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68 COSTRUTTIVISMO E PRAGMATlCA DELLA COMUNICAZIONE ON L/NE

mentre insegue la notiziabilità costruendo storie accattivanti per il lettore, conte-


stualmente setta anche la sua agenda con il risultato che l'immagine più notiziabile
della Rete diviene anche quella più condivisa a livello sociale. Come direbbe
Barthes, ancora una volta e da un'altra angolatura, la cultura rischia di essere
percepita come natura.

Oltre i miti?

In questo capitolo abbiamo descritto un percorso in tre tappe. Siamo partiti


da un dato di ricerca che indica il gap esistente tra le rappresentazioni di Internet
e i suoi usi reali. InterroQandoci sulle raQioni di questo scarto abbiamo messo a

.relazione la
...~.~~~...~_.~... ~~..- rilevate in apertura proprio con
questo processo di discorsivizzazione. Ci siamo, in seconda battuta, interrogati sul
funzionamento di questo processo discorsivo rintracciando nel mito -come cifra
ermeneutica e dispositivo funzionale -il meccanismo che se ne può ritenere
responsabile: anche il mondo delle reti telematiche, segnato dal trionfo del
progresso e della tecnologia, sente la necessità di accompagnare la propria stessa
affermazione con dei racconti che gli diano senso. In particolare, del mito, si è
verificato il funzionamento semiotico recuperando al riguardo le celebri (e attua-
lissime) analisi di Roland Barthes. A partire dalla individuazione di questo funzio-
namento si è passati infine a verificarne l'applicabilità alla Rete, isolando tre
principali tipologie di miti: quelli della pedagogia (esemplificativi dei discorsi delle
scienze umane e sociali), quelli della tecnologia (che restituiscono il punto di vista
della ricerca applicativa e, indirettamente, dell'economia), quelli dell'informazio-
ne (tra i principali responsabili dell'immaginario sociale diffuso che rispetto a
Internet si è prodotto). Lavorando su questi miti si è potuto verificare come le idee
che della Rete sono individualmente e socialmente diffuse siano profondamente
intrise dei discorsi che proprio da essi vengono alimentati con il risultato di trovare
conferma e giustificazione al gap da cui si era partiti.
Tre ordini di considerazioni si impongono a margine di questo tragitto.
La prima. Ci sentiamo di allinearci all'approccio che i Cultural Studies
hanno sviluppato nei confronti di Internet, ben espresso da Sterne (1999) quando
ne indica il programma in cinque punti:
.guardare a Internet come a un luogo di produzione culturale e a un elemento
delle relazioni sociali;
.spostarsi dai luoghi comuni dei discorsi su Internet;
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.sforzarsi di pensare oltre la dicotomia tra tecnofili e tecnofobi;


.trattare Internet come un luogo come un altro nel flusso dell'economia, del-
l'ideologia, della vita e dell'esperienza di tutti i giorni;
.riconoscere la banalità di Internet.

Effettivamente, dai risultati della nostra analisi, emerge una conferma di


tutte queste attenzioni programmatiche:
.Internet non è solo tecnologia, connessioni, un oggetto tra gli oggetti, ma uno
Ne risulta che la Rete non può
realtà sono parte
usi

.il luogo comune, a proposito di Internet, è il dato immediatamente più evidente.


Lo accreditano e ne producono la diffusione sociale le istituzioni e le realtà
produttive, gli studiosi egli opinionisti dei media. Occorre registrarne I'esisten-
za e acquisirne consapevolezza per guadagnare un punto di vista sulla realtà
della Rete capace di allontanarsi progressivamente da esso;
.la dialettica tra tecnofilia e tecnofobia, come abbiamo visto seguendo in parte
le analisi di Breton, ~rta fuori dal recinto del mito: tanto l'utopia ottimista
di una tecnologia (~c~-cipace al pacificare il pianeta, quanto quella
pessimista di una tecnologia «disgregante» responsabile della fine dei rapporti
umani ostruite;
.per le dinamic e che produce e in ordine al posto che va a assum e nella vita
quotidiana, Internet è una realtà come un'altra, come la televisione, il walkman
o
che di solito le si costruisce intorno;
.~~

.il risultato di questa ricalibratura della Rete in relazione al suo carattere di


ordinarietà è di strapparla all'eccezionalità per consegnarla alla banalità che è
propria di tutte le cose che fanno parte della nostra esperienza di tutti i giorni.

Seconda considerazione. Nella misura in cui facciamo nostra la prospettiva


decostruttiva di chi lavora a un livello «meta» sui miti di Internet per evidenziarne
il carattere di costruzioni (spesso alimentate da interessi politici o economici), ci
condanniamo alla irresolubile oscillazione che Roland Barthes (1957, p. 238)
segnala concludendo il suo saggio:
Indubbiamente il fatto che non possiamo andare al di là di una presa
instabile del reale è la misura stessadella nostra alienazionedi oggi: oscilliamo
continuamente tra l'oggetto e la sua demistificazione, incapaci di rendere la
sua totalità: perche se penetriamo l'oggetto, lo liberiamo ma lo distruggiamo;
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e se gli lasciamoil suo peso, 10rispettiamo ma lo restituiamo ancora mistifica-


to. Sembra quasi che si sia condannati per un certo tempo a parlare sempre
eccessivamentedel reale.

Le alternative sembrano essere due, irriducibili l'una all'altra: o lavoriamo di


smascheramento, ma allora, dato che Internet, come abbiamo già detto, è un
oggetto culturale, finiamo per distruggere insieme alle sue interpretazioni la sua
stessa realtà; oppure lasciamo intatto l'insieme di realtà e interpretazioni, ma in
questo caso le interpretazioni seppelliranno la realtà della Rete emetteranno in
circolazione solo la sua immagine mistificata. Un'alternativa che potrebbe dimo-
strarsi fittizia se si pensa che, in fondo, anche il punto di vista del decostruttore di
miti è sempre collocato da un certo punto di vista rispetto alla realtà e quindi la sua
demolizione di una immagine della Rete ritenuta ideologica potrebbe configurarsi
ql tempo stesso come un'operazione mitologica: come nell'elenkos aristotelico,
anche chi dice che i discorsi circolanti su Internet sono mitologici, nella misura in
cui dicendo questo produce a sua volta un discorso, si condanna o a tacere o a
riconoscere che la sua stessa critica probabilmente è mito. E allora pare di essere
consegnati solo alla seconda delle due alternative indicate da Barthes, quella di

-
mente che la realtà della Rete sia quella descritta dalle scienze umane, dai media
e dalla tecnologia, e la consapevolezza che tutti questi discorsi contribuiscono a
costituire questa realtà. Nel primo caso si scambiano i discorsi per le cose, nel
secondo si riconosce ai discorsi la capacità di partecipare alla costruzione del
significato che alle cose viene attribuito. In questo modo, probabilmente, si
pongono le basi per giungere a quella ricomposizione delle due dimensioni, la
realtà e le sue interpretazioni, che 10 stesso Barthes indica come compito: «Una
riconciliazione del reale e degli uomini, della descrizione e della spiegazione,
dell' oggetto e del sapere» (Barthes, 1957, p. 238). Nel caso specifico della teoria,
cercheremo di vedere se e come questo sia vero nel prossimo capitolo: in esso si
verificherà, da una parte, la capacità della teoria di prefigurare il futuro della
tecnologia, dall'altra la convergenza dell'una e dell'altra sull'idea della Rete come
spazio per la costruzione sociale del significato. Su questa idea, nel terzo capitolo,
costruiremo il nostro «mito» della Rete, fondato sulla convinzion-.e-.-(:he
Internet non
s:~~0» rispetto a quello reale1n cui viviamo, ~a ~I~nti
<;rpn;lri di aZIone di cui siamo protaQonisti nella nostra vita SOCIale. -