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Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Abruzzo 11 marzo 2013 Inaugurazione dell’Anno Giudiziario

Corte dei Conti

Sezione Giurisdizionale

per la Regione Abruzzo

11 marzo 2013

Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2013

Relazione del Presidente della Sezione

Luciano Calamaro

In copertina: Chiostro del Complesso Monumentale di San Domenico in L’Aquila

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SALUTO

Autorità, Signore e Signori,

a distanza di pochi mesi dalla ricorrenza dei centocinquanta anni della Corte dei

conti, anniversario che ha ricevuto ampio riconoscimento da parte delle Istituzioni

pubbliche, si celebra oggi la consueta cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario.

Essa

costituisce

il

tradizionale

momento

di

riflessione

sull’andamento

della

giustizia erariale e sulle sue prospettive di sviluppo; sotto diversa angolazione

rappresenta l’occasione per rendere pubblica l’attività svolta dalla Corte dei conti,

anche in sede regionale, e i suoi esiti.

Si tratta di un doveroso strumento di pubblica informazione che concorre ad

accrescere la cultura della legalità, indispensabile per il buon andamento della vita

sociale e della Pubblica Amministrazione in particolare.

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1. DISPOSIZIONI NORMATIVE.

La riflessione sull’attività della Corte dei conti, non può prescindere dalla rassegna

delle più significative innovazioni normative.

Nel 2012 risulta consolidato l’orientamento legislativo di attribuzione alla Corte dei

conti di specifiche funzioni, che ne accrescono il ruolo di principale Istituzione di

controllo e di tutore della pubblica finanza.

Si tratta di una positiva tendenza, di cui si auspicano ulteriori sviluppi, che ben si

colloca in un contesto, come quello attuale, in cui il percorso di riequilibrio dei conti

pubblici ha posto in primo piano la necessità di rimuovere anomalie e incongruenze

esistenti negli enti pubblici, onde conseguire il risanamento dei conti stessi, attraverso

il contenimento dei costi e la razionalizzazione della spesa, e una vigorosa opposizione

alla diffusione della illegalità.

Le innovazioni legislative sono state numerose e hanno interessato diversi ambiti.

Prima tra tutte la legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 e la relativa legge di

attuazione 24 dicembre 2012, n. 243.

Le turbolenze finanziarie di cui l'”euro zona” è rimasta attinta nel corso del 2011 e

le delicate problematiche relative ai debiti sovrani degli Stati membri dell’Unione

europea, hanno determinato la necessità di introdurre nella Costituzione norme più

rigorose,

strumentali

al

conseguimento

degli

obiettivi

di

finanza

pubblica

che

discendono dall’appartenenza dell’Italia all’Unione stessa.

La nuova normativa inserisce nella Costituzione il principio dell'equilibrio tra le

entrate e le spese del bilancio dello Stato, denominato principio del pareggio di

bilancio, correlandolo a un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche

amministrazioni, nel rispetto delle regole in materia economico-finanziaria derivanti

dall’ordinamento europeo.

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Le innovazioni hanno riguardato gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione ed

incidono sulla disciplina di bilancio di tutte le pubbliche amministrazioni.

Sulla base

del

principio

del

pareggio

di

bilancio,

consacrato

nella

riforma

dell’articolo 81 della Costituzione, lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le uscite

del bilancio, avuto riguardo all’evoluzione del ciclo economico.

Una

sola

deroga

è

prevista

alla

regola

generale

del

pareggio:

il

ricorso

all’indebitamento disposto previa autorizzazione delle due Camere al fine di valutare

gli effetti degli eventi economici eccezionali.

La nuova disciplina ha mantenuto le disposizioni dell’articolo 81 che impongono la

copertura finanziaria delle nuove leggi, di quelle che attribuiscono alle Camere la

competenza ad approvare ogni anno la legge di bilancio e il rendiconto consuntivo

presentati dal Governo e della legge di autorizzazione all'esercizio provvisorio per

periodi non superiori a quattro mesi, nel caso in cui il bilancio non risulti approvato

entro la fine dell’esercizio finanziario precedente.

La legge costituzionale n. 1 del 2012 ha previsto la promulgazione di una apposita

legge di attuazione, da approvare a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna

Camera, con la quale disciplinare il contenuto della legge di bilancio, i criteri volti ad

assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito

del complesso delle pubbliche amministrazioni.

In adempimento al preciso obbligo imposto della legge costituzionale, è stata

promulgata la legge 24 dicembre 2012, n. 243 che può essere ritenuta, all’attualità, la

“legge quadro di contabilità”.

I principi del pareggio di bilancio e della sostenibilità del debito pubblico, avendo

rilevanza di ordine generale, trovano cittadinanza, come anticipato, in tutte le

amministrazioni pubbliche.

In tale caratterizzato contesto la legge costituzionale del 2012, modificando

l'articolo 119 della Costituzione, ha disposto non solo che l'autonomia finanziaria di

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Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, debba essere assicurata nel rispetto

dell’equilibrio dei

relativi

bilanci, ma

ha pure

previsto il

concorso di tali

enti

all’adempimento

dei

vincoli

dell’Unione europea.

economici

e

finanziari

derivanti

dall’ordinamento

Inoltre

il

ricorso

all'indebitamento

-

che

il

vigente

ordinamento

consente

limitatamente alle spese di investimento - è subordinato alla contestuale definizione

di piani di ammortamento e al rispetto dell’equilibrio di bilancio per il complesso degli

enti di ciascuna Regione.

1,

La legge n. 243 del 2012 (articoli 16 – 19), in attuazione dell'articolo 5,

comma

lettera

f), della

legge

costituzionale

20

aprile

2012,

n.

1, ha previsto

l’istituzione

dell'organismo indipendente per l'analisi e la verifica degli andamenti di

finanza pubblica

e

per

la

valutazione

dell'osservanza delle

regole di bilancio,

denominato “Ufficio parlamentare di bilancio”, con sede in Roma, presso le Camere.

Ai sensi dell’articolo 20 della legge n. 243 del 2012, inoltre, la Corte dei conti

svolge il controllo successivo sulla gestione del bilancio degli enti di cui agli articoli 9

e 13, ai fini del coordinamento della finanza pubblica e dell'equilibrio dei bilanci di cui

all'articolo 97 della Costituzione.

Le nuove disposizioni di rango costituzionale troveranno applicazione a decorrere

dal 2014.

Per quanto attiene alla legislazione ordinaria, si deve registrare un sensibile

incremento delle funzioni della Corte dei conti.

In tale contesto vanno segnalate, per la particolare importanza:

- il decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre

2012, n. 213, recante “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento

degli enti territoriali”.

Il richiamato complesso normativo ha significativamente ridefinito e potenziato il

sistema

dei

controlli

intestati

alla

Corte

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dei

conti

in

materia

di

finanza

e

funzionamento dei predetti enti, prevedendo, altresì, ulteriori funzioni attribuite alle

Sezioni giurisdizionali.

L’intera gestione finanziaria delle regioni, rappresentata nei rispettivi bilanci

preventivi e consuntivi, è stata assoggettata al controllo delle Sezioni regionali della

Corte dei conti, cui spetta la verifica del rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto

di stabilità interno, dell’osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento,

della sua sostenibilità e dell’assenza di irregolarità suscettibili di pregiudicare, anche

in prospettiva, gli equilibri economico-finanziari degli enti.

L’articolo 1, comma 2, della disciplina in rassegna, ha, poi, previsto che ogni sei

mesi le Sezioni regionali di controllo della Corte trasmettano ai consigli regionali una

relazione sulla tipologia delle coperture finanziarie adottate nelle leggi regionali,

approvate nel semestre precedente, e sulle tecniche di quantificazione degli oneri, al

fine di accertare l’idoneità delle modalità di copertura e di determinazione delle spese

derivanti dall’esecuzione dei provvedimenti legislativi.

Particolare rilievo assume la sottoposizione del rendiconto generale di ciascuna

Regione al “giudizio di parificazione” delle Sezioni regionali di controllo (articolo 1,

comma 5), previsione che ha rimosso una palese asimmetria rispetto alla disciplina

vigente per il rendiconto dello Stato e di talune Regioni a statuto speciale, che già

annoverava omologo giudizio.

L’ampliamento e il rafforzamento dei controlli esercitati dalla Corte dei conti sugli

enti locali, trova disciplina nell’articolo 3 con specifiche disposizioni riguardanti gli enti

a rischio di dissesto, anche attraverso la “procedura di riequilibrio finanziario”.

Si può, dunque, affermare che il progressivo ampliamento dell’ambito dei controlli,

già visibile con l’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 266, della legge 23 dicembre

2005, n. 266 sui bilanci preventivi e consuntivi degli Enti locali da parte delle Sezioni

regionali di controllo, trova conferma nella nuova normativa che, inoltre, ha affidato

alle Sezioni stesse il compito di verificare, con cadenza semestrale, la legittimità e la

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regolarità delle gestioni nonché il funzionamento dei controlli interni, ai fini del

rispetto delle regole contabili e dell’equilibrio di bilancio di ciascun ente locale.

Sotto distinta angolazione lo stesso articolo 3 introduce significative innovazioni in

materia di dissesto degli enti locali.

Si tratta di previsioni finalizzate a prevenire il patologico fenomeno mediante la

predisposizione di un piano di risanamento pluriennale.

Le Sezioni regionali di controllo assumono un ruolo centrale nel promuovere i

procedimenti riguardanti l’accertamento delle situazioni di squilibrio finanziario degli

enti locali; attribuzioni completate dal monitoraggio sull’idoneità delle misure adottate

dall’ente interessato per rimuovere la situazione di squilibrio, il cui esito negativo

preclude

l’attuazione

dei

programmi

di

spesa

per

i

quali

e'

stata

accertata

l'insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria.

Nel delineato contesto traspare nitida dalle nuove disposizioni la finalità di

strutturare il controllo sui processi di spesa alla stregua di uno strumento necessario

per il raggiungimento del risanamento dei conti pubblici, tanto più efficace ove sia

accompagnato

da

misure

interdittive

dei

processi

stessi,

così

da

rendere

maggiormente cogenti gli esiti delle verifiche compiute.

Rispetto al previgente ordinamento, pertanto, deve registrarsi un più articolato e

imperativo “sistema di sorveglianza preventiva e successiva” sul rispetto da parte

degli enti territoriali degli equilibri finanziari, quali derivano dagli obiettivi di finanza

pubblica nazionale, a loro volta condizionati dal vincolo di pareggio di bilancio e dalle

regole del patto europeo di stabilità e crescita.

Sul versante giurisdizionale il decreto legge n. 174 del 2012, convertito dalla legge

213 del 2012, ha intestato alle Sezioni giurisdizionali della Corte dei conti

la

cognizione

dei

giudizi

di

responsabilità

accompagnati

da

misure

di

natura

sanzionatoria (sanzioni pecuniarie o incidenti negativamente sulla possibilità di

9

esercizio

di

pubbliche

funzioni),

che

risarcitoria demandata alla Corte.

Infatti

l’art 3, comma

1, lettera

e)

affiancano

la

tradizionale

responsabilità

ha introdotto una sanzione pecuniaria,

rapportata all’indennità di carica, a carico degli amministratori degli Enti locali in caso

di mancata predisposizione di adeguate metodologie dirette a garantire una regolare

gestione amministrativa ed un efficace sistema dei controlli interni.

La lettera f) del medesimo articolo, modificando la disciplina della materia recata

dal

decreto

legislativo

n.

149/2011,

accanto

alla

previsione

di

una

sanzione

pecuniaria, sempre rapportata all’indennità di carica, ha ampliato e reso più agevole

l’eventuale applicazione di misure interdittive - divieto di candidatura per 10 anni, a

cariche pubbliche elettive in ambito locale, nazionale ed europeo ed inibitoria alla

nomina di incarichi in enti

vigilati o partecipati da enti

pubblici

-

a

carico degli

amministratori degli enti locali che hanno causato il dissesto finanziario degli enti

amministrati.

La normativa delinea un giudizio, di competenza delle Sezioni giurisdizionali (ad

iniziativa del Pubblico ministero), diretto al solo accertamento, al fine dell’irrogazione

delle suddette sanzioni, di un rapporto di causalità fra azioni od omissioni dolose o

gravemente colpose degli amministratori ed il dissesto finanziario degli enti locali,

senza necessità di una previa condanna a titolo di responsabilità amministrativa,

espressamente richiesta dal previgente ordinamento.

La comunicazione alle competenti Procure regionali da parte delle Sezioni regionali

del controllo delle pronunce che accertino le suindicate patologie potrà assicurare

un’adeguata chiusura del sistema, considerato che l’azione del pubblico ministero può

essere esercitata soltanto sulla base dell’acquisizione di notizie specifiche e concrete

di danno erariale.

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Affiora, pertanto, un raccordo tra le funzioni di controllo e le funzioni giurisdizionali

intestate alla Corte dei conti, che ha affievolito il principio della loro “separatezza”,

enunciato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 29/1995.

In estrema sintesi si profila un sistema idoneo ad interagire ed integrarsi a

garanzia

della

conservazione

delle

finanze

pubbliche,

attraverso

un

adeguato

collegamento tra le due funzioni incardinate nella Corte dei conti, che, sebbene

autonome e differenti quanto a finalità e parametri di riferimento per il relativo

esercizio, risultano accomunate dalla finalità di tutela delle risorse pubbliche.

- Il decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge

4 aprile 2012, n. 35, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di

sviluppo”.

L’articolo 1, comma 1, che, tra l’altro, ha sostituito il comma 8 dell’articolo 2 della

legge 7 agosto 1990, n. 241, prescrive l’invio, in via telematica, alla Corte dei conti

delle sentenze passate in giudicato di accoglimento dei ricorsi avverso il silenzio

inadempimento.

- Il decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge

26 aprile 2012, n. 44, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni

tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”.

Ai sensi dell’articolo 4-ter, comma 15, le inadempienze contemplate dall’articolo

142, comma 12 quater, del codice della strada approvato con decreto legislativo 30

aprile 1992, n. 285, rilevano ai fini della responsabilità disciplinare e per danno

erariale e devono essere segnalate tempestivamente al Procuratore regionale della

Corte dei conti.

- Il decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 “Disciplina per la programmazione,

il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli

atenei, in attuazione della delega prevista dall'articolo 5, comma 1, della legge 30

dicembre 2010, n. 240 e per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal comma 1,

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lettere b) e c), secondo i principi normativi e i criteri direttivi stabiliti al comma 4,

lettere b), c), d), e) ed f) e al comma 5”.

A

mente dell’articolo 7, comma 5, le procedure e le assunzioni

ovvero la

contrazione di spese per indebitamento attuate in difformità

a quanto previsto al

comma 1 dello stesso articolo, determinano, tra l’altro, responsabilità per danno

erariale nei confronti dei componenti degli organi dell'ateneo che le hanno disposte.

- Il decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge

7 agosto 2012, n. 134, recante “Misure urgenti per la crescita del Paese”.

- La disciplina ha introdotto ipotesi di responsabilità amministrativa per le

patologie produttive di danno erariale nell’attuazione dei piani di information and

communication tecnology (ICT) (articolo 20) e codificato l’obbligo di trasmissione alla

Procura della Corte dei conti dei decreti di accoglimento delle domande di equa

riparazione (articolo 55) .

- Il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7

agosto 2012, n. 135 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con

invarianza dei servizi ai cittadini”.

I commi 7 e 8 dell’articolo 1 hanno introdotto l’obbligo per le amministrazioni e

società a totale partecipazione pubblica inserite nel conto economico consolidato della

pubblica amministrazione, di avvalersi delle convenzioni Consip e delle centrali di

committenza regionale per determinate tipologie di approvvigionamenti. La violazione

del precetto configura illecito disciplinare ed è causa di responsabilità amministrativa

(in tal caso per la quantificazione del danno si deve tener conto anche della differenza

fra il prezzo contrattuale e quello stabilito nelle convenzioni).

Ai sensi dell’articolo 3, comma 5, “Pur in presenza delle risorse finanziarie

necessarie per il pagamento dei canoni, degli oneri e dei costi d'uso, l'eventuale

prosecuzione nell'utilizzo dopo la scadenza da parte delle Amministrazioni dello Stato

comprese nell'elenco di cui al primo periodo del (comma 4) e degli enti pubblici vigilati

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dai Ministeri degli immobili

già condotti in locazione, per i

quali la proprietà ha

esercitato il diritto di recesso alla scadenza come previsto dal secondo periodo del

(comma 4), deve essere autorizzata con decreto del Ministro competente d'intesa con

il Ministero dell'Economia e delle Finanze, sentita l'Agenzia del Demanio. Per le altre

amministrazioni comprese nell'elenco di cui al primo periodo del (comma 4) deve

essere autorizzata dall'organo di vertice dell'Amministrazione e l'autorizzazione e'

trasmessa all'Agenzia del Demanio per la verifica della convenienza tecnica ed

economica. Ove la verifica abbia esito negativo, l'autorizzazione e gli atti relativi sono

trasmessi alla competente Procura regionale della Corte dei conti”.

L'Agenzia del Demanio, inoltre, verificata, ai sensi e con le modalità di cui al

comma 222 dell'articolo 2 della legge n. 191 del 2009, la rispondenza degli immobili

ivi

elencati

alle

esigenze

allocative

delle

Amministrazioni

dello

Stato,

ne

da'

comunicazione agli Enti medesimi. In caso di inadempimento dei predetti obblighi di

comunicazione, l'Agenzia del Demanio effettua la segnalazione alla competente

Procura regionale della Corte dei conti (comma 10).

L’articolo

4,

comma

12,

della

stessa

normativa

ha

delineato

una

diretta

responsabilità a titolo di danno erariale degli amministratori e dirigenti di società

controllate da amministrazioni pubbliche, in caso di corresponsione ai dipendenti di

compensi in violazione dei limiti stabiliti.

A termini dei commi 2 e 3 del successivo articolo 5, la violazione dei confini posti

alle suddette amministrazioni (ed alle società dalle stesse controllate), per l’acquisto o

il noleggio di autovetture, è valutabile al fine della responsabilità amministrativa e

disciplinare del competente dirigente.

L’articolo 15, comma 13 lettera d), ha imposto anche agli

enti del servizio

sanitario, e alle regioni, in caso di loro competenza, di avvalersi delle convenzioni

Consip e delle centrali di committenza regionale per determinate tipologie di

approvvigionamenti, sanzionando con la nullità i contratti perfezionati in spregio al

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divieto e prevedendo la responsabilità disciplinare e amministrativa dei soggetti che

hanno dato luogo alla violazione.

- Il decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla

legge 17 dicembre 2012, n. 221 ”Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” .

L’articolo 20-bis, ha previsto che con decreto del Presidente della Corte dei conti

sono

stabilite

le

regole

tecniche

ed

operative

per

l'adozione

delle

tecnologie

dell'informazione e della comunicazione nelle attività di controllo e nei giudizi che si

svolgono innanzi alla Corte dei conti, in attuazione dei principi previsti dal decreto

legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

- La legge 6 novembre 2012, n. 190 “Disposizioni

per la prevenzione e

la

repressione della corruzione e della illegalità nella pubblica amministrazione”.

La

normativa

ha

previsto

che,

in

caso

di

consumazione,

all'interno

dell'amministrazione, di un reato di corruzione accertato con sentenza passata in

giudicato, il dirigente nominato “responsabile per la prevenzione della corruzione”,

risponda oltre che sul piano disciplinare, anche per il danno erariale e all'immagine

della pubblica amministrazione, salvo che fornisca prova di avere:

a) predisposto, prima della commissione del fatto, il piano di cui al comma 5 e di

aver osservato le prescrizioni di cui ai commi 9 e 10 dell’articolo 1 della legge stessa;

b) vigilato sul funzionamento e sull'osservanza del piano;

Il comma 42 dell’articolo 1 della citata legge, innovando l'articolo 53 del decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, ha, poi, affidato ad

appositi

regolamenti,

l’individuazione

degli

incarichi

vietati

ai

dipendenti

delle

amministrazioni pubbliche, la disciplina delle situazioni di conflitto di interessi, che

pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente, la verifica

dell’inesistenza di siffatte circostanze prima del rilascio della richiesta autorizzazione

ad espletare incarichi esterni.

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Inoltre la stessa disposizione ha disciplinato le situazioni di conflitto, anche

potenziale, di interessi, che pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite

al dipendente, prescrivendo che l’amministrazione debba verificarne l'insussistenza al

fine di assentire al proprio dipendente la autorizzazione ad espletare incarichi esterni.

Ove il compenso per l’espletamento di un incarico da parte del dipendente

pubblico sia stato percepito in assenza di autorizzazione, o oltre i limiti in essa

indicati,

l’omesso

versamento

all’amministrazione

di

appartenenza

determina

responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti.

Significativa importanza riveste il comma 51 dell’articolo 1 della richiamata legge

n. 190 del 2012, in forza del quale, al di fuori dei casi di responsabilità a titolo di

calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell'articolo 2043 del

codice civile, il pubblico dipendente che denuncia all'autorità giudiziaria o alla Corte

dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia

venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato,

licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti

sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla

denuncia.

Infine, l’articolo 1, comma 62, ha delineato una presunzione iuris tantum in merito

alla quantificazione del danno all’immagine derivante da un reato contro la pubblica

amministrazione, determinandone la misura nel doppio di quanto illecitamente

percepito dal dipendente pubblico.

- La legge 24 dicembre 2012, n. 228 “Disposizioni per la formazione del bilancio

annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013”.

L’articolo 1, comma 146, ha previsto la responsabilità amministrativa e disciplinare

dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni in relazione alla violazione del divieto di

conferimento di incarichi di natura informatica al di fuori dei casi eccezionali in cui

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occorra provvedere alla soluzione di specifici problemi connessi al funzionamento dei

sistemi informatici.

Il successivo comma 169, ha introdotto il ricorso alle Sezioni Riunite della Corte

dei conti, in speciale composizione ai sensi dell’articolo 103 della Costituzione, avverso

gli atti di ricognizione delle amministrazioni pubbliche effettuati dall’ISTAT.

Infine il comma 529 ha disposto che per i crediti delle amministrazioni inferiori a

duemila euro e per quelli per i quali l’agente della riscossione ha esaurito le attività di

sua competenza, non si procede a giudizio di responsabilità amministrativo e

contabile, salvi i casi di dolo.

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2. GIURISPRUDENZA.

Il contesto nel quale si muove l’azione delle Procure regionali e si colloca l’attività

delle Sezioni giurisdizionali, oltre che dall’ordinamento, è tracciato dai principi

enunciati dalla giurisprudenza.

In particolare, ai fini della individuazione della latitudine e dei contenuti delle

attribuzioni giurisdizionali della Corte dei conti, vengono in rilievo gli approdi della

Corte costituzionale e della Corte di cassazione.

Va premesso che attualmente si registra un vigoroso aumento di interesse della

collettività alla corretta, trasparente ed economica gestione del pubblico denaro,

sicuramente rafforzato dalla precaria situazione economica nella

Paese.

quale si dibatte il

L’aspetto speculare di tale interesse, si traduce nella esigenza di tutela di quel

“diritto” e nella necessità del risarcimento dei danni che discendono dalla sua lesione.

Viva si presenta, quindi, la domanda di giustizia nei confronti degli amministratori

e

dipendenti

pubblici

che

con

il

loro

comportamento,

gravemente

colposo

o,

addirittura, doloso, abbiano cagionato danni alla pubblica amministrazione.

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2.1. GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE.

La Corte costituzionale, nel

2012, è

stata più

volte adita per

sindacare la

conformità di leggi dello Stato e delle Regioni ai principi e garanzie riconducibili alla

materia del “coordinamento della finanza pubblica” o, comunque, riguardanti il

bilancio, il patrimonio pubblico, le attività di rendicontazione e di parificazione dei

conti (sentenze n. 70, n. 115, n. 118, n. 193, n. 198, n. 223 e n. 309 del 2012).

Al riguardo il Giudice delle leggi ha statuito, tra l’altro, che il concorso agli obiettivi

di finanza pubblica configura obbligo indefettibile di tutti gli enti del settore pubblico

allargato e, in tale prospettiva, grava anche sulle Regioni e si attua mediante accollo

proporzionato degli oneri complessivi conseguenti alle manovre di finanza pubblica.

Il principio del coordinamento della finanza pubblica è stato richiamato dalla Corte

costituzionale in relazione alla disciplina sulla valorizzazione, gestione e dismissione

del patrimonio immobiliare pubblico, al fine di considerare quest’ultimo unitariamente,

a prescindere, cioè, dalla titolarità dei diversi enti pubblici dei singoli beni: è stata,

pertanto, ritenuta esente da censure di illegittimità costituzionale la normativa statale

che ha fissato principi, regole e obiettivi di “governo” rispondenti a fini ed interessi

generali o comuni, nel rispetto delle autonomie locali di funzioni proprie o concorrenti

(sentenza n. 284/2012).

Con altra sentenza la stessa Corte ha statuito che la pronuncia della Corte dei

conti

avente ad oggetto il rendiconto delle Regioni

a statuto speciale “non

si

differenzia dal giudizio sul rendiconto generale dello Stato” (sentenza n. 72/2012).

Nello scrutinio della problematica dell’inserimento nelle leggi di conversione di

decreti-legge, di emendamenti e disposizioni “disomogenee” o del tutto estranee

all’oggetto ed alle finalità della nuova normativa (sentenza n. 22/2012), ha, inoltre,

ritenuto che la questione risulta estranea alla norma inclusa nella legge di conversione

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n. 102/2009, concernente la limitazione della perseguibilità del danno all’immagine

nei confronti di agenti pubblici innanzi la Corte dei conti.

Infine, il Giudice della leggi ha dichiarato la conformità alla Costituzione della legge

n. 89/2001, recante la disciplina sull’equa riparazione in caso di violazione del termine

ragionevole del processo, nella parte in cui, secondo l’interpretazione assunta come

diritto vivente, prevede che la competenza territoriale della Corte di appello,

determinata ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale, si estende anche

ai procedimenti iniziati avanti alla Corte dei conti ( sentenza n. 117/2012).

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2.2. GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE.

La necessità di individuare gli ambiti entro i quali può agire la Magistratura

contabile, configura problema attuale, continuamente dibattuto in dottrina e in

giurisprudenza,

che

riveste

importanza

informazione alla collettività.

non

solo

speculativa,

ma

anche

di

Tale esigenza spiega le numerose pronunce, intervenute anche nel 2012, della

Corte di cassazione sul riparto della giurisdizione tra il Giudice ordinario e la Corte dei

conti.

Avuto riguardo all’ambito soggettivo della giurisdizione contabile, sono rimasti

confermati gli approdi cui le Sezioni Unite erano pervenute nel 2011.

In

particolare

è

stata

ribadita la

sussistenza

della potestà

giudicante

con

riferimento a figure quali i consulenti del Pubblico Ministero penale e gli ausiliari del

giudice in generale (ordinanza n. 11/2012), i soggetti percettori di contributi e risorse

finanziarie vincolate ad un fine o programma di attività pubblicistico (sentenza n.

2575/2012).

Parimenti ha ricevuto conferma l’indirizzo che esclude la giurisdizione della Corte

dei conti nei confronti del progettista, di cui sia dedotta in giudizio la responsabilità

per errori e carenze progettuali, allo stesso imputabili nella realizzazione di un’opera

pubblica (ordinanza n. 6335/2012).

La carenza della giurisdizione della Corte dei conti è stata dichiarata nella

controversia nei confronti di Casse previdenziali per i contributi previdenziali “in

danaro” ad esse dovuti dagli iscritti (ordinanze n. 10133/2012 e n. 10134/2012),

rispetto ad una Federazione sportiva per il danno arrecato direttamente al patrimonio

della stessa (ordinanza n. 1361/2012), nei riguardi di un’organizzazione sindacale per

le obbligazioni assunte ai sensi dell’articolo 38 del codice di procedura civile, con

riferimento ad un amministratore di società di diritto privato la cui condotta abbia

20

posto in essere i presupposti per l’illegittima erogazione di denaro pubblico (sentenze

n. 12108/2012, n. 16849/2012, n. 17840/2012).

Rilevante importanza ha rivestito la questione relativa alla sussistenza della

giurisdizione contabile nei confronti di amministratori e dipendenti di società di diritto

privato a partecipazione pubblica, totale o parziale.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione, nel 2012, sono più volte intervenute in

materia (ordinanze n. 1419/2012, n. 1420/2012 e n. 3857/2012, sentenza. n.

3692/2012), confermando l’inversione di tendenza compiuta con

la sentenza n.

26806 del 2009, che aveva escluso la giurisdizione della Corte dei conti, in favore di

quella del Giudice ordinario.

Tale approdo era stato raggiunto nella considerazione che l’autonoma personalità

giuridica

della

società

si

atteggerebbe

alla

stregua

di

elemento

ostativo

alla

configurabilità di un rapporto di servizio tra amministratori e amministrazione; sotto

altro profilo il giudice della giurisdizione ha ritenuto che il danno cagionato dalla mala

gestio ricada, in via diretta, solo sul patrimonio della società, che resta non solo di

natura privato, ma anche separato da quello dei soci.

Tuttavia la Suprema Corte, con l’ordinanza n. 2815 del 17 gennaio 2012, aveva

rinviato a nuovo ruolo la causa in trattazione nella quale veniva in rilievo proprio la

cennata questione, per acquisire una relazione dell’Ufficio del Ruolo e Massimario e gli

esiti di un incontro di studio, poi tenutosi alla fine del gennaio 2012.

La pausa di riflessione testimonia l’esistenza di delicati profili interpretativi per i

quali il Giudice della giurisdizione ha ritenuto necessari approfondimenti.

Peraltro all’esito dell’udienza di prosecuzione dello stesso giudizio (15 gennaio

2013) è stata emessa l’ordinanza 3038/2013 che ha confermato l’indirizzo di

esclusione della giurisdizione della Corte dei conti sulla responsabilità in questione.

Al riguardo, pur prendendo atto della statuizione del Giudice della giurisdizione, si

deve osservare che la più recente legislazione – come anche emerge dai richiami

21

normativi svolti nella prima parte della presente relazione – muove dalla più o meno

esplicita premessa che tutte le amministrazioni pubbliche (e le società dalle stesse

partecipate, soprattutto dagli Enti locali) concorrono al perseguimento degli obiettivi

di finanza pubblica, definiti in ambito nazionale in coerenza con i criteri stabiliti

dall’Unione Europea e ne condividono le conseguenti responsabilità.

A titolo meramente si richiama l’articolo 34, comma 38, del decreto legge 18

ottobre 2012,

n. 179, recante “Ulteriori misure per la crescita del Paese”, che ha

inequivocabilmente sottoposto alle disposizioni ivi previste in materia di contenimento

della spesa pubblica, anche le società partecipate dalla Pubblica Amministrazione.

Nel

descritto

contesto

i

principi

della

sostanziale

diversità

tra

Pubblica

Amministrazione conferente e società privata partecipata e della netta distinzione tra i

due patrimoni sembrano vacillare, per cui desta perplessità di ordine ermeneutico la

conclusione secondo cui il patrimonio pubblico resterebbe totalmente insensibile

rispetto a comportamenti di cattiva gestione posti in essere nell’ambito societario.

Per quanto concerne l’ambito oggettivo della giurisdizione contabile, la Suprema

Corte ha affermato la giurisdizione della Corte dei conti, tra l’altro, nelle seguenti

fattispecie:

• incarichi conferiti a soggetti “esterni” in assenza dei presupposti di legge che ne

consentono l’attribuzione, stante l’obbligo delle amministrazioni pubbliche di espletare

ordinariamente i compiti istituzionali ad esse intestate dalla legge con il proprio

apparato (sentenza n. 1979/2012);

• sindacabilità delle scelte sull’impiego di denaro pubblico avvenuto in difformità

della dovuta destinazione, esulando in tale evenienza ogni profilo di discrezionalità

amministrativa avente ad oggetto la convenienza o valutazioni di opportunità

( sentenza n. 8068/2012);

• estraneità delle questioni relative all’applicazione dell’art. 17, comma 30 -ter, del

d.l. n. 78/2009 e successive modificazioni (perseguibilità del danno all’immagine),

22

rispetto ai motivi afferenti al perimetro esterno della giurisdizione, venendo in rilievo

una tematica interna all’esercizio della potestà giudicante (sentenze n. 5756 e n. 9188

del 2012);

• estraneità delle problematiche afferenti alla violazione dell’articolo 68 della

Costituzione (immunità politica) rispetto ai limiti esterni della giurisdizione contabile

(sentenza n. 5756/2012);

• inerenza tra gli

errores in procedendo o in iudicando, come tali non rilevanti

quali “motivi di giurisdizione”, delle questioni concernenti il difetto di corrispondenza

tra

chiesto

e

pronunciato

o

la

qualificazione

soggettiva

(dolo

o

colpa)

della

responsabilità contestata oppure “il merito” delle vicende fattuali (sentenza n.

16849/2012);

• estraneità del vizio di nullità degli atti processuali e delle decisioni rese dal

giudice contabile nei casi di azione asseritamente avviata in assenza di notizia certa e

precisa (ai sensi

dell’art. 17, comma 30

ter, del

d.l. n. 78/2009 e successive

modificazioni) circa l’esistenza del danno erariale, dalla categoria

dell’eccesso di

potere giurisdizionale (sentenza n. 20728/2012).

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno, inoltre, affrontato questioni di

carattere processuale, quali:

• la non impugnabilità, ai sensi dell’art. 360, terzo comma del codice di procedura

civile, della sentenza emessa dal giudice contabile in unico grado o in grado di appello

e che abbia deciso soltanto questioni pregiudiziali o preliminari di merito (sentenze n.

2575/2012 e 5703/2012);

• l’inammissibilità di questione di giurisdizione sollevata per la prima volta in sede

di legittimità e sulla quale, pertanto, si è formato giudicato implicito (sentenza n.

2573/2012);

23

• l’inammissibilità del ricorso avverso la composizione del collegio giudicante (in

giudizio pensionistico), venendo in rilievo profili non annoverabili nel difetto di

giurisdizione (sentenza n. 12611/2012);

• la riconducibilità delle problematiche concernenti la legittimazione passiva ad

causam

del

pubblico

amministratore

(quindi

la

correlata

individuazione

dell’amministrazione effettivamente danneggiata), ai limiti interni di esercizio della

potestà giudicante (sentenza n. 22781/2012).

24

2.3.

GIURISPRUDENZA DELLE SEZIONI RIUNITE NELLE

MATERIE

DI CONTABILITA’ PUBBLICA.

Per quanto concerne la giurisprudenza contabile, meritano menzione le pronunce

emesse dalle Sezioni Riunite.

Nel vigente assetto ordinamentale, le Sezioni Riunite della Corte dei conti si

pronunciano sui giudizi che presentano una questione di diritto già decisa in senso

difforme dalle Sezioni giurisdizionali e su questioni di massima di particolare rilevanza.

Svolgono, quindi, la funzione di nomofilachia finalizzata a garantire l’uniformità

nell’interpretazione del diritto.

Le competenze delle Sezioni Riunite della Corte dei conti in sede giurisdizionale, a

seguito di evolutive interpretazioni giurisprudenziali e per effetto del decreto legge 10

ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, sono state

notevolmente ampliate.

Sotto il primo profilo le ordinanze n. 1/ord. e la n.3/ord del giugno 2012, hanno

dichiarato l’ammissibilità del regolamento di competenza avverso i provvedimenti di

sospensione del giudizio emessi dalle Sezioni giurisdizionali nelle ipotesi di ravvisata

pregiudizialità della definizione di controversie pendenti presso altri ordinamenti

giurisdizionali.

A tale

approdo

le

Sezioni

Riunite

sono

pervenute,

modificando

il

proprio

precedente indirizzo, avuto riguardo non solo alla giurisprudenza della Corte di

Giustizia con riferimento alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell'uomo e delle libertà fondamentali (C.E.D.U.), ma anche al precetto contenuto

nell’articolo 111 della Costituzione, ove è consacrato il diritto delle parti ad ottenere,

in un giusto processo, la definizione delle loro controversie in tempi ragionevoli.

Le Sezioni Riunite hanno ravvisato un interesse giudizialmente tutelabile –

mediante il suddetto regolamento – nella posizione della parte che, non condividendo

25

la sospensione del processo contabile per ritenuta pregiudizialità di un diverso

giudizio, deve poter presentare le proprie ragioni in sede di gravame innanzi al giudice

della competenza, le stesse Sezioni riunite.

Il nuovo indirizzo ermeneutico ha consentito, anche nei processi contabili,

l’impugnazione

dei

provvedimenti

di

sospensione

processuale,

prima

ritenuta

esperibile soltanto nell’ambito del processo amministrativo, ai sensi dell’art. 79, terzo

comma, del decreto legislativo n. 104/2010, del processo civile, ai sensi dell’articolo

42 del codice di procedura civile, e, in via interpretativa, del processo tributario.

Le innovazioni ordinamentali recate dal richiamato decreto-legge n. 174 del 2012,

convertito dalla legge n. 213 del 2012, hanno previsto, tra l’altro, che l’approvazione

o il diniego del piano di riequilibrio finanziario, quali deliberati dalla competente

Sezione regionale di controllo della Corte dei conti ai sensi del comma 3 dell’articolo

243-quater, inserito nel corpo del Testo Unico delle leggi sugli enti locali del 18 agosto

2000, n. 267, possano essere impugnati “entro 30 giorni, nelle forme del giudizio ad

istanza di parte, innanzi

alle Sezioni

riunite della Corte dei

conti in speciale

composizione che si pronunciano, nell’esercizio della propria giurisdizione esclusiva in

tema di contabilità pubblica ai sensi dell’art. 103 secondo comma della Costituzione,

entro 30 giorni dal deposito del ricorso”.

La stessa disposizione intesta alle Sezioni riunite la competenza a giudicare “in

unico grado nell’esercizio della medesima giurisdizione esclusiva” i ricorsi avverso i

provvedimenti di ammissione al Fondo di rotazione destinato, ai sensi dell’art. 243-ter

del T.U.E.L., a supportare l’attuazione delle procedure di riequilibrio pluriennale

previste dall’art. 243-bis del Testo Unico n. 267 del 2000.

Inoltre, come già accennato, la legge di stabilità 24 dicembre 2012, n. 228,

all’articolo 1, comma 169,

ha previsto che “avverso gli atti di ricognizione delle

amministrazioni pubbliche operata annualmente dall’ISTAT ai sensi dell’art. 1 comma

3 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, è ammesso ricorso alle Sezioni riunite della

26

Corte dei conti, in speciale composizione, ai sensi dell’art. 103, secondo comma, della

Costituzione”.

Si tratta di giudizi, in unico grado, annoverati nell’alveo della giurisdizione

contabile esclusiva, attivati ad istanza di parte e con l’intervento obbligatorio del

Procuratore Generale ai sensi dell’art. 58 del regolamento di procedura, approvato con

regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, la cui cognizione appartiene alle Sezioni

riunite in sede giurisdizionale nella sua “speciale composizione”.

Infine merita un cenno la sentenza n. 2/2012/QM, con la quale le Sezioni Riunite si

sono nuovamente espresse sul contrasto in giurisprudenza relativo alla ripetizione

dell’indebito

pensionistico

derivante

dalla

corresponsione

di

un

trattamento

pensionistico provvisorio in misura eccedente rispetto a quello determinato dal

provvedimento definitivo, contemperando il potere dell’Amministrazione, previsto

dall’art. 162 del dPR n. 1092 del 1973, con la buona fede del percettore consolidatasi

nel tempo.

27

2.4. L’ATTIVITA’ DELLA SEZIONE GIURISDIZIONALE.

2.4.1.CONTENZIOSO AMMINISTRATIVO CONTABILE.

Nella gestione del contenzioso amministrativo contabile – analiticamente descritto

nelle tabelle riportate in appendice – la Sezione giurisdizionale ha pronunciato,

complessivamente, 30 sentenze così suddivisibili per tipologia della materia trattata:

- 28 sentenze in materia di responsabilità amministrativa;

- 2 sentenze in materia di conto riferiti ad agenti contabili degli enti locali.

L’accoglimento delle richieste risarcitorie azionate dalla Procura ha interessato 26

casi, di cui 12 in modo parziale.

L’importo dei risarcimenti disposti con le predette condanne è stato pari a

complessivi euro 2.320.296,53 (€ 994.297,20 nel 2011).

I giudizi

di

responsabilità

celebrati

hanno

coinvolto,

in

veste

di

parte

“danneggiata”, gli enti locali (23 casi), le Amministrazioni statali (2 casi) e le Aziende

Sanitarie Locali (3 casi).

Le decisioni emesse hanno impegnato il Collegio nell’esame di interessanti ed

attuali questioni giuridiche, di ordine sostanziale e processuale.

Sotto il profilo processuale, in numerose pronunce, è stato affrontato il tema

dell’ambito oggettivo e soggettivo della giurisdizione amministrativo-contabile, con

riferimento particolare alla individuazione dei soggetti convenibili dinanzi alla Corte dei

conti.

Le soluzioni adottate si sono sovente tradotte nell’affermazione della provvista di

giurisdizione in testa alla Corte dei conti anche quando – nel caso concreto – è

risultato assente il tradizionale “rapporto di impiego”, e ravvisato, invece, sussistente

il rapporto funzionale o “di servizio” tra il soggetto autore dell’illecito erariale e

l’amministrazione danneggiata.

Di seguito si sintetizzano gli arresti più significativi:

28

Sentenza 1/2012

La sentenza dopo aver ribadito il principio, ormai consolidato in giurisprudenza,

secondo cui la insindacabilità nel merito (non solo delle scelte lato sensu politiche, ma

anche di quelle discrezionali in sede amministrativa) non trova cittadinanza nei casi di

grave

inadeguatezza

o

contraddittorietà

dei

mezzi

adoperati

rispetto

ai

fini

dichiaratamente perseguiti dall’amministrazione o imposti dalla legge, ha ritenuto

risarcibile

il

danno

da

perdita

di

chances,

a

prescindere

dalla

configurazione

impressagli dall’attore, avuto riguardo alla privazione (in sé certa) di occasioni

favorevoli per l'ente interessato.

Sentenza 25/2012

La pronuncia ha ritenuto responsabile del danno conseguente alla condanna in

giudizio di un comune, il segretario comunale che, ricevuta a mani proprie la notifica

del pignoramento di un credito presso terzi, non aveva provveduto a renderne edotto

il competente ufficio comunale, consentendo così il pagamento del debito a persona

diversa dal legittimo creditore.

Sentenza 26/2012

La

controversia

ha

riguardato

la

responsabilità

per

il

danno

derivante

dall'ingiustificato mancato utilizzo di un'opera pubblica. Al riguardo la sentenza ha

statuito che il pregiudizio erariale potesse essere quantificato in via equitativa, in

misura pari alle quote d'ammortamento annuo del manufatto, corrispondenti al

periodo di mancato impiego, risultando le stesse espressive in concreto della parte di

costo di cui l’amministrazione si era inutilmente fatta carico.

Sentenza 84/2012

La statuizione ha affermato la giurisdizione della Corte dei conti nei riguardi di una

società a totale partecipazione di un comune, tenuto conto del controllo delle azioni e

del potere di nomina degli organi apicali da parte dell’ente locale sul quale grava

l’onere di ripianamento dei debiti di bilancio.

29

Sentenza 85/2012

La pronuncia ha ritenuto che il fido ottenuto da un Comune sulla base di

un

contratto di factoring stipulato con un istituto bancario, non può essere assimilato ad

un'anticipazione di tesoreria, da deliberare nel rigoroso rispetto delle procedure e dei

limiti posti dall'art. 222 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267,

e costituisce

indebitamento ai sensi dell’articolo 30, comma 15, della legge della legge 27 dicembre

2002, n. 289, tanto più ove sia stato utilizzato per la copertura di spese correnti.

Conseguentemente, ai sensi della disciplina da ultimo richiamata, agli amministratori

che votarono la relativa delibera, è stata irrogata la sanzione pecuniaria, fissata

dall’ordinamento nella misura variabile da un minimo di cinque e fino ad un massimo

di venti volte l'indennità di carica percepita al momento di consumazione della

violazione, da incamerare da parte dell’ente locale.

Sentenza 325/2012

La pronuncia ha accertato la responsabilità in via sussidiaria di una banca, nella

sua posizione di istituto cassiere di una Università degli studi, in relazione al danno

arrecato

all’ente,

consistente

nell’avvenuto

pagamento

di

stipendi

di

misura

esorbitante rispetto agli ordinari importi, senza darne avviso all’ordinante per

conferma dell’erogazione, visibilmente anomala e incongrua.

Sentenza 355/2012

La colpa grave, quale disinteresse nell’espletamento delle proprie funzioni, non è

stata ravvisata in una fattispecie nella quale la diacronia dei fatti ne poneva in risalto

l’irrilevanza per essersi il comportamento manifestamente negligente manifestato

quando il danno si era già realizzato.

Sentenza 356/2012

Nell’occasione la Sezione giurisdizionale ha ritenuto che l’articolo 195 del decreto

legislativo 18 agosto 2000, n.267, non autorizza la assegnazione indiscriminata di

somme a destinazione vincolata al pagamento delle spese correnti, ma richiede

30

l’attivazione del tesoriere sulla base di specifiche richieste in tal senso formalizzate dal

servizio finanziario. Conseguentemente sono stati giudicati responsabili del danno

provocato, i componenti della giunta comunale che votarono favorevolmente le

delibere di storno degli indicati fondi.

Sentenza 370/2012

La controversia si è incentrata sulla richiesta di risarcimento del danno da

disservizio e del danno alla pubblica funzione, in relazione all’erogazione di un

finanziamento regionale. La sentenza ha ritenuto che la pretesa dedotta in giudizio,

pur essendo astrattamente fondata, necessitasse, per il suo accoglimento, almeno un

principio di prova. Peraltro ha riconosciuto la sussistenza del danno in relazione alla

inutilità del contributo pubblico stante il mancato raggiungimento dell’obiettivo

prefisso con l’agevolazione.

Sentenza 375/2012

Nella fattispecie la Sezione ha ritenuto prescritto il credito erariale concernente

l'indebito pagamento di una borsa di studio in favore di un medico specializzando, che

si trovava in situazione di incompatibilità ai sensi dell'articolo 40 del decreto

legislativo 17 agosto 1999, n. 368, stante il tardivo esercizio dell’azione avvenuto a

distanza di oltre un quinquennio dalla chiusura del corso di specializzazione e

dall'ultimo pagamento del sussidio universitario.

Sentenza 395/2012

La statuizione di condanna ha interessato amministratori di un ente locale in

relazione alla cessione ad una società privata di un

bene immobile in corso di

edificazione

per

un

prezzo

inferiore

al

irragionevolezza del loro operato.

costo

di

costruzione,

stante

la

grave

31

2.4.2. GIUDIZI DI CONTO.

Tesorieri e tutti gli agenti contabili che abbiano “maneggio di denaro pubblico” o

custodia di beni, sono tenuti a depositare il conto della loro gestione presso la

Segreteria della Sezione giurisdizionale, ai fini della verifica della correttezza e

legittimità del loro operato.

L’attività della Sezione - diretta a privilegiare l’esame dei conti per i quali si

approssima il termine quinquennale, dal relativo deposito, previsto per l’estinzione del

relativo giudizio - evidenzia i seguenti esiti:

- discarico di n. 177 conti erariali;

- discarico di n. 551 conti degli enti locali;

- dichiarazione di estinzione n.599 giudizi.

Rispetto al carico registrato alla data del 31 dicembre 2011 (n. 1209 conti erariali,

n. 5075 conti degli enti locali), nel 2012 sono stati depositati n.156 conti erariali e n.

889 conti degli enti locali, con una giacenza, alla fine dello stesso anno, di n.1147

conti erariali e di n. 4855 conti degli enti locali.

A seguito del processo di privatizzazione una significativa parte di servizi e attività

pubbliche, prima gestita direttamente o attraverso enti pubblici strumentali, è ora

amministrata da soggetti

privati, secondo il

diritto comune, con

un

rilevante

incremento dei centri di spesa e di riscossione e, quindi, dei soggetti

qualificabili

come agenti contabili.

 

Il

giudizio

di

conto,

pertanto,

conferma

la

propria

natura

di

strumento

indispensabile per la verifica obiettiva e neutrale della gestione delle risorse pubbliche

e la propria attualità.

32

2.4.3. CONTENZIOSO IN MATERIA DI PENSIONI.

L’attività dei tre Giudici unici per le pensioni incardinati presso questa Sezione

territoriale, si è articolata nella celebrazione di 43 Udienze pubbliche e di 4 Camere di

consiglio (fissate per l’adozione di provvedimenti cautelari a seguito di richieste da

parte dei ricorrenti di sospensione dell’efficacia di atti incidenti sul trattamento

pensionistico).

La lettura della tabella riportata in appendice conferma, come già rilevato nella

relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2012, il

sensibile abbattimento

dell’arretrato pensionistico, comprovato dalla modesta giacenza, alla fine dello stesso

anno, di n. 175 giudizi.

Sotto diversa angolazione va rilevata la diminuzione dei ricorsi depositati rispetto

al passato: n.1180 nel 2005 contro i n. 95 presentati nel 2012.

I ricorsi trattati (702) e definiti (439) nell’anno in rassegna, evidenziano un

soddisfacente ritmo di smaltimento delle istanze giudiziali dei privati, giudicate in

tempi ravvicinati, inferiori all’anno solare.

I ricorsi pendenti alla fine dell’anno 2011 (519), sono sensibilmente diminuiti nel

corso del 2012 e si attestano, all’inizio del 2013, in n.175,

per i quali è stata già

fissata l’udienza di discussione nel primo semestre 2013.

Suddivisi per categoria possono essere così evidenziati:

- n. 107 pensioni civili;

- n. 48 pensioni militari;

- n. 20 pensioni di guerra.

Il contenzioso pensionistico presenta attualità in ragione della esistenza di

controversie concernenti diverse tematiche (a titolo esemplificativo: aggravamento di

infermità già precedentemente indennizzate, diritto alla riversibilità, aumento della

33

base pensionabile, cumulo di indennità integrative speciali, diritto alla pensione

privilegiata, ordinaria e tabellare).

Anche la giurisdizione pensionistica ha affrontato temi di particolare interesse.

In materia di assegno vitalizio dei consiglieri regionali è stata ritenuta sussistente

la giurisdizione avuto riguardo alla natura pubblica e previdenziale della rendita

(Sentenza n. 372).

L’indirizzo della Sezione in tema di spese del giudizio si è gradualmente spostato

verso una più rigorosa applicazione del principio della soccombenza contemplato

dall’articolo 91 del codice di procedura civile, ancorché mitigato dalla regola della

gratuità del processo pensionistico. In sintesi la condanna del soccombente è stata

pronunciata nel caso di ricorsi manifestamente infondati e pretestuosi (Sentenza n.

39/2012 ed altre), ovvero nelle ipotesi in cui l’Amministrazione abbia costretto il

privato a defatiganti itinera per ottenere le sue spettanze (Sentenza n. 48/2012).

Nel 2012 ha trovato ulteriore conferma la giurisprudenza, formatasi negli anni

precedenti, concernente la non computabilità nella base pensionabile dell’aumento del

18% sull’indennità integrativa speciale (Sentenza n. 321/2012 ed altre).

In materia di indennità integrativa speciale si è registrato un notevole contenzioso

avente

ad

oggetto

il

recupero

delle

somme

erogate,

da

parte

dell’Istituto

previdenziale (Sentenza n. 324/2012 ed altre), a seguito di riforma della sentenza di

primo grado che aveva riconosciuto il cumulo integrale di plurime indennità.

Delicate questioni sono state affrontate in relazione alla percezione di assegni di

pensione non spettanti e oggetto di recupero da parte dell’ente erogatore del

trattamento

pensionistico

con

(Sentenza n.310/2012 ).

particolare

riferimento

agli

eredi

del

pensionato

In particolare la richiamata statuizione ha affrontato le problematiche inerenti alla

trasmissibilità del debito del dante causa agli eredi e alla non applicabilità dei benefici

recati dall’articolo 1, comma 260, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 in relazione

34

alle somme indebitamente percepite quali prestazioni pensionistiche successivamente

al 31 dicembre 1996.

Sempre in tema di indebito pensionistico, ne è stata dichiarata l’irripetibilità ove

sia stata fornita la prova dell’indigenza del pensionato, alla stregua del principio

enunciato dall’art. 36 della Costituzione (Sentenze n. 152 e 153/2012).

Statuizioni

di

rigetto

sono

state

pronunciate

nei

confronti

delle

istanze

pensionistiche dirette ad ottenere il calcolo separato della base pensionabile rispetto

all’indennità integrativa speciale ai fini dell’attribuzione dell’aumento perequativo.

In particolare per i trattamenti pensionistici erogati dopo la data del 1 gennaio

1995, si è ritenuto che gli stessi non possano essere oggetto di un calcolo disgiunto ai

fini della perequazione tra indennità integrativa speciale e pensione base, stante la

fusione di tali componenti in un’unica voce pensionabile (Sentenza n. 379/2012).

Con riferimento alla materia del riconoscimento di servizi, lo smarrimento o,

comunque, la mancanza di prova dell’adempimento dell’obbligo contributivo è stato

giudicato irrilevante ove il lavoratore abbia fornito piena prova dello svolgimento dei

servizi medesimi (Sentenza n. 317/2012).

Ulteriori statuizioni hanno riguardato la cumulabilità della rendita INAIL e la

pensione privilegiata, per i dipendenti delle soppresse casse di previdenza (Sentenza

n. 348/2012), l’ammissibilità dell’azione di ripetizione delle somme erogate a titolo di

pensione nei confronti del lavoratore reintegrato ai sensi dell’art. 18 della legge n. 300

del 1970, posto che con la pronuncia di illegittimità del licenziamento il lavoratore

viene

a

perdere,

ex

tunc,

lo

status

di

pensionato

(Sentenza

n.

341/2012),

l’ammissibilità per il lavoratore che ha reso la propria prestazione con esposizione

all’amianto di contrastare con ogni mezzo la certificazione rilasciata dall’INAIL e la

sufficienza della prova, ai fini del conseguimento delle maggiorazioni della pensione,

della rilevante esposizione al rischio (Sentenza n. 199/2012).

35

Nel settore delle pensioni militari, nel corso del 2012 si è registrato un consistente

aumento di controversie relative alla riserva, all’ausiliaria e alle richieste di pensioni

tabellari per eventi occorsi durante il servizio di leva.

Si sono segnalate, per la loro novità, due casi riguardanti militari impegnati in

missioni di pace in Kossovo e in Albania, uno dei quali deceduto per neoplasia, l’altro

affetto da grave carcinoma (Sentenze n. 399/2012).

Al

riguardo

le

sussistenza,

quale

consulenze

tecniche

causa

efficiente

e

di

ufficio

espletate,

determinante

delle

pur

escludendo

la

patologie

dell’uranio

impoverito, le hanno correlate al servizio prestato negli stessi territori.

36

3.

ATTIVITA’ DELLA SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO.

L’attività della Sezione regionale di controllo nel 2012 è stata particolarmente

intensa.

Nell’ambito del controllo preventivo di legittimità sono stati esaminati n. 470

provvedimenti, di cui n. 343 ammessi al visto ed alla registrazione ( n. 36 decreti di

accertamento residui inviati dalle Amministrazioni periferiche dello Stato aventi sede

nella Regione Abruzzo); i restanti 127 provvedimenti sono stati restituiti alle

Amministrazioni emittenti in quanto non soggetti al controllo.

Inoltre sono state emesse n. 366 deliberazioni, di cui 313 riguardanti gli enti locali

e ASL, 27 relative a verifiche sulla sana gestione finanziaria di enti locali abruzzesi e

ad altri argomenti e 26 pareri.

I controlli di

legittimità e sulla gestione, intestati dall’ordinamento alla Corte dei

conti, nella sede regionale si sono articolati come si espone di seguito.

37

3.1. CONTROLLO DI LEGITTIMITA’.

Per quanto attiene ai controlli di legittimità, assume rilevanza quello preventivo

esercitato

dalla

Sezione

regionale

di

controllo

sui

provvedimenti

commissariali

adottati

in

attuazione delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri,

emanate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, a

mente dell’art. 2, comma 2/sexies, del decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225,

convertito dalla 26 febbraio 2011, n. 10.

Tali atti hanno riguardato non solo il Comune dell’Aquila, ma anche altri 57

Comuni colpiti dal sisma del 2009.

Nel citato contesto sono state adottate 6 deliberazioni, relative a 9 decreti, di cui 6

emessi dal Commissario delegato per la ricostruzione – Presidente della Regione

Abruzzo - e 3 dal Capo Dipartimento per lo Sviluppo delle autonomie territoriali della

Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito della gestione stralcio istituita a

seguito della cessazione delle attività del suddetto Commissario, dall’articolo

67 bis

del decreto legge 22 giugno 2012, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

Con la deliberazione n. 285/2012/PREV, la Sezione, dopo aver richiamato la sua

precedente

deliberazione

n.

23/2012/PREV

di

ricusazione

del

visto

e

della

conseguente registrazione del decreto del Commissario delegato per la approvazione

della spesa relativa all’ampliamento dell’edificio scolastico adibito a sede del liceo

scientifico “M.V. Pollione” di Avezzano, danneggiato dagli eventi sismici, ha censurato:

- “l’accorpamento della spesa per i lavori di ricostruzione e messa in sicurezza con

opere di ampliamento” ;

- l’esistenza di uno scarto fra il legittimo intervento di ricostruzione dell’immobile

esistente

(finanziato

con

le

risorse

stanziate

dal

CIPE)

e

l’aggiuntiva

attività

edificatoria promossa dal Presidente della Provincia de L’Aquila, esorbitando dai poteri

ad esso conferiti come soggetto attuatore, in ragione dell’intervenuta sostituzione del

38

progetto, originariamente approvato dal Commissario delegato per la ricostruzione –

Presidente della Regione Abruzzo e già ammesso a visto e registrazione dalla Corte;

-

la

demolizione

e

ricostruzione

dell’opera,

stante

i

profili

di

innovatività

assolutamente imprevedibili rispetto alla progettazione preliminare, avuto riguardo

all’illegittima divaricazione dei contenuti fra il progetto preliminare ammesso al

finanziamento mediante il decreto del Commissario delegato per la ricostruzione –

Presidente della Regione Abruzzo n. 3155/STM (ammesso al visto dalla Sezione

regionale) ed il progetto approvato con il decreto sottoposto al controllo.

- l’incertezza della copertura della spesa, ravvisata sussistente dal Commissario

delegato per la ricostruzione nei ribassi d’asta conseguiti in altri appalti “stante la

possibilità che sopravvengano eventi (e spese) imprevedibili”.

Sulla base delle rilevate illegittimità la Sezione regionale ha riconosciuto “la

competenza della Provincia de L’Aquila a curare le procedure per la realizzazione di

ulteriori 8 aule e del campus”, in luogo delle 24 previste.

Con lo stesso deliberato n. 285/2012/PREV, ha ribadito che “l’avvalimento degli

enti territoriali (tra cui è compresa anche la Provincia de L’Aquila) quali soggetti

attuatori nei limiti delle risorse umane e strumentali già disponibili a legislazione

vigente, che possono provvedere, ove necessario, con le deroghe riconosciute allo

stesso commissario deve intendersi in senso tecnico.

Con

deliberazione n. 359/2012/OPREV, la Sezione ha ricusato il visto e la

registrazione del decreto del 14 agosto 2012, n. 134 del Commissario delegato per la

ricostruzione – Presidente della Regione Abruzzo, di finanziamento del progetto

denominato “Samaria – in rete per una vita nuova”.

La richiesta della contribuzione era finalizzata all’acquisto di un edificio in L’Aquila

da destinare a centro antiviolenza e di aggregazione per le donne e al completamento

dei lavori di un compendio immobiliare sito in altro territorio della Regione, concesso

in comodato d’uso a titolo gratuito ad una Fondazione Onlus.

39

La

Sezione,

premesso

che

le

risorse

stanziate

intendono,

prioritariamente,

ripristinare gli edifici adibiti a centri antiviolenza e di lotta all’emarginazione, in

proprietà di strutture pubbliche, ha ritenuto che il progetto presentato, alla sua

scadenza (36 mesi), avrebbe determinato l’esclusiva disponibilità dei beni immobili da

parte del richiedente ovvero della Fondazione.

Con

la deliberazione n. 360/2012/PREV, la Sezione ha disposto la restituzione di

alcuni decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per lo sviluppo

delle Economie Territoriali.

Il primo provvedimento era relativo alla gestione stralcio della contabilità speciale

già intestata al Commissario delegato per la ricostruzione - Presidente della Regione

Abruzzo, di trasferimento al Comune de L'Aquila di somme necessarie per il

pagamento degli oneri derivanti dal contributo di autonoma sistemazione (CAS) per

alcuni mesi dell’anno 2012.

Degli altri due, il primo afferiva al trasferimento di fondi a favore dei Comuni del

cratere per il pagamento dell'assistenza alle popolazioni e agli oneri del personale

assunto ai sensi dell'OPCM n. 3771/2009; il secondo al pagamento delle spettanze ai

titolari di contratto di collaborazione coordinata e continuativa - Co.Co.Co, al

personale con contratto a tempo determinato, a quello

distaccato e comandato

dell'ex U.C.R. e del Soggetto attuatore delle macerie, alla data del 15 settembre

2012.

La disposta restituzione degli atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri –

Dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali, si è resa necessaria non

avendo ritenuto la Sezione di avere competenza in materia.

Ciò in quanto i provvedimenti erano stati emessi da Autorità centrale, il Capo

Dipartimento per lo sviluppo delle Economie territoriali - Presidenza del Consiglio dei

Ministri, “soggetto presumibilmente nominato titolare della gestione stralcio della

contabilità speciale già intestata al Commissario delegato per la ricostruzione -

40

Presidente della Regione Abruzzo", rispetto ai quali non avrebbe potuto trovare

applicazione l'art. 2, commi 2-sexies e 2-septies del decreto legge n. 225 del 2010,

convertito dalla legge n. 10 del 2011, non provenendo da Autorità Commissariale e,

considerato,

altresì,

sotto

il

profilo

sostanziale,

la

mancanza

del

“carattere

provvedimentale” degli atti rassegnati al controllo.

41

3.2. CONTROLLO SULLA GESTIONE.

Relativamente al controllo sulla gestione, sono in fase di ultimazione le indagini

assegnate

ai

magistrati

della

Sezione

con

deliberazione

n.

07/2012/INPR

del

24.10.2011 e del 16.1.2012, da rimettere alla sede Centrale appena ultimate,

attinenti agli aspetti generali della finanza regionale”, “all’assistenza sanitaria” e al

“controllo sul concreto impiego delle risorse dirette ad alimentare la contabilità

speciale n. 5340 accesa presso la Tesoreria provinciale L’Aquila”.

42

3.3. CONTROLLO FINANZIARIO.

Ai fini della eventuale pronuncia di cui all’articolo 1, comma 168, della legge 23

dicembre 2005, n. 266 e della vigilanza sulla attuazione delle conseguenti misure

correttive, la Sezione regionale del controllo ha proseguito, anche nel 2012, l’esame

delle relazioni degli Organi di revisione economico - finanziaria sui rendiconti e sui

bilanci di previsione degli enti locali (n. 610 relazioni) rilevando che:

- in 6 Comuni si è riscontrata la mancata trasmissione, da parte degli Organi di

revisione, della relazione in questione, nei termini stabiliti dalla Sezione;

- in

3 Comuni

si è riscontrato che gli Organi di revisione non hanno affatto

trasmesso la relazione in argomento;

- 1 Comune non ha approvato il bilancio di previsione nei termini di legge;

- 1 Comune non ha rispettato il Patto di stabilità per gli anni 2012-2013;

- in 1 Comune il taglio ai trasferimenti erariali disposto per gli anni 2011 e 2012

non è stato opportunamente compensato con attendibili riduzioni di spesa e/o

potenziamenti di entrata, garantendo, comunque, che le previsioni di entrata non

risultassero sovrastimate e quelle di spesa sottostimate;

- in

43 Comuni si è riscontrato un saldo negativo della gestione di parte

corrente;

-

in

22 Comuni

si

è riscontrato che, nel

triennio 2011-2012, in sede di

programmazione

delle

opere

pubbliche

e

degli

investimenti,

il

ricorso

all’indebitamento non

ha

rispettato i

limiti previsti

dall’art. 204 del

D.Lgs. n.

267/2000, come modificato dall’art. 2, del D.L. n. 225/2010, convertito in legge del

26 febbraio 2011, n. 10;

- in

3 Comuni

si è riscontrato il mancato rispetto del vincolo, in materia di

indebitamento, di cui all’articolo 119, ultimo comma, della Costituzione;

43

- 52 Comuni non hanno rispettato, nelle previsioni 2011 e pluriennali, i limiti di

spesa disposti dall’articolo 6, commi da 7 a 10 e commi da 12 a 14 del decreto legge

78/2010;

- 7 Comuni non hanno adottato il piano delle alienazioni e delle valorizzazioni

immobiliari seguendo la procedura di cui all’articolo 58 del decreto-legge n. 112/2008,

convertito in legge n. 133/2008;

- in 4 Comuni si è riscontrato che i beni immobili non strumentali all’esercizio

delle funzioni istituzionali da alienare o valorizzare sono stati individuati dalla Giunta

anziché dal Consiglio;

- in 1 Comune il piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari non è

stato deliberato dal Consiglio comunale;

- in 24 Comuni, nelle previsioni di bilancio, la spesa per il personale non è stata

contenuta negli importi impegnati nell’esercizio 2004, ai sensi dell’articolo 1, comma

562 della legge 296/2006;

- in 7 Comuni si è riscontrato che l’incidenza della spesa di personale sulla spesa

corrente è superiore al 40% (ex articolo 14, comma 9, del decreto legge n. 78/2010)

e che detti Enti hanno, comunque, programmato, per l’anno 2011, nuove assunzioni

e/o proroghe e/o rinnovi dei contratti a tempo determinato. Si aggiunge, inoltre, che

in altri 3 Comuni si è riscontrato che detta incidenza ha raggiunto valori superiori al

50%;

- in 7 Comuni si è riscontrato che l’importo della spesa del personale non è stato

correttamente determinato, atteso che non sono state considerate tutte le componenti

da includervi;

- in 16 Comuni si è riscontrato che l’importo della spesa del personale non è stato

correttamente determinato, atteso che non sono state considerate tutte le componenti

da escludervi;

44

- in 20 Comuni l’importo della spesa del personale non è stato correttamente

determinato, atteso che non sono state considerate tutte le componenti da includervi

e da escludervi;

- in 2 Comuni si è riscontrato che le risorse del fondo per la contrattazione

integrativa

non

sono

nell’esercizio 2010;

state

contenute

entro

le

corrispondenti

risorse

previste

- in 2 Comuni si è riscontrato che le risorse del fondo per la contrattazione

integrativa per l’anno 2011 non sono state ridotte in misura proporzionale alla

riduzione del personale in servizio;

- in 7 Comuni si è riscontrata la mancata approvazione del programma relativo

agli incarichi di collaborazione autonoma previsto dall’articolo 42, comma 2, lett. b)

del TUEL, ai sensi dell’articolo 3, comma 55, della legge finanziaria 2008, come

modificato dall’articolo 46, comma 2 del d.l. 112/2008;

- in 4 Comuni si è riscontrata l’errata allocazione dei contributi per permesso di

costruire;

- 4 Comuni hanno superato il limite del 75% del contributo per permesso di

costruire, destinato al finanziamento delle spese correnti, ai sensi dell’articolo 2,

comma 8, della legge 244/2007;

- 3 Comuni non hanno adottato il provvedimento di Giunta per la destinazione

delle risorse derivanti da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del Codice

della strada (art. 208 D.Lgs 285/92);

- 1 Comune non ha adottato la delibera di ricognizione delle Società partecipate ai

sensi dell’articolo 3, commi 27 e ss. della legge finanziaria per il 2008 (L.244/2007);

- 1 Comune non ha indicato, nel bilancio di previsione, il limite massimo della

spesa per incarichi di collaborazione con iscrizione dei relativi stanziamenti.

Con riferimento al sistema sanitario regionale, la Sezione, con deliberazioni nn.

26/2012/PRSS,

27/2012/PRSS,

28/2012/PRSS,

45

29/2012/PRSS

ha

considerato

esaurite le istruttorie di controllo sulle relazioni rese, ai sensi dell’art.1, comma 170,

della legge n. 266 del 2005, rispettivamente dai Collegi sindacali delle Aziende

sanitarie locali n. 02 Chieti-Lanciano-Vasto, n. 04 Teramo, n. 03 Pescara, n. 01

Avezzano-Sulmona-L’Aquila, sui bilanci dell’esercizio 2010 delle medesime Aziende.

Con le richiamate deliberazioni, la Sezione ha segnalato al Consiglio regionale la

presenza

di

sintomi

di

criticità

nella

gestione

economica

e

nella

situazione

patrimoniale delle suddette Aziende sanitarie locali.

 

Con

deliberazione n.

29/2012/PRSS la Sezione,

con

riferimento

all’Azienda

sanitaria locale n. 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, ha constatato, sulla base delle

attestazioni del Collegio sindacale, la “sussistenza di gravi irregolarità tali da incidere

sulla veridicità e sull’equilibrio del bilancio d’esercizio”, così individuate dall’organo di

controllo:

discordanze tra l’esistenza fisica e l’esistenza contabile riscontrata in occasione

delle verifiche di magazzino;

criteri non corretti utilizzati nella contabilizzazione della mobilità attiva e

passiva stante la differenza tra i dati di mobilità definitivi e quelli provvisori riportati

nell’esercizio successivo come sopravvenienze attive o passive e non nell’esercizio al

quale si riferiscono.

Con la deliberazione in argomento, la Sezione ha anche segnalato al Consiglio

regionale d’Abruzzo la sussistenza di ulteriori sintomi di criticità nella situazione

economica

e

nella

situazione

Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

patrimoniale

dell’Azienda

sanitaria

locale

n.

01

La Sezione, infine, ha effettuato la parifica regionale delle contabilità di Tesoreria e

dei modelli 27/C.G.

46

3.4. ATTIVITA’ CONSULTIVA.

In conformità all’art.7, comma 8, della legge 5 giugno 2003, n.131, la Sezione

regionale di controllo si è espressa sui 26 quesiti formulati da Sindaci di taluni comuni

della Regione.

Non va sottaciuto altresì, per la rilevanza rivestita, il parere reso in merito alla

mancata rendicontazione dei funzionari delegati a seguito degli eventi sismici del 6

aprile 2009.

Nella richiesta del Ministero dell’Economia e delle Finanze-Dipartimento della

Ragioneria Generale dello Stato-Ispettorato generale di Finanza-Ufficio XV-Roma,

veniva evidenziato che alcuni funzionari erano impossibilitati a reperire i documenti di

spesa

da

allegare ai

rendiconti

da trasmettere alla Corte dei

conti, a

causa

dell’inagibilità delle sedi amministrative per i noti eventi sismici.

Nei casi di temporanea agibilità delle sedi, veniva proposto di valutare l’eventualità

di prorogare i tempi di presentazione della rendicontazione da parte del funzionari

delegati, mentre, per i casi di definitiva inagibilità, crollo del fabbricato o in casi

assimilabili, si riteneva opportuno acquisire apposita dichiarazione da parte delle

autorità

competenti,

attestante

l’impossibilità

del

recupero

della

pertinente

documentazione

con

l’obbligo

per

detti

funzionari

di

produrre

il

rendiconto,

accompagnata da apposita dichiarazione sostitutiva relativa agli atti definitivamente

dichiarati dispersi.

Con riferimento alla dichiarazione da richiedere agli organi competenti,

la

Sezione, dopo aver richiamato la previsione contenuta nell’articolo 15, comma 1, della

legge 12 novembre 2011, n. 183 e la direttiva della Presidenza del Consiglio dei

Ministri n. 14/2011 del 22 dicembre 2011, ha espresso l’avviso che i funzionari

delegati, impossibilitati a produrre la documentazione di spesa per definitiva inagibilità

delle sedi, potessero richiedere alle autorità competenti informazioni relative alle

47

medesime e produrre, poi, personalmente, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di

notorietà in merito a detta inagibilità ed alla regolarità delle spese sostenute.

48

CONCLUSIONI

L’attività e gli esiti, illustrati sinteticamente nella presente relazione, sono stati

conseguiti nell’adempimento dei compiti che l’ordinamento intesta alla Corte dei conti.

Appare quasi superfluo ricordare che le funzioni magistratuali continuino ad essere

esercitate non solo con autonomia e indipendenza, ma anche con

terzietà e

imparzialità, a garanzia della inderogabile uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla

legge.

Le irrinunciabili indicate caratteristiche essenziali della funzione giurisdizionale,

consentono di poterla attuare, come prescrive la Costituzione, “In nome del Popolo

Italiano”.

Al

termine

di

questa

breve

illustrazione

dei

tratti

caratterizzanti

l'attività

istituzionale della Corte dei conti della Regione Abruzzo, appare doveroso rivolgere un

particolare

ringraziamento

ai

rappresentanti

della

libera

Avvocatura

e

ai

rappresentanti della Procura regionale, da sempre impegnati nella gestione delle

controversie

rimesse

al

sindacato

della

Sezione

con

lealtà

e

professionalità,

protagonisti necessari di un confronto dialettico, che con la loro esperienza giuridica,

hanno

conferito

un

qualificato

e

determinante

contributo,

indispensabile

per

l’accertamento della “verità processuale” e per far affiorare dal processo il diritto

"giusto ed effettivo".

Stima e di gratitudine vanno riservati ai militari della Guardia di Finanza, dell'Arma

dei Carabinieri e della Polizia di Stato, la cui attività di indagine ed approfondimento

istruttorio, ad essi delegata, è stata adempiuta con precisione e

casi più complessi.

celerità, anche nei

Apprezzamento per il lavoro svolto deve essere manifestato per i Colleghi della

Sezione regionale di controllo, le cui indagini illuminano i fatti di gestione degli enti

49

controllati e ne consentono una conoscenza, utile anche nell’esercizio della funzione

giurisdizionale.

Infine

doverosa

riconoscenza

devo

manifestare

al

personale

della

Sezione

giurisdizionale per l’attività profusa nel corso del 2012.

Concludo rivolgendo un sentito ringraziamento a tutti i presenti, il cui odierno

intervento testimonia l’importanza delle funzioni svolte dalla Corte dei conti anche a

livello regionale.

Grazie ancora, ed invito il Signor Procuratore Regionale ad illustrare la propria

relazione.

50

QUADRI SINOTTICI

GIURISDIZIONE CONTABILE DI RESPONSABILITA’

Giudizi di responsabilità pendenti al 1° Gennaio 2012

21

Giudizi pervenuti nell’anno 2012

28

Giudizi di conto Enti locali e resa di conto pendenti al 1° gennaio

2

2012

Giudizi di conto Enti locali e resa di conto pervenuti nell’anno

11

2012

Giudizi di conto Enti locali e resa di conto definiti nell’anno 2012

2

Giudizi di responsabilità definiti al 31/12/2012

29

Sentenze Nr. 2 giudizi di responsabilità Stato Nr. 23 giudizi di responsabilità Enti Locali Nr. 3 giudizi di responsabilità A.S.L. (Nr. 14 di condanna, nr. 4 di assoluzione, nr. 12 miste- condanna e assoluzione di cui 1 con estinzione, 1 cessata materia del contendere, 1 prescrizione). Giudizi di conto Enti Locali

28

2

Udienze

14

Udienza Monocratica di comparizione

1

Giudizi discussi

30

Giudizi non definiti al 31/12/2012

18

52

GIUDIZI DI PENSIONE

RICORSI

PENS.

PENS. MILITARI

PENS.

TOTALE

CIVILI

GUERRA

Pendenti al 31/12/2011

367

126

26

519

Pervenuti nel 2012

70

17

8

95

In carico nel 2012

437

143

34

614

Giudizi iscritti a ruolo Ud. e C.d.C. 2012

508

168

26

702

Giudizi discussi

440

147

23

610

Definiti con sentenza di Accoglimento

43

22

1

66

Definiti con sentenza di Rigetto

181

56

8

245

Altri provv.

28

5

1

34

Provv. misti

76

12

4

92

Definiti con decreti

2

   

2

Totale definiti

330

95

14

439

Pendenti al 31/12/2012

107

48

20

175

Udienze

     

43

Ud. Cam.

     

4

GIUDIZI DI CONTO

 

ERARIALI

ENTI LOCALI

Pendenti al 1 gennaio 2012

1209

5075

Pervenuti nel 2012

156

889

Totale carico

1365

5964

Estinti

41

558

Approvati con decreto

177

551

Approvati con sentenza

0

8

Totale conti definiti

218

1109

Pendenti al 31 dicembre 2012

1147

4855

53

INDICE

Saluto

Pag.

3

1.

Disposizioni normative

Pag.

4

2.

Giurisprudenza

Pag. 17

2.1.

Giurisprudenza della Corte Costituzionale

Pag. 18

2.2.

Giurisprudenza della Corte di Cassazione

Pag. 20

2.3.

Giurisprudenza delle Sezioni Riunite

Pag. 25

2.4.

L’Attività della Sezione Giurisdizionale

Pag. 28

2.4.1.

Contenzioso Amministrativo Contabile

Pag. 28

2.4.2.

Giudizi di Conto

Pag. 33

2.4.3.

Contenzioso in materia di Pensioni

Pag. 34

3.

Attività della Sezione Regionale di Controllo

Pag. 38

3.1.

Controllo di legittimità

Pag. 39

3.2.

Controllo sulla gestione

Pag. 43

3.3.

Controllo finanziario

Pag. 44

3.4.

Attività consultiva

Pag. 49

54

Conclusioni

Pag. 51

Quadri sinottici

55

Pag. 53