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LIrlanda si riprende parte della sua sovranit


15 marzo 2013 | Autore Nicoletta Forcheri | Stampa articolo

DI PIERO VALERIO - Fonte http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/03/mentreleurozona-e-nel-caos-lirlanda-si.html#more Che leurozona sia nel caos ormai un dato di fatto. La mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte e nessuno sa bene chi sia autorizzato a farle. In mezzo a questo putiferio istituzionale lIrlanda nel silenzio pi assoluto dei media (perch parlare di cose importanti, ci sono tante belle scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le bacchettate di Grillo, lelezione del papa, insomma per i cialtroni dellinformazione c solo limbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso dargilla europeo e nessuno sembra avere la capacit di cambiare gli eventi. La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo, che a quanto pare sul caso specifico dellIrlanda dovr pronunciarsi entro la fine dellanno. In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese guidato dal primo ministro Enda Kenny (foto a sinistra) pare sia lunica istituzione ad avere le idee chiare e abbia deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi. Il risultato odierno un passo storico sulla strada per la ripresa economica ha detto trionfante al Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa Questa manovra assicura la futura sostenibilit finanziaria dello stato. Ma cosa ha fatto di cos rivoluzionario ed epocale Kenny? Si tratta di unennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa decisione aiuter concretamente la ripresa di uno stato a pezzi? Andiamo con ordine perch la posizione attuale dellIrlanda molto delicata. Malgrado tutti i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il rigore teutonico con cui lIrlanda ha seguito il suo programma di austerit, fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la situazione del paese ancora drammatica, con leconomia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani ragazzi irlandesi verso lAustralia, soprattutto. Una catastrofe sociale che come i meglio informati sanno non dovuta affatto alleccesso di debito pubblico, agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di debiti lintero paese. Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi leurozona, dovrebbe studiare meglio il caso dellIrlanda che sicuramente il pi emblematico di tutti. E con qualche piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa. Ma vediamo innanzitutto a grandi linee quali sono gli elementi e gli eventi principali che caratterizzano il caso irlandese. Prima dello scoppio della bolla speculativa dei titoli subprime americani del 2008, lIrlanda era a detta di tutti il paese pi virtuoso dEuropa per quanto riguarda i conti pubblici: aveva raggiunto il pareggio di bilancio fra entrate e uscite e il suo debito pubblico era sceso addirittura sotto il 40% del PIL. Il regime di defiscalizzazione degli investimenti, con una tassazione media del 12% fra le pi basse del mondo, aveva convinto molte multinazionali (Google soltanto la pi famosa, ma ci sono anche IBM, Apple, Xerox, Intel) a prendere sede in Irlanda, per godere dei vantaggi di arbitraggio concessi dalla globalizzazione. I nuovi capitali che arrivavano a fiumi in Irlanda, oltre a dare la parvenza di un paese sviluppato con bassa disoccupazione, avevano ingrossato anche i depositi presso le banche locali che prese dalleuforia si erano lanciate con entusiasmo nel campo degli investimenti speculativi in titoli derivati, soprattutto americani, e nellattivit creditizia interna nel settore immobiliare. Insomma fra lacclamazione generale si stavano creando le premesse per la nascita di una piccola bolla bancaria allinterno della pi grande bolla finanziaria che intanto si stava minacciosamente gonfiando a livello internazionale.

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livello internazionale. Attirate dagli alti rendimenti, le banche tedesche e francesi non avevano lesinato a sua volta ad investire in titoli delle banche irlandesi, mantenendo in piedi uno schema finanziario molto fragile, perch sostenuto appunto dai capitali e dagli investimenti esteri e non dai risparmi interni. E cos mentre il debito pubblico scendeva rapidamente, il debito estero, contratto soprattutto dal settore bancario privato, continuava ad ingigantirsi senza che nessuno suonasse mai il campanello di allarme. Anzi, gli analisti finanziari pi esperti si sperticavano in una serie interminabile di elogi per il modello di sviluppo applicato in Irlanda, presentandolo al mondo come un esempio da seguire per molte altre nazioni che stentavano a far ripartire leconomia. LIrlanda era chiamata la Tigre Celtica, proprio per la sua intraprendenza nel campo finanziario, cosa che in effetti avrebbe dovuto preoccupare e insospettire qualcuno dei residenti visto la fine che avevano fatto le Tigri Asiatiche dopo lo scoppio della bolla speculativa del 1997. Ma gli analisti finanziari come si sa hanno la memoria corta, soprattutto quelli che lavorano allinterno di grandi gruppi bancari e finanziari e devono tenere alto il valore degli investimenti fatti dalle rispettive societ di appartenenza. Importante in questi casi non rimanere mai lultimo con il cerino in mano quando scoppia la bolla, ma fino a quando gli affari si gonfiano bisogna soffiare aria fritta e parole a vanvera con tutta lenergia e la credibilit possibile. Il momento di smobilitare gli investimenti fatti in Irlanda arriv appunto nel settembre 2008, quando a causa della crisi dei titoli subprime americani, le sei maggiori banche del paese, fra cui la Anglo Irish Bank e la INBS (Irish Nationwide Building Society), si trovarono strette in una doppia morsa di crisi di solvibilit e liquidit, dato che gran parte delle attivit finanziarie e immobiliari si erano deprezzate drasticamente e chi era ancora in tempo aveva provveduto a prelevare i suoi depositi per riportarli allestero. Per impedire che iniziasse una furibondacorsa agli sportelli, il governo irlandese si vide costretto ad apporre la garanzia statale sui depositi delle banche intervenendo pesantemente per evitare il collasso e fornire il salvataggio pubblico necessario. E qui finisce la storia della virt pubblica dellIrlanda, che da stato virtuoso cominci ad essere additato dai soliti analisti come uno stato spendaccione, un maiale, alla stregua degli altri PIIGS delleurozona (pochi ebbero la decenza e il pudore di spiegare che il governo irlandese era intervenuto soprattutto per salvare gli investimenti delle banche tedesche e francesi, che in caso contrario avrebbero subito ingenti perdite). Ma per capire meglio le dimensioni del debito estero accumulato dallIrlanda, guardiamo il grafico sotto diviso per categorie (investimenti diretti, investimenti di portafoglio, debiti bancari e finanziari, banca centrale): gi nel 2010, il debito estero complessivo ammontava a 1,73 trilioni circa, ovvero 10 volte maggiore del PIL del paese di 173 miliardi. Una situazione molto preoccupante, che non si discostava affatto da ci che stava accadendo intanto in Spagna, Portogallo eGrecia. Ovviamente, e per fortuna, lIrlanda ha anche un credito estero, dal cui saldo derivava una posizione netta sullestero passiva superiore al 90% del PIL (quindi ben oltre il livello di guardia fissato dai pi autorevoli economisti intorno al 50% del PIL). Nel 2010, il governo irlandese ormai alle corde, impossibilitato a finanziarsi sui mercati a rendimenti accettabili, si vide costretto a chiedere un piano di salvataggio internazionale da67,5 miliardi allUnione Europea, alla BCE e al FMI. In particolare i 30,6 miliardi concessi dalla BCE dovevano servire per il salvataggio diretto delle due banche pi in crisi, la AIB e la INSB, che furono fuse in ununica banca chiamata IBRC (Irish Bank Resolution Corporation). Gli investitori stranieri furono cos tutelati senza alcuna perdita e ricevettero la garanzia del ritorno del 100% del loro investimento iniziale, mentre tutto il peso della cattiva gestione delle banche irlandesi ricadde sul governo e indirettamente sui cittadini, che furono penalizzati con un notevole aumento della pressione fiscale e un taglio netto della spessa pubblica, che comport migliaia di licenziamenti nel settore statale. In finanza accade sempre questo strano fenomeno: chi investe grosse somme non perde mai, mentre chi scommette poco o non ha mai messo piede in una banca e non sa nemmeno cosa sia la borsa deve pagare per i primi. E cos, gravati da questa pesante passivit, i conti pubblici andarono in rovina, il surplus faticosamente raggiunto prima del 2008 pass a diventare un deficit pubblico, che dal disastroso -30,9% del 2011 passato al -8,2% attuale (grafico sotto). Anche perch come capita spesso in questi casi oltre alle maggiori uscite per il salvataggio pubblico delle banche il governo dovette assistere ad un calo delle entrate tributarie dovuto al crollo del reddito nazionale. Il programma di assistenza, Emergency Lending Assistance (ELA), negoziato dal governo con la Banca Centrale dIrlanda, prevedeva in cambio della liquidit necessaria per far funzionare la nuova banca IBRC la firma e la consegna di vere e proprie cambiali (Promissory Note) pagabili dal governo in 20 anni. Il piano di rientro era cos composto: 3,1 miliardi ogni anno per 12 anni (il 2% del PIL nazionale), 2,1 miliardi nel 2024, quindi 0,9 miliardi per 5 anni e infine 0,1 miliardi a saldo nel 2031, con un interesse complessivo associato alloperazione di 17 miliardi che il governo avrebbe dovuto corrispondere durante tutto il corso dei venti anni. Con le solite tasse e i tagli alla spesa pubblica. Di conseguenza il debito pubblico, sotto il peso di questo macigno, sprofondato dalla sua iniziale quota virtuosa inferiore al 30% agli oltre 100% del PIL attuali (grafico sotto), facendo allarmare sia i politici che i cittadini sulla reale sostenibilit dellintera manovra di salvataggio bancario. Anche perch a pi riprese, la protesta dei cittadini si fatta sentire rumorosamente, sia conmanifestazioni contro le crescenti tasse che con proteste di piazza contro i banchieri truffatori e i governanti compiacenti. Ma a questo punto comincia la parte pi interessante del racconto. Gi ad inizio gennaio del 2013, il premier Kenny intraprende i suoi primi viaggi della speranza verso Bruxelles e Francoforte per trovare nella Commissione Europea o nella BCE degli interlocutori validi per ritrattare lintero programma di rientro. La situazione gi precaria delleconomia irlandese che mostrava qualche timido cenno di ripresa non poteva essere appesantita con i previsti prelievi annuali e secondo Kenny era pi che mai necessaria una ristrutturazione del debito per consentire un atterraggio pi morbido e allungare il piano generale di rimborso. Tuttavia il classico balletto dello scaricabarile inscenato dagli inconcludenti tecnocrati europei unito allavvicinarsi della data del 31 marzo in cui lIrlanda avrebbe dovuto rimborsare la sua quota annuale, hanno convinto Kenny a prendere una decisione perentoria. Il governo irlandese scambier le cambiali in scadenza possedute dalla Banca Centrale dIrlanda con titoli del debito pubblico con tempi di maturazione media superiori a 34

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anni, in cui le maggiori quote di rimborso sono previste per il 2038 e il 2053. Per la prima volta, uno stato non pi sovrano delleurozona se ne infischiato di attendere le decisioni degli sfaccendati e stralunati tecnocrati di Bruxelles e ha fatto una scelta a tutti gli effetti sovrana, che contrasta vistosamente con i trattati europei e in particolare con il famigerato articolo 123 che impedisce alle banche centrali delleurozona di finanziare direttamente i rispettivi governi. Il precedente prestito si trasformato insomma in una forma pi o meno camuffata di monetizzazione del deficit pubblico: soldi freschi della banca centrale in cambio di titoli di stato, anche se poi questi soldi non servono per alimentare la spesa del governo ma sono stati gi convogliati nelle casse delle banche fallite. In ogni caso, questo legame diretto fra governo e banca centrale rappresenta un vero abominio e un affronto per la tecnocrazia europea, che proprio su questa inconsueta e ancora incomprensibile cesura aveva fondato le basi del suo primato oligarchico e antidemocratico. Interrogato sullo smacco irlandese dai giornalisti nellultima conferenza stampa di inizio marzo, il governatore della BCE Mario Draghi non senza qualche imbarazzo ha riferito di avere preso nota di ci che sta accadendo in Irlanda, riservandosi di rivedere con calma lintera faccenda insieme agli altri membri del Consiglio Direttivo della banca centrale di Francoforte. Ad ogni modo, Draghi ha fatto capire che la questione riguarda ormai i rapporti interni fra il governo irlandese e la Banca Centrale dIrlanda, mentre le presunte irregolarit inerenti il rispetto dellarticolo 123 verranno analizzate con la dovuta scrupolosit entro la fine dellanno. Nulla per Draghi ha detto riguardo la questione di fondo che soggiace allintera vicenda e lo stesso Kenny ha spesso accennato in modo velato, con tutte le cautele del caso (non sia mai svegliare i cittadini e spiegargli apertamente quale sia il vero significato dei soldi oggi: i politici sono pur sempre i camerieri dei banchieri, o no?), in pubblico: ma se i soldi prestati dalla BCE al governo irlandese vengono creati dal nulla, perch i cittadini dovrebbero svenarsi e privarsi dei loro risparmi per rimborsare del denaro che una volta rientrato alla base verrebbe distrutto o bruciato? Che senso ha mettere in ginocchio unintera nazione per dei semplici bit elettronici o delle voci contabili allinterno del bilancio di una banca centrale? Non sarebbe pi giusto che la parte di debito dovuto alla BCE venisse in qualche abbonata o decurtata, lasciando intatta solo la quota prestata dal FMI? Ovviamente di fronte a questi scottanti interrogativi i funzionari della banca centrale tedesca Bundesbank sono sobbalzati allunisono e hanno fatto una corale levata di scudi, ricordando che il compito principale della banca centrale deve essere il controllo dellinflazione e pur di mantenere bassa linflazione, la gente pu essere tranquillamente dissanguata e lasciata morire. Ricordiamo che i tedeschi sono ormai gli unici al mondo, insieme ai loro servili lacch europeisti disseminati in tutto il continente, a credere che laumento della massa monetaria crei automaticamente inflazione e soprattutto che una banca centrale possa davvero influenzare e modificare il livello della massa monetaria circolante. Due scemenze belle e buone che servono per coprire la verit profonda dellintransigenza teutonica in tema di politica monetaria: per chi ancora non lo avesse capito, leuro non una moneta comune ma una veste un po pi sofisticata del marco tedesco e i marchi, da che mondo mondo, non si regalano a nessuno, ma bisogna guadagnarseli con il sangue. Fine della storia. O almeno cos sembra, dato che nel caos attuale imperante nelleurozona la decisione sovranadellIrlanda potrebbe creare un precedente politico a cui potranno in futuro appellarsi gli altri governi degli stati pi in difficolt. In particolare pensiamo a Grecia e Portogallo, i cui governi invece stanno continuando a pagare a caro prezzo i loro durissimi piani di rientro con rivolte popolari, sofferenze e vessazioni non pi tollerabili della cittadinanza. Ma anche lItalia potrebbe essere presto coinvolta in questa faccenda e non a caso qualche tempo fa il direttore del collocamento dei titoli pubblici del MEF Maria Cannata aveva timidamente accennato alla possibilit di rifinanziare lenorme debito pubblico italiano con titoli a pi lunga scadenza, dai 30 fino ai 50 anni. Non sicuramente una soluzione definitiva al problema del debito pubblico e della perdita della sovranit monetaria, ma indubbiamente unoperazione del genere potrebbe alleviare non poco la pesantezza degli impegni immediati di consolidamento del debito e partecipazione ai fondi di salvataggio presi in sede europea dallItalia (vedi Fiscal Compact e Mes). Se i tecnocrati europei sono degli inetti, perch i politici e i funzionari nazionali non dovrebbero adoperarsi da soli, in piena autonomia, per modificare le norme pi criminali e controverse dei trattati europei? In questo ingarbugliato castello di carte e burocrazia costruito dal comitato daffari di Bruxelles, esiste ancora per un governo democratico nazionale lo spazio di manovra necessario per prendere decisioni sovrane? La strategia del silenzio assenso potrebbe essere il metodo migliore per riformare rapidamente in senso democraticolimpostazione monolitica e totalitaria delleurozona? Lanarchia istituzionale, in cui ognuno decide per s e cerca di salvare il salvabile, sar la prossima evoluzione del mostro giuridico europeo? Invece di stare appresso alle lusinghe del fallito Bersani e alle congiuntiviti di Berlusconi, i neo-deputati del Movimento 5 Stelledovrebbero pronunciarsi e seguire attentamente ci che sta accadendo oggi in Europa se vogliono stare al passo con i tempi e risultare davvero decisivi per il nostro paese e per il futuro di tutti noi. Perch ormai le decisioni che contano veramente per i cittadini si prendono o non si prendono a Bruxelles, a Francoforte, a Berlino. Mentre a Roma al massimo si elegge un papa e poco altro. E anche qui il baricentro pare essersi spostato verso Buenos Aires. E poco importa se il nuovo papa argentino sia ostile al governo progressista sudamericano e un convinto conservatore, perch adesso i media italiani saranno costretti loro malgrado a parlare di Argentina. E chiss se un giorno la presidentessa Kirchner verr in visita in Italia a dare lezioni di democrazia a noi inconsapevoli vittime di una dittatura. Piero Valerio 14.03.2013

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2 Commenti a LIrlanda si riprende parte della sua sovranit


gianni55:
15 marzo 2013 at 18:42 siamo sempre solo PIIGS Irlanda manda i suoi giovani a lavorare in Australia come noi, consiglio mio figlio di imparare un mestiere tipo italico, gelatiere, panettiere, pizzaiolo, questo il nostro destino da itaGliani, questo quello che ci permettono di fare allestero,ai nostri giovani ,aggiungo che vive in un paese morto,la verit e che leconomia virtuale distrugge la reale, col nostro benestare e legendario immobilismo, perch i paesi non PIIGS non hanno questi problemi? il problema vero che cerchiamo di seguirli e combaterli con la mente e ragionamenti nel loro terreno,non li batteremmo mai nel loro terreno, se non si capisce come realizzare sistemi REALI non virtuali di cambiamento loro nel virtuale sono invincibili .ciao Rispondi

bruno:
15 marzo 2013 at 22:57 .questo dimostra che gi strisciando fra le righe di norme capestro si pu trovare una soluzione ,figuriamoci poi se si decide di ripugnare il debito,visto che ci sono tutti i presupposti! Rispondi

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