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CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Ufficio per gli Incontri di Studio


Incontro di studio sul tema:

La responsabilit civile da circolazione stradale: aspetti processuali e sostanziali


Roma, 20 - 22 ottobre 2008 Hotel Jolly Midas

Il risarcimento del terzo trasportato

Relatore Dott. Umberto SCOTTI Consigliere della Corte di Appello di Torino

Consiglio Superiore della Magistratura


Incontro di studi 2929/08 La responsabilit civile da circolazione stradale: aspetti processuali e sostanziali 20-22 ottobre 2008

Il risarcimento del terzo trasportato.

Sommario
1. La novit normativa. 2. Premessa relativa alle ordinarie azioni civilistiche spettanti al danneggiato. 3. La disciplina dellazione diretta del terzo trasportato. 4. La nozione speciale di caso fortuito considerata dallart.141 del Codice. 5. La struttura della norma. 6. Il litisconsorzio necessario ex art.140. 7. La proponibilit. 8. La ratio della norma. 9. Lintervento della impresa assicurativa del responsabile. 10. La disciplina intertemporale. 11. Il caso del proprietario trasportato. 12. Lazione risarcitoria promossa dai soggetti danneggiati in via indiretta e consequenziale per effetto delle lesioni o della morte del terzo trasportato. 13. Lipotesi di mancata copertura assicurativa del veicolo del vettore. 14. Lipotesi della circolazione prohibente domino del veicolo del vettore. 15. Il coordinamento fra gli artt.141 e 144 del Codice: ammissibilit o no dellazione diretta verso limpresa assicurativa del responsabile. 16. I dubbi di costituzionalit della soluzione interpretativa adottata. 17. Il litisconsorzio con il responsabile del danno. 18. Lazione ex art.141 e le azioni di regresso, surroga e rivalsa. 19. Lazione civile in sede penale.

1. La novit normativa. Una delle novit pi importanti del nuovo Codice delle assicurazioni (decreto legislativo n.209 del 7.9.2005) indubbiamente rappresentata dalla disciplina dellazione diretta del trasportato, introdotta dallart.141. Tale norma, rubricata Risarcimento del terzo trasportato dispone: 1. Salva lipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato risarcito dallimpresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto allarticolo 140, a prescindere dallaccertamento della responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento delleventuale maggior danno nei confronti dellimpresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di questultimo coperto per un massimale superiore a quello minimo.

2. Per ottenere il risarcimento il terzo trasportato promuove nei confronti dellimpresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro la procedura di risarcimento prevista dallarticolo 148. 3. Lazione diretta avente ad oggetto il risarcimento esercitata nei confronti dellimpresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro nei termini di cui allarticolo 145. Limpresa di assicurazione del responsabile civile pu intervenire nel giudizio e pu estromettere limpresa di assicurazione del veicolo, riconoscendo la responsabilit del proprio assicurato. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo IV. 4. Limpresa di assicurazione che ha effettuato il pagamento ha diritto di rivalsa nei confronti dellimpresa di assicurazione del responsabile civile nei limiti ed alle condizioni previste dallarticolo 150. Con tale norma il Codice riconosce e regolamenta lazione diretta del terzo trasportato danneggiato nei confronti dellimpresa assicuratrice del veicolo del vettore (che nella terminologia adottata dal Legislatore viene definito veicolo sul quale il terzo trasportato si trovava a bordo al momento del sinistro1). Non si pu certo dire che listituto in questione sia stato salutato in dottrina con entusiastico favore: le critiche si sono attestate sia sul versante tecnico- giuridico, sia sul versanta delle scelte di opportunit. V chi2 ha qualificato lart.141 come una delle norme meno felici dellintero codice, sia sotto il profilo della tecnica di redazione, sia sotto il profilo contenutistico, gravemente inficiata dalla notevole ambiguit interpretativa e dagli inutili peggioramenti del quadro normativo preesistente; v chi3, dopo aver giudicato apparentemente lodevoli le modifiche legislative, in quanto ispirate ad un sistema no fault prescindente dalla colpa, ha severamente criticato la norma oltre che sotto il profilo costituzionale delleccesso di delega - sia sotto laspetto tecnico perch piuttosto ingarbugliata, male coordinata con le altre disposizioni ed aperta ad interpretazioni diverse, sia in punto di opportunit, evidenziando svariate ragioni che condurrebbero a ritenere meno protettivo per il terzo trasportato lattuale regime rispetto a quello precedente. 2. Premessa relativa alle ordinarie azioni civilistiche spettanti al danneggiato. E importante formulare una breve considerazione di carattere preliminare per sottolineare, con forza, un concetto fondamentale in ordine alle conseguenze sistematiche della nuova disciplina delle azioni dirette nei confronti delle imprese assicuratrici r.c.a. contenuta nel Codice delle assicurazioni di cui al d.lgs 209 del 2005, al fine di prevenire e stigmatizzare linsorgere di un errore che affiora, magari solo in modo indiretto e inconsapevole, in alcune opinioni dottrinali e in alcuni provvedimenti giurisdizionali successivi allentrata in vigore del Codice. Nulla cambiato - e soprattutto, come si dir, nulla poteva cambiare - nella disciplina delle azioni risarcitorie scaturenti dalla normativa del Codice civile, che pure si colleghino ad un sinistro stradale in cui siano coinvolti veicoli soggetti allassicurazione obbligatoria. La disciplina del Codice delle assicurazioni non interferisce minimamente, cio, con lesperibilit dellordinaria azione aquiliana ex art.2043 c.c., fondata sulla provocazione colposa o dolosa di un danno antigiuridico, ovvero delle azioni disciplinate dallart.2054
La norma stata criticata anche sotto il profilo grammaticale con riferimento al ricorso alla preposizione su utilizzata in luogo della corretta di. 2 ROSSETTI, Lassicurazione r.c.a. nel codice delle assicurazioni, supplemento al volume XL, maggio 2008, n.5, di Giurisprudenza di merito, pag.76. 3 BONA, Risarcimento del danno, procedure di liquidazione e azione diretta nel Codice delle assicurazioni: prime riflessioni critiche. in Resp.civ. e prev.2005, 4-5, 1171.
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c.c. nei confronti del conducente e del proprietario (o usufruttuario o acquirente con patto di riservato dominio), caratterizzate da presunzioni di colpa o da un regime di vera e propria responsabilit oggettiva, o infine delle azioni fondate sulla sussistenza di un rapporto di carattere contrattuale intercorrente fra il danneggiato e un altro soggetto, nel cui ambito assuma rilievo lobbligazione di questultimo di preservare lincolumit del primo nel corso della vicenda circolatoria (normalmente il contratto di trasporto). Il Codice delle assicurazioni si occupa solo delle azioni dirette nei riguardi delle imprese assicurative e non pregiudica in alcun modo la possibilit del danneggiato di instaurare una delle varie azioni ricordate, in via autonoma e alternativa rispetto allesperimento dellazione diretta, ovvero cumulativamente e congiuntamente ad essa, nel rispetto delle regole del Codice di rito. E tale lineare conclusione scaturisce de plano sia dalla lettura delle disposizioni del Codic delle assicurazioni, sia dalla ratio legis, sia (e soprattutto) dalla sedes materiae, visto che il Codice si occupa del contratto di assicurazione e delle imprese assicurative e non gi del regime ordinario della responsabilit civile. Inoltre una diversa ricostruzione si esporrebbe, per duplice via, alla sanzione di illegittimit costituzionale, sia con riferimento allart.76 Cost., dal momento che la delega legislativa si proponeva semplicemente di provvedere alla tutela dei consumatori e, in generale, dei contraenti pi deboli, sotto il profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, nonch dellinformativa preliminare, contestuale e successiva alla conclusione del contratto, avendo riguardo anche alla correttezza dei messaggi pubblicitari e del processo di liquidazione dei sinistri, compresi gli aspetti strutturali di tale servizio (art.1, lettera b, della legge delega 229/2003) e non autorizzava alcuna revisione della disciplina ordinaria della responsabilit civile, sia con riferimento allart.24 Cost., dovendosi altrimenti ravvisare una ingiustificata compressione del fondamentale diritto allazione giurisdizionale a tutela dei diritti riconosciuti dallordinamento. Non appare quindi lecito dubitare della persistente possibilit per il danneggiato trasportato di agire con le varie azioni riconosciutegli sinora dallordinamento nei confronti di altri soggetti civilmente responsabili, a prescindere dagli aspetti assicurativi dei relativi rischi, e pertanto: con lazione contrattuale ex artt.1218 e 1681 c.c. allorch egli si trovava a bordo del veicolo coinvolto nel sinistro in forza di contratto di trasporto; con lazione ordinaria aquiliana ex art.2043 c.c. e/o con la specifica azione extracontrattuale fondata sulla responsabilit presuntiva ex art.2054, 1 e 2 comma, c.c. nei confronti del conducente del veicolo su cui si trovava trasportato (per qualsiasi titolo, anche di cortesia); con la specifica azione extracontrattuale fondata sulla responsabilit presuntiva ex art.2054, 3 comma, c.c. nei confronti del proprietario (ovvero dellusufruttuario o dellacquirente con patto di riservato dominio) del veicolo su cui si trovava se trasportato (per qualsiasi titolo, anche di cortesia); con la specifica azione extracontrattuale fondata sulla responsabilit presuntiva ex art.2054, 4 comma, c.c. nei confronti del conducente e del proprietario (ovvero dellusufruttuario o dellacquirente con patto di riservato dominio) del veicolo su cui si trovava trasportato (per qualsiasi titolo, anche di cortesia)4.
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Ex multis: In tema di responsabilit civile, il danneggiato a seguito di un incidente stradale in cui sia rimasto coinvolto come trasportato a titolo di cortesia, pu chiedere il risarcimento invocando la presunzione di colpa stabilita dallart. 2054 c.c., facendo valere la responsabilit extracontrattuale sia nei confronti del conducente del veicolo a bordo del quale si trovava, che

Ogni diversa interpretazione sarebbe evidentemente incompatibile con i principi costituzionali dal momento che finirebbe con il disconoscere il diritto di azione e tutela giurisdizionale rispetto a posizioni soggettive riconosciute dallordinamento, in flagrante violazione del 1 comma dellart.24 della Costituzione. Risulterebbe poi invero curioso e paradossale che un intervento normativo settorialmente rivolto ad apprestare una tutela pi efficace dei danneggiati, individuando un garante istituzionale attraverso la copertura assicurativa dei rischi della circolazione stradale, finisca con lindebolire in modo significativo le opzioni di tutela esistenti a disposizione del danneggiato per conseguire la piena restaurazione dei diritti lesi. 3. La disciplina dellazione diretta del terzo trasportato. Le precisazioni sopra esposte portano a ribadire che la disciplina dellart.141 riguarda solamente lazione diretta del terzo trasportato nei confronti dellimpresa assicurativa e non interferisce con la persistente possibilit di azione giurisdizionale esercitabile come prima nei confronti dei soggetti che a vario titolo, contrattuale o extracontrattuale, debbano rispondere delle conseguenze lesive da lui subite. In difetto di qualsivoglia limitazione, lazione de qua riguarda ogni voce di danno subito dal terzo trasportato:
nei confronti del proprietario, se diverso dal primo.(Cassazione civile, sez. III, 20 febbraio 2007, n. 3937); In materia di responsabilit derivante dalla circolazione dei veicoli, lart. 2054 c.c. esprime, in ciascuno dei commi che lo compongono, principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che da tale circolazione comunque ricevano danni, e, quindi, anche ai trasportati, quale che sia il titolo del trasporto, di cortesia ovvero contrattuale (oneroso o gratuito). Consegue che il trasportato, indipendentemente dal titolo del trasporto, pu invocare i primi due commi della disposizione citata per far valere la responsabilit extracontrattuale del conducente ed il comma 3 per far valere quella solidale del proprietario, che pu liberarsi solo provando che la circolazione del veicolo avvenuta contro la sua volont ovvero che il conducente aveva fatto tutto il possibile per evitare il danno. Ove il trasporto sia avvenuto in base a titolo contrattuale, con lazione prevista dallart. 1681 c.c. - che stabilisce la responsabilit contrattuale del solo vettore per i sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il viaggio - pu infatti concorrere quella extracontrattuale di cui allart. 2054 c.c.(Cassazione civile, sez. III, 1 giugno 2006, n. 13130); In materia di responsabilit derivante dalla circolazione dei veicoli, lart. 2054 c.c. esprime principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che dalla circolazione dei veicoli comunque ricevano danni, e quindi anche ai trasportati, quale che sia il titolo del trasporto, di cortesia ovvero contrattuale.(Cassazione civile, sez. III, 30 gennaio 2006, n. 1873); In materia di responsabilit derivante dalla circolazione dei veicoli, lart. 2054 c.c. esprime, in ciascuno dei commi che lo compongono, principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che da tale circolazione comunque ricevano danni, e quindi anche ai trasportati, quale che sia il titolo del trasporto, di cortesia ovvero contrattuale (oneroso o gratuito); in particolare, per vincere la presunzione di responsabilit posta a suo carico dallart. 2054, comma 1, c.c., il conducente del veicolo deve fornire la prova positiva di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. (Nella specie, la Corte Suprema ha cassato la sentenza di merito, rilevando che, da un lato, lesistenza di una insidia stradale, risultante da unaltra sentenza relativa agli stessi fatti, non costituiva accertamento idoneo ad escludere la responsabilit del conducente, n poteva dirsi raggiunta la prova liberatoria a suo carico per il solo fatto che il soggetto rimasto ferito nel sinistro, trasportato a titolo di cortesia, indossasse le cinture di sicurezza allacciate, corrispondendo ci ad una elementare regola di prudenza imposta per legge).(Cassazione civile, sez. III, 31 ottobre 2005, n. 21115); La presunzione di responsabilit del conducente del veicolo, ex art. 2054 comma 1 c.c., si applica anche nellipotesi in cui la vittima sia un passeggero dal medesimo trasportato a titolo di cortesia.(Cassazione civile, sez. III, 29 settembre 2005, n. 19144; cfr altres: Cassazione civile, sez. III, 3 marzo 2004, n. 4353; Cassazione civile, sez. III, 21 marzo 2001, n. 4022;Cassazione civile, sez. III, 18 maggio 1999, n. 4801).

sia di carattere patrimoniale (danni materiali derivanti dalla distruzione o dal deterioramento di cose di sua propriet, danni patrimoniali da lucro cessante conseguente alla temporanea o permanente, compromissione della capacit lavorativa), sia di carattere non patrimoniale (danno, biologico temporaneo e permanente, inclusivo del c.d. danno biologico dinamico5 equivalente alla pi risalente formula del danno alla vita di relazione, danno morale soggettivo ed eventualmente danno esistenziale). La norma presuppone solamente un danno subito dal terzo trasportato e la verificazione di un sinistro, ma non esige affatto per lintegrazione della sua fattispecie che il sinistro sia derivato dallo scontro di due o pi autoveicoli. Pertanto la disciplina del risarcimento del terzo trasportato, sia relativamente alla procedura stragiudiziale, sia relativamente ai profili di tutela giurisdizionale, trova applicazione anche nellipotesi in cui lincidente stradale non abbia coinvolto altri autoveicoli oltre a quello a bordo del quale viaggiava il danneggiato: si pensi allipotesi, purtroppo frequente, dellincidente causato dalla perdita di controllo del veicolo da parte del conducente e alla conseguente fuoriuscita di strada o collisione contro ostacoli fissi. Non vi alcun ostacolo letterale o logico per escludere in siffatta ipotesi loperativit della disciplina dellart.141, ovviamente eccettuate le disposizioni che regolano lintervento in causa dellimpresa assicurativa dellaltro veicolo e la rivalsa nei confronti di tale impresa. Ovviamente nellipotesi di sinistro stradale senza collisione fra autoveicoli, sar pur sempre possibile allassicuratore del vettore dedurre e provare la sussistenza del caso fortuito, ivi inclusa la colpa del terzo: si pensi allinsidia stradale, con la conseguente responsabilit dellente gestore della strada o dellautostrada, alla colpa esclusiva di un pedone, o di un agente addetto alla regolazione del traffico, o di un altro passeggero del veicolo. Anche in caso di sinistro stradale provocato (in tutto o in parte) da altro veicolo con il quale non via stata collisione (caso classico di turbativa determinante lincidente) non vi dubbio sullesperibilit dellazione diretta ex art.141, senza la possibilit per la impresa assicurativa del vettore di difendersi deducendo la responsabilit dellaltro conducente autore della turbativa. Analoga disciplina sembra dettata anche per il caso in cui laltro veicolo coinvolto nellincidente non sia soggetto allassicurazione obbligatoria (si pensi ad un mezzo a trazione animale o a braccia, a una bicicletta o a un veicolo a guida di rotaie); lart.141, che non richiede una collisione con altro autoveicolo e per vero, come si detto, neppure una collisione, sicuramente applicabile. La clausola di neutralizzazione della rilevanza della responsabilit dellaltro conducente, alla luce del tenore letterale della norma, sembra applicabile anche a siffatta ipotesi, visto che si riferisce allaccertamento della responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti e in tutte queste ipotesi vi pur sempre un veicolo, a termini di Codice della strada, e un conducente. Quel che lascia perplessi, peraltro, che nei casi esaminati la mancanza di una impresa assicuratrice della responsabilit civile espone limpresa assicurativa del vettore ad un provvisorio pagamento ingiusto, senza quella tranquilla sicurezza del recupero di quanto

E il caso di ricordare lattuale definizione di danno biologico recepita nel Codice (art.138, 2 comma, lettera a), e art.139, 2 comma: lesione temporanea o permanente allintegrit psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica unincidenza negativa sulle attivit quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacit di produrre reddito.

anticipato nei confronti di altra impresa assicurativa, esperibile nel contesto del sistema delle stanze di compensazione ovvero con opportuna azione di rivalsa. In altri termini, vi sarebbe un rischio effettivo e concreto di pregiudizio economico a carico dellassicuratore del vettore in relazione alla potenziale incapienza patrimoniale dei soggetti effettivamente responsabili. Sorge quindi il dubbio di illegittimit costituzionale della norma, che (forse) potrebbe essere superabile in via interpretativa con la lettura riduttiva del concetto di veicoli considerato nellinciso a prescindere dallaccertamento della responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti, restringendolo - attraverso individuazione di un requisito implicito sotteso allintera disciplina - allambito dei veicoli soggetti ad assicurazione obbligatoria r.c.a. 4. La nozione speciale di caso fortuito considerata dallart.141 del Codice. A questo punto si rende necessaria una importantissima precisazione interpretativa che mi pare debba essere formulata, per vero in netto dissenso con alcune letture dottrinali e giurisprudenziali della norma de qua. A mio parere, la disposizione involge una diversa accezione della nozione di caso fortuito rispetto a quella ordinariamente recepita e consolidata nella tradizione giuridica. Molti hanno ricordato infatti che il concetto di caso fortuito per tradizione antichissima e comunque per orientamento giurisprudenziale del tutto consolidato6, comprende oltre
In tema di danno cagionato da animali, ai sensi dellart. 2052 c.c., la responsabilit del proprietario dellanimale, prevista dalla suddetta norma, presunta, fondata non sulla colpa, ma sul rapporto di fatto con lanimale. Ne consegue che, per i danni cagionati dallanimale al terzo, il proprietario risponde in ogni caso e in toto, a meno che non dia la prova del caso fortuito, ossia dellintervento di un fattore esterno idoneo a interrompere il nesso di causalit tra il comportamento dellanimale e levento lesivo, comprensivo anche del fatto del terzo o del fatto colposo del danneggiato che abbia avuto efficacia causale esclusiva nella produzione del danno. Pertanto, se la prova liberatoria richiesta dalla norma non viene fornita, non rimane al giudice che condannare il proprietario dellanimale al risarcimento dei danni per lintero. (Nella specie, era stato chiesto il risarcimento ai proprietari di un cane a causa di un morso al volto inferto alla ricorrente mentre era in visita alla loro abitazione, e la corte di merito aveva dato maggior rilievo alla imprudenza della danneggiata nella produzione dellevento; sulla base dellenunciato principio la S.C. ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la sentenza impugnata)(Cassazione civile, sez. III, 19 marzo 2007, n. 6454); La responsabilit prevista dallart. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo e, ai fini della sua configurabilit, sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e levento dannoso, indipendentemente dalla pericolosit attuale o potenziale della cosa stessa (e, perci, anche per le cose inerti) e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e losservanza o meno di un obbligo di vigilanza. La responsabilit del custode, in base alla suddetta norma, esclusa in tutti i casi in cui levento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dellevento e, perci, quando si sia in presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per s prodotto levento, assumendo il carattere del c.d. fortuito autonomo, ovvero quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico dellevento dannoso da un elemento o fatto estraneo del tutto eccezionale (c.d. fortuito incidentale), e per ci stesso imprevedibile, ancorch dipendente dalla condotta colpevole di un terzo o della stessa vittima.(Cassazione civile, sez. III, 6 febbraio 2007, n. 2563); In tema di danno subito dal viaggiatore, lart. 11 n. 4 delle condizioni e tariffe per i trasporti delle persone sulle ferrovie, approvate con r.d.l. n. 1948 del 1934 (conv. nella legge n. 911 del 1935) pone una presunzione di colpa che pu essere superata dalla dimostrazione - da fornirsi da parte dellamministrazione ferroviaria, essendo sufficiente al viaggiatore provare levento produttivo del danno in conseguenza dellanormalit del servizio - che il danno stesso sia dipeso da caso fortuito o forza maggiore, ovvero dalla colpa esclusiva del danneggiato o di un terzo.(Cassazione civile, sez. III, 2 febbraio 2007, n. 2321); La disciplina di cui allart. 2051 c.c. si applica anche in tema di danni sofferti dagli utenti per la cattiva ed omessa manutenzione delle autostrade da parte dei concessionari, in ragione del particolare rapporto con la cosa che ad essi deriva dai poteri effettivi di disponibilit e controllo sulle medesime, salvo che dalla responsabilit presunta a loro carico i concessionari si liberino fornendo la prova del fortuito, consistente non gi nella dimostrazione dellinterruzione del nesso di causalit determinato da elementi esterni o dal
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alla vis major cui resisti non potest, anche la colpa di un soggetto terzo e ne hanno tratto argomento per ritenere che limpresa del vettore potrebbe sempre cercare di sottrarsi alla responsabilit ex art.141 dimostrando la colpa di quel terzo che pur sempre il conducente dellaltro veicolo coinvolto, sicch anche per questa via emergerebbe la necessit di ammettere, in via per cos dire anticipata, il terzo trasportato allazione diretta contro laltro soggetto responsabile. La tesi presenta il difetto di accedere ad una lettura per cos dire cristallizzata ed ipostatizzata del concetto di caso fortuito, che prescinde da quella concretamente accolta nello specifico dettato normativo. Il Legislatore, proprio perch aveva ben presente che la nozione tradizionale del caso fortuito ricomprendeva anche la colpa del terzo, si dato carico di recepirne nella norma dellart.141 del Codice una nozione modificata ad hoc nel momento in cui, dopo aver fatto salva lipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, ha avuto cura di sottolineare che la responsabilit dellimpresa del vettore prescinde dallaccertamento della responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, con una disposizione di ordine pubblico che vieta, per lappunto, la spendita di risorse processuali rivolta a tale sorta di accertamenti, con linevitabile rinvio delle questioni relative al regresso al rapporto fra imprese assicuratrici ai sensi dellart.141, 4 comma, e dellart.150 del Codice. Ne consegue che limpresa del vettore si pu sottrarre al vittorioso esperimento dellazione diretta solo dimostrando il ricorrere di una ipotesi di caso fortuito, eccezion fatta per quellipotesi di caso fortuito che si collega al fatto colposo del terzo conducente coinvolto nel sinistro coperto da assicurazione obbligatoria r.c.a., ipotesi che rientrerebbe nella nozione tradizionale di caso fortuito, ma non in quella specifica recepita dallart.141.

fatto estraneo alla sfera di custodia (ivi compreso il fatto del danneggiato o del terzo), bens anche dalla dimostrazione - in applicazione del principio di c.d. vicinanza alla prova - di aver espletato, con la diligenza adeguata alla natura e alla funzione della cosa, in considerazione delle circostanze del caso concreto, tutte le attivit di controllo, di vigilanza e manutenzione su di essi gravanti in base a specifiche disposizioni normative e gi del principio generale del neminem laedere, di modo che il sinistro appaia verificatosi per fatto non ascrivibile a sua colpa.(Cassazione civile, sez. III, 2 febbraio 2007, n. 2308); In tema di danno cagionato da cose in custodia indispensabile, per laffermazione di responsabilit del custode, che sia accertata la sussistenza di un nesso di causalit tra la cosa ed il danno patito dal terzo, dovendo, a tal fine, ricorrere la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dellevento, nel senso che questultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie di esso, e che lantecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano causale, dalla sopravvenienza di circostanze da sole idonee a determinare levento. Pertanto, anche nellipotesi in cui il custode non abbia attuato, sulla cosa nella sua disponibilit, tutte le precauzioni astrattamente idonee ad evitarne la responsabilit, la causa efficiente sopravvenuta che del caso fortuito presenti i requisiti propri delleccezionalit e delloggettiva imprevedibilit e che da sola sia idonea a provocare levento, interrompe il nesso eziologico e produce gli effetti liberatori, pur quando essa si concreti nel fatto del terzo o dello stesso danneggiato.(Cassazione civile, sez. III, 19 dicembre 2006, n. 27168); configurabile una ipotesi di concorso causale nellevento da parte del custode, per il titolo di cui allart. 2051 c.c., e di altro soggetto, per il normale titolo di responsabilit generica ai sensi dellart. 2043, atteso che alladdebito concorsuale dei distinti titoli di responsabilit non osta il non avere dato il custode la prova liberatoria della ricorrenza del caso fortuito, poich tanto comporta soltanto che egli non possa sottrarsi alla responsabilit per il titolo di sua pertinenza, ma non che levento dannoso non possa essere stato concausato anche dal fatto di un terzo. Lincompatibilit fra laffermazione di una responsabilit del custode per mancata prova liberatoria e laffermazione del concorso di una responsabilit ai sensi dellart. 2043 c.c. , infatti, concepibile solo allorquando il fatto del terzo responsabile ai sensi di questa norma assuma efficienza causale esclusiva nella produzione dellevento, s da rendere irrilevante il contributo causale derivante dalla cosa oggetto della custodia e da assumere, rispetto ad esso, le caratteristiche del fortuito.(Cassazione civile, sez. III, 14 novembre 2006, n. 24211).

Lassicuratore del vettore potr quindi a tal fine provare o la vis major, ovvero la colpa del terzo non soggetto ad assicurazione obbligatoria (proprietario o gestore del tratto stradale o autostradale, pedone, ciclista.... e soprattutto dello stesso danneggiato, che per avventura abbia concorso, magari non indossando le cinture di sicurezza, a provocare il danno). In dottrina7 la tesi sopra illustrata8 stata criticata come incompatibile con il dato letterale della norma, escludendo la presenza di un aggancio letterale che giustifichi la distinzione di due ambiti di caso fortuito, luno rientrante nella sfera del conducente e laltro esulante da tale sfera. Tale aggancio letterale potrebbe invece essere colto nellinciso a prescindere dallaccertamento della responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro che rappresenta una adeguata base normativa per escludere nella sede dellazione diretta ai sensi dellart.141 ogni indagine relativamente alla distribuzione delle colpe fra i due conducenti coinvolti nella collisione, che ha provocato i danni patiti dal terzo trasportato. Non sembra pienamente persuasiva neppure lulteriore obiezione mossa dallo stesso Autore, secondo cui la tesi sopra esposta porterebbe a conseguenze inaccettabili poich lobbligo incombente sul conducente del veicolo di accertarsi che i passeggeri trasportati viaggino in condizioni di sicurezza porterebbe a ritenere che anche lomesso uso del caso o delle cinture di sicurezza sia inopponibile da parte dellassicuratore del vettore, trattandosi pur sempre di fatti non esulanti dalla sfera di controllo conducente. Per replicare al riguardo sufficiente obiettare che lassicuratore del vettore pu far valere nel giudizio promosso dal trasportato la quota di corresponsabilit ovvero la riduzione del risarcimento imputabile al fatto colposo della stessa vittima, per non aver indossato il casco o le cinture di sicurezza ai sensi dellart.1227 c.c.9, senza peraltro poter
ROSSETTI, op cit, pag.78. Prospettata, sia pur con qualche differenza terminologica, anche dal Tribunale di Torino, nella sentenza del 11.10.2007, in Danno e resp., 2008, 349, con riferimento allesclusione delle cause esulanti dalla sfera di controllo e dalla volont dei conducenti: In proposito si osserva che, bench giurisprudenza e dottrina concordino nel ricondurre il fatto del terzo causalmente assorbente alla nozione di caso fortuito, la norma in esame parrebbe aver accolto una nozione restrittiva e peculiare della categoria giuridica in oggetto, come evincibile dal fatto che il quarto comma abbia attribuito alla compagnia assicuratrice del vettore la facolt di agire in rivalsa nei confronti dellimpresa di assicurazione del responsabile civile senza distinguere lipotesi di rivalsa totale dallipotesi di rivalsa parziale, ammettendo cos implicitamente anche la prima. Lunica interpretazione idonea ad attribuire unintrinseca coerenza al disposto dellart. 141 C.dA e ad evitare una commistione tra il profili di legittimazione passiva (da vagliare in astratto) e di merito (da vagliare in concreto appurando se vi sia stato concorso oppure responsabilit esclusiva del vettore o dellaltro conducente) appare dunque quella intesa ad escludere lesperibilit dellazione diretta nei confronti della compagnia assicuratrice del vettore nelle sole ipotesi di caso fortuito diverse dal fatto del terzo, cio in quelle sole ipotesi in cui non venga in considerazione la potenziale responsabilit assorbente del conducente di un altro veicolo ma diversi fattori eziologici estranei alla sfera di dominio delle parti. Tale interpretazione, tutelando il trasportato sotto il profilo procedurale dai rischi connessi allincertezza sulleffettivo riparto di responsabilit tra il proprio vettore e laltro conducente appare, del resto, quella pi conforme allart. 4 lett. b) legge delega 229/03 (tutela dei consumatori (...) sotto il profilo (..,} del processo di liquidazione dei sinistri, compresi gli aspetti strutturali di tale servizio) e alle previsioni della Direttiva 2005/14/CE dell11 maggio 2005. che risulterebbe altrimenti disattesa con le medesime conseguenze che verranno illustrale in prosieguo di sentenza.
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In materia di responsabilit civile, in caso di mancata adozione delle cinture di sicurezza da parte di un passeggero, poi deceduto, di un veicolo coinvolto in un incidente stradale, verificandosi unipotesi di cooperazione nel fatto colposo, cio di cooperazione nellazione produttiva dellevento, legittima la riduzione proporzionale del risarcimento del danno in favore dei congiunti della vittima.(Cassazione civile , sez. III, 28 agosto 2007, n. 18177); Qualora il trasportato non indossi la cintura di sicurezza allo stesso ascrivibile il comportamento colposo nella causazione del danno che legittima la riduzione del risarcimento ai sensi dellart. 1227, comma 1, c.c.,

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ulteriormente ridurre o escludere la responsabilit del proprio assicurato in relazione alla quota di concorso nella violazione attribuibile al fatto omissivo proprio del conducente10. Se queste considerazioni sono esatte da ritenere inammissibile da parte dellassicuratore del vettore convenuto ex art.141 la chiamata in causa ai sensi degli artt.106 e 269 c.p.c., quale terzo responsabile a cui reputa comune la causa o quale terzo da cui pretende essere garantito, dellimpresa assicurativa, del conducente e del proprietario del veicolo antagonista. Il primo ha facolt di intervenire discrezionalmente nellipotesi prevista dalla legge ma non pu essere costretto a farlo; quanto agli altri e allo stesso assicuratore, depone in tal senso la preclusione di natura sostanziale relativa agli accertamenti della responsabilit dei conducenti coinvolti nel sinistro. La preclusione non vale, peraltro, allorch il terzo trasportato, come sua facolt, abbia cumulato nello stesso giudizio oltre allazione diretta ex art.141 lazione codicistica verso conducenti o proprietari ai sensi degli art.2043 e/o 2054 c.c.: in relazione a tali domande la chiamata in causa di altri soggetti segue le regole ordinarie. E invece sempre possibile allassicuratore del vettore chiamare in causa soggetti diversi dal proprietario, conducente e assicuratore r.c.a. dellaltro veicolo, dei quali prospetti la responsabilit esclusiva configurante caso fortuito: si pensi al gestore del tratto autostradale, allente pubblico proprietario della strada, allimpresa appaltatrice dei lavori intrapresi in un cantiere, ad un pedone che abbia dato causa al sinistro. 5. La struttura della norma.
in presenza di prova che luso della cintura avrebbe concorso a determinare, se non ad impedire, il danno.(Cassazione civile , sez. III, 11 marzo 2004, n. 4993); Qualora il trasportato non indossi la cintura di sicurezza allo stesso ascrivibile il comportamento colposo nella causazione del danno che legittima la riduzione del risarcimento ai sensi dellart. 1227, comma 1, c.c., in presenza di prova che luso della cintura avrebbe concorso a determinare, se non ad impedire, il danno.(Cassazione civile , sez. III, 11 marzo 2004, n. 4993); 10 Qualora la messa in circolazione dellautoveicolo in condizioni di insicurezza (e tale la circolazione senza che il trasportato abbia allacciato le cinture di sicurezza), sia ricollegabile allazione o omissione non solo del trasportato, ma anche del conducente (che prima di iniziare o proseguire la marcia deve controllare che essa avvenga in conformit delle normali norme di prudenza e sicurezza), fra costoro si formato il consenso alla circolazione medesima con consapevole partecipazione di ciascuno alla condotta colposa dellaltro ed accettazione dei relativi rischi; pertanto si verifica unipotesi di cooperazione nel fatto colposo, cio di cooperazione nellazione produttiva dellevento (diversa da quella in cui distinti fatti colposi convergano autonomamente nella produzione dellevento). In tale situazione, a parte leventuale responsabilit verso terzi, secondo la disciplina dellart. 2054 c.c., deve ritenersi risarcibile, a carico del conducente del suddetto veicolo e secondo la normativa generale degli art. 2043, 2056, 1227 c.c., anche il pregiudizio allintegrit fisica che il trasportato abbia dellincidente, tenuto conto che il comportamento dello stesso, nellambito dellindicata cooperazione, non pu valere ad interrompere il nesso causale fra la condotta del conducente ed il danno, n ad integrare un valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto il 30 per cento del concorso di colpa del trasportato e il 20 per cento del concorso del conducente, dopo aver accertato che il mancato uso delle cinture di sicurezza aveva avuto unefficienza causale nella produzione dellevento dannoso subito dal trasportato pari al 50 per cento). Nellambito della responsabilit aquiliana rilevano tutti i comportamenti, commissivi o omissivi, che abbiano contribuito eziologicamente alla produzione dellevento dannoso, purch siano connotati da dolo o colpa. Pertanto, la messa in circolazione dellautoveicolo in condizioni di insicurezza da parte del conducente - e tale la circolazione del veicolo senza che il soggetto trasportato abbia allacciato le cinture di sicurezza - integra gli estremi della cooperazione nel fatto colposo altrui e rende il conducente stesso corresponsabile del danno derivante al soggetto trasportato dal mancato uso dei sistemi di ritenzione (nella specie, la S.C. ha confermato la decisione dei giudici di merito secondo cui la parte di danno derivante dal mancato uso delle cinture di sicurezza era pari al 50%, poi ulteriormente suddivisa fra il conducente ed il soggetto trasportato addebitando agli stessi, rispettivamente, il 20% e il 30% del pregiudizio complessivo subito dalla vittima).(Cassazione civile , sez. III, 11 marzo 2004, n. 4993).

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La struttura della norma impone al terzo danneggiato, che intenda avvalersi dellazione diretta, di agire (sia stragiudizialmente, sia giudizialmente) nei confronti dellassicuratore del vettore, che tenuto al pagamento dellindennizzo (salva lipotesi del caso fortuito: vedi infra) con facolt di separata rivalsa nei confronti dellassicuratore del terzo effettivamente responsabile. Lazione diretta ammessa entro il massimale minimo di legge. Ne deriva che nellipotesi in cui lassicurazione del vettore sia stata stipulata per un importo superiore al minimo legale: a) non consentita lazione diretta ex art.141, primo comma, se non per conseguire il risarcimento entro il capitale minimo legale ; b) il terzo trasportato pu aggredire con la propria pretesa lassicuratore del vettore anche per lextra-quota solo a patto di dedurre una responsabilit, anche solo presuntiva o solidale, del conducente del veicolo sui cui si trovava a bordo11. Costituisce esplicita eccezione alla regola generale lipotesi in cui lassicuratore delleffettivo responsabile civile ne copra la responsabilit in misura superiore al minimo di legge, nella quale il 1 comma dellart.141 salvaguarda espressamente il diritto del terzo trasportato al risarcimento delleventuale maggior danno nei confronti di tale assicuratore e (presumibilmente) ammette in tale ipotesi lesperimento dellazione diretta nei suoi confronti per leccedenza12. E stato opportunamente evidenziato13 che la nuova disciplina comporta una contrazione della tutela del danneggiato che nel sistema precedente poteva contare, nei casi di responsabilit concorsuale, fra laltro presunta ex lege, sulla possibilit di esperire lazione diretta nei confronti di entrambe le compagnie assicuratrici dei veicoli coinvolti e quindi su due distinti massimali, mentre nel sistema attuale pu direttamente aggredire un solo massimale di legge, salvo avvalersi anche delleventuale maggior massimale contrattuale stipulato da uno dei due conducenti coinvolti. Il che non , evidentemente, la stessa cosa. E ben vero che il problema riguarda solo la possibilit di azione diretta verso le imprese assicurative, poich il terzo trasportato potr agire con le azioni ordinarie verso i responsabili civili, ossia verso le coppie proprietario/conducente dei veicoli coinvolti, cos provocandoli a far valere in giudizio le garanzie assicurative che coprono le rispettive responsabilit. 6. Il litisconsorzio necessario ex art.140. Il primo comma dellart.141 contiene una espressa clausola di salvaguardia dellart.140 Codice delle assicurazioni perch regola lazione diretta del terzo trasportato ricordando esplicitamente che rimane fermo quanto previsto dallart.140, in tema di pluralit di danneggiati e supero del massimale. Tale articolo contiene un quarto comma che dispone il litisconsorzio necessario ex art.102 c.p.c. nei giudizi promossi fra (sic) limpresa di assicurazione e le persone danneggiate, che stato sottoposto a severissime critiche e non solo sul piano terminologico. Per quanto rileva ai fini della presente trattazione, opportuno segnalare che la pi convincente interpretazione di tale disposizione quella riduttiva, volta a circoscriverne

In tal senso, seppur problematicamente, nel contesto di una giustificata critica alla tecnica legislativa, BONA, p.cit. 12 La norma non lo dice espressamente ma logico presumere che, se viene salvaguardato il diritto al risarcimento, sia salvaguardata anche la facolt di agire in giudizio per farlo valere. 13 BONA, op.cit.

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loperativit nei soli casi di sospetta incapienza del massimale al fine di prevenire conseguenze altrimenti aberranti.14 In tal senso va quindi letto il rinvio contenuto nellart.141, limitando la necessit del litisconsorzio fra danneggiati allipotesi di dedotta o sospetta incapienza del massimale dellimpresa assicuratrice del vettore. 7. La proponibilit. La disciplina della condizione di proponibilit dellazione diretta da parte del terzo trasportato stata regolata per relationem. Il secondo comma dellart.141 dispone infatti che per ottenere il risarcimento del danno il terzo trasportato debba promuovere la procedura prevista dallart.148 nei confronti dellimpresa assicurativa del vettore. Il terzo comma dello stesso articolo assoggetta lesercizio dellazione diretta nei confronti dellimpresa assicurativa del vettore ai termini sanciti dallart.145. In conseguenza sono da ritenersi applicabili alla fase stragiudiziale della procedura risarcitoria tutte le disposizioni previste dallart.148 relativamente: ai requisiti di forma e contenuto della richiesta, ai doveri di cooperazione agli accertamenti incombenti sul danneggiato, alle facolt di acquisizione di informazioni in capo allassicuratore, agli obblighi di formulazione dellofferta ovvero di motivazione della mancata offerta incombenti sullimpresa assicurativa; alle conseguenze della richiesta incompleta, alle modalit e agli effetti della corresponsione delle somme da parte dellassicuratore. Allo stesso modo il richiamo dei termini prefissi dallart.145 vale ad estendere anche allazione diretta ex art.141 la condizione di proponibilit della domanda giudiziale prevista nel primo comma di tale articolo, che, come noto, esige il decorso di 60 giorni (nellipotesi di danni a cose) e di 90 giorni (in caso di danni alla persona) dalla richiesta del risarcimento da parte del danneggiato con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, effettuata con losservanza delle modalit e dei contenuti di cui allart.148. Appare il caso di formulare qualche sintetica osservazione, anche se il tema della condizione di proponibilit della domanda sar trattato sicuramente in questo Convegno di studi in modo pi completo ed organico nellambito di altre relazioni . In dottrina stato messo in luce che le formalit richieste dal Codice delle assicurazioni per la proponibilit dellazione di risarcimento danni da incidente stradale agli artt. 145 e 148 (che pure riproducono, in linea di massima, quelle previste dal d.l. 857 del 1976 e dalla legge n. 57/2001, relativa alla procedura rapida di risarcimento) hanno determinato un rilevante e complessivo mutamento della situazione normativa. E stato segnalato, infatti, che mentre nel sistema previgente il danneggiato poteva, osservando le formalit di legge previste per la richiesta di risarcimento, accedere alla procedura rapida di risarcimento ma linosservanza dei requisiti richiesti dalla predetta legge per la formulazione della richiesta non incideva sullazionabilit della pretesa risarcitoria in sede giudiziale, che era vincolata unicamente al decorso dello spatium deliberandi dallinvio della raccomandata prevista dallart. 22 della legge n. 990/69, lattuale normativa ha invece convertito in obbligo di legge per la proponibilit dellazione giudiziale di risarcimento ci che prima era un semplice onere, che valeva solamente a rendere operante la procedura rapida di risarcimento.

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ROSSETTI, commento allart.140 d.lgs.209/2005 in Le assicurazioni, a cura di Antonio La Torre, 185, pag.832.

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Pertanto, al fine di azionare la procedura di risarcimento del danno, lattore deve ora inviare allassicuratore una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno con lindicazione dei requisiti richiesti dallart. 148. Prima, invece, per proporre lazione giudiziale, era sufficiente linvio della raccomandata e losservanza dello spatium deliberandi in ossequio a quanto previsto dallart. 22 della legge n. 990/69, che subordinava appunto lesercizio dellazione giudiziale solo a tali condizioni (configuranti condizioni di proponibilit dellazione giudiziale). E stato pertanto ritenuto che nella situazione conseguente allemanazione delle norme contenute nel Codice delle assicurazioni le condizioni di proponibilit dellazione giudiziale siano divenute pi penetranti ed onerose, perch, oltre alla lettera di richiesta e allosservanza dello spatium deliberandi, si richiedono ora anche la trasmissione per iscritto allimpresa assicuratrice di tutti gli altri elementi indicati nellart 148, in mancanza dei quali lazione giudiziale diventa improponibile: e ci in dipendenza del disposto dellart. 145, che subordina la proponibilit dellazione di risarcimento allinvio della lettera di richiesta ed al decorrere dello spatium deliberandi, ...avendo osservate le modalit ed i contenuti previsti dallart.148 i cui requisiti sarebbero cos richiamati per relationem. Lorientamento iniziale della giurisprudenza (per vero, al momento ancora assai esigua) sembra improntato a un atteggiamento assai rigoroso e restrittivo, volto a sanzionare con la bolla di improponibilit lazione esercitata senza una preventiva richiesta stragiudiziale perfettamente conforme ai requisiti prescritti dallart.148 del Codice. Lo sforzo motivazionale pi accurato tra le primissime decisioni si rinviene in una pronuncia del Tribunale di Torino (del 17.10.2007) in cui viene affermato che le omissioni riscontrate nella richiesta stragiudiziale costituiscono carenze di un atto formale tipico, contemplato dallordinamento quale condizione di proponibilit della domanda, ed in quanto tale sottratto alla disciplina di cui al 2 e 3 comma dellart.156 c.p.c. (relativa allidoneit dellatto al raggiungimento dello scopo sia quale parametro di commisurazione della validit, sia quale causa di sanatoria degli atti), riguardante i soli atti processuali. Tale interpretazione non sembra peraltro pienamente condivisibile. Da un lato, occorre pur sempre considerare che la richiesta di risarcimento non mai stata ritenuta un atto negoziale, ma semmai un atto giuridico in senso stretto, soggetto alle regole dettate per i contratti solo attraverso la passerella di cui allart.1324 c.c. (Cass.15.5.1980 n.3206; Cass.9.2.2000 n.1444). In secondo luogo, il canone dellinterpretazione teleologica delle disposizioni normative costituisce un principio generale dellordinamento valido anche nellambito del diritto civile (cfr ad esempio art.1367, 1424, 1432 c.c.). In terzo luogo, occorre tener ben presente che si verte proprio in tema di disposizioni dettate dal Legislatore per regolare lo svolgimento di un vero e proprio procedimento pre-giurisdizionale, volto a far conseguire in via stragiudiziale il risarcimento del danno coperto dalla legge sullassicurazione obbligatoria, sicch la presenza di un complesso sequenziale di atti preordinati ad un risultato finale (la definizione stragiudiziale della potenziale controversia o quantomeno la formulazione di una congrua offerta risarcitoria) suggerisce la plausibilit del ricorso alla regola generale della ricerca della funzione sistematica dellatto, che trova la sua pi completa trasposizione normativa nelle regole processuali dellart.156 c.p.c. Non potrebbe ritenersi per tal via nullo o inefficace un atto inserito in una sequenza procedimentale che, pur essendo difforme dal modello normativo, risulti comunque idoneo al conseguimento del suo scopo oppure nel caso in cui lo scopo perseguito dalla norma sia stato comunque conseguito.

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La giurisprudenza di legittimit, per esempio, non ha mai dubitato che lavviso di ricevimento, pur prescritto anche dal vecchio art.22, fosse surrogabile dalla prova aliunde fornita o dal carattere pacifico del ricevimento della lettera raccomandata15. Inoltre va rammentato che il criterio del conseguimento dello scopo stato tenuto presente dalla giurisprudenza con riferimento alla surrogabilit di requisiti formali prescritti dalla legge con riferimento a procedimenti di carattere stragiudiziale (in materia di procedimento disciplinare nei confronti di notai o avvocati16, in materia di procedimento disciplinare contro il lavoratore subordinato o il pubblico dipendente 17, in materia di procedimento tributario18, in materia di procedimento di convocazione dellassemblea di condominio19). Daltro canto, apparirebbe invero paradossale che una normativa volta (ex art.4, lettera b) della legge delega 229 del 2003) alla tutela dei consumatori e, in generale, dei contraenti pi deboli, sotto il profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, nonch dellinformativa preliminare, contestuale e successiva alla conclusione del contratto, avendo riguardo anche alla correttezza dei messaggi pubblicitari e del processo di liquidazione dei sinistri, compresi gli aspetti strutturali di tale servizio, possa condurre, per effetto di un eccessivo rigore formalistico, alla sanzione di improponibilit di azioni conseguenti a richieste risarcitorie non formulate nel rispetto dei requisiti di contenuto astrattamente previsti e tuttavia perfettamente idonee a raggiungere il loro scopo, che pur sempre quello di consentire allimpresa interessata di valutare la richiesta e di pronunciarsi in merito.

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Ad esempio: In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, lonere imposto al danneggiato dallart. 22 della l. 24 dicembre 1969 n. 990, anche quando lazione sia proposta soltanto contro il responsabile civile, di richiedere il risarcimento allassicuratore almeno sessanta giorni prima di proporre la relativa azione giudiziaria pu essere assolto anche con mezzi diversi dalla raccomandata con avviso di ricevimento prevista dalla citata norma, purch sia raggiunta la certezza che la richiesta sia pervenuta allassicuratore nel termine suddetto e pertanto, qualora la richiesta allassicuratore sia stata rivolta con raccomandata semplice, spetta al danneggiato la prova, con ogni mezzo e quindi anche con presunzioni rispondenti ai requisiti prescritti dagli art. 2727 e ss. c.c., che la richiesta sia pervenuta allassicuratore nel termine di sessanta giorni prima della domanda.(Cassazione civile, sez. I, 19 maggio 1983, n. 3455); In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, lonere imposto al danneggiato dallart. 22 l. 24 dicembre 1969 n. 990 della preventiva richiesta di risarcimento allassicuratore non rigidamente vincolato circa la comunicazione di siffatta richiesta alla forma normativamente prevista, essendo ammissibili atti equipollenti idonei al soddisfacimento dello scopo perseguito dalla norma citata di evitare premature e dispendiose domande giudiziali, come quando sia intercorsa corrispondenza fra le parti o siano state condotte trattative per la liquidazione del danno e risulti rispettato il termine di sessanta giorni per la proposizione della domanda previsto dal citato articolo.(Cassazione civile, sez. III, 25 gennaio 1995, n. 844; cfr inoltre Cass. 4.2.1987 n.1060; Cass.16.10.1986 n.6068; Cass.8.8.1978, n. 3855).

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Cfr Cassazione civile, sez. III, 22 maggio 2006, n. 11938; Cassazione civile, sez. un., 23 dicembre 2004, n. 23832; Cassazione civile, sez. un., 25 maggio 2001, n. 218; Cassazione civile, sez. III, 4 novembre 1997, n. 10800. 17 Cassazione civile, sez. lav., 23 agosto 2006, n. 18377;Cassazione civile, sez. lav., 30 marzo 2006, n. 7546; Cassazione civile, sez. lav., 13 aprile 2005, n. 7601; Cassazione civile, sez. lav., 18 giugno 2002, n. 8853; Cassazione civile, sez. lav., 28 marzo 1996, n. 2791; 18 Cassazione civile, sez. un., 5 ottobre 2004, n. 19854; Cassazione civile, sez. trib., 12 aprile 2005, n. 7498. 19 Cassazione civile, sez. II, 3 febbraio 1999, n. 875; Cassazione civile, sez. II, 28 gennaio 1995, n. 1033.

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Una parte della dottrina20, che sembra meritevole di consenso, ritiene che occorra semplicemente verificare se il contenuto della lettera di richiesta contenga gli elementi indispensabili per consentire allassicuratore, mediante limpiego della debita diligenza professionale, una adeguata valutazione della pretesa risarcitoria con essa avanzata21. Alla linea di pensiero cos raccomandata in tema di necessit di applicazione del criterio teleologico, sembra aderire una recente e pregevole pronuncia del Tribunale di Torino22, secondo la quale: Lonere di invio della richiesta risarcitoria, a pena di improponibilit, secondo le modalit e con i contenuti contemplati dallart. 148 Cod.Ass., prima di instaurare il giudizio, a cui assoggettato il danneggiato che intenda agire ex art. 144 Cod.Ass nei confronti della compagnia assicuratrice da ritenersi costituzionalmente legittimo nella misura in cui non generi una vera e propria preclusione assoluta alla tutela giurisdizionale ma miri a far espletare adempimenti preliminari, giustificati e necessari in quanto finalizzati alla corretta sequenza degli atti del procedimento risarcitorio. In presenza di una richiesta incompleta, dalla data della ricezione scatta per la compagnia assicuratrice lobbligo, ex art. 148, quinto comma, Cod.Ass. di richiedere al danneggiato le necessarie integrazioni al fine di poter istruire la pratica liquidatoria e quindi formulare una congrua e motivata offerta risarcitoria entro i termini di legge oppure di comunicare i motivi per cui non ritiene di formulare offerta. In base ai criteri interpretativi letterale e teleologico, la scansione delle varie fasi del procedimento e i distinti obblighi gravanti sul danneggiato e sullassicuratore non sono fine a s stessi, ma preordinati a consentire allassicuratore di acquisire le informazioni tecniche utili e necessarie per valutare se ed in che misura formulare unofferta nonch a garantire il danneggiato contro comportamenti dilatori da parte dellassicuratore.
In tal senso anche ROSSETTI, Lassicurazione r.c.a. nel codice delle assicurazioni, cit, pag.70-71, che per la valutazione della procedibilit della domanda si orienta alla stregua del ragionevole criterio della sufficienza degli elementi contenuti nella richiesta, con luso della ordinaria diligenza, per laccertamento della responsabilit e la stima del danno. 21 Per esempio: lindicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento non pare un requisito indispensabile se nel contesto della richiesta siano stati forniti tutti i dati personali degli interessati, da cui sia possibile desumere con la procedura automatica facilmente disponibile lelaborazione dei rispettivi codici; a maggior ragione e tale assunto stato poco persuasivamente negato in giurisprudenza la mancata indicazione del codice fiscale non rileva se limpresa assicuratrice ritiene di non voler formulare unofferta risarcitoria, neppur minima, per non essere a suo giudizio impegnata, neppure in parte, la responsabilit dellassicurato; quanto allindicazione del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per lispezione diretta ad accertare lentit del danno, poich al proposito ancora vigente lart.9 del d.p.r. n.45 del 16.1.1981 che presuppone la persistente esistenza e disponibilit delle cose medesime in capo al richiedente, il requisito ben surrogabile dallindicazione delle ragioni che determinano limpossibilit dellesame; le indicazioni relative al reddito del danneggiato sono del tutto inutili se il danneggiato non richiede il risarcimento di voci di danno patrimoniale (per inabilit temporanea o permanente); lattestazione medica comprovante lavvenuta guarigione, con o senza postumi permanenti, non sembra indispensabile nei casi in cui la stabilizzazione dei postumi non sia ancora avvenuta (il che pu verificarsi a distanza anche di anni), ovvero nellipotesi di un modesto danno alla persona di carattere temporaneo in cui la guarigione risulti implicitamente dalla durata della prognosi formulata senza ulteriori indicazioni; lutilizzo per la denuncia di sinistro del modulo ministeriale non sembra una forma insuscettibile di equipollenti nel caso in cui il richiedente fornisca tutti gli elementi necessari per lidentificazione dei veicoli e dei soggetti coinvolti dei rispettivi rapporti assicurativi e per la ricostruzione delle modalit dellincidente.
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Trib.Torino, 4 sezione civile, sentenza 9.4.2008, Giudice Unico Salvetti, Gramaglia/Cattolica e Anzi.

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Pertanto allorch limpresa assicuratrice comunichi al danneggiato di non poter formulare offerta alcuna in quanto non ritiene il proprio assicurato responsabile dellincidente, la mancata comunicazione dei dati richiesti dallart. 148 Cod.Ass. non riveste rilevanza e va ritenuto concluso il procedimento stragiudiziale risarcitorio ed esaurito lo spatium deliberandi assegnato allassicuratore, con pieno ricupero da parte del danneggiato del suo diritto soggettivo ad adire lAutorit Giudiziaria per il risarcimento dei danni, tenuto anche conto dei principii costituzionali della parit delle parti nel giusto processo, dellinviolabilit del diritto di difesa sancito dallart. 24 Cost. e del canone di buona fede. Lapplicabilit delle disposizioni di cui allart.148 ai sinistri occorsi in data anteriore al 1 gennaio 2006 appare piuttosto controversa. Una parte della giurisprudenza ha infatti osservato che la vecchia normativa di cui allart.22 della legge 990 del 1969 stata abrogata e che quando il Legislatore ha inteso prevedere un diverso ambito temporale di applicazione delle norme (come ad esempio nel Regolamento di attuazione del sistema dellindennizzo diretto, nel quale lapplicazione stata limitata ai sinistri successivi al febbraio 2007) lo ha fatto espressamente. E pertanto certamente sostenibile la tesi secondo cui il sistema del Codice delle assicurazioni, e con esso gli articoli 145 e 148, si applica anche ai sinistri occorsi in data anteriore alla sua entrata in vigore, ma non pare assolutamente da condividersi lopinione di quella giurisprudenza che ritiene che le prescrizioni di maggior dettaglio imposte dalla nuova normativa si applicherebbero anche alle richieste di risarcimento avanzate prima della data di entrata in vigore del Codice, non seguite dalla instaurazione del giudizio prima del 1.1.2006, sulla base del dubbio principio che la condizione di proponibilit dovrebbe essere valutata in base alla legge processuale vigente al momento dellintroduzione del giudizio. Appare invece altamente raccomandabile lopposta interpretazione, che considera come ormai verificata la condizione di proponibilit della domanda giudiziale per effetto della richiesta ritualmente formulata nel rispetto della legge in vigore al momento della sua proposizione; decorsi i sessanta giorni dalla proposizione di una valida richiesta ex art.22 della legge 990 del 1969, la domanda giudiziale divenuta per ci solo proponibile e sul diritto ormai consolidato allazione giudiziale non pu esercitare alcun ostacolo lintervenuta riforma legislativa. Ci discende dalla piana applicazione dei principi in materia di successione delle leggi nel tempo, anche a non voler considerare la doverosa cautela interpretativa che consiglia di non estendere le disposizioni eccezionali che incidono negativamente sul diritto costituzionalmente tutelato allazione giurisdizionale a tutela dei diritti soggettivi. 8. La ratio della norma. La ratio della norma pu essere facilmente individuata nellintento di garantire in ogni caso al trasportato danneggiato il pagamento dellindennizzo posto a carico dellassicuratore del soggetto pi esposto, ossia del vettore (gravato dalle responsabilit presuntive scaturenti dal 1 e dal 2 comma dellart.2054 c.c., nonch da quella scaturente da un eventuale rapporto contrattuale di trasporto e potenzialmente coinvolto per lintero dal meccanismo di solidariet passiva apprestato dallart.2055 c.c.), risparmiando alla vittima trasportata la prospettiva penalizzante del coinvolgimento nelle dispute circa leffettiva distribuzione delle responsabilit fra i conducenti dei veicoli coinvolti, che dal suo angolo visuale si rivelano spesso sterili, giacch sufficiente il parziale coinvolgimento della responsabilit dei conducenti dei veicoli venuti a collisione per innescare il meccanismo di solidariet passiva previsto dalla legge.

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Pertanto, in buona sintesi, la legge impone al terzo trasportato danneggiato lesercizio dellazione diretta nei confronti dellimpresa del vettore, garantendogli importanti agevolazioni sul piano probatorio e mira cos a rinviare, almeno di regola, le discussioni circa leffettiva distribuzione delle responsabilit tra i conducenti dei veicoli venuti a collisione alla successiva sede dellazione di regresso esperita dallassicurazione del vettore nei confronti dellassicuratore del responsabile. 9. Lintervento della impresa assicurativa del responsabile. La seconda parte del terzo comma dellart.141 disciplina la facolt di intervento dellimpresa assicurativa del responsabile civile (ossia del proprietario del veicolo antagonista ovvero di uno dei veicoli antagonisti) con un meccanismo del tutto analogo a quello previsto anche dallart.149, 6 comma, del Codice delle assicurazioni per la procedura di risarcimento diretto. La ratio della disposizione evidentemente quella di permettere al soggetto sul quale in tutto o in parte dovr ricadere la responsabilit risarcitoria di intervenire nel giudizio per la definizione del quantum debeatur, semplificando la vertenza, con effetto di economia processuale, in modo da evitare il successivo giudizio di rivalsa promosso nei suoi riguardi dellassicurazione del vettore. Il terzo comma dellart.141 contiene un riferimento del tutto improprio, che non sfuggito a pesanti censure sul piano della correttezza terminologica, alla facolt di estromissione dellimpresa del vettore, apparentemente attribuita allimpresa interveniente (pu estromettere limpresa di assicurazione del veicolo). Si impone, ovviamente, una interpretazione adeguatrice di siffatta locuzione al dettato costituzionale e al complessivo ordinamento processuale, che riconosca conseguentemente il potere di pronunciare lestromissione in capo al Giudice della controversia, sia pur qualificandone lesercizio in termini di atto dovuto, una volta che sia stata accertata la sussistenza di tutti gli elementi della fattispecie normativa (ossia che sia stata esercitata lazione diretta ex art.141, che sia intervenuta in causa validamente e regolarmente limpresa del responsabile civile, che vi sia stato il prescritto riconoscimento, che non sussista un apprezzabile interesse a partecipare al giudizio in capo allimpresa originariamente convenuta che abbia eventualmente formulato opposizione alla propria estromissione..). Non chiarissimo se il richiesto riconoscimento della responsabilit del proprio assicurato, richiesto dallultima parte del terzo comma, costituisca un presupposto della sola estromissione dellimpresa assicuratrice del vettore o anche dello stesso intervento. La prima soluzione sembra riferibile, sia sotto il profilo letterale (in considerazione della ripetizione del verbo pu, prima del verbo intervenire e prima del verbo estromettere), sia sotto il profilo sistematico, in considerazione dellindubbio interesse che pu nutrire limpresa del potenziale responsabile a partecipare al giudizio sul quantum, rinviando al successivo giudizio di rivalsa le discussioni circa lan debeatur. In conseguenza, sembra preferibile la tesi che lassicuratore del veicolo antagonista possa intervenire anche senza riconoscere la responsabilit del proprio assicurato, adempimento questo richiesto solo ai fini della successiva estromissione dellassicuratore del vettore. La conclusione sembra avvalorata anche dalla mancata previsione della possibilit di un riconoscimento parziale, il che perfettamente logico se il riconoscimento funzionale alla sola estromissione; la disposizione non sarebbe affatto logica, invece, se il riconoscimento costituisse il presupposto processuale dello stesso intervento (perch anche in caso di responsabilit concorsuale limpresa del corresponsabile avrebbe interesse apprezzabile alla discussione del quantum). 10. La disciplina intertemporale. 18

In dottrina stata sostenuta lapplicabilit delle disposizioni di cui allart.141 Codice delle assicurazioni anche ai sinistri occorsi in data anteriore al 1 gennaio 200623 . I tasselli del ragionamento sono i seguenti: il Codice delle assicurazioni non contiene alcuna norma transitoria al proposito; lart.141 entrato in vigore il 1 gennaio 2006; la disciplina introdotta ha rilevanza processuale, in quanto stabilisce il soggetto passivamente legittimato rispetto alla pretesa risarcitoria, regolando la specifica azione diretta; conseguentemente la nuova disciplina sar applicabile anche alle azioni introdotte dopo il 1 gennaio 2006, ancorch riferite a sinistri occorsi in data anteriore; potrebbe anche aggiungersi che la vecchia normativa stata abrogata e porrsi in risalto il fatto che il Legislatore intervenuto espressamente quando ha inteso prevedere un diverso ambito temporale di applicazione delle norme (come ad esempio nel Regolamento di attuazione del sistema dellindennizzo diretto, nel quale lapplicazione stata limitata ai sinistri successivi al febbraio 2007). La tesi proposta merita consenso, anche se rende necessaria una importante precisazione, perch il mero riferimento alla natura processuale delle disposizioni e alla mancanza di una norma transitoria, potrebbe far pensare (e temere) che la nuova disciplina si applichi anche ai giudizi in corso, con un inaccettabile sconvolgimento delle controversie radicate sulla base di differenti presupposti, scenari e possibilit assertive e probatorie. La soluzione pi logica e sensata che le disposizioni dellart.141 si applicano anche ai sinistri occorsi prima del 1 gennaio 2006, ma per i quali a tale data non era ancora stato radicato il giudizio, e non si applica invece alle cause gi in corso alla data di entrata in vigore del Codice.
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ROSSETTI, op. da ultimo cit, 81. Un recente riscontro giurisprudenziale stato fornito dal Tribunale di Napoli con sentenza 13.11.2007, reperibile nella Banca dati Juris Data, secondo : La norma invocata dallattore a fondamento della propria domanda risarcitoria deve essere ritenuta applicabile alla fattispecie trattandosi di una domanda proposta successivamente alla data del gennaio 2006 prevista per lentrata in vigore della richiamata normativa. D.lgs. n. 209/05 ha espressamente disposto, con effetto dal 1 gennaio 2006, labrogazione integrale della L. 990/69 creando con ci una situazione di vuoto normativo in relazione a quei sinistri per i quali, essendosi essi verificati anteriormente alla data di entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni, la domanda in giudizio sia stata invece proposta solo successivamente al 1 gennaio 2006. In relazione a tali sinistri deve essere esclusa la possibilit di applicare una norma che al momento di proposizione della domanda era stata espressamente abrogata per cui la fattispecie deve ritenersi soggetta allapplicazione della sola disciplina vigente a tale momento cio di quella dettata dal combinato disposto degli artt. 141 - 145 - 148 del D.lgs. n. 209/05 in base alla quale lazione per i danni subiti dal trasportato deve essere proposta nei confronti del solo assicuratore del veicolo su cui egli era trasportato al momento del sinistro. Ragionando diversamente ed esclusa la possibilit di applicare in giudizio una norma espressamente abrogata al momento della proposizione della domanda si dovrebbe ritenere che la posizione del trasportato, per i sinistri verificatisi prima del 1 gennaio 2006 e per i quali il giudizio sia stato introdotto solo successivamente alla entrata in vigore del D.lgs. n. 209/05, rimanga priva di tutela giuridica. Non essendo possibile pervenire ad una simile aberrante conclusione non resta altra alternativa che applicare lunica normativa vigente al momento della proposizione della domanda in giudizio cio quella prevista dal combinato disposto degli artt. 141 - 145 - 148 del D.lgs. n. 209/05. Del resto la limitazione di applicabilit della nuova normativa ai soli sinistri successivi al 1 febbraio 2007 si riferisce esclusivamente alla diversa procedura del ed. indennizzo diretto prevista dagli art. 149 e 150 del D.lgs. n. 209/05, lunica per la quale il Legislatore abbia operato una espressa distinzione dei sinistri sotto il profilo temporale.

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La chiave di volta per accedere a tale soluzione pu essere presumibilmente rinvenuta in quellorientamento giurisprudenziale che si andato consolidando con riferimento alle disposizioni processuali di cui alla legge n.102 del 2006, per sostenerne la non applicabilit ai giudizi in corso alla data della sua entrata in vigore, basandosi fra laltro su una valorizzazione del principio di cui allart.5 c.p.c.24; in alternativa possibile distinguere nellambito dellart.141 le disposizioni di carattere sostanziale (quale quella inerente il regime di responsabilit no fault) non applicabili ai giudizi in corso. In conclusione, anche sulla scorta di quanto esposto nel precedente 7, con riferimento alla disciplina intertemporale della condizione di proponibilit, lart.141 e la relativa disciplina si applica anche ai sinistri verificatisi prima del 1 gennaio 2006 per cui a tale data non fosse ancora stata proposta la domanda giudiziale, dovendosi peraltro ritenere proponibili le domande giudiziali che siano state precedute da richieste di risarcimento inviate nel rispetto dei meno severi requisiti previsti dallart.22 della legge 24.12.1969 n.990 prima dellentrata in vigore del Codice delle assicurazioni. 11. Il caso del proprietario trasportato. Una fattispecie del tutto peculiare ( ma per nulla infrequente nella pratica, soprattutto con riferimento allambito familiare) quella in cui il trasportato danneggiato nel sinistro sia anche il proprietario ( o comproprietario) del veicolo sul quale si trovava a viaggiare. I problemi da affrontare sono essenzialmente due: se il danno subito da costui sia o meno risarcibile; se il risarcimento debba essere richiesto con lazione diretta nei confronti della Compagnia assicuratrice del veicolo di sua propriet sul quale si trovava a viaggiare come trasportato. Quanto al primo interrogativo la soluzione negativa viene argomentata con riferimento allestinzione per confusione ex art.1253 c.c. dellobbligazione risarcitoria, giacch il proprietario trasportato si troverebbe a cumulare le vesti di creditore-danneggiato e di debitore-responsabile ex art.2054 c.c.; sembra essersi uniformata al principio recentemente la Corte di Cassazione con la sentenza 18.1.2006 n.834, negando, sia pur in parte, con riferimento alla corresponsabilit presunta del proprio conducente, il diritto al risarcimento al proprietario trasportato.25 La critica di tale orientamento viene basata in dottrina26 sulla base del diritto comunitario, dal momento che la Corte di Giustizia, sez.I, in data 30.6.2005, causa 537/03, ha ritenuto che le norme di diritto nazionale degli Stati membri, pur libere di disciplinare la materia della responsabilit del proprietario e del conducente, non possono avere leffetto di svuotare il principio di diritto comunitario che intende assicurare comunque il risarcimento del danno alla vittima di un sinistro stradale, fra le quali deve essere
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Cfr Corte Appello Torino 19.5.2006, secondo cui Lart. 3 l. n. 102 del 2006, secondo il quale le cause relative al risarcimento dei danni per morte o lesioni conseguenti ad incidenti stradali sono sottoposte al rito del lavoro, non si applica ai processi pendenti al momento della sua entrata in vigore., pubblicata su Giur. it. 2007, 3, 688 con commento favorevole di CAPONI. La presunzione di colpa prevista dallart. 2054 c.c. si applica anche in favore delle persone trasportate che legittimamente possono proporre azione diretta di risarcimento contro la compagnia assicuratrice del veicolo antagonista della vettura su cui erano trasportati. Nel caso in cui, come nella fattispecie, il trasportato sia anche il proprietario dellautovettura su cui viaggiava, a lui si applica la presunzione di concorso di colpa previsto dallart. 2054 comma 2 presunzione che pu essere superata solo fornendo la prova liberatoria consistente nella dimostrazione che il conducente del mezzo su cui viaggiava il danneggiato-proprietario si era uniformato alle norme sulla circolazione stradale e a quelle di comune prudenza. ROSSETTI, op. da ultimo cit.,64.

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catalogato anche il proprietario trasportato che versa in posizione del tutto assimilabile a quella di qualsiasi altro passeggero27. Detto ci quanto al primo problema, la risposta al secondo implica lanalisi della norma di cui allart.141; la soluzione negativa potrebbe essere basata su di una lettura restrittiva della locuzione terzo trasportato, tale da non ricomprendere nellipotesi in esame anche il proprietario/comproprietario del veicolo. La soluzione alternativa appare tuttavia pi corretta, una volta che si parta dalla nozione comunitaria del concetto di trasportato (nella quale non rientra, come si detto, il solo conducente) e che si presupponga , come sopra argomentato, il diritto al risarcimento del danno patito dal trasportato-proprietario; una volta assodato tale principio non sussisterebbe invero alcuna ragione per differenziare lo strumento di tutela processuale dellidentico diritto sostanziale. 12. Lazione risarcitoria promossa dai soggetti danneggiati in via indiretta e consequenziale per effetto delle lesioni o della morte del terzo trasportato. Un problema non facile da risolvere rappresentato dalla riferibilit dellazione diretta disciplinata dallart.141 Codice delle assicurazioni alle pretese risarcitorie dei soggetti

27. Gli Stati membri devono esercitare le proprie competenze nel rispetto del diritto comunitario e, segnatamente, dellart. 3, n. 1, della prima direttiva, dellart. 2, n. 1, della seconda direttiva e dellart. 1 della terza direttiva, il cui obiettivo consiste nel garantire che lassicurazione obbligatoria per gli autoveicoli consenta obbligatoriamente a tutti i passeggeri vittime di un incidente causato dal veicolo di essere risarciti dei danni dai medesimi subiti. 28. Le disposizioni nazionali che disciplinano il risarcimento dei sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli, pertanto, non possono privare le dette disposizioni del loro effetto utile. 29. Ci si verificherebbe, segnatamente, se una normativa nazionale, definita in base a criteri generali ed astratti, negasse al passeggero il diritto al risarcimento da parte dellassicurazione obbligatoria per gli autoveicoli, ovvero limitasse tale diritto in misura sproporzionata, esclusivamente sulla base della corresponsabilit del passeggero stesso nella realizzazione del danno. 30. Solo al verificarsi di circostanze eccezionali, in base ad una valutazione caso per caso, lampiezza del risarcimento della vittima pu essere limitata. 31. Nel contesto della valutazione della sussistenza di tali circostanze e del carattere di proporzionalit del limite al risarcimento, la cui competenza spetta al giudice nazionale, irrilevante il fatto che il passeggero interessato sia il proprietario del veicolo il conducente del quale abbia causato lincidente. 32. Infatti, nel prevedere che lassicurazione della responsabilit civile relativa alla circolazione degli autoveicoli copre la responsabilit per i danni alla persona di tutti i passeggeri, ad eccezione del conducente, lart. 1 della terza direttiva si limita a fissare una distinzione tra il detto conducente e gli altri passeggeri. 33. Inoltre, gli obiettivi di tutela ricordati ai punti 18-20 della presente sentenza impongono che la posizione giuridica del proprietario del veicolo che si trovava a bordo del medesimo al momento del sinistro, non come conducente, bens come passeggero, sia assimilata a quella di qualsiasi altro passeggero vittima dellincidente. 34. Tale interpretazione avvalorata dallevoluzione della normativa comunitaria. A termini del settimo considerando della seconda direttiva, interesse delle vittime che gli effetti di talune clausole di esclusione siano limitati alle relazioni tra lassicuratore ed il responsabile del sinistro. Ai fini di concedere una tutela analoga a quella degli altri terzi vittime, come emerge dal nono considerando della direttiva medesima, lart. 3 di questultima ha esteso il beneficio dellassicurazione per quanto riguarda i danni alle persone ai familiari dellassicurato, del conducente o di qualsiasi altra persona responsabile. Lart. 1 della terza direttiva accoglie una formulazione ancora pi ampia, prevedendo il risarcimento dei danni alla persona a tutti i passeggeri ad eccezione del conducente. Il proprietario dellautoveicolo, pertanto, in quanto passeggero, non escluso dal beneficio del risarcimento. 35. Alla luce delle suesposte considerazioni, le questioni sollevate vanno risolte nel senso che, in circostanze come quelle della causa principale, lart. 2, n. 1, della seconda direttiva e lart. 1 della terza direttiva ostano ad una normativa nazionale che consenta di negare ovvero di limitare in misura sproporzionata, in considerazione della corresponsabilit del passeggero nella causazione del danno subito, il risarcimento a carico dellassicurazione obbligatoria degli autoveicoli. Il fatto che il passeggero interessato sia proprietario del veicolo il conducente del quale ha causato lincidente irrilevante.

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che si affermino danneggiati in via diretta e mediata in conseguenza delle lesioni o della morte del terzo trasportato, E ormai pacifico in giurisprudenza che gli stretti congiunti della vittima primaria (e financo i soggetti ad essa legati da una stabile relazione affettiva) possono richiedere jure proprio, quale vittime di rimbalzo del fatto illecito, il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti nella loro sfera giuridica per effetto della morte del congiunto ovvero della sua grave menomazione conseguente alle lesioni subite28. Allo stesso modo pacifico che anche i creditori, in forza di titolo contrattuale, verso la vittima del sinistro di una prestazione non surrogabile, come pure i soggetti che abbiano dovuto erogare, a titolo contrattuale, prestazioni pecuniarie alla vittima del sinistro in conseguenza delle lesioni subite nellincidente, possano richiedere jure proprio il risarcimento29. Spetta a questi soggetti la titolarit attiva allesperimento dellazione di cui allart.141 Codice delle assicurazioni?30 A rigore parrebbe di no, perch il primo comma sembra riferirsi al solo danno subito dal terzo trasportato, il secondo comma, a sua volta, richiede al terzo trasportato lesperimento della procedura stragiudiziale, mentre il terzo comma continua a far riferimento alla figura del danneggiato (ossia alla c.d. vittima primaria). E peraltro evidente che la soluzione negativa presterebbe il fianco a seri rilievi critici circa levidente discriminazione di trattamento di fattispecie del tutto assimilabili, poich la vittima primaria potrebbe agire solo con lazione diretta ex art.141, fruendo peraltro del beneficio del sistema no fault sopra descritto, mentre le vittime c.d. secondarie potrebbero agire con lazione diretta ex art.144 verso entrambe le compagnie assicuratrici dei veicoli coinvolti, subendo per il coinvolgimento nelle discussioni giudiziali circa la distribuzione delle responsabilit. Il superamento delle perplessit potrebbe essere affidato ad una estensione analogica della disciplina, che peraltro sembra di assai dubbia ammissibilit ex art.14 disp.prel.c.c. in considerazione della sua natura apparentemente eccezionale, almeno sotto il profilo dellaccoglimento di una regola risarcitoria che prescinde dalla colpa. Lestensione dellazione diretta ex art.141 alle vittime c.d. secondarie o di rimbalzo, sembra passare quindi attraverso il filtro, meramente ermeneutico, di una interpretazione estensiva praticata nellambito di valenza semantica delle espressioni normative: si tratta quindi di stabilire se lespressione danno subito dal terzo trasportato possa essere letta come ricomprensiva anche dei pregiudizi patiti per effetto dei danni subiti dal terzo trasportato, operazione questa che potrebbe essere in qualche modo agevolata dalla necessit di rinvenire una lettura costituzionalmente orientata della norma, tale da evitare una palese discriminazione di trattamento. E il caso di precisare che non vi dubbio quanto allammissibilit dellazione diretta ex art.141 allorch i congiunti della vittima non agiscano jure proprio, ma richiedano jure successionis il ristoro del danno biologico, morale, esistenziale ovvero tanatologico subito dalla vittima del sinistro.
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Possono ricordarsi ex multis: Cass.SS.UU.1.7.2002, n.9556; Cass.31.5.2003 n.8828; Cass.19.8.2003 n.12124; Cass.15.7.2005 n.15019; Cass.15.7.2005 n.15122; Cass.14.2.2006 n.3181; Cass.12.6.2006 n.13546; Cass.19.1.2007 n.1203; Cass.22.6.2007 n.14581; Cass.27.6.2007 n.14845; Cass.3.4.2008 n.854. 29 Il principio della tutela aquiliana non solo dei diritti assoluti ma anche dei diritti di credito da tempo riconosciuto nel nostro ordinamento: cfr Cass.SS.UU 26.1.1971 n.174; Cass. 5.7.1976 n.2489; Cass.4.1.1977 n.22; Cass.29.3.1978 n.1459; Cass. 1.4.1980 n.2105; Cass. 27.7.1998 n.7337; Caass.14.11.1996 n.9984. Per tal via stato quindi ammesso al risarcimento il datore di lavoro che non abbia potuto utilizzare le prestazioni lavorative del proprio dipendente (Cass.SS.UU.12.11.1988 n.6132), ovvero che abbia dovuto continuare a retribuirlo durante un periodo di assenza per malattia (Cass.26.8.1985 n.4550; Cass.2.12.1986 n.7117; Cass.21.10.1991 n.11099; Cass. 25.6.1993 n.7063; Cass.sez.lav.15.9.2003 n.13549). 30 Se lo chiede anche BONA, op.cit, senza offrire per risposte.

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In tali ipotesi infatti la pretesa ha effettivamente per oggetto i danni subiti dal terzo trasportato, il cui risarcimento viene chiesto dagli eredi che si affermano succeduti nel lato attivo del rapporto obbligatorio trasmissibile. Anche per questa ragione, ossia per evitare la separazione delle azioni spettanti ai congiunti della vittima allorch agiscano jure proprio e jure hereditatis parrebbe auspicabile loperazione interpretativa sopra delineata. 13. Lipotesi di mancata copertura assicurativa del veicolo del vettore. Quid juris se il veicolo sul quale viaggiava il trasportato danneggiato non era assicurato? Sicuramente lazione non esperibile verso limpresa assicurativa del veicolo del vettore, per la semplice ragione che tale soggetto non esiste; non pare che possa entrare in gioco il Fondo di Garanzia per le vittime della strada, se non previa deduzione di una responsabilit propria, anche solo presuntiva o solidale, del conducente del veicolo del vettore, perch lart.283 del Codice grava il Fondo dellobbligo di risarcire i danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi obbligo di assicurazione nel caso in cui il veicolo o natante non risulti coperto da assicurazione; lazione prevista dallart.287, 3 e 4 comma, nei confronti dellimpresa designata, in litisconsorzio con il responsabile del danno, presuppone quindi una responsabilit attribuita al vettore: non cos possibile esperire lazione ex art.141 nei confronti dellimpresa designata; sar invece possibile agire nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile effettivo, in conformit alla regola generale, che non risulta non derogata per effetto dellinoperativit nel caso concreto della regola particolare. 14. Lipotesi della circolazione prohibente domino del veicolo del vettore. Il problema si pone in modo pi complesso ed articolato per quanto concerne lipotesi dei danni subiti dal terzo trasportato in caso di circolazione prohibente domino31; anche se allargomento della circolazione prohibente domino verr sicuramente dedicato pi approfondito esame nel contesto di altra relazione, appare necessario accennare sinteticamente ai punti essenziali del problema, per verificarne le conseguenze in tema di azione del trasportato. In tale ipotesi la legge (art.122, 3 comma) sancisce linefficacia della copertura assicurativa ed ammette (art.283, 1 comma, lettera d) e art.287) lazione nei confronti dellimpresa designata per il Fondo di Garanzia solo a favore del soggetto trasportato contro la sua volont ovvero del trasportato inconsapevole della circolazione prohibente domino (cfr art.283, 2 comma). E opportuno puntualizzare quale era il quadro normativo e giurisprudenziale alla vigilia dellentrata in vigore del Codice delle assicurazioni.
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Prohibente e non meramente invito domino. Infatti: Per vincere la presunzione di colpa stabilita dallart. 2054 comma 3 c.c. non sufficiente dimostrare che la circolazione del veicolo sia avvenuta senza il consenso del proprietario ( invito domino), ma necessario che detta circolazione sia avvenuta contro la su volont (prohibente domino ), la quale deve estrinsecarsi in un concreto comportamento, specificamente idoneo a vietare ed impedire la circolazione del veicolo (nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice del merito il quale aveva ritenuto inidonea ad integrare la prova liberatoria la condotta del proprietario consistita nellaffidamento in custodia a terzi del veicolo con avviso al custode di non consegnare ad altri le chiavi del mezzo).(Cassazione civile , sez. III, 17 ottobre 1994, n. 8461).

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Il terzo comma dellart.2054 c.c., che sancisce a carico del proprietario del veicolo ( o in sua vece lusufruttuario o lacquirente con patto di riservato dominio) la responsabilit, solidale con quella del conducente, in difetto di prova da parte sua che la circolazione del mezzo era avvenuta contro la sua volont, veniva tradizionalmente interpretato in senso restrittivo, sulla base della distinzione fra i concetti di circolazione invito domino e circolazione prohibente domino. Secondo la giurisprudenza, al fine di integrare la prova liberatoria dalla presunzione di colpa stabilita dallart. 2054, 3 comma c.c., non sufficiente la dimostrazione che la circolazione del veicolo sia avvenuta senza il consenso del proprietario, ma al contrario necessario che detta circolazione sia avvenuta contro la sua volont, la quale deve estrinsecarsi in un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo ed estrinsecatosi in atti e fatti rivelatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate.32 Pertanto in caso di circolazione avvenuta invito domino, ma non prohibente domin nella nozione sopra considerata, la sussistenza della responsabilit solidale del proprietario a norma dellart.2054 , 3 comma, c.c., non lasciava dubbi sulloperativit della copertura assicurativa e sullesperibilit dellazione diretta da parte dei terzi danneggiati - e fra essi del trasportato sul veicolo circolante invito domino nei confronti dellimpresa assicurativa r.c.a. che copriva la circolazione del veicolo. La conclusione scaturiva linearmente dallart.1, 1 e 2 comma, della legge 24.12.1990 del 1969, ed ovviamente non era prevista alcuna rivalsa da parte dellassicuratore del veicolo circolante invito domino, ma non prohibente domino. In sintesi, il terzo trasportato danneggiato nel sinistro poteva agire: con lazione ex art.2043/2054, 1 comma verso il conducente del veicolo del quale si trovava a bordo e verso il conducente del veicolo antagonista; con lazione ex art.2054, 3 comma verso il proprietario (ancorch invito) del veicolo del quale si trovava a bordo e verso il proprietario del veicolo antagonista; con lazione diretta ex art.18 legge 990/1969 verso gli assicuratori r.c.a. del veicolo di cui si trovava bordo e del veicolo antagonista. Il quadro di riferimento era pi complesso per quel che riguardava la vera e propria circolazione contro la volont del proprietario che avesse adottato opportune e idonee cautele per prevenire la circolazione del mezzo contro la sua volont (prohibente domino). In tale fattispecie, come sopra ricordato, la giurisprudenza riteneva integrata la prova liberatoria incombente al proprietario ai fini del terzo comma dellart.2054 c.c.; il che tuttavia non si ripercuoteva automaticamente sulla liberazione del suo assicuratore r.c.a. alla luce del disposto del terzo comma dellart.1 della legge 24.12.1990 n.969, cos come modificato dal d.l. 23.12.1976 n.857 nonch dalla legge di conversione 26.2.1977 n.39. In forza di tale disposizione lassicurazione risultava comunque efficace, limitatamente alla garanzia per i danni causati ai terzi non trasportati nonch ai terzi trasportati contro la loro volont, anche nel caso di circolazione prohibente domino; in tale ipotesi la legge attribuiva allassicuratore il diritto di rivalsa verso il conducente. Occorreva altres considerare il tenore della Direttiva CE 30.12.1983 n.84/533 che allart.2 raccomandava ad ogni Stato membro di prendere le misure necessarie affinch fosse privata di ogni effetto relativamente allazione dei terzi vittime di un sinistro. qualsiasi disposizione legale o clausola contrattuale contenuta in un contratto di assicurazione r.c.a. che escludesse dallassicurazione lutilizzo o la guida di autoveicoli
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Cass.15.5.2006 n.15521; Cass.1.4.2005 n.6893; Cass.1.8.2000 n.10027;Cass.17.10.1994 n.8461. Seconda direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilit civile risultante dalla circolazione di autoveicoli.

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da parte di persone non aventi lautorizzazione esplicita o implicita a condurre il veicolo. In altri termini, la Direttiva comunitaria pretendeva dagli Stati membri loperativit della copertura assicurativa e i benefici dellazione diretta per i terzi danneggiati anche in caso di circolazione contro la volont del proprietario. Faceva eccezione alla regola lipotesi di coloro che spontaneamente avessero preso posto nel veicolo con la dimostrata consapevolezza che lo stesso era stato rubato al proprietario. Per vero, mentre la Direttiva autorizzava la neutralizzazione della copertura nel solo caso di circolazione prohibente domino costituente altres reato34 nei confronti dei terzi trasportati volontariamente sul veicolo e consapevoli della sua provenienza furtiva , lart. 1, 3 comma, della legge 990 del 1969 non rendeva operante la copertura assicurativa e lazione diretta: anche nei confronti dei terzi trasportati in conformit alla loro volont e inconsapevoli della circolazione prohibente domino,35 ipotesi questa nella quale in via interpretativa poteva forse ricavarsi dal sistema, anche alla luce della Direttiva comunitaria, lesigenza della consapevolezza della provenienza furtiva del veicolo, e soprattutto nei confronti dei terzi trasportati in conformit alla loro volont e consapevoli della circolazione prohibente domino in una ipotesi in cui non fosse configurabile alcun reato. In sintesi, il terzo trasportato danneggiato nel sinistro in cui era stato coinvolto su veicolo circolante prohibente domino poteva agire: con lazione ex art.2043/2054, 1 comma, verso il conducente del veicolo del quale si trovava a bordo e verso il conducente del veicolo antagonista; con lazione ex art.2054, 3 comma, verso il proprietario del veicolo antagonista ma non verso il proprietario del veicolo del quale si trovava a bordo; con lazione diretta ex art.18 legge 990/1969 verso lassicuratore r.c.a. del veicolo del veicolo antagonista; nel caso di veicolo proveniente da reato, con lazione diretta ex art.18 legge 990/1969 verso lassicuratore r.c.a. del veicolo sul quale era trasportato contro la sua volont ovvero ignorando lorigine di reato della detenzione del veicolo da parte del conducente; nel caso di veicolo non proveniente da reato e cionondimeno circolante prohibente domino, con lazione diretta ex art.18 legge 990/1969 verso lassicuratore r.c.a. del veicolo sul quale era trasportato contro la sua volont ovvero ignorando la circostanza della detenzione prohibente domino del veicolo da parte del conducente. Lart.122 del Codice delle assicurazioni non ripropone il contenuto del sopra menzionato 3 comma dellart.1 della legge 24.12.1990 n.969, sicch si pone ora il problema di stabilire se e in quali termini i terzi danneggiati dalla circolazione del veicolo prohibente domino possano esperire azione diretta nei confronti dellassicuratore r.c.a. di tale veicolo. E stato invece previsto che a partire dal giorno successivo alla presentazione della denuncia allautorit di pubblica sicurezza lassicurazione non abbia effetto, salvo il richiamo al disposto dellart.283 del Codice, che ha introdotto, alla lettera d) del comma
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Appare logico interpretare estensivamente la nozione di veicolo rubato contenuta nel 1 comma, anche alla luce delle successive indicazioni dello stesso articolo 2, 2 comma , come genericamente proveniente da reato (rapina, estorsione, appropriazione indebita, peculato). 35 Si pensi allipotesi del soggetto che sia salito spontaneamente sul veicolo rubato, ignorando la circostanza.

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1, la copertura da parte del Fondo di Garanzia dei danni cagionati dalla circolazione del veicolo contro la volont del proprietario a favore dei terzi non trasportati e dei terzi trasportati contro la loro volont ovvero inconsapevoli della circolazione illegale, sia per i danni alla persona, sia per i danni alle cose. Per quel che concerne la circolazione invito domino (ma non prohibente domino) nulla dovrebbe ritenersi mutato rispetto al diritto vivente come sopra descritto. Per quel che riguarda la circolazione prohibente domino, in una ipotesi in cui non sia configurabile un fatto di reato e lorigine furtiva o comunque criminosa della detenzione del veicolo in capo al conducente, sono possibili astrattamente tre ipotesi: a) Poich il terzo comma dellart.122 neutralizza loperativit della copertura, facendo eccezione al precedente secondo comma e poich non stato riprodotto il contenuto del previgente terzo comma dellart.1 della legge 990/1969, non data alcuna azione ai terzi danneggiati e ai terzi trasportati nei confronti dellassicuratore r.c.a. del veicolo su cui viaggiavano, non sussistendo responsabilit ex art.2054 c.c. Per il combinato disposto dellart.122, 3 comma, e dellart.283, 1 comma , lettera d) , e 2 comma, lazione diretta concessa nei confronti dellimpresa designata per conto del Fondo di Garanzia (che dovrebbe quindi rispondere anche in caso di circolazione prohibente domino non configurante reato) a favore dei terzi danneggiati, dei terzi trasportati contro la loro volont, nonch dei terzi trasportati inconsapevoli della circolazione illegale (in questa guisa interpretata come equivalente a circolazione prohibente domino). b) Il terzo comma dellart.122 neutralizza la copertura solo a partire dal giorno successivo alla denuncia allautorit di pubblica sicurezza, cos presupponendo la commissione di un reato. Pertanto in difetto di tale denuncia la norma implica la persistente responsabilit dellassicuratore r.c.a., anche nei confronti dei terzi trasportati, in forza del secondo comma dellart.122, senza alcuna limitazione mentre la copertura da parte del Fondo di garanzia presuppone la configurabilit di un reato e la presentazione della denuncia, salvi i limiti ivi previsti. c) Lart.122 va interpretato alla luce della Seconda Direttiva CE (84/5 del 31.12.1983) che esige linopponibilit al terzo danneggiato di norme di legge o di contratto che escludano i benefici assicurativi nel caso di circolazione non esplicitamente o implicitamente autorizzata. Pertanto nel caso di circolazione prohibente domino, non presupponente la commissione di un preventivo reato contro il patrimonio del proprietario del veicolo, lassicuratore del veicolo risponde dei danni subiti dal terzo danneggiato nonch dai trasportati nolenti o inconsapevoli (cos pervenendosi al ripristino in via ermeneutica, anche per il tramite della 2 Direttiva, del contenuto dellabrogato terzo comma dellart.1 della legge 990 del 1969). In questo modo acquisterebbe un senso la previsione della neutralizzazione della copertura a partire dal giorno successivo alla denuncia di reato, dal momento che tale incombente segnerebbe il punto di passaggio dal regime della copertura da parte dellassicuratore del veicolo circolante prohibente domino a quella da parte del Fondo di Garanzia. Allorch la circolazione del veicolo sia avvenuta prohibente domino in ipotesi di commissione di un preventivo reato contro il patrimonio del proprietario del veicolo, per il combinato disposto degli artt.122 e 283 risponde il Fondo di garanzia nei confronti dei terzi danneggiati non trasportati e dei terzi trasportati contro la loro volont ovvero inconsapevoli.36
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In questo senso, ROSSETTI, op. da ultimo cit, 45-48, che attraverso un complesso ragionamento ermeneutico perviene, in sostanza alla conferma del preesistente quadro del diritto vivente per lipotesi della

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Operate tale necessarie premesse, occorre ora stabilire se ed in quali casi al terzo trasportato sia consentita lazione ex art.141 Cod. ass. verso la Compagnia del vettore. A stretto rigore letterale, parrebbe che la norma dellart.141 non escluda affatto lazione diretta verso limpresa assicurativa del veicolo del vettore. In tale ipotesi, a differenza di quella di cui alla lettera b) dellart.283, una impresa assicurativa del vettore esiste e semplicemente semmai la copertura a non essere efficace. Sulla base delle osservazioni sopra esposte : non vi nessun dubbio circa lesperibilit dellazione ex art.141 nei confronti della compagnia del vettore nellipotesi di circolazione del veicolo su cui si trovava il trasportato che sia avvenuta invito domino, ma non prohibente dominio; allorch la circolazione del veicolo su cui si trovava il trasportato sia avvenuta prohibente dominio, senza che il proprietario del veicolo ne abbia perduto il possesso in conseguenza di un fatto criminoso, la soluzione dipende dalla lettura pi o meno restrittiva dellart.122 del Codice delle assicurazioni; secondo una teoria, in tal caso, lazione dovrebbe essere esperita nei confronti del Fondo di garanzia e quindi non potrebbe essere ricondotta alla matrice di cui allart.141 Cod.ass, e fruire dei relativi benefici probatori (neutralizzazione delle questioni inerenti la responsabilit del conducente dei veicoli coinvolti nel sinistro), mentre, secondo altra teoria, nulla sarebbe mutato rispetto al regime previgente con la conseguente esperibilit dellazione diretta verso la compagnia del veicolo sul quale viaggiava il trasportato, presumibilmente soggetta al regime di cui allart.141; allorch la circolazione del veicolo su cui si trovava il trasportato sia avvenuta prohibente dominio ed il proprietario del veicolo ne abbia perduto il possesso in conseguenza di un fatto criminoso, non data azione ai sensi dellart.141, non sussistendo copertura efficace, e dovr essere esperita lazione ex artt.283, lettera d) e 287 nei confronti dellimpresa designata per conto del Fondo di garanzia, spettando tutela peraltro solo al trasportato inconsapevole o non volontario. Qualche dubbio sorge per le ipotesi in cui la lettura testuale dellart.141 porterebbe ad ammettere lazione diretta; ci tuttavia potrebbe condurre a notevoli iniquit allorch il regresso verso lassicuratore dellaltro conducente non fosse, in tutto o in parte possibile: in tale ipotesi, in effetti, lassicuratore del vettore rischierebbe di dover rifondere danni che non di sono di sua competenza, senza possibilit, in tutto o in parte, di rivalsa e si finirebbe con il garantire il risarcimento a soggetti (terzi trasportati consapevoli della circolazione prohibente domino) a condizioni di favore rispetto alla disciplina ordinaria. Una lettura sistematica del complesso normativo, opportunamente costituzionalmente orientata per evitare discriminazioni di trattamento e limposizione di sacrifici economici ingiustificati senza indennizzo, potrebbe quindi indurre a ritenere che lazione diretta verso limpresa del vettore non sia ammissibile ai sensi dellart.141 in caso di circolazione prohibente domino. In tale ipotesi potr essere esperita lazione diretta nei confronti dellimpresa assicurativa dellaltro conducente, ove in tutto o in parte responsabile, ovvero lazione nei confronti del Fondo di Garanzia alle condizioni previste nel 1 comma, lettera d) e nel secondo

circolazione prohibente domino in difetto di commissione di preventivo reato, sulla base della valorizzazione delle indicazioni provenienti dal diritto comunitario, e alla restrizione in via interpretativa della copertura da parte del Fondo di garanzia alla sola ipotesi della circolazione prohibente domino che presupponga la commissione di un preventivo reato.

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comma dellart.283, oltre che ovviamente conducente-vettore responsabile.

lazione ordinaria nei confronti del

15. Il coordinamento fra gli artt.141 e 144 del Codice: ammissibilit o no dellazione diretta verso limpresa assicurativa del responsabile. I dubbi interpretativi di maggior rilievo investono il rapporto che intercorre tra lazione disciplinata dallart.141 (azione diretta del trasportato nei confronti dellimpresa assicuratrice del vettore37) e lazione diretta del danneggiato nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile civile (con il litisconsorzio necessario del proprietario del veicolo assicurato) disciplinata in linea generale dallart.144. Al riguardo sono circolate due interpretazioni: per la prima (pi lineare e probabilmente preferibile), lazione prevista dallart.141 esclude lammissibilit, salve le eccezioni specificamente previste dalla norma, dellazione diretta contro limpresa assicuratrice di altri soggetti coinvolti nel sinistro diversi dal vettore; per la seconda, lazione ex art.141 concorre con lesperibilit dellazione diretta generale da parte del trasportato verso limpresa assicuratrice di ogni altro responsabile civile. Gli argomenti a sostegno della prima interpretazione, orientata ad escludere lammissibilit da parte del trasportato dellesperimento dellordinaria azione diretta verso altre imprese assicurative diverse da quella del vettore possono essere cos riepilogati: lart.23 della legge 990/1969 stato abrogato, sicch non pu ricavarsi da tale disposizione (operante come una sorta di immagine residua) alcuna matrice generatrice di una azione diretta del trasportato; lart.141 prevede una disciplina speciale, che deroga ovviamente a quella generale, regolando il caso specifico del danneggiato trasportato su uno dei veicoli coinvolti rispetto alla disciplina generale dettata per gli altri soggetti danneggiati; la previsione dellart.141 non avrebbe indubbiamente molto senso, se concorresse con la disciplina dellart.144, poich anche il vettore sarebbe pur sempre un responsabile civile aggredibile al pari degli altri conducenti coinvolti; non avrebbe avuto parimenti alcuna funzione la disposizione intesa a salvaguardare espressamente la possibilit dellazione diretta nei confronti della impresa assicuratrice dell(altro) responsabile civile nella ristretta ipotesi in cui questa sia obbligata per un massimale superiore al minimo legale a differenza della impresa assicuratrice del vettore, se tale possibilit pur sempre scaturisse dalla persistente esperibilit dellazione ex art.144; parimenti risulterebbe superflua la specifica disciplina dellintervento dellimpresa del responsabile e dellestromissione dellimpresa del vettore, che sarebbe comunque ricavabile dalle regole processuali generali. La tesi patrocinata stata approvata in dottrina da chi ha autorevolmente sostenuto: sia che la previsione dellart.141 dellesercizio dellazione diretta nei confronti dellassicuratore del vettore, in ossequio al principio inclusio unius, exclusio alterius, induce a concludere per la carenza in capo al trasportato di altre azioni dirette,

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Con il litisconsorzio necessario del proprietario del veicolo del vettore, ai sensi dellart.144, 2 comma, richiamato in quanto compatibile dallart.141, 3 comma: vedi infra.

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sia che una interpretazione conservativa della previsione della possibilit di intervento dellimpresa del responsabile civile (volta ad attribuire un qualche effetto alla norma piuttosto che a considerarla del tutto inutile) porta ad escludere lammissibilit del ricorso allazione diretta ex art.144 da parte del terzo trasportato38. Un recente riscontro giurisprudenziale contenuto nella gi citata pronuncia del Tribunale di Napoli del 13.11.2007 e in due pronunce del Giudice di Pace di SantAnastasia del 28.1.2008 e del 30.1.2008 (reperibili anchesse nella pi aggiornata versione 4/08 della Banca Dati Juris Data). 16. I dubbi di costituzionalit della soluzione interpretativa adottata. Sono stati proposti, sotto distinti profili, svariati dubbi di costituzionalit della disciplina in esame. Non pare, innanzitutto, che le conclusioni raggiunte possano essere sovvertite per effetto di una interpretazione costituzionalmente orientata, che stata proposta con lintento di preservare la disciplina del decreto legislativo n.209 del 2005 dal vizio di illegittimit costituzionale ex art.76 della Costituzione. A tale risultato certo non si perviene solamente considerando il tenore della lettera b) del primo comma dellart.1 della legge delega n.229 del 2003, dal momento che il Legislatore ha effettivamente perseguito lo scopo di agevolare il conseguimento del risarcimento da parte del terzo trasportato danneggiato, attribuendo a costui lazione diretta nei confronti di una ben precisa impresa assicuratrice e solo residualmente (ove la circostanza possa riuscir vantaggiosa al trasportato per leccedenza di copertura di massimale) verso altre imprese assicuratrici dei responsabili civili. Lo svantaggio rappresentato dal disporre di una sola impresa assicuratrice debitrice per limporto del massimale minimo di legge (e comunque di un debitore solvibile e garantito dal Fondo di garanzia) compensato dallesonero, proficuamente garantito al terzo trasportato, dal coinvolgimento nelle discussioni circa la responsabilit della collisione, che gli evita cos di essere implicato in una complessa vicenda in cui i soggetti interessati al sinistro si palleggiano le responsabilit, sia pure al fine di superare le presunzioni di legge che su di loro concorsualmente gravano (con leffetto accessorio, ma importantissimo, della consequenziale corresponsabilit solidale ex artt.2055 e 1294 c.c.). La seconda chiave di accesso ad un ribaltamento interpretativo basato su di una lettura costituzionalmente orientata stata proposta con riferimento allart.4 quinquies della direttiva 2005/14/CE dell11.5.2005, ai sensi della quale gli Stati membri provvedono affinch le persone lese a seguito di un sinistro, causato da un veicolo assicurato, ai sensi dellarticolo 3 paragrafo 1, della Direttiva 72/166/CEE, possano avvalersi di un diritto di azione diretta nei confronti dellimpresa che assicura contro la responsabilit civile la persona responsabile del sinistro. Anche se tale Direttiva, in ossequio al principio della sua efficacia verticale e non orizzontale (ossia nei rapporti interprivati), non in grado di esercitare un influsso diretto nel nostro ordinamento, in difetto di idonea trasposizione normativa, bisogna tuttavia tener presente che la legge delega n.229 del 2003 si prefiggeva fra i criteri direttivi (e primo fra tutti) quello di adeguare la normativa vigente alle disposizioni comunitarie e agli accordi internazionali.
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ROSSETTI, op. da ultimo cit., pag.79 e segg.. laddove persuasivamente si legge ..non esatto che se il legislatore ha consentito lintervento in causa dellassicuratore dellantagonista,a fortori egli potr essere convenuto direttamente dal trasportato. In realt vero il contrario : proprio perch non consentito al trasportato convenire in giudizio lassicuratore dellantagonista, il legislatore ne ha previsto la possibilit di intervento, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di previsioni ad hoc: la facolt di intervenire sarebbe discesa pianamente dallart.107 c.p.c.

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Si tratterebbe quindi di preservare in via interpretativa il testo del Codice dal vizio di incostituzionalit per eccesso di delega di cui sarebbe macchiato nellipotesi in cui la disciplina nazionale conseguente non fosse allineata alle norme comunitarie e in particolare alla richiamata Direttiva. La tesi non appare per convincente poich lobiettivo delle norma comunitaria sopra citata semplicemente quello di assicurare una azione diretta contro una impresa assicurativa esercente la r.c.a. al terzo trasportato e non necessariamente lazione diretta contro limpresa del soggetto che in ultima analisi deve rispondere del danno. La disciplina illustrata provvede al trasportato danneggiato un assicuratore efficiente e solvibile e perci solo anche una impresa che assicura contro la responsabilit civile la persona responsabile del sinistro ed anzi gli semplifica enormemente il compito, sollevandolo dai conflitti inerenti leffettiva responsabilit della collisione. Non vi quindi alcun contrasto fra la disciplina comunitaria e quella disegnata dallart.141, che segna anzi un progresso di efficienza e tutela del terzo trasportato pi incisivamente tutelato rispetto ad un comune terzo. Il profilo di penalizzazione in precedenza segnalato (possibilit di aggredire con azione diretta solo il massimale legale di una sola assicurazione r.c.a., oltre che eventualmente lextra quota dellaltra assicurazione) non si pone in rotta di collisione con il disposto della Direttiva e, come si detto, risulta in qualche modo aggirabile con lesperimento delle azioni ordinarie verso proprietario e conducente dellaltro veicolo, onde provocare la chiamata in causa dellaltro assicuratore. Non appare certamente persuasivo neppure il dubbio di illegittimit costituzionale denunciato dal Giudice di Pace di Arezzo con lordinanza 5.1.2008 di rimessione alla Corte Costituzionale dellart.141 del d.lgs 209 del 7.9.2005 per contrasto con gli artt.3, 24 e 76 Cost., essenzialmente fondata sulla ritenuta penalizzazione sul piano sostanziale dei diritti risarcitori del terzo trasportato e sullassunto della sopravvenuta impossibilit di proposizione delle ordinarie azioni civilistiche nei confronti del conducente autore dellillecito o del proprietario del veicolo da questi condotto39.
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Prima del D. Lg.vo n. 209/2005 (c.d. codice delle assicurazioni private) ed, in particolare, prima dellintroduzione dellart. 141 del predetto codice, al terzo trasportato, vittima di sinistro stradale, competeva il risarcimento del danno dallo stesso subito, secondo le regole proprie della responsabilit civile contro terzi, valutando, prioritariamente, la dinamica del sinistro stradale. Il c.d. codice delle assicurazioni private, ha invece introdotto, con lart. 141, un nuovo principio, che ha sovvertito i canoni tradizionali di ricerca delle responsabilit per colpa (negligenza, imprudenza, imperizia nella conduzione della vettura), per cui, a prescindere dallaccertamento della(e) responsabilit, e fatto salvo comunque il caso fortuito, ha stabilito che il terso trasportato ha azione diretta nei soli confronti dellassicurazione del vettore. Linnovazione non di poco conto, dal momento che la tutela del terzo trasportato in un nuovo sistema di no-fault (letteralmente niente colpa), prescinde dallaccertamento dellillecito colposo da parte dei conducenti, nel caso di sinistro stradale che coinvolga pi vetture, e stabilisce invece una sorta di responsabilit oggettiva, che vincola il trasportato, leso dal sinistro, a ricercare il risarcimento in una unica direzione, escludendo ogni accertamento su presunte, eventuali, ulteriori o diverse responsabilit. A tale riguardo, premesso che il risarcimento del danno include anche il c.d. danno morale, va subito ricordato che la Corte Costituzionale (11.07.2003 n. 233 in Danno e responsabilit, 2003, 939) ferma nel principio per cui la risarcibilit del danno morale legata e limitata alla colpa presunta, ma non certo ad una responsabilit oggettiva.Ma vi di pi. Il D.Lg.vo 7.9.2005 n. 209 codice delle assicurazioni private venne adottato a seguito della Legge Delega n. 229 del 29.7.2003 che, allart. 4, delegava il Governo ad adottare, entro un anno dalla sua entrata in vigore, uno o pi DD. LLg.vi per il riassetto delle disposizioni in materia assicurativa, nel rispetto dei segg. principi e criteri direttivi: a) adeguamento della normativa alle disposizioni comunitarie ed agli accordi internazionali; b) tutela dei consumatori e, in genere, dei contraenti pi deboli, sotto il profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, nonch dellinformativa, preliminare, contestuale e successiva alla conclusione del contratto, avendo riguardo anche alla correttezza dei messaggi pubblicitari e del processo di liquidazione dei sinistri, compresi gli aspetti strutturali di tale servizio; c) omissis.

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Dal combinato disposto della Legge-delega n. 229/03 e della Legge delegata n. 209/05 emergono alcune considerazioni. Non essendo riuscito, il Governo, a rispettare il proprio limite temporale in un anno, tanto che, con L. n. 186 del 27.7.2004 detto limite temporale slittato a due anni, rimangono palesi dubbi di incostituzionalit delle norme adottate in data successiva allanno di delega, per contrasto con lart. 76 Cost. Il potere normativo delegato era stato limitato dal Parlamento al Governo ad una funzione di mero riassetto delle vigenti disposizioni in materia assicurativa, mentre ora lart. 141 ha determinato una innovazione sostanziale di ben pi vasta portata, abrogando di fatto norme preesistenti, e creando una responsabilit oggettiva, operazione questa da ritenersi sottoposta istituzionalmente alla decisione del Parlamento. Va ancora osservato che la legge delega n. 229/03 non poteva (e non doveva) entrare nel merito del risarcimento danni e nella liquidazione del sinistro al terzo trasportato. In verit, con lart. 4 lett. b) della predetta legge-delega si indirizzava il Governo a voler rispettare i principi ed i criteri direttivi a tutela del consumatore e, in genere, dei contraenti pi deboli, limitatamente al profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, nonch dellinformativa preliminare, contestuale e successiva alla conclusione di un contratto, avendo riguardo anche al processo di liquidazione dei sinistri. A ben vedere lart. 141 andato in ben altra direzione rispetto ai criteri imposti con legge-delega: consumatore la persona fisica che acquista o utilizza beni o servizi per scopi non riferibili allattivit imprenditoriale e/o professionale eventualmente svolta. Il consumatore va protetto quando diviene contraente, essendo notorio che il contraente pi debole: contraente potr essere, in campo assicurativo, chi ha contratto polizza e, come tale, va protetta la sua posizione. Nel caso che ci riguarda, il terzo trasportato non contraente e, se deve agire per vedersi risarcire danni subiti in un sinistro stradale, lo fa in virt di rapporti extracontrattuali. Egli infatti un danneggiato, e non n contraente, n tanto meno consumatore, bens controparte rispetto ad altri soggetti, vettore ed eventualmente terzo conducente di vettura, rispetto ai quali il danneggiato deve ottenere un risarcimento che esula da ogni accordo contrattuale, essendo conseguenza di fatto illecito. Lart. 141 gli impone tuttavia un percorso obbligato e la norma ha stravolto i vecchi criteri, modificando proceduralmente e sostanzialmente i diritti dei danneggiati, che ora non debbono cercare chi effettivamente ha compromesso il fatto illecito, cos determinando un danno ingiusto, prima risarcibile ex artt. 2043 e 2054 c.c. Altro corollario alla norma summenzionata porta alla amara considerazione che il vero responsabile del sinistro stradale non viene neppure chiamato in giudizio, n dovr rispondere, in solido, con la sua assicurazione, dal momento che lart. 141, punto 3, prevede che il danneggiato deve proporre azione diretta nei soli confronti dellassicurazione del vettore, che poi potr rivalersi sullassicurazione del civile responsabile. Questi, a differenza di quanto avveniva in passato, potrebbe pertanto rimanere sempre estromesso da ogni controversia, anche sul piano processuale, pur essendo lartefice ed il responsabile di un sinistro stradale. Sembra dunque, e non una assurdit bens una ovvia considerazione, che la vigente normativa, volendo inizialmente tutelare la figura del consumatore, abbia finito, in sede civilistica, per tutelare i responsabili dei sinistri, modificando la disciplina dei danneggiati-danneggianti e stravolgendo il principio, ereditato dal Diritto Romano, del neminem ledere. Tornando al citato art. 141 D. Lg.vo n. 209/05, si ribadisce che il trasportato deve rivolgere la sua richiesta risarcitoria, in caso di sinistro, al proprio vettore ed alla relativa assicurazione, a prescindere da qualsiasi responsabilit, al cui accertamento il trasportato non pi tenuto. Ci appare in contrasto con la Direttiva 2005/14/Ce del Parlamento Europeo che allart. 4 quinques, obbliga gli Stati membri a provvedere affinch le persone lese da sinistro stradale, causato da veicolo assicurato, possano avvalersi di azione diretta nei confronti dellimpresa che assicura contro la responsabilit civile la persona responsabile del sinistro. Nel procedimento di cui causa, questo giudicante, stante la previsione di cui al citato art. 141 cod. assicurazioni, deve prescindere da una ricerca della dinamica del sinistro e delle singole responsabilit. Ove si ritenesse detta norma in contrasto con la Costituzione, la domanda risarcitoria potrebbe essere invece rivolta al responsabile del sinistro ed alla sua assicurazione. Lart. 141 codice assicurativo deve ritenersi in contrasto con lart. 3 Cost. e cio con la norma che stabilisce luguaglianza dei cittadini avanti alla legge. Infatti le recenti innovazioni del sistema risarcitorio stabiliscono, in pratica, che, dinanzi al medesimo fatto illecito, i cittadini debbono sottostare a differenti norme giuridiche per il risarcimento dei danni subiti. Si consideri infatti la duplicit di posizioni del trasportante e trasportato, nel caso che entrambi rimangano vittime di sinistro stradale sulla stessa vettura con responsabilit di terzi. Ma differenti forme di tutela si possono determinare, in applicazione dellart. 141 codice delle assicurazioni, nel caso di sinistro ascrivibile alla esclusiva responsabilit di soggetto non coperto da R.C.A., o nellipotesi di un concorso di responsabilit dellEnte gestore della strada. Appare non manifestamente infondata la questione di legittimit costituzionale dellart. 141 anche in relazione dellart. 24 Cost. che garantisce a tutti i cittadini la possibilit di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. Lart. 141, comma 1 D. Lg. n. 209/2005 stabilisce che lassicurazione del vettore tenuta ad indennizzare il terzo trasportato salva lipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito.

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Al proposito viene spontaneo osservare: che le argomentazioni imperniate sulla risarcibilit del danno morale nel solo caso di colpa presunta secondo le regole proprie del diritto civile e non nelle ipotesi di responsabilit oggettiva (su cui effettivamente la giurisprudenza orientata negativamente: cfr Cass.27.10.2004, n. 20814), oltre a non tener conto del principio della Drittwirkung (ossia della risarcibilit del danno da lesione di valori costituzionalmente protetti quale tutela minima erogabile in caso di violazione), non considerano il fatto, dirimente, che nella fattispecie lImpresa assicurativa del vettore interviene solo in sede di azione diretta, quale sostituto ex lege della Compagnia del responsabile, per rifondere il danno subito dal trasportato, impregiudicata la rivalsa ex art.141, 4 comma, del Codice nei confronti dellassicuratore del soggetto effettivamente tenuto al risarcimento (autore di un illecito sicuramente produttivo di danno morale risarcibile); la violazione dellart.76 Cost. viene dedotta in modo assai generico, per il fatto dellabrogazione di norme preesistenti (fenomeno questo del tutto normale) e per aver introdotto una sorta di responsabilit oggettiva (istituto questo che certamente non pu ritenersi oggetto di una sorta di prerogativa parlamentare); la norma peraltro non istituisce una fattispecie di vera e propria responsabilit oggettiva, dal momento che prevista la rivalsa della Compagnia del vettore verso quella del responsabile, e semplicemente agevola, nellinteresse dei danneggiati, lesercizio dellazione diretta, con la sostituzione legale di una impresa ad unaltra e la limitazione (temporanea) della facolt di prova; lart.141 non determina affatto un percorso obbligato a danno del terzo trasportato, che pu esperire le azioni contrattuali ed extracontrattuali ordinarie verso i vari soggetti coinvolti (conducenti e proprietari dei veicoli, imprese di trasporto.) e semplicemente viene favorito con la selezione di una impresa assicurativa quale contraddittore necessario, in regime probatorio peraltro agevolato, ma solo qualora decida di esercitare lazione diretta; del tutto erronee sono le considerazioni circa limpossibilit di coinvolgere il responsabile effettivo nel giudizio giacch il terzo trasportato ben pu, se lo ritiene, agire con le azioni contrattuali ed extracontrattuali contro di lui, ovvero pu cumulare ex artt.33 e 103 c.p.c. senza alcun limite tali azioni con lesperimento dellazione diretta ex art.141 del Codice, qualora abbia qualche valida ragione per procedere in tal senso;

La Corte di Cassazione ha stabilito che il caso fortuito comprende anche il fatto del terzo (cfr. Corte Cass. n. 1655 del 27.1.2005 in Italiano Mass. 114): pertanto la responsabilit dellassicuratore del vettore esclusa quando il sinistro dovuto sia a cause naturali, sia a colpa di altro conducente. Affermare che lassicuratore risponde, salvo il caso fortuito e aggiungere che tale responsabilit prescinde dallaccertamento della responsabilit di altri conducenti, una contraddizione in termini. Vi inoltre una lesione del diritto di difesa da parte dellassicurazione del vettore che non potr, stante la norma suddetta, tutelarsi in maniera efficace, non disponendo di elementi idonei a dimostrare lesclusiva responsabilit dellaltro conducente, che, stante la previsione dellart. 149, verr risarcito dalla propria assicurazione. In altre parole lassicurazione del vettore avr notevoli difficolt a dimostrare la colpa dellaltro conducente e la conseguente in operativit dellart.141.

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evidente che le agevolazioni probatorie sancite dallart.141 giocano a favore del terzo trasportato e ne semplificano i meccanismi di tutela, sicch ogni contrasto con la Direttiva 2005/14/CE scaturisce da una sua lettura decisamente riduttiva e incompleta; la differenza di regime tra trasportante e trasportato non affatto irrazionale dal momento che nella normalit dei casi il trasportato non versa e non pu versare in colpa in relazione alla provocazione del sinistro, a differenza del suo vettore, sicch ben si comprende la ratio delle agevolazioni probatorie che gli risparmiano il coinvolgimento nelle discussioni circa leffettivo riparto di responsabilit fra i conducenti coinvolti nello scontro; le argomentazioni relative alla nozione tradizionale del caso fortuito non tengono conto dello specifico contenuto della norma (come supra diffusamente argomentato); limpresa assicurativa del vettore non potr dimostrare la colpa esclusiva dellaltro conducente nel giudizio promosso dal trasportato, ma lo potr fare, del tutto linearmente, nel successivo giudizio di rivalsa contro laltra Compagnia, sicch lesercizio del diritto di difesa semplicemente rinviato, senza alcun concorrente pregiudizio, stante la solvibilit del soggetto temporaneamente sovvenuto. Nel frattempo sopravvenuta la decisione con cui la Corte Costituzionale in data 13.6.2008 ha dichiarato la manifesta inammissibilit delle questioni di legittimit costituzionale proposte dai Giudici di Pace di Pavullo nel Frignano e di Montepulciano in tema di azioni consentite al terzo trasportato nel contesto della nuova disciplina introdotta dal Codice delle assicurazioni (d.lgs.209 del 2005). I primi commenti apparsi su alcune riviste giuridiche elettroniche40 non paiono conformi al contenuto effettivo della decisione della Corte Costituzionale, che risulta prospettato in modo obiettivamente fuorviante nel senso della riconosciuta possibilit per il terzo trasportato di agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo antagonista. Il titolo della prima nota di commento41 contiene infatti una grave inesattezza, laddove afferma che Il trasportato su veicolo, in quanto soggetto debole, pu agire sia nei confronti della compagnia assicuratrice del vettore sia nei confronti della compagnia assicuratrice del civilmente responsabile., ingenerando limpressione nei lettori che questa sia la sostanza delle affermazioni provenienti dalla Corte Costituzionale. Per la verit, leffettivo tenore della nota non afferma affatto quanto ingannevolmente evocato dal titolo, poich riporta correttamente il contenuto della decisione della Consulta, che non affatto entrata nel merito delle varie censure sollevate dai due Giudici di Pace remittenti e li ha semplicemente invitati alla preventiva rimeditazione circa la possibilit di una interpretazione costituzionalmente orientata, volta a leggere la nuova disciplina del Codice delle assicurazioni in chiave di rinforzata tutela della sfera giuridica del terzo trasportato. Ulteriore conferma del fatto che il messaggio trasmesso dal titolo non corrisponda alla sostanza delle cose la si rinviene in un altro commento dello stesso Autore42 in cui viene puntualizzato lesatto contenuto della pronuncia della Corte Costituzionale, che, invitando i Giudici remittenti alla ricerca di una interpretazione costituzionalmente
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A firma dellavv.Fabio Quadri, noto studioso della materia, Presidente dellUNIARCA -Unione Nazionale Avvocati Responsabilit Civile Automobilistica, evidentemente convinto fautore della tesi dellesperibilit cumulativa delle azioni di cui agli artt.141 e 144 del Codice delle assicurazioni. 41 Apparsa a firma dellavv.Quadri su DIRITTOeGIUSTIZI@ on line. 42 Pubblicato su Altalex del 16.6.2008.

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orientata, si riferita esclusivamente alla persistenza delle ordinarie azioni codicistiche ex artt.2043 e 2054 c.c. nei confronti del responsabile civile e non ha preso affatto posizione sullammissibilit di una azione diretta ai sensi dellart.144 Codice delle assicurazioni, esperibile dal trasportato danneggiato nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile civile, in aggiunta o in alternativa alla proposizione dellazione diretta nei confronti dellimpresa assicuratrice del vettore regolata dallart.141 Codice delle assicurazioni. In tale articolo lavv.Quadri, pur partendo dallesatto rilievo che la Corte Costituzionale nulla ha detto su tale specifica questione, propone una serie di argomenti interpretativi, in parte gi noti al dibattito ed a mio parere del tutto controvertibili, per patrocinare la tesi dellammissibilit del concorso delle due azioni. E utile precisare che il Giudice di Pace di Pavullo nel Frignano aveva denunciato tutta una serie di dubbi di costituzionalit della normativa in tema di azione diretta del trasportato, basati essenzialmente sul convincimento di una ingiustificata eliminazione delle azioni codicistiche ex artt.2043 e 2054 c.c. nei confronti del soggetto responsabile. Pertanto risulta del tutto pertinente la risposta fornita dalla Corte Costituzionale con il contestuale invito a ricercare una plausibile interpretazione conforme a Costituzione, secondo la quale le norme analizzate si limitano a rafforzare la posizione del soggetto debole-trasportato, legittimandolo allazione diretta nei confronti dellimpresa assicuratrice del veicolo del vettore, senza peraltro togliergli la possibilit di far valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilit civile dellautore del fatto dannoso. Il Giudice di Pace di Montepulciano, nel denunciare analoghi dubbi, aveva anche dubitato della legittimit costituzionale dellart.141 Codice delle assicurazioni laddove escludeva la possibilit dellazione diretta nei confronti della impresa assicuratrice del responsabile civile, ravvisando in detta soluzione un inaccettabile contrasto con la Direttiva 2005/14/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, dell11.5.2005 e con la stessa legge di delegazione 29.7.2003 n.229. Potrebbe quindi sembrare che la risposta della Corte non sia stata al riguardo completamente pertinente, se la completa lettura dellordinanza di rimessione non mostrasse con chiarezza che lintero ragionamento del Giudice a quo (al pari di quello del Giudice di Pavullo) si fondava sul preconcetto delleliminazione delle ordinarie azioni civilistiche verso il responsabile effettivo asseritamente deliberata dal Legislatore delegato. E quindi evidente che la reinterpretazione del diritto positivo alla ricerca di una lettura costituzionalmente adeguata pu con ogni probabilit, come suggerito dalla Consulta, togliere ogni mordente alla questione di illegittimit costituzionale proposta dal Giudice di pace di Montepulciano alla luce dell(errata) convinzione che per il danneggiato non fosse pi possibile agire per il risarcimento del danno nei confronti delleffettivo responsabile. Se da un punto di vista formale non appare del tutto ineccepibile ricavare una massima sostanziale da una ordinanza di manifesta inammissibilit della questione di costituzionalit per vizio tecnico di proposizione, da un punto di vista pratico potrebbe giovare il tentativo di distillare pi esattamente gli insegnamenti ricavabili dalla decisione della Corte Costituzionale: la previsione dellazione diretta ex art.141 Codice delle assicurazioni mira a rafforzare la posizione del trasportato, quale soggetto debole; ci, chiaramente, non significa affatto che tale disciplina innovatrice abbia leffetto di privare il trasportato della possibilit di agire ex artt.2043 e 2054 c.c. nei confronti dellautore del fatto dannoso facendo valere i diritti nascenti dal rapporto obbligatorio ex delictu;

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linterpretazione corretta e costituzionalmente adeguata del diritto vigente quindi quella che continua a riconoscere al danneggiato trasportato lazione ex artt.2043 e 2054 c.c. verso il conducente e il proprietario del veicolo scontratosi con quello a bordo del quale viaggiava, nonch le azioni di carattere contrattuale eventualmente spettanti in forza di rapporti negoziali; ovviamente, tali soggetti potranno chiamare in causa, in garanzia impropria, il proprio assicuratore della responsabilit civile ai sensi dellart.1917 c.c. La Corte (apparentemente in modo intenzionale) non ha preso alcuna posizione sulla questione della persistente possibilit del trasportato di agire con azione diretta nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile civile; anzi, pur essendo investita del dubbio di costituzionalit della soluzione negativa per contrasto con gli artt.3, 24 e 76 della Costituzione, formulato dal Giudice di Montepulciano, ha ritenuto che il vizio ricostruttivo inficiante lintero impianto motivazionale dellordinanza di rimessione consigliasse una completa rimeditazione dellinterpretazione del diritto positivo che ne costituiva il presupposto. In conclusione, a valle dellintervento della Consulta, ritengo che le considerazioni sopra esposte circa il rapporto fra le azioni di cui agli artt.141 e 144 Codice delle assicurazioni rimangano valide o perlomeno che non siano smentite, direttamente o indirettamente, dalla decisione della Corte Costituzionale: infatti lordinanza della Corte (non riassumibile con la massima con cui stata divulgata) del tutto ininfluente in tale prospettiva (mentre ha espressamente confermato lopinione, per vero largamente condivisa, circa la persistenza delle ordinarie azioni civilistiche a tutela del trasportato danneggiato). Per completezza, quanto agli argomenti proposti dal Quadri nella sua nota del 16 giugno 2008 su Altalex, occorre dire che il richiamo operato dalla Corte Costituzionale allart.1917 c.c. non possiede alcun valore a favore dellammissibilit dellazione diretta verso la compagnia assicuratrice del responsabile effettivo, giacch tale norma non contempla alcuna azione diretta del danneggiato verso lassicuratore del responsabile e ammette solamente la possibilit dellestensione del giudizio al rapporto di garanzia impropria su impulso del convenuto assicurato. La Corte Costituzionale cita nella sua ordinanza lart.1917 c.c., fra laltro richiamando le affermazioni dei remittenti, solo per delineare il normale sistema codicistico che consente al trasportato di agire nei confronti del vero responsabile del danno (e non della sua compagnia assicurativa), salvo la chiamata in causa di tale soggetto in garanzia impropria, sistema che giustamente la Corte Costituzionale non ritiene perturbato dalle innovazioni contenute nella nuova disciplina del Codice delle assicurazioni. Quanto al secondo argomento, basato sul contrasto fra lesclusione dellazione diretta nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile civile e la Direttiva comunitaria non v ragione per non ribadire quanto sopra diffusamente osservato. Se qualche dubbio dovesse ancora residuare, la soluzione corretta sarebbe semmai quella di proporre la questione interpretativa ai sensi dellart.234 del Trattato alla Corte di Giustizia Europea per delineare lesatta portata del precetto del diritto comunitario (interrogando in sostanza la Corte sul contrasto con il diritto comunitario di una disciplina nazionale che assegni al danneggiato trasportato su uno dei veicoli coinvolti nel sinistro lazione diretta per il risarcimento del danno riportato solo nei confronti dellimpresa assicuratrice del veicolo su cui egli viaggiava, con facolt per questa di esperire successiva e separata rivalsa, piuttosto che verso limpresa che assicurava specificamente la responsabilit del conducente e proprietario del veicolo antagonista). Il problema va quindi ricondotto alla sua natura di diritto positivo, attinente alla cumulabilit o meno delle azioni di cui agli artt.141 e 144 Codice delle assicurazioni a tutela del soggetto danneggiato quale trasportato coinvolto nel sinistro. 35

E la risposta continua a sembrare quella negativa alla luce degli argomenti sopra esposti nel paragrafo precedente, al cui riguardo lordinanza 13.6.2008 della Consulta non apporta comunque alcun elemento nuovo di contrasto. 17. Il litisconsorzio con il responsabile del danno. Testualmente il terzo comma dellart.141 dispone che lazione diretta avente ad oggetto il risarcimento esercitata nei confronti dellimpresa di assicurazione del veicolo sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro; vi pertanto chi sostiene che in difetto di una espressa previsione normativa non sussista alcun litisconsorzio necessario con il proprietario o il conducente del veicolo su cui il danneggiato si trovava trasportato al momento dellincidente. Tuttavia occorre tener presente anche il richiamo, effettuato, sia pur subordinato a clausola di compatibilit, alle disposizioni del capo IV del Codice delle assicurazioni tra le quali si trova anche lart.144, 3 comma (Nel giudizio promosso contro limpresa di assicurazione chiamato anche il responsabile del danno.). Pertanto, con riferimento allazione diretta esperita dal trasportato, potrebbe ritenersi che per tal via indiretta sia stata ribadita lesigenza del litisconsorzio necessario con il responsabile civile. E bene precisare che tale soggetto va identificato, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale risalente alla sentenza delle Sezioni Unite 11.7.1984 n.4055, formatosi con riferimento al previgente litisconsorzio (necessario improprio) previsto dallart.23 della legge 990 del 1969, che pure ricorreva alla formula responsabile del danno, nel solo proprietario del veicolo (e non gi nel conducente o anche nel conducente). La tradizionale argomentazione utilizzata dalla giurisprudenza non assegnava allistituto un fondamento di carattere probatorio, preferendolo leggerlo, piuttosto, come strumento di tutela della posizione processuale dellassicuratore con lestensione del contraddittorio al proprietario del veicolo il cui rischio era oggetto di copertura, in modo da consentirgli di opporre laccertamento della responsabilit al proprietario del veicolo oggetto del rapporto assicurativo, ai fini dellesercizio dei diritti nascenti da tale rapporto, specie nella prospettiva delleventuale esperimento dellazione di rivalsa43.

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In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore o dei natanti, il responsabile del danno, che deve essere chiamato nel processo promosso dal danneggiato contro lassicuratore con azione diretta (art. 23 della legge n. 990 del 1969), unicamente il proprietario del veicolo o del natante, assicurato o tenuto allassicurazione, atteso che la suddetta chiamata integra una deroga al principio della facoltativit del litisconsorzio in materia di obbligazioni solidali, giustificata dallesigenza di rafforzare la posizione processuale dellassicuratore al fine dellopponibilit allassicurato dellaccertamento della responsabilit, e che tale deroga, in difetto di espressa previsione, non pu essere estesa ad altri eventuali responsabili, quale il conducente, la cui partecipazione al giudizio potrebbe perseguire solo scopi di natura probatoria, estranei allistituto del litisconsorzio necessario.(Cassazione civile , sez. un., 11 luglio 1984, n. 4055). Ancora , da ultimo: In tema di assicurazione obbligatoria della r.c.a., a norma dellart. 23 l. 24 dicembre 1969 n. 990 il proprietario del veicolo assicurato deve essere, quale responsabile del danno, chiamato in causa come litisconsorte necessario nel giudizio promosso dal danneggiato contro lassicuratore con azione diretta, in deroga al principio della facoltativit del litisconsorzio in materia di obbligazioni solidali, trovando detta deroga giustificazione nellesigenza di rafforzare la posizione processuale dellassicuratore, consentendogli di opporre laccertamento di responsabilit al proprietario del veicolo, quale soggetto del rapporto assicurativo, ai fini dellesercizio dei diritti nascenti da tale rapporto, ed in particolare, dallazione di rivalsa ex art. 18 l. citata. Ne consegue che ove lazione giudiziaria sia stata in siffatta ipotesi proposta soltanto contro alcuni dei legittimati passivi il contraddittorio deve essere integrato nei confronti degli altri, affinch la sentenza possa essere utiliter data.(Cassazione civile , sez. III, 13 aprile 2007, n. 8825).

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In siffatta prospettiva interpretativa, in caso di azione del terzo trasportato proposta solamente nei confronti dellimpresa assicuratrice del veicolo del quale si trovava a bordo risulterebbe necessaria lestensione del contraddittorio nei riguardi del proprietario (assicurato) del veicolo su cui la vittima si trovava trasportata. Largomento sopra ricordato del richiamo indiretto allart.144, unitamente alla considerazione della differente espressione usata dal 3 comma dellart.141 (lazione diretta. esercitata nei confronti dellimpresa di assicurazione ) rispetto al 6 comma dellart.149 ( pu proporre lazione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione.), ipotesi questa in cui non si pone neppure astrattamente lesigenza del coinvolgimento dellassicurato, induce, sia pur con doverosa cautela, a propendere per la tesi del necessario coinvolgimento nel giudizio del proprietario del veicolo. La conclusione pare rafforzata da una riflessione sulla ratio dellistituto del litisconsorzio necessario ut supra individuata (collegata non gi a finalit di carattere probatorio ma preordinata allaccertamento delle questioni di responsabilit in contraddittorio fra assicurato ed assicuratore, ai fini dellesercizio dei diritti nascenti dal rapporto assicurativo e delleventuale esperimento dellazione di rivalsa), che sembra consigliare anche in siffatta prospettiva il simultaneo coinvolgimento dellassicuratore e del proprietario-assicurato del veicolo vettore. Non chi non veda, peraltro, come una questione di tale importanza pratica avrebbe dovuto essere risolta ben pi univocamente dal Legislatore, stanti le gravi conseguenze processuali che scaturiscono dalla pretermissione di un litisconsorte necessario. Un interessante caso giurisprudenziale rappresentato dalla decisione del Giudice di Pace di SantAnastasia del 30.1.200844 che ha ritenuto insussistente il litisconsorzio necessario, spingendosi peraltro sino ad estromettere dal giudizio la proprietariaconducente vettrice del veicolo, che era pur sempre stata evocata dalla danneggiata con richiesta anche nei suoi confronti del risarcimento del danno45: tale ultima decisione appare evidentemente erronea, alla luce di tutte le considerazioni che si sono esposte circa la persistenza delle azioni codicistiche verso i responsabili del danno e sulla possibilit di cumulo processuale delle varie azioni spettanti al danneggiato. Alla soluzione del delicato ma circoscritto problema di chi sia ( e se ci sia) il litisconsorte necessario nellazione diretta contro lassicuratore del vettore46 non contribuiscono certamente gli argomenti basati, in varie prospettive, sulla opportunit di coinvolgere nel giudizio luno o laltro dei conducenti, ovvero dei proprietari dei veicoli coinvolti. E evidente sulla base delle considerazioni sopra esposte (cfr 2) che il terzo trasportato, oltre a promuovere lazione diretta ex art.141, pu proporre le azioni ex
Sopra citata, consultabile in Banca Dati Juris Data, versione 4/08, secondo la quale Ai sensi dellart. 141 comma 2 d.lg. n. 209 del 2005, lazione del terzo trasportato che abbia subito delle lesioni durante il sinistro, prescindendo da un accertamento della responsabilit nella causazione del sinistro, deve essere proposta nei confronti dellassicuratore del veicolo su cui egli era a bordo nel momento del sinistro, non essendo alluopo disposta la partecipazione al giudizio del proprietario del veicolo di cui deve essere pertanto disposta lestromissione non essendo la sua citazione in giudizio prevista dalla richiamata normativa. Agli effetti dellesame della domanda attorea deve essere invece dichiarato il difetto di titolarit dellobbligazione risarcitoria in capo alla convenuta P.F. poich ai sensi dellart. 141 11 co. del D.lgs. n. 209/05 lazione del trasportato, prescindendo da un accertamento di responsabilit nella causazione del sinistro, deve essere proposta nei confronti del solo assicuratore del veicolo su cui egli era a bordo al momento del sinistro non essendo alluopo prevista la partecipazione al giudizio del proprietario del veicolo di cui deve essere pertanto disposta lestromissione non essendo la sua citazione in giudizio prevista dalla richiamata normativa. 46 Cfr ROSSETTI, op. da ultimo cit, pag.79.
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art.2043/2054 c.c. nei riguardi del conducente e del proprietario del veicolo su cui era trasportato ovvero nei riguardi del conducente e del proprietario del veicolo antagonista (come gli consentono gli artt.33 e 103 c.p.c.), ovviamente senza poter godere nei loro confronti del beneficio sancito dallart.141 in caso di esperimento della sola azione diretta contro limpresa del vettore (ossia la sopra descritta neutralizzazione delle questioni relative alla responsabilit). Lazione diretta ex art.141 Codice delle assicurazioni nei confronti dellimpresa del vettore con la connessa neutralizzazione delle questioni relative alla responsabilit un beneficio attribuito dalla legge al terzo trasportato, ma non un obbligo, sicch, se egli crede per qualsivoglia ragione di voler coinvolgere nel giudizio nel rispetto del codice di rito i proprietari e i conducenti dei veicoli coinvolti, non vi ragione di derogare ai principi generali.47 E il caso al proposito di segnalare un ingegnoso tentativo (che, per vero, stato proposto pi che altro con riferimento allazione diretta ex art.149 Codice delle assicurazioni) di risolvere a proprio favore la disputa sul terreno del diritto processuale, effettuato dagli oppositori della teoria, assolutamente preferibile, della persistenza delle azioni ordinarie ex artt.2043 e 2054 c.c. verso il conducente e il proprietario del veicolo antagonista, che trae origine dal loro convincimento (per vero tuttaltro che campato in aria) che la persistenza di tali azioni ordinarie potrebbe in qualche misura vanificare ed eludere il nuovo sistema dellazione diretta, consentendo lintroduzione di azioni rivolte contro il privato antagonista, in cui poi sarebbe inevitabilmente coinvolta, nella normalit dei casi ex art.1917, 4 comma, c.c., limpresa assicuratrice del responsabile. Essi sostengono che le disposizioni che attribuiscono al danneggiato lazione diretta nei confronti dellimpresa di assicurazioni, se non estirpano dallordinamento le azioni ordinarie ai sensi dellart.2043 e 2054 c.c. (operazione questa preclusa dagli sbarramenti costituzionali segnalati nel 1) perlomeno impediscono la loro proposizione congiunta allazione diretta, introducendo un limite al cumulo processuale delle azioni. Tuttavia: da un lato, largomento molto pi debole se utilizzato con riferimento allart.141 che prevede lesperimento dellazione diretta nei confronti dellimpresa del vettore, mentre nel caso dellart.149, il sesto comma di tale articolo, utilizza la pi selettiva locuzione nei soli confronti della propria impresa di assicurazioni; daltra parte, e soprattutto, non si scorge come regole fondamentali del processo civile in tema di cumulo soggettivo e litisconsorzio facoltativo ex artt.33 e 103 c.p.c. possano essere state surrettiziamente modificate da una disciplina dichiaratamente volta ad ampliare il fronte della tutela del soggetto danneggiato e in forza della sinteticissima delega pi volte richiamata di cui alla legge 229 del 2003, sicuramente inidonea a conferire al Governo il potere di rivoluzionare lassetto delle linee portanti del sistema processuale civile (il che, quantomeno, gioca un ruolo dirimente nella scelta dellinterpretazione costituzionalmente orientata fuor dalla rotta di collisione con lart.76 Cost.). Maggiori dubbi sorgono piuttosto per lipotesi (disciplinata dal terzo comma, seconda parte, dellart.141) dellintervento dellimpresa assicurativa del responsabile civile, nella quale sorge linterrogativo se in tal caso il contraddittorio debba essere o meno esteso al proprietario dellaltro veicolo. Lalternativa sta fra il ritenere che la deroga sia giustificata dalla libera scelta attuata dallimpresa assicurativa del responsabile, che interviene sua sponte, anzich attendere la
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Se ci consentito un paragone calcistico, normale battere un calcio di rigore tirando direttamente in porta ma non affatto vietato passare la palla dal dischetto ad un compagno che si trovi alle spalle del giocatore incaricato del tiro e che non sia pertanto in fuorigioco!

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richiesta di regresso, oppure ricavare dal sistema e dal richiamo alle norme del capo IV, la necessit del coinvolgimento anche del responsabile civile assicurato presso limpresa interveniente. 18. Lazione ex art.141 e le azioni di regresso, surroga e rivalsa. Per completezza di trattazione appare opportuno formulare alcune riflessioni circa lesperibilit dellazione diretta di cui allart.141 Codice delle assicurazioni nei confronti dellimpresa assicurativa del vettore da parte di soggetti diversi dal terzo trasportato. Per quel che riguarda lazione di regresso ex art.2055, 2 comma, c.c. (che consente al corresponsabile solidale che abbia risarcito il danno di esperire azione di regresso nei confronti dei condebitori solidali, nella misura determinata dalla gravit delle rispettive colpe e delle conseguenze derivatene) sembra da escludere che i soggetti48 considerati da tale norma possano esperire lazione nei confronti dellassicuratore del vettore. Al riguardo, tuttavia, occorre tener presente che il fondamento dellazione di regresso costituito, secondo consolidata giurisprudenza, dalla responsabilit diretta e per fatto proprio del destinatario della richiesta. Pertanto poich il regresso ammissibile solo a favore di colui che abbia risarcito il danno e contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravit della rispettiva colpa, implicitamente richiesto che ciascuno dei corresponsabili abbia una parte di colpa nel verificarsi dellevento dannoso, ed pertanto esclusa la possibilit di esercitare lazione di regresso nei confronti di coloro che siano tenuti a rispondere del fatto altrui in virt di specifiche disposizioni di legge, e quindi in base ad un criterio di imputazione legale49: non quindi ammissibile il regresso diretto verso lassicuratore del vettore responsabile con il ricorso allazione di cui allart.141, anche a prescindere dalla dubbia compatibilit dei lineamenti della disciplina di tale azione con lipotesi in esame. Per quel che concerne lazione conseguente allesercizio del diritto di surrogazione attribuito allassicuratore che abbia pagato lindennit dallart.1916 c.c., risulta consolidata in giurisprudenza laffermazione che attraverso la surrogazione ex art.1916 c.c. si realizza una peculiare forma di successione a titolo particolare, totale o parziale, nel diritto di credito, sicch lassicuratore che abbia corrisposto lindennit in relazione ad un certo pregiudizio, subentra, nei limiti dellammontare dellindennit, nei diritti dellassicurato verso il responsabile del danno e in particolare nella stessa posizione sostanziale e processuale50. Siffatto acquisto a titolo derivativo dei diritti nel medesimo stato, con lo stesso contenuto e con gli stessi limiti in cui essi si trovavano al momento della surrogazione in capo al danneggiato e il conseguente effetto di subentro dellassicuratore nellidentica posizione sostanziale e processuale dei danneggiati verso il terzo autore del fatto dannoso, induce a pensare che lassicuratore surrogato ai sensi dellart.1916 nei diritti del terzo trasportato possa esperire lazione diretta che competeva a costui sulla base degli stessi presupposti, alle stesse condizioni e con gli stessi effetti.

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Si pensi al conducente o al proprietario del veicolo antagonista (o di uno dei veicoli antagonisti) aggrediti dal danneggiato trasportato sullaltra vettura con le ordinarie azioni codicistiche, pur sempre esperibili, ovvero al loro assicuratore, chiamato in causa ex art.1917 c.c. 49 Cassazione civile, sez. III, 12 febbraio 1982, n. 856; Cassazione civile, sez. III, 5 settembre 2005, n. 17763.
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Cass.9.4.1963 n.918; Cass.5.2.1969 n.387; Cass.25.3.1977 n.1181; Cass.8.2.1983 n.1039; Cass.14.6.1991 n.6734; Cass.SS.UU.28.5.1994 n.5246; Cass.8.11.1994 n.9271; Cass.7.8.1996 n.7247; Cass.2.2.2001 n.1508 e da ultimo Cass.4.6.2007 n.12939.

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Giova al proposito il puntualizzare che la giurisprudenza51 ha finito con lammettere la possibilit di esercizio della surroga assicurativa ai sensi dellart.1916 c.c nei confronti dellassicuratore r.c.a. del responsabile con azione diretta nel regime previgente disciplinato dalla legge 24.12.1969 n.990, a differenza di quanto inizialmente sostenuto52. La soluzione non certamente differente per quella specifica azione in surrogazione contemplata a favore dellassicuratore sociale (fra i quali le figure pi importanti sono quelle dellINAIL e dellINPS) dallart.28 della legge 990 del 1969, ora sostituito dallart.142 del Codice delle assicurazioni. Mentre, come si visto, si discute dellammissibilit dellesercizio dellazione generale di surroga dellassicuratore ex art.1916 c.c. nei confronti dellimpresa assicurativa del responsabile, non vi dubbio che le disposizioni sopra menzionate, che configurano una azione in surrogazione specifica rispetto a quella generale disciplinata dallart.1916 c.c. e pertanto regolamentano un meccanismo sostitutivo che va a collocare, con alcune specifiche peculiarit, lassicuratore sociale nella posizione giuridica del danneggiato, abilitino lassicuratore sociale ad agire direttamente nei confronti dellimpresa assicuratrice del responsabile. Se cos , sembra altrettanto chiaro che tale azione risulta disciplinata, grazie al meccanismo commutativo della surrogazione, dallo stesso regime giuridico che caratterizza lazione del danneggiato. Sicch allorch tale danneggiato appartenga alla categoria dei terzi trasportati lassicuratore sociale, abilitato ad agire dallart.142 Codice delle assicurazioni potr aggredire giudizialmente la compagnia del vettore alle condizioni e secondo la disciplina di cui allart.141. Del resto, poich tale azione normalmente concorre con quella del danneggiato, risulta oltremodo opportuna la totale omologazione del regime processuale delle azioni. Analogo discorso vale per lazione attribuita allINPS dallart.14 della legge 12.6.1984 n.222 (che stabilisce la surroga dellINPS fino alla concorrenza dellammontare della pensione di ordinaria di invalidit o dellassegno ordinario di invalidit corrisposto al danneggiato nei diritti dellassicurato o dei superstiti verso i terzi responsabili e le loro assicurazioni). La natura sicuramente surrogatoria dellazione53 e laltrettanto sicura sua proponibilit nei confronti dellassicuratore r.c.a. inducono a ritenere che anche in questo caso lINPS possa proporre lazione diretta a norma dellart.141 verso la Compagnia del vettore. Vi infine da considerare la particolare azione di regresso che compete allINAIL per il recupero delle prestazioni erogate, ai sensi degli artt.10 e 11 del T.U. Tale specifica azione di regresso, caratterizzata dalla natura diretta ed autonoma, non comporta un acquisto derivativo del diritto (sicch lINAIL non succede nei diritti dellinfortunato) e compete solo nei confronti delle persone civilmente responsabili nelle ipotesi previste dalla legislazione speciale (essenzialmente responsabilit penale del datore di lavoro o dei soggetti da lui preposti del cui fatto il datore di lavoro debba rispondere civilmente, in ipotesi di reato perseguibile dufficio). Non si pone quindi in tale ipotesi il problema dellesperibilit con azione diretta verso lassicuratore r.c.a. del vettore e men che meno dellesperibilit attraverso il regime di cui allart.141 Codice delle assicurazioni anche nellipotesi in cui il terzo trasportato si sia infortunato (o addirittura sia morto) in un sinistro stradale occorso durante la prestazione

Cass.19.12.1990 n.12036; Cass.25.3.1995 n.3570; cfr anche Tribunale Forli, 24 febbraio 1996 in Arch. giur. circol. e sinistri 1996, 307.
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Cass.22.12.1976 n.4710; Cass.27.6.1991 n.7218. Cass.26.6.1992 n.7997.

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lavorativa, ovvero in itinere, e che sussista la responsabilit penale del datore di lavoro o dei suoi preposti che abbiano provocato le lesioni o la morte del dipendente. 19. Lazione civile in sede penale. Una questione interessante attiene allazione civile proposta in sede penale. Ci si chiede se il trasportato danneggiato possa esercitare in sede penale lazione diretta nei confronti dellimpresa assicuratrice del vettore e se possa quindi evocarla in tale sede quale responsabile civile ai sensi dellart.83 c.p.p. La risposta pare affermativa. Lart.185, 2 comma, c.p. dispone che Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che a norma delle leggi civili debbono rispondere del fatto di lui. Lart.74 c.p.p. prevede che Lazione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui allarticolo 185 del codice penale pu essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dellimputato e del responsabile civile. Lart.83 c.p.p. disciplina la Citazione del responsabile civile, disponendo che il responsabile civile per il fatto dellimputato possa essere citato nel processo penale a richiesta della parte civile e, nel caso previsto dallarticolo 77, comma 4, a richiesta del pubblico ministero. E pacifico che lazione esercitata in sede penale pur sempre la stessa azione, per natura e caratteristiche attinenti ai profili di legittimazione, attribuita al danneggiato dallordinamento civile, tant che lart.75 c.p.c. disciplina specificamente le ipotesi di trasmigrazione da una sede allaltra. La nozione di responsabile civile elaborata in sede giurisprudenziale ha quindi finito con il comprendere lassicuratore della responsabilit civile dellimputato per il fatto ascrittogli come reato, a patto che lordinamento riconosca una specifica responsabilit ex lege di costui nei diretti confronti del danneggiato, come avviene nel sistema dellazione diretta disciplinata dagli artt.18 e 23 della legge n.990 del 1969. La questione stata efficacemente sintetizzata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.112 del 1998, allorch ha dichiarato costituzionalmente illegittimo lart.183 c.p.p. nella parte cui non permetteva anche allimputato la chiamata nel giudizio penale del proprio assicuratore della responsabilit civile obbligatoria da circolazione stradale: costituzionalmente illegittimo lart. 83 c.p.p., nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilit civile derivante dalla assicurazione obbligatoria prevista dalla l. 24 dicembre 1969 n. 990, lassicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta dellimputato (la Corte, considerato che in sede civile prevista la chiamata in garanzia dellassicuratore da parte dellassicurato convenuto per il risarcimento del danno provocato dalla circolazione di autoveicoli sottoposti alle norme della legge sulla assicurazione obbligatoria della responsabilit civile, ha ritenuto in contrasto con il principio di uguaglianza il sistema delineato dagli art. 83 s. c.p.p., per effetto del quale lassicuratore, responsabile civile ai sensi di legge, pu entrare nel processo penale solo in forza di citazione della parte civile o in forza del proprio intervento volontario).(Corte costituzionale, 16 aprile 1998, n. 112). Cos si espresse la Corte Costituzionale nel sintetizzare la situazione del diritto vivente: Nella legge n. 990 del 1969, istitutiva dellassicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, interessano, ai fini del giudizio di comparazione devoluto alla Corte attraverso 41

lordinanza di rimessione, gli articoli 18 e 23. Il primo comma dellart. 18 stabilisce che il danneggiato per sinistro causato dalla circolazione di un veicolo o di un natante per i quali a norma della presente legge vi lobbligo di assicurazione ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dellassicuratore, entro i limiti delle somme per le quali stata stipulata lassicurazione. Lart. 23 statuisce che nel giudizio promosso contro lassicuratore a norma dellart. 18, comma primo, della presente legge, deve essere chiamato nel processo anche il responsabile del danno. Queste due disposizioni, ovviamente da inquadrarsi nel complesso della legge a cui appartengono, bastano, ad avviso di questa Corte, per collocare la particolare responsabilit civile in questione tra i casi di responsabilit civile ex lege ai quali si riferisce il comma secondo dellart. 185 del codice penale quando stabilisce il principio per cui ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui: ovviamente nel processo civile ove lazione di responsabilit per danno sia esercitata, per qualsiasi motivo, indipendentemente o separatamente dallazione penale e nel processo penale ove vi sia (e finch vi sia) costituzione di parte civile del danneggiato. Un orientamento, questo, implicitamente confermato dalla giurisprudenza di questa Corte, la quale, proprio con riferimento alla legge n. 990 del 1969, ha avuto occasione di osservare che la citazione della societ assicuratrice si identifica nella creazione di una nuova figura di responsabile civile (v. sentenza n. 24 del 1973, n. 7 del Considerato in diritto). Tale del resto anche il pensiero della dottrina e della giurisprudenza; e lesperienza giudiziaria insegna che esistono casi nei quali la parte civile cita nel processo penale per reati commessi con violazione delle norme sulla circolazione di autoveicoli limpresa assicuratrice come responsabile civile. N qui superfluo rimarcare che sotto questo aspetto il processo penale si allinea pienamente sul modello del processo civile, nel quale lart. 18 della legge n. 990 del 1969 abilita il danneggiato allazione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dellassicuratore. Quando la Corte di cassazione esclude lazione civile diretta del danneggiato contro lassicuratore in sede civile (e conseguentemente esclude la citazione dellassicuratore medesimo come responsabile civile nel processo penale) ci avviene solo con riferimento a quelle assicurazioni che hanno la loro fonte esclusiva nel contratto, osservandosi che in questi casi lassicuratore soltanto tenuto verso lassicurato, ovviamente nei limiti del capitale assicurato. Ma la stessa Corte di cassazione riconosce invece esplicitamente che lassicurazione obbligatoria della responsabilit civile derivante da circolazione di autoveicoli a motore e di natanti configura una responsabilit civile dellassicuratore ex lege, da inquadrarsi nellambito di applicazione dellart. 185 del codice penale (cfr. ex plurimis Cass. pen., Sez. VI, 8 novembre 1977, n. 15974; Sez. IV, 14 maggio 1987, n. 10910; Sez. IV, 12 aprile 1988, n. 10354; Sez. IV, 10 aprile 1997, n. 4940). A conferma dellorientamento della Suprema Corte di Cassazione si possono ricordare: Lassicuratore deve rispondere dei danni cagionati dallassicurato nei limiti previsti dal contratto e con il vincolo della solidariet con il danneggiante. La legge del 24 dicembre 1969 n. 990, che consente la citazione diretta dellassicuratore, ha introdotto una nuova figura di responsabile civile che non in contrasto con i principi generali di cui allart. 185 c.p. e risponde alla finalit di rafforzare la garanzia di risarcimento per il danneggiato.(Cassazione penale, sez. VI, 8 novembre 1978, Cardini; cfr anche Cassazione penale, sez. IV, 10 aprile 1997, n. 4940; Cassazione penale, sez. IV, 24 gennaio 1990; Cassazione penale, sez. IV, 16 gennaio 1989; Cassazione penale, sez. IV, 14 maggio 1987). Si pu quindi ritenere che sussista la legittimazione di un soggetto a partecipare al processo penale in qualit di responsabile civile solo se contemporaneamente sia presente un imputato del cui operato esso debba rispondere per legge, non essendo 42

viceversa sufficiente il fondamento della responsabilit su di un diverso titolo, ad esempio di origine contrattuale (da ultimo Cass.pen, sez.VI, 27.10.2005 n.39388). Sulla base di tali premesse la risposta scaturisce linearmente sulla base delle seguenti considerazioni: se lazione esercitata pur sempre la stessa in sede civile e in sede penale; se la chiamata dellassicuratore quale responsabile civile nel processo penale non consentita per il solo fatto della relazione contrattuale intercorsa con limputato (in forza della quale si sia impegnato a tenerlo indenne dalla responsabilit azionata dalla parte civile), ma si collega allesistenza di una responsabilit ex lege gravante sullassicuratore, che lo configura come responsabile ai sensi del 2 comma dellart.185 c.p.; se quindi la legittimazione passiva ex art.83 c.p.c. dellassicuratore dellimputato in tanto sussiste in quanto sia prevista una azione diretta del danneggiato verso di esso, come avviene in tema di assicurazione obbligatoria r.c.a.; sembra logico sostenere che in caso di lesioni del trasportato, chiunque sia limputato fra i conducenti dei veicoli coinvolti, lassicuratore r.c.a. del vettore, quale soggetto chiamato a rispondere dellazione diretta ex art.141 C.d.a. legittimato quale responsabile civile ex art.83 c.p.p., oltre allassicuratore delleffettivo responsabile nella specifica ipotesi di esuberanza del massimale di cui allultima parte del 1 comma, dellart.141; non si scorge motivo per cui non debba essere applicabile anche in sede penale la disciplina dellestromissione sostitutiva di cui al 3 comma dello stesso articolo. La conclusione raggiunta pu apparire forse inconsueta e paradossale nellipotesi in cui limputato sia il conducente del veicolo antagonista e non il conducente vettore del terzo trasportato; tuttavia lalternativa prospettabile nel rispetto dei principi consolidati sopra illustrati non potrebbe che essere costituita dalla negazione della possibilit di evocazione dellassicuratore r.c.a. nel processo penale quale responsabile civile. Torino, 15 ottobre 2008 Umberto Scotti

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