leva materiale per far saltare una per una e poi tutte insieme le connessioni interne del potere politico avversario []. Cos, su questa base, dai compiti del partito rimane escluso proprio quello che sembra averlo finora caratterizzato: il compito di mediare i rapporti tra classi affini, e cio tra ceti diversi, con tutte le loro ideologie, in un sistema di alleanze.1

Il problema pur sempre quello gramsciano della conquista dellegemonia politica. Per Tronti, il popolo in quanto sintesi dialettica e, al di l delle intenzioni di Gramsci, prodotto di una cultura della mediazione se non proprio del compromesso non la soluzione, perch neutralizza al suo interno la classe operaia, lunica contraddizione del sistema capitalistico davvero rivoluzionaria. Eppure, come a suo modo gi sapeva Gramsci, lantagonismo della classe operaia dentro e contro il capitale, la lotta in fabbrica, la lotta sindacale, non si traducono immediatamente in lotta per la conquista del potere politico. C bisogno, a questo punto, di uscire fuori dal rapporto di produzione capitalistico, di natura esclusivamente economica, e quindi controllabile e gestibile dalla posizione dominante del capitale. Affinch ci sia politica, la classe deve andare contro se stessa, contro la sua stessa natura economica: propriamente la separazione della classe operaia da se stessa, dal lavoro, e quindi dal capitale. la separazione della forza politica dalla categoria economica2. E deve rendersi autonoma: Una separata autonomia politica dei movimenti di classe delle due parti tuttora il punto di partenza da imporre alla lotta: di qui, di nuovo, tutti i problemi di organizzazione della parte operaia. Lo sforzo del capitale di chiudere entro la relazione economica il momento dellantagonismo, incorporando il rapporto di classe nel rapporto capitalistico, come suo oggetto sociale. Lo sforzo di parte operaia deve allopposto tendere continuamente a spezzare proprio la forma economica dellantagonismo3. Il problema politico diventa discriminante per portare
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Tronti, Operai e capitale, DeriveApprodi, Roma 2006, pp. 114-5. Ivi, p. 262. 3 Ivi, p. 219.

lantagonismo dalla fabbrica alla societ. Cambia il luogo, ma il soggetto deve restare lo stesso: la classe operaia. E tuttavia, il rendersi autonoma della classe operaia dal rapporto economico che la lega al capitale non ne fa immediatamente un soggetto politico. Allautonomia della classe operaia deve corrispondere allora unorganizzazione politica dove possa aver luogo la sua soggettivazione politica senza neutralizzarne come popolo la peculiarit dellantagonismo. Questo luogo per non pu essere o non pi la fabbrica, dove la forma di antagonismo ormai esclusivamente economica. Stringere insieme classe operaia, antagonismo e organizzazione politica: ecco il compito. possibile tuttavia pensare la classe operaia al di fuori della fabbrica, come soggetto politico autonomo, senza scendere a compromessi con la forma-popolo e senza accettare le logiche democratiche e riformistiche che la ridurrebbero a una parte tra le altre, che deve negoziare il proprio interesse di parte in nome dellinteresse generale? Pu la societ, ambito costituito e dominato dalla tendenza uniformante delle ideologie borghesi, dar luogo al conflitto di due parti? Che ne sarebbe, infine, della classe operaia al di fuori del contesto determinato in cui ha luogo quella forma di antagonismo che ne determina la soggettivazione? Queste sono le questioni che Operai e capitale lascia sul terreno del dibattito filosofico e politico del marxismo italiano, e non solo4. Se con la teorizzazione della centralit della classe operaia di fabbrica e con la determinazione del soggetto antagonista Tronti ha definito le peculiarit di una scienza operaia, ha invece dovuto riscontrare la difficolt di trasporre tutto ci a livello di organizzazione politica. La classe operaia il segreto del capitalismo, segreto che la scienza operaia ha svelato 5; resta tuttavia da svelare il segreto del Politico, che non come insegna, per Tronti, la regola dei fallimenti delle iniziative politiche operaie, la cui unica eccezione la rivoluzione dOttobre a disposizione della scienza operaia. Il segreto del successo politico di Lenin non va ricercato nellesperienza delle lotte operaie, bens nella grande tradizione del realismo politico, appannaggio della classe avversa. Siamo nel 1970 e, nel Poscritto di problemi aggiunto alla seconda edizione di Operai e capitale, si sta consumando la deviazione di Tronti dalloperaismo degli anni Sessanta deviazione che non implica affatto un disconoscimento delle sue conquiste teoriche, bens la consapevolezza che, per poter proseguire la ricerca allaltezza della politica, bisogna trasporla su un altro piano:
Contrapponendo un tipo di organizzazione allaltro, Lenin elabora la teoria di entrambi. Ne aveva bisogno, perch il suo discorso era veramente tutto politico, non partiva dalle lotte, non voleva partirci, la sua logica era fondata su un concetto di razionalit politica assolutamente autonoma da tutto, indipendente dallo stesso interesse di classe, comune semmai alle due classi, il suo partito non era lanti -stato; anche prima della presa del potere era lunico vero stato della vera societ. [] Pur senza essere mosso dalla spinta della lotta operaia, Lenin centra in pieno le leggi della sua azione politica. Per questa via subisce un processo di rifondazione, da un punto di vista operaio, il concetto borghese classico di autonomia della politica.6

La fase operaista di Tronti e il cosiddetto primo operaismo si esaurisce con la conclusione dellesperienza della rivista classe operaia, nel 19677. Dopo quegli ultimi bagliori di vera politica (nota bene: prima del 68) inizia il suo lungo tramonto8, cominciato proprio con lindebolirsi e il disgregarsi della concentrazione di luogo, epoca e soggettivit antagonista. Sul
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Di tal genere sono le questioni che solleva Roberto Esposito nella sua interpretazione di Operai e capitale: porre la classe operaia al contempo dentro e contro il capitale nei termini di Esposito: tenere insieme immanenza e conflitto , nel passaggio dal piano economico a quello politico, comporta unaporia e una contraddizione che ricade sulla sostenibilit filosofico-politica della stessa classe operaia in quanto soggetto antagonista. Cfr. R. Esposito, Pensiero vivente, Einaudi, Torino 2010, pp. 207-12. 5 Quando ci si chiede perch solo dal punto di vista operaio si pu cogliere il segreto del capitalismo, ecco lunica risposta possibile: perch la classe operaia il segreto del capitalismo Tronti, Operai e capitale, cit., p. 230. 6 Ivi, p. 279. 7 Cfr. Tronti, Noi operaisti, DeriveApprodi, Roma 2009, p. 7. 8 Tronti tematizza compiutamente tale periodizzazione in La politica al tramonto, in cui colloca le lotte degli anni Sessanta nella fase crepuscolare dellOccidente, che proprio allora si compie definitivamente: cfr. Tronti, La politica al tramonto, Einaudi, Torino 1998.

piano teorico, dunque, il primo operaismo si esaurisce con la rottura dellunit di soggetto antagonista e luogo dove tale antagonismo si mostra nella massima intensit, la fabbrica. la fine dellepoca della forma di produzione fordista e, con essa, dellepoca moderna stessa a determinare lestinguersi della figura storica delloperaio della fabbrica fordista, il cosiddetto operaio-massa. In fondo, la collocazione del conflitto a sembrare prioritaria rispetto allindividuazione della soggettivit antagonista. Anzi, una soggettivit antagonista stata possibile finch la fabbrica era ancora luogo di soggettivazione politica9; ha avuto una potenzialit politica finch la fabbrica era ancora luogo di divisione e, al contempo, di aggregazione sociale, finch soddisfaceva il criterio del politico: quel criterio che definisce crisi e scissione come costitutive del politico. Il criterio del politico dunque la contrapposizione pi intensa amico-nemico10; ed stato pienamente soddisfatto finch, in fabbrica, Lenin ha incontrato Carl Schmitt, la lotta di classe il realismo politico: La contrapposizione la pi intensa ed estrema di tutte e ogni altra contrapposizione concreta tanto pi politica quanto pi si avvicina al punto estremo, quello del raggruppamento in base ai concetti amico-nemico11. Ecco perch Tronti, in conclusione al Poscritto di Operai e capitale, critica le posizioni di coloro che vogliono collocare la classe operaia dopo e fuori la fabbrica. Ma non solo. La critica pi sottile e profonda rivolta alla possibilit di rintracciare unaltra definizione oggettiva della soggettivit antagonista al di fuori della classe operaia caratterizzata dalloperaio-massa:
Si pu, ad esempio, abbandonare una definizione oggettiva di classe operaia? E definire classe operaia tutti quelli che lottano soggettivamente in forme operaie contro il capitale dallinterno del processo di produzione sociale? [] Vanificare la materialit oggettiva della classe operaia in pure forme soggettive di lotta anticapitalista appunto un errore di nuovo ideologico del neoestremismo. Non solo. Ampliare i confini sociologici della classe operaia per includervi tutti coloro che lottano contro il capitale dal suo interno, fino a raggiungere la maggioranza quantitativa della forza-lavoro sociale, e addirittura della popolazione attiva, 12 una grave concessione alle tradizioni democratiche.

Per Tronti, invece, il problema non tanto quello dellindividuazione di una nuova soggettivit antagonista, quanto piuttosto quello di una nuova collocazione del conflitto, allaltezza stavolta della tradizione del realismo politico, del Politico moderno. Il passo che lo condurr a tematizzare lautonomia del Politico , a questo punto, davvero breve. 2. Contro e fuori: Negri

Le nuove soggettivit antagoniste sono figlie della crisi economica. Sotto la pressione del succedersi continuo delle crisi, la produzione e con essa il rapporto pi intensamente antagonistico capitale-classe operaia abbandona la fabbrica fordista come suo luogo privilegiato e investe lintera societ: il soggetto della crisi non pu essere pi loperaio-massa di Tronti, ma diventa loperaio sociale. Durante gli anni Settanta, Antonio Negri a essere impegnato nel delineare la figura delloperaio sociale e, di conseguenza, a marcare la discontin uit rispetto alla
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Oggi, infatti, Tronti scrive: La grande fabbrica il contrario dei non-luoghi, che oggi configurano la consistenza, o meglio linconsistenza, del post-moderno. La grande fabbrica il classico del moderno. La concentrazione dei lavoratori nel luogo di lavoro determinava le masse, senza fare massa Tronti, Noi operaisti, cit., pp. 94-5. 10 Ancora in Noi operaisti: Lamico-nemico operai-capitale non era uninvenzione filosofico-letteraria. Era un dato di fatto economico-sociale. Stava l, sotto gli occhi di tutti e nessuno lo vedeva. O meglio, si vedeva con gli occhiali del padronato o con i binocoli del sindacato, ma con gli occhi della politica, e del pensiero politico, non si vedeva niente, perch si guardava altrove. Ecco, loperaismo mise a fuoco unimmagine, accese una lampada in un interno di fabbrica: e fotograf Ivi, p. 39. 11 C. Schmitt, Il concetto di politico, in Le categorie del politico, a cura di G. Miglio e P. Schiera, il Mulino, Bologna 1972, p. 112. 12 Tronti, Operai e capitale, cit., p. 314.

fase del primo operaismo. Ecco come, in Proletari e Stato del 1976, Negri delinea il passaggio dalloperaio massa alloperaio sociale:
unipotesi sconvolgente quella che comincia a configurarsi, la categoria classe operaia va in crisi ma continua a produrre tutti gli effetti che gli sono propri sul terreno sociale intero, come proletariato . [] Dopo che il proletariato si era fatto operaio, ora il processo inverso: loperaio si fa operaio terziario, operaio sociale, operaio proletario, proletario. [] Avevamo visto loperaio-massa (prima concretizzazione massificata dellastrazione capitalistica del lavoro) produrre la crisi. Ora vediamo la ristrutturazione che, 13 lungi dal superare la crisi, ne distende e allunga lombra su tutta la societ.

Non semplicemente il passaggio dalloperaio massa alloperaio sociale a determinare la deviazione di Negri dalle posizioni del Tronti di Operai e capitale, anzi evidente lintento di avvalersi del metodo operaista: la precedenza delle lotte operaie quelle delloperaio massa dei primi anni Sessanta rispetto alla ristrutturazione capitalista pienamente rispettata; come in accordo con linsegnamento operaista ritornare, in seguito alla trasformazione del modo di produzione capitalistico che stava avvenendo in quegli anni, ad analizzare la composizione di classe operaia. Anche la problematica rimane la stessa: individuare il soggetto antagonista. Che cosa emerge allora nelloperaio sociale di cos radicalmente divergente dalla precedente analisi operaista della composizione di classe, tanto che lo stesso Negri scrive ventanni dopo di averne introdotto la figura in modo, a volte, troppo timido14? il termine stesso, operaio sociale, che, come fabbrica sociale, lo spiega: un ossimoro, sosterrebbe Tronti, per il quale la classe operaia e la fabbrica si oppongono radicalmente a ogni dimensione sociale e a ogni possibile assorbimento nella societ. Per Tronti, infatti, la societ la dimensione dellideologia borghese, che neutralizza il conflitto e lantagonismo: nella societ il punto di vista di parte operaia viene compreso allinterno dellidea sintetica di popolo. Magari anche Tronti ha riconosciuto il dissolversi della fabbrica nella societ, ma, a differenza di Negri, vi ha visto il tramonto definitivo della classe operaia e non, con la sua proletarizzazione, una nuova potenzialit politica. Politica si poteva dare nella fabbrica in quanto luogo in cui si concretizzava il criterio schmittiano del politico come contrapposizione amico-nemico; la societ come la forma politica a essa corrispondente, la democrazia moderna ne esattamente lopposto: un non-luogo. In essa impossibile prendere parte e partito in quanto per Tronti ci equivale a dar luogo al conflitto. nel passaggio al postfordismo che si compie quindi il tramonto della politica; infatti, in quanto movimento generato e diffuso nella societ, il 68 rappresenta, per Tronti, unaccelerazione della ristrutturazione capitalistica. Negli stessi anni in cui Negri teorizza con la figura delloperaio sociale una soggettivit antagonista fuori dalla fabbrica, Tronti continua quella ricerca di una politica operaia che aveva lasciato in sospeso nel Poscritto di Operai e capitale, con la consapevolezza qui acquisita che, mentre il segreto del capitalismo stato svelato dalle lotte della classe operaia, il segreto della politica custodito nella teoria e nei luoghi appannaggio del nemico di classe. Il presupposto indiscusso che vera politica si dia esclusivamente nelle modalit e nei luoghi della politica moderna e, quindi, lunico modo per la classe operaia di conquistare davvero lautonomia politica e uscire dallaporia in cui la costringeva il rapporto economico di fabbrica essere dentro e contro il capitale farsi Stato. Ecco configurarsi la svolta trontiana degli anni Settanta, ecco lautonomia del Politico:
Lobiettivo quello di ricreare un effettivo dualismo di potere; per in grande, non pi nella fabbrica, cio non pi nel rapporto di produzione, e neppure pi nella societ, ma addirittura tra societ e stato. Per concludere. Lautonomia del politico risulta addirittura unutopia, una volta pres a come progetto politico direttamente capitalistico; risulta addirittura lultima delle ideologie borghesi; diventa realizzabile, forse,

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A. Negri, Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico (1976), in I libri del rogo, DeriveApprodi, Roma 2006, p. 144-5. 14 Cfr. A. Negri, 1997: ventanni dopo. Prefazione alla seconda edizione , in I libri del rogo, cit., p. 7.

soltanto come rivendicazione operaia. Lo stato moderno risulta, a questo punto, nientemeno che la moderna forma di organizzazione autonoma della classe operaia.15

Non potrebbe esserci distanza maggiore rispetto a quanto Negri scriveva in quegli stessi anni; anzi, le concezioni della politica che ne scaturiscono sono esattamente agli antipodi: sebbene per entrambi lo Stato sia il luogo del potere, per Tronti, la politica essenzialmente scontro per il potere che si svolge quindi a livello del Politico, dello Stato; per Negri, al contrario, politica la potenza immanente alla dimensione sociale, che si contrappone al potere dello Stato, la cui funzione capitalistica e quindi di parte ormai pienamente manifesta. Negri rivendica allora unautonomia operaia proprio dallo Stato in quanto impresa capitalista, in quanto forma del dominio e del controllo del capitale sulla societ, quella societ che invece diventa progressivamente il terreno di germinazione dei nuovi antagonismi. Ed , infatti, fuori dalla fabbrica, nella societ, che si vanno formando le nuove soggettivit antagoniste ed sempre dentro la societ che si creano nuove potenzialit politiche16. Scrive Negri in Proletari e Stato: A questo punto qualsiasi operazione trasformistica a livello di autonomia del politico cozza contro lirrealt della categoria, contro la sua mera adeguatezza allideologia e alla p ratica mistificatoria del capitale. Un uso operaio delle istituzioni statali oggi inconcepibile17. E ancora, in Il dominio e il sabotaggio, dove si congeda esplicitamente da Tronti: Dice bene lultimo Tronti che lo Stato moderno la forma politica dellautonomia della classe operaia. Ma in che senso? Nel senso, anche per lui, del suo rinverdito socialismo, di compatibilit e convergenza? No davvero, caro compagno: qui la metodologia della critica delleconomia politica va modificata a partire dallautovalorizzazione proletaria, dalla sua separatezza, dagli effetti di sabotaggio che determina18. Lo schema trontiano del lavoro di fabbrica, dentro e contro il capitale, per Negri, non pu pi funzionare, tantomeno come presupposto per la determinazione di una soggettivit politica, soprattutto se pensata con i criteri della politica moderna. Il processo di soggettivazione che aveva luogo in fabbrica determinava, infatti, un soggetto omogeneo e uniforme: la classe operaia. Il nuovo soggetto di Negri, invece, si costituisce politicamente fuori dalla fabbrica e dentro la societ capitalistica in quanto spazio della produzione dove sono messe a lavoro la conoscenza e le capacit relazionali (quel General Intellect su cui si concentrer la riflessione post-operaista). La nuova soggettivit assume pertanto proprio quel carattere plurale, multilaterale e differenziato che per Tronti il contrassegno del sociale in contrapposizione al politico. Ma il criterio del politico moderno per Negri ormai inefficace; non pi la contrapposizione il criterio della soggettivazione politica operaia, bens la separazione: Dentro questintensit della separazione c il massimo di libert. Lindividuo sociale la multilateralit. Il massimo di differenza il pi alto approccio al comunismo. [] Ogni omogeneit dissolta. Lo schema metodologico plurale, multilaterale, trionfa19. Il nuovo soggetto antagonista non ha bisogno del nemico di classe per definirsi, non nella contrapposizione che si valorizza politicamente: si autovalorizza, autonomo. Il criterio del politico moderno non pu pi fare da riferimento per un uso operaio della crisi perch non ha pi presa su una realt economica e sociale ormai postfordista e postmoderna. il capitale piuttosto ad avvalersi del criterio del politico, ad aver bisogno della dialettica amico-nemico, della negazione da togliere nella sintesi, della crisi da superare con lo sviluppo. Inoltre, come non da dentro il capitalismo fordista che il soggetto antagonista si definisce, nemmeno da dentro il corrispettivo
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M. Tronti, Sullautonomia del politico, Feltrinelli, Milano 1977, p. 20. Per un confronto tra Tronti e Negri, cfr. A. Toscano, Chronicles of Insurrection: Tronti, Negri and the Subject of Antagonism, in L. Chiesa e A. Toscano (a cura di), The Italian Difference. Between Nihilism and Biopolitics , re.press, Melbourne 2009, pp. 109-28. 17 A. Negri, Proletari e Stato, cit., p. 166. 18 A. Negri, Il dominio e il sabotaggio. Sul metodo marxista della trasformazione sociale , in I libri del rogo, cit., pp. 256-7. 19 Negri, Marx oltre Marx (1979), manifestolibri, Roma 1998, p. 200.

pensiero borghese che si costituisce un pensiero antagonista, un pensiero negativo. Non il rovesciamento dallinterno, bens la separazione la prassi politico-teorica dei nuovi antagonismi:
Si tratta di cogliere il progresso dellaccumulazione capitalistica in forma rovesciata. Ma non c possibilit di farlo se questo concetto di rovesciamento non viene ridotto a quello di separazione. Il rapporto di capitale un rapporto di forza che si tende verso lesistenza separata e indipendente del suo nemico: il processo di autovalorizzazione operaia, la dinamica del comunismo. Lantagonismo non pi una forma della dialettica: la sua negazione. Si parla tanto di pensiero negativo: bene, il pensiero negativo strappato dalle sue origini borghesi un elemento fondamentale del punto di vista operaio. Cominciamo ad usarlo, anzich nella critica dellideologia, nella critica delleconomia politica.20

C da chiedersi e Negri se lo chiede in conclusione di Marx oltre Marx se il dispositivo della crisi, fondamentale per manifestare e radicalizzare il dualismo di potere insito nel sistema capitalistico, e cos porre il conflitto, non debba essere abbandonato nel momento in cui si cerca, attraverso la pratica della separazione, di affermare lautonomia e lantagonismo del potere costituente della nuova soggettivit al di fuori della dinamica binaria e, quindi, al di fuori del legame costitutivo con il nemico di classe. La crisi linizio, rappresenta loccasione e lopportunit per uscire dal sistema capitalistico-borghese. Perch la via duscita indicata dalla crisi possa essere percorsa bisogna, al contempo, che qui e ora sia determinato un fuori, un altrove: Negri schiva cos il problema lindividuazione e la determinazione del luogo del conflitto che ha indotto Tronti a cercare nello Stato le potenzialit di conflitto politico che la fabbrica e poi il partito avevano perduto. su questo passaggio, il passaggio dalla logica del dentro e contro il capitale a quella del contro e fuori il capitale tra le quali intercorre lo scarto decisivo fra pensiero della crisi e autonomia del potere costituente che si gioca la sfida teorica di Negri sia alloperaismo di Tronti sia al pensiero negativo di Massimo Cacciari: Su questo passaggio, dentro questo metodo la soggettivit operaia diviene classe rivoluzionaria, classe universale. Su questo passaggio il processo costitutivo del comunismo si sviluppa con pienezza. E va subito sottolineato che, posta in questa luce, la logica antagonistica smette di svolgersi su un ritmo binario, smette anche di accettare la realt fantasmatica dellavversario sul suo orizzonte. Cancella la dialettica anche solo come orizzonte. Rifugge ogni formula binaria21. Ci sarebbe da chiedersi, tuttavia, come far in conclusione, se il dispositivo della crisi renda effettivamente possibile il passaggio dalla decisione di separazione alla decisione di autonomia di una parte rispetto allaltra. 3. Dentro contro: Cacciari

Nel 1977, in Pensiero negativo e razionalizzazione, sembra quasi che Massimo Cacciari anticipi la risposta alla critica che Negri gli avrebbe mosso nelle conclusioni di Marx oltre Marx; se come lo stesso Negri arriva a sostenere seppure in senso riduttivo il pensiero negativo rappresenta la teoria della crisi, per Cacciari proprio questa teoria, cio la critica della sintesi dialettica, lessenza della crisi. La critica delleconomia politica, dunque, ne soltanto la conseguenza: La crisi della sintesi classica ben pi radicale della crisi della political economy. Essa altres la crisi di ogni teoria generale del Politico. La critica della economia politica non si avvera nel Politico, ma nella critica del Politico. Se qui riscontriamo le assenze pi significative nella stessa teoria marxiana, a maggior ragione concepire tale critica oggi finalmente il problema22. La critica delleconomia politica si basa sul medesimo presupposto di Negri: lo sviluppo come risposta alla crisi non ne comporta il superamento dialettico; anzi, la sintesi dialettica fallisce come riequilibrio del sistema: infatti come squilibrio che si ristabilisce il ciclo capitalista. Tuttavia, per
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Ivi, p. 250. Ivi, pp. 251-2. 22 M. Cacciari, Pensiero negativo e razionalizzazione, Marsilio, Venezia 1977, p. 12.

Cacciari, a differenza di Negri, la crisi non rappresenta lesplosione della contraddizione fondamentale intrinseca al sistema capitalistico a cui il potere operaio deve imporre il proprio, autonomo uso politico: potere contro potere, ovvero potenza del sociale contro potere del politico. Il dispositivo della crisi, piuttosto, gi tutto compreso nella dimensione del Politico moderno: nulla resta al di fuori di esso e, quindi, nessuna via duscita. La decisione che dallantagonismo conduce allautonomia resta dentro la crisi, non ne fuoriesce. La crisi ha s travalicato i confini delleconomico, e in particolare lambito della produzione immediata, permeando la totalit del sistema tanto che il capitale stesso ha imparato a farne un uso politico ma appunto per questo la conflittualit che si produce e si diffonde al suo interno non pu essere agita dal di fuori. La critica del Politico, per Cacciari, non rappresenta allora un ambito tra gli altri, ma denomina la condizione stessa di conflittualit, immanente al sistema. Se il Politico moderno definisce con Hegel il proprio vertice prospettico nella Forma che supera le contraddizioni e toglie il conflitto, la critica del Politico mostra limpossibilit di tale Forma e lirriducibilit del conflitto anzi, rappresentando il Politico la sintesi dialettica per eccellenza, la sua critica diventa critica di ogni pretesa di sintesi. La triade filosofica del pensiero negativo composta, nellordine, da Schopenhauer, Kierkegaard e Nietzsche. Ma con Nietzsche che si raggiunge lesito estremo: La sintesi divenuta per Nietzsche soltanto il dominio, la vittoria della pi perfetta volont che agisce nella pura immanenza. Tale sintesi non avr, quindi, alcun carattere di valore, non cercher alcuna giustificazione nelluniversale sar, anzi, il rifiuto di ogni valore, sia estetico, che etico, che religioso23. La volont di potenza nietzschiana rappresenta pertanto la s-valutazione di ogni valore e lassunzione consapevole del potere e non della potenza come invece sostiene Negri24 in quanto capacit di dominio non sul mondo, che comporta ancora la Sintesi dialettica del Soggetto, bens nel mondo: pura immanenza. Nietzsche oltre sia rispetto alla Volont come rinuncia al mondo di Schopenhauer, sia rispetto al Singolo di Kierkegaard che trascende il mondo nel Religioso. Potere integrarsi nel sistema, scrive Cacciari in Krisis, il libro del 1976 dove si conclude e si compie la sua ricerca sul pensiero negativo. Ma per integrarsi nel sistema nulla deve rimanerne fuori, nulla pu affermarsi come autonomo: neanche il Soggetto. Lorganizzazione si afferma sullautonomia. Perch il suo potere sia pienamente dispiegato, il Soggetto stesso deve perdere la propria posizione privilegiata, la propria autonomia:
Il soggetto pare cos ritrovarsi in una situazione paradossale. Da una parte, esso riscopre una sua funzione attiva, creativa, prima impensabile dallaltra, per, perde qualsiasi posizione prospettica, qualsiasi privilegio gnoseologico. Esso pone il sistema nella sua dinamica e contraddittoriet ma, insieme, non ne risulta pi in alcun modo distinguibile. [] Ma ponendo tale processo, il soggetto ha perduto ogni auratica 25 autonomia, ne divenuto parte, propriet. [] Potere integrarsi nel sistema.

Non pi pensabile nessuna soggettivit al di fuori del sistema; la decisione del soggetto che, alla Schmitt, deve imporvi la propria sovranit non mostra altro che lineffettualit di tale decisione. La crisi del Politico moderno produce il Sistema di Potere. Ma non solo: essendo le prerogative soggettive di trasformazione, innovazione, produzione, creazione di antagonismo stesso passate al Sistema, questultimo caratterizzato da conflitto e crisi: a questo potere che si partecipa integrandosi nel sistema. Non pi il soggetto a essere antagonista, lo il sistema stesso; no n c conflitto fuori dal sistema: dentro contro. E tuttavia, in quanto Soggetto, proprio garantendo la conflittualit al suo interno, il Sistema la sussume e la domina. Il problema che lesito del pensiero negativo lascia aperto dunque: possibile una politica rivoluzionaria o almeno la decisione per
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Ivi, pp. 172-3. A differenza di Cacciari, Negri pone Nietzsche sulla linea spinoziana della potenza e del potere costituente. Tale divergenza interpretativa in parte giustificata dallambivalenza e ambiguit dello stesso termine tedesco Macht, che pu essere tradotto in italiano sia con potere che con potenza. 25 Cacciari, Krisis. Saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein , Feltrinelli, Milano 1976, p. 66.

una politica di innovazione allinterno di un Sistema politico la cui organizzazione converte, pur senza risolverlo e superarlo, il conflitto in conservazione? In che modo una soggettivit che non ha pi potere sul sistema, pur partecipando alla sua conflittualit, pu decidere e rendere effettuali le proprie rivendicazioni? Insomma, dal momento che il disincantamento non trasforma il sistema in quanto tale, come si pu invertire il segno conservatore delle trans-formazioni al suo interno? questo il problema di Krisis: Il problema : come [il soggetto] vi partecipa?, perch, con quale scopo? [] In che misura e in che modo [le forme di questa sua partecipazione] sono ancora effettuali? Con quali parametri andr ora misurata questa effettualit? Il nihilismo radicale pu giungere fino a quel disincantamento ma non pu affrontare e tantomeno risolvere queste domande26. Sono domande politiche, queste, che tuttavia non sono rivolte ad alcuna soggettivit politica, vecchia o nuova che sia. Weber ha infatti integrato compiutamente il Soggetto politico allinterno del sistema, facendone una sua funzione a discapito di ogni sua qualit: il politico diventa funzionario e quello dellintellettuale un Beruf, una professione. Se il Politico per coerenza funzionale allamministrazione del sistema; se, parafrasando il Wittgenstein del Tractatus, fondamentale in Krisis, su ci di cui non si pu parlare su ci che non integrato nel sistema si deve tacere, come pu darsi trasformazione innovatrice entro questi limiti? Ovvero: come pensare la crisi non in quanto conservazione, oltre quindi lo stesso pensiero negativo? Lesito sul piano della critica del Politico moderno, del tutto corrispondente a quello di Krisis sul piano logico-epistemologico, rappresentato dallImpolitico, che, in Dialettica e critica del Politico (1978), rappresenta la soluzione nietzschiana alla crisi dello Stato dialettico hegeliano: Limpolitico nietzschiano [] critica del Politico. Che nessun soggetto e nessuna Verit si esprimano nello Stato non comporta lutopia del Singolo ma il problema della grande Politica. [] Ma proprio perch il Politico non appare pi come il Linguaggio capace di pro-durre nello Stato la Verit del soggetto, questo Stato trasformabile quel Politico continua rivoluzione delle sue forme27. Il Politico si compiuto in Hegel, nello Stato dialettico; una volta constatata la sua crisi irreversibile e lirresolubilit delle sue contraddizioni (di classe, prima di tutto), non resta che lImpolitico come critica di ogni ritorno del Politico in quanto Sintesi e Valore e, di conseguenza, lassunzione della trasformabilit dallinterno dello Stato. Sembrerebbe quasi che, seppur seguendo una linea in origine diversa, Cacciari finisca per convergere, almeno nellesito politico, sulle posizioni del Tronti di Sullautonomia del politico. Eppure, la concezione di Cacciari dellautonomia del politico si differenzia per diversi aspetti da quella trontiana, ma principalmente perch non conferisce alcun primato al Politico, ma rappresenta piuttosto una modalit del discorso sullimpolitico, come si pu evincere da questo passo dellIntroduzione a Pensiero negativo e razionalizzazione:
Autonomia del Politico e sua ri-definizione (nel senso suddetto del termine) costituiscono, dunque, il tema obbligato di ogni introduzione al problema storico del Politico. Lautonomia di cui gode non conferisce al Politico alcuno statuto prospettico privilegiato. Essa definisce la particolarit delle funzioni, il valore delle funzioni, che esso chiamato a svolgere nei confronti e a causa delle limitazioni intrinseche agli altri elementi del sistema. Senza tali limitazioni, e dunque senza tali elementi, non si darebb e autonomia del Politico. Un sistema complesso di autonomie, del quale differenze-conflitti-contraddizioni non sono che altri nomi, subentra alla struttura omogenea e centripeta della Rationalisierung dialettica. Il Politico -in questo universo.28

Il Politico un elemento tra gli altri dentro il sistema; ogni elemento ha una propria autonomia in conflitto con quella degli altri, che ne limita le pretese egemoniche. In sostanza, il Politico non pu rappresentare il luogo per eccellenza del conflitto per il potere, perch il conflitto tra le diverse autonomie poste sul medesimo piano, allinterno del sistema: insomma, lautonomia del politico
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Ivi, p. 63. Cacciari, Dialettica e critica del Politico. Saggio su Hegel, Feltrinelli, Milano 1978, pp. 73-4. 28 Cacciari, Pensiero negativo e razionalizzazione, cit., p. 11.

di Cacciari non colloca lo Stato nel luogo centrale che invece vi attribuiva il Politico moderno. Si potrebbe anzi sostenere che, nella sua crisi, il Politico moderno si sia diviso in due e lo Stato corrisponde alla sua unica collocazione possibile, quella burocratico-amministrativa, mentre laltra, quella del progetto rivoluzionario, pura Utopia: ou-topia, non-luogo29. Quello di cui scrive Cacciari dunque lo Stato che risulta dalla crisi del Politico moderno. lorganizzazione dispiegata sulla scorta di Heidegger dalla Tecnica che si fa politica: organizzazione funzionale non alla conquista del Potere, bens a che nessuna forma di potere si possa sottrarre alla trans-formazione e imporsi cos sulle altre. Soltanto allinterno di tale organizzazione della crisi logicoepistemologica e statuale si danno autonomie e antagonismi30. *** Nel corso degli anni Settanta, in Italia, come risulta dallitinerario attraverso il pensiero di Tronti, Cacciari e Negri che ho provato a tracciare, la questione dellautonomia del politico viene compresa allinterno del dibattito sul primato da attribuire allorganizzazione o allautonomia ovvero sul primato politico da attribuire al luogo del conflitto (Tronti, Cacciari) o alla soggettivit antagonista (Negri). Tuttavia, ci che hanno in comune ognuna di queste posizioni il fatto di essere comprese allinterno di quello che ho chiamato dispositivo della crisi; un dispositivo la cui influenza, nel pensiero filosofico e politico italiano, travalica larco di tempo preso in considerazione, arrivando fino a oggi. In che cosa consiste il dispositivo della crisi? Lanalisi etimologica del termine crisi pu fornire indicazioni importanti. In greco, krisis significa: forza distintiva, separazione, scissione; ma anche: decisione, risoluzione, giudizio, elezione, scelta. Ne risulta che: la scelta di un aspetto rispetto allaltro che la separazione della krisis distingue, il tentativo di risolvere la crisi, non rappresenta affatto luscita dalla crisi, ma ne resta allinterno in quanto suo elemento costitutivo. Vengo adesso alla nostra questione. La crisi la condizione di possibilit dellautonomia del politico, il presupposto su cui poggia ogni collocazione del conflitto. Prima di ogni autonomia del politico prima cio dellindividuazione del luogo dove il conflitto produce soggettivazione politica c una divisione, una separazione in due parti: ecco la crisi. E tuttavia, il dispositivo della crisi comprende anche la decisione per fuoriuscirne, non esclusa quella finalizzata allautonomia e allautovalorizzazione del soggetto, che vi resta altrettanto implicata. Ogni decisione pone dunque unulteriore separazione e un ulteriore dualismo: unulteriore crisi e cos allinfinito. La soluzione della crisi pertanto indistinguibile dalla produzione stessa di crisi. Certo, di contro a tante concezioni tecnocratiche e procedurali della politica, il dispositivo della crisi contempla il carattere produttivo del conflitto. Ma se, catturato allinterno del dispositivo della crisi, il conflitto fosse funzionale soltanto alla produzione di crisi e, quindi, allassunzione dellimpossibilit di una scelta effettiva, di una decisione risolutrice? Bisognerebbe forse svincolare il conflitto dalla crisi, cio porre radicalmente in questione lidea maturata in Italia proprio negli autori e nel periodo che ho trattato, ma oggi pi che mai dattualit che una politica in quanto conflitto sia inconcepibile senza presupporre la crisi.

Dario Gentili (Napoli, 1975) stato borsista post-dottorato in Filosofia e storia delle idee presso lIstituto Italiano di Scienze Umane (SUM). Su questi temi, di recente ha pubblicato: Italian Theory. Dalloperaismo alla biopolitica (Il Mulino, 2012). Collabora con la cattedra di Filosofia Morale dellUniversit di Roma Tre.

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Cfr. Cacciari, Progetto, in Laboratorio politico, anno I, n. 2, 1981, pp. 88 -119. Per un confronto tra Cacciari e Negri a partire da Krisis, cfr. M. Mandarini, Beyond Nihilism: Notes towards a Critique of Left-heideggerianism in Italian Philosophy of the 1970s, in Chiesa e Toscano (a cura di), The Italian Difference, cit., pp. 55-79.