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Democrazia Corporativa come Modernit Alternativa Inserisco questo scritto dell'autore Dvx87 con l'aggiunta di un nuovo capitolo ("Il

Fascismo come Modernit Alternativa") frutto di un comune lavoro di "revisione" onde evitare strumentalizzazioni varie. Questo scritto la base politico-ideologica-programmatica dell'Associazione Cultura Fascista e ad esso ne seguiranno altri. Le origini La nascita delle filosofie giusnaturaliste segna l'inizio di una nuova epoca: si smise, infatti, di concepire la societ come un insieme di corpi sociali per far emergere due nuovi attori: lo Stato e gli Individui. Punto focale della filosofia giusnaturalista il concetto di stato di natura che una condizione ipotetica in cui si troverebbero i singoli individui se vivessero allo stato brado. In tale situazione gli individui sono slegati da qualsiasi vincolo sociale per vivere secondo quelle che sono le loro vere caratteristiche. Questa concezione viene ripresa da tutti i filosofi liberali e non liberali. La nascita dei regimi liberali vede quindi emergere il concetto di individuo e quello di propriet: quest'ultima vista come lo spazio giuridicamente intangibile in cui l'individuo soddisfa le proprie esigenze. Nasce il concetto di capitalista (homo oeconomicus) cio colui che considera la propriet come un proprio spazio intangibile dove esercitare la propria libert. L'importanza dell'impresa non verte sulla cosa prodotta ma sul capitalista proprietario. Questi, scritti in poche righe, sono le basi fondanti di tutto lo Stato liberale (assieme alla rappresentanza parlamentare ed al governo della legge). Gli schieramenti politici tipici dello stato liberale sono i partiti conservatori ed i partiti liberali che si affrontano in una dialettica parlamentare. Verso la fine dell '800 lo Stato liberale entra in crisi a causa della industrializzazione e della entrata delle masse in politica. Nascono i primi partiti politici di massa che rappresenteranno, rispettivamente, il capitale ed il lavoro. Tali partiti si differenziano dai loro predecessori per essere meglio radicati nella societ e per avere una base ideologica molto pi forte. Nascono la destra e la sinistra. Questi due schieramenti troveranno, nel tempo, un comune accordo dando il via ad una sempre pi ampia democratizzazione basata sul numero. Dopo la seconda guerra mondiale destra e sinistra (capitale e lavoro) condivideranno di convivere entrambe sotto lo stesso regime: lo stato sociale liberal-democratico. Una parte abbastanza consistente della cultura europea per cominci a criticare fortemente gli ideali del liberalismo e gli ideali di quella che poi sar la democrazia liberale. Il primo movimento a proporre critiche liberali sar quello socialista che ad una visione individualista opporr una visione sociale e comunitaria degli individui in societ. Il socialismo comincia a dividersi in tre frazioni con l'avvento della filosofia di Marx: nasce il socialismo scientifico (che si basa sul marxismo), l'anarchismo (che si basa sulle teorie di Bakunin) e il socialismo utopista (Proudhon, Mazzini ecc). Contemporaneamente le scienze sociali mettono in guardia dal pericolo derivante dall'accesso in politica delle masse denunciando la possibilit che tutto ci porti verso il regresso culturale e sociale. Il libro pi celebre La Psicologia delle Folle di Le Bon che mette in evidenza l'anima irrazionale delle folle, nella quale la coscienza individuale perde di significato e si fonde in una unica coscienza collettiva, sensibile alle emozioni ed agli istinti anzich alla razionalit. Cominciano a nascere in Europa i primi movimenti dichiaratamente anti-liberali ed antidemocratici: questi movimenti rifiutano il concetto di stato di natura e recuperano la filosofia aristotelica, secondo la quale nessun individuo pu essere concepito al di fuori delle relazioni sociali in cui inserito. La societ non viene pi concepita come un insieme di individui che si sono uniti tramite un contratto per meglio perseguire i propri fini, ma come un insieme organico di individui e gruppi che collaborano tra di loro per raggiungere il benessere della comunit. Il perseguimento egoistico dei propri fini non considerato degno di tutela giuridica: nasce quella che i sociologi e gli ideologi chiameranno societ total-unitaria (abbreviazione totalitaria). Il primo movimento importante e ben organizzato di questo tipo sar il PCUS leninista. Nel 1919 nasce il PNF mussoliniano-gentiliano. Il PNF nasce dall'incontro delle teorie elitiste di Mosca e Pareto con il sindacalismo nazionale ed il nazionalismo italiano di Enrico Corradini, il tutto cementato saldamente dalla filosofia neo-idealista di Giovanni Gentile. Come inquadrare i Movimenti Total - unitari L'errore che si commette pi di frequente di classificare come sinistra il leninismo e come

destra il fascismo. Tale errore deriva dal fatto che si considerano tali movimenti come l'estremizzazione dei concetti di capitale e lavoro. I moderni studi politologici, condotti sopratutto dal professor A.J. Gregor e dal politologo J.J. Linz, smentiscono questa interpretazione. Fascismo e Comunismo non nascono per confermare il concetto di destra e sinistra ma per superarlo definitivamente. Destra e sinistra sono schieramenti prodotti dalle democrazie liberali che entrambe le ideologie vogliono superare per creare due diversi tipi di Civilt: l'una la democrazia socialista e l'altra la democrazia corporativa. Conseguenza di tutto ci che i termini destra e sinistra non sono validi per descrivere queste realt. Le ideologie total - unitarie respingono il concetto di democrazia liberale e promettono la creazione di un nuovo mondo, nel quale vigeranno nuove regole. In questo nuovo mondo non ci sar posto per distinzioni come destra e sinistra, figlie di realt che si considerano superate. L'estremizzazione dei concetti di capitale e lavoro assumono il nome di autoritarismo e produrranno regimi di destra e di sinistra (Spagna Franchista e le dittature di sinistra sudamericane). I regimi autoritari non godono di una legittimazione culturale e politica come i regimi total - unitari e si basano sulla estremizzazione di concetti gi presenti nei regimi liberali o liberal-democratici. I regimi autoritari sono delle zone grigie perch sono costretti ad evolversi o in regimi totalitari o in regimi liberaldemocratici: dipende da che percorso prenderanno le elite culturali di quel paese. Cos, ad esempio, la Spagna franchista diventata a pieno titolo una democrazia liberale dopo aver trasformato il suo pluralismo limitato in pluralismo competitivo. Allo stesso modo i paesi dell'est Europa diventarono, nel tempo, da regimi a partito egemonici, regimi autoritari e poi regimi totalitari. In definitiva possiamo dire che le ideologie total - unitarie possono essere considerate come la pi grossa proposta alternativa organizzata ai regimi liberali e liberaldemocratici. Cercare, a tutti i costi, di far rientrare i totalitarismi nelle categorie destra e sinistra il modo migliore per non comprenderne la natura e per togliergli l'elemento rivoluzionario di cui sono dotati. Punto primo: la Storia Fare un esempio pratico di corporazione un po' difficile perch, al giorno d'oggi, non esistono pi istituzioni fondate su criteri corporativi. Nella tradizione americana il termine "corporate" significa lobby e sta ad indicare tutti quei gruppi di potere che fanno pressione e che appoggiano un singolo politico (in Usa si considerano i singoli non i partiti). Tale pratica legale e regolamentata negli Stati Uniti ma non ha niente a che fare con la Democrazia Corporativa. Il termine corporazione nasce nel medioevo ed indica un insieme di persone che condividono lo stesso mestiere. Esempi di corporazioni nel mondo medievale ce ne sono parecchi, i due pi significativi sono: quello di Alessandria d'Egitto e quello di Bologna. Ad Alessandria d'Egitto, nel periodo bizantino, le corporazioni assunsero un potere enorme tanto che, prima di cominciare dei lavori, i capi delle corporazioni si accordavano tra di loro sui tempi dei lavori, sulle misure di sicurezza e sulla quantit di denaro da destinare a chi si accingeva a costruire una infrastruttura. Ad Alessandria tale sistema era davvero molto potente tanto che i governatori imperiali spesso assunsero il ruolo di mediatori tra le parti. Tutto questo spar con l'arrivo degli arabi. In Italia, invece, la citt di Bologna vide l'ascesa al potere delle corporazioni al posto degli aristocratici. Le corporazioni avevano un capo chiamato capitano del popolo. A Bologna le corporazioni emanarono il liber paradisus, un documento che, per la prima volta in Europa, aboliva la servit ed il lusso sfrenato. Bologna non l'unico esempio perch in altri comuni italiani si afferm questo tipo di governante, ma il tutto fu spazzato via dall'avvento delle signorie che ridussero notevolmente il potere politico delle corporazioni. In et industriale il primo a parlare di corporazioni fu il sociologo francese e membro del partito socialista riformista, Emile Durkheim. Egli per non concep la corporazione come una soluzione politica ma come una soluzione sociologica ai problemi di disgregazione sociale presentatisi con la rivoluzione industriale. La concezione di corporazione come soluzione politica la si ritrova espressa chiaramente da Alceste De Ambris che si occup della stesura della Carta del Carnaro, nella quale tale sistema appare per la prima volta in un documento costituzionale.

Il primo a teorizzare uno Stato Corporativo fu Benito Mussolini che cerc, nel corso della storia del ventennio, di introdurlo in Italia: non ci riusc completamente ma la legislazione del tempo dimostra chiaramente che furono mossi molti passi in quella direzione. Fuori dall'Italia altri paesi cercarono di emulare il progetto corporativo: il Brasile, il Portogallo e l'Austria dettero vita a delle costituzioni corporative ma va ricordato che, nei primi due paesi citati, il sistema rimase prevalentemente liberista ed il progetto fall. In Austria invece il progetto fu interrotto dall'annessione alla Germania di Hitler, il quale abol la costituzione austriaca. Dopo la guerra l'Austria fu di nuovo indipendente ed anche se non istitu uno Stato Corporativo, tale esperienza lasci un segno profondo tanto che, ancora oggi, ne notiamo alcune tracce nella composizione dei sindacati e nella contrattazione sindacale. Punto due: Cos una Corporazione? Per far capire cosa si intende per corporazione useremo il termine di "sindacato associativo di categoria". Cosa significa? I sindacati sono di due tipi: di classe ed associativi. I sindacati associativi sono dei sindacati, di solito divisi per categoria (cio tipo di lavoro), in cui si rappresentano soltanto gli iscritti. Questi tipi di sindacati sono diffusi in USA. Altro paese con sindacati associativi l'Austria. I sindacati di classe sono dei sindacati che rappresentano l'intera classe operaia, senza differenze di categoria o di iscrizione, in quanto essi seguono la dottrina marxista. Per loro non vi alcuna differenza tra i lavoratori se non quelle del fatto che sono tutte persone che vendono la propria forza lavoro. Gli iscritti sono considerati come avanguardia di interessi che riguardano tutti. I sindacati italiani sono un esempio di questo tipo di sindacato. La corporazione una associazione di lavoratori aventi in comune lo stesso lavoro: si tratta quindi di una associazione divisa per categoria. Ha per dei poteri maggiori di un sindacato: la corporazione, per come si intende in democrazia corporativa, diventa un organo istituzionale e viene inserito all'interno di una specifica Camera, composta dai rappresentanti delle varie categorie produttrici. I rappresentanti sono scelti per elezioni: in breve, ogni lavoratore sceglie il rappresentante del suo lavoro e lo manda direttamente in parlamento. Punto tre: la Camera Corporativa Fino ad ora abbiamo parlato della singola corporazione, abbiamo detto che si tratta di un sindacato associativo di categoria ma con poteri pi ampi, sopratutto nel campo della rappresentanza, ma come funzionano tutte insieme le corporazioni? La cosa piuttosto semplice: ogni corporazione corrisponde ad una determinata categoria di lavoratori, i quali eleggono dei loro rappresentanti. Questi rappresentanti vanno in una camera istituzionale denominata, appunto, Camera delle Corporazioni (o Camera del Lavoro). I numeri dei rappresentanti sono determinati da parametri economici in base al loro numero ed alla loro importanza all'interno della Nazione: ovvio che tale sistema deve essere elastico, cio permettere l'emergere di nuove corporazioni (se necessarie) nonch la modifica del numero di rappresentanti di una corporazione (anche qui se necessaria). Questa camera non ha semplici funzioni consultive ma ha vere e proprie funzioni legislative nei campi in cui considerata competente. Quali sono questi campi? L'economia, il lavoro, i servizi pubblici ecc. Concepita in questo modo, la Camera Corporativa lavora vicina ad un'altra camera dei rappresentanti: si tratta di rappresentanti politici che si occupano di questioni quali il diritto, la diplomazia, l'ordine pubblico ecc. L'organizzazione secondo la quale avviene la suddivisione dei rappresentanti, all'interno di quest'ultima camera, non soggetta a particolari regole e pu variare a seconda delle circostanze storiche. Gli intellettuali fascisti come Bottai hanno, tuttavia, a pi riprese sostenuto la creazione di una camera di rappresentanza basata sulle divisioni regionali. Questo sistema "bicamerale" pu tranquillamente esistere sotto qualsiasi forma di repubblica o monarchia anche se la forma di governo preferenziale quella della repubblica presidenziale: le due camere, elette dalle persone viste sia nel loro ruolo di cittadini che nel loro ruolo di lavoratori, si riuniscono per eleggere un presidente che rimane in carica per un certo periodo di tempo e che ha

poteri ampi (tipo quello americano per intenderci). Tuttavia non obbligatorio usare la repubblica presidenziale: si pu usare quello che pi aggrada ad ununica condizione di non stravolgere i ruoli delle due camere. Punto quattro: la socializzazione delle imprese Il corporativismo serve a dare la giusta rappresentanza e forza al lavoro ed ai lavoratori in sede istituzionale. La socializzazione, potremo dire, garantisce una equa ripartizione degli utili all'interno dellazienda. Contemporaneamente si vuole dare voce a tutti i componenti di una azienda in modo da evitare gli scontri nonch si vuole mettere nelle mani dei cittadini-lavoratori un potere concreto. Il modo in cui gestita un'azienda socializzata dipende da che tipo di azienda e dal numero delle persone da cui composta. Il principio generale rimane SEMPRE quello di dare una rappresentanza adeguata ai vari componenti dell'impresa; da qui le differenze. L'impresa pubblica, per esempio, gestita da un consiglio di gestione eletto dai lavoratori di quella impresa e da un capo nominato, invece, dal Governo. L'impresa privata gestita da un organo collegiale composto dai rappresentanti dei lavoratori e dei tecnici, dai rappresentanti dei portatori del capitale sociale, dall'imprenditore privato e dallo Stato (se questo partecipa alla formazione del capitale). Ad ogni modo c' un principio che accomuna tutto: il fatto che, tendenzialmente, vi sia un forma di "rappresentanza a tre" (lavoratori-datori di lavoro-Stato) all'interno della quale discutere i problemi. Questo sistema si prefigge l'obiettivo di raggiungere una maggiore trasparenza nonch la possibilit di evidenziare i problemi all'interno della azienda stessa senza giungere in maniera sistematica allo scontro. Questo succede perch la "formula a tre" lascia la possibilit che una delle parti in causa si ponga come mediatrice (di solito lo Stato, ma dipende dalle situazioni). Di fatto la socializzazione si pone come alternativa alla governance di impresa tradizionali (quella monistica e quella dualistica), proponendo una sua soluzione ai problemi di gestione dell'azienda. E' importante ricordare che il numero dei rappresentanti dei lavoratori deve raggiungere almeno il 50% dei posti disponibili nel consiglio. Per concludere si ritiene sia fondamentale ricordare alcune cose: 1) La socializzazione non accentra i poteri di gestione allo Stato ma li distribuisce. 2) L'imprenditore non perde la titolarit dell'azienda che rimane sua: ne solo responsabile della gestione davanti alla comunit. 3) La socializzazione, esattamente come il corporativismo, non vogliono dare vita ad una economia pianificata ma cerca soltanto un giusto compromesso tra libert e sicurezza. Bisogna, infine, sottolineare che sia il Corporativismo che la Socializzazione sono due aspetti complementari che discendono (e non precedono, per cui non si possono assolutizzare) da una concezione Spirituale dellUomo e dello Stato. Questo stato ben specificato da Mussolini stesso: Chi vede nel corporativismo soltanto una concezione economica o una semplice politica economica, fuori della verit. Il corporativismo fascista una visione integrale, unitaria, della vita e delluomo, che,informando di s ogni attivit individuale e sociale, informa necessariamente anche leconomia. E utopistico compiere questa rivoluzione economica, senza compiere quella spirituale dellindividuo e della societ. (MUSSOLINI, Il Popolo dItalia 24 Febbraio 1934). Da qui il concetto di Uomo Nuovo che alla base della Rivoluzione Antropologica Fascista. Punto cinque: lUomo Nuovo Ecco arrivati al punto pi delicato: pare che, in questo campo, ogni gruppo si sia sbizzarrito nelle interpretazioni pi disparate ma tutte ugualmente false. Si tratta di un punto delicato perch sotto le "insegne" dell'uomo nuovo molti gruppi politici si sono lasciati andare a crimini inauditi. Ma cos' un uomo nuovo? Si tratta di una cosa semplicissima: colui che ha cambiato il modo di vedere le cose! Il concetto di uomo nuovo indissolubilmente legato a quello di rivoluzione sia essa politica, culturale, religiosa ecc. La rivoluzione un periodo di transizione in cui gli uomini cambiano il modo di vedere le cose e di rapportarsi tra di loro e con il mondo.

L'esempio pi classico la rivoluzione francese: prima di allora furono molte le rivolte contro un singolo monarca ma mai nessuno aveva osato mettere in discussione il "diritto divino" ed il ruolo del re: si contestavano il modo di gestire il potere non il potere in s. Nel 1789 qualcosa cambi ed i re furono deposti non perch incapaci (almeno non solo) ma anche perch considerati illegittimi e si diede vita a nuove istituzioni ed ad una riorganizzazione dello Stato. Agli occhi della gente le vecchie tradizioni e regole della societ feudale apparivano ora come ingiuste e la stessa societ cambi radicalmente. Le persone cominciarono a guardarsi tra di loro in modo diverso: non pi dall'alto verso il basso o viceversa (dipende dal ceto) ma su un piano paritetico. Comincia a diffondersi l'idea che ci che conta il merito non il titolo o altri status ascritti simili. Stesso ragionamento vale per tutte le altre rivoluzioni come quella scientifica (diverso modo di spiegare la realt) e quella industriale (diverso modo di produrre). Per quel che riguarda il fascismo si pu dire che l'Uomo Nuovo colui che mette da parte la morale perbenista ed ipocrita (tipica di un predominio culturale della borghesia) e decide di adottare una prospettiva votata alla trasparenza ed alla integrit. Un punto fondamentale (e rivoluzionario) sta nell'abbandono del materialismo, il quale sostiene che i bisogni materiali vengono prima di ogni altra cosa. Qui si sostiene invece (vedi Mazzini ed altri) che l'uomo un essere razionale, diverso dagli animali, avente esigenze di diversa natura, tra le quali vi risiede anche quella del pensare e delle idee (vedi Gentile), la quale non affatto secondaria. L'uomo nuovo cambia anche il suo modo di vedere gli altri non pi incentrato sull'egoismo ma sull'altruismo: gli uomini non si vedono come delle bestie in lotta tra loro per un fantomatico "posto al sole" ma collaborano attivamente tra di loro per cercare di garantire una vita decente a tutti, su tutti piani della realt (non solo economia). La societ, quindi, non si basa n sull'individualismo n sul collettivismo ma sulla collaborazione o meglio sull'esaltazione del singolo all'interno della compagine della societ (Armonico Collettivo). La creativit del singolo vista come il miglior mezzo per garantire il benessere della societ ma il singolo non pu dimenticare di avere delle responsabilit nei confronti degli altri. In questa visione della societ assume un ruolo fondamentale l'Educazione: per educazione non si intende indottrinamento ma formazione delle persone in quanto uomini (socializzazione primaria e secondaria), cittadini (valori della societ) e lavoratori (competenze tecniche). Non si intende in alcun modo lavare il cervello alle persone o renderle dei burattini in mano ai mezzi di comunicazione di massa. Ancora di meno si vuole abolire l'individualit ed il pensiero individuale. Al contrario si vuole formare cittadini coscienziosi e preparati ad affrontare la realt nel migliore dei modi: i babbei indottrinati sono dannosi per l'intera societ e la loro formazione non deve essere in alcun modo incoraggiata per scopi di natura demagogica. Non si vuole quindi creare una dittatura del pensiero ma dotare la societ di una coscienza civica necessaria al buon funzionamento delle istituzioni che la societ stessa si data. Decade anche il concetto di "ideologia" intesa nel senso classico come la visione distorta della realt oppure, come una "verit impazzita". Qui si intende come un mezzo per risolvere dei problemi pratici. La militanza violenta e la "fede ceca" non sono in alcun modo proposte per i motivi che sono deducibili dal discorso fatto sopra. Ultima cosa qui per "fede" e "credenza" son si intende in alcun modo la religione ma, con tali parole, si intende indicare la naturale tendenza degli uomini a credere in delle idee ed a cercare di realizzarle. Si pu dunque dire che il fascismo una Rivoluzione Culturale (oltre, anzi soprattutto, che politica ed economica) che mira a cambiare il modo in cui gli uomini vedono la societ ed anche se stessi. Tale Rivoluzione mira a creare una nuova etica pubblica coerente con il sistema produttivo corporativo. Questo necessario perch il capitalismo, nel momento in cui si svilupp, impose anche una sua etica (di tipo individualista e basata sull'egoismo): se il sistema produttivo e quello politico vengono cambiati in senso corporativo ma l'etica pubblica rimane quella imposta dal capitalismo, allora si crea una grossa frizione tra la sfera politica ed economica e quella culturale che porter al degrado delle istituzioni ed al fallimento della rivoluzione. Le rivoluzioni culturali richiedono per forza di cose tempi lunghi e quindi la rivoluzione fascista si caratterizza come "rivoluzione permanente" nel senso che non avviene attraverso un colpo di mano in una data precisa ma in tempi lunghi. Questo tratto dell'ideologia spiega perch, a livello storico, le istituzioni

corporative furono introdotte gradualmente nel corso del ventennio. PER RIASSUMERE: - NON SI VUOLE CREARE UNO STATO DI POLIZIA. - NON SI VUOLE INDOTTRINARE LE PERSONE. - NON SI VUOLE ERGERE LO STATO A DIVINITA'. - NON SI VUOLE SOPPRIMERE L'INDIVIDUO ALL'INTERNO DELLA SOCIETA'. Si vuole, invece, educare uomini e cittadini coscienziosi, rispettosi degli altri e quindi realmente liberi! Il Fascismo, la propriet e le libert civili Il fascismo, pur rispettando la propriet, muta in maniera evidente ci che si intende con la parola propriet. Ci che caratterizza il capitalismo il particolare significato che assume la parola propriet: essa rappresenta uno spazio giuridico intangibile dell'individuo. Essa non riferita tanto alla cosa prodotta quanto all'individuo proprietario. Nel fascismo si sostiene l'esatto contrario: non conta tanto l'individuo proprietario (considerato un depositario) quanto la cosa prodotta. Si privilegia la produzione alla propriet. Questo implica una visione dell'impresa come ente avente finalit sociale. Queste finalit sociali appartengono alla natura stessa dell'impresa. L'impresa diventa un ente collettivo composto da diversi membri (proprietario, azionisti, lavoratori), i quali devono avere determinate garanzie per rendere produttiva l'impresa. Nessuno di questi membri pu esercitare un potere assoluto sugli altri membri. Possiamo dire che ognuno di loro ha dei diritti e dei doveri. Il proprietario, per esempio, ha il diritto di trarre sostentamento dalla attivit di cui titolare ma ha il dovere di mantenere produttiva l'impresa, pena la perdita di essa. Il lavoratore ha il diritto ad un trattamento umano ed a partecipare alla gestione dell'impresa ma ha anche il dovere di lavorare in maniera scrupolosa ed efficiente. Se nella civilt borghese la propriet privata un bene egoistico e fonte di diritti intangibili, nonch fine ultimo della economia di mercato, nella civilt del lavoro espressa dal fascismo essa diviene un mezzo per promuovere il benessere e lo sviluppo della comunit e limprenditore diviene responsabile della sua azione davanti lo Stato. Per quanto riguarda le libert civili, il fascismo non si distacca molto dal socialismo: le istanze della rivoluzione francese sono recepite ma declinate in senso sociale. Gli individui vengono rispettati, ma non staccati dalla collettivit e non accettata n permessa nessuna condotta individuale che possa ledere la collettivit. In linea teorica il potere non dovrebbe essere di tipo autoritario ma la dittatura accettata nel caso in cui la rivoluzione venga messa in pericolo oppure come fase di intermezzo per arrivare alla realizzazione dello Stato Etico Corporativo. Il concetto di libert diverso da quello attualmente vigente: se oggi per libert si intende la non presenza di regole e l'emancipazione dai vincoli sociali, nella filosofia di Gentile per libert si intende il darsi delle regole e poi rispettarle in maniera coerente. Il distacco dai vincoli sociali non contemplato perch l'uomo considerato animale sociale quindi per natura portato a vivere all'interno di alcuni legami sociali. Secondo Gentile l'oppositore politico va rispettato a patto che rispetti la legge e l'ordine corporativo: nessuno va forzato a convertirsi ma occorre lasciare che ogni persona segua un proprio percorso politico individuale. Secondo Gentile tale atteggiamento pu portare ad un avvicinamento dell'oppositore al regime o, comunque, ad una sorta di neutralit che porta con se il rispetto della legge e dell'ordine corporativo. A livello storico questo principio non fu sempre rispettato e spesso la sua applicazione dipendeva dal gerarca con cui si aveva a che fare. C' anche da ricordare per, che alcuni personaggi del mondo culturale antifascista si avvicinarono al regime siglando una specie di neutralit: l'esempio pi illustre Antonio Labriola. Fascismo e fenomeni religiosi l'ideologia fascista sta ai fenomeni religiosi esattamente come il romanticismo sta alla religione. Un articolo di Bottai apparso su Il Popolo di Trieste disciplina in maniera generica quelli che sono i rapporti tra lo Stato e le chiese. La religione viene concepita come un elemento della cultura di un popolo e vien quindi rispettata per il ruolo che essa svolge nella societ. Tradotto in termini pratici, laddove la religione ricopre un ruolo marginale, un ipotetico regime fascista terr conto in maniera marginale della religione mentre laddove essa ricopre un ruolo importante essa verr tenuta in

maggiore considerazione. Diciamo che il fascismo interpreta il principio della libert religiosa limitandosi a fotografare quella che la situazione nella societ senza forzare la mano ne in direzione favorevole ne in direzione contraria. La differenza fondamentale con i regimi di tipo comunista che mentre in questi la religione (al di la che vi sia o meno la libert religiosa) vista in maniera negativa (questo perch il materialismo ha una concezione negativa della religione), nei regimi fascisti essa vista in maniera positiva (perch l'idealismo non ha una visione negativa della religione). Va comunque ricordato che qualora la religione perdesse importanza nella societ, almeno secondo Bottai, il regime non dovrebbe intervenire in materia religiosa ma limitarsi a registrare l'avvenuto cambiamento. Altra cosa da ricordare che alla influenza della religione vengono posti comunque dei limiti quali il carattere secolare delle istituzioni, il divieto di discriminazioni di tipo religioso e la non ingerenza del potere religioso negli affari dello Stato (e viceversa). Leducazione, quindi, resta di esclusiva pertinenza dello Stato. A livello storico si arriv ad un compromesso tra il mondo cattolico e quello fascista per due motivi: anzitutto motivi politici (risoluzione questione romana) ed in secondo luogo, negli anni 30, i partiti d'ispirazione cattolica presero come modello l'economia corporativa rifiutando il liberismo. Quest'ultima variabile influ non poco nell'avvicinamento dei due mondi. Fascismo, comunit, integrazione e modernizzazione Alcune teorie sostengono che il fascismo sia stato un movimento che si opposto alla modernit e ci si sarebbe palesato nella politica di ruralizzazione e di de-proletarizzazione applicata dal regime verso la fine degli anni venti e l'inizio degli anni trenta. Uno studio sulla politica economica fascista condotto dal prof. A.J. Gregor smentisce questa interpretazione dei fatti poich il regime fu spinto ad adottare queste politiche non per evitare la modernizzazione ma per favorirla. Il programma economico fascista, infatti, prevedeva, appunto, la modernizzazione dell'Italia denunciando lo scarso sviluppo dell'industria italiana dovuto alla mancanza di risorse e di capitale. Tuttavia la modernizzazione che l'Italia avrebbe dovuto raggiungere sarebbe stata una modernizzazione alternativa rispetto al classico significato che si da a questa parola. Per far capire questa differenza i fascisti parlarono di via italiana alla modernit in contrapposizione alla modernit anglosassone. La differenza tra le due che mentre quest'ultima caratterizzata da una concezione individualista della societ, la seconda caratterizzata da una concezione organicista e socialista della societ. In particolare il fascismo si basa molto sul concetto di comunit nazionale (popolo), la quale una entit storico-culturale che comprende tutti gli individui vissuti, viventi e che vivranno all'interno della societ. Tale entit, dunque, non solo politica ma contiene anche dei tratti peculiari non determinati e determinabili dal potere politico. Il ruolo della legge e della costituzione quello di catturare lo spirito di un popolo (concetto preso dal romanticismo). Questa una differenza radicale rispetto al concetto di popolo oggi vigente: infatti nella concezione odierna il popolo una entit esclusivamente politica determinata dalla costituzione e sempre modificabile per via legale. I fascisti riconoscono nel leninismo una alternativa alla modernit anglosassone tuttavia ritengono che il leninismo abbia abdicato ai suoi doveri storici tentando di introdurre il socialismo in una societ ancora feudale. Secondo i fascisti, prima di introdurre il socialismo occorre lasciare che il capitalismo compia tutte le sue tappe storiche ed arrivi alla sua fase matura. Questa concezione spiega perch la politica economica del regime, per i primi otto anni sia stata orientata verso un programma tendenzialmente non interventista per poi cambiare bruscamente, e sempre pi radicalmente, nel corso degli anni trenta. Il processo di de-proletarizzazione, invece, conseguenza delle riforme agricole operate dal regime con la battaglia del grano: tali riforme segnarono la fine del gi morente latifondo al nord, facendo emergere tutta una serie di piccoli proprietari che influenzeranno la politica agricola italiana attraverso le cooperative fasciste. Per quanto riguarda il sud la situazione un po' pi complicata e l'attacco al latifondo cominci, in maniera massiccia, nel 1942. Poco pi sopra si parlato di comunit nazionale come ente storico culturale e non solo politico ma possibile integrarsi in questa comunit? La risposta s anche se, per motivi che risultino evidenti, tale integrazione non immediata. Ci che viene richiesto a coloro i quali si vogliono integrare l'accettazione dell'universo dei valori della comunit ed un profondo rispetto per le istituzioni corporative. L'adesione attiva ai principi della rivoluzione , sicuramente, un catalizzatore

nel processo di integrazione. Il modello del melitng pot americano non accettato sia perch considerato il risultato della particolare situazione di un popolo sia perch esso si basa su una concezione puramente politica di popolo diversa dal concetto di comunit nazionale sopra esposto. In maniera molto semplicista ma efficace potremo dire che il modello di integrazione fascista simile al modello di integrazione francese e quindi non compatibile con quello americano. Storicamente il regime fascista cerc di integrare tutte quelle popolazioni che non si dimostrarono disponibili a trattare con le autorit italiane: nelle colonie vennero creati parecchi movimenti militari come gli ascari o i Dubat che cercarono di integrare effettivamente la popolazione indigena. Ancora pi importante, in Libia, la fondazione della Giovent Araba del Littorio, la quale si pose l'ambizioso obiettivo di trovare una integrazione tra fascismo ed islam. Non meno importante fu il Partito Fascista albanese (Partia Fashiste Shquitare), il quale raggiunse un livello di organizzazione molto capillare e prevedeva l'inserimento degli albanesi nelle istituzioni centrali a Roma e la nomina di un governatore albanese che sarebbe stato affiancato da un altro governatore italiano. Il doloroso episodio delle leggi razziali merita qui di essere menzionato: come mai una minoranza addirittura dotata di una sua sezione all'interno del PNF diventa, all'improvviso, un nemico? I motivi che hanno portato a questa decisione sono due: la convinzione da parte di Mussolini che la Germania avrebbe dominato il mondo del futuro e la sconfitta degli ebrei fascisti all'interno del consiglio israelitico italiano. Per quanto riguarda il primo punto, Mussolini era convinto che Hitler avrebbe facilmente piegato gli alleati e che quindi occorreva adeguarsi per non venire invasi. Il secondo punto pi importante perch i fascisti ebrei fallirono la presa del potere all'interno delle strutture di rappresentanza ebraiche. Essi non ottennero la maggioranza e questo fu visto come uno schiaffo al regime. Quest'ultimo decise di reagire mettendo fuorilegge quella che ora era considerata una minoranza sovversiva. In conclusione, si pu dire che le leggi razziali italiane furono concepite con la volont di operare una discriminazione politica nei confronti di una determinata comunit e non ebbero caratteri persecutori e di razzismo biologico. Queste rende le leggi razziali del 1938 incompatibili con le leggi di persecuzione razziali vigenti in Germania sin dal 1933. Fascismo e rapporti internazionali Spesso si accusa il fascismo di portare avanti una politica aggressiva e di tipo bellicista ma ci non corrisponde ne al comportamento tenuto dall'Italia nel corso degli anni venti e trenta tanto meno alle teorie politiche elaborate dagli intellettuali fascisti. I rapporti tra le nazioni sono genericamente visti attraverso la teoria della lotta di classe internazionale elaborata da Enrico Corradini. Secondo questa teoria, il mondo composto da nazioni plutocratiche (che detengono le risorse ed i territori strategici) e nazioni proletarie (che hanno poche risorse e dipendono dalla nazioni pi forti). Compito dell'Italia riuscire ad acquisire i territori e le risorse necessari per diventare una grande potenza e potersi quindi emancipare dal controllo straniero. Sul lungo termine il compito dell'Italia anche quello di assumere un ruolo internazionale sempre pi ampio in modo da poter equilibrare la redistribuzione delle risorse e dei territori (vedere Vilfredo Pareto e la teoria della distribuzione equilibrata delle risorse). LItalia in sostanza, secondo lideologia fascista che recupera in ci i motivi mazziniani, deve ottemperare ad una missione di Civilt e ai suoi destini imperiali, creando un ponte tra la Cultura latina e tutti gli altri popoli del mondo. Il Fascismo, in questo senso, costruttore di Civilt. Il Fascismo come Modernit Alternativa Il fascismo un movimento politico "figlio della modernit". Come ha fatto notare lo storico Renzo De Felice, citando Talmon, le radici culturali dellidea mussoliniana dello Stato come educatore sono tipiche di un certo radicalismo di sinistra che si ricollega al giacobinismo rivoluzionario sorto con la rivoluzione francese. Il Fascismo, quindi, cos come il Comunismo, scaturisce anche da quella rivoluzione che segna la fine del sistema assolutistico e feudale delle monarchie assolute e della concezione divina dellautorit. Nello stesso tempo, per, la Rivoluzione francese gett le basi di una Modernit fondata sullassolutizzazione dei diritti inviolabili delluomo, di qui i modelli di stampo materialistico che ne furono diretta filiazione: giusnaturalismo, liberalismo, socialismo etc. Il Fascismo non si limita a negare questi modelli, bens li supera. Ed il superamento presuppone,

non una negazione totale, ma una assimilazione di quegli elementi ritenuti validi e armonizzabili con la Dottrina Fascista, come si legge in questultima infatti: Le negazioni Fasciste del socialismo, della democrazia, del liberalismo, non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come lanno di apertura del secolo demo-liberale. Non si torna indietro. La Dottrina Fascista non ha eletto a suo profeta de maistre. Lassolutismo monarchico fu, e cos pure ogni ecclesiolatria. Cos furono i privilegi feudali e la divisione in caste impenetrabili e non comunicabili fra di loro. Il concetto di autorit Fascista non ha niente a che vedere con lo stato di polizia. Un partito che governa totalitariamente una nazione, un fatto nuovo nella storia. Non sono possibili riferimenti e confronti. Il Fascismo dalle macerie delle dottrine liberali, socialistiche, democratiche, trae quegli elementi che hanno ancora un valore di vita. Mantiene quelli che si potrebbero dire i fatti acquisiti della storia, respinge tutto il resto, cio il concetto di una Dottrina buona per tutti i tempi e per tutti i popoli ().Che una nuova Dottrina possa utilizzare gli elementi ancora vitali di altre dottrine perfettamente logico. Nessuna Dottrina nacque tutta nuova, lucente, mai vista. Nessuna Dottrina pu vantare una originalit assoluta. Essa legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno. Il Fascismo, dunque, accettando (e non negando!) i diritti naturali delluomo che sono stati una importante tappa della conquista del pensiero umano politico e spirituale, li inserisce nellottica della propria visione politica e sociale, nellottica cio di uno Stato Moderno e Totalitario al di fuori di cui queste libert non possono essere n concepite n assolutizzate. Questo concetto stato bene specificato da Giuseppe Bottai: La conclusione e la soluzione esauriente dei principi dell'89 dunque uno Stato in cui si realizzi davvero e completamente tutta la vita del cittadino, in cui il cittadino trovi e componga davvero la sua personalit morale, in cui trovi una regolamentazione effettiva e totale della sua vita. Lo Stato liberale una forma vuota che non serve al cittadino. Questo ha affermato, invece, come proiezione della sua coscienza autonoma e padrona di s, uno Stato che sia la sua forma sostanziale, uno Stato che sia lo strumento e la mta, al tempo stesso, della sua vita storica. Ma questo lo Stato che il Fascismo ha concepito e attuato; lo Stato Corporativo, che , dunque, davvero, lo sbocco fatale della storia moderna, la forma che, sola, possa racchiudere la vita moderna. Non sembri paradossale o sforzata la conclusione a cui un sereno esame della storia moderna ci conduce. Lo Stato Corporativo, lo abbiamo dichiarato pi volte, la sola soluzione dei problemi della vita contemporanea, e la forma verso cui anela la sostanza sociale del mondo moderno: esso deve, dunque, fatalmente essere l'erede e l'assuntore di tutta la storia moderna che nel suo tono politico e negli ordinamenti giuridici una conseguenza della Rivoluzione francese. Questa concezione ideologica pone la Dottrina Fascista sul terreno della storia facendo si che ne assorba e ne sviluppi i progressi positivi, senza mai assolutizzarli ma inserendoli allinterno della propria ottica. Sempre nella Dottrina Fascista, infatti, si legge che Una dottrina, destinata a sospingere un corso cos denso di energie e di avvenimenti, pur conservando sempre una funzione animatrice, non pu non accogliere quanto la realt stessa le offre gradatamente e non pu non fare di tale offerta un elemento vivo del suo sviluppo, non per raggiungere ad un temperamento, ma per effettuare una progressiva integrazione di valori (). Se l'integrazione non avvenisse risulterebbe deformata la vita stessa, la quale rimarrebbe intralciata nel suo moto necessario e fatale dalla prigionia imposta da unidea astratta. La civilt invece continuo movimento, ricchezza di vita, molteplicit di esperienze, esplicazione dei sentimenti; ed alle sue esigenze, pur senza lasciarsene mai travolgere incontrollatamente, deve rendersi sensibile una dottrina quando intenda esercitare nella storia una funzione creatrice. Questa adesione della Dottrina Fascista alla Realt e alla Vita fa del Fascismo la vera ed unica Modernit Alternativa, perch lungi dal negare i progressi della storia e le conquiste compiute dal tempo e dagli uomini (questa la chiave di volta della profonda differenza col tradizionalismo evoliano), lungi dallassolutizzarle come invece fanno i movimenti che si fondano su un rozzo pragmatismo e privi di una Concezione Immanente delluomo e della societ, li armonizza e li integra senza stravolgere nulla. Chi a parole proclama la modernit alternativa per poi giocare a fare lintegralista religioso o postulare soluzioni pi o meno tradizionaliste, in realt non fa altro che

riconoscergli con la destra ci che gli si appresta a togliere con la sinistra. Modernit alternativa non significa contraddire la modernit, rigettarla in toto o negarla in quanto materialista. Ma significa modificarla, saperne cogliere gli aspetti positivi ed inserirli nell'ottica Fascista, distruggere il materialismo imperante e le sue filiazioni, salvandone comunque le istanze positive e non rinnegarle in quanto sorte in un contesto sbagliato. Fascismo ed Estrema Destra/Radicale Con la fine della seconda guerra mondiale sparisce dalla circolazione il PNF: in nessun frangente della storia d'Italia troveremo mai pi un partito fascista nell'arco dei partiti esistenti. I partiti della destra radicale, soppressi durante il ventennio, si riorganizzarono in un periodo compreso tra gli ultimi anni della guerra civile e i primi anni della repubblica. Tali partiti evidenziano fin da subito grosse differenze dal fascismo: in primo luogo questi partiti si rifanno al pensiero tradizionalista del filosofo Julius Evola, il quale predicava l'abbandono della modernit ed il ritorno ad una mitica et dell'oro. In secondo luogo la destra radicale non adotta il principio della comunit nazionale ma quello della comunit razziale. In terzo luogo la destra radicale disprezza la rivoluzione francese ed i suoi ideali mentre il fascismo apprezza la rivoluzione francese (sopratutto nel personaggio di Robespierre) pur non condividendone gli sbocchi (il regime liberale). I movimenti di destra radicale sono privi di una forte ideologia e di un programma politico di lungo termine mentre il fascismo sia dotato di una forte di ideologia che di un programma politico di lungo termine. Per concludere la destra radicale non dotata di una ideologia organica ed unica, a differenza del fascismo, che invece dotato di una ideologia ufficiale. Quest'ultimo punto importante poich spesso, proprio perch si confonde la destra radicale con il fascismo, si tende a negare l'unit ideologica del fascismo. Ancora si pu dire che la destra radicale esalta la violenza come forza rigeneratrice mentre il fascismo considera quest'ultima soltanto un mezzo da utilizzare se strettamente necessario per difendere la rivoluzione. In ultima istanza si pu dire che la destra radicale riprende alcuni elementi dal fascismo come la gerarchia e la disciplina ma, mentre nel fascismo sono visti come mezzi per giungere al fine della rivoluzione, nella destra radicale diventano fini essi stessi. I movimenti di destra radicale, almeno in Italia, hanno sfruttato il nome ed i simboli del fascismo per procurarsi voti ma non hanno mai veramente condiviso l'ideologia fascista ritenendola sorpassata ed incompleta con la conseguenza di inventarsi nuove ideologie politiche completamente estranee al percorso ideologico di Mussolini e Gentile. I movimenti di destra radicale europea sono invece stati pi coerenti dichiarandosi, in molti casi, antifascisti poich il fascismo veniva e viene visto come una forma di socialismo. Conclusione In battuta conclusiva si vuole dimostrare che il fascismo fu una ideologia organica e compiuta che fu ideata con l'intento di risolvere il conflitto di classe e proporre un tipo di regime capace di neutralizzare le tensioni sociali derivate dalla questione sociale. Storicamente tale sistema non si mai affermato a causa della sconfitta dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Dunque il fascismo fu una ideologia compiuta ed unica nel suo genere: essa non scindibile e non associabile a movimenti che, per natura, sono diversi dal fascismo stesso. L'uso della simbologia fascista fatto da alcuni movimenti politici di destra puramente strumentale poich essi seguono ed hanno seguito progetti politici completamente diversi. Tale strumentalizzazione stata possibile per due motivi: anzitutto si trattato di un modo per cooptare i fascisti in movimenti politici istituzionalizzati e quindi per assorbirli all'interno del sistema vigente (defascistizzazione retroattiva come scrive lo storico Emilio Gentile). Il secondo punto una conseguenza del primo: la defascistizzazione retroattiva ha imposto uno svuotamento ideologico del fascismo. Le elite politiche hanno creato delle spiegazioni ad hoc per giustificare la nascita del fascismo e tali giustificazioni sono state abbracciate dalla scienze sociali, le quali non si sono impegnate a cercare di capire veramente l'ideologia fascista. La conseguenza di tutto ci stato lo svuotamento della parola fascismo che diventata sinonimo di nulla ideologico accostato ad alcune caratteristiche (violenza, irrazionalit ecc.) che indicano pi un generico nemico da abbattere che una precisa ideologia politica. Si arriva, cos, ai nostri giorni, come afferma A.J. Gregor, dove la parola fascismo abusata ed utilizzata in circostanze non opportune. Non tutte le scienze sociali si sono piegate a questa logica: Gi negli anni 70 ed 80, lo storico

Renzo De Felice pubblic una serie di libri che mettevano in evidenza il fatto che il regime percorse una linea legislativa ben determinata. Poco pi avanti il politologo Juan Linz pubblic la sua classificazione dei regimi politici, la quale metteva bene in evidenzia le differenze tra regimi autoritari (comprensibili all'interno degli schemi destra/sinistra) e quelli totalitari (aventi una propria ideologia indipendente). Negli ultimi quaranta anni il politologo americano A.J. Gregor ha scritto tutta una serie di libri che dimostrano come il fascismo possa essere considerato come una ideologia politica compiuta. Essa stata applicata in maniera progressiva durante tutto il ventennio fascista anche se non mai stata portata a termine ma questo non per motivi di volont politica quanto di tempo. Gregor ci mette anche in guarda dalle false interpretazioni determinate solamente dalla foga di voler chiudere con il traumatico periodo della seconda guerra mondiale. Gregor sostiene anche che non possibile concepire i totalitarismi come appartenenti all'asse ideologico destra/sinistra perch essi hanno l'aperta intenzione di superare tale dicotomia. Quelli che possono essere considerati i pensatori fascisti pi importanti sono: Benito Mussolini, Giovanni Gentile, Giuseppe Bottai, Alfredo Rocco, Ugo Spirito, Arnaldo Mussolini, Niccol Giani e Berto Ricci.

Non cercate altrove guardate al fascismo, imparate a conoscerlo e lo amerete, studiatelo e diventer la vostra idea. N per voi sar mai una catena ma un vincolo damore verso una creazione pi grande dellumanit. Esso sar per voi e per tutti lalba di un nuovo giorno (Niccol Giani)