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Anno LVI - n 4

Dicembre 2010

LA SERPE
RIVISTA LETTERARIA DELLASSOCIAZIONE DEI MEDICI SCRITTORI ITALIANI

FLAVIUS EDIZIONI - POMPEI

LA SERPE
Rivista letteraria trimestrale dellAssociazione Medici Scrittori Italiani fondata da Corrado Tumiati nel 1952

Il nostro sito Internet www.amsiumanisti.it


Anno LVI - n 4 - Dicembre 2010 Direttore responsabile: Direttore editoriale: Comitato di redazione: Direzione e redazione: Mario Rosario Avellino - Tel. 081 859 91 56 Nicola Avellino - Tel. 081 859 90 57 lia Baldassarre, Carlo Cappelli, Cristina Negri, Giuseppe Ruggeri Collina SantAbbondio, 53 - 80045 Pompei Tel. 081 859 90 57. e-mail: nic.avellino@libero.it

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Deus, Princeps pacis


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Sogno
Ecco Natale col sapore in bocca di chi mandorlati e duva passa. Tu pensi e ridi. Lasciami sognare una stella di carta tutta doro, il cielo colorato di turchino, gli occhi sorpresi dentro la grotta di Ges bambino. Alberto Arcioni

1 gennaio
Prospera lux oritur: linguis animisque favete; nunc dicenda bona sunt bona verba die. Lite vacent aures, insanaque protinus absint iurgia: differ opus, livida lingua, tuum! OVIDIO, Fasti, I, 71-74 un giorno fortunato quello che sorge: fate attenzione alle parole che dite, in un giorno felice si devono pronunciare solo parole felici. Non si sentano litigi, stiano lontane le folli contese: rimanda le tue trame, lingua invidiosa!

Pensier ad Nadal
Com bello il Natale, quando accende di luci variopinte case e strade che si riempion di festa e dallegria. E in quei giorni si scordano protervia, sofferenza e frenesia. Ed ora penso ai Natali di un tempo... In Chiesa dicevamo i sermoncini presso il presepio con le amiche di nonna che plaudivano. E scrivevamo dolci letterine
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su carta adorna di disegni dorati e porporina, ben celate dai piatti del nonno o del pap, e attendevam con nta meraviglia, cinque lire dargento come dono... Ecco, torna il Natale antico e sempre nuovo, augurando speranza, pace e amore. Jos Peverati

Quello spilorcio petroliere

GIUSEPPE RESSA

ui, industriale petroliere, 165 cm di altezza con sovrattacco interno alle scarpe, pochi capelli, sopracciglia folte, peli a ciuf nelle orecchie, pelle untuosa, dita a salsicciotto, gira in Jaguar quattromileddue con autista perch Guidare un automezzo volgare, la cambia ogni due anni perch Il solito colore dopo un po mi stanca; lei, segretaria tuttofare, sico alla Naomi Campbell, quattro lingue, valigetta di coccodrillo con agenda elettronica a novemilanovecentonovantanove nomi, telefono satellitare tipo Guerra del Golfo, generi di conforto assortiti per il Capo. In questi anni, scarse frequentazioni, perch lui si regola cos: dal collo in su, lotorinolaringoiatra; per il torace, il cardiologo o lo pneumologo, a seconda del riferimento topograco del disturbo; per laddome, il gastroenterologo; per gli arti inferiori, langiologo; per le unghie, lunguologo; per il cervello, il nientologo. Dopo anni, si decide a prendere un appuntamento con me. Entra in studio con la Naomi al seguito: Bongiorno, dottore, come stai? Bene. Accomodatevi. Squilla il satellitare. Risponde lei: Lingegnere? [diploma di laurea mai esibito!] Glielo passo subito. Lui, afferrando il marchingegno: S, s! Carotaggi, trivellazioni... S, s!... E va avanti per qualche minuto, mentre io mi spazientisco. Poi: Mi scusi, dottore. Allora, ti stavo dicendo... Drin, drin Risponde la Naomi: Lingegnere? E lui, seccato: Cretina! Digli che non ci sono. E continua a parlare ad alta voce. Lei, mansueta, esegue, e stacca nalmente laggeggio, mentre lui riprende: Allora... Il problema non sono io, ma mia glia. Ah s? E dov? andata a prendere un caff. Sa, molto stanca. La sto iniziando al lavoro perch tra un po, dott, io taglio [mima con le mani per indicare Vado via!] e mi godo la vecchiaia in unisoletta dei Caraibi che ho comprato. Sa, tutta mia! La Naomi sbatte le ciglia e si inumidisce le labbrone. Toc, toc... Entra lerede al soglio, con laspetto di Ursula Andress in 007 Licenza di uccidere andatura da pantera. Si siede. E lui:
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Allora, Allegra, digli tutto al dottore. E rivolto a me: Sa, lho portata dai migliori dermatologi, anche dal professor ***. Ah, un noto luminare! S, ma non hanno risolto niente. Creme, cremine, antibiotici, analisi. Non se ne viene a capo. Io, rivolgendomi alla bellona: Dimmi il problema. Vedi, dottore, ho queste chiazze qui sulle gambe da sei mesi, e poi anche un prurito insopportabile. Sono cos nervosa che di notte ho delle sudarelle pazzesche. Visita. Uhm, uhm... Rietto un poco, e poi: chiaramente un eritema nodoso. S, lhanno chiamato cos.

[Pensiero in nuvoletta]. Visita. Linfonodo della grandezza di una piccola ciliegia in laterocervicale sinistra, non dolente, di consistenza dura. Faccio male qui? Per niente! Metti qui un dito! Lavevi mai sentito questo? No, veramente non me nero mai accorta. [Si accende la lampadina!] Richiesta di consulenza ematologica. Relazione scritta: Caro collega, ecc. Dopo qualche giorno, ritorna la ragazza: Dottore, il suo collega mi ha detto che lei si sta preoccupando inutilmente, e che mi rivedr tra qualche mese. Senti, non sono convinto; ti mando da un amico chirurgo per una biopsia. Referto istologico: Morbo di Hodgkin [tumore linfatico maligno]. Fatta la diagnosi, si cominciano le cure con completo giovamento, la paziente viva. Arriva Natale: pacco regalo con bigliettino di auguri allegato, rimango piacevolmente colpito ma, una volta consumato il contenuto, leggo sul fondo del cesto: La XY Petroli augura buone feste ai suoi dipendenti.
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* libri nostri *

ANTONIO LERA

gape
LAgape, ovvero lamicizia e lamore abbracciate insieme, trovano nella gura del Maestro la loro perfetta dimora. MORE CONDIVISO: AMORE DIMORANTE, amore perdonante, amore perdurante: la parola Agape fonda tutto il suo signicato sullunica forma di amore che pu rapire incondizionatamente lanimo e disvelare lumano, ovverosia il perdono, inteso letteralmente come dono per, nella dimensione del dare/darsi o anche come dono x, moltiplicato, come una serie di chimismi a cascata. Agape, scolpita nei tre tempi o fasi della vita: Inspirazione, Respirazione o Ossigenazione, Espirazione che sul piano comunicativo divengono rispettivamente: Silenzio, Ascolto, Parola e che inne si suggella nella perfezione dellAmore di Dio: Carit o amore dimorante, Speranza o amore perdonante, Fede o amore perdurante. Agape che impregna lesistenza delluomo che cerca Dio e quindi cerca se stesso allo stesso tempo: tanto pi tale ricerca lo avvicina a Dio, tanto pi luomo acquisisce o sviluppa il coraggio di amare. Agape che spesso soprattutto Jakaira, ovverosia amicizia, gioco, conoscenza, stupore, in cui luomo diventa una sorta di Architetto spaziale in cui si bilanciano la pesantezza e la leggerezza, a seconda se si rivolge pi verso terra (ribadendo la sua gravitazionalit ed in un certo senso la sua appartenenza terrestre) o verso il cielo (con il suo prepotente bisogno di antigravitazionalit, meravigliosamente sintetizzata e prestata allinconscio collettivo da Modugno nella sua famosa canzone VOLARE, che ne subordina una fantastica appartenenza celeste e quindi extraterrestre). Agape che avvinta tutta nellarticolarsi del vivere a partire dal corpo che naturalmente fatto di parti, di cui le articolazioni e dunque gli arti producono azioni, restituendo un messaggio ben pi profondo al nostro essere: mi muovo dunque s(u)ono rispetto al Cartesiano Cogito ergo sum.

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SILVANA MELAS

* Libri nostri *

Il Monile dOro e altri racconti

Penna e Bulino
Narrativa Silvana Melas Scultura Gigi Porceddu

ella tomba ipogeicomegalitica di Bingia e Monti nei pressi di Gonnostramatza stato trovato il pi antico monile in oro rinvenuto in Sardegna, era portato al collo da un personaggio importante, che, oltre al monile doro, indossava anche una collana di gusci di lumachine di mare, forate e inlate in un cordoncino e con un pendente di conchiglie di diverse dimensioni. Accanto erano larco, le frecce e un pugnale di rame. La tomba raccoglieva anche i resti di 150 individui. La fase di costruzione pu essere riferita alla cultura di Monte Claro, poi il sepolcro fu occupato da genti della corrente campaniforme. A questa cultura appartiene la collana doro. Duemila anni dopo nasceva Cristo.
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Corrado Tumiati: scrivere e curare Una vita condivisa tra medicina e letteratura

SILVIANO FIORATO

ra lora della cena e nella piccola cucina la donna, in ginocchio davanti al camino, si apprestava a cuocere la piada, la sottile sfoglia di pane zimo che cibo antico e carissimo ai romagnoli. Perch si cuocia bene, la pasta vuole una amma alta e violenta, onde la signora, smaniosa quanto me di assaggiarla, si avvicin al camino, prese una fascina, e spezzatala contro il ginocchio, laccost alla brace avanzandola poi nel rogo a mano a mano che vi si consumava. un piccolo brano del racconto - o per meglio dire del resoconto - di una visita che Corrado Tumiati aveva fatto ad Alfredo Panzini a Bellaria, dove il vecchio scrittore si era ritirato al tramonto della sua vita; ma bastano queste poche righe, nella loro vivezza, a darci lidea dello stile di questo medico scrittore, la cui fama aveva raggiunto lapice con il Premio Viareggio negli anni trenta del Novecento (I Tetti Rossi). Oggi, travolti come siamo da valanghe di carta stampata e da migliaia di nomi di autori di tutto il mondo, pochi di noi medici si ricordano di lui; ed per questo che richiamarlo alla memoria ci serve come testimonianza di una vita la cui traccia non deve essere perduta. Corrado Tumiati nasce a Ferrara nel 1885, in una famiglia di particolare rilevanza culturale: suo padre era un giurista, che aveva riscattato la sua umile origine dalla classe operaia con un assidua dedizione allo studio; sua madre era discendente di una stirpe con vocazioni mediche ed artistiche ed era glia di un noto chirurgo.
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Cresciuto insieme a cinque fratelli ebbe qualche difcolt iniziale nellapproccio scolastico: dapprima in un collegio privato a Firenze e poi alla scuola media, dove fu respinto alla licenza; ma a questo punto decise di impegnarsi, no a concludere il liceo con ottimi voti. Si respirava in famiglia unaria aperta agli interessi artistici e letterati, e due fratelli di Corrado avevano intrapreso decisamente questa strada: Domenico era drammaturgo e poeta, e Gualtiero era un attore noto in tutta Italia, particolarmente per le sue interpretazioni shakespeariane. Corrado fu inizialmente indeciso tra letteratura e medicina; la prima scelta avrebbe comportato, a suo parere, un pi lungo e incerto iter formativo per arrivare ad affermarsi nel mondo letterario pieno di fermenti innovativi propri nel primo Novecento; per questo motivo - e forse anche per raggiungere in pi breve tempo una certa tranquillit economica - opt per la seconda scelta e decise di laurearsi in medicina. Ma gli studi medici non lo allontanarono dalla frequentazione degli ambienti artistici di Ferrara: Previati, De Pisis, Govoni e tanti altri diventarono suoi amici e compagni, anche con incontri familiari nel circolo dei fratelli. Ultimati gli studi nella facolt di Medicina di Firenze - dove insegnavano clinici celeberrimi come Grocco e Banti - con la laurea a pieni voti, si orient verso lo studio della psicologia. Fu cos che il giovane medico trov posto come assistente volontario nel manicomio di Pesaro: vitto e alloggio garantiti, ma dentro uno squallido edicio tra il carcere e il convento e ventiquattro ore di guardia a giorni alterni. Questa esperienza formativa avrebbe improntato tutta la sua vita successiva, anche dal punto di vista letterario: basti citare il suo libro pi noto, I tetti rossi, pubblicato nel 1931. Da Pesaro a Siena, vincendo un concorso nel 1910; vi rimarr tre anni, estendendo il suo interesse al laboratorio di siologia e studiando nel contempo terapie e tecniche manicomiali; questi suoi studi verranno pubblicati sulla Rassegna di studi psichiatrici, di cui Tumiati fu co-fondatore e redattore. Ma nonostante questo impegno scientico covava sempre dentro di s il desiderio di evadere e non si accontentava pi della cerchia di artisti e letterati italiani e stranieri che soggiornavano a Siena. Fu cos che con uno stratagemma andr a Parigi: dissi e scrissi che intendevo perfezionarmi nel mio duro mestiere e trovai consenziente il difcile direttore. La sua trasferta parigina non fu soltanto dedicata alla Clinica della Sainte-Anne diretta da Gilbert Ballet, ma anche ai musei, ai teatri ed ai circoli artistici della capitale francese. Nel 1913 lOspedale di S. Servolo a Venezia bandisce un concorso e Tumiati lo vince; vi prester servizio per ventanni, con linterruzione della Grande Guerra, che lo impegner come medico di prima linea, anche sul Carso e sul Piave: un suo libro Zaino e santit, racconter questa sua esperienza. A Venezia frequenta le persone pi rappresentative del mondo dellarte: Felice Casorati, Medardo Rosso e Pio Semeghini sono nella cerchia dei suoi amici. Parallelamente procede la sua attivit medica con lo studio delle malattie mentali dei bambini e della relativa prevenzione; istituisce un servizio di igiene men10 - La Serpe

tale e un istituto medico-pedagogico nei pressi di Venezia. Per molti anni Corrado Tumiati segretario generale della Lega italiana di igiene e prolassi, no al 1948, quando aveva gi lasciato la professione medica per dedicarsi del tutto al giornalismo e alla letteratura: La sua rma stata presente, per quasi dieci anni, sul Corriere della Sera, che aveva chiesto la sua collaborazione dopo il premio Viareggio. Tutti ammirano la sua dignit letteraria, il suo buonsenso e lequilibrio dei suoi articoli; la sua formazione medica gli ha fornito quella conoscenza della persona umana che rende peculiare la parola dei medici scrittori; inoltre la psichiatria lha abituato a saper riconoscere le malattie dello spirito quindi, in ultima analisi, ad aprire il suo animo alla comprensione e alla tolleranza. Negli ultimi anni della sua vita chiamato alla direzione de Il Ponte, una delle pi prestigiose riviste letterarie dItalia; e nel 1952 lAssociazione Medici Scrittori Italiani lo nomina direttore de La Serpe, il periodico che tuttora pubblica le migliori produzioni letterarie dei medici scrittori. Lumana esistenza di Corrado Tumiati si conclude a Firenze, nel 1967, a ottantadue anni. Ci restano a suo ricordo tanti suoi scritti, dove apprezziamo soprattutto la sua capacit di accogliere nel suo animo e di saper esprimere con efcacia i momenti pi semplici della vita: come nel piccolo brano di apertura di questo articolo, che attraverso poche immagini rende vivo lattimo fuggente di una sera contadina. Il meglio dellanimo umano savvera lentamente. Il savio non saffretta che in rari momenti, lartista ama la quiete raccolta, lo scienziato si fa schiavo della pazienza, il losofo indugia come un orafo sulle sue esperienze e sui suoi pensieri, la voce del santo pacata, lento il gesto dellartigiano e dellagricoltore. Chi corre sempre? I cupidi e gli stolti. Che si vantano desser pi felici perch in unora han goduto dieci affannosi piaceri in luogo dun solo e riposato bene. da: I Tetti Rossi. pag. 180
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DANIELE CROTTI

Il gallo di Pietro

ono stati piacevoli, davvero piacevoli, i due giorni passati a Molini, lungo lantica Via della Spina, e allimbocco della valle del Menotre. Erano i primi di agosto, ma il caldo, tra le alte colline, ai piedi di basse montagne con pianori verdi ed ormai soriti sulle cime, era attutito dal vento, leggero quanto stimolante, quasi un lasciapassare per camminare queste semplici ed affascinanti vallate. I ori di giugno erano ormai appassiti. Restavano solo cardi, con i loro ori, se ori sono, di quel colore unico che sta tra lindaco, il blu ed il viola, a vivacizzare con parsimonia i pascoli della comunanza; questi particolari ori, quelle grosse sfere di questo bel colore, sono accarezzabili, non pungono, fatti salvi i pi piccoli ancora circondati da strani petali (ne ho contati da 5 a 10, sia in numero dispari che pari) pungenti al pari del cespuglio intrigato sottostante che li regge e li offre alla nostra vista. Cammoro, Molini, Pi di Cammoro, la sua valle, Orsano, i piccolissimi borghi sparpagliati lungo e sopra lantica Via della Spina, con le proprie storie, con le loro genti, con la parca bellezza della natura, erano il contorno a tutti noi mentre, allinterno del centro sociale, un necessario prefabbricato testimone ancora in vita del passato terremoto, raccontavamo di questi luoghi attraverso il mio fuori guida che anche di questi luoghi narra. E allora si alz e chiese la parola Pietro, quasi con ostinazione. Si sentiva parte in causa. S, perch lo si conobbe, io e Giovanna, proprio il giorno dellinvito, poche settimane addietro, mentre con il suo pandino si avventurava a visitare le nascoste spontanee fungaie. E terra di tartu, questa, dal Tuber aestivum, lo scorzone, al tartufo vero, quello nero e pregiato di Norcia, il Tuber melanosporum, ma anche di funghi, quando la stagione clemente: prataioli (c chi li chiama turini; o forse i turini sono altri?), besse o vesce che dir si voglia (tanti sono i nomi dialettali), ma pure qualche porcino e forse altri ancora (non mancano querce, lecci, e altra vegetazione arborea, ai piedi e sui anchi della montagna di Cammoro e tuttintorno). Quando ci vide, Pietro si ferm e parl subito volentieri con noi, da dove si veniva, cosa si faceva, chi fosse lui, cose cos, quelle parole che si scambiano la prima volta che ci si incontra e ci si vuol conoscere. Piacque a Pietro questa nostra disponibilit. Ed allora come seppe di questo incontro allinterno della prima edizione del Loro dei Molini. Dalla terra il pane accorse per essere con noi partecipe. E raccont. Questo disse: se andate al Passo della Spina e scendete verso sud, dopo i primi tornanti, abbandonata la strada maestra e vi inoltrate nella macchia, in un certo punto, in verit nascosto (ma io vi posso portare quando volete, disse e ci disse) troverete lingresso
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di una caverna, una grotta, insomma una piccola apertura che secondo le voci del luogo, non sappiamo da quanto tramandate, porterebbe sino a Trevi. Pietro la scoperse per caso tempo fa. Andava per macchie a fare legna armato di roncola, quando improvvisamente inciamp su una radice esposta e cadde. Cadde in avanti, scivol di qualche metro e la roncola gli scapp di mano. Fin pi sotto, seminascosta dietro un grosso cespuglio. Questo cespuglio celava lingresso di una cavit. Pietro, pur non armato di torcia o ammiferi, entr dentro, soprattutto perch incuriosito. Non aveva

mai visto questa fenditura nella roccia. Riusc a camminare alcuni metri, ma poi si dovette arrendere. Il buio, pi che la paura, lo indusse a fermarsi. Ma non demorse e chiese, con cautela, a vecchi amici della zona cosa ne sapessero di questa cavit. Le risposte furono vaghe, varie, ma vi fu chi era convinto assertore che altro non fosse, tale fenditura, che lingresso di un cunicolo in parte naturale ed in parte articiale che collegava la Via della Spina a Trevi. Da non crederci! Eppure..., eppure poco tempo dopo... si svel larcano. Non ricordava bene il nostro Pietro, o forse si espresse male, sta di fatto che un tal giorno venne fatto un banale quanto ovvio esperimento. Un gallo venne sottratto dal suo proprietario e... sacricato... per lesperimento. Venne preso, portato e fatto entrare nella grotta e spinto a proseguire. Chiuso lingresso da dove era stato introdotto e fatto appunto entrare, gli arteci dellazzardato esperimento andarono a Trevi e aspettarono. Dopo un certo tempo, non sappiamo quanto tempo, forse poche ore, il gallo, s proprio lui, quello stesso gallo dei Molini, si ritrov su una piazzetta nel bel mezzo della cittadina di Trevi, come la storia o la tradizione reclamava (in verit Pietro ci raccont a Trevi, dove di preciso non lo sapremo mai, a meno che... riprovare per credere!).
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SANTI AMOROSO

* libri nostri *

Versi afdati al vento


Inquietudine (1946)
II mio cuore ho donato senza chiedere nulla, cos ho perso anche lui. Povero me! Sempre a cercare una rosa con mani tremanti e solcate da spini. Sempre a cercare uno scopo di vita, una meta e fermarsi, scontto, con lacrimanti occhi.

Invito a perderti (1946)


Non hai mai sentito la brama di perderti? Perderti non so dove: nellinnito? in un abisso? Perderti dove si pu gridare senza essere uditi, piangere senza essere visti, dire parole, agire senza che burattini ti siano giudici? Perderti quando muore il sole, o quando in cielo brillano lultime stelle?

Un profumo di sogno (2001)


Anche se tu mi parli io non ti ascolto, anche se tu mi stringi io non ti sento, anche se poi ti guardo io non ti vedo; ma il tuo profumo, rubato ad una rosa, mi aleggia intorno, mi penetra e mi scalda: dolce come un sogno.
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Se lha detto lui...

CESARE PERSIANI

A quei Colleghi i quali, come lo scrivente, tentano per lo pi invano di entrare con le proprie opere nel novero degli scrittori riconosciuti validi e divenuti noti ad un vasto pubblico di lettori, vorrei proporre, anche a scopo... consolatorio, il seguente indovinello: sapreste individuare lautore della riessione qui sotto trascritta? osservazione antica che, quanto decrescono negli stati le virt vere, tanto crescono quelle vantate, e le adulazioni; e similmente, a misura che decadono le lettere e i buoni studi, si aumentano di magnicenza i titoli di lode ai letterati o a quelli che in siffatti tempi sono ritenuti per tali. La stessa cosa avviene per la pubblicazione dei libri. Quanto pi lo stile peggiora e diviene pi vile, pi incolto, di minore impegno, tanto pi crescono leleganza, la nitidezza, il costo delle edizioni. [] Se mai fu chimerica per la maggior parte degli artisti la speranza della immortalit, sicuramente essa lo oggi per gli scrittori. Troppa labbondanza dei libri o buoni o cattivi o mediocri che escono ogni giorno e che, per necessit, fanno dimenticare quelli del giorno prima, sia pure eccellenti. Tutti i posti dell'immortalit, in questo genere, sono gi occupati. Noi siamo veramente passeggeri e pellegrini sulla terra: esseri di un giorno, la mattina in ore, la sera appassiti, o secchi: soggetti anche a sopravvivere alla propria fama, e pi longevi che la memoria di noi; oggi questo si pu dire con verit maggiore che mai... [] E cos i libri nuovi fanno dimenticare e sparire i vecchi, se non altro perch essi nuovi e quelli vecchi; del che abbiamo esperienza quotidiana... [] La negligenza universale dello stile, inoltre, rende inutile la diligenza individuale. Il pubblico, appunto perch in ci negligente, non ha n gusto n capacit n per sentire n per giudicare la bellezza dello stile, n per esserne dilettato. Perch certi diletti, e non sono pochi, hanno bisogno di un sensorio formatovi espressamente, e non innato, di una capacit di sentirli acquisita. [] La sorte dei libri oggi come quella degli insetti chiamati efmeri: alcune specie vivono poche ore, altre tre o quattro giorni; ma sempre si tratta, al massimo, di giorni E inoltre: ...Si pu dire con verit che, soprattutto in Italia, gli scrittori sono pi numerosi dei lettori (gran parte degli scrittori, infatti, non legge o legge meno di quanto scriva...)
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Molti libri oggi, anche dei bene accolti, durano meno del tempo che bisognato a raccogliere i materiali, a disporli e comporli, a scriverli... pi che mai simili a quegli insetti chiamati efmeri, appunto, che restano per un anno (alcuni, due o tre anni) nello stato di larve e di ninfe, sempre affaticandosi per arrivare a quello di insetti alati, nel quale stato non durano pi di due o tre giorni, e alcune specie non pi di una sola notte, tanto che mai non vedono il sole; altri non pi di pochissime ore... [] Se un buon libro non fa fortuna, il vero mezzo di dire che lha fatta; parlarne come di un libro famoso, noto a tutti; queste cose diventano vere a forza di affermarle; se per qualunque ragione, questo mezzo non si pu usare,il miglior partito di tacere, dissimulare e... aspettare; niente di peggio che gridare all'ingiustizia, al cattivo gusto dei contemporanei che non fanno caso al libro: siano giustissime queste querele, sia meritevole il libro, dal momento che il suo cattivo esito confessato, la miglior sorte che gli possa toccare di essere riguardato come quei pretendenti a un trono i quali, privi di baionette, non hanno per s che i diritti e la legittimit... [] Come l'impossibilit di divenire immortali giustica lodierna negligenza dello stile nei libri, cos questa negligenza dal canto suo, inabilita e fa impossibile ai libri il conseguimento dell'immortalit

Quale poeta-scrittore si esprimeva in modo cos pessimistico? Per aiutare chi non fosse ancora riuscito ad individuarlo, preciser che non era medico e che, perci, non era inscritto allAMSI. (La soluzione del quesito a pag. 34)
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Il Belvedere delle rimembranze

ORESTE BATTIGALLI

Ma che te fumi, di, sia maledetto hai la faccia color de Monte Mario. i tornato alla mente questo singolare incipit di un sonetto del Belli qualche mese fa mentre, in un sereno e tiepido pomeriggio dautunno, stavo seduto al caff del belvedere di Monte Mario, una delle mete preferite delle mie frequenti passeggiate di quartiere. Ero solo, avvolto in un silenzio irreale, ed osservavo Roma ai miei piedi. Ad un tratto quella pace fu interrotta dallo strepito affannato di una motoretta. La guidava un uomo di una certa et, allampanato e male in arnese: Attir la mia attenzione perch, mentre cercava di aiutare, pedalando, il suo vecchio e malridotto veicolo a superare le ultime rampe, teneva ben stretto tra le labbra un mozzicone di sigaretta dalla quale aspirava voluttuose boccate di fumo. Quando arriv alla spianata, luomo scese, appoggi il motorino ad un albero e, dopo unultima tirata, gett via la cicca e si avvicin lentamente al parapetto del belvedere. Mentre avanzava ebbi modo di osservarlo. Aveva un viso scarno, dun pallore terreo. Respirava pesantemente emettendo frequenti colpi di tosse. Arrivato al parapetto, per prima cosa accese unaltra sigaretta e poi si mise ad osservare il panorama fumando e tossendo. Non cera bisogno di essere medico per accorgersi che quelluomo era asmatico ensematoso di grado elevato. Fu cos che mi ricordai di quegli strani versi. Come noto Monte Mario, circa un milione di anni fa, scatur dal mare a seguito di un violento terremoto. pertanto costituito da un terreno eminentemente sabbioso giallastro in cui sono rimaste imprigionate moltissime conchiglie che si possono anche ora osservare soprattutto a via dei Colli della Farnesina. Da questa particolare colorazione scaturito lo stravagante paragone del Belli. facile perdonare al cantore di Roma loltraggio di aver usato questo nostro dilettoso monte per un raffronto cos poco esaltante. Vorrei invece cercare di descrivere le sensazioni (bruscamente interrotte dallarrivo delluomo dalla faccia color di Monte Mario) che provavo nel momento in cui, in perfetta solitudine, ammiravo il panorama dellUrbe e che peraltro si rinnovano ogni volta che ritorno al belvedere. Come ho detto, questa, una delle mie mete preferite: Prendo un autobus che mi porta alla Trionfale e da l, con il passo cauto che mi permette let, do inizio alla scalata. Fino a qualche anno fa, una prima sosta, a primavera inoltrata, me la concedevo quasi subito allaltezza del casale Mellini superato il quale cominciavo ad avvertire una delicata ma penetrante fragranza proveniente da un grande cespuglio di gine-

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stra posto alla sinistra del viale. Mi fermavo per qualche minuto giusto il tempo per saturarmi i polmoni di quellaria profumata, poi, cos rinfrancato, riprendevo a salire. Purtroppo, probabilmente durante i lavori di ristrutturazione del casale, zappe di operai inconsapevoli hanno estirpato il cespuglio ed ora lodorata ginestra di leopardiana memoria non mi accoglie pi con il suo gentile efuvio. Giunto nalmente al belvedere, mi appoggio alla staccionata e abbraccio con un lento sguardo la citt eterna adagiata lungo le rive del Tevere ad appena 156 metri sotto di me. Per la verit il panorama che si osserva da Monte Mario non fra quelli che pi mettono in risalto i tanti luoghi celebri dellUrbe: il caratteristico Cupolone nascosto da grandi alberi, non si vedono n Castel S. Angelo n il Colosseo: certo laggi lontano a sinistra si scorgono le armoniose arcate di Ponte Milvio, di fronte svetta la poderosa mole della Torre delle Milizie con accanto il Foro Traiano, a destra si scopre la bella facciata rinascimentale del Quirinale e pi a destra ancora spicca nella sua immensit marmorea il Vittoriano (lo vogliamo inserire, se pure con qualche titubanza, fra le opere architettoniche notevoli?), ma sono tutti monumenti dispersi, quasi alla deriva nel mare sterminato delle costruzioni moderne dal quale emergono a fatica. Sembra quasi che mormorino sconfortati: Per quanto tempo ancora noi, poveri ruderi e vecchi palazzi inermi, potremo resistere al famelico assedio di questa barbarica orda di cemento... armato? Ma comunque Roma sempre Roma e tutte le volte che contemplo da quass, sia pure semisommerse dalla dilagante edilizia del nostro tempo, queste gloriose vestigia, mi sento invadere da un sentimento di orgoglio e di gioia quasi puerili e mi verrebbe istintivamente la voglia di battere le mani se la mia invereconda canizie non mi trattenesse. Poi, mi siedo al caff e... chiudo gli occhi. Ed allora comincio ad immaginare come si doveva presentare, allo sguardo dei turisti, la Roma di una volta e pertanto ritornano alla mente i grandi ospiti che, nel corso dei secoli, sono probabilmente saliti quass ad ammirare un panorama certamente meno contaminato dellattuale. Goethe, Berlioz, il marchese de Sade (si, anche lui), Stendhal e, fuggitivo dal natio borgo selvaggio, Leopardi. E da dove, se non da questo ermo colle orito di umili ginestre, pu aver contemplato quelle rovine da cui trasse lispirazione per il suo ultimo, desolato canto: ... Anco ti vidi de tuoi steli abbellir lerme contrade che cingon la cittade la qual fu donna de mortali un tempo e del perduto impero par che col grave e taciturno aspetto faccia fede e ricordo al passeggero. Povero Giacomo, col cuore eternamente traboccante di amori mai corrisposti e che, giunto a Roma pieno di speranze, scriveva sconfortato alla sorella Paolina. Vaccerto ancora che quanto alle donne, qui non si fa niente, nientissimo, pi che
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a Recanati. Dava la colpa alla riottosit delle romane e non al suo corpo sgraziato, lui, linfelice genio che il crudele Tommaseo aveva bollato con lo spietato distico: Natura con un pugno lo sgobb. Canta! gli disse irata; ed ei cant! E come non ricordarsi di un ancora assai pi antico turista, di Marziale, alcuni versi del quale sono incisi in un masso marmoreo a pochi passi da me?
HINC SEPTEM DOMINOS VIDERE MONTIS ET TOTAM LICET AESTIMARE ROMAM, ALBANOS QUOQUE TUSCULOSQUE COLLES ET QUODCUMQUE IACET SUB URBE FRIGUS, FIDENAS VETERES BREVESQUE RUBRAS, Che tradotto liberamente in volgare ad uso di quei pochi italiani che, come me, non hanno sufciente padronanza della lingua madre, recita: Di qui si pu godere la vista dei sette colli sovrani e abbracciare con lo sguardo lintera Roma, i colli dAlba e di Tuscolo e tutti i freschi dintorni dellUrbe, lantica Fidene e la piccola Rubre (Saxa Rubra). Ah! I sette colli veramente sovrani in una citt a quel tempo caput mundi! Forse da questo luogo il poeta, poich in quel tempo risiedeva a Roma, avr potuto seguire n dalle fondamenta la costruzione del Colosseo, avvenuta in appena cinque anni! E inne, dopo tanti illustri personaggi stranieri, il mio pensiero torna a lui, a Belli, il poeta romano per eccellenza, che nella prefazione ai suoi sonetti scrive: Ho deliberato rilasciare un monumento di quello che oggi la plebe di Roma. E sentiamo allora cosa dice un plebeo di Roma in onore della sua citt: Te giri, e vedi buggere de ll; te svorti e vedi buggere de lla; e a vive lanni che camp un secch nun se narriva a ved la met.

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Riapro gli occhi. Mi avvicino di nuovo al parapetto. Osservo ancora una volta il panorama. Con lo sguardo un po scoraggiato cerco di vedere se laggi dietro e a sinistra del Vittoriano si possa scorgere, tra quella anonima e dilagante foresta di laterizi, qualcosa di caratteristico del colle dove sono nato, lEsquilino. Se non riesco nemmeno a localizzare lalto campanile della basilica di Santa Maria Maggiore, come posso illudermi di intravedere i giardinetti di piazza Vittorio, meta obbligata delle mie primissime passeggiate infantili? In verit, almeno per il primo anno di vita, ai giardinetti ci fui trasportato passivamente tra le braccia amorose di una prosperosa balia ciociara, agghindata col tradizionale costume regionale. A quei tempi, infatti, non erano ancora di uso comune i preparati sostitutivi del latte materno. Quando ormai ero adulto, mia mamma mi parl sovente di questa balia. Pare che fosse molto giovane e bella, traboccante di latte e di tenerezza. In una bella mattina di primavera, la mamma (abitavamo sopra i portici di piazza Vittorio) volle raggiungerci ai giardinetti. Entra, ci cerca per le varie panchine. Nessuna traccia del sottoscritto n della sua nutrice ma, lontano, nei pressi della Porta Magica, nota un gruppetto di bersaglieri che sembravano discutere allegramente con qualcuno. Ad un certo punto, fra tutte quelle voci virili, le pare di avvertire una risata dal timbro noto e decisamente femminile. Si, al centro della truppa cera proprio lei, la mia mercenaria procacciatrice di latte che, insieme ad una collega, piacente come lei, rintuzzava gagliardamente lassalto dei focosi militari. Ma, come si venne a sapere dal nostro portiere che, si diceva, nutriva rancore verso la nostra balia perch insolitamente disdegnosa ai suoi reiterati corteggiamenti, quelli erano assedi formali dove la resa era auspicata dalle assediate quasi al pari degli assalitori. Sembra che la capitolazione avvenisse frequentemente allombra delle imponenti rovine adiacenti la Porta Magica. L, a turno, le due generose ciociare, dopo aver afdato diligentemente allaltra il proprio pargoletto, pudicamente si appartavano e, per usare una perifrasi attinente agli assedi, nalmente abbassavano il ponte levatoio (sarebbe proprio il caso di aggiungere la locuzione mutatis mutandis). Potenza evocatrice di un panorama familiare e suggestivo! Con un sospiro di rimpianto faccio scendere lentamente la saracinesca sul ripostiglio dei ricordi e mi accingo al ritorno. Ma prima di allontanarmi denitivamente, lultimo affettuoso, reverente sguardo solo per lui, lantico, leggendario ume. Lo vedo laggi scorrere sotto Ponte Milvio, attraversare con ampie volute la citt e procedere con le sue acque limacciose verso il vicino mare. Viene spontaneo paragonare il percorso di un ume alla vita di un uomo, alla mia vita. Dopo un lungo tragitto il Tevere si sta avvicinando alla foce. E cos la mia avventura terrena: giunti alle rispettive destinazioni, il Tevere non sar pi Tevere ed io non sar pi io, per sempre. Festinate lente ammonivano con un saggio controsenso i nostri padri. Ecco, caro ume, affrettiamoci, ma per favore, molto, molto lentamente.
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* libri nostri *

ROSARIO MANFREDI

La leggenda di Falanto
n racconto storico di tremila anni fa, alle ricerca delle radici di una citt, Taranto, che si estendono nel cuore della Magna Grecia: siamo nellVIII-VII secolo a.C., e Fernando Petrone ci porta a conoscenza di fatti e leggende che accompagnano il lettore con fare amico e coinvolgente. Evidente la passione con cui lo studioso affronta tale excursus, ancor pi quando, smettendo i panni dello storico, con garbo e lento pede, ci addentra in un percorso non facile, ma senzaltro affascinante, dove il discrimine tra storia e leggenda sempre labile, e dove facile perdere la bussola. La guida dellautore, dunque, ci d conforto, e per svariate ragioni: innanzitutto lo stile, familiare e non pedante, riette un approccio psicologico con linterlocutore-lettore, condividendone dubbi e difcolt interpretative (spesso per i molti toponimi citati), e talora arrendendosi al silenzio del tempo che si frappone tra noi e le vicende narrate. Ancora, vero amico quando, con tono affabulatorio, ci tiene compagnia e ci aiuta a sognare, o quando ci coinvolge nellentusiasmo delle scoperte, di cui sono chiamati a testimone grandi gure del passato come Antioco di Siracusa, Erodoto, Tirteo, Publio Virgilio Marone, Eusebio da Cesarea. E cos, unendo lutile al dolce, va a chiarire alcune problematiche storiche: innanzitutto laccertamento della diversit dei due siti di Saturo e Taranto, a cui corrispondono due differenti fondatori, rispettivamente Falanto e Saturo. Indubbiamente, Petrone affascinato dalla leggenda di Falanto, il ore bianco; uno di quei Partheni, gli illegittimi delle mogli dei guerrieri di Sparta, ma riconosciuti (per un certo verso e per opportunismo militare) dalla stessa polis spartana dellVIII sec. Le ostilit con gli
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Spartiati, portano, nel 706 a.C., alla partenza di Falanto e dei suoi Partheni, con gli Iloti, per la conquista di nuove terre. Il momento cruciale ed emotivo della vicenda segnato dal responso delloracolo di Apollo a Del, con la prescrizione di fondare una citt l dove ci sarebbe stata una pioggia da un cielo sereno. Falanto non sa (e non sapr mai) che quella pioggia altro non che il commovente ed amorevole pianto della moglie Ethera la quale, preoccupata per le sorti del marito, lo culla tra le sue braccia mentre dorme. Quel pianto e quellabbraccio ci richiamano lo stesso abbraccio e lo stesso pianto tra Giove ed Elettra, che spalanc le porte delleternit. Da quella pioggia sarebbe orita Saturo, la citt del sole (nellattuale comune di Leporano), e, di l a qualche anno, con linizio dei dissidi interni ai Partheni, avremmo assisitito alla ne di Falanto. Ma lorizzonte di questa storia, ci porta ad allargare lo sguardo ben oltre, verso altre citt, con innumerevoli altre storie e leggende, intrecciate tra loro in un groviglio di radici che sprofondano e riaforano in modo talvolta assurdo nella logica umana, ma non in quella delle vicende storiche. il caso, per fare solo un esempio, delle popolazioni con cui Falanto si dovr confrontare una volta arrivato sulle coste della Puglia e fondando Saturo: i Messapi-Iapigi, stanziati a sud del Gargano; questi ultimi (Iapigi) di origine albanese o, secondo fonti mitologiche, legati a Iapige, glio di Dedalo (del famoso labirinto). Ecco, poi, lorigine di altri gruppi etnici: i Dauni a Foggia, i Pucezi a Bari, i Pedicoli nelle Murge, i gi citati Messapi tra Lecce e Taranto, i quali, successivamente, a causa della scontta initta da Falanto, avrebbero fondato Brindisi (da brando che nella loro lingua signicava cervo); anche in questo caso lautore coglie il giusto pretesto per una digressione relativa al toponimo salento: dalla citt cretese di Salenzia (secondo Virgilio) oppure da in salo per un patto stipulato tra le varie popolazioni in alto mare, o ancora rimandando a Idomeneo, leggendario re di Creta, approdato sulla terra anticamente detta di Calabria, la quale altro non sarebbe che la penisola salentina Cos, anche Saturo, la citt del sole (da Sat Ur), non si salva da dubbi e perplessit, quando Petrone mette in rilievo lesistenza di reperti neolitici, che contrasterebbero cronologicamente con il periodo della fondazione di Falanto. Inne, unaltra citt ed un altro eroe: Taranto e Taras, sempre in bilico tra storia e leggenda. Taras, il Navigatore, glio di Poseidone, approda alla foce di un ume e fonda Taranto, con tanto di benedizione paterna-divina, che gli invia un delno bianco. Fin qui, tutto abbastanza semplice, se non fosse che ritorna in ballo la citt di Saturo, stavolta dedicata da Taras alla moglie Satureia; e poi, come se non bastasse, secondo altre fonti mitologiche, Satyria sarebbe una ninfa amata dallo stesso Poseidone C davvero da perdere la bussola! Cosa resta? Restano alcune monete con lefge di Taras a cavallo di un delno bianco. Restano altre monete con un Taras che sembra assumere le caratteristiche del capo dei Partheni. Restano alcuni reperti di un tempio dedicato a Falanto, assurto a semi-dio. Resta la nostra simpatia per la leggenda di Falanto (contagiati senzaltro dallautore). Resta sopra tutto, il pianto di una donna, che ha impresso con la forza dellamore la sua orma indelebile nella voce di un oracolo, facendola giungere no a noi.
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Exegerunt monumenta aere perenniora

1953 - Da sinistra in piedi: Zanelli, Denti, Magr, Contini, Winspeare, Cherubini, Lanza, Naccari, Tigano, Ferrari, Meneghel. Seduti: Falomo, Nasi, Spallicci, Tumiati, Clades.

1957 - Carlo Levi a colloquio con lo scrittore Joice Cary a sinistra e Remo Cantoni a destra. 23 - La Serpe

LIA BALDASSARRE

* libri nostri *

Nesso e Zigan
rgomento di questo quindicesimo volumetto fatto in casa di Carlo Cappelli ladolescenza al limite con la preadolescenza; con le vicende di un certo numero di protagonisti sulle quali lautore si sofferma, descrivendone i temi fondamentali, fatti di coalizioni, di esclusioni, di amicizie e di violenze proprie di questa et. Il tutto ambientato in una cittadina, quasi un paese (ambiente dipinto con amore, minuzia e realismo) dove ogni fatto noto, per il quale motivo le bravate, che conferiscono prestigio, e le caratteristiche negative, che conferiscono inferiorit, diventano in breve tempo patrimonio comune. In un tale contesto Nesso, il primo dei protagonisti, passa da un estremo allaltro, e precisamente dallinferiorit al prestigio, allinterno della cerchia dei suoi consimili; no a quando non incontra un amico del cuore, ovvero Zigan, il secondo dei protagonisti, di diversa estrazione sociale, in compagnia del quale programma unavventura che porter traumaticamente i due amici al di fuori del loro mondo e quindi, pi tardi, alla maturit. Il tutto narrato con labituale abilit dellautore che, mentre il lettore attende lesito di una vicenda, suole indugiare su alcuni particolari, col risultato di innescare una intensa suspense; mentre, nel caso in questione, lattrattiva consiste anche nel fatto che il lettore viene introdotto nel clima del mondo adolescenziale con una tenacia che perdura no allesito del racconto.
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La cima pi bella

LANFRANCO LUZI

apita, a volte, quando siamo soprapensiero di ritornare negli anni passati e recuperare dagli anfratti della memoria le pagine pi belle della nostra vita. Riemergono vivi taluni episodi, alcuni luoghi che ci hanno colpito, situazioni in cui sono stati protagonisti parenti, amici, persone a noi molto care. Persone che sono rimaste l, in quei luoghi, come sospese nel tempo. Come attori di un lm che resta indelebile nella memoria. Quella mattina ero tornato lass. Percepivo una vibrazione tra me e quella natura, il mio cuore era nel punto in cui aria, cielo, alberi e vento conuivano, divenendo un tuttuno. Potevano esaltarsi a vicenda come a celebrare una festa damore. I primi bagliori del mattino illuminavano le cime del Gran Sasso, che sembravano sorvegliare il piccolo villaggio turistico ancora addormentato. Il gigante che dorme, cos viene ribattezzata dagli abruzzesi la cima del Corno Piccolo, che si affaccia sui paesini del versante teramano. Il prolo di questa incredibile montagna, che nasconde a nord la cima del Gran Sasso, si presenta in maniera evidente come il volto sdraiato di un enorme gigante. Il Corno Grande, invece, nascosto com tra le impervie cime, diventa oggetto di veri e propri voli dellimmaginazione per tutti coloro, che come me, si preparavano ad affrontarlo. La luce del mattino si faceva sempre pi forte, laria frizzante e il sole sembrava non volersi far desiderare pi di tanto. Talvolta accade che i paesaggi imponenti distraggono lescursionista, dandogli la sensazione che il tempo si stia fermando. Sensazione poi vanicata dalla vetta, metro dopo metro pi vicina ai suoi occhi. Nel periodo di Ferragosto, alcuni sentieri di questa splendida montagna, assumono le sembianze di una vera e propria era di paese, con gente di tutte le et e di svariate parti dItalia intenta a inerpicarsi sulle sinuose stradine, che possono diventare pericolose per molti inesperti poco prudenti. Raggiunta la vetta ho pensato tra me: se esiste un paradiso con qualcosa di meraviglioso deve essere un po simile a questi luoghi o costituire la durata illimitata di questi momenti e delle sensazioni provate. Persino un innocuo cagnolino mi accompagna no in cima, ben pi agile e sicuro dei suoi padroni, che arrancano sniti chiss quanto pi in basso. Una piccola nuvola guastafeste copre, per fortuna solo parzialmente, lincredibile veduta che offre il tetto dellAppennino. Un signore, che aveva tutta laria di esser giunto quass molte pi volte prima di me, mi invita a guardare a fondo tra quellenorme massa di vapore. Vedevo un po trasgurate dalla foschia le cime della Maiella.
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Ben pi visibili apparivano al mio sguardo il massiccio del Sirente e i Monti della Laga. Sullo sfondo, altrettanto ben riconoscibile, la catena dei Sibillini dominata dal Monte Vettore. A sinistra, disteso lungo un enorme anteatro naturale fatto di vette e di ghiaioni, si stagliava il Ghiacciaio del Calderone, o meglio, quei pochi resti di un fenomeno atmosferico sempre pi vicino allestinzione. La nuvola, che sembrava innocua, iniziava ad avvolgere come in un mantello quelle cime rocciose ove un tempo i camosci fuggivano disperatamente dalla foga esasperata dei cacciatori. Il tempo di scattare alcuni ash a questi luoghi fantastici, e si riprende la marcia, anzi, la processione, visto il fastidioso affollamento del sentiero nelle giornate agostane. Cero salito da bambino su queste pendici. Avevo provato anche allora sensazioni bellissime che, forse, credevo di aver dimenticato. Poi, dopo anni, il colore del cielo, i rumori quasi impercettibili del bosco, la vista di una farfalla che vola via fugace, risvegliavano in me, per alcuni attimi, tanti ricordi. Immagini che non riuscivo immediatamente a focalizzare nella memoria ma che erano accompagnate dallo stesso delizioso profumo. Cos ero giunto ad occhi aperti in questo luogo dincanto.

Su questa montagna di una bellezza indescrivibile. La conoscevo dai libri. Lho amata ancor prima di raggiungerne la sommit. Rimarr viva per sempre dentro il mio cuore. Unesperienza che ha segnato la mia mente. Un percorso lungo e avvincente che mi ha dato pi emozioni di quante ne avessi precedentemente immaginato. Cos mi rendevo conto che tra me e la montagna, tra me e quella natura ancora incontaminata esisteva gi un legame profondo che il tempo, molto verosimilmente, non avrebbe dissolto. Il tramonto alleviava il dispiacere del rientro assumendo caratteri pittoreschi: il rosso delle nubi ad impadronirsi delle cime pi alte, creando un contrasto irresistibile con il grigio della pietra e il verde intenso dei prati, reso pi scuro dalle ombre imminenti della sera.
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* libri nostri *

ALFREDO BUTTAFARRO

Angeli Tristi
i lasciano percepire. Tirano i li della ragione come fosse un burattino. La fanno girare su se stessa. Capitolare. Cedere. Credere. Sono Loro, gli Angeli Tristi, presenze misteriose avvolte in una coltre di gelo e silenzio. Eroi evanescenti, con la loro presenza minano la stabilit di Carlo Mauri, cardiologo affermato, uomo di scienza, paladino della ragione. Sin da bambino aveva avuto coscienza della loro realt; troppo ingenuo, troppo fragile per affrontarli, si era lasciato quella brutta storia alle spalle, spaventato, confuso. Ma loro tornano, ed quasi una preghiera per farsi conoscere, una muta litania che invoca comprensione, una mano tesa alla pace. Dotato di unacuta sensibilit, eredit ancestrale di una nonna bellissima e leggendaria, il dottor Mauri dovr affrontare da solo unindagine straordinaria volta a svelare il loro mistero e gli inquietanti fenomeni di resurrezione ad esso legati. Forte delle proprie sensazioni, di visioni sconcertanti e concertanti la composizione del vero, con timore, diligenza e rispetto, Carlo riuscir a comprendere la loro natura: sar la paura che volta in piet, la difdenza in cieca ducia.
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DANIELE UGOLINI

* libri nostri *

I racconti di Samaar
a non la Conoscenza che gli altri farneticano, n Samaar che ti parla: ti accorgi che il contenitore del corpo vuoto, che non ti restano che pochi istanti di ato e che la tua vita, quella sporca, logora che hai avuto, ti scorre davanti in un istante soltanto. Un lm di cui sei oggetto non protagonista, un pianto che ti vede lacrima, non occhio, qualcosa che ha avuto te come disgrazia. Eccola la Conoscenza: la consapevolezza degli errori fatti; il rimpianto del piatto in cui hai sputato, del sorriso che hai negato; lodio per chi ti ha - a ragione, e lo sai - negato lamore e lha negato a te, muco di rospo o schizzo durina, a te riuto umano, opposto del vivere. Perch se solo una volta uno di noi avesse voluto vivere, dimmi, perch sarebbe venuto qui, su questisola? E allora? Non ci sei anche tu? Trova la via per tornare, trova il modo per andartene di qui, se puoi, se sei ancora in tempo; non lasciare che la notte ti sorprenda in questo luogo: domani potrebbe essere tardi. Va, io ho nito, adesso tocca a te raccontare la tua storia ad altri.
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A chi mi legge

ELISA DE LEONARDIS

ome pu essere una Redazione? Senzaltro spettabile, si spera gentile, e che dire poi dellattenzione, sempre cortese, che induce coloro che inviano i loro molesti pensieri a temere di aver abusato della pazienza e ad essere grati per lascolto? Tanta perizia non basta ad evitare i timbri di protocollazione, quotidianamente posti con meccanica solerzia, la propria storia addossata a mille altre giunte lo stesso giorno, tutte accatastate nello stesso cigolante carrello. La vedi, la tua, mai uscita di casa, che hai protetto da sguardi indiscreti, rivestito di cartelline pesanti, sussurrato a pochi centellinati amici -coraggiosi ed altruisti sicch continuano ad essere tali anche dopo siffatta predilezione-, la vedi la tua storia dicevo, che rabbrividisce, sbirciando fra le pagine di un thriller, o si ritrae con erubescente pudore dopo aver adocchiato una storia un po os. Poi in bellordine su uno scaffale, e lei che pensava di essere unica, con il posto donore sul desktop o nel cassetto buono della scrivania -quello con la chiave in unica copia si intende- si accorge con malcelato disappunto di essere stata preceduta da mille altre sorelle, a dire il vero alcune un po attempate, e di essere una della la, lei che pensava di essere letoille. E cos la tua attende l, sulla mensola dello scaffale, corrucciata e spaesata per qualche giorno, ma poi parte del gruppo, unita alle altre nella trepidante attesa, la noia scandita dallo scorrere lento del tempo della clessidra. Seppur stretta fra pesanti faldoni cerca di conservare la sua forma, e di tanto in tanto scrolla con modi educati quei perniciosi granelli di polvere uggiosa che le solleticano il dorso. Ogni giorno qualcuna di loro va via, e lei si inclina su un lato,
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ma altre nuove sorelle con la cartellina intonsa leste arrivano a farle da sponda. La la alle sue spalle decresce, nch arriva il suo giorno senza preavviso, senza consentirle quellultimo sofo di cipria -imperdonabile malizia!- per un furtivo sguardo di compiaciuta conferma nello specchio dei desideri. Due braccia forti prendono la tua insieme ad altre cinque o sei, un breve viaggio per i corridoi e poi viene smistata su una delle scrivanie: il cuore batte forte, la tua vorrebbe catturare locchio di chi legge, squilla il telefono, e la frase rimane a met, e lei in fremente attesa, minuti interminabili, poi la lettura riprende. O almeno spero. Non conosco i nomi o i volti o let dei miei interlocutori, sconosciutissimi eppur compagni di un viaggio sullo sconnesso acciottolato dei pensieri, odissei usciti di casa per una breve guerra e tornati solo dopo lunghi anni. Mai pretesto fu migliore per partire dallo stereotipato regno della monotonia, dalla nota trama delle rassicuranti tele, da confortanti abbracci di relazioni senza emozioni, e uscire in mare aperto. Perch la vita dove c vento, nella risacca il silenzio della noia.

60 Congresso Nazionale

A.M.S.I.
imminente la denizione della sede e del programma di massima. Tutti i soci saranno personalmente informati.
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Brava gente

PEPPINO PALESCANDOLO

on era pensabile di mettere a mare il piccolo gozzo, forse neanche il mattino dopo. Faceva troppo freddo e il tempo sia di mare che di cielo era troppo brutto. Tatore di professione pescatore dedito alla piccola pesca, col ricavato di questa riusciva a mettere qualcosa sul fuoco e il tabacco nella pipa, visto che la meschina pensione che percepiva era insufciente. Lui e la moglie sedevano accanto al braciere il cui fuoco era dovuto alla carbonella in cui si era ridotta la legna racimolata lungo le siepi o avuta da qualche benevolo contadino quale residuo di potatura. Su questo fuoco brontolava una modesta pentola in cui si lessava una manciata di castagne raccolte nella vicina selva assieme a qualche foglia di alloro. Nella mano di Tatore rosseggiava un tremolante bicchiere di vino mentre fra le mani di Nunziata scorreva il lo di lana con cui ella sferruzzava. Chi abituato al silenzio non loquace e perci fra i due non vi era vivacit di discorso ma cera invece un trasparente silenzio amico fatto di pace, pensieri, affetti, ricordi. Quando il mattino dopo passai pei loro paraggi li vidi presso la loro casetta; lei che curava tre o quattro gallinelle e lui che allestiva una piccola rete a tramaglio. Berretto, zoccoli, maglione, scialletto. Buon giorno. Buon giorno dotto. Tato vuoi andare a pescare con questo brutto mare e con il cielo nero?. Oggi no, ma domani spero di si; perci allestisco la rete, mi preparo la coffa; sistemo tutto e se il tempo lo consentir vi porter due ricci di mare che vi piacciono tanto. Tato, grazie, ma evita di bagnarti i piedi per via delle ragadi

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ai talloni. Dotto, se non avete fretta pigliatevi un po di caff con noi che siamo sempre soli. Non avevo fretta; non mi dispiaceva, anzi ero lieto sia di riposarmi un po, sia di parlare con Tatore di nodi, di esche e di pesca. Dotto, ringraziammo a Dio, chistanno a pesca andata bunarella. Non c mancata una scodella di fagioli n un bicchiere di vino; i polipetti mi hanno permesso di regalare ai tre nipotini un berretto di lana alla marinara per ciascuno a Natale. A noi due basta poco e quel poco lo abbiamo avuto. Nunziata ci serv il caff aromatico e caldo. Parlammo un po dei gli e dei nipotini, dei tempi e degli usi che cambiano. Ringraziai e mi avviai verso il paese ove ero atteso dalla podagra di don Ciccio il parroco, da Manuela la moglie del falegname che era uscita di conto, dal tabaccaio per il suo cronico scompenso circolatorio, e da mia moglie la quale probabilmente anzich un bel piatto di pasta e fagioli, come mi aveva detto mi avrebbe fatto trovare un n troppo delicato brodino con pastina. Pazienza: la donna mobile; amiamola cos. Come sempre camminavo e pensavo. La sosta da Salvatore mi aveva richiamato alla mente dei versi del Tasso: Ch poco il nostro desiderio e poco il nostro bisogno onde la vita si conservi Che semplice e brava gente! Si sa: il medico di un paese di provincia non pu avere la clientela elitaria n gli introiti di un noto medico di citt; per lui; ipse; don Antonio il medico che, per tanti aspetti, ha una mentalit non molto discosta da quella del pescatore, del falegname, del paesano, di coloro che hanno i calli nelle mani, le mogli con gli scialletti e con il desiderio perenne di un nuovo paio di scarpe o di una borsetta; i gli che amano pi il pallone che i libri. Qui ci conosciamo tutti; ci incontriamo, ci salutiamo. Qui non osi dire sono stanco: te ne vergogneresti. Gi; perch la vergogna, il pudore, la timidezza qui esistono ancora malgrado la martellante dissacrazione dilagante. Qui si gusta ancora il frutto proibito. Qui le coppiette vanno a baciarsi nei recessi pi ombrosi e nascosti; qui la costituzionale civetteria femminina non ha ceduto il passo alla svergognata spudoratezza del tutto lecito. Fior di giaggiolo! Sento una fresca voce di ragazza stornellare da un balcone di fronte casa mia dal quale riesce senza difcolt a distrarre mio glio dai versi virgiliani Tytire, tu patulae recubans sub tegmine fagi Beati loro.
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Satura quidem tota nostra est

FRANCO DIONIGI

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CESARE PERSIANI REDAZIONE

Soluzione del quesito letterario di pag. 16 Sogno di un bibliolo

onsoliamoci, dunque: quella trascritta la scoraggiata riessione che si legge nello Zibaldone, datata aprile 1827 (e, per le ultime tre righe, febbraio 1828) di un grande Scrittore-Poeta, nato in quel di Recanati in casa del conte Monaldo. In vita, Lui riusc in seguito, coi proventi delle sue opere, a sbarcare il lunario in qualche modo. Nel suo epistolario numerose sono le sollecitazioni verso gli editori perch gli versino regolarmente il suo dovuto, ma spesso senza averne riscontro. Ricco non divenne mai; famoso, famosissimo lo divenne dopo la Sua scomparsa, no ad entrare tra gli Immortali; ricchi divennero invece i suoi editori. A noi, magari, basterebbe qualcosa di meno che limmortalit... O no? Se parliamo poi di proventi economici, ricordiamo che il Suo grande contemporaneo

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Manzoni cerc disperatamente di sganciarsi dallesosit dei librai mettendosi a far stampare in proprio, a dispense, i Promessi sposi e a venderle direttamente; risultato: alcuni editori (questi simpatici editori!) si misero tranquillamente a farne copie abusive e a commerciarle ad un prezzo assolutamente concorrenziale, lasciando al povero Autore i magazzini stracolmi di esemplari autentici!

I promessi sposi - I ed.


Le copie comuni furuno vendute a 12 lire italiane. Nel 1942 si superarono le 2.000 lire. Nel 1953 si quotano sulle 25-30.000 lire. Attualmente (2010), gli esemplari perfetti, raggiungono il prezzo di 11-12,000 euro.

Canti - II ed.
L e d i z i o ne di Starita, Napoli 1835, ritenuta la pi completa in quanto accresciuta e corretta dallautore, attualmente raggiunge la quotazione di 9.000 $.
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ERNESTO ZUCCHINI

Diversamente

ttorno ad un tavolo dellosteria giocavamo a briscola, coppia contro coppia. Il mio dirimpettaio mi mandava segnali, smore, esclamazioni in codice, persino calcetti sugli stinchi sottobanco, che sul principio mi divertivano, ma poi nirono per annoiarmi. Perch il gioco delle carte, ma anche la dama e gli scacchi o qualsiasi gioco di societ, sono tutti passatempi che non fanno per me. Invece lui ne fa una quastione di vita o di morte. Avevo accettato di sedere con lui dopo molti tentativi di rinuncia e solo perch, quel pomeriggio, mancava un quarto. Insomma, tutto questo per dire che io giocavo con la testa fra le nuvole e lui laveva capito e cos giocava immusonito ed eravamo sotto di un bel po. Quel che doveva succedere successe. Avevo ben chiaro in testa quale fosse la carta buona da giocare, eppure le mie due dita non mi obbedirono e ne buttarono sul tavolo unaltra. Apriti cielo! ...Ma sei proprio cretino...! sbott lui.

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Le intemperanze da osteria per fortuna non durano, fanno parte dellambiente e della situazione, ne sono il sale. E poi avevo sbagliato, senza scuse e senza rimedio. Perci non mi mostrai troppo risentito. Tuttavia mi scapp di precisare: ...No! Non sono proprio cretino... diciamo pittosto che sono diversamente intelligente. Lo so, avrei potuto risparmiarmi una facezia difcile da interpretare sui due piedi, per da alcuni giorni mi stava disturbando un andazzo che giudicavo disdicevole, sciocco e purtroppo capace di espandersi e contagiare altri contesti. Non ero infatti daccordo di dover chiamare diversamente abili persone costrette su di una carrozzella da una malattia o da un incidente. Proprio perch si tratta di persone ammirevoli e capacissime di scoprire nella vita un monte di altre possibilit, esito a credere che possano gloriarsi di una tale perifrasi. Gli stato chiesto se sono daccordo? Siamo proprio sicuri che non preferirebbero essere chiamati per quel che sanno di essere? Insomma, fatta salva la buona fede e la intenzione di giovare, ho il sospetto che siamo di fronte ad una qualica partita non si sa bene da dove e da chi, di incerto buon gusto e poi fatta indossare ai diretti interessati che adesso, bongr-malgr, se la debbono tenere. Lo sfondo culturale della benemerita impresa allopera non da oggi ed ha gi al suo attivo svariati parti distocici. Con la intenzione di diffondere una sorta di buonismo, una specie di sentimentalismo altruistico di marca profana, quasi che gli analoghi impulsi di una religione ben collaudata non fossero pi capaci di funzionare da soli, ecco prendere piede la smania di meglio denire, di abbellire, di modicare ed ingentilire il signicato di talune parole il cui solo suono lederebbe la dignit di talune categorie di persone. Le metamorfosi dello spazzino e del facchino sono ormai vecchie di lustri. Allo spazzino nessuno faceva caso e non per disprezzo ma perch era un mestiere come tanti e faceva parte dei ritmi della giornata e della strada. Lo ricordo con la sua divisa di fustagno, la trombetta ricurva degna di un postino (oggi portalettere) a cavallo di un triciclo con bidone. Spazzino si rif allazione dello spazzare e siccome anche mia nonna e mia madre spazzavano dentro casa tutto il giorno, tornava naturale a tutti che ci fosse qualcuno che faceva lo stesso fuori casa. Senza disdoro per nessuno. Poi netturbino spazz via lo spazzino e, come parola, seguit ad andarmi bene. Ma quando anche il netturbino fu soppiantato dalloperatore ecologico, non seppi pi se piangere o ridere. Il facchino rest facchino per un secolo e passa, dopo la borbonica linea NapoliPortici, poi divent portabagagli, il quale non sopravvisse a due calamit che gli congiurarono contro quasi contemporaneamente. La prima fu uniniziativa delle FF. SS. Che mise a disposizione dei viaggiatori una serie di carrelli simili a quelli dei super mercati. La seconda fu un connubio fra due ritrovati, per la verit gi noti da tempo, ma che nessuno aveva ancora avuto laccortezza di mettere assieme, ossia la valigia e la ruota.
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La comparsa sul mercato di valigie con le ruote segn una rarefazione dei portabagagli sino alla loro denitiva sparizione. Laggiunta di un manico estraibile ed allungabile conferisce alle folle che stipano stazioni, porti ed aereoporti lodierno aspetto di altrettante persone che portano a passeggio il cane tutte nel medisimo tempo e nel medesimo luogo. Con la comparsa dellavverbio diversamente landazzo miglioristico sub una impennata (il che come dire, ad uso di chi avesse dimenticato litaliano, che ci fu una escalation nel trend). Lesempio pi conosciuto appunto quel diversamente abile gi ricordato. A questo punto smettiamola di scherzare e giochiamo a carte scoperte. Scorgendo una crepa in un argine lecito insospettirsi, temere che possa allargarsi ed inne dubitare della integrit dellintero baluardo? Fuor di metafora, in questo momento non mi sento di avere nulla contro un avverbio che, messo al posto giusto, fa il suo mestiere, contrubuisce alla chiarezza del discorso moderando possibili eccessi, suggerndo prudenza e misura, molto pregevoli in varie circostanze. Non si pu negare, per esempio, che i colori siano diversamente percepiti quando di mezzo ci sia un daltonico. E le buone maniere lo stesso; il rutto post-prandiale diversamente apprezzato in Oriente ed in Occidente. Tuttavia, riconosciuto questo, io continuo a restare poco tranquillo. Adoperato da gente spregiudicata, troppo disinvolta ed imprudente circa possibili inconvenienti (e non dico in mala fede, ma ne sarei tentato), lavverbio potrebbe funzionare da grimaldello o chiave falsa per minare consuete abitudini, seminare zizzania tra varie certezze (o, perch no, superstizioni) su cui fondiamo la tranquillit del vivere quotidiano. Temo gli possa essere inculcata una capacit furba e sottile di insinuarsi di soppiatto entro i consueti sognicati delle parole e degli aggettivi, (ossia gli strumenti del nostro sapere, del modo di comunicare con gli altri) per confonderli sino a sfarinarli, sino a togliere peso e signicato a concetti che noi ritenevamo sinora giusto e necessario mantenere ben distinti e lontani fra loro. Gi gli umoristi si sono accorti della questione e se ne sono impadroniti ella loro maniera, con risultati esilaranti ancora non completamente veri, ma con la possibilit di diventarlo. Con qualche giusta ragione, altere categorie di cittadini potrebbero pretendere lo stesso privilegio accordato agli handicappati. Dire che un mattocchio un diversamente savio unirebbe piet cristiana ad un pizzico di verit (chi scrisse un Elogio della Pazzia? Erasmo?). E limbianchino? Perch non potrebbe aspirare alla qualica di decoratore? (troppo esagerato? Forse! Esiste un limite per tutto). Pittore? (Idem); per diversamente pittore, potrebbe andar bene. Perch negare tutto questo? Perch non pensare ad un adultero come ad una persona diversamente fedele? Perch ostinarsi a considerare un bancarottiere come un fallito, ossia dal lato peggiore? Egli diversamente solvibile. Siamo giusti!
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E, per lo stesso motivo, perch non riferirsi ad un evasore scale come soggetto diversamente contribuente? Analogamente un falso in bilancio, che nuoce agli azionisti, potrebbe pi pudicamente essere etichettato come atto contabile diversamente valutato dalla Guardia di Finanza. Forse una pattuglia di eredi vorr impugnare la validit di un testamento sostenendo convinta che il nonno ingrato non era da intendersi veramente morto, bens diversamente vivente. Si tratta di risvolti tragicomici, ma giusto temere che possano vericarsi, se giudichiamo dallandazzo che la faccenda sta prendendo e dalla leggerezza con cui un crescente numero di lettori ed ascoltatori lo accetta e lo incoraggia. Nessuno si scandalizzi se la meretrice e la dmi-virge (categorie a cui va per carit cristiana, tutto il nostro rispetto per il prossimo) aspireranno ad essere considerate diversamente caste. Fabrizio De Andr, purtroppo, non abita pi qui e non potr riscrivere Bocca di Rosa. Ormai non temiamo pi nulla ed anzi attendiamo duciosi il momento in cui si parler di Torquemada di Gilles De Rais ed altri personaggi della stessa risma, come di diversamente benefattori. Infatti questo particolare elemento grammaticale che oggi tanto ci intriga, pare concepito apposta per la prosa di storici e cronisti soprannonminati revisionisti. E qui ci avviciniamo proprio al nocciolo della faccenda, alla ragione vera delle nostre perplessit. Temo si vada verso una societ dellONNIPOSSIBILISMO, dove, in nome di una proclamata uguaglianza e libert di interpretazione, si smorzi, la peculiarit di oggetti e di pensieri tradizionalmente ritenuti veritieri; un poco come prendere un frutto e succhiargli fuori tuta la polpa, lasciandogli intatta la buccia e dunque laspetto esteriore. Un frutto diversamente tale. Dove trovare un attaccapanni per appendervi le ultime cose rimaste solide sia dentro che fuori, sostanzialmente e non diversamente fedeli a se stesse? Forse ci salveranno la matematica e la geometria, ma prevedo pericoli per langolo retto. Con i suoi 90 potrebbe essere considerato ancora troppo acuto, una divisoria ancora troppo recisa e brutale verso tutto ci che lo precede. Meglio aprirlo un poco, regolare un tantino diversamente la sua rettitudine. Gli angoli ottusi sarebbero preferibili e tanto pi quanto pi prossimi ai 180 che li confonderebbero con la linea retta, innita e senza pi sorprese dietro langolo, vero simbolo dei nuovi traguardi da proporsi alla Comunit dei viventi. Scorgo nel presente i sintomi di un disamore strisciante per tutto quanto appare troppo obbligante, i semafori, le striscie pedonali, la puntualit (gi pensata da alcuni come una diversa percezione dei fusi orari), i colori netti e sfavillanti, giallo, rosso, blu, poco quotati dai bookmakers in favore delle mezze tinte e dei semi toni, meglio in armonia con un ideale di equit, di giusta misura ed equidistanza da ogni estremo. E persino lo spirito della Legge, cos come appreso (appeso?) sinora in ogni aula di tribunale, potr essere meglio espresso da una graca diversamente
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concepita: La giustizia uguale per tutti; con sotto due postille in latino, perch fa no ed autorevole: a) in medio stat virtus, b) est modus in rebus. Occorre infatti riconoscere che effettivamente, troppo sottovalutata stata sinora limportanza di un tale avallo che ci viene dallantichit classica. da poco visibile in bozze un libro intitolato Apologia dellindistinto. Immagino vi si potr leggere una svalutazione di un artista come Oscar Wilde che nel suo Dorian Gray scrive: La via del paradosso la via della verit. Per porre a prova la realt bisogna vederla sulla corda tesa ; quando le verit si trovano nella posizione di un acrobata, sono nella condizione migliore per essere giudicate. Sul come recensire questo libro, la Conferenza Episcopale Italiana molto dubbiosa, a cominciare dal titolo che sembra tuttaltro che irreprensibile secondo la pi recente teologia del Santo Padre regnante. Quellappello cos esplicito allIndistinto non odora forse troppo di relativismo? Ma daltro canto vero che luso sagace dellavverbio diversamente, pi volte riportato nel testo, offre molte ed allettanti possibilit per la Dottrina. Si potrebbe per esempio, sostenere che un ateo non in fondo veramente tale grazie ad alcuni suoi tratti di diversamente credente. Ma un alto prelato fece notare una pericolosa possibilit, celata nella reciprocit della dizione; infatti, se ateo uguale diversamente credente poteva andare benissimo, lo stesso non si poteva assolutamente ammettere di credente uguale diversamente ateo. Ed il libro fu stroncato. Per coloro che si ostinano a resistere alle Apologie dellindistinto, le giornate si fanno sempre pi difcili. Aspirare questo sofce profumo di persuasione che permea laria, e non esserne conquistato, richiede una fermezza nelle proprie vecchie convinzioni che non posseduta da tutti nella stessa misura. Verico ogni giorno la rarefazione attorno a me ed io stesso fatico a cammnare dritto e tenermi lontano dalla seduzione del perdo avverbio. Al quale, ob torto collo, qualche pregio debbo pur riconoscere. Diversamente un avverbio mite e ben educato, bussa sempre prima di introdursi nei tuoi ragionamenti. Non vuole obbligarti, ma, semmai, invitarti alla prudenza, a non essere precipitosi, eccessivamente perentori, a contemplare una diversa sfumatura, una seconda possibilit, un ragionevole dubbio; egli insomma un sublimato di tolleranza e di buona creanza. Riettere, non abbandonarsi a convinzioni eccessive e troppo estreme, non forse un consiglio del saggio? La losoa illuministica non fu anche una educazione al laico dubbio? Come si vede, presupposti storici e culturali non mancano allApologia dellindistinto; tutti centrati sulluso sagace dellaverbio. Il quale per, diventa nemico quando clandestinamente ci induce a circondarci di nozioni indistinte ed imprudentemente ci invita a trascurare i conni tra luna e laltra. Luso e labuso del diversamente ci far subdolamente perdere il signicato degli opposti. Alto e basso, lungo e corto, anteriore e posteriore ecc... ecc... avranno contorni sempre meno evidenti e noi niremo per confonderli e sfumarli uno nellaltro;
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perch ogni opposto si scioglier nel suo reciproco, se ne contaminer partecipando pi o meno dellaltrui natura. In alcuni casi ci sar un male tollerabile, e pensiamo ad un semplice, diversamente complicato oppure ad un borioso, diversamente modesto. Ma in altri casi il danno sar alla ne incommensurabile. Pensiamo ai tanti opposti che nutrono la Giustizia, la Religione, la Morale pubblica e privata, giusto/ ingiusto, oppure onesto/disonesto. Senza accorgercene, muteremo i nostri comportamenti sociali e tollereremo domani sempre pi e sempre meglio, ci che ieri e laltro ieri non tolleravamo. Aver ragione equivarr ad avere diversamente torto; ed il furto non sar pi quellappropriazione indebita che sempre stato ma sar piuttosto un diverso trasferimento di beni. Nulla accade per caso ed lecito sospettare che questo andazzo sia suggerito e fomentato da lites interessate, in nome, naturalmente, della prudenza e di un sempre pi oculato raziocinio. La confraternita dei medici, per esempio, in nome della prevenzione, inviter tutti i sani a considerarsi in realt diversamente malati. Seguir quella degli avvocati che, in nome della legittima suspicione, convinceranno ogni innocente a considerarsi diversamente reo. Tuttavia insisto e resisto. Non sono certo di potermi adattare ad un mondo di mezzi toni, di sfumate verit diversamente distinte, un mondo in cui darsi di qualcosa, concreta od astratta che sia, sar sempre meno facile, perch persino due oggetti uguali potrebbero proiettare ombre disuguali e dunque nemmeno con le ombre potremmo avee condenza. Colgo per laria un recondito sentore di malafede. Penso male? Qualcuno che se ne intendeva disse che peccato per spesso ci si azzecca. Ecco! Sul punto di riporre la penna, chiedo consiglio. La malafede (ma anche la buona) come diversamente potrebbero essere chiamate? Perch non ci incontriamo sul sito www.diversamente.org.

Euro cento
In cauda venenum
La quota associativa!? Vi chiediamo di versarla

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ANONIMO

Corso di formazione per operatori in Attivit Assistita dallAsino (onoterapia)

Preso e pubblicato
Quella che segue opera dinvolontarie menti cacopediche, che decidiamo di pubblicare senza apportarvi alcuna modica, a parte lomissione dei nomi degli autori per rispetto delle loro evidenti condizioni psicopatologiche.

12 - 17 marzo 2007 Calenzano - (Fi) Pontenuovo, Strada Provinciale Barberinese

Asineria di Arci Asino Corso di formazione per operatori in

ATTIVIT ASSISTITA DALLASINO


(onoterapia)
Come utilizzare lAsino nelle attivit ludiche, didattiche, terapeutiche. LAsino come partner di mediazione nella relazione. LAttivit Assistita con lAsino una pratica equestre che utilizza lasino come strumento terapeutico e si concretizza in un complesso di tecniche di educazione e rieducazione mirata ad ottenere il superamento di un danno sensoriale, motorio, cognitivo, affettivo e comportamentale. Un approccio dalle innite potenzialit che si propone come co-terapia funzionando da acceleratore delle acquisizioni, dellefcacia e dei risultati di altre terapie.
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una tecnica che sta attirando lattenzione di molti specialisti e la considerazione di numerosi centri terapeutici. Riprende il concetto di pet, animale daffezione, e si rivolge ad unutenza che spesso esprime un disagio o un malessere sul piano delladattamento, della socializzazione, del comportamento, dellaffettivit. un metodo attivo, che non permette mai di restare passivi o di isolarsi. Lasino, per le sue caratteristiche: morbido, disponibile e affettuoso, svolge un ruolo fondamentale. Listituirsi di un sistema di comunicazione asino-utente-operatore, crea un contesto educativo ed evolutivo in un ambiente gradevole, ricco di stimoli, a contatto con la natura. LAttivit Assistita con lAsino, per la natura stessa dellanimale, per la specica funzione di facilitatore delloperatore, per la metodologia dapproccio, ha la capacit di ridare ducia, di rimettere in moto i sentimenti e il piacere della comunicazione emotiva. Possono trovare vantaggio dallAttivit Assistita con lAsino persone sole, cardiopatici ed ipertesi, bambini ed anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti, detenuti, sieropositivi, audiolesi e non vedenti. Persone con problemi di ansia, stress, accettazione, disarmonia emotiva. Con problemi della personalit e dello sviluppo. Dalla forma pi lieve di instabilit emotiva allautismo. Disturbi dellattenzione, del sonno, dellalimentazione, dellaggressivit, dei livelli di attivit e di eccitabilit sono spesso una risposta a uno stato emotivo di malessere, sono il sintomo di un disagio, sono la reazione a dinamiche educative poco funzionali e/o inadeguate. Lattivit con lasino ci aiuta a recuperare una comunicazione autentica, semplice, profonda, basata sulla corporeit, sulla spontaneit, sul gioco. Si gioca insieme in un ambiente sereno, divertente, affettivo, dove la presenza dellasino crea costantemente situazioni buffe, divertenti, nuove, stimolanti. Nella relazione utente-asino si instaura un importante canale di contatto corporeo attraverso il quale si acquisisce controllo e ducia di s, si favorisce un arricchimento sensoriale ed emotivo, si stimola una riorganizzazione delle strutture psichiche in un clima relazionale che permette di lasciarsi andare. Lasino un animale molto adatto allo scopo, grazie al temperamento docile, alla sua intelligenza e memoria. LAssociazione Sinergie Progetto Asinomania, forte dellesperienza accumulata in anni di attivit, intende realizzare un servizio innovativo, integrato sul territorio, in grado di garantire ai bambini ed agli adulti in difcolt, la fruizione completa del diritto alla riabilitazione ed allintegrazione.

Gli iscritti
Il corso indirizzato: - a tutti coloro che amano gli Asini; - a chi desidera realizzare una attivit nuova e particolare; - a coloro che progettano un cambiamento nella propria vita; - a chi cerca tranquillit, pace e vuole procedere a passo dAsino; - a gure professionali di diversa estrazione: animatori, conduttori di gruppo, educatori, operatori sociali, volontari, insegnanti, medici, psicologi, infermieri, sioterapisti, agricoltori, asinieri
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Finalit
Permettere ad ognuno di chiarire a se stesso i propri progetti e ci che intende costruire con lasino. Acquisire competenze tecnico-teoriche e sviluppare abilit sul piano pratico.

Direttore del corso


(omissis) Psicologo analista, Direttore del centro di Asinomania Presidente del Consorzio Nazionale Allevatori di Asini (Coldiretti)

Durata
Durata del corso in ore 54, dal luned 12 marzo al sabato 17, ore 9,00- 19,00.

Destinatari
Numero complessivo destinatari 20. Con priorit per residenti nella provincia di Firenze e Prato.

Infoline: Assoc. Pantagruel 055 473070 - Assoc. Arci Asino Castello 348 9384829 E-mail: asspantagruel@virgilio.it - info@arciasino.org - www.arciasino.org Prezzo di partecipazione 650,00 euro La quota include: prima colazione e pranzi Prenotazione 200,00 euro tramite bonico bancario a: (omissis). Conto banco posta n. (omissis) da: Psicologia cacopedica, 2009, pag. 73-75. Direttore: PRATI Matteo.
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* libri nostri *

SILVIANO FIORATO

Zibaldino Secondo
pensieri alla rinfusa di un cristiano relativista
Mi presento: io sono un ignorante; pi cerco di sapere e pi annego nella consapevolezza della mia ignoranza. Ci vale per tutto, ma ancora di pi per le domande e le risposte circa la nostra esistenza: persone, animali, minerali e piante; aria e cielo stellato. La losoa, la scienza, le religioni si sono rotte le corna a scervellarsi: sono riuscite a percorrere pochi millimetri sulla strada innita delle ipotesi o hanno ripiegato sulle fedi. Allora ho cercato semplicemente di prendere appunti lungo il percorso della vita, guardandomi in giro; come avevo visto fare, quandero bambino, certi uomini molto attenti a scrivere sul taccuino nelle campagne della Liguria; forse erano geometri che prendevano misure delle strade, io neanche quello so fare. Ma scrivere pensieri, magari strampalati, mi sempre piaciuto; cos ecco qui, dopo il primo Zibaldino questo secondo. E anche ultimo. Spesso il principio giusto, ma la ne che sbagliata: sarebbe forse meglio sbandierare meno qualche principio e pensare un po di (1976) pi alle conseguenze nali. Mi sento come un vecchio autobus: porta la gente qua e l, poi resta vuoto. Una volta per ne ho visto uno in mezzo ai campi; avevano tolto le ruote, messo le tende a quadri biancorossi ai nestrini e sul tetto vasi di geranio; bambini giocavano scherzando. Da un vetro spuntava un camino, (1977) un lo di fumo verso il cielo. Come i soldati romani ai piedi della croce siamo ben sicuri che Lui non scender: abbiamo fatto di tutto per inchiodarlo cos saldamen(1989) te che sar davvero impossibile. La preghiera potrebbe solamente consistere nel sentirsi presenti davanti a Dio senza tante parole: colloquiare in silenzio col suo silenzio. (1989)
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MARIO VENTURA

Quando la vita sogno

u come se si rendesse conto per la prima volta di non essere pi giovane. Altrimenti non si sarebbe sentito cos acco e cadente. Doveva avere almeno ottantanni, forse molti di pi. Come mai non se nera accorto prima? Forse era colpa di quel pensiero rimastogli ossessivamente sso, come cristallizzato nel cervello, ad avergli impedito di avvertire il tempo che fuggiva veloce no a portarlo agli estremi limiti della vecchiaia. O forse la sua vita era durata solo pochi secondi. Se la vide scorrere impietosa in tanti piccoli fotogrammi che gli passavano in bianco e nero davanti agli occhi. Tent di fermarne qualcuno prima con lo sguardo poi addirittura con le mani che gli tremavano, ma non vi riusc. Era come cercare di raccogliere tra le dita aperte lacqua tumultuosa di un ume. Rivide appena quella che credeva fosse sua madre sul letto di morte mentre i becchini se la portavano via e un uomo, forse suo padre, anche lui morente, che muoveva appena le labbra senza emettere voce. Inne una gura di donna che lo teneva in braccio piangente. Poi arriv lultima immagine, un po pi grande e meno sbiadita delle altre, con il volto della donna che immaginava di avere amato, ma che non era mai stata sua e che forse non era mai esistita davvero. Forse la donna non era che un sogno, come ogni altra cosa, o addirittura una sua invenzione, un disperato bisogno di amore mai realizzato. Si sforz inutilmente di ricordare se ci fosse
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stata una qualche storia tra loro, magari interrotta da chiss quale banale o tragico evento. Ma per quanti tentativi facesse non riusciva a far emergere nulla di concreto. Eppure doveva essere proprio lei la gura di donna che aveva pi volte intravisto allalba nel dormiveglia, attraverso le tenui luci che ltravano dalle persiane. Ma che fatica tentare di ricordarla adesso che non aveva quasi pi forze neppure per pensare! Poi, in un bagliore improvviso, riusc a vederla! Doveva essere destate perch indossava un abito bianco senza maniche che lasciavano libere le braccia abbronzate e ben tornite. Sforzandosi, poteva quasi toccarla e, con fatica, prov pi volte a farlo, ma non vi riusc. Si sentiva come paralizzato, o era lei che ad ogni suo movimento si ritraeva. Rimase perplesso a guardarla. Una luce sempre pi viva le indorava il viso ma il suo sorriso era triste e lontano. Lui avrebbe voluto parlarle, dirle che le voleva bene, ma non ricordava nemmeno il suo nome, anche se dun tratto gli sembr di avvertire il profumo delle rose che lei forse coltivava nel suo piccolo giardino. Poi limmagine si fece sempre pi confusa no a scomparire del tutto nellombra incerta del mattino. Adesso era solo davvero e non poteva far altro che pensare a se stesso. Si guard le mani. Erano ossute, chiazzate di macchie scure, con le vene bluastre ttamente intrecciate e rigone. Si tolse la camicia e si guard allo specchio. I muscoli erano accidi sotto la pelle avvizzita che gli segnava le braccia di un tto reticolo di minuscole rughe, mentre le costole emergevano macabre sopra un addome simile a un piccolo otre molle e cascante. Gli sembrava di essere sul punto di affrontare in corsa lultima curva che ancora lo separava dal traguardo. Che fatica quegli ultimi metri! Si volt indietro, ma non cera nessuno: dovevano essersi tutti fermati prima, per la inutilit della corsa o perch di gi morti. Si volt ancora per vedere se ci fosse almeno lei, ma, come immaginava, non la vide. Forse perch preferiva comparirgli solo in sogno in quella casa dal giardino pieno di rose dove forse erano vissuti davvero insieme. Cap allora che il suo male peggiore, che gli aveva bruciato lesistenza rendendola vana, era quello di aver fatto del suo sentimento verso di lei qualcosa di assoluto anzich ammettere che esso non era che un sogno immerso in un universo fatto anchesso soltanto di sogni. Quando raggiunse il traguardo, ormai stremato, si lasci cadere di schianto. Era molto affannato per la lunga corsa, il cuore gli batteva nel petto come un animale rimasto prigioniero che tentasse disperatamente di uscire. Nel muoversi si accorse con meraviglia che non era caduto per terra ma sul suo vecchio divano. Si rivest lentamente e si guard intorno: Perch vivere ancora?, si chiese. La domanda non lo impaur, anzi gli diede un briciolo di serenit. Poi scivol in un sonno profondo, senza pi sogni, come non gli era mai accaduto prima, nch non affond per sempre negli oscuri abissi del nulla. Fu solo allora che gli si strinse accanto e lo baci la donna sconosciuta della sua vita.
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PIERLUIGI MORESSA

* libri nostri *

Un cuore di rondine
Viaggio nellItalia di Pellegrino Artusi
mio parere, Artusi riesce a fare di pi. Con un intento solo allapparenza didascalico, si propone di ripercorrere ampi tratti della storia antica in una sistematica ricerca delle radici culturali e tradizionali del paese. I percorsi dello studio naturalistico e culinario appaiono i pi idonei allo spirito di Pellegrino, capace di evocare la via delle leggende e dei racconti, i fasti dellImpero romano e della storia consolare della Repubblica, le incertezze del pensiero medioevale, le ricchezze emotive e concrete dellepoca rinascimentale, lapertura verso altri paesi e gli scambi con territori lontani. La sua mente appare attenta a sottolineare quanto del passato sia attingibile per il presente e quanto del tempo moderno tragga le proprie radici dalle arcaiche tradizioni. Gli studi storici, cari alla sua formazione di umanista, accostati alla ricerca scientica di indole positivista, riescono a denire limmagine di un uomo amante delle lettere e delle accurate trattazioni, che coltiva 1o scopo di trasmettere il suo apprezzamento e lo stimolo alla lettura costante della vicenda di unItalia antica, indicata come la progenitrice di quella del suo tempo. Compaiono, perci, sulle pagine artusiane gli accostamenti fra i cibi popolari della Roma a lui coeva, una citt a vocazione tipicamente di borgata, percorsa da un inquieto e fragoroso spirito gaudente, e gli aulici riferimenti alla tradizione.
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Tra scienza e utopia

FRANCESCO BRUNO

otizie sullastrologia come Scienza e, non ultima sugli oroscopi, sugli UFO e sulla presenza di altri mondi, riempiono colonne intere di giornali ed hanno sempre pi spazio tra riviste alla moda e rotocalchi. Si d cos adito alla fantasia delluomo che da sempre ama scrutare il cielo, cercando plausibili spiegazioni studiandone i fenomeni e addentrandosi nei suoi tanti segreti. Alcune di queste notizie hanno evidente scopo commerciale mentre altre tendono a ben pi seri studi di ricerca. Riporto dai Media due recenti notizie sullargomento. Tempo fa, dal primo giornale radio del mattino, venne difrusa la notizia che la NASA ha in programma un volo attrezzato con uomini e mezzi su Marte nel 2030: dallo Speaker stata data anche notizia che sono gi in funzione dei Trasmigration Centers con ufci attrezzati per le domande di prenotazione, versando un piccolo anticipo per tale viaggio. Il costo sar contenuto, verr al pi presto reso noto e ci saranno sconti per gruppi familiari. Sar creata, a conforto degli utenti, una base intermedia stazione di servizio, sulla Luna. Sul nostro pallido satellite si lavorer in tempo per un villaggio con alloggi, ufci turistici di prima accoglienza, serbatoi dacqua, aria condizionata, ofcine e infermerie. Gli emigranti scelti saranno sottoposti a un particolare allenamento sia respiatorio che cardiovascolare. Gli stanziali lunatici, ormai cittadini a tutti gli effetti, entro il 2030 avranno a disposizione piccole navicelle per spostamenti interni, per la sorveglianza e per normali perlustrazioni degli spazi intersiderali. Sin da ora fervono i preparativi per i festeggiamenti che, ovviamente saranno trasmessi per via satellitare. Si spera che altri pianeti del nostro sistema, se abitati, potranno captare segnali, darne diffusione nel cosmo e diffonderli a scopo conoscitivo ed anche turistico promozionale! Di ben altro tema le notizia recentemente divulgata dalla stampa quotidiana (v. Giornale di Sicilia), circa la nascita di sistemi planetari simili al nostro. Sono studi che portano la rma di Frank Drake e Phillip Richter sulla probabile esistenza di abitanti e migliaia di civilt intelligenti solo nella Via Lattea. Il Drake un noto astronomo astrosico USA, profondo ricercatore di extraterrestri (da non confondere con gli Ufologi), mentre Richter un riconosciuto specialista ricercatore dei gas interstellari.
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Ecco quanto risulta dalla ponderata esposizione fatta dai due astrosici: dopo alcuni milioni di anni dal BIG BANG, molto probabile si siano accesi alcuni soli disperdendo conseguentemente nello spazio sia il Carbonio che lIdrogeno assieme ad altri elementi. Si sono formati giganteschi dischi allinterno dei quali si ammassarono e si continuano ad ammassare i corpi pi pesanti che con lIdrogeno diedero luogo a corpi celesti noti, quali la Terra... Marte... Venere... Per dare valore a questa recente teoria il Drake con un altro ricercatore, Carl Sagan nel 1974 aveva fondato un centro Search for extraterritorial intelligence (S.E.T.I.) che sin da allora si preggeva di inviare segnali nello spazio. Nulla di strano in tutto ci: noto come da incomprensibili tentativi, talvolta sono venute fuori incredibili scoperte. Lo strano che dopo tanti anni, dallattrezzatissimo osservatorio di ARECIBO in Portorico, mai siano state captate risposte o segnali. Il Richter oltre ad avere esposto documentando la sua teoria in quel di Potsdam, lha anche scritta nel prestigioso quotidiano tedesco TAGESSPIEGEL, dichiarando in esso di avere la quasi certezza che nello spazio possono esserci pianeti simili al nostro. Che poi ci sia una qualche forma di vita nellaccezione comune, un altro discorso. Luomo per non annoiarsi, con locchio al telescopio a scrutar gli spazi, nella sua Utopia, in attesa (di che?) lancia satelliti articiali, sonde e programma viaggi interplatenari con grandi navi spaziali, dando attraverso i Media, ripetute notizie su tali cose: ma sono cose dellaltro mondo!
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Psicologia femminile e creativit

RINA MUSCIA

Premessa sociologica e storica


Parlare oggi di creativit al femminile diventa estremamente complesso soprattutto dopo londa lunga del femminismo, che parlava di riappropriazione di uno spazio creativo interno, e che si assestato negli ultimi tempi nella sua quarta fase che la collocazione di un s, anche emotivo, nel sociale. Ricordiamo che la prima fase era caratterizzata dallapproccio psicoanalitico, la seconda dallo studio e dalla ricerca del s femminile come soggetto nel mondo, la terza dalla costruzione di un sociale femminile mirato prevalentemente alla documentazione e allinformazione. Oggi, nonostante i limiti posti dalle teorie psicoanalitiche, la donna si trova colorata di realt multiformi a confronto con una realt articolata a vari livelli, che la vede protagonista pi rivolta al potere politico che alla rivendicazione sessuale. Che senso ha oggi parlare della riappropriazione del corpo e del proprio s a ventanni di distanza dalla Dialettica del sesso di S. Fireston, dalla Politica del sesso di Kate Millet e a trentanni di distanza dal Manifesto di rivolta femminile di Carla Lonzi? Siamo, come nelle previsioni della cultura femminista, meno estremiste, pienamente calate nel sociale non nalizzato alla riappropriazione di un s ormai assodato, bens alla partecipazione, e perch no, al dominio della tecnica, dellecologia, della teologia, delletica. Dopo queste premesse, necessarie per approfondire il tema della creativit, ad esso in certo modo connesse, dovremmo debitamente considerare i limiti posti dalle varie teorie dominanti. Le teorie psicoanalitiche, oggi non sono pi avvertite come tali, ma come mezzi di conoscenza di s, per ampliarli e utilizzarli a miglior ne.

Limiti posti dalle teorie psicoanalitiche


Se vero che lorganizzazione sessuale in sensoduale ha inserito la donna in una cultura maschilista creando due diverse concezioni di essa, luna che depone per un carattere femminile come conseguenza storico culturale di due sessi sostanzialmente uguali, laltra che avvalla una specicit originaria del femminile, vero anche che oggi la stessa societ non pi tanto sensibile ad approfondire le differenze, quanto a superare le disuguaglianze. Sono veramente sopiti gli emblemi e i simboli della psicanalisi freudiana, centrati
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sullunicit fallica e sulla preminenza del maschile sopra un femminile deprivato e dipendente? J. Chasseguet afferma: Ogni realizzazione che potr fornire alla donna una piacere narcisistico, sar vissuta ora innanzi come usurpazione del potere paterno. Questo assunto, tipicamente freudiano, si ripercuoter in ogni situazione in cui la donna tenta la scalata sociale, laffermazione di s, il successo politico e letterario, luoghi tutti riservati al potere maschile. Il senso di colpa che ne consegue, quello cio di non essere nata fallicamente dotata di un carattere maschile, non appare mai denitivamente liquidato; la situazione edipica (attrazione verso il padre o la madre) la terr in bilico permanente tra due destini entrambi negativi: la dipendenza e la colpa. Tralascio la dinamica del complesso edipico che il soggiacimento affettivo inconscio verso il genitore del sesso opposto o anche dello stesso sesso. Melania Klein, successiva a Freud, pur tentando di fare luce sulloriginaria femminilit della donna, valorizzandone le potenziali energie e liberandola dalla relazione col padre, riduttiva per la sua autonomia, non esce dal senso di colpa. Questi sono solo alcuni dei limiti posti alla femminilit dalle teorie psicoanalitiche, poich esistono anche quelli posti dagli stereotipi storico-culturali. In uno studio recente Rachel T. e Hare-Mustin, in The problem of gender in Family Therapy Theory (1987), partono da una falsa dicotomia del maschile e del femminile: lautonomia e la razionalit sono tipici delluomo, affermando che il femminismo ha favorito innanzi tutto questultimo poich gli consentirebbe di vivere senza ruoli precostituiti. Lemotivit e la sensibilit sono ancora percepite come attribuzioni di un femminile connesse alla natura della donna e non culturalmente acquisite, inoltre la societ si rivolge al potere e non in prima istanza a chi maschio o femmina, ma di fatto il potere rimane ancora maschile. Gli autori concludono sottolineando i rischi di due pregiudizi: le teorie psicodinamiche che accentuano le differenze e quelle sistemiche che le eludono, in quanto eludono i ruoli. Importante invece per la donna la maturazione della propria affettivit, la coscienza di un s esperito come soggetto, protagonista della propria storia e del suo rapporto con laltro. Ugualmente importante inoltre lacquisizione di una immagine corporea e psichica positivamente elaborate durante le prime fasi dello sviluppo psicosessuale. Nonostante i tentativi di fatto oggi, nella quarta fase del femminismo, per acquisire tale maturazione, nellambito della creativit appare privilegiato lo spazio maschile. Alla donna riservato un tipo di creativit pi corporea e viscerale, pi epidermica ed emozionale. Parliamo della creativit della vita quotidiana, del tempo che si srotola nelle azioni che si ripetono dentro uno spazio casalingo. Emblematicamente parliamo di una creazione di un tempo come misura di s, di una comunicazione attraverso il
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corpo che agisce e che esperisce, di una creativit biologica che si concreta nella maternit. Maternit vissuta come creazione peculiare del femminile secondo lottica maschile e che, anche se in realt diviene altro, creazione.

Spazi della scrittura femminile


Percorriamo altri spazi della creativit, ad esempio quello scritturale e particolarmente della scrittura femminile. Questo spazio nasce quando si ha un bisogno profondo di comunicare e ricevere. infatti vero che scrivendo e quindi comunicando accade alla donna di ritrovarsi allimprovviso non pi sola. Dice infatti Ingeborg Bachmann: C nella scrittura delle donne una ricerca di signicato della vita, di potenzialit nuove e sconosciute, che mano mano si realizzano, anche quando la scrittura rimasta unica forma di vita. La Bachmann, scrittrice e poetessa austriaca, ha fatto poesia della sua ansia me-

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tasica e materia di canto della sua condizione di donna in lotta contro il tempo. Come Sylvia Plath la sua poesia tentativo di ricreare la vita fra pulsioni di vita e di morte (Vedi ricerca dellautrice su Sylvia Plath). Per quanto mi riguarda ritengo che la donna abbia una vocazione scritturale maggiore delluomo, o quanto meno diversa in profondit; per due ragioni: una storico-culturale e laltra psicologica. La prima parte dal fatto che la donna ha avuto nella storia e nella societ un ruolo particolare, per cui spesso le emozioni, i desideri, gli affetti coartati, passano attutiti fra le pareti domestiche; la seconda parte da un forte bisogno di memorizzare, di conservare i dettagli, di far sapere a chi viene dopo o altrove, ci che accaduto (da qui il gusto per le biograe), la straordinaria variet delle corrispondenze, la ricchezza dei diari, luoghi di parole per chi ancora non aveva voce, ma anche per chi, come Virginia Woolf una voce laveva e chiara.

Emotivit femminile delle donne del passato


Se torniamo alla creativit delle donne del passato notiamo come queste abbiano lasciato poche tracce di s, frammentarie e disorganiche, quasi avessero abdicato alla parola. Le voci di quasi tutte le donne medievali stentano a venire fuori, come volessero negarsi alla storia, nellambiguit di una documentazione costruita dagli uomini. Si pensi, dice Carmela Massaro, ai messaggi delle sante mistiche quasi sempre afdati ad una memoria maschile, che ne ha denito le forme e il contenuto. Se creare pu signicare non solo produrre, ma anche contestare, reagire, rinnovare, come possiamo intuire soprattutto sul piano ideologico quale fosse la creativit di talune donne di allora, cos fortemente dipendenti? vero che c stata una creativit aristocratica di poche donne, ma sono leccezione che conferma la regola. Ne citiamo alcune: Egeria, Dhouda, Rosvita di Gandersheim, Eloisa, Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Christine de Pizan, ecc I monasteri erano magazzini di opere darte. Alcuni di questi, no al periodo carolingio, accoglievano come allievi presso le loro scuole oltre ai ragazzi anche le ragazze. Sappiamo che le compagne si S.Bonifacio prediligevano la letteratura cristiana e alcune scrivevano versi. Infatti in Italia le biblioteche delle comunit religiose femminili sono ricche di opere femminili quali scritture, miniature, decorazioni ecc. Le amanuensi del Monastero di Chelles hanno ricopiato manoscritti di importanza politica e religiosa per lepoca; addirittura la monaca sassone Rosvita si rese famosa nel decimo secolo, per la sua produzione letteraria in prosa e in poesia. Leggeva i classici e fra tutti preferiva Virgilio e Terenzio. Compose inoltre drammi, leggende e poemi epici. Ci restano solo poche copie della sua opera, riscoperta nel sedicesimo secolo e tradotte in molte lingue e lette ancoroggi.
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Tra le sue opere narrative la pi famosa Golfgolf vicina nella tematica alla moderna leggenda del Faust. Potremmo pensare ad una situazione pi positiva delle donne nellalto Medio Evo, forse vivevano in una realt probabilmente migliore, ma i detentori del monopolio del sapere e della scrittura erano sempre gli uomini. Sappiamo quanto questi abbiano teorizzato nei loro scritti linferiorit della donna (loso, scienziati e retori compresi).

Attivit diaristica
C anche la creativit silenziosa, qualche volta inconsapevole, di tantissime donne che hanno consegnato ad un cassetto un dialogo interrotto, unesperienza frustrante, una storia amorosa. Le tracce del femminile nella letteratura muovono su di un solco pi profondo di quello che dato seguire rileggendo le pagine scritte dalle donne e per le donne. Bianca Maria Frabbotta (in Letteratura al femminile ed. De Donato 1980) ha ricostruito il senso di questo lungo itinerario, mettendo in luce la contraddittoriet dei rapporti tra il femminile e la scrittura creativa nellambito della complessa vicenda di una creativit femminile a volte negata e a volte saccheggiata. Potremmo trarre esempi signicativi dallanalisi dei mille sotterranei li che legano Balzc alle sue creature, allaccorata indignazione di Charlotte Bront che vive in Jane Eyre la sua battaglia per lindipendenza; dallimmaginazione visionaria di Strindberg, vittima e aguzzino di una famme monstre dai mille inafferrabili volti; dalla ne ironia di una poetessa che non ebbe paura di cantare lamore Ingeborg Bachmann; dalla dolorosa lacerazione di Sylvia Plath no allopera di Virginia Woolf. Ci spiega come il diario sia apparso come la forma pi consueta di confessione e di scrittura femminile pi congeniale perch meno diretta e meno denita da regole. Allopposto la creativit maschile pare si lasci cogliere nei momenti alti della vittoria, della genialit, dellaffermazione sociale, mentre quella femminile si esprime preferibilmente nei momenti di rottura e di discontinuit sia individuale che sociale. La creativit maschile ha come terreno di indagine la storia, linformazione; per la donna pi frequente luso della biograa, lanalisi. A monte del problema della creativit conclusivamente sembra esistere una oppressione della libert espressiva che come dire un problema di libert femminile del tutto politico-sociale. Riappropriarsi della creativit signica farsi liberi ma pur vero che la creativit ci rende interiormente liberi solo quando si pu creare consapevolmente. La deportazione della creativit ha fatto pensare che essa fosse solo nelle lettere, nella losoa, nellarte, nella scienza, che insomma si esprimesse solo con i libri, i quadri, i capolavori, le scoperte ecc., ma anche facendo perdere di vista quella
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quotidianit di gesti creativi nella misura in cui ci fanno confrontare con la realt lasciandole la nostra impronta (Marisa Forcina). Io mi sono occupata in particolare di creativit poetica e del suo rapporto con quella femminile: ho seguito con particolare passione le opere di Sylvia Plath, di Virginia Woolf, di Katherine Manseld, ma anche in Italia ho apprezzato contemporanee di grande valore da Margherita Guidacci, a Maria Luisa Spaziani, da Amelia Rosselli a Bianca Maria Frabbotta. Circa la modalit espressiva diversamente connotata nella scrittura maschile e femminile questo rimane un problema aperto e lascia a chi ascolta ipotesi varie. A mio avviso poich il creare un fare che implica la partecipazione di tutto lessere (sessualit, storia, cultura del sociale, losoa di vita) ne consegue che il suo modo di essere e loggetto della creativit risentano di queste variabili e ne escano diversamente caratterizzati. Allora potremmo altres affermare che modicandosi la psicologia del femminile attraverso le tappe del femminismo e della emancipazione, anche la creativit della donna abbia raggiunto livelli espressivi notevolmente diversi, poich diversamente coniugati con il mondo in cui vive ed opera. A completamento di queste ultime affermazioni, la creativit poetica, pare risponda molto di pi al bisogno di espressione collettiva liberalizzante della donna in quanto le pu consentire luso folgorante e rivendicatorio della parola di una parola tanto pi efcace quanto pi a lungo repressa. Inoltre il creare rasenta la profondit del mito e consente limmersione nellinconscio laddove, e spesso si verica, la creazione possieda lopportunit della riemersione. In Sylvia Plath, per esempio, riscontriamo nella sua lacerazione creativa, lidenticazione con il mito che per lei diverr purtroppo coinvolgimento fatale.

Conclusione
Che altro dire su questo tema cos complesso a vario? Tanto ancora rimarrebbe, ma attualmente mi sono limitata a trattare solo laspetto scritturale della creativit, la quale invece ha connotazioni molto vaste e pu interessare tutte le molteplici forme del creare. Inoltre la mia analisi ha approfondito laspetto psicoanalitico della situazione femminile in ordine alla creativit, Laddove la creativit diventa la trasformazione di qualche cosa in qualcosa daltro e di nuovo tra vecchi concetti e nuove alleanze generazionali. Ma tutto questo ha un costo: tollerare il cambiamento (Maria Antonietta Minafra). Crescere creare e la creativit fa crescere. Per concludere la creativit un processo connesso allacquisizione di unidentit sempre pi forte, autonoma e libera, legata alla possibilit di stabilire distanze tra le nostre emozioni, la relazione con gli altri e con la natura che ci circonda.
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* Medici artisti *

GIOVANNI MARIGLIANO

Ancipiti miranda imagine


OVIDIO, Fasti, I, 95

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EDME LAUDIERI

Liriche

Attimi al mare
Bianche vele sulla cresta dellonde, tremule qual candidi alcioni, mare, la tua voce, il tuo urlo, e nei sussurri brevi del vento, odo abe di terre lontane.

Attimi in spiaggia
Sempre ti guardo o mare nellassolato meriggio estivo, stesa nella sabbia morbida e calda, sotto lombrellone e sopra di me solo innito cielo azzurro.

Allalbergo Stella - Riccione


Chiara la notte e senza vento, tace tutto a questora, sode solo uno zampillo, solo questa voce nella notte che dice? Parla sommessa, ecco poco pi in l risponde un altro zampillo, mute ti ascoltano le tartarughine aggrappate ai sassi dello stagno allo Stella di Riccione e tascolto anchio modesta piccola fonte, con gioia, per me sei lafonte che a Rimini piacque a Leonardo per larmonia che fanno senza ne le diverse cadute dacqua.

foto Ilenia

Le parole di Leonardo: Fassi unarmonia con le diverse cadute dacqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti add 8 dagosto 1502 Leonardo

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* libri nostri *

LIA BALDASSARRE

Su la scia dla cumeta


un singolare volume, che forse piacerebbe ai bambini, ma che sicuramente piace agli adulti, anche in sintonia con il gusto dellautore, che, nella propria premessa, dichiara il suo gradimento per le favole ed i racconti di fantasia. Contiene dodici favole che hanno per argomento il Natale. Ciascuna favola commentata da un certo numero di immagini, dal tratto apparentemente infantile, ma che, ad un esame pi attento, rivelano una buona dose di umorismo e di maestria, di mano di Claudia Peverati, glia dellautore, alla quale vanno i nostri sentiti complimenti. Ogni favola, in prosa ed in lingua italiana, seguita da un testo in versi, in dialetto ferrarese, con a fronte la versione, sempre in versi, in lingua italiana. Le favole hanno per protagonisti quasi sempre animali (anche se non mancano uomini, bambini, alberi ed elementi della natura come il vento ed un particolare profumo) i quali recitano in una fantasmagorica atmosfera natalizia fatta di sete, velluti, luminarie, cieli stellati con limmancabile cometa (con riferimento anche a numerosi dipinti famosi, compreso quello di Giotto nella cappella degli Scrovegni), senza che manchino angeli che battono incessantemente le ali, la capanna del Bambino Ges riscaldato dallalito del bue e dellasinello; la festa di Natale, insomma, osservata con occhio popolare o infantile, col suo contenuto fatto di tradizione, onirismi e poesia. I protagonisti, di cui si gi detto, siano essi animali o elementi della natura, parlano ed agiscono con linguaggio, pensieri e sentimenti antropomor, i quali quasi sempre conducono ad una morale della favola, con la quale ciascun racconto giunge a conclusione.
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Premio Letterario Nazionale tredicesima edizione - anno 2011 Arona, Lago Maggiore (No) Il Circolo Culturale Gian Vincenzo Omodei Zorini
in ricordo del dottor G.V. Omodei Zorini medico, scrittore, giornalista, critico darte

promuove

il Premio Letterario Nazionale Citt di Arona Gian Vincenzo Omodei Zorini


articolato nelle seguenti sezioni

Sezione medici nel mondo


Racconto breve inedito, tema libero, in lingua italiana oppure inglese, francese, spagnola. Dovr essere indicata la sezione medici.

Sezione editi
Volume a stampa di narrativa, tema libero, in lingua italiana, aperta a tutti.

Sezione giovani - Nati tra il 1986 e il 1993


Da una a quattro poesie inedite, tema libero, in lingua italiana.

Premi
Ai primi classicati di ogni sezione una targa e una pergamena con la motivazione della giuria; ai secondi e terzi classicati una targa. Il Circolo si riserva di attribuire eventuali segnalazioni al merito, riconoscimenti e premi speciali. I risultati del concorso saranno reperibili, dal 15 ottobre 2011, sul sito del Circolo Culturale G.V. Omodei Zorini http://premiogvoz.altervista.org

Regolamento
Articolo 1: Le opere dovranno pervenire entro il 31 Marzo (far fede il timbro postale o la data di invio delle-mail), a mezzo posta, al seguente indirizzo: Circolo Culturale G.V. Omodei Zorini SEGRETERIA PREMIO LETTERARIO Casella Postale n 76 - 28041 Arona (No) Italy
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Sezioni Medici: otto copie dattiloscritte, per un massimo di cinque cartelle da trenta righe per sessanta battute ciascuna. Tutte le copie dovranno essere anonime e contraddistinte, sul retro dellultima pagina, da uno pseudonimo o motto. Dovranno essere accompagnate da lettera con numero di iscrizione allalbo dei medici, nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, data di nascita, breve curriculum, titolo del racconto. Sezione Editi: tre copie. Dovranno essere accompagnati da lettera con lindicazione di nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, breve curriculum del partecipante e nominativo della casa editrice. Sezione Giovani: otto copie dattiloscritte di ogni poesia, lunghezza massima di 45 (quarantacinque) versi ciascuna. Tutte le copie dovranno essere anonime e contraddistinte, sul retro dellultima pagina, da uno pseudonimo o motto. Dovranno essere accompagnate da lettera con lindicazione di nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, data di nascita, breve curriculum, elenco dei titoli delle poesie. a mezzo e-mail: premiogvoz@gmail.com Riservato solo agli inediti: Ogni copia deve essere anonima e contraddistinta, sullultima pagina, da uno pseudonimo o motto. Dovr essere accompagnata da le allegato con lindicazione di nome, cognome, indirizzo, telefono, data di nascita, breve curriculum del partecipante. Articolo 2: Le opere pervenute non saranno restituite. Articolo 3: La Segreteria del premio letterario declina ogni responsabilit per eventuali smarrimenti o disguidi postali. Articolo 4: Le giurie saranno presiedute da unautorevole personalit del mondo culturale. I nominativi dei membri delle giurie saranno resi noti solo dopo lassegnazione dei premi. Articolo 5: La premiazione avverr in ottobre o novembre in Arona. La data e il luogo della cerimonia saranno resi noti tramite la stampa e comunicazione scritta ai vincitori. Articolo 6: I vincitori saranno informati personalmente a stretto giro di posta. fatto loro obbligo di ritirare personalmente il premio. Articolo 7: La partecipazione al premio implica laccettazione piena di tutti gli articoli del regolamento. Il giudizio della giuria inappellabile. Il concorrente risponde personalmente della paternit dellopera. Articolo 8: Il Circolo Culturale Gian Vincenzo Omodei Zorini si riserva la facolt di pubblicare le opere delle sezioni riservate agli inediti. Articolo 9: Per qualsiasi comunicazione rivolgersi ai seguenti numeri telefonici (dalle ore 19 alle ore 20:30 di ogni giorno): 0331.973152 - 340.7743137 - 0322.45627 e-mail: premiogvoz@gmail.com http://premiogvoz.altervista.org
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Referenze iconograche

pag. 3. Adorazione dei pastori da: PIETRO DA CORTONA. Incisione di GRANDI, Carlo. Roma, 1761. pag. 4. Angeli da: BORRELLI, Gennaro. Scenograa e scene del presepe napoletano. Napoli, Tullio Pironti, 1991. pag. 13. Gallo da: LE CLERC, Georges Louis, Conte de Buffon. Opere complete. Napoli, Stab. Tipograco, 1869-1878. pag. 16. Libri antichi da: Studio Bibliograco Pompeiana. Napoli. pag. 23. Padri fondatori da: La Serpe. Anno II, n4. Dicembre 1953 (Prima immagine). pag. 23. Carlo Levi da: AA.VV. Il cinquantennio editoriale di Armando Mondadori. 1907-1957. A. Mondadori, Verona, 1957 (Seconda immagine). pag. 29. Angolo di biblioteca da: SCIAL, Salvatore. Studio fotograco. pag. 32. Don Ciccio, il parroco podagroso. Seiano, 1942 da: Archivio fotograco Ilenia. pag. 34 e 35. Manzoni da: PARENTI, Marino. Rarit bibliograche dell800. Firenze, Sansoni antiquariato, 1953. pag. 35. Leopardi da: Studio Bibliograco Pompeiana, Napoli (per gentile concessione). pag. 36. La partita a carte da: AA.VV. Omaggio ad Asturi. Bassano del Grappa, Ed. Minchio, 1986. pag. 44. Un asino da: LE CLERC, Georges Louis, Conte de Buffon. Opere complete. Napoli, Stab. Tipograco, 1869-1878. pag. 46. Allo specchio da: AA.VV. Antonio Asturi. Ed. DominArte, 2004. pag. 50. Utopia? da: AA.VV. Astronomia. A. Curcio Editore, Roma, 1985 vol. I. pag. 51. Emotivit femminile da: AA.VV. Oltre la psicologia. Trento, Procaccianti Ed., 1983. pag. 58. Sotto lombrellone da: Archivio fotograco Ilenia.
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Indice

Ressa Lera Melas Fiorato Crotti Amoroso Persiani Battigalli Petrone Redazione Cappelli Luzi Buttafarro Ugolini De Leonardis Palescandolo Dionigi Persiani Zucchini Anonimo Fiorato Ventura Moressa Bruno Muscia Marigliano Laudieri Peverati Redazione Redazione

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In prima di copertina: La Margherita. da: FAVOLE DI TRILUSSA. Disegni e fregi di Duilio Cambellotti. Milano, Longanesi, 1980. 2 ed. Per gentile concessione degli eredi Cambellotti Sul frontespizio: Pompei, Domus Vettiorum, Amorini Medici. Immagine a stampa inizi 1900 La Rivista viene inviata gratuitamente ai Soci A.M.S.I., agli Ordini provinciali dei Medici, alle Biblioteche ed agli Amici dei Medici Scrittori Stampa: New Grache Somma S.r.l. Castellammare di Stabia (Napoli) - Dicembre 2010 Autorizzazione: Tribunale di Torre Annunziata n 6/2007 del 2 aprile 2007 Autorizzazione: Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale 70% CNS-CBPA/S/07

da: G. C. CAPACCIO. Trattato delle Imprese. Napoli, G. Carlino e A. Pace, 1592.