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42 Gli effetti collaterali del social network Alti e bassi di Facebook … e in tanto
42 Gli effetti collaterali del social network Alti e bassi di Facebook … e in tanto

Gli effetti collaterali

42 Gli effetti collaterali del social network Alti e bassi di Facebook … e in tanto

del social network

Alti e bassi di Facebook … e in tanto il terremoto viaggia sui social

tradizioni… Il terremoto che purtroppo ha recentemente colpito l’Emilia, ha riaffer- mato invece l’innegabile uti- lità “sociale” del social (scu- sate il giro di parole) confer- mandone ancora una volta la rapidità, efficienza, la potenza quale tam - tam mediatico ineguagliabile. Già nella notte delle prime scosse, chi si è svegliato di soprassalto e ha cercato di capire cosa stava succeden- do ha potuto apprendere su Twitter, quasi in tempo reale, quale fosse l’epicentro del sisma e poi, via via, le notizie dei crolli e le infor- mazioni dalle zone più col- pite. Ancora prima delle tv, delle radio, dei media on-

line, arrivano i social media.

A Varese pare sia stato Facebook a regi-

strare i primi e nutriti “post” dei nottam- buli e dei varesini insonni che, svegliati dai sussulti del terremoto, si sono preci- pitati sui social network per trovare riscontri, scambiarsi informazioni. Come commenta egregiamente Luca Viscardi, direttore di Radio Number One

(http://www.lucaviscardi.eu/2012/05/il

-terremoto-nellera-di-twitter/) i media tradizionali sono stati pesantemente sconfitti: avere la notizia quando serve

saperla, ecco il potere dei social. E se la Primavera Araba ha dischiuso le porte a un nuovo processo di democratizzazione,

il terremoto ha incoronato la nuova era

della comunicazione di crisi. La rivolu- zione dei social media è già in atto da

Solbiate Olona - via IV Novembre,70
Solbiate Olona - via IV Novembre,70
media è già in atto da Solbiate Olona - via IV Novembre,70 tori d’assalto, e poco

tori d’assalto, e poco conta se l’azienda in questione registra fatturati da capogiro. Purtroppo poi i fatti sembrano aver dato ragione alle Cassandre dell’economia:

dopo il crollo del titolo al Nasdaq, alcuni azionisti hanno avviato una causa collet- tiva contro il social network poiché la società non avrebbe prontamente comu- nicato agli investitori che le stime di cre- scita erano state ridotte. Nel frattempo, il 19 maggio Zuckerberg era convolato a nozze con Priscilla Chan, sua fidanzata storica, preoccupandosi di aggiornare prontamente la sua pagina Facebook e di pubblicare la tradizionale foto degli sposi in abito da cerimonia. Alla fine, nemme- no lui si è potuto sottrarre alle regole ed è dovuto soggiacere alla più classica delle

di Patrizia Kopsch

Si è presentato indossando una felpa, com’è nel suo stile, Mark Zuckerberg il giorno in cui Facebook ha

fatto il suo ingresso ufficiale

in

Borsa il 18 maggio scorso.

Il

social network è stato

valutato 104 miliardi di dol- lari, sigla di listino Fb, e il

prezzo della sua Ipo (Initial

public offering) è stato fissa-

to

in 38 dollari per azione.

La

notizia è rimbalzata alla

velocità della luce dai media digitali alla carta stampata,

dalle tv alle radio. E proprio

da

una radio, mentre in auto

mi

recavo a una conferenza

Morozov, scrittore e ricercatore bielorus- so, nel suo libro “L’ingenuità della rete”. Il semplice utilizzo
Morozov, scrittore e ricercatore bielorus-
so, nel suo libro “L’ingenuità della rete”.
Il semplice utilizzo di uno strumento tec-
“Il semplice
utilizzo di uno
strumento
tecnologico
innovativo non è
sufficiente per
promuovere la
democrazia”
nologico innovativo non è sufficiente per
promuovere la democrazia poiché la sua
potenza non è e non sarà mai aprioristi-
camente di parte. Il tam - tam della rete
funziona per gli oppositori ai regimi tota-
litari tanto quanto può funzionare per un
dittatore. Chi potrebbe impedire a questi
di costruire una rete di blogger, opinioni-
sti, “twittatori” per diffondere l’ideologia
di regime?
La tecnologia
non è sufficiente
neppure
per promuovere
la discrezione
- Romel -

tempo. Come se non bastasse, dalla Russia arriva la notizia che il portale e principale motore di ricerca in cirillico Yandex ha superato in termini di “share” il primo canale tv. Lo si legge in un arti- colo di Franco Abruzzo, già presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Da ottimo cronista poi Abruzzo snocciola anche le cifre: nel mese di aprile Yandex ha registrato 19,1 milioni di persone il giorno, contro i 18,2 milioni di spettatori del Primo Canale, il più popolare della tv russa, la cui leader- ship sugli altri media, era indiscussa da decenni. Il processo di democratizzazio- ne dei media è innegabile, anche in Russia il web è stato lo strumento che consentito all’opposizione anti Putin di acquisire forza grazie ai social network, ai blog e al tam - tam della rete. Il più agguerrito oppositore, Aleksey Navalny, addirittura riesce a inviare i suoi “tweet” dal blindato della polizia, mentre Internet è divenuto terreno di battaglia durante le campagne elettorali grazie ai video messi in rete dall’opposizione che dimostravano i brogli ai seggi. Non lasciamoci tuttavia prendere dall’entu- siasmo, come ammonisce Eugeny

Esiste un angolo della casa ove ognuno di noi, per un tempo strettamente connesso

alla buona salute del colon discendente, è

al riparo da mogli lamentose, figli pre-

tenziosi e nipotini devastanti ma non da telefonate invadenti: il bagno. In quel cubicolo che, di massima, odora di sapo- netta e bagnoschiuma, l’umanità ci lasce- rebbe veramente in pace se non fosse perché il telefonino è diventato come la bomboletta di ossigeno che si trascinano automaticamente appresso i poveretti che soffrono d’insufficienza respiratoria cronica. Pertanto, mentre si è impegnati negli “affari di gabinetto”, può succedere che squilli il telefonino e, nel momento stesso che si decide di rispondere alla chiamata, si bloccano tutte le funzione corporee: si smette di fare la pipì per il timore che la sua caduta nella tazza possa essere udita dal nostro interlocutore, per non parlare di altri rumorini equivocabi- li… Sì, perché a un nostro interlocutore, magari importante, non possiamo far capire che lo stiamo intrattenendo a telefono dal cesso di casa! E’ quando egli,

dall’altro capo, ci chiede cosa stiamo

stampa, ho appreso in prima

battuta dei “rumors” causati

dal “dress code” del giovane

miliardario… insomma, dei

commenti sullo stile di abbi- gliamento scelto da Zuckerberg per il

debutto di Facebook a Wall Street. Del resto il giovane fondatore del più famoso social network al mondo non è l’unico a soffrire di “allergia” alla cravatta. Chi non ricorda il dolcevita nero di Steve Jobs o i colorati maglioncini di Bill

Tuttavia l’abbigliamento disin-

volto di Zuckerberg ha generato un coro

di commenti indignati da parte di opera-

tori e finanzieri che vi hanno ravvisato un pericoloso segnale di decadimento dei costumi. Chi investe i suoi soldi, secondo loro, è più contento di affidare i suoi sudati risparmi a chi indossa giacca e cravatta che non a un ragazzino in felpa e scarpe da ginnastica. L’abito fa il monaco insomma, secondo questi neo moralizza-

Gates

Info: cell.347 9117488

?

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siamo liberi

facendo che il mendacio si trasforma in

arte perché, secondo di chi ci pone la fera- le domanda, la risposta può essere:

“Stavo visionando una pratica - Sono impegnato in una riunione importante - Ho per le mani un problema che urge risolvere”. Se, invece, a telefono abbiamo

la

donna dei nostri sogni, il cesso diviene

il

Parnaso della menzogna: “Certo che ti

amo cara - Come ti vengono in mente

certe cose - Ho avuto una giornata fatico-

sa che ancora non è finita - Il mio amore

per te profuma d’innocenza”. In genere i nostri corrispondenti telefonici prendono per buone le nostre fandonie, salvo che una moglie o un fratello impaziente non provochi la catastrofe iniziando rumoro- samente a picchiare sulla porta per solle-

citarci: “Ma quando esci da stò cesso!”. Grazie al telefonino ci si trova, così, sver- gognati e senza aver ben adempito allo scopo della seduta. Per quanto mi trovas-

si di nuovo in un luogo così poco adatto

alla trascendenza, giorni fa mi è venuto da meditare sul fatto che il telefonino è diventato l’emblema di questo sistema di potere al quale abbiamo consentito una strutturazione oligarchica e sfacciata- mente tesa a perpetuare i privilegi di cui

gode. Sicché, da strumenti d’indipenden- za e libertà quali dovrebbero essere, i telefonini, Internet, Facebook e Twitter sono diventati un leva di potere in mano a tali oligarchie che si sono arrogate anche

il diritto di controllare le nostre comuni-

cazioni tramite “Echelon”, nome in codice della rete informatica segreta che spia, intercetta e seleziona ogni forma di comunicazione elettronica che avviene sulla terra tramite dei satelliti. Non par- liamo, poi di intercettazioni telefoniche fatte al limite della Costituzione e con lo

scopo di essere utilizzate a fini politici o, peggio ancora per far vendere più giorna-

li e riviste gossipare. La storia recente del

nostro Paese, d’altronde, è piena di episo-

di del genere, sicchè governi democrati-

camente eletti sono caduti, con sospetta puntualità, nel momento in cui si accin- gevano a varare provvedimenti sgraditi a questo o quel potere. La stessa crisi eco- nomica e finanziaria in atto sta risenten-

do del disinvolto utilizzo di tutti i mezzi di

comunicazione, social network incluso.

Di quale libertà godiamo dunque? Valeva

davvero la pena sacrificare tutto alla tecno- logia e consentirle di entrare perfino nel cesso di casa nostra? Penso proprio di no.