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Un contributo ...

La doppia vita di Alfredo Pizzoni, banchiere e partigiano Lo storico Lucio Villari, in unintervista rilasciata anni fa al Corriere della Sera, rievocando il ruolo svolto da talune forze occulte nella caduta del fascismo, ramment quanto affermato nel corso di un colloquio dal banchiere Raffaele Mattioli: Il colpo di stato del 25 luglio 1943 labbiamo gestito a Milano, alla Banca Commerciale. LIstituto di credito, fondato nel 1894 principalmente da elementi di origini israelite, era strettamente legato allambiente politico liberale. Al sorgere del fascismo, i vertici della banca dapprima si mostrarono ostili verso il movimento diBenito Mussolini, ma in seguito al fallimento di Ansaldo, Ilva e Banca di Sconto, e avendo la Commerciale rilevato una cospicua quota delle partecipazioni industriali di tale banca, mutarono radicalmente atteggiamento, identificando i nuovi interessi nellindustria con quelli coincidenti dei magnati della metallurgia che, in alternativa alla sinistra, e con rassegnazione, si videro costretti a fornire ai fascisti i fondi indispensabili alla Marcia su Roma. E le medesime forze che contribuirono economicamente allascesa al potere del fascismo, il 25 luglio 1943, secondo la citata dichiarazione del banchiere Mattioli, ne determinarono pure il crollo e continuarono a ordire la trama intessuta da tempo anche dopo il cosiddetto armistizio dell8 settembre. Nellautunno di quellanno, infatti, a presiedere il CLNAI, Comitato di liberazione nazionale alta Italia, venne chiamatoAlfredo Pizzoni, estraneo alla sfera politica, ma esponente del mondo finanziario, il quale ricopriva cariche dirigenziali nel Credito Italiano (lodierna UniCredit Banca). Pizzoni, nel periodo travagliato della guerra civile, si occup appunto di reperire i fondi occorrenti al sostentamento delle bande partigiane. E per risolvere i problemi di natura economica relativi al mantenimento delle formazioni, il CLN milanese costitu un comitato finanziario, composto dallindustriale Enrico Falk, dal funzionario del Credito Italiano Luigi Casagrande e dallavvocato socialista Roberto Veratti. I tre membri del comitato cominciarono subito il lavoro, riunendosi ogni sabato a Milano, in un salottino della sede centrale della banca, situata in Piazza Cordusio. Cercarono finanziamenti soprattutto fra gli industriali ritenuti amici, e fra quanti si mostravano desiderosi di acquisire meriti presso i probabili vincitori del conflitto. Inizialmente il comitato riusc a raccogliere 10 milioni di lire, considerevole cifra per lepoca, poi giunse una somma pi ingente, circa 50 milioni, proveniente dal CLN di Torino, che aveva avuto accesso ai forzieri della IV Armata dellEsercito italiano, la quale al momento della resa senza condizioni dell8 settembre si trovava nella Francia meridionale. Fondamentale fu lappoggio che prestarono a Pizzoni due alti dirigenti del Credito Italiano, i consiglieri delegati Mino Brugherae Giovanni Stringher. I quali, non solo diedero adeguata copertura a Pizzoni consentendogli di comparire fra i dipendenti della banca, pur non svolgendo attivit lavorativa regolare, ma gli assicurarono anche il necessario supporto logistico e finanziario per le complesse operazioni finanziarie che ben presto Alfredo Pizzoni port a compimento nella sua infaticabile ricerca di fondi. Inoltre, Brughera e Stringher accordarono al banchiere della resistenza pure un credito di 35 milioni di lire. Il prestito di una rilevante somma da parte della banca a un privato, per, poteva suscitare sospetti e quindi, per far pervenire al CLNAI il denaro erogato, senza lasciarne traccia nella contabilit, vennero utilizzate due societ compiacenti, le acciaierie Falk e la Edison. La banca concesse dei crediti in conto corrente, e le due societ firmarono regolari ricevute senza ritirare il denaro che, invece, sarebbe andato direttamente a Pizzoni. E unanaloga operazione finanziaria venne attuata con la Banca Commerciale (divenuta in anni recenti, in seguito a fusioni con altri istituti di credito, Banca Intesa e successivamente Intesa-San Paolo). Oltre al consistente sostegno dei due colossi bancari, Alfredo Pizzoni trov un concreto aiuto alla Banca dItalia, e specificatamente nel dottor Luigi DAlessandro, direttore generale del Tesoro della RSI, che aveva manifestato disponibilit di collaborazione con la resistenza. DAlessandro, infatti, travalicando i poteri a lui attribuiti, si rivolse alle autorit della Banca dItalia affinch fossero assegnati al Credito

Italiano e alla Banca Commerciale alcune decine di milioni di biglietti di banca da mille e da cinquecento lire in pi del previsto, motivando la richiesta con le paghe da elargire agli operai. In realt, quei denari ottenuti da DAlessandro servirono a finanziare le attivit dei partigiani. Unulteriore fonte di finanziamento venne a Pizzoni dagli Alleati. La sua designazione a capo di una delegazione che avrebbe dovuto recarsi in Svizzera per incontrare i rappresentanti degli angloamericani, consent al presidente del CLNAI di instaurare un contatto privilegiato con gli Alleati che avrebbe avuto ricadute positive su tutto il movimento partigiano. Il 29 marzo 1944, Pizzoni giunse avventurosamente nella Confederazione elvetica. Lesito della sua missione fu anzitutto nel veder consolidato laccordo finanziario stabilito in precedenza da un inviato di Ferruccio Parri, un certo Alberto Damiani, che prevedeva lo stanziamento, da parte degli Alleati, di una sovvenzione mensile di 10 milioni di lire e, in secondo luogo, nel miglioramento del clima dei rapporti intercorsi con gli angloamericani, che nutrivano la massima fiducia in Alfredo Pizzoni, uomo qualificato e rappresentativo del potere finanziario. Nel luglio del 1944, Pizzoni, attraverso un suo collaboratore operante in Svizzera, Luigi Casagrande, inizi a esercitare forti pressioni sugli Alleati richiedendo finanziamenti sempre pi ragguardevoli, necessari alle accresciute esigenze delle formazioni partigiane che, con il progredire del fronte verso il Nord-Italia e lapprossimarsi della vittoria angloamericana, vedevano ingrossarsi sempre pi le proprie fila. I primi interlocutori del CLNAI non furono generali o uomini politici dello schieramento alleato, bens i servizi segreti americani e in principal modo inglesi, rispettivamente lOSS americano (lattuale CIA) e il SOE inglese che, incalzati da Casagrande, versarono entrambi sostanziosi fondi al CLNAI, per una somma complessiva equivalente a 100 milioni di lire del tempo. Il trasferimento del denaro, essendo impraticabile il mezzo dei corrieri clandestini, a causa dei sempre pi pressanti controlli alla frontiera, avvenne da parte britannica coinvolgendo la filiale ginevrina di una banca inglese, la Lloyds & National Provincial Foreign Bank. Listituto di credito ricevette istruzioni in merito da Londra, rilasciando una lettera di garanzia relativa ai 50 milioni versati dal SOE. Il documento, in favore dellingegner Giorgio Valerio, direttore generale della societ Edison, impegnava la banca ad accreditare a Valerio la somma di denaro alla cessazione delle ostilit. Il direttore generale della Edison, ricevuto limportante documento, lo consegn al presidente della societ, ingegner Piero Ferrerio, il quale vers tale somma al capo del CLNAI. Gli americani, invece, fornirono direttamente al movimento partigiano, in Italia, limporto di 50 milioni di lire in valuta svizzera, che venne cambiata a Milano da Pizzoni. Intanto, il flusso di denaro versato dagli Alleati ai partigiani si intensific. E il 3 novembre 1944, a Bema giunse lautorizzazione britannica di inviare altri 50 milioni agli italiani della resistenza e, a questa somma, si aggiunsero 50 milioni versati dagli americani. Pure la nuova quota di denaro concessa dagli inglesi arriv col sistema delle garanzie bancarie. Ma in questa occasione limporto venne cos suddiviso: 30 milioni tramite lingegner Giorgio Valerio della Edison e i restanti 20 milioni al conte Enrico Marone, un industriale vinicolo piemontese (gruppo Cinzano). E gli americani, ancora una volta, consegnarono il denaro in valuta straniera, costringendo Pizzoni a ricorrere a complicate operazioni di cambio. Lincessante opera di Alfredo Pizzoni, tesa a ottenere sempre pi congrui finanziamenti per il movimento resistenziale, si concret con laccordo ratificato con gli Alleati il 7 dicembre 1944 a Roma, in una riunione tenuta nella sala reale del Grand Hotel. Lincontro vide la partecipazione del rappresentante degli Alleati, il generale inglese Henry Maitland Wilson, comandante supremo del teatro Mediterraneo, e dei seguenti membri del CLN: Alfredo Pizzoni, Giancarlo Pajetta, Edgardo Sogno e Ferruccio Parri. Lintesa raggiunta contemplava da parte degli Alleati lo stanziamento mensile ai partigiani di 160 milioni di lire, somma di rilievo per quei tempi se rapportata ai valori doggi. Lentit del contributo finanziario era stato proposto dagli Alleati nella misura di 100 milioni di lire, ma in conseguenza alle insistenze di Pizzoni venne innalzato a 160 milioni. La sottoscrizione dellaccordo, fra laltro, imponeva al CLN laccettazione di una piena subordinazione militare alle direttive impartite dai comandi angloamericani. Stabilito limporto da corrispondere ogni mese, si pose il problema di far giungere materialmente i soldi alle formazioni partigiane oltre le linee del fronte. E ancora il Credito Italiano e la Banca Commerciale furono determinanti per portare a termine loperazione. Escluse varie soluzioni che presentavano notevoli difficolt desecuzione, grazie al suggerimento

del solito Pizzoni, che si prest quale garante delliniziativa, si decise di dividere la somma in due parti uguali e di consegnarla a Carlo Orsi (vicepresidente del Credito Italiano), e a Max Mainoni (capo dellufficio di rappresentanza della Banca Commerciale a Roma). Di tale somma, 100 milioni di lire (50 milioni per ciascuna banca) sarebbero stati accreditati dalle sedi di Roma alle filiali milanesi dei due istituti di credito e qui, poi, Pizzoni avrebbe provveduto a ritirarli. I restanti 60 milioni di lire, spettanti al CLN piemontese, sarebbero stati versati mensilmente alla Banca Mobiliare Piemontese, succursale di Torino, presso cui i capi piemontesi della resistenza li avrebbero direttamente incassati. Il Credito Italiano, poich i fondi stanziati dagli Alleati figuravano nella regolare contabilit della banca, escogit un complesso sistema per evitare lindividuazione delleffettivo destinatario della somma. Listituto bancario avrebbe predisposto un finto trasferimento di contante dalla sede milanese a filiali collocate in prossimit della linea del fronte, dove sarebbero stati pressoch impossibili eventuali controlli effettuati dai tedeschi o dalle autorit della Repubblica Sociale. Loperazione fu resa verosimile dallinvio di convogli, con relativa scorta armata. I pacchi, per, anzich banconote contenevano libri, mentre i soldi vennero nel frattempo distribuiti, a Milano, ai partigiani. Il 27 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale nomin Rodolfo Morandi nuovo capo del CLNAI. La guerra era finita e Pizzoni, non inserito nei giochi politici, e sgradito soprattutto a Sandro Pertini, nel nuovo contesto era divenuto scomodo per la sua appartenenza al mondo finanziario, e venne dunque sostituito perch la dirigenza della nuova partitocrazia che presto sarebbe assurta al potere, non poteva tollerare che un personaggio estraneo alla politica, ma con influenti entrature nellalta finanza, assumesse cariche istituzionali. E loleografia storiografica resistenziale, che ha tramandato limmagine di una costante precariet economica del movimento partigiano, non accoglieva certo con favore che emergesse lincondizionato sostegno accordato dalle banche alla resistenza. E dovevano rimanere nei recessi impenetrabili della Storia pure i massicci finanziamenti in denaro pervenuti dagli angloamericani per un totale di 1 miliardo e 300 milioni di lire dellepoca, e documentati nei rendiconti in possesso di Pizzoni. E se prendiamo come riferimento e base di calcolo gli indici ISTAT, il denaro erogato dagli Alleati ammonterebbe complessivamente a circa 77 milioni di euro attuali, ma la cifra va considerata sicuramente approssimata per difetto. Cos Alfredo Pizzoni, conclusa lesperienza partigiana, torn nellombra. Nellestate del 1945, riprese la sua attivit in banca. E il 6 agosto di quellanno, in virt delle benemerenze resistenziali, il consiglio damministrazione dellIstituto lo nomin presidente del Credito Italiano. Ma, come ebbe a dire leminente professor Renzo De Felice: Per la vulgata, Pizzoni non mai esistito e forse non esister mai. di: Gianfranco La Vizzera