Sei sulla pagina 1di 52

#1

TRIMESTRALE

IL MAGAZINE MANPOWERGROUP DI ECONOMIA E CULTURA DEL LAVORO

R-evolution
proposte innovative per il lavoro delle nuove generazioni

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
(A. Einstein)
| www.emporioadv.it |

PreFazIone

Magazine

di Francesco Maria Gallo


Direttore Responsabile di LinC

francescomaria.gallo@aimeditalia.com

QUESTIONI APERTE
La cifra nota: 38,7%. Il Paese sembra aver dImentIcato che la di singole Regioni, Province, il livello (record) raggiunto associazioni, enti o aziende, il tenuta della coesIone socIale vIaggIa suI dal tasso di disoccupazione Paese sembra aver dimenticato bInarI del lavoro e dellIntegrazIone nel giovanile in Italia lo scorso che la tenuta della coesione sIstema, derIvante dalla caPacIt deI suoI gennaio. Il picco (negativo) nel sociale viaggia sui binari del comPonentI tuttI, gIovanI comPresI dI Mezzogiorno, dove un giovane lavoro e dellintegrazione nel contrIbuIre alla sua crescIta e svIluPPo. su due disoccupato. Quello sistema tout court, derivante meno drammatico (!) al Nord, dalla capacit (chiamiamola a sfiorare il 30%. Mentre alle nostre spalle continuiamo a anche possibilit ) dei suoi componenti tutti, giovani compresi lasciare solo lo sparuto gruppo composto da Spagna e Grecia, di contribuire alla sua crescita e sviluppo generando, di in questi faticosi anni di crisi abbiamo imparato a masticare riflesso, benessere e ricchezza diffusi. se non addirittura a coniare nuove terminologie, acronimi, appellativi pi o meno lusinghieri per riferirci a chi compone Oltre le fotografie, gli scenari, i numeri e le analisi di una le fila della generazione Y. Alzi la mano chi aveva mai sentito mai abbastanza dibattuta e combattuta questione giovanile, parlare prima dei neet. O chi non ricorso al vocabolario LinC suggerisce la sua visione propositiva innescando e per scoprire il significato della parola choosy. Meglio alimentando il tema di una proposta concreta che, di pagina conosciuti come bamboccioni, pi o meno sfigati, molto in pagina, si dipana nella vivace e incalzante dialettica spesso scoraggiati, generalmente invisibili, decisamente di autorevoli e influenti voci del panorama istituzionale, esclusi. Fin qui nulla di nuovo, termini atti a fotografare accademico, imprenditoriale nazionale. Quello dei giovani una condizione quella di una larga fetta dei nostri giovani un futuro da progettare. Adesso. Ed per questo progetto ormai ben nota. Ci che appare poco noto, invece, la strada che oggi sosteniamo il lancio di un Piano Straordinario per da intraprendere per scrollarsi di dosso appellativi che, pur lOccupazione Giovanile, incisivo e strutturato, fondato su volendo astenersi dal giudicare veritieri o meno, suonano di azioni e soluzioni attuabili e immediate, capaci di riattivare fatto inclementi. In altre parole, ancora poco chiaro come quella ruota delloccupazione che spinta dallenergia, (dato per assunto il se ) lItalia nella molteplicit dei suoi dallentusiasmo, dalla creativit dei nostri giovani torni a condottieri, new entry o rinsaldati che siano intenda percorrere le vie della crescita. mettere mano prioritaria al cantiere aperto della questione giovanile. Timidamente affrontata da una Legge del mercato Che siate giovani o no, figli o padri che siate, a tutti del lavoro che non ha certo brillato per audacia riformista, indistintamente buona riflessione. tiepidamente arginata da (assolutamente) ammirevoli iniziative

GIOVANI

01

PARLIAMO DI:

04
PreFazIone

22

38

01

GIOVANI QUESTIONI APERTE di Francesco Maria Gallo

edItorIale

04 06 08 10 12 14 15 16 17 18 20 22

PER UN NUOVO RINASCIMENTO: PROPOSTE PER UN PIANO STRAORDINARIO SULLOCCUPAZIONE GIOVANILE di Stefano Scabbio

controedItorIale UNA RIFORMA DA RIFORMARE di Pierluigi Magnaschi

contraPPuntI TRA IDEE E CAPITALI, LA CREAZIONE DEL LAVORO di Stefano Bruni IL LAVORO COMINCIA A SCUOLA di Stefano Glenzer NUOVI ARCHETIPI PER LITALIA DEL FUTURO di Giulio Sapelli OCCUPAZIONE AD ALTA TECNOLOGIA di Elena Rizzo NELLECONOMIA DELLE IDEE di Guido Antonelli TURISMO, LA SFIDA DELLA QUALIT di Rosario Plebani SERVIZI ALLA PERSONA: AVANTI, C POSTO di Elisabetta Limone UNA GENERAZIONE IN OVERBOOKING di Emilio Mandrone RIPARTIAMO DA QUI: SCUOLA, FISCO E COSTO DEL LAVORO di Paolo Tagliaferri IL NOSTRO PIANO LAVORO (DI QUALIT) di Franca Floris

02

#1

TRIMESTRALE

InFograFIca

24 26 28 30 32 34 36 38 40 42
hr talent

UNERA DI CERTEZZA ED INCERTEZZA RICHIEDE UN NUOVO APPROCCIO NEL MONDO DEL LAVORO

IL MAGAZINE MANPOWERGROUP DI ECONOMIA E CULTURA DEL LAVORO

hr allo sPecchIo IMPRESE A CACCIA DI ENTUSIASTI di Flora Nascimbeni

n. 1, Anno VI, Marzo 2013


Presidente Stefano Scabbio Direttore Responsabile Francesco Maria Gallo francescomaria.gallo@aimeditalia.com Comitato Tecnico Scientifico Raffaele De Luca Tamajo, Gabriele Galateri di Genola, Beniamino Quintieri, Enrico Sassoon, Giulio Sapelli, Luigi Tivelli Caporedattore Antonella Guidotti Hanno collaborato a questo numero Guido Antonelli, Carlo Barberis, Letizia Bettina, Stefano Bruni, Ada Del Castello, Marco Donati, Franca Floris, Maria Frega, Stefano Glenzer, Elisabetta Limone, Pierluigi Magnaschi, Francesca Malaguti, Emiliano Mandrone, Cristiano Napolano, Flora Nascimbeni, Walter Passerini, Rosario Plebani, Elena Rizzo, Giulio Sapelli, Serena Scarpello, Paolo Tagliaferri, Luigi Tivelli Segreteria di Redazione redazione@aimeditalia.com - T. 320 7074978 Progetto grafico, copertina e impaginazione Emporio Adv srl www.emporioadv.it Fotografie shutterstock.com

socIet e terrItorI LEUROPA DEI SERVIZI CHE CREA OCCUPAZIONE di Marco Donati DA KENNEDY A GRILLO, LE REGOLE DEI GIOVANI di Serena Scarpello LAVORO PER I GIOVANI 100% GUARANTEED di Ada Del Castello

controtendenze IL LAVORO MANUALE CI SALVER di Antonella Guidotti GIOVANI LEADER NATI CON LA VALIGIA di Letizia Bettina

vocI dImPresa UMILI, CURIOSI, CORAGGIOSI: GIOVANI, COS VI VUOLE IL MONDO DEL LAVORO di Francesca Malaguti

WorKshoP oPInIon leader PI FORMAZIONE PI COMPETITIVIT di Carlo Barberis LE VERE ISTANZE DEI GIOVANI ALLA POLITICA E ALLO STATO di Luigi Tivelli

Distribuzione Distribuito in tutte le edicole italiane in allegato a Italia Oggi - Class Editori ManpowerGroup Via Rossini 6/8 20122 Milano www.manpowergroup.it
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo periodico pu essere riprodotta con mezzi grafici e meccanici, quali la fotoriproduzione e la registrazione. Manoscritti e fotografie, su qualsiasi supporto veicolati, anche se non pubblicati, non saranno restituiti.

44 46 48

LOCCUPAZIONE SOSTENIBILE: INCLUSIVA, RESPONSABILE, EQUA di Cristiano Napolano

letture, ascoltI & vIsIonI VIAGGIO NEL MEZZOGIORNO GIOVANE di Maria Frega

Registrazione Tribunale di Milano n. 620 del 16/10/2008


#1
TRIMESTRALE

PostFazIone
IL MAGAZINE MANPOWERGROUP DI ECONOMIA E CULTURA DEL LAVORO

SULLA SOGLIA DEL POTERE di Walter Passerini

R-evolution
proposte innovative per il lavoro delle nuove generazioni

03

edItorIale

PER UN NUOVO RINASCIMENTO: PROPOSTE PER UN

PIANO STRAORDINARIO SULLOCCUPAZIONE GIOVANILE


di Stefano Scabbio
Presidente ManpowerGroup Italia e Iberia

della questione della disoccupazione giovanile, negli ultimi mesi si discusso molto, soprattutto a opera di certe forze politiche, ma capito ben poco. occorre, pertanto, partire da alcuni dati essenziali per inquadrare il fenomeno nella sua vera realt.

Innanzitutto il cavallo delloccupazione non beve, come evidenzia il fatto che si passati dai circa 2 milioni e 750 mila rapporti di lavoro attivati nel secondo trimestre del 2012 ai circa 2 milioni e 450 mila nel terzo trimestre, con una caduta del 6,3 percento, mentre nello stesso periodo continua a salire il numero dei rapporti cessati. E ovviamente su questi trend pesa non poco landamento del lavoro giovanile. Quanto alla disoccupazione giovanile ufficiale, quella under 25, ha superato nello scorso gennaio il 38 percento, assestandosi ben sopra la media dellUnione Europea. Ci sono poi dei dati strutturali secondo cui, ad esempio, in Italia gli occupati under 30 sono circa 3 milioni, mentre in Germania sono 8 milioni. Daltronde, basti citare il dato tutto italiano degli oltre 2 milioni di giovani under 29 che n studiano n lavorano. Sempre tra gli under 29, oltre il 47 percento inattivo.

delleconomia, dalla saturazione di certi settori manifatturieri, dalla decrescita, ma che reca caratteristiche peculiari. Le evidenze empiriche dimostrano che chiunque credesse di puntare sul manifatturiero, in larghe aree troppo maturo per generare nuova occupazione, specie giovanile, sbaglierebbe la mira. Occorre quindi, ancora una volta, partire dai dati. Se consideriamo landamento degli occupati nei settori di attivit economica, vediamo che in tutto il 2012 la caduta delloccupazione nel settore dellindustria in senso stretto stata marcata, fino al 2,5 percento nel quarto trimestre (con un 4,6 per il settore delle costruzioni), mentre nel settore dei servizi landamento stato positivo (+1,5 nel terzo trimestre e +0,5 nel quarto trimestre).

Puntare sulla crescIta vuol dIre accendere I rIFlettorI suI settorI che meglIo hanno retto anche alla crIsI, ma che hanno ancora un PotenzIale non sFruttato: neglI ultImI ventannI nelle economIe avanzate stato Il settore terzIarIo a creare la maggIor Parte deI PostI dI lavoro.

Il fenomeno tale che persino fra qualche forza politica si diffusa la consapevolezza (cui per non sono seguiti comportamenti coerenti) che solo un appropriato piano straordinario pu aggredire la disoccupazione giovanile italiana. Un fenomeno che dipende anchesso dallinceppamento

Se poi allarghiamo lo sguardo, si registra che, dei 7,9 milioni di contratti attivati nei nove mesi del 2012, il 71 percento nel settore dei servizi, nel quale loccupazione segna un andamento positivo anche negli anni della crisi, sin dal quarto trimestre del 2009. E questo nonostante i ritardi nellevoluzione del settore, come, ad esempio, il ritardo digitale, che vale per McKinsey almeno due punti di PIL.

04

Puntare su un rInnovato settore terzIarIo


Puntare sulla crescita vuol dire dunque guardare soprattutto al di l del settore industriale, e accendere i riflettori sui settori che meglio hanno retto anche alla crisi, ma che hanno ancora un potenziale largamente non sfruttato. Daltronde, nel triennio 2009-2011 il numero maggiore di contratti attivati si registrato nellistruzione e nella sanit, nellalberghiero e nella ristorazione, nei trasporti e nelle comunicazioni, nelle attivit finanziarie e negli altri servizi alle imprese. verso direzioni di questo genere che occorre orientare al lavoro la maggior parte dei giovani italiani: turismo, cultura, servizi alla persona, servizi del terziario avanzato possono e debbono essere brodo di coltura di nuove opportunit imprenditoriali e occupazionali. Si pensi, quanto al turismo e alla cultura, che il tasso di occupazione giovanile nel settore in Gran Bretagna tre volte superiore a quello italiano. Del resto negli ultimi ventanni nelle economie avanzate, e non solo in quelle, stato il settore terziario a creare la maggior parte dei posti di lavoro. Un fenomeno che pu avvenire anche in Italia, anche senza particolare contribuzione da parte dello Stato, tenuto conto, fra laltro, che nel settore terziario pi lineare lincontro tra domanda e offerta di lavoro qualificato, in quanto la richiesta di laureati ben maggiore rispetto allindustria. Puntare ad un piano straordinario per loccupazione, orientato soprattutto verso il terziario, necessita di alcune ulteriori condizioni. In primo luogo un diverso raccordo scuola-universitimprese per avvicinare domanda e offerta, al quale va aggiunto un diverso orientamento del sistema di education, teso alla promozione dei talenti e di nuovi indirizzi di studi verso settori quali larte, la cultura, le telecomunicazioni, i servizi alle famiglie. In secondo luogo, il settore pubblico dovrebbe ritrarsi dalla presenza, tramite una miriade di enti pubblici, da settori come lassistenza alle famiglie e alla imprese, il sostegno al disagio sociale, e altri similari, in modo che in tali e altri ambiti, al posto delle mani pubbliche e dei tentacoli della politica, maturi unimprenditoria giovanile e femminile in grado di erogare servizi che costano meno e funzionano meglio, e di espandere le potenzialit del nuovo terziario per le persone e le imprese, che potrebbe estendersi anche a missioni fondamentali, quali la tutela e il riassetto idrogeologico del territorio. Uneventuale obiezione sugli oneri finanziari di un progetto di questo genere trova una risposta abbastanza lineare, perch dimostrato che per queste aree del settore dei servizi non c bisogno di far leva quasi esclusivamente sulla spesa pubblica, in quanto bastano flussi aggiuntivi selettivi e mirati di spesa perch poi le nuove iniziative si autoalimentino. Chi lavrebbe detto che prospettare le linee di fondo di un piano straordinario per loccupazione giovanile ci aiuta anche a conseguire un settore pubblico che costa meno e funziona meglio?

05

controedItorIale

RIFORMARE
di Pierluigi Magnaschi
Direttore di Italia Oggi

UNA RIFORMA DA

Il dato relativo allapertura delle partite Iva nel 2012 rappresenta lennesimo segnale che la riforma Fornero del lavoro molto lontana dallavere ottenuto gli obiettivi che si era prefissa.

la rIForma Fornero, Ponendo ostacolI economIcI consIderevolI In entrata, non ha certo semPlIFIcato la sItuazIone occuPazIonale In ItalIa. Il taglIo dI quelle PosIzIonI che avrebbero Potuto dIventare PI onerose stato, Per moltI datorI dI lavoro, un rIFlesso che Potremmo deFInIre anche PavlovIano.

La riforma aveva lambizioso obiettivo di ridurre la precariet e di arginare la cosiddetta fuga dal lavoro subordinato, fenomeno che caratterizza da oltre un ventennio il mercato del lavoro italiano. Analizzando il fenomeno delle partite IvA, scopriamo che lo scorso anno ne sono state aperte 549mila (+2,2% sul 2011), e il 38,5% del totale, pari a 211.500 (+8,1%), sono ascrivibili a giovani con meno di 35 anni. Lincremento maggiore, secondo lanalisi della CGIA di Mestre su dati del Ministero dellEconomia, tra gli under 35 stato al Sud (37,8% del totale). Laumento del numero delle partite IvA relative alle donne under 35 stato del 10,1%. visti anche i dati sul PIL e gli altri indicatori macroeconomici del nostro Paese, che inevitabilmente indicano che lItalia in una profonda fase recessiva, pi che a una ripresa dellimprenditoria individuale, questi dati lasciano presagire che, nonostante le misure restrittive della Riforma Fornero, questi nuovi lavoratori autonomi lavorino prevalentemente per un solo committente. E questa lettura avvalorata dal fatto che la maggior parte delle nuove iscrizioni abbiano interessato in particolar modo gli agenti di commercio/intermediari presenti nel settore del commercio allingrosso, le libere professioni e ledilizia. Questo solo lultimo dei sintomi che la riforma del Ministro Fornero abbia abbondantemente fallito il suo scopo. Il primo ed eclatante sintomo del fallimento dato dal tasso di disoccupazione, e in particolar modo dalla disoccupazione giovanile. Secondo i dati ISTAT nel 2012 il tasso di disoccupazione salito al 10,7%. La disoccupazione giovanile, a gennaio, sempre secondo ISTAT, salita al 38,7%. LItalia, in questa poco onorevole classifica, occupa il secondo posto, seconda solo

06

Magazine

alla Spagna con il 55,5%. volendo usare termini eufemistici la riforma, ponendo ostacoli economici considerevoli in entrata non ha certo semplificato la situazione occupazionale in Italia. Il taglio di quelle posizioni che avrebbero potuto diventare pi onerose stato, per molti datori di lavoro, un riflesso che potremmo definire anche pavloviano. Il Ministro Fornero recentemente si lamentato delle connotazioni sessiste che, secondo lei, avrebbero assunto le critiche portate alle sue riforme da alcuni quotidiani come Il Giornale, Libero e il Fatto Quotidiano. Italia Oggi non ha risparmiato analisi anche molto critiche alla riforma del Ministro, rimanendo, come ovvio, nei limiti del rispetto. Entriamo pi nel dettaglio delle critiche alla Legge Fornero. In primo luogo va sottolineato che senza sgravi di mobilit sono escluse le assunzioni. Lassenza del provvedimento di proroga della mobilit per il 2013 e del relativo finanziamento comporta un blocco degli incentivi e, di conseguenza, delloccupazione. Era uno strumento che nel tempo aveva consentito di ottenere ottimi risultati di occupazione e, avrebbe continuato a essere un ottimo stimolo ad assumere. LASPI ha sostituito, migliorandolo, il trattamento di disoccupazione, ma ha aumentato gli oneri a carico delle aziende. Di fatto, la pur giusta tutela dei lavoratori comporta un danneggiamento dei datori di lavoro che procedono ai licenziamenti, dovuti nella maggior parte dei casi allimpossibilit di far fronte a un costo del lavoro elevatissimo, cui non fanno

da contraltare margini di utile che non soltanto non sono altrettanto elevati, ma nemmeno adeguati. La Riforma Fornero ha poi introdotto un inasprimento della contribuzione dovuta allINPS da parte delle aziende per i contratti a tempo determinato. Questa scelta, dettata dalla riforma degli ammortizzatori e in particolare dallintroduzione della nuova ASPI al posto della vecchia indennit di disoccupazione rischia di spaventare i datori di lavoro, che inevitabilmente andranno a contrarre ancora la domanda di manodopera. Laumento della contribuzione su una determinata tipologia contrattuale non il metodo migliore per portare le aziende a fare scelte differenti, che invece sarebbero state incentivate da una reale flessibilit in uscita e da una ristrutturazione del costo del lavoro che in Italia a livelli insostenibili per le aziende. Un aspetto della Riforma Fornero che ha sconcertato molti imprenditori lincremento della contribuzione dovuta per gli apprendisti, che aumenter della misura dell1,61%. Il contributo destinato al finanziamento dellASPI per i lavoratori con qualifica di apprendista e sar applicato a tutti gli apprendisti, compresi quelli assunti a partire dal primo gennaio 2012, per i quali era stato previsto lo sgravio totale dei contributi. Di fatto un imprenditore oltre a formare un apprendista, percorso che richiede tempo e attenzione, avr anche un aggravio economico.

GENESI DI UNA RIFORMA


S. Scabbio rubettino, 2012

contraPPuntI

TRA IDEE E CAPITALI, LA CREAZIONE

DEL LAVORO

di Stefano Bruni
Responsabile del Forum Giovani del CNEL

Invertire la tendenza, questa la parola dordine, in ogni campo. a maggior ragione, per un settore come quello del lavoro, soprattutto con la evidente, grave crisi delloccupazione giovanile: un drammatico 35,3% tasso medio di disoccupazione nel 2012. Invertire la tendenza vuol dire che il tema non pi solo cercare un posto di lavoro, ma soprattutto creare lavoro, anche il proprio.

Per creare lavoro ci vogliono idee e un capitale da investire. I giovani italiani, compresi qualche bamboccione un po sfigato e choosy , di idee ne hanno, ma da sole non bastano. Il ruolo delle banche come supporter economico delle idee fondamentale. Si deve creare lincubatore nel quale far crescere le stesse idee, lasciando poi al mercato decidere quali di queste siano buone e quali cattive. La struttura produttiva di questo Paese ci dice che esiste un giardino delle idee particolarmente rigoglioso. Questo dovrebbe stimolare una maggiore fiducia in alcuni, soprattutto da parte di quelle imprese che forniscono alla clientela mezzi di intermediazione finanziaria tra offerta e domanda di capitali. Del resto la maggior parte delle PMI italiane, lo scheletro delleconomia produttiva dellItalia, non sono state in embrione semplici idee poi trasformate in impresa?

Per scalare quello che alcunI hanno deFInIto Il labor cliff delleuroPa, e dellItalIa In PartIcolare, bIsogna attrezzarsI dI buone Idee e dI PolItIche che consentano, Facendo leva sul credIto, dI sostenerle e valorIzzarle. e I gIovanI ItalIanI dI Idee ne hanno.

nome particolarmente significativo, angels business e sono persone animate sia da considerazioni economico-patrimoniali, sia da motivazioni di soddisfazione professionale e personale che le spingono, appunto, a investire nelle aziende e nello loro idee. Per scalare dunque quello che alcuni hanno definito il labor cliff dellEuropa, e dellItalia in particolare, bisogna attrezzarsi di buone idee e di politiche che consentano, facendo leva sul credito, di sostenerle e valorizzarle. Ci sono, da questo punto di vista, esperienze felici in Italia, portate avanti dai cosiddetti BIC (Business Innovation Center), ma anche iniziative sul territorio stimolate dalle parti sociali, come nel caso dellultimo bando del Club degli Innovatori, rivolto ai giovani che hanno progettato una innovazione di prodotto o di processo e aspirano a trasformarla in business.

In un contesto tale il ruolo delle politiche attive del lavoro indispensabile, soprattutto per superare retaggi del passato e sostenere nuove iniziative. Ad esempio, favorendo la creazione di veri e propri forum dinvestimento dove possano incontrarsi domanda e offerta di capitale. vanno incentivate dunque tutte quelle iniziative che portano a investire nelle idee produttive. Alcuni esempi in questo senso ci sono. Si chiamano, il

08

LEADERSHIP NELLO ZAINO


P. carav guerini e associati, 2012

contraPPuntI

IL LAVORO COMINCIA

A SCUOLA
di Stefano Glenzer

la rIcetta dI Ivan lo bello, vIcePresIdente Per leducatIon dI conFIndustrIa


non c pi traccia di offerte che non si possono rifiutare, con buona pace dal Padrino don vito corleone. ora le offerte, ovviamente lavorative, non si possono rifiutare perch non ci sono alternative, soprattutto per i pi giovani.
LItalia ormai da anni spreca un capitale enorme che potrebbe contribuire in maniera determinante alla crescita del Paese e con lacuirsi della crisi economica i posti di lavoro per gli under 25 sono sempre pi un miraggio. Bisogna tornare alle botteghe dei mestieri e alluomo artigiano di cui parla Sennet. Ma tutto pu cominciare solo dagli insegnanti di lettere delle scuole medie. Se linsegnante che orienta i nostri figli ha la possibilit di conoscere personalmente la realt dellimpresa, potr favorire nei ragazzi un nuovo approccio alla funzione educativa del lavoro e promuovere la pari dignit tra licei e istruzione tecnica e professionale. La ricetta di Ivan Lo Bello, vicepresidente per lEducation di Confindustria, prevede una ristrutturazione generale. Unalta formazione che parta dalle scuole medie e si perfezioni negli istituti superiori e nelle universit per condizione necessaria ma non sufficiente. Abbiamo bisogno di pi specializzazione, non basta una generica espansione dellofferta formativa. In Italia lOCSE ha sempre apprezzato la specificit di un modello formativo a tre canne: i licei, che portano alluniversit; la formazione professionale, che prepara direttamente allimpresa; listruzione tecnica, da noi ribattezzata scuola della libert, che consente al 50% dei diplomati di proseguire brillantemente gli studi nelle facolt tecnico-scientifiche e allaltro 50% di entrare in azienda. Questultima stata per decenni la fucina che ha portato tantissimi giovani a contribuire allo sviluppo del Paese, poi per qualcosa si rotto. Sembra di capire che vorrebbe puntare proprio su di essa. Listruzione tecnica ha contribuito fortemente allo sviluppo industriale italiano del dopoguerra, poi sono arrivati gli anni in cui una malintesa idea di eguaglianza si trasformata in uniformit, con il messaggio implicito tutti al liceo!. La liceizzazione dellofferta formativa italiana ha ridotto lefficacia del nostro modello, arrivando in alcuni casi a comprimere le materie professionalizzanti entro un misero 30%.

I nostrI ragazzI sono svantaggIatI rIsPetto aI loro colleghI euroPeI Perch neI loro PaesI Il Percorso scolastIco dura un anno In meno. adeguarcI aglI standard euroPeI conservando, anzI mIglIorando, la qualIt del sIstema dI IstruzIone una scelta che va Incontro aI gIovanI.

IVAN LO BELLO

10

Magazine

Quindi la strada da imboccare rispolverare lantico amore per i lavori artigianali, troppo trascurati dalle nuove generazioni e anche dalle loro famiglie. Dalle istituzioni ci si attende una maggiore attenzione per un problema da troppo tempo sottovalutato. Serve un segnale forte ai giovani: il lavoro non lo porta la cicogna! In Italia ancora pochi ragazzi scelgono lapprendistato e le imprese non ne conoscono appieno la portata. Lapprendistato per la qualifica e il diploma interessa solo il 2% degli apprendisti (in Italia circa 570mila), quello professionalizzante il 97% e lalto apprendistato interessa l1% della popolazione giovanile. Risultati teorici e pratici sono ancora distanti da quelli di molti dei paesi pi avanzati. Il caso della Germania da studiare e imitare: dei circa 1.570.000 apprendisti ben l80% ha meno di 18 anni e i giovani sono inseriti in un percorso scuola-lavoro che facilita lingresso nel mondo del lavoro. I ragazzi tedeschi arrivano prima di quelli italiani nei risultati dei test PISA a scuola, ma anche prima nelle aziende. Ci arrivano con unesperienza di lavoro dai 6 ai 18 mesi e con una cultura internazionale. I nostri studenti conoscono il mondo del lavoro circa tre anni pi tardi dei loro coetanei europei, molti male orientati, e il risultato che abbiamo un forte gap di diplomati tecnici e moltissimi laureati che non hanno la libert di scegliere sul mercato del lavoro.

Ragazzi che non riescono ad assaggiare, toccare, respirare presto il mondo delle imprese come i loro coetanei europei. Ecco perch il primo passo per limare questo spread anticipare lingresso dei giovani nel mercato del lavoro. C chi, come lex ministro dellIstruzione Francesco Profumo, ha proposto di accorciare di un anno il percorso scolastico. Il problema non ridurre ma anticipare: i nostri ragazzi sono svantaggiati rispetto ai loro colleghi europei perch nei loro paesi il percorso scolastico dura un anno in meno. Adeguarci agli standard europei conservando anzi migliorando la qualit del sistema di istruzione una scelta che va incontro ai giovani. Per una riforma strutturale di questo tipo serve molto tempo, potremmo non averne cos tanto. Inoltre eliminare un anno potrebbe portare a una diminuzione nella qualit delle competenze insegnate ai giovani, con relativa perdita di competitivit per il singolo ma anche per la collettivit. Se accompagnato da unadeguata riflessione sui curriculum e sulla necessit di renderli pi essenziali, laccorciamento delle carriere scolastiche non dovrebbe riflettersi in un impoverimento di capitale umano, ma al contrario potrebbe liberare risorse preziose per il sistema: maggior tempo per i giovani, con la possibilit di iscriversi a diciotto anni alluniversit, o di iniziare a lavorare un anno prima.

TRENTA PAROLE PER LA SCUOLA


a. alberti conoscenza edizioni, 2013

11

contraPPuntI

LITALIA DEL FUTURO


di Giulio Sapelli
Docente di Storia Economica, Universit Statale di Milano

NUOVI ARCHETIPI PER

la crescita economica sempre legata strettamente alla crescita demografica. entrambe possono essere descritte come onde lunghe o corte e avere una struttura assai diversa. ma ci che innegabile che questi due andamenti sussultori delle societ antiche, moderne e contemporanee sono indiscutibilmente collegati tra di loro. Per questo preoccupante lavvenire dellItalia.

I demografi concordano tutti nel prefigurare un avvenire caratterizzato da un costante aumento della durata della vita e nel contempo da una costante diminuzione dei tassi di natalit.

Certamente il crollo del prodotto interno lordo che si verificato nel corso di questi ultimi venti anni in Italia stato determinato dallincapacit sistemica di sostituire le svaneI ProssImI cInquantannI lutazioni competitive con laumento allItalIa mancheranno le sia della produttivit del lavoro sia rIsorse umane, ovvero caPacIt della produttivit multifattoriale, ossia e comPetenze, necessarIe sIa Per quella produttivit che scaturisce non dallimpresa ma dal contesto istituziocontInuare laccumulazIone delle nale in cui limpresa opera. Ed alProFessIonalIt artIgIane sIa trettanto innegabile che la distruzione Per ImPlementare le InnovazIonI di gran parte del patrimonio costituito tecnologIche e socIalI Portate dalle grandi imprese realizzatosi dopo dalla globalIzzazIone. gli anni Novanta stata una delle cause determinanti del crollo della crescita. Ma altrettanto importante, e forse ancora pi importante, stata la questione demografica. Una questione demografica dal plusvalore assoluto molto pi inquietante di quello che deriva dal crollo della natalit. Infatti, anche posto come co-

stante il tasso di natalit, le risorse giovanili che da quel tasso scaturiscono, ossia le persone potenzialmente destinate al lavoro, generalmente inteso, soffrono di una inoccupazione drammatica. E quindi lItalia colpita da una duplice malattia: la discesa demografica e, di contro, lascesa costante della disoccupazione giovanile strutturale. Questo vuol dire che nel prossimo futuro, ossia nei prossimi cinquantanni, allItalia mancheranno le risorse umane, in termini di capacit e di competenze, necessarie sia per continuare laccumulazione delle professionalit artigiane e tecnicamente evolute sia la possibilit di applicare e di implementare le innovazioni tecnologiche e sociali che la globalizzazione ininterrottamente porta con s. Queste ultime, pensiamo soltanto alle tecnologie digitali 3D, scaturiscono, come noto, sia dalla ricerca militare sia da quella ricerca e innovazione costante, incrementale, che deriva dal mondo delle culture giovanili, come dimostra la cultura dellICT in tutto il mondo. LItalia potrebbe essere lambiente ideale per attrarre gli

12

Magazine

spillover tecnologicocreativi che scaturiscono dallabbassamento internazionale dei costi di transazione che si sta verificando da circa u n ventennio. Ma per far questo vi bisogno sia della forza creatrice della giovent sia dellapplicazione di questa forza al lavoro, al lavoro autonomo, al lavoro organizzato, al lavoro tanto nella piccola quanto nella grande impresa. I paradigmi economici si stanno sempre pi trasformando in paradigmi sociali e questo dimostrato dalla centralit che loccupazione giovanile, ossia la consustanziazione dellenergia creativa dei giovani, nei sistemi produttivi ha sempre pi assunto. In questo senso inderogabile dar vita a una serie di proposte tali da creare degli incentivi morali e materiali per occupare la giovent, per dare a essa un lavoro. Se non riusciremo a far ci, quel declino a cui per tanto tempo ci siamo opposti coraggiosamente e vittoriosamente, lavr vinta. Non bisogna rassegnarsi a questo destino. necessario porre al centro delle popolazioni organizzative attive sui mercati quelle unit economiche che massimizzano loccupazione, e soprattutto loccupazione giovanile. Ma ci tanto pi possibile quanto pi si rovescia anche il meccanismo istituzionale che contrassegna i sistemi di vita delle persone.

Da questo punto di vista, allungare let pensionabile suicida. vuol dire bloccare il meccanismo della crescita proprio laddove essa pu accentuarsi, ossia nelle imprese ancora attive nei mercati, che hanno invece bisogno di linfa nuova e vitale per produrre occupazione e allargare la base produttiva. Questo implica mutare il paradigma del debito pubblico come vincolo irriducibile. Occorre creare a livello europeo, naturalmente, un nuovo paradigma che quello della sostenibilit di una crescita destinata nel lungo periodo, grazie anche a un cambiamento della politica monetaria, a risolvere il problema del debito pubblico aumentando le occasioni di lavoro e quindi la base imponibile delle entrate dello stato. Mai come in questo momento la creativit e linnovazione che sono proprie degli universi giovanili devono divenire il nuovo archetipo e ridisegnare, con la politica economica, lItalia del futuro.

LINVENZIONE DEI GIOVANI


J. Savage - Feltrinelli, 2012

13

contraPPuntI

ALTA TECNOLOGIA

OCCUPAZIONE AD

dal 2007 al 2011 leconomIa dIgItale In ItalIa ha creato PI occuPazIone dI quanta ne abbIa dIstrutta. Il rIschIo che nel 2013, In euroPa, cIrca un mIlIone dI oPPortunIt lavoratIve nel settore Ict FInIsca nel vuoto a causa della carenza, sul mercato, delle caPacIt necessarIe.

di Elena Rizzo
prendere carta e penna e chiarire: Dobbiamo andare oltre lo stereotipo secondo cui Internet distrugge posti di lavoro: Internet fonte di occupazione. Leconomia digitale pu significare pi benessere, maggiori diritti e la creazione di milioni di posti di lavoro, soprattutto per i pi giovani. Unopinione che si riflette nei dati degli ultimi anni. Dal 2007 al 2011 leconomia digitale in Italia ha creato pi occupazione di quanta ne abbia distrutta: il contributo occupazionale netto stato superiore alle 300.000 unit, con la creazione di 1,8 posti di lavoro per ogni posto eliminato, rispetto ai circa 2,5 della media degli altri paesi. La differenza rispetto ai migliori dovuta alla minore capacit di creare occupazione digitale da parte delle piccole e medie imprese, dove lincidenza della tecnologia continua a rimanere su livelli mediamente bassi. Per questo la Commissione Europea ha chiesto allItalia di adeguare con urgenza la formazione e le competenze dei giovani alle esigenze pi qualificate richieste dal mondo digitale, in special modo attinenti allutilizzo dei social network. Nel corso del 2013, in tutta Europa, circa un milione di opportunit lavorative nel settore ICT finir nel vuoto, a causa della carenza, sul mercato, delle capacit necessarie. una situazione paradossale: mentre la disoccupazione incalza (toccando nuovi record in diversi paesi europei), posti di lavoro qualificati non vengono coperti a causa della cronica carenza di competenze. E alla stessa conclusione si giunge prendendo in considerazione il prossimo triennio. Entro il 2015 lEuropa potrebbe creare fino a 860.000 posti di lavoro nel solo settore digitale. Due sono i rischi, fotografati da Eurostat: il calo dei laureati in discipline attinenti allinformazione e alla tecnologia in generale e luscita dal mercato di una fascia di lavoratori ormai prossimi alla pensione. Due elementi che rischiano di mettere a repentaglio le potenzialit del settore e che hanno indotto il presidente della Commissione, Jos Manuel Barroso, ad osservare: Come europei non possiamo permetterci di non sfruttare opportunit dimpiego cos rilevanti.

Con un peso vicino ai 60 miliardi di euro, nonostante un calo del 3% in termini di investimenti nel 2012, il mercato dellICT italiano resta fra i primi in Europa. E si conferma, a dispetto delle tante difficolt burocratiche e fiscali, un terreno di innovazione e di start up a elevato tasso tecnologico. I molti ritardi che hanno contraddistinto, nel nostro Paese, la gestazione dellagenda digitale sono una conferma (per molti scontata) di un senso di indifferenza che accompagna gli indirizzi di politica economica verso i temi dellICT. Prevale probabilmente lantica convinzione secondo cui il digitale causa di distruzione di posti di lavoro anzich leva per aumentare il numero degli occupati. Unidea dura a morire, che trova epigoni anche in Europa. Non a caso, poche settimane fa, stata Neelie Kroes, vicepresidente per lAgenda Digitale della Commissione Europea, a

50 GRANDI IDEE DIGITALI


T. chatfield - dedalo, 2012

14

di Guido Antonelli

NELLECONOMIA DELLE IDEE


ANTONIO PERDICHIZZI
Start up e creazione di impresa: le nuove opportunit per i giovani. In questa economia delle idee che viaggia su internet e mobile, il ritardo digitale ancora lostacolo pi grande? Quando chiediamo quali siano i vincoli che impediscono anche solo di pensare alla creazione di unimpresa, i ragazzi rispondono: burocrazia, legalit, credito e infrastrutture. Raccontiamo loro che questi sono falsi vincoli e che le infrastrutture di cui abbiamo bisogno sono altre. Non abbiamo bisogno di un ponte di cemento e acciaio, ma di un ponte digitale dove le idee possano circolare e le opportunit possano essere colte. Credo che il freno pi grande non sia quello digitale ma il ritardo culturale. Limpresa non ancora vista come lunico soggetto capace di creare ricchezza, portatore di valori fondamentali quali merito, rischio, responsabilit. Se riusciremo ad abbattere le macerie culturali intorno al tema dellimpresa, potremo costruire un presente e un futuro migliori. Tecnologia e Giovani, un binomio vincente nella creazione dimpresa e di lavoro. Come supportarlo affinch diventi un vero bacino di occupazione e via di crescita del Paese? I modelli di business cos come i cicli economici sono profondamente cambiati. Le tecnologie sono trasversali e impattano in maniera decisiva su ogni tipo di azienda e mercato. Per questo i giovani che sono nativi digitali hanno le carte in regola per essere i protagonisti del cambiamento, pi di chiunque altro. La competenza tecnica unita al loro sapere e alla portata sociale dei media digitali, rappresentano oggi il mix di ingredienti vincente, per un futuro professionale e lavorativo sostenibile. La sua raccomandazione pro giovani alla nuova classe politica al Governo? Mettete i giovani al centro dellazione. Non solo nella fase dei proclami ma nellazione di Governo. Se le risorse saranno orientate verso la crescita, loccupazione, la ricerca e innovazione e il mondo dellistruzione, i giovani ne saranno automaticamente avvantaggiati e, con loro, tutto il Paese.

Succede al Sud. Una citt, Catania, diventata una start up city. Ad alto contenuto tecnologico. Chi lha detto che linnovazione trainata dalle nuove tecnologie patrimonio del Nord? Si lasciato alle spalle i luoghi comuni Antonio Perdichizzi, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Catania, ma soprattutto ideatore dello sportello ImprendiCatania (diventato ImprendiSicilia e da dicembre ImprendItalia) dedicato ai giovani che, grazie alle loro idee, vogliono intraprendere un percorso imprenditoriale per renderle impresa. Un impegno che si gi tradotto in risultati, col finanziamento di 2 milioni di euro per lavvio e sviluppo attivit di due start up tecnologiche (Flazio, sistema per creare un sito web fai-da-te, e AppsBuilder per la creazione autonoma delle app). Lobiettivo nelle parole di Perdichizzi la nascita di un ecosistema per la creazione dimpresa, un nuovo paradigma economico per la nostra area, un ambiente in cui le opportunit possano essere trasparenti e colte dai giovani. E la Silicon Valley sembra pi vicina Dove nasce lidea di ImprendiCatania? Anni di appassionata attivit nelle scuole, raccontando la grande importanza delle imprese nel territorio, diffondendo valori quali il merito e limprenditorialit, stimolando la creativit dei ragazzi attraverso business game e business plan competition, ci hanno portato alla decisione di aprire uno sportello che potesse offrire informazioni e assistenza sulla creazione dimpresa. Perch? Per rispondere concretamente alle domande che puntualmente i ragazzi ci rivolgono. Come si fa a creare unimpresa? La mia idea pu essere vincente? Chi pu sostenere finanziariamente il mio progetto? Qualcuno pu darmi assistenza per gli adempimenti burocratici? I ragazzi non ricevono le risposte dalle scuole, dalle universit o dalle istituzioni pubbliche. Questo uno dei principali freni alla creazione di nuove imprese. Da qui lidea di uno sportello che intende offrire informazioni, assistenza, orientamento e network ai giovani che vogliono avvicinarsi al mondo imprenditoriale.

contraPPuntI

DELLA QUALIT
di Rosario Plebani
La crisi economica e finanziaria degli ultimi anni non ha intaccato la vigorosa crescita del turismo a livello globale, uno dei trend pi evidenti degli ultimi venti anni. I ricavi, rispetto al 1998, sono raddoppiati e si prevede che il giro daffari complessivo aumenter di un altro 50% entro il 2020. Lo scorso anno sono state oltre un miliardo le persone che hanno compiuto un viaggio allestero per turismo.

TURISMO, LA SFIDA

lItalIa ha vIsto In questI annI rIdurre la ProPrIa quota dI mercato, a tutto vantaggIo dI localIt meno costose e con unoFFerta turIstIca dI assoluto lIvello qualItatIvo. Il contrIbuto del turIsmo al Prodotto Interno lordo ammonta a Poco PI del 9% della ProduzIone nazIonale.

Eppure il nostro Paese rischia di restare ai margini di un movimento che dovrebbe invece vedere lItalia protagonista, alla luce di un patrimonio culturale senza eguali a livello mondiale. LItalia ha visto in questi anni ridurre la propria quota di mercato, a tutto vantaggio di localit meno costose e con una offerta turistica di assoluto livello qualitativo. Nel solo 2012, secondo i dati dellISTAT, i viaggi effettuati in Italia sono scesi complessivamente del 5,7%. Tra i punti di debolezza dellindustria turistica, lo scarso coordinamento istituzionale, la frammentazione delle politiche di sviluppo e di promozione allestero, le difficolt costanti a fare dellENIT un punto di riferimento del settore. Ma pesa anche la questione dimensionale delle imprese turistiche (piccole o piccolissime nella maggior parte dei casi), infrastrutture insufficienti e risorse umane non adeguatamente formate.

Dobbiamo tornare ad essere leader in Europa del turismo perch siamo consapevoli che questa una delle poche strade per migliorare la situazione economica del Paese, ha detto pochi giorni fa il Ministro del Turismo, Piero Gnudi. Il contributo del turismo al prodotto interno lordo dellItalia ammonta a circa 130 miliardi di euro (poco pi del 9% della produzione nazionale) e le persone impegnate in questo settore sono circa 2,2 milioni (un lavoratore su dieci). Sul tavolo del Ministro e delle associazioni di rappresentanza c il corposo progetto Italia 2020 elaborato dagli esperti di The Boston Consulting Group, Ignazio Rocco di Torrepadula e Nicola Pianon. la prima volta che un esecutivo presenta un piano strategico per il Paese. Un lavoro articolato che si concluso con una serie di proposte (circa 60). Mettere in atto queste proposte, secondo gli analisti di BCG, significherebbe vedere un incremento di circa 30 miliardi di euro a livello di PIL (in totale fino a 164 miliardi di euro) e, soprattutto, di 500.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. Una via italiana al turismo che si dovr rivolgere prevalentemente ai turisti affluent provenienti da Europa, Nord America e Golfo Persico, nonch ai nuovi turisti provenienti dai paesi cosiddetti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e dalle economie a crescita rapida. Si tratta di confezionare unofferta coerente con la nostra ricchezza ambientale, storica e culturale ha osservato Gnudi puntando ai clienti che possono generare il maggior valore aggiunto, con una strategia coerente con le nostre capacit ricettive e con le nostre infrastrutture, ma che richiede un grande sforzo in termini di standard qualitativi dellofferta.

ECONOMIA DEL TURISMO CULTURALE


a. besana - unicopli, 2013

16

contraPPuntI

Unemergenza sociale, una priorit della politica e allo stesso tempo unopportunit per creare occupazione. questa oggi la dimensione dei servizi alla persona, fenomeno che linvecchiamento della popolazione e le difficolt dei bilanci pubblici hanno reso centrale nel dibattito economico. Alle politiche di protezione sociale lo Stato riesce a rispondere con sempre maggiori difficolt. Nel solo 2012, a titolo di esempio, la spesa sanitaria privata italiana ammontata a 30 miliardi di euro (l82% sostenuta direttamente dai cittadini, il 13,9% dai fondi integrativi e il 3,7% dalle polizze assicurative). Un impegno diretto a cui non tutti sono riusciti a far fronte, secondo lISTAT 2,4 milioni di anziani non sono riusciti a curarsi per ragioni economiche.

sPesso Il lavoro dI assIstenza alla Persona non PoggIa su comPetenze sPecIFIche, ma sulla dIsPonIbIlIt a lavorare In un ambIto da cuI moltI ItalIanI PreFerIscono tIrarsI FuorI. e che ha Invece tutte le caratterIstIche Per essere una vIa alloccuPazIone strutturata e qualIFIcata.

SERVIZI ALLA PERSONA:


di Elisabetta Limone

AVANTI, C POSTO
La percezione delle difficolt tale che oggi l85,7% degli italiani vede nella possibile non autosufficienza la principale preoccupazione della terza et. Circa due terzi delle persone con et superiore a 75 anni deve ricorrere a una assistenza informale, prestata essenzialmente da badanti o dai familiari pi stretti, e in particolare da donne. Lesercito delle badanti folto e per buona parte non conosciuto, a causa della quota di sommerso che impedisce una chiara percezione del fenomeno. Secondo le stime pi recenti, incrociando le rilevazioni ISTAT e INPS, in Italia operano circa 770.000 badanti (di cui 700mila straniere). Un numero che triplicato negli ultimi 8 anni e che destinato a raddoppiare ulteriormente entro il 2025. La spesa che le famiglie sostengono attraverso il badantato pari a circa 10 miliardi di euro (dati del Ministero del Welfare). Tuttavia la stima difficile, non solo per le collaborazioni non dichiarate, ma anche per la mancanza di una definizione o di contratto di lavoro specifico per la categoria, che spesso associata a quella delle colf. Di certo quasi la met delle donne straniere in Italia (circa il 46%) con regolare permesso di soggiorno risulta occupata nel settore cura e collaborazione domestica. Ma il dato pi sorprendente che anche fra gli immigrati senza permesso di soggiorno circa il 50% si occupa degli anziani, autosufficienti e non. Un problema non solo di carattere fiscale o previdenziale, ma di qualit del servizio. Spesso il lavoro di assistenza alla persona non poggia su alcuna competenza specifica o percorso formativo, ma semplicemente sulla disponibilit a lavorare in un ambito da cui molti italiani preferiscono tirarsi fuori. Persone non formate significa prestazioni a rischio, scarsa cultura sanitaria e assistenziale e coperture assicurative pressoch inesistenti. Quella della cura alla persona ha invece tutte le caratteristiche per essere una via per una occupazione strutturata e qualificata e la cui domanda sar ancora a lungo crescente. Da un lato necessaria unofferta formativa pi capillare, soprattutto sul territorio, dallaltro la rimozione di un vincolo culturale che impedisce a molti giovani di considerare quella dellassistenza sanitaria come una solida opportunit professionale.

OCCUPAZIONE SENZA PROFESSIONE?


a cura di cipolla, campostrini, Maturo - Franco angeli, 2013

17

contraPPuntI

OVERBOOKING

UNA GENERAZIONE IN
di Emiliano Mandrone
economista IsFol

se galileo lemblema del genio assoluto e solitario, che si costruito da solo il cannocchiale con cui ha scoperto la via lattea, per trovare il bosone di higgs ci sono volute decine di anni, centinaia di persone e miliardi euro. Il primo ha dovuto combattere un ambiente ostile, mentre i secondi sono il frutto dellambiente.

18

Magazine

La sensazione che ogni possibilit sia stata sfruttata, ogni risorsa impiegata. Alcuni manifestano sentimenti di rivalsa e vorrebbero semplicemente sostituirsi a chi c adesso, generando una lotta tra rinnovamento e conservazione. Ci porterebbe a ridurre ulteriormente la qualit e quantit del lavoro, rischiando di farci chiudere ancor di pi a riccio con la conseguente riduzione dello spazio economico, il contrario della crescita che servirebbe.

nelle socIet PI svIluPPate sono le ProduzIonI ImmaterIalI ad avere maggIorI PotenzIalI. dobbIamo aFFrancarcI da una manIFattura a bassa ProduttIvIt e qualIt, e rIcreare quella dIFFerenza dI PotenzIale IndIsPensabIle Per accendere lInnovazIone, la crescIta, lInIzIatIva.

tempo di sostenere le eccellenze e riconver tire le produzioni obsolete.

Dobbiamo pensare a un sistema differente: meno materiale. Nelle societ pi sviluppate sono le produzioni immateriali ad avere maggiori potenziali. Abbiamo la necessit di affrancarci dalledilizia dozzinale, dalla produzione di beni tradizionali destinati a mercati ormai saturi, da una manifattura a bassa produttivit e qualit. Dobbiamo ricreare quella differenza di potenziale indispensabile per accendere la scintilla dellinnovazione, della crescita, delliniziativa privata. Serve una domanda di lavoro qualificato e spazi nuovi da lasciar colonizzare da nuovi soggetti. Sar stato opportuno sostenere a oltranza settori tradizionali che creano opportunit di lavoro a bassa produttivit e spesso di modesta qualit e, simultaneamente, alimentare listruzione elevata per ampie fasce della popolazione? Occorre un coordinamento per avviare la conversione del sistema produttivo verso posizioni lavorative pi consone ai tempi e ai livelli di capitale umano odierni. Come intervenire? Nella manifat tura lincidenza di laureati, a seconda dellet, oscilla tra il 5 e il 10% mentre nei ser vizi, con una cer ta variabilit, si sta tra il 20 e il 25% . Dalla met degli anni Set tanta i ser vizi sono andati aumentando gli addet ti, dal 4 0 al 70% del totale, mentre la manifat tura ha vissuto un lento declino, dal 35 al 30% . Se si chiede agli addet ti ai ser vizi se la propria istruzione sia necessaria per svolgere la propria mansione lavorativa, registriamo livelli superiori del 20 -30% rispet to a chi lavora nella manifat tura. Sono per dati medi, che of frono indicazioni grossolane. Lat tuale mondo del lavoro, assai complesso, necessita invece di let ture ad alta definizione. In ogni set tore il

Quando i giovani entrano nel mondo del lavoro col loro carico di capitale umano (istruzione superiore, lingue, informatica, disponibilit alla mobilit) incontrano un sistema produttivo tradizionale, a conduzione familiare e spesso obsoleto. Questo disallineamento creer sistematica overeducation. Ovvero la produzione, rimasta indietro, richiede una domanda di lavoro pi qualificata del necessario senza utilizzarla appieno, generando inefficienza e frustrazione e anche una sorta di inflazione del titolo di studio (o bassi rendimenti dellistruzione).

Ci non vuol dire votarsi a politiche educative legate a doppia mandata alla domanda, ma ripensare e scegliere bene quali servizi e quali produzioni sostenere e alimentare. Servono politiche di sviluppo precise, tempestive e costanti e orientate sui nostri punti di forza. In altri termini: meno operai e pi ingegneri, meno guide turistiche e pi divulgatori scientifici, meno camerieri e pi chef. Precondizione che si ripristini una dinamica delle retribuzioni, improntata a nuovi criteri di incentivazione basati per su un concetto pi ampio e moderno di produttivit, un mix di redditivit e valore della risorsa umana. In definitiva, sprechiamo le capacit dei nostri giovani poich non abbiamo uneconomia in grado di sfruttarle: immaginate unauto potente che sgomma, le ruote girano a vuoto, stridono e fanno fumo ma senza avanzare, per lincapacit di mettere a terra la sua potenza. come se i giovani fossero finiti in overbooking : con la carta dimbarco valida ma senza la certezza di partire.

LINNOVAZIONE INTEGRATA
c. cipollini, N. rinaldi - maggioli editore, 2012

19

contraPPuntI

RIPARTIAMO DA QUI:

SCUOLA, FISCO E COSTO DEL LAVORO


di Paolo Tagliaferri
un colosso dai piedi di argilla che si seduto, affaticato. questa oggi la condizione dei nostri giovani, grande risorsa del Paese ancora troppo distante dal mondo del lavoro. Il loro potenziale enorme e rappresentano il futuro dellItalia, una risorsa fondamentale alla quale attingere, ma il sistema nel quale devono entrare pare troppo debole.

la voce delle PmI dI marIa PIa camusI, dIrettore dI rete ImPrese ItalIa

Costo del lavoro da ridurre, dimensionamento territoriale dei percorsi formativi, migliorare i servizi di orientamento, aumentare le forme contrattuali flessibili, semplificare le normative. Sono questi i punti dai quali ripartire secondo Maria Pia Camusi, Direttore R.ETE. Imprese Italia, associazione nata nel 2010 dal Patto del Capranica stretto tra Casartigiani, Confederazione Nazionale dellArtigianato, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. Come in ogni settore, il ricambio generazionale tarda ad arrivare anche nelle micro, piccole e medie imprese. Una questione da affrontare con urgenza, se si pensa che nel complesso danno impiego al 58% degli occupati italiani. Queste aziende producono oltre il 62% del PIL se si sommano il settore del commercio, del turismo, dei servizi, dellartigianato, delle costruzioni e del manifatturiero.

MARIA PIA CAMUSI

20

Magazine

Da unindagine CENSIS-CNA emerge che per il 75% delle imprese il sistema formativo italiano inadatto a preparare i giovani al lavoro artigianale: solo una su tre punta sugli under 30. Il problema dunque sembra essere il grande salto dal mondo della formazione a quello del lavoro. Che oggi questo salto sia difficile dimostrato dal fatto che il tasso di disoccupazione cresce. Non sono pochi gli imprenditori che ravvisano questa inadeguatezza, tuttavia le aziende artigiane intenzionate ad assumere sono numerose. Possiamo anche creare i ponti, ma nel caso del lavoro artigiano il problema la domanda perch siamo in un clima di crisi generale e soprattutto giovanile.

tutto quello che FavorIsce la mobIlIt transnazIonale da IncentIvare Perch I nostrI gIovanI sono ancora troPPo legatI a una ImmobIlIt lavoratIva e socIale. se avessero loccasIone Per conFrontarsI con realt dIverse PartIrebbero da altrI PresuPPostI Per ProPorsI sul mercato.

I mestieri intellettuali sono ancora i pi richiesti dalle nuove generazioni, non una novit. Troppi choosy, termine di forneriana memoria, che sottovalutano e in alcuni casi snobbano il lavoro manuale. Il problema che si parte da un presupposto errato. Forse un tempo esisteva questa divisione, ma ora difficile distinguere lavoro manuale e intellettuale: sono diventate forme di ibridazione sempre pi stretta, tanto che in Gran Bretagna si parla di craft skill, traducibile in italiano con competenze tecniche. Se non partiamo da questo presupposto non andremo da nessuna parte e saremo sempre meno competitivi. Una differenza che non pare essere molto chiara ai giovani del nostro Paese, ma le responsabilit sono da condividere con chi li ha preceduti. Ci che pare pi difficile far comprendere questo cambiamento alle nuove generazioni. I canali di formazione al lavoro artigiano sono considerati dai giovani e dalle loro famiglie non paganti e c una ragione storica per questa forma mentis. In passato il rapporto tra titolo di studio, opportunit occupazionale e status sociale era diretto: pi si studiava, pi si guadagnava e pi si era apprezzati nella propria comunit. Ma questo un legame che si spezzato e che non potr ricrearsi.

Per voltare pagina in maniera pi decisa e non perdere altro terreno, potrebbe essere una scelta giusta imitare il modello tedesco. Sono stati creati istituti di formazione per chi ha terminato la scuola secondaria dove gli studenti passano il 50% del tempo in aula e il 50% in azienda. Hanno uno stipendio, e scuola e azienda si controllano a vicenda sulla qualit del servizio offerto. Non penso che questo modello produrrebbe una maggiore opportunit occupazionale perch il sistema di formazione tedesco governato dai singoli Lnder. In Italia un sistema dato in gestione alle Regioni non sarebbe equo, da noi le differenze tra Nord e Sud sono ancora troppo ampie. Per lo scambio dialettico e la collaborazione sta avvenendo sempre pi spesso tra universit, istituti tecnici e licei. Sempre rimanendo in terra tedesca, da poco partito il progetto scuola-lavoro The Job of my Life che coinvolge imprese italiane in Germania, aziende tedesche in Italia e scuole professionali in entrambi i paesi. Coinvolger ingegneri, tecnici specialisti, informatici, professioni sanitarie, addetti allospitalit e alla ristorazione. Tutto quello che favorisce la mobilit transnazionale da incentivare perch i nostri giovani sono ancora troppo legati a unimmobilit lavorativa e sociale. Molti sono inattivi, continuano a studiare allinfinito o peggio sono neet, una situazione esplosiva. Se avessero loccasione per confrontarsi con realt diverse partirebbero da altri presupposti per proporsi sul mercato. Proprio dallEuropa dovrebbe arrivare un sostegno importante. Il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz ha avanzato la sua proposta: un programma di microcredito alle PMI che contrasti la disoccupazione giovanile. Le nostre imprese sono caratterizzate da sottocapitalizzazione e questa iniziativa sarebbe di aiuto, ma non sarebbe sufficiente: servono un sistema scolastico migliore, una minore pressione fiscale e un costo del lavoro pi basso. Il tempo scaduto: dobbiamo fare questi passi avanti tutti insieme.

GIOVANI VERSO IL FUTURO


E. Miatto - cleup, 2012

21

contraPPuntI

IL NOSTRO PIANO (DI QUALIT)


di Franca Floris

LAVORO

la leva fiscale per creare nuova occupazione. spesso divisi sulle strategie da adottare a tutela dei lavoratori, cgIl, cIsl e uIl trovano piena convergenza nella necessit di intervenire sul fronte tributario per rilanciare il mercato del lavoro: dalla riduzione del cuneo fiscale agli incentivi per le assunzioni fino alla detassazione del salario di produttivit.

IncentIvI alle assunzIonI, agevolazIonI FIscalI, rIForme dallIstruzIone alla Pa aI servIzI localI rIlancIo dellaPPrendIstato, PotenzIamento della FormazIone, ammortIzzatorI socIalI legatI alle PolItIche attIve: la rIcetta deI sIndacatI Per la questIone gIovanIle.

Daltronde, gli ultimi dati ISTAT parlano chiaro: nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il massimo livello dal 1993, schizzando al 35,3%, con un picco del 49,9% per le giovani donne del Mezzogiorno. In altri termini, una giovane su due, tra quelle che partecipano attivamente al mercato del lavoro, disoccupata. E proprio su giovani e donne puntano i piani stilati dai tre maggiori sindacati per avviare la svolta. A distanza di sessantaquattro anni dal piano del lavoro firmato da Giuseppe Di vittorio, il sindacato ora guidato da Susanna Camusso fa il bis. Non si aprir una nuova stagione di crescita e sviluppo se non si riparte dal lavoro e dalla creazione di lavoro, lincipit del piano presentato a gennaio. Un progetto ambizioso, da realizzare in due tempi su un periodo che va dai tre ai cinque anni. Nel primo tempo, il piano dovr assumere carattere straordinario per creare, da subito, nuovi posti di lavoro per i giovani, in particolare nel Mezzogiorno. Come? Attraverso lincremento dei fondi di fiscalizzazione per le assunzioni, con il vincolo della contrattualizzazione a tempo indeterminato, un concorso straordinario (che preveda anche laccesso degli attuali precari) per lassunzione di giovani nelle pubbliche amministrazioni che erogano e gestiscono servizi e con lintervento pubblico per produrre beni e servizi collettivi e pubblici. Sul lungo periodo, invece, lattenzione dovr focalizzarsi sulle riforme: dellistruzione (con linnalzamento a 18 anni dellobbligo scolastico e il rafforzamento dellistruzione tecnica), della pubblica amministrazione, dei servizi locali. E soprattutto, va garantito per la CGIL un ritrovato protagonismo dellintervento pubblico, ritenuto essenziale per fermare il declino. Sul fronte del lavoro, invece, che deve essere dignitoso, non si pu prescindere dalle agevolazioni fiscali, soprattutto nelle

22

Magazine

aree svantaggiate, per assumere giovani e donne e riassumere disoccupati di lungo periodo, e dallintroduzione del credito dimposta per le assunzioni stabili nei settori verde e blu. Lambizione del piano si riflette anche nei suoi costi: circa 50 miliardi medi nel triennio 2013-2015, da reperire attraverso la riforma fiscale, la lotta allevasione, la riduzione dei costi della politica, il riordino delle agevolazioni alle imprese.

Agire sulla leva fiscale decisivo non solo per far crescere il salario di chi ha gi un lavoro, ma anche per creare direttamente nuova occupazione. Per questo, il sindacato guidato da Luigi Angeletti propone a Governo e Parlamento di azzerare le tasse sul lavoro a favore delle imprese che, nel prossimo biennio, decideranno di fare assunzioni. Unattenzione particolare va poi riservata al Mezzogiorno (perch soltanto se cresce il Sud cresce lintero Paese) attraverso, tra laltro, la stabilizzazione del credito dimposta per loccupazione giovanile e femminile e per il reinserimento dei lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda le modalit di ingresso nel mondo del lavoro, il sindacato di via Lucullo deciso nel sostenere il contrasto allutilizzo distorto della flessibilit. S dunque ai correttivi introdotti dalla Riforma Fornero, anche se vanno risolte alcune criticit (per esempio sul lavoro a termine o sulle associazioni in partecipazione). Sul fronte delle tutele, invece, la UIL propone un intervento organico di connessione tra gli ammortizzatori e le politiche attive, creando cos un reale collegamento tra i percorsi di istruzione e formazione e il mondo del lavoro, anche valorizzando e rendendo pi facilmente fruibile lapprendistato. Qualit la parola dordine del sindacato guidato da Raffaele Bonanni. La politica di lavoro, per la CISL, deve coordinarsi con interventi nel campo della formazione e delle politiche dei settori produttivi, per fare in modo che la ripresa economica si accompagni alla creazione di molti posti di lavoro di buona qualit. In che modo? Partendo dai banchi di scuola. Quindi, migliore qualit degli studi, accorciando il divario tra licei e istituti professionali e tra Nord e Sud, garantendo lorientamento dei giovani e delle famiglie, ridando slancio allapprendistato e potenziando lofferta formativa nel settore tecnicoprofessionale, ora totalmente inadeguata. La qualit passa poi dalle condizioni di lavoro, da migliorare garantendo una maggiore conciliazione tra attivit e vita privata, utilizzando anche la leva fiscale per promuovere sistemi di welfare aziendale. Da una migliore qualit del lavoro deriva, secondo il sindacato di via Po, una pi elevata produttivit. E in questo contesto, la proposta prevede di legare i salari alla produttivit, coinvolgendo, e se possibile facendo partecipare, i lavoratori alle scelte strategiche delle aziende.

I SINDACATI. TRA LE CONQUISTE DEL PASSATO E IL FUTURO DA COSTRUIRE.


M. carrieri - Il mulino, 2012

UNERA DI CERTEZZA ED INCERTEZZA RICHIEDE UN NUOVO APPROCCIO NEL MONDO DEL LAVORO.
SPECIALIZZAZIONE DELLA FORMAZIONE
Chi non rinnova, fallisce. Chi non si aggiorna ai margini del mercato e i costi degli ammortizzatori sociali ricadono sulla collettivit, penalizzando oltremodo il giovane che non avendo competenze specializzate risulta inadeguato per il mondo del lavoro. il costo sociale della non-formazione.

FAR CRESCERE LE IDEE


Creare incubatori nei quali far crescere le idee. Favorire la creazione di forum di investimento dove possano incontrarsi domanda e offerta di capitale, incentivando le iniziative che portano a investire nelle idee produttive.

RACCORDO SCUOLA UNIVERSIT IMPRESE


Avvicinare il mondo dellistruzione al mondo del lavoro per un vero raccordo scuola-universit-imprese il sistema delleducation deve dialogare con le imprese, raccoglierne le esigenze in termini di competenze e professionalit, tradurle in percorsi di studio e orientamento che formino giovani appetibili per il mercato.

CRESCITA DEMOGRAFICA E TALENT SHORTAGE

Nei prossimi cinquantanni allItalia mancheranno le risorse umane, in termini di capacit e competenze, necessarie sia per continuare laccumulazione delle professionalit artigiane e tecnicamente evolute sia per applicare e implementare le innovazioni tecnologiche e sociali che la globalizzazione porta con s.

TURISMO PUNTARE SU UN RINNOVATO SETTORE DEL TERZIARIO CULTURA


Guardare oltre il comparto industriale e sostenere lo sviluppo di quei settori che meglio hanno retto anche alla crisi, ma che hanno ancora un potenziale largamente non sfruttato.

SERVIZI ALLA PERSONA

TERZIARIO AVANZATO

LE ATTITUDINI RICHIESTE AI GIOVANI

CORAGGIO ENTUSIASMO

PASSIONE

UMILT CURIOSIT

hr allo sPecchIo

IMPRESE A CACCIA DI

ENTUSIASTI
di Flora Nascimbeni

merito, azione, motivazione. sono queste le basi da cui ripartire per dare nuovo slancio alloccupazione giovanile secondo giancarlo broggian, Presidente del gruppo servizi cgn. Il Paese ha bisogno di cambiamenti radicali: bisogna innanzitutto risolvere il problema della mancanza del rispetto delle normative e della mancanza di meritocrazia.

Esiste poco la cultura del merito continua Broggian, anche nel lavoro, perch esiste una categoria di 11 milioni di lavoratori sacri e intoccabili (art.18) e una categoria di precari che conta circa 13 milioni di persone.Questo sistema ha livellato verso il basso la qualit del lavoro, la professionalit, le motivazioni e il merito. Broggian consiglia di reintrodurre il merito in primis nella scuola, eliminare i

GIANCARLO BROGGIAN
da un nuovo concetto dI rete tecnologIca, ma soPrattutto FIsIca e socIale a un nuovo modello ProduttIvo che rIconquIstI la leadershIP dellInnovazIone.

Il network Servizi CGN un Gruppo di sette societ con capitale privato di propriet familiare, fondato nel gennaio 1995 con sede unica a Pordenone. Opera nel segmento dei servizi informatici e di formazione ai professionisti nel campo amministrativo, fiscale e giuridico. Conta 160 dipendenti, tutti in ambito impiegatizio, di cui il 70% laureati; let media dei collaboratori 34 anni, i giovani con meno di 30 anni costituiscono il 32%. La crescita del Gruppo, costantemente pianificata a due cifre, basata su un grande progetto relazionale di marketing e sulla costituzione e acquisizione di start up sinergiche con il Gruppo.

concorsi e far avanzare solo chi merita. Laltra faccia della medaglia vede molti giovani che cercano soluzioni facili e comode mentre il giovane deve diventare responsabile di se stesso: la ricetta per trovare il lavoro dei propri sogni in Italia non esiste, ma il giovane ci deve provare!. CGN opera nel segmento dei servizi informatici e di formazione ai professionisti dellambito amministrativo, fiscale e giuridico. Conta 160 persone di cui il 70%

laureati e il 32% con meno di trentanni. Nel 2012 il gruppo si trovato a dover gestire un caso particolare: linserimento di venti nuovi giovani neolaureati allinterno di un reparto che mostrava negli anni di perdere motivazione ed entusiasmo, con lobiettivo di migliorare la coesione e iniettare energia positiva. Il progetto sperimentale Programma Nuovi Ingressi del 2012 nato da due domande, come racconta Cristina Nosella, Responsabile Sviluppo Risorse Umane di CGN: Come possiamo mantenere alta la motivazione dei giovani talenti? E poi: come possiamo far uscire subito i talenti, per vedere le loro caratteristiche, senza aspettare i tempi fisiologici, che per noi sono lanno di attivit? Ci che ci siamo prefissi stato quindi creare un nuovo percorso di ingresso della durata di sei mesi fatto di momenti formativi, lavori di gruppo, ore di studio e attivit motivazionali, che introduca il giovane neolaureato nella cultura organizzativa di CGN e nel suo ruolo e lo diriga verso una meta comune. Lobiettivo quindi quello di far affiorare il suo entusiasmo, potenziare la sua positivit e far emergere il suoi sogni. Il tutto attraverso lattenzione e la cura alla persona e la messa in funzione di meccanismi che portino alla valorizzazione dellindividuo nella sua interezza, di collaboratore e di persona.

26

ItaliaCamp il frutto associativo di un gruppo di giovani 20-35enni che nel 2010, partendo da una rete di 60 universit nazionali e internazionali, ha consolidato un innovativo network di idee e progetatualit. Nel 2011 nasce la Fondazione ItaliaCamp, presieduta da Gianni Letta e Pier Luigi Celli, mentre Antonio Catrical riveste, con Fabrizio Sammarco, la carica di Presidente dellAssociazione ItaliaCamp. I Soci Fondatori della Fondazione sono rilevanti realt istituzionali e aziendali, accomunate dallintento di sostenere un nuovo processo di innovazione sociale attraverso lintermediazione della domanda e offerta di ricerca trasferibile.

FABRIZIO SAMMARCO

dalle idee migliori che si deve ripartire secondo Fabrizio Sammarco, fondatore e Presidente di ItaliaCamp, lassociazione nata per promuovere linnovazione sociale, che sottolinea come lassociazione di cui alla guida dal 2011 vanti nel proprio DNA un nuovo concetto di rete non solo tecnologica ma anche e soprattutto fisica e sociale. Grazie a ItaliaCamp siamo entrati nella dimensione 3.0, con limpegno di spingere la realt virtuale nel nostro reale quotidiano. Un autorevole comitato scientifico seleziona le migliori idee che provengono dalla rete e che poi vengono realizzate, chiedendo concreto supporto a istituzioni e finanziatori. Un progetto pensato dalle giovani generazioni ma in logica intergenerazionale, qualcuno si dovr pur assumere la responsabilit sul nostro presente e ancor di pi sul futuro prossimo, provando ad alleggerire il peso del

nostro passato. ItaliaCamp chiede quindi ai cittadini italiani di pensare alla proposta pi che alla protesta, attraverso la terza edizione del concorso La tua idea per il Paese in cui possibile presentare soluzioni a problemi a noi tutti ben noti. Confrontarsi, diventando cos parte attiva della vita della propria comunit, presentando idee che possano realizzarsi concretamente nei rispettivi territori di riferimento. Non si tratta di promesse tese alla ricerca di lavoro ricorda Sammarco, ma di un impegno con cui creare occupazione. In questo senso ItaliaCamp rappresenta uninversione di approccio nel rapporto tra le giovani generazioni e il lavoro. Non dimentichiamoci che in Italia esistono tanti giovani gi adulti e tanti adulti ancora sorprendentemente giovani.

E cosa chiedono invece al nuovo Governo? Sammarco lo invita a sostenere il processo di innovazione sociale avviato dal nostro progetto, cos come da tanti altri progetti a noi assimilabili, con lintento di facilitare la creazione di un contesto favorevole per la realizzazione non solo delle promesse elettorali ma di nuove sfide progettuali, raccolte con modalit crowdsourcing, quindi dalla folla, dalla gente. Broggian innanzitutto chiede uno Stato leggero con una potente riduzione dellapparato statale e burocratico e lintroduzione della meritocrazia a tutti i livelli. Ma chiede soprattutto di puntare alla crescita e alla creazione di un nuovo modello produttivo, che riconquisti la leadership dellinnovazione attraverso la ricerca, la produzione di nuove tecnologie e la valorizzazione dello spirito imprenditoriale per ricreare le condizioni per fare impresa.

27

socIet e terrItorI

LEUROPA DEI SERVIZI CHE


di Marco Donati

CREA OCCUPAZIONE
Il mondo del lavoro come la terra: in termini di grandezza gli oceani rappresentano il settore dei servizi e le terre emerse corrispondono a industria e agricoltura. come le distese dacqua che ricoprono la maggior parte del nostro pianeta, oltre i due terzi delleconomia mondiale, con picchi intorno all80% nei paesi avanzati, spinta dal terziario e, negli ultimi trentanni, il divario con gli altri comparti si ampliato.

Nuovi modelli di consumo, evoluzione degli stili di vita e cambiamenti demografici hanno dato impulso alla crescita dei servizi, oltre allo sviluppo delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Le attivit di ricerca, selezione e fornitura del personale hanno fatto registrare lincremento pi elevato insieme allassistenza sociale, al campo dellintrattenimento e della cura del corpo. In Europa, prodotto interno lordo e occupazione legati ai servizi pesano in media per il 70% e a guidare il gruppo la Gran Bretagna, dove il terziario ingloba l83% delleconomia. Completano il podio la Francia al 78,7% e la Spagna con il 75,9%; quarta classificata a sorpresa la Germania, al 73,8%. Resta pi indietro lItalia, che si mossa con qualche anno di ritardo rispetto alle prime della classe e che si ferma al 67%. Da Londra a Dublino, guardano tutti dallalto anche in fatto di stipendi lordi: in media chi opera nel terziario viene retribuito con 40.741 sterline allanno, pari a 47.385 euro. Un soffio pi avanti dei tedeschi, che guadagnano 46.600 euro. Pi staccate Francia, 37.725 euro, e Spagna, 29.487 euro. Anche in questa classifica chiude la top five lItalia con 27.134 euro. Nello stesso tempo il settore manifatturiero ha visto erodere la sua quota di occupati e produttivit. LItalia in soli cinque anni ha perso tre posizioni nella graduatoria dei paesi manifatturieri, scivolando allottavo posto con una quota scesa dal 4,5% al 3,3%, superata da India, Corea del Sud e Brasile. Non un caso se dal 2010 la Cina ha strappato lo scettro agli Stati Uniti e se tra le prime 15 posizioni solo sei sono occupate da nazioni europee.

La Gran Bretagna, da decenni traino della terziarizzazione insieme agli Stati Uniti, si aggrappata a questo settore in costante crescita, che ha controbilanciato il peggioramento degli indici manifatturieri. Il peso maggiore riguarda i servizi per le imprese, che incidono per poco meno di un terzo del PIL. Seguono servizi pubblici e professioni turistiche, che insieme toccano quasi il 40% del totale. Solo nella City di Londra, il pi importante centro finanziario europeo, lavorano 144 mila persone compreso lindotto. Una roccaforte di manager soprattutto in periodo di crisi, perch le multinazionali per ridurre i costi concentrano le alte cariche nei propri quartier generali: ogni 100 dipendenti si trovano 15 dirigenti, il doppio di Finlandia (7,6%) e Olanda (7,4%). Strategia che in Italia non ancora stata promossa con forza, se si stima che il rapporto tra subalterni e responsabili si ferma al 2%.

nuovI modellI dI consumo, evoluzIone deglI stIlI dI vIta e cambIamentI demograFIcI hanno dato ImPulso alla crescIta deI servIzI, oltre allo svIluPPo delle nuove tecnologIe. la gran bretagna sI aggraPPata a questo settore In crescIta, controbIlancIando Il PeggIoramento deglI IndIcI manIFatturIerI.

28

Magazine

Lexport tedesco nel campo dei servizi sta raccogliendo molti consensi (e contratti) nei paesi emergenti. Il vanto della locomotiva tedesca ora non esporta solo automobili, ma si sta riposizionando sui bisogni di una classe media in espansione. Qatar, Russia, Vietnam, Kazakistan. Negli ultimi anni sono molti i mercati che hanno apprezzato consulenza, logistica e ricerca di stampo teutonico. Soprattutto Paesi Arabi e Cina hanno accolto con favore la novit, sfruttando affidabilit, puntualit e qualit del servizio tedesco. Secondo le stime della BGA, lassociazione degli esportatori con sede a Berlino, nel 2010 il commercio di servizi con lestero ha toccato i 170 milioni di euro. Una delle ammiraglie la Dussman, societ con 54 mila dipendenti in 24 Paesi specializzata nella gestione, nella pulizia e nella sicurezza di immobili, mense, fabbriche, negozi. In Francia il terziario resta il maggiore bacino dassunzione, nonostante la crisi che a gennaio ha fatto toccare il minimo da 46 mesi allindice PMI servizi: la manodopera richiesta soprattutto per turismo, servizi alle imprese e cure mediche, ma sono centrali anche le assicurazioni, in particolare vita, i trasporti e i servizi alle imprese. Parigi stima che ogni anno

siano 70 milioni i turisti stranieri da accogliere, solo Stati Uniti e Italia fanno meglio. Al loro confronto per la Francia il paese meglio dotato di infrastrutture per laccoglienza, forte dei suoi 20 mila alberghi, 8 mila campeggi e 860 villaggi. Anche la Spagna ha registrato una costante crescita nel campo del turismo, sullonda delle riforme del governo Zapatero, fino a dare occupazione al 12% della popolazione attiva e a creare l11% del PIL. Hanno seguito questo comparto nello sviluppo le telecomunicazioni, linformatica e le attivit bancarie e assicurative. Dagli anni Settanta, quando si aggirava sul 36%, la percentuale di impiego del terziario pi che raddoppiata a scapito soprattutto di agricoltura e pesca, crollate dal 29% al 4,4% del totale, e dellindustria, passata dal 25,3% al 14,2%.

INNOVAZIONE E PRODUTTIVIT. ALLA RICERCA DI NUOVI MODELLI DI BUSINESS PER LE IMPRESE DI SERVIZI.
Franco angeli, 2012

47.385 gran bretagna 46.600 germanIa 37.725 FrancIa 29.487 sPagna 27.134 iTalia

MEDia DEGli STiPENDi lorDi aNNUi Di cHi oPEra NEl SETTorE TErZiario

PErcENTUalE DEl SETTorE TErZiario NEllE PriNciPali EcoNoMiE EUroPEE

83% gran bretagna 78,7% FrancIa 75,9% sPagna 73,8% germanIa 67% ItalIa

socIet e terrItorI

LE REGOLE DEI GIOVANI

DA KENNEDY A GRILLO,
a colloquIo con roger abravanel di Serena Scarpello
Giornalista, Class CNBC

Italia, cresci o esci! laut-aut che d il titolo al suo ultimo saggio. secondo roger abravanel non c altra soluzione: un cambiamento del nostro sistema Paese, che deve partire dai giovani. cosa devono fare? diventare indipendenti economicamente dalla famiglia, cercare la migliore istruzione, abbandonare la comfort zone, non avere paura dei fallimenti, ricercare incessantemente la meritocrazia e il rispetto delle regole.

LINNOVAZIONE NEI SERVIZI


r. Donvito - Firenze university Press, 2013

30

ROGER ABRAVANEL

necessarIo un rIdIsegno della maPPa delle ImPrese, troPPo FocalIzzate su un manIFatturIero a basso valore aggIunto. chIedIamocI Perch FaccIamo le Punto e non le mercedes, senza contare che da noI aPPle e mIcrosoFt non nascono. e soPrattutto sIamo Poco ProduttIvI neI servIzI.

31

socIet e terrItorI

LAVORO PER I GIOVANI

100% GUARANTEED
di Ada Del Castello

Incontro con luIgI cal, dIrettore delluFFIcIo Ilo Per lItalIa

Per migliorare la situazione dei giovani basterebbe investire lo 0,5% del PIl in sistemi di garanzia per loccupazione. la proposta dellorganizzazione Internazionale del lavoro che sta per essere assunta dallunione europea. ma luigi cal, direttore dellufficio Ilo per lItalia e san marino, racconta anche una sua idea grappolo che parte direttamente dai giovani, perch i giovani la loro storia se la devono conquistare.

LUIGI CAL

UNEUROPA PER GIOVANI. PACE, INNOVAZIONE, LAVORO.


f. chittolina - ass. Primalpe costanzo martini, 2012

Da una famiglia di umili origini di ramera arrivato ai vertici di uno degli organismi delle Nazioni Unite. cosa ha fatto scattare la molla di una tale carriera? Innanzitutto un episodio accaduto quando avevo otto anni: avevo accompagnato alle Poste mio padre, che era un contadino e praticamente analfabeta, e alla sua richiesta di portare un documento a casa con la scusa di non avere con s gli occhiali, limpiegata lo insult definendolo un ignorante che non sapeva n leggere n scrivere. Quando siamo usciti mio padre ha detto: vedi figlio, quando sei ignorante come vieni trattato?. stata la molla che ha fatto scattare una specie di volont di riscatto. Ho sempre fatto una vita austera e molti sacrifici, lavorando mentre studiavo per non pesare sulla mia famiglia. Negli anni Settanta, quelli della mia formazione superiore e universitaria, ho incontrato delle istituzioni che erano presenti e che mi hanno aiutato: ho potuto usufruire del cosiddetto pre-salario, che faceva riferimento al reddito ma anche al merito e ho ottenuto due borse di studio, una per luniversit di Nizza e laltra per lAccademia Diplomatica di vienna.

Quelle come la sua sono storie sempre pi rare. oggi anche i giovani con un alto livello di istruzione soffrono per scarsi salari, disoccupazione, mancanza di prospettive immediate. cosa fare per evitare che si crei una generazione perduta di talenti sprecati? Da pi di un anno lOrganizzazione che rappresento presenta una proposta che sta per essere assunta anche dallUnione Europea: una garanzia per i giovani. LILO invita gli Stati a prendere misure che assicurino che i giovani fino ai 25 anni ricevano una buona offerta di lavoro o una formazione continua con corsi di perfezionamento o un contratto di apprendistato o un tirocinio di qualit, entro quattro mesi dalla fine del percorso scolastico o di un contratto di lavoro. Si invita anche a stabilire delle collaborazioni con scuole e universit, con istituti di formazione, con i servizi allimpiego e naturalmente con i partner sociali Confindustria e sindacati che devono rimanere il perno di questo processo. E non deve mancare il coinvolgimento dei giovani o dei loro rappresentanti in modo che gli interventi e le azioni siano oltre che tempestivi ben recepiti.

32

Magazine

Quale messaggio vuole mandare a questo proposito al nuovo Governo? Ogni euro risparmiato dagli sprechi, ogni euro accumulato dalla lotta allevasione, ogni euro spendibile dei Fondi europei o an anche ricavato dal deficit spending, dovrebbe essere investito per rinnovare, per finanzia finanziare la ricerca applicata. Ma chiederei anche al Governo di promuovere i giovani, senza regalare loro le cose. La molla scatta nel momento in cui i giovani si rendono conto che le cose se le devono conquistare. c cosa possono fare dal loro canto le imprese private? Innanzitutto innovare, allargarsi in reti e di distretti e anche loro promuovere, premiare la fantasia propositiva e positiva dei giova giovani. Suggerirei inoltre di non delocalizzare solo per problemi di costo ma di investire in qualit, utilizzando anche questa nostra proposta dei sistemi di garanzia per loccu loccupazione dei giovani. Mi dia almeno unidea che vada verso lobiettivo di una crescita del sistema Paese che passi dalla buona occupazione e dalla qualit del lavoro dei giovani. unidea grappolo: la storia e la geografia del nostro Paese sono molto particolari. Abbiamo un paesaggio ricco, multiplo, un patrimonio artistico incommensurabile, un territorio ricco di possibilit per lagricoltura buona e di qualit. I giovani si dovrebbero organizzare, per esempio, in cooperative e il Governo dovrebbe facilitare questo per mantenere il territorio, per la promozione della green economy, a partire dalla ristrutturazione di abitazioni e palazzi costruiti pi di 40-50 anni fa. In ogni regione dItalia si potrebbe poi sviluppare lartigianato di tradizione con molta facilit, cos come rendere visibili tutti i siti artistici italiani attraverso il restauro seguito in contemporanea da una nuova organizzazione del turismo. Naturalmente con facilitazioni da parte del Governo e delle banche attraverso crediti agevolati.

chIedereI al governo dI Promuovere I gIovanI, senza regalare loro le cose. la molla scatta nel momento In cuI I gIovanI sI rendono conto che le cose se le devono conquIstare. e alle ImPrese chIedereI dI Innovare e dI PremIare la FantasIa ProPosItIva e PosItIva deI gIovanI.

in italia il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 36,6% nel 2012, mentre la media UE al 24%, con la Germania all8%. cosa stiamo sbagliando? Innanzitutto abbiamo sbagliato a non imitare la Germania che dopo l11 settembre si sottomessa, attraverso il dialogo tra il Governo e le parti sociali, a una ristrutturazione del mercato del lavoro, delle imprese, dei crediti, e si preparata di fatto alla crisi del 2008. Ma se da un lato non abbiamo imitato una best practice, dallaltro ci abbiamo aggiunto anche del nostro, un po perch vittime della forza di alcuni governi allinterno dellEuropa che ci hanno costretto a dover accettare politiche di austerit prima di fare le riforme. Credo che sia i Governi sia i sindacati abbiano accettato con troppa fretta, ad esempio, che il pareggio di bilancio andasse in Costituzione, e questo ci ha legati a doppia corda alle politiche di austerit.

33

controtendenze

IL LAVORO MANUALE
CI SALVER
di Antonella Guidotti
Caporedattore di LinC

la voce del PresIdente dI Federlegnoarredo, roberto snaIdero

Formazione, formazione, formazione. ribadisce fermamente il concetto roberto snaidero, presidente di Federlegnoarredo, nel far luce su cosa chiederebbe la sua associazione alle Istituzioni affinch il settore del legno arredo diventi un serbatoio di occupazione (quella di qualit) per i giovani. ROBERTO SNAIDERO

A sostegno della crescita di un comparto di punta della nostra economia, ambasciatore delleccellenza del made in Italy nel mondo, che oggi rischia di disperdere quella cultura del saper fare che ha reso unici i suoi prodotti. Perch se i giovani hanno bisogno di lavoro, noi assicura Snaidero abbiamo bisogno dei giovani. Imprenditore friulano di seconda generazione, al suo secondo mandato alla guida della Federazione degli industriali del legno arredo, non ha mai fatto mistero che il ricambio generazionale una delle questioni di maggior urgenza che il comparto si trova oggi ad affrontare. Pena la perdita di know how ed expertise, in altre parole di qualit e competitivit. I nostri falegnami hanno ormai raggiunto unet piuttosto avanzata e non abbiamo giovani che possano subentrare loro. una storia, fatta di conoscenza e abilit, che sta pian piano scomparendo. Negli anni passati abbiamo spinto i giovani verso il liceo, la ragioneria, luniversit, per poi ritrovarci oggi con un esercito di laureati disoccupati. Mentre abbiamo distrutto, per usare un eufemismo, gli istituti profes-

sionali, quelle scuole atte a preparare i giovani ai mestieri che implicano unalta dose di manualit e per i quali oggi soffriamo la mancanza di personale adatto a ricoprirli. Incoraggiare e avvicinare i giovani alle professioni di quel manifatturiero ad alto valore aggiunto che ha fatto grande lItalia nel mondo significa anche superare una serie di radicati pregiudizi che relegano certe professioni a livelli socialmente poco nobilitanti. Laddove invece, soprattutto in unera che sar probabilmente ricordata come una delle pi difficili nella storia economica e sociale del nostro Paese, la capacit artigiana, quel saper fare con le proprie mani, dovrebbe illuminare una strada sicura di crescita e un futuro professionale certo e gratificante per i giovani. Dove agire per minare e rovesciare gli assunti alla base di questi pregiudizi? Linformazione, intesa come conoscenza delloperativit del lavoro, senzaltro un aspetto sul quale far luce. Nel nostro settore non esiste pi il falegname che si taglia il dito con la sega a nastro! Nelle nostre aziende si indossa il camice bianco, necessario saper utilizzare gli strumenti informatici, sono presenti labora-

tori di chimica altamente specializzati sono strutture completamente diverse da quelle del passato! Ed proprio per questo che sostengo che i giovani dovrebbero trascorrere ore nelle aziende per capire come sono fatte e come si svolge il lavoro. Lanello pi debole nel percorso di riavvicinamento dei giovani ai mestieri manuali e alla consapevolezza delle opportunit professionali insite in essi, rimane la mancanza di quel raccordo scuola-lavoro di cui la Germania, patria del manifatturiero, ha fatto la sua arma vincente per contrastare sul nascere la disoccupazione giovanile, tenendo alti i livelli di produttivit e competitivit. In Italia il connubio scuola-azienda assolutamente inesistente concorda Snaidero. Determinante nellapprendere un mestiere, ma anche di fondamentale importanza per consentire ai giovani di rendersi conto del lavoro propriamente detto, di toccare con mano la vita in azienda, per decidere consapevolmente del proprio futuro professionale, realmente consci delle proprie inclinazioni, attitudini e prospettive di carriera.

34

Magazine

Per FederlegnoArredo la strategicit dellalternanza scuola-azienda non solo mera retorica (non ci piace piangerci addosso, chiosa il Presidente), ma il principio alla base del Polo Formativo dei Mestieri del Legno Arredo, progetto della Federazione in collaborazione con ASLAM che prender il via a settembre in Brianza, finalizzato a rispondere al fabbisogno formativo e occupazionale delle imprese del settore riavvicinando i giovani del territorio ai mestieri del legno-arredo e generando una forza lavoro motivata e soddisfatta. un percorso di studio e lavoro (il 30% delle ore di lezione si svolgeranno sotto forma di tirocinio presso

Il connubIo scuola-azIenda determInante nellaPPrendere un mestIere, ma anche Per consentIre aI gIovanI dI toccare con mano Il lavoro e Poter decIdere consaPevolmente del ProPrIo Futuro ProFessIonale, realmente conscI delle ProPrIe InclInazIonI, attItudInI e ProsPettIve dI carrIera.

le aziende del comparto) che former figure altamente specializzate, dagli artigiani ai tecnici commerciali. Se le scuole non preparano al mondo del lavoro dobbiamo essere noi, come Associazione, a invogliare e portare i giovani nel nostro settore. Sullorigine di questo distacco tra mondo dellistruzione e mondo aziendale, Snaidero ha una visione precisa: Le responsabilit non sono mai da una parte sola. Molte sono del sistema scolastico, ma una parte anche delle imprese che non dialogano o non intervengono in maniera efficace. E tira paternamente le orecchie anche ai giovani che non devono pensare di entrare in azienda e sapere tutto, devono piuttosto munirsi di grande umilt e pazienza, predisporsi ad ascoltare, osservare e imparare da coloro che in azienda, da tempo, svolgono con maestria il proprio lavoro. E ricorda come quando ero ragazzo mio padre mi diceva di andare con lui in fabbrica per imparare, e io durante il periodo estivo trascorrevo molto tempo vicino agli operai per capire il lavoro e sentire il profumo del legno. In questo modo i giovani possono davvero dare un contributo importante alla crescita del Paese e, naturalmente, alla loro crescita professionale e umana. E, con lexport che continua ad accresce la sua fetta di mercato, spinto anche dalla contrazione del mercato interno, lapproccio e la visione global dei giovani senzaltro un plus da non sottovalutare. Snaidero concorda che internazionalizzazione fa sempre pi rima con giovani che oggi conoscono almeno una lingua straniera, viaggiano e studiano allestero, padroneggiano tecnologie e mezzi di comunicazione che li connettono al mondo intero permettendo loro di comprenderlo, accoglierlo e relazionarsi con esso in maniera ben diversa dal passato. Ma oltre le cosiddette hard skill, cosa deve avere un giovane per vincere nel mondo del lavoro? Prima di tutto la passione, poi lintelligenza. E lumilt di partire da zero, anche se laureato.

LUOMO ARTIGIANO
r. Sennet Feltrinelli, 2012

controtendenze

lItalIa InternazIonale vIsta da mIchele rauccI, chaPter chaIr Per lItalIa dI YPo

CON LA VALIGIA
di Letizia Bettina

GIOVANI LEADER NATI

ci sono solo quattro giovani manager italiani, tutti rigorosamente sotto i 40 anni, nella lista dei 199 Young global leader stilata annualmente dal World Economic forum di ginevra. e tre su quattro lavorano allestero. evidente che in Italia manca qualcosa. secondo michele raucci, chapter chair per lItalia di YPo (Young Presidents organization), il nostro Paese non ha una vera cultura del merito, n una rete chiara e trasparente di regole.

Dott. raucci, partiamo dallassociazione di cui chapter chair da quasi due anni. Qual la vostra mission? YPO unassociazione no profit nata pi di sessantanni fa, che riunisce i giovani Presidenti, Amministratori Delegati e Direttori Generali delle pi importanti realt aziendali internazionali. Siamo circa 20 mila e rappresentiamo con le varie aziende circa il 10% del GDP mondiale. La missione comune quella di diventare i migliori leader aziendali grazie alla formazione e allo scambio di idee. litalia a che posto si trova? Se parliamo di propensione agli investimenti, il nostro Paese si trova decisamente in posizioni molto basse rispetto agli altri. Se invece facciamo riferimento allItalia quale membro di YPO, sicuramente c un gruppo abbastanza nutrito: siamo circa un centinaio e cerchiamo di promuovere soprattutto lItalia allestero.

Abbiamo creato un gruppo, il Doing Business in Italy che raccoglie tutti i membri di YPO nel mondo che fanno business in Italia o con lItalia al fine di facilitare la comprensione del nostro sistema Paese. Molte aziende, infatti, ultimamente hanno preferito altri Paesi come partner commerciali, e con questa iniziativa si cerca di farli innamorare nuovamente dellItalia. Qual il Paese ideale per un giovane manager oggi? Sicuramente quei Paesi dove viene premiata la meritocrazia, dove si pu investire facilmente, dove le leggi sono chiare, dove c un fisco che assolutamente giusto. Gli Stati Uniti da questo punto di vista sicuramente sono ancora un riferimento, ma ci sono anche alcuni Paesi come la Corea o Singapore che stanno emergendo in quanto considerati Paesi modello.

MICHELE RAUCCI

lItalIa Poco rIconoscIuta a lIvello InternazIonale, vIsta daglI ImPrendItorI come un Paese dIFFIcIle dove Fare busIness, sIa Per le costrIzIonI del mercato del lavoro - senza egualI al mondo - sIa Per le costrIzIonI dI tIPo FInanzIarIo, dalla rIchIeste alle banche allIncertezza PolItIca.

36

Magazine

cosa potremmo copiare da questi Paesi? Quello che si potrebbe copiare sono sicuramente la flessibilit, lattenzione verso limpresa, la crescita del Paese sia dal punto di vista delleducazione, dellimprenditorialit, ma anche della presenza a livello internazionale. lei ha ricoperto incarichi manageriali di alto livello per societ leader. cosa favorisce una crescita dimpresa deccellenza? Sicuramente lambiente in cui limpresa si trova ad operare. Oggi purtroppo lItalia soffre del fatto di essere riconosciuta poco a livello internazionale, lo vedo anche con i nostri membri: cercano di fare attivit in Italia ma lo vedono come un Paese difficile, da un lato per le costrizioni che incontrano nel mercato del lavoro e che non trovano da nessuna altra parte nel mondo, dallaltro per le costrizioni di tipo finanziario, che vanno dalla richieste alle banche a tutto quello che comporta lincertezza politica del Paese. in italia oltre tre giovani su 10 non lavorano: siamo maglia nera nellUnione Europea dopo la Spagna. ci dia almeno unidea per superare questimpasse. A mio parere si reso necessario pensare non pi alloccupazione di alcuni, ma alla massimizzazione delloccupazione. Le faccio un esempio: uno dei nostri membri possiede una societ che assume persone quasi in ogni Paese al mondo nel settore ricettivo. Quando entra in un Paese arriva ad assumere circa 300 persone. Se la scommessa industriale e imprenditoriale va bene, pu poi arrivare ad assumerne 600, ma vuole anche avere la libert di poter tornare a 150 nel caso in cui non dovesse andare bene. E molto spesso queste scommesse vengono vinte dagli imprenditori: non c un Paese dove lui non abbia fatto il secondo salto! In Italia invece non si pu neanche permettere di fare il primo perch le leggi dal suo punto di vista non sono chiare, non permettono, se non attraverso metodologie molto farraginose, di avere una flessibilit vera del lavoro. Tutto questo va ovviamente a creare grossi problemi soprattutto ai giovani ai quali non viene data la possibilit di scommettere. a tale proposito cosa chiedono le imprese al prossimo Governo? Le imprese internazionali sicuramente chiedono delle leggi sul lavoro chiare che diano la possibilit a chi ci guarda dallesterno di poter scommettere sul Paese, e che ovviamente portino a una flessibilit innata. In secondo luogo chiedono di puntare sulleducazione e sulla ricerca: capita molto spesso che i nostri membri si lamentino perch non riescono a trovare persone che parlino inglese.

MAD IN ITALY. QUINDICI CONSIGLI PER FARE BUSINESS IN ITALIA NONOSTANTE LITALIA.
G. cito, a. Paolo - rizzoli, 2012

che contributo pu dare una realt come YPo? Cerchiamo di promuovere e quindi di aiutare le aziende internazionali ad entrare nel tessuto sociale, cerchiamo di spiegarglielo e di fargli trovare le soluzioni ottimali. fondamentale inoltre promuovere lidea di imprenditorialit. Per questo partecipiamo a varie competizioni che vengono fatte a livello nazionale e formiamo attraverso un nostro organismo, il Deal Network, la possibilit per nuove imprese in Italia di poter avere un membro di YPO quale membro del board, in modo tale da permette allazienda di creare un link con altri 3000 imprenditori in giro per il mondo e quindi creare delle sinergie.

37

vocI dImPresa

UMILI, CURIOSI, CORAGGIOSI:

GIOVANI
di Francesca Malaguti

COS VI VUOLE IL MONDO DEL LAVORO


consIglI e vIsIonI del numero uno dI amPlIFon, Franco moscettI

ho iniziato come piazzista di seconda categoria, poi dopo un duro lavoro sono diventato amministratore delegato prima della francese air liquide e poi di amplifon. ma la cosa pi importante che mi sempre stata riconosciuta che sono una brava persona.
Quella percorsa da Franco Moscetti una strada che molti sperano di fare con altrettanto successo: dal 2004 direttore generale e amministratore delegato di un gruppo leader mondiale nella distribuzione di sistemi uditivi con il 9% del mercato globale, che pu contare su una rete di oltre 3 mila punti vendita, 1.600 negozi affiliati e 2.300 centri di servizio. I giovani che si affacciano sul mondo del lavoro devono approcciarsi con molta umilt, essere curiosi e dimostrarsi pronti ad apprendere di tutto. Alcuni arrivano molto specializzati su un argomento ma devono interessarsi a 360 gradi su quello

Magazine

che succede in azienda. Questa curiosit deve permettere di cannibalizzare il sapere altrui e di arricchire il proprio bagaglio culturale e lavorativo. Magari, aiutati anche da una formazione scolastica concordata con le aziende. Ci dovrebbe essere pi osmosi tra mondo del lavoro e della scuola. Essere formati da un punto di vista teorico e avere la possibilit di verificare in pratica le teorie appena apprese un aspetto fondamentale per la crescita.

la chIarezza dI IntentI su cosa sI vuol Fare da grandI Fondamentale. cos come lo lInterazIone con glI altrI: chIunque dIca dI aver raggIunto la meta da solo mente. con umIlt e duro lavoro sI Possono raggIungere grandI rIsultatI senza vendere lanIma al dIavolo.

La profonda conoscenza del proprio ecosistema essenziale, ma per raggiungere il proprio obiettivo la cosa pi importante focalizzarsi sul punto di partenza e su quello di arrivo. Purtroppo mi sono reso conto che spesso i giovani non hanno chiarezza di intenti su cosa vorrebbero fare da grandi, lo vedo anche nei colloqui. Che pensa di fare? Non lo so ancora mi rispondono. Sapere, almeno a grandi linee, cosa si vuole fare consente di fare un piccolo passo ogni giorno verso un traguardo. La chiarezza un fatto fondamentale, come lo linterazione con gli altri: chiunque dica di aver raggiunto la meta da solo mente. Con umilt e duro lavoro si possono raggiungere grandi risultati senza vendere lanima al diavolo. Propensione al cambiamento, capacit di innovarsi, continua evoluzione del modello di business. Sono le strategie che hanno permesso ad Amplifon di continuare a guidare il proprio comparto e indicare la via maestra ai gruppi concorrenti. Fondata nel 1950, presente in 20 Paesi: dagli Stati Uniti allIndia, passando per Nuova Zelanda e Turchia. Ma nonostante la profonda internazionalizzazione lanciata negli anni Novanta, lazienda milanese rimasta radicata in Italia, dove copre oltre il 90% dei comuni con la sua rete capillare. Chi guida una societ del genere e decide le sorti di decine di migliaia di persone non pu rimanere ancorato al presente. Nel mercato di oggi immaginare che un gruppo possa rimanere a fare quello che ha fatto negli ultimi anni, pur con grandi risultati, non ha senso. Walmart, Apple, Microsoft, le pi importante aziende mondiali sono nate in epoca recente. Come esempio opposto prendete la Pan Am: era la pi grande compagnia aerea del mondo, ma nel 1991 fallita e nel frattempo nata Ryanair su un modello diverso. In un mercato cos volatile bisogna avere la capacit di interpretare il futuro prima e meglio degli altri perch cos si acquisisce un vantaggio competitivo importante.

Strumento indispensabile per compiere scelte corrette il coraggio. Per Moscetti i giovani che vogliono entrare nel mondo dellimprenditoria non possono farne a meno. Un imprenditore ha pi coraggio degli altri, rischia soldi propri, accetta di sfidare se stesso e deve convincere gli altri della bont dei propri progetti. Come ho detto prima, la chiarezza di intenti un aspetto fondamentale. Diventare imprenditori la sfida pi entusiasmante di tutte e ha anche un ruolo sociale, perch se hai successo ti permette di offrire opportunit a molte persone. Purtroppo in Italia questo lavoro difficile, non si aiutano i giovani. Il decreto crescita del Ministro Passera un ottimo passo in avanti perch ha dato rilevanza alle start up, ma questo cambiamento non si fa in ventiquattro ore. Il nostro rimane un Paese nel quale complicato farsi largo, soprattutto per gli under 30. Ha ancora senso puntare sulla crescita in Italia? Forse non hanno torto i ragazzi che tentano unavventura allestero. Come tutte le scelte importanti molto difficile, lho provato sulla mia pelle. Il mio unico figlio maschio vive negli Stati Uniti da oltre tre anni, anche per una questione di sfide: voleva cavarsela da solo, voleva mettersi alla prova e vedere dove poteva arrivare solo con le sue forze. Non voleva essere etichettato come il figlio dellamministratore delegato. Detto ci, credo che la mia generazione in questo abbia fallito: avremmo dovuto creare le condizioni per fermare lemorragia di giovani talenti verso lestero e ora dovremmo impegnarci di pi per fare rientrare quelli che sono emigrati. Anzi, spero che un giorno lItalia diventi un Paese appetibile per un ragazzo americano o cinese, che venga qui perch c terreno fertile.

TUTTI EROI. LA SFIDA DEI GIOVANI ITALIANI.


P. De leo - anam 2012

FRANCO MOSCETTI

39

WorKshoP oPInIon leader

PI COMPETITIVIT
di Carlo Barberis
Presidente di ExpoTraining

PI FORMAZIONE

gandhi descriveva linferno e il paradiso usando questa parabola: entrai in una stanza, vi era un grande tavolo imbandito di succose leccornie, vi erano seduti dei commensali ai quali erano legati alle rispettive braccia dei lunghi cucchiai, tali cucchiai essendo troppo lunghi non permettevano di portare il cibo alla bocca e come tale i commensali erano tutti magri, tristi e patiti...

...entrai in una seconda stanza, anche qui vi era un grande tavolo imbandito di succose leccornie, vi erano seduti dei commensali ai quali erano legati alle rispettive braccia dei lunghi cucchiai, tali cucchiai essendo troppo lunghi non permettevano di portare il cibo alla bocca, ma a differenza della prima stanza i commensali erano ben pasciuti e felici poich luno imboccava laltro e cos si potevano alimentare!. In altre parole, vi era fiducia reciproca e un grande spirito di collaborazione. Metaforicamente, se Gandhi dovesse descrivere oggi il sistema formativo italiano molto probabilmente utilizzerebbe la prima stanza, ossia vi sono dei commensali i formatori e le aziende e vi una grande

tavola imbandita il valore aggiunto derivante dal sapere e dalla conoscenza ma i commensali sono tristi i formatori non riescono a far percepire al sistema azienda il vero valore derivante dalla formazione, le aziende troppo impegnate a gestire il quotidiano non vedono quali concreti vantaggi possano derivare dai piani formativi pertanto tutto il sistema in sofferenza! I numeri dicono che le imprese che si aggiornano sono pi competitive e le persone che si formano possono spendersi meglio sul difficile mercato del lavoro di oggi. In Europa, lItalia al terzultimo posto per lutilizzo della formazione. Lo confermano anche i dati del sistema permanente di monitoraggio delle attivit finanziate dai Fondi Paritetici Interprofessionali che attestano linsufficienza dei livelli di investimento e partecipazione alla formazione continua. Ci dovuto a un diffuso disinteresse del sistema produttivo italiano nel promuovere lo sviluppo delle competenze dei propri dipendenti. Elemento che evidenza chiaramente che lattivit formativa rappresenta per le aziende un costo non solo economico, ma anche organizzativo. Diviene doveroso, quindi, avviare una sta-

Magazine

gione di valutazioni e di riforme del sistema della formazione e della sua governance. Dobbiamo sviluppare la convinzione dellimportanza della formazione quale fattore di crescita imprescindibile per il Paese, in una logica di forte partecipazione del mondo del lavoro, dellimpresa e degli operatori della formazione. Proprio perch dallattuale scenario congiunturale non si intravvede la fine del tunnel, la formazione deve accendere un faro che sappia indirizzare programmi le cui ricadute impattino significativamente sui giovani, sui lavoratori e sulle imprese. Non innervando nel tessuto produttivo le prassi della formazione, non solo riduciamo la loro competitivit del Sistema Paese, ma creiamo anche un danno sociale al Paese, ai lavoratori e alle nuove leve. Chi non rinnova, fallisce, chi non si aggiorna ai margini del mercato del lavoro e le conseguenze in termini di ammortizzatori sociali e indennit di disoccupazione ricadono sulla collettivit, penalizzano oltremodo il lavoratore e i giovani poich si troveranno inadeguati nel ricercare e inserirsi in nuove occupazioni. Pertanto dobbiamo parlare di costo sociale della non formazione. Occorre allineare problemi, opportunit e spazi di manovra, agendo su tutte le diverse responsabilit istituzionali a livello centrale e locale, fissando nuove regole di governance attraverso specifici indirizzi. Creare e sviluppare una coscienza collettiva alla formazione. Innescare delle politiche di incentivazione a favore delle imprese per gli investimenti sulla formazione attraverso un dispositivo legislativo che preveda lobbligo dellimpiego della formazione continua (come avviene in materia di sicurezza del lavoro, oppure nel settore delle professioni dove vi lobbligo dellaggiornamento) che potrebbe essere soddisfatto attraverso limpiego delle risorse finanziarie pubbliche.

Trasparenza sulla gestione dei fondi contro le irregolarit e le frodi. Istituire un fondo unico per la formazione cui far confluire tutti i finanziamenti nazionali ed europei cambiando gli attuali assetti gestionali e promuovendo meccanismi di trasparenza dellimpiego dei fondi pubblici come per esempio la tracciabilit dei flussi finanziari e la messa in trasparenza totale con il varo di misure preventive.

Garantire il diritto alla buona formazione per i lavoratori. A tal fine il settore si deve dotare, tramite i meccanismi della bilateralit, di un proprio fondo interprofessionale che possa aggiornare gli operatori della formazione, elevando di riflesso la domanda. Formulare piani di riqualificazione a favore dei lavoratori disoccupati. La recente situazione economica ha prodotto, ad oggi, circa 800.000 lavoratori in cassa integrazione. Lattuale riforma del lavoro prevede che la cassa integrazione abbia una durata massima di due anni, senza la garanzia del rientro in azienda.

chI non rInnova, FallIsce. chI non sI aggIorna aI margInI del mercato e I costI deglI ammortIzzatorI socIalI rIcadono sulla collettIvIt PenalIzzando oltremodo Il lavoratore e I gIovanI, InadeguatI nel rIcercare e InserIrsI In nuove occuPazIonI. Il costo socIale della non FormazIone.

Possono essere adottati sistemi di trasferimento del denaro pubblico, non pi in capo allazienda o allorganismo di formazione come avviene oggi, ma tramite lagenzia delle entrate che andr a compensare le imposte che lazienda deve versare al fisco, attingendo proporzionalmente e limitatamente al progetto formativo a sua volta approvato.

QUALE FORMAZIONE PER I LAVORATORI


V. friso - cleuP, 2012

41

WorKshoP oPInIon leader

LE VERE ISTANZE DEI GIOVANI

ALLA POLITICA E ALLO STATO


di Luigi Tivelli
Editorialista e scrittore

I giovani italiani sono ben pi maturi di quanto ritenga la classe politica, e consapevoli dei vincoli derivanti dallo stato attuale del mercato del lavoro e delle finanze pubbliche.

Non abbiamo infatti notizia di cortei di occorre che lo stato rIduca Peso coraggio al presente, senza pensare alle giovani disoccupati che chiedono di e PerImetro del settore PubblIco prospettive per il futuro, e divisivit, essere assunti dalla Pubblica Amminicio ricerca assidua e ossessiva di ci nelleconomIa, necessIt dI cuI le strazione, o di aspettative diffuse verso che divide e mai di ci che pu unire, Forze PolItIche mostrano scarsa la questione delloccupazione, e ancora la ricerca del posto di lavoro pubbliconsaPevolezza, anche Perch pi delloccupazione giovanile, stata co. Essi sanno per che compete alla classe politica e allo Stato definire una laddove arrIva Il settore PubblIco, affrontata con una miscela di demagocornice in cui sia possibile la creazioarrIvano le manI della PartItocrazIa gia e superficialit. N la riproposizione ne di nuove opportunit di lavoro e la da parte di Monti del contratto flessibile Invadente e ImPIccIona. definizione di forme adeguate di protema a tempo indeterminato di Ichino ha zione sociale. Pu sembrare un parafornito chiss quale contributo. dosso, ma gli stessi giovani mostrano di credere nelle chances legate alla flexsecurity pi delle classi politiche e di Governo. In questo quadro spetta ai giovani una nuova consapevolezza, La legge Fornero si fermata infatti a met del guado, lasciando gi in parte in essi presente, quella di vivere nella societ dei in essere troppe pozzanghere nel cammino verso la flexseculavori e di sapere che, a parte certe tipologie di lavoro manuarity, e dalla stessa campagna elettorale non sono certo emerse le, il settore industriale oggi in larga parte saturo, e le nuove proposte significative idonee alla costruzione di un piano straoropportunit di lavoro possono maturare soprattutto nel settore dinario per loccupazione giovanile. terziario, nei servizi allimpresa, alle famiglie, alle persone, e in parte nel terziario avanzato. Certo, c stata una gara ad emulazione competitiva a proporre di azzerare gli oneri sociali per lassunzione di giovani. C anche Ma perch questo possa avvenire occorre che lo Stato faccia un chi si riferito agli incentivi per le start up innovative, gi parpreciso passo indietro, che si riduca il peso e il perimetro del settore zialmente definiti dal Governo Monti, ma qui parliamo di numeri pubblico nelleconomia: ci di cui le forze politiche mostrano ben molto molto pi bassi. Come avviene nelle nostre campagne eletscarsa consapevolezza, anche perch laddove arriva il settore pubtorali, che oscillano tra presentismo, cio mero e passivo anblico, arrivano le mani della partitocrazia invadente e impicciona.

42

Magazine

per questo che si sono moltiplicate negli anni migliaia di municipalizzate, societ in house, societ miste, societ di gestione: un arcipelago infinito in cui si potevano piazzare politici trombati, portaborse e parenti. Ebbene, chi lha detto che quasi tutti i servizi oggettivamente pubblici, debbano essere esercitati in forma anche soggettivamente pubblica? Perch deve essere un Ente pubblico regionale o comunale, o una municipalizzata, a provvedere allassistenza domiciliare, o allassistenza alla creazione di imprese?

La nostra Costituzione reca una parola poco conosciuta, sussidiariet (parliamo di quella orizzontale), che significa che il settore pubblico deve intervenire solo laddove i privati, lassociazionismo, il volontariato, le cooperative, le imprese non possono farlo a costi minori e con migliori servizi. Certamente una cooperativa di dodici giovani, sensibili e motivati, pu erogare il servizio di assistenza ai disagiati molto meglio di un ente pubblico con un presidente, tre dirigenti e qualche lottizzato. Analogamente, in un altro segmento quale quello del terziario avanzato, una societ privata di servizi allo sviluppo delle piccole imprese, fatta da giovani con un recente master universitario, motivati a lavorare con spirito imprenditoriale, pu offrire ben di pi del solito piccolo carrozzone pubblico di servizi alle imprese. Applicare finalmente questo principio significa dare una risposta alle reali istanze dei giovani, in quanto nel mondo dei nuovi servizi privatizzati si creerebbero molte opportunit di lavoro e di nuove iniziative imprenditoriali da parte dei giovani. Dovrebbe essere soprattutto questo il nuovo brodo di coltura per un piano straordinario per loccupazione giovanile, che a fronte di un settore industriale in molte sue parti ormai troppo maturo e che spesso arranca, dovrebbe svilupparsi soprattutto in un rinnovato settore terziario in larga parte liberato dalla mano pubblica e partitocratica. Ci significa anche liberato da vecchi e nuovi nepotismi e ispirato a una sana cultura del merito, basata sulla selezione dei talenti, e non sullintromissione dei parenti. Un piano di azione centrato sulla sussidiariet orizzontale, oltre ad offrire nuove opportunit per i giovani e per le donne (che sono laltra Cenerentola del mercato del lavoro) potrebbe finalmente comportare uno Stato che costi meno e funzioni meglio, come gi recitava lo slogan del piano americano di reinventing government a suo tempo varato con successo da Bill Clinton e Al Gore.

DELLA POLITICA COME SCIENZA ETICA


G. Turco - edizioni scientifiche Italiane, 2012

hr talent

INCLUSIVA, RESPONSABILE, EQUA

LOCCUPAZIONE SOSTENIBILE

roberto nIcastro racconta la strategIa dI coesIone socIale Per I gIovanI IntraPresa da unIcredIt di Cristiano Napolano

siamo convinti che linserimento dei pi giovani in occupazioni sostenibili stia diventando la nuova grande priorit sociale del nostro Paese e anche unicredit vuole fare la sua parte. spiega cos il direttore generale di piazza cordusio, roberto nicastro, limpegno del gruppo bancario a sostegno delle strategie di coesione sociale per i giovani.

Dottor Nicastro, cosa vi ha portato a impegnarvi sul fronte dellinclusione giovanile? Secondo i dati ISTAT, il 2012 ha registrato un tasso di disoccupazione in Italia del 10,7%, rispetto all8,4% del 2011. Nello stesso periodo, il dato sulla disoccupazione giovanile arrivato al 35,3%, con un picco del 49,9% per le giovani donne del Mezzogiorno. In questo scenario, UniCredit Foundation, la fondazione guidata da Maurizio Carrara, ha scelto il tema dellinclusione dei giovani nel mondo del lavoro come priorit di intervento a cui destinare i contributi raccolti tramite UniCredit Carta E. Questa carta di credito etica, che abbiamo lanciato nel 2005, devolve il 2 per mille di ciascuna spesa effettuata a un fondo destinato a iniziative e progetti di solidariet, senza costi aggiuntivi per il titolare. come avete deciso la distribuzione dei contributi che avete raccolto? Il bando di concorso per il 2012 ha messo a disposizione sette contributi del valore di 60.000 euro ciascuno. A beneficiarne,

altrettante organizzazioni non profit italiane impegnate nelladozione di strategie di coesione sociale per i giovani. La selezione tra i progetti aderenti al bando

le sette selezionate, ha raccolto il maggior numero di preferenze da parte dei 60.000 dipendenti italiani di UniCredit, chiamati a votare liniziativa pi meritevole. con il bando avete puntato a sostenere particolari categorie di giovani? Il bando di Carta E ha inteso sostenere prioritariamente progetti finalizzati alloccupazione di giovani tra i 15 e i 29 anni che hanno vissuto o vivono particolari situazioni di difficolt. Situazioni di disagio che provengono da condizioni oggettive di vulnerabilit (disabilit, sotto trattamento psichiatrico, tossicodipendenza, alcolismo, detenzione) oppure da contesti di generale emarginazione sociale, in cui una crescente fetta di ragazzi si trova a vivere. Il 14 novembre scorso, a Milano, sono stati premiati i vincitori. Si trattato di un contributo tangibile che, grazie al sostegno dei circa 200.000 clienti titolari di Carta E e alla passione dei colleghi italiani e di UniCredit Foundation, ha consentito la creazione di quasi cinquanta nuovi posti di lavoro.

lImPrendItorIa socIale, InsIeme a tutto Il terzo settore, raPPresenta Il Futuro. dI Fronte alle crescentI dIFFIcolt del settore PubblIco, dIventer semPre PI Fondamentale Il coInvolgImento deI PrIvatI e delle InIzIatIve FIlantroPIche Per garantIre adeguatI lIvellI dI WelFare.

266 in tutto stata effettuata da un Comitato scientifico, in collaborazione con lUniversit Bocconi di Milano. Un ulteriore contributo di 75.000 euro stato donato allorganizzazione non profit che, tra

44

aucr b u re

crisis

acy

UNEPLOYMENT

Magazine

ROBERTO NICASTRO

in questo contesto come vede lei il ruolo della banca? Il nostro ruolo come UniCredit nel sostenere progetti come Carta E vorrebbe andare al di l dellerogazione di un contributo economico, ma vorrebbe essere anche un importante segnale di fiducia nei confronti di queste giovani realt imprenditoriali. Riconoscere e premiare, attraverso la nostra Fondazione, limportanza del non profit produttivo qualcosa che d valore al nostro posizionamento come Banca impegnata sul territorio e attenta alle istanze quotidiane della societ in cui opera. Sostegno allimprenditorialit, al territorio e alle istanze quotidiane della societ. come si colloca la valorizzazione della coesione sociale giovanile in questa logica? valorizzare le strategie di coesione sociale per i giovani significa valorizzare gli elementi che accrescono la capacit individuale di inserirsi positivamente e produttivamente nel circuito sociale ed economico, linclusione nella comunit e la percezione di uguaglianza di fronte alle istituzioni. Una sfida che, nellattuale contesto socio-economico, ci impegna almeno su due fronti. Il primo fronte quello dellinclusione lavorativa, e si traduce nel sostegno a interventi di avviamento professionale e inserimento lavorativo, con un occhio di riguardo per laccesso al primo impiego. Esiste una responsabilit sociale che coinvolge anche noi e che ci incoraggia a promuovere un mercato del lavoro maggiormente inclusivo. Il secondo fronte, a cui pure teniamo come Banca, quello del sostegno allimprenditorialit sociale. un nostro dovere supportare i giovani imprenditori perch siano incoraggiate e valorizzate le loro inclinazioni, la responsabilit e lo spirito di iniziativa.

EQUIT E SVILUPPO. IL FUTURO DEI GIOVANI.


N. cacace Franco angeli, 2012

il tema dellinclusione sociale rimane complesso, soprattutto in uno scenario economico come lattuale. Certamente, il tema dellinclusione dei giovani nel mondo del lavoro non , nel contesto attuale, di facile gestione. Tuttavia dal nostro punto di vista importante sostenere limprenditoria sociale in quanto essa, insieme a tutto il terzo settore, rappresenta il futuro. Di fronte alle crescenti difficolt del settore pubblico, diventer sempre pi fondamentale il coinvolgimento dei privati e delle iniziative filantropiche per garantire adeguati livelli di welfare.

45

letture ascoltI & vIsIonI

VIAGGIO NEL

MEZZOGIORNO GIOVANE
di Maria Frega
Sociologa e scrittrice

ora che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile oscilla appena sotto il 40%, isolare da questo dato la porzione che riguarda le regioni meridionali sta diventando un mestiere pericoloso.

In Campania, ad esempio, oltre la met dei ragazzi non ha un lavoro. Stime, tra laltro, appena reali, poich gli stessi analisti ammettono di non riuscire a cogliere lipotetico indice di scoraggiamento: una zona grigia di disorientamento che accomuna coloro a cui sta scadendo il contratto, i neodisoccupati non particolarmente impegnati nella ricerca e quanti, in mancanza di una qualifica adeguata, si rassegnano, candidandosi allautoesclusione dal mercato del lavoro. Per tacere, infine, del nero, che in certe regioni, nel caso di soggetti minori sembra essere il sostituto dello stage. Salvo, poi, come sappiamo, non sfociare in nulla di costruttivo: una formazione continua e massacrante che, al bivio fra sfruttamento e regolarizzazione, devia verso il percorso pi criminale, nelle ricadute economiche per il Paese e in quelle sociali.

Rassegnazione, resa, sono parole che spesso, e affrettatamente, sono emerse durante linchiesta che ho portato avanti per quasi un anno con il giornalista e scrittore Francesco De Filippo. Nel nostro viaggio, simbolicamente orientato fra Scampia e Cariddi, fra realt sfacciata e illusioni mitiche, abbiamo incontrato decine di ragazze e ragazzi del Meridione fra i 18 e i 30 anni. Lobiettivo stato raccontare una parte del nostro Paese, fermarla in un tempo difficile, quello della crisi economica, dello smantellamento del welfare (in entrambe le versioni, quella cattiva dellassistenzialismo e laltra, necessaria, degli investimenti per lequit). Siamo andati incontro al Mezzogiorno giovane, abbiamo ascoltato una generazione che saccorge di quanto stia diventando fragile il mito dellascensore sociale, di quanto sia pericoloso indugiare sul luogo comune as-

solutamente da sfatare di un Sud vittima di se stesso, ripiegato sullindolenza e sulla genetica mancanza di iniziativa. anche in questottica distorta che si alimenta la differenza percepita di un Paese ancora diviso, che viaggia a due velocit. Lo raccontano, per esempio, i giovani altamente qualificati protagonisti della nuova stagione delle immigrazioni e soprattutto coloro che sono espatriati, in Europa e fino in California. Lobiettivo del ritorno, per chi si sta realizzando lontano dai luoghi dorigine, una costante e non classificabile nella categoria delle illusioni. Basta ascoltare il sogno di Diletta, originaria di Cosenza. Da Londra, dove riuscita a trovare in un tempo straordinariamente breve unoccupazione a tempo indeterminato e di un livello adeguato ai suoi titoli di studio,

46

Magazine

progetta un ritorno in Calabria seguendo unidea passionale ma concreta: creare una scuola di italiano (e di cittadinanza) per i migranti che periodicamente sbarcano sulle coste che lhanno vista crescere. Il Sud salvato dai cervelli in fuga che ritornano? I piani di rientro, appunto, finora non hanno inciso in maniera significativa; cos anche il Master&Back che alcune regioni, come la Sardegna, hanno attivato per non perdere le risorse formate oltre confine. Federica, che si divide fra la raccolta stagionale di pomodori e lallestimento di una mostra, le pulizie negli uffici e il ghostwriting di tesi e saggi, dalla sua isola denuncia lorizzonte troppo limitato dello Stato: indifferente fornitore di palliativi. E, come lei, ancora, ci sono giovanissimi professionisti che consigliano ai fratelli pi piccoli di lasciare vuote le aule universitarie. Eppure, talvolta, proprio luniversit a incoraggiare e sostenere le iniziative imprenditoriali, soprattutto in regioni dove manca la staffetta industriale tra padri e figli. Condizione necessaria , dunque, lidea: che sia innovativa, esportabile, accattivante per il mercato. capitato ai creatori di KingGaMe, una start up ormai indipendente nel settore delle tecnologie per il gioco. Quattro ragazzi (et media 29 anni) che da Benevento, dove sono nati e hanno studiato, lavorano per imporre un ingegnoso sistema di tracciabilit delle vincite a poker: un microchip, progettato nel Sannio, che viagger allinterno delle fiches sui tavoli verdi di Saint-vincent, Nova Gorica, Las vegas. Cito questa storia anche per marcare la sensibilit dei pi giovani verso il tema della legalit. I ragazzi del Sud sanno che il lavoro sommerso, dietro il bancone di un caff di Posillipo come tra le friggitrici di una rosticceria di Trapani, non cos diverso dai tentativi di reclutamento della criminalit organizzata, a Scampia e Chiaiano come nella Taranto orfana dellIlva. Allo stesso modo, ogni italiano ormai ritiene le mafie un problema non relegabile alla Sicilia e alla Calabria.

abbIamo ascoltato una generazIone che saccorge dI quanto stIa dIventando FragIle Il mIto dellascensore socIale dI quanto sIa PerIcoloso IndugIare sul luogo comune assolutamente da sFatare dI un sud vIttIma dI s, rIPIegato sullIndolenza e sulla genetIca mancanza dI InIzIatIva.

per questo che occorre evitare di scaricare la crisi sul Meridione. Al contrario, non pi rimandabile una progettualit che coinvolga lItalia unita: gli strumenti per raggiungere una qualit della vita appagante per tutti e un mercato del lavoro sano dovranno necessariamente essere gli stessi. Al Sud come al Nord.

47

PostFazIone

Magazine

di Walter Passerini
Giornalista, La Stampa

DEL POTERE
avevo ventanni. non permetter a nessuno di dire che la migliore et della vita. quant bella giovinezza che si fugge tuttavia.
Gli stereotipi ripetuti come un mantra hanno leffetto dellannullamento dei significati, ma nascondono profonde verit.

SULLA SOGLIA

Quello dei giovani e della giovinezza un mito, sfuggente e ambiguo, che quando pensi di aver acchiappato ti gi sfuggito. Infatti, le generazioni non si avvicendano per successione, ma si integrano, si intrecciano e si sovrappongono, scivolando via in men che non si dica. Una nuova generazione non inizia quando la precedente finita, ma ogni generazione viene a patti con la precedente e con la successiva.

carI babY boomers e ImPresentabIlI gerontocratIcI, ce la voglIamo dIre tutta? Il Potere nostro e non lo mollIamo. a noI la PrIma mossa: FaccIamo un Passo IndIetro e aIutIamo I gIovanI a Fare due PassI avantI, cedendo loro qualche centImetro dI terrItorIo della resPonsabIlIt.

ma solo vincitori e vinti. Abbiamo ipotecato il loro futuro, con il debito pubblico, una montagna che li sta schiacciando e che ha gi cambiato le loro vite e messo sabbia nelle loro speranze.

Fragili e spavaldi, esploratori senza bussole. Il destino dei giovani figlio dellambivalenza: essi sono spesso altruisti per sogni e idee ed egoisti per i comportamenti. Sono irretiti e paurosi, sulla soglia del potere. Perch non diventino una generazione perduta il potere lo possono chiedere, altrimenti conquistare e volere, perch il giovanilismo il loro vero nemico. I giovani si confermano vincenti sulle culture e sui modelli, di cui si sono appropriati i vecchi, e perdenti sui comportamenti e nella realt. Noi adulti in via di invecchiamento abbiamo una colpa: il furto del futuro. Abbiamo rubato ai giovani la loro razione di fatiche, di guerre, di battaglie per la conquista del potere e la sua negoziazione. Nel renderli obesi di consumi abbiamo tolto loro lappetito e la fame che abbiamo provato e superato. questo il trade off che li rende prigionieri: solo che come in tutte le guerre non ci sono prigionieri,

Cari baby boomers e impresentabili gerontocrati, ce la vogliamo dire tutta? Il potere nostro e non lo molliamo per niente al mondo. Perch la droga, piccola o grande, che ci tiene in vita, che misura la vitalit. A noi la prima mossa: un passo indietro, il nostro; due passi avanti, i loro. Facciamogliela vedere, diamogli una lezione, a questi bamboccioni a cui abbiamo spuntato gli artigli. Tiriamo fuori lultima dose di generosit: facciamo un passo indietro e aiutiamoli a fare due passi avanti, cedendo loro qualche centimetro di territorio della responsabilit. Lavanzo primario ci salver e per il debito creiamo una bad company, di cui siamo esperti (labbiamo sempre fatto), che smantelleremo a colpi di deficit controllato. Nel frattempo, cambiamo paradigma su sviluppo, finanza e futuro. Il PIL del benessere e della felicit ci salver e far piazza pulita dei falsi welfare assistenziali, su cui abbiamo costruito il ricatto. Condividiamo il futuro senza dettare lagenda, ma lasciamola scrivere a loro, ammettendo la nostra ultima colpa, la vendetta: quella di aver trasformato in un valore e in un traguardo la decrescita, che certo felice essere non potr, mai.

48

2011 ManpowerGroup. All rights reserved.

C CHI NON VEDE OLTRE I LUOGHI COMUNI. E CHI FA CRESCERE NUOVE OPPORTUNIT.
Noi di Experis sappiamo ascoltare le necessit della vostra azienda e trovare per voi il miglior talento che pu sviluppare il vostro business.

Experis la nuova talent company di ManpowerGroup specializzata nella ricerca e selezione di professionisti di alto profilo. experis.it

MIL A NO ROM A TORINO PA DOVA BOLOGN A