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L'INFILTRATO

(Opera, 17 febbraio 2013)

Siamo ancora un popolo di furbi? Se consideriamo la facilit irrisoria con il quale stato costruito il mito dell' anarchico Pietro Valpreda, dobbiamo dire a noi stessi che siamo un popolo di creduloni, in una parola, di fessi. Pietro Valpreda un anarchico che non stato riconosciuto come tale dalla Federazione anarchica italiana, cio dal solo organismo politico in grado di esprimere un'opinione certa e fondata sulla persona e sulla sua militanza fra gli anarchici. A trasformarlo nell' anarchico che tutti conosciamo sono stati quei partiti e quei movimenti di sinistra che con gli anarchici nulla hanno mai avuto a che vedere, a cominciare dal Partito comunista che, sia pure con un'iniziale prudenza, ha poi trovato conveniente eleggere Pietro Valpreda ad anarchico e martire. Ad un giornalista che crede in Valpreda, ho chiesto di portarmi un documento che provi l'attivit svolta fra gli anarchici da costui prima che abbia avuto inizio l'operazione Chaos, lanciata dalla Cia nella primavera del 1967 e che prevedeva l'infiltrazione sistematica di elementi al servizio proprio o di altri organismi di sicurezza alleati nei gruppi della sinistra extraparlamentare. Non ho avuto risposta. Una seconda giornalista e ricercatrice storica mi scrive che le impossibile reperire questi documenti. In realt, una documentazione del genere non esiste perch, in caso contrario, l'avrebbero gi deposta da decine di anni ai piedi dell'altare eretto a Pietro Valpreda. Da anni, attendo di leggere i nomi e le testimonianze degli anarchici che hanno svolto attivit con Pietro Valpreda, che hanno con lui distribuito volantini antimilitaristi, affisso anche abusivamente manifesti antifascisti, partecipato a manifestazioni anticlericali, e cos via. Nessuno si mai fatto vivo per vantarsi di essere stato a fianco di cotanto eroe e martire dell'anarchia nei primi anni Sessanta, negli ultimi anni Cinquanta quando Pietro Valpreda era uscito dalla galera dov'era finito per rapina. Magari, si era convertito all'anarchia fra i dannati della terra o, forse, avevano compiuto la rapina per finanziare il movimento anarchico? Nessuno ha rivendicato l'onore di essere stato accanto all' anarchico Pietro Valpreda. Nessuno ci ha mai detto dove, come e quando costui ha iniziato la sua militanza, in quale gruppo, in quale citt, in quale paese. Nessuno mai riuscito a dire cosa ha fatto per l'anarchia Pietro Valpreda fino a quando prima di comparire al congresso della Fai, il 31 agosto 1969. Anche in questa occasione per a scortare cotanto eroico anarchico, non c'erano anarchici ma i presunti fascisti di Avanguardia nazionale, primo Mario Merlino, che avevano ricevuto i soldi per la benzina ed il soggiorno nello stesso albergo dove alloggiava la delegazione francese, guidata da Daniel Cohn Bendit, da Guido Paglia. Roma una grande citt, dove gli anarchici veri non mancavano, ma Pietro Valpreda gli unici che conosce e con i quali si reca a Carrara sono anarchici finti di Avanguardia nazionale. Jellato proprio, Pietro Valpreda! Roma una grande citt, ma non abbastanza per sostenere che quanti fanno attivit politica non si conoscano o non si possano conoscere in tempo utile per evitare trappole. Mario Merlino, in vita sua, non aveva mai svolto attivit anarchica, ma solo neofascista, alla luce del sole, partecipando a manifestazioni, risse e perfino, nel mese di aprile, ad un viaggio nella Grecia dei colonnelli. Come abbia fatto l' anarchico Pietro Valpreda a riconoscere in Mario Merlino e nei suoi camerati i compagni dell'anarchia? E dove li ha conosciuti? In quale occasione? Domande senza risposta, fino ad oggi. E nel periodo di tempo che intercorre fra yl 31 agosto 1968 ed il 132 dicembre 1969, Pietro Valpreda non stato in grado di conoscere il vero passato politico di Mario Merlino e dei suoi camerati? 17 mesi, tanti passano dall'agosto del 1968 al dicembre 1969, rappresentano un lasso di tempo sufficiente per sospettare qualcosa, tanto pi che dei compagni che hanno accompagnato Valpreda a Carrara gli rimane accanto il solo Mario Merlino. E gli altri? Valpreda non si mai posto la domanda perch conosceva la risposta. Se gli ingenui possono ritenere che il povero Valpreda effettivamente non abbia subodorato alcun tranello prima del 12 dicembre 1969, vediamo come ha reagito dopo essere venuto a conoscenza

dagli altri che Mario Merlino era un infiltrato fra gli anarchici per conto di Stefano delle Chiaie, e che lo aveva incastrato per farne il capro espiatorio della strage di piazza Fontana. Denuncia l'inganno, smaschera l'ingannatore? Grida al tradimento nei confronti dell'anarchia? Condanna Mario Merlino? Esprime orrore, ripugnanza, sdegno per l'operato ai suoi danni da parte di Merlino? Tenendo presente che, in quei mesi, Pietro Valpreda rischiava seriamente di essere condannato all'ergastolo, sappiamo che sar solo lui unico e solo a difendere Mario Merlino, negando il suo ruolo di infiltrato, avvalorando una sincera conversione agli ideali anarchici. Insieme a Mario Merlino, Valpreda predispone la sua difesa giudiziaria, si fa vedere insieme a lui a pranzo nello stesso albergo in cui soggiornano i giornalisti, giusto per ribadire che per lui Merlino un compagno innocente, ingiustamente accusato insieme a lui. Merlino ha gi rinnegato gli ideali anarchici fin dalla data del suo fermo la sera del 12 dicembre 1969, quando ha chiamato a sostenere il suo alibi il fascista Stefano Delle Chiaie, ma questo non turba Pietro Valpreda, non smuove la sua fede nella sincerit dell' anarhico Mario Merlino. Quando divengono pubbliche le dichiarazioni di Alfredo Sestili, Pietro Valpreda apprende che costui non mai stato anarchico, che insieme a quelli che lo hanno accompagnato a Carrara il 31 agosto 1968 era sempre stato di Avanguardia nazionale, che i soldi li aveva dati per la benzina ed il soggiorno a Carrara Guido Paglia, vicepresidente dell'organizzazione di Junio Valerio Borghese. Non basta, perch Sestili accusa esplicitamente Mario merlino di aver partecipato in prima persona agli attentati, a Roma, il 12 dicembre 1969, contro la sede della Banca nazionale del lavoro e l'Altare della patria. Pietro Valpreda ostenta di non credere ad una sola parola di quello che afferma Alfredo Sesitili, anche quando appare evidente che Mario Merlino non in grado di spiegare cosa abbia fatto quel pomeriggio del 12 dicembre 1969. Per lui, per l' anarchico Pietro Valpreda Mario Merlino rimane il compagno di fede e di lotta, come lui ingiustamente accusato per gli attentati stragisti, a Roma e a Milano, del 12 dicembre 1969. Le dichiarazioni di Pietro Valpreda sono, poi, un autentico atto di accusa contro il mondo anarchico, coincidenti con quelle di Mario Merlino, presentato come coacervo di bombaroli dotati di esplosivo, micce e detonatori. Definire valpreda un delatore sul piano giudiziario non diffamatorio perch esattamente come lui si presenta quando, ad esempio, accusa Ivo Della Savia. Dalle dichiarazioni di Pietro Valpreda e Mario Merlino, congiunte, l'accusa lanciata dal ministro degli Interni, Franco Restivo, di un estremismo anarcoide quale responsabile della strage di piazza Fontana esce rafforzata, non certo indebolita. Valpreda un anarchico che accusa gli anarchici e riesce perfino nell'intento di mandarne in galera qualcuno come Tommaso Gino Liverani, e a far spiccare un mandato di cattura contro Ivo Della Savia. Pi che ad un eroe somiglia ad un infame, l' anarchico Pietro Valpreda. E da infame lo hanno trattato Veraldo Rossi, quando lo ha buttato fuori dalla sede del circolo Bakunin di Roma; Paolo Braschi, che lo accusa di averlo indicato al giudice Amati come autore di due attentati e detentore di esplosivo; Giuseppe Pinelli, che lo ha cacciato dal circolo milanese Il Ponte della Ghisolfa. Chi Pietro Valpreda? Il 19 dicembre 1969, a Roma, nel corso di una riunione della direzione nazionale del Partito comunista, Sergio Segre dichiara: Ieri sera ho avuto un colloquio con il compagno del Psiup, Calvi, avvocato d'ufficio di Valpreda. Ha condotto una sua indagine parlando con gli amici del gruppo 22 marzo. L'impressione che Valpreda potrebbe averlo fatto benissimo. Gli amici hanno detto: dal nostro gruppo sono stati fatti attentati precedenti. Ci sono contatti internazionali. Valpreda ha fatto viaggi in Francia, in Inghilterra, Germania occidentale. Altri hanno fatto viaggi in Grecia. Alle spalle cosa c'? L'esplosibvo costava 800 mila lire e c' uno che fornisce i quattrini. I nomi vengono fatti circolare. L'avvocato va probabilmente a rassegnare il mandato dopo un colloquio con Valpreda perch di orientamento diverso.... Affermazioni gravissime che non sono state mai smentite, e che dimostrano come la difesa di Pietro Valpreda stata frutto di una scelta politica non del convincimento di servire la causa della verit, dell'innocenza e dell'anarchia.

Qualche magistrato ha indagato sugli asseriti viaggi in Francia, Inghilterra e Germania occidentale di Pietro Valpreda, ai quali fa esplicito riferimento Sergio Segre? Possiamo ragionevolmente escluderlo. Ci sentiamo, viceversa, autorizzati ad affermare come non i magistrati romani e, men che mai, quelli milanesi abbiano mai svolto indagini sulla figura di Pietro Valpreda, il suo passato, le sue amicizie, i suoi collegamenti, i suoi viaggi. Nessuno, tantomeno quel Gerado D'Ambrosio che ancora oggi si gode dal Senato l'immeritata fama di scopritore della verit sulla strage di piazza Fontana, ha cercato di fare un'indagine per appurare se effettivamente Pietro Valpreda sia mai stato un anarchico. A distanza di 43 anni dall'eccidio all'interno della Banca dell'agricoltura, il 12 dicembre 1969, Pietro Valpreda rimane un anarchico venuto dal nulla, con un passato di rapinatore, di ballerino, fallito, di delatore, sconfessato dagli anarchici italiani ma appoggiato da tutta la sinistra italiana affamata di miti e di eroi, tanto da doverli inventare di sana pianta. Si detto e si continua a dire che la morte di Giuseppe Pinelli stata funzionale per la polizia per l'incastro dell' innocente anarchico Pietro Valpreda. Ma cosa avrebbe detto, se fosse vissuto, Giuseppe Pinelli sul conto di Pietro Valpreda? Avrebbe creduto Giuseppe Pinelli all'innocenza ed alla conversione all'anarchia di Mario Merlino, l'amico difeso a spada tratta da Pietro Valpreda? Crediamo di no. Giuseppe Pinelli, sul conto di Pietro Valpreda, avrebbe confermato le accuse di delazione, spiegato le ragioni della sua cacciata dal circolo Il ponte della Ghisolfa, del suo allontanamento da Milano subito dopo essere stato interrogato dalla polizia dopo gli attentati stragisti del 25 aprile 1969 alla Fiera campionaria ed alla stazione ferroviaria di Milano, le ragioni del disprezzo del commissario di Ps, Antonino Allegra, nei confronti dello stesso Valpreda. Ne sarebbe uscito, in modo autorevole e non smentibile, il ritratto di un provocatore inserito fra gli anarchici, di un delatore di compagni, di un individuo che nessun anarchico voleva frequentare. Giuseppe Pinelli avrebbe detto, con maggiore ricchezza di dettagli, quello che dir sua moglie, Licia, pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana e l'arresto di Pietro Valpreda, come pubblicato sulla rivista Vie nuove, nell'articolo intitolato L'idealista che morto, pubblicato il 23 dicembre 1969. Una dichiarazione autorevole perch fatta dalla vedova di Giuseppe Pinelli, e alla quale giunto il momento di dare il giusto risalto. Sorge spontaneamente una domanda: la morte di Giuseppe Pinelli ha permesso alla polizia ed ai servizi segreti civili e militari di coprire la vera figura di Pietro Valpreda, la cui affermata e mai provata innocenza ha consentito di bloccare le indagini in direzione del Fronte nazionale e di Junio Valerio Borghese? La risposta nei fatti. Se Giuseppe Pinelli avesse avuto il tempo di denunciare come confidente di polizia Pietro Valpreda, sarebbe stato impossibile negare la manovra di provocazione contro gli anarchici affidata agli uomini del Fronte nazionale per conto del ministero degli Interni. Dalle rivelazioni di Giuseppe Pinelli sarebbe emersa la figura di Pietro Valpreda non come anarchico incastrato dalla polizia, ma come nemico degli anarchici al servizio della polizia. E la storia avrebbe avuto un altro corso. Vincenzo Vinciguerra