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Capitolo 4

Integrazione

4.1. INTEGRALE DEFINITO Il calcolo integrale la branca dellanalisi matematica che si occupa della risoluzione di due problemi: il calcolo delle aree di parti di piano qualsiasi (non soltanto quindi di poligoni o di parti di piano caratterizzate da determinate regolarit); la ricerca delle funzioni aventi per derivata una funziona assegnata. Le due questioni indicate possono sembrare indipendenti luna dallaltra. Un approfondimento della situazione, tuttavia, basato sul teorema fondamentale del calcolo integrale (detto anche teorema di Torricelli, o di TorricelliBarrow) stabilir un nesso strettissimo tra di esse. Il lettore esamini i due esempi seguenti, riferiti a due parti di piano la cui area calcolabile mediante le note formule della geometria elementare. Esempio 4.1. Larea della parte di piano individuata dal sistema: 0 y 1 con b reale non negativo 0 x b (un rettangolo) cresce linearmente al crescere di b. Possiamo infatti esprimere tale area in funzione di b nella forma: Area = A(b) = b E risulta dunque proporzionale allascissa b. Esempio 4.2. Larea della parte di piano individuata dal sistema: 0 y mx con m reale positivo e b reale non negati0 x b vo (un triangolo) cresce al crescere di b, ma non linearmente. Possiamo infatti esprimere tale area in funzione di b nella forma: m Area = A(b) = b 2 2 e risulta dunque proporzionale non allascissa b, ma a b2. Tutto ci richieder unadeguata interpretazione. Inoltre, la velocit con cui A(b) cresce al crescere di b dipende dalla pendenza della retta di equazione y = mx, cio dal suo coefficiente angolare m: per

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bassi valori di m, un assegnato incremento di b comporter un modesto incremento di A(b), mentre per elevati valori di m, lo stesso incremento di b comporter un elevato incremento di A(b). Nel primo esempio m = 0, tuttavia larea cresce ugualmente al crescere di b, crescendo come b. Dallesame dei precedenti esempi, possiamo concludere che, assegnata una 0 y f ( x ) lincremento figura nel piano cartesiano mediante il sistema: 0 x b della sua area al crescere di b sembra dipendere proprio dal coefficiente angolare della retta tangente alla curva di equazione y = f(x). Non approfondiremo ora le caratteristiche di tale dipendenza: ma il problema del calcolo dellarea di una parte di piano dovr tener conto di questa osservazione. Per introdurre lintegrale definito occupiamoci inizialmente della suddivisione di un intervallo [a; b]R.
Definizione 4.1. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e linsieme B = {x0; x1; x2; ...; xn} con x0 = a, xn = b e con x0 < x1 < x2 <... < xn; si dice suddivisione generata da B in [a; b] la famiglia degli n intervalli (segmenti):

A1 = [x0; x1]; A2 = [x1; x2]; A3 = [x2; x3]; ...;

An = [xn1; xn].

Data una f: [a; b]R limitata, cio tale che (x[a; b])(k1R, k2R: k1 f(x)k2), procediamo nel modo seguente: considerata una suddivisione {A1; A2; ...; An}, per ogni suo elemento Ai cercheremo lestremo inferiore e lestremo superiore dei valori f(x) quando xAi e moltiplicheremo ciascuno di tali valori, inf f ( x ) , sup f ( x ) , per la misura del segmento Ai ottenendo cos le misure (le
x A i x A i

aree) dei due rettangoli aventi per misura della base la misura di Ai e per misura delle altezze rispettivamente inf f ( x ) e sup f ( x ) .
x A i x A i

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Infine sommeremo le aree di tutti i rettangoli ottenuti considerando i vari elementi della suddivisione {A1; A2; ...; An} e definiremo la somma inferiore e la somma superiore per la funzione xf(x) e per la suddivisione considerata.
Definizione 4.2. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e linsieme B = {x0; x1; x2; ...; xn} con x0 = a, xn = b e con x0 < x1 < x2 <... < xn; consideriamo la funzione f: [a; b]R limitata; i reali:

Iinf(f; B) =

( xk xk 1 ) inf f ( x )
k =1 x k 1 x x k

Isup(f; B) =

(x
k =1

x k 1 ) sup f ( x )
x k 1 x x k

si dicono rispettivamente somma inferiore e somma superiore per la funzione x f(x) e per la suddivisione generata da B. Ci limitiamo a enunciare le proposizioni seguenti.
Proposizione 4.1. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e linsieme B = {x0; x1; x2; ...; xn} con x0 = a, xn = b e con x0 < x1 < x2 <... < xn; consideriamo la funzione f: [a; b]R limitata; Se BB, essendo B = {x0; x1; x2; ...; xp} con x0 = a, xp = b e con x0 < x1 < x2 <... < xp, risulta:

Iinf(f; B) Iinf(f; B)

Isup(f; B) Isup(f; B)

Pertanto, passando da una suddivisione a una suddivisione pi fine, la somma inferiore non decresce e la somma superiore non cresce.
Proposizione 4.2. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e gli insiemi B = {x0; x1; x2; ...; xn} con x0 = a, xn = b e con x0 < x1 < x2 <... < xn, e B = {x0; x1; x2; ...; xp} con x0 = a, xp = b e con x0 < x1 < x2 <... < xp; consideriamo la funzione f: [a; b]R limitata; allora risulta: Iinf(f; B) Isup(f; B)

Pertanto, qualsiasi siano le suddivisioni considerate, una somma inferiore non maggiore di una somma superiore.
Definizione 4.3. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e la funzione f: [a; b]R limitata; i reali: sup[Iinf(f; B)] e inf[Isup(f; B)] (per ogni insieme B che genera una suddivisione in [a; b], e quindi per ogni suddivisione di [a; b]) si dicono rispettivamente integrale inferiore secondo Riemann e integrale superiore secondo Riemann della funzione xf(x) nellintervallo [a; b].

Per quanto sopra detto certamente: sup[Iinf(f; B)] inf[Isup(f; B)]. Il caso in cui risulti sup[Iinf(f; B)] = inf[Isup(f; B)] particolarmente importante:
Definizione 4.4. Consideriamo lintervallo (segmento) [a; b]R e la funzione f: [a; b]R limitata; se: sup[Iinf(f; B)] = inf[Isup(f; B)] allora la funzione si dice integrabile secondo Riemann e il comune valore di sup[Iinf(f; B)] = inf[Isup(f;

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B)] viene detto integrale secondo Riemann della funzione xf(x) nellintervallo [a; b] e si scrive: sup[Iinf(f; B)] = inf[Isup(f; B)] =

f ( x)dx
a

Lintegrale secondo Riemann viene spesso detto integrale definito; lintervallo [a; b] detto intervallo di integrazione, la funzione xf(x) detta funzione integranda e la x variabile dintegrazione. Lintegrale secondo Riemann un numero reale che non dipende dalla variabile di integrazione x (detta talvolta variabile apparente). In altri termini:

f ( x)dx =

f ( z )dz =

f (t )dt =

f ( )d
a

= ...

Ripercorriamo lintroduzione dellintegrale con riferimento allinterpretazione geometrica. Prima di proseguire diamo la definizione seguente (che sar riferita per semplicit alle sole funzioni positive, ma che potr essere estesa facilmente a funzioni qualsiasi).
Definizione 4.5. Sia xf(x) una funzione definita in [a; b]R tale che f(x) > 0 per ogni x[a; b]; si dice trapeziode relativo alla f nellintervallo [a; b] la para x b te di piano cartesiano individuata da: 0 y f ( x )

La somma inferiore e la somma superiore sono quindi le aree delle unioni dei rettangoli (tali unioni sono talvolta dette plurirettangoli) aventi per basi le misure dei segmenti Ai e per altezze rispettivamente inf f ( x ) e sup f ( x ) : la
x A i x A i

somma inferiore riferita al plurirettangolo incluso nel trapezoide relativo alla funzione f nellintervallo [a; b]; la somma superiore riferita al plurirettangolo che include tale trapezoide. Riprendiamo la definizione di integrale: se sup[Iinf(f; B)] = inf[Isup(f; B)], il loro comune valore

f ( x)dx
a

(lelemento separatore delle classi contigue costi-

tuite dalle somme inferiori e dalle somme superiori) pu essere assunto come area del trapeziode considerato. Occupiamoci, ora, della questione dellintegrabilit di una funzione in un intervallo [a; b]. Enunciamo innanzitutto il seguente risultato, che ci consente di classificare come integrabili le funzioni appartenenti a un vasto insieme.
Proposizione 4.3. Una funzione continua in [a; b] integrabile in [a; b].

La proposizione precedente esprime una condizione sufficiente ma non necessaria affinch una funzione sia integrabile: cio esistono funzioni dotati di

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punti di discontinuit che risultano integrabili secondo Riemann. Una funzione non integrabile secondo Riemann , ad esempio, la funzione definita in R che assume valore 1 se e solo se x razionale e 0 altrove. Abbiamo assegnato un significato alla scrittura

f ( x)dx
a

con a < b. Esten-

diamo ora tale definizione a scritture analoghe, ma aventi il primo estremo dellintervallo di integrazione maggiore del secondo estremo.
Definizione 4.6. Se xf(x) integrabile in [a; b]R:

f ( x)dx = f ( x)dx
a

Possiamo infine assegnare un significato anche alla scrittura


Definizione 4.7. Poniamo:

f ( x)dx .
a

f ( x)dx =0
a a a a a

Questultima definizione ben si accorda con la precedente; infatti:

f ( x)dx = f ( x)dx 2 f ( x)dx =0


a

f ( x)dx =0

Ci limitiamo a enunciare lutile risultato seguente.


Proposizione 4.4. Siano xf(x) e xg(x) funzioni integrabili in [a; b]R e siano e costanti reali. Allora xf(x)+g(x) integrabile in [a; b] ed :

[ f ( x) + g ( x)]dx = f ( x)dx + g ( x)dx


a a a

La proposizione precedente esprime una condizione sufficiente ma non necessaria di integrabilit. Ci limitiamo a enunciare lutile risultato seguente.
Proposizione 4.5. Per ogni terna di reali a, b, c, risulta:
b c b c

f ( x)dx = f ( x)dx + f ( x)dx


a

Introduciamo ora il valor medio integrale di una funzione in un intervallo.


Definizione 4.8. Sia xf(x) una funzione definita e integrabile in [a; b]R; si dice valore medio integrale della funzione xf(x) in [a; b] il reale: 1 b (se a e b non coincidono) f ( x)dx ba a

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Proposizione 4.6. Teorema del valore medio integrale. Sia xf(x) una funzione continua in [a; b]R. Allora esiste (almeno) un punto x = c, interno

allintervallo di definizione [a; b] tale che: (ba)f(c) =

f ( x)dx
a

Dimostrazione. Il teorema di Weierstrass ci assicura che la funzione xf(x), continua in [a; b] (intervallo chiuso e limitato) assume massimo e minimo in tale intervallo. Siano m e M rispettivamente il minimo e il massimo assunti dalla funzione xf(x) in [a; b]. Risulta: b 1 b m m(ba) f ( x)dx M(ba) f ( x)dx M ba a a essendo m(ba) larea di un rettangolo inscritto nel trapezoide, M(ba) larea di un rettangolo circoscritto nel trapezoide. Pertanto
1 ba

f ( x ) dx compreso tra il minimo e il massimo assunti dalla


a

funzione xf(x) in [a; b]. In base al teorema dei valori intermedi esiste (almeno) un punto x = c interno allintervallo di definizione [a; b] tale che: b 1 b (ba)f(c) = f ( x)dx f(c) = f ( x)dx ba a a Geometricamente, il teorema della media integrale si interpreta affermando che il trapeziode relativo alla funzione f nellintervallo [a; b] equivalente a un rettangolo avente per base lo stesso segmento [a; b] (sullasse delle ascisse) e per altezza il valore f(c) assunto dalla f in un (conveniente) punto interno ad [a; b]. Il lettore invitato a tracciare una rappresentazione grafica della situazione. La definizione seguente precisa il concetto di funzione primitiva.
Definizione 4.9. Sia data la funzione f: DR, con DR. La funzione : DR si dice funzione primitiva dellassegnata funzione f se, per ogni xD, la derivata prima di F, calcolata in x, f(x): (x) = f(x) Esempio 4.3. Consideriamo la xcosx definita (e continua) in R. Una sua primitiva la funzione: xsenx in quanto, per ogni x reale: Dsenx = cosx. Essa una primitiva, non la primitiva, in quanto anche tutte le funzioni del tipo: xsenx+c essendo cR una (qualsiasi) costante, hanno per derivata prima la funzione assegnata, xcosx (infatti due funzioni derivabili che differiscono per una costante reale hanno la stessa derivata prima).

Generalizzando possiamo dunque enunciare la proposizione seguente.

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Proposizione 4.7. Se la funzione espressa da y = (x) una primitiva della funzione f, allora anche ogni funzione espressa da y = (x)+c, con cR, una primitiva della funzione f.

Spesso la ricerca di una funzione primitiva di una funzione assegnata presentata come loperazione inversa della derivazione. Affermare ci non del tutto esatto: mentre la derivazione associa a ogni funzione (derivabile) una e una sola funzione (la derivata), la ricerca di una primitiva pu associare a una funzione infinite funzioni, che differiscono tra di loro per una costante. Per quanto riguarda lesistenza della primitiva di una funzione si pu dimostrare il risultato seguente:
Proposizione 4.8. Una funzione continua in un intervallo ammette, in tale intervallo, funzioni primitive.

Consideriamo la funzione xf(x) integrabile (sappiamo che a tale proposito sufficiente che f sia continua) nellintervallo [a; b]R. Introdurremo ora una nuova funzione xF(x) in [a; b] con la definizione seguente.
Definizione 4.10. Data la funzione xf(x) integrabile nellintervallo [a; b]R, si dice funzione integrale la funzione xF(x) definita in [a; b]:

x f (t )dt
a

La xf(x) viene detta funzione integranda.

Il lettore non si stupisca della scelta di indicare con t la variabile dintegrazione nellintegrale

f (t )dt . La variabile di integrazione una variabile apparente,


a

non compare nel risultato. Abbiamo preferito utilizzare t al posto di x per evitare confusione tra la variabile di integrazione e il secondo estremo dellintervallo di integrazione [a; x]. Geometricamente, sappiamo che

f ( x)dx
a x

interpretabile come larea del

trapezoide relativo alla funzione espressa da y = f(x) nellintervallo [a; b]. Analogamente, la funzione integrale x f (t )dt associa a ogni x[a; b] larea del
a

trapezoide relativo alla funzione espressa da y = f(x) nellintervallo [a; x], con a x b. In particolare, se indichiamo con xF(x) la funzione integrale, risulta: x=a F(a) =

f (t )dt
a

=0

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x=b

F(b) =

f (t )dt =

f ( x)dx
a

La proposizione che ora enunceremo e dimostreremo un risultato della massima importanza per lanalisi matematica.
Proposizione 4.9. Teorema fondamentale del calcolo (di Torricelli). Si consideri la funzione xf(x) continua nellintervallo [a; b]R; allora la funzione

integrale xF(x): x f (t )dt derivabile in [a; b] e risulta: F(x) = f(x).


a

Dimostrazione. Consideriamo x[a; b] e x+h[a; b] (qualsiasi); risulta: x F ( x + h) F ( x ) 1 x + h = f (t )dt f (t )dt = h h a a x x + h x x + 1 h 1 = f (t )dt + f (t )dt f (t )dt = f (t )dt h a x a h x
x+h

Applichiamo ora a

f (t )dt
x

il teorema del valor medio integrale: deve esistere


x+h x

(almeno) un punto c compreso tra x e x+h se h>0 o tra x+h e x se h<0 tale che: (x+hx)f(c) = hf(c) = Dunque:
F ( x + h) F ( x ) 1 = h h

f (t )dt
1 f (c )

x+h x

f (t )dt = h h f (c) =

Essendo c tra x e x+h se h>0 o tra x+h e x se h<0. Se h tende a 0, x+h tende a x e anche c, compreso tra x e x+h, tende a x. Ricordando la continuit di f: F ( x + h) F ( x ) lim = lim f (c) F(x) = f(x) h0 h0 h

Il teorema fondamentale consente di ridurre il problema del calcolo di un integrale definito di una funzione xf(x) al problema della determinazione di una primitiva della xf(x). Per fare ci, applicheremo il seguente corollario.
Proposizione 4.10. Si consideri la funzione xf(x) continua in [a; b]R; allora, detta x(x) una funzione primitiva di xf(x), risulta:

(b)(a) =

f ( x)dx
a

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Dimostrazione. Se x(x) una primitiva di xf(x), risulta: (x) = f(x). Per il teorema fondamentale : F(x) = f(x) dove: F(x) =

f (t )dt
a

con a x b. Le

funzioni x(x) e xF(x) hanno in [a; b] la stessa derivata prima e dunque (terzo corollario del teorema di Lagrange) differiscono per una costante: (x) =

f (t )dt +k
a

Occupiamoci di k: poniamo x = a e otteniamo: (a) =

f (t )dt +k
a

(a) = k

e sostituendo quanto trovato in (x) = (x) =

f (t )dt +k perveniamo a:
a

f (t )dt +(a)
a

da cui, ponendo infine x = b (indicando con x la variabile di integrazione): (b) =

f (t )dt +(a)
a

(b)(a) =

f ( x)dx
a

Siamo ora in grado di calcolare il valore di alcuni integrali definiti. Si soliti b indicare la scrittura (b)(a) con il simbolo ( x ) a , e dunque scriveremo:

f ( x)dx
a

= ( x )

b a

Esempio 4.4. Sapendo che una primitiva di xcosx xsenx, calcoliamo:

cos xdx
0

= sen x

2 0

= sen

sen 0 = 10 = 1

Tenendo presente linterpretazione geometrica dellintegrale definito, possiamo calcolare larea di molte parti di piano cartesiano. Iniziamo a considerare una funzione xf(x) definita in [a; b] e positiva, cio tale che f(x) > 0 per ogni x[a; b]. Larea del trapeziode relativo alla funzione f nellintervallo [a; b], cio larea della parte di piano cartesiano individuata dal sistema: a x b 0 y f ( x)

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pu essere calcolata mediante lintegrale definito:

f ( x)dx
a

= ( x ) a .

0 y cos x Esempio 4.5. Data la parte di piano cartesiano individuata da 0 x 2 se ne calcoli larea.

Sapendo che

cos xdx = sen x


0

2 0

= sen

sen 0 = 10 = 1 possiamo conclu-

dere che larea della parte di piano indicata 1. Non sempre la parte di piano di cui richiesta larea ha le caratteristiche sopra indicate; pu accadere che la parte di piano da considerare non sia compresa tra lasse delle x e il grafico di y = f(x), ma sia compresa tra i grafici di due funzioni (che supporremo inizialmente entrambe positive) e sia indicata dal sistema:
f1 ( x ) y f 2 ( x ) a x b 0 y f 2 ( x) In questo caso si calcola larea della parte di piano indicata da: a x b 0 y f1 ( x) f ( x) y f 2 ( x) . Dunque larea di 1 e si sottrae quella di: a x b a x b

data da:

f 2 ( x)dx f1 ( x)dx = [ f 2 ( x) f1 ( x)]dx


a a

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x 2 y x 0 x 1 calcoliamone larea, sapendo che una primitiva della funzione xxx2 la x2 x3 funzione x (il lettore pu verificarlo direttamente). 2 3
Esempio 4.6. Data la parte di piano cartesiano individuata da

Larea in questione espressa dallintegrale

(x x
1 0

)dx che si calcola:

(
1 0

x 2 x3 1 1 1 x x dx = = = 3 0 2 3 6 2
2

Il procedimento suggerito non varia se lintera figura viene sottoposta a una traslazione di vettore parallelo allasse delle y. Dunque larea della parte di f ( x) y f 2 ( x) e larea delli quella (congruente alla piano individuata da: 1 a x b f ( x) + k y f 2 ( x) + k sono uguali per ogni precedente) individuata da: 1 a x b costante k e valgono

[ f 2 ( x) f1 ( x)]dx .
a

Ci significa che il procedimento messo a punto del tutto indipendente dalla posizione dellasse delle x. Larea di una qualsiasi parte di piano compresa, per a x b, tra i grafici di y = f1(x) e di y = f2(x), con f1(x) f2(x) per

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ogni x[a; b], data da

[ f 2 ( x) f1 ( x)]dx
a

(dallintegrale da a a b della fun-

zione posta al di sopra meno la funzione posta al di sotto).


4.2. INTEGRALE INDEFINITO Definizione 4.11. Sia data la funzione f: DR, con DR. Si dice integrale indefinito della funzione f e si scrive f ( x)dx linsieme delle espressioni delle

funzioni primitive (se esistono) dellassegnata funzione f. La scrittura indicata non inganni il lettore: lintegrale indefinito di una funzione f non rappresenta una singola funzione, bens un insieme di funzioni; tale insieme, se non vuoto (ci accade quando la funzione integranda non ammette primitive) un insieme infinito. Lintegrale indefinito pu quindi essere scritto:

f ( x)dx = {(x): (x) = f(x)}


Esempio 4.7. Dagli esempi precedenti:

cos xdx = senx+c

con cR.

La costante cR viene denominata costante dintegrazione. Nel seguito quando indicheremo +c sottintenderemo che c un numero reale qualsiasi.
1 (lasciamo al lettox re il compito di verificare luguaglianza, discutendo il valore assoluto con x>0 1 e con x<0). Sarebbe errato scrivere dx = logex+c (senza il valore assoluto). x Infatti il dominio della funzione integranda costituito dai reali non nulli e anche il dominio delle primitive deve essere costituito dai reali non nulli.

Esempio 4.8.

x dx

= loge|x|+c Risulta: D(loge|x|+c) =

Nellesempio seguente ci riferiremo a una famiglia di funzioni espressa da: f(x) = g ( x)dx e individueremo una di tali funzioni mediante una condizione.
Esempio 4.9. Individuiamo y = f(x) sapendo che: f(x) = 2 xdx f(1) = 0

Sappiamo che f(x) = x2+c e in questo caso siamo in grado di determinare la costante c; infatti, sostituendo nella formula precedente la condizione: f(1) = 0 otteniamo: 0 = 1+c c = 1. Lequazione richiesta quindi y = x21 Determiniamo gli integrali indefiniti delle funzioni di uso pi comune. I casi pi semplici sono quelli in cui la funzione integranda appare come derivata

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prima di unaltra funzione. Una prima tavola di formule di integrazione indefinita, quindi, pu essere ottenuta sulla base di una tavola di derivazione:

senxdx = cosx+c e
x

cos xdx

= senx+c
...

dx = ex+c

x dx

= loge|x|+c

immediato dimostrare:
Proposizione 4.11. Se n 1, risulta: 1 n+1 n x dx = n + 1 x + c Esempio 4.10.

con cR.

1 dx = x

dx = x + c Inoltre:

xdx = 2 x
1 +1 x2

+ c . La formula 2 x x +c 3

vale anche per n non intero:

x dx =

1 x 2 dx

1 1 +1 2

+c =

Le formule di integrazione immediata possono essere generalizzate grazie ad alcune riflessioni collegate alla nota regola di derivazione delle funzioni composte. Invitiamo il lettore a esaminare con molta attenzione i seguenti esempi.
Esempio 4.11. Si voglia ricavare lintegrale indefinito della funzione x cos2x. Ricordando che cos xdx = senx+c potremmo supporre (erroneamen-

te) che lintegrale richiesto sia sen2x+c. Non per difficile rendersi conto che ci inaccettabile: se infatti deriviamo la funzione trovata, otteniamo: D(sen2x+c) = 2cos2x che non coincide con la funzione integranda (cos2x). Correggiamo lerrore; abbiamo notato che: D(sen2x+c) = 2cos2x e quindi:

2 cos 2 xdx

= sen2x+c

Ma nellesempio precedente era richiesto cos 2 xdx . Risulta allora: 1 1 2 cos 2 xdx = sen2x+c 2 2 cos 2 xdx = 2 sen2x+c 1 da cui infine: cos 2 xdx = sen2x+c 2 Esaminiamo attentamente la nota

2 cos 2 xdx

= sen2x+c. Essa collegata alla ben

cos xdx

= senx+c. La differenza consiste in questo: la funzione inte-

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granda non costituita da cosx, ma dalla funzione composta cos2x, moltiplicata per la derivata (2) dellargomento (2x) del coseno. In generale:

cos f ( x) f ' ( x)dx

= senf(x)+c

Una nuova tavola di formule di integrazione indefinita, quindi, pu essere ottenuta generalizzando le formule presentate poco fa. Ricaviamo allora:

senf ( x) f ' ( x)dx e


f ( x)

= cosf(x)+c

cos f ( x) f ' ( x)dx

= senf(x)+c ...

f ' ( x) dx = loge|f(x)|+c f ( x) La formula dimostrata nella proposizione 4.11 si generalizza nella: 1 n n +1 [ f ( x)] f ' ( x)dx = n + 1 [ f ( x)] +c (n 1) f ' ( x)dx = e f ( x ) +c
Esempio 4.12.
x e e e e dx = e + c in base alla
x x

f ( x)

f ' ( x)dx = e f ( x ) +c

Esempio 4.13. Risulta:

1 = senx senx cos 2 x dx = cos x + cos 3 x + c 3


Esempio 4.14. Calcoliamo larea della parte di piano cartesiano individuata da:

sen

xdx = senxsen 2 xdx = senx 1 cos 2 x dx =

2x 0 y 2 x +1 0 x 1

84

In base alla
2x
1

f ' ( x) dx = loge|f(x)|+c risulta: f ( x)


2

x 2 + 1dx = log e x
2x
0

+ 1 + c = log e x 2 + 1 + c e dunque concludiamo:


2

x 2 + 1 dx = [log e (x
b

+1

)]

1 0

= log e 2

La propriet di linearit dellintegrale definito, espressa da:

[ f ( x) + g ( x)]dx = f ( x)dx + g ( x)dx


a a a

valida anche per lintegrale indefinito. Sappiamo infatti che lintegrale indefinito f ( x)dx costituito dallinsieme delle espressioni delle primitive della xf(x); e nel teorema fondamentale del calcolo abbiamo stabilito che la funzione integrale x f (t )dt
a x

e tutte le funzioni x f (t )dt +c


a

sono

primitive della xf(x). Possiamo scrivere, anche per gli integrali indefiniti:

[ f ( x) + g ( x)]dx = f ( x)dx + g ( x)dx


Il lettore ricorder che unanaloga propriet vale per la derivazione; ma lanalogia non pu essere estesa indiscriminatamente. Ad esempio, non disponiamo di una formula generale per integrare prodotti e rapporti di funzioni. Pertanto una strategia risolutiva per lintegrazione consiste nel trasformare gli integrali di prodotti e di quozienti di funzioni in integrali di somme.
Esempio 4.15. (1 + senx)(1 + cos x)dx = (1 + senx + cos x + senx cos x)dx =

= x cos x + senx +

1 1 2sen2 xdx = x cos x + senx cos 2 x + c 4 4

Esempio 4.16. Calcoliamo larea della parte di piano cartesiano individuata da: x2 +1 0 y x 1 x 2

x2 + 1 dx = x + x

1 1 2 dx = x + log e x + c e dunque concludiamo: x 2 1 3 x = 2 + log e 2 = log e 2 2 2 1


2

x2 + 1 1 dx = x 2 + log e x 2

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Riportiamo una tabella riassuntiva di integrali indefiniti:


Proposizione 4.12. Integrali indefiniti di funzioni di uso comune

x
1

dx =

1 n+1 x + c (n1) n +1

[ f ( x )]
e
f ( x)

f ' ( x)dx =

1 [ f ( x)]n+1 +c n +1

x dx e a
x x

= loge|x|+c

f ' ( x) dx = loge|f(x)|+c f ( x) f ' ( x)dx = e f ( x ) +c


f ' ( x)dx = 1 a f ( x ) +c log e a
f ( x)

dx = ex+c dx = 1 ax+c log e a

senxdx = cosx+c cos xdx = senx+c cos 2 x dx


sen 2 x dx
1
1

senf ( x) f ' ( x)dx = cosf(x)+c cos f ( x) f ' ( x)dx = senf(x)+c


f ' ( x) dx = tgf(x)+c f ( x) f ' ( x) sen 2 f ( x) dx = cotgf(x)+c

= tgx+c

cos 2

= cotgx+c

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1 x2 1 x 2 + 1 dx = arctgx+c x 1 2 2 dx = arcsen a +c a x 1 x 1 x 2 + a 2 dx = a arctg a +c

dx = arcsenx+c

dx = arcsenf(x)+c 2 1 [ f ( x )] f ' ( x) [ f ( x)]2 + 1 dx = arctgf(x)+c f (x) f ' ( x) +c dx = arcsen 2 2 a a [ f ( x)]

f ' ( x)

[ f ( x)]2 + a 2 dx a 2 [ f ( x)]2 dx
f ' ( x)

f ' ( x)

= =

1 f (x) +c arctg a a 1 a + f ( x) log e +c 2a a f (x)

a 2 x 2 dx

1 a+x log e +c 2a ax

Come complemento a quanto ora trattato ci occuperemo del calcolo del volume della parte di spazio descritta ruotando una parte di piano cartesiano individua0 y f ( x) di un giro completo intorno allasse delle ascisse. ta da a x b Dallespressione del volume dV del singolo cilindro ottenuto ruotando il rettangolo avente per base dx e per altezza f(x) otteniamo:
dV = [f(x)]2dx

Integriamo ora in [a; b]: consideriamo lintero intervallo [a; b] suddiviso in intervallini (dx), facciamo tendere a 0 lampiezza del massimo intervallino (e quindi a + il loro numero) e sommiamo tutti i dV relativi a ogni rettangolo; otteniamo: V = [ f ( x)] dx
2 a b

Esempio 4.17. Il volume del paraboloide generato ruotando la parte di piano 0 y x individuata da di un giro intorno allasse delle ascisse : 0 x 4

V =
0

1 [ x ] dx = xdx = x 2
2 4 2 0

= 8
0

Esempio 4.18. Il volume dellellissoide generato ruotando la parte di piano b 2 a x2 0 y individuata da di un giro intorno allasse delle ascisse : a a x a

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b2 a b 2 a x 2 dx = 2 (a 2 x 2 )dx = V = a a a a b2 = 2 a

4 1 a 2 x x 3 = ab 2 3 a 3

Concludiamo con un cenno alle equazioni differenziali. Unequazione differenziale ordinaria unequazione avente per incognita una funzione xy(x); in tale equazione compaiono x, y e le derivate di y: y, y, Cio: F(x; y; y; y; ...) = 0 Il massimo ordine delle derivate si dice lordine dellequazione differenziale.
Esempio 4.19. Determiniamo la funzione xy(x) sapendo che 2xdx+dy = exdx e che: y(0) = 3 (condizione iniziale). Riscriviamo lequazione nella forma: dy dy = (ex2x)dx = ex2x y = ex2x dx Lequazione dunque del primo ordine. Pertanto, la funzione xy(x) cercata una primitiva di xex2x. Sapendo che e x 2 x dx = e x x 2 + c si pu af-

fermare che xy(x) una funzione del tipo:


xexx2+c

Possiamo infine determinare il valore di c ricordando la condizione iniziale:


y(0) = 3

e002+c = 1

1+c = 3

c=2

Pertanto, la funzione xy(x) incognita : xexx2+2

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