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laRepubblica

DOMENICA 17 MARZO 2013

56

R CULT

R CULT
ILMUSEO DEL MONDO MELANIA MAZZUCCO
ILMUSEO
DEL
MONDO
MELANIA MAZZUCCO
■ 56 R CULT ILMUSEO DEL MONDO MELANIA MAZZUCCO L’ARTISTA Henri Matisse (1869-1954), pittore e scultore
■ 56 R CULT ILMUSEO DEL MONDO MELANIA MAZZUCCO L’ARTISTA Henri Matisse (1869-1954), pittore e scultore

L’ARTISTA

Henri Matisse

(1869-1954), pittore

e scultore francese

Dopo l’apprendistato con Gustave Moreau esplora la funzione creativa del colore Nel 1905 la sua viene definita pittura fauve Tra i suoi capolavori La danza e La musica esposti all’Ermitage

di San Pietroburgo

U

n uomo senza volto suona il

violino davantialla finestra di

un appartamento, a Nizza. È uno dei rarissimi quadri di

Matisse in cui compaia una figura maschile. Le stanze d’albergo e gli appartamenti d’affitto nelle località balnea-

ri comunicano all’ospite un

senso di estraneità, che può generare malinconia e de- pressione, oppure esaltazio- ne creativa. Matisse ne fece il palcoscenico dei suoi quadri, oggetto e soggetto di una fase durevole della sua pittura.

Nella primavera del 1918, Matisse aveva quarantanove anni e già due vite alle spalle. Era stato un borghese di pro- vincia, che aveva scoperto tardi la sua vocazione e dedi- cato all’apprendistato tutta

la giovinezza, vagando tra ac-

cademie e atelier d’artista, in cerca di se stesso. Poi, dopo il

Salon des Indépendents del 1906, dove aveva esposto Le bonheur de vivre, si era impo- sto come maestro dell’avan- guardia, trovando raffinati collezionisti che gli acquista- vano o commissionavano opere. Poté regalarsi viaggi in

Italia,MaroccoeRussia,dove

si abbeverò di luce e scoprì

l’arte islamica e bizantina. Nel frattempo, però, era

esploso il fenomeno Picasso,

e Matisse aveva dovuto con-

frontarsi col cubismo e met- tere in discussione la sua pit- tura. Trovava difficile ormai vivere a Parigi e nell’inverno del 1917 scese nel sud della

Francia. Fu una rivelazione. L’inverno successivo, vi tornò - definitivamente. Iniziò a sperimentare il suo nuovo genere: interni sgar- gianti con seducente figura femminile, in un tripudio di colori e tappeti. Quadri che i critici trovarono borghesi e di retroguardia, ma che diven- nero popolari. A questi, insie- me alle serie della Danza e al- le guaches découpées dell’e- strema produzione, è legata

la sua fama. Matisse dipinse

quasi solo donne. Ed è stato uno dei più grandi maestri del colore. Eppure, alle sue

odalische e anche alle impre-

sedecorative,conlequalirin-

novò la tradizione muraria degli affreschi, preferisco questo quadro di dimensioni modeste, di tono sommesso

e dai colori spenti. È un quadro sulla pittura. La struttura dell’immagine è classica: una figura davanti a una finestra. Per la sua forma, un quadro è una finestra

FOTODIBASSOCANNARSA

Quellafinestracheguarda l’anima di Matisse

L’OPERA

Henri Matisse

Violinista

alla finestra

(1918), Musée

National d’Art

Moderne,

Parigi

aperta, che consente di vede- re la storia (l’aveva scritto Leon Battista Alberti nel De Pictura già nel 1436), mentre

separalo spettatoredallasce- na. Ma è vero anche il contra- rio: la finestra è un quadro. Mette in relazione l’interno e l’esterno, il soggetto e il mon- do. La storia dell’arte abbon- da di finestre. Vere o immagi- narie, oniriche o naturalisti-

che,aperteochiuse,nelRina-

scimento italiano come negli olandesi del XVII secolo, nei

romantici come nei contem- poranei di Matisse - Monet, Bonnard, Juan Gris, Picasso - raccontano un episodio o un brano di paesaggio; creano

profondità o la annullano; delimitano lo spazio o vi ri- succhiano colui che guarda. La finestra qui è chiusa. Gli scuri celesti sono aperti, ma verso l’interno della stanza, immersa nell’oscurità - due rettangoli neri d’ombra che formano la vera cornice del quadro. Il violinista suona volgendo le spalle al pittore e all’osservatore, i quali sem- brano perciò collocarsi nella stanza,dentro la quarta pare- te. L’uomo guarda fuori, ma la sua testa - un ovale bianco come quello diun manichino - si staglia là dove si incrocia- no ilistelli:unaparetedivetro lo separa dal mondo. E nella

cornice della finestra, al di là del balcone di cui è mostrata solo la balaustra, non vedia- mo il gioioso paesaggio me- diterraneo che ha sedotto l’artista - niente palme, nien- te spiaggia - ma una nuvola cinerea che incombe sul ma- re, al punto da inglobarlo in sé. E il cielo non è azzurro, ma color mattone, come il pavi- mento. Chi è il violinista? Sipotrebbe pensare che sia il figlio dell’artista, l’adole- scente Pierre che Matisse aveva costretto a studiare violino e che aveva già ritrat- to nella Lezione di piano. Nel- la Pasqua del 1918 Pierre ven- ne a trovarlo a Nizza. Si con-

Pasqua del 1918 Pierre ven- ne a trovarlo a Nizza. Si con- KLEE “Ad Parnassum” (6

KLEE

“Ad

Parnassum”

(6 gennaio)

a Nizza. Si con- KLEE “Ad Parnassum” (6 gennaio) BEATO ANGELICO “Annunciazione” (13 gennaio) KOKOSCHKA

BEATO

ANGELICO

“Annunciazione”

(13 gennaio)

(6 gennaio) BEATO ANGELICO “Annunciazione” (13 gennaio) KOKOSCHKA “La sposa del vento” (20 gennaio) ACHEROPITA

KOKOSCHKA

“La sposa

del vento”

(20 gennaio)

(13 gennaio) KOKOSCHKA “La sposa del vento” (20 gennaio) ACHEROPITA “Il Santissimo Salvatore” (27 gennaio)

ACHEROPITA

“Il Santissimo

Salvatore”

(27 gennaio)

ACHEROPITA “Il Santissimo Salvatore” (27 gennaio) POLLOCK “Full Fathom Five” (3 febbraio) RAFFAELLO

POLLOCK

“Full Fathom

Five”

(3 febbraio)

(27 gennaio) POLLOCK “Full Fathom Five” (3 febbraio) RAFFAELLO “Ritratto di Leone X” (10 febbraio) BÖCKLIN

RAFFAELLO

“Ritratto di

Leone X”

(10 febbraio)

febbraio) RAFFAELLO “Ritratto di Leone X” (10 febbraio) BÖCKLIN “L’isola dei morti” (17 febbraio) DI COSIMO

BÖCKLIN

“L’isola

dei morti”

(17 febbraio)

febbraio) BÖCKLIN “L’isola dei morti” (17 febbraio) DI COSIMO “La morte di Procri” (24 febbraio) MONDRIAN

DI COSIMO

“La morte

di Procri”

(24 febbraio)

febbraio) DI COSIMO “La morte di Procri” (24 febbraio) MONDRIAN “L’albero grigio” (3 marzo) CORREGGIO

MONDRIAN

“L’albero

grigio”

(3 marzo)

(24 febbraio) MONDRIAN “L’albero grigio” (3 marzo) CORREGGIO “Giove e io” (10 marzo) serva un disegno,

CORREGGIO

“Giove e io” (10 marzo)

serva un disegno, in cui Ma- tisse lo ritrae di spalle mentre si esercita, quasi dallo stesso punto di vista del quadro. Però anche Matisse suonava bene il violino, e cercava di migliorarsi. A Nizza, isolan- dosi per non disturbare, si esercitava con la stessa dili-

genza con cui aveva studiato le opere del Louvre. Inoltre Matisse aveva usato già la fi- gura del violinista come colui che scatena la Danza, imma-

gine-simbolo dell’artista. Perciò si potrebbe pensare che il violinista sia lui stesso e che questo sia un autoritrat- to. Matisse era ossessionato dai pesci rossi, prigionieri delle bocce di vetro. Li aveva rappresentati più volte, e in un quadro del 1914 come un’immagine di sé. Lo sguar- do sul mondo di Matisse, os- servò un amico, era inumano come quello di un pesce ros- so. Una volta Matisse stesso disse che avrebbe voluto es- sere un pesce rosso - per po- ter guardare il mondo, re- standone separato da un dia- framma trasparente. E così è il violinista. Solo, assorto - chiuso nella stanza come un pesce rosso nella boccia di vetro, al sicuro mentre il mondo, là fuori, è in fiamme. Mentre la guerra distrugge la vecchia Europa, i suoi colle- zionisti russi sono travolti dalla rivoluzione bolscevica, la sua pittura di un tempo si allontana da lui e quella nuo- va deve ancora nascere. Ma

nascerà. Il violinista è con- centrato unicamente nella musica,cioè nell’arte,perché essa sola dà senso, ordine, bellezza e luce al mondo. Elegante, raffinato, circon- dato di lusso, bellezza e vo-

luttà,Matisseparlavadiséso-

lo dipingendo. La sua produ- zione sterminata è l’espres- sione di un mondo a colori, di

una gioia di vivere e di creare che neanche la malattia in- terruppe. Che questo quadro rappresentasse un’anomalia rischiosa lo dice, del resto, Matisse stesso. Non volle mai venderlo né esporlo. Lo co- noscevano solo i pochi eletti ammessi alla sua intimità. Questa coi vetri chiusi e gli scuri spalancati all’interno è dunque l’unica finestra della

suaproduzionechesiapreal-

l’inverso: ci permette di en- trare nella camera oscura della sua arte e di guardare dentro di lui.

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